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LADOMENICA

DIREPUBBLICA

DOMENICA 16 OTTOBRE 2011 NUMERO 348

CULT
Allinterno

La copertina

Lartista scende in campo Ecco le star dellimpegno


BIZIO, CERCAS E TOBAGI

Viaggio negli archivi del teatro a pochi giorni dalla riapertura

Frasi, disegni, caricature Gli spartiti ritrovati raccontano la storia dellUrss

Il libro

Moto e amicizie cos Grossi narra lincanto della giovinezza


DARIA GALATERIA

Lintervista

Terry Eagleton Il mio saggio sulla nostra felicit da jazz band


RAFFAELLA DE SANTIS

Spettacoli

DANIELE MASTROGIACOMO

Bolshoi
MOSCA

FOTO PETER TURNLEY/CORBIS

I fantasmi del

La mostra

NICOLA LOMBARDOZZI
MOSCA

Ingegner Vian, le canzoni mai cantate


ANAIS GINORI e BORIS VIAN

Lincontro

Sofia Coppola, Non sono pi una figlia di pap


MARIO SERENELLINI

l tempo lha ingiallita. Rischia di sfaldarsi come una pergamena. Gli angoli sono consumati; soprattutto quello destro, in basso, levigato da migliaia di dita che durante i concerti seguivano gli accordi sul pentagramma. Boris sfiora quel pezzo di carta. La musica invade la stanza mentre lindice affusolato dellarchivista scorre le note. Si ferma sul margine e indica una parola scritta a mano, in stampatello. Un tratto di matita, il commento lapidario dellautrice: 1923, vediamo solo orrore. Al secondo piano di un palazzo color ocra, dietro piazza Teatralnaya, nel cuore di Mosca, c larchivio storico di quello che considerato il tempio del balletto e della musica classica. Il Bolshoi, grande in russo, dopo sette anni di restauri il 28 ottobre riaprir i battenti. Ma in questo immobile separato, lOperetta, che si nasconde un segreto conservato da quasi due secoli. (segue nelle pagine successive)

Arrivano gli indiani, larte glocal di una nazione


ACHILLE BONITO OLIVA

u una panchina che d le spalle alla statua di Karl Marx, nel centro di piazza Teatralnaya, Alesja Shuzhiraskaja, splendida pensionata di quarantasette anni, guarda gli operai che danno gli ultimi ritocchi al Bolshoi. Il racconto viene fuori da solo. Senza pause, e con gli occhi un po lucidi. Pi che gli applausi, ricordo i funghi e le patate che ci portavamo in giro per il mondo negli anni Settanta e Ottanta. Eravamo proprio delle strane star io e le altre ballerine di prima fila. Gli americani, i francesi, tutti, impazzivano per noi. I nostri politici erano fieri del nostro mito esportato in Occidente. Eravamo la vetrina della macchina invincibile dellUnione Sovietica. Sorridevamo con quellaria di leggera supponenza che copiavamo dalle foto dei divi di Hollywood. Poi trasformavamo le nostre suite in un campeggio e tiravamo fuori dalle valigie in similpelle quello che ci eravamo portate. (segue nelle pagine successive)

Il teatro

La Biennale dove si mette in scena la realt


ANNA BANDETTINI

Repubblica Nazionale

DOMENICA 16 OTTOBRE 2011

LA DOMENICA

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La copertina
Fantasmi di carta
1923, solo orrore scriveva in stampatello su un pentagramma ltoile Anastasia Abramova

Dagli archivi del celebre teatro, a pochi giorni dalla riapertura, spuntano i vecchi spartiti su cui artisti noti e meno noti appuntavano i grandi e i piccoli fatti della storia

CARICATURE
A sinistra la caricatura di un suonatore di corno inglese e alcuni appunti su personaggi legati al Kgb; qui sopra la disperata voglia di una sigaretta durante le prove esorcizzata con un disegno e una scritta: Fumare!

Bolshoi
Sulle note ritrovate la vita ai tempi dellUrss
DANIELE MASTROGIACOMO
(segue dalla copertina) un diario, raccolto in trentamila fascicoli, dove compositori, direttori, orchestrali, adattatori e scenografi raccontano lo spirito del tempo, gli avvenimenti che hanno scandito la storia di tutte le Russie. Parole, frasi, poesie, disegni, caricature, bozzetti. A volte semplici schizzi; altre interi affreschi. La scoperta avvenuta per caso. Per procedere alla digitalizzazione dei ventiduemila spartiti conservati al Bolshoi, una squadra di archivisti ha dovuto sfogliare ogni singolo foglio, fotografarlo e immetterlo su file elettronici. Boris Mukosey, Aleshia Bobrik e Sergei Konayev, tutti sulla trentina, accettano di incontrarci e ci spiegano la loro avventura. Mentre ordinavano con delicatezza questi reperti ammassati su alte pile e sommersi dalla polvere, hanno cominciato a notare degli appunti a margine degli spartiti. Sulle prime, ricorda Boris, abbiamo pensato a delle correzioni. Molte delle scritte, infatti, riportano annotazioni tecniche. Poi ci siamo resi conto che cera molto di pi. Sulle opere di Boito, Masetti, Rossini, Verdi, Chopin appaiono brevi commenti, battute, riflessioni filosofiche, giudizi politici; anche semplici saluti ai colleghi che in altri teatri di altre citt prima o poi si sarebbero ritrovati tra le mani gli stessi spartiti. Sono testimonianze uniche, si appassiona Sergei, piccoli frammenti di storia. Alcune parole sono in latino, altre in cirillico, altre ancora in francese, in tedesco. Ma la maggioranza sono in italiano. Gli spartiti, aggiunge Aleshia, venivano fotocopiati dal direttore e distribuiti a tutti gli orchestrali. Questi stavano la maggior parte del loro tempo chiusi nella fossa a provare e riprovare i pezzi per decine di volte. Probabilmente si annoiavano, suggerisce Boris, restare seduti per ore, aspettando il proprio turno, concedendosi ogni tanto delle pause, tutto ci li spingeva a scarabocchiare sullo spartito che avevano davanti. Ma cera anche chi su quei fogli lanciava messaggi, descriveva quello che stava avvenendo. Confermava o smentiva gli effetti di certi sconvolgimenti politici che hanno segnato la storia del nostro Paese. L orrore scritto in stampatello un commento di Anastasia Abramova, famosissima ballerina degli anni Venti. Si riferiva, spiega Boris, a quanto stava accadendo dopo la rivoluzione bolscevica. Non stato facile legare le frasi e i disegni ai singoli musicisti o ballerini. Ma lo studio comparativo consente di descrivere anche le caratteristiche degli orchestrali. Gli addetti agli archi erano pi razionali e pragmatici. I loro spartiti sono pieni di numeri, racconta Aleshia. Forse avevano meno tempo: i violinisti devono intervenire pi spesso nel concerto e questo li obbligava a scrivere cose semplici. La maggior parte calcolava quanto avrebbe dovuto percepire a fine settimana. Molti si perdevano nei conti. Gli addetti agli ottoni, agli strumenti a fiato, avevano molto pi tempo e largheggiavano in disegni. In alcuni spartiti ci sono quasi degli affreschi colorati. In altri interi sonetti. In altri ancora caricature di colleghi colti in posizioni strane mentre si concentrano durante le prove. un vero diario

CONTI
Da sinistra, i conti sui giorni mancanti alla consegna della busta paga accanto a un ritratto femminile; appunti del 1892 sulle prove

SCHERZI
A destra, la presa in giro di un suonatore di fagotto: A diciottanni era cos, oggi cos. In basso, ballerine del Bolshoi dietro le quinte

Repubblica Nazionale

DOMENICA 16 OTTOBRE 2011

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PACE
Ballerina prima dello spettacolo Sotto, caricature su pentagramma e una scritta in italiano: pace pace

FIDEL
Fidel Castro, Nikita Kruscev e Emilio Aragones Navarro a un balletto del Bolshoi il 1 maggio del 1963

STALIN
Tra le scritte e gli scarabocchi su un pentagramma compare la frase: 5/III/1953. Il grande Stalin morto. Qualcuno ha cancellato la parola grande. Nella foto accanto, il dittatore al Bolshoi in occasione del suo settantesimo compleanno

AMERICANO
A destra, una delle stelle del teatro moscovita: Mikhail Baryshnikov Qui la sua interpretazione nel Lago dei cigni, al Bolshoi, nel 1983. Tre anni pi tardi il celebre ballerino sceglier di diventare cittadino americano

La ballerina

Il mondo ci applaudiva, noi sognavamo le Barbie


NICOLA LOMBARDOZZI
(segue dalla copertina) etrioli e salsicce sfuggiti ai controlli con la complicit degli equipaggi dellAeroflot. Limportante era non spendere un centesimo dei 15 dollari giornalieri di diaria per ogni tourne. E investire tutto nellunica cosa che contava: regali per gli amici, jeans, profumi, qualche disco proibito dei Beatles, cioccolato. Allinizio era un gioco. Poi cominciai a organizzarmi. Un po di risparmi nascosti nella biancheria. Un capitale per comprare merce da rivendere o regalare a Mosca in cambio di piccoli favori indispensabili: linserimento nella cooperativa che costruiva nuove case, una fornitura di elettrodomestici rarissimi, un salto in avanti nella lista dattesa per una Zhigul. Ma non crediate che ci sentissimo inferiori a nessuno. Io, ero orgogliosa di essere una protagonista nel corpo di ballo pi famoso del mondo. Non una stella di prima grandezza come Ekaterina Maksimova, per intenderci, ma neanche lultima arrivata. I giornali sovietici dicevano che chiunque di noi avrebbe potuto essere la prima donna in qualsiasi teatro occidentale. E forse avevano ragione. Ero fiera della qualit della nostra danza. E, lasciatemelo dire, grata al sistema per essere diventata quello che ero. Nei primi anni Settanta non era come adesso che danza chi vuole danzare. Perch ha i soldi o perch lo vogliono i genitori. Cera una ricerca scientifica dei talenti come del resto avveniva per gli atleti. A otto anni fui obbligata come tutte le bambine a fare delle prove a scuola. Poi mi ordinarono di fare un altro test davanti a Jurij Grigorovich, il pi grande coreografo di tutti i tempi. Ma figuratevi, mia madre era ingegnere, niente di pi lontano dallarte. Io stessa eseguivo gli esercizi per puro dovere, come facevo quelli di matematica o di grammatica. Ma la selezione era implacabile. Fui assegnata alla scuola del Bolshoi. E non ci fu discussione. Arrivarono richieste anche da altri celebri teatri, dallo Stanislavskij per esempio, ma ero stata giudicata da Bolshoi e fu detto loro di non insistere. Avevo un talento, anche se non lo sapevo, e dovevo metterlo al servizio della Patria. In cambio ho imparato unarte che adesso non si insegna pi. Alla corte di Marina Timofeevna Semionova, un mito per chi conosce un po di storia della danza. Niente super allenamenti, niente ossessione perfezionistica, non fidatevi dei luoghi comuni. Studiavamo danza ma anche recitazione e pianoforte. E sapete in cosa consisteva la nostra superiorit? Nellanima. Adesso vince il modello occidentale, spettacolare, potente. Si strappa lovazione con il salto pi in alto, con le piroette pi difficili. Larte per unaltra cosa. Non puoi ballare Ciaikovskij come fosse Ravel e viceversa. Devi entrare nel ruolo, sentire la musica, metterci il cuore. E non era solo arte. Il prestigio sociale era immenso. Ricchi no, guadagnavamo anche meno degli operai. Ma quanti privilegi. Vi dico solo una cosa. Mi davano due biglietti omaggio per ogni rappresentazione. Il prezzo era alto ma soprattutto le code infinite. Quei tagliandi erano oro puro. Con soli quattro biglietti regalati a ginecologo e ostetrica ho rimediato un trattamento da regina per il mio primo parto. Con meno di una decina, ho ricevuto per mesi forniture alimentari introvabili al bancone dei negozi. Certo, cera anche il rovescio della medaglia. A cominciare dallindottrinamento politico. Penso a quelle lezioni alle otto di mattina, quando avevamo finito uno spettacolo la sera prima a mezzanotte. Tutti assonnati, docente compreso, fingevamo di occuparci del socialismo e dei suoi obiettivi. Una farsa, ma si doveva fare. E prima di ogni tourne, quanti interrogatori e raccomandazioni. Erano terrorizzati dalle fughe. Un omino del Kgb ci seguiva ovunque. Implorava, poveretto: non fuggite, non stavolta che ci sono io, sarei rovinato. Ma per fuggire ci voleva coraggio, motivazione politica. Io stavo bene. Non ho mai visto lOccidente come il Paradiso in terra. Piuttosto un sogno che mi capitava di vivere spesso. Ricordo il mio primo viaggio, a New York, da allieva, nel 74. Avevo dodici anni. Impazzii per le Barbie. Mai visto bambole cos. Ne comprai tre. E non vedevo lora di tornare dalle mie amiche a Mosca. Io, la piccola ballerina del Bolshoi. Quella con le Barbie.
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di quanto accadeva sulla scena e nella vita di tutti i giorni. Tenuto spesso con grande umorismo e con un vero talento artistico. Su alcuni spartiti ci sono anche disegni allepoca piuttosto rischiosi, come le ballerine nude in posizioni erotiche disegnate su un Rigoletto. Larchivio originale era molto pi vasto di quello attuale. I tre incendi che nellOttocento aggredirono il teatro hanno distrutto la met degli spartiti. Si sono salvati, per fortuna, i pi famosi, spesso donati al teatro dagli stessi compositori e per questo ancora pi pregiati. Nascosti tra gli scaffali di questa piccola stanza rimasta a lungo chiusa e isolata, hanno resistito ai momenti pi difficili, la campagna di Napoleone, la caduta degli zar, la rivoluzione dOttobre, due guerre mondiali, gli assedi delle truppe di Hitler. Oggi quegli spartiti restano i testimoni di

una lunga storia. Il grande Stalin morto, annuncia nel 1953 una mano anonima in fondo a un pentagramma. Mentre unaltra cancella, con un graffio nervoso, quel grande. Suoniamo con 5 gradi, ricorda uno spartito del compositore Carl Maria Von Weber nel 1940. Alcune persone hanno il naso congelato. Fino a commenti pi allarmati che rievocano il terrore della polizia segreta, lallora Kgb: Sembra che siano venuti per Tatiana, appunta nel 1968 un violinista durante le prove dellEugenio Onegin, romanzo in versi di Puskin arrangiato dal grande Ciaikovskij. I tre archivisti sorridono. Lautore voleva dire unaltra cosa, suggeriscono. Tatiana era una pessima cantante. Non vedevano lora che se ne andasse e speravano che qualcuno la portasse via.
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RITRATTI
Sopra, altri disegni dei musicisti del Bolshoi: una voluttuosa ballerina e due caricature su un pentagramma

Repubblica Nazionale

DOMENICA 16 OTTOBRE 2011

LA DOMENICA
Si chiamano Woodland, Spirit Land, Tinkers Bubble. Sono microscopiche
comunit di persone che hanno deciso di vivere lontane dal consumismo e di costruire le proprie case di tronchi e foglie nelle foreste inglesi del Devon, del Pembrokeshire,

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Lattualit
Into the Wild

del Somerset. E che da qui difendono il loro diritto a unesistenza fuori dal comune

MARY & JOE. Vivono in questa casa nella foresta del Somerset e fanno parte della comunit Tinkers Bubble

EMMA & JOHN. Sono membri della comunit Brithdir Mawr,


zione dellautostrada. Gli ambientalisti si sono trovati cos bene nella foresta che ci sono rimasti. Le tende sono diventate capanne, poi casupole, poi case, naturalmente eco-sostenibili, fatte in proprio, non inquinanti e appoggiate, avvinghiate, arrampicate agli alberi, o addirittura sopra di essi. nato cos poco per volta uno strano movimento, dapprima in Inghilterra, poi anche altrove (Italia compresa). People of the Trees, si autodefiniscono: Il popolo degli alberi. Albericoli, li chiamano talvolta quelli che stanno fuori dal bosco, evocando il termine cavernicoli. Ed a una vita pi semplice, primitiva, elementare, che loro effettivamente ambiscono, perci non lo prendono come un insulto. La prima stata la Steward Community Woodland nel Devon. Si autoproclamata comunit nel 2004, qualche anno dopo la campagna per fermare lautostrada. Tra gli alberi e sugli alberi si vive bene, certamente meglio che tra le auto, lo smog e tutte le follie del consumismo urbano, dice John Asher, circondato da Sonya, Daisy, Marley e dal cane, considerato il capo di questa speciale trib. La pensano come lui Emma e Bill del Tir Ysbrydol (Spirit Land, La terra dello spirito), una comunit analoga nel Pembrokeshire, e i residenti del Tinkers Bubble (Bolla dei pensatori) nel Somerset, e tutti gli altri seguaci del ritorno alla natura. La vita degli albericoli non facile. Intanto, bisogna saper costruire una casetta con materiali naturali, facendo tutto da soli, sopravvivendo senza elettricit, gas, acqua. Poi, quando le casette sono almeno mezza dozzina, bisogna combattere contro le leggi e la burocrazia che si rifiutano di considerarle un villaggio: le stesse leggi e la stessa burocrazia che sarebbero pronte ad abbattere un bosco per farci passare unautostrada, ma che giudicano incivile la presenza di qualche decina di esseri umani rispettosi dellambiente. Quindi servono avvocati, lobbisti, soldi, per difendere il proprio diritto a unesistenza fuori dalla norma. Ma questa gente che crede in quello che fa e non arretra davanti a nulla, ci dice David Spero, il fotografo inglese che per un decennio ha documentato

Popolo C alberi
Il degli
ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA

era una volta una strada nel bosco. O meglio, unautostrada. Potrebbe essere linizio di una favola postmoderna. Precisiamo, per: il bosco cera, lautostrada che ci passava in mezzo ancora no. Volevano costruirla nel Devon, per portare il traffico nel countryside inglese e cos alleggerire gli ingorghi di una tangenziale vicina. Forse sarebbe piaciuta agli automobilisti, ma certo non al bosco, ai suoi animali, alle sue piante secolari. Cos nove anni fa un gruppo di ambientalisti decise di piantare le tende tra gli alberi di quella foresta, con lobiettivo di bloccare lavanzata di ruspe, camion, asfalto, insomma per fermare lautostrada. Liniziativa riusc. Con il sostegno della potente lobby dei campagnoli, ossia degli amanti della vita di campagna, che una delle sacre icone dellInghilterra: una singolare alleanza di verdi e tradizionalisti, di ecologisti e conservatori ha fatto cambiare idea alle autorit e salvato il bosco dallautostrada. Sembra la versione moderna de Il segreto del bosco vecchio, indimenticabile apologo di Dino Buzzati in cui uno speculatore pronto a tutto pur di abbattere un bosco. Solo che nella realt la fiaba non finita con lo stop alla costru-

BRIGYN. La sua casa si trova nel bosco della comunit Brithdir Mawr, nel Pembrokeshire, in Galles

CUCINA. Pentole e stoviglie a disposizione dei membri

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DOMENICA 16 OTTOBRE 2011

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IL FESTIVAL
La decima edizione del Festival internazionale FOTOGRAFIA (al Macro Testaccio di Roma, in piazza Giustiniani, fino al 23 ottobre) diretto da Marco Delogu, dedicata al tema Motherland e affronta il rapporto tra fotografia e territorio Sotto il titolo Settlements sono esposte anche le immagini di David Spero, alcune delle quali pubblicate in queste pagine. Le sue e quelle degli altri fotografi che partecipano alle collettiva sono inoltre pubblicate nel catalogo Motherland edito da Quodlibet (264 pagine, 25 euro)

nel Pembrokeshire, in Galles

LONGHOUSE. Tipica casa nel bosco abitata dai membri della Steward Community Woodland, nel Devon
lepopea del Popolo degli Alberi. Per fotografare le case ho dovuto prima guadagnare la fiducia di quelli che ci abitavano. stato come entrare a contatto con una specie sconosciuta, perch in un certo senso anche queste persone, con la loro scelta radicale, sono diventate parte della fauna del bosco, parte del bosco, e guardano giustamente con una certa diffidenza chi viene da fuori. In Inghilterra, come altrove, ce lhanno fatta, almeno finora. Qui hanno persino ricevuto un aiuto del tutto inatteso: una campagna stampa del quotidiano conservatore Daily Telegraphcontro le nuove regole di pianificazione approvate dal governo (conservatore anche quello) di David Cameron. Il premier voleva sostituire 1300 pagine di regolamenti con un libretto di appena 52. Il messaggio era chiaro: tutto permesso. Un assegno in bianco agli speculatori per distruggere il nostro patrimonio forestale e allargare a dismisura le citt, accusa John Rhodes, inizialmente uno degli autori della riforma, che ora ha ritrattato passando dalla parte degli albericoli. Gli inglesi adorano la campagna, anche quelli che non ne posseggono neppure un pezzetto, sicch nel nome di sentimenti a met strada tra tradizioni vecchio stile e ecologismo militante sperano che il progetto sar bloccato come anni fa lautostrada che doveva sradicare gli alberi del Devon. Fanno venire in mente gli gnomi, gli elfi, i folletti del bosco, questi uomini e donne (e anche qualche bambino) che hanno scelto di abitare tra gli alberi. Alcuni di loro hanno lauto parcheggiata non troppo lontano e ogni giorno vanno al lavoro in citt. Le loro originali costruzioni hanno attirato anche linteresse di agenzie immobiliari: c chi le acquisterebbe a suon di milioni di sterline come seconda casa. Ma gli albericoli, come Robin Hood, stanno bene nella foresta. E come il Barone Rampante di Italo Calvino rispondono alle offerte di denaro allo stesso modo in cui rispondevano alle minacce delle ruspe: fermate il mondo, da quass non si scende.
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Leremitaggio senza trucchi della donna che rinneg soldi e cognome


PAOLO RUMIZ
on ricordo pi il nome, ma la faccia ce lho stampata davanti. Avr avuto quarantanni e pareva uscita da un altro tempo. Abbronzata come un tagliaboschi, portava capelli a caschetto, tagliati alla buona. Cera qualcosa di francescano e medievale in lei. Si era fermata a una fonte, in un paesino sloveno di dieci abitanti. Sulle spalle aveva uno zaino e a tracolla una bisaccia da cui sbucava un quadro a tempera. Io passavo di l, in gita col mio compagno preferito, Virgilio, e la donna accortasi che parlavamo italiano come lei ci chiese la strada per andare a un altro villaggio. Ci mostr la sua carta e vedemmo con sbigottimento che era scala uno al duecentomila, buona per automobilisti e non per camminatori. Un tipo speciale. Viveva di ci che dava il bosco. Dautunno disse impossibile aver fame. Trovo uva, castagne, bacche di ogni tipo. E poi mi regalano zucche, patate. Spieg che veniva dalle valli del Friuli Orientale e andava a piedi da sola a un santuario in localit Strugnano, alto sul mare dellIstria. Pregava spesso, disse, ma non era cattolica e nemmeno cristiana. Le sua divinit stavano effigiate in piccole icone indiane raccolte nella bisaccia. Il santuario lo cercava solo per sondarne lenergia. Raccont che dormiva sotto gli alberi con una coperta e un telo e la pioggia non era un problema. Poi raccont la sua storia. Viveva in una grotta, e si preparava allinverno racco-

gliendo la legna del bosco. Le chiedemmo come si procurava il cibo. Spieg che ogni tanto scendeva a valle per prestare lavoro e avere cibo in cambio. Niente danaro, laveva bandito dalla sua vita. Il resto era eremitaggio puro, senza trucchi. Roba vera, per vivere: non per suicidarsi nella wilderness o scrivere libri alla moda millantando prestazioni inesistenti. Era piemontese, figlia di ricchi industriali, e aveva mollato il suo mondo da ventanni. Della vecchia pelle aveva rinnegato tutto, persino il cognome. Rifiutava di avere documenti e la polizia, comprensiva, le ristampava ogni tanto un foglio di smarrimento della carta didentit. La fuggitiva parlava senza reticenze, quasi meravigliata che non la deridessimo. Non sfuggiva al mondo, lo attraversava e basta. A piedi era stata fino allultima Ucraina, quattromila chilometri dormendo dentro i covoni nei mesi freddi. Poi lavevano trovata senza passaporto dalle parti del Don e lavevano messa in galera. L ho imparato a cantare. Cera una prostituta dolcissima che mi insegnava ballate stupende. Sono stati i giorni pi belli della mia vita. Le regalai un block notes, le dissi che non poteva non scrivere quelle cose. In cambio, lei ci offr due mazzetti di fiori gialli minuziosamente annodati con fili derba, poi se ne and, soletta, verso la notte.
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della comunit Tinkers Bubble, nel Somerset

ROTONDA. La casa funge da spazio comune per i membri della Tinkers Bubble, nella foresta inglese del Somerset

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LA DOMENICA
Addetto allufficio informazioni delle ferrovie salva bambino da un incendio. La notizia appare sul giornale e per qualche giorno la vita di Earl Parish cambia. Poi il tempo passa, tutti dimenticano, tranne lui. La storia di unossessione in un racconto
totalmente inedito del creatore di Sam Spade

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La lettura
Noir

Hammett
DASHIELL HAMMETT
alla porta aperta e da una finestra al secondo piano uscivano sottili spirali di fumo senza propulsione che svanivano nellaria. Pi in alto, il viso di un bambino appeso al davanzale come se fosse in punta di piedi era schiacciato contro il vetro di una finestra del terzo piano. Sembrava perplesso, ma non impaurito. Luomo a sinistra di Earl Parish fu il primo a vederlo. Guardate! esclam, indicandolo con la mano. C un bambino, lass! Gli altri guardarono in alto e ripeterono: C un bambino, lass!. Qualcuno ha gi dato lallarme? chiese un uomo appena arrivato. S gli assicurarono diverse voci. E una aggiunse: I pompieri dovrebbero arrivare da un momento allaltro. Il bambino sta bene. Luomo che aveva visto per primo il bambino elogiava la sua scoperta. Non piange nemmeno. Probabilmente non sa nemmeno che cosa stia succedendo. I pompieri arriveranno tra un attimo. inutile che proviamo a fare qualcosa. Lo tireranno fuori con la scala molto pi in fretta di quanto potremmo fare noi. [...] Da una casa dietro agli uomini, giunse la voce di una donna. Qualcuno dovrebbe andare a tirar fuori quel bambino! Anche se non si brucia, potrebbero venirgli le convulsioni dallo spavento o qualcosa del genere. [...] Luomo che aveva scoperto il viso alla finestra si schiar la gola, gli occhi fissi in modo un po rigido alla finestra.

Dashiell
leva salire quei gradini e portare gi il bambino, o restare con lui finch il fuoco non fosse stato spento. Ma farlo poteva sembrare una mancanza di fiducia negli uomini che erano tornati per strada. Se avesse detto loro che voleva continuare nellimpresa, lo avrebbero accompagnato. Essendo rimasto silenziosamente indietro, se ora fosse uscito con il bambino o se si fosse fatto trovare di sopra con lui dopo lo spegnimento del fuoco, avrebbero pensato che li aveva imbrogliati per mostrarsi come uno che, da solo, aveva fatto ci di cui loro avevano avuto paura. Fece un passo verso la strada e si ferm. Uscire senza il bambino, a questo punto, non sarebbe stato meglio. Gli uomini in strada, che senza dubbio si erano ormai accorti della sua assenza, avrebbero pensato che, dopo aver tradito la loro fiducia, gli era mancato il coraggio.

Due righe in cronaca per limpiegato che si immagin eroe


Earl Parish sal i gradini con le aste dottone. Via via che saliva, il fumo diventava pi spesso, ma mai cos denso da impedirgli di continuare ad avanzare. Non vide nessuna fiamma. Al terzo piano, una porta sgangherata gli impediva laccesso alla facciata delledificio, ma poi si ricord che questa era unoccasione insolita, unemergenza, per essere precisi e apr la porta con una spallata. Nella stanza dove si trovava il bambino cera poco fumo, ma una lieve nebbiolina entr insieme a lui. Il bambino gli and incontro. umo disse con tono serio. tutto a posto, figliolo disse Earl Parish prendendolo in braccio. Adesso ti porto subito fuori da qui. Avvolse con leggerezza una tovaglia rossa e verde intorno alla testa del bambino, lasciandone libero un lembo se per caso ne avesse avuto bisogno. Fece uno sforzo per non mostrarsi alla finestra e poi scese da dove era salito. Per strada, qualcuno prese il bambino. Gli girava un po la testa per il fumo, per lo sforzo nello scendere gi con il bambino e per lemozione che era cresciuta in lui mentre scendeva... quel nervosismo che accompagna anche la pi tranquilla delle ritirate. Tenne la schiena dritta ed evit gli sguardi curiosi.[...] *** Il mattino dopo, seduto alla sua scrivania, Earl Parish cerc sui quotidiani. Sul Morning Post,

Forse quella donna ha ragione disse. Quel bambino rischia di avere una crisi di panico. Avevo un nipote a cui veniva il ballo di San Vito per la paura, se un gatto gli saltava addosso. Ma davvero? chiese laraldo dei vigili del fuoco con straordinario interesse. Forse sarebbe meglio se noi... sugger Earl Parish. Forse sarebbe meglio. Il gruppo oscillava senza prendere una decisione. Poi, otto uomini attraversarono la strada, affrettando il passo via via che si avvicinavano allingresso fumante. Nel salire i quattro gradini di legno, si urtarono lun laltro, perch ognuno voleva arrivare per primo. Stavano entrando in quella casa e avrebbero corso tutti lo stesso rischio. Ma chi entrava per primo avrebbe portato gi il bambino, mentre gli altri sarebbero stati solo un coro di poca importanza. Varcata la soglia, li avvolse una folata di fumo che offusc la luce bruciandogli gli occhi e la gola. Per strada, si sentirono risuonare le campane e le sirene. Ecco i pompieri! grid il profeta. Porteranno gi quel bambino in un attimo!. Sette uomini tornarono in strada e nulla nel loro atteggiamento rivelava che intendessero scusarsi. Earl Parish rimase nella casa. [...]Esit. Vo-

Rimase disteso pensando che molta gente, in tutta la citt, aveva letto ci che aveva fatto
Adesso sapevano che era un uomo coraggioso

trov una notizia di due righe: un incendio di origini sconosciute era stato domato con lievi danni dopo che un bambino era stato tratto in salvo da Earl Parish. Pieg il trafiletto in mezzo al giornale e lo mise via. Tra la partenza del 131, diretto a sud, e larrivo del 22, un impiegato delle ferrovie si avvicin allo sportello di Earl Parish e gli rivolse un sorriso da sopra il cartello Informazioni. Dov la medaglia? chiese limpiegato delle ferrovie. Earl Parish gli restitu il sorriso con aria ebete. Il sangue gli sal alla testa, cominci a sudare. Alla stazione, la notizia si diffuse in un baleno: Earl Pa-

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rish aveva salvato un bambino da un edificio in fiamme... due bambini! Gli impiegati della stazione con cui era pi in confidenza lo presero in giro per la sua impresa. Quelli pi importanti il responsabile dellufficio bagagli, il capostazione, il dirigente centrale si congratularono solennemente con lui, quasi a nome della compagnia. A mezzogiorno, il direttore generale dellufficio passeggeri in persona, mentre andava a un congresso a St. Louis, si ferm a lodare il coraggio di Earl Parish. Earl Parish lo ascolt, rispose alle sue domande, mantenne lo sguardo fisso sulla catenella dellorologio del direttore generale dellufficio passeggeri e sud. Finalmente, venne annunciato il treno del direttore generale dellufficio passeggeri, che strinse la mano a Earl Parish e se ne and. [...] Era piacevole rimanere disteso sul letto sapendo che molta gente, in tutta la citt, aveva letto ci che aveva fatto, che i suoi conoscenti lo consideravano un uomo coraggioso e che forse si vantavano un po di conoscere Earl Parish.[...] *** Il mattino dopo, and al lavoro con il volto sereno. Usc di casa di nascosto per evitare la padrona di casa, diventata improvvisamente troppo affettuosa. Fu una giornata meno imbarazzante della precedente. Da una parte, si stava abituando al suo nuovo status tra i colleghi, dallaltra, le cose stavano tornando come la settimana prima. I bigliettai davanti al suo sportello facevano ancora delle battute parlando attraverso la grata: La prossima volta che salvi delle donne e dei bambini, salvami una bionda!. Ma ora riusciva a restituirgli il sorriso senza sudare. A volte, incontrava delle persone conosciute che avevano letto la notizia sul Poste gliene parlavano. In queste occasioni, arrossiva e si sentiva a disagio, ma poi si godeva il ricordo. Certo, non usciva mai sperando di fare uno di questi incontri per strada. Sullultimo numero dellEmployees Magazine delle ferrovie cera la sua fotografia e un dettaglia-

to racconto della sua impresa. Poi, fu come se lincendio non ci fosse mai stato. Nessuno ne parl pi. Un paio di volte lo cit casualmente nella conversazione, ma nessuno mostr il minimo interesse. Dapprima, pens che questa freddezza nascesse dalla noia. Poi, pens che fosse colpa dellinvidia. Cominci a chiudersi in se stesso. Dopotutto, che cosa aveva in comune con la gente che lo circondava? Era gente poco interessante: abitanti minori del mondo, rotelle irrilevanti in macchinari non particolarmente importanti. Lui stesso era una rotella, questo vero, ma con la differenza che in certe occasioni poteva avere unidentit. Lultima goccia dello spirito davventura ancestrale non era stata ancora distillata dal suo sangue. Gioc con questo pensiero inventando una frase che gli piaceva: Lindustrialismo ha distillato dalle loro vene tutto il loro coraggio ancestrale. Guardava il mondo da sopra il cartello con la scritta Informazioni e si ripeteva da solo la frase. Chiunque passasse davanti al suo sportello o gli chiedesse qualcosa veniva catalogato. Possedeva ancora un po di coraggio ancestrale? Oppure no? Il primo gruppo era piccolo. Agli uffici della direzione generale, che si trovavano in centro, giunsero delle lamentele: luomo allo sportello delle Informazioni era stato poco disponibile, era stato maleducato, aveva detto delle cose offensive. Earl Parish ricevette una lettera ufficiale che richiamava la sua attenzione sulla quantit di lamentele e sullo slogan viola che promuoveva la compagnia: La cortesia ovunque. Dipartimenti importanti come lufficio informazioni, insisteva la lettera, avevano una grande influenza sullatteggiamento del pubblico nei confronti della compagnia e da quellatteggiamento dipendevano non solo i ricavi della compagnia, ma anche il suo successo nellottenere una legislazione favorevole. A Earl Parish la lettera non piacque. Con una matita e un blocco di carta cominci a buttar gi una risposta, ma non la risposta che ci si potrebbe aspettare da una rotella. Al suo sportello si present un vecchio irritabile con una domanda senza risposta. LEarl Parish di qualche tempo prima avrebbe portato il vecchio a un punto in cui la risposta a una domanda completamente diversa lo avrebbe soddisfatto. LEarl Parish alle prese con la bozza di risposta agli uffici della direzione generale disse al vecchio a bruciapelo che la sua domanda era sciocca. Il vecchio era una persona a suo modo importante. Il giorno seguente, Earl Parish ricevette due settimane di preavviso. Se ne and dopo dieci minuti.[...] *** Earl Parish stava lavorando temporaneamente in una fabbrica di saponi quando un giorno lesse sul giornale che il corpo dei vigili del fuoco pativa una grave carenza di personale. Lasci immediatamente la fabbrica di saponi, stupito di aver avuto bisogno che il giornale gli indicasse la strada: era ovvio, il corpo dei vigili del fuoco era il posto pi adatto per lui! Present la sua domanda di lavoro e fu visitato da un medico. Trascorsero alcuni giorni e finalmente gli dissero che non aveva superato la visita medica per una questione di reni. Lo stesso giorno, nellufficio del comandante dei vigili del fuoco, Earl Parish diede spettacolo. Davanti agli occhi del comandante, venne brandito un trafiletto di giornale. Il comandante fu chiamato vecchio pazzo. Earl Parish fu preso e sbattuto fuori. Si rec nellufficio del Morning Post, dove trov qualcuno disposto ad ascoltare la sua storia. In quel momento, il Morning Postera un giornale dellopposizione e dedic mezza colonna alla storia di un uomo che un giorno si lanci in un edificio in fiamme per salvare un bambino e a cui ora, non riuscendo a trovare un altro impiego, veniva impedito di entrare nel corpo dei vigili del fuoco da quella stessa burocrazia a cui si deve la loro incapacit di trovare e mantenere unadeguata quantit di personale. Da questa pubblicit, Earl Parish ottenne oltre che un nuovo articoletto un impiego come guardia notturna in un conservificio. Lo pagavano quattro dollari a notte e presto venne a sapere che due uomini che si dividevano quel lavoro erano stati licenziati per far posto a lui. Compito del guardiano notturno era fare il giro di tutti gli edifici ogni ora lasciando prova del suo passaggio in quindici piccole scatole appese al muro. Dopo la prima set-

timana, Earl Parish cominci a saltare delle scatole, quelle pi lontane. [...] Lo licenziarono alla fine della terza settimana. [...] *** Trascorse molto tempo in una piazza poco lontano dalla zona degli uffici. Seduto su una panchina o sdraiato sullerba, classificava i passanti come era sua abitudine. Sempre meno erano quelli a cui la civilt industriale non avesse distillato dalle vene il coraggio ancestrale. Ogni tanto, mandava una lettera alla rubrica dei lettori del Post, con amari commenti sulla decadenza della razza. A volte andava al porto, fingendo di partire per una terra virile dove ancora prosperavano i coraggiosi e le pecore si mangiavano. Non metteva mai piede sul ponte di una nave, non faceva mai una domanda che potesse portarlo a bordo. I periodi in cui cercava svogliatamente lavoro si allungarono. Le parentesi di lavoro si fecero pi brevi. Certi giorni, ebbe fame. In uno di quei giorni, and in quella casa da cui aveva tratto in salvo il bambino. La famiglia del bambino se nera andata dal quartiere e nessuno sapeva dove fosse. Una mattina in cui la fame si era fatta un groppo duro nello stomaco, camminava per la strada studiando i volti delle persone che incrociava, classificandole, ma non nel suo modo abituale. Ora cercava di distinguere tra chi probabilmente era di idee liberali e chi probabilmente non lo era. Per tre volte si avvicin a dei volti che rivelavano generosit. Per tre volte, allultimo momento, la timidezza e leccessiva vicinanza di altre persone nella strada gli impedirono di parlare, facendogli affrettare il passo come se un urgente impegno lo aspettasse alla fine della strada. Il quarto volto che lo attrasse era molto anziano e gli anni avevano dilavato ogni colore, ogni espressione, a parte una mite cordialit. Il proprietario di quel volto camminava solo, a passo lento, con laiuto di un bastone dallimpugnatura dargento. Le sue scarpe erano specchi neri. Earl Parish si gir e segu il vecchio. Passarono e ripassarono altri passanti. Earl Parish si manteneva a mezzo isolato di distanza da quelluomo e mentre camminava tir fuori dalla loro busta i ritagli di giornale che aveva sempre sottomano e se li mise in tasca sciolti, pronti per essere mostrati se la sua richiesta di qualche soldo avesse avuto bisogno di essere corroborata da qualche documento. A quel punto, il vecchio svolt in una strada dove cera poca gente. Earl Parish affrett il passo e la distanza fra di loro diminu. Affrettandosi in quel modo, arriv in un angolo dove un uomo a capo scoperto stava rompendo il vetro di un allarme antincendio con un fazzoletto avvolto attorno al pugno. Earl Parish dimentic la sua preda dal viso gentile. Dov? chiese alluomo a capo scoperto in un tono secco e professionale. Nella strada qui dietro. Earl Parish corse dietro langolo. Tre uomini si stavano dirigendo verso limbocco di un vicolo che divideva un caseggiato. Si affrett a seguirli. Da una casa bianca e rossa, a met del caseggiato, si levava un fumo spugnoso che ingrigiva la strada. Davanti alla casa, un uomo cerc di afferrare Earl Parish per un braccio, ma lui spinse via quella mano che si intrometteva e sal rapidamente i gradini esterni. Ehi! Esca da l! gli url luomo. Earl Parish apr con una spinta la porta dingresso e si slanci nellinterno fumoso. Un colpo al petto lo ferm, risospingendolo indietro, svuotandogli i polmoni dellaria pulita che avevano portato dalla strada. Il fumo gli bruciava la gola, il petto. Le sue mani trovarono la cosa che lo aveva colpito, il montante della scala. Vi si afferr, poi chiuse gli occhi per il fumo bruciante e toss. [...] Earl Parish url una protesta soffocata dal fumo contro quellinganno, quel tradimento. Nellaltra casa non cera stato un fuoco visibile. Cera stato solo del fumo e un bambino da portare fuori, nullaltro. Qui cera un fuoco vivo che scemo era stato! e forse nessuno da portar fuori. Come poteva sapere se cera qualcuno al piano di sopra? Era possibile? [...] Fiss il foglio con una strana concentrazione. Gli risultava familiare, quel piccolo rettangolo di polpa di legno arrotolata, cos totalmente privo di importanza, una cosa cos banale, l, in una casa in fiamme. E quando riconobbe il foglietto, continu a guardarlo, vedendo ora per la prima volta nella sua vera misura il suo amato ritaglio del Morning Post dellanno prima: la notizia di due righe di un incendio di origini sconosciute domato con lievi danni dopo che un bam-

bino era stato tratto in salvo da Earl Parish. Vedendo quel ritaglio per quello che era, ne vide il suo significato e vide anche altre cose: vide se stesso con una chiarezza che screziava il suo volto pi di quanto potessero fare il fumo e il fuoco. Si rialz sul pianerottolo e guard verso il piano superiore con un pezzo di giornale accartocciato nel pugno. Finora ho avuto il mio divertimento, brutto... disse rivolto al ritaglio di giornale. E dopo averlo coperto di pesanti invettive quasi fosse una persona, lo gett nel fuoco. Ma adesso me lo vado a guadagnare! Cera un turbine di fumo per le scale, una luce rossa che crepitava e vivide lingue di fuoco che lambivano il soffitto. Earl Parish le attravers per salire al secondo piano. Ma non le attravers tutto intero. Un po di capelli, un lembo di pelle di una mano, alcuni brandelli dei suoi abiti ridotti scomparvero, ridotti in cenere. Il resto di Earl Parish giunse al secondo piano, sbatt la porta tra lui e le scale e soffoc con le mani le numerose bruciacchiature sui suoi vestiti. [...] In un angolo, sent un piccolo starnuto. Luomo si mise a quattro zampe e guard sotto la sedia. Un micino color cannella smise di fregarsi il naso con le zampine per starnutire di nuovo. Earl Parish rise rocamente. Prese il gattino dal suo nascondiglio e lo infil nella tasca del cappotto. Fatic a rimettersi in piedi, ma alla fine ci riusc. La finestra si sollev facilmente, creando una corrente che spalanc la porta e risucchi nella stanza una palla di fuoco che non assomigliava pi a lame di spada. Earl Parish si arrampic sulla finestra e vide le facce per strada che guardavano in su. Un poliziotto agit il braccio. Resisti, fratello grid. Stanno arrivando i pompieri! Attenti! rispose urlando Earl Parish. E salt. Ci fu un impatto, ma non quello del duro marciapiede che si aspettava. Si trovava su una specie di cuscino blu: il poliziotto era corso a mettersi sotto di lui. Alcuni uomini li trascinarono via per far posto ai pompieri in arrivo e li aiutarono a rialzarsi. Il poliziotto aveva il volto sanguinante. Tu sei matto! disse. Earl Parish era alle prese con la tasca del suo cappotto per districare il gattino color cannella dalla fodera strappata. Qualcuno prese il gattino. Si udirono delle voci, delle domande. Una di queste riguardava il nome e lindirizzo di Earl Parish. Earl... toss violentemente per coprire la pausa e ripet: Earl... John W. Earl e aggiunse il nome di una strada e un numero, sperando che non appartenessero a nessuno dei presenti. Ripet che si sentiva bene, che non aveva bisogno di un medico. Sgattaiol via tra la folla. Si allontan frettolosamente dal fuoco lungo un vicolo. Gir tre angoli prima di fermarsi. Dalla tasca, tir fuori due ritagli... uno, della rivista degli impiegati delle ferrovie e laltro di un giornale. Li strapp in minuscoli pezzetti e poi li lanci per aria come un turbine di neve artificiale. *** A Howard Street, tra un negozio di abiti usati e una tavola calda, c un ufficio con un ampio ingresso non ammobiliato a eccezione di una squallida scrivania, una sedia e un tavolo dietro a un logoro bancone sul retro e una lavagna che occupa una parete laterale. Su questa lavagna c una lista di cose tipo: operai, azienda, campagna, $3,75; taglialegna, campagna, 4 piedi e legna da ardere, $2,50-4,50 a catasta; bracciante, campagna, $45-65; saldatore piombo, azienda, $8. Sotto alcune di queste voci, cera scritto rimborso spese di trasferimento. Un pomeriggio, si present in questo ufficio un uomo basso e robusto sui trentanni, con gli abiti logori e la faccia sporca. Non portava il cappello e una parte dei suoi capelli sembrava smangiucchiata. Al posto di un sopracciglio vi era uno sbaffo. Camminava in modo malfermo. Gli occhi rossi avevano lilarit interiore del filosofo ubriaco, ma non puzzava dalcol. Aveva piuttosto un odore di fumo, di legna bruciata da poco. Si appoggi al bancone e sorrise giovialmente al titolare dellufficio. Voglio un lavoro disse. Un lavoro qualsiasi. Basta che mi permetta di lasciare la citt prima che escano i giornali del mattino. Traduzione di Luis E. Moriones (An Inch and a Half of Glory 2011 The Dashiell Hammett Literary Property Trust Published by Arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency) Ha collaborato Gabriele Pantucci
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LA DOMENICA
Su una pila di fogli la versione censurata della sua canzone pi celebre, Il Disertore, e accanto la chitarra con cui la suon E poi disegni, invenzioni, appunti per romanzi, brani inediti
Nella casa di Montmartre il mondo segreto del pi eclettico tra gli artisti di Francia. Ora celebrato con una grande mostra e un raffinatissimo libro

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Spettacoli
Bricoleurs
LE CANZONI

Cha cha cha Fu mentre andavo a comprare il torrone Ai grandi magazzini Printemps Che sentii per la prima volta Questo cha cha cha ossessivo Parlava di tenerezza e d'amore Con ritmo pulsante Non compresi che un verso solo Ma definitivo

In ogni occasione io gioco col cuore Io perdo, tu vinci, si piange Parte una nuova mano Carte truccate, misdeal Non ho niente mi lasci, il giro riparte Tocca a te, cuor mio, Tu perdi, io vinco, si piange Che gioco idiota, cambiamo disco Smettiamola, corriamo il rischio (...)

Lincontro Accanto a me il tuo corpo si allunga Le nostre due mani sincontrano Da una sigaretta Trarremo il medesimo sogno Tutto acqua fresca e baci La musica tenera Ci avvolge Ecco, ora di sognare

INEDITI
In queste pagine, appunti dellartista con svariati disegni e cinque testi di canzoni inedite scritte a mano Sotto ogni testo originale la corrispondente traduzione a cura di Marzia Porta

Vian
La canzone del vento Ti dice Che il mio amore ti attende Non ho che te sulla terra A cui aggrapparmi Mai Anche nei sogni pi belli Ho sperato nel tuo ritorno Ma il giorno che sorge Risveglia il mio amore Sei molto distante Eppure Vorrei rivederti E ho urlato al vento il mio dolore E la mia speranza
ANAIS GINORI

Boris
PARIGI ni, disegni, spettacoli, oggi celebrati in una grande mostra alla Bibliothque Nationale e da un raffinato libro, Post-Scriptum (edizioni Cherche-Midi). Onnivoro, ecclettico, visionario. La musica una passione iscritta nel nome, scelto dai genitori in omaggio allopera Boris Godunov di Modest Mussorgsky. La madre pianista, il padre ascolta Carlos Gardel. Lui sinnamora del jazz, il ritmo proibito, il primo dei suoi tanti gesti di contestazione. Nella prefazione a Lcume des Jours, scrive: Sono solo due le cose che contano: lamore, in tutte le sue forme, con belle ragazze, e la musica di New Orleans e di Duke Ellington. Tutto il resto da buttar via, perch brutto. Unaltra parete coperta dai 33 giri, i cofanetti rilegati di Charlie Parker, Louis Armstrong, Coleman Hawkins. Ha incominciato a collezionarli da adolescente, li usava per fare i surprises-parties nella casa di famiglia di Ville dAvray. Suona con i fratelli, creano il gruppo Accord Jazz. Nellaprile 1939 vede finalmente il suo dio, Ellington, che si esibisce al palazzo di Chaillot. Miscela esplosiva di regole e improvvisazione: il suo stile. Con la trompinette va a suonare per gli americani nelle caves di Saint-Germain, insieme alla prima moglie Michelle e allamica Juliette Grco. Oggi la trombetta di Vian non esiste pi, rimasta solo la custodia che si era fabbricato, in legno e cartone con fodera di velluto arancione. Vian costruiva quasi tutto con le sue mani. In questa casa racconta Bertolt non solo ha fatto alcuni mobili e librerie ma anche il sistema elettrico e di riscaldamento. C ancora lo sgabuzzino con i suoi attrezzi di lavoro. Un bricoleur di oggetti e parole, come quel pianocktail che sispira al pianoforte nellappartamen-

Le poesie mai cantate del musicista-ingegnere

l muro appesa la chitarra con doppie corde sulla quale stata composta Il Disertore. Boris Vian aveva acquistato questo strano strumento ispirato allantica lira greca nel negozio del fratello Alain, in Saint-Germaindes-Prs, quando le difficolt respiratorie non gli permettevano pi di soffiare nella sua amata tromba tascabile, che lui teneva sempre sotto al braccio e chiamava trompinette. Tra una pila di fogli, il manoscritto della prima versione della canzone che si concludeva con: E dica pure ai suoi/se vengono a cercarmi/che tengo unarma/e so anche usarla. Era il 1954, guerra dIndocina. Nessuna casa discografica accett di incidere la canzone. Alla fine, Vian cambi lultima strofa in un manifesto pacifista senza pi ambiguit: E dica pure ai suoi/se vengono a cercarmi/che possono spararmi/io armi non ne ho. Molti pensano che Il Disertoresia stata scritta durante la battaglia di Dien Bien Phu, invece risale a qualche tempo prima racconta Nicole Bertolt, direttrice della fondazione Boris Vian che ci guida nella casa dellartista a cit Veron, dietro al Moulin Rouge, accanto a quella dellamico Jacques Prvert. Sulla porta di vernice verde, la targhetta dice solo: Ingegnere, musicista. Ma qualsiasi categoria va stretta a Boris Vian, troppi talenti per quarantanni di vita appena. Ha lasciato dietro di lui una scia luminosa di romanzi, poesie, racconti, articoli, traduzio-

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Ah, che amanti Ah! quant' triste star di vedetta Sul cammino di ronda, Con le dita serrate attorno a un moschetto, Mentre potrebbero, s, s, Stringer delle belle bionde Ah! quant' triste star di vedetta In cima a una garitta

to parigino e rimanda allebbrezza tra jazz e alcol. Il chansonnier Vian firma oltre seicento canzoni, molte inedite, alcune mai messe in musica e rimaste orfane. Nella casa di Montmartre, sono state tutte conservate dalla seconda moglie Ursula, morta lanno scorso, e ora da Nicole Bertolt, che rappresenta gli eredi. Vian scrive una canzone in poche ore, un paroliere nato, abituato a pensare in rime. Usa quasi sempre una penna Bic blu, a volte rossa. Accanto ai testi, compaiono fiorellini, strane geometrie o i miam, testoline sorridenti che sembrano anticipare gli attuali smiley. Con la musica ha un rapporto damore subito ricambiato, mentre i suoi romanzi non vendono abbastanza, lo fanno litigare con gli editori e lo costringono ad affrontare tormentate vicende giudiziarie. Il vero successo letterario sar postumo. Scrive critiche musicali sui giornali, diventa direttore di case discografiche, scopre giovani talenti come Georges Brassens, Serge Gainsbourg. Lavora spesso in coppia con il compositore Alain Goraguer, tenta anche di cantare i suoi brani ma dura poco. Soffriva troppo della tensione davanti al pubblico ricorda Bertolt che mostra una foto di Vian prima di andare in scena. Con lamico Michel Legrand fa scoprire ai francesi con ironia cos il rock. I suoi interpreti preferiti sono Henri Salvador e Magali Nol, perch sapevano divertirsi e avere la leggerezza necessaria. Lartista impegnato, sovversivo, era anche un raffinato burlone. C una vecchia registrazione di Fais-moi mal Johnny in cui Nol e Vian alla fine scoppiano a ridere. Nella musica, Boris Vian ha fatto tutto: compositore, paroliere, musicista, interprete, critico, discografico. Solo, non amava

CHITARRA E GATTO
Nella foto grande, Parigi 1953: Boris Vian, in compagnia del suo gatto Wolfgang Busi von Drachenfels, suona la chitarra-lira su cui ha composto Il Disertore La acquist nel negozio del fratello Alain, in Saint-Germain-des-Prs, quando le difficolt respiratorie non gli permisero pi di suonare la sua amata trompinette Qui sopra un collage raffigura Vian nudo che passeggia nella neve A lato scarponcini in cartone, risultato di una delle sue attivit preferite: il dcoupage

danzare aggiunge Bertolt. Era un uomo alto e massiccio. Prendeva Ursula, che era una bellissima ballerina, e la faceva salire in punta dei piedi sulle sue scarpe. Facciamo il ballo del Bisonte e dellOrso, scherzava cercando di camminare con lei abbracciata in equilibrio. Prima di morire, nel 1957 aveva incominciato a scrivere unopera. Titolo: Il Mercenario. Lultimo appello a Monsieur le Prsident.
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Vocabolari

Si apre per trascrivere le sue informazioni in molecole di Rna. Se la parte copiata un gene, si tratta di un Rna-messaggero

Se viene trascritto uno pseudo-gene, si formano Rna diversi, detti Micro-Rna

Destinata ad aprire nuove strade nella lotta contro il cancro e altre malattie, la scoperta stata fatta nei laboratori delluniversit di Harvard diretti dallitaliano Pier Paolo Pandolfi
Che qui spiega cosa racconter la nostra materia oscura

Dna
La lingua segreta dei geni
Dna
GLOSSARIO
O genoma. Lungo filamento che contiene le istruzioni per la vita Struttura e funzionamento sono simili in tutti gli organismi viventi

Codice genetico Codone


il linguaggio del Dna Ha un alfabeto di solo 4 lettere e parole sempre di 3 lettere Le parole possibili sono 64
Anche detto tripletta Sono le tre lettere che definiscono laminoacido Ad esempio: A, C, T = Tirosina

Aminoacidi
Le 64 parole corrispondono ai 20 aminoacidi che compongono le proteine e ad alcuni ordini per la loro produzione

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ARNALDO DAMICO
l Dna ha una seconda lingua, finora rimasta segreta, per parlare alle cellule e al corpo. Comunica istruzioni per la vita molto pi complesse ed pi usata di quella conosciuta. Quando sar completamente svelata ci far comprendere anche il linguaggio del cancro e, si spera, gli ordini giusti per riportarlo alla normalit. Ma la scoperta finalmente dipana anche molti altri misteri in cui si sono impantanate la medicina e la biologia e contribuisce a spiegare il perch delle tante e drammatiche mancate promesse. La decodificazione della lingua segreta dei geni iniziata alla Harvard University, in uno dei laboratori di ricerca biomedica pi grandi e dotati di risorse al mondo. diretto dallitaliano Pier Paolo Pandolfi. Da l partita la rivoluzione che il New York Timesha definito il Big Bang della vita perch avr sulla medicina lo stesso impatto che sullastronomia ebbe la teoria sullorigine delluniverso.

luomo si stimava ce ne fossero centomila, numero compatibile con la sua complessit che lo posiziona al vertice della scala evolutiva. Tuttavia, si scopre che i geni umani che producono proteine sono appena ventimila. Inoltre questi geni occupano solo il 2% della lunghezza del Dna. Che c nel restante 98%? ancora la biologia, con le sue ricerche, a svelare un ulteriore paradosso che, contemporaneamente, indica la strada da battere. La scoperta che lo scimpanz ha solo lo 0,2% di geni codificanti per proteine in meno delluomo lascia perplessi. Scendendo nella scala evolutiva aumenta lo sgomento quando si scopre che nelle cellule del lievito di birra o di un vermetto il Dna contenente i geni che fanno proteine lungo poco meno di quello umano. La parte di Dna muta invece di ben trenta volte pi corta. La specie umana quindi ha il record di dotazione di Dna oscuro osserva Pandolfi Non fa proteine, non si sa che fa, eppure qui che devono risiedere le informazioni genetiche

I micro-Rna interagiscono tra di loro per precisare il comando

Cos regolano precisamente la funzione dei geni

LO SCIENZIATO
Pier Paolo Pandolfi, 48 anni, romano Dirige il laboratorio di genetica del cancro della Harvard University

I misteri Le scoperte della biologia aggiungono altri misteri. Alla fine degli anni 90 si sequenzia il genoma umano e quello di numerose specie viventi e si iniziano a contare i geni. Nel-

La scoperta Una parte di Dna oscuro contiene gli pseudogeni continua il professore Sinora sono stati considerati

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Gene
la sequenza di parole corrispondenti alla sequenza di aminoacidi di una proteina da cui dipende la sua funzione vitale

Dna codificante
Parte del Dna composta dai geni che danno origine alle proteine Occupa appena il 2 per cento della lunghezza del Dna umano

Rna messaggero Dna oscuro


la molecola in cui il gene trasferisce linformazione per fare la proteina e la porta al sistema di assemblaggio il 98 per cento del Dna. Gli Rna dei suoi geni non fanno proteine, fluttuano intorno al Dna apparentemente senza scopo

Il nuovo codice
Gli Rna della parte oscura, con una lingua diversa, regolano il Dna codificante in modo pi sofisticato di quello conosciuto

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INFOGRAFICA PAULA SIMONETTI

Le promesse Negli anni Novanta sembrava tutto chiaro, ricorda Pandolfi. Il Dna porta le istruzioni per la vita depositate sotto forma di lunghe frasi. Le parole del suo vocabolario sono appena 64, risultanti da tutte le possibili combinazioni ternarie di un alfabeto di sole quattro lettere: A, C, G, T. Le 64 parole si traducono in 20 aminoacidi che a loro volta si attaccano in sequenza a formare le proteine. Sono queste limpalcatura (proteine di struttura delle cellule, dei muscoli, eccetera) e il motore (gli enzimi che gestiscono le reazioni chimiche) degli organismi viventi. Le lettere, le parole e i significati del codice genetico sono universali, valgono per tutti gli organismi. Errori in queste parole sono stati considerati finora lunica causa di molte malattie, compreso il cancro. Vado al potere. Vado al podere. Lo scambio di una sola lettera, la t con la d, fa assumere non solo alla parola ma anche alla frase un significato diverso. Cos basta una sola mutazione (la sostituzione di una delle quattro lettere dellalfabeto del Dna) perch la parola genetica corrisponda a un altro aminoacido, che cambia la funzione della proteina. E, se la proteina mutata regola la moltiplicazione della cellula, il cancro. Scoperto il gene del tumore al.... Sono questi i titoli che negli anni 90 rimbalzano sui quotidiani dalle riviste scientifiche e promettono una cura per ogni tipo di cancro. Si mettono a punto i primi farmaci intelligenti che colpiscono solo la mutazione, e si ottengono alcune clamorose vittorie ricorda Pandolfi tuttavia le cure si rivelano efficaci per pochi pazienti, quelli col sottotipo di tumore con la mutazione. La maggioranza dei malati sembra avere un Dna codificante proteine sano. E allora, da dove viene la malattia? Non pu che arrivare dal Dna. Ma da dove parte? E in che lingua scritto? Il codice genetico a 64 parole non ha le risposte.

Lopportunit Quando sapremo parlare la nuova lingua avremo unopportunit senza precedenti per la terapia e la prevenzione delle malattie
Pier Paolo Pandolfi Harvard University, Boston

relitti evolutivi dei geni veri, che fanno proteine, informazioni ereditarie obsolete dimenticate nel codice della vita. Ma come mai decine di migliaia di geni vengono risparmiati dalla dura legge di selezione naturale che elimina tutto ci che non serve pi? Perch questo 98 per cento di Dna inutile continua a essere trasmesso di generazione in generazione? Il fatto che, come i geni, anche gli pseudogeni producono messaggi, molecole di Rna. Ma questi Rna non raggiungono le catene di montaggio delle proteine e rimangono a fluttuare nella cellula. Lungi dallessere inutile, ognuno di questi Rna reca dei messaggi precisi, basati su un nuovo linguaggio, un nuovo codice. Messaggi che significano accendere, spegnere, accelerare e rallentare. Questi messaggi sono indirettamente destinati a tutti gli altri Rna presenti nella cellula, sia quelli prodotti dai geni che poi fanno le proteine, che quelli prodotti dagli pseudogeni. questo laspetto pi sconvolgente della scoperta: questa nuova lingua parlata da ogni Rna, cio non solo dagli Rna degli pseudogeni, ma da tutti gli Rna cellulari. Per capire la dimensione del fenomeno basti pensare che nel nostro Dna ci sono moltissime unit geniche, forse decine di migliaia, che come gli pseudogeni fanno solo Rna. Ebbene, la nuova lingua condivisa da tutti questi nuovi protagonisti. A fare da portavoce di questi messaggi sono unaltra categoria di molecole di Rna pi piccole e che non fanno proteine: i microRna. Questo nuovo linguaggio basato sugli Rna espande enormemente la percentuale del Dna funzionale. Obsoleti diventano i concetti relitto genetico evolutivo e Genoma oscuro.

che fanno delluomo lorganismo vivente pi complesso. E pi vulnerabile alle malattie. In quel 98% c la differenza tra noi e le altre specie che popolano il pianeta. La comprensione del ruolo di questo genoma oscuro arriva dalle ricerche sul cancro di Pandolfi. La chiave sta nella nuova prospettiva in cui si guarda un prodotto del Dna sinora considerato un semplice esecutore, lRna. Questa molecola da tempo nota per essere il messaggero del Dna. Su di esso il gene trasferisce linformazione necessaria a costruire la proteina. LRna poi raggiunge le strutture di produzione della cellula dove materialmente le proteine sono assemblate a partire dagli aminoacidi quello che Pandolfi ha scoperto che lRna porta altre informazioni indipendenti da quelle che fanno le proteine.

La lingua A rendere pi complesso il sistema informativo sono poi le caratteristiche del linguaggio usato dagli Rna per comunicare aggiunge Pandolfi Questo linguaggio scritto nella molecola di Rna, si pu leggere informaticamente ed sempre basato sulle quattro lettere del Dna, ma le parole e le frasi hanno lunghezza non fissa bens variabile, come avviene nel linguaggio parlato. I significati possibili quindi sono molti pi di 64. Sono gi state individuate 500 parole diverse, ognuna delle quali viene riconosciuta da un microRna diverso. Insomma si delinea finalmente un linguaggio con una ricchezza di significati compatibile con la complessit delle informazioni necessarie a guidare lo sviluppo e la gestione della struttura del corpo umano, delle sue funzioni, anche quelle mentali. E delle malattie, prima di tutto il cancro, quando la comunicazione tra molecole di Rna viene danneggiata da mutazioni, sia dei geni che degli pseudogeni. La completa decodificazione di questo nuovo linguaggio non solo aumenter le nostre conoscenze sulleziologia del cancro e delle malattie in generale, ma offrir nuove strategie per la loro cura. Pandolfi ha descritto la nuova teoria Rna-centrica ad agosto su Cell, la rivista scientifica pi prestigiosa nel campo della genetica. E sempre su Cell, venerd scorso, Pandolfi ha svelato il ruolo determinate nei tumori di prostata, colon e cervello umani di 150 Rna che usano il nuovo linguaggio.

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LA DOMENICA
Le prime coltivazioni risalgono addirittura al Neolitico, i Romani lo offrivano a Cerere chiedendo la fecondit per i giovani sposi Dimenticato nel Medioevo, stato riscoperto per labbondante
contenuto di proteine e lalta digeribilit. Che ne fanno il compagno ideale dei legumi nei piatti dautunno

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I sapori
Ritrovati

Piccolo
Vecchio di diecimila anni, il Triticum Monococcum il primo seme di frumento piantato dalluomo. Ha poco glutine, rese basse, sapore intenso

Medio
Il Dicocco il pi coltivato in Italia, soprattutto al Centro In Garfagnana, dove viene ancora macinato a pietra, protetto dallIgp europea

Grande
Dallincrocio tra Dicocco e Aegilops squarrosa battezzato col nome tedesco spelz, linvolucro del seme si ha la farina del Panpepato

LICIA GRANELLO
n nomeomen, sostenevano i Romani. Un destino nel nome, ma anche un biglietto da visita prezioso. Farro come farina, da fero, verbo latino per portare, sostenere e quindi nutrire. Duemila anni fa, la gente del Mediterraneo aveva come base della dieta quotidiana le antesignane di focaccia (libum) e polenta (puls), impastate con la farina di triticum monococcum, dicoccum e spelta. Allora come oggi, seminati tra fine ottobre e inizio novembre. Quando arriv sulle tavole dei popoli latini, il farro aveva fatto gi moltissima strada e vissuto pi a lungo di qualsiasi altro cereale, se vero che le prime coltivazioni risalgono al Neolitico (8000 a. C), tra Mesopotamia, Egitto e Palestina. A Roma, da semplice alimento divent simbolo di fecondit grazie alla pratica della Confarreatio, in uso tra le famiglie patrizie: lofferta della focaccia nuziale richiamava sugli sposi la protezione di Cerere, dea delle messi, portatrice di potenza e fertilit. Le fortune del farro originario sono durate per il tempo dellagricoltura di sussistenza. Fin dal Medioevo, ladozione di nuove variet, figlie di incroci pi produttivi (da cui sono nati grano tenero e grano duro) ha causato una riduzione delle coltivazioni, confinate nelle zone agricole marginali, dove la produzione intensiva impossibile. Il farro si adattato, imparando a non soffrire il freddo e amare i terreni in pendenza, meglio se calcarei, crescendo anche oltre i mille metri. Oltre alle rese basse, la raccolta faticosa i chicchi maturi non restano sulla spiga, ma cadono sul terreno e la perdita di sapienza culinaria lo hanno condotto sul bilico

Farrotto
Quaranta minuti di cottura per il risotto di farro, cucinato per contrasto (con acciughe o frutti di mare) o assecondando la tendenza dolce (con funghi, zucca, carote, topinambur)

Pane
Profumato, saporito, ricco di fibre, si impasta con la farina forte (tipo Manitoba) per irrobustire la modesta quota di glutine necessaria alla lievitazione

Il cereale antico come il mondo


delloblio alimentare. Ma per fortuna, il tempo del cibo galantuomo. La nuova attenzione agli equilibri dietetici ha spinto a riscoprire i cereali negletti, primo fra tutti il farro, straordinario a partire dalla pianta, che protegge i chicchi con un guscio robusto, ostico a insetti e parassiti: un atout fondamentale per la riuscita della produzione biologica e biodinamica. Tra i cereali, il meno calorico 335 calorie per cento grammi e quello a pi alto indice di saziet, grazie allo smisurato assorbimento dacqua in cottura (quasi tre volte il suo peso). Nei suoi chicchi, abitano generose quantit di nutrienti essenziali: sali minerali (calcio, fosforo, magnesio), vitamine del gruppo B e tante fibre, a patto di sceglierlo nella versione decorticata, che preserva la glumettaesterna, mentre quello perlato del tutto svestito. Grazie al contenuto di proteine abbondante e ad alto tasso di digeribilit il compagno ideale dei legumi, che contribuiscono con laminoacido Lisina a equilibrare il pi salubre dei piatti unici. Se vi stuzzica larcheogastronomia, regalatevi una gita in Franciacorta e dintorni, andando a visitare la cooperativa sociale Antica Terra, a Cigole, Brescia, che ha recuperato la coltura del monococco. I consigli su come cucinare il cereale pi vecchio del mondo, invece, chiedeteli a Vittorio Fusari, che pochi chilometri pi in l dirige le cucina de La Dispensa (Torbiato). La sua zuppetta di monococco al nero di seppia con tartare di gamberi e crema di mozzarella vi illuminer il cammino.
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Zuppa
Dopo lammollo, si insaporisce in un soffritto di verdure miste e poi si copre dacqua A piacere, funghi, fagioli, pancetta, olio e crosta di Parmigiano

Tortino
Dalla base lessata si cucina in versione dolce (amalgamato con cioccolato e uvetta), o salata (legato con uova, formaggio grattugiato ricotta e noce moscata)

Farro

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DOMENICA 16 OTTOBRE 2011

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Gli indirizzi
DOVE DORMIRE
PALAZZO TUCCI Via Battisti 13 Lucca Tel. 0583-464279 Doppia 150 euro con colazione HOTEL IL CIOCCO Via del Ciocco 2 Castelvecchio Pascoli-Barga Tel. 0583-766365 Doppia 115 euro con colazione ALBERGO LA LANTERNA Localit Le Monache 300 Castelnuovo Garfagnana Tel. 0583-639364 Doppia 90 euro con colazione
ILLUSTRAZIONE DI CARLO STANGA

DOVE MANGIARE
IL VECCHIO MULINO Via Vittorio Emanuele 12 Castelnuovo Garfagnana Tel. 0583-62192 Chiuso luned, men 20 euro LALTANA Via di Mezzo 1 Barga Tel. 0583-723192 Chiuso merc., men 25 euro IL MECENATE Via della Chiesa 707 Lucca Tel. 0583-512617 Chiuso luned, men 30 euro

DOVE COMPRARE
ANTICA BOTTEGA DI PROSPERO Via Santa Lucia 13 Lucca Tel. 0583-496234 ANTICO PANIFICIO DELLANGELA Via Garibaldi 12 Castenuovo Garfagnana Tel. 0583-62656 AGRITURISMO PALLUNGA (con camere) Localit Pallunga di Sopra San Romano in Garfagnana Tel. 328-9264045

Insalata
Cottura lunga, sapore e consistenza originali per il cereale bollito che sostituisce il riso come base per potpourri golosi: dadini di verdure, uova, formaggi (la foto tratta dal libro Cucina Mediterranea, Edizioni White Star, a cura di Academia Barilla)

Sulla strada

Garfagnana a passo duomo, un viaggio nellaltrove


MAURIZIO MAGGIANI

e davverovolete andarci in Garfagnana, se avete lintenzione di un viaggio e non di una gita, arrivateci per le strade alte, quelle tracciate dai romani e dai longobardi, quelle che seguono landamento dellAppennino e dellApua Alpe con il passo degli uomini. Volete arrivare a un antipodo della contemporaneit, fatelo dandovi uno sguardo adatto. Passo del Vestito e passo del Cipollaio, dalla Versilia, dalla Via del console Aurelio. Passo dei Carpinelli, passo della Pradarena, salendo dalle vie padane che si dipartono da quella del console Emilio. Fatelo con laccortezza di una moderata velocit di pensiero, perch le gole che vi si parano davanti sono precipizi in cui sono rovinati molti sguardi stranieri. Se nelle vostre disponibilit, andateci a bordo di un elefante: lo fece Annibale e si procur, unico tra i passanti in armi, lamicizia e lalleanza dei garfagnini. E considerate la morbida complessit della valle del Serchio nel giro dorizzonte di San Pellegrino in Alpe, da dove il santo barbaro credette di indovinare Gerusa-

lemme e fu preso a schiaffi dal diavolo; considerate lirsuta Garfagnana dal balcone della fortezza delle Verrucole, da dove il governatore Ariosto smaniava nella deprimente digestione del suo castigo di cortigiano, e intanto andava cercando tra i banditi che depredavano i suoi vitalizi chi gli leggesse qualche paginetta dellOrlando. Ascendete al sacro pastorale di Campo Catino, buttatevi su un masso candido di marmo, strizzate gli occhi e fatevi confondere dal sole che stride dalle lame della Roccandagia, prendete atto che siete nellaltrove. E allora imparate un po della lingua di l e chiedete alla Luciana di Treppignana se per favore vi da una tazza di zuppa, o allOlinto della Gragnanella se potesse per caso favorirvi di un piatto di ossetti di maiale con la polenta di neccio. Se siete fortunati, e di metabolismo adattabile, potete allora capire lintimit delirante di un poeta e la misterica veggenza di un santo che si sono nutriti di quelluniverso e di quel farro e di quel suino e l si sono persi per sempre.
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LA RICETTA
Rombo al vapore con farro in pi consistenze
Ingredienti per 4 persone 600 gr. di rombo chiodato 600 gr. di farro della Garfagnana bollito in un fumetto di rombo 50 gr. di spinaci puliti 1 scalogno 1 rametto di timo 50 gr. di burro 1 spicchio daglio 2 dl di fumetto di rombo Olio extravergine di oliva sale pepe q. b. La cialda: setacciare e frullare100 gr. di farro bollito condito con sale e pepe Stendere il composto tra due fogli di carta da forno unti con extravergine, tirarlo sottile con il mattarello e infornare a 140 fino a che non risulta croccante Il gelato: frullare 150 gr. di farro con burro e timo, setacciare e mettere in gelatiera Il pur: frullare il restante farro, setacciare, condire con extravergine, sale, pepe e tenere in caldo. Saltare gli spinaci in padella con un filo dolio, uno spicchio daglio e tenere in caldo La salsa di salicornia: tritare lo scalogno, insaporire con poco olio, aggiungere la salicornia tagliata a pezzi, coprire con il fumetto di rombo e cuocere un quarto dora Frullare, setacciare e tenere in caldo.Cuocere il rombo a vapore Presentazione: Velare con la salsa di salicornia il fondo del piatto, su cui appoggiare il pur di farro e poi il rombo. Guarnire con gli spinaci, la cialda e il gelato

Igles Corelli uno dei pi bravi e didattici cuochi italiani. Dopo una lunga esperienza a Ostellato, sul delta del Po, da pochi mesi dirige le cucine di Atman, a Pescia, confine tra Lucchesia e campagna pistoiese, dove interpreta con sapienza e creativit i migliori prodotti dellAppennino toscano. Ha preparato questa ricetta per i lettori di Repubblica

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LA DOMENICA

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Lincontro
Figlie di pap

Sofia Coppola

Ci sono voluti quarantanni, quattro film di successo, due maternit e altrettanti matrimoni per uscire dallombra paterna e diventare semplicemente se stessa: vero, ho vissuto buona parte della mia vita in una prigione dorata risponde la regista Ma oggi sono fiera di far parte di una grande famiglia circense. Nella quale
faccio un numero che tutti riconoscono come solo mio

MARIO SERENELLINI

PARIGI

ha fatta esordire neonata nel battesimo del Padrino. Lha portata con s, a sedici anni, a Cuba da Fidel Castro. Le ha finanziato i suoi film, quattro in dodici anni e tutti di successo. Quanto pu essere lunga per una figlia lombra di un padre come Francis Ford Coppola? Forse solo adesso che ne uscita Sofia Coppola lo pu dire. A quarantanni compiuti a maggio, reduce dal matrimonio a Bernalda, nella Basilicata del bisnonno, con il leader dei Phoenix Thomas Mars padre delle sue due figlie Romy e Cosima si finalmente regalata quella libert cui ha brindato lo stesso padre battezzando Sofia una partita del suo champagne californiano con queste parole: Giovane in rivolta giunta a maturit. E dunque cn cn, Sofia. Lei ascolta limpietoso riassunto sorseggiando Coca Cola, lespressione concentrata di sfinge intellettuale, nella suite regale di uno dei tanti hotel esclusivi della sua vita e del suo cinema, con la sicurezza semplice di chi cresciuta nella bambagia di Hollywood: vero, la mia infanzia lho trascorsa con mio padre tra i privilegi del jet-set e sotto i riflettori del cinema. Come la mia amica e attrice Kirsten Dunst. I set sono stati i nostri primi e unici giocattoli: ma anche i nostri prematuri richiami al futuro. Nell89 lei, a sette anni, esordiva sul grande schermo in New York Stories, nellepisodio di Woody Allen, Edipo

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FOTO PHOTOMOVIE

relitto; io, che di anni ne avevo diciotto, proprio per New York Stories insieme a mio padre scrissi la sceneggiatura del suo episodio, La vita senza Zoe. Destini di star bambine: due vite dorate ma gi prigioniere. Io mi ci ero abituata, dai tempi delle riprese di Apocalypse Now, quando a sei anni avevo seguito la famiglia nelle Filippine, frequentando l il primo anno di scuola. Da bambina ha assorbito il cinema, ma lha anche suggerito: S, le mie giornate allo Sherry Netherland, albergo tra i pi lussuosi di New York, dove ho abitato a lungo, furono poi reinventate da mio padre in quel suo episodio di New York Stories: la Midtown vi osservata con gli occhi duna bambina immersa in un mondo incantato grazie al padre famoso. Pare gi il soggetto di Somewhere, il suo Leone doro dellanno scorso a Venezia: il genitore, colosso annoiato dello star system, e la bambina che lo risveglia con limpazienza di vivere: un film che non a caso ho girato dopo esser diventata mamma. Le figlie mi hanno mutato il modo di percepire lesistenza: mi hanno ribaltato le prospettive, le priorit, influenzato i punti di vista. Un figlio ti cambia davvero la vita. Rallenta di colpo la corsa quotidiana: cammini in un parco con quellesserino che trotterella sotto di te e ti ci vuole mezzora per raccogliere una foglia. Mai, prima, avevi trascorso tanto tempo a osservare una foglia, farla tua. un riappropriarsi della vita, la riconquista dello sguardo, di cui i bambini ci sono maestri. Somewhere il ritratto duna star internazionale, lost in business, di colpo a tu per tu con la paternit: lei e suo padre o lei e le sue figlie? I rapporti con mio padre e mia madre sono assai diversi da quelli del protagonista con la sua bambina. Ma mettiamola cos: girare quel film mi ha portato a guardare in modo nuovo i miei genitori, il mio compagno e anche le mie figlie. Le protagoniste del suo cinema vivono tutte in un tempo sospeso, tra uninfanzia non ancora o non del tutto alle spalle e, dietro langolo, lincognita adulta, che in Marie-Antoinette e nello splendido Giardino delle vergini suicide verr appena assaporata. Fino a non troppe stagioni fa, quel limbo fatato stato il suo universo esistenziale, vero? La regista increspa in un sorriso le labbra tumide da eterna collegiale: Dal pressbook di Marie-Antoinette, cinque anni fa, ho fatto togliere una

domanda che mi rivolse mia madre: Non trovi una correlazione tra il soggetto del film e la tua vita privata, il privilegio daver vissuto come una principessa sotto lala di tuo padre?. Rispondevo di non aver voluto tracciare espliciti paralleli con la vita di MarieAntoinette, enfant gtenella quale mi riconoscevo anche in quanto, fin da bambina, stava subendo quella stessa forma dapprensione sorda, quella pressione palpabile nello sguardo dellentourage familiare, nellaspettativa duna affermazione senza appello. Va bene, riproviamoci. Detrattori maligni e cinefili devoti concordano nel ricondurre il suo cinema a una formula fissa. Ecco la ricetta: prendere una ragazza, preferibilmente bella, bionda, solitaria, tagliarla a fettine sottili dentro una famiglia inadeguata (Vergini suicide) o oppressiva (MarieAntoinette) o assente (Lost in Translation) o arresa (Somewhere), introdurre una figura paterna in jet-lag esistenziale, cuocere a fuoco lento in ambien-

Fin da bambina ho subto unoppressione sorda ma palpabile:


era laspettativa del successo senza appello

te chiuso, popolato di estranei, meglio se ostili, far croccare con una spalmata di rock Doc e servire riscaldato. Radiografia troppo tagliente? Sono daccordo sullingrediente colonna sonora. Chi ha da ridire sul duo elettronico Air dei miei primi tre film o su My Bloody Valentine e Death in Vegas in Lost in Translation? Si dir che i Phoenix sono un po ovunque, ma dalle Vergini suicide che frequento il loro cantante, ora diventato mio marito.... Il milieu rock/cinema indipendente (ribadito dal primo matrimonio con Spike Jonze, finito nel 2003, e dal successivo flirt con Quentin Tarantino) ha fatto della Coppola unicona della cultura pop e delleclettismo musicale spinto fino alla recente regia della Manon Lescaut con Roberto Alagna allOpra di Montpellier: La voglia di darmi al cinema m venuta abbandonandomi al sogno di personaggi romantici e fiammeggianti mentre ascoltavo Purple Rain di Prince. Non immaginavo ancora che un giorno mi sarei trovata davanti a una delle cineprese che mio padre aveva regalato a me e ai miei fratelli ancora bambini. Poi, una volta su questa strada, ho premuto a fondo, con determinazione, seguendo puntigliosamente desideri e sogni di grandezza. Ad esempio ottenendo di girare Marie-Antoinettenei saloni di Versailles: Volevo aprire ogni mattina gli occhi sulle fughe di stanze sontuose che si offrivano due secoli fa alla giovane regina. Ma il Settecento lho rifatto di mio gusto, con fruscii di modelle, pettinature punk, broccati da favola, in sintonia perfetta con la costumista Milena Canonero. Per intenderci sui colori, evocavamo sughi per la pasta o nostri sorbetti preferiti: ci si capiva al volo. Sofia Coppola pop non solo nella musica ma anche nella moda, dove si esprime forse ancor pi liberamente che nel cinema: Mi sono formata al California Institute of the Arts e ho fatto la gavetta per due anni a Parigi da Karl Lagerfeld, dedicandomi nello stesso tempo a foto per Vogue, Interview, Allure, con mostre in Giappone, dove ora si vende in esclusiva la mia linea dabbigliamento Milk Fed. I miei primi passi sono nella moda: creata, interpretata e ritratta. Sono stata testimonial del profumo di Marc Jacobs, ho firmato una nuova linea con Kim Gordon e girato spot per Miss Dior Chrie.

La scorsa primavera ho infranto la linea classica Louis Vuitton, per lanciare una borsa con le mie iniziali. stato come lavverarsi dun sogno dinfanzia, la mia borsa come lho sempre immaginata. Ed ecco di nuovo la bambina viziata da un pap onnipotente. Qual linsegnamento pi importante ricevuto da suo padre? Lentusiasmo per il proprio mestiere: anche perch mi ha fatto crescere con lidea che il cinema non solo un mestiere ma un modo di esprimere se stessi. Per questo ho fatta mia la sua regola doro: meglio un piccolo budget che ti lascia libera di realizzare quel che senti piuttosto che una pioggia milionaria che ti seppellisce sotto mille condizionamenti e compromessi e ti toglie lultima parola. Si chiude cos una staffetta circolare, con passaggio di testimone. Una volta si diceva: Sofia Coppola, la figlia del regista del Padrino. Oggi, sempre pi: Francis Ford Coppola, il padre di Sofia. Non esageriamo! Tra laltro, non sono lunica della dinastia. C mio fratello Roman, lui pure regista. Mia zia lattrice Talia Shire. E ho tre cugini attori, Jason Schwartzman, Robert Carmine e Nicolas Cage, che trovo formidabile: vorrei girare il mio prossimo film con lui. Pi che figli e cugini darte, ci sentiamo una carovana di circo, ognuno con le sue specialit, i suoi numeri. Tutti in azione sulla stessa pista, a tramandare larte di padri e antenati. Sono fiera, oggi, di farne parte: con le mie iniziali su una borsa, il mio nome per esteso nei titoli di testa e un numero che tutti possono riconoscere come mio.
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