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Chi dugnu chi sugnu!


Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n 6 - ( Novembre Dicembre ) 2010 Ed. Resp.: Catania Francesco Paolo, Bld de Dixmude , 40/ bte 5 (B) 1000 Bruxelles - Tl & Fax: +32 (0)2 2174831 - Gsm: +32 475 810756

E allora hanno paura...

LEDITORIALE

IL DONO DEL TEMPO


IL RACCONTO

IL SORRISO DELLA FELICIT CATANIA, LA BELLA SORPRESA LA NOSTRA STORIA A LAGNUNI DALLONORATA SOCIET ALLA COSA NOSTRA/VOSTRA

STORIA DI SICILIA

DUCEZIO, EROE SICULO LA CONQUISTA ARABA DELLA SICILIA

LOPINIONE

LA CASTA DEGLI STORICI CHE NON INSEGNA NULLA BRONTE: STORIA DI UN MASSACRO CHE I LIBRI DI STORIA NON HANNO MAI RACCONTATO

LOPINIONE DEL MAGISTRATO


SOFFOCATA LALTA CORTE PER LA SICILIA APPELLO ALLASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

IL LIBRO

Montelepre: una Vita Dinferno

LETTERA APERTA ALLE SICILIANE E AI SICILIANI


al di qua e al di l del Faro
Care Siciliane, Cari Siciliani, contrariamente ad altre organizzazioni ed associazioni che sono capaci di accedere a fondi ed avere sovvenzioni per fare attivit, la nostra associazione vive di volontariato e degli spazi di tempo che ciascuno di noi riesce a ritagliarsi. Non riceviamo sovvenzioni, non abbiamo soldi a disposizione, tutto quello che facciamo lo facciamo a spese nostre. LISOLA , periodico che tra mille difficolt riusciamo a ideare, scrivere e che tanti di voi ricevono a fine promozionale, vuole aiutare la nostra comunit a trovare le proprie radici dopo anni di oscurantismo, allora ringraziamo quanti contribuiscono, in parte, con le loro inserzioni pubblicitarie e labbonamento alla riuscita della nostra iniziativa. E questo pu bastarci. Non mi dite che la Regione non vi d nulla questo e la classica domanda di quanti, veri o falsi amici, insinuano pur sapendo che la Regione Siciliana non riconosce lassociazionismo che opera allestero, ma solamente quello presente in Sicilia. Ai tanti che sono spinti da quei sentimenti dinvidia, gelosia, meschinit, ipocrisia o semplicemente ignoranza... gli chiediamo, invece, di essere orgogliosi del fatto che dei siciliani orgogliosi della loro identit possano mettersi, in prima persona, nei pensieri e nei fatti, al servizio della Sicilia e dei Siciliani. La cosa pi preoccupante e che molti intervengono a nome nostro, li ringraziamo certo, ma vorremmo mettere i paletti: non abbiamo autorizzato nessuno a intervenire a nome nostro. Per le ragioni che abbiamo ricordato, possiamo ancora farlo noi stessi, ci siamo... e continuiamo a pagarci questo lusso! Tutto il nostro operare e adoperarsi un atto damore verso la Sicilia, uno struggente messaggio di devozione e di resa. Prerogative queste che non si acquistano, ma si hanno dentro nel profondo. Nellattesa di potervi contare, nuovamente, tra i nostri lettori riceveteVi, con la Sicilia nel cuore e nella mente, i nostri pi cordiali e sinceri siciliani saluti.

E allora hanno paura...


eanche un rigo, nessuna parola, il silenzio assordante dei media e delle televisioni ed allora ci convinciamo della nostra teoria: si spaventano. Il sistema non riesce ad accettare gli attacchi al suo potere ed allora reagisce nella maniera pi subdola e deficiente, sinonimo alla fine della sua impotenza: finge di ignorare e cerca di passare sotto silenzio grida che non possono essere ignorate. Per la prima volta nel lento cammino per la rinascita dell'Isola un movimento di popolo, autoconvocato attraverso il net, si ritrovato per le vie pi belle di Palermo, per le strade della capitale siciliana che, come avviene nelle storie fantastiche, si aperta in una delle giornate pi belle di una stagione che non vuole abbandonare le calde spire della lunga estate. Erano tante le bandiere che, come per magia, sono spuntate da sotto le felpe dei ragazzi, dalle buste di signori pi attempati, dalle borse delle donne nel momento convenuto dell'incontro, nel momento dell'inizio di quella rivendicazione dello Statuto che ha portato a Piazza Politeama il mondo di chi sa, di chi conosce un'altra storia, di chi non vuole pi restare in silenzio, del mondo di chi si aggrappa a questo nostro Statuto di autonomia per finalmente rompere i lacci dell'assistenzialismo, del precariato quando c', del voto di scambio: il mondo di un'altra Sicilia possibile, quella dell'autocoscienza, dell'autodeterminazione, della rivendicazione di un diritto sacrosanto conquistato col sangue e con le lacrime. Un corteo misurato, elegante si snodato sulla via Ruggero Settimo verso i Quattro Canti, verso Palazzo Reale. E riempiva il cuore lo sventolio di drappi giallorossi, la Trinacria inalberata da madri e figli che riempiva di colore quelle strade gi colorate dal pomeriggio di mezza estate: Sventolavano le bandiere sicilianiste e sfilavano insieme, finalmente, falchi e colombe, padri e figli, senza distinzione di parte, n destra n sinistra, soltanto Sicilia. Antudo era il grido che copriva la strada, sugli acquisti del fine settimana di coppiette premurose, sulle domande di curiose commesse: Statuto ? E allora molti volenterosi si fermavano volentieri a spiegare: Si' Statuto, la legge costituzionale della nostra terra, ignorata, violentata, disattesa da una classe dirigente di sempre, attenta a portafoglio e prebende pi che spinta dall'amore dell'Isola. Rivendichiamo l'applicazione di questo statuto, cerchiamo di far capire di che cosa si tratta, a dispetto del silenzio che ci circonda. Bussando alle porte del Palazzo, alla fine dell'elegante corteo, la consegna di una lettera, suggello alla manifestazione ad un annoiato usciere parlamentare che confermava: qui non c' nessuno... Ufficio stampa L'ALTRA SICILIA - Antudo

Francesco Paolo Catania

UN SOLO INTERESSE:

LA SICILIA

Un pensiero affettuoso per il Natale ? Regala un abbonamento a LISOLA , lo gradiranno !

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EDITORIALE

LISOLA e LALTRA SICILIA

Il dono del Tempo


i hai regalato il tempo, con i suoi passaggi, le sue pause e le sue metamorfosi e noi ci siamo rallegrati credendolo un dono onorevole, giusto riconoscimento di padre previggente verso un figlio speciale. Poi ci siamo accorti che, nonostante dolori e tristezze, ma certamente anche gioie e piaceri, che in seguito abbiamo capito essere di portata limitata, il dono del tempo soltanto un'illusione, pure se metronomo delle nostre esistenze, attualit solidificata in storia. E non solo. Ci siamo accorti che le nostre vite non hanno alcun primato rispetto a quelle degli altri; non sono particolari ed anzi ripetono, in modo monotono e senza originalit, scadenze e date che poi sono comuni a tutti. Nasciamo, e ci sembra un fatto di portata miracolosa, qualcosa che tocca solo noi e ci da un carattere speciale; festeggiamo con lo stesso afflato eventi che pensiamo a noi soli riservati, ma come tutti lo fanno, alla fine. Cos come lo scadenzario sentimentale o quello civile di ciascuno di noi non ha nessuna particolarit, non assolutamente speciale e ci accomuna tutti e, stranamente allo stesso modo, anche i poeti. Ci rallegriamo della nascita dei figli che ci sembrano giocattoli solo nostri, ma poi li consegniamo negli asili, nelle scuole dove sono chiamati a mescolarsi con gli altri e a rientrare cos nel numero, tra la folla di esseri uguali che credono di essere speciali ma sono identici, senza alcuna differenziazione. Cos il tempo che scandisce i momenti della nostra vita, ma lo fa come fossero originali e solo nostri: amori, ricorrenze, eventi, le strade che percorriamo nel tempo e che ci sembrano articolarsi nella unicit, non sono solo nostri, sono invece parcelle del tempo che toccano tutti. Siamo chiamati dal tempo a fare le stesse cose nello stesso momento, come fanno tutti: scuole, esami, lauree, lavoro, strade, primo stipendio, acquisti, tutto quello che ci appare solo nostro, momenti di gioia unica che pensiamo appartenerci, invece una costante che il tempo riserva a tutti, non solo a noi, con buona pace dei nostri egoismi. Non c' per antagonismo tra noi e gli altri in questo scritto, non questo il senso: piuttosto la consapevolezza di non essere speciali ma, di essere uguali e di avere le stesse reazioni, scandite dal tempo, di quelli che reputiamo gli altri, che fanno, tutti, quasi nello stesso momento, quello che noi facciamo o abbiamo fatto e faremo. Non pensiamo quindi di essere originali quando accogliamo nella nostra storia personale gli accadimenti come fossero soltanto cosa nostra. Sono avvenimenti distribuiti dal tempo nel tempo, per tutti, quasi all'univoca, lasciandoci l'illusione dell'unicit. Poi le nuvole accoglieranno i nostri pensieri, ma anche quelli degli altri, e il tempo rester immutabile per scandire le sfere dell'esistere, lasciandoci oggi nell'illusione di un privilegio concessoci, che riguardi solo noi e per questo importante e degno di rilievo.

NellaugurarTi un Santo Natale ed un Nuovo Anno di prosperit, benessere e salute a Te ed ai Tuoi cari, Ti affidano i versi di Gaetano Lino.

Sugnu sicilianu
Sugnu sicilianu; e lu dicu cu lu me cori chinu d'unuri, cu la peddi chi s'arrizza pi lu piaciri. Sugnu figghiu di sta terra, di sta Sicilia, chi avi pi figghi, gioia e tragidia, amuri e odiu; sta terra chi fu pi anni, matri di centu genti e sangu di centu genti, scurri nta Ii me vini. Sangu di Ii greci antichi e di romani, sangu di Ii nurmanni e di Ii paladini, sangu di Spagna e sangu di lu saladinu. Sugnu sicilianu, sugnu anticu; sugnu tortu e forti, comu l'arbulu d'alivu, sugnu spinusu e duci, comu li ficud'innia. Odiu e vinnitta, amuri e grazia, sunnu la me vita, rispettu e unuri supra a tuttu. Sugnu sicilianu, nasciutu menzu a Ii vigni di Ii muntagni, vattiatu naIl'acqua salata di lu mari. Sarbaggiu sugnu, comu lu ventu di sciroccu, cu lu focu di lu vurcanu dintra lu cori. Sugnu sicilianu e mi nni vantu lu dicu forti, lu dicu cu lu pettu vunciu. Figghiu di sta terra sugnu, di sta Sicilia antica, ca fici pi matri a centu e centu genti. Sugnu sicilianu.

Gaetano Lino

Eugenio Preta

PI NATALI E CAPURANNU MANCIA SANU ACCATTA E RIALA SICILIANU!

Caro Amico, dopo che mi hai letto, non mi buttare... Dimostra il tuo alto senso di civismo... Regalami a qualche amico o parente. Aiuterai cos la mia diffusione. Grazie.
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IL RACCONTO

Catania, la bella sorpresa


Catania la conoscevo, sin da piccola l'avevo vista. Caotica, soffocante, confusa. Poi tutti dicevano Si, bella, ma in fondo una citt giovane, dopo il terremoto stata ricostruita, non che abbia tanta densit di memoria storica come Palermo. Superficialmente e pigramente prendevo per buoni i luoghi comuni, n mi interessava molto saperne di pi. L'elefante, il teatro Bellini, la squisita pasta alIa Norma con pomodoro melanzane e ricotta salata. Andavo a Catania a cantare. Per lo pi col pullman. Ancora semiaddormentata da due ore e passa di viaggio in autostrada, mi svegliavo in una circonvallazione infernale di camions e diesel insopportabili. Provavo una sorta di antipatia per quella citt cos poco sorridente al pellegrino che arriva. Poi subito in teatro, poi in albergo, poi ritornare. Catania, la Milano del Sud, la grande antagonista di Palermo, la citt dall'accento strano che poi viene universalizzato da tutti gli stupidi che al cinema o in televisione sputano sketch sulla Sicilia! Che noia! Invece la notte scorsa ho scoperto una citta bellissima. L'amica cicerone continuava a ripetere che solo di notte possibile vedere Catania e cos, mentre la macchina scivolava nel silenzio delle due del mattino, eccola questa signora affascinante in abito da sera, offrirsi ai miei occhi incantati. Le grandi piazze, il barocco in fiore, gli angoli spagnoli, tra neri gioielli di lava strade di irresistibile fascino, grandiosit e segreti grovigli invitanti di piccole strade. Che meraviglia! Me ne innamoravo col passar dei minuti mentre la mia guida intrecciava racconti di antico splendore e di storia. Veniva fuori questa bella sorella della mia splendida Palermo diversa e complementare. Ad oriente un'altra citt incantevole a testimoniarmi la grande bellezza della mia isola Sicilia! Catania senza camions e diesel, Catania respirata alla luce fioca di una piccolissima luna di marzo crescente, Catania dopo Ie incombenze di questo tempo senza senso e senza armonia, mi apriva gli occhi su se stessa perch la contemplassi eccentrica, un p frivola, austera in ci che fu salvato dalla lava e dal terremoto. E mi cantavano dentro Ie note di Bellini mentre sotto il baIconcino della sua casa, immaginavo Ie sue notti e Ie sue armonie e Ie passeggiate lunari alla ricerca della "casta diva". Catania e Ie sue ville e i palazzi carichi d'oro e Ie antiche porte e Ie fontane: una citt generosa per gli occhi avidi del poeta che c'e in me! L'ho amata moltissimo, la amo, vorr tornarci per impedire al luogo comune di cancellare dalla mia mente l'immagine splendida di una citt scoperta al primo tepore di una notte di primavera. Catania, una bellissima sorpresa vestita di nero e d'azzurro, scintillante d'oro zecchino. Devota al suo vuIcano, signore incontrastato di neve e di lava! Marilena Monti

IL SORRISO DELLA FELICITA

iveva, molto tempo fa, in una lussuosa villa della Palermo bene, una donna ricca e vanitosa. Gli agi e i lussi pi costosi erano per lei motivo di vita. Non conosceva altro che danaro, gioielli e vestiti delle pi pregiate stoffe. Fin che un giorno, non avendo pi cosa desiderare, sammal di un grosso male: lapatia. Non mangiava pi, non amava adornarsi come prima soleva fare, tanto che non usc pi nemmeno di casa; si chiuse in una stanza e non volle pi ricevere nessuno, ad eccezione dei migliori medici specialisti della citt, che la visitarono da capo a piedi, ma... nessuno riusc a capire quale fosse il suo vero male o le cause che inducevano la ricca signora a rifiutare anche la sua immagine riflessa allo specchio. Molti ebbero a dire che per lei erano morte anche le speranze di guarigione. Nei paesi della provincia si sparse la voce di quel male che affliggeva la ricca signora. Un giorno si present, davanti al cancello della villa, una vecchietta, curva che si sorreggeva ad un bastone; chiese alla servit di essere ricevuta dalla padrona; mentre quelli si guardavano, curiosi di sapere cosa avrebbe potuto fare quella vecchietta, decisero di farla entrare, e la condussero nella stanza dove si trovava la signora. Stava seduta in un angolo; a guardarla, sembrava che stesse specchiandosi e chiedere allo specchio con quegli occhi dallo sguardo assente, i perch della mancata ragione. - Mia cara signora lei non ha niente!Disse la vecchietta, sorridente. - Dimenticanze! Nientaltro che dimenticanze! - Continu. - Non s accorta, lungo la sua vita che fra tutti gli acquisti: cavalli, auto, gioielli... ha dimenticato di fare lacquisto pi bello.- - Non vero! Ho tutto! - Esclam la signora. Quando pare che dalla vita abbiamo avuto tutto - continu la vecchietta, - dovremmo, invece, accorgerci di non avere avuto quasi niente! - - Io le dico che a me non manca proprio niente! - Rispose la ricca signora, mentre la vecchietta continuava a guardarla con un sorriso sereno. - Anzi, guardi! - continu la signora prendendo una campanella a lei vicino e, muovendola due volte: subito accorse la cameriera; la mosse tre volte e comparve il maggiordomo. - Come vede - disse la signora - chiamo, e tutti corrono; persino il giardiniere e lautista posso chiamare, sa? Tutti, e tutto! - - S? Rispose la vecchietta - Provi a chiamare, dunque, ci che le manca: la felicit! Essa non accorrer mai, perch dentro di noi.- La signora suon, e suon ancora..., ma, dalluscio non apparve nessuno; delusa guard il maggiordomo, la cameriera che mortificata a sua volta abbass gli occhi a terra, poi lei, la vecchietta, e, in quel viso increspato, vide apparire un sorriso ondulato; solo allora cap quanto di bello era venuta ad offrirle la vecchietta: un sorriso, un semplice sorriso di felicit. Rocco Chinnici

Io

Ddu cori nnammurati


Vurria esseri naceddu pi vulari E accantu a tia mi vurria pusari. Li biddizzi chi hai sunnu riali ianchi e russi comu du meli. Notti e gnorna mi mettu a pinsari, Picchi ti vogghiu beni! E un ti pozzu diminticari. Occhi di fata e bucca sapurita, Ora chi tu si la me zita Moru di pena si nun mi dugni na vasata,

Puru si lu munnu gira e vota; Tu resti pi sempri Attaccata a la me vita. Ma picchi lamuri daccussi spasimanti, Si adura comu si aduranu li Santi. Nuutri namamu veramenti, Stamu insemi comu na coppia di brillanti. Ora mi sentu lomu chi galanti, Si moru cu tuia! Moru moru cuntentu.

Antonino Agresti

Nel 2002 lUnesco ha dichiarato Catania patrimonio mondiale delumanit

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LA NOSTRA STORIA A LAGNUNI


iorno 8 settembre 2010 io e mia moglie siamo stati a Catania. Citt meravigliosa, nonostante laria di rassegnazione che vive nel Popolo Catanese, splendido in tutte le sue etnie, nelle mura cariche di storia che trasudano cultura in ogni angolo. Abbiamo trovato dove dormire a 15 la notte (bed & breakfast Svevia in via Reitano a due passi di Castello Ursino XIII secolo), gestori gentilissimi e bravissime persone marito e moglie, un rapporto qualit prezzo ottimo! Il Castello Ursino mio chiodo fisso era visitare due posti principalmente per due ragioni per me importanti. La visita a Castello Ursino obbligatoria. E la soddisfazione di vedere in un luogo di grande storia, un museo meraviglioso, tra opere di Pietro Novelli e tantissimi altri splendori nutre il proprio animo di ricchezza spirituale. Il Monastero Benedettini, Universit di Lettere e Filosofie. Perch proprio in questo luogo vive lopera di De Roberto e aleggia la sua musa ancora oggi. Perch gi da qualche anno studio il Ciclo degli Uzeda e ancora ne avr. Leffetto stato straordinario quello di girare in quelle sale, mura, scale e chiostro. Quasi quasi udivo le risa grasse di Don Blasco Ho considerato quegli studenti dei privilegiati, perch non vi luogo pi adatto per studiare la letteratura, spero che loro ne hanno coscienza nel tumulto della loro et, comunque il loro animo memorizza tutto e al momento opportuno uscir fuori, tra i loro ricordi. Un cartellone allingresso ricorda Laura Salafia, la studentessa colpita da un proiettile il primo luglio di questanno destinato ad uno dei tanti delinquenti che la stampa imbecille chiama boss, sparato da uno dei tanti testa di minchia che la stampa chiama mafiosi. Ho fatto una seria riflessione sulla nostra bella Sicilia, sul nostro meraviglioso Popolo e su quel proiettile in aria che inquina il futuro e la nostra nobile storia tutta, sia individuale che di Popolo. Quello che tenevo di pi era andare a visitare il sarcofago dove vi sono gli resti, per il mio modo di vedere, del pi grande Re di Sicilia, FEDERICO III. Con tutto il rispetto religioso per SantAgata e ci che possa rappresentare ai Catanesi. Ma un Re che ha lottato per la sovranit della Sicilia contro le pi grandi potenze di quellepoca con tutto il cuore, con tutta la forza, scrivendo pagine di storia straordinarie. Proprio qualche anno fa ho dovuto richiamare allattenzione la pro loco di Caltabellotta per avere scritto nel proprio sito (http://www.caltabellotta.com/storia.asp): Scoppiata la Rivoluzione del Vespro (31 marzo 1282), Caltabellotta segu lesempio dei palermitani. La guerra tra Angioini ed Aragonesi si concluse il 29 agosto 1302 con il trattato di pace che venne firmato a Caltabellotta e Federico III dAragona, venuto in soccorso dei Siciliani, divenne re di Sicilia col titolo di Federico II. Vorrei precisare che Federico III non dAragona bens di Sicilia in quanto il 15 gennaio del 1296 il Parlamento Siciliano con decisione rivoluzionaria, perch tutti i sovrani in Europa erano per grazia di Dio, consider decaduto dalla carica Giacomo II ed elesse il fratello Federico con il titolo Fridericus III gratia rex Siciliae, ducatus Apuliae et principatus Capuae. Il 25 marzo dello stesso anno venne incoronato nella Cattedrale di Palermo con il Popolo Siciliano esultante. Proprio questo evento scaten una aggressione europea contro la Sicilia libera di re Federico III (il professore Corrado Mirto scrive: quasi una crociata!). La coalizione era formata: regno angioino di Napoli, guelfi italiani, regno di Francia e regno dAragona. Sotto la regia e lincitamento di papa Bonifacio VIII. Questa guerra impari fu combattuta dal Popolo Siciliano e dal suo re con dignit, orgoglio e soprattutto onore. In questo trattato la Sicilia conserv la sua indipendenza. Gli Angioini dovevano tornare a morte avvenuta di re Federico III, si trov una formula per salvare la faccia a Carlo II con promesse insostenibili da parte del re di Napoli. Un trattato che il Parlamento Siciliano non ha mai ratificato pertanto non valido per il Popolo Siciliano e nessun valore legale intrinseco, anche perch Federico III di Sicilia non ha trovato il tempo o la volont politica a richiedere tale ratifica.

Nel documento del 31 agosto 1302 che annullava lordine precedente di mobilitazione e non inviare le truppe richieste perch era stato firmato il trattato scrisse: habemus insulam Siciliae et rex Siciliae remanemus! Pertanto pregherei gli amici di Caltabellotta di non negare la storia di Sicilia e dare la giusta evidenza. (Fonte 14 settembre 2010 ore 09,20: http://prolocosiculiana.slinder.com/post/16327787/3-corso-a-calatbellotta). Mentre viaggiava da Palermo ad Enna si ammal e allora dirott per lospedale della commenda di S. Giovanni Gerosolimitano nei pressi di Patern, mor in questo viaggio il 25 giugno 1337. Come era consuetudine le sue viscere furono sepolti in quellospedale. La sua salma fu esposta a Castello Ursino e in attesa di essere trasferita a Palermo rimase nella Cattedrale di Catania, per il perdurare la guerra del Vespro. Questo grande Re, tutto Siciliano, e che si cerca di nascondere nelle pagine di storia e nei vari siti storici e virtuali con Federico II dAragona, una mezza verit. ancora l nella Cattedrale di Catania ed io sono andato a cercarlo. Ho visto vescovi e arcivescovi con sepolcri grandiosi e in bella vista, ma niente e poi niente per quello del nostro Re, allora chiedo ad un sacrista, il quale gentilissimo mi ha risposto che non si poteva accedere perch era chiuso, ma che fra una mezzoretta per una funzione religiosa si poteva accedere per pochi minuti. Cos aspettai e trovai in un agnuni il sarcofago, con bassi rilievi, opera del tardo romano III secolo dopo Cristo, proveniente dallAsia Minore, di quel Re che inizi per la prima volta nella storia la lotta politica armata per la sovranit della Sicilia in quanto Nazione. Ecco dove si trova la nostra storia, a lagnuni, in un angolo, pudicamente nascosta. A destra dellabside della Cattedrale vi la piccola Cappella della Madonna, restaurata ultimamente con labbassamento del pavimento al suo livello originale. Scendendo alcuni scalini vi labisiodiola con la madonnina opera del cinquecento, nel muro di fronte lingresso vi il sarcofago del Re. Nessuna scritta! Nessuna indicazione. Quando siamo usciti, ci siamo diretti in un bar antistante la cattedrale. Mentre consumavamo un bab ho chiesto alla signora se lei sapesse che l vi era sepolto un Re. Sapesse se l vi era la tomba di Federico III Re di Sicilia? Fece una espressione come dire: ma questo che vuole da me? Poi mi rispose un NO che sapeva di niente presa a sbarcare il lunario tra i frutti di pasta reale e la sua granita di limone. Invito tutti i Siciliani di fare tappa a Catania e omaggiare il pi grande Re di Sicilia Fridericus III gratia rex Siciliae. Alphonse Doria

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Nel tempo dell'inganno universale dire la verit un atto rivoluzionario. [George Orwell]

DallOnorata Societ alla Cosa Nostra/Vostra

onsiderando la storia della Sicilia e di tutto il meridione degli ultimi sessantanni spero che prima o poi si comprender che il fenomeno della mafia e la lotta alla medesima sono unarma di convenienza e di propaganda usata e manipolata dallo Stato centrale filo-nord per tenere sottomesso il popolo siciliano al loro colonialismo. Spero che alla fine ci si render conto che il popolo siciliano dovr svegliarsi dal coma forzato e lottare per reagire e cercare di uscire da queste perverse e infami logiche imposte da propagatori al soldo delle partitocrazie politiche e massoniche che tutelano gli interessi nel nord del nostro Paese. Per creare i presupposti e far riscattare la Sicilia e tutto il mezzogiorno dItalia bisogna comprendere che la mafia, dal dopoguerra, sempre stata usata come espediente dei governi Nazionali per governare la Sicilia e controllarne leconomia e lelettorato e lantimafia degli ultimi 17 anni come esercito di propaganda utilizzato per i medesimi fini. La mafia, essendo unorganizzazione autoctona con proprie leggi di autogoverno, nel tempo manifesta la capacit di diventare potente economicamente e finanziariamente al punto di essere invasivi nella grande economia delle Regioni del Nord, infatti, i miliardari tesori della mafia si sono consolidati nella reboante Milano sin dagli anni 70 facendo da padrini a qualche neo industriale allItaliana e facendo diventare giganti le banche Lombarde e Piemontesi con la grande finanza Internazionale di Sindona. Mentre il Sud (che ha le mafie) vive nella desertificazione industriale in tutte le sue forme delleconomia. Questi sono i veri motivi del contendere con la mafia in Italia e per vincere questa loro guerra applicano leggi illegali che giustificano con la propaganda di liberare la Sicilia dalla mafia. Lotta alla mafia che prevede leggi infami e razziali che offendono qualsiasi democrazia del mondo occidentale e che, invece, il popolo siciliano costretto a subire con lapplicazione visionaria e inquisitoria che li mortifica nel loro tessuto sociale e colpisce nelle fondamenta e in maniera irreversibile la debole economia del territorio. Basti pensare alle migliaia di persone falciate dai provvedimenti di sequestro perch indagati e conseguentemente colpiti da confische (anche se in seguito saranno dichiarati innocenti) perch non sono reputati credibili nel rapporto tra redditi e patrimoni dai vari Tribunali delle Misure di Prevenzione. La vera stagione della lotta alla mafia per meriti d ei Giu dici FALCONE e

denunciano e stimano per difetto che il giro daffari delle mafie nel suo insieme si aggira intorno ai 130 miliardi di euro lanno, qualcosa come 350 milioni di euro al giorno. Sono cifre imponenti e impressionanti che ti danno lidea di quanto, sono potenti e ben introdotti le mafie nei tessuti vitali delleconomia e della finanza del nostro Paese. Poi riflettete sui successi che vanta lattivit antimafia negli ultimi 20 anni che ha prodotto sequestri di beni e patrimoni a tutte le organizzazioni criminali per 800.000.000 di euro fino al 2007 e vi renderete conto che in un quinto di secolo ha sequestrato meno di un miliardo di euro che rappresenta poco meno di 3 (tre) giorni di lavoro di tutte le mafie che abbiamo al sud dellItalia. Secondo Voi questi sono i successi di una vera volont di lotta contro le mafie? La verit che con lo slogan e la propaganda che fa la politica e la magistratura contro la mafia crede di starci a prendere in giro e la cosa grave e aberrante che ci riescono Per creare i presupposti e far riscattare talmente bene da farci impegnare in una la Sicilia e tutto il mezzogiorno dItalia guerra fratricida. Invece dovremmo fare come i contadini e i marinai che sanno il bisogna comprendere che la mafia, tempo che far domani perch hanno dal dopoguerra, sempre stata usata conoscenza quotidiana della natura e non dobbiamo farci abbindolare dalle loro false e come espediente dei governi Nazionali infami previsioni che nascondono la loro per governare la Sicilia e controllarne ignobile volont di colonialismo del sud. Avete mai visto qualche industriale o qualche leconomia e lelettorato e lantimafia banchiere del nord colpito dalle misure di degli ultimi 17 anni come esercito di prevenzione perch indagato sul riciclaggio di capitali della mafia? Non lo vedrete mai, propaganda utilizzato per i medesimi fini. anche se saranno loro stessi e con la copertura dei potenti politici del nord e veri Se la mafia stata per decenni protagonisti boss, ad appropriarsi degli ingenti capitali del traffico Internazionale darmi su quello della mafia una volta vinta questa guerra con della droga, ha invece avuto un ruolo di gli ingenui mafiosi siciliani. quasi monopolista fino alla fine degli anni La mia unica intenzione dare una chiave di 90. I guadagni e i volumi daffari scaturiti da lettura diversa e veritiera del popolo siciliano. questattivit sono da fare invidia al P.I.L. di Voglio dare uninterpretazione reale dei qualsiasi Stato dei grandi Paesi occidentali e sentimenti, del pensiero e dell'anima della non parliamo degli appalti pubblici in Italia e stragrande maggioranza del mio popolo vero delle truffe alla comunit Europea che in toto e civile. Verit che sono fuori dalle logiche al sud non sono sfuggiti alle varie mafie professionistiche delle varie associazioni, locali. Armi, droghe, appalti pubblici, fondi manipolate, create e chiamate societ europei, usura, gioco Il mondo quel disastro che vedete, non e scommesse civile. clandestine, contraffazioni ecc. sonoper ile Dei siciliani veri e civili conosco il modo di tanto state guai combinati dai malfattori, attivit illegali che ha svolto Cosa Nostra pensare, di agire e muoversi legalmente o ma per linerzia dei giusti che se ne anche in concorso con le altre organizzazioni pi legalmente possibile nel grigio di tutti i accorgono e stanno l a di uno Stato che criminali, che anche se prese singolarmente poteri legali e illegali guardare. si era dimostrano di non essere da meno e sono integrato alla mafia costituendosi [ Albert Einstein ] Ndrangheta, Sacra Corona Unita e Camorra ufficiosamente tra loro. Posso garantirvi che o sistema che in ogni territorio da loro malgrado sia stata costretta a vivere in una controllato non disdegna nemmeno il morsa opprimente, la popolazione siciliana ragguardevole a p p r o v v i g i o n a m e n t o dimostra uneccezionale capacit di economico derivante dal pizzo e dalle sopravvivenza nelle pi avverse condizioni tangenti. sociali e civili cui costretta a destreggiarsi Infatti, nellundicesimo rapporto di S.O.S. per sbarcare il lunario. In un Paese normale Impresa Confesercenti del 2008, la popolazione siciliana, nella loro terra, BORSELLINO terminata con le loro stragi. Magistrati capaci che, oltre a combattere la mafia in trincea, avevano capito che dovevano indagare fuori dalla Sicilia e sono morti da eroi perch hanno avuto il coraggio di osare e sfidare il sistema massonico e partitocratico delle segreterie dei partiti Nazionali. Lattuale attivit antimafia (millantatrice dei siciliani Giudici FALCONE e BORSELLINO) maschera ad arte le sembianze della loro natura, infatti, le statistiche e i numeri riportati direttamente dalle loro fonti come risultati e successi della lotta alla mafia non fa altro che avvalorare la mia tesi. I proventi della mafia concernenti il traffico Internazionale di armi sono stati enormi ed hanno avuto inevitabilmente la compiacenza e la tacita collaborazione di diverse banche, finanziarie e istituti fiduciari Internazionali con quelle italiane in prima linea.

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avrebbe la possibilit di dimostrare (come nel periodo Borbonico) che sono ottimi cittadini e capacissimi dingegnarsi per produrre ricchezza per se e per la loro comunit. Dei siciliani della societ civile ne conosco linfame opportunismo di alcuni politici che hanno cavalcato il malumore di tutto il popolo siciliano che era ed saturo della consorteria tra politica, malaffare e questa mafia. Questi sciacalli politici hanno dato origine alla formazione strumentale di queste associazioni che della lotta alla mafia ne hanno fatto un professionismo politico creando le basi, ancora assopite, di una guerra fratricida. Speranzoso di contribuire o di illuminare qualche uomo politico siciliano degno di questo nobile significato di POLITICA e SICILIA o nella fiduciosa attesa che ne nascano di nuovi, cercher di dare un apporto allattuale politica (diciamo, miope e incapace) di questi decenni che continua ancora oggi a non comprendere e a non preoccuparsi di capire o addirittura a fregarsene delle sorti del nostro popolo. Con la propaganda mediatica ci vogliono convincere che la mafia in Sicilia sia stata e sia il male assoluto. Personalmente, e sono sicuro della stragrande maggioranza della societ siciliana, credo che oggi sia vero ma non credo che lo sia stata nella sua storia. Sono, invece, convinto che diventato un male assoluto per ragioni dingenuit accompagnata alla loro dissennata sete di potere che li ha trascinati in una consorteria con la massoneria legata alla partitocrazia politica Nazionale filonord attraverso referenti politici locali, anchessi ingenui e assetati di avidit e potere, resi baroni dalle segreterie dei partiti nazionali. Il vero male assoluto, il reale cancro per la nostra popolazione sono stati i governi Italiani che hanno usato e dato sostegno a questa mafia e ai governi siciliani collusi, retti dalle segreterie dei partiti Nazionali, allunico scopo di governare la Sicilia non avendo nessun interesse per il popolo siciliano. I nostri politici locali sono diventati Ascari militanti a servizio degli interessi partitocratici delle segreterie dei partiti Nazionali che li hanno resi Generali e Baroni della Sicilia. Una pratica di governo fatta dalle segreterie dei partiti che hanno permesso di dare linfa a una mafia che non ci appartiene perch diventati Ascari e militari armati di un sistema contrario al bene del nostro popolo. Il gioco semplice e ben rodato nella nostra storia, infatti, ha origine fin dal 1860 ai tempi del Regno dellUnit dItalia. Lobiettivo sempre quello che sempre stato, sfruttare le ricchezze del nostro territorio e del nostro popolo per arricchirsi e mantenere la Sicilia come una loro colonia. La mafia stata un elemento fondamentale per conseguire il raggiungimento dei loro obiettivi poich, nella loro strategia, ha determinato il condizionamento del voto al fine di far governare la nostra Regione a politici, avidi e senza scrupoli, che non hanno avuto nessun interesse per le sorti dei siciliani. Questassedio con strategie politico-militari messa in atto da politici indegni e infami delle segreterie di partiti Nazionali facenti parte a potenti gruppi massonici e partitocratici hanno favorito e assoldato mafiosi e politici nostrani, ingenui ma assetati di potere, che sono stati protagonisti della nostra scena politica e di governo siciliano. Per decenni i politici siciliani in concorso con la mafia hanno consolidato poteri e interessi non compatibili al bene della Sicilia. Sono stati abilissimi (per propri fini di arricchimento e di potere) a perpetrare danni socio-economici alla nostra popolazione. Gli stessi sono stati ingenui nel non capire che il loro potere lo aveva legato a un servizievole comportamento che ha reso la Sicilia colonia dellItalia del nord. Che sono stati ingenui protagonisti nellindebolire e rendere vulnerabile il loro popolo e il Governo della Regione Siciliana. Questa ingenuit sopraffatta dalla loro avidit stata anche la conseguenza che ha reso anchessi deboli e burattini sacrificabili al cospetto del loro padrone. Nelle sue origini la mafia non rappresentava il male come si descrivono le mafie di oggi, infatti, nei racconti dei nostri nonni, la visione di questo fenomeno rappresentava realt e sentimenti suggestivi e pieni di fascino. Questo per la semplice ragione che la mafia, a quei tempi, nasceva e si sviluppava come forza e sistema di difesa dei proprietari terrieri contro i furti e le prepotenze, o per intimidire gli stessi per i medesimi casi verso il popolo. Questa la mafia che ha creato sentimenti nellanimo del nostro popolo e che ancora oggi vive nella suggestione di molti siciliani. Se la mafia siciliana si fosse estinta, come per incanto, con la repressione razziale del Prefetto Mori. Oggi parleremmo della mafia come una leggenda da tramandare con orgoglio ai nostri figli e sfiderei chiunque a smentirmi. Chiss se avessero potuto mortificare la Sicilia e trattare cos il popolo siciliano se i nostri politici locali collusi con la mafia avessero contribuito a sollevare le sorti dei siciliani e magari a capovolgere lassetto economico e finanziario dellItalia. Paolo Faraone
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+32 (0) 3 327 95 88 In memoria di Zina Silvestri Belfiore
Bruxelles - Siamo abituati a parlare in genere solo di grandi uomini, ogni tanto la storia ci costringe anche a parlare di donne, in questo caso di una grande donna, una insegnante, una madre, una nonna che ha lasciato il segno nella zona jonico-etnea: Ignazia, intesa Zina, Silvestri coniugata Belfiore. Proprio domenica 17 ottobre andata a raggiungere in cielo il Suo Amato Peppino, un siciliano doc che stato un nostro ottimo sostenitore. La maestra Silvestri amava tanto quanto il suo sposo la Sicilia ed i Siciliani, era attenta a tutto quello che succedeva nella nostra Isola, ne voleva la crescita, lo sviluppo, il miglioramento costante, ai suoi alunni dava fiducia e forza, come tanta ne ha avuto lei nel combattere un orribile male, facendoli sempre sentire orgogliosi di essere Siciliani con quelle caratteristiche di generosit, di sensibilit, di disponibilit ed ospitalit proprie della nostra gente. Con la perdita di Peppino Belfiore qualche anno fa e con quella di Ignazia Silvestri oggi se ne va un pezzo di Ottima Sicilia, pi volte, siamo stati invitati a Casa Belfiore e, oltre, ai sorrisi, alIa grande accoglienza, al grande affetto, non sono mai mancate quelle piccole cose - dal caff tostato in Sicilia, alIa cassata, dalle zeppoline di riso al miele alIa stessa pasta con Ie melanzane, - che rendono grandi ed indimenticabili i nostri concittadini, se a questo aggiungiamo poi che entrambi sono stati degli educatori eccellenti ci rendiamo conto della perdita di due amici che, ormai, ci guardano dal Cielo. Ai figli Felice e Maria Pia, ai nipoti Eros, Andrea, Marco e Luca, alIe sorelle, ai parenti Ie sentite condoglianze del nostro giornale e dei Siciliani migliori Francesco Paolo Catania
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L'AL TRA SICILIA - Antudo

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QUAGGIU'...IL PARADISO ! STORIA DI SICILIA

DUCEZIO, EROE SICULO

Il Paradiso ha un nome quaggi: Sicilia.


Qui la natura capricciosa e benigna ha creato il suo poema, e lo canta in eterno il mare; Che, da Taormina sognante ad Aci Castello turrita e favolosa, suona una nenia malinconiosa sull'arpa tesa tra i mitici faraglioni di Trezza. Qui Palermo, normanna e moresca, sveva e catalana, Conca del pi bell'oro del mondo. E qui Messina che tende la mano amica all'alta scogliera di Calabria, mentre Scilla e Cariddi intessono, soffiando sulle brezze, un dialogo dolce di stelle e di mare. E qui Catania, che narra al mondo il dolore di Norma e la tragedia dei Malavoglia. E qui ancora Agrigento, che tra le colonne dei templi solenni e i mandorli in fiore, grida lo strazio della solitudine delle maschere nude di Pirandello. E qui Siracusa, che diffonde nella gloria dei tramonti viola il ritmo cupo di brontion, le profezie di Cassandra e l'atroce delirio di Ecuba. E Caltanissetta che scava nel cuore tenebroso della terra grumi di zolfo e sussurra nei mari d'erba il canto della speranza dei poveri. Ed Enna, che ha visto rubare dalle braccia vogliose del dio infero la trepida Proserpina al lago di Pergusa. E Trapani che insanguina l'alba dei tramonti nel mare che ribolle di morte e di vita. E infine Ragusa petrolifera, benedetta da Giorgio, il santo cavaliere. Qui ogni pietra narra una storia, ogni filo d'erba ha un canto, ogni finestra un amore. Questo il solo punto della terra da cui si possono contare tutte le stelle. Mario Gori
(Niscemi 1926 - Catania 1970)

i Ducezio, il mitico condottiero siculo vissuto nel V secolo a.c. e che per primo parl di "Nazione Siciliana recentemente se ne occupato uno dei pi importanti storici italiani che lo inserisce in un contesto politico-storico, indicandolo come esempio di uno dei primi personaggi a capo di un poderoso movimento "nazionale" e tracciandone anche la figura indipendistica. Ed in effetti Ducezio, che si dice nativo di Neas (insediamento siculo), fu il primo fautore di una Sicilia indipendente intesa per come collaborazione fra Siculi e Sicelioti (greci di Sicilia). Quando questi si accorse, invece, che la sua politica non dava i risultati sperati ed anzi i Sicelioti tentavano, riuscendovi, a dominare la tradizione e la cultura dei Siculi, si ribell al potere greco di Siracusa ( la citt guida della Sicilia greca ) e sotto il suo comando form una lega Sicula, attorno al tempio sacro dei fratelli Palici, (divinit protettrici indigene). Questo tempio che si trovava tra Mineo e Palagonia e sul cui frontone centrale era impressa un epigrafe in caratteri siculi, La Sicilia ai Siciliani , era ancora visibile fino al XVI. sec. ed stato sempre considerato il luogo sacro del nazionalismo Siciliano. La persistente tenacia del nazionalismo Siculo far di questo luogo il centro della riscossa nell'anno 214 a.c. e della guerra servile nell'anno 104 a.c. Il principe di Neas, Ducezio, che la leggenda raffigura altero ed aitante su un cavallo bianco, nell'anno 459 a.c., al comando dell'esercito siculo cominci il suo movimento di riscossa contro l'esercito siracusano di Dinomede figlio di Ierone, a cui tolse la citt di Inessa-Etna (presso Patern), distruggendola, e le citt di Morgantina, Henna, e di Kamarina. Nel 449, inoltre, laudace condottiero dei Siculi, riusc ancora a sconfiggere i greci acragantini conquistando la citt di Motyon (forse l'attuale Vassallaggi). Per un decennio, Ducezio domin i Sicelioti, ma poi, la sua stella incominci ad appannarsi ed il suo potere sub il declino e a tramontare. Le citt di Siracusa ed Agrigento riconquistarono il loro potere. Ducezio fu pesantemente sconfitto in una localit chiamata Nome e cos gli akragantini riconquistarono la citta di Motyon. Mandato in esilio a Corinto, Ducezio, con uno stratagemma ben architettato riusc a tornare in Sicilia sempre pi convinto delle sue idee politiche e fond la citt di Kale Akte, (l'attuale Caronia), ma dopo pochi anni mor e a Siracusa venne facile imporre a tutta la Sicilia la civilt siceliota. L'ultimo baluardo siculo a cadere fu la citt di Trinakia (localit sconosciuta, a nord dell'isola) che capitol dopo lunga e strenua resistenza. La politica del grande condottiero Siculo, pertanto pu essere identificata con quella dell'indipendentista del M.I.S. (Movimento Indipendentista Siciliano) Antonio Canepa, l'ultimo Ducezio. G. Carnevale Antonio Canepa

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LOPINIONE

LA CASTA DEGLI STORICI CHE NON INSEGNA NULLA


di Marcello Veneziani
Gli accademici snobbano tutti i libri contro la versione "ufficiale" da loro accreditata. E cos i revisionisti impazzano: il caso dell'antirisorgimento.
Egregi storici di professione che liquidate con disprezzo i testi e le persone che a nord e a sud criticano il Risorgimento e ne descrivono massacri e malefatte, dovreste tentare unautocritica onesta e serena. So che difficile chiedere a molti di voi lumilt di rimettere in discussione le vostre pompose certezze e il vostro sussiego da baroni universitari, ma tentate uno sforzo. Se oggi escono libri e libercoli a volte assai spericolati, poco documentati e rozzi nelle accuse, nostalgici del passato preunitario, lo dobbiamo anche a voi. Se nei libri di testo e di ricerca, se nei corsi di scuola e duniversit, se nei convegni e negli interventi su riviste e giornali, voi aveste scritto, studiato e documentato i punti oscuri del Risorgimento, oggi non ci troveremmo a questo punto. E invece quasi nessuno storico di professione e daccademia, nessun istituto storico di vaglia ha mai sentito il dovere e la curiosit di indagare su quelle dicerie che ora sbrigate con sufficienza. Ho letto e ascoltato con quanto fastidio - e cito gli esempi migliori - Giuseppe Galasso, Galli della Loggia, Lucio Villari parlano della fiorente pubblicistica sul brigantaggio, i borboni, i massacri piemontesi e i lager dei Savoia. Ne parlano con sufficienza e scherno, quasi fossero accessi di follia o di rozza propaganda. Poi non si spiegano perch tanta gente affolla e plaude i convegni sullantirisorgimento, a nord o a sud, e disprezza il Risorgimento, se un libro come Terroni di Pino Aprile sale in cima alle classifiche, se nessuno sa dare una spiegazione e una risposta adeguate alle accuse rivolte ai padri della patria. Curioso il caso di Galasso che prima accusa i suddetti antirisorgimentali di scrivere sciocchezze e poi dice che erano cose risapute; ma allora sono vere o no, perch non affrontarle per ricostruirle correttamente o per confutarle? Ed un p ridicolo criticare le imprecisioni altrui, ridurle ad amenit, e poi non batter ciglio se il suo articolo, professor Galasso, viene titolato sul Corriere della Sera Nel sud preunitario, mentre il brigantaggio di cui qui si tratta si riferisce all'Italia postunitaria. Par condicio delle amenit. Ma il problema riguarda tutto un ceto di storici boriosi, che detengono il monopolio accademico e scolastico della memoria. Perch avete rimosso, non vi siete mai cimentati col tema, non volete sottoporvi alla fatica di rimettere in discussione quel che avete acquisito e sostenuto una volta per sempre? Detestate i confronti e perfino la ricerca che dovrebbe essere il vostro pane e il vostro sale. Il risultato che per molta gente questi temi sono scoperte inedite. Per la stessa ragione, non possibile trovare sui libri di storia, nei testi scolastici e universitari o nei vostri interventi sui giornali, le pagine infami che seguono alla rivoluzione napoletana del 1799 con intere citt messe a ferro e fuoco, migliaia di morti ad opera dei giacobini rivoluzionari. Celebrate i collaborazionisti delle truppe francesi ma omettete i loro massacri, le citt rase al suolo. Non ideologica anche la vostra omert? O ancor peggio, poi non vi spiegate, voi storici titolati del Novecento, perch libri come quelli di Giampaolo Pansa esplodano in libreria con centinaia di migliaia di lettori: ma perch voi, temendo linterdizione dalla casta, non avete avuto il coraggio di riaprire le pagine sanguinose della guerra partigiana, il triangolo rosso e gli eccidi comunisti. Cos fu pure per le foibe. Poi con disprezzo accademico sbrigate questi libri come pamphlet giornalistici, roba volgare e imprecisa. Ma quei morti ci sono stati s o no, e chi li uccise, e perch? Quelle ferite pesano ancora nella memoria della gente s o no? Che coesione nazionale avremo, caro Galli della Loggia, nascondendo vagoni di scheletri negli armadi? Sul Risorgimento non avete il coraggio di rispondere a quelle domande e cos contribuite in modo determinante a rendere le celebrazioni dei 150 anni dellUnit dItalia come uno stanco rituale, estraneo agli italiani, dominato dai tromboni e dalle stucchevoli oleografie. Salvo poi scrivere stupefatti e indignati che il Paese non partecipa, assente, refrattario. Ma non vi accorgete che lo diventa se continuate con il vostro manierismo e le vostre omissioni? Come forse sapete, sono tuttaltro che un detrattore del Risorgimento e dellUnit dItalia, anzi sono un fautore di lunga data dellidentit italiana, quando eravamo davvero in pochi a difenderla. Sono convinto che il processo unitario fosse necessario, che molti patrioti fossero ardenti e meritevoli donore, e che lidea stessa di unire lItalia fosse il sacrosanto coronamento di unidentit, di una storia, vorrei dire di una geografia, di una cultura e di una lingua antiche. Ma per rendere autentica quellunit non possiamo negare le sue pagine oscure e pure infami, non possiamo negare le sofferenze che ne seguirono e lo sprofondare del sud nei baratri della miseria, della malavita e dellemigrazione. Quella malavita organizzata che dette una mano ai garibaldini come poi agli sbarchi americani. Sono convinto che lUnit dItalia non port solo guai ma modernizz il Paese, lo alfabetizz e lo fece sviluppare; e considero meritevoli di rispetto i centanni e passa che seguirono allUnit dItalia, la nascita dello Stato italiano e di una dignitosa borghesia di Stato, la graduale integrazione dei meridionali nello Stato, il loro grande contributo alla scuola e alluniversit, alle prefetture e alle forze dellordine, alla magistratura e allalta dirigenza dello Stato, allimpiego pubblico e militare. Non possiamo buttare a mare pi di un secolo di storia per qualche decennio finale di parassitismo. Ma bisogna avere il crudo realismo di narrare anche laltra faccia della storia; per amor di verit, per rispetto di quei morti e per riportare dentro lItalia gli eredi di coloro che subirono lUnit. Perch resta ancora da costruire unItalia condivisa e non da dividere unItalia gi costruita. (Pubblicato su IL GIORNALE del 31 agosto 2010, pag. 26)

BRONTE: STORIA DI UN MASSACRO CHE I LIBRI DI STORIA NON HANNO MAI RACCONTATO

libri di storia ufficiali hanno raccontato il Risorgimento con poche varianti: Garibaldi che dice a Bixio Qui si fa lItalia o si muore, lepisodio di Teano, con il generale sottomesso a Vittorio Emanuele II, Cavour a Torino ispiratore. Vancini compie un approfondimento controcorrente, compiendo unaccurata ricerca bibliografica (vedi linusuale inserimento nei titoli di coda di una ricca bibliografia), e servendosi di testi poco noti. Argoment la sanguinosa repressione compiuta da Bixio ai danni dei contadini siciliani, in rivolta contro i latifondisti. Fatti che la storiografia ufficiale non ha mai trattato. Testo principale Nino Bixio a Bronte, di Benedetto Radice. Racconta Vancini: ()Prima

di tutto sono andato a Bronte, dove si trovano interessanti documenti, tra cui un libro, che non cera neanche nelle biblioteche nazionali. Fu pubblicato agli inizi del Novecento da un avvocato di Bronte a sue spese. () dedicato ai fatti del 1860.() molto dettagliato, quasi un diario quotidiano di quei giorni con i personaggi che cominciano ad emergere e una narrazione molto rigorosa ()
Vancini poi visiona gli atti del processo seguito ai fatti di Bronte, collegandoli ad una novella di Giuseppe Verga, Libert :()bisognava andare negli

archivi del tribunale di Catania a tirar fuori gli atti giudiziari. Mi riferisco al processo che si celebr a Catania tre anni dopo i fatti, cio nel 1863, che culmin con una serie di condanne allergastolo.()la novella di Verga illustra i fatti di Bronte, raccontando di un processo che si celebra a Catania, al quale Verga, evidentemente, aveva assistito.()
La sceneggiatura la scrivono Vancini stesso, Fabio Carpi, Nicola Badalucco e, caso raro se non unico, Leonardo Sciascia. Il film, coprodotto con la exJugoslavia, fu girato in un paese abbandonato vicino Pola, in Istria. Il film, per il rigore con cui affrontava il problema della Nuova Italia e del Mezzogiorno, suscit reazioni di intellettuali (tra cui Montanelli) e storici, polemiche sia da destra che da sinistra. Dice Vancini: ()Io ho sempre

sostenuto che Bronte, e quello che accadde a Bronte nellestate del 1860, emblematico, il segno di come la Nuova Italia affronter il problema del Mezzogiorno () con metodi semplicemente da conquistatori, quasi da colonialisti () linganno pi atroce fu compiuto nei confronti di Garibaldi, al quale fu fatto credere che che quella di Bronte fosse una rivolta di tipo borbonico ()

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LOPINIONE DEL MAGISTRATO

SOFFOCATA LALTA CORTE PER LA SICILIA


ra le pi gravi e palesi violazioni subite dallo specialissimo) della Sicilia prevede e regola Statuto Siciliano da parte dei governi italiani, l'esistenza dell'Alta Corte, a differenza delle altre con l'assenso esplicito o tacito dei loro Regioni a Statuto Speciale, si deve manutengoli locali, vi il soffocamento subito necessariamente dedurre che il legislatore dall'Alta Corte per la Sicilia prevista e regolata dagli costituzionale ha voluto sottrarre la Sicilia dalla articoli dello Statuto che vanno dal 24 al 30 e cio a disposizione dell'art. 134 della Costituzione e dire da ben sette articoli su 43 di cui lo stesso dalla VII disposizione transitoria e finale della composto. stessa. Se cos non fosse, non avrebbe senso la Si trattato di un vero e proprio soffocamento contestuale disposizione dell'art. 116 sopra perch sino all'anno 1956 l'Alta Corte era ancora in riportata. vita e funzionava in modo eccellente e cess di Ma vi di pi. La Costituzione italiana venne vivere non per morte naturale, ma per morte pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 298 del 27 violenta. La morte naturale, e direi fisiologica, di una dicembre 1947 e successivamente lo stesso legge avviene con l'abrogazione della stessa legislatore con legge costituzionale n.2 del 26 mediante un'altra legge. La legge costituzionale febbraio 1948 dispone che lo Statuto Siciliano ''fa istitutiva dell'Alta Corte per la Sicilia, quale lo parte delle leggi costituzionali della Repubblica ai Statuto Siciliano, non venne, invece, soppressa con sensi e per gli effetti dell'art.116 della un'altra successiva legge costituzionale abrogativa, Costituzione", senza apportare allo Statuto alcuna ma mediante sofisticati sillogismi giuridici. Il compito modifica di sorta. di procedere al detto soffocamento se lo assunse la Pertanto chiaro che il legislatore costituzionale Salvatore Riggio Scaduto, Corte Costituzionale, la quale lo realizz in due sapeva che lo Statuto Siciliano prevedeva tempi e precisamente con la sentenza n.38 del 9 gi Magistrato a Caltanissetta, apprezzato l'esistenza dell'Alta Corte e che questa costituiva per il suo autentico Sicilianismo, un marzo 1957 e con la sentenza n.6 del 22 gennaio una parte delle forme e condizioni particolari di impegnato studioso di storia e di etnologia. autonomia per come si esprime lart.. 116 della 1970. L'Alta Corte costituiva l'unica garanzia della giusta Costituzione. E poich il legislatore costituzionaIe interpretazione e dell'esatta osservanza del patto costituzionale avvenuto non modific nemmeno una virgola del nostro Statuto, si deve desumere tra l'Italia e la Sicilia, regolamentato con lo Statuto autonomistico. L'art. 25 che lo stesso legislatore ha voluto che lo Statuto avesse vigore di legge di questo dispone, infatti, che l'Alta Corte giudica sulla costituzionalit delle costituzionale in tutta la sua interezza, ivi compresa l'Alta Corte per la leggi emanate dall'Assemblea Regionale Siciliana e delle leggi e dei Sicilia. regolamenti emanati dallo Stato rispetto al presente Statuto e ai fini della Se il legislatore costituzionale avesse voluto dare carattere di temporaneit efficacia dei medesimi entro la Regione. all'Alta Corte lo avrebbe detto e non avrebbe approvato sic et simpliciter lo La Corte Costituzionale con la sentenza del 1957 spazz via l'Alta Corte Satuto nella sua interezza. prevista e regolamentata da una legge costituzionaIe, che per sua natura L'Alta Corte per la Sicilia ha competenza anche penale in quanto giudica i non pu mai essere tacciata di incostituzionalit, e si autoproclam unico reati commessi dal Presidente e dagli Assessori regionali nell'esercizio giudice costituzionale delle leggi di cui all'art. 25 dello Statuto Siciliano. Per delle loro funzioni, previa accusa dell'Assemblea regionale (art. 26). Con operare il soffocamento dell'Alta Corte venne usato il seguente sillogismo: l'assurda sentenza n. 6 del 22 gennaio 1970, la Corte Costituzionale l'art.134 della Costituzione prevede un unico organo di giurisdizione provvide a sottrarre all'Alta Corte anche questa competenza, sostituendosi costituzionale e ci come conseguenza necessaria del sistema incomprensibilmente al legislatore costituzionale e ignorando l'esistenza costituzionale italiano, che comprende Ie autonomie regionali nel quadro e dell'art. 25 della Costituzione, il quale stabilisce che "nessuno pu essere nel fondamento dell'unit dello Stato. Quindi, continuando nel suo audace e distolto dal giudice naturale precostituito per legge". spericolato arguire, aggiunse che siccome la VII disposizione transitoria e In conseguenza di tale decisione i Presidenti e gli Assessori regionali, per i finale della Costituzione stabilisce che Ie decisioni delle controversie reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, vengono sottratti al loro indicate nell'art. 134 ha luogo nelle forme e nei limiti delle norme giudice naturale (che l'Alta Corte) e vanno a finire dinanzi al giudice preesistenti all'entrata in vigore della Costituzione, si deve necessariamente ordinario, come i comuni ladri di polli, mentre lo Statuto Siciliano aveva dedurre che l'Alta Corte aveva natura temporanea e provvisoria e che assegnato ai predetti un trattamento e una dignit pari a quella dei Ministri. conseguentemente questa doveva essere sacrificata sull'altare dell'unit In tutta questa amara e disgustosa vicenda, i buoni Siciliani ricordano a se della giurisdizione costituzionale in onore del Dio Stato, uno e plurimo nelle stessi la nota frase del "non dare mai le perle ai porci" (perch non le sanno sue Regioni. apprezzare) e in cuor loro si rallegrano, pur con l'amaro in bocca, quando Il ragionamento della Corte Costituzionale pi che essere un sillogismo e vedono giudicare dalla Magistratura ordinaria i Presidenti e gli Assessori un sofisma perch ha solo l'apparenza della verit. La Corte Costituzionale regionali, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, come i ignora, infatti, l'esistenza dell'art. 116 della Costituzione che dispone che volgari e i comuni delinquenti. Ben gli stia questo trattamento a coloro che alIa Sicilia e alle altre Regioni a Statuto Speciale "sono attribuite forme e non hanno saputo difendere i diritti costituzionali della Sicilia! condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali adottati con Per la verit gli ascari locali e i sedicenti "padri dell'Autonomia" abbaiarono leggi costituzionali". Quindi evidente che, poich lo Statuto Speciale (anzi, contro tali decisioni della Corte Costituzionale. Ma i padroni di Roma, memori del proverbio che dice che "cane che abbaia non morde" e che "quando il cane abbaia contro il padrone lo fa per gioco", non se ne curarono. Se l'Alta Corte avesse funzionato, tante leggi contro la Sicilia non sarebbero passate. L'Alta Corte era l'unico e valida baluardo di difesa Un pensiero affettuoso dell'Autonomia Siciliana. Era il pilastro portante del nostro Statuto. per il Natale ? Ed per questo che fu demolita dai degni eredi dei conquistatori del 1860.

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Salvatore Riggio Scaduto

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Appello allAssemblea Regionale Siciliana:
siciliani. Un furto vero e proprio, paragonabile a quello del tesoro del Banco di Sicilia che i predoni sabaudi prelevarono e fecero sparire in occasione dello sbarco dei poveri diavoli che Garibaldi imbarc sui battelli Lombardo e Piemonte. Continuiamo ad assistere alle inique sentenze della Corte Costituzionale, le cui ultime due hanno privato la Sicilia di entrate per oltre 1 miliardo. O alla severa azione di Tremonti che ha spostato risorse destinate alla Sicilia per finanziarie le quote latte del Nord. Un elenco di comportamenti illegittimi che lAlta Corte, su ricorso del presidente della Regione, avrebbe sicuramente annullato. La questione non formale ma sostanziale, perch qui si mette in evidenza come il diritto, a rispetto del patto Italia-Sicilia, non possa essere messo nellombra da nessuno. Se Bossi avesse avuto uno strumento costituzionale come lo Statuto, oggi non farebbe pi parte dello Stato italiano. Con niente in mano riuscito a conquistare due Regioni e centinaia di amministrazioni locali. Guardando avanti, auspicabile che tra i gruppi dellArs emerga una maggioranza, anche trasversale, che chieda al presidente, Francesco Cascio, di convocare unapposita seduta con allordine del giorno la nomina dei componenti, effettivi e supplenti, dellAlta Corte. Intanto, lArs proceda alle nomine e poi chieda al Parlamento nazionale di effettuare le proprie; a questo punto si tratta di trovare un modo esecutivo per riattivare lalto consesso. Qualora il Parlamento nazionale non ottemperasse, Governo e Assemblea regionali potrebbero ricorrere alla Corte di giustizia europea, per vedersi riconosciuto il diritto, giacch le leggi regionali e statali vengano valutate dallAlta Corte e non dalla Corte Costituzionale. Si sa che le norme costituzionali possono essere soggette al diritto europeo. Liniziativa presenta un difficile percorso che va affrontato con cura e grande professionalit. Ma stare con le mani in mano gravissimo, di fronte alla prevaricazione dello Stato italiano sulla nostra Regione.

Nominare i componenti dell'Alta Corte


"L'Ars nomini l'Alta Corte" lappello che il direttore del Quotidiano di Sicilia Carlo Alberto Tregua ha lanciato ai deputati dell'Assemblea regionale siciliana, nell'editoriale pubblicato venerdi 23 aprile in prima pagina. L'Alta Corte , in base all'articolo 25 dello Statuto della Regione siciliana, l'organo che giudica sulla costituzionalit: a) delle leggi emanate dall'Assemblea regionale; b) delle leggi e dei regolamenti emanati dallo Stato, rispetto allo Statuto ed ai fini della efficacia dei medesimi entro la Regione. Essa per esistita meno di dieci anni, cio fino a quando, con un'anomala sentenza (n. 38 del 1957) la Corte costituzionale l'ha soppressa. Ma lo Statuto deve essere applicato, a partire appunto dall'Alta Corte. Dunque, in base all'art. 24, l'Alta Corte opera con sei membri e due supplenti, oltre il Presidente ed il Procuratore generale nominati in pari numero dalle Assemblee legislative dello Stato e della Regione. E allora i deputati dell'Assemblea devono collegialmente chiedere al presidente Cascio di indire una seduta con all'ordine del giorno la nomina dei componenti di loro spettanza. Senza pi perdere tempo prezioso. Se andiamo avanti, infatti, non succeder altro che la Corte costituzionale continuer a bocciare i ricorsi della Regione, ferendo tutte le prerogative statutarie, come avvenuto con le ultime sentenze di marzo 2010.

APPELLO
Abbiamo pi volte sollevato la questione della pura e semplice osservanza e attuazione dello Statuto siciliano, ricordando che esso fu frutto di un patto fra questo popolo e quello italiano, e ricordando altres che la Regione siciliana preesisteva alla Costituzione e non fu da essa istituita, bens riconosciuta. Cardine del fatto lAlta Corte, prevista dallarticolo 24 della norma statutaria. Essa istituita in Roma con sei membri e due supplenti...nominati in pari numero dalle assemblee legislative dello Stato e della Regione.... Successivi articoli prevedono che giudichi sulla costituzionalit delle leggi emanate dallArs, ma anche di quelle emanate dal Parlamento nazionale rispetto allo Statuto. Prevede, ancora, che il commissario dello Stato promuova i giudizi presso lAlta Corte e che il Presidente Regionale possa impugnare davanti lo stesso consesso le leggi ed i regolamenti dello Stato in conflitto con lo Statuto. Dal quadro che precede si evince con chiarezza la natura del patto indicato il cui fulcro la parit tra il popolo siciliano e il popolo italiano. Sappiamo della sentenza illegittima della Corte Costituzionale n. 38/57, con la quale questultima ha avocato a s i poteri dellAlta Corte. Un atto che non era nelle sue prerogative, perch noto come due organi costituzionali non possano elidersi a vicenda. Infatti, lAlta Corte viva e vegeta, ma non opera perch priva dei suoi componenti. Ora, che il Parlamento nazionale non li abbia nominati ben comprensibile, per quanto lomissione comporti un disonore per quella Istituzione, intendendo con ci non avere onorato un patto , invece, incomprensibile che la nomina dei componenti dellAlta Corte non sia stata effettuata autonomamente dallArs. Unomissione penosa, perch non ha consentito dal 57 in avanti che il nostro organo costituzionale funzionasse a pieno regime. Se cos fosse stato, ben altra sorte avrebbero avuto numerose leggi regionali e nazionali e le risorse finanziarie derivanti dalle entrate fiscali che, indebitamente, lo Stato ha incamerato, sottraendole ai

una proposta eccellente !


Egregio Direttore, sono assolutissimamente d'accordo con lei! Voglio sperare e credere che all'ARS (Assemblea Regionale Siciliana) venga raccolto il suo appello, voglio credere che finalmente i nostri politici si risveglino e ascoltino la voce dei siciliani! Dobbiamo riappropriarci della nostra dignit di popolo, dobbiamo riappropriarci del nostro destino e delle nostre risorse! Non possiamo essere, da 150 anni a questa parte, sempre considerati una colonia da asservire e sfruttare! Lei dice bene quando puntualizza che, se Bossi avesse avuto nelle mani UNO STRUMENTO COSTITUZIONALE COME LO STATUTO, OGGI NON FAREBBE PI PARTE DELLO STATO ITALIANO, noi invece, che disponiamo di un tale strumento, lo lasciamo privo di forza! La ringrazio per le sue parole, la ringrazio per avere ricordato la nostra dignit, la ringrazio perch la sua una voce autorevole che si alza forte in favore della dignit e del rispetto della nostra Sicilia! Dio La benedica, Signor Direttore, perch lei con questo scritto si fatto portabandiera delle aspettative dei Siciliani! Le stringo virtualmente la mano, Signor Direttore, perch lei ha dimostrato di essere un uomo di grande coraggio e fierezza e onore e dignit, e la nostra Sicilia, per risorgere ha bisogno di persone come Lei! Insista, caro direttore, nel suo invito, insista insieme a noi tutti, insista sempre, si faccia portavoce della Sicilia e dei Siciliani tutti che non vogliono pi essere asserviti a Roma, non vogliamo pi essere denigrati e sbeffeggiati, e la storia insegna che il rispetto e la libert nessuno te li regala, bisogna conquistarli, e noi vogliamo conquistarli! Siamo in tanti, in questo momento a stringerle la mano, e a circondarla di ammirazione, stima e, perch no, affetto, perch un uomo che invita in prima persona i politici siciliani.... al RISVEGLIO..... un uomo che godr per sempre della gratitudine dei Siciliani Tutti! Con profonda ammirazione, Giuseppina Marrone (SR)
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La conquista araba della Sicilia

a conquista araba rappresent per la Sicilia una grossa svolta, in quanto cancell completamente I'impronta greco-romana, dando vita ad una nuova societ, sia per la lingua, sia per la religione, per la cultura, per iI sistema economico e sociale e per la struttura politica. Possiamo quindi dire che la conquista araba, segn I'inizio del Medioevo siciliano. Nella societ siciliana di oggi domina lo spirito arabo-normanno-ispanico, che si evidenzia soprattutto nella parte occidentale dell'Isola. La capitolazione di Taormina nel 902 segn iI compimento della conquista araba della Sicilia, anche se restava ancora qualche presidio bizantino. La dominazione islamica, fu moderata, perch non distrusse ogni ordine esistente, ma stabil delle precise regole di convivenza. Gli Arabi non costringevano i popoli dei paesi conquistati a convertirsi all'islamismo, ma Ii privavano dei diritti politici, iI che presentava dei vantaggi, dal momento che erano esentati dal servizio militare. I Musulmani penetrati in Sicilia non erano gli Arabi del deserto, selvaggi e primitivi, ma popolazioni di antichissima civilt convertite all'islamismo: Siri, Persiani, Egizi e Andalusi, provenienti dalla Siria, dalla Mesopotamia, dall'Egitto, dall'Africa settentrionale e dalla Spagna. La conquista della Sicilia segn I'inizio di lotte per iI potere tra i Musulmani. Prevalse, infine, I'autorita dell'emiro dell'Africa Ziyadat Allah, che nell'833 impose come suo luogotenente a Palermo Abu Fihr. Quando nel 910 la dinastia degli Aghlabiti fu abbattuta da quella dei Fatimiti, i fuorusciti Aghlabiti fecero della Sicilia iI centro della resistenza contro iI nuovo califfato. Le lotte continuarono finch i Fatimiti concessero una certa indipendenza alla Sicilia sotto iI govemo dell'emiro Hasan ibn Ali (948-953) della famiglia dei Kalbiti, e per oltre sessant'anni la Sicilia godette di questa autonomia. La citt egemone della Sicilia nel periodo arabo fu Palermo, che rivest lo stesso ruolo che Siracusa aveva avuto nella storia precedente. II territorio dell'isola fu diviso in distretti, chiamati "val", amministrati da un ''val'' che era un'alto ufficiale. Essi erano iI Val di Mazara (Sicilia occidentale), iI Val di Noto (Sicilia orientale e meridionale) e iI Val Demone (Messina e territori circostanti) . I distretti facevano capo all'ufficio centrale per iI demanio ed i redditi di Palermo, detto "diwan", che aveva sede nel quartiere della Kalsa. Palermo, capitale della Sicilia musulmana, divenne una grande citt. La conquista musulmana fece affluire a Palermo molta gente: Arabi, Berberi, Persiani, che si aggiunsero a Greci, Longobardi, Ebrei, Siavi. La citt, che faceva centro al castello, che i Musulmani chiamavano Cassaro, era inadeguata

aile nuove esigenze ed i nuovi governanti costruirono quindi dei nuovi quartieri. Fu allora che nacque nel 937 sotto i Fatimiti la "Kalsa", quartiere fortificato fuori dalle antiche mura, dove ebbero sede I'emiro, i suoi funzionari ed i capi militari. Nacque, inoltre, iI quartiere popolare degli Schiavoni, forse abitato dagli schiavi, iI quartiere degli Ebrei ed iI quartiere nuovo, collegato agli altri due dai mercati principali. Testimonianze storiche ci riferiscono che Palermo aveva 500 moschee. Palermo si svilupp non soltanto dal punto di vista urbanistico, ma si arricch di attivit artigianali e commerciali. Analoga trasformazione subirono Ie altre citt della Sicilia, che cominciarono a sentire i benefici effetti del nuovo regime. I Musulmani adottarono una politica economica con una pi equa distribuzione del carico fiscale rispetto ai Bizantini e una notevole promozione dell'agricoltura, che determin la ripopolazione delle campagne siciliane. La conquista araba port anche dei danni, non soltanto per Ie inevitabili devastazioni della conquista, ma anche perch molte foreste furono distrutte per portare in Africa carichi di legname da impiegare nell'industria navale, infatti l'Africa mancava di legno duro e una flotta efficiente era necessaria per mantenere la supremazia nel Mediterraneo. La presenza dell'lslamismo, non soffoc Ie manifestazioni religiose di cristiani ed ebrei. I musulmani non avevano, a differenza dei cristiani, un'autorita centrale che decidesse sulle questioni teologiche, sicch proliferavano tra di essi correnti teologiche e filosofiche e correnti mistiche. Tutto ci si tradusse in un atteggiamento di comprensione nei confronti delle altre religioni, atteggiamento che continu con i Normanni e con gli Svevi. Ebrei e cristiani furono lasciati liberi di professare il loro culto. Nonostante I'atteggiamento tollerante dei conquistatori, i cristiani siciliani non si adattarono ad una posizione subordinata. La loro condizione giuridica infatti era quella che i Musulmani riservavano ai "dhimmi", cioe ai seguaci di religioni rivelate. Essi avevano libert di culto, sebbene con alcune limitazioni, ed in cambio pagavano due tributi: la "gizya" (imposta sui reddito delle persone fisiche) e iI "kharaj" (imposta fondiaria), che fu aggiunta quando i conquistatori si resero conto che molte conversioni all'islamismo erano determinate dall'intento di sottrarsi al pagamento dell'imposta personale. Ebrei e cristiani erano, per, soggetti ad adempimenti e limitazioni, che, pur non potendosi considerare vera e propria persecuzione, crearono un clima di ostilit. Essi dovevano portare un segno di riconoscimento e segnare Ie case; dovevano pagare un tributo supplementare; non potevano suonare Ie campane o portare la croce in processione; non potevano bere vino in pubblico e dovevano alzarsi in piedi quando

Conradus Lotter, Carta geografica della Sicilia con lindicazione dei tre valli, met del XVIII secolo, Fondazione Mormino, Palermo

entrava un musulmano nella stanza. Nella Sicilia occidentale l'lslamismo ebbe maggiore diffusione, anche se continuarono ad esistere nuclei di religione cristiana.

A TAVOLA !
Vermicelli alla siciliana

STORIA DI SICILIA

Questo particolare tipo di pasta, il cui nome d'origine era ytria o tria, una invenzione araba. Il geografo arabo Idrisi, vissuto dal 1100 al 1165, ci racconta ne "Il libro di Ruggero" che a Trabia e a ponente di Termini c'erano vasti poderi dove si facevano i vermicelli in abbondanza, per il consumo interno e per esportarli in diversi territori musulmani e cristiani. La parala "tria", came si legge nel vocabalario del Traina, indica, oltre che la pasta stessa, anche I'attrezzo col quale i pastai la fabbricavano. I vermicelli sono detti nel dialetto dell'isola "filati". Procedimento: Tritate i pomodori pelati e tagliate a dadini la melanzana. Arrostite i peperoni, eliminate la pelle ed affettateli finemente. In un tegame fate rosalare can Iolio i pomodori, la melanzana, i peperoni, Ie olive snoccialate, i capperi, Ie acciughe sminuzzate e diliscate, gli spicchi d'aglio interi (che poi eliminerete). Aggiungete il basilico e un po' di sale e lasciate cuocere, coprendo, per circa venti minuti a fuoco basso. Lessate i vermicelli in acqua salata, scolateli al dente e conditeli. Spolverate di pepe e servite. Ingredienti per 4 persone: - 600 grammi di vermicelli - 500 grammi di pomodori pelati - 1 melanzana - 2 peperoni - 2 spicchi d'aglio - 2 olive nere 20 grammi di capperi - 10 foglie di basilico - 3 acciughe - sale e pepe quanto basta olio extra vergine d'oliva.

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Ricordato Salvatore Giuliano, nel 60 anniversario della morte, con una pubblicazione del nipote Pino Sciortino Giuliano

Montelepre: una Vita Dinferno


Montelepre, paese natale di Giuliano, dal 1943 al 1950, periodo di forti tensioni politiche e civili, caratterizzato da arresti ingiustificati, false accuse e vessazioni da parte dello Stato nei confronti della popolazione contadina dellarea moteleprina, posta in continuo stato dassedio ed ingiustamente colpevolizzata. Un pregevole recupero della verit storica, troppo spesso mistificata dalla storiografia ufficiale (figlia faziosa dei poteri imperanti) ha evidenziato il relatore, prof. Salvatore Musumeci, giornalista ed esperto di storia della Sicilia, tra laltro presidente nazionale del Mis , che malgrado tutto si mantenuta, pur rimanendo per parecchio tempo in uno stato di oblio. Su Salvatore Giuliano molto stato scritto con lo scopo di intorpidire le acque. Oggi pi che mai, mentre si celebrano i falsi miti dei 150 di Stato unitario, Montelepre, e non tanto la sola figura di Turiddu, ha bisogno di conoscere e di riappropriarsi della verit storica, perch per quegli eventi stata colpevolizzata unintera cittadina che nulla aveva a che fare con gli accadimenti che travolsero Giuliano. Ai monteleprini successo ci che accadde ai meridionali allindomani della forzata annessione piemontese e per spiegarlo cito un pensiero di Pino Aprile (dal suo recente Terroni): accaduto che i (monteleprini) abbiano fatto propri i pregiudizi di cui erano oggetto. E che, per un processo dinversione della colpa, la vittima si sia addossata quella del carnefice. Succede quando il dolore della colpa che ci si attribuisce pi tollerabile del male subto. Cos, la resistenza alloppressore, agli stupri, alla perdita dei beni, della vita, dellidentit, del proprio paese, divenuta vergogna. Fatti analoghi sono stati vissuti da Ciccu Peppi, il protagonista del libro Vita dInferno - Cause ed effetti, e da tre quarti della popolazione monteleprina continuamente vessata dal famigerato don Pasquale, il brigadiere Nicola Sganga, e dallo Sceriffo, il maresciallo Giovanni Lo Bianco (ambedue appartenenti alla Benemerita). Sciortino, inoltre, descrive le ipotesi pi attendibili sulluccisione di Giuliano e una ricostruzione delle circostanze in cui mor Gaspare Pisciotta, braccio destro del bandito, avvelenato in cella il 9 febbraio 1954. Parla anche della strage di Portella della Ginestra e di come la banda Giuliano sarebbe stata oculatamente coinvolta al fine di giustificare il massacro. In appendice, il volume contiene una poesia scritta da un componente della Banda Giuliano, Giuseppe Cucinella che ha ispirato lopera di Giuseppe Sciortino Giuliano. La poesia ha sottolineato lautore , stata in qualche modo ispiratrice della stesura del libro. Devo molta riconoscenza alla figlia di Giuseppe Cucinella (la signora Giusi Cucinella, ndr), che me lha messa a disposizione ed io ho voluto farle il regalo di inserirla allinterno del libro. Proprio, perch dalla lettura di questa poesia si vede il patriottismo di questuomo, che era comune anche a tutti gli altri, e ci per dimostrare che gli uomini di mio zio non erano volgari delinquenti ma gente che aveva un ideale e combatteva per questo ideale. Allinterno della mia famiglia mi sono dovuto caricare di una responsabilit enorme, perch dovevo in qualche modo rimuovere la macchia nera di Portella delle Ginestre che aveva colpevolizzato unintera comunit. Per cui io stesso sono diventato ricercatore della verit e man mano che gli uomini di mio zio uscivano dal carcere li avvicinavo, chiedevo, li intervistavo perch volevo capire, io per primo, quello che veramente era successo in quegli anni. Questo mi ha permesso di avere una cognizione di causa sullargomento e sulla vita in generale di mio zio e di tutto il periodo storico e, quindi, ho potuto scrivere diversi volumi (Mio fratello Salvatore Giuliano, scritto assieme alla madre Mariannina, e Ai Siciliani non fatelo sapere, ndr). Allo storico monteleprino, prof. Pippo Mazzola, abbiamo chiesto: quali nuove verit apprenderemo nel 2016 quando verranno desecretati i faldoni del fondo Giuliano? Sicuramente nessuna sorride ironico il Mazzola . Sappiamo da fonti attendibilissime che nel corso degli anni, via via, sono spariti tutti i documenti compromettenti, tra cui il fascicolo 29 C contenente il memoriale di Gaspare Pisciotta e i suoi quattordici quaderni. Pare che siano scomparsi durante il governo DAlema. Oggi non possiamo provarlo, ma chi vivr vedr. Prima di lasciare Montelepre ci fermiamo per qualche attimo al Cimitero. Incontriamo una comitiva ed una graziosa ragazza ci chiede: Excuse me, here is the tomb of Salvatore Giuliano?. Rispondiamo: Yes, in the chapel on the left most. Ci ringrazia e lascoltiamo spiegare: Giuliano was a hero who fought for the Sicily against the abuses of the Italian State. For the Sicilys independence. Too bad that Sicilians like him there are not more!. Lasciamo ai lettori il piacere della traduzione. Giuseppe Musumeci

a vicenda di Salvatore Giuliano ci riporta ad anni particolarmente inquieti, complessi, della storia della Sicilia e, nonostante gli innumerevoli fiumi dinchiostro versati, su quei fatti permangono ancora molte zone dombra. Sono gli anni dello sbarco degli Alleati, del separatismo, della ribellione civile frettolosamente etichettata come bieco banditismo. Un groviglio di rapporti nebulosi tra americani e mafia, tra partiti politici e mafia, tra Giuliano e politici senza scrupoli , pose le basi della nascente Repubblica Italiana. Allora tutti si incontrarono, dialogarono e si accordarono: aristocratici, politici, intellettuali, operai, contadini, servizi segreti internazionali, forze di polizia e banditi. Il caso Giuliano serv a ognuno fino a quando considerarono conveniente laccordo, poi la mattina fatidica del 5 Luglio del 1950, in un cortile di Castelvetrano, il presunto corpo di Turiddu venne trovato crivellato di colpi, in seguito, ad un falso conflitto a fuoco sostenuto dagli agenti del Cfrb, e nellarco di appena un decennio tanti possibili testimoni uscirono di scena con morti alquanto misteriose. In pochi si salvarono affrontando il carcere duro e solo pochissimi resistettero e tornarono a casa a fine pena. Segu linevitabile volontario silenzio degli esigui superstiti. A 60 anni dalla morte del leggendario colonnello dellEvis, il nipote di Salvatore Giuliano, Giuseppe Sciortino Giuliano, figlio della sorella del bandito, Mariannina, ha presentato lo scorso 5 luglio (data ufficiale della morte di Turiddu), ad un folto pubblico proveniente da tutta la Sicilia ed anche dallestero, lultimo suo libro Vita dInferno Cause ed effetti. Unopera che racconta la vita degli abitanti di

Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di unaltra cultura, inventa per loro unaltra storia. Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare quello che stato. E il mondo attorno a lui lo dimentica ancora pi in fretta.

MILAN KUNDERA
Il libro del riso e delloblio

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Per farci conoscere il vostro parere indirizzate le vostre lettere a: LISOLA - Bld. de Dixmude, 40/ bte 5 B- 1000 Bruxelles
Salve, sono un abbonato al vostro bimestrale "LIsola". Vorrei sapere quando scade il mio abbonamento e se mi mandaste anche il bollettino per il pagamento come gli altri anni. Chiedo anche, se ancora possibile avere, gli adesivi "sugnu sicilianu"... In allegato ho inviato una trascrizione estrapolata dal "Corso di Storia Moderna" del grande Prof. Santi Correnti. Non so se gi avete avuto modo di leggerla ma ho ritenuto far cosa gradita portare a conoscenza, (anche se gi cosa risaputa), di alcuni particolari scandalosi di inizio regno. Questo per non dimenticare il corso della nostra storia, per conoscere la metodica trasformazione del Meridione, voluta appositamente per disintegrare la nostra grande civilt e per prender quel poco di coscienza per riflettere... Allego inoltre alcune foto, con la bandiera siciliana che sventola dal balcone di casa mia, in pieno centro di Taormina e della... "bella Trinacria" che fa buona mostra di se attirando l'attenzione di passanti e turisti e addirittura di accompagnatori turistici che si fermano davanti l'antico nostro simbolo per spiegarne il significato... Carmelo Lo Re Monsieur le directeur, Ces derniers temps, en lisant les journaux ou en regardant la tlvision, jen viens me demander si nous tous sommes encore des hommes ou seulement des moutons - animaux bons et utiles en tant quils fournissent le lait, la laine et la chair -. Aprs quoi, il ny a plus rien . Antonino Amato

Risate a denti stretti...


Un uomo va sotto la doccia subito dopo la moglie e nello stesso istante suonano al campanello di casa. La donna avvolge un asciugamano attorno al corpo, scende le scale e correndo va ad aprire la porta: Giovanni, il vicino. Prima che lei possa dire qualcosa lui le dice: ti d 800 adesso in contanti se fai cadere l'asciugamano! Riflette e in un attimo l'asciugamano cade per terra... Lui la guarda a fondo e le da la somma pattuita. Lei, un p sconvolta, ma felice per la piccola fortuna guadagnata in un attimo risale in bagno. Il marito, ancora sotto la doccia le chiede chi fosse alla porta. Lei risponde: era Giovanni. Il marito: perfetto, ti ha restituito gli 800 euro che gli avevo prestato?

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Al volante della sua macchina, un attempato sacerdote sta riaccompagnando una giovane monaca al convento. Il sacerdote non riesce a togliere lo sguardo dalle sue gambe accavallate. All'improvviso poggia la mano sulla coscia sinistra della monaca. Lei lo guarda e gli dice: Padre, si ricorda il salmo 129? Il prete ritira subito la mano e si perde in mille scuse. Poco dopo, approfittando di un cambio di marcia, lascia che la sua mano sfiori la coscia della religiosa che imperterrita ripete: Padre, si ricorda il salmo 129? Mortificato, ritira la mano, balbettando una scusa. Arrivati al convento, la monaca scende senza dire una parola. Il prete, preso dal rimorso dell'insano gesto si precipita sulla Bibbia alla ricerca del salmo 129. Salmo 129: andate avanti, sempre pi in alto, troverete la gloria...

PREGHIERA
O Vergine Santa, che volgi lo sguardo sulle guerre e dai la pace, che stendi la mano e sollevi chi cade, che appari e disperdi le ombre, proteggi la Sicilia. Madre di Dio, sii madre nostra. Sii con noi, o Maria, in quest'ora di universale distruzione, di sangue che trabocca e straripa, di dissoluzione che travolge. Resta con noi, nella Terra che ami, che tua: che ti salut e t'invoc Regina nelle lotte, dure e cruente, per la fede e per la Patria. Benedici la Sicilia, quest'isola ferace, madre di Santi, di martiri, di pontefici, di vergini, di eroi. Abbiamo bisogno di te, oggi, pi che mai. Nello smarrimento che scombuia le menti, nel disordine che travaglia le genti, nello scompiglio che imperversa sul mondo, reggi il nostro Popolo, sii nostra Stella.

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Un rappresentante, un impiegato e un direttore del personale escono dall'ufficio a mezzogiorno e vanno verso un ristorantino quando sopra una panca trovano una vecchia lampada ad olio. La strofinano e appare il genio della lampada. Generalmente esaudisco tre desideri, ma poich siete tre, ne avrete uno ciascuno. L'impiegato spinge gli altri e grida: tocca a me, a me.... Voglio stare su una spiaggia incontaminata delle Bahamas, sempre in vacanza, senza nessun pensiero che potrebbe disturbare la mia quiete. Detto questo svanisce. Il rappresentante grida: a me, a me, tocca a me!!!! Voglio gustarmi una pinacolada su una spiaggia di Tahiti con la donna dei miei sogni! E svanisce. Tocca a te, dice il genio, guardando il Direttore del personale. Voglio che dopo pranzo quei due tornino al lavoro!'

Ravviva la fede, infondi in noi energie di resistenza, di carit e di giustizia. Segnaci la via che abbiamo da seguire e guida la Sicilia nostra agli alti destini a cui la storia secolare la sospinge, a cui Dio la chiama. Imprimatur, Aciregali, die 30 julii 1944, Salvator Episcopus.

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In classe la maestra si rivolge a Gianni e gli chiede: Ci sono cinque uccelli appollaiati su un ramo. Se spari a uno degli uccelli, quanti ne rimangono? Gianni risponde: Nessuno, perch con il rumore dello sparo voleranno via tutti. La maestra: Beh, la risposta giusta era quattro, ma mi piace come ragioni'. Allora Gianni dice Posso farle io una domanda adesso? La maestra Va bene. Ci sono tre donne sedute su una panchina che mangiano il gelato. Una lo lecca delicatamente ai lati, la seconda lo ingoia tutto fino al cono, mentre la terza d piccoli morsi in cima al gelato. Quale delle tre sposata?' L'insegnante arrossisce e risponde: Suppongo la seconda... quella che ingoia il gelato fino al cono. Gianni: Beh, la risposta corretta era quella che porta la fede, ma... mi piace come ragiona!!!

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