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Lorenzo Peron 5°E L.S.S.

KIERKEGAARD, LA LIBERTA’ E LA LEGGENDA


DEL GRANDE INQUISITORE
Le tematiche della libertà, della scelta e dell’importanza dell’individuo sono centrali
nell’ottica della filosofia Kierkegaardiana. Anzitutto il filosofo teorizza la superiorità
del singolo a dispetto dell’umanità e delle verità individuali, poiché ipotizzare una
conoscenza sopraindividuale valida per tutti gli uomini risulta impossibile come
risultato della diversità di bisogni e desideri che ogni individuo possiede. Questa è la
prima critica di Kierkegaard verso la metafisica tradizionale e in particolare verso la
filosofia hegeliana. Il secondo punto di contrasto risulta essere proprio la teoria della
tesi-antitesi-sintesi di Hegel secondo cui tutte le contraddizioni possono essere
conciliate. Il filosofo danese contrappone a questa visione della vita, considerata da
egli come teoria priva di autenticità, con le idee espresse nel libro Aut-Aut. In esso il
filosofo condivide l’immagine di una vita che ci pone ripetutamente dinanzi a scelte
riguardanti il nostro futuro, ove ogni via preclude per sempre le diverse possibilità
delle altre senza alcuna certezza di star prendendo la decisione corretta .

Questo dilemma sulla scelta risulta strettamente connesso con la libertà e con
l’angoscia e il timore da essa scaturite. La teoria di Kierkegaard propone infatti una
visione di libertà che sebbene abbia parvenza positiva risulti invece paralizzante per
via delle molteplici scelte difficili che ci vengo poste nel corso degli anni. Ad esse è
possibile reagire in tre modi: evitando di scegliere ovvero non agendo, ovvero
seguendo quindi l’ideale estetico. Si può decidere di vivere una vita che la società
ritenga corretta per noi, si tratta quindi dell’ideale etico oppure è possibile perseguire
quella che risulta l’unica vita autentica, imporsi l’ideale religioso.

Nel dialogo fra Ivan e Aljosa Karamazov, scritto da Fedor Dostoevskij si parla del
poema che Ivan vuole scrivere: “LA LEGGENDA DEL GRANDE INQUISITORE”.
L’ambientazione che egli intende dare allo scritto è quella della Spagna nel secolo
della Santa Inquisizione, il secolo nel quale lo scontro fra cattolici ed eretici “ardeva”
maggiormente. Nel dialogo emerge la figura di un Uomo molto fragile, un Uomo che
brama la libertà e che per essa ha combattuto molteplici volte, ma nella realtà dei fatti
lo spaventa e lo fa cadere nella disperazione. La critica a Dio è lampante, il fardello
posto sulle spalle degli uomini è troppo grande per la maggior parte di essi. E’
indispensabile di conseguenza che pochi forti mantengano il segreto di questa
intrinseca debolezza dell’umanità, per non condannare all’infelicità l’intera specie.
L’uomo brama ,secondo questa visione, qualcuno di grande e potente da seguire;
qualcuno che gli mostri la via e che decida per lui quale vita intraprendere.

Il grande e potente si dimostra essere la Chiesa che cerca di omologare la vita delle
persone sottraendoli alle pene scaturite dall’angoscia che la libertà porta con sé. La
vita degli uomini è quindi paragonabile contemporaneamente all’ideale etico ed
estetico di Kierkegaard. Il primo è consapevole, l’uomo sa di vivere una vita accettata
dal moralismo terreno. Vive secondo l’esempio dato dalla Chiesa perché è razionale,
è uno schema facilmente comprensibile che emana certezza e stabilità. La parte
estetica invece è più velata, è celata agli sguardi superficiali. L’Uomo nella vita non
sceglie. E’ la Chiesa che decide per lui e lo solleva da questo peso. In tale scenario
l’uomo vive in uno stato di contentezza puerile, senza preoccupazioni.

Le idee espresse dall’ Inquisitore e da Kierkegaard sono in parte concorde. Entrambe


condividono l’idea che l’uomo per vivere serenamente debba seguire un esempio,
quindi la sua libertà è in qualche modo limitata. La differenza sta nel “chi” la limita.

Per Kierkegaard, come detto in precedenza, l’Uomo per una vita autentica deve
seguire le orme di Dio interpretando il suo insegnamento e fidandosi di lui
ciecamente in un rapporto strettamente personale e privato che risulta spesso
estremamente contraddittorio con l’etica umana. Per l’Inquisitore la parola di Cristo è
pura astrazione, incomprensibile se non per pochi. L’Uomo è debole e necessita di un
esempio più concreto e diretto che lo sfami con il pane e poi se avanza del tempo
parli di amore. L’Umanità vuole essere controllata e per questo sono nati numerosi
imperi e dittatori. Noi da soli non possiamo scegliere, il possibile errore ci paralizza;
dateci qualcuno che scelga per noi e ci illuda che non sia così.

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