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Jean-Pierre Voyer Il mio scopo nella vita Cher Alphonse, [...

.] Bench in un certo modo non lo ignorassi, ho preso coscienza soltanto ora che il m io unico scopo nella vita, dopo la lettura del Capitale nel 1962, era di scredit are il riduzionismo di Marx. Il termine riduzionismo non destava in me nessuna eco fino allora. La conoscevo ma non ne sospettavo l'importanza. La tua lettera me l'ha rivelata. Pienamente giustificato nelle scienze della natura, il riduzionismo non lo quand o si tratta di studiare l'umanit. Senza il riduzionismo, quelle scienze non esist erebbero, non vi sarebbe nessuna applicazione di esse, n l'elettricit, n la bomba a tomica, nessun OGM ecc. Si pu dire che il riduzionismo il principio di quelle sci enze. La replica di Laplace a Napoleone (Dio un'ipotesi inutile) lo dimostra ben e. Ma non si pu fare a meno di Dio quando si pretende di studiare l'umanit stessa e non solo la meccanica celeste. L'errore di Marx di aver voluto fare a meno del pensiero per studiare l'umanit. Marx voleva ridurre lo studio dell'umanit a una s orta di meccanica celeste malgrado tutti i suoi richiami alla dialettica. Sartre direbbe: "Il materialismo un riduzionismo". Lo disse nell'eroico (whisky + anfe tamine) tentativo anti-riduzionista della Critica della ragione dialettica. Dato che l'insieme degli esseri umani, tra tutti gli insiemi possibili, il solo che sia una cosa e non solamente un pensiero, non pu essere trattato dal riduzion ismo, giacch, se - contrariamente agli altri insiemi - una cosa, lo perch contiene il pensiero. L'insieme degli animali soltanto un pensiero e non potrebbe esiste re prima dell'esistenza del pensiero. Contrariamente alle specie animali, il gen ere umano una cosa. L'animalit o l'equinit sono dei pensieri e solamente dei pensi eri, l'umanit una cosa. Prima dell'esistenza del pensiero, c'erano forse gli anim ali, ma certamente non le molteplicit. C'erano forse i cavalli ma non il genere c avallo. Le molteplicit esistono soltanto quando esiste il pensiero. Non sono che pensieri. L'unica molteplicit che non sia solamente un pensiero giustamente l'uma nit stessa e ci perch essa contiene il pensiero. Questo essere collettivo l'unico c he non dipende da un pensiero esterno per esistere proprio perch contiene il pens iero. Non si deve confondere l'esistenza dei cavalli con l'esistenza delle molte plicit. Sarebbe come dire che i numeri esistono prima di essere inventati. Non si deve confondere l'esistenza dei cavalli con l'esistenza del numero dei cavalli, a meno che i cavalli non sappiano contare. Swift pretendeva qualcosa del genere nei suoi celebri Viaggi. I platonici pretendono che i numeri esistano da sempre , ma i loro numeri esistono nel cielo delle idee e noi non abbiamo, in questo ca so, nessun contatto diretto con loro. Non ho l'impressione che il pensiero sia a fondamento di ogni cosa ma soltanto l a certezza che non si possa studiare l'umanit astraendo il ruolo del pensiero com e ebbe la presunzione di fare Marx. Allo stesso modo il mio scopo non consiste nel concepire le cose quali siano pri ma che il pensiero esista, ma soltanto nel non considerare l'umanit per mezzo del riduzionismo. Il mio programma molto pi limitato di quello che esponi alla fine della tua lettera. Prima di domandarmi se la logica esista prima del pensiero, m i domando quale logica sia all'opera nell'umanit se non si fa a meno del pensiero come ha fatto Marx. Per il momento, questa logica totalmente sconosciuta. Nell' umanit, ci si imbatte cos poco nel pensiero e nel movimento del pensiero che tutti lo ignorano, tutti pensano come Locke. E Marx non ha sistemato le cose. Egli pi l'erede di Locke che di Hegel. Si pu pensare che abbia subito una overdose di pen siero con Hegel e che per un violento contraccolpo si sia rivolto nell'altra dir ezione. Pi seriamente, Marx viveva in un'epoca di furioso riduzionismo, quello ch e generalmente viene chiamato scientismo. Il riduzionismo in fisica salutare, ma comincia a divenire scientismo a partire dal momento in cui si vogliono trarre delle conclusioni al di l della fisica. Ciascuno vede l'ora con il proprio orolog

io, il ciabattino vuole spiegare il mondo per mezzo delle scarpe. Questo il ridu zionismo scientista. Ridurre tutto a una calzoleria! Il mondo contiene la fisica , ma la fisica non contiene il mondo. Sinceri saluti. JPV Nota: Il riduzionismo fallito nella metamatematica. Il progetto di Hilbert era quello di garantire la solidit dell'aritmetica attraverso una, considerata facile da sta bilire, "piccola aritmetica" semplificata, cio di garantire il complesso per mezz o del semplice. E' questo progetto che la dimostrazione del 1931 di Godel giunta ad annullare. Dio non semplice. J-V Girard in Le thorme de Godel (Seuil). Riduzionismo: Tendenza che consiste nel derivare ci che superiore (il cosciente, il vitale) da ci che inferiore (lo psico-chimico) attribuendo realt soltanto ai co stituenti pi semplici e nel considerare questi ultimi come pi fondamentali (Encycl opdie Hachette).

(Alle) ortiche (nota basata su un racconto di Alice Munro) La festa paganesimo per eccellenza. Nietzsche La volont di potenza

Il racconto di Alice Munro, Nettles, parla dell'amicizia, e in particolare di du e amicizie. La narratrice quando va a trovare una vecchia amica, trova un vecchi o amico, del tutto inaspettatamente. Ecco in sostanza il racconto. Poi c' sopratt utto un ampio contorno (bisogna spiegare chi l'amica e chi l'amico e poi parlare di s, perch non si pu ignorare il personaggio che la narratrice). Insomma, cos era iniziato il racconto, due vecchi amici si rivedono per caso. Trascorrono la nott e entrambi a casa dei comuni ospiti e la narratrice fantastica che lui entri in camera per lei. Non avviene. Il giorno dopo insieme passano la giornata su un ca mpo da golf (apparentemente: lui vuole giocare, lei vuole stare con lui). Arriva un acquazzone, come da copione i due si rifugiano si accucciano da qualche part e (ecco le ortiche!), ed infine si baciano (ma niente di eccezionale: Then we ki ssed and pressed together briefly. Poi lui le dice un cosa. Non si erano parlati chiss che cosa prima (anzi, per nie nte! eccetto frasi del tipo: Bel tiro! Forse piover... Hai sentito una goccia?). There's something I didn't mention to you. Il pi piccolo dei tre figli dell'uomo morto, investito dal padre mentre faceva manovra in retromarcia sul vialetto di casa. Our youngest boy was killed last summer. Lui lo credeva di sopra, a letto. I was the one ran over him. Lui non dice le solite cose He didn't say - (del tu tto inutili, fa capire lei che lo comprende al volo). I knew all that. I know th at he was a person who had hit rock bottom. Rock bottom, cio il fondamento di pie tra dell'esistenza. Lui e sua moglie lo conoscono, la narratrice, per fortuna, n o. Poteva capitare a chiunque, ma capitato a loro come se fossero stati scelti o ne at a time (picked out specially here and there). Che dice lei? Che cosa pu dire? Ben poco, e di quel poco traspare un certo aspett o: It is not fair! Sottointendendo (but meaning also): What has this to do with us? Bene, cos in sostanza finisce il racconto. E l'altra amicizia, quella femmini le? Tutto un gran parlare, si direbbe (during al the years of our dwindling frie ndship).

Ricordi (dolci) (nota basata su un racconto di Antonia S. Byatt) I felt the rush of time. A. S. Byatt

Il titolo afferra solo di lato la storia, poco zuccherosa, di Antonia S. Byatt. Ti convinci subito che la questione tutt'altra; si tratta dei ricordi (quelli de lla narratrice che li mescola a quelli di sua madre e di suo padre). Lo zucchero c'entra poco (il ricordo di una visita alla fabbrica del nonno dove si fa il fo ndant, humbug), ma lo zucchero l'argomento del primo scritto dellautrice (The fir st piece of writing I remember clearly as mine). I ricordi ci ricordano che nien te oggettivo, e nella lotta tra i rammemoranti si impone di solito una versione della storia sulle altre, soccombenti. Ad imporsi quella della madre della narra trice, che nell esordio del racconto, dice alla figlia: Your father says I am a terrible liar. But I m not a liar, am I? I m not. Ma lo era (but she was)! La fi glia lo sa, ma sa anche che narrare mentire (floridly and beautifully). E mente anche lei, narratrice di a careful selection of things that can be told (accanto ad esse ci sono the long black shadowsof the things left unsaid), o perlomeno n on ricorda, dimentica, fraintende, o non ha mai saputo certe cose. Dunque, ritor nando alla lotta dei ricordi: il padre ormai in punto di morte, vuole lasciare a lla figlia la sua versione, finalmente (All my life, I had held it against him t hat he never talked to us). Immagini che la storia proceda su questa esposizione annunciata. Macch! He talked above all about his chilhood and particularly, perh aps, though not illuminatingly, about his father. Ad illuminare sul nonno e sull a nonna, gli zii e le zie ci pensano i racconti della madre. Anche la morte del nonno stata confezionata dalla madre (che dice di esservi stata presente quando non lo era). Il padre le dice: I should know. He was my father. I was certainly there. How can I wrong? Allora (e solo allora?) lei si rende conto - It was then that I saw that much of my past might be her confection che la madre ha costruito una storia solida che l estrema volont del padre non riesce a far crollare (One challenges the large e rrors, like that one. But there are all the other little trivial myths that turn into memories). Le storie sono carattere, e i caratteri si ereditano. Now, in moments of fatigue , I feel my mother s face setting like a mask in or on my own. E risalendo una g enerazione, my mother had come increasingly to resemble her mother. E dire che questo racconto, un trattato di memoria e genetica, si era aperto con una scena d ospedale (When my father was dying, I came into his hospital room o nce, and he sat up against his pillows and looked at me out of his father s face ) dove compare una rassomiglianza inusuale (ma anche unflattering, perch i ricord i del nonno non erano poi molto belli). Alla fine, un po di giustizia sar resa al padre, giudice, al suo desiderio di es attezza (his wish to be exact). Lei dice: I respected his moral opinions, I hare most of them, I am his child. Ma che difficolt a parlare d amore!We didn t know how to talk about love. But truthfulness, yes. E questa inibizione fa sentire il suo peso: la freddezza appresa dalla madre some chill I learned from my mother - la paura I felt notthing, I felt fear of feeling - diventa forza di gravit (I c ould talk to my father about his father only by not loving him too much). Infine di Goethe (Zahmen Xenien), l epigrafe che apre il racconto, sono i versi che interrogano su quanto di originale ci sia nel frutto delle generazioni (Was ist denn an dem ganzen Wicht / Original zu nennen?).

Guy Debord Panegirico. Tomo secondo Libreria Arthme Fayard, Parigi, settembre1997 "J ai suivi un plan original, ayant imagin une mthode nouvelle d crire l histoire e t choisi une voie qui surprendra le lecteur, une marche et un systme tout fait mo i." Ibn Khaldoun, Prolgomnes l histoire universelle. Avviso Di tutte le verit che compongono questo panegirico, si riconoscer che la pi profond a risiede nella maniera stessa di farle apparire insieme. Non resta dunque pi mol to da fare se non illustrare e commentare l essenziale che, dopo il primo tomo, stato cos precisamente riassunto. Le tome second contient une srie de preuves iconographiques. Les tromperies domin antes de l poque sont en passe de faire oublier que la vrit peut se voir aussi dans les images. L image qui n a pas t intentionnellement spare de sa signification ajou te beaucoup de prcision et de certitude au savoir. Personne n en a dout avant les trs rcentes annes. Je me propose de le rappeler maintenant. L illustration authenti que claire le discours vrai, comme une proposition subordonne qui n est ni incompa tible ni plonastique. On saura donc enfin quelle tait mon apparence diffrents ges; et quel genre de visage s m a toujours entour; et quels lieux j ai habits. Ces circonstances rassembles et c onsidres pourront parfaire le jugement. Et par exemple ma contribution l art extrme du sicle, comme un monument historique bien particulier, s y trouvera expose tout entire: c est son excellence, d avoir pu s en tenir l. cette cohrente documentation s ajouteront diverses donnes, graphologiques par exem ple, que l on devrait tenir pour superflues. Mais, ainsi, ceux qui veulent croir e l existence de diverses mthodes de connaissance plus simples et plus directes q ue la science de l histoire, ou qui du moins font confiance l une ou l autre com me technique de vrification, auront le dplaisir d tre srs qu ils ne dcouvrent rien m objecter. Le date pi notevoli delle mie opere, dalle qualisi potr appunto misurarne l unitari et, sono menzionate alla fine del presente tomo. Nel tomo terzo (1), vari dettagl i ancora oscuri saranno spiegati. Note: (1) Il terzo tomo come i successivi rimasti allo stato di manoscritto furono bru ciati nella notte del 30 novembre 1994, secondo la volont di Guy Debord. (N.d..). La plante malade di Guy Debord "Les matres de la socit sont obligs maintenant de parler de pollution, et pour la co mbattre (car ils vivent, aprs tout, sur la mme plante que nous ; voil le seul sens a uquel on peut admettre que le dveloppement du capitalisme a ralis effectivement une certaine fusion des classes) et pour la dissimuler : car la simple vrit des nuisa nces et des risques prsents suffit pour constituer un immense facteur de rvolte, u ne exigence matrialiste des exploits, tout aussi vitale que l a t la lutte des prolta ires du XIXe sicle pour la possibilit de manger". (p. 84) I padroni della societ sono obbligati, ora, a parlare di inquinamento, sia per co mbatterlo (dato che vivono, dopotutto, sullo stesso nostro pianeta; il solo sens o in cui si pu ammettere che lo sviluppo del capitalismo ha realizzato effettivam

ente una certa fusione delle classi) che per dissimularlo: giacch la semplice ver it delle "nocivit" e dei rischi presenti sufficiente a costituire un immenso fatto re di rivolta, un esigenza materialista degli sfruttati, altrettanto vitale dell a lotta dei proletari del XIX secolo per la possibilit di mangiare". Il pianeta malato (La plante malade) - inedito del tredicesimo numero della rivis ta IS - segna lo spostamento dell attenzione di Guy Debord verso il problema del la pollution, dell inquinamento. In un certo senso l EdN (Enciclopedia delle Nocivit) stato il pi naturale erede de ll IS. "Les choix terribles du futur proche laissent cette seule alternative: dmocratie totale ou bureaucratie totale". Debord non usava frequentemente l espressione "dmocratie totale"... "Ceux qui doutent de la dmocratie totale doivent faire des efforts pour se la pro uver eux-memes, en lui donnant l occasion de se prouver en marchant". Ecco due volte in poche righe la dmocratie totale. Specimen di un inedito ed anonimo "Libro dei dispiaceri" (Livre des soucis)

Di certo stato pubblicato un Libro dei piaceri, firmato da Raoul Vaneigem Probabi lmente si tratta, con il Libro dei dispiaceri, di unopera polemica interna al pos t-post-situazionismo La gratuit il disarmo relativo del godimento. Non c pi nessuna energia congelata. Nota 1: Vaneigem, attraverso questa concisa formula, ha voluto recisamente rinne gare qualsiasi funzione privilegiata che tratteneva enclos in s; da esso non scat uriscono incompiute pulsioni rivoluzionarie, ma piuttosto un accomplissement de le veritable travail conomique. Essere ci che si , non necessariamente gioioso. Nota 2: Altra rettifica di un pensiero di Vaneigem pi volte, in precedenza, espre sso. La sessualit ridotta ad orgasmo porta con s l impotenza a godere come il marchio i ndelebile della castrazione economica, almeno quanto il godimento porta con s il sospetto dell ubiquit dello stesso modello universale di soddisfazione e insoddis fazione. La nihilazione avanza pi con qualche strano godimento (jouissance) che attraverso il dispiegamento della forza delle cose della civilizzazione. Je me tiens l au coeur de mon historie individuelle, et j ai conscience de prparer l limination historiquement impossible aujourd hui, de l Etat et de sa pense spare omniprsente. Nota 3: La rettifica di Vaneigem, in realt, pi ampia. Ma la separatezza, lo spossa nte rumore dell informazione, ci distoglie da ci che realmente succede.

I piaceri angosciati e il benessere colpevole sono il massimo dei piaceri dell e poca, che gode del senso di colpa, e non solo ... Nota 4: Non pi questione ristretta di potere, di autorit, di prestigio, ma di gene ralizzazione democratica della perversione. Il corpo civilizzato risplende di una galvanizzazione che lo assimila a una fabb rica di muscoli, di nervi, di sforzi, di sport, di rendimento, di asetticit, di e stetica, di vergogna, di tortura, di nevrosi, di esperienza sado-medicale. Il co rpo non mai stato cos fulgido e statuario (ha superato il suo stesso modello este tico-divino) come in questi tempi, mentre contemporaneamente tutti gli altri suo i eccessi, in tutti gli ordini citati, conoscono una diffusione esponenziale. Vivere secondo i propri desideri in un mondo virtuale non pi difficile di qualunq ue altro piccolo sforzo quotidiano. Lo sguardo tattile del godimento non percepisce negli esseri e nelle cose ci che essi hanno di vivente, se non nella misura in cui potrebbe esserne redditizio lo sfruttamento. Non posso difendermi dall impressione che si riproduca in ciascuno di noi la coa zione determinata a uno sviluppo sociale dei desideri di vita, e all espansione di una sessualit creatrice di condizioni storiche favorevoli al suo progetto. Nota 5: Nell ultima citazione estratta si nota la parziale rettifica, che ne riv olta il senso, di un affermazione presente nel primo volume. Vi si trova conferm a alla sensazione che la pulsione verso un certo tipo di godimento sia uno degli strumenti principali attraverso cui si rinnova lo spettacolo nello stadio della nihilazione tipico della societ odierna. Arthur Rimbaud La democrazia operaia

Operai Quella calda mattinata di febbraio. Il Sud inopportuno venne a sollevare i nostr i ricordi di assurdi indigenti, la nostra giovane miseria. Henrika aveva una gonna di cotone a quadri bianchi e bruni, di un tipo che dovev a essere indossata nel secolo passato, una cuffia a nastri, e un foulard di seta . Era ben pi triste che per un lutto. Facemmo un giro nella periferia. Il tempo e ra coperto, e quel vento del Sud risvegliava gli odori cattivi dei giardini deva stati e dei prati disseccati. Questo non doveva disturbare la mia donna quanto invece me. In una pozza lasciat a dall inondazione del mese precedente ai margini di un sentiero abbastanza alto , lei mi indic dei piccoli pesci. La citt, con i suoi fumi e i suoi rumori di fabbrica, ci seguiva molto a lungo pe r i sentieri. O l altro mondo, l abitazione benedetta dal cielo e dalle ombre! I l Sud mi ricordava i miserabili incidenti della mia infanzia, le mie disperazion i d estate, l orribile quantit di forza e di scienza che la sorte ha sempre allon tanato da me. No! Non passeremo l estate in questo avaro paese dove non saremo m ai che degli orfani fidanzati. Io voglio che questo braccio indurito non trascin i pi una cara immagine. Democrazia

"La bandiera va nel paesaggio immondo, e il nostro patois soffoca il tamburo. Nei centri noi alimenteremo la pi cinica prostituzione. Noi massacreremo le rivol te logiche. Ai paesi impepati e inzuppati! - al servizio dei pi mostruosi sfruttamenti indust riali o militari. Arrivederci qui, non importa dove. Coscritti della benevolenza, noi avremo la fi losofia feroce; ignoranti per la scienza, astuti per i nostri comodi; la morte p er il mondo che va. la vera marcia. Avanti, strada!" Barbaro Ben dopo i giorni e le stagioni, e gli esseri e i paesi, la bandiera di carne sanguinante sulla seta dei mari e dei fiori artici; (loro n on esistono). Rimessi dalle vecchie fanfare d eroismo - che ci attaccano al cuore e alla testa - lontano dagli antichi assassini Oh! la bandiera di carne sanguinante sulla seta dei mari e dei fiori artici; (lo ro non esistono). Dolcezze! I bracieri, gocciolanti alle raffiche di brina, - Dolcezze! - i fuochi alla piog gia, del vento di diamanti, gettata dal cuore terrestre, eternamente carbonizzat o per noi. Mondo! (Lontano dai vecchi ritiri e dalle vecchie fiamme, che si intendono, che si sent ono). I bracieri e le schiume. La musica, vortice dei gorghi e choc dei ghiacci sugli astri. O dolcezze, o mondo, o musica! E l, le forme, i sudori, i capelli e gli occhi, fl uttuanti. E le lacrime bianche, bollenti, - o dolcezze! - e la voce femminile ar rivata al fondo dei vulcani e delle grotte artiche. La bandiera ... Matine d ebbrezza O mio Bene! O mio Bello! Fanfara atroce dove non vacillo! Cavalletto fiabesco! H urr per l opera inaudita e per il corpo meraviglioso, per la prima volta! Cos comi nci sotto il riso dei bambini, cos finir per causa loro. Questo veleno dovr restare in tutte le nostre vene anche quando, tornando la fanfara, saremo restituiti all antica disarmonia. Ora, noi cos degni di queste torture! Riuniamo fervidamente q uesta promessa sovrumana fatta al nostro corpo e alla nostra anima creati: quest a promessa, questa demenza! L eleganza, la scienza, la violenza! Ci stato promes so di seppellire nell ombra l albero del bene e del male, di deportare le onest t iranniche, affinch vi conducessimo il nostro purissimo amore. Cos cominci con qualc he disgusto e cos fin, - non potendo afferrare sul posto questa eternit, - cos fin co n una vertigine di profumi. Riso dei bambini, discrezione degli schiavi, austerit delle vergini, orrore delle figure e degli oggetti di qui, consacrati siate dal ricordo di questa veglia. C os cominciava con tanta rozzezza, ecco che cos finisce con degli angeli di fiamma e di ghiaccio. Piccola veglia d ebbrezza, santa! Quando ci non fosse che per la maschera di cui ci hai gratificato. Noi ti affermiamo, metodo! Noi non dimentichiamo che tu hai glorificato ieri ciascuna delle nostre et. Noi abbiamo fede nel veleno. Noi sappi amo dare la nostra vita tutta intera tutti i giorni. Ecco il tempo degli Assassini.

Paul Celan Da oscuro a oscuro

Tu hai dato un colpo d occhio - io vedo il mio buio vivere. Io lo vedo sul fondo: anche l mio e vive. (...) "Illeggibilit di questo mondo. Tutto doppio."

L amore della purezza 1. Una volta avevo immaginato un romanzo orientale di Kafka. Ce n era gi uno occiden tale, ed "America", ma anche "Il processo" riguarda l Occidente ed il suo sistem a giudiziario, come i racconti: "La condanna", "Nella colonia penale" e "La meta morfosi". "Il castello" invece rivolge una scrupolosa e alienata attenzione al p otere sovrano, all estraneit dalle decisioni che lo riguardano, dunque sembrava r iflettere apparentemente sul sistema imperiale pi che mitteleuropeo, europeo orie ntale. Qualche fantasia kafkiana punta altrove, un esempio offerto dal "Desideri o di essere indiano", tra le pi brevi e felici "Meditazioni". Un altro singolare racconto "Sciacalli ed arabi", che appartiene alla raccolta "Un medico di campag na". In questo racconto, uno sciacallo, sorprendentemente, si spinge sotto il br accio del narratore che sta dormendo, accampato in un oasi, in mezzo agli arabi. Gli parla, "quasi con gli occhi negli occhi". Il narratore proviene dal lontano settentrione per un breve viaggio (di fantasia ). Cosa vuole lo sciacallo che gli parla, mentre altri sciacalli lo tengono ferm o, affondati i denti nella giacca e nella camicia, ed altri lo guardano fisso? V uole parlargli del conflitto tra sciacalli ed arabi. Questi ultimi sono da dispr ezzare, nonostante la loro fredda superbia, perch uccidono le bestie per mangiarl e e disprezzano le carogne. Essi, solo con la loro presenza, infettano l aria. S ono sudici: sudicia la loro barba orrenda, i loro occhi, e il cavo delle loro as celle l inferno. Per questo gli sciacalli amano il deserto. Vogliamo "purezza, s oltanto purezza", dice il vecchio sciacallo, mentre gli altri singhiozzano e pia ngono, per cui sar lui, l uomo del Nord, tanto atteso, a compiere giustizia. Gli offrono una forbice da cucina, coperta di vecchia ruggine. Appare adesso il capo arabo con una gigantesca frusta. Le forbici, gi deteriorate , fino alla fine dei tempi gireranno per il deserto, ogni europeo sar considerato il predestinato e gli verranno offerte per la grande impresa. Gli sciacalli son o pazzi, ma sono i nostri cani pi belli, conclude l arabo. Un cammello morto dura nte la notte viene portato davanti agli sciacalli. Essi dimenticano l odio e gli arabi per l incantevole odore della carogna. Come una piccola pompa frenetica o gni sciacallo succhia il sangue del cammello. Poi interviene ancora il capo arab o con la frusta ad interrompere la bevuta. "Erano gi mezzo inebriati e svenuti". Ma non potevano resistere e tornavano alle pozze di sangue fumante. "Bestie mera vigliose non vero? E come ci odiano!". Addomesticare l odio con la forza della necessit il gioco dell arabo. Da questa v isione scomparso il rischio, perch detenere la sovranit significa saper gestire il rimedio e padroneggiare il farmaco.

2.

Walter Benjamin a Gerhard Scholem il 12 giugno 1938. La lettera avr come argomento il "Kafka" di Brod. Di questo libro W. Benjamin ril eva come la tesi dell autore contraddica il suo stesso atteggiamento, per cui qu esto discredita la prima, che oltretutto non esente da riserve. Per esempio, la bonomia dell autore verso l oggetto della sua biografia finisce con l essere cru dele e impietosa, essendo quella di chi ha avuto una ostentata intimit con il san to, togliendo perci ogni autorit al contenuto del testo e prospettiva al biografat o. Il giudizio di Benjamin sar ripreso da Kundera, che non la prima volta che ese gue un giudizio altrui senza richiamare l origine del verdetto, come sulle riser ve riguardo l impegno politico di Eluard. Brod "insensibile", manca di "ritegno", dimostra una "sorprendente mancanza di t atto", di senso dei limiti e delle distanze, e questa incapacit si fa addirittura scandalosa quando l autore ricorda la volont di Kafka di distruggere i suoi scri tti inediti. Fortunatamente Benjamin non mette in dubbio che Kafka sapesse che c i significava essere sicuri della salvezza delle carte. Benjamin si limita a rima rcare il "dilettantismo" e la "faciloneria" di Brod, la sua incapacit di misurare le tensioni che percorrevano la vita dell amico, tanto da portarlo a nutrire un a diffidenza istintiva per tutte le interpretazioni che escano dalla strada di e dificazione morale su cui vorrebbe far incamminare i lettori. Ma Benjamin torna a incolparlo della confidenza con cui tratta Kafka, sebbene si renda conto che p ure Platone aveva fatto con Socrate qualcosa di analogo, cio l abbia fatto rivive re, elevandolo a protagonista di quasi tutti i dialoghi scritti dopo la morte di lui, dandogli la sua voce. Questi sono alcuni passi interessanti della lettera di Benjamin: ... "Intendo dire che per il singolo questa realt ormai quasi impossibile da perc epire, e che il mondo di Kafka, tanto spesso cos sereno e popolato di angeli, il complemento esatto della sua epoca che si accinge a sopprimere grandi masse di a bitanti di questo pianeta. L esperienza corrispondente a quella del privato citt adino Kafka, da grandi masse verr forse fatta solo in occasione di questa loro el iminazione". "In Kafka non si parla pi di saggezza, restano solo i prodotti della sua disgrega zione. Essi sono due: c da una parte la diceria delle cose vere (una sorta di gi ornale teologico sussurrato in cui si tratta del malfamato e dell obsoleto); l a ltro prodotto di questa diatesi la follia, che certo si giocata integralmente il contenuto proprio della saggezza, ma in compenso preserva la piacevolezza e la distensione di cui la diceria sempre priva". "La follia l essenza dei personaggi prediletti da Kafka; da Don Chisciotte agli assistenti, fino agli animali. (Essere animale per lui con ogni probabilit signif icava semplicemente aver rinunciato, per una sorta di pudore, alla figura e alla saggezza umana)". Il cosiddetto "fallimento" di Kafka sottolineato alla fine di questa lettera: un a volta certo del fallimento totale, tutto, lungo il cammino, gli riusc come in s ogno. Sono parole autobiografiche, senza dubbio, queste di Benjamin. Il punto in terrogativo sull amicizia di Brod, con cui si chiude la lettera, vorrebbe allude re a ci che il destinatario non poteva essere che sforzarsi di essere con "fervor e". Dunque manifestamente falso che Benjamin dichiarasse di non capire il signif icato e il valore della scelta di Kafka riguardo a questa amicizia. Infine, a saldo ci che tutti sanno: l opera di Kafka contrassegnata in senso rigi damente negativo (cio con forte nostalgia del positivo), quindi Benjamin inserisc e tra parentesi una valutazione valida per tutto il secolo e non solo per il pra ghese: "la sua caratterizzazione negativa sar verosimilmente sempre pi fruttuosa d i quella positiva" (perch il positivo il falso per eccellenza).

3. In "I testamenti traditi" di Milan Kundera, la parte nona - "Questa non casa su a, mio caro" - parla, come anche diffusamente altrove, di Kafka e di Brod. "Ai m iei occhi Max Brod rimarr per sempre un mistero", scrive. Brod, con grande dedizi one, si era messo al servizio dei due maggiori artisti cechi, Kafka e Janacek, v issuti nel paese di Kundera, ed egli dice di provare sgomento per l insufficienz a dimostrata dalla comprensione di Brod. "Non riesco a capacitarmi che ci si stu pisca tanto della (supposta) decisione di Kafka di distruggere l intera sua oper a". Kundera dice che l opera potrebbe non piacere pi al suo autore, oppure piacer gli l opera e non il mondo, oppure che l autore potrebbe essere motivato dalla c ertezza interiore della ineluttabile incomprensione di essa. Ma per Kafka non si tratterebbe di questo. Brod, nella "Postfazione alla prima edizione del Process o", aveva scritto che Kafka gli disse di bruciare i propri scritti e che lui, al trettanto sinceramente, gli avrebbe risposto che non l avrebbe fatto. Kundera sp iega che la richiesta di Kafka era perfettamente giustificabile, e che se avesse potuto distruggere da s le proprie carte l avrebbe fatto, ma non gli era possibi le, quando avrebbe dovuto farlo effettivamente, perch si trovava in sanatorio. Ka fka inoltre non voleva distruggere tutto, perch in una lettera, trovata in un cas setto, insieme ad altre carte, dopo la sua morte, scritto che lui considerava va lidi "La condanna", "Il fuochista", "La metamorfosi", "Nella colonia penale", "U n medico di campagna", "Un digiunatore" e pure "Meditazioni". In sostanza tutto ci che aveva pubblicato. Dunque Kundera sottolinea che Kafka non ha nulla a che v edere con la leggenda dell autore deciso a distruggere la propria opera. Sicuram ente vero. Ma perch Brod avrebbe sbagliato a salvare tutto il resto? Kundera lo s piega dicendo che si tratta della "divulgazione dell intimit altrui" per uno scri ttore come Kafka, la cui indole schiva, Max Brod conosceva bene. L aver oltrepas sato la soglia del privato, non appena diventa abitudine e regola, ci ha fatto e ntrare "in un epoca in cui la questione centrale la sopravvivenza o la scomparsa dell individuo". Kundera pone a sproposito la questione, per via di un dubbio c he stato spazzato via. Comunque sbaglia la mira quando scrive che ai suoi occhi "l indiscrezione di Brod non ha scusanti". Brod non ha mentito a Kafka, e Kafka non era indifferente alle sorti delle sue carte. Voleva essere disobbedito, perc h voleva essere dispensato dalla responsabilit riguardo ci che aveva scritto. Non s i scrive qualcosa che si ritiene sia spaventoso senza conseguenze. Per questo si affida all amico il destino delle carte, sapendo che lui tradir la consegna risp ettando l intendimento. L autodistruzione delle carte non avvenne, e questo l essenziale. La timidezza d i Kafka doveva essere bilanciata dalla tranquilla impudenza dell amico. Kundera imputa a Brod la pubblicazione della "Lettera al padre", invece di rendergli mer ito. Kundera immagina un parallelo tra la vergogna di K. nel finale del "Process o" e quella di Kafka nel sapere pubblicate le sue cose segrete. Brod avrebbe sve rgognato Kafka rendendo pubblici i suoi diari, la sua corrispondenza e i suoi st essi romanzi, ma la stessa similitudine della vergogna non sarebbe stata immagin abile senza il "tradimento" di Brod, perch solo questo "tradimento" ha liberato l autore dalla vergogna che l assillava. Il "tradimento" di Brod era la massima aspettativa di Kafka. Solo il "tradimento " poteva assecondare la realizzazione di un progetto che non ammetteva che una v ia. La devozione non ha avvantaggiato Brod, ma Kundera lo denigra con quella dis involtura con cui si umiliano gli stupidi, per i quali la "devozione" deve esser e sentita come un male minore rispetto al sentimento opposto. Bertolt Brecht Kleines Lied 1. C era una volta un uomo

che cominci a bere a diciotto anni e cos in fondo fin : Crep a ottant anni chiaro come il sole, perch. 2. C era una volta un bambino crep molto in fretta a un anno, e cos in fondo fin. Non beveva: chiaro e mor a un anno. 3. Da ci potete comprendere che l alcool non fa male. La canzone di Orfeo alle sirene (Rilkiana) L infanzia profonda e promettente, si fa - poi - silenziosa dalle radici? Ci che nella morte ci allontana non rivelato? Siamo sempre sospinti. Ma il passo del tempo non che un inezia che sempre permane. Quello che si sottrae pi tuo. Timorosi desideriamo un sostegno, noi troppo giovani per l antico e troppo vecchi per ci che non mai stato. La dolcezza del pericolo che matura sa che abbiamo tempo. Solo la morte silenziosa sa che siamo e qual il suo guadagno, quando presta. Se una volta era gioia non era di nessuno. Cosa c di reale in questo? Che desidera il mutamento? Ci che si chiude nel restare gi irrigidito. Lo spirito progettante che governa la terra niente ama pi del punto di svolta. J. L. Borges Ariosto e gli arabi Nessuno pu scrivere un libro. Perch un libro ci sia veramente, si richiedono l aurora e il tramonto, secoli, armi e il mare che unisce e separa. Cos pens Ariosto, che al piacere

lento si diede, nell ozio di camminate di chiari marmi e pini neri, di tornare a sognare il gi sognato. L aria della sua Italia era colma di sogni, che con le forme della guerra che in duri secoli affatic la terra ordirono la memoria e l oblio.

I suoi idoli e gli eserciti il duro sassone sopra i campi d Inghilterra dilat in affrettata e turpe guerra e di quelle cose rest un sogno: Arturo. Dalle isole boreali da cui un cieco sole offusca il mare, arriv quel sogno di una vergine addormentata che il suo padrone attende, entro un cerchio di fuoco. Chiss se dalla Persia o dal Parnaso venne quel sogno del cavallo alato che per l aria il mago armato sprona e che s immerge nel deserto occidente. Come dal cavallo del mago Ariosto vide i regni della terra solcata dalle feste della guerra e del giovane amore avventuriero. Come attraverso della tenue bruma d oro vide nel mondo un giardino che i suoi confini dilata in altri intimi giardini per l amore di Angelica e Medoro. Come gli illusori splendori che all Indostan fa intravedere l oppio, passano per il Furioso gli amori in un disordine da caleidoscopio. N l amore ignor n l ironia e sogn cos, con pudore, il singolare castello nel quale tutto (come in questa vita) una falsit. Come a tutti i poeti, la fortuna o il destino gli diede una sorte rara; andava per le vie di Ferrara e allo stesso tempo andava sulla luna. Scoria dei sogni, indistinto limo che il Nilo dei sogni lascia, con essi fu tessuta la matassa di questo risplendente labirinto, Di questo enorme diamante nel quale un uomo

Una legione d Aquitania cos nacque e del corno

che si perse nelle valli cadde in un imboscata; quel sogno di una spada che chiama a Roncisvalle.

pu perdersi fortunosamente per ambiti di musica indolente, pi in l della sua carne e del suo nome. L Europa intera si perse. Per opera di quella ingenua e maliziosa arte, Milton pot piangere di Brandimarte la fine e di Dalinda l angoscia. L Europa si perse, per altri doni diede il vasto sogno alla famosa gente che abita i deserti dell Oriente e la notte riempita di leoni. Di un re che consegna, allo spuntare del giorno, la sua regina di una notte all implacabile scimitarra, ci racconta il dilettevole libro che il tempo ammalia ancora. Ali che sono la brusca notte, crudeli artigli dai quali pende un elefante, magnetiche montagne il cui amante abbraccio spezza i vascelli. La terra sostenuta da un toro e il toro da un pesce; abracadabra, talismani e mistiche parole che nel granito aprono caverne d oro; questo sogn la saracena gente che segue le bandiere di Agramante; questo, che vaghi volti con turbante sognarono, si impadron dell Occidente. E l Orlando ora una sognante regione che allarga inabitate miglia di indolenti e oziose meraviglie che sono un sogno che gi nessuno sogna. Da islamiche arti ridotto a semplice erudizione, a mera storia, sta solo, sognandosi. (La gloria una delle forme dell oblio.) Dal cristallo gi pallido l incerta luce di una sera di pi tocca il volume e un altra volta ardono e un altra si consumano gli ori che si vantano dalla copertina. Nella deserta sala il silenzioso libro viaggia nel tempo. Le aurore rimangono indietro e le notturne ore e la mia vita, questo sogno affrettato. In autentica paura Premessa agnoseologica. Nessuna teoria insostituibile da un altra di cui sia la contraffazione. Questa v

erit non pi delle altre. La moralit del comunismo la condizione della sua inesisten za. L amoralit del comunismo la condizione identica alla precedente. La lingua ba tte su una nota dell inconscio? O solo umorismo involontario? L inconoscibilit de lle conseguenze non tale perch in attesa delle nostre decisioni, n la nostra indec isione dovrebbe volonterosamente soggiacere a una presunta inconoscibilit degli e rrori da cui nasce. La presunzione della critica non mai dipesa dal grado di ade renza di essa alla realt di cui si faceva interprete nel ruolo pi congeniale, tutt al pi ha saputo rammaricarsi di non discostarsene abbastanza da non esserne preg iudicata. L impensato che la critica si sforzata di raggiungere coinciso con il punto di partenza della teoria critica, senza dubbio non accorgendosi che di imp ensato non poteva trattarsi, e dunque che ci equivale ad ammettere che non poteva essere che la constatazione che la dialettica dell illuminismo non era stata su perata dalla trialettica dello spettacolo. La deriva non aveva portato avanti ch e la disillusione sui presupposti del superamento. L etica e l emotivit non fanno passi da gigante, anche se mai qualcuno ha detto che siano immobili, pi del giud izio almeno. La mistificazione inerente alla critica, non un pericolo o una devi azione, ma la sua vocazione. * Siamo in ritardo ma tanto peggio! Mordiamo i morti e facciamo ai vivi impossibil i segnali, cui tuttavia attribuir un senso nettamente negativo. La battaglia infu ria...Ma noi lasciamo qui le nostre insegne di cani... Jean-Pierre Duprey La critica radicale non ha mai avuto, in realt, un fine pratico comprensibile, da to che non stata mai capace di formularne uno senza contraddirsi. La noia sar con trorivoluzionaria, ma i teorici non sono meno noiosi di quanto siano mistificato ri. La banalit delle loro pratiche non maggiore delle pretese dietro cui nascondo no la nullit pratica di ci che esibiscono. L assenza di un obiettivo non il nulla di fronte alla miseria della realt di chi vantava pienezze di piaceri ininterrott i e sterminati, ma la sua sostanza. Sbarazzarsi di tutti i luoghi comuni della panacea del comunismo e di tutto ci ch e surrettiziamente utopico vi nel pensiero critico il primo conseguente passo. Riportare il pensiero critico nel processo di descrizione del presente, in cui l e sue manifestazioni hanno lasciato l unica traccia degna di interesse, per quan to dietro ogni descrizione vi sia un punto di vista dal quale la prospettiva del superamento prende senso. Non credere di essere esclusi dalle conseguenze dello spettacolo del ritorno del politico. La critica radicale, etimologicamente, deve ritornare ad occuparsi della vita qu al , senza sperare in niente al di fuori di ci che irragionevolmente disperato, da to che la falsit la dimensione costituente della realt. Di ci che la vita ci rende consapevoli pi il tempo, per un affinamento naturale, c he l intelligenza, per cui se l adolescenza ha misurato la sua debolezza sulle p retese della critica radicale, da molto pi tempo si staglia ai nostri occhi l opp osta posizione in cui si ritirato l inganno. Il discorso dello spettacolo: il nostro dilagare sar per sempre incontenibile, pe r quanto le parole per sempre non significhino nulla; il discorso della critica: la nostra fragilit, sappiamo che non indistruttibile, il silenzio, senza imbaraz zo, ci conosce. La nihilazione la soglia dalla quale lo spettacolo entrato nello spettacolo dell a fine interminabile. Alla critica non riservato niente, come nelle migliori occ asioni che le sono capitate. La costituzione positiva della critica radicale, nella dimensione spettacolare d ella falsit, si presenta nella pratica dell abbandono definitivo dell eccezionali t pseudoartistica. Non difenderti dalle nostre chimere, ha detto la critica a chi la abbracciava, p erch non lo sono, non proteggerti dall inganno con cui ti nascondo a te stesso, p erch sostengo di essere trasparente al tuo giudizio. Io amo il capovolgimento con il quale ti rendo strumento di ci che non sappiamo.

Observatoire de Tlologie Sulla storia A) Definizione della storia Qui e ora comincia la storia. Lo spontaneo, l immediato, il presente sono l iniz io della storia. Il passato una prefazione, che, come tutte le prefazioni scritt a dopo, a cose fatte, nell avvenire, nella riflessione, nella mediazione. Il pre sente comincia la storia, e il passato d del tempo a questo inizio. Questo movimento il movimento determinante della storia: il passato una proiezio ne del presente, il passato comincia nel suo avvenire, il presente, e non l inve rso. La storia una progressione verso l origine. Questa concezione dialettica de lla storia non nuova, poich Schiller ed Hegel la insegnavano correntemente. Ma il positivismo materialista ha imposto dopo agli spiriti un altra prospettiva dell a storia e del tempo: l inizio della storia posto in basso e dietro; il presente il punto pi elevato e il pi avanzato; e l avvenire il seguito, come in una linea punteggiata, di questa scala regolare, infinita e immutabile. In questa progress ione per piani si disegna la sintesi vettoriale della visione del tempo veicolat a dalle religioni cristiana e musulmana: mentre per i cristiani il passato dietr o e l avvenire davanti, per i musulmani la progressione nel tempo verticale, il passato sotto e l avvenire sopra. Cos, la scala trionfale del positivismo economi co soddisfa entrambe queste due visioni nei momenti senza storia, e le delude al trettanto nei momenti in cui, all improvviso, gli esseri umani la fanno. L inizio della storia, il presente, dunque sempre lo stesso, e sempre cangiante. Ogni nuovo inizio della storia corregge in apparenza giacch trasforma in realt tu tto il tempo conosciuto. La notte dei tempi, l origine del tempo, da realizzare. Vale a dire che il presente sta per produrre l esordio alla sua fine. In questo avvenire in cui il presente, l inizio della storia conterr interamente il passat o, esso conterr interamente l avvenire. La fine della storia come fine del tempo logica a condizione che la storia cominci qui e ora. Tuttavia, la storia non , co me lascia supporre il suo inizio, una successione di inizi ciascuno dei quali an nulli il precedente. Al contrario, dato che ogni particolare inizio storico, ogn i presenza attuale della storia, contraddice la totalit precedente, a sua volta c ontraddetto dalla totalit, questa generalit di cui la storia il movimento delle de terminazioni. Nel tempo stesso in cui questa divisione rivela la novit, il nuovo inizio della storia a tal punto impregnato del passato che ne sembra il risultat o. Ci accade soltanto quando la novit che rivela questa brutale divisione nel temp o trasforma tutto il passato, quando l unit del particolare inizio storico e dell a totalit precedente si realizzano nel loro superamento, come determinazione dell a totalit derivata dalla sua divisione. Ma, qui e ora, mai questo movimento si co mpie in una simile semplicit astratta e teorica. Poich in verit qui e ora prima di tutto la negazione di un movimento astratto che sarebbe infinito. Tutto nella st oria singolare. La storia pu anche essere considerata, da coloro che vogliono cog lierla nel momento in cui appare, come la singolarit delle singolarit. Quindi , la negazione dell eternit la prima negazione che proviene dal presente c ome inizio e fine della storia. La storia disputa, qui e ora, non felicit. I peri odi di felicit vi sono presenti come pagine bianche, se per felicit si intende la felicit religiosa, la felicit positivista, la felicit economicista, la concordia pr iva di discordia. La storia un conflitto. E un conflitto sul suo stesso obbiett ivo e, di conseguenza, nei suoi intervalli, sui mezzi con cui pervenirci. Per qu esto qui e ora diviene innanzitutto negazione dei principali presupposti concern enti la storia. Sarebbe possibile fornire qui e ora una definizione di storia. Ma giustamente qu esta sarebbe l opposto del suo concetto, che la rivelazione negativa di ci che se ne dice, di ci che se ne crede, di ci che ne alienato. Una definizione affermativ a coabiterebbe tranquillamente tra le altre, qali che siano la sua negativit, la sua giustezza, la sua forza. La situazione storica oggi impone di unificare l af fermazione della storia nella negazione delle sue affermazione separate.

1) La storia una Questa esigenza ha come conseguenza immediata una prima affermazione cos inusitat a nella nostra epoca da non poter apparirvi che estremamente ridicola o esagerat amente rigorosa. E proprio l affermazione dell unit della storia contro la molti tudine di affermazioni contrarie: non c che una storia. Questa banalit sostenuta generalmente quanto il suo contrario, e per di pi, certo, dalle stesse persone. D i fronte alla confusione crescente sui concetti, di primaria importanza oggi sos tenere con la pi inflessibile intransigenza l affermazione della storia come tota lit. La storia unica. Ehi, ci sono diverse umanit? Concretamente, questo significa che c gi falsificazione a parlare di storia del X VIII secolo, di storia di Parigi, di storia del corpo umano, di storia del mio v icino, di storia di un tavolo o di storia della libert. Raccontare una storia un abuso linguistico, una deviazione pauperistica, in cui uno dei significati secon dari confessa questa impresa: dire una menzogna. Beninteso, tra una storia e la storia, si tratta piuttosto di omonimia che di sinonimia. E se tutto il mondo ne fosse cosciente e distinguesse senza esitazioni tra una storia separata e la st oria, che sopprime la separazione e che contiene tutte le storie separate in qua nto separate, non sarebbe necessario proseguire oltre. Ma gli storici di profess ione, che dovrebbero essere chiamati nemici della storia, non contenti di applau dire ogni storia separata, sono arrivati a ideologizzare le separazioni nella st oria secondo le loro specializzazioni. Definiscono questa giustificazione della loro abdicazione, la pluralit della storia. Pluralit una scorciatoia per dire demo crazia tra i servitori della democrazia cosiddetta occidentale. Pluralit divenuto uno slogan, uno slogan morale, come per esempio la tolleranza, che contiene un anatema: coloro che obiettano a questa o quella pluralit sono dunque dei totalita ri, supporters di qualche tirannia, nemici di ogni democrazia. Questi intellettu ali del genere Tersite sono cos poco contraddetti, sia per disprezzo, sia per apa tia, sia per ignoranza, che le loro concezioni contro la storia si sono oggi ins inuate pressoch unanimemente. Ma ci che meglio sostiene il miserabile commercio di questi che svendono a pezzi sciolti, staccati, quello che trapela in ogni stori a separata, sia per far addormentare i bambini, sia a edificazione degli adolesc enti, sia per ingannare i loro genitori, sia per stuzzicare i vecchi, cio la stor ia presente, sia sotto forma di traccia di un passaggio fugace, sia nell organiz zazione della sua assenza. In effetti, la determinazione pi paradossale della sto ria che l assenza di storia sia storia. Cos, tutto storia. Ma i nemici della stor ia sono coloro che alimentano l amalgama tra l altero concetto del tutto e il su o contrario, qualunque cosa, non importa quale. Per loro, qualunque cosa, non im porta quale, storia. Tra assenza di storia e storia non c pi differenza. In realt, l assenza di storia una determinazione semplice della storia, come loro unit, ch e la loro verit. Ma le determinazioni dell assenza di storia non sono determinazi oni della storia. Ora queste determinazioni dell assenza di storia, elevate nell a separazione e nell indifferenza al rango di determinazioni della storia, non s oltanto dai valletti della corporazione degli storici autonominatisi tali ma dai valletti di tutte le altre corporazioni, autorizzati dall esempio, finiscono di nascondere l unicit della storia in questa sodaglia, in questa prostituzione. Il miglior esempio di un conflitto pratico tra gli umani che non sia che indiret tamente storico la guerra del 1939-1945. Questa guerra, detta mondiale, non che una conseguenza della disputa storica del 1917-1921, la lontana repressione del partito sconfitto in quel dibattito, che ha ha avuto tanta ampiezza quanto lonta no. Ma proprio nel 1917-1921 che ci fu un dibattito sull umanit, e non nel 1939-1 945, quando non ci fu che un esecuzione delle conseguenze, cio un dibattito all i nterno del partito che aveva vinto. In seguito questo partito ha cercato di sost ituire le sue dispute alle dispute che ci sono nel mondo, la sua storia particol are alla storia generale dell umanit. La falsificazione aggravata nell esempio de l 1939-1945 dall amalgama consistente nel far credere che l avvenimento che prod uce l impressione pi forte sia il pi importante. Dopo la guerra del 1939-1945, che dunque rimasta l avvenimento pi importante del secolo per la schiacciante maggio

ranza di coloro che stanno per uscirne, questa tecnica che si generalizzata stat a uno dei pi potenti divisori della storia nell intelligenza del partito battuto nel 1921 e dissanguato nel 1945. La storia come totalit generalmente percepita come un mito. La piccolezza contemp oranea ha abdicato in pratica davanti alla grandezza dell oggetto, sebbene, cos c ome essa confonde il suo inizio e la sua origine, essa svaluta poveramente la st oria come unit delle storie separate facendola cominciare ... con una S maiuscola . In pi si tratta di una vera alienazione della logica che appiattisce la storia "universale" in un altra storia particolare di pi: oggi esclusivamente dal partic olare che si astrae il generale e non pi dal generale che si determina il partico lare; dall avvenimento che si induce la storia e non dalla storia che si deducon o le esigenze e gli imperativi che fanno s che un avvenimento la riveli o no. La storia reale un tutto di cui la ricchezza e il senso non stanno nella quantit del le determinazioni, ma nel loro rapporto con il tutto e che per la brevit e il car attere straordinario delle sue manifestazioni ne esclude quasi tutti gli individ ui, e gli altri pressoch tutte le volte. Essa ha un inizio e una fine e un conten uto in movimento: ci sia o non ci sia storia nella libert, in un tavolo, dal mio vicino; ci sia o non ci sia storia nel corpo umano, a Parigi o nel XVIII secolo. Tuttavia, l inizio della storia posta come totalit, che ci possa essere o non ess ere in ogni istante, prima di tutto ogni novit, indeterminata, per l umanit. Ma la novit ci che si oppone alla totalit esistente, la rivoluziona. E adesso l induzio ne che necessaria per determinare la totalit, nuovamente. E cos che dalla totalit nuovamente concepita si deduce, come determinazione della storia, la novit che, d urante l operazione, smette di esserlo. Ma non c niente di pi ingannevole di una novit che sparisce cos presto! Niente di pi comune dell ignoranza, che vieta cos spe sso di scoprire ci che nuovo perch permette di supporre nuovo ci che non lo ! Niente , infine, di pi limitato in genere della coscienza individuale, che rifiuta quasi sempre di concepire la totalit cambiata anche quando ci che la fonda si rivela ro vesciato! Tanto pi che se la coscienza individuale non afferra il movimento stori co come novit, il movimento storico che afferra gli individui come anticaglia sen za coscienza. Giacch ogni momento storico immediatamente dibattito tra novit e tot alit dove coloro che tacciono e coloro che arrivano in ritardo sono esposti a tut to il disprezzo a tutta la severit. 2) La storia una attivit Come la storia il dibattito sulla novit, la prima novit che la storia rivela la no vit del dibattito. Ai tempi di Erodoto e di Tacito, l indagine sugli avvenimenti appariva come la base necessaria di questo dibattito. Tra coloro che dirigevano questa indagine, che furono chiamati storici, e coloro che ne apprendevano lo sv olgimento, figuravano coloro che dirigevano questo dibattito universale. I loro scritti, che costituivano la memoria degli avvenimenti passati e la legge degli avvenimenti futuri, erano rispettati quanto il dibattito stesso, che precede o c onclude l azione. Per disgrazia l umanit, che sia o no istruita sulle indagini de l passato, non ne ha mai tenuto conto dato che l azione supera la parola nei mom enti decisivi di una disputa. Generalmente questo disprezzo attribuito alle pass ioni che sollevano cos furiosamente dei dibattiti tra gli uomini. La contraddizio ne tra l emozione vissuta e l emozione descritta e giudicata ha escluso gli stor ici antichi dal dibattito di cui hanno restituito solo un riflesso. Giacch il ver bo gi non pi il predicato del dibattito. Giacch lo spirito gi regna sulla coscienza ma non la coscienza sullo spirito. Giacch diviene gi visibilmente falso dire che l a storia inizia con la scrittura. Nelle sue "Lezioni sulla filosofia della storia" Hegel permette un bizzarro comp romesso: la storia sarebbe fatta sia da coloro che la raccontano che da coloro c he la fanno. Essendo la storia il movimento dello spirito, coloro che ne trasmet tono coscientemente le determinazioni, gli storici, contribuirebbero alla storia quanto i conquistatori e i fondatori, che ne forniscono, in qualche modo, la so stanza. E notevole non tanto l imbarazzo di dover giustificare il ruolo determi nante di coloro che narrano la storia quanto la constatazione, gi tanto allontana

tasi dagli antichi, che la storia, il dibattito spirituale dell umanit, pu essere condotto da altri che non sono coloro che la redigono. Il mondo di Hegel gi un mo ndo di dispute dove la parola, anche quella utilizzata da Hegel, riconosciuta es sere nient altro che un mezzo del dibattito. Oggi, la prima novit del dibattito, le cui conseguenze sono incalcolabili, confer ma il movimento che si vede indicato all epoca di Hegel: il dibattito pratico e pratico soltanto. Gli uomini veramente non disputano pi a parole. L ancestrale co stume di sanzionare una disputa con una parola, di dichiarare una guerra o di st abilire un trattato di pace, scomparso. Gli uni utilizzano le parole come un arm a molto particolare, per paralizzare o disorientare; gli altri, la maggior parte , incapaci di servirsi delle parole senza sprofondarvi o inciamparvi, ne sono se mpre pi estranei. Perfino tra i banditi e gli analfabeti, il rispetto per la paro la si allenta. E cos che una nuova espressione, delle nuove espressioni, gi si es primono. Beninteso, la novit qui non che la storia sia pratica e pratica soltanto , e che il fatto di raccontarla, di commentarla, di analizzarla non la storia ma semplicemente una pratica di collegamento, subordinata alle altre come lo stato maggiore subordinato al generalissimo, ma che all epoca di Hegel, di Tacito, di Erodoto era gi la stessa cosa. Fare la storia il miglior modo di raccontarla. Inversamente a ci che la pratica della storia rivela, i deliri degli storici attu ali: per loro, solo gli storici fanno la storia. La storia diventata una materia . E questa materia scolastica. La storia una scienza sociale, cio un certo numero di specialisti salariati che ritagliano il passato davanti a un certo numero di studenti. Nella presente disputa dell umanit, coloro che si definiscono storici non hanno neanche la funzione di stato maggiore al servizio di uno dei due parti ti, ma quella di un arma paragonabile pressappoco a quella della seppia: schizza no inchiostro per impedire la visibilit. Ecco qui qualche opinione di uno degli i nnovatori pi ammirati di questa setta d insetti, Fernand Braudel: "Per me, la sto ria la somma di tutte le storie possibili - una collezione di mestieri e di punt i di vista, di ieri, di oggi, di domani". Tutto ci che uno qualunque afferma che sia storia pu aggiungersi alla storia; la storia un lavoro di specialisti, non l attivit di tutta l umanit; non ha importanza quale collezione di punti di vista vi si incolli, si lo stesso invitati a dare credito all avvenire, cosa che non di certo pi rischiosa di dare credito a Braudel. "Siamo contro l orgogliosa parola u nilaterale di Treitschke: Gli uomini fanno la storia. No, la storia fa gli uomin i e forgia il loro destino." Per rispondere alla prima met di questa inversione r etorica per studenti, se non sono gli uomini che fanno la storia, chi ? E per ris pondere alla seconda deploro semplicemente che, se la storia fa gli uomini, essa disgraziatamente si sia lasciata sfuggire Braudel nel suo passaggio. Infine cos cambiato tra il 1930 e il 1950 nel Bordello intellettuale al quale la storia si ridotta? " (...) l opera eclatante di Ernest Labrousse, il contributo pi nuovo a lla storia degli ultimi vent anni." Stupidaggini come la Comune di Barcellona e la doppia insurrezione di Varsavia, per non citare che quelle, in un periodo tri ste quanto Labrousse. Non meraviglia che coloro che fanno la storia, quelli che la praticano, come attivit generica degli uomini, non ci pensino proprio ad appro priarsi del titolo, divenuto ripugnante, di storico! Cos, i nemici della storia, che pretendono di congelarla in una specialit scienteuse [cos nel testo originale] , adempiono alla loro funzione, di cui non hanno pi coscienza, nel dibattito di o ggi: separare la storia come attivit, ed anche come possibile, dalla coscienza de i suoi attori, anch essi potenziali. 3) La storia una attivit presente Dopo aver propagato come prima impressione che la storia non una attivit, e non a lla portata di tutti, lo storico di professione ne veicola questa: la storia il passato. Per quanto abbastanza poco radicata perch vaga e generica, questa idea, la pi diffusa tra i poveri, contribuisce potentemente ad annegarli nella rassegna zione. Lo stesso storico, nella sua erudizione polverosa o nel suo sapere separa to, nelle sue fissazioni libidinali che stupiscono senza attirare e raccontano s enza comprendere, e nel suo recente esibizionismo che magnifica la sua ripugnant

e vecchiezza, si intromette tra i poveri e la storia come un decadimento tempora le: la sua persona raffigura il passato. E importante qui parlare dello storico un po pi di quanto meriti, perch, volenti o nolenti, divenuto l autorit intellettuale che garantisce la perdita di coscien za storica. Lo storico, oggi, spostato dalla storia presente in proporzione al s uo spostamento dal terreno del dibattito presente. In verit, succede che degli st orici trattino degli "argomenti di attualit", ma allora vengono raggelati in mezz o ad argomenti appartenenti ad un passato che hanno freddato. Cos come contribuis cono a raffreddare l attualit. Queste sterili comunelle con il presente agiscono, secondo un luogo comune, come delle eccezioni, molto rare, che confermano la re gola: la storia il passato. Mai, nel loro lavoro sul passato, gli storici tentano di servirsene per trasform are il presente. Al contrario, la storia, essendo esclusivamente il passato, con ferma il presente. Poich il primo risultato della storia esclusivamente passata c he la storia non presente, esclusa dal presente. Dopo aver spiegato con la loro attivit che la storia non una attivit, gli storici spiegano con il loro ritardo ch e la storia un ritardo. Questo risultato rafforzato da un fatto che non viene es presso: evidentemente, ogni povero, compreso ogni storico, sa bene che oggi la s toria c , indipendentemente dalla professione: ma questa la teoria! Nella sua pra tica il povero, compreso lo storico, verifica quotidianamente il contrario, e al trettanto bene lo afferma: la storia non c pi. Senza poterla esprimere, questo po vero ha la vaga sensazione che si trova volta a volta al di qua e al di l della s toria, nell infinito. Rinunciando a cambiare il mondo, si persuade che il mondo non cambia, non cambier pi. Cos gli molto pi difficile identificarsi con gli attori della storia passata. Gli storici, a seconda della loro parrocchia, impongono l uno o l altro modello il c he ha come conseguenza di giustificare il povero nell angustia senza progetto de lla sua sottomissione: che gli siano mostrati dei personaggi celebri nel loro qu otidiano e nella loro miseria in maniera che il nostro spettatore si convinca ch e gli attori della storia erano poveri quanto lui, cosa che lo blandisce, o che almeno sia cos ricco da non aver niente da fare; o che gi dal passato pi remoto fos sero i concetti astratti a far girare il mondo; qualsiasi cosa facciano gli uomi ni inutile darsi da fare, o erano gi i poveri che stavano facendo la storia, nell a loro vita quotidiana e nel loro lavoro, nella loro "sessualit" e nella loro "cu ltura", anche senza saperlo, dunque inutile cambiare. In tutti i casi, niente di eccitante, niente di grande, niente di bello: niente da prendere, nemmeno in ma no. il passato non che un tempo imperfetto, in rapporto al presente. Di consegue nza meglio esistere oggi che nella storia. Nel passato, trattato com , il povero moderno, trattato com , scopre solamente che ha interesse a separare l oggi e la storia. In "1984", Orwell critica violentemente la riscrittura permanente del passato. A questa pratica stalinista si oppone il credo dell ideologia dominante oggi, il principio di una storia obiettiva, di un passato di cui sarebbe possibile in qua lche modo fissare i termini in maniera definitiva. Al contrario, il passato non viene soltanto ripensato, ma si scopre e di conseguenza si modifica alla luce de l presente. il dibattito sull umanit cambia costantemente argomenti, verbo, campi di battaglia, armi, protagonisti e prospettive, e dunque metodi e mezzi d osser vazione, ma anche per esprimere il passato, tutti necessariamente soggettivi. Ci che differenzia questa riscrittura del passato da quella criticata in "1984" che quest ultima poliziesca. Distrugge e proibisce quelle che l hanno preceduta, il che ci che denuncia giustamente Orwell come eccesso di menzogna, come annientame nto della storia; mentre la riscrittura della storia passata, che necessaria al partito che fa la storia, il confronto costante di tutte le contraddizioni della sua operazione, del passato e del presente, della conoscenza e dell ignoranza, della novit e del suo superamento. Sia reazione alla trasformazione della storia in passato, sia volont di ricondurr e il paradiso sulla terra, dopo Marx, la teoria pi radicale avanza l idea che noi saremmo ancora nella preistoria. La storia sarebbe l avvenire, unicamente l avv enire. Finiamola con la preistoria qui e ora. La preistoria un invenzione degli storici per marcare la differenza qualitativa con l epoca in cui non esistevano

ancora degli storici, dislocata da Marx per marcare la differenza qualitativa tr a la societ comunista realizzata e la nostra. In tutti e due i casi la preistoria il tempo che precede la padronanza del dibattito dell umanit sull umanit. poich la nostra epoca rivela che la scrittura non la condizione sine qua non di questo d ibattito, nulla prova ancora che sia mai esistita un epoca senza dibattito sull umanit; mentre tutto lascia supporre che il momento della padronanza di questo di battito sar il suo silenzio finale. E per questo che il dibattito imperfetto e i ndistinto che ha luogo qui e ora davvero tutta la storia. Trasporla nell avvenir e veicola la stessa concezione del confinarla nel passato: la credenza in un tem po eterno. Per gli uni, non c pi storia, il presente eterno, per gli altri, non c ancora storia, l avvenire eterno. Per entrambi, il tempo eterno la felicit, ed l che si realizza l uomo totale. Per conto mio, non sono credente. La storia ha un a fine, l umanit anche, e non ci sar mai l eternit. 4) La storia un gioco La storia il momento pi breve immaginabile, ora. E la storia tutto il tempo misur abile dell umanit. Questa estensione impressionante, che pare infinitamente grand e, non esiste che in un istante che pare infinitamente piccolo. Da queste due gr andezze contraddittorie, la storia trae la sua gravit e l inesauribile ricchezza del mondo, uno scoppio di risa in mezzo a un corteo di miserie. La fine della storia, la realizzazione dell umanit, il fine della storia. La real izzazione della vita individuale non diversa dalla realizzazione della storia: d ato che nessuno nessuna vita individuale si ancora realizzata. Il bisogno di que sta realizzazione simultanea dell individuo e della specie contiene, esso soltan to, la soddisfazione definitiva chiamata felicit. Ma la felicit non che un idea no n verificata, un fine indeterminato. Ma questo scopo tuttavia che rende identica ogni grandezza alla sua vita, e attira gli esseri umani come un amante, che, pe r il momento, ancora al di l della loro vita. Il loro fine il solo vero bisogno c he li fa vivere. E un bisogno che propriamente non fatto che dal contrario del bisogno. Altrettanto la realizzazione della storia , a sua volta, bisogno dell in dividuo e dell umanit. E il bisogno che contiene e fonda tutti gli altri. La glo ria l impronta con cui la storia marca coloro che se ne impadroniscono. Nella no stra epoca, la poca stima per la gloria, la stessa scarsa gloria misurano la vas tit della rassegnazione dell umanit nel realizzarsi. Coloro che ambiscono alla gloria, coloro che sanno o vogliono fare la storia, sa nno pure che la storia un gioco. Per gli altri, che ne sono i pedoni, la storia una successione di catastrofi: la storia il dibattito di cui sono il bavaglio, l a disputa di cui sono il tampone, la guerra di cui sono i cadaveri, l abbraccio di cui sono il divieto. I giocatori che conoscono questo gioco estremo che va al di l della loro vita sanno che loro stessi dovranno andare al di l di s stessi; e, probabilmente, questo non baster. Invece di scoraggiare, questa esigenza smisura ta attira. Non enumerer le qualit che servono per vincere, giacch servono tutte. Vo glio semplicemente far capire che lo scopo la vittoria: che la storia sia corta! I nemici della storia dicono: che la storia sia lunga; ed anche: che la storia s i fermi! Questo gioco assoluto il gioco per padroneggiare la totalit, che apparti ene all umanit intera, ma anche il conflitto dell umanit divisa. In effetti, ci che rende assoluto il gioco che non vi sono altre regole oltre a quelle, tutte e se mpre effimere, che si danno i partecipanti. Il sacro una regola del gioco profan o, l infinito il labirinto dell illusione nella storia, l assoluto stesso non ch e la regola implicita di porre delle regole esplicite. La storia infine per la vita ci che il quotidiano per la sopravvivenza, la misura del suo tempo. Il gioco l attivit generica dell uomo, in cui l intelligenza l un it di cuore e di cervello. Nel suo bisogno di praticare il gioco, la storia, l es sere umano incontra la necessit come miseria, come accidente, come alienazione de lla sua intelligenza. La nostra epoca completa il mondo rivelando il lavoro come opposto del gioco, la necessit come opposto della vita, il quotidiano come oppos to della ricchezza. La ricchezza non mai necessaria. L umanit pu sopravvivere senz

a storia. Gli smarrimenti del cuore e dello spirito possono andare fino all obli o del cuore e dello spirito, fino alla rassegnazione. L amore e il genio si sono rarefatti, non criticati, nell inflazione dei loro ersatz, dei loro surrogati d allo stesso nome. Nel gioco non ci sono lezioni da imparare pi che leggi rispetta bili. La ricchezza pratica, la storia, non ha come unica esigenza, limite e prin cipio che la volont degli esseri umani, cio il loro gusto del gioco e di finirla. 5) In definitiva La storia il gioco dell umanit intera e divisa, qui e ora. Ha come scopo la padro nanza e la fine dell umanit e del tempo.