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Guy Debord Le Tesi di Amburgo del settembre 1961 (Nota di servizio per la storia dell'Internazionale Situazionista) (Internationale Situationniste.

. 1958-1969. Libreria Arthme Fayard, Parigi, maggio 1997) Le Tesi di Amburgo costituiscono indubbiamente il pi misterioso tra tutti i docum enti che provengono dall'I.S., dei quali molti furono ampiamente diffusi e altri spesso furono destinati ad una circolazione discreta. Le Tesi di Amburgo sono state evocate molte volte nella pubblicistica situazioni sta, ma senza che una sola citazione ne sia stata mai offerta: ad esempio, in I. S. n. 7, alle pagine 20, 31 e 47; pi indirettamente in I.S. n. 9, a pagina 3 (con il titolo dell'editoriale Maintenant, l'I.S.); ed anche nei contributi, rimasti inediti, di Attila Kotnyi e di Michle Bernstein, in occasione del dibattito del 1 963 sulle proposte programmatiche di A. Kotnyi. Sono menzionate, senza commento, nell'Elenco delle opere citate, alla pagina 99 di Internationale Situationniste (protagonistes, chronologie, bibliographie), di Raspaud e Voyer. Si tratta in sostanza delle conclusioni, volontariamente tenute segrete, di una discussione teorica e strategica riguardante tutta la condotta dell'I.S. Questa discussione ebbe luogo durante due o tre giorni ai primi di settembre del 1961, in una serie scelta casualmente di bar di Amburgo, tra G. Debord, A. Kotnyi e R. Vaneigem che si trovavano allora sulla strada del ritorno dopo la V Conferenza d ell'I.S., tenuta a Gteborg dal 28 al 30 agosto. A queste Tesi doveva ulteriorment e contribuire Alexander Trocchi, assente ad Amburgo. Deliberatamente, con l'inte nto di non lasciar filtrare fuori dell'I.S. una traccia che potesse permettere o sservazioni o analisi esterne, nulla stato messo per iscritto di questa discussi one e di ci che si decise. Si decise allora che il semplice riassunto di quelle c onclusioni, ricche e complesse, poteva essere ricondotto ad una sola frase: L'I. S. deve, ora, realizzare la filosofia. Questa stessa frase non fu scritta. Dunqu e, la conclusione fu cos ben nascosta che rimasta segreta fino ad oggi. Le Tesi di Amburgo hanno avuto un'importanza considerevole, per almeno due aspet ti. In primo luogo perch datano la principale opzione della storia dell'I.S. Ma a nche in quanto pratica sperimentale: da quest'ultimo punto di vista, era un'inno vazione sorprendente nella sequela delle avanguardie artistiche, che fino a quel momento avevano tutte dato l'impressione di essere desiderose di offrire spiega zioni. La conclusione evocava una celebre formula di Marx del 1844 (nel suo Contributo alla critica della filosofia del diritto di Hegel). Significava in quel momento che non si sarebbe pi dovuto prestare la bench minima attenzione alle concezioni d ei gruppi rivoluzionari che potevano sussistere ancora, in quanto eredi del vecc hio movimento sociale d'emancipazione annientato nella prima met del nostro secol o; e che dunque si poteva contare soltanto sull'I.S. per rilanciare al pi presto un'altra stagione della contestazione, rinnovando tutte le fondamenta di quella che si era costituita negli anni 1840. Questo punto, una volta stabilito, non im plicava una prossima rottura con la destra artistica dell'I.S. (che voleva debol mente continuare, o soltanto ripetere, l'arte moderna), ma la rendeva estremamen te probabile. Si pu dunque riconoscere che con le Tesi di Amburgo fu decretata la fine, per l'I.S., della sua prima fase - la ricerca di un terreno artistico rea lmente innovativo (1957-61); ed anche che fu fissato il punto di partenza dell'o perazione che condusse al movimento del maggio 1968, ed alle sue conseguenze. D'altra parte, a considerarne soltanto l'originalit sperimentale, cio l'assenza di qualsiasi redazione scritta delle Tesi, l'applicazione socio-storica ulteriore di quell'innovazione formale fu altrettanto notevole: dopo aver subito, ovvio, u n rovesciamento completo. Non pi di venti anni dopo, infatti, si poteva osservare che il metodo aveva incontrato un insolito successo nelle istanze superiori di numerosi Stati. Si sa ormai che le decisioni veramente vitali, rifiutano di iscr

iversi sulle reti degli elaboratori, nelle registrazioni magnetiche o telex, e c he diffidano anche delle macchine da scrivere e delle fotocopiatrici; dopo esser e state spesso delineate in forma di note scritte a mano, sono semplicemente tra smesse a voce e la bozza distrutta. Questa nota stata scritta in particolare con l'intento di ..., chi infaticabilme nte ha corso il mondo per trovare le tracce dell'arte soppressa dell'Internazion ale Situazionista, ed anche degli altri suoi diversi misfatti storici. Novembre 1989 Guy Debord Attestazioni Guy Debord, Mmoires Seconda edizione, Jean-Jacques Pauvert aux Belles Lettres, Parigi, novembre 1993 Le rare opere della mia giovent sono state speciali. Si deve ammettere che un gus to della negazione generalizzata le univa. In grande armonia con la vita reale c he conducevamo allora. L'arte moderna era stata, ma per poco tempo ancora, critica e rivoluzionaria. Ne l mondo della decomposizione possiamo mettere alla prova ma non impiegare le nos tre forze. Molte brutte intenzioni vi trovavano delle coperture quasi onorevoli. Ho cominciato con un film senza immagini, il lungometraggio Hurlements en faveur de Sade, nel 1952. Lo schermo era bianco con il sonoro, nero con il silenzio ch e si dilatava; l'ultimo piano-sequenza nero durava da solo 24 minuti. Le condizi oni specifiche del cinema permettevano di interrompere l'aneddoto attraverso mas se di silenzio vuoto. I cine-club insorti per l'orrore gridavano troppo forte pe r riuscire a sentire quel poco che avrebbe potuto sconcertarli del dialogo. Asger Jorn mi procur, nel 1958, un'occasione per andare oltre. Pubblicai le Mmoire s che, francamente, erano composte soltanto di svariate citazioni, senza annover are una sola frase, pure breve, che fosse mia. Ho offerto questo antilibro ai mi ei amici, nulla di pi. Nessun altro fu informato della sua esistenza. Volevo parl are la bella lingua del mio secolo. Non ci tenevo molto ad essere ascoltato. Nel frattempo, nel 1953, io stesso avevo scritto, con un gesso, su un muro di ru e de Seine che la patina degli anni aveva annerito, il temibile slogan Ne travai llez jamais [Non lavorate mai]. Si creduto inizialmente che scherzassi (il passa nte che mise in salvo il documento per la storia aveva pensato di fotografare l' iscrizione per destinarla a una serie di cartoline postali umoristiche). Non ho, in ogni caso, detto il minimo di bene a proposito di quelle Mmoires, a qu el tempo. E non credo che adesso sia necessario dirne di pi. Avevo dimostrato la mia sobria indifferenza verso il giudizio del pubblico, dato che non era neppure ammesso a vedere l'opera. L'epoca di tali convenzioni non era forse superata? C os le mie Mmoires, da 35 anni, non sono mai state messe in vendite. La celebrit arr ivata dal non averle diffuse che secondo la maniera del potlatch: cio del regalo sontuoso, che sfida l'altro a restituire qualcosa di pi estremo. Persone tanto al tezzose mostrano che sono capaci di tutto, a modo loro. Queste poche precisazioni faranno notare meglio quanto ero nel giusto a riassume re cos quel periodo nel mio Pangyrique del 1989: Le nostre sole manifestazioni, re stando rare e brevi nei primi anni, volevano essere completamente inaccettabili; dapprima soprattutto nella forma e pi tardi, approfondendosi, soprattutto nel lo ro contenuto. Esse non sono state accettate. Guy Debord Ottobre 1993 Guy Debord Due lettere a Grard Gugan Grard Gugan, Un Cavalier la mer. ditions Franois Bourin, Paris, janvier 1992

Parigi, 17 novembre 1972 Caro Gugan, Un certo Daniel Denevert si rivolge a me perch vuole presentare un manoscritto a Champ Libre e perch ci avvenga rapidamente. Non ho tempo per incontrare l'autore, e tanto meno potrei acconsentire a leggere il manoscritto: cio il minimo ruolo di censura, che si tratti della qualit della scrittura o di tutto il resto. La strada pi semplice quella che vi mettiate d'acc ordo per un appuntamento. In ogni caso, questo libro certamente si inserisce in una prospettiva molto pi avanzata di quella del bordighista-revisionista di cui C hamp Libre ha recentemente pubblicato l'infelice Mouvement Communiste. Denevert ha creduto di far bene a scrivermi che scommetteva questa volta sul mio "senso della rivoluzione". Il senso della rivoluzione, ammesso che mi capiti di averlo, spero che forse sia giudicato da qualcosa di diverso delle deduzioni ca pricciose di non non si sa chi. Spero che il suo libro dimostri maggiore senso s torico. E suppongo che lei non abbia paura, giudicando dei manoscritti, di far g iudicare dai loro autori il suo senso della rivoluzione; ed editoriale. Con amicizia. Guy Debord 29 novembre 1972 Caro Gugan, Poich vero che non leggo i manoscritti di Champ Libre - e del resto nessuno pu dub itarne in buona fede, giacch fortunatamente da molto tempo che pi niente autorizza a confondermi con Vaneigem e con altri -, persister nel penoso ruolo di sottolin earle i rari difetti di alcuni libri gi stampati: nel suo eccellente Clausewitz: a pagina 25, nel quarto paragrafo, mi sembra che si debba dire "heureusement fra nchi l'Aube"; a pagina 43, nel terzo paragrafo, la data tra parentesi deve esser e il 20 marzo; infine nella prima riga di pagina 102, si dovrebbe eliminare una parentesi isolata. Ricevo le copie di una grande quantit di lettere che le indirizza il comico Denev ert. Un autore che scrive tali lettere ha almeno il merito di abbreviare conside revolmente il lavoro di un comitato di lettura. Se la coscienza che fa il prolet ario, e l'intelligenza del reale il dialettico, le astuzie miserabili e inevitab ilmente fallite di questi piccoli imbroglioni farebbero pensare che si siano con feriti un po' troppo presto questi titoli. Le invio la fotocopia di quella che , esplicitamente, una richiesta d'intervento. Si vede spuntare, tra le varie ingen ue speranze, l'argomentazione sentimentale che lui deve vivere. Ma a chi gliene importa? In amicizia Guy Debord Nota di Omar Wisyam: Le due lettere si trovano alle pagine 238-239. Gugan commenta: "Se sped una copia della sua prima lettera a Daniel Denevert, Debord si guard dal comunicargli la se conda. Non si mai troppo prudenti." Nell'indice della Correspondance di Debordi@na, anno 1972, si pu leggere: [La let tre de Guy Debord Grard Gugan du 29novembre1972 est un faux.] La lettera di Guy Debo rd a Grard Gugan del 29 novembre 1972 un falso. mile Marenssin (Jacques Baynac) Lettera a Guy Debord

18 luglio 1974 Signore, Oggi soltanto mi arriva conferma del giudizio ad hominem con cui lei ha creduto di poter sanzionare l'odioso crimine di lesa maest che mi ero concesso criticando , in un articolo, quel coso che il cosiddetto concetto di spettacolo. Dopo di ci non mi pi assolutamente possibile credere alla sua onest intellettuale. Lei un bluff, e questo comincia ad essere risaputo. I nostri mezzi ed i nostri fini non hanno, in effetti, niente in comune. Non mi appartengono n il gusto - vergognoso - del potere, n quelli dell'intrigo e della c alunnia. Non distinguerci nell'arrivismo, se non per le rispettive misure, grand e per lei e piccolo per me, quindi un'insulsaggine. Ma se lei avesse ragione, mi basterebbe il non dover affatto rischiare quel grande disastro che patiscono un pensiero e una vita di cui, a dire il vero, pi nessuno vede la necessit. Salvo, f orse, il capitale. Arrivederci dunque, pauvre lapassade. Nota di Omar Wisyam: La lettera tratta dal volume di Grard Gugan, Un cavalier la mer, Edizioni Franois B ourin, Parigi, 1992. Guy Debord a Jaime Semprun (Editions Champ Libre, Correspondance. Volume I Editions Champ Libre, Parigi, ottobre 1978) Parigi, 26 dicembre 1976 Compagno Semprun, La protesta che tu mi invii si basa interamente ed apertamente su una sequela di ipotesi stravaganti. E' veramente penoso immaginare che qualcuno possa crederne probabile, o semplicemente possibile, anche soltanto una, tuttavia ai tuoi occh i ciascuna di queste affermazioni arbitrarie sembra porre le basi della possibil it della successiva, che dello stesso tipo, e cos la serie prende una qualche semb ianza di coerenza. In effetti, al di l di alcune sottigliezze oratorie, secondo t e: 1. dirigerei in un modo o in un altro le Edizioni Champ Libre; 2. dunque avre i il dovere imperativo di farvi pubblicare sempre e comunque le opere dei rivolu zionari di tutto il mondo, altrimenti sarebbe fondato il rimprovero di nuocere a lla rivoluzione, nel caso in questione, spagnola; 3. ti odierei per delle ragion i oscure, probabilmente personali; 4. di modo che avrei deciso personalmente, o avrei preteso da altri, il rifiuto del tuo recente libro sulla Spagna, se non an che di tutti i tuoi futuri lavori, quanto meno per Champ Libre. Dir chiaramente ed in poche parole che tutte queste ipotesi, diversamente offensi ve ma egualmente insostenibili, che tu avanzi con un tono di semi-convinzione, i n cui non credo di riconoscere dello humour noir, sono integralmente false. Dunq ue necessario che le delusioni a causa delle quali ti lamenti abbiano un'altra c ausa. Non mi limiter tuttavia a questa semplice smentita, che sarebbe pienamente suffic iente in un'epoca meno irrazionale. Oggi, una concentrato cos ricco di voci sull' argomento, poich sei tu che le formuli e non un Bastid-Ratgeb o un Denevert, meri ta purtroppo una risposta dettagliata, e pubblica nella misura in cui sar necessa ria. Inoltre, innegabilmente hai il diritto di ricevere quelle spiegazioni che m i chiedi ora riguardo alla scarsit delle nostre relazioni personali nel 1975 (cre devo che quelle piuttosto semplici ragioni non ti fossero sfuggite), sebbene sia una questione che non ha alcun rapporto con tutto il resto. A parte il fatto che le tue ipotesi sono radicalmente false, trovo poco serio lo spirito che presiede al loro assemblaggio. Sai necessariamente che non ho alcun a ragione personale di essere tuo nemico. Ma ho molti nemici e non mi si mai acc usato di censurarli; neppure di praticare quella dissimulazione pseudo-sdegnosa

delle posizioni dell'avversario che si trova cos spesso nei gauchismes: del resto ho sempre considerato che, per i miei nemici, la cosa peggiore fosse che si leg gessero attentamente i loro testi. Ma tu pensi realmente che i tuoi scritti si o ppongano alle mie idee? E ammettendo che si oppongano, credi che ci mi possa dare fastidio? Comprendo altrettanto poco, ma un misero dettaglio, perch insinui che mi sarei in gannato sull'identit di Manchette. Sostengo che Manchette Jean-Pierre George, e c he i dati sui quali si basa la mia convinzione sono almeno altrettanto validi di quelli che ti hanno fatto riconoscere un altro autore, che si firmava come Fran klin. Non posso neppure accettare l'alternativa molto sommaria che presenta inizialmen te la tua lettera, e secondo la quale, poich si dice che non sono io a decidere d i rifiutare il tuo ultimo libro (straordinariamente, come dici, ma capita che lo straordinario sia alla fine la realt, pi o meno spesso, secondo il rigore del rag ionamento di coloro che costruiscono queste ipotesi), ci vorrebbe dire dunque che il rifiuto dovuto soltanto ad un capriccio di Lebovici. Non una forma argomenta tiva molto solida, quella che consiste nel presentare la ricerca della causa in un caso simile come se debba essere in blocco giocata a testa o croce tra due el ementi esterni: il giudizio di un terzo non interessato o l'alienazione mentale dell'editore. Non si dovrebbe ipotizzare almeno la possibilit che anche l'autore abbia un ruolo altrettanto decisivo ed una qualche responsabilit? Il grado di suc cesso della maggior parte dei libri frutto di un confronto di opinioni molto var iegate. A proposito dei problemi riguardo le Edizioni Champ Libre, osservo che la tua le ttera fornisce argomentazioni piuttosto stranamente mescolate tra ci che sai, ci c he sospetti, ci che altri pensano ma che dichiari, tu, di non pensare ed anche ci che degli altri ancora potrebbero, forse, immaginare. Dir dunque molto chiarament e ci che , a te e a tutti gli altri che potrebbero essere interessarsi allo stesso dibattito. Di alcuni deliri d'interpretazione che tu mi segnali (e ne conoscevo altri), cre do che si pu dire principalmente che si tratta di uno dei numerosi segni dell'irr ealt angosciata che vive la nostra epoca, questo rende possibile certamente che t anta gente, che non sa leggere, si appassioni per le sorti di una casa editrice. Si comprende di sicuro pi rapidamente la comica ipocrisia dei Khayati-Martens-Ba stid, servi e pagliacci a tempo pieno delle pi abbrutite produzioni commerciali, a favore delle edizioni pirata che, non venderebbero ma distribuirebbero gratuit amente non si sa che cosa n dove (ho sempre visto, quanto a me, i miei pirati ven dere i miei scritti, ma non neppure questo che rimprovero loro! Hai avuto tu ste sso i tuoi pirati, e non potrai evitare di fare la stessa osservazione). In quel caso, la semplice invidia che dice: troppo verde, ma senza riuscire a salvare l a faccia come la volpe della favola, perch sono animali meno eleganti. Altrove, c i sono inevitabilmente dei cretini che si intestardiscono a credere che abbia sc ritto il Prcis o i libri di Migeot o di Henry e Leger, e forse anche - perch no? le varie tesi di Voyer che sono manifestamente dirette contro di me. Voci di qu esto tipo corrono anche a proposito del Rapporto veridico, il che gi meno straord inario: sono sempre stati sospettati i traduttori, e poich si sa che Censor non e siste ... Hai d'altronde un bel posto in questo festino degli dei, poich esistono dei portoghesi che attribuiscono La guerre sociale a Monteiro. Trovo spiacevole che gli individui pi intelligenti sembrino cadere in una sorta d i scivolata metafisica sull'esame dello statuto ambiguo di una casa editrice, fo sse anche la migliore. Occorre riconoscere concretamente ci che una casa editrice , e quale funzione essa pu avere, considerare con occhio disincantato le condizio ni della sua esistenza e le relazioni che implicano. Champ Libre una casa editrice, e lo in una societ mercantile ovviamente; sebbene certamente meno commerciale, nel senso che si d a questo termine nelle questioni intellettuali ed artistiche, di tutte le altre, piratesche o ufficiali. L'ostili t molto attiva che questa casa editrice incontra ovunque negli ambienti della fal sificazione contemporanea la onora certamente, ed anche la identifica in una mis ura abbastanza ampia, con il partito della verit. Merita dunque in quanto tale (m a non di pi, e soprattutto non completamente) di essere sostenuta e difesa dai ri

voluzionari contemporanei, in misura molto maggiore di quanto essa dovrebbe, ess a, difendere e sostenere questi rivoluzionari, ovunque siano: perch quello non pu essere il suo ruolo, dato che implicherebbe che le sia riconosciuto un potere di rettivo propriamente demenziale poich, essendo identico alla funzione di un parti to totalitario senza avere nulla della sua realt pratica ed ideologica, quest'aut orit sarebbe fondata su una sorta di diritto divino. Sebbene alcuni possano dirlo , io non sono il Weltgeist seduto dietro le bottiglie, e Champ Libre non una mia creazione. Non pu dunque essere in alcun modo considerata il tribunale della ver it e l'istanza di direzione coerente del suo movimento. Ci che molti rifiutano di comprendere, che l'aspetto visibilmente e precisamente politico di queste Edizio ni - bakuniniste o korschiste o debordiste, ecc. di sicuro, non pu essere, nelle sue tesi, unitario e coerente; e questo non perch l'editore Lebovici sia una pers onalit esitante e incerta, incapace di scegliere tra queste tesi, ma perch non dev e farlo - il meno importante degli aspetti riguardo alla funzione critica genera le che Champ Libre, essendo la societ diventata ci che , per il momento, inizia ad avere, e che effettivamente non paragonabile all'importanza normalmente limitata di una casa editrice, soprattutto quando mal distribuita. Si potrebbe arrischia re una lontana analogia, per quanto attuale, secondo il processo di stalinizzazi one del mondo, con alcune conseguenze dell'azione degli intellettuali ungheresi nel 1956, sebbene qui l'audience per il momento sia pi limitata. Di questa casa editrice, che considero precisamente nei termini dell'analisi app ena esposta, non sono n associato n dipendente. Non vi esercito dunque alcuna corr esponsabilit, n generale n particolare, non avendo, rigorosamente, riguardo a chicc hessia - il proprietario, gli autori o il pubblico - n diritto, n dovere, n funzion e. In alcune imprese intellettuali ed artistiche di cui ho avuto responsabilit, ques ta non fu mai se non responsabilit totale, senza alcun controllo n limitazione da parte di alcuno; e sempre ho firmato con il mio nome, escludendo qualsiasi pseud onimo. Non ho n il gusto, n il tempo, n i mezzi per essere editore, e non ho certam ente acquistato in segreto le Edizioni Champ Libre. Non ne sono direttore letter ario, direttore di collana, lettore o agente letterario; non credendo del resto che in questo settore esista una sola specie di dipendente che possa esercitare delle responsabilit con un'indipendenza realmente completa, che si tratti di un G ugan o di un Vinet, o anche di un Pauvert o di un Bourgois. Va anche da s che la qu estione non si mai posta. Delle Edizioni Champ Libre, non sono nient'altro che u n autore, con lo stesso identico contratto che avevo da Buchet. Sono cos poco por tato alle mondanit letterarie che, fino ad oggi, non sono mai penetrato nei local i della rue de la Montagne-Sainte-Genevive - per quanto non lo consideri un crimi ne per nessuno; cito il fatto perch ci capita poco spesso ad un autore, ed certame nte impossibile per un collaboratore della casa editrice. Mi ritorcerai contro forse che ci sono altri che pensano, o che hanno fatto fint a di pensare, che avrei a Champ Libre una corresponsabilit effettiva di tal sorta , piccola o molto grande poco importa, che non pu effettivamente procedere da tal i statuti, che non ho e non voglio avere, rifiutando i vantaggi come gli inconve nienti; e che tu pensi soltanto che io do l'impressione di condividere la respon sabilit di queste edizioni fregiandole unilateralmente, e forse imprudentemente, di un prestigio che mi generalmente riconosciuto in materia di sovversione. Se f osse cos, ci non rischierebbe di fuorviare nessuno se non degli idioti che confond ono una casa editrice con la Comune di Parigi, una ristampa di Gracian con una i nsurrezione degli anabattisti di Mnster; ma questo non mi renderebbe neanche mini mamente responsabile di ci che quest'editore fa di meglio o di peggio, perch si re sponsabili soltanto l dove si ha un'autorit con s, o una delega d'autorit. Quanto al l'influenza che posso esercitare qua o l, sono naturalmente responsabile del cont enuto originale di ci che ho fatto o detto, ma certamente non dell'uso che vorran no farne, in tutta libert, per il meglio o per il peggio, Gianfranco Sanguinetti o Marc Guillaume. Ho conosciuto le Edizioni Champ Libre, abbastanza tardi, verso l'estate del 1971 , perch avevano gi un certo prestigio moderno e sovversivo, e perch mi hanno propos to di ristampare lo Spettacolo contro il masperizzatore Buchet. Penso certamente di non aver fatto nulla per abbassarne il valore sovversivo, ed giusto. Non vi

sono stato neppure troppo invadente, poich non vi ho pubblicato in seguito che un solo, piccolo, libro. Senza dubbio, se vi avessi scritto Le Tapir o Les irrgulie rs, nessuno potrebbe rimproverarmi di averne aumentato il prestigio sovversivo. Avevi pienamente ragione di credere che non sono mai intervenuto per far rifiuta re dei testi, ma soltanto positivamente per farne passare; e ti prego di crederl o ancora, poich questo rimasto vero. Tuttavia, va notato che ho mantenuto questo genere d'intervento entro limiti estremamente stretti. Ho forse consigliato a Le bovici la pubblicazione di una decina di testi del passato, che considero import anti. Di autori contemporanei, non ho mai raccomandato che la pubblicazione di d ue libri: Censor e La Guerre sociale au Portugal. Inutile di aggiungere che non me ne rammarico. vero che nessuno di questi libri stato rifiutato per qualche ca priccio di Lebovici, ed naturale: poich ho fornito questi consigli a titolo di co rtesia, se soltanto uno fosse stato mal ricevuto, sarebbe stato evidentemente mi o diritto non fare mai pi regali di questo tipo. Ecco precisamente il vantaggio d i non mescolare l'autorit teorica con la sottomissione del lavoro salariato. Esse ndo del resto privo di ogni patrimonio, e pigro, ho anche ritenuto, fin dalla mi a prima giovent, che avrei dovuto essere capace di vivere grazie ad alcuni altri miei talenti, senza consentire di negoziare quelli che posso avere da questo lat o (le buone occasioni, come direbbero Vaneigem o Vinet, non mi sono tuttavia manc ate in quei vent'anni in cui Champ Libre non esisteva ancora). Nella maggior parte dei classici ristampati - Clausewitz, Gracian, ecc. - non ve do assolutamente quello che la mia reputazione rivoluzionaria potrebbe aggiunger vi; e meno ancora, possibilmente, quello che essi potrebbero aggiungere alla mia reputazione rivoluzionaria, e neanche alla mia notoriet personale non troppo spe ttacolare, poich mi sono ben guardato dal dedicare loro qualche prefazione erudit a o di aggiungere il mio nome, come responsabile di collana o in qualsiasi altro modo. Del resto, trovo che tutto ci, per gli happy few che possono sapere che ho raccomandato questi libri (il mio nome in ogni caso non stato usato per raccoma ndarli al pubblico), testimoni soltanto di una qualche mia cultura generale, di cui non ho mai cercato di vantarmi, ma della quale non credo neppure di dovermi sentire imbarazzato rispetto a qualunque analfabetismo vincenno-cadrista. E non credo neppure che Champ Libre abbia illuminato i nostri contemporanei con un sor prendente sfoggio di scienza storica: sono piuttosto colpito nel constatare quan to gli altri editori siano ignari di per s stessi, e pure sfortunati nella scelta degli incapaci che pagano. Bisogna dunque lasciare al loro nulla coloro che sos tengono, contro ogni buon senso, che tutto ci che pubblica Champ Libre abbia la m ia approvazione letteraria e, ancora di pi, politica. E quindi ci che viene rifiut ato non pu, per di pi, implicare una condanna politica da parte mia: osserverai ch e se mi trovassi posto nella stravagante situazione indicata dal primo caso, sar ei spesso automaticamente costretto alla censura implicata dal secondo caso, com e fingeva di credere Denevert gi molto tempo fa. Ma fortunatamente non ho n l'uno n l'altro di questi obblighi; non essendo n editore, n dipendente della casa editri ce. Ma tu vai forse un po' pi in l parlando dei miei meriti storici - perch non i miei meriti presenti o l'interesse ben legittimo per i miei prossimi lavori? - che mi avrebbero permesso di acquisire discreta influenza sulla mente di un editore, c he tu stimi certamente tanto influenzabile quanto capriccioso. Non credo di pote r dedurre dalla tua lettera che tu giudichi provatamente colpevole o compromette nte parlare con un qualunque uomo se lo si conosce come editore, allo stesso mod o in cui si diceva che colui che mangia la minestra con il diavolo deve fornirsi di un cucchiaio molto lungo. In ogni caso, non presto nessuna considerazione a quest'opinione, n a quelli che fingono di credervi. Avendo precisato questo, trov o che sia piuttosto normale che la gente che mi frequenta abbia a volte l'idea d i trarne vantaggio, che si tratti di teorici, di editori o di operai. Ma saranno miei seguaci per questo? Sono sicuro che non hai un solo esempio per dimostrare che ho mai perseguito tali obiettivi. Si dirigono gli uomini occupando dei post i, e non accumulando meriti storici. Ho esercitato certamente molta influenza su molta gente, ma ho sempre notato che quelle su cui avevo maggiore influenza era no le personalit pi autonome e pi capaci di agire (in modo che quest'influenza non restasse unilaterale). All'altra estremit dello spettro, molti si sono accontenta

ti di poter dire che mi avevano visto. Hai giustamente riconosciuto il mio stile nel comunicato sull'ultima avventura f rontaliera di Sanguinetti, ed a volte anche altrove, come nella lettera ai ratge bisti firmata da Lebovici, che non stata in quella forma scritta da me, ma in cu i egli ha inserito numerosi elementi di risposta che gli avevo fornito. Se tali personaggi credono di poter giocare sull'ignoranza del loro passato e del loro p resente per simulare una virt tutta spaurita, bene che riconoscano il mio stile a l varco. uno stile che non hanno mai osato affrontare quando, pi di oggi, ne avev ano i mezzi. Ma ora questo stile, e le mie stesse frasi, pi o meno fortunatamente deturnate, le vedono impiegate bene altrove, e del pari senza il mio nome. Colo ro che le adoperano diranno certamente che quello che conta veramente sono la fo rza e la verit di una formula, che appartiene a tutti coloro che pensano di saper ne fare uso. Sarei il solo al mondo a non avere il diritto di scrivere come Debo rd senza rischiare di demoralizzare i proletari di Barcellona, o senza sconvolge re di gelosia tutta l'editoria pirata? Lebovici esiste, lo hai incontrato. lui che ha fondato e che dirige Champ Libre, e non vedo realmente come potrebbe essere diversamente. Il generale Joffre, per una volta intelligente, diceva che non si era mai saputo molto bene chi aveva v into la battaglia della Marna, ma che ci di cui era certo che se fosse stata pers a sarebbe stato lui ad averla persa. Cos dunque Lebovici (e non tu o io) che port a tutta la colpa della pubblicazione di Jean-Paul Charnay o di Manz'ie, e per le stesse ragioni lui (e non io) che ha tutto il merito della pubblicazione di Cie szkowski o di Anacharsis Cloots. Veniamo al tuo libro rifiutato. Hai avuto assolutamente torto a credere che ques to rifiuto, se era vago e nebuloso, celasse una motivazione nascosta, quale sare bbe la mia ostilit preconcetta a questa pubblicazione; un tale principio non esis te, n in generale n nel tuo caso particolare. Poich gi abbastanza duro aver creduto a un tale principio, suppongo che tu non abbia creduto per di pi che le affermazi oni di Lebovici fossero la recita maldestra di una lezione che gli avevo imparti to, e quindi non dubbio che gliene lasci interamente la responsabilit (sono d'acc ordo con te sul fatto che Censor pi che altro un libro da combattimento, ma profo ndo e riuscito); d'altra parte non giudico, come te, n pi n meno, le opere a peso, ma non tutti sono dei Gracian o come l'autore del Principe, e per di pi, alcuni a rgomenti si prestano male ad una forma breve: Machiavelli ha scritto anche i Dis corsi sulla prima decade di Tito Livio. Non ero a conoscenza allora, essendo stato del resto per molto tempo assente da Parigi, n di questo rifiuto n delle vostre discussioni sulle correzioni. Ho soltan to ricevuto in seguito, senza una sola parola di commento, una fotocopia del man oscritto: senza dubbio poich avevo, eccezionalmente, annunciato e raccomandato il tuo primo libro. Non ho risposto nulla, e d'altronde non mi si chiedeva nulla. Bisogna dunque ammettere che il rifiuto di Lebovici deriva da un suo giudizio pe rsonale. Perch non ne dovrebbe dare? Non era allo stesso modo conseguenza, divers a, di un suo giudizio personale, quando egli ha accettato i tuoi primi lavori? ( eccetto i frammenti, che mi avevi letto tu stesso, dell'inizio del tuo manoscrit to, ho naturalmente visionato il testo del secondo soltanto dopo che il libro er a stato pubblicato). Non dovevo evidentemente dare il mio accordo a questo rifiuto, per tutte le ragi oni che ho ricordato prima. Il solo punto esatto della tua lettera al riguardo, che si pu dire che ho lasciato passare questo rifiuto. Se avessi trovato questo l ibro eccellente quanto il suo soggetto, e apprendendo pi tardi che non era stato stampato, avrei certamente difeso il suo valore (nonostante qualunque cosa tu vo glia immaginare che io pensi di te), senza avere, tuttavia, il minimo diritto di imporlo. Ma secondo questa eventualit, avrei dovuto dare un simile consiglio a L ebovici o, piuttosto, lui non lo avrebbe pubblicato immediatamente? Devo riconos cere che non trovo questo libro eccellente. Hai letto, ed anche scritto, dei buo ni libri. Giudicalo tu stesso da questo punto di vista. Non si tratta di un disaccordo politico di base. Approvo le intenzioni rivoluzio narie del proletariato spagnolo e gli autori che le approvano. Ci non d immediatam ente una forza sufficiente al lavoro. Dir, osando un esempio che mi tocca da vici no, che il valore del Punto d'esplosione dell'ideologia in Cina (testo tuttavia

troppo breve per farne un libro) non risiedeva nel suo radicalismo anti-maoista, ma nel fatto che questo opuscolo rivelava per la prima volta l'essenziale di ci che avveniva in Cina; dava una spiegazione coerente, abbastanza accurata nei pri ncipali dettagli, di molti eventi che tutti presentavano allora come inesplicabi li (credo che ci sia questo genere di merito in La guerra sociale), una spiegazi one che doveva essere confermata da tutto ci che accaduto nei nove anni successiv i, e che era scritta in un tono, all'epoca, originale. Aggiungo che trovo, evidentemente, il tuo lavoro sulla Spagna molto pi rivoluzion ario, e molto pi interessante, di quelli che Champ Libre ha pubblicato in precede nza sull'Irlanda o l'Italia, per non dire nulla degli orrori sulla Germania. Ed in questo senso, una casa editrice non pu essere giusta, se si comparano i suoi a utori di differenti periodi. Volendo progredire, fa pesare su altri il pregiudiz io della sua eccessiva indulgenza iniziale diventando pi esigente con gli autori che vengono in seguito. Suppongo che Lebovici vorrebbe che i libri che pubblica, ed anche i libri di ciascuno dei suoi autori, siano generalmente sempre miglior i. Comprendo male perch ora consideri che la pubblicazione del Prcis ti abbia bruciat o con tutti gli editori utilizzabili di Parigi. O piuttosto capisco bene che que sto libro possieda la qualit di essere immensamente dispiaciuto - era il tuo scop o - ma prima non disponevi di editori, e neppure li cercavi. E nel Prcis, hai det to esattamente ci che volevi dire, e Champ Libre te ne ha offerto i mezzi, che al tri avrebbero certamente rifiutato. Infine non so fino a quale punto la rivoluzi one spagnola abbia, in questo momento soprattutto, bisogno di un editore a Parig i. Raccomandandotelo, come tu pensi, meno ancora di Champ Libre, ti comunico l'i ndirizzo di un editore di cui non so nulla, ma che ha appena pubblicato lo Spett acolo: Castellote Editor, Rios Rosas, 51 - bajo B., Madrid. Finisco con il problema delle nostre relazioni personali, che sar molto pi semplic e. Qui, ci sono meno principi da affermare o da negare, e certamente non rimprov eri da fare. Per ciascuno, l'impiego del suo tempo ed il riconoscimento delle af finit si situano legittimamente su un terreno piuttosto stirneriano. (Non avevamo nessuno di quei legami organizzativi che si demoliscono con scissioni formali.) Sono felice che ti ricordi che, in quei mesi in cui ci siamo incontrati abbasta nza spesso, ti ho trattato con amicizia. Era vero, e lo meritavi indubbiamente, con il tuo libro sul Portogallo, scritto cos brillantemente in condizioni d'urgen za abbastanza schiaccianti, con la fermezza di tutte le tue posizioni, con il pi acere della tua conversazione, ecc. Dopo qualche tempo, ed abbastanza improvvisa mente, una certa noia mi sembrata costantemente dominare la parte principale di tutte le nostre conversazioni. Sono persuaso che hai avuto la stessa impressione , poich queste cose si generano dialetticamente, pi rapidamente di molte altre. Co mprendi bene che non dico affatto che sei noioso (saresti allora perfettamente a utorizzato a farmi lo stesso rimprovero, estrapolando la stessa esperienza). Con stato soltanto che le nostre conversazioni si dirigevano verso l'uggioso. Credo che la gente che si annoia insieme farebbe meglio a non vedersi, indipendentemen te dal suo accordo su una grande quantit di questioni, e soprattutto senza creder si costretta a costruire a partire da ci, le pi vaste divergenze teorico-pratiche che non ne erano implicate. Siccome non era un disaccordo grave n pubblico, ma ni ent'altro che una questione personale d'impiego del tempo, dire che non ne ho il tempo mi sembra tradurre abbastanza bene il punto reale. Sono, in egual misura, meno incline a tentare di delucidare o trasformare l'atmosfera di alcune relazi oni perch, da una parte ho ancora un po' troppo spesso l'obbligo di incontrare nu merose persone e perch, d'altra parte, sono molto soddisfatto di una solitudine r elativa. Non per limitare del tutto la questione a ci che potrebbe apparire come la sfera di un capriccio nebuloso - ma capriccio di che? - dir che ho avuto l'impressione che le nostre relazioni avessero preso una piega diversa dopo una serata in cui ti ho portato a cena con dei giovani operai, quasi tutti disoccupati. Sono stato sorpreso dalla grande severit del tuo giudizio su quella gente, all'uscita; sopr attutto considerando parallelamente, in base ai tuoi resoconti e alle tue conclu sioni, quanti tristi pro-situs ti avevano successivamente circondato, che ti era stato necessario a volte del tempo per dare buca e rifiutare. (Ma forse, come C

hamp Libre sembra fare altrove, una eccessiva pazienza all'inizio rischia succes sivamente di essere rimediata da esigenze discutibili?) Dato questo giudizio per entorio, che ti ho detto allora di non approvare, ma senza che ci mi sembri merit are il minimo sforzo per fartelo tornare alla mente, sarebbe stato anche abbasta nza normale da parte tua conservarti freddo per quella serata, poich era palese c he, anch'io, non mi trovavo troppo bene a frequentare quelle persone che ti eran o dispiaciute. Non voglio certamente esagerare il significato di quell'incidente abbastanza anodino, ma un fatto che ho osservato che in seguito non c' stata pi l a stessa simpatia tra noi. Non pi di quanto intenda affermare encomiasticamente i l pi vivo interesse per quei giovani, che almeno non mi sono sembrati, quella ser a pi di prima, n stupidi n spiacevoli, non penso di fare delle battute facili su un teorico dell'autonomia proletaria cos poco benevolo riguardo ad alcuni proletari concreti. Quelli non facevano rivoluzioni quella sera, e non ne parlavano neppu re. Si ha tutto il diritto di trovarli trascurabili. Tuttavia, chi sar alla base di una rivoluzione, in Spagna come altrove, se non gente come loro? Ora che la t ua ultima lettera mi ha offerto un dato pi considerevole, criticher in te una tend enza a giudizi molto sproporzionati sui fatti e sulla gente l dove ti concernono personalmente. Ecco tutto quello che c'era da dire a proposito del mio allontanamento, ed poca cosa. E se per caso hai potuto temere che sospettosamente io stesso abbia immagi nato, o abbia lasciato riportare da parte di un calunniatore, non so so che cosa di peggio, ti do atto ben volentieri che non c'era niente di peggio. Della mia Lettera ai Portoghesi, vero che hai ricevuto soltanto la seconda rista mpa; e che altri ancora l'hanno letta soltanto parecchio tempo dopo di te. Come hai potuto vedere, un testo che mi riguarda personalmente, infinitamente pi di qu anto riguardi la rivoluzione portoghese: secondo l'ordine di dimensione dei prob lemi che quegli infelici portoghesi avevano, ahim, scelto da s stessi. L'ho dappri ma inviata a quelli che erano a Lisbona. Poich, pochi giorni dopo, il contraccolp o che temevo si produsse nel modo pi prevedibile e pi disastroso, l'utilit di alcun e informazioni sulla questione ha purtroppo perso la sua attualit per molto tempo ancora. A questo proposito, aggiunger ancora che il solo uomo che, all'estero, h a preso pubblicamente la difesa della verit sulla rivoluzione portoghese quando e ssa ancora combatteva, secondo me deve analizzarne la sconfitta (spiegandone il meccanismo il che molto istruttivo, e mostrandone gli stessi responsabili in un altro momento della loro azione, nel novembre 1975), anzich sottacerla, en passan t, con il pi grande ottimismo e come se fosse soltanto un lieve incidente di perc orso; e questo soprattutto in un libro destinato alla rivoluzione iberica, giunt a al suo atteso secondo scontro. Qualunque cosa abbia potuto pensare Lebovici de l tuo ultimo libro, questo punto quello che, personalmente, valuterei, se dovess i giudicare questo libro, e da lontano, come il suo pi grave difetto. Salud. Guy Debord Guy Debord Due lettere a Gianfranco Sanguinetti 21 aprile 1978 La "Brigata Rossa" ha fatto dei continui progressi dalla bomba di Milano: nell'i nflazione delle sfide - da Calabresi a Moro - ma non nei metodi; hanno sempre sa puto uccidere con efficacia, ma lo sfruttamento delle azioni ancora carente a ca usa di una messa in scena povera, illogica, piena di esitazioni e di contraddizi oni. Degli estremisti, per quanto stupide possano essere le loro intenzioni e la loro strategia, non avrebbero in nessun caso potuto operare da soli in quel modo. In primo luogo, se non erano coperti, avrebbero agito in modo da perdere meno temp o dopo il rapimento (giacch la possibilit che siano gi infiltrati o si trovino un g

iorno denunciati a qualche livello, ma anche la possibilit di commettere qualche sciocchezza, o di incorrere in qualche disavventura, si sarebbe evidentemente af facciata almeno a qualcuno di loro). Essi chiaramente e con l'insistenza pi press ante, avrebbero immediatamente chiesto qualcosa: la liberazione di prigionieri come nel caso di Baader -, la diffusione della loro propaganda, o la rivelazion e di alcune delle manovre pi recenti dello Stato democristiano semistalinizzato, attraverso delle confessioni estorte a Moro, o semplicemente attribuite a Moro. Ma costoro appaiono del tutto indifferenti alla sorte degli imputati di Torino; non hanno alcuna tesi discernibile; non vogliono compromettere il personale dell o Stato, che del resto non ha mostrato alcun timore da questo lato. Suppongo che l'intelligenza del popolo italiano, che non si esprime attraverso i mass media, abbia in grandissima parte compreso tutto questo. Da ci derivano div ersi sviluppi degli ultimi giorni. Moro si sarebbe suicidato per dare meglio l'i mpressione di uno stile terroristico tradotto dal tedesco (ed allora il suo corp o sarebbe in un lago che forse conteneva un altro corpo, ma la notizia viene cor retta ipotizzando che il suddetto corpo si trovi altrove, giacch si dovuto pensar e che la semplice coincidenza sarebbe parsa strana, e che le informazioni su dei fatti verificatisi nelle campagne pi remote siano pi accessibili ai carabinieri c he ai terroristi urbani). Nel cinema hollywoodiano, si dice: Tagliate: si rif la scena. Non era naturale. Allora Moro non si pi suicidato, e si vuole ora scambiar lo entro breve termine. Ecc.. L'affare ovviamente condotto dai nemici del compromesso storico, ma non da nemic i rivoluzionari. Gli estremisti sono di solito cos ingenui, anche in Italia, che si gettano abbastanza volentieri, in simili casi, in discussioni perfettamente t eologiche sui problemi della violenza rivoluzionaria, come quel chierichetto al quale il suo estetismo passatista dell'attentato anarchico aveva fatto credere i n precedenza che Oswald avesse abbattuto Kennedy. dunque una discussione pressap poco sul modello: Se Dio esistesse, avrebbe rapito Moro? Ma non si dovrebbe dire piuttosto: Pu essere che Censor esista, e che abbia cambiato politica? Gli stalinisti sanno ovviamente chi dirige questo colpo contro di loro. La base fragile della loro politica, che tutti i democristiani sono ufficialmente loro a mici. Alcuni dei loro amici esercitano questa pressione contro altri loro amici. Gli stalinisti dicono che non si deve cedere: ma che possono dire di diverso? L 'omert discipliner questi rapporti fino alla fine. Ma a cosa porter effettivamente una tale pressione, spinta fino a questo punto? Le cose che si sono dette non so no che dei segni cifrati di un confronto che si gioca altrove. Si sono affrontat i dei grandi rischi per dimostrare che l'ingresso degli stalinisti nella maggior anza non ha riportato l'ordine, tutto il contrario. Non si deve dimenticare che se dal punto di vista della rivoluzione, ed anche dal punto di vista di un certo capitalismo moderno, alla Agnelli, la partecipazione degli stalinisti non cambi a in alcun modo la natura della societ di classe, esistono altri settori del capi talismo i cui interessi, ma anche le cui passioni, sono completamente contrari a i costi di questo cambiamento, e ne fanno apertamente un casus belli. Gli stalinisti sono crudelmente imbarazzati (l'eurocomunismo gi fallito, in Franc ia e in Spagna). Ma se il pubblico di oggi stupito per tali enormit, i capi stali nisti, e gli altri vecchi antifascisti, hanno gi visto tutto ci, e meglio, in un'a ltra Spagna, ai tempi della loro giovent, quando fu rapito Andres Nin. da allora che hanno appreso a tacere. E come nelle Brigate Internazionali essi difendevano la Repubblica spagnola tacendo, adesso difendono la Repubblica italiana. E le R epubbliche che sono difese in questo modo non durano a lungo. Il loro obbligo di tacere sugli attuali crimini perch hanno taciuto sui precedent i, questo dato del problema che ben noto ai loro nemici e giustifica tanta audac ia, non fondato soltanto sui loro stessi crimini staliniani di un'altra epoca. H anno collaborato, con il loro silenzio, anche al colpo di Stato del 1969, da cui venuto fuori tutto il resto. Perch non si creduto di sapere, poi saputo senza sa perlo, poi saputo senza concludere, che lo Stato aveva inaugurato il terrorismo a Milano (chi chiede insistentemente di essere invitato ad uno strapuntino della tavola di Stato, nonostante i suoi precedenti loschi, non dir a voce alta che i piatti sono sporchi), l'Italia politica entrata in questa apparente follia. Non c' stato pubblicamente un affare Dreyfus, non perch lo scandalo fosse inferiore, m

a perch nessun partito ha mai saputo imporre una conclusione vera. Cos l'Italia, c he aveva avuto un maggio strisciante, ha peggiorato la sua malattia con un affar e Dreyfus rientrato. Coloro che hanno deciso il rapimento di Moro forse non hanno calcolato giustamen te tutte le conseguenze, e le loro interazioni; ma le hanno certamente pesate. S ono pronti a tutto per ottenere un cambiamento adesso, e sono adesso obiettivame nte costretti ad ottenerlo. Quello che stato fatto mostra, allo stesso tempo, ch e si pu fare di peggio. Quello che in questo momento stato colpito e terrorizzato , tutto il campo del compromesso storico. Gi si vede come reagisce. Se la pressio ne non porta entro molto breve ad una sorta di soluzione pacifica, un atto di fo rza obbligatoriamente programmato. Gli sperimentatori che operano in Italia, ed iniziano a trasformarla nel laborat orio europeo della controrivoluzione, sono abituati alla generale complicit di tu tti coloro che hanno la parola; complicit che, spinta fino a questo limite, d del paese un ritratto, falso, di imbecillit generale. Ma si sa molto bene che ci sono state una o due eccezioni. Ho conosciuto un uomo che passava il suo tempo fra s facciate donne fiorentine, e che amava incanaglirsi con tutti gli ubriaconi dei peggiori quartieri. Ma riusciva a comprendere tutto ci che avveniva. L'ha dimostr ato una volta. Si sa che potrebbe ancora farlo. senz'altro ritenuto oggi da qual cuno come l'uomo pi pericoloso d'Italia. Cavalcanti 29 agosto 1978 Caro amico, Approvo completamente i progetti della tua lettera del 15 agosto. Osservo tuttavia che sono in contraddizione totale, senza il minimo tentativo di spiegazione, con le tesi che sostenevi malauguratamente nella tua lettera del 1 giugno. Vorrei dunque sapere le ragioni che motivavano quelle analisi, cos strane, in que l momento: a) una pressione diretta delle autorit? b) una pressione indiretta, della stessa origine, ma politicamente presentata da lle insinuazioni del molto sospetto Doge? c) il puro piacere di contraddire Cavalcanti, attivit alla quale non ti sei tropp o spesso dedicato, a scapito di passatempi migliori? In attesa di leggere una risposta su questo notevole problema, Cavalcanti P.S. Ho ricevuto i libri. Grazie. Vorrei avere l'edizione-pirata del 1977 dello S pettacolo. Addenda 1. Ho domandato anche a Lebovici di inviarti le fotocopie di quattro lettere scambi ate nel 1978 tra Gianfranco (Niccol) e me (Cavalcanti). Sono da leggere molto att entamente, tenendo conto con attenzione delle date; e di tutto. Guy Debord a Jean-Franois Martos, 5 maggio 1981. 2. Hai ragione a dire che i nostri rapporti, dal primo incontro, sono stati cordial i; e d'altronde spero che si sviluppino ancor di pi in questo senso. Prendo dunqu e quest'osservazione come una sorta d'elogio da parte tua, se rammenti che c'era a priori tra noi una questione abbastanza imbarazzante, che prima ignoravi, e d

i cui ho cercato di limitare, per quanto possibile, il peso: quella delle tue re lazioni con Gianfranco [Sanguinetti]. Ti ho comunicato alcune critiche che sono stato obbligato a formulare a proposito di Gianfranco. Credo di averti detto il meno possibile, ed allo stesso tempo il minimo necessario. Era realmente l'estre mo del minimo. Sono stato amico di Gianfranco. Non vorrei certamente, anni dopo, scoraggiare co loro che si trovano ad essere attualmente suoi amici, esponendo loro tutto ci che so e tutto ci che ne penso. Ciascuno deve giudicare da solo, soprattutto in occa sioni simili; e soprattutto deve valutare riguardo al presente; poich ne parte. A llo stesso tempo, volevo metterti in guardia contro alcuni pericoli, che non so fino a che punto Gianfranco conosca o si rifiuti di conoscerli. Questo il motivo per cui ti ho detto di chiedergli quello che pensa ora del Doge. una sorta di p arola d'ordine per garantire la tua sicurezza. Poich sono convinto che Gianfranco , che ne capisce il significato, sia portato a pensare che ti abbia detto molto pi di quanto ti ho detto effettivamente, sul passato, su ci che ne so e su ci che s ospetto. Agir di conseguenza. Guy Debord a Jean-Franois Martos, 24 luglio 1981. 3. Ricevo la tua, inviata da Nizza il 23. Credo che tu l'abbia scritta in un moment o di depressione; e spero proprio che tutti i compagni si rifiuteranno di arriva re rapidamente a delle conclusioni contro di te, come tu hai fatto con te stesso in questi giorni. Hai certamente avuto torto a permettere che Gianfranco [Sanguinetti] parlasse co s scorrettamente; ma una cosa davvero cos grave, e cos irreparabile? Certamente no. Si sa molto bene che Gianfranco colpevole, da tempo e davanti a molta gente, di ci che non ha detto e di ci che ha detto; si ignora soltanto fino a qual punto pr ecisamente colpevole. Anzich rispondere di questo, ha spostato cinicamente la dis cussione su un problema falso: tu saresti, tu, precisamente, un pro-situ. Hombre! Se lo fossi, non lo crederesti; saresti tranquillo come tutti gli altri nella l oro falsa coscienza. Penso che noi abbiamo troppi nemici reali perch i pi seri tra noi possano lasciars i andare alla cattiva abitudine, al lusso, di accusarsi da soli, quando si imbat tono nella pi grossolana provocazione, e come se avessero realmente nuociuto alla causa. Diffida di pi degli altri, prima di diffidare erroneamente di te stesso, compaero. Sono sicuro che dovresti ora parlare di tutto questo con Jeff [Martos], e ad alt ri amici, prima di considerare in modo tanto abominevole e definitivo un momento di distrazione che non pu realmente nuocere a nessuno. Guy Debord a Carlos Ojeda, 29 agosto 1981. 4. vero che la lettera che Jaap [Kloosterman] ti ha inviato ha un tono, come mi scr ive Michel [Prigent], duro. Sono convinto che, da parte sua, questo dipenda solt anto da una grave delusione, e da una giusta sfiducia, nei confronti di Gianfran co [Sanguinetti]; a partire dalle informazioni di cui Jaap era giunto ad avere c onoscenza. In realt, l'elemento veramente decisivo mi sembra piuttosto risiedere nel fatto che Gianfranco non ti ha risposto per niente, ed in un tale contesto, per due mesi. una verifica terribile: peggio ancora di ci che potevo pensarne. In questo senso, il tono ancora molto educato delle precisazioni che chiedevi a Gi anfranco aveva il merito di lasciargli tutta la libert di rispondere, e non di of frire nessuna scusa per un tirarsi indietro. Si dunque visto. Credo anche che adesso ne vedremo di peggio, e sullo stesso terreno pericoloso. Ti invio, in allegato, la copia di un messaggio che ho appena ricevuto da Carlos [Ojeda]. qualcosa di desolante, perch mi sembra che Carlos (che aveva giudicato molto correttamente Arthur [Marchadier]), sia caduto in una sorta di delirio aut o-accusatorio. Non so perch avesse voluto vedere Gianfranco in un simile momento, ma il risultato stato disastroso; poich Gianfranco, nel quale questo genere di a bilit detestabili non stupisce affatto, riuscito a non rispondere a tutte le ques tioni scottanti alle quali avrebbe dovuto rispondere, portando la discussione su una questione del tutto metafisica: il supposto carattere pro-situ di Carlos! D

i modo che ha ottenuto una specie di crollo psicologico in uno che , evidentement e, pi sincero e pi onesto di lui. Quali conseguenze non si possono temere? (...) Penso, infatti, che ci siano molte cose di cui si dovrebbe parlare a viva voce. Guy Debord a Jean-Franois Martos, 29 agosto 1981. 5. Capisco che Jeff [Martos] sia stato colpito dalla critica di Jaap [Kloosterman], che sembrava ritenere che lui volesse a tutti i costi risparmiare Sanguinetti. Al contrario, il fatto pi importante che Sanguinetti non era riuscito a trovare n ulla da rispondere a Jeff dopo due mesi: ci prova che la lettera di Jeff era abba stanza forte per ridurre al silenzio qualcuno che e si sente evidentemente colpe vole. Intorno a questa storia, vedrai allegata alla presente una desolante lettera di Carlos [Ojeda]. Non so cosa sia andato a fare da Sanguinetti; ma il risultato st ato per lui qualcosa che somiglia molto ad una crisi di pazzia auto-accusatoria. spiacevole, soprattutto dopo tutte le miserie a cui abbiamo dovuto assistere in sei mesi. Guy Debord a Michel Prigent, 29 agosto 1981. 6. Stavo proprio per scriverti. Michel [Prigent] ha trascorso qui alcuni giorni. Mi ha parlato soprattutto di gran parte della gente che ha la disgrazia di conosce re a Parigi; ma forse anche il piacere? Mi sembrato di tornare ai risibili tempi di Arthur [Marchadier], tanto questa povera banda gli somiglia nell'incapacit in vidiosa; e anche meno brillante. dunque inutile che quelli lo rimproverino pi o m eno apertamente: non sono degni di rimproverarlo. N la Spagna n la Polonia interes sano a tutti quei voyeurs e venditori di pettegolezzi, che si appassionano ora s oltanto a ci che avvenuto in Italia prima del 1978, e principalmente sul mistero del Doge. I pellegrinaggi a Figline riportano indietro strani dogmi: sarebbe imp roprio parlare del Doge, perch Gianfranco [Sanguinetti] avrebbe rotto con lui da due anni (ma perch?), e perch sarebbe una questione che pu essere discussa soltanto tra lui e me (Foutre! non io, in ogni caso, non c'entro per niente in questa st oria, e me ne disinteresso dato che sono cinque anni che non metto piede in Ital ia). Guy Debord a Jean-Franois Martos, 10 gennaio 1982. 7. I sanguinettiani di cui parli sono dei fanatici inetti, poich sono convinti che p orre al loro idolo delle domande su alcuni punti molto precisi ed importanti, si a gi prendere partito contro di lui. Riconoscono comunque che quelle erano questi oni alle quali l'idolo non poteva rispondere; e che era dunque irriverente porre ! vero che l'idolo aveva preliminarmente fatto questa confessione decidendo di n on rispondere, e l'aveva giustificata a chi voleva ascoltarlo con la stessa assu rda argomentazione. Ci si pu chiedere se i fanatici in questione si considerino a ncora degli estremisti, anche se i pi negano, o se piuttosto non si siano allinea ti al modo di pensare delle sette del tipo moonista? Ritengo che ti sia comporta to nel modo migliore in questa storia, e seguendo la via che ha condotto alla pi grande chiarezza. Se la tua lettera fosse stata una condanna completa che si bas ava su informazioni e documenti sconosciuti, in quel caso che si sarebbe potuto, senza aver bisogno di falsificare interamente il senso di quella lettera, rimpr overarti di un partito preso immotivato; e senza dubbio fare le abituali ipotesi sulle influenze che vi si potrebbe trovare dietro. Ma poich non hai lasciato nep pure l'ombra di un pretesto, non ci si pu che chiedere sempre di pi perch dei creti ni che ostentano fino a questo punto la loro disonest non trovino pi comodo afferm are semplicemente che le lettere scambiate nel 1978 non sono nient'altro che dei falsi? Guy Debord a Jean-Franois Martos, 25 febbraio 1982. Lettera di Champ Libre a Jean-Pierre Voyer

(Corrispondenza, vol. 1, Edizioni Champ Libre, Parigi, 1978, p. 167) Grard Lebovici a Jean-Pierre Voyer 25 maggio 1978 Caro Voyer, lei ha richiesto il mio parere su un certo numero di documenti che ho ricevuto s otto il titolo di Mises au point, relativi ad una piccola esposizione-truffa di non arte antipittorica avanguardista. Ci sono, per fortuna, oggi, molti individui che sanno come "raccogliere un po' d i denaro senza fatica", ma gli autori di questo brutto scherzo lo ignorano compl etamente. Per evitare di impegnarsi oltre su un progetto condannato al falliment o, sarebbe certamente pi vantaggioso per loro trovarsi un buon consulente di mark eting. Di questa storia banale non sarebbe neppure il caso di parlarne se non fosse che il mio nome si trova citato in modo da lasciar credere ad una sorta di mia taci ta approvazione riguardo ad un testo che disapprovo. Sono venuto a sapere, grazie a Grgoire, che lei ha collaborato alla redazione di quel mediocre testo [Le Tapin di Paris] che costituirebbe il motivo principale d i discussione tra questi lattanti della teoria critica. Preliminarmente, ed acca nto a verit abilmente sviluppate su alcuni dettagli, gli anonimi redattori del su ddetto testo ci fanno sapere che il pensiero di Marx e quello di Hegel non sono ancora stati criticati fino ad oggi e che, probabilmente, proprio a loro, gli au tori di questa scoperta, toccher un compito tanto grandioso. Questo genere di dichiarazioni da sbruffoni, che vogliono stupire i gauchistes, non pu che accrescere quella confusione che cercano di conservare gli specialisti ed i recuperatori di ogni risma. E' evidente, dai documenti citati, che lei l'unico redattore di quel testo: il m io giudizio critico non pu che esserne rafforzato sensibilmente. Cordialmente. Grard Lebovici Le note tra [...] sono state aggiunte dal sig. Voyer nel 1991. (Karl von Nichts) Lettera di Jean-Franois Labrugre & Philippe Rouyau a Champ Libre Grenoble, 13 agosto 1980 Signore, Le scriviamo per chiederle di pubblicare il libro di Gianfranco Sanguinetti: Du terrorisme et de l'Etat [Del terrorismo e dello Stato]. Non abbiamo il denaro per fare una seconda edizione corretta e non vogliamo rist ampare la prima - e non una questione di denaro - giacch per noi ha troppi difett i. Quella di Martos (Le fin mot de l'Histoire) non che sia pi conveniente. La seconda edizione verrebbe dunque interamente ricomposta e tirata da un tipogr afo meglio attrezzato di quello di rue du Loup, a Bordeaux, che ha fatto ci che p oteva al meglio, ma con materiale antiquato. Delle 1000 copie tirate a maggio, ce ne restano soltanto 50. Un articolo del Can ard enchain del 6 agosto ci ha fruttato pi di 10 ordini al giorno. Ed a settembre sar rimasto ben poco presso i librai. Vendevamo il libro a 20 franchi (P.c.b.): e ra troppo poco; non siamo rientrati nelle spese. Ed i librai non pagano sempre i depositi. Pu risponderci rapidamente? Se d'accordo sulla pubblicazione di questo libro, le invieremo il testo corretto il pi rapidamente possibile. Sinceri saluti, Jean-Franois Labrugre & Philippe Rouyau Lettera di Champ Libre a Jean-Franois Labrugre & Philippe Rouyau

12 settembre 1980 Egregi Signori, Vi scrivo per rispondere alla vostra lettera del 13 agosto. Sapevo della vostra edizione del libro di Sanguinetti, Du terrorisme et de l'Eta t, sebbene non abbiate ritenuto utile farmene pervenire una copia in occasione d ella sua stampa. Penso che abbiate svolto un lodevole lavoro per far conoscere la verit su una que stione cos scottante, sulla quale hanno sistematicamente avuto presa delle perico lose illusioni. Anche altri, per fortuna, sembrano percorrere la medesima strada . Quanto all'eventualit adesso di una nuova edizione per Champ Libre, il fatto, d 'altronde confortante, che questo testo incontri un certo successo di vendita, c ome mi scrivete, non ha alcuna importanza. Le Edizioni Champ Libre sono del tutt o indifferenti a qualsiasi considerazione di ordine economico, che si tratti di guadagni o di perdite. Ed meglio cos, dato l'odierno stato di concentrazione di d iffusione dei libri, di servit dei giornali, di indigenza dei librai, di boicotta ggio praticato da tutte le parti, ecc.. Sebbene disponga gi da qualche tempo della vostra versione, di quella di Martos e della stessa pubblicazione originale, non ho una conoscenza sufficiente dell'it aliano per giudicare quale potrebbe essere la migliore; e non trovo che il probl ema sia cos importante da richiedere alle persone del mio ambiente che hanno ques te conoscenze di dedicarvi un momento del loro tempo. Si legge, su Libration del 18 agosto, che la traduzione di Martos la migliore. Ma chi pu credere a qualsiasi cosa scritta su un giornale diretto da colui che, dopo l'assassinio di Baader, ovunque chiamato, e non senza ragione, July-la-Rousse? Avevo preso visione, in precedenza, del manoscritto completo di Remde tout [Rimed io a tutto]. La parte, scelta dall'autore, che avete tradotto, indiscutibilmente la pi interessante. Riconosco che Gianfranco Sanguinetti meriti stima per il cor aggio solitario di cui ha dato prova, affermando in Italia quella verit che tante forze vogliono occultare con tutti i mezzi. E sono contento che le sue parole s ollevino echi in Francia ed in molti altri paesi, oggi e in futuro. Ho pubblicato, nel gennaio 1976, la prima edizione estera del Vridique Rapport [R apporto veridico], un libro eccellente ed esemplare; e naturalmente, non prevede vo di pubblicare, dello stesso autore, un libro meno forte e meno buono. Sanguinetti affronta le questioni "della teoria e della pratica del terrorismo, sviluppate per la prima volta", aggiungendo inoltre che questo scritto consentir di "leggere queste cose qui, subito, e soltanto qui". Ma mi sembra che la fermez za di Gianfranco Sanguinetti in questo momento non autorizzi del tutto un tono c os perentorio su quest'aspetto della questione. Io stesso ho pubblicato, gi nel fe bbraio 1979, un piccolo libro dove qualcun altro diceva tutta la verit che Sangui netti doveva pubblicare nell'aprile dello stesso anno (opuscolo che gli fu immed iatamente trasmesso e la cui traduzione apparsa in Italia nel mese di maggio). I noltre, conservo le fotocopie della corrispondenza scambiata, nel periodo in cui Moro era detenuto, ma ancora vivo, tra Sanguinetti ed uno dei suoi corrisponden ti stranieri. Questo corrispondente lo metteva in guardia, esponendogli tutta la verit sull'aff aire, e consigliandogli di rivelarla al pi presto. Sanguinetti rispondeva, allora , dichiarandosi risolutamente scettico su quella versione dei fatti; oppure face ndo finta di esserlo, per ragioni che mi sono rimaste oscure. Quando si sono per si dei mesi prima di voler ammettere l'evidenza, c' qualcosa di infondato nell'in sistere sulla propria originalit avanguardista. Mi pare dunque che, dal punto di vista delle Edizioni Champ Libre, le utili veri t contenute in Du terrorisme et de l'Etat manchino un po' di freschezza. Sinceri saluti, Grard Lebovici P.J. Il vostro esemplare di ritorno. Copia a Gianfranco Sanguinetti.

Jean-Franois Martos Due lettere a Guy Debord (gennaio-febbraio 1988) Jean-Franois Martos a Guy Debord Jean-Franois Martos, Correspondance avec Guy Debord Le fin mot de l'Histoire, Parigi, agosto 1998 Parigi, 22 gennaio 1988 Caro Guy, Sono stato oggetto, con tiennette e Sylvain, di un'aggressione violenta davanti a lla porta di casa luned scorso (un primo attacco, all'inizio del mese, era fallit o); vi hanno partecipato Christian Sbastiani, Guy Bernelas ed un terzo nocivo [nu isant] non identificato. Annunciata dalla lettera di Mezioud [Ouldamer], sembra chiaramente ora che quest a costituisca la risposta dell'EdN; non credo dunque utile attenderne un'altra. Com' altrettanto chiaro che questo milieu non intrattiene pi nessun rapporto con l a verit, ma difende soltanto degli interessi particolari, e nel modo pi abietto po ssibile. Propongo che ci si veda rapidamente per prendere una decisione riguardo alla sit uazione. Cordialmente a tutti e due, Jeff Jean-Franois Martos a Guy Debord Jean-Franois Martos, Correspondance avec Guy Debord Le fin mot de l'Histoire, Parigi, agosto 1998 Parigi, 25-2-[19]88 Caro Guy, L'EdN n. 12, come non-risposta d'insieme a quelle che non sono che calunnie, si limita all'occupazione della Sorbona, ed all'aspetto organizzativo della sua att ivit nociva. Le basta descrivere la prima come se non ci fosse mai stata (ma chi l'ha detto?) quella del Comitato Enrags-I.S. del [19]68 - deformando con senso de ll'opportunit, e nei minimi dettagli, ci che chiama un accenno di tentativo d'occu pazione, sul modello di quell'altra parvenza di sommossa -, per occultare l'esse nziale: che stato importante rifiutare le denigrazioni di Fargette, quindi la lo ro approvazione da parte dell'EdN, sul fatto che meglio tentare ci che si scorge come possibile, piuttosto che non fare nulla. Ancora una volta una foresta che c erca di nascondere un albero. Quanto all'aspetto organizzativo - la loro attivit comune su un campo delimitato -, si vede ora pi chiaramente a che serve, ad esempio, l'abbandono della critica ad hominem (in questo senso, l'Histoire de l'I.S. rappresenter una risposta in s a d una simile impostura). Ci che sul punto di presentarsi come un superamento dell 'I.S. si gi costituito, ancora pi pericolosamente di L'Antenne, come una vasta imp resa di disinformazione a fini separati (impresa degna dello spettacolo attuale, e si ricollega in questo, immagino, ai tuoi Commentaires sur ...). Divenuta la migliore alleata di ci che pretende di combattere, questo coagulo del milieu prositu - che crolli da solo mi sembra poco probabile a breve termine - potrebbe pr oprio essere, come trappola oggettiva che giunge a rallentare una nuova ripresa della critica radicale, il cavallo di Troia che svier le future lotte. Certamente, mi dirai che non ci siamo ancora. E che ovviamente, la dissoluzione dell'I.S. non poteva impedire indefinitamente che ci che rifiutava per s stessa (c io diventare l'ultima forma dello spettacolo rivoluzionario) si ricostituisse all 'esterno, in peggio. Ma giocoforza constatare che la nostra brochure, dopo la mi stificazione relativamente abile del n. 12, non baster a demolire questo fenomeno

. Quando questa muta di neo-stalinisti, dopo avere teso un'imboscata davanti alla mia porta, ora si credono di essere degli Andr Breton e mi paragonano ad Ehrenbur g, non realizzano soltanto un fortuito rovesciamento delle parti: questa menzogn a, da sola, riassume tutta la loro impresa. Il comunicato dell'11 febbraio del C omit Irradis (...) sembra annunciare altri argomenti spettacolari simili. Cos, ad u na settimana da quel fatto, alle quattro del mattino, una telefonata, che diceva di provenire dalla polizia, cercava di attirarmi, in mancanza di meglio (un par cheggio, ad esempio?), fuori dall'appartamento, con il pretesto dei vicini che a vrebbero fatto rumore nell'immobile, a un cambriolage in corso... Il Rapport (...) * propos de F. Goldbronn e B. Largueze ci insegna che Goldbronn aveva gi criticato lo stile stalinista degli Irradis-Nuisants, come il loro rappo rto con la pratica. Ma poich siamo in disaccordo totale con Goldbronn su tutto il resto, rifiutiamo ogni mescolanza con lui. Mentre la Rsolution du 20 dcembre lasc ia intendere che i nemici dei nostri nemici siano inevitabilmente nostri amici. Ma immagino che si avr occasione di riparlare di tutto ci. Spero che stiate bene. Cordialmente Jeff * interno. Tre lettere di Guy Debord a Jean-Franois Martos su l'Histoire de l'I.S. Guy Debord a Jean-Franois Martos Jean-Franois Martos, Correspondance avec Guy Debord Le fin mot de l'Histoire, Parigi, agosto 1998 14 settembre [19]85 Caro Jeff, Grazie per le notizie dei brasiliani. Ho visto Floriana [Lebovici] e le ho detto che il tuo progetto d' Histoire de l' I.S., a giudicare dal primo capitolo, potrebbe essere inserito in programma per la primavera prossima. Ma glielo preciserai tu stesso ( la previsione pi ottimisti ca). Per giustificare ancora di pi il tuo metodo delle citazioni, credo che potrai far notare ai tuoi lettori un fenomeno abbastanza raro: a) i situs non hanno mai sc ritto niente altrove dalle loro pubblicazioni (cosa che "l'organizzazione" surre alista, per esempio, stata ben lontano dal fare effettivamente) - b) quasi nessu n esterno ha scritto qualcosa su di loro tra il 1957 e il 1968; ma anche molto p oco in seguito! (non vi sono esempi di questo nella storia, e ci dimostra bene la straordinaria originalit della nostra epoca spettacolare). Aggiungerei due altri consigli, pi generali; credo del resto che questo modo di c onsiderare le cose risulter naturale attraverso le tue citazioni, scelte secondo la loro reale importanza: 1) Il tuo compito evidentemente non quello di scrivere la mia biografia. Cos, non devi prendere in considerazione le mie operette "personali" (cinema, o altro) s alvo eventualmente il caso in cui vi trovi una o due brevi citazioni che ti semb rino significative per illuminare uno dei temi generali che ti trovi ad affronta re. 2) Si tratta semplicemente di dire ci che i situs hanno fatto. In questo campo, c redo che il punto di vista centrale non quello di valutare in che cosa sono stat i pi estremisti degli altri (per esempio, pi libertari degli pseudo-anars di quell a disgraziata epoca, ecc.), ma in che cosa sono stati i pi "moderni" (nel senso v ero, cio propriamente rivoluzionario); in che cosa hanno risposto pi esattamente d egli altri ai problemi, ed alle illusioni, del loro tempo (urbanistica, spettaco lo, ecc.). Bisogna far sentire quanto l'avventura dell'I.S. sia stata circoscritta strettam ente nel tempo; contrariamente a molte altre "avanguardie" con la pretesa di dir

igere parecchie generazioni. Letteralmente, si va dal 1957 al 1972. E contando c on la maggiore larghezza il periodo delle "origini", si va dal 1952 al [19]72. E l si trova il senso profondo dell'operazione "scioglimento"; di cui si pu dire ch e ebbe luogo tra l'autunno del 1970 ed i primi mesi del 1972. Cordialmente. Guy Guy Debord a Jean-Franois Martos Jean-Franois Martos, Correspondance avec Guy Debord Le fin mot de l'Histoire, Parigi, agosto 1998 2 maggio [19]86 Caro Jeff, Ti ringrazio per l'invio della prima parte del tuo manoscritto. Si pu sperare dun que di vederne la totalit in un arco di tempo non troppo esteso. Come puoi immaginare, sono molto curioso di leggerlo. In realt, per il momento, m i sembra pi giusto non leggere nulla prima di avere tra le mani il manoscritto co mpleto e definitivo. Ho pensato che sarebbe stato penosamente artificioso non pa rlartene, se l'avessi letto. E se te ne parlavo, mi sembra che questo avrebbe co mportato, in una certa maniera, il rischio d'intervenire, anche se molto indiret tamente, nelle tue scelte, che non devono essere influenzate fino in fondo da ne ssuna considerazione esterna. Quando i diversi falliti-fanatici ti rimprovereranno di avere, una volta di pi, m ontato un "kit" su un argomento che loro stessi giudicherebbero molto diversamen te, potrai rispondere che dopo quattordici anni, con i documenti che erano acces sibili fin dall'inizio a tutti, sei stato il primo a trattare liberamente una qu estione che nessun altro aveva mai affrontato. Ci saranno dunque ancora meno "co ncorrenti" che sulla Polonia, e la famosa buona fede delle critiche apparir sotto una luce ancora pi burlesca! L'immondo Gayraud (ho dunque dimenticato chi Mercier?) proietta la sua simpatica mentalit su ci che immagina di te. Dice a s stesso probabilmente che se, lui, era in buoni rapporti con Floriana [Lebovici], si farebbe un dovere di esprimere su un giornale le sue lodi per un film che Floriana ha prodotto (perch rientra nelle sue disponibilit, forse?). L'odio di queste larve ti onora. Ma credo che ci potr ebbe essere del vero nello stalinismo di Chklovski, Nakov, Sokologorski, Robel. E questo purtroppo meno onorevole per "Champ Libre"; sebbene le osservazioni di tali moralisti puzzino abbastanza di vomito perch le si comprenda perfettamente. L'industria nucleare comincia a mantenere le sue promesse. Prevedo dunque che lo spettacolo ne parler sempre di meno: la soglia di pericolosit sar rivista con fort e aumento. Gi si nega che la distruzione di una centrale uccida pi persone degli s contri di rue Gay-Lussac. Si parler ancora di una chance miracolosa? No, questa s ar la regola. Cordialmente. Guy

Guy Debord a Jean-Franois Martos Jean-Franois Martos, Correspondance avec Guy Debord Le fin mot de l'Histoire, Parigi, agosto 1998 14 giugno [19]88 Caro Jeff, Ho appena letto, in due giorni, il tuo manoscritto (*); e con molto interesse (s ebbene ne conosca gi la storia).

Ho rilevato 16 dettagli: ovvero alcuni errori (9), o dei lievi migliorie possibi li nell'esposizione (7). Pagina 65. Verso la citazione n. 87: ci sono delle virgolette che mancano; o al contrario che sarebbero di troppo? Infine, correggi per equilibrare. Pagina 67. La tua citazione "94" , di fatto, di Michle Bernstein, Eloge de Pinot-G allizio, Torino, 1958 (ripresa in I.S. 2). Pagina 70. Aggiungere, alla nota "103": "Quest'articolo distrusse allora lo pseu do-Cobra, perch Jorn era vivo. Ma, venti anni pi tardi, l'abusivo pittore Alechins ky ritorn alla carica con il suo annuncio; e riusc infine a far ripetere a tutti i giornali il suo titolo di "fondatore" di Cobra; mentre non vi era comparso, da ultimo, che nel giorno della sua dissoluzione! Pagina 73. pi giusto dire la "preminenza" della banda sonora (piuttosto che "l'au tonomia") (oppure "relativa autonomia"?). Pagina 84. meglio dire (sullo Stedelijk Museum) "rischiavano di portare a termin e": poich, in effetti, nulla cominciato. Pagina 92. meglio dire "i firmatari", e non "i 121". Infatti, ci furono alla fin e pi di 200 firmatari. Non sono apparso nei primi 121, perch mi hanno trasmesso il testo soltanto dopo l'inizio della repressione che suscit. (Allora, lo firmai pe r solidariet verso quelle persone, che consideravo, a dire il vero, quasi tutti, delle canaglie). Pagina 95. "La rivoluzione da reinventare, ecco tutto." Ristabilita cos la vera c itazione. Pagina 127. Nota "231". Forse sarebbe necessario precisare che lo pseudonimo di "Cardan" (e prima di "Chaulieu") dissimulava a quell'epoca l'identit del futuro s ociologo e psicanalista Cornelius Castoriadis, che doveva diventare l'evidente p agliaccio che tutti hanno potuto vedere dopo? Pagina 140. l'Assemblea Generale dell'Unione nazionale degli [tudiants) de F[ranc e) che fu tenuta a Parigi, il 14 gennaio 1967 (non un'assemblea generale "parigi na"). Pagina 144. Dire piuttosto: "deleg immediatamente i suoi poteri a Martin." Pagina 162, ultimo paragrafo. Forse occorre aggiungere a "tirature che raggiungo no le 200.000 copie" - "grazie all'attivit rivoluzionaria degli scioperanti delle tipografie occupate"? Pagina 163. Grave errore di data! La dissoluzione del C.M.D.O. non ha potuto avv enire "il 30 giugno" 1968. Vinet (Enrags e Situs...) d la data del 15 giugno (Cfr. la sua pagina 178). Pagina 166. Dire piuttosto: "Debord aveva affermato". ( un flash back nel tuo res oconto). Pagina 167. No: non ci fu mai nessuna "riunione comune" tra l'I.S. ed I.C.O. ; n eanche nessun contatto. Pagina 176, ultimo paragrafo. Dire pi esattamente: "aveva dovuto redigere una par te sempre pi ampia degli ultimi due numeri dell'I.S.". Pagina 185. Forse per l'ultima frase, piuttosto che "Il gioco continua" (che pot rebbe suonare un po' troppo allegro e disinvolto), sarebbe meglio dire: "Le osti lit continuano"? Oltre a questo, credo che vada tutto bene. Non c' nulla da aggiungere. Per dirlo con le tue frasi latine: Nihil obstat. Ergo: imprimatur. A presto Guy (*) Jean-Franois Martos, Histoire de l'Internationale Situationniste. Edizioni Gra rd Lebovici, Parigi 1989. Jean-Franois Martos a Guy Debord Jean-Franois Martos, Correspondance avec Guy Debord Le fin mot de l'Histoire, Parigi, agosto 1998 Parigi, 13 marzo 1992

Caro Guy, Nessuna nuova, buona nuova, cos suppongo che per voi tutto stia andando bene dall a fine del [19]90. Mi accorgo da parte mia che avevo comicamente datato la mia u ltima lettera 31 aprile 1991: bench non accada pi nulla di considerevole, e da mol to tempo, il 1 maggio, questa non era probabilmente una ragione sufficiente per cancellarlo dal calendario. Tu avrai verosimilmente letto Sept ans de rflexion; e forse ti sei anche fatto un 'idea dell'identit dei suoi autori? Sembrano aver conosciuto abbastanza bene l'Ed N dall'interno, cos credo che questa sorprendente autocritica in piena regola non sia semplicemente una specie di falso. Quattro anni dopo l'EdP, e la parziale r ipresa delle sue argomentazioni da parte di diversi transfughi o dissidenti, in questa suprema constatazione di fallimento, non mancherebbe allora un che di pic cante. Avevo ricevuto nello stesso momento, nella casella postale, questo falso Comunic ato dell'EdN, che evocava in particolare la messa al macero dei tuoi libri. Devo dire che in un primo momento non vi avevo realmente creduto: i tuoi libri non s ono mai stati tanto presenti come da quando si detto che erano stati distrutti, ed oggi ancora si trovano, su diverse pile, alla libreria Parallles, o alla Fnac, e li si poteva vedere recentemente nella vetrina di una libreria alla Gare du N ord. Ma i librai confermano tuttavia il macero. Come ti avevo scritto nella mia ultima lettera, non ho pi avuto nessun contatto c on Champ Libre dalla scomparsa di Floriana [Lebovici], e nient'altro fino ad ogg i (eccetto la spedizione da parte loro, senza commento, nell'autunno scorso, di un'edizione italiana de l'Histoire de l'I.S. Ho trovato un po' grave - senza par lare delle note di copertina o della traduzione - che l'editore SugarCo si perme tta di cambiare il titolo (1) senza avvertire, anche se il titolo originale rima ne come sottotitolo. So che l'editore si arroga a volte questo diritto, che deve essere allora indicato nel contratto di traduzione; ma quest'ultimo non mi stat o comunicato...): poich mi avevi consigliato grande diffidenza "a proposito di tu tto", per quanto riguarda Champ Libre, ti avevo chiesto maggiori dettagli sulle manovre e sui raggiri evocati, perch possa disporre di maggiore cognizione di cau sa di fronte alla nuova situazione. Dopo Berlino, Praga e Bruges, sono andato di recente a Venezia, e imbattendomi p er caso sui tuoi Commentaires, che erano disposti a fianco della Histoire de l'I .S. nella vetrina della libreria Patagonia ( vicina ad un ponte, ed anche ad un c anale), mi sono chiesto se non ci sia stato, anche in questo caso, un tiro manci no da parte di SugarCo, poich La societ dello spettacolo non appare in copertina, e si dovuto aggiungere il titolo, dopo la stampa, su una fascetta attorno al lib ro. Gugan continua con le sue sbrigative falsificazioni (2), come un Prigent, ma al q uadrato. Si serve di pi la posterit scrivendo le proprie memorie che con i propri atti, constatava un contemporaneo di Gondi. Ma ci che Gugan non ha compreso, che q uando si fa dell'anti-letteratura occorre un minimo di talento, ma ne non ha nes suno, eccetto, se cos si pu dire, che per la sotto-portineria velenosa. certamente un talento, il suo, quello con il quale si giudica da s stesso, ma al di l di que sto, ad uso di quelle teste in cui lo spettacolo ha fatto pi devastazioni che nel l'ex-Parigi, si vede bene a che serve, e a vantaggio di chi va questa "volont man ifesta di trasmettere alle giovani generazioni una prova di prima mano sulla sto ria misconosciuta dell'ultrasinistra" al fine di "confondere i suoi contraffatto ri" (Le Saux) - (...) (3) Prima servivano i medici perch c'erano dei malati; oggi servono dei malati perch c i sono i medici: hai probabilmente avuto notizia di quelle "star della chirurgia " di Toulouse, che trasformavano i loro falsi malati in veri invalidi per riempi rsi di pi le tasche; certo pi proficuo che iniettare sangue contaminato, poich si p u operare molte volte la stessa cavia. Occorre ormai prendere molto sul serio que lla dichiarazione del dottor Knock secondo la quale ogni uomo che sta bene un ma lato che non sa di esserlo. Passo al suicidio di Maxwell, come a quelli, pi riusciti, dello scandalo della To rre BP della Dfense (ci si appende dopo essersi tirati un colpo in testa, con il rischio di rendere gelosi i suicidatori di Baader). Giacch nel settore della mode

rnizzazione dello spettacolare integrato la palma passa, in questi ultimi tempi, alla polizia inglese, quando vuole neutralizzare preventivamente i "potenziali criminali" - cio, di sicuro, i futuri sovversivi (Le Monde del 20-9-[19]91 qui al legato) a partire dall'et di cinque anni. Presto si lobotomizzeranno i bambini negli asili nido, se la genetica applicata tarder a produrre dei mutanti ad hoc? Cordialmente a tutti e due, Jeff (1) Rovesciare il mondo, Jean-Franois Martos, SugarCo Edizioni, Milano, 1991. (No ta di Le fin mot de l'Histoire) (2) Un cavalier la mer, Grard Gugan, Editions Franois Bourin, Parigi, 1992. (Nota d i Le fin mot de l'Histoire) (3) Passaggio eliminato da Le fin mot de l'Histoire. Guy Debord a Georges Monti Sul soggetto di copertina dei Contrats Guy Debord, Des Contrats. Edizioni Le temps qu'il fait, Cognac, febbraio 1995 Champot, 27 novembre 1994 Caro Georges, Dato che non siamo pi molto lontani dal mese di dicembre, le trasmetto, per il no stro progetto di pubblicazione, un'idea per l'illustrazione di copertina che mi venuta in mente. una figura dei tarocchi di Marsiglia. La pi misteriosa e la pi be lla, a mio avviso: le bateleur. Mi pare che questa carta aggiungerebbe, e senza doverlo implicare troppo esplicitamente, un qualcosa che potrebbe essere conside rato come una certa maestria nella manipolazione; rammentando opportunamente tut ta l'estensione del mistero. Cordialmente, Guy

Jean-Franois Martos Piccola raccolta differenziata nelle pattumiere della storia Un libro anonimo intitolato Rapporto veridico sulle ultime necessit di preservare e d'estendere il dominio americano sul mondo apparso il 18 aprile 2003. Il sott otitolo ne precisa l'idea centrale: Del terrorismo e dello Stato nel loro contes to generale o di come sia a Washington la genesi operativa degli attentati dell' 11 settembre 2001 e di tutti quelli che sono seguiti, nel quadro del tentativo d i appropriazione delle risorse petrolifere mondiali ed in primo luogo irachene. Allo stesso modo, il contenuto non manca di riprendere, apparentemente, le anali si di Guy Debord e Gianfranco Sanguinetti, attualizzandole in qualche modo a pro posito degli attentati dell'11 settembre 2001. Che sia un'impresa lodevole desti nata, a prima vista, ad illuminare il lettore radicale convinto su alcuni aspett i della questione che gli sarebbero sfuggiti? Subito tuttavia si sente che qualc osa stona, e non si tratta soltanto di qualche mancanza di talento nell'impiego dei concetti critici inseriti meccanicamente (un software ad hoc, quasi ad ogni paragrafo, persuade il lettore che l'inversione del genitivo inevitabilmente il genitivo dell'inversione): qualsiasi verit non potrebbe essere detta e ripetuta, anche se maldestramente? No, si tratta piuttosto di dichiarazioni sorprendenti e sempre pi sinistramente marcate, che cito alla rinfusa: "Israele e l'America sono le due basi strategiche interattive (...) dell'organiz

zazione del dominio della merce" (p. 21) "Il Kuwait (...) era effettivamente e storicamente parte integrante del campo ge ostrategico iracheno da secoli" (p. 30) "Bosniaci e Croati (...) sparavano regolarmente sulla loro popolazione per poter , in seguito, accusare i serbi (...) i massacri reali e ripetuti di civili serbi furono metodicamente occultati mentre una radicale pulizia etnica svuotava prog ressivamente regioni intere di ogni presenza serba proprio dove quest'ultima era stata presente da secoli" (p. 32) "La vittoria del 1945 ( l'impero americano che lo afferma) ci ha dato i mezzi per controllare completamente i processi storici che formano l'economia politica de l pianeta poich asservendo la Germania ed il Giappone nel cuore stesso della loro anima culturale, potemmo rendere planetaria la politica della nostra economia" (p. 36) "Abbiamo assorbito gradualmente il vecchio impero britannico ed abbiamo sfasciat o ovunque quello francese per sostituirci ad esso" (p. 44) "Se un operaio europeo, cosciente dei suoi interessi di classe e della sua appar tenenza culturale, ha ancora la capacit di ribellarsi per dire USA Go Home e rifi utare l'immigrazione massiccia che organizziamo deliberatamente verso l'Europa p er ridurre il costo del lavoro ed afro-americanizzarla, lo spettatore che noi st iamo costruendo grazie all'Europa americana di Bruxelles accetter immediatamente tutte le lobotomizzazioni del nostro spettacolo esattamente come il villaggio mo ndiale della grande ibridazione obbligatoria lo dominer narcoticamente secondo la religione del modo di vita multiculturale americano" (p. 48) Visto il suo invecchiamento continuo, spettacolarmente sistematizzato dall'indus tria della contraccezione e dell'aborto che lo ha metodicamente stabilito, la po polazione europea dovr, per mantenere i suoi equilibri tra lavoratori attivi e pe nsionati, accogliere entro il 2025, 159 milioni di nuovi immigrati" (p. 49) "Esiste il mito terroristico, ma ce ne sono ben altri come per esempio il mito d el buco d'ozono (...) " lo stesso delle campagne contro il nucleare francese che corrispondono alla necessit imperiosa per l'impero americano di distruggere una t ecnologia d'avanguardia detenuta da un avversario commerciale (...) chi avrebbe, nel mondo mediatico del diktat totalitario, la pertinenza anti-mediatica e l'in teresse professionale suicida di andare a cercare l'esatta natura profonda dei l egami esistenti tra le societ petrolifere americane e le diverse tendenze ecologi ste esistenti nel mondo? "(p. 93-94)" Lo si comprende facilmente: questi combattenti coscienti della causa identitaria culturale e sociale (p. 103) sono soltanto l'ultimo avatar faurissoniano dell'o perazione revisionista iniziata alla fine degli anni settanta intorno alla rivis ta La guerre sociale. E si tratta grosso modo delle stesse persone. Lo scopo di questa prosa irresistibile, che avanza come un panzer maldestro, sop rattutto quello di screditare ogni vera critica a proposito degli attentati dell '11 settembre 2001; ed inoltre di tentare di sedurre alcuni ingenui della tenden za detta radicale. Il metodo sempre lo stesso: tentare di far passare le idee pi reazionarie mescolandole alla critica sociale pi estrema di un'epoca. Per il successo di questa manovra si vorrebbe che i piccoli clowns dello spettac olo critico alternativo arrivino presto a denunciare questo complottismo naziona l-situazionista come la logica conseguenza delle idee contorte di Guy Debord. Ma chi prende sul serio questa gente? 29 aprile 2003 Attenzione gli sciacalli vanno sott'acqua! I Siluratori della Menzogna (Jean-Pierre Baudet & Jean-Franois Martos), 2 agosto 1982 Jean-Franois Martos, Corrispondenza con Guy Debord, Le fin mot de l'Histoire, Par igi, agosto 1998 Volantino bilingue distribuito in Germania: ()

I pi distinti saluti da Omar Wisyam a Les Amis de Nemesis e alle lettrici e ai lettori del suddetto sito.