CAPITOLO 7 - IMPRESSIONISMO
COLLEGAMENTI: europa delle grandi potenze (storia), Verga in opposizione al
naturalismo (italiano), victorian age (inglese), elettricità (fisica), Nietzsche critica il
positivismo (filosofia)
L'impressionismo è una corrente artistica che cerca di realizzare a livello artistico quello sguardo
oggettivo sulla realtà corrispondente in campo filosofico il Positivismo, in campo letterario al
Naturalismo (Cézanne è amico di Zola sin dalla giovinezza) e in campo scientifico all'evoluzionismo.
7.1 Coordinate e protagonisti
Apparso in Francia negli anni 1860-1865, l'Impressionismo fece della percezione visiva il centro della
propria ricerca.
Nato dal Realismo, fu influenzato dalle teorie scientifiche sul colore del chimico M.E. Chevreul, dalla
nascente fotografia e dall'arte giapponese, giungendo nel breve volgere di un ventennio a
rivoluzionare la tecnica del dipingere. Principali artefici furono: Édouard Manet, Claude Monet,
Camille Pissarro (1830-1903), Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas e Paul Cézanne (1839-1906).
7.2 Una poetica di luce e colore
Gli Impressionisti cercarono, osservando la realtà, di tradurre l'impressione istantanea, quella che
l'occhio riceve al di là dell'idea precostituita che abbiamo di un oggetto. Alla radice vi era la
consapevolezza che il mondo è in continuo mutamento e in continua attività cromatica. Quando
osserviamo un oggetto, infatti, l'immagine che arriva ai nostri occhi non è mai identica a se stessa, ma
si modifica incessantemente, poiché con lo scorrere del tempo mutano le condizioni atmosferiche e di
luminosità.
La pittura impressionista
● Soggetto: Rifiuto dei soggetti storici, mitologici, religiosi, letterari, a favore di scene desunte
dall'osservazione della natura o dei tanti aspetti della vita moderna, in particolare lo spettacolo
della città con i suoi luoghi simbolo.
● Composizione: Rifiuto dell'impianto tradizionale del quadro basato sul disegno preparatorio
e della prospettiva: le distanze e i passaggi di piano vengono resi attraverso contrasti di
colore.
● Linea: Generalmente la linea è assente e le opere vengono realizzate senza un disegno
preparatorio; se utilizzato, come in Degas e Toulouse-Lautrec, il disegno non delinea i
contorni, ma ha una funzione espressiva, per dare movimento e intensità alle figure.
● Pennellata: La stesura pittorica è realizzata attraverso una pennellata a piccoli tocchi, fitti e
rapidi.
● Colore: Si dipinge all'aria aperta, en plein air, accostando colori puri (quelli dello spettro
solare) senza mescolarli. La tavolozza si schiarisce e si abbandona il nero per le ombre.
● Luce: Nuova visione soggettiva che intende cogliere un momento, un preciso attimo
passeggero. Costante è lo studio dei fenomeni della luce: colpendo gli oggetti, essa si
scompone nei vari colori. Ogni oggetto, ogni paesaggio, sono dunque intrisi di luce e colore, a
seconda dell'ora, delle condizioni atmosferiche e del punto di vista dell'osservatore.
Colore, contorno, forma, prospettiva
Ogni dato della realtà è colorato, comprese le ombre (tradizionalmente pensate invece come nere) e i
colori agiscono gli uni sugli altri. Per questo rinunciarono ai grigi e ai bruni (soprattutto nel caso di
Monet e Pissarro) e usarono colori puri, che accostavano sulla tela senza mescolarli, lasciando
all'occhio dell'osservatore il compito di ricomporli. Alla radice vi era il principio della fusione ottica,
secondo cui ciascuno dei tre colori fondamentali (rosso, blu, giallo), è intensificato otticamente dal
complementare vicino.
7.3 Édouard Manet (1832-1883)
L'incontro con l'Impressionismo
Negli anni Settanta Manet cominciò a frequentare più assiduamente gli Impressionisti. Importante fu
in quegli anni la frequentazione di Argenteuil, una cittadina di campagna vicino a Parigi. E’ qui, ai
bordi della Senna, che Manet si convertì a quell'Impressionismo che egli aveva contribuito ad ispirare:
si appassionò allo studio della luce, alla tecnica della pennellata spezzata e a una tavolozza molto
chiara. L'evoluzione pittorica è visibile in “Il bar delle Folies-Bergère”.
Fig. 7.9 Édouard Manet; Colazione sull'erba, 1862
Il primo grande scandalo arrivò del 1863, quando Manet espose la sua grande tela con Colazione
sull'erba. Il quadro, il cui significato è aperto a molte interpretazioni, suscitò scandalo e feroci critiche
perché, benché a prima vista sembri inserirsi nella tradizione, in realtà opera una continua insolente
infrazione alla norma: la donna nuda non è una ninfa, una dea o una qualche altra figura mitologica
elegante e pura, ma una disinibita ragazza del tempo, e pienamente terreni e moderni sono anche i due
uomini, vestiti alla moda francese e tranquillamente intenti ad una conversazione durante un pranzo
fuori porta. Ciò che disturbava era, quindi, non il soggetto quanto la sua attualizzazione. Oltre al
soggetto a Manet fu rimproverata anche la "volgarità” dell'esecuzione pittorica: il quadro manca di
una prospettiva rigorosa, non presenta chiaroscuro ed è impostato su forti contrasti di toni caldi e toni
freddi.
Fig. 7.12 Édouard Manet; Olympia, 1863
Il secondo scandaloso successo di Manet fu Olympia, di cui colpirono l'indecenza del soggetto e lo
stile approssimativo e graffiante. Anche questo dipinto presenta evidenti riferimenti al tema classico
della Venere ma ne rovescia il modello iconografico raffigurando una prostituta parigina assurta a
immagine della bellezza moderna.
Ciò che irritò il pubblico fu l'accentuazione realistica di aspetti volgari appartenenti al quotidiano
della protagonista: i fiori presentati dalla domestica di colore, regalo di qualche ammiratore; lo
sguardo di Olympia, disincantato e fisso verso lo spettatore, che in questo modo viene introdotto nella
stanza e messo nei panni del cliente; la posa fredda. e non arrendevole del corpo. Inoltre, gli oggetti
richiamano esplicitamente l'attività della donna: l'orchidea tra i capelli, il bracciale, il nastrino, le
pantofole di raso, il letto disfatto e i drappi ordinari, il gatto nero (simbolo della lussuria). Il dipinto
infrange uno dei tabù più forti della società borghese: la prostituzione, e più in generale la sessualità,
erano, infatti, un universo quanto mai reale ma al tempo stesso una dimensione taciuta, poiché
moralmente indegna.
Figg. 7.14, 7.15, 7.16, 7.17 Édouard Manet, Il bar delle Folies-Bergère, 1881-1882.
Il bar delle Folies-Bergère è l'ultimo lavoro importante di Manet prima della morte. Il quadro,
realizzato interamente in studio, è ambientato all'interno del bar delle Folies-Bergère, uno dei più
frequentati teatri per musical e spettacoli di cabaret della capitale francese.
Il dipinto sintetizza molti degli elementi che caratterizzano la pittura di Manet: lo sguardo realistico
sulla società, l'amore per la natura morta e l'approfondimento psicologico del personaggio, il cui
sguardo esprime solitudine e distanza dalla vivacità rumorosa della folla.
La struttura del dipinto è rigorosamente simmetrica e impostata su un taglio orizzontale: il primo
piano è occupato dalla natura morta formata dagli oggetti disposti in ordine sul banco; il piano
intermedio dalla monumentale figura della cameriera, per le cui sembianze Manet si servì di una vera
cameriera delle Folies-Bergère; lo sfondo, infine, è interamente costituito dal riflesso della sala del
café-concert in uno specchio che copre quasi l'intera superficie della tela.
Il dipinto può esser letto come una riflessione sulla pittura, legata al tema dello specchio e dello
sguardo. L'opera infatti presenta una fitta trama di sguardi incrociati: il grande specchio riflette ciò che
ella vede davanti a sé. L'osservatore e ciò che è osservato sono fusi in uno scambio fitto tra la realtà
dipinta e il riflesso realistico di questa realtà.
L'immagine quindi manca di una prospettiva certa, offre molteplici punti di vista, e contiene
personaggi che non esistono nello spazio reale. Con questa sottile operazione Manet mette in crisi il
concetto di arte come imitazione della realtà e inaugura il concetto di pittura-oggetto, secondo il quale
il quadro è ridotto alla sua materialità come sola rappresentazione di macchie.
7.4 Edgar Degas (1834 - 1917)
Spazio di forme in movimento
Caratteristica della pittura di Degas è la concezione del paesaggio come spazio di forme in
movimento, che egli sperimenta soprattutto nella serie di dipinti ispirati alle corse dei cavalli e in
quelli che ritraggono il mondo del teatro e della danza.
Le ultime opere e la scultura
Nella fase finale della sua carriera, Degas si trova costretto a limitare la pittura ad olio per una grave
carenza alla vista; il suo afflato espressivo si traduce in opere realizzate con pastelli a cera e a olio,
oltre che nella scultura. Nei pastelli l’artista si avvicina sempre di più agli altri Impressionisti, in
quanto conferisce all'immagine un aspetto più granulare, spezzato e vibrante, accentua la sintesi delle
forme e intensifica sfumature e luminosità.
Fig. 7.21 Edgar Degas; L'assenzio, 1873
Esempio di fusione di realismo e spirito impressionista è L'assenzio, nel quale il pittore si colloca
come un osservatore diretto e distaccato di una realtà di sofferenza e solitudine: il quadro raffigura in
maniera toccante due avventori di un caffè parigino (una prostituta e un clochard). La spontaneità
dell'impressione, però, non deve far dimenticare che Degas non dipinge dal vivo la scena, non fa degli
studi preparatori sulla luce nei caffè: il quadro è frutto di continui ripensamenti e correzioni
dell'impianto compositivo che rivelano la volontà di realizzare dipinti di grande controllo formale. La
composizione è consapevolmente sbilanciata a destra per dare il senso di una visione improvvisa e
fortuita. Ciononostante l'immagine è costruita in maniera rigorosa, in quanto nel dipinto si sommano
due delle più frequenti soluzioni compositive di Degas: la prospettiva inclinata, che per la particolare
disposizione dei tavoli determina un andamento spezzato in profondità, e il taglio fotografico.
Fig. 7.22 Edgar Degas; La lezione di ballo, 1871-1874
Degas ferma sulla tela l'impressione dell'istante in cui il maestro di danza controlla i passi di una
ballerina, alla presenza di un gruppo di allieve disposte in semicerchio. La scena è ripresa come Degas
stesso ha affermato, "dal buco della serratura ed è strutturata secondo un taglio di tipo fotografico, per
cui alcune figure di ballerine fuoriescono dall'inquadratura. Il forte senso di naturalezza è dato dai
singoli gesti e dagli atteggiamenti di ogni singolo personaggio. A differenza degli altri Impressionisti,
Degas non rifiuta il disegno (s veda la figura del maestro e la prospettiva geometrica della stanza), né
l'uso del bianco e del nero. Tuttavia l'atmosfera dell'ambiente è data da una luce soffusa che investe i
tutù conferendogli evanescenza e movimento, resi con una tecnica che lo avvicina alle esperienze
impressioniste.
Fig. 7.27 Edgar Degas; Piccola danzatrice di quattordici anni, 1878-1881
Nella scultura Degas produsse figure di ballerine e di cavalli modellate prevalentemente in cera,
attraverso le quali studiava movimenti dei soggetti in funzione della produzione pittorica. Espose la
Piccola danzatrice di quattordici anni, una scultura in cera dipinta ma successivamente fusa in bronzo.
La figura, completata con elementi reali (capelli veri, un tutù di tulle blanco, scarpette di raso),
anticipava in tal modo le tecniche di assemblage che avranno larga fortuna nell'arte del Novecento.
7.5 Claude Monet (1840 - 1926)
Gli esordi. Impressionismo.
Monet concentrò la propria ricerca nella resa della percezione istantanea dell'immagine fuggevole,
nello studio della luce riflessa e nella tecnica coloristica.
Le sue tele si caratterizzano per la luminosità e l'attento studio dell'atmosfera, soggetto che egli
sviluppò per tutta la carriera facendo uso di colori sempre più puri e accostamenti complementari. Le
forme sono realizzate in modo sintetico, suggerite da pennellate libere.
Con il tempo pervenne a uno stile capace di catturare le forme e i colori sfuggenti dei riflessi della
luce e degli alberi sull'acqua in continuo movimento: la trama pittorica si sostanzia di pennellate
spezzate di colore puro, un'infinità di macchie di colore irregolari e piatte.
Il paesaggio urbano
Monet si è avvicinato alla resa della vita della moderna metropoli con lo stesso programma estetico
dei paesaggi naturali. Per rendere il fumo, l’indeterminatezza di oggetti in lontananza, il movimento
indistinto di passeggeri e lavoratori negli scali ferroviari, Monet inventa una nuova tessitura di
pennellate di materia densa, irregolari e distese uniformemente su tutta la composizione senza
distinzioni di forma.
La pittura seriale: le Cattedrali di Rouen e i Covoni
Come si è già accennato, alla base della poetica dell'Impressionismo vi è la consapevolezza che il
mondo è in continua attività cromatica: rendere sulla tela gli effetti sempre variabili della luce sulle
superfici degli oggetti naturali è il principale obiettivo degli Impressionisti. Monet porta alle estreme
conseguenze questa ricerca dipingendo un medesimo soggetto secondo le variazioni dei colori
determinate dagli effetti mutevoli atmosferici e della luce in varie ore del giorno, dall'alba al
crepuscolo.
Fig. 7.2 Claude Monet; Impressione, sole nascente, 1872
Emerge l’intenzione di rappresentare non la realtà esterna, ma l'effetto luminoso che si è prodotto
nell'occhio dell'artista. In sostanza la luce della natura diviene il soggetto del quadro, una luce azzurra
e livida, che tende a farsi rosa con una gradazione tonale delicatissima su cui spicca l'arancione del
sole e dei suoi riflessi sull'acqua, lievi e fugaci.
Fig. 7.31 Claude Monet; La Cattedrale di Rouen, primo sole, 1893
Fig. 7.32 Claude Monet; La Cattedrale di Rouen a mezzogiorno, 1893
Monet realizzó circa cinquanta tele aventi per soggetto il portale medievale della Cattedrale di Rouen.
Tema dominante è la luce, che investendo la superficie della facciata gotica, si riflette e si frantuma
nei mille rilievi scolpiti, nelle guglie e nelle statue. La luce si impasta con i colori e anzi sembra
emanare da questi. La stessa forma architettonica, ravvicinata e privata del consueto rapporto con lo
sfondo, ne sembra dissolta: tocchi sovrapposti di colore puro annullano i contorni, sfumano i
particolari, trasformano la raffinata decorazione plastica della cattedrale in pura materia pittorica.
Tutte queste non sono realizzate con il nero, ma con la sovrapposizione del colori complementari.
7.6 Pierre-Auguste Renoir (1841 - 1919)
Il periodo "aigre"
Fra il 1881 e il 1882 Renoir riscopre l'arte del passato e in particolare l'opera di Raffaello: ciò causò
un generale ripensamento della sua arte e lo spinse a riconsiderare la questione della linea e della
compiutezza della forma. Si assiste, quindi, nell'opera di Renoir al passaggio a una pittura più asciutta
("aigre", aspra, come egli stesso la definì) con contorni più precisi, spesso immobili, a un uso di
macchie ampie di tonalità fredde.
Fig. 7.38 Pierre-Auguste Renoir; La colazione dei canottieri a Bougival, 1880-1881
Rappresenta una sintesi dell'arte di Renoir impressionista. Il soggetto è un pretesto per una
rappresentazione en plein air di un sereno momento di vita sociale parigina; l'atmosfera è vivace e
naturale nel gioco di sguardi, negli atteggiamenti e nelle situazioni affettive. La luce chiara del
pomeriggio è filtrata da una tenda a righe che invade la scena di riflessi rosa che fanno da contrasto
con lo sfondo di varie tonalità di verde della vegetazione. Pur essendo assente il disegno, le forme
appaiono distinte e dinamiche grazie all'accostamento studiato di colori caldi-freddi e chiari-scuri che
modellano i volumi, delineano volti e abiti e stabiliscono la prospettiva.
Figg. 7.42, 7.43 Pierre-Auguste Renoir; Ballo al Moulin de la Galette, 1876
Si tratta di una scena di vita moderna che si svolge nel giardino di un popolare locale di Montmartre.
Ritrarre alcuni suoi amici che conversano sullo sfondo di una folla di giovani danzanti in Renoir
diviene, più in generale, l'occasione per riprodurre figurativamente l'atmosfera festosa e spensierata
del ritrovo alla moda.
L’immagine sembra osservata dal vero per la naturalezza del personaggi colti ognuno in una diversa e
specifica situazione e psicologia: il corteggiamento, l'approccio di giovani spavaldi, la conversazione
amichevole, il bacio, i differenti modi di ballare delle coppie sulla pista. Tuttavia, l'interesse di Renoir
è concentrato sulla resa degli effetti della luce, che filtra attraverso le fronde degli alberi e determina
una vibrazione cromatica che il pittore registra con grande libertà di tocchi diffusi di colore.
Attraverso il colore Renoir ha cercato di restituire la sensazione di movimento con pennellate leggere.
L'inquadratura "casuale" dell'immagine taglia ai margini i personaggi coinvolgendo lo spettatore. La
tela fu dipinta in parte dal vivo e in parte in atelier, come si nota dal complesso impianto compositivo
debitore della conoscenza della pittura classica.
Il movimento dello spazio in profondità è accentuato da una ritmica scansione di verticali date dalle
aste dei lampioni, dagli alberi, dalle sedie e dalle gambe del tavolo.