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SABATO 15 MAGGIO 2004

LA REPUBBLICA 37

DIARIO
DI

LE RAGIONI DI UNA DEBOLEZZA STORICA


Alla vigilia del 2 giugno un libro ripercorre il dibattito sulla nazione Lotte di fazione e rotture, ma anche variet e scambi che sono una ricchezza
Nella tavola di Molino, LItalia accoglie Trieste

egli anni Venti dellOttocento, Giacomo Leopardi non risparmiava agli italiani una sentenza di totale colpevolezza. Con ben altra intenzione che quella del viaggiatore in cerca di esotismi, egli rimpiangeva la scomparsa delle antiche virt civiche, rimproverava il poco o niuno amor nazionale che vive tra noi, lamentava lassenza di quellamore per la gloria che aveva fatto grandi gli antichi ed era ormai cosa incompatibile colla natura de tempi presenti... obsoleta come le usanze e le voci antiquate. Nel Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani, egli additava la mancanza di un centro, di un perno su cui si incardinasse un discorso nazionale, una cultura unificante che fosse fonte di conformit di opinioni, gusti, costumi, maniere; e concludeva: Ciascuna citt italiana non solo, ma ciascun italiano fa tuono e maniera da s. Scetticismo, cinismo, indifferenza, e altri segni di scambievole disprezzo non erano che le conseguenze di una mancanza di rispetto per il proprio passato, di un falso progresso emancipatore che aveva ricacciato nelloblio lantico e la rinascita del Quattrocento, le due arcate di civilt che avevano retto la lunga campata della storia italiana. Il risorgimento che andava apprezzato non era quello dalla societ antica, ma dalla barbarie della sua corruzione. Era una voce cruda, quella di Leopardi, amarissima, eppure non nuova nel chiedere per gli italiani la moralit di un rinnovato spirito pubblico. Ma la sua riflessione aveva dimensioni pi larghe, e introspezioni pi profonde. Il 10 maggio 1821, nel suo Zibaldone annotava che una delle ragioni dellarretramento della societ italiana stava nel fatto che essa era sostanzialmente meridionale, come la Grecia, come i luoghi di grande civilt che erano stati mossi da grandi illusioni; quelle, infatti, le illusioni, ovvero le immaginazioni, avevano dato vita e spirito ai popoli, erano state costitutrici e fondamentali delle nazioni e delle societ. La caduta delle illusioni sotto i colpi della ragione, fulcro della modernit, aveva rovesciato gli equilibri del mondo, affondando la civilt antica, meridionale, a favore della civilt moderna, settentrionale. Il fatto che anche Leopardi, nella sua pur nitida fotografia italiana, piegava la dinamica storica nelle strette della sua visuale filosofica e antropologica. Che lItalia non avesse Stato e spirito pubblico, che vivesse di superstizione e di individualismo, era un dato inconfutabile; che quello la distinguesse da altre situazioni e la penalizzasse, che la caduta da momenti alti di civilt la facesse oggetto di sguardi curiosi come una societ primitiva era nel senso comune. E ardua sarebbe stata negli anni a venire la risalita; forse anche a tuttoggi incompiuta. Tuttavia, una delle risorse della societ italiana era stata e sarebbe rimasta proprio nellaltra faccia di quella stessa medaglia: nella composita associazione di culture regionali, nello scambio e

PATRIA
WALTER BARBERIS
nellintegrazione fra centri e periferie molteplici e differenti, nel contagio proficuo fra un mezzogiorno orientaleggiante e africano e un settentrione variamente proteso verso il centro e il nord dellEuropa. La via di unantropologia nazionale, esemplarmente nel caso italiano, non poteva portare da nessuna parte. Nel faticoso processo di riunificazione che avrebbe segnato lOttocento italiano, non erano state silenziose le voci che sottolineavano la diversit del panorama umano che popolava la penisola. Sicuramente, salta agli occhi la persistente inconsapevolezza della doppia mandata della storia italiana: fatta di addizioni, di aggiunte, di ricuciture, di incontri e di scambi; che hanno rappresentato la faccia alternativa, virtuosa e proficua sul piano sociale e culturale, dei molti conflitti, delle lotte di fazione e di campanile che sempre hanno reso difficile lamalgama e il civismo degli italiani. La storia, quella europea e quel-

Italia, le radici di unidentit difficile

CARLO AZEGLIO CIAMPI

L8 settembre non fu la morte della patria, perch allora la patria si rigener nellanimo degli italiani che seppero essere, seppero sentirsi nazione. Il ricordo di quei giorni indelebile per chi li ha vissuti. Ho ancora vivo in me il senso di sbigottimento e di sdegno nel vedere un esercito allo sbando per mancanza di ordini. Fu da quel sentimento che nacque in ciascuno di noi il desiderio, il bisogno di reagire, di operare per ridare dignit a noi stessi, alla nostra patria. Oggi a distanza di 60 anni possiamo ripercorrere quei giorni con memoria decantata. La memoria comune il fondamento della nazione. Su di essa sono fondate le istituzioni repubblicane. La costituzione del 1948 un documento valido, vivo e vitale, non soltanto perch sapientemente redatto da eminenti politici e giuristi, ma perch ha unanima: lo spirito risorgimentale passato attraverso il dramma della dittatura e la catarsi del 1943-45. Ha la passione civile che solo la condivisione profonda e vissuta di valori quali quelli maturati dagli italiani nella loro storia secolare pu generare. E questo il cemento morale che ci fa guardare con fiducia al nostro futuro.

PATRIA.

la italiana, come spesso accade, ha gi dato le sue risposte: anche agli interrogativi che oggi si pongono al futuro. Uno dei punti pi bassi della sua civilt lEuropa lo ha toccato lasciandosi scivolare nella carneficina della Prima guerra mondiale. Nel 1916, Romain Rolland rifletteva che da quella mischia di popoli, qualunque fosse stato lesito, lEuropa ne sarebbe uscita mutilata; milioni di uomini, lanciati gli uni contro gli altri come formicai, stavano sacrificando allinsensatezza della guerra la ragione, la fede, la poesia, la scienza, tutto ci che aveva fatto unica la storia europea. Tutti si rimbalzavano lun laltro la qualifica di barbari, dichiarandosi ciascuno dalla parte della civilt contro la barbarie. Laffermazione di visuali nazionalistiche chiuse inaugurava un secolo di distruzioni: non soltanto materiali, ma pi nel profondo, culturali. Il barbaro, che aveva fatto lEuropa, con i suoi prolifici incontri con il mondo latino, tornava a campeggiare come uno straniero da cui difendersi. Il Novecento non avrebbe lesinato questa definizione per un numero imprecisato di avversari politici, intenti reciprocamente al ritratto di fisionomie incompatibili, e a predisporre per laltro lannientamento totale. Se solo si fosse guardato un po pi in l, oltre la miopia della contemporaneit, magari al VII secolo, si sarebbero visti Goti e Burgundi incontrare Galloromani in Gallia; e altri Goti, Longobardi e Latini in Italia; e altre federazioni di popoli altrove, con Anglo-Sassoni, Danesi, Normanni e Vichinghi. In quel gioco di arrivi e ripartenze, da molte periferie verso molti nuovi centri, nasceva lEuropa; con il contributo del cristianesimo, a sua volta fatto di componenti diverse, essenziale comunque nella creazione di ulteriori scambi e giunzioni, con i suoi messaggi di inclusione, gli apporti a una immagine unitaria. QuellEuropa non crebbe sul concetto di etnia, n accredit qualche valore specifico ad una relativa idea di identit. N mai le lotte dinastiche, le guerre fra Stati, poterono neppure lontanamente richiamarsi a quella categoria; la civilt delle corti, le politiche parentali dellaristocrazia, la cultura dei gruppi dirigenti fu sempre improntata a una visuale internazionale. Sappiamo bene che non tutto and liscio; e che la frattura col mondo islamico non fu senza conseguenze, n quella che releg ai margini e spesso alla persecuzione il popolo ebraico. Ma storia recente, tutta a ridosso della nostra, quella che ha inventato lethnos a svantaggio del demos. Le premesse erano tuttaltre. E lItalia, per la sua posizione, non fu altro che quello, fino alle estreme conseguenze, anche negative: un ponte fra civilt, la piazza degli incontri pi significativi. Questo lha fatta diversa, la molteplicit degli uomini e delle culture: questo il suo tratto di identit, la sua esperienza, il contributo storico allEuropa che fu, il fondo di conoscenza possibile per lEuropa che viene. Questa la patria degli italiani.

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LE TAPPE PRINCIPALI

LENCYCLOPEDIE 1769 Il patriottismo al centro della riflessione politica del 700. Voltaire nel 1769 include la voce patria nellEncyclopedie. Con la Rivoluzione anche in Europa si diffonde il linguaggio del patriottismo repubblicano

MAZZINI 1831 Nell800 il nazionalismo ispira i movimenti di liberazione contro lordine costituito. In Italia Mazzini vede nella nazione la base di unumanit libera e affratellata. La Giovine Italia (1831) adotta il tricolore

LITALIA FASCISTA 1922-1945 Il fascismo si concentra sul progetto di rifondare la patria italiana e restituirle grandezza. Tra i motivi della propaganda il primato della nazione di Roma e quello di conquistare un impero coloniale

LIDEA DI PATRIA HA SPESSO SPACCATO IL MOVIMENTO OPERAIO

LA RELIGIONE SMARRITA DELLA SINISTRA ITALIANA


EDMONDO BERSELLI
e la patria la terra dei padri, pervasa di uno spirito quasi religioso che fonde tradizioni e identit, il mondo nuovo della rivoluzione ne lantitesi. Comincia cos la tensione fra lidea di patria e la sinistra: ossia allorch si spezza il legame ottocentesco fra nazione, popolo ed emancipazione sociale. Il culto mazziniano della nazione e la religione civile della patria come riscatto dalloppressione imperiale stridono con lutopia rivoluzionaria. Con il motto proletari di tutto il mondo unitevi, Karl Marx fonda una solidariet che prescinde dai confini: la lotta contro un assetto strutturale di potere e la classe sostituisce la patria. Socialisti, anarchici, comunisti dipingono un orizzonte in cui i popoli combattono per un ideale riassunto dallInternazionale, linno delle associazioni dei lavoratori composto nel 1871. Su lottiam, lideale nostro fine sar/linternazionale futura umanit: solo che le parole della riscossa devono fare i conti con la durezza della geopolitica. Che cosa conta di pi, la patria o la classe, allo scoppio della Grande guerra? Con una lacerazione drammatica, i socialisti tedeschi votano i crediti per la guerra del Kaiser. Rosa Luxemburg drammaticamente contraria; Eduard Bernstein, il revisionista, lautore del programma socialista in chiave antimarxista, vota a favore; Karl Kautsky, il rinnegato, colui che aveva formulato il programma della socialdemocrazia al congresso di Erfurt nel 1891 si oppone e vota contro. In Italia la spaccatura era profondissima, perch intercettava lirredentismo, la concezione del conflitto come ultima guerra di indipendenza, lillusoria concezione della guerra come scontro fra le democrazie e gli imperi (a dispetto della presenza nellIntesa della Russia zarista). La vicenda tragica del socialismo italiano non esemplificata soltanto dallinterventista Benito Mussolini, bens anche dal conflitto che divideva i socialisti del programma massimo dai riformisti: con i massimalisti, Giacinto Menotti Serrati in testa, che condussero una battaglia intransigente contro lintervento; mentre il leader dei riformisti, Filippo Turati, pur contrario al coinvolgimento italiano, ripieg sulla celebre formula n aderire n sabotare. Lidea di patria di fatto scomparve dal lessico della sinistra, non appena venne sequestrata dal fascismo. Ricomparve dopo la catastrofe della Seconda guerra mondiale, in quanto la Resistenza venne proposta e interpretata dai comunisti come guerra patriottica (cos come patriottica era stata la resi-

I LIBRI
NORBERTO BOBBIO MAURIZIO VIROLI Dialogo intorno alla repubblica, Laterza 2001 (ultima ed. 2003) ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA La morte della patria, Laterza, 1996 (ultima ed. 2003) GIAN ENRICO RUSCONI Se cessiamo di essere una nazione, il Mulino 1993 MAURIZIO VIROLI Per amore della patria. Patriottismo e nazionalismo nella storia, Laterza 1995 EMILIO GENTILE La grande Italia. Ascesa e declino del mito della nazione nel ventesimo secolo, Mondadori 1997 SILVIO LANARO Patria. Circumnavigazione di unidea controversa, Marsilio 1996 ALDO SCHIAVONE Italiani senza italia. Storia e identit, Einaudi 1998 BRUNO TOBIA Una patria per gli italiani, Laterza 1991 SALVATORE SATTA De profundis, Adelphi 1995 LUCIEN FEBVRE Onore e patria, Donzelli 1997

Lanticipazione di un libro
Larticolo che pubblichiamo nella copertina del Diario fa parte di un libro che Walter Barberis ha dedicato al concetto di patria. Il volume esce in questi giorni per leditore Einaudi con il titolo Il bisogno di patria. Si tratta di unanalisi storica che ha al centro lItalia intesa come comunit nazionale leggera rispetto ad altre esperienze nazionali, connotata da scarso senso civico, spesso incapace a riconoscersi negli interessi generali.

stenza dellUnione Sovietica allesercito nazista). Italiana, e comunque nazionale, fu la svolta di Salerno operata da Palmiro Togliatti. Risorgimentale la scelta del ritratto di Garibaldi come simbolo del Fronte

popolare alle elezioni del 18 aprile 1948. Evocativa di una via specifica al socialismo il tricolore sotto la falce e martello del simbolo del Pci. Ma la tensione fra patria e movimento operaio internazionale era irriducibile nel

mondo post-Jalta, nellequilibrio bipolare dei blocchi contrapposti. Lo segnala un episodio, avvenuto durante una tribuna politica del 1963. Il giovane Eugenio Scalfari chiede a Togliatti se i comunisti siano un partito italiano o facciano parte del blocco comunista. Il Migliore risponde che i blocchi riguardano gli Stati mentre la solidariet internazionale del movimento operaio unaltra cosa, e quindi non c contraddizione fra la via nazionale al socialismo e linternazionalismo comunista. Scalfari non si accontenta e riformula la stessa domanda. Togliatti ribadisce la medesima risposta. Insomma c un cortocircuito, accentuato dal fatto che in genere i socialismi eretici nascono su base nazionale e valorizzano la risorsa identitaria: si qualifica come patriottico il socialismo jugoslavo di Tito; Mao Tse-tung proietta il marxismo-leninismo nella realt contadina del continente cinese; la lotta dei vietcong la guerra di liberazione di un popolo. Dentro luniverso esploso della decolonizzazione tutti i terzomondismi fanno leva sulla nazionalit. Ma occorre aspettare lo sbriciolamento del Muro di Berlino, e la dissoluzione dellimpero sovietico, per assistere a una riconcettualizzazione della parola patria. In s, nel finale di secolo, la patria un concetto imprendibile. Sedimento di memorie, di orgoglio, di fierezza, di compassione, specchio di simboli e di immagini del passato, con-

ICONOGRAFIA
Il dipinto di Pietro Aldi che raffigura lincontro di Teano un classico delliconografia patriottica risorgimentale

La tensione irriducibile fra linternazionalismo proletario e il sentimento nazionale

divisione di vessilli e di antropologie: forse il tentativo pi coerente per recuperarlo da sinistra stato effettuato da Jrgen Habermas, con lidentificazione del patriottismo costituzionale: cio cercando di trasferire la patria al livello pi universale e politico di cittadinanza. Da noi, Gian Enrico Rusconi lo ha reinterpretato nel 1993 con un saggio, Se cessiamo di essere una nazione, che rappresentava una risposta alla sfida secessionista del leghismo. Ernesto Galli della Loggia lo ha distinto negli episodi e nei segni dellidentit italiana, intreccio di differenze su un terreno comune. Maurizio Viroli ha argomentato il concetto di patria lungo gli schemi del pensiero repubblicano. A destra, facile sostituire la patria con le patrie. La Pada-

VOLTAIRE

PARLA LO STORICO FRANCESE MARC FERRO

Una patria un composto di pi famiglie Pi questa singrandisce e meno la amiamo, perch lamore suddiviso sindebolisce
Dizionario filosofico 1769

LA NOSTRA IDENTIT DIVENTATA MULTIPLA


FABIO GAMBARO
Parigi a patria non un ideale astratto e immutabile, ma una realt che varia a seconda delle circostanze storiche. Per lo storico francese Marc Ferro non ci sono dubbi, la patria non una semplice idea geografica, ma il risultato di un processo storico in continua evoluzione. Allinizio, nasce sempre da un percorso di differenziazione. In Francia ci avvenuto nel XV secolo, quando abbiamo iniziato a sentirci diversi dagli inglesi. Solo allora abbiamo cominciato a pensare a un luogo geografico come a una patria. Di solito, il sentimento patriottico cresce quando un paese si sente minacciato, come avvenuto durante le due guerre mondiali. Talvolta per il patriottismo pu sfociare nello sciovinismo, forse perch, pi che alla ragione, esso fa appello ad istinti viscerali. Oggi naturalmente lattaccamento alla patria varia da paese a paese: Negli Stati Uniti diffuso un patriottismo molto ostentato, dato che le diverse minoranze cercano di mostrarsi tutte particolarmente patriottiche. In Germania, invece, prevale il rifiuto del culto della patria, che viene ancora identificato con il nazismo. In generale, in Europa il patriottismo stato negli ultimi decenni un sentimento declinante, anche se va detto che da qualche tempo sembra destare nuove passioni. Per lo storico tale inversione di tendenza nasce dalla globalizzazione, percepita come una minaccia che spinge a cercare sicurezze nellideale patriottico e ancor di pi nei patriottismi regionali, i quali per altro nascono spesso come reazione alleccesso di centralismo dello stato nazionale. Paradossalmente, sono spesso gli stranieri a ri-

NORBERTO BOBBIO

La patria il luogo dove sei nato, dove hai vissuto, dove ti sei formato. Dire che uno Stato dispotico non la tua patria un argomento retorico
Dialogo intorno alla repubblica 2001

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IL DOPOGUERRA 1943-1945 Si avverte la necessit di ricostruire una patria per gli italiani dopo lo smarrimento dell8 settembre. Intorno a quella crisi dello Stato si accender il dibattito sul concetto di morte della patria

LA FESTA 2000 Con Ciampi al Quirinale (1999) torna la celebrazione della festa della repubblica, abolita nel 1977. Il 2 giugno per il Capo dello Stato la Festa della Patria, il Compleanno della nazione

INTERVISTA A ERIC FONER/ COME LAMERICA VIVE IL SUO IDEALE

PATRIOTTISMO DA NEOIMPERO
ROBERTO FESTA
New York l senso di patria americano tende alluniversalismo, vuole esprimere valori che vanno al di l della nazione. Eric Foner uno dei pi celebri storici americani. Insegna a Columbia University, ha studiato gli anni della Guerra Civile, la schiavit, let della Ricostruzione. Collabora a The Nation. Eric Foner, cos luniversalismo patriottico americano? Il senso di patria si definisce di solito come fedelt a un certo paese. Quello americano diverso. Il patriota che difende lAmerica pensa di battersi per la libert di tutti. Il patriottismo americano sempre accompagnato dallidea che gli Stati Uniti abbiano lobbligo e il diritto di diffondere i propri valori nel mondo. E unidea profondamente radicata nella rivoluzione americana, che si ritrova anche nel patriottismo francese e in quello sovietico, altre esperienze che pretendono di funzionare come modello per lesterno. E quindi un senso di patria non tanto legato alla terra, quanto piuttosto a un insieme di valori. S. A differenza di molti patriottismi europei, quello americano non si dovuto confrontare con un vicino potente. LAmerica non ha mai avuto un rivale vero che ne minacciasse i confini. Il nostro senso di patria non si lega quindi alla difesa della terra, ma alla difesa di un ideale di libert. Cos i nemici dellAmerica non sono quelli che ci vogliono invadere, ma gli ipotetici nemici della libert nel mondo. Ovviamente questi nemici sono cambiati nel tempo: la Germania nazista, la Russia sovietica, oggi i terroristi islamici. A proposito di questo ideale di libert. Adlai Stevenson, per due volte candidato democratico alla presidenza, nel 52 e nel 56, diceva che il patriottismo americano la celebrazione del diritto alla differenza, la difesa della libert di pensiero delluomo. Una buona definizione? Pi che altro, una definizione eccessivamente ottimistica. Mettiamola cos. La libert al cuore del patriottismo americano, ma sempre accompagnata da una buona dose di conformismo. Tocqueville, visitando gli Stati Uniti negli anni trenta dellOttocento, not una strana combinazione di enfasi sui diritti individuali e pressione al conformismo. Tocqueville scrisse di non aver mai visto un paese con una cos basso grado di libert di pensiero, pur fondandosi totalmente sulla libert. Il risultato sono due diverse concezioni di patria, una pi centrata sulla libert e sul dissenso, laltra sul conformismo. Quanto spazio ha la tradizione patriottica che si fonda su libert e dissenso? Ha uno spazio importante. Negli Stati Uniti sono molti i casi di patrioti che dissentono. Penso allopposizione di Abraham Lincoln alla guerra contro il Messico, negli anni quaranta dellOttocento, o a quella del socialista Eugene Debs ai tempi della prima guerra mondiale. Lincoln e Debs sono due patrioti che non hanno avuto paura di opporsi al governo. Rappresentano bene lidea di patriottismo fondato sulla libert di pensiero. LAmerica terra di tante patrie che qui si ritrovano. Il patriottismo americano ha dovuto confrontarsi con la diversit etnica e culturale della popolazione? E stato cos in questi ultimi 50 anni. Fino alla seconda guerra mondiale, lidea dominante era che i gruppi etnici dovessero rinunciare alle loro identit, marginalizzare le differenze per fondersi nel melting pot patriottico. A partire dalla seconda guerra mondiale le cose cambiano, e la patria finisce per includere un forte elemento di diversit religiosa e culturale. Anche una diversit etnica? Per lungo tempo il patriottismo americano si legato allesclusione etnica. Fino alla guerra civile, un nero non poteva in nessun modo diventare cittadino americano. Dopo la seconda guerra mondiale e il movimento per i diritti civili, le cose cambiano: la differenza etnica diventa legittima, la patria americana lincontro di diverse patrie che qui si stabiliscono in nome della comune tensione alla libert. Torniamo al patriottismo universalistico. Non rischia di trasformarsi in imperialismo? S, certo. Gli americani pensano di essere uneccezione, diversi da qualsiasi altro popolo. Incarnano la libert, hanno il diritto di imporla al mondo. In questo la retorica di Bush non diversa da quella di Jefferson. Con una differenza: che Jefferson pensava che gli Stati Uniti dovevano diffondere la democrazia con lesempio, Bush lo fa con la forza delle armi. Gli americani pensano a se stessi come a un impero, ma non nel senso di quelli europei. Linglese, il francese, il tedesco erano cattivi imperi, noi siamo invece limpero che esporta libert e democrazia. Questidea allorigine del nostro senso di patria. Ecco perch restiamo cos stupefatti quando allestero non ci credono come noi crediamo in noi stessi. Per esempio: perch gli iracheni non capiscono che gli stiamo portando la libert?. Come giudica il patriottismo post-11 settembre? E un patriottismo popolare, spontaneo, non guidato dal governo, ci che lo rende ancora pi impressionante. Con un elemento nuovo rispetto al passato. Un tempo il senso di patria era normalmente collegato allidea di sacrificio. Per la patria si era disposti a pagare tasse pi alte, a comprare i titoli di stato, ci si arruolava. Oggi siamo in guerra, ma nessuno sembra disposto a rinunciare a qualcosa. La nostra lepoca del patriottismo senza sacrificio.

I FILM
IL PATRIOTA Carolina del Sud, 1776, Benjamin Martin esita a prendere le armi contro gli inglesi ma quando gli uccidono il figlio organizza la guerriglia dei coloni Di Roland Emmerich (2000) NASCITA DI UNA NAZIONE Due famiglie, una sudista una nordista legate da antichi vincoli di amicizia, si trovano coinvolte su fronti diversi nella guerra di Secession Di David Wark Griffith (1915) SENSO Storie di amore e vendetta tra nobili patrioti e austriaci invasori nella Venezia del 1866 Di Luchino Visconti (1954) UN GARIBALDINO AL CONVENTO Un garibaldino ferito si rifugia in un convento e viene nascosto ai borbonici da due alunne Di Vittorio De Sica (1942) LA GRANDE GUERRA Dopo aver tentato di imboscarsi e di scansare tutti i pericoli della guerra un romano (Sordi) e un milanese (Gassman) catturati dagli austriaci, moriranno da eroi Di Mario Monicelli (1959)

nia, il Nordest. Oppure con sentimenti e risentimenti nazionalpopulisti, rivendicando una unit infranta dalla guerra civile, dallodio di classe, dal conflitto politico, dalla memoria negata. Invece a sinistra la patria uno specchio spezzato: pu riflettere, a suo tempo, il collezionismo sentimentale di cimeli garibaldini di Bettino Craxi (a cui si accompagna il revival nazionalista realizzato a Sigonella); oggi, la rivendicazione del multiculturalismo come resistenza alla dinamica omologante della globalizzazione. Ma la sinistra non ha la possibilit di giocare con la suggestione. Pi ancora che di Marx, sembra figlia di Max Weber: della secolarizzazione, della perdita dei grandi racconti, del disincanto. E dentro il disincanto la parola patria non fa risuonare echi significativi. Internazionale, multinazionale, globale: in unera autenticamente planetaria, la patria una religione smarrita.

LE IMMAGINI
Nella tradizione patriottica risorgimentale alcuni protagonisti delle vicende che portarono allunit dItalia furono veri e propri oggetti di culto. Giuseppe Verdi fu uno tra i pi popolari e la cartolina a sinistra raffigura lItalia che piange la morte del grande musicista. Francesco Hayez si produsse in diversi quadri su temi patriottici tra cui il ritratto di Cavour in alto a sinistra

GLI AUTORI
Il testo del Sillabario tratto da un discorso che il Presidente della Repubblica ha tenuto a Roma, a Porta San Paolo, per il 60 anniversario dell8 settembre. Edmondo Berselli direttore della rivista Il Mulino. Marc Ferro, storico, insegna allEcole des Hautes Etudes en Sciences sociales. Di recente, ha curato Le livre noir du colonialisme. Eric Foner, storico, insegna alla Columbia University. Il suo ultimo libro Who Owns History? Rethinking the Past in a Changing World

AMERICA

un paese che non ha mai avuto un rivale vero che ne minacciasse i confini. Pi che al senso della terra lidea di patria si lega alla libert

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HANNAH ARENDT
Una stampa che raffigura la riunione del primo Parlamento italiano a Torino nel marzo del 1861

IL TRICOLORE
Il fascismo, ovviamente, si appropriato del concetto di patria. Qui sopra unopera di Sironi con la bandiera tricolore

dare linfa allidea di patria: Per integrarsi, gli immigrati si mostrano spesso pi sensibili ai valori patriottici degli altri abitanti. In Francia, le ragazze musulmane che chiedono di portare il velo anche nelle scuole pubbliche scendono in piazza brandendo la bandiera francese. Si sentono francesi, ma vogliono esserlo a modo loro. Insomma, gli immigrati obbligano gli altri cittadini ad interrogarsi sul senso della parola patria e sui suoi contenuti impliciti. Senza dimenticare, conclude Ferro che lideale patriottico resta comunque plurale: Su uno stesso territorio possono coesistere diverse concezioni di patria, come pure diversi modi di sentirsi patriottici. Lidentit daltronde sempre multipla e una stessa persona, pu sentirsi legata a diverse appartenenze etniche, geografiche o politiche. E la patria non annulla mai gli altri elementi di unidentit.

Il patriottismo veniva confuso dai tedeschi con lobbedienza e labnegazione, dai francesi con lesaltata fedelt allo spettro della Francia eterna
Le origini del totalitarismo 1962

PIERO CALAMANDREI

Una delle colpe pi gravi del fascismo stata questa: uccidere il senso della patria Questo nome di patria per venti anni ha fatto schifo
Diario 1939-1945