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LA NOTAZIONE NEUMATICA

Per scrivere le melodie i monaci avevano inventato dei neumi, parola che dal greco
significa segni, da porre sopra le parole dei canti, senza ausilio di righi e
chiavi. I neumi non indicano l'esatta altezza delle note, da apprendere oralmente,
ma sottili sfumature ritmiche. La trasmissione orale del canto gregoriano non
impedì l'utilizzazione, dal punto di vista teorico, di una scrittura alfabetica
medievale, che, a differenza di quella greca, utilizzò le lettere dell'alfabeto
latino. La notazione che venne utilizzata fu quella di Oddone di Cluny. Si tratta
di una notazione tuttora impiegata nei paesi anglosassoni, che utilizza le lettere
dalla A alla G, per indicare la successione dei suoni dal La al Sol. Le lettere
maiuscole si riferiscono alla prima ottava (quella più bassa), le lettere minuscole
alla seconda ottava(ottava intermedia).Per quanto riguarda il si, nota mobile, si
utilizzava il si dai contorni rotondi se bemolle, mentre il si dai contorni
quadrati se naturale. Dal punto di vista pratico, per facilitare le memorizzazione
dei canti, si posero degli accenti (neumi) sul testo, che ricordavano, a chi
cantava o leggeva il testo, l'andamento della melodia. E poiché in greco l'accento
si chiama neuma, questa notazione venne chiamata neumatica. Inizialmente, gli
accenti furono l'accento acuto (´), l'accento grave (`), circonflesso (^) e
l'anticirconflesso (). Gli vennero dati anche nomi, quali, ad esempio, notazione in
campo aperto (perché i neumi erano liberamente posti sul testo), notazione
adiastematica (da "diastema" = intervalli + "a privativa, cioè incapace di indicare
l'altezza precisa dei suoni, ma solo l'andamento della melodia) e notazione
chironomica - da "cheiros" = mano, perché riproponeva, in pergamena, il movimento
della mano del "precento" (= direttore d'orchestra), che guidava il coro.

• Le notazioni si complicano in ordine decrescente: la notazione di S.


Gallo e quella di Metz sono molto più complesse della notazione inglese, in quanto
offrono una grande quantità di informazioni supplementare sulle sfumature
esecutive;
• La notazione aquitana presenta segni dislocati nello spazio, dunque,
pur essendo ancora adiastematica, suggerisce la disposizione delle note, grazie
alla disposizione spaziale dei neumi. I neumi utilizzati dalla notazione aquitania
hanno forma quadrata, che sarà la forma delle notazioni successive.

Un momento decisivo nell'evoluzione della scrittura musicale fu quello in cui un


ignoto copista tracciò una linea a secco, senza inchiostro, sulla pergamena. Prima
di questa linea pose la lettera C (= Do, nella notazione alfabetica medievale). I
neumi che stavano sopra della linea erano al di sopra del do, mentre quelli che
stavano sotto erano al di sotto del do. Successivamente venne aggiunta una seconda
linea, prima della quale venne messa la lettera "G" (che indicava il sol) ed una
terza linea, preceduta dalla lettera F (che indicava il Fa). L'evoluzione di queste
lettere ha portato alla nascita delle chiavi di Do, Sol e Fa. Inizialmente ogni
linea aveva la sua chiave ed era colorata, per essere distinta dalle altre. Il
punto di arrivo di questo tentativo, di questo sforzo di trovare una notazione che
indicasse l'altezza reale dei suoni, quindi che non si limitasse ad indicare
l'altezza della melodia fu appunto la notazione quadrata guidoniana, una notazione
costituita da quattro linee e tre spazi (= tetragramma). La 5ª linea nacque quando
si sviluppò un canto più ampio dal punto di vista melodico. La chiave utilizzata
era una sola. Dal punto di vista della forma dei neumi, questa notazione deriva da
quella aquitana.

Precisiamo che con il termine neuma si indica la nota o il gruppo di note che
corrisponde ad una sillaba. Quando la sillaba è resa da una sola nota grave, si ha
il punctum; quando, invece, è resa da una sola nota acuta, si ha la virga.
La tavola dei neumi di S. Gallo fu formulata dai benedettini di Solesmes. Prevede
una lettura in senso verticale e una in senso orizzontale:
Nella lettura in senso verticale vengono raggruppati i neumi che derivano dagli
accenti, i neumi che derivano dall'oriscus e neumi che derivano dall'apostrofo. 1.I
neumi che derivano dagli accenti: i più importanti sono il punctum, che è una
singola nota al grave, e la virga, che è una singola nota all'acuto. I neumi che
derivano da più note: i più importanti sono:
• il podatus o pes, che indica due note ascendenti, perché è dato
dall'unione del punctum con la virga;
• La clivis, che indica due note discendenti ed è data dall'unione di un
accento acuto, che indica la nota più alta, e dall'unione di una virga con un
punctum, che indica la discesa;
I neumi di tre note sono:
• Climacus: indica 3 o più note discendenti ed è reso da una virga con
due punctum;
• Scandicus: è dato da tre note ascendenti ed è reso da un punctum e una
virga;
• Torculus: è una nota acuta fra due gravi;
• Porrectus: è una grave tra due acute;
La particolarità di questi segni è che devono essere pronunciati senza separazione.
0. I neumi che derivano dall'apostrofo: indicano note ribattute;
0. I neumi che derivano dall'oriscus
Nella lettura in senso orizzontale, invece, si hanno i vari modi con cui un neuma
può essere modificato. Normalmente un neuma poteva essere modificato, nella sua
forma o per mezzo di lettere, per indicare un mutamento nell'esecuzione. Le lettere
utilizzate erano la "t" e "c", che significano rispettivamente "tenete" (= il neuma
deve essere allungato) e "celerite" (procedere rapidamente). Un neuma poteva essere
allungato anche aggiungendo un piccolo segnale, un piccolo trattino detto episema.
Poi abbiamo un particolare tipo di intervento sulla scrittura, lo stacco neumatico.
Con esso si nota che il tropatore, mentre sta scrivendo, improvvisamente stacca la
penna. Si vede, quindi, un pezzo bianco. Lo stacco neumatico evidenzia un momento
di respiro. C'è poi un ultimo carattere che è la liquescenza che veniva posta sopra
sillabe particolarmente complesse, per esempio, sopra le sillabe che presentavano
scontri consonantici. Quando questo segno veniva posto sopra queste sillabe, il
cantore sapeva che doveva ridurre il volume della voce in modo da non far percepire
eccessivamente lo scontro consonantico. Così facendo, il carattere aspro,
sgradevole di queste sillabe veniva ridotto. Il quilisma è un segno neumatico che
si trova quasi sempre nel mezzo di una terza ascendente. Indica una nota di
transizione cantata con voce leggera e flessibile. Questi vari tipi di neumi legati
alla notazione di S. Gallo ritornano uguali nella notazione quadrata guidoniana,
quindi una singola nota grave viene indicata da un singolo neuma quadrato. La
differenza fra neuma quadrato e neuma di S. Gallo è che il neuma di S. Gallo, da
cui il neuma quadrato deriva, non dava l'altezza, mentre il neuma quadrato indica
l'insieme delle note che vanno sulla sillaba, ma ci dà anche la loro altezza
precisa. Analizzando un brano in scrittura quadrata vediamo che ci sono delle
stanghette. La stanghetta alta più piccola divide due incisi, la stanghetta che sta
nel mezzo del tetragramma separa due frasi, la doppia stanghetta indica
l'alternarsi di un coro con l'altro o del coro col solista.
Se si confronta la versione in notazione quadrata guidoniana con quella di S. Gallo
e di Metz, possiamo dire che la notazione quadrata guidoniana guadagna in
precisione, perché chi legge sa l'altezza precisa dei suoni, ma perde in ricchezza
di informazioni. Quindi quello che si ottiene in precisione si perde sul piano
delle informazioni espressive. Per questo i professionisti che seguono il canto
gregoriano, leggono contemporaneamente la notazione quadrata e le due scritture più
complesse.
Parlando della polifonia, quando si cominciano ad utilizzare lo stile di discanto,
si sente la necessità di fare un'organizzazione ritmica più rigorosa che viene data
da 6 schemi ritmici che nacquero dalla prassi musicale. Questi sei schemi ritmici
furono tutti caratterizzati dalla suddivisione ternaria per il discorso trinitario.
Nel momento in cui questi schemi vennero codificati per acquisire una maggiore
legittimità culturale, si utilizzarono i piedi della metrica classica, quindi il
primo modo fu dato da una virga e da un punctum.
• 1º modo: longa brevis
• 2º modo: brevis e longa
• 3º modo: longa, brevis, brevis
• 4º modo: brevis, brevis, longa
• 5º modo: longa, longa
• 6º modo: brevis, brevis, brevis
Detto questo, che si trattasse di un'applicazione artificiosa a dei modelli ritmici
preesistenti è dimostrato dal fatto che, in alcuni casi, il piede della metrica
greca corrisponde al ritmo effettivo, mentre in altri casi no. Ogni voce aveva il
suo modo ritmico, per esempio la voce di tenor di una composizione sempre al 5º
modo, cioè il canto gregoriano al tenor veniva dato sempre con la scansione ritmica
che camminava meno velocemente delle voci superiori alle quali venivano dati altri
schemi ritmici un po' più movimentati. Era essenziale nell'organizzazione di un
modo ritmico l'Ordo(= ordine). Gli ordines consistevano nell'indicare quante volte
si doveva ripetere uno schema ritmico prima di una pausa.
La suddivisione della longa viene detta Modus. Il modo è perfectus se la longa è
divisa in 3 brevis, imperfectus se la longa è divisa in due brevis. La suddivisione
della brevis viene chiamata tempus, detto perfectum se è divisa in tre e
imperfectum se è divisa in due semibrevis. La suddivisione della semibrevis viene
chiamata Prolatio e si dice Maior se la semibrevis è divisa in 3 minime e minor se
la semibrevis è divisa in due minime. In Italia abbiamo, inoltre, una notazione
dell'ars nova italiana che deriva da quella francese, ma che è un po' più
complessa. Questa notazione venne impostata da Marchetto da Padova in un trattato
chiamato "Pomerium in arte musicae mensurate". In essa viene aggiunta anche la
semiminima e le varie suddivisioni delle varie figure, dalle più grandi alle più
piccole, sono ancora più complesse di quelle dell'ars nova francese. Inoltre, vi
erano delle scritture nere e bianche.