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Michela Dongu

Sren Kierkegaard Una introduzione filosofica1


2.1 La scelta degli pseudonimi Sul frontespizio dei suoi libri, compaiono i nomi di autori sempre diversi. Cos, per citare le opere maggiori, Il concetto di angoscia era firmato Vigilius Haufniensis, cio colui che vigila ad Haufnia, l'antico nome di Copenaghen; Timore e tremore da Johannes de Silentio, La ripetizione da Constantin Constantius; gli Stadi sul cammino della vita furono attribuiti a Hilarius il Rilegatore, le Briciole filosofiche a Johannes Climacus e Anticlimaticus lo pseudonimo utilizzato per La malattia mortale, Victor Eremita quello utilizzato in Aut-Aut. Appaiono poi una miriade di articoli e interventi pubblicati sui giornali dell'epoca che Kierkegaard scrisse sempre sotto falso nome. Lutilizzo degli pseudonimi, apparso ai pi come un gioco, in stile ironico e satirico, dal punto di vista stilistico assume un significato molto pi esteso. Il ricorso agli pseudonimi si giustifica infatti nellottica di conservare un certo distacco dalloggetto trattato e dal lettore medesimo, ma anche nel fare i conti con la scelta di non identificarsi con nessuna posizione definitiva, che un po latteggiamento che sempre Kierkegaard conserv (perch sempre luomo posto al bivio, nella contraddizione, nella possibilit e sta a lui riuscire a vedervi dentro). Inoltre lo pseudonimo, artificio letterario tipicamente romantico, la maschera dietro la quale si nasconde lautore. Non a caso, Kierkegaard fa ampio ricorso alla metafora, come mondo che non si svela mai completamente, ma rimane sempre nellorizzonte della finzione, del ricorso ad immagini pi o meno riferibili al reale. E considerato il fatto che, secondo Kierkegaard, il mondo una maschera (dal punto di vista religioso, sociale, politico) della vera realt del singolo, tale scelta appare giustificata e plausibilmente coerente. Inoltre c un altro orizzonte di senso entro il quale appare e si svela il gioco delle maschere: quello che riguarda primariamente il suo ruolo di scrittore che sceglie di apparire un uomo ozioso e spiritoso, ma che in tale maschera cela la sua realt malinconica, disperata e nello stesso tempo irriverente nei confronti della involuzione demagogica e conformistica della cultura e della politica del suo tempo. Linganno, dunque, attiene completamente alle scelte stilistiche e le giustifica. 4. La rottura con Hegel e con lidealismo Alla luce di quanto detto, il confronto con Hegel appare inevitabile. Sono almeno tre gli ambiti entro cui poter valutare la forte critica operata da Kierkegaard nei confronti della filosofia idealistica hegeliana: 1) Il primo ambito concerne il rapporto tra esistenza/pensiero ed esistenza/sistema. Lesistenza era stata intesa da Hegel come momento di sviluppo dellIdea. Infatti la Logica hegeliana (distinta nelle tre parti della dottrina dellessere, della dottrina dellessenza e della dottrina del concetto), delinea uno sviluppo necessario della razionalit e mostra come le determinazioni del pensiero siano indipendenti dal soggetto e siano quindi "oggettive". Per Kierkegaard (Briciole di filosofia e Postilla non scientifica) lesistenza non pu essere inglobata nel sistema, cio pervenire al sistema dellessere, ma pu solo corrispondere al singolo, non coincide con il concetto perch un singolo uomo non ha esistenza concettuale. Non pu esserci un sistema dellesistenza, ma solo del pensiero. 2) Il secondo ambito concerne il concetto, fondamentale in Hegel, di mediazione. Nella Logica, Hegel definiva lidentit come unit col contrario, come differenza, e sosteneva che nessuna cosa pu essere se stessa senza essere connessa anche a ci che non . Lopposizione per Hegel una "relazione immanente" e implica che tutte le cose sono in se stesse contraddittorie. A questo
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concetto si richiama anche Kierkegaard rovesciandolo. Alla filosofia che ha voluto cercare di conciliare il cristianesimo e di plasmarlo sulle sue fondamenta, Kierkegaard oppone un cristianesimo critico, basato sulla contraddizione di cui anche Cristo segno (muore e risorge per luomo, leterno nel tempo). La cristianit dunque deve essere intesa non come dottrina, bens come possibilit dello scandalo, del paradosso e dellassurdo che include lincertezza della fede che nessuna argomentazione o dimostrazione razionale pu eliminare. Dunque contro la mediazione hegeliana, Kierkegaard oppone laccettazione del paradosso come atto di decisione e di scelta di dipendenza da Dio. 3) Il terzo ambito riguarda leterna questione del rapporto tra fede e ragione. Kierkegaard accusa Hegel di aver travisato il cristianesimo: Hegel avrebbe infatti tentato di conciliare ragione e fede, senza intendere che in realt la fede paradosso e quindi non pu essere giustificata razionalmente.

5. Il concetto di possibilit e lesistenza Kierkegaard ha cercato di ricondurre lesistenza umana alla categoria della possibilit. Ricordiamo per un momento il significato kantiano del termine, necessario per la comprensione della filosofia contemporanea. Quando Kant parla di possibilit (chiedendosi nella Critica della ragion pura come siano possibili la matematica e la fisica pure e i giudizi sintetici a priori) allude al fatto che i dati si fondano sullesperienza ed un problema come al concetto possa corrispondere (anche se non necessariamente) loggetto. Kierkegaard ribalta questottica di matrice kantiana, sostenendo invece che il possibile non ci che diventa necessario per il fatto che si realizzi e apre la categoria del possibile al futuro, affermando che le possibilit sono infinite e possono non essere realizzate. Ogni possibilit infatti non solo possibilit-che-s, ma anche possibilit-che-non, implica dunque la minaccia del nulla e la nullit di ci che possibile. Questo aspetto fondamentale per comprendere le successive argomentazioni del filosofo danese. Egli infatti non riconosceva ununica possibilit, un unico compito, ma sempre e solo il disagio di dover scegliere tra possibilit diverse, senza riconoscersi in nessuna. Questo profondo dissidio interiore doveva condurre Kierkegaard a rivendicare, contro loggettivismo hegeliano, la singolarit delluomo.

6. Il singolo come categoria universale di interpretazione della realt Nel singolo, come concretamente esistente, Kierkegaard individua la rottura definitiva con lidea idealista secondo la quale si dovrebbe intendere la realt come un unico processo dialettico di sintesi degli opposti. Kierkegaard afferma invece: "La verit una verit solo quanto una verit per me", screditando in tal modo lipotesi che la verit possa essere intesa come oggetto del pensiero. Il cristianesimo ha condotto allesaltazione del singolo uomo e lha ricondotto alla sua dimensione pi autentica, quella appunto della singolarit. Attorno alla concezione espressa sul cristianesimo, ruota infatti la categoria del singolo con la sua profondit e i suoi limiti: "Per me, non personalmente ma in quanto pensatore, il problema del singolo la cosa pi decisiva". Parlare di umanit, come genere, dunque un travisamento filosofico e sociale che impedisce ogni religiosit: "il singolo la categoria attraverso la quale, dal punto di vista religioso, devono passare il tempo, la storia, il genere umano". Solo Socrate, afferma Kierkegaard, stato in grado di comprendere il singolo che maieuticamente raggiunge lo stadio religioso. Il singolo dunque la chiave di volta per tutelare luomo dai processi distruttivi che lo minacciano: lanonimato e il conformismo. Alluomo della folla si oppone la figura personale di quelluomo che sa e vuole rischiare come spirito libero, di quelluomo che, nel vasto ventaglio di possibilit dellesistenza, non fugge, ma sceglie.
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6. Analisi di unopera: Aut-aut Pubblicata sotto lo pseudonimo di Victor Eremita, lopera viene scritta interamente a Berlino e pubblicata nel 1843, subito dopo la rottura del fidanzamento con Regina Olsen. Cos come si racconta nella premessa, sarebbe stato Victor Eremita a rinvenire per caso i manoscritti nel nascondiglio di un vecchio secrtaire acquistato da un rigattiere, e ad averli pubblicati. Solo nel 1851, quattro anni prima della sua morte, Kierkegaard ne confesser la paternit. Aut-Aut il titolo italiano che traduce il tedesco Enten-Eller. Aut-Aut significa "o... o" in tutti i suoi significati: esclusivo (o questo o quello), alternativo (vuoi questo vuoi quello), disgiuntivo (questo oppure quello), limitativo (questo, o almeno quello), negativo (n questo n quello). La versione italiana consta di cinque volumi, ma lopera distinta in due parti: nella prima sezione, si distingue in particolare la sezione intitolata Gli stadi erotici immediati, in cui si commenta il Don Giovanni di Mozart, e il Diario di un seduttore, la parte pi letta e che conobbe maggior diffusione, in cui si descrive larte oratoria della seduzione; della seconda parte, fanno parte le Lettere dellAssessore Guglielmo ad A e Lequilibrio tra lestetico e letico nellelaborazione della personalit, in cui viene rilevata limportanza della scelta. Se la prima parte tesa, ironicamente, a delineare la vita di piacere romantica, nella seconda parte i toni si allontanano dall'ironia e vi si contrappone lelogio dellaltruismo, della misura e dellimpegno famigliare del Consigliere di Stato Wilhelm, critico nei confronti della filosofia fuori dal presente ed esaltatore della persona concreta che letica configura nel suo valore assoluto. Il matrimonio diviene, opposto allarte della seduzione del Don Giovanni, il fine pi alto ed elevato.

6.1 Gli stadi dellesistenza Nella categoria del singolo, risorto dalle ceneri accumulate dalla teologia tradizionale, il pensiero kierkegaardiano si svolge attraverso la delineazione di tre stadi dellesistenza umana. Essi non rappresentano una successione cronologica, ma un mutuo rapporto e unesigenza interna di completare le possibilit di esistenza. Lo "stadio", infatti, non ha nulla della fenomenologia dialettica idealistica dei gradi (come strada dritta, priva di ostacoli), ma assomiglia ad una strada tortuosa, imprevedibile e scoscesa. Da qui la caduta e lo sconfinamento da uno stadio allaltro. Tale passaggio, di fondamentale importanza, avviene non attraverso la necessit di sviluppo della ragione, ma come possibilit della decisione. Nella decisione il singolo compie il salto, la scelta; nella ripresa egli realizza la sua vera essenza, riannodando il suo passato in vista dellavvenire. I tre stadi individuati da Kierkegaard sono lo stadio estetico, lo stadio etico e lo stadio religioso.

6.2 Lo stadio estetico. Figura metaforica: il seduttore Lo stadio estetico rappresentato da Kierkegaard dalla figura fondamentale del seduttore. I testi in cui Kierkegaard tratta la questione dellestetico sono il Diario di un seduttore, il Don Giovanni e In vino veritas. Nel primo testo, il seduttore il tipico esteta decadente (come sar Oscar Wilde): dedito ai piaceri, gode la fatalit e la tragicit dellesistenza e si pone in contrasto con la societ e con il mondo circostante. simile al personaggio de Il ritratto di Dorian Gray, che cede lanima pur di rimanere giovane e attraente. Nel Don Giovanni, invece, il seduttore esprime il desiderio sensuale ed la personificazione della carne contro lo spirito: simile al Faust di Goethe, il tipico eroe romantico che vende lanima al diavolo, allontanandosi dal cristianesimo, ma, con la conversione, si eleva allinfinito sollevato dagli angeli. Nel testo In vino veritas, si racconta invece di un tipico convivio, alla maniera platonica, di cui entra a far parte il seduttore intellettuale solo nellultima parte della cena. Il Don Giovanni di questo testo non il seduttore sensuale, ma il seduttore intellettuale, raffinato e colto. Il seduttore, sia egli sensuale o intellettuale, incarna per
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Kierkegaard luomo storico che vive nellattimo, nel momento del piacere e non trova mai appagamento reale, perch ha sempre necessit di rinnovamento e di nuove possibilit di godere. La vita estetica dunque una vita superficiale dellinteriorit: lio non domina le sue sensazioni e si perde nellattimo in cui tutto finisce, aprendosi al nulla. Lesteta gode della rappresentazione della vita, gode della conquista, ma non realizza mai se stesso n il suo desiderio, che rimane sempre inappagato e aperto, proprio perch non si traduce mai in realt. Lo stadio estetico rappresenta pertanto lorizzonte della possibilit senza realizzazione, della molteplicit e dellillusione, della mancanza di completezza e di determinatezza finita, dellassenza di storia perch implica il vuoto ripetersi di se stesso in istanti sempre uguali.

6.3 Lo stadio etico. Figura metaforica: il marito a questo punto che Kierkegaard si serve di una nuova figura metaforica, quella dellassessore Guglielmo, il marito. Guglielmo, in Aut-Aut, si rivolge al seduttore intellettuale e cerca di persuaderlo alletica, tentando di dimostrare che non si pu vivere costantemente nellattimo, ma che necessario sentire la responsabilit etica della propria vita e scegliere. Solo nelletica, luomo esce dallo stadio estetico (in cui solo nellattimo, natura) e diventa ci che diventa, raggiungendo cos la sua vera libert. Se lo stadio estetico era contraddistinto da una continua sete di rinnovamento, lo stadio etico ha come sua peculiarit il momento della ripetizione e della continuit. La temporalit ha durata, sviluppo e d senso al passato, presente e futuro. Il matrimonio rappresenta in questo senso il vertice delletica, perch colui che sa vedere poesia anche nel quotidiano e nella norma. La polemica qui condotta contro lestetismo decadente, teso a rivendicare la passione dei rapporti occasionali ed extraconiugali, senza alcun legame fisso. Il suo protagonista luomo dissenziente, scisso e insofferente, che non si riconosce in alcun ruolo o funzione allinterno della societ. Kierkegaard rivendica contro questo tipo di estetismo letica del buon marito come atteggiamento di chi persevera nelle proprie risoluzioni e trova conforto in esse, senza andare alla costante ricerca di piaceri sempre diversi e senza soggiacere allo scoraggiamento. In questo senso, lordinario e il comunitario diventano parte del tutto universale e non rivendicano nessuna eccezionalit rispetto al tutto, ma vivono nella loro moralit come fonte naturale di stabilit.

6.4 Lo stadio religioso. Figura metaforica: il cavaliere della fede e Abramo Lo scopo dellAssessore Guglielmo quello di ridurre allassurdo latteggiamento estetizzante attraverso il ricorso allimmagine delletica salda del marito e del padre, in contrasto con lincostante spirito davventura dellesteta. Il passaggio dallo stadio etico a quello religioso non si compie per contrasto (cos come nemmeno dallo stadio estetico a quello etico), ma pone questioni cruciali che investono lesistenza umana nella sua pi profonda interiorit. Infatti la vera scelta etica di s passa anche attraverso laccettazione dolorosa della colpa propria e della specie umana, cio attraverso il pentimento come espressione dellamore per Dio. In Timore e Tremore, opera del 1843, apparsa qualche mese dopo luscita di Aut-Aut, Kierkegaard accentua, attraverso lelogio ad Abramo, la sofferenza malinconica trasmessa dal padre: Abramo riceve da Dio lordine di uccidere il figlio Isacco e di infrangere la legge per la quale vissuto. Il comando divino di uccisione del figlio si oppone alla natura etica della legge. Tra i due stadi, etico e religioso, pertanto, non vi pu essere conciliazione, ma solo dissociazione, se non vero contrasto. Se leroe tragico Agamennone, che ha ucciso la figlia Ifigenia per difendere la patria, un sacrificio che rimane morale in quanto tale, perch implica la presa di responsabilit nei confronti del proprio popolo, Abramo rappresenta invece la figura che si eleva sulla morale umana, accettando la fede. Luomo che ha fede infatti sceglier luccisione del figlio, seguendo il comando
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divino anche se in contrapposizione alla norma morale. Il paradosso di Abramo spiega come la fede sia in grado di invertire lordine della morale e di porre il singolo al di sopra della norma universale. Il mondo umano, quello delletica e della libert della ragione si distingue cos dal mondo di Dio, mondo nascosto della coscienza: "Leroe tragico rinuncia a se stesso per esprimere il generale; il cavaliere della fede rinunzia al generale per diventare il Singolo. Il Cavaliere della fede sa ch magnifico appartenere al generale. Egli sa ch bello e benefico essere il Singolo che traduce se stesso nel generale [] Ma egli anche sa che al di sopra di questo si snoda una vita solitaria, stretta e dirupata; egli sa com terribile esser nati solitari e messi fuori dal generale, dover camminare senza incontrare nessun compagno di viaggio []. Umanamente parlando egli pazzo e non pu farsi comprendere da alcuno" (Timore e tremore). La fede conduce ad un dissidio totale col mondo e il rapporto di fede un rapporto di solitudine tra Dio e luomo. Solitudine dal mondo, con tutte le sue false certezze. Con la fede luomo accetta di vivere senza alcuna garanzia se non quella interiore. La mancanza della certezza di correttezza dellazione umana conduce allangoscia dellincertezza, unica assicurazione possibile del mondo della fede. La fede in questo senso paradosso e scandalo e Cristo il segno di questo paradosso, perch soffre come un uomo ma parla come Dio. Luomo allora posto di fronte al bivio: credere o non credere. Da un lato luomo a dover scegliere, dallaltro ogni sua iniziativa esclusa perch Dio sceglie per lui. La fede in quanto tale salto nellassurdo, presuppone il riconoscimento da parte delluomo dellimpotenza delle proprie forze e il riconoscimento della contraddizione che per propria dellesistenza umana tutta.

7. Langoscia e la disperazione Nel Concetto di angoscia (1844) e La malattia mortale (1849), Kierkegaard affronta la radicale incertezza umana. Langoscia, assimilata allo "svenimento femminile", generata nelluomo dal possibile che lo costituisce. Essa strettamente connessa al peccato originale e non si riferisce a nulla di preciso, ma attiene alluomo come sua condizione propria, pi che esclusivamente derivante dal peccato. Tutto ci che non fede, peccato e tutte le cose del mondo finito vengono corrose dallangoscia. Essa il puro sentimento della possibilit, possibilit della libert. Adamo non sa ci che pu, ma possiede nella forma della pura possibilit il suo potere. Tale possibilit langoscia che sempre legata al futuro, mai al passato. Essa infatti si riferisce a ci che non , ma pu essere. sempre legata alla condizione umana ed strettamente connessa alla coscienza della morte. Inoltre il possibile infinito e onnipotente: ogni possibilit favorevole alluomo annientata dallinfinit di possibilit sfavorevoli. Anche nel Concetto dellangoscia, Kierkegaard utilizza tre immagini simboliche: il demoniaco, il genio e il genio religioso. - Il demoniaco lespressione delluomo che vive chiuso in se stesso, avvolto nella propria individualit. Egli teme leterno e non libero. Simbolicamente Bruto ed Enrico V ne costituiscono le figure storiche per eccellenza. - Il genio invece colui che vive nella temporalit, ma sempre rivolto allesterno; suscita la meraviglia degli altri ma non arriva mai a se stesso. La figura simbolica in questo caso rappresentata da Napoleone. - Infine il genio religioso colui che riconosce la propria colpa di fronte a Dio, sente langoscia come ponte tra tempo ed eterno ed libero, in quanto sente la sua responsabilit e la sua consapevolezza dolorosa, eppure, nellattimo, realizza il contatto tra immanente e trascendente. Nessuna figura simbolica, in questo caso, ma solo un forte richiamo alla missione che Kierkegaard stesso dichiara di aver perseguito nella sua tormentata esistenza intellettuale e umana. Se langoscia la condizione in cui luomo posto dal possibile che si riferisce al mondo, la disperazione invece quella condizione in cui luomo posto dal possibile che si riferisce alla sua interiorit. La disperazione infatti riguarda il rapporto dellio con se stesso: sia che luomo tenti di essere se stesso, come finito, sia che tenti di rompere il rapporto con s, egli condannato alla
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disperazione, alla malattia mortale, perch conduce al vivere la morte dellio. Nel primo caso infatti luomo si rende conto della sua insufficienza, nel secondo invece rompendo con se stesso, urta con limpossibilit fondamentale del suo essere costitutivo. Avere coscienza della disperazione, lunico modo per luomo di diventare spirito. Lio sintesi sempre instabile, sempre precaria di finito e infinito, di necessit e libert, ma coscienza di tale rapporto, unit riflessa e dialettica. Nella Malattia mortale, la disperazione diviene condizione esistenziale delluomo in quanto tale (e non pi momento dialettico terminale della vita estetica). Essa nasce sempre da se stessi, dal fatto che luomo non accetta la propria natura di essere derivato e posto da altro. Il disperato cerca cos linfinito, negandosi come finitezza attraverso lillusione del pensiero; oppure si getta nel finito della temporalit e della mondanit e si nega allinfinit. Tale la malattia ed mortale perch in essa il singolo prova il tormento "di non poter morire", di non poter affermare n cancellare la propria individualit. Contro la disperazione umana, la soluzione rappresentata da Dio: la fede leliminazione della disperazione, perch in essa luomo riconosce la sua dipendenza da Dio, pur orientandosi verso se stesso. La fede sostituisce alla disperazione la speranza e la fiducia in Dio, il solo che pu trovare, per ogni singolo uomo, una possibilit in grado di salvarlo. la tavola della salvezza alla quale il naufrago pu aggrapparsi.