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POLITECNICO DI TORINO

Facoltà di Ingegneria
Dottorato di Ricerca in
Ingegneria delle Risorse del Sottosuolo

TESI DI DOTTORATO

Nuovi modelli di calcolo delle strutture


di rinforzo e precontenimento
in galleria

7o ciclo di dottorato Dottorando


Ing. Pierpaolo Oreste

Tutore
Prof. Ing. Sebastiano Pelizza

Visto: il Coordinatore del Corso di dottorato


Prof. Ing. Giulio Gecchele

1995
Ai miei genitori
Premessa
Il tema della presente tesi di dottorato ha per argomento la messa a punto di nuove
metodologie di calcolo, di natura numerica, per la simulazione del comportamento delle
più diffuse tra le strutture di rinforzo del terreno e di precontenimento in galleria. Tali
strutture sono interventi di consolidamento molto diffusi nel nostro Paese, per i quali
esiste un diffuso interesse negli ambienti specialistici. Nell'analisi delle strutture di
rinforzo è stata studiata la tecnica della bullonatura radiale passiva e sistematica in
galleria, definendo un nuovo approccio al concetto del materiale equivalente
omogeneizzato, valido per terreni a scarse caratteristiche geotecniche, prendendo in
considerazione modelli di comportamento del terreno sofisticati. Un nuovo metodo di
calcolo (basato sul criterio convergenza-confinamento), che permette lo studio
tensionale e deformativo al contorno della galleria quando esistono due differenti
materiali, ha reso possibile simulare la presenza dei rinforzi radiali attraverso il concetto
del materiale equivalente omogeneizzato. Uno studio più accurato dell'interazione
terreno-elemento di rinforzo è stato, infine, condotto attraverso la codifica di un metodo
di analisi distinto che consente di studiare il verificarsi di importanti fenomeni che
condizionano l'efficienza dell'intervento (perdita di aderenza, rigidezza del vincolo,
snervamento del materiale costituente il bullone, etc.).
Tra le strutture di precontenimento del cavo (intervento conservativo) sono state
studiate le tecniche del pretaglio meccanico e del pretunnel. Le metodologie di analisi
sviluppate si basano sullo stesso tipo di soluzione numerica impiegata per la
simulazione degli interventi di rinforzo del terreno e consentono di determinare la curva
caratteristica della galleria prerivestita, tenendo in conto dell'effetto del tempo sulle
caratteristiche meccaniche del calcestruzzo, dell'influenza di una fascia di materiale
deformabile all'estradosso del rivestimento (tecnica impiegata nei prerivestimenti rigidi,
quali il pretunnel).
I risultati dei modelli di calcolo sviluppati sono stati confrontati con misure condotte in
particolari prove di laboratorio, con rilievi di monitoraggio in situ e con risultati di
analisi con i classici metodi numerici (metodo degli elementi finiti e metodo delle
differenze finite).
Alcuni significativi esempi verranno utilizzati per illustrare le potenzialità dei metodi
presentati e per verificare l'influenza dei più importanti parametri introdotti nei calcoli.
Nel seguito del testo ci si rifarà alla terminologia dell'Associazione Geotecnica Italiana
[A.G.I., 1977], considerando per terreno "le terre e le rocce nelle proprie sedi naturali".
Il presente studio interessa i terreni di scarse caratteristiche geomeccaniche, per i
quali si rende necessario, sovente, procedere ad interventi di consolidamento nello
scavo delle gallerie: le terre ("materiali naturali formati da aggregati di granuli non
legati tra loro o che possono essere separati per mezzo di modeste sollecitazioni o per
mezzo di più o meno prolungato contatto con acqua" [A.G.I., 1977]), quindi, sia coesive
(i limi e le argille) sia non coesive (le sabbie e le ghiaie), e le rocce tenere [Sciotti,
1990].

Un sentito ringraziamento va al prof. Nicola Innaurato, ordinario di "Costruzione di


Gallerie" al Politecnico di Torino, e all' ing. Masantonio Cravero, direttore di ricerca del
Centro Nazionale delle Ricerche con sede presso il Politecnico di Torino, per i consigli
suggeriti durante la stesura del lavoro; un particolare ringraziamento all' ing. Daniele
Peila, ricercatore del Dipartimento Georisorse e Territorio del Politecnico di Torino,
alcune intuizioni del quale hanno permesso all'autore di indirizzare in modo proficuo la
ricerca, particolarmente nello sviluppo del metodo SOFCON.

Torino, 25 febbraio 1995


Indice

1 Introduzione 1

1.1 Generalità sul metodo di scavo delle gallerie nei terreni 1


1.2 Il consolidamento o rinforzo dei terreni:
interventi migliorativi e conservativi 4
1.3 Limiti e vantaggi delle tecniche di scavo
con scudo meccanizzato e tradizionale 9
1.4 Il dimensionamento delle opere di consolidamento
dei terreni in galleria 11
1.5 Metodo di analisi adottato 15
1.5.1 Il metodo delle curve caratteristiche 15
1.5.2 Il progetto delle strutture di sostegno
e di consolidamento attraverso il metodo
delle curve caratteristiche 19

2 Gli interventi migliorativi:


il rinforzo radiale sistematico
del terreno in galleria 21

2.1 Generalità sulla bullonatura radiale in galleria 21


2.1.1 Principali metodi di calcolo 22
2.1.2 Sviluppo della ricerca 31
2.2 Modellazione della bullonatura radiale nei terreni
mediante il concetto della omogeneizzazione 32
2.3 Studio dello stato tensionale e deformativo intorno al cavo
in presenza di due differenti materiali, secondo il criterio
convergenza-confinamento (metodo di calcolo SOFCON) 43
2.3.1 Esempi di calcolo 53
Esempio I: il confronto con il metodo numerico
alle differenze finite FLAC (Fast Lagrangian
Analysis of Continua) 53
Esempio II: l'influenza della legge di comportamento
softening 58
Esempio III: l'influenza della rigidezza del
terreno consolidato 59
Esempio IV: l'influenza dell'estensione della zona
di terreno consolidato al contorno della galleria 61
Esempio V: l'evoluzione dell'estensione delle zone
plasticizzate al diminuire della pressione interna
alla galleria 61
2.3.2 Applicazione del metodo ad un modello di laboratorio 65
2.3.3 Analisi dell'effetto del ritardo nella realizzazione
dell'intervento 68
2.3.4 Applicazione del metodo ad un caso reale 72
2.4 Modellazione della bullonatura radiale nei terreni
attraverso l'analisi distinta bullone-terreno 74
2.4.1 Principi di interazione rinforzo-terreno
al contorno della galleria 75
2.4.2 L'analisi tensionale e deformativa del terreno
e del bullone con il metodo di calcolo GROBOL 81
2.4.3 Esempi di calcolo 91
Esempio I: il controllo dell'evoluzione del raggio plastico 92
Esempi II e III: il comportamento dell'inclusione 94
Esempio IV: la curva caratteristica della galleria
rinforzata e l'andamento del tiro nel bullone al
variare della pressione interna applicata 97
Esempio V: la definizione del fattore di sicurezza
dell'elemento di rinforzo 99
Esempio VI: il dimensionamento del rinforzo radiale
attraverso l'analisi tensionale e deformativa nel
bullone e nel terreno 102
2.4.4 L'importanza del comportamento del vincolo
del bullone in corrispondenza della parete della galleria 107
2.4.5 Applicazione del metodo ad un caso reale 116

3 Gli interventi conservativi:


le tecniche di precontenimento del cavo 128

3.1 Generalità sulle tecniche di precontenimento del cavo 128


3.1.1 Il Pretaglio Meccanico 129
3.1.2 Il Pretunnel 133
3.1.3 Principali metodi di calcolo 137
3.1.4 Sviluppo della ricerca 143
3.2 Studio dello stato tensionale e deformativo nel terreno e nella
struttura di calcestruzzo secondo il criterio convergenza-
confinamento (metodo di calcolo SHELL) 145
3.2.1 Esempi di calcolo 150
Esempio I: la differenza del comportamento
strutturale del prerivestimento nel metodo
del Pretaglio Meccanico e del Pretunnel 150
Esempio II: l'importanza del modulo elastico del
calcestruzzo sul comportamento strutturale del
prerivestimento 153
Esempio III: il dimensionamento dello spessore del
prerivestimento 154
Esempio IV: il comportamento plastico del rivestimento
di calcestruzzo 156
3.2.2 Applicazione del metodo 160
3.2.3 La simulazione della presenza di una fascia deformabile
all'estradosso del prerivestimento del Pretunnel 166
Esempio: l'influenza della presenza di una fascia di
materiale deformabile tra terreno e calcestruzzo
sul comportamento della struttura di prerivestimento 170
3.3 L'importanza del fattore tempo sul comportamento del
rivestimento in calcestruzzo (metodo di calcolo TIMESHOT) 173
3.3.1 Applicazione del metodo 181
3.3.2 Esempi di calcolo 187
Esempio I: l'influenza dei tempi operativi e della
velocità di avanzamento in galleria sul comportamento
strutturale del rivestimento in calcestruzzo 187
Esempio II: la definizione del fattore di sicurezza
del prerivestimento del Pretunnel in galleria in
condizioni transitorie e a lungo termine 189

Conclusioni 193

Bibliografia 198
Capitolo 1 - Introduzione -

Capitolo 1

Introduzione

1.1 Generalità sui metodi di scavo delle gallerie nei terreni


La scelta della tecnica di costruzione di una galleria nei terreni risulta complessa ed
è influenzata da diversi fattori, tra i quali i più importanti sono [Whittaker e Frith,
1980]:
- le condizioni fisiche del terreno (l'abbattimento non risulta essere un problema,
mentre, lo è la statica del vuoto);
- le dimensioni della sezione di scavo (all'aumentare delle dimensioni del vuoto si
aggravano i problemi da affrontare);
- la lunghezza del tunnel da costruire (al crescere della lunghezza della galleria cresce,
generalmente la convenienza nell'impiego di macchine integrali di scavo);
- i vincoli ambientali (specialmente quelli connessi alle aree urbane);
- particolari condizioni locali (legate alla tecnologia ed alla qualificazione e costo del
personale disponibile, alla accessibilità del sito, etc.).
I metodi di costruzione di gallerie nei terreni presentano caratteristiche peculiari nei
mezzi e nelle tecniche ben diverse da quelli nelle rocce lapidee; i principali sono:
- scavo manuale;
- scavo convenzionale con marciavanti, centine e calcestruzzo proiettato;
- avanzamento con scudo meccanizzato;
- trattamento preventivo del terreno e successivo scavo con tecniche convenzionali;
- scavo a cielo aperto in trincea e ricoprimento (per gallerie a bassa copertura come le
gallerie metropolitane);
- scavo con l'ausilio delle tecniche di precontenimento del cavo.
- spingitubo;
La tecnica di scavo manuale richiede un intenso impiego del legname come mezzo
di sostegno temporaneo del tetto, dei lati ed anche del fronte, quando necessario, ed è
ormai desueto.

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Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

Lo scavo a cielo aperto in trincea e successivo ricoprimento è tipico in area urbana


e risulta conveniente attualmente solo per profondità inferiori a circa 18 m. L'esistenza
di vincoli costruttivi (per la vicinanza di fondazioni, per la presenza della falda
superficiale, per problemi di traffico urbano, etc.), però, limita l'applicabilità del metodo
e si è, quindi, talora, costretti a procedere a foro cieco anche per gallerie corticali.

Con la costruzione dei primi tratti della metropolitana di Londra nel secolo scorso è
iniziata una nuova era nella tecnica di costruzione delle gallerie nei terreni: l'ing. Marc
Brunel utilizza per la prima volta lo scudo per la protezione dei minatori durante lo
scavo e la realizzazione di un rivestimento definitivo [Whittaker e Frith, 1980]. Gli
scudi hanno avuto nel tempo una forte evoluzione, ma hanno mantenuto i seguenti
caratteri peculiari: un cilindro di acciaio di diametro pari al diametro dello scavo,
debitamente rinforzato attraverso nervature e puntoni metallici, viene fatto avanzare nel
terreno mentre, contemporaneamente, il terreno viene abbattuto e trasportato lontano dal
fronte; nella sua coda viene realizzato un rivestimento che permette il sostegno
definitivo del cavo, fino ad allora assicurato dalla presenza dello scudo stesso.
L'evoluzione degli ultimi anni ha portato ad avere molte tipologie di scudo, nell'intento
di adattare la macchina alle diverse condizioni del terreno e di eliminare lo scavo
manuale al suo interno.

La classificazione degli scudi è formulata tenendo conto sia del mezzo con cui viene
realizzato lo scavo sia del tipo di sostegno che viene fornito al fronte (tabella 1.I).

Tabella 1.I. Classificazione degli scudi per lo scavo nei terreni.

· manuale
· con benna (semi-meccanico)
Aperti · con fresa ad attacco puntuale (semi-meccanico)
· meccanico
____________________________________
· ciechi
· a contro pressione di fango
Chiusi con schiuma
· a contro pressione di terra con fango ad alta densità
con acqua

I caratteri distintivi dello scudo aperto sono quelli tipici dei primi scudi: un corpo
centrale, una coda all'interno della quale viene eretto il rivestimento definitivo, una
lama anteriore per l'avanzamento. Il terreno è abbattuto attraverso escavatori rovesci
ancorati nella testa dello scudo. La spinta per l'avanzamento è assicurata da pistoni
idraulici che contrastano sugli anelli di rivestimento che man mano vengono posizionati
sulla coda dello scudo. In terreni coesivi di scarse caratteristiche meccaniche e nei
terreni non coesivi il fronte deve essere contrastato con puntelli e piastre comandate
idraulicamente per assicurare la stabilità del vuoto e, se necessario, si deve ricorrere agli
scudi a foro cieco, cioè con il fronte completamente contrastato da una testa di scavo.
Lo scudo pressurizzato è uno scudo a foro aperto nel quale l'aria in pressione contrasta
il battente d'acqua nel terreno assicurando la stabilità del fronte. E' possibile

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Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

raggiungere una pressione dell'aria nell'ambiente di lavoro di circa 0,35 MPa, che è in
grado di sorreggere un battente di acqua di 35 metri, ma per battenti di acqua superiori
ai 10 metri il metodo non è più efficace perchè è necessario prevedere particolari
precauzioni per salvaguardare la salute degli operatori in cantiere e si deve ricorrere ad
altri tipi di scudo quali quello a contropressione di fango oppure a contropressione di
terra.
Lo scudo a foro cieco presenta una testa di scavo munita di taglienti, che, posti in
rotazione, disgregano il terreno, caricato successivamente su un sistema di smarino
continuo.
Gli scudi a circolazione di fango impiegano il fango bentonitico in pressione per due
importanti funzioni: sostenere il fronte di scavo e l'eventuale battente di acqua;
trasportare il materiale abbattuto al di fuori della camera di scavo dove viene separato
dal fango. Gli scudi a contropressione di terra sono le macchine di scavo di terreni di
ultima generazione: il compito di sostenere il fronte e contrastare la pressione dell'acqua
è affidato allo stesso terreno abbattuto; lo smarino avviene attraverso un trasportatore
continuo che regola la sua portata lasciando costante la pressione nella camera di scavo.
La particolarità degli scudi a contropressione di fango e a contropressione di terra è
quella di presentare una completa meccanizzazione delle operazioni e di avere il
monitoraggio dei parametri che più influenzano lo scavo.

Il trattamento preventivo del terreno e lo scavo con l'ausilio delle tecniche di


precontenimento del cavo, altrimenti anche denominati rispettivamente interventi
migliorativi ed interventi conservativi [Pelizza e Peila, 1993], sono metodologie molto
impiegate nel nostro Paese. Essi possono essere considerati come un'estensione
dell'approccio tradizionale dello scavo di gallerie ai terreni in condizioni geotecniche
difficili, in cui l'operazione di sostegno del vuoto creato risulta essere molto più
importante della fase di scavo. Il concetto dell'intervento di consolidamento (sia esso
migliorativo che conservativo) è in questo campo alternativo all'impiego degli scudi
meccanizzati.
Gli interventi di consolidamento preventivo dei terreni hanno generalmente una duplice
funzione:
- aumentare la velocità di avanzamento del fronte di scavo in terreni per i quali il
tempo di autoportanza è praticamente nullo;
- ridurre l'importanza dei sistemi di sostegno tradizionali in modo da rendere più
economica la realizzazione della galleria.
Il campo di applicazione usuale dello spingitubo è la costruzione di gallerie
circolari di piccola sezione e limitata lunghezza per impianti urbani e specifici quali
l'attraversamento di rilevati. Nella tecnica dello spingitubo il rivestimento del vuoto
creato dalle operazioni di scavo avviene attraverso l'aggiunta di tubi prefabbricati ad
una stazione di partenza. I tubi vengono quindi spinti tutti in avanti al progredire del
fronte di scavo. Oltre a una forte riduzione dei cedimenti, lo spingitubo consente di
avere un rivestimento definitivo con minori giunti e quindi con minori resistenze al
flusso nelle gallerie idrauliche. Il forte attrito che si sviluppa nel trascinamento dei tubi
richiede, però, forze molto grandi nella spinta offerta dai martinetti e limita le distanze
raggiungibili da una sola stazione di partenza.

Scopo di questa tesi, con riferimento prevalente ma non esclusivo ai punti e) e g) sopra
citati, è la definizione di modelli di calcolo e dimensionamento di alcuni tra i più usuali

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Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

interventi di consolidamento dei terreni in gallerie profonde, secondo un nuovo


approccio analitico che prevede una soluzione di tipo numerico alle differenze finite.

1.2 Il consolidamento o rinforzo dei terreni: interventi


migliorativi e conservativi
Lo scopo della realizzazione degli interventi di consolidamento e/o rinforzo del
terreno può essere:
- migliorare le caratteristiche meccaniche (di resistenza o di deformazione) del terreno
nell'intorno dello scavo (interventi migliorativi);
- preservare il più possibile lo stato tensionale nell'intorno della galleria mitigando le
variazioni e specialmente il rilascio tensionale nel terreno (interventi conservativi).
si sono diffuse diverse tecniche, tra le quali le più importanti sono:
Interventi migliorativi.
- rinforzo del terreno;
- iniezione a bassa pressione;
- iniezioni ad alta pressione (jet-grouting);
- drenaggio delle acque;
- congelamento;
Interventi conservativi.
- pretaglio meccanico;
- pretunnel;
- arco di jet-grouting;
- ombrello di infilaggi;
- consolidamento del fronte di scavo.

La scelta tra le varie tecniche dipende dalle caratteristiche del terreno e dalla
valutazione dei costi e dei benefici apportati dall'intervento.

Il trattamento del terreno relativamente più semplice ed economico consiste


nell'artificiale abbassamento della falda attraverso un drenaggio delle acque in pressione
alla quota degli scavi [Paviani, 1991]. Raramente tale operazione assicura da sola un
avanzamento sicuro ed economico e deve essere considerata con molta cautela per i
possibili danni all'ambiente che possono risultare permanenti.
La permeazione nel terreno di leganti quali le sospensioni cementizie e sostanze
chimiche (generalmente silicati di sodio) hanno per scopo il miglioramento delle
caratteristiche meccaniche, deformative e di permeabilità [Tornaghi, 1981]. Le
soluzioni chimiche di natura organica, impiegate per permeare i terreni a grana fine,
hanno avuto recentemente particolari restrizioni a causa della loro potenziale tossicità,
sia nei riguardi delle condizioni dell'ambiente di lavoro sia per il possibile inquinamento
delle acque sotterranee. Le soluzioni organiche sono state sostituite, in questi anni, da
quelle inorganiche a base di silicato di sodio, non nocive.
Il consolidamento attraverso iniezioni era da considerare, per Ischy e Glossop [Ischy e
Glossop, 1962], il contributo maggiore dato all'evoluzione delle metodologie di scavo in
terreni teneri dopo l'invenzione dello scudo a metà dell' 800. Ancora oggi, nonostante
che negli ultimi trent'anni l'evoluzione delle tecniche di consolidamento sia stata grande
e nuove e versatili macchine di scavo siano state realizzate, l'iniezione nel terreno di
leganti è uno degli interventi più realizzati per affrontare, nello scavo di gallerie, terreni

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Capitolo 1 - Introduzione -

difficili in condizioni di sicurezza. E' importante rilevare, però, come sia difficile il
controllo dell'efficacia dell'intervento, in funzione della variabilità spaziale delle
caratteristiche del terreno.
Nella tecnica del jet-grouting un getto di fluido ad alta pressione (circa 500 bar)
iniettato da un foro erode e scava il terreno che simultaneamente viene miscelato con
cemento per formare un nuovo elemento terreno-cemento di elevate caratteristiche
meccaniche [Mahtab A. e Grasso P., 1992]. La velocità dell'intervento e la possibilità di
trattare anche terreni poco permeabili contraddistinguono il jet-grouting dalle iniezioni
a bassa pressione. Un limite della tecnica risiede nella riduzione temporanea, in fase
esecutiva, delle caratteristiche meccaniche del terreno a causa della non immediata
presa del cemento: in grandi cantieri, dove sono vaste le aree contemporaneamente
interessate dall'intervento, è necessario verificare il sito nei riguardi della stabilità e
dell'evoluzione dei cedimenti in fase transitoria.
Con il congelamento dei terreni impregnati di acqua si ottiene un aumento della
resistenza meccanica e della rigidezza del materiale e, contemporaneamente, una
riduzione della permeabilità, solo, però, per il tempo necessario a realizzare lo scavo
[Jessberger, 1991]. Il dimensionamento delle strutture di sostegno permanenti deve far
riferimento, quindi, alle caratteristiche meccaniche naturali. Il metodo è praticabile
solamente per terreni sotto falda, di qualsiasi granulometria essi siano. E' possibile
operare con una tecnica diretta o indiretta: la prima prevede l'immissione in fori,
realizzati nel terreno da trattare, di azoto liquido che poi viene perso nell'atmosfera; la
seconda un impianto refrigerante la salamoia che viene fatta circolare nel terreno, dove
si raffredda, per poi tornare in superficie. I costi necessari per un tale tipo di intervento
sono alti. Il congelamento del terreno è quindi considerato un efficiente metodo di
trattamento del terreno al quale si ricorre quando si deve affrontare un problema
difficilmente risolvibile in altro modo. Particolare attenzione deve essere posta al
possibile sollevamento del suolo e al successivo cedimento in relazione rispettivamente
alla formazione del ghiaccio ed al suo scioglimento nel trattamento di terreni
superficiali, che comporta un decadimento delle caratteristiche meccaniche.

Il rinforzo del terreno è un intervento che consiste nell'introdurre nel terreno


elementi strutturali allungati (in acciaio, fibre di vetro o altri tipi di materiali) più
resistenti e rigidi che il terreno stesso [Pelizza, 1991]. Esistono tre importanti schemi di
intervento (figura 1.1):
- intervento trasversale dalla superficie (figura 1.1a);
- intervento trasversale realizzato radialmente dal sottosuolo (può essere preventivo
allo scavo della galleria se effettuato da un cunicolo pilota) (figura 1.1b);
- intervento trasversale realizzato da una galleria affiancata (figura 1.1c).
Il rinforzo radiale è il più diffuso e può essere di tipo passivo (le sollecitazioni indotte al
suo interno si sviluppano progressivamente al deformarsi del terreno all'interno del
quale è inserito) o di tipo attivo (uno stato di presollecitazione è indotto all'installazione,
quando il terreno non ha ancora iniziato a deformarsi). Il meccanismo di funzionamento
del rinforzo radiale dipende prevalentemente dal tipo di terreno interessato:
a) quando esistono importanti discontinuità l'elemento strutturale ha la funzione di
"collegare" i blocchi sconnessi alla roccia stabile ed impedirne la caduta o lo
scivolamento, incrementando, in quest'ultimo caso, direttamente o indirettamente la
resistenza al taglio lungo la discontinuità;
b) quando i piani di debolezza sono poco importanti o esistono più sistemi di
discontinuità ravvicinate tanto da poter considerare, nella scala dello scavo, il
materiale come un continuo equivalente, il rinforzo ha carattere di sistematicità e

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Capitolo 1 - Introduzione -

produce un confinamento omogeneamente distribuito sia sul profilo della galleria sia
all'interno del terreno, che è efficace nel controllo delle deformazioni e
dell'evoluzione della fascia plasticizzata.

Figura 1.1. Schemi di intervento di rinforzo del terreno trasversalmente al contorno di


una galleria.
Legenda: a): intervento dalla superficie (galleria ferroviaria superficiale
S.Croce della linea Bari-Taranto, di sottopasso della autostrada A14)
[Gusman, 1991]; b): intervento dalla stessa galleria (scavo di camerone a
sezione variabile) [Canepa, 1986]; c): intervento da galleria affiancata
(galleria autostradale a doppia fornice con esecuzione di cunicolo pilota
mediante TBM) [Pelizza, 1991].

I due meccanismi di funzionamento della bullonatura radiale sopra menzionati si


riconducono a diverse tecniche di analisi e dimensionamento e la valutazione se un
ammasso roccioso discontinuo si debba trattare con la teoria dei blocchi singoli o con il
concetto del continuo equivalente è affidata, generalmente, alla sensibilità del
progettista. Un importante ruolo è svolto dall'effetto della scala del problema nei
riguardi delle caratteristiche geometriche del sistema di discontinuità (spaziatura,
persistenza, apertura, profilo) e dallo stato tensionale alla quota dello scavo. Uno stesso
ammasso roccioso, infatti, può comportarsi come un insieme di blocchi rigidi che
interagiscono fra loro lungo le discontinuità al contorno di una piccola galleria

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Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

superficiale, o come un continuo equivalente, invece, al contorno di una galleria


profonda di grande sezione. La stima dei parametri meccanici caratteristici di un
ammasso roccioso considerato come un continuo equivalente rappresenta uno dei
capitoli più importanti della Geomeccanica: utili considerazioni possono essere tratte
dalle classificazioni geomeccaniche [Bieniawski, 1974] [Bieniawski, 1976]
[Bieniawski, 1984] [Bieniawski, 1989] [Barton e al., 1974] [Barton e al., 1975].
Il grande pregio del rinforzo radiale in galleria è dato dall'alta flessibilità della tecnica
ad adattarsi alle diverse condizioni geotecniche riscontrate, variando la lunghezza, la
spaziatura o la sezione degli elementi strutturali senza con ciò alterare l'organizzazione
del cantiere.
Gli interventi conservativi (detti anche metodi di precontenimento del cavo)
consistono nel realizzare preventivamente allo scavo le opere di sostegno in modo che
la creazione del vuoto non alteri significativamente lo stato tensionale originario nel
terreno circostante e i parametri geotecnici non decadano verso i valori residui [Lunardi,
1994].
I vantaggi che si possono evidenziare sono:
- sicurezza operativa;
- cedimenti trascurabili sulla superficie del suolo per gallerie o grandi vuoti corticali;
- controllo delle convergenze in gallerie profonde in terreni spingenti;
- adattabilità alle diverse condizioni del terreno;
- alta meccanizzazione del cantiere.
Le tecniche di precontenimento del cavo sono risultate efficienti principalmente in
queste due situazioni:
- scavo di gallerie profonde a geologia non omogenea ed in terreni spingenti, dove è
da evitare il raggiungimento delle resistenze residue in campo plastico operando in
modo da limitare la riduzione della pressione di confinamento, anche se solo
temporaneamente;
- scavo di grandi vuoti a piccola copertura in area urbana in terreni scadenti, dove è
necessario avere valori del cedimento superficiale ridotti.
Il metodo del pretaglio meccanico consiste nel creare nel terreno, prima dello
scavo, un intaglio in avanzamento successivamente riempito di calcestruzzo proiettato
di spessore predeterminato la cui traccia segue il profilo di estradosso della galleria. Nel
1950, negli Stati Uniti, la Silas Mason Co. ha utilizzato, per prima, un intaglio sul
perimetro del fronte di scavo come mezzo per ridurre le vibrazioni e i fuori-sagoma
nello scavo con esplosivo in calcari. Ma la prima applicazione in terreni teneri, in cui
l'intaglio veniva riempito di calcestruzzo proiettato per formare un guscio con funzioni
strutturali, è del 1974 sulla linea RER vicino a Parigi [van Walsum, 1991].
L'introduzione del metodo in Italia si ha nel 1985 con la costruzione delle gallerie della
linea ferroviaria Sibari-Cosenza [Arsena e al., 1991].
I gusci di calcestruzzo nel metodo del pretaglio meccanico hanno una forma tronco-
conica che consente una sovrapposizione di almeno 30 cm per assicurare la continuità
strutturale. Lo spessore varia da 7,5 cm a 30 cm a seconda delle esigenze di progetto e
la lunghezza di ogni singolo anello raggiunge nelle più recenti applicazioni i 4,5 metri
[van Walsum, 1991].
Nel pretunnel [Pagliacci, 1993] (in fase di sviluppo) il rivestimento strutturale
definitivo portante della galleria è completamente realizzato già prima dello scavo del
terreno. Ogni concio (di spessore generalmente 90 cm) è eseguito mediante un modulo
fresa, che, inserito nel terreno, viene movimentato trasversalmente. Il riempimento
dell'intaglio, che man mano viene creato, avviene simultaneamente alle spalle del

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Capitolo 1 - Introduzione -

modulo fresante attraverso un cassero a lui solidale. Tale metodo è attualmente nella
fase di sperimentazione preliminare.
I metodi del pretaglio meccanico e del pretunnel saranno oggetto di studio nel
cap.3.
L'arco di jet-grouting e l'ombrello di infilaggi metallici (figura 1.2) sono interventi
conservativi che hanno un meccanismo di funzionamento simile al pretaglio meccanico:
consistono, cioè, nella realizzazione di un'opera di sostegno primaria (costituita da
colonne suborizzontali di jet-grouting o armature tubolari di acciaio inserite in fori,
rispettivamente), precedentemente allo scavo, per consentire lo sviluppo di un alto
grado di confinamento del terreno al contorno della galleria. Caratteristica peculiare di
queste due tecniche di consolidamento è la possibilità di intervenire su una vasta
tipologia di terreni (gli infilaggi metallici, per esempio, si prestano bene anche in terreni
morenici in presenza di grossi trovanti).

Figura 1.2. Preconsolidamento con ombrello di infilaggi in avanzamento al contorno


della galleria: la forma tronco-conica dell'intervento consente una certa
sovrapposizione tra due ombrelli successivi [Benedetto e al., 1991].

La chiodatura del fronte di scavo consiste nella realizzazione in avanzamento sul


fronte di barre in vetroresina, cementate lungo tutta la loro lunghezza, parallelamente
all'asse della galleria. Da ciò deriva un apprezzabile incremento della resistenza del
nucleo e una riduzione del fenomeno dell'estrusione e, quindi, delle deformazioni e
delle convergenze che si sviluppano al contorno della galleria già prima di realizzare le
opere di sostegno primarie.
Gli interventi di consolidamento analizzati in questo paragrafo, almeno dal punto di
vista attuativo, hanno poche caratteristiche in comune tra loro: la scelta del metodo
idoneo può essere operata attraverso un confronto basato sui seguenti parametri [Pelizza
e Peila, 1993]:

8
Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

- flessibilità: adattabilità alle variazioni delle caratteristiche geotecniche del terreno


lungo il tracciato della galleria;
- affidabilità: garanzia che il risultato sia corrispondente alle richieste progettuali;
- durabilità: tempo previsto entro cui è possibile far riferimento alle caratteristiche
meccaniche iniziali dell'elemento di rinforzo o del materiale consolidato;
- realizzabilità: facilità costruttiva con riferimento alle dimensioni, tipo e costi delle
macchine, alla necessità di maestranze addestrate, etc.;
- rapidità di esecuzione: fattore importante quando la realizzazione dell'intervento di
consolidamento entra a far parte della ciclicità delle operazioni in cantiere;
- possibilità di monitoraggio.
In tabella 1.II sono riportate le valutazioni sui parametri di confronto condotte per le
principali tipologie di intervento [Pelizza e Peila, 1993].
E' possibile rilevare come la tecnica del rinforzo radiale attravero l'inserimento di
elementi metallici nel terreno presenti buoni giudizi per quasi tutti i parametri di
confronto: infatti la flessibilità è data dalla possibilità di variare l'entità dell'intervento
attraverso la semplice variazione della sezione e della spaziatura delle barre e dalla
possibilità di agire efficacemente in situazioni difficilmente affrontabili in altro modo in
terreni definiti "complessi"; la qualità dell'intervento è garantita dalla possibilità di
ottenere una corretta realizzazione, in accordo alle esigenze progettuali; l'esecuzione
dell'intervento è semplice e veloce e non necessita di operazioni specialistiche; il
monitoraggio del comportamento dei singoli elementi strutturali di rinforzo del terreno
naturale è possibile. Sulla durabilità dei singoli elementi metallici, invece, vi sono pareri
discordanti: la cementazione totale della barra dovrebbe, se eseguita a regola d'arte,
evitare l'innesco di fenomeni di corrosione. In ambiente aggressivo è, comunque,
consigliato sostituire agli elementi metallici altri materiali non alterabili per corrosione.

1.3 Limiti e vantaggi delle tecniche di scavo con scudo


meccanizzato e tradizionale
Pur essendo una tecnica di scavo sicura ed, in molti casi, efficiente, l'uso degli
scudi presenta alcune importanti limitazioni:
- non buona adattabilità alla variazione delle caratteristiche geotecniche dei terreni
riscontrabili lungo il tracciato;
- impossibilità ad avanzare in terreni spingenti a grandi profondità;
- competitività economica rispetto agli altri metodi di scavo solamente nelle gallerie
piuttosto lunghe;
- difficile impiego della macchina per la creazione di vuoti di forma diversa dalla
circolare e per diametri non standardizzati.
Il problema dei cedimenti è in genere molto importante nella progettazione delle
gallerie nei terreni. Quelli che si verificano nello scavo dei terreni con scudi, sono
dovuti principalmente ai seguenti motivi:
- perdita di terreno al fronte di scavo;
- non perfetto riempimento dell'intercapedine esistente tra l'estradosso del rivestimento
e il contorno dello scavo realizzato;
- non adeguata pressione di contenimento sul fronte;
- carenza di controllo delle deformazioni del terreno nell'avanzare dello scudo (es.
ritardo nell'applicazione del rivestimento prefabbricato);
- abbattimento della piezometrica a seguito delle operazioni di scavo;

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Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

- particolari problemi connessi con il cedimento di cavità create dalla percolazione


delle acque.

Tabella 1.II. Caratteristiche degli interventi di consolidamento o


rinforzo del terreno [Pelizza e Peila, 1993].

La nuova generazione di scudi a contropressione di fango e a contropressione di terra,


consentendo un miglior controllo delle pressioni sul fronte e un efficiente contrasto
all'eventuale battente idraulico, assicura minori deformazioni al terreno circostante.
L'aliquota dei cedimenti dovuta allo spazio esistente tra il terreno e l'estradosso del
rivestimento (la parte più importante dei cedimenti totali nello scavo con scudi) si
annulla praticamente, se non talvolta si inverte, nella tecnica dello spingitubo.
Szechy [Szechy, 1967] annovera come principali i seguenti vantaggi nella tecnica di
scavo con scudo:
- la costruzione della galleria può venire realizzata in un'unica fase per la sua intera
lunghezza;
- sostegni costanti sono previsti all'avanzare dello scavo sotto forma di un sistema
mobile;
- l'abolizione dei sistemi temporanei è compensata dalla immediata installazione dei
sostegni definitivi.

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Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

Per metodo di scavo convenzionale si intende quell'avanzamento che prevede


l'alternarsi ciclico delle operazioni di scavo con quelle di sostegno del vuoto.
L'eventuale intervento di consolidamento del terreno può rientrare nel ciclo delle
operazioni di cantiere o essere eseguito preventivamente per lunghi tratti della galleria
o, al limite, per l'intero tracciato. I principali vantaggi del metodo di scavo tradizionale
sono gli svantaggi nell'avanzamento con scudo meccanizzato ed, in generale, di tutti i
sistemi di scavo meccanizzati:
- grande adattabilità alle variazioni delle caratteristiche geotecniche del terreno lungo
il tracciato: viene ridotto il problema dell'incertezza geologica sia nella progettazione
sia nella costruzione della galleria;
- limitato investimento per le attrezzature;
- alta velocità di allestimento del cantiere;
- impiego di tecnologia e manodopera facilmente reperibile;
- facile riutilizzo delle attrezzature.
Il principale limite del metodo di scavo tradizionale risiede nella bassa velocità di
avanzamento (1 m/giorno in condizioni difficili) e nella non competitività economica
con lo scudo nello scavo di gallerie molto lunghe, soprattutto quando è necessario
ricorrere ad importanti opere di consolidamento preventive.
La complessa situazione geologica e orografica del nostro Paese ha portato negli anni
alla costruzione di molte gallerie di piccola-media lunghezza in condizioni geotecniche
difficili e variabili lungo il tracciato e, quindi, allo sviluppo dei metodi di
consolidamento del terreno per affrontare efficacemente lo scavo.

1.4 Il dimensionamento delle opere di consolidamento dei


terreni in galleria
Il dimensionamento delle opere di consolidamento in galleria si deve basare sulla
conoscenza delle caratteristiche geotecniche del terreno, su ipotesi concettuali
concernenti la distribuzione delle tensioni e delle deformazioni al contorno della
galleria in seguito alla creazione del vuoto nell'ammasso in precedenza indisturbato e,
quindi, sulle condizioni (tensionali e deformative) necessarie a garantire la stabilità.
La determinazione dello stato tensionale e deformativo al contorno del cavo può essere
condotta con diversi strumenti di calcolo, raggruppabili nelle seguenti categorie:
- metodi analitici, tra i quali i più semplici permettono la soluzione del problema in
forma chiusa;
- metodi numerici,
i quali differiscono tra loro per la capacità di simulare il caso reale e per il costo
computazionale richiesto: i metodi numerici essendo più sofisticati, richiedono tempi di
calcolo più lunghi; essi, contrariamente ai metodi analitici, prevedono che il problema
oggetto dello studio venga discretizzato, ma, in compenso, forniscono una descrizione
verosimilmente completa, ancorchè ipotetica, del campo tensionale e deformativo ed
anche flessibile in rapporto alle condizioni di bordo ed allo stato iniziale ed alla
supposta complessità del sistema latu senso.
Il campo di utilizzo dei metodi numerici nell'ambito delle gallerie comprende lo studio
di quei problemi che presentano almeno una condizione tra le seguenti:
- configurazione geometrica complessa (forme non isometriche, cavità multiple, etc.);
- spiccata tridimensionalità (zona del fronte di attacco della galleria, intersezione di
gallerie, etc.);

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Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

- stati di sollecitazione non isotropi e/o sensibilmente deviati rispetto alla cavità;
- condizioni dinamiche (vibrazioni, impulsi, azioni cicliche, etc.);
- non linearità di comportamento della massa rocciosa (non linearità dei materiali, non
linearità geometrica), fenomeni di tipo differito;
- eterogeneità, presenza di discontinuità singolari, anisotropia indotta da una
particolare tessitura della massa rocciosa;
- innesco della propagazione della frattura, instabilità, localizzazione delle
deformazioni;
- analisi dei procedimenti costruttivi di scavo, messa in opera di elementi di sostegno,
consolidamenti.
I metodi numerici vengono impiegati per confermare assunzioni preliminari o per
sviluppare un progetto dettagliato. Le analisi di tipo qualitativo possono riguardare studi
parametrici (variazione dei valori dei parametri meccanici del terreno o geometrici della
struttura) o analisi di comportamento di strutture complesse, mentre quelle di tipo
quantitativo sono mirate al dimensionamento delle strutture previste, alla
determinazione dei valori massimi di convergenza delle pareti della galleria oppure alla
back-analysis dei dati di ingresso [Gnilsen, 1989].
In figura 1.3 vengono riportati i principali metodi numerici impiegati nell'analisi delle
tensioni e delle deformazioni all'intorno del cavo, suddivisi in base al modello di
calcolo che viene adottato.

Figura 1.3. Metodi numerici impiegati nelle analisi tensionali e deformative all'intorno
della galleria [Gnilsen, 1989].

Il metodo degli elementi-trave su supporto elastico alla Winckler è utilizzato per


simulare il comportamento del rivestimento della galleria. Il rivestimento è
rappresentato da elementi-trave, mentre il terreno circostante da molle elastiche
indipendenti. Il metodo consente di studiare casi semplici, ma la determinazione dei
valori delle rigidezze delle molle risulta difficile.

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Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

Per l'analisi con il metodo degli elementi finiti (FEM) è necessario suddividere
l'ammasso roccioso, ritenuto un continuo-equivalente, in elementi ottenuti attraverso la
discretizzazione (algebrica) di un principio integrale (eventuali discontinuità vengono
modellate singolarmente). E' certamente il più diffuso tra i metodi di calcolo numerici.
La soluzione del sistema di equazioni differenziali, che governa il continuo, consiste
nella determinazione della matrice di rigidezza globale del sistema di elementi
attraverso la definizione di espressioni sostitutive delle equazioni differenziali di
partenza in ogni singolo elemento.
Il metodo delle differenze finite (FDM) è molto simile al FEM, almeno
esteriormente: anche ora il continuo è suddiviso in elementi connessi tra loro ai nodi;
oltre ad un metodo implicito (incondizionatamente stabile), è noto un approccio di tipo
esplicito, di tipo Lagrangiano (ogni equazione differenziale che descrive il problema in
esame è descritta attraverso espressioni algebriche in termini di variabili di campo in
punti discreti dello spazio), per il quale si deve imporre che il passo di calcolo attuato
sia più piccolo del tempo di propagazione delle perturbazioni tensionali da un punto a
quelli vicini. In questo modo è possibile ricercare la soluzione per ogni singolo punto
della maglia di elementi definita, ritenendo "congelate" le velocità di spostamento agli
altri punti: le accelerazioni agenti in un punto sono integrate per determinare la velocità
di quel punto, che a sua volta permette di ricavare l'incremento di deformazione; quindi
si determina l'incremento di sforzo nello stesso punto ed infine le forze indotte nei punti
vicini della maglia.
Il FDM esplicito risulta, almeno nella formulazione, meno complesso del FEM nella
soluzione di problemi di natura dinamica o quando il terreno ha leggi di comportamento
molto complesse (in questi casi, infatti, il FEM richiede procedimenti iterativi molto
lenti per raggiungere la soluzione).
Il metodo degli elementi al contorno (BEM) richiede la discretizzazione del solo
contorno del problema; il calcolo numerico è, quindi, limitato agli elementi che
descrivono, per esempio, la parete della galleria. La soluzione delle equazioni
differenziali che governano il continuo avviene mediante integrazione (da qui anche il
nome di metodo delle equazioni integrali) attraverso le equazioni note dei campi delle
sollecitazioni e degli spostamenti indotti da distribuzioni puntuali di carichi e/o
spostamenti (equazioni di Flamant, Kelvin, etc.). La semplicità del metodo è una delle
caratteristiche più importanti del BEM: è sufficiente una minore memoria e potenza del
calcolatore ed è più semplice sia la fase di introduzione dei dati sia l'analisi dei risultati.
La formulazione matematica del problema diviene complessa in relazione all'adozione
di sofisticate leggi di comportamento. Il metodo è adatto allo studio di problemi in cui
sia necessario ottenere un'elevata precisione.
Il metodo degli elementi discreti (DEM), detto anche metodo degli elementi distinti
o metodo dei blocchi rigidi, non si basa su un modello continuo come i metodi FEM,
FDM e BEM; ora, invece, il materiale è considerato come un insieme di blocchi (rigidi
o deformabili), individuati da discontinuità di cui si conosce la legge di comportamento
(resistenza e deformabilità). Gli spostamenti dell'ammasso roccioso sono dovuti, quindi,
prevalentemente ai movimenti lungo i giunti. La soluzione viene raggiunta in un modo
simile al FDM, prevedendo i seguenti passi di calcolo per ogni blocco (elemento del
sistema): dagli incrementi delle forze sui giunti si calcola l'accelerazione a cui è
soggetto il blocco; la nuova posizione del centroide e la rotazione del blocco vengono
ottenute per integrazione della accelerazione; la nuova posizione del blocco permette di
calcolare le nuove forze agenti sui giunti.
Il DEM ed il DDA (Discontinuum Deformation Analysis) risultano, ad esempio, idonei
a studiare lo stato tensionale e deformativo di una galleria superficiale (basso

13
Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

confinamento) in presenza di giunti persistenti che abbiano spaziatura paragonabili alle


dimensioni del vuoto creato: in questi casi, infatti, l'assunzione del continuo equivalente
nel calcolo non è più lecita per i seguenti motivi:
1) non esiste la congruità delle deformazioni a causa delle dislocazioni relative con
possibile comparsa di vuoti tra i blocchi sconnessi;
2) si verifica un comportamento marcatamente disomogeneo legato alla presenza di
singolarità.
3) in particolari contesti l'ipotesi delle piccole deformazioni può risultare inadeguata;
Il DEM consente analisi qualitative anche nei regimi di rottura e collasso (la creazione
coerente di nuove fratture è, invece, problematica anche se esistono spunti validi per
incorporare tale caratteristica in queste tecniche numeriche).

In presenza di consolidamenti il problema della determinazione delle tensioni e


deformazioni al contorno della galleria si complica: è, infatti, sovente necessario
operare analisi di tipo accoppiato ai fenomeni di trasmissione del calore
(congelamento), di flusso dell'acqua interstiziale (drenaggio); analisi di tipo
tridimensionale (interventi conservativi); simulazioni di strutture particolari realizzate
nel terreno (elementi di rinforzo e colonne di jet-grouting). E' praticamente necessario
ricorrere a metodi di calcolo numerici, essendo inadeguati i metodi analitici classici,
quale il metodo delle curve caratteristiche.
Il diffuso impiego di metodi di calcolo numerici nella simulazione degli interventi
di consolidamento porta a complicazioni nella fase progettuale per i seguenti principali
motivi:
- non adeguata conoscenza dei meccanismi base di sviluppo ed azione del
consolidamento;
- difficoltà nella messa a punto del modello numerico e nella interpretazione dei
risultati;
- onerosità dei costi computazionali nelle analisi parametriche (necessarie in un
problema geotecnico, per il quale i parametri meccanici del materiale naturale
oggetto dello studio non sono sempre ben definiti) e di sensibilità (che permettono la
scelta delle dimensioni idonee delle strutture di consolidamento e di sostegno, delle
dimensioni e della ubicazione della galleria); soprattutto le analisi di sensibilità, che
implicano spesso la modifica della maglia di elementi che rappresentano il continuo,
richiedono tempi di preparazione e di calcolo molto lunghi; in tal senso, però, si deve
considerare la tendenza all'utilizzo di tecniche adattive nelle discretizzazioni.

Lo scopo della ricerca condotta ed illustrata nei prossimi capitoli è quello di


definire nuovi modelli di calcolo dedicati alla simulazione di alcuni degli interventi di
consolidamento più diffusi (il rinforzo radiale sistematico dalla stessa galleria e gli
interventi conservativi del pretaglio meccanico e del pretunnel), che permettano:
- di eseguire analisi parametriche e di sensibilità con ridotti tempi di calcolo;
- di facilitare le fasi di inserimento dei dati, evitando la laboriosa discretizzazione del
continuo, e di interpretazione dei risultati.
I metodi di calcolo messi a punto si possono considerare ibridi, metodi, cioè, che
uniscono le principali caratteristiche dei metodi analitici e di quelli numerici [Gnilsen,
1989].
Più in dettaglio i metodi studiati si basano sul concetto delle curve caratteristiche, ma, a
causa della complessità delle equazioni che governano il problema tensionale e
deformativo in presenza di opere di consolidamento e per le sofisticate leggi di

14
Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

comportamento dei materiali naturali adottate, prevedono una particolare soluzione


numerica alle differenze finite.

1.5 Metodo di analisi adottato


Il principio del metodo delle curve caratteristiche si basa sul legame esistente tra la
pressione interna applicata alla parete di una galleria circolare profonda e lo
spostamento della parete stessa. Al diminuire della pressione interna (confinamento)
cresce lo spostamento (convergenza). La relazione tra lo spostamento radiale della
parete della galleria e la pressione interna applicata è chiamata curva caratteristica della
galleria. Il metodo consiste nel calcolo della curva caratteristica della galleria e della
curva di reazione dell'opera di sostegno e nella determinazione della pressione di
equilibrio applicata dal sostegno alla parete della galleria.
Le seguenti ipotesi sono alla base del principio confinamento-convergenza (figura 1.4):
- campo delle pressioni dell'ammasso roccioso indisturbato isotropo;
- ammasso roccioso omogeneo e isotropo;
- profilo della galleria circolare;
- problema bidimensionale (campo di deformazioni piano);
- influenza trascurabile del peso del terreno sull'evoluzione del campo delle tensioni e
delle deformazioni;
- condizioni al contorno all'infinito: l'ammasso roccioso resta imperturbato a distanza
infinita dalla galleria.

Figura 1.4. Geometria del problema e condizioni al contorno alla base del concetto
convergenza-confinamento.
Legenda: P0: pressione litostatica naturale; Pin: pressione interna alla
galleria; Rin: raggio interno della galleria; R: distanza generica dal centro
della galleria.

1.5.1 Il metodo delle curve caratteristiche

Per comportamento del terreno di tipo elastico, è possibile ricavare in forma chiusa
l'espressione della curva caratteristica noto il sistema di equazioni differenziali
composto dalle leggi di comportamento in campo elastico, dall'equazione di equilibrio
assialsimmetrico, dalle equazioni di congruenza delle deformazioni, ponendo le
opportune condizioni al contorno.
15
Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

Il legame sforzi-deformazioni di un materiale a comportamento elastico è descritto, in


campo di deformazioni piano, dalle equazioni (1).
(1)
ε R = a ⋅ σ R − b ⋅ σ ϑ

ε ϑ = a ⋅ σ ϑ − b ⋅ σ R
ε = 0
 ⊥
1 − ν2 ν + ν2
con: a= ; b=
E E

dove: σR e σϑ: rispettivamente tensioni radiali e tangenziali (si assumono positive le


tensioni di compressione);
εR, εϑ e ε ⊥ : rispettivamente deformazioni radiali, tangenziali e nella direzione
dell'asse della galleria (positive le deformazioni di compressione);
E e ν: modulo elastico e modulo di Poisson del materiale.

L'equilibrio delle forze in un problema assialsimmetrico è espresso dalla equazione (2)


(figura 1.5).

dσ R σ ϑ − σ R
= (2)
dR R

σ + d σ / dR
R R

σ
terreno σ
ϑ
ϑ

dR

σR

Figura 1.5. Equilibrio assialsimmetrico delle forze.

Le equazioni di congruenza delle deformazioni radiali e tangenziali al contorno della


galleria in un problema assialsimmetrico sono definite dalle equazioni (3).

 du (3)
ε =−
 R dR

ε = − u
 ϑ R

dove: u: spostamento radiale del punto generico dall'asse della galleria (positivo nella
direzione dell'asse delle distanze R).

Le condizioni al contorno del problema sono:

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Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

- per R=∞ :
σ R = P0 ; σ ϑ = P0 ; εR = εR ;0
εϑ = εϑ 0

- per R = Rin :
σ R = Pin

dove: ε R0 : deformazione radiale dell'ammasso roccioso indisturbato;


ε ϑ 0 : deformazione tangenziale dell'ammasso roccioso indisturbato;
Rin: raggio interno della galleria;
Pin: pressione interna alla galleria.

Risolvendo il sistema di equazioni differenziali composto dalle equazioni (1), (2) e (3)
si ottiene la curva caratteristica di una galleria circolare realizzata in un materiale a
comportamento elastico (equazione 4) (relazione che lega lo spostamento radiale,
cambiato di segno, per R=Rin alla pressione interna applicata all'interno della galleria).
1 +ν
u=− (P0 − Pin ) ⋅ Rin (4)
E
La curva caratteristica della galleria in un materiale elastico è, quindi, rappresentata in
coordinate Pin - u da un segmento lineare.

Nel caso più generale di terreno a comportamento elasto-plastico, si verifica la


rottura quando, per una determinata pressione interna e al diminuire della distanza dal
centro della galleria R, lo stato tensionale raggiunge i valori definiti dalla funzione di
cedimento adottata (detta generalmente criterio di rottura), riportata genericamente
nell'equazione (5):

f ({σ }) = 0 (5)

dove: {σ }: vettore delle sollecitazioni efficaci (nel seguito tutte le sollecitazioni si


consideranno efficaci).

Il valore di R che verifica la (5) è detto raggio plastico Rpl, che è funzione della
pressione interna Pin applicata. La pressione radiale sul raggio plastico è detta pressione
critica (Pcr). Per i valori di R maggiori del raggio plastico il terreno conserva un
comportamento elastico e il campo tensio-deformativo è governato dalle stesse
equazioni differenziali (1), (2) e (3) con le condizioni al contorno mutate nelle seguenti:

- per R=∞ :
σ R = P0 ; σ ϑ = P0 ; εR = εR ;0
εϑ = εϑ 0

- per R = R pl :
σ R = Pcr

In campo plastico, alle equazioni che descrivono la legge sforzi-deformazioni della


teoria dell'elasticità, vengono sostituite le seguenti due equazioni:
- il criterio di rottura del terreno;
- il potenziale plastico.

Adottando il criterio di rottura lineare di Mohr-Coulomb ed ipotizzando valida la legge


di flusso associata (si assume che l'incremento della deformazione plastica sia

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Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

ortogonale alla superficie di cedimento), è possibile ottenere una semplice soluzione del
problema in forma chiusa (equazione 6a) [Lembo-Fazio e Ribacchi, 1986], valida per
pressioni interne inferiori alla pressione critica Pcr (equazione 7) e modello di
comportamento elasto-plastico ideale.

1 +ν  R pl(k +1)  c   c   R pl(k +1)  (6a)


u=− ⋅  k  P0 +   senϕ +  P +  ⋅ (1 − 2ν ) ⋅  − R −
tgϕ   tgϕ   Rk 
0 in
E  Rin    in 
 c  
[1 + N ϕ ]
⋅ k − ν ⋅ (k + 1) ⋅ (N ϕ + 1) ⋅  Pin + 
tgϕ   R pl
( Nϕ + k )

 Nϕ 
− ⋅  − Rin  
(N ϕ + k )⋅ Rin(Nϕ −1)  Rin
k
 


1 + sen ϕ
dove: N ϕ = ;
1 − sen ϕ

1 + sen ψ
k= ;
1 − sen ψ

c e ϕ : coesione e angolo di attrito interno del terreno;


ψ: angolo di dilatanza;
σϑ: tensione principale massima (tensione tangenziale);
σR: tensione radiale;
Rpl: raggio plastico:

 1− senϕ 
 
 c   c    2 senϕ  (6b)

 0 P +  −  P +  senϕ 
tgϕ   tgϕ 
0

R pl = Rin ⋅   
 c 
 Pin + 
 tgϕ 

P0: pressione litostatica naturale;

Pcr = P0 ⋅ (1 − senϕ ) − c ⋅ cos ϕ (7)

Modelli di comportamento più sofisticati del terreno richiedono, per la determinazione


della curva caratteristica, una soluzione di tipo numerico [Brown e al., 1983].
Per i terreni teneri è necessario sovente ricorrere a modelli di comportamento del tipo
strain-softening, i quali prevedono la riduzione graduale dei parametri di resistenza dai
valori di picco a quelli residui, al progredire delle deformazioni [Tanimoto e al., 1981].

1.5.2 Il progetto delle strutture di sostegno e di consolidamento


attraverso il metodo delle curve caratteristiche

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Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

Come per la galleria, anche per i sostegni è possibile determinare la linea


caratteristica, cioè la relazione tra la pressione che il sostegno applica alla parete della
galleria (che, per reazione, è la pressione che agisce sul sostegno) e lo spostamento
radiale della parete della galleria (che in prima approssimazione è lo spostamento
radiale del sostegno).
La pressione effettivamente applicata dal terreno al sostegno (Peff) è il valore di
intersezione tra la linea caratteristica del sostegno e la curva caratteristica della galleria
(figura 1.6). Essa dipende in modo critico dal momento in cui si interviene,
indirettamente collegato ad u0, che non è noto se non per assunto.

P0 Pin

Pcr
linea caratteristica del sostegno

P
max
Peff curva caratteristica della galleria

u0 ueff
u
Figura 1.6. Determinazione grafica del carico agente sul sostegno (Peff), nota la curva
caratteristica della galleria e la linea caratteristica del sostegno.
Legenda: Peff: pressione agente sul sostegno; u0: spostamento radiale della
parete della galleria che si è sviluppato precedentemente all'installazione
del sostegno; ueff: spostamento radiale finale della parete della galleria
sostenuta; Pmax: carico che porta a rottura il sostegno.

Il dimensionamento della struttura di sostegno è corretto se risultano verificate le


seguenti due condizioni:
P
- il fattore di sicurezza dell'opera di sostegno definito come Fs = max è superiore al
Peff
valore ammissibile;
- lo spostamento radiale finale della parete della galleria sostenuta ueff è inferiore al
valore ammissibile.

La conoscenza del valore della pressione interna applicata dai sostegni alla parete
della galleria è necessaria anche all'analisi del comportamento degli interventi di
consolidamento. Il valore di Peff, infatti, influenza le sollecitazioni che si sviluppano al
contorno della galleria non solo nel terreno, ma anche nelle strutture di consolidamento.
Si rende, dunque, necessario avere a disposizione la curva caratteristica della galleria
consolidata per poter correttamente valutare il valore di Peff applicato dai sostegni, nello
stesso modo visto per la curva caratteristica del terreno naturale; il progetto delle

19
Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 1 - Introduzione -

strutture di consolidamento e di sostegno deve, quindi, avvenire contemporaneamente,


con i seguenti passi di analisi:
a) determinazione della curva caratteristica della galleria consolidata;
b) definizione del carico Peff applicato alla parete della galleria ed agente sulle opere di
sostegno (calcestruzzo proiettato + centine, per esempio), attraverso l'intersezione
con la linea caratteristica dell'opera di sostegno, come riportato in figura 1.6;
c) calcolo, in base al valore di Peff, dello stato tensionale e deformativo nel terreno e
nelle strutture di consolidamento;
d) il progetto delle strutture di sostegno e di consolidamento è verificato se i fattori di
sicurezza, determinati in base allo stato tensionale e deformativo indotto dallo scavo
della galleria ricavati al punto c), risultano superiori ai valori minimi ammissibili.

I nuovi metodi di calcolo messi a punto ed illustrati nei prossimi paragrafi


permettono la determinazione della curva caratteristica della galleria consolidata e dello
stato tensionale e deformativo delle strutture di consolidamento per la pressione interna
Peff, in modo da poter ottenere velocemente la stima appropriata dei fattori di sicurezza
delle strutture impiegate e, quindi, la verifica delle ipotesi progettuali operate.

20
Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Capitolo 2

Gli interventi migliorativi:


il rinforzo radiale sistematico del terreno in galleria

2.1 Generalità sulla bullonatura radiale in galleria


Il rinforzo radiale del terreno in galleria è un intervento di consolidamento molto
diffuso ed efficace (cfr. cap.1.2).
I meccanismi di funzionamento della bullonatura radiale in galleria possono essere
schematizzati in:
a) ancoraggio di blocchi instabili, in rocce lapidee interessate da discontinuità;
b) incremento della resistenza al taglio lungo superfici di possibile scivolamento di
blocchi instabili;
c) connessione di strati di roccia tendenti allo scollamento a tetto o in parete;
d) incremento del grado di confinamento al contorno della galleria e controllo
dell'evoluzione dei fenomeni di plasticizzazione del terreno all'immediato contorno
della galleria.
Il meccanismo di funzionamento (d)) è tipico in rocce tenere o nei terreni (cfr. cap.1.2),
nei quali la bullonatura presenta carattere di sistematicità. L'evoluzione dell'intervento
di bullonatura sistematica del terreno al contorno del cavo è legata alla diffusione del
Nuovo Metodo Austriaco (NATM) [Rabcewicz, 1964] per lo scavo di gallerie,
sviluppatosi negli anni Cinquanta e Sessanta; il metodo propone un nuovo approccio nel
sostegno delle gallerie, basato sui seguenti principi:
- le caratteristiche meccaniche del terreno devono svolgere un ruolo primario nel
contribuire alla stabilità del cavo;
- la necessità, per preservare la resistenza del terreno, di impiegare sostegni primari
appena possibile, vicino al fronte (calcestruzzo proiettato, bullonatura radiale,
centine metalliche); ciò evita, soprattutto nelle rocce tenere eventualmente alterabili,
il contatto con un ambiente potenzialmente aggressivo (umidità/essiccazione) ed

21
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

anche controbilancia la tendenza, in alcune rocce, alla fessurazione per


detensionamento.
- la verifica continua delle condizioni di lavoro delle strutture di sostegno e
consolidamento in base alle misure di controllo condotte in galleria.
I tempi operativi necessari al completamento dell'intervento di rinforzo del terreno con
l'impiego della bullonatura sistematica possono essere rilevanti ed incidere
sensibilmente sull'organizzazione del cantiere e sulla velocità di avanzamento del fronte
di scavo. Gli elementi passivi (non pretesi) cementati per tutta la loro lunghezza
riescono a dare garanzie nei riguardi della velocità di esecuzione e della durabilità
(protezione contro la corrosione dell'acciaio costituente l'elemento di rinforzo). In figura
2.1 è riportato un tipico bullone passivo interamente cementato con boiacca cementizia.

Figura 2.1. Schema tipo di un bullone passivo interamente cementato [Hoek e Brown,
1980]: una boiacca spessa (a basso valore del rapporto w:c) è pompata nel
foro dove viene successivamente introdotta una barra metallica.

I bulloni passivi del tipo Split-Set e Swellex rappresentano le più recenti innovazioni
nel campo del rinforzo radiale in galleria. Il bullone Split-Set è un tubo aperto di
diametro 38 mm che viene inserito in un foro di diametro 35 mm. La pressione che il
bullone applica alla parete del foro, a causa della forzata riduzione di diametro,
permette di mobilitare per attrito una resistenza al taglio sufficiente a trasmettere gli
sforzi dal terreno allo stesso bullone. Nel tipo Swellex un tubo cavo a pareti sottili è
fatto espandere in foro dall'iniezione al suo interno di acqua ad alta pressione (circa 20
MPa), in modo da ottenere un confinamento sulla superficie laterale del bullone ed
attivare lo stesso meccanismo di trasferimento degli sforzi visto per lo Split-Set. Pur
essendo rinforzi semplici e poco costosi, i sistemi descritti, non essendo cementati, non
danno garanzie sulla durabilità e vengono, quindi, impiegati generalmente per il
sostegno temporaneo di vuoti, particolarmente quelli minerari, ma anche e diffusamente
in gallerie civili ove sia previsto un rivestimento definitivo importante.

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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

2.1.1 Principali metodi di calcolo

Alla grande diffusione dell'impiego del rinforzo radiale passivo e sistematico in


galleria, però, non ha fatto parimenti riscontro, probabilmente a causa delle difficoltà di
realizzazione di una affidabile sperimentazione, una altrettanto importante sistemazione
concettuale. Analoghe difficoltà di inquadramento teorico valgono, ad esempio, anche
per i tiranti. In effetti il problema dell'interazione tra l'elemento strutturale di rinforzo e
il terreno al contorno della galleria è complesso e dipende da diversi parametri, fisici e
geometrici, riportati in tabella 2.II.

Tabella 2.I. Principali tipologie di bulloni passivi [Hoek e Brown, 1980].

Chiodi in legno:
usati un tempo per sostenere il tetto in roccia laminata nelle miniere di carbone inglesi, dove il chiodo
secco veniva inserito in un foro appena più largo. L'umidità del foro causava la dilatazione del legno
che produceva una forza radiale sulla superficie laterale del chiodo e, quindi, una resistenza frizionale
allo scivolamento all'interfaccia chiodo-terreno.
Ancoraggio meccanico sull'intera lunghezza riutilizzabile:
messo a punto per l'impiego nelle miniere di carbone. Il bullone è inserito nel foro con l'ancoraggio
contratto; il successivo serraggio del dado alla testa permette l'espansione dell'ancoraggio contro la
superficie del foro.
Split-Set
Swellex
Perfobolt:
sviluppato in Scandinavia per l'iniezione e l'ancoraggio di chiodi in fori. Un tubo d'acciaio perforato è
riempito di boiacca ed inserito nel foro. All'inserimento del chiodo la boiacca è spiazzata e riempie
l'intercapedine tra il tubo e la parete del foro.
Barre passive cementate:
la boiacca è pompata nel foro, fino a riempirlo, dove è successivamente introdotta la barra. Per bulloni
eseguiti verso l'alto è talvolta impiegato un cuneo in legno come collare all'imbocco.
Bullone ad ancoraggio meccanico puntuale a cuneo e controcuneo:
un sistema cuneo-controcuneo produce l'espansione della barra alla punta terminale nell'ammasso
roccioso quando una forza assiale di compressione è applicata alla testa.
Barre passive cementate con resina:
la resina ed il catalizzatore sono introdotti in foro in sacchetti separati (la resina a presa veloce in
fondo al foro); la barra introdotta successivamente e messa in rotazione induce la miscelazione della
resina e del catalizzatore e, quindi, la cementazione della barra nel foro.

Tabella 2.II. Parametri fisici e geometrici che influenzano il comportamento dei bulloni
passivi interamente cementati in galleria [Oreste, 1994].

Parametri geometrici:
· dimensioni della galleria
· geometria dello schema dell'intervento e dimensioni del singolo bullone

Parametri fisici:
· caratteristiche meccaniche e modello di comportamento del terreno
· caratteristiche meccaniche e modello di comportamento del materiale costituente il bullone
· caratteristiche meccaniche e modello di comportamento delle interfacce bullone-terreno
· pressione litostatica naturale nel terreno
· rigidezza del vincolo della testa del bullone in corrispondenza della parete della galleria
· pressione interna Peff applicata dalle opere di sostegno ausiliarie (quali centine, rivestimento
di calcestruzzo proiettato, etc.) sulla parete della galleria (cfr. cap.1.5.2)

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I metodi di dimensionamento della bullonatura radiale passiva in galleria possono


essere raggruppati nei seguenti tre approcci:
- metodi di calcolo empirici;
- concetto della terreno rinforzato e successive analisi di tipo numerico;
- metodi di calcolo distinti (analitici e numerici).

Tra i metodi di calcolo empirici, i più noti sono quelli di Lang [Lang, 1961] (poi
ripresa dalla U.S. Army-Corps of Engineers [U.S. Army-Corps of Engineers, 1980]) e
della classificazione geomeccanica del Norwegian Geotechnical Institute [Barton e al.,
1974] [Barton e al., 1975]. Il metodo di Lang fornisce indicazioni su due importanti
grandezze geometriche: la lunghezza del singolo bullone e la spaziatura (tabella 2.III).

I metodi di calcolo basati sul concetto della roccia o terreno rinforzato si sono
diffusi seguendo l'impostazione di poter simulare la presenza dei bulloni passivi radiali
senza entrare nel merito del complesso fenomeno di interazione terreno-elemento di
rinforzo.

Tabella 2.III. Metodo empirico per la determinazione dei parametri geometrici


della bullonatura radiale passiva [Lang, 1961].

Lunghezza minima del bullone (valore più grande tra):


a) due volte la spaziatura
b) tre volte la larghezza dei blocchi in roccia critici ed instabili
c) per elementi in calotta:
- per larghezza della galleria B inferiore a 20 ft: 0,5 B
- per larghezza della galleria B tra 60 e 100 ft: 0,25 B
- per larghezza della galleria B tra 20 e 60 ft: interpolazione tra 10 e 15 ft rispettivamente
d) per elementi al di sotto della calotta:
- per altezza H inferiore a 60 ft: come in c)
- per altezza H superiore a 60 ft: 0,2 H
Massima spaziatura (valore più piccolo tra):
a) 0,5 volte la lunghezza del bullone
b) 0,5-1 volte la larghezza di blocchi critici e potenzialmente instabili
c) 6 ft
Minima spaziatura:
3-4 ft

Per la fascia di terreno al contorno della galleria interessata dall'inserimento degli


elementi di rinforzo vengono definiti parametri meccanici migliori, ipotizzando un
effetto diffuso ed omogeneamente distribuito del contributo statico offerto dai bulloni.
In molti casi il miglioramento delle caratteristiche del terreno risulta limitato
all'incremento del valore della coesione di picco (a rottura), lasciando invariato sia
l'angolo di attrito interno del materiale sia il modulo elastico. Definiti i parametri del
materiale a caratteristiche meccaniche migliori, l'analisi delle sollecitazioni e
deformazioni al contorno della galleria viene condotto attraverso metodi di calcolo
numerici.
Tra le più note metodologie di valutazione dell'incremento dei parametri meccanici
del terreno secondo il concetto del terreno rinforzato, vi sono quelle proposte da Grasso
e al. [Grasso e al., 1989] [Grasso e al., 1991] [Grasso e Mahtab, 1992] e da Indraratna e

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Kaiser [Indraratna e Kaiser, 1987], [Indraratna e Kaiser, 1988], [Indraratna e Kaiser,


1990 a], [Indraratna e Kaiser, 1990 b], [Indraratna, 1987].
Per Grasso e al. [Grasso e al., 1989] [Grasso e al., 1991] [Grasso e Mahtab, 1992]
la presenza della bullonatura radiale in galleria ha l'effetto di incrementare il valore
della coesione di picco del terreno, lasciando immutato l'angolo di attrito (un tale
incremento dipende dal confinamento prodotto dal bullone e, quindi, in prima
approssimazione, dal valore della deformazione assiale nel bullone; negli elementi di
rinforzo passivi nè la deformazione nè il confinamento prodotto dal bullone sul terreno
sono costanti per tutta la lunghezza e, quindi, diventa questionabile ogni ipotesi che
porti a considerare un legame esplicito tra deformazione radiale della cavità a seguito
della bullonatura ed una pressione di confinamento).
Per il terreno naturale il criterio di rottura di Mohr-Coulomb, in termini di tensioni
principali, è esprimibile dalla eq. (8).

2 ⋅ c p ⋅ cos ϕ p 1 + sen ϕ p
σ1,max = + ⋅ σ 3 = C0 + k p ⋅ σ 3 (8)
1 − sen ϕ p 1 − sen ϕ p

dove: σ1,max: tensione principale massima a rottura;


σ3: tensione principale minima;
cp: coesione di picco del terreno;
ϕp: angolo di attrito interno di picco del terreno;
C0: resistenza a compressione monoassiale del terreno;
kp: coefficiente di spinta passiva del terreno:

1 + sen ϕ
kp =
1 − sen ϕ

Il confinamento prodotto dalla bullonatura radiale è riconducibile ad un incremento


della tensione principale minima del terreno naturale in parete (σ3) e, quindi, ad un
aumento della tensione principale massima a rottura (σ1,max) (eq.8). Dal punto di vista
del materiale equivalente omogeneizzato (il sistema terreno + elemento di rinforzo), non
esiste alcun confinamento, mentre è ugualmente registrabile l'aumento della tensione
principale massima a rottura nel terreno (figura 2.2); mantenendo valido il criterio di
rottura Mohr-Coulomb anche per il materiale equivalente omogeneizzato ed ipotizzando
che l'angolo di attrito interno rimanga costante, si ottiene, quindi, il valore della
coesione del terreno rinforzato crin (eq.9).

crin = c p + ∆c (9)

dove: crin: coesione del materiale equivalente omogeneizzato (sistema terreno naturale
+ rinforzo radiale);
∆c: incremento della coesione dovuto alla presenza dei bulloni, definito dalla eq.
(10), ricavata geometricamente dalla figura 2.2.

1 π ϕp  ; (10)
∆c = ∆σ 3 ⋅ tg  + 
2  4 2 

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∆σ3: confinamento prodotto dai bulloni, che, per comportamento elastico del
materiale costituente il bullone, è espresso dalla (11).

ε bul ⋅ Eacc ⋅ Abul


∆σ 3 = ; (11)
S2

εbul: deformazione assiale presente in un punto lungo il bullone, che, sotto


l'ipotesi di connessione perfetta tra rinforzo e terreno, è la differenza tra la
deformazione finale nel terreno e la deformazione del terreno nello stesso punto
al momento in cui sono stati inseriti i bulloni;
Eacc: modulo elastico dell'acciaio costituente il bullone;
Abul: area della sezione trasversale del bullone;
S: spaziatura della maglia della bullonatura.

Il valore della coesione può, quindi, venire continuamente aggiornato in un metodo di


calcolo numerico (FEM, DEM, etc.) in base alle equazioni (10) e (11) al diminuire della
pressione interna alla galleria o all'avanzare del fronte di scavo (modelli
tridimensionali). Generalmente viene attribuito un valore costante all'incremento della
coesione per tutta la zona bullonata, calcolato in base alla tensione di snervamento del
bullone con un opportuno coefficiente di sicurezza, secondo la eq. (12).

σ sn ⋅ Abul
∆σ 3 = η ⋅ (12)
S2

dove: σsn: tensione di snervamento del materiale costituente il bullone;


η: fattore di sicurezza adottato.

τ terreno rinforzato ϕ
p ϕp

crin terreno naturale

cp
σ
∆σ 3
1
σ

Figura 2.2. Determinazione grafica, attraverso il diagramma di Mohr, della coesione


di picco crin del materiale rinforzato equivalente.

L'approccio proposto da Grasso e al. ha il grande pregio, come molti metodi basati sul
concetto del materiale equivalente omogeneizzato, di poter studiare il comportamento di
gallerie bullonate di forma qualunque e soggette a carichi litostatici non omogenei,
attraverso l'ausilio di metodi di calcolo numerici, mediante un approccio semplice.
Per Indraratna e Kaiser [Indraratna e Kaiser, 1987], [Indraratna e Kaiser, 1988],
[Indraratna e Kaiser, 1990 a], [Indraratna e Kaiser, 1990 b] [Indraratna, 1987] il bullone

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passivo interamente cementato nei terreni di scadenti caratteristiche geomeccaniche


svolge la propria azione statica operando il sostegno di una fascia prossima alla parete
della galleria. Per l'equilibrio del singolo elemento di rinforzo, al tratto di bullone che
opera la funzione di sostegno (lunghezza di sostegno) ne segue un secondo, più
internamente nell'ammasso roccioso, di ancoraggio (lunghezza di ancoraggio). La
distribuzione delle tensioni tangenziali ipotizzate da Indraratna e Kaiser è riportata in
figura 2.3.
Il punto neutro, confine tra le due zone sopra descritte, è situato in corrisponendenza
dell'inversione di segno del valore delle tensioni tangenziali all'interfaccia bullone-
terreno ed è definito dalla eq. (13) [Yu e Xian, 1984].

Lb (13)
ρ=
ln (Lb + Rin ) − ln Rin

dove: ρ: distanza dal centro della galleria del punto neutro;


Lb: lunghezza del bullone.

La presenza dei bulloni nel primo tratto, quello sostenuto, altera l'equilibrio
assialsimmetrico delle forze. La nuova equazione di equilibrio, per Indraratna e Kaiser,
è espressa dalla eq. (14), ipotizzando la conservazione delle direzioni delle tensioni
principali nel terreno in presenza dei rinforzi.

dσ R σ ϑ − σ R dT Rin 1
= + ⋅ ⋅ (14)
dR R dR S L ST0 R

dove: SL: spaziatura longitudinale, lungo l'asse della galleria;


STo: spaziatura trasversale (circonferenziale) sulla parete della galleria;
T: tiro nel bullone.

Figura 2.3. Andamento delle tensioni tangenziali (a)) e del tiro nel bullone (b))
secondo l'ipotesi di comportamento assunto da Indraratna e Kaiser
[Indraratna e Kaiser, 1987], [Indraratna e Kaiser, 1988], [Indraratna e
Kaiser, 1990 a], [Indraratna e Kaiser, 1990 b].
Legenda: T: tiro nel bullone; τ: tensione di taglio sulla superficie laterale
del bullone; O: punto neutro; x: distanza dalla parete della galleria (x=R-
Rin).

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Ipotizzando che il tiro T nel bullone, nel tratto di sostegno del terreno, sia indotto dalla
mobilitazione della tensione tangenziale limite all'interfaccia barra-terreno si ha:

dT π ⋅ Φ bul ⋅ λ ⋅ σ ⊥ ⋅ dR
= = π ⋅ Φ bul ⋅ λ ⋅ σ ⊥ (15)
dR dR

dove: Φbul: diametro del bullone;


λ: fattore d'attrito:
1  2 
· tan ϕ  < λ < tan ϕ  per bulloni lisci;
2  3 
· λ ≅ tan ϕ per bulloni a superficie rugosa;
σ ⊥ : tensione di confinamento agente perpendicolarmente al bullone, ritenuta da
Indraratna e Kaiser, per semplicità, pari alla tensione tangenziale ( σ ⊥ = σ ϑ ).

e, quindi, sostituendo la (15) nella (14) si ottiene la (16).

dσ R σ ϑ − σ R R 1 dσ R σ ϑ − σ R + β ⋅ σ ϑ
= + π ⋅ Φ bul ⋅ λ ⋅ σ ϑ ⋅ in ⋅ = = (16)
dR R S L ST0 R dR R

dove: β è definito come il parametro di densità della bullonatura (eq.17).

π ⋅ φbul ⋅ λ ⋅ Rin
β= (17)
S L ⋅ STo .

Al raggiungimento del limite elastico, ritenendo valido il criterio di rottura di Mohr-


Coulomb, σϑ può venire espresso dalla (8) (essendo σ1,max = σ ϑ e σ 3 = σ R ), che,
sostituita nella (16) porta a rappresentare l'equazione di equilibrio in presenza di bulloni
nella forma espressa dalla eq. (18).

[ ]
dσ R σ R ⋅ k p (1 + β ) − 1 + C 0 (1 + β )
=
dR
(18) R

La (18) risulta anche l'equazione di equilibrio del materiale equivalente omogeneizzato,


operando le seguenti sostituzioni:

k p (1 + β ) = k *p (19)
C 0 (1 + β ) = C 0* (20)

dove: k p* : coefficiente di spinta passiva del materiale equivalente omogeneizzato;


C0* : resistenza a compressione monoassiale del materiale equivalente
omogeneizzato.

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Dalle equazioni (19) e (20) è possibile, infine, ricavare i valori dell'angolo di attrito
interno (21) e della coesione (22) (valori di picco) per il materiale equivalente
omogeneizzato nel tratto sostenuto, cioè per R<ρ.

β ⋅ (1 + sinϕ p ) + 2 sinϕ p
sinϕ rin = (21)
β ⋅ (1 + sinϕ p ) + 2
cos ϕ p (1 − sinϕ rin )
crin = c p ⋅ ⋅ ⋅ (1 + β ) (22)
cos ϕ rin (1 − sinϕ p )

dove: ϕp: angolo di attrito interno di picco del terreno;


cp: coesione di picco del terreno;
ϕrin: angolo di attrito interno di picco del materiale equivalente omogeneizzato;
crin: coesione di picco del materiale equivalente omogeneizzato.

In base al valore che assume il raggio plastico, in presenza del materiale equivalente
omogeneizzato che rappresenta la fascia di terreno rinforzato, Indraratna e Kaiser
prevedono i seguenti tre casi:
- R *pl < ρ < (Rin + Lb ) : condizione di minima plasticizzazione;
- ρ < R *pl < (Rin + Lb ) : condizione di maggiore plasticizzazione;
- R *pl > (Rin + Lb ) : condizione di eccessiva plasticizzazione.

dove: R *pl : raggio plastico nel terreno in presenza del materiale equivalente
omogeneizzato.

Per ognuno di essi è stata sviluppata dagli autori una trattazione matematica che
consente di ricavare, in forma chiusa, la prevista convergenza della galleria in presenza
del rinforzo radiale.
Il modello di Indraratna e Kaiser, illustrato in questo paragrafo, si basa sulle seguenti
ipotesi semplificative:
- contrasto inesistente sulla parete della galleria: il tiro nel bullone ha valore nullo in
corrispondenza della parete della galleria (figura 2.3c);
- scavo del tunnel è realizzato istantaneamente in una massa rocciosa preventivamente
rinforzata: impossibilità di simulare il rilassamento del terreno che si verifica
precedentemente alla realizzazione del rinforzo;
- sviluppo delle tensioni tangenziali limite all'interfaccia bullone-terreno nel tratto
definito lunghezza di sostegno (eq.15);
- pressione interna alla galleria nulla: assenza di altri tipi di sostegno;
- modello di comportamento elasto-plastico ideale del terreno semplice: criterio di
rottura lineare;
- completa plasticizzazione del terreno nella fascia sostenuta dal bullone.
Un importante limite del concetto del terreno rinforzato è rappresentato
dall'impossibilità di conoscere le condizioni statiche dell'elemento di rinforzo e, quindi,
di garantire un adeguato fattore di sicurezza nei confronti della rottura. Uno studio
accurato sulle condizioni di lavoro dell'elemento di rinforzo è possibile solo attraverso
metodi di calcolo definiti distinti, che possano simulare separatamente il terreno,

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l'elemento di rinforzo e l'interfaccia tra il terreno e il rinforzo (in realtà esistono due
interfacce, superfici di possibile scorrimento e rottura: tra la barra e il cemento (o
resina) e tra questo e il terreno). Il problema numerico della simulazione distinta del
rinforzo e del terreno è molto complessa e per le analisi progettuali di massima risulta
onerosa. I metodi analitici noti in letteratura prevedono soluzioni in forma chiusa e si
basano, generalmente, su diverse importanti ipotesi, che risultano difficili da verificare
a priori; le leggi di comportamento adottate per il terreno, inoltre, sono semplici, spesso
non aderenti alle recenti risultanze sperimentali.

Tra i metodi analitici distinti i più noti sono quello di Stille e al. [Stille e al., 1989]
e il recente modello di Graziani e Ribacchi [Graziani e Ribacchi, 1993].
Stille e al. [Stille e al., 1989] hanno analizzato, per una galleria profonda e
circolare, il contributo statico offerto dal singolo elemento di rinforzo per quattro
diversi schemi che rispecchiano quattro condizioni tipiche:
a) bullone elastico in terreno plastica;
b) bullone plastico in terreno plastica;
c) deformazioni plastiche della guaina cementizia di intasamento;
d) bullone elastico con piastra di ancoraggio e deformazioni plastiche della guaina
cementizia di intasamento.
Si è potuto ricavare, quindi, l'andamento tipico del tiro nel bullone per le quattro
condizioni analizzate, in modo da poter definire il comportamento più idoneo in base ai
primi risultati dei monitoraggi condotti in galleria. L'approccio scelto, che conduce ad
una soluzione in forma chiusa del problema, si basa sulle seguenti importanti ipotesi di
partenza:
- criterio di rottura del terreno del tipo Mohr-Coulomb con comportamento elasto-
plastico ideale o fragile;
- introduzione degli elementi di rinforzo in presenza di deformazioni radiali elastiche
del terreno, costanti lungo tutto lo sviluppo del bullone;
- possibilità di studiare le ultime tre condizioni di comportamento (a), b), c)) solamente
in associazione con la prima (d)).
Il contributo statico offerto dalla bullonatura al terreno a comportamento elastico è
trascurato, così pure la possibilità che si verifichi un difetto di aderenza all'interfaccia
rinforzo-terreno, se non in un ultimo tratto in prossimità della parete della galleria,
attraverso l'analisi semplificata dello schema d). Non è inoltre possibile studiare
l'influenza del momento in cui si interviene con l'installazione dei rinforzi e soprattutto
determinare la lunghezza del bullone necessaria ad un suo efficace impiego.
Graziani e Ribacchi [Graziani e Ribacchi, 1993] hanno recentemente messo a punto
un procedimento di calcolo sulla base del criterio convergenza-confinamento, che
prevede una soluzione di tipo simile a quella proposta da Stille e al. Le leggi costitutive
dell'anello di terreno rinforzato al contorno della galleria vengono fatte variare a
seconda che si ricada in una di queste condizioni:
- terreno elastico, bullone elastico (zona 1);
- terreno plastico, bullone elastico (zona 2);
- terreno elastico, bullone plastico (zona 3);
- terreno plastico, bullone plastico (zona 4).
La soluzione del problema, di tipo differenziale, consiste nella ricerca delle costanti di
integrazione in ogni zona esistente, imponendo la continuità dello spostamento e delle
sollecitazioni in corrispondenza di ciascun confine. Contrariamente al modello di Stille
e al., è ora possibile considerare la presenza dei bulloni anche nella fase elastica e
studiare il caso in cui esistano contemporaneamente più zone al contorno della galleria.

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Si determina lo stato tensionale e deformativo nel terreno e nel bullone al variare della
pressione interna applicata sulle pareti della galleria. La risoluzione in forma chiusa del
problema induce gli autori ad alcune semplificazioni:
- comportamento elasto-plastico ideale o fragile e criterio di rottura Mohr-Coulomb
del terreno;
- aderenza perfetta tra bullone e terreno ad eccezione di un tratto in prossimità della
parete in cui si assume la tensione tangenziale sulla superficie del rinforzo costante e
cambiata di segno, per tenere conto dei seguenti fattori:
· cedimento del vincolo sulla parete della galleria;
· difficoltà realizzative della guaina cementizia di intasamento;
· riduzione del confinamento perpendicolarmente al rinforzo a causa
dell'abbattimento delle tensioni tangenziali nella fase plastica, nell'immediato
contorno della galleria.
La determinazione della tensione tangenziale sull'interfaccia bullone-terreno nel tratto
scollato risulta non agevole: Graziani e Ribacchi consigliano di considerare la tensione
tangenziale limite ricavata da prove di pull-out realizzate in situ.

2.1.2 Sviluppo della ricerca

L'analisi dei metodi di calcolo applicati alla simulazione del comportamento della
bullonatura sistematica passiva interamente cementata realizzata radialmente al
contorno della galleria ha messo in rilievo come:
- l'impiego dei metodi numerici basati sul concetto del terreno rinforzato, anche se è
generalmente difficile definire i nuovi parametri meccanici del materiale equivalente
omogeneizzato, è in grado di ridurre i tempi di calcolo e semplificare l'analisi dei
risultati rispetto alla modellazione numerica completa e distinta (terreno + rinforzo);
in questo modo, però, non è possibile stabilire lo stato tensionale dell'elemento di
rinforzo e quindi il fattore di sicurezza nei riguardi della rottura;
- non è disponibile un metodo di calcolo analitico completo ed efficace, basato sul
concetto del terreno rinforzato, che consenta di sfruttare al massimo la potenzialità
dell'approccio: velocità del calcolo, facilità di introduzione dei dati, semplicità
dell'analisi dei risultati, necessarie nelle analisi parametriche e di sensibilità e in tutte
quelle indagini qualitative condotte quando è necessario comprendere il meccanismo
di funzionamento di alcuni problemi particolari;
- i metodi di calcolo analitici che studiano distintamente il fenomeno di interazione
bullone-terreno sono basati su molte ipotesi semplificative che permettono di
giungere alla soluzione in forma chiusa; non sono soddisfacentemente presi in
considerazione fattori come la rigidezza del vincolo sulla parete della galleria e il
comportamento dell'interfaccia barra-terreno, che sono di fondamentale importanza
nel comportamento del bullone;
- i metodi di calcolo analitici, siano essi basati sul concetto del terreno rinforzato o
dell'analisi distinta del rinforzo e del terreno, assumono leggi di comportamento e
criteri di resistenza del terreno semplicistici, lontani dalle risultanze sperimentali (i
criteri non lineari sono concettualmente più soddisfacenti ma richiedono più
parametri, la cui calibrazione risulta più complessa; più difficilmente può essere
condotta la larga sperimentazione a scala reale necessaria a definire in modo
affidabile quei parametri).

31
Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Sulla base di queste considerazioni, sono stati messi a punto tre nuovi modelli di calcolo
finalizzati a:

a) definire l'incremento dei parametri meccanici del materiale equivalente in base al


concetto del terreno rinforzato, secondo una legge di comportamento del tipo
softening e criterio di rottura di Hoek e Brown sia per le condizioni di picco sia per
quelle residue (metodo particolarmente valido per l'analisi di rocce e terreni a scarse
caratteristiche geotecniche) (cap.2.2); secondo il nuovo modello di calcolo presentato
la presenza dei rinforzi radiali produce un incremento dei valori dei soli parametri di
resistenza residui (mr e sr) e dei parametri deformativi in campo plastico f ed h
[Brown e al., 1983] in base allo schema geometrico dell'intervento di consolidamento
e alle caratteristiche meccaniche del materiale costituente il rinforzo;
b) determinare la curva caratteristica e lo stato tensionale nel terreno in presenza di una
fascia al contorno della galleria a comportamento meccanico e deformativo
differente dalla restante parte del continuo (cap.2.3); il metodo permette lo studio
teorico di una galleria circolare al contorno della quale esistono due differenti
materiali; se associato al metodo a) il metodo b) si presta ad un efficace e veloce
analisi del comportamento di una galleria rinforzata;
c) studiare in dettaglio il comportamento dei bulloni passivi in galleria secondo la
simulazione distinta del terreno e del rinforzo, considerando la resistenza limite
dell'interfaccia bullone-terreno, la rigidezza del vincolo sulla parete della galleria e
l'istante in cui viene realizzato l'intervento, così da poter definire il fattore di
sicurezza dell'elemento di rinforzo analogamente alle altre strutture impiegate
nell'ingegneria civile [Oreste, 1994], [Oreste, 1995] (cap.2.4); il metodo richiede un
più grande numero di parametri atti a descrivere il comportamento del terreno,
dell'elemento di rinforzo e delle interfacce tra di essi, ma risulta efficace sia nello
studio qualitativo del sistema di bullonatura e nella comprensione dell'interazione
bullone-terreno in particolari condizioni tensionali e geometriche sia nel
dimensionamento dei singoli elementi di rinforzo.

In figura 2.4 è riportato lo schema riepilogativo dei metodi di calcolo e


dimensionamento della bullonatura radiale sistematica in galleria; sono evidenziati i
metodi di calcolo ibridi realizzati ed illustrati in questo capitolo e la relazione che
intercorre tra essi e i metodi di calcolo classici.

2.2 Modellazione della bullonatura radiale nei terreni


mediante il concetto della omogeneizzazione
Il comportamento dei terreni, successivamente al raggiungimento della rottura,
riveste un ruolo molto importante nell'evoluzione dello stato tensionale e deformativo al
contorno della galleria. Per Tanimoto e al. [Tanimoto e al., 1981] e Muir Wood [Muir
Wood, 1979] è necessario, infatti, adottare un comportamento del tipo strain-softening
quando il valore del competence-factor (eq.26) risulta inferiore a 4.

C0
Cf =
P0 (23)

32
Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

dove: Cf: competence factor;


C0: resistenza a compressione monoassiale;
P0: carico litostatico naturale.

La legge di comportamento del tipo strain-softening prevede una riduzione graduale


della resistenza del materiale al progredire delle deformazioni successivamente al
raggiungimento della rottura (condizione softening), fino a quando non viene raggiunto
un valore minimo di resistenza alle grandi deformazioni (condizione residua). Il regime
delle deformazioni in campo plastico risulta essere molto diverso nelle zone a
comportamento softening e in quelle a comportamento residuo al contorno della
galleria: il comportamento dei bulloni, quindi, è influenzato non solo dall'evoluzione del
raggio plastico nel terreno, ma anche dall'esistenza ed estensione della zona a
comportamento residuo.

Figura 2.4. Schema riepilogativo dei metodi di calcolo e dimensionamento della


bullonatura radiale sistematica in galleria. I metodi sviluppati in questa tesi
appartengono alla categoria dei metodi ibridi, che presentano alcuni
caratteri peculiari dei metodi analitici e di quelli numerici.

E' stato messo in rilievo [Hoek e Brown, 1980], inoltre, come un criterio di
resistenza lineare non sia aderente ai risultati di prove di laboratorio e in situ sui terreni.
Hoek e Brown hanno proposto un criterio di rottura non lineare, valido sia per le
condizioni di picco (eq.24) sia per le condizioni residue (eq.25), che dipende dalla
pressione di confinamento, dalla resistenza a compressione monoassiale misurata in
laboratorio, da due parametri di resistenza m ed s.

σ1 p = σ 3 + mp C0σ 3 + s p C0
2
(24)

σ1r = σ 3 + mr C0σ 3 + sr C0
2
(25)

dove: σ1p: tensione principale massima in condizioni di incipiente rottura;


σ1r: tensione principale massima in condizioni plastiche residue;

33
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

mp ed sp: parametri di resistenza di picco;


mr ed sr: parametri di resistenza residui;
σ3: tensione di confinamento (tensione principale minore).

I parametri di resistenza del criterio di rottura di Hoek-Brown sono stati correlati


all'indice di qualità della classificazione geomeccanica di Bieniawski, [Bieniawski,
1989] per materiale disturbato al contorno della galleria (eq.26) e per materiale
indisturbato (eq.27).

 RMR −100   RMR −100 


   
m p = mi ⋅ e  14 
sp = e  6 
(26)

 RMR −100   RMR −100 


   
m p = mi ⋅ e  28 
sp = e  9 
(27)

dove: mi il valore di m per la roccia intatta, ricavato dalla prova di carico triassiale;
RMR (Rock Mass Rating), parametro di qualità della classificazione
geomeccanica di Bieniawski [Bieniawski, 1974] [Bieniawski, 1976]
[Bieniawski, 1989].

In rocce tenere il raggiungimento della rottura del materiale può avvenire anche in
presenza di alti valori del confinamento e, quindi, può accadere che esista una zona di
terreno plasticizzato, al contorno della galleria, prima di realizzare i rinforzi radiali. In
effetti il contributo offerto dai rinforzi radiali non è mobilitato interamente quando è
raggiunta la rottura del materiale; con l'evoluzione delle deformazioni, invece, nella
condizione softening e in quella residua il confinamento prodotto dal bullone inizia a
diventare consistente. Più che i parametri di resistenza di picco, quindi, l'effetto della
bullonatura radiale passiva nelle rocce tenere e nei terreni induce un incremento dei
parametri di resistenza residui. A titolo di riferimento, in figura 2.5 sono riportati, per
un tipico terreno a comportamento strain-softening, [Brown e al., 1983]:
a) l'andamento dello sforzo deviatorico al variare della deformazione principale
massima (figura 2.5a);
b) il legame tra le deformazioni principali totali (elastiche + plastiche) in campo
elastico e in campo plastico (figura 2.5b);
c) l'andamento della deformazione volumetrica al variare della deformazione principale
massima (figura 2.5c).
Il modello di comportamento strain-softening illustrato prende in considerazione, per
semplicità ed a differenza dei modelli di tipo incrementale, le deformazioni totali in
campo plastico, come somma delle deformazioni elastiche e di quelle plastiche; tale
formulazione è certo più conveniente per una soluzione di tipo esplicito come quella
adottata nel seguito.

Quindi, per le ipotesi di comportamento introdotte, la presenza della bullonatura radiale


sistematica, inducendo un certo livello di confinamento (tensione principale minore),
produce un innalzamento dello sforzo deviatorico nel terreno in condizioni residue
(figura 2.6a) e una conseguente riduzione della pendenza del ramo softening; nei casi in
cui la resistenza residua del materiale naturale non sia sensibilmente inferiore alla
resistenza di picco, è possibile che, per la presenza dei bulloni, il terreno presenti un
comportamento del tipo incrudente con il progredire delle deformazioni (figura 2.6b).

34
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

D'altra parte questa variabilità nel comportamento dipendente dall'intensità del


confinamento, è ben evidente dai risultati delle prove triassiali nei vari tipi di materiale
roccioso, anche lapideo.

σ -σ ramo softening
σ = costante
1 3 3

Figura 2.5 a

ε 1e αε 1e ε
1

- gradiente = h
ε
3 gradiente = f
ε3p

p
Figura 2.5 b
ε
1
ε αε1e ε
1e 1

-
v
gradiente =H Figura 2.5 c

p
gradiente = F
v

ε
p ε
1
+ 1

Figura 2.5. Legge sforzi-deformazioni del tipo strain-softening [Brown e al., 1983]:
Legenda: ε1e: deformazione principale massima a rottura; ε1p:
deformazione principale massima di natura plastica in campo plastico; ε3p:
deformazione principale minima di natura plastica in campo plastico; vp:
deformazione volumetrica di natura plastica in campo plastico.

La definizione dei parametri di resistenza residua, da introdurre nel criterio di rottura di


Hoek-Brown, può essere condotta in base al confronto tra il terreno naturale e il
materiale equivalente omogeneizzato in presenza di bulloni (equazioni 28-29). In ogni
punto del terreno all'interno della fascia rinforzata al contorno della galleria, il bullone
opera un confinamento dovuto al tiro mobilizzato, il quale induce un incremento della
tensione principale minore nel terreno naturale. Dal punto di vista del materiale
equivalente omogeneizzato (sistema terreno+rinforzo) (equazione 28) tale confinamento
non esiste, ma esternamente al sistema si osserva comunque l'innalzamento della
tensione principale massima.

σ1 = σ 3 + mrrin ⋅ C0 ⋅ σ 3 + srrin ⋅ C02 (28)

σ 1 = (σ 3 + ∆σ 3 ) + mr ⋅ C0 ⋅ (σ 3 + ∆σ 3 ) + sr ⋅ C02 (29)

35
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

dove: mr ed sr: parametri di resistenza residui del terreno naturale;


mrrin ed srrin: parametri di resistenza residui del materiale equivalente
omogeneizzato che rappresenta il terreno rinforzato;
∆σ3: confinamento prodotto dalla bullonatura radiale passiva sul terreno naturale
all'interno della fascia rinforzata, al contorno della galleria.

σ 1 - σ3
terreno rinforzato
ramo softening terreno naturale

Figura 2.6 a

condizione residua

ε
σ -σ terreno rinforzato
1 3
ramo softening terreno naturale

Figura 2.6 b

condizione residua

ε
Figura 2.6. Miglioramento della resistenza residua ipotizzata nei terreni teneri per la
presenza della bullonatura radiale passiva [Pelizza e al., 1994].

Ipotizzando che il confinamento prodotto dalla bullonatura radiale (∆σ3) sia costante
nella fascia di terreno rinforzato, per tensione principale minore nulla nel materiale
equivalente omogeneizzato (σ3=0) (figura 2.7a) si ha:

srin ⋅ C02 = ∆σ 3 + mr ⋅ C0 ⋅ ∆σ 3 + sr ⋅ C02

che, risolta, permette di ottenere il valore del parametro di resistenza residuo s per il
materiale equivalente omogeneizzato (eq.30).

(30)
∆σ 3  ∆σ 3 ∆σ 3 ⋅ mr 
s rin
r = ⋅ + mr + 2 ⋅ + sr  + sr
Co  Co Co 

Per tensione principale minore qualunque (σ3>0) (figura 2.7b) nel materiale equivalente
omogeneizzato, si ha, uguagliando le equazioni (28) e (29) ed essendo noto srrin dalla
(30):

σ 3 + mrrin ⋅ C0 ⋅ σ 3 + srrin ⋅ C02 = (σ 3 + ∆σ 3 ) + mr ⋅ C0 ⋅ (σ 3 + ∆σ 3 ) + sr ⋅ C02

36
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Risolvendo, poi, per mrrin si ha, infine:

1  ∆σ 32 2∆σ 3 
mrrin = mr +
σ3 
(s
 r − s )
rin
r ⋅ C 0 + ∆σ 3 ⋅ mr +
C0
+
C0
mr ⋅ C0 ⋅ (σ 3 + ∆σ 3 ) + sr ⋅ C02  (31)

L'incremento dei parametri di resistenza residui m ed s in presenza dei bulloni dipende


dai valori della tensione principale minore σ3 nella fascia rinforzata e dal contenimento
prodotto dai bulloni ∆σ3 . Per poter stimare questi due valori è necessario conoscere il
valore della tensione radiale (tensione principale minima) agente sul raggio plastico
(Pcr), confine tra le zone a comportamento elastico e a comportamento plastico).
Trascurando l'effetto dei bulloni nella zona a comportamento elastico, per la teoria
dell'elasticità, dalla soluzione classica del problema assialsimmetrico a campo di
deformazioni piano della cavità circolare in campo di sollecitazione isotropo all'infinito,
in corrispondenza del raggio plastico (R=Rpl), si ha:

σ ϑ − Pcr = 2 ⋅ (P0 − Pcr ) (32)

dove: Pcr: sollecitazione radiale σR sul raggio plastico Rpl .

Il criterio di rottura in condizioni di picco (eq.24), inoltre, può essere scritto, sul raggio
plastico, nella forma riportata nell'equazione (33).

Pcr
σ ϑ − Pcr = C0 ⋅ mp ⋅ + sp (33)
C0

σ1
curva di rottura terreno rinforzato

Figura 2.7 a
curva di rottura terreno naturale

σ3
∆σ3

37
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

σ1
curva di rottura terreno rinforzato

Figura 2.7 b

curva di rottura terreno naturale

σ3
∆σ3

Figura 2.7. Calcolo degli incrementi dei parametri di resistenza dovuti alla presenza
della bullonatura radiale attraverso il confronto delle tensioni nel terreno
naturale e nel materiale equivalente omogeneizzato.
Legenda: a): σ3 = 0 (in corrispondenza della parete; b): σ3 > 0 (a tergo
della parete).

Uguagliando i secondi membri delle (32) e della (33) e risolvendo l'equazione di


secondo grado la (34) risulta essere una delle due radici ed esprime la tensione
principale minima (sollecitazione radiale) sul raggio plastico.

Pcr = P0 − M ⋅ C0 (34)

2
1  mp  P m
dove: M =   + m p 0 + s p − p
2  4  C0 8

Si pongono, inoltre, le seguenti ipotesi:


- il tiro medio indotto nel bullone è dovuto alla mobilitazione della tensione di taglio
limite τlim sulla intera superficie laterale del bullone (equazione 35);
- la sollecitazione agente perpendicolarmente al rinforzo è pari alla sola tensione
tangenziale nel terreno σϑ (eq.36);
- la tensione radiale media σR nel terreno nella fascia interessata dalla presenza dei
bulloni è posta pari a Pcr/2 (eq.38);

Tmed = (π ⋅ φbul ⋅ Lb ) ⋅ τ lim (35)

dove: τlim: tensione tangenziale limite media sulla superficie laterale del bullone, che,
trascurando l'effetto della adesione, vale:

τ lim = σ ϑ (med ) ⋅ tgϕ ad ; (36)

σ ϑ (med ) = σ R + mrin
r C 0 σ R ( med ) + sr C 0 ;
rin 2
(37)

38
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Pcr
σ R (med ) = σ 3(med ) ≅ . (38)
2

E, quindi, sostituendo la (38) nella (37), la (37) nella (36) e la (36) nella (35), è
possibile esprimere il confinamento ∆σ3, prodotto dalla bullonatura, con la eq. (39).

Tmed
∆σ 3 = (39)
S L ⋅ STo

Avendo valutato Pcrit dalla (38), la determinazione dei parametri di resistenza in


presenza dei rinforzi radiali, poichè è necessario conoscere i valori di mrrin e srrin per
stimare la tensione media σϑ(med) (eq.37), deve essere condotta attraverso un semplice
procedimento iterativo, partendo con l'imporre mrrin = mr e srrin = sr e sostituendo nella
(37) i risultati del calcolo della (30) e (31) ad ogni ciclo di calcolo. Le (30) e (31) sono,
infatti, funzione implicita di mrrin e srrin attraverso la ∆σ3 che è condizionata dal tiro
nel bullone e pertanto da σϑ (espressione non lineare di mrrin ed srrin .

Il campo deformativo di un terreno tenero a comportamento plastico del tipo strain-


softening riportato in figura 2.5 è dettato dal legame tra le deformazioni pincipali totali
(elastiche + plastiche) in campo plastico (eq.40 e 41 e figura 2.5).

Per ε ϑ < α ⋅ ε ϑ ( e) : ∆ε R = − h ⋅ ∆ε ϑ (40)

Per ε ϑ ≥ α ⋅ ε ϑ ( e) : ∆ε R = − f ⋅ ∆ε ϑ (41)

dove: ∆εϑ: incremento della deformazione tangenziale totale (elastica + plastica);


∆εR: incremento della deformazione radiale totale (elastica + plastica);
1 +ν
ε ϑ ( e) : deformazione tangenziale a rottura: ε ϑ ( e ) = (P0 − Pcr ) .
E

Il parametro di deformabilità plastica f in zona residua, per la legge di normalità, nel


caso che la legge di flusso sia associata al criterio di rottura ( f = f max ), vale:

dσ ϑ ε pl mr
= − Rpl = f max = 1 + (42)
dσ R εϑ σR
2 ⋅ mr + sr
C0

Per deformazioni volumetriche nulle ( f = f min ), cioè nel caso che, in campo plastico
residuo, il terreno si deformi a volume costante (ricordando che il campo di
deformazione è quello della deformazione piana ε ⊥ = 0 , per cui ε1=ε3 o εϑ=εR), si ha:

f min = hmin = 1 (43)

39
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

L'incremento del valore dei parametri di resistenza in seguito alla presenza dei bulloni
implica (eq.42) una variazione anche del limite massimo del parametro f di
deformabilità plastica nella zona a comportamento residuo (eq.44).

mrrin
rin
f max = 1+ (44)
P
2 ⋅ mrrin cr + srrin
2 ⋅ C0
Pcr
avendo posto: σ R = .
2

Nel caso più generale ( f min < f < f max ), ritenendo costante la dilatanza per il terreno
naturale e per quello rinforzato, si ha:

(f rin
− f min
rin
) =
( f − f min )
(f max − f min
rin
)
rin
( f max − f min )
e, quindi:
mrrin 2 ⋅ mr ⋅ C0 ⋅ Pcr + 4 ⋅ sr ⋅ C02
f = 1 + ( f − 1) ⋅
rin

mr 2 ⋅ mrrin ⋅ C0 ⋅ Pcr + 4 ⋅ srrin ⋅ C02
Per il parametro h è possibile impiegare, in prima approssimazione, la stessa equazione
(45), anche se ora non è più lecito, a rigore, riferirsi ai parametri di resistenza residui.

La codifica su calcolatore della procedura di calcolo per la determinazione dei parametri


di resistenza e deformabilità in campo plastico del materiale rinforzato (secondo il
concetto del materiale equivalente omogeneizzato), sviluppata in questo paragrafo,
permette di ricavare velocemente i parametri ricercati. In tabella 2.IV è riportato il
listato del programma di calcolo elaborato per il linguaggio di programmazione
QuickBasic.

Tabella 2.IV. Codifica, con il linguaggio di programmazione QuickBasic, della


procedura di calcolo per la determinazione dei parametri di resistenza e deformabilità in
campo plastico del materiale rinforzato attraverso barre passive interamente cementate,
secondo il concetto del materiale equivalente omogeneizzato sviluppato in questo
paragrafo.

CLS
'
INPUT "nome del file input (senza estensione): ", dati$
dati$ = dati$ + ".dat"
'
OPEN dati$ FOR INPUT AS #1
'
INPUT #1, mp, mr, sp, sr
INPUT #1, P0, C0, fiad, f
INPUT #1, fibul, Lb, Sl, Sto
'
CLOSE #1
'
fiad = fiad / 57.297

40
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

fibul = fibul / 1000


'
M = .5 * ((mp / 4) ^ 2 + mp * P0 / C0 + sp) ^ .5 - mp / 8
Pcrit = P0 - M * C0
'
sigmaR = Pcrit / 2
sigma3 = Pcrit / 2
'
srrin = sr
mrrin = mr
mrrinprec = mrrin + 0.02
srrinprec = srrin + 0.002
'
DO UNTIL ABS(mrrin - mrrinprec) < .01 AND ABS(srrin - srrinprec) < .0001
mrrinprec = mrrin
srrinprec = srrin
sigmatetamed = sigmaR + (mrrin * C0 * sigmaR + srrin * C0 ^ 2) ^ .5
taulim = sigmatetamed * TAN(fiad)
Tmed = 3.1415 * fibul * Lb * taulim
deltasigma3 = Tmed / (Sl * Sto)
'
srrin = deltasigma3 / C0 * (deltasigma3 / C0 + mr + 2 * (deltasigma3 * mr / C0 + sr) ^ .5) + sr
mrrin1 = mr + 1 / sigma3 * ((sr - srrin) * C0 + deltasigma3 * mr + deltasigma3 ^ 2 / C0)
mrrin2 = 1 / sigma3 * 2 * deltasigma3 / C0 * (mr * C0 * (sigma3 + deltasigma3) + sr * C0 ^ 2) ^ .5
mrrin = mrrin1 + mrrin2
'
LOOP
'
a = (2 * mr * C0 * Pcrit + 4 * sr * C0 ^ 2) ^ .5
b = (2 * mrrin * C0 * Pcrit + 4 * srrin * C0 ^ 2) ^ .5
frin = 1 + (f - 1) * mrrin / mr * a / b
'
PRINT ""
PRINT ""
PRINT "parametro di resistenza m residuo del mat. rinforzato: "; mrrin
PRINT "parametro di resistenza s residuo del mat. rinforzato: "; srrin
PRINT "parametro di def. in campo plastico f del mat. rinforzato: "; frin
'
END

Commento:

L'introduzione dei dati avviene mediante file ponendo nell'ordine i valori numerici dei seguenti
parametri:
- i parametri di resistenza m di picco, m residuo, s di picco, s residuo;
- il carico litostatico P0 (MPa);
- la resistenza alla prova di carico monoassiale C0 (MPa);
- l'aderenza tra barra e terreno (°);
- il parametro delle deformazioni in campo plastico f;
- il diametro del bullone (mm);
- la lunghezza del bullone (m);
- la spaziatura longitudinale SL (m);
- la spaziatura trasversale sulla parete della galleria STo (m);
Viene, quindi, trasformato il valore numerico dell'aderenza dai gradi ai radianti (il linguaggio di
programmazione QuickBasic ha come unità di misura degli angoli i radianti) e il diametro del bullone
dai mm ai m, per poter operare successivamente nell'ambito del Sistema Internazionale.
Viene poi iniziato un ciclo iterativo che permette la determinazione dei parametri di resistenza residui m
ed s nel materiale rinforzato: il ciclo iterativo si rende necessario poichè il valore di sigmatetamed

41
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

(tensione tangenziale media lungo la barra) dipende dai parametri m ed s ancora incogniti. La soluzione
viene raggiunta per successive approssimazioni. Il ciclo iterativo viene bloccato quando avvengono
contemporaneamente le seguenti due condizioni:
- la differenza tra i valori dei parametri di resistenza m di due cicli successivi è inferiore a 0,01;
- la differenza tra i valori dei parametri di resistenza s di due cicli successivi è inferiore a 0,001.
Il confronto con i valori dei parametri di resistenza del ciclo precedente avviene attraverso la definizione
di due variabili di supporto (mrrinprec e srrinprec).
La partenza del processo iterativo avviene imponendo l'uguaglianza dei parametri di resistenza residui
nel materiale naturale e in quello rinforzato:
- mrrin=mr;
- srrin=sr.
Per poter operare un primo ciclo è necessario imporre alla variabile mrrinprec un valore
arbitrariamente maggiore o minore di 0.01 rispetto a mrrin e alla variabile srrinprec un valore
arbitrariamente maggiore o minore di 0.001 rispetto a srrin.
Il parametro delle deformazioni plastiche nel materiale rinforzato frin è calcolato, infine, noti i valori di
mrrin e srrin al termine del ciclo iterativo.

2.3 Studio dello stato tensionale e deformativo intorno al cavo


in presenza di due differenti materiali, secondo il criterio
convergenza-confinamento (metodo di calcolo
SOFCON)
L'impossibilità di avere a disposizione un efficiente strumento analitico in grado di
studiare lo stato di sforzo e di deformazione nel continuo, quando due differenti
materiali esistono al contorno della galleria, ha limitato negli anni la diffusione del
concetto del terreno rinforzato, poichè, una volta ottenuti i parametri meccanici e
deformativi per il materiale equivalente omogeneizzato (cfr. capp.2.1-2.2) in una fascia
all'immediato contorno della galleria, si rendeva necessario l'impiego di metodi di
calcolo numerici. Ad un approccio concettualmente semplice e veloce si associava,
quindi, un metodo di calcolo lento quale è quello numerico, sia per i tempi sia per la
preparazione della simulazione di calcolo. Le analisi parametriche e di sensibilità, utili
in tutte le fasi di progettazione preliminare (specialmente nei problemi geotecnici),
risultano onerose e, a volte, praticamente impossibili da realizzare. Sovente, per rendere
più agile e semplice l'analisi, viene considerato, commettendo un errore sistematico
tutt'altro che trascurabile, tutto il continuo a caratteristiche meccaniche migliorate.

Scopo di questo capitolo è illustrare un nuovo metodo di calcolo basato sul criterio
convergenza-confinamento, che consenta di simulare il comportamento del cavo quando
esistono due materiali a comportamento meccanico diverso all'intorno della galleria.
Le ipotesi-base sono quelle del metodo delle curve caratteristiche (cfr. cap.1.5): una
galleria circolare è scavata in materiali isotropi e omogenei, in cui esiste
precedentemente una pressione litostatica naturale isotropa P0. Lo schema geometrico
del problema studiato è riportato in figura 2.8.

42
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Figura 2.8. Schema geometrico del problema studiato.


Legenda: Pin pressione interna alla galleria; Rin raggio interno della
galleria; Rcon raggio esterno della fascia di terreno riferita al materiale A;
P0: carico litostatico naturale.

I materiali A e B vengono rappresentati da un modello elasto-plastico con legge di


comportamento del tipo strain-softening (figura 2.5) e criterio di rottura di Hoek-Brown
(eq.24 e 25).
I passi del calcolo che prevede il metodo sono riportati in tabella 2.V.

Tabella 2.V. Passi di calcolo del metodo SOFCON, sviluppato per l'analisi
delle tensioni e deformazioni al contorno del cavo e della
curva caratteristica della galleria in presenza di due materiali
a caratteristiche meccaniche diverse (figura 2.8).

a) calcolo della curva caratteristica di una galleria fittizia di raggio interno pari a Rcon (raggio esterno
della fascia di terreno con le caratteristiche del materiale A);
b) per ogni punto della curva caratteristica calcolata nel punto a) (pressione radiale e spostamento radiale
ad R=Rcon) si associa la deformazione radiale per R=Rcon ed il raggio plastico nel materiale B;
c) note le condizioni al contorno su R=Rcon (curva caratteristica della galleria fittizia ricavata in a) e
deformazione radiale determinata in b), si calcola lo stato tensionale e deformativo per Rin<R<Rcon in
base alle caratteristiche meccaniche ed alla legge di comportamento del materiale A;
d) le coppie di valori della sollecitazione radiale e dello spostamento radiale per R=Rin rappresentano i
punti sulla curva caratteristica effettiva; ad esse è anche associato il valore del raggio plastico nel
materiale A.

I principali risultati del metodo sono:


- stato tensionale e deformativo al contorno del cavo (nel materiale A e nel materiale
B) per una determinata pressione interna Pin;
- curva caratteristica della galleria;
- andamento dei raggi plastici (per il materiale A Rpl,A e per il materiale B Rpl,B) al
variare della pressione interna Pin.
Prima del raggiungimento della rottura i due materiali hanno comportamento elastico-
lineare, governato dalle seguenti cinque relazioni:

- di congruenza delle deformazioni radiali:

43
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

du
εR = (46)
dR

- di congruenza delle deformazioni tangenziali in un problema assialsimmetrico:

u
εϑ = − (47)
R

- di equilibrio assialsimmetrico delle forze:

dσ R ( σ ϑ − σ R )
= (48)
dR R

- teoria dell'elasticità per campo di deformazioni piano:

( σ R − P0 ) ⋅ (1 − ν2 ) ( σ ϑ − P0 ) ⋅ ( ν + ν2 )
εR = − (49)
E E

( σ ϑ − P0 ) ⋅ (1 − ν2 ) ( σ R − P0 ) ⋅ ( ν + ν2 )
εϑ = − (50)
E E

Ponendo le condizioni al contorno per il materiale B:


- u = 0, εR = 0, εϑ = 0, σR = P0 per R = ∞ ;
- σR = Pcr,B (Pcr,B è la tensione radiale sul raggio plastico Rpl,B) al confine tra le zone a
comporamento elastico e plastico (Rpl,B);
e risolvendo il sistema di equazioni differenziali formato dalle (46)-(50), si ottengono le
(51)-(55) che descrivono il campo tensionale e deformativo nel materiale B per R>Rpl,B.

R 
2
(51)
σ R = P0 − ( P0 − Pcr , B ) ⋅  pl , B  = σ 3
 R 

R 
2
(52)
σ ϑ = P0 + ( P0 − Pcr , B ) ⋅  pl , B  = σ 1
 R 

(1 + ν B )  R pl , B 
2
(53)
ε R = −( P0 − Pcr , B ) ⋅ ⋅   = ε 3
EB  R 

(1 + ν B )  R pl , B 
2
(54)
ε ϑ = ( P0 − Pcr , B ) ⋅ ⋅   = ε1
EB  R 

(1 + ν B )  R pl , B 
2 (55)
u = ( P0 − Pcr , B ) ⋅ ⋅
EB  R 
 
dove: EB e νB: rispettivamente modulo elastico e modulo di Poisson del materiale B.

44
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Il valore del raggio plastico nel materiale B (Rpl,B) dipende dalla sollecitazione
radiale al confine tra i due tipi di materiale (R=Rcon) (pressione interna per la galleria
fittizia, punto a) in tabella 2.V) e viene definito a posteriori dopo aver risolto il
problema plastico. La procedura impiegata per l'analisi delle tensioni e deformazioni in
campo plastico per il materiale B e per il calcolo della curva caratteristica della galleria
fittizia è quella messa a punto da Brown e al. [Brown e al., 1983] in presenza di un solo
materiale a comportamento strain-softening (figura 2.5). La complessità del problema
plastico, dovuta al tipo di modello di comportamento assunto, non permette la soluzione
in forma chiusa; è necessario ricorrere ad una soluzione numerica alle differenze finite,
la cui discretizzazione del continuo avviene per anelli concentrici in modo automatico.
A partire dal raggio plastico (Rpl,B), ancora incognito, la soluzione prosegue verso il
raggio della galleria fittizia (Rcon), ottenendo ad ogni passo di calcolo le incognite di
campo sulla superficie interna (i+1) del generico anello (i+1) (figura 2.9). Sul raggio
plastico incognito (superficie 0, anello di calcolo 1, i=0) sono noti:
- tensione radiale: σR(0) = Pcr (eq.34);
- tensione tangenziale σϑ(0), dal criterio di rottura in condizioni di picco (eq.24);
- deformazione radiale e tangenziale εR(0) e εϑ(0) (eq.56), avendo sostituendo la (34)
nella (53) e nella (54), per R=Rpl,B.

(1 + ν B )
ε R ( 0) = − ε ϑ (0) = − M B ⋅ C0, B ⋅ (56)
EB

campo elastico
campo plastico
anello di calcolo (i+1)
R(i) R(i+1)

R
Rpl

Figura 2.9. Discretizzazione del continuo al contorno della galleria in anelli


concentrici in campo plastico per la soluzione numerica impiegata.
Legenda: R(i): distanza della superficie esterna del generico anello di
calcolo (i+1) dal centro della galleria; R(i+1): distanza della superficie
interna del generico anello di calcolo (i+1) dal centro della galleria; Rpl:
raggio plastico; R: distanza generica dal centro della galleria.

45
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Le equazioni che governano l'evoluzione delle tensioni e delle deformazioni in campo


plastico sono:
- le due equazioni di congruenza delle deformazioni (eq. 46 e 47);
- l'equazione di equilibrio assialsimmetrico al contorno della galleria (eq.48);
- il criterio di rottura del materiale sia per le condizioni di picco sia per quelle residue
(eq.24 e 25);
- la relazione che lega tra loro le deformazioni principali totali (elastiche + plastiche)
in campo plastico (eq.40 e 41).

La soluzione consiste nel definire sulla superficie interna (superficie i+1) di ogni anello
di calcolo (anello generico (i+1)) le incognite di campo in base al valore delle stesse
incognite sulla superficie esterna (superficie (i)). Ogni passo di calcolo è definito
imponendo un arbitrario incremento della deformazione tangenziale totale, espresso in
percentuale (ρ) della deformazione tangenziale nota sulla superficie esterna
dell'elemento di calcolo in esame εϑ(i):

ε ϑ (i +1) = ε ϑ (i ) + ∆ε ϑ (i +1) = (1 + ρ )εϑ (i ) (57)

dove: εϑ(i+1): deformazione tangenziale sulla superficie interna (superficie (i+1)) del
generico anello di calcolo (i+1);
εϑ(i): deformazione tangenziale sulla superficie esterna (superficie (i)) del
generico anello di calcolo (i+1);
∆εϑ(i+1): incremento della deformazione tangenziale che si impone per l'anello
generico (i+1) tra il valore sulla superficie esterna dell'anello di calcolo e sulla
superficie interna:
∆ε ϑ (i +1) = ρ ⋅ ε ϑ (i ) ;

ρ incremento percentuale delle deformazioni tangenziali all'interno del generico


anello di calcolo (i+1), nel passare dalla superficie esterna (superficie (i)) a
quella interna (superficie (i+1)).

Esprimendo le (46) e (47) in termini differenziali per l'anello (i+1) (eq.58, 59 e 60), è
possibile determinare il rapporto λ(i+1) (eq.61) tra il raggio della superficie interna R(i+1)
e il raggio plastico Rpl,B (valori entrambi ancora incogniti), sostituendo la (59) e la (60)
nella (58).

∆u( i +1) u( i ) − u( i +1)   du   du   (58)


= ≅ 0.5 ⋅    +   = 0.5 ⋅ (ε R( i ) + ε R( i +1) )
∆R( i +1) R( i ) − R( i +1)   dR   dR (i +1) 
 ( i )

u(i )
= − ε ϑ (i) (59)
R(i )

u(i +1)
= − ε ϑ (i+1) (60)
R(i +1)

46
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R(i +1) 2 ε ϑ (i) − ε r(i) − ε r(i+1)


λ (i +1) = = ⋅ λ (i ) (61)
R pl , B 2 ε ϑ (i+1) − ε r(i) − ε r(i+1)

dove: λ(i+1): rapporto (minore di 1) tra il raggio della superficie interna R(i+1) del
generico anello di calcolo (i+1) e il raggio plastico (valori entrambi incogniti).

La resistenza del materiale in condizioni plastiche residue è dettata dai parametri di


resistenza residui (m(i+1) = mr e s(i+1) = sr sulla generica superficie di calcolo (i+1)). Nella
zona a comportamento softening (εϑ(i+1) < α εϑ(e) in figura 2.5) la resistenza del
materiale decresce linearmente con la deformazione principale massima εϑ (figura
2.5a); per i parametri di resistenza m ed s, ipotizzando un decremento lineare con la
deformazione principale massima, si ha, sulla generica superficie (i+1):

( ε ϑ (i+1) − ε ϑ (e) )
m(i +1) = mp + ( mr − mp ) ⋅ (62)
( α − 1) ⋅ ε ϑ (e)
( ε ϑ (i+1) − ε ϑ (e) )
s(i +1) = s p + ( sr − s p ) ⋅ (63)
( α − 1) ⋅ ε ϑ (e)
dove: εϑ(e): deformazione tangenziale sul raggio plastico (eq.56); εϑ(e) = εϑ(0).

I parametri di resistenza medi assunti all'interno del generico anello di calcolo (i+1),
m + m(i ) s +s
mmed (i +1) = (i +1) e smed (i +1) = (i +1) (i ) , permettono di definire il criterio di rottura
2 2
per lo stesso anello (eq.64).

σ ϑ ,med (i +1) = σ R ,med (i +1) + mmed (i +1) ⋅ C0 ⋅ σ R ,med (i +1) + smed (i +1) ⋅ C02 (64)

dove: σϑ,med(i+1) e σR,med(i+1): tensioni tangenziali e radiali medie nel singolo elemento di
calcolo.

Esprimendo la (48) in forma differenziale (eq.65) e sostituendo la (64) nella (65), si


ottiene, dopo alcuni passaggi, il valore della tensione radiale σR(i+1) (eq.66) sulla
superficie interna (i+1) del generico anello di calcolo (i+1), avendo posto
σ R , med (i +1) = 0.5 ⋅ (σ R (i +1) + σ R (i ) ).

∆σ R(i+1) σR − σR σ ϑ ,med (i +1) − σ R ,med (i +1)


= (i ) (i +1)
≅ (65)
∆R(i +1) R(i ) − R(i +1) 0.5 · ( R(i ) + R(i +1) )

σR (i +1)
= B − B2 − A (66)

dove:
 mmed ( i +1) 
A = σ R2 ( i ) − 4 ⋅ k  ⋅ σ R (i ) ⋅ C0 + smed ( i +1) ⋅ C02 
 2 

47
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B = σ R (i ) + k ⋅ mmed (i +1) ⋅ C0

2
 1 − λ( i +1) 
k = 
1+ λ 
 ( i + 1) 
Nota la sollecitazione radiale, quella tangenziale sulla stessa superficie di calcolo è
determinata applicando il criterio di rottura di Hoek-Brown, con gli opportuni parametri
di resistenza (m(i+1) e s(i+1)).
La curva caratteristica della galleria fittizia ad R=Rcon (punto (a) tabella 2.V) per
pressioni interne inferiori a Pcr,B, è ottenuta, quindi, ponendo la pressione interna pari
alla sollecitazione σR(i+1) (equazione 67):

Pin(i +1) = σ R (i +1) (67)

dove: i = 0 ÷ ( N − 1) ;
N: numero di anelli di calcolo realizzati.

ed associando ad essa lo spostamento u(i+1), la deformazione radiale εR(i+1) e il raggio


plastico Rpl,B (eq.68) nel materiale B (punto (b) tabella 2.V).

Rcon
R pl , B (i +1) = (68)
λ (i +1)

Lo stato tensionale e deformativo nella zona a comportamento plastico del


materiale B, per una determinata tensione radiale a Rcon (pressione interna nella curva
caratteristica della galleria fittizia), è definito associando il valore del raggio R(j+1)
(eq.69) alle sollecitazioni e deformazioni che si riferiscono allo stesso anello di calcolo
(σR(j+1), σϑ(j+1), εR(j+1), εϑ(j+1)):

R( j +1) = λ ( j +1) ⋅ R plas, B (i +1) (69)

dove: j = 0 ÷ i , numero degli anelli di calcolo considerati nell'analisi tensionale e


deformativa per Pin = Pin(i+1) = σR(i+1).

Il comportamento del materiale A in condizioni elastiche è governato dalle stesse


equazioni (46)-(50); le condizioni al contorno del problema sono ora:
- u = u(i+1), εR = εR(i+1), εϑ = εϑ(i+1), σR = σR(i+1) a R = Rcon dove la tensione radiale
σR(i+1) e lo spostamento radiale u(i+1) cambiato di segno sono rappresentati da un
punto sulla curva caratteristica della galleria fittizia;
- σR = Pcr,A (Pcr,A è la tensione radiale sul raggio plastico) al confine tra le zone a
comporamento elastico e plastico (Rpl,A): se il raggio plastico coincide con il raggio
interno della galleria, la condizione al contorno si tramuta nella seguente: σR = Pin.
Esprimendo le (46)-(50) in termini differenziali (eq.70-74), la soluzione è realizzata con
la stessa discretizzazione operata per il campo plastico del materiale B risolvendo il
sistema algebrico, reso risolubile dall'arbitrario incremento della deformazione
tangenziale (eq.57): le sollecitazioni e le deformazioni sulla superficie interna (i+1) del

48
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generico anello di calcolo (i+1), insieme alla distanza dal centro della galleria R(i+1),
sono ora definite direttamente attraverso le equazioni (79)-(83).

εR + ε R(i) u(i +1) − u(i )


(i +1)
≅− (70)
2 R(i +1) − R(i )

u(i +1)
εϑ =− (71)
(i +1)
R(i +1)

σR − σ R (i ) 0.5 · ( σ ϑ (i+1) + σ ϑ (i) ) − 0. 5 · ( σ R(i+1) + σ R(i) )


(i +1)
≅ (72)
R(i +1) − R(i ) 0.5 · ( R(i +1) + R(i ) )

(1 − ν2 ) ( ν + ν2 )
εR = ( σ R(i+1) − P0 ) ⋅ − ( σ ϑ (i+1) − P0 ) ⋅ (73)
(i +1)
E E

(1 − ν2 ) ( ν + ν2 )
εϑ = ( σ ϑ (i+1) − P0 ) ⋅ − ( σ R(i+1) − P0 ) ⋅ (74)
(i +1)
E E

Mettendo, infatti, in evidenza la tensione tangenziale σϑ(i+1) nella (74) e sostituendola


nella (73) si ottiene la (75).

σ R (i +1) − P0 ν +ν 2  σ R (i +1) − P0  (75)


ε R (i +1) =
E
(
⋅ 1 −ν 2 − ) 1 −ν 2
⋅ ε ϑ (i +1) +
E
⋅ ν +ν 2 ( )
 

Sostituendo, poi, la (71) nella (70) si ottiene la (76).

ε R (i +1) + ε R (i ) ε ϑ (i +1) ⋅ R(i +1) + u(i )


= (76)
2 R(i +1) − R(i )

Sostituendo la σϑ(i+1), evidenziata dalla (74), nella (72) si ha la (77).

 E  σ R (i +1) − P0 2 

σR − σ R (i )

1 −ν 2
ε ϑ ( i + 1) +
E
⋅ ν( + ν ) + P0 + σ ϑ  − (σ R( i +1) + σ R( i ) ) (77)
 
(i )
( i + 1)
= 
R( i +1) − R( i ) ( R( i +1) + R( i ) )

Mettendo in evidenza la deformazione radiale εR(i+1) nella (76) e sostituendola nella


(75), si ottiene la (78).
σ R ( i +1) − P0 ν +ν 2  σ − P0 ε ϑ (i +1) ⋅ R(i +1) + u(i )
E
⋅ (1 − ν 2 ) −
1 −ν 2
⋅ ε ϑ ( i +1) + R ( i +1)
E
(
⋅ ν +ν 2 ) + ε R (i ) = 2⋅
R(i +1) − R(i )
(78)
 

49
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Mettendo in evidenza la tensione radiale σR(i+1) dalla (78) e sostituendola nella (77) si
ottiene la (79), che esprime il valore della distanza dal centro della galleria della
superficie interna (i+1) dell'anello di calcolo generico (i+1).
Noto R(i+1) dalla (79) e sostituendola nella (78), si ottiene la (80), che esprime la
tensione radiale σR(i+1) sulla superficie interna (i+1) del generico anello di calcolo (i+1).
Sostituendo la (80) nella (75), si ottiene la (81), che esprime la deformazione radiale
εR(i+1) sulla superficie interna (i+1) del generico anello di calcolo (i+1).
Dalla equazione (57) e dalla (79), è possibile esprimere lo spostamento radiale uR(i+1)
sulla superficie interna (i+1) del generico anello di calcolo (i+1), attraverso la (82).
La tensione tangenziale σϑ(i+1) (eq.83) è calcolata dalla (74).

v+q
R(i +1) = − (79)
2⋅z

σR =
(2ε ϑ ( i + 1) )
− η ⋅ R( i +1) + η ⋅ R( i ) + 2 ⋅ U ( i ) (80)
( i + 1)
c ⋅ ( R( i +1) − R( i ) )

 1 +ν  (81)
εR = c ⋅ σ R( i + 1) −  − 1 ⋅ ε ϑ( i +1) − c ⋅ P0
 1 −ν
2

( i + 1)

u(i +1) = − ε ϑ (i+1) ⋅ R(i +1) (82)

εϑ ⋅E  1 +ν   1 +ν  (83)
σϑ = ( i + 1)
+ σ R ( i + 1)  − 1 +  2 −  ⋅ P0
( i + 1)
1 −ν 2  1 −ν
2
  1 −ν 2 
dove:

v = q2 − 4 ⋅ z ⋅ t

 1 +ν 
t = p ⋅ R(2i ) − 2 ⋅ U (i ) ⋅  − 1 ⋅ R(i )
 1 −ν
2

  1 +ν 
p = − c ⋅ g + η ⋅  − 1
 1 −ν
2
 

1  (ν + ν 2 ) 2 
c = ⋅  (1 − ν ) −
 2

E  1 − ν 2 

E ⋅ ε ϑ ( i + 1)  1 +ν 
g = 2 ⋅ σ R( i ) − − σ ϑ( i ) +  − 2  ⋅ P0
1 −ν 2
 1 −ν
2

ν + ν2
η = εR − ε ϑ (i +1) ⋅ − c ⋅ P0
(i )
1 − ν2

50
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(
z = c ⋅ e + 2ε ϑ( i +1) − η ⋅  )
 1 +ν 
− 3
 1 −ν
2

E ⋅ ε ϑ ( i + 1)  1 +ν 
e= + σ ϑ( i ) + P0 ⋅  2 − 
1 −ν 2
 1 −ν 2 

γ = − η + 2ε ϑ (i +1)

 1 +ν   1 +ν   1 +ν 
q = 2 ⋅ cn ⋅ R( i ) + η ⋅ R(i ) ⋅  − 3  + 2 ⋅ U (i )  − 3  − γ ⋅ R( i )  − 1
 1 −ν  1 −ν  1 −ν
2 2 2
  

 1 +ν  E
n= − 2  ⋅ P0 − σ ϑ( i ) + σ R( i ) − εϑ
 1 −ν 1 − ν 2 ( i + 1)
2

Il calcolo procede fino a quando la tensione tangenziale (equazione 83) supera la
sollecitazione limite definita in base al criterio di rottura del materiale A, o quando il
raggio interno del generico anello di calcolo risulta inferiore al raggio interno della
galleria Rin. L'analisi eventuale del campo plastico nel materiale A viene condotta allo
stesso modo che per il materiale B, con le seguenti differenze:
- il raggio plastico nel materiale A (Rpl,A) è ora noto prima di iniziare l'analisi in
campo plastico essendo definito dal valore della distanza dal centro della galleria
della superficie interna dell'anello di calcolo in cui si riscontra la rottura del
materiale, nell'analisi in campo elastico;
- il raggio interno di ogni anello è calcolato direttamente ad ogni passo di calcolo
(dall'equazione 61):

2 ε ϑ (i) − ε R(i) − ε R(i+1)


R(i +1) = ⋅ R(i )
2 ε ϑ (i+1) − ε R(i) − ε R(i+1)

- lo stato tensionale e deformativo sul raggio plastico (Rpl,A) non è più esprimibile
dalle equazioni (34) e (56), ma dall'analisi in campo elastico (equazioni 80-83 e 57,
nel momento in cui si riscontra la rottura), condotta per ogni punto della curva
caratteristica della galleria fittizia;
- il calcolo procede fino a quando si verifica la seguente condizione:

R(i+1) < Rin .

Ad ogni punto della curva caratteristica fittizia della galleria (punto (a) di tabella 2.V) si
associa, quindi, un punto sulla curva caratteristica effettiva, definita dall'analisi del
comportamento tensionale e deformativo del materiale A (punto (c) di tabella 2.V).

2.3.1 Esempi di calcolo

In questo paragrafo vengono illustrati alcuni significativi esempi di calcolo con il


metodo SOFCON. Dopo aver condotto un semplice confronto con un metodo numerico,

51
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viene analizzata l'influenza sullo stato di sforzo e di deformazione della presenza di una
fascia di terreno rinforzato al contorno della galleria.
La codifica del SOFCON su un linguaggio di programmazione, permette di realizzare,
definendo la curva caratteristica della galleria rinforzata e l'evoluzione dei raggi plastici
nel terreno, lo studio degli interventi di rinforzo con grande risparmio di tempo. Analisi
parametriche e di sensibilità risultano, quindi, possibili e di facile interpretazione.

Esempio I: il confronto con il metodo numerico alle differenze finite FLAC


(Fast Lagrangian Analysis of Continua)

In questo esempio il metodo di calcolo SOFCON è stato confrontato con il codice


di calcolo numerico FLAC [Itasca Consulting Group, 1993] [Coetzee e al., 1993].
Il FLAC è un solutore esplicito alle differenze finite (FDM) [Cundall, 1976] che
sviluppa analisi di tipo Lagrangiano su un continuo discretizzato in una maglia di
elementi quadrilateri: ogni equazione differenziale, che governa il problema in esame, è
descritta attraverso espressioni algebriche in termini di variabili di campo in punti
discreti dello spazio. La natura esplicita del metodo consiste nel derivare, per un
intervallo di tempo molto piccolo, le velocità e gli spostamenti note che siano le
sollecitazioni e le forze agenti sul singolo elemento, le deformazioni nell'unità di tempo
dalle velocità e, quindi, nuovamente, le sollecitazioni dalle deformazioni nell'unità di
tempo.
Contrariamente al metodo degli elementi finiti (FEM), nel FDM le variabili di campo
non vengono approssimate, nel singolo elemento, da funzioni specifiche definite a
priori ma la variazione della variabile di campo nell'intervallo di tempo viene
linearizzata, così pure si assume che la deformazione, e conseguentemente la
sollecitazione, siano costanti all'interno di ogni elemento utilizzato per la
discretizzazione spaziale; non è necessario, inoltre, definire la matrice di rigidezza
globale del problema in esame.

L'esempio considerato riguarda una galleria circolare di diametro 1 m realizzata in


un mezzo in cui esiste un carico litostatico naturale di tipo idrostatico di valore 2 MPa.
Lo spessore della fascia di terreno rinforzato al contorno della galleria è di 0,4 metri.
I parametri geotecnici del terreno naturale e del terreno rinforzato sono riportati in
tabella 2.VI.

Tabella 2.VI. Parametri geotecnici del terreno naturale e del terreno rinforzato utilizzati
nell' esempio I, confronto dei risultati del metodo SOFCON con quelli della simulazione
numerica con il FLAC.

terreno terreno
parametri geotecnici naturale consolidato
modulo elastico E (MPa) 500 2000
parametro di resistenza m 2,9 3,3
parametro di resistenza s 0,01 0,18
resistenza a conpressione monoassiale C0 (MPa) 1,8 4,8
parametro deformativo plastico f 1,4 1,4

La rigidezza del terreno rinforzato è 4 volte superiore a quella del terreno naturale. Sia
il terreno naturale sia quello rinforzato hanno comportamento elasto-plastico ideale,
cioè i parametri di resistenza residui sono uguali ai valori di picco.

52
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Il modello numerico messo a punto comprende 900 elementi; per l'esistenza della
simmetria geometrica e di carico è stato studiato solamente un quarto della galleria per
una distanza dalla parete fino a 15 volte il raggio della galleria. Un dettaglio del
modello numerico è riportato in figura 2.10.

Figura 2.10. Dettaglio del modello numerico bidimensionale adottato nella simulazione
con il codice di calcolo FLAC (esempio I).

Per ottenere valori di confronto con la curva caratteristica, 5 diversi valori della
pressione interna alla galleria sono stati considerati: Pin = 1,5 MPa, Pin = 1 MPa, Pin =
0,4 MPa, Pin = 0,15 MPa, Pin = 0 MPa.
In figura 2.11 è riportata la curva caratteristica della galleria per l'esempio in esame,
ricavata dal metodo di calcolo SOFCON e dalla simulazione con il metodo numerico.
Dall'analisi della figura è possibile constatare una buona concordanza dei risultati.

Nelle figure 2.12 - 2.15 sono riportati gli andamenti delle sollecitazioni radiali σR e
tangenziali σϑ, ricavati dall'analisi con il metodo di calcolo SOFCON (tratto continuo) e
con la simulazione numerica, al variare della distanza dal centro della galleria, sia nel
terreno naturale sia nel terreno consolidato, per diversi valori della pressione interna.

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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

P [MPa]
in

metodo numerico

u [mm]

Figura 2.11. Curva caratteristica della galleria per l'esempio I (tabella 2.VI) determinata
con il metodo di calcolo SOFCON e con la simulazione numerica.

σ [MPa]

σϑ

σR

R [m]

Figura 2.12. Andamento delle sollecitazioni nel terreno naturale e rinforzato al


contorno della galleria per l'esempio I (Pin = 1,5 MPa), i cui dati di
ingresso al calcolo sono riportati in tabella 2.VI.
Legenda: σϑ: tensione tangenziale; σR: tensione radiale.

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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

σ [MPa]

σ
ϑ

σ
R

R [m]

Figura 2.13. Andamento delle sollecitazioni nel terreno naturale e rinforzato al


contorno della galleria per l'esempio I (Pin = 1 MPa), i cui dati di ingresso
al calcolo sono riportati in tabella 2.VI.
Legenda: σϑ: tensioni tangenziale; σR: tensioni radiale.

σ [MPa]

σ
ϑ

σ
R

R [m]

Figura 2.14. Andamento delle sollecitazioni nel terreno naturale e rinforzato al


contorno della galleria per l'esempio I (Pin = 0,4 MPa), i cui dati di
ingresso al calcolo sono riportati in tabella 2.VI.
Legenda: σϑ: tensioni tangenziale; σR: tensioni radiale.

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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

σ [MPa]

σ
ϑ

σR

R [m]

Figura 2.15. Andamento delle sollecitazioni nel terreno naturale e rinforzato al


contorno della galleria per l'esempio I (Pin = 0 MPa), i cui dati di ingresso
al calcolo sono riportati in tabella 2.VI.
Legenda: σϑ: tensioni tangenziale; σR: tensioni radiale.

Dall'analisi delle sollecitazioni tangenziali nel terreno è possibile rilevare come per alti
valori della pressione interna (Pin = 1,5 MPa e Pin = 1 MPa) la fascia di terreno
rinforzato ha comportamento elastico (progressiva crescita delle tensioni tangenziali
all'avvicinarsi alla parete della galleria); si noti la discontinuità nelle sollecitazioni
circonferenziali (tangenziali) dovuta alla differente rigidezza dei due materiali: terreno
rinforzato e terreno naturale. Al ridursi della pressione interna (Pin = 0,4 MPa), si forma
una zona a comportamento plastico nella fascia di terreno rinforzato. Per pressione
interna nulla, infine, tutta la fascia di terreno rinforzato risulta in condizioni plastiche,
mentre il terreno naturale permane ancora in condizioni elastiche. Per pressioni interne
di 1,5, 1 e 0,4 MPa la discontinuità del valore della tensione tangenziale al confine
terreno naturale-terreno rinforzato è dovuta alla differente rigidezza dei due materiali.
Per pressione interna nulla, invece, la discontinuità della tensione tangenziale è dovuta
al diverso valore dei parametri di resistenza dei due materiali.
L'esempio riportato mette in evidenza come il metodo di calcolo SOFCON permette di
definire, in modo soddisfacente, la distribuzione dei carichi che avviene tra terreno
naturale e terreno consolidato al contorno della galleria, in funzione dei seguenti fattori:
- geometria della galleria e dell'estensione dell'intervento di consolidamento;
- parametri di resistenza del terreno naturale e del terreno consolidato;
- rigidezza del terreno naturale e del terreno consolidato;
- carico litostatico naturale;
- pressione interna applicata alle pareti della galleria.

Esempio II: l'influenza della legge di comportamento softening

56
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

La legge sforzi-deformazioni in campo plastico adottata (figura 2.5) può, in


determinate circostanze, essere molto influente sull'andamento della curva caratteristica
della galleria. Nell'esempio II viene presentata l'influenza del parametro α (figura 2.5),
rapporto tra la deformazione principale massima al confine tra la zona a comportamento
softening e quella a comportamento residuo e la deformazione principale massima sul
raggio plastico εϑ(e), del terreno consolidato sulle convergenze, per una galleria di
diametro 10,4 m, spessore della fascia di terreno consolidato 6 m, pressione litostatica
isotropa di 3,8 MPa. I parametri di resistenza e deformabilità del terreno naturale e del
terreno consolidato sono riportati in tabella 2.VII.

Tabella 2.VII. Parametri di resistenza e deformabilità del terreno naturale e del terreno
consolidato nell' esempio II.

In figura 2.16 è riportata la curva caratteristica della galleria in esame al variare del
parametro α del terreno: per α=1 si ha comportamento elasto-plastico fragile
(decadimento istantaneo dei parametri di resistenza dai valori di picco a quelli residui al
raggiungimento della rottura), mentre per α = ∞ comportamento elasto-plastico ideale
(uguaglianza dei parametri di resistenza di picco e residui). Valori intermedi di α fanno
riferimento al comportamento strain-softening del terreno in campo plastico.
L'andamento della curva caratteristica (si osservi che la rigidezza del terreno naturale e
di quello rinforzato sono assunte coincidenti) fà rilevare la necessità di intervenire
comunque anche con opere di sostegno importanti. All'aumentare del valore di α, però,
le convergenze della parete della galleria si riducono e, quindi, anche i carichi indotti
sulle opere di sostegno presenti. L'influenza del parametro α risulta comunque
importante per piccole convergenze, in presenza, quindi, di sistemi di sostegno rigidi.
Nei casi in cui la curva caratteristica della galleria consolidata vari sensibilmente al
variare del parametro α, è necessario ricorrere ad una dettagliata indagine di laboratorio
per una stima più accurata.

57
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

α= 1
α= 3
α=8
α = infinito

u [cm]

Figura 2.16. Curva caratteristica della galleria consolidata dell' esempio II (tabella
2.VII), al variare del parametro α della legge sforzi-deformazioni in
campo plastico (figura 2.5).

Esempio III: l'influenza della rigidezza del terreno consolidato

Quando il terreno consolidato presenta una rigidezza superiore a quella del terreno
naturale, le curve di tensione vengono richiamate all'interno della fascia consolidata,
all'immediato contorno della galleria. Assume, quindi, particolare interesse la
determinazione della curva caratteristica della galleria consolidata in relazione
all'estensione e alle caratteristiche della fascia di terreno consolidato. Un tale fenomeno
è difficilmente quantificabile con i tradizionali metodi di calcolo analitici; lo è e
velocemente, invece, con il SOFCON.
In questo esempio è stata calcolata la curva caratteristica della galleria studiata nell'
esempio II (α=1), incrementando il valore del modulo elastico E del terreno consolidato
di 4 volte rispetto al modulo elastico del terreno naturale.
In figura 2.17 è riportato il confronto tra le seguenti due situazioni:
- stessa rigidezza del terreno naturale e del terreno consolidato (α=1 in figura 2.16)
(caso A);
- rigidezza del terreno consolidato 4 volte superiore alla rigidezza del terreno naturale
(Econsolidato = 2000 MPa) (caso B).
Dall'analisi del grafico di figura 2.17 è possibile rilavare come:
- per alti valori della pressione interna (condizioni elastiche della fascia di terreno
consolidato) le convergenze della galleria nel caso B sono più ridotte che nel caso A;
- per bassi valori della pressione interna, invece, accade il contrario: le convergenze
calcolate per il caso B risultano superiori; ciò è dovuto al sovraccarico indotto alla
fascia di terreno consolidato al contorno della galleria (discusso nell'esempio I) che
produce un precoce raggiungimento delle condizioni di rottura e quindi deformazioni
e spostamenti più alti.

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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Pin [MPa]

caso A)
caso B)

u [cm]

Figura 2.17. Curva caratteristica della galleria consolidata dell'esempio II1 (tabella
2.VII) per due diversi valori del modulo elastico del terreno consolidato.
Legenda: caso A): Enaturale = Econsolidato = 500 MPa;
caso B): Enaturale = 500 MPa; Econsolidato = 2000 MPa.

raggio plastico
caso B)
r
σ [MPa]

r
raggio plastico
caso A)
σ
ϑ

σ
R caso A)
caso B)

R
con
R [m]

Figura 2.18. Stato di sforzo nel terreno per il caso A e il caso B (pressione interna Pin =
1 MPa).
Legenda: caso A): Enaturale = Econsolidato = 500 MPa; caso B): Enaturale =
500 MPa, Econsolidato = 2000 MPa; σϑ: tensione tangenziale; σR: tensione
radiale.

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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Anche dalla figura 2.18 si rileva come, per pressione interna pari a 1 MPa, la fascia di
terreno consolidato sia più sollecitata nel caso B) che nel caso A) (il raggio plastico
nella fascia di terreno consolidato, infatti, è maggiore nel caso B che nel caso A).
L'esempio III ha messo in rilievo come sia particolarmente importante la idonea
valutazione dell'estensione della fascia di terreno consolidata in relazione alle
sollecitazioni indotte al suo interno, poichè un errore nel dimensionamento può portare
alla completa plasticizzazione del terreno consolidato e, quindi, ad una totale
inefficienza dell'intervento di consolidamento nel controllo delle convergenze in
galleria, soprattutto quando il terreno ha un marcato comportamento fragile). L'esempio
prova, inoltre, la convenienza del procedimento di rinforzo del terreno quando il suo
comportamento è del tipo fragile.

Esempio IV: l'influenza dell'estensione della zona di terreno consolidato al


contorno della galleria

In questo esempio si studia l'influenza dello spessore della fascia di terreno


consolidato sull'andamento della curva caratteristica della galleria. L'esempio di calcolo
si riferisce ai dati riportati in tabella 2.VII. Sono stati presi in esame i casi A) e B)
studiati nel precedente esempio. Nelle figure 2.19 e 2.20 sono riportate le curve
caratteristiche della galleria consolidata al variare dello spessore δ della fascia
consolidata: 2 m, 4 m, 6 m, spessore infinito (tutto il terreno presenta le caratteristiche
meccaniche del terreno consolidato).
Dall'analisi del grafico di figura 2.19 si può osservare come, in presenza di uguali valori
di rigidezza nel terreno consolidato e nel terreno naturale, la curva caratteristica della
galleria, nel caso in cui tutto il materiale presenta le caratteristiche meccaniche del
terreno consolidato (δ infinito), è inviluppo delle curve caratteristiche calcolate per
spessori finiti della fascia consolidata. La curva caratteristica della galleria si distacca
dalla curva inviluppo (δ infinito) quando si verifica la completa plasticizzazione della
fascia di terreno consolidato.
Un andamento tipicamente irregolare si verifica per la curva caratteristica nel caso B)
(figura 2.20). La curva caratteristica per δ infinito non rappresenta più l'inviluppo delle
altre curve calcolate per valori finiti di δ. In questi casi l'errore che si può commettere
nel dimensionamento dell'estensione della fascia di terreno consolidato può essere
rilevante.
Dall'esame delle figure 2.19 e 2.20 si rileva, inoltre, come la determinazione del valore
corretto di δ debba avvenire per tentativi, noti i seguenti parametri (cfr.1.5):
- rigidezza della struttura di sostegno;
- spostamento ammissibile della parete della galleria;
- carico limite sopportabile dalla struttura di sostegno;
- compatibilità, qualora il δ richiesto risulti piuttosto elevato, della fattibilità
dell'intervento con i mezzi di cantiere e, se del caso, ricorso ad altri tipi di intervento
o ad integrazioni di consolidamento.

Esempio V: l'evoluzione dell'estensione delle zone plasticizzate al


diminuire della pressione interna alla galleria

60
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

In questo esempio si illustra la possibilità di individuare l'evoluzione dei raggi plastici,


interno ed esterno al materiale consolidato, al variare della pressione interna applicata,
con il metodo SOFCON. La conoscenza dei valori dei raggi plastici è di fondamentale
importanza per il corretto dimensionamento della bullonatura radiale passiva (il bullone
deve avere la parte terminale ancorata in terreno a comportamento elastico) e di altri
interventi di consolidamento, soprattutto quando il terreno consolidato e quello naturale
presentano due diverse rigidezze (esempi III e IV).

P
in [MPa]

δ= 2 m
δ= 4 m
δ= 6 m
δ = infinito

u [cm]

Figura 2.19. Curva caratteristica della galleria al variare dello spessore δ della fascia di
terreno consolidato. Enaturale = Econsolidato = 500 MPa.
Legenda: δ: spessore fascia consolidata.

Pin [MPa]

δ=2m
δ=4m
δ=6m
δ = infinito

u [cm]

Figura 2.20. Curva caratteristica della galleria al variare dello spessore δ della fascia di
terreno consolidato. Enaturale = 500 MPa ; Econsolidato = 2000 MPa.
Legenda: δ: spessore fascia consolidata.

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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Al diminuire della pressione interna, per valori inferiori ad una pressione detta critica, i
raggi plastici nel materiale A e nel materiale B si allontanano rispettivamente dalla
parete della galleria e dalla superficie esterna dell'anello consolidato.
L'esempio si riferisce ad una galleria circolare di raggio 5,2 metri, soggetta ad un carico
litostatico naturale isotropo di 4,2 MPa, per la quale si è proceduto al consolidamento
del terreno in una fascia di spessore 5 metri all'immediato contorno della galleria. Le
caratteristiche meccaniche del terreno, considerato avente comportamento elasto-
plastico ideale, sono riportate in tabella 2.VIII.

Tabella 2.VIII. Parametri di resistenza e deformabilità del terreno naturale e del terreno
consolidato nell' esempio V.

modulo elastico del terreno naturale (MPa) 500


modulo di Poisson del terreno naturale 0,3
modulo elastico del terreno consolidato (MPa) 1000
modulo di Poisson del terreno consolidato 0,3
parametro di resistenza m del terreno naturale 0,5
parametro di resistenza s del terreno naturale 0,0015
parametro di resistenza m del terreno consolidato 2,8
parametro di resistenza s del terreno consolidato 0,13
resistenza a compressione monoassiale C0 del terreno naturale (MPa) 1,2
resistenza a compressione monoassiale C0 del terreno consolidato (MPa) 5,4
parametro deformativo plastico f 3
parametro deformativo plastico h 3
parametro deformativo plastico α 2

In figura 2.21 è riportato l'andamento dei raggi plastici al variare della pressione interna
alla galleria: é possibile rilevare come, nell'esempio analizzato, al diminuire della
pressione interna (e, quindi, all'avanzare del fronte di scavo), si verifichi dapprima la
rottura dell'anello di terreno consolidato (punto A in figura 2.21) e poi, con l'ulteriore
riduzione della pressione interna, anche la rottura del terreno naturale (punto B);
lontano dal fronte di scavo e per bassi valori delle pressioni applicate dalle opere di
sostegno alla parete della galleria, è possibile riscontrare la completa plasticizzazione
dell'anello consolidato (punto C).

In figura 2.22 è riportato lo stato tensionale nel terreno calcolato per una pressione
interna applicata di 0,6 MPa, condizione in cui esistono, al contorno della galleria, le
seguenti zone:
A) terreno consolidato a comportamento plastico;
B) terreno consolidato a comportamento elastico;
C) terreno narturale a comportamento plastico;
D) terreno naturale a comportamento elastico.
La presenza dei due raggi plastici è riscontrabile dall'andamento delle tensioni
tangenziali: avvicinandosi alla parete della galleria, le tensioni tangenziali risultano
crescere per comportamento elastico del terreno, mentre sono decrescenti in campo
plastico.

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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Pin [MPa]
r s raggio estremo di consolidazione
raggio
interno

B
Pin = 0,6 MPa

Raggi plastici [m]


Figura 2.21. Andamento dei raggi plastici, nel materiale A e nel materiale B, al
diminuire della pressione interna applicata, per l' esempio V.
Legenda: A: inizio plasticizzazione fascia consolidata; B: inizio
plasticizzazione terreno naturale; C: completa plasticizzazione fascia
consolidata.

A B C D
σ [MPa] r
raggio plastico
s raggio plastico esterno
interno

σϑ

σR

Rcon R [m]

Figura 2.22. Andamento delle sollecitazioni radiali e tangenziali nel materiale A e nel
materiale B, per una pressione interna alla galleria di 0,6 MPa (esempio
V).
Legenda: σϑ: tensione tangenziale; σR: tensione radiale; Rcon: distanza
della superficie esterna della fascia consolidata dal centro della galleria.

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L'andamento delle sollecitazioni nel terreno, insieme all'andamento dei raggi plastici al
variare della pressione interna, sono, come è risultato evidente dall'esempio illustrato,
molto importanti nella valutazione dell'efficacia dell'intervento di consolidamento. La
progettazione degli interventi, condotta per tentativi, deve verificare le seguenti
condizioni:
- non completa plasticizzazione dell'anello di terreno consolidato;
- mantenimento di valori non nulli delle sollecitazioni di confinamento nell'anello di
terreno consolidato e nel terreno naturale;
- limitata estensione della zona di terreno naturale a comportamento plastico.

2.3.2 Applicazione del metodo ad un modello di laboratorio

Il metodo di calcolo SOFCON è stato applicato per la simulazione dei risultati di


una modellazione fisica di laboratorio, messa a punto per studiare la tecnica di rinforzo
con barre passive radiali [Indraratna e Kaiser, 1987], [Indraratna e Kaiser, 1988]. Il
modello fisico consiste in un prisma a base trapezoidale (figura 2.23a), di una roccia
artificiale (gesso, le cui caratteristiche meccaniche sono riportate in tabella 2.IX),
all'interno della quale sono stati realizzati quattro tipi di piani di debolezza per simulare
le discontinuità di un ammasso roccioso reale (i piani di debolezza sono stati realizzati
attraverso l'introduzione nel conglomerato di piccoli dischi di plastica dura in modo che
le caratteristiche della discontinuità così creata risultino: angolo di attrito = 22°,
coesione = 0,2 MPa). Sul lato più piccolo del trapezio è stato ricavato un arco di cerchio
in modo che il modello fisico, collocato in un'apposita apparecchiatura di prova (figura
2.23b), possa simulare il comportamento di 1/8 del terreno al contorno di un piccolo
foro di diametro 26 cm (figura 2.23c).

Figura 2.23. Modello fisico di laboratorio di Indraratna e Kaiser per lo studio della
tecnica di rinforzo del terreno in galleria attraverso barre passive radiali
[Indraratna e Kaiser, 1988].

L'apparecchiatura di prova consiste di due cunei sui quali è appoggiato il modello


fisico. La superficie di contatto tra l'apparecchiatura e il modello è resa scivolosa dalla
presenza di un sottile strato di teflon. L'applicazione di un carico verticale,
perpendicolare al lato maggiore del modello, permette, quindi, di avere uno stato di
sollecitazioni isotropo (tensioni di taglio nulle lungo le superfici del cuneo, disposte

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secondo la direzione radiale dal centro del foro). Un adeguato contrasto,


perpendicolarmente alla direzione di applicazione del carico, assicura un campo di
deformazioni piano al modello fisico. Per ogni valore della sollecitazione applicata è
stato misurato lo spostamento radiale sulla parete del foro, centralmente sul lato minore
del trapezio (figura 2.23c).

Tabella 2.IX. Caratteristiche meccaniche del conglomerato di gesso impiegato nella


realizzazione del modello fisico di Indraratna e Kaiser [Indraratna e Kaiser, 1988].

coesione c (MPa) 0,9


angolo di attrito ϕ (°) 32
modulo elastico E (MPa) 1450
modulo di Poisson ν 0,26
resistenza a compr. monoassiale C0 (MPa) 3,5
resistenza a trazione T0 (MPa) 0,26

La differenza sostanziale dal modello fisico illustrato e il comportamento di una galleria


reale consiste nel fatto che nel modello fisico non viene considerata la presenza di uno
stato di sollecitazione originario, preesistente. Le deformazioni indotte nel modello
sono, quindi, superiori a quelle che si sarebbero misurate nelle stesse condizioni in situ.
Per la teoria dell'elasticità è possibile stabilire che le deformazioni nel modello fisico
saranno 2·(1-ν) volte superiori a quelle riscontrabili in situ. Comunque, per livelli
tensionali sufficientemente alti per innescare fenomeni di natura plastica, una tale
differenza diventa trascurabile. Ciò è particolarmente vero per materiali di scarse
caratteristiche meccaniche, con bassi valori della resistenza residua e alti valori della
dilatanza. I campi di variabilità dei parametri meccanici del materiale costituente il
modello, per i quali è valida la similitudine con il problema reale, sono riportati in
tabella 2.X [Indraratna e Kaiser, 1988].

Tabella 2.X. Campi di variabilità delle caratteristiche meccaniche del materiale


costituente il modello fisico di Indraratna e Kaiser, per i quali è valida
la similitudine con il problema reale [Indraratna e Kaiser, 1988].

modulo di Poisson 0,25 < ν < 0,35


angolo di attrito 25° < ϕ < 45°
rapporto tra modulo elastico e
resistenza a compressione mon. 300 < E/C0 < 500
rapporto tra resistenza a com-pressione
mon. e a trazione mon. 0,05 < T0/C0 < 0,10

Il gesso impiegato risulta, quindi, idoneo a costituire il modello fisico descritto.

I seguenti due tipi di prove sono state realizzati:


a) di carico del modello fisico, in presenza delle sole discontinuità artificiali ricavate al
suo interno, registrando gli spostamenti radiali della parete del foro;
b) di carico del modello fisico all'interno del quale sono stati inseriti anche elementi
metallici della lunghezza di 10 cm e del diametro di 2,5 mm, aventi spaziatura

65
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trasversale sulla parete del foro di circa 5 cm e spaziatura longitudinale diversa per i
diversi campioni sottoposti a prova, variabile comunque da 2,5 cm a 10 cm.
Gli elementi metallici impiegati nella prova b) permettono, attraverso il criterio di
similitudine adottato, di studiare il comportamento di barre passive radiali di lunghezza
di 2 m in una galleria di diametro 5,2 m; per spaziatura longitudinale degli elementi
metallici di 5 cm nel modello di prova, per esempio, viene simulata una spaziatura nella
galleria reale di 1,00 x 1,00 m2.
I campioni di prova sono stati sottoposti ad un carico verticale σo man mano crescente
con gradini di 1 MPa, fino a raggiungere il valore di 14 MPa. Per ogni pressione
applicata sono state condotte misure di spostamento della parete del foro, sul lato
inferiore del modello.
Le prove del tipo a) hanno permesso di individuare, con il codice SOFCON, attraverso
una procedura di back-analysis, i parametri meccanici del materiale costituente il
modello fisico in presenza delle discontinuità artificiali introdotte. In figura 2.24 è
riportato l'andamento dello spostamento verticale misurato in due diversi punti sulla
parete del foro nella prova di tipo a) al variare del carico e la curva di miglior
approssimazione ottenuta, per tentativi, con il metodo SOFCON. I parametri meccanici
del materiale costituente il modello fisico, in assenza degli elementi di rinforzo, ricavati
dalla back-analysis delle prove di carico di tipo a), sono riportati in tabella 2.XI.

σo [MPa]

misure della prova di carico in due diversi punti della parete del foro
back-analysis con il SOFCON

spostamenti misurati in parete [mm]

Figura 2.24. Back-analysis con il SOFCON degli spostamenti rilevati nella prova di
tipo a) sulla parete del foro del modello fisico di Indraratna e Kaiser
[Indraratna e Kaiser, 1987], [Indraratna e Kaiser, 1988].
Legenda: σo: carico applicato al modello dalla apparecchiatura di prova.

Noti i parametri meccanici del materiale naturale (tabella 2.XI), sono stati ricavati i
parametri meccanici della fascia rinforzata dalla presenza degli elementi metallici,
attraverso le equazioni (30), (31) e (45) determinate, nel capitolo 2.2, secondo il
concetto del materiale equivalente omogeneizzato e la procedura numerica di tabella

66
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

2.IV. I parametri meccanici che caratterizzano il materiale rinforzato sono riportati in


tabella 2.XII.

Tabella 2.XI. Parametri meccanici del materiale costituente il modello fisico di


Indraratna e Kaiser, ricavati dalla back-analysis delle prove di carico di tipo a) con il
metodo di calcolo SOFCON.

modulo elastico E (MPa) 1450


modulo di Poisson ν 0,25
resistenza a compressione mon. C0 (MPa) 3,0
parametro di resistenza m di picco 0,82
parametro di resistenza s di picco 0,017
parametro di resistenza m residuo 0,75
parametro di resistenza s residuo 0,013
parametro deformativo plastico f 1,75
parametro deformativo plastico h 1,75
parametro deformativo plastico α 2

Tabella 2.XII. Parametri meccanici del materiale rinforzato dalla presenza degli
elementi metallici nel modello fisico di Indraratna e Kaiser, ricavati dalle equazioni
(30), (31) e (45) e la procedura numerica di tabella 2.IV, secondo il concetto del
materiale equivalente omogeneizzato.

parametro di resistenza m residuo 0,809


parametro di resistenza s residuo 0,017
parametro deformativo plastico f 2,1
parametro deformativo plastico h 2,1
parametro deformativo plastico α 2

Ricavati i parametri meccanici del materiale naturale e quelli del materiale rinforzato
(validi nella fascia interessata dalla presenza degli elementi metallici), si è, quindi,
proceduto all'analisi con il SOFCON del modello fisico impiegato nella prova di carico
di tipo b). In figura 2.25 è riportato il confronto tra i dati misurati sul campione (sulla
parete del foro) durante la prova di carico di tipo b) e i risultati della simulazione del
SOFCON sulla base dei dati ricavati dalla back-analysis delle prove di tipo a).

2.3.3 Analisi dell'effetto del ritardo nella realizzazione dell'intervento

Il consolidamento del terreno al contorno della galleria avviene dall'interno della


stessa galleria e cioè quando già lo stato tensionale preesistente è stato perturbato dalle
operazioni di scavo. E' noto come un ritardo nell'applicazione dell'intervento di
consolidamento o rinforzo del terreno comporta la sua scarsa efficienza. E'
generalmente necessario, infatti, che l'intervento di consolidamento o rinforzo venga
realizzato in prossimità del fronte di scavo, dove è ancora alto il confinamento prodotto
dal nucleo di roccia ancora da scavare. In particolari condizioni difficili il
consolidamento o il rinforzo del terreno avviene anteriormente al fronte di scavo
dall'interno di un cunicolo pilota.

67
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

σo [MPa]

misure della prova di carico in due diversi punti della parete del foro
risultati del SOFCON

spostamenti misurati in parete [mm]

Figura 2.25. Confronto dei dati ottenuti dalla prova di carico di tipo b) del modello
fisico di Indraratna e Kaiser [Indraratna e Kaiser, 1987], [Indraratna e
Kaiser, 1988] con i risultati del calcolo con il SOFCON.
Legenda: σo: carico applicato al modello dalla apparecchiatura di prova.

Il comportamento del cavo in prossimità del fronte può essere studiato con lo schema
bidimensionale attraverso l'introduzione del concetto della pressione interna fittizia
[Panet e Guenot, 1982]. La pressione interna fittizia è quella pressione interna alla
galleria che simula il contributo statico offerto dalla vicinanza del fronte di scavo sul
terreno al contorno della galleria. Con l'allontanarsi dal fronte, tale contributo statico
tende a ridursi ed il problema è sempre più assimilabile alle condizioni di deformazioni
piane: la pressione interna fittizia risulta nulla. La perturbazione tensionale dovuta alle
operazioni di scavo influenza anche il terreno anteriormente al fronte, al contorno del
profilo del cavo ancora da realizzare: la pressione interna fittizia all'interno
dell'ammasso, quindi, vale P0 lontano dal fronte di scavo, e tende a ridursi
all'avvicinarsi ad esso. E' stato determinato [Panet e Guenot, 1982] per il caso semplice
di terreno a comportamento elastico ed in assenza di sostegni, l'andamento del valore
della pressione interna fittizia (equazione 84), sia all'interno del cavo già realizzato (x
positiva) sia all'interno del terreno ancora da scavare (x negativa).

Pinst = [1 − λ ( x )] ⋅ P0 (84)
  χ 2 
dove: λ (x ) = 0,28 + 0,72 ⋅ 1 −    ;
  χ + x  
χ = 0, 845 ⋅ Rin ;
x positiva nella direzione dello scavo già realizzato.

L'equazione 84 può essere applicata, per gallerie profonde, anche per il caso più
generale di comportamento del terreno del tipo elasto-plastico e presenza di sostegni
all'interno del vuoto già realizzato, commettendo errori trascurabili.

68
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In corrispondenza del fronte di scavo (x=0 nella eq.84), la pressione interna fittizia vale
0,72·P0; è compresa tra (0,72-1)·P0 all'interno dell'ammasso ancora da scavare; è
inferiore a 0,72·P0 all'interno della galleria già costruita.
In base alla distanza di realizzazione dell'intervento di consolidamento rispetto al fronte
di scavo è, quindi, possibile definire una pressione interna fittizia corrispondente,
chiamata nel seguito Pinst, che caratterizza l'intervento allo stesso modo che i parametri
di resistenza e deformabilità del terreno consolidato o rinforzato. Il consolidamento o il
rinforzo radiale da cunicolo pilota, anteriormente al fronte di scavo, è, secondo questo
approccio, analizzato allo stesso modo di un intervento realizzato dall'interno della
galleria, variando opportunamente il valore della pressione interna fittizia esistente alla
sezione e al momento in cui è stato realizzato il consolidamento. Dal punto di vista del
calcolo, il rinforzo radiale da cunicolo pilota presenta valori di Pinst superiori alla
bullonatura radiale che normalmente viene eseguita dalla stessa galleria. Ed un
intervento di consolidamento realizzato in galleria a grande distanza dal fronte di scavo,
per motivi di organizzazione o di ingombro, implica un valore di Pinst minore rispetto
allo stesso intervento di consolidamento realizzato in prossimità del fronte di scavo.

La procedura di calcolo del SOFCON illustrata in precedenza in questo capitolo,


non tenendo conto del valore della pressione interna fittizia associata all'intervento di
consolidamento, prevede la presenza di un anello composto dal materiale consolidato al
contorno della galleria prima ancora che vengano iniziate le operazioni di scavo (Pinst =
P0). Il modello fisico di Indraratna e Kaiser studiato nel paragrafo precedente simula la
presenza di bulloni passivi radiali con elementi metallici della lunghezza di 10 cm
prima che venga applicato il carico al provino (Pinst = P0). Il confronto con i risultati di
misure in situ, però, deve poter considerare nei calcoli un valore di Pinst minore di P0.

Tabella 2.XIII. Passi di calcolo del metodo SOFCON modificato per l'analisi del
comportamento della galleria al variare del momento di realizzazione
dell'intervento di consolidamento.

a) calcolo della curva caratteristica della galleria in presenza del solo terreno naturale, per l'intervallo di
valori della pressione interna Pin compreso tra P0 e Pinst (punto A in figura 2.26);
b) definizione della tensione radiale σR al raggio Rcon (raggio esterno della fascia di terreno consolidato
con le caratteristiche del materiale A) per pressione interna alla galleria pari a Pinst ;
c) calcolo della curva caratteristica della galleria fittizia di raggio interno pari a Rcon e per valori della
pressione interna inferiori a σR ;
d) per ogni punto della curva caratteristica calcolata nel punto c) (pressione radiale e spostamento radiale
ad R=Rcon) si associa la deformazione radiale per R=Rcon (materiale B) ed il raggio plastico nel
materiale B;
e) note le condizioni al contorno su R=Rcon (curva caratteristica della galleria fittizia ricavata in (c) e
deformazione radiale determinata in (d)), si calcola lo stato tensionale e deformativo per Rin<R<Rcon in
base alle caratteristiche meccaniche e alla legge di comportamento del materiale A;
f) le coppie di valori della sollecitazione radiale e dello spostamento radiale per R=Rin rappresentano
punti sulla curva caratteristica effettiva; ad esse è anche associato il valore del raggio plastico nel
materiale A.

Per poter studiare l'influenza della tempistica di realizzazione dell'intervento di


consolidamento, il metodo di calcolo SOFCON è stato modificato. La procedura di
calcolo riportata in tabella 2.V è stata sostituita dalla procedura di tabella 2.XIII.

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La trattazione matematica del metodo SOFCON, già illustrata in questo paragrafo, resta
valida. La curva caratteristica della galleria consolidata presenta ora l'andamento
riportato in figura 2.26.

P0

A
curva caratteristica della
galleria rinforzata

curva caratteristica della


galleria non rinforzata
B

Figura 2.26. Curva caratteristica tipica della galleria consolidata ottenuta con il metodo
di calcolo SOFCON modificato.
Legenda: A: realizzazione dell'intervento di consolidamento; B:
raggiungimento della rottura del terreno naturale o rinforzato o di entrambi
al contorno della galleria (perdita della linearità); C: spostamento radiale
sulla parete della galleria per pressione interna nulla.

In un primo tratto, dal valore del carico litostatico P0 al punto A, la curva caratteristica
della galleria consolidata coincide con la curva caratteristica della galleria naturale,
rappresentando la riduzione del confinamento radiale del terreno al contorno del cavo
che si verifica prima della realizzazione dell'intervento di consolidamento. L'estensione
di questo primo tratto, dovuta al valore della pressione interna fittizia Pinst , influenza
non solo la convergenza finale della galleria, ma anche l'evoluzione dei raggi plastici
nel materiale naturale e nel materiale consolidato.
Nel caso che la rigidezza del terreno naturale e del terreno consolidato siano uguali,
come per la tecnica di rinforzo radiale attraverso barre passive, e non si verifichino
rotture del terreno precedentemente alla realizzazione degli interventi di
consolidamento, non esiste, sulla curva caratteristica, il cambio di pendenza in
corrispondenza del punto A; l'influenza del valore della pressione Pinst sul
comportamento del cavo risulta comunque importante.

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2.3.4 Applicazione del metodo ad un caso reale

Il metodo di calcolo SOFCON modificato è stato applicato per analizzare le


risultanze sperimentali di un caso reale: la galleria Serena [Grasso e al., 1991] [Smith,
1991] [Grasso e al., 1990] [Grasso e al., 1989 a], presso La Spezia. La galleria Serena,
parte del Nuovo Itinerario Ferroviario Pontremolese che collega La Spezia a Parma, è a
doppio binario (sezione di scavo di circa 110 m2, larghezza di 13 m) per una lunghezza
totale di 7 km ed una copertura massima di 500 m. La galleria si sviluppa in formazioni
geologiche contraddistinte da caratteristiche geomeccaniche scadenti e che, con
riferimento alle indicazioni dell' Associazione Geotecnica Italiana, possono definirsi
"strutturalmente complesse" in virtù di una marcata disomogeneità litologica e/o
strutturale. Dal punto di vista geomeccanico i terreni in esame rientrano in larga
prevalenza nelle classi tecniche IV e V di Bieniawski (1984). L'abbattimento è condotto
con martelloni idraulici o semplicemente con escavatori.
In un tratto della lunghezza di circa 1 km, nella formazione delle argille e calcari, è
stato realizzato un intervento di rinforzo della roccia non appena si sono manifestate
alte velocità di convergenza (3 cm/giorno), difficilmente contrastabili in altro modo.
L'intervento è consistito nel realizzare, da cunicolo pilota e dalla sezione di allargo
(figura 2.27) (alto valore di Pinst), raggiere di elementi resistenti di lunghezza
confrontabile con il raggio plastico ipotizzato (circa 12 m) al contorno della galleria, in
grado di esercitare sulla roccia un effetto di "coazione" e, quindi, di mobilizzare una
notevole resistenza addizionale.

Figura 2.27. Sezione schematica della galleria e dell'intervento di rinforzo da cunicolo


pilota e dalla sezione di allargo [Grasso e al., 1991].

Gli elementi resistenti sono cavi passivi cementati su tutta la lunghezza in fori di
diametro 51 mm; essi hanno resistenza ultima di 45 tonnellate e sono disposti a
quinconce con spaziatura di 1 m x 1 m. La realizzazione dell'intervento di rinforzo,
completamente automatizzato da cunicolo pilota, ha permesso il mantenimento di alti
valori di resistenza del terreno, il contenimento di fenomeni di plasticizzazione
anteriormente al fronte, il controllo della deformazione radiale, consentendo, di norma,

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la realizzazione di rivestimenti definitivi meno pesanti di quanto originariamente


previsto.

Una particolare sezione della galleria alla progressiva 6600 (copertura: 120 m) è stata
studiata con il metodo SOFCON. Le principali caratteristiche della sezione della
galleria Serena studiata sono riportate in tabella 2.XIV. I parametri meccanici del
terreno naturale (noti dalla letteratura) e del terreno rinforzato (ricavati in base al
criterio illustrato nel paragrafo 2.2) sono riportati in tabella 2.XV.

Tabella 2.XIV. Principali caratteristiche della sezione della


galleria Serena studiata con il metodo di calcolo SOFCON.

profondità (m) 120


raggio del tunnel (m) 6,5
spessore della fascia rinforzata (m) 8
carico litostatico naturale (MPa) 4
pressione interna fittizia Pinst (MPa) (*) 3,6
(*) Il valore della pressione interna fittizia Pinst al momento
in cui vengono eseguiti i rinforzi del terreno, definita
nei calcoli, corrisponde a 0,9·P0 poichè i cavi pretesi
vengono realizzati dal cunicolo pilota, avanti al fronte
di scavo.

Tabella 2.XV. Parametri meccanici del terreno naturale e del terreno consolidato alla
galleria Serena per il calcolo con il metodo di calcolo SOFCON.

Parametri meccanici terreno terreno


naturale rinforzato
modulo elastico E (MPa) 800 800
parametro di resistenza m di picco 0,4 0,4
parametro di resistenza s di picco 0,001 0,001
parametro di resistenza m residuo 0,35 0,502
parametro di resistenza s residuo 0,00025 0,0305
resistenza a conpressione monoassiale C0 (MPa) 3,48 3,48
parametro deformativo plastico f 1 1

In figura 2.28 sono riportate le curve caratteristiche della galleria in assenza e in


presenza dei rinforzi, determinate con il metodo di calcolo SOFCON, e il valore medio
della convergenza della galleria misurata in galleria in presenza di strutture di sostegno
che applicano una pressione interna di circa 0,13 MPa. L'analisi del grafico permette di
rilevare come esista una buona concordanza dei risultati della modellazione matematica
con i valori misurati in situ.

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Pin [MPa]

media dei valori degli spostamenti radiali misurati in galleria

terreno rinforzato

linea caratteristica dei sostegni


terreno naturale

spostamenti radiali [cm]


Figura 2.28. Confronto tra le curve caratteristiche della galleria in presenza ed in
assenza dei rinforzi, calcolate con il metodo di calcolo SOFCON, ed il
valore medio degli spostamenti radiali della parete della galleria misurati
in situ.

2.4 Modellazione della bullonatura radiale nei terreni


attraverso l'analisi distinta bullone-terreno
Lo studio condotto nei precedenti paragrafi ha permesso di definire un nuovo
procedimento di calcolo della bullonatura radiale sistematica in galleria, basato sul
concetto del materiale equivalente omogeneizzato (cap.2.2) e sul criterio convergenza-
confinamento (cap.2.3). Il concetto del materiale equivalente omogeneizzato non
consente, però, di conoscere lo stato di sollecitazione presente nel bullone e, quindi, il
fattore di sicurezza della struttura di rinforzo nei riguardi della rottura. Non si conosce
in dettaglio, inoltre, il complesso fenomeno che intercorre tra terreno e rinforzo,
l'andamento delle tensioni di taglio sulla loro interfaccia (tra la barra e la guaina
cementizia e tra la guaina cementizia e il terreno), lo stato deformativo nel bullone.
Il dimensionamento e l'ottimizzazione dell'intervento di rinforzo deve basarsi su una
approfondita conoscenza del comportamento sia del terreno sia dell'elemento di
rinforzo.
I metodi di analisi distinta prevedono una simulazione separata del terreno e
dell'elemento strutturale; possono essere analitici o numerici (figura 2.4). I metodi
analitici si basano generalmente su ipotesi semplificative:
- legge di comportamento del terreno del tipo elasto-plastica fragile (non viene tenuto
in conto l'esistenza di una zona a comportamento softening);
- criterio di rottura lineare del terreno.

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Non vengono, inoltre, correttamente valutati i seguenti importanti fenomeni:


- difetto di aderenza all'interfaccia bullone-terreno;
- comportamento del vincolo del bullone in corrispondenza della parete della galleria.
Alcuni metodi numerici sono in grado di simulare distintamente il bullone e il terreno,
anche se non è possibile tenere in conto tutti i fattori che intervengono nel problema. I
tempi di calcolo, di discretizzazione del continuo che rappresenta il terreno e l'elemento
strutturale, di analisi dei risultati, sono molto lunghi. Il metodo di calcolo numerico,
quindi, non è idoneo alle analisi parametriche, di sensibilità, qualitative di
comprensione vpreliminare del fenomeno (cfr. cap.1.4).
In questo paragrafo è illustrato un metodo di calcolo ibrido di analisi distinta (figura
2.4), denominato GROBOL, che prevede una soluzione di tipo numerico e una
discretizzazione automatica del continuo, in modo da poter associare i vantaggi della
soluzione numerica (modelli di comportamento sofisticati) a quelli dell'approccio
analitico (rapidità di esecuzione, tempi di preparazione del calcolo e di analisi dei
risultati brevi). Il tipo di soluzione è molto simile a quella impiegata nel cap.2.3.

2.4.1 Principi di interazione rinforzo-terreno al contorno della galleria

La presenza del bullone nel terreno al contorno della galleria altera l'equazione di
equilibrio assialsimmetrico delle forze (eq.48); per l'equilibrio alla traslazione verticale
di un elemento infinitesimo ( dϕ → 0 , dR → 0) (figura 2.29), si ha ora, infatti:

dϕ dϕ dϕ  dσ R  dϕ dϕ  dT 
2 ⋅ σ R ⋅ cos ⋅R⋅ − T + 2 ⋅ σ ϑ ⋅ sen ⋅ dR = 2 ⋅  σ R + dR  ⋅ cos ⋅ (R + dR ) ⋅ − T + dR 
4 2 2  dR  4 2  dR 

e ponendo:
dσ R
 dϕ  ;  dϕ  dϕ ; dR ⋅ dR = 0 .
cos  = 1 sen = dR
 4   2  2

L'equazione di equilibrio assialsimmetrico (eq.48) diventa:

dσ R σ ϑ − σ R dT Rin 1
= + ⋅ ⋅ (85)
dR R dR S L ST0 R

dove: SL: spaziatura longitudinale (lungo l'asse della galleria);


STo: spaziatura trasversale sulla parete della galleria (figura 2.30);
T: forza assiale nel bullone alla generica distanza R dal centro della galleria;
Rin: raggio interno della galleria;
R: distanza generica dal centro della galleria.

Tale equazione è quella (eq.14) già utilizzata da Indraratna e Kaiser [Indraratna e


Kaiser, 1987] [Indraratna e Kaiser, 1988] [Indraratna e Kaiser, 1990 a] [Indraratna e
Kaiser, 1990 b] per lo sviluppo del loro schema di analisi.

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L'analisi con il GROBOL è condotta in campo di deformazioni piano, come per gli
altri metodi di calcolo studiati in questo capitolo; l'allontanamento del fronte è simulata
attraverso la progressiva riduzione della pressione interna fittizia alla galleria [Panet e
Guenot, 1982]. L'inserimento dei bulloni avviene quando già si è sviluppata una
perturbazione al campo tensionale e deformativo nel terreno in seguito alle operazioni
di scavo: è possibile associare, quindi, al momento di installazione (per meglio dire alla
distanza dal fronte di scavo in cui vengono realizzati i bulloni) una pressione interna
fittizia Pinst (cfr. cap.2.3.3); la ulteriore riduzione della pressione interna fittizia (dovuta
al progredire del fronte di scavo) provoca la messa in carico del bullone.

T + dT

σ R + d σ / dR
R
bullone

terreno
σ
σ ϑ
ϑ

dR

σ
R

R (d ϕ/2)

Figura 2.29. Sollecitazioni nel terreno e nel bullone al contorno della galleria.
Legenda: T: tiro nel bullone; σϑ: tensione tangenziale; σR: tensione
radiale; R: distanza generica dal centro della galleria.

terreno bullone
ST P
0

Lb s
STo
s
R
Pin s
Rin
s
s
Figura 2.30. Geometria del problema studiato.
Legenda: P0: carico litostatico naturale; ST: spaziatura trasversale dei
bulloni; STo: spaziatura trasversale sulla parete della galleria; Lb:
lunghezza del bullone; Rin: raggio interno della galleria; Pin: pressione
interna alla galleria.

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Ipotizzando, al fine di mantenere valida la simmetria radiale, che le tensioni principali


nel terreno, in presenza dei rinforzi, mantengano le direzioni radiali e tangenziali e che
non esista difetto di aderenza tra bullone e terreno circostante, le deformazioni assiali
all'interno del bullone sono uguali alle deformazioni radiali nel terreno che si
sviluppano successivamente alla realizzazione dell'intervento di rinforzo (equazione 86)
(figura 2.31), alla stessa distanza R.

ε bul = −(ε R − ε R ) (86)

dove: εbul: deformazione assiale nel bullone (positiva se di estensione, essendo il


bullone sollecitato solo a trazione);
εR: deformazione radiale del terreno, in presenza di bullonatura collaborante, ad
una distanza generica R dal centro della galleria (negativa perchè di estensione);
ε R : deformazione radiale del terreno nello stesso punto, al momento di
immissione del bullone (per Pin = Pinst) o deformazione "preesistente";

curva a)

ε
bul

curva b)

Rin Rin+Lb

Figura 2.31. Deformazioni nel terreno al contorno della galleria, prima e dopo la
realizzazione del rinforzo.
Legenda: Rin: raggio interno della galleria; Lb: lunghezza del bullone;
curva a): situazione all'istante in cui vengono inserite le barre
(deformazione radiale ε R nel terreno per Pin = Pinst); curva b): situazione
per pressione interna inferiore a Pinst (avanzamento del fronte di scavo
successivamente alla realizzazione del rinforzo). La deformazione assiale
indotta nel bullone εbul è la differenza tra le curve a) e b).

Per barra a comportamento elastico, il tiro nel bullone è funzione lineare della
deformazione assiale εbul (equazione 87).

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T
= ε bul (87)
Eacc ⋅ Abul

dove: Eacc: modulo elastico dell'acciaio;


Abul: area della sezione trasversale del bullone.

Raggiunta la tensione di snervamento del materiale costituente il bullone (σsn), il tiro


rimane costante indipendentemente dallo sviluppo delle deformazioni radiali nel terreno
ed assiali nel bullone (equazione 88), non essendo possibili ulteriori incrementi del tiro
∆T.

σ sn
εR > − + εR ⇒ T = Tsn (88)
Eacc

dove: Tsn: tiro nel bullone che provoca lo snervamento del materiale costituente il
bullone;
σsn: tensione di snervamento del materiale costituente il bullone (generalmente
acciaio).

Per bullone a comportamento elastico, la deformazione assiale al suo interno cresce


all'avvicinarsi alla parete della galleria (figura 2.31); il tiro assume l'andamento tipico di
figura 2.32.
Dall'analisi dell'andamento del tiro nel bullone passivo interamente cementato
(figura 2.32) si evidenzia come il contributo statico offerto dal bullone al terreno al
contorno della galleria si esplica in due differenti modi:
- una pressione interna alla galleria (Pult) (equazione 89) dovuta alla ripartizione, su
tutta l'area di competenza, del tiro T0 esistente in corrispondenza della piastra del
bullone;

T0

Rin Rin+Lb

Figura 2.32. Andamento tipico del tiro nel bullone per comportamento elastico del
terreno e del rinforzo.
Legenda: T0: tiro nel bullone in corrispondenza della parete della galleria;
Rin: raggio interno della galleria; Lb: lunghezza del bullone.

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T0
Pult = (89)
S L ⋅ ST0

- un confinamento interno al terreno dovuto all'andamento del tiro nel bullone (viene
modificata l'equazione di equilibrio assialsimmetrico: equazione 85).
Quest'ultima azione statica è tipica dei rinforzi radiali interamente cementati ed è
assente nelle opere di sostegno e nei bulloni ad ancoraggio puntuali; essa scompare
nella zona in cui l'elemento di rinforzo ha raggiunto lo snervamento, poichè l'equazione
di equilibrio assialsimmetrico (equazione 85) torna ad essere la stessa del terreno in
assenza di rinforzo (equazione 48).

La congruenza della deformazione radiale nel terreno ed assiale nel bullone è assicurata
dalla perfetta aderenza esistente sulle due interfaccia rinforzo-terreno:
a) interfaccia barra-guaina cementizia;
b) interfaccia guaina cementizia-terreno.
La tensione di taglio che si sviluppa sulle interfacce è definita dall'equazione (90), noto
l'andamento del tiro T nel bullone.

dT 1
τ= ⋅ (90)
dR π ⋅ Φ

dove: Φ: diametro del bullone per la interfaccia a), diametro del foro per la interfaccia
b).

La tensione di taglio limite (in corrispondenza della quale si verifica la rottura


dell'interfaccia e, quindi, la perdita della congruenza tra deformazioni assiali nel bullone
e radiali nel terreno) può essere espressa dal criterio di rottura di Mohr-Coulomb, sia
per le condizioni di picco sia per quelle residue (equazione 91) (figura 2.33).

τ lim = cad + σ norm ⋅ tgϕ (91)

dove: τlim: tensione di taglio limite limite in condizioni di picco o residue;


cad: adesione presente sull'interfaccia;
σnorm: tensione di confinamento applicata perpendicolarmente al rinforzo, dal
terreno circostante;
ϕ: angolo di attrito esistente sull'interfaccia considerata.

La rottura sulla interfaccia b) è tipica nei terreni, mentre lo scollamento sulla interfaccia
a) è tipica nelle rocce di buone caratteristiche meccaniche [Graziani e Ribacchi, 1993].
Il valore dell'adesione esistente al contatto bullone-guaina cementizia risulta superiore,
se l'installazione del bullone è stata condotta a regola d'arte, a quella presente al contatto
rinforzo terreno, dove però esiste una maggiore superficie di contatto.
In prima approssimazione la tensione di confinamento σnorm può essere assunta come la
media aritmetica tra la tensione tangenziale (circonferenziale) e la tensione agente lungo
l'asse della galleria (eq.92).

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interfaccia rinforzo-terreno bullone

τ = c + σ tg ϕ
adnorm

τa

T τb T+dT

bullone
guaina cementizia

Figura 2.33. Schema geometrico delle interfacce rinforzo-terreno.


Legenda: T: tiro nel bullone; cad: coesione di aderenza alle interfacce
bullone-terreno; σnorm: sollecitazione perpendicolare al rinforzo; τb:
tensione di taglio all'interfaccia guaina cem.-terreno; τb: tensione di taglio
all'interfaccia bullone-guaina cementizia; ϕ: angolo di attrito
sull'interfaccia.

1 (92)
σ norm ≅ (σ ϑ + σ ⊥ )
2

dove: σ ⊥ : tensione agente nella direzione dell'asse della galleria.

Quando su una delle due interfacce viene raggiunta la rottura, si perde la congruenza
delle deformazioni rinforzo-terreno (eq.86) ed il tiro T indotto nel bullone è funzione
della sola tensione di taglio residua che si instaura sulla sua superficie laterale (eq.93),

T = ∫ τ lim ⋅ π ⋅ Φ ⋅ dR = ∫ (c ad + σ norm ⋅ tan ϕ ) ⋅ π ⋅ Φ ⋅ dR


(93)

e, se si pone (eq.92):

1
σ norm = (σ ϑ + σ ⊥ ) = 1 [(1 + ν )σ ϑ + νσ R ]
2 2

si ha, per la zona in cui si verifica il difetto di aderenza tra rinforzo e terreno, la (94),
che permette di determinare il tiro nel bullone noti i parametri di resistenza residui
dell'interfaccia bullone-terreno e dello stato tensionale nel terreno.

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 1  (94)
T = ∫ c ad + [(1 + ν )σ ϑ + νσ R ] ⋅ tan ϕ dR
 2 
2.4.2 L'analisi tensionale e deformativa del terreno e del bullone con il
metodo di calcolo GROBOL

Il metodo di calcolo messo a punto si basa sul criterio convergenza-confinamento.


Le seguenti principali ipotesi sono state assunte:
- galleria circolare profonda (condizioni al contorno all'infinito);
- carico litostatico naturale isotropo;
- comportamento elasto-plastico ideale del materiale costituente il bullone (esempio
dell'acciaio FeB44k in figura 2.34);
- conservazione delle direzioni radiali e tangenziali delle tensioni principali anche in
presenza del rinforzo;
- vincolo infinitamente rigido del bullone sulla parete della galleria;
Il modello di comportamento assunto per il terreno è lo stesso utilizzato nei capp.2.2 e
2.3 (riportato in fig.2.5):
- criterio di rottura di Hoek-Brown sia per le condizioni di picco sia per quelle residue;
- comportamento strain-softening in campo plastico (figura 2.5).

I passi della procedura di calcolo sono riassunti in tabella 2.XVI.

Tabella 2.XVI. Passi di calcolo del metodo GROBOL, sviluppato per l'analisi distinta
del terreno e del bullone, secondo il criterio convergenza-confinamento.

a) determinazione del tratto A della curva caratteristica effettiva (figura 2.35), prima dell'immissione
della bullonatura (rilascio tensionale del terreno precedentemente all'introduzione dei rinforzi radiali
passivi);
b) definizione dello stato tensionale e deformativo nel terreno al contorno della galleria al momento in
cui vengono realizzati i rinforzi (punto O in figura 2.35);
c) determinazione della curva caratteristica della galleria fittizia in corrispondenza del punto terminale
del bullone (ad una distanza (Rin+Lb) dal centro della galleria, dove Lb è la lunghezza dei bulloni), in
modo simile realizzato al punto a) di tabella 2.V;
d) per ogni punto della curva caratteristica della galleria fittizia (di raggio (Rin+Lb)), viene determinato
lo stato tensionale e deformativo nel terreno e nel bullone per Rin<R<(Rin+Lb), noto il fenomeno di
interazione che intercorre tra i due;
e) le coppie di valori della sollecitazione radiale e dello spostamento radiale, per R=Rin, rappresentano
punti sulla curva caratteristica effettiva (tratto B della figura 2.35); ad ogni punto della curva
caratteristica fittizia (R=Rin+Lb), è associato, quindi, un punto sulla curva caratteristica effettiva.

I dati di ingresso al calcolo sono:


- carico litostatico naturale P0;
- dimensioni della galleria: raggio Rin;
- parametri relativi alle caratteristiche di resistenza e di deformazione della roccia
naturale: modulo elastico E, modulo di Poisson ν, parametri di resistenza del criterio
di rottura di Hoek-Brown mp, mr, sp, sr, C0, e deformativi in campo plastico α , f , h ;
- parametri relativi alle caratteristiche di resistenza e deformative del materiale
costituente il bullone (generalmente acciaio): modulo elastico Eacc, tensione di
snervamento σsn (figura 2.34);

80
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

- parametri relativi alle caratteristiche di resistenza dell'interfaccia inclusione-terreno:


aderenza cad , angolo di attrito ϕ ;
- pressione interna fittizia al momento di immissione delle inclusioni Pinst;
- caratteristiche geometriche della bullonatura: lunghezza dei bulloni Lb, diametro del
bullone Φ, spaziatura longitudinale SL, spaziatura trasversale sulla parete della
galleria STo.

σ [MPa]
σsn

Acciaio FeB44k

E = 210000 N/mm2
acc

σsn = 430 N/mm2


εrott = 0.010

0.00248 0.010

Figura 2.34. Modello di comportamento elasto-plastico ideale dell'acciaio costituente


generalmente i bulloni (tipo FeB44k).
Legenda: Eacc: modulo elastico dell'acciaio; σsn: tensione di snervamento
dell'acciaio; εrott: deformazione limite a rottura dell'acciaio.

P
in
P
0

A
0 Immissione della bullonatura radiale
( Pin= P )
inst

Figura 2.35. Curva caratteristica effettiva tipica della galleria rinforzata.


Legenda: tratto A): rilascio tensionale del terreno precedente
all'introduzione dei rinforzi radiali passivi; tratto B): comportamento del
cavo successivamente all'introduzione dei rinforzi (Pin<Pinst); Pinst:
pressione interna fittizia in corrispondenza della quale avviene la
realizzazione dell'intervento ri rinforzo.

81
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I principali risultati che si possono ottenere dal metodo di calcolo proposto sono:
- curva caratteristica effettiva della galleria rinforzata (tratto A+B in fig.2.35);
- tiro nel bullone e tensioni di taglio alle interfacce;
- fattore di sicurezza del singolo elemento strutturale nei riguardi della rottura.
Il fattore di sicurezza dell'elemento strutturale, secondo il criterio dello stato limite
[Ministero dei Lavori Pubblici, 1992], può essere espresso dalla equazione (95), anche
in presenza di snervamento del materiale costituente il bullone o di una zona a difetto di
aderenza al contorno della galleria.

ε rott
Fs = (95)
ε bul ,max

dove: εrott: deformazione assiale a rottura del materiale costituente il bullone;


εbul,max: deformazione assiale massima rilevata nel bullone.

Il tratto A della curva caratteristica della galleria rinforzata (figura 2.35) è parte
della curva caratteristica della galleria in assenza di rinforzi (per pressione interna Pinst <
Pin < P0): il primo tratto della curva caratteristica si riferisce, infatti, al rilascio
tensionale del terreno al contorno dello scavo che si verifica precedentemente alla
realizzazione dei rinforzi. Un ritardo nell'installazione dei bulloni all'interno del terreno
(cioè un grande valore della distanza dal fronte della sezione di intervento) induce
rilevanti deformazioni di rilassamento nel terreno prima che si possa mobilitare l'azione
di confinamento prodotta dai bulloni; la curva a) in figura 2.31 si abbassa e le
deformazioni nel bullone εbul (e, quindi, le sollecitazioni) risultano inferiori a parità di
pressione interna applicata alle pareti della galleria da altri tipi di sostegni. Per valori
bassi di Pinst (inferiori a circa 0,6·P0) l'intervento di bullonatura radiale non risulta
efficace.
La determinazione del tratto A della curva caratteristica della galleria rinforzata è
condotta attraverso l'analisi del terreno naturale con lo stesso procedimento impiegato
per il materiale B nel capitolo 2.3 (equazioni 51,52,53,54,55 in campo elastico e
56,57,61,62,63,64,66,67,68,69 in campo plastico).
Le stesse equazioni vengono impiegate, per pressioni interne inferiori a Pinst, per
determinare la curva caratteristica della galleria fittizia ad una distanza dal centro della
galleria pari a (Rin+Lb) (punto c) in tabella 2.XVI). Le coppie di valori della tensione
radiale e dello spostamento radiale (cambiato di segno), che rappresentano i punti della
curva caratteristica della galleria fittizia, sono le condizioni al contorno per R=(Rin+Lb)
nell'analisi dell'anello di terreno interessato dalla presenza dei bulloni. Le equazioni
(70-74) sono ora sostituite dalle (96-100) per l'anello di calcolo generico (i+1) della
zona di terreno rinforzato, quando sia il terreno sia il rinforzo hanno comportamento
elastico. L'effetto della presenza dei rinforzi deve essere considerata solo
successivamente alla loro installazione e, quindi, le equazioni (99) e (100) della teoria
dell'elasticità sono ora espresse in termini incrementali, cioè riguardano l'incremento del
campo tensionale e deformativo che si verifica per pressioni interne inferiori a Pinst.

82
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ε R (i +1) + ε R (i ) u(i +1) − u(i )


=− (96)
2 R(i +1) − R(i )

u(i +1)
ε ϑ (i +1) = − (97)
R(i +1)

σ R (i +1) − σ R (i )
1
(σ ϑ (i +1) + σ ϑ (i ) ) − 1 (σ R (i +1) + σ R (i ) ) (98)
= 2 2 +
R( i +1) − R( i ) 1
(R(i +1) + R(i ) )
2
T −T R 1
+ ( i ) ( i +1) ⋅ in ⋅
R( i ) − R( i +1) S L ST0 1 (R + R )
(i ) + ( i +1)
2

ε R (i +1) = a ⋅ (σ R (i +1) − σ R (i +1) ) − b ⋅ (σ ϑ (i +1) − σ ϑ (i +1) ) + ε R (i +1) (99)

ε ϑ (i +1) = a ⋅ (σ ϑ (i +1) − σ ϑ (i +1) ) − b ⋅ (σ R (i +1) − σ R (i +1) ) + ε ϑ (i +1) (100)

dove: i simboli segnati (-) si riferiscono ai valori delle incognite di campo al momento
in cui vengono realizzati i rinforzi (Pin = Pinst ) (punto b) di tabella 2.XVI);

ν + ν2 1 − ν2
a= ; b= .
E E

Risolvendo le (96)-(100) allo stesso modo che per le (70)-(74), si ottengono le tensioni
e le deformazioni sulla superficie interna (i+1) del generico anello di calcolo (i+1), noto
il valore delle incognite di campo sulla superficie esterna dello stesso anello (superficie
(i)).

−S + S2 − 4 ⋅ χ ⋅ Z
R(i +1) = (101)
2⋅χ

ε R (i +1) = ε R (i +1) +
[ ] [ ]
R(i +1) ⋅ 2 ⋅ (ε ϑ (i +1) − ε ϑ (i +1) ) − (ε R (i ) − ε R (i ) ) − R(i ) ⋅ 2 ⋅ (ε ϑ ( i ) − ε ϑ (i ) ) − (ε R (i ) − ε R (i ) )
R(i +1) − R(i )
(102)

σ R (i +1) = σ R (i +1) + Q (ε ϑ (i +1) − ε ϑ (i +1) ) + G (ε R (i +1) − ε R (i +1) ) (103)


(104)

σ ϑ (i +1) = σ ϑ (i +1) +
1
(ε ϑ ( i +1) − ε ϑ ( i +1) ) + Q(ε R ( i +1) − ε R ( i +1) )
a2
b−
β

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u(i +1) = u(i +1) − (ε ϑ ( i +1) − ε ϑ ( i +1) ) ⋅ R( i +1) (105)

1 ν2 1 a2
dove: β= − G= +
Eacc E β  a2 
β 2  b − 
 β 

a 1
Q= γ = 4G −
 a 2
 a2 
β ⋅  b −   b − 
 β   β 

⋅ R( i ) (ε ϑ ( i +1) − ε ϑ ( i +1) ) + 2 ⋅ (Q − 2G ) ⋅ R( i ) (ε ϑ ( i ) − ε ϑ ( i ) ) +
2
S=
a2
b−
β
[
+ (2G − 2Q )R( i ) (ε R ( i ) − ε R ( i ) ) + 2 R( i ) (σ ϑ ( i ) − σ ϑ ( i ) ) − (σ R ( i ) − σ R ( i ) ) ]
χ = γ ⋅ (ε ϑ (i +1) − ε ϑ (i +1) ) + (Q − 2G ) ⋅ (ε R (i ) − ε R (i ) ) − (σ ϑ (i ) − σ ϑ (i ) )

 
 
Z = R(2i ) ⋅ 2(σ R ( i ) − σ R ( i ) ) − ( ) ( ) ( ) − (σ ϑ ( i ) − σ ϑ ( i ) )
1
ε ϑ ( i +1) − ε ϑ ( i +1) − 2Q ε ϑ (i ) − ε ϑ (i ) + Q ε R (i ) − ε R (i )
 a2 
 b− 
 β 

Per le ipotesi di conservazione delle direzioni principali, di perfetta aderenza alle


interfaccia terreno-rinforzo (equazione 86) e di comportamento elastico del materiale
costituente il bullone (equazione 87), inoltre, si hanno le eq. (106) e (107).

T( i +1) T( i ) (106)
= −(ε R ( i +1) − ε R ( i +1) ) = −(ε R ( i ) − ε R ( i ) )
Eacc ⋅ Abul Eacc ⋅ Abul

T( i +1) − T( i ) (107)
τ (i +1) =
π ⋅ φ ⋅ (R(i ) − R(i +1) )

dove: τ(i+1): tensione di taglio all'interfaccia terreno-rinforzo nell'anello di calcolo


(i+1).

Il raggiungimento dello snervamento del materiale costituente il bullone (T(i+1) ≥ Tsn,


dove Tsn = σ sn ⋅ Abul ) comporta l'annullamento del contributo statico offerto dal bullone
al terreno circostante; con lo snervamento, infatti, il bullone si deforma a carico costante
e i tiri T nel bullone sulle due superfici del generico anello di calcolo (i+1) risultano
uguali (eq.108).

84
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T(i ) − T(i +1) = 0 (108)

Sostituendo la (108) nella (98), l'equilibrio assialsimmetrico delle forze torna ad essere
espresso nuovamente dalla (72), equazione riferita al terreno naturale in assenza di
rinforzi. Le (101)-(105) sono ancora la soluzione del problema con la sola sostituzione:

β=b (109)

Quando invece si verifica la perdita di aderenza su una delle due interfacce terreno-
rinforzo ( τ (i +1) ≥ τ lim ), il tiro sulla superficie interna del generico anello di calcolo (i+1)
può essere definito dalla (110), in base alle (91), (92) e (93).

(110)
T(i +1) = T( i ) + π ⋅ φ ⋅ (R( i ) − R( i +1) ) ⋅ cad + (σ ϑ ( i ) + σ ϑ (i +1) + 2σ ⊥ ( i +1) ) ⋅ tgϕ 
 1 
 4 

dove: σ ⊥ (i +1) è la tensione media agente in direzione dell'asse della galleria nell'anello
di calcolo generico (i+1), che, per campo di deformazioni piano, vale:

σ ⊥ (i +1) = ν ⋅
1
(σ R (i +1) + σ ϑ (i +1) + σ R (i ) + σ ϑ (i ) ) = (111)
2
ν
= 2ν ⋅ P0 + ⋅ (σ R ( i +1) + σ R ( i ) + σ ϑ ( i +1) + σ ϑ ( i ) − σ R ( i +1) − σ R ( i ) − σ ϑ ( i +1) − σ ϑ ( i ) )
2

dove: i simboli segnati (-) si riferiscono ai valori delle incognite di campo al momento
in cui vengono realizzati i rinforzi (Pin = Pinst ) (punto b) di tabella 2.XVI);

Sostituendo la (111) nella (110) e la (110) nella (98), e risolvendo le (96)-(100) si


ottengono le equazioni risolutive (112)-(116) delle tensioni e deformazioni nel terreno
per il generico anello di calcolo (i+1), per comportamento elastico del terreno e difetto
di aderenza tra terreno e rinforzo. Il calcolo per difetto di aderenza avviene
successivamente al calcolo in condizioni di aderenza perfetta (equazioni 101-106)
quando si verifica che la tensione di taglio nell'anello di calcolo (i+1) (107) supera
quella limite: il raggio interno R(i+1) è quindi noto dalla equazione (101), mentre i valori
delle tensioni e delle deformazioni nel terreno calcolati con le equazioni
(57,102,103,104,105) vengono sostituiti con quelli calcolati con le equazioni
(112,113,114,115,116), determinate per R(i+1) noto e εϑ(i+1) incognito.

y
ε ϑ (i +1) = + ε ϑ (i +1) (112)
α

σ R (i +1) = C ⋅ (ε ϑ (i +1) − ε ϑ (i +1) ) + U + σ R (i +1)


(113)

(114)
σ ϑ (i +1) =  ⋅ (1 + a ⋅ C ) ⋅ (ε ϑ (i +1) − ε ϑ (i +1) ) + U + σ ϑ (i +1)
1  a
b  b

85
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ε R (i +1) = −(ε R (i ) − ε R (i ) ) −
[ ]+ε
2 ⋅ (u( i ) − u( i ) ) + R( i +1) (ε ϑ ( i +1) − ε ϑ ( i +1) ) (115)
R ( i +1)
R( i ) − R( i +1)

u(i +1) = − R(i +1) ⋅ (ε ϑ (i +1) − ε ϑ ( i +1) ) + u( i +1)


(116)

dove:
a 2 R( i +1)
C= − ⋅
 a2   a 2  R − R( i +1)
 P −  ⋅ b  P −  ( i )
 b   b 

U =−
1
(ε R (i ) − ε R (i ) ) −
2

1
(u(i ) − u(i ) )
 a 2
  a  R(i ) − R( i +1)
2
 P −   P − 
 b   b 

R(i ) − R(i +1)


P=
R(i ) + R(i +1)
1 R 1
δ= ⋅ in ⋅
R( i ) − R( i +1) S L S T0 1
(R(i ) + R(i+1) )
2

  a 
1 + P b − 1  2 R( i +1)  P
  a
α =− ⋅ − − ±
a 2

 b R − R  b
( i +1) 
P− (i )
b
tgϕ  (1 + ν ) ⋅ (1 + a ⋅ C )
± δ ⋅ π ⋅ φ ⋅ (R( i ) − R( i +1) ) ⋅

+ν ⋅ C
2
⋅
4  b 

[
y = −(σ R ( i ) − σ R ( i ) ) + P ⋅ (σ ϑ ( i ) − σ ϑ ( i ) ) − (σ R ( i ) − σ R ( i ) ) − ]
 2(u(i ) − u(i ) )  a  (u(i ) − u(i ) ) 
(ε R (i ) − ε R (i ) ) + + P − 1 ⋅ (ε R (i ) − ε R ( i ) ) + 2 P − 1 ⋅
1 a 
− m
a  2
R(i ) − R(i +1)  b   b  R(i ) − R(i +1) 
P−
b

tgϕ a ν ⋅ tgϕ 
m π ⋅ φ ⋅ δ ⋅ (R( i ) − R( i +1) ) ⋅ ω ⋅ tgϕ + cad + (1 + ν ) ⋅
2 
⋅ U+ U
 4 b 4 

1  1 Rin2 
ω = P0  + ν  + (P0 − Pinst ) + (1 + ν ) ⋅ σ ϑ ( i ) + ν ⋅ σ R (i ) 
4  4  R( i +1) 

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Per comportamento plastico del terreno, elastico del bullone e perfetta aderenza tra
terreno e rinforzo, le equazioni che governano il campo tensionale e deformativo del
terreno sono le stesse del materiale naturale: le due equazioni di congruenza delle
deformazioni (equazioni 70 e 71), il criterio di rottura di picco e residuo (64), la legge
di comportamento in campo plastico (equazioni 40 e 41, figura 2.5), l'equilibrio
assialsimmetrico delle forze (l'equazione 98 al posto della 72).
La (65), quindi, viene sostituita dalla (117), che, risolta, permette di ottenere la (120), al
posto della (60), valida per il terreno naturale in assenza di rinforzi.

∆σ R ( i +1) σ R (i +1) − σ R (i ) σ ϑ , med (i +1) − σ R , med (i +1) T( i ) − T( i +1) Rin 1


= = + ⋅ ⋅
∆R( i +1) R( i +1) − R( i ) 1
(R(i +1) + R(i ) ) R( i ) − R( i +1) S L ST0 1 (R + R )
(i ) + ( i +1)
2 2

(117)

Essendo, infatti, per il criterio di rottura (eq.64):

mmed ( i +1)
σ ϑ , med (i +1) − σ R , med (i +1) = (σ R ( i +1) + σ R (i ) ) ⋅ C0 + smed ( i +1) ⋅ C02
2

e moltiplicando ambo i membri della (117) per


1
(R(i +1) + R(i ) ), si ottiene la (118).
2

1 (118)
R 
⋅  (R( i +1) + R( i ) ) ⋅ (σ R ( i ) − σ R ( i +1) ) − (T( i ) − T( i +1) ) ⋅ in  =
1
R( i +1) − R( i )  2 S L ST0 

mmed (i +1)
= (σ R ( i +1) + σ R ( i ) ) ⋅ C0 + smed ( i +1) ⋅ C02
2

Elevando al quadrato la (118) e raggruppando i termini comuni si ottiene l'equazione di


secondo grado nella sola incognita σR(i+1) (eq.119).

σ R2 (i +1) + (4k ⋅ µ − 2 ⋅ σ R (i ) − 2k ⋅ mmed (i +1) ⋅ C0 ) ⋅ σ R (i +1) + (119)


σ 2
R (i ) + 4k ⋅ ξ − 4k ⋅ µ ⋅ σ R ( i ) − 2k ⋅ mmed ( i +1) ⋅ σ R (i ) ⋅ C0 − 4k ⋅ smed ( i +1) ⋅ C02 = 0

La soluzione della (119) è rappresentata dalla (120).

σ R (i +1) = r − r 2 − l
(120)

87
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

dove:
 mmed ( i +1) 
l = σ R2 ( i ) − 4 ⋅ k  ⋅ σ R ( i ) ⋅ C0 + smed ( i +1) ⋅ C02 + µ ⋅ σ R ( i ) − ξ 
 2 

r = σ R (i ) + k ⋅ mmed (i +1) ⋅ C0 − 2 ⋅ k ⋅ µ

µ=
(R (i ) + R(i +1) )(T( i ) − T( i +1) ) ⋅ Rin
(R (i ) − R( i +1) ) ⋅ S L ⋅ ST0
2

2 2
 T −T   Rin 
ξ =  (i ) (i +1)  ⋅ 
R −R   S L ⋅ ST 
 (i ) ( i +1)   0 

Il valore delle deformazioni è determinato, analogamente al caso di materiale naturale,


attraverso la (57) (arbitrario incremento della deformazione tangenziale) e dalla legge di
comportamento del terreno in campo plastico (equazioni 40 e 41). Il valore di R(i+1),
note le deformazioni nel terreno sulla superficie interna del generico anello di calcolo
(i+1) è determinato dalla (121), in base alla (61), essendo:

λ (i +1) R(i +1)


=
λ (i ) R(i )

2 ε ϑ (i) − ε R(i) − ε R(i+1)


R(i +1) = ⋅ R(i ) (121)
2 ε ϑ (i+1) − ε R(i) − ε R(i+1)

La (106) consente di ricavare il tiro nel bullone sulla superficie interna (i+1) del
generico anello di calcolo (i+1), note le deformazioni radiali nel terreno. Quando si
verifica lo snervamento del bullone, per la (108) si annullano i parametri µ e ξ e, quindi,
la (120) torna ad essere uguale alla (66):

r⇒B l⇒ A

Al raggiungimento della resistenza limite all'interfaccia terreno-bullone, invece, il tiro


nel bullone è ancora espresso dalla (110). La tensione media nel generico anello di
calcolo (i+1), agente nella direzione dell'asse della galleria, vale ora:

σ ⊥ (i +1) ≅ ν ⋅ ⋅ (σ ϑ (i +1) + σ ϑ (i ) + σ R (i +1) + σ R (i ) )


1 (122)
2

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Sostituendo la (122) nella (110) si ottiene la (123), che esprime la differenza del tiro T
tra i valori in corrispondenza delle superfici che racchiudono il generico anello di
calcolo (i+1).

 tgϕ tgϕ
[
T(i ) − T(i +1) = m π ⋅ φ ⋅ (R(i ) − R(i +1) ) ⋅ 
4
]
⋅ (1 + ν ) ⋅ (σ ϑ (i +1) + σ ϑ (i ) ) + ν
4
⋅ (σ R (i +1) + σ R (i ) ) + cad  (123)

 

Sostituendo la (123) nella (98), equazione di equilibrio assialsimmetrico, si ha:

1 σ R (i ) − σ R (i +1) δ  tgϕ tgϕ


⋅ (R(i ) + R(i +1) ) + ⋅ (R( i ) + R(i +1) ) ⋅ V  ⋅ (1 + ν ) ⋅ (σ ϑ (i ) + σ R (i +1) ) + ⋅ ν ⋅ (σ R (i +1) + σ R (i ) ) + cad  ≅

2 R(i ) − R(i +1) 2  4 4 

tgϕ δ  mmed (i +1)


⋅ (R( i ) + R(i +1) ) ⋅ (σ R(i +1) + σ R(i ) ) ⋅ C0 + smed (i +1) ⋅ C02

≅ 1 − V ⋅ (1 + ν ) ⋅
 4 2  2
(124)
dove: V = π ⋅ φ ⋅ (R( i ) − R(i +1) )
1 R 1
δ = ⋅ in ⋅
R( i ) − R( i +1) S L ST0 1 (R + R )
(i ) ( i +1)
2

Elevando al quadrato la (124) e raggruppando i termini simili si ottiene la (125).

 
 D ⋅ δ ⋅ (R(i ) + R(i +1) ) ⋅ V  tgϕ  mmed (i +1) 
Γσ2 2
+ σ R ( i +1) ⋅ 2wD ⋅ σ R (i ) + ⋅ (1 + ν ) ⋅ ⋅ σ ϑ (i ) + cad  − ⋅ C0  +
R ( i +1)
δ tgϕ
1 − (R(i ) + R(i +1) ) ⋅ V ⋅ (1 + ν ) ⋅
  4  2 
 2 4 
2
δ
⋅ (R(i ) + R(i +1) ) ⋅ V
 
mmed (i +1)    tgϕ  2
2

+ w ⋅ σ R (i ) −
2 2
⋅ C0 ⋅ σ R (i ) − smed (i +1) ⋅ C0 + 
2 2 ⋅
  (1 + ν ) ⋅  σ ϑ (i ) + cad2  +
2 1 − δ (R(i ) + R(i +1) ) ⋅ V ⋅ (1 + ν ) ⋅ tgϕ   4  
 2 4  
δ ⋅ (R(i ) + R(i +1) ) ⋅ V
+

 (1 + ν ) tgϕ wσ R (i )σ ϑ (i ) + wcad σ R (i ) + δ (R(i ) + R(i +1) )V (1 + ν ) tgϕ cad σ ϑ (i )  = 0
δ tgϕ 
1 − (R(i ) + R(i +1) )V (1 + ν )
4 2 4 
2 4
(125)

dove:

R( i ) + R( i +1) ν 1 
− δ (R( i ) + R( i +1) ) ⋅ V  +  ⋅ tgϕ
1 R − R( i +1)  2 4
Γ = − ⋅ (i )
ν 1 
1 − δ (R( i ) + R( i +1) )⋅ V  +  ⋅ tgϕ
2 1
2  4 4

89
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

1 δ tgϕ
+ (R( i ) + R( i +1) ) ⋅ V ⋅ν ⋅
;
R( i ) − R( i +1)
P= w = 2P 2 4
δ tgϕ
R( i ) + R(i +1) 1 − (R( i ) + R(i +1) ) ⋅ V ⋅ (1 + ν ) ⋅
2 4

1 δ tgϕ 
−  (R( i ) + R( i +1) ) ⋅ V ⋅ ⋅ (1 + 2ν )
2P  2 4 
D=−
δ tgϕ
1 − (R( i ) + R( i +1) ) ⋅ V ⋅ (1 + ν ) ⋅
2 4

Risolvendo la (125) si ottiene la (126), che definisce la tensione radiale nel terreno sulla
superficie interna del generico anello di calcolo (i+1), quando si sia verificata la perdita
di aderenza su una delle due interfacce esistenti tra terreno e rinforzo, per
comportamento plastico del terreno.

− ρ − ρ2 − 4 ⋅ Γ 2 ⋅ Ω
σ R (i +1) = (126)
2 ⋅ Γ2

dove:

D ⋅ δ ⋅ (R( i ) + R(i +1) ) ⋅ V  tgϕ  mmed ( i +1)


ρ = 2wD ⋅ σ R (i ) + ⋅ (1 + ν ) ⋅ ⋅ σ ϑ (i ) + cad  − ⋅ C0
δ tgϕ 
1 − (R(i ) + R(i +1) ) ⋅ V ⋅ (1 + ν ) ⋅ 4  2
2 4
2
δ
⋅ (R(i ) + R( i +1) ) ⋅ V
 
mmed ( i +1)    2
tgϕ  2 
 ⋅ (1 + ν ) ⋅
Ω = w 2 ⋅ σ R2 ( i ) − ⋅ C0 ⋅ σ R ( i ) − smed ( i +1) ⋅ C0 + 
2 2 σ ϑ (i ) + cad2  +
δ ϕ 
2 1 − (R( i ) + R( i +1) ) ⋅ V ⋅ (1 + ν ) ⋅ tg   4  
 2 4 

δ ⋅ (R( i ) + R(i +1) ) ⋅ V


+

(1 + ν ) tgϕ wσ R (i )σ ϑ (i ) + wcad σ R (i ) + δ (R(i ) + R(i +1) )V (1 + ν ) tgϕ cad σ ϑ (i ) 
δ tgϕ 
1 − (R(i ) + R(i +1) )V (1 + ν )
4 2 4 
2 4

La tensione tangenziale nel terreno è definita dal criterio di rottura (equazione 64).

Nel caso la legge di comportamento della interfaccia sia del tipo elasto-plastica fragile, i
valori dell'aderenza cad e dell'angolo di attrito ϕ, espressi nei parametri Ω, ϕ, D, w, y
sono semplicemente quelli residui.

2.4.3 Esempi di calcolo

In questo paragrafo vengono illustrati alcuni esempi di calcolo con il metodo


GROBOL.
Gli esempi riportati permettono di evidenziare le possibili applicazioni pratiche del
metodo. E' possibile studiare con il GROBOL nel dettaglio il complesso fenomeno di

90
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

interazione che intercorre tra il terreno e il rinforzo radiale (sotto l'ipotesi di vincolo
infinitamente rigido in corrispondenza della parete della galleria), l'influenza
dell'intervento di rinforzo sul comportamento tensionale e deformativo del terreno al
contorno della galleria, sull'evoluzione della zona plastica, sugli spostamenti radiali
della parete della galleria (convergenze), etc.
La codifica del GROBOL su un linguaggio di programmazione ha permesso di
realizzare lo studio della bullonatura radiale passiva con tempi ridotti attraverso l'ausilio
di un calcolatore.

Esempio I: il controllo dell'evoluzione del raggio plastico

La bullonatura radiale risulta essere un efficace intervento di consolidamento e


rinforzo quando lo stato tensionale nel terreno è tale da indurre a rottura una fascia
all'immediato contorno della galleria. In questi casi la presenza dei bulloni permette di
ridurre il valore del raggio plastico (cioè quella distanza dal centro della galleria che
segna il confine tra la zona a comportamento elastico e quella a comportamento
plastico), delle convergenze e, quindi, dei carichi agenti sulle altre opere di sostegno
eventualmente presenti (cap.1.5).
In figura 2.36 è riportato, per l'esempio I, l'andamento delle tensioni radiali e tangenziali
nell'intorno della galleria, per terreno naturale e rinforzato e per pressione interna alla
galleria nulla (assenza di altre opere di sostegno). L'esempio I si riferisce ad una galleria
circolare di diametro 3 metri sottoposta ad un carico litostatico naturale isotropo di 3
MPa, realizzata in una roccia a comportamento elasto-plastico fragile, di discrete
caratteristiche geomeccaniche (RMR ≅ 55), i cui parametri di deformazione e resistenza
sono riportati in tabella 2.XVII, insieme alla geometria della bullonatura impiegata. In
questo esempio si è supposto che il materiale costituente il singolo bullone sia elastico
lineare e che il contatto rinforzo-roccia sia perfetto (non viene raggiunto il limite di
aderenza).

Tabella 2.XVII. Parametri meccanici della roccia e geometrici dello schema di


bullonatura impiegata nell' esempio I.

raggio della galleria Rin (m) 3


lunghezza dei bulloni Lb (m) 2,4
carico litostatico naturale P0 (MPa) 3
modulo elastico E (MPa) 10000
modulo di Poisson ν 0,30
parametro di resistenza m di picco (*) 0,32
parametro di resistenza m residuo (*) 0,16
parametro di resistenza s di picco (*) 0,00056
parametro di resistenza s residuo (*) 0,0001
resistenza a compressione mon. C0 (MPa) 40
modulo elastico dell'acciaio Eacc (MPa) 210000
diametro del bullone Φbul (mm) 20
spaziatura trasversale sulla parete STo (m) 1,00
spaziatura longitudinale SL (m) 1,00
(*) i parametri di resistenza si riferiscono al criterio di rottura di
Hoek-Brown.

91
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Dall'analisi della figura 2.36 è possibile notare come la presenza dei bulloni non
modifica la massima tensione tangenziale nella roccia (in corrispondenza del raggio
plastico), ma riduce, in maniera non trascurabile, l'estensione della fascia plasticizzata
(il raggio plastico si riduce dal valore Rpl(A) a Rpl(B)).

σϑ
P0
3

σR
1

R Rpl(A)
P pl(B)
0 ult
0 1 2 3 4 5

Figura 2.36. Tensioni radiali e tangenziali al variare della distanza dal centro della
galleria per ammasso roccioso naturale e in presenza della bullonatura
radiale passiva (esempio I).
Legenda: Rpl(A): raggio plastico della roccia naturale; Rpl(B): raggio plastico
della roccia rinforzata: Pult: tensione radiale indotta sulla parete della
galleria dalla presenza dei bulloni; σϑ: tensione tangenziale; σR: tensione
radiale; P0: carico litostatico naturale.

La tensione radiale Pult, esistente nel terreno in corrispondenza della parete della
galleria, è dovuta alla presenza di un valore Tmax non nullo del tiro alla testa del bullone
ed è valutabile attraverso la relazione (89).
In figura 2.37 è riportato l'andamento del valore del raggio plastico al diminuire della
pressione interna alla galleria, sia per roccia naturale sia per roccia rinforzata: il
contributo offerto dalla bullonatura nel ridurre l'estensione della fascia plasticizzata
deve essere valutato in relazione alla pressione interna Peff applicata alle pareti della
galleria dalle altre opere di sostegno eventualmente presenti (cap.1.5).

I risultati del calcolo condotto con il codice di calcolo GROBOL permettono di rilevare,
per l' esempio I e a grande distanza dal fronte di scavo, una riduzione della convergenza
del 35 % dovuta alla sola presenza dei bulloni ed una riduzione dell'estensione della
fascia di roccia plasticizzata del 23 %. Il miglioramento delle condizioni statiche della
galleria, dovuto alla presenza dei rinforzi radiali, consente di prevedere meno importanti
le eventuali altre opere di sostegno, che possono essere dimensionate solo attraverso la

92
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

curva caratteristica della galleria rinforzata. In assenza di altre opere di sostegno, la


bullonatura radiale permette di ottenere una riduzione della convergenza e, al limite, la
stabilizzazione del cavo quando la curva caratteristica della galleria naturale non
intercetta l'asse delle ascisse (chiusura del cavo).

Rin R +L
in b

Figura 2.37. Evoluzione del raggio plastico al diminuire della pressione interna alla
galleria, per roccia naturale e per roccia rinforzata (esempio I).
Legenda: Rin: raggio interno della galleria; Lb: lughezza del bullone.

Esempi II e III: il comportamento dell'inclusione

Nell'esempio I si è ipotizzato che l'inclusione abbia comportamento elastico, cioè


che non venga raggiunta la tensione di snervamento nell'acciaio nè la rottura, per difetto
di aderenza all'interfaccia tra inclusione e roccia. Nel caso si raggiunga la tensione di
snervamento dell'acciaio in un punto lungo il bullone, però, si annullano le tensioni di
taglio sulla superficie laterale del bullone e si perde il contributo statico offerto
all'interno dell'ammasso roccioso (eq.90).

A causa del rilascio tensionale che si verifica in zona plastica (riduzione delle tensioni
tangenziali per R<Rpl(A) in figura 2.36), inoltre, la tensione di taglio limite, nel caso si
sia sviluppata una fascia di roccia plasticizzata, risulta minore in vicinanza della
galleria, proprio dove la tensione di taglio effettiva tende a crescere. Può esistere un
punto lungo il bullone in corrispondenza del quale la tensione di taglio effettiva
uguaglia la tensione di taglio limite: per distanze inferiori si ha perdita di aderenza
nell'interfaccia considerata, se non risulta raggiunto, nel contempo, lo snervamento del
materiale costituente il bullone.

Nella figure 2.38 e 2.39 sono riportati rispettivamente l'andamento del tiro e delle
tensioni di taglio effettiva e limite al contatto bullone-guaina cementizia per l'esempio II
illustrato in tabella 2.XVIII. L'analisi dell'andamento del tiro (figura 2.38) permette di

93
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

rilevare un sensibile incremento della forza di trazione nella roccia plasticizzata, a causa
della più alta deformabilità che esiste in campo plastico. La tensione di taglio effettiva τ
(figura 2.39) tende a crescere all'avvicinarsi alla parete della galleria fino al
raggiungimento della rottura dell'interfaccia: da quel punto (punto A) le tensioni di
taglio effettiva e limite diminuiscono progressivamente all'avvicinarsi alla parete della
galleria. Nell'esempio riportato si è considerato l'uguaglianza dei parametri di resistenza
di picco e residua dell'interfaccia terreno-rinforzo: ciò porta ad avere la sovrapposizione
delle curva della tensione di taglio effettiva e della tensione di taglio limite nella zona a
difetto di aderenza (figura 2.39) ed una continua crescita del valore del tiro
all'avvicinarsi alla parete della galleria anche nella zona a difetto di aderenza (figura
2.38).

Tabella 2.XVIII. Parametri geometrici della galleria e meccanici del terreno


nell'esempio II.

raggio della gallerie Rin (m) 3


lunghezza dei bulloni Lb (m) 4,8
carico litostatico naturale P0 (MPa) 2,9
modulo elastico E (MPa) 10000
modulo di Poisson ν 0,30
parametro di resistenza m di picco 0,32
parametro di resistenza m residuo 0,16
parametro di resistenza s di picco 0,00056
parametro di resistenza s residuo 0,0001
resistenza a compressione mon. C0 (MPa) 40
modulo elastico dell'acciaio Eacc (MPa) 210000
diametro del bullone Φbul (mm) 20
spaziatura trasversale sulla parete STo (m) 1,00
spaziatura longitudinale SL (m) 1,00
adesione bullone-guaina cementizia cad (MPa) 0,15
attrito bullone-guaina cementizia ϕ (o) 30

roccia plastica
perdita di aderenza

roccia elastica

Rin Rin+ L b

Figura 2.38. Andamento del tiro nel bullone per l' esempio II.
Legenda: A: limite della fascia in cui esiste difetto di aderenza
all'interfaccia bullone-terreno; Rin: raggio interno della galleria; Lb:
lunghezza del bullone.

94
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τ [MPa]

perdita di aderenza

A
roccia elastica Tensione di taglio effettiva
Tensione di taglio limite

Rin roccia plastica R in+ L b

Figura 2.39. Andamento delle tensioni di taglio τ effettiva e limite all'interfaccia


bullone-guaina cementizia per l' esempio II.
Legenda: A: limite della fascia in cui esiste difetto di aderenza
all'interfaccia bullone-terreno; Rin: raggio interno della galleria; Lb:
lunghezza del bullone.

Nella figure 2.40 e 2.41 sono riportati rispettivamente l'andamento del tiro e delle
tensioni di taglio effettiva e limite al contatto bullone-guaina cementizia per l'esempio
III. L'esempio III prevede gli stessi parametri meccanici e geometrici dell' esempio II ad
eccezione del carico litostatico naturale che è stato portato da 2,9 a 3,5 MPa. E'
possibile rilevare ora come si sia formata una zona, all'immediato contorno della
galleria, nella quale il bullone ha comportamento plastico (T=Tsn) (figura 2.40), a causa
delle maggiori sollecitazioni indotte nell'elemento di rinforzo. Le sollecitazioni
all'interfaccia bullone-terreno (figura 2.41) si annullano nella zona in cui viene
raggiunta la tensione di snervamento nell'acciaio (equazione 90).

snervamento del bullone


Tsn

perdita
di aderenza

Figura 2.40. Andamento del tiro nel bullone per l' esempio III (carico litostatico
incrementato da 2,9 a 3,5 MPa).
Legenda: A: limite della fascia in cui esiste difetto di aderenza
all'interfaccia bullone-terreno; Tsn: tiro che provoca lo snervamento del
materiale costituente il bullone.

95
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τ [MPa]
snervamento
del bullone
difetto di
aderenza
A
roccia elastica
Tensione di taglio effettiva
Tensione di taglio limite

roccia plastica

Figura 2.41. Andamento delle tensioni di taglio effettiva e limite all'interfaccia bullone-
guaina cementizia per l' esempio III.
Legenda: A: limite della fascia in cui esiste difetto di aderenza
all'interfaccia bullone-terreno.

Esempio IV: la curva caratteristica della galleria rinforzata e l'andamento


del tiro nel bullone al variare della pressione interna
applicata

Nel paragrafo 1.5.2 è stato messo in rilievo come, per determinare l'andamento
delle sollecitazioni nell'elemento di rinforzo, sia necessario conoscere il valore della
pressione interna Peff applicata dalle altre opere di sostegno presenti in galleria. Per
definire tale valore si può operare calcolando preventivamente la curva caratteristica
della galleria rinforzata (figura 1.6). In questo esempio viene determinata la curva
caratteristica della galleria rinforzata con il metodo GROBOL, illustrato nel precedente
paragrafo. I dati del calcolo si riferiscono ad una roccia di buone caratteristiche
meccaniche (RMR=60) e sono riportati in tabella 2.XIX. I parametri deformativi in
campo plastico sono stati ricavati sotto l'ipotesi di validità della legge di flusso associata
al criterio di rottura e in base al criterio di normalità.
In figura 2.42 si confrontano le curve caratteristiche della galleria senza rinforzi (linea
tratteggiata) e in presenza della bullonatura radiale (linea continua). Le due curve si
allontanano per valori della pressione interna inferiori a Pinst, pressione interna fittizia
esistente alla sezione in cui vengono realizzati i rinforzi radiali.
In figura 2.43 è riportato l'andamento del tiro nel bullone per diverse pressioni di
confinamento. Al diminuire della pressione interna alla galleria, dal valore Pinst a 0,
viene progressivamente mobilizzato il tiro nel bullone. Definito correttamente il valore
della pressione interna Peff applicata dalle opere di sostegno alla parete della galleria è,
quindi, possibile determinare il reale andamento del tiro nel bullone. Risulta così
evidente come il progetto ed il dimensionamento delle strutture di sostegno e degli

96
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

elementi di inforzo della bullonatura radiale passiva debbano essere condotti


contemporaneamente, come anticipato nel paragrafo 1.5.2: un bullone dimensionato per
una pressione interna Peff di 0,2 MPa, infatti, può essere in condizioni critiche di
sicurezza se la pressione interna diminuisce al valore di 0,1 MPa (figura 2.43) a causa di
una non corretta progettazione delle strutture di sostegno.

Tabella 2.XIX. Parametri geometrici della galleria e meccanici del terreno


nell'esempio IV.

raggio della galleria Rin (m) 5


lunghezza dei bulloni Lb (m) 6
carico litostatico naturale P0 (MPa) 2
modulo elastico E (MPa) 18000
modulo di Poisson ν 0,30
parametro di resistenza m di picco 0,514
parametro di resistenza m residuo 0,115
parametro di resistenza s di picco 0,0017
parametro di resistenza s residuo 0,0001
resistenza a compressione mon. C0 (MPa) 15
parametro deformativo plastico f (residuo) 1,82
parametro deformativo plastico h (softening) 2,47
modulo elastico dell'acciaio Eacc (MPa) 210000
tensione di snerv. dell'acciaio σsn (MPa) 330
diametro del bullone Φbul (mm) 15
spaziatura trasversale sulla parete STo (m) 1,00
spaziatura longitudinale SL (m) 1,00
adesione bullone-guaina cementizia cad (MPa) 0,10
attrito bullone-guaina cementizia ϕ (o) 30

P [MPa]
in

ROCCIA NATURALE
ROCCIA RINFORZATA

Figura 2.42. Curva caratterstica della galleria rinforzata (Pinst pari a 0,65·P0) e in
assenza degli elementi di rinforzo per l' esempio IV, i cui dati del calcolo
sono riportati in tabella 2.XIX.

97
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50000

T [N] P = 0 MPa
eff
40000

30000
0,1 MPa
cambio della pendenza in
corrispondenza del confine
20000
tra le zone a comportamento
0,2 MPa
softening e residuo
10000
0,4 MPa

0,7 MPa
0

Figura 2.43. Andamento del tiro nel bullone al variare della distanza dal centro della
galleria per diversi valori della pressione interna Peff per l' esempio IV
riportato in tabella 2.VIII.
Legenda: T: tiro nel bullone; Peff: pressione interna applicata dalle altre
opere di sostegno all'interno della galleria (figura 1.6).

La realistica definizione dei parametri deformativi della roccia in campo plastico (i


parametri f, h e α in figura 2.5) risulta essere molto importante non solamente per la
stima della convergenza della parete della galleria, ma anche per il dimensionamento
dell'intervento di bullonatura. In figura 2.44, infatti, è riportato il confronto tra
l'andamento del tiro nel bullone che si verifica ipotizzando valida la legge di flusso
associata (come riportato in figura 2.43) e secondo l'ipotesi di deformazioni
volumetriche costanti in campo plastico (angolo di dilatanza nullo), per pressione
interna alla galleria nulla. In figura 2.45 è riportato il confronto tra le tensioni di taglio
effettive e limiti all'interfaccia bullone-guaina cementizia nelle stesse condizioni.
Il tiro massimo Tmax esistente alla testa del bullone vale, per parametri deformativi in
campo plastico relativi alla legge di flusso associata, circa 45000 N. Se, invece, è
possibile considerare nullo l'angolo di dilatanza del terreno in campo plastico, il valore
del tiro massimo Tmax è circa 2,5 volte inferiore. Appare evidente come sia possibile
sovradimensionare l'elemento di rinforzo o indurre sollecitazioni nel bullone superiori a
quelle ammissibili, se non siano disponibili parametri deformativi in campo plastico
sicuri, cioè correttamente definiti.

Esempio V: la definizione del fattore di sicurezza dell'elemento di rinforzo

La definizione del fattore di sicurezza dell'elemento di rinforzo nei riguardi della


rottura è possibile attraverso l'equazione (95) una volta che è noto, dall'analisi con il
GROBOL, il valore della deformazione assiale massima nel bullone.

98
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50000

T [N]
40000

30000
legge di flusso associata

20000

10000

def. volumetriche costanti


0

Figura 2.44. Tiro nel bullone per pressione interna nulla. Confronto tra comportamento
in zona plastica con legge di flusso associata al criterio di rottura e
deformazioni volumetriche costanti, per l'esempio IV.

τ [MPa]

def. volumetriche costanti

legge di flusso associata

Figura 2.45. Tensioni di taglio τ effettive per pressione interna nulla. Confronto tra
comportamento in zona plastica con legge di flusso associata al criterio di
rottura e deformazioni volumetriche costanti, per l' esempio IV.

Nell'esempio V vengono analizzate, per la stessa situazione riportata in tabella 2.XIX e


con la sola variazione del carico litostatico naturale (P0 vale, per questo esempio, 2,5
MPa), quattro diversi valori della spaziatura del bullone sulla parete della galleria,
riportate in tabella 2.XX.
In figura 2.46 sono riportati gli andamenti del tiro nel bullone per le quattro geometrie
di intervento studiate. E' possibile constatare come in tutti e quattro i casi viene
raggiunto lo snervamento dell'acciaio costituente il bullone: per la sola analisi
tensionale, quindi, la condizione di lavoro dell'elemento di rinforzo è identica.

99
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Tabella 2.XX. Quattro valori della spaziatura studiati nell'esempio V.

schema analizzato spaziatura sulla parete


della galleria (m2)
A 0,75 x 0,75
B 1,00 x 1,00
C 1,40 x 1,40
D 1,80 x 1,80

60000

T (N)
A
40000 B

C
D
20000

Figura 2.46. Andamento del tiro nel bullone per i quattro valori della spaziatura sulla
parete della galleria (tabella 2.XX), considerati nell'esempio V.

La conoscenza della deformaziale assiale massima nel bullone consente, invece, nota la
deformazione dell'acciaio a rottura (figura 2.34), di determinare il coefficiente di
sicurezza nei riguardi della rottura (tabella 2.XXI).

Tabella 2.XXI. Valori della deformazione assiale massima nel bullone εbul,max e del
coefficiente di sicurezza nei riguardi della rottura.

A εbul,max = - 2,323.10-3 Fs = 4,30


B εbul,max = - 2,819.10-3 Fs = 3,55
C εbul,max = - 3,211.10-3 Fs = 3,11
D εbul,max = - 3,697.10-3 Fs = 2,70

Data l'alta sensibilità del valore massimo Tmax del tiro nel bullone nei riguardi dei
parametri caratteristici di deformazione della roccia in campo plastico (grandezze
difficilmente definibili con precisione), è consigliabile adottare alti valori (>3) del
coefficiente di sicurezza del singolo elemento di rinforzo.

100
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Esempio VI: il dimensionamento del rinforzo radiale attraverso l'analisi


tensionale e deformativa nel bullone e nel terreno

Le grandezze geometriche che è necessario definire nella progettazione


dell'intervento di bullonatura del terreno sono:
- diametro del bullone;
- diametro del foro;
- spaziatura longitudinale (lungo l'asse della galleria);
- spaziatura trasversale sulla parete della galleria;
- lunghezza del bullone;
- distanza dal fronte di scavo della sezione in cui vengono messi in opera i bulloni.
Generalmente il diametro del foro è imposto dalla tecnologia disponibile in galleria,
così come la distanza alla quale vengono immessi i bulloni rispetto al fronte di scavo è
legata alla organizzazione delle operazioni nel cantiere. Il diametro dei bulloni e la loro
lunghezza possono essere determinate con una più grande libertà: rimangono, però,
generalmente, costanti per grandi tratti della galleria. Il valore delle due spaziature,
longitudinale e trasversale sulla parete della galleria, invece, può essere variato
facilmente, in relazione alle necessità progettuali riscontrate in sito: questa grande
flessibilità risulta uno dei principali vantaggi del metodo.
Una corretta progettazione deve soddisfare, dunque, i seguenti due requisiti:
a) modificare la curva caratteristica del cavo in modo da ridurre i carichi agenti sulle
altre opere di sostegno e lo spostamento radiale del profilo della galleria;
b) verificare la sicurezza dell'intervento nei riguardi della rottura del materiale
costituente il bullone.
E' bene, inoltre, che sia condotta una verifica dell'estensione della rottura dell'interfaccia
bullone-terreno per garantire una buona efficienza dell'intervento: una perdita di
aderenza estesa, infatti, ha come effetto una minore messa in carico del bullone e,
quindi, maggiori rilassamenti del terreno.
Verranno di seguito illustrati alcuni esempi che metteranno in rilievo l'influenza dei
parametri geometrici della bullonatura sull'andamento delle tensioni e deformazioni nel
terreno, sulle convergenze in galleria, sulle sollecitazioni indotte nel rinforzo (sia assiali
sia di taglio alle interfacce).

Il diametro del bullone risulta essere il parametro geometrico più importante: un


errore nel dimensionamento può portare non solo ad una ridotta efficienza
dell'intervento di rinforzo (con un conseguente aumento dei carichi applicati alle altre
opere di sostegno), ma anche alla rottura dell'acciaio. Infatti le sollecitazioni indotte nel
bullone variano sensibilmente al variare del suo diametro. Nelle figure 2.47, 2.48 e 2.49
sono riportati, rispettivamente, l'andamento del tiro nel bullone, delle tensioni di taglio
sulla superficie laterale della barra e delle sollecitazioni nel terreno per tre diversi valori
del diametro (14, 20 e 26 mm) per l' esempio VIa, i cui parametri di calcolo sono gli
stessi dell' esempio II (tabella 2.XVIII), e per pressione interna nulla.

Dalle figure 2.47, 2.48 e 2.49 è possibile rilevare come:


- solamente per il diametro più piccolo (14 mm) si verifica lo snervamento del bullone,
nelle immediate vicinanze della galleria (figura 2.47);
- la variazione del diametro influenza il raggio plastico della galleria, mentre lascia
praticamente invariata la fascia all'interno della quale si verifica la perdita di
aderenza tra bullone e terreno (figure 2.48 e 2.49).

101
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raggio plastico

Figura 2.47. Andamento del tiro nel bullone al variare del suo diametro per l' esempio
VIa, i cui dati del calcolo sono riportati in tabella 2.XVIII.

τ [MPa]

Figura 2.48. Andamento delle tensioni di taglio τ al contatto bullone-guaina cementizia


al variare del diametro del bullone, per l' esempio VIa.

Le spaziature dei bulloni sulla parete della galleria hanno un'influenza simile al
diametro sullo stato tensionale e deformativo del terreno al contorno del cavo: il
confinamento indotto al terreno è, in prima approssimazione, legato alla densità di
armatura presente sulla parete della galleria (sezione del bullone diviso la maglia
dell'intervento) in assenza di fenomeni di perdita di aderenza. Nel caso esista, invece,
una fascia all'intorno della galleria nella quale vi sia difetto di aderenza
(raggiungimento della rottura all'interfaccia bullone-guaina cementizia oppure guaina

102
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cementizia-terreno) allora un infittimento della maglia e una riduzione del diametro


(lasciando invariata la densità di armatura) consente di ridurre le tensioni di taglio
effettive al confine rinforzo-terreno e, quindi, aumentare l'efficienza dell'intervento.

σϑ

σ
R

Figura 2.49. Tensioni radiali e tangenziali nell'ammasso roccioso per l' esempio VIa.
Legenda: σϑ: tensioni tangenziali; σR: tensioni radiali.

Valori delle spaziature comunemente impiegate sono compresi nell'intervallo 0,75-1,5


metri.

E' noto in letteratura [Indraratna e Kaiser, 1987] che, affinchè sia efficiente, il
bullone passivo debba avere lunghezza superiore al raggio plastico relativo alla
pressione interna applicata dalle altre opere di sostegno (Peff). La lunghezza del bullone,
quindi, non è solo dipendente dalle caratteristiche del terreno e dalle dimensioni della
galleria (come è suggerito semplicisticamente da alcune classificazioni geomeccaniche),
ma anche dalla sua profondità (carico litostatico naturale), dalla distanza dal fronte in
cui è possibile operare l'intervento di rinforzo e dalle restanti caratteristiche geometriche
della bullonatura. E' comunque consigliabile che la lunghezza del bullone sia maggiore
sia del raggio plastico del terreno rinforzato (Rpl(B) nell'esempio di figura 2.36) sia del
terrreno naturale (Rpl(A)). Nelle figure 2.50, 2.51 e 2.52 sono riportate, rispettivamente,
le tensioni di taglio all'interfaccia bullone-guaina cementizia, le sollecitazioni nel
terreno ed il tiro nel bullone per l' esempio VIb (il valore dei parametri impiegati nel
calcolo sono illustrati nella tabella 2.XXII), per pressione interna nulla e per due diverse
lunghezze del bullone: 1,8 m e 2,5 m. L'esempio permette di verificare come un bullone
corto, totalmente immerso nella fascia di terreno plasticizzato (lunghezza di 1,8 m), sia
poco efficace per i seguenti motivi:
- l'interfaccia bullone-guaina cementizia ha raggiunto la rottura in tutta la sua
lunghezza (figura 2.50);
- l'estensione della fascia di terreno plasticizzato è maggiore rispetto al bullone lungo
2,5 m. (figura 2.51);

103
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- il tiro indotto nel bullone è di bassa entità (figura 2.52): non viene adeguatamente
sfruttato il contributo che esso può offrire alla statica della galleria;
- la riduzione della convergenza della parete della galleria è sensibilmente inferiore a
quella che è possibile ottenere con il bullone lungo 2,5 m. (tabella 2.XXIII).
La scelta del bullone lungo 2,5 m risulta, in questo caso, corretta.

Tabella 2.XXII. Parametri di calcolo dell'esempio VIb.

raggio della galleria Rin (m) 3


carico litostatico naturale P0 (MPa) 2,9
modulo elastico E (MPa) 10000
modulo di Poisson ν 0,3
parametro di resistenza m di picco 0,32
parametro di resistenza m residuo 0,16
parametro di resistenza s di picco 0,0006
parametro di resistenza s residuo 0,0001
resistenza a compressione mon. C0 (MPa) 40
modulo elastico dell'acciaio Eacc (MPa) 210000
tensione di snervamento dell'acciaio σsn (MPa) 440
adesione di picco bullone-guaina cementizia cad,p (MPa) 0,35
attrito di picco bullone-guaina cementizia ϕp (°) 40
adesione residua bullone-guaina cementizia cad,r (MPa) (*) 0
attrito residuo bullone-guaina cementizia ϕr (°) (*) 20
diametro del bullone Φbul (mm) 20
spaziatura trasversale sulla parete STo (m) 0,80
spaziatura longitudinale SL (m) 0,80
(*) i valori residui si riferiscono alle condizioni esistenti successivamente al
raggiungimento della rottura all'interfaccia.

3.0

τ [MPa]
2.5

2.0
totale
plasticizzazione

1.5 difetto di aderenza


raggio plastico
1.0

Figura 2.50. Andamento delle tensioni di taglio τ all'interfaccia bullone-guaina


cementizia per l' esempio VIb.

104
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σ
ϑ

σR

Figura 2.51. Tensioni radiali e tangenziali nel terreno per l' esempio VIb (pressione
interna nulla).
Legenda: σϑ: tensioni tangenziali; σR: tensioni radiali.

difetto
di aderenza

raggio plastico

rottura completa
all'interfaccia

Figura 2.52. Andamento del tiro nel bullone per l' esempio VIb (pressione interna
nulla).

Tabella 2.XXIII. Convergenze in galleria per rinforzo del terreno con bulloni
di diversa lunghezza, per l' esempio VIb (pressione interna nulla).

convergenze rapportate alla


situazione di assenza di rinforzi (%)
terreno naturale 100
Lb = 1,8 m 66
Lb = 2,5 m 47

L'analisi delle sollecitazioni nell'ammasso roccioso, nel bullone e, soprattutto,


all'interfaccia tra i due è risultata essere di fondamentale importanza nella comprensione
del fenomeno e molto utile nella progettazione delle opere di consolidamento del
terreno attraverso la bullonatura radiale passiva.

105
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2.4.4 L'importanza del comportamento del vincolo del bullone in


corrispondenza della parete della galleria

Nei precedenti paragrafi di questo capitolo è stato analizzato il complesso


fenomeno di interazione che intercorre tra bullone passivo radiale e terreno sotto
l'ipotesi di vincolo infinitamente rigido sulla parete della galleria. E' stato rilevato come
con tale ipotesi il tiro nel bullone tenda progressivamente a crescere all'avvicinarsi alla
parete della galleria, dove si riscontra il valore massimo Tmax. La rigidezza infinita del
vincolo del bullone sulla parete della galleria implica che la testa del bullone abbia gli
stessi spostamenti del profilo della galleria, al ridursi della pressione interna applicata.
I risultati della modellazione della bullonatura radiale con l'ipotesi di vincolo
infinitamente rigido sono da considerarsi, però, un caso limite superiore. Il caso limite
inferiore si ha, invece, quando la forza assiale presente nel bullone in corrispondenza
della parete della galleria è nulla, cioè quando la rigidezza del vincolo è nulla. In
quest'ultimo caso il contributo statico offerto dall'elemento di rinforzo è costituito
solamente dalle tensioni di taglio che si sviluppano all'interfaccia bullone-terreno.
In una galleria reale le condizioni di vincolo sono intermedie tra i due casi limite
descritti. Per rigidezza del vincolo infinita si ha la massima mobilitazione delle
sollecitazioni nel bullone e, quindi, fattori di sicurezza minori; per contro, una rigidezza
del vincolo nulla implica il minimo contributo statico offerto dal bullone alla galleria e,
quindi:
- i massimi valori della convergenza della galleria;
- i valori minimi dei fattori di sicurezza delle altre opere di sostegno previste (cfr.1.5).
Quando non esistono indicazioni precise sul valore della rigidezza del vincolo, è
necessaria l'analisi dei due casi limite per il progetto dell'intervento di bullonatura
radiale del terreno al contorno della galleria; la condizione di vincolo ideale (rigidezza
infinita) per il dimensionamento dei seguenti parametri geometrici:
- diametro del bullone;
- spaziatura longitudinale e trasversale;
- piastra di ancoraggio;
la condizione di vincolo a rigidezza nulla (forza nulla nel bullone in corrispondenza
della parete della galleria) per la definizione della lunghezza del bullone, dovendo
essere maggiore del raggio plastico del terreno (cfr.2.4.3, esempio VIb).

I parametri che più condizionano il valore della rigidezza del vincolo sulla parete
della galleria sono:
- la presenza del rivestimento di calcestruzzo proiettato;
- la rigidezza della piastra di ancoraggio;
- un non regolare serraggio piastra-testa del bullone;
- l'irregolarità della parete della galleria;
In figura 2.53 è riportato l'andamento del profilo della galleria ottenuto con il metodo di
calcolo FLAC, con spostamenti maggiorati di 20 volte, in presenza di tre tipi di contrasti
alla testa del bullone:
a) piastra flessibile (rigidezza del vincolo nulla);
b) piastra rigida (rigidezza del vincolo non nulla);
c) rivestimento di calcestruzzo proiettato (rigidezza del vincolo molto alta).
Una rigidezza nulla del vincolo (caso a)) consente un richiamo della testa del bullone
all'interno del terreno, fino all'annullamento del tiro nel bullone in corrispondenza della

106
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parete della galleria. Con la piastra rigida (caso b)), la rigidezza del vincolo è dovuta
alla sola rigidezza della fondazione della piastra. In presenza del rivestimento in
calcestruzzo proiettato (caso c)), la rigidezza del vincolo raggiunge valori molto alti,
poichè il contrasto alla testa del bullone è prodotto dalla rigidezza flessionale dell'anello
di calcestruzzo.

a) b) c)

Figura 2.53. Profilo della galleria con spostamenti maggiorati di 20 volte, per tre tipi di
contrasto alla testa del bullone: a): piastra flessibile, b): piastra rigida, c):
rivestimento di calcestruzzo proiettato.

Per bulloni passivi ancorati all'ammasso roccioso solamente per un tratto terminale
(non interamente cementati), per i quali è possibile definire la curva di reazione, Hoek e
Brown [Hoek e Brown, 1980] prevedono una riduzione della rigidezza globale del
sistema di rinforzo in funzione anche della rigidezza del vincolo sulla parete della
galleria, come espresso dalla equazione (127).

1 STo S L  Lb 1  (127)
=  + 
k Rin  Eacc Abul kbul 

dove: k: rigidezza globale della bullonatura radiale passiva ancorata nel terreno
(forza/lunghezza2);
Lb: lunghezza del bullone;
kbul: somma delle rigidezze del vincolo sulla parete della galleria e
dell'ancoraggio all'interno dell'ammasso roccioso (forza/distanza) (Hoek e
Brown [Hoek e Brown, 1980] ne hanno definito i valori medi per le più note
tipologie di bullone);
STo: spaziatura trasversale sulla parete della galleria;
SL: spaziatura longitudinale;
Rin: raggio interno della galleria;
Eacc: modulo elastico dell'acciaio;
Abul: sezione del bullone.

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La presenza di bassi valori della rigidezza del vincolo induce bassi valori della rigidezza
globale dell'intervento k.
Per bulloni passivi interamente cementati la modifica della risposta del bullone dovuta
alla flessibilità del vincolo diventa più difficilmente valutabile dal punto di vista teorico,
ma, allo stesso modo che per i bulloni ad ancoraggio puntuale, si può affermare che
l'efficienza dell'intervento risulta diminuita.

Per analizzare il comportamento del bullone passivo interamente cementato al


variare della rigidezza del vincolo, è stata messa a punto la procedura di calcolo
riportata in tabella 2.XXIV.

Tabella 2.XXIV. Passi della procedura di calcolo per la valutazione, con il metodo
GROBOL, dell'effetto della rigidezza del vincolo sulla parete della galleria sul
comportamento del bullone passivo interamente cementato.

a) calcolo degli sforzi e delle deformazioni nel terreno e nel bullone per vincolo infinitamente rigido
(c.f.r. 2.4.1, 2.4.2 e 2.4.3);
b) definizione della forza effettiva T0 che agisce sulla testa del bullone sulla base del comportamento
forza-spostamento del vincolo in corrispondenza della parete della galleria (figura 2.54);
c) determinazione degli sforzi nel bullone a partire dai valori calcolati nel passo a), tenendo conto della
riduzione della forza sulla testa del bullone dal valore massimo Tmax al valore effettivo T0;
d) determinazione degli sforzi e delle deformazioni nel terreno in relazione all'andamento degli sforzi nel
bullone, calcolati nel passo di calcolo c).

La valutazione della forza effettiva che è presente alla testa del bullone T0 è stata
condotta ipotizzando che la riduzione della forza dal valore Tmax, calcolata per l'ipotesi
di vincolo infinitamente rigido nei paragrafi 2.4.1, 2.4.2 e 2.4.3, al valore T0 può essere
considerata come una forza di compressione fittizia di valore (Tmax-T0) applicata alla
testa del bullone in direzione del terreno.
Per studiare l'effetto della forza fittizia (Tmax-T0) sullo stato tensionale e deformativo del
bullone, è stato adottato uno schema di calcolo molto simile a quello impiegato per lo
studio dei pali di fondazione caricati da una forza assiale.
La soluzione è stata ottenuta, quindi, intersecando le curve forza-spostamento del
vincolo sul perimetro della galleria e della testa del bullone, per la supposta congruenza
degli spostamenti.

Lo spostamento del vincolo del bullone indotto dalla forza effettiva T0 dipende
dalla rigidezza kvin del vincolo e può essere espressa dalla equazione (128).

T0
vvin = k vin (128)

dove: T0: forza effettiva agente alla testa del bullone;


kvin: rigidezza del vincolo del bullone sulla parete della galleria;
vvin: spostamento del vincolo dovuto alla presenza della forza T0 alla testa del
bullone.

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Per la congruenza degli spostamenti tra il vincolo e la testa del bullone, lo spostamento
vvin deve essere uguale allo spostamento della testa del bullone v0, valore funzione della
forza fittizia di compressione (Tmax-T0) (eq.129).

v0 = f (Tmax − T0 ) ; (129)

dove: v0: spostamento della testa del bullone;


Tmax: tiro nel bullone in corrispondenza della parete della galleria, sotto l'ipotesi
di vincolo infinitamente rigido (cfr. 2.4.1, 2.4.2 e 2.4.3);
T0: tiro effettivo nel bullone in corrispondenza della parete della galleria.

Tmax

linea caratteristica del vincolo


(eq.128)

T0

reazione della testa del bullone


(eq.140)

vvin = v0 v

Figura 2.54. Determinazione grafica della forza effettiva T0 agente nel bullone in
corrispondenza della parete della galleria, attraverso le curve forza-
spostamento del vincolo e della testa del bullone, noto il valore Tmax
dedotto dall'analisi con l'ipotesi di vincolo infinitamente rigido (passo a) in
tabella 2.XXIV).
Legenda: vvin: spostamento effettivo del vincolo in seguito alla presenza
della forza T0 (eq.128); v0: spostamento della testa del bullone, in seguito
alla riduzione del tiro (Tmax-T0) in corrispondenza della parete della
galleria (eq.129).

La funzione f che lega lo spostamento della testa del bullone alla forza fittizia di
compressione sopra definita (eq.129) è ottenuta dalla similitudine con i pali di
fondazione caricati assialmente in testa, sviluppata nel seguito.

L'equilibrio delle forze assiali nell'elemento di rinforzo (bullone+guaina cementizia) è


espresso dalla equazione (130) (figura 2.55).

N + dN = N + τ ⋅ L p ⋅ dx (130)

109
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dove: N: forza assiale nell'elemento di rinforzo;


Lp: perimetro della sezione trasversale dell'elemento di rinforzo;
τ: tensione di taglio agente all'interfaccia terreno-rinforzo (bullone+guaina
cementizia), ipotizzata essere funzione lineare dello spostamento relativo v tra
l'elemento di rinforzo ed il terreno circostante (equazione 131).

τ = βc ⋅ v (131)

βc: tensione di taglio che si sviluppa all'interfaccia terreno-rinforzo per


spostamento relativo unitario; è possibile stimare il valore di βc dalla seguente
relazione [Frank e Zhao, 1982]:

Em
βc ≅ [MPa/m]
3 ⋅ r0
Em: modulo di deformazione del terreno misurato con il pressiometro Menard
[MPa];
r0: raggio del foro in cui è disposta l'inclusione [m].

bullone
v v+dv guaina cementizia
τ

N N+dN

dx
τ

x
Figure 2.55. Forze agenti nell'elemento infinitesimo del rinforzo radiale.
Legenda: N: forza di trazione nel rinforzo (bullone+guaina cementizia); v:
spostamento relativo rinforzo-terreno circostante; τ: tensione di taglio
all'interfaccia rinforzo-terreno.

Per la congruenza degli spostamenti assiali nell'elemento di rinforzo si ha l'equazione


(132).

dv N
εx = = (132)
dx Erin Arin

dove: Erin: modulo elastico dell'elemento di rinforzo (bullone+guaina cementizia),


espresso dalla (133) per l'ipotesi di uguaglianza delle deformazioni assiali nella
barra metallica e nella guaina cementizia.

1 (133)
Erin = ⋅ [Eacc ⋅ Abul + Ecls ⋅ ( Arin − Abul )]
Arin

110
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Ecls: modulo elastico del calcestruzzo;


Arin: area della sezione trasversale del foro;
Abul: area della sezione trasversale del bullone.

Sostituendo la (131) nella (130), derivando quest'ultima rispetto alla variabile x e


sostituendola nella (132) si ottiene la (134).

d2N β c Lp
2
− N =0 (134)
dx Erin Arin

La soluzione della equazione differenziale (134) è la (135).

N = Ae α⋅x + Be −α⋅x (135)


β c ⋅ Lp
dove: α =
Erin ⋅ Arin

1 dN
Poichè dalla (131) e (130) è v = ⋅ , la (135) può essere riscritta nella forma
β c ⋅ Lp dx
rappresentata dalla (136).

α (136)
v=
βc ⋅ Lp
(Ae α ⋅x
− Be −α ⋅ x )

Nel problema in esame si possono porre le seguenti condizioni al contorno:

per x = 0 N = −(Tmax − T0 ) (in corrispondenza della parete della galleria);


per x = Lb v=0 (all'altro estremo del bullone, nel terreno).

e cioè in corrispondenza della parete della galleria la forza presente nel bullone è la
forza di compressione fittizia (Tmax-T0), mentre all'altra estremità, nel terreno, lo
spostamento relativo elemento di rinforzo-terreno è considerato nullo.
Si può, quindi, scrivere il sistema di equazioni riportato nella (137), che, risolto,
permette di ottenere le costanti di integrazione A e B (equazioni 138 e 139).

(137)
− (Tmax − T0 ) = A + B

0 = α (
Aeα ⋅ Lb − Be −α ⋅ Lb )
 βc ⋅ Lp

e −α ⋅ L b (138)
A = −(Tmax − T0 )
eα ⋅ Lb + e −α ⋅ Lb

111
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B = −[(Tmax − T0 ) + A] (139)

Ponendo x=0 nella (136) è ora possibile determinare (eq.140) il valore di v0 espresso
nella (129).

( A − B ) = α ⋅ (Tmax − T0 ) 1 − 2
α  e −α ⋅ Lb  (140)
v0 = 
βc ⋅ Lp βc ⋅ Lp  eα ⋅ Lb + e −α ⋅ Lb 

Uguagliando, infine, per la congruenza degli spostamenti tra il vincolo in


corrispondenza della parete della galleria e la testa del bullone, la (140) alla (128)
(figura 2.54) (sistema 141), si ottiene la (142) che consente di determinare la forza di
trazione effettiva agente sulla testa del bullone, noto il valore della rigidezza del vincolo
kvin .

 α  e −α ⋅ Lb  (141)
v0 = (Tmax − T0 )  1 − 2 α ⋅ Lb 
 β c ⋅ Lp  e + e −α ⋅ Lb 

T0 = kvin ⋅ vvin
v = v
 vin 0


 e −α ⋅ L b  (142)
1 − 2 α ⋅ L 
− α ⋅ b 
 e b
+ e L

T0 = Tmax ⋅
 e − α ⋅ Lb
 β ⋅L
1 − 2 α ⋅ L α
 + c p
 e b + e b  α ⋅ kvin
− ⋅ L

Dall'equazione (142) si rileva come i parametri necessari alla determinazione del valore
T0 sono:
- la rigidezza kvin del vincolo del bullone sulla parete della galleria (forza / lunghezza);
- il modulo elastico del rinforzo Erin (equazione 133);
- l'area della sezione trasversale del rinforzo Arin;
- il parametro βc, tensione di taglio che si sviluppa sulla superficie laterale
dell'elemento di rinforzo per spostamento relativo unitario terreno-rinforzo;
- il perimetro della sezione trasversale dell'elemento di rinforzo Lp;
- il tiro Tmax sulla testa del bullone calcolato sotto l'ipotesi di vincolo infinitamente
rigido.

Se la testa del bullone è serrata ad una piastra terminale applicata direttamente al


terreno, la rigidezza del vincolo del bullone in corrispondenza della parete della galleria
può essere espressa dalla relazione (143).

1 1 1
= + (143)
k vin k piastra k fond

112
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dove: kpiastra: rigidezza flessionale della piastra terminale;


kfond: rigidezza della fondazione della piastra terminale, per geometria circolare:
;
E S
k fond = ⋅
(
1 − ν 2 φbul )
S: superficie della piastra;
Φbul: diametro del bullone;
E: modulo di deformazione del terreno sul profilo della galleria;
ν: modulo di Poisson del terreno sul profilo della galleria.

Nel caso che, invece, la piastra terminale sia immersa nel rivestimento in calcestruzzo
proiettato, come sovente accade, la rigidezza del vincolo aumenta ed è praticamente
uguale alla rigidezza flessionale dell'anello in calcestruzzo e può essere espressa dalla
equazione (144), dedotta dall'analisi degli spostamenti di una trave su suolo alla
Winckler sulla quale sono applicate, in corrispondenza dei bulloni, forze concentrate di
valore noto (T0).

Es
kvin ≅
[
(144) 2 ⋅ β ⋅ 1 + 2 ⋅ e
− β ⋅ S T0
(
cos β ⋅ ST0 )]

dove: STo: spaziatura trasversale misurata sulla parete della galleria;

Es
β=4 ;
4 ⋅ E shot ⋅ J shot

Es: modulo di reazione del terreno secondo la teoria di Winckler:


Es ≅ (1,6 ÷ 1,8) ⋅ E ;
Eshot: modulo elastico del calcestruzzo proiettato;
Jshot: momento di inerzia del rivestimento in calcestruzzo proiettato [lunghezza4/
lunghezza].

Noto il valore di T0 dalla (142) si determina l'andamento del tiro effettivo nel
bullone (equazione 145) per sovrapposizione degli effetti con l'ipotesi che il bullone
abbia comportamento elastico. La forza effettiva nel bullone (con riferimento alla
eq.135) ad una certa distanza R dal centro della galleria è la somma algebrica del valore
(positivo di trazione) ricavato dall'analisi secondo l'ipotesi di vincolo infinitamente
rigido (passo a) in tabella 2.XXIV, Tin nella equazione 145) e di quello (negativo di
compressione) dovuto alla forza di compressione fittizia (Tmax-T0) che si sviluppa alla
testa del bullone.

  (145)
e − α ⋅ Lb  e − α ⋅ Lb 
T = Tin − − (Tmax − T0 ) α ⋅ Lb − α ⋅ Lb
eα ⋅x
+ (Tmax − T )
0  α ⋅ Lb − α ⋅ Lb
− 1e −α ⋅ x 
 e +e e +e  

113
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dove: Tin: tiro nel bullone alla distanza x dalla parete della galleria, calcolata con
l'ipotesi di vincolo infinitamente rigido (punto a) di tabella 2.XXIV, paragrafi
2.4.1, 2.4.2 e 2.4.3).

Noto l'andamento della forza di trazione lungo il bullone attraverso la (145) è, quindi,
possibile ricavare lo stato tensionale e deformativo nel terreno con l'ipotesi di
comportamento elastico del bullone, perfetta aderenza dell'interfaccia terreno-bullone,
conservazione dell'orientazione delle tensioni principali in direzione radiale e
tangenziale. Impiegando lo stesso metodo di calcolo utilizzato nei paragrafi 2.3 e 2.4,
rimangono valide, in campo elastico, le equazioni (96)-(100): ora, però, il valore di
T(i+1) è noto dalla (145) ed R(i+1) dalla analisi precedente (passo a) in tabella 2.XXIV).
Risolvendo il sistema di equazioni (96)-(100) nelle incognite σϑ(i+1), σR(i+1), εϑ(i+1),
εR(i+1), u(i+1), le equazioni (104) e (103) vengono sostituite dalle equazioni (146) e (147),
le (102) e (57) dalle (99) e (100).

2 ⋅ u( i ) ε R (i ) (R(i +1) − R(i ) )σ ϑ ( i ) R(i ) σ R (i ) (T( i ) − T( i +1) )(R( i +1) − R(i ) )(R( i +1) + R( i ) )
− + + + 2
σ ϑ (i +1) =
(R ( i +1) − R( i ) )θ θ 2 ⋅ R(i +1) R( i +1) 2 ⋅δ
2 ⋅ a ⋅ R(i +1)
+
b

(R ( i +1) − R( i ) )
(R ( i +1) − R( i ) ) ⋅ θ θ 2 ⋅ R(i +1)
(146)

σ R (i +1) =
(R ( i +1) − R(i ) )
⋅ (σ ϑ ( i +1) + σ ϑ (i ) ) +
R( i ) ⋅ σ R ( i )

(T
(i ) − T(i +1) ) ⋅ (R(i +1) − R( i ) ) ⋅ (R( i +1) + R( i ) )
2 ⋅ R( i +1) R(2j +1) 2 ⋅δ
(147)
 2 ⋅ b ⋅ R( i +1)  1 R 1
dove: θ =  + a δ = ⋅ in ⋅
 (R( i +1) − R( i ) )  R( i ) − R( i +1) S L ST0 1 (R + R )
(i ) ( i +1)
2

Per campo di comportamento plastico del terreno vale la (120), dove ora il valore del
tiro T(i+1) non è ricavato dalla (106) ma dalla (145). Il valore del raggio interno R(i+1) del
generico anello di calcolo (i+1) è noto dalla precedente analisi sotto l'ipotesi di vincolo
infinitamente rigido sulla parete della galleria (passo a) in tabella 2.XXIV) e, quindi, la
deformazione tangenziale totale in zona plastica è ora espressa dalla (148) in condizioni
di resistenza residue ( ε ϑ (i +1) ≥ α ⋅ ε1e in figura 2.5), e dalla (149) in condizioni softening
( ε ϑ (i +1) < α ⋅ ε1e ), ricavate dalla (61) e dal legame tra le deformazioni principali totali in
campo plastico (figura 2.5):
condizioni residue: (ε R ( i +1) − ε R ( i ) ) = − f ⋅ (ε ϑ ( i +1) − ε ϑ ( i ) )
condizioni softening: (ε R ( i +1) − ε R ( i ) ) = −h ⋅ (ε ϑ ( i +1) − ε ϑ (i ) )

ε ϑ (i +1) =
[2λ (i ) ]
+ (λ(i +1) − λ( i ) ) f ⋅ εϑ ( i ) + 2(λ( i +1) − λ(i ) ) ⋅ ε R ( i )
(148)

2λ( i +1) + (λ ( i +1) − λ( i ) ) f

ε ϑ (i +1) =
[2λ (i ) + (λ(i +1) − λ( i ) )h]⋅ ε ϑ (i ) + 2(λ(i +1) − λ( i ) ) ⋅ ε R ( i )
(149)

2λ( i +1) + (λ ( i +1) − λ(i ) )h

114
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

2.4.5 Applicazione del metodo ad un caso reale

Il metodo di calcolo messo a punto, analizzato nei precedenti paragrafi, è stato


applicato allo studio di una galleria reale, la Galleria Sperimentale Kielder, in cui sono
state condotte dettagliate misure; sono anche disponibili i parametri meccanici del
terreno ricavati attraverso rilevamenti in situ ed in laboratorio. I dati presentati ed
impiegati in questo paragrafo sono stati pubblicati nei seguenti articoli: [Ward e al.,
1976], [Ward e al., 1983], [Freeman, 1978].
La Galleria Sperimentale Kielder fu realizzata e completata nel 1974, come parte del
Kielder Water Project, nella Weardale Valley (Inghilterra), per lo studio dei sostegni
più idonei alla realizzazione della galleria principale di lunghezza 32 km. La Galleria
Sperimentale, circolare di raggio 1,65 m., nel tratto che interessa una formazione di
calcari fini denominata Four Fathom (copertura di circa 100 m e carico litostatico
naturale di 2,56 MPa), è stata suddivisa in 8 sezioni della lunghezza ciascuna di circa 11
m (figura 2.56), delle quali una è stata lasciata non sostenuta (sezione 8 in figura 2.56),
mentre nelle altre 7 si è proceduto alla realizzazione di diversi tipi di sostegno, tra i
quali i bulloni radiali passivi interamente cementati con resine poliestere da soli
(sezione 2) ed insieme ad un anello di calcestruzzo proiettato (sezioni 3 e 5). Il lavoro di
ricerca e di sperimentazione condotto alla Galleria Sperimentale Kielder è ben
documentato e risulta un buon case history per la comparazione tra valutazioni teoriche
sul comportamento dei bulloni passivi e risposte reali.

Figura 2.56. Sezioni di studio realizzate alla Galleria Sperimentale Kielder [Freeman,
1978].
Legenda: 1, 2, 3, 4: avanzamento con l'impiego dell'esplosivo; 5, 6, 7, 8:
avanzamento con macchina di scavo; 1: sostegno con centine; 2: rinforzo
con soli bulloni; 3: bulloni e calcestruzzo proiettato; 4: arco di
calcestruzzo proiettato; 5: bulloni e calcestruzzo proiettato; 6: rivestimento
in acciaio; 7: anello di calcestruzzo proiettato; 8: non sostenuto.

I calcari fini della formazione Four Fathom sono di colore grigio scuro, laminati,
contenenti materiali limosi ed argillosi. All'esposizione si deteriorano rapidamente
formando una massa di tipo terroso. Sulla base dei dati disponibili in letteratura,
determinati anche grazie alla back-analysis della sezione di studio non sostenuta
(sezione 8 in figura 2.56) [Houghton, 1979] Hoek e Brown [Hoek e Brown, 1980]
hanno valutato il Rock Mass Rating in 35, mentre Stille e al. [Stille e al., 1989] hanno
stimato il parametro Q della classificazione di Barton in 0,33 (tabella 2.XXV). Dalle
classifcicazioni geomeccaniche e da rilievi in situ è stato possibile attribuire
all'ammasso roccioso i parametri meccanici riportati in tabella 2.XXVI.

115
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Nelle successive analisi sono state considerate in dettaglio le sezioni 2 e 3, che


rappresentano rispettivamente, i casi a) e b). La geometria del sistema di sostegno del
vuoto nelle due sezioni studiate è riportata in tabella 2.XXVII.

Tabella 2.XXV. Classificazione geomeccanica della formazione di calcari fini


denominata Four Fathom attraversata dalla Galleria Sperimentale Kielder [Hoek e
Brown, 1980] [Stille et al., 1989] [Barton e al., 1974] [Bieniawski, 1974] [Bieniawski,
1976] [Bieniawski, 1989].

Indice parametri di valutazione valori (punteggio)

RMR
resistenza della roccia intatta (MPa) 25-50 (4)
Rock Quality Designation (RQD) 25-80 (10)
spaziatura delle discontinuità (mm) 50-100 (8)
condizione delle discontinuità:
persistenza alta
separazione (mm) 1-5
(6)
presenza di acqua umidità (7)
orientazione dei giunti molto favorevole (0)
TOTALE (roccia scadente): (35)

Q
Rock Quality Designation (RQD) 0-8
fattore Jn delle famiglie di discontinuità 12
fattore Jr di rugosità delle discontinuità 1,0
fattore Ja di alterazione delle discontinuità 1,0
fattore riduttivo Jw per la presenza dell'acqua 1,0
fattore riduttivo SRF degli sforzi 2,5
TOTALE (roccia molto scadente): 0,33

Tabella 2.XXVI. Parametri meccanici della formazione di calcari fini denominata Four
Fathom attraversata dalla Galleria Sperimentale Kielder [Hoek e Brown, 1980], ricavata
in base alla back-analysis della sezione non sostenuta (sezione n.8 in figura 2.56).

resistenza a compressione monoassiale 35


(MPa)
parametro di resistenza m di picco 0,1
parametro di resistenza di picco s 0,00008
parametro di resistenza m residuo 0,05
parametro di resistenza s residuo 0,00001
modulo elastico E (MPa) 5000
modulo di Poisson ν 0,25

Le misure condotte in galleria nelle sezioni 2 e 3 (figura 2.57) sono:

116
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- di deformazione lungo la barra attraverso deformimetri assiali disposti in 4 punti


lungo i bulloni strumentati (figura 2.58); dalle deformazioni è possibile determinare
il tiro nel bullone nota la legge sforzi-deformazioni del materiale costituente il
bullone (per l'acciaio FeB 44k è riportata in figura 2.34);
- di spostamento radiale del terreno al contorno della galleria in 4 punti (a 0,3, 1, 2 e 3
m dalla parete) attraverso estensimetri multibase.

Tabella 2.XXVII. Parametri geometrici delle strutture di sostegno impiegate nei tratti
studiati della Galleria Speriemntale (sezioni 2 e 3 di figura 2.56) [Ward e al., 1976]
[Ward e al., 1983] [Freeman, 1978].

Parametri geometrici sezione 2 sezione 3


rivestimento di cls assente presente (spessore 140 mm)
proiettato
diametro del bullone (mm) 25 25
lunghezza del bullone (m) 1,8 1,8
spaziatura longitudinale (m) 0,9 0,9
spaziatura trasversale (*) 0,9 0,9
(m)
tipo di bullone interamente cementato interamente cementato
maglia elettrosaldata 50mm x 50mm x 3,2mm 200mm x 200mm x 6,4mm

tecnica di abbattimento esplosivo esplosivo


(*) misurata sulla parete della galleria

Figura 2.57. Schema, in pianta e sezione, della campagna di misura condotta nelle
sezioni 2 e 3 della Galleria Sperimentale Kielder (figura 2.56).
Legenda: Ext.: estensimetro multibase (tratto in grassetto nel disegno);
R.B.: bullone strumentato (tratto continuo nel disegno); tratteggio (nella
sezione): bullone ordinario.

117
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Nelle figure 2.59 e 2.60 sono riportati rispettivamente i valori medi del tiro all'interno
del bullone e degli spostamenti radiali nel terreno, rilevati 10 giorni dopo l'installazione
dei sostegni. Le variazioni di spostamento rilevate dopo tale tempo, infatti, sono
probabilmente ascrivibili al comportamento elasto-plastico del terreno, per il quale si
sono determinati i parametri meccanici di tabella 2.XXVI; viene quindi trascurata la
aliquota delle deformazioni e delle sollecitazioni legate a fenomeni di natura differita,
che si sviluppano progressivamente nel tempo sotto carico costante.
Dall'andamento del tiro di figura 2.59 è possibile determinare il valore delle tensioni di
taglio all'interfaccia bullone-guaina cementizia, riportato in figura 2.61.

Figura 2.58. Dettaglio del bullone instrumentato [Freeman, 1978].


Legenda: "Far end of bolt": punto terminale del bullone nel terreno; "Near
end of bolt": testa del bullone in corrispodenza della parete della galleria;
"Measuring points": punti di misura; "end plate and nut": piastra e dado di
serraggio.

L'analisi delle misure permette di constatare come si verifichi un diverso


comportamento del bullone nella sezione n.3 rispetto alla sezione n.2: il valore del tiro
nel bullone in corrispondenza della parete della galleria, infatti, è nullo in presenza di
soli bulloni (sezione n.2), mentre è diverso da zero nella sezione in cui è stato realizzato
anche un rivestimento con calcestruzzo proiettato. E' possibile affermare che la struttura
in calcestruzzo, attraverso la sua rigidezza flessionale, produce un più alto valore della
rigidezza del vincolo kvin (equazione 144) tanto da rendere minore la riduzione del tiro
(da Tmax a T0) in corrispondenza della parete della galleria (cfr.2.4.4, figura 2.54).
Per l'equazione (142) l'annullamento del tiro T0 in corrispondenza della parete della
galleria, che si verifica nella sezione n.2, indica un cedimento completo del vincolo
(kvin=0) dovuto alla inefficienza della piastra di ancoraggio oppure alla inadeguatezza
della sua fondazione.
La presenza di un contrasto alla testa del bullone in presenza del calcestruzzo induce un
aumento del tiro mobilizzato nel bullone, nonostante che ora il rivestimento in
calcestruzzo applichi una pressione interna non trascurabile alle pareti della galleria. La
rigidezza del vincolo kvin che si ha nella sezione n.3 della Galleria Sperimentale Kielder
è calcolata attraverso l'equazione (144) in base ai parametri riportati in tabella
2.XXVIII, e vale 0,967 MN/m.

118
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Tabella 2.XXVIII. Parametri di calcolo della rigidezza del vincolo sulla parete della
galleria kvin attraverso l'equazione (144) alla sezione n.3 (figura 2.56).

modulo di reazione del terreno Es (MPa) 9000


modulo elastico del calcestruzzo Eshot (MPa) 20000
momento di inerzia del rivestimento di calcestruzzo Jshot 0,000229
(m4/m)
spaziatura trasversale sulla parete della galleria STo (m) 0,9

Oltre che con le misure rilevate in situ, il metodo di calcolo GROBOL è stato
confrontato con i risultati della simulazione numerica condotta con il codice di calcolo
FLAC [Cundall, 1976] [ITASCA Consulting Group, 1993] [Coetzee e al., 1993] per
entrambe le sezioni analizzate (sezioni 2 e 3).

Figura 2.59. Andamento del tiro nel bullone rilevato nelle sezioni 2 e 3 della Galleria
Sperimentale Kielder [Freeman, 1978].

Figura 2.60. Spostamenti radiali nel terreno rilevati nelle sezioni 2 e 3 della Galleria
Sperimentale Kielder [Freeman, 1978].

119
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τ [MPa]

Figura 2.61. Tensioni di taglio τ all'interfaccia bullone-guaina cementizia calcolate in


base all'andamento del tiro di figura 2.59.

Il modello realizzato, riportato in figura 2.62, è composto da 2400 elementi quadrilateri


e da 2499 nodi; il bordo del modello è ad una distanza di 58 metri dalla parete della
galleria. Si sono ipotizzate valide le assunzioni di galleria profonda e carico litostatico
naturale isotropo. Per la simmetria geometrica solamente un quarto della galleria è stata
studiata. Per simulare l'effetto statico del fronte al progredire dello scavo, la pressione
interna alla galleria è stata ridotta gradualmente, con passi di 0,2 MPa, dal valore P0
(carico litostatico naturale) fino a zero. Gli elementi che rappresentano le opere di
sostegno sono stati attivati per una pressione interna di 1,79 MPa (0,7 volte P0), in modo
da tenere debitamente in conto il rilassamento del terreno precedentemente al momento
in cui tali opere sono state realizzate.
Sono state considerate le seguenti due situazioni di vincolo sulla parete della galleria:
- nessun contrasto alla testa del bullone (l'elemento-bullone è connesso rigidamente al
nodo del modello numerico e la testa del bullone è costretta a spostarsi solidalmente
con la parete della galleria quando questa si deforma);
- connessione rigida dell'elemento-bullone con il rivestimento in calcestruzzo.
Nelle figure 2.53a e 2.53c sono riportate le deformate del modello di calcolo, con
spostamenti maggiorati di 20 volte, per le due situazioni analizzate, che rappresentano
rispettivamente la sezione n.2 e la sezione n.3. E' anche ora possibile verificare come la
mancanza di contrasto (kvin=0) (figura 2.53a) produca il punzonamento della roccia,
mentre l'esistenza del rivestimento in calcestruzzo impedisca, attraverso la propria
rigidezza flessionale, il richiamo della testa del bullone all'interno del terreno (kvin>0)
(figura 2.53c).
Nelle figure 2.63 e 2.64 è illustrato l'andamento del tiro nel bullone, risultato del codice
di calcolo FLAC, al variare della pressione interna alla galleria, per le due sezioni
simulate (sezione n.2 e n.3 rispettivamente).

120
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Figura 2.62. Discretizzazione geometrica della Galleria Sperimentale Kielder per la


simulazione numerica con il codice FLAC.

Pin= 0 MPa

0,6 MPa
1,2 MPa

Figura 2.63. Andamento del tiro nel bullone al variare della pressione interna Pin,
risultato della simulazione numerica con il codice di calcolo FLAC nella
sezione n.2 della Galleria Sperimentale Kielder.
Legenda: Pin: pressione interna alla galleria applicata dalle altre opere di
sostegno eventualmente presenti.

121
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

Pin= 0 MPa

0,6 MPa

1,2 MPa

Figura 2.64. Andamento del tiro nel bullone al variare della pressione interna Pin,
risultato della simulazione numerica con il codice di calcolo FLAC nella
sezione n.3 della Galleria Sperimentale Kielder.
Legenda: Pin: pressione interna alla galleria applicata dalle altre opere di
sostegno eventualmente presenti.

Nelle figure 2.65-2.70 sono riportati i confronti del metodo di calcolo proposto ed
illustrato nei precedenti paragrafi con le misure condotte in situ e i risultati ottenuti
dalla simulazione numerica con il codice di calcolo alle differenze finite FLAC; più
precisamente nelle figure 2.65 e 2.66 gli spostamenti radiali del terreno e il tiro nel
bullone nella sezione n.2, nelle figure 2.67 e 2.68 gli spostamenti radiali del terreno e il
tiro nel bullone nella sezione n.3, nelle figure 2.69 e 2.70 lo stato tensionale nel terreno
nelle sezioni n.2 e n.3 rispettivamente.

DISTANZA DALLA PARETE DELLA GALLERIA (m)

Figura 2.65. Spostamenti radiali nel terreno al contorno della galleria nella sezione n.2.
Confronto tra le misure condotte ed i risultati del calcolo.

122
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k =0
vin

DISTANZA DALLA PARETE DELLA GALLERIA (m)

Figura 2.66. Forza assiale nel bullone nella sezione n.2. Confronto tra le misure
condotte in situ ed i risultati del calcolo (kvin=0).
Legenda: kvin: rigidezza del vincolo del bullone sulla parete della galleria.

DISTANZA DALLA PARETE DELLA GALLERIA (m)

Figura 2.67. Spostamenti radiali nel terreno al contorno della galleria nella sezione n.3.
Confronto tra le misure condotte ed i risultati del calcolo.

Dall'analisi dei risultati riportati nelle figure 2.65-2.70 si rileva che il rivestimento in
calcestruzzo proiettato svolge una duplice funzione:
- contribuisce alla stabilità del cavo applicando una pressione radiale alle pareti della
galleria (Pin=0,36 MPa nella sezione n.3 della Galleria Sperimentale Kielder);
- consente al bullone di raggiungere una più alta efficienza incrementando la rigidezza
del vincolo sulla parete della galleria (da kvin=0 nella sezione n.2 a kvin=0,967 MN/m
nella sezione n.3) attraverso la propria rigidezza flessionale. In figura 2.71 è riportato

123
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

l'andamento dei momenti flettenti nel rivestimento di calcestruzzo indotto dalla


presenza dei bulloni passivi, calcolato con il FLAC.

k = 0,967 MN/mm
vin

DISTANZA DALLA PARETE DELLA GALLERIA (m)

Figura 2.68. Forza assiale nel bullone nella sezione n.3. Confronto tra le misure
condotte ed i risultati del calcolo (nel modello di calcolo proposto
kvin=0,967 MN/m e la pressione interna applicata dal rivestimento in cls
alla parete è stata posta pari a Pin=0,36 MPa, come dal risultato del calcolo
con il FLAC).
Legenda: kvin: rigidezza del vincolo del bullone sulla parete della galleria.

σ
ϑ

σ
R

DISTANZA DALLA PARETE DELLA GALLERIA (m)

Figura 2.69. Sollecitazioni radiali e tangenziali nel terreno al contorno della galleria
nella sezione n.2. Confronto tra il metodo GROBOL ed il codice di calcolo
numerico FLAC.
Legenda: σϑ: tensioni tangenziali; σR: tensioni radiali.

124
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Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

σ
ϑ

σ
R

DISTANZA DALLA PARETE DELLA GALLERIA (m)

Figura 2.70. Sollecitazioni radiali e tangenziali nel terreno al contorno della galleria
nella sezione n.3. Confronto tra il metodo GROBOL ed il codice di calcolo
numerico FLAC.
Legenda: σϑ: tensioni tangenziali; σR: tensioni radiali.

L'effetto di tale duplice azione ha consentito, sebbene le dimensioni dell'anello di


calcestruzzo e le sollecitazioni circonferenziali medie nel rivestimento rimangano basse
(3,3 MPa), una riduzione delle convergenze di circa il 33 % (figure 2.65 e 2.67) e
dell'estensione della fascia di roccia plasticizzata del 50 % (figure 2.69 e 2.70).

bullone

- 6,85 kN·m/m

2,83 kN·m/m

momenti flettenti

Figura 2.71. Momenti flettenti indotti nel rivestimento di calcestruzzo dalla presenza
dei bulloni passivi (pressione nulla all'interno della galleria), calcolato con
il FLAC.

La simulazione numerica del vincolo, soprattutto in assenza del rivestimento in


calcestruzzo, è, in generale, difficilmente valutabile con i metodi di simulazione
numerica del tipo FEM, DEM, etc. Se da un lato è possibile studiare
soddisfacentemente bene l'effetto della rigidezza della fondazione della piastra di

125
Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 2 - Gli interventi migliorativi: il rinforzo radiale sistematico in galleria -

ancoraggio (kfond), d'altra parte non è possibile analizzare l'influenza della rigidezza
intrinseca della piastra di ancoraggio (kpiastra) per motivi di eccessiva onerosità dello
schema numerico che alla discretizzazione globale del cavo e dei singoli elementi di
rinforzo deve far seguire una proporzionale discretizzazione della testa e del vincolo del
bullone. In questi casi risulta importante la valutazione della rigidezza globale del
vincolo attraverso l'equazione (145), per ottenere la soluzione del problema attraverso il
metodo di calcolo GROBOL.

La progettazione della bullonatura radiale passiva condotta con l'ipotesi


semplificativa di vincolo ideale (infinitamente rigido) sulla parete della galleria conduce
ad un dimensionamento conservativo, sovente sovrabbondante. Alcune grandezze
geometriche (come la lunghezza del bullone e le dimensioni di opere di sostegno
secondarie), inoltre, non possono venire determinate con tale ipotesi, poichè si
potrebbero raggiungere condizioni critiche nei confronti della sicurezza (un cedimento
del vincolo, infatti, provoca un incremento del valore del raggio plastico e dei carichi
indotti sulle altre strutture di sostegno).
Le misure condotte in situ alla Galleria Sperimentale Kielder hanno evidenziato come il
vincolo in corrispondenza della parete della galleria influenzi sensibilmente il
comportamento del bullone e come i risultati ottenuti con il metodo di calcolo GROBOL
concordino sia con le misure condotte sia con i risultati della simulazione numerica con
il codice alle differenze finite FLAC.

126
Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
Capitolo 3 - Gli interventi conservativi: le tecniche di precontenimento del cavo -

Capitolo 3

Gli interventi conservativi:


le tecniche di precontenimento del cavo

3.1 Generalità sulle tecniche di precontenimento del cavo


Gli interventi conservativi consentono di mantenere il più possibile invariato nel
terreno lo stato tensionale originario, preesistente l'esecuzione dello scavo, mitigando lo
sviluppo di processi deformativi indesiderati. In questo modo, le caratteristiche di
resistenza del terreno stesso permangono sui valori di picco, generalmente più alti dei
valori residui, che il terreno mobilita in presenza di grandi deformazioni. L'impiego di
interventi strutturali conservativi (i principali sono stati illustrati nel paragrafo 1.2) ha il
grande vantaggio, inoltre, di consentire l'esecuzione dei lavori in condizioni di sicurezza
e operative simili a quelle che si verificano nello scavo di gallerie in rocce autoportanti.
In tabella 3.I sono riepilogati i vantaggi e gli svantaggi principali legati agli interventi
conservativi.

Tabella 3.I. Vantaggi e svantaggi principali legati agli interventi conservativi nella
realizzazione di gallerie in condizioni geotecniche difficili.

vantaggi svantaggi
sicurezza operativa bassa velocità di avanzamento
possibilità di avanzare a piena sezione alti costi di intervento
alta industrializzazione delle operazioni
adattabilità a disomogeneità stratigrafiche
consumi energetici contenuti
tempi di cantierizzazione ridotti
flessibilità nella scelta della sezione del
cavo
bassi investimenti
127

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Capitolo 3 - Gli interventi conservativi: le tecniche di precontenimento del cavo -

Particolare importanza assume negli interventi conservativi il monitoraggio del cavo


all'avanzare delle operazioni di scavo. I test e le misurazioni seguenti si rendono
generalmente necessari:
- sui materiali impiegati e sulla geometria della struttura per verificare che
corrispondano alle specifiche progettuali;
- sulle deformazioni del terreno e sullo stato tensionale e deformativo della struttura
per definirne il fattore di sicurezza nei confronti della rottura.

3.1.1 Il Pretaglio Meccanico

Il metodo del Pretaglio Meccanico consiste nel realizzare un intaglio di spessore,


lunghezza e larghezza predefiniti nel terreno in avanzamento lungo il profilo della
sezione di scavo, subito riempito di calcestruzzo proiettato, opportunamente additivato
per ottenere eccellenti doti di resistenza in tempi brevi. Viene quindi costruito
nell'intaglio un rivestimento di calcestruzzo prima ancora che inizi lo scavo (figura 3.1).
Successivamente, in fase di scavo del fronte, è prevista generalmente l'erezione di
centine metalliche, come sostegno ausiliario al rivestimento di calcestruzzo.
L'intaglio è realizzato per conci con una tagliatrice a catena e presenta una certa
inclinazione rispetto all'asse della galleria, in modo da generare prerivestimenti a forma
tronco-conica che permettano una certa sovrapposizione tra gusci successivi. La
tagliatrice a catena, appositamente costruita per l'applicazione al Pretaglio Meccanico, è
montata su un portale rigido attraverso una corona dentata che permette la traslazione
lungo il profilo della sezione della galleria. Il portale è a sua volta montato su un
sistema di avanzamento a pattini e la particolare configurazione geometrica consente il
normale transito degli usuali mezzi di perforazione, di scavo e di smarino dell'abbattuto.

Figura 3.1. Costruzione del prerivestimento in calcestruzzo nel metodo del Pretaglio
Meccanico [van Walsum, 1991].

Come è già stato fatto cenno nel paragrafo 1.2, la prima applicazione del Pretaglio
Meccanico nel 1950 negli Stati Uniti non ebbe le stesse finalità che presenta la tecnica
oggi: l'intaglio creato nella roccia aveva lo scopo di ridurre le vibrazioni provocate dalle
128

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Capitolo 3 - Gli interventi conservativi: le tecniche di precontenimento del cavo -

mine nell'avanzamento con esplosivo, i fuori-sagoma, il danneggiamento della roccia al


contorno della galleria, il consumo dell'esplosivo (di circa il 50 %) e la lunghezza
specifica dei fori da mina per volata (di circa l' 80 %) [van Walsum, 1991]. Nelle
applicazioni moderne, invece, il metodo è impiegato quasi esclusivamente in terreni
coesivi di scarse caratteristiche meccaniche per la realizzazione, attraverso il
riempimento dell'intaglio con calcestruzzo proiettato, di un prerivestimento in
avanzamento. Affinchè l'intaglio creato rimanga aperto per il tempo necessario al getto
del calcestruzzo, è necessario che il terreno abbia una certa coesione, anche solo
apparente; in terreni incoerenti viene operato un preventivo trattamento attraverso
iniezioni nella sola zona interessata dall'intaglio [van Walsum, 1991].

Lo schema geometrico dell'intervento è riportato in figura 3.2. In tabella 3.II sono


riportati i valori delle grandezze geometriche tipiche del prerivestimento.

rivestimento anteriormente terreno-struttura interfaccia


al fronte di scavo sovrapposizione (estradosso del rivestimento)
t cls t cls: spessore del rivestimento
s d: lunghezza del guscio
terreno fronte di scavo
a2 a1 s: lunghezza di sovrapposizione
d galleria a : diametro interno minimo del rivestimento
1
a : diametro interno massimo del rivestimento
2

rivestimento in calcestruzzo

Figura 3.2. Schema geometrico del prerivestimento in calcestruzzo nella tecnica del
Pretaglio Meccanico e principali parametri geometrici.

Tabella 3.II. Variabilità dei parametri geometrici della struttura di prerivestimento nella
tecnica del Pretaglio Meccanico.

grandezze geometriche campo di variabilità


spessore del rivestimento tcls (m) 0,075-0,30
lunghezza del guscio d (m) fino a 4,5
sovrapposizione s (m) > 0,30
inclinazione del rivestimento (°) 10-20

La prima applicazione del metodo in Italia è avvenuta sulla linea ferroviaria Sibari-
Cosenza [Arsena e al., 1991] in presenza di terreni argillosi di scarse caratteristiche
geomeccaniche e con coperture fino a circa 100 m. L'adozione del metodo ha consentito
un avanzamento a piena sezione (circa 85 m2, diametro 10 m) con convergenze
contenute e ridotta estensione della fascia a comportamento plastico nel terreno al
contorno della galleria, con benefici nei riguardi sia dei tempi realizzativi sia delle
dimensioni del rivestimento definitivo.

129

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La realizzazione della tecnica del Pretaglio Meccanico con macchine definite della
terza generazione ha reso possibile la realizzazione completa dell'intaglio lungo l'intero
profilo della galleria, in modo da creare un anello di rivestimento chiuso di grande
efficacia nella stabilizzazione della galleria. L'aumentare delle dimensioni dell'intaglio e
la sempre più usuale adozione dello schema di avanzamento a piena sezione ha creato
alcuni problemi nell'operazione di riempimento con il calcestruzzo proiettato: se prima
era possibile produrre il calcestruzzo per via secca e proiettarlo manualmente, le più
recenti applicazioni hanno previsto l'impiego del calcestruzzo prodotto per via umida e
getto robotizzato. Nel calcestruzzo proiettato per via secca la sabbia, la ghiaia, il
cemento e le fibre di acciaio sono miscelati e spinti da aria compressa senza alcuna
aggiunta di acqua; l'acqua necessaria all'idratazione del cemento è aggiunta alla lancia.
Nel calcestruzzo proiettato per via umida, invece, il calcestruzzo è preparato
aggiungendo acqua alla miscela cemento-aggregati; l'aria compressa è aggiunta alla
lancia per accelerare il flusso e consentirne il getto contro la superficie di applicazione.
I principali vantaggi delle due diverse tecniche di produzione del calcestruzzo proiettato
sono riportate in tabella 3.III.

Tabella 3.III. Principali vantaggi dell'impiego del calcestruzzo proiettato


per via secca e per via umida.

via secca via umida


semplicità degli impianti costanza della qualità
riduzione del rapporto acqua/cemento
grandi portate
necessario (minore di 0,5)
bassi investimenti ridotto inquinamento da polveri
alta flessibilità ridotto rimbalzo
adattabilità alle interruzioni possibile meccanizzazione

Poche ore dopo la realizzazione del prerivestimento (6-8 ore), ricominciano le


operazioni di scavo e quindi la graduale messa in carico della struttura. Risulta
necessario che il calcestruzzo abbia un tempo di presa ed indurimento più rapidi
possibile, in modo da garantire la sicurezza del cantiere di lavoro. Una resistenza a 6-8
ore pari a circa 6 MPa è considerata sufficiente. Poichè nella formazione del
calcestruzzo per via umida è necessario mantenere alti valori del rapporto in peso
acqua/cemento, il maggior problema risiede nella possibilità di ottenere un calcestruzzo
che sia in grado di presentare una coesione sufficiente ad impedire la fuoriuscita
nell'intaglio appena riempito. L'aggiunta di acceleranti nella misura del 7-10 % in peso,
se da un lato risolve il problema della presa a breve termine, dall'altro implica una
riduzione delle caratteristiche meccaniche a lungo termine. Recenti innovazioni
tecniche e la messa a punto di uno speciale impianto di miscelazione mobile [Lunardi e
al., 1992] hanno permesso di ridurre il minimo valore del rapporto acqua/cemento
ancora compatibile con la pompabilità del calcestruzzo formato per via umida e, quindi,
anche della percentuale di acceleranti miscelati nel calcestruzzo. In tabella 3.IV sono
riportate due tipiche composizioni del calcestruzzo proiettato formato per via secca e
per via umida impiegate in Italia [Lunardi e al., 1992].
Rispetto agli altri interventi conservativi, i seguenti ulteriori vantaggi sono riferibili
all'impiego della tecnica del Pretaglio Meccanico:

130

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- quasi totale eliminazione dei fuori-sagoma e, quindi, una drastica riduzione delle
operazioni di ripienamento dei vuoti esistenti tra il terreno e la struttura di
rivestimento;
- riduzione dello spessore del rivestimento definitivo sia per il contributo statico
offerto dalla struttura di sostegno primaria sia per le migliori caratteristiche di
resistenza del terreno conservate al contorno della galleria, valorizzando, quindi, il
terreno quale materiale da costruzione (e, tuttavia, non si hanno notizie sul
comportamento a lungo termine del rivestimento definitivo nel caso del Pretaglio
Meccanico);
- semplicità nella comprensione del comportamento della struttura in situ attraverso la
misura di spostamenti radiali delle pareti e di sollecitazione nel calcestruzzo e nel
terreno.

Tabella 3.IV. Composizione tipica dei calcestruzzi proiettati formati per via secca e per
via umida impiegati in Italia [Lunardi e al., 1992].

composizione del calcestruzzo formato per via secca


cemento ad alta resistenza (kg / 400-500
3
m)
inerti (kg / m3) 1700
fibre di acciaio (kg / m3) 30
rapporto in peso acqua/cemento 0,4-0,5
3
additivi (CaCl2 ) (kg / m ) 4-6 % in peso di cemento

composizione del calcestruzzo formato per via umida


cemento ad alta resistenza (kg / 400-500
m3)
inerti (kg / m3) 1700
fibre di acciaio (kg / m3) 30
rapporto in peso acqua/cemento 0,5-0,7
additivi (alluminati) (kg / m3) 2 % in peso di cemento

Le particolari modalità esecutive della struttura di prerivestimento prevedono la


mobilitazione di alti carichi da parte del terreno circostante. Il guscio di calcestruzzo,
infatti, è realizzato in avanzamento in sezioni in cui la pressione interna fittizia
corrispondente Pinst (paragrafo 2.3.3) presenta valori molto alti, di poco inferiori al
carico litostatico indisturbato P0. Il carico agente sulla struttura di sostegno risulta
essere inferiore alla pressione Pinst in proporzione alla propria rigidezza agli spostamenti
radiali, come è possibile rilevare dall'analisi del problema con il metodo delle curve
caratteristiche (paragrafo 1.5.2): maggiore è la rigidezza della struttura, minore è la
differenza tra il carico applicato dal terreno e Pinst.
Il dimensionamento dello spessore del prerivestimento deve, quindi, essere condotto
con particolare cautela, in modo da garantire i coefficienti di sicurezza nei confronti
della rottura della struttura sia a breve termine sia a lungo termine e valori delle
convergenze inferiori a quelle massime ammissibili. Poichè l'applicazione dei carichi al
calcestruzzo avviene poco tempo dopo il getto, al riprendere dell'avanzamento del

131

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fronte di scavo, particolare attenzione deve essere posta alla valutazione della rigidezza
dell'opera in base all'evoluzione del modulo elastico del calcestruzzo nel tempo.

L'evoluzione in atto della tecnica del Pretaglio Meccanico è indirizzata


sull'aumento delle dimensioni dell'intaglio realizzato in avanzamento, sulla
realizzazione del prerivestimento lungo l'intero profilo, sul miglioramento delle
caratteristiche meccaniche del calcestruzzo proiettato a breve e a lungo termine.

3.1.2 Il Pretunnel

La tecnica del Pretunnel [Pagliacci, 1993] (figura 3.3) è l'evoluzione del concetto
della protezione in avanzamento per gallerie di grande diametro. Mentre nel Pretaglio
Meccanico il guscio di calcestruzzo creato è una struttura di sostegno a breve termine,
collaborante anche a lungo termine (è necessario prevedere comunque un rivestimento
definitivo anche se di ridotto spessore), nel Pretunnel il rivestimento strutturale
definitivo portante della galleria è realizzato completamente prima dello scavo. Le fasi
operative si riducono alle seguenti due:
- realizzazione preventiva del rivestimento strutturale (concio);
- scavo in avanzamento a piena sezione (abbattimento e smarino) in condizioni di
sicurezza per il tratto rivestito.
La forma del rivestimento è tronco-conica per permettere, come nel Pretaglio
Meccanico, una certa sovrapposizione tra conci successivi. Ogni concio è eseguito
mediante un modulo fresa (figura 3.4), montato su un apposito telaio tubolare mobile a
gambe telescopiche, che, inserito nel terreno, viene movimentato trasversalmente lungo
tutto il profilo della galleria. Ora il riempimento dell'intaglio, che man mano viene
creato, avviene simultaneamente alle spalle del modulo fresante attraverso un cassero ad
esso solidale: la tecnica del Pretunnel, quindi, contrariamente al Pretaglio Meccanico,
si adatta bene anche all'avanzamento in terreni sciolti, poichè non è più necessario
mantenere l'intaglio aperto per il tempo necessario al riempimento.
L'utensile di scavo è costituito da due catene assemblate sullo stesso supporto rigido
(figura 3.4a) le quali portano, con geometria ed inclinazione variabile a seconda del tipo
di terreno affrontato, denti di scavo, dischi o combinazione di denti e dischi. Il taglio del
terreno avviene su un solo lato della catena (lato di scavo); la traslazione del modulo
avviene perpendicolarmente al lato di scavo. Per non caricare flessionalmente e
torsionalmente la struttura di supporto e di guida del modulo fresa, esso è attrezzato con
una serie di elementi a rotolamento (figura 3.4b) la cui funzione principale è quella di
guidarlo correttamente attraverso l'applicazione di forze nella direzione di avanzamento
o in direzione opposta. L'utensile di scavo è spinto nella direzione di avanzamento oltre
che, eventualmente, dagli elementi a rotolamento anche e soprattutto dalla pressione
con il quale il calcestruzzo viene pompato all'interno del cassero che segue il modulo
fresa (figura 3.4b). Poichè la pressione del calcestruzzo può essere variata solamente
entro certi limiti, la forza di accostamento necessaria agli utensili per eseguire l'intaglio
al variare delle caratteristiche del terreno viene continuamente bilanciata dalla forza
applicata agli elementi a rotolamento.
La camera di getto è individuata:
- da un lato dal cassero che trasmette la spinta agli utensili di scavo;
- da tre lati (superiore, inferiore ed al fondo) dal terreno;

132

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- dal lato frontale da un opportuno coperchio mantenuto pressato contro il fronte di


scavo e scorrevole con il modulo fresa;
- per l'ultimo lato dal calcestruzzo in fase di rapida presa per effetto anche della
pressione di pompaggio.
Il cassero vero e proprio (figura 3.4b) è realizzato in acciaio; la parte superiore risulta di
estensione ridotta per consentire la presa del calcestruzzo a diretto contatto con il
terreno, mentre la parte inferiore, più lunga, permette la presa del calcestruzzo
all'interno del cassero scorrevole così da ottenere una sagomatura a faccia a vista. I tubi
di getto del calcestruzzo sono posizionati all'interno del cassero nella parte più vicina
all'utensile di taglio.

Figura 3.3. La tecnica del Pretunnel.


Legenda: 1: prerivestimento in calcestruzzo; 2: modulo fresa; 3: supporti
telescopici; 4: cingoli di avanzamento; 5: macchina di abbattimento.

133

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Figura 3.4. Il modulo fresa nella tecnica del Pretunnel [Pagliacci, 1993].
Legenda: a) sezione trasversale; b) vista frontale.

Il cassero viene connesso all'utensile di scavo successivamente all'inserimento del


modulo fresa e ad una prima traslazione dello stesso per un tratto pari alla larghezza del
cassero.

Le condizioni statiche dei rivestimenti in questa tecnica sono particolarmente


critiche poichè si realizza una struttura molto rigida. I carichi agenti sulla struttura sono
in generale ingenti, richiedendo alti valori dello spessore del rivestimento. Le
dimensioni tipiche del prerivestimento nella tecnica del Pretunnel sono riportate in
tabella 3.V.
Quando la copertura del terreno è molto grande, il massimo spessore previsto dal
metodo non garantisce i fattori di sicurezza necessari. D'altra parte per grandi valori
della copertura non esistono, generalmente, problemi legati agli spostamenti radiali del
terreno al contorno della galleria. Per ridurre il carico applicato dal terreno alla
struttura, parte del cassero viene riempito con materiale poliuretanico (figura 3.5),
altamente compressibile, in modo da permettere una certa convergenza della cavità.
Come è possibile rilevare dall'analisi delle curve caratteristiche di una galleria
134

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(paragrafo 1.5.2), ammettendo una convergenza controllata delle pareti dello scavo,
viene ridotta la pressione interna necessaria al raggiungimento dell'equilibrio.

Tabella 3.V. Variabilità dei parametri geometrici della struttura di prerivestimento nella
tecnica del Pretunnel [Peila e al., 1995].

grandezze geometriche campo di variabilità


spessore del rivestimento tcls 0,6-1,2
(m)
lunghezza del guscio d (m) 9-12
sovrapposizione s (m) 2,5-3,5
inclinazione del rivestimento (°) 7

Figura 3.5. Sagomatura del cassero prevista per consentire il riempimento con
materiali poliuretanici di parte dell'intaglio realizzato.

Tabella 3.VI. Vantaggi e svantaggi principali della tecnica Pretunnel nei riguardi del
Pretaglio Meccanico.

vantaggi svantaggi
realizzazione del rivestimento definitivo
diametro minimo di intervento 9 m
prima di iniziare la fase di scavo
riduzione dei tempi operativi alti costi di investimento
adattabilità anche ai terreni incoerenti alti carichi sulla struttura
assenza di altri tipi di sostegno

I principali vantaggi e svantaggi della tecnica Pretunnel nei confronti del Pretaglio
Meccanico sono riportati in tabella 3.VI.
Dopo un'estesa verifica del metodo in campi prova, è attualmente in corso la prima
applicazione del Pretunnel per la costruzione di una galleria reale.
135

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3.1.3 Principali metodi di calcolo

Attraverso il metodo delle curve caratteristiche è possibile dimensionare le strutture


di precontenimento per gallerie profonde (si definiscono profonde le gallerie per le quali
la profondità risulta essere superiore di tre volte al diametro equivalente) ed allo stesso
modo le strutture di sostegno, assumendo un comportamento lineare elastico del
materiale costituente. La linea caratteristica di una struttura di sostegno (paragrafo
1.5.2), infatti, è definita, per una galleria circolare, quando siano noti i seguenti tre
parametri:
- rigidezza della struttura kstr, rapporto tra la pressione applicata dal terreno e lo
spostamento radiale del sostegno verso l'interno della galleria, definiti all'estradosso;
- spostamento radiale della parete della galleria u0 (figura 1.6), già avvenuto al
momento di installazione della struttura di sostegno;
- carico limite Pmax che provoca la rottura della struttura di sostegno.
La linea caratteristica di una struttura di precontenimento, che si sviluppa su tutto il
perimetro di una galleria circolare, è allo stesso modo descrivibile dai tre parametri
sopra riportati (kstr, u0, Pmax): in questo caso, però, lo spostamento radiale u0 risulta
sensibilmente minore al valore che generalmente si riscontra nelle più comuni strutture
di sostegno (rivestimento in calcestruzzo proiettato, centine metalliche, bulloni ad
ancoraggio puntuale, etc.), realizzate successivamente al passaggio del fronte di scavo.

Risolvendo il sistema di equazioni differenziali che governa il comportamento


tensionale e deformativo di mezzi elastici in problemi assialsimmetrici (eq. 46, 47, 48,
49, 50) si ottiene l'equazione generale (150):

B
u = A⋅ R + (150)
R

dove: u: spostamento radiale nel rivestimento circolare in calcestruzzo alla distanza


generica R;
R: distanza generica dal centro della galleria;
A e B: due costanti di integrazione.

Ponendo le seguenti condizioni al contorno, per l'anello di rivestimento in calcestruzzo


(figura 3.6):

- R = (Rex -tcls): σR = 0,
- R = Rex: u = uex,

le costanti di integrazione A e B dell'equazione 150 sono definite dalla (151).

(1 − 2ν ) ⋅ Rex ⋅ u ex
A= B = Rex ⋅ (u ex − A ⋅ Rex )
(151)(Rex − t cls ) + (1 − 2ν ) ⋅ Rex
2 2

dove: tcls: spessore del rivestimento in calcestruzzo;


Rex: distanza dell'estradosso del rivestimento dal centro della galleria;
uex: spostamento radiale dell'estradosso del rivestimento.

136

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R
P0

Pin= 0
R ex

u ex σR
0

Figura 3.6. Schema geometrico di carico di un anello di rivestimento in calcestruzzo.


Legenda: R: coordinata generica; Rex: raggio di estradosso del
rivestimento; Pin: pressione interna al rivestimento; σRo: carico applicato
dal terreno all'estradosso del rivestimento; P0: carico litostatico naturale,
uex: spostamento radiale verso il centro della galleria all'estradosso del
rivestimento.

Sostituendo la (150) nella (47); sostituendo la derivata della (150) nella (46);
sostituendo, infine, le (46) e (47) (equazioni che esprimono la congruenza delle
deformazioni) nelle (49) e (50) (teoria dell'elasticità in campo tensio-deformativo
assialsimmetrico), e risolvendo il sistema nelle due incognite σϑ e σR, si determina la
sollecitazione radiale σRo all'estradosso del rivestimento (R=Rex) (note le costanti di
integrazione A e B), espressa dalla (152).

E cls (1 − 2ν ) ⋅ Rex ⋅ u ex (152)


σ Ro = ⋅ −
(1 + ν ) ⋅ (1 − 2ν ) (Rex − t cls )2 + (1 − 2ν ) ⋅ Rex2
E cls 1   (1 − 2ν ) ⋅ Rex ⋅ u ex 
− ⋅ 2 ⋅  Rex ⋅  u ex − ⋅ R 
(1 + ν ) Rex   (Rex − t cls )2 + (1 − 2ν ) ⋅ Rex2 ex 


La rigidezza della struttura kstr è data dal rapporto tra la tensione radiale σRo e lo
spostamento radiale all'estradosso uex. Raggruppando i termini in uex nella (152) e
risolvendo si ottiene, dunque, la (153).
(153)
k str =
[
E cls ⋅ Rex2 − (Rex − t cls )
2
]
(1 + ν cls ) ⋅ [(1 − 2ν cls )Rex2 + (Rex − t cls )2 ]
dove: kstr: rigidezza del rivestimento in calcestruzzo;
Ecls: modulo elastico del calcestruzzo;
νcls: modulo di Poisson del calcestruzzo;
Rex: distanza dal centro della galleria dell'estradosso;
tcls: spessore del rivestimento in calcestruzzo.
La (153) è applicabile, in prima approssimazione, all'anello di rivestimento primario in
calcestruzzo proiettato, all'anello di rivestimento definitivo in calcestruzzo ed anche al
prerivestimento primario del metodo del Pretaglio Meccanico, al prerivestimento
definitivo del metodo Pretunnel.
137

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L'andamento delle sollecitazioni tangenziali nel rivestimento in calcestruzzo è espresso


dalla (154), ricavata allo stesso modo visto per la tensione radiale all'estradosso
(eq.152), risolvendo il sistema rappresentato dalle equazioni (49) e (50).

E cls (1 − 2ν ) ⋅ Rex ⋅ u ex (154)


σϑ = ⋅ +
(1 + ν ) ⋅ (1 − 2ν ) (Rex − t cls )2 + (1 − 2ν ) ⋅ Rex2
E cls 1   (1 − 2ν ) ⋅ Rex ⋅ u ex 
+ ⋅ 2 ⋅  Rex ⋅  u ex − ⋅ R 
(1 + ν ) R   (Rex − t cls )2 + (1 − 2ν ) ⋅ Rex2 ex 


Dalla (154) è possibile rilevare come la tensione tangenziale massima agisce in


corrispondenza dell'intradosso del rivestimento. Imponendo, dunque, nella (154) σϑ =
C0,cls (C0,cls: resistenza a compressione monoassiale del calcestruzzo) per R = (Rex - tcls)
e sostituendo a uex il rapporto Pmax / kstr, si ottiene la (155), che definisce il carico limite
Pmax di figura 1.6, sopportabile dalla struttura di sostegno in calcestruzzo.

 (Rex − t cls )2  (155)


1
Pmax = C 0,cls ⋅ 1 − 
2  Rex2 
dove: Pmax: carico che provoca la rottura del rivestimento circolare in calcestruzzo
all'intradosso;
C0,cls: resistenza a compressione monoassiale del calcestruzzo;
tcls: spessore dell'anello di rivestimento.

Lo spostamento radiale u0 della parete della galleria al momento del getto del
calcestruzzo dipende dalla distanza dal fronte di scavo della sezione in cui viene gettato
il calcestruzzo: per l'applicazione con calcestruzzo proiettato tale distanza può essere
anche nulla (figura 3.7a); è addirittura negativa nelle tecniche di precontenimento del
cavo (figura 3.7b).
Nota la distanza x è possibile, attraverso la eq.84, determinare la pressione interna
fittizia Pinst corrispondente alla sezione di calcolo prescelta, e, dal valore della Pinst, lo
spostamento radiale u0 ad essa associata attraverso la curva caratteristica.
In corrispondenza del fronte di scavo, per esempio, è stato valutato [Muir Wood, 1979]
(eq.156) lo spostamento radiale u0 in circa 1/4 dello spostamento massimo elastico che
si realizza a grande distanza dal fronte.

1 (1 + ν ) ⋅ Rin ⋅ P0 (156)
u0 ≅ ⋅
4 E

dove: E: modulo elastico del terreno;


ν: modulo di Poisson del terreno;
Rin: raggio interno della galleria;
P0: carico litostatico naturale.

138

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fronte di scavo
A A fronte di scavo
rivestimento in calcestruzzo

0 x 0 x

A A rivestimento in calcestruzzo
a) b)
Figura 3.7. Posizione della sezione di calcolo (sez. A-A) rispetto al fronte di scavo:
a): rivestimento in calcestruzzo proiettato (distanza positiva dal fronte di
scavo); b): Pretaglio Meccanico (distanza negativa dal fronte di scavo).

Nel caso che, associato al rivestimento in calcestruzzo, esistano altri sostegni, la


rigidezza globale del sistema di sostegno risulta essere la combinazione lineare delle
rigidezze delle strutture realizzate. Nella tecnica di scavo del Pretaglio Meccanico è
prevista, infatti, successivamente al riempimento dell'intaglio creato e ad un ulteriore
passo di avanzamento del fronte di scavo, l'installazione di una centina metallica.
Quando, come in questo caso, le diverse strutture di sostegno sono realizzate in tempi
diversi, la linea caratteristica del sistema di sostegno è, in realtà, una spezzata. La
rigidezza complessiva rivestimento in calcestruzzo-centina nella tecnica del Pretaglio
Meccanico è determinata allo stesso modo impiegato per ottenere la (153), ponendo la
seguente condizione al contorno all'intradosso del rivestimento in calcestruzzo:

- R = (Rex -tcls): σR = Pcen ,

dove: Pcen: pressione applicata dalla centina all'intradosso del rivestimento in


calcestruzzo.

La costante di integrazione A è ora espressa dalla (157) anzichè dalla (151).

(1 − 2ν ) ⋅ Rex ⋅ u ex (1 + ν ) ⋅ (1 − 2ν ) (157)
+ Pcen ⋅ (Rex − t cls ) ⋅
2
A=
(Rex − t cls )2 + (1 − 2ν ) ⋅ Rex2 E cls

E, quindi, ponendo:

(
Pcen ≅ k cen ⋅ u ex − u 0' ) (158)

dove: kcen: rigidezza della centina metallica;


u0' : spostamento all'intradosso del rivestimento al momento dell'installazione
della centina, ritenuto uguale allo spostamento dell'estradosso, trascurando
l'espansione dell'anello di rivestimento in senso radiale,
la rigidezza della struttura di sostegno complessiva è espressa dalla (159).
139

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k tot =
[
E cls ⋅ Rex2 − (Rex − t cls )
2
] + k cen ⋅
2 ⋅ (1 − ν cls ) ⋅ (Rex − t cls )
2
(159)
+ ν cls ) ⋅ [(1 − 2ν cls ) ⋅ Rex2 + (Rex − t cls ) ]
(1(159) (1 − 2ν cls ) ⋅ Rex2 + (Rex − t cls )2
2

Quando, invece, la realizzazione del rivestimento in calcestruzzo proiettato avviene


successivamente al posizionamento della centina metallica, come in genere accade nella
realizzazione del sostegno di prima fase in galleria, la pressione applicata dalla centina
agisce direttamente sulla parete di scavo. In questo caso la rigidezza complessiva della
struttura di sostegno è espressa semplicemente dalla (160).

k tot =
[
E cls ⋅ Rex2 − (Rex − t cls )
2
]
]+ k
(160)
(1 + ν cls ) ⋅ [(1 − 2ν cls ) ⋅ R 2
ex + (Rex − t cls )
2 cen

Dalla analisi della (153), (155), (159) e (160) risulta necessario al calcolo della
rigidezza e, quindi, al corretto dimensionamento dello spessore del rivestimento in
calcestruzzo in galleria il modulo elastico Ecls, il modulo di Poisson νcls e il carico a
rottura monoassiale del calcestruzzo C0,cls. Essendo queste grandezze, però, variabili
con il tempo (tabella 3.VII) e durante la messa in carico del rivestimento, si assume per
esse generalmente un valore medio, inferiore al valore a lungo termine. La stima dei
valori medi di Ecls, νcls e C0,cls è, al momento, uno dei problemi più grandi nel
dimensionamento delle strutture di rivestimento in calcestruzzo in galleria.
Recenti studi [Kuwajima, 1991] hanno permesso di ottenere una correlazione (eq. 161)
tra il modulo elastico del calcestruzzo e la sua resistenza a compressione monoassiale
nel tempo, essendo quest'ultimo parametro valutabile molto più facilmente per le più
ridotte dimensioni dei campioni necessarie e la semplicità operativa delle prove di
misura.

1306 ⋅ C01,.92
Ecls = cls
[GPa] (161)
1 + 0.18 ⋅ C02,.cls
283

dove: C0,cls: resistenza a compressione monoassiale del calcestruzzo nel tempo [MPa];
Ecls: modulo elastico del calcestruzzo [GPa].

Tabella 3.VII. Valori tipici della resistenza a compressione monoassiale C0,cls (in MPa)
nel tempo per tre tipi di calcestruzzo proiettato [Hoek e Brown, 1980].

Oltre all'effetto del tempo, la scelta del modulo elastico medio per il calcolo della linea
caratteristica della struttura di sostegno deve considerare anche la presenza di altri

140

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fenomeni che sovente ricorrono durante e successivamente alla messa in carico del
rivestimento in calcestruzzo, tra i quali i più importanti sono:
- il creep;
- il ritiro.
Il creep è un fenomeno fisico di natura viscosa che consiste nell'evolvere nel tempo di
deformazioni sotto carico costante, in maniera più marcata al crescere dello stato
tensionale. Studi condotti da Schubert [Schubert, 1988] hanno permesso di verificare
l'importanza di tale fenomeno sul comportamento del rivestimento e, quindi, su un
corretto dimensionamento. Il ritiro del calcestruzzo consiste nell'esistenza, durante la
maturazione, di deformazioni di compressione o, se impedite, di sollecitazione di
trazione di entità dipendente dal tipo di calcestruzzo, dalla quantità d'acqua impiegata
nella miscelazione e dall'umidità presente nell'aria.
Per tenere in giusto conto tutti i fenomeni descritti, nell'applicazione allo studio del
comportamento del rivestimento in calcestruzzo proiettato viene generalmente
introdotto il concetto del modulo equivalente [Eisenstein e al., 1991], sul cui valore non
esiste concordanza in letteratura poichè è fortemente influenzato dalle condizioni
contingenti esistenti in galleria (velocità di avanzamento, cicli di lavorazione, tipo di
calcestruzzo, etc.): per Hoek e Brown [Hoek e Brown, 1980] è compreso nell'intervallo
14-28 GPa, mentre per Eisenstein e al. [Eisenstein e al., 1991] vale 10 GPa.

Come già richiamato al paragrafo 1.5.2, il progetto del rivestimento in calcestruzzo


condotto con il metodo delle curve caratteristiche deve soddisfare le equazioni (162) e
(163).

Pmax
Fcls = (162)
Peff
ueff ≤ uamm (163)

dove: Fcls: fattore di sicurezza a rottura nel rivestimento in calcestruzzo;


Pmax: carico limite sulla struttura di sostegno che provoca la rottura;
Peff: carico effettivamente agente sulla struttura di sostegno;
ueff: spostamento totale effettivo della parete dello scavo (ueff = u0 + uex);
uamm: spostamento massimo ammissibile della parete dello scavo.

Come alternativa all'approccio teorico con il metodo delle curve caratteristiche, utili
considerazioni sull'ordine di grandezza dello spessore del rivestimento da prevedere e
sulla tipologia delle altre opere di sostegno da associare all'anello di calcestruzzo sono
fornite dalle classificazioni geomeccaniche, che hanno permesso di razionalizzare le
indicazioni derivanti dalle passate esperienze. Le più note classificazioni sono state
sviluppate dal Norwegian Geotechnical Institute [Barton e al., 1974] [Barton e al.,
1975] e dal South African Council for Scientific and Industrial Research [Bieniawski,
1974] [Bieniawski, 1976] [Bieniawski, 1984] [Bieniawski, 1989]. La classificazione del
Norwegian Geotechnical Institute consente di stimare lo spessore di calcestruzzo
proiettato necessario, variabile da 12 cm a 30 cm, in base al valore dei seguenti
parametri: il Rock Mass Quality Q; le dimensioni dello scavo; le dimensioni dei blocchi
di roccia individuati dalle discontinuità.
La classificazione del South African Council for Scientific and Industrial Research,
attraverso la definizione del Rock Mass Rating RMR, dà indicazioni sullo spessore

141

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necessario del rivestimento in calcestruzzo proiettato e sulle dimensioni delle altre


opere di sostegno, per condizioni geometriche e di carico tipiche (un esempio è riportato
in tabella 3.VIII). Le raccomandazioni consigliano spessori massimi di 20 cm a tetto
della galleria, per lo scavo in condizioni geotecniche difficili (classe V di Bieniawski).

Tabella 3.VIII. Raccomandazioni per il sostegno di gallerie secondo la classificazione


del South African Council for Scientific and Industrial Research [Bieniawski, 1976].
Caso di galleria policentrica di larghezza 10 m, carico litostatico naturale inferiore
a 25 MPa, costruita con l'impiego dell'esplosivo.

3.1.4 Sviluppo della ricerca

L'analisi del comportamento statico degli interventi conservativi del Pretaglio


Meccanico e del Pretunnel, svolta in questo capitolo, consente di rilevare come:
- il rivestimento in calcestruzzo proiettato eseguito in avanzamento sul fronte di scavo
è soggetto ad ingenti carichi dovuti all'alto confinamento, prodotto sulle pareti di
scavo, che impedisce l'evolversi di grandi ed indesiderate deformazioni al contorno
della galleria;
- la messa in carico della struttura in calcestruzzo avviene gradualmente con l'avanzare
del fronte di scavo (riduzione della pressione interna fittizia) quando ancora le
caratteristiche meccaniche del calcestruzzo non hanno raggiunto quelle a lungo
termine; lo stato tensionale e deformativo finale nel calcestruzzo risulta influenzato,
quindi, non solo dall'evoluzione delle caratteristiche meccaniche nel tempo, ma
anche dalla velocità delle operazioni di scavo;

142

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- le condizioni di carico transitorie del prerivestimento del Pretaglio Meccanico


(intermedie tra quelle iniziali e quelle a lungo termine) possono risultare critiche nei
riguardi della sicurezza, anche se risultano verificati i fattori di sicurezza a lungo
termine;
- la simulazione del sistema di sostegno e la definizione dei fattori di sicurezza
quando, oltre alla realizzazione del rivestimento in calcestruzzo, vengono installate
altre e successive strutture di sostegno secondarie (come avviene nel metodo del
Pretaglio Meccanico), non è agevole con i metodi di calcolo usualmente adottati;
- al prerivestimento del Pretaglio Meccanico in calcestruzzo è in genere ammesso,
essendo comunque prevista una struttura secondaria, il superamento dei limiti
elastici, semprechè siano verificati i fattori di sicurezza a rottura di tutte le strutture
di sostegno presenti;
- per alti valori dei carichi agenti sul prerivestimento del metodo del Pretunnel, in
corrispondenza di grandi coperture, è necessario ricorrere ad una tecnica di controllo
della convergenza attraverso la realizzazione di una fascia di materiale altamente
compressibile all'estradosso del rivestimento in calcestruzzo.
La determinazione del carico applicato sulla struttura di precontenimento e, quindi, la
definizione del fattore di sicurezza, attraverso il metodo delle curve caratteristiche, è
basata sulla legge di comportamento elastico lineare del calcestruzzo. E' stato messo in
evidenza nei precedenti paragrafi come, a causa della variabilità nel tempo delle
caratteristiche meccaniche del calcestruzzo e di alcuni fenomeni fisici che avvengono
nel calcestruzzo durante e successivamente alla presa, risulta difficile la stima del valore
del modulo equivalente e non c'è concordanza in letteratura.
Sulla base di queste considerazioni sono stati messi a punto due nuovi modelli di
calcolo finalizzati a:
a) definire la curva caratteristica della galleria rivestita da un anello di calcestruzzo e lo
stato tensionale e deformativo nel rivestimento e nel terreno al variare della
pressione interna applicata, per legge di comportamento elasto-plastico del
calcestruzzo (cap.3.2); tale metodo di calcolo permette di determinare il fattore di
sicurezza del rivestimento in calcestruzzo nei riguardi della deformazione limite a
rottura, attraverso l'eventuale analisi in campo plastico del calcestruzzo (è possibile
studiare il comportamento di calcestruzzi fibrorinforzati in campo plastico); il
metodo consente, inoltre, l'analisi:
- dell'influenza della presenza di altre opere di sostegno secondarie (quali le centine
metalliche nel metodo del Pretaglio Meccanico) attraverso l'intersezione della
linea caratteristica della centina con la curva caratteristica della galleria rivestita;
- dell'importanza della presenza di una fascia di materiale deformabile
all'estradosso del rivestimento del Pretunnel nel controllo della convergenza in
galleria;
b) studiare il comportamento del rivestimento in calcestruzzo durante l'evoluzione delle
caratteristiche meccaniche nel tempo e la graduale messa in carico della struttura al
progredire del fronte di scavo; tale metodo di calcolo consente di definire il fattore di
sicurezza nel rivestimento nella fase transitoria, quando è soggetto solamente ad una
parte del carico finale, e lo stato tensionale e deformativo nel calcestruzzo a lungo
termine in funzione dei cicli operativi di cantiere, delle caratteristiche del
calcestruzzo e della velocità di avanzamento del fronte di scavo.
I metodi di calcolo messi a punto si basano sul concetto convergenza-confinamento ed
appartengono alla categoria dei metodi di calcolo ibridi, che ad un approccio di tipo
analitico associano una soluzione di tipo numerico (alle differenze finite).

143

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3.2 Studio dello stato tensionale e deformativo nel terreno


e nella struttura di calcestruzzo secondo il criterio
convergenza-confinamento (metodo di calcolo SHELL)
Il metodo di calcolo SHELL è l'applicazione del metodo SOFCON allo studio dei
rivestimenti in calcestruzzo in galleria: il materiale A di figura 2.8 rappresenta ora
l'anello di calcestruzzo di spessore tcls ed il materiale B è il terreno naturale al contorno
della galleria. Come per l'analisi del rinforzo del terreno ottenuto attraverso
l'inserimento barre passive radiali dall'interno della galleria, è necessario riferirsi al
metodo SOFCON modificato (tabella 2.XIII del paragrafo 2.3.3) poichè sia per i
prerivestimenti (metodi di precontenimento del cavo) sia per i rivestimenti classici
realizzati a scavo già eseguito (dopo il passaggio del fronte di scavo) esiste un rilascio
tensionale nel terreno (assimilabile alla riduzione della pressione interna fittizia da P0 a
Pinst) al contorno della galleria, che si verifica precedentemente alla messa in carico
della struttura di sostegno. La differenza tra i prerivestimenti e i rivestimenti classici
realizzati dall'interno della galleria (siano essi primari o secondari), nello schema di
calcolo bidimensionale adottato dal metodo di calcolo SOFCON, risiede unicamente nel
valore di Pinst che si assegna alla pressione interna fittizia alla sezione in cui è realizzata
la struttura di sostegno, nel momento in cui viene eseguita.

Nell'applicazione SHELL si ha:


- Rex=Rcon: l'estradosso del rivestimento in calcestruzzo è il raggio estremo di
consolidazione nel metodo SOFCON;
- la galleria fittizia nel SOFCON è ora più semplicemente la galleria reale poichè
Rcon= Rin;
- la tensione σR (punto b) di tabella 2.XIII) corrisponde alla pressione interna Pinst;
- lo spostamento radiale all'estradosso del rivestimento, condizione al contorno per
R=Rex , vale ora:

· u( R = Rex )cls = u( R = Rin )ter − uinst (164)

dove: u(R=Rex)cls: spostamento radiale all'estradosso del calcestruzzo;


u(R=Rin)ter: spostamento radiale della parete della galleria, insieme dei punti
della curva caratteristica della galleria non sostenuta, per pressioni interne
inferiori a Pinst (figura 3.8);
uinst: spostamento radiale della parete dello scavo che si verifica
precedentemente alla realizzazione del rivestimento (figura 3.8), correlato
alla Pinst sulla curva caratteristica della galleria non sostenuta;

- la continuità delle sollecitazioni radiali al confine terreno-rivestimento in


calcestruzzo, come al confine tra il materiale A e il materiale B nel SOFCON.

La procedura di calcolo del metodo SHELL (tabella 3.IX) risulta, quindi, molto simile
ma più semplice di quella del metodo SOFCON modificato (tabella 2.XIII). In figura
3.8 sono riportate le curve caratteristiche della galleria naturale e prerivestita, ottenute
dal metodo di calcolo SHELL.

144

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Tabella 3.IX. Passi di calcolo del metodo SHELL, per l'analisi del comportamento del
prerivestimento in calcestruzzo nelle tecniche del Pretaglio Meccanico e
del Pretunnel e la definizione della curva caratteristica della galleria rivestita.

a) calcolo della curva caratteristica della galleria (curva 1 in figura 3.8);


b) per ogni punto della curva caratteristica calcolata nel punto a) (pressione radiale e spostamento radiale
ad R=Rin) si associa la deformazione radiale ad R=Rin ed il raggio plastico nel terreno naturale; la
deformazione radiale in campo elastico è calcolata in base alle equazioni (49) e (50), nota la
sollecitazione radiale sulla parete della galleria e la deformazione tangenziale, funzione dello
spostamento radiale e del raggio interno della galleria;
c) note le condizioni al contorno del rivestimento in calcestruzzo per R=Rex=Rin (la tensione radiale e lo
spostamento radiale dalla curva caratteristica della galleria non rivestita ricavata in a) per pressioni
inferiori a Pinst , punto generico B' in figura 3.8, e la deformazione radiale determinata in b)), si
calcola lo stato tensionale e deformativo nel rivestimento strutturale per (Rex-tcls)<R<Rex in base alle
caratteristiche meccaniche e alla legge di comportamento del calcestruzzo sia in campo elastico sia in
campo plastico;
d) le coppie di valori della sollecitazione radiale e dello spostamento radiale per R=(Rex-tcls) (associati ad
ogni punto della curva caratteristica della galleria non rivestita, curva 1) rappresentano punti sulla
curva caratteristica della galleria rivestita (curva 2); ad esse è anche associato il valore del raggio
plastico nel terreno.

Pin
P0
1

Pinst A
B'
C'
B
1
2
C
uinst
spostamenti radiali in parete
u

Figura 3.8. Curva caratteristica della galleria naturale e della galleria prerivestita.
Legenda: Pin: pressione interna alla galleria; 1: curva caratteristica della
galleria naturale di raggio Rin=Rex; 2: curva caratteristica della galleria
prerivestita; A: punto della curva caratteristica della galleria naturale che
rappresenta la situazione (pressione interna e spostamento radiale) al
momento in cui viene realizzato il prerivestimento; B, C: spostamento
radiale della parete della galleria rivestita con un anello di calcestruzzo per
pressione interna rispettivamente maggiore di zero e nulla (lontano dal
fronte di scavo ed in assenza di altre opere di sostegno); B', C': condizioni
al contorno sull'estradosso del rivestimento (R=Rex) che inducono le
condizioni B e C all'intradosso (R=Rex-tcls); Pinst pressione interna alla
galleria al momento in cui viene realizzato il prerivestimento; uinst
spostamento radiale della parete della galleria che si è verificato
precedentemente alla realizzazione del prerivestimento; P0 carico
litostatico preesistente.
145

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Il metodo SHELL, attraverso la definizione della curva caratteristica della galleria


prerivestita, consente di studiare la presenza di una seconda struttura di sostegno con lo
stesso criterio già illustrato al capitolo 1.5.2 (figura 1.6). Il carico agente sulla centina
metallica, per esempio, eseguita nel metodo del Pretaglio Meccanico successivamente
alla realizzazione del prerivestimento ed un ulteriore avanzamento del fronte di scavo, è
definito semplicemente con l'intersezione della sua linea caratteristica (curva 3) con la
curva caratteristica della galleria prerivestita ottenuta con lo SHELL (curva 2 in figura
3.9)

Pin
P0 1 A

Pcen B

u
Figura 3.9. Definizione dei carichi agenti sulla struttura ausiliaria di sostegno (centina
metallica), realizzata successivamente al prerivestimento in calcestruzzo
nel metodo del Pretaglio Meccanico.
Legenda: Pin: pressione interna alla galleria; u: spostamento radiale
all'estradosso del rivestimento; 1: curva caratteristica della galleria
naturale di raggio Rin=Rex; 2: curva caratteristica della galleria prerivestita
(metodo di calcolo SHELL); 3: linea caratteristica della struttura di
sostegno ausiliaria realizzata in galleria; A: punto della curva caratteristica
della galleria naturale che rappresenta la situazione (pressione interna e
spostamento radiale) al momento in cui viene realizzato il prerivestimento;
B: intersezione della curva caratteristica della galleria prerivestita con la
linea caratteristica del sostegno ausiliario; C: raggiungimento del limite
elastico nella seconda struttura di sostegno; P0 carico litostatico naturale.

La pressione Pcen in figura 3.9, oltre a rappresentare il carico agente sulla struttura di
sostegno ausiliaria (nell'esempio del Pretaglio Meccanico la centina metallica), è anche
la pressione interna applicata all'intradosso del rivestimento in calcestruzzo lontano dal
fronte di scavo, dove la pressione interna fittizia che rappresenta il contributo statico
offerto dal fronte alla stabilità della galleria si può considerare nulla. Lo stato tensionale

146

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e deformativo nel rivestimento in calcestruzzo in presenza di una seconda struttura di


sostegno è definita dallo SHELL in funzione della pressione interna Pcen applicata
all'intradosso.
Nella definizione della curva caratteristica della galleria rivestita è possibile analizzare
il comportamento del calcestruzzo anche in campo plastico, allo stesso modo che per il
materiale A nel metodo SOFCON. La curva 2 nelle figure 3.8 e 3.9 risulta perdere la
linearità in relazione al formarsi di raggi plastici non solo nel terreno naturale ma anche,
quindi, nel rivestimento di calcestruzzo.
Nel metodo del Pretaglio Meccanico, infatti, in relazione agli alti carichi che agiscono
sulla struttura e al carattere primario del prerivestimento, è tollerabile che il
calcestruzzo superi le condizioni limiti elastiche. L'aggiunta di fibre metalliche alla
miscela cemento-inerti consente di elevare i parametri di resistenza residui del materiale
(di ridurre, quindi, la sua fragilità) e di garantire la stabilità del cavo anche in presenza
di una fascia di calcestruzzo a comportamento plastico. La definizione del fattore di
sicurezza del rivestimento in calcestruzzo può, quindi, essere più correttamente
ricondotta, con il metodo di calcolo SHELL, al rapporto tra la deformazione principale a
rottura e la deformazione principale massima nel rivestimento in calcestruzzo (in
corrispondenza dell'intradosso: R=Rex-tcls) (eq.165).

ε ϑ ,rott,cls
Fcls = (165)
ε ϑ ,max

dove: εϑ,rott,cls: deformazione limite a rottura nel calcestruzzo;


εϑ,max: deformazione massima calcolata all'intradosso del rivestimento in
calcestruzzo con il metodo di calcolo SHELL.

La definizione del fattore di sicurezza riportata nella (165) è valida per qualsiasi
condizione al contorno imposta all'intradosso del rivestimento, cioè per qualsiasi valore
della pressione interna applicata da una struttura ausiliaria di sostegno.

La messa a punto del metodo di calcolo SHELL ha permesso, quindi:


- la definizione della curva caratteristica della galleria prerivestita, che facilita lo
studio del comportamento del cavo e del sistema di sostegno quando una struttura
ausiliaria è prevista oltre all'anello di calcestruzzo;
- lo studio del comportamento del rivestimento in calcestruzzo in condizioni plastiche;
- la definizione del fattore di sicurezza del prerivestimento in calcestruzzo valido sia in
presenza di altre opere di sostegno (pressione all'intradosso non nulla) sia per
comportamento plastico del calcestruzzo;
- la simulazione bidimensionale dei prerivestimenti del Pretaglio Meccanico e del
Pretunnel, variando opportunamente la pressione interna Pinst della sezione in cui è
realizzata la struttura, al momento della sua esecuzione;
- lo stato tensionale e deformativo nel calcestruzzo al variare della pressione interna
alla galleria.

Lo SHELL si è rivelato un efficace e veloce metodo di calcolo e dimensionamento delle


strutture di prerivestimento in galleria. Gli esempi di calcolo che seguono (paragrafo
3.2.1) illustrano alcuni risultati utili alla comprensione del fenomeno di interazione
terreno-rivestimento in calcestruzzo.
147

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I limiti del metodo sono quelli riconducibili al concetto convergenza-confinamento, già


evidenziati nel metodo delle curve caratteristiche:
- la natura bidimensionale del problema studiato non permette la valutazione delle
sollecitazioni che agiscono longitudinalmente, lungo l'asse della galleria, nel
prerivestimento in calcestruzzo (figura 3.10); l'introduzione del concetto della
pressione interna fittizia e della pressione Pinst consentono, invece, di tenere in
considerazione l'importante effetto tridimensionale svolto dal fronte di scavo
sull'evoluzione delle sollecitazioni e deformazioni trasversali nel rivestimento; il
valore delle sollecitazioni longitudinali è, in genere, comunque, ridotto rispetto a
quello che si verifica trasversalmente nel rivestimento sia nel Pretaglio Meccanico
sia nel Pretunnel;

Μx Μϑ Ν
Τx ϑ
y
Νx
Μϑ
z x
t cls
Νϑ

R in dϑ

Figura 3.10. Schema delle sollecitazioni che agiscono nell'elemento infinitesimo del
rivestimento circolare di calcestruzzo.
Legenda: Mϑ: momento trasversale nel rivestimento; Nϑ: forza trasversale
nel rivestimento; Mx: momento longitudinale lungo l'asse della galleria;
Nx: forza longitudinale; tcls spessore del rivestimento in calcestruzzo; Rin:
raggio interno della galleria.

- il valore del modulo elastico medio del calcestruzzo durante l'applicazione del carico
da parte del terreno è di difficile valutazione, come è stato evidenziato nel paragrafo
3.1.3;
- la pressione Pinst nelle tecniche di precontenimento del cavo è, in base ad analisi di
tipo tridimensionale in campo elastico, maggiore di 0,72·P0; il corretto valore di Pinst
da introdurre nei calcoli è comunque di difficile valutazione, soprattutto in presenza
di interventi di consolidamento del fronte, che, impedendo i fenomeni di estrusione
dei terreni a scarse caratteristiche meccaniche, irrigidiscono il nucleo ed inducono
una riduzione del rilascio tensionale al contorno della galleria;
- per prerivestimenti molto lunghi, spinti in profondità nel terreno avanti al fronte di
scavo, lo stato tensionale nel calcestruzzo è differente per le diverse sezioni (figura
3.11) a causa del diverso valore della Pinst; la lunghezza di sovrapposizione dei conci,
inoltre, in alcuni casi (come nella tecnica del Pretunnel, per esempio) può
influenzare sensibilmente il comportamento del prerivestimento aumentandone la sua
148

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rigidezza: in questi casi è possibile applicare ancora lo schema bidimensionale del


metodo di calcolo SHELL incrementando opportunamente il valore del modulo
elastico del calcestruzzo (eq.166), dalla (153), noti lo spessore dell'intaglio tcls, la
lunghezza di sovrapposizione s, la profondità dell'intaglio d (figura 3.2).

a b c

a b c

Figura 3.11. Sezioni del prerivestimento (a-a, b-b, c-c) a diverso valore della pressione
Pinst anteriormente al fronte di scavo. La pressione Pinst è, in prima
approssimazione, dipendente dalla distanza dal fronte di scavo, dalle
modalità di esecuzione dell'intaglio.


Ecalc ≅ 
(Rex − t cls ) 2s
⋅ +
(2 Rex − t cls ) ⋅
(d − s ) ⋅ E (166)
[ 2
]
 (1 − ν cls )Rex − 2 Rex t cls + 2t cls d
2
[ ]
2(1 − ν cls )Rex − 2 Rex t cls + t cls
2 2
d 
 cls

dove: Ecalc: modulo elastico del calcestruzzo corretto per tener conto, nello schema
bidimensionale del metodo SHELL, della lunghezza di sovrapposizione di due
conci siccessivi;
Ecls: modulo elastico del calcestruzzo;
νcls: modulo di Poisson del calcestruzzo;
Rex: distanza dell'estradosso del rivestimento dal centro della galleria (Rex=Rin);
tcls: spessore del rivestimento in calcestruzzo, misurato in una sezione
perpendicolare all'asse della galleria;
s: lunghezza di sovrapposizione tra due conci successivi;
d: profondità dell'intaglio rispetto al fronte di scavo (figura 3.2).

3.2.1 Esempi di calcolo

In questo paragrafo vengono illustrati alcuni significativi esempi di calcolo con il


metodo SHELL, descritto in precedenza in questo capitolo. Dagli esempi riportati è
possibile evidenziare i vantaggi e gli svantaggi del metodo di calcolo proposto, la cui
codifica su un linguaggio di programmazione e l'ausilio di un calcolatore permettono di
ottenere tempi di analisi ridotti.

Esempio I: la differenza del comportamento strutturale del prerivestimento


nel metodo del Pretaglio Meccanico e del Pretunnel

L'esempio I analizza il diverso comportamento strutturale dei prerivestimenti del


Pretaglio Meccanico e del Pretunnel in una galleria di diametro 8,8 m, realizzata in uno

149

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stesso tipo di terreno (tabella 3.X) (di scarse caratteristiche geotecniche) sotto un carico
litostatico naturale P0 di 2 MPa. I parametri meccanici e geometrici dei due tipi di
prerivestimento, necessari al calcolo con il metodo SHELL, sono riportati in tabella
3.XI. In questo esempio si è supposto un comportamento lineare elastico del
calcestruzzo costituente il prerivestimento.

Tabella 3.X. Parametri fisici e meccanici del terreno nell' esempio I.

modulo elastico E (MPa) 80


modulo di Poisson ν 0,30
parametro di resistenza m di picco 0,4
parametro di resistenza m residuo 0,3
parametro di resistenza s di picco 0,0010
parametro di resistenza s residuo 0,0003
resistenza a compressione mon. C0 (MPa) 2
parametro deformativo plastico f (residuo) 1
parametro deformativo plastico h (softening) 1

Tabella 3.XI. Parametri meccanici del calcestruzzo e geometrici del prerivestimento del
Pretaglio Meccanico e del Pretunnel nell'esempio I.

In figura 3.12 sono riportate le curve caratteristiche della galleria naturale e della
galleria prerivestita con le tecniche del Pretaglio meccanico e del Pretunnel.
Dall'analisi del grafico è possibile riscontrare la maggior rigidezza della struttura di
rivestimento del Pretunnel. La tecnica del Pretunnel è caratterizzata anche da un più
alto valore della pressione Pinst, pressione interna al di sotto della quale si inizia a
considerare la presenza del prerivestimento nel calcolo con il metodo SHELL. La
realizzazione del prerivestimento in avanzamento nella tecnica di scavo del Pretunnel
consente di ottenere, quindi, in condizioni geotecniche difficili, uno spostamento radiale
totale di solo 1 cm.
In figura 3.13 è riportato l'andamento delle tensioni tangenziali nel terreno e nel
rivestimento di calcestruzzo per pressione interna nulla (situazione lontano dal fronte di
scavo e in assenza di altre opere di sostegno). L'analisi della figura permette di rilevare

150

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come la sollecitazione principale massima indotta nel prerivestimento nella tecnica del
Pretaglio meccanico supera la sollecitazione elastica limite e che, quindi, si rende
necessario, per una corretta valutazione del comportamento della struttura di
precontenimento, considerare un comportamento del tipo elasto-plastico del
calcestruzzo. Le sollecitazioni indotte nella struttura del Pretunnel, invece, sono
compatibili con un comportamento tensionale e deformativo di tipo lineare elastico.

Pin [MPa]
1 A
Pinst,2 1
B
Pinst,3
1

2
3

C D

Figura 3.12. Curva caratteristica della galleria prerivestita con il metodo del Pretaglio
meccanico e del Pretunnel nell'esempio I.
Legenda: Pin: pressione interna alla galleria; A: installazione del
prerivestimento del Pretunnel; B: installazione del prerivestimento del
Pretaglio Meccanico; C: spostamento radiale della parete della galleria
prerivestita con il metodo del Pretunnel, per pressione interna nulla; D:
spostamento radiale della parete della galleria prerivestita con il metodo
del Pretaglio meccanico, per pressione interna nulla; 1: curva caratteristica
della galleria; 2: curva caratteristica della galleria prerivestita con la
tecnica del Pretunnel; 3: curva caratteristica della galleria prerivestita con
la tecnica del Pretaglio meccanico; Pinst,2 pressione interna della galleria in
corrispondenza dell'installazione del prerivestimento del Pretunnel; Pinst,3
pressione interna della galleria in corrispondenza dell'installazione del
prerivestimento del Pretaglio meccanico.

Per comportamento lineare-elastico del calcestruzzo si rileva la condizione più critica in


corrispondenza dell'intradosso del rivestimento (figura 3.13), dove è massima la
tensione tangenziale e risulta minima la tensione radiale di contenimento. Lontano dal
fronte di scavo ed in assenza di opere di sostegno secondarie, è verificata la permanenza
in campo lineare elastico della struttura se è verificata la (167).

151

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Capitolo 3 - Gli interventi conservativi: le tecniche di precontenimento del cavo -

σϑ [MPa]

rivestimento in calcestruzzo Pretunnel


Pretaglio meccanico

Figura 3.13. Sollecitazioni tangenziali nel prerivestimento di calcestruzzo, realizzato


secondo la tecnica del Pretaglio meccanico e del Pretunnel, per pressione
interna nulla (esempio I).

σ ϑ ,max < C0,cls (167)

dove: σϑ,max: tensione tangenziale massima nel rivestimento in calcestruzzo;


C0,cls: resistenza a compressione monoassiale del calcestruzzo.

Per pressioni interne diverse da zero, la (167) è sostituita dalla (168) poichè il
confinamento prodotto dalla tensione radiale incrementa il valore della sollecitazione
tangenziale limite elastica.

 1 + senϕ cls  (168)


σ ϑ ,max <  C 0,cls + σ R ,min ⋅ 
 1 − senϕ 
cls 

dove: σϑ,max: tensione tangenziale massima nel calcestruzzo;


σR,min: tensione radiale minima nel rivestimento in calcestruzzo;
ϕcls: angolo di attrito interno del calcestruzzo.
Esempio II: l'importanza del modulo elastico del calcestruzzo sul
comportamento strutturale del prerivestimento

In questo secondo esempio viene analizzata l'influenza del valore del modulo
elastico del calcestruzzo sul comportamento strutturale del prerivestimento nel metodo
del Pretaglio meccanico. L'esempio II si riferisce ad una galleria di diametro 8,8 m,
realizzata in una roccia di scarse caratteristiche geotecniche (RMR ≅ 38), (i parametri
meccanici sono riportati in tabella 3.XII), sottoposta ad un carico litostatico naturale di
3 MPa.

152

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Tabella 3.XII. Parametri meccanici della roccia nell' esempio II.

modulo elastico E (MPa) 4000


modulo di Poisson ν 0,30
parametro di resistenza m di picco 0,9
parametro di resistenza m residuo 0,9
parametro di resistenza s di picco 0,0018
parametro di resistenza s residuo 0,0018
resistenza a compressione mon. C0 (MPa) 15
parametro deformativo plastico f (residuo) 2,5
parametro deformativo plastico h (softening) 2,5

Tabella 3.XIII. Parametri meccanici del calcestruzzo e geometrici del prerivestimento


nell' esempio II. Influenza del modulo elastico del calcestruzzo assuno nel calcolo sul
valore della convergenza finale della galleria.

Dall'analisi della figura 3.15 è possibile rilevare come sia particolarmente importante
valutare correttamente il modulo elastico medio del calcestruzzo per determinare
l'andamento delle sollecitazioni tangenziali nel rivestimento. Alti valori del modulo
elastico, infatti, se da un lato inducono minori convergenze (figura 3.14) dall'altro più
grandi valori della sollecitazioni nel rivestimento. Il controllo delle convergenze non
risulta essere sempre l'aspetto statico più importante: in questi casi è possibile scegliere
la composizione del calcestruzzo o la tempistica della messa in carico della struttura
(compatibilmente con la stabilità a breve termine) che induca sollecitazioni inferiori.

Esempio III: il dimensionamento dello spessore del prerivestimento

Definiti i parametri meccanici e geometrici necessari al calcolo, il


dimensionamento dello spessore del prerivestimento viene condotto con il metodo
SHELL per tentativi, fino a quando siano verificate le equazioni (165) o (162) e la
(163). In questo esempio viene considerata la galleria del precedente esempio (stesse
caratteristiche geometriche del cavo e geomeccaniche della roccia), con Ecls = 8000

153

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MPa. In figura 3.16 è riportato l'andamento delle sollecitazioni tangenziali per spessori
del rivestimento di 30 cm, 25 cm, 20 cm e 15 cm e per pressione interna nulla.

Pin [MPa]

1
A

2 3 4

Figura 3.14. Curva caratteristica della galleria prerivestita nell'esempio II.


Legenda: A: installazione del prerivestimento; 1: curva caratteristica della
galleria naturale; 2, 3, 4: curve caratteristiche della galleria prerivestita; 2:
modulo elastico del calcestruzzo Ecls = 15000 MPa; 3: Ecls = 10000 MPa;
4: Ecls = 5000 MPa.

σϑ [MPa]

sollecitazioni nel rivestimento

Figura 3.15. Sollecitazioni tangenziali nel prerivestimento di calcestruzzo per pressione


interna nulla (esempio II).

154

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R ex
σϑ [MPa]
1
2
3
4

4 3 2
1

Figura 3.16. Sollecitazioni tangenziali nel rivestimento in calcestruzzo al variare dello


spessore tcls, per pressione interna nulla (esempio III).
Legenda: 1: spessore del prerivestimento tcls = 15 cm; 2: tcls = 20 cm; 3: tcls
= 25 cm; 4: tcls = 30 cm; Rex: distanza dell'estradosso del rivestimento dal
centro della galleria.

In presenza di opere di sostegno ausiliarie all'interno della galleria, quali centine


metalliche per esempio, la differenza di sollecitazione nel calcestruzzo al variare dello
spessore del rivestimento diminuisce, poichè la maggior deformabilità della struttura a
spessori minori, induce più alti valori della pressione interna esercitata dalle opere di
sostegno ausiliarie (centine) e, quindi, un più alto grado di confinamento nel
rivestimento. Tale effetto è comunque analizzabile con il metodo SHELL attraverso la
definizione della pressione interna Pcen (figura 3.9) e il calcolo delle sollecitazioni nel
rivestimento con la seguente ulteriore condizioni al contorno all'intradosso del
rivestimento:

- R=(Rex-tcls): Pin=Pcen.

Esempio IV: il comportamento plastico del rivestimento di calcestruzzo

Con il metodo delle curve caratteristiche non è possibile studiare il comportamento


del rivestimento in calcestruzzo in campo plastico: le equazioni (153) e (155), che
permettono di analizzare in modo semplice l'interazione sostegno-terreno, sono state
ricavate, infatti, sotto l'ipotesi di comportamento elastico lineare del calcestruzzo. Nota
la linea caratteristica del rivestimento con le equazioni (153) e (155), il fattore di
sicurezza è espresso, con il metodo delle curve caratteristiche, come rapporto tra il
carico massimo ammissibile all'estradosso del rivestimento, che induce la sollecitazione
tangenziale limite elastica all'intradosso, e il carico effettivo esistente (eq.162). In realtà
il fattore di sicurezza dovrebbe essere espresso in relazione al fenomeno della rottura
(stato limite ultimo) e non nei riguardi del limite elastico. Il metodo di calcolo SHELL
consente l'analisi completa elasto-plastica del rivestimento in modo da ottenere la
155

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corretta definizione del fattore di sicurezza (eq.165), in relazione alla deformazione


limite ultima.
Per le strutture di prerivestimento e rivestimento primarie, quelle che prevedono, in un
secondo tempo, il completamento con un rivestimento definitivo, il permanere in
condizioni plastiche di parte o tutto il rivestimento non costituisce un grande problema.
L'aggiunta alla miscela cemento-inerti di fibre metalliche, operazione sempre più
usuale, permette, inoltre, un incremento delle caratteristiche meccaniche del
calcestruzzo in campo plastico: vengono incrementati i parametri di resistenza residui in
modo da passare da un comportamento fragile del calcestruzzo ad un comportamento
duttile. Il raggiungimento del limite elastico in presenza di fibre metalliche, quindi, non
è associato ad una repentina caduta della resistenza.

Viene ora descritto un esempio di verifica con il metodo SHELL di un prerivestimento


in calcestruzzo con analisi del tipo elasto-plastica. L'esempio si riferisce ad una galleria
di diametro 8,8 m realizzata in un terreno, le cui caratteristiche meccaniche sono
riportate in tabella 3.XII, in presenza di un carico litostatico naturale di 4 MPa. In
tabella 3.XIV sono riportati i parametri geometrici e meccanici del calcestruzzo,
impiegati nel calcolo.

Tabella 3.XIV. Parametri meccanici del calcestruzzo e geometrici del prerivestimento


nell' esempio IV.

spessore rivestimento tcls (cm) 20


Pinst (MPa) 0,75·P0
modulo elastico E (MPa) 8000
modulo di Poisson ν 0,2
parametro di resistenza m (*) 1,5
parametro di resistenza s (*) 1
resistenza a compressione mon. C0 (MPa) 20
parametro deformativo plastico f (*) 2,5
(*) la legge di comportamento assunta nel calcolo è del tipo elasto-
plastica ideale: i valori di m ed s di picco corrispondono ai valori
residui; il parametro deformativo plastico f è identico al
parametro g.

In figura 3.17 sono riportate le curve caratteristiche della galleria con e senza il
prerivestimento in calcestruzzo. La evidente perdita della linearità della curva
caratteristica della galleria rivestita, in corrispondenza di bassi valori della pressione
interna Pin , è riconducibile ai fenomeni di plasticizzazione che si verificano nel
calcestruzzo.
In figura 3.18 è illustrata l'evoluzione del raggio plastico nel rivestimento in
calcestruzzo al diminuire della pressione interna applicata: nel punto A inizia a
verificarsi il raggiungimento del limite elastico in corrispondenza dell'intradosso,
mentre nel punto B anche l'estradosso del rivestimento raggiunge condizioni di
comportamento plastico.
In figura 3.19 è riportato l'andamento delle deformazioni principali massime
(tangenziali) nel calcestruzzo, al variare della pressione interna alla galleria. Le

156

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pressioni interne considerate nel calcolo permettono di descrivere le condizioni di


rivestimento completamente elastico, parzialmente plastico, completamente plastico. In
tutte le condizioni analizzate il valore della deformazione principale massima risulta
essere, ovviamente, in corrispondenza dell'intradosso del rivestimento (la deformazione
tangenziale, infatti, è il rapporto tra lo spostamento radiale e la distanza dal centro della
galleria).

Pin [MPa]

1
Pinst A

2
B

Figura 3.17. Curve caratteristiche della galleria con e senza il prerivestimento,


nell'esempio IV.
Legenda: Pin: pressione interna alla galleria; A: installazione del
prerivestimento; 1: curva caratteristica della galleria; 2: curva caratteristica
della galleria prerivestita; B spostamento radiale della parete della galleria
in presenza del prerivestimento, per pressione interna nulla.

I passi che è necessario compiere per il corretto dimensionamento dello spessore della
struttura di prerivestimento e della struttura ausiliaria in galleria sono:
a) calcolo delle deformazioni tangenziali all'intradosso del rivestimento per diversi
valori della pressione interna alla galleria (come figura 3.19);
b) determinazione della deformazione principale massima del calcestruzzo a rottura;
c) definizione del fattore di sicurezza minimo ammissibile;
d) in base ai passi a), b) e c), determinazione della pressione interna necessaria Pmin al
raggiungimento del fattore di sicurezza minimo ammissibile nella struttura in
calcestruzzo;
e) nel caso la pressione interna necessaria Pmin sia nulla, il fattore di sicurezza nel
rivestimento è verificato senza ricorrere alla realizzazione di opere di sostegno
ausiliarie all'interno della galleria;
f) se, invece, la pressione necessaria Pmin risultasse non nulla, si deve procedere alla
realizzazione di opere di sostegno ausiliarie (come centine metalliche, per esempio),
sempre mantenendo costanti i parametri geometrici del rivestimento e meccanici del
calcestruzzo; il dimensionamento delle opere di sostegno ausiliarie può avvenire nel
modo seguente (figura 3.20):

157

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· determinazione del punto D dalla intersezione della curva caratteristica della


galleria prerivestita con la semiretta orizzontale passante per il punto P=Pmin;
· determinazione del punto C in base alle considerazioni svolte nel paragrafo 3.1.3
(eq.156);
· noti i punti C e D, definizione della rigidezza kstr in base alla (169) e del carico
limite sopportabile della struttura di sostegno ausiliaria dalla (170):
Pmin
k str = (169)
ueff − u0
Pmax = Pmin ⋅ Fs (170)

dove: Pmax: pressione limite della struttura di sostegno ausiliaria (figura 1.6);
Pmin: pressione interna necessaria al raggiungimento del fattore di sicurezza
minimo ammissibile nel rivestimento di calcestruzzo;
Fs: fattore di sicurezza nella struttura di sostegno ausiliaria;
ueff: spostamento radiale effettivo della struttura di sostegno (punto D in figura
3.20);
u0: spostamento radiale della parete della galleria al momento dell'installazione
della struttura di sostegno ausiliaria.

Il valore della rigidezza kstr e del carico limite sopportabile Pmax sono sufficienti al
dimensionamento della struttura di sostegno ausiliaria.

Pin [MPa]
R ex
t
cls

A
1

2
B

Raggio plastico [m]

Figura 3.18. Andamento del raggio plastico nel rivestimento di calcestruzzo al variare
della pressione interna della galleria.
Legenda: Pin: pressione interna alla galleria; A: inizio della
plasticizzazione del prerivestimento (all'intradosso); B: completa
plasticizzazione; 1: pressione interna per valori inferiori della quale si
verifica la plasticizzazione del prerivestimento; 2: pressione interna limite
per valori inferiori della quale si verifica la completa plasticizzazione del
prerivestimento; Rex: raggio dello scavo (coincidente con la distanza
dell'estradosso del rivestimento dal centro della galleria); tcls: spessore del
rivestimento in calcestruzzo.

158

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C
B
A

Figura 3.19. Andamento della deformazione principale massima (tangenziale) nel


prerivestimento in calcestruzzo al variare della pressione interna applicata
dalle opere di sostegno ausiliarie.
Legenda: A: pressione interna 0,5 MPa (comportamento elastico del
rivestimento); B: pressione interna 0,4 MPa (parziale plasticizzazione del
rivestimento); C: pressione interna 0,3 MPa (parziale plasticizzazione del
rivestimento); D: pressione interna 0,2 MPa (completa plasticizzazione del
rivestimento); E: pressione interna 0,1 MPa (completa plasticizzazione del
rivestimento); F: pressione interna nulla (completa plasticizzazione del
rivestimento).

Ponendo, quindi, εϑ,rott,cls pari a 0,0011 e Fcls, fattore di sicurezza minimo ammissibile
nella struttura di rivestimento in calcestruzzo pari a 1,2, εϑ,max è definita dalla (165) e
vale 9,16·10-4. Dalla figura 3.19 è possibile determinare la pressione interna Pmin
correlata alla deformazione tangenziale εϑ,max (Pmin=0,5 MPa). Noto Pmin , infine, si
ricava il punto D, intersezione con la curva caratteristica della galleria rivestita, di
figura 3.20 e le caratteristiche di rigidezza e resistenza che deve presentare la struttura
di sostegno aggiuntiva per assolvere al suo compito (eq.169 e 170).

3.2.2 Applicazione del metodo

Il metodo di calcolo SHELL è stato applicato allo studio del rivestimento strutturale
della tecnica del Pretunnel in una galleria circolare profonda della linea dell'Alta
Velocità Ferroviaria Italiana, attualmente in corso di realizzazione, di diametro
variabile, per esigenze costruttive, dai 14,5 ai 16,5 m e sottoposta ad un carico
litostatico naturale di 4 MPa. Le caratteristiche meccaniche del terreno sono riportate in
tabella 3.XV. Le dimensioni del prerivestimento e le caratteristiche meccaniche del
calcestruzzo impiegato sono, invece, riportate in tabella 3.XVI. Il modulo elastico del
calcestruzzo è stato modificato per tenere conto dell'incremento della rigidezza della
struttura dovuto alle sovrapposizioni (eq.166). La pressione interna Pinst (punto A di

159

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figura 3.17), pressione interna fittizia al momento in cui si realizza il prerivestimento, è


stata valutata pari a 0,9 volte il carico litostatico naturale (Pinst=3,6 MPa).

Pin
P
0
1

D
P
min

3 kstr 2
C B
u0 u
eff u
Figura 3.20. Dimensionamento della struttura di sostegno ausiliaria in modo da
permettere il raggiungimento del fattore di sicurezza desiderato nel
rivestimento in calcestruzzo.
Legenda: A: installazione del prerivestimento; B: spostamento radiale
della parete della galleria, per pressione interna nulla, in presenza del
prerivestimento; C: installazione della struttura di sostegno ausiliaria; D:
intersezione della linea caratteristica della struttura di sostegno ausiliaria
con la semiretta orizzontale passante per P=Pmin; Pmin: pressione interna
necessaria al raggiungimento del fattore di sicurezza minimo ammissibile
nel rivestimento di calcestruzzo; 1: curva caratteristica della galleria
naturale; 2: curva caratteristica della galleria prerivestita; 3: linea
caratteristica della struttura di sostegno ausiliaria.

I risultati del calcolo condotto con il metodo SHELL, sono stati confrontati con i
risultati di una simulazione numerica assialsimmetrica agli elementi finiti. Il codice di
calcolo utilizzato è il FESTER (Finite Element Simulation of Tunnels Excavated in
Rock) [Reed e Lavander, 1988], sviluppato congiuntamente dalla Brunel University e
dalla Geodata S.p.A. specificatamente per problematiche di meccanica delle rocce e di
gallerie; tale codice è in grado di studiare il comportamento del terreno in
corrispondenza delle grandi deformazioni, per leggi di comportamento visco-plastiche,
con elementi al contorno infiniti, e di simulare il fenomeno di interazione bulloni-
terreno attraverso la definizione di elementi strutturali dedicati.
Il modello numerico utilizzato, le cui principali caratteristiche sono riportate in tabella
3.XVII, è illustrato in figura 3.21. Per la simmetria del problema, solo una metà della
galleria è stata studiata, imponendo in corrispondenza del suo asse, la condizione al
contorno di spostamento trasversale nullo. Sui limiti trasversali sono impediti sia gli
spostamenti radiali sia quelli in direzione assiale. I 37 elementi infiniti sono stati
160

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impiegati in corrispondenza del limite longitudinale. Complessivamente il modello


comprende 4 conci Pretunnel, ciascuno dei quali è lungo 12 m, di cui 6 m complessivi
sono in sovrapposizione con il concio precedente e quello successivo.

Tabella 3.XV. Caratteristiche meccaniche del terreno al contorno della galleria.

modulo elastico E (MPa) 1000


modulo di Poisson ν 0,25
parametro di resistenza m di picco 0,3
parametro di resistenza m residuo 0,27
parametro di resistenza s di picco 0,03
parametro di resistenza s residuo 0,0012
resistenza a compr. mon. C0 (MPa) 8,24
parametro deformativo plastico f 1,63
parametro deformativo plastico g 1,72
parametro deformativo plastico α 2

Tabella 3.XVI. Dimensioni del guscio di precontenimento e caratteristiche meccaniche


del calcestruzzo impiegato.

spessore del guscio tcls (m) 1,5


lunghezza del guscio d (m) 12,6
inclinazione del guscio γ (°) 7
sovrapposizione s (m) 2,2
modulo elastico E (MPa) 10000
modulo di Poisson ν 0,20

Tabella 3.XVII. Principali caratteristiche geometriche del modello numerico utilizzato


con il codice di calcolo agli elementi finiti FESTER.

nodi 1483
elementi 488
quadrilateri isoparametrici 451
infiniti 37
larghezza totale (m) 45
altezza totale (m) 60

L'avanzamento del fronte della galleria è stata simulata attraverso la contemporanea


riduzione del modulo di deformazione e la sollecitazione interna degli elementi di
terreno scavati. Il criterio di rottura del terreno, adottato nello studio con il metodo agli
elementi finiti, è quello di Hoek-Brown, sia per le condizioni di picco sia per quelle
residue, con comportamento di tipo softening in campo plastico. Il comportamento del
calcestruzzo adottato è del tipo lineare elastico.

161

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Figura 3.21. Modello numerico assialsimmetrico impiegato per lo studio con il codice
di calcolo agli elementi finiti FESTER [Reed e Lavender, 1988] (scala
1:200).

I passi di calcolo della simulazione numerica agli elementi finiti sono stati:
a) definizione del carico litostatico naturale alla profondità di scavo al modello
mediante l'attribuzione di una tensione uniforme ai punti di integrazione di ciascun
elemento (punti di Gauss);

162

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b) realizzazione del primo guscio di prerivestimento avanti al fronte di scavo;


c) avanzamento del fronte di scavo per una lunghezza di 4,5 m;
d) ulteriore avanzamento del fronte di scavo per una lunghezza di 4,5 m;
e) realizzazione di un secondo guscio di prerivestimento;
f) avanzamento del fronte di scavo per una lunghezza di 4,5 m.
I risultati della simulazione numerica agli elementi finiti con il codice di calcolo
FESTER sono riportati in figura 3.22. Nella colonna A, figure 1, 2 e 3, è riportata la
maglia del modello evidenziando la posizione del fronte di scavo e la attivazione degli
elementi che rappresentano il guscio di prerivestimento: la figura A1 rappresenta
l'avanzamento del fronte di scavo fino ad una distanza s (lunghezza di sovrapposizione
dei gusci) dal punto terminale del concio (passo d) della simulazione); la A2 la
realizzazione del secondo guscio del prerivestimento (passo e) della simulazione); la A3
l'ultimo passo di avanzamento simulato (passo f) della simulazione). Nella colonna B,
figure 1, 2 e 3, è riportato lo stato tensionale e deformativo nel terreno al contorno dello
scavo al termine della simulazione di calcolo: la figura B1 mostra gli spostamenti assiali
di estrusione che si verificano nel terreno al fronte di scavo (spostamenti amplificati); la
B2 le isocurve del rapporto di mobilitazione MR, rapporto tra lo sforzo deviatorico
esistente e quello limite (per valori del rapporto di mobilitazione inferiori ad 1 il terreno
ha comportamento elastico); la B3 l'entità e la direzione delle tensioni principali nel
terreno al contorno della galleria e avanti al fronte di scavo.
Dall'analisi della figura 3.22 B si verifica che:
- la tecnica del Pretunnel permette un efficace controllo delle deformazioni nel terreno
al contorno della galleria e dei fenomeni di estrusione al fronte di scavo (figura B1);
- l'estensione delle zone di terreno a comportamento plastico è ridotta al solo nucleo di
terreno racchiuso dal prerivestimento; il terreno all'esterno del prerivestimento
conserva un campo tensionale e deformativo di natura elastica nonostante le scarse
caratteristiche geotecniche del terreno e gli ingenti carichi geostatici a cui è soggetta
la galleria (figura B2);
- il fronte di scavo risulta essere scarico dal punto di vista tensionale e, quindi, stabile;
alti valori tensionali sono riscontrati in profondità all'interno del nucleo in
corrispondenza di più alti valori di confinamento e a comportamento di tipo elastico
del terreno (figura B3).
I risultati di figura 3.22 sono in grado di mostrare l'efficacia della tecnica del Pretunnel
come intervento conservativo nello scavo di gallerie profonde in terreni di scarse
caratteristiche geotecniche. Contrariamente ai metodi di scavo definiti classici, un tale
modo di procedere consente di operare lo scavo di una galleria di grande diametro, a
grande profondità, a piena sezione, con evidente vantaggio sui tempi realizzativi.
Gli spostamenti radiali all'intradosso del prerivestimento determinati con la simulazione
numerica agli elementi finiti per una sezione rappresentativa (punto E in figura 3.22 B1)
sono stati confrontati con la curva caratteristica della galleria prerivestita, ottenuta dal
metodo di calcolo SHELL (figura 3.23).

I risultati della modellazione agli elementi finiti, punti 1 e 2 in figura 3.23, sono stati
desunti per la sezione E, al termine delle fasi d) ed f), cioè rispettivamente poco prima di
realizzare il secondo guscio di prerivestimento e al termine del successivo avanzamento
del fronte di scavo.

163

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Figura 3.22. Risultati della simulazione numerica agli elementi finiti con il codice di
calcolo FESTER.
Legenda: A: maglia del modello alle diverse fasi; B: risultati del calcolo in
termini tensionali e deformativi al termine dell'ultimo passo di calcolo
(passo f) della simulazione).

E' possibile verificare dall'analisi della figura 3.23 come esista una buona
corrispondenza tra i risultati del metodo SHELL e della simulazione numerica alle
differenze finite.

164

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Pin [MPa]
Pinst 1
risultati del modello numerico

curva caratteristica della galleria naturale

curva caratteristica della galleria prerivestita


2
uinst
Spostamenti radiali [cm]

Figura 3.23. Confronto della curva caratteristica della galleria prerivestita ottenuta
dall'analisi con il metodo SHELL con i risultati della simulazione numerica
agli elementi finiti con il codice di calcolo FESTER.
Legenda: Pinst: pressione interna alla galleria; Pinst: pressione interna
fittizia all'istante in cui viene realizzato il prerivestimento; uinst:
spostamento radiale della parete della galleria che si è verificato già prima
di realizzare il prerivestimento; 1: coppia di valori dello spostamento
radiale e della pressione radiale sulla parete di scavo in corrispondenza
della sezione E, al momento in cui viene realizzato il prerivestimento
(termine della fase c) della simulazione di calcolo); 2: coppia di valori
dello spostamento radiale e della pressione radiale sulla parete di scavo in
corrispondenza della sezione E, al successivo avanzamento del fronte di
scavo (termine della fase f) della simulazione di calcolo).

Pure l'andamento delle sollecitazioni radiali e tangenziali nel rivestimento in


calcestruzzo, ricavato con il metodo di calcolo SHELL, mostra una buona concordanza
con i risultati della simulazione numerica (figura 3.24). L'analisi della figura 3.24 ha
permesso, inoltre, la verifica progettuale del valore dello spessore del prerivestimento,
attraverso la definizione della sollecitazione tangenziale massima esistente
all'intradosso. Sia con il codice di calcolo numerico sia con il metodo SHELL è stato
possibile constatare come il terreno al contorno della galleria permanga in condizioni
elastiche, partecipando, così, attivamente alla statica della galleria.

3.2.3 La simulazione della presenza di una fascia deformabile


all'estradosso del prerivestimento del Pretunnel

In presenza di grandi coperture, al prerivestimento in calcestruzzo nella tecnica del


Pretunnel sono applicati ingenti carichi da parte del terreno circostante, come è stato
messo in evidenza nel paragrafo 3.1.2. In queste condizioni è previsto che il cassero
mobile non venga completamente riempito di calcestruzzo, ma che una parte di esso
venga occupato da materiali poliuretanici altamente deformabili (figura 3.5), in modo da
permettere una convergenza controllata delle pareti dello scavo. Dall'analisi delle curve
165

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caratteristiche, infatti, risulta evidente come un seppur minimo spostamento radiale


consentito alla parete dello scavo comporti una riduzione delle spinte sul rivestimento e,
quindi, richieda spessori inferiori della struttura di sostegno.

σ [MPa]
sollecitazioni tangenziali
nel prerivestimento

Metodo agli elementi finiti (FESTER)


SOFCON

σϑ

σR

DISTANZA DAL CENTRO DELLA GALLERIA[m]

Figura 3.24. Confronto dell'andamento delle sollecitazioni radiali e tangenziali nel


terreno e nel prerivestimento in calcestruzzo ottenuto con il metodo
SHELL con i risultati della simulazione numerica agli elementi finiti con il
codice di calcolo FESTER.
Legenda: σϑ: tensioni tangenziali; σR: tensioni radiali.

Sotto l'ipotesi di comportamento elastico lineare del calcestruzzo e del materiale


poliuretanico, la presenza di una fascia di materiale deformabile tdef viene simulata, con
il metodo di calcolo SHELL, considerando una ulteriore espansione del terreno al
contorno della galleria prima che venga realizzato il prerivestimento: il punto che
rappresenta la realizzazione del prerivestimento è ora individuato da A* e non più da A
in figura 3.25, mentre lo spostamento totale della parete dello scavo, in assenza di opere
di sostegno ausiliarie, da B* e non da B. Nel calcolo, quindi, viene sostituito a Pinst un
*
valore inferiore ( Pinst ) della pressione interna fittizia al momento in cui viene realizzato
il prerivestimento.
La simulazione della presenza della fascia di materiale deformabile all'estradosso del
rivestimento in calcestruzzo, attraverso la definizione di un valore della pressione
*
interna fittizia inferiore ( Pinst ), si basa sul principio di sovrapposizione degli effetti,
valido solo per comportamento elastico di entrambi i materiali (il calcestruzzo e il
materiale poliuretanico): la riduzione dello spessore della fascia deformabile, che si
riscontra per pressione nulla interna alla galleria, indotta dalla sollecitazione radiale
σR(def) (eq.171), può, infatti, essere considerata come se si verificasse tutta prima che il
rivestimento di calcestruzzo venga messo in carico.

166

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σ R (def )
∆tdef = ⋅ t def (171)
Edef

dove: ∆tdef: riduzione dello spessore della fascia di materiale deformabile;


tdef: spessore della fascia di materiale deformabile;
σR(def): tensione radiale nella fascia di materiale deformabile;
Edef: modulo elastico del materiale deformabile.

Pin
P0 1
Pinst A

1
*
Pinst A*
1

2 3

B B*
u inst u*inst
u
Figura 3.25. Simulazione di una fascia di materiale deformabile all'estradosso del
prerivestimento nella tecnica del Pretunnel, attraverso il metodo di calcolo
SHELL.
Legenda: 1, 2, 3: curve caratteristiche rispettivamente della galleria in
assenza di prerivestimento; della galleria prerivestita, in assenza e in
presenza della fascia di materiale deformabile all'estradosso del
rivestimento in calcestruzzo; A, A*: realizzazione del rivestimento nella
simulazione di calcolo con lo SHELL, rispettivamente in assenza e in
presenza della fascia di materiale deformabile all'estradosso del
*
rivestimento; Pinst , Pinst : pressione interna fittizia al momento in cui si
realizza il prerivestimento rispettivamente in assenza e in presenza della
*
fascia di materiale deformabile; uinst , uinst : spostamento radiale della parete
della galleria al momento in cui si realizza il prerivestimento,
rispettivamente in assenza e in presenza della fascia di materiale
deformabile.

Si ipotizza che, inizialmente, al momento in cui si realizza il rivestimento in


calcestruzzo e la fascia di materiale deformabile, la pressione interna fittizia valga Pinst

167

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e che il modulo elastico Edef abbia valore infinito (punto A di figura 3.25);
successivamente viene sostituito a Edef il suo vero valore (sensibilmente inferiore a
quello del calcestruzzo) e si riscontra una riduzione ∆tdef (eq.171) dello spessore della
fascia di materiale deformabile a causa della presenza della sollecitazione σR(def): la
riduzione di spessore ∆tdef comporta un ulteriore spostamento della parete dello scavo
verso l'interno della galleria (eq.172) e una contemporanea riduzione della pressione
*
interna fittizia (da Pinst a Pinst ).

*
uinst = uinst + ∆t def (172)

La riduzione di volume della fascia di materiale deformabile è rappresentata in figura


3.25 dal tratto A-A* sulla curva caratteristica della galleria in assenza di rivestimento
(curva 1). Ulteriori riduzioni della pressione interna fittizia (l'avanzamento del fronte di
scavo) inducono la messa in carico del rivestimento in calcestruzzo; la curva 1 di figura
3.25 continua a rappresentare la condizione al contorno all'estradosso del rivestimento
in calcestruzzo, poichè la fascia di materiale deformabile trasferisce sia la sollecitazione
radiale sia lo spostamento radiale ai suoi estremi senza modificarli (sensibilmente) a
causa, rispettivamente, del basso valore del modulo di deformazione e della costanza
del suo spessore (tdef-∆tdef), avendo ormai già considerato in precedenza la riduzione
dello spessore ∆tdef (eq.171).
Poichè, però, il valore della sollecitazione radiale σ R ( def ) = Pinst
*
all'interno della fascia di
materiale deformabile è un risultato del problema e non un dato di partenza, l'analisi
deve essere condotta per tentativi, con la procedura di seguito riportata:
a) definizione di primo tentativo della sollecitazione radiale finale nella fascia di
materiale deformabile σR(def) (σR(def) < Pinst );
b) valutazione della riduzione dello spessore della fascia di materiale deformabile
attraverso la equazione (171);
*
c) definizione dello spostamento radiale uinst della parete della galleria dalla equazione
*
(172) e della Pinst nota la curva caratteristica della galleria non rivestita (curva 1 di
figura 3.25);
*
d) nota la Pinst , il calcolo con il metodo SHELL procede nel modo illustrato all'inizio
del paragrafo 3.2, ottenendo lo stato tensionale e deformativo nel calcestruzzo e nel
terreno al variare della pressione interna alla galleria; in particolare si ottiene la
sollecitazione radiale σR(def) nella fascia di materiale deformabile per pressione
interna alla galleria nulla (figura 3.26);
e) definita la σR(def) dal passo di calcolo d), si ripete il ciclo b)-d) fino a quando la
differenza tra i valori della σR(def) di due cicli successivi risulti trascurabile.

Con il metodo di calcolo SHELL è possibile una veloce analisi dello stato tensionale e
deformativo della struttura di prerivestimento e del terreno in presenza di una fascia di
materiale deformabile, interposta tra il calcestruzzo e la parete di scavo. Il metodo
considera, in questi casi, per il calcestruzzo e per il materiale deformabile un
comportamento del tipo lineare elastico. Dall'analisi delle sollecitazioni e delle
deformazioni indotte nella struttura di prerivestimento, note le caratteristiche
meccaniche del calcestruzzo e del materiale deformabile e la curva caratteristica della
galleria, è possibile determinare la coppia di valori degli spessori del rivestimento in
calcestruzzo tcls e della fascia di materiale deformabile tdef che, compatibilmente con le
168

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condizioni di sicurezza (verifica dei fattori di sicurezza), sia ottimale dal punto di vista
economico.
σR
P0

tcls tdef

σ fascia di materiale
R(def)
deformabile

Figura 3.26. Sollecitazioni radiali nel calcestruzzo, nella fascia di materiale altamente
deformabile e nel terreno al contorno della galleria, ricavate con il metodo
di calcolo SHELL, per pressione interna nulla. Determinazione del valore
di σR(def) necessario al calcolo.
Legenda: tcls: spessore del rivestimento in calcestruzzo; tdef: spessore della
fascia di materiale deformabile; σR(def) sollecitazione radiale nel materiale
deformabile; P0: carico litostatico naturale.

Esempio: l'influenza della presenza di una fascia di materiale deformabile


tra terreno e calcestruzzo sul comportamento della struttura di
prerivestimento

Viene presentato un esempio pratico dell'influenza della presenza della fascia di


materiale deformabile sul comportamento strutturale del prerivestimento nella
tecnologia del Pretunnel. La galleria studiata è circolare di diametro 11 m ed è
sottoposta ad un carico litostatico naturale di 4 MPa. Il terreno interessato dallo scavo
ha caratteristiche geotecniche descritte dai parametri riportati in tabella 3.XVIII.

Tabella 3.XVIII. Parametri fisici e meccanici del terreno (comportamento del terreno
del tipo elasto-plastico ideale: parametri di resistenza residui uguali a quelli di picco).

modulo elastico E (MPa) 4000


modulo di Poisson ν 0,30
parametro di resistenza m 0,5
parametro di resistenza s 0,001
resistenza a compressione mon. C0 (MPa) 10
parametro deformativo plastico f 2,5

169

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La pressione Pinst assunta nel calcolo è pari a 0,86·P0. I valori dei parametri meccanici
del calcestruzzo e del materiale deformabile sono riportati in tabella 3.XIX.

Tabella 3.XIX. Parametri meccanici del calcestruzzo e del materiale deformabile.

modulo elastico del calcestruzzo Ecls (MPa) 10.000


modulo di Poisson del calcestruzzo νcls 0,25
modulo elastico del materiale deformabile Edef (MPa) 30

Sono state condotte analisi con il metodo SHELL per i seguenti due tipi di rivestimento:
a) spessore della struttura di prerivestimento tcls 90 cm, senza fascia di materiale
deformabile all'estradosso;
b) spessore della struttura di prerivestimento tcls 72 cm, con fascia di materiale
deformabile all'estradosso di spessore iniziale tdef di 18 cm (lo spessore completo del
cassero è, quindi, anche ora di 90 cm).
In figura 3.27 è riportata la curva caratteristica della galleria prerivestita secondo i casi
a) e b).
Dall'analisi della figura 3.27 risulta evidente come la presenza di una fascia di materiale
deformabile (caso a)) permette lo sviluppo di convergenze più grandi (circa il doppio in
questo esempio) rispetto al caso in cui essa manca ed è occupata dal calcestruzzo (caso
b)). Il controllo della convergenza della galleria in quest'ultimo caso induce un
alleggerimento tensionale nella struttura di calcestruzzo, nonostante le sue più ridotte
dimensioni, come è possibile rilevare dalla figura 3.28.

Pin [MPa]

*
A
1

a b

Figura 3.27. Curva caratteristica della galleria prerivestita secondo gli schemi a) e b).
Legenda: 1: curva caratteristica della galleria; a: curva caratteristica della
galleria prerivestita secondo lo schema a); b: curva caratteristica della
galleria prerivestita secondo lo schema b); A e A*: realizzazione del
prerivestimento in calcestruzzo rispettivamente senza e con la fascia di
materiale deformabile.
170

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σϑ [MPa] t cls t def

Figura 3.28. Tensioni principali massime (tangenziali) nella struttura di prerivestimento


in calcestruzzo per gli schemi a) e b) analizzati.
Legenda: tcls: spessore del rivestimento in calcestruzzo; tdef: spessore della
fascia di materiale deformabile.

La figura 3.29 riporta l'andamento delle sollecitazioni tangenziali nel terreno, che
consente il controllo dell'evoluzione del raggio plastico in presenza di una fascia di
materiale deformabile.

σϑ [MPa]

Figura 3.29. Tensioni principali massime (tangenziali) nella struttura di prerivestimento


e nel terreno per gli schemi a) e b) analizzati.

171

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La sostituzione all'estradosso di parte del rivestimento in calcestruzzo (18 cm) con


materiale deformabile, ha indotto, nell'esempio riportato, una riduzione della tensione
tangenziale massima all'intradosso da 11,42 MPa a 7,47 MPa.

3.3 L'importanza del fattore tempo sul comportamento del


rivestimento in calcestruzzo
(metodo di calcolo TIMESHOT)
Nelle strutture di sostegno primarie in calcestruzzo in galleria ed in particolare
nelle strutture di prerivestimento, poco tempo dopo la loro realizzazione (6-8 ore)
ricominciano le operazioni di scavo e, quindi, inizia la graduale messa in carico della
struttura, che è correlata all'avanzamento del fronte di scavo. Per garantire la sicurezza
del cantiere, il calcestruzzo impiegato in queste applicazioni deve sviluppare resistenze
elevate a breve stagionatura. E' già riportato nel paragrafo 3.1.1 come nella tecnologia
del Pretaglio Meccanico si ritiene generalmente sufficiente il raggiungimento di
resistenze a compressione monoassiale di 6 MPa a 6-8 ore. L'evoluzione del modulo
elastico del calcestruzzo nel tempo, inoltre, produce un incremento della rigidezza della
struttura durante il suo carico: per ogni gradino di carico applicato dal terreno
circostante alla struttura, all'avanzare del fronte di scavo, la struttura risponde, quindi, in
maniera diversa. Lo stato tensionale transitorio e finale nel calcestruzzo dipende,
dunque, dalla modalità con cui viene caricato il rivestimento e dall'evoluzione del
modulo elastico del calcestruzzo nel tempo.
Una corretta progettazione delle strutture di sostegno primarie in calcestruzzo deve,
quindi, basarsi sulla conoscenza non solo dell'evoluzione delle caratteristiche
meccaniche (resistenza e modulo elastico) del calcestruzzo nel tempo, ma anche
dell'organizzazione delle operazioni in cantiere e della prevista velocità di avanzamento
del fronte di scavo.
Nella definizione della linea caratteristica del rivestimento (paragrafo 3.1.3) e nel
calcolo con il metodo SHELL (paragrafo 3.2), è necessario stimare il valore medio del
modulo elastico Ecls, del modulo di Poisson νcls e della resistenza a compressione
monoassiale C0,cls durante la messa in carico del rivestimento. La corretta stima di tali
parametri è, però, proprio in ragione della complessità del fenomeno di carico della
struttura, molto difficile.

In questo paragrafo viene presentato un nuovo metodo di calcolo denominato


TIMESHOT, messo a punto per studiare nel dettaglio la graduale messa in carico della
struttura (Pretaglio Meccanico, Pretunnel, rivestimento in calcestruzzo proiettato)
all'evolvere delle sue caratteristiche meccaniche nel tempo. E' quindi possibile
determinare lo stato tensionale e deformativo ed il fattore di sicurezza nei riguardi del
raggiungimento del limite elastico nella fase transitoria e a lungo termine, in modo da
definire eventuali condizioni critiche nei confronti della stabilità, durante e dopo i
lavori.

I dati necessari al calcolo sono:


- carico litostatico naturale P0 e pressione Pinst;
- geometria della galleria e del rivestimento in calcestruzzo;
- parametri meccanici del terreno;
- parametri meccanici del calcestruzzo in funzione del tempo;

172

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- grafo degli avanzamenti del fronte di scavo nel tempo;


- legge che esprime l'andamento della pressione interna fittizia all'interno della
galleria in funzione della distanza dal fronte di scavo (eq.84).
Il metodo si basa sul concetto convergenza-confinamento (schema di calcolo
bidimensionale) e consiste nella determinazione della curva caratteristica della galleria
in presenza di un rivestimento circolare in calcestruzzo.

Le principali fasi di calcolo della procedura sono:


i) il terreno al contorno della galleria, soggetto ad un carico litostatico naturale di tipo
idrostatico P0, subisce un rilascio tensionale prima che venga messa in opera la
struttura di sostegno; la pressione interna sul profilo della galleria si riduce dal
carico litostatico P0 alla pressione interna fittizia Pinst esistente alla distanza dal
fronte in cui viene realizzato il rivestimento in calcestruzzo (tratto 1 in figura 3.30);

Pin
P
0 1

P A
inst

2
P(j)
P(j+1) ∆ P(j+1)

3
∆ u(j+1)
uinst u(j) u(j+1)
spostamenti radiali in parete

Figura 3.30. Curva caratteristica della galleria non sostenuta e della galleria rivestita di
un anello di calcestruzzo.
Legenda: 1+2: curva caratteristica della galleria; 3: curva caratteristica
della galleria rivestita; P0: carico litostatico naturale; Pinst: pressione
interna fittizia al momento in cui si realizza il prerivestimento; uinst:
spostamento radiale della parete della galleria al momento in cui si realizza
il prerivestimento; ∆P(j+1): generico decremento della pressione interna
fittizia applicata all'estradosso del rivestimento in calcestruzzo; ∆u(j+1):
incremento dello spostamento radiale associato al decremento della
pressione interna fittizia all'estradosso del rivestimento in calcestruzzo.

ii) per pressione interna pari a Pinst viene realizzata la struttura di sostegno (punto A di
figura 3.30, j=0): si ipotizza che essa abbia inizialmente una tensione radiale al suo
interno costante ed uguale a Pinst ed una tensione tangenziale nulla (la struttura è
ancora scarica e solo un successivo avanzamento del fronte e, quindi, una ulteriore
diminuzione della pressione interna fittizia [Panet e Guenot, 1982], indurrà
sollecitazioni tangenziali nel calcestruzzo) (figura 3.31);
iii) al diminuire della pressione interna a partire dal valore Pinst, viene messa
gradualmente in carico la struttura di sostegno, che, nel contempo, muta le sue

173

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caratteristiche di rigidezza e resistenza; ogni infinitesimo decremento della


pressione interna fittizia ∆P(j+1)= P(j+1)-P(j) (figura 3.30) viene applicato ad una
struttura via via più rigida e resistente;

σ
tensioni radiali (σR )
t cls tensioni tangenziali (σ )
ϑ

P
0
Pinst
sollecitazione tangenziale nulla
nell'anello di calcestruzzo

Rex

Figura 3.31. Andamento delle tensioni radiali e tangenziali nell'anello di calcestruzzo e


nel terreno al contorno della galleria, subito dopo la realizzazione
dell'opera di sostegno (pressione interna fittizia pari a Pinst).
Legenda: P0: carico litostatico naturale; Pinst: pressione interna fittizia al
momento in cui si realizza il prerivestimento; tcls: spessore del rivestimento
in calcestruzzo; Rex: distanza dell'estradosso del rivestimento dal centro
della galleria.

iv) il rilascio tensionale del terreno dovuto alla infinitesima riduzione della pressione
interna fittizia implica un incremento infinitesimo dello spostamento radiale del
profilo dello scavo scavo ∆u(j+1)= u(j+1)-u(j) in figura 3.30, definito in base alla curva
caratteristica della galleria naturale (tratto 2 in figura 3.30): per la continuità tra il
terreno ed il rivestimento, lo spostamento ∆u(j+1) è applicato all'estradosso della
struttura insieme alla pressione ∆P(j+1);
v) la risposta della struttura agli incrementi ∆P(j+1) e ∆u(j+1) applicati all'estradosso si
somma, di volta in volta, allo stato tensionale e deformativo esistente nel
calcestruzzo; la coppia della sollecitazione radiale e dello spostamento radiale
all'intradosso costituiscono la curva caratteristica della galleria rivestita ottenuta
con il metodo TIMESHOT (tratto 3 in figura 3.30);
vi) per pressione interna nulla, la sollecitazione radiale nel calcestruzzo all'intradosso
si annulla mentre risulta massimo l'andamento delle sollecitazioni tangenziali
(figura 3.32).

Il comportamento del rivestimento di calcestruzzo è assunto elastico lineare a


caratteristiche meccaniche variabili durante la graduale messa in carico, in relazione al
tempo e alla velocità di avanzamento del fronte di scavo.
Operando in termini incrementali (o meglio per decrementi della pressione radiale
all'estradosso del rivestimento), è ora possibile associare ad ogni decremento un valore
diverso dei parametri meccanici del calcestruzzo. Note le condizioni al contorno
174

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(all'estradosso del rivestimento) il calcolo procede con una soluzione del tipo alle
differenze finite verso l'intradosso, in un modo simile a quello adottato per il materiale
A nel metodo SOFCON.

σ sollecitazione tangenziale
nell'anello di calcestruzzo

tensioni radiali ( σR )
tensioni tangenziali (σ )
ϑ

P
0

Pinst
q
P
(j+1)

Rex R
pl

Figura 3.32. Andamento delle tensioni radiali e tangenziali nell'anello di calcestruzzo e


nel terreno al contorno della galleria, per pressione interna nulla (grande
distanza dal fronte di scavo).
Legenda: P0: carico litostatico; Pinst: pressione interna fittizia al momento
in cui viene realizzata la struttura di sostegno;
k= j
q = ∑ (P( k +1) − P( k ) ) = Pinst − P( j +1) ; P(k) e P(k+1): pressioni interne sulla
k =0
parete di scavo (estradosso del rivestimento) la cui differenza rappresenta
l'incremento di carico (k+1)esimo; Rex: distanza dell'estradosso dal centro
della galleria; Rpl: raggio plastico nel terreno.

Le cinque relazioni che governano il campo tensionale e deformativo nel rivestimento


in calcestruzzo (di congruenza delle deformazioni radiali e tangenziali, di equilibrio
assialsimmetrico delle forze, dell'elasticità) sono ora descritte dalle (173)-(177) in forma
incrementale, per il generico anello (i+1)esimo (figura 3.33).

∆ε R (i +1) + ∆ε R (i ) ∆u(i +1) − ∆u(i )


=− (173)
2 R(i +1) − R(i )
∆u(i +1)
∆ε ϑ (i +1) = − (174)
R(i +1)

∆σ R ( i +1) − ∆σ R ( i )
1
(∆σ ϑ (i +1) + ∆σ ϑ (i ) ) − 1 (∆σ R (i+1) + ∆σ R (i ) )
= 2 2
R( i +1) − R(i )
(175) 1
(R(i+1) + R(i ) )
2

∆ε R (i +1) = a ⋅ ∆σ R (i +1) − b ⋅ ∆σ ϑ (i +1) (176)

175

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∆ε ϑ (i +1) = a ⋅ ∆σ ϑ(i +1) − b ⋅ ∆σ R(i +1) (177)

dove: a =
1
E cls ( j +1)
(1 −ν 2
cls ( j +1) ); b=
1
E cls ( j +1)
(ν cls ( j +1) + ν cls
2
( j +1) )
Ecls(j+1): modulo elastico del calcestruzzo riferito al decremento ∆P(j+1);
νcls(j+1): modulo di Poisson del calcestruzzo riferito al decremento ∆P(j+1);

Le incognite di campo con pedice (i+1) si riferiscono alla superficie interna dell'anello
di calcolo (i+1)esimo, mentre quelle con pedice (i) alla superficie esterna, in
corrispondenza della quale sono note le tensioni e le deformazioni, definite al passo di
calcolo precedente.

anello di calcolo (i+1)


R(i)
R(i+1)

Rin

Figura 3.33. Discretizzazione del rivestimento in calcestruzzo per la soluzione


numerica adottata. Anello di calcolo generico.
Legenda: Rin: raggio interno della galleria; R(i): distanza dal centro della
galleria della superficie esterna dell'anello di calcolo generico (i+1); R(i):
distanza dal centro della galleria della superficie interna dell'anello di
calcolo generico (i+1).

A partire dall'estradosso del rivestimento (R(0)=Rex) si impone il valore della distanza


dal centro della galleria della superficie interna dell'anello (i+1)esimo:

R(i +1) = R(i ) − ∆R

dove: ∆R: spessore costante dell'anello di calcolo generico.


R(i +1) − R(i )
Ponendo c = ed evidenziando la σR(i+1) dalla (175) si ottiene la (178).
R(i +1) + R(i )

∆σ R (i +1) =
c
(∆σ ϑ (i+1) + ∆σ ϑ (i ) ) + 1 − c ∆σ R (i ) (178)
1+ c 1+ c

176

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Sostituendo ∆u(i+1) ricavato dalla (174) e la εϑ(i+1) della (177) nella (173) ed
evidenziando la εR(i+1) si ottiene la (179).
(179)
∆ε R (i +1) =
1
R(i +1) − R( i )
[ ]
⋅ 2(a ⋅ ∆σ ϑ ( i +1) − b ⋅ ∆σ R ( i +1) ) ⋅ R( i +1) + 2∆u ( i ) − ∆ε R ( i )

R(i +1)
Sostituendo la (179) nella (176), ponendo e = ed evidenziando la σR(i+1) si
R(i +1) − R(i )
ottiene la (180).

2∆u ( i ) ε R (i ) (180)
b + 2ae
∆σ R ( i +1) = ⋅ ∆σ ϑ ( i +1) + −
a + 2be (R(i +1) − R(i ) )⋅ (a + 2be) a + 2be
Infine uguagliando la (178) con la (180) si può evidenziare la σϑ(i+1) come funzione di
soli parametri noti (eq.181).

2∆u ( i ) ∆ε R (i ) (181)
c 1− c
∆σ ϑ ( i +1) =− ∆σ ϑ (i ) − ∆σ R ( i ) + −
(1 + c ) f (1 + c ) f df (a + 2be ) f (a + 2be )
c b + 2 ae
dove: d = R(i +1) − R(i ) ; f = −
1 + c a + 2 be

Le equazioni (181), (178), (176), (177) e la (174), riscritta nella (182), permettono di
determinare le incognite di campo sulla superficie interna dell'anello di calcolo generico
(i+1).

∆u(i +1) = − ∆ε ϑ (i +1) ⋅ R(i +1) (182)

La condizione iniziale sulla superficie esterna (i=0) del I anello (i=1) ad una distanza
dal centro della galleria pari ad R(0)=Rex, essendo una condizione al contorno del
problema, è nota:

∆u( 0) = u(i +1) − u(i ) (183)

∆u( 0)
∆ε ϑ ( 0) = − (184)
R( 0)
∆σ R ( 0) = P( j +1) − P( j ) (185)

∆ε ϑ ( 0) + b ⋅ ∆σ R ( 0)
∆σ ϑ ( 0) = (186)
a
∆ε R ( 0) = a ⋅ ∆σ R ( 0) − b ⋅ ∆σ ϑ ( 0) (187)

177

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dove: P(j) , P(j+1) , u(j) , u(j+1) : rispettivamente pressione interna e spostamento radiale
sulla parete dello scavo definiti per due punti successivi, (j) e (j+1), della curva
caratteristica della galleria non sostenuta (tratto 2 in figura 3.30).

Lo stato tensionale e deformativo alla generica distanza R(i+1) nel rivestimento in


calcestruzzo viene di volta in volta aggiornato, a partire dalla situazione riportata in
figura 3.31, in base ai valori degli incrementi ∆σR(i+1) , ∆σϑ(i+1) , ∆εR(i+1) , ∆εϑ(i+1) ,
∆u(i+1), calcolati per ogni gradino di carico applicato all'estradosso del rivestimento
∆P(j+1)-∆u(j+1). La determinazione della curva caratteristica della galleria rivestita con
anello di calcestruzzo (tratto 3 in figura 3.30) avviene a posteriori riportando sul
diagramma P-(u+uinst) le coppie di valori della tensione radiale e dello spostamento
radiale determinate per R(i+1)=(Rex-tcls), successivamente alla applicazione di ogni
gradino di carico.

Il valore del modulo elastico del calcestruzzo Ecls(j+1) da associare ad ogni


infinitesimo gradino di carico viene determinato secondo la seguente procedura:
a) andamento della rigidezza del calcestruzzo nel tempo; può essere assunto per
semplicità l'andamento di tipo esponenziale rappresentato dell'equazione (188);

(
E cls ( j +1) = E cls ,0 ⋅ 1 − e
− β ⋅t ( j +1)
) (188)

dove: Ecls,0: modulo elastico del calcestruzzo a lunga stagionatura (t = ∞ );


Ecls,(j+1): modulo elastico del calcestruzzo al tempo t = t(j+1);
β: costante di tempo (dimensioni: [tempo]-1);
t(j+1): tempo necessario al fronte di scavo, dal momento in cui si realizza il
rivestimento, per raggiungere la posizione in cui esiste una pressione interna
fittizia pari a (P(j+1)+P(j))/2 nella sezione di studio.

b) relazione che definisce il valore della pressione interna fittizia in galleria in funzione
della distanza dal fronte di scavo (eq.84) [Panet e Guenot, 1982];
c) grafo degli avanzamenti del fronte di scavo previsti nel tempo, in base alla
organizzazione delle operazioni di cantiere e alle caratteristiche delle macchine di
abbattimento impiegate (figura 3.34).

Dalla eq.84 è possibile associare alla pressione interna fittizia media in ogni intervallo
di carico (P(j+1)+P(j))/2 e, quindi, ad ogni intervallo della pressione interna fittizia
(∆P(j+1) in figura 3.30) la distanza media x(j+1) del fronte di scavo dalla sezione della
galleria studiata; noto il grafo degli avanzamenti del fronte di scavo nel tempo (figura
3.34), si determina il tempo t(j+1) necessario, successivamente alla realizzazione del
rivestimento, per raggiungere tale distanza x(j+1). Dalla legge che esprime l'andamento
del modulo elastico del calcestruzzo nel tempo (eq.188), infine, viene definito il valore
del modulo elastico Ecls(j+1) da introdurre nei parametri a e b delle equazioni (176) e
(177). Analogamente si procede per il modulo di Poisson del calcestruzzo.
Con il metodo di calcolo TIMESHOT è possibile, dunque, considerare i seguenti fattori:
- il tempo t0 necessario ad attendere l'indurimento del calcestruzzo successivamente al
suo getto, prima di iniziare nuovamente le operazioni di scavo (figura 3.34);

178

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- l'andamento del fattore di sicurezza a rottura transitorio e a lungo termine nell'anello


strutturale al variare della tempistica delle operazioni di cantiere e delle velocità di
avanzamento;
- le caratteristiche meccaniche del calcestruzzo nel tempo, necessarie ad ottenere i
fattori di sicurezza desiderati.

x
x
(j+1)

t0 t(j+1)
Tempo

Figura 3.34. Grafo degli avanzamenti del fronte di scavo, successivamente alla
realizzazione della struttura di rivestimento in calcestruzzo.
Legenda: t0: tempo di attesa tra la realizzazione del rivestimento e l'inizio
delle operazioni di scavo; tratto continuo: tipico andamento del grafo dei
tempi per abbattimento meccanico; tratteggio: tipico andamento del grafo
dei tempi per abbattimento con esplosivo.

I limiti dell'approccio proposto sono quelli del metodo delle curve caratteristiche,
presenti in tutti i metodi sviluppati; non è possibile, infatti, studiare le seguenti
condizioni:
- carico litostatico naturale non isotropo (tensione orizzontale naturale diversa da
quella verticale);
- geometria del rivestimento diversa dalla circolare;
- spessore dell'anello marcatamente disuniforme (rilevanti fuorisagoma).
Il TIMESHOT non consente, inoltre, di simulare l'effetto del creep che, in determinate
situazioni, può risultare rilevante [Kuwajima, 1991]. Il ritiro del calcestruzzo può
essere, invece, considerato nell'analisi, noto l'andamento delle deformazioni
volumetriche di ritiro nel tempo, durante la stagionatura; gli incrementi delle
deformazioni radiali e tangenziali di ritiro vanno a sommarsi, per ogni step di calcolo,
alle deformazioni di natura elastica nella legge di comportamento sforzi-deformazioni
(eq.176-177) (l'equilibrio assialsimmetrico delle forze nell'anello di calcestruzzo e le
equazioni di congruenza restano immutate). Le (189)-(191) rappresentano il legame-
sforzi deformazioni in campo elastico corretto dalla presenza del fenomeno del ritiro nel
calcestruzzo.

∆σ R (i +1) ∆σ ϑ (i +1) ∆σ ⊥ (i +1) 1


∆ε R (i +1) = − νcls( j +1) − νcls( j +1) + ∆ε ′vol ( j +1) (189)
Ecls( j +1) Ecls( j +1) Ecls( j +1) 3

179

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∆σ ϑ (i +1) ∆σ R (i +1) ∆σ ⊥ (i +1) 1


∆ε ϑ (i +1) = − νcls( j +1) − νcls( j +1) + ∆ε ′vol ( j +1) (190)
Ecls( j +1) Ecls( j +1) Ecls( j +1) 3

∆σ ⊥ (i +1) ∆σ ϑ (i +1) ∆σ R (i +1) 1


∆ε ⊥ (i +1) = − νcls( j +1) − νcls( j +1) + ∆ε ′vol ( j +1) = 0 (191)
Ecls( j +1) Ecls( j +1) Ecls( j +1) 3

dove: ∆ε ′vol ( j +1) : incremento (negativo e, quindi, in realtà, decremento) della


deformazione volumetrica di ritiro in corrispondenza di un determinato
incremento di carico ∆P(j+1) (noto l'andamento delle deformazioni volumetriche
di ritiro nel tempo, attraverso il grafo degli avanzamenti e l'equazione 84 è
possibile determinare la deformazione volumetrica relativa all'incremento di
carico ∆P(j+1)). Dalla (191) si ottiene la (192), che, sostituita nella (189) e nella
(190), permette di ottenere le equazioni (193) e (194) al posto della (176) e della
(177).

E cls ( j +1)
∆σ ⊥( i +1) = ν cls ( j +1) ⋅ (∆σ ϑ ( i +1) + ∆σ R ( i +1) ) −
(192)
⋅ ∆ε vol
′ ( j +1)
3
(1 + ν cls ( j +1) ) (193)
∆ε R ( i +1) = a ⋅ ∆σ R (i +1) − b ⋅ ∆σ ϑ ( i +1) + ∆ε vol
′ ( j +1)
3
(1 + ν cls ( j +1) ) (194)
∆ε ϑ ( i +1) = a ⋅ ∆σ ϑ ( i +1) − b ⋅ ∆σ R ( i +1) + ∆ε vol
′ ( j +1)
3

Risolvendo il nuovo sistema che governa il comportamento strutturale del rivestimento


in calcestruzzo in presenza di fenomeni di ritiro (eq.173, 174, 175, 193, 194) si ottiene
la (195) che sostituisce la (181).

c 1− c 2∆u ( i ) ∆ε R ( i ) (1 + ν cls ( j +1) ) ′ (195)


∆σ ϑ ( i +1) = − ∆σ ϑ ( i ) − ∆σ R ( i ) + − − ∆ε vol ( j +1)
(1 + c ) f (1 + c ) f df (a + 2be ) f (a + 2be ) 3 f (a + 2be )

3.3.1 Applicazione del metodo

Il metodo di calcolo TIMESHOT è stato applicato allo studio della Galleria


Sperimentale Kielder (circolare, di raggio 1,65 m) (paragrafo 2.4.5) [Ward e al., 1976],
[Ward e Hills, 1978], [Ward e al., 1983], [Freeman, 1978], nel settimo degli otto
differenti tratti della galleria instrumentati (figura 2.37), dove era previsto
l'avanzamento con macchina di abbattimento Roadheader del tipo Dosco e sostegno con
rivestimento in calcestruzzo proiettato dello spessore di 14 cm, eseguito alle immediate
vicinanze del fronte di scavo. Le caratteristiche meccaniche della roccia e i risultati
dell'indagine geomeccanica sono riportate nelle tabelle 2.XXV e 2.XXVI.

180

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Le caratteristiche del calcestruzzo impiegate nel calcolo sono riportate in tabella 3.XX
[Hoek e Brown, 1980].

Tabella 3.XX. Caratteristiche meccaniche del calcestruzzo a lunga stagionatura,


impiegate nell'analisi della Galleria Sperimentale Kielder.

modulo elastico E (MPa) 28000


modulo di Poisson ν 0,25
resistenza a compressione mon. C0 (MPa) 35

Nel calcolo viene assunto per la costante di tempo β un valore di 0,0187 ore-1 [Hoek e
Brown, 1980] (eq. 188), tipico per calcestruzzi proiettati con aggiunta di acceleranti. Si
suppone, inoltre, che lo scavo avanzi con una velocità di 1 m/h e che ogni 1,5 metri si
provveda ad eseguire la proiezione del calcestruzzo sulle pareti della galleria,
interrompendo l'avanzamento per 100 minuti.

Per confronto, è stata realizzata anche una simulazione numerica con il codice di
calcolo FLAC (paragrafo 2.3.1-es.1) [Cundall, 1986], [Itasca Consulting Group, 1993]
[Coetzee e al., 1993]. Il modello realizzato è assialsimmetrico; le caratteristiche
geometriche sono riportate in tabella 3.XXI. In figura 3.35 è riportato un particolare
della maglia di elementi che rappresenta la galleria ed il terreno al suo immediato
contorno; per la simmetria rispetto al suo asse, solo una metà della galleria è stata
studiata.

Tabella 3.XXI. Principali caratteristiche geometriche del modello numerico realizzato


per l'analisi con il codice di calcolo alle differenze finite FLAC.

nodi 2496
elementi 2387
quadrilateri
altezza totale (m) 21,65
lunghezza totale (m) 51,5

181

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Figura 3.35. Particolare del modello FLAC impiegato nello studio del comportamento
del rivestimento strutturale di calcestruzzo nella Galleria Sperimentale
Kielder.

Il rivestimento in calcestruzzo, di spessore 14 centimetri, è rappresentato da 3 serie di


elementi a comportamento elastico.
Per poter studiare la graduale messa in carico del rivestimento con l'avanzare del fronte
della galleria durante la stagionatura del calcestruzzo, dopo aver applicato le tensioni
litostatiche iniziali, si è simulata l'operazione di scavo per passi di avanzamento di 0,5
metri, attivando gli elementi di rivestimento ogni 1,5 metri. Sono stati realizzati 8 passi
di avanzamento, ognuno dei quali composto dalle seguenti fasi:
- tre singoli avanzamenti del fronte di scavo di 0,5 m ed aggiornamento (attraverso
l'equazione 188), per ogni avanzamento, dei moduli elastici dei singoli elementi che
rappresentano la struttura di rivestimento già realizzata;
- attivazione degli elementi che rappresentano la struttura di rivestimento nell'ultimo
tratto di 1,5 m, a diretto contatto con il fronte di scavo.

In figura 3.36 sono riportate le ultime 6 delle 30 fasi simulate.

182

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Figura 3.36. Ultime 6 fasi della simulazione con il codice di calcolo FLAC:
- a), b), c), avanzamento del fronte della galleria per passi di 0,5 m;
- d) realizzazione dell'anello di calcestruzzo proiettato;
- e), f) ulteriore avanzamento del fronte.

In figura 3.37 è riportato l'andamento delle sollecitazioni circonferenziali


(perpendicolari al piano della figura) nel rivestimento e nella roccia circostante al
termine del calcolo.
L'analisi delle sollecitazioni nel rivestimento ha permesso di rilevare come lo stato
tensionale si stabilizzi, nonostante vi sia un'evoluzione della rigidezza del calcestruzzo
nel tempo, ad una distanza dal fronte di scavo di circa 3 diametri.
Nelle figure 3.38-3.41 sono riportati i risultati delle analisi condotte con il metodo di
calcolo TIMESHOT e con il codice di calcolo FLAC, confrontati con le misure eseguite
nella Galleria Sperimentale Kielder. I risultati del FLAC si riferiscono ad una sezione
del rivestimento distante dal fronte di scavo più di 3 diametri e posta, al momento del
getto del calcestruzzo proiettato, a distanza nulla dal fronte (la situazione più critica);
nelle analisi con il metodo TIMESHOT, quindi, si è assuno Pinst=0,72·P0 (valore della
pressione interna fittizia esistente, in condizioni elastiche, al fronte di scavo,
determinato con la eq.84) ed il confronto con il FLAC e con le misure condotte in situ si
riferisce alla condizione di pressione interna alla galleria nulla.

183

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Figura 3.37. Sollecitazioni circonferenziali (in MPa) nella roccia e nel rivestimento in
calcestruzzo, dopo l'ultimo step di calcolo realizzato con il codice di
calcolo FLAC.

In figura 3.38 è riportato l'andamento dello spostamento radiale nella roccia: il valore
sperimentale si riferisce alla media delle misure di spostamento rilevate nell'ammasso
roccioso a 30 cm dalla parete di scavo, a grande distanza dal fronte. La figura 3.39
rappresenta lo stato tensionale nella roccia e nel rivestimento di calcestruzzo, ottenuto
dall'analisi con i due metodi di calcolo impiegati. In figura 3.40 è riportato l'andamento
delle deformazioni tangenziali (deformazioni principali massime) nel rivestimento di
calcestruzzo, calcolato con il metodo TIMESHOT. Il valore medio riscontrato nel
rivestimento risulta essere εϑ=0,00081. Tale valore medio è riportato in figura 3.41
insieme alle misure delle deformazioni condotte in situ lungo tutto lo sviluppo del
rivestimento circolare e al valore medio calcolato con il FLAC.
L'analisi delle figure 3.38-3.41 permette di rilevare come i risultati ottenuti dal metodo
di calcolo proposto concordino sia con le misure condotte in situ sia con i risultati della
modellazione numerica alle differenze finite.

184

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Figura 3.38. Spostamenti radiali nella roccia. Confronto tra i risultati ottenuti dal
metodo di calcolo proposto (TIMESHOT) e dal modello assialsimmetrico
FLAC con il valor medio misurato alla Galleria Sperimentale Kielder a 30
centimetri dalla parete della galleria [Ward e al., 1983].

tensioni tangenziali nel


rivestimento di calcestruzzo

Figura 3.39. Sollecitazioni radiali e tangenziali nella roccia e nel rivestimento in


calcestruzzo. Confronto tra i risultati ottenuti dal metodo di calcolo
proposto (TIMESHOT) e dal modello assialsimmetrico FLAC.

185

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valore medio
8.1

Figura 3.40. Deformazioni tangenziali (principali massime) nel rivestimento di


calcestruzzo, ricavate dall'analisi condotta con il metodo di calcolo
TIMESHOT.

FLAC (valore medio)


TIMESHOT
(valore medio)

Figura 3.41. Deformazioni tangenziali rilevate nel rivestimento in calcestruzzo lungo il


profilo della Galleria Sperimentale Kielder (in senso orario a partire dal
tetto dello scavo) [Ward e al., 1983], per il metodo di calcolo proposto ed
il modello numerico alle differenze finite FLAC.
La disomogeneità dei dati misurati è riconducibile alla presenza di
discontinuità, che inducono una più alta concentrazione di sforzi in
determinati punti del rivestimento, e alla non uniformità di spessore del
rivestimento dovuta ai fuori-sagoma.

186

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3.3.2 Esempi di calcolo

Esempio I: l'influenza dei tempi operativi e della velocità di avanzamento


in galleria sul comportamento strutturale del rivestimento in
calcestruzzo

Gli sforzi e le deformazioni ricavati con il metodo TIMESHOT sono strettamente


legati sia alle caratteristiche del calcestruzzo nel tempo (eq.188) sia alla organizzazione
delle operazioni e alla velocità di avanzamento del fronte di scavo (figura 3.34). Il
dimensionamento delle strutture in calcestruzzo di prima fase in galleria (anello di
calcestruzzo proiettato e metodi di precontenimento del cavo che realizzano un
prerivestimento), contrariamente a ciò che accade per le altre opere in calcestruzzo
dell'ingegneria civile, necessita, quindi, della conoscenza dell'organizzazione dei tempi
operativi in cantiere.
In questo esempio viene ripreso il caso studiato nel paragrafo precedente (la Galleria
Sperimentale Kielder). Una diversa organizzazione del cantiere (schema 2, rispetto al
precedente schema 1), che prevede l'abbattimento della roccia con esplosivo, viene
ipotizzata (tabella 3.XXII), lasciando invariate le caratteristiche meccaniche della roccia
e del calcestruzzo.

Tabella 3.XXII. Tempi operativi in cantiere ipotizzati per lo schema


di avanzamento 2, che prevede l'abbattimento della roccia
mediante esplosivo e realizzazione di sfondi di 2,2 m.

OPERAZIONI DI CANTIERE TEMPI OPERATIVI (min.)


getto del cls. proiettato 78
perforazione fori da mina 80
caricamento espl. e brillamento 95
sfumo 35
disgaggio 35
smarino 115

In figura 3.42 è riportato il grafo dei tempi di cantiere per i due schemi di avanzamento
studiati; in figura 3.43 gli sforzi e le deformazioni nel rivestimento di calcestruzzo,
calcolati con il metodo TIMESHOT. Lo schema di avanzamento 2, che prevede,
nell'esempio, minori valori della velocità di avanzamento del fronte, e, quindi, una
messa in carico del rivestimento più distribuita nel tempo, induce nel calcestruzzo
sollecitazioni e deformazioni inferiori, rispettivamente del 26 % e del 35 %, rispetto allo
schema di avanzamento 1.

L'approccio classico con il metodo delle curve caratteristiche necessita la definizione di


un modulo elastico medio del calcestruzzo durante la messa in carico del rivestimento
per poter definire la rigidezza kstr della struttura di sostegno (equazione 153, figura 1.6;
paragrafo 3.1.3). Per i due schemi di avanzamento studiati sono stati determinati i
moduli elastici medi del calcestruzzo che permettano di ottenere, con l'analisi con il
metodo delle curve caratteristiche, gli stessi valori delle sollecitazioni tangenziali
187

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massime nel rivestimento (σϑ,1 e σϑ,2) rilevati con il metodo di calcolo TIMESHOT
(figura 3.43a). E' stata seguita la seguente procedura:
- scelta di un valore di tentativo del modulo elastico medio del calcestruzzo;
- definizione della rigidezza della struttura di prerivestimento kstr attraverso
l'equazione 153;
- determinazione della curva caratteristica naturale della galleria;
- valutazione dello spostamento u0 (figura 1.6) della parete dello scavo, che si è già
verificato precedentemente alla realizzazione del rivestimento: u0, in questo caso,
corrisponde a uinst e viene determinato dalla Pinst nota la curva caratteristica della
galleria (uinst è lo spostamento radiale che corrisponde alla pressione interna Pinst);
- calcolo della pressione Peff applicata al sostegno dal terreno attraverso l'intersezione
della linea caratteristica del sostegno (di rigidezza kstr nota) con la curva
caratteristica della galleria;
- sostituendo la σϑ,1 o la σϑ,2 a C0,cls nella (155) si determina la pressione interna Pmax ;
- il modulo elastico E del calcestruzzo viene fatto variare fino a quando Peff coincide
con Pmax : se Peff > Pmax viene ridotto il valore del modulo elastico medio, altrimenti
viene aumentato;
- il valore del modulo elastico medio del calcestruzzo adatto all'analisi con il metodo
delle curve caratteristiche è, quindi, quel valore che permette di ottenere Peff = Pmax ,
calcolato, quest'ultimo, in base alla (155) sostituendo σϑ,1 o σϑ,2 a C0,cls .

I valori dei moduli elastici medi per i grafi di avanzamento 1 e 2, calcolati con la
procedura sopra illustrata, sono riportati in tabella 3.XXIII.

Figura 3.42. Avanzamento del fronte di scavo nel tempo alla Galleria Sperimentale
Kielder per entrambi gli schemi studiati: lo schema 1 si riferisce
all'avanzamento con macchina di abbattimento Roadheader Dosco; lo
schema 2 all'avanzamento, ipotizzato, che prevede l'abbattimento della
roccia mediante l'impiego dell'esplosivo.

188

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σϑ,1
1 1
σϑ,2
2
2

Rex- t cls Rex Rex- t cls Rex

a) b)

Figura 3.43. Andamento delle sollecitazioni (3.43a) e delle deformazioni (3.43b)


tangenziali nel rivestimento in calcestruzzo per i due schemi di
avanzamento studiati con il metodo TIMESHOT (schema 1 e schema 2).
Legenda: σϑ,1 e σϑ,2: sollecitazioni tangenziali massime nel rivestimento
per gli schemi 1 e 2 rispettivamente.

Tabella 3.XXIII. Valori medi dei moduli elastici del calcestruzzo necessari alla corretta
valutazione delle sollecitazioni e delle deformazioni nella struttura di sostegno
attraverso il metodo delle curve caratteristiche (νcls = 0,15).

schema di avanzamento studiato modulo elastico medio (MPa)


1 - con macchina Roadheader 9200
2 - con esplosivo 6900

Dalla tabella 3.XXIII è possibile rilevare come la corretta valutazione del valore del
modulo elastico medio da introdurre nelle analisi con il metodo delle curve
caratteristiche sia difficile e fortemente dipendente dalla organizzazione e dalla
tempistica delle operazioni di cantiere, oltre che, naturalmente, dalle caratteristiche del
calcestruzzo impiegato.
L'impiego del metodo di calcolo TIMESHOT si rende, quindi, necessario in tutti quei
casi in cui risulta difficile la corretta valutazione del valore del modulo elastico medio
del calcestruzzo durante la messa in carico del rivestimento.

Esempio II: la definizione del fattore di sicurezza del prerivestimento del


Pretunnel in galleria in condizioni transitorie e a lungo
termine

L' esempio II si riferisce ad una galleria circolare di diametro 10 m, soggetta ad un


carico litostatico naturale di 4 MPa, realizzata con la tecnica di scavo del Pretunnel.

189

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Una pressione Pinst pari a 0,92·P0 è stata adottata nei calcoli. Le caratteristiche
meccaniche del terreno sono riportate in tabella 3.XXIV, mentre quelle del calcestruzzo
in tabella 3.XXV. L'andamento nel tempo del modulo elastico del calcestruzzo è
descritto dalla legge esponenziale riportate nella (188). La costante di tempo β vale
0,002887 ore-1. Per descrivere l'evoluzione dei parametri di resistenza del calcestruzzo
(coesione ed angolo di attrito) è stata adottata la stessa legge esponenziale con identico
valore della costante di tempo β.

Tabella 3.XXIV. Parametri meccanici del terreno impiegati nel calcolo dell' esempio II.

modulo elastico E (MPa) 3000


modulo di Poisson ν 0,30
parametro di resistenza m di picco 2
parametro di resistenza s di picco 0,01
parametro di resistenza m residuo 0,5
parametro di resistenza s residuo 0,001
resistenza a compressione mon. C0 (MPa) 7
parametro deformativo plastico f 1,5
parametro deformativo plastico h 2
parametro deformativo plastico α 2

Tabella 3.XXV. Parametri meccanici e geometrici del calcestruzzo


impiegati nel calcolo dell' esempio II.

spessore del rivestimento tcls (m) 1


modulo elastico a lunga stagionatura Ecls,0 (MPa) 30000
modulo di Poisson a lunga stagionatura νcls,0 0,25
coesione a lunga stagionatura ccls,0 (MPa) 8
angolo di attrito a lunga stagionatura ϕcls,0 (°) 40

Due diversi grafi di avanzamento (a) e b) in figura 3.44) sono stati analizzati per le
stesse caratteristiche meccaniche del terreno e del calcestruzzo e geometriche della
galleria. I due grafi denotano, entrambi, l'adozione di un sistema di abbattimento
meccanico della roccia che presenta la stessa velocità di avanzamento: nello schema a),
però, è previsto un tempo di attesa maggiore, successivamente alla proiezione del
calcestruzzo sulle pareti della galleria, prima di riprendere le operazioni di scavo.

In figura 3.45 sono riportate le curve caratteristiche della galleria prerivestita per i due
schemi analizzati. L'adozione dello schema a) comporta la riduzione delle convergenze
in galleria di circa il 15 %. Le figure 3.46 e 3.47 mostrano l'andamento del fattore di
sicurezza nei riguardi del raggiungimento del limite elastico nel calcestruzzo, al variare
della pressione interna alla galleria (figura 3.46) e all'interno del rivestimento per
pressione interna nulla (figura 3.47). La figura 3.46 permette di definire il fattore di
sicurezza transitorio durante l'esecuzione dei lavori, essendo la pressione interna fittizia
legata alla distanza del fronte di scavo dalla sezione del rivestimento studiata in base
alla equazione 84. E' inoltre possibile rilevare come lo schema di avanzamento b) non
consenta il raggiungimento del fattore di sicurezza minimo (1,15-1,2) in assenza di
opere di sostegno ausiliarie.
190

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b a

Figura 3.44. Grafo degli avanzamenti del fronte di scavo in galleria per i due diversi
schemi studiati (esempio II).

5
Pin [MPa]
4

a b
1

Figura 3.45. Curva caratteristica della galleria prerivestita per gli schemi a) e b),
ottenute dall'analisi con il metodo di calcolo TIMESHOT (esempio II).

191

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Fs
4

3
a

b
2

Figura 3.46. Andamento del fattore di sicurezza al variare della pressione interna alla
galleria, determinato con il metodo di calcolo TIMESHOT (esempio II).

Fs

Figura 3.47. Andamento del fattore di sicurezza nel rivestimento, determinato con il
metodo di calcolo TIMESHOT, per pressione interna nulla (esempio II).

192

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- Conclusioni -

Conclusioni
La progettazione delle strutture di sostegno e consolidamento in galleria presenta
caratteri peculiari. Non è, infatti, possibile descrivere con precisione il materiale
naturale, che presenta caratteristiche di comportamento complesse ed in genere
fortemente variabili nello spazio. L'analisi teorica del problema, da sola, seppur
correttamente condotta, quindi, non permette di ottenere un progetto valido. Hoek e
Brown a questo proposito scrivevano nel testo "Underground Excavations in Rock":
"... The essential ingredient of any successful rock support programme is the ability of
the underground excavation engineer to adapt to the actual conditions encountered in
the field. It is important that this engineer should start out with a clear understanding of
what he or she is trying to achieve and a sound idea, based upon a theoretical studies
or on precedent experience, of what support options are available. It is even more
important that this engineer should be able to adapt these options to the costantly
changing conditions encountered underground. The rigid adherence to a single support
design, however elegant, does not produce an effective or economical underground
excavation. ..." ("... L'elemento fondamentale di un corretto progetto delle opere di
sostegno è l'abilità dell'ingegnere progettista di opere sotterranee di adattare le sue
conoscenze alle reali condizioni riscontrate in situ. Risulta necessario che l'ingegnere
incominci con il capire chiaramente cosa intende raggiungere e sapere, in base a
conoscenze teoriche o all'esperienza, quali possibili sostegni siano impiegabili. E',
inoltre, anche molto importante che lo stesso ingegnere possa adattare tali sostegni alle
mutanti condizioni riscontrate nel sottosuolo. La rigida aderenza ad un singolo progetto
di sostegno, anche se elegante, non porta ad un efficace o economico scavo nel
sottosuolo. ..." [Hoek e Brown, 1980].
Gli studi teorici condotti nella progettazione di gallerie sono per questi autori
complementari alle conoscenze derivanti da passate esperienze e tanto più importanti
quanto più queste ultime sono scarse o poco precise.
Il progetto finale deve, quindi, risultare adattabile alle differenti condizioni che si
possono riscontrare in sito.
L'impiego di un metodo di calcolo che permetta agevolmente di adattare il progetto alle
mutate condizioni del sito o di verificare l'influenza del vasto campo di variabilità delle
caratteristiche dei materiali naturali si rende, quindi, necessario per le costruzioni in

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Oreste P.P. - Nuovi modelli di calcolo delle strutture di rinforzo e precontenimento in galleria -
- Conclusioni -

sotterraneo. Tale metodo è, quindi, tanto più efficace quanto più i tempi di calcolo sono
bassi e facili le operazioni di ingresso dei dati ed analisi dei risultati.

In questa tesi sono state sviluppate metodologie di calcolo dedicate ai moderni


interventi di rinforzo e precontenimento in galleria per lo scavo in condizioni difficili,
basandosi sul semplice approccio del metodo convergenza-confinamento. Il tipo di
soluzione adottata permette di tenere in conto modelli di comportamento del terreno
complessi, aderenti alle più recenti risultanze sperimentali.
I metodi di calcolo sviluppati si basano sulle seguenti importanti ipotesi semplificative
di base:
- campo delle pressioni dell'ammasso roccioso indisturbato isotropo;
- ammasso roccioso omogeneo e isotropo;
- profilo della galleria circolare;
- problema bidimensionale;
- influenza trascurabile del peso del terreno sull'evoluzione delle tensioni e delle
deformazioni.
Risultato principale delle metodologie di calcolo messe a punto è la determinazione
della curva caratteristica della galleria in presenza del consolidamento o del
prerivestimento; da questa, note le caratteristiche delle opere di sostegno ausiliarie
previste, è possibile definire la pressione interna agente sulle pareti della galleria e,
quindi, lo stato tensionale e deformativo della struttura di consolidamento. La procedura
di calcolo, comune a tutti i metodi sviluppati, è la seguente:
- determinazione della curva caratteristica della galleria consolidata;
- definizione del carico Peff applicato alla parete della galleria ed agente sulle opere di
sostegno ausiliarie, attraverso l'intersezione della curva caratteristica della galleria
consolidata con la linea caratteristica dell'opera di sostegno ausiliaria;
- calcolo, in base al valore di Peff, dello stato tensionale e deformativo nel terreno e
nelle strutture di consolidamento;
- verifica dei fattori di sicurezza nei riguardi della rottura nelle strutture di
consolidamento e nelle strutture di sostegno ausiliarie.
In questo modo è possibile dimensionare una struttura di consolidamento sotterranea
con gli stessi criteri impiegati per le altre tradizionali strutture dell'ingegneria civile.

Tra gli interventi di consolidamento più diffusi nel nostro Paese, in questo lavoro
sono stati studiati più in dettaglio i seguenti due:
- il rinforzo radiale passivo e sistematico del terreno al contorno della galleria;
- il precontenimento del cavo in avanzamento.
Il rinforzo radiale passivo sistematico in galleria ha avuto un'ampia diffusione nella
costruzione di gallerie sin dagli anni Settanta, con l'adozione del Nuovo Metodo
Austriaco.
Nell'ambito della tesi di dottorato, sono stati messi a punto tre strumenti di calcolo in
grado di:
a) definire l'incremento dei parametri meccanici del terreno in base al concetto del
terreno rinforzato, secondo una legge di comportamento del tipo softening e criterio
di rottura di Hoek e Brown sia per le condizioni di picco sia per quelle residue
(cap.2.1);
b) determinare la curva caratteristica e lo stato tensionale in presenza di una fascia al
contorno della galleria a comportamento meccanico e deformativo differente dalla
restante parte del continuo (metodo SOFCON nel cap.2.2);

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- Conclusioni -

c) studiare in dettaglio il comportamento dei bulloni passivi in galleria secondo la


simulazione distinta del terreno e del rinforzo, considerando, tra l'altro, la resistenza
limite dell'interfaccia bullone-terreno, la rigidezza del vincolo sulla parete della
galleria e il momento in cui viene realizzato l'intervento in relazione alla posizione
del fronte (metodo GROBOL nel cap.2.3).
Il metodo a) permette di definire i nuovi parametri meccanici del terreno dovuti alla
presenza degli elementi di rinforzo al contorno della galleria, secondo una nuova
formulazione del concetto del materiale equivalente, applicato alle terre e alle rocce di
scarse caratteristiche geotecniche (effetto del rinforzo sull'innalzamento della resistenza
residua del materiale). I nuovi parametri meccanici del terreno rinforzato possono essere
successivamente impiegati nelle analisi con il metodo SOFCON, che permette la
soluzione generale di qualsiasi problema in cui esiste un materiale a diverse
caratteristiche meccaniche al contorno della galleria. Il metodo a) può, invece, essere
associato ad un metodo di calcolo numerico tradizionale, quando la geometria dello
scavo o il tipo di carico litostatico risultano essere sensibilmente diversi dalle ipotesi di
base sopra menzionate e cioè quando il metodo di calcolo SOFCON non è impiegabile.
Confronti con i tradizionali metodi di calcolo numerici, con modelli di laboratorio
riportati in letteratura e con misure in situ hanno dato una prima validazione della
tecnica di calcolo che prevede l'impiego associato dei metodi a) e b). Alcuni
significativi esempi di calcolo hanno inoltre permesso di valutare l'influenza dei
seguenti fattori sul comportamento del cavo:
- il tipo di legge di comportamento della fascia di terreno consolidato;
- la rigidezza della fascia di terreno consolidato;
- l'estensione della fascia consolidata al contorno della galleria;
- il ritardo nell'applicazione del rinforzo.
Per una più dettagliata comprensione del fenomeno di interazione rinforzo-terreno è
stato messo a punto il codice di calcolo GROBOL (metodo c)), che però necessita, per il
calcolo, la conoscenza di un più alto numero di parametri e che è, quindi, di uso più
complesso rispetto al metodo SOFCON. Il metodo GROBOL consente di analizzare
distintamente il rinforzo ed il terreno e di ricavare il fattore di sicurezza nei confronti
della rottura dell'elemento di rinforzo, noto l'andamento delle tensioni e delle
deformazioni al suo interno e all'interfaccia terreno-rinforzo. Le seguenti ulteriori
ipotesi sono state assunte nel calcolo:
- comportamento elasto-plastico ideale del materiale costituente il rinforzo;
- conservazione delle direzioni radiali e tangenziali delle tensioni principali nel terreno
al contorno della galleria, anche in presenza del rinforzo;
- criterio di resistenza elasto-plastico fragile del tipo Mohr-Coulomb all'interfaccia
terreno-rinforzo.
Gli esempi di calcolo proposti hanno dimostrato come il metodo GROBOL possa
efficacemente essere applicato al dimensionamento del sistema di rinforzo e più in
particolare alla determinazione dei seguenti parametri geometrici:
- diametro del bullone;
- diametro del foro;
- spaziatura longitudinale (lungo l'asse della galleria);
- spaziatura trasversale sulla parete della galleria;
- lunghezza del bullone;
- distanza dal fronte di scavo alla quale vengono messi in opera i bulloni.
Da un confronto con le misure condotte in situ nella galleria sperimentale Kielder,
presentata in letteratura, è stato possibile rilevare come, sul comportamento del rinforzo,
il tipo di vincolo che esiste alla testa del bullone abbia una influenza importante. Il

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metodo di calcolo GROBOL modificato consente di considerare il comportamento del


rinforzo al variare della rigidezza del vincolo in corrispondenza della parete della
galleria, attraverso la formulazione del concetto della linea caratteristica del vincolo,
mai studiato precedentemente in letteratura.
Quando non sia possibile definire affidabilmente il valore della rigidezza del vincolo, è
stato messo in evidenza come sia necessario condurre una doppia analisi delle
condizioni limiti, che preveda:
- rigidezza del vincolo infinita (condizione di limite superiore) per la definizione dei
seguenti parametri geometrici:
· diametro del bullone;
· spaziatura longitudinale e trasversale;
· piastra di ancoraggio.
- rigidezza del vincolo nulla (condizione di limite inferiore) per la definizione della
lunghezza del bullone, dovendo questa essere maggiore del raggio plastico del
terreno (cfr.2.4.3).
Per rigidezza del vincolo infinita si ha la massima mobilitazione delle sollecitazioni nel
bullone e, quindi, fattori di sicurezza minori; per contro, una rigidezza del vincolo nulla
implica il minimo contributo statico offerto dal bullone alla galleria e, quindi:
- i massimi valori della convergenza della galleria;
- i valori minimi dei fattori di sicurezza delle altre opere di sostegno previste (cfr.1.5).
Il GROBOL ha permesso di rilevare come l'anello di calcestruzzo proiettato sulle pareti
della galleria, realizzato in combinazione con la bullonatura radiale sistematica, svolga
un duplice ruolo nel sostegno del cavo: oltre ad applicare una pressione interna alla
galleria, incrementa la rigidezza del vincolo del bullone, attraverso la propria rigidezza
flessionale, e, quindi, la sua efficienza.

Il metodo di calcolo SOFCON, opportunamente modificato per le diverse condizioni


al contorno, ha permesso di realizzare un metodo di calcolo (SHELL) che è in grado di
studiare il comportamento delle strutture di precontenimento del cavo (pretaglio
meccanico e pretunnel), soggette ad ingenti carichi da parte del terreno confinato
circostante. La fascia di terreno consolidato è ora sostituita dal calcestruzzo che
costituisce il concio di rivestimento lanciato in avanzamento rispetto al fronte di scavo.
Il metodo SHELL consente di definire la curva caratteristica della galleria prerivestita,
lo stato tensionale e deformativo nel calcestruzzo e i fattori di sicurezza nei riguardi
della rottura della struttura, ammettendo anche un comportamento plastico del
calcestruzzo.
Il metodo proposto ha permesso di dimensionare la struttura di prerivestimento anche
nei seguenti due casi particolari:
- in presenza di opere di sostegno ausiliarie (quali le centine metalliche nel metodo del
pretaglio meccanico), attraverso l'intersezione della linea caratteristica della centina
con la curva caratteristica della galleria prerivestita;
- in presenza di una fascia di materiale deformabile all'estradosso del rivestimento del
pretunnel (struttura rigida) nel controllo della convergenza in galleria.
Pur essendosi dimostrato (con alcuni esempi applicativi ed un confronto con un'analisi
numerica tridimensionale) un efficace strumento di calcolo, il metodo SHELL ha
presentato i seguenti limiti:
- la natura bidimensionale del problema studiato non consente la valutazione delle
sollecitazioni che agiscono longitudinalmente, lungo l'asse della galleria, nel
prerivestimento in calcestruzzo;

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- il valore del modulo elastico medio del calcestruzzo, durante l'applicazione del
carico da parte del terreno, è di difficile valutazione.
Un esempio di calcolo condotto con il metodo SHELL ha dimostrato come il valore del
modulo elastico medio del calcestruzzo abbia una grande influenza sul comportamento
della struttura di prerivestimento. Non esiste in letteratura alcun criterio di stima di tale
parametro, se non semplicistiche indicazioni.
La modalità di carico della struttura in calcestruzzo, durante l'evolversi nel tempo delle
caratteristiche meccaniche e deformative del calcestruzzo, è stata più dettagliatamente
studiata nel metodo TIMESHOT. Tale metodo di calcolo ha consentito di definire il
fattore di sicurezza nel rivestimento nella fase transitoria, quando è soggetto solamente
ad una parte del carico finale, e lo stato tensionale e deformativo nel calcestruzzo a
lungo termine in funzione dei cicli operativi di cantiere, delle caratteristiche del
calcestruzzo e della velocità di avanzamento del fronte di scavo.
Con il TIMESHOT è possibile analizzare l'influenza dei seguenti fattori sulle condizioni
di lavoro della struttura:
- diversa composizione del calcestruzzo e, quindi, diverso andamento del modulo
elastico nel tempo;
- tempo di attesa successivo alla realizzazione del rivestimento, prima di riprendere le
operazioni di scavo;
- velocità di avanzamento del fronte di scavo.
Esempi di calcolo condotti con il metodo TIMESHOT hanno dimostrato come il corretto
valore del modulo elastico medio da utilizzare nei calcoli con l'usuale metodo delle
curve caratteristiche dipenda sensibilmente dai tempi operativi che si realizzano al
fronte di avanzamento.

I metodi di calcolo realizzati per la simulazione del comportamento delle strutture di


rinforzo e precontenimento in galleria hanno permesso di ottenere utili considerazioni
sui parametri che condizionano maggiormente il loro comportamento statico.
E' stato possibile verificare la validità del concetto della curva caratteristica della
galleria consolidata, illustrata nel paragrafo 1.5, nel dimensionamento delle strutture di
rinforzo e precontenimento in galleria. La rapidità di calcolo di tali metodi
(considerando anche le fasi di introduzione dei dati ed analisi dei risultati) li rende utili
nelle fasi preliminari di uno studio progettuale, quando si rende necessario un grande
numero di analisi di tipo qualitativo (di sensitività e parametriche) e in corso d'opera
quando, attraverso back-analysis di misure condotte in situ, è possibile una calibrazione
dei dati progettuali definiti nella fase preliminare.

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