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Pedagogia Generale

Riassunto di pedagogia generale

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SBOBINE PEDAGOGIA

IL LESSICO PEDAGOGICO

Cos’è la pedagogia? È un'espressione che deriva dal greco ped che vuol dire fanciullo e da condure che vuol
dire conduzione del fanciullo, questo perché il pedagogo era colui che accompagnava i bambini a scuola e
poi a casa. Generalmente il pedagogo era uno schiavo di fiducia, colto e affidabile. ADualmente per
pedagogia si intende la teoria dell’educazione, la riflessione su di essa e sui suoi problemi, ai quali cerca di
fornire una risposta valida.

Il primo errore che si può compiere è quello di confondere la pedagogia con l’educazione, sono due cose
molto diverse: l’educazione si occupa di educare, insegnare e istruire; la pedagogia è la riflessione teorica
sull’educazione, è la materia che la studia. L’educazione è pra=ca, la pedagogia è teorica. Quindi la
pedagogia è una disciplina. Qualcuno dice sia una scienza pedagogica ma non è solo scien=fica è anche
filosofica, perché comprende la psicologia, l’antropologia, tecniche varie etc. ma parla anche di valori. Ci
sono dunque due aspe> che convivono al suo interno: uno applica=vo che si occupa di metodi, valutazioni
e uno teorico che riguarda i prodo> dell’uomo. La pedagogia suggerisce un approccio interdisciplinare,
non è autonoma ma deve servirsi di altre discipline e collaborare con esse.

Questo crea dei problemi che riguardano la terminologia: prima ci si laureava in pedagogia, oggi ci si laurea
in scienze dell’educazione o della formazione primaria. Questo cambiamento è avvenuto intorno agli anni
80/90 dopo un grande diba>to a livello universitario tra tuO i pedagogis= d’Italia, in cui numericamente a
votazione avevano prevalso i sostenitori delle scienze dell’educazione. Seppur le materie siano rimaste le
stesse, aver cambiato denominazione del corso di laurea ha generato un incremento di iscrizioni.

L’importanza dell’educazione

Il termine educazione deriva dal laPno ex ducere, che leDeralmente significa portare fuori. L’educazione è
importante per capire le persone e lo è sia per il singolo sia per la società. L’essere umano quando nasce ha
bisogno di essere istruito, educato, non soltanto di cure per la sopravvivenza ma anche di affeFo. Quindi
l’educazione non è solo un faDo scolas=co ma è un conceDo molto più ampio che ha inizio in famiglia. Il
conceDo di educazione che si usa comunemente è quello di buone maniere. Educazione è modificazione,
cambiamento in una certa direzione: educare significa modificare la persona che abbiamo davanP
proponendo determinaP valori. Dunque, ognuno possiede il proprio percorso educa=vo, scolas=co ed
extrascolas=co. Ciascuno di noi ha avuto un'educazione diversa, perché diversi sono i genitori, i paren=, gli
insegnan=, gli amici, le esperienze compiute etc. TuDo questo ci educa e ci forma. È inoltre importante
soDolineare come ognuno reagisca diversamente a even= simili o uguali.

La pedagogia elabora teorie sull’educazione, il suo compito è dunque teorizzare: formulare teorie
educa=ve al passo con i tempi. Si occupa prevalentemente di educazione scolas=ca.

Quali sono gli interroga=vi che si pone la pedagogia?

• Come educare? Quali metodi, approcci e modalità di insegnamento vanno uPlizzaP? Alcuni sono
convinP che si educhi con severità, altri con dolcezza etc.;
• Con quali finalità educare? Occorre stabilire qual è l'obie>vo dell’educazione. Se si vuole che un
ragazzo conosca bene l’inglese tuDo il percorso sarà finalizzato per raggiungere quello scopo;
• Chi deve educare? I genitori, la scuola, le associazioni, i sindacaP, i parPP poliPci o i mass media?
La pedagogia è molto vasta e presenta al suo interno:

• Dida>ca, intesa come teoria dell’insegnare;


• Metodologia, si occupa dei metodi che possono essere autoritario, globale, anali=co etc.;
• Filosofia dell’educazione, si occupa di principi, valori e modelli dell’uomo ideale che mutano a
seconda dei tempi;
• Pedagogia speciale, studia l’educazione di sogge> par=colari che hanno esigenze e difficoltà;
• Pedagogia comparata, esplora gli altri sistemi scolas=ci e dove individua qualcosa di posi=vo cerca
di importarlo nel nostro. Questo si verifica perché ogni paese ha la propria legislazione scolas=ca;
• Storia della pedagogia, serve per capire meglio la materia e i problemi della scuola;
• Docimologia, studia la valutazione scriDa o orale, quanPtaPva o qualitaPva, i voP da aDribuire, i
punteggi di Ppo decimale o in trentesimi;
• Pedagogia interculturale, si occupa dei problemi della scuola mul=etnica;
• Pedagogia sperimentale, uPlizza il metodo sperimentale.

I tempi dell’educazione

Le stagioni dell’educazione generalmente vengono dis=nte in quaFro tempi diversi: infanzia, gioventù, età
adulta e anzianità. Sono queste le fasi fondamentali dell’educazione.

LESSICO

Per educazione si intende potenziare e trovare un equilibrio tra le quaFro aree della personalità
dell’individuo: cogni=va, sociale, emo=va e corporea. L’istruzione viene preposta dalla scuola, non dalla
famiglia, e si occupa degli aspe> intelleFuali dei bambini. Istruire significa far acquisire nozioni e
conoscenze. Se istruisco sto educando ma se educo non per forza sto istruendo. È un’educazione di Ppo
mentale. L’educazione deve essere anche socializzazione, perciò la scuola propone spesso aOvità di
gruppo. La scuola deve inoltre aiutare i soggeO con difficoltà affe>ve e focalizzarsi sullo sviluppo motorio.

Cosa è l’educazione? È un’azione intenzionale e consapevole, voluta dall’adulto o dalla società per educare
i bambini. Solitamente l’educatore educa il soggeFo, ma anche l’ambiente educa in quanto lo modifica.
L’educazione è cosPtuita relazioni interpersonali come quelle tra docente e discente, dell’intero gruppo
classe ma anche tra l’insegnante e le famiglie degli alunni. Nell’educazione è molto importante la
collaborazione reciproca in quanto senza essa non ci può essere una buona educazione. La pedagogia
studia e uPlizza determinaP criteri per educare bene, in maniera razionale e scienPfica.

Nel caso degli animali non si parla di educazione ma di allevamento, non c’è un'azione intenzionale, ma c’è
una forma di apprendimento, in quanto il cucciolo osserva il genitore e impara ad essere autonomo.
L’educazione è qualcosa di molto complesso che richiede competenze specialis=che.

L’educazione non è un fenomeno staPco ma dinamico, progressivo e partecipa allo sviluppo della società. È
infaO caraDerizzata dalla storicità, in quanto, oggi, l’educazione che viene proposta è pensata per la società
aFuale con un occhio rivolto a quello che sarà il futuro. L’educazione deve essere adeguata ai tempi,
considerare la cultura e i valori. TuDavia, è un processo di mutamento lento.

L’educazione non è un processo garan=to, c’è sempre l’aspeFo casuale che non fa sempre oDenere il
risultato voluto, in quanto intervengono una serie di variabili e faFori che possono cambiare il risultato.

L’educazione deve avviare nell’individuo i processi di adaFamento alle situazioni culturali, sociali, poli=che
ed economiche della società di appartenenza, ossia educare i bambini a vivere nel proprio contesto locale.
L’educazione fa da tramite tra le generazioni passate e quelle future: la prima educa la seconda affinché ci
sia una con=nuità di Ppo culturale, sociale, economica. Ha anche una funzione conservatrice.

L’educazione è sempre correlata a concezioni poli=che, filosofiche e religiose. Quindi le teorie


pedagogiche saranno sempre condizionate da determinaP valori. In Italia vi è un diba>to tra la pedagogia
caFolica e quella laica. È chiaro che le due avranno un'idea di famiglia diversa dall’altra. A seconda
dell’ideologia che ha il pedagogista, le sue teorie educa=ve ne saranno condizionate. TuDavia, l’educazione
dovrebbe essere il più neutrale e scien=fica possibile. Ma quello che conta alla fine è il bene del bambino,
soddisfare le sue esigenze e i suoi bisogni per far sì che il suo sviluppo avvenga in maniera regolare,
equilibrata e veloce.

Non esiste un metodo ideale e universale di educazione: a seconda delle situazioni e del contesto sarà più
efficace un metodo che un altro. In passato l’educazione era molto legata al mondo militare.

Per quanto riguarda i modelli educa=vi ci sono quelli conferiscono un ruolo centrale al singolo individuo,
altri che danno più importanza al gruppo sociale.

Più la società è tecnologicamente avanzata, più spazio occuperà l’educazione nella vita delle persone.
Maggiori saranno gli anni che serviranno per la loro formazione, istruzione e educazione.

L’educazione viene inoltre vista con un processo di integrazione sociale e di trasmissione culturale.

AUTOEDUCAZIONE

L’autoeducazione, non riguarda i bambini, ma i giovani, gli adul= e gli anziani. Il termine indica un soggeDo
che è educando e educatore al contempo, educa sé stesso, è un autodidaDa. Ci sono percorsi di
autoformazione dove il soggeDo è consapevole di ciò che deve fare e altri che invece risultano dispersivi.
Questo perché manca il docente, colui che guida e aiuta l’alunno. Il suo vantaggio è che non deve seguire
percorsi obbligatori. L’educazione è qualcosa che parte dell’esterno mentre l’autoeducazione parte da sé
stessi e quindi dall’interno.

EDUCAZIONE PERMANENTE O CONTINUA

L’educazione non può limitarsi alla scuola ma con=nua anche al di fuori: si parla di educazione permanente
e con=nua. In passato si parlava di educazione nella prima fase evolu=va, ma l’educazione dovrebbe
accompagnare tuFo il periodo di vita dell’individuo. InfaO, nella pedagogia vi è un seDore che si occupa
anche dell’educazione degli adul= e degli anziani. Ovviamente si traDe di educazioni differen=.

Uno strumento funzionale è l’autobiografia, perché dà la possibilità di capire sé stessi e vedere da un’altra
prospeOva il proprio percorso. Un altro è il metodo catar=co, ovvero sfogarsi e alleggerirsi dai pensieri.

EDUCAZIONE INTEGRALE

L’educazione integrale riesce a integrare l’intera personalità. Ad esempio, un gioco di gruppo coinvolge
l’aspeFo affe>vo e sociale, ma anche motorio se richiede del movimento e cogni=vo se richiede delle
operazioni mentali: questa è un'educazione integrale.

EDUCAZIONE INDIVIDUALIZZATA

L’educazione è individualizzata quando l’insegnante si occupa di un solo bambino. È chiaro che l’azione
educaPva è migliore di quella che avviene in una classe numerosa. TuDavia, con questo Ppo di educazione si
va a creare il problema della mancata socializzazione, perché non c’è il gruppo classe, ma il singolo alunno.
TIPI DI EDUCAZIONE importanP per formare la persona:

• Linguis=ca: avviene prima in famiglia e poi a scuola con le varie ore e aOvità di lingua;
• Scien=fica: avuta già dai primi anni di scuola per poi evolversi gradualmente con le superiori;
• Ar=s=ca: importante per lo sviluppo della propria personalità;
• Musicale: avuta solitamente sino alla fine della scuola media;
• Civica: trasversalmente all’interno di ogni disciplina;
• Este=ca: per apprezzare e cogliere l’estePca della forma e del movimento;
• Fisica: importante per il corpo e per la salute;
• Religiosa: non tuO l’hanno ricevuta in quanto è possibile l’esonero;
• Mentale: importante per la formazione dell’individuo;
• Morale: permeDe di capire cosa è giusto e cosa è sbagliato;
• Sessuale: consapevolezza del proprio corpo e delle proprie emozioni;
• Finanziaria: capacità di compiere scelte di risparmio e invesPmento.

FATTORI DELL’EDUCAZIONE

Il faFore è ciò che promuove e crea l’educazione. Il primo faFore educa=vo è la famiglia, vi è poi la scuola.
QuesP sono i principali ma non gli unici: anche con la realtà extrascolas=ca si viene educaP. I faDori
possono essere esterni ma anche personali perché ognuno di noi ha abitudini e interessi che ci conducono
a seguire determinaP percorsi. I faFori ogge>vi esterni come l’ambiente, che può essere geografico,
economico o familiare, ci condizionano.

Frabboni considera tre faFori di educazione, il sistema:

• Formale: la scuola, predisposta appositamente per educare l’area cogni=va, intelle>va e sociale;
• Non formale: realtà che educano ma che nascono con finalità e=che e morali, e si occupano della
sfera affe>va e sociale (famiglia, associazioni);
• Informale: realtà che formano ma non hanno tale funzione (mass media, internet);

La scuola di massa e il sistema scolas=co (formale)

La scuola è aperta a tu> e col tempo aumenta sempre di più l’obbligatorietà scolas=ca. In Italia è 16 anni,
in altri paesi 18. Anni fa l’età obbligatoria si fermava alla scuola media, anni prima ancora alla scuola
elementare. Possiamo chiamarla, ad oggi, una scuola di massa perché tuO la frequentano. Anche
l’università è molto frequentata pur non essendo obbligatoria.

La scuola deve istruire ma anche favorire la socializzazione dello studente. Lo stato deve formare i
lavoratori, educare i suoi ciFadini per renderli persone consapevoli e dotate pensiero cri=co. InfaO, la
scuola e l’università sono proieDate verso sbocchi occupazionali e coincidono con le finalità dello Stato.

Frabboni dice che la scuola di massa è posi=va ma ci sono delle cose che non vanno bene, come la
dispersione scolas=ca, l’abbandono degli studenP e l’aumento dell’analfabe=smo linguisPco, logico e
formale. Altro fenomeno che caraDerizza la scuola sono gli alfabe= informa=ci, eleFronici relaPvi ai
computer che hanno modificato la vita scolasPca e hanno anche creato un problema per la cultura dei
ragazzi. La cultura che viene acquisita da internet è in pillole, cioè in tanP frammen=. Col sistema scolas=co
tradizionale si procedeva gradualmente, avendo una visione globale, gli argomenP e le materie avevano
una collocazione precisa e una concezione più organica.
La famiglia (non formale)

È il primo ambiente educa=vo ed è il luogo naturale dell’educazione. Il problema nasce con la famiglia
moderna poiché è distante da quella tradizionale e ha una funzione educa=va minore rispeDo al passato.
La cultura moderna, basata sul consumismo e sull’edonismo, rende la famiglia più fragile.

Si rileva nel volume di Frabboni una mancanza: quando parla di formazione extra scolas=ca non cita il
gruppo degli amici che ha un valore forma=vo enorme. I gruppi di coetanei si creano spontaneamente e
sono molto incisivi. SopraDuDo l’adolescente, nel gruppo sviluppa la sua personalità in bene o in male.
Ognuno nel gruppo propone le sue idee, il suo lessico, il modo di vesPrsi e comportarsi. Per questo il
genitore sta aDento ai luoghi e alle persone che frequentano i figli.

Il sistema informale

Il sistema informale riguarda il mercato self-service dei consumi culturali, perché ognuno va a “pescare”
ciò che gli piace e che desidera: in rete ogni dubbio può essere soddisfaFo. Il sistema informale riguarda
anche la tv, la stampa e la radio. Frabboni dice che la rete è pervasiva e totalizzante e sopraDuDo gli
adolescen= sono influenzaP da tale realtà che agisce H24 mediante saperi preconfeziona= di breve durata.

Questo problema riguarda anche i bambini che stanno ore davanP allo schermo, soDraendo tempo allo
studio e al movimento e spesso imbaDendosi in proposte diseduca=ve e confusionarie. InfaO, bambini di
oggi, non hanno una buona coordinazione o un buon sistema motore. Mentre, per l’educazione linguis=ca,
la tv può essere posi=va perché nei programmi non è comune trovare errori di gramma=ca.

La pedagogia deve rifleDere sul rapporto bambino – tv / internet, perché c’è in gioco la formazione del
bambino: bisogna educare alla visione della tv e alla navigazione in internet.

Interconnessione delle diverse realtà

Frabboni ha proposto una soluzione: integrare e interconneFere queste realtà (scuola, famiglia, agenzie
educaPve e internet), cercando sistemi di raccordo, per esempio potenziando il dialogo famiglia – scuola.
Cercare un collegamento tra tali realtà è fondamentale perché essendo scollegate una dall’altra si
verificano spesso dei problemi. Ad esempio, i genitori mandano i figli a scuola perché l’istruzione è
importante ma poi la meDono in secondo piano perché credono che le cose davvero importan= siano loro
ad insegnargliele. In quesP casi il ragazzo sarà in confliFo tra scuola e famiglia. Altre volte capita che siano
le agenzie educa=ve, come gli scout, ad essere in contrasto con la scuola.

Ci sono dei casi in cui i bambini trovano il percorso scolas=co estraneo alla propria cultura (rom,
extracomunitari etc.) poiché le loro famiglie hanno un’altra mentalità. Altre famiglie (cinesi, giapponesi)
aiutano i propri figli a superare le barriere linguis=che e culturali, riponendo grande fiducia nella scuola.

Per insuccesso scolas=co si intendono la bocciatura e l’abbandono. Si parla di non molto insuccesso nel
caso in cui si venga rimanda= perché vi è la possibilità di rimeFersi in pari con i compagni.

Il mediatore culturale è colui che conoscendo più culture molto bene, può avvicinare le par=: può esserlo
per esempio, un pakistano che abita in Italia da tanP anni che interviene nel dialogo scuola – famiglia.
L’apprendimento linguis=co non è un ostacolo, al contrario della differenza culturale.

I gradi della scuola

Frabboni individua un altro problema: il mancato raccordo tra i vari gradi della scuola. Con l’orientamento
si cerca di creare meno distacco e compiere un miglior passaggio. In cerP casi potrebbe essere trauma=co.
PARTE STORICA

La storia della pedagogia è importante per capire gli aDuali problemi dell’educazione. La storia della
pedagogia è la storia delle teorie pedagogiche, mentre la storia dell’educazione spiega le prassi educa=ve
del passato, ovvero come educavano i Romani, i Greci, nel Medioevo e nel Rinascimento, sino ad oggi. Non
sono due materie separate, hanno rimandi con=nui tra loro, ma sono due ambi= diversi. Esiste anche la
storia della scuola, che riguarda gli edifici scolasPci, la legislazione scolasPca, i regolamenP scolasPci etc.
Abbiamo anche la storia dell’infanzia che spiega il modo in cui il bambino viene visto a seconda del periodo.

Il pensiero pedagogico si è evoluto. La sua evoluzione è correlata ai contes=, alle diverse situazioni sociali e
storiche e allo sviluppo culturale. Quando si parla di una teoria pedagogica bisogna contestualizzarla al
tempo in cui è stata elaborata. Durante il corso dei secoli sono staP formulaP molPssimi modelli educa=vi.

Perché sono na= cer= modelli? Sono naP cerP modelli perché c’erano esigenze geografiche, poli=che ed
economiche che richiedevano una gioventù formata in quel modo.

Chi deve compiere le ricerche di storia della pedagogia? Lo storico di professione o il pedagogista? Il primo
padroneggia meglio il metodo storiografico, mentre il secondo possiede le competenze pedagogiche. Una
soluzione può essere il lavoro di equipe.

Tra i vantaggi dello studente che studia la storia della pedagogia c’è quello di capire meglio il presente,
problemi aFuali che in forma diversa si sono presentaP anche nel passato. I modelli pedagogici aFuali
possono essere interpreta= anche facendo riferimento al passato, sopraDuDo se si possiedono competenze
e conoscenze di =po storico. Ci sono modalità di educazione, mezzi e metodi che oggi possono essere
consideraP assurdi ma per quei tempi erano normali perché rispondevano a determinate esigenze e
risolvevano i problemi dell’epoca. Ciò che apparPene al passato non va né denigrato né considerato
nega=vamente, ma va considerato come la risposta ritenuta più adeguata alle vecchie necessità.

Quali sono le tendenze recen= della storiografia pedagogica? Si dà molto spazio all’aspeFo sociale, alla
funzione educa=va della società, al suo ruolo nell’educazione. Nel passato l’aspeFo sociale era trascurato.
Per tanP secoli la scuola puntava a istruire ma non a socializzare. Oggi la scuola è molto più socializzante
rispeDo ad un tempo, perché è cambiata la mentalità.

Negli ulPmi decenni la storia della pedagogia ha lasciato più spazio alla storia dell’educazione, perché è
molto interessante conoscere come venivano educa= i bambini negli altri secoli, in famiglia e nelle scuole.
È molto più an=ca l’educazione della pedagogia. L’educazione è anPca quanto l’uomo e inizialmente non
c’era nessuna pedagogia. Anche nelle civiltà più an=che c’è un pensiero e una riflessione sull’educazione e
anche se ovviamente non era una vera e propria pedagogia troviamo una serie di regole e modi di educare.

MONDO ANTICO

Nelle civiltà più an=che, intorno al 3000 a.C., la scriFura era riservata solo ai sacerdo= e agli scribi. QuesP
sapevano leggere e scrivere ma il resto della popolazione era analfabeta. Chi deteneva il potere si
occupava dell’istruzione e la popolazione veniva educata prevalentemente con la religione, che la voleva
obbediente, devota al sovrano e rispeFosa. TuFe le civiltà più an=che (Egizi, Sumeri, Assiri, Babilonesi),
hanno sempre onorato gli uomini di cultura, gli hanno sempre rispeDaP poiché quesP avevano un posto di
riguardo nella società. Nel mondo anPco l’educazione avveniva secondo prece> religiosi e leggi civili. La
cateche=ca prescrive i comportamen= che il bambino e l’adolescente deve evitare o ciò che deve fare.
Anche il corpo giuridico con tuDe le sue legislazioni e divie= svolgeva una funzione educa=va.
Nel mondo an=co c’era comunque la figura del maestro che pur essendo una persona sapiente e di cultura
non ha mai oDenuto grandi riconoscimen= sociali. La scuola era privata, non era a spese dello Stato che
invece si occupava spesso dell’educazione militaresca. Le scuole pubbliche arrivano dopo molP secoli.
Fondamentali erano le scuole che formavano i sacerdo= perché si traDava di figure sociali molto
importan= che avevano potere e influenza maggiore rispeDo ad oggi.

L’educazione chiedeva ai bambini di essere obbedien= e rispeFosi della tradizione, dei maestri, dei
genitori e in generale degli adul=. Quelle dell’anPchità sono società patriarcali, autoritarie, severe e rigide.
Dal punto di vista degli apprendimen=, dell’istruzione e delle materie scolas=che, il metodo uPlizzato era
quello mnemonico, basato sulla memoria. Chi sapeva memorizzare era avvantaggiato rispeDo agli altri.

LA GRECIA

Periodo arcaico

Siamo nel 1000 a.C. circa, nel periodo dei poemi omerici dell’Iliade e dell’Odissea, fon= preziose per capire
i valori, la cultura e l’educazione di quei tempi. L’educazione in questo periodo è fondata su un ideale
militaresco e guerriero, quello dell’eroe. I giovani vengono educaP alla forza, alla destrezza, ma anche al
coraggio e all’astuzia. Assume importanza l’educazione del corpo che deve essere agile, forte, robusto e
coordinato. Viene educata anche l’eloquenza, la capacità di saper parlare bene e tenere discorsi, perché un
buon militare deve saper convincere i suoi compagni. Le donne venivano invece educate alle faccende
domes=che e il loro compito era quello di procreare figli. Inoltre, in questa società viene esaltata l’a>vità
poli=ca, meno i lavori manuali.

Nel mondo greco assisPamo anche alla figura di grandi maestri, come Pitagora che fonda la sua scuola.
Nelle scuole anPche non viene svolta una lezione intera>va ma gli allievi ascoltano in silenzio la parola del
maestro. Si traDava di luoghi di formazione e educazione dove si veniva accolP per cooptazione: il maestro
sceglieva personalmente i ragazzi da accogliere nella propria scuola.

Periodo classico

Siamo intorno al VI/VII secolo a.C., periodo in cui si delineano due veri e propri modelli pedagogici: la
paideia spartana e ateniese, dall’impostazione molto diversa tra loro. Entrambi rispondono agli ideali e alle
esigenze del tempo. QuesP due modelli educa=vi condizioneranno tuDa la pedagogia occidentale.

Paideia spartana

A Sparta l’educazione era statale, era lo Stato a educare e formare i giovani guerrieri. I ragazzi venivano
soDoposP ad un addestramento militare quo=diano e pesante. Il loro obie>vo era il conseguimento di
virtù guerriere: abilità nel maneggio delle armi, capacità di sopportazione di fa=che di ogni Ppo.
L’educazione fisica è dunque molto importante. Il guerriero deve inoltre avere una resistenza morale, deve
cioè essere in grado di sopportare le umiliazioni e le ingius=zie, non deve né lamentarsi né piangere. Le
punizioni che ricevevano erano molto dure. I ragazzi vengono abituaP ad una vita colle>va, devono vivere
in gruppo. Sparta punta poi al rispeFo degli anziani e all’obbedienza verso i superiori. Era inoltre richiesta
sobrietà nell’alimentazione e nei ves==. C’è un’educazione fisica anche per le ragazze affinché potessero
partorire dei figli robus= e for=. È esclusivamente per questo moPvo che andava forPficato il loro corpo.
L’eloquenza negli spartani era limitata all’essenziale.
Paideia ateniese

Atene è un luogo di democrazia in cui l’individuo dev’essere membro della poleis e perciò deve essere
educato ad essere un ciFadino. Gli ateniesi volevano un’educazione integrale, che avviene quando si educa
l’intera persona, non solo il corpo ma anche l’aspeFo cogni=vo, sociale e affe>vo. Le materie
fondamentali sono tre nella scuola ateniese: la musica, la ginnas=ca e la gramma=ca. È mediante queste
discipline che Atene compie un’educazione totale, concreta ed equilibrata. Per queste tre materie sono
previsP tre maestri a pagamento, si traDa quindi di una scuola privata. L’ideale educa=vo non è quello del
guerriero ma è quello della bellezza e della bontà: il giovane dev’essere bello fisicamente e buono
moralmente. Il fanciullo viene affidato ad uno schiavo, il pedagogo, che lo accompagna a scuola e lo
riaccompagna a casa. Può inoltre iniziare ad istruirlo con i primi rudimen= di leDura, calcolo e scriDura.

Atene prevede anche un addestramento militare e una formazione civile che consente lo studio delle leggi.
Vi è poi un’educazione morale, religiosa etc. Il principale obie>vo educa=vo è quello dell’eloquenza, che
serve per partecipare alla vita pubblica e poli=ca. Due materie nuove che nascono ad Atene sono proprio la
retorica e la diale>ca (l’arte di parlar bene ma anche di persuadere, convincere gli altri). Sono discipline
affidate a maestri parPcolari, i sofis=, che aDraverso una dida>ca precisa educano i giovani ateniesi a
padroneggiare la parola ed essere convincen=. I sofis=, seppur siano maestri a pagamento, non fanno
dis=nzioni tra gli allievi, non scelgono chi può frequentare le loro scuole ma insegnano tuFo a tu>.

Intorno a IV secolo a.C., il grande educatore Socrate, si schiera contro la mercificazione della cultura
compiuta dai sofis=. Egli riPene che la parte più importante dell’uomo non sia il corpo ma l’anima. La sua
pedagogia consiste nel metodo maieu=co, un metodo educaPvo che consiste nel dialogo tra maestro e
allievo in cui, aDraverso domande e risposte, si tenta di raggiungere la verità. Socrate dà molta importanza
all’analisi linguis=ca dei conce> e vorrebbe che ci sia coerenza tra il pensare, il parlare e l’agire. Inoltre,
soDolinea l’importanza di conoscere sé stessi. Socrate non ha lasciato nulla di scriFo.

L’allievo di Socrate è Platone. Ci troviamo intorno al IV – VI secolo. Platone si focalizza sulla verità che
riPene unica e assoluta, al contrario dei sofis= che prediligono l’opinione. La ricerca della verità per Platone
si verifica con l’ascesi, una sorta di distacco dalla realtà che va oltre i sen=men= e le emozioni. È una
ricerca razionale, fredda e ogge>va. Platone sceglie il dialogo come forma leFeraria.

La pedagogia per Platone si ricerca nella repubblica: lui prefigura un modello ideale di società, è un’utopia
perché non si è mai realizzata. Questa società ideale prevede forme di educazione dis=nte a seconda delle
tre classi (lavoratori, guerrieri e filosofi) che compongono questa ideale repubblica. I lavoratori sarebbero
staP educaP nel lavoro stesso, mentre guerrieri e filosofi nei giardini d’infanzia. [Tale concezione sarà poi
cri=cata da Aristotele, il quale riPene che il bambino debba stare in famiglia e sia educato dai genitori.]
Dopodiché, sempre per entrambe le classi, ci sarà una sorta di educazione primaria dai 7 agli 11 anni. Tra le
materie ci saranno la musica, la ginnas=ca, la matema=ca e il servizio militare. La formazione dei guerrieri
a questo punto si conclude. I filosofi invece riceveranno una formazione superiore dove studieranno
astronomia, geometria, dialeOca, acusPca etc. Platone si occupa di pedagogia con una finalità poli=ca:
vuole una ciFà ben amministrata, dove ci sia convivenza civile e un equilibrio organico tra le varie classi.

L’allievo di Platone è Aristotele, ci troviamo nel III secolo a.C. Per lui è importante la metafisica, ciò che va
oltre la fisica. Dice che l’uomo sia corpo ma che l’anima vada oltre. L’uomo è un animale poli=co, faDo per
vivere in ciFà. L’educazione deve formare il ciFadino, educarlo alla convivenza civile, al rispeDo delle
regole. L’educazione è dunque al servizio della poli=ca, deve essere funzionale al governo.
Il modello educa=vo di Aristotele riprende quello di Platone anche se, come deDo prima, egli non vuole
che i bambini siano portaP negli asili, ma preferisce che rimangano a casa con i genitori. Aristotele è inoltre
l’ideatore del liceo ateniese che corrispondeva a degli studi superiori universitari frequentaP dai ragazzi più
intelligenP. Il termine liceo sta per peripato colonnato perché c’erano delle colonne con al centro un
giardino, dove i maestri leDeralmente passeggiavano con gli allievi. Le ricerche che vengono condoDe nel
liceo riguardano tuO i campi del sapere. L’educazione deve essere disinteressata all’u=le. Bisogna studiare
per la bellezza del sapere in sé, per scoprire cose nuove. Già si sta delineando un pensiero pedagogico, ci si
pongono tanP quesi= sull’educazione e si cerca di escogitare i metodi e le modalità per educare meglio.

L’ellenismo

L’ellenismo ha inizio con l’avvento dell’impero macedone, nel 338 a.C. quando Alessandro Magno pone
termine alle ciFà stato, dove c’erano tante piccole democrazie. Vi è ora un impero che presenta dei
problemi nel rapporto ciFadino stato. Il ciFadino vede il potere molto distante, non ha alcun potere
decisionale perché tuDo viene comandato dall’alto. La monarchia macedone favorisce l’aristocrazia, quindi
si ha una crisi spirituale: i valori, la cultura e la mentalità che caraDerizzavano la Grecia classica piano piano
vengono meno. Le stesse corren= filosofiche criPcano le certezze della filosofia dei secoli preceden=.
Durante l’ellenismo la scuola primaria e secondaria avrà un impianto di Ppo retorico leFerario. Nel
curricolo saranno principalmente presenP queste materie: grammaPca, retorica, logica e dialeOca.

Roma adoDerà questo modello poiché rimarrà affascinata dalla Grecia.

L’EDUCAZIONE A ROMA

I giovani romani vanno a studiare in Grecia perché le scuole di eccellenza si trovano ad Atene. La cultura
romana deve molPssimo alla cultura greca e il modello scolas=co romano riprende il modello ellenis=co.

Anche a Roma la scuola primaria e secondaria aveva un impianto retorico leFerario, e non essendo
pubblica, solo gli appartenenP alle famiglie patrizie potevano permeDersi un grado di istruzione elevato.
Questa idea della cultura umanis=ca leFeraria e dell’importanza dell’arte dell’eloquenza si sviluppa in
parPcolar modo. Tra l’altro molP ambivano a una carriera forense e per questo era necessario saper parlare
in modo fluente.

Augusto fonda delle scuole par=colari, i collegia iuvenum, collegi per giovani aristocra=ci che si
disPnguevano per interessarsi anche alle discipline fisico-spor=ve. Questo ideale militaresco vi era perché
Roma era una civiltà guerriera e imperialista. Lo scopo era formare un corpo forte, agile ed efficiente.

Educazione nelle domus

Il Pater familias era colui ad avere il ruolo più importante nell’educazione in famiglia, sopraDuDo per i figli
maschi. La domina, la padrona di casa, ha invece una certa importanza per l’educazione delle figlie
femmine. Si educava molto tramite l’esempio dei genitori, ma erano un modello da imitare anche gli
antena= per cui vi era una vera e propria venerazione. Il rispeFo per le altre generazioni, per la patria e le
tradizioni era massimo e assoluto: questo rifleDe un’altra cultura, altri valori e un altro sfondo sociale.

Vi erano poi gli schiavi di fiducia che accompagnavano i figli a scuola e gli insegnavano i primi rudimen=
culturali. Il gramma=cus è il maestro vero e proprio, pagato dalla famiglia, che insegna a leggere, scrivere e
calcolare. Tra le metodologie uPlizzate sicuramente vi era l’apprendimento mnemonico per ricordare
nozioni, date, faO. Le punizioni erano sopraDuDo fisiche ma i bambini erano educaP all’obbedienza.
Tra i pedagogis=, intelleDuali e filosofi del tempo ricordiamo:

• Plutarco, il quale meDe a confronto le vite di alcuni celebri romani e greci. La funzione educa=va
del genere leDerario biografico è quello di rendere esemplare la vita di uomini di successo affinché
i giovani ne siano suggesPonaP. Anche il genere autobiografico è formaPvo e offre diversi vantaggi:
permeDe di visualizzare il proprio percorso; ha un effeDo catarPco perché meDere per iscriDo cose
mai deDe a nessuno alleggerisce; e infine permeDe di compiere un’autocriPca;
• Quin=liano, è stato un vero e proprio pedagogista. Nell’Ins-tu-o oratoria viene illustrato il
percorso di educazione dell’oratore e tuDe le modalità per farlo al meglio. Egli nota alcuni aspeO
della dida>ca che rendono più veloce questo processo di apprendimento: si rende sopraDuDo
conto dell’importanza della gradualità;
• Seneca, storico che si occupa di educazione e ha un ideale di uomo e di vita tranquilla e serena,
riPrata per dedicarsi alla cultura.

Seneca e Plutarco cri=cano il metodo educa=vo di Roma considerato troppo duro e severo per un
bambino che ha bisogno anche di gioco e affeFo.

PEDAGOGIA CRISTIANA MEDIEVALE

L’avvento del Cris=anesimo porta un cambiamento pedagogico rispeDo ai modelli greco – romani, che
condizionerà anche i modelli dei secoli successivi, perché si diffonde l’idea che la vita terrena è di
passaggio, ed è preparatoria per un’altra vita che verrà. Questo condiziona la cultura, la mentalità e
indireDamente anche l’educazione.

Il Cris=anesimo si diffonde rapidamente perché in un mondo di ingiusPzie e prepotenze, una cultura che
offre consolazione e salvezza viene ben accolta e nel 313, con l’EdiFo di Costan=no diventa religione
ufficiale dell’impero. Il Cris=anesimo prevede l’obbedienza alla Chiesa e che l’educazione dei ragazzi
avvenga secondo determinaP principi: sobrietà, benevolenza, aiuto reciproco e rispeFo.

Ci sarò un processo di transizione graduale dalla cultura pagana a quella Cris=ana. Chi riuscirà a conciliare
le due culture sarà Sant’Agos=no.

L’ideale cris=ano è la salvezza: la cultura sarà finalizzata a essa e l’educazione l’avrà come obie>vo. La
cultura cris=ana è stata definita da alcuni “per ignoranP”, ma in realtà si traDa di una cultura semplice che
si rivolge a tu> perché uPlizza parole facili da comprendere.

Con la cultura cris=ana l’infanzia viene rivalutata: mentre nei secoli preceden= il bambino aveva un ruolo
quasi inesistente, ora viene elevato il suo status perché egli è buono, non conosce il peccato e in caso di
morte oOene immediatamente il posto in paradiso. Il pedagogo cris=ano è Cristo: è lui che ha deDo come
ci si deve comportare e come no. La prece>s=ca, cioè una serie di indicazioni praPche per la vita
quo=diana, come ad esempio i Dieci Comandamen=, fa riferimento ai cibi che non devono essere troppo
abbondanP e sofisPcaP, ai comportamen= che devono essere virtuosi, all’abbigliamento che non deve
essere eccessivo e costoso e alla non violenza. Questa è l’e=ca Ppica della pedagogia cris=ana.

Le scuole sono pochissime nel medioevo e sono riservate alla formazione dei sacerdo=, punto di
riferimento per la popolazione. QuesP devono essere autorevoli, persuasivi, colP e figure formaPve.
L’istruzione religiosa avviene in lingua la=na, sui tes= sacri. TuDavia, il popolo si trova in una situazione di
analfabe=smo quasi totale. A livello di metodo e di curricolo si introduce il cosiddeDo trivio: grammaPca,
retorica e dialeOca e quadrivio: geometria, matemaPca, astronomia e musica.
La Chiesa cerca di educare e disciplinare il popolo con le prediche, vuole che i comportamen= siano di un
certo Ppo. Secondo alcuni, la Chiesa ha cercato di indurre sensi di colpa nella popolazione per renderla più
ubbidiente (paura dell’inferno, del peccato etc.)

Dei più grandi pedagogis= di questo periodo ricordiamo Sant’Agos=no e San Tommaso. Entrambi scrivono il
De magistro. Le loro sono opere molto importanP per capire l’educazione dei fanciulli e dei giovani in
questo periodo storico dominato dalla religione.

Nel medioevo il feudalesimo fa in modo che soltanto i primogeni= possano avere l’eredità della proprietà
paterna e i figli cade> devono trovare un’alternaPva. Il popolo trova la sua istruzione nel lavoro dei
genitori, lavoro ar=giano o agricolo. L’educazione si compie dunque aDraverso il lavoro. Un’altra forma di
istruzione e carriera, che può dare delle opportunità ai giovani è sicuramente la cavalleria. Siamo tra il IX e
X secolo d.C. è l’ideale cavalleresco coinvolge molto i figli cadeO degli aristocraPci, perché è una vita
interessante, avventurosa che fornisce anche un’educazione. È un’istruzione che avviene sul campo che si
apprende strada facendo e riguarda tuDe le popolazioni europee (i cavalieri daranno vita alle crociate).

Altra grande novità di questo periodo, che condiziona il mondo dell’educazione e dell’istruzione, è la nascita
delle università dal XII secolo in poi. Le ciFà iniziano a ripopolarsi dopo le invasioni barbariche. È il periodo
dei comuni e in quesP centri di aggregazione civile, culturale ed economica, vi è l’esigenza di una istruzione
superiore di qualità che porta all’isPtuzione delle prime università a Bologna, Padova e Salerno. Tra le
facoltà c’erano diriDo, filosofia, medicina e teologia. L’organizzazione universitaria è diversa da quella
aDuale: dai 16 ai 20 anni c’è il baccellierato (laureato di I grado), mentre il doForato arriverà intorno ai 26
anni. Questa istruzione di qualità nasce dalla richiesta di giovani studiosi non necessariamente provenienP
da famiglie facoltose. Diversi ragazzi del popolo sono riusciP a seguire percorsi di istruzione elevaP seppur
le università coinvolgessero un numero limitato di studenP.

Il metodo educa=vo era la lec=o, ossia la lezione tradizionale, che avveniva generalmente con la leFura di
un passo di un testo classico in la=no, seguita dall’esegesi, cioè l’interpretazione del testo stesso.
Seguivano poi i commen= di altri autori. Si richiedeva aFenzione e memorizzazione. Un altro metodo
uPlizzato era quello della disputa=o: il docente illustrava due posizioni diverse sullo stesso argomento e si
discuteva evidenziando tuO i pro e i contro di ciascuna di esse.

L’Impero Romano d’oriente rimane in piedi fino al 1453, in quanto aveva un’oOma organizzazione statale e
burocraPca. Il punto di riferimento di quella parte di impero era l’università di Costan=nopoli in cui
l’istruzione era moto legata alla Chiesa e ai sacerdoP e consisteva nello studio dei classici e dei tesP sacri.

RINASCIMENTO 400/500

Durante il periodo del Rinascimento si svolgono molP studi scienPfici, filosofici e poliPci. Chi si occupa di
educazione cri=ca i metodi del passato e fa notare che tuDa l’organizzazione culturale e l’istruzione
scolas=ca nel Medioevo era finalizzata a scopi religiosi, mentre in questo periodo c’era una visione più
antropocentrica: al centro di tuDo c’è l’uomo, che deve vivere il presente e deve essere educato per potersi
inserire nella vita sociale non per la salvezza della vita dopo la morte.

Una grande e importante novità è la stampa che consente la diffusione della cultura in quanto il materiale
leDerario poteva essere divulgato più facilmente. Questo condizionò le scuole e i metodi educaPvi. Il libro
diventa uno strumento forma=vo sempre più frequente e di facile fruizione.
I pedagogis= italiani di questo periodo furono:

• Leon Ba>sta Alber=, scrisse libri sulla famiglia in cui viene dato grande valore alla figura paterna,
all’educazione dei figli, al benessere economico del nucleo familiare etc.;
• ViForino da Feltre, educatore che ha ideato una scuola nuova e sperimentale nel Veneto, la Ca’
Zoiosa (Casa Gioiosa). Egli creò una specie di collegio in campagna in cui far vivere i ragazzi. Questo
per creare un clima migliore e distanziarli dalla ciFà.

Ci sono autori che si sono occupaP sostanzialmente dell’educazione del principe, re e dei cor=giani:

• Rabelais scrive L’educazione del principe. Il principe non può avere un’educazione come tuO gli
altri ma deve avere una formazione superiore in quanto dovrà amministrare uno Stato. Deve
possedere dunque grandi cognizioni di poliPca, geografia, economia e diriDo;
• Cas=glione Baldassarre nella sua opera Il cor-giano ci fa capire la vita di corte nel rinascimento
e spiega come il cor=giano si debba comportare nel castello per favorire il principato. Egli deve
essere educato, cerimoniale e diplomaPco;
• Erasmo da RoFerdam;
• Giovanni Della Casa fu il primo a scrivere Il galateo, inaugurando un nuovo genere leDerario. È
un traDato che ci dice come ci si comporta, cosa si può e cosa non si può fare. Lo scrisse per
educare suo nipote troppo vivace;
• Niccolò Machiavelli scrisse Il Principe. Si traDa di un’opera pedagogica che dice come il principe
deve essere formato, quale mentalità deve avere: deve essere accorto, abile, astuto, informato.
Per mantenere il proprio principato deve essere “furbo come una volpe e forte come un leone”;
• Melantone si è occupato di alcuni aspeO della dida>ca.

ETA’ MODERNA

Nel ‘600 nasce la metodologia moderna e in campo scien=fico i più influenP furono Cartesio, Bacone e
Galilei. In pedagogia invece fu Comenio a rinnovare la metodologia dell’educazione. Avviene dunque un
rinnovamento della didaOca e dei metodi di insegnamento.

Cartesio pone l’accento sulla razionalità e ha una concezione democra=ca perché la ragione per lui è
uguale in tu> gli uomini. Lo si ricorda per il dualismo cartesiano (mente e corpo) che ha portato a delle
conseguenze educa=ve importan=. Ma quale tra le due parP è più importante? Nella nostra società è la
mente prioritaria, il corpo è subordinato. Già Socrate e Platone avevano disPnto queste due par=
ritenendo superiore quella mentale. L’espressione “Mens sana in corpore sano” di Giovenale, che
sembrerebbe far conciliare le due cose, in realtà sta a significare che mantenendo in forma il proprio corpo
si avrà una mente più sana. Il dualismo cartesiano sarà una costante della cultura. È presente anche nella
cultura cris=ana in cui il corpo è la carne, la sede del peccato, e viene guardato con sospeFo perché lì ci
sono le pulsioni, gli is=n=. Perciò la pedagogia punterà all’educazione intelleFuale e non a quella corporea.

COMENIO

Comenio è lo spar=acque tra la dida>ca del passato e quella moderna. La metodologia del passato
consisteva in tecniche di/per memorizzare. Nei manuali e nei traDaP che servivano per esercitare la
memoria vi erano indicate le astuzie e i trucchi per memorizzare. Egli è cri=co nei confronP dei metodi del
passato e desidera uPlizzare metodi innova=vi e più scien=fici. Formula un’espressione rivoluzionaria: si
può insegnare tuFo a tu>: bisogna trovare il metodo giusto per poter insegnare a tuO qualsiasi cosa.
Per Comenio l’istruzione e l’educazione ruotano intorno al metodo. È per lui fondamentale esporre la
lezione in un certo modo, usare il linguaggio giusto, compiere esempi per=nen=, trovare il modo per
spiegare conce> che in apparenza possono sembrare difficili. Il problema, infaO, non è nei contenu= e
nelle nozioni ma nel metodo usato per insegnare. Il metodo da lui uPlizzato è quello globale perché riPene
che solo con il tempo si potranno approfondire gli argomenP presentaP. Altri metodi sono: anali=co,
autoritario, ludico, misto etc.

Comenio voleva metodi concre= basaP sulla realtà e non su teorie, sopraDuDo per i bambini. Gli studi di
psicologia dell’età evolu=va confermeranno che il bambino ha un’intelligenza diversa da quella dell’adulto,
per cui egli non può afferrare conce> astra>. Il bambino ha dunque un’intelligenza senso-motoria
concreta e ha bisogno un’educazione direFa e intui=va basata sull’esperienza. Comenio riesce a cogliere
questo punto fondamentale e afferma che il metodo deve dipendere dall’età dell’allievo. Sino a quel
momento nessuno aveva conceDualizzato in maniera così compiuta come avvien l’apprendimento del
bambino e come bisogna impostare la didaOca. Si rese conto che il bambino giunge alla parola aDraverso
l’immagine. Fu proprio Comenio ad inserire nella scuola dei primi anni le figure nei libri, prima di lui i libri
non avevano illustrazioni ma solo la scriDura. In questo modo egli facilita e velocizza l’apprendimento del
bambino, sPmola la sua curiosità e caDura il suo interesse. Si focalizza inoltre sulla socializzazione.

Comenio teorizza un’educazione universale: vorrebbe scuole per tu> e dappertuFo: scuole materne,
primarie e secondarie, l’educazione per i poveri, gli svantaggia= e per le donne. Questa chiaramente era
un’utopia irrealizzabile nel ’600 in quanto c’erano altre esigenze. Lui era inoltre convinto che con
l’educazione si potesse risolvere qualsiasi problema. Nel tempo in cui scrive l’Europa è dilaniata da guerre
religiose ed egli portava avanP la convinzione che per poter risolvere quesP confli> occorresse educare
alla tolleranza. Era convinto che la scuola potesse educare alla pace.

Con Comenio siamo in una modernità pedagogica, idee nuove, un nuovo modo di vedere il bambino. Egli
ha messo in discussione i metodi del passato e l’autorità degli anPchi. Dopo di lui ci saranno Locke e
Rousseau. Con loro tre la pedagogia cambia e l’educazione non sarà più la stessa.

JOHN LOCKE

Locke cri=ca la vecchia pedagogia, i metodi uPlizzaP finora e l’educazione umanis=ca. Si rende conto che
un’educazione di questo Ppo non è più adeguata ai tempi, perché il giovane dev’essere formato con
discipline più pra=che, che consentano di avere risulta= concre=. In un curriculum ideale per lui il la=no e
il greco vanno ridimensiona=. Dà spazio a discipline spendibili come le lingue straniere, dà molta
importanza all’educazione fisica (è il primo a definirla educazione, prima di lui era chiamata ginnasPca), alla
contabilità, alle tecniche di Ppo agrario, industriale, commerciale. Si focalizza anche sul viaggiare che nel
Seicento è completamente diverso dal viaggiare odierno: il viaggio veniva svolto con calessi, carrozze,
cavalli o con velieri se si doveva intraprendere un viaggio per mare; bisognava conoscere gli i=nerari,
sapere dove passare e dove non, stare aDenP alle imboscate di ladroni e piraP. Occorrevano dunque grandi
conoscenze per viaggiare. Parla inoltre del sapersi ben comportare: essere spigliaP, simpaPci, affabili, saper
conversare. Punta molto sull’igiene, vuole un giovane robusto, forte e agile, che sappia andare a cavallo,
viaggiare, navigare, ballare e danzare. Ha una concezione molto diversa dal Ppo di educazione precedente.

Nel Seicento l’Inghilterra era diventata la prima Nazione europea, era potenPssima, stava colonizzando e
intraprendendo aOvità straordinarie. Per cui non c’era bisogno di poe= o filosofi ma di esploratori, grandi
commercian=, navigatori, ufficiali della marina e dell’esercito: persone pra=che. Quindi la pedagogia di
Locke è da interpretare tenendo a mente il nuovo scenario europeo e le necessità di quel periodo.
In che pun= della sua pedagogia Locke è stato cri=cato?

Una pedagogia di questo Ppo non è applicabile a tu> quanP, ma è indirizzata ai giovani che hanno già
grandi aspirazioni e carriere in mente, che hanno famiglie facoltose alle spalle e quindi possono aprire
aziende, commerciare con l’Oriente e le Americhe. Sostanzialmente è una pedagogia classista: lui ha in
mente soltanto i gentlemen, vuole educare loro, i giovani lord. La cri=ca che gli viene faDa è dunque che
questa teoria è limitata soltanto a una parte della popolazione. TuDavia, era proprio questo il suo scopo:
formare un’élite che facesse affermare ancora di più l’Inghilterra, c’è da parte sua un interesse nazionale.

A chi gli ha chiesto come andassero educa= gli altri risponde che i giovani che non appartengono né
all’aristocrazia né alla borghesia si educano col lavoro. Questo è un elemento costante per i ragazzi delle
classi popolari, dall’anPchità sino a oggi. Il lavoro è educa=vo e forma=vo perché aiuta a crescere, richiede
puntualità, precisione, rispeDo delle consegne e anche una certa abilità sociale.

A prescindere dalle criPche, l’educazione proposta da Locke è una grande novità, perché lui sta rompendo
con quella tradizione umanis=ca, grammaPcale, che basa la formazione sulle lingue anPche. Per coloro
orientaP al fare, al commerciare e al produrre e non al filosofare o al divenire romanzieri, una formazione
di questo Ppo è apprezzabile. Quando Locke insiste sullo studio delle lingue straniere lo fa perché erano
u=li sopraDuDo ai giovani che avevano il progeDo di esplorare e conquistare. Lui ha già una visione
moderna dell’educazione, cosmopolita, non limitata al locale.

L’educazione fisica è vista da Locke in termini di irrobus=mento e igienico-sanitari. L’obieOvo era


possedere maggiore agilità, forza, resistenza. Chi viaggia o chi ha un’impresa deve avere un fisico forte. Fin
da bambini occorre esercitarsi all’aria aperta con corse, marce, arrampicate, equitazione. C’è un’idea di
sviluppo fisico-motorio, oggi inserito a pieno Ptolo nei curriculum scolasPci, anche se con poche ore.
Educare il fisico, il corpo significa anche educare al coraggio, ad avere spirito, alla socialità, al senso pra=co.

I tempi sono nuovi, occorrono altre professionalità, uomini che svolgano i loro ruoli nel modo migliore,
sopraDuDo per l’Inghilterra. I Pensieri sull’educazione è un’opera che segna la storia della pedagogia.

ROUSSEAU

Rousseau è stato definito “il padre della pedagogia moderna”, perché con lui dal punto di vista
epistemologico la pedagogia compie una svolta, c’è un momento di roFura.

Nasce in Svizzera nel 1712. Ha problemi familiari: non conosce la madre e il padre è un orologiaio. Egli
diventerà un vagabondo e in Piemonte verrà accolto nella villa di una grande signora. Nella biblioteca di
questa villa lui matura culturalmente. Pur avendo leDo qualcosa di pedagogia, il suo interesse era
sopraDuDo giuridico e poliPco. Tra le sue opere più importanP ci sono il Contra;o Sociale e l’Emilio. Ha
avuto cinque figli che ha abbandonato in un orfanotrofio. Quando ha provato a educare, come preceDore
privato è stato un fallimento, non riusciva ad occuparsi dei bambini.

Rousseau rispose alla domanda di un concorso leDerario diversamente a quanto comunemente si potesse
pensare. Il tema proposto era: le scienze, le ar= e le leFere hanno migliorato la vita degli uomini? Egli
afferma che, al contrario, le scienze, le arP e le leDere hanno creato nell’umanità gelosie, invidie e
ambizioni. Sono queste cose ad aver reso gli uomini ansiosi e avidi. Lui fa riferimento alla società parigina,
che nel SeDecento è una metropoli con enormi dislivelli sociali e un notevole classismo.
La sua teoria pedagogica è condensata nell’Emilio: un romanzo in cinque libri del 1762, che parla
dell’educazione di un fanciullo. Si traDa di un’educazione par=colare, assurda e non realizzabile.
Nell’Emilio vi sono però delle intuizioni di metodo e delle concezioni sulla natura del bambino
modernissime e che consentono alla pedagogia una vera e propria svolta.

Emilio è un fanciullo ideale, nobile e orfano che Rousseau vuole educare in campagna, per non essere
sugges=onato dagli esempi della ciFà. Vuole che di questo bambino se ne occupi un unico maestro, il
preceFore, che lo accompagnerà dalla prima infanzia sino ai vent’anni circa. Nel romanzo vengono proposP
alcuni aspeO che vanno in controtendenza rispeDo all’educazione di quei tempi, ad esempio: il neonato
dev’essere allaDato con laFe materno e non da una balia. Il bambino non dev’essere fasciato più di tanto e
coperto poco affinché si abitui all’aria aperta. Punta sulla robustezza del bambino che quando crescerà
riceverà una prima educazione di Ppo sensomotorio, non può essere di Ppo logico-razionale perché non gli
si può fare un discorso astraDo. Al bambino viene concesso di muoversi, di correre liberamente, saltare e
arrampicarsi. Viene inoltre messo a contaDo con suoni, colori, odori e luci. Quando Emilio crescerà e sarà
preadolescente sarà soDoposto a lezioni sempre di Ppo pra=co: per esempio la fisica non sarà insegnata in
maniera astraFa, con formule, teoricamente, ma osservando i fenomeni della natura direDamente. Lo
stesso vale per le altre discipline. A una certa età Emilio, ormai adolescente, comincia a sfuggire al
preceFore perché vuole conoscere il resto del mondo. Ma il preceDore vuole che questa intraprendenza,
quest’aggressività egli la sfoghi con la caccia e gli procura un moscheFo. Rousseau nel testo cita tanP
aneddo= e storie con lo scopo di indirizzare il proprio allievo. Il fine ul=mo di questa educazione è per
Emilio diventare da adulto un poli=co, che dovrà governare benissimo il proprio Paese perché è stato
allevato con quesP valori lontano dalla ciFà che gli avrebbe fornito solo esempi di corruzione e ipocrisia. Il
primo libro che leggerà Emilio sarà Robinson Crusoe, nel quale emerge la mentalità del sapersela cavare,
del senso pra=co, della vita all’aria aperta. Rousseau dà un grandissimo valore alla natura, infaO la sua
educazione è naturale. Siccome Emilio dovrà anche sposarsi, e nel SeFecento i matrimoni sono perlopiù
combina=, il preceDore farà sì che incontri Sofia, una ragazza di una faForia lontana. Nell'ulPma parte del
percorso formaPvo ci sarà il viaggio d'istruzione o formazione: ormai adulto Emilio potrà viaggiare in
Europa. È un momento di crescita culturale per vedere come si vive altrove e conoscere altre lingue.

Sofia viene educata in maniera più tradizionale: deve essere una padrona di casa, una casalinga, deve
essere casta, obbediente, =mida e rispeFosa. Rousseau delude molP intelleFuali del SeDecento, perché in
quel periodo, sopraDuDo a Parigi, la donna aveva oDenuto un grado di emancipazione veramente
sorprendente rispeDo al passato. Le donne leggevano, scrivevano, animavano i saloO e i circoli culturali.
Eppure, Rousseau scrive che l'educazione ideale della donna è quella di Sofia. TuDavia, deve essere la
compagna ideale di Emilio, che è stato educato con cerP valori.

La paternità della pedagogia moderna

Nell’Emilio ci sono modernissime intuizioni di psicopedagogia. InnanzituDo, Rousseau si rende conto che il
bambino non è un adulto in miniatura, ma ha un modo di vedere il mondo completamente diverso. Il
bambino ha delle priorità, delle esigenze, delle paure, e si rapporta con gli adul=, con gli animali e con gli
altri bambini, con modalità che noi non riusciamo a capire. L’educazione si deve dunque conformare a
questa sua mentalità, non dobbiamo imporgli le nostre modalità di osservazione e ragionamento. Si rende
conto che il bambino ha una visuale, un modus pensandi tuDo suo: il bambino è un’altra realtà.

Rousseau compie la rivoluzione copernicana dell’educazione (tale espressione è di Claparède, pedagogista


che si ispirerà a lui) perché pone al centro il bambino e non il maestro.
L’idea dominante sino a quel momento era che i bambini si dovessero adeguare alle lezioni e ai maestri.
Ma egli si rende conto che occorre fare un capovolgimento: è il maestro che si deve adeguare al bambino,
al suo linguaggio, alla sua mentalità, al suo modus pensandi. Si passa dal magistrocentrismo al
puerocentrismo. Questo passaggio è fondamentale perché se il maestro parla un linguaggio che capiscono
solo gli adul=, il bambino non capirà niente, bisogna dunque sapersi meDere al suo livello.

Ma come si fa a calarsi nel mondo del bambino? Qualcuno sosPene che lui ha faDo un esperimento
mentale e che grazie alla sua genialità e sensibilità, sia riuscito a ritornare bambino per poi meDere per
iscriDo come il bambino vede il mondo. Abbiamo una specie di flashback pedagogico.

La pedagogia è ancora in una fase pre-sperimentale ma tuDe queste teorie verranno poi confermate da
studiosi come Piaget. Per questo moPvo Rousseau viene definito padre della pedagogia moderna, anche se
hanno contribuito a questa svolta anche pensatori precedenP come Comenio e Locke. MolP si ispireranno a
lui. L’a>vismo pedagogico prende spunto dall’educazione naturale, caraDerizzata dal bambino crea=vo,
che sperimenta e compie esperienze e non dal bambino che deve obbedire alle indicazioni del maestro.

Le cri=che al modello di Rousseau

Il suo modello è assolutamente inaFuabile. Una volta scriDo l’Emilio, un principe desiderava che Rousseau
educasse il proprio figlio con questo metodo, ma egli dice che è impossibile poiché crescerebbe come un
disadaFato. Lui per primo era dunque consapevole che si traDasse di un metodo inapplicabile. La carenza
maggiore di questo metodo è la socializzazione: il bambino sta a contaFo solamente col preceFore, rimane
per tanP anni lontano dalla società senza avere un confronto con i coetanei.

Il romanzo non va preso alla leDera, ma ci si deve concentrare principalmente sul rapporto tra l’adulto e il
bambino poiché nel testo emerge che tra le due parP vi è anche una differenza di Ppo qualita=vo e non
solo quan=ta=vo. L’educazione teorizzata da Rousseau non viene dunque applicata nella realtà pra=ca,
nessuna scuola usa suoi i metodi ma proseguono tuDe con la vecchia dida>ca.

L’Emilio fu sequestrato perché ha scatenato una discussione sulla religione. Rousseau aveva proposto una
sorta di crisPanesimo, un caDolicesimo parPcolare non acceDato. Per questo, seppur si traDasse di un best
seller, è stato censurato e pubblicato solo in cerP paesi.

PESTALOZZI

Pestalozzi subisce fortemente l’influenza di Rousseau. Si concentra sull’educazione delle classi popolari. La
sua prima cri=ca è rivolta ai metodi, perché è consapevole che quelli uPlizzaP sono an=qua=, vecchi, basaP
sulla ripe=zione, sulla memoria, sulla passività e sulla quan=tà anziché sulla qualità. Vuole un metodo più
moderno adeguato alla personalità del bambino, proporzionato alla sua mentalità. Dà inoltre una
grandissima importanza all’educazione della donna. Pestalozzi ha poi avuto una notevole intuizione
relaPvamente al linguaggio del bambino, il quale apprende la lingua dalla madre, non dal padre o da altri.
Pestalozzi rivaluta così il ruolo della madre nell’educazione. Egli vuole un’educazione preparatoria alla vita,
pra=ca, vuole che i bambini delle classi popolari sappiano svolgere un lavoro.

Pestalozzi desidera sperimentare metodi nuovi e apre delle scuole in campagna, private e gratuite. Queste
scuole sperimentali sono fondate sul metodo intui=vo, non razionale e seguono la gradualità naturale del
bambino. Egli sa quando proporre certe lezioni, cerP apprendimenP in maniera proporzionata allo sviluppo
del bambino. La lingua si apprende dal vivo dalla madre e non da manuali di grammaPca. Bisogna
apprendere le lingue moderne, non il laPno e il greco.
Nei romanzi scriO da lui ci sono tanP contenu= che mostrano come dovrebbe avvenire l’educazione dei
bambini. Valorizza molto l’educazione familiare, materna. Nelle sue scuole è previsto: il lavoro ar=giano, la
falegnameria, il lavoro nelle aiuole e nell’orto, l’educazione religiosa. Avendo a che fare con bambini delle
classi popolari, essendo molto numerosi, uPlizza il mutuo insegnamento: li divide in piccoli gruppi ciascuno
affidato ad uno studente bravo e preparato, che funge da assistente del maestro.

OTTOCENTO

Nell’800 la riflessione pedagogica si eleva, va oltre le didaOche, le tecniche e i metodi ma diviene una vera
e propria riflessione filosofica. Ci sarà anche una iden=ficazione di filosofia e pedagogia che avverrà sia con
Gen=le con il neoidealismo, sia con Dewey con il pragma=smo.

In questo periodo si sviluppano le scienze dell’educazione: sociologia, psicologia e antropologia, con cui la
pedagogia dovrà rapportarsi. Tra le novità di Ppo storico, che condizionano il pensiero pedagogico c’è la
Rivoluzione industriale che crea problemi nuovi all’educazione perché è connessa al movimento delle
masse agricole che porta a lavorare nelle industrie anche le madri. I bambini hanno bisogno di un luogo di
custodia. Inoltre, in ciDà non hanno più gli spazi che avevano a disposizione nelle zone rurali. C’è poi il
problema del lavoro minorile, i bambini vengono sfruFa=, vengono paga= meno rispeDo agli adul= nelle
fabbriche, anche se talvolta per via della loro corporatura riuscivano a svolgere meglio certe mansioni.

MARX

Si occupa di pedagogia anche Marx che denuncia la situazione assurda dei bambini dell’epoca. Egli delinea
una sua teoria educa=va: afferma che l’uomo non è un’en=tà metafisica ma è un’enPtà in carne ed ossa
che vive in questa terra, questo perché non crede all’aldilà ma è ateo. Lui è contro il capitalismo, vorrebbe
migliorare la posizione dei lavoratori, idealizza nuove forme di governo, di vita sociale e parla di
rivoluzione. Marx si immagina un uomo nuovo, diverso da quello aDuale, che dovrebbe vivere in una
società senza classi, senza proletariato, senza borghesia e ce= aristocra=ci. L’istruzione la vuole gratuita,
obbligatoria e per tu>. Per lui era una istruzione politecnica, cioè che abilitasse i giovani a svolgere mol=
lavori: i ragazzi avrebbero dovuto apprendere tecniche di agraria, di lavorazione industriale e commerciali.
L’educazione per Marx deve prevedere il lavoro durante il percorso di studi e deve sviluppare tuFe le
potenzialità dell’uomo, non solo competenze di Ppo scien=fico o umanis=che ma anche pra=che. Vuole
un’educazione che colPvi il pensiero cri=co perché per poter realizzare un cambiamento sociale l’individuo
deve capire la condizione in cui si trova. Il marxismo darà vita a risulta= di Ppo poli=co (comunismo).

FROBEL

Froebel si occupa sopraDuDo della pedagogia infan=le e dei giardini d’infanzia. Inizialmente i kindergarten
avevano la funzione di custodire e sorvegliare i bambini. Nessuno prima di lui aveva pensato che all’interno
dei giardini d’infanzia i bambini di 3-4 anni potessero essere già educa=. Egli capisce l’importanza forma=va
del gioco, tradizionalmente considerato tempo perso o uno svago. Gli apprendimen= posP in termini di
gioco possono essere più veloci, possono mo=vare il bambino etc. Lui riesce persino a ideare dei giochi che
consistono in solidi geometrici Ppo cubi, sfere, parallelepipedi. Propone anche la col=vazione delle aiuole
soDo forma di gioco. Presenta l’idea del gioco intera>vo. TuDavia, i giochi possono avere anche una
valenza diseduca=va. Occorre dunque rifleFere sui giochi, saperli selezionare e proporli nel modo giusto a
tempo giusto, sopraDuDo se il bambino ha carenze di Ppo cogniPvo, affeOvo o sociale. Ci sono anche
giochi cri=cabili che non andrebbero proposP in nessun caso come per esempio giochi sulla guerra.
Il gioco è importan=ssimo nella pedagogia moderna e nella dida>ca, ma non deve essere uPlizzato come
premio o punizione come fanno molP maestri, ma per migliorare gli apprendimen=. Il gioco è una realtà
molto complessa. Ci sono tante teorie sul gioco. Gli an=chi lo reputavano per esempio qualcosa di
ricrea=vo. Il gioco è inoltre sempre proporzionato al Ppo di a>vità che fai: se svolgi un Ppo di lavoro fisico,
farai un gioco di Ppo mentale; se invece sei un lavoratore di Ppo intelleFuale sarai più portato verso un
gioco di Ppo fisico. Quindi c’è sempre una compensazione. Altri vedono il gioco come qualcosa che riporta
al passato: nei giochi di oggi troviamo aspeO della realtà dei tempi che furono (carte con re e regina etc.).
Qualcuno ha parlato di gioco come preparatorio alla vita, perché nel giocare i bambini si stanno preparando
alle a>vità future. È stato inoltre soDolineato l’aspeFo fisiologico del gioco e cioè quello di sfogare le
energie, scaricare le tensioni, le ansie e le preoccupazioni. La pedagogia uPlizza il gioco negli
apprendimen=, per una buona educazione del bambino dato che riesce a intervenire su tuFe le aree della
personalità come l’area sociale nei giochi di gruppo; l’area affe>va quando si provano emozioni e
senPmenP; l’area motoria nei giochi di Ppo fisico e l’area cogni=va se viene sPmolato il ragionamento.
L’alunno che apprende giocando è più felice, mo=vato e aFento, si annoia e stanca di meno. L’osservazione
durante il gioco è fondamentale per capire la natura del bambino.

DON BOSCO

Don Bosco è stato un grande educatore. Egli organizzava spesso a>vità ludico-spor=ve e ricrea=ve, e gli
incontri con i giovani. È stato l’ideatore dei salesiani. Rientra tra i pedagogisP perché a lui si deve il metodo
preven=vo, chiamato così perché, nel momento in cui si realizzano le aOvità per i giovani, si cerca di
prevenire che prendano altre strade. Si riesce a soDrargli dalle scelte sbagliate della vita proprio tramite il
metodo prevenPvo. Lui ha avuto un riscontro concreto sul campo. È stato anche un grande educatore.

CLAPAREDE

Claparède è stato un grande pedagogista dell’800 che riprese e sviluppò le idee di Rousseau. È lui a parlare
di rivoluzione copernicana per quanto riguarda la svolta puerocentrica di Rousseau. La sua formazione bio
medica lo porta a voler rendere scien=fica la pedagogia. Egli afferma che per capire il fanciullo bisogna
sopratuDo osservarlo, nei suoi comportamen=, nei momenP di gioco, quo=dianamente, e anche in
situazioni create ar=ficialmente. Parla infaO di test di psicometria per valutare i bambini, per misurare e
indagare le loro caraDerisPche. Questa impostazione è influenzata dal posi=vismo di questo periodo. Il
bambino è ben diverso dall’adulto e viene considerato come tale. L’educazione secondo Claparède è un
faFo individuale, quindi ciascuno di noi ha un proprio metodo. Non esiste un metodo universale che vale
per tuO i bambini. Bisognerebbe studiare il metodo di insegnamento più idoneo per ciascuno di noi. Lui
parla di ‘’scuole su misura’’, per rispondere ai bisogni del bambino.

DECROLY

Decroly parla di pedagogia scien=fica, basata su da= sperimentali. Propone un’indagine integrale
dell’essere umano, degli aspe> intelle>vi, affe>vi, sociali e corporei. Vuole, dal punto di vista del
metodo, un’educazione a>va, con alunni partecipi, che interagiscono con il docente, e responsabili delle
loro azioni. Lui dà importanza all’esperienza e all'osservazione della natura come metodo di formazione.
Egli sosPene inoltre che l’educazione si deve basare sugli interessi e sulle necessità del fanciullo. L’aspeDo
fondamentale del suo metodo è volere un’educazione per la vita, concreta, collegata alla realtà.
SCUOLE NUOVE

Alla fine dell’OFocento si sviluppano in Europa le cosiddeDe scuole nuove: scuole sperimentali dove si
conducono esperimen= dida>ci. Si sviluppano in Francia, Inghilterra, Germania, Italia e Svizzera, meno in
Spagna. Queste scuole propongono una dida>ca innova=va, diversa da quella tradizionale. I nuovi metodi
richiedono interazione, partecipazione dei bambini, cercano di s=molare la loro curiosità e gli propongono
a>vità interessanP. Queste scuole vengono isPtuite in campagna, perché c’è la convinzione che l’ambiente
campestre sia più sugges=vo, aFra>vo e mo=vante grazie al contaDo con la natura. Vi è così la possibilità
di fare escursioni, stare all’aria aperta. Queste scuole propongono una metodologia a>va.

ATTIVISMO

Queste scuole negli Sta= Uni= verranno definite ‘’scuole a>ve’’. Questa didaOca è vicina a quella aDuale
perché punta sull'aspeFo ludico, sulla crea=vità, sull’interesse del bambino, sulla mo=vazione, sul
coinvolgimento e sulla partecipazione. Dunque, l’esperimento di queste scuole diede o>mi risulta=.
L’a>vismo prevede esplorazioni nella natura, manipolazioni di ogge> nei laboratori, giochi vari,
educazione ar=s=ca (musicale, teatrale, espressiva, piDorica), educazione fisica. Le scuole a>ve
rappresentano un momento molto importante e di svolta nella storia della pedagogia.

Come dice il nome stesso, il bambino ha un ruolo a>vo e non passivo: si educa vivendo, sperimentando,
compiendo nuove esperienze, e non con la disciplina e l’imposizione. Da un punto di vista metodologico,
l’a>vismo propone l’applicazione delle leggi della psicologia all’interno della scuola: ciò che era stato
osservato dagli psicologi si cerca di inserirlo nel metodo, sopraDuDo per porre più aDenzione allo sviluppo
del bambino. L’aOvismo accusa la scuola tradizionale affermando che non è più adaFa ai tempi e che è
troppo sele>va. Le teorie della scuola a>va affermano invece che bisogna valorizzare tu> quanP. La
scuola tradizionale era gerarchica e disciplinante, premiava ed esaltava gli studenP migliori, mentre quelli
più scarsi venivano messi da parte e respinP.

Un'altra cri=ca compiuta dalla scuola aOva nei confronP di quella tradizionale riguarda l’apprendimento
passivo che richiedeva ascolto, memoria e obbedienza. I sostenitori dell’aOvismo vogliono invece che lo
studente sia responsabile, a>vo, e partecipante. Inoltre, la vecchia scuola impediva la collaborazione tra
gli studen=, anzi cercava di dividere: c’erano i migliori, i mediocri, e gli scarsi. Non vi erano situazioni di
socialità e aggregazione. Era poi noiosa perché non ascoltava gli interessi degli studenP, le a>vità venivano
decise solo dal maestro, al contrario della scuola aOva nella quale gli alunni possono proporre le loro idee.

La metodologia Pene conto delle fasi evolu=ve affinché l’intervento dida>co sia più mirato e adeguato, e i
risulta= possano essere migliori. Ciò significa che vengono faDe proposte idonee per le varie età e
rispeOve fasi dello sviluppo, tenendo conto anche dei prerequisi= maturaP dallo studente. La
collaborazione è molto importante per le scuole a>ve, quindi la socializzazione viene promossa mediante
le a>vità di gruppo, come le ricerche, le gite e le escursioni.

Un esempio di scuole aOve è quello dello scou=smo ideato dal generale inglese Baden Powell. Le
organizzazioni degli scout esistono ancora oggi e sono una sorta di scuola che permeDe di acquisire
conoscenze e abilità praPche ma sopraDuDo di socializzare. È un metodo che coinvolge tuDa la personalità
del soggeFo. Vengono svolte vere e proprie lezioni di scienze naturali, orientamento, geografia, ed
esplorazioni. Tale metodologia aOva è stata ideata perché i giovani inglesi erano troppo deboli, troppo
abitua= alle comodità, non conoscevano la fa=ca e non avevano alcun Ppo di formazione militare. Oggi
abbiamo due scuole di scou=smo: una caFolica e una laica, ognuna persegue il suo ideale di educazione.
DEWEY

Il più grande pedagogista della scuola a>va è Dewey. Secondo alcuni è il fondatore per i fondamenP sia
filosofici, sia pedagogici che ha dato all’a>vismo. Egli è fortemente condizionato dal pragma=smo, il quale
è forse l’unico contributo che l’America ha dato alla filosofia. La sua caraDerisPca è interessarsi solo a ciò
che è u=le, vantaggioso e concreto. Egli vuole che l’educazione abbia un’impostazione scien=fica.

Dewey ha una propria concezione della scuola che deve essere democra=ca: significa che nella scuola non
ci devono essere gerarchie, comandan= e obbedienze. Ma cosa significa vita democra=ca all’interno della
scuola? Le assemblee, i consigli e il rappresentante di classe sono forme che consentono allo studente di
esercitare i propri diri>. Queste cose sono state inserite nella scuola italiana nel 1974.

Egli dà poi molta importanza all’esperienza direFa per lo studio di tuDe le materie: una lezione sugli animali
è preferibile svolgerla al museo delle scienze naturali, dove si possono vedere direDamente e non solo sulle
figure dei libri. Dewey vuole una scuola di esperienza, viva, concreta. Oggi le nuove tecnologie ci vengono
incontro: una lezione svolta dal docente è meno interessante della visione di un documentario che
interesserà maggiormente gli studenP che apprenderanno meglio i conceO perché più moPvaP. Dewey
nota, inoltre, un nesso tra l’esperienza e l’intelligenza: l’intelligenza aumenta se vi è esperienza.
L’esperienza non è qualcosa di staPco, ma di dinamico, è un adaFamento con=nuo alla realtà esterna.
Mutate le condizioni esterne, sta al soggeDo trovare le modalità idonee di adeguamento, quindi è un
esercizio di intelligenza. È proprio l’esperienza che secondo lui determina la conoscenza e la cultura. Per
questo moPvo propone varie a>vità pra=che, come aOvità di cucina, di officina etc. Anche l’educazione
fisica è una materia fondamentale.

La scuola secondo lui deve valorizzare tuO gli interessi individuali, le a>tudini le vocazioni di ciascuno.
Anche lui ovviamente è contro la scuola tradizionale e propone dida>che all’avanguardia per quei tempi.
Questo insistere sull’educazione alla democrazia va considerato sullo sfondo degli scenari del momento. In
questo periodo la sua preoccupazione principale è quella di vedere lo sviluppo dei regimi totalitari del
‘900. Perciò lui vuole dare un contributo culturale forte, insistendo sulla democrazia e sull’educazione. Le
sue opere principali sono Il mio credo pedagogico e Democrazia ed educazione.

MONTESSORI

Maria Montessori era un medico e possedeva una formazione scien=fica posi=vista. Scrive Il metodo della
pedagogia scien-fica dove propone una teoria educa=va basata sull’osservazione del fanciullo, sulle sue
capacità mentali. Si è occupata inizialmente di sogge> con problemi sensoriali e questo l’ha resa
competente in termini di neurologia, memoria e apprendimen=. Lei è per il rinnovamento scolas=co dato
che non apprezza la scuola del suo tempo per come è impostata. Parla di psicologia collegata alla medicina
e vuole una psicologia applicata all’educazione: la psicopedagogia. Questa è la sua teoria non filosofica ma
scien=fica: applicare le leggi della psicologia al discorso educa=vo. Oggi siamo d’accordo con questa
impostazione, ma ai suoi tempi la pedagogia era perlopiù filosofica. A Roma svolge l’esperimento della Casa
dei bambini dove usa ogge> di materiali e misure diverse, per dare un’educazione di Ppo sensoriale. Lei
vuole puntare sulle percezioni e sulle sensazioni perché è convinta che siano le basi di partenza per un
pensiero riflessivo. Dunque, la Montessori riPene che il bambino lo si educhi non con discorsi astra> ma
esercitando i suoi sensi (odori, suoni, taDo, colori). Lei aveva intuito che per una correFa formazione del
bambino, per uno sviluppo della personalità integrale l’esercizio fisico e le s=molazioni sono importan=. Il
materiale ideato e usato da lei è deDo sperimentale.
La Montessori in parte è stata cri=cata perché ha elaborato un metodo valido, ma troppo standardizzato e
disciplinato. Il bambino da lei pensato deve obbedire alle indicazioni del maestro. Inoltre, lei non considera
più di tanto la crea=vità, la fantasia e l’immaginazione del bambino. Nel metodo della Montessori c’è
carenza dell’aspeFo affe>vo sociale ma dal punto di vista motorio, psicomotorio e cogni=vo é un metodo
valido. È conosciuta in tuDo il mondo, e numerose scuole uPlizzano il suo metodo.

GENTILE

Il pedagogista e filosofo neoidealista Giovanni Gen=le riesce ad elaborare un suo sistema filosofico e
pedagogico. Egli fu chiamato da Mussolini per riorganizzare e modificare la scuola italiana, aveva il compito
di creare un nuovo sistema scolas=co adaDo al regime fascista. Nel 1923 ci fu dunque la Riforma Gen=le,
che Mussolini definirà inizialmente “la più fascista delle riforme’’. La scuola fascista doveva essere sele>va
e gerarchica, una specie di piramide dove più si sale in alto più diminuisce la quanPtà di studen=. GenPle
dice che l’avanguardia è di pochi, non tuO possono pensare di diventare giudici e ingegneri, vi era una
rigida selezione sopraDuDo all’università. Oggi si parla invece di scuola per tu>. Il suo è un modello di
scuola più tradizionale, più in linea con la vecchia scuola caraDerizzata dal maestro autorevole.

La sua riforma ha introdoDo alcune novità come il liceo scien=fico anche se Gen=le va contro il posi=vismo
e desidera che la pedagogia abbia un’iden=tà filosofica. Lui definisce la pedagogia una scienza dello spirito,
la scuola deve essere un luogo di formazione spirituale. Il momento educa=vo sta nel rapporto spirituale
tra maestro e studente. GenPle dice che l’uomo ha una natura spirituale e che deve esserci una sintonia
tra docente e allievo. Dice inoltre che le classificazioni naturalis=che non consentono di apprezzare e
cogliere lo spirito della natura. GenPle è contro il dualismo e ogni meccanicismo e materialismo. Vi è una
visuale differente rispeDo a quella di medici e scienziaP come la Montessori, Decroly, Claparède etc.

Un altro punto della dida>ca di Gen=le riguarda la materia religione: egli la vuole inserire solo nelle scuole
primarie perché dice che il bambino non é in grado di afferrare conce> filosofici ma la religione, poiché lo
abitua alle idee astraFe, può essere propedeu=ca allo studio della filosofia. Lui considera la religione una
filosofia inferiore valida per i fanciulli e per le masse popolari. Quindi il suo metodo é passivo autoritario e
tra tuDe le discipline evidenzia quelle umanis=che e le più forma=ve sono per lui la storia e la filosofia.

Aveva ideato anche il liceo femminile, che fu un fallimento, desPnato a ragazze borghesi e aristocra=che.

L’impaFo della riforma Gen=le rimarrà anche nel dopo guerra, quando bisognerà defascis=zzare la scuola,
anche grazie al contributo di Lombardo Radice nei programmi del ’23.

DOPOGUERRA

Nel dopoguerra la scuola italiana è stata caraDerizzata da alcune riforme che hanno riguardato sopraDuDo
la scuola elementare. In questo periodo si è poi assisPto alla defascis=zzazione dei programmi e della
scuola da parte del generale Washburne, il quale si ispirava ai principi di Dewey. Il diba>to pedagogico del
tempo è stato animato da contras= e diba>= relaPvi alla scuola pubblica e privata e all’educazione laica e
caFolica. Tra le date più importan=:

• 1955: vengono emanaP i nuovi programmi della scuola elementare;


• 1962: viene isPtuita la scuola media unica;
• 1968: viene isPtuita la scuola materna statale;
• 1969: avviene la liberalizzazione dell’accesso all’università;
• 1974: vengono emanaP i decre= che isPtuiscono i consigli di classe e i collegi docen= con i
rappresentan= di classi e di is=tuto;
• 1977: viene emanata la legge 517 che abolisce le classi differenziali per i portatori di handicap.
Viene isPtuita anche la programmazione educa=va e dida>ca per cui occorre analizzare la
situazione di partenza, definire gli obbie>vi da raggiungere, individuare i metodi da uPlizzare e
infine compiere una valutazione. Questa legge é conosciuta anche come ‘’Legge della pagella’’,
perché aveva eliminato i voP e li aveva sosPtuiP con i giudizi;
• 1980: viene emanata la legge 382 che ha modificato l’università isPtuendo tre ordini di docenza:
professore ordinario, professore associato e ricercatore.

La scuola e la pedagogia aDualmente devono fare i conP con nuove realtà e sfide rappresentate sopraDuDo
dalla comunicazione che è completamente cambiata con l’avvento di Internet. La globalizzazione ha
eliminato le barriere tra i vari StaP e ha permesso di viaggiare con più facilità. Tra le nuove realtà ci sono
l’inquinamento per cui è necessaria un’educazione ambientale, o i flussi migratori per cui è necessario
integrare gli studenP di varie etnie, o ancora famiglie diverse da quelle tradizionali.

L’unificazione europea è un altro problema nuovo con la quale la scuola deve fare i conP: realizzare
un’educazione europea significa omogenizzare i curricoli, renderli simili o uguali affinché ci si possa
spostare da un liceo italiano a uno portoghese, da una facoltà italiana a una olandese automaPcamente.
L’obieOvo è quello di diventare Sta= Uni= d’Europa. L’unificazione europea è possibile compierla
legislaPvamente, culturalmente etc. ma innanzituDo bisogna avvicinare i ciFadini europei.

Ques=one Unione Europea

L’Unione europea è nata con vari step: in un primo momento c’era la CEE (comunità economica europea),
poi si è passaP a formule intermedie fino ad arrivare all’aDuale “Unione Europea” che però di faDo Unione
non è dato che ci sono molte convergenze tra i vari sta=. Frenano tale unificazione anche l’aumento di
localismi e spinte autonomis=che: molte popolazioni non tollerano l’esistenza di uno stato sovra nazionale,
rivendicano la loro cultura e non intendono rispeDare le leggi e i regolamenP europei. Abbiamo la bandiera,
la moneta, l’inno, il parlamento, la banca centrale europea, ma manca ad esempio un esercito europeo.

Per poter realizzare questa unificazione occorre parPre anche dalla scuola:

• Creando equipollenza dei =toli che avviene ora solo in parte;


• AdaDando i programmi scolas=ci;
• Potenziando le modalità di interscambio dei giovani europei, mediante viaggi di istruzione,
gemellaggi con scuole di altri paesi e i programmi Erasmus.

Le materie dal ruolo più importante sono:

• La storia che dovrebbe essere rivista rivalutando gli elemenP in comune e i momenP di alleanze;
• La religione crisPana;
• Le lingue straniere.

INTRODUZIONE ALLA PEDAGOGIA GENERALE

Nell'introduzione vengono ricordaP i caraDeri della pedagogia, disciplina complessa perché al suo interno ci
sono sia la teoria sia la pra=ca e sia la filosofia sia la scienza. Di conseguenza presenta anche più linguaggi.
È una materia che si occupa dei vari problemi e contras= tra scuole e posizioni diverse. La pedagogia ha
inoltre una propria riflessività e progeFualità, ed è per questo anche una materia cri=ca. È interdisciplinare
perché è caraDerizzata da più discipline come la psicologia, la sociologia, l’antropologia etc.
La pedagogia è infine an=nomica, cioè al suo interno conPene molte an=nomie ovvero posizioni
contrapposte. Alcuni esempi: mente e corpo, individualità e socialità, educazione laica e religiosa,
educazione umanisPca e scienPfica. Sono posizioni diverse che devono convivere nella pedagogia. Il
dialogo tra le due parP può portare al raggiungimento di un equilibrio intelligente.

Il volume si divide in tre par=:

1) Prima parte: L'iden=tà della pedagogia. Come e dove si colloca questa disciplina? Quali sono i suoi
caraFeri dis=n=vi? La carta d’idenPtà della pedagogia indica il suo statuto teorico o epistemologico
che la dis=ngue da altri saperi. La sua idenPtà viene analizzata sulla base del problema=cismo
pedagogico, approccio filosofico razionale e anPdogmaPco, aperto alla riflessione e che uPlizza
l’anPnomia per risolvere i problemi della pedagogia;
2) Seconda parte (da saltare): La pedagogia tra le scienze dell’educazione. Ricorda le teorie
pedagogiche che provengono dalla psicologia, dalla sociologia e dall’antropologia;
3) Terza parte: I luoghi e i tempi dell’educazione. Per luoghi si intende dove avviene l'educazione:
famiglia, scuola, associazioni, mass media etc. Per tempi si fa riferimento all’educazione di tuDe le
fasi evolu=ve: infanzia, giovinezza, età adulta e anzianità.

PRIMA PARTE: L’IDENTITA’ DELLA PEDAGOGIA

La pedagogia è una disciplina che sta tra scienza e utopia. Ciò significa che da un lato è scien=fica, si basa
su da= e teorie, mentre dall’altro è utopia cioè si basa sull’idealità che si vuole raggiungere, perché la
pedagogia aspira sempre a un miglioramento.

Molte teorie pedagogiche contengono utopia al loro interno: Comenio voleva scuole per tuO e
dappertuDo ma ovviamente si traDava di una cosa irrealizzabile, come era irrealizzabile l’educazione
proposta da Rousseau nel romanzo l’Emilio. TuDavia, entrambi sono riusciP a compiere dei progressi in
ambito pedagogico. Questo perché l’utopia rende la teoria più ambiziosa. L’utopia in sé non è raggiungibile
ma fornisce un percorso e una direzione da seguire per raggiungere anche solo una parte dell’obieOvo.

Quando si parla di iden=tà della pedagogia si parla del suo statuto aFuale. Nel corso del tempo ha
conosciuto tuDa una serie di condizionamen=, modelli educa=vi e concezioni culturali che l'hanno portata
ad essere quella che è ora. Nel ‘700/‘800 era molto diversa.

Un elemento che ha segnato la pedagogia è sicuramente la contestazione studentesca degli anni ‘60/’70, la
quale ha introdoDo molte novità e avanzato una serie di richieste. Prima di quesP anni non esistevano né
assemblee né consigli. Grazie ai movimenP studenteschi viene anche liberalizzato l'accesso universitario.

La pedagogia, nel rifleDere, si fa autocri=ca davanP ai condizionamen= che le provengono da altre materie
e cerca la sua autonomia scien=fica per non rimanere succube della filosofia come in passato. Nel cercare
la sua iden=tà e la sua autonomia, la pedagogia deve seguire due senPeri: uno teorico e uno pra=co.

Negli ulPmi tempi, la pedagogia si è avvicinata alle scienze dell'educazione. Anche le corren= filosofiche a
cui fa riferimento hanno un’impostazione più scien=fica: neoposiPvismo, pragmaPsmo ed empirismo. La
pedagogia vuole provare ad essere sperimentale, vuole fare suoi i criteri di osservazione scien=fica usaP
dalle altre scienze. Anche l’educazione vuole farsi più scien=fica e lo fa uPlizzando tecniche per osservare
gli studenP, per misurarli etc.
L’avvicinamento tra pedagogia e metodo scien=fico ha raggiunto il suo apice con Dewey che poneva al
centro del suo pensiero pedagogico l'idea di democrazia e dell’educazione alla scienza. TuDavia, questa
scien=ficità è stata cri=cata sia dalla pedagogia sia dalla filosofia, perché l’ogge>vità trascura gli aspe>
storici, culturali e linguis=ci. Si è quindi cercato di inserirli all’interno del paradigma empiris=co. Ciò
dimostra come la pedagogia non potrà mai essere solo scien=fica o solo filosofica, queste due dimensioni
devono convivere.

Qual è il rischio di assumere soltanto il paradigma empiris=co e scien=fico? È quello dello scien=smo, cioè
avere fiducia solo ed esclusivamente della scienza e volere che il discorso culturale sia solo sperimentale.
Questo renderebbe la pedagogia più debole perché la si sta privando di una parte essenziale della sua
personalità culturale. L’unico vantaggio di tale avvicinamento alle scienze è quello di aver reso più
autonoma la pedagogia, la quale è diventata anche meno succube della filosofia rispeDo al passato. La
pedagogia ha in questo modo una sua personalità.

MolP romanzi di utopia raffiguravano luoghi irreali, dove tuDo funzionava bene, gli uomini erano tuO
buoni, felici, sereni e non c’era la guerra. Queste opere hanno avuto la funzione di far pensare che, oltre al
nostro mondo, se ne possano pensare altri migliori. Il romanzo utopia è un genere che ha tra> educa=vi,
perché può sugges=onare colui che lo legge, sopraDuDo un adolescente. Ad esempio, la leDura di un testo
che parla di un grande sporPvo, può spronare un giovane, dargli una direzione. Si parla di utopia perché
non è deDo che egli possa arrivare a quel livello, ma è comunque incoraggiato a proseguire quel percorso.

Esistono anche le distopie, utopie irrealizzabili nega=ve.

Frabboni dice che oggi non esiste più la pedagogia, ma più approcci pedagogici perché sono molte le
visioni del mondo.

Le pedagogie vengono ricondoDe principalmente a due tradizioni: laica: conferisce più importanza
all’esperienza, alla scienza e alla storicità dell’educazione; religiosa (caDolica): più legata alla filosofia.

Tra gli approcci validi uPlizzaP in pedagogia c’è il problema=cismo pedagogico, usato dagli autori, che cerca
di far dialogare varie posizioni (anPnomia). Esempio: l’eteroeducazione è un’educazione che proviene
dall’esterno (genitore, insegnante etc.); per autoeducazione si intende invece l’educazione di sé stessi
(autodidaDa). Entrambe le educazioni devono convivere. Lo stesso discorso vale anche e non solo per:
teoria e prassi; libertà e autorità; lavoro e gioco; etc.

Frabboni considera il problema=cismo pedagogico che si rifà filosoficamente al razionalismo cri=co che
pone problemi ed è aperta al cambiamento, non è infaO per posizioni fisse pre-teorizzate o per sistemi
assolu= e intoccabili. È l’esaDo contrario della “pedagogia perennis”, pedagogia che una volta teorizzata
non viene più messa in discussione. Il problemaPcismo vuole invece rifleFere, conoscere altre prospe>ve
far dialogare le an=nomie. Se il primo caraFere della pedagogia è la complessità non si possono usare
pedagogie dogma=che, aforis=che e universali.

È necessario uPlizzare un approccio:

• Diale>co: perché assicura il confronto tra più posizioni;


• Trascendentale: perché non si fissa su una sola posizione, ma valorizza ogni polarità;
• Fenomenologico: perché contempla più dimensioni dell'esperienza educaPva.
Come si muove questo approccio difronte a un problema pedagogico? Deve innanzituDo individuare le
an=nomie e poi creare una sorta di oscillazione tra i poli per arrivare a un equilibrio o a una sintesi
intelligente che riesce a salvaguardare e soddisfare entrambe le posizioni. Se ci troviamo difronte a delle
polarità parziali bisogna superarle per farle vivere entrambe, e per farlo bisogna dare possibilità a più
modelli educa=vi. Per il problema=cismo non esiste un metodo ideale ma bisogna considerare le varie
posizioni e saper prendere ciò che c'è di buono nelle varie pedagogie e modelli. Quest’approccio si avvale
della ragione, della filosofia razionale, perché dà molta importanza alla storia e al contesto.

Una delle an=nomie principali è quella del rapporto tra teoria e prassi. Le due parP devono ovviamente
collaborare e procedere contemporaneamente in modo da rendere l'approccio pedagogico più efficiente.
In tuO gli ambiP è fondamentale possedere sia l'esperienza sia le conoscenze teoriche. Questo Ppo di
pedagogia non è elaborata a tavolino, teoria e prassi convivono.

Frabboni parla di:

• Alfabeto teorico della pedagogia;


• Epistemologia;
• Idee stellari della pedagogia;
• Metafora del gioco degli scacchi.

ALFABETO TEORICO

Frabboni si focalizza sull'oggeFo della pedagogia che è la formazione dell'uomo. Parla poi del linguaggio
chiedendosi se ne esiste uno specifico e se si può affermare un lessico pedagogico. La pedagogia usa in
parte un linguaggio filosofico, in parte un linguaggio scien=fico ma usa anche un linguaggio comune.

La logica pedagogica è ermeneu=ca, la modalità di comprensione si basa sulla diale>ca tra teoria e prassi:

• Se si parte dalla teoria bisogna vedere se vi è un riscontro nella prassi, altrimenP dovrà essere
correDa. TEORIA-PRASSI-TEORIA;
• Se si parte dalla prassi occorre teorizzare cosa si è ricavato dall'osservazione o esperimento. PRASSI-
TEORIA-PRASSI.

Il disposi=vo inves=ga=vo è il metodo usato dalla pedagogia per fare ricerca. Ci sono vari metodi, in quanto
ci sono vari seFori di ricerca, come per esempio la ricerca storica per la quale si usa il metodo storiografico.
Un altro Ppo di ricerca è la ricerca teorica, una ricerca che si occupa degli aspe> generali, in questo caso
della pedagogia. Molto uPle è la ricerca comparata che consente di fare paragoni tra varie realtà,
sopraDuDo tra i vari sistemi scolas=ci. TuDavia, quesP confronP non vengono faO per sPlare classifiche ma
per migliorarsi vicendevolmente. Infine, il metodo più uPlizzato è sicuramente quello sperimentale.

Cosa si intende per principio euris=co? Secondo Frabboni bisogna dare valore alla razionalità, l'approccio
deve essere razionale, an=dogma=co e deve considerare più possibilità e varie prospe>ve. Tale approccio
deve essere o>mista perché non bisogna mai arrendersi ma sempre ipoPzzare nuove strade. Il principio
euris=co è un principio di ricerca, in filosofia il termine sta per “invesPgaPvo”, “che approfondisce”.

Frabboni parla poi del paradigma di legi>mazione, ossia dell’iden=tà della pedagogia.
La pedagogia è un sapere che:

• Complesso;
• Plurale: possiede più posizioni al suo interno, tante pedagogie;
• An=nomico: conPene al suo interno tante an=nomie, posizioni diverse che devono convivere;
• Diale>co: prevede un dialogo intera>vo e un confronto costru>vo tra visioni differen=, affinché
si raggiunga una soluzione, si oDenga una risposta migliore ai problemi educa=vi;
• Genera=vo e trasforma=vo: realizza pra=che educa=ve concrete che permeDono di vivere un
processo di cambiamento.

Oggi la pedagogia parla di educazione permanente, dobbiamo apprendere sempre perché viviamo in una
società tecnologicamente complessa in con=nua trasformazione.

Frabboni parla anche dell'alfabeto empirico, parole chiave della pedagogia, il lessico pedagogico:

• Sviluppo e maturazione: l'educazione cerca di assecondare lo sviluppo e la maturazione


proponendo contenu= ada> all’età dell’individuo. Queste parole appartengono alla psicologia;
• Gioco: i metodi contemporanei sono perlopiù ludici, sopraDuDo nella scuola dell’infanzia e
durante i primi anni delle elementari. Sono invece sempre meno uPlizzaP i metodi autoritari;
• Diversità: tale conceDo nella vita scolasPca è sempre presente perché gli studen= sono tu>
diversi, le differenze non sono solo di genere e di età ma vi sono diversità di ogni =po. L'insegnante
deve saper valorizzare ogni individuo tenendo conto delle sue specificità. Ovviamente per gli
studenP con abilità speciali, un tempo definiP diversamente abili, verrà proposta una dida>ca
par=colare. Il docente deve dunque possedere competenze di questo Ppo;
• Autonomia: è un obie>vo fondamentale da raggiungere, la scuola deve rendere i bambini
autonomi, in grado di pensare con la propria testa, sviluppare un pensiero cri=co ed essere più
responsabili. L’autonomia deve tuDavia essere equilibrata alla società;
• Crea=vità: è importante essere in grado di usare un pensiero divergente, non applicaPvo e tecnico,
ma un pensiero in grado di ideare qualcosa di nuovo. La crea=vità va col=vata scolasPcamente e
ogni materia ha le sue modalità per esercitarla e migliorarla;
• Formazione intelleFuale: fa riferimento alla sfera cogni=va della persona. Tale formazione è
l'istruzione. TuDe le materie, con i propri linguaggi e contenuP, sono finalizzate alla formazione
intelleFuale di ogni studente;
• Formazione affe>va: avviene inizialmente in famiglia ed è fondamentale per uno sviluppo
equilibrato dell’individuo. Il bambino con carenze affe>ve avrà problemi di Ppo cogni=vo che
potrebbero incidere sulla sua personalità e ostacolarlo in determinaP apprendimenP. La personalità
è unica e i problemi di un'area si rifleDono su tuFe le altre.
• Formazione este=ca: perseguita sopraDuDo da materie come la storia dell'arte, il disegno, la
musica ma anche da discipline scienPfiche come la geometria. Il senso este=co va promosso, è
interessante cogliere le proporzioni, le forme, le figure, gli accostamenP dei colori etc.;
• Formazione sociale: la socializzazione è molto importante e la scuola deve proporre momenP di
cooperazione come lavori di gruppo e gite scolasPche, affinché il gruppo classe socializzi;
• Formazione corporea: è la formazione fisica, uPle anche per riconoscere problemi fisici nella fase
di crescita;

Questo è il cosiddeDo alfabeto empirico: parole chiave legate al lessico pedagogico.


EPISTEMOLOGIA “Idee stellari della pedagogia” e Metafora del gioco degli Scacchi

La pedagogia proposta dagli autori è an=dogma=ca e deve condurre una specie di ‘’par=ta’’, secondo lo
schieramento degli scacchi, contro quella dogma=ca. Ogni elemento della scacchiera rappresenta un
elemento della pedagogia an=dogma=ca:

• Pedoni: i sogge> della formazione, gli studen=, che presentano tra loro delle differenze all'interno
della classe (di genere, individuali, culturali, sociali, linguisPche, etniche);
• Alfieri: i linguaggi della pedagogia, i quali sono molteplici come lo sono i problemi di cui si occupa.
Inoltre, il linguaggio pedagogico ricorre spesso alle metafore;
• Torri: la logica della pedagogia, un alternarsi e un aiutarsi reciproco tra teoria-prassi-teoria e
prassi-teoria-prassi;
• Cavalli: il disposi=vo inves=ga=vo, ossia il metodo di ricerca da uPlizzare;
• Regina: il principio euris=co, la pedagogia studia, problemaPzza e ricompone le an=nomie;
• Re: l'iden=tà della pedagogia, la sua consistenza teorica e la sua validità tra i saperi.

Che linguaggi usa il discorso pedagogico?

• Anali=co-descri>vo: è un linguaggio esplica=vo dove la teoria pedagogica deve spiegare qualcosa;


• Narra=vo: è un linguaggio che deve interpretare una determinata situazione;
• Retorico-persuasivo: è un linguaggio sugges=vo, ricco di figure retoriche per persuadere;
• Senso comune: è un linguaggio normale che può uPlizzare chiunque;
• Analogia e metafora: è un linguaggio che usa figure retoriche per rendere più chiaro un conceDo.

Frabboni parla di prassiologia, l'alfabeto pra=co della pedagogia. Quali sono le parole chiave?

• Educazione: inteso come allevare e/o condurre, portar fuori qualcosa che c'è già dentro di noi. È
legata alla famiglia, alla scuola e alle associazioni;
• Istruzione: riguarda solo l'aspeDo cogniPvo, fa riferimento alle competenze intelleDuali di un
soggeDo. È propria della scuola;
• Formazione: si occupa di far ‘’acquisire una forma’’. È un conceDo più ampio rispeDo all'educazione;
• Sviluppo: lo sviluppo è sempre aperto ai cambiamenP ed è un processo mulPdimensionale. Si parla
di Long Life Learning, apprendimenP per tuDa la vita;
• Gioco: è un momento educaPvo importante che favorisce gli apprendimenP aDraverso il metodo
ludico. Ha anche una funzione psico-diagnosPca perché osservare un bambino mentre gioca
permeDe di cogliere aspeO della sua personalità che normalmente sfuggono.

Il pedagogista deve saper rifleDere sui problemi dell’educazione, che sono sostanzialmente di due Ppi:

• Problemi classici, quelli che ci sono sempre staP e sempre ci saranno. Esempio: rapporto genitori-
figli, rapporto maestro-alunno, premi e punizioni etc.;
• Problemi nuovi, emergenP. Esempio: problema ambientale, società mulPculturale, internet etc.;

Come agisce la pedagogia nei confron= dei problemi dell’educazione?

La pedagogia deve prima individuare il problema, poi affrontarlo e infine dargli una soluzione. Quello
pedagogico è un pensiero problema=zzante, cri=co e che non si accontenta dell’evidenza ma vuole andare
oltre, studiare le cause e fare ipotesi. L’insegnante non deve separare la famiglia dalla scuola, o le agenzie
educa=ve dal resto, ma deve saper inquadrare il tuDo in un unico percorso, in un progeFo unitario.
TERZA PARTE: I LUOGHI E I TEMPI DELL’EDUCAZIONE

I tempi dell’educazione sono: infanzia, giovinezza, età adulta e anzianità.

I luoghi dell’educazione sono: famiglia, scuola, associazioni culturali e mass media.

Il problema per Frabboni è che i luoghi della formazione non sono raccorda= tra loro, ognuno procede per
conto proprio generando confusione. Se un bambino riceve determinate indicazioni da parte dei genitori,
ma a scuola gli si dà un altro Ppo di messaggio e agli scout o in parrocchia un altro ancora, e infine viene
suggesPonato da ciò che ha visto in TV, è chiaro che egli sarà disorientato. È dunque necessario raccordare
tali luoghi. Per i mass media in parPcolare occorrerebbe selezionare i contenuP da visionare perché i
bambini non dispongono dei filtri necessari per gesPre tuDe quelle informazioni. Egli è convinto che la
scuola e la famiglia si debbano alleare per contrastare i mass-media. Il sistema formale e non formale
devono unirsi contro quello informale.

La scuola è fondamentale per il lato cogni=vo e sociale e talvolta corporeo, mentre la famiglia lo è per il
lato emo=vo del bambino. Anche gli en= locali e l’associazionismo sono molto importanP per l’aspeFo
sociale e corporeo.

Secondo Frabboni la scuola non deve essere separata dal territorio perché altrimenP non avverrebbero gli
scambi per la formazione, esperienze concrete che fanno in modo che lo studente veda e capisca l’u=lità
dell’istruzione. Esempio: la lezione di botanica svolta in giardino è più interessante di quella svolta in classe.
TuDavia, questo Ppo di dida>ca non deve cancellare l’istruzione formale, perché non può essere tuDo
gioco ma ci deve essere un equilibrio. Sulle agenzie educa=ve Frabboni dice che occorre una loro
ricognizione cri=ca.

La scuola prevista e isPtuita dal ministero è una scuola ideale, ma la scuola reale è ben diversa: Da questo
punto di vista la scuola italiana è deludente e insufficiente. Quali sono i rischi e pericoli di queste scuole?

• Assenza di una poli=ca di riforma: manca una riforma scolas=ca complessiva, non ci sono leggi
incisive per migliorare la scuola italiana, né a livello prescolare né nella scuola primaria;
• Non esiste un’educazione permanente: l’educazione post-scolas=ca, gli eventuali percorsi
forma=vi e di aggiornamento, va svolta per conto proprio. Lo stato non fornisce un’educazione
permanente che vada fino all’anzianità. Le proposte educaPve esistenP sono private;
• Incapacità dello Stato di avere una visione complessiva integrata: i termini educazione e
formazione fanno pensare alla scuola, ma in verità ci sono tante altre realtà come associazioni,
internet, famiglia etc. TuDavia, i vari provvedimen= legisla=vi sono frammentari e slega= fra loro;
• Forbice nord-sud: c’è una differenza notevole tra le scuole del nord e quelle del sud Italia. Abbiamo
due Italie: in quella seFentrionale vi è un sistema scolas=co avanzato, edifici in oOmo stato, buona
organizzazione, servizi efficienP etc. e infaO c’è un livello di dispersione scolas=ca e bocciature
minore rispeDo a quella meridionale, dove si verifica tuDo il contrario;
• Libero mercato della cultura: il mondo del lavoro vuole un’istruzione formale, veloce e limitata. Si
punta sulla formazione privata dei lavoratori affinché abbiano un’istruzione più specifica;
• Senescenza delle conoscenze: i programmi sono in ritardo, gli argomen= proposP dalla scuola sono
arretra=, mentre il mondo è andato avanP i manuali sono rimasP quelli di anni fa. Il rischio è che lo
studente acquisisca informazioni non più spendibili;
• I governan= poli=ci non scommeFono molto sulla scuola: per lo Stato spesso la scuola è un
problema secondario. Il neoliberismo vuole più società e meno stato. Il neointegralismo vuole più
scuole private e meno pubbliche.
Frabboni propone delle soluzioni. Secondo lui occorre compiere una riforma contro la mortalità scolas=ca
(insuccesso scolasPco, abbandoni e bocciature). Occorrono interven= qualita=vi e quan=ta=vi adeguaP a
garanPre a tuO il diriFo allo studio. Lui parla di un piano poliennale di intervento, di un sistema di
educazione permanente e di un sistema forma=vo pubblico e integrato, unitario che dovrebbe riguardare
tuFe le scuole italiane. La scuola deve essere efficiente, autonoma ed equa. Egli vorrebbe inoltre l’obbligo
scolas=co fino ai 18 anni.

La scuola unitaria deve avvicinare il centro alla periferia: per centro intende Roma con tuDe le en=tà
scolas=che d’Italia. Ci vuole avvicinamento nel senso che non è il ministero a dover comandare e tuO gli
altri devono eseguire, ma occorre più dialogo per capire le esigenze delle periferie e dar loro autonomia. I
dirigen= scolas=ci conosco il territorio e le necessità della propria scuola. Bisogna anche fare più
orientamento, in quanto spesso chi abbandona la scuola ha semplicemente sbagliato a scegliere indirizzo.

Un altro punto riguarda la famiglia: la relazione genitori-figli è fondamentale, complessa e favorisce


l’educazione emo=va. Bisogna evitare premesse su qualcosa che potrebbe non andare perché si traDa di
profezie che si autoavverano che possono condizionare inconsciamente il soggeDo. Non bisogna
nemmeno mai dire l’opposto perché si potrebbe solo illudere l’individuo. I genitori ansiosi diventano
iperprote>vi e puntano molto sui bambini convin= che arriveranno chissà dove, l’oOmismo e l’entusiasmo
vanno bene ma occorre fare aDenzione alle eccessive speranze ed illusioni. I genitori devono
semplicemente dare fiducia e sostegno ai propri figli. Devono inoltre fare in modo che sviluppi un pensiero
cri=co e crea=vo per affrontare le situazioni affinché il bambino non cresca pauroso o totalmente
dipendente dal genitore. Ogni bambino è eccezionale perché è unico e originale. È sbagliato usare il
termine “bambino normale”, bisogna stare aDenP anche con il linguaggio. La con=nuità tra scuola e
famiglia si realizza con i colloqui, questo dialogo andrebbe valorizzato dato che spesso non avviene.

Quali sono i principali problemi odierni dell’educazione?

• Obbligatorietà scolas=ca;
• Alfabe=zzazione debole;
• Tempo libero, sempre più organizzato in senso commerciale;
• Eurocentrismo, tende a rallentare il processo interculturale.

Tipi di fraFura:

• FraFura fra scuola ed extra scuola: vengono insegnaP valori diversi;


• FraFura interna scolas=ca: non c’è con=nuità fra i diversi gradi scolas=ci;
• Disconnessione orizzontale;
• Omologazione culturale: dovuta dai mass media che creano solitudine fra i giovani e che rendono
la socializzazione virtuale. Propongono linguaggi e alfabe= omologa= (emoPcon).

Anche l’anzianità presenta problemi di Ppo educa=vo e forma=vo. C’è chi li rispeDa e li cura, ma, spesso c’è
indifferenza e insofferenza perché la società si basa su un modello adultocentrico, in cui essi si trovano a
disagio. L’anziano ha sicuramente problemi di insicurezza ed esistenziali, accompagnaP da stereo=pi relaPvi
al faDo che sia un’età di involuzione sia fisica che mentale. Tra i vantaggi c’è, ad esempio, aver avuto una
vita ricca di esperienza. L’anziano nostalgico dei vecchi tempi perde qualsiasi interesse e le patologie
rendono più problema=ca questa età perché si deve trovare il modo di compensare le abilità
compromesse. Grazie all’esercizio mentale e all’allenamento con=nuo l’anziano può conPnuare ad essere
vivo, a>vo e lucido. TuDavia, è fondamentale acceDare il mutamento, il faDo di invecchiare. Per sfogarsi
l’anziano può scrivere la sua autobiografia. È un momento in cui si comprende meglio sé stessi.
Occorrerebbe educare a invecchiare: spiegare come affrontare questa fase della vita, come acceFare la
propria condizione e capire che si possono ancora provare soddisfazioni ed emozioni. È chiaro che in un
mondo dove tuFo cambia molto velocemente, un anziano si trova ancora più spiazzato e spaventato,
pertanto necessità di un aiuto da parte delle nuove generazioni. In passato accadeva il contrario, era
l’anziano a fornire ai più giovani le nozioni spendibili grazie all’esperienza maturata. Gli anziani soffrono di
solitudine, perciò, è importanP favorire la loro socializzazione mediante, ad esempio, i centri di
aggregazione. Occorrerebbero anche proposte di educazione fisica perché è fondamentale per loro tenere
la mobilità ar=colare, perdere flessibilità il meno possibile, conservare l’equilibrio e la coordinazione.

Oggi, l’anziano manPene un potere maggiore in termini economici e patrimoniali perché le preceden=
generazioni hanno avuto oOme pensioni, opportunità di guadagno e inves=mento. Da piccoli hanno anche
conosciuto la guerra sia direDamente che indireDamente, e questo ha ovviamente segnato le loro vite.
Segnano la vita di una persona anche even= il matrimonio, il successo, il decesso di un familiare, una
mala>a grave, un incidente, avere un figlio etc. Sono tuO even= trasforma=vi che fanno maturare e
rifleFere e possono far cambiare le idee e gli orientamen= di una persona.

Gli en= locali sono le regioni, le province, i comuni, e vanno dis=n= dal governo centrale, il ministero di
Roma, che decide per tuDe le scuole d’Italia. Gli en= locali hanno dei margini di autonomia ed entro cerP
limi=, di bilancio o legislaPvi, possono finanziare, decidere e organizzare. Gli enP locali possono
intraprendere interven= educa=vi a favore sia della scuola sia dell’extra scuola. Qui non è lo stato che
decide ma i poli=ci del posto. Sono interven= mira= all’educazione di bambini, giovani, adulP e anziani.

Dal dopo guerra fino agli anni ’70, gli en= locali avevano solo funzione di assistenzialismo e sostegno, Dagli
anni ‘80 si sono rinnova= ma nonostante le tante proposte e iniziaPve, mancava un progeFo generale. Poi,
col passare degli anni gli interven= degli enP locali hanno iniziato ad essere più fruFuosi e mira=.

L’ente locale, secondo Frabboni, deve capire meglio la situazione presente, come si sta evolvendo la
società e quali sono le tendenze del futuro.

Il cliché ricorrente in Italia è quello dell’educazione uguale alla scuola pubblica per cui il bambino si forma
con gli insegnanP. Ma la formazione è qualcosa di più ampio. Ci sono tante alterna=ve. L’importante è che
siano ben integrate e che abbiano uno scopo comune con la scuola. Ad esempio, nelle ludoteche gli
educatori devono uPlizzare le stesse metodiche della scuola, lo stesso approccio e la stessa pedagogia.
Quindi il sistema forma=vo è policentrico rispeDo a un tempo. L’ente locale deve dunque cercare di evitare
la frantumazione educa=va. Si deve preoccupare, ad esempio, delle inizia=ve culturali proposte a scuola,
deve sapere se gli vanno contro o se sono in sintonia con essa. C’è bisogno di un collegamento.

Nell’ambito del sistema non formale è molto importante l’associazionismo che si basa sopraDuDo sul
volontariato, è legato ad iniziaPve no profit e viene definito terzo seFore, oggi in espansione. Occorre però
censire e coordinare queste associazioni perché sono tanPssime, di ogni Ppo, e spesso sfuggono al governo
centrale. TuDavia, bisognerebbe anche aiutarle, sia in termini finanziari che isPtuzionali, perché molto uPli.
Queste associazioni hanno un ruolo forma=vo, di aggregazione e acculturazione permeDendo a persone
con gli stessi interessi di socializzare. Per i più giovani è qualcosa di aggiun=vo che va ad integrarsi con le
conoscenze scolasPche. Danno dunque enormi contribu= culturali in tuO gli ambiP, da quello scienPfico a
quello arPsPco o sporPvo. Propongo esperienze che vengano incontro ai bisogni di tuDa la comunità.
LE STAGIONI DELL’EDUCAZIONE

Per stagioni dell’educazione si intendono i tempi della vita e della formazione. Oggi si parla di formazione
permanente, per tuDa la vita, ma c’è un Ppo di educazione specifica per ogni fase. Le quaFro stagioni che
vengono individuate sono l’infanzia, la giovinezza, l’età adulta e l’anzianità.

La prima cosa da chiarire è che il bambino non è un piccolo adulto. La differenza è sia quan=ta=va perché il
bambino sa poche cose e l’adulto molte, ma sopraDuDo qualita=va perché il bambino ha un modo di
pensare completamente diverso da quello dell’adulto. La difficoltà sta nel meDersi nei panni del bambino.
Tra i pochi che ci sono riusciP c’è Rousseau, meDendo per iscriDo come il bambino vede il mondo.

Frabboni ricorda i seFe diri> dei bambini: comunicazione; socializzazione; autonomia; movimento;
esplorare; conoscere; fantasPcare.

Il bambino non deve essere considerato un lavoratore, ma solo un figlio e uno scolaro da educare, del
quale vengono riconosciuP i diriO e i bisogni. Il mondo dei bambini è poco considerato ed è ancora
dipendente dagli adulP. Il modello aFuale è adulto centrico. Va tenuto sempre presente quando si rifleDe
sulla pedagogia e sulla didaOca di questa età. L’infanzia è privata dei suoi linguaggi, valori e pensieri. Gli
adul= impongono le proprie idee al bambino che non le può recepire e le vive come imposizioni.

I mass media che svolgono un lavoro di pubblicità forniscono un’immagine del bambino retorica,
‘’caramellosa’’, che vive in un mondo ideale (famiglie perfeDe del Mulino Bianco). Questo è il bambino
immagine della famiglia, il che significa che se egli è sorridente, ben vesPto, contento e felice vuol dire che
la famiglia è eccezionale. Nemmeno questo approccio all’infanzia va bene perché ancora una volta si
negano o non si considerano i diri> dei bambini.

Occorre una sensibilità parPcolare, psicologica e pedagogica per capire i bisogni del bambino. La scuola e
la famiglia devono progeDare nuove iden=tà a favore del bambino, il quale deve essere considerato
insieme a diri>, esigenze e bisogni Ppici dell’infanzia. Secondo Frabboni la nuova immagine del bambino
deve essere innanzituDo sociale: il bambino deve giocare, socializzare, conoscere gli altri bambini. Si deve
formare un bambino integrale, ossia che abbia un’educazione completa che comprenda la sfera sociale,
affe>va, cogni=va, e corporea. Un bambino formato su più dimensioni: cultura, linguaggio e valori.

Inoltre, parla di un bambino che deve essere un piccolo Ulisse, cioè il bambino omerico, nel senso che
occorre dargli tuDe le possibilità, le opportunità di esplorare, muoversi, conoscere e creare. Questo i
genitori lo possono fare dando ai bambini giocaFoli crea=vi e non ripePPvi, per esempio i maFoncini lego.
Il bambino omerico per non va ingabbiato, non deve stare fermo ad obbedire.

[Discorso sul gioco nelle pagine precedenP.]

Quello della giovinezza è un periodo molto complesso, ricco di sfacceFature e differenze che possono
essere culturali, psicologiche, di Ppo sociale e territoriale. Tra i problemi della giovinezza vi sono la
marginalità sociale e la disoccupazione.

I giovani avvertono un futuro incerto, hanno molP pun= interroga=vi, non sanno se riusciranno a oDenere
una collocazione lavora=va soddisfacente e questo pesa psicologicamente su di loro, si sentono smarriP.
Questa sensazione è dovuta anche dalla mancanza di progeFualità e valori. Inoltre, c’è spesso un confliFo
fra i giovani e gli adul=, ai quali i primi rispondono con distacco, cioè non si interessano della società degli
adulP, della poli=ca, della vita civile. Scelgono le loro comodità, di stare a proprio agio, per esempio la
musica o il gruppo dei pari.
OltretuDo la scuola non fornisce loro una cultura aDualmente spendibile è distaccata dal mondo in
conPnua evoluzione e propone nozioni troppo teoriche e astraDe. Sempre più giovani non vanno volenPeri
a scuola, non hanno l’entusiasmo di apprendere e trovare gli amici.

Invece nell’extra scuola, dice Frabboni, il giovane è vi>ma dei mass media: è bombardato da pubblicità,
slogan, immagini etc., le quali sono secondo lui le cose più importan= per vivere bene. Ma è bene ricordare
che ciò che propongono i mass media non corrisponde alla realtà. Da un lato la realtà virtuale potrebbe
renderlo più rea>vo e s=molato, potrebbe riuscire a fargli oDenere qualcosa, ma dall’altro distrugge la sua
autos=ma. Quello che viene propagandato è una distopia, un’utopia fasulla.

Le prospe>ve da dare ai giovani devono essere concrete. La scuola dovrebbe promuovere valori validi
come il rispeDo per la vita, la solidarietà, l’impegno sociale, l’importanza della salute e dell’ambiente. È
inoltre fondamentale parlare di educazione alla pace, educazione integrale ed educazione mulPetnica.

Gli adolescen= hanno dei problemi e la scuola deve cercare di andargli incontro, individuando sopraDuDo
coloro che hanno problemi più seri, per esempio di droga o altro, ed informare le famiglie. L’adolescenza è
un periodo di transizione, di passaggio.

Oggi non esiste più la configurazione fase ascendente, dell’adul=tà e calante. Si parla semplicemente di un
costante cambiamento, di un conPnuo modificarsi.

Anche quella dell’adul=tà è una fase complessa. I problemi dell’adulto sono legaP sopraDuDo al mondo
lavora=vo e alla famiglia, entrambi richiedono delle responsabilità. La pedagogia degli adul= propone
spesso l’uso dell’autobiografia, uPle per capire il proprio percorso ed eventualmente modificarlo. Gli adulP
hanno poi bisogno di a>vità spor=ve, socializzan= e di aggregazione per conoscere coetanei con gli stessi
interessi. La pedagogia degli adulP prima era semplicemente la formazione professionale.

Nell’adulto compaiono talvolta tracce dell’infanzia perché alcuni individui sono rimasP legaP a schemi e
mentalità abbastanza infan=li o adolescenziali. Alcuni studiosi parlano di ‘’adultescenza’’, modalità spesso
adoData per scappare dalle proprie responsabilità. Molte persone mollano anche il loro lavoro per vivere
spensieratamente.

I PRINCIPI E LE PROBLEMATICHE PRINCIPALI DELL’EDUCAZIONE INTERCULTURALE

L’educazione deve prendere in considerazione le classi interculturali, con studen= di altre etnie, con un
mondo che cambia velocemente perché i flussi migratori sono sempre di più. I principali flussi migratori
vanno dal Sud al Nord e dall’Est all’Ovest della Terra. L’Europa è una meta ambita per diversi moPvi: c’è più
libertà, sicurezza, opportunità etc. La scuola deve rifleDere su questo problema e lo fa aDraverso due
discipline: la pedagogia interculturale e la dida>ca interculturale. Entrambe vogliono l’integrazione e il
dialogo, non un semplice accoglimento e acceFazione. L’inclusione è però un processo lento e complesso,
che richiede parPcolari strategie dida>che e metodologiche.

MolP pedagogisP ritengono che sia una ricchezza avere in classe un bambino che viene da un altro Paese
perché rappresenta un altro mondo di cui può raccontare gli aspeO naturali, sociali, militari, poliPci etc.

Si pensa che il problema maggiore sia quello linguis=co, ma è vero solo in parte perché, se un ragazzo
proviene da un Paese di lingua neola=na o colonizzato, non avrà grosse difficoltà a parlare l’italiano. Tali
difficoltà linguis=che può incontrarle un bambino che ha un altro alfabeto, ad esempio cinese o arabo. Per
quanto riguarda l’insegnamento bisogna tenere conto dell’età degli studen=: a quelli del primo ciclo si può
insegnare a tu> quanP insieme la lingua italiana, mentre più avanP occorrerebbero lezioni private.
La vera difficoltà è la differenza culturale. Il nostro percorso scolas=co non viene acceFato perché è
impostato in termini culturalmente diversi, con riferimenP ad altri valori e principi. Vuol dire che le
famiglie di quesP bambini possiedono un’altra idea di lavoro, famiglia, stato, religione etc. e si trovano a
disagio nella nostra cultura. La scuola cerca di rimediare con figure come il mediatore culturale, insegnan=
di sostegno e varie a>vità di integrazione. I mediatori facilitano il dialogo tra le parP ma non fungono solo
da traduDori, spiegano sopraDuDo i valori, la mentalità e la cultura di un determinato popolo. All’interno
della scuola si parla anche di tutoraggio tra alunni italiani ed extracomunitari. Importante è anche il
gemellaggio in scuole e paesi diversi per comprendere le altre culture.

Le classi mul=etniche sono sempre più frequen=: nelle grandi ciFà italiane si è arrivaP ad oltre il 50% di
studen= di altra etnia; pertanto, gli insegnan= devono essere prepara= e rivedere l’organizzazione della
scuola. Non serve solo una riflessione pra=ca, ma anche teorica: occorre rivisitare le teorie educa=ve.
Occorre che la scuola riorganizzi gli spazi e i tempi e sensibilizzare tuO i docen= dando loro gli strumen=
teorici e pra=ci adaO. Per far comunicare e socializzare culture differen= possono essere uPlizzaP i
linguaggi universali, ad esempio, le a>vità spor=ve conosciute ovunque come il calcio.

Il mul=culturalismo è presente nell’Unione Europea, nei singoli sta= e nelle ciFà. Quello che ci si chiede è
se è possibile una coesistenza pacifica visto che abbiamo abitudini, valori e mentalità diverse. È possibile
solo se adoOamo tuO una mentalità transculturale, più aperta e moderna. Bisogna abbandonare la
propria visione etnocentrica, che nel nostro caso è eurocentrica. MolP dei problemi nel rapporto con i
sogge> extracomunitari nascono da equivoci e incomprensioni. Per capire l'immigrato bisogna capire il
suo contesto di provenienza, che cosa lo ha mo=vato a par=re dal suo paese. Le mo=vazioni possono
essere: caresPe, siccità, confliO etnici o poliPci, guerre civili etc.

Nel primo capitolo, la D’Ignazi parla della scuola e della migrazione. QuesP flussi in aumento sono dovuP
all’esplosione demografica dell’Africa e dell’Asia. Qualcuno ha deDo che siccome la società italiana è
mul=culturale da poco tempo, sarebbe intelligente vedere come fanno le società che lo sono da più tempo.
Inoltre, Il sud Italia è un luogo di transito, i migran= puntano principalmente al nord Italia e se ne hanno la
possibilità preferiscono andare in altri paesi europei, dove ci sono migliori condizioni lavora=ve. Gli
extracomunitari in Italia svolgono tuO i lavori ormai disprezza= dai ciDadini italiani. Talvolta vengono visP
come potenziali concorren= nei lavori manuali perché fisicamente for= e disposP al sacrificio.

TuDavia, anche paesi come gli USA, non hanno adeguatamente compiuto un’educazione interculturale
degna di essere chiamata tale: hanno infaO spesso faDo ricorso all’assimilazionismo per cui l’immigrato
avrebbe dovuto rinunciare alla sua antropologia storica e alle proprie radici, per diventare, in questo caso,
ciFadino statunitense. Questa educazione mulPculturale tendeva a separare i mul=etnici e creava
intolleranze e pregiudizi. Si è però notato come con l’interazione questo confliFo poteva diminuire. Le
culture devono coesistere: non esiste una cultura superiore alle altre. Ci deve essere dialogo e rispeFo
reciproco. Occorre dunque educare alla democrazia, alla diversità, alla cooperazione e alla condivisione. Si
punta ad una pedagogia dell'uguaglianza capace di offrire pari opportunità e far convivere le diversità.
Affinché questo avvenga è importante la posizione delle famiglie e la formazione degli insegnan=.

Bisogna poi saper uPlizzare correDamente la terminologia, ad esempio, non si può confondere la parola
razzismo con la parola classismo. Il razzismo fa riferimento a differenze etniche, mentre il classismo fa
riferimento a differenze di Ppo sociale. Oppure, è scorreDo uPlizzare l’espressione paesi soFosviluppa=,
bensì è correDo dire paesi in via di sviluppo.

Acquisire una sensibilità interculturale significa saper riconoscere, acceFare e valorizzare le differenze.
Libro di Cas=glioni considerato come un approfondimento di quello D’Ignazi.

Il =tolo è “La comunicazione interculturale” e il soFo=tolo è “Competenze pra=che”. Questo ci dice che
l’aspeFo teorico è importante ma quello pra=co è fondamentale. La cognizione teorica è necessaria ma
occorre sopraDuDo l’esperienza. L’autrice afferma inoltre che occorre saper conceFualizzare l’esperienza
vissuta, cioè tradurla in termini teorici, meDerla per iscriDo. Questo procedimento consente di trasferire le
competenze in altri contes= in maniera flessibile, ossia capire in quali contesP va bene e in quali no.

Esempio: un’insegnante ha conosciuto un alunno tunisino del quale ha capito la mentalità, le abitudini etc.
Ma, siccome ha conceDualizzato male quest’esperienza, dopo un paio di anni si ritrova in aula un alunno
brasiliano e uno giapponese e uPlizza gli stessi metodi usaP con il bambino tunisino. Sta commeDendo un
errore perché sta generalizzando, in praPca sta dicendo che con i bambini di altre nazionalità bisogna fare in
quel determinato modo, perché in precedenza aveva faDo così.

Il modello preso in considerazione dalla Cas=glioni è sia quello dell’etnocentrismo, di coloro convinP che la
propria cultura sia superiore alle altre, sia quello dell’etnorela=vismo che considera tuDe le culture
paritarie. Il passaggio dall’etnocentrismo all’etnorelaPvismo è graduale, ci sono delle tappe intermedie.

Questo modello tende ad un'evoluzione che parte dal punto più basso che è la negazione, di cui fanno
parte coloro che non riconoscono neanche le differenze, non vogliono confliO ma separazioni e compiono
generalizzazioni, ad esempio, usano la parola “asia=co” per tuO i popoli senza disPnguere giapponesi,
cinesi, coreani etc. In questa fase si trova chi ha poche conoscenze delle altre culture e popoli per cui
genera degli stereo=pi.

Invece, chi sta ad un livello di difesa, possiede già informazioni in più rispeDo a chi nega, ma parte dal faDo
che la propria società è superiore e posi=va mentre le altre sono inferiori e nega=ve. Dunque, chi si
difende riconosce le differenze ma non le acceFa. È comunque già un passo avan=, nonostante chi si trovi
in questa posizione si senta aFaccato e denigri spesso le altre etnie. A volte assume un aDeggiamento di
difesa al contrario, cioè capovolge la situazione e se la prende con i suoi compatrio=, affermando che le
altre culture sono neDamente superiori alla propria. Non cercano un’integrazione ma sempre un confliFo.

Poi troviamo coloro che minimizzano, cioè che riconoscono le differenze e affermano che devono essere
tollerate perché infondo siamo tu> uguali, che gli altri sono simili a noi e quindi, sostanzialmente, c’è
uguaglianza tra gli esseri umani ma realmente non c’è piena integrazione e inclusione. Quindi in questo
caso, si stanno andando a minimizzare le differenze. Chi tende a minimizzare tende a condividere le teorie
universalis=che, ossia l’uguaglianza biologica degli uomini e tanP aspe> culturali che ci accomunano.

Sino a questo punto, secondo la CasPglioni, sono tuDe posizioni etnocentriche, dopodiché troviamo
posizioni etnorela=vis=che.

Vi è ora la fase di acceFazione. Chi acceDa riconosce, rispeFa e apprezza le differenze. Chi fa parte di
questa fase ha un’apertura mentale, e la curiosità di capire meglio abitudini, usi e costumi di altre etnie.
Non reputano la propria cultura superiore alle altre.

Poi troviamo l’adaFamento. Chi si adaDa riesce ad entrare un minimo nella mentalità di chi ha un’altra
cultura e proviene dunque da un’altra etnia. Si cerca di trovare, nel rispeFo di entrambe le iden=tà, un
territorio comune e di scambio tra le diverse culture in cui è possibile interagire per davvero. Si cerca di
capire e assumere il modo di pensare dell’altro. Qui occorre far uso dell’empa=a.
Infine, arriviamo all’interazione, in cui c’è la volontà di creare una nuova iden=tà che rifiuta totalmente
l’etnocentrismo ed è il punto più elevato nella volontà di dialogare e di comprendere le esigenze e la
mentalità dell’altro.

La conclusione del discorso è che qualunque insegnante, ovunque si trovi, deve cercare di essere il più
aperto possibile. Per poterlo fare, afferma CasPglioni, occorre lavorare su sé stessi cercando di superare
l’etnocentrismo e gli stereo=pi.

La CasPglioni parla anche di linguaggio, non solo quello verbale ma anche quello non-verbale, che
comprende la postura, la gestualità, la mimica facciale etc. Analizzando questo Ppo di linguaggio possiamo
notare se una persona è ben predisposta nei nostri confronP, se è in contraddizione tra quello che dice e
quello che pensa e così via.

Possibili domande d’esame: Educazione e pedagogia in un determinato periodo storico.

Autore pedagogista specifico: teoria pedagogica di Locke, Pestalozzi, Montessori, Rousseau, etc.

Esempi di domande: la scien=ficità pedagogica, il linguaggio della pedagogia, che ricerche può svolgere,
problemi educa=vi che può avere il bambino, l'adulto, l'educazione scolas=ca ed extrascolas=ca.

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