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EDIT:
REIVTOSANDRON
LANoPALEIn0lnPo
BIBLIOTECA DEI
*diretta da GIOVANI{I
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Vol. VUI.

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REMO SANDRON . , . -'
Libraio della R. CraSa .

MI LAN O.PALERMO.NAPOIJ :l; .:

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KALEVALA
POEMA NA ZIONALE F'INI\IICO

TRADOTTO NEL METRO ORIGINALE

DA

PAOLO EMILIO PAVOLINI

CON 9 FIGURE E 5 TAVOLE IN FOÎOÎIPIA

TfBTIOTECA
UNIWRsITA'
DLGIIsTU$Í
sAr.rnNo

REMO SANDRON - Editore


Libraio della R. Casa
}TI LANO-PALERMO.NAPOLI
INTROI}IJ ZIOI{8.

Cornelio Tacito, il primo scrittore che menzioni i Finui r tr6 ricorda la


foed,apaupertas. Ma chi norr sa rrlre frir rlriolla ruiseria tli vita, fra quella tri-
at,ezzadi nobbie e di geli, fra il cul.ro clei boschi storminati e il fragore dolle
cascate possonti, è sbocciato e fiorito il lrir\ ricco tesoro di canti che popolo
possa vantare ? Non è rnai povenÌ lr gente che ha tanta dovizia di poesia: o
quella riuuita, dtr rnani atrroroso e zelanti, nel Kaleualar tro mostra le gemmo
più fulgide, i fiori più tlelicati e coloriti, la più timpida vena.
Oome, e rla chi raccolta questa poesia ? Ecco un capitolo di storia lottera'
ria dot pitì curiosi e intercssanti, quale forse nessuntalt'ranazione potrebbo rac-
c o n t a r e .f ) o v t è u n a l t r o p o e m a p o p o l a r e d i c u i s i p o s s a s e g u i r e v o r s o p o r v e r s o ,
episodio per episodio , canto per canto il nascere e il crescere, il fondorsi e
Itintrecciarsi, l'adattamento e la fissazione dofinitiva ? Quello che in altre let-
teraturo costituisce un problema tlei pitl complicati e difficili, quando non atl-
dirittura insolubile, qui è chiaro e semplice: clelltedificio vedi le fondamenta
e le pietre o lc pietrnzza non solo, ma anche il cemento cho le tiene unite;
o, so vuoi sciogliere la ghirlanda, ritrovi atl uno atl uno i fiori di cui fu con-
testa.
Pure, esporre la storia esterua ed interna dol Kalevaln non è impresa nè
brove rrè fncile, anche se ristretta entro i confini in cui volle e seppe conte-
'nerla il suo più recente
illustratore, lo studioso danose I-. Onnr (1). Ifa in
; questo volunre, che solo intende a dar cittadinanza italiana ai canti epici e
'';magici
tli Suomi, non può trovar posto la storia tletle prime raccolte,,dei vari
teritativi. precedenti la vecchia e la nuova redazione d.el poema per opera
tli Br,res Lóxxnor, delle ricerche minute, sapienti, geniali di chi no indagò la
geDosi e la composizione, couìe fecero Jul,rus e Kaanr,n Knonx, A. R.
Nrnuq D. Courlnnrrr (2).

(1) liol euo occollente libro Eareuala aont


forkedigtning og national-e1toe . Kcobenham og Krietiauia,
Cl;'ldet'clalsko Boghandol, 1908, in-8 gr., pag. 2?6.
'
(2) un saggio delle. ricorche kalovaliane e dei vari ruot,tli od inclirizzi in esso
irevatenti , con
uua bibliografia rlollo numeroso trad.uzioni del poema, sarà d.a rno proseimamontopubblicato negli

-xr-

- -.*dlbt-
II{TRODUZIONB

Basterà ricortlare che la critica moderna ha climostrato come il Kaleuala


sia intessuto tli canti singoìi, generalnrente brevi (i più lunghi di rado arri-
vano ai 400 versi), raccolti clalla viva voce dai la'ulajat o cantori, che ne con-
servano la memoria tli padro in figlio, quali di certi canti, quali di altri: di
rado ricantandoli nolla identica forma, poichè vi aggiungono o tolgono versi,
o sostitniscono un personaggio A un altrol presso alcuni dei laulajat pit\ ce-
lobrati per potenza tli memoria e ricch ezzt di << repertorio >>,vari canti sono già
conìbinati i n u n a s p e c i ed i c i c l o l c o s ì n e l l a C a r e l i a r u s s a s i e r a g i A f o r l
mato (e lo constatò il Topnr,rus)un raggruppamento di canti intorno alle ge-,,,"r
'
s t a . d i K a u k o ( L e m m i n k z i , i n e n ) , e s o p r a t t u t t oi n t o r n o a l S a m p o . M a c h i :
confronti il rozzo riaccostamento di questi cicti ruclimentali col modo cou cui
gli stessi elementi sono insietne cornbinati nel Kaleaala, anche solo per ri
spetto ai due gruppi ora ricordati, vedrà come )a composizione tlel poema sia
essenzialmenteopera di l)r-,,r.q.s Lóxxnor (1802-188a); che in sostanza segul it
rnetodo tenuto dai suoi predecessori,primo fra tutti clal grande fonclatore della
fennologia,DwnrooGABRIEIlEPonrrrlN(r1s04).NeltrattatelloDepoesi,.fen-
n'ica (1766-68), questi raccolsepitì varianti di uno stesso canto per ricavare
poi un testo originario ( e o m ea l u i s e m b r a v a )c l a l l a c o m b i n a z i o n e
delle varianti rnedesime;senza accorgersi (osserva ltOunrt op. cit. pag. 1Z) che
<<le vario forn:e di un canto sono parti viventi di uno svolgimento cho si
estende su età, differenti ed anche su d.ifferenti regioni >.
Così il Ltj.,xNnor: egli ha davanti a sè diverse reda zioni di un tlato
e p i s o d i o ;u n p a r t i c o l a r e c h e m a n c h i a q u e l l a p r e s ac o m e b a s e , v i e n c o m .
pletato con alcuni versi tolti acl untaltral mentre untaltra gti fornisce un
dettaglio p i t t o r e s c o ,u n t r a t t o f a c e t o . S p e s s i s s i m os i p r e s e n t a I t o c c a s i o n e
di inserire nel racconto Lln brano lirico (1) o di riportare per intiero un
c a n t o m a g i c o , u n o s c o n g i u r o ( 2 ) ,b e n c h èi l a u l u j a t i n q u e s t i c a s i r e c i -
tino solo qualche verso caratteristico od anche semplicemente avvertano che
<(qui si canta il tal runo magico>>.Anche dalta mèsse così copiosa dei pro-
verbi si innesttt al racconto qualche spiga (3). Mutato il nome clell'eroo o
tlellteroina, entran poi nel poema alcune ballate non apparteneuti nè ai cicli
nè talvolta nemmeuo alla rnateria, lialevaliana. Raro il caso che il LóxNnor
insorisca versi tli s u a fattura : clato I'imrnenso rìumero di varianti alle quali

Studi di f,Iología moilerna cliretti da G. lfexecono,r. Il hrvoro era gia pronto da tempo r Dil ho do-
vuto ripreudorlu o moditÌcarlo per l:l uecessitrì di studiaro anche i copiosissimi rnateriali ountonuti
nei duo grossi volumi rlai Vienan liítínin runot, di tocente etliti.
(1) Si veggn, per os., 5, 196-219: 8, 53-80 : 1O, 441-462: 5Q, 61-?2 (cfr. Kanteletar II ?8), ecc.
(2) Vedi la lista di tali inserzioni a prìg. 345 seg. I carrti nragici tlàuno un totale ali 4400 versi,
i nuziali di 2490, sui 22795 tli trrtto iI poenra. La prima rcdazione d.el qnalo, in 35 canti, corrprerr-
tlova soltanto 12078 versi.
(3) Ho notati i seguonti: 7, 39-42.277-80.285-88, 9, 583-86. 12, 409-10. Ltl-12. 14, 7ll-52.
19, 507-18. 23, 4zt-22.26, ot-sz. 485-88. 27, tgg-200. 39, 169-29. 416-12. 40, tzg-24, t4t-4a.
4 2 , 4 5 - 6 , 5 2 ó - 2 6 . 4 3 , B g 7 - 4 0 .4 9 , 1 6 1 - 6 9 . Z I I - B Z . S O , 1 9 9 - 2 0 0 .

_XII-
INTRODUZLONE

poteya attingere e la prodigiosa memoria (l) che glie ne richiamava i versi


più opportuni ad un ( passaggio> o ad un << attacco >>,stintencle come non vi
sia quasi linea in tutto il lunghissimo pooma che non trovi corrispond.enza
nolla tradizione popoìare. Così si è avnto il resultato che <<nel Kaleaala non
ctè un solo canto che venga realmente e stabilmente cantato dal popolo, bon-
chè tutti reraurente popolari siano i versi di cui si compone > (2). II Ldxxnor
stesso, con la franchezza e ltonestà che accouìpagnarono ogni atto della su:r
vita, gia nella prefazione al vecchio Kaleuo,la (1835) ricouosceva como stessero
le coso: ( .: . i canti sono ben combinati, secondo il mio parere, nellt ordine
che ho loro dato, nìiì forse si potrebbero eombinare anche meglio in un altro
ordine >. E più chiaranente ancora nella prefazione al nuovo Kaleaala (18a9):
<<La combinazione è stata fat,ta quanto meglio si poteva tenenrlo conto clel
carattere del Kuleaalal ma c'è sempre in essa dell'arbitrario (3) : poichè nem-
meno presso i migliori cantori si sono trovati parecchi canti riuniti in un ci-
clo...e della combinazione or ltuno or Ìtaltro può non sentirsi soddisfatto....In-
fine, siccome nessuno tìei cantori potova gareggiare con me per la quantità
tlei canti raccolti, pensai che mi spettasse lo stesso diritto che secondola mia
convinzione i piir cti essi si erano arrogati, cioè di combinare e disporre i
canti nelltorcline che meglio uri sembrasse loro convenire, ossia, per clirla con
le parole del poema (4),
e mi feci m.ago-anch'io,
io pur presi a far scongiuri>.

Verissimo : il Lóxxnot è in certo uroclo ltultimo e it più grande rJoi latt-


lujat e a buon diritto si vale dei loro stessi procedimenti e si prendo le loro
stesse libertà; simile a loro anche in questo, che mentre ha un sentimento
finissimo della poesia popolare, non possiecleegli stesso (per fortuna dellt o-
pera sua) alcuna attitudine a poetare. Ifn dotto, senza dubbio: ma un tlotto
sui gener,ís,che, nato dal popolo, quasi sempre visse in mezzo ad esso, con-
dottovi anche dalla sua professione di meclico,lungamente e nobilmente eser-
citatal e nei ripetuti e disagiati viaggi, così proficui per la raccolta dei canti,
si trovò semlrre fra contadini e pescatori e boscaiuoli , assimilandosi le loro
usanze, i loro id.iomi, tutta la loro vita. Pure, un tratto distingue il cantore

I
(l) Sitnazioni o pensieri aflÌni richia,mùuo al Lóxxnot versi di altri opisodi, tli altro contostol
e i c f r . p o r o s . 4 3 , 1 4 9 - 5 0 c o n 3 1 , 3 7 L - 7 2 2 4 8 , 1 6 6 - 6 8> 3 5 , L 7 - 2 0 : 5 0 , 3 { 2 - 4 4 > 1 5 , 1 4 7 - 4 8 : 5 O ,
5 8 3 - 8 6 > 2 3 , 8 8 1 - 8 4 : 4 2 , c ? ? - 8 6 > 3 0 , 1 4 9 - b 0 z 2 4 , 8 9 ? - 4 0 0 > 3 6 , 2 8 1 - 8 , 1: 5 0 , { 2 9 - 8 0 > 3 1 , 8 1 -
8 2 z 2 9 , 3 1 3 - 1 4 > 1 6 , 7 8 z 4 8 , 3 2 9 - 3 2> 2 , L t 7 - 2 L .
(2) CoureurTTr, ll Kaleuala, pag. 12.
(3) Corno co D'ò, por citaro un altro esempio intoressante, nel procetlimonto, similo a quello dol
Lóxxno'r, cho tenne W. Scotr nel costituire il testo di molte ballate popolari scozzoai, scegliendo
cioò i tratti che piÌt gli piacevano dallo loro vnrio redazioni. Cosl lrr, ballata è sua quanto alla
courposiziono, tn& clei cantori popolari rlutnto ai ruateriali. L o s t e s s o t l . i c a s i i, n g r a n p a r t o ,
rlolla famosa raccolta del Prncy. Cfr. G,\RNrì'r't'-Gosslr, Engt. Lí,t. I pag. 302.
(4) 12, 167-68.

- xrlf -
/ ìl'li

TNTNODUZIONE

!1- letterato dal laulaja incolto: questi non avrobbe mai ponsato
a cercare .una
tlnità opica ctti acóentrareirunot, Ír raggruppare personaggi ed opisodi
secondo un piano prestabilito.
UDità non raggiunta nemnìeno tlal IróxlrRor : a chi abbia
letto Ie acuto
considerazioni clel ConrpARnrrr (cito una dello opere
maggiori sll p";;;-À;-
a'. nico, e la pit\accessibileai nostri lettori) &ppiùre
evidente conìeI'unità, in terna,
manchi, corne e il Bamry)o,e la Fancitttli at,
eoniola, e la Ydttordad,iKalwata
su PohjoZoabbiaoo ogoulmente cliritto a
chiamarsi Itargomento del poemal
che avrebbe anche, e forso rueglio intitolarsi
.potuto , da Ytii,niimiiúnen (l); ed
entro al quale certi episodi, come q,rullo bellissimo di Kulle,rvor o tutto il
ciclo (li Lemminkii,ioeo, appaiono conìo pezzi tli stoffa tli altro ,oror" I
tessuto, cuciti sul panno priucitrlale. Pure,
tanta è la penetrazione det racco.
glitore con i rnateriali dei ca,nto,
tanto felico attitutline la sua & cogliore di
ogni cpisodio I'aspetto pitì cartrtteristico
e la tbrma pirì pittoresca, che il poe-
Ina non gli è rittscito una freclda
o meccanica saldatnra di frammenti, tua
tlna creazione vivace e vitate.
Se manca ÌtunitA epica, ' vi spira L per
^ - ontro
rlnarnirabileunitàpoetica
Per il motlo con cui risulta composto di nrateriali
etorogenei, per il suo
carattere che è spesso più cli mosaico
chc di pittura, iI Kaleaala no1 può ser.
vire - o la critica modàrna non ha
taltlato acl.àccorgersone- come rlocumento
di ricerca scientifica, e le fallaci
conclusioni che ne lrassero alcuni studiosi
non abbastanza eauti o non abba.stanza
informati, stanno ad attestarlo (2).
lra esso è pnr somPro il quadro piìr
grantle e completo tlella vita tlella gente
finna, ln espressioné piir féaete
u .i.1ìotica de, suoi pen.sieri,delle sue gioio

(1) Giit nol 1833 il LóxxRor


ftveyiù combinato, irr un poernctto tli circl b000 versi, in 16 canti,
ilrtittrla'trr appunto Runoh'tkous
vtiinìimiiisestti (Raccoita di canti su V.), lo avventrrre dei trr: oroi (Viiin.,
r'etrrnr' e rlrnariDeu), insieme
ai carrti nuziali : questo << Kalet:ala in miniatura >, r.iurasto irrotlito fin<r
rt lrochi anni fir, <<è propriamcnto
il primo epos uscito cl.llle ruani del L. > (WrxLUND, om, Koleuala
otlt fcrsknir.gfirna rijrancle tletturnnta,
pag. Bi).
(2) Brrstl ch'io citi l'episotlio
deìll < grancle qrrercit >, nel II rrrno. Nirturalurente i mitologioti
Itilnno tirato iu btlllo l'Yggdrasil,
il frassiuo nnndialc dell'Ecltla, o lir suir, parentelal stabilontlo lc
erluazioni qìrelcia - <wetterbauru
D o ascia - fulmino. Ma la <ynerciaè proprio uniù semplice
qnercial o il c*nto, che vioue
dall'Estonia, è in origino un breve cor,rponimento epico-lirico
ga'zze cho cercano marito; lo , di ra-
etesso carattero corìsorv& noll'rngria e nella Carelia meritl., finchò al
nord del Ladoga si svolge in ttn
rtrno epico-magico. È ovvio che il crescére della rprercia
tttaestoso e dal fitto foglianro, , alberq
abbia suggerita I'irnuragine clel sole oscnrilto e dello nubi trattonutg
ttel loro corso' Nei canti estoui
I ' a b b a t t i t o r o t l e l l r r ,q n o r c i a è i l f r a t e l l o delh ragùn,úù;dallegnamo
si fanno oggotti tli ogni geDote,
soprattutto il barrle per il correclo tlolla sposrù, c una tauna ammi-
rata' dil tutti' À:eìla Carelia
orient. il cauto si combint con lo scongiuro < contro lt puntura >, nol
qrrllo m&ucÍt qualsitsi acceuno
alla quercia. L'uomo tlal ruÍùre alla sua volta viepo d.a u1a 5al-
latil esboui:r; la ciurtatrice accoglie
sposi d.al uraro, cavnlieri medieva,li in :rrnratura di rame, d, ar-
gcufo e tl'oro' Altri elerttenti
si sono iufiltrati per sbagli cli norui. ('Iursrr,s, probabilmerrte un ( ca-
vit'llo utarino >, scitlnbiltto
con <('I'rrrj* I.appalainen Dr ( il Lappurro norregese >). Così ciò che s1tpilre,
s u p e r f i c i a l m e r t t e ,l l l ì o , ù i n v o c o
moltoplicc e urrrlt,iforDlc. Cfr. K. Kuogx nella reconsione
clel libro del Fnaxssrra-,fao
tam,nú (:La grando clur_rlcia)l-. U. 1., (Artz.) pag. 26-85.

-XIY-
INTNODAZIONB

e dollo suo trist ezze; e la nazione finna terrà sempre caro e onorato il nome
. di colui che a comporre quel quatlro con gentile e affettuosa &rmonia di tinte
,
'e
di figure attese per tanti anni d.i una vita esemplarmenteoperosa,lascianclo
,,ai postori, a tlocuurento tlella sua scrupolosa ouestà, e d9l suo delicntissimo
trtti
i:.'' ontimontodi respousabilità,
-_
quanti i materialidi cui egli si servì:
!,'i.r-.--
" :.,in modo da ronclere possibile Io studio della formazione del poema, dai prirni
r:É'
:ti -tontativi di R. YoN Étcxno (1820) alla lrubblicaziione del. Kaleaala nella sua
ti
:,1
!, ;L*fo'rmadefinitiva (1849).
Ì:!
.ìj
t Il Liirrxnor potè senza alcuna difficoltà, e sonza la menoma altorazione
$,l '
braui a provenienza
numerosi r por il
i;lÌi' i-cror.ito nel Kaleual,a
Ínsorire naI Knlonnln. nlrnrArrrei hnq.rri rli vario
di rrq.r.in carattere
nq.nq.ff,pna o rrr.nrratìian,"o rìr'yr il

quanta la poesia tradizionale dei 'Finni (e dei loro f'ratelli


il'^ fatto che tutta
Estoni), canti epici e magici e lirici, del pari che proverbi e indovinelli rinrati,
.è redatta in un ruetro unico : il cosideúto runo. R,u n o significò dappriura
poota come risnlta dal trovarsi ben spesso usato parallelamente a laulaja,
. <eantoro>1 poi, per probabile influsso tlel nordico,rtirt,,ebbe valoro rJi carmen (1);
o i c a n t o c o m p o s t oi n q u o l l ' o t t o n a r i o t r o c a i c o a l l i t -
e p i ù s p e c i a l m e n td
t,orante, che è appunto il metro nuzionale finnico. A rendere il quale nella
nostra lingua occorreva spontaneo Itottonario. La vecchia obiezione tlella nro-
notonia ingenerata dalltuso cli questo verso per lunghe composizioni, ha, nel
caso nostro, un valore assai rr:lativol ed cbbero torto, secondo rrre, quei tra-
:duttori che, ad evitarla, mescolarono i tronchi, inauditi nella poesia dei
runot, ai versi sempre piani dell'originale: non parlo di chi ricorse ad altri
motri, docasillabi, endecasillabi sciolti, uartelliani rimati, con un effetto quasi
.€omico a chi conosca e senta Ia semplicità quasi infantile del ritrno originale.
Lra cosa cho più colpisconel sentir cantare un runo è appunto la monotoni a;
cilscuna coppia di versi (2) ha unt identica cadenza musicale, o movimento

solo quostc siglifcato : badando al qualo l'ho


tli genore maschile, Por il passaggio d i s i g n i -

Olipr lrpsi l*ttiolla,


lauloi lapsi lattirlta (19, 355-56).
Oi on crnoe rkkasoni,
EBuo armos akkoeo.li (34, f29-30)
Yksi purei uusi purei,
tolnoa pursi vanha pursÍ (44, 45-46).

Spoesoancho il piiiímiéeripoto nel secondo Yergo la seconda parto rlel primo, gia ripotuta dal
tìiitrtiijii (por oe. 2, 146-46: lO, 380-E1: 1 3 , 1 8 1 - 8 2 : 2 2 , 2 4 5 - 4 6 , 4 0 , 1 1 7 - 1 8 ) ;z s p p o c h o i l t r a d u t -
toro d.eve riprontlere por sè !

_xY_
lNTNODUZIONE

strofico non esiste. Si rammenti poi che i laulajat non cantano nè 1n poema
nè un poemetto, ma solo brani, epici o lirici, generalmento brevi. L;es-
sere ora questi brani ricuciti insieme in una *peòie tli poema, non deve in-
tlurci a dimenticare il loro carattere originario. La grande monotonia del runo
c a n t a t o s i a t t e n u a ,è v e r o ,n e l r u n o r e c i t a t , o : n e l q u a l e l t a c c e n t or i t m i c o ,
soYrano nel canto, non coincitle sempre colltaccentograttrmaticale, che ri-
prende i suoi diritti nella recitaziono, clando al verso una variotà, insospetta.
bile da chi lo abbia sentito solamente cantare. Ma non è vietato aì tradut-
toro di conservaror con lo spostamonto di accenti delltottonario rogolarer
utr
riflesso di questa variotà (1).
Il vorso brove è caratterisfico di ogni poesia antica e popolare: di po-
che sillabe consta il verso corrente dell'Etlda, tli poche quello dei Serbi;
u if
metro che alltocchio appare pitl lungo nelle byline russe e nel (<verso poli-
tico > dei Greci, alltorecchio si rivela in realtà combinazione di versi brevi.
Ed è assurdo e repugnante ad ogrii sano criterio di traduzione il diluiro
in
un endecasillaboo in un martelliano Itottonario trocaico, falsando tutto
il
carattere della poesia originale: tanto più che in quei metri è quasi impossi-
bile conservarole due precipue caratteristiche del rurio, Itattitt erazione
e il parallelismo.
La rirna iniziale è facilissima ai l'inni, úanto per la povertà di consonanti
foll? loro lingua (2), quanto per cadere I'accento esclusivamonte sulla p r i m a
sillaba; sicchè nel breve giro di otto sillabe si ha quasi seppre allitterazione
duplico, ma anche ben spesso triptice e quadruplico (3). Un bt"oo qualunque
clarà untidea di questa peculiare armonia' risultante tlalla rima iniziale:

Sanoi seppo Ilmarinen:


Vakavampi maisin matka,
Lempo menkóhón merelle,
Surma suurelle selàlle !
Siellà tuuli turjuttaisi,
siellà viskaisi vihuri,
saisi sormet soutimeksi,
. kàmmenetkàsimeloiksi. (4r \

Quando tale atlitterazione veniva spontanea nel tradurre, non vt era ra-
gione ch'io rinunziassi a questo mozzo così efficace di riprodurre il colorito
delltoriginale; e son certo che, abituato I'orecchio a questa nuova insistonza

( 1 ) P e r e a , 2 , 3 0 .1 4 0 .+ , A , B + . 1 S1,4 g . 4 6 , b 1 8 . 4 7 , L g . s O ,B B go c c .o c c .
(2) cho ne ha eolo undicil circa il 20 0/o d.oi vocaboli cominciano por
k.
(3) Per os.: vaskivyóhyt vyólle vyótty (2, tzt): por la froquenza del k:

ku-nki kunnahan kukullo


kasvoi kohne koivehaista,
kunki koivun latvssohon
kolrne kullaists kàkeà (4, 485-89),occ.
(r) 39, 33-40.

_XVI-
1r{àrl
rI"t4.),
"fiir.:i
INTNODAZIONE
$;,i::''

piacere vorsi corne questi, che sono eco fe'

Fuoco, folle di furore


Corse il lupo lungo il lago
Lo ficcò nel fuoco il fabbro. (1)

ru,r'';t*ult;;ttttoita anzi alla traduzionela rirna iniziale è toccata in più ricca mi'
iifigÍíi4fl-'"n.u."gil'originale(per es. 37, 208: 38, 140 ecc.),nel quale non è casoin'
p,#''#[d"dl*'il"u"to,
che mancli : o oso diro che un verso como
: [erginella vaga in volto

Finno altrottanto folice ed armonioso quanto'il suo

Neiti kaunis katsannolta(z).

ma sernpro, per così dire, spontauei, ricorsi per mante'


verbo e nomo (3), o per rentlore altri aspotti spociali

-r
Si comprende come la rima inizialo sia, del pari che Ia rima finale prosso
:altro genti e.pressopoeti anche grandi: :::"ilatrice,di, i*-agini " li,idee;
,i,.irr- " .,

*.*ì,;.
p
i. .' alcuni opiteti costanti, imilitudini le debbono la loro esiistenza:
, alcunef requentisimilitudi
1;.".,'coslpor es. il fatto che la luna è quasi sempro chiarnataaurea (a) doriva
,j'i e kulta
k u . l , t n , (oro);
l.,r" ,qgqplicomento
^^--tl^amonla Ào'llo
dalla offinifÀ.
affinità, fonetica
fnnrrfinq. fra
fnq. K o r o r . (luna)
Kuu llrrnn,\ a g,ì loro\: e
e . al solo,
sole

il;*iiài iersi
v-v- paralloli,
r--------
rimane, comtè da aspettarsi,Itepitetodi argenteo.
6i;:r1',f ,;;Ì.ffi"'
-1it
.',,1;;ìi.. ",, , No" cercata, rna inevitabilmente prod.otta dalla consonanza delle dosi'
il-i.;',';r: nbnze di caso nei nomi e di flessione nei verbi, abbonda nel runo ancho la
: i : :l;;-,rrima
",i-i*o ffinalo.
inolo l f l i inessivi
Gli inasoini i n -ssa
in - c c n . ((ssa),
- c c i ì . ' l gli
o l i ablativi
n,hìqfivi i n 'lta
in - t , t n .(('ltii),
- t t i i , \ gli
c r ì i elativiin
eln,tivi in

f-ii::-iuc (istii), gli adessiviin -lla (-llìi), i translativi in./csd; gli infinit'i in 'mahan
',;',".1-yniihAn\,
in -mtnen,
T't," l--..n.h.ii.n.\in in -tahan
-mi,m,emin (-tii,h,ii,n,\-gti
-to.h,n,n,(-ttihtin), (partitivi) in -utta,
c'li astratti
astratti
lnartitivi) -utta. ecc.,
ecc.. si
: fpguono o stintrecciano con frequenza grand.issima, dando talvolta, col loro di-
oisi simmotrico, quasi untappaîenza strofica a un dato gruppo di versi. .Ora
ffiiÉssario avvortirs-i ciò, po; evitaro il rimprovoro cli aier impiegato così
iÈbbdóórime così faciti e così povere como qoétt" in -are, in -ato, in, -ezzao si-
-úau,
ijUr.fra stessapoverta è nellioriginale; e còsì per es. lo quattro rime in
Fp',90) corrispondonoa tre rime in -ead,
le quattrc itt
L
-rai -
(9, L4g 52) a
r.Fr- -: t

-lcsd,le quattro in-a're(9. SfO-02;a quattro in -massú;così dicasi


.'-11ì i. ,,i

9,i.+
ti.'e tanti luoghi che dànno eco fedele, ancho nelle rimo finali, al testo

-'(2)
' 37r:''208"
(3) Pef os.i 29, 8?9. 30, 423 tutituutù)venne il vouto: 6, 103-4 kaarta rauta rauahutatltu
afforri... l'arco d.i forro.
(4) 9, 421-22.4, t53-54. 14, 223-24. 15, 163. 25, 6{3-++. 49, 434. 44, 86. 45, 364, 49., 2.
{ 39-40. 49-50. 67-68. 407.
(5) Per es. 15, 568 ltinfolíce gonitrdae) katolatta kantajatta.

I P Yor,ur. - Kalcoelt.
- XYII -
III
INTNODANONE

.lt
non semproebbi il ooraggio di dare alla rima italiana uniformità che non
offendema diletta nel runo: nel caso oioè tli lunghissime ti,railesm,onorímes,
couìo quella in 17, 191.238,di ben 47 versi (1); porò la conservai in 23, trS'
?g dove il tosto ha, tutto di soguito, 24 rimo in -móncm ! Dovo poi, collt alter'
naro dollo rime, cercai di dare un pot di movimento o di variota alla mono'
tonia del runo, ebbi cur& oho non ne scapitassola fedotìà più scrupolosa(2);
ma molte volté 12 disposiziono dolle riuro colrispond.oporfettamente a quolla
dellroriginale (B). Così, per possedoroancho I'italiano grando ricchozzadi de'
sinenzo-eguali, e por osserenella nostra lingua possibile la frequente rima
iniziale, questa traduziono (so ltamoro postovi non rni'itlutto) rendo fo,,rso-.Più
di ogni *lttu il carattere dol testo: adoronza cha riesco più facilo al mag'iarg,'
favoiito com'è dalla affinita di strutture grammaticalecol finno. Un osompio
fra tanti, dalla versione del BÉr,À (4)
K6r az arany fogYasztani,
az eztistót aPasztani!
Nem megyek én észLhaz6ba,
nem megyek nem én, hióba q:-.'lt';t: a

',f
evezgetni észt vizeken, ,

cskóklyózgatni észt szigeten,


élni Esztorszig halóval,
enni észt levest kalónnal.

por necessità,metriche ho dovuto permettermi alcuno liconze, sporo giu'


stificabili di fronto alle difficottà, da vincere: ho posto cioè, noi nomi finnici,
Iracconto su varia sed.osecondo i bisogni ttet verso: o Ilm6ri o llqarí,
pohj6, o Kullérvo saranno scusati come si scusanoEttórro o Agamennóno.
Ho sdoppiato talora lo vocali Iunghe del finnico, facendo Muurikki trisil-
labo 1t,-Oa;,ma lasciand.obisillabo Kaatra (3, 180); così Saa'ri (1lr 2L'22),ma
Sa-a-ri (tl, 91) ecc. (5).
Un altro tratto essenziale e carattoristico della poesia finnica cho Ya il'
languidito o spesso perduto col tradurre in alúri metri, si mantiene perfotta'
mente con ltotlouario: il parallolismo. Esso è fonomeno più noto r Por i' tiso
cho se no fa nolla poesia di vari altri popoli, segnatamente dogli Ebroi; ma
è nella finnica elemento costante e necessario, fbnte di bellozza e di grazla,
quand.o non sia di stran ozza,;artiflcio che rende ltespressioneYaga e indofinita,

(1) In -lta o-aúo, meno nel v. 213, tlovo moglio si leggorobtu, pl. amoro di ouritmia,
lahon potii.jiin lrtvegta.

(2) Si cfr. por oe. 2,309-12. 15, 555-58. 18, 637-48. 45,103-8.
(3) Per oe. 2, 2L7'24, 8' 181-86. 33, 293-96'
pubbli-
(4) Non ho la vorsiono complota, ma cito da quolla doi ruuot eu Lomminkii'inon,
cata nolla Magyar kiinglaùír,
o-ri-on-ter'cro-a-
(b) E coeì e cinquo lanni> (1r 329), ma rcinqutanni> nel v. 8og. Soinvoco di
sarò soueato anche porohè il runo ha pur esso frequonti
to-ro oco. mieurai o-rion-to, croa-to-ro,
únégpeiqq p o r o s . 1 1 , 4 8 5 . 1 2 , 3 9 5 , 1 5 , 3 L - 4 2 . 3 3 , 5 6 . 9 9 . 2 9 3 . 3 5 , 3 2 3 ' o c a .

- IYIII -
INTNODUZTONE

più
doven6osilo stessoponsioro ripetoro in due, non di rado in quattro o
vorsi con parole differenti, sì da risultarno una proteiforme variota tli imma-
gini (L). Oìoscono le difficoltà al tradurro, o sp.ess:.diventano insuperabili,
l' ,iouotlo si tratti di nomi difforenti por cose o animali che i Finni. possoggono
più formo o in più modi, e noi in uno o in nessuno;como trovaro un nu'
",,,.'in per lo varie specio di slitta e di pattini, por i
rirero adegnato di sinonimi
vari aspet-"ti d.ellaneve e rlel ghiaccio, clei boschi, ecc.? Altri dai nostri
::'gli ordis"i A" pesce, i sistomi di caccia, gli anedi tlomostici.... Ostacolo più
e
,li : tottl gr*ou , la struttura stessa del finnico, con la slla ammirabile
:dispetanto
'rui concisione o precisione. Se il CesrnÉN, a scttsaro i difetti della
traduziono , ricordava che it finnico e lo svedese sono lingue < him-
molsvi6t skilda fràn hvarandra > (2) che dovremo diro dell'italiano ? Noi
-'..,non abbiamo por os. r il zu dei Tetleschi por rendero brevemonte il ma-
r
.:gnifico traslativo in -ksí, uno dei più espressivi fra i sodici casi dolla
:*
ioclinaziono fi1nica; o con la ricchezza- ehs pur non ci manca, dJ diminutivi
. o Íezzoggiativi, non arriviamo a rilrrotlurre tutta intiera la grazia cli un ae'
'; (<<solicchio> 15, 186)r di un
totnan(< àcquettina >> 1, 98), di un a'wrinkoi'nen'
. kai,natoinenkana (3). Nella canzoncina (5O, 6L'72),in , cui la fanciulla si au-
gura vicino la nozze, essa non dice propriamonte che lo toccherà aspettare

per due estati, per tre forse


o per cinque, oppur per sei,
'
ffil+'îii;.I .
llii;;.i;', mà lo dice cou altrettanti climinutivi (4), quasi a far più brevo e leggoro il
iffi, tempo cho la divitlo dal giorno sospirato.
l,ri'"
ffi{.i:*ì=
ffi.rTil,,, .. il Kalaaalanon è, abbiam visto, un poema voro e proprior ma un insiome
poetica. Non
irf;li"l. di r"oti, lunghi, brevi e brevissimi, insiemo collegati in unità
li ,grè più, quindi, una questione circa It età del Kaleaala, ma solo tante que-
f i . , i r ' .. .
canti di. è compo:to;.t3l:
*ti i,figti circa I'epocacui risalgono.i -1u11 ,cui :!":1
molto romotal di piùr dopo lo di'
,9p,,sembra, anche por i pitl antichi di ossi,

'
!,Ì ,*:. ,r;

pulloclrodi parnmollo> (14'


) Eeompi : cano I orso (46, 59-60) : alce I renn& (13, 10?-8) <un
I cigno (15, 619): lupo I orso (26, 97-98. 561-62). La lepro (4, 405-408)laltri ctoppipa'
if,ro]eéa
grlf 4, 117-20(. U, 7e-82): 7, 12e-32: 12, 153-156. occ. Si clirobbe oho, como paroYa al
ditÉflijtil rtoppio tormino concrsto sory& Bp€ssoall'incolto cantoro a, rftpproEontars un concotto
iill"i'i:':::
:T'ril;,lf triitto;
,',.,.i,i,;i{:;l;'.,liii'trí.ttg.irun v'orgo,o dt argento nol vorEo seguonto,è un oggetto
un oggotto ohs è ù, oro in un v'oroo,
- " ; :I' , i l r ' t , ; Í ';"- t9
;L:i;.; - 1 1,
,: ;'111i;r..qii,",ir"-:,.rir:.,
(pot riscaltlarla) > ; 1' al-
1e1l.g, 614: .lottoralm. < oolomba cho si tions sotto l'ascella fkaínalof
littorazione ò madre d'i tali loggiatlre o intraduoibiti esprossioni.
.
(4) kesoeonko, kaksosenlo
viitoeonko, kuutoeenko'i

Letteralm. < un duino o forso un treino, uu cinquino oppuro un eoino ! D

-III-
INTNODUZIONE

ligenti e metodiche ricerchedi KeEnr,n Knorx (1),non si può dubitare cho in


non piccola parto quei canti sieno imprestiti Aiii ai Finni dai loro vicini
svedesi e russi, agli Estoni dai Lettoni o dai l-rituani. Che teggendocristiane
siano stato versificate in gran numero nel motro nazionale, è ioougabilo; e .
cho a queste si siano adattati antichi racconti ed antichi oroi di runot pa-
gani, è pur certo. Ricordiamo alcuui esompi caratteristici. fn un canto finno
o c c i d e n t a lieI s e m i n a t o r e d e g l i a l b e r i ( 2 r 1 2 s e g g . )è G e s ù i n p e r s o n a :
I'opisodiodella madro di Lemminkri,inen-ricor"*otu il figlioperàub (ié,
127'83)è ricalcato da leggende(2) intorno a, Maria in cerca di Gesù
(v. nell'ultirno runo): da cicli intomo al Cristo dorivano puro
lS, Z1'5.Bg.54-
5 6 . 3 0 7 - 7 6i:l r u n o 1 6 n a r r a v ao r i g i n a r i a m e n lt ae 4 i s c e s a d e l C r i s t o
al-
I'inforno:19,317'18 richiamaacl una leggàndain cui la testa di Crisb-ì 'i
portata alla comunità religiosa (:orno << sedia> : in 39 o 40 in principio, il
racconto del Yi,aggiol)er m,a,rerisale al Canto ilet lago ili, Genezorit,con
Gosrì,
Pietro e Andreapor personaggi:in 47 -49 la lib érurione del Sole
è i'
origine opera < tlel figlio unigenito di l)io, Gesù>, il quale lo tolso dal
na-
scondiglio di Pohja, sfuggendo poi ai suoi persecutori con mozzi *i.ili
*
quelli ad'oprati da Lemminkàinen (26,425 segg.)in una dello sue perigliose
avventure (3).
Torna a grande onore dei dotti finni di avore essi stessisfrondatole
osa-
gerazioni e gli eccessivientusiasmi,di aver fornito con la loro critica
equa-
nimo e improgiudicata la giusta misura per valutare il Kaleaalasotto lraspétto
storico ed estotico. Nessuno dovrebbo più oggi giudicaro del poema finnico
alla stregua dell'Il'iade o delltoili,ssea, nè ripetere lterrore di Jur,rus Knoux,
biasimando deficienze e contradi zioni nella carattoristica dei vari perso-
naggi, come se gli elementi epici fosserotutti di un getto e di un poeta,
e
non - como sono- frammenti di canti diversi per tompi e luoghi é valore.
Solo pei tipi già fissati dalla traclizionoepica popolare, troviamo anche nel

(f) Nol lavoro fondamentalo Kateualan ruttojetr,hiatoría (5 voll.)


s in vari articoli dollo F. U.ts.,
spocialnrenttr in quollo intitolato Wo unil uantt, entetanilen d,íe finníachen Zaubertrí,eiler.
(2) Vonute dalla Svozia, non prima d.ol 1200, secoudo K. Knonu.
Cfr. ancho onnr, ort, cit,,
pag, 140.
(3) Degna di esser riferita la chiusa ÌLi questo canto, clel qualo il Lóxunor non potè ancora
avor notizia :

E di Dio I'uaico figlio


fissò lo luco dol aole,
lr fissò eui rsmi, ln basso :
non eguale a totti eplentle;
brilla il aolo sopro i ricchi,
oopra i ricobi, sopra i bolli,
ma non gia eui mieerolli.
E di Dio I'unico flglio
flesò iI sol sui rami, in alto :
ora oguale a tutti eplentle,
roprr i eari, sopra i ricohi
e sui miseri oguolnonto.

-XXr
INTNODUZIONE

Kalwal,a unità e ,vigoria di rappresentazione: Vd,inà,miiinen, il mago - poeta;


,r,: fhnarinon,:ìchoha conservatosolo pochi tratti dol suo oarattero originario di
dio dellt aria.(1), e sta in antitesi quasi sanchopanzesca col sapionte fratello
Í,":';'' ' ,'suo,
1---^
i:,l.Ji;
,{''1,''
**^4: ^^
pratico ^^*-tÀ
contè, tardo alla
]^-,r^ ^lln
decisione,
,l^-i-i^-^
ma -poi
^i
forte nnelltopera,
fn-ln alllnnn-n
pronto
--n**n ^lll'r
alltu-
/ O \ . 'Lemminkd,inon,
jii;l*I : mmorismo
;lr.L ,,.. nricmn
(2); T.^*-i-Ìtiiinan
il guerriero
il rnrrorniann
avventuroso
.rrrvanfirr.rìcrrr\
e vanitoso,
a rronifncn
ili l sodut-
oaÀrrf-

;,;1,,.,troro (3) scapostrato o ciarliero; abile stregono e îtgazzo sbarazzino, fglio


:,' *
'r:,1r*amoroso
ittil
e tlovoto, la croazione più originale e mrtltiforme della Musa finnica:
l;:', gccanto alla quale più spicca la cupa e selvaggia figura di Kullorvo, sventu-
'nascita e fino alla morte nutritò dtodio o di vendotta. Un solo
;fíi."ato fin dalla
i:i: raggici dolco e rbenefico
, q ; . + : l -- l r - : J - t ^ ^ . , - -^-- -.a-^
no -rischiara
:-^l-:^--^ r^
Ia -E^-^^
fosca, r--^--:^^
tragica -vita:
:t^ ^ rr^&r^u^
Itaffetto -por
^- r
la ma-
':" in tutta questa poesia gli affetti famitriari sono profondamonte
sìi,'- t:. ,'
dro. Chè so e

l}i:rr,. Bontiti ed espressi(4), pirì di ogni altro It amor materno. Dobba pur la ma-
iii dre di lremminkd,ineni suoi tratti pitì commoventi alle leggendo su Maria

il dormire a giorno fatto,


della mamma i dolci detti
e la panna sopra il pane,

che la sposinanon ritroverà più, una volta lasciatala casad.ove


allevata (23, 38-40).Quando si stabilisco una gradazione di af-
4, 228-30),quello della madre.sta sempre in cima cltogni altrol
poi giustamente (34, 2L9-20):
Or chi piange per la figtia ?
E chi mai. se non sua madre?

i, fuí questo, il cuculo canta solo due mosi a, conforto della fanciulla
?aza amoro, sei mesi a conforto dello sposo che ha perduto la sposar D&
$mpro a conforto della madre orbata della figlia (4,489-504). E como solo
iìmaare piango la morte del figlio (gO, Lzó-54;cosi soltanto per la perdita
#î,,ggoitrice si addolora il cuore indomito di Kullervo (36, 20'o-3$; sulla
m!i.;q"lla-madro va il vecchio o sapienteYd,ind,móinon nell'ora.dell'angoscia
f,qdgg.), non della mitica Luonnotar, ma di una donna ch'bper lui ha
,9,,i!oft'ertolcontradizione delle più umano e spiegabili. E nella tristozza
fg.inospite nè Tiera pensa alla giovine sposa, nè Lemminkàinen a,
::., i,l

Nota ancho 37, 209-L0: non chiacchiora troppo.


I, pag. 85) lo ohiama <<on fullstiinttig sjàlsfrii,nde

tli Ilmarinen (18, 41 sogg.), il v o rl ov o sconsolato(37, 13


c a n t o d o l l a s u o c 0 r a i n l o c t ed e l g e n o r o ( 2 1 , 2 3 - 4 8 ) , d e l

-xxr-
. 5 - ' . .

INTNODAZIONE

Kyllikki, D& ambedue solo alla mad.ro (3O, 389-426),all'affetto clelia quale un
altro runo innalza un ologio riboccante di tenoroz?,ùo revorenza (23, 461-78).
Altri e grandi pregi ha questa poosia: vivissimo il sontimento rlolla na-
tura (1), che fa gli uccelli interpreti clel pensiero dell'uomo (8, 57-60 ecc.) e
Itrna o sole risaluta con osultanza quasi vertioa (49, 403.22),che svela la sim-
patia per il mondo degti animali nelle similitudini leggiadre, negli opiteti ca-
rozzovoli trasferiti alle donno (2), nolla famiLiarita pon cui le bostio parlano
alltuomo e gli danno ammonirnenti e consigli: la cingallogra a \'àinrimdinen
(2, 25L'56), il tordo alla fanciulla di Pohjola (8, 69.80), il 'corvo à 'Kullorvo
(33, L03-22),Ma ancho gli alberi del boscor :lo pietro -della strada , le spado
nel pugno dellteroe, le barcho inoperoso sul cantioro parlano, soffrono , 'gioi-
scono o sporano. Se il lettoro (non ltuditoro, che no godeva e ne gode a più
piccole dosi) può stancarsi noi lunghi canti delle festo nuziali (3), tanto più
sentirà la bellezza dei versi deliziosi cho descrivono la casa tutta fromento
nolla dosiosa aspettazione della sposa, sua futura signoral tanto più gli pia-
cora, ia fresca e birichina o gentiie canzoncina del < bimbo sul piancito > (19,
357'406) o ltumoristico racconto del tami,ng of the shreu (241 269-96).
Ma soprattutto è bello cho in quosto mondo fantastico e avvonturoso più
dtogni cosa valga non la forza brutale, ma quella dollo spirito, non I t a r m o
ma la parolal con la potonza detle parole magicho Yàinàmóinon incanta o
vince Joukahainen (3, 283-330), Lemminkd,inon ovoca lo schiere soccorritrici
dol bosco (12,253-96) o scampa da rischi tromondi; per essa si anesta il san-
gue sgorgante a fiotti dalle forite, si guariscono le piaghs del ferro e i morsi
del f'uoco, si respinge ltassalto mortalo dol Gelo. La parola è, al pari della di-
vina nella Bibbia, creatrice; e chi è poota, nocqrú7, trasforma un arido
isolotto in prati smaltati di fiori, riveste di vorde gti alberi o sui rami chiama
gli uccelli canori, copre lo povero monse di calici dtoro e di piatti dtargonto.
Se non ricordassi lo squisito canto greco di S. Basilio (4), direi che in tutta

(1) E ben più vivo lo sonto chi logga il tosto I Un oeompio: 15, 14 <sopra l'ond.e Bpumog-
gianti> non renclo la pittoresca immagine dell'originalo, lalclcípiiill,ii lainehítla;takki A il berrotto e
ptiíii la teeta : alla lottora d.unquo < ondo col borrotto (bianco) iu testa >. Fra lo espreosioni più vi-
vaci noteremo 3, 501-4. 17, 332. 12, 166. 15, 9-10 e lo grazioso iperboli per ritrarro 1o zolo tti Ma-
rjatta nel tlisbrigo dolle facconde domosticho (5O, 6-16).
(2) Cfr. la nota a 4, 327.
(3) Non parrA argomonto troppo pootico quello del mno 23, 183 Bogg. Ma si ponsi a chi lo
canfa, € per ohi o dovo si canta. Grand.e freschozza od evidenza ò porò in altro poeeio di coss umili:
como lo svogliarsi o lo faccencto mattutine dolla sorvotta (7, 133-60).

(4) ...8 sul suo bord.ono si appoggiò per iliro I'alfobeto:


o 'l bord.one ch'orl Eecco, frocchi rrmi gettò :
e eui freechi tami una pornico gorghoggia;
o non una pernico sola, ma e le colombo.
. In un' albra varianto :
. ...Sut poetoralo e'appoggiò por dir I'abbicci.
E 'l pastoralo oro vord.o, e gettò un r&mo,
un ramo con fronde d'oro, trapunto in argento.
Y. i Cantí popolari greci l,r;ad,, daN. TomMAsEo, con aggiunte... di P. D. P.lvor,rNr. Palormo, Sandron,
pag. 68 o 70.

- xxrr -
INTNODUZIONE

..
quanto il rac.',
popolare ben di rado stincontra cosa altrottanto vaga:Saari
oriocaldi
miracoloso cantare e crearo di Lemminkà,inon, nelta 'runo
di amori. Ma il Ealeaala stossoha, nol tanto celobrato dol-
un altro canto di insuporata bollezza'

'c '..
jnir'"" 41. Non d.irei con J. Knosx (Einska litter. h,iel.pag. 16) che Italtra variante
\'i, .

it'òia stata insorita tldl Ldvxnor (senz& bisogno >> (oniiitígtme). Fonderla con la prima
o col sopprimorla il Kaleuala avrobbo pordubo una dello suo pagino più loggiaclre.
!ó.Éinit",'
lU"fi gormanici, insiemo all'antica ballata claness (o svodeso) d'el R'iildor T'ynne, citata

smiser tli prscolare :


cogs&ron di etrisciere :
unotavan sl voloci
por il ileelo tl'udir le dolci voci.

dall'amico GrovexNr Pescor,r nella 8u& antologia Sul I'imítore (Pa-

così.por es. i vorsi 28, 22i-26. 261. 49, 609-32 non


ricortlati; porò la glossa finnica posta a piò dol teeto

- vtIII -
INTNODUZIONE

Aim?i,jiirvi,
..alcuni runot da uno clegli ultinri vecchi laulajat, I'ora defunto
frvalre llenroxnN. Nel percorrere

di Suomi il suol soave,


la Carelia cara e bella (t)

ebbi modo di godere o apprezza,îe la squisita gentilozza ed ospitalità 4i amici


e colleghi; fra i quali, non potenclo qui enumerarli tutti, ricòrclo con parti-
colaro gratitudine per quanto fecero per me allora e in soguito, Eur1, Snrer.,a,
Ia
signora Ilnr,mr Snrlr-,4 Klenr,n KBonN. A parte dblle speso necessario per
lo illustrazioni fototipiche volle provvedore la Suomalainen Ki,rjaydsuuilen Seura
(< Società finna di letteratura rr), la istituzione così altamonte bonomorita
tlella
coltura nazionalel o la medesima mi fu ancho liberalo donatrice di libri. Axn',
Gn r,r,ÉN'KlI,r,nI,4, il cui magico pennello ha fissato in tratti imperituri i tipi
ei
paesaggi del Kal,eaala,permise che dei tesori delltarte sua mi giovàssi liberamonte
acl abbollire il volume: al quale ltamico Yrrronro Oonooi fece con la gon.
,
tilozza e ltarto- sua squisite, il dono della copertina, ritraendovi lo mani] in
un rr:aii e simbotiche, dei cantori finni. Ad eccezione dei ctúch1sper il ritratto
del LóxNnor e per le tre figure a pag. 153, 247, 268, favoritimi questi
da frvo Hl'nróNElr e quello dal solorte editore YnnNER, Sóonnsrn6nr, tutti
gli altri furono eseguiti dallt<fstituto Micrografico ftahano> di Firenze,
il cui
clirettore, prof. L. PaupaloNr, non risparmiò cure affinchè riuscissero nel modo
più soddisfacente.rl Ministro della Pubbtica rstruzione mi concesse,ad opera
com.
piuta, o su parere favorevole del Consiglio Superiore, un sussidio
d.rinco-
raggiamento. Allt Editore Rnrvro Saxnnorv, che oor, esitò ad accogliere nella
Bibii'oteca ilei' pogtoli'questa poesia tutta di popolo, che non badò a sacrifizi
per darle vesto decorosissima, spetta, oltre alla riconosconza mia, quela
di
ogni spirito colto. Col detticare poi questo voìume a DorrpNrco CovrpenE1rr,
io non gli rendo che una piccolissima parte di quello che ho ricevuto e gua.
dagnato tial suo geniale sapere e dai mezzi di studio posti così cortesomente
a mia disposizione.
Possa ora il mio modesto lavoro, che cercai con ogni cura di conforruare
allo spirito e alla lettera del poema finnico, procacciarÀ ad esso anche nel no.
stro paose la simpatia che merita non solo come opera poetica, ma anche
co-
me sintesi della vita, del pensiero e delle aspirazioni cli un popolo degno, per
più motivi, di ammirazione e di affetto.

Agosto dnl, 1909.

P. E. Pevor,rxr.

(1\ Kaleaala 43, 40b-G: suloisessasuomon maassa, kaunihissa Karjalassa.


I

- xxrf -
IIJ PRIMO RUI{ o.
.:

di Kauko tolti alla sPada


Nella mente il desiderio
ed all'arco d'Joukahainen,
mi si sveglia, e nel cervello
tlai confini di Pohjola'
I'iirtenzionedi cantare,
di Kaleva dalle lande.
tli parole Pronunziare,
Li cantava Prima il babbo
co' miei versi celebrare
. la m i a P a tri a , Ia m i a g e n te : affiland.ola sua scure:
li insegnavaa me la mamma
mi si struggon nella bocca,
mentre il fuso ritorceva:
mi si fondon le Parole:
quando, bimbo, sul Piancito
mi si affollan sulla lingua'
ruzzolavo sui ginocchi,
si sminuzzano fra i denti'
sbarazzino,con la bocca
Caro mio fratello d'oro,
piena di latte accagliato.
mio comPagnodai Prim'anni !
ora vieni a cantar meco' Non mancavan canti al SamPo,
a dir meco le Parole! non a Louhi gli scongiuri:
da d.iversoluogo, insieme invecchiòcoi canti il SamPo'
ora qui ci siam trovati. sparver Louhi e gì'i scongiuri,
Raro avvien che c'incontriamo, mori ViPunen coi versi
che possiamo stare insieme e coi giuochi Lemminkà'inen'
irji;quassir in gueste terre l.risti, I\[a vi sono altre Parole,
:i::nelle povere contrade. altri magici segreti,
:;ì;.Or prendiamoci le mani, afferrate Per la strada
iintiecciam dito con dito, e strappate alle Prunaie,
v,.; . .
via divelte dai sarmenti
I,che ben possiamcantare,
e raccolte dai germogli, i
segtan questi amici spigolate in mezzoall'erbe,
raccattate nei sentieri
allorquando, Pastorello,
io la gregge conducevo
fra Ie zolle inzuccherate,
questi ygiPi.mggsiin luce sopra le colline d'oro,
di Viiind dalla ciPtura, dietro Ia Muurikki nera
d'Ilmari dalla fucina, e con Kimmo la screziata'
KALEYALA- P&IMO HUNO -aa. 65.145

Mi dieeva versi il freddo e risplendon soli i giorni


e la pioggia lunghi canti: e pur solo Vàinàmòinen
mi portava strofe il vento. il cantore eterno nacque
me ne dava il mar con I'onde: tla Kave sua genitrice,
vi aggiungean voci gli uccelli da Ilmatar la madre sua. 110
e canzoni gli alberelli. Kave, la figlia dell'aria,
Un gomitolo ne feci, Luonnotar, vergin leggiadra,
in matassa le raccolsi: lungo tempo visse pura,
il gomitol nella slit'r.a, casta sempre si mantenne,
nel carretto la matassa: nei recinti ampi dell'aria,
le per"tò la slitta a casa, nella volta solitaria. ;,' {.r.rs ''parl"^;t

il carretto nel granaio: De' suoi giomi senti noia,


sul palchetto ie riposi, sazietà della sua vita,
dentro il bussolo di rame. di star sempre sola sola
Stetter lungo tempo i versi e di viver verginella , t20
in quel freddo nascondiglio: nei recinti ampi dell'aria,'
ch'io dal freddo ora li tolga, uella volta solitaria.
ch'io dal gelo i canti levi, E dal. ciel discese in basso,
porti il bussol nella stanza, si calò fin sopra I'onde,
la cassetta sulla panca, sopra il mar dal chiaro dorso.
sotto la trave maestra, sull'aperta superficie :
sotto il tetto rinomato ? venne un vento tempestoso,
aprirò dei versi l'arca da levante un uragano,
ed il bussolo dei canti ? sollevó del mar la schiuma
il gomitol ch'io sdipani e cacciò sconvolte I'onde. 130
e disfaccia la matassa? Cullo il vento la fanciulla,
Dunque or canto buoni versi spinse I'onda la donzella
eon sonora bella voce. sopra il mar dal dorso azztÍro,
se di segale focaccia sopra i flutti spumeggianti:
mi darete, e birra d'orzo: fu dal vento fecondata,
e se birra non mi danno, fu dal mare ingravidata.
non mi portan birra bianca, Portò quella il grave peso,
canto pure a lrocca asciutta, la penosa gravidanza,
versi fo per I'acqua cara, la portò settecent'anni,
per la gioia della sera, per ben nove età d'eroi: 140
100 per I'onor di questo giorno, nè nasceva ancor quel germe,
pel conforto del domani, increato, dal suo seno.
per l'augurio del mattino. S'aggirò, madre dell'acque,
nuotò a oriente, ad occidente.
da maestrale e mezzogiorno,
Così ho udito raccontare, fin del cielo sui confini :
cosi il canto incominciare: con il ventre sempre gonfio,
sole a noi vengon le notti angosciata dalle doglie :

-4-
-
KALEYAI'A - PHIMO n(IN O aa' 149'234

e nell'onde dimoranza,
nè nasceva ancor quel germe'
butta giÌr la stanza il vento
increato, dal suo seno'
ed il flutto in un momento.>
Prese Piano a lacrimare'
trIa la. madre ilelle acque'
Parlò allora, cosi disse:
quella Vergine dell'aria
< Ahimè, Poveri miei giorni'
un ginocehio alzò dal mare,
d.isgraziatoil viaggio mio !
dorso,
sollevò tlall'o4d,qs;!1.
:a'tbtesto son venuta,
perchè i.l .nido vì Posasse
giùr'dal cielo son discesa
cullasse' I'anatrella e si fermasse.
Perchè.il vento mi
Volò dritta I'anatrella,
I'onda via mi trascinasse'
I'acque amPiodistese' svol azzòper B gni verso:
$soPra finchè sco.s"ftrlel ginocchio
!
1{io fi soPta I'onde sterminate
t:-:lrrr'-
d.ì,,': T Meglio assai sarebbestato sollevato soP{a I'acqua:
Sl:i. credè fosse un Pnonticello,
ii:*i! : viver Vergine dell'aria
.lR, . :
un erbosoPraticello.
*.i::r.: r ; ohe vagare come adesso'
f;il;',. acque: Si tibrò, corftvolo lento
to*e madre delle
!iiril.,
,i:')''.:'
qui la vita si calò soPrao,ilginocchio;
".siì' i tj è Penosa .suo fece,
ii per it freddo e la fatica; il nido ólà
\
vi deposeI' uova d' oro:
soggiornarein mezzoall'onde'
di quell'uova, sei-son d'oro /* .,
sopra I'acqua camminare!
ed il settimffidi ferro.
#tt ukko I ukko, $io su.n1e1o' :
CominciòìCI'uova a covare' '
tu ehe reggi tutto il cielo I
il ginocchio a ristald'are:
, vieni qua dov'è il bisogno,
". scendi dove ti s'invoca: covò un giorno, covò un altro,
: covò ancora il terzo giorno:
da[e doglie la fanciulla
già ta madre $elle acque,
,1 .'tu solleva, d'ai torment'i:
'
:.. non tardare, presto accorri, quelia Vergine dell'aria
' sentìa caltlo sul ginocchio,
senza indugio mi soccorri ! >>
, Poeo temPoera Passato, come un fuoco sul l a P el l e: 2:10

'q.r le parea che nel ginocchio


momento sol trascorso;
,volò dritta un'anatrella, si struggesserole vene'
:,úna folaga leggiadra: Il ginocchio scosseforte,
i.,ie cercava un luogo al nido al l e membra di è uno scrol l o:
{S ; ;arr.,;:
fermarsi. cadder I'uova dentro I'acqua,
[rg,l potto ove
,"Y.OIQ a oriente, ad occid.ente, giir piombarono nrell'onde:
traestrale, a mezzogiorno : e si ruliPero in P\zzeLLi,
si spezzaronoin flantumi'
Non si Perseronel fango, i"'
non spariron dentro I'acqua:
dove ùn'poco riposare. preser nuova' bella forma
Si librava, svolazzava quei frantumi, quei Pezzetti:
190 e pensavae meditava: la mebàdel guscio sotto
< Se nei flutti faccio stanza div'entò Ia madre terua:
[ ,,,.t-,
()^,fe"'t' .,.c
"^{.{. [rti-i r*. j';"^jrrì.{ r,^.rG.

/".vira;l'a' {L*.v,w'ni .
KA'LBYALA - P&IMO nuÌt O- aD'.z\\:Jzo

I'altro mezzoguscio sopra vi creò sbogli nasco'sti


si mutò nel flrmamento: dove la nave sprofonda,
quel che c'era sopra, giallo, dove muore'il marinaro.
brillò in cielo come sole: Eran I'isole già sparse,
quel che bianco c'era sopra già creati in mar gli scogli
diventò luna splendente; e del ciel sorti i pilastri,
quel che c'era di screziato terra e campi con magìa:
b ri l l ò i n c i e l o c o m e s tel l e: già dipinte eran le pietre,
quel ehe I'uovo avea di scuro nelle rupi i solchi incisi:
diventò nubè nell'aria. non ancora Viiinó nato
Ed i tempi vanno innanzi, era, quel cantore eterno.
scorron gli anni uri clopo l,altro , Detla madre in seno il vecchio
col brillar del nuovo sole, Vàintimóinen si agitava;
con lo splenderdella luna: si movea per trenta estati
semprenuota la fanciulla, e per altrettanti inirerni.
erra Ia marìre dell,acque, sopra I'acque sileniiose,
nuota in mezzoall'onde chete ricopertedalla nebbia.
rieoperte clalla nebbia; E pensava,rifletteva
I'acqua limpida ha dinanzi qual sarebbela sua vita
e di dietro il cielo chiaro. nell'oscuro'nascondiglio,
Nove anni al fln trascorsi, dentro I'angusta dimóra,
giunta la decima estate, dove luce mai non entra
sollevò dal mar la testa, nè di l una nè di ' sol e.
alzò il capo sopra I'onde : Disse allor queste parole,
a crear prese, a prodnne, pronunziòquesto scongiuro:
a far opra di creatrice < [Ii togliete, Luna e Sole,
sopra il mar dal dorso 'azzurcó, Orsa, libero deh fammi
sull'aperta superfìcie. da cotesteporte strane,
Dove Ia mari.' stendeva, dai cancelli sconosciuti,
facea sorger promontori : sì cb'io lasci il piccol nido,
d o v e i l p i e d e ' s u op re m eva, l a di mora streti a' e angusta:
e c c ob u c h e p e r i p e s ci : vada, uomo, sulla terra,
si tuffava, e piir profondi
il si scavavanogli abissi.
d' uomo l i gl i o, goda I' ari a;
possain ciel mirar Ia luna
Se volgeva il fianco a terra, e del sole i vivi raggi,
si stendevanole sponde: possaI'Orsa salutare
il se voltava,a tema il piede,
ecco fosseda salmoni:
e le stelle contempldre! >>
Ma la Luna non lo sciolse,
se piegava il capb a lerra, non lo fe' libero il Sole:
s'allargavan tosto i golfi.' ebbe allora in uggia i giorni,
N u o tò p ó i p i i r l à d a tei ra,' in fastidio ia sua vita;
si sdraiò del mar sul dorso. del castelscossela por[a
d'isolette sparse il màre, con i l di to senza' nome,
KAI'EYAI'A - PRIMO RUNO - au' 321'344

guizzò pe'l lucchetto d'osso, a una punta senza nome'


a una terra senzaarbusti.
vi passò col Piè sinistro,
Sorse allora sui ginocchi,
dalla soglia uscì con I'unghie
s'appoggiò soPra le braccia,
e dall'atrio col ginocchio'
s'alzò per mirar la luna,
Fece un tuffo a caPo fitto
per god.erdel sole i raggi;
e le man voltò nell'onde:
volle I'Orsa salutare
e del m&re restò I'uomo
e le stelle contemPlare'
in balìa, I'eroe de' flutti'
Cosi nacque Vèiiniimóinen,
Posò là, Per cinque anni,
per cinqu'anni, anzi Per sei così fu quel vate ardito
dalla Vergine dell'aria,
e per sette, Per ott'anni,
da sua madre Partorito.
flnchè si fermò vicino
IIr SDCOI{DO RIII{O.

S'innalzavan già gli arbusti


Sorse allora Vàinàmóineu
c spuntavano i germogli:
coi d"uePietli sulla lancla,
ctegli abeti la corona
sopra I'isola marina,
già, s'ergeviì, e chioma ai Pini
sulla terra senz&arbusIi'
le betulle nei Pantani,
E molt'anni là rimase,
ncl terren mobile, ontani:
lungamentecolà visse
viscioli negli acquitrini
sulLa terra senza nome'
e ginepri in mezzo ai sassi:
sopra I'isola deserta'
belle bacche sul ginePro
E Pensava,rifletteva,
e sul visciol dolci frutti.
nella mente rivolgeva
Il verace VàinÈimòinen
da chi farla seminare,
venne allora Per vedere
con qual semeProsperare'
quella terra seminata
Pellervo, del camPoflglio,
da Pellervo Piccolino:
Sampsa,bimbo Piccolino'
vitte gli alberi cresciuti
ei la terra seminare,
ed i giovani germogli:
: ei può farla Prosperare.
' .Seminò,col dorso curvo; Don ancor Però la quercia,
non avea messo radici'
gettò i semi sulla terra,
La cattiva alla sua sorte
dentro i boschi dissodati,
la,sciò stare, al suo destino:
,:rlui terreni Piir sassosi.
aspetlò tre notti intere,
..i';'Mise i pini sulle alture
altrettanti giorni ancora :
: e ,g l i a b e ti a l l e c o l l i n e :
'ipiantò I'eriche alle lande, per vedere venne allora,

",:llgèrmogli nelte valli : alla fin dei sette giorni :


''te bàlpile uei pantani, nè cresciuta era la quelcia,
nè radici aveva messo'
nel tèrren mobile, ontani:
Vicle allor quattro fanciulle
,nelle.terre acquibrinose
e dell'ond,a cinque spose
seminò viscioli e salci,
sopra il Prato già falciato'
sorbi nelle benedette,
sopra il fleno già tagliat'o'
vetrici nelle fiorenti
sulla Punta tenebrosa
e ginePri in mezzo ai sassi,
d i q u e l l ' i s o l a n e b b i o s a:
lungo i flumi mise querci'

-9-
Ptvor.rrr. - Ktlcuulu.
KALTEYALA - SECONDO &TIN O - aa. 65-150

ammucchiavancol rastrello perch'io tolga la malvagia


e coll'erpiceil falciato. ehe impedisce,alsole i raggi,
Venne su Tursas dal mare, alla luna il dolce chiaro.> ll0
sorse il forte su dall'onde : Sorse un uomo su dal mare,
pigiò il fleno che bruciasse, un eroe salì dall'onda:
70 con gran flamma consumasse: grande grande egli non era
lo ridusse tutto in scorie e nemmenproprio piccino:
ed in benere minuta. al to, un pol ti ce d' un uomo,
Fe' di cenere un mucchietto, una spanna d'una donna.
fe' di scorie un monticello: Un .cappuccioayea di rame i
una ghianda egli vi mise, e di rame scarpe ai piedi,
una cara fogliolina, rame, i guanti nelle mani
dalla qual la pianta crebbe e di rame ricamati : lc0
coi germogli verdeggianti : rame, il cinto intorno ai flanchi,
si levò ricca di bacche dietro, I'ascia pur di rame :
80 dal terreno rastrellato. quanto un pollice il bastone,
Ed in alto stese i rami, quanto un'unghia alta la lama.
i lronzuti ramoscelli: Il verace Vàinàmóinen
con la cima sorse al cielo, a pensar si mise allora :
dispiegòle fronde in aria : < A vederlo, pare un uomo,
alle nubi vietò il corso, ha I'aspetto d'un eroe:
alle nuvole il vagare, quanto un pollice è pur alto
vietò al sol di riscaldare, e d'un bove quanto l,unghia >>. 130
alla luna di brillare. Disse allor queste parole,
Ed il vecchio Vàinàmóinen in tal modo si fe, udire:
eo a pensar si mise allora : ( Chi sei tu della tua gente,
< Se ci fosse chi abbattesse quale tristo fra gli eroi ?
questa quercia così altera ! poco piir tu sei d'un morto,
fastidiosa.è all'uom la vita, poco meglio 3_'rrnestinto! >
il nuotare triste ai pesci, Disse I'uomo piccolino,
senzache risplenda il sole, quell'eroedel mar rispose:
senzache la luna brilli. > < Sono un uomo cosiffatto,
ìIa non v'era nè un eroe, eroe piccolo dell'acqua: 14r)
nè alcun uomo vigoroso venni a abbaltere la quercia,
che potessefar cadere a ridurla in scheggettine. >
roo guella quercia a cento rami. Il veraceVàinàmóinen
Ed il vecchioVàinàmóinen pronunziò queste parole :
pronunziò queste parole : < Non mi sembri tu creato,
nè creato, nè adattato
Luonnotar, mia genitrice ! per abbatter la gran quercia,
A me presta i forti flutti buttar giir I'albero immenso.>
(chè nell'acqua è grand.eforza) Non avea di dir finito
per abbatter questa quercia, ed ancor guardava flso:
[ 1 + l1r+1qr i.ft' L,i.^'-,r, q1r.4rúJ-1.,."qì,r"cti .. r.,,,,,:r,-,
f,. !{ji
a.,.1
('. -10:-
l.:ir, ,..,1. ,l r,, A,c-,r.î.i.
fr i i.o,,. ts- u,qf u...\ [u,
KALEYAI'A - SZ]COI{DO&UNO - aa. 151'236

vide I'uomo trasformarsi ebbe scienza di magia:

e I'eroe gigante farsi: chi per sè tagliò il fogliame,


ecco!il piè la terra Pesta, acquistò I'amore eterno.
tocca i nuvoli la testa: Quanti trucioli dispersi,
sui ginocchi va la barba, quante schegge via volate
sui calcagnivan le chiome: sulle chiare onde del mare,
c'è una tesa d'occhio ad occhio sopra i placidi suoi flutti,
e da ghetta a ghetta un'altra: quelle il vento cullò dolce,
una e mezzofra i ginocchi agitò I'onda del mare,

160 e due tese fra le scarPe. eome barca sopra I'acque,


Ei forbì tosto la scure, come nave dentro I'onde.
affilò la liscia lama Le portò vèr Pohja il vento :
sopra sei ciottoli duri di Pohja la ragazzina
e poi sopra sette coti risciacquava sulla riva
S'avviò velocemente, la retina de' capelli
prese presto a camminare e le vesti sulla ghiaia,
con le ghette larghe larghe, sopra il lungo promontorio.
con i larghi pantaLoni: Vide i trucioli nell'onda,
fece un salto, sul momento li raccolse nel paniere:

170 s i tro v ò s o p ra l ' a re n a : ti portò con quello a casa,


con un altro salto giunse col paniere ben taPPato,
sul tcrriccio tutto scuro: perchè il mago ne facesse
fece un terzo salto, fino dardi, ed armi il cacciatore.
della quercia alle ratlici. Or da che la quercia cadde,
' Colpi I'alber con la scure, piombò giir I'albero immenso,
lo percossecon la lama : tornò il sole a riscaldare
gli diè un colpo, un altro colPo, e la luna a rischiarare
lo picchiò Ia lerua volta: ed.inuvoliavagare
r;,1*-. guizzò fuoco dalla scure, ed il cielo ad inarcare
'14i;i:1so
una fiamma dalta quercia: sulla punta tenebrosa
it:+I.r," un momento sol rimane, tli quell'isola nebbiosa.
Ecco i boschi ad, abbellirsi'
e le selve a crescer liete:
foglie in alto, erba sul cuolo
e cantar fra i rami uccelli
ed i tordi cinguettare
e i cuculi richiamare.
Crescean bacche sulla terra,
il fogliqme.a. mezzogiorno aurei fiori in mezzo all'erba :
tramontana.
190 ".ed i Tami a d'ogni sorta fiorian Piante,
A chi prese per sè un ramo, germogliavan tl'ogni forma :
gli toccò fortuna eterna: I'orzo sol non era nato,
e chi ne spezzòuna cima, il prezioso non sPuntato.

-11 -
I
t"
I

I{ALUTALA - SECOI{DO nUN} - at). 237-270


I
Ed il vecchio Vàinàmóinen se pria non sia dissodata
si recò meditabondc questa terra ed abbattuto
Iungo la riva del mare, non sia il bosco e incenerito. >
presso I'ontla ribollente : Il verace Vàinàmóinen
trovò là sei granellini, una scure fe', tagliente :
sette semi sulla spontla, abbattè la grande selva,
sulla sabbia piir minuta: dissotlò I'immensa terra ;
l i n a s c o s en e l l a z a m p a buttò giÌr gli alberi alteri,

della martora, Ii mise lasciò solo una bctulla


del scoiattol nella pelle. pe' I riposo degli ucceili,
S'avviò per sentinare, pe' I richiamo del cuculo.
sparger semi sulla terra, Volò un'aquila pe' I cielo,
presso il fonte di Kaleva, trn augello alto nell'aria :
sul confin del campo d'Osmo. venne I'albero a vedere :
Cinguettò la cingallegra : < Perchè fu questa betulla
< <N o n p u ò h a s c e r I ' o r z o d ' O s m o , senza abbatterla lasciata,
nè I'avena di Kaleva quest'altera risparmiata ? >

-12-
KAI'EVALA - SECONDO RUNO - aa. 271.356

Disse il vecchio Vàiniimóinen: si disperdan foglie a cento


<<Fu lasciata, chè servisse dal mio campo lavorato,
agli uccelli per riPoso con fatica seminato !
ed all'aquila Per gioia. > Ukko I Ukko, dio supremo,

Disse I'aquila, risPose: padre che nel cielo stai,


< Bene invero tu facesti delle nubi reggitore
la betulla a risParmiare, e dei nuvoli signore !
a lasciar crescerla svelta nelle nubi tien' consiglio
pe' I ristoro degli uccelli, e dai nuvoli decidi:
perch'io stessavi riPosi.> clall'oriente, manda nubi,
E I'augello battè fuoco, tlenso un nembo da grecale,
suscitò grande una fiamma: altre ancora da occid.ente,
bruciò il bosco tramontana spingine da mezzogiorno :
lo fe' cenereil grecale, pioggerella giir dal cielo
tutti gli alberi consunse, goccia, e miele dalle nubi
li ridusse tutti in scorie. sopra l' orzo verdeggiante,
Ed il vecchio Vàinàmòinen sulla spiga sussurrante ! >
prese que' sei granellini Ukko allora, d.io suPremo
e que' sette semi tolse e del ciel padre potente,
della martora dal pelo, fe' consiglio nelle nubi
del scoiattol dalla zampa e dai nuvoli decise:
e dal piè dell'ermellino. daII'oriente, mandò nubi;
S'awiò per seminare, denso, un nembo da grecale,
per isparger la sementa: altre ancora da occidente,
pronunziò queste parole: ne mandò d.a mezzogiorno :
< Ec c o i o s e mi n o ,i n c h i n a to , ne congiunse gli orli insieme,
fra le dita del Creatore, le battè 1'una coll'altra,
fra le mani onnipotenti, sÌ che piovve una Pioggetta'
perchò spuilti il seme e cresca gocciò miele dalle nubi
dalla selva dissodata. sopra I'orzo verdeggiante,
Vecchia che stai sotto terra, sulla spiga sussurrante :
genitrice del terreno ! sorse I'orzo rigoglioso
fa' I'erbetta che germogli si levò, s'alzò rossastro
che robusto iI suol produca: dalla terra scura, arata
mai mancò forza alla terra, e da Vàiinó dissodata.
mair. nel volgere d.e' tempi, Ecco, passano due giorni
se Ia graziusia concessa, e trascorron due, tre notti:
dei celesti la promessa. alla fin dei set,te giorni
Lascia, o tema, il tuo dormirc: iI verace Vàinèimóinen
310 sorgi, o prato, dal sopore: s'avviò per riguardare
steli veggansi apparire que.l suo campo seminato,
e dal gambo spunti il fiore: con fatica lavorato:
sorgan spighe a mille a mille, crescea I'orzo al suo desio,

-13-
KAI'EYAI)A - SECONDO &UNO - au, 357'378

ogni spiga con sei facce, vi cantassiil tuo riehiamo:


ogni stelo con tre nodi. canta qui, dolce cuculo:
l\[entre il vecchio Vàinàmóinen petto grigio, qui gorgheggia,
d'ogni intorno riguardava, qui cinguetta, argenteo petto,
il cuculo venne e scorse trilla qui, petto di stagno:
la betulla rigogliosa: fa cu-cir sera e mattina,
< Perchè questa fu lasciata, una volta a mezzogiorno:
la betulla risparmiata ? > di' d.el cielo la bellezza,
D i s s ei l v e c c h i o V ài nàmói nen: de' miei boschi ladolcezza,
< Fu lasciata la betulla, delle rive Ia purezza,
risparmiata, chè tu stesso de' miei campi la ricchezzal>>

ill
ril
il
lt

-11 -
IL TEF"ZO RIiNO.

Il veraceVàinÈimóinen ehe di lui miglior cantore


i suoi giorni trasconeva fosse il vecchio Viiiniimóiuen i
in quei campi di Vàinóla' si recò presso la maclre,
nelle lande di Kaleva: dalla vecchiagenitrice,
i suoi versi ricantava, e giurò sarebbeandato
i suoi canti di magia. e promise di partire
Recitavalunghi giorni, per le stanze di Vàinólà
lunghe notti senzapos&, a sfidar Vàinó nel canto.
quelle antiche ricordanze Lo vietava il babbo al flglio,
10 delle origini profonde, trattenevalola mamma
ehe non canta ogni ragazzo, da partire per Vàinólà,
che non ogni uomo comprende da sfi.darVàinó nel canto:
ora, in questi tempi tristi <<Là te stessoincanteranno,
nell'età che giit decade. sprofondare ti faranno
Lungi se ne udÌ novella, con la testa nel nevischio,
e si sparsela notizia con le palme all'aria rude,
del eantaredell'eroe, senza che mani nè piedi
',f ,J i
di sue magichecanzoni: possa muovere o voltare. >>
.
j . . ne andò fama a mezzogiorno, Disse il giovin Joukahainen:
.i.:r

fino a'Pohjola, novella. < Il saper del babbo è buouo,


C'era il giovin Joukahainen, meglio quello della mamma,
magro flglio di Lapponia: ma piir su sta il mio sapere.
una volta andò al villaggio E s'io voglio entrare in gara
e sentì strane novelle: fare prova fra le genti,
che canzoni eran cantate chi m'incanta so incantare,
e migliori recitate chi mi strega so stregare
in quei campi di Viiinólà, ed il mago ch'è il migliore
nelle lande di Kaleva, saprò far che sia il Peggiore!
che egli stessonon sapesse, scarpe'avrà,di sassoai Piedi
non dal babbo eppresoavesse. e calzon di legno ai fianchi,
Egli n'ebbe forte sdegno, sopra il petto, sassi ad iosa,
lunga in petto gelosia pietre a mucchi sulle sPalle,

-15-
gANO -Q)r1. 65-150
KALEVAI'A - TERZO
il
>
in frantumi I'hai mandata?
lll alle man guanti di Pietra'
marmo in eaPoPer capPuccio'
>> Joukahainen giovanetto
110
disse allor queste Parole:
Se ne and,ò,senzaubbidire:
< Sono il giovin Joukahainen:
ill prese seco lo stallone
dal cui muso usciva fuoco'
ma tu Pur d'i' la tua stirPe;
di che stirPe tu sei nato,
dagli zoccol'i,scintille :
di che rùzzat Poveraccio?>
ll11 il focoso suo destriero
attaccòalla slitta d'oro:
Il verace Vàinàmóinen

*,1
il suo nome d'isseallora
I egli stessovi si sbese'
e cosÌ Parlò, soggiunse:
si adagiò dentro il carretto:
< Se così, giovin, ti chiami'
il clestrierocon la frusta
fatti un Po' da quella Parte:
eccitò, di Perle adorna
sei di me Pitr giovin d''anni' > 1:0
etl a corsa via lo sPinse'
iltl i
ad un raPiclo galoPPo'
Joukahainengiovinetto
disse allor queste Parole:
I Corseinnanzi con fracasso
* Qui non è questioned'anni'
per un giorno, Per un altro'
iliti
I
corseancora il terzo giorno:
già, venuto il terzo giorno'
di chi è giovan, di chi è vecchio;
chi è miglior,nella magia,
piìr potente di memoria,
giunse ai boschi di ViiinóIà'
it
tfll quegti tenga Pur la strada,
H
il alle lande d,i Kaleva'
JI I'altro facciasi da Parte ;
Il veraceViiinàmóinen'
i sia tu Pure Vàinà,móinen'
vecchio mago semPiterno' 130
!lrl
l l
{ l il cantore semPiterno'
percorrevala sua strada'
f l

I ilr l gareggiamo nel cantare,


I traversavala sua via
cominciamo a dire i carmi:
in quei boschi di VàiinÓlà'
I
I

sì che I'uno insegni all'altro,


ii
I
I
nelle lande di Kaleva'
Venne il giovin Joukahainen
faccia I'un coll'altro a gara' >>
Il verace Vtiiniimóinen
a lui incontro nella via:
I
tf disse allor queste Parole:
il il timon Preseil timone,
it < Come mai sarei ttn cantore,
si sfregò brigtia con briglia'

rl
fl
i il collare urtò il collare,
I'un con I'altro il reggiPancia'
un saPienteincantatore'
che ho vissuto tutto il temPo
110
tl
nelle selve solitarie
lt Stetter fermi allor, Pensando:
e fra i camPi, tutto attento
mentre giir dal reggiPancia
al cantare del cuculo?
II cadeaI'acqua a goccioline
ma sia Pure' ad' ogni modo
ll e fumavano le briglie'
100
fa' che ascoltin le mie orecchie
Chieseil vecchio YiiinÈimóinen:
ciò che tu di me Piir sai,
( Chi sei tu, di quale stirPe'
ciò che intendi Piir degÌi altri' >
ili che da scioccomi venisti
Disse it giovin Joukahainen:
ad urtare, da sbad'ato < So qualcosaanch'io di certo'
il collare'mi romPesti
ili l l quest<lintendo chiaramente,
di buon legno lavorato'
Íl
lo conoscoa Perfezione:
che la slitta m'hai sPezzala'

1 J-Lr i:r'..'r-
i': :'"t,1*1,1,, c r.''lu;r -16 -
K LI'EYAI'A - TERZO RUNO - utr. 151'202

tre montagne vi son, alte


esce il fumo su dal te[to
qua clel ciel sotto il coPerchìo:
e la pietra è Presso al forno'
non il vortice di Hiiilii'
Vive facile la foca, 1S0
non cli Kaatra la cascata
facil guizza il can marino I
han fìnora il Vuoksi vinto,
al suo fi.anco ha da mangiare
hau l'Imatra sliPerata' >>
isalmonieilavareti'
Disse il vecchio Vàiniimtiitìen :
Sta sul liscio il lavareto'
* È saper cìi bimbo o donna,
ha il salmon dimora Piana:
non di ult uonì forte e barbuto'
sfrega il luccio quand'è freddo'
non di un ammogliato eroe:
160 il bavoso aìl'uragano :
cli' le origini Profonde,
e la Perca timorosa
spiega tu le cosc et'erne! >>
nuota a autunno nel Profonclo'
Joukahainen giovinetto
sfrega a esta[e nelie secche

disse alior queste Parole :


190
e scoclinzola alla sPiaggia'
< Io I'origin so del merlo,
E se ciò non ti bastasse'
so cìre il merlo è fra gli uccelli'
altra scienza ancor conosco'
so che I'asPide è un serPente'
d.'altra cosa faccio conto :
che la Perca è un Pesce tì''acclua'
ara Pohja con Ie renne'
so che il ferro Può Piegarsi'
Etelà con le cavalle,
che la terra è nera ed asPra'
170 TakalaPPi ara con gli alci :
che bollendo I'acqua scotta,
ben so gli alberi di Pisa,
ch'è malvagio it fuoco ardente'
sulle rocce d'Horna i Pini :
I.,'acqua è il Primo tlegli unguenti'
lunghi gli alberi di Pisa,
e la sPuma, dei rimedi :
lunghi i Pini sulle rocce'
è iI Crealor Pritno fra i maghi'
Tre cascate son, violente
primo Iddio fra i guaritori'
e son tre laghi suPerbi:

-La-

P^YoLrNt. - Kalevula'
-
KAI'ETAI)A - TERZO B-UNO 1)a. 203'288

nè veduto, nè sentito
L'acqua ha origine dal monte
quando fu fatta la terra
e dal cielo viene ii fuoco'
e fu I'aria fabbricata'
dalla ruggin viene il ferro,
messa I'aria sui Pilastri,
dalla roccia nasce il rame'
posto Pur I'arcobaleno,
Primo campo, fu la zolla z
fisso iI corso della luna,
primo il vetrice fu arbusto :
spinto il sol nel suo cammino,
prima casa, il Piè del Pino
il sentier segnato all'Orsa
210 e marmitta, un sasso cavo' >>
e d.i stelle sparso il cielo' >
Il verace Vàiniimóinen
Joukahainen giovinet[o
pronunziò queste Parole :
disse allor queste Parole :'
< Ti ricordi ancor qualcosa
< E s'io manco di giutlizio'
o finiron le tue cianc'e? '
alla spada mia lo chiedo:
Disse il giovin Joukahaineu:
o tu veccbio VàinàmÓinen,
< Mi ricordo anche un Pochino,
o cantor di bocca larga,
mi ricordo un certo temPo
vien' la sPada a misttrare,
quand.o stavo arando il mare,
vien' la lama a contemPlare I >>
iit a zappar del mar le buche,
a scavar fosse Pei Pesci,
Disse iI vecchio Vàinàmóinen :
<.Non mi fan molta Paura
a far I'acque Piir Profontle'
trl le tue spade, it tuo giudizio,
a trovar posto Pei laghi,
til a far mucchi di colline,
i tuoi spiedi ed i tuoi imbrogli:
pur ti dico, in nessun mod'o
a saldare insiem le rocce.
misurar non vo' la sPada
ilt Ero allor sesto fra i nabi,
settim'ero fra gli eroi,
con te, misero ragazzo,
clisgraziato' Poveraccio I >>
quando fu fatta la terra
Joukahainen giovinetto
,il e fu I'aria fabbricata,
messa I'aria sui Pilastri,
torse il labbro, volse il caPo'
arricciò le nere chiome,
i posto pur I'arcobaleno,
I tiisse poi queste Parole :

tI fisso il corso delia luna,


spinto it sol nel suo cammino,
il sentier segnato ali'Orsa
( Chi la sPada non misura,
chi la lama non contemPla,
io lo incanto in un maiale,
e di stelle sparso il cielo' >
il{ Disse il vecchio Vàiniimóinen :
<<Son bugie da cima a fondo:
io gl'incanto al viso un grugno :
così fatti eroi Ii metto

l chè veduto tu non fosti


un quaggiÌr, laggiir quell'alt'ro :

iill
t l
t l
allor quando il mar si arava,
si zappavano le buche,
io li pigio nel letame,
io li stiaccio nella stalla. >>
I Senti sd.egnoVàinàmóinen,
si scavavan fosse ai Pesci,
1ril
240
e lo prese allora I'ira :
si facean Pitr fonde I'acque,
"ll si trovava Pos[o ai laghi'
egli stesso uno scongiuro
rl s'accingeva a Pronunziare :
1l si ammucchiavan le colline,

Tlil si saldavano le rocce.


E nemmen fosbi veduto,
non è canto da bambini,
non è quel scherno da donne,

;il
;l -18-
iill
_.ìl
iill
- aa. 289'374
KAT'EYALA _ TERZO RUN O

ben allor seppe e comprese


ma ben è d'eroe barbuto'
d'aver Preso la via vera'
zoo qual non cantano i bambini'
d'aver fatto giusto il viaggio
nè i ragazzi nePPtrr rrtezzol
per contendere col canto
nè gli sPosi Per un letzo'
coll'antico VàinàmÓinen'
ora, in questi temPi tristi'
Provò a muover I'un de' Piedi'
nell'età. che giir decacle'
ma ad alzarlo non riesce :
:: Cantò il vecchio Vàiniimóinen
,i.'i" tentò ancor di muover I'altro'
ij''"
e si scosser laghi e terret
già, di sasso era la scarpa'
vacillaron le montagne'
Joukahain en giovinetto
s'agitarono le Pietre'
tlal cLolore allor fu Preso'
si spaccarono gli scogli
si senti stretto cl'angoscia:
ecl i sassi sulla sPiaggia' disse :
Parlò allora, cosi
Cantò un magico scongiuro' Vàiniimóinen'
<<Deh, saPiente
dal collar fe' ramoscelli'
grancle mago semPiterno'
rami fe' dalla c&Yezz{r'
chiama ind'ietro i santi detti'
etl un salce dalle briglie:
gli scongiuri tuoi ritira'
al suo canto, I'aurea sliLta
togli me da quest'angoscia'
d.iventò muffito tronco;
leva me da queste Pene'
trasformò I'ad'orna frusta
ti darò buona mercede'
in un giunco della sPiaggia;
t'offrirò forte riscatto ! >
iI destrier stelìato in fronte' Disse il vecchio Vàinàmiiinen:
310 in un masso del torrente: < Or che cosa mi d'arai
I'elsa d,'oro della sPada,
se richiamo i santi detti'
in un fulmine del cielo;
se ritiro gli scongiuri'
fe' dell'arco varioPinto,
se ti tolgo dall'angoscia'
sopra I'acque arcobaleno :
se ti levo dalle Pene? >>
fece delle frecce alate,
Disse il giovin Joukahainen:
nibbi e raPidi sParvieri,
<Io Posseggo due begti archi'
e d.el can dal muso agvzzo'
archi belli veramente :
una Pietra d'a conflni'
I'uno a tendere ben forte'
Del caPPuccio sulla testa
a colPir I'altro Preciso:
fece nube acuminata: questi' o I'altro ! >>
Prend,i I'un di
via di mano cantò i guanti,
Disse il vecchio Viiintimóinen:
, li fe' loti del Pantano :
< De' tuoi archi' Pazzarello'
fece d.el Panciotto azzLlrro
'' non mi curo' o miserello:
nuvolette sParse in cielo :
ne PosseggoPure io stesso
della cintola leggiatlra
che ricoPron le Pareti'
stelle fe' del firmamento.
che sui chiodi aPPesi stanno
Incantò quel giovanetto
e senz'tlom nel bosco vanno'
nel pantano' a mezza vita, >
senza eroe fuori al lavoro'
dentro il Prato, fin le reni,
E col canto di magia
fin le ascelle, fra gli sterPi' fondo'
lo sommerse ancor PiÌr
Joukahainen giovinetto

-19-
KALEYALA. - TEHZO HUNO - au. 375'460

Disse il giovin Joukahainen: molto io pure ne possiedo


< lo possietlo due barchette, che riempie la dispensa,
due bellissimi battelli : che s'ammucchia nel camino;
uno è svelto alla regata, vecchio I'or quanto la luna,
I'altro porta pesi grancli : ha tlel sol gli anni I'argento. >>
prendi I'un di questi, o ì'altro. > E col canto di magia
Disse il vecchio Vàiniimóinen: lo sommerse ancor piir fondo.
<<Non mi curo tli tue barche, Disse il giovin Joukahaitten:
nè di sceglier tue barchette : < O tu vecchio Vàinàmóinen,
molte io stesso ne possieclo, salva me da quest'angoscia,
chc ricoprono i parati, leva me da queste pene:
che riempiono le baie, i covoni avrai tlel grano,
qual robusta per poggiitre, i miei campi sabbiosi,
quale a correr coutro vento. >> per salvare la mia testp,
E col cantc dr magia per potermi riscattare ! >>
lo sommerse atìcor più Îbncìo. Disse il vecchio Viiinàmóinen:
Disse il giovin Joukahainert: * Non ho voglia del tuo grano
Io possiedodue stalloni,
<< nè de' campi tuoi di sabbia;
due bellissimi cavalli : ne possiedo pure io stesso
I'un piir valido alla corsa, campi còlti in ogni canto
I'altro piir bravo a tirare : e covoni a ogni boschetto:
prendi I'un di questi, o I'altro. >> i miei son canpi migliori,
Disse il vecchio Vàinàmóinen : i covoni miei piÌt cari. >>
< Non m'importa di cotesti E col canto di magia
t u o i c a v a l l i b i a n c o p i e d i: lo sommerse ancor più fondo.
400 m o l t i i o s t e s s on e p o s s i e d o J oukahainen gìovinetto
che alle greppie son legati, sentì angoscia grande, quando
che riernpiono le stalle : fu nel fango fino al mento,
harr sul dorso I'acqua chiara fin la barba in malo luogo,
ed inoncla,i fianchi il grasso.>> fin la bocca nel pantano,
E col canto cli magia e coi rami marci ai denbi.
lo sommerse ancor più fonclo. Disse il giovin Jouhahainen :
Disse il giovin Joukahainen : <<Deh, sapiente Viiinàmòinen,
< O tu vecchioVàinàmóinen, grande mago sempiterno ! .
chiama indiebro i santi detti, il tuo canto ormai richiama,
110 gli scongiLrrituoi riIira : chè a me resti un po' di vita,
ti do un elmo pieno d'oro, chè di qui sia liberato !
un cappuccio pien d'argento : via mi porLa I'onda i piedi,
I'ebbe il babbo tlaiia guerra, gli occhi la sabbia mi rode !
lo portò dalla battaglia. > Se richiami i santi detti,
Disse il vecchio Vii,iniimóinen: se ritiri i tuoi scongiuri,
<<Non mi curo del tuo argento ti tlarò la mia sorelJa,
e non chiedo I'oro tuo: Aino, figlia di mia maclre,

-20-
KAL,,EYALA - TERZO kUNO - ua. 461-546

che pulisca la tua stanza' e col naso sulla bocca.


che ti spazzi il pavimento, Pria la madre a domandare,
sciacqui le fiasche del latte, premurosa a interrogare :
che ti lavi le coperte, < Perchè piangi, figliuol mio,
un mantello d'or ti tessa frutto de' miei giovani anni ?
e ti cuocia pan di miele. > perchè stai col labbro fermo
Ed il vecchio Vàinàmóinen e col naso sulla bocca?> 510

ben fu lieto, oltre misura, f)isse il giovin Joukahainen :


d'ottener la giovinet[a <,Tu che in seno m'hai portato,
47t) a sostegno de' suoi giorni. non fu ciò senza ragione :
Sulla pietra della gioia strane cose son successe,
e del canto sulla rupe ben di piangere ho motivo
si sedè, cantò due volte, e cli fare aspro lamento !
un pochin la terza volta : Piangerò tutta la vita,
via disperse i'sanbi detti, mi dorrò per iutti gli anni,
chiamò indietro gli scottgiuri. che ho promesso la sorella,
Ed il giovin Joukahainen Aino, figlia di mia maclre,
levò allor dal fango il mento per sostegno a Vàinà,móirren,
e la barba dal rio luogo, al cantore per consorte,
il cavallo dalla pietra per appoggio al vacillante,
e la slitta dal marciume ad un uom rincantucciato. >>
e la frusta dalla canna. Ma la madre battè lieta
Si drizzò nella sua slitta, le due mani, palma a palma:
si sdraiò dentro il carretto, disse poi queste parole :
se n'andò di tristo umorc, < Figliol mio, pianger non devi,
s'avviò col cuore mesto chè non v'è ragion di pianto,
presso la diletta madre, nè di affliggerti cotanto :
la sua cara genitrice. tutta Ia vita sperai, 53{
Corse via con gran fracasso, tutti gli anni desiai
giunse a casa a corsa strana: che parente nostro fosse,
al fienil ruppe la slitta, fosse nella nostra stirpe,
il timon contro la soglia. fosse un dì genero mio
Riflettè la madre allora, \riiinàmóinen celebrato >.
disee il padre le parole: La sorella d'Joukahainen,
< Senza, scopo tu la slitta lei piangeva e lamentava:
hai spezzato, ed il timone : pianse un giorno, pianse un altro,
pe"óhO in corsa cosi strana, pianse ferma sulla soglia,
si da sciocco vieni a casa ? >> lacrimò con gran dolore,
A sentirli, il giovanetto d'amarezza pieno il core.
prese tosto a lacrimare, Ripetevale la mad.re:
basso il capo, triste in cuore. < Perchè piangi, Ainuccia mia,
col cappuccio di traverso, se un gran sposo in sorte avesti,
con le labbra irrigidite nrìa casa rinomata,

-2L-
KALEYAI'A - TERZO RUNO - 111).
547'580

":,iii

da sedere alla finestra, la finestra del mio babbo >.


da ciarlare sulla Panca? >> Parlò ancor la vecchia maclre,
IIa la figlia le risPose : cosÌ disde alla figliuola:
< i\Iadre mia, che m'hai Portato ! Lascia, sciocca, i tuoi Pensieri,
<<

Qualche cosa Pur rimPiango: vanne, stolta, co' tuoi Pianti !


la bellezza clelle trecce, non ragion v'è di tristezza,
lo spessore tlelle chiome, nè motivo d'afflizione: :'tu

la frnezza dei caPelli, chè risplende il sol di Dio


se li debbo già celare anche altrove sulla terra,
e nasconder mentre cresco. non soltanto alle fi.nestre,
E rimpiangerò pur sempre alle porte del tuo babbo;
[,-
la letizia del mio sole, altre bacche son sul colle,
della luna la dolcezza altre fragole nei camPi,
e I'incanto di quest'aria, che le colga, poveretta,
se da giovine lasciarli, anche altrove, non soltanto
cla bambina ho d.a obliarli, presso i campi del tuo babbo,
col cantiere del fratello, nelle lande del fratello.

J22-
IL QIIART O RTII{O

Aino, queìla giovinetta, gettò le perle dal collo


la sorelia d'Joukahainen. e dal capo i nastri rossi,
per fascine andò nel bosco chè la terra li godesse,
e per fruste uella macchia; chè se n'allietasse il bosco :
fe' una frusta pel suo babbo, ritornò piangendo a casa,
ne fe' un'altra per la mamm&, singhiozzando alla dimora.
una terza mise insieme Seclea il padre alla flnestra
pel gagliardo suo fratello. stava I'ascia ad intagliare:
Già tornava verso casa < Perchè piangi, poverina,
per il bosco degli ontani : miserella fanciullina ? >
venne il vecchio Vàinàmdinen: <<Ben di piangere ho ragione,
vide, in mezzo all'erbe lunghe, ho ragion di lamentare :
con la flne camicetta per ciò piango, babbo mio,
la fanciulla; si le disse: per ciò piango e mi lamento:
<<Non per aliri, giovinetta, m'è caduta la crocetta,
che per me, giovanettina, giir dal petto è scivolata,
fregia il collo con le perle, e di rame la flbbietta
orna il petto con la croce, dalla cintola è cascata. >>
i capelli lega a treccia Il fratello sulla soglia
con un bel nastro di seta. > intagliava un curvo ramo:
Gli rispose la fanciulla: <<Perchè mai piangi, sorella,
< Nè per te, nemmen per aliri sorellina miserella ? >
porterò crocetta al petto, < Ben di piangere ho ragione,
nè tli seta nastro in capo : ho ragion di lameútare :
non mi curo d'altre stoffe, per ciò piango, fratellino,
pan non cerco di frumento, per ciò piango e mi lamento:
paga son di vesti strette, cadde giùr l'anello d'oro,
di mangiar duri cantucci si sfilarono le perle,
del mio caro babbo al flanco, via dal dito I'anellino,
presso la diletta momma. > via Ie perie inargentate. >
Tolse la croce dal petto, La sorella, sulla porta,
gli anellini dalle dita, tessea d'oro una cintura :

-23-
..., t'l'l :

KALEVALA- AUARTO &UNO-e)a. G5.150

< Perchè piangi, sorellina, < Nè per te, nemmenper altri


miserella, poverina ? >> porterò crocetta al petto,-
<<Ben di piangere ho ragione, nè di seta nastro in capo;
,:,
;,,4 ho ragion di lacrimare: non mi curo d'altre stoffe,
Ir
ùt :
per eiò piango, sorellina, pan non cerco di frumento,
1',4,
frY per ciò piango e mi larnento: paga son di vesti strette,
i,
I'oro cadde dalla fronte di mangiar duri cantucci,
e I'argento da' capelli, del mio caro babbo al fianco,
cadder giir di seta i nastri, presso la diletta mamma. >
scivolò la fascia rossa. >> Alla figlia parìò allora
E la mamma (alla dispensa la sua vecchia madre, e disse:
stava, a sbattere la crema): < Deh non piangere, fÌgliuola,
< Perchè piangi, figliuoletta che ho da giovin partorito t
miserella, poveretta ? >> Mangia un anno burro fresco,
<<Tu che in seno m'hai portato, piir dell'altre sei grassoccia :
manìma, che m'hai nutrito, mangia poi carne tii porco,
"u ho
ben ragione sei graziosa piir dell'altre :
di lamento
per gli affanni molto gravi: il terz'anno, crema fritta,
per ciò piango, mamma cara, piùr dell'altre verrai bella.
per ciò piango e mi lamento: Va sul colle, alla dispensa,
per fascine andai nel bosco apri il ricco magazzino;
e per fruste nella macchia: là c'è cassa sopra cassa,
una frusta feci al babbo scrigno posa accanto a scrigno:
ed un'altra alla mammina: apri la piùr bella cassa
una terza ne legai dal coperchio variopinto :.
pel gagliardo mio fratello: ci son sei cinture d'oro,
ritornavo verso casa, sette azzurre sottanine;
il boschetto attraversavo ; della Luna le figliuole
dal declivio Osmoinen disse, le tesserono, e del Sole.
dalla terra dissodata: Una volta io fanciulletta,
<<Non per altri, poveretta, verginella, mi recai
che per me, giovanettina, nel boschet,t,oun di per bacche,
fregia il collo con le perle, sotto il monte per lamponi:
orna il petto con la croce, e sentii tesser la Luna
i capelli lega a treccia e filar del Sol la figlia,
r00 con un bel nastro di seta. > sul eonfin del bosco azzurro,
Tolsi via la crocettina, presso I'orlo del boschetto.
via buttai dal collo il vezzo, Io mi feci a lor dappresso,
via dagli occhi i nastri azzurri, piano piano m,accostai,
ed il penero dal capo: a pregarle incominciai;
chè la terra li godesse, dissi allor queste parole :
chè se n'allietasse il bosco : <<Dona, Luna, l,oro tuo,
dissi poi queste parole : da', Pàivàtàr, il tuo argento

-24_
- rÚu'151'236
KALEYALA - QUA&TO nUl{O

nella corte lamentando :


a me, povera ta"gazza,
a parlar eosi si mise,
alla birnba che vi Prega' >
tali detti fece udire :
Diè ìa Luna I'oro suo,
< Com'è I'animo dei I'ieti,
diè Pàivàtàr il suo argento :
il pensiero dei contenti ? zoo
io, con gli ori sulla fronte,
Così è I'animo dei lieti,
con gli argenti sulla testa,
iI pensiero dei contenti :
tornai a casa, come un fiore,
come acquetta gorgogliante'
tornai, gioia, Presso al babbo'
come I'onda nella vasca.
Li portai un giorno, un altro;
Come è I'animo d"ei mesti,
160 ma t'enuto il terzo giorno,
della folaga de' ghiacci ?
tolsi gli ori dalla fronte,
Così è I'animo dei mesLi,
dalla testa i begli argenti,
della folaga de' ghiacci :
li portai nella disPensa
neve dura in tramontana,
e li misi nella cassa:
acqua nel pozzo Profonclo.
là rimasti son flnora.
Spesso il cuore di me trista,
senza che Piir li guardassi'
di rne povera fanciulla, 2lo
Lega i nastri sopra gli occtri,
metti gli ori sulla fronte va fra I'erba inaridita

e le pure Perle al collo, e si aggira fra i cesPugli:

sopra il Petto I'aurea croce: vcga mesbo Per i Pra[i


170
poi di Lino la camicia ed in mezzo agli arboscelli:

dal fi.nissimo tessuto: non piùr bello del catrame,

poi di Panno la sottana non piÌr bianco del carboue.

e la cintola d.i seta' Meglio a me sarebbe stato

calze pur di seta, belle, di non esser nemmen naLa,

stivaletti Poi di Pelle : di non essere cresciuta


per soffrir questi dolori, 220
i capelli avvolgi a treccia,
stretti coi nastri di seta; passar questi giorni tristi

alle dita anelLi d'oro, sulla tena, senza gioia:

braccialeLti d'oro al Polso. fossi morta di sei notti,


180
Cosi allora nella stanza bimba d' otto notti aPPena'

entrerai, dalla disPensa, poco avrei Per me richiesto:

che gioiscano i Parenti, una spanna di lenzuolo,

che s'allieti Ia famiglia : una zolla piccolina,

come fiore in viottoletto, clalla mamma un Po' di Pianto'

come bacca di lampone, ancot meno dal rnio babbo,

verrai, piÌr di prima bella, punto puuto dal fratello. > 230
Pianse un giorno, Pianse u n a l t r o :
piÌr graziosa che altre volte. >>
CosÌ a lei la madre disse. e la mamma a domandarle:

tali detti alla figliuola: < Perchè Piangi, ragazzina,


190

non I'udì docil la figlia, ti lamenti, Poverina ? >

non seguì le sue Parole: < Perciò Piango, miserella,

nel cortile andò Piangendo, mi lamento senza Posa

-25-
PlYoLlNr. - Katreuut,a,
KALEVALA - QUA&TO RUNO - ua. za|-J2z

che tu hai dato me infelice. fra pensieri [anto amari.


la figliuola tua promesso Già sarebbeper me tempo
ad un vecchio per sostegno, di lasciarequesto moudo,
240 a un vegliardo per sua gioia, tempo d'irmene a Manala,
per appoggio al vacillante, di discenderea Tuonela;
ad un uom rincantucciato: non mi piange il babbo mio,
fldanzata tu m'avessi nè la madre I'ha per male,
giù del mare sotto I'onde, nè di lacrime sorella
per sorella ai lavareti, bagna il volto, nè fratello ,
sorellina ai pesciolini: se nel mare mi gettassi,
meglio dentro I'acqua stare, mi buttassi in mezzoai pesci, 2eo
sotto I'onde soggiornare giir dell'bnde nel profondo,
per sorella ai lavareti dentro il fango nereggiante.>
2so sorellina ai pesciolini, Andò un giorno, un altro ancora:
che sostegnoesser al vecchio ma venuto il terzo giorno,
ecl appoggio al vacillante, si trovò dinanzi al mare,
nelle calze imbarazzato pressoIa riva giuncosa;
e ne' rami incespicante. > la sorpresequi la notte.
Corse poi sulla collina la trattenne qui lo scuro.
ed entrò nella dispensa: Piansea sera la fanciulla,
aprì Ia cassa piùr bella, lamentò tutta la notte
soo
dal coperchio variopinto : sulle pietre della spiaggia
trovò sei cinture d'oro, ed in fondo all'ampio golfo :
260 sette azzurre sottanelle; la rlattina, appenaI'alba,
le indossò, ne fece adorna guardò verso il promontorio:
la gentile personcina: c'era in cima tre fanciulle,
sulla fronte pose gli ori si bagnavanonel mare:
e gli argenti sui capelli: Aino fu di lor la quarta,
sopra gli occhi, intorno al capo, quinta la sottile rama.
nastri mise e fasce rosse. Ad un vetrice e ad un pioppo
Presequindi a camminare, Ia camicia e la sottana, alo
lungo il campo, per il prato, alla terra diè le calze,
traversò paludi e terre le scarpetteai sassolin[,
270 e foreste tenebrose: ebbe la sabbia le perle
e cantava nell'andare e la rena gli anellini.
e diceva nel suo errare: Una rupe variopinta
< Gonfio ho il core, e doloroso, Bporgea,lucida qual oro:
un gran peso nella testa; nuotò verso quella rupe,
ma il dolor non è piÌr grave, volea giungere a quel masso.
non è il peso piir opprimente, Dopo che I'ebbe raggiunta,
che se, misera, morissi, si voleva riposare 320
infelice, scomparissi sulla rupe variopinta,
fra dolori cosi grandi,
sopra il masso rilucente :

-26-
KAI'EVALA - QAA&TO &UNO - aa. 323'408

t'idit'
sprofondò nell'acqua il sasso' tanta è carne, carne mia:

giir piombò la ruPe in fondo, quanti sassi sulla sponda,

la fanciulla insieme al sasso, altrettante I'ossa mie :

Aino giir Piombò col masso. e quant'erbe sulla spiaggia

Così sparve la colomba tanti son capelli miei. >


e morì la Poverina: Questa fu la tris'oe morte,
parlò ancora, nel morire questo il fine della bella.
disse ancora' nel Partire : Or chi porta la notizia,
< Yenni al mare Per bagnarmi or chi va qual messaggero
ed a n u o to l o P a s s a i : alla casa rinomata,
qui scomparvi,colombella, della bella alla dimora ?
qui trovai morte crutlele; Dirà l'orso le parole,
non piir venga il babbo mio, anderà qual messaggero?
mai per tutta la sua vita, ei non parla, ma scompare
mai piÌr venga a cercar Pesci verso la mandria di vacche.
6opra il dorso di quest'acque ! Or chi porta la notizia,
Venni al mare per bagnarmi, or chi va qual messaggero
sulla spiaggia per lavarmi; alla casa rinomata,
qui scomparvi, colombella, della bella alla dimora?
qui trovai morte crudele; Dirà il lupo le parole,
mai pitr venga la mia mamma, anderà qual messaggero?
mai per tutta la sua vita, ei non parla, ma scompare
mai piir venga a attinger acqua. verso il gregge degli agnelli.
la farina ad impastareI Or chi porta la notizia,
Venni al mare per bagnarmi, or chi va qual messaggero
sulla spiaggia per lavarmi: alla casa rinomata,
qui scomparvi,colombella, clella bella alla d.imora ?
qui trovai morte crutlele; Parlerà laggiÌr la volpe,
mai piÌr venga il fratel mio, anderà, qnal messaggero?
mai per tutta la sua vita, lei non parla, ma scompare
il caval delle battaglie verso la frotta dell'oche.
eulla spooda a abbeverare! Or chi porta la notizia,
Venni al mare per bagnarmi, or chi va qual messaggero
llsulla spiaggia per
lavarmi: alla casa rinomata, '
qui scomparvi, colombella, della bella alla dimora ?
qqi trovai morte crudele; Dirà, il lepre le parole,
mai più venga in vita sua, anderà qual messaggero :
mai pih la mia sorellina ha già il lepre assicurato
a sciaequareial ponticello, che udrà I'uom le sue parole.
a lavarsi gli occhi al lido ! Prese a correre la lePre,
Quanto è d'acqua in questo mare. a saltar la lungheorecchia,
tanto è sangue,sanguemio: andò innanzi il gambetorle.
quanti sono quivi pesci, s'affrettò la boccaincroce,

obv-.iR .*,',1
KALEYALA - SUARTO RUNO - 1)n.409-494

vèr la casa rinomata, ne discese un'altra grossa,


410 la dimora della belta. dalle scarne, smunte guance
Della sauna sulla soglia sopra il seno, I'ampio petto.
corse, stette accovacciata: Una lacrima discese,
era piena di ragazze; ne discese un'altra grossa,
venner con le fruste in mano: giù dal sen, dall'ampio petto
< Occhitorta, vuoi ti cnocia, sopra I'orlo della veste.
occhitonda, ti arrostisca Una lacrima discese,
per la cena del padrone, ne discese un'altra grossa ,
per la mamma a colazione, giù dall'orlo clella veste
per merenda della figlia, sopra le sue calze rosse.
4?0 per spuntino del {igliuolo ? > Una lacrima discese,
Seppe il lepre la risposta, ne discese un'altra grossa,
I'occhitondo disse altero : cadde dalle ealze rosse
< A bollir mettete Lempo sulla pellc delle scarpe.
dentro le vostre marmitte ! Una lacrima discese,
io qui venni a dir parole, ne discese nn'altra grossa,
a portar notizie a voce : dalla pelle delle scarpe
già perduta è la fanciulla sulla terra sotto i piedi, 470
che di stagno adorna il petto: chè la terra ne godesse,
lei con le flbbie d'argento, ne godesse ancora I'acqua.
con la cintola di rame Arrivate quelle a terra
andò sotto il mare ondoso, corser via come fiumane:
andò giù dei flutti in fondo, e dall'acqua del suo pianto
per sorella ai lavareti, si gonfrarono tre flumi,
sorellina ai pesciolini. > da quel pianto ch'era sceso
E la madre a lacrimare, giù dal capo, dalla fronte.
fitte lacrime a versare : Si gonflò quel fi.ume in fuoco,
prese, misera, a parlare, si divise in tre cascate:
in tal modo a lamentare: e dal vortice d'ognuna
< Mai piir, madri poverelle, s'innalzarono tre rupi :
410 mai piir, nella vostra vita, e sull'orlo d'ogni rupe
non spingete le ragazz,e, sorser tre vertici d'oro :
non forzate le figliuole al disopra d'ogni vetta
contro voglia a maritarsi, crebber tosto tre betulle:
sì com'io, misera manìma, nel fogliame di ciascuna
spinsi la mia figliole[ta, ecco tre cuculi d'oro.
la cresciuta colombella. E cantavano i cuculi;
"
E nel pianger della madre uno fece: amore, amore ! 490
una lacrima piir grossa I'altro fece : sposo, sposo !
scese giù, dagli occhi azzùrri, fece il lerzo: gioia, gioia !
sulle scarne smunte guance. Quel che fece < amore, amore ! >
Una lacrima discese. cantò quello per tre mesi

-28-

li.
- aa. 495'518
KALEYAI'A _ SUANTO &TIIIO

< Non a lungo quel cuculo


per la figlia senza amore
mare' sta' ad ud,ir, Povera madre:
che dormiva dentro al
( sposo' sPosoI >> il cuculo quando canta
Quel che fece passa un brivido nel core' 510
cantò quello Per sei mesi
scendegiùr dagli occhi il Pianto,
per lo spososventurato
giìr le lacrime alle gote'
che in disParte lacrimava'
gioia I > pitr rotonde che Piselli
Quel che fece < gioia,
il temPo e piir gonfle che le fave'
cantò quello tutto
D'una Perticala vita,
per Ia mamma senzagioia'
d'una spannainvecchiail tronco'
che Piangeva tutti i giorni'
spezza'il corPo, quand'ocanta,
E la madre così disse'
il cuculo a PrimaveraI >
sì partò nell'ascoltare:

-29-
à , i

rL QUrl{TO RIII{O.

Già era giunta la notizia, nell'angusta cameretta,


già diffusa la novella presso il sasso variopinto,
della fin della fanciulla, dentro il cavo del macigno.>>
della morte della beila. Ed il vecchioVàinàmóinen
Vàinàmdinenveritiero venne al luogo delle barche,
oltremodose ne aflisse: gettò gli occhi sulle lenze,
piansea Bera,e la mattina, osservòper bene gli ami,
pianseancor di piÌr le notti, mise I'amo nella tasca
che la bella era perduta e I' unci n nel l a bi sacci a;
l0 e scomparsala fanciulla, spinse col remo da poppa,
dentro quell'ondosomare, giunse in cima all'isolotto,
sotto que' flutti profondi. sulla punta tenebrosa
Mossetriste, pensieroso, di quell'isola nebbiosa.
grave il cuor, lungo la riva Ei che all'amo ben pescava,
dell'azzurromare: e quivi che la lenza ognor trattava,
pronunziò queste parole : che la rete a man gettava,
< Dimmi, Untamo, del tuo sogno, buttò in mar I'amo piìr grosso,
o dormentesulla tena ! tutto intento a lenzeggiare:
Ahto ov'è ? dove nel sonno tremò la canna di rame,
stan le figlie di Vellamo? > fischiò la lenza d'argento,
Il suo sogno disseUntamo. ronzò pure il filo d'oro.
il clormentesulla terra : Or venuto un certo giorno,
Ahto è là, colà,nel sonno una certa mattinata,
stan le figiie di Vellamo, ecco, un pescemorse all'amo,
sulla punta teuebrosa un salmoneal ferreo uncino:
di quell'isiolanebbiosa: lo tirò dentro la barca,
sotto gli alti,flutti stanno, lo posò sopra il pagliolo.
stanno Bopra al nero fango. Lo guardava, lo voltava
Colà d'Ahto è la dimora, e cosÌ d.icea,parlava :
delle figlie di Vellamo, <<Ecco un pesce,un peseiolino,
nella sala piccoletta, qual non ho mai conosei u[o:

-31 -
KALBTTALA - QUINTO nTtNO - aa. 6J.146

piatto è piir che un lavareto, per goderneal desinare


bianco assai piir d'una trota, e con quello per cenare.>
troppo è lustro per un luccio: Disse il vecchioVàinàmóinen:
scarseha pinne, forma strana <<Perchè dunque eri venuta ? >
perchèsia femmina o maschio: < Certo venni, perr:hèfossi
non ha fasce,da fanciulla, colombellanel tuo braccio, 110
non cintura, come ondina, per passar la vita teeo,
non orecchie,da colomba: star con te come t:onsorte,
un salmonepar piuttosto, per rifarti il letticciuolo,
una perca del profondo.> il guancial sotto la testa,
Gli pendeadalla cintura per pulire la saletta,
un coltello inargentato: per spazzareil pavimento,
trassequel dalla cin[ura, portar fuoco nella stanza
lo cavò dalla guaina e tener viva la fiamma.
per tagliare a pezzi il pesce,
infornare il ,lraire:grogso,
affettare quel salmone, impastareil pan di miele,
per il pasto del mattino,
mescerbirra dalla brocca,
per la prima colazione, pòrti innanzi le pietanze.
per goderne al desinare Io non ero nè un salmone,
e con quello per eenare. nè una perca del profondo:
A. tagliarlo si accingeva, ero giovin ragazzina,
a sventrarlo col coltello: di Joukaha^inensorellina,
il salmon gaizzò nel mare, lei che seppre ripercasti,
sfuggÌ il perce variopinto tutti i dì desiderasti.
via dalla barchetta rossa, Ah ! ah l ypcchioniserello,
dal eanotto del cantore. Vàinó di .cor.[ocerveUo! 130
Alzò tosto il pesceil capo, che fuggire ti lasciasti
t'
sollevò la spatla destra, di Vellamo la bimbetta,
(dava il I'ento it quinto soffio, d'Ahto figlia ,prgdilettat >
I
t,
si gonflava il sesto flutto) ; Disse il vecchio Viiiniimóinen,
sollevò la mano destra basso il .capo,triste il cuore :
e mostrò il piede sinistro, < O sorella d'Joukahainen,
dopo sette increspamenti, torna, dico, unlaltra volta J >
dopo nove ondeggiamenti. Ma non J.enneun'altra volta,
Di laggiir prese a parlare, nè mai piùr nella sua vita;
questi detti a pronunziare: scivolò, guizzò veloce, 140
< O tu vecchio Vàinii.móinen! sparve rapida dall'acqua,
100 io non ero già. venuta dentro il sassovariopinto,
che, salmone, mi tagliassi, nella cupa fenditura.
come pescemi affettassi Vàinàmciinenveritiero
per il pasto del mattino, riflettea che far dovesse,
per la prima colazione, come vivere,potesse :

--32-
KAI'EYALA - QUINTO RUI{O - aa. 147'230

gettò la rete di seta' non portarla a casa mia;

trassela per ogni verso' la lasciai piombar nell'onde,

pria per lungo, Poi Per largo ; scomparirc dentro i flutti ! >

la gettò nell'acquecalme, Fe' cli stracla un pezzettino;

nei crepacci dei salmoni, mosse triste, pensieroso :


dintro I'onde di VàinÓlii, giunto a casa, così disse,

lungo gl'ismi di Kaleva, pronunziò queste parole :


negli abissi tenebrosi < Una volta qui cantava
e nei vortici maestosi il cuculo della gioia:
e d.'Joukolanei torreuti, prima a sera, poi il mattino,
di Lapponia nelle baie. poi cantava a mezzogiorno :
Altri pesci prese,ad iosa, chi spezzò la grande voce,
ogni pesceche sta in acqllr : chi la voce bella ruppe ?
160 ma non piir quel pesciolino Ii dolor spezzo la voce,
c h ' e g l is e mp rea v e v ai n me n te: la veiò I'affanno mesto:
di Vellamo la bimbetta, chè eantar piir non si senle,
d'Ahto flglia prediletta. nè il tramonto salutare,
Ed il vecchioVàiinàmóinen, per far lieta a me la sera
basso il capo, triste il cuore, e serena ia rnattina.
col cappucciodi traverso, Ora inver non so che fare,
pronunziò questeparole: come viver, come stare
< Quanto slupidoson stato, so[to questo triste cielo,
uomo cli poco giudizio ! traversare queste terre.
170 Ben avevo dell'acume, Fosse ancor viva la madre,
ben mi fu dato giudizio e vegliasse ancor la cara,
e concessonobil cuore essa mi potrebbe dire
p ri ma , n e i te m p i p a s s a ti : corr'io possa farmi forza,
ma non li ritrovo adesso. chè il dolore non mi opprima,
ora, in questi tristi tempi, chè I'angoscia non mi spezzi
n e l l ' e tà c h eg i i r d e c a d e : nel passar giorni si brutti
i l g i u d i z i o è i n d e b o l i to , e con questi amari lutti ! >
il pensierogià infracchit,o, Dalla tomba, sot,to I'acqua,
il coraggio ormai sparito t si svegliò la madre e disse :
180 Quella che sempreaspettai, < Vive ancora la tua Inamnrt,
tutta la vita cercai, veglia ancor la genitrice :
di Vellamo la bimbetta, lei può dirti ia maniera
la piir giovan delle ondine, chè tu viva piir tranquillo,
per passarla vita seco, chè il dolore non ti opprima,
con lei gtar come consorle, chè I'angoscia non ti spezzi
quella presi coll'uncino, nel passar giorni si brutti
quella trassi nella barca: e coll questi amari lutLi :
ma non seppi trattenerla, va di Pohja alle figliuole,

P.rYoLrEr. - Kaleoela.
KALETALA - QUINT O &UNO - at). 2a1.z4t

ci son là ragazze belle; la miglior che a Pohja sia:


.. son del doppio piÌr leggiadre, una ch'abbia vispi gli occhi,
cinque, sei volte piùr vispe bello il volto, da amrnirare,
delle arcigne di Joukola, che sia svelta nei ginocchi,
delle goffe di Lapponia. pronta a correre e saltare!>
Prendi in sposa, figlio caro,

0'i

tfl
tl -34-

tl
IIJ SESTO RU}TO.

to fregiò d'oro e d''argento,


ll verace VàinàmÓinen
di leggiadro aclornamento'
a Partir volse il Pensiero
Donde mai la corda ha Preso'
verso iI gelitlo villaggio'
dove ha il tendine trovato ?
vèr Pohjola tenebrosa'
Presa I'ha dall'alce d'Hiisi'
Un destriero corne Paglia
dalle canape di LemPo'
Prese'o stelo di Pisello; Bra I'arco già aPProntato'
alla bocca, briglie d'oro
era in ordine già' I'arma:
e le redìni d''argento:
bello I'arco a rimirarsi,
gli montò sull'amPio dorso'
.ufbtptatzo aveva I'arma :
10 Presetosto a cavalcare; sopra il dorso, un cavallino'
corse innanzi canticchiando'
lungo il manico, un vitello'
fece il viaggio lentamente
una bimba, sulla Piega'
col cavallo color Paglia'
una lePre, sullo scatto'
pari a steto di Pisello'
Tagliò frecce, una catasta;
' Passò i camPi di Viiinól?i'
dard.i, un mucchio, tli tre Punte;
di Kalevala le lande:
fece i manichi rotond'i'
casa e via restava indietro,
fece le Punte di Pino
affrettandosi il destriero ;
e via via che le avea Pronte
,' , già correa lungo la sPiaggia,
',' :: sspra i ciottoli del mare, impennò le frecce, con le

'"u.1, penne della rondinella'


trè lo zoccolo bagnava,
clella coda d'el fringuello'
nè il tallone si umettava.
,1r.1
Induri quelle sue frecce'
actrì que' Iunghi dardi
i,'',,' ', ,u?1.i:.,:,cbg!,portava in petto I'od'io, nella bava del serPente'
''' della viPera uel sangue'
. 1 ' , . c h en u t r i v al u n g ai n v i d i a
Quando firr le freccie Pronte'
quand''egii ebbe teso I'arco'
Íl cantore semPiterno'
colà attese, che Passasse
Apprestò I'arco di fuoco,
Vàiiniimóinen di Suvanto :
Bo adornò I'arco Potente,
asPettò sera e mattina'
fucinò di ferro l'arco,
asPettò nel mezzogiorno'
rintorzò ool rame il dorso,

-35-
KALEYALA - SESTO &UNO _ ua. 65.108

L'aspettò per lungo tempo,


Nube non era arl oriente,
lungamente, nè era stanco:
nè del giorno lo spuntare :
or seduto alla finestra,
era il vecchio Vàinàmriinen,
or vegliando dalla soglia,
il cantore sempiterno,
or dal viottolo origliandr_r,
che viaggiava vèr pohjola,
stando attento dal rinchiuso
; verso la terra del buio
col turcasso sulle spalle,
col cavallo color paglia,
il buon arco fra I'ascella.
come stelo di pisello
Facea guardia aneor più lungi,
Joukahainen giovanetto,
al di là dell'altra casa.
magro figlio di Lapponia,

sull'arclente promontorio,
approntò I'arma di fuoco,
sopra I'ismo fia.mmeggiant,e,
in assetto mise I'arco
sul pendìo della cascata,
contro il capo del cantolc,
dietro il vor[ice fumante.
contro il vecchio Vaind,ntóinen,
Così venne un certo giorno,
Fece in tempo a domandare
EO una certa mattinata:
la sua mamma, a interrogare:
gettò gli occhi vèr maestro.
< Contro chi tu afferri I'arma,
voltò il capo verso il sole:
contro chi I'arco di ferro ? >
vide un che di nero al mare
Joukahainen giovanetto
e di azzurro sopra I'onde.
clisse allor queste parole :
* È una nube ncll'orient,e
< Contro ltri afferro I'arma,
lil o del giorno lo spuntare ? >
contro lui I'arco di ferro:

-36-

ll
il
t
KAI'EYALA - SESTO &TINO - nia.109'194

contro il caPo tiro, contro alla spalla destra; e mentre


110 Vàiniimóinendi Suvanto, a tirar si preparava,
tiro al vecchioVàiinàmóinen' a scagliar a Vàinó il dardo,
scaglioun dardo al mago eterno; pronunziò queste parole :
per il fegato, Pel cuore, <<
Picchia, punta di betulla,
tra la carne delle sPalle. > batti pur, dorso di pino I
Ma la madre lo trattenne muoviti, corda dell'arco!
dal tirare e gliel vietava: se la man lo lancia basso,
< Contro Viiinó non tirare ; possa il dardo su levarsi t
è costui di grande stirPe : se lo lancia troppo in alto,
è flgliuol di mia cognata possa il dardo giÌr abbassarsit >
120 il cantore di Kaleva. Premè allora sul grilletto
Se tirassi a Vàinàmóinen, e tirò quel primo dardo :
' ,
!

se uccidessi il mago eterno, volò quello troppo in alto,


sparirebbe la letizia al di su del capo, al cielo,
ed il canto dalla terua : fino ai nuvoli dispersi,
meglio sta nel mondo gioia, alle vaghe nuvolette.
è quaggiÌr piùr dolce il canto Tirò ancora, non importa !
che nei regni di l{anala, scagliò &ncora un'altra freccia:
nelle stanze di Tuonela. >> andò questa troppo basso,
Joukahainen giovanetto nelle viscere d.el suolo ;
rao riflettè Per un Pochino, fu la terra per crollare
si trattenne un momentino; ed il colle per cascare.
una man volea tirare, Tirò tosto un terzo dardo,
I'altra no: ma sulla corda colpi giusto: nella spalla
già premevano le dita. di quell'alce azzurro, sotto
Finalmente prese a dire, al veraceV ài nàmói nen:
tali detti a proferire: il destrier colpi qual paglia,
< Vadan pure alla malora, quale stelo tli pisello,
:;,,, fosser pure belli il doppio, tra la carne delle spalle,
sotto I'ascella sinistra.
Ed il vecchio Vèiinàmóinen
piombò in mare con le dita,
con le mani dentro I'onde,
cadde giÌr nella risacca
con i pugni, gitr dal dorso
clel cavallo color paglia.
Si levò quindi un gran vento,
. . I scelse'íl darclo piir lisciato, grosse ondate sopra il mare
con il manico migliore trascinaron Vàinàmóinen,
e lo pose sopra l'arco, lo portar lungi da terra,
150 lo poggiò contro la corda. sopra I'acque amPiodistese,
Appoggiò I'arco di fuoco dentro il mare sconfinato.

-ót-
KALEYAITA - SEBTO &UNO - up. 195-ZJ4

Joukahainen giovinetto . Joukahainen giovinetto


dissein t,uono di spavaldo:
.le rispose in questo modo:
< Mai piÌr, vecchio Vàinàmóinen ( Già ho tirato, già colpito
mai cogli occhi tuoi veggenti, ho il fgliuolo di Kaleva
giammai più nella tua vita, sì che egli ora spazzi il mare,
finchè splenda I'aurea luna, una scopa sia per I'onde:
passeraidi Vàinó i campi dentro ,questoondoso mare,
e le lande di KaLeva! clentro gli sconvolti flutti
Per sei anni or laggiir nuota, caddeil vecchiocon le dita,
sette estati ti rivolta ruzzolò giir con le palme;
e ti m u o v i p e r o tt' a nni poi sul fianco s'è voltato
su quell'acqueampiodistese, e sul dorso sollevato
su quell'onde rigonfiate : per vqgare sopra all'oncle,
per sei anni, quale abeto, gireltlr nella risacca.>
per sett'anni, come un pino A lui disse allor la madre:
210 e per otto, come un ciocco! > << Male, misero, facesti
Ritornato che fu a casa, a tirare a Vàinàmóinen,
la sua mamma a interrogarlo: ad uccidereil cantore,
< Forse a Viiinó già tirasti, il grand'uomo di Suvanto,
al flgliuolo di Kaleva?> di Kalevala il piir bello !>

:38-
IIJ SETTIMO RUI{ o.

. Il verace Vàinàmóinen a star sempre in mezzo ai flutti,

nuotò Pei Profondi abissi' aggirarmi sopra I'acqua,

sballottato come quercia, Io non so ehe debba fare,


come i giorni miei serbare,
Pari ad un cioccodi Pino,
come in questo temPo triste
la mia vita che finisce I
Per sei notti tutte intere :
r..1 ed avea dinanzi I'acqua Ch'io nel vento faccia stanza

e di dietro il cielo chiaro. o nell'acqua dimoranza?

Nuotò ancor&Per due notti, Se mia stanza fo nel vento,


per due giorni de' PiÌr lunghi: non c'è appoggio un sol momento: 40

quando nella nona notte, se nell'acqua fo dimora,


nel finir I'ottavo giorno la fatica va in malora. >
Di Lapponia, da maestro,
volò un'aquila veloee :
non uccello dei Piir granili
e nemmen dei Piir Piccini:
chè sflorava un'ala I'acqua
e toccava I'altra il cielo:
,li:r,;.Pronunziò queste Parole:
< Ahimè, Poverofigliuolo, sopra il mar striscia la coda,
,,t,,,
'
;l.f mala sorte m'è toccata! stride il beceo sugli scogli.
t:
iiichè laseiai le mio contrade Svolazzava d'ogni intorno,
si aggirava riguardando :
vide il vecchio Vàiniimóinen
j*# dell'azzurro mar sul dorso'
<<Perchè, uomo' stai nel mare'
it, i;,:a

{-i,l

'', 'perchè.mi cullasser valoroso, dentro i flutti ? >


, , I'onde
sopra I'acque ampiod,istese, Il verace Vàinàmóinen
'al
dentro m&re sterminato: disse a lei queste Parole:
a star qui, mi Prende il gelo < Per ciò sto, uomo' nel mare,
so ed un brivitlo d'angoscia in balia dell'onde, eroe;

-39-
KALEYALA - SETTIMO RUNO - aa. 6r-146

son partito per,cercare sollevò dall'onde il capo,


la fanciulla di Pohjola. sorse I'uomo su dal mare,
Misi a corsa il mio cavallo si levÒ I'eroe dai flutti:
lungo I'ondeggiante mare : e dell'aquila alle penne
or venuto un certo giorno, attaccato, si sostenne.
una certa mattinata, Ed allor l'alat,o uccello
giunsi presso agli Isolotti, portò il vecchio Vàinàmóinen
ai torrenti di Joukola: lungo la strada del vento,
e da un dardo a me scagliato il sentier della bufera,
il cavallo fu ammazzalo. fino alla lontana Pohja,
Ed allor piombai nell'acqua, a Sariola nebulosa;
con le dita dentro i flutti, e lasciato Vàinó solo
perchè il vento mi scotesse, s'innblzò nell'aria a volo.
perchè mi cullasser l,onde. Laggitr pianse Vàinàmóinen,
Yenne un vento da maesr,rale, là piangcva e si doleva,
gran burrasca da levante: lungo la spiaggia del mare,
questa mi portò lontano, sulle rive senzanome:
lungi da terra mi spinse: cento avea ferite al fianco
molti giorni m'aggirai, e dal vento mille sferze,
molte notti già nuotai con la barba rovinata,
sopra I'acque ampiodis[ese, con la chioma scornpigliat,a.
dentro al mare sterminato: Una, due, tre notti pianse,
e non posso ancor sapere pianse ed altrettanti giorni :
e nemmeno prevedere nè, straniero, conosceva
quale morte, delle due, quale via pigliar doveva
qual verrà su me la prima: per tornare a casa sua,
dovrò per fame svenire alle note sue contrade,
od in fondo al mar finire ,/ > là dov'era pria cresciuto,
Disse I'augello dell'aria : e da giovane vissuto.
90 < Tu non devi sgomentart,i: La servetta di Pohjola,
sali sopra la mia schiena, la donnetta svelta e bionda,
monta in cima alle mie ali ; con la Luna aveva fatt,o
ti trarrò dal mare, verso e col Sole un certo patto:
dove ti tatenti andare : di levarsi alla stess'ora,
ben ricordo un altro giorno, di svegliarsi tutti insieme ;
a quel tempo ancor ripenso, ma fu lei la prima, e prima
quando il bosco di Kaleva si levò che Luna e Sole;
abbattesti, a dissodarlo : non avea gallo cantato,
ma lasciasti la betulla, nè gallina ancor crocchiato.
100 che crescesse la gentile Pettinò pria cinque lane
per riposo degli uccelli, e tosò sei pecorelle:
per appoggio di me stessa. >> mise in ordine la lana
Ed il vecchio Vàinàmóinen pe' I telaio e per il feltro,

-40-
. t; a.

KAI'EYAI'A - SETTIMO RUNO - aa. 147-232



i,l

prima che il giorno sPttn[asse solo il mento fernro stava.

e che il sole si levasse. La signora di Pohjola

I:avò le tavole lunghe, a parlargli prese allora:

spazzògli amPi Pavimenti, < G i u n t o s e i , v e c c h i om e s c h i n o ,

con la scopa di saggina, a un& terra forestiera ! >


}.u granata di fogliame: Il verace Vàinàmóinen,
e raccolse le immonclizie il vegliardo alzò la testa
tutte in un vaso di rame' e rispose in questo modo:
le portò fuor dalla Port,a, <<Ben lo so, che giunto sono

dal cortile lungo il camPo, a una terra forestiera,


fino al termin della fossa, a un paese sconosciuto :
all'estremo della siePe: piir contavo al mio paese,
sostò pressoil letamaio, per migliore ero tenuto. >
si voLtò, tese I'orecchio: La signora di Pohjola,
udì un pianto, verso il mare, Loutri, cosi disse allora:
oltre il fiume, un lamentare. < Mi è permesso di parlarc',
Ritornò, correndo,indietro: oscrei di domandare
si affrettò dentro la stanza: chi degli uomini tu sia,
colà giunta, cosÌ disse, chi tu sia de' valorosi ? >
raccontò,colà venu[a: Il verace Vàinàmóinen
< Ho sentito, verso il mare, cosi disse, le rispose :
oltre il fiume, lamentare.> < Prima inver mi si slimava,
La signora d.i Pohjola, onoranza ognun mi dava:
Louhi, la vecchia sdentata, di serate allietatore,
corse tosto nel corbile, d'ogni valle ero cantore
gi affrettò verso il cancello in quei campi di Vàinólà,
e I'orgcchio attenta tese nelle lande di Kaleva:
ed a dire così prese: ahi I di me che sarà aclesso
non lo so nemmeno io stesso.>>
La signora di Pohjoia,
plamento d'un barbuto, Louhi, gli rispose allora:
;i..fi'r.
Ianto d'un mento peluto.> < Dal pantan ti leva ormai,
Ì;"ì i :

ifia'barchetta dai tre bordi prendi, eroe, la nuova via,


i$e'attora dentro l'acqua : per narrare i tuoi dolori,
ú'stessa prese i remi, raccontar le tue vicende. >>
;u.i;:.Éjqfpq* si diè con forza; Cosi tolse I'uom dal Pianto
:i -,,iffii1eie pressoa Vàintimóinen,
; . _. , , . " , , " - . . ì s i ]: ,. ,.
e dal gemito I'eroe :
.. :rpressoquel.piangenteeroe.
i l . : - , . r q
poi I'accolse nella barca,
;.1 Yliiuó si struggeva in pianto, e lo fe' sedere in fondo:
-::geme&Io sposo di Uvanto essa stessa prese i remi
press&-,untriste ruscelletto, e remò con grande forua;
presso i salci d'un boechetto: giunta a Pohja, lo straniero
bocca e barba gli tremava, fece entrare nella stanza.

-41 -
- Kelcoalt.
E AI'BYAI'A - BETTIXIO bTINO - aa. 233'318

disse allor questeParole:


Fe' mangiare I'affamato'
< Non fa Pro I'altrui mangiare'
il bagnato fe' asciugare'
si a pur I' osP i tegenti l e:
gli fe' lunghe fregagioni
conta Piir nel suo Paese'
e fomente e Pannicaldi:
val piil I'uomo a casa sua'
fece I'uom di nuovo sano'
Concedessi tu, buon Dio,
fe' l'eroe, qual Prima, forte:
permeLtessi tu, Pietoso'
prese quindi a domandare'
ch'io tornassi alle mie terre
cominciò così a Parlare:
dove giovin son cresciuto!
<<Perchè mai, Vàiinó, Piangevi'
Illeglio a casa bere I'acqua
lamentavi,Uvantolainen,
dalla scarpa di betulla'
in quel luogo doloroso,
> che liquore dolce bere
lungo la sPiaggiadel mare?
quaggitr, dentro aureo bicchiere' >
Il veraceVàinàmóinen
La signora di Pohjola'
tali detti le risPose:
Louhi, gli risPoseallora :
< Ben tLi Pia,lgereho ragione
< Orsìr, cosa mi darai
e di forte lamentare'
se ti faccio ritornare
chè sì a lungo in mar nuotai
alle tue terre dilette,
ed i flutti attraversai,
a' tuoi camPi, alla tua casa? >
sopra I'acque amPiodistese'
Disse il vecchioVàinàmóinen:
dentro al mare sterminato'
< Cosatu da me vorresti
Piangerò di questo sempre'
per lasciarmi ritornare
tutto iI temPo di mia vita'
a' miei camPi, aI mio Paese'
chè da' miei cari Paesi,
a riudire il mio cuculo,
dalle note mie contrad'e,
cle' miei uccelli il dolce canto ?
venni a questeestraneePorte'
un berretto Pieno d'oro,
ai cancelli forestieri'
un caPPelloPien d'argento? >
Ogni arbusto quivi morde'
La signora di Pohjola'
picchian quivi tutti i rami:
Louhi, gli risPoseallora:
la betulla vuol colPire,
< Oh I saPienteVàiinà'móinen'
ogni ontan quivi ferire:
sempiternoincantatore!
solo il vento io riconosco
non ti ehied.oI'oro tuo,
ed il sol, veduto Prima,
non d.esideroil tuo argento:
nelle terre forestiere,
qui si fan d'oro i balocchi,
fra le Porte a me straniere' >
i sonagli qui d'argento:
La signora di Pohjola'
sai tu il SamPofabbricare'
Louhi, gli risPoseallora :
il coperchioPuoi fregiare
< Non far Pianto, Vèiinàmóinen'
con la Piuma sol d'un cigno'
z'.i0 nè lamento, Uvantolainen:
d'una vacca soda iI labte'
quaggiir bene tu starai,
un granelio solo d'orzo
tieto il temPo Passerai;
e con un fi'occodi lana I
da un tagliere avrai il salmone'
Ti darò la mia figliuola'
carne di Porco dall'altro' >
la gentile in ricomPensa;
Ed il vecchio Vàinàmiiinen

-12-
-
KAI'EYALA - SETTIMO BUNO ua' 319'368

ti farò tornare a casa' il coperchiofucinare


chè tu senta de' tuoi uccelli con la piuma sol d'un cigno,
il cantar, del tuo cuculo d'una vacca soda il latte,
nel confine de' tuoi camPi. > con un sol granello d'orzo
Il verace VàinàmÓinen e con un floeco di lana. >
disse allor queste Parole : Il pulledro attaccò allora
< Non so il SamPo fabbricare' alla slitta innanzi, il rosso:
nè il coperchio io so fregiare: vi condusseVàinàmóinen
ma tornato a casa mia e lo fe' sederedentro:
Ilmari fabbro ti mando : e parlò con tali detti,
ei può il SamPo fabbricare,
pronunziò tali Parole:
< Non alzare il caPo mai,
il coperchio ei sa fregiare,
Ia tagazza rallegrare,
non levare su la testa,
la tua figìia contentare. se il cavallo non si sl,anchi
Egti è un fabbro cosiffatto o la sera sopravvenga:
un artefice si esPerto, chè se il caPo ttl alzerai,
che già il cielo ha fucinato, su la testa leverai,
il coperchio marLellato verrà, certo la sventura,
e nessuno vede i segni verrà, tosto un triste giorno. >>
di marbello o di tanaglia. > Ed il vecchio Viiinàmóinen
La signora di Pohjola' toccò a corsa quel Pulledro
Louhi, gli risPose allora: che scuotessela criniera:
< A colui darò mia figlia e partì con gran fracasso
e in isposa la Prometto, dalto scuro di Pohjola'
che mi saPPia il SamPo fare, tlalle nebbie di Sariola.

-43-
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? Era bella la fanciulla il cavallo fermò tosto:


di Pohja, vanto dell'acque: così allora presea dire,
sedealungo il firmamento, tali detti a proferire:
risplendeadel ciel sull'arco, < Vien', fanciulla, nella slitta,

r nelle pure vestimenta,


nelle candidesue vesti:
un tessutod'or tesseva
scendi giir nel mio carrettot>
La fanciulla rispondeva,
i n tal modo gl i chi edeva:
e d'argenlo lo fregiava:
t' 10
era d'oro la navetta,
era il pettine d'argento.
< Perchèmai nella tua slitta,
nel carretto la fanciulla ? >
Il veraceVàinàmóinen:
La navetta sibilava, replicò queste parole :
il gomitolo girava: < Per eiò voglio la fanciulla
dentro i regoli di rame nella slitta, nel carretto :
presto il pettine ronz&va,
che mi cuocia il pan di miele,
# mentre lei tessealo stame
e d'argento il ricamava.
mi prepari ben la birra,
canti sopra ad ogni panca
Il veraceVàinàmóinen e si svaghi alla finestra,
si partì con gran fracasso
nelle terre di Vàinòlà.
dallo scuro di pohjola,
I
I nelle casedi Kaleva.>
!
dalle nebbie di Sariota;
Così disse la fanciulla,
fe' di strada un pezzettino,
tal i detti gl i ri spose:
e sentì, dopo un pochino,
<< Sopra il prato di stellina,
il brusìo della navetta
sopra I'erica giallastra
al disopra del suo capo.
passeggiavoa tarda sera,
Alzò il capo, guardò in alto.
quando il sole era disceso:
guardò allora verso il cielo,
cinguettavaun uccellino
vide il bell'arcobaleno
fra le foglie, zirla un tordo:
e sull'orlo la fanciulla,
e il pensier della fanciulla
che un tessuto d'or fregiava
col suo cantoridiceva.
e cl'argento il ricamava.
Io mi metto a chiacchierare,
Il verace Viiinàmóinen
I'uccellino a interrogare:

I
t i.r:
-45_

I ,li.:.
1,,.r.,

F
t,
KALEYALA - OTTAYO RUNO - au. 63.148

< Canta, caro tordicino, ad entrar nella sua sìitta.


*
che lo sentano i miei orecchi : Scaltra disse la fanciulla:
quale è meglio delle due, < Da te allora verrò, quando
quale è cosa piÌr gradita: trarrai la scorza dal sasso,
star col babbo, come figlia e col ghiaccio farai sferza,
col marito, come nuora? senza romperne un pezzetto,
L'uccellin lo seppe dire, nè scalfirne scheggettina. >
zirlò il tordo di rimando: Il verace Viiinàmóinen
< Chiaro è il giorno nell'estate, non fu molto imbarazzato:
chiaro piir viver fanciulla: trasse dal sasso Ia scorza
freddo è il ferro clentro il ghiaccio, e dal ghraccio tagliò sferza,
freddo piir viver da nuora: nè un pezzelto se ne ruppe.
la fanciulla sta col babbo nè volò via scheggettina ;
come bacca in buon terreno: chiamò allora la fanciulla
sta la nuora col marito perchè entrasse nella slitta. 120

come il cane alla catena ; Scaltramente la fanciulla


raro al servo tocca affetto, cosi disse, gli rispose:
ma non tocca mai alla nuora, > < Certamente me ne andrei
Il verace Vàinàmóinen da colui che mi facesse
pronunziò queste parole : una barca con le schegge
< Vani i versi dell'augello del mio fuso, della spola:
e del tordo il cinguettìo : che varasse questa barca,
finchè è in casa, è una bambina, la scendessegiir nell'onde
conta solo maritata; senza spinger col ginocchio,
vien', fanciulla, nella slitta, nè toccarla con le palme, 130
scendi giir nel mio carretto ; nè voltarla con le braccia,
uom da nuìla non son io, nè tirarla con la spalla. >
nè pitr d'altri pigro eroe ! Il verace Vàinilmóinen
Scaltramente la fanciulla disse allor queste parole :

ilil così disse, gli rispose:


<,Uom davver ti chiamerei,
<<Non v'è cerfo sulla terra
nè del ciel sotto la volta,
un eroe ti stimerei, costruttore di barchet,te

lil se tagliassi in mezzo un crino


col coltello senza punta,
che mi possa stare a paro. >>
Prese le schegge del fuso,
se facessi con un uovo, i pezzet"ti ctella rocca 140
invisibile, un bel nodo. >> e la barca prese a fare,
Il verace Vàinàmòinen i cento assi a preparare
100 tagliò in mezzo un crin sot,tile delÌ'acciaro sopra il monte
col coltello senza punta, e del ferro sul macigno.
lti che la lama avea smussata:
legò a nodo un uovo, senza
Pien d'orgoglio, a far la barca,
di superbia, la barchetta:
che quel nodo si vedesse: tagliò un giorno, tagliò un al[ro,
invitò poi la fanciulla tagliò ancor nel herzo giorno :

-46-

l"i
KALETALA - OTI'AVO &UNO - aa. 149'234

nè battè la scure il sasso inondata da quel sangue,


150 nè la punta urtò lo scoglio. da quell'onda smisurata,
Or venuto il terzo giorno, da quei fiotti fumiganti
Hiisi fe' girar la punta, dal ginocchio del sapiente
tirò a sè la lama Lempo, e dal piè di Vàinàlmóinen.
scivolar la fe' il Maligno, Il vegliardo veritiero
sì che urtò contro la ruPe strappò musco dalle rupi,
e battè centro lo scogì.io; borraccina dal paduìe,
go,izzò I'ascia dalla rupe, strappò zolle dalla terra
scivolò la lama dentro per tappare I'aspro buco,
alla carne del ginocchio per serrar la mala porta:
160 dell'altero Vàinàmóinen : ma non gli riesce un pochino,
nelle carni Lempo, ed Hiisi non la chiude un briciolino.
la aggiustò dentro Ie vene : Ecco, lo prese I'angoscia,
ecco il sangue, ad inondare sempre più crebbe il dolore ;
edaflottiazampillare. il vegliardo veritiero,
Il verace Vàinàmóinen, Vàinó, pianse silenzioso :
il sapiente sempiterno, prese il suo giallo destriero,
parlò allor con tali detti, alla slitta innanzi il mise: 210

pronunziò tali parole : si buttò poi nella slitta,


< Scure dal naso camuso, si sedè dentro il carretto.
170 ascia dalla lama piatta ! Il corsiero con la frusta
tu credevi d.i spaccare eccitò, di perle adorna :
o di morder qualche pino, col cavallo, con la slitta
od un cembro giÌr buttare parea correre la via.
o colpire una betulla ? Presto giunge ad un villaggio,
chè venisti sibilando ha tre strade a sè dinanzi.
nella carne, nelle venel >> Va il vegliardo veritiero
Si dispose agli scongiuri, pe'l piùr umile sentiero
si accingeva a pronunziarli, alla casa la piii bassa :
le parole volea dire dice, nè la soglia passa:
dell'origine del ferro : < Ci sarebbe in questa casa
ma caduto dalla mente chi del ferro la ferita
gli era quel cletto potente, ben sapesseesaminare
che da sbarra potea fare, e il tormento mio calmare ? >
serratura pur formare C'era un bimbo sul piancito,
alla sua ferita grama, nn ragazzo accanto al forno:
alle piaghe della lama. così questi gli rispose:
Già scorreva il sangue a tiume, < Non c'è dentro questa casa
gorgogliava qual cascata, chi del ferro la ferita
sugli steli delle bacche, bene sappia esaminare,
190 sugli sterpi nelle lande : chi la pena ed il malanno
non piir zolIa, che non fosse d.ell'eroe possa calmare I

-47-
KAI'ETAI'A - OTTAI'O RUNO - aa. 235'282

c'è in un'altra casa certo, Vàinàmóinenveritiero


va ad. un'altra casa Presto. r> frustò allora il suo destriero,
V?iinàmòinen veritìero corse innanzi con fracasso,

it frustò allora il suo destriero,


corse innanzi con fracasso,
fe' di strada un Pezzettino
lungo la strada di soPra,
240 fe' di strada un Pezzettitto, alla casasopra a tutte:

il ', lungo la strada di mezzo


alla casa ch'era in mezzo 1
domandòdietro la soglia,
dal pilastro sotto il tetto:
r'l
domandò, dietro la soglia, <Ci sarebbein questa casa
chiese, sotto la fi.nestra: chi guardassela ferita,
[|: < Ci sarebbe in questa casa chi frenassequesto fìotto,
chì guardasse la ferita, chi tappasseil nero sangue? >
chi fermar potesse il sangue, C'era un vecchio sulla stufa,
I
I la cascata delle vene ? > presso al forno un barbagrigia:
Una vecchia inobacuccata voce roca gridò il vecchio,
linguacciuta, dalla Panca disse forLeil barbagrigia:
il a lui subito rispose, Si son chiuse cose Peggio
<<
guaiolarono i tre denti: e piir gravi suPerate:
< Non c'è dentro quest,a casa tre parole d"elCreatore,

rl niun che guardi la ferita,


mago il sangue ad incantare,
gli scongiuri del profondo,
chiuser liumi, aPriron laghi
il tormento a sollevare: e fermarono i torrenti :

ll c'è in un'altra casa certo,


va ad un'altra casa Presto. >
golfo da golfo staccato,
ismo ad. isrno fu accostato.>

lr
ll
rl

il
rl
-48-
IL N-ON O RUI{o.

Ukko, I'alto creatore,


Quindi il vecchio Viiiniimóinen
si levò su dalla slit,ta' il signor del tirmamento,

si drizzò, non sostenuLo .separò dall'aria I'acqua


e si alzò, senza sostegno: e dall'acclua fece terra,

s'avviò verso la stanza, senza che nascesseil ferro,

entrò tosto solto il tetto. che crescesseil Poveret[o.

Portan un bricco d'argento, Ukko allora, dio ceìeste,

recan una brocca d'oro: ambe si fregò le mani:

ma non c'entra che un Pocirino, le pigiò I'una coll'altra

non ci sta che un Pocolino sopra la gamba sinistra:


10

di cluel sangue flut[uante di qui nacquer tre fanciulle,

clel supfirbo vecchio eroe. tutte e tre forze creatrici,

Gridò il vecchio dalla stufa, rnadri tutte al ferro azzrJrto)

disse forte il barbagrigia : della ruggin genitrici.

< Chi clcgli uomini tu sei, Svel[e mosser le fanciulle

quale sei tu fra gli eroi ? sopra I'orlo d'una nube,

già di sangue sette barche, con le gonfle lor mammelle,

son colale, otto barili co' capezzoli induriti :

dal ginocchio, meschinello, alla terra munser latte,

via giÌr gitr sul Pavimento; sorse il latbe dalle mamme:


ben saprei d'altri scongiuri, sui terreni, sui Paduli,
ma da prima non intendo colò, sulle acque tranquille.
da che il ferro sia venuto, Una munse latte nero,
donde il tristo sia cresciu[o. >> la maggior delle fanciulle:
Ed il vecchio VàinàmÒineu l'altra sparse latte bianco,
disse allor queste parole : quella ch'era a loro in mezzo z
<Io I'origin so del ferro latte rosso stillò I'al[ra,
e il principio dell'acciaio: la piìr giovane fanciulla.
I'aria fu la prima mad.re, E chi munse latte nero,
I'acqua il primo de' fratelli : gerrerò flessibil ferro ;
il piir giovine fu il ferro, e chi sparse latte bianco,
fu nel mezzo a loro il fuoco. fece sorgere I'acciaio :

-49..--
P^YoLrNr. - Kalcusla,
,'li
ì

KAI'ETALA - I{ONO HUNO - aa. 65-150


tili
e chi latte stillò rosso, dove nacque, colà crebbe,
fece nascer ferro duro. sopra il monte del carbone,
Ecco, passa un po' di tempo sulla landa della brace,
ed al Ferro venne voglia col martel di rame in mano
di veder, conoscer Fuoco, ed in pugno le tenaglie.
il fratello suo maggiore. Ilmari nacque di notte,
Fuoco, folle di furore, fe' di giorno la fucina :
crebbe toslo spaventoso cercò dove lavorare,
e volea bruciare il ferro, dove il mantice attaccare :
il fratel suo miserello. vide un umido pantano,
Corse il ferro a rimpiattarsi, un temeno acquitrinoso :
un rifugio a ricercarsi si accos[ò per ben vederlo,
dalle mani del violento, osservarlo da vicino:
dalla gola del furioso. quivi il mantice depose,
Si nascose allora il ferro, fece qui la sua fucina.
trovò allora suo rifugio Bi seguì I'orme del lupo
dentro i mobili pantani, e dell'orso le pedate:
nelle fonti ribollenti, vide il ferro germogliante
sul gran dorso del padule, ed i grumi dell'acciaio.
sulla ripida montagna, dove il lupo avea I'unghiate,
dove i cigni fanno il nido, I'orso le piote posate.
covan I'oche i lor pulcini. Pronunziò queste parole :
Si distese nel pantano, < O tu ferro miserello,
fl
130
si corcò negli acquitrini; sei dayvero in brutto posto,
si nascose un anno, un altro, in un'umile dimora,
si nascose un anno ancora: nel pantano che calpesta

ril fra due ciocchi, fra le barbe


si celò di tre betulle :
I'orso, il lupo con le zampe. >>
E peusava, rifletteva:
non potè però sfuggire < Cosa mai succederebbe
dalle mani del violento: se nel tuoco lo mettessi,
bisognò che un'altra volta lo portassi alla fucina?>
presso al fuoco ritornasse: Ebbe il ferro miserello
ne doveva un'arme fare, gran paura, gran spavento 140
una spada fucinare. quando udÌ parlar del fuoco,
Corse il lupo lungo il lago, rammentare quel violento.
calpestò I'orso la landa: Ilmarinen fabbnr disse :
sotto i passi, tremò il lago, < Non sia mai che così avvenga :
sotto le zampe, la landa: Fuoco non arde I'amico,
rugginoso sorse il ferro non ofrende il suo parente !
e le spranghe dell'acciaio, se tu vieni alle sue stanze,
dove il lupo mise I'unghie alle sedi della flamma,
e posò I'orso i talloni. in bellezza crescerai
Ilmarinen fabbro nacque : ed altero sorgerai:

-60-
KALEYALA - NOIIO HUNO - au. 151'236

spade ai forti porgerai, I'artigiano sempiterno,


le donzelle adornerai. > trasse il ferro fuor dal fuoco,
Al finir del giorno, il ferro sull'incudine lo pose,
fu scavato tlal pantano; malleabil lo ridusse
tolto fu dall'acquitrino e ne fe' taglienti lame;
e porLato alla fucina. lunghe lance, dure scuri
Lo ficcò nel fuoco il fabbro' ed ordigni d.'ogni sorta.
lo posò nella fornace: Ui mancava ancor qualcosa
una volta sofliò, e due, per il ferro poveretto:
160 soffiò ancor la terza volta, non bolliva ancor la lingua,
si distese il ferro in Pasta, non la bocca dell'acciaio :
ribollirono le scorie : non il ferro s'induriva
si stirò siccome Pane, pria che I'acqua lo bagnasse.
pan cli segale o frumento, Ilmarinen fabbro allora
denllo il gran fuoco del fabbro. a riflettere si mise:
in potere delle fiarnme. poca cenere egli prese
210
Gridò il ferro PoveretLo: e la sciolse dentro il grasso,
<<Ilmarinen, caro fabbro, per la tempra dell'acciaio,
tleh mi togli dai tormenti e per d.are forza al ferro.
170 della flamma rosseggiante! > Con la lingua assaggiò il fabbro,
Ilmarinen fabbro disse : ben pensò nella sua mente :
<<S'io dal fuoco ti togliessi, disse poi quest,eParole:
tu crudele cresceresti < Questa non mi Può servire
e terribil muoveresti per la tempra dell'acciaio
a colpire i tuoi fratelli, nè per d,are forza al ferro. r>
contro i figli di tua madre.>> S'alzò un'ape dalla terra,
210
Giurò il fero poveretto, aliazzurra, dalle zolle :
giurò gr&ve giuramento; e volava, svolazzava
sull'incudin, [a fucina, torno torno alla fucina.
1E0 sul martello e sopra il maglio : Così disse allora il fabbro:
disse_ancor queste parole, * Ape mia, clonnina svelta,
pronunziò questo scongiuro : poria nèttare sull'ali,
<<Legno ho assai per ezzannare, reca miele sulla lingtta
cuor di pietre per mangiare, dí'sei fi.or dalla corolla,
senza offendere i fratelli, cli setL'erbe dalla cima,
i figliuoli di mia madre: per la bempra dell'acciaio
sarà meglio il viver mio, e p(ìr tlare forza al ferro. >>
piir godrò della mia vita, NIa la vespa, uccellin tris[o,
qual compagno quando io viaggi, stava at,tenta ed ascoltava
190 arme in mano sia portato, e spiava su dal [etto
piùr che se mangiassi i mici, e clal tronco di betulla
offendessi la mia stirpe. > di quel ferro il lavorare,
Ilmarinen fabbro allora, dell'acciaio il temPerare.

-51
KAI'BYAI'A - NOI{O RTINO- au. 237'320

Volò giit con un ronzio, non avevi gran beTlezza,


versò d'Hiisi le tristizie, poca forza allora avevi,
della vipera il veleno, quando stavi come latte,
210 nera bava cli serpenti, latte fresco, tu dormivi
il fermento di formica nelle giovini mammelle,
e tì.el rospo il tetro umore clella vergin nelle ascelle,
dentro I'acqtia della tempra, sopra I'orlo della nube,
dentro il tino dell'acciaio. sott,o il liscio fi"rmamento.
Ilmarinen fabbro eterno, Tu non eri allora grande,
I'artigiano laborioso nè eri grand.e, nè Piccino
sì pensò, cosi credette quando, fango, te ne stavi
che tornata fosse I'ape acqua pura, riPosavi
che recasse il dolce miele snl gran dorso del Pad,ule,
250 ed il nèttare soave; sulla ripida montagna
disse allor qucsbe parole : ed in zolla eri mutato
<Questa, sì, rni può servire ed in ruggin trasforma[o.
per la tempra dell'acciaio Tu non eri allora grande,
e per darc forza al ferro. rt nè eri grande nè Piccino,
Afferrò tosto I'acciaio, quando gli alci nel Pantano
bagnò iI ferro poveretto, e le renne nelia landa
dopo che lo trasse fuori, ti premevatì con le zamPe
fuor dal fuoco e dal fornello. ed il lupo e I'orso unghiato.
E così la lama, trìsta, Tu non eri allora grande,
così il ferro fu crudele: nè eri grande nè piccino,
r L r p p ei l f e r r o i l g i u r a m e n t o , quando tratto dal pantano
come carì mangiò il suo onore : fosti e tolto clalla terra,
tagliò, tristo, i suoi fratelli, ti portarono dal fabbro,
infurio contro sua stirpe, cl'Ilmari nella fucina.
'lu non eri allora grandc,
sì che il sangue scorse a fìotti,
s c e s ei n r i v i g o r g o g l i a n t i > . nè eri grandc., nò piecino
Dalla stufa griclò il vecchio quando, scoria, ribollivi
e parlò la barba, e il capo: acqua ardente, ti agiiavi
< Or l'origin so del ferro nel terribile fornello :
270 e so gli usi dell'acciaio. e giurasti un grave giuro
O tu ferro miserello, sull'incuclin, la fucina,
poveraccio, trista scoria, sul martello e sopra il maglio,
precla sempre rli stregoni ! sulla casa dell'art,iere
È per questo che nascesti, e sull'ampie sue ferriere.
che crudele sei cresciuto, Ma ecco, grande sei cresciuto,
troppo grande divenuto ? aspro e duro sei venuto
Tu non eri allora grande, ecl il giuro hai tu spezzato,
nè eri grande, nè piccino, come can, I'onor mangiato

-52-
KAI'BYAI'A - I{ONO &TINO - aa' 321'404

e ferito i tuoi Parenti Tu per scorrer non sei fatto,

ed offeso le tue genti. puro latte, sul terreno,

Chi ti spinse all'oPra mala, nè sul prato, nè sul colle.

chi ali'offesa t'ha eccitato ? pregio ed oro degli eroi I

fu tuo pad.re, oppur tua madre dentro il cuore è la tua stanza,

o il maggiore dei fratelli, la tua cella fra i polmoni :

la piir giovane sorella, là ritirati veloce,

un illustre di tua stirPe ? colà corri prestamente : ù l v

Nè tuo padre, nè tua madre, fiume tu non sei, che scorra,


nè il maggiore dei fratelli, lago tu non sei, che ondeggi

nè la giovane sorella, non sei golfo, nè barcaccia


nè un illustre tli tua stirPe : che tu spanda, che acqua faccia.

ma tu stesso di rovina Lascia, o caro, il gocciolare,


e di morte festi I'oPra. cessa, o rosso, dal cadere
Vieni e guarda I'oPra tua tla te stesso, deh, ti ferma !
e rirnetlia al tuo misfatto, La cascata 'rn dÌ di Tyrjà
pria ch'io il dica alla tua mamma, si fermò, di Tuoni il flume;
con la vecchia me ne dolga: si asciugaron mare e cielo
gran faccenda per la mamma, in quell'anno cosi ardente,
gran dolore per la vecchia pari a fuoco prePotente.
quando il figlio fa del male Se mai tu non ubbidissi'
e da stolto si comPorta. altre cose mi ricordo,
Ferma, sangue, la tua corsa, nuovi mezzi so trovare I
e trattieni le tue ondate chiedo ad Hiisi la caldaia,
da spruzzarmi sulla testa, dentro cui si bolle il sangue'
gocciolarmi sopra il petto: si riscalda il flutto, senza
sangue, sta' siccome muro, che una goccia giir ne cada,
ritto sta' siccome siepe, che una stilla se ne Perda,
come spada ferma in mare, senza the la terra bagni
come giunco in mezzo a' muschi, senza che la inondi il sangue'
pietra in mezzo al campo alzata, E se I'uomo in me non fosse,
rupe in mezzo alla cascata ! in me figlio del Vegliardo,
Ma se te spinge I'istinto per fermare questo flusso,
a veloce corsa, allora questo vortice cli vene,
corri almeno nella carne c'è, sÌ, c'è il Patlre celeste,
e saltella sopra gli ossi: Jumala sopra le nubi,
meglio a te lo stare dentro che fra gli uomini bert Pttote,
e campar sotto la pelle, fra gli eroi bene conosce
nelle vene Bussurrare il tappar la bocca al sangue,
360 sopra gli ossi scivolare iI fermar I'imPetuoso.
che nel sudicio cascare, Ukko, deh ! creator supremo'
sul terren preeipitare. Jumala che in cielo stai !

-53-
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KAI'EVAI'A - NONO &UNO - aa. 405-488

Vieni qua per il bisogno, Gorgogliò, bolli il paiolo


scendi dove ti s'invoca, per tre lunghe notti intere,
pigia con la mano piena per tre di di primavera:
e col pollice tuo grosso, guardò allora quegli ungnenti
che si chiuda la ferita, per vedere se efncaci
410 che si fermi questo fiotto : fosser come medicina.
salutari foglie stendi, Non ancora era efficace

ffi loto giallo ponvi sopra


per fermar la via del sangue,
come farmaco I'unguento:
altre piante egli vi aggiunse,
il focoso ad arrestare, erbe varie variopinte

Í1 che non spruzzi sulla barba,


che non coli sulle vesti ! >>
colte su terra straniera,
lungi forse cento miglia,
Sì tappò la bocca al sangue, colte da nove stregoni
al tonente chiuse il passo: e da otto incantatori.
mandò il flglio alla fucina BollÌ ancora per tre notti,
{20 chè gli unguenti preparasse otto notti senzaposa;
dagli steli piùr sottili tolse il pentolo dal fuoco ;
e dal fior con mille foglie guardò poscia quegli unguenti
e dal miele sparso in tena per vedere se efricaci
e dal néttare colante. fosser come medicina.
il Va il tagazzo alla fucina,
va I'unguento a preparare :
C'era un pioppo, ricco a rami,
lungo il margine del campo,
fi
trova la quercia per via, che un malvagio avea spezzato,
tl alla quercia egli domanda:
< C'è del miele su' tuoi rami,
i n due pezzi avevarotto:
egli I'unse con gli unguenti,
470

430 succo sotto la corteccia?>> ei tent,òtal merlicina


E la savia quercia disse: pronunziandoquesti detti :
< Ieri appunto, proprio ieri, < Se ci fossein questi unguentì
stillò succo su' miei rami, il rimedio alle ferite,
gocciò miele sul fogliame medicina per le piaghe,
tlalle nuvole stillanti, tosto torni sano il pioppo
dalle nubi gocciolanti.> nel vi gore suo pri mi ero!>
Presetrucioli di quercia, Tosto il pioppo tornò sano,
scheggefragili di legno, nel vigore suo primiero, r80
erbe prese salutari, bello crebbe su il foglianÌe,
410 piante varie e variopinte, sane i n bassol e radi ci .
che da noi non son veclute, Provò allora quegli unguenti,
che non crescondappertutto. tentò quel l a medi ci na:
Illise il pentolo sul fuoco, la provò su pietre rotte,
fe' bollire quella broda la tentò su lastre infi.ante:
p i e n a d i s c o rz ad i q u erei a, si attaccaronpietra e pietra,
d'erbe belle, variopinte. si riuniron lastra e lastra.

:-54-
KALBYALA - NOI{O RUNO - ua- 4Bg572

Tornò allor dalla fucina ne fe' piccoli pezzeLLi


490 il ragazzo, con gli unguenti, e li avvolse a fascioline :
con i sughi preparati legò stretto con la seta,
e li pose in mano al vecchio : fasciò con le belle fasce
< Ecco farmachi efficaci, il ginocchio del meschino
medicine di magia; ed il piè del poverino.
salderebber anche i monti, Disse poi queste parole,
riunirebbero le rupi. > pronunziò questo scongiuro :
Provò il vecchio con la lingua, <<Per fasciar, di Dio la seta:
con la bocca delicata : per coprir, tli Dio la stofra, 540

sentì ch'era buon I'unguento per fasciare iL buon ginocchio,


ed il farmaco efficace. per coprir I'alluce forte t
Unse quindi Vàinàmóinen, Ora guarda, Dio benigno
risanò il malcapitato, or, creatore, noi proteggi
I'unse al capo, I'unse ai Piedi, che malanno non ci colga,
I'unse ancora alla cintura, nè ferita, nè dolore I >
clisse poi queste parole, Eal il vecchio Vàinàmóinen
pronunziò questo scongiuro: ben s'accorse dell'aiuto :
< Questa carne che si muove, risanò rapidamente,
non è mia: del mio Creatore; gli ricrebbero le carni:
questa forza che mi serve e dal basso alla cintura
510 dell'Onnipotente è forza : sentì il male dileguare,
con la mia bocca non Parlo, farsi forti e saldi i fianchi
ma con Ia bocca di Dio: e sparir le cicatrici:
e se dolce è la nia bocca, si seuti di pria piir forte,
dolce è piii quella di Dio: meglio che non fosse stato:
se son belle le mie mani, già poteva il pietle andare,
belle piir quelle di Dio. > il ginocchio già avanzare:

Quando steso fu I'ungttento piir non era indolenzito,


ed il farmaco efficace, ogni male era sparito.
si contorse Vàinàmóinen, Quincli il vecchio Vàinàmóinen
la vertigine lo prese , alzò gli occhi verso I'alto
correa qua, là si butbava, e guardò riconoscente
rna sollievo non trovava. verso il ciel sopra il suo capo:
Cacciò allora il vecchio il morbo. disse poi queste Parole,
le vertigini maligne pronunziò questa Preghiera :
dentro il Colle del Dolore, < Di lassir sempre Ie grazie,
sopra il Monte del illalore, di lassÌr seendon gli aiuti,
chè angustiassero le pietre, di lassir, dal firmatnento,
tormentassero le lastre. dal creatore onniPotente. 570

Stracciò un rotolo di seta, Sii, Signore, ringrazialo,


lo ridusse a striscioline, sii tu solo celebrato

-55-
KALETALA - NONO RU NO - t)a. 57 3-586

per I'aiuto che mÌ desti, gente ch'ora cresci, fare


iÌ soccorsoche Porgesti con orgoglio una barchetta,
nell'angosciamia inflnita, nè con vanto un fianco solo !
nella crud.amia ferita !> Solo in Dio, la fln del corso,
Ed il vecchioVàinàmóinen nel creator, la fi.n dell'oPra:
disseancor questeparole: non sta in mano dell'eroe,
it
I t
<rNon voler, gente futura, nè in potere pur del forte !>
tt

-56-
IIJ DECIMO RUI{ o.

cantò un larice fronzuto,


Viiiniimóinen veritiero
prese il suo giallo destriero, fronde ed aurei ramoscelli;

alla slitta innanzi il mise, s'innalzò la cina al cielo,

al carretto il suo Pulledro: nelle nubi su si sPinse,

si buttò Poi nella slitta, su nell'aria i ramoscelli,

si sedè dentro il carretto. a toccare il flrmamento.

Il corsiero con la frusta, Cantò ancora, fe' aPParire

eccitò, di Perle adorna ; una luna risPlendente

col cavallo, con Ia slitta fra le fogtie e i rami d'oro

parea correre la via: ed un'Orsa sopra i rami.


10
Corse via velocemente
e stridevano i Pattini
e il collare del cavallo. verso la stta cara casa'

Corse via velocemente chino il caPo, triste il eore,

per paludi, Per terreni, col cappuccio di traverso,


perchè avea Promesso il fabbro,
per boschetti dissodati :
I'artigiano semPiterno
andò un giorno, un altro ancora:
per se stesso liberare,
ma venuto iI terzo giorno,
giunse aì fin del lungo Ponte, la sua testa Per salvare

alle lande di Kaleva, nello scuro di Pohjola'

al confin del camPo d'Ostno. nelle nebbie di Sariola.

Colà giunto, così disse, Già il destriero egli ha fermato,


pronunziò questo scongiuro : al confin del nuovo campo:
<<Mangia, lupo, il sognatore quindi il vecchio Vàinàmóinen

morbo, il figlio di Lapponia ! s'alza, scende dalla slitta :


disse mai sarei tornato si sentiva un martellare
con quest'occhi a casa mia, clalla casa del carboùe.
giammai pitr, per neesun tempo, Vói niimóinen veritiero
finchè splenda I'aurea luna, entrò allor nella fucina:
rivedrei di Vàinó i campi, Ilmarinen fabbro stava
di Kalevala le lande I > martellando, riPicchiando'
Ed il vecehio Vàinàmtiinen Ilmarinen fabbro disse :
cantò un canto di magia: < O tu vecchio Vàinàmóinen,

-cl-

P^voLrNr. - 8^lct..ut.
KAI'EYALA - DECIMO &UNO - aa. 05.150

dove fosti così a ltrngo, finchè splenda I'aurea luna,


tanto tempo rimanesti ? > alle stanze andrò di Pohja,
Vàinàmdinen veritiero alle case di Sariola,
disse allor queste parole : clove I'uomo è divorato
< Sono stato eosì a lungo, e I'eroe viene annegato. >
70 tanto tempo son rimasto Ed il vecchio Vàinàmóinen
fra lo scuro tli Pohjola, disse allor queste parole :
fra le nebbie di Sariola, <.llla c'è un'altra maraviglia,
fra le strade di Lapponia, c'è un bel larice fronzuto :
fra i sentier degli stregoni. >> foglie d'oro, rami d'oro,
Ilmarinen fabbro allora sul confin <iel campo d'Osmo:
così disse, gli rispose: c'è la luna fra le foglie,
< O tu vecchio Vàinàmòinen, splende I'Orsa sopra i rami. > I On

mago esperto sempiterno, Ilmarinen fabbro disse :


cosa narri del tuo viaggio <<Io non credo che sia vero,
or che a casa sei tornalo ? >> se a veder non vado io stesso,
Disse il vecchio Vàinàmóinen: se non guardo con questi occhi. >
< Molto ho inver tla raccontare: Disse il vecchio Vàinàmiiinen:
c'è una vergine in Pohjola <<Se non credi, ebbene andiauto,
dentro aI gelido villaggio, a vedere andiamo insieme
che ogni sposo ha rifìutato, se ciò è vero, oppur menzogna. ))
il migliore disprezzato : S'avviaron per vedere
mezza" Pohja lei proclama quel bel larice fronzuto, 130
la più bella veramente : primo il vecchio VàinàmÒinen,
ha la luna sulle ciglia, Ilmari fabbro secondo :
le risplende il sole in petto, quando là furono giunti
I'Orsa luce sulle ascelle sul confin del campo d'Osmo,
ecl il Carro a lei sul collo. si fermò vicino il fabbro,
Ilmarinen, fabbro caro, amrnirò I'albero nuovo,
artigiano sempiterno ! I'Orsa limpida sui rami
va a cercare la fanciulla, e la luna fra le foglie.
a mirar I'altochiomata ! Ed il vecchio Vàinàmòinen
Se riesci il Sampo a fare, disse allor queste parole : I10
il coperchio ad adornare, <<Caro fabbro, fratellino,
tua mercede sarà quella, sali su, piglia la luna,
100 premio tuo sarà la bella. > prendi I'Orsa rilucente
Ilmarinen fabbro disse : da quel v'ertice dorato. >>
<.Oh, oh, vecchio Vàinàmóinen ! Ilmarinen fabbro allora
tu me stesso promettesti sali sopra I'alber'alto,
in Pohjola tenebrosa salì verso I'alto cielo,
per far salva la tua testa, per tirare giÌr la luna,
per far libero te stesso ! prender I'Orsa rilucente
Ma giammai, per nessun tempo, da quel vertice dorato. 150

-6E-
-
I1AI'ETALA - DECIMO HUNO aa' 151'236

senza che coda latrasse ? >>


Ed il larice diceva
Ilmarinen fabbro disse:
dalla sua cima fronzuta:
< Non son qui davver venuto
< Ahimè, uom senza gitrdizio,
perchè tne sbranino i cani,
valoroso, ma inesPerto !
nè mi assalgano i lanosi
sali, sciocco,su' miei rami,
presso cluesLePorte ignote,
come'un bimbo, frft' I fogliame,
queste soglie foresl.iere.>
ptrr I'immagin della luna,
Di Pohjola la massaia
per pigliare stelle false' >
chiese allora al soPraggiunto:
Ed il vecchio Vd,iniimóinetr
< Hai tu forse conosciu[o,
160 cantò piano, a bassa voce:
hai sentito tnai Parlare
cantò uu vento vorticoso,
d'Ilmari fucinatore,
nrosse l'aria acl infuriarsi,
clell'artefice valen te'i
disse voci di rnagia,
Girì da un Pezzoegli è asPettato,
pronunziÒ questo scongiuro :
già da lungo clesiato,
<,Portalo nella tua barca,
nelle terre cii Polrjola
Vento, nella tua barchetta,
210
nuovo SarnPo a fabbricare. >
giunga raPido volando
llmarinen f'abbro allora
a Pohjoia tenebrosa ! >
cosi clisse, Ie risPose :
Vorticoso sorse tttt vento,
< Certo ho bene couosciuto
ent,rò I'aria in grande furia,
Ilmarinen, quel tal fabbro:
Ilnrarinen fabbro Prese
Ilmarinen sono io sbesso,
e lo spinse a Presto volo
io I'artefìce valente. >
verso Pohjola nebbiosa,
Di Pohjola la massaia,
r'èr Sariola tenebrosa.
Louhi. la vecchia sd.entata,
Ilmarinen fabbro allora
corse tosto nella sLanza
fe' così grande cammino ,).ìrì
e cosi si fece udire :
lungo la strada del vento
< O mia giovane fancitrlla,
e la via della bufera,
o figliuola giudiziosa,
sulla luna, sotto il sole,
la migliore veste indosstr,
1 riO e dell'Orsa sulle sPalle:
metti I'ahito Piir bianco,
alla soglia di Pohjola
con le perle le Piir vaghe:
giunse, al bagno di Sariola,
il piir fine panno al Petto
nè dai cani fu sentito,
ed al collo il Piir gentile,
furon muti gli abbaian[i.
Di Pohjola la massaia, sulla fronte il Piùr fiorito :

Louhi, la vecchia sdetttatl, splcndan rosee le tue gote,

si fe' avauti nel cortile, bello il viso a riguarilare !

gli parlò senza ttrrdare: Gi:ì Ihnari fabbro è venuto,


< Cbi degti uomini sci mai, I'artigiano semPiberno
quale tu sei degli eroi, v e n n e i l S a r n P oa f u c i n a r e
ls0
che quassir te ne venisti c i[ coPerchio arl adornare' >>

sulll vitr, della hufera, Di Pohja la bella fìglia,

senza che cane abbaiasse, della tet'ra Pregio e vallto,

-59-

a'r
à
?.
KALEYAI'A - DECLMO nUl{O - aa. 237-322

prese I'abito piir scelto, niente fosse incominciato.>


la piir nitida sua veste : Andò il Sampo a fucinare,
si vesti con lunga cura: il coperchio andò a fregiare,
210 un diadema sopra il capo chiese dove la fucina,
mise e le flbbie di rame: dove fossero gli arnesii
cinse d'oro la cintura. ma non v'era là fucina,
Venne, a passo salteilante, non fucina, non soffietto,
dal cortile nella stanza: non incudin, nè fornello,
le splendevan dolci gli occhi, sprangheno, nessunmartello.
alto il lobo degli orecchi, Ilmarinen fabbro allora
bella tutta la persona pronunziò queste parole:
e le guancerubiconde: u Qui una vecchia sgomentata
sopra al petto oro pendeva o un birbante, lascerebbe!
ed argento risplendeva. . non degli uomini il peggiore,
'
La signora di Pohjola nè il piir pigro fra gli eroi ! *
Ilmari fabbro condusse Cercòun posto pe' I fornello,
trelle stanze di Pohjola, dove i mantici fìssare,
nelle case di Sariola : sul confin di quelle terre,
gli diè cibo da saziarlo, lungo i campi di Pohjola.
bere, che a piacer bevesse, Cercò un giorno, cercò un altro
ogni cosa in abbondanza: ed al lerzo, giunse dove
prese quindi cosi a dire : c'era un sassovariopinto
< Ilmarinen, fabbro caro, e di roccia un grossomasso:
artigiano sempiterno, scelseil fabbro questo luogo,
sai tu il Sampo fabbricare, si fermò, preparò il fuoco:
il coperchio puoi fregiare, mise i mantici in un giorno,
con la piuma sol d'un cigno, la fornaceil giorno dopo.
d'una vacc& soda il latte, Ilmarinen fabbro allora,
un granello solc d.'orzo I'ar[igiano sempiterno,
e con un flocco di lana? mise al fuoco i minerali
tua mercede sarà quella, e i soffietti sotto il forno : 310
premio tuo sarà la bella. prese schiavi per soffiare,
"
Ilmarinen fabbro allora i men forti, acl attizzarc,
le rispose in questo modo: Forte soffianogli schiavi,
<<Certo iI Sampo posso fare, pensangli alt,ri ad attizzare
il coperchio ben fregiare per tre giorni dell'estate,
con la piuma sol d'un cigno, dell'estateper tre notti ;
d'una vacca soda il latte, ed all'alluce, al tallone,
un granello solo d'orzo, lor crescevanpietre e sassi.
d'una pecorala lana: Ora già nel primo giorno
poichè il cielo ho fucinato Ilmarinen fabbro venne, 330

e dell'aria il gran coperchio, curvò il capo, per vedere,


senza che nulla vi fosse. clal disotto del braciere.

-60-
KALEYALA - DECIIWO &ANO - aa. 323'408

che venisse fuor dal fuoco, ma non ha le buone usanze:


T
che sorgesse dalla fiamma. vuol dormire in mezzo al hosco,
Venne un arco fuor dal fuoco, fa cadere il latte in terra.
arco d'oro, dal braciere: Ilmarinen fabbro ei stesso
d'oro, e il capo era d'argento, ne provò poca allegrezzai 370

era il manico di ratne. fece a pezzí la giovenca,


Bello è I'arco a rimirare, la butto nella fornace:
ma ha ben tristi costumanze: disse ai servi di soffiare,
ogni dÌ vuole una testa, ai men forti, di attizzare.
due magari i dì di festa. Già venuto il quarto giorno
Ilmarinen fabbro, ei stesso Ilmarinen fabbro, ei stesso
ne provò poca allegrezzai curvò il capo, per vedere
in due pezzi ruppe I'arco, dal disotto del braciere.
lo ficcò nel mezzo al fuoco ; Un aratro vien dal fuoco,
disse ai servi di soffiare, cial braciere : taglio d'oro,
ai men forti, di atbizzare. taglio d'oro, asta di rame
Quando venne I'indomani e d'argento avea la punta.
3.10 Ilmarinen fabbro, ei stesso È I'aratro a veder bello,
curvò il capo, per vedere, rna non ha le buone usanze:
sgrafiia i campi del villaggio,
.d.al disotto del braciere.
Venne fuor dalla fornace solca i prati fra le siePi.
una barca rossa, con la Ilmarinen fabbro, ei stesso
poppa tutta adorna d'oro ne provò poca allegîezza, i
e con gli scalmi di rame. in due pezzi fe' I'aratro,
A veder bella è la barca, lo buttò sotto il fornello :
ma non buona è la sua usanza: fe' soffiare forte i venti,
alla pugna va per giuoco, avvivare i soffi ardenti.
a lottare senza scopo. Soffia il vento imPetuoso,
Ilmarinen fabbro. ei stesso qucl d'oriente e d'occidenteo
ne provò poca allegîezza: fischia quel cti mezzogiorno,
in frantumi fe' la barca, mugge I'aspra tramontana :
la buttò nella fornace: softiò un giorno, soffiò un albro,
disse ai servi di soffiare, soflio tutto il terzo giorno;
\ai clalla port,a e la finestra
men forti, di attizzare.
Già venuto il terzo gionro guizzò fuoco, uscîr faville :
Ilmarinen fabbro. ei stesso si levò la polve al cielo,
curvò il capo per vedere alle nubi il fumo frtto.
dal disotto del braciere. Ilmarinen f,abbro, quando
Una giovane giovenca fu passato il terzo giorno,
vien dal fuoco ; corna d'oro, curvò il caPo, Per vedere
TI
st,ella in fronte, e sulla testa dal disotto del braciere :
vicle il SamPo ch'era nato,
porta il sol rotondeggiante.
I Bella in vista è la giovenca, il coperchio già formabo.

-61 -

I'|\
b
f}

KALEYAIJA - DECIMO RIINO - Q)a.409.494

Ilmarinen fabbro allora, sparirebbe ogni uceellino


4r0 I'artigiano sempiterno, dalle alt,ure, dalle vette
fucinava, martelìava dal declivio della valle.
e picchiava allegramente : No, non so mai rinunziare
con grand'arte fece il Sampo : ai miei giorni giovanili,
un mulino, la farina, alle mie care faliche.
ed un altro sal versava, dell'estate alle faccende :

tr e denaro un terzo dava.


Lacinava il nuovo Sampo
non ancor le bacche colsi,
non ancor cantai sul golfo, 160
e girava il bel coperchio: non ancor girai pe' boschi
esceun moggio all'imbrunire: nè giuocai per i boschet,ti. >
120 serve un moggio per mangiare, Ilmarinen fabbro allora,
il secondo vien venduto I'artigiano sempiterno,
e si serba in casa il terzo. chino il capo, triste in core,
Tutta lieta allor la vecchia. col cappuccio di traverso,
preso il gran Sampo, lo mise Iungamente meditava,
sotto il colle dirupato tlubitoso ripensava
dentro il gran monte tli rame. come a casa sua tornarcr,
chiuso con nove lucchetti: alle note sue contrade {70
gli fe' prendere radice dallo scuro di Pohjola,
nove tese di profondo, dalle nebbie di Sariola.
430 nella terra una radice. Di Pohjola la signora
dentro un gorgo d'acqua I'altra, ad llmari fabbro disse:
e la terza ov'è la casa. < Perchè sei di tristo umore,
'
Ilrnarinen fabbro allora, col cappuccio di traverso ?
la ragazza richiedeva pensi forse di tornare
ed allor così diceva: alla tua prima climora ? >
< Non mi date la fanciulla Ilmarinen fabbro disse :
or che il Sampo ho fabbricato < Là mi spinge il desiderio, 480
e il coperchio variegato ? > per morir nella mia patria,
IlIa la bella di Pohjola invecchiar nella mia terra. >
4{0 prese allora a così dire: Di Pohjola la signora
< E chi mai, di qui ad un anno da mangiar gli die', cla bere :
e chi, nella terza estate nella barca poi lo mise
sveglierà gli augelli al canto, con ì"tn remo per timonc :

ll il cuculo al suo richiamo,


s'io men' vado, fragoletta,
p r o n u n z i ò I ' i n c a n t am e n t o ,
fe' soffiare forte il vento.
volgo il piede ad altre terre ? E così I'eterno fabbro

rl S'io sparissi, io la colombtr,


nri perdessi, io l'anatrella,
se partissi, figlia cara,
Ilmari, valente arliere,
viaggiò verso iI suo paese,
a l c l i l à d c l m a r . ea z z o r r o :
{eo

tne n'anclassi, bacca rossa, viaggio un giorno, viaggiò un alLro,


ll se ne andrebbe ogni cuculo, ma t'ennto il terzo giorno

-62-

li
KAI-'ETALA - DECLILO RUNO - oa' 495-510

giunse il fabbro a casa su&' Ilmarinen fabbro disse,


alla terra sua natale. ei I'artefice rispose:
Chieseil vecchioVàiniimóinen < lllacinò già il nuovo SamPo,
a Ilmarinen, fabbro eterno : e girò già il bel coPerchio:
<.Ilmari, fratello caro, esceun,moggio all'imbrunire,
artigiano semPiterno, serve un moggio Per mangiare,
fucinasti il nuovo SamPo, il secondovien venduto
ne fregiasti il bel coPerchio? > e si serba in casa il terzo. r>

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il Ir'IIì{.DIOIì SIMO RtTl{ o.

il 'Iernpo è gitì di
Plrlar d'Ahti' pcr brillargli accanto, quando
rlell'ardito, spensiel'eLo: va tl'estate, affaccendato.

I quel voltlbile isolano,


che cli LernPi era figliuolo'
Chiese lei, pe'l figlio, Luua:
dalla Luna andar non volle
nella nobil casa crebbe per rispienderle d'accanto,
per girar del cielo i cerchi.
t presso la diletta maclre,
lungo I'ampio, largo golfo, P e r i l f ì g ì i o , p o i , l a S b e l l a:
cìalla Stella andar notr volle,
c l o v ep i e g a i l P r o m o u b o r i o .
Là mangiava Katlko i Pesci, presso a lei, per rischiarare

il 10 si nutriva Ahti di Perche;


nom divettne de' Piùrforti'
le invernali lunghe notti.
Venner forti dall'Estonia,
piir robusti, Piir sanguigni: altri eroi vertner dall'Ingria,
per la testa ben valeva, rna con loro andar non volle,
per la sua bella figura: tal risposta diede loro:
ma non senza alcun dif'etto, <<Senza scopo I'oro è speso,
rrei costumi senza vizî: consumato il vostro argen[o:
alle donne sempre accanto, non andro mai uell'Estonia,
sempre a notte in giro anclava non andrò, ve lo prornetto,
fra la gioia, fra le danze a remar d'Estonia I'acqua,
di fanciulle altochiornate. scandagliarla col bastone,
C'era a Saari una fanciulla a nlaugiar d'Bstonia i Pesci,
cletta Kylli, il fior di Satrri : trangugiar la vostra zulrpil.
là cresceva, cluell'altera E nemmeno andrò clell'Ingria
nella nobile dimora: alle rive clirupate;
nelle stanze di suo parlrc., hì c'è fame d'ogni cosa:
sulla seggiola seduta. farne d'alberi e di schegge,
Corse lungi di lei farna fame d'acqua e cli frttrnento
e da lungi i pretendenti e di pane segaligno. ,t
accorrevan, da lontano IIa quel visPo Leruntiukilitten,
alle case della bella. quel leggiadro Kaukornieli
'l si decise di Partirc,
Lei richiese il Sol, pe figlio,
ma dal Sole andar non volle uretendente al fior di Saari,

-65-

-É-j'ùq'
-
Ftl

tl KALEYALA -

alla bella senza pari,


LrI'DICESIMO RUI{O - Qra.65-150

al villaggio celebrato,
la graziosa aitochiomata. pretendente al fìor di Saari,
! l
Ita la ruaclre il distogliei'a, alla bella senza pari. I l0
ilr t gliel vietava la vecchietta : Lui derisero le donne.

lll <<Nou cercare, figliuol niio,


di colei di te piir alta :
lui scherniron le fanciulle
ciuando entrò bizzarrameute
ii tollerarti non saprebbe nel sentiero, nel cortile,

ilt
;l
di Saari I'alta stirpe. >
Lemminkiiinen spensierato,
r o v e s c i a n d ol a s u a s l i t t a
e battendo nel pot'totre.

I il leggiaclro Kauko, disse: IIa quel vispo Lemminkiiineu


<<Se non è si grande stirpe torse il labbro, piegò il capo,
ques[a mia, mi faccio iunanzi si tirò la ncra barba,
{
I per quest'altra mia sLatura, disse poi queste parole :

xl per la mia corporatura. >>


Pur la madre notì cessava
cli vietargli cir cercarcr
* lion mai vidi prirna rl'ora,
non mai vidi nò perrnisi
che cli me douna riderssc.
quella gran gente cli Saari, nò fanciulla nti schrlnisse. >
quella stirpe sì remota: Non si turba Leuniiukiiincu.
< Scherno avrai dalle fanciulle. d i c e a l l o r c l u e s l ep r r o l e :
ridcran cli te le donne.> < ,N o n c ' ù f o r s e u u p o s l o a S a a r ! ,
Non le bada Lemminkiiinen, clui di Saari srrÌla terra,
le risponde in questo modo: dov'io possa porre giuochi
< IJen rintuzzerò lo scherno e ballar su terra liscia
e il sogghigno clelle tlonne : cou le liete giovaneLte,
cluandoavranno trn birubo al seno, d a n z a t r i c i a ì t o c l i i o m a t e? >
un piccino sulle braccia, E di Saari le fanciulle
i sogghigni taceranuo gli risposero e le clonne:
e g l i s c h e r n i f i n i r a r ì n o .> < Certamenteche c'ò posto
G l i r i s p o s e a l l o r l : ì .t . t ì . t d r e ' qui di Saar! sulla tcrra,
< Ahirnè, miseri niei giorni ! perchè tu vi pongà giuochi
Se da te saranno offese e su liscio suolo balli:
le donzelle cli Saari, purchè tu faccia il mitnclriano
ne \rerran fiere contese, sulle terre d issocla[e: l{0
nascerà grande battaglia nragre a Saari le fanciulle,
e di Saari ogni guerriero, i pulledri sono grassi. >
100 cento armali con la spada. Non si turba Lernminkàinerr
contro te si scaglieranno, e si assolda qual pastore:
rneschinello, solo solo. >> va di giorno a pascolare,
t\Ia non bacla Lemurinkiiinen va di nobto a rallegrare
all'avviso della maclre : con gli scherzi e con le danze
sella tosto il suo pulledr.o, quelle donne altochiomal,e.
I'impeccabile clestriero: Ed il vispo Leinrninliàinen,
con la slitta va veloce il leggiaclro Kauliomieli, 150

:66-
KALEI'AI'A - (Il{DICltSllWO RUI{O - aLú.151'236

rintuzzò cosi lo schertto, presso i flolicli scopeti :


delle donne frenò il riso : e Kyllikki pria dell'altre,
nè ci fu tla allor rùgazza., di Saari il pitr bel fiore.
nè pudica verginella Venne il giovane giulivo,
ch'egli non accarezziÌsse Lem nrinkiiinen spensierato,
ed accanto non le s[asse. con la slitta e iÌ suo stallone,
Una sola era fra tLrtte I'impeccabiìe destriero;
le fanciulle di Saari, viene al luogo degli scherzi,
che gli sposi non curava, alla danza delle bclle :
100 agli arnori non pensiì\'/a: e Kyìlikki nella slittii
era Kyllikki I'altera, v i a t r a s c i n a , l a r a p i s c e:
cli Saari il piir bel fiore. la copelta la ricopre
Ed il vispo Lemrninktiittett, e la cinghìa la tien f'erma.
il leggiadro Kaukomieli, Il cavallo frusto forte,
cuusnmò ceuto sLivali, Iti toccò ptìr con le briglic',
cento remi ruppe, mentre e nel correr via veloce
corteggiava la fanciulla, p r o n u n z i ò q r : e s t ep a r o l e :
volea Kyllikki irt isposa. <<lIai, fa,rtciulle, non dovete
I{yllikki, bella fanciLtlh, a nessuno far saperc
tî0 c l i s s ea l l o r q u e s t e p a r o l e : che quaggiùr sono venuto,
<.A che, misero, t'aggiri, che ho rapito la fanciulla.
vai e vierti qual piviero, B se voi non mi ubbitlite,
le tagazze inberrogatlclo vi còrrà certo un maìanno :
chr: han cli stagno orniito il Petto ? canterò sposi e marit,i
Io cii qua llott anclrò via c o n l a s p a c l a ,a l l a b a t t a g l i a ,
se la macina cottsttnta, nè cli giorno, nè di notte
se il pestel non sartì ro[to iliammai piir voi [i udirete
c il n'rorttrio frantLtmato' pei sentieri catnminare,
Io non cerco rtn buono a ntilla, per i boschi cavalcare ! >>
ls0 Jruono a uttlla, r'agabontlo; Ben l{yllikki si lamenta,
voglio urì uomo svelto, conte il bel fior di Saari piange:
svclta ò pur la rnia fìgura: < Ormai libera mi lascia,
voglio urì uom bello e Jirestatrtc, lascia autlar qttesta bambina,
come son prcstante anch'io; ch'io ritorni a casa mia,
voglio sia d'alta statura, clalla ntaìÌrnra rnia che piange.
come ò pur albu la tni&. Se non ruoi iasciarmi andare,
"
Poco tempo era passalo, si ch'io tolni a casa mi&,
fbrsc appcna un mezzo rnosc, ho laggiÌr cinqtte fratelli,
cluanclo vcnne un certo giorno, sette figli cli mio zio,
190 capitò tttta certa. sera, che la lepre troveranno,
e schelzavan le fanciulle la faranno ritornare. ))
e danzavano le belle Quanclo vicle che a lasciarla
prcsso al campo, in mezzo all'aia, non pensava,scoppiò in pianto

*67 -

.óÉru
IIALEYAL'A - Uî'{DICESIXIO &UNO - aa. 237'322

e d i n u o v o c o s ì d i s s e: una lama scintillante :


< Nacqui invano, miscrclla, questa vien da nobil schiatta,
nacqui invano, invano crebbi, da remota, \'asta setle :
vissi invano la mia vi[a. presso Hiisi fti affilata,
poichè sono or capitata fu forbita presso i Numi;
con quest'uomo buono a nulla, e con questa farò grande
che la guerra sempre cerc&, la mia stirpe, la mia patria,
che non pensa che a battaglie. > con la spada che scintilla,
Le rispose Lemminkàinen, con la lama che sfavilla. >
il leggiadro Kauko disse: Sospirò la poveretta,
< O Kyllikki, coccolina così disse la fanciulla:
clcl mio clrore, dolce bacca, < Ahti, [u figliuol di Lernpi,
norì avere alcun pensiero, se tu vuoi ch'io ti sia moglie.
t;n
vo' tenerti sempre benc: per la vita tua consorte,
fra le braccia, mentr'io mangio, colornbella nelle braccia,
per la mano, se cammino, giura eterno un giurarnento:
sc mi ferrno, a nre d'accanto, che mai piir tu in guerra anclrai,
cluando dormo, al fianco mio. anche se bisogno d'oro
Perchò tu così ti afTliggi o desìo tu abbia d'argento. >>
e sospiri pensierosa? Lemminkiiinen spensierato
Forse tu così ti atlliggi così allora le rispose:
e sospiri pensierosa, <<Giuro eterno giuramento
perchè pan mi manchi, c vacche di mai piir partire in guerra,
e il bisogno della vita ? per bisogno che abbia d'oro,
Non avere alcun pensiero: per desìo che abbia d'argento !
perchè è mia piir d'una vacca, Ma tLr stessa dèi giurare
molto latte rni largisce : che aI villaggio mai piir anclrai,
n e l p a l r - r d el a r V u u r i k k i , per desìo tu abbia di danze
sopra il colle la l{ansikki, e cfi balli in doppia schiera. >
terza, al bosco la Puolukka : Cosi fecer giuramento
sono belle anche a cligiuno, e promessa f€ro eterna, 3 1i)
b e l l e s e n z i ì .c u s t o d i r l e : in cospetto al Dio presente
non si legano la sera, dapper[utto e onnipo[ente :
non si sciolgon la mat,tina, Ahti piir non andrà in grLerra,
non importa di dar loro nè piir Kyllikki al villaggio.
erba, saie o farinata. Bd il vispo Lemminkriinen
Oppur tn cosi ti affliggi frustò forl.e il suo corsiero,
e sospiri pensierosa, lo toccò pur con le briglie,
perchè grautle la nria stirpo pronunziò queste parole :
n o n ò , n o b i l l a r n i a c a s a? < Acltlio, prati di Saari,
l\fa se grande la mia stirpc addio abeti incatramati,
non è, nobil la mia casa, che girai tutta I'estate,
ho una spacla fiilmmeggiante, calpestai tutto I'inverno,

-68-

i
IIALEYALA - UNDICESIMO RUNO - au. 323'402

nelle notti nuvolose, Tu che in seno mi portasti,


fra Ie piogge tempestose, madre, tu che m'allet'asti,
per cercar la gallinella, io trovai quel che cercavo,
per scovar la folaghella. " ebbi ciò che sospiravo :
Galoppavano veloci, i guanciali tuoi migliori,
.j r'
presto apparve la casetla; i piir molli metti fuori,
,a; l.
r.... ed allora la fanciulla perchè alfine in casa, stanco,
t.i't
,.\;) clisse a lui queste parole : clella bella dorma al fianco. >t
i;i
,.1 -,
< Da lonLan quella capanne A lui disse allor la madre,
;:'.'. sembra il mucchio della fame: gli rispose in tal maniera :
cli chi è mai quella stanzetta, <<Ringraziato ora tu sia,
q u e l l a c a s a d a f u r l ' a u t e? > Dio creatore, celebrato,
Lemminkàinen spensierato che mi desti tale nuora,
ctisse alior queste parole : buona per soffìar nel fuoco,
<rNon t'affligger per la stanza. brava a tesser col telaio,
non turbarti per la casa: abilissima a fllare,
'l bucato,
ti farò dell'altre stanze, eccellentepe
3{0 delle stanze assai migliori, o le vesti ad imbiancare !
tutte di fusto d'abete Tu ringrazia Ia tua sorte,
e di fust,o di buon pino. > a te pur bene è toccato:
Ed il vispo Lemminkàinen a te ben conceder volle
ginnse tosto a casa sua, il Creator misericorde :
presso ia diletta ntadre, puro è il passer sulla neve,
la sua vecchia genitrice. ma piit pura la tua cara :
Gli parlo così Ia maclre, bianca la spuma nel mare,
disse allor queste parole : ma piir bianca la tua donna:
< Lungo tempo, mio fìgliuolo, svelta I'anatra nel mare,
rimanesti in strania terra. >> rna piùr svelta la consorte:
Lemminkàinen spensierato rilucente in ciel la stella,
tlisse allor queste parole: ìa tua sposa piti lucente.
< Bisognò pur che le clonne Ora, allarga il Pavimento,
e le vergini pudiche fa' piir grandi le flnestre,
mi pagassero lo scherno alza su nttove Pareti,
e scontassero il sogghigno: fl' miglior tutta la stanza;
nella slitta la piùr bella riella stanza, Pria le soglie,
misi, sopra la pelliccia, clelle soglie, pria le Porte,
con la cinghia intorno slrelta. poichè scelta tu ti sei
la coprii con la coperta: qttesta bella giovinetta,
e cosi delle fanciulle ch'ò tii te piùr nobil nata,
ho pagato scherno e risa. cl'alta stirPe generata. >>

-69-
F.;

IIr D0DIOtrSIMO RIINO

E da allora Lemminkàitten, fàlla poi tosto asciugare

quel leggiarlroKaukomieli, perch'io possa andare in guerra,

tutto il temPosuo Passave trì di Pohja ai focoìari,

presso la giovin donzella, alle terre di LaPPonia;

nè alla guerra Piir Pensava' chè al villaggio andò Kvllikki'


al villaggio, a estranee Porte,
nè Kyllikki Piir al villaggio.
Ora avvenneche un bel giortro, fra gli scherzi, fra le danze
delle donne altochiomate. >
un tnattino, Lemminkiiinen
Tosto KYllikki risPose,
Ahti andò colà a Pescare
affretbossi a dir la donna:
dove in frega erano i Pesci:
< Ahimè, caro Ahti mio dolce,
nè tornò la sera a casa
per la guerra non Partire t
e neppure all'annottarsi :
e Kyltikki anclòal villaggio Virli in sogno nel dormire,

a scherzar tra le fanciulle. nel mio grave sonnecchiare,


guizzar fuoco dal fornello,
E ehi dà questanotizia
fuoco vivo lamPeggiare
e cbi dunque fa la sPia?
proprio sotto Ia flnestra,
La sorella diAhti, Ainiklii,
portò lei questanotizia, lungo I'orlo del terreno;
:fec.e:leistessala spia: poi slanciarsi nelia stanz&,
ribollir come cascata
.::l Ahti, caro fratellino'!
'r: dal soffìtto al Pavimento,
al villaggio anttò KYllikki,
l" al'villaggio, a estraneePorte, rla finestra a finestrino' r>
I\Ia quel visPo Lemminkiiinen
;,,fra gli scherzi, fra le danze
.i'delle donne altochiomate.> clisse allor queste Parole :
<<lo non credo ai vostri sogni,
AUti altero, unico flgìio,
nè di donna ai giuramenti;
egli.il vispo Lemminkàinen
qui mi Porba, o genitrice,
s'irritò, si stlegnò molto
e fu preso da grand'ira; la camicia mia guerriera,
i vestiti della Pugna'
disse poi questeParole:
perchè anela Ia mia mente
< I\famma,cara mia vecchiebta,
a ber birra della guerra'
lava questa mia camicia
gustar miele della Pugna. >
col velen del nero Eerpe'

-?1 -
KALEVALA - DODICESIMO RUI{O 65-150

E la madre così disse: a lottar con i Lapponi I


<<Ahti, caro mio figliuolo, Già mi spinge il desÌderio
alla guerra non andare ! ed in testa rni son messo 110
bina a casa non ci nìanca di sentir con ques[i orecchi,
dentro le botti d'ontano di vedere con questi occhi
che di quercia hanno il mezzule; se fanciulla c'è in Pohjola,
e tu bere ne potrai ragazzina a Pimentola,
tutto il giorno, se vorrai. > che per sposi non si accori,
Disse il vispo Lemminkiiinen: che non perrsi mai agli anori. >>
<<Pria che ber birra di casa,, E la madre a lJenìminkàinen:
beverò I'acqua del fiume < Ahti, caro mio figìiuolo !
con il remo incatramato : hai di già Kyllikki a casa,
ch'è per me piùr dolce a bere la miglior delle massaie: 120
d'ogni birra fatia a casa: in un letto è mostruoso
porta qui ia mia camicia, stien due clonne e un solo sposo. >
le mie vesti della guerra; Disse il vispo Lemminkàinen:
di Pohjola vo alle sLanze, < Al villaggio va Kyllikki,
alle terre di Lapponia, vada pnre ad ogni ginoco,
per cercare oro ed argento, dorma pure in ogni casa
conquistarlo con la lotta. > fra le f'este, fra le danze
E la madre a Lemminkàinen: d e l l e d o n n e a l t o c h i o m a t e! >
< Ahti, caro mio figliuolo ! L'ammonì la vecchia madre
Oro a casa non ci manca, e cercò di dissuaderlo: 130
in dispensaabbianto argento: < Non andar, caro figliuolo,
e da ieri solamente alle stanze di Pohjola;
ier mattina all'alba, il servo, se tu ignori la magia,
delle vipere arò il carnpo, I ' a l t a s c i e n z an o n c o n o s c i , '
zappò il campo dei serpenbi non andar di Pohja a' fuochi,
e I'aratro alzò un coperchio alle terre di Lapponia I
ecl il vomere un tesoro : Il Lappon colà t,'incanta,
centinaia eran pigiate quel di Turja ti costringe
e migliaia rinserrate; ne' carbon la bocca, e 'l capo
in dispensa la cassetta nell'argilla, e I'avambraccio t,{0
posi, in cima aila traversa. > fra faville, e in cener cakia
Disse il vispo Lemminkàinen: ed in calde pietre il pugno. >
100 < Della roba che v'è in casa Cosi disse Lemminkàinen :
non mi curo : dalla guerra < lli volean stregar stregoui,
vo' denaro, che più stimo incantar razze di serpi,
che non tutto I'or di casa lutti insieme tre Lapponi,
e I'argento dell'aratro : tuna certa notte esLiva.
porta qui la mia carnicia, uudi sopra utr gran pietrone,
le mie vesti clella.guerra ! senza ves[i nè cintura,
A Pohjola vo a far guerra, senzaun nastro avvolto in giro; r50

-72 -

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- /ÚU.
151.236
KALEYAI.,A_ DoDICESIxto nUNo

sarà il vispo rovinato :


tla me trasser quel Profitto
clillo pur con cento bocche,
cluei malvagi, quel guadagno
prestar fede non ti Posso:
clte trae I'ascia dalla PieLra'
nou sei tale incantatore
il trivello dalla rupe'
da star presso a quei di Pohja ;
il baston dal ghiaccio liscio'
nè di Turja sai la lingua,
morte da una stanza vuota'
nè ìa lingua dei LaPPoni >.
In un modo la minaccia'
In quel mentre Lemminkàinen,
ma itl un altro anclo a finire:
Kaukomieli visPo e bello,
mi nacciavan d'incantarnri'
era intettto a Pettinarsi,
160 mi volevan trasformare
i capelli a sPazzolarsi:
in un trave sul Pantano'
gettò iI petLin contro il muro
in un Ponte sopra il fango'
e le punte contro il tubo;
con la bazza nella mota'
disse poi queste Parole,
con la barba nella melma:
tali detti fece udire :
io Però, nhe sono un llomo'
< Piomberà su Lemminkèiinen
non Provai grande sgomento'
il malanno e la sventura,
nta mi feci mago anch'io'
' quando il pettin coli sangue'
io Pur Presi a far scongiuri'
sangue goccino le Puttte. >
e que' maghi coi lor dardi'
Parti il visPo Lernminktiinen
1?o quei guerrier con le lor sPade,
per Pohjola tenebrosa,
gli stregoni coi coltelli,
nonostante che la madre
gl'indovini con gli acciari'
I'ammonisse e dissuadesse.
li incantai nelle cascate,
Cinse tosto la cintura,
. giù nei vortici schiumosi'
indossò la ferrea giubba'
sotto i getti e gli zamPilli
affibbiò d'acciaro il cinto'
e i trementli mulinelli:
disse poi queste Parole :
colà dbrman gli stregoni'
< È piir fort,e I'uom, migliore
colA giaccian quei maligni
nella ferrea ed ossea giubba,
nella cintola d'acciaio ;
sì che, accanto agli stregoni,
l-t,'...;per Io sPalledei stregoni, dei malvagi non si cura
nè dei forti si sgornenta. >
tigei.,:nagli sonnecchian ti,
Prese poi la ProPria sPada,
maligDi addormentati.>
afferrò la lama ardente
:.;i1''" .-

:,..Trhttenev& sncor la madre


dal partire : che da Hiisi fu aftilata
e forbita dagli dèi
ed al fianco se la cittse,
nella fodera infilata.
leo a quel gelitlo.villaggio, Dove I'uomo si difende,

a Pohjola tenebrosaI d.ove il forte si Protegge ?

Un malanno certamente. Già, un pochino si difende,

piomberà sul bravo figlio, si protegge così il forte:

: -73-
.l.i'
: ,. Pr'Ìor.rxL - Eulctxtlo.
:..,-l:.,:

KALEYALA - DODICESIMO RIII{O - Q)a.237-323

nel palchetto della porta, vecchio padre che se' in cielo,


sulla forca che fa lume, che attraverso nubi parli,
nella corte sul sentiero, su dal ciel tí fai sentire t
240 all'estremo della soglia. Dammi una spada di fuoco,
L'uomo inoltre si difende dentro un fodero di fuoco,
dalla schiera femminile : ch'io gli ostacoli disperda,
debol è questa difesa, ch'io distrugga i malefizî,
nè i ripari son sicuri: ch'io rovini gli stregoni
così pure si difende sulla terra e dentro I'acqua,
dalle schiere di guerrieri, quei che stanno a me davanti,
t' della strada al biforcarsi, quei che stanno a me di dietro,
F. sopra atl una pietra az,zrrrra, che mi stanno sopra, accanio,
nelle mobili sorgenti, che mi stanno acl ambo i flanchi.
2.i0 le fontane spumeggianti,
i ch'io disperda questi maghi
[,, presso i vortici e le rupi coi lor archi e i lor coltelli,
di cascata impetuosa. gl'indovini e i loro acciari,
Disse il vispo Lemminkàinen i maligni e le lor spadc ! >
I clueste magiche parole :
I . Quindi il vispo Lemminkiiinen,
* Su, da terra, con la spada, il leggiadro I(aukomieli
eroi vec'chi quanto il mondo, fischiò, ecl ebbe dal boschebto
i
I con le spade, dalle fonti, il pulledro dal crin d'oro; 30c

su gli arcieri, dai torrenti ! lo aggiogò, bene bartlato,


Sorgi, bosco, con tua gente, alle stanghe, cluel focoso :
260 selva, con tutte Ie schiere, si sedè poi nella slitta,
vecchio, con le alpestri forze, si gettò nel suo carrett,o :
spirto d'acqua, coi terrori, il corsiero con la frusta
madre d'acqua, con t,ua turba, e c c i t ò ,d i p e r l e a d o r n a ;
veglio d'acqua, col potere, corse via, sparìa la strada
ninfe, su da ogni vallata, fra 'J fruscio ù'argentea sabbia,
dalle fonti, in lieve veste, fra 'l rumor dell'aurea landa. 310
per protegger I'uono solo, Anclò un giorno, un altro giorno,
per star col bravo figliuolo, andò ancora un terzo giorno;
sì che a nulla valga I'arco quando venne il terzo, appunto
nè I'acciar dell'indovino, a un villaggio egli era giunto.
nè il coltello di stregoni, Ed il vispo Lemrninkiiinen
nè pugnal di tiratori. con la slitta va veloce.
Se bastar ciò non dovesse lungo la strada piir bassa
allri mezzi ancor ricordo, verso la piir bassa casa ;
volgo in alto il rnio sospiro, sulla soglia egli domanda,
su lo volgo, ad Ukko, it dio dice, presso Ia tettoia : 320

ehe le nuvole trattiene, * C'è qualcuno in cluesta casa


regna sulle nuvolette. che gli levi la pettiera,
Ukko ! Ukko, dio supremo, che gli butti giir le stanglhe,

-?4-
KALEYALA _ DODICESIMO R(INO - aú. 324-409

lungo la piir alta strada


che gti tolga le tirelle ? >
verso la casa PiÌr in alto.
Giùr da terra, dalle scale
gli rispose un ragazzino:. Quindi it visPoLemminkàinen,
arrivato a quella casa'
< Non c'è alcuno in questa casa
fece uclire questi detti,
che gli levi la Pettiera,
queste magiche Paroìe:
che gli butti giir le stanghe,
< Hiisi, taPPa al can la bocca,
330 che gli tolga Ie tirelle' >
le mascelle all'abbaiante,
Non si turba Lemminkàineu,
una sbarra sulle labbra,
picchia, schiocca con la frusta
nn cavicchio in mezzoa' denti,
tutta aclorna di Perline,
ch'ei non abbia ad abbaiare,
con la slitta va veloce
finchè I'uomo sia Passato'>>
lungo la strada di mezzo,
alla casa in mezzo Posta: Quanclo giunto fu al cortile, r
' 3so
picchiò in terra con la frusta
sulla soglia egli domancla,
si levò nebbia dal suoio,
dice presso Ia tettoia:
nella nebbia un Piccol tlomo:
<,C'è qualcuno in questa casa
questi sciolse Ìa Pettiera'
che al caval levi le briglie,
questi tolse le tirelle.
che gli sciolga Ia PeLtiera,
Quindi il visPo Lemmink?iinen
che gti tolga le tirelle ? o
ascol[ava tutto orecchi,
DaI camin stritlò una vecchia '
senza che niun lo saPesse'
dal sedil, la linguacciuta:
che nessuno gli badasse:
< Trovi certo itt quesLa casa
dal di fuori senti canti,
chi at caval levi le briglie' 390
attraverso il musco, versi,
chi gli sciolga la Pettiera'
per i muri e le flnestre
chi gli tolga le tirelle ;
suonatori e cantatori'
ce ne sono certo dieci,
Gettò un sguardo nella stattza,
cento &ncor' se ttt ne vuoi,
di nascosto un'occhiatina :
che provvedono al tuo viaggio'
era piena di stregoni,
che ti dànno anche ttn cavallo
pieni i banchi di cantori,
pcr manclarli, brtttto rosPo,
lungo i muri, suouatori,
alla casa, alla ttta tet'ra.
ttotti maghi sulla Porta,
Ia dimora cli tuo Padre,
indovin seduti in fondo,
il soggiorno di tua madre, loo
sulla stufa incantatori :
alle porte del fratello'
gli scalin della sorella' rime làPPoni a cantare'

prima che finisca il giorno, versi d'Hiisi a mormorare'

a60 - prima che tramonti il sole. '> Eal il visPo Lemminktiinen

Non si turba Lemminkd,inen, cercò allor di trasformarsi'


.
clice allor queste parole : osò Prendere allra forna,

< Ben starebbe una frecciata per tln angolo Passantlo

alla vccchia bazza-agvzza. >> penetrò dentro la stanza:

Spinse a corsa il suo corsiero, disse Poi queste Parole:


< Buono è il canto, quando è a fi.ne'
con fragore andò veloce,
KALEYALA - DODICESIITTO &UNO - aa. 410-493

410 \bello il verso, quand'è breve; in cantori dei peggiori ;


meglio è scienza risparmiare, le lor bocche eurPì di sassi,
che nel bel mezzo troncare. > ricoprì di pietre lisce
Di Pohjola la signora quegli eccelsi incantatori,
proprio in me,zzoal pavimen[o espertissimi cantori.
si agitò, si mosse ratta, Li incantò, li fe' restare
disse poi queste parole: quali presso, quali lungi:
< Eppur c'era un ean ringhioso, nelle selve isterilite,
c'era un can dal ferreo pelo, nei terreni non arati,
che mangiava carne ed ossa, dentro i laghi senza pesci,
420 che inghiottiva il fresco sangue; dove perca non si vede,
chi degli uomini tu sei, dentro i vortici di Rutja,
qual ti chiami fra gli eroi, la cascata impetuosa,
che per l'angolo passando sotto I'onda che spumeggia,
penetrasti nella stanzq, atbraverso sassi e rupi,
senza che ti udisse il cane, per bruciare corne fuoco,
l . .
ti vedesse ed abbaiasse? > sfavillar come scintilla.
*" Disse il vispo Lemminkàincn: Cosi il vispo Lemminkiùinen
< Io non sono qua venuto incantò tutti i guerrieri
senza scienza di magia, con le loro spatle ed armi,
430 senza intendermi d'incanti, incantò giovani e vecchi,
senza la dottrina patria quelli pur di età di mezzo;
e i precetti de'maggiori, lasciò un solo senza incan[o,
perchè il cane mi mangiasse, un mandriano cattivello,
mi sentisse, mi abbaiasse! nn vecchietlo mezzo cieco.
mi ha lavato la mia mamm&, Il mand"riano l\{àrkilhat[u
mi lavò da bambinello disse allor queste parole :
per tre volte a notte estiva, ( Oh di Lempi vispo figlio,
nove voite ad autunnale, vecchi e giovani incantasti,
si ch'io fossi in ogni strada quelli pur di età di mezzo,
440 mago, dotto in ogni terra, perchè me tu non incanti ? >
incantar potessi a casa, Disse il vispo Lemminkilinen:
fuor di casa affascinare. > < Non gettai su te I'incanto,
Ecl il vispo Lemminkàinen, perchè odioso sei a veclere
il leggiadro Kaukomieli senza pur miei malefizî:
prese tosto a far scongiuri, poichè già da giovinetto
carmi magici a cantare: mandriano cattivello
fuoco spruzza la pelliccia, corrompesti la sorella
fuoco gli occhi gli rischiara, da tua madre generata :
mentre canta Lemminkàinen i cavalli rovinasti,
450 i suoi magici scongiuri. le giument,e tormentasti
'lrasfbrmò
quei gran cantori sul palude, in terra asciutta,

-76-

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KAL,EVAI-,A - DODICESIMO RUI'IO aÚ' 494-504

presso al mobile Pantano.>> vorticoso fiume sacro,


Il mandriano Màrkàhattu per spiare Kaukomieli,
per attenclerLemminkàinen,
s'adirò, Pieno di sdegno:
quando reduce da Pohja
usci fuor lungo la Porta,
ritornassea cas&stta.
tlal cortile andò sul camPo,
corse al fiume di Tuonela,

r
i

- l l 4
IIr TREDICE SIMO RIII{O.

Disse il vispo Lemminktiinen tese l'arco, preparati


alla vecchiadi Pohjola: i suoi dardi e le sue frecce:
< D a mmi o r, v e c c h i a ,l a tu a fi gl i a, di ssepoi questeparol e:
dammi quella tua fanciulla, < È ferrata già la lancia,
la miglior di quante sono, assettateson le frecce
la ragazza la piir alta. >> a piegarsi è pronto I'arco:
La signora di Pohjola non aucora nei pattini
gli rispose,cosÌ disse: infilati sono i piedi.>
< Non ti do la mia rag,azza Ed il vispo Lemminkàinen
t0 come spos&,la mia figlia, ecco pensa, ecco riflette
non la meglio, non la peggio, dove prenderei pattini,
la piir alta o la piÌt bassa: di che cosa debba farli.
[u ne hai già sposataun'altra, Va di Kauppi alla dimora,
hai già avuto una massaia.>> di Lyylikki alla fucina:
Disse il vispo Lemminkàinen: <<Oh tu, savio Vuojalainen,
< Lego Kyllikki al villaggio, Kauppi, caro mio Lappone,
alle soglie forestiere, fammi due scarpeda neve,
alle scale del villaggio; scarpebelle, ben scavate,
piglio gui moglie migliore, con l e qual i I' al ce d' H i i si
prendo questa tua figliuola, nei remoti campi i o gi unga!>
la piir bella e piir leggiadra CosÌ Lyylikki gli disse,
delle donne altoehiomate.>> pronto Kauppi gli rispose:
' La signora di Pohjola: < Tenti invano di arrivare
< Non do, no. la mia figliuola, alla corsa I'alce d'Hiisi :
ad un uomo buono a nulla. pigtierai qualchealberaccio
-a un guerriero vagabondo: ed ancora a gran fatica. >
la rag,azzamia domanda, Non si turba Lemminkà,inen,
chiedi allor quel vago fiore, di ce al l or questeparol e:
quand.oavrai raggiunto I'alce < Fammi tosto i due Pattini'
nei lontani campi d.'Hiisi.> che li possa adoPerare!
Ed il vispo Lemminkèiinen d' H i i si I' al ce gi unger vogl i o
ferrò tosto la sua lancia. nel remoto campo d' H i i si . >

-79-
|,'".
l. ,.' t

rÍ ALEYALA - T*EDrc,srilro
nuNo - t)u. 65-150

E Lyylikki di patrini
ed Juutaì una renna:
fabbro e artefice valente,
con un ceppo fe' la testa,
il sinistro fe' d,autunno
corna, di rami di salcio,
e scavò d'inverno il destro,
piedi, giunchi della spiaggia,
in un giorno, un altro giorno
gambe, pali del pantano,
7o fe' 'l bastone ed il cerchietto.
spalle, gli assi del recinto
Il pattin sinistro pronto
e per vene strame secco;
ed il destro da aalzare,
occhi fe' di loti gialli
pronto pure era il bas[one
e di azzurri fe' gli orecchi;
e fissati i due cerchietti;
pelle, di scorza d'abete
una lontra val la mazza,
e per cerne, legno marcio.
runavolpe bruna il cerchio.
Ammoniva Hiisi I'alce,
I pattin spalmò di grasso,
così disse alla sua renna:
unse col sego di renna,
<<Ora salta, alce di Hiisi,
riflettè per un momento.
80 corri, nobile animale,
disse poi queste parole :
< Ci sarà forse qualcuno al giaciglio della renna,
alle tene di Lapponia,
nella stirpe che su cresce.
sÌ che sudi I'uom che corre.
che calzare osi iì sinistro
soprattutto Lemminkàinen.>
ed il destro mio pattino
?>>
Corse allora I'alce d'Hiisi,
E l,ardito spensierato
si affrettò la nobil renna,
Lemrninkd,inen cosi disse :
di Pohja pei ripostigti,
<<Certamente c'è qualcuno
per le terre di Lapponia:
nella stirpe che su cresce,
in cucina urtò la brocca,
che calzare osa il sinistro
eo giù la pentola dal fuoco,
ed il destro tuo pattino. >
nella cenel.ela carne
S'addossò la sua faretra.
rovesciò, versò la zuppa.
prese I'arco sulle spalle,
Si Ievò grande tumulio
nella man strinse il bastone,
fra la gente di Lappcnia:
scivoÌu con il sinistro
ecco i cani ad abbaiare,
e pigiò col pattin destro
; ecco a piaugere i barnbini,
disse poi queste parole :
ecco a ridere le donne,
<<Non c'è nel mondo di
Dio altra gente a brontotare.
sotto la volta del cielo,
Lemrninkàinen spensierato
non si trova in questo bosco
lrÌ0 inseguiva sempre I,alce
chi con quattro piecìi cot.ra,
per paludi, per i campi,
che raggiunger non si possa,
per foreste clissodate
bellamente oltrepassare :
fuoco usciva dai pattini,
coi pattin di Lemminkàinen.
fumo usciva clal bastone
del figliuolo di Kaleva. ;
non ancor vedeva l,alce,
Si trovò Hiisi ad udire,
no 'l vedeva, non l,uclivà.
Juutas pure ad ascoltare;
Va per monti, va per valli,
Hiisi un alce tosto fece
va per [erre dietro al mare.
150

-80_
- AÚ.151'23Ú
KALEYALA _ I'NEDICTSIIITO NUNO

v a p e r o g n i b o . s c od ' H i i s i ' ed il broclo snlla brace. t>

e di l(alnra irl ogrli lattda, Poi I'arclito e spertsierato

alltr llorte passil ittttattzi, L e m r n i r t k à i t t e n ,n e l l a t t e v e

e di Kalna oltre la seclc; penetrò col piè sinistro,

girì la llorte aPre la bocca, come vipcra nol lieno;

Iialnra già Piega ia testa scivolò, sparve tra' Piui

per gherrnire quell'èroe, q u a l v i v a c c s e r p e n t e l l o;

inghiott,ire Lemminkiiirlen; scivolando, cosi disse,

non arrivano a afferrarlo, col bastone nelle maui:


( Chi c'è d'uotnini in LaPPonia
a raggiungerlo neppure'
Da percorrer gli resLava veng&tì tut[i a Port.ar ì.'alce,

un sol tratto, utr cantuccittcl chi di donne c'è itt LaPPorlia

su cli Pohja ttel cottfiue, tutle lavin le marmitt,e,


s u n e l l a g o d i L a P P o n i a: quanti sono qtti bambini

cofse allor Per trùverslrlo' vengùn trucioli a raccÓrre,


per tentar qtiel cattIuccino' di Lapponia le marmitte
gittttto, tut[e cuociano quell'alce ! >
Q u a n c L oi n c i m a e g l i f u
ecco udi grande t u m u l t o Si slanciò con tubta forza",

sn di Pohja nel confine, spinse il pieile, scivolaudo :

f r a l a g e n t e c l i L a P P o n i l r: una volta sPinse e quasi

udì cani ad abbaiare, agli sguardi era sParibo:

uclì piangere i bambitii, spinse la seconda volta,

ttdì ridere le dotlne, nè I'orecchio PiÌr I'udiva;

udì gli altri brontolare. alla terza, sulla schiena


Lemnri nkàiuen sPensieratcr ei balzò dell' alce d'Hiisi.

scivolò tosto a quel luogo Prese d'acero un PiuoJo,

verso I'abbaiar de' catti, fece un laccio di betulla

fi'a la gente cli LaPPonia. per legare I'alce d'Hiisi

Colà giunto così tlisse, nel recinto delle qtierci :

clottandò, colà venuto : < AIce d' Hiisi, sta' qui fermo,

* Perchè qui ridon le donne, qui saltella, nobil renna ! >>

r i c l o n c l o n n e ,P i a n g o n b i m b i , E la schiena gli toccava,

ecl i vecchi fan lamenti, la pelliccia accarezzaYai

ecl abbaiano i barboni ? o < Stare adesso ben vorrei,

< Perciò ridono le clotttte, cli clormire ben godrei


ridon donne, Piangon birnbi, con la giovine tlonzella,
ed. i vecchi fan lantertti la, crescente colombella. >
ed abbaiano i barboni: Si sdegnò I'aice di Hiisi'

chè di qui passò veloce a calciar Prese la renna,


d'Hiisi I'alce dai piè lisci; disse poi queste Parole :
in cttcina urtò la brocca, < C h e t , i P i g l i L e u c P o ,q u a n d o
giir la pentola dal fuoco vuoi dormir con la donzella,
rovesciò con le vivande stare cou la ragazzetta ! >

-81 -

PlyoLrNr. _ Edeuulu,
KAI'EYAI'A - TREDICESIMO RUNO - ut:. 237'270

E tirò con tutta forza, si piegò nel fonclo il destro,


strappò il laccio di betulla, si spun[ò lo spiede, e fuori
s p e z z òd ' a c e r o i l p i u o l o , dal bastone uscì la ghiera :
21,1 buttò giir di querci il chiuso I'alce d' Hiisi via correva
e poi corse via veloce, sì che più uon si vedeva.
corse via, troppo leggera, Ed il vispo Lemminkiiinen,
traversò paludi e cantpi chino il capo, tristamente 260
e colline tutte macchie, alla roba sua gttarclava,
nè piir I'occhio la seguiva, in tal modo poi parlava:
nè I'orecchio piii I'udiva. <<I![ai piir vada, in nessun tcmpo,
Ecl allor I'ardito e forte nn altr'uomo piit si arrischi
si sdegnò, pieno di rabbia, a rincorrel eoi pattini
divampò di forte sdegno, I'alce d'Hiisi dentro al bosco,
r r s e g u i I ' o r m e d e l l ' a l c e: com' io feci, meschinello,
ma il pattino di sinistra che ho perduto i bei pat,tirti,
si spezzò sotto del foro, c h e h o s p e z z a t oi l b u o n b a s t o n e ,
s i s p e z z ò ,g l i u s c ì d a l p i e t l e : c h e h o s p u n t a t o a n c h e l o s p i e d et > 2 7 ù

-82-
IIr QIIATT()lìDIO E SIM O BI]IT O.

fa' che I'uom raggiunga il bosco'


Ed it visPo Lemminktiitreu
la foresta Palutl"osa
a, pensare allor si misc
clove prenderà la Preda,
qual via fosse tlir Pigliarc'
troverà la selvaggina I
vet'so d'ove PatLinare:
Nyyrikki,. figlio di TaPio'
I'alce d'Hiisi se lasciasst-
puro ttal berrebto rosso'
ed a casa ritornasse'
per la strada incidi tacche'
o tenbar clovesseancora'
fa' dei scgni sulle lopi'
avanza,rsiPiano Piatro'
sì ch'io stolto la via trovi,
che gioisse la signora
io straniero non mi Perd'a
1ù e la vergine del bosco'
mentre in cerca vo di Preda
Disse allor quesLeParole'
: e sosPiro il don del boscol
prontrnziò questa Preghiera
Ilielikkiboscaiuola,
< Ukko t Ukko, dio suPremo'
! madre tlalle belle forme,
padre che nel cielo stai
fa' che I'oro corra innanzi'
fammi buoni ora i Pattini'
che I'argento venga incontro
falli raPicli e veloci,
ì a ques['uomo che lo cerca
ch'io bcn Possa scivolare
imploranclo 8u' suoi Passi!
attraverso laghi e terre
Prendi Ie tue chiavi r1'oro
verso d' Itiisi le contracle
dall'anello sulla coscia:
c di Pohja gli scoPeti'
l a d i s P e n s aa P r i d i T a P i o '
allo vie tlell'nlce d'Hiisi'
il castello della selva,
ai sentieri della renna I
mentre a caccia Passo i giorni'
.Dalla gente, dai grterritrri'
a cercar la selvaggina !
vo alla selva, a opra lontana
Se badar non Puoi tu stessa'
pcr la strada di TaPiola
- mantla allor le tue ragazze
e di TaPio Per le case'
a badare, le tue ancelle'
Atldio monti, ruPi addio'
ubbid.ienti al tuo comando:
acìdio abcti risuonan[i,
notì saresti una massaia
piopPi chiari, vi salttto,
sc r&gazze nolì avcssi'
salvc a chi vì clice arltlio !
non ne avessi cctlto o millc
Siatc tttn&ni, umitli lloschi'
'IaPio' obbedicnti al tuo comatltlo'
sii benigno, clolce

-83-
KALEYAI'A - QUATT'OkDf CEBIMO RUI{O - ua. 65-150

per badare a tutto il gregge, perchè avvolta in sozzi cenci,


custodir tutte le mandre. tutta nera di figura,
Boscaiuola piccolina strana e brutta nell'aspetto,
' . t u l l o b o c c a i n z u c c h e r a t a! ripugnante ancora il petto
isnona il piffero melato,
e deforme di statura ?
sLlona il dolce zufoletto Quando prima errai nel bosco,
nell'orecchio alla benigna, c'eran quivi tre castelli,
delle selve alla signora, un di legno, I'altro d'osso
si che subito lo senta ed il terzo era di sasso;
e si svegli rlal dormire; v'cran sei finestre d'oro
poichè niente affatto sente a ogni muro del castello
nò si sveglia in alcun modo, €ì per cluelìe guardai dentro:
benchè io preghi, hench'io implor.i, appoggiato alia parete
beneh'io rnuova I'aurea lingua > il padrone vidi, 'lapio
E I'allegro Lemnrinkàinen e cli Tapio la consortc,
va pnr senza la sua preda Tellervo, cli Tapio figlia

ltl attraverso campi e laghi,


aspre ed umide foreste,
e di Tapio I'altra gerrte,
e cla tulti oro frusciava
alsi nronti del Signore ed argento tremolava;
e di Hiisi arse brughiere. la signora delle selve,
Scivolo per un, du'e giorni, la benevola massaia,
ma venuto il terzo giorno avea d'oro i braccialetti
era giunto acl un gran monte: ecl anelli d'oro in dito,
si rizzò su una gran pietrat, u n d i a c l e m ad ' o r o i n c a 1 l o ,
guardò verso il maestrale, fibbie d.'oro nei capelli,
oìtre i laghi a trtrmontana agli orecchi cerchi cl'oro
viclele case di Tapio; ed al collo vaghe perle.
risplenclevan I'anree portc Dolce donna dellc selvc.
dai pantani a tranlontana, cara nontra di r\letsola,
dalle macchie sotto il mon[c. butt,a le scarpedi paglia
Ecl il vispo Lenuninktiinen ecl i sandali di scorza,

,il s'accostò dti cluella partc,


s ' a p p r e s s ò ,s i n r i s c s o t t o ,
g e t , t av i a q u e i s o z z i c e r r c : i ,
la camicia cla lavoro,
giir rli 'fapio alla finestra e le fauste vesti inrlossa,
s'accluattò per osservare : la camicia clel regalo,

il 100 sotto Ia sesta linestra


s t a r v a nl à l e d o n a t r i c i ,
mentr'io passo le giornltc
& cercat'preda ncl bosco.
stese a terra, sonnecchianclo Chè mi devo infasticlire,
con lc vcsLi cla lavoro, g r a n c l en o i a r i s e n t i r . e ,
con i sudici lor sLracci. s t a n c l oq u i v i a m a n i v u o t c
. D i s s ei l v i s p o L i € r t r r n i r r l i i i i n c: n senziì avere alctrrra precla,
< Oh signora dellc selve, se tu mai me la concecli,
pcrchè in vcste c1aìavoro. ttna volta non la doni :

-8'f-
- 1)u'151'236
KALEV ALA - AUATTORDICESIMO nul{o

E oltre il solco via saltasse,


senza preda, senza giola
per le orecchie e per le corna
lungo è il di, la sera è noia'
\recchio dalla barba grigia, nella via tu lo ritorna !
Ci son rami sulla via ?
c h e d i m u s c o h a i l a P e l l i c c i a!
or di tela vesti i boschi tosto toglili di mezzo:

e di panno le foreste ci son tronchi sulla strada ?

e cli lana coPri i PioPPi' tosto tu spezzali in due.

di begti abiti gli ontani Se una siepe si fraPPone,


giii la tira tu di sbieco,
e d'argento adorna i Pini,
160 fregia poi d'oro gli abeti, oltre il quinto ramoscello,

ed ai larici Pitr vecchi oltre il settimo dei Pati.

fa' di ferro la cintura : E se un fiume si fraPPone,

fìori d'oro alle betuìle, la via taglia un ruscelletto,

sonagliere cl'oro ai tronchi: prendi seta Per un Pontc,


parrno rosso per un asse'
f&' com'era in temPo auLico,
come nei passati giorni, chè così passi lo stretto,
210
che I'abebo come luna, attraversi cosi I'acqua

come sol brillava il Pino, oltre il fi.ume di Pohjola'

oclorava miele il bosco la cascata sPumeg$iante.


170 e siroppo la foresta, Oh di Tapiola Padrone,

e dall'orlo della selva oh di Tapiola Padrona,

gocciolava burro e mosto. vecchio dalla barba grigia,

Nlite figiia della selva aLìreo re della foresta,

e cli Tapio, Tuulikki ! oh l\Iimerkki boscaiuola,

spingi it gregge sul declivio oh siivestre donatrice,

c negti ampi aPerti boschi: vecchia dal mantello azzurro,

e se a correr fosse tardo, clonna dalle calze rosse !

fosse pigro a galoPPat'e, Vieni e cambia meco I'oro

una frusla dal boscheLto, e I'argento meco muta:


160 cìallavalle una betulla I'oro mio come la luna,

prcncli, e i fÌanchi gli accarezzLrl cotne il sol veccl'tio è I'argen[o'

p i c c h i a t o r t e s L r l l as c h i e u a , Guaclagnarlo volli in guerra,


nella lotta rnirlacciosa;
fa' che salbino veloci,
si cousuman nella borsa,
corran rapidi dinanzi
a quest'ttom che sempre ccrca' si scoloran nel sacchetto,

sempre segue le lor tt'acce! se nessLlno cambia I'oro,


a mutar Yieue I'argento >'
Quando il gregge al solco vellga,
h - r u g oi l s o l c o b n I o s p i n g i ; Cosi il visPo Lemminkàinen

stcndi itrnanzi le due palmc, Iungo ternPoscivolatrdo,


1C0 dai due lati a trattenerlo, canLò r'ersi in fondo al bosco,
chò il bestiame via noir sc;rppi, carrtò dcntro tre foreste,
oltre il solco faccia utr salto; propizio del bosco il sire,

c quancl'anche esso scapPassc, clclla selvarla signora,

-65-
{i;
;ni.

KALEYALA - QAATTORDICESIMO RUNq - aa. 237-322

ed a sè fece benigna prese le sue guide d'oro,


ogni vergine di TaPio. la cavezza sua cl'argento,
Spinser fuori a grande corsa e parti per ricercare
2{0 I'alce d'Hiisi rimpiattato, il destrier dal giallo pelo
giir di Tapio sotto il monte, nei remoti prati d'Hiisi.
sulla costa del castello E veloce egli si avanza,
Yerso I'uom che lo cercava, lesto e rapido cammina
che scongiuri pronunziava. ai recinti verdeggianti,
Eat it vispo LemminkÈi,inen al confin del sacro campo;
pose il laccio sulla schiena colà cerca egli il cavallo
e sul collo di quell'alce, dalla gialla ampia criniera:
clel cammello di Hiisi. tien le briglie alla cintura,
perchè calci non menassc sulle spalle i finimenti.
s'egli il dorso gli toccasse. Cercò un giorno, cercò trn altro,
Quintli il vispo Lemminkàitren qnando venne ii terzo giorno,
pronunziò queste parole : salì sopra un alto colle,
< Della selva e della terra, montò sopra ad una, rupe,
delle lancì.ebel signore, guardò verso I'oriente,
ÙIielikki boscaÌuola, piegò il capo verso il solc:
clella selva donatrice t sulla sabbia il destrier vicle,
Vieni adesso a prender I'oro, vide il giallo fra gli abeti
vieni a scegliere I'argento, e spruzzavanfuoco i crini
stencLia terra la pezzuola, e fumava la criniera.
spiega il pitr bel fazzoletto Cosi disse Lemminkàiinen :
sotto I'oro rilucente < Ukko ! Ukko, dio supremo,
e I'argento risplendente, che le nubi reggi e regni
perchè in terra non si sparga, sulle vaghe nuvolette !
snl terren non si sparpagli. > Apri la celeste volta,
Se n'andò poscia a Pohjolar, fa' del cielo una finestra,
arrivato colà, disse : manda grandine di ferro
< Già raggiunsi pattinando e di ghiaccio piovi pezzi 310

I'alce d'Hiisi dentro i campi; sopr& il buon cavallo d'Hiisi


dammì, o vecchia, la tua fìglia con la macchia bianca in fronte !
2i0 c o m e g i o v i n e s p o s i n a .> Ukko, I'alto creatorc,
La signora di Pohjola, dclle nubi eccelso sire,
Louhi, gli rispose allora: lacerò del ciel la volta
< Ti darò la mia figliuola e spezzò del cielo il fonclo
come giovine sposina, e nevischio piovve e ghiaccio,
qnando tu ponga le briglic piovve grancline di f'erro
d'Hiisi aì. plran cavallo rosso, (piir piccirtti della testa
clalla bocca spumeggia,ntc, d'un c&\'&[o, ma piir granclcr
nei remoti prati cl'Hiisi. > cl'nna testa d'nomo), sopra
'l'osto il vispo ci'Hiisi il nobile dcstriero.
Lemminkàinen

-86-

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- au. 323-408
K AL EY AL A - QUÀ'T'1'ORD I CE SI M O nUI{O

aggiogai d'Hiisi il cavallo


Ed il visPo Lemminkàiuetr
clai recinti verdeggianti,
si fe' presso Per vedere,
dal confin del sacro campo;
si accos[ò Per ossel'vare'
giù raggiunsi d'Hiisi I'alce
disse poi queste Parole :
uei remoti camPi d'Hiisi;
< Buon cavallo di Hiitola
danmi, o vecchia, la tua figlia
clalia bocca sPumeggiante,
per mia giovine sPosina ! >>
porgi adesso il ntuso d'or{r,
La signora d.i Pohjola'
rnetti il caPo tuo d'argento
Louhi, disse di rimanclo:
clentro I'aureo cerchio, dentro
< Ti darò la mia figliuola
questi bubboii d'argento !
per tua giovine sPosina,
Io non ti tratterÒ male,
quando il cigno avrai trafìtt'o,
nè ti spingerò severo:
tlel torrente il forte augello,
nella strada utt Pezzettino,
di Tuoni nel nero fiume,
nel tragitto un Pocheltino,
giir nei sacri mulinelii;
alle stanze di Pohjoia
una volta devi trarre
dalla suocera severa'
e scagliargli un solo dardo. >>
tron ti tocco cort la sferza
Ud il visPo Lemminkà,inen,
310 nè ti picchio con la fi'usta,
il leggiadro Kaukomieli
rna ti tocco cou la seta
a cercar si mise il cigno,
e c o n u n P e z z od i P a n n o . >
il cantor dal cóllo lungo,
Il cavallo rosso d'Hiisi
di 'fi,roni uel fiume tìero'
dalla bocca sPumeggiante
nell'abisso di l\lanala.
mise allora il muso d'oro,
Corse rapido e veloce
ficcò it capo suo d'argento
aftretlando sempre il' Passo
dentro il cerchio d'oro, dentro 'luon'ela,
a quel flurne di
i bei bubboli d'argetlto'
a quei vortici sacrati,
Cosi mise Lemminkài.ineu
col grand'arco sulle sPalle,
e le briglie e la cavezza
col turcasso sulla schiena.
al cavallo bocca-d'-oro,
Il mandriano llàrkiihattu,
saltò svello sulla sella
ii vecchieLto mezzo cieco,
del destrier caPo-d'-argento
stava presso alla fiumana
con la macchia bianca itl fronte :
di'l'uonela vorbicosa,
il destriero frustò forte
si voitava e riguardava
con la sua sferza di salcio,
se venisse Lernminkàiinen.
fe' di strada un breve tratto,
I'inalmente, un certo giorno
corse verso le montagne,
vide it visPo Lemminkà'inen
verso i colii di Pohjola,
ch'era giunto e s'appressava
v e r s o l e n e v o s ev e t t e : 'Iuonela,
a quel flume di
a Pohjola giunto, entrava
dal cortile nella stanza; alla raPida cascaba

disse poi queste parole ed ai vortici sacrati.

quando a Pohjola fu giunto: ìIandò un'idra su dall'acqua,

< Al d.estrier Posi le briglie, un serpente su dall'onde

-E7-
KALEYALA - QUAT',TORDTCE
SIMO nUl{O

che passò traverso il cttore, Sì dal guercio di Pohjola,


410 d'Ahti il fegtrto trafisse dal ntandriano lltirkiihuttu
dtr sinistra, dall'ascella Lemminkilirtett fu trafilto,
trapassò la spalla destra. rnorto il figlio di Kaleva
Bd it vispo Leurrninkiiinen di Tuoni nel nero fiutne.
ben senLiI'aspra f'elita; nei rnaligui ruulinelli :
disse allor queste parole : cadde il vispo Lemminkiiinen
<<Una brutta cosa feci con fracasso nel torren[e,
non pensando a tlimartdare fra lo strepito deli'oncle
alla cara genitrice nelle stanze di Tuonela.
solamentedue parole, Ed il figlio sanguinario
tutt'al piir tre parolitre, di Tuoni, con la sua spacla
per saper come canìpare lo tagliò, lo colpi forte,
in tal giorno di sventura: sì che scintillò la lama :
io non so dell'idra il danno tagliò I'uotno in cinque pezzi,
ed il morso d.el serpente. lo ridusse in otto brani,
'I'u che in seno m'hai porLato lo buttò dentro 'fuonela,
e con stenti custodito!... dentro .l'acqua di l\Ianala:
' I u s a p e s s i ,i m m a g i n a s s i < Là per sernpre sta' disteso
dov'è il misero tuo liglio, col tuo arco e le tue frecce:
ben verresti qui correndo tira ai cigni dentro iI fiume,
430 pcr soccon'ersenza indugio agli uccelli sulle spoude! >
il figtiuolo poverello, Tale il fln di Lemminkiiinen.
per salvarlo dalla urorte, dell'altero pre[endente,
perchè gli occhi non chiudesse dentro la nera fi.urnana,
cosi giovan, cosi forte. > neli'abisso di IIanala.

-88-

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IIJ QI]INDIOESIMO RI]I{ o.

per inosPiti sentieri


,' Ma il Pensiero della mamma
e per vie non conosciute:
era sempre al suo figliuolo:
chè dal Pettin sa.ngue cola,
< Dov'è anclato Lemminkiiiuen' >
clalla sPazzola giÌr sgorga'
dove sParve Kauko mio,
Guardò it Pettine la madre'
ch'io non sento d'ir che torni
> lo guardò tutta PiangenLe'
clal suo viaggio al suo Paese?
disse tutla addolorata :
Non saPea la Poveretta'
<<Ahimè, miseri miei giorni'
quella mesta genitrice,
sfortunata vita rnia I
dove fosse la sua carne'
già il mio misero figliuolo'
10 il suo sangue si movesseI
il mio Povero ragazzo,
clelle coccole sul monte,
capitato è in tristi giorni,
sttlla land,a di brughiere ?
la sventura ha colto il forte
era forse allor sul mare,
e I'allegro, la rovina;
sopra I'ontì.e sPumeggianti ?
già dal Pettin sangue cola'
oppur detla gran battaglia >
dalla sPazzola giir sgorga !
nel terribile tumulto,
Con le mani atzò la vesbe'
con le gambe dentro il sangue'
la tirò f'n sul ginocchio
col ginocchio rosseggiante?
e parti Per lungo viaggio,
Kyllikki la bella donna
piir veloce che Potesse :
riguard'ava d''ogni intorno
suonò il colle de' suoi Passi'
nella casa' nel cortile
s ' a l z ò i l P i a n o , s c e s ei l m o n t e '
d ell' allegro Lemminkè['inen;
s'abbassarono le alture'
guarda il Pettin Ia mattina
s'innalzaron Ie bassure'
e la sPazzola la sera:
AlIe stanze di Pohjola
venne un giorno' una mattina
giunse, e chiese di suo fìglio;
e clal Pettine colava
cosi chiese, così disse:
sangue, e sangue gocciolava
* Oh, signora di Pohjola'
dalla sPazzola quel giorno'
dove tu me I'hai mandato
Kyllikki,la bella donna, ?>
il mio figlio Lemminkàinen
clisse allor queste Parole :
Di Pohjota la signora'
( Già da me Partì il mari[o,
Louhi, le risPose allora:
il bel Kauko mio scomparve

-89-

Plvnr,rut' - llnletxtlu'
EALEITAI'A - QUINDICESIMO ITUNO- aa. 65'150

< Di tuo flglio non so niente mi prenclesse il santo augello :


cbve andò, dov'egli sParve: or di lui non so piùr nulla,
alla slitta gli ho aggiogato nè se I'ha colto sventura
un destriero ben focoso: o un ostacol trattenut,o:
nel nevischio si è sommerso chè non sento dir che torni
o nel mare egli è gelato, a riprendere la sposa,
o di lupo o d'orso flero a richieder la ragazza",r>
nella gola è capitato.> E la madre, lo smarrito
Ma la madre così disse: ricercava. fra i lamenti :
< Queste son certo menzogne ! come lupo, fra i paduli
Orso o lupo non divora fra le selve, a guisa d'orso
la mia prole, Lemminkàinen: come lontra, itr tnezzo all'acqtta
con le dita abbatte i luPi, come tasso, pe' i sentieri
con le mani at,terra gli orsi ; Iungo il margin, come rìccio
e se dirmi non vorrai come lepre, lungo i laghi :
dove tu mandato I'hai, gettò i sassi da una parte,
spezxo I'uscio del granaio torse i tronchi, i rami secchi
ed i cardini del SamPo. > dalla strada tolse, e pont,i
La signora di Pohjola: fe' tlegli alberi caduti.
< Da mangiar gli ho dato, e bene Lungamente lo srnarrito
e d.a ber quanto ha voÌuto : ricercò senza trovarlo :
da mangiar, da bere, e brillo chiese agli alberi del flglio,
io lo misi nella barca rimpiangendo lui perduto :
chè scendessela cascata: disse il pino, e sospirava,
ma non so poi niente affatto la prudente quercia disse :
dove cadde il poveretto, < Per me stessa ho da pensare
se nell'onda spurneggianbe, nè pensar posso a tuo figlio:
se nel vortiee tremante. > cluri giomi il rnio destino,
Ila la madre cosi disse: tristi giorni m'ha serbato,
< Anche queste son menzogne ! perchè in trucioli rni fanno
Dimmi il vero, proprio il vero, e mi segano in cataste,
lascia andare le bugie, mi affastellano in fascine

ll dove hai tu mandato il figlio


di Kaleva, ch'è scomparso?
e mi atterrano con I'ascia.r>
Lungamente lo smarriLo
o su te verrà rovina, ricercò, senza trovarlo :
100 su di te scenderà morte. > . alle strade che incontrava,
La signora di Pohjola: ai sentieri s'inchinava :
* Ecco, or già ti dico il vero : < Oh sentieri, che Dio fece,

tl lo mandai, chè mi prendesse


gli alci, le superbe renne :
non vedeste il mio figliuolo,
la mia dolce mela d'oro,
che imbrigliasse il gran cavallo, il mio argenteo bastone ? >

ll gli mettesse i fÌnimenti:


perchè il cigno mi cercasse,
Il sentiero le rispose,
la prudente strada disse :

ll -90-

lli
ll
- a',u.151'236
KALEYALA - QUINDICESIMO nuNo

(( Per me stesso ho da Pensare, nelle valli di lÌfanala >.


* Ed allora forte Piange,
nè petrsar posso a tuo figlio:
cluri giorni il nrio des[ino, triste la madre singhiozza;

tristi giorni nt'ha serbttto, va del fabbro alla fucina :


< Ilmarinen, fabbro caro,
crhè su me saltano i catti,
mi calpestanoi cavalli, prima ed ieri hai lavorato,

su di rne pigian le scarPe, oggi aneora fa' un rastrello

su di me stridono i tacchi.> con un manico di rrme,

Lungamente lo smarrit,o ferree punte acuminate,


100 ricercò, senza trovarlo : cento tese lunghe, e cinque-

le si fe' la luna iucontro, cento il manico sia lungo."

alla Iuna s'inchittal'a : Ed il fabbro semPiterno,


< Luna d'oro, r:he Dio fece, Ilmarinen, fe' un rastrello
non vedesti il rnio figlitrolo, con un manico di rame,
la mia dolce mela tl'oro, con acute ferree Punte,
i l m i o a r g e n t e o b a s t o t t e? > cento tese lunghe, e cinque-
E la luua, che Dio fece, cento il manico fe' lungo,
tla prudente Ie risPose : Essa stessa allor, la madre
* Per me sLessaho da Pensare' prese quel ferreo rastrello:

nè pensar Posso a tuo figlio: volò al fiume di Tuonela


duri giorni il mio destino, ed il sol così Pregava:

trisLi giorni m'htt serbato : < Caro sole, che Dio fece,

solitaria a notte errare fuoco in ciel Per noi creato,


e risplendere col gelo: splendi prima Pien d'ardore,
nell'inverno ben vegliare poi rosseggia arroventato,

e svanir d'estate in cielo. > ed infin con ogni Possa:


Lungamente lo smarrito addormenta I'asPra gente,
ricercò, senz&trovarlo : stanca il poPol di Manala,
lc si fecc incotir"ro il soler; butta giÌr la loro forza ! "
180 essa al sole s'inchitlava: Ed il sol, da Dio creato,
<<Caro sole, che Dio ftrce, del Creatore il caro sole'
non vedestiil mio lìgliuolo, volò al tronco di betulla,
la mia dolce mela rl'oro, si posò sul cavo ontano,
i l m i o a r g e n t c o b a s t o n e? > splendè Prima Pien d'arclore,
Lo sapeva bene il solc, rosseggìò Poi arroventato,
I'avea il sole inrlovinato : ed infìn con ogni Possa
< ll tuo misero figliuolo assopi quell'asPra folla,
è già morto, già perduto, stancò iI PoPol tli l\fanala,
sccso è già nel nero fìurne, giovinetbi con le sPade,
ls0 dentro I'onda sempiterna, vecchi con i lor bastoni
le cascate fragorose, e gli adulti con le lance;
'luoni rlella fiumatla, volo poi con lento volo
cli
ncll'cstremo di'Iuonela, su nell'alto cielo Piano

-91 -

=-FtttF'
\,KApp YAI'A
:..

'soprattutto Poi la vita. rS-


. alla sede sua Primiera, 't
I '
ail'antica-sua d.imorà. Rifléttè la madre allora,
'...:' -disse
E la madre gettò allora gosi lacrimando:
2.10 quel rastrello tutto ferro < Potrà ancor da questo tln uomo'
per pescbreil suo flgliuolo uIt erog risuscitare? >
-a ' E la udì per caso il corvo,
,su .tlal vortice muggente,
:

le risposein questo modo:


t . '

su dal fiume fragoroso:


ma il rastrello a vuoto trasse.' < Non è uomo Pii.rcostui,
Sceseallora ancor Piir basso, già sparito, già scomparso;
penetròpiÌr riÌr nell'onda, gti mangiaron gli occhi i Pesci,
al disopra detle calze rosicchiò le sPatle il luccio;
avea I'acqua, alla cintura. or tu butta I'uomo in mare,
Rastrellò,cercandoil figlio giir net fiume di Tuonela,
230 lungo il fiume di Tuonela, che una foca egli diventi
rastrellò contro corrente, o fortissirrta balena.>
u n a v o l ta tra s s e ,e d u e : Non gettò Però la madre
la camicia su ritrasse gitr nell'acquail suo fìgliuolo :
del figliuol, con men[e mesta; m& una volta ancor rasPatrdo
rastrellò la herzavoìta, col rastrcllo suo di rame,
ripescò calze e berretto: lungo il frume di Tuonela
con dolore,'quellecalze per il lungo, per il largo,
con angoscia,quel berretto. ritrovò la mano, il caPo
Sceseallor semprepiùr basso ed un osso della spalla,
nel profondo di Manala, trovò un osso della gamba,
il rastrello'trassedritto, altri piccoli pezzetti:
lo ritrasse di traverso e rifece allor con questi
ì,, I
e d i n u o v o o b l i q u a me ntc: il figliuolo, Lemminkàinen.
tirò su la terza volta Attaccò carne alla carne
l;' un covone,con la cima e saldò gli ossi con gli ossi,
f;
Ir le giunture alle giunture,
del rastrello tutto ferro.
.: Un covon quello non era, vene rotte con le vene.
,'. |,
,iii.t'l cra il vispo Lemminkàinen, Poi legò forte le arterie,
era il bel Kaukomieli tlelle arterie annodò i capi,
attaccatoa quelle punte i ncantò vena per vena,
c o n i l d i to s e n z an o me proferendotali detti:
e col pollice sinistro. < Bella donna delle arterie,
Uscì il vispo Lemminktiinen, Suonetar, donna leggiatlra,
sorse il flglio di Kaleva delte arterie filatrice,
col rasbrel fatto di rame col leggiadro fuso, o bella,
sopra I'acqua trasparente: e di rame I'arcolaio
ma q u a l c o s ag l i ma n c a va: che di ferro ha la rotella, 320

una mano, mezzatesta, vi eni qua per i l bi sogno, :


e molt'altri p'ezzettini; ' corri dove sei chiarirata,' .

-92-
-
KALEYALA - SUINDICESLMO RUÌ|/O aa. 409'494

dentro belle marmittine,


datla punta di sei fiori,
un sol pollice Profonde,
110 dallo stelo di ccnt'erbe :
e ronzando se ne venne' larghe appena quanto un'ttnghia'
L'ape allora, agil donnetta'
tornò tonda come Palla,
questi balsami raccolse:
con le aluzze tutte miele,
poco temPo era Passato,
carche pur di miel le Penne'
Di Kauko la genitrice era scorso un momentino,

prese allora quegli irnguenti e tornava già ronzaudo,


ritornava affaccendata 46rl
e spalmò con quelli il flglio
per guarire il disgraziato : con sei coppe'nelle braccia
e colt sette sulla schiena,
non giovarono gli unguenti
120 a ridargli la Parola. e di miele eran riPiene

Disse allor così Ia madre: e di succhi deliziosi,

< Cara aqozza volatrice, Lo spalmo la madre allora


con quei balsami soavi,
vola verso un'altra Parte,
lo spaìmò con nove unguenti
vola sopra nove mari,
verso I'isola nell'onde, e con otto Portentosi :
non giovò nessun unguento,
vola verso i dolci Prati
non portò niun giovamento.
alla sLanza di Tuuri,
E parlò la madre &ncora'
cli Palvonen alla Porta :
disse magiche Parole:
colà c'è miele abbondante,
..Ap., tu che in cielo voli,
130 colà, succhi deliziosi
vola ancor Ia terza volta
adattati Per le vene,
fin lassùr nell'alto eielo,
che fan bene alle giunture :
a me porta questi succhi, vola sopra a nove cieli

questi magici rimecli, dove ad iosa trovi miele,

ch'io li ponga sopra il mnle, tu ne trovi quanto vuoi:

ch'io n.e spalmi le ferite. > incantato I'ha il Creatore,

Liape allora, agiI donnetta, consacrato I'ha il Signore

volse indie[ro il legger volo per guarire i figli suoi,

e volò su nove mari che colpi sorte maligna :


t{0 e sul decimo un Pochino: tuffa I'aIi dentro il succo

volò un giot'no, volò un altt'o, e le peune dctttro il miolc

volò ancora un terzo giorno; e con I'ali porta iI succo,


(nè su giunchi si posava llorta il miele nella veste,
nè su foglia si stendeva), ch'io ne spalmi I'ammalat,o,
verso I'isola nell'onde, ne guarisca le ferite ! >
verso i prati zuccherati, L'ape, cara volatrice,
presso la cascata ardente disse allor queste parole:
ed ii fiume vorticoso. < Potrò forse lassÌr andare
Là era iI miele clistillato, io sì d.eboledonnetta ? >
450 eran là raccolti i succhi < Betr potrai lassùr arrivarc
clentro vasi piccolinl, col [uo bel volo leggero

-'94-

...é.*..-
-
KALEV ALA - aTryNDICEBIMO RUNO aa- 4e5-580

ne provò gusto e sapore:


sotto il sol, sopra la luna
< Questi sono quegli unguenti,
e del cielo fra le stelle:
questi i balsami del Dio, 5{0
vola un giorno dolcemente
con i quai I'OnniPotente
alle tempie ttella luna :
tutte sana le ferite. >
va ronzando nel secondo
Spalmò quindi il traPassato,
su dell'Orsa sulle sPalle
sanò il figlio disgraziato;
e nel terzo t'avvicina
spalmò prina osso Per osso
detle sette stelle al dorso :
e giuntura per giuntura:
è di là breve il cammino,
per di sotto, Per di sopra,
c'è di stratla utr Pezzettino,
unse bene anche nel mezzo:
alla reggia del Beato,
pronunziò queste Parole,
del santissimo Signore. )>
questo rnagico scongiuro:
E si alzò I'aPe da terra
< Sorgi su dal tuo dormire,
corr le aluzze inzuccherate;
ti risveglia dal le[argo,
volc prima dolcemeute,
dal giaciglio di dolore,
510 s'innalzò lieve ronzando,
da quel leb[o di sventura I >
volò rapida alla luna,
Si svegliò dai suo dormire,
toccò il margine del sole
dal letargo ecco si'scosse
e passando sopra I'Orsa,
e la lingua gli si mosse
sopra pur le sette slelle,
e così cominciò a dire:
volò dell'OnniPoteute'
< Ben a lungo, Poverello,
del Creatore al magazzino,
ho dormi[o, meschinello !
dove unguento si PrePara,
ho dormito un dolce sonno
dove succo si tlistilla
e profondo era il russare.>
dentro I'anfore d'argento,
Di Lemminkàinen la madre
ó'10 clentro le marmitte d'oro;
pronunziò ques[e Parole :
cuoce in mezzo il dolce miele
<<Ben piÌr lungb, lungo temPo
e dai lati stilÌa unguento,
tu dormito avresLi, o figlio,
bolle il succo Per disoPra
senz& la misera matnma'
ed il balsamo nel fonclo.
I'infelice genitrice.
L'ape, che nel cielo vola,
Or su d.immi, miserello,
prese miele in abbond'anz&
fa che I'odan le mie orecchie:
ed unguento a suo Piacere:
chi ti spinse giir a Manala,
poco tempo era Passato 'Iuonela ? >
giùr nel fiume di
e tornava già. ronzand.o,
Disse il visPo Lemminkàinen,
ritornava svolazzanclo :
cento vasi sopra il dorso, alla madre sua risPose :

altri mille vasettini: < Il mandriano lllàrkiihattu

qual di miele, quale d'acqua, egli, il guercio d'Untamola,

qual di balsamo ripieno. a lllanala giÌr mi sPinse,


Y dentro il liurne di Tuonela;
Di Lemminkàinen [a madre
{ essa stessa con Ia bocca mandò un'idra su dall'acqua,
I un serpente su dall'onde
li toccò, con la sua lingua

-'95 -

-----EF.
- a1'.581'650
K ALEYALA - QUINDICESIMO nuNo

contro me stanco e spossato: dalle belle altochiomate :

rìè conoscere Potevo ma la vecchia orecchio'marcio

rlè seper dell'idra il danno non mi dà la sua figliuola

e del morso del serPente.> se la folaga, se il cigno

E la mad.re allora disse: non colpisco, non uccido


<<Guarda I'uom senza giudizio ! presso il fiume di Tuonela.

ti vantavi d.'incant,are presso i vortici sacrati.>

gli stregonì di LaPPonia, E parlò la_madre allora,

nè sapevi incantamenti pronunziò queste parole :


{.'
contro I'idra ed i serPen[i ! < Lascia stare que' maligni,
lascia star folaghe e cigni
, È daU'acqua nata I'idra,
è dall'onda nato il set'Pe, tà di Tuoni negli ardenti
' della folaga dal caPo negri rapidi torrenti :
torna a c&sa, torna insieme
, e dal cuore del gabbiano:
Syójàtàr sPutò nell'acqtta. alla povera tua marnmiÌ

, clentro I'acqlta, in tnezzo all'onde, e ringrazia la tua sorte

I'acqua trascinò Io sPuto ed esalta il tuo buon Dio


ed il sol lo scaldò mi[e : che ti diè vero soccorso,
venne il vento a dondolarlo, ti chiamò di nuovo a vita
lo cullò I'umido vento, di Tuoni dal suol sieuro,
l o s o s p i n s ea r i v a I ' o n d a , dai conflni di Manala:

I lo cond.ussea terra il flutto. > niente io sola avrei Potuto,


Di Kauko cosi la mad're niente fatto da me stessa
carezzanùo il suo cliletto' senza Ia grazia divina
alla vita il fe' tornare, e I'aiuto del Creatore I r>
all'aspetto suo Primiero: Ed il vispo Lemminkàinen
un pochino Piir leggiadro, tornò tosto alla sua casa
piir di prima bello venne; cbn la madre venerata,
chiese allora ai suo figliuolo la diletta genitrice.
610 se qualcosa rirnPiangesse. Ed or Kauko lascio stare,
Disse il vispo Lemminkàineu: Lemminkàinen spensierato
<<Cerbo ancor molto rimPiango; per un pszzo co' miei versi:
il mio cuore è là rirnasto, volgo tosto il verso altrot'e,
colà, dorme il mio pensiero, piego il eanto ad" altre cose,
dalle donne di Pohjola, lo inclirizzo a nuova sbrada.

-96-
s

IL StrDIO]T SIi\I O R UI{O.

Il verace Vàinàmóinen, Pellervoinen SamPsa disse.

il sapiente semPiterno il ragazzo gli risPose:

intagliava la barchetta, < Io da te questo ricerco,

nuova barca fabbricava cluesto chiedo, questo voglio :

sulla punta nebulosa, cìelle legna per la barca,

sopra I'isola nebbiosa : pe'l battello tlel cantore. >>

mancan legna all'artigiano, Parlo il piopPo, saviamente,


40
assi a fare la barchetta. così disse il centorami:

Chi le le$na andrà, & cercare' <<Farebb'acqua la barchetta

10 chi gli abeti a domandare clal mio legno, e afronderebbe:


\ sono vuoto giùr dal cePPo:
pe'l battello, Per il fondo
della barca del cantore ? per tre volte quest'esta[e

Pellervo, figliuol del camPo, mi ha mangiato un verme il cuore

Sampsa, il bimbo Piccinino, ed un baco la radice. >

ei le legna andrà, & cercare' Sampsa il bimbo, Pellervoinen

ei gli abeti a domandare andò innanzi, fe' Pensiero


pe'ì battello, Per il fondo tli recarsi, di affrettarsi
ú:.ll* barca del cantore. alle nordishs roPtrads.
Si avanzò, faceva strada Gli si fece incontro un Pino,
per le terre d.i grecale : alto I'albero sei tese ;
venne a un colle, venne a un allro, picchiò I'albero con l'ascia,
passò tosto il terzo ancora; l o p e r c o s s ec o n I ' a c c e t t a :
sulla spalla, l'ascia d'oro, domandò, cosi gli disse :
con il manico di rame ; <<Ben da te verrebbe, o Pino,
gli si fece un PioPPo incontro, uua barca a Vàinèimóinen,
alto I'albero tre tese. al cantore una barchetta ? >
Volle il pioppo egli colpire, Tosto gli risPose il Pino
batter I'albero con I'ascia: egli stesso con gran voce:
ma si mise il pioppo a dire, * Non tla me Può venir barca

a ingegnarsi con la lingua: portablice cli sei coste :


< Cosa mai da me ricerchi sono un pino Pien di tacche:

uomo, cosa da me chiedi ? > per tre volte quest'estate

-9?-
Prvcrr.rxr. - Koletulrt.
KALEYALA - SEDICESIXIO R,UNO- aù. 65-148

gracchiò il corvo sul mio capo, Cantò un verso, saldò il fondo :


la cornacchia su' miei rami. >> un secondo, chiuse il fianco :
Sarnpsa il bimbo, Pellervoinen cantb tosto un terzo verso,
andò innanzi prestamente, intagliati fùr. gli scalmi, llc

si affrettò verso altre terue, le giunture firr saldate


volse i passi aI mezzogiorno. e Ie costoie fissate.
Una quercia eccogli incontro, Già cerchiata era la liarca,
avea in giro nove tese. giù le costole connesse:
Le domanda, si le dice: ma mancavan tre parole
<<
Ben da te verrebber, quercia, i madieri per fissare
trave madre pel battello, e la prua per rafferrnare
legno per barca da guerra?> e la poppa a terminare.
Savia disse allor la quercia, ll verace Vàinàmóinen,
la ghiandifera rispose : il sapiente semiriierno 1?0

< Certo in me c'è legno per la parlò allora, cosi disse:


trave madre della barca: < Ahirnè, poveri miei giorni !
n è s o t t , i l e ,n è i n t a c c a t a non andò la barca in acqua,
e nemmen son vuota den[ro: non in mar lu tìuova n&\'c!>>
per tre volte, in quest'estate, E pensava, rifletteva
del calor nel dolce tempo, donde prender le parole,
girò il sole in mezzo al tronco coglier detti di rnagìa:
e splendè la luna in cima, se di rondin dal cervello
il cucul cantò sui rami, o di cigni dalla testa
gli uccellini fra le foglie. > o dell'oehe dalle spalle. 1:10

Sampsa il bimbo, Pellervoinen A cercar va le parole:


prese I'ascia dalle spalle, s p e n s eu n g r a n b r a n c o d i c i g n i ,
picchiò I'alber con I'accetLa, una schiera d'oche uccise,
con la lama a taglio piatto, senza fìne rondinelle:
I'alta quercia giir buttare non trovò nè una parola,
presto seppe, ed atterrare. e nemrneno mezza sola.
S p e z z òp r i m a i n d u e l a c i n r a Iì pensava, rifletteva :
e spaccò del tutto il tronco: <<Cento ne potrei trovare
intagliò del fondo I'assi, d'una renn& sulla lingua,
senza numero panconi, d'un scoiattol nella bocca.>> l{0

al cantore per legnarne A cercar va le parole,


100 ed a Vàinó per la barca. a pigliare gli scongiuri:
Ed il vecchio Vàinàrnriinen. abbattè di renne un campo,
il sapiente sempiterno, di scoiattoli gran schiera :
fe' la barca per magia, trovò là parole rnolte,
il battello col cantare, ma eran tutte inefficaci.
dalle schegge d'un& quercia E p e n s a v a ,r i f l e t t e v a :
e d'un alber dai frantumi. < Prendo ben cento parole

-9E-
IíALEYALA - SEDICEBIMO &UNO - uu. 149.232

} clalle case di Tuonela, Tuoni ti accompagnerebbe,


150 da Lanala sempiterna.>> il cammin teco farebbe :
Da 'fuoni cercò parole, porteresti il suo cappello,
tla Manala gli scongiuri: i suoi guanti nelle mani;
passò rapi'lo per macchie parla il vero, Vàinàmòinen !
nella prima settimana : che a llanala [i condusse ? >
la seconda, per cespugli Il verace Vàinàrnóinen
e la terza, ginepreti : disse allor queste parole:
già vicino è I'isolotto <,Feruo a Ìllana mi contlusse,
tli Manala, e il collc sPlendc. a Tuoni mi i,rasse acciaro. >>
Il verace VàinlimÓinen Di Tuoni la figliuoletta,
100 gridò tosto ad alta voce di nlanala ragazzeLha,
in quel fiume di Tuonela, gli rispose, cosi disse :
di Manala nel profondo: Che bugiarclo sei capisco!
"
'I'uoni t'avesse ferro
< Porta, figlia di lfanala, Se a
nna zattera, ttna barca, spinto, o lanta dell'acciaio,
per passare oltre lo stretto, goccerebbero le vesti
traghettar di là tlal fiume !> per il silngue gorgogliante;
Di Tuoni la figlioletta, parla il vero, Vàinàmóinen,
di Manala ragazzelLa, parla il vero questa volta ! >
staqa gli abiti a lavare, Il verace Vàiinàmòineu
170 il bucato a risciacquare le rispose, cosi disse :
di Tuoni nel nero fìtrme, <Acqua a Mana m'ha portato,
nel profondo di Manala: I'onda a Tuoni trascinato. >
così disse, gli rispose, Di Tuoni la figliuoletta,
fe' sentir le sue Parole : cli }farrala ragazzelta,
<<Ben verrebbe la barchetta così disse,gli rispose:
se il motivo ttt dicessi < Che bugiardo sei capisco !
perchè a }lanala venisti Se a Tuoni t'avesse I'acqua
scnza che morbo nè mortr: spinto, I'onda trascinato,
ti prendesse, ti colpisse, goccerebbero le vesti
180 nè uccisione in al[ro moclo.> e clal lembo I'acqua a sl.ille;
Il verace Vàiuàmtiinen parla iI vero, proprio il vero :
le rispose, così disse: che a Manala ti condusse?>
< Tuoni qui dalla mia terra, Pure il vecchio Vàin?i.mòinen
Ilana qui m'ha trascinato. > ciariò ancora un'altra volta :
Di
'Iuoni la frgliuoÌetta, < A 'Iuoni mi portò il fuoco,
cli llauala ragazzetta, me la fiamma a llana trasse. >
tlisse allor queste parole : Di Tuoni la figliuoletta,
< Ben m' avvedo tlel bugiardo ! rli trlanala rag,azzetLa,
Se t'avesse qui Portato g l i r ì s p o s ci n q u e s t o m o d o :
190 Tuoni stesso dalla terra, <,Ben nt'avvedo che mentisci !

_99_
KAI.EVAI,A _ SEDICESIMO NUNO - AÚ,233-316

Se a Tuoni t'avesse il fuoco non degli uomini il Peggiore,

e la fiamma trascinato, nè il piir pigro fra gli eroi:


i tuoi riccioli, la barba or qui porta la barchetta,
arsa avresti malamente. di l{anala ragazzetta ! >
O tu vecchio Vàinàmóiuen, Ella allor portò la barca
se la barca tu vuoi avere, e con quella Viiinàmóinen
di' parole veritiere : fe' passare oltre lo stretto,
queste I'ultime bugie ! traghettar tli là dal fiume:
Come mai venisti a Mana disse poi queste parole:
senza che morbo nè morte < Vàinàmdinen, a te guai,
ti prendesse, ti colpisse che venisti senza strage
nè uccisione in altro modo ? > a Manaìa, senza morte t >
Disse il vecchio Vàinàmóinen : Tuonetar, buona massaia
< Se ho mentito per ttn Poco. l\Ianalatar, vecchia donna
se ho cia,-,rciaiouu'altra volta, portò birra dentro il gott"c,

ben or dico cosa vera: dentro il vaso con due anse:


una barca per magìa disse poi queste parole:

250 io facevo. col cantare: <<Bevi, vecchio Vèiinàmòinen.)>

cantai un giorno, un altro giorno; Il verace Vàinàmóinen

ma venuto il terzo giorno, guardò a lungo dentro il gotto :


si spezzò la slitta ai canti v'eran dentro rane in frega
e la stanga agli scongiuri; e sfilavan vermi ai lati:
venni a Tuoni pe'l succhiello, disse allor queste Parole :
a Manala pe'l trivello, < Io non son certo venuto
ch'io mi fabbrichi Ia slitta a far brindisi a l!Íanala,
e la treggia de' miei canti. a leccar di Tuoni i go[ti:
Or qui porta la barchetta, I'ubriaco va in rovina,
or la zaltera mi appronta chi di birra i gotti vuo[a. '>
per passare oltre lo stretto, Di Tuonela la massaia
traghettar di là dal fiume ! > d i s s e : < <V e c c h i o V È i i n à m ó i n e n ,
IvIa di illana la fanciulla che a l\{anala ti conclusse,
'Iuonela,
brontolò, lo garri forte : alle stanze di
'fuoni ti cercassc,
< O che pazzo di stoltezza, pria che
uomo di poco giudizio ! clalla terra ti chiamassc? "
a Tuoni senza motivo D i s s e i l v e c c h i o V i i i n à m ó i t r c n:
310
vieni, a Mana senza mot'bo: <<Ilentre la barca intagliavo,
meglio a te sarebbe stato nuova nave fabbricavo,
2it) di tornare alle tue terre : mi mancaron tre parole
molti son che vengon quivi, per finir la punta a poppa,
ma nort molti tornan via. >> per alzar di prua la cima :
D i s s e i l v e c c h i o V t i i u à r n Ò i n e n: poichè non potei trovarle
< Una vecchia indietro torni, nè dal ciel. nè dalla terra,

-100-
_ AU.317'4OO
KALEYALA _ SEDICESIMO RUNO

'fuoni, mai più, mai Per cluesta vita,


bisognò venir da
360
t flnchò I'aurea luna sPlenda,
alle terre di lllanala,
tlalle case di Tuonela,
a cercar quelle Parole,
dalle stanze sernPiterne.
3ro a imParar quegli scongiuri' >
JI verace Vàiniimóinen
Ma di Tuoni la massaia
cosi disse, parlò allora :
gli risPose, cosi disse:
< Non mi venne la rovina,
< Non dà Tuoni le Parole,
giunse il giorno di sventura
non fa Parte di magia:
di Tuonela nelle stanze,
nè di qua Puoi ritornare
nelle case di llIanala ? >
mai Piir, mai Per questa vita,
Prese tosto un'altra forma,
Per antlare alla tua casa' 3zo
> mutò rapido I'asPetto !
Passeggiar nelle tue terue'
fatto nero, andò nel mare
Gettò giir nel sonno l'uonto,
come lontra, rrel giuncheto,
3Bo a dormir Pose il viandante
strisciò come ferreo baco,
sopra il letto di Pelliccia :
come berpe viPerina'
si sdraiò l'uom Per dormire,
attraverso la corrente
prese sonno il valoroso,
e le reti di Tuonela.
dormi I'uom, vegliò la veste' 'Iuoni, con le
ll figliuol di
In Tuonela c'è una vecchia,
dita a uncin, le unghie di ferro,
vecchia datla bazza agvzza,
si avviò di buon mattino
F che di ferro stame flla ' 380
a guardare Ie sue reti
e di rame ú'li fonde,
prese trote un centinaio,
reti tesse a cenLo maglie,
prese mille Pesciolini,
alò'1 tesse reti a mille nodi
solamente in una notte, ma non Prese Viiinàmóinen'

sopra un sasso del torrente. it vegliardo Uvantolainen'

Ed un vecchio c'è in
'luonela, ,' Ed il vecchio Vàinàmóinen
ritornato da Tuonela
un vecchietto con tre dita,
fece udire tali detti'
tcssitor di ferree reti
pronunziò questa Preghiera :
e di lacci tutti rame :
< Non lasciar, buon Dio, giammai
reti tesse a cento maglie, eo3
tesse lacci a mille nod'i non permetter che qualcuno
vada a l\Iana da sè stesso
nella stessa notte estiva,
del torrente soPra il sasso. nè che a Tuonela si cacci !
350
Il figliuol di Tuoni, con le i\Iolti son che laggiit vanno'

dita a uncin, di ferro I'ttnghie, pochi son che tornan via


'luonela,
quella rete a cento maglie dalle case di

di Tuoni pe
'l
flume trasse : clalle stanze semPiterne' >

di traverso, poi Per lungo f)isse ancor queste Parole,

ed arrcor la trasse a sghembo questo aggiunse ai detti suoi

perchè Vàinó non fuggisse, per la gioventÌr che cresce,


{oo
non partisse Uvantolaitten, per il PoPol chc su viene;

-101-
KAI'EYALA - SEDICESIMO RUNO'- ua. 401'412

< <N o n v o g l i a t e , u o m i n i , m a i D el col pevoli vi è stattza,


finchè duri vostra vita, Ietti son pei peccatori,
danneggiar chi non ha colpa, sotl o sassi ri bol l enti ,
far del male all'innocente ! sotto grandi las[re arclenLi,
chè si paga ria mercede sotto un panno, che i serpenti
'luonela.
nelle case di i nbcssèrcon gl i aspri denti . >

-102-
R

IL DIO.TASSETTESI}fO RIII{O

Il verace ViiiniinaÒinert una stang& pur di ferro


clopo che non pobè averc o d ' a c c i a i o , p e r t u e r c e d e:
cla 'fuonela le parole, abbia l'anima d'acciaio
dalìe case di llartala, e il disopra in ferro rnolle :
rneditò per lungo tempo, ch'io vo a prender le pat'ole,
pensò a lungo nel suo c&po, gli scongiuri rnisteriosi
donde avrebbe preso i tlelti. d a l l a 1 ) a n c i ad e l p o t e n t e ,
donde i magici scottgiuri. dalla bocca di Vipunen. >
Un pastor gii venne ittcorttro, Ilmarinen fabbro tosto
gli parlò, cosi gli clisse: cosi disse, gli rispose:
< Troverai cento parole, <Vipunen da un pezzo è morto,
mille versi assai potenti è gran tempo che ha cessato
nella bocca di Vipunen, di posare le sue reti
d'Antero forte nel ventre : e di tender i suoi lacci:
ma bisogna, a passo lieve non avresti da lui motto.
arrivar per ult sentiero : nemmen mezza parolina. >
non è stracla molto buorra, Il verace Vàinàmóinen
ma nemmen cattiva mol[o: s'avviò, senza badargli :
prima correr per un tratto passò prima, a passo lieve,
sopra gli aghi d'una donna, s o p r & g l i a g h i d ' u n a c l o n n a:
dop,l andare sulle punte passò poscia, saltellando,
deìle spade d'uomo : in fine s u l l e p u r t t e d e l l e s p a d e:
devi correr svelto innanzi ed in fine corse svelto
sulle lame d'un eroe., sulle lame d'un eroe.
ll verace Vàinàimóinen Vipunen ricco di versi,
pensò a fare questo viaggio: vecchio di terribil forza.,
va del fabbro alla fucina, là posava sonnecchiando
gli rivolge la parola: con i canti e gli scongiuri;
< Ilmarinen, fabbro caro, c r e s c e ai l p i o p P o s u l l e s P a l l e ,
fammi zoceoLi di ferro. la betulla sulle ternPie,
fammi pur cli ferro i guanti I'olmo in mezzo alle mascelle
e cli ferro una camicia, ed il vetrice sui baffi,

-103-
KAITEYAITA - DICIASSETTESIMO RUNO - ur'. 65'150

sulla fronte il lungo abete ho mangiato capre e agnelli,


ed il pin crescea fra i denti. ho mangiato vacche sode,
ho mangiato anche cignali: 110
Già era giunto Vàiniimóinen
ed avea tratto la spada . D& non m'era mai toccato
dalla fodera di pelle, un boccone così dolce. >
dalla cintola di cuoio: Ed il ve_cchioVàinà,móinen
tagliò il pioppo dalle spalle, disse allor queste parole:
la betulla dalle tempie, < Par che sia la mia rovina,
I'olmo giir dalle mascelle il fatal gionio venuto.
ed il vetrice dai baffi, dentro questo scrigno d'Hiisi.
dalla fronte il lungo abete e di Kalma nel cantuccio. >
ed il pino via dai denti. E si mise a meditare
come sua vita campare: 120
Ficcò la stanga di ferro
nella bu,;,,a rÌi Vipunen, alla cintola un collello
fra le labbra digrignanLi, avea, il fodero venato:
le mascelle scricchiolanti ; fe' con questo una barchetta,
disse poi queste parole: un battello con grand'arte :
< Leva su, servo dell'uomo, remigava, scivolava
dal dormire sotto terr&, da intestino ad intestino,
sorgi dal tuo lungo sonno ! > remò dentro ogni bud.ello
Vipunen, di versi ricco, e passò per ogni piega.
si svegliò tosto dal sonno Vipunen ricco di canti
e senti dell'aspro colpo non ne f'ece gran che caso : 130

il dolore tormentoso: ed allora Vàinànnóinen


morse la stanga di ferro, incantò sè stesso in fabbro,
90 morse in cima il ferro molle, in artetice del ferro :
non potè morder I'acciaio, la camicia fu fucina,
nè pur I'anima di ferro. fùr le maniche soffietti,
In quel mentre Vàinàmóinen mantice fu la pelliccia,
stando all'orlo della bocca, fe' il camin dalle mutande,
sdrucciolò col piede destro, dalle ealze il fumaiolo:
trimpellò con il sinistro, per incudine, il ginocchio
a Vipunen entrò in bocca, ed il gomito, martello.
scivolò fra le maseelle. E batteva e fucinava
Vipunen ricco di canti e con strepito picchiava
100 spalancò tosto la bocca, tutta notte, senza posa,
allargò le ampie mascelle, senza tregua tutto il giorno
inghiottì I'uomo e la spada, nella pancia del potente,
assorbÌ nelia sua gola enlro il grembo del gran mago.
quell'antico Vàinàmóinen. Vipunen ricco di canti
Vipunen ricco di canti disse allor quest.eparole :
disse allor queste parole : ( Chi degli uomini tu sei,
150
< Molte cose ho già mangiato, e chi mai tu degli eroi ?

-104-
KALEYAI'A _ DICIASSETTESIMO NUNO _ UA.151-237

\r ben mangiato ho cento eroi,


e dai campi di stregoni,
dalle lande erme di Kahna,
ammazzato uomini a mille,
dal profondo della tert'a,
uno rirnile giammai:
clalle case dei defunti,
il carbon mi viene in bocca,
dal soggiorno dei Perduti,
i tizzoni sulla lingua
dalla polvere che oncleggia,
e le scorie nella gola.
dal terreno spesso Emosso'
Va in malora, mostro strano'
dai ghiaieti ruzzolanti'
fuggi, piaga della terra'
datle sabbie scricchiolanti,
prima ch'io cerchi tua madre,
dalle valli sProfondate,
160 vada dalla genitrice !
dai paludi eenza musco'
Se lo dico alla tua mamma'
tlalle fonti dimoiate,
con la vecchia me ne dolgo,
da fontane mormoranLi,
ne clovrà di Piir soffrire,
dalle cave grotte d'Hiisi,
aftlizione in cor sentire
dal burrerr, iìei cinque monti
che malvagio sia il figliuolo,
e dal colle ricco in tame,
il bambin tanbo maligno'
dal sussurro degli abeti
lo non so davvero dire
e dei pini dal fruscìo,
nè it princiPio so caPire
dal gran itonco infracidito
donde tu sbucato sia
donde, tristo, qui venuto e dal larice marcito,
170
per d.ar morsi e rosicchiare, dalle lande, ove le volPi
gridan e si caccian gli alci,
per mangiare ed' azzannùret'
dalle grotte irte di eassi
I\forbo sei tu del Creatore'
tlove I'orso si ritÍra,
un malanno che Dio manda
o sei I'oPera dell'uomo, clall'estremo di Pohjola,

sei d'un altro la fattura, datla terra di LaPPonia,

per mercette qui mandata, dai boschetti senza verde,

per denaro fabbricata ? dai terreni non arati

Se sei morbo del Creatore, e dai Piani amPÌodistesi


dove gÌi uomini fan guerra,
180 un malanno che Dio manda,
nel Creator cerco rifugio, e dall'erba crePitante

al mio Dio mi raccomando: e dal sangue fumigante,

il Signor non lascia i buoni, e del mar dall'amPio dorso,

i suoi cari non rovina. dall'aperta suPerficie

Ma se d'uomo tu sei I'oPra, e del mar dal nero fango,

messa su da un maleflzio, mille tese nel Profondo,

ben saprò donde sei nata, clai torrenti rumorosi


troverò I'origin tua. e clai vortici furiosi.
Di tà venne il malefizio, di Rutja dalla cascata
1t0 di tà prima la sventura: d"all'ondata tortuosa,

dai paesi dei saPienti clietro dal dorso del cielo,

e dai Paschi d-ei centori, dalle nubi senza Pioggia,

dalte case dei Perversi dalle vie tlel mite vento

-105-
PAYoLrxr. - Kalcttala'
rlAr'EYALA - DT]TASSETTESTII0 nUNo - au. zJB-s24

e da dove il vento posa. col cappuceio bltr dall'onde,


Sei di là dunque sbucato col gherone dalia
210
.fonte
sei, malefìco, disceso. e dal fango, faccia pura,
in un cuore senza colpe, a nte debol, per aiuto
in un innocente ventre, a me piccolo, per forza,
per dar morsi e rosicchiare,
divorato ch'io nou sia,
per mangiare ed azzannare?
morto senza malattia !
Smetti, bracco di llfanala,
Se nemnreno a questo badi
fuggi, perfido, dal ventre
nè un pochino t'allontani,
via dal fegato mio, vile
Kave, figlia del creato,
cessa dal mangiarmi il core
madre bella, madre d'oro
e dal rodermi la milza.
tu, piir antica delle donne,
dal pigiarmi nella pancia,
di creature prima madre,
dal contorcermi i polmoni,
i dolor vieni a sentirc,
da spezzarmi I'ombelico.
i di tristi ad impedire,
dal picchiarmi nelle tempie,
questa pena a alleggerire,
da sfregarmi nella schiena,
il tormento a far sparire !
da colpinni lungo i fÌanchi !
Se nemrneno e questo batli
S'io non sono nn uomo forte,
nè un pochino t'allontarri,
ne metto un di me mìgliore,
clal bellico del ciel venga,
ii malefico a cacciare,
scenda da tonante nube
il maligno a allontanerer
Ukko qui, per dare aiuto,
Chiamo le madri del suolo
invoeato, dar soccorso:
e del campo i vecchi padri,
per distrugger I'opre triste,
dalla terra uornini ar.mati,
per caeciare i malefizi
dalla sabbia i cavalieri,
con la spada flammeggiante,
che mi dian forza e potenza,
con la lama sfavillante !
ehe mi porgano soccorso
Va in malora, mos[ro strano,
nel dillcile cimento,
fuggi, piaga della terra !
nella dura mia disgrazia. 3r0
non c'è quivi per te posto,
Se nemmeno a questo badi
nemmen se bisogno n'hai:
nè un pochino t'allontani,
cerca altrove tua dimora,
sorgi, selva, con tua gente,
piir lontano il tuo soggiorno,
ginepreto, con tue schiere;
dove ha sede il tuo padrone,
co' suoi fidi la pineta
dove sta la tua massaia !
sorga, e il lago co' suoi figli :
Quando là tu sarai giunto,
cento eroi di spada armati,
quando il viaggio avrai compiuto
mille di ferro coperti,
alle sedi, alle pasture
per scacciar questo demonio,
di colui che t'ha creato,
per schiacciare questo giuda !
un segnale del tuo aruivo
Se nemmeno a questo badi
devi dar, segno segreto:
nè un pochino ti allontani,
rumoreggia come il tuono
sorgi tu, madre dell'acque,
e risplendi come il lampo,

- -
-tou
KALETALA - DICIASSETTESIMO NUNO 3 25-410

spezza"I'trscio del eortile dentro il cerchio della luna !


e il paletto alla finesfra : Se te, tristo, portò I'acqua,
vola dentro impetuoso, lrascinò del rnare I'onda,
come turbin nella sfarza, torna, tristo, sotto I'acqua
poi li afferra pe 'l tallone, e dei ntare sotto i flutti,
pe 'l di dietro della coscir, nel castello di fanghiglia,
dal cant,uccio tira I'oste, sulle creste in ntezzo all'acuua;
dalla soglia la massaia; laggiir I'onda ti sostenga,
al pa,dronecava gli occhi, I'acqua oscura in sen ti tenga !
a l l ' o s t e s s ar o m p i i l c a p o , Se cli Kalma dalle lande
piega lor le dita a gancio, c dai campi dci defunti
t o r c i i l c o l l o a d a n r b e d u e! sei venuto. a casa torna :
I\[a se a poco ciÒ servisse, torna alie sedi di Kalma.
vola, galio, al viottoiii;o alle terre polverose,
alla corte, anatr&, caltr: a quei carnpi spcsso smossi,
3tu batti il petto nel Ictame, dove il popolo si perde
il cavallo dalla greppia 0 sconìpar la fclrtc stirpe !
caccia. e i bovi dalla stalla : Se tu, stolto, sei venuto
pigia nel concio le corna dal profonclo bosco d'Hiisi,
e le code sopra il suolo, dal recesso dei suoi pirri
torei gli occhi alla rovescia e de' larici dal covo,
e frantuma loro i fianchi ! io colà ti maledico,
Se sei morbo, qui dal vento a tornare dentro il bosco.
trasportato o dal torrente, nel recesso dei suoi pini
o dal vento dell'aprile,
I 350 o da rigida corrente,
vanne per la via del vento,
e de' larici nel covo,
perchè tu tanto vi resti
che marcisca I'impiantito,
pe 'l sentier tlella bufera, mufra copra le pareti
nò sull'albero t'arrest,a, e finchè sprofondi il tetto.
nè ti f'erma sull'ontano : E colà ti maledico,
va del monte alla fucina colà, tristo, ti condiinno :
ed al colle ricco in rame, del vecchio orso nelle case
che colà ti culli il vento, e dell'orsa nel cortile,
ti accarezzi la bufera ! nelle valli paludose,
Se dal cielo sei venuto, nel pantan che non dimoia,
dalle nubi senza pioggia,, nelle mobili fontane,
torna al cielo, torna indietro nelle instabili sorgenti,
s o l l e v a n c l o t in e l l ' a r i a nei laghetti senza pesci
verso i nuvoli goccianti, e di perche sempre privi.
verso gli astri risplendenti, Se colà non trovi il posto,
per brillare come fuoeo, lo scongiuro mio ti mandi
sfavillar conle scintille. al lontan confin di Pohja,
nella via che corre il sole. alla terra cli Lapponia:

-107-

1,.
ì'' l"iri:.'i-,,
I{AI'EYALA - DTCIABSETTESTM} RUNo - au. 4tr-4s6

là virgulto non si schiude. e clal naso fuoco gli esce:


là non s'arano le terre, ha gli zoccoli di ferro
luna, sole non si vede, ed i tendini d'acciaio :
mai colà risplende il giorno; può salire sopra il colle
tu vivrai laggiÌr felice, e discender nella valle.
lieti giorni passerai : se tu il faccia ben trottare
alci agli alberi sospesi, e veloce galoppare.
renne in caccia guadagnate, Se bastar ciò non dovesse.
che si cibi l'affamato, prendi d'Hiisi le raechette.
che a sua voglia ben si sazi. prendi ancor quelle di Lempo
E colà ti maledico, e il bastone del birbante :
ti scongiuro e ti comando : passa per le terre d'Hiisi
di Rutja nella cascAta, e di Lempo scomi i boscbi,
ne! funanti molinelli, va' veloce scivoiando
clove caclon con la cima per le terre del llfalvagio :
pini, e larici col fondo, c'è una pietra sulla via,
piomba il pin con le radici, quella rompi per il mezzo;
cade il larice col ciuffo: se c'è un tronco sulla strada,
colà nuota, rio pagano, per metà tu lo dividi;
430 nella rapida spumosa, se un eroe ti si fa incontro,
ti contorci là fra I'acque. tu sbarazzane la via.
vivi fra gli stretti nuiti? Ora muovi, fannullone,
Se colà non trovi il poslo, uom malvagio, scappa via
lo scongiuro mio ti mandi prima che si levi il giorno,
di Tuoni nel nero fiume, sorga I'alba del Signore,
nel torrente di lllanala, prima che s'innalzi il sole
donde mai ritorneresti e del gallo s'oda il canto !
gianrrnai piir, per nessun tempo, È di muoversi già tempo,
finch'io non ti liberassi, tristo, tempo di fuggire,
{{0 non volessi riscattarti cbe tu muoya al chiar di luna,
per aver nove montoni, che t'illuminila via.
parto tutti d'una madre, Se di qua non ti allontani,
per iùverne nove buoi se non fuggi, disgraziato,
tutti figli d'una vacca, prendo all'aquila gli artigli
per aver nove stalloni e gli unghioni al bevisangue,
nati tutti da una mamma. le tanaglie degli uccelli
Se vuoi mezzi per viaggiare, e del nibbio I'unghie acute;
se desideri eavalli. e ti stringo, tristo, e sbrano,
ben ti appresto ana cafiozza gitr ti butto, malandrino,
4i0 e un cavallo che la tiri : si che il capo piir non muova
c'è da Hiisi un buon cavallo, e neppure il fiato tiri.
corì un ciuffo rosso in fronte : Prima in fuga Lempo volto
gli sfavillan le narici fu, scomparve il buon figliuolo,

-108-
KAI'EYALA - DICIASSETI'ESIMO nUN O - av^.497-5Sz

non appena suonò I'ora nell'età che giir tlecade.


clel soccorso del Signore; Cantò tutta la creazione,
e tu pur non fuggirai, tutti i canti di magìa
miserabile bastardo, quando, a un detto del Creatore,
come can senza padrone, per volere onnipotente,
come figlio senza madre, I'aria naeque da se stessa,
alla fine di quest'ora, si staceò dall'aria I'aequa,
al passar di questa luna?> si formò dall'acqua terra,
ll verace Và,iniimóinen spuntò I'erba suìla terra.
clisse allor queste parole : Cantò il farsi della luna
benissimo mi sento, e del sole il sistemarsi:
" Qui
vivo qui dentro contento : i pilastri posti al cielo
mi fa il fegato da pane ed il ciel sparso di stelle.
510 e da salsa mi fa il grasso: Vipunen ricco di eanti
i polmoni me li cuocio hen cantò quanto poteva:
ed il lardo è cibo buono. mai fu udito, mai fu visto
l\Ietterò la mia fucina in nessun tempo giammai,
piÌr profondo nella carne un cantor di lui migliore,
e nei posti delicati un piir esperto incantatore :
picchierò il martel piir forte, tlalla bocea uscivan detti,
che mai piir sia liberato, , dalla lingua gli scongiuri,
mai, nei giorni di tua vita, come corrono le gambe
s'io non oda le parole, del cavallo piir veloee.
520 non attinga agli scongiuri, Cantò per interi giorni,

T non ascolti detti ad iosa,


mille versi di magia;
lunghe notti senza posa;
venne il sole per udire,
le parole e gli scongiuri I'aurea lrrna porse oreechio,
non si perdan nel segre[o, stetter ferme in mare I'onde
sotto terra non sparisca ecl i flutti dentro il golfo,
la magia, se il mago muore. > si fermarono i torrenti
Vipunen ricco di cant,i, e di Rutja la cascata, îtu

il vegliardo vigoroso, cessò il Vuoksi di ondeggiare


ch'avea in bocca grancle scienza e cli scorrere il Giorclano.
e nel seno sterminata, Quando il vecchio Vàinàmóinen
aprì allor I'arca dei detti, ebbe udite le parole
il coperchio alzò dei versi e compresi tutti i detti
per cantare i canti buoni, ed i magici scongiuri,
i miglior degli scongiuri, ad uscire fuor si accinse
tlelle origini prófonde, dalla bocea di Vipunen,
de' principî delle cose, dalla pancia del potente
che non canta ogni bambino e dal seno clel gran mago.
e nemmen comprende il forte: Disse il vecchio Vàind,móincrn
ora, in questi tempi tristi, < O tu ! Antero Yipunen,

-109-

-.*e*ffiffiSa:aa*-.-
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I

KAI'EVAI'A - DICIASBETTEBIITIO HUNO - a'u. 583-628

apri bene la tua bocca o qual martora dorata.


e spalanca le mascelle S'avanzò,si fece innanzi,
si ch'io n'esca, scenda a terra, fìnchè giunse alla fucina.
per tornare, a casa mia ! > Iimarinen fabbro disse:
Vipunen, ricco di canti, < Hai tu udito le parole,
disse allor queste parole : irnparatogli scongiuri
< Itolti già bevvi e maugiai per fissaresaldi i fianchi,
ed a mille ne ho inghiottiti, per saldar stret[a la poppa,
ma non ho mangiato mai per levare su il bompresso ?>
uno come il vecchio Yàinó: Il verace Vàinàmóinen
bravo fosti a venir dentro, disse allor questeparole:
meglio fai, di fuggir ora. ) < Ho già preso cento clel,ti,
Allor Antero Vipunen mille magici scongittri,
mise fuori le gengive, le parole piir segrete,
spalancò ben ben la bocca, gli scongiuripiir nascosti."
allargò le sue mascelle. Andò allora alla barchetta,
Ed il vecchio Vàinàmóinen al suo magico cantiere:
600 clalla bocca del sapiente, mise in pronto quella barca,
dalla pancia del potente ne fissò robusti i flanchi,
e dal seno del gran mago ne saldò stretta la poppa
scivolò, giir dalla bocca ed i n su l evò i l bompresso:
)
saltò svelto sulla landa, fatt,a fu senzaintagliare.
qual scoiattolo leggiadro scnzaun truciolo pigliare.

-110-
i
i
I

IIr DIOIOTTESIMO RIII{O"

l Il veraceViiinàlntóinen
rifletteva, tneditava
il picciu si senta grande
sopra questi aperti flutti,
di cercarsi una sposina sopra I'onde sterminate !
dalle trecce in su legate, Culla, vento, la mia barca
dallo scuro di Pohjola, onda, spingi la barchetta
dalle nebbie di Sariola, senza ch'io maneggi i remi,
di Pohja I'illustre figlia, senza ch'io sconvolga I'acqua,
la migliore delle spose. qui clel mar sull'ampio dorso,
Al battello rossa veste sull'aperta superficieI >
mise, ornata di r:eleste: Annikki, figlia stimata
l
10

aurei fregi sul bompresso della notte e del mattino,


e d ' a rg e n tog l i o rn a m e u ti : pria dell'alba era in faccende,
e una certa mattinata,, al lavoro innanzi giorno:
presto, con la prima aurora, andò a battere il bucato,
il battel spinse nell'onde, i vestiti a risciacquare,
la barchetta dai cent'assi. della scala ross& in fondo
dai parati levigati, sotto il largo ponticello,
tutti in pino lavorati. sulla punta tenebrosa,
if
Alzò I'albero nel mezzo, presso I'isola nebhiosa.
tese all'albero le vele: Si voltava a riguardare
una vela lese, rossa verso I'aria trasparente,
ed azzurra I'altra vela; verso il cielo senza nubi,
q
j

poi, discesonel battello, lungo la riva del mare:


lo drizzò per la sua corsa: risplendeva in alto il sole,
s'avviò per veleggiare. biancheggiava in basso I'onda.
I'onda azzvrra per solcare. Uno sguardo gettò al mare.
Disse poi queste parole, voltò il capo innanzi al sole,
pronunziò questoscongiuro: alla foce del Suomela
< Vieni, Dio misericorde, dove I'acque il fiume versa,
scendi giir nella barchetta, scorse un che di nero in mare,
perchè il debole sia forte, sopra I'onde un che d'azzuruo.

-111-
KAI'EYAI'A - DICIOTTEBIIWO RUI{ O - 1)a-63'148

Disse allora una Parola, della notte e del mattino,


pronunziò questo scongiuro : chiese, r'olta vèr la barca :
< Cosa sei, nero sul ntare, < Vàinàmòinen, dove vai,
cosa, azzrtrîo sopra I'onde ? sposo dell'acqua tranquilla,
Se tu d'oehe sei uno stortlro ornamento della terra ? > 110

o pur d'agili anatrelle, Ed il vecchio Vàinàmóinen


su ti leva, ad alto volo rispondeva dal battello :
gracidando, verso il cielo ! < Sono andato per salmoni,
Sei uno scoglio di salmoni sono andato a pescar trote,
o una schiera d'altri Pesci ? di Tuoni dal nero fiume,
ed allor ti tuffa a nuoto, dal torrente pien di giunchi. >
scomparendo dentro I'acqua. Annikki dal dolce nome
Se tu rupe o scoglio sei, gli rispose iu tal maniera:
od un tronco infracidito, <<Deh, non dir menzogne vane !
or non è tempo di frega; 120
tutto I'onda ti ricopra,
su di te I'acqua si stenda." mi ricordo che gia prima
Il battello s'avvicina, il mio vecchio genitore
fa la nuova barca vela a pescare andò i salmoni,
sulla punta tenebrosa, alle trote a far la posta :
oltre I'isola nebbiosa. era piena la barchetta
Annikki dal dolce nonìe, di tramagli e reticelle;
già s'avvide che una barca reti qua, là fi,laccioni,
dai cent'assi s'accostava : stanghe ai lati e perticoni :
disse allor queste parole : pietre piatte sul pagliuolo,
lunghe canne stese in fondo; 130
< Se del babbo sei il battello
o la barca del fratello, dimmi dunque dove vai,
volta allora verso casa, dov' è il fine del tuo viaggio. >
t'indirizza alle tue terre, Disse il vecchio Vàiniimóinen :
ai cantieri tuoi la prora <<
Sono andato in cerca d'oche,
e Ìa poppa volgi agli altri : a appostar le variopinte,
se sei barca forestiera, a acchiappare le bavose
resta al largo a navigare, dai laghetti dei mercanti
con la prora a altri cantieri, e dal mare ampio disteso. >
con la poppa a questa volta. > Annikki dal dolce nome
gli rispose in tal maniera : t{0
Barca indigena non era,
nè del tutto forestiera: < So chi diee quel ch' è vero,
era la barca di Vàinó, scopro la mendace lingua :
1ù0 del cantore sempiterno : mi ricordo che già prima
si faceva già da presso il mio vecchio genitore
da poter parlar con esso, andò I'oche a ricercare,
una e due voci scambiare a appostare i rossi becchi;
e alla tetza conversare. era teso il suo grand'arco,
Annikki, figlia stimata la balestra bella e pronta,

-112-
KALEYALA - DICIOTTESIilIO RUNO - au. 149'234

I' s
al guinzaglio it cane nero, disse allor queste parole :
la catena fissa all'arco, < Se ho mentito per un poco,
150
correa il bracco sulla riva, bene or dico cosa vera:
il bassotto in mezzo ai sassi: vado a chiedere la sposa,
dimmi il vero, Và.inàmdinen: a cercarmi una fanciulla
dirnmi dove hai volto il viaggio. ' fra lo scuro di Pohjola,
Disse il vecchio VàiniimÒinen : fra le nebbie di Sariola
<<E se mai di andar pensassi dove I'uomo vien mangiato
neìla mischia furibonda e I'eroe viene annegato. >>

che le teste tutte agguaglia, Annikki, figlia stimata


dove il sangue a" mezza gamba rlella notte e del mattino,

160 e il ginocchio è tinto rosso ? > quando udì parola vera


I
t
I Ma rispose pure Annikki, e non più la menzognera,
lei di stagno adorna il Petto: il bucato iasciò stare
<<Ben so il modo della mischia : senza bat[ere e sciacquare
una voJta già it mio babbo sol.to il largo ponticello
partì per la gran battaglia della scala rossa in fondo:
che le teste tutte agguaglia : c o n l a m a n r & c c o l s ei p a t t n i ,
ceuto v'erano a remare, i gheroni nelle palme,
altri mille vidi stare, s'avviò poi frettolosa,
archi a fasci sulla prora, prese a correre veloce

1?0 sul pagliolo spade a mucchi: verso le case del fabbro


dimmi ormai parola vera ed entrò nella fucina.
e non piÌr la menzognera: Ilmarinen c'era, il fabbro,
d.immi, vecchio Vàinàmóinen, I'artigiano sempiteruo :
qual' è il fine del tuo viaggio, > una panca f€a, di feno
Ed il vecchio Vàinèlmóinen e fregiavala d'argento ;
disse allor queste parole : la filiggine sul capo,
< Vieni giùr nel mio battello, scorie a mucchi sulle sPalle.
nella barca, tagazzina z S[ette Annikki sulla porta,
ti dirò parola ver&, gli rivolse la Parola:
e non più la menzognera. )) <<Ilmari, fratello fabbro,
Ma rispose tosto Annikki, artigiano semPiterno,
lei di stagno adorna it petto : ora fammi una navetta,
< Venga il vento nella barca, begti anelli or mi fucina,
la tempesta nel battello I due, tre paia d'orecchíni
Io la barca ti rovescio, cinque, sei bei gingillini :
te la metto sottosopra, ed in cambio cose vere
se tu non mi fai sapere ti dirò, non menzognere ! >>
tlove iI tuo viaggio è rivolto, Ilmarinen fabbro disse :
g'io non odo cose vere; < Se rni dici buone nuove'
100 chè bugie piir non ascolto. > ti vo' fare una navetta,
Ed il vecchio Vàinàmiiinen per te anelli fucinare,

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- 113
P,rYor.rxr. - Euletalu.

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KALEYAI'A - DICI0I'TESIMO &UNO - u'u.235'320

una eroce per il petto, lo fai pieno di vapore,


un cappuccio de' piir belli; se coi trucioli lo scaldi,
ma se dici male nuove, con la trita segaLura,
faccio a pezzi i vecchi fregi, se la cenere prepari
te li strappo"dalla testa e un pochino di lisciva
e li butto dentro il fuoco. > con la qual mi lavi il capo,
Annikki dal dolce nome faccia bianche le mie mentbra,
disse allor queste parole : lorde di scorie e di fumo
< Ilmari, fabbro mi.o caro, dell'autunno e dell'inverno. >
pensi ancora di sposare Annikki dal dolce nome
lei che prima ti scegliesti, riscaldò zitta ia stanza
che per moglie ti eleggesti ? con i tronchi giir buttabi
Stai qui a battere e picchiare, o dal fulmine o clal vento:
tutto il tempo a fucinare, pietre prese alla cascata,
ferri fai per i cavalli pe 'l vapor le fe' roventi,
nell'estatee nell'inverno, acqua attinse alla fontana,
fai la notte ia tua slitta alla queta fonticella,
e le fi.ssi i fianchi il giorno, una frusta legò insieme
a Pohjola per andare col fogliame del boschetto,
quella in sposa a domandare : rammollì la dolce frusta
ma già parte chi è pitr svelto, sulla cima delle pietre
chi è pi ùr audace ti precede, e lisciva fe' col caglio
per sè piglia la tua sposa, e sapone dal midollo,
ti rapisce la diletta, buon sapone da far schiuma
che due anni I'hai guardata, e da sciogìiersi nell'acqua,
per tre anni corteggiata : che lo sposo il capo lavi
è già in viaggio Vàinèimrjinen ed il corpo ben si sciacqui.
sopra il mar dal dorso azzurro, Ilmarinen fabbro allora,
la dorata prora dlizza, I'artigiano sempiterno,
il timon di rame volta fe' quel ch'essa aveva chiesto
verso Pohjola nebbiosa, riacconciandole il cappuccio,
vèr Sariola tenebrosa. > mentre ch'essa preparava
Un'angoscia strinse il fabbro, a lui il bagno e lo scaldava ;
un dolore I'artigiano: il cappuccio egli le diede.
gli cascaron le tenaglie la ragazza così disse:
170 dalle mani, ed il martello. ( Già ti ho il bagno preparato,
Ilmarinen fabbro disse : a calor dolce scaldato:
< Annikki, sorella mia ! già le fruste sono pronte,
Ti fucino una navetta rammollite in un momento :
e ti faccio begli anelli, sta' nel bagno quanto vuoi,
due, tre paia d'orecchini a piacere tuo ti sciacqua,
cinque, sei bei gingillini lava il capo pari a lino,
se mi scaldi il dolce bagno, gìi occhi, limpidi qual neve. >

-114-
KALEYALA- DICIOTTEBIIIO RUNO-aa. 321406

*
Ilmarirten fabbro allora dai bottoni a cento e a mille.
nella stanza entrò del bagno: per portar sopra il mantello

I si bagnò quant'ebbe voglia,


si sciacquò finchè fu bianco:
abbellito da orlature;
ed ancora la cintura
lavò gti oechi, risplendent,i lunga, con i fregi d'oro,
e le tempie, come fiori ; che la mamma da fanciulla
II avea attenta ricamata:
bianco come un tlovo, il collo'
tLrtte candide le membra: quindi i guanti variopinti,
quantlo usci dal bagno, Parve con le dita orlate d'oro,
l
I come un uomo sconosciuto: di Lapponi buon lavoro,
s'era. fat[o bello il vollo, per le mani ben formate :
e le guance color rosa. un berretto ben diritto

I Disse poi queste Parolc :


< Annikki, sorella mia,
sopra i riccioli suoi d'oro :
che I'avea comprato il babbo
or di lino la catnicia qnando s'era thtto sposo.
porgi, e gli abiti migliori, Ilmarinen fabbro allora
che di quelli adorno vada terminò di rivestirsi
la mia sposa a domattdarc. >> e 6nì di farsi bello:
Annikki dal dolce nolne, al suo servo così disse:
3{0 gli porgeva la camicia <,Ora aggioga il mio corsiero
per la pelle fatta fresca, alla slitta variopinta,

r per coprire il corpo nudo:


poi le brache, le at[illate,
dalla mftmm& ricamate,
pereh'io parta pe
'l mio viaggio,

perch'io vada vèr Pohjola. >


Cosi il servo gli risPose:
per i fianchi ripttliti < Sei deslrieri possecliamo,
donde gli ossi eran spariti; sei cavalli mangia-avena:
molli ealze. che Ia mamma quale scegliere fra questi ? >
da ragazza avea tessute, Ilmarinen fabbro disse :
per le gambe ben lavate, < Il migliore dei destrieri
pei polpacci muscolosi; scegli, prendi quel rossaslro
scarpe poi, ben lavorate ed aggiogalo alla slitta:
di lavoro foresLiero, metti ancora sei cuculi,
sulle calze, che Ia m&mnìa set,te vispi uccelli azzrtrri
d,a ragazza avea. tessutc: perchè cantin sul collare
gli porgea la giacca azzurîLr e cinguet[in sulle briglie ;
fod.erata di rossastro. chè su guardino le belle
da portar sulla camicia ed ammirin le fanciulle :
cli finissimo tessuto: polta ancor la pelte d'orso
il mantel di lana, orlato ch'io ci segga e mi ci sdrai
con un orlo a quattro strisco, e la pelle del tricheco
sopra la giacchetta azzurra, per coprtr I'adorna slit[a. >
sulla nuova fra Ic nuo\'o : E quel servo sempre Pronto,
la pelliccia gli Porgeva acquista[o per tlenaro,

-115-

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I.
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r'r. tlr i.
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ii'.'''r:

RALEYALA - DrcrorrB9rMo nuNo - ua.40|.4sz

il destrier mise alla slitta, I'onda il petto gli spruzzava. 450


aggiogò quello rossastro : Corse un giorno, corse un altro,
mise ancora sei cuculi, corse ancora il terzo giorno:
410 sette vispi uccelli azzvrri, ma venuto il terzo giorno,
chè cantasser sul collare, ei raggiunse VàinÈimóinen;
cinguettasser sulle briglie : così disse, gridò forte,
portò poi la pelle d'orso, fe' sentir le sue parole :
chè il padrone ci sedesse < O tu vecchio VÈiinàmóinen!
e la pelle del tricheco sia fra noi patto di pace,
per coprir I'adorna slitta. benchè a gara ci rechiamo
Ilmarinen fabbro allora, a cercar la sposa, a gara: 160
I'artigiano sempiterno non a forza sia rapita,
in ginocchio Ukko prega\ra, scelga libera il marito ! >
430 il tonante supplicava : Disse il vecchio Vàiniimóinen:
. líanda, Ukko ! neve lìuova,
< Faccio anch'io patto di pace;
fa' calar fiocchi sottili, non a forza sia rapita,
che vi scivoli la sìitta, scelga libera il marit,o:
che vi passi su veloce ! >> di colui sia la fanciulla
llandò Ukko neve nuova, ch'essa in cuore preferisce:
fe' calar fiocchi sottili, nè serbar voglio rancore
che nascose steli e bacche, nè covar lungo corruccio. > 470
che celò terra e sterpeti. Ed andaron così innanzi,
Ilmari seduto nella fecer viaggio in compagnia :
slitta di robusto ferro, va la barca, il lido suona
disse allor queste parole, va il cavallo, il suol rintrona.
pronunziò questo scongiuro : Era scorso un po' di tempo,
<<Vien', Fortuna, sulle briglie n'era un poco già passato,
vieni, Dio, neila mia slitta; e già abbaia il can baihone
non mi spezzi Ia Fortuna e già latra il can di guardia
le mie briglie, Dio la slitta t> dentro Pohjola nebbiosa,
Una man strinse le briglie, dentro la ricca Sariola . rEo
fe' schioccar la frusta I'altra, brontolò da prima piano,
col frustin toccò il cavallo. e latrò di tanto in tant,o :
pronunziò queste parole : steso sul ciglio del fosso,
<<Comi presto, macchia-in-frontc ! battea il suolo con la coda.
presto va, bianca-criniera!>> Disse I'oste di Pohjola :
Corse via, saltò veloce < A vedere va, figliuola,
lungo le sabbie del mare, perchè latra gitr il barbonc
passò accanto al Simasalrni e I ' o r e c c h i o - p e n z o l o n e>.
e di fianco al colle d'olmi I La prudente figlia disse :
gemea sot,to il pie' la sabbia. < Non ho tempo, babbo mio: {co
scricchiolavatì le pietr uzze, la gran stalla governare
rena agli occhi gli volava, ed al gregge ho da badare,

-116-
TIALEVALA- DrcrorrBsrxro RUI{0 - uu.4sJ.5T8

con le pietre maeinare, uscì fuori dalla stanza


la farina ho da stacciare: verso il termine del campo,
grosse quelle, questa fine verso il fin della tettoia.
e le forze mie piccine. >> Guardò dove il can la bocca
Il barbon latrò stizzoso, rivolgesse, dove il naso,
brontolò piùr rado il grigio; oltre la cima del vento
disse I'oste di Pohjola: e di fianco al colle d'olmi:
< Va giÌr, vecchia, per vedere or già vide veramente
perchè latra il can di guardia, la ragion dell'abbaiare,
perchè brontola il ringhioso. > il motivo del latrare
E la vecchia cosi disse: e dello scodinzolare :
< Ma nemmeno per idea ! rossa barca veleggiava
per la tua grande f'arniglia, lungo la baia di Lempi
ho da far la colazione, c nila slitta variopinta
il pan grosso ho da infornarc, correa lungo il Simasalo.
devo il lievito impastare.. L'oste stesso di Pohjola
grosso il pane, crusca fine torno tosto alla dimora,
e l e f o r z e m i e p i c c i n e .> ritornò sotto il suo tetto,

il <<
Disse I'oste di Pohjola:
Han le vecchie sempre fretta,
pronunziò queste parole :
< Son venuti forestieri
le ragazze da far sempre sopra il mar dal dorso azzvrro i

T e si cuociono sul banco


e s'allungano nel letto :
va, ragazzo, tv a guardare. >
una slitta variopinta
corre lungo il Simasalo
e una grossa barca passa
II ragazzo gli rispose: lungo la baia di Lempi. >
< Non ho tempo di guardare, La signora di Pohjola:
chè la scure ho da affilare, <<Donde prendere un presagio
ttttto un ciocco ho da spaccaro, per cotesti forestieri ?
legna a mucchi da segare orsù, ancella piccolina,
e le devo fini fare: metti un sorbo dentro il fuoco,
ciocco grosso, legna fine nella fiamma il legno illustre:
e le forze mie piccine.> se ne avesse a scorrer sa,ngue,
Abbaiava sempre il cane verrà, allora cert,o guema:
e latrava il can di guardia, se ne aYesse a scorrer acqua.
il ringhioso brontolava, noi vivremo sempre in pace. >> 5i0
il guardian della foresta Di Pohja la ragazzina.
e correva per la strada la modesta verginella,
530 con la coda in su piegata. mise il sorbo dentro il fuoco,
Disse I'oste di pohjola: nella fiamma il legno illustre:
<Qucsto can non latra a vuo[o
ma da quel non scorse sangue,
c non brontola per nulla,
non il sangue e nemmen I'acqua:
contro un pino non abbaia. > bensi miele ecco colare,
Egli stesso andò a guardar.e. ecco baìsamo gocciare.

-7L7-

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RAI'BYALA - Drcrorr&StMo n(INo - au. 5Ts.664

Dal cantuccio la Suovakko vola cbn la variopinta


560 clisse, veechia imbacuccata : laggiir, lungo il Simasalo,
< Poichè il legno cola miele, Ilmarinen quegli è, il.fabbro:
poichè balsamo distilla, piena (e vuota par che sia)
gli stranieri sopraggiunti
è di canti di magìa.
vengon per cercarsi spose. >>
Quando vengan nella stanza
Di Pohjola la signora, e tu porti I'idromele
con la vecehia anche ta figlia nella brocca con due orecchie,
s'affrettaron nel cortile, metùi in man la brocca piena
corser presto nel podere a colui che sceglier pensi :
e volgevano lontano dàlla al vecchio di Viiinólà,
5eo gli occhi, e il capo verso il sole
; a colui che porta doni
vider di laggiir venire e tesori nella barca. ,'
una nuova barca a,vela, Di Pohja la bella figlia
un battello dai cent'assi così seppe replicare:
. navigar di Lempi il golfo, < .T n c h e i n s e n o m ' h a i p o r t , a t o ,
mezzo, grigio come lana, mamma, tu che m' hai allevato !
I'altro mezzo parea, rosso non vo dietro alla ricchezza,
;
alla poppa un uomo forte di sapienza non m'importa,
tien di rame la pagaia : ma del corpo la bellezza
vider comere un cavallo. piir mi piace e mi conforta :
600 scivolar la slitta rossa, nè mai fÌglia fu veduta
volar via la variopinta per denaro andar venduta:
correr lungo il Simasalo: senza doni ricercare
vider pure sei cuculi Ilmari vorrei sposare,
che cantavan sul collare, lui che il Sampo ha fucinato,
sette vispi uccelli azzurri il coperchio variegato. >>
sulle briglie a cinguettare, La signora di pohjola:
un eroe dall'ampio petto < Oh bambina semplicet,ta!
vider la slitta guidare. se tu pigli il fabbro, dalla
La signora di pohjola fronte piena di sudore,
610 fe' sentir la sua parola :
ai lenzuoli, ed al suo cap,l
< Di que' due, quale vorresti
dovrai far sempre il bucato !>
se te a chiedere verranno
La fìgliuola le ìispose,
per compagna della vita,
disse allor queste parole:
per diletta colombella ? < Non vo' il vecchio di Vàinóta,
Quel che viene nel battello, il decrepito per sposo:
con la rossa barca avanza mi verrebbe presto a noia,
lungo la baia di Lempi, solo tedio avrei dal vecchio. ,, ttti{J
quegli è il vecchio Vàinàmóinen.
Ed il vecchio Vàinàmóinen
porta doni nella nave
arrivò colà per primo:
620 e tesori nella barca.
trasse la barchetta rossa,
Quel che corre con la slitta. tirò su il battello grigio

-118-
KALBYAI'A - DICIOTI'ESIMO ÈUNO - ua. 665.T06

tq
sopra i suoi rulli d'acciaio, intagliata forte barca,
s u i p a ra ti s u o i d i ra m e : che resistebene al vento
egli stessonella stanza e sa bene bordeggiare,
entrò, venne sotto il tetto : che sicura fende i flutti.
ma parlò fin dalla soglia, buon camminofa sul mare:
dalla bocca della porta: s'alza come bolla d'aria,
parlò con queste parole, striscia al par di fogliolina,
forte prese cosi a dire: attraverso il mar di Pohja,
< Vuoi venir meco,fanciulla, sopra i flutti biancheggianti.>>
per compagnadi mia vita, Di Pohja la bella figlia
per consortede' miei giorni, così allora gli rispose:
per diletta colombella? > < Io non lodo I'uom di mare,
Di Pohja la bella figlia non I' eroecbe va per l ' onde!
s e p p ea te mp o c c s ì d i re : Porta il vento il senno in mare,
< HaÌ già fatto la barchetta, spezzail turbine il cervello;
fabbricato il gran battello, non ho voglia di seguirti,
con le scheggedel mio fuso, non mi piace venir teco
coi frammenti della spola? > per compagnadi tua vita,
D i s s ei l v e r:c h i oVà i n à m ó i nen. per diletta colombella,
forte prese cosi a dire : perch'io debbail letto farti
< Fabbricato ho un buon battello. e il guancialeaccomodarti.>

t - 119
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'*
ì:.1.1 , .r:

IIr DIOI AI{l{ OYE SIMO BIII{ O'

Ilmarinen fabbro allora


Ilmarinen fabbro allora,
1'artigiano semPiterno, andò presso la fanciulla.

penetrò dentro la stanza, le ril'clse la Parola :


< Della notte e del mattintl
si fe' innanzi sotto il teLto.
Fu portato I'idromele, fìglia, il temPo non rammenti
quand.'io feci il nuovo SamPo
una brocca ne fu messa
nelle mani d'Ilmarinen: col coperchio varioPinto-?

però il fabbro cosi disse: tu giurasti eterno giuro,

< Io non prima bever voglio, tlichiarasti in faccia a Dio,


innanzi all'OnniPotente
l0 no, finchè splenda la luna.
salda speme tu mi desti
bever vo' questa bevanda,
con rne, caro, di Partire,
ch'io non veda la mia ciì.ra,
per compagna di mia vita,
se sia pronta la diletta,
per diletta colombella :
pronta per colui che asPetta >.
ma la mamm& ora non vuole
lla I'ostessa di Pohjola
dare a me la sua fi.gliuola,
fe' sentir la sua Parola :
s'io non abbia prima arato
<<Gran fatica la diletta
tutto il camPo dei serPenti. >
porterà per chi i' asPetta:
lla la sposa gli diè aiuto,
solo a mezzo ha un Piè calzato,
diè consigli la ragazza z
20 I'altro appena incominciato;
< Ilmarinen, fabbro caro'
ma soltanto sarà Pronta
e potrà teco venire artigiano semPiterno !

quando il campo dei serpen[i Fàtti un bell'aratro d'oro

tutto quanto tu abbia arato, e lavoralo d'argento :

senza che I'aratro s'alzi, tu con quello tutto il camPo


senza che 'I vomero tremi : rlei serPenti PoLrai arare' )>
già una volta lo arò Hiisi, Ilmarinen fabbro allora
Lempo poi vi trasse i solchi portò 1'oro alla fornace,
con jl vomero di rame, mise a fondere I'argento,
con I'aratro fiammeggiante : fucinò, saldò I'aratro :
'il mio povero flgliuolo fucinò scarpe di ferro
solo a mezzo fe' il lavoro. > e gambali Pur, d'acciaio:

-121-
P.r.ror,rxr. - Kuleaala'
KALEYALA - DICIANNOYESIMO RUI| O - Q)a.65 150

si calzò con quelle scarpe, dai conflni di }lanala:


si coprì con quei gambali, cento andaron per pigliarlo,
indossòferrea camicia nemmen uno tornò indietro.> 110

e d'acciaio cinse i flanchi : ilmarinen f'abbro allora


fe' cli ferro le mitene andò presso la fanciulla,
e d i p i e tra c u c i i g u a n ti : le rivolse la parola :
un destrier prese di fuoco, <<M'hanno imposto questaimpresa:
aggiogò quel buon cavallo: di imbrigliar di lllana il lupo
e partì, per trarre i solchi, e di Tuoni prender I'orso,
per arare tutto il campo. dalla selva di 'luonela,
Vedea teste turbinare, dai confini di }lanala >.
crani udiva sibilare; ùIa la sposa gli diè aiuto,
pronunziò questo scongiuro: diè consigli la îagazzai 120

<<Serpe,tu che Dio ha creer-c, < llmarinen, fabbro caro,


chi la cresta t'ha drizzato? artigiano sempiterno!
chi ti dà comandamento fàtti redini d'acciaio
di tener la testa ritta e di ferro fàtti briglie
ed il collo in su voltato ? sopra un sassodel torrenle,
dalla strada ora ti scosta, di tre rapide aila schiuma:
va, maligno, fra le stoppie, prenderai così di Tuoni
oppur scivola fra i giunchi I'orso, e il lupo di lllanala>.
o nasconditifra I'erbe ! Ilmarinen fabbro allora.
Se tu qui sollevi il capo, I'artigiano sempiterno, 130

Ukko spezzi il capo tuo fe' le redini d'acciaio,


con le frecce ritemprate, fucinò briglie d.i ferro
con la grandine di ferro ! > sopra un sassottel torrente,
Arò allora tutto il campo di tre rapide alla schiuma.
dei serpenti,lo fe' a solchi: Mosseallora ad imbrigliare,
alzò vipere col ferro pronunziò questa preghiera:
e serpenti eoll'aratro <<Terhenetàr nebulosa!
e poi disse, di ritorno : spargi nebbia con lo staccio,
<<Ecco già che ho arato il campo versa brume fitte fitte
dei serpenti,e fatto i solchi, dove stanno quel l e bel ve, l to
fra le vipere ho scavato: chè non mi possansentire
mi si mena la fanciulla, nè dinanzi a rne fuggire t >
100 mi si dà, la mia diletta ? > Già del lupo, già.dell'orso
IlIa I'ostessadi Pohjola sbrinseil muso con le briglie,
fe' sentir la sua parola : di Tuoni dalle brughiere,
< Solo allora la fanciulla della cupa selva in foudo ;
tu potrai teco menare, e poi di sse,di ri torno:
quando avrai di Tuoni I'orso <<Dammi, vecchia,la flgliuola I
pr.eso,e il lupo di Manala, già portai di Tuoni I'orso,
dalla selva di Tuonela. presi il lupo di Illanala>. 150

-123-
F: '
il,.'
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_ 151'236
]íALEVATJA - DICIAI{T{OYESIIYIO RUNO AA.

ìù sopra gli ossi di quell'ali.


Ma I'ostessa di Pohjola
Dava all'aquila, un consiglio,
fe' sentir la sua Parolft :
< Solo allora ti daremo si volgeva così al falco:
< Aquilot,to, caro uccello,
quell'azzurra anatrellina,
quando il luccio tu abbia Preso' volgi il volo com'io voglio,
verso la nera fiumana,
lo scaglioso grasso Pesce
verso il gorgo di Manala :
clal torrente di Tuonela,
tli Manala dal Profondo : chiappa lo scaglioso luccio,

nè tramagìio dèi adoPrare, il vivace grasso Pesce! >


L'aquilotto, ucccllo vilgo'
100 re[e a mano non gettare :
s'innalzò veloce a volo,
cento antlaron Per Pigliarlo'
v o l ò p e r c h i a P P a r ei l l u c c i o .
nemmen uno toruò intlietro >'
per cercare il zantteaculo
Già, fu Preso da sgomenr'o,
g':ande angoscia già seutiva : verso ii fiume tli Tuorrela,
il profonclo tli ùIarraia:
andò presqo alla fanciulla,
e sfiorava un'&l& I'acqua
le rivolse la Parola : 210
< ll'hanno imposto qucsL'imprcsa e toccava I'albra il cielo :

piir difficil delle Prime : sopra il mar st,riscia la coda,


st,ricleiI becco sugli scogli'
di pigliare il grosso luccio,
llmarinen fabbro allora
170 Io scaglioso, grasso Pesce
s'avviò Per scandagliare
di Tuoni dal nero fiume,
qr.reltorrente d.i Tuonela:
clal torrente semPiterno'
vegtiò I'aquila aI suo fianco'
senza rete nè tramagìio,
Sorse il mostro fuor dell'acqua'
c senz'alcun altro arnese. )>
IlIa ta sposa gli diè aiuto, afferrò stretlo llmarinen;

cliè consigli la ragazza : ma del mostro la cervice

< Ilmarinen, fabbro caro, strinse I'aquila e la testa


gli vol.tò, lo sPinse in fontlo,
deh norr ússer cosi triste !
fàtt,i un'aquila di fuoco, 1o buttò nel fango nero'
Viene già di Tttoni il luccio,
160 u u f a l c o n e , f i a m m e g g i a n t e:
piglierai con quella il lttccio, si contorce il can dell'acqua;

il vivace grasso Pùsce non è un luccio Piccinino,

cti 'fuoni dal nero {itttne, ma nemmeno molto grand'c :

tìal profonclo di l\lanala. " lingua, Irtnga di due scuri,

Ilmarincu fabbro allot'a, denti, manichi di uncini


I'artigiano sempitertto, gola, larga tre fiumane
fece un'aquila cli fuoco, schiena, come sette barche :
fucinò di fiamme un falco: vuol scagliarsi contro i[ fabbro'
ei di ferro fe' gJi artigli, Ihnari vuol divorare'

1C0 I'unghie fe' d'acciaio, e per ic Veune I'aquìla veloce,


ali mise assi di barsa: pronto ai colPi il forte ur:cello :
egli stesso montò soprà, notr è tttl'aquila Piccina
si sedè sull'ali e il dorso, c nemmeno ProPrio granclc:

-t23-
"..&

t
Ir
KALETALA - DICIANNOVESIMO RUNO - ua. 237.322

bocca, lunga cento tese I'aqui lotto, un ghiadi-ferro, ,.lrÌ

gola, larga sei fÌumane prese pur di Tuoni il luccio,


come sei lance la lingua, il vivace grosso pesce
i;r.
eome cinque falci I'unghie : dal torrente di Tuonela,
si scagliò contro il gran luccio, dal profondo di lVlanala :
contro quel vivace pesce, I'acqua non parea piÌr acqua
diede un colpo allo scaglioso, per le scaglie del gran luccir.r:
picchiò contro il grasso luccio. I'aria non sapeva d'aria
Ed allor quel grosso luccio, per le piume del volante.
lo scaglioso grasso pesce, L'aquilotto, unghia-di-ferro,
dell'uccel pigiò gli artigli portò allora il grande luccio
sotto I'acqua trasparente : sopra il ramo d'una quercia,
ma rialzò I'aquila il voìo, sopra un larice fronzuto :
alta si levò nell'aria, assaggiò eclà del buzzo,
sollevando nero fango ruppe in mezzo al luccio il ven[r.c,
sopra l'acqua trasparente. raschiò il petto, e finalmente
Si librava, svolazzava, gli spiccò coi morsi il capo.
s'accingeva a un'altr& prorra : Ilmarinen fabbro disse :
ecco, ficca un degli artigli < Aquilotto, disgraziato,
nelle spalle al luccio orrendo, dimmi che razza d'uccello,
dentro il fianeo al can dell'acqua: che creatura tu sei mai,
ecco, ficca I'altro artiglio che così gusti del buzzo,
dentro il monte di metallo, rompi in mezzo al luccio il venbre
2e0 dentro la rupe ferrigna: e gli raschi il petto e inline
rimbalzò dal sassoI'unghia, tu gli spicchi a morsi il capo ? >
scivolò giir dalla rupe: L'aquilotto, urrghia-di-l'erro,
e già il luccio le sfuggiva, s'adirò, riprese il volo,
;i tuffò dell'acqua il mostro si levò neìl'aria iit alto
via dall'unghie dell'uccello, sopra I'orlo d'una nube :
dagli artigli del falcone : vacillò la nube, iI cielo
ne portava impressi i segni si piegò col suo coperchio 3r0
sopra i fianchi e sulle spalle. e si infranse l'&rco d'Ukko
L'aquilotto, unghia-di-ferro, ed i corni della luna.
21t) fece ancora un altro sforzo: Ilmarinen fabbro allora
splendean I'ali come fiamma, portò il capo di quel pescc
gli occhi come fuoco chiaro: alla suocera in regalo:
prese il luccio con gli artigli, pronunziò queste parole :
strinse forte il can dell'acqua, <<Sarà questo sedia e[erna
tirò su quel grosso pesce, per la stanza di Po\fola. >
trasse fuor dell'acqua il mostro, Parlò con queste parole,
su dal fondo nereggiante forte prese così a clire : Qtrì

sopra I'acqua trasparente. < Ho già arato Lutto il campo


E cosi Ia terza volta delle vipere e dei serpi,

-\21-
KALEYALA _ DICIANNOYEBIMO NUNO - UI).323'408

ed al lupo di Manala e si libra a vol, svolazza

messo ho brigtie, e freno all'orso: su degti uomini a[ castello

presi lo scaglioso luccio, e col becco picchia forte :

il vivace pesee grasso ma di ferro è il tetto, e dentro

dal torrente di Tuoneì.a, al castel non Può Passare.

dal profondo di Manala; Guarda in giro da ogni Parte

mi darete or la fanciulla, e si libra a vol, svolazza


potrò prender Ia tagazza? > delle donne sul castello

La signora di Pohjola : e col becco Picchia forte:


<<lla però facesti male ma di rame è il tetlo, e dentro

& spezzar del Pesce il caPo, al castel non Può Passare'

a.tagliarlo in mezzo al ventre, Guarda in giro da ogni Part'e

t' a raschiargli ancora il Petto,


a gustare del suo buzzo. >
e si libra a vol, svolazza
sul castel delle fanciulle

Ilmarinen fabbro allora e col becco Picchia forte:

I pronunziò queste Parole :


<<l'{on si prende senza giras[i
è di tino il tet,to, e detttro
al castello può Passare.

3{0 preda da luoghi migliori: Giir si cala, dal camino


scende, dal Palco del tetlo,
I quanto meno da Tuonela,
dal profondo di r\lanala : del castel scuote il soffitto

è ormai pronta la diletta, e si ferma alla flnestra'


pronta per colui che asPetta ? '> aliazzurro, alla Parete,
I E I'ostessa di Pohjola centopenne, nel cantuccio'
Guarda allor le altochiomate'
fe' sentir la sua Parola:
< È già pronta la diletta, sbircia le ricche di trecce'

I pronta per colui che asPctta :


I'anatrella debbo dare,
la migliore della schiera,
la piir bella delle belle'
la mia folaga donare piir gemmata fra le gemme'

I ad Ilmari I'artigiano
perchè sempre con lui stia,
piir fiorit a in mezzo ai fiori'
Ed allora con gli artigli
per compagna di sua vita, piomba I'aquila a raPire

t per diletta colombella. >


C'era un bimbo spl Piancito;
la migliore della schiera,
I'ana[rella Piit gentile,
cantò il bimbo dal piancito: piùr lucente, Piir Yezzos^,

I * Ecco, a queste stanze venne,


al castel nostro un uccello :
la piir bianca, la Piir frescal
quella afferra I'aquilotto'
volò un'aquila da oriente, quella stringe fra gli artigli,
che piùt alto il caPo tienet
I per il cielo uno sparviero :
battea un'ala il firmamenio che ha Piir nobile statura'
e sfiorava I'altra l'onde: che di Penne è la Piir fine
e di Piume Piùtgentile >'
11' con la coda spazza il mare,
tocca il cielo con la testa: E I'ostessa di Poh.iola
fe' seutir la sua Parola:
guartla in giro da ogni parte,

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. - - 125

È:
*
KAI"'EYAITA - DICIAI{N OYESIMO nUN O - a'u.409-494

< Donde appreso hai, fortunato, color giallo nei paiuoli.


{10 da chi udisti, mela d'oro, Passòancor la terza volta,
già cresciuta la fanciulla, passòsotto la finestra,
già ondeggiante la sua chioma ? udi tesscr la fanciulla
fin laggiir forse I'argento ed il pettin pipilare :
di costei, I'oro brillava sussurravala navetta
e del nostro sol la luce qual fra i sassi I'ermellino :
le tue case illuminava ? > e s'udian strider i denti
Cantò il bimbo dal piancito, come picchio sopra un tronco :
cinguettò quel bambinello : saltellavanle maniglie
< In tal modo il fortunato qual scoiattolosul ramo.>
il cammin trovò, qual talpa, E I'ostessadi Pohjola
alla casa della bella, fe' sentir la sua parola :
all'ostello rinomato : <.Guarda, guarda, ragazzina.
godea il babbo bella fama non te I'ho io sempredetto ?
per la gran nave varata: non cantare fra gli abeti,
e miglior fama la mamma gorgheggiarenelle valli,
per il grosso pane cotto: non il collo tenerello,
col suo pane di frumento non mostrar le bianchebraccia,
facea I'ospite contento. non il colmo giovin seno,
E lo seppe il fortunato, non le forme si prestanti.
ben I'intese lo straniero Tutto autunno te I'ho tletto,
che creseiuta la fanciulla, tutta estatet'ho ammoni[o.
che già grande s'era fatta : t'ho sgridata a primavera,
quando un giorno pe'l cortilc quando a seminarsi torna :
passò, sotto la dispensa fabbrichìamoun nascondiglio,
(courinciava ad albeggiare, con finestrepiccoline,
era I'ora mattutina), chè vi tessala fanciulla
la fuliggine s'alzava, che su e giir mandi la spola,
si levava il fumo fitto senzache sentangli sposi,
clalle case della bella, di S uomi i pretendenti>.
{40 dalla nobile dimora: Parlò il bimbo clal piancito,
essa stessa a macinare, i l bambi n da poco nato :
pietre e manico a girare: < Un cavallo bella-coda
canta il legno qual cuculo, facilmentesi nasconde:
a mo' d.'oche cantan gli assi, mal si cela, si rimpiatta
come passerotto, il pernio la fanciulla lunghe-trecce;
e le pietre come perle. fabbricassitu un castello
Passò ancora un'altra volta tutto pietra, in mezzoal mare,
Iungo il rnargine del campo: per tenervi entro celata
la fanciulla era sul prato, la colomba,che vi cresca,
{50 si movea por la brughiera, lÌo, n&scostanon rimane
a bollir rosso in marmitt,e, e già prima ch'essacresca

-126-
E"AI'EYAITA - DICIANNOYEBIMO &UNO - aa. 495'508

It
si faran gli sposi innanzi, folle invero chi si pente
pretendentidalla terra, d'aver, giovine, sposato
ch'alto han I'elmo, ed i cavalli e di aver, ne' Buoi verd'anni,
con gli zoccoli f'errati>. figli avuto e una famiglia. >
Ed il vecchio Vàiiniimóinen E da allora dissuase
d'umor triste, a capo basso, Vàinàmóinendi Suvanto,
nel tornare a casa sua ogni vecchio dal cercare
pronunziòguesteparole: una bella giovinetta:
< Guai a questocencio d'uomo ! dal nuotare temerario,
che da giovan non pensai dal remare gareggiando,
a cercar.la sposa,quando e dal chiedere una sposa
è il bel tempo del vigore ! con un piùr giovane accanto.

-127 -

[,
I IJ Y E N' T E S M o RIII{O.

Or che cosa canteretno, nè giir in fondo era arrivato,


dove il verso volgeremo ? quando il mese era passato.
questo inver vogliam cantare, Questo enorme vitellino,
cluesto in versi celebrare : il gran toro di Finlandia,
di Pohja le banchettate, fu menato di Carelia
dei stregoni le trincate. verso i campi di Pohjola;
Firro a lungo preparate per le corna, cento, e mille
le provviste per Ie nozze lo tenevano pel muso,
nelle stanze di Pohjola, quando il bove fu menato,
t0 di Sariola nelle case. a Pohjola fu portato.
E che cosa preparato Lento il bove venia innanzi
e che cosa fu portato per lo stretto di Sariola :
per il lungo banchettare, mangia I'erba dalle polle,
perchè possa ognun trincare, sfiora i nuvoli col dorso;
trovi alloggio la gran folla e non v'era macellaio,
e di cibo sia satolla ? non meschin che I'abbattesse,
In Carelia crescea un bove, non di Pohja fra i fìgliuoli,'
in Suomi un toro grasso : fra la stirpe generosa,
grande no, nemmen piccino, nè fra i giovani fiorenti,
giusto giusto un vitellino: nè fra i vecchi già cadenti.
che muovea la coda in Hii,me Venne un vecchio forestiero,
e scuoteva a Kemi il capo : Virokannas di Carelia:
corna, lunghe cento tese egli allora cosi disse :
e cinquanta tese il muso; < Poverino, aspetta, aspetta !
sette giorni I'ermellino cluand'io vengo con la clava,
si muovea lungo il collare : rluand'io picchio con la mazza,
e la rondine volava sul tuo cranio, meschinello,
per un dì, da corno a cortro non verrai piir nell'estate
ed a stento ci arriyava il tuo grugno a rivoltare,
nè per via si riposava : le naríci su a levare
lo scoiattol, dalla nuea sul confi.n di questo campo,
alla coda mettea un mese : sullo stretto di Sariola !>

-129-
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KALEYALA - VEI{TESIMO &UNO - au. 65'150

A picchiar s'accinseil vecchio, gli saltò sulla cervice,


Virokannas e colpire, piegò il toro sui ginocchi,
Palvoinen a batter forte : lo buttò col fìatrco a terra.
ma voltò la testa il bove, Ne cavò grande profìtto ?
lo guardò cogli occhi neri: non ne ottenne gran profi[[o :
70 salbò il vecchio sopriÌ un piuo, cento tini empÌ la carue,
Virokannas nel cespuglio di salsicce, cento tese;
corse, Palvoinen sul salce. enrpi il sangue sette barche
Si cercava un mazzatore, e sei botti grosse il grasso
del gran toro un macellaro, per le feste di Pohjola,
dai bei campi di Carelia, pei banchetti di Sariola.
tlai gran piani di Suomi, C'era in Pohjola unù stanza,
dalla flacca terra russa s t a n z a v a s t & , g r a n s t a n z o n e:
e dal suol di Svezia alLero. dl lunghezza, nove tese,
clall'estremodi Lapponia, sette tese di larghezza:
da Turja, terradi maghi: se sul tetto canta il gallo,
lo cercavan cla Tuonela non si sente il canto a terra
e financo da lllanala : e se latra il cane in fbndo,
fu cercato, e non trovato non si sente dalla porta.
ed invano domandato. La signora di Pohjola
Fu cercato un mazza"lore, va su e giir pel tavolato
fu guardato per trovarlo e passeggia sul piancito
fin sul dorso del mar chiaro, e fra sè così riflette :
fin sull'onde sterminate. < Donde prendere la birra,
Sorse un uom nero dal rna.re, come far birra leggera
un eroe dall'onda ascosa. per le nozze)peibanchetti
su del mar dal dorso chiaro, che si devono irnbandile ?
dall'aperta superficie : Io conciar non so la birra
ei non era dei piÌr grandi nè I'origin ne so dire. >>
e nemmen dei piir piccini: C'era un vecchio sulla stufa,
in un guscio si sdraiava, dalla st,ufa ciisse il vecchio :
sotto un staccio ritto stava. < La bevanda rinomata
P.ugno avea di ferro il vecchio vien dal luppolo, dall'or.zo,
e color di ferro il viso : ma non nasce senza I'acqua,
coprÌa il capo elmo di pietra senza il fuoco poder.oso.
100 e di pietra. scarpe ai piedi, Figlio è il luppolo di Remu,
un coltello d'oro in mano da piccino in tema messo,
con un manico di rame. serpentello, giir piantato
E cosi I'ammazzatore formichetta, seminato
fu trova[o, il colpitore, presso al fonte di Kaleva,
del gran toro il macellaro, nella fossa al campo cl'Osmo:
il meschin che I'abbattesse. crebbe là giovin germoglio,
VisLa appena la sua preda, sorse verde ramoscelio.

-130-
l*
KALEYALA _ vEÌ{,L'ESIIUI} nUNo - aÚ.151.236

\?
e passeggia sul Piancitot
si levò cotne alberello,
bada a cluesta e a quella cosa'
si coprì di foglie in cima'
ai due pentoli sta attettta:
L'orzo il vecchio fortunato
vide in terra un bastottcino,
scminò sttl nnovo campo:
lo raccolsedal Pianci[o,
crebbe I'orzo bellament'e'
Lo guardava, Io vollava:
si levò suPerbo in alto,
< Che potrebbe diventare
Iuugo il nuovo campo d'Osntrl,
nelle tnani della bella,
nel terreno dissodato.
n e l l e d i t a d e l l ' a n c e l l a?
Era poco temPo scorso
se lo dcssi a KaPo in m&no,
100 ecl il luPPolo dai rami
alla buona ft'a le dita ? >
sussurl'ò, I'orzo clal catnlto'
Lo porLò neile sue m&ni,
tlisse I'accltra dalla fonte:

I ., Quando noi ci rittniremo,


I ' u n c ' - ' t !I ' a l t r o i n s i e n r s t a r e t n o ?
della buona fra le dit'a:
fì'egò Kapo ltalm:r a Palma,
I ' u n a e I ' a l t r a c l e l l em a n i ,
triste è vivere du solo,
> si fregò sui clue ginocclri:
in due, in tre rnolto Piùr bello'
l o s c o i a t L o Ib i a n c o n a c ( l u e .
Osmotar', fabbra di birra,
0onsigliava essa il figliuolo,
lei di birra conciatrice,
' lo scoialtolo ammoniva :
prese allora i semi d'orzo,
<<Oro e fior della collina,
t70 prese tl'orzo allor sei semi
ornamento deìla terra,
e di luPPol sette cime,
colà corri, dov'io dico,
cl'acqua cinque romaiuoli;
va colà. dove ti mando :
rnise il PenLolosul fuoco'
verso Mebsola benigna,
fe' bollire la mistura,
vèr Tapiola vigilante,
fe' cosi dall'orzo birra
monLa sopra un alberello,
nci veloci di d'eslate,
svelto, sulla larga cima
suila punta nebulosa
che non I'aquila ti aggranfi,
prcsso tlll'ist-ria nebbioser,
che il volante non ti aft'erri:
in ttu vaso a nuovo fottclo,
porta coccoledaI Piuo,
1E0 clentro tttl iino cli betulla.
porla loppa dall'abete,
IJra, sì, cotla la birra,
clalle a KaPo nelle mani,
nra non era inacidita:
per compir la birra d'Osmo.r>
r:iflet,tevaallor, Pensava'
L o s c o i a b t o l os a l b a r e
lali detti pronunziava :
< Che bisogna qui Portat'tl' seppe bene, il cotlalargat

rt che cosa ora badare iare presto il lungo viaggio

n c c i o c c h ès ' i n a c i t l i s c a , e veloce quel tragitto,

acciocchè la birra mnssi ? per il lungo, Per il largo,

lialcvatar. la fanciulla per traverso alla foresta,

bella, dalle belle dita, fino a }letsola soave'


100
sempre svelta, sempre in moto, fino a TaPiola Prudente.

semprc in gambe, semPre Prott[a, \:itlc tre larici lunghi,

vÍì, sn c gitt Pel tavolato cluatbro Pini Piccolini :

-131-

q
+
KAI'ETAI-'A - YEI{TESIMO RUNO - au. 237'322

va sul larice alla valle, ammoniva I'orfanello:


sopra il pino alla brughiera < Zibellino, caro augello,
nè I'acciuffa I'aquilotto, di pelliccia grazÎosa :
nè I'aggranfia il volatore. colà corri dov'io dico,
Prese coccole dal pino va colà, dove ti mando:
e dal larice i virgulti, verso la grotta dell'orso,
se li strinse fra gli unghiolit la sua casa dentro il bosco,
se li avvolse fra le zamPe dove gli orsi si fan guerra,
e li porse a Kapo in mano, dove menan vita d ura :
alla buona fra le dita. preudi bave con gli unghioli,
Kapo allor li mise dentro schiuma chiappa con Ie dita,
alla birra leggerina : dàlle a Kapo nelle mani,
ma la birra non fermenta, ad Osmotar sulle spalle. >
2i0 la bevanda non si gonfia. Ben la martora saltare,
Osmotar, fabbra di birra, correr seppe il petto d'oro,
Kapo, buona bollitrice, fare presto il lungo viaggio
ripensava senza posa: e veloce quel [ragitto,
< Che bisogna qui portare, per il lungo, per il largo
acciocchè s'inacidisca, e del fiume per traverso
acciocchè la birra mussi ? > fin dell'orso alla caverna,
Kalevatar, la fanciulla alla tana sua pietrosa;
bella, dalle belle dita, colà gli orsi si fan guerra,
sempre svelta, sempre iu moto, vivon là lor dura vita
sempre in gambe, sempre pronta, sopra la ferrigna rupe,
va su e giÌr pe'l tavolato sopra I'aspro, duro colle.
e passeggia sul piancito, Cola schiuma dalla bocca.
bada a questa e a quella cosa, bave I'orso dalla gola:
ai due pentoli sta attenta: prese schiuma con gli unghioli
vide in terra un trucioletto, e le bave con le zampe :
lo raccolse tlal piancito; e le porse a Kapo in mano,
lo guardava, lo voltava : alla buona fra le dita.
* Che potrehbe diventare Osmotar le mise dentro
nelle mani della bella, alle birra leggerina;
270 nelle dita dell'ancella ? non fermenta, non spumeggia
se lo dessi a Kapo in mano, la bevanda ai forti cara.
alla buona fra le dita ? > Osmotar fabbra di bima,
Lo portò nelle stte mani, Kapo, buona bollitrice,
della buona fra le dita: ripensava senzaposa:
fregò Kapo palma a palma, < Che bisogna qui portare
I'una e I'altra delle mani, acciocchè s'inacidisca,
si fregò le gambe; e nacque, acciocchè la birra mussi ?>
petto d'or, lo zibellino. Kalevatar, la fanciulla
Uonsigliava il zibellino, bella, dalle belle dita,

-132-
l

_ AA. 323'408
KAI,EYAI.A _ YEI{TESIIWO NUI{O

s
e del mare Per traverso'
sempre svelta, semPre in moto,
fino all'isola nell'onde,
sempre in gambe, sempre Pronta,
allo scoglio in mezzo al mare:
va su e giÌr Pe'l tavolato
la fanciulla adclormentata
e passeggia sul Piancito,
vide, dal cinto di stagno,
bada a questa e a quella cosa'
sopra il prato senza nome'
ai due pentoli sta atLenta :
sul confin del dolce campo;
vide in terra un guscettino,
erba tL'oro aveva ai fianchi
lo raccolse dal Piancito.
Lo guardava, lo voltava : e d'argento alla cintura.

< Che potrebbe diventare Dentro il nettar getta I'ali


e le penne dentro il miele,
nelle mani della bella,
nelle dita dell'arlcella ? sulle punte d'erba fine,
sopra i calici de' fiori:
se lo dessi a KaPo in matto,
lo portò di KaPo in mano,
alla buona fra le dita ? >
Lo portò nelle stte mani, della buona fra Ie dita.

della buona fra le dita : Osmotar lo mise dentro

fregò KaPo Palma a Palma, alla birra leggerina:

I'una e I'altra delle mani, prese allora a fermentare,

si fregò sui d.ue ginocchi a gonfìarsi la bevanda

ed. allora nacque I'aPe. dentro il vaso a nuovo fonclo,

Consigliava il suo uccellino, clenlro it tino di betulla;

ammoniva I'aPe cara : tino al manico ribolle

* Ape, svelto mio augelletto, c zarnpilla fuor degli orli,

che sei re dei fior dei Prato, scorrer vuole fìno a terra,

colà vola, dov'io dico sal[ar giir sul Pavimento'

va' colà, dove ti mando Era scorso un Po' di temPo,

verso I'isola nell'onde, un momento era Passato


etl a ber vennero i forti,
350 verso la ruPe marina:
Lemmink?iinen Per il Primo:
colà dorme una fanciulla,
restò Kauko inebriato,
ha di rame la cintura,
zuccherata I'erba al fianco ebro iI giovin scaPestrato
per la nuova birra cotta
e sull'orlo della veste;
prendi il miele dentro I'ali, dalla figlia di Kaleva.

porta iI nettare nel manto, Osmotar, fabbra di birra'

dalle punte d'erba fine Kapo, buona conciatriee

e dai calici dorati, clisse allor queste Parole :

dàllo a Kapo nelle mani, <<Ahimè, Poveri miei giorni,

ad Osmotar sulle spalle. > c1ach'io feci mala birra'

L'ape allor, si'elto uccellino, trascurata la conciai,


via volò, s'alzò veloce, fuori del tino a gonfiare,
fece a volo il lungo viaggio, il piancito ad inonclare! >

abbreviò quel gran tragibto Str clall'albero la gazza"


per il lungo, Per il largo cantò, su cì.al tebto il tordo :

-133-
KALETALA _ TEITTESIMO
RUTYO- au. 40g-4g4

<<Non è già la birra


mala.
{lo essaè buona di natura: Ia Carelia oscura tutta.

nelle botti è da vuotar.si, Tutto it popolo gu.rdava,


in cantina è da portarsi: o s s e r v a v ad u b i t a n d o :

e di quercia sien le < Donde viene questo


bott,i fumo,
e di rame sien cerchiate. quel vapore su nell,aria
> ?
'Ial se di guerra, è piccol troppo
I'origin della birra :
per i figli di Kaleva: troppo grande, di pastori. >
acquistò poi buona Di Lemminkàinen la madre.
f&ma,
venne quindi in grande non appena fatto giorno,
onore.
perchè di natura va per acqua alla fontanA,
truona
{2rr e bevanda grata ai vede il fumo fitto fitto
sobri :
alle donne dà il sorriso, sulle terre di pohjota;
metteI'uom di buon dice allor queste parole :
umorc:
fa, chi è sobrio, rallegrare < Cer.to è fumo d'una guerÌa,

e chi è matto, delirai.o liamme accese da nemici. >

La signora di pohjola Ahti st,esso,I'isolano,


poicbè seppe ciella il leggiadro Kaukomieli,
birra,
versò .l,t si voltava a riguardare
nno aJ#,'""Jj'":iillo'o, e così stava a pensat.e:
orzo aggiunse < Se a vedere m'accostassi,
in abbonclanza
4,30 e di luppolo da vicino se guardassi
le cime:
a conciar prese la donde viene questo funto,
birra,
a girar I,acqua robusta quel vapor che riempie
I,aria;
dentro il vaso a se sia fumo d'una guerra,
nuovo fonclo,
dentro il tino di fiamme accese da nemici. >
bet,ulla.
Sassi a mesi son ÌIosse Kauko ad osservare
scalclati,
l,acqua bolle per clonde quel furno nascesse
piir estati : :
brucian gli alberi non di guerra erano fuochi
dei boschi,
portan I'acqua e nemmen fiamme nemiche;
dalte fonti: {60
e d i J r o s c h ig i à eran fuochi clella birra,
son radi,
{40 scema I'acqua dalle fiamme sr,rtt,ole calclaie,
fonti
quella bin sullo stretto di Sariola,
ra bevan
rr;".T;.;H::.-, sulla striscia d'isolett,e.
per le lunghe feste Verso là Kauko guarclava
a pohja,
perchè beva la gran con un occhio di traverso
fblla.
Sopra l,isola si leva e di sbieco con I'altr,occhir_,
fumo, e fur e torceva un po' la
bocca:
s,arza
' f"::;ili:: iìl:l nel guardare, disse in
fine.
il vapore su nell,aria gridò forte oltre lo
stretto: {90
dai vivaci focolari, < Oh mia cara suoceruccia.
{50 dalle fianrnre poderosc oh benevolasignora
: !
Pohja a mezzo ne concia bima proprio
ricoprc, buona,
fa' squisita Ia bevanda.

- 13.f -
IíALEYALA - YEI|TESTM7 nur{0 - a,1..
4s5.580
Ì
perchè beva la gran folla, cli un esperto cantatore,
Lemminkàinen per il primo, che sapesseben cantare,
festeggiando le sue nozze fosse buono ad intonare:
con la giovin tua figliuola !> fu portato un bambinello
Approntata era la birra, per cantare, un ragazzitto:
il liquor dei forti pronto: per bambini non è il canto,
la rossiccia bella birra lloiì per bocca da saliva :
venne allora trasportata, ha il bambin la lingua torta
che dormisse soLtoterra e piantata di traverso.
dentro le celle di pietra, Cominciò la birra rossa
dentro le botti di quercia, a imprecare, a minacciare
dietro il succhietlo cli rame. dentro la botte di quercia,
La signora di Pohjola dietro il succhiello di ranìe :
fece cuocere Ie zuppe, < Se un cantore non trovate,
fe' le pentole bollire, un esper[o cantatore
510 scoppiettare le padelle : che mi sappia celebrare,
cuocè poi grosse pagnotte che sia buono acl intonare,
e d'avena polentoni in due rompo queste doghe
perchè il popol ne goclesse, ecl il fondo fo saltare. >
si saziasse la gran folla
Di Pohjola la signora
in quel lungo banchettare,
a invitare mandò allora,
di Sariola nel trincare.
mandò messi per pregare
Di già cottÍ erano i pani, e così prese a parlare:
ben battute le polente:
< Oh ragazza piccolina
era scorso un po' di tempo,
cliligente mia ancellina t
520 un momento era passato
vai la gente ad invitare,
e la birra giir nel tino
chiama gli uomini a trincare,
sussurrò, nella cantina : chiama i miseri, i meschini,
<<Se venisse un bevitore,
ediciechi,ipoverini,
capitasse un sorbitore gl'impotenti, gli storpiati :
che il mio onore celebrasse, porta i ciechi neìla barca,
ehe la mia gloria cantasse! >
sul cavallo gl'impotenti,
Si andò in cerca d'un cantore, gli storpiati neila slitta !
di un esperto cantatore,
Tutti invita quei di Pohja,
che sapesse ben cantare.
tutto il popol di Kaleva,
fosse buono ad intonare :
chiama il vecchio Vàinàmiiinen,
un salmone fu portato,
il cantor cosi valente,
per cantor fu preso un luccio :
Kaukomieli non chiamare,
non è il canto da salmone,
I'isolan non invitare ! >
non è affare per un luccio :
La ragazza piccolina
ha il salmon mascelle flosce,
le rispose.cosi disse:
ed il luccio denti radi. < Perchè resta senzil invito
Si andò in cerca d'un cantore. K a u k o m i e l i , I ' i s o l a n o? >

-135-
KAITEVALA - YENTESIMO &ANO - aa. 581'614

La signora di Pohjola replicò questaparola:


replicò questa parola: < Facil è che tu conosca
< Non s'invita Kaukomieli, qual sia Kauko,I'isolano:
quell'allegro Lemmninkàinen, in un'isola soggiorna,
perchè sempre attacca lite, pressoI'acqua lo scapato,
sempre è pronto a dare busse : dove il golfo è pitr disteso,
spesso ha messo lo scompiglio sul piegar del promontorio.>
nelle nozze, nelle feste La fanciulla piccolina,
ha schernito le fanciulle. l'operosamercenaria,
la nuziale santa veste. > in sei luoghi quell'invito
La rag,azza piccolina portò tosto,in otto posti :
le rispose, cosi disse: invitò tutti di Pohja,
< Come mai potrò sapere tutto il popol di Kaleva,
qual'è Kauko, e non chiamarlo ? anehequelli senzatetto,
io non so d'Ahti la casa, quei vesti ti d' una bl usa;
nè di Kauko la dimora. > d'Ahti il flglio solamente
La signora tli Pohjola restò senzaquel l ' i nvi to.

136-

IIJ YENTIII{trS I MO RIII{O.

La signora di Pohjola, nè I'arena scricchiolava :


la vecchietta di Sariola, il mio genero arrivava,
era a,ppunto fuor di casa con duecento si &v&nzaYa.
occupata a lavorarel Come il genero ravviso,
dal palude udi lo schiocco lo conosco fra la gente?
d'una frusta e suon di slitta: Ben si scorge fra la gente,
gettò gli occhi da libeccio, come visciolo fra i tronchi,
volse il capo verso il sole come quercia fra i germogli,
e fra sè pensando, disse : come luna fra le s[elle.
l0 ( Chi sarà cotesta gente Un cavallo monta, nero
in agguato alla mia riva ? simile a lupo vorace,
grande schiera di soldati ? > pari ad un corvo pred.ace,
Si fe' presso per guardare, a un'allodola leggera;
da vicino ad osservare: ci son sei passeri d'oro
non di guerra er&no genti, a cantare sul collare :
m& un corteggio nuziale; sett,e vispi uccelli azntrri
era il genero fra loro, sullc briglie a cinguettare. >
alla buona gente in mezzo. Un rumor dalla viazza
La signora di Pohjola, si udÌ, stridere il timone :
la vecchietta di Sariola, giunse il genero al cortile,
quando il genero suo vide la sua gente alla dimora :
pronunziò queste parole: stava il genero nel mezzo,
<<Credei che soffiasse il vento, stava con la buona gente:
che cadesse una catasta, ei non stava proPrio in cima,
che alla riva il mar muggisse, ma nemmeno in fondo in fondo.
che stridessero Ie arene: < Figli, eroi venite fuori,
mi fei presso per guardare, voi, pitr lunghi, nel cortile
da vicino ad osservare; per levare via il collare,
non soffiava punto il vento per isciogliere le briglie.
30 nè cadeva una catasta per calare giùr il timone,
e nemmeno il mar tuonava per condur lui nella stanza t>

-L37 -
PlvoLrxr. - ElJeoula.

1^
KALETALA - TEI{TUNESIMO &UNO - Qa. 63'148

Corse rapido il destriero e di crusca un terzo moggio.


con Ia slitta variopinta Striglia quindi il cavallino
lungo la corte; di Pohja con il pettin di tricheco,
cosÌ disse la signora: chè non gli si rompa il pelo,
< Oh tu servo mercenario, nè la bella coda caschi:
il migliore del villaggio I copri il earo cavallino
il destriero prencli, sciogli con il manto inargentato,
lo stellato in fronte dai con il panno a fregi d'oro,
finimenti tutti rame, la coperta in rame adorna.
dal collar di stagno adorno, Piccioncini del villaggio,
dalle redini di cuoio, nella stanza lo menate,
dal timone pur di salcio: con il capo non coperto,
porta qnesto cavallino, con l e mani senzaguantit
con la man guidalo bene, Aspettatet vo' vedere
eon le redini di seta, s'ei può entrare nella stanza
con le briglie inargentate, senzatogliere la porta,
dove è molle il rotolarsi, nè levar I'intelaiato,
dove è piano lo sdraiarsi, senz&alzare Ia traversa
sul nevischio delicato, nè calar piir giir Ia soglia,
sulla terra color latte ! senza rorupere i bati,enti
Il cavallo abbeverare nè spostar I'intravatura !
devi dal vicino fonte, Il buon dono non arriva
che soave gcorre, conìe ad entrare nella slanza,
latte lieve spumeggiante, senza togliere la porta
sotto il piè d.el pino d'oro, e levar I'intelaiato,
sotto il larice fronzuto. senza alzare la traversa
Pel cavallo prendi il cibo e calar pitr giir la soglia,
dal paniec tessuto d'oro, senzarompere i battenti
dal cestin di rarne omato: e spostarI'intravatura:
orzo scelto, pane fine ch'è piir alto, d'una testa
e frumento cotto bene, e piir lungo, d'un orecchio.
misto a segale pestal.o. Ora alzate la traversa
Porta quindi il cavallino senzach'ei levi il berretto.
alla greppia piùr vicina, or calate giùr la soglia
nel piùr alto posticino, senzache I'urti la scarpa,
all'estremo della stalla; or Bmuoveteanche i battenti
e colà lega il destriero, che la porta si spalanchi
100 legalo agli anelli d'oro, quando il generos'avanza,
aqli uncin di ferro forti quando vien dentro la stanza!
ed al palo di betulla: Il Signore sia lodato !
metti innanzi al buon destriero nel l a stanzaegl i è gi à entrato:
pien d'avena un moggio, un altro aspettate,chè vorrei
pien di fleno senza spula dar là dentro un'occhiatina,

-13E-
H"t;.
f

I
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1
I
I KALEYALA -YEI{TUNDSIMO RUNO -'uu. 149'234
îlH
i veda gli occhi dello sposo,
{'?t ? se le tavole lavate,
1l
tr se le panche son sciacquate, se sou rossi o sono azzrrri
se è spazzato il Pavintento, o bianchicci come tela. >
I
strofi nato I'impiantito. Or I'ancella piccolina,
{
I Guardo, guardo questa stanza, del villaggio mercenaria,
ma non so di quale legno portò il fuoco con la scorza,
I I'abbian fatta e costruita, con la resina fiammante.
I di che sia questa dimora, < Sulla scorza il fuoco stride,
I
i di che alzale le Pareti dal catrame il fumo è nero
e connesso I'imPiantit,o. e del genero fa scuri
Un dei muri, ossa di riccio; gli occhi, e nero il volto bello:

160 quello in fondo, ossa direnna ; por[a fuoco di candela,

x d'ossa di ghiotton, la soglit; luce della bianca eera! >


la traversa, ossa d'agnello. Or I'ancella piccolina,
Son di i'."reloi travicelli del villaggio meroenaria,
e di legno picchiettato, por[ò il" fuoeo di candela,
i pannelli son di gigli luce della bianca cera.
c di scaglie di reina. Bianco è il fumo tìella cera,
È di ferro il banco grande, tli candela il fuoco è chiaro :

f gli altri son legno tedesco,


è fregiato d'oro il desco,
dello sposo raggiò gli occhi,
fece splend.ere i sLtoi tratti.
170 seta copre il pavimento. < Ora sÌ gli vedo gli occhi t
Lavorato è il forno in rame, non son rossi, non azzurri
il caurmin, di pietre buone; nè bianchicci come tela:
sopra, sasst forestieri bianchi qual di mare sptlma,
sotto, Iegno di Kaleva. > rossi qual giunco marino,
Nella stanza entrò lo sposo, belli come in onda canna.
si fe' innanzi sotto il tetto, Piccioncini del villaggio,
pronunziò queste parole : questo genero menate
.. Fa', Signor, che pace venga alla seggiola piit grande,
sotto questo illustre tetto, alle panche piùr elevate:
180 sot[o questa bella casa ! > volga il dorso alla Parete,
La signora di Pohjola: volti il capo al desco rosso
q Salve a te che sei venuto verso gli ospiti, col Petto
alla stanza piccolina, verso il popolo festanLe! >
alla bassa capannina, La signora di Pohjola
alla mia casa modesta li fe' allor mangiare e bere :
ch'è di larice contesta ! bocche, pien di burro molle,

t i
Aneellina, ehe d.i fuori
sei venute per mercede !
mani, di torte di crema
per quegli osPiti invitati,
porta fuoco con la scorza, per lo sposo soPrattutto.
rn, con la resina fiammante, Il salmone accatastato,
perch'io il genero mi guardi, carne di maiale accanto,

-139-

t\
KALEYALA - YENTUNEBIMO ÈUNO - ua.
ZB5-BZ0

colme fin I'orlo le tózze,


con Ia lingua gorgheggiare
pieni i piatti da crepare
nelle feste di pohjola,
per quegli ospiti invitati,
nei banchetti di Sariola ?
per lo spososoprattutto.
Non può già cantar la panca,
La signora di pohjola:
se non c'è chi ci si siede :
< O tu ancellapiccolina,
non gorgheggia il pavimento
porta birra nei boccali,
se qualcun non ci cammina.
dentro i gotti con due orecchi.
nè gioisce la finestra
per questi ospiti invitatÍ,
se non ha presso i padroni,
per Io spososoprattuttot >
nè la tavola fischietta
Quell'ancellapiccolina,
se non v'è chi segga intorno
per mercedeaffaccendata.
e sta zitto il fumaiuolo
badò che gotti e boecali
se nessun sotto si scalda. >
si portasseroper bene:
C'era un bimbo sul piancito,
che bagnasserole barbe,
250 le imbiancassero un niccin, barba_di_latte:
di spuma cantò il bimbo dal piancito,
a quegli ospiti invitati.
il figlÍuol dal focolare:
allo spososoprattutto.
< Io non sono grande
Cosa il gotto seppedire, d,anni
nè son forte di statura;
il cerchiatocinquevolte,
nonostante, ad ogni modo,
quando fu pressoal cantore.
se i piir grassi stanno zitti,
presso al suo celebratore?
se non cantano i piir grossÌ,
C'era il vecchioVàinàmóinen.
se non parlano i piir forti.
di poesia sostegnoeterno,
canterò, magro bambino,
il piir abil cantatore
260 e di versi artier farò versi io seccolino,
migliore. canterò dal corpo magro,
Preseprima egli Ia birra,
dai miei fianchi senza grasso,
d i s s ep o i q u e s tep a rol e:
per la gioia della sera,
u Cara birra, buon liquore,
per I'onor di questo giorno.
n o n ti b e v a I' u o mo i nvanot >>
C'era un vecchio presso
spingi gli uomini a cantar.e, al forno;
questo vecchio così disse
d'or le labbra a gorgheggiaret :
<<Non è il canto affar
che non s'abbianoa stupire da bimbi,
poco valgono i vagiti,
i padron di casa,e a dire: 310
sol bugìe cantano i bimbi
< Già languisconle canzoni.
70 taccion le lingue e sciocchezze le ragazze
i
festose: il sapiente canti i versi,
feci forse mala birra,
quei ehe siede sulla panca
versai forse ria bevanda, !>
Ed il vecchio Vàinàmòinen
che il cantor nostro non canta.
disse allor queste parole
buoni versi non si fanno, :
< C'è fra questa p;ioventucle,
taccion gli ospiti per noia
dentro questa grande stirpe
e il cuculo della gioia?
chi congiunga man con
Chi dovrà quivi cantare, mano,
ed i pollici chi intrecci
320

-140_
KALEVALA - TEArr(INEgrIvro
RUN, - a1).J21.406

e con me prenda a narrare.


di poesià sostegno eteruo,
canti lieti ad intonare,
s'apprestava al lieto canto,
per il dì che volge al fine,
al lavoro della gioia:
per I'onore della sera ? >
versi lieti aveva a lato,
Disse il vecchio dalla stufa:
pronte tutte le parole.
< Non fu mai qui prima udito,
Cantò il vecchio Vàinàmóinen.
non fu udito nè veduto
cantò come egli sapeva : 370
mai, per quanto si ricordi,
non mancavan le parole,
ehi cantasse in miglior modo,
330 non venivat meno i versi,
chi piÌr abil verseggiasse
come non mancan le pietre
di quel ch'io sapessi fare.
agli seogli, i gigli al lago.
da bambin cantarellare :
Cantò allora Vàinàmòinen
canticchiavo pres.soI,onde
della lunga sera a gioia,
e gridavo nella lancla,
col sorriso delle clonne,
cinguettavo fra gli abeti,
la letizia dei mariti;
chiacchieravo nei boschetti.
ascoltavano stupiti
Grande e dolce era la voce,
quel bel canto modulato;
bella assai la mia canzone;
meraviglia a chi I'udiva,
correa lieve come fiume,
Ir 340 come rapido torrente,
anche a chi non lo sentiva.
il
Disse il vecchio Vàinàmóinen
fi qual pattino sulla neve.
tfl
quando ai versi pose fine :
fli
!,1
quale vela sopra all,onde.
ril
< Il mio canto a cosa Berve,
Jfi
lu
Or però non posso dire,
or non so bene capire
Ia mia scienza di magia ?
iil non riesco a nulla affatto,
cbi spezzò la graude voce,
I rl
ill non arrivo a fare niente.
chi abbassò la voce cara:
fil
trl non piir scorre come fiume,
Se il Creator stesso cantasse,
!rt se la dolce voce alzasse,
t1
î,
non piÌr lieve va com,onda:
quel sarebbe un canto vero
'frl è com'erpice fra i ceppi,
tf 350 e da mago veritiero.
come pin su neve d.ura,
}j
lr C a n t e r e b b ei l m a r e , m i e l e
slitta sul lido sabbioso,
ti
ed i ciottoli, piselli
H
fi barca in secco sugli scogli
>.
e del fondo il fango, malto
fl Ect il vecchio Vainàmciinen
ti
.ti disse allor queste parole:
e la sabbia tutta, sale;
'| ;l
campi di frumento, i boschi
l'j <<Se non viene nessun
altro,
fri
lii per cantare meco insieme,
e di grano, le radure:
ili

pi pasticcini, le colline
í1, ebben, solo intuono i canti.
f; scogli, uova di galline.
t: dico Ie liete canzoni, {c0
I giacchè son nato cantore, Canterebbe con parole
D piir potenti di magia t
stjo son creato narratore;
canterebbe, a questa corte,
non domando a forestieri
stalle piene di giovenche,
quale sia la via del verso ).
vacche con la stella in fronte
Ed iI vecchio Viiinàmóinen.
e lattiferi i boschetti,

-141_
KAL EY A I.A _ YE NTUN B 8I M O nUÌ{O - au. 40T.4JB

cento vacche a lunghe corna,


nelle stanze dí Pohjola,
mille dalle pingui mamme.
nelle sale cli Sariola:
Canterebbe con parole che durante il di si canti
410 piÌr potenti di magia;
e si faccia a sera gioia
al padrone, una pelticcia finchè questo padron viva,
ed un manto alla signora, finchè viva la signora !
scarpe strette alle figliuole, Oh Signor, da' ricompensa
rosse ai figli camiciuole. da', Cieator, giusta mercecle
Deh concedi che per sempre al padrone presso al desco,
d'ora innanzi, Dio verace, all'osi,essaalla dispensa :
in tal modo qui si viva paga i figli con le reti,
e così si passi il tempo le ragazzecol telaio:
nelle feste di Pohjola,
che nessuno abbia a lagnarsi,
120 nei banchetti di Sariola : q u e s L ' a l t r ' a n n oa l a m e n t a r . s i
che la birra scorra a fiume.
di tal lungo banchettare,
I'idromel si versi a fiotti
di così grande trincare t >

-742-
*i

IL YEI{TIDTIESIMO RIII{O.

Poi che a lungo celebrate Sposo caro, fratellino,


firr le nozze ed i banchetti un pezzettoancoraaspetta:
nelle stanze di Pohjola, non è pronta la diletta,
di liurentola nebbiosa, l a compagnacl i i ua vi ta;
la signora di pohjola ora è giià.calzato un piede,
disse al genero Ilmarinen: I'altro è ancora da calzare.
< Per chi attentli, di gran stirpe, Sposocaro, fratellino,
ornamento della terra ? un pezzettoancora aspetta:
per il ben del babbo inclugi,
non è pronta la diletta,
l0 per I'amore della mamma,
l a compagnadi tua vi ta:
per il lustro clella casa,
una mano è già inguantata,
la bellezza del corteggio ?
I'altra ancora da inguantare.
Non del babbo per il bene,
Sposo caro, paziente
per I'amore della mamma,
aspettasti lungamentet
nè pe 'l lustro della casa,
ora è pronta la tua bella,
la bellezza del corteggio :
la cercatacolonbella.
per I'amor tu attendi e il
bene Va' con lui, vergin com;trata
della sposa giovinetta,
con lui va' che t'ha acquistatat
la beltà delta diletta
la partenza è già vicina,
con la chioma in alto stretta.
è gi à prossi moi l di stacco:
Sposo caro, fratellino,
pressoa te chi via ti porta,
u n p e z z e t t oa n c o r a a s p e t t a :
chi ti prende è sulta porta;
non è pronta la diletta
e il cavallo rnorde il freno
la compagnadi tua vita:
e ti aspettagi à l a sl i tta.
per metà la treccia
ha alzata, Se eri pronta pel denaro,
per metà non pettinata.
svelta a porgere la mano,
Sposo caro, fratellino,
dal l o sposoa prenderdoni ,

I un pezzetto ancora aspetta:


non è pronta la diletta
a infilar I'anello in dito,
or sii pronta per salire
la compagnadi tua vita:
nella slitta variopinta,
una manica ha infilata,
svelta a andar verso il viltaggio,
I'altra ancora da infilare.
frettolosa per partire !

-143-
KALEYALA - TENTIDUESIMO HUNO - au. 65.150

Non a lungo, giovanetta, nè nel fuoco sai soffiare,


[u guardasti dai due lati, nè la stufa riscaldare
con la testa non pensasti che il padrone sia contento.
se facevi triste compra Giovinetta, tu pensavi,
da rimpiangerla per sempre, forse tu t'immaginavi
da pentirsen d'anno in anno, di partir per una notte,
quando la casa hai lasciata di tornare il giorno dopo ?
di tuo padre, ov'eri nata, non per una notte sola,
che ti vide si felice nè per due tu sei partita :
con la cara genitrice. per un lungo tempo andrai,
Che cos'era a te la vita mesi e giorni passerai,
quando presso al babbo stavi t per la vita allontanata
tu crescevi come un fiore, dalla casa ove sei nata:
come fragola in boschetto : lunga un passo piir la corte,
dopo il letto, il burro avevi, alta un trave pitr Ia soglia
al mattin latte bevevi; forse tu rirroverai
fra i lenzuoli, paue bianco, quando qui ritornerai. >>
sul saccon ti davan psnna: La fanciulla poveretta
e se il latte non gustavi, pensa eon gravi sospiri,
il prosciutto ti aspettavi. con il cuore tutto mesto,
Non avevi mai pensieri, con le lacrime negli occhi:
non angustie da turbarti: dice poi queste parole:
i pensier lasciavi ai pini <<Io così sempre credevo,
ed ai pali della siepe, ogni giorno riflettevo
i dolori alla palude, 'e nel crescere
dicevo:
della landa alle betulle : <<Sei tagazza, e non îagazza.
ti movevi, fogliolina, ora presso ai genitori,
saltellavi, farfallina, nelle stanze del tuo babbo,
fragoletta presso a casa della vecchia flta'r.ma al fianco:
e lampone in mezzo al campo. ma ragazza tu sarai
Or da questa casa parti, al marito quando andrai,
ad un'altra casa vai, con un piede sulla soglia
ai comandi d'altra mamma, e con I'altro nella slitta,
di famiglia forestiera; d'una testa allor pitr alta
qua in un modo, là in un altro, e piir lunga d'un orecchio >.
100 altrimenti è I'altra casa : Lentre tutta la mia vita,
differente è il suon dei corni, ogni dì, questo sperai,
delle porte il cigolare, come il buon anno aspettai,
e lo strider delle soglie come la stagion fiorita:
e dei cardini il gridare. or che è vera la mia speme,
Non sei buona a aprir le porLe, del distacco e I'ora preme,
nè sui cardini a voltarle or che un piede ho suìla soglia
come le figlie di casa: ed ho I'altro nella slitta,

-t44-
KALEYAL'A - YENTLDUESIIWO ÈUNO - aa. 151-236

I R come mai non so davvero


s'è cambiato il mio pensiero:
non mirare il passo altero t
Con la bocca parla dolce,
io non parto lieta in core, getta sguardi bellamente,
nel lasciar non mi rallegro sebben Lempo sopra il mento
questa cara casa d'oro e la Morte gli stia in bocca !
dove vissi giovinetta, CosÌ sempre la cugina
queste terue di mio padre consigliai, la ragazzina :
dove crebbi faneiulletta; < Se verranno grandi sposi,
me ne parto, poverina, ornamenti della terra,
160 tutta piena di pensieri, devì dar questa risposta
qual d'autunno nella notte, e parlar da parte tua,
qual sul ghiaccio a primavera, in tal modo devi dire,
che piÌr traccia non si vede la tua voce fare udire:
nè di slitta, nè di piede. <<Non è cosa per me fatta,
Come è I'animo degli altri, non è cosa che mi piaccia
il pensier degli altri sposi d'andar via siccome Duora,
che non sanno di tristezza, d'esser presa come gerva:
non conoscono amarezza, non conviene a una fanciulla
come me, che I'ho nel cuore, conre me, viuere schiava,
170 che son piena di dolore: stare agli altri sottomessa,
nero ho il cuor come catrame, umil sempre ed obbediente:
il pensier come carbone. se altri dice una parola,
Come è I'animo dei lieti, due parole io gli rispondo:
{
il pensiero dei contenti? se mi piglia pe' capeili,
come sole, quando sorge se mi tiene per le trecee,
nel mattin di primavera: mi so presto liberare,
e com'è I'anino mio, dalla treccia il so cacciare. >
come il mesto mio pensiero? NIa tu ascolto non m'hai dato,
come bassa spiaggia in golfo, al mio dir non hai badato,
180 come oscuro orlo di nube. da te stessa ti buttasti
qual d'autunno notte buia, clentro il fuoco, nel catrame,
qual d'inverno giorno rrero: della volpe nella slitta
è piÌr nero e tenebroso e dell'orso nel carrett,o,
che non sia notte d'autunno. > chè la voìpe e I'orso lungi
Una vecchia c'era, serva ti portasser nella slitta,
della casa da gran tempo; per servire eternamente
essa allora cosÌ disse: alla suocera e al padrone.
. < Guarda, guarda, giovinetta,
Tu da casa andasti a scuola,
ti se' tu dirnenticata dal tuo babbo, ad un tormento :
190 com'io dissi cento volte ? dura scuola troverai,
che lo sposo non t'incanti, lunga pena sofrrirai:
non la boeca dello Bposo, già comprate son le fruste,
nou guardar com'egli ha gli occhi, preparate le catene,

-145-
Prvor.rxt. - Ealeaalu.
'': :tl'

KALEYALA - YEI{TIDUEBIMO HUNO - aa. zJT.Sz2

non già contro quirlcun'altra pel cognato mezzo gobbo:


ma sol contro te, rneschina. la tua dolce sorellina
Avrai presto da provare, per una guercia cognata :
240 infelice, il nrento agvzzo i lenzuoli tuoi di lino
del [uo suocero, e la lingua pe 'l braciere affumicato :
della suocer&, tagliente; I'acque chiare del tuo lago
dei cognati la freddezza per la sudicia f'anghiglia :
e gli scherni e I'alterezza. della spiaggia i sassolini
Ocli, bimba, quel ch'io dico, per le ro?,zezolle nere :
cluel ch'io dico, quel che parlo ! hai scambiato i tuoi boschei.t,i
Eri un fiore a casa tua, per le stoppie della landa,
gioia in casa del tuo babbo : e le fragole del colle
ti chianrava il babbo, luna per il bosco dissodat.o.
250 ed aurora la tua nìanìma : Cosi fbrse hai tu pensato
il fratel, luce dell'onda cosi forse, giovinetta :
la sorella, panno a"zznrco: < <N o n c i s o u o p i i r p e n s i r r r i ,
ad un'altra casa or vai nò la sera piir lavoro :
sotto madre forestiera; là mi portan pcr dornrire-
non somiglia alla tua uramma, per il sonno nt'hauno pt'esù.
a colei che t'ha portato: Non ti portan chir t,u dornra,
rado assiste di consiglio, uon pel sorìno t'hanno presa:
rado insegna quel ch'è giusto; ora invece hai da vegliare,
sei dai suoceri chiarnal.a coi pensieri da lottare :
ranìo secco, vecchia slitta: ti daranno essi dolore
ti diran scala i cognati e tristezza e rnalo unÌore.
e peggiore f'ra le donne. I'inchè anclavi serÌza cuflìa,
Per te allor bene sarebbe, n o n a v e v i a l c u n p e n s i e r o:
per te allora gioverebbe finchè senzalino in c&po,
di uscir fuori cotììe nebbia, non angustie nè dolori :
come fumo nel cortile, con la cuffìa, ecco gli aflanni
cli volare come foglia, con la tela, vengon I'ansie
di sparir come favilla. col cappuccio, ecco i dolori
Non sei uccello, che t,u voli e le angustie senza fine.
2i0 nè sei foglia, da involarti Conre è a casa la ragazza?
nè favilla, da sparire allorchè del padre ò in casa,
oppur nebbia, nel corl.ile. è qual re nel suo caslello,
Deh fanciulla, sorellina, sol cbe le manca la spada!
lrai di già, di già scambiato: Altrimenti sta la nuora t
il tuo babbo affezionato, sta la nuora dal marito
per il suocerocattivo: come in Russia prigioniero,
la tua mamma premurosa, sol che le nrancanle guardie I
per la suocera severa: Abbia pur fatlo il lavoro
hai scambiato il buon fratello. nel suo tempo, a spalle curve,

-146-
I{ALBYÀI'A - YENTIDUESIIWO &UNO - r.1,.323-408

g lÈ' con il corpo, con la fronte


goeciolanti cli sudore,
col covone stretto in mano.
P i a n g i , p i a n g i , g i o v i n e t t a!
. quando è giunto I'altro tempo, giacchè piangi, il pianto sfoga
la si manda presso al fttoeo, Se col pianto or non ti sloghi,
I nella stufa a metter legna,
perchè vada alla malora.
piangcrai nel tuo ritorno
nel tornare a questa casa,
Per la povera rag?Lzza nel trovare il buon fratello
ci vorrebbe del salmone morto in mezzo alla viuzza,
il pensier, lingua, tli perca, steso in mezzo rlel podere.
della martora la i;occa, Piangi, piaril;i. giovinetta!
dello zemo il picciol ventre giacchò piangi, il pianto sfoga.
c clell'anatra la scienza. Se col pianto or non ti sfoghi,
Non c'è una che lo sappia, piangerai nel tuo ritorno,
nove che possarìeapire, nel tornarc a questa easa,
fra le figlic di una mAmmiì, nel trovar la tua sorella
fra le care ai genitori, sulla via dcl lavatoio
dove nasca il rnangiatore, m o l ' t l , c o l p e s t e l l o i n h r a c c i o .> >
a tn
dove cresca il rotlilore La fanciulla trae sospiri,
di lor carrìe, di lor ossa, va la misera ansimando,
che le prenda per le trecce q u i n d i a p i a n g e r ec o m i n c i a
che le arrnffi, che le lasci c le lacrime a versare.
in balia ttella tempesta. Pianse sì, cla empir le mani
Piangi, piangi, giovinetta ! e di lacrime e sospiri,
giacchè piangi, il piant,o sfoga, d:r bagnar Ia cor[e e fare
pien cli lacrime le nrani, l a g h i s o p r a I ' i m p i a n t i t , o:
pien le palme di sospiri; poi così si mise a dire,
cadan gocce nel cortile, la sua voce fece udire:
laghi sopra, il pavirnento, Sorclline, augellett,ini
"
fiumi dentro Ia si.aiizeLta, tuttc voi, prime compagne
onde sopra I'impiantito. c h e e r e s c e s t ea l f ì a n c o m i o ,
Se eol pianto or non ti sfoghi, ascoltate ciò ch'iu dico !
piangerai ncl tuo ritorno, io non so davvero dire
nel tornar del babbo a cASa, cosa sia che mi cagiona
nel trovare il vecchio babbo la tristezza che mi prende,
affogato dentro il fumo, il pensier che rni tormenta,
con in man la frusta secca. q t L e s t ' a n g o s c i ac h e m ' a s s a l e ,
Piangi, piangi, giovinetta ! che mi fa così dolen[e.
giacchè piangi, il pianto sfoga. Altrimenti io mi pens&vo,
Se col pianto or non ti sfoghi, quesio tempo immaginavo:
piangerai nel tuo ritorno d'andar via come un cuculo,
alla casa di tua madre : di ctrntare alla collina
nel trovar la vecchia namma quando il giorno fosse giunto,
soffocata nella stalla" fosse il tennine venuto.

- t.t7 -

ì
KAITEVALA - YBI{TIDUESIMO RUNO - au. 409'494

Ma non parto qual cuculo, perchè affliggerti cotanto ?


410 ma non canto alla collina; al caval lascia le cure,
son com'anatra nell'onda, al destrier nero gli affanni,
come folaga nel flutto che la ferrea bocca pianga,
quando va per I'acqua fredda che s'attristi il grosso capo:
e si scuote sopra il ghiaccio. ha il caval testa migliore
Ahimè, babbo, ahimè, mamma, e piir solido cervello,
venerandi genitori t la cervice piit potente
perchè vita voi mi deste, e piir il corpo resistente.
mi allevaste, mlserella Non c'è da piangere tanto,
ch'io piangessi questi pianti, non da affliggersi cotanto !
120 ch'io portassi queste cure, non ti portan nel pantano,
sostenessi questi afranni, non ti menan nel torrente:
mi atfliggessero i dolori ! tu da un fertile poggetto
IVleglio, mamma poveretta, a un piir fertil sei portata ;
meglio, o tu che m'hai portato, dalle stanze della birra,
cara, che'l latte m'hai dato, dove c'è più birra, vai.
mia nutrice prediletta, Se al tuo fianco volgi gli occhi,
che tu avessi in fasce un ceppo, se tu guardi alla tua destra, {70
tu lavassi i sassolini. c'è a proteggerti uno sposo,
meglio che lavar la figlia, c'è al tuo fianco un valoroso,
430 che fasciare la tua bella un brav'uomo, un buon cavallo,
perchè avesse tal dolore, utensili d'ogni sorta;
quest'amara angoscia in core ! pollastrine saltellare
C'è piir d'uno che mi dice, e posarsi sul collare
c'è chi spessocosi pensa: vedi, e i tordi giubilare,
< Non ha mai, la pazzerella, sulle redini cantare;
non ha mai cure o pensieri ! > vedi sei cuculi d'oro
Non lo dite, buona gente, sul timone folleggiare,
non parlate così mai ! sette vispi uccelli azzurri
Ho purtroppo piir pensieri sulla slitta cinguettare.
che non sassi una cascata Cara, non aver pensieri,
che non vetricÌ, terraccia f gliuoletta, non temere !
che la landa non ha erbaccia: a star peggio tu non vai,
non potria caval tirare, meglio invece tu starai
non ferrato trascinare, presso all'uom che solca il campo,
senza che I'arco tremasse sotto il manto di chi I'ara.
o il collare si spezzasse, sotto il mento di chi nutre,
i pensieri di me trista, sotto il braccio rli chi pesca,
queste cupe angos(,e mie. > dentro iI bagno di chi caccia
Cantò un bimbo dal piancito, I'alce, di chi piglia I'orso.
dalla stufa un ragazzino: Hai degli uomini il piÌr forte,
<<Giovanetta, perchè il pianto, il piir audace degli eroi !

-148-
$"' - AA.495-522
KAI)EYAI,A _ YBI,TTIDT]ESLTIONUI{O

il
Ei non lascia l'arco in ozio, ha lo sposo molte mandre
it che passeggian Pe' i Pantani,
s non appcsa la faretra:
fl ei non tiene i cani in casa che saltellan Per i colli'

a tl,ormir sopra la Paglia. van nel fondo delle valli:

Già tre volte, quest'estate cento son che Portan corna'


il del mattin coll'albeggiare, mille, pingui di mammelle:
ogni bosco dà frumento,
sorse dal fuoco all'aPerto,
' ogni flume, grano a sacchi:

nl dal capanno di fogliame:


per tre volte, la rugiada
gli si sparse sopra gli occhi
dànno pane i boschi d'olmi,
orzo dà,nno i ruscelletti,
I il terren sassoso,avena

nt
r
ed un ramo disseccato
gti ha i capelli Pettinato.
Al lavor la gente affretta
e tli gran la sPonda è Piena:
pietre a tnucchi, son quattrini,
son monete i sassolini. >

rr ! ed aumenta la stla gregge:

H
'r l

I -149-
i
II
tl

tl

I
I IJ YEI{TITIItrtr SIl\{O RIII{O.

Or bisogna alia îagazza nelle valli là cantavi


d a r c o n s i g l i , a l l a s p o s i n a: e nei vicoli chiamavi.
chi f'arà da consigliere, Nel lasciar questa clinora
chi alla sposa il precetiore ? Ia tua roba non.scordare:
Osrnotar, la buona donna, rna tre cose puoi lasciaren:'
di Kaleva bella figlia, il dormire a giorno fatio,
dà consigli alla îagazza della mamma i dolci detti
e precetti all'orfanella e la panna sopra il pane.
percirè slia come convieno, Porta teco ogni altra cosa :
10 perchè viva rispettata
lascia ii sacco de' tuoi sogni,
nella casa del marito, rlàllo in nano alle ragazze
della suocera da presso. o sul canto della stufa,
Disse allor queste parole, lascia i canti sulla panca
in tal modo si fe' udire:
ed i versi alla finestra :
<<Sposa cara, sorellina,
il candore nella scopa,
tenerella fogliolina,
le follie nelle lenzuola,
ola senti qiiel ch'io dico,
nella stufa i tuoi vizie|ti,
quel che la lingua ripete.
la pigrizia sul piancito,
Sei già, fiore, per part,ire
oppur dàlla alla compagna
fragoletta, p€r andare
che la metta sotto il braccio,
tu ci lasci, stofta fine
che la butt,i nel cespuglio,
vellutino, te ne vai
che la porti nella lancia.
da cotesta illustre casa,
Nuova usanza è da imparare
dalla bella tua dimora:
e I'antica è da scordare :
ad un'altra casa vai,
del buon babbo amor lasciare,
a famiglia foresLiera :
e del suocero pigliare
quella casa è differente.
e I'inchin piùi basso fare
è drversa quella gente:
e parole buone dare.
dà pensiero il camrninare,
liuoya usanza è da imparare
f pien di eure è il lavorare:
e I'antica è da scordare :
$ non è già conre dal babbo,
come presso la tua mamma:
della mamma amor lasciare,
della suocera pigliare

-151-
KALEYALA - TENTTTREEíTMT RUrto - na. 65.150

e I'inchin piir basso fare


per udir del gallo il canto:
e parole buone dare.
tosto che canti una volta,
Nuova usanza è da imparare pria che canti la seconda,
e I'antiea è da scordare:
tempo è già che tu ti levi,
del fratello amor lasciare,
Iasci i vecchi a riposare.
del cognato è da pigliare
Se mai ìl gallo non cantasse,
e I'inchin piùr basso fare non l'augello casalingo,
e parole buone dare. tien' per gallo tu ìa luna,
Nuova usanza è da imparare tieni I'Orsa per maestral
e l'antica è da scordare: esci fuor piir d'una volta
di sorella amor lasciare, a guardar dov'è la luna,
di cognata è da pigliare a osservare com'è I'Orsa,
e I'inchin piir basso fare come splendono le s[elle.
e parole buone dare.
Quando I'Orsa sta diritt,a,
Tu non devi, in nessun tempo volge il corno a mezzogiorno
finchè splenda I'aurea luna, e la coda a tramontana,
andar senza buone usanze tempo è allor che tu ti levi,
alla casa del marito: . che tu sor.ga via
dal fianco
chè la casa le richiede, del tuo forte giovin sposo :
vuole buone eostumanze, nella cenere cercare
cerca quale sia I'umore tu del l'uoco dèi te stille :
il migliore dei mariti: rayvivarlo col so_ftiare
d'attenzione c'è bisogno senza sparger le faville.
se la casa ha brutte usanze: Se la cener non ha fuoco,
sia prudente la fanciulla se ogni brace è di già spenta,
se il marito è buono a nulla. chiedi piano al tuo diletto,
Sia nel canto il vecchio, un lupo, scuoti il caro giovanetto :
orso sia la vecchia, serpe < Dammi un po' di fuoco, caro
I
il cognato sulla soglia, fragoletta, un po' di fiamma ! >
la cognata chiodo in corte, Hai di selce un sassolino,
pur bisogna tu li onori,
hai tu d'esca un pezzettino,
tu t'inchini a lor piÌr basso, batti il fuoco e nel sosl.egno
come prima dalla mamma, metti tu la scheggia accesa: 140
nelle stanze del tuo babbo
nella stalla va' a guardare,
a tuo padre t'inchinavi
il bestiame a governare;
100 e la mamma rispettavi.
della suocera la vacca
Ora ti bisogna avere
e del suocero il cavallo,
testa pronta, mente sveglia,
dei cognati hanno nitrito:
sempre vigile il pensiero
i vitelli hanno muggito
ed ugual I'intendimento :
perchè butti loro il fìeno,
occhi all'erta verso ser&
il trifoglio nella greppia.
per il fuoco riatlizzare,
Va' nell'andito curvata,
al mattino orecchi all'erta
nella stalla a testa bassa: 150

-r52-
KALEYALA - YEI{TITREESIIIO RUI{O - au. 151.1s4

con buon garbo da mangìare prima che la mamma venga


da' agli agnelli ed alle vacche; e la nota voce senta.
alle vacche porgi paglia, Ma quand'entri nella stanza
bere ai poveri vitelli, entra con altre tre cose:
ai pulledri fieno scelto, d'acqua un bricco nelle mani,
agli agnelli erbetta fine : la granata sotto il braccio,
non urtare contro i porci, u n a s c h e g g i a a c c e s a ,i n b o c c a :

"j"1x;t
' i"
..,-

+1": '; -
,.,

non pestare i porcellini, tu sarai la quarta cosa.


empi il trogolo pe, porci, Da spazzare hai I'impiantito,
il bigoncio pe' maiali. da pulire il pavimento;
Non fermarti nella stalla, butta I'acqua sul piancito,
non posare nell'ovile ! non buttarla in capo al binrbo
quando la stalla hai neftato, vedi un bimbo sul piancito,
tutto il gregge governato, sia pur quello del cognato,
torna indietro in un momento, metti il bimbo sulla panca,
nella stanza va' qual vento ! gli pulisci gti occhi e il capo:
colà, piange già. un bambino
dàgli in mano un po' di pane
rinvoltato nel lettino :
e sul pane st,endi il burro:
poveretto, non sa ancora
se non c'è del pane in casa,
170 dir nemmeno una parola,
dagli in mano un truciolino.
non sa dir se ha freddo o fame,
Se le tavole lavare
se altra cosa gli.è successa. vuoi, la fln di settimana,

-153_
- Ealcuola.
ri
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liI I(ALEYALA - YEI{TITREESIMO RUI{O - au. 1e5-280
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;l
lava bene tutto il piano devi sernpre ben vegliare :
e le gambe non scordare; chè nou dorma fuor tli tempo,
versa I'acqua sulle panche, non ti alluughi sulla pauca,
struscia bene fe pare[i, non ti stenda,colle vesti,
tutti gli angoli dei banchi nou ti indugi solrrail letto.
e dei muri le giunture. Se il eognato vien da arare,
Quel ehe c'è di polver sopra torna il suocer tlal rinchiuso,
le finestre e i tavolini, [uo nrarito clal lavoro,
via Ia leva col pennacchio d a l b u t t , a r ei t r o n c h i a [ e r r a ,
e col cencio inumidito, porta allora il bricco d'acqua,
perchè non voli alì'intorno, porgi lor I'asciugamano,
non si posi sul softitto. piir profbndo fa' l'inchino,
La fuliggine tlal tetto il saluto tuo piir fìno.
s p a z z a ,e i l f u m o d a l c a m i n o : Vien la suocera col moggio
poi ricórdati la trave di farina sotto il braccio,
210 ed ancora i travicelli : vàlle incontro nel cortilc.
ed allor sarà gradita con rispetto a lei t'inchina,
una stanza si pulita. prendi il moggio sotto il braccio
Seuti, senti, giovinetta, per portallo nella stanza.
quel ch'io parlo, quel ch'io dico ! Se tu stessanon sapessi,
Non far nulla senza veste, se da te non intendessi
n o n f a c c e n d e ,s c a m i c i a t a : qual lavoro c'è da fare,
non uscir senz&pezzuola, quale cosa da approntare,
non andare senza scarpe; c o s ì i r r t e r r o g a l a v e c c h i a:
al luo sposo giovinetto <<Oh mia cara suocerina,
potrìa ciò fare dispetlo. che lavoro c'è da fare,
Devi i sorbi nel cort,ile cbe faccenda da sbrigare ? >
diligente cuslodire: Ti risponde sul nromento,
santi i sorbi nel cortile, così la suocera dice:
santi son de' soibi i rami,
" C;è così da lavorare,
sante .de' rami le foglie le faccende da sbrigare :
e le coccole piùr sante : da pestar, da macinare,
con le quali la ragazza far la macina girare, 2i0
si ammaestra, perchè segua acgua ancora da portare
del marito suo I'umore, e la pasta preparare;
dello sposo segua il cuore. portar legna nella stanza,
Abbi orecchi coule il topo, riscalda.r per bene il forno,
piedi svel[i come lepre, a puntin cuocere il pane,
piega la giovine nuca, grogiolare le focacce,
volgi il vago collo bianco ripulire il vasellame,
qual ginepro che su cresce, risciaquare le scodelle.>
qual di visciolo fogliame. Or saputo il tuo lavoro
Sempre at,tenta devi stare, dalla vecchia e le faccende

-154-
KALEVALA - I.ENTII'REESIMO RUI{O -'t:L*. 281'366

\*' prentli il grano clalla pietra, che la snocer& non pertsi


alla nracina ti affretta: che Ltr faccia qnel fracasso
qrrantlotu sarai vettttta per la rabbia o il tris[o umorc.
clalla macirra alla stanza, Quanrlo a prenrlerc farina
non cantar con quattto hai in gola, tu ti rechi alla dispcrrsa,
non griclarc a bocca apet'[a: non a lungo là ti ferma
canti pur per te la pietra nè per via non ['indugiare, 3'0

c il manubrio cantarelli; che il tuo suocero non creda,


nò lamenti, nò sospiri che la suocera non pensi
sulla macina farai: che spartisci la farina
perchè il snocero non crctla fra le vecchic ricl villaggio.
e la snocera non pensi Quando lavi it vasellame,
che sospìri pe'l dispeLto i catini quando sciacqui,
e larncnti la tua sor[e. lava iI manico alle brocche,
Staccia a[teuta la farina, ssinl:qua tlcnLlo lc pareti,
nul coperchiovia la polta: iava i bricchi ed i ctLcchiai,
tanto i mtrnichi che il fondo ! 3r0
Iirencli lieta it firre il Jratte,
a irnpastarlo con gran cura Tieni il conto de' cucchiai,
p e r c h t ) n o n f l r , ' c i a n og r r t m i tieni a mente il vasellattttr,
la farina o gli ingredicrrti. che non li abbiano a chiappare
S e t u v e c l i i l s c c c h i os t o r l o , caui. o gatti trascinare,
l o r a c l d r i z z as u l l a s p a l l i r ; nè. Ii smuovano gli uccelli,
colla brocca sotto il hraccio nò li arruflino i ragazzi:
te n'anrìrai per prenrler I'aequa; nel villaggio ci son tanti
p o r t a i l s e c c h i ob e l l a m c n t e ragazzeLLi piccqlini
sulla cirna del bastone, che ti porban via le brocche,
fan sparire i cucchiaini ! 350
[orna indietro come il vento,
( : r ) m ( li l v e n t o a p r i u r A v r - ' r ':a Quanclo è pronLo il bagno, a st'l'a,
a l l a f o n t c , p r e s ì J oI ' a c q u a p o r t a l ' a c q u a e i r a m o s c e l l i:
3_t0 non [i devi trattcnere: Iicrni pronti i rarnoscelli,
c h e i l [ u o s u o c r r r or ] o n c l r d i t , caccia iJ fLtmo clalla s[auza
c h o l a s u o ( ' e l ' ar r o n p e r r . r i senza troppo trattenerti,
che tu stavi a contentllare inrlugiar troppo nel bagno;
l a t u a i n r r n a g i n cn e l l ' a t . q u a , che il tuo suocero nbn crerla,
a guartlar la tua freschczza che la sttocera non Pensi
n c l l a f o l r l , e ,e l a b e J l e z z a . che ti sei lunga clistesa
Quanrlovai per pigliar legrra sulle tavole o sul hantro.
giir tlalla gr:rncle catasta, Eit a casa rilornata
non butl.nr la lcgna all'aria; così il suocerotu invita:
prelrcli aneor legna, rli pioppo, < Oh mio caro suocerino,
piano piano giùrle poni ecco il bagrrogià apProntato:
scnza fare gran seompiglio, pronta I'acqua e i ramoscelli
che il tuo suocero non crerla. e le tavole lava,le;

-lDc-
KAI'EYALA - YENTTT&EESTM7 nuNo - ua. 86z.452

va', ti bagna a tuo piacere, delle bestie della selva,


versa I'acqua quanta vuoi: quando al bagno tu ti rechi
starò pronta pe'l vapore, anche aI mezzo della notte.
sotto il lett,o per servirti. >
Quando un ospite venisse,
Quando il tenpo di filare non aver I'ospite a noia;
e di tesser venga I'ora, sempre la casa ordinata
non cercar dita al villaggio tien per I'ospite in riserbo
nè consigli oltre il ruscello, sia di carne un rimasuglio,
nè il lavoro da altra casa. sia focacce o pasticcini.
nè il telaio da stranieri. Fa' che I'ospite si segga
Tessi i fili da te stessa, e gentile con lui parla :
I'orditura cli tua mano: lo satolla di parole
quei di lana larghi avvolgi, finchè pronta sia la zuppa.
stretti piir quelli di lino,
Quand'ei lascia la tua casa,
fa'l gomitolo ben pieno qrrando ha fatto i suoi saluti,
e sul naspo poi I'avvolgi, non lo devi accompagnare
sopra il subbio intrecci;r i fili, piir lontano della soglia,
tienli stesi sul telaio, che il tuo sposo non si sdegni,
picchia forte la navetta, nnn incresca al tuo diletto.
alza i regoli veloce; Se ti venga un giorno voglia
tessi in lana le sottane, di recarti nel villaggio,
tessi in lino i giacchettini, il permesso prima chiedi
da un sol fiocco della lana di' che altrove vuoi recarti:
d'un montone nato a inverno, quando là, ti troverai,
d'una pecora clai peli, sii prudente ne' discorsi,
d'una agnella dell'estate. non dir mal di casa tua,
Senti quello che ti dico, della suocera nemmeno.
ti ripeto un'altra volta ! Se le nuore del villaggio
Concia tu birra dall'orzo, ti diranno, o I'altre donne:
clolce dal malto liquore, ( Tì dà la suoceraburro
con un solo seme d'orzo, come a casa già la mamma?>
con un mezzo ramo acceso. tu rispondere non devi:
Quando tu I'orzo addolcisci, <<Bssa, no, noll nri dà burro >
{1,ì0 quando al malto il gusto dài, ma di' sempre che te I'offre,
non frullarlo con un gancio te lo porge col cucchiaio,
e nemmen con un baslÒne, anche se una sola volla
ma col palmo della mano, bumo rancido ti ha dato.
sempre con le proprie dita : Senti quello che ti clico,
va' nel bagno spesso, bacla ti ripeto un'altra volta:
non si guasti il malto in germe: quando via da questa casa,
non vi segga su la gat[a, ad un'alLra c&saandrai,
non vi dornna iI gatto sopra : non scordare la tlla mamma,
nè temer devi dei lupi, non teneria in piccol pregio !

-156-
KAI'EYALA - YEII TITREESLMO RUI,{O - t,u. 45S.5SS

Yo
essa ti ha dato la vita, quarido andrai col tuo marito,
ha nu[rito il tuo bel seno non star sempre al suo capriccio
con la propria floridezza, com'io feci, miserella :
con la sua bella persona: è d'allodola la lingua
molte volte scordò il sonno, dello sposo, il cor superbo.
molte volte scordò il cibo Ero prima come un fiore,
per cullare te piccina, come I'erica crescevo,
per badare a te bambina. su venivo qual germoglio,
Chi si scorda della mamma, quale boccio delicat,o,
chi la tiene in piccol pregio, mi chiamavan fragoletta,
a Manala non discenda mi dicevan bimba d'oro:
c o n l a c o s c i e n z at r a n q u i l l a : anatre[ta ero pe'l babbo,
brutta paga clà lfanala. cicognetta per la lnamma,
Tuoni urr'aspra ricornpensa beccaccina pe 'l fratello,
a chi scorda la sua mamma, ucceilin per la sorella : 5t0
chi la tiene in piccol pregio : ero fiore nei sentieri
lui minaccian le figliuole e lampone in mezzo al campo :
di Tuorii con duri detti : per l'arena delle spiagge,
< Conre hai tu scordato quella per le floride colline
e tenuta in piccol pregio, io cantavo, ad ogni valle
che per te vide gran pena, ii mio canto, ad ogni vetta :
che soffri le gravi doglie mi vedean giocare i boschi
della sauna sul piancito, ecl i campi dissodati.
stesa sul letto di paglia, Nella trappola la lingua
quando al mondo ti metteva, fe' catlere I'ermellino,
te, meschina, partoril.a ? >> il desìo spinse allo sposo
Una vecchia. imbacuccata la fanciulla, ad altra casa :
sedeasopra il pavimento: il destin le ha stabilito
lei sapevadel villaggio nella culla bambinetta
tutte le porte e le vie. di andar, sposa, col marito,
Essa allor prese a parlare, alla suocera soggetta.
a discorrere e narrare: Venni, fragola, a altre terre
<Canta il gallo alla sua cara, a altri laghi, r'iscioletta :
il pulcino alla sua bella, ma per esser calpestata,
canta a marzo la cornacchia, ma per esser maledetta :
quando viene primavera ciascun albero mi ha morso,
;
ma ben io dovrei cantare ciascun olmo mi ha graffiato:
e star quelli senza canto : mi ha ferito ogni hetulla,
hanno quei la cara a casa,
ogni pioppo mi ha picchiato.
la dilet[a sempre a lato ;
Quando andai di mio nrarito,
senza casa; senzaamore.
di rnio suocer nelia casa,
io son semple nel dolore.
mi dicevan che trovato
Stammi attenta, sorellina ! avrei là sei belle stanze.

-lc/-
KAI-,ETALA _ Y.EI{1'ITREESIùIO RTIIYO _ LNU.
539'624

tutte in pino fabbricate con le zampe d'ermellino,


540 e di camere anche il doPPio: rniserella, tarcii a letto
lungo i carnpi, le disPense, poverina, Prcsto alzata :
fìori lungo i viottolini, ma non stima, non afÎelto
orzo lungo i ruscelletti, mi potei rnai guadagtìare,
lungo le lande, I'avena, anche avessi i monti ittfranto,
gran trebbiato dentro i moggi, fatto a pezzi le scogliere.
altro grano cla trebbiare, Yanantente la farina
centinaia già riscosse, macinavo con fatica
altre cento da incassare. chè la suocera severa
S p e n s i e r a t a ,m e n e v e n n i se n'empisseI'asPra bocca,
stolta, diedi la mia mano: sulla tavola di Pino,
si reggea ia stanza sopra da scodella d'or frcgiata :
s e i p u n t e l l i , s c L l eP i u o l i : a me nuor& miserella
eran pictii di miseria la tarina della Pietra;
t u t t i i c a m p i , e d i t l u r e z z a: la mia tavoia, il camitro
i sentieri pien d'affanno per cucchiaio, il romaiuolo.
ed i boschi di mestizia, Spesso, sposa sventttrata,
d'oclio aperto pieni i moggi, nella casa del marito
altri pien cl'odio celato ; portai muschi clal Paiucle,
cento voci per gridare, come pttn me li cuocei,
altre cento cla aspettare. bcvvi al secchio clalla fotilt:
Io però non ci baclai, per calmare ia mia scte :
ma tentai d'esserstimata, sol allor mi toccò tln Pesce
sperai d'esser onorata, o le scaglie, Poveriua,
m'aspettai d'esseramata : quatttl'io stessa cotr la rcto
nel portar fuoco al camino, lo pescai dalla barchtrttt :
nel raccogliere le schegge, chè giammai non ebbi tttt l.ìesco
nella porta urtai la fronte d a l i a s u o c e r a , n em l n e l l o
ed il capo nella soglia: c h e b a s t a s s ep e r u n g i o r n o
nella porta triste occhiaLe, o per utta volta soltt.
nel camino sguardi cttPi, Nell'estaie il fien tirlciavo,

occhi biechi dal pìancito, nell'inverno il gran trebbiavcr


pieni d'odio in fondo al mttro: colne utt'altra giornaliera,
spruzzÒfuoco rlalla bocca, come un servo prezzoltrto :

schizzò fiamme dalla iirtgua sempre il suocero mi clava,


del malevolo padrone dalla sauna mi portava

e del suocer senza amore. il piùr grave correggiato,

Io però non ci badai, il pcstello piÌr pesattte,

cercai vivere alla meglio, il picchiotio piir nrassiccio,


guadagnarmi semPre affetto il piir graucle cltri ftlrconi :

sottomessa ed ubbicliente: n o n c r e c l e v a t rm i s t a n c a s s i ,

corsi con garnbe di lePre, non ctre fossi rifìnita,

-1ó8-
IíAT,ETALA - TEI{'1\11'RI]ES]XIO RT]NO - IúU.625-710

e degli uomini la forza, lacrimasse ad ogni luna.


lrl dei cavalli era finita. Sarei stata certo degna
CosÌ io, povera liglia, d'una casa assai migliore, OrU

il lavoro feci in temPo cl'un cortile piÌt disteso,


c o n l e s p a l l e c t t r v e: q t t a n d o d'un piùr ampio pavimerito,
venìa I'ora del riPoso, d'un sostegno piir robusto,
ecco, al fuoco ero danttata, d'un piÌr florido marito ;
in sua mano consegnata. m'è toccato un fanfarone,
Poi spargevano calunuie mi son presa un ciabattone,
su di me, senza ragiotle: un che ha il corpo di cornacchia
sopra i miei buoni costutni, e clel corvo il naso, e bocca
sul mio onore intemerato; di vorace lupo, e preso

e cadet'an le Parole, ha dall'orso il rimanetrte. 680

i d , i s c o r s im a l d i c e u t i Ne potevo un cosiffatto
I su di ute, cotne faville, io trovar sulla collina ;
I
6{C conìe grandine di fcrro. chè per s[racla avrei trovato
Non avrei pur disPeralo, un fogliuto tronco d'olmo,
alla meglio avrei vissttto gli avrei fatto il nluso d'erba
alla vecchia per aiuto, e la barba, borraccina,
p e r c o m p a g r ì a .a l l ' a s P r a b o c c a : bocca, un sasso : testa, fango,
ma ciò aggiunse male a male, occhi, due carboni ardenti,
f'e' il dolor piir grantie, quattdo messo funghi per orecchi,
si fe' iupo il mio marito. piedi, un salce biforcuto. >
si cambiò il mio caro in orso, l\Ientre afilitta sì cantavo.
mi voltò le spalle a mensa mentre mesta sospiravo,
ed a letto ed al lavoro. iI rnio caro m'ha sentita,
Piansi aìlora per davvero, appoggiato alla parete ;
sola dentro la dispensa, e i d i l à s i m o s s e ,e v e n n e
a,ltri giorni ricordando, per la scala alla dispensa:
altri tempi già passati e sentii che s'accostava,
nei cortili del mio babbo, vidi che si avvicinava,
nel podere della mamma. si muovevan le sue chiome
Presi allor così a parlare, henchè vento nou sofliasse;
presi a dire e a lamentare: con la bocca digrignante,
< Seppe ben la mamma dare torvi gli occhi, nelle mani
vita a questa dolce mela ei tenea di srlrbo un rano
e far crescer questa pianta : e un bast,ottesotto il braccio:
non la seppe trapiantare : e con qucllo Picchia, Picchia,
pianla suila testa me lo batte'
. trapiantò la belia
in terreno triste e duro, Qr-rartdopoi venne la sera,
presso alle crude radici quantlo anclo Per eoricarsi,
di betulla; chè piangesse presso a sè mise una frusta,
tutto il tempo di sua vita, un frus[in staccò dal chiodo 710

- 159
KALRYAL A _ TET{TITRE E SIM O nUl{O - ua. 711-TgT

e non già per conto d'altri, fino al campo del fratello:


ma per me, la sfortunata. sussurrovan secchi pini,
Ed io stessa andai, la sera.
dicean larici fronzuti,
a disterrdermi, a dormire, gracidavan le cornacehie,
slesa al fianco dello sposo: cinguef,tavano Ie gazze :
al suo fianco mi fe' posto : < Non è qui Ia casa tua,
ma mi urtò forte col braccio, non il luogo ove sei nata. >
mi picehiò con tozze mani, Pure, a questo non badai;
colla frusta, col frustino nel cortile del frateiio
fatto d'osso di tricheco. già parlavano le porte,
Mi levai dal freddo fianco, lamentavan tutti i carnpi :
da quel gelido giaciglio : < Perchè tu venisti a casa,
dietro mi corse lo sposo,
e che, misera, ad udire?
mi cacciò fuor della porta,
Già da vn pezzo il babbo è morto,
lI mi afferrò per i capelli,
con le mani li sconvolse :
la tua bella genitrice,
il fratello è a te straniero,
diè le chiome in preda al vento,
come Russa Ia sua moglie. >
in balìa della tempesta.
Pure, a questo non badai,
Qual rimedio c'era mai, alla stanza m'accostai :
?30 da chi prendere consiglio ?
al lucchetto la man misi
scarpe mi feci d'acciaio,
e la man lo senti freddo.
legai le stringhe di rame ;
Alla stanza giunta, stetti
cosi al muro mi appoggiai
sull'estremo della soglia:
e nel viottolo badai
s era altera la padrona,
se il malvagio si calmasse,
non mi venne a salutare,
se il crudele si quietasse:
non a porgermi la mano:
non cessò per un istante
ed altera ero pur io;
dal furore quel birbante. 780
nemmen io la salutai,
Alla fin mi prese il freddo,
nemmen io porsi la mano :
740 mentre via respinta erravo
nel camin le pietre fredde;
ed al muro mi appoggiavo,
al fornello la man porsi,
alla porta dietro stavo
i carboni erano freddi.
e fra me così pensavo :
Sulla panca it mio fratello
(( Piùl non posso sopportare
stava steso, intorpitlito :
d'esser tanto maltrattata
sulle spalle, scorie a tese
e si a lungo disprezzata
ed a spanne, sopra il corpo
qui, fra la turba di Lempo,
e di cenere un buon palmo
dentro il nido del demonio.>
egli aveva sopra il capo.
Io lasciai le dolci stanze,
',au Domandava alla straniera
la dimora pred.iletta :
il fratello, all'arrivata :
derelitta, mi avviai,
<Donde vieni qui, cla lungi?>
laghi e terre traversai,
Ed io misera risposi:
passai d'acqua lunghi tratti
<<Non conosci tua sorella.

-100-
KALEYALA - TBI,{TTTREEBTM7nuMo - ua. Tgg.eso

'rR prima figlia di tua madre? a girar di riva in riva,


d'una madre noi siam figli, ad errar di sponda in sponda,
da uno stesso augel covati, sempre a porte forestiere,
da una stessa oea allevati, semprea soglie sconosciute;
nello stesso nido nati. > sulla sabbia i miei bambini,
Prese a piangere il fratello, al villaggio i poverini.
e versar pianto dagli occhi: Ora poi ci sono molti,
il fratel disse alla moglie, molta gente spessotrovo
parlò piano alla diletta : che mi parlano aspramente,
< Fa' che mangi la sorella .> che mi di con detti duri :
La cognata occhibeffarda m& non sono molti a dirmi
portò un cayol di cucina: di pietade una parola,
810 già ci avea mangiato il bracco, molti che mi parlin dolce,
ed il cane tolto il sale, che m'inl'itino alla stufa
Musti fatto colazione. quando vengo dalla pioggia,
Il fratel disse alla moglie, entro in casa infreddolita
parlò piano alia diletta : con la veste tutta brina,
< Porta all'ospite la birra ! > tutta gelo la pelliccia.
La cognata occhibeffarda No, quand'erogiovanetta
portò all'ospite dell'acqua, non avrei giammai creduto,
ma nemmen dell'acqua pura: me lo avessercento detto,
mani ed occhi avean lavati ripetuto mille lingue,
820 in quell'acqua i suoi cognati. che sarei giunta a tal punto,
Dal fratello mi siaccai, arrivata a giorni tali,
da quel luogo ov'ero nata: quali i tristi di son stati
presi, rnisera, atl errare, che su me sono piombati.>
sempre piir lontano a andare,

-161-
P,tvor,rxr. - Ealcoale.
IIr YEI.TTIQIIATTRE SIM O RIII{ O.

La fanciulla è già ammonita, nel fìlare clitigente


consigliata la sposina; e nel tesserepaziente.
ora parlo al mio fratello, Tro.suà spola cosi canta
allo sposo cosi dico : qual cuculo alla collina,
* Sposo caro, fratellino, la navetta va veloee
dei fratelli a rne più caro, qual fra legna I'ermellino
dei figliuoli d'una m&rnnìa erl il pettin volge presto
e d'un babbo piir diletto, qual scoiattolo la ghiaia ;
ora senti quel ch'io dico, non toccò sonno profondp
quel ch'io dico, quel ch'io parlo nè al villaggio nè al castello,
sulla svelta tua fringuella, pel sussurro della spola,
conquistata colombella. pel gridar della navetta.
Loda, sposo, la tua sorte, Sposo caro, giovinetto,
qnesto ben che t'è toccato : tu clegli uomini il piùt vago,
alto loda, rendi grazie fatti una falce tagliente,
per il ben che hai ricevuto, d'un bttglrr-manico fornit,a ;
per il ben da Dio c,oncesso, nella sog:ia, [rr I'inca.s]ra
dal Creatore grazioso; e cl'un alpero stil trr;nco ;
devi il babbo ringraziare in un di di sole mena
ed aneora piùr la mamma sopra il prato la fanciulla:
che cullò tale fanciulla, verlrai come il fieno casca,
ti serbò talc sposina. piomba giir I'erbetta.dura,
Pura hai al fìanco una fanciulla, come cade sttssurrantlo
una Bposa risplendente : I'acetosa nel frttscio :
è la. bianca in tuo potere, lo sparir dei monticelli,
la gentile a te aftidata, lo spczzar dei ramoscelli.
hai Ia fresca sul tuo petto, Quanclospunli un altro giorno,
la fiorente a te tl'accanto : tu le porgi la navett,a
forte quantìo dee trebbiare, e rlel pettine il battente
pronta il fieno per falciare, e la trama del telaio ;
svelta gli abiti a,'l&vare, tieni pronti i bei petlali,
vigorosa ad imbiancare, t,utta quanta I'orditura ;

-163-

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KALEYAT'a - YENTTQUATT&ESTM} RUN} - au. 65-150


'l.;'::ì:
al telaio la conduci o s'angusti in fondo al muro.
ed il peltine le porgi : Prima, a casa del suo babbo,
ri utlirà tosto il fruscio, nelle stanze della mamma,
della spola il ticchetaeehe, non mufljva nei cantucci,
suonerà, fiî dentro il borgo s'angustiava in fondo al muro ;
il brusìo della navetta. stava sempre alla finestra,
E le vecchie penseranno, sgambettava sul piancito
le comari chiederanno: per far lieto il babbo, a sera,
( Chi è che tesse sul telaio ? > sul mattin la cara mamma.
E convien che tu risponda: E nernmen, povero sposo,
< La diletta del mìo cuore non menar questa colomba
tesse: è lei che fa rumore ; al mortaio della fame
il tessulo ha fatto groppo? per pestare la corteccia
forse al pettin ruppe un dente?r> o per cllocer pan di paglia,
<<Non fe' groppo nel tessuto, s t r i t o l a r s c o r z ed i p i n o !
nemmen ruppe al pettin denti : Nè dal babbo o dalla mamma
par tessuto I'abbia Luna la fanciulla fu menata
o del Sole la figliuola al mortaio della fame
o tlell'Orsa la fanciulla a pestare la corteccia,
o la vergin della stella. > a impastare pan di paglia,
Sposo caro, giovinetto, a tritar Bcorzedi pino.
tu degli uomini il piir vaso ! I\[a conduci la fanciulla
Quando in viaggio tu ti metta, sopra il colle del frumento
quando lasci questo luogo perchè segale raccolga,
eon Ia, sposa giovineella, prenda dal moggio dell'orzo,
con la tua colomba bella, perchè ctrocia pane grosso,
guarda ehe questa fringuella perchè conci buona birua,
non avesse a batter contro pane bianco ad impastare
le rotaie delìe.,via, etl il lievito a picchiare.
eontro i limitì sporgenti, Sposo caro, fratellino
eopra un troneo sdrucciolare, non far si che la colomba,
sopra i sassi ruzzolare t che la nostra anatrellina
l![ai nelle case del babbo, abbia lacrime a versare !
nei poderi della mamma Se venisse un'ora triste,
ebbe a urtar nelle rotaie, s'annoiasse la fanciulla,
100 contro i limiti sporgenti, il cavallo bruno attacca
sopra un tronco a sdrueciolare, alla slitta, o quello bianco :
sopra i sassi aruzzolare. della mamma la riporta
Sposo caro, giovinetto, alle note stanze care !
tu degli uomini il piir vago ! E nemmen questa colomba.
non lascìar che la tanciulla, quest,a nostra fringuellina
non voler che il tuo tesoro dèi tenere a mo' di serva,
ammuffisca in un cantuccio qual ragazza mercenaria :

-164-
KALEYAITA - YEI{TIQUATTRESIMO RUNO - at). 151'236

non vietarle la cantina, nella casa di suo padre,


s non le chiuder la disPensa! fu ammonita con la frusta
Non dal babbo la fanciulla o con la cinghia di cuoio,
non a casa della mammat fatta pianger con la sferza,
fu tenuta a mo' di serva, lamentare sotto il tetto.
qual ragazza mercenaria: Stàlle innanzi qual parete,
non le chiuser la cantina come soglia la difendi:
e nemmenola tlisPensa; che tuo padre non la sgridi,
tagliò sempre.il Panebianco, che tua madre non la picchi,
160 batlò all'uova di gallina' non la offenda uno straniero
ai buglioli pien di latte' nè la biasimi un vicino;
alle pinte della birra, se picchiarla ti consiglia
Ia dispensaaprì al mattino, altra gente, o la famiglia,
mise a sera il nottolino. non picchiar la tua diletta,
Sposo caro, giovinetto, la gentile fanciulletta,
tu degli uomini it Piit vago ! Iei, per tre anni aspettata,
se ben tratti la fanciulla dolcemente sospirata !
sarai bene ricevuto Ammaestra la fanciulla,
del tuo suocer nella casa, da' consigli alla melina:
170 della Buoceraamorosa: quando è a letto, la ammaestra
da mangiare ti daranno dietro I'uscio, la consiglia
e da bere ti ofrriranno; e cont,inua cosi un anno.
il cavallo staccheranno, per un anno con parole:
nella stalla il rneneranno, nel secondo, con le occhiate
ber, mangiare lo faranno e le pesta il piede il terzo.
e I'avena gli daranno. Se di ciò non si curasse,
E nemmeno devi dire ron badasse ad ubbidire,
alla nostra fringuellina una canna dal canneto
che non ha grande famiglia prendi, un giunco dalla landa
180 o ché bassa è la sua stirpe. e con quello la consiglia,
l1
Ha la nostra fanciulletta la minaccia nel quart'anno,
gran famiglia ed alta stirpe: con il giunco la spaventa,
se tu un moggio di fagiuoli con la punta d'equiseto:
seminassi,oppur di lino, non la batter con la frusta.
uno stelo nascerebbe con [a verga non ancora !
per ciascun di sua famiglia. Se di ciò non si curasse,
E nemmen,povero sposo, nè ancor docile ubbidisse,
tu la devi maltrattare, una verga dal boschetto
ammonirla con la frusta prendi, un ramo di betulla,
190 o con la cinghia di cuoio, tienlo sotto la pelliccia
farla pianger con la sferza, che no'l sappia un'altra casa:
lamentare sotto il tetto ! glie lo mostra, la minaccia,
Non mai prima, da fanciulla ma però non la colPire.

-165-
kl,nnvl,LA -'YENTIQUATTRESIIWO VUNO - aa. 237-322

Se di ciò non si curasse, nè una buona m'è toccato;


non prendesse ad ubbidire, nella stanza quando entrava
con il ramo di betulla una furia somigliava,
tu correggi la fanciulla, con la faccia sfigurata
ma però fra quattro mura, e con gli occhi tutti tor[i;
nella tua casa vetusta: era sempre uno sbuffare,
non sul prato la castiga, un sdegnoso e río parlare :
non picchiarla in mezzo al campo, mi chiamava culogrosso,
che il gridare dal villaggio ciocco da spaccar le legna.
s'od&, oppur da un'altra casa, Ma pensai nuovo ripiego
della giovin giunga il pianto e ricorsi acl altro mezzo;
dal vicino o dentro il bosco ! taglio un ramo di betulla
Sempre picchia sulle spalle e mi chiama il suo uccellino;
250 ed il dorso falle molle; prendo un ciuffo cli ginepro,
ma non batter sopra gli occhi lei s'inehina al euo t,esoro;
rrè colpire sugli orecchi; se col sorbo poi la merìo,
un tumor verrebbe in fronte Iei mi abbraccia in un baleno.>>
ed un livido fra gli occhi; La faneiulla già sospira
chiederebbe la cognata già sospira, già. singhiozza;
ed. il suocer penserebbe, finalment,e scoppia in pianto
del villaggio gli ara[ori e così prencle a parlare :
riderebbero, e le donne :
, < Il momento clel distacco
< È costei stata alla guerra, è per altri già vicino:
s'è trovata nella mischia piùr vicin per me il distacco,
od il lupo I'ha sbranata, più da presso la partenza:
I'orso del bosco aggranfiata ? ben mi è grave separarmi,
o ha costei per sposo un lupo cloloroso distaccarmi
od un orso per compagno ? > . dal villaggio rinomato,
C'era un vecchio sulla sLufa, dalla mia bella dimora,
sul camino un vagabonclo; clove crebbi rigogliosa,
dalla stufa disse il vecchio, clove stetti prosperosa
dal camino il vagabondo; tutto il tempo giovanikr,
< Non seguir, povero sposo, tli mia vita il dolce aprile.
mai I'umore della moglie Non ho prima mai pensato,
nè di allodola la lingua prima d'ora ho mai creduto
com'io feci, poveraccio ! che sarebbe alfin venuto
Comprai carne, comprai pane, il momento del distacco
comprai burro, comprai birrtr, dal confin di questo colle,
comprai pesci d'ogni sorta dal pendìo della collina.
e svariati camangiari Or già vedo che è flnita,
e comprai birra nost,rana or già credo al mio distacco:
e frumento forestiero. già vuotata, già bevuta
Ma non è quest,o bastato è la birra del cougeclo:

- 166-
,ti
.4

KAI'ETALA - TENTIQUATTRESIMO RUN}' au. BzB.408

già la slitta è rivoltata, ospitale da mia madre:


il timon Yersola strada, lascio il lago, la mia terra,
guard.a'unlato la cascina, la mia corte piena d'erba,
guard.aI'altro vèr la stalla. il mio limpido laghetto
Ed or come nel distacco, e I'arena del mio lido
miserella, nel partire alle donne per bagnarsi,
pago it tatte di mia madre, ai pastori per tuffarsi.
330 la bontà del babbo nnio, Altri andranno pe 'l padule,
del frafel, della sorella solcherannola mia tema,
le premure affettuose? poserannonei boschetti,
Te ringrazio, genitore, gireranno per le lande,
per la vita che m'hai dato, passerannoper le siepi,
per I pasti che ho mangiato svolteranpe 'i viottoletti,
e per il bocconmigliore. coueran lungo le corti
A te dico grazie,mamma, o staranno presso al muro, 380
che da bimba m'hai cullata, laverannoil pavimento, I

da piccina presoin collo, spazzerannoI'imprancitot


840 col tuo seno nutricata. alle renne lascio il campo,
.A v o i p u re g ra z i ed i c o , alla lontra le foreste.
fratellino, sorellina lascio i boschi alle anatrelle
e i boschettiagli uccellini.
ed a tutti i miei compagni Ora parto per davvero,
coo Í quali son vissuta, con un altro rne ne vado
giovinetta son cresciuta. qual d'autunno nella notte,
Non volere,mio buon padre qual sul ghiaccio a primavera
e neppur tu, dolce mamnìa, cbe piir traccia non si vede
non vogliate, voi parenti nè di slitta, nè di piede
850 della nostra gran famiglia, nè del.l'abitola cocca
rattristarvi, impensierirvi il nevischiopure tocca.
. ' o dolor grave sentire E se mai facessiun giorno
.perch'io vado ad altre teme, alla casa mia ritorno,
perchè altrove volgo il piede! piir la mamma la mia voce,
I Brilla il sole del Creatore, piir non sente il babbo il pianto,
, chiars pur la luna splende pianga io pur sulla lor fronte,
sul lor capo mi lamenti;
' su nel ciel s'allunga I'Orsa
. già,cresciutoè il giovin prato,
anche altrove, in altro spazio, gli arboscelli del ginepro
860 anche lungi in altra terra,
sopra il volto, sulle gote
. non soltanto alla dimora di colei che m'ha portato.
dove crebbi sino ad ora.
Quandoio torni un'altra volta
Ed or lascio per davvero ai cortili miei spaziosi,
questa cara casa d'oro, non mi riconosceranno
fatta ricca dal mio babbo. altri, che queste due cose:

-167-
KALEYALA - YEI{TISUATTRESIMO &UNO - au. 409-494

il cappietto della siepe con i sorbi tuoi piantato t


410 ed il palo in fondo al camPo: buon sarà da te tornare,
che da bimba I'ho piantato, dolce quivi ripassare t
da fanciulla I'ho annodato. Salve a tutli voi che lascio,
Ed ancor la vecchia vacca terre e campi con le bacche,
ch'io bambina abbeveravo, viottoletti con i flori,
che giovenca governavo, iande d'eriche coperte,
muggirà, la bocca apert,a, laghi con cento isolette,
a'..'ì'::1"'

dietro il mucchio del concime, golfl pien di lavareti,


sopra i campi ancor nevosi: pini in vetta alle colline
capirà forse costei e betulle clelle valli ! > .
che son figlia della casa. Ilmarinen fabbro allora
E il decrepito cavallo spinse lei dentro la slitta,
cui, bambina, il cibo davo, il cavallo frustò forte,
da faneiulla governavo, pronunziò queste parole :
Ieverà alto un nitrito <<Salve, spiagge del laghetto
dietro il mucchio del concime, salve, limiti del campo
sopra i campi ancor nevosi: e voi larici sul colle
capirà forse costui e voi tutti, lunghi pini,
che son tiglia della casa. viscioleto dietro casa,
Ed il cane vecchio vecchio ginepreto alla fontana ;
cui, bambina, il cibo davo salve, steli delle bacehe
e fanciulla lo ammaestravo, salve, o voi gambi di fieno
un latrato farà udire voi, di vetrici radici
dietro il mucchio del concime, salve, scorze d.i betulle I >
sopra i campi ancor nevosi : Ilmarinen fabbro allora
capirà forse costui se n'andò via da Pohjola:
che son flglia della casa. si raccolsero i ragazzi
Gli altri, a casa ritornata, per cantar queste parole:
non mi riconosceruood < È volato un nero uccello
ben che i luoghi dov'io vissi quaggiir rapido dal bosco:
440 e le spiagge sien le stesse ci ha rapito I'anatrella,
ect i golfl ove pescavo, tolto ci ha la bacca bella:
dove le reti gettavo. prese la nostra melina,
Salve, cara cameretta portò via la folaghina:
col tuo tetto intavolato ! con i soldi I'ha ingannata,
buon sarà da te tornare, con I'argento lusingata;
dolce quivi ripassare ! ed or chi ci porta I'acqua,
Salve, caro porticato chi ci guida al ruscelletto ?
col tuo fondo intavolato ! "resteranno fermi i secchi
buon sarà da te tornare, e la stanga appesa al cbiodo,
dolce quivi ripassare t non spazzato il pavimento,
Salve, caro cortiletto il piancito non lavato,

-168-
KALEYAITA - YENTISUATTREBIMO RUI'{O - ou. 495'527

torbi gli orli del bicchiere nel galoppo del pulledro.

e gli orecchi della brocca ! > Corse un giorno, corse un altro,

Ilmari fabbro, egli stesso corse ancora il terzo giorno;

con Ia sposa giovinetta una mano nelle briglie,

eorse via con gran fracasso I'altra in seno alla fanciulla;

lungo le spiagge di Pohja' con un pie' fuor della slitta,

lungo gli stretti di Sima, I'altro sotto la pelliccia.

le colline sabbTose : Col destrier correa la via


le flnchè al terzo giorno, mentre 520
scricchiol&van Pietruzze'
sulla via gtridea la slitt,a, se ne andava sotto il sole,

d.elcollar gemea la cinghia già del fabbro il tetto ap^oarve'

e la cassadi betulla; la sua casa, Ilma, si vide :

cigolavano le stanghe, s'alza prirna come un Dastro,

il bracciuolo sussurrava' poi si fa piir fltto il fumo:

fischiettavanole briglie, turbinando, dalla stanza


510 tintinnavano gii anelli alle nuvole s'innalza.

nella corsa del cavallo,

- r.69 -
Prvor,rrr. - ÍrJcoalc'
IL YEt{TrCrl{QIr E srMo RUtVO.

Cia de un pezzosi aspettava, e cinguettano i cuculi


si aspettava,si guardava sul timone variopinto,
,del corteo nuzial I'arrivo gli scoiattoli fan salti
d'Ilmari fabbro alla casa: Bopra I'acero dell'asse.
'e
dei vecchi goccian gli occhi Lokka, la gentil signora,
mentre stanno alle finestre, Kalevatar, bella donna,
e dei giovani i ginocchi prese allor così a parlare,
..piegan già presso le soglie; questi detti a pronunziare:
.brucian dei fanciulli i piedi < Luna nuova dal villaggio
l0 'appoggiati alle pareti,
s'aspettava,o sol nascente:
i degli uomini le scarpe i bambini, fragolette'
" si consumansulla spiaggia. I'acgua, barca incatramata;
Una certa mattinata, io la luna non aspetto,
'un bel giorno, un gran
fraeasso non aspetto punto il sole:
'si sentl venir dal
bosco, aspettavo mio fratello,
dalla landa un suon di slitta. mio fratello, la mia nuora:
' Lokka, la gentil signora,
guardo a gÍorno, guardo a sera,
Kalevatar, bella donna, ma non so che ne sia stato:
'disee allor queste parole
: se [a crescerla piccina,
.È la slitta di mio figlio
se la magra fa ingrassare:
, che ritorna da pohjola chè no 'l vedo ritornare
con la sposa giovinetta. > non ostante la promessa
< Yieni or verso queste terre, di tornar, pria ehe freddate
Yersoqueste abitazioni, fosser I'orme che ha laeciate.
gueste stanze fabbricate
Sempre guardo alla mattina,
da tuo pad.re,ed. arredate ! ,>
'. semprein mente I'ho al tramonto,
Non appenaIlmari fabbro se il rumore si sentisse
gÍunge preosoalla sua casa,
della slitta del fratello
ai cortili fabbricati
verso i piccoli cortili,
dal suo babbo, ed arredat,i,
verso le strette dimore :
toslo cantan le galline se il caval fosse di paglie,
sul collar di legno dolce e la slitta di due pezzi

-1?1-
KALEYALA -YENTICII,IQUEBIMO ÈUNO -aa. o5.I5o

pur direi ch'è la migliore la parete giir buttato


delle slitte del villaggio, e dei suoceri sei giunto
se il fratello riportasse, nella.casa, al loro fianco:
il mio caro alle sue case. or la folaga proteggi,
Lo sperai per lungo tempo, I'anatrella tieni in seno,
guardai tutto il santo giorno la fanciulla pura al fianeo,
con la testa di traverso, ia gentile in tuo potere.
con le trecce [utte torte Chi portò questa menzogna,
e con gli occhi dilatati: chi la triste nuova, che lo
sperai che il fratel venisse sposo torni. a mani vuote,
verso i piccoli cort,ili, che il cavallo invano corse ?
verso Ie strette dimore: Non lo sposo a mani vuote,
egli aniva finalmente, non invan corse il cavallo :
ei I'avanza, si avvicina: egli scuote la criniera,
gli sta aceantoun frescovolto, qualche cosa ci ha portato:
una guancia porporina. di sudor tutto bagnato
Stacca,sposo,fratel caro, e di schiuma, il buon destriero
il destrier stellato in fronte : portò qui la eolombella,
alla nota sua lettiera questa florida donzella.
mena questobuon cavallo, Scendi or, bella, dalla slitba,
lo conduci alla sua avena; caro dono, dal sedile :
p o i c i p o rg i ' i i tu o s a luto, senza eh'egli ti sollevi,
noi saluta insiemeagli altri, senza che ti prenda in collo :
al villaggio tutto quanto! troppo è giovan per alzarti,
Dopo fatti i tuoi saluti, troppo altero per levarti.
le vicendetue ci narra. Poi discesa dal sedile,
se il tuo viaggio è andato bene, messo il pie' giir dalla slitta,
se fu buona la salute: va' per il sentiero bruno,
allorquandotu arrivasti lungo la strada rossiceia
dei tuoi suocerialla casa, che i maiali hanno spianato,
la fanciu.llaguadagnasti, che hanno i porci calpestato
I'ostil soglia tu spezzasti ? e le pecore e i cavalli
del castelloov'era chiusa con la coda hanno spazzato.
atterrasti la muraglia? Va' col passo di anatrella,
sopra il ponte tu passasti, con i piè della colomba
100 ti sedestisulla panca? alle corli ripulite,
Già lo vedo, nè bisogno agli spiazzi ben tenuti,
n o n h o p i Ìr d i d o ma ndare: ai cortili fabbricati
il tuo viaggio fu felice, dai tuoi suoceri, e arredati:
semprebuona la salute; tlove il tornio ha il tuo fratello,
I'anatrella guadagnasti, la sorella, il praticello.
I'ostil soglia tu spezzasti, Metti il piede sulla seala,
il castello hai tu espugnato, sul vestibolo lucente,

-172-
KALEYALA - YENTICTNQAEBTTIOnUt{O

fatti innanzi sulla soglia, perchè tu Ie governassi.


entra poi dentro la stanza, E per tutto questo giorno
sotto il trave rinomato' e nel giorno già passato
sotto il tetto celebrato! al mattin muggì la vacca
Già per tutto questo inverno, aspettandoda te I'erba:
già nell'estate Passata, ha nitrito la giumenta
pavimento aspettandoda te il fieno
.scriccbiolava il
per chiamarti a calPestarlo: e ha belato I'agnellino
brontolava il tetto d'oro per un meglio bocconcino.
160 perchè sotto ci venissi: E per tutto questo giorno
e gioivan le finestre e nel giornci già passato
chè sedessiPressoa loro. stavan vecchi alle finestre,
Già per tutto questoinverno, correan bimbi sulla spiaggia,
già nell'estate Passata, donne accostoalle pareti
sospirava il saliscendi e ragazzi sulle soglie
la tua mano inanellata; aspettandola sposina,
ei piegavano le soglie la vezzosamogliettina. 210

pe'l desio della tua veste Salve a te, recinto pieno,


e si aprivano le porte porticato pien di forti !
170 aspettando tu le aprissi. salve a te, ricco granaio,
Già per tutto questo inverno, salve a quelli ch'hai ospitato,
già nell'eetate passata, salve all'atrio con sua gente
si voltava la stanzetta ed al tetto di betulla !
verso chi dovea pulirla: salve a te, stanzeLta,ai bimbi
il vestibol si scuoteva sul piancito tuo seduti;
aspettando chi il lavasse: salve, o luna; rege, salve,
il granaio sospirava giovin schiera nuziale !
la tua m&n, che lo spazzasse. Non ci fu qui prima mai,
Già per tutto quest'inverno, non c'è stata un'altra volta
180 ' già nell'estate passata, una schiera così lunga,
il cortile s'inchinava un eorteggio cosi bello !
per ofirirti i trucioletti, Sposocaro, fratellino,
la d.ispensasi abbassava alza la pezzuolarossa,
perchè tu la visitassi, togli la rete di seta
g'incurvavano le travi che la martora vediamo
della sposa per le vesti. che per cinque anni hai cercato,
Già per tutto questo inverno, per ott'anni contemplato!
giÀ nell'esta-tepassata, Hai portato chi volevi ?
sospirava il viottoletto tu volevi un cuculino,
190 perchè il pie' tu vi ponessi: una bianca d'altra úerra,
il porcile I'accostava trna florida dal mare.
alla man che il cibo dava: Già lo ved.o,nè bisogno
e le stalle, sui tuoi passi, non ho più di domandare:

-173-

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É'7
KALEYALA- YENTT}TNQUESTMTn(INo -Q),u.zaT.Jzz

sei tornato col cuculo, d'un canino d'un sol giorno :


con in braccio I'anatrella, buona sposa gli è toccata,
col piir verde ramoscello la migtiore di sua terra:
2{0 del boschetto verdeggiante, bacca paî mezzo matura,
col piir florido germoglio pare fragola sul colle
che sul visciolo spuntasse>. o sull'albero cuculo,
C'era un bimbo sul piancito, uccellino sopra il sorbo,
dal piancito cantò il bimbo: qual pennuto su betulla.
<<Poveraeeio, che hai portato ! fra il fogliame rondinella.
ha d'un ciocco la bellezza. In Germania non avresti,
d'una botte la larghezza nè in Estonia ritrovato
e d'un aspo la lunghezza ! cosi vaga una donzella,
Guarda, sposo miserello, si gen[ile folaghella,
250 t'eri sempre ripromesso di così bella statura,
di pigliarti una ragazza di così nobil figura,
che valesse cento e mille : con le braccia cosi bianche.
ti sei preso un bel camorro eosÌ florida nell'anche.
da valere cento e mille : No, non venne a mani vuote:
del padule una cornacchia, chè pellicce ci ha portato;
ona gazza della siepe, ha per noi delle coperte
del podere lo spauracchio, ed ancora dei tessuti.
clella polve il nero uccello ! Molto già questa fanciulìa
Cosa ha fatto in viLa sua, ha filato col suo fuso:
cosa I'estate passata tessè molto la sua spola,
se non ha cucito un guant,o, cuci molto con le dita:
avviato un calzerotto ? molti candidi tessuti
è venuta a mani vuote, nell'inverno ha apparecchiati,
non pe 'l suocero un regalo ! li ha imbiancati a primavera,
corron sorci nel suo sacco, nell'estate li ha asciugati;
nella cesta a orecchi ritti. > lunghi solidi lenzuoli,
Lokka, la gentil signora, bei guanciali rileva[i,
Kalevatar, bella donna, nastri poi di seta e fasce
poichè udì la strana storia, e di lana le coperte.
pronunziò queste parole : Buona e bella donnettina,
< Cos'hai detto, ragazzaccio, fresca e florida clonzella,
cosa ciarli, svergognato ? eri molto rinomata
d'altri male si può udire, nelle case di tuo padre;
vituperî d'altri dire; fama avrai, finchè tu viva,
non di ques[a fanciulletta dal marito, conìe nuora.
nè di questa gente eletta. Non c'è da pensare tanto
'Iristi
de[ti hai pronunziato, nò da affliggerti cotanto !
con la bocca tu hai parìato non ti portan nel pantano,
d'un vitello d'una notte. non ti menan nel torrente:

-t74-
KALEYALA - YENTTCINQUESIM} RUN} - t)a. B2B-408

lÈ tu da un fertile poggetto ch'ei non sappia procurarti.


& un piir fertil sei portata : Qui sta bene la donzella,
dalle stanzedella birra vien su bene I'anatrella:
dove c'è piùr birra, vai. non a mano macinare,
Ragazzinabuona e bella, nel mortaio non pestare:
questosolo ti domando: I'acqua macina il frumento
nel venir quaggiir vedesti e la segala il tomente:
grano bene ammonticchiato I'onda lava il vasellame
e d'avena collinette? ed il mare lo risciacqua.
'Iutta roba della casa, Oh villaggio prediletto,
tutta roba seminata tena di tutte migliore I
dal tuo sposo e colt,ivata. sotto, prati; sopra, campi
Giovincella, ragazzina, e fra gli uni e gli altri il borgo;
ora questoti vo' dire: sotto il borgo, il caro lido;
tu sapestiqui venire, Iungo ii iido, la bell'acqua 3S0
ora sappici restare: dove I'anatra a bagnarsi
ben sta qui la mogliettina, va, e Ia folaga a tuffarsi. >
ben ci può la nuora stare: Illangiò allora quella folla,
il bugliol del la[te avrai mangiò, bevve in abbond anza i
ed al burro baderai. piatti pieni di bistecche
Qui sta bene la donzella, e focacce e pasticcini :
vien su bene I'anatrella; birra d'orzo fermentata,
larghi nella sauna i letti, mosto bevve di frumento. \
ampi i banchi nella stanza; C'era cibo in abbondanza,
il padron ti fa da babbo ber, mangiar a crepapelle,
e da mamma la padrona: nei taglier tinti tli rosso,
sono i figli a te fratelli nei bacili luccicanti,
e sorelle le figliuole. c'eran torte a spezzettare,
Se mai ti venissevoglia, pan burrato a sgrignolare,
se sentissidesiderio lavareti da tagiiare,
di mangiar pesci del babbo c'eran lucci da affettare
o pernici del fratello, coi coltelli inargentati,
non le chiedereal cognato, nella lama d'oro ornati.
non il suocerone prega; Senza ptezzo, scorrea birra,
allo sposo ti rivolgi non pagato, I'idromele :
a lui che qui t'ha portato. birra dall'intravatura,
Non v'è dentro la foresta mosto giir dalla caviglia;
animale a quattro zampe, birra, a gioia delle labbra
non v'è uccellosu nell'aria mosto, a far la mente lieta.
che si libri con le penne, Chi sarà quivi il cantore,
e nemmenodentro I'acqua chi a poeta sarà scelto ?
frotta di natanti pesci, il verace Vàinàmóinen,
ch'ei per te prender non sappia, il cantore sempiterno

-1?5-
fl

KAT'EYALA - VENTICINQUESIMO R(INO - ut).40s-4s4


I
egli stesso si prepara, sotto il tetto rinomato?
410 pronto è all'opera dei versi : Benequi gli uomini stanuo,
fece udire la sua voce, liete v'abitan le donne:
pronunziò queste parole : sono in greutbo a un tin di birra,
< Fratellini, cari amiei, a una botte d' i dromel e:
che al mio eanto rispondete, un pescosogolfo al fianco,
voi compagnidella lingua, reti, accanto, da salmoni
-che
ascoltate quel ch'io dico : il mangiare mai non m&nea,
raro ch'anatre di faccia, mai non fa difetto il bere.
che sorelle viso a viso, Bene qui gli uomini Btanno,
che s'incontrino fratelli, qui l e donrtevi von l i ete:
120 figli d'una stessamadre, qui si mangia senza afranno,
nelle povere contrade, nrtn ci son cure segrete:
nelle terre di Pohjola. ognun mangia quanto vuole,
Or già il canto cominciare se ne sta senzapensieri,
noi dobbiamo, e versi fare ? finchè I'ospite abbia vita
sta al poeta di cantare, e la donna sua compita.
al cucul di gorgheggiare, Qual dei due ringraziar prima,
Sinetiir sa colorare, il padrone o la padrona? 170

Kankatar sa i panni fare. hanno sempre i nostri vecchi


I figliuoli di Lapponia ringraziato pria il padrone
cantanpur, scarpe-di-paglia, che la casa ha costruito
quando mangian carne d'alce, dal pantan, dalla maremma:
scarsacarne della renna: grossi abeti ha sradicato,
perch'io non dovrei cantare, tratto larici fronzuti
perchè non i nostri figli, in un luogo ben adatto
noi di segale cibati, e li ha bene congegnati
di farina satollati ? per servir d.i stanza ai figli,
I figliuoli di Lapponia per dimora dei nipoti:
cantan pur, scarpe-d.i-paglia, prese al boeco le pareti,
quando bevon con la mano tolse al colle i travicelli,
140 I'acqua, o in cavo di corteccia: alla macchia le correnti,
perch'io non doyrei cantare, prese gli assi alla brughiera,
perchè non i nostri figti, le cortecceal viscioleto
noi che il mosto tracanniamo, ed i muschi agli acquitrini.
birra d'orzo che beviamo? Fatta fu con diligenza,
I flgliuoli di Lapponia in buon luogo costruita:
cantan pur, scarpe-di-paglia, eran cento a lavorare,
dal camino affumicato, eran mille Bopra il tetto
dai carboni del giaciglio: quando firr le stanze alzate
perch'io non dovrei cantare, e le tavole f.ssate.
perchè non i nostri figli, Ma però questo padrone,
sotto il trave celebrato, prima cli finir la stanza,

. -1?6-
E AITEYALA - YENTICII{QUESIMO ÈUNO - aa. 4e5'580
'''J

ebbe aI Yento scompigliati prima ancor della gallina,


i capelli, alla bufera: col pensierodelle nozze,
Bpessoquesto buon padrone del banchettoda apprestare:
Iasciò i guanti soprs un Basso, dovea il luppolo pestare
il cappello sopra utr ramo e la birra far mussare.
5oo e le ealze nel pantano. Bene seppela padrona,
Spessoquesto buon padrone la massaiadiligente
prima óhe facessegiorno preparar la buona birra,
(niuno la bevanda saporita
rancorB'er&levato,
nè I'udivan dal villaggio) con il grano germogliante,
, rorre d.al fuoco all'aperto, con i l mal to prel i bato:
, ,,'dal èapanno di fogliame : nè col mestol I'agitava
, fu da un r&mo pettinato, nè con vD pezzodi legno:
gli lavò la brina gti oéchi. con le palme della mano
lo rnuoveva,con le braccia,
610 ebbe amici nella stanzat nella stanza senzafumo,
,'. pieno il banco di cantori, sulle tavole lavate.
1':rd.i gioiosi le flnestre, E nemmenquestapadrona,
.
' : ','dí
ciarlenti iI pavimento, la massaiadiligente
,'.'., di parlanti i cantuccini: lasciò il mal[o agglomerarsi,
, ,.',''.gente ritta alle pareti, il saporesuo guastarsi:
' '
,, geute ferma sulle soglie ; andò spessoal bagno, sola
altrÍ van lungo le corti ancho aI cuore della notte,
, o pa,sseggian pe 'l podere. senza dei lupi temere,
,, . Ringraziai prima il padrone: delle bestie della selva.
l2o : or I'ostessa premurosa La padrona ho ringraziata,
;'":: che ci ha i cibi apparecchiato, si ringrazi ora il compare!
: le gran tavole colmato. Chi si è sceltoper compare,
chi per guida del corteo?
,;,1:;,, , apprestò la farinata il migliore del villaggio,
, con le palme premurose, del villaggio la fortuna.
È vestito il buon compare
poo. il pane gentilmente, di un giacchettoforestiero
"
. satollò gli ospiti tutti che le spalle gli modella
con la carne di maiale, e gli fa la vita snella.
6so con focacceben rigonfie. È vestito il buon compere
Si piegavan del coltello di un grazioso mantellino
'
ed i manichi e le lame che col lembo tocca in terra,
quando il luccio si tagliava, I'orlo striseia sulla p,abbia.
il salmone si afrettava. Un pochin della camicia,
Spessola buona padrona, fuor si moslra: par tessuta
la masgaiadiligente dalla figlia della Luna,
pria del gallo s'è levata, che di stagno ha il petto adorno.

Prvor.txt. - Ell,cotlt.

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KALETALA - yUNTrcrNguùBrxro
nul o - au. 5s1ó66

euesto nostro buon compare


come baccanella landa,
ha una cintola leggiadra,
come in campo erbetta .fine,
cui tessè del Sol la flglia,
fiore d'oro nel boschetto;
ricamò eon I'auree dita
quando il fuoco ancor non di là vennequestacara
v,era, nediatrice fortunata.
era il fuoeo sconosciuto.
È graziosala sua bocca
euesto nostro buon compare
come spola di Finlandia :
ha sui piè calze di seta;
gli occhi vivi son lucenti
fasce e nastri pur di seta
5eo gli ravvolgono le gambe, come stelle in mezzoal cielo
e risplende la sua fronte
. che son d'oro ricamati
come luna sopra il mare
e d'argento son fregiati.
Questanostra mediatrice
Questo nostro buon compare
ha collana d'oro al collo,
belle scarpeha di Germania,
pari a cigni sopra il flume. bended'oro sulla testa,
a gabbiani sopra i golfi, braccialettid'oro al polso,
pari all'oea sopra il ramo, nelle dita anelli d'oro,
ad uccel migrante in macchia. agli orecehiperle d'oro,
nastri d'oro sulla fronte,
Questonostro buon compare
petle sulle sopracciglia.
600 ha capelli a ricci d,oro,
pur la barba d,aureo pelo; Io credeisplendordi luna
con la punta del berretto lo splendordell'aureafibbia:
io credei raggio di sole
va le nuvole a toccare
e d i l l u m i n a Ia s e l v a : del colletto il luccichio:
non per cento, non per mille credei vela dispiegata
la cuffietta inamidata.
compreresti quel berretto.
Ringraziato ho gia il compare, Ringraziataè la comare:
or ringrazio la comare. or ch'io veda se la gente
Donde venne questa cara del corteggioè bella tutta,
610 mediatrice fortunata? se maestosisono i vecchi,
questa cara mediatrice sono i giovani cortesi,
venne, questafortunata se è gentil tutta la schiera.
dal castelto di Tanikka, Ho guardatotutti quanti,
or da poco costruito. bench' i ogi à l i conoscessi :
Di laggiir non è venuta, non si vide quivi prima,
non è vero niente affatto: nou è facil si riyeda
questa cara mediatrice una schiera cosi va€fa,
venne, questa fortunata una gente cosi bella,
dal paesesulla Dvina la maeetàdi guesti vecchi,
620 pressoI'acque ampiodistese. di quei gi ovani l a grazi a;
Di laggiù non è venuta, tutti son biancovestiti
non è vero niente affatto come il bosconella brina
: :
come fragola è eresciuta, han dell'alba il bel chiarore.
dell'aurora lo splendore.

-l7E-
K AI,BY AL A _ YE NT ICINQ UE SI M O &UNO - utt. 6GZ-?JB

V'era aigento in abbondanza, non c'è in questa grande stirpe


oro in copia nelle nozze: un eroe sì coraggioso
borse piene di monete che d.iscendafino a Tuoni,
, 070
'campi
per i e Ie viuzze; ai confini di Manala,
per quegli ospiti chiamati, che di là guassirti porti
ad onor degli lnvitati. > il trivello di Tuonela,
Ed il vecchio YA,inàmóinen, chè tu faccia un'altra slitta
di poesia sosteguoeterno, ed accomodi it sedile.r 7t0
rimontò nella sua slitta,
Quindi il vecchioVàlnàmóinen.
volse il viaggio verso casa : il cantore sempiterno
nell'andar, cantava i carmi, scesea Tuoni un'altra yolta,
Ie sue magiche canzoni: viaggiò fin verso lfanala
\ un ne canta, ed un secondo;
e di Tuoni dall'ostello
ma nel dire il terzo canto prese e su portò il trivello.
urtò I'asse eontro ull gasso,
Quindi Íl vecchioVàinàmóinen
la traversa contro un tronco : fe' col canto un bosco azzurro
si spezzòdel canto il carro, e nel bosco una gran quercia
d e l c a n to " i ' r..u s i ru p p e, ed un sorbo vigoroso:
andò in pezzi la traversa fabbricò con quei la slitta,
ed i fianchi della slitta. aggiustò I'uno e I'altr'asse;
Disse il vecchio Và,inàmóinen, fe' con quelti le traverse,
la sua voce fece udire: il collar con quei, ricurvo;
< C'è fra questa gioventude, fabbricò la nuova elitta,
nella schiatta che su viene, v'inchiodò nuovo sedile.
od ancor fra questi veccbi,
Alla slitta innanzi mise
nella stirpe che si spenge,
un destrier di pelo rosso;
gualchedunche scendaa Tuoni,
si sedettesul sedile,
ai confini di Manala,
'che si distesenella slitta: ?30
di là quassùrmi porti corse via quel cavallino
il trivello di Tuonela.
nè di frusta ebbe bisogno,
perch'io faeeia un'altra slitta
corse vèy le greppienote,
ed eccomodi il sedile? >
verso i pascoli di prima,
Dièro i giovani ed i vecchi
portò il vecchioVàinàmÒinen,
'Ia med.esimarisposta:
'e Non il cantore sempiterno,
c ' è i n q u e s tag i o v e ntude, alle porte spalancate, .
tanto men fra questi vecchi.
afle soglie della stanza.

. . i ! ' .
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179 .-
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EI{TISEESIMO RUNO.

" Vivea Ahti, I'isolano, che si lavi I'uom, sí faccia


, sul lontano promontorio : bello il fiore degli eroi. >
'r"
o. staia il campo arando, Di Lemmink?iinenla madre
iI podere coltivando: tosto il cibo preparava
ave& orecchi molto acuti, perchè mangi l'aframato
molto fine avea I'udito. perchè I'avido si sazi
Sentì chiassodal villaggio, mentre il bagno già si appresta
un rumor da dietro i laghi, ed è pronta la stanzetta.
ghiaccio strider sotto i passi, Ed il vispo Lemminkàinen
10 dalla landa fischiar slitte; mangiò allora in grande fretta,
un pensieronon gradito, alla stanza andò del bagno,
un'idea gli vennein testa: alla sauna preparata :
a Pohjola fanno nozze, si lavò quivi il fringuello,
fan banchetti di nascosto. si fe' puro il passerotto
Torse il la.bbro,voltò il capo, finchè il capo parea lino
anicciò la nera barba, e splendevabianco il collo.
ed il sangueincollerito Ritornò poi nella stanza,
Bcesegiù dalle sue guance: pronunziò queste parole :
lasciò tosto I'aratura, < Madre mia, vecchietta eara,
del podere i solchi a mezzo: va' sul colle alla dispensa:
del caval salì sul dorso prendi gli abiti piÌr buoni,
e si mosseverso casa, porta le vesti migliori
presso la madre diletta, ch'io li indossi, ch'io con quelli
Ia eua vecchia genitrice. faccia la miglior figura. >
Quanclo a casa fu arrivato E la madre a domand.are,
fece udir queste parole : la veccbietta a interrogare:
< Madre mia, vecchiettacara, < Dove vai, figliuolo mio ?
preeto il cibo mi prepara forse a caccia della lince
perohè mangi I'affamato, o dell'alce sulle tracce
si satolli chi ne ha voglia o scoiattoli a colpire?>
ed intanto scaldail bagno, Le risposeLemminkà,inen,
fa' che tutto pronto sia, disse il vago Kaukomieli:

-181-
KALEYALA - YBNTT9EEBTMT RUNT - aa. 65-150

< O mia cara genitrice,


e la morte e la rovina :
non vo a caccia deìla lince
ma I'eroe di ciò non teme,
nè dell'alce sulle tracce
non se ne sgomenta punto:
nè scoiattoli a colpire:
pure dimmi, nonostante,
vo alle nozze di pohjola
che lo senta cogli orecchi,
di nascosto celebrate; qual sarà la prima morte,
porta a me le belle vesti, guale I'ultima, e la prima ? >
dammi gli abiti migliori Di Lemminkàinen la madre,
ch'io le indossi per le nozze, la vecchietta gli rispose:
me ne adorni pe 'l banchetto. > < Ti dirò secondo il vero,
Glie lo vieta la sua mamma, tìon secondo il desiderio
I
la sua moglie il dissuade, ti dirò la prima morte,
lo sconsigliano due donne dei pericoli il primiero:
e di Luonto tre figliuole: dopo fatto un po' di strada,
che non parta Lemminkàinen dopo un giorno di cammino,
per le nozze di pohjola. ecco, innanzi ti si para
Al figliuol parlò la mamma, un torrente tutto fuoco
la vecchietta al suo ragazzo: e di fuoco una cascata:
< Non andar, figliuolo mio,
v'è una rupe in mezzo, accesa,
figliuoletto, Kauko caro, è di fuoco la sua vetta:
alle nozze di pohjola ed un'aquila di fuoco
dove in folla si banchetta : nella notte i denti arruota
non ci sei stato invitato, e gli artigli affila il giorno,
non ti ci han desiderato ! > se mai passi un passeggero,
Ed il vispo Lemminkàinen se si accosti un forestiero. >
pronunziò queste parole :
Le rispose Lemminkàinen,
< Va il meschino con I'invito, disse il vago Kaukomieli :
non ne ha già bisogno il buono: <<Questa è morte per le donne,
un invito ho meco, eterno, non già morte per I'eroe ;
un messaggio che mai tace: facilmente trovo un mezzo,
questa spada fiammeggiante, buon rimedio a questa cosa:
questa lama scintillante.>
un caval canto d'ontano
Pur la madre ancor tentava e d'ontano un cavaliere:
di vietargli Ia part enza.: che cavalchi a me d'accanto,
<<Non anclar, povero figlio,
che galoppi a me dinnanzi:
100 alle nozze di pohjola !
io com'anatra mi tuftb,
molti mostri troverai eome folaga m'immergo
tu per via, grandi spaventi : sotto quei feroci artigli,
tre funesti.ti saranno, sotto quei rapaci unghioni:
tre la morte ti daranno.> o mia cara genitrice,
Le rispose Lemminkàinen, dimmi Ia seconda mor[e. >>
disse il vago Kaukomieli:
Cosi disse allor la maclre :
<<Han le vecchie sempre in mente
< Questa è la seconda morte : 150

-182-
KALEVAI'A - VENTISEESIMO &UNO - au. 151'236

\ dopo fatto un po' di strada, qual difesa ti varrebbe? >


proprio nel secondogiorno, Le risposeLemminkÈiinen,
ecco, innanzi ti si para disse il vago Kaukomieli:
un abisso tutto fuoco, < Una pecora si mangia.
inflnito verso oriente, si fa a pezzi e gbrana viva,
sterminato ad. occidente, non già I'uomo anche il peggiore,
pieno di pietre infocate non I'eroe ineno valentet
e di rocce fiammeggianti: l[e recinge viril cinto,
cento Éon colà caduti, lega me fibbia virile,
160 mille a morté son piombati, veste me maglia d'eroe :
cento eroi di spada armati, non è facile ch'io cada
coi destrier ferro-bardati. > d'Untano del lupo in bocca,
Le rispose Lemminkàinen, nella gola delle belve.
disse il vago Kaukomieli: So un rimedio contro il lupo,
. Non è d'uomo questa morte, un ripiego contro I'orso:
n o n è fi n p e r u n e ro e : alla bocca museruola
mi ricordo a eiò un ripiego, io gli canto, e ferrei ceppi: 210

mi ricordq trovo un mezzo: oppur faccio a pezzi il lupo,


ca n to ' u n u o mo d a l l a n e v e , a minuti brani I'orsol
un eroe'dal duro ghiaccio; così libero me'n vado
in'balla Io dò del fuoco, verso il termine del viaggio.>
e lo getto nella fiamma E la madre allora disse:
perchè faccia un bagno caldo, < Non &ncor sei giunt,o al fine :
sia fruòtato con il femo: questi tre che ti ho descritti
ed io soivolo al suo fianco, sono mostri per la via,
passo pronto in mezzo al fuoco, gran pericoli per strada,
che la barba non mi bruci son per I'uomo tre rovine :
nè un capello mi si strini. ma ti aspettanopiir gravi
O mia cara genitrice, mostri al termine del viaggio:
180 d i mmi o r tu I' u l ti m a mo rte!> dopo un po' di strada, giunto
E'Ia mafue allora disse: al recinto di Pohjola,
< Questa morte è terza morte : s'erge là di ferro siepe
dopo un altro po' di viaggio, e d'acciaio una barriera,
dopo un giorno di cammino, dalla terra fino al cielo
di Po$ola sulle soglie, e dal ciel fino alla terra :
là dov'è la via piir stretta, le traversesono lance,
ecco, un lupo ti I'avventa, i bastoni son serpenti
ti si scaglia eontro un orso con le vipere fÌssati,
sulle soglie di Pohjota con lucertole intrecciati;
100 nell'angusto viottoletto : pendonlibere le code,
cento già ne ha divorato, fÌschian libere le teste,
piir cli mille eroi sbranato: si spalancanole gole :
come te non sbranerebbe? teste fuor, le code dentro.

-183-
KALEYAT'A- vENTrsEESrMonuNo - aa.zyz.Jzz

Altri vermi son sul suolo,


cli Sariola alle dimore t
altre vipere e serpenti
là vi son dei valorosi
fischian con Ia lingua in alto,
con la spadaalla cintura,
z1o guizzan basso con Ie code:
che la bina fa feroci
un piùr orribile tlegli altri
e malvagi il molto bere:
sta a traverso della porta,
canterannote infelice
lungo piÌr d'un trave lungo
a perire di lor lama:
e piir grosso d'un pilast,ro;
dei migliori hanno incantato,
fischia e sporge fuor la lingua
dei piÌr forti debellato.> ,
e s'avt'enta a gola pperta:
Le risposeLemminkàinen,
nè s'avventa contro un altro,
disse il vago Kaukomieli:
contro te, povero figlio ! >
< Son già stato un'altra volta
Le rispose Lemminkàinen.
nelle stanzedi pohjola :
zso disse iI vago Kaukomieli:
un Lappone me non strega,
< Questa è morte per bambini,
uon di Turj a non m' i neanta:
non rovina d'un eroe: ' il Lappone so
stregare,
io so il fuoco scongiurare,
I'uom di Turja so incantare:
io le fiamme so placare,
col mio magicoscongiuro
i serpenti so domare,
io gli rompo e spalle e mento,
so Ie vipere scacciare:
in due pezzifo il colletto,
non ho ieri un campo arato,
Ia corazzache ha sul petto. >
un terren pieno di serpi ?
E la madre disse allora :
ho vangato, a mani nude
< Oh mio misero figliuolo,
260 fra le vipere e le zolle,
del passatoti ricordi,
i serpenti ho stretti in pugno,
vanti quello che facesti?
stretti gli aspidi fra i diti :
Altra volta, è ver, tu fosti
a diecine i neri serpi
nelle stanzedi pohjola;
ho ammazza|i, a centinaia:
hai nuotato per i taghi
m'è rimasto il sangue all'unghie,
stretti qual lingua di cane,
il lor grasso nelle dita:
per fiumane vorticose,
non è facile pertanto,
per cascatefragorose, 310
non c'è molto da temere
hai di Tuoni I'onda amara
che d'un serpe nella gola
tu provato,e di Manal a:
z7o qual boccon debba cadere:
oggi ancora ci saresti
schiaccerò le bestie vili,
se non era la tua mamma.
pesterò quegli schifosi,
Pensa a quello che ti dico :
caccerò con gli scongiuri
quando a pohjola tu giunga,
i serpenti dal sentiero,
tu vedrai che la collina
entrerò cosi di pohja
è di pali tutta piena,
nel cortile e nella stanza. >
ogni pal q un capod' uomo:
E la madre disse allora:
un sol palo è senzacapo:
<<Non andar, povero figlio,
sulla punta di quel palo
di Pohjola nelle Btanze,
ficcheranuola tua teste.)

-184-
KAI'ETALA - VEI{TISEESIMO nUN O - au. 323-408

Le rispose Lemminkàinen, quella tunica guerriera;


disse il vago Kaukomieli: al suo servo si rivolse,
< Un meschin ci può pensare, pronunziò queste parole :
un codardo calcolare < O mio servo che ho comprato,
se sian cinque, ee sian sei lavorante mercenario !
oppur sette anni di guerra:' al cavallo mio di guerra
non a, questo un forte bada, metti or tu la bardatura
un eroe nemmen ci pensa: perch'io vada a quelle nozze
la mia tunica guerriera che fan Ià di Lempo i figli. >
dammi, la vecchia armatura: E quel docil servo allora
etl Ío stessodi mio padre andò tosto nel cortile:
vado a prenderela spada: il destriero ben bardato
lungo tempo è stata al freddo, alla slitta ebbe aggiogato:
lungamentenell'oscuro, disse quindi al suo padrone:
lacrÍmando di dolore, < Ho già I'ordine compito:
aospirandochi la cinga.> alla slitta è già attaccato
La sua tunica guerriera il destriero color fuoco. >
alg ebbe, e la vecchia armatura: Per il vispo Lemminkàinen
di euo padre il brando fido, di partir viene il momento:
i l c o m p a g n od i s u e g u e rr e: una man lo spinge: I'altra
piggò a terra egti la lama, lo trattienl treman le dite;
l a p Íg i ò s u l p a v i me n to : pure part,e, come volle;
si curvò la nobil spada parte senza piùr esitare.
quale visciolo fronzuto, .ùla la madre il consigliava,
qual ginepro germogliante: I'ammoniva la vecchietta,
disse il vispo LemminkÈiinen: sulla soglia, sotto il trave,
< Non è facil che qualcuno dove stanno le caldaie :
o Pobjola senta voglia < O mio unico figliuolo,
di provare questa spada, figlio mio, sostegno mio !
di guardarne il luccichio! > Se tu vai dove si beve,
Poi staccò dal muro I'arco, o in qualunque luogo sia,
dall'arpione il forte arnese; a metà vuota il bicchiere,
pronunziò queste parole, bevi solo fino al mezzo;
la sua voce fece udire: ad un altro porgi il resto,
< Quegli un uomo stimerei, a un peggior la peggior parte :
un eroe lo chiamerei perchè in fondo stanno vermi,
che piegar sappia ques['arco, bachi in fondo del bicchiere. >
sappia tenderne la corda Consigliavd ancora il figlio,
nelle etanze di Pohjola, ammoniva il suo ragazzo,
sotto i tetti di Sariola.> sull'estremo orlo del campo,
Quindi il vispo Lemminkàinen, sopra I'ultimo confine :
'
il leggiadro Kaukomieli < Se tu vai dove si beve,
indossò queil'armatura, o in qualunque luogr sia,

-185-
Pe,vor.trr. - Ealeoala.
KALEYALA _ VENTISEBBLM O
EUNO - aa. 409.494

prendi sol mezzo sed.ile,


e una rupe in mezzoaccesa.
4to va' con mezzopasso innanzi:
con la vetta pur di fuoco;
ad un altro il resto lascia,
sulla vetta, un aquilotto
a un peggior la peggior parte:
manda fuoco dalla gola,
così un uomo diverrai,
manda fiamme dalla bocca,
un eroe davyer valente,
dalle penne un fuoco guizza
preparato ad ogni proya,
crepitantedi faville.
in contesevittorioso,
ScorseKauko già da lungi,
nella folla dei valenti
da lontano Lemminkàinen:
e dei forti nelle schiere.>
< Dove, Kauko, te ne vai ?
Con la slitta Lemminkàinen
donde,dimmi, passerai? >
420 s'avviò per il suo viaggio :
Le risposeLemminkàinen,
il destriero frustò forte
disseil vago Kaukomieli :
col frustin di perle adorno :
< Alle nozze vo di pohja,
il destrier prese a trottare.
al banehettolor segreto:
il cavallo a galoppare.
in disparte fàtti un poco,
Corseper un po, di tempo,
dalla strada un po' ti scansa,
andò innanzi per un,ora,
al viandantela via lascia,
scorseun stormo di fagiani:
soprattuttoa Lemminkiiinen:
si levaron essi a volo,
perchèpassi a te d'accanto,
via volarono veloci
vada libero al tuo fianco ! >
i3o al galoppo del cavallo.
IlIa quell'aquila di fuoco
Qualchepiuma dei fagiani,
gli risposesibilando:
qualchepenna cadde a terra:
ll
I
le raccolseLemminkàinen,
le serbò,le mise in tasca:
< Al viator lascio la via,
soprattuttoa Lemminkàinen:
I
dalla bocca il fo passare,
I non si sa quel che avvenire
il può durante un lungo viaggio:
ogni cosaè buona in casa
la mia gola traversare;
ti conducequesta via
come a te piace d'andare,
nel momentodel bisogno.
verso quei lunghi banchetti.
ll Andò innanzi un pochettino,
140 fe' di strada w pezzeil.ino
:
in eterno da durare. >>
N on ci bada Lemmi nkài nen,
il eaval nitrisce a un tratto
non se ne sgomentamol to:
rl e s'impunta a orecchi ritti.
cerca dentro la sua tasca.
Ed il vispo Lemminkàinen.
fruga nella borsettina,
il leggiadroKaukomieli
prende dei fagian le penne
si levò su dalla slitta
I e si sporseper guardare:
e ne fa pallottotine
fra le palme, fra le mani,
era come aveva detto
fra lo spaziodelle dita
l a s u a ma mma ,e d a mmoni to: : 190
nacque un stormo di
si stendeadi fuoco un fiume fagiani,
uno seiamed'urogalli:
l5o attraversodella via:
li gettò dentro la gola,
e di fuoco una cascata
nelle fauci alla vorace.

-186_
KALEVAITA - VENTISEESIMO &UNO - uu. 4g5.5so

fra le zanne di quel mostro, tutti gli orli ne congiunse,


di quell'aquÍladi fuoco: piovve neve alta un bastone,
in tal modo restò salvo una stangaalto il nevisehio 5{0
. e passò quel primo giorno. sopra quelle pietre ardenti,
Il destriero fruetò forte sulle rocce fiammeggianti:
col frustin di perle adorno; si formò di neve un lago,
il caval prese a trottare, . uno stagno di nevischio.
cou fracassoa galoppare. EatÍl vispo Lemminkàinen
Fe' di strada un pezzettino, vi cantò di ghiaceioun ponte,
andò innanzi uu pochettino: sopra lo stagno di neve,
il caval s'impunta a un tratto da una riva all'altra riva :
e nitrisce spaventato. e scampatodal periglio
Si levò su dalla elitta passòguel secondogiorno.
e si sporeeper guardare: Il destriero frustò forte,
er& come &vev&detto col frustin di perle adorno :
510 la vecchietta,ed ammonito: il caval prese a trottare,
ecco, innanzi gli sÌ para con fracassoa galoppare.
un abigso tutto fuoco, Corseun miglio, un altro miglio,
inflnito verso oriente, corse ancora per un tratto:
sterminato ad occid.ente : s'impuntò subitamente,
pieno di pietre infocate non si mossepiùr d'un passo.
e di rocce fiammeggianti. Ed il vispo Lemminkàinen
Nou ci batla Lemminkàinen, fuor si sporseper guardare:
alza ad Ukko una preghìera: c'era un lupo sulla soglia,
1 t{ k k o t U k k o , d i o s u p re mo, c'era un orso sul sentiero,
:, E2O padre che nel cielo stai ! sulla soglia di Pohjola
uua nube da maestro dove ha fin la lunga via.
manda, ed una da ponente, Ed il vispo Lemminkàinen.
da levante .un'aitra spingi, il leggiadro Kaukomieli
una muovi col grecale, cercò dentro la sua tasca,
tutte insieme le raccogli, frugò nella borsettina,
orlo ad orlo le riunisci, tirò fuor fiocchi di lana
piovan neve alta un bastone, e ne fe' pallottoline
neye'cada alta una stanga fra le palme, fra le mani,
sopra queste pietre ardenti, fra lo spazio delle rlita.
sulle rocce fiammeggianti.>
Una volta soffiò in mano
Ukko allora, dio supremo, e creò d'agnelli un gregge,
il eelesteantico padre,
una schieradi montoni,
spinse un nuvol da maestro
tunamandra di capretti:
ed un altro da ponente,
si scagliòsu quelli il lupo,
da levante un terzo spinse,
contro quei s'avventòI'orso
mosseun altro da grecale:
ecl iI vispo Lemminkàinen
tutti insiemeli raccolse.
andò innanzi nel suo viaggio.

-187-
K ALETALA - VENTISEEBIMO &UNO - uu. 581-666

Fe' di strada un pezzettino, lingue, manichi di spiedi,


di Pohja giunse al recinto : a rastrelli pari i tlenti,
s'erge là di ferro siepe come sette barche il dorso.
e d'acciaro una barriera, Non si fìda Lemminkàinen
cento tese in terra fonda, di lottare con quel serpe,
verso il ciel va mille tese ; con quel mostro dai cent'occhi,
le traverse sono lance, fuor vibrante mille lingue.
i bastoni son serpenti Disse il vispo Lemminkàinen,
con le vipere fissati, il leggiadro Kaukomieli :
con lucertole intrecciati : < Verme nero di sotterra,
pendon libere le code, larva coi color di Tuoni,
fischian libere le teste, tu che strisci sotto I'erb&,
si spalancano le gole: so[to le foglie di Lempo,
teste fuor, le code dentro. che t'appiatti fra le zolle
E quel vispo Lemminkàinen ed in fondo alle radici t
cominciò cosi a pensare : Chi chiamò te dalle stoppie,
* È come la mamma disse, ti levò di fondo all'erta
lamentò la genitrice : per strisciare sulla terra,
c'è una siepe poderosa serpeggiare sulla strada?
dalla terra al ciel piantata: Chi t'ha fatto alzar la testa,
il serpente striscia in basso, chi t'ha detto, t'ha ordinato
ma piir in basso va la siepe: di tener la testa dritta
alto vola I'uccellino, ed il collo irrigidito ?
ma la siepe va piÌr in alto. > il tuo babbo o la tua maìnma,
Non ci bada Lemminkàinen, il maggior de' tuoi fratelli,
non se ne sgomenta molto: la piir giovane sorella
il coltel dalla guaina o qualcun di tua gran stirpe ?
leva, la terribil lama : Bocca chiusa ! capo chino !
eulla siepe con quel picchia, giir la lingr.ra hiforeuta !
610 taglia in pezzi l'intrecciata, stringi, stringi le tue spire,
apre un buco dentro il ferro, qual gomitolo t'avvolgi,
caccia via I'orda dei serpi, fammi posto, un mezzo posto,
via da cinque palizzate, al viandante lascia il passo,
via da sette stanghe alzate; oppur fuggi dalla strada,
egli stesso corre, e giunge va, malvagio, fra gli sterpi,
alla porl,a di Pohjola. a strisciare fra i cespugìi,
Sulla via si torce un serpe, ruzzolare sotto i muschi,
sta a traverso della porta, come fossi una conocchia,
lungo piÌr d.'un trave lungo, un catrozzolo di pioppo !
620 e pitr grosso d'rin pilastro; Ficca il muso fra le piote,
ha cent'occhi quel serpente, fra le zolle imputridite:
vibra fuori mille lingue, fra le piote è la tua stanza,
grossi gli occhi come stacci, fra Ie zolle la tua sede;

-188-
KALEYALA - VENTISEESIMO &UNO - 1)a.667'752

\ se di là tu levi il capo, vider quella sulla riva,


Ukko tosto te lo rompa cosi disserofra loro:
con i dardi acuminati, < Cosa mai diventerebbe
con la grandine di ferro !> se il Creator le dessevita
Così digse Lemminkèi,inen; e se d'oechi la fornisse? ,t
ma non gti batlò il serpente: Il Creatore udi per c&so,
non ceseòdi sibila.re, pronunziò queste parole:
dardeggiò semprg la lingua < Male sol dal mal verrebbe,
e di Lempi contro il figlio da una trista, trista cosa;
s'avventava a gola aperta. anche s'io le dessi vita
Etl il vispo LemminkÈiinen e se d'occhi la fornissi.>
ricortlò quegli scongiuri, Si trovò Hiisi ad udire,
quegli antichi versi che la ascoltò quel tristo attento
mamma sua gli avea insegnato : e creator ei fe' egli stesso,
disge il vispo Lemminkàinen, Hiisi fu che diè la vita
il leggiadro Kaukomieli : alla bava là buttata,
r Poichè a questo tu non badi allo sputo di Syójàtiir:
e per nulla non ti scosti, si mutò lo sputo in serpe,
gonfierai pe' tuoi malanni, in un nero basilisco.
scoppieraiper i tuoi danni D onde.preseessol a vi ta?
in due pezzi, tu maligno vita, d'Hiisi dai carboni.
in tre pezzi creperai, Ed il cuore cbi gli fece?
se dirò chi fu tua madre, da Syójtitàr ebbe il cuore.
da chi fosti partorito: E il cervello di quel tristo ?
palla, so I'origin tua dalla schiuma del torrente.
mostro, go chi t'ha cresciuto: Chi gli ha dato il sentimento?
è Syójiitiir la tua mamma, la cascataco' suoi spruzzi.
Yetehinen la nutrice. Donde il capo al maledetto?
Syójtitiir sputò nell'acque, da un semino di fagiuolo.
buttò bava in mezzo all'oncle Donde son venuti gli oechi?
e cullò la bava il vento, son di Lempo granellini.
I'agitò dell'acquail soffio: E gli oreechi? di betulla
per sei anni fu cullata, son gli orecchi foglioline.
eette estati fu agitata E la bocca, di che fatta ?
Bopre il dorso del mar chiaro, della fibbia di Syójàtàr.
dentro I'onde in alto gonfie: E la lingua? con lo spiedo
crebbe lunga dentro I'acqua, del maligno Keitolainen.
la ammolll del sole il raggio Ed i denti ? oon la pula
finchè a terra la risacca presa dall'orzo di Tuoni.
la portò, la spinse I'onda. Le gengive? sono quelle
Venner tre di Luonto figlie della vergine di Kalma.
sulla riva risuonante, Come gli fu fatto il dorso?
sulla spiaggia spumeggiante: con un manico di pala.

-189-
KALETALA - YENTTSEEBTM7n(Il{o - ua. z\a ?26

Come la coda appiccata ? il viandante fa' passare,


coi capelli di un folletto. Lemminkàinenlascia andare
Di che sono le budella ? alle nozze di Pohjola,
della cintola di Morle. a quel nobi l e banchettoi >
Ques0a fu I'origin tua, Strinse il serpe le sue spire,
la tua stirpe rinomata, il centocchisi ritrasse,
serpe nero di sotterra, si scostòla grossa biscia,
larya coi color cli Tuoni, si voltò per alt,ra strada ;
color terra, color d'erba lasciò il passoal viaggiatore,
e color d'arcobaleno ! lasciò andareLemminkiiinen
Al viatore or lascia il passo, alle nozze di Pohjola
all'eroe cedi il cammino, di nascostocelebrate.

-190:
$

IIr YEI{TISETTESIMO RUì{O.

Ora già Kauko guidai, < Ci può esser qui, all'aperto


I'isolano accompagnai pe'l cavallo un posticino :
di piir rischi per la bocca, nè te io ricuseremo
lungo la ìingua di Kalma, se tu fermo te ne stai,
alle nozze di Pohjola, resti ritto eulla porta,
alla gente là celata; sulla soglia, sotto il trave,
or si muoya ancor la lingua fra le due nostre caldaie,
per ridire e raccontare presso i tre ganei sospesi. >
come il vispo Lemminkàinen, Ed il vispo Lemminkàinen
l0 il leggiadro Kaukomieli Ia sua barba scosse, nera
giunse alle stanze di pohja, come fondo di paioto:
alle mura di Sariola, poi così si fece udire :
Benz&che fosse invitato < Se ne vada laggiÌr Lempo
nè al. banchetto desiato. a star ritto sulla soglia,
Ora il vispo Lemminkàinen, che la polvere lo copra,
quel ragazzo furbo e svelto, la fuliggine lo macchi t
nella gtanza appena entrato Giammai prima il padre mio,
venne innanzi sino al mezzoi il mio caro genitore
e di tiglio I'impiantito in quel luogo stette ritto
mosgee fe' guonar la stanza.
sulla soglia, sotto il trave;
Ed il vispo Lemminkàinen
non mancaya allora il posto,
cosi allora ei fe' udire :
non la stalla pe'l cavallo
<Salve, poichè qui son giunto, ;
avean gli ospiti una stanza,
ealve e chi salve mi dice !
un cantuccio per i guanti,
o padron di pohja, senti:
ganci per le calzature
ci sarebbein questa casa
e pareti per le spade;
orzo a franger pe'l cavallo,
e perchè non mi dareste
. birra a bere per I'eroe? >
quel che prima al padre mio?>
Il padrone di pohjola
Fece qualche passo innanzi,
che eedevanell'estremo
si sedè del desco in cima,
della tavola, gli disse,
sopra I'orlo della panca,
gli risposein questomodo:
sull'estremo del sedile :

-191-
KALEYALA - YEÌ{TISETTESIMO nUl{O - au. 65-150

si piegò la lunga panca, per quell'orzo regalato ?


si curvò I'asse di pino. Altri I'orzo col cuccbiaio,
Disse il vispo Lemminkàinen: ti portò, con la scodella :
< Non son ospite gradito, io te I'ho portato a moggi,
poichè giunto lo straniero piir di mezzo te n'ho dato
da nessun gli è offerta birra. > di quell'orzo ch'era mio,
Ilpotar, buona massaia, da me stesso seminato.
disse allor queste parole: Lemminkiiinen non sarei,
< l.{on mi pare , Lemminkàinen, il buon nome perderei
che qual ospite tu venga ! se voi birra non m'offriste,
vieni a rompermi la testa, se voi non metteste al fuoco
a pigiarmi sul cervello: una pen[ola, un paiolo
orzo è ancor la nostra birra, con un pezzo di maiale
ancor malto è il dolce poto; perch'io mangi, perch'io beva,
iion è cotto ancora il pane, giunto al firie dei mio viaggio. >
80 non bollita ancor la carne ; Ilpotar buona massaia
o la no[[e scorsa, oppure cosi allora si fe' udire :
tu dovei venir domani. > < Oh servetta piccolina,
Ed il vispo Lemminkàinen diligente ancella mia,
torse il labbro, voltò il capo, metti al fuoco la marmitta,
amicciò la nera barba, porta all'ospite la birra !>
disse poi queste parole: Quella povera ragazza
( Già mangiata è ogni vivanda, di hicchieri sciacquatrice,
già Ie nozze celebrate, che lavava le scodelle
è la birra già spartita, e puliva i cucchiaini,
misurato I'idromele, mise il pentolo sul fuoco :
ammucchiate già le brocche ossa sol, teste di pesce,
e i bicchier rimessi al posto. gambi vecchi delle rape
Oh signora di Pohjola, e di pan croste indurite:
vecchia con i denti lunghi ! un bicchier portò di birra,
celebrasti in malo modo di cattiva birra bianca,
queste nozze, a mo' di cane : perchè beva Lemminkàinen,
tu cuocesti grossi pani, si ristori I'assetato: 140
tu conciasti birra d'orzo, disse poi queste parole:
tu mandasti ad invitare < Sei tu uomo da cotanto.
100 in sei, in nove vicinati.: questa birra da trincare,
poveretti, mendicanti questo gotto da vuotare ? >
tu invitasti e birbaccioni, E I'allegro Lemminkiiinen
anche quelli senza tetto, guardò dentro quei bicchiere :
quei vestiti d'una blusa, una larva c'era in fondo,
gente insomma d'ogni sorta : c'eran aspidi nel mezzo :
solo me non hai,invitato. striscian vermi lungo gli orli
Perch'io fui così trattato e vi guizzano ramarri. 150

-192-
- aQ).151'2"1"
K AI' EY AI-' A - VE NTISETT E SI M O nlll{O

\È Disse il visPo Lemminkiiinen, disse allora una Parola I

Kaukomieli gridò irato : < P e r c h è s e i q u a g g i t r v c t t t t l r t Y^


v
< A Tuonela se ne vatla chi al banchettot'ha ittvllttto "

chi mi offrì questo bicchiere, Disse il vispo Lemmittltlllttcu'


pria che sorg& in ciel la luna, it leggiadro Kaukomiell I
pria che questo giorno cada! P < Bello è I'ospite invitattt I

Disse Poi queste Parole: piir, cbi viene Benza invlttt ;

< Birra, misera bevanda, o figliuol di Pohjolainetlr

tu sei male caPitata' oste, senti quel ch'io dltltl t


160 in rio loco sei venuta: dammi birra a pagamenl,tl

pur convien tu sia bevuta e da bere per denaro t r


'e.la feccia via gettata Quel pafuone.di Poh,foltt
con iI dito senzanome' si sdegnò, molto ei offoÉltr

eon il Pollice einistro. ) si adirò, furor lo prese !


' Cercò dentro la sua tasca, cantò un lago sul piancll,tt

frugò dentro il borsellino; a Lemminkiiinen dinanzl I


9l(l
dalla tasca Prese uu amo' gli rivolse la parola:

dalta borsa un ferreo uncino; < Ecco un fiume, che tu llttv&'

lo buttò dentro il bicchiere' un laghetto da sorbire, t


170 per pescar dentro la birra : Non ci bada Lemminkllfl;tttt'
tirÒ su con quell'uncino gli risponde in questo ntttrlrt:

bachi ed asPidi schifosi, < Io non sono un vitelllttt,'

ci pescò cento ranocchi, non un bove con la codtl,


mille vermi trasse, neri : che deì fiume I'acqua btsllt'r
>
lecchi I'acqua d'una pel,'/,1t,,
li buttò sul pavimento
che la terra ne god.esse : Egli stesso prese allerrtl
la tagliente lama trasse, a dir magici scongiuri :
il coltello acuminato, cantò un toro sul pianr;lltl,
tagliò i capi d.ei serpenti, un gran bove corn&-d'at'tti
delle vipere le gole ; trangugiò quel bove il ln/,t),
soddisfatto, poi la birra lo sorbì tutto contento.
bevve, la bevanda nera; Di Pohjola il lungo llY,lltt
poi parlò, si fece udire : cantò un lupo dalla berit',tt,,
< Non son ospite graclito lo incantò sul pavimenLtt,
poichè birra non m'è offerta di quel pingue toro a nttttLr"'
che sia piit gustosa a bere ; Ma I'allegro Lemmi r,kll| t't)tr
2:lo
nè una man piit generosa una bianca lepre canta
.non la versa in piir gran brocca: che saltella e va dinnunt,l
nè un montone si macella alla bocca di quel luptt,
190 nè g'ammazzavn grosso toro Di Pohjola il lungo tlY,llrt
nè sul desco viene un bove cantò un can dal men[rl 11f,Úzzo
dallo zoccolo forcuto.> che ammazzasse quella lnltr.'t)'
Il patlrone di ?ohjola che sbranasse quell a gtt'1ft"ltu'

-193-
Plvor,rxr. - Ealcutle.
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KATEYALA - YENTTSETTEBTMTRUt{o - a,u.zJT.szz
tt
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l l , l.l r.
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Lemminkiiinen cantò allora e guardiam le nostre lame,


flt l
il" un scoiattolo sul trave, quale spada è la migliore,
tl
che sul tetto saltellasse se la mia, se quella d'Ahti !>
e il can dietro gli abbaiasse.
Disse il vispo Lemminkàinen:
Di Pohjola il frgtio canta < Poco vale Ja mia spada
una martora dorata
che sull'ossa s'è smussata
che dal trave cacciò via
e sui crani s'è intaccata !
lo scoiattolo, e dal tetto.
Nondimeno, ad ogni modo,
Ma l'allegro Lemminkàinen
se non c'è miglior banchetto,
una volpe canla, rossa,
misut"iamole, e vediamo
che la martora divora quale spada è piir pugnace t
che si mangia il petto-d'oro.
Mai mio padre ha ricusato
Di Pohjola il figlio fece
di provar con altri il brando:
con la bocca una gallina
forse che nel suo iigtiuolo
che svolazza e va dinanzi
iI coraggio s'è cambiato ? >>
alla bocca della volpe.
Tolse alior la forte lama,
LemminkÈiinen allor fece
quella spada fiammeggiante
con la bocca uno sparviero,
su dal fodero di cuoio,
con la lingua un artigliuto
su dal cinto intorno al fianco:
che sbranasse la gallina.
e guardaron la misura,
Il padrone di Pohjola la lunghezza d.elle spade:
pronunziò questa parola:
era un pochettin piir lunga
< Il banchetto sarà meglio
quella del signor di pohja,
quando gli ospiti sian meno;
quanto il nero dentro I'unghia,
il lavoro li richiama la melà di mezzo dito.
anche dal desco migliore. Ahti disse, I'isolano,
Yia di qui, rifiuto d'Hiisi, il leggiadro Kaukomieli:
via da tutta questa gente ! <<La tua spada è la piÌr lunga,
torna a casa tua, malanno, a te spetta il primo colpo. >
alla terra tua, malvagio ! >
Il padrone di pohjola
Disse il vispo Lemminkàinen, prese tosto a menar colpi,
310
il leggiadro Kaukomieli :
a mirar di Kauko al capo,
< Non un uomo per parole,
ma quel colpo andò fallito:
270 sia degli uomini il peggiore, picchiò invece sulla trave,
lascia il posto ove si trova
battè sopra la traversa:
e senz'altro fugge via. >
si spaccò la trave in mezzo,
Il signore di pohjola
in due pezzi la traversa.
staccò allor dalla parete
Ahti disse, I'isolano,
la sua spada flammeggiante
il leggiadro Kaukonnjeli :
e rispose in questo modo:
<<Cosa avea fatto di male,
< O figliuol d'Ahti, isolano,
quale azione da punire
o leggiadro Kaukomieli t
che tu in mezzo la spezzassi,
misuriam le nostre spad.e
in due pezzi la spaccassi?

-194-
KALEYALA - YENTTSETTESLM} nuNo - aa. az7-47s

Y o figliuol di Pohjolainen, di quel figlio di Pohjola.


oste, senti quel ch'io dico: Il leggiadroKauko disse:
nella stanzanon è bello, <O padronedi Pohjolal
fra le donne far duello t il tuo collo, disgraziato.
guasteremla stanza nuova, rosso è grà come I'aurora !>
macchieremoil suol di sangue; Il figliuol di Pohjolainen,
andiam fuori nel recinto, il padrone di Pohjola
330 a pugnar fuori, nel campo, voltò gli occhi, per guardare
a lottare sopra I'aia: il rossor del proprio collo:
è laggiù più bello il sangue, ma I'allegro Lemminkd,inen
n'ella corte scorre meglÍo, trasse tosto un forte colpo,
sulla neve assai piir vagot > colpì I'uomo con la spada,
Escon fuori nella corte con la lama altovibrante.
e distendonoper terra Con quel colpo, dalle spalle
una pelle Ci giovenca gli staccò netta la testa,
per lottar ritti su quella. gli staccò dal collo il cranio,
Ah ti d i s s e ,I' i s o l a n o : I come rapa dallo stelo,
< Senti, figlio di Pohjola I come spiga via dal gambo,
la tua spada è la piir lunga, come pi nna vi a dal pesce;
p i h s e n s i b i ll a tu a l a m a : ruzzolò la testa & tena,
forse tu ne avrai bisogno cadde il cranio nel cortile,
prima che venga il distacco come da alber gallinaccio
o che tu lasci la testa: ch'è trafltto dalla freccia.
ora tira il primo colpo! >> C'eran cento piuoli ritti,
It figliuol di Pohja trasse, mi l l e pal i sopra i l col l e:
trasse un colpo, un altro colpo, cento teste sopra i pali,
picchiò forte un'altra volta, solo un palo senzatesta;
ma non colsenel bersaglio: ma quel vispo Lemminkàinen
chè nemmen sgraffiò la carne, prese tlalla corte il capo
chè nemmensfiorò la pelle. di quell'oste disgrazialo,
'
Ahti disse, I'isolano, lo f.ccò sopra quel palo.
il leggiadro Kaukomieli : Ahti poscia, I'isolano,
e Ora lascia che anch'io provi : il leggiadro Kaukomieli,
è venuta la mia volta. > ritornato nella stanza
Ma il padrone di Pohjola pronunziò questeparole:
non gli bada poco o punto: < Porta I'acqua, trista ancella,
piccbia e picchia senzaposa, ch'io le mani faccia pure
ma non coglie mai nel,segno. e del sangue e della strage
Sfavillava I'aspro ferro, di quell'ospitemaligno I >
quella lama rilucente Ma la vecchia di Pohjola
nella man di Lemminkàinen; invasata dalla rabbia
si spandevaintorno il ehiaro, fece sorgerecol canto
irraggiava fin sul collo schieredi robusti eroi:

- 195 -
EALEYALA - VENTISETTESIMO RUNO - aa. 409-420

cento con la spada in pugno triste frutto avrebbe colto


110 che brandian la lama, mille e ricordo assai sgradito
contro Kauko scatenati, d'Ahti il figlio, ancor restando
per uccider Lemminkàinen. in quel luogo, ed indugiand.o
Era ormai venuto il giorno nelle nozze di Pohjola
di partire senzaindugio: di nascostocelebrate.

-196-
IIr YBI{TOTTESIMO RUI{O.

Or quell'Ahti, I'isolano, ma gli brueia il sol le guance


quell'allegro Lemminkàinen e Ia luna i sopraccigli.
a nascondersipensava, llla I'allegro Lemminkà.inen
a fuggire si afrrettava volge ad Ukko una preghiera :
tlalle nebbie di Pohjola, u Ukko t Ukko, dio pietoso,
di Sara dal ricco ostello. uomo savio che stai in cielo,
Va gual vento dalla stanza, reggitor dei nembi e delle
va qual fumo nel recinto nuvolette pellegrine t
per fuggir dai suoi misfatti, fa' che nebbia I'aria copra,
per nascondereil delitto. dammi un nuvolo piccino
Amivato nel recinto ch'io da lui coperto vada,
guarda, sbircia da ogni parte, fugga verso casa mia
il deetrier cerca di prima, della cara madre al fianco,
ma non vede alcun destrieroI della vecchia genitrice !->
vede un massoin mezzoal campo Mentre a voìo si spingeva,
e d.i vetrici un cespuglio. si guardò dietro le spalle:
Chi verrà per dargli aiuto, vide, grigio, uno sparviero :
cbi potrà dargli un consiglio lucean gli occhi come fuoco,
cbe non vada a testa rotta, come gli occhi di quell'oste,
che i capelli non ci percla, del figliuolo di Pohjola.
non un ricciolo ci lasci Disse lo sparviero grigio:
nei recinti di Pohjola ? ( Ahti, caro fratellino,
Già rumor s'ode dal borgo ti ricordi quella lotta
e fracassoda altre case, che facemmo a forze uguali ? >
già si vede un brillar d'armi, Ahti disse, I'isolano,
sguardi d'odio alle finestre. il leggiadro Kaukomieli :
Or quel vispo Lenrminkàinen <<Senti, caro mio sparviero I
figlio d'Ahti, I'isolano, volgi il volo verso casa;
dovè prendere altra forma, arrivato, devi dire
il suo corpo trasmutare: a Pohjola tenebrosa :
e com'aquila si leva < Dura è I'aquila a afferrare,
per volare fino al cielo; cogli artigli a dilaniare. >

-197-
KALEYALA - VENTOTTEíIMO
n(Il{O _ aa. 65.150

Alla casa è già arrivato


da Pohjola sei tornato ?
presso la madre diletta:
forse t'han donne schernito,
cupo il volto di pensieri,
t'han îagazze canzonato ?
di tristezza cupo il cuore.
se le donne t'han schernito,
Gli si fe' la maclre incontro :
le tagazze canzonato,
e già pria che al viottoletto
altre donne puoi schernire
arrivasse ed alla siepe,
e tagazze eanzonare.>
I'avea guella interrogato :
Disse il vispo Lemrninkàinen:
<O di me piir giovin d'anni,
<<llIadre, tu che rn'hai portato
o figliuol di me piir forte t !
Se m'avessero deriso
perchè sei d! tristo umore -
o le donne o le ragazze,
nel tornare da pohjola?
io deriso avrei il padrone,
t'hanno offeso con la coppa
le figliuole tutte quante:
di Pohjola nei banchetti ? 120
cento donne avrei schernito,
se è così, coppa migliore
mille spose canzonato. r>
qui da me ti sarà data,
E la madre aljora disse:
una coppa, che il tuo babbo
<<Che cos'hai, figiiuolo mio
in battaglia ha gnaclagnata.>> ?
qualche cosa ti è successo
Disse Íl vispo Lemminkàinen:
nel tuo viaggio vèr pohjola !
< trfadre, tu che m'hai portato
! troppo forse hai tu mangiato,
io I'ingiuria della coppa
forse troppo tu bevesti
nel padrone avrei punito,
e nel letto coricato
avrei offeso cento eroi,
strani sogni tu vedesti ? >>
nille uomini sfidato. >
Bd il vispo Lemminkàinen
E la madre allora disse:
a risponder cosi prese:
< PerchÈ sei di tristo umore
? < Sol le vecchie han da pensare
t'hanno offeso nel cavallo,
a quel che dicono i sogni I
fosti vinto neJla corsa ?
Io so i sogni della notte,
se perdesti col cavallo,
meglio ancor quelli del giorno.
un miglior ne puoi comprare
IVlaclremia, vecchietta cara !
col denaro ereditato,
tu la borsa rni prepara,
da tuo padre accumulato. >
la farina nel sacchetto
Disse il vispo Lemminkàinen:
ed il sale nel cencino :
< Madre, tu che m'hai portato r40
t dee partire il tuo figliuolo,
io I'offesa nel cavallo,
deve mettersi in cammino,
I00 la sconfitta nella corsa'
dee lasciar la casa d'oro,
nel padrone avrei punito,
dee fuggir dai ricchi campi
svergognato i corridori, :
forti afiìlano le spacle
anche i forii coi destrieri
ed arruotano le lance. >
e gli eroi con gli stalloni. >
Pria la madre a domandare,
E la madre allora clisse:
premurosa a interrogare
<Perchè sei di triste umore? ;
< Perchè affilano le spade
perchè cupo e mesto in cuore ?
perchè arruotano le lance >>
? 150

-198-
KALEYALA _ VENTOTTESIM O HUNO - aa. 151.256

D;sse il vispo Lemminkàinen, quale Bcampoconsigliarti:


il leggiadro Kaukomieli :
se diventi pino in monte
< Per ciò affilano le spade,
o ginepro sulla landa,
per ciò arruotano Ie lance: pur ti coglie la sventura,
contro il capo mio meschino, ti colpisceil triste fato :
contro il collo disgraziato: Bpessoil pin della montagna
una cosa grave &vvenne vien tagliato e fatto a schegge
nei recinti di pohJola : e il ginepro della landa
proprio'il figlio di pohjola, serve a far la palizzata.
loo il padrone steseoho ucciso:
Se betulla sorgi in valle,
si levò Po\iola a guerr&, o ti levi, ontano, in bosco,
i vicini a grand.estrage,' pur ti coglie la sventura,
tutti contro me meschino, ti colpisceit triste fato :
ed io solo in mezzoa tutti. > Ia betulla deile valli
'Gli
rispose allor la madre, giir si butta per cataste:
parlÒ al figlio la vecchietta: e si abbattono gli ontani
< Te lo ayevo di già cleilo, guando il boscosi dissoda.
210
ammonito già ti aveyo Se divent,i bacca in colle
, e vietato già piir volt,e o mirtillo sulla landa,
l7o di partire per pohjola:
tragoletta in nostra tera
se tu fossi stato giusto, o baggiuolo in altri campi,
fossi qui rimasto al fianco pur ti prende la sventura,
della vecchia madre tua ti colpisceil trist,e fato :
che nel seno t'ha portato, chè ti óolgon le fanciulle,
norr sarebbe sorta guerra, ti rapisconle donzelle.
non contesa minacciosa.
Se diventi in mare luccio,
Ed or dove te re andrai, lavareto in quieto fiume,
, dove, flglio sventurato,
colà pur ti coglie il fato,
, r per fuggire dal misfaLto,
triste flne ti minaccia:
I tsoj per celare I'opra trista,
viene un giovin pescatore,
. ' che non vada
a testa rotta, a buttar le reti in acqua:
; che il bel collo non ci lasci,
.. con le nasse,con la lenza
che i capelli non ci perda,
pescante giovani e vecchi.
.i Se diventi lupo in bosco,
Diese il vispo Lemminkàinen:
orso nella vasta selva,
< Non conoscoluogo alcuno
pur ti coglie la sventura,
dov'io possa rifugiarmi
ti colpisceil triste fato:
e nasconderela colpa:
. viene un nero giovinotto
madre, tu che m,hai portato,
leo affilando il giavelloito :
dove dici che mi celi ? >
e lo scaglia, per dar morte
Di Lemminkiiinen Ia madre
dentro il boscoal lupo e all'orso.>
disse allor questeparole:
Ed il vispo Lemminkàinen
< fo non so dove mandarti,
disse allor questeparole:

-199-
KALEYATA - vUIvrorrUlrMo n(INo - au.zT7-zs4

< So da me quel ch'è piùr tristo, < Giuramentofo verace


il peggior luogo conosco, che non mai la prima estate
dove Morte apre la bocca, e nemmennella seconda
d u ra fi n e mi m i n acci a: partirò per le battaglie,
madre, che vita mi desti, per le mischie della spada:
del tuo laite mi nutristi, ho le spalle ancor ferite,
dove dici ch'io celarmi, ho piagato ancora it petto
dove debba rifugiarmi ? delle liete lotte scorse,
mi sta llorte sulla bocca, delle mischiegià passa[e,
il rio giorno sulla barba, sopra i campi della guerra,
un sol giorno ancor la testa sugli spiazzideìla morte.>>
attaccata al collo resta.>> Di Lemminkàinenla madre
Di Lemminkàinenla madre disseallor questeparole:
350 disse allor questeparole: < Or la barca di tuo padre
<<Ben ti dico un posto buono, prendi e corri a rifugiarti
quieto luogo ti prometto al di Ià di nove mari,
per celare la tua colpa, e del decimonel mezzo:
per sfuggire al tuo misfatto : c'è uno scoglio in mezzoal mare,
so una terra piccolina, dirupata un'isoletta:
un pezzettodi terreno, si celò colà tuo padre,
cui non mangia, non percuote, vi rimaserimpiattato
c u i n o n to c c as p a dad' uomo: nell'estatedella guerra,
ma pria voglio che sincero i n quel l ' annod,aspral otta:
260 tu mi giuri e veritiero Ià tranquillo egli viveva,
che tu a guerra non andrai lieto il tempo trascorreva:
nè per sei nè per dieci anni, là ti cela per un anno
anche se d'argentobrama e per due: nel terzo torna
ti prendesse,o d'or desìo.>> alle casedi tuo padre,
Disse il vispo Lemminkàinen: al cantieredei tuoi vecchit >>

-200-
*r

IL YEI{TII{OYESIMO RUNO.

Lemmink[inea I'incostante, stringe il remo di betulla


il leggiadroKaukomieli, e s'appoggiaatta pagaia.
prese seco le provviste, Disse poi questeparole,
prese il burro dell'estate: pronunziò queslo scongiuro:
burro, e carne di suino, <<Soffia, vento, nella vela,
da mangiare un anno, un altro; venticel di primavera,
partì poi per rimpiattarsi, muovi la barca di legno,
si affrettò nel suo cammino; il battel di pino spingi
nell'antlare cosl disse: verso I'isola ignorata,
< Me ne vado, me ne fuggo , vèr l a punta senzanome! >
per tre estati vado via, Culla I'onda la barehetta,
fuggo per cinque anni intieri: la risacca la sospinge
lascio ai vermi il suolo, il bosco sopra I'acque trasparenti,
lascio ai linci per riposo, sull'aperta supet'ficie:
alle renne il campo, all'oche per due lune il mar lo spinge,
il boschettoper vagare. quasi ancor la terza luna.
Acldio dunque, cara mamma! Stan sedutele fanciulle
quando il popolo di Pohja sull'azzurro promontorio:
qui verrà, la Iunga schiera gettan sguardi senzaposa,
Ia mia testa a domandare, guardan sull'azzurro mare :
. diret lor ehe son partito, I'una aspettail suo fratello,
cbe ho lasciato questi luoghi, I' al tra i l babbo che ri torni :
,dopo avere dissodato
ha lo sguardo di piÌr ansioso
questo bosco pria tagliato. > quella che aspetta lo sposo.
Il battello spinse in acqua, Kauko fu da lungi scorto,
calÒ in mare la barchetta presto vista la sua barca:
giù dai rulli ben ramati, pare nube piccolina
dai parati rinforzati. là fra il cielo e la marina.
Mette all'albero le vele, Le donzelledi Saari
sull'antenna le distende: pri ma pensan,di con poi :
egli stessotr poppa siede, < Vedi in mrre strana cosa,
il timone in mano prende, strano oggeito sopra I'onde!

- 201 -
P^rot.tr. - E*awrc.
KALEYAT'a - vENTrNovESrMo naNo - Q)r,.65-150

se sei nave delle nostre,


un pezzetto di terreno
barca a vela di Saari, per nascondereI'omino,
allor drizza qtJala prora, per celareil debolino:
110
al canl,ierdel nostro lido, qui ci son molti castelli,
cbe sentiamole notizie
molte nobili dimore
delle terre forestiere,
da,bastare a cento eroi,
se la gente delle spiagge
anche ne venissermille. >
vive in pace oppure in guerra.>
Quindi il vispo Lemminkàinen
Fa volar ta vela il vento,
seguitò cosÌ a parlare :
epingeI'onclala barchetta; < C'è quaggiÌrnell'isolotto
presto il vispo Lemminkàinen
un pezzettodi terreno,
s'avvicinaall'isolotto,
un boschettodi betulle
presto approda al promontorio,
o magari d'altre piante
sulla punta dello scoglio. r20
ch'io potessigiir buttare
E donranda,appenagiunto, e poi bene di ssodare?>
cosi dice, mentre approda:
I-,e donzelle di Saari
c C'è quaggiir nell'isoLotto
a l ui di sserdi ri mando:
un pezzettodi terreno * No, non c'è nell'isolotto
da tirar la barca in secco,
tn pezzettodi terreno,
il battello sulla spiaggia? >
nemmeuquanto la tua spalla,
Le donzelledi Saari nemmengrande nove moggi,
a lui disserdi rimando:
che tu abbatterepotessi
< Certo c'è nell'isolotto
e poi bene di ssodare:
un pezzettodi terreno 130
il terren tutto è diviso,
da tirar la barca in secco,
son spartiti tutti i campi,
il battelto sulla spiaggia:
tutti i boschi aggiudicati,
ci son ottimi parati
tutti i prati già assegnati.
e di rulli è pieno il lido : >
Disse iÌ vispo Lemminkàinen.
abbastanza,anche se avessi
chieseallora Kaukomieli
teco cento o mille barche>. :
< C'è quaggiùrnell,isolotto
Quindi il vispo Lemminkàinen un pezzettodi terreno
arenò la barca al lido,
per cantar le mie canzoni,
la fe' scorrer sopra i rulli,
sdipanarei lungbi versi
dissepoi questeparole: ? l4ù
mi si strugge il verso in
< C'è quaggiirnell'isolotto bocca,
crescesu dalle geogive.>
100 un pezzettodi terreno
Le donzelle di Saari
per nascondereI'omino,
a l ui di sserdi ri mando:
per celare il debolino
< Certo c'è nell'isolotto
dal tumulto della guerra,
un pezzettodi terreno
dalla mischia delle spade?>
per cantar le tue canzoni,
Le donzelle di Saari
sdipanarei buoni versi:
a lui disser di rimando:
hai boschetti per scherzare
< Certo c'è nell'isolotto
ed hai prati per danzare.>
160

-202-
KAITEYAITA - VENTINOVEBIIWO &UNO - uu. 157.236

Quindi il vispo Lemminkà,inen porto i versi nel cespuglio.>


cantò canti di magla: E pensaronle donzelle,
cantò sorbi nei cortili, gli parlaron in tal modo:
cantò querci fra le gtalle, < Stanzeabbiam, che tu ci venga
rami lisci sulle querci e dimore, che ci stia
ed un potuo ad ogni ramo, che non abbiano a sofrrire
ogni pomo, un globo d'oro: per il freddo le parole.>
ogni globo, un cucul d'oro: Ed il vispo l-,emminkà,inerr
se gorgheggia guel cuculo, non appenanella stanza,
oro cóla dalla lingua di bicchier cantò una fila
e dal becco spruzza reme sul l a tavol a di pi no:
e fa piovere I'argento li cantò pieni di birra,
sulla vetta d'oro ornata, brocchepiene di idromele,
la collina inargentata. piatti pieni da crepare,
'' Cautò ancor& Lemminkiiinen tazze colme f.no all'orlo :
altri canti di magia: c'era birra nei bicchieri,
le pÍetruzze cantò in perle, idromele nelle brocche, 2r0
in brillanti i sassolinÌ; burro pronto in abbondaîza,
ognl piauta, rosseggiante; anche carne di maiale,
t70
, ogni ffore, color d'oro. che mangiasseLemminkàinen,
, Cantò ancora Lemminkàinen Kaukomieli si saziasse.
'una
fonte nel recinto : Però Kauko è molto fine
un coperchioavea, dorato, nè a mangiar comincerebbe
brocca d.'oro sul coperchio, se non ha coltel d'argento
l:che'ci leva il giovanetto, con Ia lama d'oro ornata.
,'1a ragazza gli occhi lavi. E d'argentoebbe un coltello,
, Cantò lagbi alla pianura, gi i cantò d' oro l a l ama:
'
e nei laghi, anatre azzurre: mangiò allor quanto gli piacque,
1'ìfionie d.'or, d'argento il capo bevve birra quanta volle.
r , é l e z a m p etu tte ra m e . Quindi il vispo Lemminkàinen
1 Si stupivan le donzelle, passeggiòlungo i vitlaggi
;meraviglia le prendeva fra le liete donzellette,
,d.elcantar di Lemminkàinen.
fra le belle altochiomate;
,:,'del suo magico potere. dove iI capo egli voltava,
", . Disse iI vispo Lemminkà,inen, tosto un bacio si pÌgliava :
il leggiedro Kaukomieli: dove la mano porgeva,
< Buòni versi io canterei. un& man la sua stringeva.
liete più direi canzoni, Semprea notte in giro andava,
de eedessieotto un tetto, negli oscuri nascondigli:
alla fin d.i lungo desco: nè colà c'era villaggio
Be una stanza non mi I'offre, che non abbia dieci case:
non c'è pronto un pavimento, nè colà,c'er& una casa
le parole getto al bosco, che non al,,biadieci figlie:

-203-
KAITEVALA - VENTINOVESIMO &UNO -,t)u. zJZ-Jzz

e non c'era ùna ragazza nel passar per i villaggi 280


la figliuola d'una maclre, verso il lungo promontorio,
al cui fianco non dormisse, Yerso il decimo villaggio,
il cui braccio non stancasse. ei non scorge alcuna casa
Ei dormi con mille spose dove non sieno tre stanze:
e con cento vedovelle: ei non vede alcuna stanza
non ve n'eran due su dieci, dove non sieno tre eroi:
non ve n'eran tre su cento ei non vede alcun eroe
di fanciulle non sedotte che la spada non affili,
i o di vedove non tocche.
I che la scure non arruoti
ni CosÌ il vispo Lemminkàinen per tagliar di Kauko il capo.
ltI
r 'tlI visse placido e contento
i ;
E I'allegro Lemminkàiuen
per lo spazio di tre estati pronunziò queste parole :
ilt nei villaggi di Saari, < I[ gran giorno e'è levato
,li
ril
iil |
a delizia di fanciulle, ed il caro sole sorge
d'ogni vedova ad incanto: sopra il capo a me infeljce,
lasciò solo senza gioia sopra il povero mio collo !
il una vecchia zitellona.
sull'estremo della punta,
Forse Lempo può coprire
quell'eroe con le sue vesli
dentro il decimo villaggio. e nasconclerlocol manto
li Già il pensier volgeva al viaggio,
a partir pe'l suo paese:
o celarlo colla cappa,
quando lo minaccian cento
da lui venne la zitella, e lo inseguon mille eroi. >>
260 gli rivolse la parola: Non qensaya ora alle amanti,
<<Kauko, tu che sei sì bello, a cercare abbracciamenti :
se di me non ti ricordi, ma al cantier correa veloce,
I vo' che contro una scogliera
si frantumi la tua barca. ,>
alla povera barchetta :
era già bruciata tutta,
Ma non pria che canti il gallo era in cenere ridotta.
si levò, che la gallina : Già. senti che s'appressava
che gioisse la zitella, la svent,ura, il di funesto :
quella povera donzella. altra barca prese a fare,
Finalmente un certo giorno, una nuova acl intagliare.
una sera, si promise Manca il legno all'artigiano,
di saltar dal letto prirna nancan I'assi al costruttore :
della luna e pria del gallo. tror'ò un legno piccolino,
Si levò pria del fissato, trovò un asse assai piceino,
pria dell'ora stabilita cinque schegge d'una spola
e in cammin tosto si mise, e d'un fuso sei frammenti.
s'avviò per i villaggi Fe' con quelli la barchetta,
per portar la gioia a quella intagliò la nuova nave :
vecchia povera zitella. la conipÌ con gli scongiuri,
Nell'andar di notte. solo. con parole di magia;

-204-
KALETALA _ VET{TINOVESIMO NANO - AU.323-408

diede un colpo, fece un fianco, le fanciulle o donne io Parto :


I'altro fianco a un altro colpo, potrei avere cento donne
picchiò per la lema volta e sedur mille fanciulle:
e Ia barca era già pronta. me ne vado, m'allontano
. Spinse,grA la barca iu acqua, io che dite onor dei forti,
il battello in mezzoall'onde: perchè gran desio mi Prese
disse poi queste parole, di tornare alle mie terre,
830 pronunziò guesto scoogiuro: delle bacche del mio campo,
< Comb botla va' sull'acqua de' Iamponi tlel mio colle,
come loto lieve all'onda t delle donne del mio lido
damui, aquila, tre penne e dei galli del mio tetto. >
e tu dammenedue, corvo, Quiudi il vispo Lemminkàinen
per sosteguoalla barchetta, il battello spinse al largo :
per rinforzo de' suoi bordi I D venne il vento, soffiò forte,
Si sdraiò nella barchetta, venne I'onda, lo sospinse
ei sedè nel fondo, a poppa, sopra il mar dal dorso azzotre,
' triste, con la testa bassa, sull'aperta superficie :
8{o col cappuceiodi traverso.' sulla spiaggia, le tapine
chè non piir potea passare fra gli scogli, le gentili
liete notti, nè il dì stare lamentavan, le isolane
'
, fra la gioia, fra le danze e piangevan, le carinà.
delle donne altochiomate. Tanto a lungo pianser quelle,
'
Disce il vispo Lemminkàinen, r lamentaron le donzelle,
. il leggiad.roKaukomieli: flnchè I'albero si vide
.Deve andarseneiL ragazzo, e I'anello della scotLa:
dee partir da questi luoghi, non per I'alber della barca,
'
non piangevan per I'anello :
8óo dalla danza delle belle : ; per chi sotto I'alber stava,
m& però, mentre me'n vad.o, per chi la scotta mollava.
''
nentre lascio questa terra, Lemminkàinen stesso pianse
se ne va pur la letizia e si aftlisse tanto a lungo,
delle donue altochiomate: finchè in vista I'isolotto
gli rimase e le sue vette :
solitarie nei recinti. non per I'isola piangeva,
1 -:. . Ma già Bopra al promontorio e nemmen per le colline;
lameitavan le donzelle: rimpiangeva le donzelle,
," .<Perchè parti, Lemminkàinen, di quei monti le anatrelle.
860 t'allontani, onor dei forti ?
Quindi il vispo Lemminkàinen
. perchè caste le fanciulle veleggiò pe'l mare azzurro'.
' o perchè poche
le donne? >> corse un giorno, corse un'altro,
Disse il vispo Lemminkàinen, ma venuto il terzo giorno,
it leggiadro Kaukomieli : prese il vento a sofflar forte,
< Non perchè gon caste o poche rimbombò I'orlo del cielo.

20ó -
KALEYALA - vEl{TrIIovESrMo RUN7 - ua. 409.491

soffiò il vento da maestro, ritornasse a casa sua.

ll 410 da grecalepoderoso:
ruppe un fianco, ruppe un altro,
Giunto il vispo Lemminkàinen
alla terra sua natia,
rovesciò tutta la barca. riconobbe quelle spiagge,
Ed it vispo Lemminkà,inen vide I'isole e gli stretti,
piombò in mare con le mani, i cantieri e gli altri luoghi
come remi ebbe le dita dove prima avea vissuto:
ed i piedi ^oertimone. Ie colline coi lor pini
Per un giorno ed una notte e coi larici le vette:
e i n u o tò q u a n to p o te v a: ma non vide piÌr la stanza,
vide nube piccioletta, non piÌr sorger le pareti:
420 come un nastro vèr maestro, dove prima era la stanza,
si cambiò la nube in terra, mormorava un viscioleto;
si mostrò qual promontorio. sorgea in cirua una pineta,
U n a c a s as u l l a p u n ta : presso al ponte un ginepreto.
pressoal forno la massaia, Disse il vispo Lemminkàinen,
le figliuole, ,ad impastare. il leggiadro Kaukomieli :
<< Oh massaiapremurosa, <<Ecco il bosco ov'io giocavo
se vedessila mia fame, e le rocce che saltavo; 470
se capissi il mio bisogno, ecco i prati ed ecco i carnpi
eoneresti alla dispensa, dove pria mi rotolavo;
come vento alla cantina, chi mi tolse la climora.
torneresti eon la birra, portò via la stanza cara ?
con un pezzodi maiale, la bruciaron; ecl il vento
tosto cuocer lo faresti ha le ceneri disperso. >
con un po' di burro sopra, Prese allora a lacrimare;
c h e m a n g i a s s eI' u o m o s t anco, pianse un giomo, pianse un altro
:
che bevesseil nuotatore: non piangeva per Ia stanza
ho nuotato notte e giorno e nemmen per la dispensa:
dell'aperto mar sull,oncle: ma piangeva quella eara
era il vento il mio sostegno, neila stanza e la clispensa.
4{0 eran I'ontle il mio rifugio. > Un augel vitle volare,
La massaiapremurosa vide un'aquila aggirarsi
tosto andò nella dispensa e la prese a int,errogare:
e tagliato un po' di burro < Aquilotto, uccello caro,
ed un pezzodi maiale, mi potresti forse dire
[osto cuocerelo fece dov'è andata la mia mamma,
che mangiassel,affamato: la mia bella genitrice,
portò poi di birra un gotto quella che vita mi diede?>
c h e b e v e s s ei l n u o ta to re : Niente I'aquila ricorda,
p o i g l i d i e d e n u o v a b a rc a , nulla sa lo stolto uccello:
430 un battello tutto prouto, la credea I'aquila morta
perchè andasseacl altre terre, ed il corvo già, perita,

-206-
KALEYALA - YENTINOYESIMO nUl{O - aa. 495'580

\È forse dalla spada colta, che la vita m'hai donata !


forse da scure ferita. ancor viva ti ritrovo,
Disse il vispo Lemminkàinen, ancor desta in tua vecchiaia,
il leggiadroKaukomieli: mentre morta ti credevo
< O mia bella genitrice, e perduta a me per sempre
cara, che vita mi desti! ' od uccisa con la spada
sei già morta, mia nutrice, o trafitta con Ia laneia:
cara madre, tu partisti ! gonfiai gli occhi per il pianto,
la tua carne è fatta terra, torsi il viso nel dolore.>
pini cresconsul tuo capo, Gli rispose allor la madre:
cresconvetrici e ginepri s Vivo ancora, certamente,
sopra i piedi, fra le dita. chè dovei prender Ia fuga
D u n q u ei n v a n o , s v e n tu ra to, e cercarmi un nascondiglio
vanamente,disgraziato, dentro la foresta folta,
la mia spadaho misurato, nella selva desolata:
510 le bell'armi ho cimentato chè cercava Pohja guerra,
nei recinti di Pohjola le lontane schierelotta
e sul pian di Pimentola, contro te, misero figlio,
per rovina di mia stirpe, contro il figlio syenturato:
per la morte di mia madre.> e Ia casa fu bruciata
Guardain giro da ogni parte: ed in cenereridotta. >
orme vede al suolo, lievi, Disse il vispo Lemminkèiinen:
già dall'erba soffocate, <<Madre, tu che m'hai portato,
dagli sterpi cancellate: non pensarepunto a questo,
su quell'ormeegli si mette, non curartenenemmeno:
cerca dove van dirette: nuove stanze posso farti,
d.entrouu bosco I'orme vanno, cos[ruirtenemigliori;
a lui guida i passi fanno. posso a Pohja portar guerra
Andò allora un miglio, un altro: e distrugger quella gente.'>
eorse ancora un piccol tratto Di Lemminkàinenla madre
dentro la foresta folta, disse allor queste parole:
nella selva desolata: < Lungo tempo, figlio mio,
lÀ celata una stanzetta sei rimasto, sei vissuto 570
vide, un tetto piccolino nelle terre forestiere
dentro il cavo di due rocce, e fra quelle ignote porte,
al riparo di tre pini: sulla punta senzanome,
stava là Ia cara mamma, I'isolotto sconosciuto. >
la eua vecchia genitrice. Disse il vispo Lemmiukàinen,
Ed il vispo Lemminkàinen il leggiadro Kaukomieli:
ne sentì profonda gioia: < Bra là la vita bella,
la sua voce fece udire, era dolce il tempo, e lieto:
pronunziò queste parole: rossi gli alberi di gemme
< Oh diletta nadre mia. ed azza*o il suol di flori: 580

-207 -
KALEVALA - YENTIN OYESIMO RUI,{O - aa. 581'602

rami il pino avea d'argento, un impiccio mi turbava:


fiori d'oro la brughiera; chè temean per le ragazze,
tutta miele una collina, per le donne buone a nulla:
rupi d'uova di gallina: che Ie stolte bamboccione,
mosto gocciadagli abeti le maligne chiacchierone
ed,i cembri stillan latte, non avessi a maltrattare
trovi buno in ogni canto, e con lor la notte stare:
sprilli birra da ogni palo. io che sempre sto celato
Era là la vita bella, dalle donne e le ragazze,
e ra d o l c e i l te mp oe l i e to: come il lupo dai maiali,

I una cosa sol guastava, lo sparviero dai piccioni. >

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I
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-208-
IL TREN-TE SIlUO RUI{O.

Lemminkà,inenfiglio d'Ahti, di distrugger per vendetta


iI ragazzo valoroso, di Pohja la gente inetta. >
se ne andò di buon mattino, lla la madre gliel vietava,
non appenafatto giorno, I'ammoniva la vecchietta:
ai casotti delle barche, < l{on andar, figliuolo mio,
al cantiere delle navi. a lar guerra con Pohjola !
La sua barca si affliggeva, che non trovi la rovina,
piangon gli scalmi di ferro: che la morte non ti coiga I >
< Per che cosa ci hanno fatto, r\on le bada Lemminkàinen,
perchè, uriseri, costrutto '? piÌr non pensa che a partire,
già da sei, da dieci eslati a compir la sua promessa;
piir non rema Ahti alla guerra, disse allor queste parole:
, nè per brama dell'argento <<I)ove prender un altr'uomo,
nè dell'oro per bisogno.> un altr'uomo, un'altra spad.a
Ma quel vispo Lemminkàinen per aiuto ad Ahti in guerra,
sulla barca battè un colpo per aggiunger forza al forte?
col suo guanto ricamato; Ben so Tiera quanto valga,
le rivolse la parola: Kuuia che s[a a me vicino:
r Non pensar, barca di pino, posso in Tiera ben trovare

-:.:dal bei bordi rilevatil un altr'uomo, un'&ltra spada

-,,, Blla Suerra la tua prora, per aiuto ad Ahti in guerra,


: ri,'alla lotta drizzerai: per aggiunger forza al forte. >
E passo di borgo in borgo
fin di Tiera alla dimora;
colà giunto, il suo disegno
gli narrò, così gli disse:
<'fiera caro, vecchio amico,
sopra tutti a me diletto!
ti ricordi i dÌ passati,
i bei tempi insiem trascorsi
quando insiem ci siam recati
il cervello ha risoloto sopra i campi di battaglia ?

-209-
KALEVAI'A - T&ENTESIMO RUNO - /u'u.65'150

non ci fu colà villaggio la vibrò con alto suono:


senza almeno dieci case, entrò I'asta per un Palmo
non ci fu colà una casa neli'argilla del terreno,
senzaalmeno dieci eroi, nell'erbosoPraticello,
non ci fu colà un eroe, nella terra ben sPianata.
70 non di spada un forte armato, Strinse Tiera la sua lancia
ehe ambeduecoi nostri colpi . con la lancia d'Ahti iu una:
non abbiam di vita orbato.> e si mise tosto in viaggio,
Stava il padre alla finestra per aiuto ad Abti in guerra.
ed.un manico torniva: Atrti allora, I'isolano,
stava pressoIa dispensa spinsein acqua la barchetta,
a frullar panna la mamma: come vipera fra I'erba
i fratelli sulla soglia o qual aspide vivace,
rabberciavanoIa slitta: la diressevèr maestro,
le sorelle al ponticello verso il mare di Pohjola.
a sciacquarla biancheria. Di Pohjola la signora
Disse quei dalla finestra, mando allora il tristo Freddo
parlò quella dalla porta, sopra il mare di Pohjola,
i fratelli dalla soglia, sull'aperta suPerficie:
le sorellegiù dal ponte: essastessaI'esortava,
< Non va Tiera alla battaglia, gli volgeva la parola:
non va a guerra la sua lancia: < Freddo,figlio piccolino,
buona compra ha Tiera fatto, betlo mio da me cresciuto!
un acquisto sempiterno.' va' colà dove ti mando,
preso ha moglie giovinette, dove io voglio che tu vad.a,
per sè tolto la massaia: a gelare la barchetta
non a,ocoracarezzato di quel vispo Lemminkàinen,
ha il suo sen, nè affaticato.> sopra I'onde trasparenti,
Stava Tiera sulla stufa, sull'aperta superflciet
Kuura all'angol del camino: gela ancora chi la guida,
calza un piede sulla stufa, fa' di ghiaccio il tracotante,
l'allro all'orlo del camino; che non possa liberarsi
sulla soglia mette il cinto mai, per tutta la sua vita,
e di fuori se l'affibbia: se dal ghiaccÌo io non lo tolga,
Tiera afferra la sua lancia: non lo tiberi e Io sciolga! t
non è lancia grande grand.e Freddo, figlio scostumato,
e nemmen proprio piccina: da malvagia stirpe nato,
era media d.i misura: mosseil mare a raffreddare,
eulla lama eta un cavallo, mosseI'onde a imprigionare
un pulledro vi saltella: e già lungo il suo cammino,
urla un lupo sopra I'elsa, nel passar sopra la terra,
geme un orso eulla ghiera. tolse agli alberi le foglie,
Brandì Tiera la sua lancia, disseccòle fibre all'erba.

-210-
KAI'EYAI'A - THEN TEBIMO nUN O - aa. 151'236

d'uomo fatto dalla madre:


gela lagbi, gela terra,
gela le gelide Pietre
ed i vetrici nell'acqua:
picchia pure sopra i PioPPi
e scortecciale betulle
e le foglie arru-ffaai Pini;
non la pelle, non le chÌome
d'uom da donna partoritot
Se mai ciò non ti bastasse,
altre cose puoi gelare:
sten'Jiil gel eui eassi ardenti,
sul l e maci neroventi ,
Bopra le rupi ferrigne ,
sopra i monti dell'acciaic,
ferma I'impeto d.el Vuoksi,
il furore dell'Imatra, ,10

tappa al vortice la bocca,


chiudi i flutti spumeggianti.
Devo dire la tua stirpe,
la tua schiattaproclamare?
l a tua sti rpe ben conosco,
pigliare, ìa progenietutta quanta:
nacque il Freddo in mezzoai salci,
sorse in mezzoalle betulle,
all'estremo di Pohjola
nella stanza della nebbia; 220

fu suo padre un maltattore,


fu sua madre una sfacciata.
E chi porse al Freddo il seno,
chi a quel tristo il nutrimento ?
non avea la mamma latte,
non capezzoli la madre.
Fu da un aspide nutrito,
un serpente gli diè latte
dai capezzoli spuntati,
datle flaccicLemammelle i zso
lo cullò la tramontana,
lo ninnò I'aspra temPesta,
in un triste saìiceto,
fra Ie polle gorgoglianti.
Crebbe figlio scostumato,
giovinetto pien di vizi:

.zLL -
KALEYALA - T&ENTESIMO &UNO - aa. 2JT.B20

lra un nome Se non badi a' miei scongiuri,


quel ragazzo buono a nulla: ti bandisco e ti confino
ebbe un nonre quel malvagio, fra i carboni accesi d'Hiisi
gli fu posto nome Freddo. e di Lempo nel camino:
Colà visse fra le siepi, là ti ficca dentro il fuoco,
s'aggirò per i cespugli: sull'incudine là siedi,
nell'estate, nelle fonti sotto i colpi del martello
a dormire, e nei pantani : e del fabbro sotto il maglio;
brontolò fra le pinete che ti stritoli il martello
nell'inverno, e in mezzo ai cembri: e che ti frantumi il magtio.
e rugghiò fra le betulle Se nemmeno a questo badi
o nel bosco degti ontani; nè ti scosti in alcun modo,
gelò gli alberi e i sarmenti, ben ricordo un altro luogo,
spianò i campi tutti quanti, ho una sede per te pronta:
strappò agli alberi le foglie, la tua bocca, la tua lingua
morse i fiori alle brughiere, metto in grembo dell'estate:
la corteccia tolse ai pini che non possa liberarti
ed ai larici la scorza. mai, per tutta la tua vita,
Sei piÌr grande or divenuto, fìnch'io stesso non ti tolga
di superbia sei cresciuto, da quel luogo e non ti sciolga. >
che tu pensi di gelarmi Freddo, flglio di Puhuri,
e gli orecchi di gonfiarmi, ben sentì quella minaccia:
per i piè mi vuoi tenere, prese allora a chieder grazia,
vuoi le mani in tuo potere ? a parlare in questo modo:
A gelarmi non arrivi, < Sia fra noi patto tli pace:
tu non giungi a irrigidirmi: che I'un I'altro non danneggi,
metto fuoco nelle calze finchè duri la sua vita,
e tizzoni nelle scarpe, fìnchè l'aurea luna splenda.
nelle pieghe delte vesti Se tu uCrai che il gelo spargo,
brace, e fiamme nelle stringhe: che da stolto mi conduco,
sì che il Freddo non mi geli, allor buttami sul fuoco,
ll
non mi tocchi e abbatta il tristo. nella fi.amma alJor mi pigia,
i 310
ii Col mio incanto ti confino dentro la brace del fabbro,
i 270 nell'estremo di pohjola:
I
nel fornello d,Ilmarinen,
I quando là sarai arrivato, oppur ficca la mia bocca,
sarai in patria ritornato, la mia lingua nell'estate,
gela i pentoli sul fuoco, che per tutta la mia vita
i carboni nel camino, io non possa,liberarmi ! >
alle donne gela i dil.i
Quindi il vispo Lemminkàinen
nella torta, il bimbo in grembo, il battel lasciò nel ghiaccio,
all'agnella il latte, e in ventre ferma la guerresca nave:
il pulleclro alla cavalla.
volse innanzi il passo: e 'liera

-2t2-
KAIJETAIJA:TNENTESIMO NUNO - AA. 321.404

con I'allegm insieme giva, Tiera allora gli rispose,


fece udir queste parole :
'
. Dunque invanc,,sventurati,
vanamente, disgraziati
noi partimmo per Ia guerra
contro Pobjola nebbiosa:
per lasciar Ia nostra vita
e per perdere noi stessi
nelle inospiti contrade,
nelle vie non conosciutet
Non sappiamo in alcun modo,
non possiamonoi sapere
qual sentiero ci conduca,
guale viottolo ci porti
a morir nella foresta,
': I non c'è pescenella casa,
a perire nella landa,
. ,,r,. i " Dieseil vispo Lemminkàinen, dove i corvi hanno lor casa,
,, il leggiadroKaukomieli:
.,