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Fribourg, SA 2010

d'Annunzio, L'onda

DANIELE BERSANO

Introduzione
Composta a Romena il 22 agosto 1902 e inserita nella raccolta Alcyone fin dalla prima edizione, L'onda una delle pi celebri liriche dannunziane. L'ambiente marittimo, centrale nel componimento, gi abbozzato nel Taccuino X, risalente al 1899, dove il mare mosso, di color misto, tra di perla e di berillo, delicato. (...) Su l'altra riva coperta d'erbe arsicce si vede un gioco rapido di spume bianche che appaiono e dispaiono, leggerissime, allegrissime che ricordano i movimenti pronti e graziosi dei giovani animali 1. Nel proseguimento della narrazione, a bordo del battello per San Rossore, si vede su l'estrema linea della foce, il biancheggiare ilare e giovine dei flutti marini. Appaiono, scompaiono, si allungano, balenano, ridono, danzano. (...) Imagine di polledre dalle criniere bianche, che lasciviscono su un prato2. La descrizione della sonorit dell'onda marina era era gi presente in un'opera romanzesca come il Trionfo della morte (1894), dove lo sciacquio della risacca risulta simile al romor linguale d'un gregge che si disseti e il protagonista Giorgio Aurispa conosce il gran tuono subitaneo del fiotto gagliardo che (...) urta e schiaccia l'onda rifratta dalla riva e la nota pi umile e la nota pi superba e le innumerevoli gamme intermedie e le diverse misure degli intervalli e i pi semplici e i pi complessi accordi e tutte le potenze di quella profonda orchestra equrea3. Nelle Vergini delle rocce (1895) la fontana d'Anatolia veniva invece cos descritta: dalla sommit uno zampillo eruppe sibilando, lucido e rapido come un colpo di stocco vibrato contro l'azzurro; si franse, si ritrasse, esit, risorse pi diritto e pi forte; si mantenne alto nell'aria, si fece adamantino 4.

Prima del 1902 le poesie che avevano gi preso forma rappresentavano un nucleo alquanto ristretto (9 componimenti degli 88 definitivi). Nel 1902 DAnnunzio scrive oltre tremila versi raggiungendo nel periodo luglio-agosto il picco dellispirazione. Anche a causa delle pressioni esercitate dai fratelli Treves, prima per terminare Il fuoco e in seguito per completare la raccolta poetica, risale al 18 Gennaio 1903 lannuncio della stampa su Lillustrazione italiana de lAlcyone5. Rispetto allordine cronologico in cui le poesie sono state scritte, tra l'annuncio a stampa e la pubblicazione definitiva del 1934 si notano variazioni per i componimenti che seguono immediatamente Londa. Se lannuncio riportava dopo Londa: Il naufrago, Lasfodelo, Le nubi marine, I
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G. D'ANNUNZIO, Altri taccuini, a cura di E. BIANCHETTI, Mondadori, Milano 1976, pp. 107-08, corsivi dell'autore. Ivi, p. 112. 3 ID., Prose di romanzi, vol. I, a cura di A. ANDREOLI, Mondadori, Milano 19963, p. 943. 4 ID., Prose di romanzi, vol. II, a cura di N. LORENZINI, Mondadori, Milano 19982, p. 73. 5 Pubblicato in appendice all'edizione di Alcyone curata da M. BELPONER, Garzanti, Milano 20062, p. 401.

sandali, LAcerba, La sete, La gara, Linvito e Stabat nuda aestas precedenti il Ditirambo III, nelledizione definitiva ben sei poesie sarebbero state cassate. I tre componimenti superstiti sono Lasfodelo (divenuto postditirambico), Stabat nuda aestas (che avendo titolo latino non pu che mantenersi in posizione preditirambica) e Lacerba, che come sonetto far parte della Corona di Glauco. Le differenze intercorse ci rendono perci partecipi di una gestazione alquanto tormentata di questa sezione alcionia, che solo con la prima edizione a stampa (1904, ma dicembre 1903) trova pace. inoltre utile rammentare la sequenzialit tra L'onda e L'Ippocampo, il componimento ad essa precedente. L'ambientazione marittima e il personaggio di Aretusa (furace / fauna dei pomarii, L'Ippocampo vv. 40-1) dimostrano l'affinit tra le due liriche, composte oltretutto in diretta successione (il 21 agosto L'Ippocampo, il 22 L'onda6) e gi disposte in questo ordine nel tormentato annuncio a stampa del 1903.

Ma la minuta de L'onda reca la data 22 agosto ricalcata su 21. Cfr. l'introduz. a G. D'ANNUNZIO, Alcyone, a cura di P. GIBELLINI, Mondadori, Milano 1988 (ed. di riferimento), p. CXLIV.
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Scansione metrica

Sill. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. Nel/la/ ca/la/ tran/quil/la scin/til/la, in/te/sto/ di/ sca/glia co/me/ l'an/ti/ca lo/ri/ca del/ ca/ta/frat/to, il/ Ma/re. Sem/bra/ tras/co/lo/ra/re/. S'ar/gen/ta?/ s'o/scu/ra? 7 3 6 5 3 5 3 7 6 3 7 5 6 3 6 6 6 6 3 7 3 6 3 6 6 6 6 3 7

Accenti 1/3/6 2 2/5 1/4 2 1/4 2 1/6 2/5 2 1/3/6 1/4 2/5 2 1/3/5 1/5 2/5 1/3/5 2 1/3/6 2 2/5 2 2/5 2/5 1/3/5 2/5 2 2/6

Rime A A B C C D E E F D B G H F H G G I L I L M uni N O (N) P (P) N Q uni O S 3

10. A un/ trat/to 11. co/me/ col/po/ dis/ma/glia 12. l'ar/me,/ la/ for/za 13. del/ ven/to/ l'in/tac/ca. 14. Non/ du/ra. 15. Na/sce/ l'on/da/ fiac/ca, 16. s/bi/to/ s'am/mor/za. 17. Il/ ven/to/ rin/for/za. 18. Al/tra/ on/da/ na/sce, 19. si/ per/de, 20. co/me a/gnel/lo/ che/ pa/sce 21. pel/ ver/de: 22. un/ fioc/co/ di/ spu/ma 23. che/ bal/za! 24. Ma il/ ven/to/ ri/vie/ne, 25. rin/cal/za/, ri/don/da. 26. Al/tra/ on/da/ s'al/za, 27. nel/ suo/ na/sci/men/to 28. pi/ le/ne 29. che/ ven/tre/ vir/gi/na/le!

30. Pal/pi/ta/, sa/le, 31. si/ gon/fia/, s'in/cur/va, 32. s'al/lu/ma/, pro/pen/de. 33. Il/ dor/so am/pio/ splen/de 34. co/me/ cri/stal/lo; 35. la/ ci/ma/ leg/gie/ra 36. s'ar/ruf/fa 37. co/me/ cri/nie/ra 38. ni/vea/ di/ ca/val/lo. 39. Il/ ven/to/ la/ sca/vez/za. 40. L'on/da/ si/ spez/za, 41. pre/ci/pi/ta/ nel/ ca/vo 42. del/ sol/co/ so/no/ra; 43. spu/meg/gia/, bian/cheg/gia, 44. s'in/fio/ra,/ o/do/ra, 45. tra/vol/ge/ la/ cuo/ra, 46. trae/ l'al/ga e/ l'ul/va; 47. s'al/lun/ga, 48. ro/to/la/, ga/lop/pa; 49. in/top/pa 50. in/ al/tra/ cui 'l/ ven/to 51. di/ tem/pra/ di/ver/sa; 52. l'av/ver/sa, 53. l'as/sal/ta,/ la/ sor/mon/ta, 54. vi/ si/ me/sce/, s'ac/cre/sce. 55. Di/ spruz/zi/, di/ spraz/zi, 56. di/ fioc/chi/, d'i/ri/di 57. fer/ve/ nel/la/ ri/sac/ca; 58. par/ che/ di/ cri/so/paz/zi 59. scin/til/li 60. e/ di/ be/ril/li 61. vi/ri/di a/ sac/ca. 62. O/ sua/ fa/vel/la! 63. Scia/cqua/, scia/bor/da,

5 6 6 6 5 6 3 5 6 7 5 7 6 6 6 6 5 3 6 3 6 6 3 7 7 6 5 7 7 3 5 5 5 5

1/4 2/5 2/5 2/3/5 1/4 2/5 2 1/4 1/5 2/6 1/4 2/6 2/5 2/5 2/5 2/5 1/2/4 2 1/5 2 2/5 1/2/5 2 2/6 3/6 2/5 2/4 1/3/6 1/3/6 2 4 1/4 2/4 1/4

S T uni U U V Z A1 Z V B1 B1 C1 uni D1 E1 uni D1 D1 N2 uni F1 G1 G1 H1 L1 L1 M1 N1 O1 P1 Q1 O1 R1 R1 Q1 S1 T1

64. scro/scia/, schioc/ca/, schian/ta, 65. rom/ba/, ri/de/, can/ta, 66. ac/cor/da/, dis/cor/da, 67. tut/te ac/co/glie e/ fon/de 68. le/ dis/so/nan/ze a/cu/te 69. nel/le/ sue/ vo/lu/te 70. pro/fon/de, 71. li/be/ra e/ bel/la, 72. nu/me/ro/sa e/ fol/le, 73. pos/sen/te e/ mol/le, 74. crea/tu/ra/ vi/va 75. che/ go/de 76. del/ suo/ mis/te/ro 77. fu/ga/ce. 78. E/ per/ la/ ri/va/ l'o/de 79. la/ sua/ so/rel/la/ scal/za 80. dal/ pas/so/ leg/ge/ro 81. e/ dal/le/ gam/be/ li/sce, 82. A/re/tu/sa/ ra/pa/ce 83. che/ ra/pi/sce/ le/ frut/ta 84. on/d'ha/ col/mo/ suo/ grem/bo. 85. S/bi/to/ le/ bal/za 86. il/ cor/, le/ rag/gia 87. il/ vi/so/ d'o/ro. 88. La/scia el/la il/ lem/bo, 89. s'in/cli/na 90. al/ ri/chia/mo/ ca/no/ro; 91. e/ la/ sel/vag/gia 92. ra/pi/na, 93. l'a/cer/bo/ suo/ te/so/ro 94. o/bla/ nel/la/ me/lo/de. 95. E an/ch'el/la/ si/ go/de 96. co/me/ l'on/da/, l'a/sciut/ta 97. fu/ra/, qua/si/ che/ tut/ta

6 6 6 6 7 6 3 5 6 5 5 3 5 3 7 7 6 7 7 7 7 6 5 5 5 3 7 5 3 7 7 6 7 7

1/3/5 1/3/5 2/5 1/3/5 4/6 1/3/5 2 1/4 3/5 2/4 2/4 2 2/4 2 4/6 2/4/6 2/5 2/4/6 3/6 3/6 3/6 1/5 2/4 2/4 1/4 2 3/6 4 2 2/4/6 2/3/6 2/5 1/3/6 1/3/6

U1 U1 T1 V1 Z1 Z1 V1 S1 A2 A2 B2 C2 D2 F2 (B2) C2 (S1) N D2 E2 F2 (E2) G2 H2 N I2 L2 H2 M2 L2 I2 M2 L2 (S1) C2 (S1) C2 G2 G2

98. la/ fres/chez/za/ ma/ri/na 99. a/ nem/bo 100. en/tro/ le/ giun/ga!

7 3 5

3/6 2 1/4

M2 H2 F1

101. 102.

Mu/sa/, can/tai/ la/ lo/de del/la/ mia/ Stro/fe/ Lun/ga.

7 7

1/4/6 1/4/6

C2 F1

Parafrasi letterale
1. Nell'insenatura tranquilla 2. scintilla, 3. intessuto di piastre 4. come l'antica 5. corazza 6. del cavaliere, 7. il Mare. 8. Sembra mutare colore. 9. S'argenta? s'oscura? 10. A un tratto 11. come un colpo che dismaglia 12. l'armatura, la forza (l'intenso soffiare) 13. del vento lo increspa. 14. Non dura. 15. L'onda nasce debole, 16. sbito si smorza. 17. Il vento cresce d'intensit. 18. Un'altra onda nasce, 19. si smarrisce, 20. come un agnello al pascolo 21. tra i prati: 22. un fiotto di schiuma 23. che palpita! 6

24. Ma il vento ritorna, 25. rincalza (insegue da vicino), ridonda (si fa abbondante). 26. Un'altra onda si alza, 27. nel suo generarsi 28. pi lieve 29. di un ventre virginale! 30. Palpita, sale 31. si gonfia, s'incurva, 32. s'accende (giunge nel pieno del suo vigore), cade verso il basso. 33. La parte posteriore splende ampia 34. come il cristallo; 35. la cima leggiadra 36. si scompiglia 37. come criniera 38. candida di cavallo. 39. Il vento ne infrange la cima. 40. L'onda si spezza, 41. cade a precipizio nella cavit 42. del solco, sonora; 43. spumeggia, biancheggia, 44. si abbellisce, odora, 45. travolge le alghe galleggianti, 46. porta con s l'alga e l'ulva7 47. s'allunga, 48. rotola, galoppa; 49. inciampa 50. in un'altra a cui il vento 51. diede una forza diversa; 52. la contrasta, 53. l'assalta, vi si riversa sopra, 54. vi si mescola, aumentando di volume. 55. Di spruzzi, di schizzi,

Pianta acquatica appartenente alla famiglia delle Ulvacee, ma lat. LVA, "alga": in questo caso possibile dittologia sinonimica.
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56. di fiotti, d'iridi8 57. ribolle nella risacca; 58. pare che di crisopazi9 59. scintilli 60. e (scintilli) di berilli10 61. verdi a sacchi. 62. Oh la sua voce! 63. Sciacqua, sciaborda 64. scroscia, schiocca, schianta, 65. romba, ride, canta 66. accorda, discorda, 67. tutte (sogg. a v. 68) accoglie e assorbe 68. le profonde difformit 69. nelle sue spire 70. profonde, 71. libera e bella, 72. armoniosa e irrazionale, 73. possente e inconsistente 74. creatura vivente 75. che gode 76. del suo mistero 77. effimero. 78. E dalla riva la sente 79. la sua sorella scalza 80. dal passo leggiadro 81. e dalle gambe lisce, 82. Aretusa bramosa 83. che invola i frutti 84. di cui ha riempito il suo grembo. 85. Sbito le palpita 86. il cuore, le riluce 87. il viso aurato.
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Colori che sfumano uno nell'altro. Alter. di crisopasi, dovuta probabilmente a incrocio con topazio. 10 Plur. di berillo, famiglia di minerali di cui fanno parte lo smeraldo e l'acquamarina.

88. Abbandona ella l'orlo, (che teneva per impedire la caduta dei frutti) 89. si volge 90. al richiamo cantato; 91. e la ferina 92. rapina, 93. l'immaturo suo tesoro 94. dimentica all'ascolto della melodia. 95. E anch'ella gioisce (si gode11) 96. come l'onda, l'asciutta 97. ladra (fura12), come se tutta 98. la freschezza del mare 99. in forma di una nube 100. le si facesse attorno! 101. Musa, cantai la lode 102. della mia Strofe Lunga.

Parafrasi riassuntiva
Il mare risplende nell'insenatura tranquilla e sembra mutare colore (vv. 1-9) quando, a un tratto (10), il soffiare del vento lo increspa per un breve istante (11-4). Una prima onda debole (15) subito seguta da un'altra, paragonata ad un agnello al pascolo (18-23). Il vento torna a farsi sentire in maniera pi accentuata (24-5). Un'onda si alza, si gonfia e, incurvandosi, si slancia verso il basso (26-32); il suo dorso e la sua cima vengono paragonati rispettivamente al cristallo e alla criniera nivea di cavallo (33-8). L'onda in seguito si spezza e travolge le alghe circostanti (40-6), mescolandosi ad un'altra e aumentando cos di volume (47-54); paragone del suo scintillio a crisopazzi e berilli (58-61). Con la sua favella (62) accoglie e assorbe tutte le difformit nelle sue volute profonde, alla maniera di una creatura viva gaudente del suo mistero caduco (63-77). Dalla riva l'onda udita da Aretusa, che riempie il proprio grembo di frutti involati (78-84). Attratta dall'elemento naturale (85-7) la ninfa si volge al richiamo canoro dimntica del bottino (88-94), e
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Lat. GAUDRE, qui in senso medio (gi in Dante). In Dante si ha furo (Inf. XXI, 45), femm. fuia (Purg. XXXIII, 44).

gioisce alla stessa maniera dell'onda, come se fosse avvolta dalla freschezza del mare in forma di nube (95-100). Congedo del poeta rivolto alla Musa (101-02).

Analisi componimento
La lirica costituita da una strofa lunga di 100 versi liberi che variano dal ternario al settenario, seguita da due settenari finali che la concludono e "risolvono". Con questo esercizio portato alleccesso (le precedenti strofe lunghe constavano in media di 30 vv.) d'Annunzio rivela la finalit "agonistica" del suo far poesia, desideroso di mostrarsi virtuoso e di prolungare per pi versi uno sperimentalismo descrittivo che ponga in simbiosi l'uomo con la natura (obiettivo centrale di tutto il libro alcionio fin dal Fanciullo, figlio della Cicala e dell'Olivo). In assenza di una divisione interna in pi strofe risulter utile un'analisi procedente per sequenze 13: vv. 1-9: Nella cala tranquilla scintilla... Si pu notare come i primi 9 vv. abbiano la funzione di ricreare limmagine dello scintillio delle onde nella cala. Il soggetto, il Mare14 del v. 7, viene messo in risalto mediante liperbato e il suo isolamento in un singolo verso. Il tono fluido, connotante lo spessore plastico15 dell'acqua, invece messo in evidenza dallallitterazione delle laterali (cala tranquilla, scintilla, scaglia), conviventi con termini dai toni pi aspri (intesto, catafratto, lorica, in cui si noti l'uso accentuato delle occlusive). Ai vv. 4-6 si trova inoltre la prima similitudine del componimento, per la quale il mare scintilla come l'antica / lorica / del catafratto: essa suggerisce il bagliore non omogeneo delle acque marine ed il loro movimento, evidenziato dal riflettere ad intermittenza della luce del sole. vv. 10-23: A un tratto... Ai vv. 10-23 descritto un primo assalto da parte del vento, che avviene repentinamente (a un tratto, v. 10): la plasticit dei vv. precedenti franta dall'uso alterno di parole dal timbro aspro (intacca, v. 13, fiacca, v. 15) con termini dal tono pi attutito grazie alle affricate (s'ammorza, v. 16,
Si seguita la (scontata) divisione in seqq. di M. PAZZAGLIA, La strofe lunga di Alcyone, in Teoria e analisi metrica, Ptron, Bologna 1974, pp. 157-220 (spec. pp. 160-61). 14 Scritto in maiuscola quando seguito dalla precisa localizzazione geografica (Mare pisano, sicano, d'Etruria, Cilicio ecc.) e quando nominato assieme ad altri luoghi topici: il Mare il Lito l'Alpe ( Il Gombo, v. 71), Tutto il Cielo precipita nel Mare (Terra, vale!, vv. 1, 22). 15 M. PAZZAGLIA, La strofe lunga di Alcyone, cit., p. 160.
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rinforza, v. 17) fino all'immagine conclusiva del fiocco di spuma / che balza (vv. 22-3) che mescida i timbri precedenti tramite un agile movimento visivo16. Anche il ritmo narrativo accelera, grazie soprattutto al susseguirsi di aggettivi, sostantivi e verbi legati tra loro attraverso il solo utilizzo della punteggiatura, senza congiunzioni coordinanti (altra onda nasce, / si perde..., vv. 18-9). A questo proposito, il prevalente impiego di asindeti non fa che aumentare il dinamismo della lirica, in maniera da rispecchiare il ritmo incalzante del mare. Analizzando pi nel dettaglio i vv. 18-21, si pu notare come d'Annunzio sia riuscito tramite una combinazione di elementi a ricreare limmagine dellonda in tutte le sue dimensioni. Sul piano metrico il v. 18 diviso in tre blocchi bisillabici, a riflettere un primo movimento oscillante dellonda che nasce; il verso successivo da parte sua si oppone al tentativo di creazione dellonda tramite il si perde. Al v. 20 la similitudine dellagnello propone l'immagine della schiuma, tramite cui d'Annunzio non dona solo una tonalit cromatica alla schiuma, ma offre allonda, tramite la figura popolare dell'agnello candido e puro, un tratto di levit che verr poi ripreso nel ventre virginale del v. 29. Il metonimico verde17 del v. 21 dona infine un'altra tonalit cromatica che permette lo sviluppo completo della similitudine: il verde dellerba rispecchia il verde del mare e londa si perde nel mare verde come lagnello si perde tra i pascoli. vv. 24-38: Ma il vento... Ai vv. 24-38 troviamo un secondo attacco da parte del vento, che crea una nuova onda: fenomeno introdotto dalla congiunzione avversativa del v. 24. La ripetizione del processo messa in evidenza dal prefisso iterativo ri- dei vv. 24-25: riviene, / rincalza, ridonda. L'altra onda s'alza del v. 26 si lega intuitivamente ai precedenti nasce l'onda fiacca (v. 15) e altra onda nasce (v. 18), a sottolineare la ripetizione dell'evento. Con la similitudine dell'onda nel suo nascimento / pi lene / che ventre virginale (vv. 26-29), anche presente ne La corona di Glauco18, ripresa l'impressione dellonda candida e lieve introdotta ai vv. 18-21, messa in evidenza mediante lallitterazione della fricativa e della vibrante in ventre virginale (v. 29). Ai vv. 33-38 le similitudini dorso-cristallo e cima-criniera permettono di intravedere il fenomeno marino, ma londa visualizzabile anche metricamente tramite lirregolarit dei versi che si rincorrono e arrestano, alla maniera del soggetto della lirica, che palpita, sale, / si gonfia, sincurva, / salluma, propende (vv. 30-32).
Ibid. Interessante la nota estetica riguardante spuma in TB: spuma pi gentile rispetto a schiuma (ad voc., siglato G. M. [Giuseppe Meini]). 17 Utilizzato come sostantivo in L'oleandro, v. 306 (riferito alla trasformazione di Dafne in lauro) e in Bocca di Serchio, vv. 45, 155. 18 In maniera invertita, A Gorgo, v. 4: il ventre appare quasi onda che nasce.
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vv. 39-62: l'onda si spezza Ai vv. 39-62 londa viene franta dal vento e si unisce ad un'altra cui 'l vento / di tempra diversa (vv. 50-1), aumentando in grandezza. Il ritmo sempre sostenuto, gli asindeti frequenti, a formare una elencazione di verbi che si susseguono senza sosta: spumeggia, biancheggia, / sinfiora, odora, / travolge la cuora,/ trae lalga e lulva; / sallunga, / rotola, galoppa (vv. 43-8). Al v. 48 i due predicati d'ambito equestre (rotola, galoppa) riprendono la similitudine cima-criniera di cavallo dei vv. 35-38 e al tempo stesso spostano per alcuni versi la percezione dell'elemento rappresentato nel campo uditivo, con l'emergere della caratteristica fondamentale19 dell'arte dannunziana: l'incontro tra la vocazione pittorica e quella musicale. Con il v. 61 finisce invece la parte pi propriamente descrittiva della poesia e al v. 62 con O sua favella! resa palese la personificazione dellonda. vv. 63-77: O sua favella! Ai vv. 63-70 londa inizia a possedere caratteristiche umane; i suoni da essa prodotti, attraverso un climax di carattere "umanizzante" (romba, ride, canta, v. 65), passano dal comune suono cupo prodotto dal suo movimento ad una risata e poi ad un canto, tipica caratteristica umana. d'Annunzio stesso ai v. 74-7 comincia a riferirsi ad essa come a una creatura viva / che gode / del suo mistero / fugace, ove il verbo godere anima l'elemento di un vitalismo gioioso, panico. Anche questo processo non viene risparmiato da una ricca descrizione fonica e visiva, per la quale il poeta ha utilizzato numerosi artfici stilistici: dalle allitterazioni (SCiacqua, SCiaborda, / SCroscia, SChiocca, SChianta, vv. 63-4, Romba, Ride, v. 65), alle assonanze (accOglie e fOnde, v. 67), alle antitesi (accorda, discorda v. 66, numerosa e folle, / possente e molle) fino all'inarcatura mistero / fugace che isola a chiusura di periodo e in un solo verso la caratteristica fondamentale dell'onda, la sua caducit. vv. 78-100: E per la riva l'ode la sua sorella scalza Ai vv. 78-100 si pu notare un graduale ritorno alla pace iniziale, per il quale il movimento e il suono rientrano nellimmobilit e nel silenzio da cui erano emersi. Il ritmo diviene progressivamente pi lento, il susseguirsi fitto di verbi e aggettivi viene rimpiazzato da una pi fitta presenza di congiunzioni 20 ed elementi prosaici. Ai vv. 78-84 l'onda incontra Aretusa, ninfa gi presente in Alcyone nella lirica precedente, ove era
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Almeno secondo A. PAGLIARO, La vocalit poetica dannunziana, in Quaderni dannunziani, XL-XLI, 1972, pp. 104-08 (spec. pp. 107-08). 20 In questa sezione sono presenti 4 delle totali 10 e congiunzione: vv. 78, 81, 91, 95.

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definita furace / fauna dei pomarii21, ma dal nome richiamante in maniera evidente la mitologia classica22. Fondamentale legame tra l'onda e Aretusa risulta il verbo godere, gi presente al v. 75 e ora ripetuto alla forma media rivolto alla ninfa: cos come l'onda ha goduto della sua breve esistenza (mistero / fugace, vv. 76-7) come una creatura viva, cos ora Aretusa si gode ("gioisce", lat. GAUDRE) come l'onda, con una sottilissima ambiguit per la quale entrambi i personaggi possono essere o meno viventi. Nei due settenari finali (vv. 100-102) londa e la ninfa a loro volta scompaiono per lasciare il posto alla vera protagonista della poesia: la Strofe Lunga. Questa rivelazione finale viene introdotta dallio lirico: il poeta infatti, rimasto fino a questo punto estraneo alla scena, irrompe nel componimento tramite il predicato alla prima persona singolare (cantai) e l'aggettivo possessivo (mia) con lintenzione di rivelare lo scopo della poesia: lodare non londa, bens la forma tramite cui essa stata rappresentata. Un'autocelebrazione del proprio far poesia che si svela soltanto in conclusione e che perci ancor pi marcata, isolata anche fisicamente dal resto della lirica tramite uno spazio bianco. Peculiarit metriche Sul piano metrico si pu notare come talvolta, per effetto della possibilit di ricomposizione dei versi (gi riscontrabile ne La pioggia nel pineto), la lettura continuata di due o tre versi consecutivi restituisca lendecasillabo tramite le somme quinario + senario (vv. 12-3, 37-8, 63-4, 71-2), senario + quinario (vv. 3-4, 33-4, 45-6, 55-6, 85-6) o ternario + quinario + ternario (vv. 75-7). Le rime sono talvolta distanti una decina di versi (favella : bella, vv. 62 : 71) o pi (in questo caso preferibile parlare di richiami fonici: es. s'alza : scalza, vv. 26, 79). Fitta inoltre la presenza di rime interne e inclusive: tra i numerosi esempi spicca, anche per la particolare disposizione chiastica, rincalza, ridonda. / Altra onda s'alza (vv. 25-6). Le rime pi frequenti rimangono comunque quelle baciate, disseminate lungo tutto il componimento, dai vv. 1-2 (tranquilla : scintilla) ai vv. 96-7 (asciutta : tutta). Destano interesse alcune terminazioni delle parole in rima: in s'ammorza : rinforza (vv. 16-7) orza pu richiamare il sostantivo omonimo, indicante nella navigazione il lato sopravvento, mentre la rima in -alza ricorre proprio al momento della nascita di una nuova onda (vv. 23 : 25 : 26). inoltre da notare la fitta presenza delle assonanze, in grado di creare una coesione tra i versi
Cfr. L'Ippocampo, vv. 40-1. Ninfa dell'Arcadia e della Sicilia, figlia di Nereo e Dori. Amata dal fiume Alfeo, per non venire da questi raggiunta invoc Artemide, che dapprima la avvolse in una nuvola, poi la trasform in sorgente. Cfr. il mito narrato da OVIDIO, Metamorfosi, l. V, vv. 572-642.
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almeno pari a quella delle rime: ess. tracolorArE : virginAlE (vv. 8, 29), cavAllO : cAvO (vv. 38, 41), cuOrA : galOppA : sormOntA (vv. 45, 48, 53), rOmbA : OrdA (65-6). Pi frequenti sono le assonanze con corrispondenza delle vocali o e a, probabilmente a costruirne una ulteriore con l'OndA del titolo. Possibili richiami anagrammati al soggetto della lirica possono essere notati ai vv. 84 ONDhA colmo suo grembo, 32 prOpeNDE e 14 nON DurA, allo scopo di non dover iterare troppe volte il sostantivo e celarlo ad una superficiale lettura. Frequenti risultano infine i casi di dittologia: ess. rincalza, ridonda (vv. 25), di spruzzi, di sprazzi (v. 55, con paronomasia), scroscia, schiocca, schianta (v. 64, 3 elementi).

Sintassi Sul piano sintattico possibile esemplificare su questa lirica alcune considerazioni di G. L. Beccaria, contenute nel celebre saggio Figure ritmico-sintattiche della prosa dannunziana 23. Trattando della prosa dannunziana (prosa lirica per antonomasia), vi si afferma che d'Annunzio predilige la sequenza di immagini legate tramite facili riprese, simmetrie di proposizioni introdotte da una comparativa (nel nostro caso ai vv. 33-8), da un'avversativa (v. 24) o dalla congiunzione e (vv. 78, 91). Ci che giustifica il prevalere della costruzione paratattica la tendenza all'eterogeneit degli elementi che l'autore suole accumulare nel periodo; una tendenza all'accumulo che si scarnisce spesso nel modulo sintattico della enumerazione (qui es. ai vv. 62-77). Con lo schema (elementi x, y, ... n) tutto24, di cui abbiamo un importante esempio ai vv. 63-70 (nel nostro caso con accumulazione verbale), il tutte finale, congiuntivo e sintetico al tempo stesso, cerca di ristabilire ordine e unit dopo una enumerazione di presenze disordinate. Lessico L'eclettico Mario Praz ha affermato: poche figure riescon cos meschine come quella dello scopritore di fonti, quando costui si manifesti sotto specie di spennacchiatore di corone di lauro 25. Facendo nostra l'affermazione del critico potremmo aggiungere che l'attivit poetica non fondata su una tradizione letteraria precedente era una strada gi poco percorsa dai Romantici, meno che mai dal d'Annunzio. Di conseguenza la ricerca delle fonti nelle poesie dello stesso appare necessaria, al fine di
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In ID., L'autonomia del significante. Figure del ritmo e della sintassi. Dante, Pascoli, d'Annunzio, Einaudi, Torino 1975, pp. 285-319. Ivi, p. 301. 25 In D'Annunzio e l'amor sensuale della parola, contenuto in ID., La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, Sansoni, Firenze 1966, pp. 401-56, cit. da p. 401, corsivi nostri.

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una migliore comprensione della sua poetica. Per citare ancora lo stesso Praz, la conoscenza delle fonti ha reale utilit quando il confronto faccia risaltare certi lati del carattere dell'artista, (...)] o quando ci permetta di vedere in qual maniera s' arricchito il suo stile o il suo vocabolario. In questi casi ci si offrir dunque una base analitica all'interpretazione estetica dell'opera 26. Fin dai primi versi de L'onda notiamo il ricorso a termini tecnici di ambito marittimo-militare, che il pescarese poteva far suoi dal Vocabolario marino e militare del Padre Predicatore Alberto Guglielmotti 27 (1812-93), pubblicato a Roma nel 1889. La predilezione per i vocabolari quali fonti linguistiche 28 si spiega secondo Mengaldo con la motivazione per cui in essi la realt verbale si pietrificata, divenuta repertorio fuori del tempo 29. inoltre interessante notare come d'Annunzio ai termini tecnici spesso s'accosta con la gioia di chi afferra il vocabolo preciso, quale lo usa un determinato ambiente, mentre ne rifugge quando essi ormai sono entrati nell'uso comune, e tutti se ne possono servire 30. Il dizionario del Guglielmotti fondato sulle classiche fonti originali dei nostri maggiori pi che sui moderni idiomi stranieri, dal momento che il nostro linguaggio tecnico di terra e di mare deriva dal pelasgo, comune ai greci ed ai latini 31. Alla voce nda32 descritto il particolare effetto della broccata, determinato da una bava di vento per la quale il mare muta colore (nella lirica pi indeterminatamente sembra trascolorare, v. 8): allora si vede il soffio intaccare l'acqua (la forza / del vento l'intacca, vv. 12-3) e tutto il mare allora d vista di una superficie coperta scaglie, scolpite (...) come le corazze degli antichi guerrieri ( l'intesto di scaglia / come l'antica / lorica / del catafratto dei vv. 3-6). Con la crescita del vento si ha invece il particolare effetto delle pecorelle, per il quale l'acqua precipita nel solco, spuma, biancheggia (l'onda (...) / precipita nel cavo / del solco sonora; / spumeggia, biancheggia..., vv. 40-3) e il mare ti sembra un campo dove corrano sbrancati gli agnelli ([l'onda] si perde, / come agnello che pasce / pel verde, vv. 19-21); effetto seguito da quello dei montoni, per il quale le onde minori fremono e si arruffano sul dorso della maggiore ([l'onda] intoppa / in altra cui 'l vento / di tempra diversa; / l'avversa, / l'assalta, la sormonta, / vi si mesce, s'accresce, vv. 49-54), e si vedono sprazzi, gocciolette, e vapori che, in certi contrasti di luce, a ciel sereno, ti mostrano l'iride (sprazzi e iridi sono presenti quasi in sequenza ai vv. 55-6). infine descritta l'onda franta, che in qualunque modo o parte procede spezzata; essa intoppa contro
Ivi, p. 402. A. GUGLIELMOTTI, Vocabolario marino e militare, C. Voghera, Roma 1889. Sulla sua biografia si veda la voce curata da P. CROCIANI nel DBI, ad vocem. 28 Tema sul quale si veda D. MARTINELLI, C. MONTAGNANI, Vocabolari e lessici speciali nell'elaborazione di Alcione, in Quaderni del Vittoriale, XIII, 1979, pp. 5-59 (L'onda trattata alle pp. 47-9). 29 P. V. MENGALDO, Un parere sul linguaggio di Alcione, in ID., La tradizione del Novecento, Bollati, Torino 1996, p. 201. 30 B. MIGLIORINI, Gabriele d'Annunzio e la lingua italiana, in ID., Saggi sulla lingua del Novecento, Sansoni, Firenze 1941, p. 223. Alla stessa pagina si ricorda l'aneddoto per cui d'A. confrontava non senza compiacenza le 40mila parole di cui si sarebbe servito con le 17mila di Dante e le 4mila di Anatole France. 31 A. GUGLIELMOTTI, Vocabolario marino e militare, cit., Proemio, s.i.p. 32 IVI, coll. 1168-74.
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corrente poderosa e viva, (...) quando il vento furioso la scavezza e l'arruffa (intoppa v. 49, scavezza v. 39, arruffa v. 36). Con questi esempi di ri-uso della fonte si pu dunque dimostrare come d'Annunzio non si limiti mai alla mera copiatura di elementi altrove gi presenti, ma cerchi di rielaborarli ed inserirli in vista di un ricevente del tutto diverso da quello cui diretta l'opera dalla quale ha attinto (un colto fruitore di poesia contemporanea e non un erudito).

Intertestualit
Sul piano intertestuale utile concentrarsi sugli ultimi versi della lirica, dedicati al personaggio di Aretusa e al suo entrare in contatto con la freschezza marina. d'Annunzio infatti, oltre alla fonte classica di Ovidio 33, ove compaiono gi l'immagine della nube che circonda la ninfa ([Diana] nubibus unam / me super iniecit, vv. 622-23) e il paragone dell'agnello, riferito alla stessa (anne quod agnae est, / si qua lupos audit circum stabula alta frementes, vv. 627-28), conosceva probabilmente anche la sua cinquecentesca riduzione in ottave di Giovanni Andrea dell'Anguillara34. All'interno dello stesso Libro V Proserpina,
volendo appigliarsi per tenersi a un legno con le man, vede che cade il lembo della veste, e i fior diversi tutte adornar' le polverose strade35.

Si assiste in questo caso alla proiezione da parte di d'Annunzio di un'azione compiuta dalla dea agreste sul personaggio di Aretusa, a sottolineare ulteriormente l'ambientazione estiva del componimento: ne L'onda (vv. 88-94) la ninfa lascia (...) il lembo della veste e obla nella melode i frutti involati, facendoli presumibilmente cadere allo stesso modo in cui cadono i fior diversi di Proserpina. La dea si lega topicamente all'immagine estiva, per cui la trasposizione in chiave marittima della sua azione non fa che confermare il ben circoscritto momento stagionale di Alcyone. Da parte sua Aretusa afferma:

Metamorfosi, V, vv. 572-642. La stessa fonte ricorre in maniera pi accentuata all'interno di Maia, VIII, vv. 47 sgg., ove apertamente citato il lamento Io Arethusa, io Arethusa del testo latino (Metamorfosi, V, v. 625). 34 Si utilizzata una versione ottocentesca dell'opera, Le Metamorfosi di Ovidio ridotte da Giovanni Andrea dell'Anguillara in ottava rima, vol. I, Societ tipografica de' classici italiani, Milano 1805, corsivi nostri. 35 Ivi, Libro V, ott. 128, vv. 1-4.
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Ed io mi giaccio muta entro a quel nembo, perch'egli [Alfeo] non mi senta e toglia in grembo36.

Oltre la rima nembo : grembo, gi presente nella tradizione letteraria 37, vi qui un'ulteriore traslazione evenemenziale: ne L'onda (vv. 95-100) Aretusa non in fuga da Alfeo, ma in un momento di massima volutt si ritrova, in una maniera lievemente ipotetica dettata dal quasi del v. 97, nella stessa situazione del mito. Il piacere si sostituisce cos al terrore del frigidus artus ovidiano 38, in una ulteriore esplicitazione del vitalismo panico che pervade l'ambiente marittimo e tutti i suoi abitanti 39. Oltre la trasposizione in ottave del mito d'Annunzio conosceva probabilmente anche il poemetto di Henri de Rgnier Arethuse40, ove ricorrono alcuni termini che possono far sospettare un diretto contatto del Pescarese con esso. Su tutti41 svetta il passo
Il fallait toucher mon ventre comme on joue flatter de la main une vague qui s'enfle et se gonfle et s'apaise et qui n'cume pas42,

ripreso dal ventre virginale del v. 29, e dal si gonfia, s'incurva, / s'alluma, propende dell'onda (vv.
Ibid., ott. 215, vv. 7-8. Cfr. ad es. Morgante, XXVI, 39. All'interno di Alcyone per le stesse tre rime cfr. Tristezza, v. 11, dove Ermione ha tante rose in grembo e riprende ulteriormente i fior diversi di Proserpina. 38 Metamorfosi, V, v. 632. 39 Dell'Anguillara si veda ancora l'ott. 107, ove Calliope
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fa con gli altri il suo dolce lamento: la manca trova a tempo i tasti, e preme, e con l'acuto accorda il grave accento; ed ella al suon ch'in aria ripercote, concorda ancor le sue divine note. L'azione della musa in d'Annunzio viene compiuta dall'onda oggetto della lirica, che ai vv. 66-8 accorda, discorda, tutte accoglie a fonde le dissonanze acute
40

H. DE RGNIER, Arethuse. L'homme et la sirne, in Les jeux rustiques et divins, Socit du Mercure de France, Paris 1897, pp. 4580. 41 Si veda anche p. 53: les grands cheveux d'or qui se droulent, sinueux comme une algue et lents comme une houle mystrieuse dont cume ce front pur que somme leur volute, et dont le poids ruisselle,
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il cui rif. ai capelli viene da d'Annunzio trasferito all'onda stessa tramite l'uso degli stessi vocaboli. Ivi, p. 73.

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31-2). Gli esempi fanno dunque intendere la vastit dei riferimenti letterari celati all'interno del componimento (il mito classico, il suo volgarizzamento, il simbolismo francese), dissezionati e fusi insieme a formare un ulteriore sviluppo lirico.

Interpretazione delle varianti


Come spiega Pietro Gibellini in appendice all'edizione garzantiana di Alcyone d'Annunzio consegue, salvo rare eccezioni, la lectio sine varietur gi nella minuta A. Per questa ragione nelle successive edizioni a stampa la lezione non subisce che mutamenti marginali (di accento e grafia) imputabili presumibilmente agli stampatori; dunque si pu concordare con l'editore nell'affermare che lo 'spessore' dell'elaborazione interna all'autografo A incomparabilmente superiore a quello degli altri testimoni43. Lezione definitiva gi presente nelle minute in quanto d'Annunzio, oltre che tenere di fianco ai fogli della minuta foglietti su sui poter provare i versi, scriveva su fogli sciolti, e poteva sostituire agevolmente quelli particolarmente tormentati 44. Un d'Annunzio dunque non genio, ma continuo correttore di se stesso, come tutti i grandi poeti. Ne L'onda si possono notare con interesse alcune varianti45: n v. var tit. 1 8 9
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ediz. 1934 L'onda cala Sembra trascolorare. S'argenta? s'oscura?

var. in A (ed, ove indicato, anche in B) L'Onda B baia Sembra trascolorare, s'argenta, s'oscura.

F-S S F F

G. D'ANNUNZIO, Alcyone, a cura di M. BELPONER, cit., p. 403. Ibid. Si utilizzata l'ediz. di rif. G. D'ANNUNZIO, Alcyone, a cura di P. GIBELLINI, cit., pp. 178-82 Legenda dei simboli: F: variante formale S: variante sostanziale A: minuta autografa (G1193d') B: bella copia autografa (Lu a) : corretto in > <: lezione cassata all'interno di una frase correttoria

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10 24 25 29 32 33 38 40 47 48 49 50 51 54 55 56 57 58 60 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 83 85 89 90 94 95 96 97

F tratto F Ma il vento riviene, rincalza, ridonda. F ventre F s'alluma, propende S Il dorso ampio splende S nivea di cavallo. S L'onda S s'allunga, rotola, galoppa; [agg. interl. B] intoppa in altra cui 'l vento di tempra diversa; F s'accresce. S Di spruzzi S d'iridi ferve par che di crisopazzi] F berilli F O [agg. marg. A] F Sciacqua S scroscia S romba, ride, canta F discorda, S tutte accoglie e fonde le dissonanze acute nelle sue volute profonde, libera e bella, numerosa e folle, possente e molle, creatura viva che gode S rapisce F Sbito F s'inclina S al richiamo canoro F obla F-S E anch'ella si gode come l'onda, l'asciutta fura, quasi che tutta

tratto, Ma il vento rincalza

Ma il vento riviene, ridonda.

il ventre propende, s'alluma >E< Il dorso splende di >candido< niveo cavallo Ella rotola, galoppa; s'allunga, intoppa con altra onda che il vento tempra in diverso s'accresce, di gocce d'iridi >balena< s'avviva su fe[rve] berilli. Oh B sciaqua [probabile errore involontario] urta [spazio], canta discorda accoglie e fonde tutti accoglie e fonde tra i suoni >varii< freschi e varii e fresche volute, libera e viva. La guarda dalla riva creatura che gode

fura Subito s'inclina. e ride numerosa, oblia Si gode, quasi che tutta E anch'ella si gode >l'asciutta< come l'onda, l'asciutta >,< >st< fura, quasi che tutta

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S entro S cantai

in cor questa 19

102 F-S Strofe Lunga

strofe lunga

Al v. 9 l'inserimento dell'interrogativa seguente i due verbi antitetici 46 pone un dubbio atto a favorire l'indeterminatezza di ci che sta accadendo in mare. Al v. 25 l'interposizione di rincalza tra riviene (24) e ridonda (25) crea una successione di allitterazioni, disposte su due senari. Al v. 32 tramite l'inversione dell'ordine delle due parole in s'alluma, propende si giunge a legare tra loro i vv. 31-3, tramite un'assonanza (s'incUrvA, / s'allUmA) e una rima (propENDE-splENDE). Al verso successivo il dorso diviene ampio, probabilmente al fine di legare la similitudine dorsocristallo a quella immediatamente successiva cima-criniera (35-8). L'ella di 40 si trasforma in onda per continuit coi vv. precedenti (15, 18, 26), descriventi il suo movimento. Il gocce di 55 sostituito da spruzzi per necessit d'allitterazione oltre che per maggiore appropriatezza semantica, cos come l'urta di 64 diviene scroscia. Le dissonanze acute di 68 accentuano il discordante contrasto dei precedenti suoni / freschi e varii, che rischiava di rimanere inavvertito dal lettore. Da notare l'inserzione dell'antitesi a 73, prima assente. Il viva della minuta A (72), prima riferito all'onda, passa ora ad attributo di Aretusa (74). Nell'ediz. a stampa la ninfa non ride numerosa come in A (90, aggettivo ora anticipato con rif. all'onda a 72), ma s'inclina / al richiamo canoro (89) come fosse rapita da ci che accade in mare, e proprio per questa ragione finisce per obliare l'acerbo suo tesoro (93). Inoltre la freschezza marina (98) non le giunge pi in cor (100) ma, pi indeterminatamente, entro. La lode infine viene cantata (101), riconnettendo il termine alla sua accezione liturgica , qui ovviamente interpretata in chiave paganeggiante.

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S'argenta hapax in Alcyone, ma il concetto ritorna cogli aggettivi argentea e argentina, riferiti rispettivamente alla pioggia ne La pioggia nel pineto, v. 83 e all'acqua ne L'oleandro, v. 404. Il verbo oscurare appare invece riferito alla Luna ne Il novilunio, vv. 18, 139, mai per in forma riflessiva. Sono oscuri la sorte (La tregua, v. 33), la Notte (L'oleandro, v. 439) e il calle attraverso cui la Morte trascina la soave donna ne L'otre (vv. 221-40).

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