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PERSONALISMO

Nell'opera
SCHIAVITU' E LIBERTA'
DELL'UOMO
Di
NIKOLAJ BERDJAEV

PERSONALISMO NELL'OPERA SCHIAVITU' E LIBERTA' DELL'UOMO DI


NIKOLAJ BERDJAEV
1) Introduzione generale al personalismo
1a) Significato del termine
Il termine personalismo possiede una duplice sfumatura di significato: da un lato indica
genericamente ogni corrente di pensiero che rivendichi la dignit della persona, dall'altro, in senso
pi rigoroso, denota una dottrina che accentra nel concetto di persona il significato della realt. La
persona viene considerata come principio ontologico fondamentale, rispetto al quale non possibile
distinguere alcun ordine gerarchico superiore. Per meglio comprendere il personalismo bisogna
considerare che esso nacque nei primi anni del 900 in Francia, in reazione sia al panlogismo
assolutistico della filosofia tedesca, sia al positivismo naturalistico della filosofia francese. Il primo,
di matrice hegeliana, vedeva nel genere umano lo strumento attraverso cui, nella storia, lo Spirito
sarebbe stato capace di prendere gradualmente coscienza di s; il secondo, il cui padre fu Auguste
Comte, era improntato ad un forte determinismo storico e sociale, nonch ad una marcata fiducia
nel progresso. I filosofi personalisti insorsero contro questa concezione subordinata della persona,
rivendicandone l'indipendenza, la non riconducibilit alla mera parte di un tutto.
Il padre del termine personalismo fu Charles Renouvier nel suo omonimo saggio del 1903. Da
questo trasse ispirazione Emmanuel Mounier per la fondazione nel 1932 della rivista Esprit, che
si prefiggeva l'obiettivo di esaminare la crisi politica e spirituale dell'Europa del tempo. In
particolare, l'Esprit era caratterizzata dall'esigenza di fondere l'istanza personalistica con quella
comunitaria (in qualche modo coniugare Kierkegaard con Marx), e superare sul piano politico i
limiti sia dell'individualismo, sia del collettivismo, che riduce la personalit a pura unit numerica.
1b) Premesse nel pensiero filosofico religioso
I prodromi della filosofia personalistica sono rintracciabili fin dagli esordi del pensiero occidentale:
il Conosci te stesso ( ) iscritto nel tempio di Apollo a Delfi e ripreso da Socrate
costituisce un primo movimento verso un'indagine dell'interiorit personale.
Tuttavia, il terreno proprio del personalismo il cristianesimo. L'ispirazione personalistica del
cristianesimo nel Dio padre che segna sui figli la sua impronta personale; nella verit identificata
con la stessa persona del Cristo (Ego sum veritas); ancora, nella predilezione per l'unica pecorella
sfuggita all'ovile. Nella prospettiva cristiana i singoli nascono da un atto d'amore di Dio, libera
proliferazione dell'essere personale che instaura nei figli un'immagine di se stesso: la spiritualit
personale dell'uomo viene esemplata sulla spiritualit personale di Dio. Cos, ad esempio, le
Confessioni di Sant'Agostino sono la mirabile esecuzione, senza precedenti nella storia del
pensiero, d'un programma personalistico, per cui l'anima del singolo si riscatta e si conquista a
mano a mano che conosce la verit e si conosce in Dio.
Anche Cartesio nel 1600 volge lo sguardo alla persona, ricostruendo tutto l'edificio del sapere a
partire dall'affermazione Cogito, ergo sum. Tuttavia, in Cartesio il cogitare diviene percezione di
idee innate, rispetto alle quali alla persona concesso solamente di fornire o negare la propria
adesione. La persona diviene predeterminata, immersa in una armonia prestabilita, che nega il
principio della filosofia personalistica.
Anche Kant esercit un'importante influenza sullo sviluppo del personalismo, in special modo nel
suo imperativo categorico della Fondazione della Metafisica dei Costumi "Agisci in modo da
trattare l'umanit, tanto nella tua persona quanto nella persona di ogni altro, sempre nello stesso
tempo come un fine, e mai unicamente come un mezzo.". Nonostante ci, la persona di cui qui si
parla, non propriamente la persona dei singoli, ma l'astratto dell'umanit come portatrice di
ragione: ancora una volta l'intellettualismo coglie i suoi frutti, ipostatizzando l'astratto e usurpando
a favore di questo astratto i diritti e la dignit della persona umana. Similmente, in ambito
romantico, l'idealismo tedesco, come ad esempio in Fichte, per quanto riconosca l'importanza

dell'umanizzazione della natura, diluisce il concetto di persona nella astratta universalit dell'Ichheit
(l'io assoluto). Il personalismo resta per l'idealismo assoluto una contraddizione in termini.
2) Nikolaj Berdjaev
2a) La vita
Nato nel 1874 a Kiev e deceduto nei pressi di Parigi nel 1948, all'et di 74 anni, Berdjaev ader in
giovent all'ideologia marxista predominante nell'intellighenzia russa del suo tempo, ma approd
ben presto ad una ricerca metafisica e spirituale, distaccandosi dalla lotta politica. Infatti, egli non
manc di manifestare la propria diffidenza nei confronti del governo bolscevico, instauratosi
nell'ottobre del 1917, che fin da subito dimostr la tendenza a fare prevalere l'interesse dello Stato
sulla libert dell'individuo. Berdjaev divenne particolarmente indesiderato al regime sovietico
quando apr a San Pietroburgo la "Libera Accademia della Cultura Spirituale", fino alla sua
definitiva espulsione dal paese nel 1922, in seguito alla quale, dopo un breve soggiorno nella
Germania della Repubblica di Weimar, si stabil Parigi. Qui Berdjaev visse fino al 1948, anno della
sua morte, senza mai interrompere la sua produzione filosofica, nemmeno durante il difficile
periodo dell'occupazione nazista.
Un episodio interessante della vita di Berdjaev costituito dal momento del suo arresto in Russia, in
occasione del quale egli fu interrogato dal temibile capo della eka, Dzerinskij. Solzhenitsyn, nel
suo Arcipelago Gulag, racconta come allora Berdjaev dette prova di grande coraggio, esponendo
con fermezza i motivi ideologici e religiosi per i quali egli non poteva aderire al potere del partito.
2b) Il pensiero
Il centro della riflessione dell'autore ruota attorno ai concetti di Persona, Libert e Creativit, che
egli sviluppa a pi livelli, affrontando tanto tematiche esistenziali quanto sociali e storiche. Il suo
pensiero caratterizzato da una forte religiosit e si iscrive nella tradizione dell'esistenzialismo
cristiano, che trova un celebre esponente circa un secolo prima nel filosofo danese Sren
Kierkegaard.
3) Schiavit e libert dell'uomo (1939)
Il saggio Schiavit e libert dell'uomo testimonia l'interesse di Berdjaev per la tematica della
persona. In esso sono presenti sia un aspetto speculativo-teorico (in cui il filosofo da ragione
dell'importanza capitale da lui attribuita alla persona), sia un aspetto di filosofia sociale, con la
denuncia da parte del filosofo di tutte le possibili forme di asservimento che qualsiasi impalcatura
sociale pu eventualmente esercitare sulla persona. L'uomo non deve dimenticare l'orizzonte di
trascendenza a cui chiamato, deve rifuggire l'oggettivazione che fa di lui uno schiavo, non solo
del mondo ma anche di se stesso.
3a) Persona
La persona secondo Berdjaev l'immagine integrale dell'uomo in cui il principio spirituale domina
su tutte le forze dell'anima e del corpo. Lo spirito, cio, conduce all'unit l'anima e il corpo. Per
comprendere che cos' la persona molto importante stabilire la differenza tra Persona e Individuo.
L' individuo una categoria di ordine biologico e sociologico; la persona , invece, l'opera dello
spirito che s'impadronisce della natura. La persona non legata ad alcun processo biologico o
generativo, la persona si crea per l'opera dello spirito sopra la costituzione fisica e psichica
dell'uomo.
3b) Signore, schiavo e uomo libero
Strettamente legato al concetto di persona, compare nel pensiero di Berdjaev quello di libert.
Nella libert afferma egli nascosto il mistero del mondo. L'uomo, infatti, si configura come un
essere contraddittorio: da un lato egli ricerca la libert, dall'altro cade facilmente nella schiavit,
fino ad arrivare ad amarla. La schiavit tende agguati all'uomo da tutte le parti.

Per illustrare il proprio concetto di libert Berdjaev si ricollega alla dialettica servo padrone di
Hegel. In essa veniva illustrato lo scontro fra due autocoscienze, delle quali soltanto quella che non
avesse temuto per la propria vita sarebbe stata in grado di divenire padrone. L'autocoscienza
asservita, tuttavia, avrebbe guadagnato l'indipendenza attraverso il lavoro, in quanto sarebbe uscita
da s e si sarebbe riconosciuta nel prodotto del proprio lavoro, secondo la dinamica dell'Aufhebung.
Berdjaev non approva l'ottica del rovesciamento dialettico e afferma che tanto il servo quanto il
padrone sono entrambi schiavi. Il signore coscienza sussistente per s, che tuttavia sussiste per s
attraverso lo schiavo; la coscienza dello schiavo, invece, l'esistenza di s per l'altro. Entrambi
sono legati da un rapporto di interdipendenza.
Alla figura del signore e dello schiavo Berdjaev contrappone l'uomo libero, che sussiste di per s,
ha in s le qualit senza la correlazione di un suo opposto. L'errore tanto dello schiavo quanto del
signore consiste nel porre la propria ragion d'essere nel mondo oggettivato, e non nel mondo dello
spirito, unica istanza in cui sia possibile una libert autentica.
Infatti, per quanto Feuerbach e Marx avessero intuito la falsit della dialettica servo padrone (basti
pensare alle teorie sulla alienazione del lavoro capitalista formulate dal filosofo di Treviri), essi a
loro volta compiono nell'ottica di Berdjaev un errore sostanziale: auspicano la liberazione del
lavoratore in un orizzonte materialistico, che in ultima analisi finisce per asservire l'uomo tanto
quanto la sua precedente condizione di subordinazione. Se l'uomo rimane un essere materiale ed
economico [] rimane schiavo e schiavo per natura.
Inoltre, Berdjaev individua nella celebre volont di potenza un pervertimento dell'universalismo a
cui chiamato l'uomo per natura. La volont di potenza consiste secondo Nietzsche in un desiderio
di puro accrescimento, in una pulsione infinita di rinnovamento. Tuttavia, questo bisogno
elementare di espandere la propria forza vitale diviene inevitabilmente lesivo della dignit e della
libert dell'uomo, diviene esso stesso fonte di schiavit per l'uomo. Berdjaev porta l'esempio di
Cesare come uomo reso schiavo dalla propria stessa volont di potenza, da cui trascinato in un
vortice di catastrofi e guerre. Ogni giustiziere afferma Berdjaev un uomo che ha perso la forza
dello spirito, che ha perso ogni coscienza di esso.
La violenza appartiene al mondo oggettivato, spersonalizzato, dove accettata per il
raggiungimento di fini che hanno perso di vista il bene autentico dell'uomo: la violenza, in realt,
manifestazione di impotenza, di dipendenza dal mondo oggettivato; i vinti dal mondo, al contrario,
possono possedere la vera forza che viene dallo spirito: il Figlio di Dio fu crocifisso. Socrate fu
avvelenato. I profeti furono lapidati. Gli iniziatori e i creatori di un nuovo pensiero e di una nuova
vita furono perseguitati. [] hanno trionfato solo il signore e lo schiavo, non si sono tollerati gli
uomini liberi.
3c) La schiavit dell'uomo in Dio
Nelle diverse forme di schiavit rientra l'idea umana di Dio, da distinguere dalla vera essenza di
Dio. L'uomo, infatti, ha creato nel corso della storia un Dio oggettivato, e Gli ha rivolto una
ammirazione servile. Tale Dio si manifesta nella coscienza umana con una forte impronta di
antropomorfismo e sociomorfismo: in Dio si riflettono cos i rapporti sociali degli uomini, i
rapporti di schiavit e di dominio di cui piena la storia umana. Questo concetto di Dio come
monarca assoluto ha generato una legittima serie di reazioni in tanti pensatori, fra cui Ludwig
Feuerbach. Secondo Feuerbach la teologia non sarebbe altro che una antropologia mascherata,
trasposizione in un ente trascendente delle tensioni dell'individuo, di quei caratteri di Infinitezza e
Eternit che l'uomo in quanto genere umano possiede. La reazione di Feuerbach giustificata
secondo Berdjaev nei confronti dell'idea di Dio, non rispetto a Dio stesso, che Mistero.
A ci connesso il problema della giustificazione del male del mondo, a cui per molto tempo si
ovviato con la teorizzazione di una armonia universale che avrebbe reso ragione delle sofferenze
degli uomini. Cos fa Leibniz nella sua Teodicea, quando formula la teoria del migliore dei mondi
possibili, in quanto opera di un Dio onnipotente e infinitamente buono. La teoria di Leibniz, com'
noto, venne messa alla berlina nel racconto di Voltaire Candido, dove il filosofo del 600 veniva
incarnato dalla farsesca figura del precettore Pangloss. A questo ordine universale si contrapposto

nella sua opera anche Dostoevskij, in particolare nei Fratelli Karamazov, con la geniale dialettica
(definita cos dallo stesso Berdjaev) di Ivan Karamazov, il quale restituirebbe il biglietto per
l'armonia universale, anche se essa dovesse costare soltanto la lacrimuccia di un bambino
maltrattato. L'insurrezione contro l'ordine cosmico risulta pi che giustificata, perch esso non
tiene conto dell'importanza della persona umana, centro esistenziale dell'universo. Berdjaev afferma
che Dio non affatto il pianificatore dell'ordine cosmico e l'amministratore del tutto mondano, Dio
il senso dell'esistenza umana [] Dio ha creato esseri concreti, persone, centri esistenziali creativi
[] Dio si trova nel bambino che versa la lacrimuccia, non nell'ordine cosmico utilizzato per
giustificare questa lacrimuccia. La Provvidenza Divina nel mondo ammissibile come mistero
inspiegabile, ma razionalizzata dalle dottrine teologiche diviene offensiva sia per la dignit di Dio
che per la dignit dell'uomo.
3d) La seduzione cosmica e la schiavit dell'uomo nella natura
Per quanto la civilt storicamente abbia avuto il ruolo di proteggere l'uomo dalle insidie della
natura, in epoca moderna essa stata considerata come asfissiante per l'uomo stesso e le sue norme
costrittive rispetto alle primitive libert. La sensibilit romantica attraverso diverse teorie
organicistiche si fa portavoce di un ricongiungimento dell'uomo con la natura, vista come
spontaneit e freschezza perdute. Cos con il suo panismo Hlderlin mira a ritrovare la propria
spiritualit nel ricongiungimento con il tutto (si pensi alla sua tragedia La Morte di Empedocle) e
Schelling nella sua Naturphilosophie risolve il problema del Non-io fichtiano attraverso la teoria
dell'assoluto come unit di soggetto e oggetto, spirito e natura. Berdjaev individua in queste forme
di monismo un ulteriore attentato alla integrit della persona: dalla schiavit del meccanismo della
natura [l'uomo] si volge alla schiavit del pandemonismo della natura [] la fusione con la vita
cosmica non libera la persona, ma la dissolve e la annienta. Per quanto sia vero che l'uomo nella
storia della civilt si volga in un circolo vizioso di soprusi e violenze, egli non pu sfuggire ad esso
attraverso la sottomissione a un ritmo cosmico organico che propriamente non esiste nella natura
oggettiva, bens attraverso la libert dello spirito.
3e) La seduzione dell'individualismo e la schiavit dell'uomo da se stesso
Occorre operare un distinguo tra personalismo e individualismo, che potrebbero essere identificati
in maniera fuorviante, a motivo della comune attenzione per il singolo. Il personalismo rivendica
l'indipendenza della persona a motivo dello spirito che alberga in essa, l'individualismo, invece,
appartiene al mondo oggettivato. L'individualista un uomo egocentrico in potere
dell'oggettivazione, che egli vuole trasformare in strumento dell'autoaffermazione. Il tipo del
fariseo, ad esempio, il tipo dell'uomo la cui dedizione alla legge del bene e della purezza [] si
trasformata in autoaffermazione egocentrica e autocompiacimento. Il personalismo ha una
tendenza comunitaria, vuole stabilire rapporti fraterni fra gli uomini, mentre l'individualismo
istituisce nella vita sociale rapporti da lupi. Sulla base della distinzione junghiana fra i due tipi
psicologici dell'introverso e dell'estroverso Berdjaev afferma che esistono sia un'introversione
deformata, cio un'introversione che ha smarrito la persona, come nel caso dell'egocentrismo, [sia]
un'estroversione deformata [che] alienazione ed esteriorizzazione. L'uomo secondo Berdjaev
deve essere allo stesso tempo introverso spiritualmente, interiorizzato, ed estroverso nel proprio
agire che fuoriesce verso il mondo e gli uomini.
3f) Seduzione del Regno. Il duplice aspetto dello stato
Nel corso della storia si ha una serie sconfinata di esempi che testimoniano la vocazione dell'uomo
a regnare, dagli imperi dell'antico Oriente, all'impero Romano, fino al Terzo Reich germanico.
Secondo Berdjaev nella ricerca del regno l'uomo riversa la propria sete di universalit. A questo
proposito risulta illuminante un riferimento a Dostoevskij ed alla sua Leggenda del Grande
Inquisitore: in essa gli uomini accettano di essere asserviti al potere assoluto dell'Inquisizione
Spagnola in cambio di una garanzia di pace e tranquillit in vita. Si tratta, in nuce, del prototipo dei
moderni stati totalitari, che vogliono essere chiesa, organizzare l'anima degli uomini, dominare

sulla coscienza e sul pensiero senza che rimanga spazio per la libert dello spirito. Per il bene
collettivo lo stato totalitario, accetta la morale di Caifa, per la quale E' meglio che un uomo solo
muoia per gli altri piuttosto che perisca un popolo intero. Un esempio lampante di come questa sia
la professione di fede dello stato dato dal noto affare Dreyfus, quando si condann un innocente a
vantaggio dello stato e dell'esercito francese. E' lo stesso dilemma anche dello scontro tra Antigone
e Creonte nella tragedia di Sofocle, dove si palesa lo scontro tra la morale personale, umana, che
difende il proprio diritto di seppellire il fratello, e la morale impersonale e inumana dello stato, che
nega questo diritto.
I moderni stati totalitari hanno operato una inversione dei rapporti di dipendenza: essi affermano
che l'uomo esiste per lo stato, non, come dovrebbe essere, che lo stato esiste per l'uomo. Per
giustificare il primato della ragion di stato essi foggiano di volta in volta simboli e miti, per
esempio il mito della sovranit del popolo la cui volont generale infallibile (Rousseau), il mito
del proletariato come classe messianica liberatrice dell'umanit (Marx), il mito dello stato e il mito
della razza (Nazionalsocialismo). Nei totalitarismi la pseudo-divinizzazione che avviene attorno
alla figura dei leader un indice chiaro di come l'uomo abdichi alla propria indipendenza e idolatri
un feticcio, che rappresenta il surrogato della propria chiamata all'universalismo. Alla vigilia della
tragedia della Seconda Guerra Mondiale, Berdjaev afferma con toni profetici che nei nazionalismi
moderni il duce dittatore si trasforma in mago e presto, probabilmente, stender le mani per guarire
gli ammalati.
Sulla scia di questo ragionamento Berdjaev riconosce all'anarchismo la verit incondizionata in
merito [alla denuncia di] ogni assolutizzazione dello stato, dell'ingiustizia della centralizzazione
dispotica. Egli distingue due tipi di anarchismo, uno materialistico, uno religioso spirituale.
All'anarchismo materialistico ricondotto l'anarchismo comunista di Bakunin, nel quale si
propugna la libert dell'elemento popolare dal potere dello stato. Tuttavia, nota Berdjaev il
dominio comunistico astatale della societ pu essere con ci ancor pi totalitario del dominio dello
stato che incontra limiti ai suoi poteri.. In questo senso si avvicina maggiormente al personalismo,
alla liberazione della persona umana, l'individualismo anarchico di Max Stirner, per quanto sia
comunque relegato dentro a un orizzonte materialistico. L'anarchismo che raggiunge la massima
profondit quello religioso di Lev Tolstoj. In esso si riconosce che qualsiasi forma di potere
sull'uomo legata al peccato e al male, nella convinzione che il Regno di Dio sia privo di autorit,
sia anarchia. [Tolstoj] propone di rischiare tutto in nome della fede in Dio e nella natura divina.
Nonostante l'audacia del pensiero di Tolstoj, esso tuttavia non rende ragione della violenza, anzi si
disinteressa delle vittime della violenza, come se non fosse necessario difenderle. In ci risiede il
lato negativo dell'anarchismo, il suo mendace fantasticare: lo stato deve difendere la libert e il
diritto. Questa l'unica legittimazione che Berdjaev riconosce allo stato, al cui potere egli assegna
sempre un significato relativo e funzionale.
Nella visione personalistica lo stato si rivela un bisogno, una necessit per gli uomini e ci indica
per l'appunto che nella gerarchia di valori esso appartiene ai valori di ordine inferiore.. La triade
hegeliana, in base alla quale lo Stato rappresenta il vertice dello spirito oggettivo, risulta
inaccettabile, non solo nel senso marxiano di primato della societ civile, bens nella sua totalit:
essa, infatti, inadatta a riconoscere nella persona umana il valore supremo.
La seduzione del Regno sfocia inevitabilmente nel mito della guerra. Infatti, quando la potenza
dello stato e della nazione viene dichiarata come valore superiore all'uomo, allora in linea di
principio la guerra gi dichiarata. E' interessante infatti osservare come il potere dello stato sia
sempre circondato da simboli bellici, eserciti, bandiere e decorazioni: anche i presidenti delle
repubbliche democratiche, per quanto camminino in una misera tenuta civile, dietro di loro hanno
comunque un esercito e sono accompagnati da aiutanti in tenuta militare. L'assolutizzazione
dell'importanza dello stato porta a un romanticismo della guerra che contraddice i fondamenti del
personalismo: la persona umana viene vista come un mezzo, come parte subordinata di un tutto
non-umano. Si guarda alla guerra come a una sorta di poesia, mentre essa non altro che una
terribile prosa. Se chi odia e ha sete di uccidere potesse vedere nel suo nemico un soggetto
esistenziale, l'odio allora svanirebbe e l'assassinio diverrebbe impossibile. L'odio e l'assassinio

esistono solo in un mondo in cui gli uomini sono diventati oggetti.


3g) Seduzione e schiavit dell'aristocratismo. Il duplice volto dell'aristocratismo.
L'aristocratismo pu essere di tipo sociale o spirituale. Il primo consiste nell'appartenenza a un ceto
aristocratico, a cui vengono riconosciute qualit d'eccezione. Esistono teorie aristocratiche che
vedono il senso della storia e dell'umanit nella comparsa di uomini notevoli e geniali, mentre
guardano alla massa rimanente dell'umanit come a un humus, come a un mezzo per questa luce
dell'umanit. Tale ad esempio la teoria nietzschiana del superuomo, o oltreuomo, in base alla
quale pochi uomini sarebbero in grado di emergere dalla massa e realizzare appieno le potenzialit
del proprio essere, mettendo in atto il cosiddetto nichilismo attivo. Questo consiste in una nuova
epoca, in cui l'uomo, libero dalle catene e dai falsi valori etici e sociali dello spirito apollineo,
afferma se stesso guidato dallo spirito dionisiaco e dalle passioni. Al pensiero di Nietzsche si rifece
Gabriele D'annunzio, con il suo superomismo, secondo cui i sentimenti e la volont del superuomo
dovrebbero prevalere sulle masse ed elevarsi sopra di esse. Infine, riconducibile alla concezione
dell'aristocratismo anche la teoria hegeliana degli uomini cosmici (fra cui egli mette in evidenza
Napoleone Bonaparte), individui eletti dalla cosiddetta astuzia della ragione, che riescono ad
assecondare lo sviluppo della storia, portando una trasformazione radicale nella realt del loro
tempo. A tutto ci Berdjaev contrappone il vero aristocratismo [che] resta nel regno della
soggettivit infinita e non istituisce alcun nuovo regno oggettivo. L'autentica razza aristocratica,
secondo il filosofo, non razza dominante, come ritiene Nietzsche, bens una razza particolarmente
sensibile e sofferente, che non esige niente per s, dona, si assume la responsabilit e il dovere di
servire.
3h) La seduzione della borghesia
Il tipo borghese viene inquadrato da Berdjaev in una luce del tutto negativa. In esso egli vede la
sottomissione completa dell'uomo al mondo dell'oggettivazione, al mondo del determinismo: il
borghese non definito per ci che , ma per ci che ha. Egli schiavo della sua propriet e del
denaro, schiavo della volont di arricchimento, schiavo dell'opinione comune borghese, schiavo
delle posizioni sociali, schiavo degli schiavi che sfrutta e di cui ha timore. Per quanto il sistema
borghese, che corrisponde al sistema capitalistico, sia aspramente criticato da Berdjaev, egli non
crede nella possibilit di un rinnovamento vero attraverso l'instaurazione di un nuovo sistema. Non
si deve credere che il cambiamento della struttura sociale crei automaticamente un uomo nuovo:
socialismo e comunismo possono essere spiritualmente borghesi tanto quanto il capitalismo. Marx
vedeva nel borghese una categoria sociale, con una missione positiva da un lato (lo sviluppo delle
forze produttive materiali e l'esautoramento della nobilt), e un ruolo negativo, quasi criminale,
nello sfruttamento del proletariato. Berdjaev, invece, individua nel borghese una categoria
esistenziale, nella quale l'uomo schiavo del mondo materiale e degli oggetti, indipendentemente
dalla struttura sociale in cui collocato.
3i) Seduzione e schiavit della rivoluzione
La rivoluzione una caratteristica peculiare della storia umana. In ogni epoca le classi inferiori,
oppresse, lavoratrici della societ si sono sollevate, non accettando pi di sopportare l'umiliazione e
la schiavit. Partendo da questo assunto, che ricorda molto da vicino la teoria del materialismo
storico dialettico di Marx, in base al quale la storia identificabile con la storia della lotta di classe,
Berdjaev sviluppa la propria critica della rivoluzione. Egli afferma che nella rivoluzione, sebbene
essa parta da una rivendicazione legittima di diritti, insito un elemento demoniaco. La
rivoluzione, infatti, ricerca la vittoria ad ogni costo. La vittoria le d la forza, e questa forza trapassa
sempre in violenza. La rivoluzione, inoltre, possiede un atteggiamento contraddittorio nei confronti
del tempo: essa vive proiettata nel futuro, mentre il presente viene considerato esclusivamente come
mezzo. Nel presente si accettano la violenza, la crudelt e l'assassinio, al fine di raggiungere in un
futuro la libert e l'umanit. Come afferma Berdjaev per il presente una vita da incubo, per il
futuro una vita paradisiaca. La pretesa di raggiungere la perfezione, il perfetto ordinamento sociale

genera ogni sorta di sopruso, causa il terrore. Di questo sono testimoni sia la Rivoluzione Francese,
con il Regime del Terrore di Robespierre, sia la Rivoluzione bolscevica dell'ottobre 1917. Da tutto
ci Berdjaev conclude che la vera rivoluzione, profonda e radicale, un mutamento di struttura
della coscienza, un mutamento del rapporto col mondo oggettivato
3l) Seduzione e schiavit del collettivismo utopistico
Il collettivismo, che vuole la vita perfetta, il bene obbligatorio viene chiaramente rifiutato dal
personalista Berdjaev. Nel contesto del collettivismo, infatti, il bene generale costituisce una
categoria di valori superiore alla persona, di cui essa si sente parte subordinata e in cui si dissolve.
L'utopia pretende la razionalizzazione della tragedia umana senza una trasfigurazione reale
dell'uomo e del mondo. A questo proposito occorre notare che Berdjaev non identifica il
collettivismo con il socialismo, il quale, al contrario, pu essere personalistico, anticollettivistico. Il
socialismo riguarda una forma di giustizia elementare che tenta di conciliare i due problemi che
stanno alla base della vita sociale [] la libert e il pane. Il socialismo scientifico di Marx, ad
esempio, smaschera l'ipocrisia con cui le societ borghesi negano l'esistenza di classi, affermando
che esse sono state superate nell'eguaglianza civile. A ragione Marx rivendica contro una
uguaglianza formale e di facciata, una uguaglianza sostanziale, in cui il proletariato non sia pi
oppresso dallo sfruttamento capitalista. Inoltre, Marx nel giusto, quando, in controcorrente rispetto
agli economisti classici, quali Smith e Ricardo, vede nel sistema capitalistico non una formazione
naturale, bens un prodotto storico, suscettibile anche di modifiche radicali. Ancora una volta,
Berdjaev, approva i presupposti della riflessione marxiana, ma li sviluppa secondo il proprio punto
di vista: la fratellanza tra gli uomini, che un compito spirituale, non risolvibile mediante
un'organizzazione sociale [n] tramite la conquista del potere (come prevede Marx quando teorizza
la fase di dittatura del proletariato), indipendentemente dal fine di questa conquista.
3m) Seduzione e schiavit erotica
Il sesso, secondo Berdjaev, una delle pi profonde forme di schiavit dell'uomo. Come
Schopenhauer aveva intuito, quando l'uomo cede al potere della vita sessuale si rende giocattolo
della Volont cieca e a-razionale che governa il mondo, diventa schiavo della propagazione della
specie. Berdjaev concorda con la visione schopenhaueriana, tanto quanto riconosce la legittimit
delle scoperte di Freud nell'ambito della psicoanalisi. Le pulsioni sessuali esercitano un'influenza
decisiva sull'agire umano e vengono spesso represse dal controllo della societ. In conformit a ci
Berdjaev critico nei confronti della famiglia come istituzione sociale borghese, in quanto spesso
assume una funzione costrittiva del sentimento amoroso. Allo stesso modo, egli si rivolge
all'ipocrisia del cristianesimo storico che ha sempre giustificato l'amore matrimoniale
esclusivamente con la generazione dei figli, mentre ha maledetto l'atto sessuale come
concupiscentia. A un livello pi alto rispetto alla mera pulsione sessuale, individuata da Freud, e
l'idea ipocrita dell'amore matrimoniale, entrambe le quali incatenano l'uomo al mondo oggettivato
, Berdjaev esalta l'amore-eros, in cui l'unione sessuale diviene conseguimento di pienezza. Il
filosofo afferma che in ci presente il senso personale, spiritualmente e moralmente legittimo
dell'amore.
3n) Seduzione e schiavit estetica
Per seduzione estetica Berdjaev intende la tentazione dell'uomo di assolutizzare i propri criteri di
giudizio estetici. Ci pu avvenire nell'ambito della morale, della filosofia, della politica e anche
della religione, dove spesso prende la forma del predominio esclusivo della parte liturgica. Il tipo
dell'esteta il tipo dell'uomo passivo, che gode della sua passivit, che vive di riflessi, un
consumatore e non un creatore. In questa definizione Berdjaev rivela la propria affinit al pensiero
di Kierkegaard, in particolare per quanto riguarda lo stadio estetico della vita messo in evidenza dal
filosofo danese. Questo stadio, simboleggiato dalla figura del seduttore (Don Giovanni),
caratterizzato secondo Kierkegaard dalla ricerca del piacere, dall'abbandono al mondo e alla
pluralit delle esperienze che esso offre. Lo scacco esistenziale dello stadio estetico avviene quando

l'esteta, vivendo nell'istante e senza operare alcuna scelta, rinuncia a costruire una propria identit e
cade nella noia, nell'indifferenza e nella disperazione. Ma la schiavit estetica non implica la
negazione dell'autentica bellezza. Al contrario, la bellezza capace di irrompere nel mondo
oggettivato, nel mondo della quotidianit e illuminare la vita di un senso nuovo. Ci avviene, ad
esempio, attraverso l'arte, che trasfigurazione della nostra vita.
Al fine di determinare la natura dell'autentica bellezza, Berdjaev solleva l'annoso dibattito tra
classicismo e romanticismo. Da un lato il classicismo concepito come arte oggettiva, l'arte che ha
raggiunto la perfezione oggettiva e in questo del tutto incompatibile con la filosofia
personalistica, in quanto sia il creatore che il prodotto creato sono sottomessi a un ordine
gerarchico oggettivo. Il romanticismo, invece, si avvicina maggiormente all'ideale personalistico,
poich significa la frattura tra soggetto e oggetto. Il prodotto della creazione parla sempre di
qualcosa di pi grande di lui, in esso si ha uno slancio (Streben) verso l'infinito [...] Tuttavia,
l'affermazione della soggettivit pu diventare la chiusura dell'uomo in se stesso, perdita di unione
con la realt, [...] schiavit dell'individuo da se stesso. Alle due vie di romanticismo e classicismo
Berdjaev contrappone il risanamento del realismo, che volge verso la veracit della vita. Egli
afferma, ad esempio, che tutta la letteratura russa del XIX secolo si trova al di fuori del classicismo
e del romanticismo, realistica nel senso profondo del termine, e testimonia la lotta spirituale
dell'uomo soggetto, la tragedia della creazione.
3o) Seduzione e schiavit della storia. La duplice concezione della fine della storia
Nell'ultima sezione di Schiavit e Libert dell'uomo Berdjaev analizza tre diversi concetti di
tempo: il tempo cosmico, il tempo storico e il tempo esistenziale. Il tempo cosmico simbolizzato
da un cerchio, legato al ritmo della natura (l'alternarsi del d e della notte, delle stagioni ecc.) e
caratterizz, ad esempio, la mentalit greca. Il tempo storico, invece, rappresentato da un linea
retta: una dimensione temporale proiettata verso il futuro, da cui attende una manifestazione di
senso. Berdjaev, contrariamente a quanto affermato da Nietzsche nella sua formulazione
dell'eterno ritorno, non identifica la concezione lineare del tempo con la sensibilit cristiana; egli
afferma che il tempo storico genera illusioni: la ricerca di ci che migliore nel passato (illusione
del conservatorismo), oppure la ricerca della pienezza nel futuro (illusione del progresso). Sia il
tempo cosmico che il tempo storico appartengono al mondo dell'oggettivazione e non sono in grado
di fornire risposte definitive all'uomo. Il tempo pi profondo il tempo esistenziale, rappresentabile
attraverso un punto. Questo il tempo interiore, non-esteriorizzato nello spazio, non oggettivato
[] un'infinit qualitativa, non quantitativa. L'istante del tempo esistenziale un'uscita
nell'eterno. Proprio l'avvento del tempo esistenziale costituisce la fine della storia.
A ci si collegano la due concezione dell'apocalisse: l'una vede la fine della storia in senso passivo,
realizzata esclusivamente da Dio; l'altra crede che la fine del mondo venga preparata in maniera
attiva e creatrice dall'uomo, che essa sar un'opera divinoumana. Questa seconda concezione,
secondo Berdjaev, fonda un escatologismo attivo che legittima la creativit umana. L'attesa
passiva della fine cessa di essere accompagnata da un sentimento di orrore e anzi diventa lotta,
desiderio di vittoria. Berdjaev conclude il suo lungo saggio con una nota di trionfo Quando l'uomo
avr compiuto ci a cui stato chiamato, soltanto allora ci sar la seconda venuta di Cristo, allora ci
sar un nuovo cielo e una nuova terra, ci sar il regno della libert.
Indice
1) Introduzione generale al personalismo
1a) Significato del termine
1b) Premesse nel pensiero filosofico religioso
2) Nikolaj Berdjaev
2a) La vita
2b) Il pensiero

3) Schiavit e libert dell'uomo


3a) Persona
3b) Signore, schiavo e uomo libero
3c) La schiavit dell'uomo in Dio
3d) La seduzione cosmica e la schiavit dell'uomo nella natura
3e) La seduzione dell'individualismo e la schiavit dell'uomo da se stesso
3f) Seduzione del Regno il Duplice aspetto dello stato
3g) Seduzione e schiavit dell'aristocratismo. Il duplice volto dell'aristocratismo
3h) La seduzione della borghesia
3i) Seduzione e schiavit della rivoluzione
3l) Seduzione e schiavit del collettivismo utopistico
3m) Seduzione e schiavit erotica
3n) Seduzione e schiavit estetica
3o) Seduzione e schiavit della storia. La duplice concezione della fine della storia
Bibliografia
Berdjaev N., Schiavit e libert dell'uomo, Milano, Bompiani, 2010
Miano F., Personalismo, in Enciclopedia filosofica, Milano, Bompiani, 2006
Gancikov L., Berdjaev, in Enciclopedia filosofica, Milano, Bompiani, 2006
Nicola U. Ruffaldi E., Il pensiero plurale. L'ottocento, Torino, Loescher Editore, 2008