LEZIONE LINGUISTICA GENERALE.
(2 novembre).
FONOLOGIA.
N.S. Trubeckoj (1890-1938) fu esponente della scuola di Praga e autore del GRUNDZUGE DER PHONOLOGIE
(Fondamenti della fonologia), 1939.
Rifacendosi alla III tesi del Circolo Linguistico di Praga enuncia la differenza tra:
- FONETICA, come scienza che studia i suoni della parole (atti linguistici concreti);
- FONOLOGIA, come scienza che studia i suoni della langue (elementi significanti).
Esiste un livello in cui le differenze tra elementi sono significanti indipendentemente dalla concretezza
fonetica. (es. ‘Mario e Maria’ – ‘Mario è Maria’).
Se la fonetica studia tutte le differenze foniche concrete indipendentemente dalla loro significatività, la
fonologia studia solo le differenze che sono significanti, il rapporto tra i suoni e la loro significatività nel
sistema. Allora, una trascrizione fonetica riporterà le distinzioni ad esempio tra ‘dolcemente’ e ‘
dolcemènte’ ed anche ‘botte’ e ‘bòtte’. Una trascrizione fonologica riporterà solo la differenza tra botte e
bòtte, poiché cambiano di significato a seconda di come vengono pronunciate.
L’unità minima della fonologia è il FONEMA (//), che non è un oggetto concreto come il FONO con tutte le
sue peculiarità fisiche. Qui studieremo solo quegli elementi con una funzione distintiva. Quindi si
identificano i fonemi, che sono le unità significanti più piccole (seconda articolazione), sulla base del loro
valore distintivo, cioè quando fanno distinguere segni diversi.
(es. Pino~Tino, Banca~Panca…)
Se lo scambio di due pezzetti di significante produce significati diversi vuol dire che stiamo producendo due
segni diversi, poiché significato e significante vanno sempre insieme (due facce della stessa medaglia). Il
fonema si identifica attraverso questa prova di commutazione, ossi di scambio, e la trascrizione fonologica,
al contrario di quella fonetica, si fa includendola tra due barre oblique (//).
La PROVA DI COMMUTAZIONE serve ad individuare appunto se la sostituzione produce segni diversi.
L’importante è che questa prova deve avvenire a parità di condizione, ossia la sostituzione non può
avvenire in qualsiasi punto, bensì nello stesso punto della catena fonica e devono produrre significati
diversi. Esempio: [inferno] ~ [inverno] /f ~ v/ = ciò significa che l’opposizione /f ~ v/ nel sistema
linguistico dell’italiano rappresenta una coppia minima (poiché si differenziano per un unico elemento) e
che i due elementi interessati sono fonemi del sistema fonologico italiano.
Esempi: palco-parco; vino-viso; ramo-raro; isola-Imola; padre-madre…
Per esempio in MAZZO-MEZZO, cambia la vocale ma cambia anche l’affricata (z), poiché una è sorda e
un’altra è sonora, quindi non è una coppia minima.
Per esempio in NONA-NONNA, la lunghezza è distintiva in italiano ma non identifica un fonema da un altro
fonema. La lunghezza è un tratto prosodico.
È così che si identificano i fonemi di una lingua, cioè attraverso la commutazione e l’identificazione delle
coppie minime noi arriviamo all’identificazione dell’inventario dei fonemi di una lingua. Attraverso questa
prova di commutazione scopriamo anche quando i suoni cambiano, ma non cambiano come noi sappiamo,
in un modo significante.
Se noi guardassimo l’ortografia, sia la parola ‘panca’ che la parola ‘inferno’ riprodurrebbero una ‘n’. oscura
l’ortografia il fatto che nel caso di ‘panca’ abbiamo una nasale velare, perché è un fenomeno di
co-articolazione, l’occlusiva che segue è velare, e quindi per facilitare il passaggio dalla nasale all’occlusiva,
anche la nasale si articola velarmente. La stessa cosa appare nella parola ‘inferno’, abbiamo una fricativa
labio dentale, e quindi anche la nasale che la precede è labio dentale. La differenza tra queste due nasali e
quella alveolare di ‘nano’, non produce, in questo caso, differenze significanti, perché se io articolassi panca
con una nasale alveolare, a parte che sarebbe molto scomodo pronunciarla, ma comunque il significato
della parola non cambierebbe. E lo stesso accade per la parola inferno, con un n alveolare ci sarebbe lo
stesso discorso. In questo caso, non si parla di fonemi diversi, ma di varianti combinatorie (o co-articolative)
di fonemi. Quindi non sono fonemi distinti, ma allofoni, ossia varianti di uno stesso fonema. Lo stesso
succede anche ad altre variazioni foniche, che per esempio dipendono da caratteristiche regionali o
personali (r moscia; s moscia…). L’allofonia può dipendere, invece, da motivi diatopici (apertura o chiusura
di vocale, vari tipi di italiani regionali…).
TRATTI DISTINTIVI.
Quando abbiamo una coppia minima riconosciamo l’esistenza di due fonemi, in questo caso* due occlusive
bilabiali una sorda e una sonora e si può vedere che questi due fonemi si possono distinguere per la
presenza e assenza di sonorità. E quindi vediamo che il carattere distintivo non è tanto il modo o luogo di
articolazione, che sono gli stessi, ma è il fatto che uno è sordo e uno è sonoro.
VARIAZIONE LIBERA: es. zeppola di Jovanotti, noi abbiamo delle particolarità combinatorie, ossia caratteristiche personali.
Ci sono varianti di origine diatopica che pure possono essere combinatorie. Parliamo ad esempio dell’aspirazione dei dialetti
calabresi settentrionali che si ripercuotono sull’italiano regionale calabrese sono delle varianti combinatorie, perché non si aspira
sempre. Quindi le variazioni di carattere regionale seguono delle regole combinatorie. L’aspirazione, anche quando c’è, è solo in
alcune posizioni, per esempio dopo una nasale in certe particolari posizioni articolatorie. Allora vuol dire che è una variazione di
carattere diatopico legato all’italiano regionale di parte della Calabria e anche una variante combinatoria. Così come l’apertura
della vocale ‘dolcemènte’ non viene detta medio-alta anche in parole come ‘caratterizzaziòne’, che poi esiste in alcuni italiani
regionali. Quindi nell’italiano regionale campano, alcuni fenomeni, come in quello romano, esistono, ma solo in alcuni contesti
combinatori. QUINDI NON TUTTE LE VARIAZIONI DI TIPO DIATOPICO SONO VARIAZIONI LIBERE., MA SONO VARIAZIONI DI TIPO
COMBINATORIO CHE RISPONDONO A SUBSTRATI DIALETTALI CHE SONO, LINGUE ROMANZE DIVERSE. (QUINDI CI SONO DELLE
VARIANTI COMBINATORIE ALL’INTERNO DEL DIALETTO). Tutte le lingue, e i corrispettivi dialetti, hanno le variazioni combinatorie,
perché la co-articolazione è in funzione in qualsiasi lingua, e siccome le variazioni combinatorie sono frutto della co-articolazione,
tutte le lingue le hanno. Alcune di queste, diciamo, salgono, risalgono, nei nostri italiani regionali. Naturalmente, ognuno di noi ha
tanti italiani possibili, anche dal punto di vista diatopico. Alcuni tratti siamo in grado di controllarli (es. utilizzo del ’lei’ al posto del
’voi’, nell’italiano formale), altri tratti, invece, non li controlliamo, poiché sono profondamente legati al nostro modo di usare la
lingua che, appunto, non controlliamo. (particolarmente i tratti di carattere fonetico li controlliamo poco, come nel caso del
raddoppiamento). Infatti, in ogni italiano quando parla si riesce comunque ad individuare nel suo linguaggio caratteri di tipo
regionale, e possiamo distinguere almeno se proviene da nord, sud o centro Italia.
La fonologia ha cercato di ridurre l’opposizione e le differenze tra i vari fonemi a un numero limitato di
elementi, che vengono chiamati TRATTI, cioè si cerca di individuare quali sono i tratti distintivi dei fonemi e
si cerca di vedere se esistono dei tratti, in numero ridotto, che in qualche modo individuano tutte le
opposizioni all’interno di un sistema fonologico; quindi, che ci permettano di descrivere i sistemi fonologici
di una lingua con un numero limitato di tratti. Le opposizioni distintive si classificano in base a tre diversi
criteri:
1. dal punto di vista del loro rapporto con tutte le altre opposizioni del sistema;
2. dal punto di vista dei rapporti che esistono tra i membri dell’opposizione;
3. dal punto di vista dell’estensione della loro validità distintiva.
Da un certo punto di vista, noi possiamo dire che ci sono dei fonemi che si distinguono solo sulla base di un
tratto, come nel caso delle bilabiali occlusive, queste distinzioni prendono il nome di OPPOSIZIONE
BILATERALE, perché l’unica distinzione tra sonora e sorda e quindi c’è un’unica distinzione che caratterizza
solo questi due membri della coppia.
Ci sono, invece, delle distinzioni che caratterizzano molti fonemi e che in questo caso sono, per esempio,
distinzioni tra tutti i vocoidi anteriori e tutti i vocoidi posteriori. (OPPOSIZIONI MULTILATERALI)
Ci sono, poi, delle DISTINZIONI che si chiamano PROPORZIONALI, cioè che tagliano trasversalmente (o
longitudinalmente) molte opposizioni, ad esempio quelle tra sonore e sorde. (es. tra le bilabiali, alveolari,
labiodentali…)
Infine, ci sono delle OPPOSIZIONI ISOLATE, cioè opposizioni che si riscontrano solo tra alcuni membri, o
all’interno di alcuni membri. Non è necessariamente simmetrica questa opposizione poiché l’opposizione
tra medio-alta e medio-bassa nell’italiano c’è sia nelle posteriori che nelle anteriori, ma in alcune lingue c’è
solo nelle anteriori e non nelle posteriori.
Dal punto di vista dei rapporti tra i membri della coppia oppositiva, le opposizioni possono essere:
- privative, ad esempio quando una è sonora e l’altra, invece, non è sonora;
- graduali, in relazione all’apertura;
- equipollenti, un modo per chiamare la distinzione tra bilabiale e alveolare, che sono sorde ed
equivalenti, perché naturalmente sono le due coppie sorde corrispondenti alle sonore.
Quindi diciamo che, come in uno scheletro astratto, noi potremo descrivere tutti i fonemi dei sistemi
fonologici delle varie lingue sulla base dei tipi di rapporti che esistono tra loro, sulla base di una serie di
tratti che li distinguono.
La cosa che ci interessa maggiormente è la NEUTRALIZZAZIONE DELL’OPPOSIZIONE. Allora ci sono alcune
opposizioni, per esempio tra medio-alta e medio-bassa in italiano, che funzionano solo nel caso delle vocali
toniche (es. botte-bòtte). PERCHE’ IN QUESTI CONTESTI LA MEDIO-ALTA E LA MEDIO-BASSA ANTERIORI E
POSTERIORI SONO SIGNIFICANTI? Perché sono toniche.
Se invece, le medio-alte e le medio-basse sono in posizione atona, in italiano non sono significanti, cioè
l’OPPOSIZIONE SI NEUTRALIZZA. Tant’è vero che noi, in molti contesti, non utilizziamo questa distinzione,
cioè non formiamo segni diversi. Per esempio, se noi diciamo ‘caratterizzazione’ e ‘caratterizzaziòne’, non è
significante, invece se diciamo ‘botte’ e ‘bòtte’ è significante. Quindi non sempre le opposizioni tra ‘e’ ed ‘è’
o ‘o’ ed ‘ò’ hanno lo stesso valore, come abbiamo dimostrato precedentemente con vari esempi. In alcuni
contesti, queste distinzioni si neutralizzano. Tant’è vero che esiste un’enorme varietà di apertura e chiusura
nei vari italiani regionali, e anche in posizione tonica ci sono molte variazioni che noi riconosciamo come
varianti diatopiche ma a cui non attribuiamo un valore significante. Perché non c’è un altro segno (come nel
caso di tre e trè [non sono significanti perché sono lo stesso segno]) che può significare una cosa diversa.
Nel caso in cui queste opposizioni si possano neutralizzare si dice che ci sia un ARCIFONEMA, un’unità di
tipo astratto che in alcuni casi può essere realizzato nel modo ‘x’ oppure nel modo ‘y’. Si fa sempre questo
esempio del tedesco, in cui noi abbiamo le due parole ‘rat’ e ‘rat’, che vengono sempre realizzate con
l’occlusiva sorda, in cui però l’occlusione è solamente dal punto di vista fonetico, ma si realizza l’occlusiva
solo in alcuni contesti e non in altri. Essendo un’occlusione determinata dal contesto, essa non è
significante, ma c’è solo un fonema, denominato ARCIFONEMA, che può essere realizzato di volta in volta o
come sordo o come sonoro.
DIAPOSITIVA
RIASSUNTIVA.
Quindi, diciamo che, la fonologia si occupa solo degli elementi di significante che producono variazione di
segno. Nella trascrizione fonologica scriveremo solamente i FONEMI.
DIFFERENZA TRA UNA TRASCRIZIONE FONETICA E UNA TRASCRIZIONE FONOLOGICA.
eˈzɛmpjo di traskriˈtːsjoːne foˈnɛːtika (FONETICA)
Per fare una trascrizione fonologica dovremo scrivere solo gli elementi pertinenti, ossia significanti. Quindi,
per esempio non dobbiamo trascrivere il raddoppiamento fonosintattico, perché, appunto, non è
significante. Essa si scrive solitamente con le parole staccate, ma non obbligatoriamente.
ESEMPIO:
Le città più belle d’Italia.
/le tʃiˡt:a ‘pju bel:e ‘ditalia/
‘ditalia= viene scritta in questo modo perché ovviamente l’apostrofo segnala esattamente che è una sola
emissione fonica.
Quindi, nella trascrizione fonologica vengono trascritti solo gli elementi pertinenti dell’emissione fonica.
Si afferma che LA TRASCRZIONE FONOLOGICA È UNA TRASCRIZIONE PIU’ LARGA, cioè ha maglie più larghe,
a differenza della trascrizione fonetica che è una trascrizione a maglie più strette, e che quindi, riporta le
caratteristiche foniche con maggior dettaglio possibile.
Di conseguenza, quando abbiamo apertura e chiusura delle vocali che non sono significanti, di solito si usa
la medio-alta, per cui se dovessimo scrivere in trascrizione fonetica:
DOLCEMENTE
[doltʃe’me/ɛnte] = TRASCRIZIONE FONETICA
/ doltʃe’mente / = TRASCRIZIONE FONOLOGICA
Nella trascrizione fonologica riportiamo solo la medio-alta perché per convenzione è quella che si usa, nel
caso in cui l’apertura e la chiusura delle vocali, l’altezza delle vocali non sia pertinente.
Invece, se dobbiamo scrivere:
/’bot:e/ /’bɔt:e /
botte bòtte
Qui la differenza di altezza delle vocali è pertinente.
Esistono anche delle realizzazioni settentrionali che ci portano ad avere ‘dòlcemente’. Nel caso della
trascrizione fonetica dovremo riportare questo cambiamento, nel caso della trascrizione fonologica invece
no, poiché esso non è significante, poiché medio-alta o medio-bassa, non cambiano il segno. Quindi, di
fatto, succede che quando trascriviamo fonologicamente, trascriviamo il significante astratto del segno.
Quando, invece, trascriviamo foneticamente, trascriviamo esattamente ciò che sentiamo.
ES.:
trascrizione fonetica e fonologica:
- Vado a casa con Mario e Maria.
- È ottobre ma ho freddo.
TRASCRIZIONE FONETICA. TRASCRIZIONE FONOLOGICA.
[‘vadoak’kasakom’marjoem’maria] /‘vado a ’kasa kon ’marjo e ’maria /
[ˡɛottobˡbremaɔfˡfrɛddo] / ˡɛ ottoˡbre ma ɔ ˡfrɛddo/
VOCALISMO STANDARD: distinzione
tra medio-alta e medio-basse toniche
anteriori e posteriori. Si chiama
standard, perché si basa sul fiorentino
e alcune varietà centrali, proprio come
il modello dell’italiano standard.
Ovviamente non tutti gli italiani
regionali seguono queste distinzioni,
ma che, però, sono in teoria
nell’italiano standard. Diciamo che la
maggioranza degli italiani non ha un
sistema extra-vocalico, cioè fatto da
sette vocali distintive, ma in molti
contesti assume un sistema penta-
vocalico, ossia fatto da cinque vocali.