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Il Medium Siamo Noi Riassunto

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Il medium siamo noi - riassunto

Teoria e tecniche del linguaggio giornalistico (Università Cattolica del Sacro Cuore)

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Il medium siamo noi


CAPITOLO 1 - IL PRIMO MESSAGGIO DELLA STORIA
[Link] immobile, medium viaggiatore
Nell’antichità le prime tracce scritte dagli uomini le possiamo ritrovare sulle pietre e sulle pareti delle grotte,
la pietra può essere considerata quindi a tutÝ gli effetÝ un medium, statico inizialmente, che come però
vedremo si è andato via via a modificare arrivando ad essere qualcosa in continuo viaggio tra le persone.

[Link] immobile, medium viaggiatore


L’invenzione da parte di Gutenberg della stampa a caratteri mobili dà il via alla forte fase di mobilità dei testi
arrivata fino ai giorni nostri. È l’invenzione della carta in Cina a porre le basi per un nuovo metodo di
trasmissione di informazioni. La stampa a caratteri mobili nel corso dei secoli verrà via via soppiantata da
metodi più veloci e meno macchinosi.

[Link] villaggio globale


A partire dal 1814, si completa la rivoluzione nel mondo dell’informazione con l’uscita del primo quotidiano
inglese “The Times”. Inizia a delinearsi un mondo che verrà definito da Marshall McLuhan, come “villaggio
globale”, mondo caratterizzato da una interconnessione continua tra le persone e un facile sviluppo nel
campo della comunicazione. E la capacità di mettere in una stessa pagina le parole assieme alle immagini,
unita alla velocità dei trasporti per la consegna in ogni parte del globo trasforma i giornali cartacei in un
formidabile strumento di diffusione delle notizie delle opinioni.

[Link]
La data simbolo del cambio radicale dell’informazione e dell’interconnessione come la conosciamo oggi è il
1994, quando esplode su scala planetaria il WWW, World Wide Web, sviluppato al CERN di Ginevra in
Svizzera.
Da quel momento la storia delle comunicazioni cambia radicalmente, dando vita ad un network, la cui
dimensione principale, cioè Internet, diventa nuova padrona della comunicazione globale. Per la prima volta
nella storia con una semplice ricerca di parole chiave è possibile scegliere le pagine o le immagini da
consultare atÝngendo i volumi di una biblioteca senza limiti. Il pubblico diviene il protagonista principale.

[Link] crisi della carta stampata


L’avvento di Internet dà il via a una fase di sofferenza per i giornali cartacei, informazione scivola sempre di
più sul web e la stampa tradizionale comincia a vacillare. La possibilità di ricevere informazioni in tempo
reale con aggiornamenti continui soppianta l’idea di aspettare il giorno successivo per avere una chiara
visione di quello che accade nel mondo. Dal 1992 anche i giornali cominciano provare a competere
nell’informazione online riscuotendo inizialmente poco successo.

1.6.
Dopo il 1992 comincia a delinearsi un assetto nuovo, la globalizzazione che porta a nuovi mezzi di
divulgazione delle informazioni, porta sulla scena globale i nuovi media, caratterizzati da una dimensione
planetaria e dalla possibilità di esercitare il loro ruolo ovunque.

[Link] potere dell’algoritmo


E in questo contesto assume via via più importanza il cosiddetto algoritmo, un potere matematico gestito
dalle grandi piattaforme proprietarie dello spazio in rete, aziende private che non mostrano un vero
interesse nell’informarci, ma che piuttosto cercano di conoscere i nostri gusti i nostri interessi vendendo i
dati a chi commercio nei più svariati settori, con il fine ultimo di trarre un profitto.

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[Link] malatÝa del giornalismo


L’algoritmo sconvolge il mondo del giornalismo, va a cambiare l’idea di pluralismo e di completezza
dell’informazione. L’idea che dietro le grandi piattaforme web ci siano algoritmi interessati al profitto di
queste aziende fa sì che il giornalismo abbia raggiunto una grossa sfiducia, entrando in un profondo stato di
crisi.

1.9.
Chi cerca di informarsi oggi è costretto a uno slalom continuo tra il suo bisogno di verità fattuale e l’enorme
mole di fake news che imbotÝsco nel web, il tema del falso e del vero caratterizzano l’attualità del mondo
dell’informazione.
Il rischio di cadere nelle brame di notizie false creati ad hoc per ingannare l’opinione pubblica è altissimo, e
di conseguenza la difÏcoltà degli utenti di poter verificare l’autorevolezza di un’informazione diventa
enorme.
Il tempo si diceva “c’è scritto sul giornale, ci credo”, oggi si dà per vero tutto quello che si trova in rete.

CAPITOLO 2 - LA “DEMOCRAZIA” DEL WEB, IL MEDIUM SIAMO NOI


Il problema più grande della crisi dell’editoria è forse dovuto al fatto che la rete non sempre ci informa e
sempre più spesso ci compra condizionandoci in ogni caso. La rete ha giocato un ruolo terribile nella perdita
di credibilità della vera e buona informazione. Di conseguenza il calo di introiti della stampa si traduce in un
non lungimirante taglio di investimenti, che ha comportato un calo della qualità del prodotto, un aumento
della precarietà del lavoro di tanti e, di conseguenza una riduzione della completezza dell’informazione.
Anziché difendere una qualità certificata i media sono scivolati su gossip, e sul genere leggero spesso
cadendo nelle bufale della rete perdendo via via in credibilità in autorevolezza, una volta intrapreso quel
percorso difÏcilmente è possibile tornare indietro.
A dare una mano a questa manipolazione e ai manipolatori dell’opinione pubblica nel 2020 è giunta la
pandemia del COVID-19.

2.1. Giornalismo COVID-19


Partiamo dal presupposto che le situazioni di emergenza sono difÏcilissime da gestire per ogni organo di
informazione.
Una rivista scientifica nel 2020 pubblicò un articolo per dire che il paziente zero della pandemia era stata
l’informazione stessa, l’articolo sosteneva infatÝ che l’informazione ha fatto male quello che avrebbe dovuto
cioè spiegare con chiarezza cosa stesse accadendo dando il via a una spirale di disinformazione.
Ma non è giusto scaricare la colpa di questo caos su un medium, le colpe sono colletÝve e spesso sovrastano
la struttura informativa.
È chiaro che il mondo sia trovato di fronte a un fattore nuovo e che nessuno aveva e attualmente ho la
verità in tasca, ma lo stillicidio di affermazioni perentoria contraddette di continue smontate da qualcun
altrettanto autorevole confuso che doveva fare la sintesi disorientando il pubblico. I media, dunque, hanno
continuato a veicolare messaggi contraddittori e pieni di dubbi senza che gli esponeva li sottoponesse a
vaglio critico e i tempi giustamente prolungati di un’analisi.
Chiunque responsabilità nella comunicazione deve capire che oggi comunicare non è più il filtro dei media
ma finisce direttamente in pasto al web.
Molte piattaforme online negli ultimi anni hanno infatÝ lanciato e messo a disposizione degli utenti
abbonamenti a pagamento per sostenere il lavoro di verifica e di analisi dietro alla produzione delle notizie,
è giusto quindi pagare e la veridicità delle informazioni, per sfuggire al circolo vizioso e alla spirale delle fake
news. Abbiamo visto come il complotÝsmo abbia dilagato e massa crescente di popolo abbiano cominciato
a non fidarsi più di nessuno travolgendo prima la politica, poi la stampa per passare infine a colpire
scienziati e medici. Non è la ricerca della facile audience che paga ma la tenacia di raccontare i fatÝ con il
rispetto dell’oggetÝvità.

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2.2. I Media cambiano, ma la notizia è sempre quella


Non cambia la notizia come concetto ma cambia la modalità della sua raccolta e della sua successiva
diffusione.
Con lo sviluppo del villaggio globale e dell’informazione digitalizzata, chi vuol essere un giornalista di fronte
l’evoluzione costante della dimensione del digitale non può permettersi di improvvisare e improvvisarsi.
Bisogna imparare un metodo per essere capace di apprendere, di andare da chi ha fatto più strada per
afÏnare tecniche e districarsi tra generi enorme, conoscere il mondo ed essere capace di raccontarlo.

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CAPITOLO 3 - LA NASCITA DEL GIORNALE


Venezia è il luogo dove emerge nel 1563 il primo esempio di periodico setÝmanale chiamato “Il Broglietto”,
che prende il nome dallo scazzo situato davanti al palazzo ducale, inteso quindi come punto di incontro e di
scambio di notizie e informazioni, un periodico caratterizzato da fogli di piccolo formato scritÝ ancora mano
contenenti brevi cronache, prive di titolo, su eventi commerciali, politici finanziari della zona.
Successivamente in diversi paesi europei verso la fine del XVI secolo si moltiplicarono le pubblicazioni
periodiche, spesso semestrali, in concomitanza la maggior parte delle volte con le prime fiera del libro che si
tenevano a Lipsia e a Francoforte, andando a delineare un marketing collegato alla logica dell’imprenditoria
editoriale. Successivamente le prime pubblicazioni e al crescente dinamismo delle potenze coloniali viene
coniata in Inghilterra la parola “news paper”, neologismo che andava a definire la pubblicazione a cadenza
certa di una somma di notizie fresche. Quello che possiamo definire però come primo vero giornale inizia ad
essere pubblicato nel 1664 a Mantova, la cosiddetta “Gazzetta di Mantova”. Sono quindi quasi quattro secoli
che i quotidiani informano i lettori in un modo piuttosto che è un altro. Nel contesto dominato
dall’evoluzione e dalla rivoluzione tecnologica comincia in molte parti del continente europeo a diffondersi
la cultura della notizia, il numero di quotidiani la loro tiratura aumenta dismisura, prende piede il moderno
giornale caratterizzato da diverse finalità, tra cui le prime inserzioni promozionali. Nel 1695 in Inghilterra il
governo non rinnovò l’atto che determinava la censura preventiva su ogni forma di pubblicazione dando il
via a un modello liberale di informazione. In alcuni decenni si arriva la nascita dei giornali della sera
chiamati ad aggiornare le notizie dei concorrenti del matÝno e portando le ultime novità elettori. La stampa
fu la chiave attraverso cui si arrivò allo Stato di diritto e alla divisione dei poteri, la base delle democrazie
moderne, iniziano a prevalere le ragioni della stampa in nome della liberalizzazione della società e
dell’umanità intera.
Nel corso dell’Ottocento, in modo più incisivo con la rivoluzione industriale che portò progresso e distribuì
numerose ricchezze tra la popolazione si arrivò a delineare un’informazione moderna, con tecnologie in
grado di garantire tirature massicce, e che grazie ai moderni sistemi di trasporto potevano essere distribuite
in modo rapido e steso. Non aumenta solo la velocità delle macchine ma anche la capacità di raccogliere in
tempo brevissimo e di diffondere rapidamente il maggior numero di lettori le informazioni. Furono molti in
questi anni i punti salienti che cambiarono radicalmente il mondo dell’informazione così come lo
conosciamo oggi:
- Nel 1798 nacque la macchina continua per la fabbricazione della carta, brevettata in Francia
introdotta fin da subito in Inghilterra.
- Nel 1810 arriva la presa da stampo meccanica aumentando a dismisura il numero di copie possibili
per le stampe.
- Nel 1820 si arriva alla fusione meccanica dei caratteri tipografici.
- Nel 1822 spunta l’eliografia —> un metodo di stampa basato sulla foto sensibilità di una sostanza.
- Nel 1825 con la creazione della prima ferrovia s’inaugurano i trasporti rapidi su vasta scala.
- Nel 1829 nel nostro paese viene inaugurata la prima ferrovia italiana nel regno delle due Sicilie.
- Nel 1832 nascono le agenzie di stampa, inizialmente in Francia.
- Nel 1836 si inizia a dare importanza alla pubblicità, la quale comincia a finanziare l’editoria io
sostenerne i costi e i profitÝ.
- Nel 1837 entra in funzione il telegrafo, cui prima applicazione avvenne tra Baltimora e Washington
nel 1844, permettendo una rapida trasmissione di parole.
- Nel 1847-48 viene inaugurata la prima linea telegrafica in Italia.
- Nel 1848 a New York nasce l’Associated Press, il primo esempio di testata al mondo con spirito e
statuto cooperativo.
- Nel 1851 viene fondata “Reuters”
- Nel 1853 con la guerra di Crimea prendono piede primi corrispondenti di guerra.
- Nel 1859 nasce a Firenze “La Nazione”, il primo quotidiano italiano d’ispirazione nazionale
- Nel 1876 viene brevettato il telefono ed esce la prima edizione del “Corriere Della Sera”

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Come accennato il XX secolo inizia con un enorme novità quella della radio telegrafia senza fili opera del
bolognese Guglielmo Marconi. E nel 1922 a Londra nasce la “bbc” la più antica emittente radio ancora
esistente. Con il fascismo in Italia nasce “Stefani”, un’agenzia di stampa controllata dal regime, è utilizzata
per la propaganda degli ideali fascisti.
CAPITOLO 4 - LE AGENZIE DI STAMPA
Il tema delle agenzie di stampa è sempre stato centrale per una corretta comprensione del giornalismo
essendo uno strumento indispensabile per il suo funzionamento.
Dalla nascita di giornali ad oggi le agenzie di stampa sono rimaste un sistema determinante.
Non si può pensare ad un giornalismo compiuto senza le agenzie di stampa, esse sono state dalla loro
nascita fino a qualche anno fa il perno, il centro e il cuore del sistema dell’informazione, l’infrastruttura
portante su cui potevano scorrere in velocità i mezzi di informazione più direttamente rivolti al pubblico.
Pur avendo amente i cambiamenti apportati dalle rivoluzioni tecnologiche, dei social media e soprattutto
dagli smartphone, bisogna tenere conto che le agenzie di stampa svolgono ancora la funzione di raccoglitori
di notizie in maniera ordinata, certificata e gerarchizzata.
L’Italia a molte agenzie di stampa, una su tutte è l’”ANSA - Agenzia Nazionale Stampa Associati”, tuttora tra
le principali al mondo. Più grandi influenti di lei ci sono la statunitense “Associated Press”, la Britannica
“Reuters”, la francese “Agence France-Presse” e la spagnola “Efe”.
Le agenzie di stampa sono cooperative di gruppi editoriali che pubblicano i giornali cartacei, che offrono un
servizio a pagamento in ragione della tiratura. Nel 2002 i soci dell’Ansa erano 32 editori per un totale di 49
quotidiani. Rispetto ad altri paesi in Italia si favorirono meccanismi di concorrenza interna che hanno fatto
proliferare le agenzie di stampa senza metterle nessuno in condizione di fronteggiare la rivoluzione
dell’informazione in condizioni di forza.
Il problema sorto con l’avvento dell’era digitale dei siti web online e delle notizie in tempo reale sui social ha
cambiato i meccanismi con il quale le agenzie di stampa fornivano agli editori le notizie rendendo sempre
più faticoso per le agenzie trovare clienti disposti a pagare per il loro lavoro.
Sergio lepri che fu direttore dell’Ansa dal 1966 al 1990, disse “Le agenzie di stampa sono come l’aria che
respiriamo”. Quando le agenzie di stampa scioperano, infatÝ, ci si accorge che i giornali il giorno dopo sono
assai diversi dal solito, si hanno meno notizie e molti più commenti. Le agenzie di stampa infatÝ dettano la
gerarchia delle notizie, dicono quali sono i temi del giorno, quale sia l’importanza dei fatÝ accaduti, caricano
foto i video degli eventi principali e raccolgono i commenti più significativi. Disegno, insomma, in prima
battuta quelle che poi saranno le prime pagine dei giornali che sono costretÝ più o meno ad adeguarsi se
vogliono stare sugli argomenti al centro del dibatÝto. Le agenzie di stampa sono quindi fondamentali e non
si può fare il lavoro dell’informazione senza. La prima agenzia di stampa italiana fu l’”agenzia Stefani”, voluta
da Camillo Benso di Cavour poi trasformata in agenzia di propaganda del regime di Mussolini, e poi
sostituita dall’agenzia Ansa. E le agenzie di stampa lavorano esattamente come ogni altro mezzo di
informazione, cercano le notizie, creano una rete per trovarle, fanno i giri di cronaca, ricevano posta e
valuta, hanno i loro informatori intrattengono una fitta rete di relazioni esterne. Oggi le agenzie hanno
iniziato a pubblicare seppure in forma ridotta e sintetica rispetto al materiale ceduto ai soci e ai clienti che
pagano per avere informazioni corpose. Sono circa 12.000 quotidiani nel mondo e nessuno di questi
nemmeno il New York Times può fare a meno delle agenzie; infatÝ, sono le uniche in grado di fornire una
notizia preconfezionata, veritiera e soprattutto verificata e attendibile. Le agenzie di stampa possono essere
distinte in varie categorie:
- Agenzie di stato —> Composte da organi ufÏciali di informazione dell’apparato che governa una
nazione.
- Agenzia non governative —> raccolgono, elaborano e vendono notizie senza alcun legame con gli
organi del potere.
La prima agenzia di Stato in senso stretto fu nel 1918 la “Rosta”, russa, poi diventata “TASS”.
L’ANSA nasce nella Roma liberata del 1944, ma il 15 gennaio del 1945 che viene la luce con le sue finalità
mutualistiche per la raccolta e la distribuzione di notizie, è il primo esempio in Europa di un’agenzia
amministrate diretta dagli stessi quotidiani, e quindi teoricamente come si è detto indipendente da qualsiasi
forma di influenze esterne al giornalismo. La sua sede centrale a Roma, però sedi secondarie in tutte le

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regioni d’Italia è un’ottantina di sedi all’estero, ogni giorno trasmette più di 3500 dispacci e circa 1500 foto
che vanno ad alimentare il suo archivio chiamato “Dea - Documentazione elettronica ANSA”, che conserva
tutte le notizie trasmesse a partire dal 1975.
- Adnkronos —> Nata il 24 luglio del 1963 agenzia quotidiana di informazioni politiche ed
economiche che ogni giorno diffonde oltre 1800 notizie, selezionabili per categoria di interesse e
ambito regionale. politica interna ed estera.
- Askanews —> Nata nel 2014, seconda lancia per numero di giornalisti.
- Inter press service —> Fondata a Roma nel 1964 come cooperativa di giornalisti italiani e
latinoamericani specializzati in notizie analisi sugli eventi e sui processi legati allo sviluppo
economico.
- Italpress —> Agenzia di stampa nazionale con sede centrale a Palermo nata nel 1988 è specializzata
nell’informazione sportiva.
- LaPresse —> Agenzia multimediale con sede a Milano.
Sono poi molte altre le agenzie di stampa non generaliste che trattano quindi temi specifici come il mondo
della tecnologia, quello della religione, quello areonautico e molti altri.
Nel 1947 viene costituita la societa “Radiostampa”, concessionaria del ministero delle poste e telegrafi per i
servizi telegrafici e radio telegrafici di stampa. L’evoluzione delle varie agenzie di stampa portò alla
creazione di numerosi codici per distinguere le notizie secondo l’importanza, un primo sistema editoriale
denominato “Sean”, prevedeva l’utilizzo dei seguenti codici:
 CRO —> Cronaca
 POL —> Politica
 ECO —> Economia
 SPE —> Spettacolo
 SPR —> Sport
 EST —> Esteri
Altre agenzie italiane sono:
 Agi - Agenzia Giornalistica Italiana —> Fondata nel 1950 e controllata dal gruppo Eni.
 Agir - Agenzia Giornalistica Repubblica —> Nata nel 1959 a Roma con specializzazione nella politica
e nella finanza
Tali codici sono stati poi sostituiti, a causa dei crescendo i cambiamenti tecnologici e dell’arrivo dei file audio
e video. I desk dell’agenzia di informazione, ricevono oggi una mole di notizie enorme, e questo ha portato
allo sviluppo di lettere che indicano e permettono una corretta gerarchizzazione delle notizie al fine di una
prima suddivisione per importanza:
 R —> routine
 U —> urgente
 B —> urgentissima, Bulletin
 F —> flash, notizia straordinaria
Oggi, inoltre, alcuni titoli di notizie sono preceduti e conclusi da due o più segni +, ad indicare sullo schermo
del computer la loro importanza —> Ex. +++FLASH+++ Kiev, invasione russa è iniziata+++ FLASH+++.
E per gestire la gerarchizzazione delle notizie alcune agenzie hanno cominciato a produrre le cosiddette
“Pagine pronte”, intere pagine pensate organizzate e prodotÝ direttamente dall’agenzia per i giornali socio
clienti che così non devono nemmeno più fare la fatica di scegliere le notizie, tagliarle impaginarle, offrendo
una lista per importanza dei fatÝ da trattare inserire nelle pagine di giornale.

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4.1. Le agenzie e le logiche di schieramento


Le agenzie di stampa devono essere sempre molto disponibili devono cioè andare bene a tutÝ,
accontentando i vari schieramenti politici appoggiati dei giornali. L’obietÝvità assoluta però non esiste, ma è
importante che le agenzie raccontino così come sono avvenuti i fatÝ senza omissioni e senza reticenze, con
una certa obietÝvità. Sergio Lepri a riguardo ha utilizzato una formula molto interessante “puoi pensare e
votare come credi, quello che conta è che non capisca come la penso io per chi voti quando leggo i tuoi
articoli”, una formula che deve essere ben chiara nella mente del giornalista.
Un buon metodo per il quale un’agenzia venga accreditata come credibile imparziale e quello che sia in
grado di garantire il più possibile la completezza, deve cioè dare tutte le notizie non solo quelle che
piacciono, la scelta piuttosto deve essere dettata dall’importanza della notizia e dall’ora in cui essa viene
ottenuta.
Un modo perché essa venga accettata da tutÝ è quello di adottare un linguaggio scarno ed essenziale dove
sono i fatÝ a parlare e dove gli aggetÝvi sono superflue. Un linguaggio scarno infatÝ consentono uniformità
di scrittura, le notizie scritte da agenzie, infatÝ, devono sembrare scritte dalla stessa mano e devono essere
redatte secondo alcune regole che le possono rendere utilizzabili da un mezzo di informazione.
Prima fra tutte la regola del lead anche chiamato attacco, la notizia deve stare cioè in testa all’articolo.
Il lead deve rispondere alle sei domande essenziali sul fatto:
 Chi
 Cosa
 Dove
 Quando
 Perché
 Come
Si diffuse però nel giornalismo italiano una catÝva abitudine da parte dei quotidiani quella di non attribuire
la paternità di alcune notizie alle agenzie, se non si dice però la verità sull’origine dei propri prodotÝ è lecito
che i lettori dubitino sull’attendibilità dei contenuti.
Per essere considerato autorevole ogni mezzo di informazione dovrebbe quindi rispettare questo gesto di
trasparenza e di lealtà.

CAPITOLO 5 - LA RADIO
Con la nascita della radio il giornalismo trova una piattaforma diversa da quella cartacea, una prima
rivoluzione tecnologica che impatterà significativamente sulla dimensione dell’informazione. Un medium
che imporrà un cambio di prospetÝva profondo, dallo scritto al parlato. La radio rende infatÝ possibile il
racconto dei fatÝ in tempo reale, in diretta, si amplia il pubblico potenziale, e aumenta il bacino di utenti
possibili.
La rivoluzione della radio sta anche nel cambiamento di stile, di linguaggio, di concezione stessa del testo
giornalistico e dell’approccio alla notizia, concisione, chiarezza e immediatezza diventano caratteristiche
cruciali. Il cronista passa da essere colui che scrive a colui che inoltre parla.

5.1. Le origini
La paternità della tecnologia radiofonica è di Guglielmo Marconi, che nel 1894 realizza i primi esperimenti
sulla comunicazione tramite onde elettromagnetiche. Nel 1896, in Inghilterra Marconi brevetterà il sistema
di telegrafia senza fili. La notte di Natale del 1906 il canadese Reginald Fessenden trasmetterà un’ora di voce
e musica. Durante la Prima guerra mondiale, dopo una prima bocciatura della tecnologia, si passò alla
realizzazione di apparecchiature radio meno informarvi e quindi menò soggette a diventare bersagli, anche
se inizialmente con risultati di scarsa afÏdabilità. Nel continente Europei verranno avviate numerose
trasmissioni, in particolare in Europa a tracciare la linea fu la BBC, “British Broadcasting Corporation”
fondata nel 1922. L’approdo del giornalismo sul medium radiofonico fu una rivoluzione che venne

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ampiamente sfruttata dai nascenti totalitarismo, che lo useranno ai fini della propaganda. L’esordio delle
notizie via etere venne inizialmente caratterizzato da preoccupazioni relative alla concorrenza con i giornali,
portando ad una iniziale cautela. In Italia la prima società a cui venne assegnata la concessione del servizio
radiofonico fu l’Uri “Unione Radiofonica Italiana”, che nel 1928 si trasformò in Enar “Ente Nazionale
Audizioni Radiofoniche”.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, la radio era ormai un mezzo di comunicazione di massa,
strumento con il quale la maggior parte dei cittadini europei vennero a conoscenza dello scoppio del
conflitto e ricevettero le principali notizie. La BBC ebbe un ruolo fondamentale nel contrasto delle dittature
naziste e fasciste. In Italia si scontrarono le emissioni radiofoniche dei sostenitori del movimento partigiano
con quelli della Repubblica di Salò. Una vera e propria guerra combattuta oltre che sul campo che via etere.
Con la conclusione del conflitto, nel 1946 nacque la Rai, “Radio Audizioni Italiane”.
Inizialmente il monopolio delle emittenti radiofoniche, sopratutto nel nostro paese fu molto aspro e duro,
bisogna aspettare il 1976, con una sentenza della Corte costituzionale, il pluralismo, che prenderà piede
definitivamente negli anni ‘90. L’arrivo della televisione imporrà alla radio nuove scelte per mantenere alta
la sua audience, che però non andrà calando, ma bensì si rafforzerà, innovandosi e trovano nuove strategie.
Oggi la principale fonte sugli ascolti radiofonici nel nostro paese si chiama Ter “Tavolo Editori Radio”, che
monitora i dati sugli ascoltatori. La radio non venne sostituita da Tv e Internet, ma anzi divenne un
accompagnamento a questi nuovi medium.

CAPITOLO 6 - LA TELEVISIONE
Il 900 è anche l’anno della nascita e della diffusione di un altro importantissimo medium che ha cambiato
radicalmente il mondo dell’informazione, quello della televisione. La nascita dell’informazione televisiva è
probabilmente l’esempio più rivoluzionario di quanto la tecnologia incida sulle potenzialità, le tecniche, lo
stile, ma in ultima analisi anche sui contenuti del prodotto giornalistico. La televisione, infatÝ, abbatte
l’ultima barriera tra il pubblico e la notizia, quello della visione. I media non si limitano più a raccontare, ora
possono mostrare, fornendo addirittura la parziale illusione di trovarsi sul luogo in cui i fatÝ stanno
accadendo. Il giornalista diventa occhi e orecchie dello spettatore, portandolo sui luoghi dei fatÝ trasmessi
su cui si fa informazione. L’informazione televisiva nasce in Europa e in Italia nei primi anni ‘50. I primi
esperimenti sulla trasmissione risalgono agli ‘80 del XIX secolo, mentre la parola televisione viene
pronunciata per la prima volta in lingua francese durante l’Esposizione universale di Parigi del 1900. La
prima trasmissione in diretta di un volto umano avviene nel 1925, per mano di John Logic Baird. Le prime
trasmissioni televisive vengono effettuate nello stato di NY nel 1928, dalla General Electric, due ore per tre
giorni a setÝmana di trasmissione.
A poter vantare la prima messa in onda di un programma televisivo regolare, è la BBC che nel 1936 inaugura
il suo servizio televisivo. Quando la televisione diventa un mezzo diffuso nelle abitazioni civili, avviene il
salto di qualità e l’arricchimento dell’offerta su questo medium, nel 1952 la percentuale di americani a
possedere un televisore passò al 32% rispetto al solo 1% del 1948.

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6.1. La televisione in Italia


Il 10 settembre del 1952 viene realizzato negli studi Rai di Milano, il primo T.g. sperimentale, ma sarà dopo
più di un anno da questa data perche vada in onda il primo e telegiornale, alle 20:45 di domenica 3 gennaio
1954. La platea di spettatori andrà via via ampliandosi, arrivando nel 1963 a contare 4,3 milioni di abbonati.
Nei primi anni i telegiornali contavano su una sola edizione, quella serale, e un’impostazione prettamente
istituzionale con ampio spazio dato alla politica interna, con la quasi totale assenza della cronaca.
Nel 1961 la seconda rete televisiva inizia a trasmettere. Gli anni ‘60 saranno caratterizzati da una forte
evoluzione del linguaggio del giornalismo televisivo, i giornalisti iniziarono a comparire nei filmati, e la
diretta conquista spazio e come forma di racconto delle notizie, questo grazie alla sempre più sofisticata
rete di tecnologie legate al medium televisivo. La sfida al monopolio televisivo inizia nei primi anni ‘70 con il
proliferare delle prime Tv local, la prima di queste fu “TeleBiella” nel 1971. Nel 1975 la riforma della Rai
porta ad una svolta pluralista ampliando l’offerta informativa del servizio pubblico. Ma a segnare la svolta
verso un sistema misto, pubblico e privato, è un’altra sentenza della Corte costituzionale, la sentenza n. 202
del 1976, i giudici stabilirono che, “su scala locale”, la disponibilità delle frequenze è sufÏciente a
“consentire la libertà di iniziativa privata senza pericolo di monopoli od oligopoli privati”. È il via libera alla
nascita delle reti televisive commerciali. Nel 1984, nasce sotto il controllo di Berlusconi un colosso televisivo
privato in grado di fare concorrenza alla Rai, Fininvest, che arriva a controllare l’80% delle emittenti private e
dell’indotto pubblicitario. La parola fine sul monopolio pubblico viene scritta, nel 1990, dalla Legge Mammì,
che impose alle reti private che trasmettono in diretta la messa in onda di almeno un telegiornale. Simbolo
di questa fase travagliata e in evoluzione, è il Tg5, diretto da Enrico Mentana, giovane giornalista cresciuto in
Rai. A cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90 si compie una vera e propria trasformazione che riguarda sia emittenti
private che pubbliche, come la Rai dove nasce Rai3, che diventa luogo di innovazione sotto la direzione di
Angelo Guglielmi, dando vita a prodotÝ televisivi nei quali il confine tra informazione e spettacolo sfuma —>
nascono i talk-show. Negli anni ‘90 il modello del telegiornale classico inizia a non essere più appetibile per
la nuova audience. Si ricerca un flusso di notizie e immagini che copra l’intero arco della giornata, per
questo in America prende piede la CNN, “Cable News Network”, gia inaugurata nel 1980, come primo
canale all-news al mondo, quello che sembrava un azzardo si impone come un modello vincente. In Europa
il modello all-news arriva più tardi, in Italia la Rai lancia “Rainews24” nel 1994, e poi a seguire in ambito
privato arriva Sky con “Skytg24”. Ci si rende conto che i semplici telegiornali non bastano più, il pubblico
richiede un flusso continuo di aggiornamenti sul mondo e sugli eventi locali e non. Lo sviluppo dei dispositivi
portatili diventa via via il principale mezzo di fruizione e accesso a contenuti video, che fino a quel momento
erano limitati al medium televisione. La Tv e i canali di informazione, si evolvono quindi seguendo una
programmazione che passa attraverso il web e i social media.

6.2. Linguaggio televisivo


Il linguaggio televisivo nel tempo si è evoluto, ed è in continuo mutamento.
Le evoluzioni tecnologiche hanno concesso ai giornalisti televisivi una libertà di scrittura via via maggiore.
È rimasto invece stabile il punto di vista quantitativo delle notizie in televisione, che ha mantenuto una
stabilita costante. Qualunque sia la pezzatura del prodotto da realizzare, il testo giornalistico televisivo ha
una caratteristica unica rispetto a quanto accade per tutÝ gli altri media è sempre in relazione all’immagine.
Non esiste infatÝ televisione senza immagini e non esiste giornalismo televisivo senza la possibilità di
mostrare ciò che si racconta. Il materiale video con cui un giornalista lavora è duplice:
 Immagini girate specificatamente per il servizio
 Immagini di repertorio
A queste due risorse possono aggiungersi numerosissime altre risorse provenienti da fonti di vario tipo
come i social e il web in generale.

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Il giornalista entra in rapporto con tutto quello che sta dietro all produzione dei servizi, a chi riprende le
immagini, a chi accede agli archivi fotografici e così via, creando relazioni che arricchiscono il prodotto
informativo che fa la notizia. La qualità del montaggio diventa elemento fondamentale del servizio,
distinguendolo per qualità da un altro. L’immagine arriva a riaprire i buchi di un testo, completa lo scritto,
andando a creare un binomio appetibile per il pubblico, da cioè, pieno corpo a quello che il giornalista sta
dicendo, atÝrando appieno l’attenzione audio-visiva dell’ascoltatore. Oggi si è passati dalla produzione
interna dei servizi di immagine, all’afÏdarsi a società e ditte individuali esterne all’azienda.
6.3. Anchorman
Il termine designa l’interlocutore con il pubblico, il volto famigliare che entra nelle case del pubblico, in
senso figurato, a orari fissi, Il conduttore quindi, che guadagna spazio e personalità diventando in alcuni casi
la pedina più importante nella scacchiera dei telegiornali, quella decisiva per fidelizzare gli spettatori.
Il conduttore assume il ruolo di mediatore emotivo, stabilendo tono e ritmo del telegiornale, costruendosi
autorevolezza. Oggi si è arrivati al modello di schemi di conduzione complessi e dialogici, con il
coinvolgimento di più conduttori, sopratutto nelle edizioni speciali e di approfondimento.
La diffusione globale degli strumenti tecnologici la mole di materiale a cui le testate televisivi e atÝngono a
piene mani diventa enorme, e lievita a dismisura, portando ad una più lunga fase di scelta su cosa mandare
in onda, portando spesso ad errori di trasmissione di materiale non verificato.
A differenza dei social, la Tv ha bisogno di un certo lasso di tempo per connettersi su quanto accade, questo
divario temporale viene colmato dai social che in un continuo aggiornamento di contributi da parte degli
utenti permette di ricevere aggiornamenti con uno scarto temporale quasi nullo.
Dentro questa sfera lo stesso giornalismo può andare in contro ai mali della pluralità di utenti sui social, che
diffondo notizie non verificate e poco attendibili in numero maggiore.

CAPITOLO 7 - IL WEB: MORTE E RINASCITA DEL GIORNALISMO


Con la creazione del WWW “World Wide WEB” nei laboratori del CERN di Ginevra, per mano di Berners-Lee
negli anni ‘90, nulla fu più come prima. Per il giornalismo la sua diffusione fu un cataclisma tecnologico.
I giornalisti sono dovuti scendere dal piedistallo di posizione privilegiata dal quale potevano diffondere
notizie senza alcuna contraddizione, in un modello uno a tutÝ. Da quel momento il giornalista non può più
solo raccontare. Deve entrare in relazione dialogante con il suo pubblico. Che ha, finalmente, la possibilità di
un controllo incrociato sulle cose che si sente raccontare. Fin da subito alcuni giornali tentarono di inserirsi
nel mondo dell’editoria online, i primi giornali furono quelli americani. In Italia pioniere fu “L’unione Sarda”
nel 1994. Nel 1999 negli USA esistevano 2059 giornali online, il 43% di tutÝ i giornali elettronici dell’epoca.
Con l’avvento del web, non basta più la reputazione al giornalista, a causa dell’algoritmo, ogni parola non si
basa più sull’autorevolezza di chi l’ha scritta. Si è andata ad erodere la differenza tra “scrivere sui social e sul
web” e “scrivere su un organo di informazione verificato”. Sono cambiati i gusti del lettore medio, la parola
pensata, soppesata, misurata e consacrata al rispetto della legge secondo la deontologia non rispecchia più
gli ideali e il giusto che spinge il lettore medio a leggere un articolo piuttosto che un altro. Quello che conta
oggi nel giornalismo online è la trasparenza, ogni elemento della notizia, deve poter essere verificato in
tempo reale, e perche chi legge possa farlo è essenziale indicare fonti e riferimenti, avendo sempre a cuore
il segreto professionale. La complessità dei fatÝ però a volte non permette di dire con facilità quali siano
quelli che decifrano e definiscono la verita. Altro elemento fondamentale è la “chiarezza”, un’abilità che il
giornalista apprende nel tempo e permette di comprendere in modo completo e senza difÏcoltà di
ragionamento la notizia e i fatÝ della stessa. Altro requisito oggi essenziale è la “prudenza”, che oggi rischia
di scomparire, non si può più di aspettare che ogni notizia venga verificata in modo corretto, e si va dando i
primi elementi di una notizia aggiornandola a mano a mano che nuovi elementi saltano fuori. Questo
spesso viene sfruttato dai falsificatori dell’informazione, che non avendo accortezza di essere prudenti,
immettono nel ci oracolò del web notizie che finiscono per rappresentare una minaccia all’informazione
prudente. Quella che non si spinge oltre i fatÝ immediatamente verificabili.

7.1. Multimedialità

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La multimedialità è una delle novità portate dall’avvento delle nuove tecnologie, indica l’uso in sinergia di
diverse tecnologie mediali, che insieme formano un prodotto informativo, avvalendosi quindi di elementi
grafici, audio e visivi.

7.2. Aggiornamenti continui


Nel giornalismo online, come detto non si ha tempo per la redazione di un testo completo, la velocità nel
fare una diretta anziché la notizia ha spesso la meglio. Si va via via aggiornando in diretta la notizia,
aggiungendo gli elementi che a mano a mano pervengono alla redazione, andando ad aggiungere dettagli.
Far vedere un evento mentre accade, la conferenza di un leader mentre sta parlando, mostrare le immagini
di un incendio mentre divampa diventa il sistema migliore per aggiornare in tempo reale una pagina web,
che ha senso se vive davvero nel tempo reale e se anticipa la concorrenza.
Nella scrittura quindi, meglio essere molto sintetici, semplici, raccontare i fattori essenziali della notizia.

7.3. L’ipertesto
Il termine indica uno schema di produzione dei testi, che permette tramite rimandi interni, come link, o le
classiche parole evidenziate che rimandano ad altre pagine web e articoli passati, di creare un prodotto
informativo completo, accorpando una produzione passata, immagini, file audio e video, che arricchiscono e
rendono completo un prodotto dell’informazione che deve fare notizia.
In questa dimensione si sviluppa l’interatÝvità, la svolta del giornalismo online, l’interazione diventa il
centro, attorno al quale, editori, giornalisti e lettori possono collaborare e scambiarsi pareri e informazioni,
arrivando ad arricchire il prodotto che poi diventa notizia. Questo va a rispondere alle crescenti esigenze di
partecipazione diretta che gli utenti desiderano avere oggigiorno nel web. Una cooperazione che
arrischiasse e che allarga gli orizzonti della comunicazione, attraverso i contributi del singolo lettore.
Per gestire i rischi dell’interatÝvità, il web offre differenti strumenti, che possono permettere di autenticare
velocemente la veridicità di un’informazione messa online.
Oggi ogni materiale digitale che arriva sul computer di un giornalista può essere vivisezionato.
Esiste una guida di base, che illustra le modalità della verifica in situazioni di emergenza delle notizie che
arrivano da scenari nei quali non si ha modo di inviare in tempi brevi, qualcuno che possa accertare se
quello che arriva sia attendibile. Si intitola “Verification handbook. An ultimate guideline on digital age
sourcing for emergencing coverage”, è stato scritto nel 2013 e viene costantemente aggiornato e pubblicato
dallo “European Journalism Centre” che ha sede in Olanda.

7.4. Il Debunker
Il debunker è colui che ha le conoscenze e le capacità di scovare le bufale online.
Ogni giornalista deve conoscere i meccanismi di base del debunking, ovvero gli strumenti che possano
aiutare a “demolire le fandonie” che, soprattutto nelle grosse emergenze che colpiscono il pianeta, vengono
prodotte in serie impressionante e crescente.
Nel giornalismo esistono nelle redazioni delle squadre preposte al fact chekcing, pratica ancora poco
presente invece nel panorama giornalistico italiano.
Lo stato editoriale italiano non è così forte come quello anglosassone, come mezzi, risorse, mercato. Il
tempo pressoché inesistente per le verifiche e la scarsità di personale, soprattutto di quello esperto e
qualificato.
Ci sono alcuni esempi di organizzazione colletÝva, come il sito “Pagella politica”, dal 2012 atÝvo grazie al
lavoro di professionisti indipendenti, per il controllo fattuale delle dichiarazioni dei personaggi politici. Ha
tra i suoi clienti la Rai e lo stesso Facebook.

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CAPITOLO 8 - I SOCIAL NETWORK


Internet consentito la nascita dei social network, servizi popolarissimi che mettono in rete socialmente,
gratuitamente gli utenti da ogni parte del mondo. I social network sono diventati media più potenti e più
ricchi del pianeta. Sono cresciuti gli utili di queste piattaforme a discapito di una profonda riduzione degli
utili della carta stampata. Anche il New York Times, uno dei pochi esempi in controtendenza nel campo
giornalistico che va benissimo e cresce ha un utile al di sotto del 10%, per esempio Facebook ha utile che
sfiora mediamente il 40% ogni anno. I numeri ci dicono che il mondo va nella direzione dei social media che
saranno sempre più i protagonisti della comunicazione, la sfida attuale e quindi quella di rendere più
potabili questi pozzi di informazione in quel momento scorrono acqua e di tutÝ i tipi, anche le più torbide
velenose.
I social più utilizzati sono:
 Facebook —> [Link] di utenti
 Instagram —> 2 miliardi di utenti
 YouTube —> 2 miliardi di utenti
 TikTok —> 1 miliardo di utenti circa
Non si può fare un paragone tra il bacino di utenza dei social media con quello dei siti e delle piattaforme di
informazione.

CAPITOLO 9 - LO SMARTPHONE
Lo smartphone, il telefono intelligente e diventato uno strumento rivoluzionario oggi in mano a chiunque.
Ho mandato in pensione una miriade di strumenti tecnologici, non solo dispositivo possiamo trovare una
tecnologia in grado di fare da bussola, navigatore satellitare, lente, calcolatore, televisore, radio, macchina
fotografica, telecamera, registratore, accordatore per strumenti musicali, riconoscitore di brani musicali,
enciclopedia, motori di ricerca, bancomat e molto altro ancora.
Il tutto con il mezzo di uno schermo tatÝle di facile intuitivo utilizzo, gestito da diversi sistemi operativi, i più
diffusi sono Android e iOS .
Per il giornalismo lo smartphone rappresenta la fine di un’epoca l’inizio di un altro, esso racchiude nel suo
piccolo corpo le funzioni che prima occupavano lo spazio di una redazione intera e a tutto quello che serve
un giornalista per fare il suo lavoro.
Una volta i telefoni erano a gettone, e per informare dal campo degli ultimi avvenimenti la redazione si
doveva per forza di cose lasciare la scena della notizia, raggiungere un bar o una cabina telefonica, chiamare
la redazione, farsi passare un collega da qui farsi trascrivere il testo, il quale una volta digitato veniva
trasmessa al desk di redazione dove veniva passato poi and esca centrale hai messo nel circuito che
l’avrebbe recapitato alle testate abbonate.
Oggi un giornalista può andare sulla scena e fare i testi delle notizie usando un solo dispositivo come
macchina per scrivere produrre video e registrare audio, scattare foto inviarli in tempo pressoché reale.
Si possono addirittura fare servizi in diretta tagliare e montare i video, andando a creare da zero una notizia
completa fruibile da milioni di utenti.
Anche in questo campo il mondo anglosassone ha preceduto il resto del mondo.
Una considerazione però va fatta, una tecnica così popolare accessibile sta intasando e appesantendo
enormemente le comunicazioni, portando a una piena infodemia.

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L’enorme mole di informazioni rende difÏcile orientarci e capire cosa stia accadendo questa circolazione
esorbitante di notizie, molto spesso poco precise rendono difÏcoltoso il lavoro di verifica dei fatÝ.

CAPITOLO 10 - LA LIBERTÀ DI STAMPA NELLA COSTITUZIONE


Non possiamo comprendere l’attuale situazione della libertà d’informazione senza fare un tuffo nel passato
e negli snodi fondamentali accaduti nel nostro paese.
Libertà che è stata sistematicamente assoggetta al potere costituto, ci sono delle regolative storiche che
osserviamo guardando a ritroso la libertà d’informazione nel nostro paese, delle costanti, una in particolare,
la sistematica atÝtudine della classe dirigente a ingerirsi nei circuiti informativi per tentare di controllarli.
Controllare l’informazione per la classe politica significa manipolare l’opinione pubblica e manipolare in
consenso. Non è affare di oggi il tentativo della politica di imbavagliare l’informazione e prendere mano su
di essa, è stato ricorrente nella vicenda umana e nel nostro paese in particolare. Quelle che sono cambiate
sono le modalità e il contesto culturale e politico. Poco prima dell’Unita d’Italia, all’epoca dello statuto
Albertino, nel 1848, il Re Carlo Alberto, vara lo Statuto Albertino, la costituzione del regno sabaudo-
piemontese, l’articolo 28 di questa riconosce la libertà di stampa, prevedendo una legge che ne reprima gli
abusi.
La stampa secondo lo statuto Albertino doveva essere libera a meno che non travalichi i confini della legge,
a meno che non compia degli abusi. Lo Statuto Albertino era una costituzione con caratteristiche molto
precarie e flessibili. Nel diritto la rigidità della legge è una garanzia del rispetto della stessa, garanzia di
immodificabilità, garanzia di stabilita dei principi contenuti in essa, le norme flessibili sono a rischio di
modifica da chi governa, ed è questo il caso dello Statuto Albertino, in qualunque momento il Re Carlo
Alberto o gli organi decisionali potevano sospendere uno qualsiasi dei diritÝ previsti in esso.
Con lo Statuto Albertino la libertà di stampa era formalmente garantita ma nella sostanza rimaneva nelle
mani del potere che poteva sospenderla.
Si assiste infatÝ ad una progressiva contrazione degli spazi di libertà di stampa, per i sempre nuovi limiti alla
stampa imposti dal potere, alla circolazione della stampa per ragioni politiche.
Nel 1861, con l’Unità d’Italia, le norme dello Statuto Albertino vennero estese a tutto lo Stato italiano.
Divenne difÏcile però applicare una norma pensata per uno stato sabaudo-piemontese, a realtà culturali
completamente diverse.
Arrivarono a partire da questo momento le Leggi di Polizia, che introdussero molti limiti alla libertà, e limiti
amministrativi alla libertà di stampa in particolar modo, si assistette ad un progressivo restringimento della
libertà di stampa. Questo fino a quando venne anche introdotta la censura sulla stampa, per cui il potere
politico si attribuisce la possibilità di censurare in via preventiva le pubblicazioni nell’attesa del giudizio di un
tribunale. La storia della libertà di stampa si può rileggere attraverso la lente della censura preventiva, nelle
epoche storiche in cui questa era presente la libertà di stampa era scarsa.
Ala fine del 19° secolo ci si trovava in un periodo di censura, con l’inizio del 1900, si aprì uno spiraglio, si
entra nella cosiddetta età GiolitÝana, che possiamo datare tra il 1903 e il 1913, un’età di sostanziale
rifioritura delle libertà dopo decenni oscurantisti sul piano del riconoscimento dei diritÝ di libertà, un’età
d’oro per la libertà di stampa che visse diverse trasformazioni positive, in particolare 3 novità contribuirono
in modo decisivo:
 Nel 1906 venne emanata la legge 278 —> abolisce ogni forma di censura preventiva sui giornali,
dettò una disciplina garantista in materia di sequestro degli stampati, che poteva ora avvenire solo
dopo una sentenza di un giudice.

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 Nel 1908 nasce il sindacato dei giornalisti chiamato “Federazione nazionale della stampa italiana”,
un sindacato che nasce come federazione, si federano più associazioni già esistenti a livello
regionale.
 Nel 1911 venne firmato il primo contratto nazionale di lavoro giornalistico, un traguardo che per la
prima volta inserì in un contratto che stabiliva i diritÝ dei giornalisti, il lavoro dei giornalisti.
L’età giolitÝana si concluse nel 1913.
Con la prima guerra mondiale si assistette ad una riduzione delle libertà, tra cui la libertà di stampa, che
venne piegata agli interessi nazionali, stanno attenti la circolazione di notizie che non danneggino l’Italia
all’estero e non minino la sicurezza dell’ordine pubblico, durante la Prima guerra mondiale si assistette in
Italia a un irrigidimento della normativa, con la legge n. 83 del 1915 che aumentò i poteri in capo ai prefetÝ,
prevedendo la facoltà di sottoporre a sequestro preventivo gli stampati.
Il 28 ottobre del 1922, con la Marcia su Roma e l’instaurazione del Regime fascista, iniziò una fase nella
quale si assistette ad un tentativo di irrigidimentare la stampa, vengono trasferite le competenze in materia
di stampa all’autorità di pubblica sicurezza.
Vengono afÏdati ai prefetÝ i poteri per difÏdare gli editori in caso di informazioni disallineate, al cui secondo
richiamo scattava la revoca del titolo di Direttore Responsabile, bloccando l’uscita del giornale.
La libertà di stampa venne subito messa sotto il controllo del Regime Fascista, controlli che si inasprirono,
fino a quando nel 1925, il regime tentò di istituire l’ordine dei giornalisti, con la legge 2307 del 31/12/1925,
legge che non verrà mai attuata. Una legge pensata da Mussolini per selezionare politicamente i giornalisti e
per introdurre un criterio ideologico nella scelta dei giornalisti.
Legge che non fu mai attuata perche Mussolini raggiunse lo stesso obbietÝvo con un altro strumento, il
sindacato unico fascista, sindacato che di fatto selezionava politicamente i giornalisti, chi voleva svolgere il
mestiere di giornalista d voleva iscriversi al sindacato unico e giurare fedeltà al regime.
La federazione nazionale della stampa, venne posta sotto il controllo del regime, riallineandola. Avviene
quindi una sorta di “Reduction Ad Unum”, tutto posto sotto il controllo di un solo potere.
Il fascismo istituì delle norme penali che finirono per imbavagliare la libertà d’opinione, il codice penale
Rocco, dal nome del ministro della giustizia, puniva severamente di commetteva reati d’opinione, chi cioè
esprimeva opinioni contrarie a quelle del regime, un codice molto restritÝvo, alcune di queste norme sono
ancora in vigore oggi dopo 93 anni. La norma sulla responsabilità dei direttori sui giornali è parte di questo
codice penale. Il controllo de direttori garantiva il controllo dei direttori. Nel 1937 l’istituzione del Ministero
della Cultura popolare (Minculpop), che prese il posto del Ministero della Stampa e della propaganda, diede
forma alle ambizioni totalitarie del Fascismo, finirono così sotto la diretta sfera di controllo e di influenza del
ministero tutte le manifestazioni culturali, dal cinema alla radio, dal teatro all’editoria. Il fascismo diede vita
all’Agenzia Stefani, la cui redazione si trovava nel palazzo del governo, dava le informazioni da pubblicare ai
giornali, l’unica fonte autorizzata era sotto lo stretto controllo del governo.
Esisteva poi il sottosegretariato alla stampa e alla propaganda, un ufÏcio che selezionava le notizie che
dovevano uscire dal palazzo e che dovevano essere dati ai cittadini, la comunicazione istituzionale, afÏdato
a Galeazzo Ciano. Il 1946 fu un’anno di svolta, il 31 maggio di quell’anno venne emanato un regio decreto
che abolì il sequestro preventivo sugli stampati e quindi ripristinò la libera circolazione degli stampati fino a
sentenza definitiva di condanna. Il regio decreto del 31 maggio 1946, è importante per due motivi:
 Perchè mise fine al sequestro preventivo.
 Riportò le lancette dell’orologio della libertà di stampa al 1906, quando durante l’età giolitÝana era
stata fatta una legge simile, la 208 del 1906.
Il 1946 fu importante anche per una seconda ragione, il 2 giugno di quell’anno si vota un referendum, per la
scelta tra repubblica e monarchia, e un secondo referendum per eleggere i membri dell’assemblea
costituente, che avrebbe dovuto scrivere una costituzione per sostituire lo Statuto Albertino, caratterizzato
da forte precarietà, costituzione per dare stabilita alle istituzioni democratiche e per inserire principi che
altrimenti sarebbero restati aleatori e precari. L’Italia diventò ufÏcialmente una repubblica, e i costituenti
vengono eletÝ con il compito di scrivere la nuova costituzione, nel numero di oltre 550, appartenenti a
diverse tradizioni culturali, con una visione diversa, provenienza ideologiche diverse, in particolare va
segnalata la presenza di 3 tradizioni prevalenti:
 Tradizione di matrice cattolica
 Tradizione socialista

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 Tradizione liberale
Queste 3 tradizioni con i rispetÝvi rappresentanti, scrissero articoli e disposizioni transitorie, cercando un
accordo sui temi più scottanti. Le questioni più dibattute erano per esempio i diritÝ dei lavoratori, il
rapporto con la chiesa, l’organizzazione economica, l’equilibrio tra i poteri... Su questi temi gli scontri furono
aspri, essendo differenti le visioni. La discussione che ne segue produce la stesura di quegli articoli, uno
degli argomenti sui quali queste forze diverse trovarono convergenza fu la materia della libertà di stampa.
Tra questi uno degli articoli più importanti, l’Articolo 21 è figlio di una linea molto chiara, blindava la libertà
di stampa per proteggerla dagli attacchi di natura politica. Il compito fu agevolato da un altro elemento, la
costituzione italiana, non era una costituzione flessibile come lo Statuto Albertino, ma una Costituzione
rigida, resiste ai cambi di maggioranza e di governo, e ai colpi di testa dei leader politici intenti a modificare.

Si può cambiare soltanto seguendo un procedimento che viene definitivo procedimento aggravato descritto
nell’Articolo 138 della costituzione stessa, che prevede una doppia approvazione della proposta di modifica
da parte di entrambe le camere del parlamento, a intervalli non inferiori a 3 mesi, che garantisce che una
eventuale modifica sia meditata e approfondita attentamente. È anche una costituzione molto lunga e
dettagliata, nella quale i diritÝ di libertà sono approfonditi e trattati in modo meticoloso, una costituzione
garantista. Inoltre, è anche una costituzione votata, chi l’ha scritta è stato scelto dal popolo. Come si può
leggere nell’articolo 21 della costituzione l’unico limite esplicitamente individuato alla libertà di
manifestazione del pensiero è quello del buon costume, riferito alla stampa, gli spettacoli e le altre
manifestazioni, un concetto giuridico fluido destinato a variare e che in effetÝ è mutato nel tempo,
nell’interpretazione comune il buon costume è riferito al complesso di regole che l’opinione pubblica
riconosce valide in un determinato momento storico, al fine di proteggere la convivenza contro le offese di
natura morale, sessuale, alla pubblica decenza, il comune senso del pudore per garantire la convivenza i
principi costituzionali inviolabili della tutela della dignità umana. Nel 2016 venne depenalizzato il reato di
ingiuria, cioè l’offesa all’onore e il decoro di una persona presente nel momento in cui viene pronunciato
una frase di offesa. Il versante “pubblico” di questo diritto è la reputazione che viene offesa dal reato di
diffamazione, contenuto nell’articolo 595 del codice penale, reato riferito all’offesa alla reputazione altrui,
commessa comunicando con almeno due persone, se questa avviene per mezzo stampa la diffamazione
aggravata. Un altro reato è quello di calunnia che avviene quando una persona viene accusata
ingiustamente davanti a una pubblica autorità di un fatto che non è vero e chi lancia l’accusa sa che non lo
è. Altri due limiti che vanno interagire con il diritto di cronaca sono la tutela dell’ordine pubblico e le
esigenze di giustizia, l’ordinamento italiano infatÝ prevede alcuni segreti associati alla protezione di interessi
pubblici giudicati quasi sempre prevalenti rispetto alla libertà di informare. Il giornalista ha però diritto di
divulgare tutto ciò che è collegato ai fatÝ avvenimenti di interesse pubblico o che accadono in pubblico le
condizioni perché questo però possa venire nella pratica sono la verità della notizia pubblicata, la
pertinenza, l’utilità sociale e la continenza cioè la correttezza formale dell’esposizione che non devi ricordare
in attacchi di natura personale. La rilevanza sociale di una notizia è una scriminante del diritto di cronaca se
avviene un fatto in uno spazio pubblico il cittadino il diritto di sapere cosa succede ai giornalisti il dovere di
appenderlo, comprenderlo e poi divulgarlo. Tutto questo deve avvenire però nel rispetto di quanto detto
sopra. Deve però esserci un equilibrio tra la sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni
pubbliche e le notizie che possono avere un ruolo sulla loro vita pubblica, un equilibrio quindi tra utilità
sociale privacy. Se la notizia la sostanza la continenza e la forma.

10.1. Le interviste
Le interviste anche se lesive della reputazione altrui meritano di essere pubblicate perché soddisfano
l’interesse della colletÝvità l’informazione che deve ritenersi indirettamente protetto dall’articolo 21.
Tanto più importante di levata la posizione sociale dell’interessato tanto maggiore l’interesse pubblico.

10.2. La privacy
La privacy, cioè la riservatezza e la tutela dei dati personal, non riguarda solo il giornalismo ma è un
concetto che permea la società da quando Internet cambiato il paradigma esistenziale della popolazione
mondiale. In Europa l’articolo 8 della convenzione europea dei diritÝ dell’uomo firmata nel 1950 dice “Ogni

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persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza”.
Ne discende che la protezione dei dati personali è da considerarsi un diritto fondamentale dell’ordinamento
europeo.
L’Italia è stata uno degli ultimi paesi a dotarsi di una normativa sulla riservatezza da prima con la legge 775
del 1996 che diede vita all’autorità garante della privacy e poi nel 2004 con l’entrata in vigore del testo unico
chiamato anche il codice per la protezione dei dati personali. Lo stesso codice è stato sostituito nel maggio
del 2018 dal regolamento generale sulla protezione dei dati personali emanato dall’Unione Europea.
In tali normative il diritto alla riservatezza dei minori è considerato sempre un bene primario rispetto al
diritto di cronaca e di critica, non si devono infatÝ rendere identificabili minori coinvolti in fatÝ di cronaca, in
qualsiasi veste. L’articolo 14 del regolamento sulla privacy elenca i motivi per cui una persona il diritto di
ottenere dal titolare del trattamento dei dati la cancellazione di quelli che lo riguardano, per esempio
quando non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali erano stati raccolti o trattati o quando è
stato revocato il consenso al trattamento oppure se i dati stessi sono trattati lecitamente.

10.3. Leggi e norme deontologiche


Il 27 gennaio 2016 nasce il Testo unico dei doveri del giornalista, approvato dal consiglio nazionale
dell’ordine dei giornalisti con l’obietÝvo di armonizzare i precedenti documenti deontologici e consentire
una maggiore chiarezza di interpretazione facilitando l’applicazione di tutte le norme deontologiche.
Importante è il riferimento all’applicazione dei principi deontologici nell’uso di tutÝ gli strumenti di
comunicazione compresi i recenti social network.
Nel testo unico c’è un chiaro richiamo all’articolo 2 della legge sulla stampa, la n.69 del 3 febbraio 1963, che
racchiude i diritÝ e i doveri, “È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica,
limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo,
inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatÝ, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla
buona fede. Devono essere retÝficate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori”.
Il testo racchiude al suo interno diversi allegati, prima di tutto le regole sul trattamento dei dati personali, la
carta di Treviso del 1990 dedicata ai doveri nei confronti delle persone minorenni. In terzo allegato
denominato glossario della carta di Roma, contenente i principi cardine del protocollo deontologico dei
giornalisti italiani su richiedenti asilo, rifugiati, vitÝme della tratta di migranti redatta nel 2008.
E l’articolo 5 bis, del testo unico aggiunto nel 2020 introduce novità importanti nei casi di femminicidio,
violenza, molestie e discriminazioni oltre ai fatÝ di cronaca che coinvolgono aspetÝ legati all’orientamento e
all’identità sessuale.
Sempre nel 2020 è stato aggiunto una precisazione in materia di informazioni scientifiche sanitaria
richiedendo una più profonda certificazione delle fonti per questo tipo di notizia.

10.4. La deontologia della cronaca giudiziaria


Il testo unico affronta alcune questioni che hanno a che fare con le informazioni giudiziaria, parla del diritto
alla presunzione di non colpevolezza e della necessità di fornire con rilievo appropriato notizie di
assoluzione proscioglimenti.
Questi temi vengono affrontati a fronte dell’estenuante lunghezza dei processi in Italia, dove tra la
formulazione di un’accusa, con l’apertura di un’indagine, l’arrivo di una sentenza possono passare mesi o
anni.

10.5. Il segreto professionale


Un altro tema importantissimo che riguarda le informazioni in generale è quello del segreto professionale.
Il rispetto del segreto professionale riguarda la tutela delle fonti delle notizie, quando questa sia richiesta
dal carattere fiduciario di esse.
In particolare il segreto professionale tutelato dall’articolo 10 della convenzione europea dei diritÝ
dell’uomo ed alcune sentenze della corte di Strasburgo.
Il giornalista professionista non può essere obbligato a deporre indicando le sue fonti, ci sono però dei casi
per l’ordinamento italiano in cui il giudice può ordinare al giornalista di rivelarle, laddove tali notizie siano
indispensabili per indagini e se necessario accertare l’identità della fonte.

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In ogni caso questa atÝvità deve essere svolta in modo tale da non compromettere il diritto del giornalista
alla riservatezza della corrispondenza delle proprie fonti.

10.6. Pubblicità, sondaggi e altri obblighi


Il testo unico regola anche la pubblicità e i sondaggi.
È infatÝ sempre obbligatorio chiarire la differenza tra un messaggio informativo e uno pubblicitario e il
giornalista inoltre non deve prestare il proprio nome, la voce l’immagine per iniziative pubblicitarie.
Per quanto riguarda i sondaggi invece è necessario che vengano sempre indicate alcune informazioni:
 Chi ha condotto la rilevazione
 Come è stato scelto il campione di intervistati
 Che domande sono state poste

10.7. Diritto di critica e di satira


Il diritto di critica a che fare con la soggetÝvità e con la possibilità di esprimere liberamente non solo la
propria opinione ma il proprio dissenso contro una posizione, in certi casi un’idea dominante, va dunque
oltre la narrazione di Mary fatÝ e va anche oltre la libertà di opinione, che permette di esprimere la propria
idea sulla questione.
Tale diritto rende più elastici limite di verità e continenza rispetto al diritto di cronaca.
La critica infatÝ, quale espressione di opinione meramente soggetÝva è di per se di carattere congetturale
che non può per definizione pretendersi rigorosamente obietÝva e asetÝca.
Si crea un abuso del diritto di critica quando c’è un paese travalicamento dei limiti della civile convivenza,
mediante espressioni gratuite, non pertinenti i temi di discussione e quindi senza alcuna finalità di pubblico
interesse, con l’uso di argomenti che mirano soltanto insultare evocare una pretesa indennità personale
andando a distruggere la reputazione altrui.
Che cos’è la satira invece lo spiega la cassazione con una sua sentenza “e quella manifestazione di pensiero
talora di altissimo livello che nei tempi se addossate il compito di castigare ridendo mores, ovvero di
indicare la pubblica opinione aspetÝ criticabili o esecrabile di persone, al fine di ottenere, mediante il riso
suscitato, un esito finale di carattere etico, corretÝvo cioè verso il bene”.
Se con la satira si allargano le maglie della continenza formale va però detto che questo non può equivalere
al diritto di libero insulto e non può essere sganciato da ogni limite di forma espositiva.

CAPITOLO 11 - L’ORDINE PROFESSIONALE


L’ordine dei giornalisti per come lo si conosce oggi è nato con la legge N.69 del 3 febbraio 1963.
Del giornalismo come prestazione intellettuale a carattere professionale si cominciò però parlare dal 1877
con la nascita dell’associazione della stampa periodica italiana. Nel periodo fascista venne istituito l’albo
professionale nel 1928.
Ma con la caduta del fascismo vennero rifondati gli organismi della categoria basati sulla libera associazione
come la federazione della stampa nata il 26 luglio 1943. L’albo dei giornalisti unico ma ripartito in due
elenchi:
 Professionisti —> coloro che esercitano in modo continuativo ed esclusivo la professione di
giornalista. Per essere inseriti in questa categoria è richiesto l’esercizio continuativo della pratica
giornalistica previa iscrizione nel registro dei praticanti per almeno 18 mesi, attestato da una
dichiarazione di compiuta pratica del direttore oppure un titolo rilasciato da una delle scuole di
giornalismo riconosciuto in Italia che attesti il tirocinio dell’allievo per la durata di due anni.
 Pubblicisti —> coloro che svolgono atÝvità giornalistica non occasionale retribuita, anche
contestualmente ad altre professioni in piedi.
L’albo poi presenta il registro dei praticanti cioè coloro che intendono avviarsi alla professione attraverso lo
svolgimento della pratica giornalistica. L’ordine è strutturato su due livelli:

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 Regionale —> il cui consiglio composto da sei giornalisti professionisti e tre pubblicisti in carica per
tre anni.
 Nazionale —> il cui consiglio concede al ministero della giustizia designa al proprio interno un
comitato esecutivo composto da sei professionisti e tre pubblicisti indicando traessi il presidente.
L’ordine detiene anche il potere disciplinare nei confronti dei giornalisti che si siano macchiati di fatÝ non
conformi al decoro, alla dignità professionale o di fatÝ che compromettono la propria reputazione o la
dignità dell’ordine intero, come delineato dall’articolo 48 della legge N.69 del 3 febbraio 1963.
Le sanzioni sono in ordine crescente di gravità: mancanza, avvertimento, censura, sospensione e radiazione
—> le decisioni prese possono essere impugnate dal consiglio nazionale che le può annullare, revocare o
modificare.

CAPITOLO 12 - IL SINDACATO
La Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) fu costituita nel 1908 e rifondata nel 1943.
Essere una libera associazione sindacale alla quale aderiscono le associazioni regionali dei giornalisti e chi
agisce nell’ambito dell’articolo 39 della costituzione italiana che prevede l’assoluta libertà
dell’organizzazione sindacale. Si occupa di:
 Difesa della libertà di stampa
 Pluralità degli organi di informazione
 Tutela dei diritÝ e degli interessi morali e materiali della categoria
La sua atÝvità consiste nello stipulare contratÝ colletÝvi di lavoro e assicurare l’assistenza sindacale alle
associazioni regionali di stampa delle strutture sindacali aziendali.
Il massimo organo di questa istituzione è il congresso nazionale che si riunisce ogni quattro anni, l’organo
deliberativo e invece il consiglio nazionale composto da 91 consiglieri professionali 25 pubblicisti.

CAPITOLO 13 - FATTO E NOTIZIA


Partiamo dal fatto che i criteri di notiziabilità, non sono assoluti, ogni fatto infatÝ acquisisce un certo grado
di notiziabilità sulla base di una serie di elementi che lo caratterizzano, definiti valori-notizia.
Questi valori sono determinati da una serie di variabili di contesto, l’aspetto geopolitico e culturale
determinano la massima variabilità di questo valore.
La notizia si definisce a partire dal contesto in cui mature fatto, e la notiziabilità, non è un dato di fatto ma
un sistema complesso in evoluzione influenzato da fattori culturali, storici e ideologici. Oltre che ai fattori
emotivi il cui peso è diventato via via più evidente negli ultimi anni.
Un problema nel quale ci si deve districare è quello della sottovalutazione e quello opposto della
sopravvalutazione, non ci si riferisce alla pubblicazione di bufale ma alla tendenza ingigantire il valore di
determinati avvenimenti sulla base di criteri realtà non giornalistici, questo avviene per motivi ideologici
principalmente.
Nelle notizie contenenti dati numeri viene spesso usato il metodo del cherry picking, ovvero la selezione dei
soli dati che avvalorano la tesi, escludendo gli altri, una tatÝca gettonatissima in politica che nel corso della
pandemia è stata usata in maniera furba da molti esperti improvvisamente innamorati della popolarità.
Un altro fattore determinante è il peso dell’orientamento politico della testata che influenza non solo le
pagine politiche ma anche quelle di cronaca, facendo assumere peso diverso a diversi fatÝ.
Elenco dei principali valori-notizia:
 Novità —> quanto è recente
 Impatto —> le sue implicazioni
 AfÏnità geografico-culturale con il pubblico della testata

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 Numero di persone coinvolte


 Contenuto emotivo
 Potenziale narrativo —> facilità di racconto
 Contenuto politico e potenzialità di creare dibatÝti polemica
 Celebrità e ruolo delle persone coinvolte
 Adattabilità al medium
 Precedenti —> analogia con fatÝ accaduti in passato
 AspetÝ pratici
 Quadro generale della giornata

CAPITOLO 14 - FONTI: UNA PRIMA PANORAMICA


Il rapporto con le fonti è uno degli aspetÝ cruciali più delicati della professione giornalistica. Secondo Sergio
Lepri la fonte primaria è il fatto in sé mentre la fonte secondaria indica chiunque riferisca il fatto.
Più comunemente si fa riferimento come fonte primaria a chi ha assistito direttamente al fatto mentre fonte
secondaria diventa chi che riferisce ciò che gli è stato detto.
Le fonti possono essere suddivise in almeno sei categorie:
 Fonti giornalistiche
 Fonti istituzionali
 Fonti documentali
 Fonti confidenziali
 Fonti online partecipative
 Banche dati
La regola generale è citare la fonte. Tenerla nascosta diventa un’eccezione, eccezione costituita dalle fonti
confidenziali per le quali è il giornalista a farsi garante della veridicità di quanto riferito a seguito di una
verifica rigorosa. Nel giornalismo inglese e americano si suddividono in 4 gradi di attribuzione delle fonti:
 On the record —> la fonte viene identificata e le sue affermazioni vengono esplicitamente attribuite
tramite virgolette.
 On the background —> la fonte accetta di essere citata direttamente ma non di essere identificata
personalmente.
 On deep background —> è il caso che riguarda la fonte confidenziale nel senso più appropriato del
termine quando la notizia viene riportata senza alcun riferimento alla fonte stessa se non in termini
estremamente generici.
 Off the record —> il caso nel quale il giornalista è vincolato a tenere la notizia per se, per mettere in
prospetÝva i fatÝ dare un resoconto più completo e chiaro.

CAPITOLO 15 - TECNICHE
15.1. Il pezzo di cronaca
La prima frase di un articolo di giornale, un lancio di agenzia, di un servizio radiofonico o televisivo si chiama
lead o attacco, e al suo interno deve contenere le risposte alle 5 W.
Possiamo distinguere diverse tipologie di attacco:
 Riassuntivo —> include le 5W fornendo il nocciolo della notizia che sarà poi sviluppato nel pezzo.
 Narrativo —> l’articolo parte da una scena o da un brevissimo riassunto
 Interrogativo —> il pezzo inizia con una domanda a cui si cercherà di rispondere nei paragrafi
successivi.

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 Dichiarativo —> l’articolo si apre con una dichiarazione


 Immaginifico —> usando un’immagine efÏcace e un po’ creativa utile per convincere chi legge a
proseguire.
Una volta fatto l’attacco è importante che il pezzo di cronaca racconti le cose in modo che il lettore o
ascoltatore capisca quello che è successo, che sta per succedere succederà.
I fatÝ hanno una forza propria e il bravo cronista e chi riesce a valorizzarli, utilizzando un linguaggio coinciso
ed efÏcace.

15.2. L’inchiesta
L’inchiesta è contraddistinta dal grado massimo di approfondimento il cui obietÝvo è acquisire la più ampia
quantità possibile di informazioni e per farlo è necessario accedere a documentazione non di pubblico
dominio ed entrare in contatto con fonti di difÏcile accesso.
La capacità relazionali, la rete di contatÝ e l’abilità nel calarsi in ambienti anche molto diversi dal proprio
sono la cifra del giornalista investigativo.
Il giornalismo di inchiesta è difÏcile, rischioso, costoso di lunga durata, richiede risorse di cui molti casi una
singola testata non dispone, per questo si sono sviluppate forme di cooperazione com’è il “Consorzio
internazionale dei giornalisti investigativi” fondato nel 1997, composto da una rete di quasi 200 cronisti di
tutto il mondo basato sulla condivisione di informazioni finalizzate inchieste giornalistiche a livello
internazionale. Nel giornalismo di inchiesta si ha a che fare con materiale delicato, che in molti hanno
interesse a mantenere segreto. Questo comporta una serie di potenziali pericoli, il più banale di questi è il
rischio di una querela o di una causa civile che può concretizzarsi anche a fronte di informazioni vere
verificate con il massimo rigore. Il rischio principale quello di farsi prendere la mano e peccare di scarsa
accuratezza incorrendo in cantonate.

15.3. Il reportage
Il reportage è il prodotto giornalistico dal respiro più ampio; infatÝ, racconto tutto tondo di una realtà
territoriale, di un fenomeno sociale o di un processo storico. La caratteristica del reportage è quella di
andare oltre il dato di cronaca. Giornalismo anglosassone distingue due tipologie di reportage:
 Hard news —> Le notizie del giorno riportate secondo le fatidiche 5W
 Feautures —> Storie non necessariamente legati ai temi quotidiani raccontate con maggiore libertà
espressiva.
Presupposto del reportage è la presenza del giornalista sul luogo del racconto, è lui a portare il lettore,
l’ascoltatore o il telespettatore nello scenario che vuole raccontare, il giornalista lascia spazio le
testimonianze delle persone che incontra le quali costruiscono il racconto.
Esso richiede un grado di immersione e di approfondimento molto alto, presupponendo tempi lunghi e
aspetÝ logistici da organizzare dettagliatamente, oltre a risorse elevate da investire.

15.4. L’intervista
L’intervista è un metodo giornalistico che è divenuto molto celebre, per approfondire certi temi, riguardano
solitamente personaggi e persone note, che si ritiene abbiano attraversato una comunicazione mediata e
qualcosa di significativo da aggiungere al dibatÝto pubblico. Queste sono solitamente molto esposte sul
piano pubblico e sociale. È essenziale il rapporto di lealtà tra intervistato e intervistatore, perché questa sia
veritiera, e possa rappresentare il fatto approfondito in modo chiaro e attendibile.
Anche per le interviste vale il discorso della retÝfica, che va tenuta sempre in conto quando si lavora alla
stesura dell’intervista sotto forma di articolo, una fase essenziale.

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Prima di intervistare qualcuno è sempre bene costruisti una griglia di possibili domande, di diversa caratura,
e cercare di prevedere quali potrebbero e essere le repliche e le risposte, al fine di gestire l’intervista in
modo pacifico, senza sorprese e senza toni aggressivi e scontrosi.
Nella costruzione poi dell’articolo bisogna sempre provvedere a costruire un cappello introdutÝvo per
individuare il contesto nella quale questa è avvenuta.

15.5. Le brevi
Le brevi sono quelle tipologie di notizie, concise che riassumono e sintetizzano un fatto in poche righe. Un
compito difÏcile, che richiede una capacità di linguaggio ed espressiva marcata. Data la loro brevità sono
spesso le notizie maggiormente lette. Spesso rimandano ad articoli più lunghi che permettono dia priore più
dettagliatamente ciò di cui si parla in esse. Vengono messe spesso prima di articoli più corposi, come nota
introdutÝva o come lead/attacco. In esse non può trovare spazio il commento, il giudizio e l’opinione,
servono essere asetÝche.

15.6. Il commento
Nel giornalismo italiano la linea di confine tra fatÝ e opinioni è meno nitida che altrove.
L’articolo di commento gioca però un ruolo importante nel dialogo con il lettore e l’opinione pubblica.
Che sia un articolo di fondo, un editoriale, un corsivo, questo genere costituisce la carta d’identità della
testata giornalistica. Perché un commento sia lecito, e di buon impatto sul lettore, questo deve essere
breve, non deve cadere nella diffamazione a mezzo stampa, non deve avere un eccesso ideologico, e non
deve dilungarsi in uno sfoggio di cultura così come nel citazionismo. Il commento su un certo fatto deve
essere fatto avendo una buona conoscenza del fatto di cui si sta parlando. Il commento deve essere
circostanziato, deve dire qualcosa, non deve perdersi in frasi inutili e senza peso sul piano dell’interesse
pubblico e dell’essenzialità.

15.7. Il pezzo di colore


Il pezzo di colore è il racconto di un ambiente, un’atmosfera, un clima legato ad un avvenimento o ad una
ricorrenza, un luogo o un ambiente sociale. Questo può essere a sé stante, o in appoggio ad un pezzo
principale, questo però indifferentemente dalla sua posizione e dal suo contenuto richiede che il giornalista
che lo produce sia attento e pronto a captare le storie più interessanti.

15.8. Biografia e coccodrillo


La biografia è una forma di scrittura, che concerne gli aspetÝ biografici della vita di una persona, nella
maggioranza dei casi un personaggio pubblico o di interesse sociale.
Il coccodrillo è quella forma di biografia inerente a persone decedute da poco, legato ai casi di cronaca che
approfondiscono la morte di una persona pubblica. Questi devono andare a toccare le corde dell’animo dei
lettori, suscitando un mix di emozioni e sentimenti, e devono quindi essere carichi di significato.
Scrivere biografie e coccodrilli, nel mondo del giornalismo si avvicina al mondo della letteratura, perché
scrivere di una persona, si avvicina inevitabilmente a scrivere una storia, con uno stile narrativo particolare e
ben delineato.

CAPITOLO 16 - TITOLI
Il titolo è la prima, la più sintetica e la più efÏcace risposta alla domanda “Qual è la notizia?”. La prima
funzione è quindi quella di fornire un’estrema sintesi del corpo dell’articolo.
Nella titolazione si gioca buona parte della probabilità che il lettore si soffermi sul contenuto e sul corpo.
Costituisce un vero e proprio test parallelo. Viene scritto da una persona diversa da colui che ha redatto
l’articolo, nei quali si definisce buona parte dell’identità della testata giornalistica, e per questo è necessario
uno stile che si mantenga nel tempo e che segua linee ben definite.

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16.1. I titoli nella carta stampata


Nei giornali italiani, il titolo si compone di 3 elementi, non sempre tutÝ presenti:
 Occhiello —> Si colloca sopra al titolo, e fornisce il contesto della notizia.
 Titolo —> Il titolo vero e proprio, il nocciolo della notizia, si sviluppa su più righe.
 Catenaccio o sommario —> Posto sotto al titolo, ne completa le informazioni.
Nella scrittura del titolo, bisogna innanzitutto tenere conto dello spazio limitato, che richiede una buona
capacità di sintesi, questo si ripercuote sulle scelte lessicali. Il titolo gioca una funzione di richiamo per
l’attenzione del lettore, e va dosata la sua forza espressiva per evitare forzature e ripetizioni.
Vanno evitati tutÝ i casi in cui una frase si spezza, che riconierebbe la coerenza testuale, ogni riga dovrebbe
avere la sua compiutezza sintatÝca. Nella lettura, si comincia dal titolo, si passa poi al catenaccio e si finisce
puoi con il sommario.

16.2. I titoli nel giornalismo di agenzia


Il titolo di lancio di un’agenzia è soggetto a vincoli ancora più stringenti rispetto a quello del giornale
classico.
Il numero massimo di caratteri è fisso, è generalmente inizia con una o più parole seguite dai due punti, si
tratta della cosiddetta chiave, che identifica il settore generale o l’avvenimento di giornata al quale sono già
stati dedicati lanci precedenti.
16.3. I titoli nel telegiornale e nel giornale radio
Nelle radio e nei telegiornali, il concetto di titolo è differente, questi vengono letÝ nei telegiornali all’inizio
dell’edizione, subito dopo la sigla.
Ogni titolo consiste in un breve testo accompagnato da immagini e da solitamente un breve titoletto in
sovrimpressione.

16.4. I titoli nel giornalismo web


Sul web, in generale non esiste una norma specifica, ogni social, così come ogni mezzo mediale consente
l’uso di forme diverse, in termini di linguaggio e lunghezza. La multimedialità genera una grande varietà di
stili possibili. Sui giornali web, la funzione di attrazione del titolo è ancora più forte, questo però spesso
sfocia nei cosiddetÝ titoli “clickbait”, acchiappa click, che traggono in inganno il lettore pur di atÝrare la sua
lettura.
Questi sono spesso incompleti e presentano una forzatura eccessiva e un sensazionalismo esagerato.
Nel web, quello che viene messo al centro è l’uso di parole chiave, che permette anche una ricerca
semplificata da parte degli utenti.

CAPITOLO 17 - IL DESK
Il desk è una parte essenziale di ogni redazione giornalistica, senza la quale non potrebbe esistere alcun
giornale nel vero senso del termine. Il desk, dall’inglese scrivania, è quella sezione redazionale, che
permette la creazione della notizia, con i fatÝ raccolti sul campo e appresi mediante le diverse fonti.
Il desk, non è solo una questione di post-produzione, ma è anche e sopratutto immaginazione, previsione,
capacità di fare aggiustamenti in corso d’opera, è una mente colletÝva che la matÝna, solitamente,
imbastisce un’idea di giornata e poi lavora con i colleghi per concretizzarla, affrontando imprevisti e
inventando soluzioni.
Chi lavora al desk, ha una grande responsabilità. Ai desk, la giornata inizia presto e finisce tardi, ci sono
infatÝ due turni di lavoro, chi apre la giornata e chi la conclude.
Chi finisce il turno, deve cogliere quegli avvenimenti che il giorno dopo possono essere trasformati in notizia
da chi inizia la matÝna, è un ciclo continuo, dove la collaborazione è il fulcro dell’operazione.
Il lavoro di chi opera al desk, è scandito da riunioni per incanalare il lavoro degli altri redattori in una
costruzione di senso dei diversi avvenimenti e temi che porta al prodotto finito.
Chi lavora al desk mantiene uno stretÝssimo legame con il cronista, con il quale si crea un legame di
collaborazione profondo.

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Il lavoro al desk è quindi un lavoro ibrido, fatto di diverse mansioni, di diverse fasi, più o meno varie, che
comunque richiede un adattamento e uno spirito collaborativo e ingegnoso.
Come sottolinea Sergio Lepri, il lavoro al desk è forse quello più importante nella redazione così come il più
delicato. Un lavoro anonimo dal quale dipende il prodotto finito, creato giorno dopo giorno, dietro le righe e
lontano dai riflettori.

17.1. La cucina
A coniare il termine “cucina”, fu Dino Buzzati, definendola come il luogo dove avviene il lavoro della
redazione, quello che conta in questo ambiente. Può infatÝ variare il metodo di lavoro, così come le
mansioni svolte e da chi, ma è essenziale che quello che esce dalla cucina sia presentabile e appetitoso.

CAPITOLO 18 - NORME REDAZIONALI GENERALI


Ogni giornalista, così come ogni persona, ha un suo stile e una propria voce, che adatta ai settori, ai generi e
alle tipologie di notizie con cui si trova ogni giorno a lavorare. Ogni testtaa nello stesso modo ha le sue
regole, le sue norme e le sue abitudini stilistiche.
Ecco una sintesi delle principali norme redazionali:
 Abbreviazioni—> Da maneggiare con cura, non adatte ad ogni testata, vanno risparmiate in alcuni
casi, mentre è bene sottolinearle in altri contesti.
 Forestierismi —> Vanno evitati quando possibile, è concesso il loro utilizzo quando il gergo di un
campo specifico lo richiede, dove si può usare l’italiano usiamolo.
 Frasi fatte e luoghi comuni —> I tempi brevi del giornalismo rendono mentalmente comodo
afÏdarsi a queste, ma troppo spesso il loro utilizzo è enfatizzato e troppo comune. Il linguaggio deve
perciò essere ripulito da queste quando non utili.
 Lunghezza delle frasi —> Una frase ben costruita, in italiano, può “reggere” una lunghezza di 35-40
parole. Nel linguaggio giornalistico si tende a ridurre, soprattutto limitando le subordinate. Il
giornalista deve trovare un equilibro.
 Maiuscole —> Non esiste una regola precisa per il loro utilizzo, i ruoli e le professioni richiedono la
lettera minuscola, vanno utilizzate per indicare un’istituzione specifica, così come per indicare un
periodo storico.
 Numeri —> Il criterio base nella scelta se utilizzare i numeri o meno, è la loro leggibilità, quando si
può esprimere un numero tondo si possono utilizzare le lettere, quando si parla di numeri più
precisi è consigliato l’utilizzo delle cifre. I numeri vanno sempre espressi in lettere se riguardano
all’inizio di un articolo o comunque una frase.
 Omissioni —> Nel giornalismo britannico si tende sempre a precisare ance l'apparentemente ovvio,
in Italia non è infrequente vedere indicati i personaggi più noti con solo il cognome.
 Perifrasi —> È una delle tecniche che i giornalisti usano più volentieri per evitare le odiate
ripetizioni.
 Sigle e acronimi —> Per decidere se esplicitarle o meno, la domanda da farsi è: “Quanto è
universalmente riconosciuta questa sigla?”. Attenzione: non parliamo necessariamente di
conoscenza esatta dell’acronimo, ma del suo oggetto.
 Sinonimi —> Esistono solo in relazione al contesto.

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 Unità di misura —> Meglio indicarle per esteso.


 Virgolettati —> Sono consentiti seguendo norme ben specifiche, di posizione e lunghezza.

18.1. Linguaggio inclusivo e il problema del genere


È molto difÏcile essere neutrali nel parlato e nella scrittura, sopratutto in una lingua in cui non esiste il
genere neutro. Nella lingua italiana, il predominio del linguaggio maschile si fa sentire il modo forte e
costante, Sopratutto quando si parla al plurale, ogni volta nella quale ci si rivolge ad un pubblico ampio.

18.2. Lo schwa
L’italiano inclusivo è una proposta di estensione della lingua italiana per superare le limitazioni di una lingua
fortemente caratterizzata per genere. Questa forma della lingua utilizza lo schwa - ə, una E rovesciata per il
singolare, e lo schwa lungo - 3, per il plurale.

CAPITOLO 20 - FONT E CARATTERE


Come già detto ogni giornale così come qualsiasi mezzo di informazione ha un proprio stile e una propria
impaginazione a partire dal font che si è scelto per pubblicare.
Il termine font deriva dal francese fonte, cioè tipo di carattere. Ogni tipo di carattere contiene un vario
numero di singoli simboli e diversi ideogrammi. I caratteri tipografici utilizzati dei giornali hanno avuto
cambiamenti considerevoli nel corso degli anni legati all’avvento dei canali digitali e all’esigenza di
differenziarsi dalle altre testate, la scelta di questo da un lato facilita la lettura e occupa poco spazio
dall’altro diventa soprattutto un elemento familiare riconoscibile per il lettore. Nel 1932 venne
commissionato l’ormai noto Times New Roman, dall’omonimo giornale britannico questo consentiva di
otÝmizzare gli spazi e di risparmiare di conseguenza soldi.
Guardando esempi italiani nel 2011 il Corriere della Sera rinnova la sua veste lanciando il carattere Brera e
utilizzando il Solferino per gli altri titoli. Il Sole 24 Ore creò il Sole Serif.
Ogni tipologia di carattere presenta diversi stili possibili, selezionabili immediatamente con qualsiasi
programma di video scrittura, dal corsivo al grassetto fino a sottolineato.
Come abbiamo visto il corsivo serve a segnalare una parola un’espressione che si stacca dal testo oppure
per termini stranieri non di uso corrente.
Nel mondo delle chat e dei forum scrivere in maiuscolo corrisponde a gridare cioè esprimere emozioni di
grande gioia forte rabbia per questo si tende a evitarlo nella scrittura giornalistica e non è consigliabile
neppure nelle sigle nei titoli.

CAPITOLO 22 - LA CRONACA NERA


Il giornalista che si occupa di cronaca nera deve seguire un percorso giornalistico ben definito, una volta
veniva utilizzato il tradizionale giro telefonico sempre più spesso ormai sostituito da portali dedicati come le
agenzie di informazione sui quali vengono caricate stringati di informazioni, con indicazioni brevi e
sintetiche.
Il giornalista di cronaca nera deve conoscere la terminologia tecnica di base.

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Una volta prese le informazioni di base e quando si inizia a capire che il fatto di rilievo, la regola migliore è
quella di raggiungere il posto, e attendere fonti autorevoli però prendere tutÝ i dettagli del caso per arrivare
a ricomporre il contesto in cui il fatto di sangue si è consumato e per iniziare a delineare una notizia.
È importante poi comprendere quali saranno i prossimi sviluppi, farci una lista di domande da porre al
momento giusto e le persone giuste.
Il livello superiore consiste nell’avere accesso alle piste che gli investigatori stanno seguendo, eseguire i
ragionamenti che se confermati da una persona vicino agli avvenimenti possono consentire di formulare
ipotesi giornalistiche fondate. La cronaca nera è fatta di relazioni, gli agganci ed informatori fidati, è sempre
meglio avere due riscontri sulla stessa segnalazione poiché è uno scrupolo in più può evitare figuracce che
purtroppo vanno a toccare la vita e la morte delle persone.
Il primo luogo della cronaca nera è il telefono del cronista, strumento che permette di accedere a una
moltitudine di contatÝ in continua espansione, arrivando ai fatÝ prima della concorrenza, nelle prime fasi il
tempo è fondamentale, chi prima arriva meglio alloggia. La capacità di memorizzare i nomi essenziali, così
come quella di fare collegamenti tra fatÝ e situazioni diverse. I luoghi della cronaca nera possono essere
tradizionali come gli ufÏci delle forze dell’ordine così com’è quell’informali come bar e luoghi visitati dei
diretÝ interessati del fatto. La cronaca nera più di tutÝ gli altri settori porta il giornalista contatto ravvicinato
con il dolore delle persone, con situazioni strazianti di un forte impatto emotivo.
È necessario sì un distacco del giornalista della sfera emotiva ma è altrettanto essenziale che giornalista che
si occupa di morti e feriti si allinea non perdere sensibilità e umanità e che anzi cerchi di amplificarle senza
darle mai per scontate queste consentono di avere uno sguardo più profondo sul reale e quindi di
raccontare meglio le tragedie che avvengono.
Rimane il fatto che il rispetto per il dolore altrui è sempre superiore alla necessità di portare a termine il
compito assegnato dal capocronista.

CAPITOLO 23 - LA CRONACA GIUDIZIARIA


La cronaca giudiziaria è il genere giornalistico che si occupa di raccontare i fatÝ e le vicende legati alla
giustizia, ai processi, alle indagini e ai reati.
La cronaca giudiziaria deve rispettare il diritto di cronaca, che consiste nel diffondere notizie di pubblico
interesse in modo veritiero, corretto e rispettoso della dignità e della reputazione delle persone coinvolte.
Questo è un genere che deve anche tenere conto dei limiti imposti dalla legge, come il segreto istruttorio, la
presunzione di innocenza, il diritto alla privacy e il diritto di retÝfica.
La cronaca giudiziaria può avere diverse fonti, come gli atÝ giudiziari, le testimonianze, le interviste, le
perizie, le inchieste e le documentazioni. Può avere diversi scopi, come informare, denunciare,
sensibilizzare, educare e prevenire. La cronaca giudiziaria può avere diverse forme, come articoli, reportage,
inchieste, interviste, commenti e approfondimenti. La cronaca giudiziaria può avere diversi effetÝ, come
influenzare l’opinione pubblica, il dibatÝto politico, il sistema giudiziario e la cultura civile.
È un genere difÏcile e delicato, che richiede competenza, professionalità, etica e responsabilità da parte dei
giornalisti che la praticano. Quello che è decisivo nella professione della cronaca giudiziaria e l’umiltà unita
alla curiosità quando il cronista giudiziario non sa non deve avere il timore di chiedere fare domande atÝva
meccanismi di conoscenza non banali ovviamente bisogna capire chi sono le persone giuste a cui porre
quesiti e quando siano le risposte vanno verificate poiché anche le fonti più qualificate a volte sbagliano.

CAPITOLO 24 - IL GIORNALISMO POLITICO


La cronaca della giornata politica si intreccia con l’analisi, la lettura del mondo, fino alla ricostruzione di
strategie e tatÝche. Emerge fin da subito chiaramente lo scopo del lavoro del giornalista politico, quello di
ricostruire ciò che accade nel palazzo sulla base di segnali, movimenti, dichiarazioni a volte calibrate al
momento, oltre con la sempre maggiore disintermediazione e la sempre minore formazione di chi sta nelle
istituzioni. Se non è cambiato il nocciolo del lavoro giornalistico politico a cambiare con una rapidità
vertiginosa è stata la politica dei primi anni 90 in avanti e con essa inevitabilmente il modo di raccontarla.

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Chi fa giornalismo politico in Italia si muove in un contesto molto instabile, atipico anche all’interno di un
quadro europeo in cui altre realtà politiche istituzionali complesse non mancano.
Il maggiore rischio è quello dell’autoreferenzialità, quando si tratta di comunicare non al circolo chiuso, ma
decine di milioni di cittadini elettori, i politici hanno sempre più l’ambizione di poterlo fare direttamente o è
questa l’impressione che vogliono dare, per questo la politica ha sempre bisogno del giornalismo per
parlare alla pancia di cittadini.
Quale pulsante della politica nazionale è un perimetro ristretÝssimo nel centro di Roma tra Montecitorio,
Palazzo Chigi, Palazzo Madama e Quirinale.
Il terreno di caccia prediletto dei giornalisti parlamentari ancora più ristretto è un lungo salone di soli 56 m
dentro il palazzo di Montecitorio, il famoso Transatlantico. È qui che nelle pause delle sedute parlamentari
un cronista attrezzato e dotato di pazienza nella costruzione di rapporti può capitare ciò che davvero sta
accadendo in parlamento aldilà delle formalità in aula e delle noci ufÏciali.
E il punto è che l’Italia e soprattutto l’Italia della politica è molto più grande del palazzo i centri di potere
sono diffusi guardare sulla Roma è un errore di prospetÝva grave quanto comune, sono analizzate quelle
aree e quelle città che spesso anticipano le tendenze nazionali in fatto di alleanze, leader e stili di
comunicazione.
ObietÝvo del giornalismo politico è quello di rendere più trasparente più visibile ciò che avviene nelle stanze
del potere, i cui frequentatori, linea generale, avrebbero spesso l’interesse a tenere riservato ciò che si fa e
si dice, la consapevolezza che dietro ogni angolo possa esserci un giornalista o una sua fonte fa benissimo
agli apparati della democrazia.
Tuttavia i social offrono strumenti per una comunicazione non mediata che da un lato sfugge alla presa dei
media tradizionali e dall’altro ne orienta l’agenda.

24.1. Il pastone
Il pastone è una tipologia di articolo che ha contraddistinto le pagine politiche dei quotidiani per gran parte
della prima Repubblica, un’articolata sintesi della giornata politica che in un unico testo riassumeva dibatÝti
parlamentari, dichiarazioni sui temi del giorno e resoconti di eventi istituzionali.
Lo stile è quello del bolletÝno, c’è una pre-registrazione di eventi accaduti in divenire, un modello che non è
sopravvissuto all’evoluzione del giornalismo politico e negli anni 80 entrato in crisi diventando
definitivamente obsoleto con l’avvento della seconda Repubblica del bipolarismo.
Questo modello è stato oggi sostituito dalla NOTA, un pezzo sempre di più ampio respiro ma focalizzato
solamente sul singolo telo quello che viene battezzato come argomento portante della giornata politica.

24.2. Il retroscena
Il retroscena è il genere nel quale la capacità relazionale del giornalista assume il maggiore peso, questo
viene spesso messo in appoggio al pezzo principale ricostruendo la giornata politica sulla base degli spifferi,
delle sofÏate, degli incontri più o meno segreti di cui si è venuti a conoscenza, delle lunghe chiacchierate
con gli esperti in grado di dare un’interpretazione particolarmente fine di quanto sta accadendo. Questo
pezzo richiede molte abilità da cronista.

CAPITOLO 25 - IL GIORNALISMO ECONOMICO


L’informazione economica accompagna gli scambi tra gli esseri umani da secoli e per ogni mercato le notizie
sono un prodotto che vada almeno quanto le materie prime vendute, in un certo senso l’informazione
economica preceduto l’informazione in senso generale.
In Italia il primo medium a occuparsi di economia fu “Il giornale del commercio”, “Il sole” mi Francia Milano
nell’agosto del 1865 e nei primi anni fu un giornale di battaglia. Il 12 settembre 1946 a Milano apri il “24
ore, nel 1965 questi ultimi due diventarono di proprietà di Confindustria e ci fu la fusione in Il sole 24 ore.

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Con il tempo l’informazione conosce diventata parte integrante del giornalismo moderno e si è ampliata con
la nascita di rubriche apposite sempre più approfondite e dedicate.
Più di altri giornalismo quello economico richiede competenze specialistiche che non sia prendono da un
giorno all’altro, oltre i media già citati giornalista economico del terzo decennio del III millennio non può
non avere uno sguardo colmare devi prendere confidenza con i giganti della carta stampata internazionale
come il The Economist e il Finacial Times.
Per evitare di essere solamente qualcuno che raccoglie notizie e che le diffonde, il giornalista economico ha
bisogno di una rete di relazioni ed esperti che lo aiutino a decifrare ciò che sta accadendo.

CAPITOLO 26 - GLI ESTERI


Ci si rende subito conto aprendo un giornale come lo spazio dedicato alle notizie provenienti dall’estero sia
nettamente inferiore e spesso trascurato rispetto a quello dedicato ai fatÝ interni questo avviene per
differenti motivi.
Il primo motivo è il problema dei costi, la missione di un inviato è dispendiosa, mantenere sedi di
corrispondenza ancora di più, infatÝ, sono poche le testate che possono permettersi questo lusso, questo
non vale solo per il panorama mediatico italiano ma per quello mondiale.
Il secondo motivo riguarda l’atteggiamento del pubblico, in linea generale non siamo un popolo molto
abituato a guardare fuori o almeno alcune generazioni non sono affatto.
Il terzo è un problema di specializzazione professionale, sono pochi i giornalisti con una formazione
orientata al giornalismo internazionale, perché questo richiede studio, conoscenze e profondità di lingue in
realtà altre.
I giornalisti che si occupano di essere sul campo si dividono in due categorie corrispondenti e inviati.

26.1. Corrispondenti
Il corrispondente risiede stabilmente in una città estera.
Le principali testate nazionali italiani hanno corrispondenti nelle più importanti capitali europee in luoghi
significativi dal punto di vista geopolitico. Quello del corrispondente è un ruolo a intensità variabile è
difÏcile che una testata chiede una corrispondenza quotidiana se non in determinate occasioni o in un
contesto globale che richiede una maggiore ricezione di notizie internazionale.
Il lavoro del corrispondente presuppone un’immersione costante nella società e nella cultura del paese in
cui opera. Negli esteri, infatÝ, la necessità di formazione culturale è molto più evidente che in altri settori.
Una differenza fondamentale è quella della libertà di informarsi di informare, che è diversissima tra il nostro
paese o di quelli che si allineano a noi considerati democratici, e quelli con un sistema politico totalmente
differente. È innegabile che gli organi di informazione locali, vadano conosciuti a fondo e monitorati
quotidianamente dal corrispondente e diventa un materiale preziosissimo nei paesi in cui l’informazione
ragionevolmente libera, al contrario in un regime molto di ciò che succede di rilevante non passa dalle
pagine dei giornali ufÏciali. Per un corrispondente che deve coprire Red corrispondenza molto ampia non
limitate un solo paese il bagaglio culturale richiesto è ancora più pesante perché deve coprire invece ore più
vicine è più ristrette.

26.2. L’inviato
A differenza del corrispondente inviato in un certo senso la figura opposta, e quel giornalista pronto in
qualunque momento a salire sull’aereo e andare là dove i fatÝ accadono.
Fondamentali nel suo lavoro sono le figure di supporto dall’interprete, all’autista, la persona addetta alla
sicurezza, figure che spesso si concentrano in un’unica persona, il fixer.
Dietro ad un inviato che porta a casa un’intervista esclusiva, c’è sempre il fixer.

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26.3. Raccontare la guerra


La guerra per il giornalismo da una parte è fatta di racconti in presa diretta nel contesto in cui più che in
qualsiasi altro caso è fondamentale esserci, dall’altro lato è inchiesta, tentativo di unire i puntini andando
oltre le versioni ufÏciali.
La storia del giornalismo di guerra è punteggiata di tragedie dovute non solo alla pericolosità intrinseca del
contesto ma spesso la volontà di non accontentarsi dei dispacci delle autorità militari e del bolletÝno delle
perdite, dei territori persi o conquistati, degli obietÝvi strategici.
Questo giornalismo, in un teatro in cui uscire dei binari controllati vuol dire rischiare la pelle, si è sviluppato
il consolidato decennio dopo decennio, guerra dopo guerra con passaggi fondamentali nei conflitÝ del 900,
la guerra del Golfo viene spesso indicata con il punto di svolta nel racconto bellico, è stato il primo conflitto
in diretta e anche quelli in cui è sembrato spezzarsi in modo definitivo il legame tra i media i governi
occidentali belligeranti.
Ma la guerra in Vietnam aveva messo i giornalisti americani di fronte alla necessità di un approccio diverso
da quello fino ad allora prevalente.
In guerra nessuna delle parti in causa interessa una piena e completa trasparente diffusione delle notizie su
quanto sta accadendo. Gli Stati in guerra in tutte le loro articolazioni civili e militari mentono continuamente
dal loro punto di vista con obietÝvi perfettamente logici.
In questo lavoro il rischio di farsi strumento pur in buona fede della propaganda è costante.
I conflitÝ sono una materia delicatissima che ci si trova a trattare soprattutto quando si raccontano storie ed
episodi ad alto contenuto emotivo.
Nella gestione dell’informazione di guerre nel tentativo di controllarle orientarla, il confine tra il mondo
libro è quello non libero esiste ma non è né continuano eletto in tutÝ i suoi punti.
Nella maggior parte delle guerre peraltro buoni catÝvi semplicemente non ci sono ci sono le vitÝme, gli
oppressi e soprattutto gente innocente.

CAPITOLO 27 - CULTURA E SPETTACOLI


La definizione di cultura non è priva di problemi i confini del giornalismo culturale sono ampi e difÏcili da
delineare, sono molti temi di potenziale interesse giornalistico e molti altri possono ambire alla definizione
giornalistica di cultura, per esempio, quello della scienza che può essere inclusa nelle pagine negli inserti
culturali.
Nel giornalismo culturale c’è insomma un intreccio tra temi e dibatÝti strettamente specialistici, riservati a
una formazione specifica nel settore e l’interesse del pubblico di massa.
E nell’intersezione fra la cerchia degli accademici e la massa di un pubblico in buona parte colto ma non
necessariamente specialista che il giornalismo culturale svolge la sua funzione, cioè rendere fruibile quello
che viene prodotto dagli specialisti tirando le fuori ciò che si ritiene importante non solo per la ristretta
cerchia di ricercatori ma per tutÝ.
Meno problematica della definizione di cultura è quella di spettacolo che non è però priva di sfumature i
suoi confini. In ogni caso avere a che fare con tutto ciò che spettacolo significa svolge una funzione di
mediazione tra chi lo produce e chi ne fruisce. Lo spettacolo è appunto un evento, qualcosa che accade
davanti a noi e nel quale dobbiamo immergersi con le orecchie occhi spalancati sapendo che a leggere,
vedere, ascoltare ciò che racconteremo saranno il primo luogo gli spettatori che hanno condiviso con noi
l’esperienza.
Il XXI secolo ha visto il giornalismo tradizionale arrancare, giornalismo culturale non fa eccezione, se negli
anni queste ferite online i media tradizionali faticano a rinnovare questa tipologia giornalistica, anche in
questo settore la riduzione delle forze disponibili delle risorse incide molto sulla qualità e scrivere o parlare
di cultura rischia di diventare un’atÝvità routinaria in molti casi di bassa qualità.

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CAPITOLO 28 - GIORNALISMO SPORTIVO


Come nel giornalismo culturale e di spettacolo nel giornalismo sportivo quello che conta non è la cronaca
del fatto ma la sua interpretazione, il racconto di cosa ci sia dietro, il richiamo i collegamenti con altre
vicende.
Lo sport è un mondo a sé stante, separato dal resto dell’informazione, a tal punto che ai propri sotto settori
e com’è il giornalismo vero e proprio si divide in cronaca, politica, economia, finanza, bianca, rosa, esteri,
così ci sono giornalisti specializzati nei vari sport e ognuno che scrive di un determinato settore sportivo.
Ciascuno di questi sotto settori ha un proprio linguaggio che risultano infatÝ comprensibili e accessibile fin
infondo sono i cultori, i fruitori e agli appassionati veri e propri di quei singoli sport.
Il giornalismo sportivo si distacca completamente da molte regole del giornalismo tradizionale e per questo
il cronista sportivo non deve soggiacere alle 5W.
Per quanto riguarda il linguaggio lo sport si presta essere raccontata attraverso metafore, iperboli, immagini
barocche e toni enfatici con una disinvoltura che raggiungerete elevate di lirismo e spesso sfocia in comicità
involontaria.
Grazie a queste sue particolarità il giornalismo sportivo a creato un linguaggio che ha saputo guadagnarsi
milioni di lettori, questo ha portato molti quotidiani a editare e inserire degli inserti sportivi nei loro
prodotÝ.
Il giornalismo sportivo insieme a quello economico è inoltre responsabile dell’inondazione di forestierismi
che ha subito la lingua italiana questo perché la maggior parte degli sport a origini in altri paesi e dunque
normale che, insieme con le loro regole, si trasferiscono anche le parole di base.
Tra i giornalisti sportivi più influenti e ancora oggi ricordati non possiamo non citare Gianni Brera scomparso
nel 1992 che forgia un linguaggio per molti versi rimasto insuperato ancora oggi parte fondante del
giornalismo sportivo moderno.
Come detto prima esistono varie forme di giornalismo sportivo, ci sono le pagine iper-specializzate rivolte a
un pubblico competente che non si accontenta di una cronaca del fatto che richiede un’analisi tecnica, ci
sono le pagine generaliste in cui quello che conta sono gli elementi essenziali è un mix tra queste due
tipologie.

CAPITOLO 29 - IL GIORNALISMO SPECIALIZZATO


Comunicare materie specialistiche è un esercizio che richiede studio competenza e meno di altri può essere
lasciato l’improvvisazione, questo tipo di giornalismo è più adatto per articoli o servizi di approfondimento
che possono essere pubblicati su periodici, trasmessi in rubrica radiotelevisive settoriali o posizionati in
canali spazi dedicati sul web.
Nel giornalismo specializzato la regola è quella di sempre, per farsi capire o cose prima di tutto capire ma
ciò in questo settore vale ancora di più.
È diventato molto frequente il ricorso in questo settore giornalistico alla figura dell’esperto, un’intervista
qualcuno del settore che abbia già digerito un argomento e che possa renderlo masticabile anche per un
pubblico che non la sa, quasi, di quel tema. Soprattutto nella carta stampata sì ricorre ad un contributo
esterno, per esempio di un accademico di uno scienziato che produce gli stessi un articolo che viene per
ospitato nella pagina del giornale o rielaborato dal giornalista.
Essenziale per dare efÏcacia un’informazione specializzata e farsi aiutare dei numeri tutto quello che si può
esprimere attraverso un confronto numerico di più immediata comprensione rispetto un ragionamento
astratto, questo non significa che i numeri vadano trasmessi senza filtro, per coglierne l’importanza è
necessario infatÝ contestualizzarli tenendo conto della scala di riferimento era portandoli ad altri numeri.

29.1. Giornalismo scientifico

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Questo tipo di giornalismo interseca tanti altri generi, non è raro che a fianco di un articolo di economia, di
cronaca di politica su mezzo generalista l’articolo scientifico sia il pezzo di appoggio di approfondimento, in
focus tematico. Il giornalismo scientifico, infatÝ, non è solo divulgazione, i risultati della scienza, infatÝ, sono
collegate a identità, interessi e diritÝ. Più che mai importante però che se si tratta di scienza è fondamentale
che giornalisti facciano parlare che i titoli per farlo, senza metterli a confronto con chi esperto non è.
Tra le competenze specifiche dei giornalisti scientifici ci sono inoltre le capacità di leggere testi di ricerca e
quella di muoversi tra numeri, statistiche e analisi del rischio. Le fonti sono soprattutto, le università i
ministeri e gli enti di ricerca, tutÝ questi enti hanno ufÏci di comunicazione organizzati e il materiale che si
riceve dall’una e garantito anche per questo motivo, oltre che per l’afÏdabilità dell’istituzioni che
rappresentano.
In conclusione il contenuto di un articolo scientifico di un servizio televisivo e la raccolta del materiale per
produrli devono essere improntati al massimo rigore per non essere contestabile, allo stesso modo occorre
che la forma se la più chiare la più semplice possibile, possibilmente accatÝvante per atÝrare l’attenzione,
semplificando senza mai paralizzare.

CAPITOLO 30 - CRONACA BIANCA


Tra i generi giornalistici, quello della cronaca bianca è quello dal perimetro più ampio e il piu interconnesso
con altri ambiti di maggiore specializzazione. La cronaca bianca è il racconto di tutto ciò che accade di
rilevante nel territorio di riferimento della testata, a esclusione dei temi strettamente legati alla cronaca
nera, giudiziaria, politica, all’economia, allo sport e agli spettacolari, pur avendo collegamenti con essi. Il
cronista di cronaca bianca si muove in settori tematici molto diversi tra loro:
 Enti locali —> Come i comuni delle cittadine, i comuni infatÝ hanno competenze di ampio raggio,
rappresentano il livello della politica maggiormente vicino ai cittadini e alle loro esigenze.
 Sanità —> Dalle sedi più importanti, ai vari ospedali e aziende sanitarie dislocate sul territorio.
 Istruzione —> Dalle scuole, alle università, a tutÝ i loghi di istruzione di ogni ordine e grado, la
scuola infatÝ è terreno di cambiamenti sociali, battaglie culturali, politiche, sindacali, scontri tra
generazioni.
 Ambiente —> Uno dei settori più difÏcili, che richiede un’attenzione ulteriore a causa del periodo
che viviamo segnato dai cambiamenti climatici, un tema che si scontra con quello economico dove
gli interessi delle aziende sono spesso prevalenti.
 Immigrazione —> Uno dei temi maggiormente presenti nelle agende politiche nazioni e
internazionali e che riguarda fortemente anche i giornalisti e che richiede un modo di raccontare
questi eventi in modo chiaro, perchè questo alimenta molto l’opinione pubblica e le idee a riguardo.

CAPITOLO 31 - L’UFFICIO STAMPA


In ogni pagina di ogni quotidiano, senza eccezione è massiccia, decisiva e preponderante la presenza del
lavoro giornalistico degli ufÏci stampa.
Le norme del lavoro giornalistico degli ufÏci stampa sono cristallizzate nella legge n.150 del 2000 e
successive modifiche. Per lavorare negli ufÏci stampa, infatÝ, si deve essere necessariamente essere iscritÝ
all’albo dei giornalisti. La legge entrata in vigore il 7 giugno 2000, la n. 150, ha voluto sancire un principio
inequivocabile. Chiunque svolga atÝvità di informazione per la pubblica amministrazione è sottoposto alle
norme e alla deontologia del giornalismo. È l’art.9 della suddetta legge a trattare il lavoro degli ufÏci stampa.

31.1. Il comunicato stampa


l comunicato stampa, anche noto come press release, è un testo attraverso il quale un’azienda,
un’istituzione o un’associazione comunica in maniera ufÏciale un determinato avvenimento. Il contenuto
del comunicato stampa può essere di varia natura e il target cui è indirizzato è composto principalmente dai
giornalisti che lo trasformeranno in notizia da pubblicare sulla stampa tradizionale o sul web. Fra le modalità
di diffusione del comunicato stampa c’è sicuramente l’invio a mezzo posta elettronica. È opportuno che ogni
dichiarazione sia registrata e conservata.

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