Lezione 4
• Fonetica: variazione diatopica in Italia
• La fonologia
• Fenomeni fonetici
• Fenomeni soprasegmentali
• La sillaba
Fonetica: la variazione diatopica
in Italia
Settentrione: la consonante laterale
palatale [¥], nasale palatale [¯], e
fricativa palatale [S] sono pronunciate
scempie in posizione intervocalica
[»fi˘¥o]-[»ba˘¯o]-[»pe˘Se] vs. italiano
standard [»fi¥¥o]-[»ba¯¯o]-[»peSSe]
Fonetica: la variazione diatopica
in Italia
Toscana: spirantizzazione (o
fricativizzazione) delle occlusive sorde
intervocaliche all’interno di parola
[»fç˘xo] o [»fç˘ho] vs. ital. standard [»fwç˘ko]
[»di˘To] vs. ital. standard [»di˘to]
[sa»∏o˘ne] vs. ital. standard [sa»po˘ne]
Fonetica: la variazione diatopica
in Italia
Toscana: perdita dell’elemento
occlusivo nelle affricate palatali in
posizione intervocalica
[»pa˘Se], [»a˘Zile] vs. ital. standard
[»pa˘tSe], [»a˘dZile]
Fonetica: la variazione diatopica
in Italia
Roma: tendenza a rafforzare [b] e
[dZ] intervocalici
roba [»rçbba], la gente
[la »ddZEnte], vs. ital. standard
[»rç˘ba], [la »dZEnte]
Fonetica: la variazione diatopica
in Italia
Roma: nei nessi costituiti da nasale,
laterale, o polivibrante alveolari seguite
da fricativa alveolare si ha l’inserzione
del fono [t]
penso [»pEntso], perso [»pErtso], vs.
ital. standard [»pEnso], [»pErso]
Fonetica: la variazione diatopica
in Italia
Sud: è caratteristica la sonorizzazione
della consonante sorda dopo nasale
ancora [aN»go˘ra], Antonio
[an»do˘njo], vs. ital. standard [aN»ko˘ra],
[an»to˘njo]
Fonetica: la variazione diatopica
in Italia
Sud: l’affricata alveolare si sonorizza
dopo nasale o laterale. In alcune aree
(es. Salento) anche in posizione
intervocalica.
polizia [poli»dzi˘a]/[polid»dzi˘a],
alzarsi [al»dzarsi], vs. ital. standard
[poli»tsi˘a], [al»tsarsi]
La fonologia
• Fono / fonema
• Le regole di Trubeckoj
• Allofoni
• Varianti libere
Foni/fonemi
Tra i suoni che l’apparato fonatorio può
produrre ogni lingua ne sceglie un certo
numero: questi sono detti foni, ossia suoni
propri del linguaggio articolato.
Due foni hanno valore linguistico (ovvero
sono fonemi) quando contribuiscono a
differenziare due significati.
Foni/fonemi
Il criterio a cui si ricorre per distinguere i
fonemi è l’identificazione di coppie minime,
cioè di due parole di diverso significato che
sono differenziate da un solo segmento. Ad
esempio la coppia minima lima/lama
dimostra l’opposizione distintiva di /i/ e /a/ in
italiano, e cioè che /i/ e /a/ sono due fonemi
dell’italiano.
Ricorda: i fonemi si rappresentano tra
linee oblique (/); i foni tra parentesi quadre!
Coppie minime
Si considerano coppie minime anche le coppie di parole che
si differenziano in più di un suono, ma in cui una delle
differenze è in qualche modo una conseguenza dell’altra.
Ad es.
Prendiamo le due parole italiane bara e barra realizzate
come [»ba˘ra] e [»barra]. Le due parole si differenziano al
tempo stesso per la quantità vocalica e per la quantità
consonantica. Solo la seconda, però, è rilevante, perché la
quantità vocalica dipende soltanto dalla struttura della
sillaba.
Pertanto, si può dire che in italiano la quantità consonantica
ha valore distintivo (non trattandosi di un suono, ma della
realizzazione di un suono, non parleremo in questo caso di
fonema), mentre la quantità vocalica no.
Coppie minime
Molte lingue hanno coppie minime che si differenziano
soltanto per l’accento. Anche in questo caso diremo che
l’accento ha funzione distintiva in queste lingue, ma non
che è un fonema.
Italiano: [»bekkino] vs. [bek»ki˘no]
Spagnolo:
[»limite] limite
[li»mite] egli limita
[limi»te] io limitai
Fonema
Ogni lingua differisce per l’inventario
fonematico, che consiste di tutti i suoni che in
quella lingua hanno funzione distintiva. I suoni [t]
e [th], [p] e [ph], ecc. si possono commutare
liberamente tra loro: essi, cioè, appartengono a una
stessa classe di suoni, o, in altre parole,
rappresentano lo stesso fonema (unità astratta),
nella fattispecie /t/, /p/, ecc.. L’aspirazione pertanto
può essere realizzata in italiano, ma non è
pertinente, cioè non produce coppie minime. In
altre lingue la stessa opposizione può essere
pertinente e produrre coppie minime.
Fonema: la definizione
• Un fonema è un segmento fonico che ha una
funzione distintiva e non può essere scomposto in
una successione di segmenti di cui ciascuno abbia
una tale funzione.
• Il fonema è un’unità astratta che si realizza in
foni. I fonemi vengono rappresentati tra barre
oblique, mentre i foni vengono rappresentati tra
parentesi quadre.
• Il fonema si colloca a livello di langue (o di
competenza), mentre i foni si collocano a un livello
concreto, di parole (o di esecuzione).
Le regole di Trubeckoj
Nikolaj Sergeevič Trubeckoj (1890-1938), linguista
russo, allievo di R. Jakobson
Regole per stabilire se due foni abbiano valore
distintivo:
• Quando due suoni ricorrono nelle medesime
posizioni e non possono essere scambiati tra loro
senza con ciò mutare il significato delle parole o
renderle irriconoscibili, allora questi due suoni
sono realizzazioni fonetiche di due diversi fonemi
(~ regola della coppia minima)
Le regole di Trubeckoj
• Quando due suoni della stessa lingua
compaiono nelle medesime posizioni e si
possono scambiare fra loro senza causare
variazione di significato della parola, questi
due suoni sono soltanto varianti fonetiche
facoltative (o varianti libere) di un unico
fonema
Italiano [»rwç˘ta] / [»{wç˘ta]
Le regole di Trubeckoj
• Quando due suoni della stessa lingua simili dal punto
di vista articolatorio non ricorrono MAI nelle stesse
posizioni, essi sono due varianti combinatorie dello
stesso fonema
Es.: naso – ancora ([»na˘zo] –[aN»ko˘ra])
La NASALE ALVEOLARE [n] di naso e la
NASALE VELARE [N] di ancora non possono ricorrere
nelle stesse posizioni (la seconda si trova solo e soltanto
prima di consonante velare) e dunque non sono due
fonemi diversi ma due varianti combinatorie dello
stesso fonema.
Fonemi, varianti libere, varianti combinatorie:
alcune definizioni
Variante fondamentale: si dice v.f. quella fra
le realizzazioni di un fonema che dipende in
minor grado da condizionamenti contestuali,
mentre sono dette accessorie tutte le rimanenti.
Nel caso del fonema /n/, la variante
fondamentale in italiano è il fono [n], che può
comparire, oltre che davanti a consonante
alveolare, in finale di parola e prima delle
vocali.
Fonemi, varianti libere, varianti combinatorie:
alcune definizioni
Le varianti accessorie (anche dette allofoni) si
suddividono ulteriormente in varianti
combinatorie e libere. La variante libera può
sostituire la variante fondamentale in qualsiasi
contesto, quella combinatoria non ricorre mai
nello stesso contesto della variante
fondamentale.
Altri esempi
Il suono [M] (nasale labiodentale) è una
variante combinatoria del fonema /n/. Essa è
condizionata dal contesto: il suono [M] rende
il fonema /n/ quando il suono che segue è un
suono labiodentale (come in infilare
[iMfi»la˘re] ).
Altri esempi
In inglese, quelle che in italiano sono due varianti
combinatorie dello stesso fonema ([n]-[N]) sono due
fonemi, perché distinguono parole di significato diverso
sin“peccato” [sIn]
sing “cantare” [sIN]
thin “sottile” [TIn]
thing “cosa” [TIN]
ban “bando” [bQn]
bang “esplosione” [bQN]
La trascrizione fonematica
• La trascrizione fonematica differisce dalla
trascrizione fonetica perché tiene conto
unicamente della sequenza dei fonemi di
una parola. Si rappresenta sempre tra barre
oblique (/).
Trascrizione fonetica: [»ka˘ne] [»aNgolo]
[iM»ferno]
Trascrizione fonematica: /»kane/ /»angolo/
/in»ferno/
Rendimento funzionale
A seconda del numero di coppie minime, per ciascuna
opposizione fonematica si può calcolare un indice di
rendimento funzionale, cioè la misura della effettiva
utilizzazione di un’opposizione fonologica entro il lessico di
una lingua.
Due opposizioni fonologiche possono avere lo stesso statuto
dal punto di vista del sistema (ad esempio possono
rappresentare una contrapposizione tra fonema sordo e
sonoro), ma differire sensibilmente per il loro rendimento
funzionale. In generale, quanto maggiore è il rendimento
funzionale di un’opposizione, tanto più salda questa è
dentro il sistema e tanto meglio è in genere protetta dalla
scomparsa per effetto di mutamento diacronico.
Rendimento funzionale
Un esempio di rendimento funzionale
basso in italiano è quello tra le due
consonanti affricate alveodentali /ts/ e
/dz/, che distinguono poche coppie
minime:
razza (specie) [»rattsa]
razza (pesce) [»raddza]
Rendimento funzionale
Prendiamo il caso delle due opposizioni di sonorità /f/ ~ /v/ e /s/
~ /z/ in italiano. Si tratta di due opposizioni con lo stesso statuto
all’interno del sistema (dal momento che si contrappongono due
consonanti sorda e sonora che condividono modo e punto di
articolazione). Il rendimento funzionale della prima è però molto
più alto di quello della seconda, in quanto in italiano si danno
numerose coppie minime come fino ~ vino, mentre sono
pochissime quelle che attestano la seconda opposizione, viva
inoltre solo nella pronuncia toscana (nell’italiano meridionale la
realizzazione è per lo più sorda, mentre in quello settentrionale è
per lo più sonora).
(egli) chiese [»kjE˘se]
chiese (plur. di chiesa) [»kjE˘ze]
Fonemi e allofoni di altre lingue
Spagnolo: fonemi consonantici
/p/, /b/, /f/, /m/, /t/, /k/, /d/, /g/, /x/, /T/
cada ‘ogni’ [»kada]
caza ‘caccia’ [»kaTa]
teja ‘tegola’ [»texa]
ceja ‘sopracciglio’
[»Texa]
roca ‘roccia’ [»roka]
roja ‘rossa’ [»roxa]
Fonemi e allofoni di altre lingue
[dZ] e [Z] non sono fonemi, ma varianti libere (e
cioè realizzazioni fonetiche alternanti in ragione
di variazioni sociolinguistiche) dei fonemi /j/ e
/¥/
calle
parlato alto [»ka¥e]
parlato informale [»kaje]
parlato basso [»kaZe]
parlato volgare [»kadZe]
Fonemi e allofoni di altre lingue
Tedesco: fonemi consonantici
/p/, /b/, /t/, /d/, /k/, /g/, /f/, /v/, /s/, /z/, /S/, /Z/, /C/, /x/,
/h/, /m/, /n/, /N/, /l/, /r/, /j/, /pf/, /ts/
In fine di parola, di morfema o sillaba le occlusive e
fricative sonore sono realizzate come sorde. Sono
realizzate come sorde anche quando precedono /t/ o /s/
Rad e Rat [{A˘t]
Lieb-ling [»li˘[Link]]
(du) liebst [»li˘pst]
Fonemi e allofoni di altre lingue
Tedesco:
/ç/ e /x/
L’opposizione funzionale tra questi due fonemi è molto bassa.
Il digrafo ch si realizza come [x] dopo vocale non-anteriore e
come [ç] dopo vocale anteriore. Sembrerebbero dunque due
allofoni dello stesso fonema /x/, ma ci sono delle coppie
minime, sempre in presenza del suffisso di diminutivo –chen,
che è pronunciato [Cən] in tutte le posizioni:
Tauchen ‘piccola corda’ [»taUCən] vs. tauchen ‘immergersi’
[»taUxən]
Kuhchen ‘piccola mucca’ [»ku:Cən]
vs. Kuchen ‘torta’ [»ku:xən]
Relazioni di posizione tra fonemi
I fonemi di una lingua non possono disporsi in
qualsiasi sequenza. Ogni lingua ha sequenze
privilegiate o normali di fonemi.
Esempio: in tedesco il fonema /S/ (fricativa palatale)
può comparire davanti sia a suoni consonantici che a
suoni vocalici, mentre in italiano può comparire solo
prima di suoni vocalici.
Stein ‘pietra’ [StaIn]; schön ‘bello’ [SOn]
scimmia [»Simmja]; stupido[»stu˘pido]
([»Stu˘pido] è però variante regionale)
Relazioni di posizione tra fonemi
Ogni parlante è quindi in grado di
distinguere senza difficoltà quali parole
possono appartenere alla sua lingua e quali
non le appartengono, anche non
conoscendo il significato delle parole:
Es.: natti non significa niente ma potrebbe
essere una parola italiana dal punto di vista
fonologico, mentre ntati non potrebbe
essere presa per parola italiana.
Fenomeni fonologici
Assimilazione: processo per cui un suono assume uno o
più tratti di un altro suono che gli è contiguo. Avviene
per ragioni inerziali: in questo modo gli organi fonatori
nella transizione non devono cambiare configurazione.
L’assimilazione è regressiva se domina il secondo
elemento, progressiva se domina il primo.
L’assimilazione comporta in generale un’agevolazione
della produzione dei suoni interessati. I suoni interessati
possono essere o non essere immediatamente adiacenti.
Se lo sono, l’assimilazione si dice per contatto,
altrimenti si parla di assimilazione a distanza.
Fenomeni fonologici
Esempi di assimilazione:
• passaggio /nd/ > /nn/ nei dialetti meridionali
([»kwando] > [»kwanno]), caso di assimilazione
progressiva;
• assimilazione regressiva: latino sella < sed-la;
• sonorizzazione delle sorde intervocaliche, che
riguarda un’ampia parte dell’area romanza nel
passaggio dal latino alle lingue attuali (latino
pratu(m) > spagnolo prado, ma italiano prato); in
questo caso la consonante sorda assume un tratto dei
suoni che la circondano, ossia la sonorità.
Fenomeni fonologici
Un caso di assimilazione è l’assimilazione
a distanza, o armonia. In turco la vocale
finale della radice della parola impone
determinati tratti alle vocali dei suffissi
che si saldano con quella radice. Es.: kitap
+ ta ‘nel libro’, ma güneş + te ‘nel sole’.
Fenomeni fonologici
Un altro caso di assimilazione è la regola di
sonorizzazione di /s/ nei plurali inglesi:
dot+s [dÅts], ma: cub+s [k√bz], pad+s [pQdz]
Tale regola può essere rappresentata schematicamente
come segue:
Fricativa alveolare sorda /s/ [+sonoro]/[+cons] _____
[+son]
La regola si “legge” nel modo seguente: “una sibilante
sorda si sonorizza in contesti in cui è preceduta da un fono
consonantico sonoro”
Fenomeni fonologici
Dissimilazione: fenomeno speculare
all’assimilazione, ma più raro, per cui un segmento
cambia tratti per distinguersi da segmenti del suo
contesto:
Molti esempi nel passaggio dal latino all’italiano:
lat. peregrinus it. pellegrino (r…r ll…r)
lat. arborem it. albero (r…r l…r)
lat. quaerere it. chiedere (r…r d…r)
Fenomeni fonologici
Regole di sandhi (dall’antico indiano
‘fusione’): termine utilizzato per indicare tutto
il complesso di mutamenti fonetici che
interessano gli incontri fra suoni sul confine
tra unità grammaticali. Si distingue tra sandhi
interno, quando il mutamento si applica al
confine di morfema entro parola, e sandhi
esterno, che indica le alterazioni dei suoni che
si producono in conseguenza dell’incontro di
due parole nella catena fonica.
Fenomeni fonologici
Una regola di sandhi è il cosiddetto
raddoppiamento fonosintattico che caratterizza il
toscano e il romanesco
che fai? che ffai?
Un altro caso è la cosiddetta liaison del francese,
che consiste nella realizzazione sonora della
sibilante, che normalmente in fine di parola non è
realizzata foneticamente, davanti a una parola che
inizia per vocale:
les amis [lezA»mi]
Fenomeni fonologici
Cancellazione: fenomeno per cui un dato
suono, in determinati contesti, viene
soppresso. Un caso frequente di cancellazione
si ha nel contatto tra un nome e un articolo o
un aggettivo (bell’uomo; l’oca; francese
l’arbre).
Inserzione: processo per cui viene inserito un
suono tra due altri suoni per facilitare
l’articolazione (es.: italiano popolare
pissicologia per psicologia; atimosfera per
atmosfera).
Fenomeni fonologici
Riduzione: processo per cui taluni suoni si
indeboliscono fino a scomparire (es. lat. class.
speculum > lat. tardo speclum; lat. class.
callidus > lat. tardo caldus)
Metatesi: il termine indica tutti i cambiamenti
dell’ordine dei segmenti, come avviene per
esempio nei lapsus (cimena per cinema).
La sillaba
È una delle unità fondamentali della
fonologia. È composta da un nucleo sillabico,
cioè un elemento in grado di portare l’accento
e da altri elementi opzionali (quelli che
precedono il nucleo sono detti attacco, quelli
che lo seguono sono detti coda). Nucleo più
coda costituiscono la rima. Una sillaba
aperta è una sillaba senza coda (es.: [Link]).
Se la sillaba ha una coda si dice chiusa (es.:
[Link]).
La sillaba
Esistono lingue in cui il nucleo sillabico può
essere costituito da sonoranti, cioè suoni come
[r, l, n, m], detti così perché più vicini alle vocali
rispetto ad altre consonanti (prodotti senza
ostacoli “forti” al flusso d’aria in uscita). In
sloveno, ad esempio, il nome della città di Trieste
è Trst [trst]; anche in inglese le sonoranti possono
costituire nucleo sillabico: bottle [»bÅtl], nation
[»nQSn], ecc.
L’unico elemento obbligatorio della sillaba è il
nucleo, attacco e coda possono esserci o non
esserci.
Fenomeni soprasegmentali
Se prendiamo le parole càpito capìto e capitò,
ci accorgiamo che scomposte in fonemi hanno
la stessa struttura. La loro differenza è data
dall’accento, che è un tipico fenomeno
“soprasegmentale” perché non occorre in
sequenza con gli altri fonemi, ma in
corrispondenza simultanea con uno dei fonemi.
Le sillabe accentate sono mediamente più
lunghe di quelle atone, e questo si rende nella
trascrizione fonetica con il simbolo della
lunghezza.
Fenomeni soprasegmentali
Un altro fenomeno soprasegmentale è il
tono, che rappresenta un aumento di
acutezza sonora in corrispondenza di una
vocale o di una sonante. I toni si
classificano in discendenti, ascendenti,
uniti, e discendenti-ascendenti. Ci sono
lingue in cui questi toni diversi
distinguono significati diversi (come
l’accento in italiano). Un esempio è il
cinese.
Fenomeni soprasegmentali: lunghezza
La lunghezza è relativa alla durata temporale con cui
vengono realizzati i suoni. Una vocale tonica non finale e in
sillaba aperta è più lunga di una vocale atona in sillaba
aperta o chiusa che sia. In italiano la lunghezza vocalica è
misurabile strumentalmente, ma non è distintiva, cioè non
esistono due parole con significati diversi che si
differenziano solo per la presenza di una vocale lunga o
breve. E’ invece rilevante, in italiano, la lunghezza
consonantica (fato/fatto, pale/palle, caro/carro). Esistono
lingue in cui sia la lunghezza consonantica che quella
vocalica sono distintive (es. il finnico), lingue in cui è
rilevante soltanto la lunghezza vocalica (es. l’olandese) , e
lingue in cui non sono rilevanti né la lunghezza vocalica né
la lunghezza consonantica.
Fenomeni soprasegmentali: accento
L’accento è propriamente una caratteristica
della sillaba piuttosto che di singoli foni. Una
sillaba tonica è più prominente di una sillaba
atona perché è realizzata con maggiore forza o
intensità. L’accento in italiano distingue parole
altrimenti identiche (càpito/capìto/capitò), e
dunque può essere considerato alla stregua di
un fonema, anche se non si tratta di un vero e
proprio fonema.
Fenomeni soprasegmentali: accento
In italiano non ci sono regole per prevedere dove
cade l’accento, mentre in altre lingue la posizione
dell’accento è fissa (es. in ungherese sempre sulla
prima sillaba, in francese sempre sull’ultima).
Una parola, specie se molto lunga, può avere,
oltre a un accento primario anche uno o più
accenti secondari. In trascrizione fonetica, i due
accenti sono trattati diversamente:
es. capostazione [«kaposta»tsjo˘ne].
Fenomeni soprasegmentali: intonazione
L’altezza dei suoni non è uniforme: ci sono dei picchi e
degli avvallamenti che producono un effetto percettivo
di tipo melodico, e che hanno una grande rilevanza dal
punto di vista sintattico, distinguendo diversi tipi di
frase, come ad esempio le dichiarative dalle
interrogative:
Antonio ha mangiato la cioccolata. [frase dichiarativa]
Antonio ha mangiato la cioccolata? [frase interrogativa]
Le dichiarative hanno una curva melodica con
andamento finale discendente, mentre le interrogative
hanno un andamento finale ascendente.
Fenomeni soprasegmentali: tono
Il tono è un’unità prosodica consistente in un
uso sistematico a fini distintivi dell’altezza
tonale, un attributo percettivo del suono che
costituisce il corrispettivo acustico della sua
frequenza fondamentale (ossia il numero di
oscillazioni compiute per unità di tempo).
Fenomeni soprasegmentali: tono
Le lingue tonali sono molto diffuse in Africa e in
Asia; in Europa hanno questa caratteristica alcune
lingue scandinave (svedese e norvegese) ed il
serbo-croato. Nel cinese mandarino si distinguono
quattro toni: ad es., la sequenza fonematica ma
può assumere quattro significati diversi (mā,
‘madre’, con tono alto; má, ‘canapa’, con tono
alto ascendente; mǎ, ‘cavallo’, con tono basso
discendente/ascendente; mà, ‘inveire’, con tono
alto discendente; ma, particella interrogativa,
senza tono).