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La scoperta del bambino

Capitolo I : considerazioni critiche sulla scienza applicata alla scuola.


La Montessori apre questo primo capitolo sostenendo che in verità la pedagogia scientifica non fu
mai costruita né definita, se ne parla ma in realtà non esiste.
Anni fa sorsero In Italia, ad opera di medici esperti, le scuole di pedagogia scientifica che avevano
lo scopo di preparare i maestri al nuovo indirizzo della pedagogia. I maestri d'Italia erano stati
portati nelle scuole di antropologia italiane, all' osservazione metodica del bambino durante le fasi
della crescita. Il Sergi ad esempio nei suoi scritti pedagogici raccolti nel volume “educazione ed
istruzione” indica come via del rinnovamento dell'educazione lo studio metodico dell' educando
condotto sulla guida dell’ antropologia pedagogica e della psicologia sperimentale. Sergi portò alla
convinzione che una volta conosciuto l'individuo dalle sole esperienze fenomeniche (Misura della
testa, statura ecc.) ne sarebbe scaturita l'arte di educarlo e questo portò ad una confusione fra lo
studio sperimentale dello scolaro e la sua educazione e addirittura l'antropologia pedagogica si
chiamò pedagogia scientifica, la cui bandiera fu la carta biografica. Le scuole di pedagogia
scientifica insegnavano ai maestri scienziati a prendere le misure antropometriche raccogliere i
dati anamnestici ecc. Lo stesso accade in Francia, Inghilterra ed America dove si tentarono studi di
antropologia e psicologia pedagogica nelle scuole elementari, a cui seguì lo studio dell'individuo da
Wundt e Binet. A compiere tali ricerche non furono mai i maestri ma medici che avevano interesse
a raccogliere dati per la psicologia e per l'antropologia piuttosto che formare una pedagogia
scientifica e che mai si sono messi ad insegnare in una scuola. Il progresso della scuola richiede
invece, secondo la Montessori, una coordinazione di indirizzi di studio e di pensiero in grado di
richiamare gli scienziati nei campi della scuola e di elevare i maestri dal livello di cultura inferiore
in cui si trovano, con questo ideale venne fondata a Roma la Scuola Pedagogica Universitaria, con
lo scopo di rendere la pedagogia una facoltà indipendente che comprendesse vari insegnamenti
come antropologia pedagogica, psicologia sperimentale ecc. Tuttavia la pedagogia rimase nello
sfondo filosofico in cui era nata senza lasciarsi trasformare, mentre le varie discipline continuarono
a svolgersi lungo il loro cammino. La Montessori sviluppò tutto il suo pensiero pedagogico
partendo da una costruttiva critica della psicologia scientifica. Secondo la Montessori l'equivoco di
base della psicologia scientifica era da ricercare nella sua illusione di fondo secondo la quale erano
sufficienti un’ osservazione pura e semplice e una misurazione scientifica per creare una scuola
nuova, rinnovata ed efficiente. Si è guardato nella scienza meccanicistica e materialistica con
troppa illusione e per questo ci siamo messi in una via falsa e ristretta che è necessario superare.
Non è cosa facile creare maestri sulla guida delle scienze sperimentali. Il pensiero pedagogico
montessoriano riparte dalla pedagogia scientifica: infatti l'introduzione della scienza nel campo
dell'educazione è il primo passo fondamentale per poter costruire un'osservazione obiettiva
dell'oggetto. L'oggetto dell'osservazione non è però il bambino in sé , il bambino riscoperto nella
sua spontaneità ed autenticità. Non bisogna creare maestri scienziati per trasmettere al bambino
educazione meccanica, ma bisogna costruire in loro uno spirito naturalistico, un amore verso la
natura in modo tale da portarla. “dobbiamo preparare nei maestri più lo spirito che il meccanismo
dello scienziato; cioè l'indirizzo di preparazione deve essere verso lo spirito e non verso il
meccanismo.” Dobbiamo far nascere nella coscienza del maestro l'interesse alla manifestazione
dei fenomeni naturali finche ami la natura, proprio come la ama lo scienziato. Ma questo non
basta ancora poiché il maestro, diversamente dallo scienziato, è destinato ad osservare l'uomo
piuttosto che gli insetti . Vi è bisogno anche di un anima mistica come i discepoli di Gesù, per
osservare tutte le manifestazioni dei piccoli fanciulli e per imparare da loro. Il maestro imparerà
dal fanciullo stesso i mezzi e la via per la propria educazione; cioè imparerà dal fanciullo a
perfezionarsi come educatore. La scuola deve permettere il libero svolgimento dell'attività del
fanciullo così che possa nascere la pedagogia scientifica. La Montessori afferma che il maestro
impara il suo mestiere anche grazie al bambino, ma prima di preparare lo stesso maestro
bisognerebbe disporre di una scuola in cui l'alunno svolga i suoi compiti in modo libero, liberato
dalle deformazioni della disciplina e dalle inibizioni dell'ambiente scolastico tradizionale. Della
scuola tradizionale infantile, Maria Montessori critica il fatto che, in essa , tutto l'ambiente sia
pensato a misura di adulto. In un ambiente così concepito il bambino non si trova a suo agio e
quindi nelle condizioni per poter agire spontaneamente. Infatti nelle scuole attuali, i bambini sono
repressi da quelle strutture che non favoriscono il movimento e che impediscono la crescita sia
fisica sia psicologica. Una delle strutture che impediscono il compiersi di questa libertà è il banco:
aveva lo scopo di prevenire la scogliosi, ma in realtà la procurava. Inizialmente il banco era unico e
su di esso stavano tutti bambini. Poi la scienza lo perfezionò ed ogni bambino aveva un banco fatto
su misura allo scopo di consentirgli più comodità. In seguito il banco subì altre trasformazioni:
venne costruito in modo tale che il bambino si potesse muovere e distanziato dagli altri per
evitare giochi di perversione tra alunni. Così per non far alzare il bambino venne fabbricato il
banco a incastro . In tutto ciò la scienza ha dato un grande aiuto alla costruzione di uno strumento
che va contro i principi della libertà. Questo ideale di banco non crea solo problemi igienici e
lavorativi, ma anche fisici: a questo punto la scienza si preoccupò di inventare anche strumenti
ortopedici in grado di curare gli scolari. L'utilizzo dei premi e dei castighi aiutava il maestro ad
obbligare i bambini a rimanere fermi ai loro posti, e non solo, venivano considerati stimoli per
seguire le leggi della società, diverse da quelle religiose. I premi e castighi sono solo degli
strumenti capaci di sottomettere il fanciullo al volere degli adulti appunto il premio crea invidia e
vanità per chi lo riceve, quindi non è un bene per la vita sociale. Ognuno ha una tendenza speciale
e una speciale vocazione latente ed il premio, può deviare tale vocazione sul falso cammino della
vanità e così annientare un'attività umana. In quanto al castigo è fatto solo per una categoria di
uomini: i delinquenti, in quanto la maggioranza della gente è onesta. L'unico vero castigo per
l'uomo è la perdita della coscienza della sua umanità interiore, castigo di cui però non si accorge. A
edificare la nuova scuola è il rinnovamento della vita scolastica, attuato in funzione della libertà
dell' alunno e in grado di sviluppare l' autentica natura dell’ infanzia . “Oggi si impone come
bisogno urgente il rinnovamento di metodi per l'educazione e per l'istruzione; chi lotta per questo
lotta per la rigenerazione umana.”
Capitolo II: Storia dei metodi.
La preparazione dei maestri e i miglioramenti della scuola devono essere contemporanee: per
questo ogni modello di educazione deve essere attuato in relazione alle condizioni scolastiche .
Cardine fondamentale della pedagogia scientifica deve essere una scuola che permetta lo
svolgimento delle manifestazioni spontanee e della vivacità individuali del bambino, che per
svolgere pienamente le sue attività, necessita di un ambiente ben definito e specifico, quello che la
Montessori chiama casa dei bambini. In questo capitolo lei introduce il suo metodo in pedagogia
sperimentale che deriva dalle sue esperienze compiute con i bambini dai tre ai sei anni. Il sistema
educativo delle case dei bambini nasce dunque per i bambini normali, ma proviene da precedenti
esperienze sui bambini anormali. Montessori lavorò da prima con i bambini che erano definiti
deficienti o frenastenici e venne a conoscere il metodo speciale di educazione per i bambini
deficienti ideato da Edouard Seguin. Lei intuì che la questione dei bambini deficienti fosse
prevalentemente pedagogica piuttosto che medica e ne fece argomento di educazione morale al
congresso pedagogico Di Torino nel 1898. Ebbe poi dal ministro dell’ istruzione Baccelli l'incarico di
tenere alle maestre Di Roma delle conferenze sull'educazione dei bambini frenastenici che poi si
trasforma nella scuola magistrale ortofrenica che la Montessori diresse per due anni. A tale scuola
lei annesse una classe esterna che raccoglieva bambini giudicati ineducabili dalle scuole
elementari per insufficienze mentali e in seguito venne fondato un istituto pedagogico dove
vennero ricoverati tutti i bambini idioti del manicomio di Roma. Lei dopo essere stata a Londra e a
Parigi a studiare la pratica dell'educazione dei deficienti si mise lei stessa di insegnare ai bambini e
a dirigere l'opera delle educatrici dei frenastenici nell’ istituto . Proprio dedicandosi all'istruzione
dei bambini idioti la Montessori intuì che quei metodi contenevano principi di educazione più
razionali di quelli in uso e si convinse che metodi simili applicati ai fanciulli normali avrebbero
sviluppato notevolmente la loro personalità, fu così che decise di intraprendere gli studi di
pedagogia normale e si iscrisse al corso di filosofia all'università. I metodi educativi usati nelle
scuole per gli idioti nacquero durante la rivoluzione francese da un medico che viene considerato il
fondatore della otoiatria ovvero Itard che fu il primo educatore a praticare l'osservazione dell'
allievo. Itard si può considerare il padre della pedagogia scientifica: dallo studio scientifico egli
ricavò una serie di esercizi capace di modificare la personalità, curando difetti che tenevano
l'individuo in uno stato di inferiorità. Lui riuscì a rendere capaci di udire e di parlare bambini semi-
sordi che altrimenti sarebbero rimasti sordi e muti e di conseguenza, per sempre anormali.
L'educazione scientifica di Itard però, siccome nacque fra i bambini deficienti non fu presa in seria
considerazione nel mondo dell'educazione. Ma il merito di aver completato un vero sistema
educativo per fanciulli deficienti spetta a Edouard Seguin, il quale definì il suo metodo di
educazione “metodo fisiologico” cioè un metodo che si basava sullo studio individuale dell’ allievo
e sull’analisi dei fenomeni fisiologici nei procedimenti educativi. Lui non solo studiò centinaia di
bambini deficienti, raccolti nel manicomio di Parigi, ma li trasformò in persone socialmente utili
educate come esseri intelligenti: l'educazione scientifica, è quella che pur basata sulla scienza,
modifica e migliora l'individuo. Il metodo di Seguin benché conosciuto, non era applicato negli
istituti per deficienti d'Europa, dove si difendeva il principio che era bene usare per i tardivi lo
stesso metodo che si usava per i bambini normali e di conseguenza l'educazione dei bambini
deficienti risultò una delusione in quanto l'idea che una nuova educazione era nata nel mondo
pedagogico non era ancora penetrata, né tantomeno si intuiva che una nuova educazione che
eleva i bambini deficienti potesse elevare anche quelli normali . Sulla guida di Itard e Seguin, la
Montessori sviluppò un nuovo materiale didattico molto ricco, ma tale materiale era inutile se non
si sapeva usarlo, quindi bisognava preparare i maestri. Infatti la Montessori sottolinea che il
maestro non deve mettersi al livello dell' educando ma deve saper chiamare entro l'anima del
fanciullo l'uomo che vi sta assopito E riporta il pensiero di Seguin per il quale i maestri devono
modulare la voce e aver cura di sé, rendersi cioè attraenti per i fanciulli in quanto devono
conquistare anime stanche e fragili, e questa chiave segreta è l'azione sullo spirito che apre agli
esperimenti didattici realmente efficaci sull'educazione degli idioti .
La Montessori riuscì a far leggere e scrivere alcuni deficienti del manicomio, che agli esami
raggiunsero il livello dei bambini normali . Questo la portò a riflettere sull'educazione dei bambini
normali, perché rimanevano fermi ad un livello così basso? Mentre i bambini deficienti erano stati
aiutati nello sviluppo psichico i fanciulli normali erano stati soffocati e depressi. Il principio che
l'insegnante deve sottoporsi a una particolare preparazione che tocca il suo sentimento, e non
consiste soltanto in uno studio intellettuale ma deve provare rispetto e simpatia per i bambini che
educa, è il contributo caratteristico di Pestalozzi, poi, l'attività dei bambini deve trovare i mezzi che
conducono allo sviluppo e questo è il contributo della pedagogia scientifica. La Montessori giunse
alla conclusione che la scienza dell’educazione non ha solo il compito di osservare i bambini ma
anche di trasformare i bambini. L'osservazione aveva fondato una nuova scienza psicologica ma
non aveva trasformato né le scuole né gli scolari, non essendo cambiati né metodi di istruzione né
quelli di educazione . Secondo lei i nuovi metodi dovrebbero trasformare completamente la scuola
dando origine ad una nuova forma di educazione. Inizialmente il desiderio della Montessori era
quello di sperimentare i metodi elaborati da Seguin sui bambini delle classi elementari, ma non
aveva mai pensato di applicarli negli asili infantili. E’ con la prima casa dei bambini che ebbe modo
di sperimentare tali metodi nei bambini della prima infanzia , e di rendersi conto che il periodo da
tre a sei anni è il più importante della vita del bambino, quello in cui si formano e stabilizzano le
sue funzioni principali, in cui la mente del bambino assorbe le caratteristiche dell'ambiente
circostante facendole proprie, crescendo grazie ad esse in modo naturale e spontaneo; infatti
molti difetti che diventano permanenti sono acquisiti dal bambino proprio perché viene trascurato
in questo periodo.
STORIA DELLA SCOPERTA DI UNA EDUCAZIONE SCIENTIFICA PER BAMBINI NORMALI
Nella fine del 1906 la Montessori fu invitata dal direttore generale dei beni stabili a Roma ad
assumere l'organizzazione di scuole infantili da crearsi nelle case popolari. Si intendeva riformare il
quartiere San Lorenzo, popolato da rifugiati e povera gente, all'idea di offrire case stabili al popolo
si affiancava quella di raccogliere tutti i bambini dai tre ai sei anni in una specie di scuola nella casa
che ogni abitazione popolare doveva possedere. Il 6 gennaio del 1907 si apre in una grande casa
popolare nel quartiere San Lorenzo questo tipo speciale di scuola con il nome di casa dei bambini
di cui la Montessori fu la direttrice. L'esperimento didattico condotto da lei nelle case dei bambini
rappresenta i risultati di una serie di prove da lei fatte per l'educazione dell'infanzia secondo i
nuovi metodi. I bambini provenivano da famiglie senza lavoro e analfabete ma ebbero risultati
sorprendenti, si ebbe l' improvviso manifesto della scrittura e della lettura spontanea , la
spontanea disciplina, la libera vita sociale . Questo gruppo di bambini prima quasi selvaggi suscita
l'attenzione del mondo e si aprirono case dei bambini non solo in Italia ma in tutto il mondo .
Quindi la casa dei bambini ha una duplice importanza: sociale in quanto scuola nella casa
educativa in quanto vi è stato applicato il metodo da lei sperimentato.
Capitolo III: Metodi di insegnamento adottati nelle case dei bambini.
Nelle case dei bambini l'educazione si basa fondamentalmente sull'osservazione del bambino e
studio del suo sviluppo psichico e biologico.
CRESCITA MORFOLOGICA
La Montessori seguì il crescere del corpo del bambino, studiandolo e misurandolo. Semplificò le
misurazioni e adottò un ordine che facilitava la registrazione dei dati. Periodicamente si
mandavano alle famiglie le misure relative ai loro figli. Fece inoltre costruire un antropometro,
ovvero la macchina misuratrice per bambini. Ogni mese lei misurava la statura dei bambini sia in
piedi che seduti e fissò la regola che l’altezza doveva essere misurata il giorno in cui il bambino
compiva il mese della sua età. Per assicurare questo procedimento ideò un registro ed in questo
modo era assicurata una registrazione più precisa. Per quanto riguarda il peso, doveva essere
controllato ogni settimana per mezzo di una bilancia: il bambino veniva pesato nudo prima del
bagno, scegliendo il giorno della settimana in cui è nato. La pesatura settimanale aveva anche
l’intento di regolare anche i bagni settimanali. Questi sono gli unici dati antropologici di cui la
maestra doveva preoccuparsi, le altre misure dovevano essere prese da un medico specialista in
antropologia infantile (circonferenza della testa, circonferenza del torace ecc.). Il medico doveva
compiere queste investigazioni entro la settimana o entro il mese, in cui il bambino compie il
primo anno di nascita. Inoltre il medico prende nota delle strutture difettose, delle condizioni
patologiche e fa le comuni visite sanitarie.
L’AMBIENTE
Il principio fondamentale deve essere libertà dell'allievo, che è in grado di favorire la creatività del
bambino, già presente nella sua natura. I bambini devono liberamente esprimersi e così rivelare
bisogni e attitudini che rimangono nascosti o repressi quando non esiste un ambiente adatto a
permettere la loro attività spontanea. A tal fine la Montessori fece costruire un arredamento
proporzionato al bambino, non erano più necessari tavoli pesanti quasi incastrati a terra ma un
arredo a misura di bambino con tavoli e sedie trasportabili. Fece ordinare poltroncine, piccoli
tavoli quadrati a un solo posto, lavabo e credenze basse. Alle pareti erano disposte lavagne
immagini di famiglie, animali, fiori e in particolare la Madonna della seggiola di Raffaello,
immagine simbolo delle case dei bambini ed è simbolo della maternità viva e reale.
OSSERVAZIONI PRATICHE
I bambini muovendosi rovesceranno tavoli e sedie, è una prima obiezione possibile. In realtà
tavoli, sedie e poltroncine trasportabili permettono al bambino di accomodarsi come preferisce e
se per caso la sedia cade questa sarà una prova della propria incapacità, il fanciullo stesso avrà
quindi il modo di correggersi (autocorrezione). L' immobilità di prima impediva il bambino di
imparare a muoversi, la semplicità o l'imperfezione degli oggetti esterni servono sviluppare
l'attività e la destrezza degli allievi.
DISCIPLINA E LIBERTA’
Un'altra possibile obiezione è che se i bambini sono liberi di muoversi non c'è disciplina, ma
quest'ultima deve essere vista in un altro modo ovvero in modo attivo. Bambini resi artificialmente
muti e immobili non sono disciplinati ma individui annientati. Dalla libertà infatti deve emergere la
disciplina, una disciplina attiva: secondo Maria Montessori non è disciplinato chi sta
perennemente in silenzio immobile, ma un bambino disciplinato è colui che è padrone di se stesso,
sa muoversi nell'ambiente e può disporre di se stesso. La disciplina quindi non è più un concetto
limitato alle mura di scuola, ma diventa preparatoria alla vita in società. La libertà del bambino ha
però come limite all' interesse collettivo, si impedirà allora il bambino tutto quello che offende e
nuoce agli altri, ma il resto sarà permesso osservato dal maestro , quest'ultimo dovrà però essere
paziente e curioso , il maestro deve capire sentire la sua posizione di osservatore. Non bisogna
frenare gli atti spontanei del bambino, una educazione efficace è quella che tende ad aiutare il
completo dispiegamento della vita del bambino e per far questo è necessario evitare l'arresto dei
movimenti spontanei e l'imposizione di atti per volontà altrui a meno che non si tratti di azioni
inutili o dannose che devono essere soffocate distrutte.
DIFFICOLTA’ DELLA DISCIPLINA NELLA SCUOLA
Maria Montessori ebbe a che fare con maestre che avevano esperienza secondo i vecchi metodi. Il
principio della disciplina era poco compreso tra queste maestre, che all'inizio soffocavano i gesti
dei bambini: pensando di mantenere l'ordine, in realtà non rispettavano le tendenze che il
bambino aveva nel muoversi in maniera coordinata e nel rapportarsi con gli altri. Le maestre senza
esitare mandavano al posto tutti quei bambini che per un motivo o per un altro si alzavano,
impedendo così al bambino di auto educarsi . Secondo la Montessori la prima nozione che i
bambini devono imparare per poter essere disciplinati e liberi nello stesso tempo è quella del bene
e del male. E’ indispensabile che il bambino non associ il concetto di immobilità al bene e il
concetto di attività al male. Il bambino deve essere libero di muoversi ed esprimersi nel suo
ambiente, imparando a rispettarlo e a trattarlo con la dovuta cura , in quanto nostro scopo è
disciplinare all'attività , al lavoro, al bene e non alla immobilità e alla passività. Non per questo è
sbagliato ordinare i bambini disponendoli al loro posto in ordine, l'importante è non forzarli ma
fargli capire il concetto in modo che essi imparino l'ordine collettivo. All'inizio non è semplice: nei
primi momenti si crea molto disordine e i bambini sono spesso scoordinati e chiassosi , ma con il
passare dei giorni e sotto la guida dell’ adulto i bambini tendono spontaneamente all'ordine ,
imparano un principio di ordine collettivo. Con il muoversi libero dei bambini si manifesta la
meravigliosa differenza individuale ed ogni bambino rivela se stesso in tutta la sua pienezza.
INDIPENDENZA
Ecco dunque che l'educazione alla libertà, all'indipendenza diventa fondamentale per permettere
al bambino di esprimere se stesso attivamente. Un metodo educativo basato sulla libertà deve
intervenire per aiutare il bambino a conquistarla e deve avere per mira la liberazione del bambino
da quel legame che ne limitano le manifestazioni spontanee. A mano a mano che il bambino
procederà per questa via le sue manifestazioni spontanee saranno più limpide di verità, rivelatrici
della sua natura. Ecco perché la prima forma dell’intervento educativo deve avere come oggetto
quello di guidare il bambino per la strada dell’ indipendenza. Poi la Montessori si sofferma su una
critica verso il servilismo. Servire i bambini è un atto fatale quanto soffocare un loro modo
spontaneo, bisogna insegnare loro a lavarsi, a mangiare , a vestirsi e non imboccarli vestirli e
lavarli. Nella proporzione della sua inutilità l'aiuto è di impedimento allo sviluppo delle forze
naturali. Il servilismo inoltre può condurre il bambino ad azioni di prepotenza mentre l'uomo che
agisce da sé, che impiega la sua forza nelle proprie azioni, conquista se stesso e aumenta le sue
facoltà e si perfeziona. Non si può essere liberi se non si è indipendenti, i bambini trattati come
dipendenti e non più come incapaci diventano moralmente più elevati e presentano una grande
calma nelle proprie azioni. Un'azione pedagogica efficace sui bambini deve essere quella di aiutarli
ad avanzare verso l'indipendenza, ossia iniziarli a quelle prime forme di attività che gli consentono
di bastare a se stessi e di non pesare sugli altri . Il pericolo del servilismo conduce anche a reazioni
che hanno significato di perversione e impotenza e possono paragonarsi al pianto delle isteriche o
alle convulsioni degli epilettici. Queste sono le azioni di prepotenza.
PREMI E CASTIGHI PER I NOSTRI BAMBINI
La Montessori riporta alcuni esempi da cui si evince che non sono più necessari premi esteriori
perché il bambino è già di per sé soddisfatto e contento del suo lavoro . Per quanto riguarda i
castighi il bambino che disturbava, dopo essere stato osservato dal medico e giudicato normale il
più delle volte, veniva isolato in un angolo della sala da cui poteva osservare i compagni che si
comportavano in modo corretto e gli si lasciava a disposizione tutti gli oggetti che desiderava . Il
fanciullo isolato a poco a poco rilevava i vantaggi di stare in compagnia e desiderava fare come gli
altri, così imparava ad assumere un contegno dignitoso.
LIBERTA’ DI SVILUPPO
Il concetto di libertà, nell’ educazione della prima infanzia, deve intendersi come condizione adatta
al più favorevole sviluppo sia psichico che fisiologico, l'educatore deve osservare con rispetto lo
svolgersi della vita infantile. L'educazione è intesa come aiuto attivo alla normale espansione della
vita e deve rivolgersi verso individui singoli ad uno ad uno osservati. La missione del bambino è
quella di crescere e diventare uomo. Quando la Montessori parla di libertà le dà il peso profondo
di liberazione della vita dei piccoli da ostacoli che ne impediscono il normale sviluppo. Bisogna
creare un ambiente adatto dove il fanciullo può agire dietro a una serie di scopi interessanti da
raggiungere. Per ambiente si intende l'insieme delle cose che il bambino può liberamente scegliere
e usare. La maestra deve aiutare il bambino ad orientarsi tra tante cose diverse e apprenderne
l'uso preciso, cioè lo inizia alla vita ordinaria e attiva nell’ambiente; poi lo lascia libero nella scelta
ed esecuzione del lavoro.
Capitolo IV: La natura nell’educazione.
Itard, medico specializzato nelle infermità dei sordomuti e studioso di filosofia, nel suo classico “i
primi sviluppi del giovane selvaggio dell’Aveyron” descrive il dramma della straordinaria
educazione volta a dissolvere l'oscurità mentale di un idiota e a salvare un uomo dallo stato di
selvaggio. Il selvaggio Aveyron ero un bambino cresciuto in uno stato di abbandono nell’ambiente
naturale, visse per molti anni nelle foreste in uno stato di libertà e nudità, trovato dai cacciatori fu
costretto vita civile a Parigi. Il bambino fu trovato muto e così rimase e la sua mentalità si dimostrò
incapace di assimilare un educazione intellettuale. Itard intraprese la sua educazione con metodi
già parzialmente provati per rendere l'udito a individui quasi sordi, era convinto che l' inferiorità
del selvaggio dipendesse dalla mancanza di educazione, piuttosto che da difetti organici. Aiutato
da Pinel, lui si accorse di avere a che fare con un idiota e divise l'educazione del ragazzo in due
parti. Nella prima, egli cerca di immetterlo nel vincolo della comune vita sociale; nella seconda,
egli tenta l' educazione intellettuale dell’idiota. Il ragazzo, vivendo la sua vita da abbandonato,
aveva trovato in essa la felicità: pioggia, neve, e tempesta erano stati i suoi compagni , i suoi
spettacoli il suo amore. La vita civile significa rinunciare a tutto questo, infatti nelle opere di Itard
viene descritto il selvaggio con sguardo triste sempre volto alla finestra, che a volte sorrideva
vedendo il sole, ma tutto ciò si trasformava in ira poco dopo. In altri punti del libro viene detto che
il ragazzo non era capace di camminare in modo composto, ma poteva soltanto correre. I principi
presenti in questo libro possono essere generalizzati e applicati a tutta l’educazione.
LA NATURA NELL’EDUCAZIONE SCOLASTICA
Nel nostro tempo e nell’ ambiente civile della nostra società, i bambini vivono molto lontano dalla
natura e hanno poche occasioni di entrare in intimo contatto con essa e di averne una diretta
esperienza . Per molto tempo l'influenza della natura sull'educazione del bambino si considerò
soltanto come un fattore morale. Più tardi si cercò di portare l'attività del bambino verso la natura.
Il concetto di vivere nella natura e il più recente acquisito dall’educazione: il bambino ha bisogno
di vivere naturalmente e non soltanto di conoscere la natura ed il fatto più importante risiede nel
liberare il fanciullo dai legami che lo isolano nella vita artificiale creata dalla convivenza cittadina.
Se i bambini sono a contatto con la natura rivelano la loro forza. Il sentimento della natura come
ogni cosa, cresce con l'esercizio . L'educazione nella scuola può fissare l'attenzione del bambino su
oggetti particolari che precisino quanto egli ha potuto svolgere in sé del suo amore per la natura. Il
bambino, chi è il più grande osservatore spontaneo nella natura, ha bisogno di avere a sua
disposizione un materiale su cui agire.
LE CURE PREMUROSE
Le cure premurose verso gli esseri viventi sono la soddisfazione di uno degli istinti più vivi
dell’anima infantile. Si può organizzare facilmente un servizio attivo di cure alle piante e gli
animali. Il bambino vive il suo attimo senza cure per il domani , ma quando sa che gli animali
hanno bisogno di lui inizia a curarsi del domani. La metamorfosi degli insetti e le cure che le madri
hanno per i loro piccoli, sono oggetto, da parte dei bambini, di osservazioni e spesso provocano
ragionamenti che ci fanno stupire. Nelle case dei bambini di Roma ci sono vasi di fiori che i
bambini non dimenticano mai di innaffiare.
IL PREGIUDIZIO DEL GIARDINO
Anche in mezzo alla natura portiamo dei pregiudizi, per i quali è difficile riconoscere il vero.
L'azione di porre un seme nella terra e di aspettarne la pianticella, è un lavoro troppo piccolo e ha
un' attesa troppo lunga per i bambini. Essi desiderano compiere grandi lavori e mettere in diretto
rapporto la loro attività con i prodotti della natura, i bambini non si accontentano di rimanere tra i
fiori ma sono contenti di agire di conoscere di esplorare. Il lavoro più grande dei bambini, non è
quello della semina ma piuttosto quello del raccolto.
SEMPLICITA’
Il lavoro in se stesso ha bisogno di varietà e il bambino si adopera con buona volontà anche alle
azioni più semplici, che hanno uno scopo immediato o che permettono di impiegare qualche
notevole sforzo. Avere un vasto campo di attività e avere occasione per nuove esperienze è la
soddisfazione dello spirito animatore, che spinge il bambino penetrare nel mondo.
IL GIARDINO NOSTRO
Un altro metodo che porta il bambino a manifestare liberamente i suoi bisogni fu quella di limitare
il campo o il giardino ai bisogni spirituali. Nel campo immenso, i bambini giocano e corrono
sempre in quel luogo, in quell'angolo, in quello spazio ristretto .I limiti si devono trovare in quella
giusta misura, che sta tra l' eccesso e l'insufficienza di spazio e di cose. il bambino non ama il
cosiddetto campicello educativo, troppo piccolo per lui e non soddisfa neanche il suo amor proprio
individuale, ma egli deve poter sorvegliare tante piante quante ne entrano nella sua coscienza,
quante se ne fissano nella sua memoria, in modo che gli siano conosciute. Il criterio dei limiti che
fissa la Montessori e quello dei limiti del giardino nostro dove ogni pianta ci è cara e ci dà il suo
aiuto sensibile a sorreggere il nostro intimo, un giardino rispondente ai bisogni dello spirito
infantile.
Capitolo V: Educazione dei movimenti
L’UOMO ROSSO E L’UOMO BIANCO
La Montessori apre il capitolo con una distinzione tra vita vegetativa che fa capo al sistema della
circolazione del sangue, e vita di relazione che è collegato al sistema nervoso. Il sistema nervoso si
può distinguere in: sistema nervoso il gran simpatico, che presiede alle funzioni viscerali e che
corrisponde con gli stati emotivi; E sistema nervoso centrale con le sue diramazioni di nervi che
provenendo dai sensi mettono in rapporto i centri con il mondo esterno . Bastano le emozioni e la
volontà per capire come il sistema nervoso del gran simpatico sia un sottoposto a un dipendente
dell'altro. Vi sono quindi due grandi sistemi: quello della circolazione, che ha per centro il cuore,
che si diffonde al sistema dei vasi capillari e quello nervoso, che ha per centro il cervello; in base a
questi si può distinguere l'uomo rosso (sistema sanguigno) e l'uomo bianco (sistema nervoso) :
all'uomo rosso appartiene la vita vegetativa quindi possiamo trovare l'alimentazione , l'ossigeno e
tutti gli organi destinati ad espellere i rifiuti; con l'uomo bianco sono in rapporto agli organi dei
sensi e il sistema muscolare. Sebbene i due uomini sono distinti tra loro e nettamente separati
nelle funzioni, sono intrecciati e in rapporti intimi reciproci e non potrebbe funzionare nessuna
parte dell'organismo senza la loro reciproca azione. I muscoli formano la parte più massiva della
composizione del corpo e ad essi è riferita tutta l'attività di relazione con il mondo esterno, ad essi
è riservata la conseguenza pratica della vita, cioè la vita motrice , il loro scopo è quello di ravvivare
e intensificare la vita vegetativa, che fa parte dell'unità intera dell'individuo . Scopo
dell'educazione è quello di favorire il funzionamento degli organi collegati con la vita psichica,
perciò gli esercizi muscolari devono essere sempre a servizio dell’anima e della mente.
GINNASTICA E DISCIPLINA
Nelle scuole comuni si usa chiamare ginnastica una disciplina muscolare collettiva, che tende a
fare eseguire dei movimenti comandati all' insieme della scolaresca. Questi movimenti si sono
trovati utili, per controbilanciare l' inerzia muscolare degli scolari che devono fare vita sedentaria
per i loro studi. Le correnti moderne propongono la ginnastica su diversi piani considerando il
fanciullo più umanamente. Secondo il metodo montessoriano bisogna far penetrare l'educazione
muscolare nella vita stessa dei bambini, riattaccando la alla pratica di ogni giorno. Il movimento è
essenziale alla vita e l’educazione non può essere inibitrice del movimento, ma deve aiutare a
spendere bene le energie e a lasciarle sviluppare normalmente.
GINNASTICA E LAVORO
Gli esercizi di vita pratica sono una vera e propria ginnastica, la cui palestra raffinante tutti i
movimenti è l'ambiente stesso in cui si vive. Gli esercizi di vita pratica non possono considerarsi
come una semplice ginnastica muscolare: essi sono un lavoro. E’ l'esercizio naturale dell'uomo che
quando si muove, dovrebbe avere scopi da raggiungere: i muscoli dovrebbero servire l'intelligenza.
Bisogna offrire al bambino, nell'ambiente che lo circonda, dei mezzi per esercitare la sua attività e
far fare i bambini lavori quotidiani. Gli oggetti che servono per la vita pratica sono gli oggetti in uso
dove vive il bambino ; la loro quantità non è fissata dal metodo, ma dipende dalla possibilità della
scuola . Per la consuetudine del lavoro il fanciullo impara a muovere braccia e mani e a fortificare i
muscoli più che nella ginnastica comune.
IL LAVORO
Il bambino che arriva a scuola si spoglia di sé: piccoli attaccapanni, posti sul muro in basso per far
sì che il bambino di tre anni possa arrivare comodamente. Inoltre, sono a portata del bambino
fontane piccole e basse con saponi piccini, piccoli asciugamani, una cassetta con spazzole per le
scarpe, qualche sacchettino attaccato al muro che contiene spazzole per vestiti, tutti questi sono
oggetti pratici. Se la scuola non è in ordine ne risulta un lavoro da fare: sistemare le sedie,
raccogliere la mollica di pane ho asciugare il pavimento se è caduta dell'acqua, spolverare la
statua del Gesù bambino o gettare i miei vestiti con i fiori appassiti. Il bambino spia con attenzione
il suo ambiente, e quando c'è una sedia fuori posto che da un aspetto disordine, con certezza
saranno i bambini più piccoli ad accorgersene . L'importanza del lavoro non preoccupa i bambini,
loro sono soddisfatti quando hanno dato il massimo di cui sono capaci.
LA VOCE DELLE COSE
La maestra sorveglia, ma sono le cose di vario genere che chiamano i bambini di varie età. La
lucentezza, la bellezza delle cose belle e adornate sono voci che chiamano a sé l'attenzione del
bambino e lo stimolano ad agire. Questi oggetti hanno un eloquenza che nessuna maestra
potrebbe mai raggiungere. Molte volte c'è più di una voce delle cose che chiama; la chiamata è un
ordine complesso infatti alcuni lavori richiedono un tirocinio e una lunga preparazione.
I TALENTI
La maestra deve sapere aprire vie, ma mai respingere per mancanza di fiducia. La brava maestra
cercherà dunque il contributo che anche il più minuscolo essere può dare. I bambini sono
soddisfatti quando hanno dato il massimo di cui sono capaci e non si vedono esclusi dalle
possibilità che offre l'ambiente per esercitarsi. Essi hanno una specie di ambizione interiore, che
consiste nel far fruttare pienamente talenti.
PRECISIONE
Chi è a contatto con questi bambini scopre che sotto l'attività che li dirige a raggiungere i vari scopi
pratici esiste un segreto di successo : è la precisione, l' esattezza con cui gli atti si devono
compiere. Il movimento generico è una funzione rozza, ma se in esso si innesta un motivo di
perfezionamento, esso cresce di valore. Lo scopo esterno di versare l'acqua nel bicchiere interessa
molto meno che il versare senza toccare con la bottiglia l'orlo del bicchiere e senza versare sulla
tovaglia una goccia d'acqua. I bambini amano, non solo l'attività tendente ad uno scopo, ma sono
attratti dai particolari e questo ha aperto un vasto campo dell'educazione: l'educazione dei
movimenti.
ETA’ SENSIBILE
I bambini sono in un età in cui i movimenti hanno un interesse fondamentale: essi sono avidi di
sapere come bisogna muoversi. Imparano a coordinare i movimenti e a diventare padroni dei
propri atti , fino ad imparare l'analisi dei movimenti, sono desiderosi di sapere come bisogna
muoversi.
L’ANALISI DEI MOVIMENTI
Ogni azione complessa ha momenti successivi ben distinti tra loro : un atto segue l'altro. Cercare di
riconoscere e di eseguire esattamente e separatamente quegli atti successivi, è l'analisi dei
movimenti. Nel vestirsi e nello spogliarsi si eseguono atti molto complessi, che gli adulti compiono
perfettamente. L’imperfezione consiste nell’eseguire e confondere insieme vari dei movimenti
successivi all’azione. In genere abbiamo, in rapporto a molti movimenti, una inesattezza che
proviene da mancanza di educazione.
ECONOMIA DEI MOVIMENTI
L'analisi dei movimenti va unita all'economia dei movimenti: non eseguire nessun movimento
superfluo allo scopo è il grado supremo della perfezione. Ne viene come conseguenza il
movimento estetico, l’attitudine artistica. Un movimento sgraziato, volgare è carico di atti inutili
allo scopo. L'età dell'infanzia è l'età in cui gli esercizi dei movimenti risultano interessanti,
appassionanti e gli strumenti nervosi e muscolari sono plasmabili all'esecuzione.
I TELAI DELLE ALLACCIATURE
Sono oggetti che servono i bambini come esercizi di analisi dei movimenti: un telaio di legno che
porta due rettangoli di stoffa che si possono unire. Ogni telaio presenta un differente modo di
Unione: bottoni, ganci, nastri, lacci. Questi oggetti di sviluppo si riferiscono agli atti pratici del
vestirsi. Dopo che la maestra ha mostrato con esattezza il modo di procedere, il bambino continua
a provare e riprovare fino ad acquistare abilità e sveltezza.
ALTRI MEZZI
Esercizi che si ripetono più frequentemente nelle case dei bambini: aprire la porta inserendo
correttamente la chiave, sfogliare un libro voltando delicatamente la pagina, alzare e sedersi su
una sedia, trasportare oggetti, camminare evitando ostacoli. Oltre a questi anche: salutare,
raccogliere o porgere un oggetto caduto ad altri, evitare di passare davanti una persona.
IL FILO
Il perfezionamento di alcuni movimenti ha la sua chiave: il sine qua non centrale a cui tutto il
perfezionamento è collegato: questo è l'equilibrio della persona. Il mezzo che può aiutare il
bambino a rendere sicuro l'equilibrio e a perfezionare il movimento è e il camminare disegnando
una lunga ellisse sul pavimento. La prima cosa da mostrare e la collocazione esatta del piede.
L'esercizio comporta non soltanto lo sforzo di mantenere l'equilibrio, ma esige da parte del
bambino un' intensa attenzione per dirigere i piedi nella posizione dovuta.
ESERCIZI CONCOMITANTI
I camminatori sul filo che hanno appena superato le prime difficoltà e raggiunto l'equilibrio,
possono prendere delle bandiere infilate in un sostegno. Se con grande attenzione non crollano il
braccio, la bandiera si abbasserà poco a poco. L'attenzione dunque deve essere distribuita a
controllare non solo i piedi, ma anche il braccio che sostiene la bandiera. Le difficoltà successive
sono esercizi sempre più minuziosi di controllo dei movimenti. A questo punto c'è un interesse
superare difficoltà maggiori : il fanciullo sta diventando padrone dei suoi movimenti.
IMMOBILITA’ E SILENZIO
Altro e diverso esercizio di controllo sui movimenti è il silenzio assoluto: non emettere alcun
suono, non produrre alcun piccolo rumore con il piede o la mano o respirando sensibilmente. Il
silenzio assoluto equivale ad assoluta immobilità. Il silenzio è considerato tra gli esercizi sensoriali.
VIE APERTE
La finalità di tali esercizi sono il perfezionamento dell'individuo che li compie. L'individuo raffinato
in un cammino di perfezione diventa capace di molte cose. Il bambino diventato padroni dei suoi
atti, soddisfatto per l'impegno nelle sue attività motorie è un fanciullo pieno di gioie e di salute,
che si distingue per la sua calma e disciplina. Il suo corpo è pronto a rispondere alle vibrazioni
musicali ed è pronto ad entrare con dignità nel luogo destinato alla religione, anche se non c’è
ancora senso religioso.
LA VITA LIBERA
I conquistatori di se stessi sono conquistatori di libertà: essi possono invadere un giardino senza
guastare le aiuole e i fiori , possono correre nel prato senza compiere atti scorretti (esempi libro).
Questo perché sono diventate creature controllate e si sono liberati del controllo degli altri.
LA REALTA’
Gli esercizi di equilibrio e analisi influiscono nel perfezionare l'esecuzione di ogni atto. Gli esercizi
di vita pratica portano la conoscenza viva del bimbo sulle tante azioni che compie durante la
giornata e ne risulta un' influenza reciproca: l'analisi aiuta la sintesi e le sue applicazioni e
viceversa. Il segreto del perfezionamento sta nella ripetizione, e perciò nel collegare gli esercizi alle
funzioni consuete della vita reale.
IL COLLOCAMENTO DELLE AZIONI
Bisogna fare la distinzione tra insegnare come si deve agire, lasciando libere le applicazioni
pratiche dell’agire, e tra condurre i bambini in ogni azione. Si deve insegnare tutto ma non si
devono sopprimere le azioni che i bambini hanno imparato a compiere e a collocare nella pratica
della vita . Il bambino non ha imparato solo il silenzio , ma ha imparato a collocarlo (sarà silenzioso
in chiesa). Ha imparato non solo varie specie di saluto, ma ha imparato ad usarlo in base a chi gli si
presenti . Le molte cose che ha imparato perfettamente deve usarle e collocarle nei vari tempi
della vita ; è lui che decide ed è il lavoro della sua coscienza, l'esercizio della sua responsabilità. La
nuova educazione non consiste solo nel dare i mezzi di sviluppo per le singole azioni, ma anche nel
lasciare al bambino la libertà di disporne. E’ questo che trasforma il bambino in quel piccolo uomo
pensante e diligente , che prende nel segreto del suo cuore decisioni e fa scelte così diverse da
quelle che avremmo supposto. Il lavoro intimo del bambino ha una specie di pudica sensibilità e si
esprime solo quando l' adulto non interviene con le sue direttive fatte di verifiche ed i consigli.
LA GINNASTICA E I GIOCHI
La ginnastica e i giochi sono un metodo di spendere le energie esuberanti , cioè l' avanzo delle
energie. I giochi sportivi richiedono un uso corretto di oggetti e quindi una coordinazione esatta
dei movimenti e una disciplina dell’attenzione. I giochi suscitano sentimenti di gare e animano
verso lo sforzo della competizione. I lavori di pratica includono in parte questi vantaggi: l' esattezza
degli usi degli oggetti, la disciplina dell’attenzione e la perfezione finale raggiunta dai movimenti.
Lo scopo morale però è diverso, perché questi esercizi non sono spinti da un sentimento di gara o
di competizione, ma dall'amore dei bambini verso l'ambiente che li circonda. Con tale ginnastica si
viene a sviluppare un vero sentimento sociale: in quanto i bambini lavorano nell’ambiente senza
badare se lavorano per sé o per il vantaggio comune, e si correggono con prontezza ed entusiasmo
tutti gli errori, sia i propri che quelli degli altri.
LA LIBERA SCELTA
I materiali dello sviluppo sensoriale, stabiliti dietro ricerche sperimentali, fanno parte
dell'ambiente. A poco a poco la maestra presenta un materiale, secondo l'età del bambino e
secondo la progressione sistematica degli oggetti. Il bambino andrà scegliendo spontaneamente
qualcuno tra gli oggetti di cui ha fatto conoscenza e che gli sono stati già presentati. Ciò che spinge
il bambino a scegliere un oggetto piuttosto che un altro non è l'imitazione, perché ogni oggetto e
in un solo esemplare e , inoltre, il bambino finisce per immergersi nel suo esercizio con tale
intensità di attenzione, che non si accorge delle cose circostanti e continua a lavorare. Questo è il
fenomeno della concentrazione e della ripetizione dell'esercizio a cui è collegato lo sviluppo
interiore. Nessuno può concentrarsi per imitazione, limitazione infatti lega all’esterno , mentre qui
si tratta di un fenomeno completamente opposto: l'astrazione dal mondo esteriore e il legame
stretto con il mondo intimo e segreto che opera dentro il bambino. È un fatto interiore collegato
con i bisogni del bambino; siamo di fronte ad una vera e propria rivelazione del mondo interiore
del bambino e perché questo avvenga il bambino deve essere lasciato alla libera scelta degli
oggetti. Nell ambiente in cui gli stimoli sensoriali sono esposti alla libera scelta del bambino, la
maestra deve cercare di eliminarsi, di non ostacolare la libera scelta, in questo modo l'attività è
spinta dall’intimo del bambino e non dalla maestra.
Capitolo VI: Il materiale di sviluppo.
Il bambino richiede un' esatta guida scientifica come quella resa dal materiale di sviluppo e dagli
esercizi della Montessori. Il materiale sensoriale rappresenta una selezione basata su accurati
esperimenti psicologici, del materiale usato da Itard e Seguin nei loro tentativi di educare bambini
menomati , degli oggetti usati come prove in psicologia sperimentale e di una serie di materiali
creati da Montessori durante il suo primo periodo di lavoro sperimentale. Il modo in cui bambini
usarono questi materiali , il tempo, la frequenza e lo sviluppo che essi resero possibile , determinò
l'eliminazione, la modifica e l'accettazione dei materiali nella scuola . Lo scopo dell’educazione dei
sensi è quello di sviluppare l’intelligenza. Per mezzo del contatto e dell’esplorazione dell’ambiente
l’intelligenza innalza quel patrimonio di idee di idee operanti che forniscono precisione, esattezza
ed ispirazione. Questo contatto è stabilito per mezzo dei sensi e del movimento. Esso è formato da
un sistema di oggetti, che sono raggruppati secondo una determinata qualità fisica dei corpi. Ogni
singolo gruppo rappresenta la stessa qualità ma in diversi gradi. Vi è quindi un minimo e un
massimo della serie che ne determinano limiti. Questi due limiti dimostrano il più spiccato
contrasto che rende evidenti le differenze.
ISOLAMENTO DI UNA QUALITA’ UNICA DEL MATERIALE
Qualunque oggetto vogliamo usare per l'educazione sensoriale presenta molte qualità diverse:
peso, ruvidezza, colore, forma, dimensione. Per far sì che la serie metta in rilievo una sola qualità è
necessario isolare, tra le tante, una qualità sola dell'oggetto. Bisogna preparare oggetti identici tra
loro in tutto, tranne che nella qualità, la quale varia. Questo riesce a dare una chiarezza nel
differenziare le cose e la chiarezza pone le basi dell’interesse nel distinguere. Dal lato psicologico
per rilevare meglio le singole qualità bisogna isolare i sensi: un impressione tattile e più chiara se si
tratta di un oggetto che non conduce calore e se il soggetto si trovi in un luogo scuro e silenzioso
dove non ci sono impressioni visive e uditive.
QUALITA’ FONDAMENTALI COMUNI A TUTTO CIO’ CHE NELL’AMBIENTE EDUCATIVO CIRCONDA IL
FANCIULLO
Il primo è il controllo dell'errore: si deve cercare che i materiali offerti al bambino contengano in
sé il controllo dell'errore. Il controllo materiale dell'errore conduce il bambino ad accompagnare i
suoi esercizi con il ragionamento, con la critica, con l'attenzione sempre più interessata all'
esattezza, con una capacità raffinata a distinguere le piccole differenze. Tutto nell’ambiente è
preparato in modo da rendere facile il controllo degli errori. Il secondo punto è l'estetica: un altro
carattere degli oggetti è di essere attraenti. Il colore, la lucentezza, l'armonia delle forme sono
cose curate in tutto quello che circonda il bambino che lo portano ad avere cura ed attenzione. Il
terzo aspetto è l'attività: altro carattere del materiale di sviluppo deve essere quello di prestarsi
all'attività del bambino. La possibilità di trattenere con interesse l'attenzione infantile non dipende
tanto dalla qualità contenute nelle cose, quanto dalla possibilità che offrono di agire. Il quarto
aspetto sono limiti: un altro principio comune a tutti i mezzi materiali è che il materiale deve
essere limitato in quantità. Questo fatto, una volta contrastato, è logicamente chiaro alla nostra
comprensione: il bambino è normale non ha bisogno di stimoli che lo risveglino che lo mettano il
rapporto con l'ambiente reale. Egli è sveglio e i suoi rapporti con l'ambiente sono numerosi e
continui . Egli ha bisogno di ordinare il caos formato dalla sua coscienza dalle numerose sensazioni
date dal mondo. I limiti, sono necessari per far sì che il bambino risparmi le sue forze e per far sì
che egli avanzi con sicurezza nelle vie difficili dello sviluppo.
Capitolo VII: Gli esercizi.
COME L’INSEGNANTE DOVREBBE FAR LEZIONE. CONFRONTO CON I VECCHI SISTEMI.
Oggi, le lezioni per iniziare i bambini all’educazione dei sensi sono individuali. La maestra fa un
tentativo di avvicinamento al bambino che crede pronto a ricevere la lezione. Si siede al suo fianco
e reca un oggetto che crede capace di interessarlo. Non sempre le parole sono necessarie, molto
spesso basta solo mostrare l'oggetto. Ma se le parole sono necessarie, la caratteristica della
lezione deve essere la brevità, nel preparare una lezione si deve dedicare particolare cura nel
contare scegliere le parole che si devono usare, una seconda caratteristica è la semplicità, la
lezione deve essere priva di tutto ciò che non è verità, le parole devono essere semplici e veritiere.
Infine terza caratteristica è l'obiettività, cioè la personalità della maestra deve scomparire lasciare
in evidenza solo l'oggetto su cui deve concentrarsi l'azione del bambino. La maestra prenderà nota
se il bambino si interessa o no all'oggetto, in che modo e per quanto tempo. Se la lezione non
viene compresa dal bambino, non bisogna insistere nel ripetere la lezione e bisogna trattenersi dal
far capire al bambino che ha commesso un errore, perché potrebbe arrestare a lungo tempo
l’impulso ad agire. Questo è molto differente ai vecchi sistemi dove maestri riempivano i bambini
di tante parole inutili e inesatte, creando spesso confusione nella mente dei bambini. Ottenere
una lezione semplice da una maestra preparata secondo i soliti metodi è ben difficile.
COME INIZIARE IL BAMBINO AGLI ESERCIZI COL MATERIALE SENSORIALE. CONTRSTI, IDENTITA’ E
GRADAZIONI.
Per iniziare il bambino gli esercizi con il materiale sensoriale si deve partire da pochissimi stimoli in
contrasto tra loro, per poi stabilire una quantità di oggetti simili ma in gradazione differenziale
sempre più fine e impercettibile. Ad esempio: per le differenze tattili si comincia con due superfici
una liscia ed una ruvida, per il peso si inizierà con tavolette tra le più leggere e quelle della serie
più pesante. Per dare un’idea ancora più completa delle differenze è bene mescolare ai forti
contrasti le identità ponendo doppie serie di oggetti. L’esercizio finale consiste nel mettere in
ordine di gradazione un sistema di oggetti simili mescolati confusamente.
PROCEDIMENTO TECNICO PER INIZIARE GLI ESERCIZI TATTILI
Benché il senso tattile si è diffuso su tutta la pelle, gli esercizi ai quali vengono iniziati i bambini si
limitano ai polpastrelli delle dita e specialmente a quelli della mano destra. Tale limitazione è resa
necessaria dalla pratica ed inoltre è una necessità educativa in quanto prepara la vita nell’
ambiente in quanto l'uomo utilizza il senso tattile attraverso queste regioni . Si fanno lavare le
mani al bambino e gli si insegna come toccare la superficie facendo scorrere le dita in maniera
leggera e tenendo gli occhi chiusi . Il materiale consiste in tavolette che contengono fissati gli
oggetti da toccare e riportano le gradazioni dal liscio e ruvido e insieme di stoffe diverse. Tutti gli
esercizi si fanno ad occhi chiusi.
IMPRESSIONI DI TEMPERATURA
Si utilizzano per questo esercizio vari piccoli recipienti di metallo a forma ovoidale ed
ermeticamente chiusi. Tenendo acqua calda a temperatura costante, se ne versa in quantità
gradualmente diversa in ogni recipiente, riempiendo il resto con acqua fredda.
IMPRESSIONI DI PESO
Si utilizzano tavolette rettangolari di diversa qualità di legno a cui corrisponde un diverso peso.
Anche l'esercizio di vagliare il peso si consiglia di farlo ad occhi chiusi.
IMPRESSIONE DI FORME CON LA SOLA PALPAZIONE
Riconoscere la forma di un oggetto, con gli occhi chiusi, e toccando tutto intorno permette di
esercitare non solo il senso tattile ma anche il senso muscolare. Per molti studiosi quando il senso
tattile si somma al senso muscolare, ossia quando ci muoviamo toccando qualcosa ha luogo il
senso stereognostico , in tal caso non si riporta solo l' impressione del movimento ma anche la
conoscenza di un oggetto esterno che può integrare la conoscenza visiva dando una più corretta
esattezza alla percezione dell'oggetto. Con questi esercizi non si verifica solo la visione ma si
esercita anche il movimento in se stesso utile al raggiungimento della coordinazione dei
movimenti. Come materiale si usavano i cubetti e mattoncini di Froebel che venivano prima fatti
palpare ad occhi aperti e poi si chiedeva il bambino di mettere i cubetti a destra e i mattoncini a
sinistra, infine il bambino ripeteva l'esercizio bendato. Quasi tutti i bambini riuscivano
nell’esercizio e in poche sedute era eliminato l’errore. L'educazione muscolare rifà tutta
l'educazione che conduce all'esatto apprezzamento delle differenze nella forma e dimensione
degli oggetti.
EDUCAZIONE SENSORIALE DEL GUSTO E DELL’OLFATTO
La Montessori non ritiene gli esercizi relativi a questi sensi adatti a bambini piccoli. Organizzò i
giochi dei sensi facendo odorare ai bambini delle mammole fresche e dei gelsomini o delle rose, i
bambini venivano poi bendati e gli si chiedeva di riconoscere i fiori dall’odore. Si ebbe poi l’idea di
lasciare all’ambiente gran parte di quest’opera educativa, disponendo con un certo sistema dei
profumi nell’ambiente. La refezione risultava infine la sede naturale dell'esercizio del gusto che
consisteva nel far riconoscere e distinguere i quattro sapori fondamentali: dolce salato amaro e
acido.
Cap. 8: Distinzioni visive e uditive
Materiale: Incastri solidi e blocchi
• Incastri solidi: Montessori racconta che è il primo materiale ad interessare i bambini di 2/3 anni.
Essi comprendono tre sostegni massicci di legno, in ognuno dei quali è inserita ad incastro una fila
di dieci cilindretti o di dischi, muniti tutti di un bottone per essere presi. Nel primo sostegno i
cilindri sono tutti della stessa altezza, ma con diametro decrescente da grosso a fine. Nel secondo
vi sono i cilindri che diminuiscono in tutte le dimensioni; sono più grandi o più piccoli, sempre della
stessa forma. Nel terzo sostegno i cilindri hanno lo stesso diametro, ma variano così che, come la
dimensione diminuisce, il cilindro diviene gradualmente un piccolo disco. L'esercizio consiste nel
mettere fuori i cilindri, mescolarli, e metterli di nuovo al proprio posto. È compiuto dal bambino,
mentre siede in una comoda posizione, davanti ad un tavolinetto. Egli esercita le sue mani
nell'atto delicato di tenere il bottone con la punta di uno o due dita, nei piccoli movimenti della
mano e del braccio con i quali mescola i cilindri senza farli cadere e senza far rumore, mettendoli
poi di nuovo ognuno al proprio posto. Tali esercizi potenziano il senso della vista. Se si usano i 3
incastri insieme si fa un esercizio di ragionamento e memoria.
• I blocchi: Comprendevano tre serie di blocchi: aste e lunghezze, prismi e cubi che i bambini
dovevano ordinare dal più grande al più piccolo o dal più grosso al più fine, le differenze relative
delle serie hanno una proporzione matematica. Serie di 10 Aste di legno, da 1 cm ad 1 metro, che
si differenziano solo nella lunghezza. Queste aste sono molto importanti perché permettono di
sperimentare il senso della lunghezza che è generalmente meno presente nella esperienza dei
bambini. Il bambino sparge le dieci aste sopra un grande tappeto e le mischia a caso, poi
comparando asta con asta, le accomoda secondo il loro ordine di lunghezza, così che somigliano,
per la loro forma, alle canne di un organo. Serie di 10 Prismi di legno di uguale lunghezza. È una
rappresentazione ingigantita del concetto di fino - grosso, si pongono uno accanto all'altro in
gradazione, in modo da disporre una scala. I prismi sono di legno pieno: la differenza si avverte
anche nel peso che aumenta sempre di più. Le sezioni hanno le stesse dimensioni dei cubi della
torre rosa. Questo permette di creare delle associazioni tra i due materiali che offrono una ricerca
quasi infinita di soluzioni di grande effetto anche estetico. Serie di Cubi in legno, verniciati in rosa,
che vanno da 1 a 10 centimetri di lato. È una rappresentazione ingigantita del concetto di piccolo -
grande già sperimentato con il precedente incastro solido. Questo materiale esercita un fascino
speciale sui bambini, che lo percepiscono come un oggetto prezioso. La prima sfida è costruire una
torre che si regga senza cadere. Nel costruire e disfare le mani toccano i pezzi e l'occhio si allena a
cogliere le differenze. Tali esercizi richiedevano uno sforzo e una memoria muscolare e
permettevano al bambino di rinforzare i muscoli e di fissare la memoria muscolare in rapporto alle
dimensioni dei blocchi.
• Materiale dei colori: Consiste in Spolette colorate che offrono la possibilità di lavorare coni colori
attraverso appaiamenti, gradazioni e sono una occasione per associazione con i nomi dei rispettivi
colori. Montessori scelse 9 colori in 7 sfumature ciascuno per un totale di 63 spolette. Gli esercizi
erano vari e consistevano per lo più nel riconoscere i colori, formare dei gruppi di colore e porli in
gradazione tra loro.
• Conoscenze sensoriali di geometria: Gli incastri piani e le forme geometriche. Scopo del
materiale è condurre il bambino in tenerissima età a una osservazione comparativa e sistematica
delle figure geometriche per uno spontaneo impulso. Un armadietto contenente sei cassetti posti
uno sull'altro, in ognuno vi sono sei "cornici" di legno quadrate. Quasi tutte le cornici hanno una
grande figura geometrica incastrata nel centro, colorata in turchino e munita di un bottoncino che
serve a prenderla. Ogni cassetto ha il fondo dipinto in colore turchino, quando le figure
geometriche sono tolte dalle loro cornici, il fondo riproduce esattamente le stesse forme. Annesso
a questo materiale c'è un telaio di legno, fornito di una specie di grata che si apre come un
coperchio e serve, quando è chiuso, a tenere fermi al posto sei incastri che possono essere
accomodati nel fondo ricoprendolo interamente. Esso si usa per preparare la prima presentazione
delle forme geometriche piane. Le modalità di esercizio sono simili a quelle usate per gli incastri
solidi. Si mostra al bambino il telaio con varie figure, si prendono gli incastri per il loro bottoncino
e si mettono fuori del loro posto, si mescolano sul tavolino, e si invita il bambino a rimetterli a
posto. Anche qui il controllo dell'errore sta nel materiale, perché le figure non possono esser
incastrare esattamente se non messe al proprio posto. Le tre serie di cartoncini.
Corrispondentemente ad ogni forma riprodotta dagli incastri piani, vi sono tre cartoncini di forma
quadrata ed esattamente della stesa dimensione delle cornici di legno degli incastri.
Questi cartoncini sono riposti in tre speciali scatole di cartone, di forma quasi cubica. Sui cartoncini
sono ripetute in tre serie, le stesse figure geometriche di quelle rappresentate dagli incastri piani.
È riprodotta esattamente anche la stessa dimensione della figura. Nella prima serie le figure son
piene; esse sono intagliate in carta turchina ed ingommate sul cartoncino; nella seconda serie esse
sono soltanto delineate con un contorno largo circa mezzo centimetro, intagliato con la stessa
carta turchina ed ingommata sul cartoncino; nella terza serie invece, le figure geometriche sono
soltanto delineate con inchiostro nero. Con l'uso di questa seconda parte del materiale, l'esercizio
dell'occhio è gradualmente portato a perfezionare il riconoscimento delle figure piane. Infatti, il
controllo diretto dell'errore non sta più nel materiale, come era negli incastri di legno, ma il
bambino, per mezzo dei propri occhi, deve giudicare le identità di forma, quando anziché
introdurre la figura di legno nella sua corrispondente cornice, semplicemente la posa sopra
una figura disegnata. Il raffinamento del potere discriminativi dell'occhio, aumenta ogni volta che
il bambino passa da una serie di cartoncini a quella successiva; e nel momento in cui raggiunge la
terza serie, egli può vedere la relazione tra un oggetto di legno ed un contorno disegnato, cioè egli
può unire una verità concreta con una astrazione. Gli esercizi: si distende un dato numero di
cartoncini con le figure geometriche piene e gli incastri corrispondenti avanti ai loro occhi, si
mescolano. Il bambino deve ordinare i cartoncini e poi adattarvi i pezzi di legno sopra. Lo stesso
esercizio si fa poi con le altre due serie di cartoncini, con questi esercizi il bambino si esercita ad
interpretare con l'occhio i contorni delle figure e con i movimenti compiuti allena la mano al
disegno delle figure.
• Esercizi per la distinzione dei suoni: Un'educazione dell'udito deve partire dal silenzio,
l'educazione dei sensi deve condurre ad apprezzare gli stimoli minimi e distinguere le differenze
tra gli stimoli. Montessori distingue 4 classi di sensazioni uditive date:
-dal silenzio prevede esercizi indipendenti che hanno un importante effetto sulla disciplina;
-dalla voce umana che parla l'esercizio di analisi dei suoni del linguaggio si collega
all'apprendimento dell'alfabeto;
- dai rumori si usano delle scatole(uguali a due a due) che producono rumori graduati;
- dalla musica si adottò una serie di campane (mobili in modo da poter essere mescolate) che
percosse con un martellino riproducevano la scala delle note musicali, come negli altri sistemi di
oggetti il nome (liscio, ruvido, azzurro) veniva accompagnato dopo che la sensazione era stata
percepita chiaramente, così il nome della nota accompagnava il suono dopo che questo veniva
distinto con sicurezza. Alla base dell'educazione musicale vi è l'esercizio sensoriale.
• Il silenzio: Nelle scuole comuni si è sempre creduto di ottenere il silenzio con un comando. Ma il
silenzio può essere visto anche come qualcosa di positivo. Bisogna insegnare ai bambini il silenzio
attraverso degli esercizi che contribuiscono alla loro disciplina, la Montessori richiama l'attenzione
su di lei che fa silenzio ed immobile e chiede ai bambini di imitarla, i bambini pian piano si
interessano e si accorgono che ci sono diversi gradi di silenzio. Lezione di silenzio. Montessori
porta una bambina in fasce di 4 mesi che era in assoluto silenzio "la piccola sembrava
l'incarnazione della pace", ed ecco subito tra i bambini stupore e silenzio, tutti provano a fare
come quella piccola bambina.
Cap. 9: Generalità sull’educazione dei sensi
La psicologia sperimentale mirava a perfezionare gli strumenti di misura, cioè la gradazione degli
stimoli. Il metodo sull'educazione propone due scopi nell'educazione generale: quello biologico,
che consiste nell'aiutare il naturale sviluppo dell'individuo e quello sociale nel preparare
l'individuo all'ambiente. Lo sviluppo dei sensi precede quello delle attività superiori intellettuali e
nel bambino da 3 a 6 anni è nel periodo della formazione. Il metodo sull'educazione può aiutare lo
sviluppo dei sensi e deve aiutare la formazione del linguaggio prima che esso sia completamente
sviluppato. Principio: aiutare il naturale sviluppo del bambino. Il periodo della vita che va da 3 a 6
anni include un'epoca di rapida crescita fisica e di formazione delle attività psichiche sensoriali. Il
bambino in questa età sviluppa i sensi, la sua attenzione è quindi portata all'osservazione
dell'ambiente. Gli stimoli e non ancora le ragioni delle cose attraggono la sua attenzione; è l'epoca
di dirigere gli stimoli sensoriali, affinché le sensazioni si svolgano razionalmente e preparino così la
base ordinata a costruire una mentalità positiva del fanciullo. Con l'educazione dei sensi è
possibile scoprire e correggere eventuali difetti. L'educazione fisiologica prepara direttamente
l'educazione psichica, perfezionando gli organi di senso e le vie nervose di proiezione e di
associazione. L'educazione dei sensi, formando uomini osservatori, non compie solo un ufficio
generico di adattamento all'epoca presente della civiltà; ma ancora prepara direttamente alla vita
pratica. Spesso lo scolaro che ha capito l'idea trova enormi difficoltà nell'esecuzione del lavoro,
però manca all'educazione un fattore di prima importanza: il perfezionamento delle sensazioni.
Imparare un mestiere significa interpretare uno sviluppo dei sensi e dei movimenti della mano e
questo movimento è aiutato da un raffinamento del senso tattile. Se questa educazione è
intrapresa in età in cui è finito il periodo formativo, essa sarà difficile e imperfetta. Il segreto di
preparare ad un mestiere consiste nell'utilizzare questo periodo di vita tra i 3 e i 6 anni di età, in
cui esiste una tendenza naturale a perfezionare i sensi e il movimento. Lo stesso principio vale non
solo per il lavoro manuale, ma anche per tutte le professioni superiori, cui associata una forma di
attività pratica. È inutile l'intelligenza se manca la pratica, che è quasi sempre l'educazione
sensoriale. Ognuno ha, nella vita pratica, la necessità fondamentale di raccogliere con esattezza gli
stimoli dall'ambiente. (Nell'adulto, spesso, l'educazione sensoriale è difficile). È necessario iniziare
l'educazione dei sensi nel periodo formativo, cioè si dovrebbe iniziare con metodo nell'età
infantile. Anche l'educazione estetica e morale sono strettamente collegate con quella sensoriale.
Moltiplicando le sensazioni e sviluppando la capacità di apprezzare le minime quantità differenziali
tra gli stimoli, si affina la sensibilità e si moltiplicano i godimenti. La bellezza è nell'armonia, non
nei contrasti e l'armonia è affinità.
Capitolo X: La maestra
La maestra che vuole prepararsi a questa educazione non deve dare al fanciullo delle cognizioni
sulle qualità delle cose, non deve indurre il bambino a saper usare senza errore il materiale che gli
si presenta e il materiale non è un nuovo mezzo che si pone in mano all’antica maestra attiva per
aiutarlo nel suo compito di insegnante. Qui si tratta di un radicale spostamento dell'attività che è
lasciata Al bambino. L'opera dell'educazione è divisa tra maestra e ambiente e coesistono molti
oggetti alla maestra che cooperano all’educazione del bambino. La differenza che c'è tra questo
metodo i vecchi metodi, e che gli oggetti sono un aiuto al bambino il quale sceglie, se li appropria,
Li usa e quindi gli oggetti diventano mezzi di sviluppo. Gli oggetti sono la cosa principale: essendo il
bambino che li usa il bambino è l'attività e non la maestra. La maestra deve avere molte qualità:
deve essere prudente , delicata , multiforme, devi avere agilità morale, calma, pazienza, carità e
umiltà. La maestra deve spiegare l'uso del materiale infatti essa è un punto di collegamento tra il
materiale e il bambino. È duplice lo studio che deve fare la maestra; perché essa deve conoscere il
lavoro che spetta a lei e il materiale di sviluppo . E difficile preparare teoricamente una tale
maestra infatti essa ha bisogno di una palestra per l'anima sua che di un libro per la sua
intelligenza. La maestra deve perciò conoscere assai bene il materiale e apprendere con esattezza
la tecnica, anche.se sperimentalmente determinata, nel presentare il materiale virgola e nel
trattare il bambino per giudicarlo efficacemente.
CONOSCERE IL MATERIALE
Per conoscere il materiale la maestra non deve contentarsi di vederlo o di studiarlo ma deve
esercitarsi lungamente con esso cercando di apprezzare con l'esperienza le difficoltà o l'interesse
che ogni materiale può presentare ed interpretare le impressioni che può ricevere il bambino. Se
poi la maestra tanta pazienza può ripetere l'esercizio così a lungo come un bambino per misurare
l'energia e la resistenza di cui è capace il fanciullo di una determinata età.
CURARE L’ORDINE
La maestra deve mettere in rapporto il bambino con l'ordine l'ambiente. Lo sottopone così alla
regola su cui si basa un organizzazione esterna disciplinare molto semplice, ma sufficiente per
garantire un lavoro tranquillo. Ciascun oggetto deve avere un luogo determinato dove si conserva
e dove rimane quando non è usato. Il bambino può prendere un materiale soltanto dal luogo dove
esso è esposto alla libera scelta e poi devi rimetterlo a posto nella stessa condizione in cui l'ha
preso. Un fanciullo non può accedere il suo materiale ad un compagno né quindi prenderlo da lui .
L'oggetto che non è esposto non esiste per colui che cerca.
VIGILARE
Infine la maestra vigila affinché il bambino che sta assorto nel suo lavoro non sia disturbato da
nessun compagno.
DARE LEZIONI
per quanto riguarda le lezioni, la maestra deve distinguere due diversi tempi. Nel primo e si mette
il bambino in comunicazione col materiale lo inizia al suo uso. Nel secondo essa interviene a
illuminare il bambino che già è riuscito, coi suoi esercizi spontanei, a distinguere le differenze tra le
cose.
Capitolo XI: La tecnica delle lezioni
PRIMO PERIODO: INIZIAZIONI
ISOLARE L’OGGETTO- La maestra, quando fa lezione, ossia vuole aiutare il bambino a utilizzare il
materiale sensoriale, tenga presente che l'attenzione del bambino deve isolarsi da tutto quanto
non è l'oggetto della lezione. Essa curerà di disporre un tavolino del tutto sgombro unicamente
con il materiale che si vuol presentare.
ESEGUIRE ESATTAMENTE- L'aiuto che la maestra deve dare consiste nel presentare il bambino il
materiale per mostrargli come si usa, e seguendo essa stessa uno o due volte l'esercizio.
RISVEGLIARE L’ATTENZIONE- Ogni volta però che la maestra offre al bambino l'oggetto non lo farà
freddamente ma con vivace interesse e richiamando l'attenzione del piccolo bambino.
IMPEDIRE L’USO ERRATO- Se la maestra vede usare il materiale in un modo che non renda utile lo
scopo, deve impedire di farlo. Se il bambino è tranquillo con la più grande dolcezza invece se il
fanciullo dimostra una volontà di disordine, la maestra lo impedirà seccamente e con energica
esortazione. L'autorità, in questo caso, diventa il sostegno necessario al bambino che ha bisogno di
forza a cui attaccarsi.
Bisogna distinguere due tipi di errori:
L’ERRORE CHE E’CONTROLLATO DALLO STESSO MATERIALE: Questo errore proviene dal fatto che il
bambino, con tutta la sua buona volontà di eseguire esattamente un esercizio che conosce bene,
non riesci ancora per la sua immaturità a compierlo perfettamente . Tali errori sono controllate dal
materiale e possono essere corretti soltanto col perfezionamento del bambino. Questi errori
possono essere messi nella categoria così conosciuta come si dice che sbagliando si impara.
L’ALTRO ERRORE E’ DETTATO DA CATTIVA VOLONTA’: Questo errore avviene quando c'è un uso
abusivo del materiale che risponda a un disordine, o a bisogni diversi da quelli che il materiale può
soddisfare; questo ne consegue dispersione di energia , chiasso: tutte azioni che allontanano il
bambino dalla possibilità di concentrarsi . Ecco allora che l'autorità della maestra interverrà a
soccorrere la piccola anima pericolante , porgendole ora dolce , ora energico aiuto.
RISPETTARE L’UTILE ATTIVITA’- Sei bambino usa il materiale o imitando esattamente il modo che
hai imparato dalla maestra o usandolo in modo da lui stesso ideato, la maestra lascerà il fanciullo
continui a ripetere il medesimo esercizio o a fare i suoi tentativi e le sue esperienze tanto tempo
quanto desidera, senza interrompere il bambino nella sua attività.
BEN FINIRE- Quando però il bambino abbia spontaneamente lasciato il suo esercizio la maestra, in
caso di bisogno, può intervenire affinché il bambino rimetto al suo posto il materiale in modo che
ogni cosa ritorni in perfetto ordine.
SECONDO PERIODO: LE LEZIONI
Il secondo tempo è quello in cui la maestra interviene per meglio determinare le idee del bambino
che, dopo essere stato iniziato, ha già fatto molti esercizi ed è riuscito a distinguere le differenze
presentate dal materiale sensoriale. Il principale intervento è quello di insegnare una esatta
nomenclatura. Con ciò si aiuta il fanciullo ad acquistare una correttezza del linguaggio che è facile
stabilire in questa tenera età. Una delle più delicate cure della maestra deve essere quella di
offrire le parole esattamente proprie nella lingua e corrispondente all'idea che il materiale deve
fissare nella mente del bambino.
LEZIONE A TRE TEMPI
PRIMO TEMPO: ASSOCIAZIONE DELLA PERCEZIONE SENSORIALE COL NOME
La maestra dovrà prima pronunciare i nomi e gli aggettivi necessari: pronunciando le parole molto
spiccatamente e con voce forte in modo che i vari suoni componenti la parola siano del bambino
distintamente e nettamente percepiti. Poiché la lezione di nomenclatura deve consistere nel
provocare l'associazione del nome con l'oggetto, l'oggetto il nome devono unicamente giungere a
colpire la coscienza del bambino: è pertanto necessario che nessun'altra parola oltre al nome sia
pronunciata.
SECONDO TEMPO: RICONOSCIMENTO DELL’OGGETTO CORRISPONDENTE AL NOME
La maestra deve sempre provare.se la selezione è riuscita all' intento propostosi. La prima prova
sarà quella di saggiare se il nome è rimasto associato all'oggetto nella conoscenza del bambino.
Dopo aver lasciato qualche istante di silenzio , la maestra interroga il bambino, che deve riuscire
ad associare il nome o l’aggettivo all’oggetto. Questo secondo tempo è il più importante di tutti e
contiene la vera lezione . Ripetendo molte volte l'interrogazione la maestra ripete quel nome che
sarà finalmente ricordato e in ogni ripetizione il bambino ha ripetuto l'esercizio di associarvi la
parola che va imparando e fissando. Se la maestra si accorge a tutta prima che il bambino non è
disposto a darle attenzione dovrà sospendere la lezione per ricominciarla in un altro momento.
TERZO TEMPO: RICORDO DEL NOME CORRISPONDENTE ALL’OGGETTO
Il terzo tempo è una verifica rapida della lezione fatta prima. La maestra interroga il bambino e se
il bambino è maturo farlo risponderà con la parola dovuta. Siccome i bambini a volte sono insicuri
nella pronuncia di quelle parole la maestra può insistere a far ripetere ancora una o due volte le
parole esortando il bambino a pronunciarle più chiaramente.
APPLICAZIONI ILLUSTRATIVE- GUIDA ALL’USO DEL MATERIALE. INCASTRI SOLIDI
DIMENSIONI- con gli incastri solidi, dopo che il bambino si è esercitato a lungo , vengono posti al
bambino i due estremi e si indica il più grosso il più fino, il più alto e il più basso, il più grande e il
più piccolo e questa cosa procede anche con le tre serie di blocchi. Similmente si procede coi
sistemi graduati di prismi, di aste ed di cubi.
FORME- Dopo che il bambino distingue le forme degli incastri piani, la maestra passa alla lezione di
nomenclatura partendo da due forme opposte quali il quadrato e il cerchio e farà notare che
esistono rettangoli stretti e lunghi ed altri larghi e corti mentre i quadrati sono uguali da tutte le
parti ma possono essere o grandi o piccoli, si passerà poi alla differenza tra cerchio, ovale ed
ellisse. La Montessori preferisce che la differenza tra ovale ed ellisse venga riconosciuta
spontaneamente dai bambini alle elementari.
LA GUIDA DEL BAMBINO
Il lavoro della nuova maestra è quello di una guida. Essa guida utilizzare il materiale, a ricercare
parole esatte, a facilitare e chiarire ogni lavoro; a impedire perdite di energia, a raddrizzare
eventuale squilibrio. Per essere una guida sicura e pratica la maestra ha bisogno di molto esercizio.
La maestra deve evitare il superfluo ma non deve dimenticare il necessario. L'esistenza del
superfluo e la mancanza del necessario sono i due principali errori della maestra. Lo scopo da
raggiungere è quello di stabilire ordinatamente l'attività spontanea del bambino. La maestra
insegna poco, osserva molto e ha soprattutto la funzione di dirigere le attività psichiche dei
bambini e loro sviluppo psicologico , per questo la Montessori ha cambiato il nome di maestra in
direttrice, poiché la maestra è colei che dirige la vita e le anime dei bambini. Le maestre devono
avere ben chiara la distinzione di due fattori: la guida che è il loro compito e l’esercizio individuale
che è opera del bambino. Solo dopo aver fissato tale concetto potranno procedere a guidare
l'educazione spontaneo del bambino.
Capitolo XII: Osservazioni sui pregiudizi
Con il suo metodo la Montessori ha liberato la maestra dai pregiudizi sulla facilità e difficoltà delle
cognizioni, la facilità e la difficoltà delle cose non si possono giudicare con pregiudizio, ma con
un'esperienza diretta dopo che le singole difficoltà sono stati analizzate. una preoccupazione della
maestra comune è quella di dover ampliare le conoscenze del bambino con continue applicazioni
all'ambiente o con le generalizzazioni. Il fargli vedere tutto è un lavoro ansioso e faticoso, in
quanto si sprecano energie. Dai bambini normali dobbiamo aspettarci l'indagine spontanea dell’
ambiente esterno all’ esplorazione volontaria dell’ambiente . I bambini prova una gioia ad ogni
nuova scoperta che fanno e ciò dà loro un senso di dignità e soddisfazione, che l' incoraggia a
cercare sempre nuove sensazioni dell'ambiente e li rende spontaneamente osservatori. La
maestra deve limitarsi a spiare con cura quando il bambino arriva a tale generalizzazione delle
idee. Lo scopo del metodo educativo è quello di ottenere il progresso spontaneo del bambino. Per
rendere i bambini attenti osservatori bisogna dare loro i mezzi per osservare, tali mezzi sono
l'educazione dei sensi. Una volta stabilito il rapporto tra il bambino e l'ambiente è assicurato il
progresso, poiché i sensi raffinati portano a osservare meglio l'ambiente . Secondo la Montessori
l'attività psichica spontanea, parte dall’educazione dei sensi ed è mantenuta dall’intelligenza
osservatrice.
LA PIETRA DI PARAGONE
I bambini non solo osservano spontaneamente l'ambiente accorgendosi di cose che prima non si
distinguevano , ma lo osservano comparandole con quanto ricordano o facendo vari giudizi: alcuni
bambini creano in se stessi una specie di pietra di paragone che a noi è sconosciuta. E’ qualcosa
che sa nell’inconscio del bambino . E si confrontano le cose esterne con le immagini che si sono
fissati nella loro mente ed esprimono dei giudizi sorprendenti per la loro esattezza. Tale pietra di
paragone si manifesta ad esempio nell’acquisizione del linguaggio che inizia con l'imitazione dei
suoni. L'età in cui si stampa il linguaggio in modo indelebile, è infatti il periodo in cui la natura ha
posto una sensibilità straordinaria, destinata a fissare gli accenti e le parole. Lo stesso fenomeno si
nota nello sviluppo del senso religioso: il piccolo ha un periodo sensitivo dell'anima ovvero una
tendenza verso la religione, un' intuizione soprannaturale, nonostante non abbia ancora ricevuto
un'educazione religiosa. Tale periodo sensitivo è una base di acquisizioni meravigliose che l'uomo
non potrà più fare in età diversa.
L’ORDINE MENTALE
La mente del bambino non è vuota di cognizioni idee, ma le immagini sono confuse insieme: il caos
non ha bisogno di altre cose nuove, ma di ordine di quelle che già esistono. Il bambino ha
imparato a mettere ogni cosa al suo posto nell’ambiente esterno e con l'educazione dei sensi
riesce a trovare un collocamento ordinato alle sue immagini mentali. Questo è il primo atto
ordinativo nella mente in formazione : è il primo punto di partenza perché la vita psichica si svolga
evitando gli ostacoli. La conquista del mondo esterno nelle sue immagini sensibili sarà ormai felice
e ordinata: l'ordinamento ha preparato le condizioni di vita.
Cap. 13: Elevazione
Le astrazioni materializzate. Una delle differenze tra il metodo usato dalla Montessori e quello
usato nelle scuole sta nel cammino dell'educazione. Nelle scuole comuni si considera il "silenzio"
come uno stato di ordine medio, stato che rende possibile la lezione del maestro. Dato che la
scolaresca subisce una costrizione, essa tende a uscire da quello stato medio di ordine per andare
a un disordine in cui i movimenti producono un rumore e un’agitazione che rende impossibile la
lezione, cioè sconvolge l'ordine medio. Occorre quindi l'energico richiamo al silenzio. Nel metodo
Montessori l'ordine medio, cosa normale e consueta, è un punto di partenza per salire a un grado
superiore alla media, un grado non raggiunto e sconosciuto. Il silenzio dunque è una conquista
positiva che si deve raggiungere con la conoscenza e l'esercizio. Nelle scuole comuni, l'appello al
silenzio ha lo scopo di ristabilire la vita normale nella sua normale condizione. Il silenzio
dell'immobilità sospende invece la vita normale, sospende il lavoro utile e non ha alcun scopo
pratico. Il "bene" rappresenta un ceno livello medio, non studiato ma ritenuto per abitudine il
livello scolastico che si vuol raggiungere. Nelle scuole montessoriane si parte da un bene medio
per elevarsi verso una più alta condizione, verso un fine di perfezione.
Astrazione: le idee astratte sono concezioni sintetiche delle mente che ne estrae alcune qualità
comuni, le quali non esistono in se stesse, ma esistono negli oggetti reali (es. il peso). Il materiale
sensoriale può considerarsi " un'astrazione materializzate": esso presenta il colore, la dimensione,
la forma, l'odore, il rumore in un modo tangibile e distinto e ordinato in gradazioni che
permettono di classificare e di analizzare le qualità.
Parallelo tra l'educazione di bambini normali e quella di deficienti mentalmente. La prima e
fondamentale differenza tra un bambino mentalmente inferiore e un bambino normale è che il
fanciullo 'deficiente' non dimostra interesse spontaneo. Per il fanciullo apatico e inferiore
mentalmente occorre cominciare da esercizi in cui gli stimoli sono più contrastanti; occorre
continuamente chiamare la sua attenzione invitandolo all'osservazione, al confronto e quando
sbaglia bisogna correggerlo o spingerlo a correggersi e anche se si accorge dell'errore egli rimane
indifferente. Il bambino normale prende spontaneamente interesse del gioco, si corregge da sé e
quando è concentrato nei suoi esercizi rifiuta l'intervento di quelli che vorrebbero intromettersi
per aiutarlo, rimane da solo davanti al suo problema. La concentrazione su un esercizio
spontaneo lungamente ripetuto è l'indice della superiorità del bambino normale. Un'altra
differenza si ha nella distinzione di cui è capace il bambino normale tra le cose essenziali e i mezzi
secondari. Nella tecnica dell'educazione dei sensi entra l'isolamento del senso che deve esercitarsi.
Il bambino normale riesce a concentrarsi sopra uno stimolo isolato accrescendo verso quello il suo
interesse. Il bambino deficiente invece viene distratto facilmente, al buio si addormenta o si dà ad
atti scomposti. Per i bambini 'deficienti' quanto per i bambini normali ha un eccellente effetto "la
lezione dei tre tempi" del Séguin, che fa associare la parola all'idea acquistata. L'associazione del
nome riesce non solo a fissare quell'associazione nella mente del bambino deficiente, ma riesce
quasi a riavviare le sue energie percettive. Il bambino deficiente è aiutato da quella lezione a
osservare meglio l'oggetto che sembra ormai attaccato a lui per l'apparenza e per il nome. Il
bambino normale non ha bisogno di quella lezione per osservare, anzi la sua osservazione precede
il bisogno della lezione; egli riceva la lezione con grande gioia.
Parallelismo tra la nostra pedagogia e la psicologia sperimentale. Esiste un parallelismo tra le
ricerche di Itard per l'educazione dei bambini sordomuti e deficienti e per quel tentativo, ad opera
di Fechner, Weber e Wundt, di sottoporre la psicologia a ricerche sperimentali. Itard volle
sperimentare un'educazione su basi positive, cercando dei reattivi che richiamassero l'attenzione e
risvegliassero l'intelligenza e l'attività motrice. Gli oggetti da lui ideati erano dei veri e propri
'stimoli'. Fechner, Weber e Wundt cercarono di fondare una psicologia su basi sperimentali,
cominciando a verificare la sensibilità che esisteva in individui normali rispetto a stimoli minimi e
procurando di determinare con esattezza matematica gli stimoli. I due indirizzi sono nati e
proseguono indipendenti: il primo creando sulla sua espansione pratica scuole di sordomuti e di
deficienti mentali; il secondo diffondendo istituti di "estesiometria" che hanno come scopo
ricerche sperimentali atte a costruire una nuova scienza. Lo scopo dei due procedimenti è
opposto:
1) la estesiometria ricerca i minimi percepibili dall'uomo già totalmente sviluppato o dal bambino
sviluppato a livello corrispondente alla sua età per pura e semplice constatazione. L'importanza di
tale constatazione era quello di dimostrare che i fatti psichici sono suscettibili di misura
matematica.
2) Il sistema di Itard si proponeva di costruire degli stimoli massimi, dei forti contrasti per
richiamare l'attenzione sensoriale di fanciulli estranei all'ambiente e incapaci di trarne delle
cognizioni precise.
Cap. 14: Il linguaggio grafico
Il primo scoglio della scuola è il leggere e scrivere. In generale si inizia l'insegnamento dell'alfabeto
e della scrittura all'età di sei anni. Il linguaggio grafico è utilizzabile solo in un periodo avanzato
dello sviluppo; è il linguaggio che permette di esprimere il pensiero già logicamente organizzato; è
il risultato dell'incontro tra le funzioni superiori della lingua e i meccanismi sensoriali; pertanto
l'apprendimento di un bambino se ne avvantaggia se questo viene lasciato libero di utilizzare tutti
e cinque i sensi.
Cap. 15: Il meccanismo della scrittura
Il linguaggio scritto è lo strumento indispensabile dell'educazione intellettuale, perché fissa le idee
degli uomini e permette la loro analisi e la loro assimilazione, ma prima ancora ha il compito di
fissare le parole che rappresentano dati della percezione e di analizzare i suoni che le
compongono. I movimenti della scrittura sono molto più semplici di quelli necessari per la parola,
e vengono eseguiti da grandi muscoli, tutti esterni, su cui possiamo agire direttamente stabilendo
meccanismi psico-motori. Questo è ciò che viene fatto col metodo Montessori. Il bambino di tre o
quattro ha già da tempo iniziato il suo percorso di sviluppo della lingua parlata, e lo sta
perfezionando grazie alle sue percezioni degli stimoli esterni. Se non sente perfettamente le
parole, in tutti gli elementi che le compongono, può avvenire che le pronunci male, proprio
a causa di un'errata percezione uditiva. Il linguaggio deve perciò essere materializzato e reso
stabile, e da qui secondo la Montessori la necessità della parola scritta, rappresentata da segni
grafici. La scrittura è un atto complesso e viene intesa in modo strumentale, distinta nettamente
dalla lettura intesa come comprensione. Il bambino per scrivere deve compiere due distinti
movimenti: tenere in mano la penna ed eseguire le figure delle lettere, vi sono pertanto esercizi
preparatori per l'uno e per l'altro. Bisogna imparare ad usare le prime 3 dita e tenere la penna con
mano ferma e leggera. La mano ferma, cioè la mano dipendente dalla volontà, è condizione
necessaria per scrivere. Ai bambini vengono poi presentate lettere ed essi apprendono poi a
seguire i contorni. Si formano quindi dei contenitori di lettere (alfabetari) e i bambini imparano a
riconoscerle e disegnarle. Spontaneamente poi i bambini imparano il meccanismo della scrittura;
appena compreso il meccanismo i bambini cominciano a scrivere sempre e in ogni modo sia
possibile. In questa fase il bambino non si interessa al significato e si limita ad un puro esercizio
sensoriale nel tradurre i suoni in segni grafici. La Montessori individua tre fasi per l'apprendimento
precoce della scrittura:
—> Primo periodo (Preparazione specifica all'uso della matita): incastri metallici.
—> Secondo periodo (memoria muscolare, tattile e visiva dei movimenti necessari alla scrittura):
alfabeto tattile minuscolo.
—> Terzo periodo (composizione delle parole): alfabeto mobile minuscolo contenuto in una
scatola a scomparti, e in aggiunta la serie dell'alfabeto tattile per le maiuscole, e la serie
dell'alfabeto mobile (sempre per le maiuscole). Nella terza fase del metodo, cioè nella fase di
composizione delle parole, è inclusa l'analisi delle parole stesse e non solo dei segni: il bambino
infatti divide la parola, di cui conosce il significato, in suoni e sillabe. In altre parole, mentre
pronuncia i suoni per stimolo visivo, si introduce lo stimolo uditivo che contribuisce al
perfezionamento della pronuncia della parola. Questi tre periodi riassumono l'intero metodo, e il
loro significato è chiaro: le abilità psicofisiche necessarie per l'apprendimento della scrittura
vengono preparate separatamente e con grande attenzione. I movimenti muscolari necessari alla
realizzazione dei segni delle lettere sono preparati a parte, e lo stesso vale per la manipolazione
dello strumento della scrittura. La composizione delle parole, inoltre, si riduce ad un meccanismo
psichico di associazione tra immagini sentite e viste. E poi arriva il momento in cui il bambino,
senza pensarci, riempie le figure degli incastri metallici con linee orizzontali e verticali fluide e
regolari; un momento in cui tocca le lettere dell'alfabeto tattile con gli occhi chiusi; un momento in
cui la composizione delle parole diventa un impulso spontaneo. La scrittura, inoltre, è appresa in
tempi rapidi perché si insegna solo a quei bambini che mostrano desiderio per essa, o attenzione
spontanea alla lezione data ad altri bambini; alcuni imparano senza aver mai ricevuto alcuna
lezione, solo attraverso l'ascolto della lezione data agli altri.
Cap. 16: La lettura
Secondo la Montessori la lettura segue la scrittura, ma è evidente che la scrittura prepara la
lettura: il bambino vedendo i segni grafici e esercitandosi a distinguerli, impara a riconoscere
anche i suoni. Nella lettura interviene un lavoro puramente intellettuale in quanto per poter
leggere e quindi per poter capire il senso della parola, il bambino deve riconoscere la parola, cioè
l'idea che essa rappresenta. Se la scrittura serve a correggere o a dirigere e perfezionare il
meccanismo del linguaggio articolato nel bambino, la lettura serve ad aiutare lo sviluppo delle
idee, collegandolo con lo sviluppo del linguaggio. La scrittura aiuta il linguaggio fisiologico e la
lettura il linguaggio sociale. Il primo inizio è la nomenclatura: cioè la lettura di nomi di oggetti noti
e presenti.
Cap. 17: Il linguaggio
Il linguaggio è una funzione naturale che si sviluppa gradualmente. Si considera iniziato il
linguaggio parlato quando la fase iniziale da inconscia diventa conscia e avviene il riconoscimento
della parola, la quale viene associata all'oggetto che rappresenta. A mano a mano che l'udito
percepisce meglio i suoni che compongono la parola e le vie neuro-motrici si fanno più permeabili
all'articolazione (l'apparato fonatorio è tra i più complessi sistemi neuro- muscolari umani), il
linguaggio si perfeziona e diventa il mezzo con cui vengono espressi i pensieri in modo sempre più
articolato. Si entra nella grammatica: prima il bambino pronuncia i nomi delle cose, poi gli
aggettivi, le congiunzioni, gli avverbi, i pronomi, i verbi all'infinito, in seguito la coniugazione dei
verbi, la declinazione dei nomi, i prefissi, i suffissi e tutte le eccezioni del linguaggio. Lo sviluppo
completo avviene nel periodo di tempo fra i due e i cinque anni di età: età delle percezioni,
quando l'attenzione è spontaneamente rivolta agli oggetti esterni e la memoria è particolarmente
tenace; età della motilità, quando tutte le vie neuro-motrici si fanno permeabili e si stabilizzano i
meccanismi muscolari. All'interno della Casa dei Bambini la Montessori ritiene opportuno
introdurre anche attività proprie della scuola elementare a patto che il bambino le richieda e
escludendo ogni imposizione: scrittura, lettura, matematica e disegno, che la Montessori definisce
la "quadriga trionfante".
Cap. 18: Insegnamento della numerazione e avviamento all'aritmetica
I bambini sono naturalmente attratti dalle scienze, compresa la matematica. Anch'essa, come il
linguaggio, è un prodotto dell'intelletto umano: tutti gli uomini mostrano una certa propensione
per la matematica nelle sue diverse applicazioni. M. Montessori, in accordo con la filosofia di
Pascal, sosteneva che il genere umano possedesse una mente matematica bisognosa di stimare,
quantificare, ricercare equivalenze, differenze, rapporti e principi, al fine di creare ordine e
costruire sequenze logiche di ragionamento. I materiali utilizzati nelle aule montessoriane per la
formazione della mente logico-matematica sono definiti "astrazioni materializzate": sono un
insieme di oggetti sviluppati appropriatamente affinché il bambino possa, il più autonomamente
possibile, apprendere concetti come la numerazione, il sistema decimale, il calcolo, ecc. La
matematica da astratta diviene concreta e si apprende, con spontaneità, interesse e grande
soddisfazione, tramite le impressioni sensoriali e i movimenti corporei.
Cap. 19: Ulteriori sviluppi in aritmetica
Montessori aveva il pregiudizio che l’aritmetica presentasse grande difficoltà e che fosse assurdo
attendersi più del risultato ottenuto, in età così precoce. L’esperienza dimostrava uno scarso
interessamento dei bambini. Montessori prepara per i bambini più grandi delle scuole elementari
un materiale che rappresentava i numeri sotto forme geometriche e con oggetti mobili. Si tratta
dello splendido materiale che fu chiamato “materiale delle palline”. In esso i numeri sono
rappresentati nella loro serie naturale da 1 a 10 con aste composte da palline infilate di vetro
colorato; ogni numero ha un colore diverso. Questi oggetti erano tanti che i numeri potevano
essere composti in gruppi. Avvenne che alcuni bambini di quattro anni fossero attratti da quegli
oggetti tanto brillanti e incominciarono ad usarli. Ci fu così un aumento d’entusiasmo per il lavoro
coi numeri e specialmente con il sistema metrico decimale. Incitata dall’evidente piacere che i
bambini ritraevano da questi esercizi e dalla loro abilità nel maneggiare i piccoli solidi geometrici la
Montessori pensò di allestire oggetti simili. Soltanto, invece di fare tutti i cubi e i mattoncini eguali,
fece dividere un grande cubo di legno secondo le divisioni di una faccia in due parti ineguali, poi
un’altra faccia in tre parti ineguali. Era questa la rappresentazione materiale di espressioni
algebriche, cioè il cubo di un binomio e di un trinomio. I solidi, avevano lo stesso colore e ogni
gruppo di solidi simili aveva colori diversi. Questi piccoli oggetti colorati sono affascinanti, e si
tratta, innanzitutto, di raggrupparli secondo il loro colore; poi disporli in vario modo, inventando
una specie di storiella in cui tre cubi sono tre re; Dall’uso di questi materiali si possono ottenere
molti effetti. Infine i cubi vengono disposti nella scatola in un certo ordine e si costruisce così il
grande cubo multicolore. Giocando con questo materiale si forma l’immagine visiva della
disposizione degli oggetti. È questa la preparazione sensitiva della mente. Nessun oggetto è
altrettanto attraente per i bambini di quattro anni. Tutto l’insegnamento dell’aritmetica e dei
principi di algebra con questi materiali, conduce a risultati che potrebbero sembrare favolosi e che
dimostrano come l’insegnamento dell’aritmetica dovrebbe essere completamente trasformato.
Cap. 20: Il disegno e l’arte rappresentativa
Nella scuola della Montessori il disegno libero e spontaneo è escluso, in quanto considerato al di
fuori della portata del bambino. Il disegno è visto come esercizio psicomotorio, come preparazione
alla scrittura. La preparazione e l'educazione della mano è quindi molto importante in quanto
rappresenta non solo l'organo della mente, ma anche dell'espressione. Nella prima infanzia la
mano aiuta lo sviluppo dell'intelligenza e quindi da un aiuto naturale non solo alla scrittura, ma
anche al disegno.
Cap. 21: L'inizio dell’arte musicale
La Montessori considerava l'educazione musicale una importante tappa per lo sviluppo dei
bambini: in un aula dedicata, i bambini imparano ad ascoltare, a riconoscere e classificare suoni,
toni , ritmi, a muoversi al suono della musica e cantare. Per la Montessori i fattori concorrenti
all'educazione musicale sono:
- Ritmo e ginnastica ritmica: la musica si introduce negli esercizi di equilibrio detti di "camminare
sul filo", ripetendo più e più volte una sola frase musicale;
- Riproduzioni musicali: con brevi lezioni si mette il bambino in grado di fare le sue esecuzioni
liberamente, fornendogli strumenti adatti a lui per dimensioni e per semplicità. Lo sviluppo è dato
dall'opportunità di prendere uno strumento, quando l'ispirazione li spinge a cercare qualche
armonia che è rimasta radicata nel loro cuore;
- Lettura e scrittura musicale: si basa sugli esercizi sensoriali, consistenti nel riconoscere i suoni
musicali. Poter 'maneggiare' le note, cioè gli oggetti che le producono, tutti uguali tra loro in ogni
particolare (salvo nel suono), separatamente spostandole per rimetterle insieme è di grande aiuto,
perché pone le note sotto una forma materiale. Secondo il metodo Montessori, queste attività
tanto amate dai bambini, contribuiscono alla costruzione della loro capacità espressiva. Si tratta di
un approccio sensoriale psicomotorio, che trasmette inoltre consapevolezza corporea.
Cap. 22: L'educazione religiosa
L'educazione religiosa cattolica è stabilita come una finalità fondamentale. La Chiesa dei Bambini è
un luogo riservato ai fedeli proporzionato alle piccole dimensioni dei fanciulli: un sacerdote
istruiva i bambini nella religione e ufficiava nella chiesa. La chiesa è quasi il fine di molta parte
dell'educazione che il metodo si propone di dare. Fin dalla tenera infanzia i bambini vivono nella
Chiesa e acquistano senza accorgersene una conoscenza delle cose di religione. I bambini hanno
già appreso nelle scuole la concentrazione nel lavoro, il silenzio, la calma di un ambiente. Nel
silenzio, quando i movimenti sono ordinati, può svilupparsi l'interiore sensibilità, chiamata 'senso
religioso' o 'senso spirituale'. All'età di 7 anni il bambino sente la necessità di distinguere tra il
bene e il male; il bambino piccolo non si pone questi problemi e accetta tutto e credo ad ogni
cosa. Egli è estremamente 'recettivo' e un ambiente che tocca i suoi sensi esercita su di lui una
grande influenza. Nel primo periodo di crescita l'ambiente e le impressioni che esso produce
vengono scolpiti nell'anima, in modo indelebile.
Cap. 23: La disciplina nella "Casa dei Bambini"
Con il metodo Montessori si ottiene una disciplina migliore rispetto alle scuole comuni. Una tale
disciplina non si potrebbe mai ottenere con dei comandi e con delle predicazioni; è inutile contare
sui rimproveri, sui discorsi persuasivi. I primi segni della disciplina sono dati dal 'lavoro': il fanciullo
si interessa vivamente a un lavoro, lo dimostrano l'espressione del viso, la costanza nello stesso
esercizio. La disciplina si raggiunge per una via indiretta, sviluppando l'attività nel lavoro
spontaneo. I bambini devono acquistare i movimenti e le abitudini che trovano nel loro ambiente.
I bambini disordinati nei loro movimenti non sono soltanto bambini che non hanno imparato a
muoversi, ma sono soprattutto bambini dalla mente denutrita, che soffrono di fame mentale. La
disciplina non è un fatto, ma una via, sulla quale il bambino conquista il concetto di bontà;
assapora i godimenti supremi dell'ordine interiore che si raggiunge attraverso le conquiste
conducenti al proprio fine. Il bambino non ha imparato solamente a muoversi e a compiere atti
utili, ma una speciale grazia nelle movenze, che rende più corretti e belli i gesti della persona. Per il
bambino avere imparato è un punto di partenza; quando ha imparato comincia a godere della
ripetizione dell'esercizio e ripete un numero infinito di volte ciò che ha imparato, con evidente
soddisfazione; egli è contento nell'esercitarsi, perché con ciò sviluppa le sue attività psichiche.
Cap. 24: Conclusioni e impressioni
La parte del metodo descritta, può condurre i maestri ad applicarla praticamente.
La figura della maestra che tiene faticosamente la disciplina dell’immobilità è scomparsa;
all’insegnamento verbale viene sostituito un “materiale di sviluppo” che contiene in sé il controllo
dell’errore e permette ai singoli bambini di istruirsi con le proprie forze; i bambini sono occupati
ciascuno in una cosa diversa, e la direttrice può sorvegliarli, facendo osservazioni psicologiche che
raccolte con ordine e criteri scientifici potranno ricostruire la psicologia infantile e preparare la
pedagogia sperimentale. Dal lato pratico della scuola, si ha poi il vantaggio di poter trattenere
insieme fanciulli in grado molto diverso di preparazione. Ciascuno di essi si perfeziona da sé e
prosegue secondo la propria potenzialità individuale. Dall’esperienza risulta che una sola maestra
può seguire fanciulli che si trovano a livelli disparati di preparazione. Accanto a questo vantaggio
pratico c’è ancora l’altro dell’estrema facilità con cui viene appreso il linguaggio grafico e con cui
perciò si può combattere l’analfabetismo e coltivare la lingua. La maestra può rimanere tutta la
giornata insieme ai bambini senza stancarsi troppo. I metodi montessoriani prendono in
considerazione lo sviluppo psichico spontaneo nei bambini e lo aiutano con mezzi dedotti
dall’osservazione e dall’esperienza. I bambini sono sereni e hanno l’aspetto di chi è felice e la
disinvoltura di chi si sente padrone delle proprie azioni.
Cap. 25: La quadriga trionfante
I risultati dell’istruzione a cui si giunge nella Casa dei Bambini rappresentano il limite della coltura
che separa tali scuole dalle successive classi elementari. La Casa dei Bambini non è una
preparazione alle elementari ma è un principio dell’istruzione che si continua senza interrompersi.
Non è un programma che conduce qui l’istruzione del bambino; è il bambino stesso che vivendo e
sviluppandosi con l’aiuto del lavoro fisico e intellettuale, viene a delineare alcuni livelli di cultura.
Quello che bisogna determinare è il livello di coltura che si può stabilire come una separazione tra i
due ordini di scuole cioè la Casa dei Bambini e la Scuola elementare. I piccoli nelle Case dei
Bambini hanno iniziato quattro rami di coltura: disegno, scrittura, lettura, aritmetica. Questi rami
sono derivati dall’educazione dei sensi. Le conquiste sono possenti manifestazioni di energia
interiore. Non è dunque un arido apprendimento ma una manifestazione trionfante
della personalità che trova i mezzi per corrispondere ai profondi bisogni della vita. Emerge, perciò ,
la dimostrazione che nel bambino al di sotto dei sei anni esiste una “forma mentale” diversa da
quella che si sviluppa dopo i sei anni e che è perciò diversa da quella dell’adulto. La differenza è
accentuata nei bambini più piccoli. Questa forma viene chiamata “mente assorbente” del
bambino. Il bambino nei primi due anni di vita prepara con la sua mente assorbente tutti i
caratteri dell’individuo sebbene egli non se ne accorga. I poteri della mente assorbente si oscurano
via via che avanza l’organizzazione della mente cosciente. I risultati ottenuti nelle scuole
montessoriane non sono il prodotto di un più perfetto metodo di educazione
ma sono l’esponente di una speciale forma mentale. Il punto di partenza per la comprensione del
lavoro montessoriano non è quello di considerare un metodo di educazione, ma il contrario: il
metodo è la conseguenza di aver assistito allo sviluppo di fenomeni psicologici che erano rimasti
inosservati. Il problema non è pedagogico ma psicologico e l’educazione che aiuta alla vita è un
problema che concerne l’umanità.
Cap. 26: Ordine e gradi nella presentazione del materiale
Nell’applicazione pratica del metodo, occorre conoscere quali sono le serie di esercizi che devono
presentarsi successivamente al bambino.
Primo grado:
- muovere le sedie in silenzio, trasportare oggetti, camminare in punta di piedi
- le allacciature
- gli incastri solidi (tra gli incastri solidi c’è la progressione dal facile al difficile: stessa altezza e
diametro
decrescente; decrescenti in tutte le dimensioni; decrescenti sono nell’altezza)
Secondo grado:
- alzarsi e sedersi in silenzio, spolverare, versare acqua da un recipiente all’altro
- camminare sul filo
- esercizi sensoriali
- materiale delle dimensioni, lunghezze, prismi, cubi
- i vari esercizi sensoriali nel periodo degli appaiamenti e dei contrasti
Terzo grado:
- vestirsi, spogliarsi, lavarsi
- pulizie varie dell’ambiente
- mangiare correttamente usando le posate
- esercizi di movimento
- vari esercizi di controllo dei movimenti camminando sul filo
- esercizi sensoriali
- tutti gli esercizi secondo la gradazione
- disegno
- esercizi di silenzio
Quarto grado:
- tutti gli esercizi di vita pratica come nel terzo grado, più cure fini di toeletta personale
- apprendimento delle forme esterne sociali come il saluto
- acquarelli e disegni
- scrittura e lettura di parole: comandi
- prime operazione di aritmetica scritta
- lettura di parole scientifiche, geografiche, storiche, biologiche, geometriche
- sviluppo della lettura attraverso particolari grammaticali accompagnati da giochi.
Nella stessa classe dovrebbero trovarsi insieme bambini di tre età: i più piccoli che
spontaneamente si interessano al lavoro dei più grandi e imparano da loro dovrebbero essere
aiutati. Un bambino che dimostra il desiderio di lavorare e imparare deve essere lasciato libero di
farlo anche se il lavoro è fuori dal programma regolare, il quale è indicato soltanto per una
maestra che inizia una classe.