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FONETICA e FONOLOGIA

La fonetica è la disciplina che descrive i suoni delle lingue, analizzando la produzione, trasmissione e ricezione dei foni. I foni si classificano in vocali e consonanti, con diverse categorie basate su parametri come modo e luogo di articolazione. L'Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA) è utilizzato per rappresentare i suoni in modo coerente, superando le incongruenze dei sistemi grafici tradizionali.

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FONETICA e FONOLOGIA

La fonetica è la disciplina che descrive i suoni delle lingue, analizzando la produzione, trasmissione e ricezione dei foni. I foni si classificano in vocali e consonanti, con diverse categorie basate su parametri come modo e luogo di articolazione. L'Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA) è utilizzato per rappresentare i suoni in modo coerente, superando le incongruenze dei sistemi grafici tradizionali.

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FONETICA e FONOLOGIA

giovedì 24 ottobre 2024 18:02

La fonetica

È una disciplina che si occupa della descrizione dei suoni delle lingue, ovvero i foni.

I foni sono dei fenomeni acustici:


- Prodotti dall’apparato fonatorio di un parlante
- Trasmessi per mezzo di onde sonore attraverso l’aria e ricevuti dall’apparato uditivo e dal
cervello di un ascoltatore
Qui possiamo individuare tre fasi:
1. Fonetica articolatoria: studia la fase di produzione dei foni
2. Fonetica acustica: studia la fase di trasmissione dei foni
3. Fonetica uditiva o percettiva: studia la fase della ricezione del suono

Ci concentreremo solo sulla fonetica articolatoria.

L’apparato fonatorio, è l’insieme degli organi e delle strutture anatomiche che la specie umana
utilizza per parlare

Il suono prodotto dall’aria viene emesso dai polmoni, poi sale lungo la trachea e attraversa la
laringe, dove si trovano le corde vocali, giunge alla cavità orale e fuoriesce dalla bocca.

Le corde vocali sono due pieghe della mucosa faringea che durante la respirazione restano
rilassate e separate, fino a quando produciamo dei suoni, dove si contraggano e in alcuni casi si
avvicinano o accostano l’una all’altra. Questa contrattazione ha come effetto la riduzione o il
blocco del passaggio dell’aria. Lo spazio fra le corde vocali viene detto rima vocale e può risultare:

La cavità nasale può essere attivata o coinvolta dal velo palatino, il quale se si sposta all’indietro,
l’aria fuoriesce solo dalla bocca e quindi si parla di suoni orali. Se invece il velo palatino resta
inerte, si parla di suoni nasali.

Gli organi coinvolti nella produzione dei foni:


-glottide
-lingua
-labbra
-il velo palatino
Essi hanno la possibilità do compiere movimenti e di assumere diverse posizioni, inoltre hanno
un ruolo fondamentale nell’articolazione dei suoni e vengono chiamati articolatori mobili.

Ma non tutti gli organi hanno la possibilità di muoversi, infatti appartengono a questa seconda
classe: faringe, il palato duro, i denti e le cavità nasali. Essi vengono definiti articolatori fissi.

L’organo più importante è la laringe, sui due lati di essa si trovano le pliche vocali e lo spazio fra
di esse viene chiamato rima vocale, la quale può essere aperta, semichiusa o chiusa.
La rapida successione di aperture e chiusure della rima vocale porta alla vibrazione delle corde
vocali.
Si possono riprodurre anche dei suoni sordi, dove non vi è la vibrazione delle vocali.

I foni si classificano in:


• foni vocalici: prodotti da un flusso di aria che percorre il tubo fonatorio senza incontrare
ostacoli o costrizioni in nessun punto

Le configurazioni articolatorie prodotte da movimenti della lingua, delle labbra e del velo del
palato assegnano al tratto fonatorio una conformazione di volta in volta diversa producendo
differenti suoni vocalici.

Le vocali si classificano sulla base di tre dimensioni:

1. Apertura e chiusura: si riferisce all’altezza del vertice della lingua nei confronti del palato,
che fa si che il passaggio dell’aria sia più o meno ampio.

Si distinguono 4 tipi di vocali:


-basse: lingua massimamente distante dal palato (vocali basse o aperte)
-medio-basse (vocali medio-basse o semiaperto)
-medio-alte (vocali medio-alte o semichiuse)
-alte: lingua massimamente prossima al palato (vocali alte o chiuse)

2. Anteriorità e posteriorità: indica il punto del palato verso il quale il vertice della lingua si
protende

Si distinguono 3 tipi di vocali.


-anteriori: vertice della lingua proteso verso la parte anteriore del palato
-centrali: lingua pressoché distesa
-posteriori: lingua protesa verso la parte posteriore del palato

Combinando gli spostamenti della lingua in direzione orizzontale e verticale si ottiene uno
schema ideale di base formato da 12 posizioni: il trapezio vocalico

3. Arrotondamento o non arrotondamento: si riferisce alla conformazione delle labbra, che


possono essere distese e piatte o arrotondate e leggermente sporgenti

Si distinguono 2 tipi di vocali:


-arrotondate: le labbra si protendono in avanti (vocali arrotondate o aprocheile)
Esse si distinguono in:
1. Posteriori
-Semiconsonante (o semivocale): [w], come in uovo, duomo, uomo.
-Vocali che possono essere:
• [u], alta, come in unica, luna, muro.
• [o], medio-alta, come in amico, obesità.
• [ɔ], medio-bassa, come in però, botte (‘percosse’), uomo

-non arrotondate: le labbra sono distanti (vocali non arrotondate o procheile)


Esse si distinguono in:
1. Anteriori :
-Semiconsonante (o semivocale): [j], come in ieri, piede.
-Vocali che possono essere:
• [i], alta, come in italiano, vino, soli.
• [e], medio-alta, come in eroico, sapone, meno.
• [ε], medio-bassa, come in bene, venti (plur. di vento).

2. Centrali:
-Vocali che può essere:
• [a], bassa, come in amo, sano, scorta.

Alfabeto fonetico internazionale: vocali

• foni consonanti: prodotti mediante frapposizione di un ostacolo parziale o totale al


passaggio dell’aria.

Le consonanti si classificano sulla base di tre parametri:

1. Modo di articolazione: si riferisce al tipo di chiusura che viene opposto al passaggio


dell’aria.

Se ne distinguono alcune principali:

-se la chiusura è totale, si parla di occlusive


-se è parziale si parla di fricative o coltive o costruttive o spiranti
-se la chiusura viene ottenuta mediante la vibrazione di un articolatore mobile si hanno le
vibranti
-se la chiusura è esercitata dall’asse longitudinale della lingua contro gli alveoli o il palato in
modo da lasciar passare l’aria ai suoi lati, si parla di laterali
-affricate, consonanti composte di due momenti strettamente contigui, il primo occlusivo e il
secondo spirante
-nasali sono prodotte con un passaggio dell’aria attraverso la cavità nasale

2. Luogo o punto di articolazione: indica il luogo del tratto fonatorio in cu si verifica la


chiusura.

Procedendo dalla parte anteriore del canale fonatorio si distinguono.


-le labiali: chiusura momentanea delle labbra (ad es. [p], [b],[m]…)
-le labiodentali: chiusura dei denti superiori con il labbro inferiore (ad es. [f], [v]…)
-le dentali: chiusura della punta della lingua sul retro dei denti superiori o sugli alveoli (ad es. [t],
[d]..)
-le palatali: prodotte dalla lingua contro o vicino al palato duro
-le velari: prodotte dalla lingua contro o vicino al velo(ad es. [k], [g]
-le uvulari: prodotte dalla lingua contro o vicino all’ugola( r moscia è la cosiddetta vibrante
uvulare)
-le faringali: prodotte fra la base della radice della lingua e la parte posteriore della faringe
-le glottidali: prodotte nella glottide

3. Presenza o assenza di sonorità: ovvero la vibrazione delle corde vocali

In base a questo parametro le consonanti si distinguono in:


-sorde (ad es. [p], [k])
-sonore (ad es. [b], [g])

Alfabeto fonetico internazionale: consonanti

OCCLUSIVE
-Bilabiali: [p], sorda, come in pane, epocale, tappo; [b], sonora, come in ballo, abituarsi.
-Dentali: [t], sorda, come in tavolo, eterno, otto; [d], sonora, come in dente, addomesticare.
-Velari: [k], sorda, come caro, pacchi, accanto; [g], sonora, come in gara, ghiro, traggo.

NASALI
-Bilabiale: [m], come in mano, madre, amare, macchina.
-Labiodentale: [ɱ], come anfora, inferno, invidia, inverno.
-Dentale (alveolare): [n], come in naso, lana, danno.
-Palatale: [ɲ], come in gnocco, ogni, ignifugo.
-Velare: [ŋ], come in fango, ancora, anguria.

VIBRANTI
Dentale (alveolare): [r], come in rana, motore, carro, per

FRICATIVE
-Labiodentali: [f], sorda, come in fama, afa, affanno; [v], sonora, come in vento, avaro, vino.
-Alveolari: [s], sorda, come in sano, cassa; [z], sonora, come in smodato, sbaglio.
-Palatali: [ʃ], sorda, come in sci, scemo, ascesa; [ʒ], sonora, si trova solo in prestiti, per lo più di
origine francese, come in garage.

AFFRICATE
-Dentali: [ts], sorda, come in stazione, pazzo; [dz], sonora, come in zero, zona.
-Palatali: [tʃ], sorda, come in cenare, acido, accento, cibo; [dʒ], sonora come in gente, agire.

LATERALI
-Dentale: [l] come in lana, lavoro, palla.
-Palatale: [ʎ], come in gli, aglio, imbroglio.

Inoltre la presenza sia di vocali che consonanti può essere considerata universale linguistico,
ovvero tutte le lingue possiedono foni vocalici e consonanti.
Ciò che varia nelle varie lingue è il numero di elementi per ciascuna delle categorie.

Foni approssimanti
Presentano un modo di articolazione intermedio fra vocali e consonanti fricative.
Vengono detti anche semivocali o semiconsonanti e in italiano ne troviamo due:
-uno velare[w]
-uno palatale[j]

Inoltre esiste una classificazione più fine, la quale oppone le semivocali alle semiconsonanti sulla
base della posizione rispetto alla vocale:
-se ricorrono prima sono dette semiconsonanti (es. fieno, questo)
-se ricorrono dopo sono dette semivocali (es. noi, feudo)

I foni approssimanti possono costituire un dittongo o trittongo con le vocali a cui sono sempre
contigue, quindi non possono costituire apice di sillaba.
Es: auto: dittongo discendente
Pieno: dittongo ascendente
Aiuola: trittongo

Alfabeto fonetico
La pronuncia delle lingue non viene rispecchiata in modo coerente nella grafia, quindi non vi è
un rapporto biunivoco tra suoni e grafemi.

Alcuni esempi tratti dall’italiano:


-due grafemi diversi per un solo suono (es. cuore/quando [k])
-due suoni diversi scritti con lo stesso grafema (es. casa [k] vs cena [t∫])
-due grafemi per uno stesso suono (es. legno, esci [∫], egli, che [k], mancia [t∫])
-tre grafemi per uno stesso suono (es. aglio, sciocco [∫]

Inoltre altri sistemi grafici presentano un numero maggiore di incoerenza, il francese nota
graficamente una quantità di segni a cui non corrisponde alcun suono (<-ent> di viennent non ha
nessun corrispondente nella pronuncia, così come <-es> di Georges 'non si pronuncia' in fine di
parola, mentre le stesse lettere vengono pronunciate in altri ambienti sintagmatici).

Per superare le incongruenze dei sistemi grafici tradizionali sono stati elaborati alfabeti fonetici,
ovvero sistemi di trascrizione di tipo alfabetico, composti da lettere (tratte principalmente
dall'alfabeto latino) e da ulteriori segni (i cosiddetti diacritici), in cui c’è corrispondenza
biunivoca tra suoni rappresentati e segni grafici.
Il più adoperato è l’ Alfabeto Fonetico Internazionale (o IPA dall'inglese International Phonetic
Alphabet).

Norme per la trascrizione fonetica


La trascrizione fonetica:
• si pone in parantesi quadre
• In IPA non si utilizzano maiuscole, apostrofi, virgole, punti fermi, punti esclamativi…
• va sempre indicata la posizione dell’accento, che si segnala con un trattino verticale posto
prima della sillaba tonica <'>
• La lunghezza vocalica si indica con i due punti posti dopo il simbolo della vocale. Sono
sempre lunghe le vocali che si trovano in sillaba tonica aperta (ossia in una sillaba che
termina per vocale), non finale di parola.
• Sono brevi le vocali atone, le vocali toniche in sillaba chiusa, e le vocali toniche in sillaba
aperta se in fine di parola. Es. casa [ˈka:za]; tratto [ˈtratto]
• Per la lunghezza consonantica: si raddoppia il simbolo corrispondente oppure si usano i
due punti dopo il simbolo (es. palla, [ˈpalla] oppure [ˈpalːa])
• Con le consonanti africane la germinazione si segnala:
- raddoppiando il primo simbolo del digramma. Es: pazzo, [ˈpattso]-pazzo
-con due puti posti dopo il simbolo della parte occlusiva. Es: [‘pat:so]-pazzo
I foni [ʎ], [ɲ], [ʃ], [ts] e [dz] sono sempre geminati(sempre doppi) in posizione intervocalica
es. colazione [kolatˈtsjo:ne]
• Mentre per le nasali: -quando sono in posizione prevocalica si possono usare solo i due foni
[m] e [n]
-quando sono in posizione preconsonantica la scelta del fono nasale dipende dal luogo di
articolazione della consonante che segue:
[m] davanti a consonante bilabiale (es. impedire, [impeˈdi:re]);
[ɱ] davanti a consonante labiodentale (ess. influenza, [iɱfluˈɛntsa]; invidia, [iɱ ˈvi:dja]);
[n] davanti a consonante dentale o palatale (intralcio, [inˈtraltʃo]; angelo, [ˈandʒelo]);
[ŋ] davanti a consonante velare (ess. incontro, [iŋˈkontro]; angolo, [ˈaŋgolo)
• Mentre per la sibilante sorda o sonora. Alla lettera alfabetica corrispondono in italiano due
suoni, l’uno sordo [s], l’altro sonoro [z] che si alternano secondo alcune regole precise:
- in posizione iniziale di parola seguita da vocale si usa sempre [s] (es. sera, [ˈse:ra]);
-in posizione postconsonantica si usa sempre [s] (es. corso, [ˈkorso]);
-in posizione preconsonantica si usa sempre [s] prima di consonante sorda (es. scuola, [ˈskwɔ:la])
- si usa sempre [z] prima di consonante sonora (es. sgomento, [zgoˈmento])

Esercitazione: Trascrivere in IPA


Ansia
Bacio
Azione
Gioco
Sciocco
Tipo
Giglio
Facile
Tagliare
Qualunquismo
Picchiare
Pugile
Decisione
Languido
Pigiama
Sbocciato
Riciclaggio

Esercitazione: descrizione articolatoria dei seguenti foni


[p] occlusiva bilabiale sorda
[l] laterale dentale
[i] vocale anteriore alta
[ɲ] nasale palatale
[tʃ] affricata palatale sorda
[dz] affricata dentale sonora
[ε]vocale anteriore medio-bassa
[ɔ] vocale posteriore medio-bassa
[ʎ]laterale palatale

Bibliografia
Berruto, G. – Cerruti, M. (2011), La linguistica, Utet, Torino. Cap. 2, Fonetica e fonologia, 2.1

La fonologia

Fonemi e allofoni
La fonetica si occupa dell’aspetto fisico dei suoni; la su unità di studio è il fono. I foni sono unità
fonetiche ricavate in base al principio della diversità.
I fonemi in italiano sono 30 o 28(non considerano
fonemi a sé le approssimanti), mentre inglese ne
La fonologia si occupa della funzione linguistica dei suoni; la sua unità di studio è il fonema. I
ha 34, tedesco 38, 24 spagnolo, più di 100 lingue
fonemi sono unità individuate in base alla distintività.
in Africa meridionale…
Se in una determinata lingua due suoni, pur essendo oggettivamente diversi, non possono essere
usati per distinguere due diverse parole, allora vanno considerati varianti di un solo elemento
dell’inventario.

Es. -[‘ka:ne] - [‘pa:ne] sono una coppia minima. [k] e [p] non possono essere scambiati fra loro
senza mutare il significato delle parole, dunque questi due suoni costituiscono due diversi
fonemi. La prova di commutazione è un processo che
consiste nel confrontare un’unità in cui compaia
-Mentre [‘ka:ro]-[‘ka:RO], possiamo commutare, ovvero scambiare di posto nella stessa posizione il fono di cui vogliamo dimostrare se è o no
[r] e [R] senza che ciò produca cambiamenti di significato. Essi, pur essendo fisicamente diversi, fonema con altre unità della lingua che siano
hanno la stessa funzione. uguali in tutto tranne che nella posizione
induista il fono in oggetto.
[r] e [R] non danno luogo ad un’opposizione fonematica, corrispondono ad un unico fonema Va notato che vocali e costanti non sono mai in
(sono membri della stessa classe). Quindi essi sono degli allofoni, realizzazioni foneticamente opposizione fra di loro, ma vocali si oppongono a
diverse di uno stesso fonema, ovvero /r/. Essi vengono chiamati anche più genericamente, vocali e consonanti si oppongono a consonanti.
varianti di fonema.

I fonemi:
• Sono entità astratte; nessun parlante, quando produce degli enunciati, emette fonemi. Il
parlante emette suoni( fisicamente intesi e diversi ogni volta che li produce).
• Il nome che si dà a ciascun fonema è puramente arbitrario. Nell’indicare i fonemi si prende
come loro nome il simbolo indicante l’allofono più largamente adoperato nella lingua a cui
ci si riferisce.
• Suoni che in lingua A sono allofoni di uno stesso fonema possono invece rappresentare due
distinti fonemi in un’altra lingua B.
Es:- in italiano [i] e [i:] sono allofoni di /i/
-in inglese [i] e [i:] costituiscono due fonemi distinti, in quanto non è possibile commutarli
liberamente. [‘∫ip] ship(nave) vs [‘∫i:p] sheep(pecora)

Gli allofoni: sono realizzazioni di uno stesso fonema, ma prive di valore distintivo
Si possono distinguere in due categorie:

1. Allofoni in variazione libera


Es: in [‘ra:na] possiamo scambiare liberamente [r] con [R]

2. Allofoni in distribuzione complementare: l’aternanza tra foni è determinata


dall’ambiente sintagmatico(dipende dalla consonante che segue)

In italiano la nasale velare si trova soltanto nel contesto “prima di consonante velare”
([Link]); La nasale labiodentale si trova soltanto prima di consonanti labiodentali (es. invidia);
la nasale alveolare si trova in tutti gli altri contesti. ( es. danno, naso)
Coppia minima è una coppia di parole che siano
uguali in tutto tranne che per la presenza di un
fonema al posto di un altro in una certa posizione.
Essa quindi identifica sempre 2 fonemi.

Tratti distintivi, vengono rappresentanti utilizzando proprietà acustiche anziché articolatorie

/kara/ cara /gara/ gara

/k/ /g/
[occlusivo] [occlusivo]
[velare] [velare] Ogni fonema è composto di pacchetto di tratti, i quali
[sordo] [sonoro] vengono prodotti simultane

Sono stati individuati un numero limitato di tratti distintivi di carattere binario ad opera prima di
Jacobson e poi, negli anni sessanta, di Chomsky e Halle.

I tratti distintivi dell’italiano sono:

Vocali:

Altri tratti distintivi importanti:


-coronali, sono foni prodotti con la corona, ovvero la
parte posteriore della lingua, sollevata rispetto alla
posizione di riposo. Es. [t]
-sonoranti, sono foni prodotti a canale vocale aperto e
libero come le vocali, apporimanti e le consonanti
liquide
-sillabici, sono foni che possano costituire nucleo di
sillaba

Il tratto ATR (advanced tongue root-radice della


lingua avanzata) contraddistingue i foni prodotti con
Consonanti e approssimanti: la radice della lingua spostata in avanzi [i], [e], [u] e
[o]

Lo studio delle consonanti lunghe è sempre stato un


problema perché vi sono diverse pronunce regionali e
ciò riguarda anche l’utilizzo della consonante
nasale( velare solo davanti a consonante velare,
mentre nell’italiano del settentrione viene realizzata
velare ogni nasale che si trovi in fine di sillaba).

Raddoppiamento fonosintattico consiste


Più indica presenza del tratto; - indica la non presenza del tratto nell’allungamento della consonante iniziale di una
parola quando questa sia preceduta da una parola con
Spiegazione tabella: l’accento sull’ultima sillaba.
- [+sillabico]: soni fonemi che possono fungere da nucleo sillabico. Le consonanti sono [-
sillabico], le vocali sono [+ sillabico]
- [+consonantico]: sono fenomeni la cui realizzazione implica un’ostruzione dell’aria
- [+sonorante]: fonemi prodotti con vibrazione delle corde vocali
- [+continuo]: sono fonemi la cui articolazione può essere protratta nel tempo
- [+nasale]: sono fonemi prodotti con il velo palatino abbassato (il flusso d’aria passa dunque
anche attraverso la cavità nasale)
- [+rilascio ritardato]: sono fonemi che iniziano con un’articolazione occclusiva e terminano
con un’articolazione fricativa.
- [+laterale]: fonemi prodotti con passaggio del flusso d’aria ai lati della cavità orale
- [+arretrato]: sono fonemi prodotti con il corpo della lingua ritratto rispetto alla posizione
neutra (ad es. le consonanti velari)
- [anteriore]: sono fonemi prodotti con un’ostruzione situata davanti alla regione alveo-
palatali (ad es. dentali)
- [+rilascio ritardato]: sono fonemi che iniziano con un’articolazione occlusiva e terminano
con un’articolazione fricativa
- [+coronale]: fonemi prodotti con la parte anteriore della lingua (corona) sollevata al di
sopra della sua posizione neutra (ad es. dentali)
- [+arrotondato]: fonemi prodotti con l’arrotondamento delle labbra
- [+alto]: fonemi prodotti con la lingua in posizione più alta rispetto alla posizione di riposo
- [+basso]: fonemi prodotti con la lingua in posizione più bassa rispetto alla posizione di
riposo

Marcatezza
[t] vs [d]
L’opposizione tra i due fonemi si basa sul fatto che [t] è prodotto senza vibrazione di corde
vocali( -è sonoro), mentre [d] è prodotto con vibrazione di corde vocali (è [+sonoro]).

Fenomeni fonologici, È la modificazione che i suoni linguistici subiscono nel momento in cui si
accostano e si concatenano tra loro in un ambiente sintagmatico.

La regola fonetica in 5 si legge come segue: una sibilante viene realizzata sempre sonora prima di
una consonante sonora.

Essi si manifestano sia in sincronia che in diacronia.

Possiamo avere i seguenti fenomeni fonologici:

-l’assimilazione, ovvero un processo per cui un suono assume uno o più tratti di un altro suono
che gli è contiguo, con l’effetto che i due suoni diventano parzialmente o totalmente simili a loro.

Le assimilazioni possono essere:


• Assimilazione totale: il segmento che causa l’ assimilazione rende l’elemento assimilato
totalmente uguale al primo
• Assimilazione parziale: il segmento che causa l’assimilazione cambia l’elemento assimilato
solo parzialmente(vi sono assimilazioni al tratto di sonorità, al punto di articolazione o al
modo di articolazione
• Assimilazione progressiva: il segmento che causal’assimilazione precede l’elemento che si
assimila
• Assimilazione regressiva: il segmento che causa l’assimilazione segue l’elemento che si
assimila
In in ragionevole la [n] (nasale) si trasforma in [r] per adattarsi al suono [r] che la segue. La stessa
cosa accade in in logico, dove la [n] si trasforma in [l] per adattarsi al suono [l] che la segue. Quindi
Es. i[n-r]agionevole—>i[rr]agionevole la [n] cambia per assomigliare ai suoni successivi ([r] o [l]). Assimilazione regressiva.
I[n-l]logico—>i[ll]ogico
La [n] (un suono nasale) si trasforma in [m] (un suono bilabiale) per assimilarsi al suono [p] (bilabiale)
In+probabile—>improbabile che lo segue. Il suono [p] è bilabiale (prodotto con le labbra), quindi la [n] cambia in [m] (anch'essa
In+bevuto—>imbevuto bilabiale) per rendere più facile la pronuncia. Poiché il suono che causa il cambiamento ([p]) viene
dopo la [n], si tratta di assimilazione regressiva.

Mondo—>monno(romanesco) La [d] (un suono sonoro) si trasforma in [n] (un suono nasale) per assimilarsi al suono [n] che la segue.
La [n] è un suono nasale, quindi la [d] si trasforma in [n] per adattarsi alla sua qualità nasale.
Dog+[s]—>dog[z] Poiché il suono che causa il cambiamento ([n]) viene prima della [d], si tratta di assimilazione progressiva.

La [s] (un suono sordo) si trasforma in [z] (un suono sonoro) per assimilarsi al suono [g] che lo precede.
• Assimilazione a distanza (metafonesi o Umlaut)
Il suono [g] è sonoro, quindi la [s] diventa [z] per adattarsi alla sonorità del suono precedente [g].
Es. Nero—> niri (umbro meridionale) suono in una parola cambia Poiché il suono che causa il cambiamento (il [g]) viene prima del suono che cambia la [s], questa
in base ad un altro suono che
Toso—>tusi (veneto, ragazzi) non è immediatamente è un'esempio di assimilazione progressiva .
vicino, però ne influenza
-L’armonia vocalica la pronuncia.
Si ritrova in lingue come l’ungherese o il turco
L’armonia vocalica del turco fa si che la prima vocale della parola imponga determinati tratti alle
vocali dei suffissi che si saldano con quella parola. In particolare ogni vocale si assimila alla
precedente per quanto riguarda l’asse anteriorità/posteriorità.

Es. ev(casa) ev+ler(case)


Adam(uomo) adam+lar(uomini)
Il suffisso del plurale dei nomi ha due forme:
-ler dopo vocal anteriori
-lar dopo vocali non anteriori

La differenza tra metafonesi e armonia vocalica sta nel fatto che nella metafonesi sono le vocali
postoniche ad influenzare le vocali toniche, mentre nell’armonia vocalica sono le vocali toniche
che influenzano le vocali postoniche.

-Cancellazione
Fenomeno per cui un suono, in determinati contesti, viene soppresso( o si riduce a zero). Ha
luogo particolarmente a seguito di combinazioni di elementi morfologici, ad esempio quando un
suffisso si salda alla sua radice, come nei casi seguenti:
-donna + etta— donn+etta
-libro+ accio— libr+accio

Un caso particolare di cancellazione si ha nel contatto tra un nome e alcuni specificatori (come
aggettivi e articoli)
[Link] oca—>l’oca

-Troncamento
Cancella facoltativamente un suono in fine di parola. In italiano ad esempio la [e] e la [o] finale
atona si cancellano nei verbi, se la parola seguente comincia per consonante.
Es: non lo vuol fare; vorremmo andar via

L’inserzione
È il processo che inserisce un segmenti aggiuntivo in corrispondenza di determinati confini, nei
quali si accostano unità che non possono saldarsi direttamente.
Es:

Un vedi ppt

Fenomeni soprasegmentali
Un’analisi strettamente segmentale non basta a identificare tutti gli aspetti rilevanti della catena
parlata. In fonologia esistono fenomeni che non sono lineari( o segmentati), ma sono simultanei
ad altri. Essi si dicono soprasegmentali proprio perché possono essere rappresentati idealmente
come sovrapposti ai segmenti propriamente detti:

-Accento
Nel primo esempio la [o] ci appare più prominente della [a]. Dal punto di vista fisico, l’effetto di
maggiore prominenza uditiva che corrisponde all’accento è dovuto ad alcuni fattori concomitanti:

• una sillaba tonica (accentata) è prodotta normalmente con maggiore intensità uditiva di
una sillaba atona.

• l’accento può poggiarsi soltanto su segmenti vocalici e non su consonanti.

• in alcune lingue l’accento si colloca sempre nella stessa posizione (in francese e in turco, ad
es si colloca sempre sull’ultima sillaba)

• altre lingue invece hanno l’accento mobile (ad es italiano, inglese, tedesco, russo). Non vi è
una regola per prevedere dove comparità l’accento
L’accento è anche un elemento centrale nella
• è leggermente più lunga di una non accentata e spesso è anche più acuta strutturazione prosodica dell’enunciato. La
successione nella catena parlata di sillabe atone
La posizione dell’accento all’interno della parola: e sillabe toniche da luogo al ritmo.
Possiamo distinguere:
• Parola ossitona o tronca: l’accento si trova sull’ultima sillaba Ogni lingua ha un ritmo particolare.
• Parola parossitona o piana: l’accento si trova sulla penultima sillaba(si tratta della E l’italiano è una lingua a isocronismo sillabico,
posizione più frequente in italiano) ovvero in una parola viene assegnata durata
• Parola proparassitona o sdrucciola: l’accento si colloca sulla terzultima sillaba analoga alle sillabe atone.
• Parola anteproparossitona o bisdrucciola: l’accento si colloca sulla quartultima sillaba

Esistono parole prive di accento, vengono chiamate clitici e si appoggiano foneticamente alla
parola precedente o seguente, formando con essa un’entità accentuale.
La principale classe di clitici è costituita dai pronomi personali atoni, es. lo vedi [lo’vedi]

Inoltre parole lunghe possono comportare anche accenti secondari, meno prominenti di quelli
propri delle parole singole, es. esàutoraménto

-Tono
È prodotto fisicamente da un aumento d’acutezza sonora in corrispondenza di vocali. L’aumento
di acutezza è a sua volta il risultato di un aumento della frequenza di vibrazione dell’aria emessa
dall’apparato fonatorio.

È possibile individuare diversi toni:


• Tono unito
• Tono ascendente
• Tono discendente
• Tono ascendente-discendente
• Tono discendente-ascendente

Es: caffè?- tono ascendente


Carlo!- tono ascendente-disce

Usano i toni alcune lingue per differenziare significati, dunque con funzione distintiva.
Per esempio in cinese la stessa sillaba può essere realizzata con quattro toni diversi e ad ogni
realizzazione diversa corrisponde un significato diverso.

L’altezza totale è del tutto relativa, essa dipende da molte variabili extra linguistiche come sesso,
età etc…

-Intonazione
L’altezza dei suoni non è uniforme, ci sono dei picchi e degli avvallamenti che producono un
effetto percettivo di tipo melodico che è chiamato intonazione.

L’intonazione ha grande rilevanza sintattica:


• Viene.- le frasi dichiarative presentano un contorno intonativo costante(linea piatta)
• Viene?- le frasi interrogative presentano un’intonazione ascendente
• Viene!-le frasi esclamative presentano un’intonazione discendente

-Lunghezza
Essa è relativa alla durata temporale con cui vengono realizzati i suoni. Non tutti i suoni hanno la
stessa durata. Ogni fono può essere breve o lungo.

In alcune lingue la lunghezza vocalica assume valore distintivo (come ad esempio in latino),
mentre in italiano non ha valore distintivo. Infatti è la lunghezza consonantica ad avere un valore
distintivo.
Es. fato vs fatto; pena vs penna

Ma esistono lingue in cui non è distintiva né la lunghezza vocalica, né quella consonantica. (Ad
esempio il greco moderno)

Sillaba
La fonologia riconosce nella sillaba una delle sue unità principali.

Essa è un’unità composta almeno da un elemento sillabico (capace cioè di portare l’accento), che
viene chiamato nucleo sillabico. Non è obbligatorio che il nucleo sillabico sia accompagnato da
altri segmenti.

La struttura fonica della parola è data da un’alternanza continua tra foni più tesi e chiusi, con
minore sonorità (consonanti) e foni più rilassati e aperti, con maggiore sonorità (vocali).
Una vocale da sola piò costituire una sillaba.

Ciò che precede il nucleo nella sillaba è l’attacco ed è costituito da materiale consonantico.

Strutture sillabiche canoniche preferenziali in italiano sono:


Il dittongo è la combinazione di una
-CV
approssimante e una vocale. La vocale
-V
costituisce sempre l’apice sillabico.
-VC es. alto
-CCV
V+Appr è un dittongo discendente
-CVC es. canto
Appr+V è un dittongo ascendente
-CCCV es. strano
2 semivocali+una vocale= trittongo
Es.

Sillabe che terminano in vocale si dicono aperte. Quando la sillaba non finisce in vocale si dice
chiusa e il materiale che segue la vocale si dice coda:
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La coda di sillaba è formata da specifiche entità foniche: è costituita o da una sonorante( liquida o
nasale) oppure da una consonante identica a quella che apre la sillaba seguente:
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I segmenti che compongono una sillaba si dispongono secondo una scala di sonorità: la sonorità
dei segmenti aumenta via via che si avvicina al nucleo sillabico.
Le consonanti più sonore stanno più vicine al nucleo sillabico, mentre le consonanti di sonorità
minore si trovano più distanti.

Costituenti della sillaba sono:


-attacco, parte che eventualmente precede la vocale
-coda, parte che eventualmente segue la vocale

Sillabe con coda si chiamano chiuse, mentre sillabe senza coda si chiamano aperte.

La rima è l’insieme del nucleo e della coda e determina il peso di una sillabe.

Viene detta pesante s una sillaba ha una coda o come nucleo una vocale lunga, mente viene detta
leggera quando è senza coda e la vocale del nucleo non è lunga.

Bibliografia:
Berruto, G- Cerruti, M(2011), la linguistica, UTET, Torino

Cap. 2 fonetica e fonologia 2.2, 2.3

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