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I consolidamenti in galleria in condizioni

geotecniche difficili.
I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

1. Metodi di scavo per la costruzione delle gallerie.


Nel tempo si sono evoluti molti differenti metodi di scavo per la costruzione di
gallerie in condizioni geotecniche difficili e nella maggioranza dei casi adottavano una
parzializzazione della sezione di scavo per controllare la stabilità del fronte e per
mettere in opera sostegni provvisionali in grado di mantenere aperto il cavo e
successivamente costruire il rivestimento definitivo. Inoltre, non si osservava, nella
pratica progettuale, un uso sistematico e massiccio delle indagini preliminari e spesso i
problemi geologici, geotecnici e idrogeologici erano risolti man mano che venivano
incontrati, talora con lunghi tempi di arresto delle lavorazioni e con notevoli aumenti dei
costi preventivati. Questo approccio empirico non è evidentemente adeguato qualora si
voglia “meccanizzare” lo scavo o, forse meglio, “industrializzarlo”, il che, in un
avanzamento di tipo convenzionale, può essere ottenuto con uso sistematico di mezzi di
abbattimento e smarino di grande produttività e quindi di grandi dimensioni. La
parzializzazione della sezione si scontra con l’esigenza operativa di utilizzare grandi
macchine di scavo e trasporto per migliorare la produzione (in termini di metri di
galleria scavata per unità di tempo) e causa una maggior complessità nella gestione
delle procedure di sicurezza dei cantieri per la presenza in contemporanea in galleria di
molti punti di lavoro e molte macchine.
In sintesi si può dire che lo scavo a piena sezione dal punto di vista operativo offre il
vantaggio di ridurre il numero delle fasi costruttive ma richiede attrezzature di maggiori
dimensioni, dal punto di vista statico determina condizioni di sollecitazione più gravose;
d’altra parte, l’avanzamento a sezione parzializzata può indurre cedimenti di
assestamento del rivestimento provvisorio, nella fase di ribasso.
Lo scavo di una galleria è un problema prettamente tridimensionale, ove la stabilità
del fronte riveste un ruolo chiave nella statica della galleria stessa. Se nel passato il
controllo di tali condizioni di stabilità veniva ottenuto utilizzando molti attacchi sulla
sezione, oggigiorno si sono ottenuti eccellenti risultati, in termini di stabilità e
produzione, consolidando con varie tecniche, l’ammasso roccioso in avanzamento oltre
il fronte di scavo.

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Con l'avvento di nuovi materiali sintetici ad alta resistenza, ma facilmente demolibili


durante le operazioni di scavo, come la vetroresina, è stato possibile affrontare il
problema della stabilità con un'azione di precontenimento, realizzata a monte del fronte
stesso dove il terreno non è ancora disturbato dall'azione di scavo.

2. Le tecniche di consolidamento.
La grande varietà ed eterogeneità di applicazioni dei consolidamenti nello scavo
delle gallerie evidenziano come tali consolidamenti siano stati progettati e realizzati per
risolvere specifiche problematiche geotecniche, di stabilità ed ingegneristiche.
La classificazione dei consolidamenti, nel caso specifico delle gallerie, è complicata
dalla necessità di sviluppare ex-novo o adattare tecniche originariamente utilizzate per
interventi a giorno, in base all’esigenza di agire davanti al fronte di scavo.
Pelizza e Peila (1993) proposero di classificare i consolidamenti in galleria come:
♦ tecniche di miglioramento (“improving”): tutte quelle tecniche che comportano
un miglioramento delle caratteristiche geotecniche degli ammassi all’intorno della
galleria;
♦ tecniche conservative (“preserving”): le tecniche che impediscono il
decadimento dei parametri geotecnici all’intorno del cavo;
♦ tecniche miste.
Lunardi (1995) invece suddivise le tecniche di consolidamento in galleria sulla base
dell’azione esplicata per la stabilizzazione del cavo, ovvero in:
♦ precontenimenti;
♦ contenimenti;
♦ presostegni.
In particolare nell’approccio denominato A.DE.CO-RS, l’autore attribuì grande
importanza al controllo delle deformazioni nel nucleo di roccia da scavare. Sulla base di
questo fattore, ritenuto chiave per la stabilità dell’opera nel suo complesso, le gallerie
sono state classificate a fronte stabile, a fronte stabile a breve termine ed a fronte
instabile. Successivamente lo stesso autore (Lunardi 2000) propose, per l’utilizzo
corretto del suo metodo progettuale, l’uso di tecniche denominate:

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♦ tecniche conservative (“protective”), il cui obiettivo sarebbe quello di assicurare


che la resistenza e deformabilità del nucleo siano conservate;
♦ tecniche di rinforzo (“reinforcement interventions”), che hanno lo scopo di
migliorare le proprietà meccaniche del mezzo.
Una classificazione delle tecniche di consolidamento (Oreste, Peila), basata
sull’analisi delle modalità di realizzazione e degli obiettivi ingegneristici che si
vogliono conseguire, con specifico riferimento alla tipologia esecutiva e tecnologica
fece una distinzione tra:
♦ metodi di miglioramento: migliorano le caratteristiche di resistenza meccanica,
di rigidezza o di permeabilità dell’ammasso roccioso, iniettando in esso fluidi, con
particolari proprietà, o congelando i fluidi ivi presenti. Appartengono a questa categoria
le iniezioni convenzionali a bassa pressione (per permeazione), i trattamenti massivi con
colonne di jet grouting e il congelamento.
♦ metodi di rinforzo: prevedono l’inserimento, nell’ammasso roccioso, di elementi
strutturali resistenti con una dimensione prevalente, che migliorano il comportamento
dell’ammasso stesso, applicando ad esso tensioni di taglio distribuite alla propria
interfaccia. Appartengono a questa categoria i chiodi, costituiti da barre o tubi (di varie
forme e materiali) integralmente o parzialmente connesse alla roccia (per attrito o per
cementazione), ed i micropali.
♦ metodi di presostegno: prevedono l’inserimento nell’ammasso roccioso di
elementi strutturali resistenti sul profilo della galleria ed in avanzamento rispetto al
fronte, così da creare una struttura di presostegno del cavo. Tali elementi strutturali
realizzati in varie forme e dimensioni, con materiali di diversa natura, non applicano,
come i rinforzi, tensioni di taglio alla propria interfaccia, ma esplicano l’azione
stabilizzante attraverso la propria rigidezza flessionale in direzione trasversale e/o
longitudinale. Sono costituiti essenzialmente dal pretaglio meccanico, dal pretunnel,
dagli ombrelli di infilaggi e dall’arco cellulare (coronelle). Nel caso di ombrelli di
colonne di jet-grouting con o senza armatura, coronelle iniettate e rinforzate con
elementi in vetroresina l’azione di insieme della roccia consolidata dev’essere
considerata prevalente sulla natura tipologica, e quindi tali interventi rientrano tra i
metodi di presostegno.

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♦ drenaggi: asportano, anche solo parzialmente, l’acqua dagli ammassi


convogliandola, in modo controllato, verso il cavo.
Ogni tipologia di consolidamento esplica un diverso ruolo nell’ambito del controllo
tenso-deformativo al contorno o avanti al fronte della galleria durante e dopo la fase di
scavo.
Infatti, alcune tecniche vanno a modificare la legge di comportamento confinamento-
convergenza, altre agiscono per controllare la stabilità del fronte di scavo o della luce
libera della galleria; altre ancora impediscono o riducono lo sviluppo di spostamenti
radiali prima che vengano installati i sostegni di prima fase; infine, in alcuni casi, gli
interventi servono per controllare particolari situazioni locali, come, per esempio, il
distacco di elementi lapidei singoli o la sottofondazione delle centine.
Per descrivere in modo efficace sia la variazione della legge di comportamento
confinamento-convergenza sia la riduzione degli spostamenti radiali al fronte, è utile far
riferimento al metodo delle curve caratteristiche, anche se per le ipotesi di base, esso è
concettualmente applicabile solo alle gallerie circolari profonde in condizioni tensionali
isotrope e in mezzi omogenei (Panet, 1995).
Saranno discusse ed analizzate le tecniche di consolidamento impiegate nella
realizzazione della galleria Monte Cuneo di Avigliana.

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3. I consolidamenti per lo scavo in tradizionale.


L’uso dei consolidamenti nello scavo in tradizionale oltre a consentire
l’industrializzazione delle operazioni di scavo e di costruzione dell’opera ha come
obiettivi principali l’aumento della dimensione della sezione di scavo e la possibilità di
avere contemporaneamente avanzamenti accettabili e mantenimento della stabilità
anche in condizioni difficili.
L’evoluzione delle tecniche di consolidamento, avvenuto con l’uso sistematico degli
interventi in avanzamento (infilaggi, pretaglio e consolidamento del fronte), ha
consentito di limitare il numero di attacchi e di “meccanizzare” gli scavi.
Tra i metodi di consolidamento maggiormente usati alcuni ne saranno analizzati in
dettaglio, per l’ampia diffusione e importanza nella pratica costruttiva:
• consolidamento radiale;
• ombrello di infilaggi;
• consolidamento del fronte di scavo.

IV.4 I consolidamenti radiali.


Tale metodo appartiene alla categoria degli interventi migliorativi che modificano la
risposta radiale della galleria. Si rinforza l’intorno del cavo con chiodatura passiva
sistematica dietro il fronte di scavo o da un cunicolo esplorativo. Un altro intervento che
rientra in tale tipologia è la chiodatura sistematica dalla superficie attraverso micropali
subverticali interamente cementati.
Il rinforzo radiale dell’ammasso roccioso in galleria è un intervento di
consolidamento molto diffuso ed efficace ed ha come obiettivi principali:
♦ il controllo dell’evoluzione dei fenomeni di plasticizzazione dell’ammasso
roccioso;
♦ l’ancoraggio di singoli blocchi instabili, in rocce lapidee interessate da
discontinuità;
♦ la connessione di strati di roccia tendenti allo scollamento a tetto o in parete.
In particolare il controllo dell’evoluzione dei fenomeni di plasticizzazione viene
perseguito in rocce tenere o nei terreni, nei quali la chiodatura presenta carattere di

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sistematicità. In questo caso, però, il problema della simulazione dell’interazione tra


l’elemento strutturale di rinforzo e l’ammasso roccioso è complesso e nella pratica
progettuale si ricorre spesso all’approccio della “roccia rinforzata” o “dell’
omogeneizzazione”: la fascia di roccia, interessata dall’inserimento degli elementi di
rinforzo, viene schematizzata con parametri geomeccanici migliori, considerando
l’effetto dei bulloni omogeneamente distribuito (Grasso et al. 1989a, 1989b; Indraratna
e Kaiser 1990a, 1990b; Ghionna, 1995).
Un limite di questo approccio è dato dall’impossibilità di conoscere le condizioni
statiche del singolo elemento di rinforzo. Queste possono essere studiate solo attraverso
metodi di calcolo analitici specificatamente sviluppati (Stille et.al.,1989; Graziani e
Ribacchi, 1993; Oreste 1994, 1995a; Oreste e Peila 1996) o approcci numerici alle
differenze finite, elementi finiti o elementi distinti.
È stato sviluppato un metodo di calcolo (denominato Sofcon) in grado di simulare,
utilizzando l’approccio delle curve caratteristiche, la presenza di due fasce di materiale
con comportamento meccanico differente attorno allo scavo (Peila e Oreste, 1995) ed in
grado di evidenziare e chiarire il miglioramento della curva caratteristica in presenza di
consolidamento radiale.
In figura 1 si riportano come esempio gli andamenti delle due curve caratteristiche
per il caso di una galleria consolidata, ottenute con il metodo di calcolo Sofcon. La
curva con pendenza maggiore è data dall’effetto dei consolidamenti.

P
0

A
curva caratteristica della
galleria rinforzata

curva caratteristica della


galleria non rinforzata

Figura 1. Curva caratteristica tipica della galleria consolidata ottenuta con il metodo di calcolo
Sofcon. Il punto A rappresenta il momento di installazione dell'intervento di consolidamento.

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In questa sede non si specificheranno i particolari dell’approccio ma si rimanda ai


lavori di Oreste (1995), Peila e Oreste (1995), Pelizza et al. (1995) in cui sono stati
descritti numerosi esempi di confronto con metodi numerici e con risultanze
sperimentali che hanno evidenziato l’applicabilità del metodo di calcolo.

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5. Coronella di presostegno.
La coronella in galleria è una tecnica di presostegno realizzata in avanzamento avanti
al fronte di scavo, attraverso l’installazione di elementi metallici tubolari (ombrello di
infilaggi) o trattamenti jet grouting al contorno del cavo.
Tale tecnica fu utilizzata per la prima volta nelle gallerie minerarie, il cosiddetto
marciavanti, ed è stata applicata il moltissime gallerie di tipo civile negli ultimi 20 anni
con ottimi risultati. Tale intervento ha il pregio di garantire la stabilità della luce libera
prima ancora della messa in opera dei sostegni di prima fase.
La coronella viene realizzata con un’inclinazione verso l’alto di 5-10° in modo da
formare un “ombrello” a geometria tronco-conica, che permette la sovrapposizione con
l’ombrello successivo.
In seguito si riporteranno difficoltà progettuali, caratteristiche costruttive e
applicazioni degli ombrelli di infilaggi; per quel che riguarda invece i trattamenti jet
grouting, i quali hanno minore potenza applicativa in quanto applicabili a determinati
tipi di terreni, si rimanda al paragrafo IV.6.1 di questo capitolo e al Capitolo II in
riferimento alla Galleria Monte Cuneo. Le colonne jet grouting in coronella vengono
dimensionate con l’obiettivo di formare un elemento consolidato continuo di forma
tronco-conica prima dell’esecuzione dello scavo. Lo scopo principale è infatti quello di
realizzare una volta capace di assorbire i carichi derivanti dall’asportazione del terreno
sottostante. In tal caso, se la volta è continua cioè se le colonne sono tra loro
sufficientemente compenetrate, si verifica un effetto arco, grazie al quale gli elementi di
jet grouting risultano prevalentemente sollecitati da sforzi di compressione. A volte
vengono usati insieme agli ombrelli di infilaggi allo scopo di impermeabilizzare avanti
al fronte il terreno da asportare e prevenire l’ingresso d’acqua in galleria.
L’evoluzione tecnica nell’applicazione degli infilaggi e la diffusione del metodo
sono stati aiutati in questi ultimi anni da un importante sviluppo tecnologico nella
costruzione di macchine di perforazione sempre più potenti ed installazione dei tubi si è
dimostrata sempre più efficace.
Il dimensionamento dell’intervento con ombrello di infilaggi è particolarmente
complesso a causa dell’alto numero di parametri da prendere in considerazione, ma non

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solo. Infatti non è possibile considerare tutti i parametri coinvolti attraverso i soli
metodi empirici (basati essenzialmente sull’esperienza acquisita nel tempo in
circostanze simili) e, i metodi analitici, che simulano l’effetto del fronte come un
appoggio, sono inadeguati.
L’uso dei metodi numerici, in campo piano e assialsimmetrico, risulta spesso
difficoltoso per la geometria tridimensionale dell’intervento, ma anche con i metodi
tridimensionali ci si imbatte nell’onerosità computazionale (è richiesto un gran numero
di elementi di diversa forma e grandezza per poter rappresentare il contorno della
galleria, gli elementi metallici tubolari, la connessione con le centine, la
sovrapposizione tra due ombrelli successivi, la fondazione delle centine, ecc…).
Infine si riscontrano difficoltà anche nell’interpretazione dell’effetto della
sovrapposizione degli ombrelli e della loro connessione con le centine, della rigidezza
della centina nei confronti dei carichi verticali e dell’influenza delle caratteristiche
meccaniche del materiale al fronte di scavo.
A causa di tali complessità di analisi e per la temporaneità dell’intervento è pratica
usuale il ricorso per la progettazione a metodi di calcolo semplificati che verranno
sintetizzati qui di seguito.

Ombrello di
infilaggi
Fronte di
scavo

centine

s
d
g

Schema A: prevede
q
l’incastro in corrispondenza
d: interasse tra le centine
s: distanza minima tra l’ultima centina e L=d+s+g del fronte.
il fronte
g: distanza fittizia dell’appoggio oltre al
fronte di scavo q Schema B: prevede un
q: carico agente sugli infilaggi
semplice appoggio in
L=d+s+g
corrispondenza del fronte.

Figura 2: Schemi di calcolo nell'approccio progettuale classico.

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Lo schema A consiste nell’ipotizzare un appoggio in corrispondenza della centina


più vicina al fronte di scavo e un incastro nella roccia, oltre il fronte, per una lunghezza,
per la quale esistono, però, problemi di definizione. Il momento d’incastro può essere
valutato utilizzando un incastro non perfetto.
Nello schema B viene ipotizzato nullo il momento di immorsamento e, naturalmente,
risultano maggiori i momenti positivi in campata.
Il carico agente dipende dall’azione della roccia sui sostegni e dal peso proprio degli
infilaggi. Generalmente per la funzione temporanea che svolge l’ombrello di infilaggi,
viene considerato un fattore correttivo (di difficile definizione) in grado di tenere conto
della non perfetta mobilitazione dei carichi della roccia sugli infilaggi. Tali carichi
possono essere valutati in diversi modi, utilizzando, per esempio la classificazione di
Terzaghi(1982) o la classificazione di Bieniawski(1989). Definiti i dati di input, si
sceglie, a partire da un valore di tentativo della sezione dell’elemento metallico tubolare
(diametro e spessore), la geometria degli elementi e la loro spaziatura. Calcolato il
momento massimo e la conseguente sollecitazione nell’acciaio, da cui si ottiene il
fattore di sicurezza del singolo infilaggio, si procede ad un affinamento del
dimensionamento iniziale.
Gli schemi semplificati qui descritti presentano numerosi limiti perché:
♦ il grado di incastro e la distanza di appoggio fittizio dal fronte di scavo non sono
noti con sufficiente precisione ed invece sono molto influenti sulla valutazione dei
momenti flettenti massimi;
♦ la rigidezza degli appoggi (cioè delle centine), il modulo di deformazione del
terreno davanti al fronte di scavo, la lunghezza di immorsamento e la geometria degli
infilaggi (diametro esterno, spessore e interasse dei tubi metallici), ed in particolare la
loro rigidezza flessionale, non sono presi in considerazione;
♦ non è possibile valutare in modo corretto gli spostamenti verticali lungo gli
infilaggi;
♦ il carico indotto sulla centina, calcolato come la reazione sull’appoggio, è
fortemente sottovalutato.
Conseguentemente per cautelarsi dalle molte incertezze del problema, sono stati
impiegati fattori di sicurezza elevati, sovradimensionando gli infilaggi.

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5.1. Modalità di installazione degli infilaggi.


Per infilaggi generalmente si intendono tubi metallici o anche in vetroresina, posti in
opera preventivamente dal fronte di scavo sull'estradosso della sezione di avanzamento
in calotta e connessi al terreno mediante iniezione a bassa pressione nella cavità anulare
tra tubo e pareti del perforo e successivamente iniettati in più fasi in pressione attraverso
le valvole dall’interno dei tubi.
I tubi sono disposti in posizione orizzontale o sub orizzontale con geometria tronco
conica e divergenza, rispetto all'asse della galleria, di 5-10°.
La perforazione generalmente è condotta senza impiego di acqua e con utensili atti
ad ottenere fori del diametro previsto in progetto, ed a consentire la regolarità delle
successive operazioni di infilaggio dei tubi e di iniezione, in materiali di qualsiasi
natura, durezza e consistenza, anche in presenza di acqua di qualunque entità e
pressione, mediante l’impiego di sonde a rotazione o rotopercussione.
Al termine della perforazione il perforo viene accuratamente sgomberato dai detriti.
Le armature metalliche sono costituite da tubi in acciaio che possono essere di
diverso tipo a seconda dell’effetto di presostegno che si vuole ottenere, tra cui ad
esempio Fe 510 senza saldatura longitudinale, giuntati mediante manicotti filettati o
saldati, dello stesso spessore del tubo e di lunghezza adeguata.
I tubi possono essere valvolati oppure no.
I tubi, valvolati, sono forati in corrispondenza di ciascuna valvola di iniezione e
scovolati internamente per asportare eventuali sbavature lasciate dal trapano.
Le valvole sono costituite da manicotti di gomma di spessore minimo 3,5 mm,
aderenti al tubo e mantenuti in posto mediante anelli in fili d'acciaio (diametro 4 mm)
saldati al tubo in corrispondenza dei bordi del manicotto.
A volte, se specificatamente richiesto, le armature tubolari sono dotate di
distanziatori non metallici e dispositivi di centraggio per assicurare un copriferro
minimo di l,5 cm, posizionati di preferenza sui manicotti di giunzione.
L'introduzione dell'armatura tubolare e la esecuzione delle iniezioni iniziano in una
fase immediatamente successiva alla perforazione di ciascun infilaggio per impedire che
il foro si richiuda, ma se ciò non è possibile si lascia la perforatrice in posizione fino

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alla successiva ripresa del lavoro e si provvede alla pulizia del perforo, subito prima che
inizino le operazioni di posa della armatura e di iniezione.
Le fasi di iniezione per i tubi valvolati si possono riassumere:
♦ riempimento della cavità anulare compresa tra il tubo e le pareti del perforo,
ottenuto alimentando con apposito condotto di iniezione ed otturatore semplice la
valvola più lontana;
♦ avvenuta la presa della miscela precedentemente iniettata, si iniettano in
pressione valvola per valvola volumi di miscela non eccedenti il sestuplo del volume
del perforo avendo cura di non superare durante l'iniezione la pressione
corrispondente alla fratturazione idraulica del terreno (”claquage") ;
♦ si ripeterà l'iniezione in pressione, previo lavaggio con acqua all'interno del tubo,
limitatamente alle valvole per le quali il volume di miscela iniettato non abbia
raggiunto il limite di cui al punto 3 a causa della incipiente fratturazione idraulica del
terreno.
Le pressioni residue di iniezione, misurate a bocca foro al raggiungimento del limite
volumetrico, non devono superare i 0,7 MPa.
Per quanto riguarda i tubi non valvolati (tubi ciechi) si esegue semplicemente il
riempimento della cavità anulare compresa tra il tubo e le pareti del perforo, ottenuto
iniettando con apposito condotto di iniezione ed otturatore semplice dalla testa del tubo.
Trattandosi di perfori posti di norma in posizione orizzontale o inclinati verso l'alto,
vengono adottati opportuni accorgimenti (tubetti di sfiato, otturatore sulla bocca del
perforo, ecc.) per evitare che la miscela cementizia riempia solo parzialmente la cavità o
ne fuoriesca.
Al termine delle iniezioni si riempie anche l'interno del tubo.
Le malte cementizie utilizzate per l’iniezione hanno in genere la seguente
composizione:
- cemento tipo 4,25: 100 kg;
- acqua: 50-70 kg;
- bentonite: 0-2 kg;
- eventuale additivo antiritiro

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6. Consolidamento del fronte di scavo.


Il consolidamento del fronte di scavo viene normalmente effettuato in gallerie,
scavate in terreni coesivi, semicoesivi ed in genere di natura argillosa soggetti ad
alterazioni chimico-fisiche e a fenomeni di estrusione del nucleo di scavo, tendente a
muoversi verso la parte già scavata, tali da compromettere la stabilità dell’opera e/o la
sicurezza delle lavorazioni.
L’effetto di consolidamento del fronte può essere ottenuto mediante l’applicazione di
chiodi in vetroresina al fronte di scavo oppure, pratica meno usata, utilizzando il sistema
del trattamento colonnare suborizzontale jet grouting.
Il trattamento jet grouting viene impiegato allo scopo di garantire la stabilità del
fronte di scavo oppure per ridurre le deformazioni del terreno retrostante, limitando
quindi i cedimenti del piano campagna. È una pratica meno usata rispetto
all’applicazione dei chiodi in vetroresina principalmente a causa della non applicabilità
in presenza di terreni argillosi o limosi addensati (poco permeabili).
La chiodatura del fronte di scavo con elementi in vetroresina, che da sola o
congiuntamente alla coronella rinforzata al contorno del cavo, al guscio del pretaglio o
all’ombrello di infilaggi o di colonne di jet-grouting, è stata diffusamente utilizzata
negli ultimi anni per consentire lo scavo a piena sezione.
Tale metodo appartiene alla categoria degli interventi che garantiscono la stabilità del
fronte e controllano le convergenze prima della messa in opera dei sostegni di prima
fase.
La chiodatura del fronte consiste nella installazione in avanzamento, in direzione
longitudinale di barre, tubi o placchette in vetroresina, integralmente connesse alla
roccia circostante attraverso cementazione, con lunghezze che variano tra 10 e 30 m e
con densità che può arrivare ad oltre 1 chiodo/m2. Le barre di armatura sono
usualmente disposte per cerchi concentrici o comunque con una geometria regolare. La
geometria, intensità e lunghezza, sono regolate principalmente dalle caratteristiche
geotecniche dell’ammasso roccioso nel nucleo avanti al fronte di scavo, dal diametro
equivalente della galleria e dalla sua profondità, dalla velocità di avanzamento e dallo
stato tensionale preesistente.

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Sono ben noti i benefici che l’intervento di chiodatura da nell’organizzazione del


cantiere di scavo, in particolare la possibilità di eseguire tutti i consolidamenti in
un’unica fase e con una sola procedura operativa, permettendo, in questo modo, un
avanzamento sistematico.
L’intervento di consolidamento del fronte agisce prevalentemente:
♦ riducendo le deformazioni plastiche della roccia nel nucleo, e, nel contempo,
anche gli spostamenti del nucleo verso la galleria già scavata. L’analisi del
comportamento di gallerie reali, delle simulazioni numeriche e dei modelli sperimentali
di laboratorio, hanno permesso di rilevare come la chiodatura del fronte sia efficace nel
contenere la sua estrusione;
♦ contenendo lo spostamento radiale della parete della galleria in prossimità del
fronte di scavo. Tale effetto ha il pregio di controllare l’estensione radiale della fascia
plastica e soprattutto limitare la presenza di porzioni di roccia che raggiungono
condizioni di plasticizzazione residua, alle quali sono associati parametri di resistenza
generalmente molto bassi;
♦ controllando, per le gallerie superficiali, i meccanismi di rottura per
scivolamento che si possono innescare avanti al fronte, raggiungendo talora la superficie
del suolo o comunque causando rilevanti subsidenze;
♦ garantendo la stabilità locale del fronte, in modo da impedire il distacco o lo
scivolamento di porzioni di ammasso roccioso.
D’altra parte, un aspetto negativo c’è e, soprattutto nelle gallerie profonde, si
manifesta quando si effettua un intenso consolidamento che può causare il sovraccarico
dei tradizionali sostegni di prima fase.

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6.1. Consolidamento con jet-grouting.


Si definiscono trattamenti colonnari quei trattamenti di consolidamento-
impermeabilizzazione in cui il terreno viene stabilizzato mediante rimescolamento con
una miscela legante di acqua-cemento immessa a getto ad altissima pressione.
Tale metodo di consolidamento consiste nell’iniettare, attraverso fori di piccolo
diametro collocati lungo le batterie di aste infisse nel terreno, volumi controllati di
miscela cementizia in tratti di terreno definiti.
Perforato il terreno, l'iniezione jetting viene eseguita di norma in risalita, utilizzando
quale circuito di iniezione la batteria di aste di perforazione e l'utensile di disgregazione,
opportunamente corredato di ugelli di iniezione. La disgregazione del terreno avviene
quindi attraverso l’azione della miscela che ha anche funzioni di stabilizzazione.
Per effetto della rotazione dell'asta durante l'estrazione, l'iniezione jetting realizza
una colonna il cui diametro medio nominale, variabile tra i 400 e gli 800 mm, dipende
dalle modalità e dai parametri di iniezione utilizzati (n. dei fluidi, pressioni, velocità di
rotazione e di risalita, etc.).
Gli elementi ottenuti, possono essere successivamente armati, utilizzando barre in
acciaio tipo Fe 510 ad aderenza migliorata o tubi metallici senza saldatura longitudinale,
del tipo per costruzioni meccaniche, del diametro previsto e collegati tra di loro tramite
manicotti saldati o filettati di dimensioni tali da garantire nella giunzione le stesse
caratteristiche meccaniche del tubo. L'inserimento dell'armatura può avvenire a miscela
cementizia fresca, per infissione a pressione, oppure riperforando le colonne con fanghi
cementizi aventi la stessa composizione della miscela di iniezione.
In galleria i trattamenti vengono eseguiti in diverse situazioni tra cui
dal fronte di scavo, in anticipo sugli scavi in avanzamento, con andamento
orizzontale o sub orizzontale e geometria tronco conica, per formare un arco di
terreno consolidato intorno alla sezione di scavo;
per stabilizzare il nucleo del fronte in terreni incoerenti, sempre con andamento
sub orizzontale.
Di seguito si descriveranno le modalità di perforazione, iniezione, parametri
operativi e applicabilità di questo metodo di consolidamento.

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Perforazione.
La perforazione avviene direttamente tramite la batteria di iniezione munita di una
testa (monitor) autoperforante a “rotazione” o a rotopercussione, a seconda dei terreni,
sino alla profondità richiesta. Durante la perforazione si provvede a immettere il fluido
di circolazione (acqua, fanghi cementiti o aria) che fuoriesce dal fondo attraverso il
passaggio interno alle aste agevolando la penetrazione nel terreno, raffreddando e
mantenendo pulito l’utensile disgregatore. Il metodo di perforazione utilizzato è tale da
consentire successivamente, durante il trattamento “jet-grouting”, la continua risalita del
fluido a giorno. Nel caso questo non avvenga a causa di una occlusione del foro è
indispensabile rivestire la perforazione, eseguendo poi l’iniezione per tratti successivi
con progressiva estrazione del rivestimento.
Le attrezzature di perforazione devono garantire deviazioni non superiori all' 1%
rispetto all'asse teorico, devono essere munite di dispositivi di comando e di contagiri
per il controllo della velocità di rotazione delle aste ed inoltre di dispositivo per la
regolazione della velocità di estrazione delle aste stesse (temporizzatore a scatti o
simili).
Iniezione
Le pompe di iniezione ad alta pressione ≥ 30 MPa, sono provviste di manometri sia
sulla mandata delle pompe sia in prossimità dell’inserimento dei tubi ad alta pressione
nelle batterie delle aste di iniezione. I manometri sono sigillati e muniti di un certificato
ufficiale di taratura non anteriore a 3 mesi. L'impianto di miscelazione è in genere del
tipo a cicli ripetitivi con polmone di accumulo ed agitatore di miscela e munito di
dispositivo di pesatura del cemento e di misura dell'acqua, dosatore di additivi e
contacicli di miscelazione progressivo.
In linea di principio la sequenza operativa è tale che la colonna in corso di
esecuzione dista almeno tre diametri dall’ultima eseguita.
Le attrezzature di iniezione in alcuni casi sono le stesse utilizzate per la perforazione
e quindi munite di dispositivi atti a regolare la velocità di risalita tramite temporizzatore
che determina una risalita continua.

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I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

Durante l’iniezione è poi necessario il controllo della velocità di rotazione delle aste
durante l’iniezione, dello stato di usura degli ugelli e dei loro diametri nominali e
dell’efficienza dei giunti della batteria di iniezione.
Parametri operativi di iniezione.
Per quel che riguarda le miscele cementizie di iniezione viene impiegata una miscela
binaria cemento/acqua il cui rapporto è variabile, in funzione del sistema operativo, del
tipo di terreno e dei parametri richiesti.
Di norma la miscela di acqua e cemento è del tipo 4,25, nel rapporto in peso 1 ≤ a/c
≤ 2, con l’eventuale impiego di additivi stabilizzanti, fluidificanti, acceleranti o
ritardanti di presa, espansivi, impermeabilizzanti, antidilavamento, ecc..
Naturalmente l'adozione di tali additivi svolge un ruolo importante sulle
caratteristiche meccaniche delle miscele e della colonna di terreno stabilizzato, che
vanno di volta in volta verificate ed accettate in funzione degli scopi del trattamento
stesso. La definizione dei valori tipici dei parametri di iniezione sono diversi a seconda
del sistema jetting utilizzato:
• Sistemi jetting monofluido
Al termine della perforazione il foro di passaggio in corrispondenza dell’utensile
disgregatore a fondo foro viene chiuso e si procede all’iniezione della miscela che
fuoriesce ad alta velocità attraverso gli ugelli laterali, creando la colonna di terreno
consolidato. In tale fase la batteria viene ruotata ed estratta con velocità variabili in
funzione delle caratteristiche meccaniche dei terreni da trattare e del diametro da
ottenere.
In tabella 1 si riportano in sequenza la pressione di iniezione, velocità di iniezione,
velocità di rotazione degli ugelli laterali, velocità di risalita e diametri ottenibili per il
sistema monofluido.
Monofluido
CCP
Pi (MPa) 30-40
Vi (m/s) 100-200
Vm (giri/min) 15-25
Vr (m/min) 0,1-0,3
d (m) terreni coesivi 0,3-0,4
d (m) sabbie 0,7
Tabella 1. Parametri operativi del trattamento con tecnica monofluido.

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I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

In figura 3 si riportano le fasi principali di esecuzione della colonna con la tecnica


monofluido.

Figura 3. Schema di trattamento con tecnica monofluido.


• Sistemi jetting a due fluidi
In questo caso la batteria di iniezione è composta da due aste coassiali, una per il
passaggio del fluido di perforazione prima e della miscela di iniezione dopo (asta
centrale), l’altra per il passaggio dell’aria compressa da immettere durante l’iniezione
(asta esterna). L’ugello che permette l’espulsione dell’aria compressa è a forma di
corona circolare coassiale a quello della miscela cementizia e ad esso immediatamente
circostante. L’aria compressa limita la dispersione del getto stesso, e riduce la
dissipazione dell’energia sul contorno del getto preservando una velocità media del
getto maggiore. La perforazione può essere eseguita direttamente tramite la batteria a
rotazione; in caso di terreni difficili in cui si deve operare a rotopercussione è necessario
provvedere ad un preforo, eventualmente rivestito, in cui inserire successivamente la
batteria di iniezione.
In tabella 2 si riportano i parametri operativi per il sistema bifluido.
Bifluido

Pi (MPa) boiacca 30-40


Pi (MPa) aria 0,7-1,7
Vi (m/s) boiacca 150-200
Vi (m/s) aria 300
Vm (giri/min) 3-10
Vr (m/min) 0,1-0,3
d (m) terreni coesivi 0,6-0,7
d (m) sabbie 1,2-1,5
Tabella 2. Parametri operativi per il sistema bifluido.

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I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

• Sistemi jetting a tre fluidi


In questo caso la perforazione può ancora essere eseguita direttamente tramite la
batteria delle aste di iniezione solamente per i casi in cui sia utilizzabile il sistema a
rotazione. In terreni particolarmente difficili, in cui è richiesta una perforazione a
rotopercussione, è necessario provvedere ad un preforo, eventualmente rivestito, in cui
inserire successivamente la batteria di iniezione.
La batteria è costituita da tre aste coassiali aventi tre passaggi separati per l’acqua (al
centro), l’aria (intermedio) e la miscela stabilizzante (esterno). L’azione disgregante
dell’acqua in pressione consente di incrementare ulteriormente il raggio di trattamento.
In tabella 3 si riportano i parametri operativi per il sistema trifluido.
Trifluido
KAJIMA
Pi (MPa) boiacca 2,5-10
Pi (MPa) aria 0,7-1,7
Pi (MPa) acqua 40
Vi (m/s) boiacca 50
Vi (m/s) aria 300-350
Vi (m/s) acqua 350-400
Vm (giri/min) 3-10
Vr (m/min) 0,05-0,3
d (m) terreni coesivi 1
d (m) sabbie 1,8-2
Tabella 3. Parametri operativi per il sistema trifluido.

Tutti e tre i sistemi richiedono la sigillatura del foro, ad iniezione ultimata, per
impedire la fuoriuscita della miscela.

Applicabilità dei sistemi jetting.


Il jet grouting è una tecnica particolarmente flessibile e adatta ad impieghi molto
diversi. Tale flessibilità è accentuata dalla possibilità di lavorare anche in condizioni
particolarmente difficili, operando in spazi ridotti o in luoghi impervi, sia a cielo aperto
che in sotterraneo.
Viene frequentemente impiegato nella costruzione delle gallerie per il presostegno
della sezione di scavo. A parte alcuni casi sporadici, in cui i trattamenti sono praticati
dal piano campagna sovrastante, nella maggior parte delle applicazioni i consolidamenti
sono eseguiti operando all’interno della galleria stessa, in modo da realizzare una serie

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I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

di elementi consolidati di forma tronco-conica. Il metodo risulta particolarmente


indicato nei tratti di avanzamento in terreni sciolti e di bassa copertura. La
configurazione geometrica dell’intervento dipende dalla dimensione e dalla forma della
galleria. Nei tratti in galleria si adotta quasi sempre il sistema monofluido, che richiede
attrezzature poco ingombranti.
Tutti i sistemi analizzati permettono di ottenere trattamenti verticali o con
inclinazioni di 10 – 15° rispetto alla verticale. Il sistema monofluido si usa anche per
realizzare trattamenti sub orizzontali e con inclinazione verso l’alto.
Il metodo più usato in Italia consiste nel sistema monofluido, l’iniezione cioè della
sola miscela cementizia, soprattutto in galleria.
È sempre necessario comunque il controllo della buona esecuzione delle colonne,
infatti le colonne del terreno consolidato, se eseguite in avanzamento dal fronte di
scavo, con andamento tronco conico, devono presentare una divergenza rispetto all'asse
della galleria non superiore di norma a 5°.
In generale le tolleranze ammesse sull'assetto geometrico delle colonne di terreno
consolidato riguardano il discostamento dell'asse di ciascun punto di trattamento che
non dev’essere maggiore di 5 cm, ma anche la lunghezza che non deve differire di ± 15
cm da quella di progetto; inoltre, il diametro delle colonne non deve in nessun caso
risultare inferiore a quello nominale indicato in progetto.
La resistenza a compressione semplice del terreno consolidato deve risultare ≥ 5
MPa a 28 giorni nei materiali incoerenti, con limite minimo di 1.5 – 2 MPa a 40 giorni
negli interstrati di terreni coesivi.
Il valore R.Q.D. (Indice di recupero modificato), espresso come percentuale di
recupero del carotaggio tenendo conto dei soli spezzoni di carota di lunghezza ≥ 100
mm, deve risultare non inferiore al 70%.
In ogni caso, a meno di particolari esigenze progettuali di volta in volta indicate, le
caratteristiche delle colonne devono essere conformi a quanto specificato in tabella 4,
ove con:
- q u: si intende la resistenza media ad espansione laterale libera su campioni prelevati
dai carotaggi di controllo;
- Dm: è il diametro medio, in uno stesso tipo di terreno, misurato su colonne scoperte.

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I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

Il modulo di elasticità tangenziale E deve assumere valori pari o superiori a E ≥ 100


q u.
SISTEMA TIPO TERRENO DIAMETRO RESISTENZA
MEDIO (m) (MPa)
Dm qu
Incoerenti sciolti 0.60 ÷0.80
>5 ÷6
Incoerenti da mediamente addensati 0.4 ÷0.6
ad addensati
Monofluido Coesivi soffici o mediamente 0.4 ÷0.6
compatti
≥1.5 ÷2.0
Coesivi molto compatti 0.3 ÷0.5
Incoerenti sciolti 1.0 ÷1.5
≥5 ÷6.0
Incoerenti da mediamente addensati 0.6 ÷0.9
ad addensati
A due fluidi Coesivi soffici o mediamente 0.7 ÷1.0
compatti
≥1.5 ÷2.0
Coesivi molto compatti 0.5 ÷0.8
Incoerenti sciolti 1.6 ÷2.0

Incoerenti da mediamente addensati ≥5 ÷6.0


ad addensati 1.0 ÷1.5
A tre fluidi
Coesivi soffici o mediamente 1.2 ÷1.6
compatti
≥1.5 ÷2.0
Coesivi molto compatti 0.6 ÷1.00

Tabella 4. Caratteristiche e limiti di accettabilità delle colonne jet-grouting.


Per ottenere i suddetti valori, si devono rispettare le seguenti quantità minime di
cemento da iniettare, in funzione del sistema prescelto (la quantità di cemento viene
indicata come peso secco per metro cubo di terreno trattato):
- sistema monofluido 350 ÷ 400 kg/m3
- sistema a due fluidi 400 ÷ 450 kg/m3
- sistema a tre fluidi 600 ÷ 700 kg/m3 .

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I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

6.2. Consolidamento con tubi in vetroresina.


Le barre in vetroresina vengono integralmente connesse al terreno circostante
attraverso cementazione, disposte per cerchi concentrici, con lunghezze che possono
variare da 10 a 30 m, con una densità che può arrivare ad oltre 1 chiodo/m2 e a seconda
delle sezioni tipo che si desidera realizzare.
Tale modalità di intervento consente, come per il caso delle colonne di jet-grouting,
di organizzare il consolidamento del fronte in un’unica fase e con una sola procedura
operativa, permettendo un avanzamento sistematico.
La geometria, l’intensità e la lunghezza sono regolate principalmente dalle
caratteristiche geotecniche dell’ammasso roccioso nel nucleo avanti al fronte di scavo,
dal diametro equivalente della galleria e dalla sua profondità, dalla velocità di
avanzamento e dallo stato tensionale preesistente.
Può essere effettuato il consolidamento del terreno al contorno del cavo e rinforzo
del nucleo come mostrato in figura 4, o solo con rinforzo del nucleo con VTR come in
figura 5.

Figura 4. Consolidamento del nucleo con VTR e al contorno del cavo.

Figura 5. Consolidamento del nucleo con VTR .

Il tubo in vetroresina è prodotto con resina poliestere termoindurente rinforzata con


fibre di vetro; il contenuto in peso della fibra di vetro non è mai inferiore al 50%.

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I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

L’aderenza della superficie esterna del tubo spesso è migliorata mediante fresatura
elicoidale della profondità di almeno 1 mm che conferisce al tubo elevata resistenza allo
sfilamento.
Le caratteristiche di resistenza, modulo elastico del tubo possono essere scelte in
funzione delle caratteristiche del terreno, a seconda della percentuale di fibra di vetro
all’interno del tubo.
Ci sono diverse geometrie della sezione del tubo che può essere tondo pieno, vuoto,
piatto o altra geometria come si vede in figura 4.

Figura 6. Diverse tipologie di tubi VTR.


Per i tubi tondi pieni possono esserci diversi diametri e le cui caratteristiche possono
essere riassunte nella seguente tabella.
resistenza a carico di rottura carico di rottura carico di rottura
diametro
trazione testa in plastica testa in acciaio filetto
mm
KN KN KN KN
5,5 20 10 15 -
7,5 40 20 30 -
10 70 35 50 -
12 110 40 80 -
15 170 50 100 -
18 250 50 120 40
20 300 60 150 80
22 380 60 170 100
25 480 60 200 100
28 600 60 250 100
Tabella 5. Alcune caratteristiche per alcuni diametri di tubi in VTR sul mercato.

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I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

Per quanto riguarda i tubi vuoti invece se ne riportano alcune tipologie in Tabella 6.

diametro diametro
modulo resist. resist.
PRODOTTO esterno interno accessori
elastico taglio trazione
(mm) (mm)
- Tappo di
20.000 85 33
fondo
T 46/34 46 34 - - -
- Aderenza
30.000 100 75
migliorata
- Tappo di
fondo
- Manicotto 20.000 85 70
T 60/40 60 40 giunzione - - -
- Valvola 30.000 100 150
- Aderenza
migliorata
- Tappo di
20.000 85 76
fondo
T 76/60 76 60 - - -
- Aderenza
30.000 100 160
migliorata
I valori di resistenza sono indicativi e variano in funzione del contenuto di vetro

Tabella 6. Caratteristiche di alcuni tubi VTR tondi vuoti.

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I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

6.3. Metodi analitici per la verifica della stabilità del fronte


di scavo.
Le condizioni di sforzo e deformazione che si realizzano nel terreno a seguito dello
scavo di una galleria possono essere analizzate con diversi metodi e gradi di
approfondimento.
Tra i metodi analitici in forma chiusa che si possono trovare in letteratura, che
permettono di studiare il problema dell’analisi degli sforzi e deformazioni intorno ad
una galleria si possono riportare:
• metodo delle “curve caratteristiche” e in particolare le applicazioni che
in qualche modo tengono conto del fronte di scavo.
Con il metodo delle “curve caratteristiche”, gli approcci in grado di tenere conto
dell’influenza del fronte di scavo sulla convergenza, prima dell’installazione dei
sostegni, sono essenzialmente la curva caratteristica in simmetria sferica
(Descoudres,1974; Egger,1990), e l’approccio della linea di reazione del nucleo (anche
denominata “curva del mezzo nucleo”) (Lombardi e Amberg, 1979).
Questi approcci pur di semplice formulazione matematica, hanno numerose
incertezze: nel primo caso dovute alla geometria, nel secondo caso dovute alla
definizione della curva di reazione del “mezzo nucleo”, che è assolutamente incerta e
problematica; non possono, pertanto, essere considerati applicabili alla fase di
progettazione.
• metodi che fanno riferimento al calcolo a rottura ed all’equilibrio limite.
Il metodo dell’equilibrio limite consiste nel calcolare l’equilibrio delle forze di un
solido potenzialmente instabile, compreso tra una superficie di possibile scorrimento e
la superficie libera rappresentata dal fronte di scavo stesso. L’applicazione di tale
metodo è condizionata dalla presenza effettiva di una potenziale instabilità, secondo un
meccanismo di scivolamento. Per le gallerie profonde, l’utilizzo di formule che fanno
riferimento all’equilibrio limite, con meccanismi di collasso estesi fino alla superficie,
non è attendibile, mentre in alcuni casi può essere applicato per le gallerie superficiali.
Questi approcci, pur essendo di facile applicazione, presentano notevoli limiti in
relazione alle ipotesi semplificative adottate ed al fatto che i meccanismi di collasso

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I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

reale sono differenti e notevolmente più complessi di quelli ipotizzati. Pertanto anche
questi schemi devono essere considerati come in grado di fornire indicazioni di
massima e non possono essere utilizzati da soli in fase progettuale.

6.4. Metodi numerici per la verifica di stabilità del fronte di


scavo e dimensionamento degli elementi di rinforzo.
I metodi numerici consentono di determinare lo stato tensionale e deformativo
dell’ammasso roccioso al contorno della galleria e davanti al fronte di scavo.
Il maggior pregio dei metodi numerici consiste nel poter simulare tutte le fasi di
costruzione, dallo scavo alla posa in opera dei sostegni e dei consolidamenti, le
geometrie e le proprietà dell’ammasso roccioso. In letteratura sono riportati numerosi
modelli numerici bidimensionali assialsimmetrici o tridimensionali che hanno
analizzato il problema della stabilità del fronte grazie anche alla cresciuta potenza sia
dei metodi di calcolo sia degli elaboratori disponibili. Tutte queste modellazioni
mettono comunque in luce la grande complessità del problema, il grande numero di
parametri coinvolti e l’evidente tridimensionalità del problema.

Riguardo ai metodi di calcolo per il dimensionamento degli interventi di rinforzo,


sono stati studiati e messi in pratica due approcci:
• Un approccio per simulare il comportamento degli elementi longitudinali di
rinforzo, proposto da Peila (1994), consiste nel sostituirne l’azione con l’applicazione di
una pressione fittizia distribuita sul fronte e calcolata con la seguente relazione:
 n ⋅ A ⋅ σ adm n ⋅ s l ⋅ τ adm 
Pface = min  ; 
 S S 
Dove:
n = numero delle barre;
A = area delle sezione delle barre;
σ adm = tensione ammissibile del materiale costituente la barra;
S = sezione del fronte di scavo;
sl = superficie laterale della barra;

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I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

τ adm = tensione di taglio ammissibile all’interfaccia barra-terreno.


Questa formula, si basa sull’ipotesi che i rinforzi lavorino al limite ammissibile delle
loro possibilità; inoltre, la pressione dovrebbe essere applicata non tanto sul fronte di
scavo, ma, più realisticamente, all’interno del nucleo, in quanto l’effetto dei rinforzi è
distribuito alla loro interfaccia.

• Grasso et al. (1989a) hanno proposto di considerare l’effetto del consolidamento


con un aumento delle caratteristiche di resistenza e deformabilità nel nucleo di roccia
antistante il fronte, in funzione del numero delle barre.
Metodo della coesione migliorata e modulo elastico equivalente.
Facendo riferimento al caso delle gallerie profonde in un tipo di roccia di scadenti
caratteristiche geomeccaniche, si simularono i rinforzi con la roccia rinforzata
applicando quindi un aumento delle caratteristiche di resistenza e deformabilità nel
nucleo di roccia antistante il fronte, in funzione del numero delle barre applicate.
La coesione “migliorata” si ottenne sommando alla coesione del terreno un fattore
dipendente dalla tensione di confinamento longitudinale fornita dalla chiodatura (∆ σ3),
che è dipendente dalla forza limite di sfilamento (negli ultimi metri di barra in
prossimità del fronte), divisa per un adeguato fattore di sicurezza.
Tmax = (Tsfil / FS)
La Tmax è appunto la forza di sfilamento del rinforzo Tsfil, ridotta sulla base del
fattore di sicurezza.
n ⋅ Tmax
∆σ 3 =
S
1 + senϕ
c* = c + ⋅ ∆σ 3
2 ⋅ cos ϕ
Ovviamente, utilizzando un approccio di omogeneizzazione, anche la deformabilità
della roccia consolidata al fronte di scavo deve tenere conto della presenza di rinforzi
(che hanno un modulo elastico maggiore della roccia), sia nella direzione assiale sia
nella direzione trasversale.

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I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

Nella direzione assiale, si incrementò il modulo di deformazione della roccia


secondo la seguente relazione, che deriva dall’ipotesi di conservazione delle sezioni
piane (Oreste, 1998):
n ⋅ Aincl
Eeq // = Eroc + (Eincl // − Eroc ) ⋅
S
dove: Eroc: modulo di deformazione della roccia naturale;
Eincl//: modulo di deformazione equivalente del rinforzo composto dalla barra di
armatura e dalla malta di iniezione, nella direzione assiale;
Aincl: area della sezione della (singola) inclusione (barra + malta circostante).
Il modulo di deformazione dell’inclusione nella direzione assiale dipende dalla
rigidezza della barra e dell’anello di malta di iniezione:

AVTR
Eincl // = Emalta + (EVTR − Emalta ) ⋅
Aincl
dove: Emalta: modulo di deformazione della malta di iniezione;
EVTR: modulo di deformazione della vetroresina;
AVTR: area della sezione della (singola) barra di vetroresina.
Nella direzione trasversale ai rinforzi, vale la seguente relazione, che si basa sulle
ipotesi che la stessa forza trasversale attraversi tutti i materiali presenti e che l’effetto
dei rinforzi agisca in modo uniforme nel piano orizzontale (Oreste, 1998):
−1
 n ⋅ Aincl 
 
 n ⋅ Aincl   1 S − n ⋅ Aincl 
E eq ⊥ = 1 +  ⋅
E + E 
 S − n ⋅ Aincl   roc

incl ⊥

 
dove: Eincl⊥: modulo elastico equivalente del rinforzo composto dalla barra e dalla
malta di iniezione, nella direzione trasversale:
−1
 AVTR 
 
 AVTR   1 A − AVTR 
E incl ⊥ = 1 +  ⋅
E + incl 
 Aincl − AVTR   malta EVTR
 
 
In genere, però, l’incremento della rigidezza ottenibile con rinforzi in vetroresina,
rispetto alla rigidezza della roccia naturale, è molto basso. Modellazioni numeriche

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I consolidamenti in galleria in condizioni geotecniche difficili

assialsimmetriche nelle quali è stata fatta variare la rigidezza del nucleo e non i
parametri di resistenza, hanno messo in luce che, per ottenere un effetto sensibile in
termini di stabilizzazione del fronte, doveva essere fornito all’ammasso roccioso un
modulo di deformazione dello stesso ordine di grandezza della vetroresina.
Per quel che riguarda, invece, l’incremento della coesione, un’alta densità di chiodi
in vetroresina incrementerebbe fittiziamente la coesione di un valore maggiore del
doppio.
Studi parametrici sviluppati (Oreste e Peila 2000) hanno messo in evidenza che, per
le gallerie profonde, aumentando l’intensità di consolidamento, si ha una riduzione
dell’estrusione percentuale del fronte (quindi, condizioni di stabilità migliori), una
riduzione degli spostamenti radiali della galleria avanti e dietro il fronte, ma anche un
aumento dei carichi sui sostegni di prima fase. Pertanto, il dimensionamento
dell’intervento di consolidamento in avanzamento rispetto al fronte non può essere
realizzato separatamente dal dimensionamento delle strutture di sostegno all’interno del
cavo.

Questi due schemi, di semplice utilizzo, sono stati utilizzati sistematicamente in


numerose modellazioni numeriche alle differenze finite in campo tridimensionale,
basate sui parametri geometrici e geotecnici di gallerie profonde. Da questi studi è stata
verificata l’applicabilità sia della pressione fittizia sia della roccia rinforzata. Si è inoltre
evidenziato che la forza massima indotta negli elementi di rinforzo decresce al crescere
del loro numero e la posizione del picco della forza si avvicina al fronte (a causa della
riduzione dell’estensione della zona plastica). Inoltre, il consolidamento ha una grande
influenza sullo stato tensionale e sulle condizioni di stabilità, agendo sia sugli
spostamenti di estrusione sia sull’estensione della zona plastica avanti al fronte ed al
contorno del cavo.
La successiva ricerca effettuata da Dias con modellazioni tridimensionali agli
elementi finiti mise in evidenza che gli approcci semplificati di miglioramento della
coesione e della pressione applicata forniscono risultati attendibili se si è in grado di
valutare correttamente la forza applicata nelle barre.

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