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Grammatica e storia della lingua italiana SC (i) (Università degli Studi di Verona)

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L’ITALIANO NELLA SOCIETA’ DELLA COMUNICAZIONE

CAPITOLO 1 – L’ITALIANO NELLA SOCIETA’ DELLA COMUNICAZIONE

1960’s “società dell’immagine” > oggi “società della comunicazione”

Fino a pochi anni fa il dominio dell’audiovisivo, dei media detti non alfabetici, facevano prevedere una
progressiva perdita d’importanza della parola scritta a vantaggio delle varietà di oralità secondaria.

“All’interno dell’attuale cultura tecnologica avanzata, è incoraggiata una nuova oralità, grazie al telefono,
alla radio ed alla TV, mezzi elettronici il cui funzionamento dipende dalla scrittura e dalla stampa.” (Walter
Ong 1982) > nuovo interesse per “l’italiani trasmessi” (telefono, TV e radio), viene concepita come lettera
simultanea: questo alimentava l’analfabetismo di ritorno1.

I moderni strumenti però hanno sorpassato i più basilari elettrodomestici e si è arrivato ad unire la lettera
scritta allo scambio di dati e alla comunicazione orale audiovisivo > multimedialità

“la tecnologia costituisce ormai la principale interfaccia per il mondo” (Roger Silverstone): così inizia
l’iniziativa della linea di pensiero della medium theory dove “il mezzo è il messaggio” e del cosiddetto
determinismo tecnologico per il quale spesso si tende ad associare la mutazione antropologica
dell’avvento dei mass media con quello avvenuto con l’invenzione della stampa. (allineamento tra il
passaggio all’era moderna 1400-1500 con la stampa e quella dell’epoca post-moderna grazie ai media
telematici).

...per quanto riguarda la scrittura si pone l’accento su una terza fase

Scrittura alfabetica (intelligenza sequenziale) > stampa (intelligenza simultanea) > terza fase

…per quanto riguarda l’oralità si parla di oralità terziaria…

L’ORALITA’ PER WALTER ONG (1912-2003)

a) L’oralità primaria: oralità nelle società prive di scrittura con a base il ritmo e formule mnemoniche e
ha come strumento privilegiato la poesia imparata a memoria
b) L’oralità secondaria: oralità fortemente condizionata dai new media (blog e forum)
c) L’oralità terziaria: trasmissione della sensorialità si passa alla vera e propria simulazione della
sensorialità (realtà virtuale tramite Web 2.0)

Per il momento se l’unica grande novità per quanto concerne la scrittura nella cultura multimediale è data
dall’ipertesto, per quanto riguarda la società telematica la scrittura ha riconquistato grande rilevanza (Web
2.0). ritorno della corrispondenza privata per iscritto (neoepistolarità tecnologica:SMS).

§ dissacrazione della scrittura: la frequenza della scrittura e i suoi contenuti anche banali portano alla
perdita della ufficialità e diventa effimera.

§ perdita del timore reverenziale verso la scrittura

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Il processo con cui si istaura la tendenza da parte della popolazione secolarizzata a perdere, con il tempo, la capacità
di scrivere.
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NUOVA DIMENSIONE DELLA SCRITTURA: TESTI BREVI, POCO TEMPO PER LA SCRITTURA E CALO DELLA
SUA UFFICIALITA’

Per Umberto Eco i computer stanno diffondendo un nuovo analfabetismo. La trasformazione, per il
momento è ancora abbastanza superficiale e areale; riconducibili a variabili diafasiche (legate alla
situazione comunicativa) e diamesiche (legate al mezzo di comunicazione usato, scritto o parlato)o anche
diatecniche (derivanti dalla tecnologia utilizzata). La ricaduta dei new media sulla società sarà direttamente
proporzionale alla permeabilità tra il dentro della lingua della comunicazione mediata e quella della lingua
di tutti i giorni

La nuova confidenza con la scrittura acquisita da larghe fasce della popolazione , che fino a poco tempo
fa scrivevano poco e male, aumenterà ulteriormente la pressione del parlato sullo scritto.

Se a livello diacronico la variazione della fonologia e morfologia e della sintassi risulta un processo molto
lungo, quella del lessico è assai più immediata(già di generazione in generazione).

Prestito linguistico: passaggio di alcune forme da una lingua di maggior prestigio ad un’altra.

Neopurismo: corrente di pensiero che lotta contro l’imbastardimento della lingua (prestiti inglesi in prima
linea)

Presa di posizione verso il comportamento generale per cui per la grossa quota parte delle parole inglesi ci
sarebbe un proprio lemma italiano, altri possono essere considerate parole simbolo del tempo e che sono
quasi impossibili da sostituire con equvalenti italiani (reality show). Questo a causa dello status della lingua
inglese dato dalla sudditanza culturale verso paesi aventi questa lingua come parlata di riferimento: il
risultato è che queste parole prese in prestito integralmente agiscono come corpi estranei all’interno della
lingua italiana.

A livello di media l’italiano che ci viene presentato è pieno di espressioni angloamericane che, a differenza
di tante altre lingue neolatine sono integrali, ovvero fedeli alla loro forma inglese. In italiano persino le
parole di stampo latino, e quindi non inglesi, vengono pronunciate tramite la fonetica inglese: media, nike,
climax, oltre al cambio netto tra out, out (aut aut) ed Agnus Day (Agnus Dei).

Infine negli ultimi anni è in grande espansione la serie di vocaboli italianizzati con matrice inglese :

a) Italianizzazione di verbi inglesi: forwardare, drinkare


b) Italianizzazione mista di parole: baby-bandito, influenza killer

L’inglese è comunque predominante nei tecnicismi e nei specifici settori.

Il pericolo è su due fronti principali:

a) Dal punto di vista della comunicazione orizzontale: La sempre più accentata divisione del lavoro
che rende i parlanti sempre più estranei > codici e linguaggi corporativi a circuito chiuso (effetto
Babele, i costruttori della torre solo lavorando insieme riuscirono a far resistere la propria lingua e
la comunicazione tra di loro).
b) Per quanto concerne la comunicazione verticale: la lingua si sta sempre più specializzando e la
conoscenza minima per operare con la lingua si sta sempre più alzando e così si familiarizza con
termini il cui significato è in realtà ignoto.

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In “nuove questioni linguistiche” (1965) Pierpaolo Pasolini parla di un nuovo italiano tecnico che avrebbe
fatto sprofondare la lingua letteraria facendo dominare, anche sulla lingua, gli economisti ed i tecnici con la
perdita di tutto il tesoro dato dai dialetti

Per quanto riguarda i DIALETTI è successo il contrario:in una nazione ormai totalmente italofona si è tornati
al dialetto per dare alito a tutti quei registri affettivi e famigliari che altrimenti sarebbero stati
totalmente appiattiti.

Anche i dialetti, a contatto con la lingua italiana hanno dovuto subire delle variazioni che vengono definite
come “trasfigurazioni del dialetto” , le quali marcano la differenza tra diletto arcaico e moderno.

Le variazioni sono state di carattere:

 Quantitativo (sono ormai rari i parlanti della sola lingua dialettale, - del 7% nel 2000)
 Qualitativo (infiltrazioni dell’italiano comune oltre che all’abbandono di flessioni all’interno dello
stesso dialetto)

Se fino al 2000 la tendenza del dialetto era in grave flessione, con previsioni della morte del dialetto attorno
al 2030, inchieste di Gaetano Berruto del 2002 registrano, invece, la tendenza ad un ritorno al dialetto
soprattutto con l’espediente del code switching, il passaggio da una lingua all’altra all’interno di uno stesso
discorso, nel caso del dialetto, viene richiamato nelle fasi più informali del discorso. Altro metodo è il code-
mixing, ovvero il mischiare termini di diversi idiomi in uno stesso discorso.

L’italiano non avendo fratture al suo interno crea quello che viene chiamato continuum

Già Gian Battista Pellegrini (1960) aveva ripresentato l’italiano come composto da varie sfaccettature che
diversificando tra:

a) Italiano comune
b) Italiano regionale
c) Dialetto regionale
d) Dialetto puro

Molti italiani risultano avere ottima padronanza di anche due di queste varietà con la connessa capacità di
modificare quest’ultima a seconda delle situazioni comunicative.

Lo stesso parlare italiano è fortemente condizionato dal fattore diatopico: ognuno di noi, parlando, tradisce
la propria provenienza: determinati sono i geosinonimi, ovvero le diverse parole scelte per indicare lo
stesso concetto (cocomero, anguria, mellone), le modalità di pronuncia ( o ed e più aperte o più chiuse) e
la prosodia (l’intonazione data alle frasi).

Esiste anche lo studio del linguaggio giovanile; si può affermare che nel caso del dialettalismo giovanile (per
esempio con riferimento ai giovani romani, è determinato dalla volontà di staccarsi dal lessico adulto
rafforzando la loro diversità. Qui la questione è diafasica, soprattutto dalla necessità di rendere alcune
conversazioni più colorite rispetto al normale e la modalità è, invece, altamente diatopico.

Comunque sia il linguaggio giovanile è posto all’attenzione degli studiosi per la sua caratteristica del volersi
staccare dal mondo adulto elevando la propria diversità. Esso è considerato dagli studiosi il motore del
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rinnovamento linguistico italiano anche se esso è ridotto spesso a quanto concerne il lessico e, anche
esso, solo con riferimento ad alcuni campi semantici (amore, sesso, scuola, musica, sport e droga).

Questi pochi processi sono fondamentalmente:

 L’abbreviazione dell’italiano corrente (ragazzi> raga)


 Gli usi figurati (canotto per la ragazza rifatta o braccino corto per i tirchi)
 L’enfasi (a bestia, da paura)
 Gli internazionalismi (molto fast)

Il linguaggio dei giovani varia da zona a zona e spesso con termini incomprensibili tra di loro (tamarro-
truzzo; pacco-sòla).

A differenza del furbesco diffuso già nel Cinquecento con lo scopo di criptare le conversazioni, qui, invece,
l’idea fondante è il volersi fare gruppo.

il meccanismo con cui funziona il linguaggio dei giovani è molto semplice: l’uso frequente e stereotipato di
determinate parole rendono i loro significati precedenti inutili linguisticamente perché non soddisfano
più le esigenze di espressività, ragion d’essere del linguaggio. Tutto questo è dato anche da una serie di
stratificazioni progressive che fanno si che le parole più vecchie non vengano dimenticate ma vengano ad
acquisire un significato sempre più neutro, sul quale costruire la novità dell’ultimo grido. (es. cotto per
innamorato). > CONSUMISMO LINGUISTICO

Questo continuo mutare delle parole e dei suoi usi portano alla produzione di continui neologismi che,
oggigiorno sono diventati simbolo dello scrivere mediatico: i media tendono continuamente a coniare
nuove parole.

Linguaggio giornalistico:

 Occasionalismi: vocaboli scherzosi coniati in maniera estemporanea, destinati a riempire usi isolati
e, appunto, occasionali. (hapax: lemma usato una sola volta)
 Modismi: formule, intercalari di grande diffusione che si concentrano in un particolare periodo.

A volte un occasionalismo può diventare modismo (tangentopoli);più spesso un modismo può coniare vari
occasionalismi (tangentopoli> calciopoli,furbopoli, Moggiopoli). Gli occasionalismi rimangono registrati solo
se il mezzo è la forma scritta, i modismi, invece, sono in uso corrente anche se per un breve periodo.

CAPITOLO 2 – NORMA E NORMALITA’

ERRORE: violazione della norma che comporta una sanzione sociale. Per quanto concerne la lingua l’errore
è un concetto molto relativo.

Costrutti corretto possono diventare errori e viceversa.

Es. che tu abbi (Leopardi)> che tu abbia (oggi)

La norma linguistica ha un percorso molto lento: l’italiano è stato particolarmente conservativo, dal
momento che veniva usata come lingua scritta, nell’ultimo periodo ha perso questa sua caratteristica (più
una lingua è scritta più essa è conservativa.)

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Nella fattispecie il maggior cambiamento lo si ha avuto negli anni Novanta con alcune strutture
microsintattiche che sono innovatrici di quello che è considerato da Sabatini “l’italiano medio”

Es. lui, lei e loro con funzione di pronomi soggetto (introdotti con la seconda edizione dei Promessi Sposi,
1840-42).

Generale miglioramento qualitativo e quantitativo con il quale la lingua si è elevata, e insieme con lei i suoi
registri.

L’errore dipende dalla situazione comunicativa in cui ci si è immersi: in alcuni punti un certo
comportamento può essere considerato errore e, lo stesso, in taluni altri casi no.

Per quanto concerno il linguaggio giornalistico , il linguaggio utilizzato è stato mano a mano reso sempre
meno formale, con punti in cui la capacità comunicativa è resa prioritaria sulla correttezza formale.

*Più cresce il numero di coloro che parlano italiano più l’attenzione alla correttezza formale e grammaticale
cambia, senza a volte, anche per lo scritto, un minimo di indecisione.]> tendenza a inserire in situazioni
anche molto colloquiali termini eccessivamente aulici.

Si può già prevedere una futura variazione della modalità di scrittura legata a quella che è la necessità di
una scrittura veloce e scorrevole nell’era telematica, anche se, da quanto risulta in rete, gli utenti sembrano
molto conservativi e mirati a tutelare le norme tradizionali della lingua italiana (prima tra tutte il
congiuntivo).

L’esperienza della reazione di questi utenti chiarisce un fatto: che la gente comune non concepisce ancora
la regola linguistica come relativa ad una problematicità e quindi dotata di una sua problematicità,
dinamicità e mobilità: essi vogliono norme chiare e risposte assai limpide e decise > lingua come monolite

È statisticamente quasi impossibile ricevere da un linguista un si o un no secco, questo a causa del fatto che
la lingua è viva e parlata, in tutte le sue sfaccettature da tutti gli italiani in tutte le zone del paese.

Le fonti della norma linguistica

“la norma linguistica è definita”, per Antonio Gramsci, ”dal controllo reciproco, dall’insegnamento
reciproco, dalla censura reciproca: tutto questo porta alla formazione del carattere corretto o scorretto di
una norma linguistica”.

Maggiori responsabilità nel gestire questo processo: i mass media e la scuola

 La scuola
La TV, nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta ha avuto il merito di agire come scuola di lingua
molto più efficace della scuola tradizionale; il suo carattere di medium non scritto permetteva
anche a chi non sapeva leggere e scrivere di entrare in contatto con la lingua italiana ed essa
proponeva uno standard linguistico più conforme alle necessità quotidiane rispetto a quello
scolastico.
Tullio De Mauro, capofila nella lotta per lo svecchiamento dell’insegnamento della lingua italiana;
dopo il suo “Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica”(1975). Dopo di che ci fu una grossa
ventata anti-normativa: LE REGOLE GRAMMATICALI NON SONO IMPOSTE DA DIO, NON SONO
FISSATE PER L’ETERNITA’ (Raffaele Simoni - 1976): la critica verte alla poca aderenza alla realtà
della lingua insegnata che sembra inutile nella vita di tutti i giorni.
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Casi emblematici sono il continuo puntare su forme o verbi troppo aulici per alcune situazioni
comunicative (recarsi per andare o inquietarsi per arrabbiarsi): una continua lotta tra il sentirsi e il
dover fare, con pessimi risultati nel momento dell’adeguazione del registro alla situazione
comunicativa.
 La TV
Fortissimo fu il ruolo pedagogico a livello linguistico tra qui anni Cinquanta e Sessanta , mentre,
oggi, questo ruolo si è andato a perdere ed è stato relegato nelle fasce meno seguite della giornata.
Un modello di prestigio resta l’italiano letto dagli speaker dei vari telegiornali, i quali, in realtà, così
corretti non sono, e che però rischiano di, tra qualche tempo,far passare quelli che oggi sono
considerati comunemente errori, come lo standard.
La TV è capace di imporre regole grammaticali su nuovi lemmi (plurale invariabile di euro).

L’attuale tendenza sulle grammatica è quella di una continua parcellizzazione delle regole, dando risposta ai
soli grossi dubbi grammaticali. (“Prontuario delle incertezze”)> Grammabolari, vocabolari con, in fondo,
alcune pagine per la grammatica fondamentale della lingua.

Una norma surrettizia: il politicamente corretto

Diventata in molte lingua (in prima fila gli USA ) il capisaldo per l’evoluzione della lingua: di per sé una
censura legalizzata di moltissime parole che, nonostante siano anche dure, sono caratterizzanti della
lingua diventando, in fondo, una versione migliore e progressista di quello che è l’eufemismo
(neutralizzare il nemico, danni collaterali al posto di strage di civili, guerra preventiva).

Per Edoardo Crisafulli il politicamente corretto è una dittatura ideologica dettata da un buonismo di
sinistra. Nonostante esso, almeno in Italia, non sia così determinante, esso sta cambiando la sensibilità
linguistica del parlante.

> sessismo linguistico “ Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana” di Alma Sabatini.
Esigenza di equiparazione dei sessi nella lingua italiana (eliminazione dell’articolo femminile davanti ai
nomi femminili e la stranezza della versione femminile di tante professioni come ministra, avvocata o
architetta.

> Razzismo linguistico

Negli USA la lotta per l’ugualianza tra le razze a livello linguistico è sempre stata una questione molto
delicata già dai primi anni Trenta, mentre, in Italia non c’è mai stata una connotazione tanto razzista bensì,
da noi, anche la lingua si è allineata, e, oggi, negro ha assunto una connotazione di insulto.

In realtà anche l’eufemismo non è una buona modalità di azione, la vera lotta al razzismo la si deve attuale
nella società reale e non nascondendo in termini sempre più neutri questioni che sono comunque sentite
dalla società civile (handicappato> diversamente abile).

CAPITOLO 3 - NUOVI MODELLI: LA COMUNICAZIONE AZIENDALE

Dal burocratese all’aziendalese

Il “Burocratese” , il termine che identifica quella modalità linguistica caratteristica della comunicazione
aziendale, la quale, con il tempo, ha assunto un significato dispregiativo . “Bureau+ crazia”: potere
dell’ufficio: questo linguaggio, tanto stigmatizzato dallo stesso Italo Calvino, ha nel 1812 la sua prima

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istituzione per racchiudere tutti i neologismi creati in campo amministrativo, lessico già odiato al tempo da
parte delle persone colte del paese.

Il linguaggio burocratico è stato per decenni uno dei pochi mezzi comunicativi privi di elementi dialettali e
quindi punto di riferimento per la comunicazione a livello nazionale; oggi, invece, il complesso burocratese
è caduto in disuso . Attorno agli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso è stata anche “lingua franca del
giornalismo”

Al suo posto si è elevato il cosiddetto linguaggio aziendale, ovvero quella lingua settoriale caratterizzata
dalla presenza di un elevato numero di anglicismi , nato nelle filiali italiane di grandi multinazionali .
(anche detto corporatese)

Sulla presenza dell’inglese in questo linguaggio Pietro Trifone commenta che la lingua inglese non è che un
buon strumento per mascherare quello che sono le mancanze del lavoro (lavoro iterinale).

In un mondo del lavoro in cui le aziende sono spesso presenti in molte sedi differenti il burocratese è un
modo per unificare la comunicazione tra le varie sedi . Comunque sia, la grossa quota parte del linguaggio
aziendale è caratterizzato dal vocabolario tecnico, riferito ciò alle fattispecie della produzione aziendale,
quindi fatto con lo scopo di identificarsi come parte di un gruppo.

L a comunicazione aziendale

L’aziendalese è, ultimamente visto di cattivo occhi a causa della quantità sproporzionata di parole inutili
che potrebbero benissimo essere risparmiate, visto che spesso piene di incognite nel loro significato “pro
attività > proactive”…

COMPUTER E E-MAIL> AZIENDA COME RETE DI RELAZIONI SEMPRE MENO PERSONALI E DIRETTE, MA
SEMPRE PIU’ SPESSO, A DISTANZA TRA DI LORO= AZIENDA INTESA COME RETE DI OPERAZIONI TRA
PERSONE SPARSE(networking paradigm) CON LA CONDIVISIONE VIRTUALE DI INFORMAZIONI (Knowledge
sharing). Questo flusso scorre lungo tutti i livelli dell’azienda e lungo tutte le direzioni possibili.

All’esterno molto è fatto dall’immagine chiave dell’azienda che ne racconta l’identità (brand image) ed è
quella che per prima lega il cliente all’azienda stessa: ecco l’importanza delle scelte linguistiche spesso
sotto la forma di comunicati stampa e brochure> metodologia del taglia ed incolla le frasi insieme come un
puzzle.

La comunicazione istituzionale è altresì artefatta e caratterizzata dalla continua ricerca di notazioni anti
realistiche (stamattina presto – nelle prime ore anti-meridiane), per dare complessità a concetti di per sé
semplici (espletare > svolgere, licenziare> trasmettere, quiescenza > pensione)

“ogni giorno, ormai da cent’anni, per un processo automatico, centinaia di nostri concittadini traducono,
meccanicamente, con la velocità di macchine, la lingua italiana in antilingua.” I Calvino.

I primi cambiamenti già negli anni Settanta> Paolo Mancini riforma la comunicazione tra stato e cittadini

 Maggiore consapevolezza dei diritte della cittadinanza


 Passaggio all’interno di quelli che saranno i media (anni Ottanta ) e affermazione di questi come
mezzo privilegiato per tale comunicazione .
 Passaggio a Internet ed ai portali web

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A partire dagli anni Novanta, fino ad oggi obbiettivo è la digitalizzazione e la continua semplificazione della
comunicazione istituzionale.

Troppe volte essa è progettata per essere criptata e incomprensibile ai non tecnici.

CAPITOLO 4 – COMUNICARE PER CONVINCERE

la politica a scuola di marketing

“ il marketing elettorale è la testimonianza più significativa del connubio che si è avuto tra retorica
“classica” e le tecniche di persuasione moderna. (Mazzoleni)

Vista la società sempre più commerciale anche la comunicazione coglie le caratteristiche tipiche e le
strategie connesse con quello che è l’universo mercantile.

Per primo a includere proporre questo metodo fu, durante le elezioni del 1994, Silvio Berlusconi, e la stessa
definizione di marketing elettorale deriva dalla definizione statunitense di “political advertisement”. >
elettore considerato come un cliente a cui vendere la propria immagine.

La politica usa come strumento privilegiato la parola scritta come ora ma, oltre a questo, le compagnie
politiche sono diventate sempre più legate alla pubblicità.

La politica, come la pubblicità d’altro canto, si sta allineando alla semplicità di espressione del destinatario
(dar del tu al destinatario, rassicurandolo), istaurando un proprio linguaggio specifico denominato
politichese.

Con la campagna del 1983 si aprì la porta agli spot pubblicitari (limitati per la legge della par condicio a
partire dagli anni 2000).

Negli ultimi decenni, oltre al mezzo della TV si sono aperte numerose altre opzioni: con la campagna
elettorale 2001 si sono aperti un numero elevato di siti internet che diventano come vetrine di esposizione
per il candidato, nei quali vengono posti gli stessi spot pubblicitari televisivi oltre che alla ben più semplice
trasposizione del motto e del cartellone stradale in un banner con la faccia del candidato e una frase
d’effetto . Proprio il banner2 , letteralmente “striscione”, rappresenta l’evoluzione moderna del manifesto
pubblicitario con forte potenzialità ipnotica.

La modalità è di solito:

1. Il nome dell’azienda
2. Il tipo di prodotto o servizio offerto
3. Lo slogan

La potenzialità del banner sta nel suo potere di portare il cosiddetto direct marketing: tramite un click (click
through) si passa direttamente al sito dal quale portare a termine il vero e proprio acquisto: non, dunque,
solo una pubblicità.

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Spazi a pagamento forniti dai siti web, come le manchettes /manscet:/sulle testate dei giornali.
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La lingua seduttiva della pubblicità

La base della seduzione pubblicitaria non è tanto l’oggetto sponsorizzato, quanto più la possibilità di
entrare in certo mondo, fatto di determinati valori ed un certo stile di vita.

Generalmente il risultato è dato da un accostamento di due elementi di per sé autonomi ed assestanti in


modo tale da costruire legami logici all’interno di un “micromondo”, all’interno del quale ogni obbiezione
proposta riesce ad essere messa in secondo piano. Il resto è reso grazie all’utilizzo della sineddoche
(concepire la parte per il tutto): allargando la fattispecie proposta nello spot, grazie a quei legami logici, a
tutto ciò che ne fa da sfondo.

Il marchio è ciò che dà l’atmosfera (Fulvio Iannacci)

Es. MULINO BIANCO – BARILLA (dal 1976)

L’idea originale aveva lo scopo di evocare “le buone cose di una volta”

Primo: individuare il “semà”, il nucleo fondamentale di significato.

L’evoluzione del pay off, negli ultimi trenta anni si è evoluto così:

A. Torna alla natura, torna a mangiar sano


B. Mangia sano, torna alla natura
C. Chi mangia sano, trova la natura
D. Mangia sano e vivi meglio
E. Scegli un mondo genuino

Il primo elemento ad essere eliminato dall’iniziale degli anni Settanta è l’elemento nostalgico: gli anni
Ottanta del boom economico fanno dimenticare gli anni di una profonda crisi economica e la sua necessità
di tornare al passato: è l’inizio del consumismo.

Si opta poi per la sequenza logica cibo>natura utilizzando la sineddoche,partendo dal concetto particolare
per giungere al generale.

Nel passaggio b>c si avverte lo stacco più netto: dall’imperativo si passa al “chi” con connotazione
impersonale e quasi da detto popolare

In d torna l’imperativo e manca e la natura con l’indicazione, più generale del “vivere meglio”; Gianfranco
Folena ha descritto questa frase come criptocompartivo, rimane troncata dal fatto che non si cogli quali
sono i riscontri di quel chi iniziale.

Nell’ultima versione compare nuovamente l’imperativo con verbi inconsueti che richiamano alla libertà.

La lingua dellla pubblicità sembra adeguarsi alla rarefazione del messaggio che spesso prescinde dal valore
del messaggio e associa con concetti astratti (Citroen, la macchina che ti pensa) o l’immedesimazione tra
prodotto e consumatore (La coop sei tu!)

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L’obbiettivo non è più, dunque convincere ma, sedurre.

Il discorso politico nella seconda Repubblica (post 1992)

Dal puro politichese della prima repubblica si passa a quello che è il marketing politico: dal paradigma della
superiorità della politica a quella del rispecchiamento: il linguaggio corretto per eliminare
l’incomprensibile per riuscire a portare una vera partecipazione dei cittadini.

Al linguaggio criptico precedente si passa a tecniche di persuasione ricercatissime che rasentano quelle che
sono le vere e proprie tecniche commerciali .

Retorica tradizionale > “iniziativa personale” (pezzo forte di Bossi)

> “ricerca di valori comuni nel paese e di più larghe intese”(Ulivo e PD)

Il declino del politichese coincide con:

1. il declino della credibilità della casta politica a partire dal dopo tangentopoli (1992)
2. alcuni determinanti fatti a livello mondiale (1989)

Il cambio dello stile fa adottare un registro più colorito, meno “romano” e più vicino al linguaggio della
gente.

L’autorevolezza di un politico, in campo comunicativo, non si determina più dalla potenza retorica
dell’individuo, bensì dalla capacità di dominare i meccanismi economici: al prestigio della terminologia
filosofica, giuridica e letteraria si è sostituita la dote manageriale di gestione dell’economia e delle
finanze.

LATINORUM (Don Abbondio)> INGLESORUM (Gian Antonio Stella)

CITAZIONI COLTE> NUMERI E STATISTICHE (maggiore concretezza ed obbiettività)

RETORICA CLASSICA> RETORICA AGGUERRITA E SUBDOLA MOSSA DALLE POLITICHE DI MARKETING

DEGENERAZIONE DELLA RETORICA POLITICA (U.Eco ‘70)

due binari:

a) l’invettiva personale (argomentum ad personam - Bossi)


b) richiamo ai valori più largamente condivisi (endoxa)

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La lingua della politica è, in realtà, è subordinata ai media visto che, solo attraverso quel filtro può
imporsi all’attenzione del pubblico.

Indicazioni scadute: nomi dei partiti, indicazione delle ideologie dei programmi.

Il DNA linguistico

 I geosinonimi politici: parole usate diversamente nelle varie aree del paese per esprimere lo
stesso concetto.
Es. Sistema Italia > nazione > la gente> il paese
 Gli omonimi politici: parole inflazionate a tal punto da perdere il senso intriseco, per alcuni
andrebbero eliminate totalmente.
Es. libertà, comunisti, democratici…

CAPITOLO 5- COMUNICARE PER INFORMARE

Mediamorfosi: il profondo cambiamento che ha avuto luogo nei mass media al fine di commercializzare
meglio le notizie da loro trasmesse.

VERSIONE CARTACEA> VERSIONE IN-BIT DELLA VERSIONE CARTACEA> ARTICOLI SOLO SU WEB

Alcune forme di comunicazione si sono profondamente modificate all’interno del linguaggio giornalistico;
ad esempio, il più largo utilizzo dell’oralità con l’imitazione del puro linguaggio giornalistico televisivo oltre
che al sempre più alto utilizzo di portali con struttura modulare, così da permettere la complementarietà
dei media di comunicazione (corriere della Sera (cartaceo)> Corriere.it> Corriere Mobile / La Repubblica
(cartaceo)> La Repubblica.it> La Repubblica Mobile> Repubblica TV ).

Questa molteplicità dei mezzi di comunicazione porta ad un “dispotismo del tempo reale” che crea la
necessità di notizie più velocemente fruibili e, per necessità di minore lunghezza e complessità e con un
lessico meno ricercato. Il numero di parole per ogni periodo oggi: 20-25; negli anni Cinquanta circa 8-10 in
più: un lessico più implicito e ricco di gerundi ed infiniti che danno l’impressione di serratezza: a questo però
non è per nulla accompagnato un lessico difficile (Ilaria Bonomi)

In particolare i quotidiani online privilegiano il valore sintattico rispetto al senso logico del periodo.
Sacrificano la struttura della frase accumulando moltissime informazioni (periodo in “orizzontale”)con
l’ausilio di un continuo punto fermo, con la inevitabile frammentazione della frase.

Negli articoli si predilige il lasciare implicito fino all’ultimo il nocciolo della notizia; aprendo con il discorso
diretto per poi descrivere la circostanza per poi, solo all’ultimo spiegare l’accaduto. Questo invoglia il lettore
e lo stimola alla lettura dell’intero pezzo.

La tendenza alla miniaturizzazione degli articoli risponde alla sempre minore attitudine alla lettura e alla
moda sempre crescente della notizia “mordi e fuggi”> FREE PRESS

I Free press

Arrivati in Italia nel 2000 con Metro e poi seguito da Leggo (2001) e poi da City si sono guadagnati un posto
nelle nostre città. Completamente sponsorizzati dalla pubblicità, vengono anche chiamati neoquotidiani e
riescono a contenere anche una dozzina di articoli per ogni pagina.

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Gli argomenti principali sono cronaca, sport e spettacolo, presentano una scrittura a balzelloni e scaglionata
per una lettura fortemente sincopata. Essa permette una lettura veloce e vicina all’esperienza di zapping
televisivo.(Micol Mazzeo)

Prima di questo si ebbe l’avvento di notizie in poche parole: il Televideo (1984) > Canale All news > Portali
internet > Smart Phone services.

CAPITOLO 6 – COMUNICARE PER INTRATTENERE

Fenomenologia dell’intrattenimento

IN-TRATTENETERE: tenere collegato il pubblico tramite varie proposte:

Tutto questo in TV comporta la necessità di favorire l’animazione di coloro che sono all’ascolto tramite
l’uso di toni alti, neologismi e di trovate brillanti (Bonolis); il secondo effetto importante è la riconoscibilità
ed il terzo elemento è quello della possibilità del rispecchiamento del pubblico con la TV.

La neotelevisione

Il trionfo della TV è dettato da un dato che è chiamato Auditel che dal 1984 monitora gli ascolti quotidiani
in televisione.

1. 1950-1976: monopolio TV statale (RAI)


2. 1976-1985: apertura reti locali
3. 1985-oggi: apertura di reti a livello nazionale come competitor di RAI.

Dalla paleotelevisione si passa alla neotelevisione (Eco); nella quale l’intrattenimento ingloba tutti gli altri
generi e diventa il tessuto connettivo della TV.

Menduni inidividua tre fasi principali della neotelevisione:

1. La prima fase fatta da due filoni: i talk show (Matrix) ed i contenitori (Domenica 5)
2. Nella seconda fase “la TV saccheggia il cinema”: compaiono i film in TV e i botteghini sono in
ribasso
3. Nella terza fase vanno in corto circuito le distanze tra TV e spettatore e tra fiction e non-fiction. Le
trasmissioni non hanno più lo scopo di documentare o portare informazioni; tutto gira attorno
all’aspetto sentimentale, spostando quelle che sono le soap opera nella serie dei reality show.
4. Si sta ora istaurando la fase della televisione “on demand” e “pay per view”

Se la paleotelevisione aveva come caratteristica il ruolo pedagogico, come strumento che face scuola agli
italiani, la neotelevisione vuole riflettere la realtà linguistica corrente e non ha più la volontà di porsi come
modello linguistico per la gente.

L’evoluzione del linguaggio radiofonico

I network più ascoltati, a differenza dei canali Radio RAI optano per una programmazione a flusso: non è
più il pubblico a rincorrere l’orario di programmazione ma è la radio che, periodicamente, sposta la fascia
oraria del palinsesto; sempre tenendo come punto di riferimento l’ora (clock).

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Lo scattare dell’ora è di solito scandito da una stessa voce di un dj che porta in rilievo il cambio del blocco e
rimane, di norma fissa nell’arco della giornata. Di solito anche il linguaggio adottato da tutti i programmi è
condiviso e, normalmente, schietto, dialogico e il più possibile spontaneo.

Per ottenere un effetto simile al parlato spontaneo il dj parla implicitamente con il voi cercando
l’attenzione di tutti coloro che lo ascoltano, senza avere un feedback diretto ma aspettando riscontri per
un’altra via (di solito l’SMS). Al fine di mantenere sempre la dialogicità si ricorre di solito ad una coppia di
conduttori che dialogano tra di loro ed insieme ai radioascoltatori.

La radio commerciale rimane dunque spesso autoreferenziale e, per avere qualche tema di carattere socio-
culturale ci si deve sintonizzare sui canali RAI e All News come “24- il Sole 24 ore” dove ci si occupa di
attualità e si ricevono ancora brevi interventi tramite chiamate dirette da parte di tecnici (interviste) e
ascoltatori (domande e commenti a tema). In questi ultimi il linguaggio tende alla chiarezza e la
scorrevolezza più che alla spontaneità e alla dialogicità.

Il fumetto: scuola di lingua?

1967 Hugo Pratt crea “Corto Maltese”: un fumetto capace di prospettive inedite, che si mette in
competizione con la stessa letteratura al quale segue un lungo filone.

Da gli anni Ottanta Novanta giungono in Italia i Manga , fumetti giapponesi molto difficili da inquadrare
che, insieme a quelli statunitensi, prendono i primi posti nella classifica dei più letti.

Data la presenza dei fumetti made in USA ecco che arrivano anche una serie di anglicismi importati.

DISNEY

I fumetti di Topolino escono per la prima volta a partire dal 1949; non cambierà lo stile quando ci fu il
passaggio da Editrice Mondadori a Disney Italia nel 1988. Questi fumetti hanno la caratteristica di avere una
lingua varia anche se agile e di riuscire a non appiattire il lessico italiano.

BONELLI

Con questo nome ci si riferisce alla casa editrice di Tex Willer. Essa è molto riconoscibile: non solo
nell’organizzazione della pagina, ma anche nella scelta di usare i ballon e didascalie abbastanza ampi e ciò
permette costruzioni ben più complesse, con gerundi e subordinate.

Esse, dunque, non sviano dalla grammatica tradizionale.

Tex, ad esempio è immutabilmente caratterizzato da un lessico forbito, ricercato, a priori di chi stia
parlando, a priori di qualsiasi variante diastatica. A garantire la credibilità del racconto, senza però far
decadere quello che è il livello dell’opera sono minime dislocazioni a sinistra e una serie di intercalari
tipiche del genere western.

Il cybertesto dei videogiochi

La lingua dei videogiochi è una di quelle variabili che più sono famigliari alle presone comuni, anche agli
adulti! Il videogame inoltre, ultimamente è a stretto contatto con i film in uscita al cinema visto che
riportano la stessa storia creando un continuum per il cliente (L’era Glaciale film>videogame; Lara Croft e
Tomb raider videogame> film)

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Cybertesto: un testo che modifica se stesso, in quanto produce segni variabili non solo nella lettura ma,
soprattutto per quanto concerne la scrittura.

Nei giochi considerati tra i migliori sono presenti anche 350.000 parole per iscritto e orali per garantire una
buona trama e almeno 60-70 ore, in media, di gioco.

CAPITOLO 7 - COMUNICARE PER COMUNICARE

Con questa questione si parla di chat line, sms, e-mail

In tutti questi casi abbiamo esperienza di dove scrivere nel minore tempo possibile il maggior numero di
informazioni: allo stesso tempo una brachigrafia, scrivere il meno possibile che una tachigrafia, facendo
velocemente. Questa necessità, già presente nell’Ottocento si è andata accentuandosi non solo per
concetti del tutto fuori dal carattere burocratico (Tvb) ma anche per parti della frase, come i pronomi atoni
(ti>t, di> d) tutto questo per rispettare il limite del SMS fissato a 160 caratteri.

Altra componente importante nell’SMS come in tutte le altre formo sono le emoticons, le faccine per far
meglio comprendere lo stato d’animo spesso accompagnate da puntini di sospensione, spesso in numero
molto maggiore dei canonici tre voluti dalla norma ortografica.

La posta elettronica

Nata negli anni ’70 negli USA a fini lavorativi le e-mail hanno la caratteristica forma della lettera, con
l’obbligo dell’oggetto ma, negli ultimi anni sono entrati nel panorama privato per messaggi anche fuori dal
panorama commerciale.

Chat line

È la versione più diretta e più vicina alla chiacchierata a voce a tal punto che il linguaggio e le frasi
raggiungono anche livelli impensabilmente minimi: anche conversazioni con una singola parola. La parte
interessate di questo metodo sta nel fatto che si sia in una situzione di semisimultaneità: si deve scrivere in
pochissimi secondi, avendo quasi la stessa resa di una telefonata. Particolarmente presenti sono le forme
universali come vabbè, eddai!...

CAPITOLO 8 – LA COMUNICAZIONE LETTERARIA

Esiste ancora una lingua letteraria?

“Da tempo ormai gli scrittori non fanno più testo nella grammatica italiana; i loro lavori sono sempre più di
rado utilizzabili come modelli linguistici” (Vittorio Coletti)

Se il romanzo ha ancora qualche spiraglio a livello commerciale, la poesia è ormai chiusa in una cerchia di
adepti e non mira più al grande pubblico.

La lingua ipermedia della narrativa

La letteratura contemporanea è così mutevole che non si riesce a verificare una modalità simile di scrittura
tra gli autori contemporanei: dalla ricerca di una lingua media si è andati a trovare una cosiddetta lingua
ipermedia, termine che confluisce in tre accezioni:

 Una lingua più media di quella media

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Si tratta della cosiddetta “grammatica del parlato”, ovvero una grammatica priva di ogni marcatura
espressiva; che lavora sull’aspetto quantitativo invece che sul resto: ripertizioni, parole gergali,
appartenenti al parato, frasi brevi e scaglionate con una forte connotazione dell’oralità.
 Una lingua oltre la lingua media
Nel campo della narrazione, secondo questo filone, si ha bisogno di un neoespressionismo, fatto di
giochi con le parole, non necessariamente conformi a dei canoni
 Una lingua in concorrenza con altri media
Un linguaggio per cui si porta il linguaggio e le tecniche tipiche del cinema o di altri media
all’interno della narrativa.(il codice Da Vinci)

La neodialettalità

Se nella storia della letteratura da circa due secoli si discute della lingua letteraria e del possibile
inserimento in essa di tratti dialettali a seconda della provenienza del personaggio si sono avute differenti
fasi: almeno fino agli anni Settanta si è utilizzato il dialetto nella tradizione neorealistica. Ora, visto che la
situazione sociolinguistica è nettamente cambiata, si punta, nei romanzi contemporanei a caratterizzare
il parlato dei personaggi secondo la propria variante linguistica, che spesso esula da quella “standard”: si
usa spesso la variante dei linguaggi giovanili spesso mischiati con lo stesso diletto. > NEODIALETTALITA’

Diverso, nonostante tutto è l’uso del dialetto usato da Camilleri, il quale lo usa con lo scopo di
caratterizzare il personaggio all’interno del ambientazione dove è stato posto e, per Corrado Augias è un
aiuto anche per il lettore: in tal modo si sente a suo agio.

Il suo metodo è un chiaro ritorno alla dimensione regionale con l’imitazione di molte parlate locali che
trasportano il lettore all’interno di una dimensione tutta particolare.

L’oltranzismo della lingua poetica

Già nella poesia dialettale del secondo Novecento era concepita come la ricerca di una lingua
incontaminata lontana dalla quotidianità e dalla corrosione linguistica.

Ora i giovani poeti dialettali mischiano dialetto e parte della realtà prosastica consapevoli che, oggi, la
letteratura è un turbinio di parole senza freno.

Raramente la scelta del dialetto è per loro esclusiva e porta a una profonda riflessione metalinguistica: negli
ultimi anni questa riflessione è stata profonda: sembra così che in un panorama soggetto a una
disgregazione l’elemento della lingua rimane l’unico, forse ultimo minimo comun demonimatore.

Ecco che quindi si scopre quello che è definito come neosublime : il recupero di alcune forme metriche
chiuse e della metrica tradizionale. Uno scudo potente innalzato contro lo scarto linguistico della lingua di
tutti i giorni.

Nella poesia del finire del Novecento si ha una nuova intuizione in vista del rapporto tra lingua poetica e
parlato a cui fa capo Testa: la drammatizzazione poetica del parlato: ovvero la capacità della lingua
poetica di far proprie alcune e strutture della lingua in uso calandolo però in un contesto molto distante dall’
inseguimento mimetico del reale.

Alcuni degli accorgimenti:

 La scelta lessicale ancora di alcune forme arcaiche, ma senza alcun disprezzo per le forme popolari
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 Frequenti inversioni dell’ordine delle parole


 Calo dell’enfasi sui segnali di inizio e di fine, per rievocare una testualità aperta.
 Abitudine di cambiare il centro logico della frase
 Largo impiego di parentesi e puntini di sospensione
 Abbandono delle frasi nominali e ripresa delle sequenze popolari e dei verbi di azione
 Uso dei participi e dei gerundi
 Le subordinate quasi mai superano il primo livello

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