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Colloquio con Cajo Brendel sul comunismo dei consigli (traduzione di Omar Wisyam)

Stai in guardia contro ogni mito! Questo colloquio del gruppo tedesco Revolution Times con Cajo Brendel, realizzat o nel dicembre del 1999, stato pubblicato nel gennaio 2001 nella brochure: Red D evil, Die Kronstadt-Rebellion. Alle Macht den Sowjets, nicht den Parteien! (La r ivolta di Kronstadt. Tutto il potere ai soviet, niente ai partiti!), Bibliothek des Widerstandes (Biblioteca della resistenza), gennaio 2001, p. 21-27. Il testo dell'intervista apparso anche in Echanges n 111 (inverno 2004-2005). Red Devil: A tuo avviso, come si spiega la comparsa delle posizioni comuniste co nsiliari, e come potresti, brevemente, presentarle? Cajo Brendel: Il comunismo dei consigli non caduto dal cielo. Ha preso forma a p oco a poco e si sviluppato sul filo del tempo. Dopo l'entusiasmo iniziale per la rivoluzione russa, vari marxisti dell'Europa occidentale hanno cominciato a for mulare alcune critiche. Tra di essi, Otto Rhle fu senza dubbio uno dei primi test imoni della pratica bolscevica a mettere per iscritto le sue esperienze (1). Il marxista olandese Gorter partecip subito alle critiche al bolscevismo, ma la sua analisi critica (1920) (2) non si applicava che a qualche dettaglio. Gli attacch i si fecero pi numerosi dapprima in seguito alle vivaci discussioni suscitate dal la rivolta di Kronstadt nel1921, poi quando, poco tempo dopo, lazione dei bolscev ichi si concretizz nella Nuova politica economica (3). Pi tardi, alla fine degli a nni 20, si aggiunse il totale rigetto del capitalismo di Stato; infine, all ini zio degli anni 30, comparvero altre divergenze, ancora pi numerose. Secondo me, la teoria del comunismo dei consigli ha raggiunto un provvisorio apogeo nel 1938 quando il marxista olandese Anton Pannekoek sottopose il leninismo nel suo insi eme ad un analisi marxista (4). Tuttavia, lo sviluppo del comunismo dei consigli non si arrest l. Lontanissimo da ogni ortodossia o da ogni forma di degenerazione , continua a servirsi del metodo di Marx per meglio comprendere la realt sociale.

R. D.: La teoria comunista consiliare qualifica il KPD (Partito comunista tedesc o) e lo SPD (Partito socialdemocratico tedesco) come esempi del vecchio movimento operaio. Un nuovo movimento operaio con delle nuove organizzazioni di classe in for azione. Dove vedi i segni di un tale nuovo movimento operaio e come vedi le differ enze tra il vecchio e il nuovo movimento operaio? Esiste per voi una tradizione rivo luzionaria a cui richiamarsi o che potreste reclamare? C. B.: la differenza tra il vecchio e il nuovo movimento operaio messe da parte tutt e le concezioni politiche e teoriche risiede nel fatto che il vecchio movimento op eraio un movimento per gli operai (diretto dai politici o dagli intellettuali) m entre il nuovo movimento operaio (che ha appena smesso di usare i pannolini) un mo vimento degli operai, cio degli operai stessi. Io non penso che ci si possa richi amare a delle tradizioni. Vedo i segni (ed insisto sulla parola segni) di un nuovo movimento operaio laddove i lavoratori fanno uno sciopero selvaggio (come si dice ) assolutamente senza una coscienza preconcetta del suo senso e del suo signific ato, senza il sostegno di alcun partito n di qualsivoglia sindacato. E si potrebb ero senza dubbio ritrovare altri segni della medesima natura in altre azioni deg li operai.

R. D.: Il comunismo non una questione di partito (5), ma la formazione di un movi mento di massa autonomo, questo era il titolo di un articolo del gruppo francese Le Proltaire (6), che partecip all incontro di Bruxelles del 1947 (7). Come, all i nterno del gruppo Daad en Gedachte (Atto e pensiero), vi situate in rapporto a q uesta affermazione, e come un tale movimento di massa autonomo pu, e anche, deve na scere? C. B.: Un movimento di massa autonomo se non convocato da individualit o da organ izzazioni. Sorge spontaneamente dai rapporti sociali o politici. Sono assolutame nte d accordo con l affermazione del gruppo Le Proltaire. R. D.: I comunisti consiliari hanno in passato criticato in egual misura il fasc ismo e l antifascismo e si sono rifiutati di far parte di un campo o dell altro, la democrazia qui o il fascismo l. Come vi situate in rapporto al fascismo che r inasce in Europa? E come vi situate in rapporto al movimento antifascista? C. B.: Il fascismo rinascente in Europa non presenta evidentemente in un tutti i paesi lo stesso carattere n obbedisce alle stesse cause. Tuttavia, quale che sia la forma che riveste o quali che siano le sue cause si deve senz altro combatte rlo: ma non voglio avere niente a che fare con una lotta a fianco della borghesi a. R. D.: La maggior parte dei gruppi politici cerca di intervenire nelle manifesta zioni, negli scioperi, ecc. per influenzare questi movimenti in una o in un altr a direzione, o perlomeno di diffondere le loro idee. Ci sono state all interno d el comunismo dei consigli delle divergenze tra gli attivisti e gli osservatori. Qual il vostro punto di vista? Non sbagliato restare passivi di fronte ai movime nti sociali esistenti? Quali sono i compiti dei comunisti dei consigli prima e d urante i movimenti di massa e le lotte di classe? C. B.: Certo importante partecipare alle lotte. Ma... gli interventi dei diversi gruppi d avanguardia non hanno alcun senso. Al contrario. Io ho affrontato ques to tema in un articolo. Sono dell avviso, gi dalla mia giovinezza, che non ci sia niente da insegnare alla classe operaia, ma, casomai, tutto da imparare da essa . Come servirsi in seguito di ci che si appreso? Ho sempre agito a questo proposi to in conformit ad una frase di Marx tratta da uno dei suoi primi testi, il Contr ibuto ad una critica della filosofia del diritto di Hegel, l dove scrive: Si devon o costringere questi rapporti pietrificati a danzare cantando loro la propria me lodia!. Non ho mai detto agli scioperanti: Voi dovreste fare in questo modo o in q uest altro. Ho semplicemente cercato ogni volta di discutere con loro il senso de lle loro azioni. E questo non un comportamento passivo. R. D.: A chi si rivolge il vostro giornale Daad en Gedachte quando la vostra azi one politica diminuisce? Quale ruolo accordate al vostro giornale? C. B.: Il gruppo Daad en Gedachte si sempre rivolto a tutti coloro che hanno un punto di vista critico verso il vecchio movimento operaio sia che intravedano gi il cammino del nuovo movimento operaio sia che lo ricerchino. R. D.: Ci fu nel 1947 un incontro internazionale dei comunisti consiliari e altr i gruppi internazionalisti (10). Si tratt di un tentativo di costruire una sorta di Internazionale dei comunisti dei consigli o pi semplicemente di annodare dei r apporti pi stretti tra gruppi in qualche modo affini provenienti da diversi paesi ? C. B.: Sfortunatamente non ho potuto all epoca partecipare a quell incontro inte

rnazionale, e non possiedo che un articolo apparso a questo proposito su un peri odico comunista consiliare. R. D.: La maggior parte del vecchio movimento operaio ha condannato l azione dei m arinai di Kronstadt. Trotsky ha minimizzato gli avvenimenti di Kronstadt definen doli una tragedia. Come vi situate in rapporto a Kronstadt? C. B.: Non ho affatto le stessa concezione dei bolscevichi, di Lenin, di Trotsky , di Stalin o di chi altro ancora sulla rivolta di Kronstadt. L ho sempre consid erata come precedente della rivoluzione proletaria in Russia (8). R. D.: Come vi situate in rapporto ai trotskysti e agli anarchici? Noti dei punt i in comune e dei punti di divergenza? C. B.: N s n no. Si pu definire il trotskysmo come leninismo e lo stalinismo come un a variet di leninismo. Tutti e due si fondano su un interpretazione erronea di Ma rx, risultante dai rapporti sociali in Russia. Certamente la questione diversa c on l anarchismo, sebbene esso si inganni su Marx sotto varie angolature. Inoltre il loro metodo di lavoro parecchio distante dal mio. Sono tuttavia d accordo co n l anarchismo quando si distingue nella lotta contro ogni potere di Stato, che si dica borghese o proletario. R. D.: Come si situano i comunisti consiliari in rapporto ai partiti e alle elez ioni? C. B.: I partiti sono il frutto delle rivoluzioni borghesi e sono indispensabili al capitalismo. Io non ho partecipato mai ad una elezione nella societ capitalis ta. Le sole elezioni alle quale io potrei partecipare sarebbero quelle per i con sigli operai. R. D.: I comunisti dei consigli considerano la rivoluzione dell ottobre 1917 in Russia come una rivoluzione borghese. Puoi darci qualche spiegazione in proposito? C. B.: La Russia era negli anni Venti un paese in cui la servit non esisteva pi e che possedeva alcune industrie, ma il paese conservava ancora nel suo insieme le stigmate della feudalit. Lo zar, la chiesa e la nobilt erano al potere, l agricol tura era la branca principale della produzione, e la stragrande maggioranza dell a popolazione era contadina. Se c era una borghesia, non era paragonabile a quella che c era in Francia nel X VIII secolo, compenetrata della propria importanza e cosciente di s stessa. Il co mpito della rivoluzione, che acquistava forza dall inizio del XX secolo in Russi a, era di mettere fine allo zarismo, di spezzare il potere della chiesa e della nobilt. Era necessario inevitabilmente per questo scopo sviluppare nuovi rapporti di produzione. La rivoluzione russa doveva seguire le stesse fasi della rivoluz ione francese, ma in circostanze che non erano affatto le stesse. Considerando c i che era da fare in Russia, si pu dunque parlare di una rivoluzione borghese, che tuttavia, a causa della debolezza della borghesia russa, fu una rivoluzione in cui i compiti storici della borghesia dovettero essere compiuti da un altra clas se. Nessuno l aveva predetto meglio di Lenin agli inizi del XX secolo. Si pu leggere in uno dei suoi primi testi: La rivoluzione avvenire sar una rivoluzione borghese, ma una rivoluzione borghese senza borghesia. La rivoluzione borghese russa offre numerosi punti di paragone con la rivoluzion e francese del XVIII secolo. In Francia, il materialismo dell epoca era servito

come un arma nella lotta contro la religione, poich essa costituiva la base della potenza della chiesa. Fu lo stesso in Russia. E il materialismo con il quale si combatt la religione in Russia, che Lenin chiamava il materialismo storico, era semplicemente il materialismo francese del XVIII secolo. Pannekoek lha magistralm ente dimostrato nel 1938. Ma non si pu muoverne rimprovero a Lenin. Sono le condi zioni russe che l hanno condotto ad interpretare alla maniera russa il materiali smo sviluppato da Marx ed Engels nei rapporti capitalisti. La rivoluzione russa si distingue anche per un altra cosa che si ritrova egualmente nei rivoluzionari francesi. Tuttavia con una lieve differenza. I giacobini francesi aveva preso i n prestito i loro modelli e le loro teorie rivoluzionarie dalla storia romana; i bolscevichi non girarono la testa all indietro verso l antichit classica ma al c ontrario verso l avvenire proletario. In Francia nel 1789 fu tutto come in Russi a nel 1917, limmaginario che era nelle teste non corrispondeva assolutamente alla pratica reale. In Francia, dove si sognava la libert e l eguaglianza, non ci si rendeva conto che si trattava di libert giuridica e di eguaglianza di fronte alla legge. Trotsky ha scritto da qualche parte: Si credeva di finire la rivoluzione di Febbraio e si arriv effettivamente all Ottobre. In realt vero il contrario: si c redeva di avanzare sul cammino del comunismo e si faceva una rivoluzione borghes e senza la borghesia. Ci che doveva arrivare, il capitalismo di Stato, arriv perch la borghesia era tropp o debole per costituirsi come classe dirigente. Per ritornare a Lenin ancora una volta, egli aveva ragione quando si descriveva come un giacobino! R. D.: Ci sono stati dei tentativi di pubblicare dei testi dei comunisti dei con sigli in esperanto allo scopo di superare la strettoia delle frontiere nazionali e linguistiche. Come vi situate in rapporto agli intellettuali? C. B.: I comunisti dei consigli del gruppo dei Comunisti Internazionalisti hanno pubblicato dei testi in esperanto all inizio degli anni 30. Non l abbiamo pi ri fatto dopo la seconda guerra mondiale; i nostri testi e la nostra corrispondenza raggiungono quei paesi di cui padroneggiamo pi o meno le lingue. Non abbiamo mai dubitato dell intelligenza dei lavoratori; la nostra diffidenza andava agli int ellettuali che appartenevano alla borghesia o ai gruppi d avanguardia. R. D.: Come vi situate in rapporto ai simboli del vecchio movimento operaio (per e sempio la bandiera rossa, la falce e il martello, l Internazionale, il pugno chi uso, il termine compagno, ecc.)? C. B.: Tutto il gruppo Daad en Gedachte, io compreso, non abbiamo mai accordato un grande valore ai simboli. Il nostro interesse si sempre rivolto a ci che era e ssenziale nei gruppi, nei movimenti, ecc., a ci che significavano. Del resto, lInt ernazionale da tanto tempo cantata dai peggiori riformisti! E ben altri simboli sono stati svuotati. R. D.: Quali sono state le reazioni nelle discussione del novembre 1998 in Germa nia quando vi hai tenuto delle riunioni e delle conferenze? C. B.: Sono stato molto contento delle reazioni di numerosi uditori. Erano in ge nerale molto obiettivi e mostravano di avermi perfettamente compreso. Con la sol a eccezione di due membri del CCI (10), che non erano l per discutere e tennero s oltanto per fortuna molto brevemente un discorso di propaganda, a favore della l oro organizzazione, che non aveva nulla a che vedere con l argomento della mia e sposizione. Questi hanno, in seguito, pubblicato un articolo molto lungo nel lor o giornale a questo proposito, in cui le menzogne non vengono risparmiate.

R. D.: Quali sono, a tuo avviso, le posizioni comuniste consiliari che sono stat e confermate e quali no dalla storia e dal passato? C. B.: Penso che la questione della conferma o no delle posizioni comuniste cons iliari dalla storia non ha alcun senso. Non si tratta di posizioni pi o meno buon e ma di analisi, di una anlisi della realt dove abbiamo sempre a che fare con un processo. E l analisi ha ottenuto migliori risultati nella misura in cui process o si evolve. R. D.: Quali sono secondo te le ragioni per le quali il comunismo dei consigli r imasto fino ad oggi senza una vera influenza? Cosa rimane del comunismo consilia re oggi? C. B.: Se si condividono le concezioni dei gruppi d avanguardia come si esprimon o nel verbo leninista: senza teoria rivoluzionaria, non c pratica rivoluzionaria ( 11), si pu pensare che le idee del comunismo consiliare avrebbero potuto avere un a maggiore influenza di quella che hanno. La realt un altra. Infatti non esiste u na teoria pura di ogni pratica; la teoria si appoggia su una pratica, cio su dei fatti. Non quella teoria o quell altra, o quel punto di vista oppure quell altro che influenzano la realt, ma il contrario. Questa era esattamente la linea di co ndotta di Marx e di Engels. Non concepisco il comunismo dei consigli come un movi mento in senso stretto; secondo me, il movimento dei lavoratori ad essere importa nte, e questo deriva dalla loro posizione sociale, che abbiano conoscenza delle idee comuniste consiliari o no. Essi combattono non a causa di queste idee, ma p erch il capitalismo li costringe. R. D.: Come giudicate la situazione attuale in quanto comunisti consiliari? C. B.: La situazione attuale evidentemente un momento di un processo. Tutto ci ch e posso dire che ho visto le lotte di classe modificarsi continuamente nel corso di cinquant anni. Per fare un esempio tra i tanti, cinquant anni fa le occupazi oni delle fabbriche erano completamente diverse da quelle di oggi.

R. D.: Come vedi le prospettive della sinistra alla fine del XX secolo? I comuni sti dei consigli sono interessati a collaborare con altri gruppi? Se s, in quali settori e in quali condizioni? C. B.: La risposta dipende naturalmente da ci che si intende con sinistra? Se la si intende nel senso di tutti quei gruppi che si considerano l avanguardia del pro letariato e si considerano i suoi educatori, la risposta semplice: non c nessuna prospettiva! Per la classe operaia, al contrario, c una prospettiva, che se ne abbia o no una nozione chiara: la rivoluzione, che il capitalismo suscita inevit abilmente. Per quanto riguarda gli avanguardisti, non vedo l utilit di collaborar e con loro. R. D.: Parliamo di Marinus van der Lubbe. Volle distogliere la classe operaia da lla sua apatia incendiando il Reichstag (12). Voleva in qualche modo sostituirsi ad essa? Il KAPD (Partito comunista operaio tedesco) con la sua tendenza al put sch, non ha spesso agito al posto dei lavoratori? C. B.: Non ho mai dubitato dei sentimenti sinceramente proletari di van der Lubb e. Ci che si attendeva, o ci che sperava, dalla sua azione era, a mio avviso, illu sorio. Quanto al KAPD, non sono certo che si sia sostituito alla classe operaia con la sua cosiddetta tendenza al putsch. Mi piacerebbe che mi si fornissero deg li esempi in proposito.

R. D.: Cosa intendi con azione diretta? C. B.: A dire il vero io non utilizzo mai questa espressione. Parlo piuttosto di atti spontanei o di ci che si chiamano azioni selvagge o scioperi selvaggi. R. D.: Cosa raccomanderesti alle lettrici o ai lettori convinti dalle tue spiega zioni? C. B.: Tutto ci che potrei dire loro, : Lascia cadere ogni illusione, guardati da o gni mito. Questo il fil rouge del mio pensiero. R. D.: Un ultima parola... C. B.: Sono curioso di sapere ci che pensate della nostra discussione.

NOTE (1) Si vedano, per ca (apparsi nella mo bruno, fascismo desco; e La lotta rticolo apparso in ettembre 1939). esempio, due articoli di Otto Rhle Mosca e noi e Resoconto su Mos rivista Die Aktion nel 1920). Ma anche due testi pi tardi: Fascis rosso (redatto nel 1939, ma pubblicato soltanto nel 1971 in te contro il fascismo comincia dalla lotta contro il bolscevismo (a inglese nella rivista americana Living Marxism, vol. 4, n 8, s

(2) Vedi: Herman Gorter, Risposta a Lenin su La malattia infantile del comunismo, e dello stesso autore l ultima lettera a Lenin (1921). (3) Dopo la rivolta di Kronstadt, mentre in Russia mancavano tutti i prodotti di base, Lenin impose al partito bolscevico la Nuova politica economica, nel 1921, che ripristin, tra le altre misure, la libert per i contadini di vendere al merca to una parte della loro produzione. (4) Nel 1938, Anton Pannekoek pubblic in tedesco, con lo pseudonimo di John Harpe r, una critica delle concezioni di Lenin dopo aver letto il suo Materialismo ed empiriocriticismo pubblicato nel 1908 in russo ma tradotto in tedesco e in ingle se soltanto nel 1927 con il titolo di Lenin filosofo. (5) Questa espressione ricorda un articolo di Otto Rhle, La rivoluzione non affare di partito, apparso originalmente il 17 aprile 1920, con il titolo Un nuopo parti to comunista?, nella rivista Die Aktion (1911-1932) animata da Franz Pfemfert (18 79-1954). 6) Le Proltaire - Organe du communisme rvolutionnaire era pubblicato alla fine del la seconda guerra mondiale dai Communistes rvolutionnaires (CR), degli ex-trotsky sti legati ai tedeschi e agli austriaci, anch essi ex-trotskysti, del gruppo Rev olutionre Kommunisten Deutschlands (RKD), esiliati in Francia e in altri paesi pr ima della guerra, che hanno condotto una propaganda internazionalista durante il conflitto. (7) Dei piccoli gruppi di vari paesi avendo mantenuto le posizioni internazional iste durante la seconda guerra mondiale manifestarono il bisogno di riunirsi per rinnovare i contatti dopo la marea sciovinista che segu la vittoria degli Alleat i. Una conferenza internazionale ebbe luogo a Bruxelles il 25 e il 26 maggio 194 7, in cui dei gruppi e delle individualit di differenti sensibilit politiche dei P aesi Bassi, del Belgio, della Svizzera, della Francia e dell Italia furono invit

ati dal Communistenbond Spartacus. (8) Si veda l articolo di Cajo Brendel, Kronstadt: Proletarischer Auslufer der rus sischen Revolution (Kronstadt, precedente proletario della rivoluzione russa), in J. Agnoli, C. Brendel, I. Mett, Die Revolutionre Aktionen der russischen Arbeiter und Bauern (Le azioni rivoluzionarie degli operai e dei contadini russi), Karin Kramer Verlag, 1974. (9) Si vedano vari passaggi in Che fare? (1902) e in Un passo avanti e due indie tro (1904). (10) Courant communiste international; gruppo che pubblica in Francia il mensile Rvolution internationale e una rivista teorica trimestrale, La Revue internation ale. La CCI diffonde i suoi scritti in variepaesi e varie lingue. (11) Senza teoria rivoluzionaria, nessun movimento rivoluzionario, in Che fare? (12) Si vedano due testi di Pannekoek: Il gesto personale e La distruzione come mez zo di lotta.