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Collana di

Filosofia Teoretica
diretta da
Santi Lo Giudice

1. Santi Lo Giudice
STARE INSIEME - Dalla carit cristiana alle pratiche comunitarie
(2006) 208 pp. - euro 12,00
2. Nino Agnello
LA NOSTALGIA DEL PADRE - Paradigmi di paternit nella cultura occidentale (2007)
112 pp. - euro 12,00
3. Nicola Medaglia
IL TEMPO COME LINGUAGGIO DELLESSERE (2007) 240 pp. - euro 15,00
4. Santi Lo Giudice
NIETZSCHE E GLI ECHI DEL CORPO (2007) pp. 272 - euro 18,00
5. Santi Lo Giudice
TRACCE DI FILOSOFIA DEL FINITO (2007) pp. 288 - euro 15,00
6. Nino Agnello
EMPEDOCLE - Frammenti (2008) pp. 176 - euro 12,00

In corso di stampa:
Santi Lo Giudice
CORPO E PAROLA - Studi sul linguaggio e lespressione.
Nicol Serpetro
IL MERCATO DELLE MERAVIGLIE, introdotto da Santi Lo Giudice, curato da Antonino La
Mancusa e Carmelo La Mancusa.
In corso di progettazione
Vincenzo La Via
LIDEALISMO ATTUALE DI GIOVANNI GENTILE, introdotto da Santi Lo Giudice, curato
da Salvatore Latora e Santi Lo Giudice, postfazioni di Salvatore Latora e Luigi La Via.

Empedocle
Frammenti

Traduzione, introduzione e commento di

Nino Agnello

Propriet letteraria riservata


by Pellegrini Editore - Cosenza - Italy
Stampato in Italia nel mese di ottobre 2008 da Pellegrini Editore
Via De Rada, 67/C - 87100 Cosenza
Tel. (0984) 795065 - Fax (0984) 792672
Sito internet: www.pellegrinieditore.it
E-mail: info@pellegrinieditore.it

In copertina: particolare della scultura in bronzo di Greg Wyatt Lacqua di Empedocle

I diritti di traduzione, memorizzazione elettronica, riproduzione e adattamento totale o parziale, con


qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi.

Introduzione

La poesia di Empedocle

Empedocle acragantino un poeta possente, ricco dimmagini forti e di


concetti profondi. Non mai lezioso n carezzevole n morboso intimista.
lunico poeta dellantichit che merit un elogio solenne e commosso da
Lucrezio forse per affinit dimpegno filosofico-profetico e sicuramente per i
meriti di una poesia di respiro cosmico. Cos infatti lo ritrasse:
Ei s sublimi canti espresse dal petto divino,
meravigliosi veri svelando agli umani intelletti,
da sembrare che nato non fosse da stirpe mortale1.

Egli respira ancora laria dei tempi sani delle grandi signorie siceliote e
meridionali o mediterranee, pi in generale. Pur vivendo nella democrazia
conseguente alla cacciata di Trasideo e dei Chiliarchi, gode della eredit degli
Lucrezio, De rerum natura, I, vv. 731-33, traduzione di Pietro Parrella, Zanichelli, Bologna
1963.
Lelogio di Empedocle si annunzia fin dal v. 716: Quorum Acragantinus cum primis Empedocles
est per lasciare subito ampio spazio ad un excursus laudativo della Sicilia orientale, derivante da
una, molto probabile, osservazione diretta di quei luoghi e dellEtna, in particolare.
Sul probabile viaggio di Lucreazio in Sicilia, ragiona con validi e convincenti argomenti criticofilologici Domenico Romano nellarticolo Lucrezio e la Sicilia, gi in ORPHEUS, 1944, pp. 577582 e ora nel volume Lucretiana, Palumbo, Palermo 1997, pp. 55-61. Per il noto studioso, latinista
impegnato e finissimo poeta (la cui amicizia tanto ci onora nel nostro lunghissimo rapporto), se il
viaggio in Sicilia resta certamente ipotetico (p. 61), per in un poema che ha al suo centro soprattutto
il mondo in cui vive luomo, piuttosto che luomo che vive nel mondo (), lattenzione allangoscia
causata dalla tempesta di fiamme e dalla furia del vulcano, gi prefigurata dalle irae minacciate dagli
Aetnaea murmura in I, 722 sgg., potrebbe meglio comprendersi alla luce di un contatto umano con
gli abitanti di quella zona, sempre () sotto lincubo delleruzione e della morte (p. 60).
Il ritorno ai carminadivini pectoris (v. 731) fonde insieme la Sicilia e il suo illustre figlio
nella ammirazione dei praeclara reperta (v. 732), e nel destino di morte e nella rievocazione dei
mirabilia della natura. Una implicita conferma, anche per noi e per quanto ci riguarda, del valore di
una leggenda che vuole la morte di Empedocle legata al fuoco dellEtna si rinvia al capitolo finale
del nostro Romanzo di Empedocle, Provincia Regionale di Agrigento, Agrigento 2002.
1

Emmenidi, di Terone e Senocrate, come di Gelone e Damareta delle due vaste


aree geografico-politiche acragantina e siracusana, al tempo del migliore sviluppo economico e politico del V secolo a. C. Vive da democratico, ma pensa
da aristocratico2.
Sul piano filosofico, assorbe la lezione di Parmenide, di Eraclito e dei presocratici o fisiocratici, in generale, e di Pitagora, in particolare, la cui dottrina
etica e mistico-religiosa fa sua con profondo convincimento3.
Un eclettico? Nel senso migliore del termine, consistente nellappropriazione di quanto di pi valido i grandi che immediatamente lo precedono gli
hanno potuto trasmettere e lui ha saputo personalmente rielaborare e talvolta
migliorare.
Cos sono evidenti i due punti cardini della filosofia presocratica: il concetto dellunitariet e globalit del mondo come sfera compatta e perfetta, e
il concetto del divenire continuo di forme e manifestazioni delleffimero, pur
dentro la perenne stabilit dellesistenza cosmica del Tutto.
Il Tutto la stessa idea di Dio, globale, unitario4, infinito5, perfetto, armonico,
senza alcunch di vuoto o manchevole o di superfluo (fr. 19-13), n mostruosit
n apparenze antropomorfiche.
N infatti si distingue per umano capo sopra le membra,
n dalle spalle due rami si agitano,
non piedi, non veloci ginocchia, non parti genitali pelose,
ma soltanto mente sacra e ineffabile,
che lintero cosmo percorre con pensieri veloci.
(fr. 110-134).

Il Dio-Tutto poi confina con lo stesso concetto di Armonia, quella che rende
tutto saldo e compatto, sia nel mondo fisico che in quello umano. A realizzare
ci concorre in modo essenziale lopera di Cipride6.
Se poi tutto il contenuto dellopera empedoclea appare pi proprio della

R. Cantarella, Storia della letteratura greca, Nuova Accademia, Milano 1962, p. 450.
Per la Sicilia e Agrigento nel V secolo, cfr. Ettore Bignone, Empedocle. Studio critico testi e
traduzione, Bocca, Torino 1916, pp. 48-55.
2

Su questa lunga e persistente eredit, vedi il pregevole studio di Augusto Rostagni, Il verbo di
Pitagora, Bocca, Torino 1924.
3

A. Rostagni, cit., p. 225.

E. Bignone, cit., p. 97: Egli uno dei primi che abbiano concepito in Grecia lidea di un Dio
infinito.
5

A. Guzzo, Empedocle dAgrigento, Accademia di Scienze Lettere e Arti, Palermo 1964, p. 154.

filosofia che della poesia in senso stretto, possiamo osservare con Augusto
Guzzo che necessario dare alla fantasia pieno diritto di cittadinanza anche
in questo ambito, se essa poeticamente ricostruttrice di ci che vien poi
descritto secondo ci che poetato7.
Pu apparire drammatica la concezione empedoclea della vita universale,
se le due forze opposte del bene e del male, dellAmore e della Contesa o della
compattezza e della disgregazione dominano lintera esistenza fisica.
Se questa , per, pi una dualit che un dramma8, il finalismo o la meta
teleologica non il caos, ma il cosmos, la ricongiunzione di tutte le parti nellunit del Tutto o dello Sfero perfetto o il continuo riequilibrio dellesistenza,
perch nella stessa materia, o meglio nelle radici di essa, ci sono le condizioni
per una razionale composizione: tutte le cose hanno avuto pensiero (fr.
95-103).
Il concetto di Armonia ritorna frequente a consolidare la convinzione di una
visione del mondo provvidenziale e non catastrofica, amorevole e razionale
insieme, se Armonia la forza prevalente, iniziale intermedia e finale, che
con laiuto di Afrodite o Cipride la divinit dellamore che tutto riunisce e
riconcilia presiede e provvede allesistenza cosmica. Si pu senzaltro dire
che quella di Empedocle sia, pertanto, una visione cosmica dellUniverso, nel
senso etimologico del termine, cio di un mondo che tende allordine, dentro
le leggi del divenire e della ciclica stabilit, senza escludere lidea implicita
della Bellezza e della Perfettibilit. Un evoluzionista? Nel senso, per, pi
eracliteo che darwiniano9.
Se qualcosa di triste si avverte, pi che nella sua vita come vuole qualcuno10,
nella sua religiosit, questo consiste nella consapevolezza della lontananza da
Dio e nella molteplicit delle apparenze effimere, nel vivere, cio, in estranea
regione come lui stesso dice, quindi nel pellegrinaggio su questa terra come in
un esilio forzato. Il quale a sua volta pu comportare tutta una serie di cadute nel
male e, approssimativamente, nel cristiano concetto di peccato, che altro non
che una catena di azioni contrarie al volere divino e che da Dio allontanano11.

A. Guzzo, cit., p. 168.

Cfr. anche A. Rostagni, cit. p. 195. Di dualismo aveva gi parlato W. Nestle nellarticolo Der
Dualismus d. E., in PHILOLOGUS, LXV, 1906.
8

Osserva per acutamente Luigi Enrico Rossi che una lettura nuova dei frammenti empedoclei induce a ritenere che il ciclo si articola non in quattro ma in due fasi, quella dellunit, rapprsentata
dallo Sfero, e quella della pluralit, derivante dalla rottura dello Sfero, che costituisce la condizione
attuale del mondo (Letteratura greca, Le Monnier, Firenze 1995, p. 222).
9

10
11

E. Bignone, cit., p. 81.

Anche se generosamente vogliamo avvicinare Empedocle al Cristianesimo, laccostamento risulta

Questo, in Empedocle, forse si complica col concetto di punizione espiazione incarnazione purificazione o metempsicosi, fino alla ricongiunzione
finale nello Sfero, nel Cosmos, in Dio. Una specie di cristiana escatologia
come attesa della salvezza eterna, individuale e collettiva, fino allarrivo della
pienezza dei tempi.
evidente, comunque, che ci troviamo in mezzo alle concezioni orfico-pitagoriche dellimmortalit e della trasmigrazione delle anime, che a quel tempo
erano largamente diffuse tra i Greci dellItalia meridionale e della Sicilia12.
Con lovvia differenza che, mentre per lantico pitagorismo sono diverse le
forme di esistenza fenomenica, per il Cristianesimo lesistenza dellindividuo
una e irripetibile, al termine della quale succede il giudizio divino.
Un poeta-filosofo, quindi, che vuol dire anche profondamente religioso,
come atteggiamento mentale, impostazione etica della vita, conformit di azione
e di pensiero al rispetto delle sacre e indefettibili leggi del Cosmo.
anche un poeta profetico, che ama cio lannuncio e la rivelazione, lammaestramento e limpegno del pensiero.
Poich indubbio che Empedocle voglia insegnare oltre che persuadere13, il Poema fisico e le Purificazioni sono concepiti come unica opera
didascalica in due parti, con prevalenza della fisica nella prima e delletica
nella seconda, sotto le vesti dellinsegnamento rivolto al giovane Pausania,
figlio del nobile e saggio Anchito (fr. 13-1), a cui spesso rivolto linvito
di ascoltare e meditare, di far tesoro di ogni riflessione sul mondo umano e
su quello divino, sulla natura di tutte le cose.
Se poi in Empedocle scorgiamo la debolezza di compiacersi di tanti onori
tributatigli dai concittadini e da altri14; del fatto di essere cercato da uomini
e donne per consigli e guarigioni; di presentarsi in pubblico ornato di bende
e di corone come un dio15 o un vate o un mago o un sacerdote o un mortale
forzato o quanto meno approssimativo, perch gli manca almeno, come precisa Bignone a pagina
83 del citato studio su Empedocle, lumilt. Per il filosofo acragantino luomo, a seguire Bignone,
si salva per giustizia e saggezza. Restiamo, quindi, in un ambito di aristocratica intellettualit.
Comunque, sul suo misticismo, ricavabile principalmente dai Catharmoi, dicono cose profonde
e convincenti sia Rostagni sia Guzzo nelle rispettive opere citate.
12
13

A. Lesky, Storia della letteratura greca, Il Saggiatore, Milano 1962, vol. I, p. 287.
E. Bignone, cit., p. 100.

Il Lesky dice che Empedocle allinizio dei Catharmoi rappresentava se stesso come il capo di un
tiaso religioso (A. Lesky, Storia della letteratura greca, cit., p. 286).
14

Empedocle dio appunto perch poeta, che lultimo grado dellevoluzione terrena, donde gli
uomini rigermogliano Dei, i pi alti in grado: cos afferma Rostagni ne Il verbo di Pitagora, cit.,
p. 219.
15

non comune: tutto questo, a parte i rigonfiamenti delle leggende, ci fa dire che
Empedocle, al di l di ogni plateale o mondano o aristocratico compiacimento,
dimostra di credere ad una funzione magica, catartica, educativa della poesia.
Ci lascia, perci, indifferenti n convinti lantica stroncatura di Aristotele sulla
validit della sua poesia16, in quanto, dopo lavvento della rivoluzione estetica
barocca e di quella romantica, sono tramontati irreversibilmente i canoni della
poetica classica, soprattutto quello fondato sulla mmesis. Daltra parte, non
possedendo lopera intera di Empedocle, non ci sentiamo di formulare giudizi
svalutativi. Ci conforta per sapere che tanti studiosi del nostro tempo rivalutano
Empedocle anche sul piano poetico, tra i quali anche e non ultimo il Pascucci,
che parla di toni ispirati e di immagini sublimi17.
Pi che un rapsodo omerico o un cantore di eroi e gesta eroiche o esaltatore
di atleti e vincitori di gare alla maniera pindarica e bacchilidea, egli, dotato
di una personalit ricca di fascino18, si presenta come un profeta19, un annunciatore, un rivelatore delle verit sulle leggi cosmogoniche, sulla natura
del mondo fisico e umano, sulla divinit. Vale la pena precisare e ribadire che
Empedocle ha unidea elevata della divinit.
Perci insiste sui concetti ricavabili dal fr. 130-144 Esser digiuni di malvagit per gli aspetti etico-comportamentali, e su quelli legati al fr. 4-3
Beato colui che si procur ricchezza di mente divina,
infelice colui al quale stette a cuore unoscura opinione sugli dei

per la religiosit, la pietas e la morigeratezza in ogni aspetto della vita. Per il


suo misticismo, insomma. Egli infatti ha tratto la mistica siciliana dalle oscure
forme rituali, e le ha dato unanima intelligente di vita e darte20.

Aristotele, Poetica, I, 1447b. Per ledizione critica, cfr. la oxoniensis 1965 a cura di R. Kassel,
e la bellelettriana, Parigi 1961, a cura di J. Hardy.
16

Giovanni Pascucci, Storia della letteratura greca, Sansoni, Firenze 1948, p. 256. Ci sembra doveroso ricordare, oltre al canadese Brad Inwood dellUniversit di Toronto e curatore delledizione
critica da noi seguita, laltro docente universitario di chiara fama, il prof. Peter Kingsley, autore del
pregevole volume Misteri e magia nella filosofia antica. Empedocle e la tradizione pitagorica (Oxford, University Press, 1995; Il Saggiatore, Milano, 2007); e il prestigioso artista nuovaiorchese Greg
Wyatt, autore di una eccezionale mostra di sculture tutta ispirata e dedicata ad Empedocle, ospitata
dal Museo Archeologico San Nicola di Agrigento dal 10 maggio al 10 dicembre 2008.
17

18

R. Cantarella, cit., p. 451.

E. Bignone, cit., p. 27 e 30. Anche Rostagni parla di rivelazione, fondata sui principi dellimmortalit dellanima, della metempsicosi, della parentela di tutti gli esseri animati (A. Rostagni, Il
verbo di Pitagora, cit., p. 239).
19

20

E. Bignone, cit., p. 47.

Lo studioso tedesco Walter Nestle ci informa che la religione greca durante il


periodo della colonizzazione matur lidea della eroizzazione degli uomini prediletti dagli dei non solo dopo la morte, ma anche dei viventi che si distinguevano
per qualche dono particolare. Tra gli uomini saggi presto fu inserito anche
Pitagora come appartenente alla categoria dei veggenti e dei taumaturghi.
E aggiunge: Egli (Pitagora) appariva come essere superiore ancora ad
Empedocle, che ricalcava le sue orme e, nella certezza che la sua peregrinazione attraverso la reincarnazione terrena fosse ormai giunta al pi alto grado
e convinto dessere sul punto immediatamente precedente al ritorno nellessere
divino, diceva di se stesso: Io non sono pi mortale per voi; dio immortale,
ora, vado intorno errando, venerato da ognuno, come si conviene. Poich egli
si sa che, per la propria conoscenza, supera la natura, e per il dominio delle
forze naturali, che lo rende capace delle pi miracolosi azioni, superiore al
genere degli uomini mortali destinati a perire; quindi dopo la sua misteriosa
scomparsa anche il suo discepolo Pausania elev a lui un tempio come a un
dio. Anzi, a Selinunte, che Empedocle avrebbe liberata da una peste migliorando le condizioni idriche, debbono essergli stati tributati onori divini quando
era ancora in vita21.
Empedocle ha un concetto catartico, kathartiks della poesia, se essa pu
e deve produrre lenimento dei mali, placamento dellanimo, purificazione dello
spirito, elevazione della mente; essa pu insegnare quali sono i farmaci contro
la vecchiaia che rattrista o contro la malvagit che incattivisce. A Pausania
infatti promette: Conoscerai quanti rimedi esistono, soccorso dei mali e della
vecchiaia (fr. 15-111).
Cos non rifiuta di assumere le parti del medico o del guaritore o del mago,
ereditando dal vicino Oriente22 unidea arcaica e globale del sapiente autentico,
che assommava in s tanti ruoli nella vita civile, religiosa e culturale, quando
cultura come conoscenza e saggezza, religione come sacralit di atti e funzioni,
socialit come appartenenza indissolubile a un etnos e a un contesto civile,
erano legate da stretti vincoli connotativi che funzionavano dallalto verso il
basso, nella e per la imprescindibilit della cultura come sapere totale.
Anche la poesia o, meglio, la poesia soprattutto per Empedocle sapere
totale, esperienza globale, se essa, nutrendosi di filosofia, arricchendosi di ogni
tipo di conoscenza umana, sostenuta da ausilii tecnici e linguistico-espressivi,
W. Nestle, Storia della religiosit greca (Walter de Gruiter, Berlin, 1930 e 1934), trad it. di G.
Piccaluga, La Nuova Italia, Firenze, 1973, p. 54.
21

22

Per gli echi dellOriente nella posizione di Empedocle, cfr. pure E. Bignone, cit., p. 6.

10

si trasforma in azione educativa, in un sapere che non pu essere statico e


individualistico, ma che deve trasmettersi e produrre altro sapere e altro modo
di imparare a vivere. La sua poesia cos si appropria del verso omerico, di
cadenze e lessico omerici, come per dire verso solenne dellazione cantata e
verso disteso, pastoso, ritmico del piacere di narrare con lessenzialit della
misura prosodica e con la ricchezza delle tante cose da dire.
Anche descrivere con dovizia di particolari una forma di narrazione per lui.
Lo vediamo assorto in questo impegno nel lungo frammento della clessidra (fr.
106-100), in cui il gioco della fanciulla, rara e carezzevole creatura empedoclea,
in funzione illustrativa dei movimenti di inspirazione e di espirazione. Una
tale maniera di descrivere narrando o di precisare descrivendo trova riscontro
nel fr. 103-84, dove lampia similitudine d risalto alluomo previdente che,
dovendo affrontare un cammino nella notte invernale, si munisce di lanterna
resistente al vento.
Della stessa bellezza il brano del fr. 23-27, in cui si fanno vedere i gesti dei
pittori che, mescolando succhi diversi, ricavano la necessaria variet dei colori.
N in altri testi lunghi o pi compatti di altri, in cui la concettualizzazione appare
preminente, si smarrisce il fascino poetico dietro lincalzare logico-argomentativo, se forze antitetiche come Neikos e Filia sembrano spesso rivestire i panni
della personificazione scenico-drammatica, o se metafore ed immagini sincaricano di rendere visivamente concreta lastrattezza concettuale. Esempio:
Avendoli foggiati con chiodi damore Afrodite (fr: 101-87)

E ancora:
N infatti dal dorso due braccia si agitano,
n piedi, n veloci ginocchia, n fianchi dotati di forza generatrice (fr. 34-29).

Da naturalissimo e innato poeta che , Empedocle sente la necessit del


ritmo, ha il gusto della parola calda e fluente, dellaggettivazione cromatica,
delle immagini luminose e visive alla maniera di Pindaro. Realizza uno stile
solenne, pieno di calore e di balenanti immagini23. Ama accarezzare con gli
occhi della fantasia fiere che abitano sui monti, uccelli che volano in alto,
alberi che svettano nellaria, il mare schiumoso che manda pioggia e vento,
linfinita genia dei pesci che amano le acque: poeta, quindi, di una natura ricca
ed armonica, vitale, attiva, suggestiva con tutte le meraviglie di una flora e di
una fauna soggette come luomo alle leggi di Afrodite.
23

R. Cantarella, cit., p. 451.

11

E poi i colori, la luce, la luce viva delle cose e dei grandi astri, la luce di chi
si appresta una buona lanterna nelle notti invernali, o quella dei tanti pittori
che, mescolando succhi di vario tipo, riproducono forme di vita comune per
le offerte votive (fr. 27-23).
Empedocle, pur nello stato frammentario dei versi che ci rimangono24,
poeta caldo e comunicativo, che coinvolge nel pensiero e nei sentimenti, che
aiuta a vedere e a capire, che non lascia n freddi n indifferenti. Pi felice
il giudizio di Bignone quando scrive: Il verso di Empedocle, dove pi
sentito, dove pi suo, ha il tono di una voce umana commossa, che d un
accento ad ogni visione interiore del pensiero25.
Da autentico poeta greco-siculo che , Empedocle sa descrivere azioni
e gesti particolari (fr. 106-100) con lessico ricco, vario, rispondente, spesso
risultante di termini composti. La cura della parola in lui continua, per
quanto glielo concede largomento: laggettivo immaginoso (), la metafora
viva e innovatrice (). Ma quando proemia, particolarmente nel poema
lustrale, voi sentite che adusato a parlare al pubblico: sa rilevare la sua
figura di maestro e poi trarla in unombra discreta con un moto simpatico
di umanit26.
Ne diamo qualche esempio:
fr. 3-4: penetrato nelle viscere del discorso;

fr. 9-3: da pie labbra una pura fonte incanalate;


fr. 15-111: alberi che in alto dimorano;

fr. 59- 55: producono uova i grandi alberi di ulivo;


fr. 116-121: nel prato della Sventura;

fr. 120- 122: lArmonia dallocchio sereno;


lIncertezza dai neri capelli;
fr. 130- 144: esser digiuni di malvagit.

Empedocle vuole conquistare il suo lettore con la ariosit delle immagini:


anche col calore di una natura varia e molteplice, vivente di un ritmo umano27,
col fascino dei colori e della luce, con lampia risonanza del suo linguaggio
Non detto che il papiro che ci ha restituito il cosiddetto Empedocle di Strasburgo, sia lultimo da studiare, perch siamo convinti che tantissimi altri giacciono chi sa dove in attesa di essere
riportati alla luce: di un poeta-filosofo cos famoso nellantichit sono pochi i quasi 500 versi che
possediamo.
24

25
26
27

E. Bignone, cit., p. 24.

E. Bignone, cit., p. 101.


E. Bignone, cit., p. 8.

12

verbale, aggettivale, nominale28 col richiamo continuo alla interiorizzazione


del sapere (guarda nellintimo del muto petto), con la fiducia nella divinit29 e con tutta la perplessa serenit che gli deriva dalla visione armonica del
Cosmo. Ci piace, quindi, concludere col Lesky: Non si deve sottovalutare la
versatilit di questo spirito, che era capace di abbracciare allo stesso modo la
problematica ionica e la fede orfica. La sua forza non stava nella costruzione di
un sistema privo di contraddizioni; ma come poeta egli dimostr una notevole
capacit di modificare lantico patrimonio linguistico epico e di trovare forme
nuove. E in tutta la sua opera sentiamo piuttosto lardore che la chiarezza del
fuoco che bruciava in lui30.
***
Per il testo abbiamo seguito ledizione critica di Brad Inwood (University of
Toronto Press, 1991) per la sua facile reperibilit, essendo la pi recente, anche
se si allontana, nellordine dei frammenti, dalla vecchia e classica edizione di
Herman Diels (Die Fragmente der Vorsokratiker, Berlino 1922), migliorata
nella Diels Kranz, Zurigo 1989 18 edizione, rispetto alla 1 del 1951.
Lo studioso canadese annulla la divisione dei frammenti nelle due opere
comunemente note (Sulla Natura e Purificazioni) o poema fisico in due libri
e poema lustrale. Cos i frammenti portano una numerazione progressiva e
vengono individuati con due numeri: il primo indica lordine voluto da Brad
Inwood, il secondo corrisponde a quello del Diels. Abbiamo altres tenuto
presente anche ledizione curata dal Gallavotti (Fondazione Lorenzo Valla,
Arnoldo Mondadori Editore, 2 ed. 1985).
Potr non piacere a taluni filologi, ma abbiamo voluto divulgare una nuova
proposta di lettura, che ha preso piede a partire dal 1975, anno in cui N. van
der Ben ha prospettato la sua tesi rincalzata da C. Osborne nel 1987 volta a
superare la distinzione delle due opere e a riunire tutti i frammenti in un unico
poema conosciuto sotto due titoli.
Pertanto la prima parte (dal fr. 1 al fr. 11) si presenta come un prologo
con forte soggettivizzazione (fr. 1); la seconda (dal fr. 12 al fr. 108) come una
esposizione dottrinaria degli aspetti cosmogonici, fisici e antropici; la terza

L. E. Rossi, a pagina 223 della gi citata sua opera offre una conferma di quanto da noi sostenuto:
Intensi sono gli sforzi di rielaborazione e innovazione compiuti dal poeta nei confronti del patrimonio linguistico tradizionale.
28

Augusto Rostagni, nel suo pregevole studio sul Pitagorismo pi volte da noi citato, nel capitolo dedicato ad Empedocle, pp. 183-247, insiste molto sulla fede e sullamore del Nostro verso la divinit.
29

30

A. Lesky, cit., p. 287.

13

(dal fr. 109 al fr. 138) come un epilogo di carattere etico-religioso con forte
critica allaltropomorfismo e ai sacrifici umani per una idea pi nobile della
divinit (fr. 130).
Anche qui notevole unappassionata compartecipazione soggettiva al
comune destino umano nel processo evolutivo della metempsicosi (fr. 111,
115, 124).
A proposito di questultima, il Gallavotti osserva che Empedocle non
poteva considerare, e di fatto non ha considerato, se non le composizioni di
elementi materiali, e quindi la metensomatosi, cio la rigenerazione dei corpi
materiali, in cui i quattro elementi della composizione producono sensazioni
e pensiero (Empedocle. Il poema fisico e lustrale, a c. di Carlo Gallavotti,
Milano 1985, Introduzione, p. XIV).
***
Nellapprontare questa edizione, ci sembrato doveroso ampliarla con laggiunta dei frammenti del cosiddetto Empedocle di Strasburgo, avvalendoci del
preziosissimo studio papirologico e filologico di Alain Martin e Oliver Primavesi,
autori dellomonimo volume31.
Da questo volume attingiamo a piene mani per ricavarne utili informazioni.
Dalla Premessa:
Nellautunno del 1990, i responsabili della Biblioteca Nazionale e Universitaria
di Strasburgo hanno affidato ad Alain Martin, allora titolare degli insegnamenti
di letteratura greca allUniversit delle Scienze Umane di Strasburgo, la pubblicazione di un papiro inedito della loro collezione. Il lavoro, subito avviato
da A. M. da solo, proseguito in stretta collaborazione con Oliver Primavesi a
partire dallidentificazione del testo, nella primavera del 1994 (p. IX).

Pi oltre si coglie la seguente puntualizzazione: Per quanto concerne il


testo dei frammenti di Empedocle trasmessi dalla tradizione indiretta, ci siamo
avvalsi in primo luogo dei Poetarum philosophorum fragmenta editi da H. Diels
nel 1901. Per le testimonianze relative allautore, rinviamo ai Fragmente der
Vorsokratiker, nelledizione stabilita da W. Kranz nel 1934 (p. X).
Nella Introduzione Prima parte, capitolo I, Il manoscritto ricostruiscono
liter del papiro interessato con questo argomentare:
A. Martin-O. Primavesi, LEmpdocle de Strasbourg (P. Strasb. gr. Inv. 1665-1666), Introduction,
dition et commentaire, B.N.U.S. Bibliothque Nationale Universitaire de Strasbourg - W. de G.
Walter de Gruyter Berlin-New York 1999.
31

14

Larcheologo tedesco Otto Rubensohn, agendo per conto dellAbteilug B


del Deutsches Papyruskartell, ha comprato il manoscritto che ci interessa il
21 novembre 1904 presso lantiquario Ginti Faltas. Questultimo aveva la sua
bottega ad Achmim, lantica Panopoli, nellAlto-Egitto.
Il papiro non costituiva un oggetto autonomo allatto dellacquisto: faceva parte
di una corona, di cui era il supporto. Alcuni grandi pezzi erano stati tagliati in un
manoscritto recante un testo di Empedocle, copiato verso la fine del I secolo d.
C.. In seguito erano stati piegati, in modo da formare una striscia, su cui delle
foglie di rame erano state collocate.
Loggetto cos confezionato rinvia quasi sicuramente ad un contesto funerario.
(), Otto Rubensohn redasse una descrizione per i membri dell Abteilung
B del Deutsches Papyruskartell, tra cui la Kaiserliche Universitat und
Laudesbibliothek Strasburg ().
Dopo aver consultato gli ellenisti dellUniversit, il Direttore della Biblioteca di
Strasburgo si decise ad acquistare un lotto, che gli fu effettivamente assegnato
nellasta organizzata a Berlino, l11 settembre 1905. Il 25 settembre dello stesso
anno, il papiro raggiungeva la capitale dellAlsazia. (). (p. 1).
() nellautunno del 1990 i responsabili della Biblioteca Nazionale e Universitaria di Strasburgo affidano ledizione a Alain Martin. Il 4 dicembre 1992, un
primo accertamento stato stabilito con un frammento di Empedocle conosciuto
dalla tradizione indiretta. Il 14 aprile 1994, dopo un montaggio provvisorio,
lidentificazione era resa pubblica negli stessi locali della B. N. U. S. (p. 2).
()
Anche se non si tratta di una edizione scientifica commentata, come se ne producevano ad Alessandria, il nostro manoscritto si distingue dalla massa dei papiri
letterari: per il milieu professionale che lo ha prodotto, di cui danno testimonianza la scrittura accurata e la notazione sticometrica; per gli interventi diversi che
porta con s, ivi compreso un certo numero di varianti e di correzioni.
Il papiro di Empedocle conserva i resti di un libro antico di qualit. Esso offre
unoccasione unica di osservare il movimento browniano di quel complesso di esemplari antichi in cui giuocano, in permanenza, in modo puntuale, la
corruzione, la contaminazione, lautocorrezione, e la concorrenza di varianti
trasmesse simultaneamente, un giuoco che, ad ogni intervento, diversifica o
riunifica i testi, come J. Bingen lo descriveva nel 1976 ai partecipanti di un
convegno riunito a Bruxelles (p. 25).

Traduciamo poi dal capitolo II Il contesto archeologico Una corona in


una tomba, per le informazioni che ancora ci sono utili e ben predisposte al
nostro scopo:
Il giornale di Otto Rubensohn e linventario comunicato ai membri dellAb15

teilung B del Duetsches Papyruskartell restituiscono la condizione esatta


delloggetto acquistato presso Ginti Faltas, ad Achmim, il 21 novembre 1904.
()
Prima dello smontaggio, il papiro si presentava dunque come una fascia, (),
riproducente la forma di un falso collo, () sulla quale erano collocate delle
foglie di rame leggero, (). Otto Rubensohn paragona la corona cos costituita a
un oggetto che lui stesso aveva portato un giorno, esattamente dieci mesi prima,
il 21 gennaio 1904, dalla necropoli di Abousir el-Meleq. () (pp. 27-28).
La corona dAbousir el-Meleq, trovata nel sarcofago, sopra una mummia coperta di bende, costituita da una lamina di legno (), curvata, riproducente
esattamente la forma di un falso collo, (), su cui era stata collocata una foglia di papiro, (); su questo supporto in seguito erano state incollate foglie e
fiori di rame leggero (). Loggetto sembra disgraziatamente perduto, ma la
sua descrizione conferma e chiarisce sufficientemente le informazioni relative
alla corona di Achmim; in particolare, essa non lascia dubbi sulla funzione del
papiro: esso serviva di supporto alle foglie che componevano la corona. Poco
importa, a prima vista, la natura del testo che portava il papiro prima di adempiere la nuova funzione: a Achmim la corona nasconde dei lembi di unopera
filosofica, ad Abousir el-Meleq, per contro, O. Rubensohn ha riconosciuto un
testo documentario, come se ne sono letti tanti nei papiri dellEgitto grecoromano. (p. 28).

Aggiungiamo soltanto che, nel riprodurre il testo dellEmpedocle di Strasburgo, tralasciamo i vv. 233-266 che corrispondono ai versi del fr. 25-17
delledizione B. Inwood-Diels da noi seguita e riprodotta, e partiamo dal v.
267 (a i 6) di p. 131 del volume Martin-Primavesi.
Infine doveroso dire che, nel fare questo lavoro aggiuntivo, abbiamo tenuto
presente il pregevolissimo studio critico-filologico di Gaetano Messina32.

G. Messina, Empedocle rivisitato: testo traduzione e commento dei frammenti di Strasburgo,


in Giornale di Metafisica, Nuova serie, XXIV (2002), pp. 5-70.
32

16

PARTE PRIMA

17

18

Empedocle
Frammenti
Tradotti da Nino Agnello
secondo ledizione critica di Brad Inwood
Universit di Toronto 1991.

19

Fr. 1 112

Vv. 1-4. Crediamo che questi versi assieme a tutto il frammento si riferiscano al ritorno di Empedocle da Selinunte, dove egli si era recato col discepolo Pausania appena
saputo della peste col dilagante, per conoscerne le cause e proporre immediati rimedi.
I cittadini infatti, trepidanti per i pericoli di quel viaggio, al suo ritorno si erano adunati
allingresso della citt, pressappoco lattuale porta aurea a sud verso il mare, per dargli
il benvenuto (vedi il capitolo Il viaggio a Selinunte del nostro Romanzo di Empedocle,
Agrigento 2002).
Il primo e il secondo verso si riferiscono allalta cresta collinare, detta oggi Rupe
Atenea, bene in vista dal lato nord e dal lato sud, su cui si ergeva lantica acropoli, cio
la parte alta della citt, snodantesi da est verso ovest. Il biondo Akragante il fiume, che
a carattere torrentizio scorre ai pedi della citt alla quale avrebbe dato loriginario nome
greco: significherebbe il fiume che scende dallaltura. I coloni greci, rodiesi di origine,
che avevano chiamato Gela, cio ridente, la citt fondata sullomonimo fiume, cos denominarono la nuova fondazione (582 a. C.) sulla stessa costa meridionale della Sicilia verso
ovest col toponimo fluviale ivi trovato.
20

Fr. 1 112

O amici, che lalta rocca presso il biondo Akragante


abitate, sulle vette della citt, impegnati in opere egregie,
di ospiti venerandi approdi, ignari di malvagit
salve! Io per voi dio immortale, non pi mortale,
mi aggiro fra tutti onorato, come sembra,
di bende cinto e di corone splendenti;
da tutti, dovunque io giunga in fiorenti citt,
da uomini e donne, sono onorato; essi insieme mi seguono
in folla, chiedendomi dove sia la strada del guadagno,
alcuni bisognosi di previsioni, altri mi chiedono di sapere
lesaudiente responso dogni tipo di mali,
a lungo trafitti da pene e dolori.

10

Lincidentale come sembra del v. 5 non superfluo, perch mitiga lidea dei due
verbi mi aggiro e sono onorato: insieme vogliono indicare una constatazione, un dato
di fatto, donde la reale richiesta di aiuto e consigli da parte di molti cittadini afflitti da
pene e dolori.
Infine landare ornato di bende e corone (v. 6) era un costume, un pochino eccentrico
del nostro filosofo, da dover ricollegare allorigine e alla funzione sacrale del vate, del
poeta-vate, del poeta-sapiente, guaritore e consigliere di stampo orientale: una specie di
santone odierno o di re-mago della tradizione biblica e neotestamentaria.
Il frammento quindi definisce bene il personaggio, pur essendo, senza falsa modestia,
una autodefinizione e autoconsacrazione agli occhi degli akragantini. Al riguardo, si veda
quanto abbiamo riferito a p. 9 sulla scorta dello studioso W. Nestle.
Fin da questo testo si ricava bene la tendenza stilistica del nostro poeta nelluso esornativo e definitivo degli aggettivi attributivi: il fiume biondo, le opere sono egregie, gli
approdi sono venerandi, le corone sono splendenti, il responso esaudiente: essi aggiungono
o una qualit naturale (il biondo Akragante) o qualificano e proiettano in meglio le attivit
(opere egregie) o esprimono il desiderio esaustivo dellevento (esaudiente responso). Questa
tendenza la troveremo costante.
A proposito del Fr.112 Diels, anche Martin e Primavesi tornano a parlarne (LEmpdocle cit. pp. 114-119), informando che gi nel 1852 H. Stein aveva collocato dopo di esso
tutti quelli che al suo tema potevano riferirsi. Ma sia lui e sia suoi predecessori come F.W.
Sturz (1805) e Karsten (1838) avevano rispettato la distinzione in due opere, che poi lo
stesso Diels-Kranz ribadir nelledizione del 1951. La tesi recente che questo Fr. 1-112,
assieme ad altri di argomento affine, costituirebbe il proemio di un unico poema scientifico
con due titoli. Martin e Primavesi concludono col dire che Empedocle ha sviluppato una
sola dottrina, di cui il recente papiro restituisce la diversit e la coerenza.
21

Fr. 2 114

Fr. 3 - 4

Fr. 2
Dallappellativo iniziale, il frammento pu essere considerato una continuazione del
precedente o, quanto meno, ad esso si pu ricondurre pi immediatamente.
Il verbo esporr del secondo verso (fut. di ejerv) allude al carattere didascalicoespositivo dellopera Sulla natura o Poema fisico che Empedocle andava componendo e
andava recitando agli amici, al pubblico tutte le volte che gliene offrivano loccasione.
Invece lultimo verso fa pensare al timore di una diffidenza nei confronti della sua dottrina,
e allamarezza nel constatare un difficile accoglimento di essa. Nello stesso tempo vuole
invitare gli amici allascolto fiducioso, perch trattasi di verit, della verit gi esposta
da filosofi naturalisti come Anassagora, Talete, Anassimandro, Anassimene, ecc., che lo
precedevano.
Per la sua posizione di fronte alla natura essenzialmente diversa da quella dei
pensatori ionici, nonostante che con la sua fisica egli si ricolleghi ad essi e ne sviluppi le
teorie. Infatti, mentre per quelli la conoscenza della natura era fine a se stessa, per Empedocle invece essa solo il mezzo per il suo specifico fine di dominare la natura (W.
Nestle, op. cit., p. 249).
22

Fr. 2 114

O amici, so che c verit negli argomenti


che io esporr; ma per gli uomini molto difficile si fatto ed irritabile
il passaggio della fiducia dentro lanimo.

Fr. 3 4

Ma dei malvagi diffidare molto dei forti:


per come ti spingono le assicurazioni della nostra Musa
conosci, essendo penetrato nelle viscere del discorso.

Empedocle mira alla verit come conquista personale e come finalit didascalica del
suo impegno educativo e divulgativo. Se pensiamo poi a quanto voglia incidere sulla
formazione del suo allievo Pausania, ne possiamo cogliere e misurare anche laspetto
pedagogico. Ma leducazione sempre basata sulla verit.
Il terzo verso ci rivela poi lidea della interiorizzazione del sapere: non c sapere o
cultura o educazione che resiste se non si muta in vita interiore: linteriorit cos una
bella idea del nostro educatore ackragantino, una scoperta, una finalit.
Fr. 3. Il primo verso sembra ricollegarsi al precedente nel ribadire la malvagit, il
malanimo di coloro che diffidano degli uomini forti, dei pensatori coraggiosi e di mente
elevata. Invece il passaggio alla seconda persona (il ti del v. 2 e il conosci gnv yi
del v. 3, imp. aor. di gignskv) sembra riportare il discorso dal precettore (Empedocle)
al discepolo (Pausania), con la rassicurante mediazione della Musa che suggerisce pensieri
veraci e facilita la penetrazione anche negli argomenti difficili.
Come se il maestro dicesse al suo discepolo: confida in me perch io sono ispirato dalla
Musa Calliope (Kalliph) (fr. 10) la pi audace delle nove sorelle , ed essa non pu
che suggerirmi la verit sui principi originari del Cosmo.
Il penetrare nelle viscere del discorso costituisce una metafora ardita, bella e realistica,
che alza il tono del verso rendendolo pi convincente.
23

Fr. 4 3

Fr. 5 27

Fr. 4. Il testo poggia su evidenti coppie contrappositive: il beato si contrappone all


infelice come la ricchezza di mente divina in netto contrasto con l oscura opinione.
La positivit del primo verso consiste nellacquisizione, da parte delluomo, di un modo di
pensare simile a quello della divinit limpidezza, equit, equidistanza, amore, benignit,
elevatezza ; e contrasta con la negativit del secondo in cui lautore vuole rimarcare
latteggiamento blasfemo di chi non ha un elevato concetto di Dio.
Se da questa posizione mentale o anche sentimentale deriva tanta parte dellinfelicit
umana, dallaltra, invece, cio dal pensar bene della divinit, dipende lo stato della beatitudine. Sembra cos risolto o posto in chiari termini di causalit laffliggente concetto
dellinfelicit umana.
Quella di Empedocle dunque una netta posizione di religiosit positiva, mirante a
elevare la mente umana e perci a istruirla e fortificarla con la conoscenza del mondo fisico
(t fusik) e di quello psichico e spirituale (t cuxa).
24

Fr. 4 3

Beato colui che si procur ricchezza di mente divina,


infelice colui al quale stette a cuore unoscura opinione sugli dei.

Fr. 5 27

N Discordia n Contesa fatale nelle sue membra.

Fr. 5. I primi quattro frammenti sembra facciano parte di una premessa o di una parte
proemiale del poema fisico empedocleo, mentre col quinto si entra nella parte espositiva
di esso.
Questo comincerebbe col rifiuto delle false opinioni sulla divinit (c qui uno stretto
legame col precedente), giacch ad essa non possono assolutamente attribuirsi sentimenti
di discordia e di contesa tipici delluomo. Le membra divine, dir pi avanti, non sono mostruose n si lasciano vincere dalla massa di tutti quegli impulsi bellicosi (rivalit, gelosia,
odio, accanimento, vendetta, ecc.) che combattono e affliggono lanimo umano.
Se Dio, ci suggerisce Empedocle, la prima rx, bisogna cominciare non solo a
conoscerne bene natura e finalit, ma pure a farsene una elevata opinione considerandolo
il Bene Assoluto.
25

Fr. 6 129

Fr. 7 113

Fr. 6. Questo frammento potrebbe considerarsi un elogio di Pitagora, morto pressappoco


quando lakragantino nasceva (492 a. C.), di cui egli fu ammiratore e seguace per le teorie
cosmogoniche (Sulla natura) e per quelle di carattere etico-teologico (Purificazioni).
Notare la forza di un lessico particolarmente pregnante, con ripetizioni e amplificazioni
(grandemente saggio, grandissima ricchezza, opere dogni genere e sagge, dieci e venti
et, ecc.) con lo scopo di porre loggetto della lode (il sapiente Pitagora) al di sopra di un
comune livello umano.
Solo per lui infatti ripete come una formula elogiativa lespressione del fr. 4: prapdvn
ktsato ploton = si acquist ricchezza di mente, come per dire che il massimo pregio
delluomo non sta nella ricchezza economica, ma solo nella ricchezza della mente capace
di sapersi elevare al livello divino (tea prapw).
26

Fr. 6 129

Cera fra quelli un uomo grandemente saggio


che si procur grandissima ricchezza di senno;
e soprattutto di opere dogni genere e sagge era signore;
quando infatti simpegnava con tutte le forze
facilmente scorgeva ciascuna delle cose esistenti
per dieci e venti et di uomini.

Fr. 7 113

Ma perch indugio su questi come se facessi un grande acquisto,


se mimpongo su uomini mortali e di molte rovine?

Fr. 7. La difficolt interpretativa di questo testo nasce dal duplice valore del termine
greco tow che pu valere come dativo-ablativo plurale di pronome maschile e neutro:
se neutro, significherebbe tali cose, queste cose, simili cose o argomenti e il discorso
verterebbe sulla qualit degli argomenti come non degni di ulteriore indugio a discuterne;
se invece si attribuisce valore maschile, il pronome potrebbe riferirsi a persone di pessima
reputazione morale, come pu suggerire il fr. 126-136 Non vedete / che lun laltro vi
divorate per torpore di mente?, o il fr. 127-145 essendo agitati da penose malvagit,
/ mai da misere afflizioni lanimo solleverete.
Cos con laiuto del secondo verso, il senso pu essere questo: non vale la pena soffermarsi a parlare di uomini di bassa condizione morale, perch la nostra mente resterebbe pi
a lungo impigliata nella rete del male e delle bruttezze della vita comune, mentre a fini pi
alti deve tendere la nostra meditazione: quali sono i principi che regolano il mondo fisico
e quali sono le vie per giungere alla liberazione dalla prigione del corpo (metempsicosi).
Pitagora, ribadisce il nostro poeta (fr.6), ci pu essere di grande aiuto.
27

Fr. 8 2

Fr. 8. Sembra che Empedocle, parlando del mondo fisico, dedichi in questo brano
lattenzione agli aspetti antropologici e in doppia direzione: da un lato, osserva la circolazione sanguigna attraverso gli angusti disegni che sarebbero le ramificazioni venose
visibili a fior di pelle, e poi considera i vari accidenti corporei (malattie varie) che incidono
negativamente sullattivit mentale e psichica (vv. 1-2).
Dallaltro lato mette in evidenza lattivit gnoseologica che, per molti individui,
considerata anche la brevit dellesistenza terrena, si limita a una acquisizione empirica
e superficiale (vv. 5-6), ma per essi resta tale e perci incompleta pur nellapparente molteplicit degli interessi (vagando dappertutto).
28

Fr. 8 2

Angusti disegni si muovono dentro le membra,


molte vili cose funeste che fiaccano i pensieri;
ma considerando, nellesistenza, una breve parte della vita
uomini di breve durata, sollevandosi a guisa di fumo, dileguano
persuasi soltanto di quello in cui ciascuno si imbattuto
vagando dappertutto, ma tutto quanto essi si vantano di scoprire;
cos queste cose n sono visibili agli uomini n sono percepite,
n sono pensabili con la mente
ma tu dunque, poich cos ti sei allontanato,
cercherai di sapere: non pi oltre mortale senno si spinse.

10

Bisogna invece andare oltre le apparenze e superare lempiria (mpeira) per giungere a sofa, a un sapere pi profondo di quanto il comune senno umano solitamente
raggiunge.
Il tu, rivolto sicuramente al discepolo Pausania, riprende il motivo didascalico del
poema e contiene lesortazione a un apprendimento pi meditato e pi consapevole, avendo
fatto una scelta sapienziale che lo allontana dal comune comportamento.
29

Fr. 9 3

Fr. 10 131

Fr. 9 - Supponendo che tra il precedente frammento e questo ci sia un logico, se non
grammaticale, collegamento, la follia di tali cose (v. 1) deve intendersi per la gi accennata
conoscenza empirica, che non si addice vuole suggerirci lautore al comportamento
del sapiente. Egli pertanto invoca il soccorso divino affinch dalle sue labbra sgorghi un
sapere puro, purificato dalle scorie delle false opinioni. E se questo traguardo, cio quello
della pura sofa, pu sembrare arduo e irraggiungibile, egli per questo raddoppia linvocazione e, rivolgendosi direttamente alla Musa ispiratrice, la supplica di andargli incontro
col suo carro indorato di luce, perch egli possa rivelare agli uomini quanto essi sono in
grado di ascoltare e capire.
30

Fr. 9 - 3

Ma, o dei, allontanate dalla mia lingua follia di tali cose,


e da pie labbra una pura fonte incanalate;
a te vado incontro, o memore Musa, vergine dalle bianche braccia,
e manda ci che lecito agli uomini ascoltare,
spingendo con piet il docile carro.

Fr. 10 131

Se mai per qualcosa effimera, o Musa immortale,


ti sei presa a cuore i nostri pensieri,
ora di nuovo assisti me che ti prego, o Calliope,
mentre rivelo buona opinione sugli dei.

Linvocazione alla Musa, compreso il suo appellativo, una derivazione omerica come
lo stesso uso dellesametro epico, ma si riallaccia alla religiosit del nostro filosofo, che pi
volte la manifesta con invocazioni e alta considerazione della divinit (vedi fr. 4 e 10).
Notare infine luso di un linguaggio forte (follia, a te vado incontro) e fiorito dimmagini
poetiche (labbra come una pura fonte, bianche braccia, docile carro). Lo scopo di Empedocle
era proprio quello di porgere la filosofia con le piacevoli attrattive della poesia.
Fr. 10 Anche tra questo frammento e il precedente sembra che ci sia uno stretto
legame, per cui il rivolgersi ancora alla Musa pu confermare la continuit del discorso.
Infatti dice che se altre volte Calliope venuta in suo soccorso per impegni meno gravosi,
a maggior ragione essa deve dargli adeguata ispirazione ora per la stesura del poema fisico
gi avviato, continuando egli a dimostrarsi devoto, pio e rispettoso in quanto professa una
elevata opinione della divinit (t Yeion). E questo a conferma di quanto gi detto nel
fr. 4-3.
Empedocle crede che il suo principale merito e dovere di uomo saggio sia quello dinsegnare agli altri la buona e corretta convinzione sugli dei = mfanein gayn lgon
mf yen makrvn.
31

Fr. 11 115

Fr. 11 Continuando il discorso di natura etica avviato col fr. 82, ora Empedocle ci
viene a dire che, per eterno e ineludibile decreto divino, tutti coloro che si macchiano di
strage o si rendono colpevoli di falso giuramento, espieranno tali colpe su questa terra
attraverso una serie consecutiva di nascita e di morte.
Si tratta della dottrina orfico-pitagorica della metempsicosi, secondo cui lanima
costretta a reincarnarsi pi volte in successive esistenze corporee, non solo in forme di
uomo, ma altres in diverse forme di animali, per espiare una originaria colpa commessa
(cfr. Giovanni Reale, Storia della filosofia antica, Vita e Pensiero, Milano 1979, vol. I,
p. 99).
In essa lo stesso Empedocle riconosce il suo personale destino (vv. 13.14) e se ne affligge. Questo coinvolgimento personale sicuramente umanizza il suo discorso didascalico,
facendosi testimone e garante della condizione umana e della stessa giustizia divina.
32

Fr. 11 115

un fatto di necessit, antico decreto degli dei,


eterno, fissato con ampi giuramenti;
qualora uno per errori macchiasse le care membra con strage
e chi giurasse resosi colpevole di falso giuramento,
per tre volte diecimila stagioni vada errando lontano dai beati
gli dei appunto che hanno ricevuto vita immortale,
assumendo nel tempo diverse forme mortali
mutando le difficili vie dellesistenza.
La forza eterea infatti li insegue sul mare,
ma il mare li respinge sulle vie della terra e la terra verso i raggi
del sole splendente, il quale a sua volta li scaglia nei turbini delletere;
luno dallaltro li riceve, ma li odiano tutti.
Di questo anchio ora sono, esule per volere divino ed errante,
allOdio furente affidato.

10

Gli effetti sono drammatici, perch il passaggio da una forma allaltra dellesistenza
non indolore e comporta lodio degli elementi (acqua, terra, sole, aria) con conseguente
sballottamento come su un mare tempestoso. Vita burrascosa, quindi, quella del peccatore
fino alla completa espiazione delle colpe.
Come i suoi dei, anche Empedocle fa sul serio.
33

Fr. 12 6

Fr. 13 1

Fr. 13 - Da questo testo dobbiamo dedurre che Empedocle concepisce il suo poema
(Per fsevw) come una esposizione rivolta al discepolo Pausania, affidatogli da suo
padre Anchito, sui diversi campi del sapere per una educazione a largo raggio, tanto che
Empedocle lo considera un suo fedele accompagnatore, seguace, amico e confidente.
Comincia col dirgli (fr. 12) che quattro sono gli elementi (o radici t rizmata)
basilari che compongono il mondo fisico-fenomenico: Zeus, laria; Era, la terra; Aidoneo,
il fuoco; e Nesti, lacqua.
Osserva, a proposito Reale che con Empedocle nasce la nozione di elemento, appunto come qualcosa di originario e qualitativamente immutabile, capace solo di unirsi e
separarsi spazialmente e meccanicamente rispetto ad altro: e si tratta di una nozione che
poteva nascere solo dopo lesperienza eleatica e per superamento della medesima (G.
Reale, cit., p. 153).
34

Fr. 12 6

Ascolta dapprima le quattro radici di tutte le cose:


Zeus splendente ed Era che nutre e Aidoneo,
e Nesti che riempie di lacrime la sorgente umana.

Fr. 13 1

Ascolta, Pausania, figlio del saggio Anchito.

A tre di questi egli, da buon poeta, aggiunge specifici attributi che non sono semplicemente esornativi, ma strettamente pertinenti alla funzione. Sul piano poetico dispiace
che Aidoneo sia sprovvisto di una qualificazione che lo individui meglio al senso visivo
e immaginativo dellascoltatore.
Ne fornito invece Anchito (fr. 13), che alla sua funzione di padre assomma cos la
qualifica di saggio: il saggio per il Nostro sembra racchiudere lelogio massimo che si
possa fare a uomo mortale e di alto rango.
Abbiamo ritenuto opportuno collocare i due imperativi dei due testi akoue, klyi a
inizio di verso per dare pi peso alle due funzioni del precettore e del discepolo, e per
conferire nello stesso tempo pi solennit alla loro azione espressa, in traduzione, con
ununica voce che racchiude i due sinonimi delloriginale.
35

Fr. 14 3

Fr. 14 Empedocle nei primi tre versi mette in guardia il suo allievo contro il pericolo
di lasciarsi attrarre dal successo presso gli uomini e dalla brama di una gloria effimera.
Alle vette della saggezza si deve aspirare solo per amore di essa stessa, perch solo essa
pu spingere ai gradi supremi della trasmigrazione dellanima (vedi fr. 136-146).
Lidea negativa della raccomandazione di Empedocle al suo allievo racchiusa nella
voce del primo verbo (bisetai futuro di biv) che esprime azione di violenza fisica e
morale: non ti dovr forzare, costringere, far violenza lamor di gloria.
36

Fr. 14 3

N ti forzer la brama di cogliere fiori di onorata gloria


presso i mortali, per un parlare coraggioso pieno di sacralit
e slanciarti sulle vette della saggezza.
Ma ors considera con ogni mezzo come ciascuna cosa sia evidente,
non pi affidandoti allocchio che alludito,
alludito che fa strepito oltre levidenza della lingua,
n togliere fede alle membra per qualsiasi altra cosa,
dovunque ci sia una via al conoscere,
e conosci ciascuna cosa nella sua evidenza.

Nei versi successivi (vv. 4-9) egli vuole dire che la prima fase della conoscenza quella
sensoria, che ci mostra ciascuna cosa nella sua evidenza e che giusto seguire ogni
via che conduca alla conoscenza. Solo che, dir altrove, dalla prima fase, quella sensoria,
bisogna passare a quella intellettiva che non ingannevole n fuorviante. Sono, per, due
gradi di conoscenza di pari valore e dignit, ci suggerisce Nicola Abbagnano (Storia della
filosofia, De Agostini, Novara 2006, vol. I, p. 74).
Da notare anche qui luso di un linguaggio metaforico e pregnante come: cogliere
fiori di, parlare, pieno di, vette della saggezza, affidandoti pi a che
a, fa strepito, via al conoscere, conosci nella sua evidenza. Sono le ragioni della
poesia che prevalgono sulla essenzialit logico-grammaticale.
37

Fr. 15 111

Fr.15
Lazione didascalica, gi avviata in precedenza, continua evidente nelluso dei due
pronomi (tu ed io) del secondo verso. Insegnare a conoscere luomo e la natura lunico
mezzo e metodo che permetter allallievo il dominio sulluno e sullaltra: non sar opera
di magia, ma solo di conoscenza, perch conoscere vuol dire, per Empedocle, dominare
e provvedere.
Per i riferimenti a vv. 3-5, ben noti sono gli interventi di Empedocle per il freno dei venti
con gli otri nella parte pianeggiante della citt, verso il mare, come pure il taglio di una
gola tra le due zone collinari per permettere il passaggio delle correnti fresche dallinterno
dellisola, lato nord. Le relative leggende che ne sono nate nei secoli sono sicuramente
frutto e fama di opere mirabolanti.
38

Fr. 15 111

Quanti rimedi esistono, soccorso dei mali e della vecchiaia


conoscerai, giacch per te solo io compir tutte queste cose.
Farai cessare limpeto degli infaticabili venti, che sulla terra
sollevandosi coi soffi rovinano i campi;
e di nuovo, se vuoi, ricondurrai benefici venti;
farai generare dalla pioggia fosca lopportuna siccit
per gli uomini, e deriverai dalla siccit estiva
le brezze che nutrono alberi, che in alto dimorano,
e riporterai dallAde la forza di un uomo defunto.

Cos, in riferimento al v. 9, pure leggendario il ritorno in vita della ragazza Pantea ad


opera del guaritore Empedocle. Anche per questi due episodi, vedi il nostro gi citato Romanzo di Empedocle, capitolo primo Il domatore dei venti e capitolo quarto Pantea.
Notiamo che alkar un sostantivo neutro difettivo, usato solo nei casi diretti: indica
soccorso, difesa e simili. Ma la chiave di tutto quel pes (futuro di punynomai) =
conoscerai, cos deciso e persuasivo, buono a rinsaldare il vincolo di fiducia intellettiva
tra maestro e discepolo.
39

Fr. 16 110

Fr. 16
Il testo si divide in due parti uguali: la prima (vv. 1-5), che si riferisce ad una corretta
conoscenza degli aspetti fisici del mondo, e la seconda (vv. 6-10), che ha carattere contrappositivo annunziato subito dallavversativa Ma. La formula greca fissata dai due
elementi: e gr e d = se infatti se invece.
Contrapposte sono pure le voci verbali osserverai del v. 2 (epoptesei fut.di
epoptev) e bramerai del v. 6 (eporjeai fut. med. di eporgv), perch vogliono
opporre alla positivit di un corretto apprendimento la bramosia dei piaceri che ingannano
gli uomini comuni.
40

Fr. 16 110

Se infatti sostenuto dai tuoi saldi pensieri


benevolmente le osserverai con limpide prove,
queste cose tutte quante per sempre ti saranno presenti,
e molte altre da queste conseguirai, poich queste si accrescono
ciascuna secondo il proprio carattere, secondo la natura che a ciascuna. 5
Ma se altre cose bramerai, quante per gli uomini
a migliaia sono spregevoli e quante offuscano i pensieri,
presto ti inganneranno col passare del tempo
essendo desiderose di giungere alla loro amata stirpe:
sappi infatti che tutto ha una mente e una giusta parte di pensiero.
10

Lultimo verso, dicendoci che tutte le cose (pnta) hanno, sia pure metaforicamente,
mente e pensiero, sembra rimandarci alla teoria epicurea-lucreziana del clinamen, secondo
cui gli atomi sono portati allaggregazione tra loro da una forza insita in essi detta appunto
clinamen. Empedocle per ci dir pi avanti che tutta la materia sospinta dallAmore e
dallOdio per la formazione e la distruzione del mondo materico e corporeo, come forze
stabili e costanti.
A proposito del v. 10, il Gomperz osserva: Ed ecco che addirittura la coscienza, universalmente diffusa, e il pensiero vengono attribuiti alla stessa materia! Potremmo indicare la
dottrina di Empedocle come un ilozoismo elevato di grado (Th. Gomperz, Pensatori greci.
Storia della filosofia antica, trad. it., La Nuova Italia, Firenze 19673, vol. I, p. 371).
41

Fr. 17 109

Fr. 18 12

Fr. 17 Il testo poggia sul principio empedocleo della conoscenza secondo cui il simile
attrae il simile, sia nel mondo fisico, sia in quello intellettivo perch lamore ci fa conoscere
lamore e lodio conduce allodio.
Ora ci chiediamo: perch ha dato un attributo a ciascuna delle due forze negative
chiamando il fuoco distruttore e lodio penoso? Osservando bene, anche letere ha il suo
attributo, ma non la terra n lacqua. Crediamo allora che non ci sia una ragione specifica
e che si tratti solo di esisgenza metrica. Essendo il dettato essenziale, al secondo e al terzo
verso gli mancavano delle sillabe per formare lesametro di tipo omerico, ed ricorso agli
attributi, che si possono considerare pi riempitivi che necessari.
Possiamo notare anche il rincorrersi di termini uguali a coppie, per cui i sei sostantivi
si ripetono due volte formando sei coppie di stessi termini. Suoni e sillabe si rincalzano,
quindi, per ribadire un concetto di base attraverso il miele della retorica o meglio il musicalismo sillabico, per cui ogni verso ha due colon con suoni simili.
42

Fr. 17 109

Con la terra infatti vediamo la terra, con lacqua lacqua,


con letere letere sacro, quindi col fuoco il fuoco distruttore,
e lamore con lamore, e lodio con lodio penoso.

Fr. 18 12

Da ci che non esiste infatti impossibile nascere,


e perire lesistente cosa assurda e incredibile;
sempre infatti sar l dove qualcuno lo fissi.

Fr. 18 Come i tre versi precedenti (fr. 17) si basavano sul principio della simiglianza,
cos questi tre poggiano sullaltro principio, secondo cui nel mondo fisico, e quindi per la
filosofia atomistica, non c nascita e non c morte, ma solo separazione e aggregazione
come esplicitamente dir nel fr. 21-8.
Quel qualcuno (tw) del terzo verso pu far pensare allIntelletto di Anassagora, semplice e infinito, dotato di forza propria di cui si avvale per lunione e la separazione degli
elementi. Ma forse no, perch Neicos e Filia sembrano due forze esterne ai quattro elementi
ma non separate da essi. Comunque, Empedocle ci rassicura di un fatto importante, che
lesistente non pu perire, donde dobbiamo dedurre che la vita non avr mai termine.
Ammiriamo la capacit logico-discorsiva di Empedocle che spinge il lettore a seguirlo
nei meandri del suo discorso espositivo, con laiuto, come vedremo meglio pi avanti,
della sua capacit poetica sempre a supporto di quella filosofica.
Dire quindi sempre sar l dove qualcuno lo fissi un modo di aprire la mente alla
immaginazione, per cui le vie della fantasia sono, per il Nostro, ugualmente percorribili
per arrivare alla conoscenza.
43

Fr. 19 13

Fr. 20 16

Fr. 19 e 20
Secondo Empedocle, tutte le parti che compongono il Tutto (t pn), cio la Sfero
( Sfarow), non sono n vuote n superflue, ma compattamente necessarie prima che
venga lOdio per provocare la fase della separazione.
E quindi linfinito tempo (fr. 20) come esiste nella fase dellaggregazione, esiste anche
in quella della separazione, forse anzi preesiste e sopravvive. Per questo crediamo che
linfinito tempo (spetow an) sia il soggetto logico e grammaticale dei tre verbi del
distico.
44

Fr. 19 13

N del Tutto alcuna cosa vuota n superflua.

Fr. 20 16

Esiste invero come prima era e sar, n mai per una sola
di entrambe queste cose sar vuoto il tempo infinito.

Nei due frammenti Pn e An dominano grammaticalmente perch dominano nella


fervida immaginazione del poeta-filosofo, che del secondo termine con quellalfa privativo
del suo attributo (-speto) d unidea di estensione spazio-temporale incommensurabile
e fantasticamente stimolante.
45

Fr. 21 8

Fr. 21
Nellesposizione didascalica a Pausania, quando arriva al punto cruciale del suo
pensiero, Empedocle ne richiama lattenzione con la frasetta allocutiva del primo verso.
Indi gli spiega che dei quattro elementi gi detti (aria, terra, acqua, fuoco) non esiste n
nascita n morte, ma solo separazione e aggregazione: e mentre la morte la riunione
compatta di tutti gli elementi nello Sfero come Unit o Tutto indistinto (fr. 19-120), la
nascita invece equivale alla loro separazione: la vita pertanto appare come un penoso esilio
(vedi fr: 119-120).
46

Fr. 21 8

Unaltra cosa ti dir: nessuna nascita esiste delle cose mortali,


n fine alcuna di funesta morte;
ma esiste soltanto mescolanza e separazione di cose mescolate,
e nascita questa si chiama per gli uomini.

Empedocle avverte il suo discepolo che usa per i sapienti e per i filosofi fisiocratici i
termini tecnici di mijiw (= mescolanza) e dillajiw (= separazione), mentre per gli uomini
comuni questultima considerata e detta fsiw, cio natura che genera, che produce e d
movimento e vita (della stessa radice infatti il verbo fv).
47

Fr. 22 9

Fr. 23 11

Fr. 22.
Quanto esposto nel frammento precedente (21 8), viene ribadito e chiarito meglio nel
fr. 22, in cui il discorso si sposta al mondo umano, animale e vegetale.
Al quinto verso poi riprende il concetto espresso nel quarto verso del testo precedente,
chiarendo al suo discepolo che lui, per farsi capire meglio dagli uomini, costretto a parlare
(pfhmi ka atw) secondo luso corrente del linguaggio (nmow).
Non si pu negare che Empedocle ripete spesso i suoi concetti, ma lo fa per chiarezza
didascalica secondo le finalit del suo poema; per mentre sembra che ripeta, rende i concetti pi evidenti col richiamo al vissuto e al visibile (esseri mortali, piante, belve, uccelli)
e con luso di termini usuali: gensyai (nascere) e ptmow (morte).
Non c disprezzo per gli uomini comuni gli nyrvpoi ma comprensione della
loro condizione di indocti e adattamento al loro linguaggio. lo scotto che paga alla sua
finalit didascalica.
48

Fr. 22 9

Essi (elementi) qualora mescolati in esseri mortali salgano verso letere


o nella stirpe delle belve selvagge o delle piante
o degli uccelli, questo in verit lo dicono nascere.
Qualora invece si siano separati, questo invece lo dicono infausta morte.
Non come legge dicono, ma secondo luso parlo anche io.
5

Fr. 23 11

Stolti! Non sono infatti di lungo volo i loro affanni,


se sperano che possa nascere il non esistente prima
o che alcuna cosa perisca o si distrugga del tutto.

Fr. 23. Qui il compatimento si fa pi esplicito (stolti!) sia quando riprende quanto gi
detto (fr. 21) sia quando al primo verso, dopo lappellativo di stoltezza, qualifica gli affanni
umani non di lungo volo mentale (bello laggettivo greco composto: dolixfronew). C
sicuramente una punta di aristocrazia mentale che lo autorizza a porsi su un gradino pi
alto dei comuni mortali.
Laristocrazia per Empedocle era riposta sia nella condizione socio-economica (la sua
era una famiglia dellalta borghesia benestante), ma soprattutto nelle doti mentali bene
esercitate e nella cultura. Al sapere infatti aveva sacrificato lamore.
49

Fr. 24 15

Fr. 24. In questo testo ricompare lidea e limmagine delluomo saggio (nr sofw)
che pu essere lo stesso di colui (Pitagora) che indicato nel fr. 6-129.
Questi, aggiunge ora Empedocle, mai avrebbe pensato e detto che gli uomini esistono
finch vivono la vita terrena soffrendo il bene e il male di essa, e che essi non esistono prima
della loro nascita corporea. Certo, non avrebbe potuto dirlo per il fatto che gli elementi
esistono sempre sia nellaggregazione sia nella loro disgregazione. Non sarebbe stato un
modo di ragionare da saggio.
50

Fr. 24 15

Non tali cose un uomo saggio nel suo cuore avrebbe predetto
e cio che fino a quando vivono quella che chiamano vita,
fino ad allora dunque essi esistono, e accanto a loro il male e il bene,
ma prima che si formassero e poi si disfacessero i mortali, nulla essi sono.

Notiamo il procedere lento dellargomentare del nostro poeta-filosofo, avvalendosi qui


e altrove dei procedimenti antifrastici che prevedono lironia e la capacit di montaggio
e smontaggio delle ipotesi.
Qui poi luso del verbo predire (mantev) ci rimanda alle qualit profetiche della
figura del sapiente antico, per cui lammaestrare equivaleva al profetare.
51

Fr. 25 17

Fr. 25. Il lungo testo si apre con luso di una specie di formula fissa (v. 1 e v. 15, fr.
21-8) e di unesortazione allascolto, che qui presente al v.13 richiamando il fr. 12-6 e
fr. 13-1.
Sia il formulario esortativo, sia quello didascalico servono a richiamare lattenzione del
discente di fronte ad argomenti e a concetti ritenuti basilari per lesposizione del proprio
pensiero.
52

Fr. 25 17

Duplice cosa dir: talvolta infatti luno si accrebbe dal molteplice


s da essere una sola unit, talaltra invece pi cose divennero dallessere unico.
Duplice dei mortali lorigine, duplice la morte:
una genera lunione di tutte le cose e la distrugge,
laltra, rigeneratesi di nuovo tutte le parti, laceratasi vola via.
5
E queste cose, continuamente mutandosi, giammai cessano
ora per amore incontrandosi tutte nellunit,
ora di nuovo separatamente ciascuna portandosi nellinimicizia dellOdio;
e in quanto di nuovo, separandosi lunit, pi cose risultano,
per ci stesso divengono e per loro non salda la durata;
10
e in quanto, continuamente mutandosi, giammai cessano,
per ci stesso sempre immobili sono nel ciclo.
Ors dunque, ascolta il mio racconto, perch listruzione lanimo ti accresce;
come gi prima ti ho detto, mostrando i termini del mio racconto,
duplice cosa riferir: talvolta infatti luno si accrebbe
15

Qui limportanza concettuale consiste nel ribadire i principi dellunione e della disgregazione degli elementi primari in un processo inarrestabile di continuo divenire. E come
la separazione prodotta dallOdio (v.8), cos lunit assicurata dal trionfo di Afrodite
(v.24). Ribadisce anche quanto gi detto prima, che cio nel Tutto non c il vuoto, e che
la stessa Unit esclude il vuoto e il superfluo (vedi fr. 19-13, 20-16, 21-8).
53

(seguito fr. 25 17)

Notevole poi qui il richiamo a pensare con la mente senza lasciarsi abbagliare dai sensi
(anche questo stato detto), in cui limperativo del verbo drkomai unito a now suggerisce
lidea di un guardare alla luce del sole e nella luce della mente, donde la bellezza del v. 21,
che ci pare una impennata della gioia del pensare e del comunicare ammaestrando. Come
luso dei formulari anzidetti, simili impennate testimoniano lintervento del fervore creativo
che, rompendo il rigore argomentativo, cede il passo alla spazialit della fantasia.
54

(seguito fr. 25- 17)

da molti elementi s da essere una sola unit,


talaltra invece pi cose divennero dallessere unico,
il fuoco e lacqua e la terra e dellaria la mite altezza
e lodio che separando rovina, pari a ciascuno di essi,
e lamore tra questi, in uguale lunghezza e larghezza.
20
Miralo con la mente, non restare stupito negli occhi:
esso anche in membra mortali creduto innato,
con esso gli uomini cose amorevoli pensano e concordi opere compiono,
chiamandolo per nome Gioia e Afrodite;
ma nessun uomo mortale apprese che esso si mescola a tutti quanti
gli elementi;
25
ma tu ascolta del mio discorso il seguito non ingannevole.
Questi elementi son tutti uguali e di coeva et,
del pregio delluno laltro partecipa, unindole per ciascuno,
insieme comandano mentre il tempo trascorre.
Oltre a questi nulla si aggiunge n cessa;
30

55

(seguito fr. 25 17)

56

(seguito fr. 25- 17)

se infatti per sempre si distruggessero, non pi esisterebbero;


o si accrescerebbe il Tutto. Ma che cosa e donde arriverebbe?
Nel Tutto non c nessun vuoto. Donde dunque potrebbe sopraggiungere
qualcosa?
N daltra parte, esistendo lUnit, il vuoto esiste n il superfluo.
Come poi potrebbe essere abbandonata qualcosa, se di queste cose
nessuna solitaria?
35
Ma queste cose esistono e passando le une attraverso le altre
diventano altre da altre e continuamente sempre sono uguali.

57

Fr. 26 21

Fr. 26 - Anche questo frammento torna a riprendere il gi detto per riproporre il principio della separazione (v. 7) e della mescolanza (v. 14). La novit sta nel porre in due versi
consecutivi le due forze responsabili di tali operazioni, facendole diventare due soggetti
in pieno rilievo con le relative funzioni:
v. 7 : nellOdio tutte le cose divengono difformi e separate;
v. 8 : nellAmore si uniscono e si attirano reciprocamente.
58

Fr. 26 21

Ma ors, mira questa testimonianza dei precedenti discorsi,


se anche nei precedenti cera qualcosa di debole nella forma:
(mira) il sole raggiante a vedersi e caldo in ogni parte,
e quante cose immortali penetrano nella bellezza e nella calda luce,
la pioggia tenebrosa e gelida dappertutto,
5
dalla quale proviene tutto ci che denso e solido.
Invece nellOdio tutte le cose divengono difformi e separate,
nellAmore si uniscono e si attirano reciprocamente,
donde derivano tutte le cose che furono, sono e poi saranno,
gli alberi si generano e gli uomini e le donne,
10
le fiere e gli uccelli e i pesci che vivono nellacqua
e gli dei immortali per onori pi eccellenti.
Son proprio questi gli elementi, che correndo gli uni attraverso gli altri
divengono di vario aspetto; essi infatti si mutano attraverso la mescolanza.

Oltre alla bellezza di questa chiarificazione, si pu ammirare lmpito lirico dei primi
sei versi dove domina non solo il verbo mirare (drkomai, qui limperativo drkeu), ma
anche lentusiasmante forza della luce con leffetto opposto, tenebroso e gelido, dellelemento liquido-piovoso. notevole, per Empedocle, il fascino dei fenomeni atmosferici e
la tendenza poetica ad ammirarli nella diversit e molteplicit dei loro effetti.
Quanto alla citazione, nel v. 12, degli dei immortali che si generano pure come altre
forme di vita, si deve pensare al numeroso stuolo di semidei greci (o damonew, t
daimnia) intermediari tra la somma divinit e il sottostante mondo fenomenico: donde i
frequenti accenni, nella trattazione empedoclea, alla demonologia, cio allattenzione data
ai vari dmoni o semidei che trasmettono gli influssi divini sul mondo umano e terreno.
59

Fr. 27 23

Famoso rimasto questo frammento (27), almeno per i primi otto versi che contengono luso dellarte pittorica: essa consiste, per Empedocle, nellapprestare figure simili
ad ogni cosa (v. 5), per cui la creazione non sarebbe altro che limitazione di ci che
esiste. Donde deriva lavvertimento a seguire il messaggio divino per un apprendimento
chiaro e senza rischio dellinganno per la mente. Chi darebbe questo corretto messaggio
divino? Indubbiamente il poeta che, per il Nostro, anche un profeta, un rivelatore, un
ammaestratore, un portatore di verit.
Considera al riguardo Theodor Gomperz: Questa , si pu a ragione obiettare, una
semplice comparazione e non una spiegazione. S; per dobbiamo ribattere si tratta
di una comparazione che include in s alcuni elementi di spiegazione. In primo luogo,
infatti, troviamo qui assunto come principio che differenze meramente quantitative nella
combinazione di due o pi materie danno luogo a differenze qualitative nelle propriet
sensibili del composto che ne risulta (Th. Gomperz, cit., vol. I, p. 352 ).
60

Fr. 27 23

Come quando i pittori dipingono le tavolette votive,


uomini bene esperti sullarte per loro saggezza,
essi, dopo che abbiano preso con le mani succhi di vario colore,
mescolano in armonia alcuni di pi altri di meno,
da cui apprestano figure simili ad ogni cosa
creando alberi, uomini e donne
e fiere e uccelli e pesci nutriti dallacqua
e dei immortali per onori eccellenti.
Cos linganno non vinca la tua mente s da essere diversa
la fonte dei mortali almeno per tutte le cose che sono infinitamente
manifeste;
ma apprendi le cose chiaramente, avendo udito il messaggio divino.

10

I primi otto versi indubbiamente ci fanno parlare di una perfetta ipotiposi, consistente
nellampliamento minuzioso della prima parte del paragone (come) s da assumere
una sua autonomia dalla seconda parte (cos). Almeno quattro verbi (prendere,
mescolare, apprestare, creare) concorrono allazione basilare del verbo dipingere (v. 1
poikllvsin presente dellinfinito poikllein) come attivit riproduttiva esercitata
da persone esperte e preparate.
Anche qui, per Empedocle, c il godimento della bellezza nellammirare artisti in corso
dopera che conoscono bene lartificio della verosimiglianza fino allo stupore.
61

Fr. 28 26

Il frammento (28) tutto dedicato alla dinamica degli elementi visti nei cicli della
separazione e della ricomposizione unitaria. Se ne ricava il concetto del divenire ciclico,
dellUnit e del Tutto, della manifestazione delle esistenze individuali (uomini, fiere, piante,
ecc.), del dominio di Amore e di Odio.
Circa questi ultimi non si pu assolutamente parlare di forze spirituali, e gli interpreti hanno, in genere, ben compreso che ci troviamo di fronte a realt naturali (come gli
elementi). LOdio che separa e lAmore che congiunge sono coeterni come gli elementi.
Ma, appunto in quanto coeterni e ugualmente potenti, gli effetti dellAmore e dellOdio
si annullerebbero a vicenda e non sarebbero pi spiegabili i processi di generazione e
corruzione delle cose, e tutto rimarrebbe sospeso nellidentico stato, se essi non potessero
in qualche modo sopraffarsi a vicenda (G. Reale, cit., p. 154).
Le numerose voci verbali, che veicolano i rispettivi concetti, danno lidea di un rincorrersi frenetico nellincessante movimento cosmico della vitalit. Al moto corrispondono
cicli, mutamenti, incessante divenire.
62

Fr. 28 26

A turno governano svolgendosi il ciclo,


e periscono gli uni negli altri e si accrescono secondo il turno
del loro destino.
Questi infatti sono gli elementi che esistono, e trapassando gli uni
attraverso gli altri
divengono uomini e altre stirpi di fiere,
ora per Amore concorrendo in un unico cosmo,
ora di nuovo separandosi ciascuno per la forza dellOdio,
finch, ricostituendosi lunit, ne deriva il Tutto.
Cos, poich lunit ha imparato a prodursi da pi elementi,
di nuovo, separandosi lunit, ne derivano pi elementi,
perci divengono e non immortale per loro lesistenza;
e poich essi, mutandosi continuamente, mai si acquietano,
per questo sempre sono stabili nel loro ciclo.

10

Nella fantasia dellautore un accendersi di fiammelle esistenziali come mondi possibili


in perpetuo moto sotto la spinta di due forze opposte ubbidienti alla legge, da loro stesse
rappresentata, dellattrazione e della separazione. Nel forno della fantasia empedoclea
gira il cosmo dellesistenza: lui lo vede, lo contempla, se ne innamora e poi in versi lo
rappresenta per gli altri.
63

Fr. 29 25

Fr. 30 24

I due frammenti (29 e 30) possono stare giustamente vicini perch pare che si integrino
a vicenda. Nellazione didattica, vorrebbe dire Empedocle al suo discepolo Pausania, spesso
necessario ripetere (nispen = inf. dellaor. nispon equivalente al pres. npv) le
sommit dei messaggi, cio i passaggi basilari dei concetti, per giungere al traguardo della
persuasione e dellammaestramento per le vie diverse della comunicazione orale.
64

Fr. 29 25

Anche due volte infatti, ci che necessario, bello ripetere.

Fr. 30 24

(giova) congiungendo, le une alle altre, le sommit dei messaggi


non giungere al termine per una sola via.

Indubbiamente il suo parlare fiorito, avvalendosi di immagini (per es. koruf


tn myvn = la sommit dei messaggi, dei racconti) rivolte anche ai sensi oltre che allintelletto, per suscitare emozioni nel discepolo ed elevarlo di qualche gradino dal banale
parlare quotidiano.
un suggerimento anche per la didattica odierna, se se ne volesse tener conto.
65

Fr. 31 27

Fr. 32 36

La comprensione concettuale di questi due frammenti (31 e 32) diventa facile se rapportata a quanto dir nei due successivi, dove Empedocle parla della ricomposizione di
tutti gli elementi nellArmonia unitaria e indistinta dello Sfero.
Qui dice infatti che, avendo trionfato lAmore, lOdio rimasto fuori, per cui in questa
fase non si vede n mare n terra n sole.
66

Fr. 31 27

Ivi n del sole si mostra il fulgido aspetto


n della terra alcun selvoso vigore, n il mare.

Fr. 32 36

Essendosi (gli elementi) riuniti, fuori allestremit si poneva lOdio.

Nel primo dei due testi notiamo, indubbiamente, la mano del poeta naturalista che
cerca, quando pu, forti attributi per impreziosire il suo linguaggio e per far lievitare
lascolto del discente: il fulgido aspetto (t glan edow) e il selvoso vigore (t
lsion mnow) sono due ingredienti lievitanti di pronto e sicuro effetto. Anche noi non
ce li lasciamo sfuggire.
67

Fr. 33 27

Fr. 34 29 e 28

Anche questi due frammenti (33 e 34) ci piace metterli insieme perch in ambedue
lo Sfero che diventa soggetto grammaticale e concettuale.
Quando infatti tutti gli elementi tornano a compattarsi in esso per forza di Armonia
(= Armonh) non solo resta escluso lOdio, ma non si distinguono pi le parti di questo
unico corpo.
68

Fr. 33 27

Ivi non pi del sole si distinguono agili membra,

cos nelle compatte latebre dellArmonia si fissato saldamente


lo Sfero circolare lieto della sua stabilit avvolgentesi.

Fr. 34- 29 e 28

N infatti dal dorso due braccia si agitano,


n piedi, n veloci ginocchia, n fianchi dotati di forza generatrice.
.
Ma esso da ogni parte uguale a se stesso e assolutamente infinito,
Sfero rotondo, della sua stabilit circolare contento.

Anche qui notevole linsistenza attributiva non tanto e non solo per fini esornativi,
cio di abbellimento, ma soprattutto per necessit comunicativa: spiccano e parlano infatti
alla nostra fantasia le agili membra, le compatte latebre, le veloci ginocchia, la forza generatrice dei fianchi; spicca pure lo Sfero rotondo (sfarow kukloterw) contento della
sua stabilit circolare e ruotante, omogeneo e infinito. fortemente importante la nuova
definizione pmpan peiron perch modernissima laccezione dellinfinitezza del
mondo o dei mondi possibili e immaginabili, il cui pensiero non cessa di stupire se non
di sbigottire.
Il poeta questa volta resta affascinato dallo spettacolo offerto alla fantasia dallunit
del Tutto che assorbe e riunisce in s gli elementi vitali.
69

Fr. 35 30

Fr. 36 31

Al contrario di quanto avviene nella fase, descritta nei frammenti 33 e 34, della prevalenza di Armonia che riunisce nello Sfero tutti gli elementi, qui (fr. 35-36), poich si
compiuto il tempo fissato, si descrive la fase successiva in cui prevale la Contesa: si
scuotono le sue membra, il dio si agita tutto nelle sue varie parti: si provoca la separazione
e ne nasce la vita degli elementi separati.
la fase attuale in cui il soggiorno in questa vita porta limpronta della nostalgia dellunit e della stabilit; la vita cos appare come un esilio temporaneo lo dir esplicitamente il poeta in cui la sofferenza pu essere vista come limpronta dellOdio originario
che ha prodotto la separazione.
70

Fr. 35 30

Ma grande la Contesa crebbe nelle sue membra,


e sal in onore, compiutosi il tempo,
che ad ambedue per ampio giuramento stato fissato.

Fr. 36 31

Tutte infatti di seguito si scuotevano le membra del Dio.

facile osservare che nel poema empedocleo, come nei poemi omerici, lidea rappresentativa delle divinit di tipo antropomorfico, per cui qua e l si parla di membra e di
scuotimenti come se fossero istinti innati.
Anche lemistichio sal in onore (v. 2, fr. 35: s timw nrouse) risente del linguaggio umano e dellattribuzione di umani comportamenti a dei e semidei.
Si avverte che nrouse aoristo epico di n - orov.
71

Fr. 37 22

Continua qui (fr. 37) la descrizione-narrazione della biogenesi con la separazione dei
quattro elementi fondamentali e la formazione dei corpi secondo la legge della simiglianza
(il simile conosce il simile e con esso si aggrega). Anche nellosservanza di questa legge
ci suggerisce il poeta lamore di Afrodite che provoca la formazione dei corpi. Tanto
vero che (vv. 6-9) lodio diventa lorigine del distacco (a gnnai n rg) degli elementi
dissimili, perch anche fra di loro intercorra la scelta del simile e la fuga del dissimile.
72

Fr. 37 22

Concordi son tutti gli elementi alle loro parti,


lelettro, la terra, il cielo e il mare,
quanti si sono generati staccatisi in corpi mortali.
Cos poi, quanti sono pi bastevoli alla mescolanza,
fra loro si sono amati, fatti simili da Afrodite.
Ostili soprattutto sono quanti di pi fra loro differiscono
per origine e mescolanza e per forme espresse,
in tutto non adatti ad unirsi e molto astiosi
per volere dellOdio, poich per loro nellira lorigine.

Qui domina sottintesa la forza del moto (dnh, dnow) altrettanto cosmico, circolare,
rotatorio e a sua volta generativo, che spinge le parti alla fuga e alla scelta. Indubbiamente
sono le due divinit dellOdio e dellAmore la causa prima di questo moto perpetuo della
generazione.
73

Fr. 38 20

A mo di esemplificazione, dice Empedocle nel fr. 38, questo processo riscontrabile nel
corpo umano: lAmore mantiene unite tutte le parti mentre il corpo fiorente; al contrario,
quando interviene lOdio, queste invecchiano e si disgregano causando la morte. Lo stesso
processo avviene negli alberi, nei pesci e negli animali terrestri.
Bella limmagine della vitalit e del godimento della buona salute poeticamente esaltata
come vita fiorente al suo culmine (bow n km); invece le cattive contese possono
alludere alle malattie che causano disarmonia nei corpi, il loro decadimento e la morte.
74

Fr. 38 20

Questo vediamo distinto attorno alla massa delle membra umane:


a volte per lAmicizia concorrono in una sola unit tutte le membra,
che hanno ricevuto in sorte il corpo, quando la vita fiorente al suo
culmine,
altre volte invece, separate dalle cattive contese,
errano separatamente ciascuna verso il termine della vita.
5
Cos ugualmente avviene negli arbusti e nei pesci che abitano nelle
acque
e nelle belve che hanno dimora sui monti e nelle cimbe che si muovono
sulle ali.

Ugualmente forte lesortazione, contenuta implicitamente nei due versi finali, a estendere lo sguardo a quanto avviene nello spettacolo immenso della natura, al fine di acquistare
una visione pi allargata rispetto allambito umano, e di godere al contempo la percezione
e la vista delleterno mutamento materiale dentro la legge del perpetuo divenire.
Specie negli stessi versi vistosa e tipica laggettivazione, che spesso si ripete nei testi
come fisso formulario.
75

Fr. 39 38

Fr. 40 A 49

This fragment is preserved only in the prose translation into Armenian


of Philo of Alexandrias On Providence. Abraham Terian, who has rendered
the Armenian into English for me, confirms that the Armenian author was
translating a direct quotation of Empedocles, and not Philos paraphrase, as
has previously been assumed. Hence I print here Terians translation, slightly
altered to remove an obvious Armenianism, as a new quotation. For the practice
of including a fragment not preserved in the original Greek, compare 105/94,
preserved only in Latin (also Parmenides B18). See 60/A66a below.

Dalla biogenesi alla cosmogenesi: attenzione, dice Empedocle, a questo passaggio del
mio racconto, perch lora di spiegare e quindi di far capire e vedere quasi con gli occhi
lorigine del sole fuoco luce, della terra, dellacqua e infine dellaria.
Lo spettacolo meraviglioso, perch il fuoco contenuto nella stella chiamata sole
donde si sprigiona la luce che rende tutto bello e visibile, per cui si pu notare lumidit
dellaria, lo schiumeggiare del mare e letere che abbraccia tutto quanto visibile nello
spazio che ci circonda.
76

Fr. 39 38

Ors, ti dir dapprima da quali cose il sole prese origine


e divennero manifeste tutte le altre cose che ora vediamo,
la terra e il mare schiumoso e lumida aria
e il Titano etere che abbraccia tutto nel suo giro.

Empedocle affascinato dallo spettacolo terrestre e celeste e non cessa d indicarcelo


con le immagini che crea, con luso di un linguaggio sensorio e visivo e col movimento
espresso anche da un aggettivo come schiumoso (v.3. polukmvn) e da un verbo che
umanizza lazione di abbracciare (v. 4, sfggvn per kklon panta).
77

Fr. 41 51

Fr. 42 53

Fr. 43 54

Fr. 44 37

Fr. 45 52

Sarebbe inutile soffermarsi sui contenuti di questo gruppo di testi (41-45), perch sono
molto labili dato lo stato di conservazione.
Piuttosto, per gli interessi artistici dellautore, sembra pi opportuno rilevare luso
verbale: sinnalza, sincontr correndo, simmergeva, accresce, bruciano. Lidea basilare
legata al movimento veloce ( due voci infatti sono rincalzate una da un avverbio e laltra
da un secondo verbo), che tutti i soggetti compiono sotto la spinta di Amore e di Odio.
78

Fr. 41 51

che celermente sinnalza

Fr. 42 53

Cos infatti talvolta sincontr correndo, ma spesso altrimenti.

Fr. 43 54

Con lunghe radici sotto terra simmergeva.

Fr. 44 37

Accresce la terra il proprio corpo, come letere letere.

Fr. 45 52

Molti fuochi sotto il suolo bruciano.

Ne deriva un surriscaldarsi della fantasia creatrice del poeta, che con stupore e acume
visivo cerca di penetrare nella dinamica degli elementi per rappresentarne la vitalit e
listinto mirante a un fine.
Segnaliamo ora le voci verbali:
sunkurse = aor. di sun - krv
yvn = part. pres. di yv
deto = imperf. med. di dv
ajei = pres. di ajv
kaetai = pres. med. di kav
79

Fr. 46 39

Fr. 47 40

Fr. 48 41

Fr. 49 44

Fr. 50 47

In questa pentade (fr. 46-50) i due soggetti sono il sole e la luna: e mentre di questultima si evidenziano qualit femminili quali la bont e la sottomissione, del primo si esalta
la mascolina forza trascinatrice assieme alla capacit di colpire col calore dei raggi e di
illuminare con la luce che essi sprigionano.
La fantasia del poeta chi ha davanti, il re e la regina o il sovrano e la sua ancella? Non
importa distinguere, importa limmagine che di volta in volta viene creata a esplicazione
dei nuclei concettuali. Visivit e plasticit dellimmagine sono connesse alla poesia filosofica di Empedocle.
80

Fr. 46 39

Se anche illimitate (fossero) le profondit della terra e ampio letere,


come le cose che passano vanamente per la lingua
ed escono dalla bocca di molti che poco vedono del Tutto.

Fr. 47 40

Il sole dardeggiante e la benefica luna.

Fr. 48 41

Ma esso raccoltosi segue, nel mezzo, il cielo.

Fr. 49 44

Illumina, di fronte, l Olimpo con intrepidi sguardi.

Fr. 50 47

(la luna) mira, di fronte, il rotondo cerchio del suo signore.

Quanto al concetto implicito nel fr. 46, si pu dire che sembra legato a un paragone di
questo tipo: se si volesse pensare alla illimitatezza della terra e del cielo, verrebbe di pensare,
suggerisce il poeta, alle innumerevoli sciocchezze che tentano di esprimere gli stolti sulla
grandezza del Tutto o dello Sfero che tutti gli elementi compattamente in s riunisce.
Se cos , ne deriva un concetto di esagerazione e di sbalordimento.
81

Fr. 51 43

Fr. 52 45

Fr. 53 46

Fr. 54 42

In questa quaterna (fr. 51-54) si parla della luna ora quando viene illuminata dal sole,
ora quando getta la sua luce sulla terra, ora quando opponendosi al sole proietta ombra
sulla terra; nel terzo frammento si annuncia, senza completarlo, un paragone tra, molto
probabilmente, il ruotare della luna attorno alla terra e lorma lasciata dalla ruota di un
carro ruotante attorno a un corpo, a un ostacolo.
82

Fr. 51 43

Cos la luce del sole avendo colpito lampio cerchio della luna.

Fr. 52 45

Circolare, intorno alla terra gira una estranea luce.

Fr. 53 46

Come lombra del carro gira attorno o verso lestremit.

Fr. 54 42

gli (al sole) ostacola i raggi


fino alla terra dal di sopra, e oscura della terra
tanto quanto era lampiezza della glaucopide luna.

Lo sguardo dellosservatore, comunque, rivolto verso lalto tenendo sotto mira il


rincorrersi della terra, della luna (prima, fr. 47, detta benefica = leira, ora dagli occhi
lucenti = glaukpiw) e del sole con linterscambio ingannevole e fascinoso di luce e ombra
sui primi due corpi. Il discorso ruota sul fenomeno delleclisse del sole e della luna.
evidente, anche attraverso luso del linguaggio (ampio cerchio, intorno gira, gira
attorno) lintuizione del moto circolare riconducibile allidea primigenia della rotondit
dello Sfero.
83

Fr. 55 48

Fr. 56 49

In questa coppia di brevi frammenti (55-56) invece la notte il soggetto attenzionato,


vedendone nel primo la causa che la produce, mentre nel secondo si coglie lidea del suo
fascino misterioso legato alla presenza del buio pi o meno fitto.
Crediamo che il nostro poeta, nel mentre che ragiona sulle cause di questi fenomeni, si
lasci volentieri attrarre dalla suggestione dello spazio e dellalternarsi di luce e buio.
84

Fr. 55 48

La terra, postasi sotto i suoi raggi (del sole), cagiona la notte.

Fr. 56 49

Della notte solitaria e cieca.

Il poeta resta visibilmente colpito nellimmaginazione dallo spettacolo dei corpi celesti
che si rincorrono come in un gioco di fuga e di reciproca attrazione per effetto immancabile
di Amore. Crediamo anche che Empedocle non sfugga al fascino degli effetti luministici
come altrove di quelli cromatici e volumetrici.
Indubbiamente il fr. 56 offre, pur cos mutilato, una bella immagine poetica, degna dei
romantici dellOttocento e di Leopardi in primo luogo, che sembra ritrarre una condizione
esistenziale di condanna alla solitudine e alla privazione per nostalgica assenza di qualcosa
o di qualcuno.
veramente interessante dal punto di vista poetico e filologico lapax empedocleo
lapidow (lapiw = lac = la = na c, ~ lv c), riconducibile
alla radice della privazione ( = la = na) e alla vista (c, lv).
85

Fr. 57 50

Fr. 58 56

Fr. 59 55

Fr. 60 A 66

Manca il testo.

In questa terna (fr. 57-59) lattenzione si sposta al mare, per vederne effetti meteorologici ora quando d origine a venti e a piogge, ora quando sprigiona umidit, per cui,
con una suggestiva metafora, viene visto e chiamato sudore della terra (gw drta
lassa).
Non sfugge al poeta anche il fenomeno del prosciugamento, infatti evidenzia il fatto
che, forse per unantica pratica commerciale, lo stesso mare, quando si raccoglie in piccole
conche, depone il sale. Sono note ancora le saline di Marsala.
86

Fr. 57 50

Iride porta dal mare vento o grande pioggia.

Fr. 58 56

Il sale si rapprese scacciato dai raggi del sole.

Fr. 59 55

sudore della terra il mare.

Fr. 60 A 66

Manca il testo.

Empedocle ancora una volta si rivela un acuto osservatore dei fenomeni naturali con la
spiccata tendenza a descriverli con laiuto della fantasia trasfiguratrice e di un linguaggio
riccamente pittorico e metaforico.
87

Fr. 61 35

Nei primi due versi di questo ampio testo (61), con laccenno alla via degli inni, il
poeta allude alla materia indicata dai primi dieci frammenti, che possono intendersi come
un proemio di tipo etico-religioso alla parte espositiva del poema per fsevw. Cos si
spiega la loro impennata lirica, che si spinge ben oltre coinvolgendo leterno dissidio tra
Odio e Amore nellincessante processo di nascita e morte dei corpi, cio aggregazione e
disgregazione delle parti simili.
Con la didascalica ripetizione delle cose gi dette e di stesse formule esametrico-lessicali (v. 7 e v. 16) e con la forza espressiva di ricorrenti termini contrappositivi (mortali
immortali, mescolati non mescolati, parte rimasta parte uscita) e pleonastici (vortice
turbine, innumerevoli molteplici), il poeta intende alzare lempito lirico mi spinger
per dare calore alla materia da esporre.
88

Fr. 61 35

Ma io retrocedendo mi spinger sulla via degli inni,


che prima esposi, da quel discorso un altro discorso derivando.
Poi che giunse lOdio nella profondit pi bassa
del vortice, e nel mezzo del turbine nacque lAmore,
in esso tutte le cose si unirono in un solo essere,
non subito, ma quiete giunsero altre cose da altra parte.
Mescolatesi queste, ne derivarono innumerevoli specie di mortali,
ma molte cose rimasero non miste inversamente a quelle mescolate,
quante ancora lOdio traeva in alto; non infatti senza colpa
si era ritirato del tutto agli estremi limiti del circolo,
ma parte delle membra ne era rimasta, parte ne era uscita,
e quanto sempre pi correva avanti, di tanto sempre sopravveniva
il benevolo impeto dellincolpevole immortale Amore.
Presto mortali diventavano i corpi che prima impararono ad essere
immortali
e puri erano quelli prima non mescolati, avendo mutato percorso.
Mescolatisi questi, ne derivarono innumerevoli specie di mortali,
in molteplici forme ben saldi, meraviglia a vedersi.

10

15

Lascesa lirico-innodica produce buoni effetti, visibili nellultimo inciso meraviglia


a vedersi: quel yama lo stupore che ne deriva e che il poeta ritrova tutte le volte che
apre gli occhi della mente e dellimmaginazione allo spettacolo della natura e dei processi
aggregativi.
La dnh (o dnow) del v. 4 , accanto ai demiurghi nekow e ilthw (o ila), il
principale responsabile del perpetuo movimento cosmico, per cui lo stesso bow coincide
con esso e in esso simmedesima, se invece la stasi ( stsiw) d lidea della quiete e
della fine della vita.
89

Fr. 62 96

Fr. 63 34

90

Fr. 62 96

La terra benigna nei ben costrutti crogioli


accolse due delle otto parti del fulgore di Nesti
e quattro di Efesto: ne nacquero le bianche ossa,
composte con le saldature meravigliose dellArmonia.

Fr. 63 34

Farina con acqua avendo impastato.

Anticipando il fr. 63 al fr. 62, viene pi agevole cogliere limpegno poetico di spiegare il processo formativo delle ossa, dove terra acqua e fuoco o calore si compongono
armonicamente con saldature meravigliose, come quando impastando acqua e farina
ne deriva lappetitoso pane.
Indubbiamente qui gli elementi esornativi sono abbondanti e vistosi producendo un
certo accumulo baroccheggiante: la terra benigna, i crogioli sono ben costrutti, Nesti
ha molta quantit di fulgore, le ossa sono bianche e le saldature sono meravigliose. Per
al poeta tali abbellimenti servono sia per dare qualit distintive a ci che nomina, sia per
tenere desto quel suo yama, quel suo stupore sui processi biogenetici.
91

Fr. 64 57

Fr. 65 59

Fr. 66 61

Dopo avere contemplato la formazione ossea e corporea degli uomini, crediamo noi,
e degli animali rispondente al progetto impeccabile di Armonia (nascita di corpi belli),
qui il poeta osserva la comparsa disordinata di corpi mostruosi, dovuti forse al caso (come
a ciascuno capit) e forse anche alla prevalenza di forze maligne o della Disarmonia
(demone a demone si mescol).
92

Fr. 64 57

Ad essa molte tempie senza collo germogliarono,


erravano nude braccia prive di spalle,
e occhi unici vagavano privi di fronti.

Fr. 65 59

Ma poi che maggiormente demone a demone si mescol,


queste (membra) si formarono come a ciascuno capit,
e molte altre, oltre a queste, continuamente ne nacquero.

Fr. 66 61

Nascere molti esseri con doppio volto e doppie spalle,


forme bovine con viso duomo, e al contrario venir fuori
forme umane con teste taurine, mescolate a forme di uomini
e a forme di donne, foggiate con ombrose membra.

Lo spettacolo pure dinamico (continuamente) e degno di essere notato perch ricco,


vario e stupefacente (esseri con doppio volto e doppie spalle, forme bovine con viso
duomo, forme umane con teste taurine, forme maschili miste a forme femminili). E
annota tanti elementi negativi sicuramente perch il damvn come divinit intermedia
contiene un qualcosa di maligno e di negativo, cos come alla divina rmonh si attribuiva
una qualit pienamente pisitiva in piena alleanza con sofa e con fila.
Le mostruosit sono date come vere e credibili, perch esistite in tempi non supposti
ma reali, storici come vogliono i tempi verbali: blsthsan = aoristo di blastnv;
plzonto = imperfetto di plzv; planto = imperfetto di planv; msgeto =
imperfetto di msgv (= megnumi); sumppteskon = imperfetto tipico di Empedocle, da
sumpptv; sunkursen = aoristo di sugkrv; jegnonto = aoristo di s ggnomai;
fesyai = infinito di fv.
93

Fr. 67 72

Fr. 68 64

Fr. 69 66

Fr. 70 63

Ora la volta di un gruppo di testi (67-70) dedicati allantropogenesi, in cui il poeta,


avvalendosi della sua convincente capacit di raccontare, cerca di spiegare e far capire
la distinta nascita dei corpi maschili e di quelli femminili. Certo, dice lui, c una fase
asessuata in cui assente il dimorfismo sessuale e quindi non distinguibile lamabile
aspetto delle membra.
94

Fr. 67 72

Ors, dunque, come dei maschi e delle molto piangenti donne


i notturni germogli fece spuntare il fuoco che separa,
ascolta questaltre cose; il mio racconto infatti non irraggiungibile
n stolto.
Dapprima informi immagini di terra nascevano,
possedendo entrambe parte di acqua e di ardore;
il fuoco le spingeva volendo che giungessero al proprio simile,
non mostrando ancora lamabile aspetto delle membra
n voce n quindi il membro nativo per i maschi.

Fr. 68 64

Oltre a questo anche la brama capace di mescolare attraverso la vista.

Fr. 69 66

Scissi pratidi Afrodite.

Fr. 70 63

Ma stata separata la natura delle membra, quella del maschio

Poi sotto la spinta del principio di simiglianza e per opera della brama ( pyow) e
della vista ( ciw, termine empedocleo = c), i corpi arrivano alla fase sessuata, in
cui il membro maschile differisce chiaramente dallorgano femminile, che detto scissi
prati di Afrodite con una bellissima metafora-immagine. Basta questa e lattributo molto
piangenti dato alle donne ad alzare il livello poetico e far meritare consensi allautore.
95

Fr. 71 65

Fr. 72 67

Fr. 73 68

Fr. 74 71

Fr. 75 33

Continua (fr. 71-75) la parte espositiva relativa alla nascita dei corpi: qui Empedocle si
appoggia a una teoria, oggi poco credibile, secondo cui le parti calde della terra sarebbero
state pi feconde di maschi, mentre quelle fredde avrebbero prodotto di pi corpi femminili. Quindi il filosofo, qui, sarebbe entrato nella trattazione dei liquidi seminali ritenuti
responsabili, nellarco di nove mesi , della nascita di nuovi corpi, bruni e pelosi se
maschili, lisci e pi aggraziati se femminili.
96

Fr. 71 65

Furono sparsi in pure sedi; taluni diventano donne


in parte fredda giungendo
Fr. 72 67

Nella parte calda della terra era quella adatta ai maschi,


e per questo sono bruni e pi fecondi i maschi
e piuttosto pelosi
Fr. 73 68

Nel decimo giorno dellottavo mese pus bianco diventava.


Fr. 74 71

Se in qualcuna di queste cose malferma la tua fede,


come acqua, terra, etere e sole
mescolandosi insieme, forme e colori di mortali sono nati
quanti ora ne son nati uniti insieme da Afrodite.

Fr. 75 33

Come quando il caglio il latte bianco coagul e leg.

Il fr. 75 dovrebbe collegarsi pi strettamente al fr. 73 e insieme dovrebbero formare un


paragone: come quando il caglio (), cos nel decimo giorno dellottavo mese ().
Il fr. 74 invece tornerebbe a quei puntelli prettamente didascalici in cui il docente,
temendo incertezze nel discente, riprende concetti rimasti poco chiari come quello secondo cui, dalla mescolanza dei quattro elementi, si sarebbero prodotti i corpi dei mortali
distinguibili, da altri, per forme e colori.
97

Fr. 76 73

Con questo distico (fr. 76), che potrebbe ricollegarsi direttamente alla quartina del fr.
74, Empedocle tornerebbe al racconto di tipo mitologico in cui la divinit si presenta in
veste e in atti antropomorfici.
Qui Cipride sembra un vasaio che, impastando argilla con acqua, crea forme corporee e
poi le mette a forno per farle indurire con la forza del fuoco. molto probabile e credibile
che una immagine di vita artigianale abbia ispirato il poeta nel comporre questo tratto, che
simpone alla nostra attenzione per vivacit di gesti, di azioni, di materia e colori.
98

Fr. 76 73

Cos allora la Cipride (prese) la terra e dopo che linzupp nella pioggia,
adoperandosi per le forme, le diede al celere fuoco per indurirle.

Lantica mitologia, quella pi arcaica e omerica, per esempio, sarebbe stata, nelle mani
di artisti e poeti, un modo o un mezzo per rendere visibili i concetti astratti, e cogliere
lessenza divina nei comuni comportamenti degli uomini, essendo le loro menti, per
assenza di cultura, ancora inadatte a concepire o a formulare pensieri di vita spirituale e
intellettuale.
99

Fr. 77 72
Fr. 78 77/78
Fr. 79 79
Fr. 80 80
Fr. 81 81
Fr. 82 74
Fr. 83 76

100

Fr. 77 72

Come anche gli alberi alti e i marini pesci.


Fr. 78 77/78

Per abbondanza di frutti nellaria per tutto lanno.


Fr. 79 79

Cos fin da principio producono uova i grandi alberi di ulivo.


Fr. 80 80

Come i tardivi melograni e le succulente mele.


Fr. 81 81

Il vino acqua (penetrata) dalla corteccia, fermentata nel legno.


Fr. 82 74

Guidando la schiera rozza dei fecondi pesci.


Fr. 83 76

Ci (vedrai) nelle conchiglie marine dal duro dorso,


sicuramente dei buccini dal dorso petroso e delle testuggini.

Questampio gruppo di undici frammenti (77-87) avrebbe consentito, nella forma


integrale del poema, la trattazione della flora e della fauna, nelle specie pi comuni e
pi vicine allutile uso degli uomini. Si direbbe che Empedocle si sofferma sulla vegetazione del suo giardino ulivi, meli, melograni, vite e su specie marine di ambiente
mediterraneo. E ci pare ovvio tutto questo, e compatibile con la sua esperienza e col
suo campo dindagine.
Anche qui si pu ripetere losservazione fatta in precedenza, secondo cui Empedocle
un poeta visivo e perci ha bisogno dei colori da osservare e da riprodurre: li riproduce
con laggettivazione: gli alberi sono alti e grandi, le mele sono succulente, i melograni
sono tardivi, duro il dorso delle conchiglie, pungenti sono gli aculei dei ricci.
101

Fr. 84 75

Fr. 85 Wrigth 152

Fr. 86 82

Fr. 87 83

102

Fr. 84 75

Quanti di essi di dentro rese compatti, tanti (rese) molli di fuori,


avendo ottenuto in sorte essi tanta umidit per le arti di Cipride.
Fr. 85 Wrigth 152

Di essi quanti fiorenti con radici fitte sotto terra


e con pi rari polloni gi colloc.
Fr. 86 82

Cos capelli e foglie e degli uccelli ali ben compatte


squame diventano su robuste membra.
Fr. 87 83

invece ai ricci
pungenti aculei si rizzano sul dorso.

Bella limmagine delle ulive che fanno pensare alle uova, e molto stimolante per la
fantasia la fecondit dei pesci, e la presenza di Cipride come una buona madre-massaia
sempre colta in premurose attivit.
103

Fr. 88 89

Che vuol dire Empedocle con questo verso (fr. 88) cos bello e cos enigmatico? una
affermazione come una massima o come un principio o come una legge di natura.
E la legge sarebbe questa: tutto ci che esiste come corpo uomo, albero, animale,
roccia, fiume, nuvola, ecc. ha un suo linguaggio con cui comunica e si relaziona: luomo
con la parola, luccello col canto, lasino col raglio, il leone col ruggito, il fiore col colore
e col profumo, il fuoco col calore, lacqua con lumidit, lerbetta col suo tenero verde, la
roccia col suo sfaldarsi per azione del vento e della pioggia, e cos via.
104

Fr. 88 89

Di tutte le cose che esistono ci sono emanazioni.

E tutto questo azione: gesto, emanazione di particelle pi o meno visibili, di onde


sonore pi o meno percepibili anche le formiche ne emettono e anche i pesci.
Un fascinoso universo pieno di vita ( bow) e di moto ( dnow), di indispensabile
comunicazione, che colpisce, senza dubbio, la fantasia e la sensibilit del pensatore e del
poeta, del pittore e del musico, del cantore e del mistico: e un uomo cos si chiama Empedocle, lipostasi di un demiurgo.
105

Fr. 89 91

Fr. 90 90

Fr. 91 93

Empedocle qui torna al principio della simiglianza, secondo cui il simile si afferra al
simile, e come esso vale per la cosmogenesi, cos vale nella vita vegetativa: in questa terna
di frammenti (89-91) il poeta ce ne fa una vivace esemplificazione accostando sapori e
colori.
106

Fr. 89 91

(lacqua) al vino pi amica, ma con lolio


non vuole (mescolarsi).
Fr. 90 90

Il dolce al dolce si afferr, lamaro sullamaro balz,


lacido sullacido venne, lardente corse sullardente.
Fr. 91 93

Al bisso si mescola lo splendore del ceruleo croco.

Anche il calore (t daern) agisce sulla sua fantasia e non lo perde mai di vista;
anche a noi lo pone sotto gli occhi quasi per farcene avvertire leffetto dicendo:lardente
corse sullardente.
Anche quel ceruleo croco in chiusura di un verso solenne lo impone alla nostra attenzione, come se ci dicesse: ecco, guardatelo quanto bello e come spicca col suo irresistibile
colore. krkow il nostro comune zafferano, umile pianta-cespuglio medicinale poco
esigente eppure cos generosa di odore e del suo giallo carnoso.
107

Fr. 92 107

Fr. 93 106

Fr. 94 108

Fr. 95 103

Fr. 96 105

Allinterno di questa pentade (fr. 92-96) circola lidea della nascita, nelluomo, dei
sensi che causano lazione del godere e del soffrire, e poi del senno ( mtiw) e del
pensiero (t nhma) come atto connesso ai sensi, e del pensare come attivit connessa
sempre agli efflussi sensori. Gli uomini, diversificandosi tra di loro e da altre forme di vita
vegetale e animale, si differenziano perch pensano diverse cose, cio individualmente
(fr. 94 t fronen lloa).
Il pensiero, aggiunge il filosofo, legato alla circolazione sanguigna, perci alla sensibilit, alla vitalit fisica; questa natura accomuna gli uomini agli animali perch hanno
sangue, sensi e sensitivit e quindi pensano anchessi pur non possedendo la parola per
esprimersi; li accomuna anche ai rappresentanti del mondo vegetale perch questi hanno
la linfa che ne assicura la vita, la recettivit e la reazione al mondo esterno (caldo, freddo,
umidit, calore, fuoco, ghiaccio, ecc.). Anche il pensiero conclude Reale (op. cit., p.
157) spiegato alla stessa maniera e con lo stesso principio, giacch Empedocle non
distingue, come del resto ogni Presocratico, lo spirituale dal corporeo.
108

Fr. 92 107

tutte le cose armonizzate si sono connesse insieme


e per esse gli uomini pensano e godono e soffrono.
Fr. 93 106

In base alle circostanze presenti cresce agli uomini il senno.


Fr. 94 108

Quanto diversi divengono, tanto a loro sempre accade


pensare diverse cose.
Fr. 95 103

In questo modo dunque per volere della sorte tutte le cose hanno avuto
pensiero.
Fr. 96 105

(esso) nutritosi nei flutti del sangue che salta incontro


pensiero soprattutto chiamato dagli uomini:
il sangue pericardiaco infatti per gli uomini pensiero.

Per tutto questo crediamo che il filosofo dica che tutte le cose hanno avuto pensiero
(fr. 95). Dobbiamo ammettere qui, con Nicola Abbagnano (Storia della filosofia, vol. I
cit., p. 74) che Empedocle non fa nessuna distinzione tra la conoscenza dei sensi e quella
dellintelletto; anche questultima avviene allo stesso modo per un incontro degli elementi
esterni ed interni.
Il sangue, quindi, permette lincontro tra efflussi esterni e interni, che negli uomini si
chiama pensiero (fr. 96), perch esprimibile con la parola.
109

Fr. 97 104
Fr. 98 98

Fr. 99 85
Fr. 100 86
Fr. 101 87
Fr. 102 95

Elementi piccolissimi e somiglianti tra loro sincontrarono per formare nelluomo carne
e sangue con forza dunione (Cipride), col calore (Efesto), con lacqua e con laria.
Con la luce ( flj) irradiata sulla terra, Afrodite compose gli occhi (t mmata) e
suscit le arti amorose, cio attrazioni sensorie e sentimenti.
Certo, come altrove, anche qui ammiriamo la forza dellaggettivazione empedoclea,
che d una qualit e una natura: la luce benefica, la terra soggetta a corrosione, gli
occhi sono infaticabili e i sentimenti amorosi sembrano dentro luomo piantati con chiodi
ben saldi.
Empedocle rivolge la sua attenzione a tutto il cosmo nel suo complesso e variet: ne
ammira le parti e le funzioni, le bellezze esterne e le capacit profonde di tutte le presenze
attive. Ne nasce una poesia dinamica, cromatica e analitica.
110

Fr. 97 104

Per quanto leggerissimi precipitando sincontrarono.


Fr. 98 98

La terra con questi, uguale, sincontr soprattutto,


con Efesto, con la pioggia e con letere risplendente
approdata nei perfetti porti di Cipride,
ora un poco pi grande ora pi piccola (entrando) fra i pi numerosi,
donde si generarono il sangue e le forme di ogni altro tipo di carne.

Fr. 99 85

La luce benefica ottenne in sorte la terra di breve durata.


Fr. 100 86

Da cui gli infaticabili occhi compose la divina Afrodite.


Fr. 101 87

Avendoli foggiati con chiodi damore Afrodite.


Fr. 102 95

Per le arti della Cipride quando dapprima insieme si generarono.

111

Fr. 103 84

Fr. 104 88

Fr. 105 94

et niger in fundo fluvii color exstat ab umbra,


atque cavernosis itidem spectatur in antris.

In questa terna di frammenti (103-105) Empedocle continua a parlare degli occhi, che
in genere hanno unica e contemporanea azione visiva (fr. 104), e quindi della loro capacit
di distinguere, per effetto della luce, i colori; infatti dove essa non arriva nelle acque
profonde o nelle cavit rocciose non c che ombra o colore nero (fr. 105).
112

Fr. 103 84

Come quando qualcuno, pensando al cammino, si munito di lume,


durante la notte invernale, fiamma di fuoco splendente,
avendo adattato lanterne che proteggono le fiamme da tutti i venti;
ed esse disperdono il soffio dei venti che spirano,
la luce fuori balzando, quanto pi sottile,
risplende attraverso lapertura con indomabili raggi;
cos allora, chiuso tra membrane, lantico fuoco
tra sottili tuniche nascose la rotonda pupilla;
queste impedivano la massa dacqua intorno rifluente
mentre lasciavano passare il fuoco, quanto pi era sottile.

10

Fr. 104 88

unica la vista di ambedue.


Fr. 105 94

Nero nel fondo del fiume vien fuori il colore dallombra


e ugualmente si vede nelle cavernose spelonche.

Ma attenzione pi ampia data a un sottile e affascinante paragone (fr. 103), istituito


tra le lanterne di vetro o membrane vitree che lasciano passare la luce della fiammella
accesa allinterno, e le pupille della nostra vista protette dalle palpebre, che allontanano
acqua e polvere o la troppa luce.
Il paragone ampio e preciso nei vari dettagli sia della prima che della seconda parte,
e si muove tra principali e subordinate con abilit logico-suasiva senza perdere il filo del
discorso e dellidea da rendere nellinsieme.
Bellissimo poi lattacco iniziale cos solenne Come quando qualcuno () durante
la notte invernale () da far pensare ad Omero o al nostro Dante per luoghi analoghi o
impostazioni comparative di tal genere.
113

Fr. 106 100

114

Fr. 106 100

(Cos) tutti gli esseri inspirano ed espirano: a tutti esangui


condotti di carne allestremit del corpo si sono distesi,
e sulle loro aperture sono forate con tubi compatti
le parti estreme della pelle (del naso) continuamente,
in modo da trattenere il sangue
ma da aprire allaria facilit di passaggio attraverso le uscite.
(Cos) poi, qualora balzi s il tenue sangue,
laria gorgogliando scende gi con gran furia;
qualora invece risalga, di nuovo espira; come quando una fanciulla
giocando con una clessidra di leggero bronzo:
qualora, avendo appoggiato il passaggio del tubo sulla bella mano
lo immerga nel tenue corpo dellacqua candida,
nessun umore esce dal vaso, ma lo trattiene
la massa dellaria dal di dentro pressando sullorifizio compatto,
finch non abbia aperto il denso flusso dellaria, ma allora
venuta a mancare laria, esce adeguata lacqua.
Cos di nuovo, quando lacqua sta nella profondit del bronzo,
essendo stato impedito il passaggio del condotto da umana carne,
laria di fuori, bramosa dellinterno, respinge lumore
dominando le estremit attorno alle porte del canale gorgogliante
finch con la mano non labbia lasciato andare; allora di nuovo,
al contrario di prima,

10

15

20

Si tratta del testo (fr. 106) pi lungo (25 versi) e pi complesso sul piano della strutturazione concettuale e sintattica.
Consta di tre parti: la prima (vv. 1-8) descrive, nel primo tratto (vv. 1-5) la presenza dei
fori nasali o narici o condotti di carne con la funzione di aprire il passaggio dellaria per
la respirazione; nel secondo tratto (vv. 6-8) fa rilevare attraverso il movimento del sangue
in salita e in discesa (dal cuore alla periferia e da questa ancora al cuore) lentrata e luscita
dellaria attraverso le narici: donde linspirazione e la espirazione.
La seconda parte (vv. 8-21) istituisce il famoso paragone tra i due detti movimenti
(inspirazione ed espirazione) e la ragazza che gioca a immergere una clessidra di lamina
bronzea piena e vuota dacqua in una vasca pure piena dacqua: a seconda che con la mano
appoggiata allorifizio trattenga il liquido allinterno o togliendola lo lasci uscire, vedr il
flusso daria penetrare allinterno o uscirne.
115

(seguito Fr. 106 100)

116

(seguito Fr. 106 100)

penetrandovi dentro laria, fugge via, adeguata, lacqua.


(Cos) dunque il tenue sangue, gorgogliando per le membra,
quando esso che balza indietro penetra allinterno,
subito il flusso dellaria scende con la sua onda scorrendo,
e qualora in alto rimbalzi, di nuovo ne espira in ugual misura.

25

La terza parte (vv. 22-25) ritorna a presentare in modo conclusivo il moto del sangue
in parallelo a quello dellaria che entra ed esce dal corpo attraverso i fori nasali.
Per maggiore chiarezza si possono eliminare il primo cos di v. 1, il secondo di v.
6 e il terzo di v. 22 (noi infatti li abbiamo chiusi tra parentesi). Invece il quarto di v. 16
(w d atvw) resta, in funzione sintattica, per richiamo del come (sper) di v. 8
che apre la similitudine.
Questa, la similitudine (come quando una fanciulla (), cos di nuovo quando lacqua ()), il brano pi descrittivo dei testi empedoclei, perch minuziosamente e visivamente registra tutti i movimenti dellacqua e dellaria in entrata e in uscita dal tubo
bronzeo che la ragazza immerge in un ampio contenitore pieno di liquido.
un gioco fanciullesco, che per Empedocle, avendolo osservato o personalmente
fatto chiss quante volte, utilizza a fini scientifici e dimostrativi. Gli serve per completare
lesposizione di quella che possiamo chiamare somatogenesi con le funzioni dei vari
organi presentati.
Ammiriamo indubbiamente la complessit del testo per la numerosa quantit di azioni
presentate (abbiamo rilevato 34 voci verbali!), per un amplissimo repertorio terminologico impiegato e per lo sforzo di chiarezza concettuale e formale alla fine raggiunta, con
levidente ripetizione di uno stesso fraseggio.
Anche laggettivazione, come sempre, concorre a creare gli effetti della visivit (esangui
condotti, tenue sangue, bella mano, acqua candida, denso flusso); anche talune voci verbali
(inspirano ed espirano, balzi s, risalga, immerga, penetrando, gorgogliando, scorrendo,
rimbalzi) sembrano impiegate a chiari scopi espressionistici per unarte che stupisca e ammaestri insieme, attragga e convinca. Empedocle riesce bene anche in questa direzione.
117

Fr. 107 101

Fr. 108 102

118

Fr. 107 101

Le particelle delle membra ferine frugando con le narici,

(che) dei loro piedi, lasciarono sulla morbida erba.

Fr. 108 102

Cos dunque tutti i corpi hanno ottenuto in sorte respiro ed odori.

Questi due testi (107-108), a continuazione di quanto detto nel fr. 106, ci dicono che
le narici hanno la funzione di percepire gli odori attraverso la captazione di particelle
sottilissime e invisibili emesse dai corpi. Infatti cos che gli animali, frugando anche tra
lerba o gli uomini annusando nellaria, colgono taluni odori di loro interesse. Ne deriva
che i corpi respirando emettono odori, perch possiedono, gi intrinseci nel corpo, respiro
e odore.
Si concluderebbe qui il poema sulla natura o la parte riguardante il mondo fisico,
perch dal prossimo testo si ha sentore di una nuova tematica. La fisiologia empedoclea
comprenderebbe cos almeno due ampi settori quali la cosmologia con la cosmogenesi
e la biologia con la somatogenesi. Siamo sempre dentro la Fisica t fusik perch
restiamo legati alla materia e ai quattro elementi che la compongono.
119

Fr. 109 133

Fr. 110 134

Da qui dovrebbero iniziare Le purificazioni o i Canti di purificazione o kayarmo


accogliendo la tradizione che parla di due opere empedoclee. Se per la nuova tendenza
quella di superare la divisione in due opere distinte e unificare i frammenti in una sola
opera con due titoli, questa parte allora riguarderebbe pi particolarmente gli aspetti etici
e religiosi.
I due testi (109-110) ci danno subito il sentore del cambiamento di materia: un nuovo
concetto della divinit. Gli dei non sono corporei e non si possono vedere n toccare: gli
uomini se ne devono convincere; non dobbiamo immaginarli antropomorfici, perch sono
mente sacra e ineffabile frn er ka ysfatow non definibile, che abbraccia
tutto il cosmo. Una bellissima definizione e una importante lezione di teologia, audace e
innovativa.
120

Fr. 109 133

Non possibile avvicinarli con gli occhi


e toccarli con le nostre mani, per cui larghissima
scenda nella mente agli uomini la via della persuasione.

Fr. 110 134

N infatti si distingue per umano capo sopra le membra,


n dalle spalle due rami si agitano,
non piedi, non veloci ginocchia, non parti genitali pelose,
ma soltanto mente sacra e ineffabile,
che lintero cosmo percorre con pensieri veloci.

Comincia quindi lazione culturale illuminante di Empedocle, per dare agli uomini una
nuova nozione della divinit. Egli punta subito, come si vede, sul rifiuto dellimmagine
corporea e sul concetto basilare della mente sacra, universale e provvidenziale (ksmon
panta katassousa).
Indubbiamente, quasi non occorre dire quanto siano carichi di polemica i primi tre versi
del fr.110, ma ricchi anche di dettagli molto bene individuati con nomi e attributi.
121

Fr. 111 117

Fr. 112 116

Fr. 113 126

Dobbiamo immaginare che, a ridosso di questo frammento (111), Empedocle abbia


parlato sulla cosiddetta Metempsicosi metemcxvsiw cio la dottrina orfico-pitagorica
secondo cui il corpo una prigione per lanima, che vi stata rinchiusa dalla divinit
per punizione. Finch lanima nel corpo, ha bisogno del corpo perch solo per mezzo di
esso pu sentire; ma quando ne fuori vive in un mondo superiore una vita incorporea. A
questa vita lanima ritorna, se si purificata durante la vita corporea; nel caso contrario,
riprende dopo la morte la catena delle trasmigrazioni (Abbagnano, cit., p. 41).
122

Fr. 111 117

Gi una volta io fui fanciullo e fanciulla


e arbusto e uccello e muto pesce del mare.
Fr. 112 116

detesta linsopportabile necessit.


Fr. 113 126

Ricoprendo con sconosciuto mantello di carni.

Empedocle vive questa condizione dellanima come un fatto personale, per cui ci
dice, in questo bellissimo distico (fr. 111), che passato attraverso diversi stadi corporei
(umano, animale, ligneo) in attesa della purificazione. Pertanto se questa ritarda, lanima
(?) detesta lobbligo di trasmigrare di corpo in corpo, rivestendosi di materia sconosciuta
prima (fr. 113), perch anela alla vita incorporea.
Senza dubbio questa personalizzazione della condizione dellanima esule che d forza
a questi versi, in cui evidente il personale coinvolgimento come unammissione di colpa;
ma proprio da qui che il poeta passa o torna alla lirica dalla esposizione didascalica.
A proposito di questo noto fr. 112, anche Martin e Primavesi tornano a parlarne (cfr.
LEmpedocle di Strasburgo, pp. 114-119) informando che gi nel 1852 H. Stein aveva
collocato dopo di esso tutti quelli che al suo tema potevano riferirsi. Ma sia lui sia i suoi
predecessori come Fr. W. Sturz (1805) e Karsten (1838) avevano rispettato la divisione in
due opere e poi lo stesso Diels-Kranz la ribadir nelledizione del 1951. La tesi recente
che questo frammento, assieme ad altri di argomento affine, costituirebbe il proemio di
contenuto demonologico di un unico poema scientifico con due titoli. Martin e Primavesi
concludono col dire che Empedocle ha sviluppato una sola dottrina, di cui il recente papiro,
da loro pubblicato, restituisce la diversit e la coerenza.
123

Fr. 114 119

Fr. 115 118

Fr. 116 121

Fr. 117 121

Lanima, dice Empedocle, rinchiusa nel corpo, ne sente il peso e tutte le sue debolezze,
si considera decaduta dallonore e dallaltezza della incorporeit: la vita precedente alla
colpa diventa nostalgia e aspirazione, e nel presente si muta in sofferenza acuta vedendosi
confinata in un mondo estraneo quale pu essere la sede terrena, funesta e piena di tante
sciagure: lanima cos brancola nel buio della Sventura alla merc di sofferenze fisiche e
morali.
124

Fr. 114 119

Da quale onore e da quanta altezza di felicit.


Fr. 115 118

Piansi e gemetti vedendo linsolita regione.


Fr. 116 121

funesta regione
dove e strage e rancore e genie di altre sciagure
nel prato della Sventura al buio si aggirano.

Fr. 117 121

Squallide malattie e putrefazioni e molestie fuggevoli.

C molto pessimismo in questi testi (114-117), perch la vita terrena vista priva di
luce e troppo sventurata: alla radice lidea della precristiana caduta e colpevolezza.
Qui crediamo che il poeta, senza toglierne la sincerit, esageri nella descrizione penitenziale delle sciagure, da cui spicca per la poeticissima nota alta della nostalgia (fr. 114)
della originaria felicit preterrena. Molto umano e molto toccante questo aspetto mistico
empedocleo, che ci porta sotto gli occhi, per la prima volta, tn leimna tw Athw.
125

Fr. 118 124

Fr. 119 120


Fr. 120 122

Fr. 121 123

Se cos , se la sua condizione personale di anima decaduta, rispecchia quella pi


generale dellumanit con lanima rinchiusa nellantro, nelloscura caverna del corpo
(fr. 119), allora davvero infelicissima la stirpe dei mortali, sottoposta a gemiti e contese,
malattie e molestie varie. Al riguardo, vedi anche lapostolo Paolo, 2 Cor., 5, 6-8.
grande merito poetico e sapienziale avere ampliato la visione dolorosa della condizione umana, lavere preso se stesso a paradigma generale come se si fosse addossato le
sciagure di tutti esclamando a gran voce sulla infelicissima stirpe il suo compianto.
Dovrebbe soccorrerlo, a questo punto, la filosofia, cio il forte ed esclusivo amore per
Sofia, per giungere alla piena consapevlezza della natura umana e di quella divina onde
completare la purificazione.
126

Fr. 118 124

Ahim! O misera stirpe dei mortali, o infelicissima,


da quali contese e gemiti siete nati!
Fr. 119 120

Quando giungemmo sotto questantro coperto.


Fr. 120 122

Ivi erano la Dea Terra e la Dea Sole dallocchio acuto,


la Contesa cruenta e lArmonia dallocchio sereno,
la Dea Bella e la Dea Brutta, la Veloce e la Tarda,
lamabile Certezza e lIncertezza dai neri capelli.

Fr. 121 123

La Dea Nascita e la Dea Morte, la Dea Sonno e la Dea Risveglio,


la Dea Moto e la Dea Quiete e la Dea Grandezza dalle molte corone,
la sterile Dea Silenzio e la Divina Profezia.

Il senso non cambia se per antro coperto sintende il corpo (fr. 119) o il soggiorno
terreno, perch lavverbio ivi (fr. 120) pu far riferimento ad ambedue le realt dove
lanima prende sede. Ed ovvio che, sia allinterno che allesterno, luomo come unit di
corpo e anima si trovi in mezzo a conflitti dicotomici di natura fisica, pi facili, e di natura
estetica (Bellezza e Bruttezza) e anche etica (Certezza e Incertezza, Silenzio e Profezia),
pi difficili da conciliare.
Accattivante laggettivazione che vuole il Sole dallocchio acuto, lArmonia dallocchio sereno, lIncertezza dai neri capelli, la Grandezza dalle molte corone e sterile invece
il Silenzio. Empedocle non si lascia sfuggire queste occasioni per mettere alla prova e in
piena operativit le sue doti di artista, signore del linguaggio pittorico e realistico.
Molto felice il crescendo da misera a infelicissima (fr. 118) deiln .dusnolbon gnow , come molto azzeccata la metafora dellantro coperto (fr. 119) ntron
pstegon . Che dire poi dellampia e ben qualificata rassegna demonologica? dire
poco e cosa ovvia che siano presenti i connotati antropologici, mentre ci sarebbe da dire
di pi tra le dee contrapposte: valga per tutte la scelta dellultima coppia che oppone alla
Profezia la sterilit del Silenzio.
127

Fr. 122 128

Fr. 123 130

molto probabile che questo gruppo di testi (122-123) voglia riferirsi alla dottrina
pitagorica dellarmonia che come fondamento e vincolo degli stessi opposti, costituisce
() il significato ultimo delle cose (Abbagnano, cit., p. 46). Regina e divinit ipostatica
di essa, era Cipri, che i Pitagorici veneravano non con sacrifici di animali viventi, ma con
immagini pie di animali dipinti, perch essi si astenevano dal mangiare carne e anche
fave (fr. 132). Evitavano orride stragi di tori e al loro posto profumavano gli altari divini
con offerte di essenze profumate e di miele. Di conseguenza, animali innocui come gli
uccelli e quelli feroci vivevano in ottimi rapporti con gli uomini, perch si volevano molto
bene (fr. 123).
128

Fr. 122 128

N cera fra essi alcun Dio Ares n il Dio Tumulto,


n Zeus re n Crono n Poseidone,
ma Cipri regina

se la rendevano propizia con immagini pie


con dipinti animali e profumi dagli odori sorprendenti
con offerte di mirra pura e dincenso odoroso
libagioni di biondo miele versando al suolo.

Con violente stragi di tori non si bagnava laltare,


ma disonore massimo tra gli uomini era,
avendo strappato lanima, divorare le pie membra.

10

Fr. 123 130

Eran docili tutti e agli uomini grati,


fiere ed uccelli, e la benevolenza ardeva.

Empedocle qui, ritraendo e rievocando letica pitagorea, la esalta oltremodo quasi a


dare, quanto meno della dottrina, una visione edenica e diremmo oggi francescana della
vita tra uomini animali e natura, perch cera lamore alla base di essa (la benevolenza
ardeva filofrosnh dedei questo ppf. di dav equivale ad un impf.: forma
tipicamente omerica).
Sul piano anche poetico il distico 123 risulta cos in netto contrasto coi primi due versi
del fr. 122, mentre c continuit coi versi successivi.
129

Fr. 124 139

Fr. 125 135

Questi due frammenti (124-125) ci sembrano fuori posto entrambi, perch il primo
avrebbe dovuto scorrere di qualche posto per essere collocato tra il fr. 130 e il fr. 132 dove
si entra nella precettistica (digiuno e astinenza), e il secondo (fr. 125) avrebbe dovuto far
seguito al 123.
Il fr. 125 infatti, accanto al principio dellarmonia, propone quello dellimmensa luce
che avvolge il mondo celeste immaginato di forma sferica. Luce e armonia cos, in chiave
cosmologica, riflettono e riproducono la visione che dicevamo edenica offerta dai fr. 122
e 123.
130

Fr. 124 139

Ahim, che non mi annient anzitempo linesorabile giorno


prima di procurare le malvage opere del nutrimento alle labbra.
Fr. 125 135

Ma la legge di tutte le cose sia attraverso lampio etere


per lungo e per largo stata estesa sia attraverso limmensa luce.

facile notare, anche, come qui il poeta prenda il sopravvento con limpennata fantastica di uno sconfinamento, per lungo e per largo nekvw, avverbio tipicamente empedocleo, nellimmensit cosmica proponendosi, con la vista degli occhi e della mente,
come un contemplatore affascinato del mistero spaziale.
Quanto poi al fr. 124, diciamo che prende di peso la precettistica pitagorea del digiuno per farne unautoaccusa dei piaceri del cibo (non della necessit) considerati opere
malvage e nefaste per la salute dellanima. Siamo cos in sintonia con lo spirito delle
Purificazioni.
131

Fr. 126 136

Fr. 127 145

Fr. 128 137

Fr. 129 138

Fr. 130 144

Le due interrogative retoriche del fr. 126 si giustificano con un incalzante fervore mistico
e religioso del Nostro, che invita gli uomini dalla mente intorpidita a desistere dalla strage
degli animali per farne offerte votive. Il divieto era dettato anche dal fatto che, sotto le
forme animali, potevano celarsi, per la credenza nella metempsicosi, anime di congiunti o
di esseri umani, in generale. Egli vuole ricondurli a un sano rinsavimento, dicendo loro che,
se vogliono liberarsi dalle afflizioni, devono desistere dal commettere malvagit, perch
queste provocano, nel loro intimo, penose inquietudini. Donde la inderogabile necessit di
essere digiuni non solo di cibi superflui, ma soprattutto di malvagit (fr. 130). Cos ancora
una volta precettistica e morale per Empedocle coincidono.
132

Fr. 126 136

Non desisterete dalla lamentevole strage? Non vedete


che lun laltro vi divorate per torpore di mente?
Fr. 127 145

Perch appunto, essendo agitati da penose malvagit,


mai da misere afflizioni lanimo solleverete.
Fr. 128 137

Il padre, avendo sollevato lamato figlio che ha mutato aspetto,


lo immola molto supplicando da stolto; gli altri stanno impacciati
guardando il supplicante; ma quello di nuovo sordo alle grida,
dopo avere sacrificato, nelle sale prepara un infausto convito.
Cos ugualmente il figlio, avendo sollevato il padre, e i figli la madre,
avendo strappato lanima, divorano le amate carni.

Fr. 129 138

Col bronzo portando via la vita.


Fr. 130 144

esser digiuni di malvagit.

Tra le tante atrocit che gli uomini commettono, prosegue ancora il filosofo, ci sono
da aggiungere quelle connesse ai sacrifici di vittime umane compiuti dagli stessi padri,
giudicati stolti e sordi alle grida dei figli, uccisi dal bronzo paterno.
una sestina truculenta (fr. 128), unica in tutta la produzione empedoclea, drammaticamente condotta ed esasperata nella descrizione, per far nascere orrore e allontanare
da simili decisioni. Bisogna, incalza il filosofo, esser digiuni di queste atrocit perch
innaturali, disumane e non rispondenti alla stessa natura della divinit.
Un riscontro a quanto detto da Empedocle nel fr. 128 pu venire dalla Bibbia, e precisamente dal Deuteronomio, in cui si legge: Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli
passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia (18,10). Solo che qui c un divieto per non
fare abominio al Signore (12), mentre nellakragantino c una descrizione mangiare le
carni dei congiunti per arrivare allo stesso fine. Un doppio abominio da tragedia greca!
133

Fr. 131 140

Fr. 132 141

Come si diceva pi sopra, per il fr. 124, anche questi due testi si riferirebbero alla
parte delle Purificazioni riguardante i divieti: il primo (131) imponeva, sempre secondo
le dottrine pitagoree, di astenersi dallo strappare e usare in cucina foglie di alloro perch,
nel viaggio di espiazione dellanima, lalloro (fr. 135) rappresentava, fra le piante, la fase
pi nobile; il secondo imponeva il divieto, come in alcune religioni orientali, di nutrirsi
di fave per ragioni igieniche.
134

Fr. 131 140

Dalle foglie di alloro completamente astenersi.


Fr. 132 141

Infelici, infelicissimi, dalle fave tenere lungi le mani.

Cos ci suggerisce il noto studioso: Secondo la dottrina orfica, il compito delluomo


di aiutare lelemento divino che in lui a vincere, a purificarsi dalla contaminazione
del corporeo. Infatti, lanima un essere eterno e divino. () Solo per via dellascesi,
in particolare della rinuncia al nutrimento animale, alla carne e alle uova, e tra i vegetali
almeno alle fave, come ai vestiti di lana, alluomo possibile di liberarsi gradualmente
del corpo (W. Nestle, op. cit., p. 81).
Laggettivo iniziale del fr. 132, rincalzato dal suo superlativo, deilo, pndeiloi riferito sicuramente ai seguaci della scuola pitagorica, lascia immaginare pene o conseguenze
molto severe per i trasgressori: Empedocle al solo dire infelici, infelicissimi fa venire
la pelle doca, e a se stesso per primo.
135

Fr. 133 143

Fr. 134 125

Fr. 135 127

Siamo di fronte a testi, almeno i primi due (133-134), molto frammentari per dire con
sicurezza come possiamo invece col 135 che essi ci riconducono ad atti relativi alla
metempsicosi.
probabile pensare che, coi sacrifici umani (avendo reciso con tagliente ferro)
sottraendo lanima al legame col corpo e coi cinque sensi (cinque sorgenti), la si obbligasse a cambiare forma (fr. 134) essendo essa ancora contaminata: anche i sacrificatori si
caricavano di ulteriori colpe assieme ai sacrificati, per cui la catena della trasmigrazione
si allungava di pi.
136

Fr. 133 143

Da cinque sorgenti avendo reciso con tagliente ferro.


Fr. 134 125

Infatti da vivi li rendeva morti cambiandone le forme.


Fr. 135 127

Fra le fiere diventano leoni che hanno riparo sui monti giacendo a terra,
e alloro fra gli alberi dalle belle chiome.

Questa era creduta una peripezia stancante ma necessaria, e il cambio della forma
corporea conduceva per lungo una scala ascensionale: cos le anime potevano trovarsi
alla sommit di essa in corpi di leoni se vestivano forme animali, o in piante di alloro se
erano entrate in forme vegetali. Il processo migliorativo, comunque, conduceva le anime
a rivestirsi di forme sempre pi nobili.
I leoni appartati sui monti o lontew reilexew fieri e maestosi nei loro mantelli;
gli allori a dfnai dalle belle chiome, e sacri al dio Febo-Apollo, anche per gli antichi
godevano di rispetto e fascino: ne d alta e sicura testimonianza il poeta Empedocle.
137

Fr. 136 146

Fr. 137 147

Fr. 138 142

Ma quando (fr. 136-138) le anime rivestivano forme umane, giungendo alla fase terminale della espiazione delle colpe, il pi alto premio era diventare vati, poeti, medici, capi
mnteiw, mnpoloi, htro, prmoi : la saggezza acquistata, la sapienza dimostrata
nellesercizio delle attivit e delle alte cariche, gli onori a vario titolo ricevuti li rendevano
degni di diventare dei supremi yeo fristoi e compagni di altri dei: diventavano
cos incorruttibili ed esclusi dalle umane angosce. Questo era il premio pi alto di tanto
peregrinare terreno in varie forme e tra molte angosce.
Questo spiegherebbe certi atteggiamenti e comportamenti orgogliosi, eccentrici, da dio
o semidio nel nostro filosofo, che si credeva cos arrivato allo stadio pi alto e pi maturo
del suo trasmigrare tra forme e corpi (fr. 111) per lespiazione definitiva delle colpe. Anche
la leggendaria morte nel fuoco dellEtna si spiegherebbe con lardore mistico di un pi
veloce raggiungimento del traguardo divino.
138

Fr. 136 146

Alla fine vati e poeti e medici


e capi fra gli uomini terrigeni divengono,
donde rinascono dei supremi per onori.

Fr. 137 147

Agli altri immortali sono compagni di sede e commensali


esclusi dalle umane angosce, essendo incorruttibili.

Fr. 138 142

Non (lo ricevono) n le sale coperte dellegioco Giove,


n la dimora dellAde

Diventare immortali e incorruttibili, la massima aspirazione per gli antichi, costituisce la cifra pi nobile del poema empedocleo, scandito da un fervore crescente di mistico rapimento verso stadi sempre pi nobili, e da un linguaggio poetico carico di tensione
etica (completamente astenersi, infelici, infelicissimi, umane angosce, immortali incorruttibili, desistete dalla lamentevole strage, lampio etere, limmensa
luce, ecc.).
Etica poesia filosofia medicina sono per Empedocle esplicazioni di uno spirito unitario
e di inscindibile impegno altruistico, donativo del meglio di s per diventare egli stesso
migliorabile, il migliore, lottimo fra i mortali e per entrare a pieno titolo fra gli immortali.
Filia e Sofia saggiamente conciliate hanno portato a buon fine la Paideia greca improntata,
anche con e per Empedocle, ai canoni etico-estetici della Calocagata (Kalokgaya).
139

140

PARTE SECONDA

141

142

LEmpedocle di Strasburgo

143

Fr. 267-a (i) 6


Fr. 268-a (i) 7
Fr. 269-a (i) 8

Fr. 270-a (i) 9


Fr. 271-a (ii) 1
Fr. 272-a (ii) 2

Fr. 267-272
A parte la divergenza tra sunerxmeya e sunerxmena degli studiosi (Gaetano Messina e Martin-Primavesi), il concetto di fondo di questi versi poggia sul principio della
concentrazione compatta di tutti gli elementi nella fase dominata da Filia, nello Sfero
cosmico, e della derivazione delle diverse esistenze nella fase dell Odio, fino alla nascita
degli dei che si pongono alla sommit della scala valoriale delle varie esistenze. una
ripresa, probabilmente nellipotetico II libro del Poema Fisico empedocleo, di quanto pi
articolatamente stato esposto nel fr. 25-17.
144

Fr. 267-a (i) 6

Ma nellAmore corriamo insieme verso un unico cosmo,


Fr. 268-a (i) 7

nellOdio invece di nuovo si generarono pi esistenze dallunico essere,


Fr. 269-a (i) 8

dalle quali (derivarono) tutte quelle che erano prima, e quelle che sono ora,
e quelle che saranno in futuro;
Fr. 270-a (i) 9

alberi crebbero e uomini e donne,


Fr. 271-a (ii) 1

e fiere e uccelli e dacquanutriti pesci


Fr. 272-a (ii) 2

e anche dei deterna vita supremi per onori.

Empedocle usa ilthw assieme alle rispettive divinit hyosnh, rodth,


priw riconducibili a ila per il concetto di Amore, mentre per lOdio usa qui
e altrove ktow, nekeow, nekow.
Quanto allaggettivazione, notiamo ancora luso dei composti come datoyrmmonew,
dolixavnew il primo riferito ai pesci legati allelemento acqua che (vedi fr. 26, v. 11)
ne determina la natura per eccellenza, il secondo apposto agli dei che si distinguono per
la loro lunga durata, cio leternit (vedi per tutti il fr. 27, vv.7-8).
Lultimo verso infine (272) una ripresa ampliata del fr. 136 v. 3: in entrambi i casi
(gli unici empedoclei) gli dei sono considerati superlativamente ristoi, i pi valenti
rispetto agli uomini.
145

Fr. 273 a (ii) 3


Fr. 274 a (ii) 4
Fr. 275 a (ii) 5
Fr. 276 a (ii) 6
Fr. 277 a (ii) 7
Fr. 278 a (ii) 8

In questo gruppo di versi pi o meno frammentari (273-278), Empedocle ribadisce


il concetto che, dallintervento dellOdio sullunit dello Sfero, molte esistenze di varie
forme e specie si generarono e, prima di pervenire alle dimensioni attuali, molte epoche,
incessantemente ruotando nel tempo, dovettero passare.
Non crediamo sia dovuta allautore la ripetizione quasi identica del v. 273 nel 278,
anche se taluni emistichii sincontrano qua e l nel suo poema ripetuti come formulari.
146

Fr. 273 a (ii) 3

In quel tempo correndo (le esistenze) senza posa giammai desistono


Fr. 274 a (ii) 4

in (con) compatti giri


Fr. 275 a (ii) 5

incessantemente, n mai
Fr. 276 a (ii) 6

molte epoche precedenti


Fr. 277 a (ii) 7

prima che in queste si mutarono


Fr. 278 a (ii) 8

dappertutto correndo senza posa giammai desistono;

La scrittura, nello stato in cui si trova, nuda ed essenziale, priva della consueta aggettivazione funzionale o riempitiva. Lo stato frammentario dei vv. 274-277 per non ci
consente di aggiungere altro.
Semmai la dnh che ci colpisce per il suo significato di giro e di moto circolare di tutte
le parti dellUniverso: essa legata allidea sferica del mondo, per cui il moto circolare
intuito da Pitagora non stato mai smentito, anzi riconfermato con prove scientifiche nel
nostro tempo. Tutto questo passa attraverso Empedocle.
147

Fr. 279 a (ii) 9


Fr. 280 a (ii) 10
Fr. 281 a (ii) 11
Fr. 282 a (ii) 12
Fr. 283 a (ii) 13
Fr. 284 a (ii) 14
Fr. 285 a (ii) 15

Fr. 286 a (ii) 16


Fr. 287 a (ii) 17

Anche questo gruppo di nove versi (279-287), in stretta connessione coi precedenti,
sviluppa lidea del movimento circolare impresso a tutte le parti dalla loro scissione
dallunit sferica. Vi sono coinvolti il sole, la terra e gli uomini che, ubbidendo al moto
circolare, rispondono anche al principio della simiglianza, secondo cui il simile cerca il
simile (vedi fr. 18, 90, ecc. ).
148

Fr. 279 a (ii) 9

infatti nemmeno il sole


Fr. 280 a (ii) 10

un impulso caricato da questa


Fr. 281 a (ii) 11

n alcunch di altre cose


Fr. 282 a (ii) 12

ma mutandosi corrono in cerchio dappertutto;


Fr. 283 a (ii) 13

anche allora infatti la terra inaccessibile corre e il sole


Fr. 284 a (ii) 14

e la sfera quanto anche ora da parte degli uomini ( possibile) congetturare


Fr. 285 a (ii) 15

cos ugualmente tutte queste cose (= gli elementi) tra di loro stesse
sincrociavano
Fr. 286 a (ii) 16

e altre altri luoghi toccavano essendo state spinte verso quelli propri
Fr. 287 a (ii) 17

(esse) superbe, in quelli centrali, noi invece corriamo verso un unico essere.

Molto oscuro e ostico risulta il v. 17 (287): aydh potrebbe considerarsi avverbio


accanto allaccusativo mestouw riconducibile a tpouw del verso precedente. Il secondo emistichio simile al v. 20 (290) sembra una cadenza formulare, mentre riprende il
concetto della compattezza della specie umana che corre a costituire la sua unitariet fra
altre forme eterogenee.
Quanto al termine sara (v.284), diciamo che Empedocle usa altrove il maschile
sarow; questultima ci pare la forma pi propria del nostro autore per la presenza degli
aggettivi sow pervn kukloterw che confermano il gusto poetico per lampliamento
concettuale attraverso le sfumature dellaggettivazione.
149

Fr. 288 a (ii) 18


Fr. 289 a (ii) 19
Fr. 290 a (ii) 20

In questa terna di versi (288-290) si parla dellalternanza dei cicli, e cio dopo che
lOdio ha completato lopera della separazione degli elementi causando le diverse esistenze, lAmore invece, intervenendo in tale caos, le riconduce tutte alla compattezza
ricostituendo lunit cosmica.
150

Fr. 288 a (ii) 18

Ma quando lOdio le oltrepassate profondit ha raggiunto


Fr. 289 a (ii) 19

del giro, e nel mezzo del vortice lAmicizia arrivata,


Fr. 290 a (ii) 20

in essa tutte le cose convengono in un solo essere.

Ritornano qui a dominare i due nomina-numina ekow e ilthw con la loro


forza causativa di uguale peso e valore, mentre ripetuto lemistichio gi notato al
v. 17 (287 a).
Senso e grammatica scorrono con buona chiarezza non creando difficolt allimpegno
interpretativo.
151

Fr. 291 a (ii) 21


Fr. 292 a (ii) 22

Fr. 291-292
Esaurita lesposizione dei cicli cosmogonici, magari nel I libro dei usik, qui, forse
allinizio del II, possiamo immaginare la ripresa del myow, del racconto empedocleo al
suo discepolo Pausania, figlio del saggio Anchito (fr. 13 1), con finalit didascaliche e
scientifiche, e coi mezzi affabulanti del myow e dellpow di ascendenza omerica.
152

Fr. 291 a (ii) 21

Sforzati affinch non soltanto alle (tue) orecchie il mio discorso giunga,
Fr. 292 a (ii) 22

e, ascoltando le cose veraci che stanno attorno, volgiti a me.

Anche secondo Omero pu star bene accanto a myow lattributo nhmertw, se il maestro
promette al discepolo di fargli osservare le verit che stanno sotto gli occhi in natura, e se
pi volte ripete che il suo parlare veritiero; certamente dovr prestare ascolto non solo
(m monon) con le orecchie ma soprattutto con la mente.
A questi due versi di richiamo e di ripresa, segue subito lesposizione.
153

Fr. 293 a (ii) 23

Fr. 294 a (ii) 24


Fr. 295 a (ii) 25
Fr. 296 a (ii) 26
Fr. 297 a (ii) 27
Fr. 298 a (ii) 28
Fr. 299 a (ii) 29
Fr. 300 a (ii) 30

Fr. 293-300
Lesposizione promessa dal primo verbo al futuro (dejv) si avvarr non solo dellintelletto ma pure della vista (laccusativo raro sse corrisponde al pi comune mmata),
e quanto detto al v. 24 sar ripetuto come concetto riassuntivo nel v. 30, e cio lunione
primigenia degli elementi e la successiva disgregazione con la formazione dei corpi delle
varie specie. Ai vv. 26-27-28 notevole ancora una volta luso completivo ed esornativo
della ricca aggettivazione come una peculiare prerogativa del poetare empedocleo.
154

Fr. 293 a (ii) 23

Riveler a te, anche attraverso gli occhi, dove sincontrano (gli elementi) con
un corpo pi grande,
Fr. 294 a (ii) 24

prima lunione e la dispersione della generazione


Fr. 295 a (ii) 25

e quante ancora parti rimanenti esistono di questo parto (primigenio),


Fr. 296 a (ii) 26

sia delle fiere abitatrici dei monti i selvaggi aspetti


Fr. 297 a (ii) 27

sia degli uomini la doppia forma, sia dei campi


Fr. 298 a (ii) 28

provvisti di radici il prodotto e il grappolo dalla vite pendente;


Fr. 299 a (ii) 29

dei miei racconti accogli nellanimo veritiere prove:


Fr. 300 a (ii) 30

vedrai infatti lunione e la dispersione della generazione.

La raccomandazione, poi, al v. 29 di accogliere nellanimo le prove veritiere del suo


raccontare, tende ad una conoscenza cosciente e convinta in cui il discente giusto che
impieghi la parte migliore di s, la rn, che tutto: cuore, petto, animo, intelletto.
La dualit della cosmogonia empedoclea si riscontra ancora nei due, pi volte ricorrenti, termini jnodow e diptujiw del v. 30, legati al volere e potere dellAmore e
dellOdio.
155

Fr. b . o . 324
Fr. b . 1. 325
Fr. b . 2 . 326
Fr. b . 3 . 327
Fr. b . 4 . 328
Fr. b . 5 . 329
Fr. b . 6 . 330

Fr. 324-330
Questo gruppo di sette versi, alcuni completi e altri frammentari, ripropongono i tre
versi del fr. 83 76 corrispondenti allo 0.324, 2.326, 4.328; esso riporta lattenzione alla
natura terrosa (o dura, compatta, rocciosa com la terra in confronto allacqua, allaria,
ecc.) delle corazze di alcuni rettili come le tartarughe, le testuggini o tartarughe terrestri,
dei crostacei e delle conchiglie; fa riferimento anche alle corna ramose dei cervi per la
loro durezza e terrosa compattezza.
156

Fr. b . 0 . 324

questo (si vede) nelle conchiglie che vivono nel mare dal duro dorso
Fr. b . 1 . 325

e nei (gusci) rocciosi


Fr. b . 2 . 326

dove vedrai la terra quella che si trova come parte somma della cute;
Fr. b. 3 . 327

inoltre la corazza dei corpi robusti


Fr. b . 4 . 328

s certo (anche quella) dei buccini dal lapideo tegumento e delle testuggini
Fr. b . 5 . 329

i frassini delle corna dei cervi


Fr. b . 6 . 330

ma non finirei dicendo tutte le cose insieme.

Quanto al fr. 5.329, poich c gran disputa tra gli studiosi per luso di mela = frassino,
da pensare che il nostro poeta abbia usato la bella metafora dei frassini delle corna dei
cervi per alludere sia alla robustezza del legno di questi alberi, buono anche per le aste
degli antichi guerrieri, sia alla frondosit, alla ricchezza dei loro rami. Qui scorgiamo infatti
la predilezione tipica del poeta akragantino per le immagini che colpiscono soprattutto la
vista e ludito.
157

Fr. C 1
Fr. C 2
Fr. C 3
Fr. C 4

Fr. C 5
Fr. C 6
Fr. C 7
Fr. C 8

Fr. C 1 - C 8
Questo gruppo di otto versi, di cui il primo (C 1) incompleto, dovrebbe avere come
soggetto logico e grammaticale le divinit onniscienti che conoscono il destino delle vicende
umane, animali e naturali. Ne hanno piena conoscenza in particolare Amore e Discordia
che presiedono sia al ciclo costruttivo sia a quello decostruttivo, come qui viene ribadito
coi versi 3 6 in cui ripresa questa eterna legge dellunione e della separazione.
La presenza di C 1 in testa al gruppo fa dare questa impostazione interpretativa, che
pu alquanto differire da quella data al fr. 38 20 in cui C 1 era assente. I sette versi di
detto frammento sono qui sostanzialmente ripetuti sia pure con qualche lieve variante non
impegnativa.
158

Fr. C 1

(Gli dei sanno) opere messaggere volgere in mente,


Fr. C 2

sia delle umane membra il nobile peso;


Fr. C 3

ora quando con Amore correndo (le parti) verso le unitarie


Fr. C 4

membra, quelle che il corpo ha ricevuto in sorte quando la vita fiorente al


suo culmine
Fr. C 5

ora quando, sciolte dalla cattiva Discordia,


Fr. C 6

errano, separatamente ciascuno, verso il termine della vita;


Fr. C 7

cos ugualmente (avviene) per gli arbusti e per i pesci abitanti nelle acque
Fr. C 8

e per le fiere che hanno riparo sui monti e per le cimbe che si muovono sulle
ali.

Il richiamo poi del fr. C 3 al v. 7 del fr. 25 17 differisce nel fatto che qui il sintagma es
n panta si conclude, in forma di enjambement, con gua del verso seguente, mentre
nel fr. 25 17 autonomo perch in forma sostantivale e non attributiva.
In questo gruppo, come nel fr. 38 20, laggettivazione ricca: vi si incontrano ancora
i due composti di C 7 e C 8, tanto cari ad Empedocle e suggestivi per la sua fantasia: cos i
pesci sono per eccellenza abitatori delle acque, le fiere hanno rifugio sui monti e le cimbe
(uccelli) si muovono col sostegno delle ali. Annotiamo infatti che in Empedocle kmbh
equivale ad uccello, e se usato come metafora del comune significato di barca o barchetta
mantiene sempre lidea della velocit legata alle ali.
159

Fr. d 1
Fr. d 2
Fr. d 3
Fr. d 4
Fr. d 5
Fr. d 6

Fr. d 1 - d 6
I primi due versi di questo gruppo acquistano un senso pi comprensibile se li intendiamo
riferiti alle membra umane, soggette al crudo destino del declino e della morte: questo cio
il loro inesorabile approdo. Il poeta si sente amaramente coinvolto in esso, perch allora
non potr contare sulla protezione di Amore e Benevolenza. Per questo, avrebbe preferito
non nascere o morire prima di cominciare lopera di nutrimento del corpo.
160

Fr. d 1

(Le membra) separatamente le une dalle altre cadere e il fato subire


Fr. d 2

molto tormentate dalla necessit molesta


Fr. d 3

imputridite. A noi che ora abbiamo con noi Filia e Benevolenza


Fr. d 4

le Arpie, per destino di morte, ci saranno vicine.


Fr. d 5

Ahim, che non mi annient anzitempo linesorabile giorno


Fr. d 6

prima che alle labbra le malvage opere del nutrimento procurassi.

Scrive Gaetano Messina che, rispetto ai versi del gruppo C, qui latmosfera decisamente cambiata, perch il processo descritto nella sezione precedente in termini di
distaccata obiettivit, qui ripreso e ripensato come dramma soggettivo, come destino
che coglie lumanit, e con essa lo stesso filosofo (G. Messina, Empedocle rivisitato:
testo, traduzione e commento dei frammenti di Strasburgo, in Giornale di Metafisica
2002, n. 1-2, p. 60).
Anche ai vv. 5-6 notiamo la ripresa del fr. 124-139, avvalorando cos la supposizione
della loro appartenenza al presunto secondo poemetto empedocleo delle Purificazioni.
Indubbiamente sul piano poetico lidea della futura vicinanza delle Arpie a provocare la
sofferta esclamazione dei vv. 5-6.
Dobbiamo registrare infine anche la presenza di Enoh accanto alle pi citate ila
e ilthw.
161

Fr. d 7
Fr. d 8
Fr. d 9
Fr. d 10
Fr. d 11
Fr. d 12
Fr. d 13
Fr. d 14
Fr. d 15

Fr. d 7 - d 18
Allesclamazione precedente come grido di ribellione e di amarezza, segue la constatazione dellinevitabile destino della sofferenza umana sia prima sia appena si giunti
al prato di Ate, cio nel regno della morte. Invano mthn ben si contrappone ad
Ahim Omoi del v. 5, ripetuto a fine v. 8 v , nel contemplare gli innumerevoli
dolori prerparati agli uomini. Al v. 10 notiamo ancora una volta lintromissione personale
del poeta, che richiama alla mente del lettore (e del suo discepolo ascoltatore) lintervento
del fuoco come forza sconvolgente dellunit degli elementi causando la separatezza delle
varie esistenze nel mondo.
162

Fr. d 7

Ora invano in questo umidore bagnai le guance,


Fr. d 8

siamo giunti infatti al molto profondo vortice, ahim;


Fr. d 9

e innumerevoli, anche se essi non vogliono, dolori giungeranno nellanimo


Fr. d 10

agli uomini; noi ci spingeremo di nuovo verso quei discorsi


Fr. d 11

quando sopraggiunse per caso la fiamma (= il fuoco) invincibile


Fr. d 12

cos provocando la mescolanza portatrice di molti dolori


Fr. d 13

(esseri) animali generatori di vita generante


Fr. d 14

dei quali ancora i resti mira laurora


Fr. d 15

verso il luogo ultimo andai

Il pensiero doloroso, serpeggia in questa ultima parte di versi incompleti, aggravandosi


al v. 12 e al v. 16, in un crescendo di finale tragico dove lio contemplante e soffrente (v.
15) resta impigliato nella rete della sorte comune.
Segnaliamo infine lacume concettuale del v. 13, dove si accenna allidea della vita
generatrice, a sua volta, di altra vita, e laccenno allaurora (v. 14 w) e alla terra (v. 18
xyn) come testimoni e garanti di uno spettacolo apocalittico, che successe una volta e
pu ripetersi tante altre volte nei millenni per leterna dialettica tra Amore e Odio.
163

Fr. d 16
Fr. d 17
Fr. d 18

164

Fr. d 16

con strepito e grido


Fr. d 17

il prato di Ate ottenuto in sorte


Fr. d 18

e di nuovo, attorno, la terra

165

166

SCHEDA BIOGRAFICA

167

168

Empedocle nacque e visse nella colonia greco-rodiese di Akragante (poi


Agrigentum, Kirkent - Girgenti, Agrigento) sulla sponda sud-occidentale della
Sicilia nel pieno V secolo a.C., dal 485 al 425 circa, per una vita media di sessantanni, dopo la cacciata del governo aristocratico e laffermazione di quello
democratico a cui non poco avrebbe personalmente contribuito lui stesso.
Apparteneva a famiglia aristocratica: il padre Metone come il nonno Empedocle erano allevatori di cavalli e vincitori di Olimpiadi; famosi atleti sarebbero
stati i suoi fratelli Esseneto e Callicratide, sopravvissuti nella toponomastica
locale.
Risalirebbe a questo primo periodo la sua attivit di politico tanto che,
secondo la tradizione, avrebbe rifiutato ogni incarico per dedicarsi a quella
di medico-biologo e di poeta. Avrebbe sacrificato anche lamore alla sete del
sapere. Avrebbe viaggiato moltissimo in Occidente e in Oriente per soddisfare
il bisogno di conoscenza e di approfondimento di problemi di ordine fisico
e filosofico, donde la composizione del Poema fisico in esametri di stampo
omerico. Determinante sarebbe stato il soggiorno a Turi presso Sibari per gli
influssi subiti dalle teorie etico-religiose pitagoree, evidenti nella seconda
opera, i Catharmoi o le Purificazioni, in forma, secondo alcuni, di lettera in
versi diretta ad amici intellettuali.
Tornato in patria e dedicatosi prevalentemente alla poesia, oltre che alla
medicina, si sarebbe acquistato molta fama per guarigioni, pratiche misticoreligiose, consigli di natura igienica, rapporti con medici e filosofi dellarea
greco-siceliota e oltre.
Fama e leggenda si sarebbero impossessati presto di lui amplificando anche
atteggiamenti esibionistici. Tra questi si colloca anche la sua morte volontaria
con un tuffo nel fuoco dellEtna per accelerare il processo di purificazione
dellanima e, secondo altri, per mitizzare con la morte eroica la sua ascesa tra
gli dei guadagnandosi limmortalit.
Empedocle una delle personalit del mondo antico pi sovraccarica di
leggende, di cui fece ampia incetta il suo biografo Diogene Laerzio (Vite dei
filosofi): a lui ancora si attinge per mancanza di verit certificate, ma anche a tan169

tissimi altri autori della tradizione (Timeo, Satiro, Favorino, Neante, Eraclide,
Aristotele, Ermippo, Ippoboto, Demetrio di Trezene, Porfirio, Suida, ecc.).
Se allesistenza di tragedie e di epigrammi si accenna appena, solo del
Poema fisico e delle Purificazioni sono arrivati fino a noi numerosi frammenti
per un totale di circa seicento versi, che confermano di Empedocle la fama di
filosofo e di poeta dalla fantasia molto accesa e dalluso metaforico colorito
e possente.
EMPEDOCLE DI AKRAGANTE
Ricostruito pietruzza su pietruzza
parola dopo parola
un uomo come un monumento
quasi un telamone
del tempio di Zeus akragantino
poeta-filosofo
mistico-guaritore di un tempo
prima che alla logica del pensiero
subentrasse la logica del computer
o della banale calcolatrice.
Sal e discese dallOlimpo greco
per vedere quanto spazio degli dei
e quanto ne spetta alluomo peregrino
da forma a forma in risalita
verso lunit della cosmica Armonia.
Allaltare della Conoscenza
sacrific Pantea la fanciulla di carne
fiorita nel giardino di Damareta
prima che il Figlio di Nazareth
subisse la croce per amore delluomo.
Prescrisse la pillola quotidiana
dellesser digiuni di malvagit
senza attendere il tuffo nellEtna
per la pretesa espiazione.
Ed ebbe un nome lunghissimo,
duemilaecinquecento anni o venticinque
secoli, allincirca.
(N. A.)

170

SCHEDA BIBLIOGRAFICA

171

172

Ettore Bignone, Empedocle. Studio critico testi e traduzione, Bocca, Torino 1916.
Wilhelm Nestle, Der Dualismus die Empedocles, in Philologus, LXV, 1906.
Wilhelm Nestle, Storia della religiosit greca, La Nuova Italia, Firenze 1973.
Augusto Rostagni, Il verbo di Pitagora, Bocca, Torino 1924.
Giovanni Pascucci, Storia della letteratura greca, Sansoni, Firenze 1948.
Aristotele, Poetica, edizione critica a cura di J. Hardy, Les Belles Lettres, Paris
1961.
Albin Lesky, Storia della letteratura greca, 3 voll., traduzione italiana di Fausto Codino, Il Saggiatore, Milano 1962.
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Edizioni critiche
Hermann Diels, Die Fragmente der Vorsokratiker, Berlin 1912, terza edizione.
Hermann Diels Walther Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker, Zurich 1951, sesta
edizione.
173

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Valla, Arnoldo Mondadori, Milano 1988, III edizione.
Brad Inwood, The Poem of Empedocles, A text and translation with an introduction
by B. I., University of Toronto Press, Toronto Buffalo London 1991.
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commentaire, Bibliothque Nationale Universitaire de Strasbourg Walther de
Gruyter, Berlin New York 1999.
Gaetano Messina, Empedocle rivisitato: testo traduzione e commento dei frammenti
di Strasburgo, in Giornale di Metafisica, Nuova serie, XXIV, 2002.

174

INDICE

Introduzione
5 La poesia di Empedocle

19

PARTE PRIMA
Frammenti di Empedocle


141

PARTE SECONDA
LEmpedocle di Strasburgo

167

SCHEDA BIOGRAFICA

171

SCHEDA BIBLIOGRAFICA

175

Stampato da

Pellegrini Editore
Cosenza

176