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Antro Del Corchia - Ramo Del Fiume

2019-03-03 - Spelogita - Antro del Corchia - Ramo del Fiume - Impressioni

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03/03/19 ​SPELEOGITA RAMO DEL FIUME – ANTRO del CORCHIA

Il mio, così chiamato battesimo ipogeo, comincia in questa splendida giornata, a tutti gli effetti
primaverile, di inizio marzo.​ ​Destinazione: Antro del Corchia, fino al Ramo del Fiume.

L'uscita è organizzata dallo Speleoclub Garfagnana. Il gruppo che partecipa a questa uscita
introduttiva alla speleologia è ampio e molto giovanile.

😉
Si ci cambia e prepara “Mi sarò ricordato tutto?” ​A quanto pare sembrerebbe proprio di sì,
strano.​

😎👍
Mi sento subito confidente con la mia tutina da meccanico, rimediata da me pà e gli scarponi
riesumati da dentro un armadio, che scopro essere anche comodi e con la suola in vibram ​

Ci viene consegnata l'attrezzatura, imbragatura e casco. Un po' di défaillance per capire il verso e
dove vanno passate le cinghie. ​Ci vengono subito in soccorso i ragazzi garfagnini: stringi, addrizza
e tira bene il tutto.​ ​Eccomi bello infagottato e pronto per la partenza.

La mia curiosità aumenta man mano che saliamo lungo il sentiero che ci conduce al punto di
ingresso. ​L'avvicinamento dura una decina di minuti, forse anche qualcosa di più, ma mi sento così
stimolato da questa nuova esperienza , che il tempo di salire passa senza che me ne accorga

Eccoci arrivati. L'albero segna il punto di ingresso che ci condurrà nei meandri della terra.

Un momento per riunirci e ricompattare il gruppo.

Parte l'introduzione di Marco, seguita da quella di Sonia. Ci fanno una rapida panoramica di ciò
che ci aspetta, di questo groviglio di gallerie, della loro importanza nella storia della speleologia. La
spiegazione arricchisce il mio bagaglio di informazione, la trovo molto semplice e interessante e
poi son sempre seguite da due o tre battute da parte dei ragazzi che ci guidano.

Prima spiegazione pratica, il maillon (maglia rapida ventrale ) e​ ​l'utilizzo delle longe:

- Controllare sempre che il maillon rimanga chiuso: frase stampata in testa che entra a far parte del
magazzino di informazioni, anzi direi proprio che la metto in cima, visto che ne va della mia
sicurezza.
- Controllare che il moschettone della longe sia chiuso bene una volta agganciato alla corda, prima
di sganciare l'altro.

Primo tratto di corde, procedo e inizio a prendere familiarità con questi nuovi attrezzi.
Eccoci qua, giunti in prossimità dell’ingresso, è arrivato il momento di accovacciarsi ed entrare.

Martina (che oggi mi accompagna) già mi aveva spiegato che i buchi di entrata sono spesso di
piccole dimensioni. ​Non mi stupisce quindi che il buco possa essere paragonato alla tana che si
scava un cinghiale.

Prima domanda: “Entro di piedi o di testa? Ahahahah”


A quanto pare non esiste una regola precisa, ma mi consigliano di entrare di piedi, come già
immaginavo. ​Una volta entrato mi guardo alle spalle e mi immagino che l'uscita avvenga a carponi
con il petto verso terra, come infatti farò a fine giornata.

L'entrata la faccio un po’ di foga, infatti struscio subito il ginocchio, un genio, e mi domando e poi
dico: “Ma non potevo mettermi le ginocchiere?” ​Poco importa sono solo dei graffi e l'ambiente già
mi prende.

Siamo seduti e aspettiamo il nostro turno per procedere. ​Ci scambiamo le prime impressioni io ,
Martina e l’altra coppia venuta con noi da Spezia, anche per Martina numero 2 e Andrea è la prima
esperienza come me.

Regna molta tranquillità, se non fosse per il vento che tira aria all'esterno, ci troviamo nel centro
della corrente. ​Ci faccio poco caso ​Son preso ad ascoltare le spiegazioni geologiche che Sonia,
una ragazza delle nostre guide, è presa a dare a un signore in gruppo con noi.

Il tempo passa in fretta, il gruppo scorre ed ecco il nostro turno da buon gruppetto di coda che
siamo. ​Inizialmente avrei preferito essere tra i primi per procedere più rapido e andare, poi ci provo
gusto e il guardarsi intorno e l'attesa assume via via sempre più fascino.

Il primo tratto di corda all'interno procede. ​Capisco pian piano il concetto di buttare fuori il culo e
tenere le longe in tensione, in modo da ridurre la superficie di possibile caduta su un eventuale
scivolamento del piede.

Eccoci alla prima discesa, ci fissano al maillon e ci calano giù .

Massimo, che tiene la corda: “Luca apri le gambe e non le tenere troppo vicine.​”

Io: “Okay, capito.”

Gambe che si sovrappongono e si parte con l'effetto bandiera

Io: “Ahahah, okay, ora ho capito!”

Allargo le gambe e comincio a scendere. ​La corda è in tensione. ​Faccio uno sforzo disumano di
braccia a tenermi a sta corda.

Massimo: “Luca butta il culo indietro, la corda ti tiene.”

Eh si, ma mi tiene davvero, quanta fatica inutile.​ Piedi ben distanti​, culo indietro, si scende.

Massimo: “I piedi più avanti o quando scendi rischi di scivolare”

Arrivato a terra. Metto in zucca i 3 concetti, anche perché se continuo cosi mi sfaccio le braccia.

L'atmosfera è piacevole, si respira serenità nel gruppo.​ ​Andiamo, andiamo!

La seconda calata è ancora più difficoltosa. ​Sento di fare uno sforzo immane di braccia, quando
invece come nel primo percorso basta lasciare andare il sedere indietro per farsi tenere dalla corda
Nel secondo tratto capisco l’errore e lo faccio più rilassato, però penso bene di infilare il mio piede
dentro un buco e metterci tutto il peso sopra. ​La gamba mi sprofonda: “Ma dove cavolo ho infilato il
piede?”.

Tanto lontano non vado, la corda è tesa e mi tiene lì . ​Va bene, procediamo e tocco il suolo.
Quanta fatica per niente, bastava rimanere più sciolti, far tutto con le gambe, guardando dove
mettevo i piedi mentre scendevo

Il resto del percorso procede bene, rimango molto colpito dal salone in un cui si arriva.
Mi ammalia quell'altezza, lo sguardo si perde in alto e spazia in quella grossa stanza, alla ricerca di
anfratti e punti dove l'occhio non riesce ad arrivare.

Eccoci alla strettoia, sembra davvero piccola da sopra. Scendo giù e vedo che alla fine è solo
apparenza, in poco mi snodo all'interno e passo oltre. ​A qualcosa stanno servendo questi anni di
kung fu e yoga ad allungare e distendere le articolazioni, mi sento molto a mio agio negli spazi
stretti, è una soddisfazione mettere alla prova le proprie capacità.

Eccoci giunti alla congiunzione con la parte turistica del percorso, una serie di passerelle, sali e
scendi (più scendi che sali), che ci conducono alla nostra destinazione verso il fiume.

L'ultima parte è molto semplice e mi ritrovo staccato dal mio gruppo di coda.
Che pace, che silenzio...mi fermo...spengo la luce frontale e ascolto. ​Rimango qualche minuto a
godermi quella sensazione di pace e tranquillità che mi avvolge, che bella sensazione.

Finisco il percorso col gruppo centrale e arriviamo a destinazione. ​Mi spoglio del casco,
passamontagna e mi apro la tuta, sto morendo di caldo. Ora non mi rimane che aspettare gli altri e
il mio pranzo che è nel sacco del gruppo di coda.

Ole si mangia! Scambio due chiacchere e impressioni con Martina e gli altri gitanti.

Il primo gruppo riparte, noi arrivati dopo, andiamo a vedere questo famoso fiume che dà il nome al
ramo. ​Per arrivare passiamo tra due pareti di roccia con sotto un po’ d’acqua. ​Per evitare di
bagnarci i piedi preferiamo tenerci sospesi con gambe e braccia , al corridoio di roccia.
Eccoci arrivati al torrente, lo scroscio dell'acqua fa da preludio a quanto ammiriamo. Ma è
bellissimo!!
Il signore davanti a me si inoltra lungo il torrente, lo seguo.

Rimango affascinato da un foretto pieno d'acqua, che riflette la luce della mia torcia e con dentro
tanti piccoli sassolini bianchi e di altre sfumature. ​Ma che bello, sembra un microcosmo a sé,
imperturbabile e quasi come se fosse staccato dal torrente. Se avessi la mia reflex sarebbe quel
dettaglio in più che fa per me la differenza. Per qualcun’ altro magari sarebbe invece solo un
buchetto con dentro dei sassi, uguale a tanti altre rocce viste e riviste.

Torniamo, quindi, ripercorrendo questo caratteristico corridoio roccioso alla sala dove abbiamo
pranzato.​ ​Ci siamo, è l'ora di ripartire...gruppo di coda andiamo!
Pochi passi e penso bene di volare , andavo troppo spedito e scivolo su una pietra liscia, l'effetto è
però quello di scivolo e slitto senza urtare a terra, si riparte.

Arrivati alle passerelle allunghiamo il percorso. ​Massimo ci illustra la restante parte turistica del
complesso di grotte del Corchia.

Stupende, davvero stupende. Avevo già visto grotte simili da turista ma questa è davvero
immensa.
Passiamo vicino all'entrata che porta alla sala dei Lucchesi, dove Massimo ci spiega esserci
all'interno delle stupende aragoniti, Martina c’è già stata e conferma.

Ripercorriamo il percorso sulle passerelle a ritroso arrivando all’ingresso delle Gallerie della Neve.

Massimo chiede chi vuole seguirlo: Io, Martina e il signore alpinista andiamo. La coppia di Spezia
invece prosegue, che Martina 2 vuole uscire. Martina 3 e il suo ragazzo che fanno parte della
speleo di Massa rimangono ad aspettarci, lui c’è già stato, lei si riposa un po’ dopo le varie salite e
la voglia di una birretta le aumenta esponenzialmente :)

Le Gallerie della Neve mi colpiscono molto, sembra di essere all’interno di un tunnel perfettamente
scavato da una gigantesca talpa, in realtà questa talpa ci viene subito detto che è l’acqua. Il tunnel,
chiamato al tempo della neve per il bianco delle sue pareti, ora ha solo una parvenza di quel
colore, ma è comunque per me molto suggestivo e anche molto scivoloso.

Arriviamo alla curva della galleria e ci troviamo davanti l’altra parte del gruppo che ridiscende dalla
sommità della galleria.

“Wow sembra una scena di Armageddon!”

Gli astronauti che dalla sommità dello spazio scuro e terso scendono con le torce in testa
attraverso i meandri della terra, per questo tunnel talmente perfetto che sembra quasi artificiale. E
ora, dove cazzo è la mia reflex quando mi serve, era da immortalare questo sbarco.

Il gruppo si ricompatta e dopo essersi riposati​ si riparte verso l'uscita.

Al primo ostacolo si può decidere di passare sopra o sotto, affascinato dal buchetto vado sotto,
che bellezza è proprio soddisfacente riuscire a passare negli spazi stretti.

La risalita va tranquilla, arriviamo al primo strappo, mi metto comodo e comincio a fischiettare, son
rilassato e non ho quella gran fretta di uscire. L’ambiente mi piace e se non fosse per l’umidità che
inizia a farsi avanti tra i vestiti vorrei stare ancora dentro. Attendiamo che vadano su gli altri, è la
parte più “complicata” del percorso.

È il mio turno, mi offro di portare su anche un sacco di una ragazza delle guide che era rimasto giù.
Vado su a razzo, a mo’ di anguilla e come un’anguilla nell’ultima parte scivolo, è veramente
scivolosa quella sporgenza.

Marco: “Cazzo Luca e vai piano …”

“Ahahahah”

Effettivamente ha ragione, son venuto su veloce e ​la corda ancorata al maillon non era tesa.
Arranco nell’ultimo pezzo, mani a terra ed eccomi su.

L’ultima parte procede bene ed in poco tempo vedo in lontananza l’uscita.


Striscio fuori in poco, luce, aria, ma che bellezza!

Si apre davanti a me l’immensità, con questa luce bellissima che precede il tramonto.

Mi verrebbe da urlare di gioia, ma mi trattengo e faccio solo un grande sospiro esclamando diversi
apprezzamenti su quanto sia stata bella questa sensazione di uscire.

Mi è sembrato di rinascere, di essere stato risputato fuori dalla terra. E poi questa luce perfetta per
le foto, è anche perfetta in questo momento, tutto è perfetto.

Realizzo che sono esattamente dove sono entrato, è logico che sono dove sono entrato, ma
ritornare fuori così da un buco e dopo tante ore passate sotto terra, è come trovarsi in un posto
tutto nuovo. Le sensazioni da quando sono entrato sono mutate e la soddisfazione è davvero
tanta.

Si ritorna a valle, gli scarponi in discesa iniziano a far male, la punta di ferro spinge
prepotentemente sulle dita, perfetti per la grotta, ma per i sentieri al quanto scomodi.

Si ci cambia e rinfresca, ora quel che rimane è andare a bere una bella birra rinfrescante, due, tre,
la maltodestrina deve lavorare bene per ripristinare la muscolatura utilizzata :D

Son contento, che questo possa essere l’inizio di un qualcosa di bello e diverso dall’ordinario.

Luca

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