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Starrylink Editrice

Collana Tesi e Ricerca

Ingegneria
Autori: Francesco Calvetti e Claudio di Prisco
Titolo: Linee guida per la progettazione di gallerie paramassi

Proprietà letteraria riservata


© 2007 Francesco Calvetti e Claudio di Prisco

© 2007 Starrylink Editrice Brescia


Contrada S. Urbano, 14 - 25121 Brescia
Collana Tesi e Ricerca
www.starrylink.it
editrice@starrylink.it

I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati.


Nessuna parte di questo libro può essere utilizzata,
riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi
senza autorizzazione scritta dell’autore.

Copertina: © Starrylink Editrice


Stampa: Color Art (Rodengo Saiano, Brescia), dicembre 2007
ISBN: 978-88-89720-79-0
Linee guida per la progettazione
di gallerie paramassi

Francesco Calvetti

Claudio di Prisco
Prefazione
Veneto Strade, società a prevalente capitale pubblico, nasce, in forza di una
specifica Legge Regionale, nel 2001 in conseguenza degli effetti del D. Lgs.
112/1998 con oggetto sociale la progettazione, la manutenzione, la gestione e la
vigilanza di reti stradali.
A seguito del trasferimento da ANAS ad EE.LL. di parte della rete stradale statale,
Veneto Strade gestisce attualmente nell’intero Veneto circa 1400 km, di cui
all’incirca la metà possono essere classificate come strade di montagna.
La gestione della rete comporta, oltre alle attività di manutenzione, anche
l’attuazione del Piano Triennale Regionale per la viabilità attraverso una serie di
interventi infrastrutturali legati al miglioramento delle condizioni di sicurezza e
funzionalità della rete stessa.
La presenza di una notevole percentuale di strade di montagna pone spesso
problematiche di difesa della sede stradale dalla caduta massi che in taluni casi
vengono risolti attraverso la realizzazione di gallerie paramassi.
Si è constatato che, sia da un punto normativo che di letteratura tecnica, il
panorama nazionale non individuava procedimenti di calcolo per il
dimensionamento e la verifica di tali tipologie di opere in correlazione ai fenomeni di
caduta massi.
L’incontro con il gruppo di lavoro del Polo Regionale di Lecco del Politecnico di
Milano ha permesso di iniziare un percorso di sviluppo del problema che ha portato
all’edizione di questo testo.
Il lavoro svolto cerca di definire il fenomeno dell’interazione dinamico-impulsiva fra
un corpo assunto rigido (il blocco impattante) ed un mezzo deformabile (il terreno) e
di studiare quindi la risposta dinamica della struttura (la galleria).
Fin dal principio si è voluto impostare come obiettivo finale la realizzazione di uno
strumento applicativo che potesse essere di aiuto per i tecnici impegnati ad
affrontare problemi di dimensionamento di gallerie di protezione soggette all’urto di
blocchi lapidei in caduta.
In ogni fase della collaborazione pluriennale fra gruppi di lavoro del Polo Regionale
di Lecco del Politecnico di Milano e di Veneto Strade S.p.A. si è sempre cercato di
non perdere di vista tale obiettivo, confrontando i risultati dello studio in definizione
con i casi reali e pratici che venivano affrontati nell’attuazione degli interventi
specifici legati al Piano Triennale Regionale.
L’auspicio è che il testo possa risultare utile sia a coloro che si avvicinano alla
materia, trovandovi i necessari elementi di base, che a quanti hanno già
conoscenza ed esperienza; il testo non vuole ovviamente presentarsi come
un’opera finita sull’argomento, ma come una traccia sulla quale chiunque può
fornire valutazioni, osservazioni e chiarimenti che Veneto Strade sarà ben lieta di
recepire e sviluppare.Nella speranza che tutto questo possa portare, per
l’argomento specifico, alla definizione di un procedimento di calcolo normalizzato
che colmi l’assenza di letteratura tecnica in materia registrata all’inizio del lavoro
conclusosi con l’editazione del presente testo.

dott. ing. Silvano Vernizzi


Amministratore Delegato Veneto Strade
Ringraziamenti
Questo testo è il risultato di una lunga collaborazione tra il Politecnico di Milano e
Veneto Strade S.p.A. In particolare, il lavoro è stato svolto sotto la responsabilità
degli Autori e dell’ing. Sandro D’Agostini, promotore di questa ricerca ed
interlocutore per tutti gli aspetti sperimentali e tecnico-scientifici.

Ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito allo svolgimento della ricerca, ed in
particolare:
ing. Helenio Dalla Torre, ing. Mauro Vecchiotti, ing. Marco Secondi
Ringraziamo inoltre:
ing. Clara Zambelli, ing. Marco Stupazzini, ing. Marcello Scola,
ing. Andrea Galli, ing. Simone Lapolla, ing. Andrea Milanese

Molti aspetti di carattere tecnico-scientifico sono stati affrontati grazie all’aiuto di


alcuni docenti del Politecnico di Milano, che vogliamo ricordare:
prof. ing. Roberto Nova, prof. ing. Marco di Prisco, prof. Ing. Carlo Caprile
prof. ing. Carmelo Gentile, ing. Liberato Ferrara

Ringraziamo infine la dott.ssa Manuela Ghielmetti che ha curato la veste grafica del
libro.

Milano, dicembre 2007

Francesco Calvetti, Claudio di Prisco Sandro D’Agostini


Dipartimento di Ingegneria Strutturale Veneto Strade S.p.A
Politecnico di Milano
SOMMARIO
INTRODUZIONE 9
1 PROVE SPERIMENTALI 17
1.1 CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE 18
1.1.1 Descrizione di un impatto tipo 19
1.2 VALUTAZIONE DELLA FORZA DI IMPATTO 21
1.2.1 Massima forza d’impatto 21
1.2.2 Durata dell’impatto 22
1.3 PENETRAZIONE DEL BLOCCO 23
1.4 PROPAGAZIONE DELLA SOLLECITAZIONE NELLO STRATO AMMORTIZZANTE 25
1.4.1 Carico sulla piastra in funzione della forza d’impatto 25
1.4.2 Disaccoppiamento del calcolo delle sollecitazioni sulla piastra dall’analisi
strutturale 26
1.5 RISPOSTA STRUTTURALE 28
1.5.1 Azioni interne 28
1.5.2 L’importanza dello studio dinamico della struttura 29
APPENDICE A PROVE SPERIMENTALI IN SCALA RIDOTTA 31
APPENDICE B PROVE SPERIMENTALI DI IMPATTO SU TERRENI SCIOLTI 34
APPENDICE C PROVE SPERIMENTALI IN SCALA REALE SU GALLERIA PARAMASSI 40
2 ANALISI NUMERICHE AGLI ELEMENTI DISTINTI 49
2.1 MODELLO AD ELEMENTI DISTINTI 49
2.2 VALIDAZIONE DEL MODELLO (IMPATTI 1-4) 53
2.3 GENERALIZZAZIONE DEI RISULTATI 56
2.3.1 Influenza dell’altezza di caduta, impatti 5-10 (massa del blocco: 850 kg) 57
2.3.2 Influenza dell’altezza di caduta, impatti 11-13 (massa del blocco: 5000 kg) 59
2.3.3 Influenza della massa del blocco, impatti 14-18 (altezza di caduta 20 m) 60
2.3.4 Influenza della massa del blocco e dell’altezza di caduta 62
2.3.5 Influenza dello spessore dello strato ammortizzante, impatti 21-29 63
2.4 INTERPRETAZIONE RIASSUNTIVA DEI RISULTATI 65
2.4.1 Forza d’impatto 66
2.4.2 Forza d’impatto-incremento di sforzo sulla piastra 66
2.4.3 Penetrazione del blocco 67
2.5 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE 68
APPENDICE D BREVE INTRODUZIONE AL METODO DEGLI ELEMENTI DISTINTI 70
3 SIMULAZIONI NUMERICHE-MODELLO BIMPAM 75
3.1 DESCRIZIONE SOMMARIA DEL MODELLO 75
3.1.1 Blocchetto visco-plastico 77
3.1.2 Molla elastica 79
3.1.3 Smorzatore viscoso 80
3.1.4 Equazioni risolventi 80
3.2 ANALISI PARAMETRICA 82
3.3 CALIBRAZIONE DEI PARAMETRI COSTITUTIVI E VALIDAZIONE DEL MODELLO 86
3.4 CREAZIONE DI ABACHI A SCOPO PROGETTUALE 91
APPENDICE E IMPATTI SU STRATI INCLINATI 99
APPENDICE F CONFRONTO TRA SIMULAZIONI NUMERICHE OTTENUTE MEDIANTE IL
CODICE BIMPAM E LE CURVE SINTETICHE 102
4 ANALISI NUMERICA DELLA PROPAGAZIONE DELLO SFORZO 107
4.1 SIMULAZIONE NUMERICA DELLE PROVE SPERIMENTALI MEDIANTE IL SOFTWARE FLAC2D 108
4.1.1 Analisi numeriche elastiche 110
4.1.2 Analisi elasto-plastiche 112
4.1.3 Analisi elasto-visco-plastiche 114
4.1.4 Distribuzione degli sforzi nello strato ammortizzante 115
4.1.5 Analisi elasto-visco-plastica eseguita con l'input del modello BIMPAM 118
4.2 ANALISI PARAMETRICHE IN CAMPO ELASTICO 118
4.3 ELABORAZIONE DELL’OUTPUT IN FORMA SINTETICA 122
APPENDICE G DEFINIZIONE DELLA STRATIGRAFIA 127
APPENDICE H GEOELSE 130
5 RISPOSTA DINAMICA DELLA STRUTTURA 135
5.1 INTERPRETAZIONE DELLA RISPOSTA STRUTTURALE: MODELLO MONODIMENSIONALE 135
5.1.1 Equazione del moto dell’oscillatore 136
5.1.2 Risultati 139
5.2 SPERIMENTAZIONE IN SCALA REALE (LISTOLADE, 2006) 140
5.2.1 Caratteri generali della risposta strutturale 142
5.2.2 Risposta strutturale lungo l’asse della galleria 143
5.2.3 Risposta strutturale in direzione trasversale all’asse della galleria 145
5.2.4 Comportamento del sistema terreno-copertura 146
5.3 ANALISI NUMERICA DI GALLERIA A PORTALE 148
5.3.1 Generazione dell’input sintetico 149
5.3.2 Generazione dell’output sintetico 152
5.3.3 Modello di calcolo 159
5.3.4 Risultati 160
5.4 ANALISI NUMERICA DI GALLERIA A MENSOLA 164
5.4.1 Descrizione della struttura 164
5.4.2 Modellazione agli elementi finiti della galleria 165
5.4.3 Risultati dell'analisi dinamica della struttura sottoposta ad impatto 167
APPENDICE I ANALISI CON INPUT GENERATO MEDIANTE BIMPAM 177
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 178
Introduzione

Introduzione
Questo breve manuale ha come scopo quello di fornire dati sperimentali, informazioni teorico-
interpretative e strumenti ingegneristico/applicativi finalizzati alla progettazione di opere di difesa
caduta massi quali le gallerie artificiali. Queste strutture di difesa sono catalogabili come sistemi
passivi in quanto tese non a modificare la probabilità di innesco del fenomeno gravitativo, quanto
piuttosto a ridurre il danno ad esso associato e cioè la vulnerabilità dell’infrastruttura, sia essa
una linea ferroviaria od un asse stradale. Queste strutture sono molto diffuse nel mondo,
particolarmente in territori montani, pedemontani e rivieraschi.
Generalmente, obiettivo primario è quello di deviare la traiettoria del masso, anche se spesso
l’intercettazione della stesso porta inevitabilmente al suo arresto. Le opere in oggetto sono poste
comunemente in prossimità di pareti subverticali in roccia e di conseguenza l’impatto che le
interessa interrompe quella che è definita fase di caduta libera.
Questi sistemi di difesa sono caratterizzati dalla presenza di una struttura in cemento armato e
da uno strato di copertura avente funzione ammortizzante. Per chiarezza, all’interno della classe
delle gallerie paramassi è possibile distinguere tre categorie:

• gallerie tradizionali a portale (Figura 1) caratterizzate dalla presenza lungo l’asse


longitudinale di un muro in cemento armato continuo contro terra, e, sul lato di valle, da una
successione di archi e pilastri.

(a) (b)

(c) (d)

Figura 1: vista frontale del portale di ingresso/uscita (a), vista interna (b),
arcate laterali (c) e terreno di copertura (d) per una galleria a portale
Introduzione

Completa la struttura una copertura continua (soletta in cemento armato), in grado di


distribuire longitudinalmente i carichi agenti in superficie. Questa è in genere protetta
mediante uno strato ammortizzante costituito per lo più da tout venant o materiale di risulta
delle fasi di realizzazione della struttura, opportunamente macinato e disgregato. Spesso lo
strato ammortizzante è coperto da terreno di coltivo che permette il successivo
rinverdimento dell’opera. In pratica, la rigidezza della struttura è assicurata dalla presenza
degli appoggi pressoché continui laterali e dalla rigidezza della soletta in cemento armato
che assolve la funzione di piastra. Attesi sono in questo caso periodi propri della struttura
abbastanza ridotti;

• gallerie a mensola (Figura 2). Negli ultimi anni questa tipologia è venuta affermandosi per
motivazioni estetiche, al fine di ridurre l’impatto ambientale associato alla realizzazione
dell’opera. In effetti, una volta terminata la struttura, ripristinato il profilo topografico nel
modo più naturale possibile, evitando la realizzazione dei pilastri lato valle, il risultato
estetico è quello di un lungo “taglio” nella montagna. Per fornire alla struttura una rigidezza
sufficiente, ciascuna mensola, opportunamente tirantata nell’incastro, è a sezione
rastremata e sostenuta lato monte da un pilastro. Questo permette di irrigidire l’incastro
della mensola orizzontale. Anche in questo caso una funzione essenziale è assolta dalla
soletta orizzontale che solidarizza i vari elementi generalmente prefabbricati. Come sarà
discusso in dettaglio all’interno del Capitolo 5, la presenza della soletta orizzontale continua
ha una funzione essenziale per distribuire i carichi e ridurre gli sforzi agenti. In effetti la
tridimensionalità del problema è essenziale per comprendere la risposta strutturale del
sistema. Come nel caso delle gallerie tradizionali, la struttura è poi ricoperta da uno strato di
10 terreno naturale a sezione variabile;

Figura 2 : esempio di galleria prefabbricata a sbalzo

• gallerie policentriche. In questo caso l’opera finita è praticamente un tunnel completamente


interrato (Figura 3). La galleria è accostata alla parete in roccia ma, una volta rinverdito il
pendio artificiale, il suo impatto ambientale è praticamente nullo. La particolarità di questa
struttura, rispetto alle due precedenti, consiste nella geometria anulare e nell’impossibilità di
separare l’opera dal terreno circostante all’interno del quale essa è immersa.
Introduzione

Figura 3 : esempio di galleria policentrica, sezione con esempio


di reinterro (fonte: Veneto Strade)

Il testo, a scopo prevalentemente applicativo, si prefigge il fine di chiarire, per quanto possibile, il
fenomeno, alquanto complesso, dell’interazione dinamico-impulsiva fra un corpo assunto rigido
(il blocco impattante) ed un mezzo deformabile (il terreno), e di studiare quindi la risposta
dinamica della struttura. Esso è il risultato di una collaborazione pluriennale fra Società Veneto
Strade S.p.A. e il Polo Regionale di Lecco del Politecnico di Milano che ha di volta in volta avuto
come oggetto lo studio sperimentale, teorico e numerico del fenomeno di impatto blocco-terreno 11
e della risposta dinamica della struttura. I dati concernenti le ricerche in oggetto sono raccolti
all’interno di tre reports che sono disponibili, a richiesta, presso la sezione tecnica della Società
Veneto Strade S.p.A.
A scopo introduttivo è bene innanzitutto mettere in evidenza le tre peculiarità più evidenti a livello
meccanico del problema considerato:

• l’enorme differenza di rigidezza e resistenza dei materiali che costituiscono il blocco in


roccia ed il terreno sul quale esso va ad impattare. Per questo motivo, a favore di sicurezza,
il blocco è considerato nel seguito infinitamente resistente ed indeformabile. Questo
significa che non sarà preso in considerazione il danneggiamento del blocco o la sua
esplosione. Ogni processo deformativo è pensato concentrato all’interno dello strato
deformabile, esattamente al contrario di quanto accade nel caso degli shelters costruiti per
arrestare o rallentare frane in terra. Nel nostro caso, infatti, la penetrazione è attiva, cioè del
blocco in movimento all’interno dello strato ammortizzante, mentre nel caso degli schelters
la penetrazione è passiva, della struttura all’interno della massa di terreno in movimento
(Figura 4). Qualora si schematizzi il blocco sferico, durante la sua penetrazione (che, a
seconda della sua energia, può raggiungere, ad esaurimento del fenomeno, anche più di
metà del suo raggio), all’interno del terreno si accumulano deformazioni irreversibili di
grande entità. Il materiale è soggetto a considerevoli carichi impulsivi ed a elevati
spostamenti di ingenti masse di terreno. Non si assiste al contrario, in genere, a rottura dei
grani o alla nascita di meccanismi di rottura generalizzati. Per ciò che concerne la rottura dei
grani, si fa osservare sin d’ora che quanto affermato è vero anche nel caso si utilizzino
materiali di riempimento fragili quali le argille espanse;
Introduzione

Figura 4 : penetrazione attiva del blocco all’interno dello strato ammortizzante

• l’impulsività del fenomeno. Infatti, al momento dell’impatto, il blocco possiede una grande
energia cinetica che verrà in gran parte o integralmente dissipata durante l’evento. Per
blocchi di dimensioni ragguardevoli, come quelli d’interesse per la progettazione di opere di
questo genere, la velocità del blocco al momento dell’impatto, è funzione unicamente
dell’altezza di caduta e, naturalmente, dell’accelerazione di gravità, avendo ipotizzato che,
sino all’impatto con lo strato ammortizzante, il blocco non abbia interagito con altri corpi.
Questo significa che, al momento del distacco dalla parete, il blocco è ipotizzato
caratterizzato da una velocità nulla e l’energia cinetica rotazionale del corpo al momento
dell’impatto è trascurabile. La velocità del blocco, così come le sue dimensioni geometriche,
sono le uniche due variabili di input. La risposta meccanica del sistema, così come le forze
12 che si scambiano blocco e terreno e gli spostamenti della struttura, sono invece dati di
output. La particolarità consiste allora nel fatto che le sollecitazioni agenti al momento
dell’impatto sono figlie del tipo di struttura progettata e non solo dei dati di input. L’energia
cinetica del blocco sarà in parte dissipata localmente, in parte sotto forma di onde elastiche
all’interno dell’ambiente e in parte sarà dissipata dalla struttura. La struttura ideale sarà
allora quella che massimizzerà il primo dei tre contributi elencati e minimizzerà invece il
terzo. Questo permetterà di aumentare la durabilità dell’opera, in quanto il terzo contributo è
ineluttabilmente associato ad un suo parziale danneggiamento;

• l’eterogeneità della struttura sulla quale il blocco va ad impattare. Infatti, le caratteristiche


meccaniche del terreno che costituisce lo strato ammortizzante sono estremamente più
scadenti di quelle del cemento armato che costituisce la struttura. Nella progettazione delle
gallerie paramassi è previsto che la maggior parte dell’energia si dissipi nel “near field”
(terreno superficiale) mentre si suppone che il resto della struttura rimanga in campo
elastico. Lo strato di terreno dovrà allora essere di spessore sufficiente affinché questa
ipotesi progettuale sia soddisfatta e cioè che non solo il blocco non entri in contatto diretto
con la soletta in cemento armato, ma che addirittura il valore della forza che nel tempo si
scambiano, durante l’impatto, blocco e terreno non sia influenzato dalla presenza
dell’interfaccia terreno-soletta. Naturalmente questa ipotesi permette di massimizzare
l’energia dissipata e di ridurre al minimo il valore della forza che si scambieranno blocco e
struttura. Perché questa ipotesi sia verificata è necessario aumentare lo spessore dello
strato ammortizzante, ma questo porta ad un indesiderato incremento dei carichi statici
agenti sulla struttura sottostante, oppure incrementare la resistenza del materiale che
costituisce lo strato stesso, ma ciò porta ad un incremento della forza di impatto.
Introduzione

Partendo dalle considerazioni succitate, il problema sarà affrontato mediante tre approcci
paralleli e fra loro complementari:

1. Approccio sperimentale. Saranno riportati, all’interno del Capitolo 1, i risultati di prove


sperimentali effettuate presso l’Ecole Polytechnique di Losanna (Labiouse et al., 1994),
presso il Laboratorio di Sicurezza dei Trasporti (La.S.T.) del Dipartimento di Ingegneria
Aerospaziale del Politecnico di Milano sede Bovisa (Figura 5a) (Calvetti et al., 2005), ed in
vera grandezza su una galleria dismessa in località Listolade (BL) (Figura 5b). In tutti e tre i
casi saranno discussi impatti verticali su strati orizzontali e non casi in cui la normale allo
strato non coincida con la direzione del vettore velocità del blocco al momento dell’impatto.
Questa ipotesi permette di ridurre il numero di variabili in gioco, con la consapevolezza di
lavorare a favore di sicurezza in quanto il valore massimo della forza di impatto si ottiene
proprio quando questa ipotesi è soddisfatta. In realtà si è anche osservato che la riduzione
di tale valore, per inclinazioni dello strato inferiori a quelle dell’angolo d’attrito interno del
materiale, non supera mai il 20%. Nel caso delle prove effettuate a Listolade, oltre alla
risposta dello strato ammortizzante, è stata considerata la risposta dinamica della struttura
sottostante.

2. Approccio teorico che consiste principalmente nel disaccoppiare il problema della


valutazione dell’andamento nel tempo della forza di impatto da quello relativo alla
propagazione dell’onda all’interno dello strato ammortizzante e della struttura in cemento
armato. Questa ipotesi, che ci permetterà di trattare in modo disaccoppiato queste tre fasi,
sarà ampliamente discussa nel corso dei Capitoli 1 e 5 di questo testo.

13

(a) (b)

Figura 5 : campi prove del La.S.T.


del Politecnico di Milano-Bovisa (a) e di Listolade (b)

3. Approccio numerico. Al fine di estendere i risultati sperimentali e meglio comprendere il


fenomeno, all’interno del Capitolo 2 di questo testo saranno considerate delle analisi
numeriche effettuate mediante un codice di calcolo agli Elementi Distinti (Figura 6),
all’interno del quale il mezzo granulare è interpretato come l’insieme di sfere rigide fra loro
interagenti mediante leggi di contatto elastoplastiche.
Intro
oduzione

IInoltre, all’interno del Capitolo 4 sa arà affrontato, meediante codici di calcolo


c alle Differe
enze
F
Finite ed agli Elem menti Spettrali, il problema
p della proopagazione del se egnale all’interno dello
d
s
strato ammortizza ante, così da valu utare l’onda si sfoorzo sollecitante laa struttura in cem mento
a
armato. Alcune analisi parametriche, unitamente ad opportune osservazioni o teoriche,
p
permetteranno di stimare
s in modo approssimato
a la funzione di trasferimmento del segnale. Sia
p ciò che conce
per erne le analisi agli Elementi Distinti, che per quelle alle Differenze Finitte ed
a Elementi Spetttrali, il confronto fra dati sperimenta
agli ali e simulazioni nuumeriche ha perme esso
d validare lo strum
di mento numerico e quindi di verifica arne l’attendibilità anche da un punto di
v
vista quantitativo.

F
Figura 6 : modello utilizzato
u per l’analissi ad elementi distin
nti

14
Comme accennato al prrecedente punto 3, 3 all’interno dei Caapitoli 3 e 4 sarà in
ntrodotto un approoccio
proggettuale che consisste nell’utilizzo di abachi
a per la defin
nizione di un input sintetico della forzza di
impaatto in funzione del d tempo, nella definizione dell’o onda di sforzo so ollecitante la strutttura,
men ntre all’interno del Capitolo
C 5 saranno riportati a scopoo esemplificativo due casi studio, il primo
p
di un
na galleria tradizioonale e l’altro rigua
ardante invece una a galleria a menso ola.
Per rendere fruibile il testo da parte di lettori aventi inte eressi differenti ma
m anche compete enze
eteroogenee, esso è co oncepito in modo tale da permetterre qualche approfo ondimento di temii che
in qualche
q modo po ossono essere co onsiderati margina ali ma che gli Autori
A hanno repu utato
neceessario introdurre per una valutazion ne consapevole de ei dati analizzati e delle osservazionni via
via suggerite.
s Tali spunti sono raccolti in spazi interni ala testo o in Appendici che il lettore e più
curio
oso avrà la possib bilità di visitare ma
m che quello scie entificamente più preparato
p potrà annche
trova
are talvolta sconta ati.
Capitolo primo

Prove sperimentali
Prove sperimentali

1 PROVE SPERIMENTALI
Per comprendere e chiarire il fenomeno dell’impatto fra corpi rigidi e mezzi deformabili e per
studiare la risposta dinamico-strutturale di gallerie artificiali così sollecitate, è innanzitutto
necessario eseguire prove sperimentali ad hoc in grado di descrivere qualitativamente e
quantitativamente la risposta dinamica del blocco rigido impattante, ma anche la propagazione
dell’onda dinamica all’interno del mezzo deformabile. Purtroppo, però, in bibliografia è
abbastanza raro trovare dei risultati utili a tale finalità. Ad esempio, pur presentando alcune
analogie, le prove di natura balistica che riguardano la penetrazione di proiettili all’interno di
continui granulari si distinguono rispetto agli impatti di nostro interesse in quanto caratterizzati da
velocità di penetrazione estremamente elevate e da aree di impatto molto modeste. Pertanto, il
rapporto tra affondamento massimo del proiettile e diametro della sua sezione risulta
estremamente elevato rispetto ai valori caratterizzanti gli impatti di blocchi in roccia su terreni
naturali.
Con riferimento a questi ultimi, qui nel seguito si mostreranno prove su modello condotte presso
il Laboratorio di Meccanica delle Rocce dell’Ecole Polytéchnique Fédérale di Losanna (Labiouse
et al., 1994), e prove realizzate recentemente, per conto di Veneto Strade S.p.A., presso il
Campus Bovisa del Politecnico di Milano (Calvetti et al., 2005) ed in località Listolade di Taibon
Agordino (BL). In particolare, queste ultime hanno interessato una galleria paramassi sita a
protezione di un tratto dismesso della S.R. 203 Agordina. Le caratteristiche principali delle tre
campagne di prove sono riportate in Tabella 1.1; per maggiori dettagli rimandiamo alle
Appendici. 17

Altezza di caduta Massima energia Blocco impattante Condizione al contorno


Prove Terreno
massima (m) d’impatto (kJ) (dimensioni e peso) inferiore

Cilindrico con punta sferica,


modello in scala ridotta di
calcestruzzo con fusto in
Losanna 10 90 eterogeneo, denso copertura di galleria
acciaio; peso: 100, 500 e
paramassi
1000 kg
Bovisa 18.05 155 Sfera in CA; peso: 850 kg sabbia/ghiaia, sciolta piastra rigida interrata
Listolade 45 375 Sfera in CA; peso: 850 kg eterogeneo, denso galleria paramassi

Tabella 1.1 : caratteristiche delle campagne sperimentali considerate

Un’ipotesi comune a tutte queste esperienze, e a tutte le relative analisi numeriche finalizzate a
riprodurne i risultati, riguarda il blocco impattante: quest’ultimo è considerato infinitamente
resistente ed indeformabile e così sarà trattato nel seguito. Le esperienze condotte presso il
laboratorio di Losanna (Labiouse et al., 1994) e quelle presso il Politecnico di Milano (Calvetti et
al., 2005), hanno previsto anche l’impatto di gravi aventi traiettoria verticale su strati variamente
inclinati, ma, nel seguito della trattazione, fondamentalmente per semplicità di esposizione, tali
risultati non saranno commentati: in effetti, per pendenze compatibili con quelle di natural
declivio del materiale, la variazione delle forze di impatto non sono elevatissime e comunque la
loro riduzione può essere trascurata restando a favore di sicurezza.
1
1.1 Considerazioni introduttiive
Le esperienze
e che saaranno descritte qui
q nel seguito pe ermetteranno di foornire utili informazioni
quallitative e quantita ative che saranno o poi utilizzate peer effettuare le simulazioni
s numerriche
desccritte all’interno dei prossimi Capittoli, ma anche pe er definire un approccio progettua ale. I
risultati fanno riferime ento alle tre cammpagne sperimentali precedenteme ente menzionate. Per
mag a queste ultime, si rimanda alle rispe
ggiori dettagli circa ettive Appendici.
L’appproccio alla proge c sarà presentatto in questo testo può
ettazione delle gallerie paramassi che
esseere articolato nellee fasi seguenti:

• valutazione della forza massima d’impatto in funzion ne del tipo di materiale che costituiscce lo
strato ammortizza ante, del suo spesssore, delle dimen
nsioni del blocco e dell’altezza di cad
duta,
delle condizioni al
a contorno imposte e e dell’affondame
ento massimo del blocco all’interno dello
d
strato ammortizzaante;

• valutazione della propagazione de ell’onda di sforzo all’interno


a dello sttrato ammortizzante in
funzione delle variabili di cui sopra e delle condizioni al contorno impos ste;

• valutazione delle
e sollecitazioni ind dotte dall’impatto negli elementi sttrutturali della galleria
paramassi, tramitte lo studio della riisposta dinamica della
d struttura stes
ssa.

18

F
Figura 1.1 : schemaa delle sollecitazion
ni agenti nel sistema
a
(da
a Labiouse et al., 19994)

Si fa
accia riferimento quindi
q alla Figura 1.1,
1 ove sono sche ematicamente e genericamente indicate
le azzioni in gioco nel sistema: F1 indica a la forza d’impattto, F2 il carico trassmesso all’estradoosso
della
a struttura, ed F3 la sollecitazione agente
a nella strutttura stessa (in qu
uesto caso la reazzione
deglli appoggi, ma in generale una qua alsiasi componente e di sforzo, o azio
one interna). Notiaamo,
semmpre con riferimentto alla Figura 1.1, che le tre azioni in n gioco possono tra
t loro differire pe
erché
l’imp
patto è un fenome eno essenzialmentte dinamico: in asssenza del contrib buto riequilibrante dato
dall’inerzia delle varie e componenti, l’a azione applicata in i superficie sare ebbe uguale al ca arico
messo all’estrado
trasm osso della strutturra ed alla reazione vincolare forn nita dai supporti della
d
stessa. In altri termini,, in campo statico si avrebbe: F1=F2=F = 3.
Prove sperimentali

1.1.1 Descrizione di un impatto tipo

Faremo nel seguito riferimento ai dati di Figura 1.2, relativi ad una prova d’impatto svolta presso
il campo prove di Listolade (massa del blocco 850 kg, altezza di caduta 36.4 m, spessore dello
strato ammortizzante 2 m, Prova n°5).

250 800
PROVA 5 - Listolade PROVA 5 - Listolade
225 Risultante accelerometri 700 celle di carico-media

200 600

175 500

150 400

F2 (kPa)
F1 (g)

125 300

100 200

75 100

50 0

25 -100

0 -200
0.01 0.03 0.05 0.07 0.09 0.01 0.03 0.05 0.07 0.09
0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1 0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1
t (s) t (s)
(a) (b)
-1 -1

0 0 19

1 1

2 2
F3 (mm)

F3 (mm)

3 3

4 4

PROVA 5 - Listolade
5 5 Sensore PE1
PROVA 5 - Listolade
Sensore PE5 Sensore PE5
Oscillazione iniziale Sensore PEX
6 6
0.01 0.03 0.05 0.07 0.09 0.2 0.6 1 1.4
0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1 0 0.4 0.8 1.2 1.6
t (s) t (s)
(c) (d)

Figura 1.2 : impatto tipo. (a) Accelerazione del blocco (F1), (b) sforzo sulla piastra di copertura (F2),
spostamento della struttura (F3): oscillazione iniziale (c) e successive (d)

• Quando un blocco impatta sul terreno di copertura della struttura, subisce una
decelerazione causata dalla reazione offerta dal terreno (Figura 1.2a). Questa reazione,
comunemente indicata come “forza d’impatto” (F1), equilibra la forza d’inerzia associata alla
decelerazione del blocco (come vedremo il peso del blocco è trascurabile rispetto all’inerzia
indotta dall’impatto). L’arresto del blocco si compie in un lasso di tempo che dipende dalle
1
proprietà meccaniche del terreno, dalla massa del blocco e dall’energia che esso possiede
al momento dell’impatto. Sono sufficienti tempi dell’ordine del centesimo di secondo per
raggiungere la massima decelerazione (0.005 s nel caso in esame), mentre l’impatto può
considerarsi esaurito in tempi inferiori al decimo di secondo (0.04 s per l’impatto di
riferimento). Il blocco subisce quindi una decelerazione estremamente elevata (dell’ordine
del centinaio di g), il che rende trascurabile il peso proprio del blocco. Un’ultima
considerazione circa la cinematica dell’impatto riguarda il fatto che, se la velocità d’impatto è
verticale e lo strato ammortizzante è orizzontale, non si osserva un rimbalzo significativo.

• La natura impulsiva della forza d’impatto genera onde di compressione che si propagano
nel terreno (Figura 1.2b). Il tempo di propagazione del segnale attraverso lo strato dipende
dalla velocità delle onde (a sua volta determinata da densità e rigidezza del materiale) e
dallo spessore dello strato stesso. A titolo d’esempio, nel caso in esame l’onda impiega
circa 0.01 s per raggiungere la soletta, il che significa anche che il masso viene investito
dall’onda riflessa dalla piastra stessa dopo circa 0.02 s. Quindi, confrontando i dati di Figura
1.2a e Figura 1.2b notiamo che gran parte dell’interazione dinamica blocco-terreno si
esaurisce prima che il masso possa risentire della presenza della soletta. Questo permette
di disaccoppiare lo studio della forza d’impatto da quello della propagazione dell’onda. In
altri termini, la forza d’impatto può essere studiata ipotizzando che lo strato ammortizzante
occupi un intero semispazio. Si noti che questa ipotesi rappresenta uno dei punti
caratterizzanti l’approccio proposto in queste linee guida. Le condizioni particolari che
possono mettere in crisi questa ipotesi si verificano per spessori di copertura ridotti, strati
ammortizzanti eterogenei o per energie d’impatto particolarmente elevate; queste condizioni
20 saranno discusse alla luce dei risultati delle prove sperimentali (Appendice B) e delle
simulazioni numeriche (Capitolo 2). Anticipiamo comunque che per spessori di copertura
ordinari, l’effetto della soletta si limita ad influenzare l’andamento temporale della forza
d’impatto nella fase successiva al raggiungimento del picco.

• L’andamento temporale dell’azione F2 è figlio della natura impulsiva del carico F1, ed induce
pertanto una risposta dinamica nella struttura sottostante. In Figura 1.2c ed in Figura 1.2d,
ove si mostra come rappresentativa della risposta strutturale la freccia della soletta, sono
chiaramente individuabili la risposta all’impulso e le successive oscillazioni che mettono in
evidenza il modo di vibrare eccitato dall’impatto. Per quanto riguarda la possibilità di
disaccoppiare la valutazione di F2 dall’analisi strutturale, bisogna confrontare la durata
dell’impulso che giunge sulla struttura con il tempo di risposta della struttura stessa (si fa
con questo termine genericamente riferimento ai periodi propri dei modi di oscillazione
eccitati dall’impatto). Infatti, se quest’ultimo fosse di molto maggiore rispetto al primo, il
disaccoppiamento sarebbe possibile. Nel caso in esame, la durata dell’impulso è di circa
0.03 s, la massima freccia viene raggiunta dopo circa 0.04 s, ed il periodo proprio di
oscillazione è circa 0.15 s. Notiamo che: (i) la durata dell’impulso è circa 1/5 del periodo
proprio della struttura, (ii) la struttura inizia a deformarsi non appena il fronte d’onda la
raggiunge. Questo rende in linea di principio impossibile disaccoppiare la valutazione
dell’azione agente sulla struttura F2 dalla risposta della struttura stessa. Questo punto sarà
discusso con maggior dettaglio nel §1.4, mentre nel Capitolo 5 presenteremo alcuni esempi
di analisi della struttura in campo dinamico.
Prove sperimentali

1.2 Valutazione della forza di impatto


Uno schematico inquadramento concettuale concernente la penetrazione di proiettili all’interno di
mezzi granulari introdotto da Jaeger et al. (1992), ci assicura che la forza di impatto massima
può essere interpretata come la somma di tre contributi: uno statico, uno dinamico ed uno
dipendente dall’affondamento dell’oggetto. In pratica, il contributo statico è valutabile secondo un
classico approccio geotecnico, legato alla capacità portante della fondazione di area circolare
equivalente alla sezione massima del proiettile. Questo contributo può essere valutato
direttamente in situ, ad esempio effettuando prove di carico su piastra. Il contributo dinamico
dipende essenzialmente dalla velocità di penetrazione dell’oggetto: maggiore sarà quest’ultima,
maggiore sarà questo contributo aggiuntivo. Infine, il terzo contributo è essenzialmente associato
ad effetti del second’ordine di natura geometrica: maggiore sarà l’affondamento dell’oggetto,
maggiore sarà la forza necessaria a permetterne la penetrazione e, di conseguenza, la forza che
si scambieranno proiettile e continuo circostante. Nei casi da noi studiati, e cioè per altezze di
caduta inferiori a 50 m, l’ultimo contributo è fondamentalmente trascurabile. Un approccio
differente sarebbe necessario se, ad esempio, fosse preso in considerazione il problema relativo
alla penetrazione di bombe all’interno del terreno.

1.2.1 Massima forza d’impatto

Mostriamo innanzitutto i risultati ottenuti da Labiouse et al (1994) al variare dell’altezza di caduta


per due diversi blocchi (Figura 1.3), dai quali emerge un andamento non lineare della forza
d’impatto massima (F1MAX) in funzione dell’altezza di caduta a parità di terreno ammortizzante.
21

(a) (b)

Figura 1.3 : relazione tra altezza di caduta e massima forza d’impatto (“effort par accélération”), da
Labiouse et al. (1994). (a) 500 kg, (b) 1000 kg

Per interpretare i risultati sperimentali, Labiouse et al. (1994) propongono una relazione ove la
massima forza d’impatto è espressa come funzione dell’energia d’impatto (essendo W ed H il
peso del blocco e l’altezza di caduta, rispettivamente), della dimensione dell’orma d’impatto (R è
il raggio del fusto cilindrico del blocco) e della rigidezza del terreno (ME è la rigidezza valutata
con una prova di carico su piastra):
1
F1MAX = 1.765 ⋅ M E2 / 5 ⋅ R1/ 5 ⋅ W 3 / 5 ⋅ H 3 / 5 [1]

L’influenza della rigidezza del terreno è altresì dimostrata confrontando, a parità di altre
condizioni, i risultati delle prove condotte presso il Campus Bovisa (terreno ammortizzante
sciolto) e la galleria paramassi di Listolade (terreno compattato).
I relativi risultati sono mostrati in Figura 1.4a, mentre in Figura 1.4b sono riportati tutti gli impatti
realizzati presso Listolade, ove sono state raggiunte altezza di caduta fino a 50 m circa. Con
riferimento a questi ultimi, sottolineiamo come i valori di forza d’impatto ottenuti per le altezze di
caduta maggiori corrispondano a decelerazioni del blocco prossime ai 250 g. La dispersione
registrata per altezze di caduta superiori a 40 m è da imputare all’eterogeneità del terreno di
prova ed alle modalità esecutive (si veda l’Appendice C).

2000 2000
terreno sciolto terreno denso
1800
(Campus Bovisa) 1800 (Listolade)
terreno denso
(Listolade)
1600 1600

1400 1400

1200 1200
F1MAX [kN]

F1MAX [kN]

1000 1000

800 800

600 600

400 400
22
200 200

0 0
5 15 25 35 45 5 15 25 35 45
0 10 20 30 40 50 0 10 20 30 40 50
H [m] H [m]
(a) (b)

Figura 1.4 : forza d’impatto in funzione dell’altezza di caduta; (a) influenza dello stato di addensamento
dello strato ammortizzante (Campus Bovisa e Listolade); (b) campagna completa di Listolade

1.2.2 Durata dell’impatto

Come mostreremo nei paragrafi successivi, lo studio della massima forza d’impatto non può
esser disgiunto da quello della durata del fenomeno. Infatti, non solo l’intensità, ma anche la
forma dell’impulso vanno considerati in vista dello studio della propagazione delle onde nel
terreno e della risposta strutturale dinamica. Dal confronto tra i dati che riguardano gli impatti
realizzati nel corso delle tre campagne sperimentali, emerge chiaramente la dipendenza della
durata del fenomeno dalla rigidezza dello stato ammortizzante. Gli impatti realizzati su terreno
denso, si esauriscono in un tempo di circa 0.02-0.03 s, mentre nel caso di materiale sciolto (e
quindi meno rigido), la durata è circa quadrupla.
Per confermare tutto ciò, illustriamo i risultati di una serie d’impatti realizzati presso il Campus
Bovisa, nel corso della quale il terreno non è stato rimaneggiato tra un impatto e l’altro (Figura
1.5). Tralasciando gli evidenti effetti quantitativi, il progressivo addensamento del materiale
indotto dagli impatti si accompagna ad una riduzione del tempo d’impatto e ad un’accentuazione
Prove sperimentali

del carattere impulsivo del fenomeno. Notiamo inoltre la contestuale scomparsa della
caratteristica forma con due picchi che si accompagna alle prove eseguite su terreno
rimaneggiato superficialmente (si rimanda all’Appendice B ed al Capitolo 2 per uno studio più
approfondito di questo fenomeno).

120
Serie S3 - Accelerazione
in direzione verticale
Prova n.7
100
Prova n.10
Prova n.11

80
accelerazione (g)

60

40

20

0
0.02 0.06 0.1 0.14 0.18
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2
tempo (s)

Figura 1.5 : effetto del progressivo addensamento del terreno a seguito di impatti ripetuti (serie S3, 23
prove di Milano Bovisa)

1.3 Penetrazione del blocco


La valutazione della penetrazione del blocco all’interno dello strato costituisce un aspetto
particolarmente rilevante ai fini progettuali, in quanto una delle funzioni dello strato
ammortizzante è proprio quello di proteggere la struttura dal contatto diretto con il blocco. In
questo paragrafo mostriamo i dati di penetrazione registrati nel corso della campagna prove di
Listolade, mentre i dati che riguardano la campagna sperimentale di Milano Bovisa sono riportati
nell’Appendice B di questo Capitolo. Per uno studio di dettaglio circa il ruolo giocato dallo
spessore dello strato rimandiamo al Capitolo 2.
In Figura 1.6 vengono mostrati gli spostamenti ottenuti dalla doppia integrazione
dell’accelerazione del blocco misurata a partire dal momento dell’impatto, per alcune delle prove
effettuate presso la galleria di Listolade. Nella medesima Figura, sono riportate anche le misure
dirette del massimo affondamento, che sono state ottenute valutando la profondità del cratere
provocato dall’impatto.
Le discrepanze tra la misura diretta e quella indiretta sono certamente in gran parte attribuibili
agli errori dovuti all’integrazione dell’accelerazione che, nel corso dell’impatto, raggiunge molto
rapidamente valori elevati. Tra gli aspetti caratteristici, osserviamo che gli impatti possono
praticamente considerarsi esauriti, con l’arresto del blocco senza che questi subisca alcun
rimbalzo significativo, in un periodo di tempo dell’ordine di pochi centesimi di secondo.
1
0.4

0.35

0.3

penetrazione del blocco (m)


0.25

0.2

0.15

0.1 H = 44.8 m
H = 39.6 m
H = 36 m
0.05
Misura diretta
post-impatto
0
0.02 0.06 0.1
0 0.04 0.08 0.12
tempo (s)

Figura 1.6 : penetrazione del blocco in funzione del tempo: doppia integrazione delle misure
accelerometriche e misura diretta post-impatto del massimo affondamento

In Figura 1.7 mostriamo il massimo affondamento del blocco in funzione dell’altezza di caduta. In
primo luogo osserviamo che l’affondamento supera di poco i 30 cm nel caso delle maggiori
altezze di caduta.
24

0.4

0.35

0.3
penetrazione del blocco (m)

0.25

0.2

0.15

0.1

0.05

0
5 15 25 35 45
0 10 20 30 40 50
altezza di caduta (m)

Figura 1.7 : penetrazione del blocco in funzione dell’altezza di caduta (misura diretta post-impatto)

Da questo punto di vista, lo spessore dello strato ammortizzante (2 m) è certamente adeguato al


fine di proteggere la struttura. Inoltre, nonostante la dispersione dei dati che si ha per le più
elevate altezze di caduta, è possibile individuare una curva interpolante che mette chiaramente
Prove sperimentali

in luce la dipendenza della penetrazione dall’altezza di caduta stessa (si veda il §2.4 per una
interpretazione quantitativa).

1.4 Propagazione della sollecitazione nello strato ammortizzante


Contestualmente allo sviluppo della forza d’impatto, ha luogo la trasmissione dell’impulso che si
propaga tramite onde di compressione all’interno dello strato ammortizzante. In questa fase, le
azioni F1 si trasformano in carichi sulla struttura sottostante (F2). I risultati ottenuti nelle tre
campagne sperimentali sono sostanzialmente concordi ad indicare:

• l’esistenza di una relazione lineare tra la forza d’impatto e la sollecitazione sulla soletta;

• l’influenza dello spessore dello strato ammortizzante nella diffusione spazio-temporale del
carico (distribuzione spaziale degli incrementi di sforzo alla base del terreno, tempo di
propagazione del segnale generato in superficie);

• un effetto di amplificazione dinamica tra la forza d’impatto e la risultante delle pressioni sulla
piastra di base.

1.4.1 Carico sulla piastra in funzione della forza d’impatto

In Figura 1.8 sono mostrati, a titolo d’esempio, i risultati di alcune prove d’impatto realizzate
presso il laboratorio LMR di Losanna.

25

(a) (b)

Figura 1.8 : relazione tra il massimo valore della forza d’impatto (“Effort par accélération”, F1) ed il
massimo valore della sollecitazione sulla piastra (“Effort intégré”, F2), da Labiouse et al. (1994). (a)
spessore 100 cm, (b) spessore 50 cm

Gli aspetti più significativi sono qui riassunti:

• la relazione tra i valori massimi della forza d’impatto (F1) e della risultante delle sollecitazioni
sulla piastra (F2) è in prima approssimazione lineare;
1
• il coefficiente di proporzionalità tra i valori massimi di F2 ed F1, dipende dallo spessore h del
terreno ammortizzante, ed è maggiore di uno.

Mentre la prima evidenza è spiegabile adottando un modello elastico per il terreno, il secondo
risultato mette chiaramente in luce l’importanza della natura dinamica dell’impatto, per la quale
l’interfaccia terreno deformabile-soletta in cemento armato, gioca un ruolo nient’affatto
trascurabile. Infatti, l’incremento che si ha passando da F1 a F2 non può essere spiegato in
condizioni statiche, per le quali le due azioni sarebbero uguali.
Risultati analoghi sono stati ottenuti nel corso delle prove di Milano Bovisa e di Listolade: in
Figura 1.9 riportiamo l’andamento del massimo sforzo registrato sulla piastra in corrispondenza
del punto d’impatto in funzione della massima forza d’impatto. Oltre a mostrare di nuovo come la
relazione tra azione in superficie ed in profondità sia lineare, questi dati mettono in luce anche
l’influenza della densità, e quindi della rigidezza, dello strato.

1000
Prove Bovisa
900 Prove Listolade

800

700

600
F2MAX [kPa]

500

400

26 300

200

100

0
200 600 1000 1400 1800
0 400 800 1200 1600 2000
F1MAX [kN]

Figura 1.9 : relazione tra la massima forza d’impatto ed il massimo incremento di sforzo sulla piastra:
Milano Bovisa, Listolade

1.4.2 Disaccoppiamento del calcolo delle sollecitazioni sulla piastra dall’analisi


strutturale

La piastra di copertura di una struttura paramassi rappresenta la condizione al contorno che


delimita inferiormente il dominio di propagazione delle onde; è proprio il contrasto tra la rigidezza
del terreno e quella molto più elevata del materiale che compone la piastra a provocarne la
riflessione cui si è accennato nei paragrafi precedenti e nell’Appendice B dedicata alle prove di
Milano Bovisa. Un’analisi più approfondita del ruolo esercitato dalla piastra di base deve essere
basata sul fatto che un ruolo fondamentale è giocato non solo dalla rigidezza del materiale, ma
anche dalla rigidezza della struttura della quale la piastra fa parte. Diversa è infatti la situazione
del Campus Bovisa, ove la piastra in CA è molto rigida flessionalmente ed è completamente
immorsata nel terreno, da quella delle campagne sperimentali di Losanna e di Listolade. In
queste ultime, la piastra in CA è strutturalmente meno rigida ed appoggia solo agli estremi sulla
Prove sperimentali

struttura portante, risultando così soggetta a non trascurabile inflessione. Inoltre, i risultati
sperimentali presentati nel §1.1 e nell’Appendice A dedicata alla prove di Losanna mostrano
chiaramente che vi è contemporaneità tra sviluppo della pressione sulla piastra di copertura e
risposta strutturale, il che non permette, in linea di principio, di disaccoppiare la valutazione della
prima dallo studio della seconda.
Per il dominio di propagazione delle onde, la condizione al contorno costituita dalla piastra di
copertura della galleria è rappresentabile come un vincolo cedevole elasticamente (almeno fino a
quando la sollecitazione non è tale da provocare deformazioni permanenti nella struttura), ed è in
un certo senso intermedia tra le condizioni limite rappresentate dal contorno libero e dal contorno
fisso (condizione questa cui si avvicina il caso di Milano Bovisa). In quest’ultimo caso, infatti, lo
spessore della piastra, la presenza del terreno sottostante ed il rapporto fra le dimensioni della
piastra stessa e dell’area di carico, sono tali da far ritenere, ai fini pratici, il vincolo come
indeformabile. La cedevolezza del vincolo che costituisce il contorno implica una riduzione della
sollecitazione rispetto a quella che si scaricherebbe su di un contorno fisso. Per quantificare
questa riduzione, è utile fare riferimento alla velocità che acquisirebbe il contorno se fosse
completamente libero di spostarsi, cioè se la rigidezza della struttura tendesse a zero. Questa
velocità, facilmente valutabile sulla base della teoria della propagazione delle onde in un mezzo
elastico, è molto superiore (di circa dieci volte) alla velocità effettivamente assunta dalla piastra
durante gli impatti più gravosi: l’effetto di riduzione della sollecitazione procurato dalla flessibilità
della piastra è pertanto, a favore di sicurezza, trascurabile ai fini pratici.

PROPAGAZIONE DELLE ONDE IN UN MEZZO ELASTICO


Un punto materiale immerso in un continuo elastico al sopraggiungere di un fronte d’onda
27
subisce uno spostamento variabile nel tempo. La massima velocità (v) acquisita dal
punto materiale al passaggio dell’onda dipende dall’ampiezza dell’onda di sforzo (σ),
dalla velocità di propagazione della stessa (C) e dalla densità del materiale (ρ), secondo
la relazione:
σ = ρ ⋅C ⋅v
Se l’onda incide perpendicolarmente su di un contorno libero, in prossimità del contorno
stesso ha luogo una riflessione completa dell’onda: l'impulso incidente si sovrappone a
quello riflesso e la composizione dei due comporta una amplificazione del moto che
dipende dalla durata dell'impulso e dalle proprietà elastiche del continuo. In particolare,
sul contorno la velocità raddoppia rispetto a quella calcolata con la relazione precedente.
Questo fenomeno è particolarmente rilevante ai fini pratici nel campo dell’Ingegneria
Sismica la quale si occupa, tra l’altro, proprio dell’amplificazione superficiale delle onde
generate in profondità nel corso di un terremoto. Nel caso in esame, considerando una
velocità di propagazione delle onde pari circa 300 m/s, un’onda di sforzo di ampiezza
dell’ordine di 600 kPa, ed una densità del terreno di 2000 kg/m3, si otterrebbe una
velocità del contorno libero v=2·600.000/(2000·300)=2 m/s, da paragonare alla velocità
sperimentalmente misurata che è dell’ordine di 0.2 m/s. Di conseguenza, nella
valutazione degli sforzi sulla soletta, il moto di quest’ultima può essere trascurato. Questo
significa che la valutazione di tali sforzi può essere effettuata assumendo vincoli rigidi sul
contorno inferiore del continuo deformabile.
1
1.5 Risposta strutturale
Il comportamento della struttura sotto i carichi dinamici trasmessi attraverso il terreno di
copertura costituisce l’ultimo anello del complesso meccanismo d’impatto: la sua modellazione
riguarda essenzialmente la trasformazione del “segnale” F2 nelle azioni F3 descritte nel §1.1. In
questo paragrafo analizziamo alcuni degli aspetti della risposta strutturale, sfruttando i dati di
Losanna e Listolade. In particolare, mostreremo come non sia possibile prescindere dalla natura
dinamica del fenomeno e come un approccio pseudo-statico, in cui si faccia riferimento
unicamente ai massimi valori della distribuzione dei carichi, non sia in grado di cogliere il
comportamento della struttura e non sia conservativo.

1.5.1 Azioni interne

Faremo qui riferimento alla campagna sperimentale di Losanna, ove le misure dei dinamometri
posti in corrispondenza degli appoggi sono assunti come rappresentativi delle azioni interne alla
struttura, e forniscono una semplice ed utile opportunità per cogliere alcuni aspetti della risposta
strutturale.
I dati riportati in Figura 1.10 mostrano chiaramente che in prima approssimazione è possibile
stabilire una correlazione lineare tra il massimo della risultante delle azioni che agiscono sulla
soletta (F2) ed il massimo della reazione vincolare fornita dai supporti (F3). Riprendendo le
considerazioni esposte circa la relazione tra la forza d’impatto ed il carico trasmesso alla piastra,
notiamo un ulteriore effetto di amplificazione dinamica che fa sì che F3 sia maggiore di F2.
Questo risultato indica chiaramente che l’analisi della struttura deve essere svolta in campo
28
dinamico (vedi Capitolo 5).

(a) (b)

Figura 1.10 : relazione tra il massimo valore della reazione dei supporti (“Réaction d’appui”, F3) ed il
massimo valore della sollecitazione sulla piastra (“Effort intégré”, F2), da Labiouse et al. (1994). (a)
spessore 100 cm, (b) spessore 50 cm
Prove sperimentali

1.5.2 L’importanza dello studio dinamico della struttura

A conferma della necessità di operare uno studio in campo dinamico della struttura, in cui si
prendano in considerazione sia l’intensità che la forma e la durata dell’impulso trasmesso alla
soletta, saranno illustrati alcuni risultati ottenuti nel corso della campagna sperimentale di
Listolade. Prenderemo in considerazione gli impatti 4 e 15 (vedi Tabella C1): entrambi sono
caratterizzati da un’altezza di caduta di circa 20 m, ma il secondo impatto è avvenuto senza
rimaneggiare il terreno. In Figura 1.11a e Figura 1.11b si confrontano gli andamenti della
decelerazione del blocco e della freccia della struttura: la ripetizione di un impatto senza
rimaneggiare il terreno comporta un netto incremento della forza d’impatto ed una riduzione della
durata del fenomeno; rimane sostanzialmente invariato il tempo di propagazione della
sollecitazione nello strato ammortizzante. Il dato più interessante riguarda comunque la
deformazione della struttura che vede praticamente inalterato il massimo valore della freccia.
Questo risultato non è spiegabile adottando un approccio pseudo-statico in cui si faccia solo
riferimento al valore massimo della forza d’impatto. Infatti l’impatto 4, pur associato ad un valore
inferiore di F1MAX ha una durata maggiore e quindi più prossima al periodo proprio di oscillazione
della struttura.

200 0
LISTOLADE
180 Prova 4
0.5
Prova 15
160
1
140

120
1.5 29
s [mm]
a [g]

100 2

80
2.5

60
3
40

3.5 LISTOLADE
20 Prova 4
Prova 15
0 4
0.01 0.03 0.05 0.07 0.01 0.03 0.05 0.07
0 0.02 0.04 0.06 0.08 0 0.02 0.04 0.06 0.08
t [s] t [s]
(a) (b)

Figura 1.11 : (a) decelerazione del blocco e (b) freccia della struttura
1
Elenco dei Simboli
a accelerazione del grave
C velocità di propagazione di un’onda
F1 forza d’impatto
F1MAX forza d’impatto massima
F2 carico trasmesso all’estradosso della struttura
F3 sollecitazione agente nella struttura
H altezza di caduta del grave
h spessore del terreno ammortizzante
ME rigidezza del terreno
R raggio del grave (caso sferico) o raggio del fusto cilindrico
s spostamento della struttura
t tempo
v velocità di un punto materiale
W peso del grave
ρ densità del materiale
σ ampiezza dell’onda di sforzo
σv sforzo verticale all’estradosso della struttura
σvMAX sforzo verticale massimo all’estradosso della struttura

30
Prove sperimentali

Appendice A
PROVE SPERIMENTALI IN SCALA RIDOTTA (Losanna 1994)

Presso il Laboratorio di Meccanica delle Rocce dell’Ecole Polytéchnique Fédérale


di Losanna (LMR-EPFL), oramai più di dieci anni fa, è stata eseguita una serie di
prove sperimentali riguardanti impatti verticali, su strati perfettamente orizzontali
(Labiouse et al., 1994). Le prove sono state eseguite utilizzando un modello in
scala ridotta di una copertura di galleria paramassi (Figura A1) .
I dispositivi impiegati sono descritti nel seguito:

• la copertura della galleria è rappresentata da una piastra quadrata in CA (3.4


x 3.4 x 0.2 m) la quale è sostenuta da quattro pilastrini. La piastra è posta sul
fondo di una fossa profonda 8 m, il che permette di studiare agevolmente
altezze di caduta fino a 10 m, anche senza disporre di un impianto di
sollevamento in elevazione (si noti che il dispositivo è posto all’interno del
laboratorio);

• per costituire lo strato ammortizzante sono stati utilizzati tre diversi materiali
(ghiaia, materiale alluvionale e detriti rocciosi), caratterizzati da densità
relative da elevate a molto elevate. Gli spessori studiati vanno da 0.35 a 1.0
m, comprendendo in questa misura anche lo straterello di sabbia (10 cm di
spessore) posto a protezione della superficie superiore della piastra e degli 31
strumenti di misura ivi disposti;

• sono stati utilizzati tre blocchi di calcestruzzo aventi massa pari a 100, 500 e
1000 kg. I blocchi sono rivestiti da un involucro di protezione in acciaio,
hanno fusto cilindrico, e per base una calotta sferica (Figura A1b);

• la strumentazione impiegata, schematicamente mostrata in Figura A1c,


comprende un accelerometro posto nei blocchi impattanti, cinque misuratori
di pressione sulla faccia superiore della piastra, quattro misuratori di
spostamento posti sotto la piastra, quattro dinamometri nei punti di appoggio.
Con riferimento alle azioni indicate in Figura 1.1, l’accelerometro permette di
valutare direttamente la forza d’impatto (“effort par accélération”, F1) e,
tramite integrazione, la velocità del blocco e la sua penetrazione;
quest’ultima misura è confrontata con l’osservazione diretta del cratere
provocato dall’impatto. L’integrale delle pressioni agenti sulla faccia superiore
della piastra viene definito dagli autori “effort intégré” e rappresenta l’azione
indicata con F2. La somma delle reazioni misurate dai dinamometri posti nei
pilastri fornisce direttamente la F3 (“réaction d’appui”);
1

(a) (b)
32

(c)

Figura A1 : l’apparato sperimentale del LMR di Losanna (Labiouse et al., 1994).


(a) sezione dell’impianto; (b) blocchi utilizzati per l’impatto;
(c) piastra di copertura, schema strumentazione

• la campagna di prove ha riguardato impatti con altezze di caduta comprese


tra 0.25 e 10 m circa, che corrispondono ad una energia massima di circa
100 kJ; gli impatti sono stati raggruppati in diverse serie, che differiscono per
il tipo di rimaneggiamento del terreno adottato dopo ogni impatto.

A titolo d’esempio, in Figura A2 si riportano i risultati di un impatto caratterizzato


da un’altezza di caduta pari a 10 m, massa del blocco 100 kg e spessore dello
Prove sperimentali

strato ammortizzante pari a 50 cm. Questi risultati sono qualitativamente simili a


quelli ottenuti presso il campo prove di Listolade. Ci limitiamo a sottolineare alcuni
dei punti che discuteremo nel testo, ed in particolare la natura impulsiva della
decelerazione del blocco, la progressiva riduzione della sua velocità sino a
completa dissipazione dell’energia inizialmente posseduta, la trasmissione di
sollecitazioni di carattere impulsivo attraverso il terreno che si manifestano come
onde di pressione sulla piastra, e la risposta strutturale, caratterizzata da un
periodo proprio paragonabile alla durata dell’impulso.

(a)

33

(b)

Figura A2 : risultati di un impatto tipo;


(a) accelerazione, velocità e spostamento (penetrazione) del blocco; (b) pressioni sulla piastra,
reazione d’appoggio, spostamenti della piastra (da Labiouse et al., 1994)
1
Appendice B
PROVE SPERIMENTALI DI IMPATTO SU TERRENI SCIOLTI
(Politecnico di Milano, 2004)

Il Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale del Politecnico di Milano (Milano,


Campus Bovisa) dispone di una torre dotata di un impianto di sollevamento,
solitamente destinata allo studio di impatti di strutture aeronautiche ed
automobilistiche. L’attrezzatura è composta da una torre (Figura B1) e da una
vasca in CA interrata (Figura B2).

34

Figura B1 : la torre di caduta del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale (Politecnico di Milano)

260

103

190

(a) (b)

Figura B2 : (a) dettaglio della finestra della sala controllo della torre di caduta
(b) schema della vasca (misure in cm)

La torre, in acciaio, garantisce un’altezza utile di caduta di circa 20 m rispetto al


fondo della vasca. Quest’ultima, di forma circolare ha diametro pari a 10.7 m ed
una profondità di 2.6 m. La piastra che costituisce il fondo della vasca, poggiante
Prove sperimentali

direttamente sul terreno di fondazione, ha uno spessore di 50 cm. La sua


rigidezza, il suo peso ed il suo affondamento rispetto al profilo del terreno sono
tali da poterla considerare rigida e fissa a fronte delle sollecitazioni indotte dagli
impatti.

Blocco d’impatto
Il blocco utilizzato per gli impatti è una sfera in CA, del peso di 850 kg e del
diametro di 90 cm (Figura B3). La sfera presenta una cavità del diametro di 20 cm
al fondo della quale, in corrispondenza del baricentro, è fissata una piastra che
funge da base di fissaggio per la strumentazione montata a bordo della sfera
(descritta nel seguito).

35

(a) (b)

Figura B3 : immagine ravvicinata (a) e durante il sollevamento della sfera in CA (b)

Strumentazione per il rilevamento dei dati


Nel corso delle prove sono stati utilizzati i seguenti strumenti di misura:

• due accelerometri piezoresistivi smorzati ENTRAN EGCS-200, con


fondoscala 200 g, posizionati nel centro di gravità della sfera ed orientati
lungo le direzioni z (verticale) e x (vedi Figura B3a); un accelerometro
piezoresistivo smorzato ENTRAN EGCS-50, con fondoscala 50 g,
posizionato nel centro di gravità della sfera ed orientato lungo la direzione y
(vedi Figura B3a);

• otto celle di carico estensimetriche, poste sul fondo della vasca, con
fondoscala 2000 kg e sensibilità 0.05%.

Gli accelerometri sono stati montati su un blocchetto in acciaio, che viene a sua
volta fissato, attraverso quattro tasselli filettati, sul fondo del foro di ispezione
presente nel blocco in calcestruzzo (Figura B4). Permettono di misurare
l’accelerazione lungo tre assi ortogonali, uno dei quali coincide con la verticale.
1

(a) (b)
Figura B4 : (a) il blocchetto su cui sono applicati i tre accelerometri, (b) installazione degli accelerometri
nella sfera

Le celle di carico sono state fissate, mediante tasselli filettati, al fondo della vasca
(Figura B5). Sfruttando la configurazione assialsimmetrica del problema, gli
strumenti sono stati allineati lungo una direzione diametrale della vasca. In
previsione dell’esecuzione di un certo numero di prove su terreno inclinato, la
direzione scelta è quella di massima pendenza.

36

n° 837 302 cm

n° 831 202 cm

n° 833 102 cm
n° 835 52 cm
n° 838 29 cm
n° 834 +0 cm
n° 836 -48 cm R53
n° 832 -99 cm 5

190

(a) (b)

Figura B5 : disposizione delle celle di carico sul fondo della vasca

Due delle otto celle di carico, inoltre, sono state posizionate a monte del punto di
impatto, in modo da avere un’informazione completa riguardo la diffusione degli
sforzi nel terreno, nel caso che quest’ultimo non sia piano.
Prove sperimentali

Tutti i dati trasmessi dagli strumenti sono stati registrati attraverso un sistema di
acquisizione programmabile a sedici canali, del tipo Pacific Instrumentation Model
5400.

Materiale ammortizzante
Il materiale ammortizzante è costituito da inerte di cava, avente un diametro
massimo di circa un centimetro. Al fine di costituire uno strato sciolto, il materiale
granulare è stato semplicemente depositato nella vasca per mezzo di una pala
meccanica, senza compattarlo. Lo strato ammortizzante così ottenuto ha uno
spessore costante di 2 m (Figura B6).
Tra un impatto e l’altro (con l’eccezione di quelli della serie S3), il terreno è stato
rimaneggiato utilizzando un escavatore, con il quale è stata rimossa, e quindi
ridepositata, la porzione superficiale dello strato ammortizzante attorno al punto
d’impatto e per uno spessore di circa 1 m. Per motivi legati alla presenza ed al
rischio di danneggiamento delle celle di carico, sul fondo della vasca si è preferito
non rimuovere il terreno. Come conseguenza di questa procedura, si è venuta
progressivamente a creare una discontinuità di densità tra la porzione superficiale
e quella profonda. Una prima discussione in merito è fornita al termine di questa
Appendice.

37

(a) (b)

Figura B6 : blocco e strato ammortizzante prima e dopo un impatto

Elenco delle prove d’impatto


• L’intera campagna sperimentale si è articolata in quattro serie di impatti:

• Serie S1: prove eseguite su terreno inclinato di 20° rispetto all’orizzontale


(queste prove non sono prese in considerazione in questo testo);

• Serie S2: prove eseguite su terreno orizzontale;

• Serie S3: prove eseguite su terreno orizzontale non rimaneggiato;


1
• Serie S4: prove eseguite su terreno orizzontale ricoperto di argilla espansa
LECA.

• Le caratteristiche degli impatti sono riassunte in Tabella B1.

Prova Pendenza strato (°) Altezza caduta (m) Energia impatto (kJ)

1 20 5 41.7
1b 20 5 41.7
2 20 10 83.4
Serie S1
3 20 13.7 114.2
4 20 5 41.7
5 20 18.45 153.8
6 0 5 41.7
7 0 10 83.4
Serie S2
8 0 13.7 114.2
9 0 18.45 153.8
10 0 10 83.4
Serie S3
11 0 10 83.4
12 0 10 83.4
Serie S4
13 0 10 83.4

Tabella B1 : elenco delle prove effettuate presso il Campus Bovisa del Politecnico di Milano

38
Descrizione qualitativa degli impatti
Nelle figure seguenti si mostrano gli andamenti dell’accelerazione, della velocità e
dello spostamento del grave durante gli impatti della Serie S2 (impatti su terreno
orizzontale, rimaneggiato).
Rispetto ai risultati sperimentali di Losanna e a quelli di Listolade la differenza più
marcata consiste nell’andamento della decelerazione del blocco che presenta un
caratteristico doppio picco. Questo andamento è dovuto ad un duplice ordine di
motivi. Da un lato, la presenza di una netta discontinuità tra la porzione
superficiale del terreno (rimaneggiata dopo ogni impatto e pertanto mantenuta in
condizioni sciolte), e quella più profonda che ha invece subito un progressivo
addensamento; dall’altro, la maggior durata dell’impatto (circa tre-quattro volte
quello misurato durante gli impatti di Listolade in cui è stata utilizzato il medesimo
blocco). Entrambi questi fattori fanno si che le onde di compressione generate
dall’impatto si riflettano anticipatamente e raggiungano il blocco prima che questi
abbia rallentato significativamente: ne deriva una sorta di “portanza” aggiuntiva
che è la responsabile della risposta osservata.
Il profilo dell’accelerazione del grave mette in evidenza l’esistenza di uno strato
profondo più rigido, rivelato dal doppio picco della curva. Anche in fase di
ripianamento del substrato, infatti, non è stato possibile rimaneggiare lo strato più
profondo, che ha quindi conservato le proprie caratteristiche meccaniche.
Le sollecitazioni in direzione orizzontale sono invece trascurabili.
Prove sperimentali

60 -20
Serie S2 - Accelerazione Serie S2 - Velocità
in direzione verticale -18
in direzione verticale
Prova n.6
50 Prova n.6
Prova n.7 -16
Prova n.7
Prova n.8
Prova n.9 -14 Prova n.8
40 Prova n.9
accelerazione (g)

-12

velocità (m/s)
-10
30

-8

20 -6

-4

10 -2

0
0 0.02 0.06 0.1 0.14 0.18
2 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2
0.02 0.06 0.1 0.14 0.18 tempo (s)
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2
tempo (s) 4

(a) (b)

-0.6 300
Serie S2 - Pressione verticale
250
sotto il punto d'impatto
-0.5 Prova n.6
Prova n.7
200 Prova n.8
-0.4 Prova n.9
pressione verticale (kPa)
spostamento (m)

150

-0.3

100

-0.2
Serie S2 - Spostamento 50 39
in direzione verticale
Prova n.6
-0.1 Prova n.7 0
Prova n.8 0.02 0.06 0.1 0.14 0.18
Prova n.9 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2
-50
0
0.02 0.06 0.1 0.14 0.18
tempo (s)
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2
tempo (s) -100

(c) (d)

Figura B7 : accelerazione (a), velocità (b), affondamento del grave (c) e pressione registrata alla base
per la serie di prove S2-Bovisa
1
Appendice C
PROVE SPERIMENTALI IN SCALA REALE SU GALLERIA
PARAMASSI (Listolade, 2006)

Queste prove rappresentano un completamento rispetto a quelle effettuate


precedentemente per una serie di motivi, di seguito sintetizzati:

• gli impatti sono effettuati in scala reale, su una galleria artificiale dismessa. In
questo modo è possibile studiare unitariamente lo sviluppo della forza
d’impatto, la propagazione della sollecitazione nello strato ammortizzante,
sino ad arrivare alla risposta strutturale;

• sono state raggiunte energie d’impatto molto maggiori rispetto a quelle


precedentemente studiate, imponendo altezze di caduta sino a 45 m circa;

• la struttura ed il terreno di copertura sono stati preventivamente caratterizzati


effettuando una serie di prove in sito (carotaggi, ultrasoniche, prove di carico
su piastra), in vista di una successiva serie di simulazioni numeriche.

Descrizione della galleria artificiale


Gli impatti sono state eseguiti su una struttura paramassi posta lungo un tratto
dismesso della S.R. 203 Agordina, tra Listolade di Taibon Agordino e Cencenighe
(Figura C1). La struttura portante della galleria è costituita sul lato di valle da una
40 serie di pilastri in cemento armato di sezione 90x120 cm, che formano quattordici
arcate, mentre sul lato di monte si ha un muro in CA. La copertura è costituita da
una serie di travi prefabbricate in CAP disposte trasversalmente con interasse di
circa 100 cm (Figura C2), e da una soletta di continuità in CA con spessore di 30
cm. La soletta è direttamente gettata su tavelloni in CA che poggiano sulle travi in
CAP.
La galleria, inizialmente progettata con la funzione di paravalanghe, è stata in
seguito ricoperta da uno strato di spessore variabile di terreno allo scopo di
adattarla all’uso come paramassi. Un parapetto di 100 cm di altezza è stato
disposto lungo tutto il perimetro esterno della soletta in modo da contenere il
materiale ammortizzante gli impatti.

(a) (b) (c)

Figura C1 : galleria paramassi di Listolade; vista laterale (a), frontale (b), interna (c)
Prove sperimentali

(a) (b)

(c)

Figura C2 : schemi del portale di ingresso (a), sezione di una trave in CAP (b) e vista laterale della
galleria (c) 41

Il materiale ammortizzante
Il terreno di protezione della galleria è costituito da materiale estremamente
eterogeneo derivante dallo scarto di lavorazioni di cantiere. Alla data del primo
sopralluogo effettuato in sito (Maggio 2006), la superficie era in parte coperta da
vegetazione, ed affioravano massi di dimensioni non trascurabili (Figura C3). Il
profilo del terreno presentava sia spessore che inclinazione molto variabili.

(a) (b)

Figura C3 : condizioni dello strato ammortizzante (maggio 2006)


1
Preliminarmente allo svolgimento della campagna di impatti, è stato effettuato un
rilievo topografico di dettaglio, a seguito del quale si è scelto di effettuare gli
impatti su di un’area prossima all’imbocco sud della galleria (Figura C4). Nella
zona d’imbocco sono stati eseguiti due scavi del terreno di copertura sino alla
soletta: in corrispondenza della sezione individuata dal pilastro 2 (che si trova
fuori dalla zona ove poi sarebbero stati effettuati gli impatti), sono state realizzate
prove per la caratterizzazione strutturale (carotaggi della soletta, prove
ultrasoniche), mentre in corrispondenza di quella relativa al pilastro 4 sono state
posizionate due celle di carico (Figura C5a).

Imbocco vecchia
galleria paramassi

1
2
3
4 Scavo per
5
esecuzione
carotaggi
Scavo per

42
posizionamento AREA IMPATTI
celle di carico

Figura C4 : rilievo topografico di dettaglio, con indicazione dell’area impatti e posizione degli scavi

Successivamente, gli scavi sono stati rinterrati ed il terreno di riempimento è stato


compattato; infine il profilo è stato ripianato in modo da ottenere una superficie
d’impatto orizzontale, con spessore dello strato ammortizzante pari a 2 m (Figura
C5b).

(a) (b)

Figura C5 : la zona d’impatto: (a) scavi per il posizionamento delle celle di carico, (b) rinterro e
ripianamento
Prove sperimentali

Impianto di sollevamento, blocco d’impatto, campagna sperimentale


Gli impatti sono stati effettuati utilizzando la sfera in CA già impiegata per le prove
condotte presso il Campus Bovisa del Politecnico di Milano. Quanto al
sollevamento, è stata utilizzata una gru a braccio telescopico che ha permesso di
raggiungere altezze di caduta fino a 45 m circa, alle quali corrispondono energie
d’impatto di circa 4375 kJ (Figura C6).

43

(a) (b)

Figura C6 : (a) impianto di sollevamento e (b) posizionamento del blocco, cratere d’impatto

L’elenco degli impatti è riportato in Tabella C1, mentre la rispettiva posizione


planimetrica è mostrata in Figura C7.
La maggior parte degli impatti ha avuto luogo lungo l’asse di simmetria della
piastra di copertura della galleria, ed in particolare nei punti (A e B) ove sono
posizionati celle di carico e misuratori di spostamento. Dato che il terreno si trova
in uno stato di elevato addensamento, tra un impatto e l’altro è stato sufficiente
riempire il cratere lasciato dal blocco e compattare il terreno localmente. Questa
procedura non è stata invece adottata per l’ultima serie di impatti (15-18) che
hanno avuto luogo all’interno del cratere lasciato dagli impatti precedenti.
1
Distanza dal punto A Distanza dal punto B
Altezza di caduta H Distanza dall’asse
Impatto lungo l’asse della lungo l’asse della
[m] della galleria
galleria [m] galleria [m]
1 6.3 0 7 0
2 4.9 0 7 0
3 8.6 0 7 0
4 19.4 0 7 0
5 36.4 0 7 0
6 38.6 0 7 2.75
7 40 3.5 3.5 0
8 39.9 7 0 0
9 44.8 7 0 0
10 44.8 7 0 2.75
11 46.3 10.5 3.5 0
12 42.2 5.25 1.75 0
13 42.3 1.75 5.25 0
14 39.6 3.5 10.5 0
15 19.3 7 0 0
16 45.4 7 0 0
17 15 0 7 0
18 42.3 0 7 0

Tabella C1 : elenco degli impatti


44

B
A

3
4
5

Scavo per
posizionamento AREA IMPATTI
celle di carico

Figura C7 : disposizione planimetrica dei punti d’impatto. 3-4-5: posizione pilastri del portale; A: celle di
carico; A e B: misure di spostamento sulla struttura
Prove sperimentali

Strumenti di misura
Allo scopo di studiare la forza d’impatto, la propagazione della sollecitazione nello
strato ammortizzante e la risposta strutturale, sono stati utilizzati una serie di
strumenti, in parte già impiegati presso il Campus Bovisa:

• tre accelerometri posti nella sfera in CA;

• due celle di carico estensimetriche in corrispondenza dell’estradosso della


soletta (punto A di Figura C7). Le due celle sono state disposte una accanto
all’altra, virtualmente nello stesso punto, allo scopo di cautelarsi nei confronti
della difficoltà di “centrare “ perfettamente il punto d’impatto a fronte delle
elevate altezze di caduta e della ventosità del sito;

• quattro sensori potenziometrici Penny & Giles SLS190 con corsa di 25 mm;
cinque sensori potenziometrici Gefran PY2 con corsa di 10 mm (Figura C8);
questi strumenti hanno permesso di misurare, rispettivamente, gli
spostamenti verticali delle travi e le deformazioni longitudinali delle stesse.
Questi sono stati installati sotto la copertura in corrispondenza dei punti A e
B di Figura C7;

• due accelerometri piezoresistivi ENTRAN EGCS-50 con fondoscala 50 g.


Uno di essi è stato montato in corrispondenza di un sensore “Penny & Giles”
per confrontare lo spostamento misurato direttamente con quello ottenuto
dalla doppia integrazione delle misure di accelerazione (Figura C8a); l’altro
accelerometro è stato posizionato in vari punti sulla struttura portante (pilastri 45
in CA e travi del portale), allo scopo di verificarne gli spostamenti (che sono
risultati trascurabili rispetto all’inflessione della trave) e di dedurne le
condizioni di vincolo da adottare in una successiva analisi strutturale in
campo dinamico (Capitolo 5).

(a) (b)

Figura C8 : sensori Penny & Giles e GEFRAN, ed accelerometro installati sotto la copertura; dettaglio
(a) e vista allargata (b)
Capitolo Secondo

Analisi numeriche agli


elementi distinti
Analisi numeriche agli elementi distinti

2 ANALISI NUMERICHE AGLI ELEMENTI DISTINTI 
La campagna sperimentale svolta presso il Campus Bovisa del Politecnico, è stata affiancata ed
integrata da un’analoga campagna di simulazioni numeriche tridimensionali agli Elementi Distinti
(Distinct Element Method, DEM). Una descrizione dettagliata di tale metodo e del programma di
calcolo utilizzato (PFC3D, prodotto e distribuito dalla Itasca) è disponibile in Appendice D. Per la
comprensione dei risultati che saranno presentati nel seguito si ritiene comunque utile riportare
almeno i principi fondamentali del DEM.
Contrariamente ad altri metodi numerici comunemente utilizzati per risolvere problemi di
Ingegneria Geotecnica (Elementi Finiti, Differenze Finite), il Metodo degli Elementi Distinti tiene
conto esplicitamente della natura discreta dei mezzi granulari, i quali sono considerati come un
insieme di particelle indipendenti. Il DEM parte dalla determinazione del moto delle singole
particelle tramite la scrittura delle rispettive equazioni di equilibrio in campo dinamico, nelle quali
intervengono le forze d’interazione tra particelle in contatto. La “struttura” del materiale, definita
dalla rete dei contatti, è libera di evolvere durante il moto delle particelle stesse. Queste
caratteristiche fanno del DEM uno strumento particolarmente adatto allo studio degli impatti,
durante i quali ha luogo un’interazione dinamica fra corpi aventi caratteristiche meccaniche
completamente differenti (blocco rigido e strato ammortizzante molto deformabile). Questa
distinzione e le conseguenti difficoltà computazionali nascono dalla modellazione del materiale
granulare come continuo. Al contrario, utilizzando un approccio agli elementi distinti, l’unica
differenza fra blocco impattante e strato ammortizzante è data dalle dimensioni degli elementi
(Figura 2.1). Per sua natura, inoltre, il DEM è in grado di modellare, senza alcuna difficoltà, 49
meccanismi deformativi caratterizzati da grandi spostamenti e da un completo riarrangiamento
della struttura del materiale granulare ammortizzante.
Le prove sperimentali eseguite presso il campus Bovisa, descritte all’interno del Capitolo
precedente, sono state utilizzate per calibrare il modello numerico. Ciò ha permesso di
verificarne l’accuratezza e l’affidabilità (§2.2).
In seguito, l’utilizzo del modello è stato esteso alla simulazione di condizioni più generali rispetto
a quelle investigabili con il dispositivo sperimentale (§2.3). In particolare, sono state prese in
considerazione energie d’impatto maggiori, ottenute sia con massi di dimensioni maggiori che
imponendo altezze di caduta più elevate. Si è studiata infine l’influenza dello spessore del
materiale ammortizzante. Si noti che uno dei vantaggi del modello numerico rispetto alle prove
sperimentali consiste nella possibilità di disporre sempre del medesimo strato ammortizzante,
evitando in questo modo gli effetti della successione degli impatti (vedi Capitolo 1).

2.1 Modello ad Elementi Distinti 
La Figura 2.1 riporta un’immagine del modello DEM realizzato mediante PFC-3D. Le dimensioni
del modello ricalcano quelle del dispositivo sperimentale del Campus Bovisa (spessore dello
strato ammortizzante, larghezza della fossa), pur avendo per semplicità sostituito la pianta
circolare con una quadrata. Si osservi come il materiale granulare sia stato riprodotto tramite
circa diecimila elementi sferici, la cui granulometria è considerevolmente più grossolana rispetto
a quella del materiale impiegato in laboratorio: l’utilizzo di elementi di grandi dimensioni ha
permesso infatti di contenere il numero degli elementi stessi e, di conseguenza, di ridurre i tempi
di calcolo. Come è stato verificato in una campagna preliminare di simulazioni, l’effetto di questa
2
semmplificazione può essere considerato o trascurabile purché il numero comp plessivo degli elem
menti
sia sufficiente,
s e sia in particolare suffficiente il numero degli elementi a contatto con il blo
occo
impaattante.
Que era avente le stesse dimensioni e lo
est’ultimo è rappressentato da una sfe o stesso peso di quella
mente utilizzata in laboratorio. Il grave viene possizionato in corris
realm spondenza del punto
p
d’impatto, e ad esso viene assegnata la velocità calco olata a partire dall’altezza di cadutaa da
simuulare (v=(2gH)0.5). In questo modo si evita di ripercorre
ere l’intera fase di caduta libera.

Figura 2.1 : mode


ello DEM del dispossitivo sperimentale

Dura ante l’impatto son no registrate le sttesse grandezze misurate


m in labora
atorio, e cioè la forza
f
d’ine
erzia del blocco im mpattante (forza d’impatto), la veloccità e lo spostamento (penetrazione e) del
50 a parete di fondo. A questo propositto è importante no
bloccco stesso, e gli sfforzi verticali sulla otare
che, in un modello ad Elementi Distinti, gli sforzi devono essere calcolati a partire dai valori delle
d
forzee di contatto: perr questo, la parette di fondo della vasca è stata suddivisa in un num mero
oppo ortuno di maglie (F Figura 2.2), per ciascuna delle quali viene calcolata la risultante delle forze
f
di contatto con le pa articelle. Lo sforzoo verticale medio agente su ciasc cuna maglia si otttiene
semmplicemente divide endo questa risulttante per la supe erficie della magliaa. I valori registra
ati in
mag glie poste alla stesssa distanza r dalla a verticale passan mpatto vengono quindi
nte per il punto d’im
ulterriormente mediati allo scopo di ridurrre la dispersione dei
d risultati.

r r

(a)  (b)

Figura 2.2
2 : suddivisione delllla piastra inferiore per
p la valutazione degli
d sforzi
Analisi numeriche agli elementi distinti

In Tabella 2.1 è riportata la descrizione degli impatti simulati numericamente.

Impatto Altezza di caduta Massa del blocco Energia d’impatto Spessore terreno

# H (m) m (kg) E (kJ) h (m)

1 5 850 41.7 2
2 10 850 83.3 2
3 13.7 850 114.1 2
4 18.5 850 153.7 2
5 20 850 166.77 2
6 30 850 250.16 2
7 40 850 333.54 2
8 50 850 416.93 2
9 75 850 625.39 2
10 100 850 833.85 2
11 50 5000 2452.5 2
12 75 5000 3678.75 2
13 100 5000 4905 2
14 20 1000 196.2 2
51
15 20 2000 392.4 2
16 20 3000 588.6 2
17 20 4000 784.8 2
18 20 5000 981 2
19 10 10000 981 2
20 50 2000 981 2
21 5 850 41.7 1
22 10 850 83.3 1
23 13.7 850 114.1 1
24 18.5 850 153.7 1
25 20 850 166.77 1
26 30 850 250.16 1
27 50 850 416.93 1
28 75 850 625.39 1
29 100 850 833.85 1

Tabella 2.1 : quadro riassuntivo degli impatti simulati tramite DEM


2
In Figura 2.3, sono mostrati, a titolo d’esempio, i risultati ottenuti simulando l’impatto di un grave
di massa 850 kg, in caduta da una altezza di 20 m. Ci si limita qui a sottolineare come
l’andamento delle grandezze registrate nel corso della simulazione sia qualitativamente simile a
quello misurato sperimentalmente. Si osserva, in particolare, la capacità del modello di riprodurre
la natura impulsiva dell’impatto, il progressivo rallentamento del blocco (sino al completo arresto)
al procedere della penetrazione, la trasmissione dell’onda d’impatto alla base della piastra.

500 -20
m=850 kg - H=20 m m=850 kg - H=20 m
forza d'impatto velocità
450 -17.5

400
-15

350

velocità del grave (m/s)


-12.5
forza d'impatto (kN)

300
-10
250
-7.5
200
-5
150

-2.5
100

50 0

0 2.5
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0 0.04 0.08 0.12 0.16
tempo (s)   tempo (s)  
 (a)  (b)
52
-0.8 300
m=850 kg - H=20 m
sforzo
-0.7 250
sforzo verticale (kPa), r = 0.00 m

-0.6 200
affondamento del grave (m)

-0.5 150

-0.4 100

-0.3 50

-0.2 0

-0.1 -50
m=850 kg - H=20 m
affondamento
0 -100
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0 0.04 0.08 0.12 0.16
tempo (s)   tempo (s)  

 (c)  (d)

Figura 2.3 : esempio di simulazione di un impatto. Andamento della forza di impatto (a), della velocità e
della penetrazione del blocco (b) e (c), incremento di sforzo sotto il punto d’impatto (d)
Analisi numeriche agli elementi distinti

2.2 Validazione del modello (impatti 1‐4) 
Come descritto in Appendice D e più diffusamente in Calvetti et al. (2005), per descrivere la
risposta meccanica del mezzo granulare, il modello numerico utilizzato richiede la stima dei
parametri che descrivono l’interazione tra i grani (rigidezza normale, tangenziale ed attrito) e la
configurazione spaziale degli stessi (granulometria e porosità).
Per calibrare tali parametri e validare il modello è allora necessario simulare una prova d’impatto
e verificare che, con gli stessi parametri e con la stessa configurazione spaziale dei grani, il
modello sia in grado di riprodurre in modo soddisfacente anche i risultati sperimentali ottenuti
variando ad esempio l’altezza di caduta. Nel caso specifico, l’impatto con altezza di caduta H=10
m è stato utilizzato come prova di calibrazione, mentre gli altri sono stati utilizzati per validare il
modello.

500 500
H = 5.00 m H = 10.00 m
450 Sperimentale 450 Sperimentale
Numerico (calibrazione) Numerico (calibrazione)
400 400

350 350
forza di impatto (kN)
forza di impatto (kN)

300 300

250 250

200 200

150 150
53
100 100

50 50

0 0
0.02 0.06 0.1 0.14 0.18 0.02 0.06 0.1 0.14 0.18
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2 0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2
tempo (s) tempo (s)
 
500 500
H = 13.70 m H = 18.45 m
450 Sperimentale 450 Sperimentale
Numerico (validazione) Numerico (validazione)
400 400

350 350
forza di impatto (kN)
forza di impatto (kN)

300 300

250 250

200 200

150 150

100 100

50 50

0 0
0.02 0.06 0.1 0.14 0.18 0.02 0.06 0.1 0.14 0.18
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2 0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2
tempo (s)
  tempo (s)
 

Figura 2.4 : (a) riproduzione numerica delle prove sperimentali.


Andamento in funzione del tempo della forza di impatto
2
Complessivamente le discrepanze tra il modello e le prove sperimentali sono accettabili,
soprattutto alla luce della complessità del fenomeno analizzato e delle difficoltà legate alla non
omogeneità indotta dalla successione degli impatti sperimentali. Si noti comunque come, a fronte
di una buona riproduzione delle massime forze d’impatto, il tempo di propagazione dell’onda di
compressione sia sovrastimato dal modello numerico, ad indicare una minore rigidezza globale
dello strato ammortizzante.

300 300
H = 5.00 m H = 10.00 m
Sperimentale Sperimentale
250 250
Numerico (calibrazione) Numerico (calibrazione)
sforzo verticale (kPa), r = 0.00 m

200

sforzo verticale (kPa), r = 0.00 m


200

150 150

100 100

50 50

0 0

-50 -50

-100 -100
0.02 0.06 0.1 0.14 0.18 0.02 0.06 0.1 0.14 0.18
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2 0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2
tempo (s)
  tempo (s)
 
54
300 300
H = 13.70 m H = 18.45 m
Sperimentale Sperimentale
250 250
Numerico (validazione) Numerico (validazione)
sforzo verticale (kPa), r = 0.00 m
sforzo verticale (kPa), r = 0.00 m

200 200

150 150

100 100

50 50

0 0

-50 -50

-100 -100
0.02 0.06 0.1 0.14 0.18 0.02 0.06 0.1 0.14 0.18
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2 0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2
tempo (s)
  tempo (s)
 

Figura 2.4: (b) Andamento in funzione del tempo degli sforzi verticali registrati a fondo vasca,
sulla verticale del punto di impatto (r=0 m)

Tale discrepanza è riconducibile alla difficoltà nel riprodurre nel modello gli effetti della
successione degli impatti sperimentali, che inducono una non omogenea rigidezza nello strato.
Per lo stesso motivo, il modello non riesce a cogliere appieno l’andamento caratterizzato da due
Analisi numeriche agli elementi distinti

picchi (più o meno marcati), della forza d’impatto (almeno per i valori di energia qui considerati; si
veda a questo proposito il §2.3.2).
Tra gli aspetti più rilevanti in vista della definizione di criteri progettuali, vi è il fatto che il picco
della forza d’impatto venga raggiunto, come avveniva nelle prove realizzate presso il Campus
Bovisa, prima che l’onda di compressione abbia raggiunto la base dello strato. Pertanto, i risultati
ottenuti in termini di massima forza d’impatto, sono da ritenersi indipendenti dalle condizioni
imposte al contorno di base (in questo caso, una piastra rigida; nella realtà, la soletta
deformabile della struttura).

300 300

H = 5.00 m H = 10.00 m
250 Sperimentale 250 Sperimentale
Numerico (calibrazione) Numerico (calibrazione)
sforzo verticale (kPa), r = 0.50 m

sforzo verticale (kPa), r = 0.50 m


200 200

150 150

100 100

50 50

0 0

-50 -50

-100 -100
0.02 0.06 0.1 0.14 0.18 0.02 0.06 0.1 0.14 0.18
0 0.04 0.08 0.12
tempo (s)
0.16 0.2 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s)
0.16 0.2
55
300 300
H = 13.70 m H = 18.45 m
Sperimentale Sperimentale
250 250
Numerico (validazione) Numerico (calibrazione)
sforzo verticale (kPa), r = 0.50 m
sforzo verticale (kPa), r = 0.50 m

200 200

150 150

100 100

50 50

0 0

-50 -50

-100 -100
0.02 0.06 0.1 0.14 0.18 0.02 0.06 0.1 0.14 0.18
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2 0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2
  tempo (s) tempo (s)
 

Figura 2.4: (c) Andamento in funzione del tempo degli sforzi verticali registrati a fondo vasca,
a distanza r=0.50 m dalla verticale dal punto di impatto

La trasmissione del carico generato in corrispondenza del punto d’impatto all’interno del terreno
si traduce nelle curve di Figura 2.5, ove mostriamo la distribuzione dei massimi valori
dell’incremento di sforzo verticale sulla piastra di base, in funzione della distanza dal punto
2
d’impatto. Si può notare come tale distribuzione spaziale ricordi la tipica forma a campana delle
soluzioni elastiche e venga riprodotta in maniera piuttosto fedele, anche se in generale le
sollecitazioni massime sono sottostimate dal modello.

300
 
250
sforzo verticale (kPa)

200
distribuzione dello sforzo verticale
5 m - sperimentale
5 m - numerico
150
10 m - sperimentale
10 m - numerico
13.7 m - sperimentale
100 13.7 m - numerico
18.45 m - sperimentale
18.45 m - numerico
50

0
0.25 0.75 1.25 1.75 2.25
0 0.5 1 1.5 2 2.5
distanza radiale (m)

Figura 2.5 : distribuzione delle sollecitazioni sul fondo della vasca

56
2.3 Generalizzazione dei risultati 
I risultati presentati nel paragrafo precedente mostrano le capacità del modello numerico di
riprodurre il fenomeno dell’impatto di un blocco su di uno strato granulare. Gli stessi risultati ci
suggeriscono che il modello può essere utilizzato per indagare condizioni diverse, e più generali,
rispetto a quelle consentite dai dispositivi sperimentali del Campus Bovisa.
In particolare, in vista della progettazione di opere di protezione stradale, simuleremo impatti con
energia più rilevante, e cioè dell’ordine di qualche migliaio di kJ. A questo scopo, il modello
numerico precedentemente calibrato è stato sottoposto ad impatti caratterizzati da altezze di
caduta fino a 100 m, con blocchi aventi massa fino a 5000 kg. La massima energia d’impatto
considerata è dunque circa 5000 kJ, che rappresenta un valore ben superiore rispetto ai circa
160 kJ raggiungibili presso il Campus Bovisa, ma anche rispetto ai 400 kJ degli impatti realizzati
presso il campo prove di Listolade. Anticipiamo che i risultati delle simulazioni mostrano come,
solo in prima approssimazione, sia possibile utilizzare unicamente l’energia d’impatto come
parametro di progetto; tuttavia, gli effetti individuali della massa del blocco e della sua altezza di
caduta saranno illustrati in dettaglio.
Infine, sarà presa in considerazione l’ipotesi di utilizzare uno strato ammortizzante di spessore
inferiore rispetto ai due metri imposti all’interno del §2.2. L’investigazione di questo aspetto è
giustificata dall’intento di ridurre il costo dell’opera di difesa, a scapito di un minor potere
ammortizzante, e soprattutto di una minore protezione della piastra nei confronti del blocco
penetrante. Nel seguito di questo paragrafo presenteremo i risultati delle simulazioni mettendone
soprattutto in evidenza gli aspetti qualitativi. Un’interpretazione quantitativa degli stessi risultati
sarà invece fornita nel §2.4.
Analisi numeriche agli elementi distinti

2.3.1 Influenza dell’altezza di caduta, impatti 5‐10 (massa del blocco: 850 kg) 

Vengono qui illustrati i risultati ottenuti al variare dell’altezza di caduta, mantenendo invariati,
rispetto alla serie precedente, i rimanenti parametri di progetto (massa del blocco 850 kg;
spessore dello strato ammortizzante 2 m).
In Figura 2.6 si mostrano la forza d’impatto, l’incremento di sforzo sulla piastra di base (sotto il
punto d’impatto ed a 1 m di distanza), e la penetrazione del blocco.

m=850kg

H=20 m H=30 m
H=40 m H=50 m
H=75 m H=100 m

1600 1200

1400 1000

1200 800
forza d'impatto (kN)

ΔσV (r=0.00) (kPa)

1000 600

800 400

600 200

400 0

200 -200

57
0 -400
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0 0.04 0.08 0.12 0.16
tempo (s)   tempo (s)  
 (a)  (b)

600 -1.2

500
-1
spostamento del grave (m)

400
ΔσV (r=1.00) (kPa)

-0.8
300

200 -0.6

100
-0.4
0
-0.2
-100

-200 0
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0 0.04 0.08 0.12 0.16
tempo (s)   tempo (s)  

 (c)  (d)

Figura 2.6 : forza d’impatto (a), incremento sforzi verticali sulla piastra di fondo (r=0.00 m (b), 1.00 m
(c)), penetrazione del blocco (d)
2
Come appare del tutto logico e prevedibile, la forza d’impatto, la sollecitazione sulla piastra di
fondo e la penetrazione del blocco aumentano con l’altezza di caduta. Inoltre, sempre
all’aumentare dell’altezza di caduta, si assiste ad una riduzione dell’ampiezza dell’intervallo
temporale durante il quale si sviluppano sia la forza d’impatto che l’incremento di sforzo sulla
piastra.
In altri termini, l’impatto assume un carattere più marcatamente impulsivo all’aumentare
dell’altezza di caduta. Rimandiamo, a questo proposito, al confronto con gli effetti indotti da
variazioni della massa del blocco impattante (§2.3.3 e §2.3.4).
Quanto alla penetrazione del blocco, anticipando qui in parte le considerazioni che svolgeremo
nel §2.3.5, notiamo come questa arrivi a superare un metro per valori relativamente piccoli
dell’energia d’impatto.
Venendo alle sollecitazioni sulla piastra di fondo, mostriamo innanzitutto la distribuzione, a
campana, dei loro valori massimi in funzione della distanza del centro della piastra (Figura 2.7).

1200
m=850kg
H=20 m
1000 H=30 m
H=40 m
H=50 m
800 H=75 m
H=100 m
ΔσV (kPa)

600

58
400

200

0
0.5 1.5 2.5
0 1 2 3
distanza dal centro (m)

Figura 2.7 : distribuzione delle sollecitazioni sul fondo della vasca, per varie altezze di caduta

Una differente rappresentazione dei medesimi dati è mostrata in Figura 2.8 ove, per varie
distanze dal centro della piastra, sono tracciati i massimi valori dell’incremento di sforzo in
funzione della forza d’impatto. La forma a campana mostrata in Figura 2.7 si traduce nell’ordinata
disposizione, al variare della distanza dal centro della piastra, delle curve di Figura 2.8.
L’aspetto più interessante è rappresentato dal fatto che il valore massimo della sollecitazione a
fondo vasca risulti funzione pressoché lineare della forza di impatto, per qualsiasi distanza dal
punto di caduta. Ciò significa che la forma della campana definita dalla diffusione laterale del
carico non dipende significativamente dall’altezza di caduta.
Gli stessi risultati suggeriscono che il fenomeno della trasmissione del carico nello strato
ammortizzante possa essere interpretato, perlomeno per quanto riguarda la valutazione dei
Analisi numeriche agli elementi distinti

massimi valori della sollecitazione, con un modello in cui il comportamento del terreno sia
considerato elastico. Questo aspetto sarà discusso approfonditamente nel Capitolo 4.

1200
m=850kg
r=0.00 m
1000 r=0.50 m
r=1.00 m
r=1.60 m
800 r=2.20 m
r=2.70 m
ΔσV (kPa)

600

400

200

0
200 600 1000 1400
0 400 800 1200 1600
forza d'impatto (kN)

Figura 2.8 : massima sollecitazione rilevata alla profondità di 2 m, in funzione della forza di
impatto, a diverse distanze dal punto di caduta
59

2.3.2 Influenza dell’altezza di caduta, impatti 11‐13 (massa del blocco: 5000 kg) 

Nel corso di questo paragrafo, saranno commentati i risultati di tre analisi numeriche, condotte
considerando un grave di massa 5000 kg, in caduta da tre differenti altezze H. Anche in questo
caso lo spessore dello strato ammortizzante è stato imposto pari a due metri. Con queste
simulazioni si entra in un campo di energie d’impatto decisamente elevate, e particolarmente
impegnative per le strutture di difesa.
In Figura 2.9 sono riportati la forza d’impatto, l’incremento di sforzo sulla piastra di base (sotto il
punto d’impatto ed a 1 m di distanza), e la penetrazione del blocco.
Rispetto ai risultati precedentemente mostrati, la forza d’impatto mostra un andamento
qualitativamente diverso, caratterizzato da un doppio picco. Questo risultato, che ricorda le curve
sperimentali, è legato all’interazione tra blocco penetrante e onda di compressione riflessa dalla
piastra di base. In sostanza, l’onda di compressione riflessa genera una sorta di “portanza”
aggiuntiva che contribuisce a decelerare ulteriormente il blocco.
Rispetto agli impatti precedenti questa interazione è qui chiaramente visibile a causa della
maggiore durata dell’impatto (a fronte di una velocità di propagazione delle onde di
compressione che rimane sostanzialmente invariata), ed anche della minor diffusione dell’onda
di compressione. La penetrazione del blocco è infatti molto maggiore, e quindi la distanza tra
blocco e piastra è molto minore nel momento in cui il fronte d’onda riflesso raggiunge il blocco
stesso. Ritorneremo su questo punto nei paragrafi dedicati allo studio dell’influenza dello
spessore dello strato ammortizzante (§2.3.5) ed in sede di interpretazione riassuntiva dei risultati
(§2.4.3).
2
m=5000 kg
H=50 m - E=2500 kJ
H=75 m - E=3750 kJ
H=100 m - E=5000 kJ  
6000 5000
4500

5000 4000
3500
forza impatto (kN)

ΔσV (r=0.00) (kPa)


4000 3000
2500

3000 2000
1500

2000 1000
500

1000 0
-500

0 -1000
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0 0.04 0.08 0.12 0.16
tempo (s)   tempo (s)  
(a)  (b)

1600 -1.6

1400
-1.4

1200
spostamento del grave (m)

-1.2
1000
ΔσV (r=1.00) (kPa)

-1
800

600 -0.8
60 400
-0.6

200
-0.4
0
-0.2
-200

-400 0
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0 0.04 0.08 0.12 0.16
tempo (s)   tempo (s)  

 (c)  (d)

Figura 2.9 : forza d’impatto (a), incremento sforzi verticali sulla piastra di fondo (r=0.00 m (b), 1.00 m
(c)), penetrazione del blocco (d)

2.3.3 Influenza della massa del blocco, impatti 14‐18 (altezza di caduta 20 m) 

Sinora abbiamo preso in considerazione impatti caratterizzati da energie variabili agendo


sull’altezza di caduta simulata, mentre la massa del blocco è stata mantenuta fissa. In questo
paragrafo, al contrario, studieremo gli effetti della sola variazione della massa (diametro) del
blocco, mantenendo costante, e pari a 20 m, l’altezza di caduta. Si noti che, utilizzando blocchi di
massa variabile tra 1000 e 5000 kg, le energie d’impatto in gioco sono analoghe a quelle studiate
nel §2.3.1.
In Figura 2.10 sono riportati la forza d’impatto, l’incremento di sforzo sulla piastra di base (sotto il
punto d’impatto ed a 1 m di distanza), e la penetrazione del blocco.
Analisi numeriche agli elementi distinti

All’aumentare della massa del blocco, si assiste ad un incremento dell’ampiezza dell’intervallo


temporale in cui si sviluppano sia la forza d’impatto che l’incremento di sforzo sulla piastra: in altri
termini, il carattere impulsivo degli impatti decresce all’aumentare della massa, il che è
esattamente il contrario rispetto a quanto osservato incrementando l’altezza di caduta (vedi
§2.3.1). Si nota comunque che i valori massimi delle forze d’impatto non differiscono
significativamente da quelli ottenuti utilizzando un blocco di 850 kg di massa e facendo variare
l’altezza di caduta (vedi anche §2.3.4 e §2.4.1).

H=20 m
m=1000 kg m=2000 kg
m=3000 kg m=4000 kg
m=5000 kg  
1600 1200

1400 1000

1200 800
forza d'impatto (kN)

1000 ΔσV (r=0.00) (kPa) 600

800 400

600 200

400 0

200 -200

0 -400

0
0.02
0.04
0.06
0.08
0.1
0.12
0.14
0.16 0
0.02
0.04
0.06
0.08
0.1
0.12
0.14
0.16
61
tempo (s)   tempo (s)  
(a)  (b)

600 -1.2

500
-1
spostamento del grave (m)

400
ΔσV (r=1.00) (kPa)

-0.8
300

200 -0.6

100
-0.4
0
-0.2
-100

-200 0
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0 0.04 0.08 0.12 0.16
tempo (s)   tempo (s)  

 (c)  (d)

Figura 2.10 : forza d’impatto (a), incremento sforzi verticali sulla piastra di fondo (r=0.00 m (b), 1.00 m
(c)), penetrazione del blocco (d)
2
2.3.4 Influenza della massa del blocco e dell’altezza di caduta, a parità di energia 
d’impatto, impatti 18‐20 

Sulla base delle informazioni ottenute dalle analisi numeriche svolte al variare della massa del
grave e dell’altezza di caduta, appare molto interessante paragonare alcuni eventi caratterizzati
dal medesimo valore dell’energia d’impatto, ma con differenti combinazioni di massa del blocco
ed altezza di caduta. In particolare, studieremo impatti con energia pari a 980 kJ, corrispondenti
all’impatto di tre blocchi con massa pari a 2000, 5000 e 10000 kg, in caduta libera da 50, 20 e 10
m, rispettivamente.

H=20 m
m=1000 kg m=2000 kg
m=3000 kg m=4000 kg
m=5000 kg  
1600 1200

1400 1000

1200 800
forza d'impatto (kN)

ΔσV (r=0.00) (kPa)

1000 600

800 400

600 200

400 0

62 200 -200

0 -400
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0 0.04 0.08 0.12 0.16
tempo (s)   tempo (s)  
(a)  (b)

600 -1.2

500
-1
spostamento del grave (m)

400
ΔσV (r=1.00) (kPa)

-0.8
300

200 -0.6

100
-0.4
0
-0.2
-100

-200 0
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0 0.04 0.08 0.12 0.16
tempo (s)   tempo (s)  

 (c)  (d)

Figura 2.11 : forza d’impatto (a), incremento sforzi verticali sulla piastra di fondo (r=0.00 m (b), 1.00 m
(c)), penetrazione del blocco (d)
Analisi numeriche agli elementi distinti

L’analisi dei dati relativi ai tre impatti (Figura 2.11) ci permette di evidenziare innanzitutto le
differenze qualitative associate ad una variazione “compensata” di altezza di caduta e massa: in
particolare, all’aumentare della massa si assiste alla dilatazione del periodo in cui si sviluppa
l’impatto.
Al contrario, altezze di caduta maggiori comportano una accentuazione del carattere impulsivo. I
massimi valori della forza d’impatto, dell’incremento dello sforzo sulla piastra di base, e la
penetrazione del blocco rimangono invece, in prima approssimazione, invariati e possono quindi
ritenersi funzione della sola energia d’impatto, come mostrato nei paragrafi precedenti.
Questo non significa, è bene sottolinearlo chiaramente, che la risposta di una struttura di
protezione sarà la stessa per le tre prove qui considerate. Infatti, come del resto già in parte
dimostrato dagli impatti realizzati presso il campo prove di Listolade (Capitolo 1), la risposta
dinamica della struttura dipende anche dalla durata dell’impulso, non solo dal massimo valore
della forzante. In questo senso, le caratteristiche dinamiche della struttura giocano un ruolo
determinante: allo studio approfondito di questi aspetti è dedicato il Capitolo 5.

2.3.5 Influenza dello spessore dello strato ammortizzante, impatti 21‐29 

A completamento dell’indagine fino a qui svolta, nel corso di questo paragrafo verranno
presentati i risultati di una serie di analisi numeriche svolte utilizzando uno strato ammortizzante
dotato delle stesse caratteristiche meccaniche di quello finora impiegato, ma avente uno
spessore ridotto ad 1 m.
L’esigenza di uno studio di questo tipo nasce non solo dalla necessità di mettere in evidenza il
ruolo svolto da una variabile progettuale di grande importanza, ma anche in vista di un 63
dimensionamento dello strato stesso che tenga conto di criteri di tipo economico.
A questo scopo, gli impatti descritti nel §2.3.1 (m=850 kg, H=20-100 m) sono stati ripetuti
utilizzando uno strato di 1 m di spessore.
In Figura 2.12 sono riportati gli andamenti delle forze di impatto in funzione del tempo, i valori
dell’incremento dello sforzo sulla piastra di base e la penetrazione del blocco per tutte le altezze
di caduta considerate.
Per quanto concerne la forza d’impatto, i risultati sono qualitativamente diversi rispetto a quelli
che corrispondono agli analoghi impatti condotti su di uno strato di spessore doppio. In
particolare, la riduzione dello spessore comporta l’insorgere “anticipato” di un andamento con
doppio picco.
Il termine anticipato fa riferimento al fatto che, per uno strato di spessore minore, questo
fenomeno appariva a partire da energie d’impatto molto più elevate (vedi §2.3.2), oppure
utilizzando blocchi di dimensioni maggiori.
Facendo invece solo riferimento al massimo valore della forza d’impatto, si hanno apprezzabili
differenze rispetto agli urti che avvengono su di uno strato di spessore pari a due metri, solo per
energie maggiori (Figura 2.13a), per le quali la penetrazione del blocco è di fatto pari allo
spessore dello strato e si giunge (sia pure al termine dell’impatto, e quindi con una velocità molto
ridotta), al contatto diretto tra il blocco stesso e la piastra di fondo (Figura 2.13b).
In Figura 2.12d è evidente come, al crescere dell’altezza di caduta, la completa penetrazione si
trasformi in un parziale rimbalzo. In questi casi l’energia non viene completamente dissipata in
quanto la piastra di base è ipotizzata puramente rigida.
2
m=850 kg - Spessore strato=1 m
H=5 m H=30 m
H=10 m H=50 m
H=13.70 m H=75 m
H=18.45 m H=100 m
H=20 m  
2000 4000

1800 3500

1600 3000

1400 2500
forza impatto (kN)

ΔσV(r=0.00) (kPa)
1200 2000

1000 1500

800 1000

600 500

400 0

200 -500

0 -1000
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0 0.04 0.08 0.12 0.16
tempo (s)   tempo (s)  
(a)  (b)

250 -1
64
225 -0.9
200
-0.8
penetrazione del grave (m)

175
-0.7
150
ΔσV(r=1.00) (kPa)

125 -0.6

100 -0.5

75
-0.4
50
-0.3
25
-0.2
0
-25 -0.1

-50 0
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0 0.04 0.08 0.12 0.16
tempo (s)   tempo (s)  

 (c)  (d)

Figura 2.12 : forza d’impatto (a), incremento sforzi verticali sulla piastra di fondo (r=0.00 m (b), 1.00 m
(c)), penetrazione del blocco (d)

Un ultimo aspetto che si vuole qui analizzare riguarda la distribuzione della sollecitazione
trasmessa sulla piastra di fondo. L’effetto della riduzione dello spessore dello strato
ammortizzante è chiaramente visibile confrontando i dati riportati in Figura 2.14 (spessore 1 m),
con quelli di Figura 2.7 (spessore 2 m). La minore capacità di diffusione dello strato meno spesso
è evidenziata dal più elevato valore dell’incremento di sforzo sotto il punto d’impatto, e da una
Analisi numeriche agli elementi distinti

distribuzione spaziale più concentrata: ad esempio, utilizzando uno strato di spessore pari a 1 m,
già a 0.5 m dal punto d’impatto, l’incremento di sforzo è sceso ad un valore compreso tra un
terzo ed un mezzo rispetto a quello registrato al centro della piastra.

2000 1.2
h=2m h=2m
1800 h=1m h=1m
1
1600
massima forza d'impatto (kN)

penetrazione del blocco (m)


1400
0.8
1200

1000 0.6

800
0.4
600

400
0.2

200

0 0
100 300 500 700 900 100 300 500 700 900
0 200 400 600 800 1000 0 200 400 600 800 1000
enegia (kJ) enegia (kJ)
(a)  (b)

Figura 2.13 : massima forza d’impatto (a) e penetrazione del blocco


in funzione dell’energia d’impatto (b)

4000 65
H= 5m
3500
H=10 m
H=13.70 m
H=18.45 m
3000 H=20 m
H=30 m
2500 H=50 m
H=75 m
ΔσV (kPa)

2000 H=100 m

1500

1000

500

0
0.5 1.5 2.5
0 1 2 3
distanza dal centro (m)

Figura 2.14 : distribuzione delle sollecitazioni sul fondo della vasca, per varie altezze di caduta

2.4 Interpretazione riassuntiva dei risultati 
Vengono in questo paragrafo riassunti i risultati ritenuti più significativi dal punto di vista
progettuale, prendendo in considerazione in particolare l’energia d’impatto.
2
2.4.1 Forza d’impatto 

I dati di Figura 2.15 riguardano i risultati delle simulazioni numeriche condotte con spessore dello
strato ammortizzante pari a due metri, e riportano l’andamento della massima forza d’impatto in
funzione dell’energia d’impatto. Si ricorda che, come mostrato nel §2.3.5, l’influenza dello
spessore dello strato ammortizzante sulla massima forza d’impatto è trascurabile, almeno finché
la penetrazione del blocco stesso non diventa paragonabile allo spessore dello strato
ammortizzante (vedi §2.4.3).
Se si trascura in prima approssimazione l’influenza separata di massa ed altezza di caduta, è
possibile interpolare i risultati tramite un’espressione del tipo:

n
⎛ E ⎞
FMAX = F0 ⋅ ⎜ ⎟ , [2]
⎝ E0 ⎠

in cui E0=1000 kJ, F0=1660 kN e n = 0.7.


Questo risultato, se pur non esattamente, ricalca i dati sperimentali illustrati all’interno del
Capitolo precedente. Il valore dell’esponente n risulta però leggermente sovrastimato rispetto a
quello ottenuto da Labiouse et al. (1994) e confermato dai dati sperimentali di Listolade. È però
necessario osservare che, in questo caso, non è stata presa in considerazione la variazione in
funzione della massa del blocco. Infatti, in Figura 2.15, sono stati riportati tutti i dati numerici
indipendentemente dal valore del raggio del blocco.

66 6000

5000
massima forza d'impatto (kN)

4000
m = 850 kg
(H = 5-100 m)
m = 5000 kg
3000 (H = 50-100 m)
H = 20 m
(m = 1000-5000 kg)
2000 E = 981 kJ
(m = 2000-10000 kg)
interpolazione
1000

0
500 1500 2500 3500 4500
0 1000 2000 3000 4000 5000
energia (kJ)

Figura 2.15 : forza d’impatto massima in funzione dell’energia

2.4.2 Forza d’impatto‐incremento di sforzo sulla piastra 

Vengono ora messi in relazione il massimo valore della forza d’impatto e il massimo valore
dell’incremento di sforzo sulla piastra di base. In Figura 2.16 sono mostrati gli sforzi misurati al
centro della piastra, a 0.5 e ad 1 m di distanza dallo stesso.
La capacità del materiale di distribuire il carico applicato in superficie dipende chiaramente dallo
spessore dello strato: la riduzione dello spessore comporta un significativo aumento dello sforzo
Analisi numeriche agli elementi distinti

agente al centro della piastra a parità di forza d’impatto, mentre a distanze maggiori si ha
un’inversione di questa tendenza.

5000 3000 1600


h=1 m
4500 h=2 m
1400
2500 interpolazione
4000
1200
3500
Δσ'v (r=0.00 m) (kPa)

Δσ'v (r=0.50 m) (kPa)

Δσ'v (r=1.00 m) (kPa)


2000
1000
3000

2500 1500 800

2000
600
1000
1500
400
1000 h=1 m 500 h=1 m
h=2 m h=2 m 200
500
interpolazione interpolazione
0 0 0
1000 3000 5000 1000 3000 5000 1000 3000 5000
0 2000 4000 600 0 2000 4000 600 0 2000 4000 600
F (kN) F (kN) F (kN)
(a)  (b) (c)  

Figura 2.16 : massimo incremento dello sforzo sulla piastra, in funzione della forza d’impatto. (a) r=0 m;
(b) r=0.5 m; (c) r=1 m

Inoltre, indipendentemente dallo spessore (con la solita precisazione che quest’ultimo non sia
tanto ridotto da comportare una diretta interazione tra blocco penetrante e piastra), si osserva
che il valore del massimo incremento di sforzo al centro della piastra è funzione lineare della
forza di impatto registrata in superficie. Un andamento analogo, seppure con maggiori 67
dispersioni, si riscontra per gli incrementi di sforzo a distanze maggiori dal punto d’impatto.
Questi risultati, che raccolgono tutti gli impatti, sono in accordo con le conclusioni anticipate nel
§2.3.1 (Figura 2.8). Lo studio della propagazione dell’onda di compressione generata dall’impatto
all’interno dello strato ammortizzante sarà descritto nel Capitolo 4.
.

2.4.3 Penetrazione del blocco 

Analogamente a quanto fatto con riferimento alla massima forza d’impatto, i dati di Figura 2.17
riguardano i risultati delle simulazioni numeriche condotte con spessore dello strato
ammortizzante pari a due metri, e riportano l’andamento della penetrazione del blocco in
funzione dell’energia d’impatto. Non vengono in questo caso mostrati i risultati concernenti gli
impatti condotti su di uno strato di spessore pari ad 1 m. Per questi ultimi si rimanda al §2.3.5,
salvo ricordare che l’influenza dello spessore dello strato ammortizzante sulla penetrazione del
blocco è apprezzabile solo per le energie più elevate.
Se si trascura in prima approssimazione l’influenza separata di massa ed altezza di caduta è
possibile interpolare i risultati tramite un’espressione del tipo:

β
⎛ E ⎞
uMAX = u0 ⋅ ⎜ ⎟ , [3]
⎝ E0 ⎠

in cui, E0=1000 kJ, u0=1.15 m e β=0.25.


2
2

1.8

1.6

1.4

1.2

u (m)
1

0.8
m = 850 kg
0.6 (H = 5-100 m)
m = 5000 kg
0.4 (H = 50-100 m)
H = 20 m
0.2 (m = 1000-5000 kg)
interpolazione
0
500 1500 2500 3500 4500
0 1000 2000 3000 4000 5000

Figura 2.17 : penetrazione del blocco in funzione dell’energia d’impatto

Notiamo che la dispersione dei risultati numerici rispetto all’interpolazione proposta sia
estremamente limitata. Fanno eccezione gli spostamenti misurati nel corso degli impatti
caratterizzati da energie molto elevate, che risultano sovrastimati. Questo risultato è dovuto
all’insorgere di un’interazione significativa tra il blocco penetrante e l’onda di compressione
riflessa dalla piastra (vedi §2.3.2 e §2.3.5).

68 2.5 Considerazioni conclusive 
Al termine di questo Capitolo dedicato alle simulazioni ad Elementi Distinti, è possibile trarre
alcune conclusioni di carattere generale, che contribuiscono a fondare l’approccio alla
progettazione che viene proposto in queste linee guida. Ricordiamo a questo proposito che il
percorso intrapreso dovrà permettere di passare in successione dai dati di progetto (energia
d’impatto, altezze di caduta), alla sollecitazione sulla struttura (distribuzione degli sforzi alla base
dello strato ammortizzante), alla risposta dinamica della struttura stessa.
I risultati ottenuti mostrano che il valore di picco della forza di impatto è correlabile alla sola
energia d’impatto e non dipende, entro certi limiti, dallo spessore della copertura.
In altri termini, sottolineiamo il fatto che il valore della forza d’impatto prescinde dalle condizioni al
contorno imposte alla base dello strato (a meno che lo strato stesso abbia uno spessore
eccessivamente limitato). Questo disaccoppiamento autorizza a definire un modello ad hoc per la
valutazione della sola forza d’impatto. Alla descrizione di questo modello è dedicato il Capitolo 3.
La capacità dello strato ammortizzante di diffondere il carico impulsivo che si esercita in
superficie, dipende significativamente dello spessore dello strato ammortizzante. Inoltre, per ogni
fissato spessore dello strato ammortizzante, il valore del massimo sforzo verticale in profondità, a
qualsiasi distanza dal punto di caduta, sembra dipendere in maniera lineare dalla forza di impatto
registrata in superficie. Allo studio del fenomeno della propagazione della sollecitazione
all’interno dello strato di copertura è dedicato il Capitolo 4.

 
Analisi numeriche agli elementi distinti

Elenco dei simboli


E energia d’impatto del grave
E0 energia di riferimento
F0 forza d’impatto di riferimento
FMAX massima forza d’impatto
g accelerazione di gravità
H altezza di caduta del grave
h spessore dello strato ammortizzante
kn rigidezza della molla normale
ks rigidezza della molla tangenziale
m massa del blocco
n parametro della curva E-FMAX
r distanza dal punto d’impatto
u penetrazione del blocco
u0 penetrazione di riferimento del blocco
uMAX penetrazione massima del blocco
v velocità del grave
β parametro della curva E-uMAX
Δσv sforzo verticale all’estradosso della struttura
φμ angolo d’attrito intergranulare
μ coefficiente d’attrito

69
2
Appendice D
BREVE INTRODUZIONE AL METODO DEGLI ELEMENTI
DISTINTI

Il metodo degli Elementi Distinti (definito nel seguito DEM) tratta i materiali
granulari come un insieme di particelle “distinte”, per le quali viene
individualmente imposta la condizione di equilibrio in campo dinamico, tramite la
scrittura delle equazioni del moto (Cundall e Strack, 1979).
Le azioni cui sono soggette le particelle sono il peso proprio e le forze di
interazione (contatto) con le particelle vicine, oltre ovviamente alla forza ed al
momento d’inerzia, data la natura dinamica del metodo (Figura D1).
La procedura di calcolo suddivide il processo dinamico studiato (nel nostro caso
l’impatto di un blocco, ma il metodo si applica ad una vasta gamma di problemi
geotecnici, quali la simulazione di una prova di laboratorio o di una prova in sito, o
la riproduzione di un movimento franoso), in una successione di passi di calcolo,
secondo uno schema alle differenze finite. Ciascun passo di calcolo è a sua volta
diviso in due fasi: nella prima, si applica la seconda legge della dinamica ad ogni
particella; nella seconda, si applica il legame costitutivo forza-spostamento
definito per i contatti tra le particelle stesse.
In questo modo vengono determinati in successione: 1) il moto delle particelle
70
causato dalle forze interne (peso ed inerzia) ed esterne (forze di interazione con
le particelle in contatto) agenti sulle stesse; 2) le forze di contatto in funzione degli
spostamenti relativi fra le particelle.

y 1 F1

4 F4
m,I
2 mg
F2

3
F3
x

Figura D1 : schema delle interazioni tra gli elementi

La simulazione di un problema fisico mediante il DEM implica l’aggiornamento ad


ogni passo di calcolo delle grandezze relative a ciascun elemento (posizione,
velocità e accelerazione) e a ciascun contatto (posizione e forze trasmesse).
L’utilizzo di particelle di forma sferica, che rende molto più semplice ed efficiente
l’implementazione del metodo, è spesso adottato. È questo il caso del programma
Analisi numeriche agli elementi distinti

di calcolo utilizzato nelle simulazioni qui presentate, PFC 3D, prodotto dalla Itasca
(Itasca 1996).
Va comunque osservato che l’utilizzo di particelle sferiche rappresenta una
semplificazione molto drastica della reale forma dei grani di un materiale ghiaioso
o sabbioso. La conseguenza più evidente di questa semplificazione consiste
nell’impossibilità di riprodurre quantitativamente i valori di resistenza (angolo
d’attrito) osservati comunemente in un materiale granulare. Ciò è dovuto
all’estrema facilità con cui elementi sferici possono ruotare gli uni rispetto agli altri,
indipendentemente dal valore dell’attrito superficiale. Per contrastare gli effetti
della forma semplificata delle particelle, tutte le simulazioni sono state eseguite,
secondo una metodica ben documentata in letteratura (Calvetti et al. 2003),
impedendo la rotazione delle particelle stesse.
I parametri costitutivi propri del metodo sono quelli che descrivono l’interazione tra
i grani. In particolare il DEM poggia sulla modellazione di elementi rigidi con
contatti cedevoli: ne consegue che la trasmissione di forze di contatto presuppone
una sovrapposizione tra le particelle nel punto di contatto. Questo approccio trova
fondamento nell’osservazione che i materiali granulari, quali sabbia o ghiaia, sono
formati da particelle individualmente molto rigide e resistenti (perlomeno a fronte
di carichi ordinari), e che la deformazione del materiale è dovuta al
riarrangiamento delle particelle piuttosto che ad una significativa deformazione
delle stesse. Quest’ultima deformazione è di fatto limitata ai soli punti di contatto,
ove si ha una elevata concentrazione di sforzo. La sovrapposizione tra gli
elementi di un modello DEM rappresenta proprio la deformazione dei punti di
contatto delle particelle reali, e deve rimanere contenuta per non inficiare la 71
validità del metodo. Le forze di contatto sono valutate tramite lo schema riprodotto
in Figura D2 che rappresenta il “cuore” del DEM.

Figura D2 : modellazione dei contatti tra le particelle

L’interazione viene scomposta nelle direzioni normale e tangenziale al contatto, e


viene modellata tramite un sistema di molle (aventi rigidezza kn e ks) e da un
blocchetto di scorrimento (slider) caratterizzato da un coefficiente di attrito μ. I
contatti sono attivi solo in compressione, e le forze di contatto tangenziali sono
limitate dalla legge d’attrito di Coulomb, e da luogo a scorrimenti irreversibili. Si
noti che l’angolo d’attrito intergranulare corrispondente è:

Φμ = arctan ( μ )
. [4]
2
Un ulteriore parametro, che riveste una notevole importanza in una simulazione
mediante DEM, è rappresentato dallo smorzamento numerico (damping). Nella
simulazione di problemi quasi statici, l’energia dissipata per mezzo dell’attrito tra i
grani non permette, in genere, di impedire l’insorgere di oscillazioni parassite
attorno alla configurazione di equilibrio.
Viene così introdotto nelle equazioni del moto un parametro adimensionale il cui
scopo è proprio quello di smorzare le oscillazioni, consentendo un più rapido
raggiungimento della nuova condizione di equilibrio agendo sulle forze di inerzia
di ciascun elemento. È però importante notare che, mentre se si applicano
sollecitazioni “quasi-statiche” questo parametro non riveste un ruolo
fondamentale, limitandosi a regolarizzare la risposta del modello e accelerare il
raggiungimento dell’equilibrio, in condizioni dinamiche la sua influenza non può
essere trascurata. In tutte le simulazioni presentate in questo testo, lo
smorzamento numerico è nullo.
La calibrazione del modello consiste nella valutazione di parametri
micromeccanici da assegnare alle particelle ed ai contatti, posto che il materiale
numerico sarà costituito da un insieme di elementi avente la stessa porosità del
materiale utilizzato in laboratorio. A questo scopo è stato preliminarmente
realizzato uno studio parametrico circa l’influenza dei parametri micromeccanici.
Una dettagliata descrizione della procedura adottata è reperibile in Calvetti et al.
(2005).
72
 
Capitolo terzo

Simulazioni numeriche
modello BIMPAM
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

3 SIMULAZIONI NUMERICHE-MODELLO BIMPAM


Come chiarito nel Capitolo introduttivo, l’approccio numerico suggerito in questo testo per
progettare gallerie artificiali soggette ad impatti di blocchi in roccia, è di tipo disaccoppiato.
Questo significa che, per definire la risposta strutturale della galleria, saranno considerate
distintamente tre fasi: (i) quella di compenetrazione locale del grave all’interno dello strato
deformabile, (ii) quella di diffusione all’interno dello strato di terreno dell’onda di sforzo, (iii) quella
di risposta dinamica della struttura. In particolare, questo approccio può essere considerato
valido nel caso si considerino gallerie a portale o a mensola ma non gallerie policentriche. In
quest’ultimo caso, infatti, la struttura è immersa all’interno del terreno e, di conseguenza, la
seconda fase non può essere disaccoppiata dalla terza.
In questo Capitolo sarà brevemente presentato un modello reologico concepito proprio per
descrivere la prima fase, cioè quella che riguarda principalmente le forze che si scambiano il
grave ed il mezzo deformabile. Tale modello, recentemente proposto dagli Autori di questo testo,
è noto come BIMPAM (Boulder IMPAct Model) (Geotechnique, 2006) ed è uno strumento
numerico realizzato allo scopo di analizzare il fenomeno dell’impatto di un blocco roccioso su di
un substrato costituito da un terreno granulare. Questo modello, sviluppato a partire dal modello
Nova-Montrasio (1991), definito per simulare la risposta meccanica di fondazioni superficiali
sottoposte a carichi eccentrici ed inclinati, del quale mantiene la tipologia d’approccio, è basato
su una serie di ipotesi semplificative, che lo rendono di semplice ed immediato utilizzo. Lo
strumento numerico in oggetto è in grado di simulare con soddisfacente approssimazione impatti
verticali ed inclinati su strati ammortizzanti con pendenza nulla o meno. Permette inoltre di
determinare sia l’evoluzione delle variabili cinematiche relative al grave (spostamento, velocità 75
ed accelerazione), sia l’entità delle forze scambiate tra il blocco roccioso ed il terreno durante
l’impatto. Trattandosi di un modello d’interazione dinamico, non è al contrario in grado di
descrivere in alcun modo la propagazione delle onde d’urto all’interno del mezzo deformabile.
In questo Capitolo sarà allora descritto (i) il modello reologico, (ii) saranno discussi i parametri da
introdurre all’interno del modello stesso, (iii) saranno mostrati alcuni confronti fra simulazioni
numeriche e dati sperimentali ed infine, per rendere il tutto utile al progettista, (iv) saranno forniti
degli abachi progettuali per stimare rapidamente le variabili senza utilizzare alcun programma di
calcolo.

3.1 Descrizione sommaria del modello


Il modello BIMPAM interpreta il fenomeno dell’impatto di un grave come se le sollecitazioni che si
scaricano sul terreno fossero trasmesse da una fondazione superficiale rigida di forma circolare.
Obiettivo principale del modello è quello di stabilire un legame tra le variabili cinematiche che
descrivono il moto del grave, i carichi sollecitanti il terreno e le deformazioni, parzialmente
reversibili, subite da quest’ultimo. Per formulare questo legame, è necessario introdurre le
seguenti ipotesi semplificative:

• la traiettoria del grave è piana, ossia i vettori che descrivono la velocità d’impatto e di
rimbalzo del grave sono contenuti nello stesso piano;

• le rotazioni del grave vengono trascurate;


3
• il blocco in roccia ed il terreno costituiscono un unico macro-elemento caratterizzato da un
legame costitutivo elasto-visco-plastico accoppiato;

• l’espansione della superficie di snervamento è di tipo isotropo, governata da un coefficiente


di incrudimento che evolve in funzione delle deformazioni plastiche subite dal terreno;

• il criterio di flusso è non associato, ossia gli incrementi di sollecitazione non sono normali
alla funzione di plasticità f.

Come anticipato nell’introduzione del paragrafo, il modello citato è stato concepito per essere in
grado di riprodurre sia impatti verticali su substrati inclinati che, viceversa, impatti obliqui su strati
orizzontali. Per semplicità, però, qui di seguito sarà brevemente descritto unicamente il caso di
impatti verticali su strati orizzontali che dà origine a problemi per loro natura monodimensionali.
Nel seguito, per altro, questo sarà il solo caso preso in considerazione, da un punto di vista
pratico, per la progettazione delle strutture: la condizione di monodimensionalità è stata infatti
ipotizzata la più gravosa per la struttura.

Il terreno, colpito da un grave di forma supposta sferica, è sollecitato, come precedentemente


illustrato, da una fondazione superficiale “equivalente”, avente forma circolare ma dimensioni
variabili nel tempo in funzione dell’affondamento (Figura 3.1), secondo la legge:

B = 2 ⋅ y ⋅ ( 2R − y ) [5]

dove con B si è indicato il diametro della fondazione rigida equivalente, con y l’affondamento
76 verticale del grave all’interno del mezzo deformabile e con R il raggio della sfera.

R
R-y

Figura 3.1 : relazione tra il cedimento del grave e le dimensioni della fondazione circolare equivalente

Per semplificare la trattazione del problema, il sistema di riferimento adottato nello sviluppo del
modello viene centrato nel punto di impatto all’istante di tempo 0+.
Come schematizzato in Figura 3.2, il modello reologico, che per motivi unicamente didascalici
viene qui descritto monodimensionale, è ipotizzato costituito da:

• una massa concentrata;

• un blocchetto ad attrito plastico;


Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

• un blocchetto ad attrito visco-plastico;

• uno smorzatore viscoso;

• una molla elastica.

Nel caso di impatti verticali su piani orizzontali, però, la presenza del blocco ad attrito plastico
può essere trascurata in quanto esso tiene conto della possibilità, da parte del grave, di dare
origine ad un meccanismo di rottura di puro scivolamento che, nel caso di impatto normale alla
superficie, non può avere luogo. Dato lo schema rappresentato in Figura 3.2, di tipo
prevalentemente in serie, l’inerzia ed il peso proprio del grave dovranno essere bilanciate dalla
forza elastica agente nel terreno sommata a quella agente nel dissipatore viscoso.
La molla elastica agisce in parallelo allo smorzatore viscoso, mentre il blocchetto d’attrito visco-
plastico (in grado di tenere conto anche dell’inerzia del terreno coinvolto nel meccanismo di
rottura che si sviluppa all’interno del mezzo deformabile), è posto in serie.

Mass

Plastic Slider

Visco - Plastic
Slider
77

Viscous Damper Elastic Spring


(C) (K)

Figura 3.2 : struttura del modello reologico (versione 1D, da di Prisco et al., 2006)

L’incremento di spostamento sarà allora dato dalla somma degli spostamenti irreversibili visco-
plastici (near field) e di quelli visco-elastici (far field), associati alla molla elastica e allo
smorzatore viscoso.

3.1.1 Blocchetto visco-plastico

Ispirandosi alla teoria dell’elasto-visco-plasticità introdotta da Perzjna (1963), è possibile


quantificare le deformazioni plastiche irreversibili, subite dal terreno, mediante la seguente legge
di flusso:

∂g
y VP = 2R ⋅ Φ ( f ) ⋅ [6]
∂ξ
3
ove y VP è l’incremento di spostamento verticale visco-plastico, ξ è la forza verticale agente sul
terreno durante l’impatto normalizzata rispetto a FMAX, che rappresenta la massima forza che
staticamente può essere applicata alla pseudo-fondazione circolare, ipotizzando d’introdurre
nelle tradizionali formule per la capacità portante un angolo d’attrito residuo φ’r. Questa ipotesi
nasce dalla considerazione teorica che quando ha luogo l’impatto si generano, all’interno del
terreno, grandi deformazioni e, a causa della rapidità dell’evento, non riesce a crearsi un
meccanismo di rottura generalizzato con localizzazione del campo di deformazione. Il parametro
Φ rappresenta il “nucleo viscoso”, f la funzione di plasticità, mentre g è la funzione che descrive il
potenziale plastico. Il gradiente di quest’ultimo consente di definire la direzione degli incrementi
di sollecitazione nel piano degli sforzi generalizzati, ed è quindi, in generale, una grandezza
vettoriale. Per valutare pertanto l’incremento di spostamento verticale del grave associato al
meccanismo di “punzonamento” visco-plastico, sarà necessario conoscere la funzione che
definisce il nucleo viscoso e l’espressione di g. Nel caso monodimensionale (di Prisco e
Vecchiotti, 2006) le espressioni di f e di ∂g/ ∂ξ si semplificano drasticamente e diventano:


f = f (ξ , ρC ) = −ξ 2 ⋅ ⎛⎜1 − ξ ⎞ = 0,
⎝ ρC ⎟⎠ [7]

∂g 2β
(ξ ) = , [8]
∂ξ ξ

essendo β un parametro costitutivo adimensionale e ρc una variabile di incrudimento.


78 Il nucleo viscoso è definito nel modo seguente:

⎪ 1 (
⎧Φ( d,ξ ) = ξ ⋅ ⎡2γ ⋅ ( d +Δ )0.5 + c − 2γ Δ ⎤
⎣ V V V 1 ⎦ ) se d ≥ 0.0

⎪ ⎡ cV ⎤
⎨Φ( d,ξ ) = ξ ⋅ ⎢ ⋅ d + cV ⎥ se -Δ2 ≤ d < 0.0 [9]
⎪ ⎣ Δ2 ⎦
⎪Φ( d,ξ ) = 0.0 se d < -Δ2
⎪⎩

ove cV, Δ1, Δ2 e γv è sono quattro parametri costitutivi il significato dei quali è rappresentato
graficamente in Figura 3.3, mentre la distanza d è definita come:

d = [ξ − ρC ] . [10]

Per completare infine la descrizione della legge costitutiva del blocchetto ad attrito visco-plastico
è necessario introdurre la legge di incrudimento per ρC :

R0 VP
ρ C ( y ) = (1 − ρC ) y [11]
VMAX

ove R0 è un parametro costitutivo del modello che influenza unicamente la rigidezza del sistema.
È facile però mostrare che β, FMAX, R0 sono parametri costitutivi che dipendono dal
comportamento statico del materiale che costituisce lo strato deformabile, opportunamente
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

valutabili mediante prove di carico su piastra. I parametri cV, Δ1, Δ2 possono invece essere
assunti costanti e non dipendenti dalla tipologia di materiale che costituisce lo strato granulare
ammortizzante. Conseguentemente, l’unico parametro caratterizzante la risposta meccanica del
blocchetto ad attrito visco-plastico che necessita di un’adeguata calibrazione è γV [m/s], il quale
dipende dalla densità relativa del materiale e dalla sua granulometria.

Φ(d)/ξ
Φ(d)/ξ=d.γv/(Δ1)0.5+cv

Φ(d)/ξ curve
tangent to Φ(d)/ξ
cv for d = 0

Δ2 Distance d

Figura 3.3 : definizione del nucleo viscoso (di Prisco et al., 2006)

79
3.1.2 Molla elastica

La legge costitutiva che traduce il comportamento della molla elastica in forma incrementale, può
essere scritta nel modo seguente:

F = K ⋅ y EL = K ⋅ ( yTOT − yVP ) [12]

dove y EL e y TOT rappresentano rispettivamente l’incremento di spostamento verticale elastico e


totale.
La costante elastica K è stata valutata a partire dai parametri elastici del terreno nel modo
seguente:

4G ⋅ R
K= [13]
1−υ

ove G è il modulo elastico tangenziale del terreno, ν è il modulo di Poisson. Facendo riferimento
alla teoria dell’elasticità, la rigidezza G è una funzione del modulo di Young E , infatti:

E
G= . [14]
2 ⋅ (1 + υ )
3
Per valutare il modulo elastico E rappresentativo del materiale che costituisce lo strato
ammortizzante, si è scelto di utilizzare la formulazione proposta da Janbu (1963), secondo la
'
quale la rigidezza locale del terreno dipende dalla pressione di confinamento σC , attraverso la
relazione:

n
⎛ σ' ⎞
Elocale = K ⋅ p ATM ⋅ ⎜ C ⎟ [15]
⎝ p ATM ⎠

dove pATM è la pressione atmosferica di riferimento (il cui valore è stato assunto pari a 100 kPa),
mentre K ed n sono due parametri che dipendono dalla natura del terreno. Il valore di E è
valutato mediante l’integrazione lungo la profondità degli spostamenti verticali. In questo modo è
possibile tener conto dell’incremento di rigidezza associato alle dimensioni dell’area di impatto.

3.1.3 Smorzatore viscoso

Per ciò che concerne l’elemento viscoso in parallelo alla molla elastica, si è ipotizzato un legame
lineare, definito attraverso un coefficiente viscoso di proporzionalità, che nel seguito è definito
CFF. Si può quindi scrivere:

FN = CFF ⋅ ( yTOT − yVP ) . [16]

Il calcolo dei coefficienti CFF in direzione normale al pendio viene eseguito sulla base delle
80
relazioni proposte da Sieffert e Cevaer (1991):

R
CFF = K ⋅ ⋅η N . [17]
VS

Nella [17], K rappresenta la rigidezza elastica definita nel paragrafo precedente e VS la velocità di
propagazione delle onde elastiche di taglio nel terreno ( VS = G / ρ , con ρ densità del terreno);
infine, ηN è il coefficiente viscoso in direzione normale (Sieffert e Cevaer, 1991):

ηN = 0.85 . [18]

3.1.4 Equazioni risolventi

Per scrivere le equazioni che governano il moto del grave in ogni istante dell’impatto, è
necessario imporre l’equilibrio del macro-elemento in direzione normale allo strato. Facendo
riferimento ai simboli definiti nei paragrafi precedenti ed essendo ag l’accelerazione di gravità, si
ottiene così il sistema [19]. Il sistema di equazioni differenziali è accoppiato, in quanto il valore
dell’incremento di spostamento visco-plastico è noto soltanto se è nota l’accelerazione nello
stesso istante di tempo. La tecnica di risoluzione più speditiva è pertanto quella iterativa.
Valutato il valore di y VP , introducendo nel legame costitutivo del blocchetto ad attrito visco-
plastico il valore della forza calcolata all’istante precedente, si risolve così la prima delle [19], si
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

determina nuovamente il valore attuale dell’accelerazione del grave e si ricalcola y VP sino al


raggiungimento della convergenza.

⎧ 
⎪my + K ( y − yVP ) + CFF ( y − yVP ) − mag = 0
⎪ 2β
⎪ yVP = 2RΦ ( d )
⎪ ξ
⎪ my − mag ⎡
 ⎤
⎪ ⎛ my − mag ⎞
⎨Φ ( d , ξ ) =
F
⎢2γ V ⎜
F
− ρC + Δ1 ⎟ + cV − 2γ V Δ1 ⎥( ) se d ≥ 0.0
[19]
⎪ MAX ⎣⎢ ⎝ MAX ⎠ ⎥⎦

⎪Φ d , ξ = my − mag ⎡ cV ⎛ my − mag ⎞ − ρ + c ⎤
⎪ ( ) ⎢ ⎜
FMAX ⎣⎢ Δ2 ⎝ FMAX ⎠
⎟ C V⎥ se -Δ2 <d < 0.0
⎪ ⎦⎥
⎪Φ ( d , ξ ) = 0.0 se d < -Δ2

La struttura del codice di calcolo è allora schematizzata in Figura 3.4.

INPUT PARAMETERS GEOMETRICAL PARAMETERS

INITIAL CONDITIONS
TIME-STEP Δt Dependent
PARAMETER EVALUATION
(Vmax, K, n, etc.) 81

VARIABLES (displacement and velocity vectors)


AND SYSTEM COEFFICIENTS INITIALISATION

Viscoplastic CHOICE OF THE MATHEMATICAL SYSTEM


Sliding
penetration ACCORDING TO THE PLASTIC SLIDER
Time iterations

mechanism
mechanism ACTIVATION CONDITION
Time iterations

EVALUATION OF THE VISCOUS NUCLEUS MATHEMATICAL SYSTEM SOLUTION


Iterative solution

by means of the acceleration value and evaluation of the current acceleration


calculated at the previous time-step

UPDATE of variables and


MATHEMATICAL SYSTEM SOLUTION system coefficients
and evaluation of the current acceleration
(calculation of u(t+Δt))

UPDATE of variables and


system coefficients

Figura 3.4 : diagramma di flusso del codice di calcolo (di Prisco et al., 2006)
3
3.2 Analisi parametrica
Come schematicamente riassunto in Tabella 3.1, relativamente ai dati da introdurre nel modello
per effettuare le simulazioni numeriche, è innanzitutto necessario distinguere i dati geometrici
relativi al blocco (raggio R), dai parametri costitutivi prefissati, dai dati da inserire nel codice di
calcolo (input data), e dai veri e propri parametri costitutivi del modello (che dai primi dipendono).
Per ciò che concerne i parametri prefissati, essi sono β per la definizione delle funzioni di
plasticità f e del potenziale plastico g, cV, Δ1, Δ2 per la definizione del nucleo viscoso. Gli input
data sono unicamente la densità relativa del terreno granulare, il suo peso per unità di volume,
ed il più importante ovvero la costante visco-plastica γv. Ai parametri appena elencati deve
essere naturalmente aggiunta la condizione iniziale relativa alla velocità del grave al momento
dell’impatto.
Qui di seguito sarà mostrato in che modo la risposta meccanica del modello dipenda dai
parametri costitutivi. Nelle figure seguenti vengono mostrati i risultati relativi all’impatto di un
blocco sferico in roccia di massa 100 kg e diametro pari 21 cm, in caduta verticale da un’altezza
di 30 m su uno strato piano in sabbia densa; l’analisi è stata eseguita utilizzando i parametri in
Tabella 3.1.

Parametri in ingresso Parametri fissi o dipendenti


Parametri elastici K, n (-)
Densità Relativa Dr (%) 90 550, 0.40
(Janbu, 1963)
Parametri geotecnici
82 standard per lo strato Peso per unità di volume γ
18 Parametro viscoso ηΝ (-) 0.85
(kN/m3)
Angolo di attrito residuo
35 Modulo di Poisson ν (-) 0.3
Parametri costitutivi φ'r (°)
visco-plastici Parametro del nucleo Parametri del nucleo
5.00 1, 1, 1
viscoso γV (s-1) viscoso cV, Δ1, Δ2 (-)

Tabella 3.1: calibrazione dei parametri del modello BIMPAM per una sabbia densa

Gli andamenti delle curve che si ottengono sono tipici di un fenomeno impulsivo: si riscontra
infatti un picco negativo dell’accelerazione, legato alla forte diminuzione di velocità (nell’esempio
considerato il grave si ferma, a partire da una velocità di circa 24 m/s, in pochi centesimi di
secondo). È interessante notare, inoltre, la piccola variazione nella pendenza del ramo
discendente delle curve (a) e (d). Si tratta di un aspetto legato alla formulazione scelta per il
nucleo viscoso: l’espressione lineare adottata, mostrata in Figura 3.3, prevede infatti un
cambiamento del coefficiente angolare della retta Φ=Φ(d) quando si verifica una variazione di
segno del parametro d.
Fra i parametri prima elencati un posto di rilievo è certamente rivestito dal parametro γV. Al
variare del valore di quest’ultimo, la risposta può passare da completamente elastica a
perfettamente plastica. Proprio per sottolineare questo aspetto in Figura 3.6 sono riportate le
simulazioni numeriche ottenute introducendo i parametri costitutivi di Tabella 3.1, il medesimo
volume della sfera (altezza di caduta pari a 10 m), ma variando il valore di γV.
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

-2500 25
m=100 kg - H=30 m m=100 kg - H=30 m
-2250
accelerazione 22.5
velocità

-2000 20

-1750 17.5
accelerazione (m/s2)

-1500 15

velocità (m/s)
-1250 12.5

-1000 10

-750 7.5

-500 5

-250 2.5

0 0
0.005 0.015 0.025 0.035 0.005 0.015 0.025 0.035
0 0.01 0.02 0.03 0.04 0 0.01 0.02 0.03 0.04
t (s) t (s)

(a) (b)

0.25 250000
m=100 kg - H=30 m
0.225 225000 forza d'impatto

0.2 200000

0.175 175000
forza d'impatto (N)
affondamento (m)

0.15 150000

0.125 125000

0.1 100000

0.075 75000

0.05 50000
83
0.025 25000
m=100 kg - H=30 m
affondamento
0 0
0.005 0.015 0.025 0.035 0.005 0.015 0.025 0.035
0 0.01 0.02 0.03 0.04 0 0.01 0.02 0.03 0.04
t (s) t (s)

(c) (d)

Figura 3.5 : impatto in direzione verticale su terreno orizzontale: andamento temporale


dell’accelerazione (a), della velocità (b) e del cedimento del grave (c), forza di impatto (d)

-4000 20 0.8
γV=0.00 s-1 γV=0.00 s-1
-3500 γV=4.32 s-1 γV=4.32 s -1 0.7
15
γV=100.00 s-1
γV=100.00 s-1
accelerazione verticale (m/s2)

-3000 0.6
10
affondamento (m)

-2500 0.5
5
velocità (m/s)

-2000 0.4
0
-1500 0.02 0.06 0.1 0.3
0.04 0.08 0.12
-5 tempo (s)
-1000 0.2
γV=0.00 s-1
-10 γV=4.32 s-1
-500 0.1
γV=100.00 s-1
0 -15 0
0.02 0.06 0.1 0.02 0.06 0.1
0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) -20 tempo (s)
(a) (b) (c)

Figura 3.6 : confronto tra le risposte meccaniche ottenute riducendo (linea tratteggiata), ed
incrementando (linea continua), il valore di γV: andamenti temporali dell’accelerazione verticale (a),
della velocità (b) e dello spostamento (c)
3
È possibile allora osservare che quando lo si riduce a sufficienza, la risposta del sistema diventa
elastica, il valore della forza di impatto cresce enormemente, la forma della curva diventa
pressoché simmetrica, la velocità di rimbalzo è praticamente uguale a quella di ingresso e lo
spostamento irreversibile è nullo. Altrimenti, quando si fa crescere a sufficienza il valore di
questo parametro, la risposta del sistema è governata da una relazione elastoplastica. Il valore
della forza d’impatto massima (FMAX), è molto più piccola di quella dinamica, i tempi di durata
dell’impatto crescono enormemente così come lo spostamento.
È evidente allora dall’analisi della stessa figura, che la risposta elasto-visco-plastica è
assolutamente intermedia fra le due.
L’evoluzione dell’impatto dipende in primo luogo dalle caratteristiche del terreno che costituisce il
substrato. In Figura 3.7 è rappresentato l’andamento, rispetto al tempo, delle variabili
cinematiche relative all’impatto di un grave sferico di massa 100 kg, in caduta libera da
un’altezza di 30 m, alternativamente su sabbia densa (Tabella 3.1) e sciolta (i valori dei parametri
utilizzati per caratterizzare mediamente una sabbia sciolta sono riportati in Tabella 3.2. Si veda a
questo proposito il §3.3).
Quando il blocco roccioso impatta su un terreno granulare caratterizzato da un valore ridotto di
densità relativa, si osserva un fenomeno di maggiore durata, ma caratterizzato da un valore di
picco della decelerazione sensibilmente più piccolo (di conseguenza anche la forza scaricata sul
terreno ha modulo più contenuto).
La ragione di questo fatto è da ricercarsi nella natura del terreno: una sabbia sciolta ha una
maggiore tendenza a riorganizzare la propria struttura, accumulando deformazioni irreversibili in
misura rilevante. Il cedimento finale riscontrabile in Figura 3.7c è infatti molto più elevato.

84
-2500 25 0.6
m=100 kg - H=30 m m=100 kg - H=30 m
-2250
accelerazione 22.5 velocità
sabbia sciolta sabbia sciolta
sabbia densa sabbia densa 0.5
-2000 20

-1750 17.5
0.4
-1500 15
a (m/s2)

v (m/s)

y (m)

-1250 12.5 0.3

-1000 10
0.2
-750 7.5

-500 5
0.1 m=100 kg - H=30 m
affondamento
-250 2.5 sabbia sciolta
sabbia densa
0 0 0
0.01 0.03 0.05 0.07 0.09 0.01 0.03 0.05 0.07 0.09 0.01 0.03 0.05 0.07 0.09
0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1 0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1 0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1
t (s) t (s) t (s)

(a) (b) (c)

Figura 3.7 : impatto di un grave di massa 100 kg da un’altezza di 30 m su sabbia sciolta e su sabbia
densa. Andamento dell’accelerazione (a), della velocità (b) e dell’affondamento (c)

Un secondo fattore che può influenzare le caratteristiche dell’impatto è il valore dell’energia


cinetica del grave al momento dell’impatto. In Figura 3.8 sono mostrate le curve relative a cinque
diversi impatti che avvengono sulla medesima sabbia densa.
È facile notare come tanto la durata del fenomeno, quanto il valore della decelerazione, siano
influenzate dal suo contenuto energetico. Inoltre, quando la velocità d’impatto è piccola, come
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

nel caso di altezza di caduta pari ad 1 m, può verificarsi un piccolo rimbalzo, causato dal
recupero della componente elastica della deformazione subita dal terreno.
La velocità di uscita, in questo caso, è comunque molto piccola ed insufficiente a far uscire il
blocco dalla sua orma. La tendenza ad avere velocità di uscita non nulle per piccole altezze di
caduta è coerente con quanto avviene nella realtà: l’andamento del valore del coefficiente di
restituzione e = VIN / VOUT (Figura 3.8d) ottenuto numericamente è in linea con i dati sperimentali
che si possono reperire nella letteratura scientifica.

-2500 25
SABBIA DENSA SABBIA DENSA
-2250 accelerazione 22.5 velocità
H=1 m H=1 m
-2000 H=5 m 20 H=5 m
H=10 m H=10 m
-1750 H=20 m 17.5 H=20 m
H=30 m H=30 m
-1500 15

v (m/s)
a (m/s2)

-1250 12.5

-1000 10

-750 7.5

-500 5

-250 2.5

0 0
0.005 0.015 0.025 0.035 0.005 0.015 0.025 0.035
0 0.01 0.02 0.03 0.04 0 0.01 0.02 0.03 0.04
t (s) t (s)

85
(a) (b)

0.25 0.04
SABBIA DENSA
0.225 coefficiente di restituzione
0.035 H=1 m
0.2 H=5 m
0.03 H=10 m
0.175 H=20 m
H=30 m
0.025
0.15
y (m)

e (-)

0.125 0.02

0.1
0.015
SABBIA DENSA
0.075
affondamento
H=1 m
0.01
H=5 m
0.05
H=10 m
0.005
0.025 H=20 m
H=30 m
0 0
0.005 0.015 0.025 0.035 2.5 7.5 12.5 17.5 22.5
0 0.01 0.02 0.03 0.04 0 5 10 15 20 25
t (s) v0 (m/s)

(c) (d)

Figura 3.8 : variazione delle principali grandezze cinematiche in funzione dell’altezza di caduta.
Accelerazione (a), velocità (b), affondamento (c) e coefficiente di restituzione (d)
3
3.3 Calibrazione dei parametri costitutivi e validazione del modello
Questo paragrafo si articolerà in tre parti. Saranno infatti mostrate le simulazioni numeriche
relative alle tre campagne sperimentali già descritte all’interno del Capitolo 1:

• prove in piccola scala di Losanna

• prove in grande scala di Milano

• prove in scala reale di Listolade

Prove in piccola scala di Losanna

La calibrazione del modello, relativamente al caso di sabbie dense, è stata effettuata in primis sui
risultati sperimentali ottenuti da Labiouse presso il Laboratorio Geotecnico dell’EPFL già citati nel
secondo Capitolo. In particolare l’unico parametro da calibrare era γV. Qui di seguito, sono
riportate le simulazioni numeriche ottenute con i parametri riferiti ad una sabbia densa già
riportati in Tabella 3.1. Sono mostrati gli andamenti di accelerazione, velocità e spostamento
relativi alla caduta di una massa di 100 kg da un’altezza di caduta di 10 m (velocità di impatto: 14
m/s). Il terreno di sottofondo è granulare ed ottenuto dalla frantumazione di una roccia. Lo
spessore dello strato ammortizzante è di 50 cm.
In Figura 3.9 sono confrontati i dati sperimentali con le simulazioni numeriche: è evidente la
capacità del modello di riprodurre in modo più che soddisfacente i dati sperimentali, sia per ciò
che concerne l’andamento della decelerazione, della velocità che dello spostamento verticale.
86
-1200 16 0.2
BIMPAM BIMPAM BIMPAM
Dati sperimentali
14 Dati sperimentali 0.18 Dati sperimentali
-1000 (Labiouse et al., 1994) (Labiouse et al., 1994) (Labiouse et al., 1994)
12 0.16
accelerazione verticale (m/s2)

10 0.14
velocità verticale (m/s)

-800
affondamento (m)

8 0.12

-600 6 0.1

4 0.08
-400
2 0.06

0 0.04
-200

-2 0.02

0 -4 0
0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05
0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06
tempo (s) tempo (s) tempo (s)
(a) (b) (c)

Figura 3.9 : massa m=100 kg, caduta libera da H=10 m - Confronto tra dati sperimentali
e simulazione numerica

Invece in Figura 3.10 sono confrontate in modo sintetico le curve proposte da Labiouse et al.
(1994), interpolazioni dei risultati sperimentali, ed i risultati numerici ottenuti mediante BIMPAM.
L’espressione suggerita dagli autori correla la forza di impatto alle variabili che descrivono il
fenomeno, come mostrato nella seguente equazione:
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

FMAX = 1.765 ⋅ M E2 / 5 ⋅ R1/ 5 ⋅ W 3 / 5 ⋅ H 3 / 5 [20]

dove FMAX [kN] è il valore massimo della forza di impatto, ME [kPa] la rigidezza del materiale
ammortizzante stimata mediante una prova su piastra standard, R [m] e W [kN] sono
rispettivamente il raggio ed il peso proprio del grave e H [m] è l’altezza di caduta.
Il grafico mostra l’andamento delle forze di impatto in funzione dell’altezza di caduta del grave,
ottenute per tre masse differenti (m=100, 500 e 1000 kg). È evidente che il modello è in grado di
riprodurre in modo del tutto soddisfacente le sollecitazioni massime causate dall’impatto del
grave al variare sia della massa m che dell’altezza di caduta H.

800
BIMPAM - m=100 kg
Labiouse et al. 1994 - m=100 kg
700
BIMPAM - m=500 kg
Labiouse et al. 1994 - m=500 kg
forza d'impatto massima (kN)

600 BIMPAM - m=1000 kg


Labiouse et al. 1994 - m=1000 kg
500

400

300

200

100

0
2 6 10
0 4 8 12
altezza di caduta (m) 87

Figura 3.10 : forze d’impatto; confronto tra dati sperimentali e valori ottenuti numericamente

Prove in grande scala di Milano.

La particolarità delle prove sperimentali eseguite presso il Politecnico di Milano consiste sia nella
presenza di sabbia sciolta nello strato più superficiale di spessore pari a circa 1 m, che
nell’eterogeneità dello strato ammortizzante (poiché al di sotto dello strato di sabbia sciolta è
presente uno strato di sabbia mediamente addensata di spessore all’incirca pari ad 1 m). Come
già ampiamente osservato all’interno dei Capitoli 1 e 2, tale eterogeneità modifica sensibilmente
la risposta meccanica in quanto appare in modo evidente un’onda riflessa all’interfaccia fra i due
strati; inoltre, questa modifica sensibilmente l’andamento della curva che correla il valore della
forza massima di impatto all’altezza di caduta. Infatti, quando l’altezza è incrementata, la
presenza dello strato di sabbia densa posta in profondità influenza maggiormente il valore del
picco della curva forza-tempo.
Alla luce di queste osservazioni è interessante mostrare il confronto fra curve sperimentali e
previsioni numeriche. Naturalmente il modello, che parte dall’ipotesi di omogeneità dello strato
ammortizzante, non è assolutamente in grado di simulare nessuno dei due effetti appena
riassunti; ciò nonostante, per valori di altezza di caduta inferiori ai 15 m, esso si mostra
comunque in grado di simulare la risposta meccanica dello strato ammortizzante. In Tabella 3.2
sono riportati i parametri utilizzati per simulare i risultati sperimentali, mentre in Figura 3.11 e
Figura 3.12 sono riportati alcuni confronti fra simulazioni numeriche e dati sperimentali.
3
In particolare, in Figura 3.12 sono riportate: la curva rossa ottenuta numericamente mediante il
modello BIMPAM, i punti blu rappresentanti i dati sperimentali e la linea tratteggiata nera
ottenuta utilizzando la relazione empirica [20] suggerita da Labiouse. È evidente che i tre
andamenti sono analoghi fino ad un’altezza di caduta intorno ai 15 m: risulta al contrario
sottostimato l’ultimo punto sperimentale, relativo ad H=18 m, per le ragioni già descritte sia dal
modello numerico che dalla relazione empirica.

Parametri in ingresso Parametri fissi o dipendenti

Parametri elastici K, n (-)


Densità Relativa Dr (%) 30 300, 0.45
(Janbu, 1963)
Parametri geotecnici Peso per unità di volume
15 Parametro viscoso ηN (-) 0.85
standard per lo strato γ (kN/m3)
Angolo di attrito residuo
30 Modulo di Poisson ν (-) 0.25
φ'r (°)
Parametri costitutivi Parametro del nucleo Parametri del nucleo viscoso
4.5 1, 1, 1
visco-plastici viscoso γV (s-1) cV, Δ1, Δ2 (-)

Tabella 3.2 : calibrazione dei parametri del modello BIMPAM per una sabbia sciolta

-300 16
Prova 7 (Bovisa) Prova 7 (Bovisa)
accelerazione velocità
Numerico 14 Numerico
-250
Sperimentale Sperimentale
12
accelerazione (m/s2)

-200
10
88
velocità (m/s)

-150 8

6
-100

-50
2

0 0
0.02 0.06 0.1 0.02 0.06 0.1
0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) tempo (s)

(a) (b)

0.6

0.5

0.4
affondamento (s)

0.3

0.2

Prova 7 (Bovisa)
0.1 affondamento
Numerico
Sperimentale
0
0.02 0.06 0.1
0 0.04 0.08 0.12
tempo (s)

(c)

Figura 3.11 : riproduzione della prova n.7 (H=10 m), mediante il modello BIMPAM; andamenti, in
funzione del tempo, dell’accelerazione (a), della velocità (b) e dell’affondamento (c) del grave
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

500
numerico
450 Labiouse et al. (1994)
sperimentale
400

350

300

FMAX(kN)
250

200

150

100

50

0
2 6 10 14 18
0 4 8 12 16 20
H (m)

Figura 3.12 : andamento della massima forza di impatto in funzione dell’altezza di caduta

Prove in scala reale di Listolade.

Per ciò che concerne le prove sperimentali di Listolade, esse riguardano uno strato molto
addensato: il valore del parametro ME, ottenuto mediante prove su piastra standard e pari a
186.56 MPa, è superiore a quello relativo allo strato ammortizzante utilizzato a Losanna. 89
Conseguentemente, sono stati leggermente modificati i parametri costitutivi (Tabella 3.3).
L’interesse di questi dati consiste principalmente nelle elevate altezze di caduta che ci hanno
permesso di considerare casi pressoché reali. Qui nel seguito sono riportati a scopo
esemplificativo alcuni confronti tra dati sperimentali e relative simulazioni numeriche.

Parametri BIMPAM
Simulazioni delle prove di Listolade

γ (kN/m3) 20
ν (-) 0.25
Dr (%) 100
φ'r (°) 36.5
K, n (-) 1000, 0.4
γV (s-1) 5
cV, Δ1, Δ2 (-) 1, 3, 1

Tabella 3.3 : parametri del modello BIMPAM per le simulazioni degli impatti di Listolade
3
-80 10 0.16
PROVA 2 (Listolade) PROVA 2 (Listolade)
accelerazione velocità
-70 0.14
numerico 8 numerico
sperimentale sperimentale
-60 0.12

6
-50 0.1

v (m/s)

y (m)
a (g)

-40 4 0.08

-30 0.06
2

-20 0.04
PROVA 2 (Listolade)
0 affondamento
-10 0.02 numerico
sperimentale
0 -2 0
0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05
0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06
t (s) t (s) t (s)

(a) (b) (c)

Figura 3.13 : andamenti sperimentali (linea continua) e simulazioni numeriche (linea tratteggiata)
dell’accelerazione (a), della velocità (b) e dell’affondamento del grave (c), per la Prova 2 (H=4.9 m)

-200 30 0.4
PROVA 6 (Listolade) PROVA 6 (Listolade)
-180 accelerazione velocità
25 0.35
numerico numerico
-160 sperimentale sperimentale
0.3
-140 20

0.25
-120
15
v (m/s)

y (m)
a (g)

-100 0.2
10
-80
0.15

-60 5
0.1
-40 PROVA 6 (Listolade)
90 0 0.05
affondamento
-20 numerico
sperimentale
0 -5 0
0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05
0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06
t (s) t (s) t (s)

(a) (b) (c)

Figura 3.14 : andamenti sperimentali (linea continua) e simulazioni numeriche (linea tratteggiata)
dell’accelerazione (a), della velocità (b) e dell’affondamento del grave (c), per la Prova 6 (H=38.6 m)

-250 30 0.4
PROVA 13 (Listolade) PROVA 13 (Listolade)
-225 accelerazione velocità
25 0.35
numerico numerico
-200 sperimentale sperimentale
0.3
-175 20

0.25
-150
15
v (m/s)

y (m)
a (g)

-125 0.2
10
-100
0.15

-75 5
0.1
-50 PROVA 13 (Listolade)
affondamento
0 0.05
-25 numerico
sperimentale
0 -5 0
0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05
0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06
t (s) t (s) t (s)

(a) (b) (c)

Figura 3.15 : andamenti sperimentali (linea continua) e simulazioni numeriche (linea tratteggiata)
dell’accelerazione (a), della velocità (b) e dell’affondamento del grave (c), per la Prova 13 (H=42.3 m)
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

3.4 Creazione di abachi a scopo progettuale


In questo paragrafo sarà introdotta una metodologia speditiva per generare artificialmente
l’andamento nel tempo delle forze d’impatto agenti sullo strato ammortizzante una volta nota la
sua densità, l’altezza di caduta e la massa del grave. Questo approccio è basato
sull’elaborazione di abachi creati numericamente mediante l’utilizzo del modello BIMPAM.
A tal fine è necessario, innanzitutto, stabilire se il problema dell'impatto di un blocco in roccia si
presti ad essere standardizzato. In Figura 3.16 sono mostrati, facendo riferimento ad uno strato
ammortizzante in condizioni dense, gli andamenti della forza di impatto in funzione del tempo, al
variare dell'altezza di caduta e della massa del grave.

500 10000
massa del grave = 100 kg altezza di caduta=50 m
450 9000
H=50 m m=100 kg
H=25 m m=1000 kg
400 8000
H=10 m m=10000 kg
350 H=5 m 7000
forza d'impatto (kN)

forza d'impatto (kN)

300 6000

250 5000

200 4000

150 3000

100 2000

50 1000

0
91
0
0.005 0.015 0.025 0.01 0.03 0.05 0.07 0.09
0 0.01 0.02 0.03 0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)

Figura 3.16 : andamento della forza di impatto in funzione del tempo, per uno strato ammortizzante in
condizioni dense, al variare dell'altezza di caduta (a) e della massa del grave (b).

La curva si modifica in funzione dei parametri in gioco; in particolare, al crescere dell'altezza di


caduta e della massa del grave, si registrano incrementi del massimo carico e della durata
dell'impatto. Tuttavia appare evidente, almeno da un punto di vista qualitativo, che la forma di
tale curva rimane inalterata. Sulla base di tale osservazione, in Figura 3.17 è proposta una
possibile schematizzazione dell'andamento della forza d’impatto in funzione del tempo, mediante
una formulazione molto simile a quella utilizzata per la descrizione dello spettro di risposta
elastico (Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, 2005). La formulazione
matematica [21] della sollecitazione “sintetica” mostrata, suddivide la curva carico-tempo in
quattro rami:
• un primo ramo lineare, fino al raggiungimento del carico massimo;
• un tratto costante, pari al carico massimo;
• un tratto di forma iperbolica;
• un ultimo tratto lineare.
Le equazioni che descrivono tale andamento sono:
3
⎧ FMAX
⎪F = t se 0 ≤ t<T
T1

⎪F = FMAX se T1 ≤ t < T2
⎪⎪ α [21]
⎨F ⎛T ⎞
= FMAX ⋅ ⎜ 2 ⎟ se T2 ≤ t < T3
⎪ ⎝ t ⎠
⎪ α
⎪ ⎛T ⎞ ⎛ T −t ⎞
⎪F = FMAX ⋅ ⎜ 2 ⎟ ⋅ ⎜ 4 ⎟ se T3 ≤ t < T4
⎪⎩ ⎝ T3 ⎠ ⎝ T4 − T3 ⎠

e prevedono l'introduzione di sei parametri:


quattro istanti temporali che delimitano i diversi segmenti della curva, T1, T2, T3, T4; il valore della
massima forza di impatto FMAX; l'esponente dell'iperbole α, che determina la forma del ramo di
scarico.

forza d'impatto

FMAX

92

tempo
T1 T2 T3 T4

Figura 3.17 : schematizzazione della curva che descrive la forza di impatto in funzione del tempo

Allo scopo di determinare il campo di variazione di tali parametri sono stati simulati diversi tipi
d’impatto, al variare del raggio del blocco in roccia (R=0.21-0.36-0.45-0.78-0.98 m) e dell'altezza
di caduta (H=5-10-25-50-75-100 m). In tutte le analisi il vettore della velocità in ingresso è stato
considerato normale allo strato ammortizzante; quest'ultimo è costituito da sabbia densa
(parametri calibrati sulle prove di Listolade) ed è perfettamente orizzontale.
Come noto, per un dato materiale il valore della massima forza d’impatto dipende principalmente
dall'energia cinetica al momento dell'urto (Labiouse et al., 1994; Calvetti et al., 2005). In Figura
3.18 sono mostrati dei grafici che consentono, nota l'energia cinetica del grave all'impatto e il suo
raggio, di determinare la massima forza d’impatto FMAX. I risultati ottenuti dalle simulazioni
numeriche mediante BIMPAM sono rappresentati nell'immagine dai punti, interpolati dalla linea
tratteggiata riportata nelle figure seguenti, la cui espressione risulta:

n
⎛ E ⎞
FMAX = F0 ⋅ ⎜ ⎟ [22]
⎝ E0 ⎠

ove E0=98.1 kJ, mentre F0 ed n sono indicati in legenda all’interno di ciascuna figura.
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

800

700

600

500

FMAX (kN)
400

300

200
raggio del grave = 0.21 m
BIMPAM
100
n = 0.6165
F0 = 689.22 kN
0
0.1 0.3 0.5 0.7 0.9
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
E/E0 (-)

(a)

2000 3000

1800

2500
1600

1400
2000
1200
FMAX (kN)

FMAX (kN)

1000 1500

800
1000
600
93
400 raggio del grave = 0.36 m raggio del grave = 0.45 m
500
BIMPAM BIMPAM
200 n = 0.5851 n = 0.5676
F0 = 729.08 kN F0 = 773.01 kN
0 0
0.5 1.5 2.5 3.5 4.5 1 3 5 7 9
0 1 2 3 4 5 0 2 4 6 8 10
E/E0 (-) E/E0 (-)

(b) (c)

10000 16000

9000
14000

8000
12000
7000

10000
6000
FMAX (kN)

FMAX (kN)

5000 8000

4000
6000

3000
4000
2000 raggio del grave = 0.78 m raggio del grave = 0.98 m
BIMPAM BIMPAM
2000
1000 n = 0.5179 n = 0.4961
F0 = 1079.11 kN F0 = 1312.59 kN
0 0
5 15 25 35 45 10 30 50 70 90
0 10 20 30 40 50 0 20 40 60 80 100
E/E0 (-) E/E0 (-)

(d) (e)
Figura 3.18 : andamento di FMAX in funzione dell'energia di impatto normalizzata, del raggio del grave e
con riferimento ad un impatto con energia E0=98.1 kJ ((a) R=0.21 m; (b) R=0.36 m; (c) R=0.45 m; (d)
R=0.78 m; (e) R=0.98 m)
3
Rielaborando quindi i risultati di Figura 3.18 a-b-c-d-e, è possibile riportare schematicamente
(Figura 3.19) gli andamenti di F0 ed n in funzione del raggio del grave.

0.8 1600

0.7 1400

0.6 1200

0.5 1000

F0 (kN)
n (-)

0.4 800

0.3 600

0.2 400

0.1 200

0 0
0.3 0.5 0.7 0.9 0.3 0.5 0.7 0.9
0.2 0.4 0.6 0.8 1 0.2 0.4 0.6 0.8 1
R (m) R (m)

(a) (b)

Figura 3.19 : andamento dell’esponente n (a) e del coefficiente F0 (b)


in funzione del raggio del grave, con riferimento ai grafici di Figura 3.18

In Figura 3.20 sono raccolti gli abachi che forniscono i valori dei parametri T1, T2, T3, T4:
94 esaminando la disposizione dei punti nei grafici è possibile comprendere l’influenza, sulla curva
F=F(t), dei parametri che caratterizzano l’impatto. Si osserva infatti che:

• i valori dei parametri T1 e T2 crescono all'aumentare del raggio del grave, ma decrescono
con l'altezza di caduta. Ciò significa che, a parità di terreno, la pendenza del ramo iniziale
della curva F=F(t) aumenta con l'altezza di caduta, ma decresce con l'aumentare del raggio;

• i valori dei parametri T3 e T4 crescono all'aumentare sia del raggio del grave, che dell'altezza
di caduta. Ciò significa che la durata del fenomeno aumenta al crescere dell'energia in
gioco.

0.016 0.016

0.014 0.014

0.012 0.012

Tempo T1 Tempo T1
0.01 0.01
0.21 m 5m
0.36 m 10 m
T1 (s)

T1 (s)

0.008 0.45 m 0.008 25 m


0.78 m 50 m
0.006 0.98 m 0.006 75 m
100 m

0.004 0.004

0.002 0.002

0 0
10 30 50 70 90 0.3 0.5 0.7 0.9
0 20 40 60 80 100 0.2 0.4 0.6 0.8 1
H (m) R (m)

(a) (b)

Figura3.20: abachi contenenti i valori dei parametri T1, T2, T3, e T4, in funzione del raggio del grave (a,
c, e, f) e dell’altezza di caduta (b, d, g, h)
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

0.03 0.03

0.0275 0.0275

0.025 0.025

0.0225 0.0225

0.02 Tempo T2 0.02 Tempo T2


0.21 m 5m
0.0175 0.0175
0.36 m 10 m
T2 (s)

T2 (s)
0.015 0.45 m 0.015 25 m
0.78 m 50 m
0.0125 0.0125
0.98 m 75 m
0.01 0.01 100 m

0.0075 0.0075

0.005 0.005

0.0025 0.0025

0 0
10 30 50 70 90 0.3 0.5 0.7 0.9
0 20 40 60 80 100 0.2 0.4 0.6 0.8 1
H (m) R (m)

(c) (d)

0.1 0.1

0.09 0.09

0.08 0.08

0.07 0.07
Tempo T3 Tempo T3
0.06 0.21 m 0.06 5m
0.36 m 10 m
T3 (s)

T3 (s)

0.05 0.45 m 0.05 25 m


0.78 m 50 m
0.04 0.98 m 0.04 75 m
100 m
0.03 0.03

0.02 0.02

95
0.01 0.01

0 0
10 30 50 70 90 0.3 0.5 0.7 0.9
0 20 40 60 80 100 0.2 0.4 0.6 0.8 1
H (m) R (m)

(e) (f)

0.1 0.1

0.09 0.09

0.08 0.08

0.07 0.07
Tempo T4 Tempo T4
0.06 0.21 m 0.06 5m
0.36 m 10 m
T4 (s)

T4 (s)

0.05 0.45 m 0.05 25 m


0.78 m 50 m
0.04 0.98 m 0.04 75 m
100 m
0.03 0.03

0.02 0.02

0.01 0.01

0 0
10 30 50 70 90 0.3 0.5 0.7 0.9
0 20 40 60 80 100 0.2 0.4 0.6 0.8 1
H (m) R (m)

(g) (h)

Figura 3.20 : abachi contenenti i valori dei parametri T1, T2, T3, e T4, in funzione del raggio del grave (a,
c, e, f) e dell’altezza di caduta (b, d, g, h)

Infine, il grafico di Figura 3.21 raccoglie i valori del parametro α, esponente del ramo iperbolico
della funzione sintetica F=F(t). Esso varia unicamente in funzione del raggio del grave, con un
andamento decrescente.
3
2.5

2.25

1.75

1.5

α (-)
1.25

0.75

0.5

0.25

0
0.3 0.5 0.7 0.9
0.2 0.4 0.6 0.8 1

Figura 3.21 : andamento del parametro α in funzione


del raggio del blocco in roccia

È utile per il progettista disporre anche di un grafico che fornisca una previsione della massima
penetrazione del blocco nello strato ammortizzante, allo scopo di dimensionarne lo spessore. Il
grafico riportato in Figura 3.22 risponde a questa esigenza.

affondamento massimo (m)


0 0.4 0.8 1.2 1.6
96 0
0.2 0.6 1 1.4

R=0.21 m
10 R=0.36 m
R=0.45 m
20 R=0.78 m
R=0.98 m
30
altezza di caduta (m)

40

50

60

70

80

90

100

Figura 3.22 : penetrazione massima del blocco nello strato


ammortizzante (al variare del raggio del blocco)

L'efficienza della schematizzazione adottata è stata verificata sovrapponendo alle simulazioni


eseguite con il codice BIMPAM le curve sintetiche ottenute per mezzo degli abachi proposti,
prendendo in considerazione diverse masse ed altezze di caduta: in tutti i casi il livello di
approssimazione è indubbiamente sufficiente. Si rimanda a tal proposito alla Figura F1 ed alla
Figura F2, riportate nell’Appendice F, ove sono sovrapposte le simulazioni numeriche ottenute
con BIMPAM e quelle sintetiche elaborate mediante l’utilizzo degli abachi appena introdotti per
due casi ritenuti rappresentativi.
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

Elenco dei simboli

a accelerazione del grave


ag accelerazione di gravità
B diametro della fondazione rigida equivalente
CFF coefficiente viscoso di proporzionalità
cV parametro costitutivo
d distanza
DR densità relativa
E energia cinetica del grave
E modulo di Young
E0 energia cinetica di riferimento
e coefficiente di restituzione
eEN rapporto tra energia cinetica in uscita ed ingresso
eN coefficiente di restituzione in direzione normale al pendio
eT coefficiente di restituzione in direzione tangenziale al pendio
F forza d’impatto
F0 parametro
FMAX massima forza applicabile staticamente ad una pseudo-fondazione circolare -
massima forza d’impatto
f funzione di plasticità
G modulo elastico tangenziale del terreno
g potenziale plastico 97
H altezza di caduta
K costante elastica
ME rigidezza del materiale ammortizzante
m massa del grave
n parametro
n parametro elastico
pATM pressione atmosferica di riferimento
R raggio della sfera
R0 parametro costitutivo
T1 parametro dell’input sintetico
T2 parametro dell’input sintetico
T3 parametro dell’input sintetico
T4 parametro dell’input sintetico
t tempo
VIN velocità in ingresso
VOUT velocità in ingresso
VS velocità di propagazione delle onde elastiche di taglio nel terreno
v velocità del grave
v0 velocità del grave all’istante dell’impatto
W peso proprio del grave
y affondamento verticale del grave all’interno del mezzo deformabile
y EL incremento di spostamento verticale elastico
3
y TOT incremento di spostamento verticale totale
y VP incremento di spostamento verticale visco-plastico
β parametro costitutivo
Δ1 parametro costitutivo
Δ2 parametro costitutivo
Φ nucleo viscoso
α parametro dell’input sintetico
φ’r angolo d’attrito residuo
γ peso per unità di volume
γv parametro costitutivo
ηN coefficiente viscoso in direzione normale
ν modulo di Poisson
θ angolo di inclinazione della traiettoria rispetto al piano verticale
ρ densità del terreno
ρc variabile di incrudimento
σ’C pressione di confinamento
ω angolo d’inclinazione del substrato ammortizzante rispetto al piano orizzontale
ξ forza verticale agente sul terreno durante l’impatto normalizzata rispetto a FMAX

98
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

Appendice E
IMPATTI SU STRATI INCLINATI

Come evidenziato nel Capitolo introduttivo di questo testo, in generale gli impatti
di nostro interesse, ovvero “di progetto”, non sono perfettamente verticali e non
avvengono su di uno strato perfettamente orizzontale. Può essere allora
interessante indagare quale sia l’effetto dell’obliquità dello strato e della velocità di
impatto del blocco, sull’andamento della forza trasmessa dal grave allo strato
deformabile. In quest’ottica sono stati descritti nel Capitolo 1 alcuni risultati
sperimentali relativi alle prove di impatto in piccola scala effettuate recentemente
presso l’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (Heidenreich, 2004) ed alle
prove in scala reale realizzate presso il Politecnico di Milano (Calvetti et al.,
2005). In entrambi i casi è facile evincere che, nel caso di traiettorie d’impatto
verticali su substrati inclinati, il valore della forza massima non varia sensibilmente
in funzione dell’inclinazione dello strato. Al massimo si osserva una riduzione
della forza del 10-20%. Questo risultato è principalmente influenzato dalla
modesta inclinazione massima dello strato che non può, in ogni caso, essere
caratterizzato da pendenze superiori all’angolo d’attrito interno del terreno. Molto
differente sarebbe la risposta meccanica di pendii artificiali molto acclivi realizzati
utilizzando geosintetici, benché attualmente questa tipologia di intervento non sia
utilizzata. Infine ancora differente è il caso di urti obliqui su strati orizzontali. In 99
questo caso le forze d’impatto si possono ridurre sensibilmente, ma, nella
maggior parte dei casi, le gallerie artificiali sono poste sotto una parete rocciosa
sub-verticale e la velocità d’impatto difficilmente può essere ipotizzata inclinata.
Per fornire al progettista una sensibilità quantitativa relativamente ai parametri
geometrici appena citati (inclinazione dello strato ed inclinazione della velocità di
impatto), nel seguito saranno mostrati i risultati numerici ottenuti utilizzando la
versione completa del modello, che in questo testo si è giudicato non opportuno
presentare ma che è comunque a disposizione dell’Ufficio Tecnico della Società
Veneto Strade. In Figura E1 e in Figura E2 sono mostrati i dati relativi
rispettivamente al caso di impatti obliqui su strato orizzontale e d’impatti verticali
su strati inclinati, in termini di traiettoria seguita dal grave nel terreno (a), di
coefficiente di restituzione (b), e di accelerazione in direzione verticale ed
orizzontale (c), calcolato sia come rapporto tra velocità in uscita ed in ingresso
nelle direzioni normale e tangenziale al pendio (eN, eT) che come rapporto tra
energia cinetica in uscita ed ingresso (eEN). È stato considerato un grave di
massa 100 kg, in caduta libera verticale da un’altezza di 10 m che urta un
substrato composto da sabbia densa ed inclinato di un angolo ω (inferiore
all’angolo di attrito interno, supposto pari a 40°). È interessante notare come, a
prescindere dalla velocità di uscita, la componente verticale della decelerazione
diminuisca del 25% circa in corrispondenza di un substrato inclinato di 30°.
Inclinazioni più piccole non producono invece variazioni apprezzabili dal punto di
vista ingegneristico.
3
spostamento orizzontale (m) 0.5
0 0.04 0.08 0.12 0.16 eN
0.02 0.06 0.1 0.14 0.45 eT
0 eEN
θ=0° 0.4

coefficiente di restituzione (-)


0.02 θ=2°
0.35
θ=5°
0.04 θ=10° 0.3
spostamento verticale (m)

θ=15°
θ=20° 0.25
0.06
θ=25°
θ=30° 0.2
0.08 Inclinazione θ
della traiettoria 0.15
0.1
0.1

0.12 0.05

0.14 0
5 15 25 35
0 10 20 30
0.16 inclinazione della traiettoria (°)
(a) (b)

-1200
θ=0°
θ=2°
-1000 θ=5°
θ=10°
accelerazione verticale (m/s2)

θ=15°
-800 θ=20°
θ=25°
100 -600 Inclinazione θ
θ=30°

della traiettoria

-400

-200

0.06
0 tempo (s)

-25

-50
accelerazione orizzontale (m/s2)

-75

-100

-125

-150

-175

-200

-225

-250
(c)

Figura E1 : simulazione di impatti inclinati di un grave di 100 kg su terreno orizzontale; traiettoria del
grave nel piano x-y (a), coefficiente di restituzione (b) e accelerazione del grave in direzione verticale
ed orizzontale (c)
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

spostamento orizzontale (m) 0.7


eN
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2
0.02 0.06 0.1 0.14 0.18 eT
0 0.6 eEN
ω=0°

coefficiente di restituzione (-)


0.02
ω=2° 0.5
ω=5°
0.04
ω=10°
0.4
spostamento verticale (m)

0.06 ω=15°
ω=20°
0.08 ω=25° 0.3
ω=30°
0.1 Inclinazione ω
del pendio 0.2
0.12

0.14
0.1

0.16
0
0.18
5 15 25 35
0 10 20 30
0.2 inclinazione del pendio (°)

(a) (b)

500 -1200
ω=0° ω=0°
450
ω=2° ω=2°
-1000 ω=5°
400 ω=5°
accelerazione orizzontale (m/s2)

ω=10° ω=10°
accelerazione verticale (m/s2)

350 ω=15° ω=15°


-800
ω=20° ω=20°
300 ω=25° ω=25°
ω=30° ω=30°
250 -600
Inclinazione ω Inclinazione ω
del pendio del pendio
200
-400
101
150

100
-200

50

0 0
0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05
0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.0
tempo (s) tempo (s)

(c) (d)

Figura E2 : simulazione di impatti verticali di un grave di 100 kg su pendio: traiettoria del grave nel
piano x-y (a), coefficiente di restituzione (b) e accelerazione del grave in direzione verticale ed
orizzontale (c-d)

Come atteso, al crescere dell’inclinazione della velocità di impatto, si


accompagnano una diminuzione delle componenti dell’accelerazione del grave,
oltre ad un percorso di carico con una forma sempre più inclinata e vicina al limite
fisico dello scivolamento del blocco sul terreno.
102
3
600 800 1400
H=5 m H=10 m H=25 m
700
500 1200

600
1000
400
Appendice F

500
800
300 400
600
300

forza d'impatto (kN)


forza d'impatto (kN)
forza d'impatto (kN)
200
400
200

100
100 200

0 0 0
0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05
0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06
tempo (s) tempo (s) tempo (s)

2000 2500 3000


H=50 m H=75 m H=100 m
1800 2250

2500
1600 2000

curve sintetiche (raggio R=0.45 m)


1400 1750
2000
1200 1500

1000 1250 1500

800 1000

forza d'impatto (kN)


forza d'impatto (kN)
forza d'impatto (kN)

1000
600 750

400 500
500
200 250

0 0 0
MEDIANTE IL CODICE BIMPAM E LE CURVE SINTETICHE

0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05


0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06

Figura F1 : confronto tra simulazioni numeriche eseguite mediante modello BIMPAM e


tempo (s) tempo (s) tempo (s)
CONFRONTO TRA SIMULAZIONI NUMERICHE OTTENUTE
3500 4500 7000
H=5 m H=10 m H=25 m
4000
3000 6000
3500
2500 5000
3000

2000 2500 4000

1500 2000 3000

forza d'impatto (kN)


forza d'impatto (kN)
forza d'impatto (kN)
1500
1000 2000
1000
500 1000
500

0 0 0
0.01 0.03 0.05 0.07 0.09 0.01 0.03 0.05 0.07 0.09 0.01 0.03 0.05 0.07 0.09
0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1 0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1 0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1
tempo (s) tempo (s) tempo (s)

10000 12000 14000


H=50 m H=75 m H=100 m
9000

10000 12000
8000

7000

curve sintetiche (raggio R=0.98 m)


10000
8000
6000
8000
5000 6000

4000 6000

forza d'impatto (kN)


forza d'impatto (kN)
4000
forza d'impatto (kN)

3000
4000
2000
2000
2000
1000

0 0 0
0.01 0.03 0.05 0.07 0.09 0.01 0.03 0.05 0.07 0.09
0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1 0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1 0.01 0.03 0.05 0.07 0.09
0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1

Figura F2 : confronto tra simulazioni numeriche eseguite mediante modello BIMPAM e


tempo (s) tempo (s) tempo (s)
Simulazioni numeriche – modello BIMPAM

103
Capitolo quarto

Analisi numerica della


propagazione dello sforzo
nello strato ammortizzante
Analisi numerica della propagazione dello sforzo

4 ANALISI NUMERICA DELLA PROPAGAZIONE DELLO SFORZO


NELLO STRATO AMMORTIZZANTE
Scopo principale di questo Capitolo è l’analisi della propagazione dell’onda di sforzo localmente
generata dall’impatto del blocco sullo strato ammortizzante. Questo problema sarà affrontato da
un punto di vista numerico ipotizzando, per semplicità, che l’urto avvenga su di uno strato di
spessore limitato molto esteso lateralmente posto su una base infinitamente rigida. L’approccio
numerico descritto nel seguito si basa sull’ipotesi che lo strato sia di spessore tale da poter
considerare disaccoppiata la risposta locale, cioè l’andamento della forza di impatto, dalla
presenza del contorno inferiore. Abbiamo per altro già mostrato sperimentalmente che, grazie
allo spessore dello strato ammortizzante ed alla sua modesta rigidezza elastica, prima che l’onda
di sforzo abbia raggiunto la superficie d’interfaccia terreno-struttura, la forza d’impatto registrata
in superficie ha generalmente raggiunto il valore di picco.
Grazie all’esecuzione di numerose analisi numeriche effettuate con due codici di calcolo, l’uno
alle Differenze Finite commercialmente noto con il nome FLAC2D (Itasca, 2002) e l’altro agli
elementi spettrali SEM noto con il nome di GeoELSE (Stupazzini et al., 2005), sarà tracciato un
approccio ingegneristico semplificato in grado di permetterci di definire le azioni sollecitanti la
galleria artificiale causate dall’impatto del grave sullo strato ammortizzante.
Scopo essenziale del lavoro riassunto all’interno di questo Capitolo è quindi quello di definire una
metodologia semplificata, ma attendibile, per trasformare il segnale d’ingresso (andamento
temporale della forza di impatto), in segnale di uscita all’interfaccia terreno-struttura leggibile
come campana di sforzo normale (per lo più verticale), funzione delle coordinate spazio- 107
temporali.
Nei paragrafi seguenti il problema verrà analizzato numericamente mediante il programma di
calcolo FLAC2D, largamente diffuso in ambito professionale (per un’introduzione teorica riguardo
il metodo delle differenze finite utilizzato dal software si rimanda al manuale utente).
Le prove sperimentali eseguite a Milano e già ampliamente illustrate all’interno del Capitolo 1 di
questo testo, saranno simulate in modo da calibrare i parametri dei modelli costitutivi che
descrivono il comportamento del terreno, seguendo un percorso concettuale che prevede
l'introduzione di modelli via via più sofisticati per il terreno. Sarà mostrato che, a patto di utilizzare
modelli costitutivi adatti per il terreno, si è in grado di simulare in modo soddisfacente i risultati
sperimentali e quindi di riprodurre il fenomeno di propagazione dell’onda all’interno del terreno.
Si mostrerà altresì in modo evidente che:

• l’aspetto dinamico è essenziale nella comprensione del fenomeno e di conseguenza il


contenuto in frequenza dell’input è determinante nella valutazione della sollecitazione da
applicare alla struttura;

• per valutare il picco dell’onda di sforzo è sufficiente adottare per il terreno un modello
costitutivo elastico;

• la durata dell’impulso da applicare sulla struttura può essere valutata soltanto con un
modello visco-plastico; tuttavia, in pratica, può essere correlata empiricamente con la durata
dell’impulso registrato in superficie.
4
I risultati numerici ottenuti, che saranno presentati nei §4.1 e §4.2, unitamente alle indicazioni
proposte all’interno del Capitolo 3, rendono possibile la generazione, per un impatto generico,
della sollecitazione progettuale da applicare alla struttura.

4.1 Simulazione numerica delle prove sperimentali mediante il


software FLAC2D
In questo paragrafo ci si riferisce in particolare alle prove sperimentali eseguite presso il
Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale del Politecnico di Milano, già descritte all’interno del
Capitolo 1 di questo testo. Come anticipato nell’introduzione, non verrà qui di seguito simulato un
vero problema di interazione dinamica (impatto) fra un blocco sferico rigido ed un substrato
deformabile costituito da un materiale fortemente dissipativo, quanto piuttosto unicamente un
problema di trasmissione/amplificazione dell’onda di sforzo all’interno del terreno.
A questo scopo l’input sarà imposto come noto in superficie, sia che esso sia descritto attraverso
l’imposizione di una condizione al contorno di Dirichlet (controllo dello spostamento di una parte
della frontiera, definita proprio dall’interfaccia blocco-terreno) o di Neumann (controllo dello
sforzo sulla medesima frontiera). Entrambe le strade sono percorribili perché, conoscendo lo
spostamento del blocco impattante nell’intervallo di tempo durante il quale ha luogo l’impatto
stesso, è possibile valutare sia l’area di impatto, sia la velocità di spostamento dei punti
appartenenti a quest’ultima. Nel caso si ipotizzi che lo sforzo si distribuisca uniformemente sulla
superficie di contatto, saranno definiti anche gli sforzi agenti. Naturalmente quest’ultima ipotesi è
opinabile e quindi sarebbe più corretto imporre gli spostamenti poiché la distribuzione di sforzo è,
108 altrimenti, a priori incognita.
Data la geometria del problema, sono state svolte analisi numeriche assialsimmetriche. Si è
imposto, per semplicità, che il contorno inferiore della vasca sia perfettamente incastrato
(impediti cioè sia gli spostamenti in direzione orizzontale che verticale), mentre sul contorno
laterale sono stati collocati dei carrelli (impediti cioè unicamente gli spostamenti orizzontali). Non
sono stati inoltre introdotti smorzatori in grado di tener conto della propagazione delle onde
all’interno del terreno circostante. Dato il valore dell’energia in gioco e dato che il fenomeno è
localmente fortemente dissipativo, questa ipotesi può essere considerata ragionevole.

h1 ρ2 ; c2

h2 ρ1 ; c1

Figura 4.1 : strato ammortizzante stratificato

A causa dell’eterogeneità dello strato indotta dalla procedura sperimentale adottata (v.
Appendice B, Capitolo 1), per simulare la reale stratigrafia del sistema, è stato necessario
Analisi numerica della propagazione dello sforzo

ipotizzare la presenza di due strati con caratteristiche geotecniche differenti (Figura 4.1). Tutto lo
strato è stato supposto secco: si è cioè stimata ininfluente, ai nostri fini, l’eventuale parziale
saturazione del materiale.
La schematizzazione spaziale adottata per studiare numericamente il problema è riportata in
Figura 4.2. La vasca ha pianta circolare di diametro D=10.7 m, riempita fino ad un livello di 2 m.

Boulder radius
R = 0.45m

h = 2m

L = 5.35m

Figura 4.2 : mesh utilizzata per l'esecuzione delle analisi numeriche

109
La mesh (Figura 4.2) utilizzata nelle simulazioni numeriche di seguito discusse è il risultato di
un’analisi numerica di sensitività. In particolare, le dimensioni della mesh sono tali da essere più
fitta e regolare nella zona interessata dall'impatto, più larga invece verso il bordo del dominio.
Analisi numeriche svolte con discretizzazioni più fitte hanno fornito risultati numerici con
differenze del tutto trascurabili.
Come già anticipato, si è deciso di utilizzare tre leggi costitutive differenti:

• elastica-isotropa;

• elasto-plastica perfetta con criterio di rottura alla Mohr Coulomb e legge di flusso non
associata;

• elasto-visco-plastica perfetta con legge di flusso non-associata.

In tutti e tre i casi le caratteristiche elastiche dei due strati sono state ricavate mediante back
analyses semplificate a partire dall’interpretazione critica dei dati sperimentali. In particolare, è
stato imposto in ogni caso, e per entrambi gli strati, un valore di ν (modulo di Poisson) pari a 0.25
e due valori di E medi (modulo di Young), pari, rispettivamente, a 134.5 MPa per lo strato più
profondo costituito di sabbia densa, e 4.2 MPa per lo strato più superficiale costituito di sabbia
sciolta. Gli spessori dello strato più profondo e dello strato più superficiale sono stati assunti
rispettivamente pari a 1.22 m e 0.78 m. Una descrizione dell’approccio utilizzato per la
definizione della stratigrafia e della definizione dei parametri elastici è riassunta nell’Appendice G
“Definizione della stratigrafia”.
L'input dell'analisi in FLAC2D è rappresentato dalla storia di carico derivante dalle prove
sperimentali o prodotta sinteticamente tramite il codice BIMPAM.
4
In tale senso possono essere considerate due modalità di carico:

• applicazione dello sforzo di contatto tra masso e terreno;

• applicazione della velocità di affondamento del grave.

Per valutare lo sforzo che si genera all'interfaccia tra masso e terreno, si è ipotizzato che esso
sia uniforme su tutta la superficie di contatto, e cioè che valga la seguente relazione:

F (t )
σ (t ) = [23]
A(t )

dove F(t) ed A(t) sono rispettivamente la forza d’impatto e l’area della sezione sulla quale lo
sforzo è applicato (Figura 4.3).

110 (a) (b)

Figura 4.3: area di applicazione del carico A(t) (a) e metodologia di carico introdotta in FLAC2D (b)

Il termine A(t) della [23] può essere calcolato come:

A ( t ) = π ⋅ a 2 ( t ) = π ⋅ y ( t ) ⋅ ⎡⎣ 2 R − y ( t ) ⎤⎦ [24]

essendo R il raggio del blocco in roccia, y(t) il suo affondamento al generico istante t ed a il
raggio dell’orma di carico. Questo significa che, al crescere della penetrazione, lo sforzo viene
distribuito in un’area via via crescente.

4.1.1 Analisi numeriche elastiche

Eseguendo analisi puramente elastiche non è realistico imporre il vero campo di spostamenti del
grave, in quanto il valore reale di penetrazione nello strato ammortizzante è legato
essenzialmente alle deformazioni irreversibili che si generano in prossimità della zona di impatto
all’interno del mezzo granulare. È quindi opportuno eseguire l'analisi numerica imponendo il
valore dello sforzo di contatto calcolato secondo le equazioni [23] e [24].
I risultati ottenuti simulando la prova n.7 (Capitolo 1) sono confrontati, in Figura 4.4, con le letture
sperimentali delle celle di carico. Questi dati sono relativi alla variazione dello sforzo verticale
registrato sul fondo della vasca al di sotto del punto di impatto.
Analisi numerica della propagazione dello sforzo

200
Prova n.7
sperimentale
simulazione numerica
150
soluzione statica

sforzo verticale (kPa)


100

50

-50

-100
0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12
tempo (s)

Figura 4.4 : simulazione della prova n.7 (H=10 m)

Come evidente dall’analisi della Figura 4.4, la risposta numerica è fortemente oscillante e, nel
complesso, mal approssima la risposta globale del sistema. Numericamente le onde elastiche
continuano a propagarsi nel mezzo, producendo un caotico gioco di riflessioni a causa
dell’assenza di dissipatori sul contorno del dominio. Ciò nonostante è importante osservare che il
valore del primo picco di sforzo calcolato numericamente si avvicina molto a quello sperimentale.
Nella medesima figura viene mostrato anche il valore dell'incremento di sforzo che si otterrebbe 111
seguendo un approccio statico, ossia imponendo il valore del massimo sforzo di contatto su una
fondazione circolare equivalente di raggio R(t) ed utilizzando un approccio (linea orizzontale
tratteggiata), alla Boussinesq (Poulos e Davis, 1974). Come si può notare la differenza è
notevole, e mostra l'importanza di effettuare un'analisi dinamica, senza la quale non è possibile
cogliere il comportamento del continuo sollecitato in maniera impulsiva. Il tempo di arrivo del
segnale è colto in modo estremamente soddisfacente, a conferma della correttezza della stima
dei valori del modulo di rigidezza.

300 400
Prova n.8 Prova n.9
sperimentale 350 sperimentale
250
simulazione numerica simulazione numerica
300

200 250
sforzo verticale (kPa)
sforzo verticale (kPa)

200
150
150

100 100

50
50
0

0 -50

-100
-50
-150

-100 -200
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)

Figura 4.5 : (a) simulazione della prova n.8 (H=13.7 m); (b) simulazione della prova n.9 (H=18.45 m)
4
Le medesime conclusioni possono essere tratte osservando le simulazioni dei risultati di altre
due prove, la n.8 e la n.9, mostrate in Figura 4.5a e Figura 4.5b (altezza di caduta pari
rispettivamente a 13.7 e 18.45 m). Per quanto concerne la distribuzione spaziale degli sforzi sul
fondo della vasca si rimanda al §4.1.4. Come già osservato, l’analisi statica assialsimmetrica
avrebbe portato, nel caso illustrato in Figura 4.4, noto lo sforzo applicato in superficie e nota
l’orma di carico, ad un valore di sforzo alla base pari a 48.6 kPa. E quindi possibile affermare
che, per passare dallo sforzo medio applicato in superficie a quello massimo registrato in
profondità, è possibile moltiplicare il primo per il prodotto di due coefficienti:

• uno geometrico legato alla diffusione spaziale degli sforzi che può essere anche valutato
staticamente;

• uno dinamico che mette in gioco le inerzie del sistema.

Il primo dei due coefficienti è naturalmente inferiore all’unità e dipende essenzialmente dallo
spessore dello strato; il secondo è invece maggiore di uno e dipende, al contrario del primo,
come mostrato nel seguito, dalla rigidezza del mezzo e dalla sua massa.
Per confermare questo risultato sono state effettuate le stesse analisi numeriche mediante un
codice di calcolo agli elementi spettrali (SEM) (Stupazzini et al., 2005). Oltre che riconfermare i
risultati ottenuti con FLAC2D, si è indagata la dipendenza della risposta elastica dello strato al
variare di alcuni parametri geometrici, meccanici ed in funzione della sollecitazione applicata.
Queste analisi numeriche sono state effettuate anche su strati omogenei e sono un utile
riferimento per la definizione dell'onda dinamica indotta dall’impatto. Essi saranno riassunti
all’interno del §4.2.
112
4.1.2 Analisi elasto-plastiche

Il comportamento elasto-plastico del terreno è stato in questo caso simulato mediante il criterio di
rottura di Mohr-Coulomb, utilizzando i seguenti parametri costitutivi:

Parametro Valore

Angolo di attrito φ' (°) 30

. Angolo di dilatanza ψ (°) 2

Tabella 4.1 : parametri costitutivi caratterizzanti il comportamento a rottura del terreno

Il valore dell'angolo di dilatanza utilizzato consente di cogliere il fenomeno del punzonamento


osservato nel corso della campagna di prove sperimentali. Il set di parametri mostrato in Tabella
4.1 è stato utilizzato per caratterizzare entrambi gli strati di terreno: il risultato ottenuto, infatti,
non risente in maniera evidente del valore dell'angolo di attrito dello strato più profondo, che si
comporta in maniera praticamente elasticaIl continuo è stato caricato imponendo la velocità di
spostamento del grave: in Figura 4.6 sono mostrati, a scopo di confronto, i risultati numerici,
ottenuti imponendo le due differenti modalità di carico (§4.1: controllo dello spostamento-
Modalità A; controllo della velocità-Modalità B), con quelli sperimentali relativi alla prova n.7.
Analisi numerica della propagazione dello sforzo

200 1200
Prova n.7 Prova n.7
175 sperimentale sperimentale
sim. num. (input-velocità) 1000 sim. num. (input-velocità)
150
sim. num. (input-sforzo)
125

sforzo verticale medio (kPa)


800
sforzo verticale (kPa)

100

75 600

50

25 400

0
200
-25

-50
0
-75

-100 -200

0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1


0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)
16
Prova n.7
sperimentale
14
sim. num. (input-sforzo)

12
velocità verticale (m/s)

10

2
113

0
0.02 0.06 0.1
0 0.04 0.08 0.12
tempo (s)
(c)

Figura 4.6 : simulazione della prova n.7 (H=10 m). Andamento dello sforzo verticale registrato sulla
sezione di contatto blocco-terreno (a), dello sforzo medio di contatto (modalità B) (b) e della velocità in
direzione verticale del punto di impatto (modalità A) (c)

Osservando l'andamento dell’incremento di sforzo verticale nel tempo sulla piastra, si può notare
come le curve siano molto simili fino a t=0.025 s, istante nel quale la soluzione numerica
presenta un’importante fase di scarico (fenomeno osservato anche nel paragrafo precedente).
Successivamente si nota un nuovo picco, legato prevalentemente alla comparsa di fenomeni di
riflessione. Infine, il valore di sforzo tende ad annullarsi in anticipo rispetto alla realtà
sperimentale. In conclusione, si può osservare che:
• le forti oscillazioni indicano che il sistema non è in grado di dissipare la corretta quantità di
energia;
• il fenomeno si esaurisce in tempi troppo rapidi.
Le medesime conclusioni possono essere tratte osservando le simulazioni delle prove n.8 e 9,
mostrate in Figura 4.7a e in Figura 4.7b. In questo caso sono riportate solamente due curve in
quanto le simulazioni numeriche sono state effettuate unicamente imponendo gli spostamenti
4
verticali sul contorno superficiale. Per quanto concerne la distribuzione spaziale degli sforzi sul
fondo della vasca si rimanda al paragrafo successivo.

300 300
Prova n.8 Prova n.9
sperimentale sperimentale
250 250
simulazione numerica simulazione numerica

200 200

sforzo verticale (kPa)


sforzo verticale (kPa)

150 150

100 100

50 50

0 0

-50 -50

-100 -100
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)

Figura 4.7 : (a) simulazione della prova n.8 (H=13.7 m); (b) simulazione della prova n.9 (H=18.45 m)

4.1.3 Analisi elasto-visco-plastiche

Per migliorare la qualità dei risultati numerici e tenuto conto della rapidità dei carichi, si è deciso
114 di utilizzare un modello elasto-visco-plastico alla Perzjna (1963). Nel programma di calcolo FLAC
sono disponibili diversi modelli di tipo viscoso, ma purtroppo adatti unicamente alla simulazione
di fenomeni di creep. È stato quindi necessario modificare il legame costitutivo utilizzato finora
(Mohr-Coulomb), facendo ricorso al linguaggio di programmazione interno a FLAC (FISH, si veda
il Riquadro seguente).

LEGGE DI FLUSSO VISCO-PLASTICA


Secondo l’approccio alla Perzjna (1963), il tensore incremento di deformazione visco-
plastico può essere definito mediante la seguente legge di flusso:
∂g ∂g
εijvp = γ Φ (f S ) =γ fS [25]
∂σ 'ij ∂σ 'ij
ove il tensore incremento di deformazione dipende rispettivamente da una funzione Φ,
denominata nucleo viscoso e da un parametro costitutivo γ [s-1] dipendente dal tipo di
terreno. Per semplicità il nucleo viscoso è assunto dipendere linearmente dalla funzione
di plasticità/snervamento fS. La simbologia f S sta ad indicare che l’incremento di
deformazione plastica è diversa da zero unicamente se fS è positivo. Questo significa che
per γ→∞ si ricade nel caso elastoplastico standard, altrimenti la risposta deformativa
risulta ritardata nel tempo e il materiale è in grado di sopportare localmente sforzi
superiori a quelli applicabili staticamente. Come nel caso elasto-plastico, l'input
dell'analisi in FLAC2D è rappresentato dalla storia di carico derivante dalle prove
sperimentali o prodotta sinteticamente tramite il codice BIMPAM, applicato mediante la
storia di spostamento imposta sul contorno. Osservando le curve riportate in Figura 4.8a,
si può notare come la simulazione della prova n.7 sia nettamente migliorata in seguito
Analisi numerica della propagazione dello sforzo

alla modifica del legame costitutivo. La curva numerica, ottenuta utilizzando un


coefficiente γ=0.000056 s-1, mostra un valore di picco ed un contenuto in frequenza
coerenti con quelli sperimentali.

300 300
Prova n.7 Prova n.8
sperimentale sperimentale
250 250
simulazione numerica simulazione numerica

200 200

sforzo verticale (kPa)


sforzo verticale (kPa)

150 150

100 100

50 50

0 0

-50 -50

-100 -100
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)

Figura 4.8: (a) simulazione della prova n.7 (H=10 m);


(b) simulazione della prova n.8 (H=13.7 m)

Le medesime conclusioni possono essere tratte simulando le prove n.8 e 9 (Figura 4.8b e
Figura 4.9).
115
300
Prova n.9
sperimentale
250
simulazione numerica

200
sforzo verticale (kPa)

150

100

50

-50

-100
0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12
tempo (s)

Figura 4.9 : simulazione della prova n.9 (H=18.45 m)

4.1.4 Distribuzione degli sforzi nello strato ammortizzante

Fino ad ora l'attenzione è stata focalizzata sulle letture effettuate al centro della vasca, in
corrispondenza del punto di impatto. Tuttavia, di grande importanza è anche la definizione
dell’incremento di sforzo negli altri punti della piastra di base. Facendo riferimento alla prova n. 7,
in Figura 4.10a-b i dati sperimentali sono confrontati con le relative simulazioni numeriche
4
(effettuate con il modello costitutivo elasto-visco-plastico), al variare della distanza dal centro
della vasca (Figura 4.10c).

250 250
Prova n.7 - simulazione numerica
Prova n.7 - dati sperimentali
r = 0.00 cm r = 0.00 cm
00 r = 50.00 cm 200
r = 50.00 cm
r = 100.00 cm r = 100.00 cm
150 150

sforzo verticale (kPa)


00 100

50 50

0 0

-50 -50

00 -100
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) tempo (s)

(b)

116

(c)

Figura 4.10 : prova n.7 (H=10 m); (a) simulazione numerica, (b) dati sperimentali e (c)
schematizzazione della vasca

Se si considera la distribuzione dei valori massimi dello sforzo verticale al variare della posizione,
è possibile concludere che, già utilizzando un approccio di tipo elastico (Figura 4.11a), la
soluzione numerica può essere considerata soddisfacente. In Figura 4.11 viene mostrata, a
questo proposito, la distribuzione spaziale dello sforzo verticale sperimentale, confrontata con
quella ottenuta numericamente secondo un approccio sia dinamico che statico. La distribuzione
statica si riferisce alla soluzione elastica alla Boussinesq. Si noti, ancora una volta, l'effetto di
amplificazione dinamica. Anche in questo caso, l'utilizzo di modelli costitutivi sempre più
complessi consente di ottenere simulazioni numeriche sempre più aderenti alla realtà (Figura
4.12a e Figura 4.13a). In Figura 4.11b, Figura 4.12b e Figura 4.13b, sono mostrati i medesimi
confronti ma con riferimento allo sforzo verticale normalizzato rispetto al valore massimo.
Analisi numerica della propagazione dello sforzo

200 1
Prova n.7 Prova n.7
180 sperimentale 0.9 sperimentale
simulazione numerica dinamica simulazione numerica dinamica

sforzo verticale adimensionalizzato (-)


160 simulazione numerica statica 0.8 simulazione numerica statica

sforzo verticale (kPa) 140 0.7

120 0.6

100 0.5

80 0.4

60 0.3

40 0.2

20 0.1

0 0
50 150 250 350 50 150 250 350
0 100 200 300 400 0 100 200 300 400
distanza radiale (cm) distanza radiale (cm)
(a) (b)

Figura 4.11 : prova n.7: distribuzione radiale del valore massimo dello sforzo verticale, ottenuta
mediante un'analisi numerica elastica (a), e andamenti adimensionalizzati (b)

200 1
Prova n.7 Prova n.7
180 sperimentale 0.9 sperimentale
simulazione numerica dinamica simulazione numerica dinamica
sforzo verticale adimensionalizzato (-)

160 simulazione numerica statica 0.8 simulazione numerica statica

140 0.7
sforzo verticale (kPa)

120 0.6

100 0.5

80 0.4

117
60 0.3

40 0.2

20 0.1

0 0
50 150 250 350 50 150 250 350
0 100 200 300 400 0 100 200 300 400
distanza radiale (cm) distanza radiale (cm)
(a) (b)

Figura 4.12 : prova n.7: distribuzione radiale del valore massimo dello sforzo verticale, ottenuta
mediante un'analisi numerica elasto-plastica (a), e andamenti adimensionalizzati (b)

200 1
Prova n.7 Prova n.7
180 sperimentale 0.9 sperimentale
simulazione numerica dinamica simulazione numerica dinamica
sforzo verticale adimensionalizzato (-)

160 simulazione numerica statica 0.8 simulazione numerica statica

140 0.7
sforzo verticale (kPa)

120 0.6

100 0.5

80 0.4

60 0.3

40 0.2

20 0.1

0 0
50 150 250 350 50 150 250 350
0 100 200 300 400 0 100 200 300 400
distanza radiale (cm) distanza radiale (cm)
(a) (b)

Figura 4.13 : prova n.7: distribuzione radiale del valore massimo dello sforzo verticale, ottenuta
mediante un'analisi numerica elasto-visco-plastica (a), e andamenti adimensionalizzati (b)
4
Lo stesso risultato si ottiene nel caso delle prove 8 e 9. Le curve che meglio approssimano i dati
sperimentali, per ciò che concerne la diffusione spaziale del carico, sono infatti relative ai casi
visco-plastico e alla soluzione analitica elastica.

4.1.5 Analisi elasto-visco-plastica eseguita con l'input del modello BIMPAM

Allo scopo di verificare la possibilità di semplificare il più possibile l'approccio al problema, in


questo paragrafo sono confrontati i risultati numerici ottenuti fornendo come input dell'analisi di
propagazione l’andamento della velocità di spostamento generata per il medesimo impatto
tramite il codice di calcolo BIMPAM, con quelli ottenuti introducendo come input le registrazioni
sperimentali del blocco. Le curve così ottenute sono confrontate con i dati registrati
sperimentalmente sulla piastra di base. In Figura 4.14 è mostrato l'input utilizzato, riferito alla
prova n.7; in 4.15 è presentato l’andamento temporale dello sforzo verticale.

16 300
Prova n.7 Prova n.7
14 sperimentale
250 sperimentale
simulazione BIMPAM
simul. num. input reale
12
simul. num. input BIMPAM
200
10
sforzo verticale (kPa)
velocità verticale (m/s)

150
8

6 100

4 50

2
118 0
0
-50
-2

-4 -100
0.02 0.06 0.1 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) tempo (s)

Figura 4.14 : input sintetico ottenuto mediante il 4.15 : confronto dei risultati ottenuti con FLAC
codice BIMPAM (prova n.7) Figura con i dati sperimentali (prova n.7)

4.2 Analisi parametriche in campo elastico


A partire da quanto osservato nei precedenti paragrafi di questo Capitolo, è possibile allora
affermare quanto segue:

• nella valutazione della sollecitazione sulla piastra di base, è pressoché indifferente utilizzare
l’input numerico di BIMPAM o le registrazioni sperimentali;

• il valore dell’incremento massimo di sforzo sotto il punto d’impatto sulla piastra di base può
essere valutato mediante un’analisi dinamica elastica;

• la distribuzione spaziale dei massimi incrementi di sforzo registrati sulla piastra di base è
ben approssimato dalla soluzione analitica elastica;
Analisi numerica della propagazione dello sforzo

• dall’osservazione dei dati sperimentali già commentati all’interno del Capitolo 1,


mediamente, il periodo di applicazione dello sforzo registrato sulla piastra di base è
strettamente legato all’input imposto in superficie, ed in particolare non si introduce un
errore eccessivo se si ipotizza che questi due intervalli di tempo tendenzialmente possano
essere ipotizzati della medesima durata.

A partire da queste semplici osservazioni è allora possibile valutare l’onda di sforzo sulla piastra
di base a partire da un input numerico valutato mediante BIMPAM, imposto sulla superficie libera
del terreno, ed utilizzare un programma numerico dinamico all’interno del quale è introdotta una
legge costitutiva elastica. Seguendo questo approccio semplificato si è allora deciso di effettuare
delle analisi parametriche in campo elastico utilizzando un codice di calcolo agli elementi spettrali
(SEM) noto con il nome di GeoELSE (v. Appendice H). Si è considerato uno strato omogeneo di
spessore pari a 2 m: la modalità di applicazione del carico in superficie è la medesima descritta
per FLAC2D, mentre i parametri relativi al terreno ipotizzato denso e le caratteristiche elastiche
isotrope ed omogenee sono riassunte in Tabella 4.2.

Densità Modulo di Modulo


Densità
relativa Poisson elastico
Unità di
Misura DR [%] ν [-] E [MPa] ρ [kg/m3]

Valore 100 0.25 161 2000

Tabella 4.2 : parametri del terreno utilizzate per le analisi con GeoELSE 119

In particolare densità e modulo elastico sono stati imposti pari a quelli valutati sperimentalmente
durante la campagna di prove di Listolade; il valore di rigidezza E è stato ottenuto a partire dai
dati relativi alla velocità di propagazione dell’onda all’interno dello strato. Sono stati variati i dati
di ingresso, ovvero altezza di caduta e massa del grave. I risultati ottenuti si riferiscono al
massimo valore di sforzo verticale registrato sulla piastra di base nei vari casi (Figura 4.16).

2500
R=0.45 m
2250
R=0.75 m
2000
massimo sforzo alla base (kPa)

1750

1500

1250

1000

750

500

250

0
20 60 100
0 40 80 120
altezza di caduta (m)

Figura 4.16 : sforzo massimo numerico sulla base della piastra (h=2 m)
4
Più interessante è però mostrare gli andamenti relativi alle medesime analisi numeriche ottenuti
normalizzando rispetto allo sforzo massimo applicato in superficie (σSMAX). Si ottiene così un
fattore di amplificazione fa:

σ MAX
S
fa = [26]
σ MAX
B

Dividendo fa per un fattore geometrico fg valutato staticamente come riportato qui di seguito
(Poulos e Davis,1974), si ricava il fattore di amplificazione dinamico fd:

fa
fd = [27]
fg

3/ 2
⎛ 1 ⎞
fg = 1− ⎜ ⎟ [28]
⎜ 1 + ( a / z )2 ⎟
⎝ ⎠

dove a è il raggio dell’orma di carico, mentre z è la distanza in direzione verticale fra zona
caricata in superficie e base dello strato (nel nostro caso pari allo spessore h=2 m).
Questo approccio permette empiricamente di disaccoppiare la diffusione geometrica
dall’amplificazione dinamica dell’onda di pressione. Il fattore geometrico sarà però valutato
mediante la [5] (Capitolo 3) che qui di seguito riportiamo:
120
a ( t ) = y ( t ) ⋅ ( 2R − y ( t ) ) [29]

ove con y(t) ed R sono rispettivamente indicati affondamento e raggio del grave, ipotizzato
sferico. Il fattore fg varierà allora nel tempo e di conseguenza dovrà essere valutato per un
istante temporale corrispondente al momento in cui si registra il valore massimo in superficie. Si
osservi che tale istante temporale non coincide con quello corrispondente al valore massimo
della forza di contatto, in quanto anche l’orma di carico varia nel tempo.

0.12 0.4 4

0.35 3.5
fattore di amplificazione dinamico fd (-)

0.1

0.3 3
fattore di amplificazione fa (-)
fattore geometrico fg (-)

0.08
0.25 2.5

0.06 0.2 2

0.15 1.5
0.04

0.1 1

0.02
R=0.45 m 0.05 R=0.45 m 0.5 R=0.45 m
R=0.75 m R=0.75 m R=0.75 m
0 0 0
20 60 100 20 60 100 20 60 100
0 40 80 120 0 40 80 120 0 40 80 120
altezza di caduta (m) altezza di caduta (m) altezza di caduta (m)
(a) (b) (c)

Figura 4.17 : fattore geometrico (a), fattore di amplificazione (b) e fattore di amplificazione dinamico c)
(h=2 m)
Analisi numerica della propagazione dello sforzo

Il risultato certamente più interessante di questa analisi è che, a patto di depurare il fattore di
amplificazione dal fenomeno di diffusione tridimensionale degli sforzi, per stratigrafie omogenee,
fissati i parametri elastici che ne caratterizzano il comportamento meccanico medio, il fattore
dinamico di amplificazione degli sforzi non varia sensibilmente in funzione dell’altezza di caduta,
né della massa del grave. Effettuare un’analisi parametrica mantenendo costante lo spessore
dello strato (pari a 2 m) e facendo variare la rigidezza elastica ci ha inoltre permesso di
osservare, come atteso (Figura 4.18), un andamento asintotico per valori di E via via crescenti.
Il fattore di amplificazione dinamico, per rigidezze crescenti, tende ad un valore pari circa a due,
dovuto alla riflessione dell’onda sul contorno rigido.

5 5

4.5 4.5
fattore di amplificazione dinamico fd (-)

fattore di amplificazione dinamico fd (-)


4 4

3.5 3.5

3 3

2.5 2.5

2 2

1.5 1.5

1 1

0.5 0.5
R=0.725 m; H=100 m R=0.725 m; H=100 m
0 0
1000 3000 5000 7000 9000
0 2000 4000 6000 8000 10000 10 100 1000 10000
modulo elastico (MPa) modulo elastico (MPa)
(a) (b) 121

Figura 4.18 : variazione del fattore di amplificazione dinamico in funzione della rigidezza elastica dello
strato (a) ed in scala semi-logaritmica (b)

2000
R=0.45 m-H=50 m
1800 R=0.45 m-H=100 m

1600
massimo sforzo alla base (kPa)

1400

1200

1000

800

600

400

200

0
0.5 1.5 2.5 3.5
0 1 2 3
spessore dello strato (m)

Figura 4.19 : sforzo massimo calcolato numericamente sulla base della piastra (spessore variabile)
4
Sempre con riferimento ai parametri di Tabella 4.2, si mostrano, qui nel seguito, gli andamenti
dello sforzo massimo alla base della piastra e dei parametri fg, fa ed fd, al variare dello spessore h
dello strato ammortizzante, per un grave di raggio 0.45 m che impatta rispettivamente da
un’altezza di 50 m e 100 m.

0.1 0.3 4

0.09
3.5

fattore di amplificazione dinamico fd (-)


0.25
0.08
3

fattore di amplificazione fa (-)


fattore geometrico fg (-)

0.07
0.2
2.5
0.06

0.05 0.15 2

0.04
1.5
0.1
0.03
1
0.02
0.05
R=0.45 m-H=50 m R=0.45 m-H=50 m 0.5 R=0.45 m-H= 50 m
0.01
R=0.45 m-H=100 m R=0.45 m-H=100 m R=0.45 m-H=100 m
0 0 0
0.5 1.5 2.5 3.5 0.5 1.5 2.5 3.5 0.5 1.5 2.5 3.5
0 1 2 3 0 1 2 3 0 1 2 3
spessore dello strato (m) spessore dello strato (m) spessore dello strato (m)

(a) (b) (c)

Figura 4.20 : (a) fattore geometrico, (b) fattore di amplificazione e (c) fattore di amplificazione dinamico
(spessore variabile)

4.3 Elaborazione dell’output in forma sintetica


122
Come ricordato all’interno del §4.2, per elaborare un output sintetico che possa essere utilizzato
per studiare la risposta dinamica della struttura, è necessario definire un andamento spazio-
temporale dell’onda di sforzo che va a sollecitare l’estradosso della struttura di protezione.
A tal fine è necessario conoscere: (a) il valore massimo dello sforzo agente all’estradosso sotto il
punto d’impatto (punto A in Figura 4.21), σ(A)MAX; (b) la distribuzione spaziale, in funzione cioè
della distanza radiale dal punto A, del massimo valore degli sforzi agenti sull’estradosso, σMAX(ri);
(c) l’andamento temporale degli sforzi agenti all’intradosso, espresso tramite il parametro
adimensionale σ(t,ri)/σMAX(ri).

strato ammortizzante

estradosso della
struttura A B C
soletta ri

Figura 4.21 : schematizzazione geometrica


Analisi numerica della propagazione dello sforzo

(a) σ(A)MAX può essere valutato o numericamente, mediante un’analisi agli Elementi Finiti
(o simili) elasto-dinamica, o tramite i grafici riportati all’interno del §4.2, nei quali i vari
fattori di amplificazione sono definiti in funzione del raggio del blocco, dell’altezza di
caduta e dello spessore dello strato. Naturalmente, questi stessi fattori cambieranno
anche al variare della rigidezza dello strato: i valori riportati si riferiscono infatti
unicamente al caso di strato compatto con modulo elastico del terreno pari a 161 MPa.
(b) Per ciò che concerne la distribuzione spaziale di σMAX è possibile utilizzare (§4.1) la
funzione ottenuta mediante la teoria elastica (Boussinesq), ipotizzando trascurabile
l’effetto dinamico.
(c) Come osservato sperimentalmente, in ogni punto la durata dell’onda di pressione è
strettamente legata alla perturbazione (forma) applicata in superficie. Di conseguenza,
l’andamento nel tempo dello sforzo verticale, è definibile sinteticamente come già fatto
all’interno del Capitolo 3. Per semplicità si è deciso di utilizzare opportunamente i
parametri T1, T2 e T4 del §3.4, secondo le espressioni [30]:

⎧T1* = tarr + T1
⎪ *
⎨T2 = 2.2 ⋅ T2 [30]
⎪ *
⎩T4 = 0.8 ⋅ (tarr + T4 )

dove tarr è il tempo di arrivo all’estradosso dell’onda di pressione, ottenendo così le relazioni
seguenti:

123
⎧σ ( ri ) = 0 se t < t ARR ( di )

⎪σ ( ri ) = α ⋅ ( t − t ARR ( di ) ) se t ARR ( di ) ≤ t < T1*


⎨σ ( ri ) = σ MAX ( ri ) se T1* ≤ t < T2* [31]

(
⎪σ ( ri ) = β ⋅ t − T4
*
) se T2* ≤ t < T4*

⎪⎩σ ( ri ) = 0 se t ≥ T4*

nelle quali α e β rappresentano le pendenze dei rami crescente e discendente dell’output


sintetico, mentre ri la distanza radiale dal punto A (Figura 4.22a). In Figura 4.22b, a scopo
esemplificativo, è riportato il confronto tra l’andamento proposto, definito mediante i parametri
valutati secondo le [30] (Tabella 4.3), e quello sperimentale registrato durante la Prova 5 della
campagna di Listolade, per il punto A di Figura 4.21.

Prova 5 (Listolade)
Input sintetico Output sintetico
*
T1 (s) 0.005818 T1 (s) 0.012318
*
T2 (s) 0.010037 T2 (s) 0.022081
*
T4 (s) 0.049824 T4 (s) 0.045059

*
Tabella 4.3 : valori di T1, T2 e T4 (Prova 5-Listolade) e relativi T i (tarr=0.0065 s)
4
sforzo verticale (kPa) 1000
Sforzo verticale sotto il punto d'impatto
900 sintetico
sperimentale Prova 5-cella 838
800

T1* *
T2 T1* *
700 T2

sforzo verticale (kPa)


600

500

400

300

200

100
tarr α∗ β tarr α∗ β
0
T* T*
0.01 0.03 0.05
0 0.02 0.04 0.06
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)

Figura 4.22 : (a) andamento temporale qualitativo dell’onda di sforzo all’estradosso e (b) confronto tra
andamento sintetico e sperimentale (punto A-Prova 5 Listolade)

Si ritiene che le relazioni [30] e [31] possano ritenersi valide in prima approssimazione
indipendentemente dalle variabili (R, H) precedentemente citate.
La definizione corretta della forma dell’onda di sforzo nel tempo, come sarà chiarito nel Capitolo
5, è estremamente importante per cogliere correttamente la risposta della struttura in campo
124
dinamico.
I tempi di arrivo dell’onda vanno calcolati in ogni punto utilizzando la distanza d fra punto
appartenente all’estradosso della struttura e punto di contatto blocco-terreno ammortizzante, ed
il modulo di rigidezza elastico del terreno (Figura 4.21).
Analisi numerica della propagazione dello sforzo

Elenco dei simboli

A area della sezione


a raggio della fondazione circolare equivalente o raggio dell’orma di carico
c velocità di propagazione delle onde di pressione
c1 velocità di propagazione delle onde di pressione all’interno dello strato 1
c2 velocità di propagazione delle onde di pressione all’interno dello strato 2
cmax limite superiore per la velocità di propagazione di un’onda
D diametro della vasca
d distanza fra l’estradosso della struttura e il punto di contatto blocco-terreno
DR densità relativa
E modulo di Young
E1 modulo di Young dello strato 1

E2 modulo di Young dello strato 2


F forza d’impatto
fa un fattore di amplificazione
fd fattore di amplificazione dinamico
fg fattore geometrico
fS funzione di plasticità/snervamento
g potenziale plastico
H altezza di caduta
h spessore dello strato 125
h1 spessore dello strato 1
h1,p7 spessore dello strato 1 per la prova 7 (campus Bovisa)
h1,p8 spessore dello strato 1 per la prova 8 (campus Bovisa)
h2 spessore dello strato 2
h2,p7 spessore dello strato 2 per la prova 7 (campus Bovisa)
h2,p8 spessore dello strato 2 per la prova 8 (campus Bovisa)
N grado spettrale
R raggio del grave
r distanza radiale
t tempo
t* istante temporale corrispondente al cambio di pendenza della curva di sforzo
T*1 parametro dell’output sintetico
T*2 parametro dell’output sintetico
T*4 parametro dell’output sintetico
T1 parametro dell’input sintetico
T2 parametro dell’input sintetico
T4 parametro dell’input sintetico
tarr tempo di arrivo alla base dello strato, dell’onda di pressione
y affondamento del grave
z distanza in direzione verticale fra zona caricata in superficie e base dello strato
α parametro dell’output sintetico (pendenza del ramo crescente)
β parametro dell’output sintetico (pendenza del ramo discendente)
4
Δt1 intervallo temporale tra l'istante corrispondente al primo incremento di sforzo
registrato e l'istante t*
Δxmin passo spaziale più piccolo della maglia spettrale
ε ijvp tensore incremento di deformazione visco-plastico

Φ nucleo viscoso
φ' angolo di attrito
γ parametro costitutivo
γm peso per unità di volume
ν modulo di Poisson
ρ densità dello strato
ρ1 densità dello strato 1
ρ2 densità dello strato 2
σ sforzo
σMAX massimo sforzo agente in ciascun punto dell’estradosso al variare del tempo
σBMAX sforzo massimo registrato alla base
σ'ij tensore degli sforzi efficaci
S
σ MAX sforzo massimo applicato in superficie
Ω dominio di calcolo
ψ angolo di dilatanza
ζ costante positiva

126
Analisi numerica della propagazione dello sforzo

Appendice G
DEFINIZIONE DELLA STRATIGRAFIA

La stima della rigidezza del terreno rappresenta un passo fondamentale per la


buona riuscita delle analisi numeriche: dal modulo elastico del materiale dipende
infatti la velocità di trasmissione delle sollecitazioni. A questo proposito occorre
ricordare che parte dei risultati delle prove sperimentali eseguite a Milano risente
di un progressivo addensamento del materiale ammortizzante, legata
all'impossibilità di rimuovere completamente la sabbia dopo ogni prova. In
particolare, tutte le prove eseguite su terreno orizzontale che costituiscono
l'oggetto di studio di questo lavoro, risentono di questa anomalia.
L'ipotesi di omogeneità non può essere allora considerata soddisfacente nel caso
in esame: il materiale ammortizzante si presentava infatti composto da uno strato
superficiale in condizioni sciolte e da uno strato profondo, non raggiungibile dai
mezzi meccanici utilizzati dopo ogni prova per il rimaneggiamento, con densità
relativa prossima al 90-100%.
Alla luce di queste considerazioni, la ricerca del corretto valore del modulo
elastico nelle due zone di terreno può essere effettuata per semplicità
considerando due strati di materiale omogeneo con rigidezza costante, poggianti
su una base rigida.
Assumendo di considerare due strati caratterizzati da rigidezze costanti e non
variabili con la profondità, un peso per unità di volume γm medio costante e pari
17 kN/m3, e facendo riferimento alla simbologia indicata in Figura G1, si vogliono 127
determinare i valori delle incognite h1, h2 (spessori), c1 e c2 (velocità di
propagazione) compatibili con le osservazioni sperimentali circa i tempi di arrivo
della sollecitazione dinamica indotta dall'impatto.

h1 ρ2 ; c2

h2 ρ1 ; c1

Figura G1: trasmissione degli sforzi nel materiale ammortizzante

In Figura G2 vengono mostrate, in forma normalizzata rispetto al valore massimo


in funzione del tempo, le curve relative alla forza di impatto e alla variazione dello
sforzo verticale sul fondo della vasca per la prova n.7 (altezza di caduta pari a 10
m, terreno piano).
Si vuole focalizzare l'attenzione su due variabili:

• il ritardo con cui il segnale arriva alla base dello strato (tARR, uguale alla
distanza tra i due tratti paralleli delle curve);
4
• il tempo trascorso tra l'istante in cui la cella di carico inizia a registrare un
incremento di sforzo e l'istante t* in cui si nota un cambio di pendenza della
curva di sforzo (∆t1).

1.4
Prova n.7
forza di impatto
1.2
sforzo verticale

carico e sforzo adimensionalizzati


1

0.8

0.6 t*

0.4

0.2 t arr

0
Δt1

-0.2

-0.4

0.02 0.06 0.1 0.14


0 0.04 0.08 0.12
tempo (s)

Figura G2 : tempi caratteristici considerati nella stima dei moduli elastici

Il cambio di pendenza può essere attribuito all'arrivo della prima onda riflessa
dall'interfaccia tra i due strati che, propagandosi nello strato più rigido, è senza
128 dubbio la prima perturbazione che giunge dopo il segnale principale. L'intervallo di
tempo indicato come Δt1 in Figura G2, corrisponde al tempo impiegato dall'onda
elastica per coprire due volte una distanza pari ad h1, ossia lo spessore dello
strato più rigido. Il tempo di arrivo è invece quello impiegato dalla perturbazione
per attraversare i due strati di terreno, entrambi caratterizzati dalla propria velocità
di propagazione.
È quindi possibile scrivere il seguente sistema di tre equazioni in quattro
incognite:

⎧ h1
⎪2 c = Δt1
⎪⎪ 1
⎨h1 + h2 = 2 m . [32]
⎪h h
⎪ 1 + 2 = tarr
⎪⎩ c1 c2

Per poter risolvere il sistema [32] si è quindi costretti ad introdurre l'ipotesi che le
velocità di propagazione siano costanti per ogni prova. Considerando una coppia
di prove sperimentali, ad esempio le prove n.7 e n.8, si può risolvere il seguente
sistema:
Analisi numerica della propagazione dello sforzo

⎧ h1, p 7
⎪2 = Δt1, p 7
⎪ c1
⎪ h1, p8
⎪2 = Δt1, p8
⎪ c1
⎪h
⎪ 1, p 7 + h2, p 7 = 2 m
⎨ , [33]
⎪h1, p8 + h2, p8 = 2 m
⎪h h
⎪ 1, p 7 + 2, p 7 = tarr
⎪ c1 c2

h
⎪ 1, p8 h 2, p8
⎪ c + c = tarr
⎩ 1 2

ottenendo i seguenti risultati: h1,p7=1.39 m, H2,p7=0.61 m, h1,p8=1.22 m, h2,p8=0.78


m, c1=305.75 m/s, c2=55.50 m/s. Ovviamente, confrontando ogni prova con le
altre disponibili, si può ottenere un nuovo set di parametri, che assumono però
valori molto simili, confermando la validità del modello interpretativo proposto. I
valori del modulo di rigidezza possono quindi essere stimati con ragionevole
affidabilità. Facendo riferimento alla prova n.7, e ricordando che

(1 − 2υ )(1 + υ )
E = c2 ⋅ ρ ⋅ [34]
(1 − υ ) 129

si può ottenere E1 =134.5 MPa ed E2 =4.2 MPa.


4
Appendice H
GeoELSE

GeoELSE (GeoELasticity by Spectral Elements (Stupazzini, 2004) è un codice ad


Elementi Spettrali (Faccioli et al., 1997) per lo studio dei fenomeni di
propagazione di onde in domini complessi 2D o 3D. Il codice include (i) la
capacità di trattare con domini di calcolo completamente non strutturati e (ii)
l'architettura parallela, naturale approccio per le applicazioni di grande scala.
Il metodo ad Elementi Spettrali (SEM) è di solito considerato come una
generalizzazione del metodo agli Elementi Finiti (FEM) basato sull'uso di funzioni
polinomiali a tratti di ordine elevato. Il metodo è capace di fornire un incremento
arbitrario in accuratezza semplicemente accrescendo il grado algebrico di queste
funzioni (il grado spettrale-SD). Questa operazione è completamente trasparente
agli utenti, che si limitano a scegliere il grado spettrale a tempo di elaborazione,
lasciando al codice di calcolo il compito di costruire i punti appropriati di
quadratura ed i nuovi gradi di libertà.
Inoltre, come nelle tecniche standard agli Elementi Finiti, anche la griglia può
essere raffinata per migliorare l'accuratezza della soluzione numerica, perciò gli
Elementi Spettrali sono un metodo cosiddetto "h-p", dove "h" si riferisce alla
dimensione della griglia e "p" al grado dei polinomi (Faccioli et al., 1996).
Le caratteristiche chiave della discretizzazione ad elementi spettrali sono le
seguenti:
130
• come nelle tecniche standard FEM, (i) il dominio di calcolo può essere diviso
in quadrilateri in 2D o in esaedri in 3D, (ii) sia la distribuzione locale dei punti
della griglia all’interno del singolo elemento che la mesh globale di tutti i punti
della griglia nel dominio devono essere assegnati, (iii) molti di questi ultimi
sono condivisi tra diversi gradi spettrali, (iv) ogni elemento spettrale è
ottenuto dalla mappatura di un elemento di riferimento attraverso
un’opportuna trasformazione e tutti i calcoli sono eseguiti sull’elemento di
riferimento (Figura H1);

• i nodi all’interno dell’elemento (Figura H2), dove (i) gli spostamenti e le


derivate spaziali sono calcolati, (ii) sui quali gli integrali di volume sono
valutati, non sono necessariamente equispaziati. In letteratura sono chiamati
nodi di Legendre-Gauss-Lobatto (LGL);

• l’interpolazione della soluzione all’interno dell’elemento è fatta attraverso


polinomi di Lagrange di ordine adeguato;

• l’integrazione in spazio è fatta attraverso la formula di quadratura di


Legendre-Gauss-Lobatto.

Grazie a questa strategia numerica, l’accuratezza esponenziale del metodo è


assicurata e lo sforzo computazionale è minimizzato, poiché la matrice delle
masse risulta essere diagonale.
L’avanzamento nel tempo della soluzione numerica è fornito da uno schema
esplicito del secondo ordine leap-frog (LF2-LF2). Sotto ipotesi lineari elastiche,
Analisi numerica della propagazione dello sforzo

questo schema è condizionatamente stabile e deve soddisfare la condizione di


Courant-Friedrichs-Levy (CFL):

Δxmin
Δt ≤ ζ [35]
cmax

dove Δxmin è il passo spaziale più piccolo della maglia spettrale, cmax è il limite
superiore per la velocità di propagazione di un’onda, e ζ è una costante positiva
(0< ζ<1).
Con il codice è possibile anche effettuare analisi elastoviscoplastiche con
differenti criteri di rottura, ad es. Mohr Coulomb (Stupazzini e Zambelli, 2005), di
Prisco (di Prisco et al., 2006).

131

Figura H1 : il dominio di calcolo Ω viene suddiviso in un insieme di quadrilateri Ωk che


non si sovrappongono, come risultato di una mappatura dell'elemento di riferimento
Ωref=[-1,1]2, tramite un'opportuna trasformazione x=Fk( x̂ )

Figura H2 : punti LGL all'interno di elementi spettrali aventi grado spettrale N differente
Risposta dinamica della struttura

Capitolo quinto

Risposta dinamica
della struttura
Risposta dinamica della struttura

5 RISPOSTA DINAMICA DELLA STRUTTURA


Nei Capitoli 3 e 4 sono state esaminate le fasi di compenetrazione locale del grave all’interno
dello strato deformabile (il terreno) e di diffusione dell’onda di compressione all’interno dello
stesso. Per entrambe, alla luce dei risultati sperimentali e numerici, sono stati forniti degli abachi
e delle relazioni che permettono di stimare l’andamento spazio-temporale della sollecitazione
agente sulla struttura in funzione dell’impatto di progetto e delle proprietà del terreno
ammortizzante. Ribadiamo che l’approccio adottato è di tipo non accoppiato, in quanto forza
d’impatto e sollecitazione sulla struttura sono valutate separatamente ed in successione, senza
cioè tenere conto delle successive fasi che caratterizzano il fenomeno. Questa semplificazione è
valida, a rigore, per quanto concerne la valutazione della forza d’impatto, soltanto nel caso in cui
lo spessore dello strato sia sufficientemente grande; invece, per quanto riguarda la sollecitazione
sulla struttura, abbiamo mostrato nel Capitolo 1 che considerare la struttura come un vincolo
geometrico fisso costituisce un’approssimazione a favore di sicurezza, dato che tale assunzione
comporta una sovrastima delle sollecitazioni stesse.
In quest’ultimo Capitolo affrontiamo lo studio della risposta strutturale, cominciando con il mettere
in evidenza i principali i fattori che la influenzano e utilizzando un semplice modello costituito da
un oscillatore monodimensionale (§5.1).
In seguito saranno presentati i dati raccolti nel corso della campagna prove condotta presso la
galleria di Listolade (Capitolo 1, Appendice C) allo scopo di illustrare, in vista della definizione di
un opportuno modello numerico, le peculiarità del comportamento dinamico di una galleria tipo
sottoposta ad impatto (§5.2). Infine, a completamento del percorso di modellazione descritto nel
testo, presenteremo due esempi di analisi strutturale in campo dinamico, prendendo in 135
considerazione la galleria a portale (§5.3) di Listolade ed una a mensola (§5.4).

5.1 Interpretazione della risposta strutturale: modello


monodimensionale
Allo scopo di mettere in evidenza i fattori che determinano la risposta strutturale, consideriamo in
questo paragrafo un semplice oscillatore monodimensionale, con il quale si intende cogliere
qualitativamente l’andamento in funzione del tempo della freccia in un punto rappresentativo di
una struttura sottoposta ad un carico impulsivo. Per rendere il più semplice possibile la
trattazione, faremo qui riferimento alle prove in piccola scala di Losanna (Labiouse et al., 1994,
vedi Capitolo 1). In particolare, verrà simulato l’impatto di una massa di 100 kg, in caduta libera
da un'altezza di 10 m su di uno strato ammortizzante spesso 0.5 m.
Lo schema particolarmente semplice della copertura (piastra su quattro appoggi) e la simmetria
del problema, consentono di descrivere piuttosto agevolmente il problema tramite un modello ad
un singolo grado di libertà. Sono state pertanto introdotte le seguenti ipotesi semplificative:

• il carico sollecitante F(t) è considerato concentrato nel centro della piastra;

• si considera il terreno collaborante durante l’impatto, assunzione questa giustificata dal


piccolo valore dell’energia d’impatto; questa determina nella struttura un’accelerazione che
non è in grado di determinare il distacco del terreno ammortizzante dall’estradosso della
copertura (si rimanda al §5.2.4 per una discussione circa la validità di questa ipotesi nel
caso di una struttura in scala reale);
5
• la deformata della struttura viene completamente descritta in funzione della freccia
registrata sotto il punto di applicazione della forza e di opportune funzioni di forma;

• in assenza di soluzioni in forma chiusa, le funzioni di forma e la rigidezza della piastra sono
state valutate tramite un’apposita analisi ad Elementi Finiti della piastra caricata
staticamente con una forza centrata. Lo schema strutturale della piastra, il sistema ad un
grado di libertà utilizzato per l'analisi e gli spostamenti valutati tramite il modello ad Elementi
Finiti sono mostrati in Figura 5.1.

Piastra in calcestruzzo armato


E=30 GPa - ν=0.20

F M
3.4 m
K

3.4 m
(a)

136

(b)

Figura 5.1 : modello 1-DOF utilizzato per lo studio della piastra (spessore 20 cm) (a);
spostamenti in direzione verticale ottenuti tramite un'analisi ad
Elementi Finiti di una piastra su quattro appoggi, caricata nel centro (b)

5.1.1 Equazione del moto dell’oscillatore

Come ben noto, il moto di un sistema ad un singolo grado di libertà è governato dalla seguente
equazione:

Mx + Cx + Kx = F ( t ) [36]


Risposta dinamica della struttura

dove si sono indicate con M la massa del sistema, con K la rigidezza della molla e con C la
costante di smorzamento, mentre F(t) rappresenta la forzante del sistema. In questo caso, la
forzante non è una costante ma varia in funzione del tempo. Esistono soluzioni in forma chiusa
della [36] solo per i casi più semplici: nel caso in esame, per via della forma della funzione F(t), si
utilizza un algoritmo numerico alle differenze finite di tipo esplicito, tale per cui:

x ( t + Δt ) − x ( Δt )
x = [37]
Δt

x ( t + Δt ) − 2 x ( Δt ) + x ( t + Δt )
x = . [38]
Δt 2
Il problema può quindi essere risolto sostituendo la [37] e la [38] nella [36], ed imponendo le
condizioni iniziali:

x ( 0) = x ( 0) = 0 . [39]

La simulazione dei dati sperimentali è ovviamente subordinata alla calibrazione dei parametri M,
K, e C della [36] e cioè alla riconduzione del problema in esame ad un modello
monodimensionale in cui la variabile x assume il significato di freccia al centro della piastra.

5.1.1.1 Calcolo della rigidezza della molla


137
Al fine di stimare la rigidezza della piastra, in mancanza di soluzioni in forma chiusa, è stata
svolta un’analisi mediante il metodo degli Elementi Finiti, applicando staticamente una forza
verticale P nel punto centrale della piastra. Nell’analisi si è assunto, per il materiale che
costituisce la piastra, un comportamento di tipo elastico lineare, con vincoli di appoggio
concentrati negli spigoli.
La piastra è stata discretizzata utilizzando cento elementi di tipo shell, come mostrato in Figura
5.1b; nella medesima figura sono riportate anche le caratteristiche meccaniche assunte per il
calcestruzzo. Lo spostamento verticale massimo, wc, viene registrato in corrispondenza del
punto centrale della piastra. Una volta calcolato numericamente wc, la rigidezza K della molla
equivalente può essere semplicemente valutata con la seguente equazione:

P
K= [40]
wc

nella quale P rappresenta una forza verticale concentrata, applicata staticamente al centro della
piastra.
Nel caso in esame, utilizzando i risultati dell’analisi ad Elementi Finiti per la valutazione di wc,
risulta K=76482 kN/m.

5.1.1.2 Calcolo della massa collaborante della piastra


Se, a seguito dell’impatto, la piastra subisse una semplice traslazione, se la deformabilità del
terreno fosse trascurabile, ed il terreno rimanesse a contatto con la piastra stessa, il termine M
da introdurre nell’equazione dell’oscillatore monodimensionale sarebbe dato semplicemente
5
dalla somma delle masse della piastra e del terreno. In realtà, l’applicazione di un carico
concentrato al centro della piastra comporta la deformazione mostrata in Figura 5.1, per la quale
lo spostamento verticale di un generico punto appartenente alla piastra può essere espresso in
funzione dello spostamento wc e di una funzione di forma ξ(x,y) che descriva la deformata della
piastra:

w ( x, y ) = wc ⋅ ξ ( x, y ) . [41]

Mantenendo l’ipotesi che il terreno rimanga solidale con la piastra, la massa equivalente M può
essere allora valutata secondo la seguente relazione, in cui si impone l’uguaglianza, in termini di
energia cinetica, tra l’oscillatore equivalente e la piastra:

1 1
2
M ⋅ w c2 = ∫
2
V
ρ ⋅ w c2 ( x, y ) dV . [42]

Introducendo la [41] nella [42], si ottiene:

1 1 1
∫ 2 ρ ⋅ w c ( x, y ) ⋅dV = 2 w c ⋅ ∫ ρ ⋅ ξ ( x, y ) ⋅ dV = 2 w c ⋅ M PT ⋅ ∫ ξ ( x, y ) ⋅ dA
2 2 2 2 2

V V A
[43]

in cui MPT è la massa complessiva del sistema (piastra e terreno).


138 Confrontando le equazioni [42] ed [43], si ricava la seguente espressione per la massa
equivalente:

M = M PT ⋅ ∫ ξ 2 ( x, y ) ⋅ dA . [44]
A

Sfruttando i risultati dell’analisi numerica ad Elementi Finiti per la valutazione della funzione di
forma (e quindi dell’integrale contenuto nella [44]), si ottiene che la massa equivalente è pari a
circa un terzo di quella totale. Si ha pertanto:

1 1
M = M PT = [3.4 × 3.4 × (0.2 × 2500 + 0.5 × 1800) ] = 5394.7 kg . [45]
3 3

5.1.1.3 Calcolo della costante di smorzamento


La costante di smorzamento C viene usualmente calcolata come una percentuale dello
smorzamento critico Ccr. Lo smorzamento critico, per un oscillatore ad un grado di libertà, vale:

K
Ccr = 2 M . [46]
M

Nel caso in esame Ccr=1284.67 kN·s/m.


Risposta dinamica della struttura

5.1.1.4 Determinazione della forzante


Allo scopo di semplificare la soluzione numerica del problema, è opportuno esprimere la forzante
come funzione analitica del tempo t. In Figura 5.2 sono riportati l'andamento temporale della
risultante degli sforzi verticali applicati alla piastra (Labiouse et al., 1994), e la relativa curva
interpolante adottata per risolvere la [36]. Quest’ultima ha un’espressione del tipo:

F ( t ) = F ⋅ sen (ωr t ) e− at [47]

con F=500 kN, ωr=112 rad/s (equivalente ad una frequenza di circa 18 Hz) ed a=100 s-1.

200
Labiouse at al., 1994
175 Modello analitico

150

125

100
forza (kN)

75

50

25

-25
139
-50
0.01 0.03 0.05 0.07 0.09
0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1
tempo (s)

Figura 5.2 : risultante della distribuzione degli sforzi verticali applicati alla piastra in funzione del tempo.
Misure sperimentali (Labiouse et al., 1994) e funzione analitica ([47])

5.1.2 Risultati

Una volta stimati i parametri equivalenti M, C e K, tramite integrazione numerica alle differenze
finite dell’equazione dell’oscillatore [36] è possibile determinare quantitativamente l'andamento
dello spostamento verticale del punto centrale della piastra. I risultati ottenuti per due diversi
valori di smorzamento (5% e 25% dello smorzamento critico) vengono confrontati in Figura 5.3
con i dati sperimentali. Osserviamo innanzitutto come il modello numerico sia in grado,
nonostante la sua semplicità, di cogliere con sufficiente accuratezza sia la massima freccia che il
periodo proprio di oscillazione della struttura. Questa osservazione ci conforta circa la
correttezza delle scelte fatte per quanto concerne la massa e la rigidezza equivalenti. Quanto al
valore dello smorzamento, notiamo come la migliore riproduzione dei risultati sperimentali sia
cinque volte maggiore rispetto a quello che viene normalmente utilizzato nell’analisi dinamica
delle strutture in CA. Questo risultato è, con ogni probabilità, associato al danneggiamento subito
dalla piastra nel corso degli impatti precedenti, danneggiamento osservato direttamente dagli
stessi Autori della sperimentazione (vedi Labiouse et al. 1994).
5
-4
dati sperimentali
-3 5% smorzamento critico
25% smorzamento critico

-2
spostamento (mm)

-1

4
0.02 0.06 0.1 0.14 0.18
0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.2

Figura 5.3 : confronto tra la freccia misurata sperimentalmente e lo spostamento valutato tramite il
modello di oscillatore 1D

5.2 Sperimentazione in scala reale (Listolade, 2006)


Riprendiamo qui l’analisi dei dati ottenuti nel corso della campagna sperimentale condotta presso
la galleria paramassi di Listolade, focalizzando questa volta l’attenzione sulla risposta strutturale.
Per la descrizione generale della campagna di prove, della struttura e degli strumenti si rimanda
140
al Capitolo 1 (Appendice C). Per facilitare la lettura, in questo paragrafo saranno richiamati i punti
che sono essenziali per la comprensione della risposta strutturale.
In Figura 5.4 riportiamo la posizione degli impatti e la disposizione degli strumenti di misura.

B
A

3
4
5

Scavo per
posizionamento AREA IMPATTI
celle di carico

Figura 5.4 : disposizione planimetrica dei punti d’impatto. 3-4-5: posizione pilastri del portale;
A: celle di carico; A e B: misure di spostamento sulla struttura
Risposta dinamica della struttura

Con riferimento agli impatti, si osserva come ne sia stato eseguito un numero considerevole
lungo l’asse della copertura. Come mostreremo nel seguito, questi impatti si possono ritenere
sostanzialmente equivalenti in termini di sollecitazioni trasmesse alla struttura, il che permette di
interpretarne i risultati tracciando una sorta di linea d’influenza in condizioni dinamiche (vedi
§5.2.2).
Ricordiamo che la copertura è costituita da una serie di travi prefabbricate in CAP disposte
trasversalmente all’asse della galleria con interasse di circa 100 cm, e da una soletta di
continuità in CA con spessore di 30 cm. La soletta è direttamente gettata su tavelloni in CA che
poggiano sulle travi in CAP. Allo scopo di studiare il comportamento della copertura sono stati
installati quattro sensori potenziometrici Penny & Giles SLS190 con corsa pari a 25 mm e cinque
sensori potenziometrici Gefran PY2 con corsa di 10 mm. Questi strumenti hanno permesso di
misurare rispettivamente gli spostamenti verticali delle travi e dei tavelloni e le deformazioni degli
stessi elementi lungo le direzioni trasversale e parallela all’asse longitudinale della galleria
(Figura 5.5). Ad uno dei potenziometri Penny & Giles è affiancato un accelerometro, allo scopo di
convalidare la misura diretta tramite il confronto con quella ottenuta dalla doppia integrazione
delle misure di accelerazione.

141

(a) (b)

Figura 5.5 : posizione dei potenziometri sotto la copertura in


corrispondenza dei punti A e B di Figura 5.4

I risultati che saranno presentati nel seguito hanno il duplice scopo di illustrare le peculiarità della
risposta dinamica della struttura, e di indirizzare il progettista nella definizione di un opportuno
modello numerico che permetta di valutare le sollecitazioni agenti sulla struttura, completando
così il percorso delineato in questo libro.
Passando ai risultati, una prima considerazione riguarda il comportamento della struttura
portante, costituita da un muro sul lato di monte e da una serie di arcate sul lato di valle.
Integrando le misure fornite da due accelerometri appositamente posizionati, sono stati valutati
gli spostamenti verticali alla sommità di un pilastro ed in corrispondenza della mezzeria di una
trave del portale che sostiene la copertura sul lato di valle (pilastro 3 e trave 3-4, Figura 5.5). In
entrambi i casi, e per tutti gli impatti, gli spostamenti sono risultati trascurabili rispetto a quelli
misurati in corrispondenza della mezzeria della copertura (punti A e B, Figura 5.4). Questo
risultato indica che, per la galleria in esame, la struttura portante può, in prima approssimazione,
essere considerata rigida, risultato questo di grande importanza ai fini della definizione del
modello numerico atto all’analisi della copertura in campo dinamico (§5.3).
5
5.2.1 Caratteri generali della risposta strutturale

Faremo inizialmente riferimento all’impatto 5, effettuato in corrispondenza del punto A (ove sono
poste anche le celle di carico e la maggior parte dei potenziometri) e caratterizzato da un’altezza
di caduta di 36 m (vedi Tabella D1, Capitolo 1).
L’andamento della decelerazione del blocco e dell’incremento di sforzo registrato dalle celle di
carico poste sotto il punto d’impatto sono riportate in Figura 5.6.

250 800
PROVA 5 - Listolade PROVA 5 - Listolade
225 Risultante accelerometri 700 Cella di carico 833
Cella di carico 838
200 600
decelerazione del grave (g)

175 500

sforzo verticale (kPa)


150 400

125 300

100 200

75 100

50 0

25 -100

0 -200
0.01 0.03 0.05 0.07 0.09 0.01 0.03 0.05 0.07 0.09
0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1 0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)

142
Figura 5.6 : (a) decelerazione del blocco ed (b) incremento di sforzo verticale
per le due celle di carico (impatto 5)

Gli spostamenti verticali della copertura sono mostrati in Figura 5.7 e in Figura 5.8.

-1 -1

0 0
spostamento verticale (mm)

spostamento verticale (mm)

1 1

2 2

3 3

4 4

PROVA 5 - Listolade
5 Sensore PE1 5
Sensore PEX PROVA 5 - Listolade
Sensore PE5 Sensore PE3
6 6
0.2 0.6 1 1.4 0.2 0.6 1 1.4
0 0.4 0.8 1.2 1.6 0 0.4 0.8 1.2 1.6
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)

Figura 5.7 : (a) spostamenti verticali sotto il punto d’impatto (Punto A):
travi (PE5 e PEX) e tavellone (PE1). (b) Spostamento verticale a sette metri dal punto d’impatto lungo
l’asse della copertura (punto B): trave (PE3)
Risposta dinamica della struttura

Osserviamo innanzitutto che, in corrispondenza delle travi e del tavellone posti sotto il punto
d’impatto, gli spostamenti, sostanzialmente coincidenti, sono caratterizzati da una prima
oscillazione molto accentuata. Questa oscillazione ha inizio dopo poco meno di 0.01 s
dall’impatto, contemporaneamente all’arrivo della onda di compressione sulla copertura (Figura
5.6b e Figura 5.8). La prima oscillazione si esaurisce in poco più di 0.07 s, quando l’impulso
forzante si è ormai esaurito. La fase successiva mostra quindi il progressivo smorzamento
dell’oscillazione libera della struttura, e permette di stimare una frequenza propria di circa 6 Hz.

-1

0
spostamento verticale (mm)

5 PROVA 5 - Listolade
accelerometro 5307
(doppia integrazione)
6
0.01 0.03 0.05 0.07 0.09
0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1
tempo (s)

143
Figura 5.8 : spostamento verticale sotto il punto d’impatto (doppia integrazione misura
accelerometrica); ingrandimento della prima oscillazione

Particolarmente interessante per la comprensione della risposta strutturale, è il confronto tra le


letture dei potenziometri posti sotto il punto d’impatto e quella del potenziometro situato lungo
l’asse longitudinale, a sette metri di distanza (Figura 5.7a e b). Lo spostamento in
corrispondenza di quest’ultimo è molto minore rispetto agli spostamenti sotto il punto d’impatto
ed è caratterizzato da un sensibile ritardo. La prima osservazione, che appare logica ed ovvia (e
lo sarebbe effettivamente se il carico fosse applicato staticamente), non è in realtà disgiungibile
dalla seconda (vedi §5.2.2).
Un altro aspetto degno di nota riguarda gli spostamenti nel corso della prima oscillazione (Figura
5.8), i quali sono caratterizzati da un andamento a campana marcatamente asimmetrica, in cui il
ramo discendente è molto più ripido di quello ascendente. Questo aspetto, che è legato al ruolo
giocato dalla massa del terreno, sarà discusso nel §5.2.4.

5.2.2 Risposta strutturale lungo l’asse della galleria

Per studiare la propagazione dell’onda di deformazione lungo l’asse della galleria è possibile
sfruttare i dati relativi ai vari impatti realizzati lungo l’asse della galleria stessa. In particolare, gli
impatti 9, 11, 12, 13 e 14 sono caratterizzati da un’altezza di caduta media di 43 m (vedi Tabella
D1, Capitolo 1), e da una massima forza d’impatto pari a circa 1650 kN. La dispersione della
massima forza d’impatto attorno al valore medio è inferiore al 10%, e questo permette di
considerare gli impatti menzionati come equivalenti, anche in termini di sollecitazioni trasmesse
5
alla struttura. Queste ultime sono infatti influenzate dalle proprietà meccaniche del terreno di
copertura, le quali sono sufficientemente uniformi, come è testimoniato dalla limitata dispersione
delle massime forze d’impatto. Come anticipato nel §5.2, grazie a questi impatti è possibile
definire una sorta di linea d’influenza dinamica la quale, alla luce delle precedenti considerazioni,
rappresenta in realtà l’attenuazione dell’onda di deformazione.
I risultati di Figura 5.9 mostrano che, all’aumentare della distanza dal punto d’impatto, si assiste
ad un progressivo aumento del ritardo della risposta strutturale ed alla progressiva attenuazione
della freccia, a testimonianza della trasmissione dell’onda di deformazione lungo l’asse della
galleria. Gli stessi dati permettono allora di valutare la velocità di propagazione longitudinale
dell’onda stessa che risulta essere all’incirca pari a 250-300 m/s.

-2 -2 -2

-1 -1 -1

0 0 0

spostamento verticale (mm)


spostamento verticale (mm)

spostamento verticale (mm)

1 1 1

2 2 2

3 3 3

4 4 4
r =0m r = 1.75 m r = 3.5 m
5
accelerometro 5307 5
accelerometro 5307 5
accelerometro 5307
(doppia integrazione) (doppia integrazione) (doppia integrazione)
Sensore PEX Sensore PEX Sensore PEX
6 6 6
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) tempo (s) tempo (s)

(a) (b) (c)

144
-2 -2

-1 -1

0 0
spostamento verticale (mm)
spostamento verticale (mm)

1 1

2 2

3 3

4 4
r = 5.25 m r = 10.5 m
5
accelerometro 5307 5
accelerometro 5307
(doppia integrazione) (doppia integrazione)
Sensore PEX Sensore PEX
6 6
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) tempo (s)

(d) (e)

Figura 5.9 : spostamenti in corrispondenza di punti a distanza r crescente dal punto d’impatto:
r=0 m, 1.75 m, 3.5 m, 5.25 m e 10.5 m, da (a) ad (e).
Misure potenziometriche ed accelerometriche (tramite doppia integrazione)

A completamento dei risultati, in Figura 5.10, l’attenuazione della freccia viene messa in
evidenza tracciando il valore massimo sMAX dello spostamento in funzione della distanza dal
punto d’impatto.
Risposta dinamica della struttura

sMAX (mm)
3

6
1.75 5.25 8.75
0 3.5 7 10.5
r (m)

Figura 5.10 : massimo spostamento in funzione della distanza r dal punto d’impatto

5.2.3 Risposta strutturale in direzione trasversale all’asse della galleria

Facciamo qui riferimento agli impatti 9 e 10 (vedi Figura 5.11), caratterizzati da altezze di caduta
di circa 45 m.
145
-2 -2

-1 -1

0 0
spostamento verticale (mm)

spostamento verticale (mm)

1 1

2 2

3 3

4 4
PROVA 9 PROVA 10
Sensore PEX Sensore PEX
5 5
accelerometro 5307 accelerometro 5307
(doppia integrazione) (doppia integrazione)
6 6
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)

Figura 5.11 : spostamento in corrispondenza dell’asse longitudinale della galleria (punto B).
Impatti 9 (centrato) e 10 (posto trasversalmente).
Misure potenziometriche ed accelerometriche (tramite doppia integrazione)

La differenza tra le massime forze d’impatto (pari a 1584 e 1778 kN per gli impatti 9 e 10,
rispettivamente) è di poco superiore al 10%, dispersione questa che non inficia le considerazioni
5
che svolgeremo nel seguito. L’impatto 9 è stato eseguito in corrispondenza dell’asse
longitudinale della galleria (punto B di Figura 5.4), mentre l’impatto 10 ha avuto luogo ad una
distanza di circa 2.6 m dal punto B stesso in direzione trasversale.
I risultati di Figura 5.11 mostrano che lo spostamento verticale misurato in corrispondenza del
punto B è appena leggermente ritardato nel caso d’impatto spostato trasversalmente rispetto
all’asse della galleria; la velocità di propagazione trasversale dell’onda di deformazione risulta
pari a circa 1000 m/s. La velocità di propagazione dell’onda in direzione longitudinale (§5.2.2)
risulta pertanto all’incirca compresa tra un terzo ed un quarto della velocità di propagazione
trasversale. Questo risultato conferma che la copertura della galleria è caratterizzata da un
diverso valore di rigidezza flessionale nelle due direzioni longitudinale e trasversale (parallela
quest’ultima all’asse delle travi in CAP su cui poggia la soletta di copertura). Nel caso di impatto
lungo l’asse longitudinale della galleria, tenendo conto delle dimensioni della copertura della
galleria di Listolade e della velocità di propagazione precedentemente determinata, è possibile
stimare in circa 0.005 s il tempo necessario affinché l’onda di deformazione raggiunga gli
appoggi laterali. Pertanto, l’effetto del contorno sulla freccia registrata in mezzeria comincia già a
manifestarsi dopo circa 0.01 s, nel momento in cui la sollecitazione ha raggiunto la soletta,
ovvero nell’istante in cui l’onda riflessa dal contorno stesso raggiunge l’asse longitudinale della
galleria. È interessante notare che, nel caso in esame, questo istante di tempo pari a 0.02 s
precede il raggiungimento della massima freccia, che si ha a circa 0.03 s dal momento in cui
avviene l’impatto (Figura 5.11a).
Nella prospettiva di una successiva analisi numerica della struttura sottoposta ad impatto, le
considerazioni svolte in questo paragrafo e nel precedente possono essere riassunte
sottolineando l’importanza di una corretta definizione dei vincoli. Data l’ortotropia strutturale, di
146 particolare importanza è la definizione delle condizioni al contorno in direzione parallela all’asse
della galleria.

5.2.4 Comportamento del sistema terreno-copertura

Lo strato di terreno posto a protezione della soletta della galleria esercita un’influenza sul valore
della forza d’impatto e sul processo di trasmissione della sollecitazione alla struttura. La massa
del terreno, infatti, è rilevante rispetto a quella degli elementi strutturali in CA e CAP e pertanto,
data la natura impulsiva dell’impatto, gioca un ruolo che non può essere trascurato (vedi §5.1)
nella risposta dinamica della struttura.
Rispetto alla situazione analizzata nel §5.1, dobbiamo a questo proposito notare che l’ipotesi
secondo la quale il terreno rimane solidale con la piastra di copertura, realistica nel caso di
impatti in scala ridotta, appare eccessivamente semplificativa se applicata al comportamento di
una struttura in scala reale sottoposta ad impatti con un elevato contenuto energetico. Due
aspetti vanno considerati a questo proposito: l’eventualità di un distacco all’interfaccia tra il
terreno e la soletta all’interfaccia, e gli effetti della deformabilità del terreno stesso. Questi aspetti
inficiano l’assunzione, implicita in un approccio in cui si consideri il terreno come pienamente
collaborante, secondo cui le accelerazioni subite da un elemento di terreno siano indipendenti
dalla profondità e siano uguali a quelle della sottostante soletta.
Nel seguito illustreremo queste considerazioni facendo di nuovo riferimento agli impatti eseguiti
lungo l’asse della galleria, studiando le accelerazioni della soletta e gli sforzi agenti sulla stessa
in funzione della distanza dal punto d’impatto.
Risposta dinamica della struttura

Le accelerazioni verticali della soletta sono mostrate in Figura 5.12. In corrispondenza del punto
d’impatto l’accelerazione raggiunge un massimo (negativo in quanto la struttura accelera verso il
basso) superiore a 8 g, e un picco di quasi 6 g viene registrato alla distanza di 1.75 m.

6 6 6

4 4 4

2 2 2

accelerazione (g)
accelerazione (g)

accelerazione (g)
0 0 0

-2 -2 -2

-4 -4 -4

-6 -6 -6

-8 -8 -8
r =0m r = 1.75 m r = 3.5 m
accelerometro 5307 accelerometro 5307 accelerometro 5307
-10 -10 -10
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) tempo (s) tempo (s)

(a) (b) (c)

6 6

4 4

2 2
accelerazione (g)

accelerazione (g)

0 0

-2 -2

-4 -4

-6 -6 147
-8 -8
r = 5.25 m r = 10.5 m
accelerometro 5307 accelerometro 5307
-10 -10
0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) tempo (s)

(d) (e)

Figura 5.12 : accelerazione verticale della struttura in vari punti lungo l’asse longitudinale a distanza
crescente dal punto d’impatto. r=0 m (a), 1.75 m (b), 3.5 (c), 5.25 m (d) e 10.5 m (e)

Inoltre, a 3.5 m dal punto d’impatto, l’accelerazione massima, pur minore, si mantiene comunque
sopra al valore di 1 g. Questo valore è molto significativo: infatti, al di fuori della zona di
diffusione del carico, il terreno è soggetto solo al peso proprio e l’accelerazione che subirebbe se
la soletta venisse ipoteticamente rimossa è proprio pari ad 1 g. Questa accelerazione assume
dunque il significato di soglia di possibile, temporaneo (dato che i valori di picco
dell’accelerazione sono mantenuti per un breve intervallo) distacco tra terreno e soletta.
L’occorrenza di un distacco è peraltro mostrata anche dagli andamenti degli incrementi di sforzo
sulla soletta (Figura 5.13).
Osserviamo innanzitutto che i punti presi in considerazione si trovano al di fuori della zona di
diffusione del carico superficiale indotto dall’impatto. Dunque, gli andamenti di Figura 5.13
rappresentano la reazione del terreno al movimento della soletta e testimoniamo quindi
l’accoppiamento descritto nel Capitolo 1 (§1.4.2). Dal punto di vista quantitativo, notiamo che fino
a distanze di 5.25 m dal punto d’impatto la riduzione dello sforzo è dell’ordine di 40 kPa, valore
5
questo che comporta l’annullamento del preesistente sforzo geostatico (si ricorda che il terreno
ha uno spessore di 2 m ed un peso per unità di volume di circa 20 kN/m3). Inoltre, la natura
impulsiva degli andamenti qui mostrati è tale da generare onde di compressione che si
trasmettono verticalmente nel terreno deformabile.

60 60 60

40 40 40

sforzo verticale (kPa)


sforzo verticale (kPa)

sforzo verticale (kPa)


20 20 20

0 0 0

-20 -20 -20

-40 -40 -40


r = 3.5 m r = 5.25 m r = 10.5 m
celle di carico-media celle di carico-media celle di carico-media
-60 -60 -60

0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14 0.02 0.06 0.1 0.14
0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12 0 0.04 0.08 0.12
tempo (s) tempo (s) tempo (s)

(a) (b) (c)

Figura 5.13 : incremento di sforzo sulla soletta, in vari punti lungo l’asse longitudinale a distanza
crescente dal punto d’impatto. 3.5 m (a), 5.25 m (b), 10.5 m (c)

In conclusione, i risultati mostrano chiaramente che l’ipotesi di terreno solidale con la sottostante
148 struttura non è realistica. Tuttavia, gli aspetti che sono stati qui messi in evidenza sono molto
difficilmente riproducibili in un modello numerico, così come di difficile valutazione è l’effettivo
grado di collaborazione tra terreno e struttura; questo punto sarà studiato numericamente nel
§5.3.

5.3 Analisi numerica di galleria a portale


In questo paragrafo mostriamo un esempio di calcolo strutturale dinamico, simulando l’impatto di
un blocco sulla struttura paramassi di Listolade (tratto dimesso S.R. 203 Agordina). In
particolare, faremo riferimento all’impatto n. 9, avente le caratteristiche riportate in Tabella 5.1:

PROVA 9 - Listolade
massa del blocco m (kg) 850
altezza di caduta H (m) 44.8
raggio del grave R (cm) 45

Tabella 5.1 : caratteristiche della Prova 9

La modellazione prende le mosse da quanto osservato e discusso nei Capitoli precedenti. In


particolare, ai fini della valutazione della sollecitazione sulla struttura, svolgeremo
Risposta dinamica della struttura

compiutamente i passaggi che costituiscono un’applicazione esemplificativa del percorso sin qui
delineato e che riguardano:

• forza d’impatto: generazione di un “input sintetico” a partire dalle dimensioni del blocco e
dall’altezza di caduta, sfruttando gli abachi presentati all’interno del Capitolo 3;

• sollecitazioni sulla copertura della struttura: generazione di un “output sintetico”, sfruttando i


risultati presentati all’interno del Capitolo 4.

Adottando un approccio di tipo disaccoppiato, i due punti qui descritti (§5.3.1 e §5.3.2) saranno
affrontati in successione, così come solo successivamente la sollecitazione “sintetica” sarà
utilizzata per studiare la risposta della struttura in campo dinamico. A tal fine verrà utilizzato un
modello numerico agli Elementi Spettrali (codice di calcolo GeoELSE, vedi Appendice H,
Capitolo 4).

5.3.1 Generazione dell’input sintetico

Gli abachi presentati nel Capitolo 3 (§3.4), permettono, nota l’altezza di caduta ed il raggio del
grave impattante sullo strato ammortizzante, di determinare i parametri necessari alla
descrizione dell’andamento temporale della forza d’impatto, già definita sinteticamente all’interno
del Capitolo 3, qui di seguito riportato:

⎧ FMAX
⎪F = t se 0 ≤ t<T1
T1
⎪ 149
⎪F = FMAX se T1 ≤ t < T2
⎪⎪ α
⎨F ⎛T ⎞ [48]
= FMAX ⋅ ⎜ 2 ⎟ se T2 ≤ t < T3
⎪ ⎝ t ⎠
⎪ α
⎪ ⎛T ⎞ ⎛ T −t ⎞
⎪F = FMAX ⋅ ⎜ 2 ⎟ ⋅ ⎜ 4 ⎟ se T3 ≤ t < T4
⎩⎪ ⎝ T3 ⎠ ⎝ T4 − T3 ⎠

forza d'impatto

FMAX

tempo
T1 T2 T3 T4

[49]

Figura 5.14 : andamento temporale della forza d’impatto discretizzata sinteticamente tramite i
parametri T1, T2, T3, T4 ed α
5
Facendo riferimento alla Prova 9, caratterizzata da un’altezza di caduta pari a 44.8 m e raggio
del grave 0.45 m, è possibile stimare i valori dei tempi Ti e del parametro α, utilizzando gli abachi
progettuali definiti nel Capitolo 3 e qui di seguito riportati (Figura 5.15).

0.016 0.03
5m 5m
0.0275
10 m 10 m
0.014
25 m 0.025 25 m
50 m 50 m
0.012 75 m 0.0225 75 m
100 m 100 m
0.02
0.01
0.0175
T1 (s)

T2 (s)
0.008 0.015
0.00954
0.0125
0.006
0.005671 0.01

0.004 0.0075

0.005
0.002
0.0025
0.45 0.45
0 0
0.3 0.5 0.7 0.9 0.3 0.5 0.7 0.9
0.2 0.4 0.6 0.8 1 0.2 0.4 0.6 0.8 1
r (m) r (m)

(a) (b)
0.1 0.1
5m
0.09 10 m 0.09
25 m
0.08 50 m 0.08
75 m
0.07 0.07
100 m

0.06 0.06
0.051651
T4 (s)

150
T3 (s)

0.05 0.05

0.047549
0.04 0.04
Tempo T4
0.03 0.03 5m
10 m
0.02 0.02 25 m
50 m
0.01 0.01 75 m
0.45 0.45
100 m
0 0
0.3 0.5 0.7 0.9 0.3 0.5 0.7 0.9
0.2 0.4 0.6 0.8 1 0.2 0.4 0.6 0.8 1
r (m) r (m)

(c) (d)
2.5

2.25

1.75

1.5 1.64
α (-)

1.25

0.75

0.5

0.25
0.45
0
0.3 0.5 0.7 0.9
0.2 0.4 0.6 0.8 1
raggio (m)

(e)

Figura 5.15 : abachi per la determinazione di T1, T2, T3, T4 ed α (R=0.45 m; H=44.8 m)
Risposta dinamica della struttura

Il massimo valore della forza d’impatto FMAX è invece ottenibile applicando la relazione [22] del
Capitolo 3 ovvero:

⎧ ⎛ E ⎞
n 0.5676
⎪ FMAX = F0 ⋅ ⎜ ⎟ = 773.01 kN ⋅ ⎛⎜
373.56 kJ ⎞
⎟ = 1651.16 kN
⎪ ⎝ E0 ⎠ ⎝ 98.1 kJ ⎠
⎨ [49]
⎪ m
⎪ E = mgH = 850 kg ⋅ 9.81 2 ⋅ 44.8 m = 373.56 kJ
⎩ s

nella quale F0 ed n sono due parametri ricavabili direttamente dagli abachi di Figura 5.16a e b,
noto il valore del raggio R del grave.

0.8 1600

0.7 1400

0.6 1200

0.5676
0.5 1000
F0 (kN)
n (-)

0.4 800

773.01
0.3 600

0.2 400

0.1 200
0.45 0.45

151
0 0
0.3 0.5 0.7 0.9 0.3 0.5 0.7 0.9
0.2 0.4 0.6 0.8 1 0.2 0.4 0.6 0.8 1
R (m) R (m)

(a) (b)

Figura 5.16 : abachi per la determinazione di n ed F0 (R=0.45 m)

I valori così ottenuti riepilogati in Tabella 5.2.

Dati input sintetico PROVA 9


T1 (s) 0.005671
T2 (s) 0.00954
T3 (s) 0.047549
T4 (s) 0.051651
α (-) 1.64
F0 (kN) 773.01
n (-) 0.5676
E0 (kJ) 98.1
FMAX (kN) 1651.16

Tabella 5.2 : valori dei parametri e della massima forza d’impatto per l’input sintetico della Prova 9
(H=44.8 m-R=0.45 m)
5
In Figura 5.17a viene mostrato l’input sintetico corrispondente ai parametri di Tabella 5.2; la
Figura 5.17b riporta invece, allo scopo di confrontarla con la precedente, la forza d’impatto
ottenuta utilizzando il codice BIMPAM per simulare l’impatto numero 9. La differenza del valor
massimo della forza stimata utilizzando direttamente il programma di calcolo BIMPAM e gli
abachi sintetici, è dovuto unicamente al fatto che questi ultimi sono stati ricavati imponendo una
densità del grave pari a quello delle rocce (ρ  2.5 t/m3); al contrario, il blocco utilizzato a
Listolade contiene un foro per l’alloggiamento degli accelerometri e quindi è equivalente ad un
blocco sferico di densità inferiore. Il valore di F0 di Figura 5.16b andrebbe corretto per tener
conto della sua dipendenza dalla densità equivalente del blocco. Tale aspetto è stato trascurato
in quanto peculiare del masso di prova utilizzato per l’esecuzione della campagna sperimentale.

2000 2000
input sintetico - Prova 9 BIMPAM - Prova 9
1800 1800

1600 1600

1400 1400
forza d'impatto (kN)

forza d'impatto (kN)

1200 1200

1000 1000

800 800

600 600

400 400

200 200

152 0
0.01 0.03 0.05
0
0.01 0.03 0.05
0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)

Figura 5.17 : input sintetico (a), modello BIMPAM (b) (Prova 9)

Gli effetti delle semplificazioni introdotte nella definizione dell’input sintetico e delle, seppur
limitate, differenze tra i due andamenti di Figura 5.17 saranno discussi in Appendice.

5.3.2 Generazione dell’output sintetico

Seguendo l’approccio introdotto nel §4.2, per elaborare un output sintetico che possa essere
utilizzato per studiare la risposta dinamica della struttura, è necessario definire un andamento
spazio-temporale dell’onda di sforzo agente sull’estradosso della struttura di protezione. A tal
fine è necessario conoscere:

• lo sforzo massimo σMAX(r=0) agente in corrispondenza della verticale del punto d’impatto
(punto A, Figura 5.18). Nel seguito indicheremo tale sforzo come σMAX(A);

• la distribuzione spaziale di σMAX(r) in funzione della distanza radiale r dal punto A, ed in


particolare nei punti ove la successiva analisi numerica, in funzione della tipologia di mesh
adottata, richiede la definizione delle condizioni di carico;
Risposta dinamica della struttura

• l’andamento temporale del parametro adimensionale σ(r,t)/σMAX(r) nei punti della soletta di
cui sopra.

strato ammortizzante O

d5
h=2 m
d4
d3
d1 d
estradosso 2
della struttura
A B C D E
soletta

r3=1.3764 m r4=2.6125 m
r1=0.1081 m
r2=0.4677 m

Figura 5.18 : punti notevoli per la determinazione dell’onda spazio-temporale


di sforzo all’estradosso della soletta in vista dell’analisi numerica

153

5.3.2.1 Determinazione del massimo valore di sforzo all’estradosso sotto il


punto d’impatto (punto A)
Lo sforzo σMAX(A) deve essere determinato nel modo seguente:

σ MAX ( A) = σ MAX ( O ) ⋅ fd ⋅ f g [50]

ove σMAX(O) è il massimo sforzo nominale agente all’interfaccia tra il blocco e lo strato di terreno
(punto O di Figura 5.18), mentre fg, ed fd sono rispettivamente i fattori di amplificazione
geometrico e dinamico (vedi §4.2).
Lo sforzo σMAX(O) è valutato attraverso la seguente relazione:

⎛ F (t ) ⎞ ⎛ F (t ) ⎞
σ MAX ( O ) = max ⎜⎜ ⎟⎟ = max ⎜⎜ 2 ⎟⎟ [51]
⎝ A (t ) ⎠ ⎝ π a (t ) ⎠

ove F(t) è la forza d’impatto (“input sintetico”, [48]), A(t) è l’area dell’impronta di carico, mentre
a(t) ne indica il raggio.
Data la forma dell’input sintetico (Figura 5.17a), osserviamo preliminarmente che lo sforzo
nominale di contatto non può che diminuire a partire da t=T1, in quanto per tempi maggiori F(t) si
mantiene costante (T1<t<T2) oppure diminuisce, mentre l’affondamento del blocco continua a
crescere.
Restringendo pertanto l’analisi a t < T1 si ha:
5
FMAX
F (t ) = − t. [52]
T1

Tra la decelerazione del blocco e la forza d’impatto vale la relazione seguente, che traduce
l’equilibrio dinamico del blocco durante la fase di impatto (trascurando il peso proprio del blocco
stesso):

y ( t ) = F ( t ) m [53]

in cui m è la massa del blocco.


Integrando tale decelerazione si ottiene:

1 FMAX 2
y ( t ) = y 0 − t
2 T1 ⋅ m
[54]
1 FMAX 3
y ( t ) = y 0 ⋅ t − t
6 T1 ⋅ m

in cui y 0 è la velocità del blocco al momento dell’impatto.


Tenendo conto della relazione geometrica che intercorre tra l’affondamento del blocco y ed il
raggio dell’impronta di carico (vedi Figura 3.1, Capitolo 3):

154 a ( t ) = y ( t ) ⋅ ( 2R − y ( t ) ) , [55]

si ottiene la seguente espressione per la sforzo nominale di contatto:

FMAX
t
T1
σ (O ) = . [56]
⎡⎛ 1 FMAX 3 ⎞ ⎛ 1 FMAX 3 ⎞ ⎤
π ⎢⎜ y 0 ⋅ t − t ⎟ ⋅ ⎜ 2 R − y 0 ⋅ t − t ⎟⎥
⎣⎝ 6 T1 ⋅ m ⎠ ⎝ 6 T1 ⋅ m ⎠ ⎦

Si noti per inciso che per t tendente a zero, lo sforzo tende ad un valore finito, ottenuto
trascurando nell’equazione precedente gli infinitesimi di ordine superiore al primo:

FMAX
σ [ t = 0] ( O ) = . [57]
2π ⋅ R ⋅ T1 ⋅ y 0

In Figura 5.19 mostriamo, con riferimento alla simulazione della prova numero 9, la forza
d’impatto (input sintetico), l’affondamento del blocco e lo sforzo nominale di contatto così come
ottenuti seguendo il procedimento qui descritto (equazioni [54] e [56]).
Il massimo valore dello sforzo di contatto vale in questo caso è pari a 4456.57 kPa e si registra
per t=T1; l’affondamento corrispondente è pari a y =16 cm, mentre il raggio dell’area di contatto
è pari a a =0.343 m.
Risposta dinamica della struttura

Facendo riferimento ai risultati presentati in Figura 5.19b, notiamo come l’affondamento sia
pressoché lineare per t < T1. Le [54] e [56] possono pertanto essere semplificate come segue:

y ( t )  y 0 ⋅ t
FMAX [58]
σ (O ) 
π ⋅ T1 ⋅ y 0 ( 2 R − y 0 ⋅ t )

da cui si ottiene σMAX(O)=4273.2 kPa, valore questo solo leggermente sottostimato rispetto a
quello valutato precedentemente.

2000 0.3 5000


PROVA 9 PROVA 9
1800 sintetico sintetico 4500
FMAX,sintetico 0.25 y*sintetico
1600 4000

1400 3500
0.2
1200 3000

σIN (kPa)
F (kN)

y (m)

1000 0.15 2500

800 2000
0.1
600 1500

400 1000
0.05 PROVA 9
200 500 sintetico
σ*IN,sintetico
0 0 0
0.001 0.003 0.005 0.007 0.009 0.001 0.003 0.005 0.007 0.009 0.001 0.003 0.005 0.007 0.009
0 0.002 0.004 0.006 0.008 0.01 0 0.002 0.004 0.006 0.008 0.01 0 0.002 0.004 0.006 0.008 0.01
t (s) t (s) t (s)

(a) (b) (c)

155
Figura 5.19 : input sintetico (a), penetrazione del blocco (b) e sforzo nominale all’interfaccia tra il blocco
ed il terreno (c). Il punto indica l’istante t=T1 in cui si raggiunge il massimo valore dello sforzo nominale

Una volta noto σMAX(O), si valuta σMAX(A), applicando l’equazione [50]. Il fattore geometrico
presente nella [50] è calcolato attraverso la [9] del Capitolo 4 (vedi §4.2):

3/ 2 3/ 2
⎛ 1 ⎞ ⎛ 1 ⎞
fg = 1− ⎜ ⎟ = 1− ⎜ ⎟ = 0.042649 . [59]
⎜ 1 + ( a / h )2 ⎟ ⎜ 1 + ( 0.343 / 2 )2 ⎟
⎝ ⎠ ⎝ ⎠

Dall’abaco di Figura 5.20 (vedi §4.2) si valuta invece il fattore di amplificazione dinamica fd, che
in questo caso è pari a circa 3.7 (R=0.45 m, H=44.8 m, spessore del terreno h=2 m).
Sostituendo i valori così ottenuti nella [50], si ottiene il seguente valore di sforzo massimo nel
punto A:

σ MAX ( A) = σ MAX ( O ) ⋅ f d ⋅ f g = 4456.57 kPa ⋅ 3.69 ⋅ 0.042649 = 701.37 kPa .


[60]
5
4
3.69

3.5

fattore di amplificazione dinamico fd (-)


3

2.5

1.5

0.5 R=0.45 m
44.8 R=0.75 m
0
20 60 100
0 40 80 120
altezza di caduta (m)

Figura 5.20 : fattore di amplificazione dinamica (caso h=2 m)

5.3.2.2 Valutazione dei massimi valori di sforzo all’estradosso: distribuzione


spaziale
Al variare della distanza dal punto A, il massimo valore di sforzo σMAX(r) può essere ottenuto a
partire da σMAX(A) utilizzando il grafico di Figura 5.21, che rappresenta la soluzione analitica del
156
problema di Boussinesq (§4.1). In particolare, la mesh che sarà utilizzata nel già citato codice di
calcolo GeoELSE per la simulazione numerica del comportamento strutturale (§5.3.3), richiede la
definizione degli sforzi nei punti B, C, D ed E di Figura 5.18.

1
0.991 simulazione
0.85 0.9 numerica statica

0.8

0.7
σ(x,t)/σMAX(x) (-)

0.6

0.5

0.4

0.3

0.2

0.25
0.1
0.02
0
50 150 250 350
0 100 200 300 400
46.77 ri (cm)
10.81 261.25
137.64

Figura 5.21 : andamento dello sforzo adimensionalizzato σADIM rispetto al valore σMAX(A), al variare
della distanza ri dal punto A di Figura 5.18; soluzione elastica
Risposta dinamica della struttura

I valori calcolati con riferimento al caso in esame sono riportati in Tabella 5.3.

Punto all’estradosso Distanza radiale da A Sforzo adimensionalizzato Sforzo massimo


ri (cm) σ(ri,t) /σMAX(ri) (-) σMAX(ri) (kPa)
B 10.81 0.991 695.06
C 46.77 0.85 596.16
D 137.64 0.25 175.34
E 261.24 0.02 14.03

Tabella 5.3 : valori di sforzo massimo nei punti B, C, D, ed E all’estradosso

5.3.2.3 Determinazione dell’andamento temporale dello sforzo verticale


Seguendo le indicazioni fornite nel §4.3, la durata dell’onda di pressione viene stimata sulla base
della forma della sollecitazione applicata in superficie. Di conseguenza, l’andamento nel tempo
dello sforzo verticale è definito sinteticamente a partire dall’input, tramite le equazioni [62] e
[63] (Figura 5.22). Si noti che il tempo d’arrivo dell’onda di pressione è funzione della
distanza, di, dal punto d’impatto (vedi Figura 5.18) e della velocità di propagazione delle onde di
compressione nello strato ammortizzante. Nel caso in esame, i dati sperimentali indicano una
velocità di propagazione pari a circa 300 m/s. In generale, la velocità può essere stimata note le
proprietà elastiche ( E e ν) e la densità (ρ) del materiale:

157
E 1 −ν
c= ⋅ [61]
ρ (1 − 2ν ) ⋅ (1 +ν )

Si rimanda a questo proposito al Capitolo 4 - Appendice G “Definizione della stratigrafia”.

Sforzo verticale sotto il punto d'impatto


⎧T1* = tarr + T1

sintetico

[62] ⎨T2* = 2.2 ⋅ T2


⎪ *
⎩T4 = 0.8 ⋅ (tarr + T4 )
T* T*
1 2
sforzo verticale (kPa)

⎧σ ( ri ) = 0 se t < t ARR ( di ) σ ( ri )

⎪σ ( ri ) = α * ( t − t ARR ( di ) ) se t ARR ( di ) ≤ t < T1*σ


[63] ⎨σ ( ri ) = σ MAX ( ri ) se T1* ≤ t < T2*σ ( ri ) =

(
⎪σ ( ri ) = β t − T4
*
) se T2* ≤ t < T4*σ ( ri ) =
tarr α β T* ⎪
⎪⎩σ ( ri ) = 0 se t ≥ T4*σ ( ri ) = 0
4

tempo (s)
[62][63]

Figura 5.22 : andamento qualitativo dell’output sintetico per un generico punto posto ad una distanza ri
da A
5
I valori dei tempi tARR d’arrivo calcolati relativamente ai punti di riferimento per il caso in esame
sono riportati in Tabella 5.4.

Punto Distanza dal


Tempi di arrivo
all’estradosso punto O
di (m) tARR(di) (10-3 s)
A 2 6.5
B 2.003 6.509
C 2.054 6.675
D 2.428 7.891
E 3.29 10.693

Tabella 5.4 : tempi di arrivo stimati per la Prova 9

Da questi è possibile calcolare i valori dei tempi Ti* e dei parametri α∗ e β, attraverso l'uso delle
relazioni [62] ottenendo finalmente le distribuzioni spazio-temporali degli sforzi all’estradosso
della soletta nei diversi punti di coordinata ri (Figura 5.23).

Punto all’estradosso T1*(s) T2*(s) T4*(s) α∗ (−) β (−)


A 0.012171 0.022081 0.046521 123676.6 -28698.3
158 B 0.01218 0.022081 0.0465281 122563.5 -28431.2
C 0.012346 0.022081 0.0466611 105125.1 -24254.3
D 0.013561 0.022081 0.0476331 30919.1 -6862.2
E 0.016364 0.022081 0.0498751 2473.5 -504.7

Tabella 5.5 : valori dei tempi Ti* e dei parametri α∗ e β per la Prova 9

800
Input Sintetico
A - r i=0 cm
700
B - r i=10.81 cm
C - r i=46.77 cm
600
sforzo all'estradosso (kPa)

D - r i=137.64 cm
E - r i=261.25 cm
500

400

300

200

100

0
0.01 0.03 0.05
0 0.02 0.04 0.06
tempo (s)

Figura 5.23 : andamento temporale dello sforzo all’estradosso della struttura nei cinque punti
d’interesse
Risposta dinamica della struttura

5.3.3 Modello di calcolo

Come già anticipato, l’analisi dinamica della struttura è stata effettuata utilizzando il programma
di calcolo agli Elementi Spettrali GeoELSE, alla cui descrizione è dedicato l’Appendice G nel
Capitolo 4.
Nel seguito riassumiamo le principali ipotesi, ispirate dalle evidenze sperimentali riportate nel
§5.2, che stanno alla base della definizione del modello numerico:

• l’analisi è limitata alla copertura, dato che la struttura di sostegno della stessa (muro a
monte ed arcate a valle), ha rigidezza sufficientemente elevata da far sì che la si possa
ritenere un vincolo rigido;

• la copertura è considerata come semplicemente appoggiata sulla struttura di sostegno. Una


serie preliminare di analisi numeriche, in cui i bordi sono stati ipotizzati incastrati, hanno
dato risultati molto simili;

• la copertura, costituita da una serie di travi prefabbricate in CAP disposte trasversalmente


all’asse della galleria e da una soletta di continuità in CA, è modellata come una piastra
elastica ortotropa (vedi §5.2.2 e §5.2.3 e Figura 5.24a e b);

• data l’incertezza circa il grado di solidarietà tra il terreno e la soletta stessa (vedi §5.2.4),
sono state svolte due analisi separate (con e senza collaborazione della massa del terreno).

Lo schema del modello ed una vista della mesh adottata sono riportati in Figura 5.24a e in Figura
5.25, rispettivamente. 159

11.7 m

Y
X

0.7 m
100 m

(a)
(b)

Figura 5.24 : (a) schematizzazione a piastra (non in scala) e (b) vista laterale della galleria di Listolade
(si noti la disposizione trasversale delle travi e la presenza della soletta di continuità)

Figura 5.25 : vista 3D della mesh GeoELSE, in cui si nota l’infittimento nella zona ove viene simulato
l’impatto (prova 9)
5
In pianta, il modello numerico della piastra è caratterizzato dalle effettive misure della copertura
della galleria (100 m di lunghezza per 11.7 m di larghezza) ed è costituita da un materiale
elastico ortotropo. Questa scelta si è resa necessaria per riprodurre il comportamento
marcatamente ortotropo della copertura, senza dover ricorrere alla modellazione di dettaglio di
tutti gli elementi strutturali che la compongono (travi trasversali in CAP e soletta di copertura in
CA). I parametri costitutivi del modello elastico ortotropo sono riportati in Tabella 5.6, ove si fa
riferimento alla terna d’assi cartesiani di Figura 5.24. Per quanto riguarda le direzioni y e z, si è
utilizzato direttamente il valore medio del modulo di Young del calcestruzzo di cui è costituita la
struttura (valutato grazie ad una serie di misure ultrasoniche in sito). I valori dei rimanenti moduli
(in particolare Ex ), della densità del materiale (pari a 1567 kg/m3) e dello spessore (pari a 0.7
m), sono stati calcolati in modo che la piastra abbia la stessa rigidezza flessionale e la stessa
massa della copertura della galleria. Su ciò che concerne i dettagli strutturali relativi alla piastra
di copertura si rimanda all’Appendice C del Capitolo 1.

Modulo di
Modulo elastico Modulo di taglio
Poisson
E [GPa] G [GPa] ν [-]
Ex 2.308 Gxy 5
Ey 30 Gxz 12 0.25
Ez 30 Gyz 12

160
Tabella 5.6 : parametri costitutivi elastici

5.3.4 Risultati

In Figura 5.26 mostriamo il confronto tra i risultati sperimentali e quelli delle due simulazioni
numeriche precedentemente descritte (con e senza collaborazione da parte della massa del
terreno).
Notiamo innanzitutto la netta differenza tra le due simulazioni, in particolare per quanto riguarda
il periodo di oscillazione della struttura.
La prima fase dell’inflessione, all’incirca fino al raggiungimento della massima freccia, viene
riprodotta molto bene qualora non si tenga conto della massa del terreno. Al contrario, la
successiva fase in cui la copertura “risale” verso la posizione indeformata, è molto meglio
riprodotta nel caso in cui si consideri il terreno come collaborante. In altri termini, mentre nessuna
delle due simulazioni è in grado di cogliere individualmente l’andamento temporale
marcatamente asimmetrico della freccia, la loro combinazione fornisce un’ottima stima del
comportamento della struttura.
Questo risultato trova una giustificazione nei riscontri sperimentali (§5.2.4), i quali mostrano
chiaramente che nella prima fase dell’impatto la copertura subisce una violenta accelerazione
verso il basso, tale da provocare il temporaneo distacco del terreno.
Dal punto di vista quantitativo, ed ai fini del calcolo strutturale, è comunque importante
sottolineare che, a seconda delle ipotesi fatte, si ottiene una stima per eccesso (massa non
collaborante) o per difetto (massa collaborante) della massima inflessione della copertura.
Risposta dinamica della struttura

Simulazione numerica-GeoELSE
PROVA9
dati sperimentali-accelerometro 5307
input sintetico-massa non collaborante
ρ=1567 kg/m3
input sintetico-massa collaborante
ρ=7088 kg/m3
-4

-3

-2

-1
cedimento (mm)

6
0.01 0.03 0.05 0.07 0.09
0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1
tempo (s)

Figura 5.26 : confronto tra dati sperimentali (curva continua nera) e simulazioni numeriche (curva
tratteggiata: massa del terreno collaborante, curva tratto-punto: massa del terreno non collaborante)

161

Figura 5.27 : vista 3D della deformata della struttura all’istante temporale


in cui si verifica la freccia massima

Per completare la presentazione dei risultati, in Figura 5.28 e in Figura 5.29 è illustrata
l’evoluzione temporale della deformata della piastra. Si è scelto di rappresentare una vista
tridimensionale della struttura corrispondente all’istante di spostamento massimo (Figura 5.27), e
due viste, laterale (piano XZ) e frontale (piano YZ), al procedere del tempo.
I risultati numerici confermano le osservazioni sperimentali (§5.2.2 e §5.2.3) ed in particolare
permettono di visualizzare chiaramente il fenomeno della propagazione dell’onda d’inflessione
lungo l’asse longitudinale della galleria, così come mettono in luce gli effetti dell’ortotropia della
piastra.
5

(1) (7)

(2) (8)

(3) (9)
162

(4) (10)

(5) (11)

(6) (12)

Figura 5.28 : andamento temporale della deformata (massa del terreno non collaborante); piano XZ
(vista laterale di Figura 5.27)-zoom della zona d’impatto
Risposta dinamica della struttura

(1) (7)

(2) (8)

(3) (9)

163

(4) (10)

(5) (11)

(6) (12)

Figura 5.29 : andamento temporale della deformata (massa del terreno non collaborante); piano YZ
(vista frontale di Figura 5.27)
5
5.4 Analisi numerica di galleria a mensola
In questo paragrafo mostriamo un esempio di analisi dinamica di una struttura avente una
tipologia diversa rispetto al classico schema a portale sin qui considerato, formata da elementi
prefabbricati che costituiscono una mensola. In Figura 5.30 è riportato, quale esempio, la galleria
paramassi attualmente in costruzione in località Ponte del Cristo (S.R. 203 Agordina km 22).

Figura 5.30 : galleria paramassi in costruzione lungo la S.R. 203 Agordina (BL)

164

L'analisi verrà effettuata mediante il programma numerico agli elementi finiti SAP2000, molto
diffuso in ambito professionale, e sarà limitata al caso elastico lineare. In questo caso
mostreremo unicamente i risultati della analisi della struttura, tralasciando di descrivere passo-
passo la procedura che porta alla determinazione della sollecitazione impulsiva in funzione
dell’impatto di progetto. Ricordiamo infatti che, adottando un approccio disaccoppiato, la
valutazione delle sollecitazioni sulla struttura prescinde dal comportamento della struttura stessa,
e può pertanto essere svolta in maniera del tutto analoga a quanto mostrato con riferimento alla
struttura a portale (§5.3.1 e §5.3.2).

5.4.1 Descrizione della struttura

Il modello della galleria adottato ha una lunghezza totale pari a 85 m ed è costituita da


sessantotto moduli prefabbricati giustapposti. La luce netta dell'elemento a sbalzo misura 8.34
m, e sovrasta di 5.18 m la sede stradale. Il singolo elemento prefabbricato è costituito a sua volta
da tre corpi scatolari in calcestruzzo armato, aventi larghezza di 1.25 m e collegati tra loro tramite
barre in acciaio che formano l'armatura principale della struttura (Figura 5.31). I moduli sono
riempiti in fase di messa in opera con polistirolo (sezione A-A), calcestruzzo (sezione B-B) ed
inerte (sezione C-C). La staticità del manufatto è garantita da una serie di tiranti che vincolano la
struttura alla parete retrostante e dalle fondazioni gettate in opera. Al termine della fase di messa
in opera degli elementi prefabbricati, si procede al getto di una soletta di copertura in CA.
Quest’ultima ha la funzione di completare e solidarizzare gli elementi scatolari, dando vita ad una
struttura caratterizzata da una notevole rigidezza e dalla capacità di distribuire i carichi lungo la
Rispo
osta dinamica dellla struttura

direzzione longitudinale
e (vedi §5.4.3). La
a costruzione dell’o
opera è completata dalla tesatura dii una
secoonda serie di tiraanti che vincolano o direttamente la soletta alla pareete retrostante, e dal
posizionamento dello strato di terreno ammortizzante a prrotezione della solletta stessa.

Figu
ura 5.31 : schema geometrico
g di un mo
odulo prefabbricato
o e della soletta di copertura (misure in
n cm)

165
5.4.2 Modellaazione agli elemeenti finiti della galleria

Com me anticipato nell'iintroduzione, la modellazione


m ad ellementi finiti dell'oopera è stata eseg guita
med diante il codice di calcolo
c ad Elemen nti Finiti SAP2000 0, al cui manuale utente
u rimandiamo o per
inforrmazioni più apprrofondite. Il mode ello è stato costruito partendo dallla riproduzione di d un
singolo modulo prefab bbricato in tutte le sue parti tramite elementi
e po shell a quattro nodi
finiti di tip
(Figuura 5.32a). Il mo odello della gallerria completa, cosstituita da sessan ntotto moduli per una
lungghezza totale pa ari a 85 m, è stato ottenuto accostando a e vin ncolando fra di loro
oppo ortunamente i mo oduli così come mostrato
m in Figura
a 5.32b. Le carattteristiche meccan niche
intro
odotte per descrivvere il comportame ento del calcestru uzzo (elastico line eare ed isotropo) e gli
spesssori assegnati aglia elementi she ell sono mostratti in Tabella 5.7 7 ed in Tabella 5.8,
rispeettivamente.

(a) (b)

Figura 5.3
32 : modello FE dell singolo modulo (a)) e della galleria completa (b)
5
Caratteristich
he meccaniche del calcestruzzo
3
Pe ume γ (kN/m )
eso per unità di volu 25
Modulo elastico E(GPa) 25
Modulo di Poissson ν (-) 5
0.25

Tabella 5.7 : carattteristiche meccanich


he del calcestruzzo
o

Sezione S
Spessore (cm)
Costole 18.5
Copertura supe
eriore 25
Le
embo estremo della
a mensola 10
Setti (giunti di sigiillatura) 17
Piastra inferiore degli elementi 14

Tabella 5.8 : spessore degli elementi shell

I tira
anti sono stati rap
ppresentati tramitee l'utilizzo di molle
e, posizionate com me mostrato in Figura
5.31. La rigidezza dei tiranti è stata valu
utata sulla base deelle proprietà dei tiranti stessi second
do la
166 mula: KT= E ·A/L, ovve A è la sezione del trefolo, E il mo
form odulo elastico dell’’acciaio armonico ed L
è la lunghezza libera a del trefolo stessso. Ponendo A=9 973 mm2, E =200 GPa, ed L=15 m, m si
ottie
ene: KT=12.973 kN N/m. Il vincolo cosstituito dalla parete
e retrostante e da al riempimento a tergo
t
viene simulato median nte l'utilizzo di ele
ementi “gap”, ossia
a di particolari elementi di collegammento
che riproducono un appoggio
a monolateero. I “gap” sono stati
s posizionati lu
ungo i contorni ind
dicati
con linea a doppio trratteggio di Figura a 5.31. Nei calco
oli, oltre al peso proprio
p degli elem
menti
prefa abbricati e della soletta
s in CA, son no introdotti come
e carichi distribuiti il peso del terren
no di
cope ertura (P1), del rieempimento in CLS S dei moduli scatoolari (P2), così comme mostrato in Figura
5.333. e la spinta del terreno di riempim mento (P3) a terggo della mensola (per semplicità, vienev
utilizzzato il valore della
a spinta a riposo).

Figura 5.33 : sche


ema dei carichi statici (misure in cm)
Rispo
osta dinamica dellla struttura

5.4.3 Risultati dell'analisi dinamica della struttura sottoposta ad impatto

Nel seguito mostrere emo i risultati numerici ottenuti simulando l’impa


atto caratterizzato
o dai
ametri di Tabella 5.9:
para

Cara
atteristiche dell’im
mpatto
Massa del blo
occo (kg) 10000
Altezza di caduta (m) 40
patto (kJ)
Energia d’imp 3924

Tabella 5.9 : parametri delll’impatto utilizzato per


p la simulazione numerica
n

I ca
arichi dinamici legati all'impatto di d un blocco in roccia sono statii stimati attraversso il
proccedimento propostto nel corso dei prrecedenti capitoli, considerando uno o strato ammortizzzante
grannulare piano che abbia
a spessore di 1.5
1 m e che si trovvi in condizioni scio olte. Il punto di imppatto
è sittuato nella sezione centrale della galleria
g ad una disstanza di circa 3.55 m dall'estremo libero
della
a mensola. Nel se eguito verranno mo ostrati i risultati di due separate anaalisi: nella prima viene
v
moddellata l’intera galle
eria (sessantotto moduli);
m nella seco onda si prenderà in considerazione e una
galle
eria di ridotta esstensione (compossta da soli cinqu ue moduli per co omplessivi 6.25 m di
lung
ghezza). In questo o modo metterem mo in evidenza l'importanza della tridimensionalità della d
galle
eria, che viene sfruuttata grazie alla notevole
n rigidezza flessionale della soletta
s di copertura
a. 167
In paarticolare commen nteremo i risultati concernenti gli sp postamenti vertica
ali di diversi punti della
d
mennsola, al variare della
d distanza D dald punto A di Figura 5.34. I valo ori in esame verra anno
mosstrati per diverse e sezioni della galleria,
g caratterizzzate dalla distanza dy lungo l'a asse
long
gitudinale rispetto al
a punto d’impatto..

Fig
gura 5.34 : schema del sistema di riferrimento locale adotttato
e della sezione di calcolo delle azioni
a interne

In Figura
F 5.35 è illusstrato l'andamento o dello spostamen nto verticale dei punti
p della mensoola in
funzzione del tempo, inn corrispondenza di d quattro diverse sezioni della galle
eria (galleria comp
pleta,
sesssantotto moduli). Come
C atteso, la massima freccia vieene registrata alla mezzeria dell'opera, e
5
cioè in corrispondenza del punto d’impatto. L’aspetto di maggior interesse è dato dal fatto che la
freccia si mantiene su valori confrontabili con il massimo anche spostandosi di parecchi metri
longitudinalmente. Inoltre, misurando il ritardo con cui gli effetti dell’impatto si trasmettono
longitudinalmente, si ottiene una velocità di propagazione dell’ordine di 600 m/s.

4 4

3 3

2 2

1 1
spostamento verticale (cm)

spostamento verticale (cm)


0 0

-1 -1

-2 dy = 0.00 m -2 dy = 10.00 m
D = 8.75 m D = 8.75 m
-3 -3
D = 7.50 m D = 7.50 m
-4 D = 6.25 m -4 D = 6.25 m
D = 5.00 m D = 5.00 m
-5 -5
D = 3.75 m D = 3.75 m
-6 D = 2.50 m -6 D = 2.50 m
D = 1.25 m D = 1.25 m
-7 D = 0.00 m -7 D = 0.00 m
-8 -8
0.1 0.3 0.5 0.7 0.9 0.1 0.3 0.5 0.7 0.9
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)
4 4

3 3

2 2

1 1
spostamento verticale (cm)

spostamento verticale (cm)

168 0 0

-1 -1

-2 dy = 20.00 m -2 dy = 30.00 m
D = 8.75 m D = 8.75 m
-3 -3
D = 7.50 m D = 7.50 m
-4 D = 6.25 m -4 D = 6.25 m
D = 5.00 m D = 5.00 m
-5 -5
D = 3.75 m D = 3.75 m
-6 D = 2.50 m -6 D = 2.50 m
D = 1.25 m D = 1.25 m
-7 -7 D = 0.00 m
D = 0.00 m
-8 -8
0.1 0.3 0.5 0.7 0.9 0.1 0.3 0.5 0.7 0.9
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
tempo (s) tempo (s)
(c) (d)

Figura 5.35 : spostamenti in direzione verticale in funzione del tempo, per diverse sezioni della galleria:
dy=0 m (a), dy=10 m (b) dy=20 m (c) dy=30 m (d)

Questi due risultati stanno ad indicare il fatto che la struttura, grazie alla rigidezza conferita dalla
piastra di copertura, è in grado di distribuire la risposta strutturale chiamando a collaborare
un’ampia porzione della galleria. Questa osservazione è confermata dai dati riportati in Figura
5.36 ove è illustrata la deformata del lembo estremo della mensola, in tre differenti istanti di
tempo. Il massimo valore della freccia verticale viene registrato per t=0.08 s, istante in cui la
deformata si è propagata longitudinalmente per più di 20 m.
Risposta dinamica della struttura

spostamento verticale (cm)


0

-1

-2

-3

-4

-5
Deformata della galleria
-6 t = 0.04 s
-7
t = 0.08 s
t = 0.12 s
-8
5 15 25 35
0 10 20 30 40
distanza longitudinale (m)

Figura 5.36 : deformata del lembo estremo della mensola, in tre differenti istanti di tempo

Il comportamento qui descritto è completamente differente rispetto a quello osservato nel caso
della galleria a portale, ove la marcata ortotropia strutturale della copertura tendeva a
concentrare la risposta dinamica in una zona longitudinalmente poco estesa, esaltando il
comportamento a trave degli elementi trasversali.
Ad ulteriore conferma del ruolo giocato dall’estensione tridimensionale della galleria, mostriamo
ora i risultati che sono stati ottenuti nel caso in cui si prenda in considerazione una galleria di 169
limitata estensione, costituita da soli cinque moduli. In Figura 5.37 è illustrato l'andamento dello
spostamento verticale in corrispondenza del modulo centrale (ove ha luogo l’impatto) della
galleria ridotta, da cui si nota che, rispetto all’analisi precedente, la freccia massima è circa
triplicata. Analoghe conclusioni possono essere tratte dal confronto tra le azioni nei tiranti che
risultano addirittura quadruplicate nel caso della galleria di estensione ridotta.

20

15

10
spostamento verticale (cm)

5 dy = 0.00 m
D = 8.75 m
0 D = 7.50 m
D = 6.25 m
-5 D = 5.00 m
D = 3.75 m
-10 D = 2.50 m
D = 1.25 m
-15
D = 0.00 m

-20

-25

-30
0.025 0.075 0.125 0.175 0.225
0 0.05 0.1 0.15 0.2 0.25
tempo (s)

Figura 5.37 : spostamenti in direzione verticale in funzione del tempo (modulo centrale, galleria
composta da cinque moduli)
5
400 400
Tiranti Tiranti
dy = 40.00 m dy = 0.00 m
350 dy = 30.00 m 350
dy = 20.00 m
dy = 10.00 m
dy = 0.00 m
300 300
carico tirante (kN/m)

250 250

carico tirante (kN/m)


200 200

150 150

100 100

50 50

0 0
0.1 0.3 0.5 0.7 0.9 0.025 0.075 0.125 0.175 0.225
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 0 0.05 0.1 0.15 0.2 0.25
tempo (s) tempo (s)

(a) (b)

Figura 5.38 : azioni nei tiranti: (a) sessantotto moduli; (b) cinque moduli (N.B. scale temporali differenti)

5.4.3.1 Azioni interne nella sezione d’incastro


Di seguito ci riferiremo ai risultati ottenuti nel caso di galleria di lunghezza 85 m (sessantotto
moduli), mostrando le azioni interne negli elementi strutturali (anima, estradosso ed intradosso)
che costituiscono gli elementi prefabbricati della copertura. In particolare considereremo la
sezione d’incastro (Figura 5.34) del modulo direttamente sottoposto ad impatto (Figura 5.39).

170
estradosso

anima dx
328 361 394 439 472
695 13

694 12

693 11
linea
baricentrica 687 5

686 4
1224 1225 1226 1227 1228
anima sx intradosso

Figura 5.39 : sezione di un generico elemento del modulo prefabbricato. Numerazione degli elementi
appartenenti alla sezione d’incastro del modulo centrale

In Figura 5.40 e in Figura 5.41 è illustrata, in funzione del tempo, l'azione assiale per i diversi
elementi strutturali che compongono la sezione: le azioni interne sono mostrate individualmente
per ogni shell (Figura 5.40 a, b, c, d), ed in termini di risultanti sul singolo elemento strutturale
(Figura 5.40 e, f). Facendo riferimento ai singoli elementi strutturali, si osserva quanto segue:

• nelle anime verticali l’azione assiale è prevalentemente di trazione (Figura 5.40 a, b, e);

• negli elementi dell'intradosso e dell'estradosso la distribuzione dell'azione assiale è


sostanzialmente uniforme (Figura 5.40 c e d);

• intradosso ed estradosso si comportano alternativamente come tiranti e puntoni (Figura


5.40 f).
Risposta dinamica della struttura

800 800

600 600

400 400

carico assiale (kN)


carico assiale (kN)

200 200

0 0

-200 elemento verticale, sx -200 elemento verticale, dx


shell n.4 shell n.686
-400 shell n.5 -400 shell n.687
shell n.11 shell n.693
-600 shell n.12 -600 shell n.694
shell n.13 shell n.695
-800 -800
0.1 0.3 0.5 0.7 0.9 0.1 0.3 0.5 0.7 0.9
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)
800 800
estradosso
600 700
shell n.472
400 600 shell n.439
shell n.394
200 500
carico assiale (kN)

shell n.361
carico assiale (kN)

0 400 shell n.328

-200 300

-400 200
intradosso
-600 shell n.1228 100
shell n.1227
-800 shell n.1226 0
shell n.1225
-1000
shell n.1224
-100 171
-1200 -200
0.1 0.3 0.5 0.7 0.9 0.1 0.3 0.5 0.7 0.9
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
tempo (s) tempo (s)
(c) (d)
2500 4000
azione risultante,
2250 3000
elementi verticali
2000 sinistra 2000
1750 destra
1000
carico assiale (kN)
carico assiale (kN)

1500
1250 0

1000 -1000

750
-2000
500
-3000
250 azione risultante,
-4000 elementi orizzontali
0
-5000
estradosso
-250
intradosso
-500 -6000
0.1 0.3 0.5 0.7 0.9 0.1 0.3 0.5 0.7 0.9
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
tempo (s) tempo (s)
(e) (f)

Figura 5.40 : azione assiale sollecitante la sezione: anima sinistra (a), anima destra (b), intradosso (c)
ed estradosso (d); azione risultante sulle anime (e) e sugli elementi orizzontali (f), per il modulo
prefabbricato centrale (larghezza 1.25 m)

In Figura 5.41 è evidente l’arrivo di un’onda di compressione (piccolo effetto puntone) che
precede, grazie alla rastremazione della mensola, la risposta flessionale della struttura.
5
L'andamento della risultante dell’azione assiale N* sull’intera sezione è mostrato in Figura 5.41,
da cui si notano gli effetti del comportamento dinamico della struttura, ed in particolare della forza
d’inerzia che si accompagna all’oscillazione trasversale in direzione x di Figura 5.32b, permessa
dai tiranti, della mensola. L'andamento osservato è fortemente asimmetrico, con una prevalenza
delle fasi di trazione rispetto a quelle di compressione. Ciò è legato al comportamento
asimmetrico del tipo di vincolo (tirante ed appoggio monolatero) presente a monte della struttura.
A completamento dei risultati riguardanti le azioni interne della sezione di incastro, in Figura 5.42
riportiamo il momento flettente agente in corrispondenza del modulo centrale ed il contributo dato
dai singoli elementi strutturali (anime, intradosso ed estradosso).

3000

2500

2000

1500
carico assiale (kN)

1000

500

-500

-1000

-1500

-2000
0.1 0.3 0.5 0.7 0.9
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
172 tempo (s)

Figura 5.41 : azione assiale risultante per l'intera sezione (modulo prefabbricato centrale di larghezza
pari a 1.25 m)

6000
momento flettente
5000
elemento verticale, sx
4000 elemento verticale, dx
momento flettente (kN.m)

intradosso
3000
estradosso
2000 risultante

1000

-1000

-2000

-3000

-4000
0.1 0.3 0.5 0.7 0.9
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
tempo (s)

Figura 5.42 : momento flettente per la sezione in esame (modulo centrale di larghezza pari a 1.25 m)
Risposta dinamica della struttura

5.4.3.2 Distribuzione delle azioni interne nella struttura


In questo paragrafo studiamo la distribuzione delle azioni interne (ed in particolare dell’azione
assiale), negli elementi prefabbricati che costituiscono la galleria a mensola.
Da quanto mostrato in Figura 5.43, relativa agli elementi appartenenti alle anime del cassone
centrale, è possibile trarre una serie di considerazioni:

• le azioni assiali nelle anime differiscono sostanzialmente da quanto previsto nel caso di pura
flessione: ciò potrebbe essere determinato, in prima analisi, dalla concentrazione di sforzi
che si viene a creare in corrispondenza dell'intradosso per via della conformazione
geometrica dell'elemento prefabbricato (cfr. ad esempio la Figura 5.43b);

• la Figura 5.43a e la Figura 5.43b fotografano la distribuzione delle azioni in istanti di tempo
che si situano attorno al raggiungimento della massima inflessione della struttura. In
prossimità della sezione d'incastro (Figura 5.34), la distribuzione delle azioni si discosta da
quanto atteso ipotizzando il mantenimento della planarità delle sezioni: ciò è certamente
dovuto alla geometria della mensola, la quale comporta una marcata concentrazione di
sforzi in corrispondenza dello spigolo d'intradosso. Per motivi ugualmente determinati dalla
geometria e dal conseguente flusso degli sforzi nella struttura, in corrispondenza
dell'estradosso si osserva una migrazione del massimo valore di trazione verso il centro
della sezione.

173

(a) (b)

(c) (d)

(e) (f)

Figura 5.43 : distribuzione dell'azione assiale nelle anime del cassone centrale, a vari istanti temporali:
t=0.05 s, 0.075 s, 0.1 s, 0.15 s, 0.2 s, 0.25 s
5
Con riferimento alle azioni registrate negli elementi orizzontali della copertura (estradosso ed
intradosso, Figura 5.44), si osserva quanto segue:

• le sollecitazioni tendono a concentrarsi in corrispondenza delle anime verticali, che


irrigidiscono la struttura (si osservino le zone blu scuro di Figura 5.44b, le quali individuano
la posizione delle anime);

• nella zona sottostante il punto d'impatto, si ha una forte concentrazione di azioni di


compressione all'estradosso e di trazione all'intradosso (Figura 5.44b e c);

• il fenomeno di diffusione delle sollecitazioni in direzione trasversale (ossia lungo l'asse della
galleria) è chiaramente visibile, e mostra come l'estensione della zona più sollecitata sembri
all'incirca pari al doppio della distanza tra il punto di impatto e la sezione di incastro della
mensola.

(a) (b)
174

(c)

Figura 5.44 : distribuzione dell'azione assiale negli elementi di estradosso (b) ed intradosso (c),
all'istante t=0.075 s
Risposta dinamica della struttura

Elenco dei simboli

A area
A(t) area dell’impronta di carico
a parametro
a(t) raggio dell’impronta di carico (andamento temporale)
a raggio dell’impronta di carico all’istante di massimo sforzo
C costante di smorzamento
c velocità di propagazione delle onde di compressione nello strato
ammortizzante
cV parametro costitutivo
Ccr smorzamento critico
D distanza dal punto di collegamento tra molla-tirante e mensola
Dr densità relativa
dA unità di area infinitesima
d distanza dell’i-esimo punto all’estradosso della soletta dal punto
d’impatto
dy sezione lungo l’asse longitudinale della galleria rispetto al punto
d’impatto
dV unità di volume infinitesimo
E energia cinetica del grave
E modulo di Young
E0 energia cinetica di riferimento 175
F(t) carico sollecitante la struttura-forzante del sistema-forza d’impatto
F0 parametro
FMAX massima forza applicabile staticamente ad una pseudo-fondazione
circolare - valore massimo della forza d’impatto
fd fattore di amplificazione dinamico
fg fattore di amplificazione geometrico
G modulo di taglio
g accelerazione di gravità
H altezza di caduta
h spessore del terreno ammortizzante
K rigidezza della molla/costante elastica (modello BIMPAM)
KT rigidezza dei tiranti
L lunghezza libera del trefolo
m massa del grave
M massa del sistema
M* momento
MPT massa complessiva del sistema piastra-terreno
N* azione assiale
n parametro
P forza verticale concentrata applicata staticamente al centro della piastra
R raggio del grave
r distanza radiale
s spostamento verticale
5
sMAX valore massimo dello spostamento verticale
T* azione dei tiranti
t tempo
T1 parametro dell’input sintetico
T2 parametro dell’input sintetico
T3 parametro dell’input sintetico
T4 parametro dell’input sintetico
T1* parametro dell’output sintetico
T2* parametro dell’output sintetico
T4* parametro dell’output sintetico
tARR tempo d’arrivo dell’onda di compressione all’estradosso della soletta
V volume
V* azione di taglio
wC spostamento verticale massimo-caso 1 DOF
x, y, z coordinate spaziali
y(t) affondamento del blocco
y 0 velocità del blocco al momento dell’impatto
α parametro dell’input sintetico
α∗ parametro dell’output sintetico
β parametro dell’output sintetico
Δ1 parametro costitutivo
176 Δ2 parametro costitutivo
Δt intervallo temporale
φ’r angolo d’attrito residuo
γ peso per unità di volume
γv parametro costitutivo
ν modulo di Poisson
ρ densità
σMAX(r) distribuzione spaziale di sforzo all’estradosso della soletta
σ(r,t)/σMAX(r) parametro adimensionale di sforzo
ωr frequenza angolare
ξ(x,y) funzione di forma che descrive la deformata della piastra
Risposta dinamica della struttura

Appendice I
ANALISI CON INPUT GENERATO MEDIANTE BIMPAM

Di seguito verranno confrontati i risultati ottenuti sfruttando la generazione


sintetica dell’input (forza d’impatto) e dell’output (distribuzione spazio-temporale
degli sforzi sulla soletta), con quelli che si ottengono riproducendo specificamente
l’impatto 9 tramite l’utilizzo del codice BIMPAM.

Definizione dell’input
In Tabella I1 sono riassunti i parametri caratterizzanti lo strato ammortizzante di
Listolade, già presentati all’interno del Capitolo 3, necessari alla simulazione
dell’impatto tramite il codice BIMPAM.

Parametri del modello


BIMPAM
m (kg) 850
R (m) 0.45
γ (kN/m3) 20
ν (-) 0.25
Dr (%) 100
177
φ'r (°) 36.5
K, n (-) 1000, 0.4
γV (s-1) 5
cV, Δ1, Δ2 (-) 1, 3, -1

Tabella I1 : parametri utilizzati nel codice BIMPAM per la simulazione delle prove di Listolade

L’andamento temporale della forza d’impatto F(t), così come ottenuta dalla
simulazione BIMPAM (già mostrata nel §5.3.1), viene qui riportata e confrontata
con l’input sintetico.

Definizione dell’output
La valutazione del massimo sforzo di contatto tra il blocco ed il terreno è pari a:

⎛ F (t ) ⎞ ⎛ F (t ) ⎞
σ MAX ( O ) = max ⎜⎜ ⎟ = max ⎜⎜ 2 ⎟⎟ .
⎟ [64]
⎝ A (t ) ⎠ ⎝ π a (t ) ⎠

Osserviamo che l’andamento della forza d’impatto di Figura I1a è tale da


richiedere un’integrazione numerica della decelerazione corrispondente.
5
2000 2000
BIMPAM - Prova 9 input sintetico - Prova 9
1800 1800

1600 1600

1400 1400
forza d'impatto (kN)

forza d'impatto (kN)


1200 1200

1000 1000

800 800

600 600

400 400

200 200

0 0
0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05
0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)
Figura I1 : forza d’impatto: (a) riproduzione mediante codice BIMPAM; (b) input sintetico

La forza d’impatto, l’affondamento del blocco ottenuto dall’integrazione della


decelerazione e l’andamento dello sforzo nominale di contatto corrispondenti alla
simulazione tramite codice BIMPAM dell’impatto, sono mostrati in Figura I2. Nella
medesima figura riportiamo le stesse grandezze valutate partendo dall’input
sintetico (§5.3.2), allo scopo di mostrare le differenze tra i due approcci.
178
2000 0.3 5000
PROVA 9
1800 BIMPAM 4500

0.25 sintetico
1600 y*sintetico 4000
y*BIMPAM
1400 3500
0.2
1200 3000
σIN (kPa)
F (kN)

y (m)

1000 0.15 2500

800 2000
0.1
600 1500
PROVA 9
BIMPAM
400 PROVA 9 1000
BIMPAM
0.05 sintetico
200 sintetico 500 σ*IN,sintetico
FMAX,sintetico σ*IN,BIMPAM
0 0 0
0.001 0.003 0.005 0.007 0.009 0.001 0.003 0.005 0.007 0.009 0.001 0.003 0.005 0.007 0.009
0 0.002 0.004 0.006 0.008 0.01 0 0.002 0.004 0.006 0.008 0.01 0 0.002 0.004 0.006 0.008 0.01
t (s) t (s) t (s)

(a) (b) (c)

Figura I2 : input sintetico (a), penetrazione del blocco (b) e sforzo nominale all’interfaccia tra il blocco
ed il terreno (c). Il punto indica l’istante t=T1 in cui si raggiunge il massimo valore dello sforzo nominale

La curvatura iniziale della forza d’impatto generata tramite BIMPAM è tale da far
sì che lo sforzo nominale di contatto sia inizialmente nullo, per poi crescere
regolarmente sino ad un massimo, σMAX_BIMPAM(O)=4663.33 kPa, che è
leggermente superiore rispetto a quello derivante dall’utilizzo dell’input sintetico
(σMAX(O)=4456.57 kPa, vedi §5.3.2.1).
Risposta dinamica della struttura

Dal punto di vista qualitativo, i due andamenti dello sforzo nominale sono molto
diversi nella prima fase, a causa della linearizzazione della forza d’impatto che
caratterizza l’input sintetico. Per altro, l’affondamento cresce in modo
sostanzialmente identico, essendo determinato in larga parte dal valore della
velocità d’impatto, come mostrato nel §5.3.2. Si noti tuttavia che il massimo sforzo
viene raggiunto in due istanti temporali differenti, e corrisponde dunque a due
diversi valori di affondamento e di ampiezza dell’orma d’impatto.
Quanto alla determinazione di σMAX(A), viene utilizzata la medesima equazione
del §5.3.2.1

σ MAX ( A) = σ MAX ( O ) ⋅ fd ⋅ f g , [65]

in cui il fattore geometrico va calcolato tenendo conto del raggio dell’orma


d’impatto

3/ 2 3/ 2
⎛ 1 ⎞ ⎛ 1 ⎞
fg = 1− ⎜ ⎟ = 1− ⎜ ⎟ = 0.03742 . [66]
⎜ 1 + ( a / h )2 ⎟ ⎜ 1 + ( 0.321/ 2 )2 ⎟
⎝ ⎠ ⎝ ⎠

Il fattore dinamico, che dipende unicamente dal raggio del blocco e dall’altezza di
caduta, non cambia rispetto a quello utilizzato per l’input sintetico e vale fd=3.69.
Pertanto si ha: σMAX_BIMPAM(A)=643.93 kPa, da paragonare con il valore ottenuto
tramite l’adozione dell’input sintetico che era: σMAX(O)=701.37 kPa.
179
Una volta determinato il massimo valore dello sforzo agente sulla soletta in
corrispondenza della verticale del punto d’impatto, l’andamento spazio temporale
della sollecitazione viene valutato procedendo esattamente come mostrato nel
corso del §5.3.2.3. Il confronto tra l’output generato tramite l’utilizzo del codice
BIMPAM e quello derivato dall’input sintetico è mostrato in Figura I3.

800 800
Input BIMPAM Input Sintetico
A - r i=0 cm A - r i=0 cm
700 700
B - r i=10.81 cm B - r i=10.81 cm
C - r i=46.77 cm C - r i=46.77 cm
600 600
sforzo all'estradosso (kPa)

sforzo all'estradosso (kPa)

D - r i=137.64 cm D - r i=137.64 cm
E - r i=261.25 cm E - r i=261.25 cm
500 500

400 400

300 300

200 200

100 100

0 0
0.01 0.03 0.05 0.01 0.03 0.05
0 0.02 0.04 0.06 0 0.02 0.04 0.06
tempo (s) tempo (s)
(a) (b)

Figura I3: andamento temporale dello sforzo all’estradosso della struttura nei cinque punti d’interesse
(BIMPAM (a) e input sintetico (b))
5
Risultati
Facciamo riferimento alle analisi condotte escludendo la collaborazione tra il
terreno e la soletta ai fini della determinazione delle forze d’inerzia, e
confrontiamo i risultati ottenuti utilizzando i due input discussi (sintetico, vedi
§5.3.4 e BIMPAM). Data la minore sollecitazione corrispondente all’input generato
tramite BIMPAM, e considerato il fatto che la durata dell’impulso è la medesima
per i due approcci qui mostrati, la simulazione “sintetica” dell’impatto comporta
uno spostamento leggermente maggiore. Rimangono invariati i tratti qualitativi
della risposta, per la cui analisi si rimanda al §5.3.4.

Simulazione numerica-GeoELSE
PROVA9
dati sperimentali-accelerometro 5307
input sintetico-massa non collaborante
ρ=1567 kg/m3
input BIMPAM-massa non collaborante
ρ=1567 kg/m3
-4

-3

-2

-1
cedimento (mm)

3
180 4

6
0.01 0.03 0.05 0.07 0.09
0 0.02 0.04 0.06 0.08 0.1
tempo (s)

Figura I4 : confronto tra dati sperimentali (curva continua nera) e simulazioni numeriche (input sintetico
ed input ottenuto da codice BIMPAM); massa del terreno non collaborante
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