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SANCII A BIBBIA
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K CON ANNOTAZIONI DICHIARATA


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ANTONIO MARTINI
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Volume primo

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Firenze
liVID PASSIGLI E SpCJ
M. DCCC. XXXIII.

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GENERALE

DELL’ OPERA * l

Bevala ocuìos meoj, et consideralo mirabilia de legt tua.


Puliti, ami.
Togli il velo dagli occhi mici, c io romidcrrró le meraviglie
della tua legge.

Allorché la divina Previdenza per quelle più antica e p« vasta delle sacre Scritture.
vie, che ella sa preparare e disporre secondo i Ma finita appena di uscire alla luce la tradu-
suoi fini, mi ebbe condotto a divolgare tra- zione del NutW? Testamento, tali e tante fu-
filatale nel comune linguaggio, e illustrate le rono le esortazioni di persone non solo ec-
Scritture sante del nuovo Testamento (i), io clesiastiche , ma anche del secolo persone
(
era molto lontano dall’immaginarmi,che Tes- degnissime di ogni rispetto non men per la
sere uscito d’un tal impegno servir dovesse a loro pietà, che per altre pregevolissime con-
ingolfarmi in un mare ancor più vasto e pro- dizioni), che mi animavano a intraprender
fondo , coll’ obbligarmi in certo modo alla quella del Vecchio Testamento ; e queste
terribilissima impresa di traslatore eziandio esortazioni furono st calde e strignenti , e da
e illustrare l’intero corpo de’ libri divini del tal parte venivano, che non potendo onesta-
Vecchio Testamento, lo mi credeva, che ap- mente disprezzare i loro consigli, nè dubita-
pena tutto quello, che a Dio piacesse di con- re della purezza e rettitudine delle loro in-
cedermi ancora di sanità e di vita , bastar tenzioni, cominciai a credere, che Dio stesso
potesse a emendare e limare quel primo la- per tali mezzi mi dichiarasse la sua volontà,
voro afiìn di renderlo, se non interamente e cominciai ancora a sperare, che Egli stesso
purgato e perfetto (che a tal segno non ebbi mettendomi a simil prova non mi avrebbe
mai speranza di giungere), almeno tale, che, mancato del suo ajuto per trarla a fine, e fi-
quando altrui non potessi, soddisfacessi al- nalmente pensai che quand’anche sotto un
,

meno a me stesso. tal peso avessi dovuto soccombere, non po-


teva io meglio impiegare quello, che egli mi
K qual e quel , che con lena affannata
concede tuttora di sanità e di vii*, che nel-
Uscito fuor del pelago alla riva
Si volge alf acqua perigliosa , e guata lo studio della sua santa parola, e nel procu-
;

rare quanto per me si potesse di renderne


cosi io ripensando alle lunghe e gravi fatiche facile la lettura, e comune presso degl’ita-
sofferte, e alle difficoltà di ogni specie, delle liani. Ecco adunque in qual modo mi indus-
quali pareami un bel che di esser fuora alla si a mettere la mano a’.la versione e illustra-
fine, avea promesso a me stesso di guardar- zione de’ libri del Testamento Vecchio: e
mi dal fare un passo più innanzi, risolutis- avendomi assistito il Signore colla sua grazia
simo di lasciare a qualche animo più genero- in tal modo, che ho potuto in questo non
so e più versato in simili studii, e di maggior lungo corso di anni condur molto avanti il
dottrina fornito, ed erudizione, di lasciar, lavoro , per contentare i desiderii di molti
dico, il pensiero e l’onore di compiere l’ope- allo zelo de’quali sembra insoffribile ogni ri-
ra a prò degl’italiani col tradurre la parte tardo, comincio adesso dal mettere in luce i
cinque libri di Mosè, a’ quali posto ardir di
(l) E da notarsi, che l'edizione del Vecchio Te- promettere, che (ajutandomi Dio) anderan
stamento fu preceduta da quella del IVuovo J e notisi succedendo senza interrompimento gli altri
ancora che in questa ristampa si è tenuto lo stesso or- sino alla fine. E qui per dar gloria all'Auto-
dine seguito nel collocamento de' libri , che fu osser-
re di ogni bene debbo pur confessare, che a
vato nell ’ edizione di Firenze del l"8z , copiata su
r
quelle di Torino e di JSapoli. 1 edi la Prefazione al filimi correre con animo più risoluto e co-
Libro della Cantica. stante questa penosa carriera, mi ha servito

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4 PREFAZIONE
• S
di nuovo incitamento e conforto la buona acv uom nemico , lo terrà saldo e
attacchi dell’
roglienza fatta per tutta l’Italia alla tradu- immobile nella verità , e crescendo in lui la
zione del Nuovo Testamento, e le replicate cognizione e la luce a proporzione dell’amo-
edizioni di essa in questi pochi anni: con- re più grande, che egli avrà per questa santa
ciossiachè reggendo da tutto questo, come, parola, si conoscerà felice (come egli vera-
la Dio. mercé, vivo e ardente tuttor conser- mente lo è) per essere stato graziato da Dio
vasi ne’petti Italiani l’amor della divina pa- di un dono si -grande, e con umile cordiale
rola, di nuovo ardire sentii accendermi a que- gratitudine offerirà ni Donatore celeste i suoi
sta nuova maggior fatica , mediante la quale perenni ringraziamenti. Imperocché non po-
venendo a rendersi più comuni nel popolo le trà egli non riconoscere quanto differente, e.
cognizioni de’dommi di nostra santissima Re- quanto infelice sia la condizione di quegli
ligione, e de'prinripii della vera pietà, puossi uomini, a’ quali non fece Dio la stessa gra-
sperarne non solo una grande utilità per la zia , di quelli , che non ebbero la bella sorte
riforma de’costumi, ma di più un certo c sta- di avere una dottrina rivelata, che levasse di
bil sussidio per confermare nella Fede i de- mezzo le dubbiezze , le incostanze , le con-
boli in tempo di tanto bisogno , c in tanto traddizioni ,
gli errori dello spirito umano,
perìcolo di sovversione. Imperocché non co- di quelli, che non appresero dalla rivelazio-

latamente , nò con un certo riguardo , ma a ne e quel che dovean pensare di Dio, e quel
faccia scoperta, e con insofTribil baldanza va che dovean fare per piacere a lui, ed essere
in questi giorni dommalizzando l’arrogante da lui amati e protetti. Se un pellegrinaggio,
empietà in tanti libri c li bergoli e in tante, e breve pellegrinaggio ò la vita nostra sopra
mostruose orribili compil^^Hii, le quali, a la terra, quale in questo pellegrinaggio sarà
dispetto di tutta la vigilan^Vclla Ecclesia- la guida dell’uomo? Taluno di quegli uomi-
stica e della Civil Potestà, si insinuano per ni quali oggi giorno di propria loro auto-
, i

ogni dove ad alterare e corrompere , o alme- rità siinnalzano alla dignità di riformatori,
no a intimidire e scuotere in molti, e a ren- c correttori di tutto il genere umano, mi di-
dere vacillante e incerta la Fede. Per la qual rà forse, che sua guida ella ò la ragion natu-
cosa sembra quasi potersi dire già venuto quel rale, per le cui combinazioni egli viene ad
tempo, in cui alla bestia uscita fuor dell'abis- essere sufficientemente istruito di tutte le ve-
so vide Giovanni (a), « che fu data una boc- rità necessarie al ben essere dell’uomo, viene
ca da dir cose grandi, c grandi bestemmie: ad essere istruito di quello, che ei dee all’Es-
rd ella aprì la sua bocca in bestemmie con- sere supremo, a'suni simili, e a se stesso. Ma
tro Dio , a bestemmiare il suo nome , c il che ò ella questa ragione? Vanti pur quanto
suo Tabernacolo », che è la Chiesa. Certa- vuole l’incredulo, e celebri, e innalzi quanto
mente Dio non abbandona, nò abbandonerà mai sa e può questa sua ragione; ma siccome
giammai questo suo Tabernacolo eretto da non può egli pretendere (senza nlmrn farsi
lui amato e custodito da lui. Certamente
, deridere), che ella sia in lui qualche cosa di
coltro di questa Casa eletta, fondata sopra meglio, di più elevato, ed eccellente, che
la pietra, nò l’ imperversare de’ venti , nò le ella non fu questa ragione nc’ saggi delle fa-
rovinose fiumane , nò le forze tutte dell’In- mose antiche nazioni, vegga egli quello, che
ferno non prevarranno giammai. Certamente si riguardo alle cose di Dio , e riguardo al »

gli strani sofismi, i paradossi, le derisioni, suo culto e sì ancora riguardo a’ principi!
,

gli scherni presi in prestito dagli antichi scre- della morale seppe a prò di quelli produrre
ditati nemici della Religione non avranno più la stessa ragione, affinché sappia quello, che
forza a 'di nostri in bocca di questi nuovi cam- ella partorirà a lui , ed agli altri ogni volta
pioni della empietà di quel che avessero nel- che a lei manchi la direzione, e la scorta del-
le bocche di un Porfirio, di un Celso, di un la Rivelazione. Che furon eglino per quello,
Giuliano. Ma per rintuzzare c confondere l’or- che alla Religione appartiene, i celebrati sa-
goglio di quella nuova generazione di sapien- pienti di Egitto , di Atene , di Roma , e di
ti, la filosofa de’ quali tutta consiste in ten- qualunque altra nazione conosciuta fino a’dì
tare per ogni verso di abbattere e toglier dal nostri sopra la terra? Domini privi di senno,
mondo la verità, la pietà, la virtù e ogni be- divenuti tanto più stolti , quanto più del no-
ne, contro di costoro in questi tempi debbe me di saggi vqntavansi superbamente (4). Fi-
principalmente armarsi l’uomo Cristiano di no a disputare, di tutto, lino ad oscurare, a
quella « spada -dello spirito, che ò la parola confondere le nazioni più cvident?, e le veri-
di Dio » e coro* insegna l’Apostolo (3). Que- tà più palpabili , fino a questo segno potrà
sta parola letta, studiata, ineditatA dal Cri- condurti in questa materia la sola ragione :

stiano lo renderà sempre superiore a tutti gli ti gioverà ella eziandìo, e ti scorgerà fino a

conoscere qualche verità , ma a disceverarla


(a) Apncnl. xm. 5.
(3) Ephts. tu. ij. (4) Rem. i. 21 .
,

PREFAZIONE tf

da ogni more, a «erbario pura e intatta da a* principi! della morale. Imperocché in que-
ogni mescolamento di falsità, fino a questo principalmente èssi avverato quel
sta materia
«rgno non potrà condurti in questo studio la detto già antico, che immaginar non si possa
tua ragione. I più illustri, i più rinomati fi- o paradosso , o stranezza , la quale da alcun
losofi , dice Lattanzio (5), » vanno errando de’filosofi non sia stata detta. Ma diasi anche,
come intuì vastissimo mare , sema sapere dove che a certi uomini di talento c di spirito su-
si vadano ,
perchè non veggono strada, e non periore al comune fosse toccatò in sorte di
hanno guida cui seguitare ». La sola bus- conoscere in tali materie pura e schietta la
sola ,
con cui solcar si può questo mare , la verità; come avrebbono ei fatto per riunire
«ola face, clic può dirizzare uno spirito sì li- uomini nella loro credenza ? Come
gli altri
mitato e ristretto ad accostarsi all’ infinito mai acquistarsi tal grado di autorità da sot-
all’immenso, all’eterno , ella è la Rivelazio- tomettere gli altrui intelletti, e indurgli a
ne. E che potresti tu vedere senza di lei nel- rinunziare all’errore, e particolarmente al-
-ie cose di Dio , mentre se a lei non ricorri l’errore amato e tenuto caro , perchè favoreg-
tu non puoi conoscere, nè intendere neppur gianle le umane passioni? Di alcuno di que-
te medesimo? Sì certamente senza l’ajuto sti filosofi sappiamo, che conobbero un solo

della Rivelazione tu sei, o uomo infelice*, tu Dio c i suoi attributi , e arrivarono ancor
sei a te 6tcsso un enimma, e (in gruppo d’in- molto in su riguardo a’doveri dell’uomo vciv
solubili contraddizioni. Se tu rientri in te so di questo Dio , e riguardo alle massime
stesso, e t’interroghi, disamini, e rifletti
e ti de’ costumi: ma senza andar ricercando per
a quel che tu senti , e sperimenti ogni gion- quali vie tant’^oltrc si avanzassero , ognun
no , tu non puoi non ravvisar nel tuo essere però sa che còftoro disperaron talmente di
,

un mescolamento prodigioso di luce c di te- persuadere la moltitudine, che si contenta-


nebre , di forza e di debolezza , di grandezza rono di confidare le verità conosciute a un
eminente , per cui potresti quasi crederti un piccol numero di discepoli , abbandonando
Dio, e di viltà e miseria, per cui sei quasi tutta la turba all’errore, e anzi con vergo-
meno di un verme. Contraddizione osservata gnosa prevaricazione seguitarono a confor-
da’filosofi del Paganesimo, i quali guidati marsi pur essi all’ esterno con quella mol-
forse da qualche barlume di tradizione non titudine, di cui condannavano la stoltezza.
furono nemmen lontani dal toccarne quasi la Così restavano inutili pel massimo numero
vera cagione; ma perchè questa cagione co’lu- degli uomini , inutili per gli stessi maestri
mi della umana ragione difficilmente combi- gli sforzi tutti dellaragione, quando a que-
na, si allontanarono dal vero, o lo alterarono sta era conceduto di rintracciare e diseppel-
con favolose invenzioni, invenzioni difficili lire la verità. Era adunque non sol cosa de-
a sostenersi assai più di quel vero, a cui so- gna della bontà di Dio , ma necessaria al bi*
stituiron l’errore. Ei conobbero, che l’uomo sogno, e allo stato presente dell’uomo, che
non era più sano e intero , quale uscì dalle Dio parlasse: era necessario, che l’insegna-
mani del suo Creatore; conobbero la sua de- mento di Dio venisse al soccorso dell’umana
gradazione; conobbero, che la sola colpa avea ignoranza: e non solamente era necessario,
potuto diflormarlo e avvilirlo ; ma o total- che Dio parlasse, ma che parlasse in ma*
mente ignorando, o non sapendo compren- niera da non lasciar luogo alle dubbiezze,
dere la caduta del primo uomo, funesta a tut- o a’ pretesti degli uomini, che dovean ascol-
ta la sua posterità, si dettero a credere, che tarlo. Era necessario , che la voce di Dio da
in una- vita precedente potesse l’uomo aver tutti potesse intendersi e grandi , e picco-
*
contratta la sua deformità e la sua corruzio- li , c dotti ,
e ignoranti ;
perocché stirpe di
ne, e inventarono la trasmigrazione delle ani- Dio sono tutti ugualmente. Quindi è che
me da un corpo all’ altro. Posta, la esistenza (come notò già il Crisostomo (6) ) « la dot-
di un Dio, a cui 1’ uomo debbe tutto il suo » trina rivelata a tutti è esposta c patente,
essere , le relazioni di quest’ uomo col suo » ed è a tuttj comune ; ed ella è sommamen-
Creatore riduconsi a conoscere questo suoiie* » te ammirabile, perchè non solo ella è utile
ncfattorc Sovrano, a pensar di lui degnamen- » e salutare , ma ancora perchè è facile , e
te, a rendergli onore, e a Vivere nella manie- » senza fatica da tutti si appara: la qual cosa
ra . che più conviene alla parte divina di » alla divina Frovidenza sommamente con-
nostra natura. Ma per onore della ragione v viene; perocché quello, che Dio fa riguar-
umana si seppelliscano in eterna dimenticane » do al sole, alla luna, alla terra, al mare,
za le stravaganti opinioni degli antichi filo- » e a tante altre cose, delle quali non di più
sofi intorno all’essere di Dio, non si ram- n ne dà égli ai sapienti, nè di meno a’pove-
mentino neppure i loro insegnamenti intorno » ri, e agl’ignoranti, ma uguale a tutti ne
al culto religioso della divinità, c intorno concede l’uso e il frutto; questo stesso egli
<

(5) Instit. fi. fi. % (6) Som. a. in eop. I. rp. ad Rom.

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» fa riguardo alla predicazione della verità, materia de’ cinque libri di Mosè. Si insegna
» anzi molto più egli il fa, perchè di tutte le in questi libri, che quel Dio, il quale fu co-
»» cose questa è la più necessaria n. I princi- nosciuto e adorato da Adamo, da Noè, da A-
cipii della Religione rivelati ad Adamo, e da bramo, egli è il solo vero Dio eterno , onni-
lui trasmessi alla sua posterità, essendo già potente, il quale per effetto di sua bontà creò
quasi interamente oscurati c confusi tra gli il cielo e la terra, e le cose visibili e le invi-

uomini, che avevano corrotte le loro vie in sibili: si insegna che egli è giusto e miseri-
tutta quanta la terra, Dio per sua bontà nella cordioso, e il tutto opera e dispone secondo
generai prevaricazione delle nazioni immerse la sua volontà piena di equità, di giustizia e
nel fango della idolatria, e in ogni bruttura di bontà , e ebe egli debb’ essere amato e ado-
di sozzi costumi, si elegge, anzi si forma e si rato da tutte le creature intelEgenti che que-
:

crea un popolo, da cui vuole che la salute si sto Dio creò a sua immagine e somiglianza il
spanda a tutte le parli del mondo. Da una primo nomo, e lo costituì signore di tutte le
terra d’idolatri chiama egli un uomo, che deb- cose create sopra la terra: che Adamo per in-
b* essere il Patriarca di questo popolo ; e in vidia e fraude del Diavolo disobbedì al co-
quest’ uomo, di cui prova ed esercita in mol- mando di Dio, c colla sua trasgressione tutta
te guise la obbedienza e la fede, fa Dio cono- quanta infettò la utnana progenie ; onde gli
scere qual sia su’cuori degli uomini il potere uomini tutti discesi da lui sono per natura fi-
di quella grazia, senza di cui non altro essi gliuoli dell’ira, e perciò soggetti alla morte,
sono, che corruzione, e miseria. Àbramo non c alla dannazione eterna: si insegna che Dio,
solamente conosce e adora il vero Dio, ma con il quale è ricco in misericordia, subito dopo
tale e sì perfetto culto l’onoAc con tal pie- la tcrribil sentenza pronunziala contro del-
nezza di fede e di virtù , ch^w merita di es- l’uom peccatore, fc’promessa ad Adamo d'un
sere proposto per esempio a tutti i secoli po- Salvatore, il quale dovea riparare con gran
steriori; onde con tutta verità scrisse di lui s. vantaggio i danni recali all’uman genere dal
Ambrogio, eh’ ci superò di gran lunga col fat- medesimo Adamo e dal pecrato , e dalla ti-
to l’idea, che ebbero del sognato loro sapien- rannide del Demonio dovea liberar tutti quel-
te gli antichi filosofi Dio promette a quest’
. li che in lui sperassero , c a lui colla fede e

uomo, e alla sua stirpe una stabile e ferma coll’ amore si unissero: e finalmente è descrit-
sede ncìja terra di Chanaan; ma volendo, che ta la gratuita , misericordiosa vocazione di
i suoi figliuoli diventino ben presto un gran Abramo, e la elezione della stirpe di lui ad
popolo, dispone perciò, ch’ei passino ad abi- essere la nazione privilegiata, custode e de-
tare nell’Egitto, dove e la temperie dcU’aria, positaria di questa promessa ; e da cui dee
e P abbondanza de’ viveri, e la lunga tran- nascere lo stesso Salvatore divino, che sarà la
quilla pace contribuirà grandemente a molti- benedizione di tutte le genti. E noi vedremo,
plicarli. Quindi avvicinandosi il tempo di a- come questa promessa ripetuta più volte ad
dempir le promesse, e d’ introdurgli in quella Abramo, a Isacco, a Giacobbe, ratificata mil-
terra, permette Dio che l’invidia e la gelosia le emille volte, e in molte diverse maniere
di Stato induca il Regnante d’ Egitto a mal- nelle età posteriori
, è
come la chiave de’ li-
trattargli, c a tentare tutti i modi di oppri- bri di Mosè, e di tutta la legge, e di tutte le
mergli. E Dio allora spedisce un Liberatore, Scritture del Vecchio Testamento. Queste ve-
il quale armato di virtù, c di possanza li trag- per così dire, e sulle quali posa
rità capitali,
ge dopo molti prodigii fuor dell’ Egitto, e li tutta la Religione,
queste verità annunziate
conduce miracolosamente fino alla porta, per nel Pentateuco di Mosè son ripetute costante-
così dire, della terra promessa. Ma prima che mente in tutti i libri dell’ antica e della nuo-
Israele vi inetta il piede, Dio per bocca dello va alleanza, e con amtnirabil concerto dalla
stesso Liberatore intima e promulga le sue Genesi fino alla Apocalisse tutti i nostri Scrit-
leggi riguardanti il culto religioso da rendersi tori sacri concordano negli stessi domini da
a lui, riguardanti la santità de’costumi, c an- credere, concordano nelle stesse massime di
che il governo polìtico della nazione. Per pri- morale, e negli stessi fatti fondamentali, che
mo fondamento immutabile di queste leggi stabiliscono la Religione. Tutti i Profeti man-
pone Mosè le obbligazioni generali dell’ uo- dati di tempo in tempo da Dio a correggere
mo verso del suo Creatore; e perciò alla sto- e ravvivare la fede del popolo eletto, tutti gli
ria della vocazione di Abramo premette la Autori sacri di questa nazione in tutti i seco-
creazione dell’ uomo , e di tutte le cose dal li posteriori a Mosè confermano, o suppongo-

nulla, indi la caduta dell’ uomo , funesta a no come infallibile la storia c la dottrina del
tutti i suoi discendenti , e la promessa di un primo Legislatore degli Ebrei, e tutto intero
Salvatore, nella fede del quale si riuniranno questo corpo di Scrittori, separati gli uni da-
tutti quegli, 1 quali o prima o dopo la venu- gli altri per lunghe età , le stesse cose inse-
ta del medesimo Salvatore perverranno a sa- gnano e predicano , che insegnate furono da
lute. Ed ecco ristretta in compendio tutta la Mosè. Questa gran nuvola di testimoni! (per
PREFAZIONE 1

usar la parola di Paolo ( 7 ) ) "ha seco Mosè e durci questi illustri ragionatori, questi amici
la Religioni rivelata ». Ma
Dio, che molte sì appassionati della umanità , che ad ogni
» volte e in molte guise parlò un tempo a* passo si vantano di non respirare se non la
» padri per i Profeti, ultimamente ha parlato felicità degli altri uomini. Ma per lo con-

» a noi pel figliuolo, cui egli costituì erede trario io veggo non un pìccol numero di sa-
» di tutte quante le cose, per cui creò anche pienti, ma un popolo intero , popolo segre-
» i secoli ».ll Verbo di Dio fatto uomo Ten- gato da tutti gli altri, popolo che nulla ebbe
ue a porre un nuovo sigillo di autorità divi- di coltura sopra degli altri in verun genere di
na infallibile agli scritti di Mosè; e la mis- studi! profani, io veggo che questo popolo, il
sione di Cristo autenticata dal Padre cogl’in- solo tra tutte le genti, ha una morale, un cul-
finiti miracoli, colla sua risurrezione da mor* to, e una religione degna di Dio. La ragione
te, coll’adempimento di tutte le figure, e di di questo fenomeno ella si è, che l’Ebreo eb-
tutte le profezie registrate nell’antico Testa- be tutto da Dio: » A lui furono confidati gli
mento autentica evidentemente la missione e » oracoli di Dio (9); » che l’ Ebreo ebbe sot-
la legislazion di Mosè. « Non sarò io (diceva to de* proprii occhi le grandi prove visibili
» Cristo agli Ebrei) non sarò io, che vi ac- della missione di quel suo Legislatore, per
n cuserò al tribunale del Padre mio: vi ac- bocca del quale Dio stesso si degnò di par-
» cosa quello stesso Mosè, in cui voi sperate: largli. Imperocché in qual altro modo avreb-
» perocché se credeste a Mosè, credereste for- be potuto Mosè indurre tutta quella nazione
» se anche a me.. .E se agli scritti di lui non ad abbracciare una legge evidentemente gra-
» credete, come crederete voi alle mie paro- vosa e difficile a portarsi? Chi potrà credere,
» le? 8
( ) »
Quindi è che i discepoli del Sal- che un uomo pdàsa esser da tanto di accecare
vatore, i predicatori del Vangelo, agli scritti colle sole imposture le centinaia di migliaia
e alle predizioni di questo gran Legislatore di uomini per far loro bere a chius’ occhi la
appellavano per confermare la Fede Cristia- falsità e la menzogna? Questo popolo ha con-
na, e confondere il Giudaismo; onde se è ne- servato, e conserva tuttora una infinita vene-
cessità il credere alla parola di Cristo, egli è razione verso di questo suo Legislatore, stima
ancor necessario di credere a Mosè, ne* libri sua gloria grande l’ averlo avuto per maestro,
del quale è descritto anticipatamente il Van- crede parola e voce di Dio ogni sillaba de’
gelo, come nello stesso Vangelo svelati sono suoi libri ; di que’ libri, io dico, ne’quiui stan-
e illuminati gli scritti di Mosè. Questo pro- no scritte le prevaricazioni , le infedeltà , la
digioso consenso di tanti secoli, e di tanti mala corrispondenza usata da’padri loro ver-
Scrittori, quanti ne ha la Religione da Mosè so Dio, e verso lo stesso Mosè; di que’ libri,
fino a Cristo , e fiho all’ ultimo degli autori ne’ quali è predetta la futura apostasia, e i

del nuovo Testamento, questo consenso, io tremendi gastighi,che piomberanno sopra la


dico, si renderà tanto più chiaro ed evidente Sinagoga rigettata finalmente da Dio per la
argomento della verità e divinità delle Scrit- sua incredulità. L’Ebreo con tuttociò, benché
ture, ove al paragon se gli metta la varie- popolo di dura cervice, non perderà giammai
tà, la contraddizione, la discordia, che regna il rispetto e la venerazione di questa le^ge, e
non solamente tra que’ diversi filosofi, i qua- in tutte le sue afflizioni confesserà, che 1 suoi
li,scosso il freno della religione, sono andati mali provengono dall’avere disobbedito a Dio
creando nuovi sistemi, o piuttosto nuovi mo- con disobbedire a Mosè. Questa fermezza e
stri dimiscredenza; ma regna nelle dottrine immutabilità, che non ebber giammai gli or-*
stesse, e ne’ sentimenti di ognuno di questi dinamenti de’profani Legislatori, ella è dote c
nuovi Legislatori del genere umano. Di ognu- prerogativa della legge data da Mote agli E-
no di questi può dirsi con tutta verità, che è brei; ma nissuno altresì de’ Legislatori profa-
proprio carattere l'edificare con una mano, e ni propose agli uomini un codice «li precetti
distrugger coll’altra, lo spacciare come verità ugualmente conformi alla retta ragione. Ecco
inconcusse i paradossi più strani, e che rara il compendio di questa legge:» Amerai il Si-
cosa non è il vederli combattere a un tempo » gnora Dio tuo con tutto il cuor tuo, con
stesso con Dio, e colla stessa ragione. Per la » tutta l’ anima tua e con tutte le forze tue ,
qual cosa egli avviene, che lettili tutti quanti » e il prossimo tuo come te stesso ». Or sia-
essi sono, culi’ altro quasi potrai ricavarne, mi qui lecito di dire con Agostino: u Quali
che di non saper più nè quello che sia da » deputazioni, quali dottrine de’ filosofi (di
credere , nè quel che sia da pensare. Orri-
» qualsivoglia nazione pur sieno) sono inal-
bile scetticismo , funesto non meno olla só- » cun modo da compararsi a questi due co-
cietà c al buon costume, che alla fede; scet- » mandamenti, dai quali, come insegnò Cri-
ticismo però, a cui pur si studiano di con- » sto, tutta pende la legge, e i Profcti?(io)»

<7) Htb. xi. Rom. tu. a.


(9)
(9) ioan. v. 45. 4®* 47* rpuL
(10) August. i 57 ad Volut. rumi. 17.

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8 PREFAZIONE
Gl’ insegnamenti e le regole di vita, le quali vean prestare obbedienza : e la Sinagoga tut-
da queste due limpidissime sorgenti derivano, ta per questo eccellente straordinario Profeta
evidentemente comprendono tutto quello che intese sempre il Messia; e questo Profeta ella

è utile all’uomo, tutto quello che è buono, stava aspettando in quel tempo appunto, in
tutto quello che è santo, tutto quello che ser- cui Gesù Cristo comparve . Ecco adunque
vir può a vie più strignere i vincoli deli’uma- l’obbietto grande di Mosè, come di tutti i po-
na società, a strignere le relazioni che l’uo- steriori Profeti, • di tutte le Scrittore: la
qual
mo ha eoi suo Creatore, e a renderlo simile cosa rende ancor manifesta dal vedere, co-
si
a lui. Sarcbb’egli mai stato da tanto qualun- me lanazione Ebrea depositaria di questi ora-
que uomo di vedere tant’ oltre, c di stabilire coli, perchè non ebbe la sorte di riconoscere
una legislazione non mai variabile, non espo- il suo gran Profeta, il suo Cristo, nulla ornai

sta a quelle vicende, a cui le umane cose son più vede,o intende nelle Scritture medesime,
sottoposte, di stabilirla, io dico, sopra base delle quali ha perduta la chiave col non ri-
in apparenza si semplice, in fatti però non conoscere il Messia. Quindi elle sono per lei
solo ferma oltre ogni credere , ma ancora in- oscure non solo , ma incomprensibili, « pcr-
credibilmente profonda? Ed è veramente que- r. chè un velo è posto sul cuore di lei (i4)*»
sto, come notò lo stesso s. Agostino, Ì1 carat- E quantunque Mosè sia ripieno di vivissime
tere della dottrina di Mosè, come pure di tut- spiranti pitture del Cristo, non le distingue,
ti & libri santi; carattere, che come parlo non nè le ravvisa, nè
riconosce l’Ebreo carna-
le
di umano ingegno, ma di una mente divina, le: e non veggendo più in queste carte nulla
li manifesta. Questi libri sono nella loro su- di quel che videro suoi antichi maestri, egli
i

perficie sommamente semplici e piani, e at- è costretto a contraddire alle tradizioni più
tissimi perciò ad allettare , e contentare la autorevoli c indubitate dell’antica Sinagoga
corta capacità de’ piccoli , ma sono somma- per non credere al suo Messia. Cecità misera-
mente profondi per chi avendo ben illumina- bile, tetro velo c funesto, che non sarà tolto
to 1’ occhio del cuore, è in istato di portare dagli occhi d'Israele, se non nllor quando al
nell’ infimo loro senso lo sguardo, a Meravi- Signore convertirassi Israele (i5), e con fede
» gliosa profondità, che un sacro orrore e tre- c amore mirerà quel Cristo, cui egli rinnegò,
» more cagiona: orrore che nasce da rivc- c trafisse!
» renza, e treiuor che nasce da amore (i i)». Benché a’ fedeli io parli , e per essi io scri-
Imperocché conforme da tutta la tradizione va, non ho creduto inutile in tali circostan-
della chiesa Giudaica c da Cristo medesimo ze di tempi il riandare, e metter loro davanti
ci viene insegnato, oltre la scorza, per così almeno in parte le ragioni , che noi abbiamo
dir, della lettera, un altro altissimo senso ri- di venerare e adorare i libri di Mosè, e le al-
trovasi non solo. nelle parole, ma ancor ne’ tre divine Scritture; per le quali ragioni la
fatti registrati da Mosè. 1 misteri di Gesù Cri- parola del Signore si rende ( secondo 1’ r-
sto e della sua sposa la Chiesa sono, per così spression di Davidde ) evidentemente credi-
dire, ilcorpo ascoso sotto del velo di tutta la bile (ìG), e in ciò fare ho avuto principal-
storia Mosaica, di tutte le ordì nazioni legali, mente in mira di consolarmi colla rimem-
e di tutto il culto Levitico; e il nostro Salva- branza della comune fede e loro , e mia. Ma
tore divino è predetto , annunziato e dimo- venendo più dappresso all' argomento , per
strato non solo in que’ santi uomini, che fu- ragione del quale tutto questo discorso fu da
rono più espresse figure di lui venturo, come me intrapreso, debbo pur osservare, che que-
/ un Abele, un Isacco, un Giuseppe, un Gio- sta importantissima verità, voglio dire, che
suè, un Daviddc; ma anche in tutte le leggi tutto il Nuovo Testamento nell’Antico è de-
cerem Odiali, in tutti i sacritizii, e in tutti gli scritto , e che questo è di quello una perpe-
avvenimenti, che sono la materia del Penta- tua compiuta pittura e profezia, siccome que-
teuco. Per la qual cosa principalmente è ce- sta verità quando sia ben considerata viene

lebrato Mosè dall’ Apostolo, « come ministro a formare una perfetta chiarissima dimostra-
» fedele in tutta la Casa di Dio, come testi- zione della divinità delle Scritture del Vec-
n mone delle cose, che doveano annunziar- clùo Testamento, così ancora evidentemente
w si »(ia). Mosè infatti avea chiaramente si- dimostra, che per intendere i misteri di Cri-
gnificato come il culto, che egli avea stabili- sto , e della sua Chiesa , e lo spirito della

to era sol temporario, facendo sapere al suo nuova legge, è necessario di congiungere col-
popolo, che un Profeta (i 3) sarebbe mandato lo studio e colla lettura del Nuovo Testamen-
un giorno da Dio, al qual Profeta tutti do- to quella ancora del Vecchio. E certamente
ognun può vedere quanto sovente gli E van-

tili A«g. Con/, au. .4.


Ueh. ui. 5.
( 12 ) (iA) 11 . Cor. ni. i5.
(13) Dotti. xv m. i5. Ang. rotti, y'auft. ». lo. (id) n. Cor. iM.
tifi) /W. 92.

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.

PREFAZIONE
"disti , gli Apostoli c gli altri Scrittori sacri, qualche parte de’libri santi, ma per lo più
delle autorità dell’ antiche Scritture si serva- si imparavano a mente (20)? In ispecial ma-

no, o per dimostrare le verità delia Fede Cri- niera però fu questo studio considerato in
stiana, o per istahilire i principii della morale Ogni tempo come la principale essenzialissi-
Evangelica, o filialmente per condurre i Cri- ma occupazione de* cherici destinati per la
stiani a conoscere Fautore, c il consumatore lor vocazione ad istruire il popol di Dio, e a
della fede, Gesù. Quindi è, clic la Chiesa di cooperare alla santificazione delle anime. Im-
Cristo, guidala mai sempre dallo spirito del perocché , secondo la riflessione del Griso-
Signore, in tutti i tempi ordinò , che nelle stomo (21), tt in questa cura delle anime,
solenni adunanze del popol Cristiano, e nel » che è il line dell’ecclesiastico ministero,
sncrilìzio dc’nostri altari, e nell’uli/io divino » la divina parola di tutte quelle cose tien
la lezione del Vecchio Testamento dn quella » luogo, le quali nella cura dc’corpi soglio-
del Nuovo non fosse giammai disgiunta ; e » no adoperarsi. Ella è il cibo, ella è l’otti-
con somma cura provvide, che di questo im- » rao temperamento dell’ acre , ella è me*

menso tesoro potessero arricchirsi tutti i Cri- » dicina; fa le veci del fuoco; fa le veci del
stiani, ordinando, che lo stesso Vecchio Testa- » ferro, e se, o di bruciare o di recider sia
mento in tutte le lingue de popoli convertiti » necessario, a questa convicn di dar mano;
alla lede fosse converso. «Tutta quanta la terra yy e .# questa a nulla giovasse, inutili tutte
»' (dice Tea do reto (17)^ dc’profetici ragiona- » le altre cose sarebbono. Con questa e gli
si menti è ripiena, e la voce Ebrea non sol nel n animi abbattuti possiam sollevare , e i
» greco linguaggio è già trapalata, ma in qucl- n gonfi reprimere , e troncare quello che
» Io ancor de’Homani, e degli Egiziani, e de* » è di troppo, e a quel che manca supplire;
» Parli, e degl’indi, e degli Armeni, ede’Sau- sj con questa finalmente tutte quelle cose o-
» roninli.c a dir breve in tutte le lingue, nel- 99 periamo, le quali alla sanità delle anime
yy le quali parlano oggi giorno tutte le gen- sy sono giovevoli ». io mi crederò fortunato,
» ti ». Nè dee ciò rctfer meraviglia a chiun- e benedirò di tatto cuore l’Autore di ogni
que abbia letto con quanta premura fosse rac- bene, se le deboli mie fatiche servir potran-
comandata n tutti fedeli dn’prinii maestri del
i no ad accendere ogni dì più nelle persone
Cristianesimo la lezione de* libri santi; onde consacrate a Dio, e al servigio della sua Chie-
come un’egregia opera di carità è rammenta- sa, la brama di attignere a questo fonte di
to da s. Girolamo (18) il fatto dell’illustre vita quello che debbono dispensare per istru-
martire s. Emulilo, il quale « molte copie zione ed edificazione del popolo del Signore.
yy delle Scritture tcnea sempre pronte non Mi crederò anche più fortunato, se nel cuor
yy tanto per imprestarle, ma per farne dono de’ fedeli tutti verrà a risuscitarsi l’antico af-
» non solo agli uomini, ma anche alle don- fetto verso la divina parola , e da questa vor-
» ne, eh’ ei vedesse in tale studio invoglia- ranno apprendere i principii della vita cristi**
» tc. » Liberalità Neramente santa, liberalità na, e le regole della vera pietà. Ecco il fine,
grandissima per que* tempi, ne’ quali ognu- per cui già da molti anni, secondo la picco-
nn di tali copie scritte a penna veniva ad es- lezza del talento per divina bontà confidato-
sere di grande spesa. E qui potrei io, se fosse mi , io vo procurando quanto per me si può
d* uopo, ancor dimostrare quanto grande non di render facile anche pe’ piccoli la medita-
solo n<*’ primi secoli della Chiesa, mn anche zione di queste carte, che debbon essere non
nelle età posteriori fosse l’amore delle Scrit- solo la legge e la norma del vivere, ma an-
ture nelcomune d« l popolo. Imperocché (co- che la dolce consolazione dell’ uom cristiano
me ben osservò s. Gregorio) « la parola di- •u questa terra.
» vino, la quale è piena di misteri capaci di Sarebbe qui forse il luogo di far parola
» dar da fare alle meuti più elevate, contie- de’ principii e delle regole tenute da me in
ni ne ancora delle chiare verità atte a nutrire questo nuovo lavoro, ma essendomi su tal
n i semplici e i meno illuminati . • . simile proposito sufficientemente spiegato nella pre-
» ad un fiume, <U cui la corrente fosse in fazione generale dell’altra mia opera, inu-
y»qualche luogo sì bassa, che passar lo pos- tii fatica sarebbe il tornare a discorrerne .

» sa un agnello, e altrove tanto profonda, Una sola cosa dirò, anzi ripeterò adesso non
che un elefante vi nuoti » (19). -Ma die non nuovo piacere, ed ella ti è, che in tutto qftel-
avrei da dire delle persone religiose dell'uno
1

e dell’altro sesso, presso le quali per inva- (ao) Vedi In regola di s. Pacomio scritta per
riabil costume non solo leggevasi ogni dì le donne religiose e per gli nomini. Vedi il fatto
di s. Busti cola , Anna!. Benedici, scc- vili. t. a.
« *, li. augusti.. Condì. Af/uugran. fieli' anno 816. ,
f ir) De
Cur. Cr. Affèct. senti. r % Iheron. ad Eustoch Pallad. Hist. Laus. zìi. xxu
(in) Apoi atfv. Bif. IH). I.
. zxix. XXXII. XXXIX. L XXXIII. zeri.
(lo) F.p. ad Leandr, Hispnl (ai) De SacerA lib. u. _
Voi. t 2

3g!e
, ,

40 PREFAZIONE
Io che ho scritto posto arditamente vantar- li: e nel cuor mio tu ben vedi, come è cosi
mi colla parola di ». Girolamo di non aver e come a te io sacrifico il servigio de* miei
mai avuto per maestro me stesso: «Numquam pensieri , e della mia penna. Or tu dà a me
me ipsum habui magistrum (23) », ma ho quello che io debbo offerirti; conciossiachà
avuto sempre davanti i Padri della Chiesa , povero e mendico son io, tu ricco per tutti
e gli Spositori Cattolici , e dalla santa Roma- quei, che ti invocano. Circoncidi da ogni te-
na sede approvati. Quindi è che religiosamen- merità e menzogna le interiori e le esteriori
te osservando lo spirito del celebre decreto mie labbra . Sveno mie caste delizie le tue
della sacra Congregazione de* 1 3 . giugno 1757, Scritture; nè in esse io mi inganni, nè altrui
confermato dalla s. niem. di Benedetto XIV inganni con esse... Tuo è il giorno, e tua è
qual decreto ebbe questa impresa il suo la notte, e al tuo cenno i momenti scn vola*
( dal
principio, e il suo fondamento), non solamen- no. Dona quindi a noi spazio per meditar e
te nella versione ho seguito costantemente a gli arcani della tua legge, e non sia ella chiu-
parola a parola la nostra Volgata, ma nelle an- sa a quelli, che picchiano; perocché non in-
notazioni ancora mi son fatto legge di non di- darno volesti, che tante pagine fossero scrit-
lungarmi giammai da’sentimcnti e dalle dottri- te .piene di astrusi segreti. Danne tu la pie-
ne ricevute comunemente nella Cattolica Chie- na, e perfetta intelligenza. . . Dà quello, che
sa. Ma qualunque e fatica e diligenza siifti qui io amo, perocché io lo amo; e questo è pure
da me posta, debbo pur riconoscere, che trop- tuo dono . Ti lodi io per tutto quello, che
po insufficiente io mi veggo per aggiungere trovo ne’ libri tuoi, e consideri le meraviglie
a quel segno, cui forse in qualche modo pos- della tua legge da quel principio, in cui tu fa-
s’ io Comprendere col pensiero, ma non arri- cesti il cielo c la terra, fino al regno eterno
varvi colla esecuzione e col fatto. Per la qual con te della tua città santa. Mira, o Signore,
cosa con mollo miglior ragione che Agostino di qual sorta sia il mio desiderio: mi raccon-
confesserò, che per quanto antica e ardente tarono gl’iniqui le loro favole, ma nulla è da
sia la brama, che io nutrisco, di far qualche paragonarsi colla tua legge. Ecco di qual sor-
passo in questa scienza divina , io non ho ta sia il mio desiderio: miralo, osservalo, c
tuttora se non un principio di lume « ( pri- approvalo, o Padre, c piaccia alla tua miseri-
» morella iUuminationis ) » simile a quella cortlia, ch'io trovi grazia dinanzi a te, onde sie-
fioca incerta luce, la quale posta di mezzo no aperti a me, che picchio, i penetrali delle tue
tra 1 * oscurità della notte, e il chiaror dell’au- sante parole. Di questo io ti scongiuro pel
rora, se può servire a un viandante, perchè Figlio tuo, il Signor nostro Gesù Cristo, l’uo-
ei non esca affatto fuori di strada, non è ba- mo della tua destra, il figliuolo dell’uomo
stante però a farlo avanzare con franco e li- accettissimo a te, mediatore tuo e nostro, per
bero piede in un difficile c penoso cammino. mezzo del quale tu cercasti di noi , che non
Colle parole pertanto dello stesso santo a Dio cercavamo di tc, affinchè te cercassimo; pel
finalmente raccomanderò P effetto, c P esito tuo Verbo, per cui tu facesti tutte le cose ,
di quest’opera: ( j 3 ) u Porgi signore Dio mio traile quali anche me, per lui io ti scongiuro
le tue orecchie alla mia orazione , e la tua unico tuo figliuolo, per cui all’adozione chia-
misericordia esaudisca il mio desiderio; pe- masti il popolo delle Genti, traile quali an-
rocchèjnon al solo mio bene egli è inteso che me, per lui, che siede alla tua destra, e
ma vuol servire eziandio all’ amor de’ fratel- per noi sollecita, e in cui tutti sono ascosi i
tesori della sapienza c della scienza: lui io

2 *) Prarf. in ep. ad Ephes. cerco ne’ libri tuoi, di lui scrisse Mosè: que-
(

(o3) Coi\f, lib. xi. 2 . sto lo disse egli, questo è verità ».

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. ,

®X® V®
DEL PONTEFICE PIO VI
ALL’ AUTORE

PIUS PP. VI PIO PP. VI


Dilecte fili, saluterò etc. In tanta librorum Diletto Figlio , salute ee. In mezzo a sì grande
colluvie, qui Catholicam Religioncm teterri- e soniido ammasso di libri, che fieramente com-
me oppugnant, et tanta cum animatomi per- battono la Cattolica Religione , e con sì grave danno
e rovina dell’ anime girano attorno per le mani an-
nicie per raanus etiam impcritorum circum-
cora delle persone non punto intendenti di tali ma-
feruntur, optime senti*, si Christi fideles ad terie j tu molto bene la pensi, se giudichi esser
Jectionem divinarum literarnm magnopcre e- necessaria cosa , che l Cristiani sicno grandemente
xcitandos exÌ9timas. llli enim sunt fonte» animati alla lettura de' libri divini ; imperocché
uberrimi, qui cuique patere debent ad hau- quelli sono i copiosissimi fonti , a' quali riebbe a cia-
scuno esser facile , ed aperto 1 ' accesso per at •
riendam et morum et doctrinae sanctitatem, ,
tigner da essi e de’ costumi e delta dottrina la
depulsis erroribus, qui bis corruptis tempo- santità , sbanditi quegli errori , che per la corruttela
ribus late disseminantur.Quod abs tc oppor- de' presenti tempi si vanno largamente disseminan-
tune factum affirmas , cum casdcm divina» do. Questo e ciò che asserisci essersi fatto oppor-
1itera» ad captum cujusquc vernaculo ser- ti!nardin tc da te , allorquando mandasti fuori a go-

dere la pubblica luce te medesime divine scritture


mone redditas in lucem cornisti ; praescr-
nel volgare idioma tradotte , e adattate alla capa-
tim cum profitearis , et prac te feras
, eas cità di ciascuno ; massimamente che tu ti protesti
addidisse animadversioncs, quae a sanctissi- e col fatto chiaramente il dimostri , citò hai aggiun-
rais Patribus repetitae quodvis abusus peri- to annotazioni di tal natura , che per essere stata

culum amoveant. In quo a congregai ioni» In- prese e ricavate dagli scritti de’ Santissimi Padri
della Chiesa , tengon lontano qualunque pericola di
dici* legibus non recessisti neque ab ea
, farne abusa. Ciò facendo non punto ti di scostasti
constitutione, quam in hnnc rem edidit Be- dalle leggi emanate dalla congregazione deir Indice,
nediclus XIV , immortali» Pontifex, quern ne da quella costituzione , che su tal proposito pub-
Nos et in Pontificatu praedecessorem, et cum blicò Renedetto XIV rf* eterna memoria , cui. Noi

in ejus fnmiliam feliciter olim asciti fueri- ci gloriamo tf avere avuto e per nostro predecessore
nel Pontificato , e per ottimo Maestro di Ecclesia-
mus,Ecclesiasticae eruditionis Magi strimi o-
stica erti di» ione allorché un tempo fa fummo con
ptimumhabuisse gloriantur. Tuara igitur non felice sorte aggiunti al numero di coloro che com-
Jgnotam doctrinam cura eximia piotate co- ponevano la di lui famiglia . Noi dunque lodiamo^
njunctam collaudamus ,et tibi de hiscc libri» la nia ben nota dottrina , 'Congiunta con un* esimia
quos ad nos transmittcndos curasti, gratias, pietà j e per riguardo a questi libri , che tu avesti

qua» debemus, agimus, ilio» etiam, si quan- ogni premura che a Noi fossrr trasmessi , U ren-
diamo » dovuti ringraziamenti , con V animo ancora
do possimns, cursim perlecturi. Interim Pon-
di dare a quelli , qualora potremo, attentamente una
tificiae bencvolentiae testem accipc Apostoli- scorsa . Frattanto in attestazione della Pontificia be-
cam benedictionem, quam tibi , dilccte fili , nevolenza ricevi V Apostolica benedizione , che a te,
peramanter impertimur. o diletto fglio , compartiamo con tutto l* affetto .

Datura Romae apud s. Petrum. XVI. Rai.


Dato in Roma presso S. Pietro il dì 16 del mese
aprili* MDCCLXXVIII Pontificatus nostri di aprile 1778 , l'anno IV del nostro Pontificato.
anno IV.
Phtlippus Bokamicius Filippo Bon amici
ab epistolis latini» Sancii tatis Suae. Segretario de' Brevi latini di Sua Santità

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LA GENESI

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PREFAZIONE

MM «SIIMI •V
*'
vT^

Il Pentateuco tutto siccome è opera di un denti di Sem per essere il padre de* credenti
solo autore, Mosi; così egli è tutto insieme e lo stipite del popol di Dio, e finalmente 1«
un sol libro, ed è citato nel Nuovo Testa- vita de’ Patriarchi da Abramo fino a Giu-
mento col titolo di libro di Mosè* ovvero col seppe. Tali sono grandiosi oggetti, che ci
i

nome di Legge. La divisione però di esso in son messi davanti in questo libro. L’autore
cinque libri è molto giusta; e ad Esdra si at- di esso il più grande insieme, c il più antico
tribuisce comunemente. Il nome, che è dato di tutti gli storici ci dà una continuata noti-
ne! la nostra volgala a questo primo libro, zia di tutti que’ secoli intorno a* quali gli
viene dalla traduzione de’LXX., i quali lo scrittori profani più antichi e più celebri non
intitolarono Genesi^ vale a dire Generazione altro han potuto a noi tramandare, se non
perchè in esso è descritta la creazione di tut- mere favole, ovvero confuse e alterate tradi-
te le cose, e si raccontano le generazioni de* zioni del vero. Quello però che sopra tutte le
Patriarchi da Adamo in poi. NelTEbreo que- altre storie rende infinitamente preziosa e ve-
sto libro (come gli altri quattro) prende il nerabile quella di Mosè, egli è, che in essa si
nome dalla prima parola, da cui egli comin- ha la storia della Religione da Adamo fino a
eia, Beresithj ovvero Berescithj al principio, quel tempo, in cui, mediatore lo stesso Mo-
Tutta la Genesi si può distinguere in quat- aè, fermò Dio la grande alleanza co’figliuoli
tro parti, delle quali la prima contiene la sto- d’ Israele , e li fece suo popolo Così i* uo- .

ria del genere umano da Adamo sino al di- mo Cristiano trova nella Genesi non solo
luvio. Genesi vii. La seconda abbraccia tut- la cognizione perfetta del vero Dio, e dei
to il tempo, che corre da Noè sino ad Abnt- suoi attributi, ma di più i lumi nccessarii per
mo, dal capo vii. fino al XII. La terza deserì- conoscere se stesso, e la naturale sua miseria,
ve le azioni di Abramo fino alla sua morte , onde è condotto ad alzare la mente c il cuo-
capo xxv. Nella quarta si narrano i fatti d’I- re verso quel celeste Liberatore, la grazia di
sacco, di Giacobbe e di Giuseppe fino alla cui può non solamente scioglierlo dal pecca-
morte di questo gran Patriarca. Ella è opi- to, ma ancor sostenerlo in mezzo alle tenta-
nionc assai comune tra gl’ Interpreti , che la zioni della vita presente; vi trova i documen-
Genesi fu scritta da Mosè nell’ Arabia allora ti gravissimi di pietà, e innumcrabili csein-
quando Iddio, disgustato cogli Ebrei per le pii di ogni virtù in que’ santissimi uomini, la
loro mormorazioni e pella lor miscredenza , fede de’ quali degna dell’ Evangelio , a cui
li condannò a consumare quarant’ anni nel pur appartennero, è celebrata dagli Scrittori
girare attorno pellegrinando per quel vasto Santi del Nuovo Testamento, e dal medesi-
deserto . In tal luogo adunque Mosè diede mo Gesù Cristo: vi trova finalmente i misteri
principio ad istruire , e formare il popolo dello stesso Cristo, c della sua sposa la Chic-
commesso dal Signore al suo governo, rimet- sa, figurati e predetti ne’ fatti più illustri e
tendogli davanti agli occhi le gran verità del- negli avvenimenti; e negli stessi personaggi
la Religione, sulle quali doven poscia innal- più ragguardevoli, de’quali in questa divina
zarsi tutto l’ edilizio della sua legislazione, storia ragionasi. Imperocché, come notò s.Ago-
Quindi è descritta la creazione dcll’univer- stino, » Di que’ santi, i quali furono anterio-
so, 1’ orìgine del genere umano , la felicità »t ri di tempo alla natività del Signore ,
del primo uomo creato da Dio a sua imma- » non solo le parole, ma anche la vita , e i
ginc e somiglianza (felicità, di cui avrebber » maritaggi, e i figliuoli, e le gesle furono
goduto i suoi discendenti, se egli non avesse » profezia di questo tempo, in cui nella fe-
disobbedito al suo Creatore), la corruzione » de della passione di Cristo è adunata di
generale degli uomini punita da Dio coll’ u- » tutte le genti la Chiesa»; onde giustamente
niversale diluvio, da cui il solo Noè colla sua afferma s. Ireneo, che ogni lettera di Mosè è
famiglia è salvato nell’arca; la confusion del- parola di Cristo: nLiterae Moysis verba sunt
le lingue e la divisione della terra tra’figliuo- »» Christi ».
li diNoè ; la separazione di uno de’ discen-

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, , ? , . . .

IL LIBRO

Capo primo
/iella creazione del monito. Distinzione e ornalo delle cote create Formazione dell uomo . ’

a cui Dio sottopone tulio quello , che area creato.

1. • Inprinripio crea vii ncus melimi et terroni. 1. Jl principio creò Dio il cielo e la terra. •».

’7N. M.ti. 153. 0. Eccl. 18. 1. Jet. 14. 14. 17. il.
-2. Terra miteni orai inani- et vacua, et lem*- %E la /«rr« era infurine e vola, e le tenebri; erano
lirae crani liqier faciem abyssl : et spiritu* Del sopra la faccia dell abisso : c lo spiritò di Dio si

fervbatur super aqua*. n torca sopra Ir acque


.5. Dixitque Deus : * l'ut lux. Et factn est lux. 5. E
Dio disse: Sia falla la Iute. r la Iute fu E
• -• • llcbr. H. 5. fiuta.
4. Et Iridi! ì)em lucem , quod esset bona Et : 4. E
Dio vide , che la luce era buona : divisi- E
«Iivb.il lucem a tenebrìa. la luce dalle tenebre. *

3. Ap|M-llavii«|ue lucem dieni, et tcnebras noclcni. 5. E


la luce mutino 0 turno, eie tenebre notte. E
Facluni(]uc est vejpere, et mane dii» unus. della sera e della manina si compiti il primo giorno.

Ver». I. Al principio creò Dio ec. con queste parole Mosè fa in primo luogo conoscere, che il tuonilo
non è eterno; ma lui aiuto un principio, togliendo cosi di mezzo le false idee degli antictll filosofi: se-
condo fa conoscere l’autore stesso «lei inondo e della natura ed è cosa da noLirsl, chi; in ‘.ulta la stona
:

«Iella creazione, la stessa voce adopera Mosè a significare il creatore del mondo. Questa voce esprime
la potenza di Dio, colla «piale non solo creò il lutto; ma il lutto ancora conserva e governa: questa voce
e nel numero plurale, onde letteralmente si tradurrebbe: A principio ali dii creò: lo che non solamente
a«I oricene, a s. Gifolatno. e a s. Epifmlo, ma anche a qualche antico Rabbino parve argomento dell'u-
nità di essenza, e della pluralità delle persone, che è in Dio. La parola originale, che noi esponghiamo
con quella creò, questa parola benché non sempre significhi trarre dal nulla, ha nondimeno questa signi-
ficazione principalmente; e in questo luogo rv identissimameute esprime la creazione dal nulla: verità con-
fermala eziandio dalla .Scrittura (Mach. 11 cap. vii.) «dire il consenso degli antichi e moderni Interpreti.
.

Il cielo e la terra. s. Agostino per queste due «'ose intese tutta la materia creata dal oulla: della qual
materia dovea poi formarsi il ciclo, e la terra, e tulle le cose, che nell'uno e nell’altra comprendonsi :

onde il nome di ciclo, come quello di terra sono qui messi anticipatamente; I. de firn. coni. 1 Umidi, 1 .

rap. vii. Simile a questa è la sposi/ionc di s. Gregorio Msseno. Alcuni moderni sposituri, Pererio, ec.
hanno creduto, clic sotto II nome di cielo *’ intendano 1 corpi celesti, e sotto il nome ili terra il globo
stesso terrestre coir acqua, eoi fuoco e coll'aria, ond’ò circondato lo slesso globo. Forse è più naturale
«• semplice il dire, clic Mose racconta qui tu generale la creazione dell’ universo, di cui le parli principali

sono il cielo e la terra, per venire dipoi alla descrizione particolare di ciascuna parte. Mosè lutto inteso
a risvegliare nell’uomo l'idea del suo creatore e il sentimento «Iella bontà, colla quale questi arca crea-
le tante cose per lui, non parla della creazione degli Angeli, quali, secondo 11 parere de’ più aniiclu
I

padri greci e latini, furono primogeniti traile opere di Dio (basti. \ azioni. , Iheron. ec.) e più pro-
babilmente creati A
ne’ primi montanti *«lei ~primo giorno.
ver».*». 2. La terra era Informe e cola. Era un i massa priva di tutti quegli ornamenti, ond’eila fu po-

bclllts .animali , piante, erbe, ec. Fedi Dai. xxxiv. II. lerem. ir. 23. Le acque sono comprese
seia abbellita
insieme colla terra.
F. le tenebre erano sopra la faccia deli’ abisso: e lo spirilo re. Da un passo «li Giobbi* Xxxvul. ft sembra
elitari), che queste tenebre non erano una semplice privazione di luce, ma una specie di caligine, che
investiva tutta la mole delle acque, e le ingombrava. Dov’eri tu ( Ui«*e Dio a Giobbe ) quanti' io invol-
f/eoa nella ratinine il mare, come un bambine sielle tue fasce Lo spirito che si movea sopra .e acque,
egb è lo spirito santo, spirito vivificante, il quale Infondeva nelle acque la virtù di produrre relffli, 1 1

volatili, I pesci, ec.


Ver». 3. F. Dio disse: ec. Fino a nove volte osservan gl’interpreti, che ripetuta questa parola fu que-
«"•

sto racconto della ere i/ionc delle rose, indurendo cosi Mosè la parola «li Dio, (odiali Verbo di Dio) nane
principio dell* essere «li tutte le rose, perchè queste cpse tulle per lui furon falle Joan. I. Vedi «indio,
che si è «letto in quel luogo.
Sia fatta la luce. Questa maniera di (variare, la qnafe convenir nof» può, se noiralf unirò Essere on-
nipotente, fu celebrai.» altamente anche «la un Retore pagano, s. Basilio e s. Gregorio sazia meno cre-
dono, «‘he «|iiesla Iure fosse un quattt .1 senza soggetto, o sia conio, su Cui posasse: onde lo stesso ».
i

Gregorio la chiamo luce spirituale. rio card., s. Tommaso e altri credono, olio fosse un tnrpn 1 uhi do-
1 1

so, d’onde ne fu poi trailo II sole e le stelle. |.* Apostolo 11 Cor. iv. & applica questo fatto e queste
.

parole ad •un’ altra maniera di creazione, vale a dire alla spirituale rigenerazione de’ tal eli per cristo,
dicendo: Iddio, il quale disse, che dalle tene (tre splendesse la Iure, effi stesso rifulse ne' nostri cuori re.
Vera. 4. F. Dio ride ec. Muse rappresenta Dio a somiglianza di un artefice. Il quale falla che ha un’o-
pera, la contempla, e ne approva la bontà, o sia futilità. Tre cose (dice ». Agostino) frralMcmenle im-
itartanti a sapersi doveano estere a noi inltmate: chi fosse il facitore: per qual mezzo le cose tulle ab-
bui falle: il perthè le abbia fatte. Dio disse: Ma
la luce: v la luce fa. t. Dio vide, che la luce era buona.
Fon hot-vi ne autore piu eece/ienle di Dio, nf arte piu r/Jlraer delta parola dt ino , nà causa '
migliore,
che l’essere stale folle delle cosa buone da lui. che e il buono. .
F. divise la luce dalle tenebre, l.e tenebre ( le quali oramai non sono, se non una prtvazinn della
luce ) volle Dio, che succedessero alti luce, e «piesta vicendevolmente a quelle.
Ver», b. £ la luce nominò ec. Onlinò di poi ad Adamo «li porre quel nome alla Iure c alle tenebre.
li della sera r della mattina re. La notte prcredè il giorno; onde «la una seva all’altra contami 11
giorno gii Ebrei e li difesa, il tuonilo adunque avea avute dottici ore «li «lurazioue, allorché Dio creò la
luce. »

w Eoi. I * * . 3

v v

Digiti
, -,

GENESI CAP. f 19

16. Fedtque Deus duo luminaria magna: lumi- 16. E


fece Dio due luminari grandi : il luminar
nare majns . ut praccsse! diri : et luminare minu», maggiore, che frre.teiirs.te al giamo j c il luminar mi
ut pnwUB« noeti: et stella». fiore , che pre.%cde.txe alla tétte i e te sielle.
17. Kt pusult eaa in lirinamcnto codi, ut luce- 17. E
le colloco nel firmamento dei cielo , affinché
rent super lemmi .
18. Kt p u wm
diri ac noeti . et dividerent lu-
?
com, ae tenebra». Et vidìt Deus, quoti esse! liontim.
rischiar asser la terra.
18. E
presedessero al dì , e alla notte, e dhi-
dester la luce dalle tenebre. E vide Dio , che dò
bene stara.
19. Et factum est vespere, et mane dica quartus. 19. E
delia sera e della mattina si compiù il quar-
to giortb. *
90. Dixit etiam Deus Producnnt aquae reptile
: 90. Disse tmeora Db: Prodigano le acque i rettili
animar viventis, et volatile super terrai» sub fir- animali e virenti . e i volatili sopra la terra sotto il
mamento
23. coeli. firmamento del cielo.
91. Crear Itque Deus cete gmndia , et omnem ani- 21 .E creò Db
I grandi pesci, e lutti gli animati

mam viventem atque motamlem, quiun produxerant Viventi, e aventi moto, prodotti dalle acque secondo
aquac in specie» sua» , et mime volatile secundtuii la loro specie , e tutti i volatili secondo il genere
gemi» suuin Et vklil Deus , quod cssct Ininimi
. . loro. E
vide Dio , che ciò bene staici.
29. Bcnedixitquc di, dicco»: Crescite et multipli- 22. E
li benedisse dicendo : Crescete e moltipli-

camini , et replt'te aquas mari» : avesque nmltijili- cate, e popolate le acque del mare: e moltiplichino
centur sujkt terram. gli uccelli sopra la terra.
Et lactuiu est v esperi* , et inane die» quinto». 23. E
delia sera, e della mattina si compiè II
quinto giorno.
94. Dixit quoque Deu» : Produca! lem
anitnnm 24. Disse ancora Dio : Produca la terra animali
viventem in genere suo ; jumenta, et reptilìn , et virenti secondo la loro specie ; animali domestici e
bestia» t ernie secundum specie» sua». Euctuimpie rettili , e bestie sabatiche della terra secondo tu loro
est ila. specie. E
fu fatto cosi.
93. Et ferii Deus bestia» lerrae juxta specie» 25. E
fece Dio le bestie sideatidu della terra se-

suas , et jumenta , et Olirne reptile t ernie in genere condo la loro specie , e gli animali domestici , e
suo. Et vidìt Deus, quod csaet boi min. tutti i rettili delta terra secondo la loro specie. E
vide Dio . che ciò bene stara.
*
96. Et ait: Faciamns hominem ad * imagi noni 26. E
disse : Facciamo V uomo a nostra immagine

glino. e anche sorpassino il sole in grandezza: ma relativamente alla loro situazione, e a’ loro effetti sopra
la terra, giustamente la scrittura «la tra tutti i corpi celesti il principato al sole, e alla luna .

Segnino le stagioni, i giorni, cr. li sole e la luna e’ insegnano a distinguere il di dalla notte; c’ inse-
gnano a dividere il tempo m
scllimane, in mesi, e in anni, osservando II lor corso . l'orso ancora volle
ui Musò accennare, come il corso «lei soie c della luua dovea servire di poi a segnare i tempi e i giorni
3 (Munii in modo speciale al culto di Dio.
Vers. 16. E
le stelle, queste sono coinè tanti soli ricche della propria loro luce: le più piccole sono più
granili assai della terra, |a «piale è meno, che un punto riguardo alle maggiori: elle sono anche immillerà-
olii, i.o spirito umano si perde In considerando la sterminata mole di tali corpi, la distanza loro quasi
munita dalla terra, l’ inesausta luce, l’ordine e il concerto de’ lor movimenti, e «lomanda, a qual line
mai tanta magnilìcenza e tanta profusione? Dio solo ohe conta il numero delle stelle, e ciascheduna
«il esse chiama pel suo proprio nome. ( Et. 103. 2./ Dio solo conosce tulli 1 fini delle opere sue; ma noi
dobbiamo c conoscerlo per esse, c benedirlo. ém^
vers. *20. Producano le acque i rettili animati r viventi. Rettili si chiamano nella scrittura ~ì pesci
perché, generalmente parlando, sono privi di piedi e si stras«'iuano sulle acque. Qui al compililo «li
»i«> un pu|>olo immenso di natanti riempie il mare: questi sono «li specie infinite: più piccoli no» so-
i

no meno ammirabili pella prodigiosi loro fecondità, e pelli somm loro agilità e destrezza che grandii
,
i

nella lor mole e pella lor forza, a maniera, onde si mantiene in un elemento, dose nulla nave, «piesta
l

Immensa popolazione, non «leu recar meno di maraviglia: grossi divorano piccoli; ma questi c
j i

moitiplirauo ni tanto numero, e sou tanto lesti alla fuga, e san così bene per tempo rifugiarsi ne'luo-
,ghi, dove per la bassezza dell* acqua non possono andare grandi, che e questi trovano a sullicu-nza
i

per sostentarsi, e quegli a dispetto «Iella crudeltà e voracità de’ loro nemici conservano la loro specie ,
senza che apparisca uiinlnu/omc. Tutti «(iiesti miracoli della Provvidenza sono accennati da Da Udite ,
Ps. Irti. 25. Quei mare grande vastissimo, dove sono rettili senza numero, animali minuti insieme co’ graniti.
,

E i volatili sopra la terra. L’Ebreo e il volatile voli satura tu terra,; ma Dissona varietà è per que-
sto tra (‘originale e la volgala, ove in «inolio si supplisca l’articolo, il (piale, se«*ondo il genio «iella lin-
gua, di leggeri si omette, ed è supplito si nell’Arabo e si ancor ne’t.XX: onde dovrà tradursi e il vola- :

tile ,che volt sopra la terra, cosi animali sì differenti, pesci, e volatili hanno comune l’origine dalle
i i

acque del mare per virtù di questa onnipotente parola. La natura di questi è ancor più nota all’uomo,
che «fucila de' pesci, e in essa munite sono le maraviglie, alle quali perche ordinane c continue, assai
poco si riflette c con estrema ingratitudine l'uomo r«\sta insensibile a tanto numero di creature, on-
,

d’egli tanta ritrae utilità, e diletto, e le quali ez. amilo son fatte per istruirlo. La brevità, rbe io mi
non proposto non mi permette di stendermi sopra lati cose quanf io amerei; ma uon mancano autori e
libri «la potere soddisfarsi in questa materia.
Vers. 22. E li benedisse dicendo, ec. Con «mesta benedizione Dio dà ai pesci e agli uccelli la virtù di
riprodursi ne’ loro parti per la conservazione «Iella loro specie: con questa promette «il vegliare alla lo-
ro conservazione, c di provvedere al loro mantenimento: Due passerotti si vendono due denari ; e tot
solo di essi non è dimenticato da Dio. Watt X. *ì>.
vers. 24. Produca la terra re. il mare e Parla erano già popolati di un immenso numero di crea-
ture viene ora Dio a «lare degli abitatori alla terra.
:

Animali domestici. Tale è il scuso dell’ originale ; e non è dubbio, che lo stesso voglia significarti
nell! volgala colla p arol « jumenta. vale a dire tutti quegli animali, che servono all’iiomo, e a hil ob-
bediscono. c lo aiutano nelle fatiche, c gli somministrano onde sostentarsi e vestirsi, c supplire agli
altri bisogni della vita. 8 certamente non altro, che U parola e l’ordine del Creatore potè rendere do-
cili c obbedienti all’ uomo questi animali, de’ quali alcuni lo superano grandemente nella forza, mentre’
altri ve n’ ha non così robusti, i quali l’uomo uon pmi tu ver un modo addomesticare giammai, né ri-
durgli al suo servizio [Job. xxxi.x. 5. 9. 16. II.D perchè bio ha voluto, che a tal paragone riconoscesse
l'uomo a chi egli sia debitore della subordinazione, che mostrauo a lui gli altri animali, e deli' utile
eh’ ei ne ricava.
E i rettili, vale a dire tutti quegli animali, I quali si strascinano sopra la terra, perchè o sono af-
fatto senza piedi, o gli h inno Unto corti, che poro o nulla si alzano sopra la terra. Tutto questo s’ In-
tende da noi eo’ termini generali di serpenti e d'insetti.
Vers. 23. E Dio vide, ee. quest* approvazione di Dio è lo stesso, che la sua benedizione, c ha ì me-
desimi effetti riguardo a tutto l’infinito popolo di animali terrestri.
Vers. 26. Facciamo l’ uomo. Ma qui si cambia linguaggio: e Dio il quale finora ha fatte tante e si gran-
di cose colla semplice sua parola, si dispone ad operare egli stesso, per rosi dire, di sua inano. sem-
bra (dice s. Gregorio Nisseno) che Dio a guisa di pittore rappresenti a se stesso l'Idea, eh' ef vuole espri-
* ,
,

OLI GENESI GAP. I

ci simililu«lincin nostrani; el |>raesU pisciti»* maria, e .somhUanza ed ci presola a’j>exri del inare , c «>«)-
et volatili! >»* rodi, et bcstils, uiiiversaeque terree, del ciclo , e alh br-Uic . e a latta la Urrà . c
ktlill *

oiitiiiquc reptili, 4 |u«mI movOlur in terra * /«ir. 5. a talli i rettili , che si muncoun sopra la terra.
1. 9. G. 1. Cor. 11. *7. Colasi. 3. lo.
27. Kl crea vii Deus hominem ari finagmftn auam: 27. K Dio creò P nomo a sua somiglianza: a xouti-
• ad imngincin i>ei creavi! illuni f masciilun» et : gl milza di Dio lo creo : lo creo maschio c femmina.
foci» inani creavi! eoa. • Sai). 2. 23. KccL 17. t.
f Vatic. 19. 4.
28. BModlxllque IMI* Deus, et ait • Croscile et : 28. Il heuedisseli Din , e disse: Creacele e moltipli-
multìplicamini , et replete termi» et Mihjicitc eam: cate, e riempite la terra , e os-vati/r itatela: e abbiate
et dominamiiii pisdlius iiiaris . et volatilitui* coeli, dominio sopra i fasci del mare c i volatili dell" una .
et iniivirsis aoiinanlibiis, qnae movenlur super ter» e tulli jli animali , che si muovono sopra la terra.
rum, * lufr. 8. 17. 9. 1.

29. liixihpie Deus: Eroe dedi vubUomncm Ikt- 29. F. disse Dio : Ecco ch'io v'ho dato tutte V er-
ham alìereuiem seme» super terrai», el universo ri- be . che fanno sane sopra la U rrà , e tulle le piatile
tma, quae Ilobati i» sciucltpsU sciueiilei» generis clu- luinna in se slesse semenza della loro specie
sui , * ut sint voli'is i» escam , *
lufr. 9. 3. perché a voi servano di cibo,
30. Et cunei is auiinanlibus terme, oniuiquc vo- 50. E
a tutti i/li animali della Icrra . e a Udii gli
lturi codi* et uuiversis, quae movenlur i» terra, uccelli deli' arai , e a intinti si muovono sopra la
<

et in quihus est anima vivcua, ut Isubcanl ad vt> lena animali viventi , ujjindic ubbituio da mangiare.
Mxnduro. Et factum est ita. E cosi fa fatto.
31. * viditque Deus cimcta , quae fecero!: et 31. E
Dio vide tulle le cose, che aera falle , ed
crani valde lama . El t.Mluin est vcsperc, et mane erano buone assai, il della strabe della mal li ita si
die* sexlus . * licci. 59. 21. Marc. 7. 57. formò il sesto giorno.

mere, e attentamente consulti I* originale eletto per suo modello, mentre dice Facciamo l’uomo. Egli
avea creato il mondo per l’uomo; vuole adesso crear l’uomo per se: vuole adunque crearlo dolalo di
senso è di ragione, e capace perciò d* intendere il suo creatore e ammirar le opere di lui. e per esse .

ringraziarlo e lodarlo. Tulla la chiesa ni queste parole: tacciamo... a nostra cc. ha riconosciuto sempre
le divine Persone sussistenti in una perfettissima unità.
A nostra inumi tu ne e somiglianza. La stessa cosa significano queste duo parole immagine c somi-
Khan za ; ina unite insieme denotano una Immagine perfetta quanto mai fare si possa, t edtcap. 3. .1
onde potrebbe tradursi a nostra immagine similissima, or l’uomo è immagine «li Pio secondo I* anima
incorporea. Intorniale, dotata d'intelletto e «li volontà c di Ubero arbitrio, e capace «» sapienza, «ti
urlìi, «li grazia e di beatitudine, cioè «li vedere e godere ilio. I.’ uomo a<liiii«|iie è immagine «li lini sfron-
do «] negli attributi, clic da lui si comunicano alle creature intelligenti, K questa immagine o somiglianza
«*on Dio è talmente naturale all’ uomo, eli’ ei non può perderla senza perdere la sua natura. Ben potè
questa immagine oscurarsi c deformarsi per lo peccato; ma cancellarsi o togliersi non potè mai. Fedi An-
nusi. re trac t. Uh. II. cap. 24. Nel corpo stesso dell’uomo riluce qualche cosa «ti slraortfir.ario e di grande,
l.a sua figura è fatta per mirare il ciclo a differenza itegli altri animali, che son tutti piegali verso la ter-
ra. Kgli ha due mani, clic sono Strumenti primari «li sua ragione c «li sua libertà: nella sua fàccia, e
principalmente ne’ suoi orchi trasparisce un non so che di spirituale per «•««» dire) e di divino. (

F.i preseda a’jtctei cc. L'autorità c il dominio sopra lutti gli animali è «lato all’uomo, come un distin-
tivo c ima prerogativa della sua dignità. Egli secondo l’espressione di s. Basilio nacque all'impero; ma
questo impero fu limitato assai e ristretto, allorché egli si avvili, e si degrado col peccalo. Tulio «li-
neili, c servi all’ uomo, (.no a tanto che l'uomo iti obbediente a Din. tn'iiiiuiagiiic «li questo assoluto
dominio P ha Dio fatta vedere In que’ santi si dell’antico che. del nuovo ivm. mu nto, quali ebbero «lo- i

ci» a libro comando e muli ammali e le bestie più feroci. E comune sentimento de’ Padri, che gli ani-
i

mali. che sono adesso contrari all’uomo, non lo erano nello stato dell* innocenza.
Vera. 27. Creò l'uomo a sua somiglianza: a somiglianza re. Ripi'tuloiu* li quale nella borra di Dio .

denota, ed esalta sempre piu la gr<udt:zz. di ipiesta sua creatura, affinchè questa dal suo Fattore me-
«Icsimo impari a fare lina giusta stima ite* «toni, «nd’egli la ricolmo, c ad averne tutta la gratitudine.
lo creo maschio c femmina. Dto creò l’uno dopo l’altro i «lue sessi, come vedremo nel capo seguen-
te: imperocché qui si riferisce in compendio quello, clic in detto luogo più ampiamente? è descritto.
ver*. 28. Bcnedùscti < resede e molli/dicate
. . . re. Dio promette all’ uomo c alla donna la fecondità, .

la quale, supposta anche l’unione de’ sessi, è sempre un «Ione del creatore, c un effetto «Il questa be-
nedizioni.'. .Non si ha qui adunque (checché dicano gli empi c gli eretici) un comando, ma un’ approva-
zione' del matrimonio, per mezzo del quale (a specie umana si conservi c si propaghi. I edi August. ite
eie. tib. xxi. c. 22. Notisi, che le stesse parole sono dette «'pesci e agli uccelli nel vers. 22. a’ «inali ,

uixsiin dirà, elio sia perciò stato dato un comando.


E assoKKdtatctn. occupatela cene «» vostro dominio, c coltivatela.
Abbiate dominio sopra i pesci, volatili re. Non v’ha dubbio. Che alleale parole nn^ diano all’uo-
. .

mo potestà sopra tutti gli animali per fargli servire a’ propri usi c bisogni, e per cibarsene ancora quan-
do che fosse.
Vers. 29. Ecco che io V* ho italo latte C erbe, cc. ounnlimque Dio abbia fatto l’uomo padrone della
vita di tutti 5I1 animali per trarne vantaggi, eli’ essi possono somministrargli; contuttorio conceden-
I ,

do adesso a mi per suo cibo t* erbe e le muta ci dà tutto il motivo «Il cre«lcrc clic dalle carni «irgli ani- , ,

mali si astennero gli minimi lino a quel tempo, in cui l'uso di esse rii espressamente conceduto, come
vedremo. Tate è il sentimento comune de’ padri c degl* interpreti.
vers. 30. E a tutti gii animati ucccéli re. L’uomo è qui istruito a non fare gran caso di one’be-
. . .

ni, che la Provviilenza ha fatti comuni anche a’ più piccoli c negletti animali a non afTànnarsi di sover- .

chio per timore «li restar privo di quel sostentamento, clic Dio ha preparalo in abbondanza anche per
•incili. Mirale i volatili dell’ aria che non seminano né mietono, nè chiudono nc* granai le biade e il
. . ,

ttutre vostro celeste ti pasce. \on siete voi da piti iti toro Mail. 0. 20.
vers. 31. td erano buone assai. Dio ave.» approvata ciascuna parte dell’universo da se creata; ma
lutto insieme il complesso, la concatenazione, per così dire, e l’ordine merita una particolare approva-
zione e più speciale. Erano buone assai, cosi si «legnasse l’uomo «li dar talvolta un’occhiata alle in-
finite maraviglie fatte per lui da pio, affili iti eccitare la sua riconoscenza e ii suo amore.

Capo Sccontuj
Dio , averulo compiuto in sci giorni il suo lavoro, riposa il settimo giorno, e lo benedice. Pone
c uomo nel parasti so ornalo di varie piante fruttifere, e di correnti. Ferma dotta costata
uomo I va per suo cauto } e istituisce il matrimonio.
dell’

1. Igitur pcrfertl smit coeli ? et terra, et oumis 1. Furono adunque compiuti i cicli c Interra, c
ornatus corion. tutto Pomato loro.

Vers. t. E tutto t ornato toro. Tutte le creature, che abbelliscono, c riempiono t cieli c la terra
, ; . . . . . .

J. Complcvitque Deus «Ut' scptimo opus snunt, 3. E


Din ebbe compiuta il .u ltimo giorno V opera
(|imhI(wvral: ci * ivi|uievit die srpliino al» lini* di' egli uiea falla : c riposo il setiimo giorno da
verso opere* (pioti {Mirami. * Exod. &). II. 51. 17. tulle le oliere, che acca compiute.
lumi. 5. li. lieto. 4. 4.
5. K( iM'ncdivìt di(*i scplhiiii, cl sniiclilirnvit il- 5. E
benedisse il settimo giorno , e lo scandirò:
luni: quia in ipso «vvs.iver.it ah ornili o(>crc suo, perché in esso arca riposato da tutte le opere , che
quod nvavil Dem, ut fiKicrrt Dio area create f e lane.
4. islae «uni generaliones coeli, cl terme, quando 4. Tale fu la origiiu del cielo, e delia terra , quan-
creala suol in die, quo lecit Dumiuus l)rus cuc- do uno , e H ultra fu errata m t giorno, in cui il
I'

imi), et tcrran Signor Dìo fece il urto , e la terra ,


8. Et olirne virgultiiiu agri . ant«*quniu oriretur in 5. E
tutte le piante de’ rampi . prima che nasces-
terra, oinnetnque lierbaiu regioni*. prìusquam ger- sero sulla lena , e tutte V erbe detta terra, prima
minarci: non eniin pluer.it Domimi* 1 x*iih siqier che (da essai spuntassero ; imptrocdié il Signore
terrai)); et Iioiih» non crai, qui oiH>raretur terrain . non area nuuidalo pioggia sopra la terra; e uomo
<!. .Se«l fous asreiuh Uit e terra iniguiia univer>om non era , die tu coltivasse
sii|M'i lineili terrai*. tì. Ma satira dallu terra una fonte ad inaf\iare. la
7. Formavi t igilur Domimi* Deus hominem di 1
! superficie delta terra.
rimo tcrrac .et inspiravi! ili fucilili ojns spiraeulum 7. Il Signore Dio adunque formi) l’uomo di fango
v itile: et * luctus est homo in animiim vivenlcin. della terra, e gl’ ispiro in farcia un solito di vita :
• I. Cor. 15. 48. e l’uonu) fu fatto maina urente
8. Plankivcrat miteni Domhius Deus iiar.idisuni 8. Or il Signor area piantato da principio tot pa-
voluptatis a principio; in quo |>osuit hominem, radiso di delizie j dove collocò I * uomo , die aveu
quem fonnaverat formato.
9. Pro<hi\itqnu Dominus Deus de huino omne 9. E
il Signor Dio arca prodotto dalla terra ogni

Vers. 2. nipoti) il tritumi giorno, scrive s. Agostino tenl. 277. Che Pio riposasse da tutte le opere
tue , non altrimenti ti dee intendere te non rhc 'ertiti' altra natura non fu di poi formata da lui, sen-
. l

za pero eh’ ci lasciaste di reggere c di conservare quelle che arca già fatte. Dio sempre immobile e Im-
,

mutabile in se stesso produce tutti cangiamenti, ebe succedono nella natura: opera perpetuamente, e
i

a tulle le operazioni concorre delle sue creature. Sopra questo misterioso riposo di Dio, vedi lieb. iv.
5., ec. e le annotazioni.
vers. 3. h benedisse il teUimo giorno, e lo '.an tifici). Questa maniera di parlare sembra assai favo-
revole alla opinione di quegli Interpreti antichi e moderni, quali hanno creduto, che linda quel tempo i

rimanesse il sabato assegnalo da Dio al suo cullo in memoria del beneficio della creazione e che come ,

tale fu osservato e onorato ila’ figliuoli di Adamo.


vers. 4. e 5. Fece il cielo e la terra e tutte le piante de’ campi , prima che , ec. rafferma la descri-
.

zione. che ci ha data della creazione del ciclo e della terra: e aggiunge, che, riguardo alle piante e al
Per Ih; della campagna, elle ancora furono Immediatamente prodotte da Dio, e ebe mssuno dee Usurar-
sele come uscite fuori dalla terra; meiilre questa non avea ancor* uomo, che ia coltivasse, né pioggia
dal cielo era caduta ad irrigarla e fecondarla. Mosè va incontro a un errore facile ad insinuarsi nelle
menti degli uomini: ed è di riguardare la terra come principio delle creature, ond’ella è ripiena. I
illusoli dell’ Egitto all’umido calore della terra attribuirono stoltamente la prima origine delle cose ter-
restri.
Vers. 6. Ma saliva dalla terra una fonte ad inastare ec. La voce Ebrea invece di fonte potrebbe tra-
dursi voltare onde verrebbe ad intendersi, come li sottile umore attratto per forza del sole dalla ter-
ra e dal inare, e addensato dal freddo della notte, sciogliendosi quindi in rugiada dovea servire a
mantenere l’umido sopra la terra, il caldeo »n cambio di vapore mette nuvola , la quale è un aggre-
galo di addensati vapori. Questa sposinone pe.*ò sembra, clic mal convenga con quello, che dieesi nel
verso precidente, ed anche coll’intenzione ih Mosè, il quale 1 come abbìam detto) ha voluto farci sa-
pere. che Dio era stato l’immediato fattore delle piante e dclccrhe, oud'era allor vestita la tetra, sen-
za che alla produzione di esse potcss concorrere o la terra slessa, ebe mancava di umore, ovver l’o-

pera deli’ uomo, il quale non fu creato, se non dopo di esse. Per la qual cosa vari dotti interpreti,
anche cattolici intendono ripetuta nel testo originale al principio di questo versetto la negazione posta
nel precedente, onde si dovrebbe tradurre In lai guisa: U Signore non aerea mandato pioggia sopra
la terra e uomo non era , che la coltivasse , r ( non ) saliva dalla terra vapore , che ma/fiaite , re.
.

Quest’ interpreti univano modo bene, che molle volle nell’Ebreo si omette in un membretto seguente
la negativa posta in quello, che è innanzi; la quale perciò dee allor sottintendersi. Questa versione fa
un ottimo senso; mentre cosi Mosè viene in queste ultime parole ad escludere anche le rugiade, to-
gliendo vapori. quali alzatisi dalla terra, addensatisi pel freddo nollurno scendessero ad umettare la
t I

superficie della medesima terra. Imperocché sappiamo, ebe in molti luoghi, dove rade sono le pioggic,
suppliscono al bisogno della campagna le rugiade e le guazze abbondanti.
ver». 7. IMO adunque formo ec. Torna Mosè a spiegare più distintamente la creazione ilcll’nomo. Egli
ci rappresenta dio creatore, il quale colle proprie sue mani forma di -umida terra e di polvere una
statua, la quale, benché am or priva di molo e di vita, porla già nella sua figura, e soprattutto nell’ap-
plic.izionc ilei granile Artefice . sicuro intimo di dover essere qualche cosa di grande e di sublime, im-
perocché quella statua (dice lei lullianof è formata non dalla on/n riosa parola , ma dalla stessa bene-
fica mono del Creatore.
F gl’ ispirò In faccia ec. sembra evidente da queste parole, che Dio comunica all’ uomo, per così
dire, una porzione del suo stesso essere, facendogli parte del suo proprio spirito; onde I’ immortalila
dello spirilo umano, indicata da Mosè in molti altri luoghi, viene a dimostrarsi ni queste stesse parole.
Questa verità, che l'anima Infusa ili dio nell* uomo sia di un’origine tutta divina, e perciò immateriali*
e Immortale: questa verità non potè essere «li poi talmente offuscala dalle tenebre del Gentilesimo,
che non si trovi ripetuta c celebrala presso i filosofi e poeti piglili, i.* Apostolo delle Genti cito di un
i

antico poeta quelle parole : l)i lui eziandio siamo progenie ,Atli xvu. 28.
E l’uomo fu fatto anima vivente, il soilio di Dio, o sia l’anima, che Dio uni al corpo dell’ uomo, fu
per hn il principio di sentire, ili ragionare e ili vivere* Questa untone di due sostanze tra loro si diver-
se, materiale runa, l’altra spirituale, questa unione è una delle maggiori meraviglie, ebe sieno nella
natura, ino solo potè effettuarla colla sua onnipotenza; e l’uomo può ben sentirla, ina non comprenderla .
Vers. 8. Or il Signor avea piantalo. un paradiso ( o sii un orto> di delizie ec. I.’ Ebreo jmiò anche
. .

tra«lursi: avea piantalo un paradiso in Eden a levante, o sia, dalla /usrte di Levante, e cosi J’itt|escro
i L\X. Eden è il nome proprio del luogo, dove Dio avea piantalo il paradiso: i* questo luogo era verso
l’oriente, o *1 prenda questa determinazione m
senso generale, e assolutamente, ovvero rispetto al luo-
go, dove Mosè scriveva questa stona. La traduzione pero della nostra volgali, benché diversa sta be- .

llissimo eoi testo originale. Quella parola da principio diede occasione agli Ebrei, citati da s. Girolamo,
di creilere, ebe il paradiso terrestre fosso sialo creato prima della terra; ina la maggior parte de’ Padri
e degl* Interpreti antichi c moderni lo credono formato nel terzo giorno, c alcuni pochi subito «lupo la
«reazione del primo uomo; perchè in fatti Mosè ci dice, ebe per farne abitazione dell’ uomo, avea Dm
piantato questo paradiso.
Ver*. ». E Dio avea prodotto ec. Vuoi dire, che Dio avea riunito in questo luogo tutta la magnificen-
za e vaghezza delle piante, sparsa da lui nella Creazione per tutta la lerra.
i.' albero eziandio delia vita. Vale a dire una pianta i cui frulli gustali di laido tu tanto avrebbero
T
. . .

‘iJ GENESI GAP. Il


lignum puldiruni vUu . et ad vescendum soave : sarla di piante bette a vetlerxi , e di frutto doler a
llgn in ii cllmn vilae in medio paradisi, lignuinque mangiare , e /’ otturo eziandio della vita in mezzo
scienliae boni et mali. al iHirndi.it), e C albero della .iclenza del bene e del
10. Kf fluvius egrecRebatur de loco volnptntiìi ad nude.
irrigandiini paradisum , qui inde dividilur in qua- 10. F da quello luogo di delizie scatmrit'a un fiume
tti.. r apila
«
ad inalbare it paradiso. Il qual (fiume) di là si di-
11. IVomcn • uni Elùsoli: ipso est qui circuii o- vide in quattro capi.
inuciu terroni HevMath . ubi nasci tur annuii 11. Uno dicesl htiion; ed t quello, che gira at-
• Eccl. 24. 35. torno il parse di ffevilalh , dove nasce Poro.
12. El aurum tcrrar llllus optimum est ibi in- : 19. F l'aro di piti paese «* tdtniia : ni trovasi
t

enitur bdellium. el lapis onvrliinus. Il tutelilo , e la pietra oniche.


13. Et noni. ii fluvii scrunili Gction ips^ esl, qui 13. F. il mime del secondo fiiuue e Celiati : ed è
cirolnli omnem torno) ioibiopiic.
:
^ qurJlo , che gira per tutta tu terra d' Etiopia.
<4 . 7V« mieti veni numinis lertii Tigris ipse va-
: 1 4. // nome ttol del terzo fiiune è Tigri , che scorre
ili! lontra Assyrios. Muvius autem quarta» ipsc raso gli Jssirj. E il quarto fiume egli é t* Eufrate.
est Euptirates.'
15. Tuli! ego Dominus Deus hominem , et po- 15. Il Signore Ilio adunque prese l’uomo , e io

servito a conservare la vita, e a tener sempre lontana la morte: i frutti delle altre piante doveano ser-
ilre all’uomo «M nudrimcnto; l frutti di questa servivanoa mantenere l’uomo in ima perpetu giovinezza. i

/. albero detta scienza del bene e del mate. Cosi fu nominata da ilio questa seconda pianta, quan-

d’egli mostrandola al primo uomo gli proibì di gustare del rnitto di essa : e la ragion di tal nome si è
Li octcniunazione fatta da Pio di consertare ed accrescere la giustizia e la felicita dell’ uomo, o\q, ob-
bedendo al divieto, si fosse astenuto dal cogliere e gustar de frutti di qnclia pianta ; c di punirlo «li
morte, ove dlsobbedicnte ne avesse mangiato, quest’albero adunque «lovea far sentire all’iiomo la dif-
ferenza, che nassa tra l'obbedienza c la disobbedienza a Pio: tra la felicità promessa all'obbedienxa, o
l’ infelicità nella quale precipitò l'uomo disobbediente, quest’albero in cifrilo ei privò di tutti l beni,
e ci sommerse in un abisso di mali, e cl fece per una trista sperienza conoscitori «lei bene c «lei male.
Pio non avendo espressa la precisa specie e qualità di queste due piante, son perno vane cl imitili tut-
te le congetture dell’ umana curiosità. A noi dee bastar di sapere, che l'ima c l’altra pianta era buo-
na «il sua natura; rhe la virtù dell» prima destinata a serbar l'uomo immortale, era nn c detto «Iella
libera volontà «lei creatore; clic la proibizione di mangiare de’ frutti della seconda fu lina riserva del
supremo Padrone, che volle (come notò il crisostomo) serbare intero II sno dominio sopra dell’ uomo,
e fargli sentire, come di tanti beni, onde si vedeva circondato, egli era non il signore, ma un scm-
l»4re usufruttuario, hom. 16. in tìen.
lers. IO. E da questo luogo... scaturiva re. in più luoghi della scrittura si Pi menzione del paese
di Eden. /sai. xxxvii. 1*.. tv. tteg. xriu. II. xtx Il 13. xvi. 8. St. . Fzcch. xwu. 28. Da questi luoghi van-
ghiamo a conoscere, che lo stesso paese dovrà essere tirino all* trmcnia, e alle sorgenti dell* Eufrate,
e del Tigri: quindi è. che presso a' monti dell’ Armenia han collocato II paradiso terrestre vari autori
moderni, dove hanno certa loro origine que'diic (lumi, noi seguiremo questa opinione come quella,
rhe sembraci atta assai meglio d’ogni altra ad evacuare le difficoltà, che In sì ardua materia s’ incon-
treranno.
Scaturiva un fiume ... U quale di là si divide ec. Dal centro del paradiso sgorgava una sorgente,
la quale spartiva»! in quattro nei canali ad inalbare ( per quanto sembra) i quattro lati del paratlUo.
questi quattro canali, scorrendo dipoi pelle vicine terre. cres«*cvano in quattro gran tanti che sono il .

Tigli, r Eufrate, il Phison e II Oehon. Cosi stava rerumente la rosa, allorché Pio collocò l'uomo nel
paradiso. C rosi dove» essere a’ tempi ancor di Mosé, e forse anche molli secoli appresso, tedi Eccl.
xxiv. 36. 36. 37. Ma non è possibile a noi, nè necessario all* avveramento della storia di Mosé il mostrare
adesso nell’Armenia «putirò numi nascenti da una stessa sorgente. Basta al nostro Intento il trovare In
una certa estensione «li paese quattro llunti simili a’drscrittf da si osé, «piali poterono nascere uu dì «la i

uno stesso fonte, benché ciò non sla al presente. Che II Tigri e l’ Eufrate avessero un di romnne P o-
rtgme. Il troviain ripetuto In molti anlori profani assai posteriori a .Mosé: ina egli c certo, che in diffe-
renti luoghi nascono adesso «pie’ilumi; lo rhe el dà luogo «Il poter dire, rbc anche degli altri due (cho
noi crediamo essere II Fasi, e I* Arasse cangiata sia la sorgente. Slmili strahatzaincriti «Il fiumi e dt
)

laghi, cagionati da’ditnvj , da’ tremuoti e «falle vicende del tempo, leggonsl nelle storie, e nelle re-
,

lazioni antiche c moderne. V. rorsc Pio collo stesso cangiamento operato nell* origine di questi Dumi volle
abolir la memoria «Il un luogo, in cui l'uomo avea stranamente abusato de' suol benelu}.
Ver». II. ino dicesi Phison. Questo abbi «in dello essere II Fasi, Il quale nasce nell* innenla, e si sca-
rica nel ponto Russino. Egli è II nume più grande e famoso, che abbia la Colchide, paese celebre una
volta pel suo gran commercio. Pedi. Piin. lib. vi. eap. 5.
Egli gira per tutto il paese di l/evilath , dove nasce F oro. tei eap. x. vedremo un llevllath ngtluolo
«Il Chus, 6 un altro llovilith figliuolo dt Jectan. Ma o sia da uno di questi due. n da un terzo a noi
ignoto che abbia preso il suo nome il paese bagnato «lai Fasi, questo paese era vicino all’ Armenia, e al-
fe sorgenti deM’Etifrate e del Tigri: la colchtde era In grandissima rinomanza per la «pi.antità c U
bontà «lell* oro. onde arricchivanla I suol numi c torrenti. Ne abbiamo una prova nella fa>ola del vello
d’oro. / edi PUn. hb. 23. cap. 3.
ver*, li. Fi si trova it Matto. La voce Ebrea bedotah è pòchissimo conosciuta. L’ Arabo, li siro c
molti .altri interpreti credono, che significhi la perla: e benché noli si peschino in oggi perle nel Fasi ,
ciò non farebbe «liflirolfà ; perchè può essere accaduto, che o sieno state esaurite, o non se ne faccia
ricerca oltre di che se ne pcu'ano ne’ mari vicini: lo che -serve a spiegare I’ espressione di Muse
; Ma .

tenendosi alla versione della volgala, il tutelilo è una spc«*ie di gomma odorosa , di cui PIin. hb. xu. cap. f».
Ver». 13. Il nome dei secondo fiume f tiehon. L* Arasse nasce nell* Armenia sul monte Aranti , in di-
stanza di 6000 passi dall’ Eufrate, e va a scaricarsi nel mare Caspio, il nome di Gebnn conviene benissi-
mo a questo ume come quello, che denota l’impetuosità della sua corrente; la quale impetuosità fu
l

dimostrata da Virgilio, che scrisse hb. vui. JEnotd.


Il ponte
Da dosso si scotea I’ Armonio Arasse.
Fd è quello , che gira attorno atta terra d' Etiopia, ovvero, come ha l’Ebreo: attorno .stilla terra
di Chus. queste parole fanno una grave difficoltà. Non possi a in negare, che ordinariamente nelle Scrit-
ture la terra di chus sia l’Etiopia; e tale è anche l’interpretazione «te’LW, e di s. Girolamo coutut- .

tociò il celebre Bochart ha dimostrato, che fa «l’uopo riconoscere nelle scritture più d’un paese, che
abbia portato II nome «Il Chus, per essere stato .abitato, e popolato da’ discendenti di Chus figliuolo «Il
ebani- Tale direni che fame questo paese bagnato «tali’ Arasse, conforme scrive Mosé. E non è forse im-
probabile. che questo nome «li chus siasi con qualche .alterazione conservato nel nome degli scili, I
uà li secondo vari antichi sforici, .abitaron da prima presso |* trasse. Imperocché Chus secondo r m-
.

Jcssionc del dialetto Caldeo, dicesl Cuth. onde poi I Cuthl, ovvero gli Sciti. Vedi il Catmct.
ver». 14. ti 'tigri, che scorre verso gli Assirj L’Assirta, o sia it paese di Assur, per consenso de’più
antichi scrittori, era dt là dal Tigri: e ciò crediamo, che abbia voluto significare Mosé. La sorgente di
questo nume è nella grande Armenia. / edi PUn. Ub. vii. cap. ±
/I quarto fiume egli i C Eu fiate. Per testimonianza di strabono e di Flinlo, questo fimuc ( il quale
nelle scritture è detto semplicemente il nume, ovvero II gr*n nume) nasce sul monte Abo, o sia Aba
nell’ Armenia.
. , . . , f , ,.

GENESI CAP. Il

unii rum in paradiso voluplatis, ut operaretur, et collocò nel ìHiradi*Q di delizie, affinché tu coltivasse
custodirei illum: e lo cu* l< tante f
t«. Praecepllquc ei diccns: Ex omnl Ugno pa- IO. E gli fé' comanda,g dicendo: Mangia di tulle
radisi comedo : le piante del /Miratimi :

I". Do Ugno aulem «dentile boni et mali nc co- 17. Ma del frullo dell’albero della scienza del bene
medas in quocuniquc cniin die comcderis ex co,
: e del male non vumglarne : hn/urocchè in qualunque
morte morteli» giorno tu ne morigerai, Imlubilalamaitr morrai.
18. Dixit quoque Dominut Deus: Non est bo* 18. Diade ancora Dio; JVon é bene, che /’ uomo ita
nnm esse hominem solum taccuini» ci adju lori uni : sola: facciamogli un’ aiuto , che a lui rassomigli.
slmile si hi 19. rivendo adungue il Signore Dio formali dalla
19. Formati* igitur, Domimi* Deus, «le humo terra tulli gli animali terrestri e tulli gli uccelli del -
ninni* animaiililHis terra*;, et universi* volatilibm l'aria, li condune atI Adamo, perchè ei vedesse il
qdcH, adduxil ca ad Adam, ut vVicret, quid vo- uniti, ,la Ini si 1,1 issi; r mulini dc’uaun
, , t he (Imi, .

caret ea: ninne cnim quod locavi l Aduni aiùmac ,


Adamo agli animali viventi, è 0 irta nome ili resi.
viventi», ipsuut est noi non ejus . 90. E
Adamo impose numi convenirmi a tulli gli
do. Ap|M‘llavit<pie Adam nomiuibiM sui* runcta ammali, e a lutti i volai iti drtl’ aria , t n tulle le
animaiilia universa volalilia cucii , et oinncs
. et he Mie delta terra : ma non si trotina far Adamo un
(ostia* terrai*: Adac vero non invonicbalur adju-
I aiuto , che a lui somigliane.
lor simili* ejus. 91 Mainiti adunque il Signore Dio ad Adamo un
.

ùi Innulsit ergo Domimi* nritósojmrvni in Adam; profondo animo ; e maitre aiti era adtlurmcnialo ,
dunque olMlnnuisset , tulit unam do costi» ejus, gli tolte una delle sue costole , e mise In luogo ai
et repievi t curneiu prò ea. < no < I, Ila , irne.
22. Et aedifieavU Domimi* Deus eostam. quam to- ±L E della costola , che at ea tolto da Adorna .

Icrat de 4«lam, tninulioretn; et adduvit cani ai I Idam. ne fabbrico II Signore Dio una dottila : e i licitoli a
25. Dixilque Adajn: * Hoc nunc OS c» ossibus ail .hlumo.
inda, et caro de rame mea: haec vocabitur vira- 25. E Adamo disse: Questo adesso n sso delle mie
go. qiioiii.ini ile viro suiupla e*t • 1. ('or. ti. 9. . osta,- e carne della mia carne, ella dall’ uomo inni,
2*. * gnau lobrvin relioqool homo patron Miinn et ilnome , perocché ó stala tratta dall’ uomo.
malrein et adtoaorehit uxori suac: f et orimi duo
. 21. Jhr la ipuiJ cosa Vutmn, Inst erò il padre suo
in lame una. • Afai Ih. 19. 8. Marc. IO. 7. h'ptu\. e la madre, e starti imito alla sua moglie, c i due
5. 51. f 1. Cor. ti. IO. saranno svi una carne.

Ver». .Vignare Pio adungue /irete l'uomo e So collocò nei paradiso re. L* uomo adunque fu
16. // .

creato fuora del paradiso, affinchè riconoscerne come un favore c botieUxiu di Dio, c non come una cosa
dovuta alla sua natura la sorto d’avere un albergo cosi felice.
Affinché to coltivane, e lo custodiste. Dio non vuole, cho l'uomo, benché provveduto di tutto e for-
nito d’ognl sorta di dotine, passi il suo tempo in una molle oziosità. Kg li dee occuparsi nella cultura
del paradiso per conservarne I* amenità, e guardarlo dagli oltraggi degli animali: ma la sua occupa-
zione sarà senza idi imo c stanchezza: sarà un onesto esercizio, non un faticoso lavoro. Sara egli uno
strano / >ensamrnto (dico s. Agostino ) ti credere , che t‘ uomo collocalo nel paradiso dovesse esercitare
i' agricoltura non con. travaglio iti sers'O , ma /ter onesto piastre dell'animo Vedi anche il crisostomo
hom. IV. in Ceh.
Ver». 17. Vm
mangiarne : imperocché in qualunque giorno tu ne piangerai indubitatamente morrai
Dio (come noto S. Basilio di de tour a adisse, per cosi dire, all'albero questo comandamento. Egli esige
i )

dall'nomo obbedienza: e quanto sta grande e importante questa virtù, e come da se sola basii a te-
ner l'uomo unno con Dio, gliel fa conoscere con proibirgli di astenersi da nna cosa non inala, dice s.
Agostino ite peccai, mer. et rem. cap. 21. vggiiigne la terrtbil minaccia: tu indubitatamente morrai: ch’k
quanto dire diverrai soggetto atta morte diverrai mortale, come hanno alcune versioni: In non
.

avrai p:u diritto a’ frulli dell'albero drlla vila. e non avrai uni alcun mezzo o aiuto per tener lontana
la morie: ogni passo, ogni momento ti torrà tuia parte delle tue forze, e ti menerà verso il sepolcro, i.a
morte adunque è pena del peccalo: Per un uonuì entrò net mondo ti peccato, e pel peccato la morte e
cosi ancora a tutti gii uomini si stese la morte (perchè) tutti in lui (in Adamo) /leccarono liom. v.
li i olirti, rrtd. scss. 6. Sap. I. 13. II. 23. 21.
Ver». 18. Non è bene, che t’ uomo sia solo. Mnsè viene adesso per una maniera di recapitoISzIone ad
esporre imi diffusamente (niello che avea solamente accennato nel rapo I. veri. 27. Imperocché lussa-
no dee dubitare, eh' Èva fosse creata, come Adamo, nel sesto giorno, dicendo Ivi Mose: ti creo ma-
schio e femmina.
Facciamogli un aiuto, che a lui rassomigli. Diamogli una compagna simile a lui per la condizione di
sua natura, capace perciò di concorrer! coir uomo all'esecuzione de* miei disegni, e di unirsi con esso
lodarmi c rendermi gì lite dc'bcneflzti fatti da me a tutte le creature.
, lui a
Veri. li. LI condusse ad idamo ec. Prima di dare all'uomo I* aiuto, che II mancava, Dio f» passa-
.

re, come in rivista, dinanzi a lui tutti gli animali, affinchè egli col lume datogli dal .signore distingua,
...
acne possa essergli utile ciascuno di essi, e come padrone di tutti imponga loro il nome, che più convenga.
ognun de’ nomi , che diede Adamo ... è it vero nome di essi. K nome conveniente, adattato alla
natura di nasruuo degli ammali : lo che dimostra la profonda sapienza data da Dio al prDno uomo. Ma
da queste parole viene ancora ad inferirsi, che l nomi dati da Adamo agli animali cransi conservati Duo*
a vinse nel linguaggio, in cui questi parlava; lo che proverebbe, che il linguaggio del pruno uomo fu
ritorco. Il celebre Uocharl ha dimostralo con molle etimologie la grande conformità, che passa traila
natttra degli animali e i nomi, che questi hanno nella lingua Ebrea; e Mussiamo ben credere, che ciò
hi dimostrerebbe anche meglio, se maggiori cognizioni aver polevsimo della medesimi lingua. / cdsOiu-
*

seppe Antiq. tib. I. cap. I. comunemente gl’interpreti, dopo s. vgosiino ( lib. 9. de r.en. ad ut. cap. \ì.),
credono, clic pesci non dovettero comparire dinanzi ad Adamo cogli altri animati j e II testo medesimo
i

sembra favorevole a questa opinione. .


Veri. 2n. Ma non si trovala per Adamo ec. Adamo, benché vedesse negli animali molli traili della -
sapienza infinita del Creatore, non trovo pero in alcuno di essi nulla di simile alle doti intcriori ed
•Heriori, ond'egli era adorno. .

Veri. 21. Un profondo sonno. Tale è II significato della voce originale. In luogo della quale I L\r.
traducono estasi. Adamo dunque in questo sonno mandatogli da Dio hi rapito fuor di se stesso, e col-
l'animo libero e sciolto da* sensi non solo vide quello, che Dio fece sopra di lui. ma nc inteso aurora#»
tutto il mistero, t gti in questo punto entrando nel santuario di Dio, ebbe f intelligenza iteUe ultime
cose, dice Agosti no.
S.
liti , ec. Chi avrebbe
tolse usta dette sue costote immaginato nel creatore nna si straordinaria inven-
zione per formare una donna! Ma quanto cosi diviene sensibile I* relazione traila figura e la cosa figu-
rata! norme Adamo (diceS. Agostino), affinché /ha sut formata ; muore Cristo affinchè sta formata la •
i hiesa ; a Cristo morto à traforato U costato , a/flnchi ne sgorghino t Sacramenti , pe’ quali si formi la
Chiesa tieni. MB. , „ .
ver». 23. onesto atlcsso osso delle mie ossa, ec. Adamo ritrosi» dalla sua estasi, mentre Dio presen-
ta a lui la sua compagna, riconosce in essa un' immagine degna di se, e come un altro se Stesso.
ver». 24. ! osceni P uomo U /unire suo ec. queste parole sono, riferite da ttesù Cristo, MalUi. xu. 5.

»
. , . -

24 GENESI CAI*. Il
23. Erat nuh*m ni» njue midi ih. Adam stilkct, ri 23. F. l 'uno , e l'altra . Adamo cioè j la sua mania -,

uxor rjtiH y et non miliescebanl . crono ignudi j c non ite accano vcrtjoqna .

(-orno parole «li dio a «li moni rare l'indissolubilità «lei matrimonio; lo che «li mostra ohe p«-r istinto «ledo .

spirilo «ii mo furon proferite «la Adamo. Elle Min» stale e si ranno per lutti secoli li legge immuta bile I

deir unione legittima dell’ mimo e «letta donna, anche dopo che. sollevatesi nel cuor dell' uomo le iu-
«tuictc passioni, hanno multila «liUìcilc e penosi all'uomo non più innocente tuia tal legge. / ètti I. Cor.
vii. 3. I.* Apostolo ri h i anche inseguito a riconoscere nell’ uniouc di Adamo on Èva il mistero di cristo «

c della sua Chiesa, r.al. v. *23. 24. ce.


ver». *25. Erano ignudi; e non ne accano vergogna. Non era ancora avvi-nulo noli' uomo «lite! lo stra-
no cangiamento per ragione del quale la rame desidera contro lo spirito/ e lo spinto «-mitro la carne.
NKsun contrasto essendovi ira l'uomo intcriore e I’ «-sterilire, non crasi nude arrossire «iella nudità, mi
sentiamo «pii Agostino, «-li' espone il felice sialo dell' uomo imnireute. I.’uomo aera net paradiso co- ,
m’ etili cott a mentre quello cuti rotea , eh' era italo da ino ordinato. ! icra godendo di Ino, detta btm-
,

ta dei liliale enti era buono. I oca senza bisogno, r acca potestà di ricere sempre rosi. Area comodo il
riho per non patire lei lame ; acca l’ albero detta cita /un he non crnissr a di.sciargli erto ta cerchi e zza
. .

.Misuri' ombra >U corruzione nel corpo, jnr cut fosse data a' scusi di lui alcuna nude* ha. \/«< tuia
malattia al di dentro manna offesa n temerà al di fuora. Munta perfetta netta carne
, tranquillila as- .

soluta net!’ anima, t ome net paradiso rum era nè caldo, nè freddo ; in colui « he ri abitava non .

era alterato il buon colere ne da cupidità nè da timore, \istuna malinconia riissima ama allegrezza,
, .

t n cero perpetuo gaudio scenderà in fui da Pio. certo di cui /torturasi /' ardente carità di cuore puro,

sii buona coscienza e di fede non finta. ì eglmeano di concc.rdm ta mente e il corpi
. otterrà iris t * .*

senza fatica n comandamento : noi tirar ac a nè l'ozio , nè ta stanchezza j nè cadeva sopra iti lui il son-
no se non volontario.
,

Capo Ccrjo
Per frode det serpante i /rrogrnitorì trasgrediscono fi comandamento di Ilio. Promessa del Messia
iiata a ciascuno di essi ta sua pena, sono cacciati dui paradiso.

1. sed mi
mllldior cunclis animnn-
et serpenti 1 . Ma il serpenti era il più astuto ili tulli gli tini

HIhis ! errar . Domimi* Iieus. Qui «li-


«pitie fcremi mali della terra fatti dui Sit/narc Dio. (Jt testi disse
xil ad nitilirmiT: t.ur j»nie«vpil voliLs limi», ut alta d uina: Prr q.inl inoltro t innondimi Iddio, che
non comcskTCtift <l«» umili ligm» pannliM T non di tutte le piante del par adito mangiaste I frulli I
2. Cui rcsfiondU miiHcrrlio fruclu ligiiormn.quac 2. Citi rh/Hisr la doluta: Del frutto delle piante ,
Mini in para* liso, voeiumr: che sono nel /turadito , noi ne Mangiamo :
3. Ih* fruclu veni tigni , «punì est in medio pa- 3. Ma del frutto dell’ altiero e 1u- è net mezzo del
radisi, pram-pit polii* Dcu>. ne coiiieJerctnus , et paradiso ci ordinò il Sopirne di non nnuu para. . e
ii e tanftcraoiu illutl oc (urte morìamur , di non toccarne , affinchè, per disgrazia noi noli ab-
4. Dixit anioni «orueiu» a«I umlicmn: • Nequa- biamo a morire.
quani morie morbi ut ni .
* 2. Cor. 11. 5. 4. Ma il ter/ un te disse alla doluta: Assolatamente
3. Scit enim lleus, quod in quocumquc die co- voi non morrete.
nn*d«:re(i.H ex co , apcncnlur oruli vesta: el orili* 5. Imperocché sa Dìo , che in qualunque tempo tu:
.si< ni Dii, sdento* Inumili, el inalimi. maiujerctc, si apr inumo i vostri occhi: e sarete come
Dei , conoscitori di i bene, e del male.
6. vldil igilur mulicr, <|uod Inumili ossei Ugnimi t». / Me aduic/ue la donna , che il fruito dell' al-
.mI vescenditm, el puidinun oeulis, a*|>ccluquc bero era buono a mangiarti , c Mio a t 'edere, c ap-

\er*.I. Ma
il serpente era II più astuto ec. Mosè non ha parlato fln qui «letta raduta deeli Angeli
ribelli; ma egli fa suppone in questo racconto : imperocché in «piesto serpente non può non riconoscerti
mi istruiiienio «lei Diavolo, il quale invidioso «lei bene fatto «la Dio all’uomo si serve «li lai mezzo per
indurre i nostri progenitori a violare il comando di Dio. Dove» essere provala la fedeltà di \d.mio e
«Il Rva da questa prova «fovea dipendere la inallerahil fermezza «li quel loro felicissimo stalo. Dio
;

adunque permette, «‘he il nemico dell' uman genere rivolga la stia malizia a tentarli per procurare la
loro rovina. Ma qual via prenderà egli per insinuarsi con essi? Egli h i bisogno di un istruuu-nto esterio-
re; e Dio gli permette «li valersi dei serpente, la cui scaltrezza ed astuzia sembra aver qualche cosa di
simile alti malizia, oud’egli è ripieno.
Per qual malico comiìndocvi Iddio, ec. li Demonio adunque movendo la lingua e la bocca del ser-
pente, trovando la donna appartata «la Adamo, le domanda, perchè ma! abbia voluto Dio, che non fos-
se Diro permesso Indistintamente l’uso «li tutti i frutti del paradiso. Il test»» originale porla: t eramentr
vi ha egli ordinalo Dto , che non di lidie te /dante del pannino ec. Nelle quali parole li Tentatore metti* *

in «bibbio il comando, o almeno la interpretazione data allo stesso comando da Adamo e «la F.va. possibi-
le. che Dm abbia eccettualo alcun albero «lei paradiso, vietandone l’uso a voi. meni re tulli e gli alberi
e i frutti son buoni* Avete voi ben inteso le sue panile? Il senso della volgala e «le’I.W sarà lo stes-
so, «(ila ndn si translali: Perchè mai Ino avrebbe ordino to a voi che non di tutte te piante del / ninni uo
mangiaste i frutti ? Lo che fa una negazione simile all'Ebreo.
Ver». 2. e 3. tiri frutto delle piante, che sono nei /ttiradiso noi ne mangiamo : ma tir! frutto ec. Èva
rade già in grand' «*rr«»rc , ine! lenitosi a ragionare con uno, che comincia «lai mettere in illudilo il co-
mando, ch’ella *.i essere stato Intimalo al consorlc. e per esso intimalo anche a lei Ella non potè far .

a meno «ti essere sorpresa all’udire li incognita voce «Il un animale; e vi riconobbe un prodigio, e
dovette comprcndère. che uua superiore intelligenza movesse la lingua di lui: ma in cambio di temere
«li <|ual«'hc inganno, come il «lisrorso stessi ne «lava occasione, credè di potere soddisfarei, e ve«ler«*
fln «love andasse una tal novità. Ella dunque va raccontando, che Dio ha vietalo loro «li mangiare «lari
frutto «b quel tal’ albero, ed ancor di toccarlo, perchè l'una cosa c compresa nell’aura, rosi Èva «là «
veliere, che ha presente il romando «li Dio; onde secondo la riflessione di S. Agostino, più elidente ed
inescusihil si rende la sua trasgressione.
Affinché per disgrazia noi non abbiamo a morire. Questa manieri di parlare non indica veruna dub-
biezza, come apparisce da molli altri luoghi «Ielle Seni ture, Pt. 2. li hai. xxrn. 3. Mutili. 3. Sfare.
vili. 3. F.va adunque non solamente ha presente il precetto, ma anche la pena «Labilità da Dio alla viola-
zione del precetto.
Ver*. 4. / oi non morrete. Il maligno ardisce di dire tutto l’opposto di quello, che ha «lidio Din.
i na suini proposizione non avrebbe potuto ritrovar credenza appresso la donna, dice s. Agostino, se
netto spirilo ili lei non fosse entrato già l'amore delia propria libertà, e una certa superba presunzio-
ne di se stessa.
ver». 6. Azi Dio che. si apriranno gli orchi vostri
, . . ec. ima «Ielle «lue, «licci! Tentatore, o il pre-
.

cetto non è vero, c voi male intendeste, o questo precetto è in vostro danno, e parte da invilita «lei
vostro bene, imperocché Dio *«. come dal frullo «li questa pianta verrebbe a voi una scienza infinita,
che vi uguaglierebbe a Dio stesso per la cognizione «lei bene e del male, del vero e del Tabu, «h quello
che è illudo dannoso.
Ver*, tìisf ute dunque ta donna . e colse ec. Èva uvea probabilmente altre volle veduto quel frutto;
. .

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t. . ,
-
.

GENE S CAP. Il I 2J

(Idcctabflc : et tulil do fructu illitu, cl • eomcdit; pctitoso ali* (tipetto-' c fldie il fruito , c mangiollo;
«ictlitque viro *uo, qui comedi!. e nc diate a suo marito , il tinaie ut mangio.
Ecd. 23. 33. 1. Timolh. 2. 14.
• 7. /•-’ si apersero g li occhi ad ambedue; ed aven-
*7. Et aporti stint OOuU ninlxmjin colliquo co- : do conosciuto che erano ignudi cucirono delle
, ,
gnovisscvu. so osso nudo*, cooMieruDt Colia ficus, lotjhc di fiat , e se ne fecero delle cinture.
et fcicriuit sibi neri /ornata 8. E avendo udita la voce del Slqnore Dio, che
». Et cum andissct vocem Domini noi deambu- camminava nel paradiso nel tanno , dui levasi il vento
lanti» in paradiso ad annuii post meridioni , ab- dopo il mezzodì , si notato: ridiano c la .sua moglie
scondit se Adaui , ot mor ojus a faci» Domini Dei alla vista del Sentore in mezzo agli alberi iiet ita-
iii medio (igni paradisi ratti so.
9. Vncavilquc Domimi» Deus Adam , et divii oi : 9. E il Signore Dio ddamò Adamo, e di.sscgti:
Ubi OS 7 Dove sci lu f
12.
10. Quiait:vooein Inani audivi in paradiso: et 10. E (megli rispose: Ho udito la tua voce nel pa-
tinnii co, quod nudus ossei», et aliscoodi me. radiso: ed ho avuto ribrezzo j perchè era ignudo , c mi
sono ascoso.
n. Cui
dhttt: Quia cnim indiravii libi, quod nu- 11. A cui disse Dio: Macchi ti fece conoscere
dili esse», itisi quod cxìigno. do quo praecc|>cr.uii elle eri ignudo, se nuli i'uvcr lu mangiato del frui-
libi, ne coiucdcres, couuxlisli? to, dei quale io aveva a te comandato di non man-
giare ?
» Dixitquc Ariam: M'ilicr, quam dodisti railai 12. E Adamo disse : La donna datami da te per
social» , dedit niiiii de Ugno, et comedi. com /taglia , mi lui dato del frullo j c t’ho io man-
gialo.
13. Et divi! Dominus Deus ad muderei» : Qua- 13. E il Signore Dio disse alla dorma : Perché fa-

nn ella avea altri occhi, ohe non ha adesso. Ella è adesso collo sguardo c col cuore tutta intesa al pomo
desiderato : nc considera la bontà, e dalla esterna bellezza, ch’ella divora cogli occhi, argomenta, e
quasi già gusta l’eccellente sapore: li tri Imeni e ella consuma il suo peccalo, e coglie il pomo, lo man-
gia, c induce il marito a mangiarne. Tutta questa descrizione è sommamente patetica c degna dello spi-
nto di Dio, il quale ha voluto «lare in un esempio sì grande, una gran lezione a tutti i secoli, e a tulle
le generazioni futuro delle arti, che tiene il Demonio per indurre gli uomini alla prevaricazione della
logge; della maniera, onde Dio permeile, che i falli seguenti aieno giusta pena de’ primi; del bisogno ,
che avranno lutti gli uomini di vegliare costantemente per non entrare tu tentazione: imperocché non
sanati’ eglino ornai più né senza peccalo, né liberi dalle passioni, come Adamo cd Kva, né collocali, co-
nio quegli, in un paradiso, ma in un luogo di tentazione c di comhalUmculo.
La scrittura avendo raccontalo per «pulì vie il nemico sedusse la donna, non dice altro riguardo
all’uomo, se non, che quella gli porse il fruito, e cb'ei ne mangiò. Egli ( «lice l’Apostolo 1. YVm. 11. 14. )
non fu irdotto, com’ Eia ; donde intendiamo, che sebbene egli non credesse al serpente, non ebbe corag-
gio di resistere. all'esempio e «Ile lusinghe della compagna , «fa cui si lascio pervertire; egli, che euenuA
più saggio e più perfetto «li lei, dovea essere sua scorta c suo consiglio. Forse non Conoscendo ancora
per prova la severità di Dio, creitene Adamo, che potess' essere scusabile il fallo di non abbandonare
la compagna della sua vita anche nell » società della colpa , dice s. Agostino de* eie. hb. xiv. cap. 13. Ma
l’aperta violazione del comando non sarebbe a v venula (osserva risi esso s. noi loro) se non fosse n re
ceduta interiormente la segreta compiacenza di se medesimo e la superbia, per cui volle sottrarsi «I co-
mando di Dio, ed essere uguale a lui. / edi Aug. de eie. tib. vrv. cap. 13. in Ps. 70., et senn. v. de r erb. Ap.
Ver». 7. E
tl apersero ktt occhi ad ambedue, il serpente lo a\ea promesso ( veri, b.)-, c si avvera
adesso, ma in un scuso mondamente diverso «la quello, in cut volle il tentatore far prendere quelle pa-
role: si apriranno gli occhi rostri, si apersero i loro occhi, e videro il gran tallo commesso , la orremla
loro disobbedienza in tanta facilità di osservare il comando , la ìngraliltidine mostruosa a’ bcncbzi
del creatore; videro l’ innocenza perduta, e con questa la loro felicità; videro i mali, nc’ quali si cran
precipitati, il predominio delie passioni, la morie, 1 dolori, le maialile, le misero? della Vite infinite; ri-
tieni finalmente per colmo della loro a Ululone il loro reato, e i inali da ciò provenuti, trasmettersi
a tutta la loro infelice posterità.
/; avendo conosciuto , eh’ erano ignudi ec. Aug. de Gen. ad Ut. Ilb. li. 3-2. scrive: /.’ uomo provò allo-
ra t/ual fosse quetta grazia , di riti era rivestito quando netta sua nudità niente soffriva d‘ indecente
Privato della grazia e della giustizia originale, siienmentò i primi (rulli «li quella dura legge, che ornai
regnava nelle sue membra, e contrariava la legge dello spirilo, e ne ebbe dolore e vergogna, e non
avendo rimedio per togliere il male, cercò di iMM'ondcrlo agli occhi propri! cd altrui. Trovasi in Egitto
Una specie di Ileo, chiamato Ileo di Adamo, le foglie del quale sono grandissime.
ver». 8. E
avendo udito la voce del Signore ino, ec. Egli «• mollo credibile, che (Ino a tanto, che durò
lo sialo «l’innocenza, n»o .si facesse vedere a’ nostri progenitori sullo una figura adattata alla loro capa-
cità, e che il tempo di tali visite fosse quello, clic qui .si descrìve; vale a dire quaodo declinando il sole
dal mezzodì. F aura dolce e leggera, clic si levava, invitava a godere con piacere maggiore lo spettacolo
della natura. Queste visite doveano ancor’ essere precedute «la mi certa rouioreggi.» rilento, che lidi vasi
nel paradiso, c avvertiva Adamo cd Èva di correre a presentarsi al Signore: ma quella volta Adamo c«i
Kva, agilati da’ rimorsi «Iella loro coscienza, fugeono la presenza «li dui, comesi fuggirebbe un arrabbia»)
nemico, e corrono a intanarsi in un lobo boscnelto. s. Limiamo vuole, che si nascondessero sotto l'al-
bero stesso della scienza «lei bene c del male, <* pare che «-osi ancora pensasse s. Agostino; onde allora
converrebbe tradurre: si ^nascosero net mezzo (de' rami) deli’ albero del />ai-attiso.
Vers. 9. Dove sei tu K lo sti;s*o, come se diresse: Adamo, per qual motivo li fuggi da me? Credi III
«li poterti nascondere agli occhi inieiT infelice, »c tu senti il |*eso enorme «le' inali, che li sei tiralo ad-
dosso. eredi tu di poter trovare consolazione e conforto eoli’ andare sempre più lungi da me?
ter». IO. Perche era ignudo , ec. Dio colla sua chiamata avea voluto dar motivo au Adamo «Il confes-
sargli tl suo gran fallo; Adamo perù torce altrove il «liscorsd, c adduce per ragione di non essersi presen-
tato subito la vergogna, che avea della sua nudità, come se od egli non fosse stato ttgunlmenic nudo
ne’ di precedenti, o vi fosse riparo i>er nascondersi in alcun modo agli occhi di Dio. L’esempio del pri-
mo tiom peccatore è Imitato pur troppo da’ suol figliuoli, i quali mssuna cosa temono tanto, come li visto,
e la confessione della verità, da cui sono condannati; onde cercano per ogni parte scuse c pretesti per
nascondere e diminuire i propri! peccati.
ver». 11. E chi U fece conoscere , cht eri ignudo, ec. Queste parole evidentemente dimostrano, remo
la eoncupis<?rnz* è elicilo «lei peccalo, c come dalla cupidità procede tl disordine della immaginazione e
de’ sensi, dio «lice ad Adamo: Se tu non sci più «incito «li prima, m; il tuo stato è oggi diverso, come ap-
parisce dal vedere, che «picllo, che già non li dava alcuna noia. Li fa oggi vergogna; e donde tal muta-
zione? Avresti tu perduto la veste dell* innocenza e della giustizia con disotobctfire al mio comandamento?
vers. 12. la donna datami da te /ter compagna, ec. Finalmente Adamo confessa il suo (leccato; ma lo
confèssa da reo, non da penitente: rigetta la colpa sulla consorte, e quasi sul medesimo Dio, ehc gliela
dié per compagna; come se l’atretto, ch’egli doveva a leu render giammai potesse scusabile in alcun
modo una si orribile ingiustizia, e «lisobix‘dienza contro del creatore.
vers. li. li serpente mi ha sedotta. La pazienza di Dio nell’ ascoltare le false e frivole scuse di Ada-
mo, danno annuo alla donna di tentare almeno di rendere mcn grave tl suo reato, allegando la sua igno-
ranza e la sua semplicità, per cui non potè olla immaginarsi . clic trulle creature di Dio. dimoranti nel
Voi. i 4
. ,
,

96 GENESI CAP. Ili


re hoc ledati ? Quac rcspondit : Scrpcns decepit cesti tal còsa? Ed ella rispose : Jl serpente mi ha
me , et comedi sedotta , ed io Ito mangialo.
44. Et all Domious Deus ad aerpentem: Quia fe- 14. EU Signore Dio disse al serpente : Perché tu
risti hoc, maledirti» es intir omnia animantia et luti fatui questo j maledetto sei Ut tra tutti gli animali
Itestias terme: super jx*cttw tiium gradieris, et e le bestie delta terra : tu camminerai sul tuo ventre,
terram comode» cimeli» diebusvitac tuae. e morigerai Urrà per lutti i giorni di tua vita.
15. Inìmicitias ponam Inlcr te, et muliercm, et 15. Porrò nimidzia tra te e la donna, e tra il
semen tinnii et semen illitis. fpsa conterei caput seme tuo e li seme di lei . Ella schiaccerà la tua
tuuin , et tu inaidiaberis calcamo ejus. testa, t tu tenderai insidie al calcagno di tei.
16. Mi il ieri quoque dix.it: Mulliphcabo acnimnas 16.E alla doluta ancor disse : Io moltiplicherò i
tua», et coi »ce| il us tuos: io dolore parie.* fllios, et tuoi affanni, e le tur gravidanze: con dolore parto-
sub viri potentato cris, * et ipae dominabttur lui. rirai i figliuoli, e sarai sotto la potestà del marito ,
• i. Cor. 14. 54. ed ei ti dominerà.
17. Adae vero Quia audisti voeem uxori*
dixit: 17. B ad Adamo disse: Perché hai ascoltata la
tuae, et comedistl de Ugno, ex quo praeceperam voce della tua consorte , c hai mangiato del frutto

pir.nl ìso. vi fosse rhl con tanta perfidia si adoperasse per ingannarla e tradirla. Ma chi può menar buo-
na una tal difesi? Sudava egli a tool tato il serpente piuttosto che Pio?
Vera. 14. E
il Signore Dio dine al serpente: perché tu ec. il Demonio era tuttavia in quel serpente,
che gli atei scruto di organo e di strumento a ordire le sue trame: quindi la maledizione di Dio i^uu-
cepita in tali termini, che. quantunque ella rada e si avveri anche in un certo modo nel serpente ma-
teriale, va i»erò più speda lineo le a ferire il serpente invisibile.
Maledetto sei tu tra tutti gli animati, ec. di tulli gli animali nissuno è avuto in orrore dall’uomo
come il serpente, di qualunque specie egli sia: quindi per antica maniera di proverbio ai disse : odiare
una persona più ebe un serpente. Ma piu ancora d’ognì serpente sarà odioso all’uomo lo spirilo maligno,
il cui studio continuo si è di andare attorno in cerca dell'anime iht divorarle.
Casuminerai sut tuo ventre, e morigerai ee. Ciò dimostra la vii condizione del serpente, il quale stra-
scinandosi peri>cl uamcntc sopra la terra di sordido e immondo cibo si pasce. Ma più letteralmente , |>er
così din* lo spini» di malizia è avvilito e depresso dopo ater mentala la maledizione di Dio. Egli volle
.

innalzarsi, e porre II suo Irono sopra le stelle: ma la sna superbia fu umiliala c depressa sino all'infer-
no: egli cercò per invidia del ben deli’ uomo di corrompere l'opera di Dio, e di rendere I’ uomo imita-
tore della sua disobbedienza |**r averlo compagno ancor nella dannazione ; ma Dio dire al serpente, che
un tale ardimento sarà punito coll’ ignominia e coll’obbrobrio, a cui sarà ridotto lo stesso spinto. Kghticn-
cbè di natura sì nobile ed elevala, sembrerà divenuto la slessa corruzione c la stessa impurità: onde
allro nome quasi più non avrà che quello di spinto immondo; iierche i suoi consigli, le sue suggestio-
,

ni non avran per oggetto, se non più sordidi e vili pian* ri , ed egli non si compiacerà e non avrà per
i

amici, se non coloro, i quali seguendo l suoi dettano s’immergeranno nella terra e nel fango. Questa
espressione mangiar la polvere, come t serpenti, si trova nelle Scritture, t edi Mlrh. vii. 17.
Ver». 15. Etto sehi accerò la tua testa e tu ec. L'Ebreo in sere di Al/a legge Agli, ovvero Erto, ri-
.

ferendolo al seme; e la comune lezione de’ IAX è simile aU’Ebrea. benché qualche edizione siavi, in cui
si trovi la lezione delti vulgata. Alcuni Padri Latini lessero, come I' Ebreo; ma generalmente tutti MSS. l

e rp. concordano colla volgala,


i U
quale dà un ottimo senso, e che può combinar benissimo coll'Ebreo,
come diremo.
dio parlando sempre all’imo c all’ allro serpente, dice nel primo senso, che antipatìa c nimistà per-
petua a vera la donna c ilgliuoli di tei col serpente; clic la donna stessa c la sua posterità seti Iacee rà
i

quando ebe sia a lui la testi , ed egli valendosi di sua astuzia cercherà di arrivare a mordere di nasco-
sto il calcagno di lei. Così va la cosa tra ’l serpente materiale e la donna e i figli di lei , dopo che per
quello, che avvenne nel paradiso ebbe fine la pace, che l’uomo area con il serpente e con tutti gli ani-
mali. Ma m
un allro senso infinitamente più sublime c importante per noi, od avuto in mira principal-
mente dallo spirito santo allo spirituale serpente, al Demonio sono dirette queste parole, e a lui esultante
per la vittoria riportata sopra dell’ uomo è annunziala da Dio la vittoria, clic riporterà di lui una donna,
la quale per mezzo del figliuolo, che darà alla luce schiaccerà del superbo li testa. Questa donna è Ma-
.

ria, come il seme di lei r cristo, il verbo di Dio fatto carne nel seno di questa vergine. L’opposizione di
questa Vergine, e del figliuolo di lei eolio spirito immondo c superbo, c co’ figliuoli di lui, cioè cogti em-
pi, non può esser più grande, siccome da una donna ebbe principio la rovina dell’iinian cenere, o tl
regno di Satana; cosi da questi vergine avrà principio la riparazione degli uomini, c la distruzione del
peccato, per cui trionfava il Demonio. Ecco li prima evidente promessa latta da bk» agli uomini del Mes-
sia, cioè di un Salvatore, Il quale verrà a liberarli dalla schiavitù del peccato c del Demonio, a ri eolici-,
liarli con Dio, e a meritare |*?r essi la salme c la vita eterna. Ed è rosa degna di molta considerazio-
ne. come nell’atto stesso, che Dio fa giudizio dell'uomo prevaricatore, Vlen pubblicata da lui a conso-
lazione dell' uomo e delti sua discendenza, questa grandiosa promessa di un nuovo Adamo, che disi
venire a riparare con redenzione copiosa danni recatici cotta sua disobbedienza dal primo Adamo,
I

onde si avveri quel dell’ .vistolo, che: Se pel delitto di un solo molli perirono , motto più la gra-
zia e la liberalità di Dio C stata ridondante in molti mercé di un uomo , cioè di Gesù Cristo Da que- .

sto punto adunque lino alla line de* secoli Gesù Cristo fu sempre c sarà rimiro oggetto di speranza |icr
1’ non io onde nella fede di lui venturo ebbero salute quanti della salute fecero acquisto prima eh* egli
;

nascesse e patisse, come nella fede di tu», morto pc* peccati nostri c risuscitato j>er nostra giustificazio-
ne otlengouo, ed otterranno salute tutti gli eletti. g •

V
A tu tenderai insidie al calcagno di lei. Ebreo: e tu spezzerai ovver morderai il calcagno di lei.
ove queste parole intendami della vergine, significheranno tentativi, che farà il Demonio, benché inu-I

tilmente, per abbattere la fede di lei c per vincerla, coinè avea vinto la prima donna. Ma ri|>ort:mdole
al seme delia donna, cioè a cristo, elleno hanno un senso ili mollo maggior importanza: Imperocché ver-
ranno a spiegare, per qual mezzo il figliuol della vergine schiaccerà li lesta ai Demonio; questo mezzo
sarà totalmente nuovo, ed inaudito.il figliuolo della donna combatterà eoi Demonio nou rolla sua pos-
sanza, ma nella infermità delti carne. Il calcagno significa l’umanità di cristo; il Demonio per mezzo
de’ suoi ministri metterà a morte il cristo, c la morte di lui sarà la salute dell’uomo e la sconfitta del
Diavolo.
ver*. 16. Moltiplicherò i tuoi affanni e le tue gravidanze, vale a dire gli affanni e le miserie, che van
congiunte rollo gravidanze.
Con dolore /tartorirai. Gl’Incomodi delle gravidanze, i dolori del parto sono insieme il gastigo del
peccato della donna, c il mezzo, onde Dio vuole purificarla, affine di |>crdonarle. Indonna sedotta pre-
varicò : nondimeno ella si salverà per la educazione de’ figliuoli , se si terrà nella fede e netta carità e
nella santità con modestia , i. Tiin. II. 14. 15.
Sas'ai sotto la potala del manto , ec. Di qui avea imparalo l'Apostolo ciò che insegnava continuamen-
te intorno alla subordinazione della donna. Così i. Tini. u. It. 12. la donna impari in silenzio con tut-
ta la dipendenza : non permeilo alla donna di fare da maestra : ma che stia cheta. K ottimamente S. Ago-
stino de Gen. ad lit. Ilb. II. cap. 37. Kon la natura, ma
la colpa della donna meritò di mere per signo-
re il manto la qual cosa quando non ila masitenuta , si corromperà vie più la natura , e andrò cre-
.*

scendo la colini.
Vers. 17. IH. Per quello che tu hai fatto. Dall’Ebreo e dalle antiche versioni apparisce, che tale dee
«sere il senso di queste parole della Volgata: in opere tuo: Maledetta la tetra ec. in cambio del-
l’uom peccatore Dio maledice la terra, e dal cangiamento grande , die tu questa succede, vuol, ch’egli
. . . ,

GENESI CAP. Ili 97

Ubi. nc romctiere*. malodicta terra in opere tuo: dei quale to ti avea comandato di non mangiare
in laboribas cornette» ex ea cunette dicbus vita© maledetta ta terra per quello , che tu hai fatto: da
tuae. lei trarrai con graniti fatiche il imdrimento per
tutti i giorni deità tua vita.
18. Spina? , et iribulos gcrminabit libi, et como- 18. ÉUa produrrà per le spine e tribolile mungerai
de» herbain ierrae l’erba della terra.
19. in sudore vultiis lui vesceris pane» do neo r«v. 19. Mediante il statore della tua faccia mungerai
veri. iris in terroni » de qua sumptu» cs, quia pulvis il tuo itane, fino a tanto che tu ritorni alla terra,
cs, et in pulvcrcm reverteris dalla quale sei stato tratto j perocché tu sei polvere
*eIn polvere tornerai .
90. Et vocavit Adam nomcn uxori» suae, neva, 90. E
Adamo pose alla sua moglie il turnie (U Èva,
co quod mater csset cunctorum vivcntlum. perché ella era per esser la madre di tulli i viventi.
91. Ferii quoque ftominus Deus Adae et uxori 21. E
fece ancora il Signore Dio ad Adamo e
cjus tunica» pclucca» , et induil eos ; alla ma
moglie delle toiuiche di pelle , delle quali
H rivestì:
29. Et ad : Erre Adam quasi uitus ex nobi» fa- 29. E
disse: Ecco, che Adamo è diventato
rli!- est,scicns bonumetmalunununc ergo nc forte come uno di noi, conoscitore del bene e del ma-
mittat inanimi suain , et stimai et unii de Ugno vi* te : ora adumjuc , che a sorte non stenda egti ta
tac j et comcdat , et vivai in actertnun . numo sua, e colga dell’ albero della vita , c tic
mangi , e viva in eterno.
25. Et cmisit e uni nomimi» Deu» de paradiso volu- 23. E
il Signore Dio lo discacciò dal paradiso di
P latte, ut operarctur turram, de qqa suniptu» est. delizie , a(\iwJui lavorasse la terra , da cui era stato
tratto.
21. Ejecltque Adam , et collocarit ante paradteum 24. E
discacciatone Adamo , collocò davanti al
voluptati» Cherubini, et flammeum gladi atquc um paraitiso di delizie tal Cherubino con una spaila , che.
versatitelo ad cuiiodieodam riami Ugni vitae gettat a fiamme e faccia ruota a custodire la strada,
V '
, che menava all’ albero delta l'ila.

argomenti la degradazione somma a cui egli si è ridotto col suo peccato. Dal paradiso di delizie, dov’e-
.

ra ogni abbondanza di frutti. Adamo è mandato esule in una terra, dalla quale dovrà trarre a grande
Stento II pane per sostentarsi. I triboli e le spine e le cattive erbe c le piante inutili germoglieranno In
abbondanza su questa terra; tutto quello, ebe servirà al sostentamento dell' uomo, avra bisogno di fati-
cosa cultura.
Mungerai l’erba della terra, in vece di erba il testo originale ha una voce, la quale oltre 11 frumen-
to comprende ogni sorta di granella, di legumi e di erbaggi da mangiare.
Vera. If». Mediante il sudore della tua faccia manderai ec. un precetto generale egli è questo per
tutti ifigliuoli di Adamo. L’ozio, la infingardaggine, ta inutilità della vita si oppongono a questa sentenza
di Dio. in qualunque stato o condizione l’uomo si trovi, l'occupazione c la fatica proporzionata cernivo»
niente al medesimo stato è di precetto del signore. L’ Apostolo ne era tanto persuaso, che non ha diffi-
coltà di dire, che Chi non incora non dee mangiare u. Thessal. m. io. I illusoli e l legislatori Gentili co-
nobbero anco* essi questa verità, c no inculcarono 1* osservanza.
Perché tu sei polvere, e in polvere tornerai. Tale è U
sentenza di Dio contro Adamo, e contro tutta
la sua posterità infetta c corrotta' dal suo peccato. L’uomo era stato fatto immortale: volte essere un Pio:
non perdé l’essere di nonio, ma perdi l’essere d’ immortale : e per ta superbia della disobbetlienza que-
sta pena fu contratta ilatta natura. Aug. sent. 960. L’uomo adunque per lo peccato è condannato a morire,
'ina non a morire per sempre ; altrimenti a qual prò Dio lasccrenb’ egli a lui ancora |ier qualche tempo
la vita? Dio pertanto, convertendo in rimedio e in ulile dell’uomo lo stesso castigo, coti’ intimargli la
morte lo invita a prepararsi a questo passaggio per mezzo della penitenza, affine di conseguire il rinno-
vellauiento della giustizia, e la salute mediante la fede in lui, che dee schiacciare la tesla del nemico
* serpente , ed è già lln d* adesso fatto da Pio giustizia e santificazione , e redenzione per l’ uomo.
» ver». 90. Il nome d’ Eia. Hcvab in ebreo è lo stesso, che vita, un antico padre noto, che Adamo nel-
I* ini|»orrc questo nome alla moglie ebbe in vista quelli donna, e quel seme di lei, da cui dove* essere
schiacciato il capo al serpente, e remi ut.» agli uomini la vita spirituale perduta per la ‘disobbedienza
d’ Èva. Quella donna figliuola ili Rva divenendo madre d’un figliuolo, il quale darà la vita a quelli, ch’eb-
bero la morte da Èva, quella donna meriterà con giustizia il nome di madre de* viventi. Epìph. hacr. 78.
Ver». 91. Fece ancora . dette tonache di pelle
. .
,
ec. Non è cosa nuova nelle Scritture il dire, che
Dio abbia Tatto quello, ch’egli ordinò, che da altri si facesse. Cosi qui o Dio ordinò ad Aliamo ed Èva
di uccidere degli animali per coprirsi delle loro pelli, o gli stessi animati fece uccidere per ministero di
qnalcbe Angelo. Ecco sopra un tal fatto la riflessione di Origene hom. 6. in Le vii. Pi tali tonache dovea
rivestirsi U peccatore te quoti fossero indizio e delta morte , nella quale era incorso pel primo pecca-
.

to, e delta sua fragilità proveniente dalla corruzione detta carne.


ver». 22. È diventato come uno di noi ec. Non v’ ha dubbio, che per le parole uno di noi s’intendano
le tre divine persone. Queste sono parole di Pio , il quote non insulta alta sciagura di Adamo ; ma gii ai-
tri avverte di non insuperbirsi, come egti fece. Aug. lib. 11. de (icn. *.
Ora adun//ue, che a sorte non stenda egli la mano ec. il senso, che rimane Interrotto, è supplito da
.quel che si ha nel verso seguente. Affinchè Adamo non ardisca forse di stendere la inano all’ albero della
vita , perciò Dio lo manda fuori del paradiso.
Ver». 21. Collocò davanti al jsaradiso ... un Cherubino, ovvero, de* Cherubini come porta l’Ebreo: ma
siccome una sola è li spada, cosi molti credono, che Adamo non vedesse, che un Cherubino.
A custodire ta strada, ec. Da queste parole sembra potersi intendere, che il luogo assegnato per suo
esilio ad Adamo, dopo che fu uscito dal paradiso, era vicino, e quasi In vista di quel luogo di delizie,
affinché avess’egli mai sempre dinanzi agli occhi l’Immagine della perduta felicità; c questa vista ser-
visse a nudrire in lui i sentimenti di penitenza e la gratitudine verso Dio. il quale concedendogli la vita
dopo il suo peccato gli somministrava il mezzo di meritare le sue misericordie.

Cajm (Quarta
Adamo genera di Èva Caino e Abele. L’empio Caino umide il fratello Abete; e punito da Pio mena vita
di vagabondo, e genera Enoc. Adamo parimente genera Scth, di cui fu figliuolo Enos.

1 . Adam vero cordo vii uxotvm suam Bevami quae 1. E


Adamo conobbe ta sua moglie Èva , ta quale
concepii et pcperit Caio, dicco» : l'ossodi hominem concepì c jhit tori Caino: dicendo: I/o fatto acquisto
per Deura . di un uomo per dono di Dio.

Ver*. I. Adamo conobbe


tua moglie. Da questo luogo Padri ne inferiscono
la i
. che Adamo ed Èva si
mantennero vergini tutto U tempo che dimorarono nel paradiso terrestre.
. . j ,

28 GENESI CAP. IV
2 . mirsuraque pcperii fratrcm cjus Ahcl . Futi -
2 E di poi partorì il fratello di lai Me.
. Abele A E
<iulcm Abd pastor oviuin , et din agrìcola. fu funtore di pecore , c Caino agricoltore.
5. Factum 0<t ameni, post multo* dica ut of- 5. Ed avvenne , che di II a lungo irnip'i offerse
fenvt Cain de fructfbu* terrae ratinerà Domino. Caino doni al Signore de ’ fruiti della terra.
4. • Alici quoque olitoli! do primogeniti* gregis 4. Abete ancora offerte de’ primogeniti del suo
&ui7., et de adipibus eoniiu: et nvpcxil Domimi* ad (tregge, c de’più grassi Ira essi : e il Signore volse
Abel , et ad numera rjus. • Hebr. 11.4. lo sguardo ad A Me
, c a’ suoi doni.

5 . Ad Caio vero , et ad numera illiua non re»


8. 5. Ma non diede uno sguardo a Caino, ni a’ doni
di lui : e Caino si accese di grande sdegno j c fior -
r \il : iratiLxquc est Cain veliemonter , et ujocì-
vultu* eju*.
ti. Divilquu Domimi* ad cura: Quoto iralus cs?
9.
lava il rollo dimesso.
<>. £
il Signore disse a lui : Per qual motivo sei
et ctir eoncidit facies tua ? adirato t <? perché porli la faccia in seno ?
Notine si bene egeris, rcripies: sin autem ma- 7. .Vor* è egli vero, che se furai bette, bene ore-
le , statini in forilms peccato ni aderii? Seti sub te rai e se farai male , sarà tosto alta tua /torta il
erit apitelitus eju* . et tu dominatori* illius . lucrato? Ma P appetito di esso sarà sotto di le j e
10. Duitque Calli od Atol Iralrein stillili: Egre- tu gli comanderai
diamur fora*. Cuiu<]iic essent in agro, eonstirrexil 8. E Caino disse ad A Me suo fratello: Andiamo
Calo adversus li .iti .-ut SUIUB Abel . et * interferii fuora. F quando furono
alla campagna, Caino tu'-
rum. * Sap. 10. 5. Mutili. 25. 35. 1. Joan. 3. 12. vesti il suo fratello Abele, -e lo uccise.
Jutlnc 11. 9. E
Ut Signore disse a Caino: l)ov'è Abele Ilio
Et ait Domimi* ad Calo: t'hi est Abel fntter fratello ? Ed
ci rispose: i\ol so: *on io forse il guar-
luti*? Qui respoodil : Neccio : nuin cuslos fralris diano di mio fratello?
niei sum ego? 10. F. il Sigiare gli disse: Che hai tu fatto? la
Dixitque od eiim : Quid (celati t vox sangui- voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla
ni^ fratris lui riamai ad tic terra. me terra.
1 1 Nunc igitur mal rii ictus cria super lemmi, quac 11. Or tu admufuc sarai maledi llo sopra la terra

, Ito fdtto acquisto d’un uomo ee. Caino «tignine. acquisto , possesso: Evo riconosce da Dio la sua fe-
t

condità, e inscena alle altre donne a renderne grazie.


vera. 2. Partorì A 'te te suo fratello. Abete sigillile vanità; eoi quii nome li madre memore «Iella
t ,

sentenza di morie pronunziala contro di lei. e contro de'Uldl figliuoli, volle forse Indicare la rondinone
«lei nuovo suo slato, iu cui sfrondo la panna «lei Savio, lutto V vanita; pereliè e g il uomini e le cose de-
gli uomini passano eotne ombra, Notisi, che Mose non pirla delle figliuole di Èva, e tienimeli diluiti fi- i

gliuoli, ma solamente
di quelli , che sono necessari per condurre genealogia da Adamo a Noè, e da que- l i

stoad Àbramo c Messia: nè h consuetudine imrtav.i di rammentare le donne.


al
Vere 3. Di ti a turino tempo. L’Ebreo atta fine de' giorni: della qual’ espressione il senso migliore sem-
bra essere atta /Ine fleti" anno ; cioè do|*i la ricolta: irii|>eruerhè non è invensiinilc, che quello, che fu
poi prescritto ila Pio nella legge di offerire de* frutti della terra alla line dell’ anno, si osservasse sotto
quella, che chiamasi legge «li natura.
La ragione non meno che gl’ insegnamenti di Clamo faerin conoscere n* figliuoli, che tutto era dono
del creatore. A lui pereto faremmo nife ria di una parte de* beni raccolti dalla terra, granella, frutti, mie-
le, cc- lutto ciò probabilmente si consumala nel fuoco.
\*rs. 4. E
de’ più grassi tra etti, il 5 Irti co, illustrando quello, che è alquanto oscuro nell’ Ebreo,
tradusse: offerse i /numogenih de’ suoi montoni e i piu grassi-- sopra di che nota il Crisostomo, che Abelo
dell’ ottimo offerte ii meglio, liti Ebrei insegnano, elio i sacrifizi di gliele erano tutti olocausti; mentre
non era ancora permesso di cibarsi delle carni, né per conseguenza di olferire sacrifizio. In cui qualche'
parte dell’animale si n
serbasse per ruotilo. Ha molli autori profani impariamo, che l* uso di sacrificare
gli stessi animali non fu il imi antico e comune presso le nazioni, le quali da prima si contentasann di
offerirne il latte e la lun: lo che sembra non possa avere origine a II ronde, se non dall’ astenersi, che fe-
cero primi uomini, dalle carni delle bestie.
i

fi Signore volse to sguardo ad Abete e a" suoi doni. La fede e la pietà sincera di Abele, fu quelli, che
rendette a Dio accetti i suoi doni, llrbr. xi. 4. Per la fede offerte a Ino ostia migliore tbete, che Caino,
per la quale fu lodato come giusto, approvati ila Pio i doni di lui. padri comunemente credono, che t

il segno dato da Dio de! gradimento, con cui accettava l’ofTCrta «li Aliete a diITcrrn/i di quella di Caino,
si fu il consumare con un fuoco mandato dal cielo il suo sacrifizio, i u’ antica traduzione approvata da s.
Girolamo dove noi abbiamo: Pio rivolse lo sguaiato a’ doni ee. portava : Pio mise il fuoco ne' doni , er.
siimi segno di approvazione vedevi altre volte ne* nostri libri santi, come Levit. ix. 24. I. Para!. x\\. 2C.
ver». 7. Se farai bene, bene arerai, si può ben credere, che Caino, venendo li predilezione di Dio ver-
so Abele, temesse, ct>«* questi non venisse a se preferito nc* ritriti «li primogenito. I

Se farai moie, tara forbì atta tua porta il /leccato. Se tu pecchi contro il fratello, invidiando la sua
sorte, il tuo peccato avrai perpetuamente alla porta della tua casa; ed egli non li lascen bene avere: la
tua cattiva coscienza sarà il ino carnefice di giorno e di notte.
Sfa t‘ appetito di etto tara sotto di te; e tu gli comanderai. L’appetito «lei peccato, o sla la concupi-
scenza non ti dominerà, se tu non vorrai: Iti potr ii resistere, reprimerla e superarla. Nella «posizione di
questo versetto, che è certamente uno dc'più oscuri, ho seguiti l’ interpretazione comune de'padri e de-
gl* interpreti cattolici: la quale è ancora li più naturate, e meglio si accorda col testo originale.
Ver». K. E
io uccise, s. Giovanni Kp. I. in. 12. Caino ammazzò il fratello: e perche lo ammazzò?
. . .

perché le opere di lui erano cattive e quelle del suo fratello giuste M i ogni cinghi sorpassa quello da- .

togli da Gesù Cristo medesimo il quale non contento di dargli il titolo di giusto per eccellenza lo contò
Il primo di quel gran numero «li giusti, quali «lai principio «lei mondo insino alla venuta «tei Messia,
I

ebbero quaggiù m
premio della loro giustizia il martino; onde s. cipnano esortando i Tibaritani a dar
volentieri la vita per Cristo scrive cp. 1». Iib. 4. Imitiamo, fratelli rarissimi, il giusto Abete, il quale diè
principio al martirio, quando egli il primo fu ucciso per la giustizia, «miniti fu egli «legno «li essere una
/mila ligur di Gesù Cristo medesimo perseguitalo c messo a morte dalla sin. tenga |>eir invitila conceputa
i

contro «li lui da’ principi «le* sacerdoti, c «In grandì «lei popolo. La morte di Abele av venne l’anno IJn. dalla
creazione, contando egli 129. anni di vita. Benché la scrittura non parli dc’iiglitioli «li Abele, credevi non-
dimeno , che egli avesse moglie e famiglia: e i sacrifizi, che egli offeriva sembrano indicare, che egli
avesse casa a parie non men, che Caino.
ver*. 0. Pov’ è Abete? . son io forse il guardiano di mio fratello? Pio colla interrogazione, che fa
. .

a Caino, porge all' iniquo fratricida occasione di riconoscere e confessare il suo peccalo, e chiederne
misericordia: ma egli colma la misura di sua iniquità coll’ arrogante risposta, c eoi seguitare a coprire
ii suo peccato. ,
Ver». 10. Che hai tu fallo ? la voce del sangue di tuo fratello ee. Tutte queste parole «li Pio hanno
una forza cd una veemenza somma ad esprimere l’atrocità «tei peccato commesso «la Caino. Rite riguar-
dano ancora ogni omicidio in generale, perche la religione insegna agli uomini «li considerarsi r uno
l’altro come fratelli.
Ver». II. Sarai maledetto sopra la terra, tii porterai II peso della min maledizione, in qualunque
parte delta terra in rivolga tuoi passi; perchè tu la stessa terra hai Imbrattata del sangue «li tuo rra-
i

leUo. L’ Ebreo legge: maledetto tu dotta terra o sia riguardo atta terra come se dicesse, la terra stes-

t
, . . . . , ,

GENESI CAP. V 49

apertili os smini , et susccpit sangulnem fratria lui la quale ha aperta la sua bocca , ed ha ricevuto il
de mani» tua. sangue del tuo fratello dalia tua tuono.
14. Cuin operati» fuori* cani , non dabil libi fru- 14. Dopo che tu t’avrai lavorata , non darà a te
ctus suos vagus, et profugus cria super terrain .
: i suoi frutti: tu sarai vagabondo c fuggiasco sopra
la terra .
15. Dixitque Caio ad Dominimi: Major est ini- 13. ECaino disse al Signore: E
sì grande il mio
quità» m<\! , «pumi ut fedao mcrcar. peccato ch’io non posso meritar perdono.
.

14. EOCB ojids me hodie a facic torrao, et a facic 14. Ecco ctu: tu oggi mi discacci da questa terra,
tua abscorwlar, et ero vagus et profugus in terra: cd io mi nasconderò dalla tua faccia , c sarò m-
omnia igitur , qui iuvenerit me , occhici mo gabondo e fuggiasco per la hrra: chiunque pertanto
mi troverà , dar omini la morte.
15. Dixitque ei Dominus: Nequaquam ila fict: sed 15. E il Signore oli disse: Aon sarà così: ma
oinnU qui occidcrit CriD , sepluplum punielur. Po- chiunque ucciderà Caino, aird gusiigo selle vglte
suilquc Dominus Caio signuin , ut non iuterficcret magi fiore. E il Signore mise sopra Caino un segno ,
cuni omnis, qui invcnUsct eum. allineili' nisswi dì quelli , che lo incontrassero, lo
uccidesse .
Iiì. Egressusquo cain a facic Domini , tmbitavil 11*.E andatosene Caino dalla faccia del Signore
profugus in terra ad orientale»! piagai») Eden fuggitivo per la urrà, abitò mi paese, die è al-
C oriente di Eden .
17. cognovit nutem Cain uxorem suam, quae con- 17. E Caino conobbe la sua moglie , la quale
cepii et peperit llcnocli: et acrlincavit civiiatcìu concepì e partorì llcnocli: ed egli fabbricò una città,
vocavitque, nomea qjus ex nomine fìlli sui lleuocl». a cui diede il nome di llcnocli dai nome del suo
figliuolo.
1#. Porro llcnocli gemiit Irad, et Irad gcnuit Ma- IH. Or Ilenoch generò Irad , e. Irad generò Ma-
viael.et Maviaei gcnuit Mathusael, et Matiiusael ge- rtori , c Maviaei generò Mathusael, e MaUmsaet
nuit Lamech generò Lamech ,
19 Qui accepit duas uxores , nomen uni Ada,
.
19. Il quale prese due mogli , iota che ebbe nome
et nomen alteri Sella Ada, un’altra , che ebbe nome Sella.
40. i iemali pie Alla Jal)cl , qui fuit pater liabi tan- ai. E Ada }hit tori label, che fu il padre di que’J
ti un» in tentoriis . atque pastonun . che abitano sotto te tende, e. de* pastori.
41 . Et nomen fratria ejus Jubal: ipse fuit pater 21. Eli ebbe un fratello per nome Jubal: ed egli
canentium cilliara et organo fu il padre de’ sonatori di cetra e tP organo.
44. Sella quoque gemili Tubaleain qui fuit mal- , 44. Sella partorì mu lte Tubaleain , che lavorò di
leator, et fikber in cuocta opera aeri* et ferri. So- martello, c fu artefice di ogni sorta di lavori di rame
rtir vero Tubaleain Noeina. e di ferro. Sorella poi di Tubaleain fu Aocma.
45. Dixitque Lamec.l» uxoribus suis , Adae et Scl- 23. E disse Lamech alle sue mogli , Ada e Sella:
lae : Andito tocchi meam uxori*» Lamech , auscul- Ascoltate la mia voce, o donne di Lamech, ponete
ta te scrtuoncm inculi) : quoniam oocidi vinini in mente alla mie parole: io uccisi im uomo con ferita
vulnus meum, et adolescenlulum in livorem meum. fallagli da me, e un giovinetto co’ miei colpi.

sa ingrata alle tue fatiche darà a vedere che tu sei un uomo maledetto, odioso a Dio, c in certo modo
alla terra medesima pel tuo gran misfatto.
Ver». 13. j> si grande il mio peccato, ec. Sentimento di vera disperazione sommamente ingiurioso a
Dio, la cui misericordia non ha conOnc.
Ver». 14. iht questa terra : dalla patria, dalla società de* mici genitori e parenti.
Mi nasconderò dalia tua roccia. Dio degnandosi in que’ pruni tempi di apparire sovente agli uomi-
ni, c di trattare amorevolmenlc con essi, Laino dice, clic egli ben lungi dali'anibire un simil favore,
non potendo soffrire la presenza di lui clic egU riguarda come nemico, cercherà di nascondersi (se pos-
sibile Ha ) a* suoi sguardi. •

Chiunque mi troverà, darammi la morte, veggo risi in Caino tutti 1 terrori della mala coscienza Ma .

è da notarsi, come non 1* ira di Dio, nè la morte deU’aniina egli teme, ma gli uomini, e la perdita della
vita presente.
Ver». 15. dirà castigo tette volte maggiore. Dio vuole, clic Caino rimanga in alla per esempio agli
altri uomini dell'odio suo contro gli omicidi, chiunque pertanto ardisse di metter mano addosso a Cai-
no , protesta il signore, che avrà pena sello volle , cioè grandemente , maggiore di quella dello stesso
Caino . .

Il Signore mise sopra Caino un segno, ec. La maggior parli» de’ Padri credono, che questo segno
fosso un tremore continuo ed universale delle membra, accompagnalo da un’ aria di volto truce ed
orribile, la quale Iacea conoscere l’ agnazione di sua coscienza.
\ ers. 17. Fabbricò una citta, ec. Questa senza dubbio è la città più antica, che fosse al mondo. For-
se Caino preso il parlilo di edificarla per provvedere alia sua .sicurezza nel timore, che arca continua-
mente dì essere ucciso. Ma «pii non posso far a meno di riportare la bella riflessione di s. Agostino de
Clv. Ilb. xv. h. na que’ due progenitori dell’ umana stirpe ( aino , che apparimela alla città degli uomi-
ni, fu il primo a nascere; Abete . che apparteneva alla citta di Pio. venne di poi. Cosi in tutto il gene-
re umano prima nasce il cittadino di giu ito secolo e di poi que ilo, che é pellegrino nel secolo e alla cit-
tà i tt /ho apparii- ne . essendo predestinalo /ter grazia, /ter grazia eletto, /ter la grazia pellegrino quag-
giù , per la grazisi cittadino tassa . . . Sta scritto adunque sii Caino, che egli edificò una città: Abele
poi come f>eite gemo non nr edificò, /terché ta citta de Santi è colassi i , benché qui ella sì faccia dei
,

cittadini. \edi quello, che «li Abnmo


scrive l’Apostolo, Jtebr. xi. H. 9. IO.
Ver». It». Prese due mogli. Lamech adunque fu il primo, che ardisse <M «lare questo pessimo esem-
pio; orni* egli è chiamato uomo nuiiedetto da Tertulliano, adultero «la Niccolò I, ed è ugualmente con-
dannato «la s. cimiamo. La poligamia, che vedremo praticata da’ santissimi Patriarchi Abramo e Gia-
cobbe, ce., ebbe per ragione una speciale dispensazione «li Dio.
Vers. 40. Jahrt che fu U padre ec. vale a dire egli promosse grandemente la vita pastorale, c
,

molte cose invento riguardo alla cura dei greggi , alla quale fu addetto unicamente egli e i suoi di-
scendenti.
vera. 21. Padre de’ suonatori di cetra c d* organo. Sotto nome di cetra si comprendono probabilmen-
te tuttigli stri mi m
ii «la corda, e sotto nome d’organo, ovvero (lauto, s' intendono gli strumenti a dato.

Abbiamo qui notata da Mosè la invenzione delle arti necessarie ed utili alla vita, in tempo molto ante-
riore a quello, in cui, secondo gli autori profani , furono inveutatc le stesse arli. Da rio vegliamo, che
i Fenici e i Greci ebbero assai tardi questi ritrovamenti, i quali erano già antichi nell’ Assiri* e nelle
vicine regioni, che furono abitate prima «fogni altra.
credevi, che xoema inventasse l’arte dì filare la lana e di tesserla, e fosse conosciuta da’ Greci sol-
fo il nome di Snnantin , che è la loro Minerva.
vers. 23. /<> uccisi un uomo ec. chi sia l’ uomo ucciso da Lameeh . non possiamo dirlo con sicurezza.
Gli Ebrei secondo una loro tradizione riferita da S. Girolamo dicevano, che Lamech avesse accidcntaU
inente dato morte a Caino, c che di questo d’atto egli parli alle sue mogli, dicendo loro che non te-
. . ..

SO GENESI CAP. IV
24. Septuplum fillio (tibitur de Calo ; de Lamech 34. Sarti fatta vendetta dell’ omicidio di Caino
vero sepluagiea septies tette volte; di quel di Lamech tettatila volte tette
volle.
25. Cognovil quoque adhuc Adam uxorem suam: 25. E
Adorno aurora conohlte tuiovamcnfe la tua
noroeo ejus Selli di-
et pcperit filium, vocavltquc . moglie : ai ella partorì un figliuola , a cui /tote il
cci»» Posuit mihi Deus scinco aiiud prò Abel,
: nome di Setti , dicendo: il Signore mi lui data nuo-
qiiem orcidit Cain va discendenza in luogo di Abete ucciso da Caino.
26. Seti et fletti nati» est filili», quem vocavìt 26. E
nacque anche a Selli iui figliuolo, eh’ egli
Euos: iste cocpit invocare noinen Domini. chiamò Enos : questi principio ad iiuvcure il nome
del Signore.

messcro perciò, che ne avvenisse a alcun male, perchè se una severa e rigorosa punizione era stata
lui
minacciata a chi avesse ucciso Caino, oltre modo piu grave sarebbe la pena di ehi uccidesse Lamech ;
conciosslacbè, come si suppone, Lamech nonavea volontariamente, ma per inera disgrazia ucciso Caino.
In questa «posizione però è da osservarsi, che r uomo della prima parte del versetto si fa lo stesso eoi
giovinetto della seconda parte, maniera di ripetizione usata sovente nelle scritture. Ma ehi crederà,
che un uomo, come Caino, possa chiamarsi giovinetto? onduli sulla fede della stessi tradizione Ebrea
si aggiunge, che Lamech avea ucciso e Caino e un giovinetto, il quale era stato col suo errore la causa
del primo omicidio. Marosi sa re b ber due omicidi! e non si potrebbe comprendere, come potesse La-
.

mech pretendere di dovere, o poter essere privilegiato più di Caino, se sopra un passo si dillicile ar-
dissi di esporre il mio sentimento, io tradurrei questo versetto cosi : lo ho ucciso qn uomo per ferire
me stesso e un giovinetto per impiagarmi : e questa traduzione, che combina eolia versione de* Ut, lega
anche eoi versetto seguente . il quale ta illustra, lo, dice Lamech , ho ucciso un nomo per mio danno,
per mia sciagura facendo piu male a me, clic a lui ; imperocché se grave fu il castigo dato a Caino, il
castigo del roto misfatto sarà più atroce, nel rimanente a chi mi dimandasse, chi sia l'uomo e il giovi-
netto, di cui parli I. a mec li . ris|iondcrei, ch’io noi so.
Ver». 24. Sarà fatta vendetta deli' onurUtio di Caino sette voile , ee. li siro, l* Arabo c molli padri
interpretano iu tal guisa queste parole: Caino per avere ucciso Abele è stalo punito sette volte; io per
l’omicidio da me commesso saro punito settanta volte selle volle, cioè con peni sommamente più grave.
Ver». 25. A cui pose il nome di Setti. Anche qui la madre da il nome al figliuolo, setta significa uno,
che è posto , ovvero fondamento , perchè questo figliuolo dovea essere iu vece di Abele loudamculo
della sua discendenza. Egli nacque l’anno 130. di Adamo, cap. v. 3.
vere. 96. Questi cominciò ad invocare il nome del Signore. Vale a dire, egli cominciò ad Istituire
molti de’ riti e delle cerimonie del pubblico culto da rendersi al signore. Egli non fu l’inventore della
religione, la quale nacque coll’ uomo, ma di certe maniere di soddisfare a* doveri della religione uc’sa-
crliizi, nelle oblazioni e nelle altre parti dell’esercizio pubblico delia medesima religione.

Capo (Quinto
Genealogia di Adamo e de’ suoi posteri discesi da Se Ih ,
ed anni della loro vita fino a Sue.

1. Ilic est Ubcr generation!» Adirti. in die, qua 1. Questa è la genealogia di Adamo. Sci dì in .

creavi! Deus hominem, * ai) siuiililudinem Dei feci! cui Dio creò l’uomo j lo fece a somigliànzà di Dio.
illuni:'Sap. I, 37. /nfr. 9. 6. Sap. 2. 25. Ecd. 17. 1.
2. Maseuluin et focminutu creavi! co», «t bonc- 2. Lo creò maschio e femmina , c li benedisse: c
dixit Mi*: et vocuvit uonien curimi Adam in dio, diede loro il nome di Adam il di, in cui furon creali.
quo creati sunt
3. Vixit miteni Adam
ecotoni trìginta anni»: et 3. F. Adamo visse cento trenta muti: e galero a
(tenui! ad imaginem et Miiiilitudinciu suam, voca- ma immagine c somiglianza un figlio , a cui pome
vilquc uoincn ejus Selli nome Sedi.
4. Et forti siinl die» * ,
Adam
poslqnani Rcnnit 4. E visse Adamo , dopo aver generato Setti , ot-
Scili, ocliugeoti anni : gcmiilquc lilios et filias . tocento anni , e generò figliuoli t figliuole.
• 1 . Par, \. «.
5. Et factum est ninne lonijuis. quod vixit Adam, 3. Etulio II tempo , che visse Adamo , fu di no-
anni nongcntì trìginta , et mortuus est. vecento trenta muti , e mori.
6. Vixit quoque Selli cenluiu quoque annls, et 6. E
visse Selli cento conine anni , c generò Enas.
gcnuit Knos .

Vere. 1. Questa è ta genealogia di Adamo. In questa genealogia, lasciato Caino da parte colla stia
posterità, sono noverati i discendenti di Adamo per via di Metti uno a Noè. Scili è lo stipite del pO|x>|o
eletto, e il progenitore de’ maggiori del Messia, il quale è sempre l’oggetto di questi libri di Musò, co-
me di tutte le scritture.
vere. *2. Diede loro il nome di Adam. All’ uomo c alla donna da se creati diede Dio il nome di Adam
significante la loro creazione dalla terra poiché Adam vuol dir terra Ebbero ambedue lo stesso nome
: .

per denotare, come dovean essere i due una sola carne e uus sola cosa, mediante r unione stabilita
tra essi da Dio.
Vere. 3. Generò a sua immagine e somiglianza ec. cenerò un figliuolo interamente slmile a se nella
natura , simile si quanto al corpo, e si ancora quanto all’anima.
Vere. 5. E
tutto il tempo , che visse Adamo , fu di novecento trenta anni , c mori Questi anni della .

vita di Adamo, come degli altri Patnarchi. sono certamente anni di dodici mesi, come è stato già evi-
dentemente dimostrato da molti. Credevi, che ad ima sì lunga vita abbia potuto contribuire la bontà
de* temperamenti , la frugalità, la miglior qualità de’ frutti della terra, che erano il loro cibo, e quali i

deteriorarono dopo il diluvio: ina checché siasi di tutto questo, egli è assai più ragionevole «li attribuire
questa lunghezza di vita alla volontà di Dio, ii quale cosi ordino affinché più presto si propagasse il ge-
nere umano e le arti c le scienze, c mollo più il cullo di Dio. e la tradizione, c principi! della Religione k

si tramandassero più agevolmente a’ posteri più rimoti. Aliamo adunque con una si lunga vita stile la
moltiplicazione e la corruzione del genere umano: egli mori in tempo, che Lamceh padre di floè avea
cinquanta sette anni Adamo passo la sua viLa nella penitenza ; e
. mezzo alle proprie sciagure c alle m
afflizioni, che gli trapassarono l’anima nella perdita di un figliuolo innocente c nella riprovazione del
primogenito, c nella depravazione orribile de’ discendenti dello stesso primogenito, seppe egli alzare il
suo cuore e le sue speranze fino a quell’unico salvatore promesso, che dove.* nascere della sua stirpe,
e meritò, che la sapienza divina lo salvasse dal suo peccato, come si legge, Sap. I. S. ; e come b.t
creduto e crede ta Chiesa con tal fermezza, che s. Agostino e ». Epifanio non han dubitalo di condan-
nare d’eresia gli Encratlti per avere negato, che Adamo ed Èva conseguissero la salute. La chiesa Greca
fa commeuiorazioue di Adamo e di Èva ai 19 di novembre •

Digitized b gle
.. . . . .. . . . . , . . ;,

GENESI CAP. V 51

1. VUttquc Scili, postquam genuit Eno«, octio- 7. E visse Setti, dopò aver generato Enos, otto-
gentis septein annis, grnuitquc lilios ci Alias cento sette amò e generò figliuoli e figliuole
,
8. El farli sunt ouincs «Jics Selli nongentorum 8. E tutta la vita di Seta fu di novecento dodici
duodcdiu aruionini , et raortuus est asmi, e mori. *

9. Yixit vero Eoo* nonagrata annis, et gcnuit 9. E


tisse Enos nm'anta armi, e generò Cainan
Cainan ;
10. Dopo la nascila del quale visse ottocento quin-
10. Post cujus ortum vixit octingenlis quindociin dici asmi, e generò figliuoli e figliuole.
15.
annis . et genuit filios et Alias . 11. E
tutto tt tempo detta vita di Enos fu di no-
11. Factique soni omnes die> eoos nongenti quln- vecento cinque anni, e mori,
*
que anni , et mortuus est . 19. f isse ancora Cainan sellane asmi, e generò
li. vixit quoque Caiuan sepluag’uUa annis , et Molateci.
genuit Maialivi 13. E
vUse Cainan , dopo aver generato Mola-
Et vlxit Cainan-, postquam genuit Mnlalocl, teci , ottocento qiuuranta aioli , e generò figliuoli e
octingenlis quadraginla annis , gcuuitquc tìlios et figliuole.
Alias 14. E
tutto il Untpo, che visse Cainan , fu no-
l i. Et farti sunt omocs
dics Cainan nongenti do- vecento dieci asmi , e mori.
ccio anni, et mortmis est. 15. E
visse Malateel sessanta cinque anni, e ge-
15. vixil antera Maialivi sexaginta quinque annis, nerò Jared.
et genuit Janni. 16. E
viste Molateci , dopo aver generato Jared
Ili. Et vixii Malalocl, poslqtiam genuit Jnrrd octin- Ottocento treni’ anni , e generò figliuoli e figliuole.
gentis IrìsinLi annis, et gcnuit lilios et Alias. 17. E
tutta la vita di Mutateci fu di ottocento no-
17. El farti sunt omnes dics Malalccl ocl ingenti vanta cinque, anni, e mori.
nonagintn quinque anni et niortuus est. , 18. E
visse Jared cento sessanta dm- asmi, e ge-
95.
18. Yixilque Jared Centura sexaginta duobus an- nerò //cimeli.
nis , et gcnuit Hcnocli 19. E
visse Jared , dopo aver generalo Hcnoch
19. El vixit Jared , poslqunm gcnuit Hcnoch ottocento anni, e generò figliuoli e figliuole.
octingenlis annis. et genuit lilios et Alias. 9r>. E
tutta la vita di Jared fu di novecento ses-
90. Et facti sunt omnes dics Jared nongenti se- saniadue anni , c si inori.
xaginla duo anni , et inortiuis est 91. Ed Hcnoch visse scssantacisv\ue anni , e ge-
91. Pomi llcnoch vixit sexaginta quinque annis, nerò Mathusala.
et genuit Matlmsulam 99. Ed Hcnoch camminò con Dio, e visse dopo
99. Et amlxilavit llenorh cura r>eo: et vixit, post- aver generato Mathusala , trecento turni, e generò
quam gcnuit Matliusalam , trecenlis annis , et ge- e figliuole.
figliuoli
nuit Allo* et Alias 95. E tutta la vita tU Hcnoch fu di trecento ses-
Et faeli stml omnes dics Hcnoch trecenti se- santa cinque asmi:
xaginta quinque anni : E cammino con Pio , e disparve perché
94. : il
94. • Arabulavitqite cum Dco et non apparali: , Signore lo rapi.
quia tulit cum Deus. • KccL -44. 16. Hebr. 11. 5. 95. E visse Mathusala cento ottanta sette asmi
95. Yixit quoque Mathusala renluiu odoginla se- e generò Lamech.
ptcni annis , et gcnuit Lamech . 96. E visse Mathusala , dopo aver generato La-
96. Et vixit Mallms.ila . postquam genuit Lamech, mech , settecento ottanta due armi , e generò figliuo-
«cptingcnlis odoginla duobus annis , et genuit fi- li r figliuole.
lios et Alias 97. E
tutta la vita di Matiuisala fu di novecen-
97. Fi fadi sunt omnes dics Mathusala nongenti to sessanta nove asmi e mori.
«Cxaginta novera anni ,
et mortuus est 28. E
visse Lamech cento, ottanta due asmi e ge-
98. \i\it autera Lamech centuui octoginta duo- nerò lui figliuolo j
bU9 annis , et genuit Hlimii ; 99. E
gli pose nome Noè dicendo : Questi sarà
99. Vocavitqiic nome» ejus Noe, dicens: Iste, con- nostra consolazione ne’ travagli- e nelle, fatiche dette
solahilur nos ab Oferìbut el laboribot raanuuin nostre, mani in questa terra , che é stata maledet-
fioatrarnm in terra , cui inaledixit Doininus. ta dot Signore.
30. Yixilque Lunedi, postquam gemili Noe. quin- 50. E
visse Lamech , dopo aver gemalo Noi ,
ci *nlis uonaginla quinque auuis , et genuit Alios et cinquecento noiosità cinque asmi, e generò figliuo-
Ulias li e figliuole.

Ver». 24. Camminò con Dio.


Vale a dire, visse con tal pletA c Ui sentimenti dJ religione, che parve,
Avesse Dio sempre presente, e con lui, c dietro a lui camminasse. Lungi dal lasciarsi sedurre da 'pes-
ati»» esempi degli altri uomini, egli fece aperta professione di temere Dio c di onorarlo in tutta la sua
vita .
tHspars'e; perché il Signore lo ratti. Questa maniera di parlare, la quale è adoperata qui da Mosè,
certamente non a caso, ed è similissima » «inolia . onde serve*! la scrittura riguardo ad Ella, tib. iv.
Uff?. II. 16. 17. porge tutto il fondamento «li credere, che Enoch vive tuttora, e che egli fu trasportato
«la Dio fuori del muiido. come avvenne «li poi ad Kfia, donde amlM’due debbono poi ritornare a predi-
care alle nazioni la penitonta, e a combattere contro l’ Anticristo, da rui saranno messi a morte, fedi
sipoeat. xi. 3. 4. L’ \|>o.stolo l'auto illustra mirabilmente questo luogo della Genesi, e conferma la comune
interpretazione de* padri e «lega Interpreti cattolici: Per la fede rjioch fu trasportato . perché non ve-
rtesse la morte , e non fu trovato . perché trastatotlo Iddio : imperocché prima detta traslazione fu to- .

riato , come accetto a Dio: or senza la fede é impossibile di piacere a ino. ini profezia di F.noch è rl-
fcrit-a da s. Giuda nella sua lettera canonica, vers. 14. 15. e di essi abbiamo partalo in quel luogo. La
.scrittura non dice, dove sieno stali trasferiti da Dio Knorh ed Elia. Si legge nell’ Ecclesiastico: !noeti
fu trasferito nel paradiso . ma oltre clic queste parole net jHiradtso mancano nel testo Greco, e i Padri
non le lessero, non potremmo nè pure alieriuare con certezza quello, che Intendasi in quel luogo per
paradiso: imperocché quanto al paradiso terrestre sembra indubitato, eh’ ei fosse coperto dal diluvio,
come tutte le altre pirli «lei mondo, s. Girolamo si spiega con queste parole: Lnoch ed Elia trasportati
co’ toro corpi net cielo sotto il governo e dis/tosizionc iti Dio.
Ver*. 27. ta vita di Mathusala fu di novecento sessanta nove anni Essendo egli nato l’anno 687, ed
essendo vissuto tm
anni, egli per conseguenza mori l'anno del mondo 1656.; vale a dire l’anno stesso
del diluvio, e pochi di primi dello stesso diluvio, come notò s. Girolamo e gli Ebrei.
\ cr*. 29. Questi sarà nostra consolazione re. Lamech con profetico spirilo previde, a quali cose era
destinato di dìo il figliuolo; e perciò gli pose il nome di Noè, che qui *’ interpreta consolatore, or tn
più maniere xoc eira li consolazione degli uomini, primo, perchè egli siri II ristoratore del genere
umano sepolto sotto il diluvio: secondo, perche pel merito «Il sua virtù, c In grazia del suo sacrillzio
«topo il diluvio, iiltlm benedirà la terra; alla qual cosa sembra, che alludano specialmente le parole di
Latriceli : (Juan sarà nostra consolazione ... su questa terra maledetta da Dio: terzo, perchè da lui
nascer.» Il Messia, Il quale, secondo la parola dell'Apostolo, i nostra pace.
. . . . . , , , -•
r

sa GENESI c: A p. v
51. Et foci» «ini omnes dtas Lamech, « gititi ^cnfi 51. F. tutta hi vita di l.ameeh fu di settecento tet-
sepUiaginta septem anni ,et mortiti» est. Noe ve- tornasene anni, e m
morì. A/a hot , essendo in età 1

ro, emn qui rigeli turimi cssct annorum, gcnuit Som., di citnjueceuto unni, generò Sem Cium c Japtuth.
cium et Japhetli

vera. 31. ft rendo in età di cinquecento anni, Renerà Sem , ec. Pel* o « astenne dal matrimonio Ano
a quell* età , o lino allora non ebbe prole, o ac ne ebbe, figlinoli di lui sedolli da’ inali esempi degli
I

altri nomini, e abbandonale»! ai vizio, meritarono di essere rigettati dalla famiglia del giusto loro padre.
fedi ». Agostino de eie. lib. xv. 90. Japbclli fu il primogenito de* tre figliuoli di loè.

Capi) Sesie
5.

/ peccati degli uomini causa ilei diluvio. Noè è trovato giusto, ed a lui è ordinala la fabbrica
dell’ arca, nella quote si salvo egli, e tulle le specie degli animali.

1. rt inique rocpbMcm liomines mulUpUcari su- 1. E


avendo principialo qti uomini a moltiplica
per tararti , et Alias procreassent re sopra la terra , e arenilo avuto delie, figliuoli'
2. V ideulós tilii Dei Alias hominum , quod CS- 2. / fiijiiuuli di Dio vedendo la foltezza delle fi-
scnt pulci tic , acccpcrunt sibi uxurc» ex omnibus, gliuote dajti nomini , presa per loro mogli qui Uc >
qua» el< gerani che piu di tutte lor piacquero.
3. Dunque n«*it$: Non permanchit spiriti» mais E
il Signore disse: Non rimarrà il mio sfuri-
in bumioe in ademum
?
quia caro «»t , eruntquc lo per sempre nell’ uomo , perchè egli ti cortu: e i
dies illius ctìn Inni vigilili annorum. di lui giorni saranno cento l'aiti anni.
Gigante» autem crani super terram in dìebus
4. 4. Ed erano in mici tempo de.’ gigioni sopra la
illLs padlqiuun cniiu inglesi sunl filli Dei ad I’h
: terra: imperocché uopo che i figliuoli di Dio si ac-
Uas hominum , illacuuc gcnuenuit , isti suiit po- costarono alle figliuole degli uomini , ed elle fccer fi-
tcntes a scculo viri uuuosi gliuoli, ne vennero quelli possenti in antico e famosi
uomini.
H. V ideai autem Deus quod multa malitia ho-
,
5. / cdaido adunque Din , come grande era la ma-
iuinum esset in terra , et • cadila eogilalio cordi» lizia itegli uomini sopra la terra , c tutti i pensieri
intenta ossei ad inalum ninni tanpore, del loro auire erano intesi a malfare coutinuauuntcy

Infr. 8. 21. Alatili. 15. 19.
6. Poenituit eum , quoti hominem fecissct in ter- G. Si pentì d‘ aver fallo V uomo. E ffreso da in-
ra. Et laelus dolore cordi» intrioseciLs timo dolor di cuore j,

7. Ddebo, inquii, hominem, quelli ertovi, a 7. Sterminerò , disse egli, t* uomo da me creato
facie terme, ab nomine usque a<l animaulia. a re» dalla faccia della terra , dall’ uomo fino agli ani-
ptiliusque ad volimi» coeli: poenitcl cniin die fe- mali , da' rettili fino agli uccelli dell* aria: imperoc-
dsse cos ché mi peti lo d" averli fatti.
8. Noe vero iuvenit graliani coram Domino. 8. Afa Noè trovò grazia dinanzi al Signore.
9. lido sunl RcncruliotK» Noe: * Noe vir jusltis 9. Questi sono i figliuoli generati da .> 01*. Noi
ntquc perfeetus fuit in gcnrralionibus suis, eum fa uomo giusto e per fello né' suoi tempi cammino
Ileo ambulai il . • Feci. 44. 17. con Dio.
10. Et gcnuit tres Ulios, Sem , C.ham et Japhelh. 10. E
generò tre figliuoli ,Sem, Cham c Japhetli.
11. Corrunta est aulqiu terra coram Deo, et re- 11. Ma la terra era con otta davanti a Dio , c ri-
plcta est iniquilale piena d'iniquità.
12. dunque vidissct Deus terram esse comi- 12. Ed avendo Dio veduto , come la terra era cor-
ptain ( omuis quip|M) caro currupcrai vuuu suain rotta (perocché fupù uomo su la terra nella sua ma-
super lerram ì , niera ai vivere erti corrotto ),
13. Dixit ad Noe: Finis universac camis venit 13. Disse- a Noi: La fine di lutti gli uomini è im-

Vers, I. c t. Avendo principiato gli uomini a moltiplicare ... f figliuoli iti Pio vedendo ee. quello, chi?
qui pernii» specie di recapitolazione viene .1 narrare Mosi' . cominciò ad accadere secondo Teodoreto
intoruo alla tolti ma generazione, e circa tempi di iienoch. n» .ioè adunque torna indietro MMè a de-
I

scrivere la perniata condizione dell* dà. precedente al diluvio, e racconta per primaria origine dell t
corruzione degli uomini I maininomi contratti da* discendenti di Selli con le figliuole della stirpe di
Caino; Imperocché, secondo la comune Interpretazione de’ Padri e degl'interpreti cattolici, figliuoli di
Pio sono chiamati i figliuoli di Se Ih, nella stirpe del quale crasi conservala la pietà c la Religione, come
figliuoli e figliuole degli uomini sono chiamali quegli e quelle della stirpe di Caino, che imitarono il loro
padre.
vers. 3. Non rimarrà il mio spirito per sempre er. spirito ili Pio diccsi In questo luogo ramina e la
vita data da lui all’uomo col suo soffio divino. Dio pertanto giustamente adiralo contro degli uomini di-
ce, che non conserverà ancora ad essi la vita per lungo tratto di tempo, pereti’ ei sono divenuti tutti
carnali, sale a dire, vivono, coinè se non fossero altro, che carne, e non ad altro pensar dovessero,
che a soddisfare la carne, rissa perciò il termine di sua pazienza a cento venti anni, dopo de’miah da-
rà di mano al gasllgo. Dio adunque denunzio agii uomini il diluvio l'anno 4K). di Moè. venti anni prima .

ch’egli avesse il pruno ole’ tre figliuoli; perocché il diluvio cominciò l’ anno 600. della vita di 5oc. Sedi
t. Ago fi. de rie. lib. xv. H.
\ crs. 4. frano in quel tempo de* giganti er. quello, che nella nostra volgala è tradotto colla voce gì
ganti, in altre antiche versioni è tradotto uomini violenti, uomini impetuosi. Mose descrivendo la cagio-
ne del diluvio racconta, che da’matnmonii delle figliuole di Dio co’ figliuoli degli uomini ne nacque mi 1

razza di uomini di gran conio, c statura, e robusti senza freno di religione, pieni di ferocia, e ui genio
di malfare, questi (dice Mose ) sono quegli uomini, de’quali tanta fu In quel tempi antichi la possanza e
il grido, che si acquistarono colle loro prepotenze, '.manto agli uomini di statura straordinaria ih; abbia-
mo de* documenti 111 vari luoghi della scrittura, Deut. in. 4. Num. xm. 33. 34. fedi ancora s. Agostini
de eie. lib. xv. ìt3.
vers. lì. Si />entl di aver fatto l’uomo, re. Dio, etti tutto c sempre presente, ed il quale non e sogget-
to nè a pentimento, nè a dolore, si dice pentirsi e dolersi, allorcnè per la ingiustizia e ingratitudine de-
gli uomini risolve di toglier loro 1 doni c lo grazie, delle quali era stalo liberale con essi. Simili espres-
sioni nelle Scrittore (le quali parlando agli uomini non possono far uso se non di un linguaggio Intelli-
gibile a questi) servono a dimostrare la enorme gravezza delle ingiurie falle a Pio, e l’orrore, che debbe
avere l'uomo giusto della mostruosa «conoscenza degli uomini verso del lor creatore.
Vers. 7. DaW
uomo fino agli animati, re. Così l’uomo è punito anche colla privazione «li tulle quelle
cose, delle quali egli abusava in offesa del Signore.
vers. 0 . Noè fu uomo giusto e perfetto nr’ suoi tempi. Grandissimo elogio di un uomo il mantenersi
fedele nella perfidia e corruzione universale.

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. . . ..

GENESI CAP.
coram me rcplcta est terra Iniqui tate a faeie
: ne* miei decreti: la terra per opera loro ?
rum , et ego m»|**rdnm eoa cura terra • rifilata (Finii fiditi, e io gli $ terminerò insieme eolia
14. Fac libi arcani de lignis laevigaUs: manslun-
culaa In arca facies , et bitumine liulea intrinsocus 14. Falli Un’arca di legnami piallati : tu farai net-
et exlriasocus tarea delle piccole stanze, c la imernicerai di bi-
15. Et sic facies cara : Treeontorura cuhUnrum tume e* di dentro e di Pierri.
erit longitipo arcae , quinquaginta cubHonun la- fi S Ja farai in gnesto modo: La UatgUczza dei-
titiulo , et triginta cubUorum ultitudo illiiis : V arca sarti di trecento cubili la larghezza di cin-
,
1G . Fencslrani in arca facies, et io cubito corì- quanta cubili, 1‘ altezza di trenta :
cummabis su molibdeni cjus ostium antera arcati
: Iti. Farai nell’ area tota finestra , c il tetto del-

pone» ex Intere: doorttim caci incula , et trislcga l’arca furai, che vada alzandosi fino a un cubito:
facies In ea. farai poi da un lato la porta dell ’ area: vi furai un
17. Erre ego addi team aquas diluvi! super ter» piano di fiottio, un seenni!» pian», e itti terzo piano.
rara, ut inlcrucfam omncni camera , In qua spinti» 17. Ecco, che io manderà sopra la terra le acque
vita»* est subter cocluin: universa», quae in lena su ni, del diluvio ùd uccidere tutti gli animali , che lunato
cnnsummcnlur spirito di dia sotto dei deh: tutto quello che è so-
18. Ponnmquc foedus meum tecum: et lngn> pra la terra ombrìi in jterdizlone.
dieris arcato tu , et illil lui uxor tua et uxorcs : 18. Maio farà il mio /tallo con le, ed entrerai
tuorum t<ICUB
flliorura : arca tu e I tuoi figliuoli, la tua moglie e le mo-
iteli’
19. Et ex cunctis animantibus universae carni* gli da’ Tuoi figlinoli:
bina Induce» ili atmm , ut vivant tecuiu , mascu- 19. F. di tutti gli animali ti" ogni specie due ne
lini soxus . et foeminini . farai entrare nell’arca, maschio e femmina.
90. De volucribus juxta gemis silura , et de ju- 30. Degli uccelli secondo la loro specie, e de* giu-
incntis in genere suo, et ex urani rcptilt terme se- menti di ogni specie , e di tutti i rettili della terra
cundum geni» smini: bina de omnibus ingredicn- secondo la loro specie: due entreranno teco nell’ar-
tur tecum , ut no&sint vivere ca, affinché possano conservarsi.
31 . Tollés igitur tmnn ex omnitms escis , quae 31. Prenderai adunque, teco di tutte quelle cose ,
mandi possuot , et comportali» apud te : et erunt che posson mattinarsi , e le porterai ht questa tua
tam litri
, qunn ì illisin cibum . casa: e serviranno a te e a loro di cibo.
93. Fedi igitur Noe omnia, quae praeccperat 33. Fece adumfue IVoé tutto quello, che gli avea
il l i Deus comandato il Signore .

ver». 14. Fatti un’arra di legnami piallati. 8. Girolamo crede, che l* Ebreo significhi legnami Inverni-
ciati di bitume j ma del bitume »! parla In appresso. Altri traducono legnami di cipresso c diecsl , che
nell* Armenia e nell* Assiria. dove crede*!, che a bi Lasse Noè, non vi sta altro legname atto a farne una
gran nave, come l’arca, fuori del cipresso.
Farai nell" area dette piccole stanze. L’antico autore delle questioni sopra la Genesi credette, che
l’arca fosse sparlil i in quattrocento di queste piccole statue: altri nc mettono un po’ meno .

La Invernicerai di bitume. 1 Lxx, il caldeo, il giro, e la maggior parte degl’ interpreti convengono
polla volgala, che Noè si servi dell’ asfalto, o sia bitume in cambio «li pece.
Ver». 15. La lunghezza sten* arra sarà di trecento cubiti, la larghezza di cinquanta , e foltezza di
trenta. Poste queste dimensioni ne viene, che la capacità intcriore dell’ arca era di quattrocento cin-
quanta mila cubiti; e il cubito è misura di uii piede e mezzo. Perla qual cosa è stato già da uomini dot-
tissimi evidentemente «limosi rato, che un tale svizio è piuccbè sufficiente per contenere tutti gli ani-
mali e liuto quello, che abbisognava nell’arca. Fedi tra gli altri Luteo, FvilAinsio presso il polo Synop.
Critt. Sor. er.
ver». IG. Farai nell’arca una finestra. Questa finestra dovea occupare un assai grande spazio nella
lunghezza dell’arca e forse girava intorno all’arca all'altezza di un cubito, e avea la sua gelosia.
FU
tetto de U' arca farai, che ec. Vale a dire} Il tetto dell’acca non sarà piano, ma aiuterà sollevan-
dosi sino ai comignolo pur rattezza ili un cubito.
I i farai un piano di fondo, un secondo piano ec. Giuseppe Ebreo c Filone dicono, che l’arca avea
quattro piani, ma contano per un piano la carena, velia carena alcuni mettono la provvisione dell’a-
cqua, perchè la figura dell’ arca non avea bisogni di zavorra. i

\ ers. 18. Fn Irerai nell'arca tu e i tuoi figliuoli, la tua moglie ec. Dicendosi, ch’entreranno disi imamen-
te Noè c i suoi Ugliuoli, la moglie di Noè, c le mogli de’ suoi figliuoli, viene a significarsi, che gii uomini
stellerò nell’area separati dalle donne, e osservarono continenza: onde nel capo X. I, parlandosi de’O-
gliuoli, che ebbero i ire figliuoli di N«»è, si dice, che nacquero dopo il «lilii s lo. Quindi la separazione de-
li uomini dalle loro mogli usata nella Chiesa Giudaica, e nella cristiana nc’ tempi di lutto c di penl-
feuza Fedi ffìcron. in cap. xu. Zachar. t*. 12.
.

\ers. 20. Fntreranno teco. L’Ebreo: verranno a te s’offeriranno In certo modo a seguirti nell’arca
per proprio loro istinto, ancorché aleno bestie feroci. Cosi per volere divino si presentarono ad Adamo
tutti eli animali: cap. II. 19. tedi s. Agostino tib. xv. de eiv. 27. Notisi, che dicendo qui il signore, che
di tutti gti animali di ogni specie due ne mireranno nell’arca, maschio e femmina, c lo stesso dicendo degli
uccelli, giumenti, ec. dimostra a N«>è la sua volontà di salvare di ogni specie un maschio cuna femmi-
na, riscrbandosi a spiegare più distintamente il numero, che dovea mettersene nell’arca secondo Li
qualità di mondi , o immondi. I ed. cap. seguente vers. 2.
ver». 21. Bi tutte quelle cose , che posson mangiarsi. L*F.breo: d * Ogni sorta di cibo solito a man-
giarsi ; lo che verrebbe a significare , che nell’ arca facesse Dio portare da Noè cibo adattato a ogni spe-
cie d’animali, e che I carnivori per esemplo vt si cibasser di carni. Fedi Luteo de arca .

Capo Settimo
Entrato Xoé co* suoi nell* arca, le acque per cento cinquanta giorni soverchiarono
le cime di tutti i monti, e sommersero tutti gii animali.

1. Dixilque Domini» ad eum tngredere tu et : 1. E


il Signore gli disse: Entra nel? arca lu c
urani s domu* tua io arcani te cninl * vidi justum : lui la la tua (timiglia: Imperocché io ti ho riconosciu-
conun me in gcneraliono hac to giusto dinanzi a me in questa età.
• Uebt. 11. 7.: 9. Petr. 2. 5.
2. Ex omnibus animantibus muixlis lolle scplcna 2. DI tutti gli animali mondi nc prenderai a
Vers. I Bifrfl nell* arca j cioè, preparati ad entrare nell’area. Fedi vers. 4.
Vera. 2. Di tulli gii animali mondi ne prenderai a sette a sette. Ho creduto con s. Ambrogio, Criso-
stomo Teodoreto, e colla maggior parte degl’interpreti, che tale sia il senso delta nostra volgala, coinè
.

dell’Ebreo) vale a dire, che «li ogni specie di animali mondi debbano entrare nell’arca sette capi, e

Col. I 5
. . . . , ; * ,

5* GENESI CAP. VI
et scplcna, m osculimi et foeminam : do animanti- sette a nette, maschio c femmina : e degli anitmU
bus vero illuminili* duo et duo, ìnasculum et Toc- immondi a due a due. maschio e femmina.
ntUiam 5. E fmrimente degli uccelli dell’ aria a nette a
3. sod ot do vnhiilibtLs cnoli scatena ot septena, sette, mancino e femmina: affinché se ne conservi la
«nasci il uni , ot 100111111.1111 : ut salvetur scinoli su- razza sopra la faccia delia terra.
per licioni universa!* lorrao. 4. Jnifurocché di qui a sette giorni io farò , che
4. Adirne eniin et postille? soptom ego pi unni su- piot a .sopra la terra /ter quaranta giorni c quaranta
por terram «nirulr.iginin ilicbus et t(iuuimgiuia 110- notti: e sterminerò dalla superficie delia terra tutti
clibus: ot domilo oiimcin sibslanliain, quam foci , i viventi fatti da me.
il«* superfìcie torme H. Fece adunque Noè tutto quello, che gli aveva
3. Ferii ergo Noe omnia ,
quac manda v orai ei cnnuuulato il Sonore.
Domiims 6. Ed
egli era in età di seicento aiuti, allorché
Lr.itijuo sexcentonnn minorimi , quando rìilu-
tì . le attlni' del diluvio inondarono la terra.
vii nquao minuta veruni super lorr.un . 7. Ed
entrò Noè , e i suoi figliuoli, e la moglie
li • ingrossi ut osi Noe* et fìlli eju?, u\or ejus,
7. di lui , e le mugli de* suoi figli noli con lui nell arca
ri uxores liliuruiu ejus culli 00 in arcani jtroplor a nuotil o delle acque del diluvio.
aquas diluvii * Mutili. *24. 57. Lue. i~.
.

1. Petr, 5 9ft. . 8. E degli ani) rudi ancora mondi , cd immondi ,


8. I)c aimnnnlibus qiK>quo ninnili.*. ot imnnm- c degli uccelli , e di tutto quello , che sopra la terra
dis. et do- vojumlms, ot ex ornili , quod movo» si muove
lur super Icrrani s 9. Entrarono con jVÒé in coppia nell’ arca ma-
9. Duo ot dm» ingressa sani ad 'Noe in arcain, xclùi) r femmina , conforme U Signore acca ordina-
mascidus et foeitiina , slcul praeceperal Domimi* ta n Noè.
N H* < . 10. E passati i sette giorni, le acque del diluvio
10. Ctwnquc transisscnt septem dies , aquao dilu- inmularono la terra.
vii inunclavrnint super lerram . 11. L’anno secentesimo della vita di Noi, il se-
11. Anno sexcciitosirao vilae Noe, mense seenni lo, condo mese, a’ diciassette del mete si squarciarono
sepliiiKKlmiuo die mensis nipli suiti olirne* fnr>- tutte le sorgenti del grande abisso , e si aprirono le
tes abyssi magna!*, et calaraclae coeli aperl.tr sunt. co tara He del ciclo.
19. i.t lieta est pluvia sujwr larani quadraginta 12. E
piovre sopra la terra per quaranta giorni
diobus, et quidmginli noctibus. e quaranta notti.
13. tu articulo dici illius ingressi» est Noe, et 13. In quello stesso dì entrò A<«*, e Sem, e Cham,
Sun, et Cimili, et Japhelli, Ititi ejus. uvor illius, e Jnpfieth suoi figliuoli, la moglie di lui , e le mo-
1
ii tres uxori» lUionun ejus rum eis in arcani gli de* suoi figtiu'di ani essi nell arca.
14. lpsì . et omne animai acfunduui genus smini, 14. Eglino, e tulli gli animati secondo la loro
uiiiversaqùc jumenta in genere suo , cl ornile quoa specie , e tutti I giumenti secondo i loro generi , c
movelur super terram in genere suo. eunctimK|ue tutto quello, che sopra ia terra si muove secondo la
volalilo $en indimi genus smini, umversae aves, sua specie , e tutti 1 votatiti secondo la loro specie,
omnesqiio volucret e tutti qli uccelli, c Italo quello che porta ali
15. Ingivssiie sunt ad Noe in arcani bina et binp 15. /-filtrarono da Noi nettarea a due a due pet
ex omni carne . in qua crai spirili» vilae. ogni specie di animali che respirano ed hanno vita.
,

16. Et quac ingressa sunt, uiasculus cl foomina 1 (LE quel, che v* entrarono, entrarono di ogni

degli •'miniali impuri una sala coppia por ogni specie, or degli animati puri tre eoppie Togtionsl destinare
alla conservazione della specie, il set timo pel aagriiizio, che offerse di fatto Noe, terminalo che fu il
diluvio, cap. vii. 20. Vegliamo da questo luogo, che la distinzione tra gli animali mondi c Immondi, ri-
petuta di poi nel Lcvitu o, fu osservata anche sotto la lerce ili natura, mentre Dio ordina qui a Noè di
osservare questa distinzione; lo che suppone, che a lui fosse già nota.
vers. 4. IH qui a tette giorni ec. Da’ dieci del secondo mese fino a* diciassette, Noè eseguendo p or-
dine di Dio finì di disporre ogni cosa net!’ area e v* introdusse gli animati.
Vers. II. l'anno serentetimo detta vita di Xoè. Noè adunque era nell’anno secentesimo di sua età,
quando principiò il diluvio. Egli adunque dall' anno £>00 (o piuttosto 480, come diremmo di sopra) lino
all’anno <**) «iella sua sita credette, c annunziò agli uomini il diluvio, benché la sua predicazione (co-
me la chiama s. Pietro ep. I. 111 20.) fosse schernita «tagli empi; e tutto questo tempo la pazienza divina
.

aspettò i peccatori invitandogli a ih nitenza, come dice lo stesso Apostolo.


fi secondo mese. Vale a «Tire «[eU'anno civile. Il qual anno cominciava verso V equinozio d'autunno:
imperncidiè, non essendo ancora statòlito l’anno sacro, crediamo, che Mosè non abiiia potuto parlare,
se non dell* .inno civile. Cosi il principio dei diluviti, che fu a’ diciassette del mese secondo, viene a ca-
dere nel novembre.
.Vi squarciarono tutte te sorgenti del grande abisso, e si aprirono te cateratte det cielo Due cagioni .

del diluviosi assegnano qui da Mosè. Primo le acque dei granile abisso: quidle acque, dalle quali al
principio del mondo era coperta la terra, e le quali secondo Cordine di Mo si ri tira renili ne’ vasti seni
già preparati a riceverle. Ir,» boera rono da tulle le parti sopra la terra in grondo luogo quella immensa .

qu intil di ««pie, alla quale Dm uvea «lato luogo sopr del firmamento. \m non cerchiamo altra prova
i i

iPun fallo sì grande e miracoloso, fuora della parola di Dio. nm essere, che la filosofia itovi delle dif-
ficoltà c difficoltà anche grandi per intendere e spiegare questo fallo: ma d fatto non tosterà d’ esser
,

vero e indubitato, benché la corta nostr^ ragione non po.svi arrivare a comprendere il modo, onde sia
avvenuto. La divina autorità di Mosè cosi ben provata da tutto quello, che per in ini stero di Ini operò
il Signore, è su (licioni issi ma a farei chinar la testa in «ossequio «fella fede dovuta alla panda di lui, che
è parola «li Dio. Ma lo stc&sO Dìo ha voluto, che la mcuumi «li questo ritto si conservasse nella tradi-
zione «le* popoli, e non solo de’ popoli del mondo antico, ma anche di quelli del iniovo, «love certamente
non ne fu lulto il modello dalle nostre .Seni Mi re. La storia naturale, e I» fiatai confermano la tradizio-
ne; onde noi poi remo cmu-hiderc colle paròle di uno de' piai violenti nemici «Iella religione, che a du-
bitare del diluvio ei vuole una estrema ignoranza , od ioni estrema ostinazione ogni volta che si ri- ,

fletta alta concorde testimonianza delia fisica , e dell" n torta r atta cor, uriicn satc del genere umano .

il diluvio universale adunque nulla ha di «'on tra rio alla ragione: ma egli è un vero miracolo superiore
alla ragione in molle sue circostanze: egli fu opera ili Dio, il quale volle eoo universale gasttgo punirò
la universale co urlone di gli uomini, e lasciar a’&ec iii posta r»orl una terribile mimagiui* della severità
1

di sua giustizia affili «li ritraili dall'empietà, veggi si nel giornale Kcclesiardiio «D'anno 1762, mese di
novembre e dicembre, 1» spiegazione fisico-teologica «lei diluvio e d«-’ suoi effetti opera del signor Abate .

Le Bruii, degni di esser letta: perocché salvando, anzi ponendo per forni mietilo le «lui ragioni del di-
luvio toccale da Mosè espone con molta semplicità c chiarezza questo g laude avvenimento coti tulio
quello, che ne seguì.
\«*rs. 1.1. In quello stesso dt. ovvero, conio altri traducono, nel principio di quel giorno vale a di-
re del diciassettesimo «lei mese secondo.
ver*. 16. Ève io chiuse per di fuori il signore. 11 signore, forse per ministero d’un Angelo, fece in-
verniciar per di fuora col bitume lutto all’intorno la porta dell’arca. Siccome in tutto questo grau fatto
. . . . . . .. , , , :

genesi CAP. V II 5^

i*\ orftni cafnè introierunt ?


sicut praccct>ernt c!' mede maschio c fémmina conforme avea a lai or-
,

Deus : cl hirlusit eum nomimi» eie fori* . dinalo il Signori : c ve lo chiuse per di fuori il
f7. Fnctuuiquo est diluvium qundragintn (lirbus Signore.
aoper terroni : cl multiplicatae sui il aquile, et ele- 1". E
verme il ditwio per quaranta giorni sopra
vavenmt arcani in Bulinine a terra la terra , e le acque fivrran cresciuta , c fccvr sa-
18. Vebeinenter enim inundaverunt et omnia : lire l'arra molili in lilla da terra.
repieverunt in superitele tome: ikmtu arca fercte- 18. Imperni he la tu induzione ile Ite acque fu gran-
tur super aquas de: ed elle coprivano ugni cosa sulla Muirrficie del-
1». Et aquae praevaluemnt nimis super termini la terrai ma Varca galleggiala sopra ir acque.
opertique sunt oifincè montcs excelsi sub universo 19. li le acque ingrossarono fòr-misura sopra la
cotto terra: e rimaser coperti tulli i monti sotto il ciclo
90. Quindecim cubitis altior fuit aqua super mun-
22. tutto quanto.
te» , quo» operimi 2tr. Quindici cubiti si alzò V acqua sopra i monti,
2! . • Consumlaquc est opini* caro . quae. mo- che area ricoperti.
vebalur super tiTram volucrum , nniminlkim ,
, 21. E agni carne . che lui moto sopra la terra ,
bestiami m , oinniumque rcptilium, quae repLint restò convinta , gli uccelli, gli animali . le fiere r
super terram universi hounnes ,
: tutti l rettili , die strisciano sulla terra: tutti gli
• Sap. 1U. 4. Ecct. 39. 38.i t. Prtr. 8. 90. uomini
Et cuncta , in qutbus spiraculuin vitac est in 23. E
tutto quello, che. respira ed ha vita sopra
terra, mortila sunt la terra, veri.
25. Et delev it omnem substanliam, quae enil su- 25. E
fu perduto ogni corpo virente, che era so-
per terram, al» boinine usque ad necus, lai» nudi- pra la terra , dall’ uomo fino alle bestie, tanto i ret-
le , quam volucrcs coeli , et dclela sunt de ter- tili, che gli uccelli deli' ano, tutto fa sterminata
ra : remansi t autem solu» Noi* , et qui eum eo dalla terrà : e rimase solo Ntté, e quel, che eraH
crani in arca. con lui nelVarca.
24 . obtinueruntquc aquac terram centum quin- 24. E
te acque signoreggiarono la terra per cento
quaginta diebus. cinquanta giorni.

«pira per ogni parte l’ira di Dio contro gli empi; cosi spicca del pari la cariti c la bontà di Dio verso
del giusto, e verso la sua famiglia, e verso gli animali stessi commessi alla cura di Noi?.
ver». 90. Quindici cubiti si alzò V acqua sopf'a i monti, così imsuu gigante, uivsun animale potè sal-
varsi sopra alcun monte.
Vera. 21. Ver cento cinquanta dorai. In questi cento cinquanta giorni si computano anche I quaran-
ta giorni della pioggia. Vedi Perer.

Capo ©ttauo
Scemate a poco a poco te acque del diluvio, dopo aver meno fuori U coreo e la colómba ,

Noi esce fuori con tutti quelli eh’ eran nell' arca: e alzato un altare offerisce a Dio
,

olocausti in rendimento di grazie: onde placalo Dio promette , che non sara mai più U
diluvio.

1. nccordatus autem Pena Noe, cunei orimi que 1. Ma Signore ricordandosi di Noè, e di tutti
it
anhnnnliiim, et omnium jumentorum, quae crani gli animali, e di tutti i giumenti, eh * erano con esso
cimi eo in arca, adduxlt spiritimi super terram netV arca, mandò il vento sopra la terra, e te acque
et imminiitae sunt aquao diminuirono.
2. Et datisi sunt fonte* abyssi , et cataractae coe- 2. E
furono chiuse le sorgenti del grande abisso c
li : et prohlbitae sunt pluviae de rodo. le calaralte del ciclo j c / afono vietate te piogge dal
3. Rcversaequc sunt aquae de terra conte» , et cielo.
redetiflles: et coepcruut iniiiui post centum quin- 3. E
te acque audaiulo c venendo si imrtlvano dal-
quag inla die» . . la terra: e principiarono a scemare dopo cento cin-
4. Requievitque arca mense septimo , vigcslmo quanta atomi.
septinm die mensis super monte» Arineniae 4. E Varca si posò il setthno mese a* ventisette
5. At vero aquae ibant. et decrescebant usque del mese sopra i monti d’ Annotta.
ad dccimuin Dkcnsem: decimo enim mense prima ,
H. E
le acque andarono scemando fino al decimo
die meni* appariierunl cucuniina nioiitiuiii mese: perocché il decimo mese , il primo giorno del
6. Cumsque transissent qwklraginta die», apertemi mese si scoprirono le vette tir’ monti.
ffoe feu est rara arcar, quam fccerat, dimisit cor- 6. E
passali quaranta giorni, Noè aperta la fine-
rimi : stra, che avea fatta ulV arca, mando fuori il corvo
7 .Qui egrediebatur et non revertebatur , do- ,
7. // quale uscì, e wm tonto fino a tanto che le
ncc siccarenlur aquae super terram. acque fosscr seccale sulla terra.

I. Mandò it renio sopra la terra. Questo vento gagliardo non tanto per sin propria efficaci*
ver».
quanto per divina virtù dovei parte consumare le acque, t; alzarle in vapori, parte respingerle ne’gran
seui, ond’ erano stale Ir die.
ver». 2. E furono vietate te piogge dal rielo. Dio trattenne ogni nloftgi* per sette mesi, c più. cioè
...
da* diciassette del sehimo mese, in cui le acque cominciarono a scemare, lino a’ ventisette del mese se-
condo del seguente anno. veri. It.
Ver». 4. .sopra i monti (T Armenia. L’Ebreo legge: soprale montagne dt Arnrìit: il Ci luco: sopra i
monti ('ordii, chiamili r. ardici di all ri seri fiori, s. Girolamo scrive, clu* il monte trami è una parie
del monte Tauro. Che l’arca si posasse su’ mordi dell’ Armenia, vien riferito anche da vari scrittori
urofani citati d Giuseppe e d gnsebio; e lo slesso fallo è conferm ilo dalla tradizione di quel paese
i i

conservata imo .al di d’oggi, intorno alla quale vedi s. Basilio di solenni orai. iv. de arra.
ver». 5- H decimo mese. Aon dii cominci amento del diluvio, mi dal principio del secentesimo anno
della vita di Noè. come apparisce dal vers. 13., e 14.. e del capo precedente ver». II.
ver». 7. It quate uscì, e non tornò. Nell* Ebreo mane» la particeli! negativa; ma L\X. il Siro e tutti i

I padri hanno la lezione della volgiti; e l’Ebreo con vari dotti interpreti si può ben conciliare col La-
tino Imperocché queste parole U corro usci andando , e tornando posson significare . che il corvo seg-
-

uendo de* cadaveri sopra monti, amando di farne pasto, non tornava a Noè dentro l’arra: ma perchè
I

a cagione del gran fango non potei nemipen posare sopra la terra, andava a riposarsi sul tetto
del-
* *T
Ein0 et tanto che te acque fossero serrate. Questa maniera di parlare non significa, che il corvo tor-
nasse poi, quando le acquo furali seccate, mi solamente, che per tutto quel tempo prima dell’ asclu-

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. . . . . . . , . : -.

34» GENESI CAP. Vili


8. Emisi! quoque columbam posi eum, ut videro*, 8 . Mando ancóra dopo di lui la colomba per ve-
si juiu cessasse» t aquari super faciali terrae dere se fossero fruite le acque sopra la faccui della
9. Quae eum non Invemsset, ubi requicsceret terra.
pes ejus , reversa est ad eum in arcani : aquac « nini 9. La quale non avendo trovalo, ore fermare il
erant super univ«*rsam lemmi e\lenditquc ma- : suo piede, tornò a lui nell’ arca: perocché per lui la
mini , et apprcliciisaiu ioUilit in arram la urrà ertiti le aa/uc : ed egli stese la mano , e pre-
10. Exsfiectalis autem ultra septem diebus aliis, sala la mise dirUro l'arca,
rursinn dimisi! roluinbaiii ex arca. 10 . E
avendo as/M'liatn sette altri giorni, mandò
11. ai illa venit ad eum ad vcspcram , portane di nuovo la cotonata fuori fieli’ arca.
ramum olivae vlrcntlbu* folli» in oro suo. lrilellexil 11. Ma ella torno u lui alla sera , portando in boc-
ergo Noe, qund ecssasaent aquac super lemmi. ca un ramo d’ ulivo con verdi foglie. Intese adun-
ExspectavitquenUiilominus se; ilei n alios dics
li. : que Noè, come le acque erano cessate sopra la terra
et emisit coluuibaui, quae non est reversa ultra li. E asinità noni li meno svile altri giorni , e. ri
ad eum . numdò la colomba, la qmle più non tornò a Ini.
13. Igitur sex centesimo primo anno, primo men- 13. L‘ anno adunque secentesimo primo di Noè,
se prima die inensU iinmhiulae sunt aquac »u|HT
,
il primo mese, il di pruno del mese le acque lascia-
terram : et anericns Noe teetmu arene aspcxil toti la terra : e Noè avendo sco/ierchialo il letto del-
vi<lit«]ue quoti ONsiecata <^*l superficie» tcn-ac l’arca mirò , e ride che la superficie delia terra era
14. Mense scrunilo, sepliiuo et vigesìmo die inen- asciutta.
1
sis andarti <st terra . 14. Il secando mese, a ventisene dei mese, la terra
15. l.ocutu* est autem Deus ad Noe, dica»: rimase arida.
16. Kgredcre de arca , tu et uxor tua , tìlii tul 15. E
Dio parlò a Noè, dicendo
et uxorus tillorum tiionuu tecum 16. Esci dall’ arca tu e la tua moglie, i tuoi fi-
17. cuncta animantin , quae sunt apud le ex glinoli e le mogli dei tuoi figliuoli con le.
ornili carne , taro in votalilibus . «piam in licstiU, 17. Conduci teco fuori tulli gli (mimali , che sono
et universi* reptilibus , quae ivptant super terram, insieme con te, dì ogni genere , tanto volatili , che
«•due tecum, et ingrediinini super terroin :• Cre- bestie , e rettili , che strisciano sulla terra, e scen-
scite et multiplicauiiui super cani. dete sulla terra: Crescete, c moltiplicale.

Sufi. 1. 23. 38. Infra 9. 1. 7.
18 . Egretta» est ergo Noe et Olii ejus ,
uxor U- 18. E
uscì Noè, e con esso i figliuoli di lui c la
lius et incora* lìlioruiu ejus cuui <\> sua mori tic € le mogli de’ suoi figliuoli .
19. 8ed «*t empia ammanila , jumenta, et repti- 19. È
lutti ancor gli animaU ,e le bestie , e i ret-
lia, quae rcplant super terram seeunduni gemi» tili, che strisciano sulla terra secondo la loro specie,
auum egretta, sunt «le arra uscirono dell’ arca.
ili. Kuilicavii autem Noe altare Domino : et tol- 10. E
Noè. edificò un aliare al Signore, e pren-
lens de GlinClU pecwUws et volucribus inundÌ9 dente di tutte le bestie, e uccelli móndi gli offerì in
obtuiii hotocausta super altare* olocausto sopra l' ailare.
il . odnralii'tque est Dorainus odorem suavila- 11. E
il Signore iprodi il soave odore , c disse :
tis, «*l ail: Ncquaquam ultra maledìeaiu lemie pro- lo non maledirò inai piu la terra per le colpe degli
plér liomines : * scnsu» euìm , et cogitalio hiiiuanl uomini : perocché la mente e i pensieri dea’ uomo
cordi» in malum prona sunt ab adolescenti.! sua : sono inclinali ai moie fin dall* adolescenza: io adun-
non igitur ultra pcmiliam onmein animam viven- que non ma
nierò più flagello sopra tutti i vh'enti ,
* «flap* 6. 5. Manti. 15. 19.
lem , sìcut feri . coma ho fatto.
ciinclis «Jiebus teme sementis et mcssls, fri- ii. Per lutti i giorni della ferra non mancherà
gus et «tttut, acstas et hyems, nox et dics non giammai la semenza e la* messe, il freddo e il calo-
requleseent re, l’ estate e il verno , la noi te c li giorno.

anniento delle acque, egli mat non torno dentro l’area; onde Noè non polca per tal mezzo sapere . in
quale stato Tosse la terra; e di Tatto non vi tornò egli mai più* nemmeno dopo, g da notarsi questa
espressione, he trovasi anche in altri luoghi «Ielle scritture. / edi trattò. 1. veri, ult Ps. 119. 3. ee.
«

Ver*. II. Tornò a lui alia sera, re. Ulta, «lice il crisostomo, pensò il giorno a mangiare; la sera poi,
fuggendo il Treildo notturno, se ne tornò a trovare sua compagnia. Il ramoscello d’olivo, che ella por-
tava, potè benissimo serbare la sua verdura anche un intero anno sotto dell’acque. affermando Plinio,
che il lauro e l’olivo visono e fruttificano anche nel mar rosso, ledi anche Theo /dirai t. hist. plani. Ite.
4. 8. Il ritorno adunque della colomba, e molto più il ramoscello d’olivo fece intendere, che nou solo
i monti più alti, ma anche le colline dove ben riesce l’olivo, erano asciutte.
Vers. 13. Mirò, e vide, ehe la superficie delta terra re. una tal vista quanto «lovea consolare Noè, e
miai impcpi dovea svegliare in Ini di uscire Tuorl dell’ arra ma egli si sta in pazienza aspettando l'or- I

dine «li pio: qual virtù, e qual fede! La terra era seni’ acque; ma v’ora ancora la belletta c U fango,
che non permetteva di camminarvi.
vers, 21. H Signore erotti il soave odore, s. Glo. crisostomo: Ixi virtù del giusto cambiò in dolce fra-
granza il fumo, e il sito delle arse vitiime.
Io non maledirò mai più la terra ec. Dio promette di non punire mai più con slmil gnstigo univer-
sale l’umana malizia, e che avrà compassione dell’ In fermiti degli uomini e della propensione loro al ,

male: propensione nata con essi per difetto della corrotta natura. Vede»! qui notata la colpa originale
e la concupiscenza, che nascono coll’ uomo, e sono II principio di tutti peccati. I

vera. *M. Noti mancherò giammai la temenza, ec. Le vicissitudini delle fatiche di seminare e di rac-
cogliere le vicissitudini dell’anno, l’estate e il verno. Analmente le vicissitudini de’lcmporali, il fred-
.

do e il caldo, l'alternativa delle notti c de’ giorni, promette dio, che saranno costanti sino alla Anc
«lei mondo.

Capo ltono
/fio benedice Noè
e i fleti j e assegna loro per cibo tutti gii ammali insieme co pesci, proi- *

bendo sangue Il patto tra Dìo e gli uomini del non mandar più te acque del di-
iteri* il .

luvio è confermalo coir iride Cham, che uvea icherntto Noè nella sua ebbrezza è male-
. ,

detto nel figlio thanaan, Sem e Japneth son benedetti


*
1. Hcncdixitque Deus Ni>c et tìliis ejus . Et di-' 1. E Dio benedisse Noè e i suoi figliuoli. disse E
\it ad «•*>» : • Crescite, et multipUcarnuii, et rapide loro: Crescete e moltiplicale e riempile la terra.
lemmi . • Supra 1 . 33. 38. 8. 17.

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. .

GENESI C A P. I X 37

2. El tcrror veder ac tretoor alt super cuncta 2. E temano e tremino dinanzi a voi tutti qti a-
nnimalia terme , el «rp*T onines tolucre* coirti ntniali della terra e tutti gli uccelli dell'aria , e
aun universi» , quae inoventur super terrani : o- guanto si. munir sopra la *terra j tutti I pesci del
moes pisce» mari* manui vestine traditi mini mare nono soggettati al vostro potere.
3. Et on ira* , quod niovetur , et vivi!, • eri! vo- 3. E lutto quello, die ha moto e vita, sarà vo-
lli» in cibuin : quasi olera \irenlia tradidi vobis stro cibo : tutte queste cose io do a ivi, come i
omnia . • Supr. .1. 29. .verdi legioni.
4. • Exceplo, quod cameni cuin sanguine non 4. Eccetto, che voi non mùngerete carnétcol
coniedetis. • Lev. 47. 44. sangue.
3. Sanguinei!! enim mlroiw n vestrannn requi- m 3. Imperocché lo farò vendetta del sangue vostro
ram de manti cunrtarun) bostianim et de manti : sopra qualsixia delle bestie: e furò vendetta delta uc-
hominis , de manu viri , et Irai ri» eju* , re<|uiram cisione di im uomo sopra f mimo, sopra l'uomo,
animalo hominis fruitilo di lui.
6. • Qiiirumono effùdcrit Immani un sangruinein, 6. ('hi ungile spargerà il sangue del? uomo , il san-
fundetur sangui» illiu» ad imaginem quippe Del : gue di lui sarà sparso: perocché l’ uomo t fatto atl
facili» .‘si homo. * Matth. 26. 52. /ipn
45 10. immagin di Dio.
7. • vo» uutem crescite et multipUrainuii et Ln- 7. Ma voi crescete e moltiplicate c dilatatevi so-
grctlimini super terrai» , et impicte eam. pra la terra e rkiiqiiclela.
• Sopra 4. 28. 8. 17.
8 . linee quoque dilli Deus ad Noe , et ad fl- 8. Disse ancora Dio a Noi e a' suoi figliuoli con
lios rjus ctiin co : lui:
9. Ecce ego slatinili pactum meum voLUcum, et 9. Ecco che io fermerò il mio patto con voi , e
cum semine vestro post voi : con la discendenza vostra dopo ai voi:
10. Et ad omnein ammani viventem , quae
est 40. Econ tutti gli animali vìventi, che sono con
vobisciim (ani in volucribu» , qtiam in jumentis et voi tanto mlatili , come giumenti r bestie della terra
pecudibus terrae cunctis, quae egressa sunt de ar- con tulli quelli , che sono usciti dall'arca, e con tutte
ca, et universi» liesliis terrae. te bestie detta terra.
44. * Statuam pactum meum vobiscum , et ne- 41. Fermerò il mio patto con voi, e non saranno
<)uaqunni ultra intcrtirietur otnnis raro aquis dilu- mai più arisi
i colle ncque del diliu io tutti gli ani-
vi! , ninpie erU deineep» diluvium diadimn» terram. mali, né diluita verrà in appresso a disertare la
* Inai. 54. 9. terra.
42. Dixitque Deus : Hoc signuni foetleri», quoti 42. E
disse Dio : Ecco il segno del patto , df io
do inter me
et vos , et ad oiuiicm ani ma viven- m fb tra voi e me, e con tutti gii animali viventi, che
tem. quae est vobiscum in gcnerationes sempiterna»: sono con voi per generazioni eterne:
15. Arcum menni ponam in nubilMis , crii si- d 13. Porrò il mio arcobaleno nette nwole, e sarà
gnura foederis inter ine, et inler terram. il segno del patto tra me, e la terra.

Ver». S. E temano , e tremino dinanzi a voi ee. Riletto di questa legge post» da Dm si è che le bestie
piu forti e robuste dell* nomo lo rispettino, nè ardiscano mal di offenderlo, se non forse offese da lui.
o slrelle dalla fante. Plinio racconta, che c elefante »’ impaurisce al solo vedere le pedate di un uomo;
e che le Ugrt appena veduto un cacciatore trasportano altrove teneri toro parli, come se un istinto I

interiore avvenisse le bestie, che l'uomo è il loro antico signore. Cosi imo ha voluto conservare ali’HO-
mo una porzione di quell’ assoluto dominio, che egli avea conceduto a Adamo innocente.
Ver». 3. Tutto quello, che ha moto r vita, tara vostro cibo, blu permeile l’uso delle carni degli ani-
mali. il tirlsostomo. Tcodorelo. c molli Interpreti moderni credono, che avanti il diluvio non fosse
proibito assolutamente l’uso delle carni ; ma che gli nomini più religiosi, come i discendenti di fletti,
•e ne astenessero; perchè tuo ( cap. I. vere. 91 avea assegnato per cibo all’uomo non le carni , ma t
legnini, ledi detto luogo. onesta permissione ut Dio secondo s. Girolamo restringe»! a quegli animali,
die sono mondi: imperocché egli crede, che la distinzione di animali mondi e immondi (la quale ab-
biamo detto di sopra essersi osservata riguardo a’ sacrilizj ) avesse già lungo anehe per l’uso de’ cibi, f
Ver». 4. Voi» manderete carne col sangue, in virtù di questa legge, rinnovata poi nel Levihco vit.
96. «vii. fi. 14. . fu proibito di mangiare il sangue o rappreso nelle membra degli animali, o da essi se-
parato. I.a ragione di tal proibizione fri è: primo, d' Infonder negli uomini una maggior a versione dal-
lo spargimento del sangue umano, vers. 5.: secondo, perchè J»io volle, clic il singue, che è qua-
si la vita dell’animale, alili solo fosse offerto in sacrifizio in cambia deila viLa dell’ noni peccatore.
/ edi levit. xvii. II. Questa legge fu rinnovata di poi dagli Apostoli nel concilio di Gerusalemme ( .itti
xv. Up- ), c fu osservata in inedie Chiese anche per molli secoli. Ma siccome non per altro era stala in-
trodotta. «e non affine di facilitare agli Kbrei tenacissimi dell» lor costumanze l’ingresso nella Chiesa
di Gesù cristo, quindi è. ohe lino da’ tempi di s. Agostino cominciò questa legge a non essere più os-
servata in molli luoghi e a poco a poco cessò interamente, attenendosi cristiani a quella parola di Ge- i

sù cristo: Non quello, che entra per la bocca , imbratta l'uomo, vedi August. lib. uni. cont. Faust,
cap. 13.
Vera.5. To farò vendetta de t sangue vostro sopra guaiti uà delle bestie. Dimostra, che la ragione
dell-*»precedente proibizione si è «Il allontanare quel piu gl» uomini dallo spargere il sangue umano, io
punirò le bestie istrssc. che avranno commesso un siimi delitto, affinché l’uomo apprenda, quanto
debba rispettare il sangue dell’altro uomo, ledi Exod. xxi. 2M.
Farò vendetta sopra l’ uomo sopra /* uomo fratello di lui Questa repetlzione aggrava il delitto
. . . . . .

dell* omicidio, rappresentandone l'iniquità: farò vendetta sopra dell’ uomo della uccisione fritta da lui
di un uomo «li un nomo, che è suo prossimo e suo fratello.
,

\ers 6. Chiunque s/targerà il sangue dell’ uomo, il sangue di lui sarà sparso, vale a «lire è giusto,
che sia messo a morte chiumtue ad un nomo avrà «lata la morte. Alcuni vogliono qui stabilita la legge,
che «tioes! del taglioni», in virtù dell quale permetlevasi di vendicare li sangue eoi sangue, la morte
«

colla morte: » quii diritto «lopo la fondazione delle società passò interamente ne’ rettori e magistrati
dette medesime società .

ver». IO. E con tulli gli animati viventi che tono con voi ee. Con queste parole Dio s’impegna a
,

conservare sopra la terrà tutte le specie degli animali, a provvederle di cibo e «li nutrimento, c a per-
petuarne la fecondità Cosi Gesù Cristo ci assicura nel suo Vangelo, che neppur uno de’ più piccoli vo-
.

latili è dimenìi»' ito da Dio.


ver». 13. Porrò d mio arcobaleno nelle nuvole. l.i maniera di parlare «li Dio. e quello, rhe egli vuol
che significhi in appresso agli uomini l’arcobaleno, sembra, dimostri assai chiaro, che «piesln non crasi
veduto giammai pruni del diluvio; benché non sia da dubitare, clic per lutto quel tempo non manca-
ron le piogge: imperocché, lasciando le olire riflessioni da parte, nivmn potrà comprendere, come le
nuvole o sia vapori esitati continuamente dalle acque detta terra e •«'cresciuti in inlinito |kt lo spa-
i

zio «li due mila anni si potessero sostenere nell’ atmosfera senza mal sciogliersi in pioggia, l'iride adun-
que mancò prima del diluvio, non per«:hè mancassero le piogge, ma perche le acque superiori, delle
qual! abbiamo parlato al cap. vii. II., impedivano, che potesse aver luogo questo fenomeno. Tolte queste
acque «lipenon. le quali si versarono sopra la terra e non ritornarono più all* antica loro sede, potè

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. . ,,

W GENESI CAP. IX
14. • dunque obduscro mibibus inchini, appnre- 14. E
(fumiti/ io dirò coperto il cit i» di nik'oU’
>

bit arcua incus In nubibus: •


Feci. 45. li. conqiarirà il mio arco tulle manie:
13. Et reconlalwir loederis mcl voblsnim, et cimi 13. E
mi ricorderò del /tatto , che ho con eoi e con
ninni anima vivente , quac cameni' vegetai : et non ogni animo rifritte, che informa carne: e non ver-
e nini ultra aquue ililuvii ad «lelcndtim universali» rati piti le acque del diluvio a sterminare tulli i ri-
cameni. veliti.
16. Kritmm arcus in nuhibus , d videbo illuni 16. F J
i arcaMena sarà tirile nuvole, e lo in leg-
et i^ordalior fotnleris .sempiterni ,
quod pacttim gendolo mi ricorderò del /tallo seyii/tilrrnn fermato
est inter neuin , et oiuncm anùu;uii vivente»! uni* tra Dio . e tutte le anime rivelili di ogni carne, che
versac carni» ? quac est super tciTam . ii sopra la terra.
1“. Diuluuc Deus ad
Niki: Hoc eri! signum fotv il. E disse pio a Noi: Questo C U xct/no del pat-
deris , quoti coiislitui tnt**r ine , et omnem cameni to , che io tui fermato tra me, e tutti gli animali
sufuT leirain die sona in terra.
18. Ernst ergo fili Noe, qui egressi suoi de ar- Ih. Erano adunque i tre figliuoli di Noè, che u-
ca. Sem, Chain et J,ipliclli: |K>i*ro Chain ipsc «1 sciron dall ’ arca Sem duini e Japhcth : e duini
,

patri' i; balia un . è il padre di Chanaan.


19. Tiv« isti Olii sunt Noe: et ab bis dissemina- 19. Questi sono L tre figliuoli di Noè, e da que-
timi est on me gemi* hoiiiiuuiu «aper uni versimi sti si sparse tulio il genere tonano sopra tutta la
terra»». terra.
30. coepibque Noe vlr agrìcola mercere temo), 2t». E Noè, che era agricoltore ,
principiò a lavo-
et piantavo vinca : m rare la terra e piantare una tigna:
31. uilM‘us(|ue vimini inebriata» est , et nudatns 31. E
avendo bevuto del via *i inebriò, c si spo-
>

in t;»t»r maculo sin» glio de* suoi panni nel suo padiglione.
FI. Quod rum ebani poter dimmi, vc-
vkJBsset 33. E
avendo veduto dumi padre di Chanaan la
Rttll scihcet ulris sui «se rumata , auntkvit duo- nudità del padre suo, andò a dirlo a’ due suoi fra-
bus fra (li l»u 5 auis forno / telli.
35. At véro Sem, et jairfwdb polloni iuiposoc- iE. Ma Sem e Japhcth , messosi un mantello so-
riinl li omeri* sttk, et Incèdente® ntrortum opo- pra le loro s/utile, e camminando alt * indietro co-
rncnint veivnd.i patri* sui . fatica tue cor uni aver» prirono hi nudità dei /nutre, lenendo le facce rivol-
.siiti mini , et patri» virili;» non vidcrunt. te alt opposta parte , c non videro la sua nudità.
31. Evigilans antera Noe ex vino, rum didicisset, 94. E
svegliatosi Noè dalla sua ebbrezza, avendo
quac fecorat ei lìtius juus minor, inleso quel, che avea fallo a lui il suo figliuolo mi-
nore,
23. A il i Afflimi ictus Chanaan , terni» servami» 23. Disse : Maledetto Chanaan , ei sarà sertH*
crii frat rlhu»
spi*. de* servi a* suoi fratelli.
36. Iikilqttc: Itcnedìchis Dommus Deus Seni: sii 36. E
disse: /benedetto il Signore Dio di Sem j
Chunaan servir* cjus . dianomi sia suo sen o.
21. Dilatai Deus Japhcih, et I tabi le [ in taberna- 37. Dio amplifichi Japheth , e. abiti ne* padiglioni
coli* Sem, sìtque. chanaan servii» ejus. di Seni, e Chanaan sia suo servo.

allora vedersi l’Iride, ed essere un segno nuovo e infallibile, che il diluvio Don sarebbe mai più- Fedi
là spiegazione , di cui sopra, vn. li.
Fi torà segno del patio tra me e ta terra. Il Caldeo porta del patto trai mio l'erba e la terra ; ac- :

cennando, come il figliuolo di Dio è stato il mediatore di tulle le alleanze tra Dir « gii uomini; pere lift
tutte hanno avuto per oggetto e One la grande c divina alleanza, che egli duve t contrarre con noi n«ila
sua incarnazione.
16 Io tu reggendolo mi ricorderò de t patto sempiterno ee. F.eli è anche Rinvio per conseguenza, #
vera. .

che uomini si ricordino a neh' essi, in reggendo 1* iride, del terribile universale castigo, col quale Pio
gli
punì peccali del mondo, e grazie rendami a lui della mi se ricordi a usili con essi.
i

Ver*. lì». E
da questi si sparse d genere umano sopra latta ta terra. voè adunque non ebbe altro, che
tre figliuoli, e da questi, dopo lo sterminio di lutti gli altri uomini nel diluvio,’ fu ripopolata U terra.
Chanaan nacque dopo il diluvio.
Vera. 80. c 21. E piantare una vigna: e rt erodo bet’ulo det vino ee. Fino a quell’ora gli uomini si era-
no con lem -
! ti di mangiare le uve prodotte imi oralmente dalla vile senza coltivarla p senza evirarne il
liquore. \n<% fu il pruno a pensare all’ una e.all’altra trovi; c non sapendo ancora li forza del vino cadde
per inesperienza nell’ ebrietà; ta quale da tutti i Padri è scusila da peccato, e fu figura di grandissimo
mistero mine diremo.
ver*. 21. Il suo figliuolo minora clnm: il quale venehlamo ad intendere, che era il più giovine
.

de’ tre figlinoli «li 5oe, e ciò è senza paragone più naturale, che II dire, che debba intendersi il nipote
Chanaan, di cui la Serillura non ha parlilo, se non incidentemente di sopra al vers. IH.
Ver». 25. Maledetto Chanaan. \oè non maledico il Odinolo ebani, ina si it nipote chanaan: perchè
in primo luogo non volle gettare la sua maledizione sopra un figliuolo a cui Pio avea data la sua bene-
dizione |>oco primi: in secondo luogo veniva ad essere punito forse più sensibilmente il padre colla
punizione del figliuolo: in terzo luogo ott una mente v*Ȏ rivolge con profetico spirito La sua maledizione
contro di Chanaan, perche posteri di lui. chananci fumilo «incili, sopra del quali per la loro empie-
I »

tà senne a verificarsi visibilmente quest a maledizione allorché furono slerinm. «li, o ridotti in dura schia-
vitù da’disrcndenli di sem, o sia dagli Ebrei. Cosi la maledizione di Noè non è tanto una maledizione,
quanto una profezia.
Aereo de' servi, significò servo infimo e della più abietta condizione.
Ver». 96. benedetto il Signore Dio di Sem. ball’ altr i parte Noè vergendo col medesimo Spirito i be-
nefizi, e le grazie, che bui avrebbe a largì inano ili (Tu se sopra Sem c sopra suol posteri, si rivolge con i

tenera gratitudine a benedire e ringraziare per esso 11 signore. La massima «Ielle prerogative di Sem «lo-
sca essere il cullo ilei vero pio conservati» «la'sqoi discendenti, eli Messia, che dovea nascere da questi.
vers. *27. Dio amplifichi Japhcth, ee. il Signore darà a j.iphMli un'amplissima posterità: ma il Signo-
re abiterà nelle lenite di sèni, «; Chaman uri suo schiavo, l'ile è it sena» di questo verso secondo il
Caldeo: e questo senso è seguitalo da Temi orcio, dal tirano, dall’ Mmlensc e da altri Interpreti. Noè In
questo versetto conrlmle la sua benedizione, predicendo a Jipheth una iinmcrosisvtn discendenza (Ja- «

phelh èli padre de’ Gentili ): unii ritorna a seni e ripete I’ adissimo privilegio «li lui d’ avere Pio abi-
tante nelle sue tende non solo per ragione «lei culto di Dio conservato ne’ suoi posteri, un molto più
per ragione di colui nel quale abitar dovei corpora'.m-nte la diviniti*. Coloss. Il, t».; per rigione del
Messia, cioè «lei Verbo «ti ulo. il quale fallo carne pose suo pidiglioue (cosili crisostomi Jo. I.- lt)eabl-
tò Ira' discendenti di Seni: Uopo di ciò v»è ripete la stia in dedizione contro di Chanaan: lanto era egli
certo dell' avveramento di sua preiliznme. «questa sposinone ci fa qui vedere una chiara profezia dell’iu-
carn aziona di Cristo.
Noli debbo però tacere rl»e molti padri riferiscono quello parole, e abiti ne’ padiglioni di Sem, non a
Pio. m i a Japhelb: c intendono queste parole della vocazione de’ Gentili quali entreranno nelle tendo . i

di Sem, quando si uniranno alla chiesa di Gesù cristo figliuolo «li sem secondo la carne.
.

GENESI CAP. IX
98. Vlilt (lulem Nòe po*t diluvium trecenti <ptin- 98. E rtote Noè dopo il diluvio trecento cinquan-
quaginta anni» . fa turni.
99. Et impioti Mint otrincs dies ejus . nongcn- 99. E tutta intera la sua vita fu di novecento
lo rum quinquaginla annoruui : et mortuus est . cinquanta armi, e si mori.

Ver». 28. Vista il diluvio trecento cinquanta anni. Àbramo essendo nato l’anno dugento no-
Noi dopo
vantine dopo nc segue perciò, ohe egli visse con Noè cinquanta otto anni. Lo lunga vita de’pri-
il diluvio,
mi Padri nell’ordine divina providetua fu il mezzo di far passare la religione, e II cullo di pio a
«fella
tutti I loro posteri. Noi
(dice l’ Apostolo) avvertito da Dio di cose, che ancora non si vede ano, con pio
timore andò preparando i‘ arca i*cr salvare la tua famiglia, per la quale (arca) condanno il mondo, e
diventò erede delta giustizia, che vien dalla fide. Hebr. xi. 7. Per questa giustizia fu egli degno di esse-
re una viva figura del Giusto per cccellenaa , del vero Riparatore e Sanatore del genere umano, che dalia
stirpe di lui dovea nascere, ed essere con migliori titoli il consumatore e la speranza del momlo. La in-
credulità degli uomini e il disprezzo, che questi fecero della predicazione di Noè, che gl’ invitava a pe-
nitenza. dimostrano, in una! n vai) lem sarà ricevuto il Messia dal suo popolo, e lo sterminio di quelli per
mezzo delle acque del duimn presagisce la piena de' mali e delle orrende sciagure onde sarà repenti-
namente oppresso II popolo Ebreo per. avere rigettato il suo cristo. Pedi Matto, xxiv. 37. Noè che riu-
nisce nell’alea e salva sopra le acque Li sua famiglia, rappresenta v isibtfmente il Salvatore degli uomi-
ni, il quale riunisce nella sua chiesa (fuori di cui non è salute) la sua famiglia per santificarla , mondan-
dola colla lavanda di acqua me*liante la parola di vita. Kphes. v. 26. La stessa ebbrezza di Noè e ciò ebe
ne avvenne ci dipinge al vivo I* estremo amore di cristo verso la chiesa; amore, die lo ridusse a spo-
gliarsi di tutta la sua gloria, e ad e*i»orsi alle ignominie c «gli scherni de’ suoi nemici, c a soffrire il più
obbrobrioso supplizio, nessun caso fatendo della confusione: sostenne la croce dispreizando la confu-
sione. Ma due de’ figliuoli di Noe rispettano ed onorano la dignità del padre nella sua umiliazione; e
Gesù Cristo in virtù delie stesse sue umiliazioni sarà adorato qual Dio dal popolo Gentile figurato in Ja-
pheth, e dali’F.breo fedele imitatore di Sem; e la maledizione e l’ira starà sino al fine sopra gli empi di-
scendenti di Cham, sopra i Giudei increduli, traditori, cd uccisori del cristo.

Capo Decimo
Genealogia de * Agii dì Noi t da' quali vennero le diverse nazioni
dopo U diluvio, e nacquero tutti i mortali.
I . suoi Rcoeraliones (ilionun Noe, Sem,
• Il ac \. Questi sono i discendenti de* figliuoli di Noi ,
Chain et Japlirlh : uatique funi eia lilii post di- di Scw, di Cham e di Japhclh: e questi i figliuoli
I minili , • 4. Par. t. 5. nati ad essi dofxt il diluvio.
9. Filli Japhclh corner et Magog et giada! et 2. Figliuoli di Japhclh sono Gomer c Maqog e
J avati et Tlii:l>al et Mosoch et Tliiras. Mudai e Janni e limimi e Mosoch e Ttdras.
5 Porro lilii Gemer Ascende et Kiphalli et Tho- 5. E i figliuoli di Gomer Ascewz e Hiphath e
gonna . Thogornia.
4. Filli antera Javan, Elisa et Ttiarsis , Cctlhim 4. E i figliuoli di Jaxan, Elisa c TharsiSj Cetihhn .

et nodaniiu . e Dodanim.
8. Ah bis divizie Mini insiline penti uni in regio- 5. Questi si dhiscro te isole delle nazioni e le di-
ni bus suis, imuMiufsque fcocuiwluin linguali! suaun, verse regioni 3 ognuno secondo il proprio linguaggio
et familias sua* ili nationibus suiti. « le sue famiglie e la sua nazione.
6 . Filli au(eti) Chain et Mesraim et Phulh ehm 6. E i figliuoli di Cham sono Chus c Mesraim ,

et Chanaan . Phulh e Cnanaan.


7. Filii Chua Salta et bevila el Saltatila et Re- 7. I Figliuoli di Chus Saba ed Bevila e Saba -
gma et sabatnclia. Filii Regina Saba et Dadan. Iha e Begma e Sabatacba. I figliuoli di Eegma Sa-
ba e Dadan.

Ver*. 2. Figliuoli di Japheth re. presso alcuni scrittori Cristiani si trova scritto, che Noè per ordine
di Dio assegnò a Sem Ponente. l’Africa a Cham; c tutta l’ Kiircpa coll’ isole e le parti settentrionali deb
p Asia a Japheth, e che «li questo spartlmento ne lasciò scrittura nelle mani di Sem. Questa divisione,
della /piale brameremmo di avere documenti più certi e più antichi, può combinare con quella, che è
qui raccontat i da Muse. Da' figliuoli di japheth qui nominali, cioè Gomer, Magog, ce., dopo la dispersio-
ne avvenuta a causa della edificazione di Bahel discesero altrettante nazioni: ma il determinare, quale
«la ciascheduno di essi avesse l’origine, è cosa sommamente difficile, e sopra la quale per lo più non pos-
siamo avere, se non deboli congetture.
Corner. Da Gomer molti credono derivati i Cimbri, o sia ccr ani.
* Magog. Questi è creduto padre degli sciti, o sia de’Geti, e m issa geli.
m
Mattai. Per sentimento connine, da lui ebbc.ro nome e origine i Medi.
Javan. Da lui gli Joni, e forse tutti Greci. i

Tfutbat. ria lui gli sp aglinoli, detti in antico ibert; cosi s. Girolamo.
Mosoch. ila lui i Moscoviti, e secondo altri 1 popoli di Cappadocia.
TJuras. Per comun parere padre de’ Traci.
ver». 3. Atccncz. Nell’ Ebreo Sscena z. Egli popolò l'Asta, ovvero secondo altri una provincia della
Frigia minore, chiamata Astenia.
Hiphath. Da lui i popoli della Paffagonia. ovvero quelli della Ritinta.
7 ho gorma. Da lui molli pretendono esser venuti I popoli della Turcomania, e I Turchi nominati da
P,Ìn
\ cr». 4 . Elisa. Da lui forse ebbe nome I* Elide nel Peloponneso.
7 /tarsi s. Da lui quelli di Tarso, e gli altri popoli «Iella Cltlvia.
Cetthim. Non v’ha dubbio, che nella Scrii ura la terra di ctdthim è la Macedonia. la quale da questo
I

figliuolo «Il Javan dovette aver nome; onde fu anche «Ictt* Macella.
jìodanim. Da lui molli derivano Dodonet nell* Kpiro. i

ver», &- le isole delle nazioni. Col nome d’ isole delle nazioni s’intendono non solamente le vere iso-
le ma anche paesi separati «tal continente stella Palestina, a’ quali paesi gli Ebrei non potevano anda-
i

1’ Asta minore presso gli Ebrei


re’, se non per mare, rosi le Spagne, le Gallic, l’Italia, la Grecia, dèce-
vansi isole «ielle nazioni. , . . ... .

ver*. 6. Chus. ebani, come dicemmo, ebbe l’ Africa per sua parte. eNemrod. uno do'snoi discen-
denti usurpò molli paesi appartenenti a’ figliuoli di Sem. coinè vedremo. I discendenti di chus popolarono
una parte dell* Arabia, che è perciò delta nelle Scritture la terra di Chus. Questo nome però si dà talo-
ra anche all’Etiopia; on«l«: conviene riconoscere più paesi di tal nome.
Ulesraim. Da lui popoli «teli* Egitto. il quale anche in oggi è detto M«*sra dagli Arabi c da’ Turchi.
i

phulh. D.v Ini Staliniani, e quei delta Libia. Nella Mauritania liavvi il fiume Phulh.
I

Chanaan. in lui cananei, il paese de’ «piali fu poi detto la terra d‘ Israele, e «topo il ritorno dalla
i

cattiviti* «li Babilonia ebbe il noine «li Giudea.


Vèr». 7- Saba. DI lui (secondo s. Girolamo) t Sabcl famosi pe' loro incensi nell'Arabia.

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. ,. .. . . , , ,

40 GENESI CAP. X
8. Porro Chus gcnuit Nemrod: Ipao coepit e*sc 8. Chus poi ornerò Nemrod: questi cominciò ad
polena In terra. essere potane sopra la terra.
9. Et e rat robusti» Venator coram Domino ; oh 9. ha robusto dinanzi al Si-
egli era cacciatore
hoc exivit proverbium omasi Mmrod robusti»
: gnore j d’onde nacque il proverbio : Come si amoti
Venator roram Domino cacciatore robusto dinanzi al Signore.
10 . Fuil autom |»riocip»imi regni rjus Bahylon 10. E
il principio del suo régno fu Babilonia e

et Aracti et Achad et cintinone in teira Scnnaar. Artidi e Adulti e ('halanut mila terra di Scnnaar.
11. IH' timi illa egressu s est Assur et aedilica- 11. Da quella terra usa Assur , ed ixlifico Mili-
vit Niniven et plateau civitatis. et diale, te c te piazze della citta , e diale
12. Rixeo quoque fuicr isiuivcn et diale ? haec 12. hdanche Botai tra Mime
e diate : questa
est rivilas magna è loia ritta grande.
15. At vero Mesraim genuil Luiliin et Anainim 15. .ìfesratm poi generò J.udtm e Allumini c Laa •
et Laabini. JSephtuim, bini e Nephtubn ,

14. Et Mietrusim i*t ( haduiin : de quibus egressi 14. EFhelrusim e Chastuhn: da’ quali venturo i
fiunt Pliilislhiim et Cnptdorim Filistei e i ('affiliarani.
13. Clianaan autem genuil Sidonem primogeiu- 15. ('ballanti jmi generò Sidone suo primogenito ,
luiii micio , Hctliacum d’onde gli fletei
i<>. Jcbusacuiu ci Amorrliacum , Gcrgosactmi, ll>. Gli Jelm*ei c gli A
morrei / Gergcsei ,
17. Ilevaetuu et Araearuin , Sinaeuin 17. Gli //uri e gli A
tacci e i Sinei,
18. Et Aradium , Samaracuiu et Am.ahaeiim: et 18. Kgli Aradei, i Sqniarci c gli A
inaici : e da
post haec disseminati Mini populi < .baiai ineunim questi tenne la sentenza del popolo de’ Cananei.
19. Fadique sunt termini dianaan veuienlilms a 19. Ei confini di Chaman sono andando tu da
Sidone Geraram usque C.n/.un , doncc ingn “diaria Sidone a Gcrara fino a Gaza , e fino che tu giun-
Sodomam et Gomorrliam et Adaniam et Setolai ga a Sodoma, a Gomorra e A damani e Sevotm
usque Lesa. fino a Lesa.
20. Ili sunt fili! Cliam in cogualionihus et lin- 20. Questi .sono i figliuoli di Cliam distinti secan-
gula et gencj'aUonibus ,
tcnisque et genlibus finis. do la loro origine e i linguaggi e le generazioni c i
parsi e le. loro nazioni.

21. De Sem quoque nati sunt , patre onmiiun fi- 21. E


anche Sem , padre di lutti l fiatiuoti di //<*-
lioruni tlcbcr, fratre Japlieth majore. ber , fruì rlln maggiore di Jtqjlieih, ebbe figliuoli.
22. * l ibi seni, Ariani, et Assur, et Arphaxad, 22. Figliuoli di Sem, hlum e Assur e Arphaxad
et Lud, et Aram. * 1. iW. 1. 17. e Lud e Aram.
25. Fili! Aram, u», et llul, et Gclbcr, et Mi*. 25. 1 figliuoli di Aram , Us c /fui e Gcthcr e Ma.

flevila. Da lui, secondo alcuni , 1 cavclcl rammentati da Plinio, abitanti nell' Arabia verso il golfo
Persico.
Sabatha. na Ini i nabatei . anrh’ essi nell’ Arabia.
Reuma. Una città di Regalia sul golfo Persico è rammentata da Tolomeo.
Sabalhaea. Questi, secondo Bochart, passato dall’Arabia nella Carauiama vi lasciò qualche memo-
ria del suo nome.
Saba. Nella Caramania è la città e fi fiume Sa bis.
Dadan. Ha lui credesi. che avesse nome la città detta in oggi Daden o di Aden e il paese vicino det-
to Dadcna sul lido dei mar rersico.
vera. 8. Comincio ad essere indente sopra la terra, secondo LUX, egli era un gigante, vale a dire,
i

che Nemrod era famoso a) per la mole c robuste//.* <lel corpo, si ancora per l’audacia e la crudeltà. Il
nome di Nemrod può essergli stato dato per la sua empietà. Nemrod vale ribelle.
Ver. 9. Cacciatore robusto dinanzi ai signore. Cacciatore non di fiere, ma di uomini, i quali egli
riduceva in ischiasiiù. Quella giunta dinanzi ai Signore significa, secondo la frase Ebrea, che verace-
ro"n t e e singolarmente questo nome si adattava a Nemrod.
Ver. 10. Il principio del tuo regno fa babilonia. Nemrod dopo la dispersióne di Ri bel si fermò nel
paese, dove crasi cominciata la fabbrica delia famosa torre c fondò babilonia c le tre clltà qui nomi-
nale nella terra di Scnnaar, die cosi chiamai asl il paese di Babilonia: ed è ciò notato aitili di distin-
guere questa Babilonia da quella di Egitto. della in oggi il Cairo.
Vers. II. Da quella terra uscì Assur. Assur figliuolo di seni , costretto da Nemrod ad abbandonare
II paese di Scnnaar. che era di sua ragione , ritirossi nel paese, a cui diede il suo nome, onde l’Assiru
di cui la rapitale è Ninne.
A" le piazze della citta. L’ Ebreo ha Rohobotk, e Io stesso 1 LXS, e Io stesso nome è ritenuto nella no-
stra volgala, eap. svivi. 37. I. Varalip. L 48.
Ver*. 1*2. {luesta è una nttii grande. Parla certamente di Ninivc rammentata In primo luogo al prin-
cipio del verso precedente.
Ver*. 13. finiiin. I suoi discendenti dot cairn abitare verso I* Egitto, ledi F.zech. xxx. 6.
Anamim. Bochart crede, che egli desse nome a’ popoli, che abitavano vicino al celebre tempio di
Giove Ammoni*.
! anioni. i»a lui I Libi dell* Affrica. o quelli d'Egitto.
Ncphtulm. na lui aleniti vogliono discesi Numidi. l

Vera. 14. Phctrusim. Da lui diconfii derivali quelli delia Tebaide detta Patros nelle Scritture, e secon-
do alcuni gli Arabi Pel rei.
Chasiuim. I parafrasti caldei. l’Arabo ed altri mettono i suoi discendenti nell'Egitto inferiore.
1 f ilistei, sono notissimi per le guerre continue, che ebbero con essi gli Ebrei, perchè eglino avean
occupala una parte della Cananea. / edi Sophon. II. 5.
/ Caphlortmi. Credono gli abitanti dell’ ascia di Candia, I celebri Cretesi.
ver». I5„ 16., 17. c 18. Sidone suo primogenito. 11 quale fondò Sidone famosa città della Fenicia, e fu
padre di quel popolo.
GU Helhei, gii Jebusei re. Abbiamo qui undici popoli discesi da undici figliuoli di Cbanaan.
Ver». 21. Di tutti i flgtiuoti di Heber. Figliuoli di il e ber sodo i popoli abitanti di là dall’ Eufrate, come
diremo al sera. 24.
Fratello maggiore di Japhelh. I.' Ebreo pnò benissimo tradursi fratello di Japheth il maggiore, ossia
il primogenito. Costi I.KX, e comunemente gl'interpreti; e dall’altro lato sembra fuori di dubbio, che
Japheth fu il primogenito di Noè. Qui Mosè principia a descrivere la disrcndrmu di som, e in essa si
estende più elio in quella degli altri fratelli, perchè da seni venivano gii Ebrei, pe’ quali egU scriveva.
Vera. 22. FMun. Da lui gli Elamiti vicini alla Media e de’ quali la capitale fu Eliuiaide.
Assur. ui lui vedi vers. 11.
Arphaxad. Il nome di cui dicesi, che portassero una volta i caldei.
Lud. suoi discendenti abitarono la Lidia nell' Asia minore.
I

Aram, il paese di Aram nelle scritture comprende la Mesopotamia e la Siria: gli Aramei o Armici
sono rammentati da’pHì antichi scrittori.
vera. 23. Us. r.li antichi credono fondata da lui Damasco, e che egli desse il pome al paese circonvi-
cino chiamato Us dagli Ebrei
,
. , j --

G E N E S CAP. X 41

*4. Al vero Arphaxad genuit Sale, de quo ortus ai. Ma Arphaxad ornerò Sale . da cui venne fie-
ni llcbcr. ber.
23. Naiiquo sunt Hel»er Olii duo: nomen uni Pha- il E ad Ifeber mainerò due ftqliuoli: uno *i
1*8, eo quoti in diebus ejus divisa sii terra : et chiutpò Phaleg , perche a suo tempo fu divisa la
qui ueii fratria ejus Jectan . terra : e II fratello di lui ebbe ninne Jectan.
2*ì. Qui Jectan genuit KLmodad et Saleph et Asar- 2t>. Questo Jectan getterò Elmodad c Saleph e
motti J are, A sanno ih Jote ,
ai. Et Adurara et Uznl et Decla, 27. E
Aduram e Uzal e Decla
28. Et Kbal et Allunaci, Saba, 98. Ed Ebal e Abituaci , Saba,
29. hi Ophir et devila el Jobab: omnes isti filli 29. E
Ophir ed fievita c Jobab: tutti questi fi-
Jcct.in. .
gliuoli di Jectan.
50. Et Cucia est habitatio coram de Messa per- SO. E
questi abitarono nel paese, che si trova an-
genlibus usquo Selciar moutem oricntakiu. dando da Messa fino a Sephar , monte, che è al
r oriente.
51. isti Olii Seni secondimi cognalioncs el lin- si. Questi sono i figliuoli di Sem secomlo le lo-
guas el rorioocs in gcntibus suis. ro famiglie e linguaggi e paesi e nazioni proprie.
52. Hae laniiliac .Noe juxla populos, et natio nes 59. Queste sono le famiglie di Not secondo i loro
sua*. Ab bis divisati sunt gcntes in terra post di- popoli e naziot l. Da queste usciron le diverse un
luvimu. zioni dopo il diluvio.
• .

Hut. I discendenti di lui sono collocati nell* Armenia.


Gethcr s. Girolamo mole, che questi sla padre degli Acarnant , e de’ popoli della caria ; quelli ncl-
I* Epiro, questi nell’Asia minore.
Mes.ytf paralipomeni tib. I. cap. I. 17. egli è detto Mescch. Da lui crcdcsi dato il nome al monte Masio
nella Mcsopotanita.

Vera. ai. Sale. Da lui I popoli della provincia di susa , dove era una città detta seia sul fiume
Eleo.
tkt cui venne ffeber. Da lui vogliono alcuni, che venisse II nome di Ebreo, Il qual nome tu poi dato
ad Àbramo : ma sembra imi giusto il sentimento di 9. Girolamo, del crisostomo c di molti altri, quali i

dicono, clic il nome dà Kureo dato ad Abramo significa va, rum’ egli era originario del jwese di là dal-
rKufrale. I popoli situati oltre di questo fiume erauo detti figliuoli di di là, figliuoli di licheni LXX in vece
di Abramo Ebreo, tradussero Abramo passeggero, licci, xiy. In-
vera. 26. Si chiamò Phaleg. questa divisione della terra, o sta degli nomini c delle loro lingue, per
sentimento di s. Girolamo c di molti Interpreti, avvenne qualche tempo dopo la nascita di Phaleg: ma
il padre iiehcr illuminato da Dio previde la divisione, c I* annunzio in certo modo , dando questo nome
al suo proprio figlinolo. Phaleg può aver dato il nome alla città di risalga sull’ Ruttale.
Jectan. Giuseppe Ebreo assegna a Jectan e a* suoi figliuoli i paesi dal fiume Copbene fino all’Indice
alle regioni ronfiti. tuli de* seri.
ver*. 50. Da Mesta fino a Sephar. intorno alla vera situazione di questi luoghi si disputa tra gli
eruditi.
vera. 31. Secondo te toro famiglie e linguaggi. Anche questo è detto per anticipazione; con ci ossia che fino
alla dispersione la terra ebbe un solo iKiguaggio, (come dlcesi nel ver». I. del cap. seguente); vale a
dire il linguaggio, che ebbe Adamo, clic era o l’Ebreo, od altro mollo simile all’ Ebreo.

Capo Unìccimo
Itetta fabbrica delta torre di Babelte resta confusa la superbia e it linguaggio degli empi.
Genealogia di Sem fino ad Abramo.

4 • End autcni terra labi! unlus, et sermonum


. 1. Or la terra avea tuta sola favella, e uno stesso
eonundem. • sap. 40* s. linguaggio.
2 Cunxiuc profidscerentur de oriente, imrenerunt
. 2. E partendosi uomini, trova-
dall' oriente gli
campimi in terra Scnnaar, et lutili lave r uni In co. rono una campagna nella terra di Scnnaar , e Ivi
abitarono.
3 nlxltque alter ad proximum «tura: Venite, fa-
. 3. E
dissero tra di loro : Andiamo, facciamo de*
damus 1 alerea, ci coquatnus 1*09 igni. Habuerunt- mattoni, e li cuociamo col fuoco . si t'altero di E
que lalcres prò savia, et blluincn prò caentcnto: nulitoni in cambio di sassi, c di bitume in vece di
calcina:
4. Et divcrunt: Venite, fariamus nobis civilatem 4. E
dissero : fienile , facciamoci tota di hi e ima
Ct turriti», cujus ciilinen piTtingal ad codimi: et co torre , di cui la cima arrivi firn al deio: e illustria-
Icbrvnius nomea noslnuu, anlcquatn dividautur in mo il nostro nome prima di andar divisi per tutta
uoiversas tema. quanta la terra.
3 Drscendit autem Domino?,
.
ut videret civilatem B. Ma
il Signore discese a vedere la città e la
et turriti*, quam aedificabanl liliiAdatti; torre, che fabbricavano i figliuoli <P Adamo

ver»- 3. E partendosi suppone, che abita-


da/t’ oriente gii uomini, trovarono ec. l figlinoli di Noè si
rono presso avanzarono a cerca-
ulte montagne dell’ Armenia. Di là a molti anni, moltiplicatisi assai, si
re migliori terreni e si posarono nella campagna di Scnnaar, paese sommamente fertile e abbondatilo
,

di ogni cosa. Ma propagatisi ben presto oltre misura, si videro costretti a separarsi per cercare nuove
abitazioni- Allora fu che venne loro In pensiero di fabbricare U famosa torre, di cu» parla Uosè.
Vers. 3. Si valsero di mattoni e di bitume er. il paese ha grande scarsezza «I» pietre e il bitume
. . . ,

vi abbonda, ed è celebrato da tutti gli antichi «tenitori. Non con altri materiali, che mattoni e bitume
furono fatte le grandiose fabbriche alzale in Babilonia da Semiramide, e da Nabuccodonosor.
ver». 4. E una torre , di cui la cima ec. 8. Girolamo in Ivai. cap. xnr. dice, che questa torre dovet-
te esseri* alta quattro nula passi, che fan quattro miglia italiane. Ha questo fatto potè aver origine la
favola de’ giganti, quali secondo poeti vollero far guerra al cielo.
I 1

fllustrieuno U nostro nome, quegl’interpreti. quali ban voluto scusare gli autori di tal impresa ,
I

fanno contro la comune dottrina de’ Padri, e contro il fatto di Dio medesimo, che sono punì medesimi au- i

tórt peccarono adunque di vanità c di


superbia, e II crisostomo dire, che ad essi situiti coloro, i

aiuti intraprendono grandi edilizi per vana gloria. Non vuole però negarsi, che forse non pochi fiirouo
anelli particolarmente della famiglia di Sem, quali o non prestarono la mano a quell’opera, o noi fe-
i

cero col fine, che avea no gli altri.


ver», b. Sia U Signore discese a vetlerc ec. Maniera di parlare tutta umana, itìa di grand’enfasi a
sDieevrc la providenza, che veglia sopra tutti gli andamenti degli uomini.
ì figlinoli di Aliamo. Vale a dire uomini mortali, che altro non souo, che terra c polvere, c si abano
1

Uno al cielo col loro ardimento.


fSol. I f»

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. ,

42 GENESI CAP. X
7.
G. El dlxit: Ecco, unti» ert populei*, el unum L> 6. E disse: Ecco die questo è un *ot popolo, ed
bluni omnibus: cociieruntque hoc lacere, noe de- hanno tutti la stessa liiujiui: ed han principiato a
sistali a cogilalionibus sub, donoc cas «fiere com- lare tal ami, e rum desisteranno da’tor disegni,
piimi. fino che gli abbiati di l'aito condotti a termine.
Venite igitur, (lesccndamus, et confundanuis 7. I 'essile aduni i iw , stendiamo, e confondiamo U
Ibi (inguaili eoruin, ut non audial unusquisque vo- toro liiuquaggio, sicché T uno non capisca il /tarlare
toni provimi sui. dell’aUro.
k. Atque ita divisti co* Domimi* ex ilio loco in 8. E /ter tal modo ti disperse il Signore da quel

universa* terra», et cessa veruni aodiDcare rivi Li lem. luogo per tuta i paesi , e lasciarono da parie la fab-
9. Et klcirco vocatuin est iriniencjiis BuIm‘I. quia brica (Ulta città.
ibi confusimi est labium universae terrae.elindedl* 9. E
quindi a questa fu dato il nome di fìabel,
solersi! co* Uoiuinus super tacici» cunclarum re- perché hd fu confuso il linguaggio di fiuta la terra,
gionum. c di là il Signore U disperse per tutte quante le re~
40. liac sunl generntioncs Sem: • Sem ernt cen- gioiti.
luin aimnrum , quando gcnuit Arpliaxail , biennio 40. Questa i la genealogìa di Sem : San atra
post diluviiu. • 4. i4v. 4. 47. cento anni , quando generò Arphaxad due aiuii dopo
41. Vixitque Sem, post (juai n genuit Arpliaxad, il diluvio.
qn ingenti* anni*: el genuit (ilio» et Alias. 44. E
visse Sem, dn/to aver generato Arphaxad,
42. Porro Arphaxad vlxil triginla quinque annis: cinquecento aimi: e liniero figliuoli c figliuole.
et genuit Sale. 42. Ar/$uuwl poi visse trenìadnque anni : e gale-
43. Vixitque Arphaxad, postquam genuit Sale,tro ro Sai o.
centi» tribus anni»: et genuit (ilio* et ttiias. 43. E
visse Arphaxad , dopo ava generato Saie
44. Sale quoque vixit triginla anni», et gcnuit trecento tre anni : e generò figliuoli e figliuole.
notar. 44. Sale /tot risse trai? anni, e galero Reber.
43. Vixitipie Sale, postquam genuit Ucbcr. qua- 43. E
visse Sale , dopo aver generato Reber, quat-
rìringenlts tribus annis: et gemili (ìlio* el Alias. trocento tre aiuti : e generò figliuoli t figliuole.
46. Vixit auleta Hcbcr Irigifila quatuor annis; et 46. B
visse Reber trenta quattro anni: t gale-
gcnuit Plialeg. ro Ptialeg.
47. Et vixit Hetier, postquam genuit Plialeg, mia- 47. E
visse Neber, dopo at'er generato Phaleg ,
diingenti* triginla annis: et genuit Alio» el Alias. quattrocento treni * armi: t generò figliuoli e fi-
48. v ixit quoque Plialeg Irtgiula anni», el gcuuil gliuole.
Hcu. 48. E visse Phalcg treni* anni, e generò Rai.
49. • vixitque Plialeg, postquam genuit Reti, du- 49. E risse Phaleg, dopo aver generato Reu, du-
cenlis novelli anuis: et gemiil lidio* et Alias. gento nove aiuti: e galero figliuoli e figliuole.
• 4. Jhir. 4. 49.

20. Vixit auleta Rou triginla duobus amib, et go E vìsse Reu trentadue awil, e generò Sarug.
20.
nuit Sarug.
21. Vixit quoque Reu, postquam gcnuit Sarug , 24 E visse Reu , dopo aver generato Sarug , du-
duccnlis septein annis: et genuit Alios et Alias. gettto sette armi e generò figliuoli c figliuole.
:
22. Vixit vero Sarug triginla annis , et genuit Na- 22. E visse Sarug treni* aiuti, e generò Nachor.
ebor. »,
25. Vixitque Sarug, jmstquam genuit Nachor, rii>» 23. E visse Sarug dopo aver generalo Nachor,
,

centi» annis : et genuit Alios et Alias. dugaito anni: e generò figliuoli e fùjliuole.
24. Vixit autom Nachor vigilili novelli annis, et 24. E visse Nachor ventinove aiuti, egagro Thare.
genuit Tbarc.
23. Vixitque Nachor post(|uam genuit Thare, cen- 23. E visse Nachor, dopo aver generato Thare,
lum decera et novelli annis: el genuit Alios et A- ceniodiciaiutove aiuti : c generò figliuoli e figliuole.
lias.
26. Vixitque Tbarc septuaginta • annis, et gcnuit 26. E visse Thare settauT anni , e generò Abram
Abram et Naciior el Aran. e Nachor e Aran.
• Jus. 24. 2.; 4. Par. 4. 26.
27. liae sunl autcìu gcncraliooe» Tbarc : Tbarc 27. E
questa è la genealogia di Thare: Thare
genuit Abram, Nachor el Aron. Porro Aran genuit generò Abram, Nachor c Aron. Aron poi generò
Lot. Lot.
28. Mortuusque est Aran ante Thare patmu suum 28. E
mori Aran prima di Thare suo padre nella
in terra uaiiviutis ause, in Ur cbaldacoruut. terra , dov* era nato, in Ur de* Caldei.

ver». 7. f enile adunque, scendiamo ec. Prima Dio discese per osservare; ora dicesi, che scende a
punire. Alcuni padri da questa miniera di parlare in plurale credono qui accennata t» Trinità delle
persone divine. Grandissimo fu il miracolo fatto da Ilio di cambiare repentinamente I’ unico linguaggio
di tutti gli uomini in tante lingue diverse, «pianti crino i capi di famiglia: imperocché ciò sembra indi-
carsi da xiosè, quando dice x. 5. Questi si divisero te isole dette nazioni . . ognuno secondo U proprio.

linguaggio e le sue famiglie, e ia sua nazione, or secondo il testo Ebreo c la Volgata si coni ino settanta
.

capi di famiglia; secondo I lxx se ne «'ontano imo a settanta due. Siccome pero molli de’disccinh ntl di Koè
ramine nuli al capo precedente non erano nati al tempo deila confusione delle lingue, quindi è, che
non resta necessario di supporre, clic in t into numero fossero t linguaggi, che nac«|uero allora) e gli
eruditi riducono ad un piccolo numero le Angue matrici, delle quali sono tanti dialetti tutte le altre;
«•«mie per esempio, dialetto dell’ Ebreo c redolisi U Caldeo, il Siriaco, il cananeo, li Cartaginese, l’Ara-
bo, l’Armeno, l'Etiopico e il Persiano.
Ver». 10. Questa è la genealogia di Sem. Torna Mo*è a descrivere i discendenti di seni per la fami-
glia di Arphaxad lino ad Àbramo.
ver», a). Sarug. Alcuni hanuo creduto, che a’ tempi di Sarug avesse principio l'idolatria. Dimentica-
to Il vero Dio creatore del ciclo e delta terra, gli uomini cominciarono a rendere il loro culto al sole, alL%
luna, alle stelle; indi agli uomini celebri per l'invenzione deli’ arti, o per imprese guerriere; e Anal-
mente agli animali, ed anche alle piante, e a cose ancora più vili. Eusebio Vnun. 1. 1 cap. 6. itone I* ori- .

gine «leu’ Idolatria nell’Egitto; donde dice, che ella si sparse tra’ renici e tra* opaci. Non può dubitarsi,
che nella famiglia Ji.iUcfcor e di Thare si adorassero gl' idoli. Vedi Jotue xxtv. 2. II. 8. Agostino de chi.
Uh. x. cap. utt. scrive, che Abramo liberato per divina vocazione dalle supcrstlzioui de’ Caldei cominciò
a seguire e adorare il vero Dio. Vedi ancora s. CiriUo contr. Jut. Ub. ni.
ver». 26. Generò Abram e Nachor e Aran. Abramo, benché posto da Mosè in primo luogo, era il
terzogenito de’ figliuoli di Thare. cosi Sem è sempre nominato li primo tra’ figliuoli d. Noe, benché mi-
nore di Jiudieth, a cui si dà U terzo luogo.
ver». 28. Jn Ur da’ Caldei. Ur lu Ebreo significa fuoco i e questo diede Torse origine a’ racconti degli
Ebrei, I quali tUcdho, che Abramo gettato nelle fiamme «la’Caldet, come adoratore del solo vero Dio, uo
t . , , .

GENESI CAP. XI a
29. Imitami attieni Abrnin et Nachor nxorc*: 39, F. Abram e Nachor si ammogliarono: la mo-
nomai inorìs Abram, Sarai: et noimn a glie di Abram avea nume Sarai : e ut moglie di Na-
dior, Mrlclm Olia Aron, patri» Mclchae , et fi&tri» chor ebbe nome M cicliti , figliuola di Aran , padre
J|-M ll.M'. di Afelcha e poltre di Jeseka.
80. Kral aulrm Sarai steri li», ner. label vii libero». SO. Afa Sarai era sterile e non atra figliuoli.
Si. * luiit Itaque Thara Attrai» Mira» aura», et 31. llutre allumine prese seco Abram «io figlino-
Lol filini il Arali, llliuin lilii sili , et Sami mirtini lo e Lo t figliuolo di Armi , ( cioè) figliuolo di tot
auoiii. uiunm Abram Olii sui , et odiixit co» de suo figliuolo , c Sarai si ut rimira, moglie di Abram
Or rhairianorian» + al ireot in tcrram ihau-un: suo figliuolo , e li condusse via da Ur tic* Caldei per
veueriiiitqim u«.qu«r ll.ir.ui. et liabil.rvcrunl ibi. andar nella arra di l hanaan, e aiutarono luto ad
• Jos. 34. 3. A
c/i. 9. 7. i Juililh. 3. 7. Ad. 7. 9. //arali, e Ivi abitarono.
33. Kt fatui suiittlics Tkarc «lurciitorui» quioque 53. >; visse 77aere dagcntocinquc aiuti, e morì iti
anounuu, et inurbiti» est io liaran. Hartur.

fu liberato per miracolo: e quinti! si ritirò col padre ad il tran. Trovandosi rammentala la città di ffnra
nella Mcso|«otoiiiu , molli erodono, che fila sia quella città, di cui si parla In questo luogo; e perciò
prelendono ebe l’antica Caldea comprendesse anche la Mcso|»ol uni i, i rdi Alti. vii. 9. 4.
.

Ver». 31. Ihare adunque prete seco Abram ee. Questo partcuia da Ur si suppone seguita dopo la
prima chiamala di Dto, di cui si parta negli Atti cap. vii. *.

Andarono fino ad Ilarait. Atta fu di |»oì detto ( arre città famosa nelle storie, part polarmente per
••sacre stato nelle sue vicinanze sconfitto da* parti l’esercito Romano sotto h còlidolta di crasso. I Tur- ,
chi hanno in venerazione quel luogo pel soggiorno fattovi da Abramo. Ct»n Àbramo c con Tliarc, erede-
si, che anche Nachor e U rimanente della famiglia passassero in liaran. l edi AUg. de eie. xvi. 13.

Qàqjn Dutficciuu)
Àbramo obbedendo al romando di Dio, ricevute le promesse abbandona la patria, r in com-
,

pagnia di tot va pellegrino nel parte di (hanaan, e fa sacrificio a I Signore in .WrArm r a


He thè . Imlt fiori ondo si in figlilo per ragion della fante , da al/a tua moglie U nome di so-
rella i ed essendo ella siala condotta via a casa dt Faraone, è poscia renduta a lui intana.

#
1. Dixil animi Domimi» ad Abram: Egrcdcrede 1. E
il Signore disse ad Abramo : Parli dalla tua
terra tua, et de cogigiUonc tua, et de domo [airi» lena , e dallaliut parentela , e dalla casa del pa-
tui, et veui in tciraiu, quajn mon» traini libi. dre luo, e vinti nella lena , che io F imegnero.
• Acl. 7. 3.

2. Paciamque In in gcnletn magnani, ctbcncdi- 2. E li farò capa di mia nazione grande , e li


cani libi, et inagnilicabo immoli luuin, crisquc bc- benedirò , e farò grande U tuo mime , e sarai be-
ncdiclu». nedillo.
5. Benedicala beuxHeentihus libi, et malivlicam 3. Jlaui tirò que’ , che ti benedicono, e maledirò
nialcdicenlibu» libi, alque * IN TE bcucdiecutur que’che li maledicono, e IN TE
sor un bau-delie
uiiivcrsac cugaalioues terme. lune le nazioni delia lena.
• Jnfr. 18 . 18 . 33. 18 . Gal. 3 . 8 .
4. Egrcssus est iUu|ne • Abram, siati praecepe- 4. Parli dunque Abramo , conforme nli acca or-
rat ei Dominus, et ivil cum eo Lui: s« ptn;igiiiia dinalo il Signore , c con lui ondo Lol: Àbramo avea
(luiixpic annoruiu crai Abram, ami egre» Invilir ile seltaniacingue aiuti, g utuuio uscì di //arati.
£no< * Btb* 11. 8 .
5. Tulitque Sarai uxorem sunm p el Lot lìliuui 5. E
prese seco Sarai sua moglie , e Lol figliuo-
frati is sul, uiiiversaiuque substantuuu, quaiu |kk.- lo disuo frollilo, e lullo qui Uo che noisette va, eie
sederaut, et animus, qua» Icceranl iu liaran : et du- aveauo acquisiate in liaran: c parti-
;tersone ,
cgivssi Mini ut ircut iu lerraiu (.hanaan, cumque rono per andare nella terra di Chanaan. giunti E
vcuissciit in cani. colà

ver». I. E il Signore disse ad Abramo : ee. Questa è la seconda vocazione riferita negli Atti cap. vii.
(, 6. ; c «la questo n coniano I quattrocento treni’ anni di pellegrinaggio notali nell’ Esodo cap. xti. 40,
41 e da paolo Hai. in. 17.
jv vieni nella terra, che io t' insegnerò mo non determina il paese, in cui vuol condurre Abramo;
ma gli ordina di lasciar tulio, c di andare, dovunque egli vorrà condurlo, licgnivsima perciò è la fede
di questo patriarca degli elogi «li Paolo: Per la fede quegli , che é cimimelo Abraham, obbedì per onda-
re ai luogo , che dovrà ricex’ere in credila , e parti senza saper dove andasse, lieb. xi. 8. Le promesse
fattegli da ino sono grandi; ma il loro adempimento è lontano; e un uomo di minor lede ui lui non
avreidie saputo indursi a distaccarsi da lutto, ed esporsi a un lungo e lucerlo pellegrinaggio , e a tulli
l disisi ri.
che l’ accompagnano.
ver». 2. Ti faro ca/m di una nazione grande, secondo la lettera Abramo fu ca|>o e stipite della na-
zione Ebrea, la quale si moltiplico a dismisura, e divenne un gran popolo uguale nel numero alle arene
del mare. come più volte è dello nelle Scritture. Secondo un altro senso più im|>ortoute Àbramo è pa-
dre non solo degli Ebrei, ma anche ili tulli I Gentil; fedeli, e imitatori della sua fede, ledi flom. iv. 7.
Ti benedirò ... e tarai benedetto. La benedizione di Dio. c la gloria, alla oliale egli promette d’in-
ni lz • ri Àbramo, comprendono senza dubbio anche la copta di tutte le felicita temporali,
• le quali volo*
iii*l merito della fede di lui spargere a larga mano sopra il suo popolo. .Ma a tutt’ altra
felicità aspi-
mn
rav a lì cuore di Àbramo: dislaccilo da tutti beni delti terra egli strile pellegrino nella terra promes-
i

sa come non sua , abitando nelle Inule ... Imperocché aspri lava quella ritta ben fondata, della quale
Jk architetto
/fio e fondatore. Hcb. xi. t». La felicito e la gloria di quella patria è promessa ad Àbramo da
nto «mando fili promette «Il benedirlo, di essere suo proiettore, e «ti far sì, che egli sia come un esem-
«oV. di miei clic sia per un uomo la benedizione di Dio : 77 benedirò ... r sarai bennietto; ovvero come
fiori i V Ebreo,
sarai benedizione , e / V TE saranno benedette, ec. ; / V TE vale a dire nel seme .

Sita fonie »* Gen. xxii. 18.; e questo seme egli è il cristo, come espone l’apostolo. Gal. ili. 16. in
....ilo tuo figlinolo (
dice Dio ad Abramo) saranno benedette tutte le genti, le quali imiUndo la tua le-
a r froderanno In h»‘j e da lui avranno salute.
V*.r 4 Avrà settantacuique anni, ec. Da questo luogo evidentemente ronchludesi che Àbramo ,

vf»..f ài mondo T anno 130 di Thare.


' u*r! 6 /’ /*- /arsone che oceano acquistate Ut Haran: l servi o comperali o nati dalle loro schia-
.

vo «fi léffliM <li** oro soggiorno in liaran. Potevano essere già nate a Lot le due figliuole. Gli antichi
* E-
Krri rJ»r oneste jiersone acquistate intendono gli uomini, quali Àbramo avea convertiti al culto del ren-
1 vero
donne convertite da «ara. così un antico interprete tradusse: r te persone /he aerano ,

aùù .ossei* aita, leggo Haran m


, j -

GENESI CAP. XII


6. Prrtransifit Abram torroni usquc ari locum G. Abramo pasto per mezzo al paese fino al tuo
SM Inni, iimjiu- mi conv.illem iUuMmii: « liaii.m.inus go ili Sidietn , fino alla valle fumimi: e i diana -
auleti! fune erat ili terra. neé erano allora in quella lena.
7. Appanni autcra Domimi* Almun et dixil ci: •
7. E il Signore apparve ail Àbramo e gli disse :
Semini tuo daini lemmi lume, oul aeriilicavit ibi A' luoé lumini darò questa lena. Ed egli edificò
altare Domino, qui npj>arucral ei. in quel luogo un aliare al Signore che cragli ap-
• Jnfr. 17. 1.». 15. 18. 9G. 4. DciU.
54. 4. parito.
8. Et inrie InMisgreriicns ari ninnici» , qui crai 8. Edi lì passando aranti verso U monte, che
rollini orici ilei » Ucihel, tetcnriit ibi tabcniaciiluiu era a oriente di Iìethti ri tese il suo padiglione,
smini, ab occidente IuiIm-iis Bellici, et ali oriente avendo a occidente tìclhel ,e a levante tini: ivi /ut-
Hai: aeililii .t\ il quoque ibi altare Domino, et invo- re edificò un altare al Signore , ed ùwocò II suo
cavi! nomi 'ii ejus. nome.
9. Perrexitquc Abram vadens, et ultra prograliens 9. E tirò brnauzi Abramo camminando e mon-
•mI mcrtdtom. tandosi verso mezzodì.
I". -li e>l autein fame» ili terra: ricsecnriitquc
i 10 . òhi venne nel poeto la fame : e Abramo scese
Nbram K«\|.lum, ut |- i^i io:uvlur ibi: prao-
io i nell* Egitto jtcr starvi come passeggero : perocché
valiieral enim fauaoa io terra. hi fame dominava in quel jme.se.
11. Cuniqur pmpccasct, ut ingrericretur ìf.gyptum, 41. E
alando j/er entrar nell' Egitto disse a Sa-
riixil Sani uxori suao: Novi quoti pulcra si* ùiulier: rai sua moglie : So, che tu sei bèlla donna:
li. F.t quiHleum virierint te .Egyplii, dicluri Mini: 11. E du? quando gli Egiziani li airanno vedu-
Uxor ipsius csL et interlineili me, et te rcsenra- ta , diranno : EUa é ma moglie : e uccideranno me,
bunt e le sei benuuio.
45. • Dir ergo, obsecro te, quoti noror mea sis: 13. Di grazia adunque di*, che tu sci mia sorel-
ut tiene sii inìlii propter te, et vivai anima mea ob la : allineili jxr le io sia bene accolto , c salvi la
grattai tari. • infr. K. iuta vita per opera tua.
44. Cum itmjue inqressus csset Abram KKyptum, 14. Entralo adunque A
bramo in Egillo , rider
virieruul Kgynlil inulienm quoti ossei intiera' iiiinis. gli Egiziani , che la donna era bella sommamente.
l ». Et minila veruni principe.» l’Uaràoni
, et lau- 45. Si Signori ne dieder nuova a Faraone, e la
riaverunt cara a pud illmn: et stridala est muiier in celebrarono dinanzi a lui : e la doiuui fu t rasjtor-
donni Pirofila tala in casa di Faraone.
IG. Alleimi veni bene usi sunl propter illam: fmv 1G, E per riguardo a lei fecero buon' accoglienza
runtquc ci oves, et bove», et asini, et servi, et ta- ad Àbramo: ed egli ebbe jiecore, e boti, c asini,
miilac. et a-inac, et alili li. < e servi , e serve , c asine . e cammelli.

17. Flagellavi! antera Domina» Pharaonom pla- 17. Ma il Signore gastigò con plaghe gravissime
gi* limimi», et riomum ejiw propter Sarai uxorem Faraone, e la sua casa a causa di Sarai moglie di
Abram. Àbramo .

IH. Voravitqnepharoo Abram, et dixlt ei: Quirinam 48. E Faraone chiamò Abramo, e gli disse: Che
est hoc, quoti lodali milii? t|uare non imlicastl, quoti m* luti lu fatto ? perché non hai tu significato, che
n\or tua CHM’t? ella i tua moglie ì
19. Quam oli caussam divisti, esse sororem tunm, 19. Perché mal dicesti , che era ina sorella, per-
ut tullerein cani milii in uxoremf Nuocigilur ecce ché io me la j/igliassi per moglie ? Or adunque ec-
conjux tua, aeeipe cani, et vatlc. coti la tua down , //rendila , c m* in pace.
Ver».6. Fino al luogo di.Sirhem. s lo stesso, che Sirhar In s. Giovanni iv. 6.
Fino alia valle ramosa. Alcuni traducono P Ebreo sino alla valle della mostra perchè Dio ad Àbra-
mo questa valle fece sedere la tastila e la bellezza della terra promessa.
In
SI
( banane / erano allora in quella terra, queste parole servono a dimostrare la gran fedo ili Àbra-
mo', Il quale credette a Dio, rive gli prometteva il dominio di una terra occupata da una potente nazio-
IM, 6 non temè di ditp°$triir»i .adoratore del vero Dio in un paese di perfidissimi idolatri; onde vi alzò un
altare per offerirvi vittime di ringraziamento al suo signore, votisi, che chananel erano tuttora In i

quel paese , quando eto scriveva Vinse; ma siccome doveauo essere ben presto discacciati, quindi Musò
con spirito profetico li considero, coinè se più noli vi fossero.
Ver». 8. A oriente di hethet. nettici è probabilmente quella stessa, di cui si parla rap. xwui. 19.;
onde questo nome le fu dato molto dappoi, c le è dato qui |*er anticipatone. Le duo città di Bclhcl odi
Ual sono poco distanti runa dall’altra, « furon di imo della tri Ini <n innlannn.
Edifico un aliare ... e Invoco ec. Ella è degna d’ ammirazione la costanza d’ Àbramo nel professare
altamente la sua fede nel vero Dio, lenendosi lontano da* riti degl'idolatri, e conservando viva ne’ suol
la pietà.
Ver». IO. Ma venne nei paese la fame. Dio esercita la virtù di Àbramo costringendolo ad abbando- ,

nare no paese, di cui gii avea già più volle promesso di farlo padrone.
Per starvi come passeggero. Min per ilssarvi slama, perché egli non esita nulla sulle divine pro-
messe .

Ver*. 13. DI grazia adunque di*, che tu sei mia sorella. Àbramo domanda a Sara di lacere II nome di
sua sposa, c dire solo, ch'ella era sua sorella: lo che era vero, iierebé Sara era figliuola dello stesso
ladre di Abramo, benché non della stessa madre come Icggeai lien. xx. 1*2.
Àbramo, cui era ben noto il carattere della nazione, presso di cui si rifugiava per salvare e se, e
la famiglia dalla fame, prende il partilo di non darsi a conoscere per manto, ma solamente per fratel-
lo ili gara, prov vedendo così alla salute pi opri» « della sua gente uidando ili* cura della rro-
. moni
vidcnz.t la castità della moglie, di cui conoscer» la virtù, persuaso, che Dio in tanta necessità l'avrebbe
protetta, e «iterando in lui coatra ogni speranza. Con questi principi ». Agostino •ostano» e difese il fatto
di Àbramo contro un empio filosofo, il quale avea ardito d'intaccare la virtù di quel santissimo i*at riarea.
ver». 15. Se diedrr nuova a Faraone, questo era il couiiin nome de’ re dell' Egitto , al qua! nome ag-
giungevano un altro particolare, come Rati tesse. Ammollili ec. questo nomo significava coccodrillo se-
,

condo Bociiart : e questo gran pesce era uno degli dei d’Egitto.
Fu trasportala ui rasa di Faraone. Dal versetto 19. apparisce, clic l'intenzione di Faraone fu di
sposarla. »r, come notò s. Girolamo, l’uso portava, che le donne destinate ad essere spose do’ re, fos-
sero per lungo tratto di tenqio preparale colle unzioni e profumi, come vediamo dal libro «li Esther, che
faccvavi alle mogli de’ re di Pento. In questo tempo furono fatti ad Àbramo linoni Irati amenti descrit- l

ti nel versetto seguente, c frattanto pio co' suoi gasliglu cambiò il cuore di Faraone. Così Dio fa vedere,
com’egli é custode tiri fare siterò. Psai. lui., c salvata la vita ad Àbramo, salva ancora la castità della
moglie, in antico scrittore racconta, che Abramo insegnò al re d'Egitto l'astronomia ; la qual cosa non
è diffìcile a credersi, jh urlio sappiamo, quanto in quella scienza fossero versati I Caldei, da' «piali veni-
va Àbramo. Riguardo alla qnaliU delle piaghe, colle quali iddio punì il re, la .scrittura nulU ci dà di
certo: ma mi istom-o presso Eusebio, Praeparal. hit. ix. 13., scrive, che venne la peste sul re, sulla fa-
miglia reale e sul popolo tutto, e clic gl’ indovini scopersero al re, ebe sarai, era moglie di Àbramo.
Firn essere benissimo, che Faraone amiti» con grave malore da Dio sospettasse del vero, e ne Dicesse
interrogare Sara, c da lei risai «esse quello, che era.
. , : - ,

GENESI CAP. XII 4$

90. Pracccpitquc Pharao super Abram viris , et 90 .E Faraone diede la cura di Àbramo a itomi
ileduxerunt eum, et morati illius , ci omnia , quae ni , i quali lo accompaspuxrom fuora colla moglie ,
liabebat. e con tulio quello , che avea.

ver». ». Diede ut cura tC Abramo a uomini Per metterlo . al coperto dagl’insulU degli Egiziani.

4.
Capo Dccimuitrjo
9. 9.

Abramo e Lol usciti dall* Egitto ti separano a causa delia /or grande opulenza : e avendo
Lo t eletto di stare pretto a! Giordano , Àbramo abita nel paese di ('hanaan , dorè sono a
lui ripetute le promesse di Dio intorno alia moltiplicazione di sua stirpe , e intorno ai do-
minio di quella terra.

Ascondi! ergo Abram de Xgyplo , Ipse et I. Uscì adunque Àbramo di Egitto conta sua mo-
uxor cjus, et omnia, quae liubclxU, et Lot cum glie . r con tulio il tuo , e insieme con lui Lot, an-
eo, ad australem plagain. dando verso il mezzodì.
Erat autem dive» valde in possessione auri, et Ed egli era motto ricco di oro e ri’ argento,
argenti.
8. Hcversusque est per iter, quo venerai, a me- 3. E tornò per la strada , per cui era andato ,
ridie in Bethcf usqne ad iocum, ubi prìus iixerat da mezzoftì verso Belhel fino al luogo , dove prima
tabemaculuni 111101 Dclhcl et Hai:
* arca piantato il padiglione tra Jictlui e Hai
4. In loco altari», * quoti fecero! prius: et invo- 4. Nel luogo, dove avea già fatto fattore, e hi
- •
cavi! ibi nomcn nomini. Sap. 19. 7. invocò il nome <kt Signore.
5. Scd et Lot, qui erat ami Abram, furi uni grc- 3. Ma anche Lot , che era con Àbramo avea
ges ovium, et àmicnta, et tabemacnia. de* greggi di pecore , e degli armenti , e delle tende.
6. Ncc poterai eos capere terrà, ut tiabitarcnt sl- 6. È
la terra non potea capirli , abitando eglino
mul: • erat quippc »ul*lanUa coruin multa . et ne- insieme ; perocché: oceano molte facoltà , e non po-
quibanl liabitarv communiter. * Inf. od. 7. tevano stare in un medesimo luogo.
Undc
7. beta est riva inler pastore» gregum
et 7. Per la qual cosa ne nacque anche risxa Ira*pa-
Abram, et Lol. Eo autem tempore chauanaeus, et stori dei greggi d‘ Àbramo . e quei di Lot . in E
Pberczaeus Uabilabant in tona iila. quel tempo abitavwio in quella terra il Ctuoianeo
c il Ferezeo.
8. Dixit ergo Abram ad Lot: Ne quacso sii jur- 8. Disse allumine Àbramo a Lot: Di grazia non
12.
gium inter me. et te, et inter pastore» incus, et 12. aJier razione tra me e le
nasca ira’ miei pastori
, e

pastore» luos: tralrc* ctiini sumus. e i tuoi pastori: perocché noi siamo fratelli.
9. Ecce universa terra corali) le est : recede a me,
13. 9. Ecco dinanzi a le tutta questa terra : allonta-
obsecro: si ad sinistmm ieri»,ego dexleram teno- nali , li prego , da me: se tu onderai a sinistra
bo: si tu dexleram elegcri», ego ad sinistrali) pcr- io terrò a destra: se tu sceglierai a destra, io on-
gam. derò a sinistra.
10. Elevali» Uaque Lot oculis, vklil omnetu circa 10. Lot adunque aliali gli occhi , vide tutta la
regioncin J orda ni». quac universa irrigabatur, ante- regione intorno al Giordano , per dove si va a Sc-
nani subverteret Domimi» .sodoniam et Gonion* gor , la giade era tutta inalidita , come il uaradiso
3lain, sieul paradiso» Domini, et situi £gyplus del Signore , e come /’ Egitto . prima che II Signore
venienlihus in Scgor. smantellasse Sodoma e Gomorra.
II. Klegitque »ibi Lot regionem circa Jordanem, II. E
Lot si elesse il paese intorno al Giorda-
et reccMU ab oriente: divisique soni alleni ter a fra- no , e si ritirò dati* oriente : e ti separarono l’uno
tre suo. dati’ altro.
Abram habitavit in terra Chanaan: Lot vero Àbramo abitò netta terra di Chanaan : e Lot
moralus est in oppidi», quae crani circa Jordanem, stata pelle città, die erano intorno al Giordano,
et habitavit in Souoinis. e /tose stanza in Sodouui .
Homincs autem Sodomitac pessimi erant ,
et 15. Ma
gU uomini di Sodoma erano pessimi , e
peccatore» coram Domino n'unis. for misura peccatori dinanzi a Dio.

ver». I. Andando verso il mezzodì. Verso la parte meridionale della cananea.


Vcrs. 4. E tei invocò il nome del .signore. Rendè a dio grazie pe’ favori a lui compartiti nell'Egitto.
Ver». 7. Abitavano in quella terra a ( hananeo re. Accenna Mo*è il pericolo, che vi era , che quello
genti feroci e idolatre prendessero occasione da quella discordia di spogliare e dispergere l’uno e raltro,
o almeno ne restassero scandalizzate o più mal disposte verso la Religione.
Ver». 8. Soi siam fratelli, .strettamente congiunti di sangue, e questi nella scrittura si chiamano
sovente fratelli.
\ ers. 9. Se tu onderai a sinistra, io terrò a destra ec. Legge antichissima lodata da s. Agostino tib. xvi.
de ciò. cap. 20. che il maggiore faccia la divisione, il minore elegga la porzione, che piu gli place.
,

Ver». IO. fide tutta la regione inaffiata, come il paradiso ec. Tutta la Pentapoli avanti la sua
. . .

distruzione, particolarmente quelli parte, la quale dal luogo, dove allora era Àbramo, si slendea verso
Sego r, era inafflata dalle acque del Giordano, e fertile, come già il paradiso tcrreslrc, e come l’Egitto.
L’amenità del paese fu una grande attrattiva per Lot.
ver». II. Si ritirò dall’ oriente. Per nome di oriente »’ intende qui il luogo, dove slava Abramo con
Lot, prima che si separassero Ira nettici, e Bai, il qual luogo disse già cap. mi. 8.. che era alt' oriente
di tìclhet ed avea Bethet a occidente a levante Hai. nel rimanente, assolutamente parlando, Lot an-
,

dando verso il Giordano andava verso l’oriente: «questo senso hanno alcuni voluto dare al lesto Ebreo:
ma non è necessario di iienaare a correggere la volgala, colla quale concordano le altre versioni.
ver». 19. Sena terra dt Chanaan: presa in stretto signillcato; perocché altrimenti anche Sodoma era
nel paese di chanaan
J.ol stava pelle città ec. SI può intendere, che egli avesse I suoi greggi sparsi attorno di quelle cit-
tà, c andava, e veniva per visitarli; mi sui dimori ordin i ri unente faceva m sodoma.
Ver». 13. Cor misura peccatori dinanzi at Signore, queste espressioni formisura dinanzi al Signore, ,

dimostrano l’orrenda perversità di quel popolo: Ezechiele ne parla cosi Ecco qual fu l'intqiula di So- :

superbia i bagordi , u lusso e la oziosità At tei e delle sue figlie ; e al povero e al bi-
doma ... La slmdtrano , , , .

sognoso non la mano eap. xrm. 48. Sopra le quali parole s. Girolamo: La superbia i ba- .

gordi /’ abbondanza iti tutte te cose , /’ ozio e le delizie sono il peccato di Sodoma da cui nasce la
. , ,

dimenticanza di Dio , per la quale t beni presenti si tenzono come pente lui onde il sapientissimo
. . . .

Salomone pregò Dio cosi ; Dammi U necessario , e quello che basta , affinché una volta eh ' io sia satol-
lo . io nom divenga bugiardo, e dica : Chi mi rivedrà i conti f ovvero divenuto bisognoso rubi, e s/ht-
glurt con offesa del nome del nuo Dio.

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fa*-*».-*--
, . . , , , .

46 GENESI CAI». XIII


14. Dixìtquc Dotninm ad Abram, postquam cllri- 44. E il Signore disse cut Àbramo «topo che. Lot
•U8 est ab co Lol: * Leva ocnkw tuo*, et vide a fu separalo un lui : Alza qti occhi tuoi e mira dal
loco, In «|iio mine es. ad aifuiloncni, et meridioni, luogo , dove sci ora, a settentrione a mezzodì, a
ad orientai», et occUIcntcm: * Star. 13. 7. tel ante e aU’ occidente :
Infir. 43. 18. 30. 4. Itrul. 3-1. 4. 13. Tutta la terra , che tu vedi la darò a te , c
43. Omnem temuti, quain conpldti tibi daini, a’ tuoi poster i fitto in eterno
el semini tuo usque in sempiternimi. 46. E moltiplicherò la tua stirpe , come la pol-
16. Fndunique salini tinnii sinil pnlvcrem ter- vere della terra : se alcuno degli uomini può conta-
rai* :quis potai boinuiuin numerare pnlvmm
si re i «panelli della polvere della terra, potrà anche
teme, semai quo<|uc luum tunn
poterli.
17. Surge, el jxTambiila lemmi In longitudine,
couture i tuoi posò ri.
17. Levati su, c scopri la terra , quatti’ étto i
el latitudine sua : quia libi daturus sum cui. lunga , e guanto ù lurga : perocché u le io la darò
18. MOTd» igitur tabemaculum suutn Abram 18. A bramo adunque- mosse il suo padiglione , e
venit et haliitavil juvta convolimi Mambrc, quac andò ad abitare premo la valle di Marnine , che è
est in Hebron: aedilicavit«|ue ibi altare Domino. in Hebrvn : ed ivi edificò un altare ai .Tignare .

ver». 15. Tutta la terra, che tu cedi ec. in dotto Interprete affermi che Dk>, o un Angelo per par-
,

te «li nio, pose dinanzi agli occhi d'Àbramo una immagine «Iella terra promessa, e a parte a parte eli
fere vedere tutto (niello, che ella conteneva di più pregevole. Cosi ti demonio mostro a cristo tutti I
regni del inondo . statuì. iv. 8. Tedi il Vereno. Abbiamo già osservato, come queste promesse hanno un
senso in il ultamente più nobile, c degno della fede di Àbramo e di uuc’ figliuoli , de’ quali cgU fu padre
secondo la fede.
3.bino in eterno. La promessi della terra di chanaan era condizionata vale a dire , purché I
;
carn.il! di Àbramo fossero fc«l«*li a ino, come egli se ne dichiarò, lureit. rap. *26.
ver». 18. presso la calte di M
ambre re. onesta valle era avide «lei monte, su di cui risedeva la citta
di tlcbron , c nella valle era un querceto, come apparisce dall’ Ebreo.

4.

Capo Decimoquorto
Pinti i cinque re, e tacche paiola Sodoma i quattro re cincitori menano schiavo Lot colla
.

maggior parte de’ suoi ; ma Àbramo insegue , e ripiglia i prigionieri , e la preda j e lieto
detta littoria da fa decima a ifeicfusedece o , dot quale rictce la benedizione , c rende ogni
cosa ai re di Sodoma.

1. Factum est aulctti in Ulo tempore, ut Arura- 4. E divenne in quel tempo che A arrapile! re di
>hel re* Sminuir, et Arioch rex Ponti, et Chortor- Sennaatj e Arioch re di Pouto, e ('hodortahomor
|nhomnr rex Elamitanim. et Thad.il n*\ GcntHim re degli Elamiti , e Thadal re deile Nazioni
,
Inirciil bollimi cnnlm tiara n “gei il Stxlonionnii, 2. Mosser guerra n Para re de* Sodomiti , e a
et conira berci regno Gomorrtiae, et contea Sen- Persa re di (iomorrha , e a Srnnaab re di Ado-
uaab ivgem A (lanino, et contro Semeber n*gem so- rna , e a Semeber re di Seboim , c ai re di Italo ;
brio», conlroquó regni» Balac; ipsa est Segor. la ipuile è Segar.
3
3. Omncs bi convcncruni in v alleni s ii voti mi , 5. Tulli questi si ratinarono nella vaile de Bo-
«piac OHM
est mare sali». schi , che é atiesso il mar salalo

Duodecim (*nim annis servierant Chodorlabo- 4. Imperocché per dodici anni erano stati sudditi
mor, ci icriiiMku'iuio anno recesscrunt ab eo. di Chodorlahomor, e il decimo terzo aravi se gli ri-
bellarono.
3. Igitur quarto» kriino anno venit Chodorlahomor, ». Per la qual cosa Panno quartodedmo si mosse
et reges, qui crani cuin eo: pcrcusscrontque Ha- Chodorlahomor, e i regi uniti a lui : e sbaragliaro-
phaim in Astarotb-camaim, d
Zuziin cimi cis, et no i /tapinami ad Asiuroth-camabn , e con essi gli
Kinim in snvc carialtiaim, Zuzimi , e gli Emimi a Sai e Cariathaim,
6. Et Chorracos in montibiis Scir usque ad cam- 6. E i (''horrei su’ monti di Seir fino alle cani-
pestria Pbar.ui. quac est in solitudine. pagne di Pharaii, du: t ivi deserto.
7. Reversique sunt, «*t vencrunt a«l fontem Mis- 7. E fi re) toriumdo in dietro giunsero alla fon-
pbM) Ipsa est cades : et iierciisserunl omnrin re» tana di Misphat, che è lo stesso , che Cades: e de-
gionem Amalcritarum, et Amorrtiaoum, «|ui liabi- mslarono tutto il paese degli Amuleriti e degli Amor-
taliat in Asasontliamar. ritti, che abitavano in Asasonlhamar.

ver*. 1. Antraphel re di Sennaar. La maggior parte degli Interpreti lo credono re di {babilonia, c


r.uiseppe Klireo scrive, che l’esercito era tulio di Assiri sotto il comando di quattro capitani. Certamen-
te la monarchia degli Assiri è la più antica di tutte.
Arioch re di ponto. \on «lei Poni*» Missino, un «li un paese più vicino, che portava lo stesso nome-
L’Ebreo legge: re di Massoni e gli Massari sono posti da Tolomeo nell'Arabia. ,

Chodorlahomor re degù Marniti, uh Elamiti sono i Persiani : questo chodorlahomor avea la .parte
princip ile in questa guerra ; e gli altri erano in suo aiuto.
I badai re dette nazioni. Alcuni spiegano, re della Galilea «Ielle Nazioni, il qual nome fu dato a qiio-
sto paese a motivo del concorso, che ivi si faceva di vane genti per ragion del commercio. Altri vogliono
« he Thadal si fosse Tonnato il suo regno col dar ricetto a’ vagabondi e fuggitivi di qualunque nazione ,
comi* fece di poi anche Romolo, aprendo P asilo per popolare Roma nascente.
Vers. a. data; la quale è Segor. Ebbe poi il nome «ti .Segor, coinè vedremo, rap. xix. 33.
Vera. 3. Che é adesso il mar salato. Sotto il nome di sale s’intende anche il nitro e il bitume; e u»
tutto questo è pieno anello, che chiamasi mare morto, in «*iii fu cambiata dopo l’incendio di sodoma la
bella valle piena di piante, che è qui nominata la valle do’ Boschi. a
vers f». Sbaragliarono i Haphatmi. Chodorlahomor co’ suoi re comineiaron la guerra contro al ponoio
detto de’ R.iphaimi, forse perche questo era alleato «te* re della Pcntapolìt e lo stesso può intendersi
«Irli’ altre tre nazioni, degli Zuzimi , degli Km imi e de* Chorrei. In vece di hafihaimi i LXX
mettono gi-
ganti; v dal Deuteronomio icap. ni.), c «la Giosuè (cap mi. uhi.) apparisce, che costoro erano gente di
gran-
ile corporatura. La città di Astaroiti-rarnaim era sul torrente «li Jalioc, e probabilmente ebbe nome
«la

qualche simulacro della luna, che ivi era adorata; perocché AsUrte è la luna.
/; gtl Pminu Kmiiu vale terribile. / edi Ueuter. ti. IO.
Save Chartathaun. Cittì» del paese «li Moab, tosuc ani. 19.
vera. 6. E l Chorrei tu’ monti di Seir. 1 Chorrei discendevano da Sci r, il quale diede u suo nome ai
.

monti, clic sono a levante di Chanaan di là dal mare morto. Cedi rap. xxxri. »>.
Phartui è nome «ti un monte, c di una città, tedi Vum. mi». I Oeuteron. xxxm. a.
Ver*. 7. Alla fontana di ìiisphat. Pere rio crede, che la fontana «li Misphat vaglia lo stesso, che
la
fontana di Merita » c che questa avesse II nome di fontana del giudizio ( Misphat ), e di fontana di con-
. ,

GENESI CAP. X V 41

8. Et egressi Mini rcx Sodomorum, et rcx Go- 8. Ma


il re ili Sodoma e il re dì Gomorrha, e
inorrtac, rcxque Adunar, et rcx se boi ni, necnoo il re di Adorna, e il re di Srbobn , ed anche il re
et rcx ualac, quno est Segor: et direxerunl adoni di fiala, la quale e Sòrgor, si maturo: e nella valli
1
entra cos in vaile Silvestri: ile fiaschi schierarono il loro esercito contro di
quelli:
9. srilicel ad versus r.hodorlahomor regem ELv 9. Vale a dire contro Chador lahnmor re degli
milaruin, et Thadal regem Centi uni , et Aniraplicl Elamiti , e Thm tal re delle Gemi, e Amraplui re di
regem Sennaar, et Ariocti regein Ponti : quatuor Scannar, e Anodi re di Ponto: quattro raji contro
regi» adversus quiuque. cinque.
10. Valli* aiilem Silveslris halicbat puteos muV 40. E
la valle de* fioschi area molti pozzi di bi-
tos bitumini.-. itaque rex Sodomorum, et Goooor* li ime. Or i redi Sodoma, e di Gnmorrtm voltar on
rliae terga vertcnuit, eeeidcrunl ibi: et qui reman- le spalle ,e vi fu fatta strage: e quel ,che salvar on
mmàf lugiTuut ad m ontoni . la vita , fmjtprom alla numiagna.
11. Tulerutit aulnii omnem substantiam Sodo* 41. E (i vincitori) presero tutte le ricchezze di
morum, et Gnuiorrhae, et universa, quae ad d- Sodoma, c di Gomorrha , c tulli i viveri , e se iMan-
huiii pertinente etabierunt: darono:
12. Necnon et Lot, et .substantiam ejus , filiuui 42. E
(jrrcscro) anche con tulio quello , che ave-
fratria Abram, qui babilabat in Sodomls. va, il figliuola del fratello di Abrtunb , Lot , che
abitava in Sodumu.
13. Et ecce uni», qui evaserat, umiliavi! Abram 43. Ed ecco tuia de* fuggitivi ne portò la nuova
Hebraco, qui babilabat in convalle Macabre Aroor- ad Àbramo Ebreo, il quale abitala nella ralle di
Iti cnim pepi-
rhaei, fruir» Escol, et fratria Ancr: Kmèn Hwvifcw, fratello di BndTvÌ
éfdrj pe-
gemnt foedus ciun Abram. rocché questi mena fallo lega con Àbramo. •*

44. Quod cum audissel Abram, captum vkicli- 41. Àbramo ailunguc avendo udito, come era sialo
oet Lot fratrem suimi, numeravi! expedilo» ver- fallo prigioniero Lot suo fratello, scelse Ira * suoi
naculo» suo» trecento» decem et oclo et perso : seni ir cenilo diciotto uomini ipin testi: e tenne die-
cutus est usque Dan. tro ai nemici fino a Dwi .
43. Et divisis sociis , irruit super eosnoctc: per- 45. B
dh’ise le schiere, gli assali di none lem/to:
cu&aitquc eoa, et |ierw cutus est cos usque Hoba,
;
c gli sbaragliò, e gl * inseguì fino ad Hoba , dm
t!

qunc est ad laevam Iiamasci. alla sinistra di Damasco.


46. Kcduxilquc omnem substantiam, et Lot fra- 1d. i: ricupero tulle le ricchezze, e Lot suo fra-
trcni suuni cum substanlia iilius, ìnulicrcs quoque, tello con tutta la roba di lui, ed andie le donne, e
et populum. il fmpolo.
47. Egressus est autem rcx Sodomorum In oo* 47. Eambigli incontro nella valle di Save (che
cursum ejus, postquam reversus est a rande Cho- t* la i alle del re) Il re di SihIqvui, quanti* ci fuma-
dorlahomor , et regimi qui cum co crani iu valle
,
re dalla rolla di Chador lahomor: ede*n suoi con-
Save, quac est vallis regi». federali.
48. * Al vero Melelilsedecli rcx Salem, proferens 18. Ma Melchisedcch re di Salem , messo fuora
nnnoni, et vinum: crai cnim saccrdos Dei altis- del iMine e del vino: jteroccH egli era sacerdote di
simi, • Uebr. 7. 4. Dio altissimo,
49. Bcncdixit ei . et alt: Benedirti» Abram Dco 19. Lo benedisse . dicendo: fienrdetto Àbramo dat-
cxcolso, qui crcavit eoelum, et termm: f altissimo pio, che creò il cielo, e la terra :
50. Et benedirti» Deus cxcclsus, quo prolcgen- 90. E
brindello V altissimo Dio , per la ad
tc, bostes in manibus Luis sunl. Et dedit ei iloci- protezione sono siati dati in poter tuo i ne-
iuas ex omnibus. mici . E
(A bramo) diede a lui le decime di tulle
le cose.

traddizione Menici ; perchè ivi gtl Ebrei mormorarono conira Musò; ma Dio giudicò la lite in favore
( )

di lui, facendo scaturire le acque dal vivo sasso, .Vum. xx. 13.
Il paese degli Amalecill. Vale a dire U paese, che possederono di poi gli Amalccitl nell’Arabia rctrea
tra Cade* e il inar rosso.
A* asonthamar vuol dire città dette palme, e fu poi detta Engadrii.
Ver*. IO- la valle .acca motti pozzi di bitume. questi pozzi di bitume servirono poi nelle
. mani di
Dio alla distruzione delle infami città.
fi %’i fli fatta strage. Alcuni vorrebbero, che si traducesse, vi caddero dentro , cioè nc'pozzi del bi-
tume; lo che sembra poco probabile di persone, che ben avean notizia de* luoghi e sapevano che in
que’ pozzi trovavano sicuramente la morte, notisi come Dio si serve sovente del braccio d’ uomini cat-
,

tivi a punico altri f ittivi.


vera. 19- E presero anche Ivi. I.ot, il quale allettato dall’ amenità del paese avea eletto di vi-
. . .

vere tra genti scellerate, e punito da Dio eolia perdila delle sue ricchezze e della libertà.
Vera. 13- Ne /torlo la nuova ad Abranut Ebreo, si è già detto, che il nome di Ebreo gli fu dato per
essere egli venuto «li paese qltre I’ Eufrate, quasi volesse dire uonw di là, cioè di là dall* Eufrate.
(mesti avean fatto tega con Abramo, queste parole danno limino di credere, clic Mainbre, Escol e
che doVean essere persone «li conto, aiutarono Àbramo colle loro centi. Fedi vere. 24.
Aner.
Vera. 14. Trecento dinollo uomini, questo numero <r uomini impiegati al servizio di casa c alla cu-
ra de' greggi «li Àbramo dà una grande idea, «li quel eh’ egli fosse. ì edi rap. xxm. 6.
Fino a non. nan in questo luogo non è la città di tal nome, ma un rivo, o un luogo vicino al Gior-
dano La città di Dan al teiiqio di Mosi* si chiamava Loris.
vera. 17. Netta valle di Save ( che é la volte del re ). questa valle, prima detta di save, e di poi valle
del re era dirimpetto a Gerusalemme secondo Eusebio.
Vera. 18. MaMelchisedcch re di Salem, ec. Salem è Gerusalemme per comun parere de’ Padri e de-

Vwo'Awrfl del /tane e del vino : perocché era tacrrdolc cc. questa giunta , che Melchisedcch era
sacerdote, non essendo certamente messa a caso, «limosini assai chiaramente contro gli eretici , che il
nane c il vino portato e messo fuora «la Melchisedcch dovea servire al sacrifizio p unico, che egli offer-
se in rendimento di grazie a Dio pclla vittoria di Àbramo; ed è stato anche da altri osservato, clic vari
antichi Ebrei, invece di quelle parole messe fuora del pane e del vino tra«lucono I’ Ebreo: offerse del
itane e det vino : K Filone Ebreo dice, che Melchisedcch offerse sacrifizio per la vittoria. Ma tutto il mi-
stero di questo ve sacer«lole, ammiratili figura di cristo sacerdote, secondo l'ordine di Melchisedcch. c
re di pace è spiegato divinamente «la paolo, /tebr. vii; onde è da vedersi quello, che Ivi si è detto. Ag-
k itine tirò solamente, che vari antichissimi Padri, e dietro a qucsli Teo«lorcto, cd Eusebio credono, che
«clchisedech fosso un regolo della Chananea, il quale per un miracolo della grazia si mantenne santo
lai le decime di tulle le cose, vale a dire delle spoglie de’ nemici, non gii anche
^'vere 90 p'/o/co
delle ròte ricuperate, tolte da qucsli a’ re. e agli abitanti della Penlapoli.
, , . .

48 GENESI CAP. XIV


91. Dlxlt autori re* SodoCDoram ad Al tram: Da 21. E re di Sodoma
il ditte ad diramo: Dammi
mihi animasi cartoni tulle tibi. gli uomini: lutto il resto tienlo iter te.
99. Qui rcspomlil ei: Levo ninnimi menni ad Do* 22. Quegli risfto.se a lui: Alzo la mano mia al
mimmi Dcum cvcetouni, posscssorcm codi, et ter- Signore Dio altissimi) , padrone del cielo , e della
me, terra
93. Quod a Ilio subtegminto usque ad corrigiain 25. Che né un filo di ripieno , imuna coreggia
caligar non nccijtiam ex omnibus, quuc tua sudi, di scarpa io prenderò di tulio quello , che i tuo,
oc dica»: Ego dilavi Abram: perché tu non dica: Ho fatto ricco A bramo:
94. Exivptis bis, quae eoinedenint juvenes , et 24. Eccettualo quello , clu' lumi io mangialo i
paiiibus vironim, qui venerunt inccum, Aner, Esco!, giovani, e le ftorzioni di qiu'sti uomini , die sono
et Mambre: isti accipient jku tcs suas. venuti meco , A ner , Esciti, e fifambre : questi ale-
ranno ognuno la sua parte. #

ver*.' 91. Alzo la mano mia. Antichissimo rito per prendere Dio in testimonio di qualche cosa, alzar
la mano verso il melo, invocando colui, che abil t nel ctuio.
ver». 23. DI tutto quello che C tuo. Vale a dire «li quello, che era tuo, e de* tuoi, e tuo voglio che
sia tuttora, benché sii divenuto di mia ragiono, come acquisto fallo in guerra giusta. Con ragione i Pa-
dri celebrano la in «inanimila e il dist acca mento di Àbramo.
ver». 41. eccettuato quello , che hanno mangiato L giovani re. Abramo eccettua qiic* commestibi-
li
,
che avesser consumato i suoi soldati, i quali con una appellazione usala nella milizia egli chiama
giovani.
in secondo luogo Abramo eccettua la porzione, che toccava ad Ancr, a Escol , e a Mambrc i qua- ,

li si vede, che non iiuitarouo la sua grandezza ti* animo, e probabilmente si accordarono a ciò volen-
tieri i re della PcnlapoU.

Capo Ehcitnoquinto
Ad Abramo , che non spera piti successione . Dio promette un figliuolo ; c Abramo credendo
a lui è gài siificaio, e j>cr carniera della terra promessa offerisce il sacrifizio prescritto-
gli dal Signore £ indicato a lui il futuro pellegrinaggio della sua stirpe.
.

Hto Unquc transaclis, Cactus est senno Domi-


1 . 1. Passate die furono qiu’ste cose. Il Signore
niad Abram i>cr vtoloncm, direns Noli liniere : parlò in visione mi Àbramo , dicendo : Aon teme-
Abram; ego proiettar tuus suin, et inerecs tua re , o Àbramo j lo sono il tuo protettore, e tua ri-
magna nimis. comftcnsa granile oli remarlo
Abram: Domine Deus, quid datys
2. Dixilqiic 2. EA bramo disse: Signore Dio, che mi darai
mihi? ego vadam absque liberto: et nlius procura- luì io me n‘ audio senza figliuoli: c il figliuolo del
torto domus meae, tote. Daiuascus Eliezcr. mio maestro di casa , questo Eliezcr di Dama-
sco.
Addidilque Abram: Mihi autem non dedisli
3. 3. Esoggiunse Abramo: fifa a me in non hai
sctncn et ecce vernae.ulus incus baci es incus crìi.
: dato figliuolo: ed ecco che questo schiavo nato in
mia casa sarti mio erede . i

4 Stathnque senno Domini factus est ad rum 4. Etosto il Sigiuire gli parlò e disse : Questi
dicrns : Non
haeres tuus, sod qui egreilio-
crii liic non sarà tuo crede , ma àudio, die da’ lombi tuoi
tur de utero tuo, ipsmn liatabto liacredem. uscirà , lui avrai tuo erede.
5. Eduxitqur entri foras, et ait illi: * Sospiro 5. E lo condusse fnora , e aU disse: fitira il ciclo
codimi, et numera stellas, si potes. Et dixit ei: e conta, se puoi , le stelle . E cosi (dissegUJ sarà
Sic crii seme» tuum. • Rovi. 4. 18. la tua discendenza.
6. • c redolii Abram Deo, et reptitatum est illi ad 6. A bramo erede Ite a Dio, e fagli Imputato a
JilfrUliam. * Hom. 4. 3. Calili. 3. 6. Jac. 2. 23. giustizia
7. Dixilouc ad cimi: Ego DomlotH, qui eduxi 7. E Signore gli disse: Io xon il Signore, che
il

te do Ur Cliakiacorum, ut dareui libi leiraui istaui, li trassi da Ur de’ Gioitici


, per dare a le questo
et poesIdercB cam. paese, e perché tu lo possegga.
8. Al ilio ait: Domine Deus, unde «ciré possum, 8. Ma quegli disse : Signore Dio , donde pos$’ lo
quod posM'ssurus siili eam? conoscere , ch’io sia per possederlo?

|. £ tua ricompensa grande otlremodo


vers. Dio solleva io spirilo di Àbramo a faticare e combat-
.

tere |>er un premio minutamente piò grande, che le vinone c le ricchezze del mondo, lo stesso sarò
tua mercéde, dice Di«» ad Àbramo; ecco la sola mercede degna di me, e dell’ amore, eli’ io bo per te.
Vers. 2. signore Dio, che mi darai tu? io me n" andrò ec. Fra tulle le maniere di esporre lo prime
parole della ristata di Abramo, questa Oli .sembra la più vera: Signore Dio, Irne sta, che voi si degnate
«Tessere mia mercede: Imperocché di tolte le cose del mondo, che darete voi a ine, che possa essermi
di cotisola/ioneT incili re quel figliuolo eh’ in aspettava ; quel figliuolo unico oggetto di mie brame ; quel
figliuolo, in cui debbono esser benedette tulle le genti . lo noi vedo, e. temo, ebe per mia colpa lo ne
sia priso. e che senz'osso io un murre, e ornai arerò |**r crede non un llgtiuolo naturale, ma un adot-
tivo. il ngUtiolo del inio maestro di casa. Damasceno di patria. Il discorso u’ Àbramo è rollo, come ognu-
no vede e palei ico.
Vers. f». i onia re puoi , te stette, veramente di queste 11 numero non può aversi con tutte le dili-
.

genze usale dagli astronomi, scoprendosene nel ciclo, mediante le ripetute osservazioni, sempre «Ielle
nuove, le quali |ht la sterminata disianza da noi scompariscono quasi, benché sten di fatto grandissi-
me. or alle Stélle è paragonala la discendenza «li Àbramo, n«»n tanto la «llvcmlcrua carnali*, quanto la
spini naie, di «pie* figliuoli cioè, de’ quali sta scritto, che splenderanno come stette per interminabili eter-
nità, Man. IV.
vers. 6. Abramo credette a Dio , e fu gli imputato a giustizia. Abramo padre di nostra fede, come lo
chiama l’ Apostolo, credette a Dio, e per questa fede non solo fu fallo giusto; ma ottenne oziami lo di
crescere nella giustizia: imperocché vuoisi osservare, clic quelle parole Àbramo credette , e fagli impu-
talo, ec. si applicano non solo a questa particolare circostanza , per cui sono siale scritte, ma a tutte
le precc«lenti azioni di Àbramo, cominciando dalla prima chiamata «li Dio in Ur de' Caldei: ina sono sta-
te poste qui da Mosè, pendio in questa occasione spiccò maravigliosamente la fede del gran Patriarca.
Abramo adunque giustinrato già per ia sua fede, per la fede disenne ancora più giusto e così egli fu
padre della fede e modello di gitisuncazione. sopra queste parole vedi l’Apostolo Hom, iv. Gal. in. e*».
Giacomo cap. il. 23., e «turilo, che abbiamo detto in questi luoghi.
vers. 8. Signore Dio , donde post" io conoscere, ec. questa dimanda non è Indizio di vernn dubbio
intorno alia senti delia promessa ma Àbramo attidato nella bontà del Signore domanda con umiltà
:
, , . . , ,.

GENESI CAP. XV 49

9. E« nvpondens Dominila: Suine, inquK, mthi ar- 9. E U Signore risjme: Prendimi tenti rami di
cani triennali, et capràm tri mani, et arictem antio- tre armi , e una capra di tre awd, e un ariete di
runi i riunì torturali quoque, et columbam.
, tre armi , e tata tur ima , t ima colomba
10. Qui tolleri» universo hacc, • divisit ea per 40. Ed
egli prese tutte quelle cose : le divise per
rinvi limi , et utrasque parte» eontrn se altri risero» mezzo , e te jxrrli pose t‘ una dirimpetto all' altra:
posuil: ave» auteni non divisti. • Jerari . £4. IH. ma non dirne i votatili.
11. inrscevnierunlquevolucres super cadavere, et 44 .E calavano uccelli sopra le bestie morie, c
abigei Mt cas Abrain. Àbramo li cacciava.

44. cumque sol occurntierct, sopor Irrult super 44. E sul tramontare del sole Abramo fu preso
Abr.un , et Itorror magnus , et tenebrosità invaaU da profondo sonno , e lo invase un orror grande ,
cum. e oscurità. •
Dktumque est ad euro: Scilo praenoscens,
45. 43. E
fugli detto: Tu dei fin d’ adesso sapere ,
quod * peregrinino futuruin alt semen tiium in che la tua stirpe sarà pellegrina in una terra non
terra non sua , et subjieient eos acrvituli , et af> sua , e li porranno in hchiaiitu , e gli strazieranno
fligent quadringenlis anni». • Jctor. 7. 6. per qual tr occhi’ armi
44. Verumtainen gentem, cui scrvrturi sunt, ego 44. 3fa io farò giudizio della nazione , di cui sa-
Judicalio: et post haecegrcdicntur cum magna sub- ranno stali seni: e dipoi se ne partiranno con gran-
stantia. di ricchezze.
45. Tu autem Uria ad patrea tuos, in pace sepol- 45. Ma
tu onderai a trovare i padri tuoi , sepolto
to» in aenectute bona. hi pace in prospera vecchiezza .
46. (icncratUme autem quarta rovertentur huc : 46. E
alla quarta generazione fi tuoi) torneran-
enim complelae sunt iniqui late» Amor-
n cedui u no qua: imperocché fino al tempo presente non
rhaeonun uaque ad praesens tonpus. sono ancora compiute le iniquità degli Amorrhei.
47. Cura ergo omibqiss«?t
sol , facto est caligo 47. Tramontato poi che fu 11 sole , si fece una
tenebrosa, et anparuit rlilianus fumana, et lampo» caligine tenebrosa e apparve tuta fornace fumante .
ignb tramiens inter divisione» lllas. e una lanquom ardente , che passata per mezzo
agli animali ditisi.
48. in ilio die • neplgit Domtnus fon! us cran 48. In quel giorno il Signore fermò l’alleanza
Abram, diceria Semini tuo daini terram hanc a flo- con A bramo , dicendo : Al tuo seme darò io questa
vio MgjpH usque ad fluviuin maguuin Kuphraleni, terra dal fiume d’Egitto sino al gran fiume Eu-
• Sopra 14. 7. 45. 45. Jnfr. 46. 4. Deut 34. 4. 5. frate 3
Beg. Paralip. 9. 46.
4. 44. 4.
49. C inoro», et Ccauneoa, Cedmonaeo* 49. / Cinei e i Cenezei e l Cednumei
40. Et llethacos, et Pheruzacos, Raphahn quo- 40. E
gli Hethei e i Phcrezci , c anche i fia-
que, phaimi
41 . Et Amorrhaeos, et Chananaoos, ci Gergesaco», 44. E gli Amorrhei e i Chananel e i Gergesei e
et Jebuaaeos. i Jebwsei.

, qualche segno riguardo al modo, onde ciò debba effettuarsi. La sua Interrogazione è simile a quella
* della vergine. Lue. i. 34.
Ver». IO. ìa divise per mezzo. Dalla testa in giù. Queste cose sono Catte da Àbramo per ispirazione
di pio, il quale conferma le sue promesse, istituendo 11 rito di contrarre le alleanze; Il qual rito si con-
servò di poi presso alt Ebrei ( Vedi Jerem. xxxiv. 18. ), e fu adottato da molte nazioni. Secondo questo
rito divisi eli annuali nella guisa descritta da Musò, e collocate le parti di essi l’ima dirimpetto all'altra,
passavano T contraenti pel mezzo, onde venivano ad essere uniti tra loro mediante il coinun sacrifizio
Ma ricordiamoci, che Abramo in premio della sua fede meritò di vedere, benché da lungi, il giorno di
Cristo. Jo. vin: e il saenfìrto di lui col quale Pi riunito l'uomo con Dio, e stabilita l'eterna alleanza-,
questo sacrifizio fu predetto e mostralo ad Abramo nel sacrifizio degli animali divisi da lui in simbolo
della sua alleanza.
Ma non divise i volatiti. Qnesti non appartenevano al rito dell' alleanza ; ma erano solamente per
essere offerti al signore.
vers. II. E Àbramo ti cacciava. mezzo
Abramo si stava nel delle bestie divise.
vera. 12. Àbramo fìi preso da prorondo sonno. Questo sonno, o sia estasi, come hanno lxx, gli Pi I

mandato da tuo; e le cose, che Dio rivelò a lui intorno a’suol posteri in questo sonno, lo atterrirono,
e gli fecero errore grande e afflizione.
ver». 13. Per quattrocent’ anni. Vedi l’Esodo cap. xti. 10. 41.
Ver». 15. Anderai a trovare i padri tuoi. S. Ambrogio llb. 2. de Abraham cap. 9. Fot, che ci ricordia-
mo , che (a madre nostra é quella Gerusalemme che i colai tu quelli diciamo padri , i quali nei me-
, ,

rito precedettero, e nell* ordine della vita: ivi trovavasi Abele vittima della pietà, ivi il pio e santo He-
no eh , ivi Noi : a t cosar questi onderà Abramo , come qui a lui si promette.
vers. 16. Alta quarta generazione Nella linea di Giuda si conterebbero in questa guisa le quattro
.

generazioni d'uomini nati nell'Egitto: Esron nipote di Giuda) generò Aram Aram generò Aintnadab,
( ,

Auun^dab generò Naasson, N sasso» generò Kalmon, il quale entro nella terra di promissione.
\on sono ancora compiute le iniquità degii Amorrhei Nomina questi aoli, come popolo principale,
t
.

c più ragguardevole di Cbariaan. e anche, perchè nella terra di quel popolo si trovava allora Àbramo.
ver». 17. Una fornace funuinle. Ecco uu simbolo delle tribolazioni e de’ mali, sotto de* quali dovean
geniere in Egitto posteri di Àbramo.
i

/; una tampona ardente che passava per mezzo ec. Dio, di cui e- un’immagine questa la ni pana ar-
,

dente. passando per mezzo agli animali divisi ratifica l’alleanza fermata con Àbramo.
Vera. 18. Dal fiume d'Egitto sino ai gran fiume ec. Il nume d’Egitto è il Nilo: dal Nilo adunque Duo
all* Eufrate, promette Dio, che si stenderà il dominio de’ posteri d’Àbramo peccati di questi tratten- . I

nero lungamente I’ adempimento pieno di tal promessa ma ella fu verificata interamente sotto Davide
:

e Salomone»

Capo Dffimoefsta
Agar i data in moglie ad Abramo da Sarai sua padrona ma ma dopo . di essere domala
madre dispreizava la padrona ed estendo stata perciò gasUgata si , fuggì ; ma per co-
mando di un Angelo tornò a soggettarsi a Sarai e partorì Ismaele ,

1, igìtur Sarai uxor Abram, non Ramerai libero»; 4. Ma Sarai , moglie di Àbramo «ori ama falbi
acri haben» andllani dtgypttam nomine Agar, figliuoli j ma avendo una schùn<i Egiziana per no-
me Agar,
rol.
A I

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. , . . . .. .

3.
n GENESI CAP. XVI
Dlxlt marito suo: Ecce conci usi t mo Dominus, 3. Disse a suo marito: Ecco che il Signore mi
nc parerem: ingnxlcrc ad .ine Ulani menni, si forto ha fatta sterile , perchè io non f/arlvrlsca : sposa la
sai lemex fila susripiam fllioe. dunque illc acquio mia schiara ,sea sorte di lei almeno messi ngthsoU •
«cerei deprecanti, Ed essendosi egli prestato alte preghiere di lei ,
3. Tulit Agar ACgyptlam anclllam suam, post 3. EUa prese Agar Egiziana , sua schiava, pan-
annos deccm, qnam hab ilare cocpcrant in terra sali dicci atuii , dacché uveali f /ruttipiai o ad ahi-
Chanaan: et dedii cain viro suo uxorem. tare netta terra di Chanaan : c la diede al marito
suo per moglie.
A. Qui ingressus est ad cani. At llla concepisse 4. Ed eyU coabitava con essa . Ma
ella vedendo,
ic videns, despexit dumiuain suam. che area concepito , prese a (arsi beffe delta pa-
drona .

3. DiVitquo Sarai ad Abram: Inique agis conira 5. E


Sarai disse ad Abramo : Tu mi fai Ingiu-
me: ego dedi andllam meam in sinum tu imi: quao stizia: io ti ho data la mia schiava per tua con-
videns, quoti conccperit, dcspectui me liabel: j li- sorte: ed ella vedendo . chi • ha concepito * mi bef-
dia:! Dominus inler me, et te. fa : il Signore sia giudice tra me , e le.
6. Cui respondens Abram: Ecce, alt, .indila tua 6. Rispose Àbramo : Ecco che la tua schiava C
in inanu tua est: uterc ca, ut libet. AUligeule Igi- In tuo potere: fa* con lei * come meglio ti piace.
tur cam Sarai , fugai u iniit. Siccome adunque Sarai la gasligova , cita se m
7. dunque Invanisse* cam Angelus Domini Juxta E
/' Angelo del Signore avaulobi trovala tn
Contcm aquac in solitudine, qui est in via Sur in ) solitario presso uria fontana di acqua, che t

deserto, nella strada di Sur nel deserto ,


H. DixU ad illam: Agar, anciHa Sarai, unde vo- 8. Le disse : Agar , sen a di Sarai , donde vienlT
13.et quo vndis? Ouac respondit: A tacie Sarai
nls? e dove vai luf Ed
ella rispose: lo fuggo dagli occhi
dominac meae ego fugio. di Sarai mia padrona
9. Dixilque ei Angelus Domini: Rcvcrterc ad do- 9. E l’Angelo del Signore le disse Torna alla:
minain inani, et huniiliare sub manu illius. Uui jiattrona e umiliati sotto la mimo di lei
. .

10. Et rursum: Mulliplicans, Inqult, mullipllcabo 10 . E soggiunse: Io moltiplicherò grandementa


stuncn luum, et non n umerali Liur prae inulti tu- la tua posterità , e non potrà numerarsi perla sua
dine. moltitudine
11. Ac ddneeps: Ecce, alt, concepisti, et parics D- 11. E
dipoi: Ecco , disse, tu hai concepito , a
liom: vocabist|uc nomcn ejus Ismael, co quod a il- partorirai un figliuolo, e gli porrai nome Ismaele,
ei ieri l Dominus afniclioneiu luain. perché il Signore ti ha esaudita netta tua affli-
zione .
nic crii fonia homo: man uà ejus contm orane*, 13. Egli sarà uotn feroce : te mani di lui contro
cl man us omnium conira rum: et e regione uni- tulli , e le numi di tutti àmtro di lui: ei pianterà
verso min fratrum suorum flgel tabernacula. le tende sue ilirhnpcllo a quelle di tulli t suol fri
tetti
13. vocavlt autom nomen Domini, qui loqueba- 13. Ed dia invocò il nome del Signore , che te
tur ad cam: Tu Deus , qui vii listi me. Dilli cnim: parlava Tu , Dio , che mi hai indilla . luqurroo
Proietto l»ic vidi posleriora videnlis ine. chi, ella disse: Certo che io ho veduto il tergo di
lui , che mi ha tedia a
14. * propterea appellavi! puteum illum puteum 14. Par questo chiamò quel pozzo II pozzo di lui.
vtventis. et videulls ine . Ipsc est inter Cades, et che vb'c, e mi lui veduta. Egli 6 tra Cades, a
nanid . • Infr. 34. 68. Rea ad
15. Peperitquc Agar Abrac fllium : qui vocavit 15. E Agar partorì ad Abramo un figliuolo : ti
nomen ejus Ismael. quale gli fiosenome Ismaele
16. ( leioginta cl sex annorum erat Abram, quan- 16. Ottanta sei ami arca Àbramo , quando Agar
do (icfKirU ci Agar ismaelem. partorì a lui Ismaele.

Ver*. 2. Se a sorte di lei avesti figliuoli , L’Ebreo : fors’ io per mezzo di tei mi edificherò una casa t
maniera di parlare molto frequente nelle Scritture. Agar diede nome alla città detta Agra nell’Arabia
*' p0po11 t,clu Agarent , e di poi Saraceni dalia parola Araba Saraka , ebe vale rubare , far
latrocini
Essendosi egli prestato atte preghiere di lei. s. Agostino lib. ro. dectv. cap. ». scrive: duomo , che
virilmente usa delle dosine : della moglie con tempei anta j della schiava per condiscendenza j di nissu-
na con smoderata affezione! K altrove non ha difficoltà ili uguagliare matrimoni! «l’Àbramo alla castità i

di Giovanni, in questo fatto Abramo fu certamente guidato dallo spirito del Signore; onde egU non fu
di poi men caro a Dio per aver condisceso a* desideri! della moglie.
Ver*. 5. Tu mi fai ingiustizia Sara rifonde nella troppa bontà di Abramo verso di Agar la cagiono
de* mali termini, che usava seco la schiava.
vere. 6. /ss tua schiava i in tuo potere. Vcdesi In questo raoconto II buon ordine regnare nella casa
di Àbramo. Sara disgustata ed offesa non ardisce di punire Agar; ma so nc lamenta con Àbramo. Àbra-
mo, senza disaminare per minuto la ragione delle querele di Sara, avendo riguardo alla debolezza del
sesso, conoscendo La prudenza della consorte, rimette a lei il pensiero di umiliare la schiava affine di
mantenere la pace nella famiglia . Pedi Grisost. hom. 38.
vers. li- Le mani di lui contro tutti, e te mani di tutti contro ee. Predizione veri Oca la In tutti I tem-
pi, e nno al giorno d'oggi negli Arabi posteri d’ Ismaele, feroci, amanti la guerra, e i ladronecci, sen-
za stanza Ossa, salvatici», c vagabondi ; dall’ altro lato fedeli nelle promesse, c ospitali, tenendo tulli
gli uomini per fratelli, c persuasi, che i beni di questa terra non tutu comuni.
Monterà le sue tende dirimpetto a quelle di tulli i suoi ec. Gl’ Ismaeliti circondano la Giudea , V Idu-
mea, il paese di Moab , e degli Ammoniti.
vers. 13. Ho veduto il tergo ec. L’Angelo, che rappresentava Dio, nel corpo che avea assunto, non
fece vedere ad Agar la sua faccia, ma il tergo. Vedi l’Esodo xxxiti. 38. «blindi l’ antichissima tradizione
presso gli Scrittori profani, che gli Del non mostravano mai agli uomini la loro faccia.
Ho veduto il tergo di lui , che mi ha veduta, che ha gettalo lo sguardo sopra di me per consolarmi,
c darmi consiglio.
Vere. li. Tra Cades c fiorati, cades. o Cadesbarne era nell'Arabia petrea circa venti miglia lontano
da (icbron. Di Barad non si ha certa ootizia.
. : , . . . )

GENESI CAP. XVII SI

4. Capo Oecimo0mimo 1.

U promette ton pur ripetute ad Sbrano je a fui, e


concisione à comandata come segno
a Sarai tono carpati t nomi Ixi cir-
.

alleanza deli’ . Promessa di un figliuolo di Sara. Pro-


sperità (ritmarle . Sbramo eseguisce il precetto delta circoncisione .

Pmtquam vero nonatfnta ri novelli annotimi Afa quando egli era entrato nel nonarjcshno
esse cooperai , appartili ei Domimi* , dfoitquc ari nono anno , gii appon e il Signore * e gli disse : Io
cura: Ego ncus uimùpotens: ambula coram me, et tl Dio onnipotente: cammina alla presenza mia . e
celo perfeelus. di perfetto.

2. Ponamquc focrius moum


lotcr me, et le, et 2. E
io fermerò la mia alleanza tra me , e le,
multSplkabo le vchementer nimis. e ti moltiplicherò grandemente oltre modo.
3. cedri il Abram pronus In fadem: 3. Si gettò Àbramo boccone per terra :
4. Dixllquc ci Deus Ego suro, et partimi meum
: 4. E
aissegi! Dio : Io sono, e U patto tnio (sarà
lecura; • crisque paler multaniiu gcntiuiu. con tc j e sarai padre di molte genti
• Eccl. 44. 4). Barn. 4. 17.
5. Nec ultra vocabilur nomcn luura Abram: sed 5. E
non sarai pìU chiamato coi nome di Àbra-
appcMahcris Abraham: quia patron muUarura gen- mo: ma sarai detto A
bruimmo: perocché io ti ho
itura constimi tc. destinato padre di molte galli
6. Padaroque te crescere rohenienllssiine, et, pò- 6. E
il farò crescere fórmisura , e li farò padre
nam tc in gcntibus, regesque ex le egredientpr. di popoli , e da te usciranno de* regi.
7. Et statuani pactuni merita intcr me, et tf», et Ì. JC io fermerò il mio palio tra me , e te: e col
inter scrocn luura post tc In gcncratiooibus tuis . seme tuo dopo di te nelle tue generazioni con sem-
focdcrc sempiterno: ut sira Deus lima, et seininis pitema alleanza : otul’iu sia Dio tuo , e. del sente
lui post tc. tuo dòpo di te.
8. Daboquc Ubi, et semini tuo terraln pcrcgri- 8. E
darò a te * c al seme tuo la terra , dove tu
nalionb tuae, omnem terrara ctianaan in pqascs- sei pellegrino j luna la lena di Cluuuum in eterno
sionem aetemaro, eroque Deus eorura. dominio , e io sarò loro Dio.
9. Di\it iterimi Deus ad Abraham: • Et tu ergo 9 .Eòi nuovo disse Dio ad Abrahamo : Tu adun-
custodirà (tortura incum, et scinco tuum post tcln que osserverai il mio jratlo , e dopo di le il tuo
generation il >us suis. * Acini. 7. 8. seme nelle, sue generazioni
40. Hoc est partiim menni, quod ol>servatiitis io- 10. Questo è il tnio patto , che osserverete tra
ter me, et vos , et seniori tuum post le : etreum- me , e voi , tu e il seme tuo dopo di te: tutti i vo-
cidetur vobisex omne
inasculinum: stri maschi saran circoncisi:
II. Et dreumeirietis camera praeputii vestii, ut 11. E
voi circonciderete la vostra carne in segno
sit • in signora foederts Intèr me, et vos. delT alleanza tra rnc, e voi.
* 7. mi. 12. 3. Lue. 2. 21. Jtom. 4. 41.
11 Infans octo riierum rircumcklrtur in vobis, 42. Tìnti i (tombini maschi di otto giorni saranno
orane inasculinum in generalionibus vestris : tara circoncisi tra di voi da una generazione all'aura:
vcmacnlus, ouam cmlitius eircuraddetur, et qui- U servo . o sia nato in casa , o lo abbiale compe-
cumque non lucri t de stirpe vostra: ralo da <iualtou]ue nomo non della vostra stirpe ,
sarò circonciso
43 Erilque pactum meum in carne vostra in foo 45 . E
questo segno del mio patto sarà nella vo-
dus aeternuxn. % stra carne per eterna alleanza.

era. I. lo U Dio onnipotente, potrebbe tradursi l'Ebreo: io il Dio che tono pienezza, ovvero la stes-
sa pienezza: cammina atta presenza mia, e sii perfetto: affine di renderti capace de* beni, ch’io ti
preparo, c li ho promesso, cammina come servo fedele alla mia presenza, obbedisci a* miei comandi,
e fa’ di essere Irreprensibile, e senza macchia.
Vera. 4. lo sono. Di Dio solo con verità si dice, che cali è, perché egli è eterno, immutabile. Egli
adunque con questa parola dimostra ad Abramo, come il patto, e l’ alleanza, che egli fermava con lui,
era immutabile.
vera. 6. Non sarai più chiamato coi nome ec. Ab-ram significa padre eccelso : Abraham ( contratto
di ytb-ram-hammon padre eccelso di moltitudine
)

vera. 6. Ti (arò padre di popoli e nasceranno ec. Abrabomo secondo questa promessa di Dio fu
,

certamente padre di popoli immensi, gli israeliti, gii idumel .gli Arabi; cd egli ha avuto nella sua, di-
scendenza un numero grandissimo di regi. Nessun uomo riguardo a tutto questo potè mettersi In pa-
ragone con Abrahamo, dacché mondo è mondo. Ma vanno elleno a terminarsi qui le grandiose r «mes- »

se di Dio? E V alleanza sempiterna ( vers. 7.) di Dio con Abrahamo che sarchb’elia divenuta, se ella
avesse dovuto aver suo effetto nella sola discendenza carnale di questo gran Patriarca? con ragione per-
ciò l’Apostolo ci fa osservare, che figliuoli di Abrahamo secondo lo spirilo Mino l’ oggetto di quest e pro-
1

messe ; che a queste han diritto I Gentili imitatori dell» fede di quel patriarca, a cui queste promesse
furono fatte prima, ch’egli ricevesse l’ordine della circoncisione, affinchè così egli fosse padre di tutti
i credenti incirconcisi (vale a dire de’Gentlli), e padre dei circonciti , di quegli , i quoti seguono le «*e-
ttigia delta fede, che fa in Abrahamo padre norlro non ancor circonciso Moni. ir. il. I. ix. 7. !». fìat. HI.
14. , et sea. in questo senso re che nasceranno ria Abrahamo, sono in primo luogo il Cristo re «le’regi,
i

e poi i principi delta casa del Signore, gli Apostoli delle chiese, gloria di cristo: la tetra, di cui Dio dì
il possesso eterno al seme di Abrahamo fedele, ella è li terra de* vivi, riguardo alla quale non sono
più pellegrini, nè forestieri quelli, che per la Tede son di vomiti concittadini de’ Santi e detta famiglia ,

stessa di Dio Kphcs. II.,

vera. IO. Questo é il mio patto. Clòò a dire il segno di mio patto con voi sarà la circoncisione. La circonci-
sione adunque fu ordinata da Dio a rammemorare l'alleanza fatta da lui col suo popolo, divenuto perciò un
popolo specialmente dedicato c consccrato al Signore, e distinto da tutti gli altri popoli per mezzo di
questo segno. Questo segno medesimo fu una figura dell’ indetebll carattere, che i cristiani ricevono
nel santo Battesimo, per cui sono ascritti e adottati nella Chiesa di Dio, e acquistano diritto a’ beni del-
la medesima Chiesa.
vera. 12. Tutti i bambini . di otto giorni ec. non potea farsi prima questa cercmonla, perchè non
. .

fosse cagion di morte al bambino; ma polca differirsi per giuste cause, fedi Josnè cap. v. 6.
li sen’O , o sia nato in casa , o lo abbiate comperato ec. La Volgata è un poc* oscura In questo luo-
go: onde ho procurato di esprimere il senso del testo originale , che dee essere anche II senso della
stessa volgala, notisi, che un incirconciso potea vivere nelle terre degli Ebrei, ma non in casa ili un
Ebreo: e se tino schiavo straniero avesse ricusato di ricevere la circoncisione, Il padrone noi! potea co-
stringerlo’, ma dovea rivenderlo Tedi Maim. de circumcis. Ub. I. cap. 6.
.
t . , . ,

.va GENESI CAP. XVII


14 . Masculus , oujus praeputii caro drcumdsa 14. Se un mucina non torà flato circonciso, una
non fueril, ddebilur anima illude pupillo suo: quia UUe anima sarà recisa dal ceto del pepai suo : pe-
I
girimi) menili irritimi fedt. rocché ha violato il mio palio.
15. nix il quoque Deus a«i Abraham: Sarai uso- 15. E Dio disse ancora ad A bruimmo : Non chia-
rem tuam non vocabis Sarai', seti Saram. merai più la tm moglie co! nome di Sarai , tua si,
diSara :
16. F.t benedicam ei, et et illa dabo Ubi Alluni, 16. E
in la benedirò , e di lei darò a te tm fi-
cui bcnediclurue Mini: crilque in nationes, et rcgCR gliatilo ,a cui io durò benedizione : ed ei sarà ca-
pojmlorum oricntur ex eo. po di nazioni , e da lui usciranno regi di ftopoU.
17. Cccidit Abraham in factem suatn , et risii, 17. Abr ahamo si gel là boccone per terra , e rise
direna in conte suo Potarne centenario nascetur
: dicendo in cuor suo : Possibile, che ttasm tm figliuo-
(ìli us? et Sara nonagenaria parici? la a un uomo di cento unni ? e che Sara parto-
risca a notatila?
18. Dixitque ad Dcum: utinam Ismael viva! co- 18. E
disse a lui : di grazia , viva Ismaele di-
roni te. nanzi a le.
19. Et alt Deus ad Abraham: * Sara uxor tua pa- 19. E
disse Dio ad Abrahamo : Sara tua moglie
nel Ubi filimi), vocabisquc nomcn rtus Isaac, et COO- ti partorirà un figliuolo , e ali ftonai nome Isaac j
stiluain parimi) menni illi in foedus sempiternimi, c fermerò con luì il mio palio per un’ alleanza sem-
et semini qju« jiost cuoi. • Infr. 18. 10. 3 et 91. 2. piterna , e col seme di lui dopo di esso.
95.
Super Ismael quoque esaudivi te. Ecce be-
90. 90. Ti ho anche esondilo riguardo a Ismaele , e
nedirmi! d, et nugebo, et multiplicabo rum valile: lo amplificherò e moltiplicherò grandemente : ei gc*
duododitk duccs generabit.et (ariani illuni io geo- turtra dodici condottieri j c far olio crescere in una
tem magnani. nazione grande.
21. Parlimi vero menni statnam ad Isaac, questi 91. Ma il mio patto lo stabilirò con Isacco , crii
parici libi Suro tem(K>rc islo in anno altero. partorirà a le Suro in questo tempo ranno ve-
gnente.
99. rtimque Gnitus essot senno loqucnlis ctun co, 99. E
finito che ebbe di parlare con lui , si tolse
MCendlt Deus ali Abraham. Dio dada risia di A bruimmo.
95. Tulli autein Abrakun Ismael lìlium smini «et Abr ahanu> adutupie prese Ismaele suo figliuolo ,
omrx's vernaci ilo* domus sua»*: nniversosque, quos e tulli i servi nati nella sua casp : e lutti quelli *
cinemi, cunctos inarcò ex omiiilm» viri» domus che area comperali , lutti qiuinii i maschi di sua
siiae: et rimmiddit camem proepuKi eorum statini casa j e li circoncise hmncdiututticnte lo stesso gior-
in i|isa die, slcut praeccperal ei Deus. no , conforme Dio gli atra ordinalo.
21. Abraham non agi uhi et novnn era! annoruin, 94. Abrahamo area noniniawne armi , quando si
quando cirrumcidit cameni praeputii sui. dramdsc.
95. Et Ismael filiti» trededm annosimpleveraUeni- 95. E
il figliuolo Ismaele atra compito tredici
|Hire rircumcisionis suac. anni al tempo di sua circoncisione.
96. Kadern die rìmnncistts est Abraham, et Ismael 96. Netto stesso giorno fu circonciso Abrahamo 3 e
fllius cjus. Ismaele suo lini titolo.
97. Et omnes viri domus illius, taro vernacoli 97. E
lulli gli uomini di quella casa , tanto quei ,
quam cmtiUi, et alienigena© jiariicr drcumcisl che in essa arati tutti , come tptei , che erano stali
suoi. comperati * c gli stranieri furono circoncisi ad un
latipo.
^ i

Ver». 14. Una taTanima torà recisa dal ceto del popol suo. Rara rigettata dal corpo detta chiesa
Giudaica , privata delle prerogative della famiglia di Abrahamo, ed esclusa dalle promesse contenute
nella mia alleanza. Altri spiegano queste parole della pena di morie, colla quale dovrà punirsi chiun-
que non fosse circonciso; altri della morie dell'anima , cioè dell' eterna dannazione, nella quale incor-
resse chi trascurava questo rito, come quello, che era slato ordinato pel rimedio del peccato originale,
secondo %. Agostino, ». Gregorio, s. Tommaso e altri: ma siccome su questo punto è diversa l’opinione
di molli altri Padri, e interpreti, la prima e la seconda «posizione sembrano più accertate. Gli Ebrei
a (fermano, che se un figliuolo di Abrahamo, non circonciso nella Infanzia, arrivato all’ anno decimotcr-
zo non si facesse circoncidere restava soggetto alla pena intimata da qnesta legge
,

Ver». 15. Von chiamerai più la tua moglie ec. Dopo aver mutato il nome ad Àbramo Dio cangia an-
,

che quello della consorte : tu non la chiamerai più mia signora ma assolutamente la signorar come
Quella, che non «li una sola famiglia sarà madre, ma di tutte le genti per mezzo d'Isacco e del Cristo,
che dee nascere dal seme d'Isacco e di cui lo stesso Isacco sarà ligur».
Vera. 16. La benedirò, e di lei ti darò un figliuolo ec. Meli’ Ebreo tutto intero il versetto si riferisce a
sara: La benedirò, di lei ti darò un figliuolo: la benediròj ella sarà madre di popoli, e da lei tue iranno
de‘ re Grandioso elogio db Sara e infallibile prova della virtù di questa gran donna. Ella è degna per-
.

ciò di essere una bell i figura della Chiesa di cristo, e anche di quella vergine figliuola di gara, dalla qua-
le volle nascere il cristo .

Veri. 17. E
rise , dicendo ec. Risc per eccesso di allegrezza insieme e di ammirazione: imperocché
lungi da noi di sospettare la minima diflidenza in questo grand'uomo dopo quello, che in proposito di
questo fallo medesimo ci espone l' Apostolo: Abrahamo contro ogni speranza credette di divenir patire di
motte nazioni ... e senza vacillar nella fede non considerò né il suo corpo snervalo , essendo già egli
di circa cento anni né C utero di .Sara, già senta vita j né per diffidenza esitò sopra la promessa di
,

Dio j ma
robusta ebbe la fede , dando gloria a Dio , pienissimamrnte / ter ut tuo , che qualunque cosa alt-
ina promessa Dio , egli è fio tenie iter farla-, perloché eziandio fugit ( ciò) imputalo a giustizia. Rom. iv.
18. 23. Vanni, che queste parole «fi Paolo, le quali evidentemente sono allusive al fatto, di cui si parla,
non laschi luogo di dubitare della fermezza invariabile detta fede tu Abrahamo, particola ralente ove
miei tasi a quelle parole : c fugli imputato a giustizia.
Ver». IR. Dì grazia , viva Ismaele dinanzi a te. Vale a dire. Signore, «lacchè tanta è la tua bontà
verso di me, che mi prometti un tal figliimlo, e con esso tinta felicità, degnali di grazia di conservare
in vita anche il mio Ismaele, e di benedirlo, affinchè egli viva dinanzi a te, e ti sia accetto. I.a rispo-
sta «li Dio: Ti ho anche esaudito riguardo ad Ismaele, ec. parati, che non permetta di dare verun altro
senso a queste parole.
ver*. 19. Editi /Mirrai nome Isaac che vuol «tir riso.
Ver». 30. Dodici condottieri. GII Arabi erano divisi, cene gli Ebrei, in dodici tribù, c lo sono anche
di presente: I capi, o sia condottieri di esse sono predetti in quésto luogo.
ver». 33. Si tolse Dio ec. Il Siro traduce 1‘ Angelo di Dio. E molti interpreti credono, che per lo più
in queste a pini rizumi dee intendersi un Angelo rappresentante la persona di Dio.
Ver». SS. immediatamente lo stesso giorno. K degna «li osservazione la pronta obbedienza di Abrahamo.
I.’ udire il comando di bin, e l’ eseguirlo fu quasi lo slesso. Ma è anche «legna «f osservazione t'obbe
dicriza «r Ismaele e di tutta «luelia numerosissima famiglia in soggettarsi ad un nlo motto penoso. Argo-
mento dell' autorità acquistala da Abrahamo sopra de’ suoi per una sperimentata miìù e saviezza.

byGoo
GENESI CAP. XVIII
Cajw ©ecini0tta00
3. Tre Angeli accolti da Abrogamo come ospiti promettono un figliuolo di Sara a quella perciò ,*

accado riso ,nc è ripresa. Predizione della rovina di Sodoma, per cui Abrahamo prega pia
volte .

1 . • Appartili nominila in convalle Marn-


autem ci I. EU A
Signore apparve atl bruimmo nella valle
ilo; sedenti in ostie Uibcmaculi sui In ipso f«*nro- di Monitore, tornir vi salerà all’ingresso del su<»
re dld. * ffètor. 15. t padiglione .nel manaior caldo del giorno.
cumquc elevasse! «culo*, apparuerunt ci tres 3. E
aveiulo cidi alzali gli occhi , gli comparve-
viri starile* propc «•uni: quo* rum vidiaset, cucur- ro tre uomini , che gli slavan dappresso , e valuti
rii in omirsum eoruin de ostie lubernaculi, et ado- che gli ebbe, corse loro incanirò dall’ ingresso dei
ravit in lemmi. padiglione , e adorò fitto a terra.
3. Et vii
ili nomine : ,
si invejii gratiam in oculis 5. E
disse: Signore , se io ho trovalo grazia di-
luU, no Iranica* scrvuin limili: nanzi a te, non Uuckir indietro il tuo servo:
4. se«l aflemm pauvUlum aquac, et lavate pc«ks 4. Ma io porterò tai po’ di acqua , e lavate i vo-
vestros. et requiesdte sub arbore. stri piedi 3 e ri/ tosatori sono quest’ aliterò.
5. ponamque buccellam pani*, et confortale cor 5. E
vi presenterò un pezzo di pane . adunile ri-
vestrum , ideino enim declh
poste» InuisibUi» : storiate le ihtsire forze , e poi ven* onderete: tmpe-
nasiis ad servum v esimili. Qui di veruni: Fac, ut roocluì per questo siete venuti verso il rostro servo.
OCillUS 0*. E quelli dissero: Fa’ , carne imi detto.
G. FcstinavilAbraham in tabernaculuip ad Saram 6. Aiuto in fretta A
br alunno da Sara , e te dis-
dKitquc Accelera; iris sala simi be commiste,
el: se: Fa’ presto, il iq tasta tre sali di fior di fari-
et fac subeineririos pane*. na , e fanne delle schiacciale da cuocer sotto la
cenere.
7. Ipsc vero ad anuentum cucurrit: et tulit indo 7. Ed egli corse all’armento , c ne tolse un vi-
vituliiui tenerrimum, et optimum, detlitque pueru, tello U più tenero , e grasso , e lo diede ad un ser-
qui fcstinavil, et covit illuni. vo , il quale ben tosto lo ebbe colto.
8. Tulli quoque butyrum, et Ine, ctvituliim, «pieni 8. Prese anche dei burro , e del latte , c il vitello
coverai, et posuit coram els: Ipse vero stabat juvla cotto , e ne imbolali loro la mensa: ed egli sene
eos sub arbore. naia in pie presso di loro sotto i alberiti
9. Cumipic comedissent, divenirli ad eum: ubi 9. E
quelli mangiato che ebbero , disser a lui :
csl Sara uvor lua7 Me respondil: Ecce in tabenia- Dov’t Sara bui moglie f Egli rispose : Ella è qui
culo est. nel padiglione.
10. cui divi!: • Revcrtens veniamad le tempore 10. Ea lui disse ( uno di quelli ) : Tornerò nuo-
telo, vita cornile; et liabebit filiuin Sani uvor tua. vamente a te di quella stagione , vivendo tu ; e
quo audito. Sara risii post ostium tabernacoli. Sara tua moglie avrà lai fi gii tu •lo. La qual cosa
• Sup. 17. 19. Infr. 31. 1. Ram. 9. 9. avendo udita Sara di dietro alla porla del padi-
glione rise.
41 . Erant autem ami*) sene*. proVectaoque ada- II. Imperocché ambedue erano vecchi , e di età
tte, et deaieront Sarac Acri muliebri». avanzala , e Sara non aveva più i corsi ordinari
delle donne.

ver». I. E il Signore appone ad Abrahamo nella valle ec. I tre personaggi , che apparvero ad Abraha-
mo, rappresene» vano il Signore nelle tre divine persone; ed erano Angeli in figura umana; imperoc-
chéa questo ratto principalmente alludendo l'Apostolo «lice: Non vi dimenticate dell’ ospitalità dap- ,

poiché per Questa alcuni dieder , senza saperlo , ospizio agli Angeli. Heb. xm. % Vedi Augnai, avi. do
clv. cap. 89.
ver», i. Vestati che gli ebbe , andò ec. in tutto questo racconto abbiamo una viva pittura del rispet-
to, e «Iella carità di Abrahamo verso degli ospiti.
E
atlorò fino a terra. Vedi cap, toh. 7. lin'csprcsalone slmile a quella usata qui nella nostra vol-
tata. La voce Latina atlorare, e la Greca de' L\X. che corrisponde a questa, significano portar la ma-
no all.» bocca, baciarsi la mano, che era segno d’ adorazione presso gl' idolatri Fedi Job xxxi. 83. il».
Heg- xix. 18. .

Ver*. 3, Signore, se lo ho trovalo ec. Abrahamo talora parla a lutti tre} talora a quello di mezzo, che
faceva la prima ilgura e parevad*
sovrastare agli altri.
vers. 4. Porterò un po' acqua , ec. La lavanda de’ piedi era la prima funzione dell’ ospitalità. 8. A-
tostino c s. Girolamo, in vece di quello, che si ha netta voltata: e lavate i vostri piedi , lessero e lave-
,

rò i castri piedi: ma certamente if senso e lo stesso.


Per questo siete venuti verso ec. A questo One di onorarla mia tenda, prendendo in essa ristoro 5 a
mirato line senz’altro vi siete qua rivolti.
\ rr». 6. Impasta tre sali <U por di forma ec. Il «alo è misura ebrea conlenente il terzo di un epha ;
on<lc tre sali ranno un’cpha, cioè più di settanta libbre di farina, tara In età di novantanni, sar.i no-
bilissima o ricchissima donna dee impastare (certamente coll* aiuto delle sue serve) questa farina,
r<rnc pane, e cuocerlo. Questa semplicità degli antichi costumi notata nelle scritture si osserva an-
Mosè. R questa semplicità serviva assaissimo a con-
che negl» scrittori profani, benché tutti posteriori al’affezione
servare nelle madri di famigli» il buon costume e alla casa, a renderle più attive c anche
di miglior sanità. K onesta semplicità quanto è mai preferibile alia mollezza c alla inutilità, nella quale
la maggior parte del tempo e della vita?
le donne comode de* nostri Ictupi consumano
[ielle schiacciate da cuocer sotto la cenere, t saraceni, e Mauri, simili agii ebrei ne’ costumi, an-
I

i carboni
rhe oggidì cuocerlo il loro pane o sotto o sotto le ceneri o nelle padelle.
Veri. 8. Prese anche del burro. Nell’oriente il burro si conserva liquido, e la voce usata qui nrl-
P originale «là idea di una rosa, che sivale bee. Questo burro ordinariamente dà grato odore.
.se rie stava in pii presso di toro j a dire li serviva a tavola come traduce il Caldeo. Fedi Jerem.
m 12. Niehem. sii. M.
ver*. 9- Mangiato che ebbero. La maggior parte degl’interpreti con Teodoreto c s. Tommaso affer-
mano che quest» Angeli non mangiarono m realtà, ma parve ohe mangiassero; c Abrahamo credette,
.aVcssor mangiato. Ma ». Agostino sostiene, che realmente mangiarono, e «-he gli Vgch ]>osfton man-
giare e che, quando l’ Angiolo Rafacle disse a Tobia Pareva a voi che io mangiassi e bevessi : ma fo
: ,

ini torvo di cibo e di bevanda invisibile, ciò non vuol dite, che Rafacle non mangiasse effettivamente:
'
Mgpiflca . che quelli, che lo vedean mangiare, credevano, che egli il facesse i»cr bisogno, quand’et
,
i.» ficea solamente
i*cr elezione. Fedi Tob. xu. 19.
Ver»- h). tmndo tu. sembrami questa la migliore interpretazione di quelle parole della volgati
r nmitc ; e dcll’Rbrco locando U tempo detta vita: P \ngeto dice ad Abrahamo. che. l’anno seguente
in quello stesso tempo tornerà a lui; che cl sarà Tlvo e avrà avuto un figliuolo di Sara.

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54 GENESI CAP. XVIII


19.Quac* risi! occulte, Ulcero: Postqiinin consonili, ta. Or ella r;te* incito segreto dicendo: Dopo
et • Uomini» raeus vctuli» est, vomptnti operai» che io sono vecchia , e U mio signore c cadente j
dabof • l. Pet. 3. 6. ruliterrò io giovincildl
13. nixlt anioni Domini» ad Abraham: Quare ri* 13. Ma
il Signore disse ad Aboliamo : Parchi,
sii Sara ,
direna : Num vere pariturn Mini amisi mai ha riso Sara , dicauto : Sun lo per / torturiti
da vecchia ?
14. NuinquiU Dro qiiUhpiam est difficile? Juita 14. /"ha egli cosa diffìcile a Dio ? Tornerò a le ,
conUiciuin revcrtar fui le hoc codoni IcmjMire, vita secondo la promessa fatta , in questa stagione , ri-
roinilr, ri li.il K-l .il San» liliijii). imdo tu, e Sara avrà un figliuolo.
15. Negavi! Sara , dicci»: Non risi : Umore por- 15. fregò Sara j e piena di paura disse: Non ho
lerrita. nominili aulau, Non est, influii, ita arti : riso. fifa il Signore, Non é così , disse: per ciucciti
risisiti. tu hai rts f,
16. Cum ergo surroxisscnt inde viri, dircxcrunl 16. Essendosi adunque alzati da quel lungo quo-
onilos ronlra Sodomam: et Abr.iham simul gratile» gli uomini volsero gli sguardi inverso Sintomo: e
h.ilnr. di'durrns r-.s. Ah alunna andava Con
loro , acconmiiatandott.
17. nixiique n.tminus: Num celare fiuterò Alm*- 17. E il Signore disse
: Itotrò io tener nascosto
ham, quar grsltini» anni: ad Aboliamo quel eh’ io «tino per fare :
,
IH. nini futuri» sii in genlem magnani, ac ro- 18. fileni r’ egli debtr‘ esser capo di una nazione
lm.dissim.ini. et * UENEDICENDAK sin! in illoomiN» grande e fortissima , e dovendo in lui avere BE-
naUoncs terra»* ? * Stqn. li. 3. tnfr. 21. 18. NEDIZIONE tulle le nazioni della terrai
.19. srio enfili . quod pracccpturu» sii llliissuis, 19. Imperocché io so , che egli ordinerà a* suoi fi-
92.
et domili sua»; post se, ut custodiant viam nomi- gliuoli, e dotto di si alla sua famiglia , che segua-
ni, et Cuàant judicium.ct justitiam; ut addiH*at no- no le vie del Signore, c’ osservino la rettitudine, e
mini» pnj|der Abraham omnia, quar toculus est la giustizia , aflm/ké il Signore ponga ad effetto
a»1 cum. lutto quello , che Im dello a lui.
in. l)i\ii itaque Domini»: Clamor Sodomoram, 99. Disse adunque il Signore: Il grido di Sodo-
et ciomorrhae niulliplicalus est, et percatum ooruin ma , t di Gomorrha i cresciuto, e i loro peccali si
aggravatimi rst nimis. sono aggravati formisura.
il. ju'M-emlani, et videbo, utrum clamorem, qui ai. Asolerò , e vedrò, se le opere loro aggnagUmt
venit ;ul me, opere complevcrinl; an non est ila, il grido, che ne é gitano fino a me: o, se cosi non

ul ariani. i, per sopirlo.


convcrtcriintque se inde, et abierunt sodo- 99. E
si partirm di là, e si hteamminarono a So-
mani: Abraliam vero adhuc staimi coram nomino. doma : ma Aboliamo slava tutTora dinanzi al Si-
gnore.
93. F.l appropinquai» alt: Numquid pcrdcsjustum 93. E atrieinandosi disse: Manderai tu hi perdi-
rum impiof zione il giusto insieme colf empia}
94. Si furti nt quinquaginta justi in civitate, pcri- 21. Se vi saranno cinquanta giusti ht quella città,
luint simul ? et non parces loro il li propter quin- /tir trono’ eglino insieme f e non tur donerai tu a quel
quaginta justus, si fuerìnt in co ? luaqo per amor di cinquanta giusti, quando vi sto-
no}
95. Absit a te, ut rem liane facies, et orrida* Ju- 95. Lungi da te il fare tal cosa, e che tu uccida U
stum cum impio, fiatque justus glcut impius non : giusto coir i mp
io, eli giusta vada del pari cotTem-
est boc tuuni: qui juoicas omnem lemmi, ncqua- pio: questa cosa non i da le: tu ette giudichi tutta
quam facies juiliciuni Ime. la terra, non farai siimi giudizio.
96. nixilquc Donimi» ad cum: Si invenero So- 96. E
il Signore dUsegu: Se io troverò in mezzo
domia quiiKiuaginla justos In medio civitalis , di- 1
alla città di Sodoma ciiufiianla giusti, io /urdonerò
milUim ninni loco propter eos. a lutto il luogo /ter amore di essi.
97. n«*qwindeiiv|tir Abraham, alt: Quia semel 97. E
Abbuono rispose, e disse : Dacché ho co-
corpi. Un piar ad nomiiium meuiu, cuiu sita pul- mincialo Mita tolta, parlerò al Signore ndo , ben-
vis, et cinls. ché lo sia polvere , e cenere.
98. Quid si rninus quinquaginta juslis quinqne 98 . E
se vi saranno cinque giusti meno di cin-
fuerinl? delcbis prorder quadratola quinque uni- quanta, dislrtujgerai tu la città, perché sono sola-
versali)urlimi? Et alt: Nou «Idei*», si invaierò ibi mente qwtrwuiichkfuc? E
quegli anse: Non la di-
qua» rag tuia quinquc .
1 struggerò, se ve ne troverò quarantacinque.
99. Hiirsiunqno lo» aiti» est ad .cum. Sin autein 99. E
Aboliamo ripigliò, e disse a Uu: se qua- E
quatlraginla ibi inventi fuerinW quid facies? Ait: ranta vi si tmveratuio, che farai tu f Quegli disse:
Non p»Truliam propter quadraginta. Non gastiifhrrò per amar de’ quaranta.
30. Ne niiacso, in»iuit, indignerà nomine, si lo- 30. Non adirarti, disse , o Signore, del mio par-
quan Qui») si Ibi inveoti filerintjtrlgintn? Iicspon- lare : Che wà
egli quando vi se ne trovino imitai
flit Non faciam si invenero ibi triginlp.
: Hispose: Non farò atiro , se ve ih• troverò tratta.
31. Quia Malici, alt, corpi, loquar ad nomiiium 31. Dacché una volta ho principiato, disse egli ,
meum: Quid si ibi Inventi merini vigilili? Ait: Non parlerò al mio Signore: E
se ve ne. fosser trinati
intorfìciani propter vigilili. tota ventina? Ilisiiosc: Per amor de' venti non man-
derò lo sitrminiq.
39. Obscrro, inquit, nnlrascaris Domino, si Io- 39. DI grazia , diss’cgti, non adirarti, o Signore,

Ver», ti. Hite in suo secreto. Il rabico rise dentro di te: riguardando come impossibile quello, che
ave» sentito dire da quelli, che ella credeva immilli; ella è perciò ripresa e biasimata dall' Alicelo.
* E il mia Menare è radente. A ragione I* umilia c il rispetto di Sara verso II marito è proposto corno
un bell* osculino alle donne Cristiane da s. Pietro, ep. i. cap. ut. 6.
ver». 15. \on ho riso. Sara è anche più biasimevole per aver voluto coprire il suo fallo con
una bugia.
ver». 9). Il grido di Sodoma e di Gomorrha re. questo grido, come osserva s. Agostino, significa
I» sfaccialagglnrfbimpnidrnza. eolia quale I cittadini di »|ttellc città violavano pubblicamente le leggi
più sacrosante dWalura. .sono nominate queste due città, come Ir principali c le più ingolfate nc'w/u.
ver». 91. .Unterò e cedrò , er. No qui istruisce coloro, I quali sono destinati ad amministrar la giu-
bilila. Insegnando loro la circo»|>ozi«inc c la maturila, che debbono osservare ne’ loro giudiiii.
ver». 94. E si partiron di là due de’ Ire Angeli , restando con Àbramo II terzo, che era quello. Il
quale, come; abbiaiu dello, faceva la prima (laura, c portava la parola.
ver». 34. Esc dieri cola si trasfusero? Abraham»» dopo questa Interrogazione non va più avanti, masi
sta cheto , ammirando la clemenza di ino. Ei erodeva , che dicci giusti potessero agevolmente trovarsi
in tanta moltitudine. Benché la sua sollecitudine riguardasse principalmente II nipote Loti contuttocio
1 .

GENESI CAP. X V rii M


iflur adirne «ilu-L Qui.! ,1 inventi fuerlnt ibi de- u io dirò ancora una parola : Et
t dieci copi litro-'
cernì Et dlxil; rvon uelcbo prupter d coati. tasserò ? E
quegli disse: Per amore tic’dieci non la
distruggerò.
33. Abìitquc Domlnus, postquam cessavi! loqul 33. E
(indossale U Signore, quando brilliamo fini A
ad Abraham; et ilic reversus est io locum suum. di parlare ; ed egli tornimene a casa sua.

egli favedere una cariti universale verso gli abitanti di quelle infelici etili j cariti colla quale meritò
laliberazione dei nipote. $
ver», ss. Aruiosicnc U Signore, quando oc. Sparì dagli occhi d’ Abraham» quell* Angelo, col quale egli
parlava , andati gli altri due a Sodoma.

Capo JDccimonono
Loi , avendo accolti Ir. sua casa gli Angeli , è maltrattalo da’ Sodomiti : é liberato colla mo-
glie, e coite due figliuole date incendio di Sodoma, e perde per istrada la moglie. Ubriacato
commette incesto coU’ usui e coll' altra figliuola , donde nacquero i Moabiti e gli Am-
moniti .

4. • Vcoeruntquc duo Angeli Sodomam vcspcrc, E i due Angeli arrivarono a Sodoma sulla *e-
ct sedente Lot in fori bus mitatis. Qui cum vklis- ra, e Ir: tarmo che Lot slava sedendo alla porla
set eoa, surrexit, et Ivit obviam eia; artoravilque della città. Ed egli veduti questi si alzò, e ondo loro
prunus In tcrraio. • Hebr. 13. 2. bicotttro: e gli Odorò prostralo per terra.
8. Et dhdU Obererò, Domini, declinate in domum 2. E
disse: Signori, di grazia venite alla casa
pueri restri, et manete Ibi; lavale pedo
vestrus , del vostro servo,' e albergatevi: vi laverete i vostri
et mane pruficisccmìni in vlam vestram. Qui dlxe- piedi, e aita manina ve n onderete all'ostro viag-
'

funi; Minime, sol in platea niaucbiimis. do. Ma


quelli dissero. Aio, noi starano nella piiiz-

3. Compuiit opnido, ut tlivcrterenl ad eurn:


ilio» *
FA però li costrinse ad andarsene a casa sua:
3.
Ingressivi ut: domum illius fucil con vivi uni, et eoxit tjd mirali che furono fece litro il hamhetlo, e cosse *
azvrna, et coroederunt. pel pane senza lievito , ed ci muujianmo.
I. Prilla autem qu»
irent co bit uni, viri editatisi .* A. Ma jtrinui eh' essi andaueru a dormire
, gli uo-
val la veruni domum a puero uaque ad senem Xmnis tfiini della città assediarono la casa, fanéiutii, e w*>
populus simul. èhi, e lutto il ftopolo insieme.
o. VocavtTontque Lot, et dixerunt ei; Uni sunt E
chiamarvn Lot , c gli dissero : Dove sono
viri, qui introieruut ad te nocle? educillos bue, ut quegli uomini, che sono entrati in casa tua sul far
cognoscaiuus eoa. -g della notteì mandagli qua fuora, affinché noi glico-
nosdanuh
6. Egrcssua ad eoa Lot , post tergimi occiiulcns 6. Usci Lot, chiudaulo dietro a si la porta: t
oetium, alt: a * disse loro:
7. «olile, quacso, (rauca ilici, noUte maium hoc 7. Non vogliate di grazia fratelli miei, non ivglia-
lacere. te far questo male.
8. llabeo duaa Silos, quac neodum cognoverunt ». Ho
due figlinole ancor vergini , le condurrò a
vi rum; educato aia ad vos, et abullminf eia, sicut voi, e abusate di esse, come vi pare, parchi non fac-
vobis placuerit, dtimraodo viri» isti» nitrii mali fa- cime verun male a quegli uomini j perocché sono ve-
dali»: quia ingressi sunt sub umbra culminiamo). nuli dU’ ombra dei mio tetto.
9. Al illi dixerunt: Recede UIuc. Et rursus: In- 9- Ma
quelli dissero j fa’ in tà. aggiunsero: Tu E
greaaua e», inquiunt, ut ad vena; numquid ut judl- sei entralo qua come forestiero j la farai tu da giu-
cca le ergo i|»sum magia, quatti hos aflliKeinua. dice? Jfot uìhoujue faremo a te peggio, che a quelli.
• V inique laciebant Lot trhemenlissiijie: jainque E facci ano strapazzo grandissimo di Lot: ed erano
propo crani, ut effringerent iorea. • 2. Pur. 2. 8. già vicini a rompere la porta. .

10. Ei ecce miserimi manum viri , et inlroduxe- 40. Quand'vcco quegli stesa la mano, e misero
runt a<l se Lot, clauaerunlque orli uni. Lot in casa, e chiuser la porta.
11. £t eoa, qui fari» crani, • |*'rcus*erunt cae- 41. E
coila cecità punirono quc’chr cran fuori ,
citale a minimo uaque ad maximum, ita ut ostinili dal più piccolo fino al più grande, talmeuie che non
In veni renon pouent. • Sap. 49. 46. potevano irovur la porta.
12. Dixerunt autem ad Lot; Habea hic quetnpiam 42. E
dissero a Lot: Hai tu qui ulama de’ timi
tuonati geoerum , aut Olios, aul Oliasi ouinca, qui o genero , o figliuoli, o figlie ? lutti i tuoi maiali via
fui sunt, «lue de urbe bar. da questa città.
13. Del ebiinus cnim locum Utum, co quod (nero* 43. Imperocché noi distrugger an questo luogo ,

Vera. I. Si alzò, e andò loro incontro re. Lot Imita la rarità di Abrabamo verso do* foresi ieri
vera. 3 Corre del pane ttnza lievito, ec. L ebreo dice de’ mazvth : Greci avevano una specie d’im-
J
i

pnato «li farina d’orzo o di grano, con acqua e Utle e olio con vino dolce, Ovvero vino rotto, c que-
,

sta pasta mangiavano cruda; c chiamava*! maza. Simile impasto era usilato tra gli Ebrei: ma eglino per
lo più lo facevano cuocere. Si può credere, che tale fosse pane dato da Lot agli Angeli, il

ver». 4. l'ulto il popolo insieme. Vcdcsi una corruzione universale cd inaudita.


Vera. 6. Affiniti* noi li canate tomo, vogliamo vedere qn e’ forestieri e sapere ehi essi sono, sotto ,

questo pretesti) cuoprono questi empi le scellerate loro intenzioni; e questo bastava a Lot (il quale be-
nissimo li conosceva) per intendere quel, ebe volessero fare.
ver*. 8. lo ho due figliuole ec. La perturbazione d’animo ad una sì indegna richiesta, la sollecitu-
dine di salvare ospiti si venerabili dall’oltraggio, l’ impossibilità di opporsi per nissun modo agli atten-
tati di coloro; tutto questo potò diminuire in qualche numera la colpa di Lot nel fare una tale offerti;
ma egli certamente peccò: nè egli era padrone di esporre le hglinole all’infamia e al peccato: e l’ordi-
ne stesso «Iella canta richiedeva, che egli, padre com’era, provvedesse all’onor delle figliuole, prima
che a quello degli ospiti. S. Agostino confessando peccalo di Lot dice tutto quello, che ragionevol-
il

mente può dirsi per iseusarlo in queste poche parole: Lot fH-r orrore degli altrui peccati turbato
,

noir animo non bada al suo pro/trlo peccato : mentre volle sacrificare te figliuole aita avutine di que-
glt crn/*f
>g' ya ^ volevano farlo allontanare dalla porla per sforzarla: e vede, che riuscì loro si

***
v*ers. II. E colta cecità punirom re. Vatablo abbacinarono fa vista a quelli, ec. Agostino,
:
parte degl’interpreti rredono, che questa cecità consistesse nell’avere Dio fatto
c
che*
8.
la maggior sì,
quantunque vedessero le alirc case, non vedessero , nè potessero trovare la porta della casa di Lot-

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, , . ,

86 Genesi cap. xix


vertl d;uuor forum coro» Domino, qui misti nos, perché il loro grida si £ alzato vie pHftfino ai Si-
ut |**rriaimis illos. gnore , il quale ci lui mandali a sterminarli.
14. Egressi» inique Lot, loculus est ad generi» 14. Usci udì oi>iur Lot, * parlò a’ suoi generi) che
mh», qui ncccpturt crani fili;» ejua, et dixìt: Sur- dotiamo prendere le sue fiijUe , e disse: Levatevi,
gile,egrcdiminì de loco tslo: quia d debit Domi- partite da questo luogo: perxhé il Signore distrug-
ni» civilalem lume. Et visus est eia quasi ludens gerà questa città. E
parve loro, che parlasse arme
loqul. per burla
15. Cumque esset mane , cogebant cum Ange» 15. E
fattosi giorno , gli Angeli lo solini lattano
dicrote» ; Surge: lolle uxorem tuam ctduas filias dicendo: Affrettali, prendi fa tua moglie, e le due
?
quas fiabe» : uè et tu pariler percas In sedere d- figliuole, che hai ; affinché tu ancor non perisca jter
vilatis. le scelleratezze di questa città.
16. Dissimulante Ulo , apprehenderunt inanum 16. E
stando egli a bada, prescr per mano lui
«ìus, et inanum uxoria, ac duarum lìllartim e|us; e la sua moglie , e te sue due figliuole, perché U Si-
<v>quod paroeret Domini» illi. gnore a lui vvlea pcrdotUtrki .

17. •
Eduxeruntque cum, et posuerunt extra d- 17. E
lo condussero pia , e lo mixer fuori della
vltatem fbique loculi sunt ad eum, dicCntes: Salva
: città: e quivi parlarono a lui, dicendo : Salva la Pai
ammani luam noli respicere post tergimi, ncc sita
: rUa: non pollarti indietro, e non ti fermare iu tutto
In omni circa legione: sed in monte àalvum te (ac, il paese cfrcmiviclno: ma salvati ai ihonie, affinché
ticet iu simul perca». * Sap. 10. 6.
tu trnre non perisca.
18. DixUquc Lot ad eos : Qtiaeso , iKimine mi, 18. E
Lot disse loro: Di grazia , Signor mio,
19. Quia inverni acrvus tuus gratiam Corani le, 19. Dacché U tuo servo ha trinato grazia dinanzt
et magni Beasti misericordiam turni) , quam feristi a te, e luti falla a me una misericordia grande,
inmun, ut saivana animam menni. ncc posatili pota ndo in sicuro la mia vita, io noti posso salvar-
tn monte saivari, ne forte apprebendat ine inalimi, mi sul monte, perchè potrebbe forse venir sciagu-
efmoriar: .
ra sopra di me, e tortai la vita:
ao. Est tivHas bacc juxla, ani quam possimi fi>- E qui t idna quella città , alla quale posso fug-
gere, pana, et saltabor tnea: Numqind non mo- gire , ella è piccola, e ivi troverò salute: Non è dia
dica est. et vivel anima mea? pieadtna e Ivi non sarà sicura la mia vita!
21. Dtxitque ad eum: Ecce edam in fiocsusco 21 fifa quegli disse a lui: Ecco che anche in gue-
.

j'I precos tuas, ut non subvertam urbettt, prò qua sirfio ho esaudito le lue preghiere , orale non di-
loculus es. struggerò la dltù, in favor della quale tu hai par-
22. • Festina, et salvare ibi: quia non pelerò Ta- lato.
cere quidquam, dorico iiigred iar» UIuC. Iddrco vo- 22. Affrettati, e salvati colà : perocché io rum po-
calum est nomea urbis i 11 us segor. * Sap. 10. 6.
ì rrò fa? rutila , fino a tanto che tu vi sia entrato, ftr
25. Sol egressi» est super tarara, et Lot ingres- questo fu dato a gialla cillà il no me di Segar.
si» est segor. 25. Il sole si levò sopra la terra , e Lot entrò in
24. • Igilur Domimi* pluit super Sodomam ctGo- Segor.
morrham sulphur et ignei» a Domino de cuoio: 24. Il Signore adunque piovve dal Signore sopra
• Deut. 29. 25. Jerem. 50. 40. Ezech. Sodoma
Isai. 15. 19. c Gomorrha zolfo c fuoco dal cielo:
16. 49.Oset 11.8. Amos 4. 11. Lue. 17. 28. Judae. 17.
25. Et subvertit tf vitate* has, et omnciii circa re- 23. E distrusse
quelle città , e tutto il paese al-
gioneni, univcraos Uabitatores urbiurn , et cunda V intorno, tutti .gli abitatori dette duà, e tutto il
tcrrae virentia. verde della campagna.
26. • Kcspidensque uxor ejiw post se, versa est 26. E
fa moglie di Lot essendosi rivolta Indietro,
in atamani sali». * Lue. Jfi. 52. fu cangiata in una statua di sale.
7
Vers. 14. Che doveano prendere le sue figlie.
*
L* Ebreo , che prendevano le sue flette: e t lxx, che
avevano prese le sue figliti vale a dire, avevano ratti gli sponsali colle sue figlie, oli Ebrei e altri popoli
de! Levante faceano passare per lo più un assai tango Intervallo tragli sponsali e il matrimonio.
Ver». 19. Non posso salvarmi sul monte , itcrché ec. sembra , che Lot pieno ancor di timore, d* agi-
tazione e d'affanno per quello, che gli Angeli gli avevano predetto, camminando lentamente e a sten-
to, tcnu*«e che gli mancasse il tempo per arrivare a salvamento sul monte | o che assolutamente non
si sentisse fona per giungervi. La sua obbedienza non fu perfetta; ma nondimeno egli merita lode, per-
che per tal modo cerea dì salvare la piccola viltà di segor.
Vers. 22. Per questo fu dato ri (fucila città il nome di Segor. prima chiama vasi Baie , e di poi fu chia-
mata Segar, che vuol dir piccola.
vers. at. // Signor piovve dal Signore ec. I padri riconoscono concordemente in queste parole no»
dichlartuitme della distinzione delle persone, del Padre e del Piglinolo, e la dimula del rhdluoto, e la
sua uguaglianza col Padre, e bau paragonato queste stesse perule con quei le del suino lOO. Vers. 1.
Disse il Signore al mio Signore diate già da Gesù Cristo fétea*»; e quelle del Salmo ha*. Per questo ti :

unse , o Dio , il tuo Dio , ec . citale da s. Paolo a provare Ir medesime verità, Ueb. 1. 9. Senza badare
.

perciò a quello, che qui dicono alcuni moderni Ebrei, e anche alcuni moderili Cristiani trenini facili
a seguire le dottrine di quelli, abbiam conservalo ridia versione li stessa pretta frase, come rha con-
servata la nostra volgala. Il Patire ha rimesso i/ilrrturu nlc al Figlinolo di far giudizio joan. v. 23. fi ,

Figliuolo riceve dal Padre insieme (Milla essenza anche tutta In potestà, tl Piglinolo adunque , che è Si-
gnore e Dio, colla potestà datagli dal Padre, da cui riceve tulle le cose % piovve zolfo e fuoco dal cielo
sopra Sodoma e Gouiorrha. Molisi, che, quantunque non si parti qui se non di sodoma e di Gomorrha,
egli è certo perù, che anche Adanta e se butti i furono soggette allo stesso gasligo, c la quinta città non
fu risparmiata se non per le preghiere di Lot.
Ma perchè nun rifietUamò noi sopra questo grande avvenimento nel quale ha voluto ino dare ima ,

gran lezione agii uomini facendo Ioni vedere un saggio di quella terribil ganslizia, colla quale punir» la
sfrenatezza degli uomini nell’ altra vita? ina regione già amenissima c fertilissima diviene orrida a ve-
dersi e spaventevole, dopo che il fuoco e lo zolfi» tradente dal cielo ne stermini» gli atittqtcìri, ridusse in
cenere gii edilizi e la campagna stessa coperse di rovine e di orrori. Il bitume di cui era pieno quel .

terreno, servi ad accrescer l’Incendio, da cui non solo le piante tutte, ma anche una parte della terra
fu abbruciata. Crepata la stessa terra in più luoghi, e abbassatasi, le arqip: del Giordano visi gel tarullo
c vi presero le qualità, che si osservati tuli’ ora: la gravezza e d clivi Li eupnee di sostenere i corpi piu
'a vi , l’oscuro e tetro colore Il retore grande, per cui
, i»csci muoiono , sn ti© cui rane tn quel
l

B go, le rive sterili, l’aria grave c malsana, che regna attorno, l'amarezza
dizione di que* pochi frutti, che possono ancora nascervi, tutto annunzia c
pie, la pessima con-
icr.i fino alla fine del
mondo, che Ino è terribile ne’ suoi giudizi sopra i figliuoli degli uomini; .Ve omoreha e te città,
confinanti ree nella t tessa maniera ti' impurità . furono fatte esempio sof
. . pena dei fuoco elee-
no, Judae 7.
Vers. 2C. Essendosi rivolta in dietro. Lo Spirilo santo nella sapienza cap. I. 7. chtaina la moglie di
Lot, aròma incredula: fosse per affezione verso ciò, che ella lasciava, o fosse per accertarsi co propri
occhi dell’ avveramento della predizione degli Angeli, a gran ragione at tribù tseesi la sua colpa a man-
. . -

GENESI CAP. XIX 37

97. Abraham autrm consurgcns mano, ubi «telerai 97. Ma Abrahamo portatosi la mattina là * dove
* priua rum Domino, * Supra 18. i. prima era stato evi Signore*
98. intuitili est scxloniam, c* Gonion-turni, et uni- 98. t olse lo .squartili verso Sodoma e Gomorrlta,
vcrsqm lemmi rogtonb illius: vidUqoc asccndentctn e verso hi terra tutta di quella regione: e vide le
favi! lam de terra quasi fornacis funami. faville* che si alzavano da terra > quasi il fumo di
una fornace.
99. Cum cnim «ubverterct Deus civitatcs regioni| 29. Imperocché quando Din atterrò le città di
illius,recordatun Abrahae, liberavil Lol do sub* quella regione, ricordassi egli di .Ibridiamo , t liberò
versioue urhiuni, in quibus Inibita vera!. Lot dallo sterminio di quelle città* nelle quali que-
sti dhnorato.
avea
50. Ascendi Urne Lol de Segor, et raansit in monto, 30. ELol si fiorii da Segar, e si stette sul mon-
dune quoque filine ejus rum eo ( Uniuerat cnim ma- te* e
39. con lui te sue due figliuole ( perocché egli non
nere in Segor): et ìuansit in speiunca ipse, et duuc si teneva sicuro in Segar ): c abitò in una caverna
fliiae ejus cum co. egli , e le. due figliuole con lui.
51. Dfoitquc major ad minorem: Pater nostcr 31. E
la ma/jgiore di esse disse alla minore : No-
scnex est. et nullus viroriun remansit in terra, qui stro padre è vecchio* e non è rimasto uomo alcuno
possi 1 iugredi ad nos juxta murem universae tenue. sopra la terra * che possa esser nostro marito* co-
34.
me si costuma in tutta la terra.
59. Veni, inebriemus eum vino, domiiamuzquc Eleni * ubriachiamolo col vino* e dormiamo
cum eo, ut servare possinms ex palre nostro se- con lui , affinché serbar possiamo discendenza di no-
men. stro padre.
55. Dcdcrunt itaque patri suo biberc vinum no- 55. Diedero adunque quella notte del vino a bere
ctc illa. Et ingressa est major, donniviluue eum al padre loro. E
la maggiore si accostò a lui * e
patre: at ille non sensi!, ncc quando accuouit Alia, dormì col padre: ma egli non si accorse* nè quiui
noe quando surrexit. do la figlia si pose a letto , né quanti') si levò.
Altera «juociue die dixit major ad minorem: 54. E
il dì seguente la maggiore disse alla mi-
Ecce dormivi ben cum patre meo: demus ei bl- nore: Ecco che jeri io dormii col padre mio: dia-
bcre vinum cliam tiac nocte, et donuies cum eo, mogli da bere del vino unche stanotte * e tu dormi-
ut saìveiuus sei non de patre nostro. rai con lui afibi di serbare discendenza del padre
nostro.
53. Dcdcrunt edam et illa nocte patri suo blbere 35. Dettero anche quella notte a bere del vino al
vinum; ingressàque minor filia dormivit cum eo: padre loro; e si accostò a lui la figliuola minore
et ne lune quidem sensit, quando coucubueril, vel e dormì con lui: e neppure allora si accorse . nè
quando illa surrexerit. quando quella si pose a giacere * né quando si levò.
36. Conceperunt ergo duae filiac Lot de )>atrc 36. Destarono adunque le due figliuole di Lot gra-
suo vide del loro padre.
37. Peperitque major filium, et vocavitnomen ejus 57. E
la maggiore partorì un figliuolo * e gli pose
Moab: ipse est pater Moabitarum usque in prao- nome Moab : questi è il padre de* Moabiti * che sus-
sentem diem. sistono fino al di d'oggi.
38. Minor quoque pcperit filium, et vocavit no- 38. La minore anana partorì un figliuolo * e gli
men ejus Amraon, id est, fìlius nopuli inet: ipse est pose nome Junnon, vale a dire figliindo del ttopoi
pater Ammoni tarimi usque houle. mio: egli è il padre degli Ammoniti, che sussistono
fino al dì d'oggi. *

eanza di fede. Cosi ella viola il preciso comando tatto a lei non meno, che al marito, ed è Immediata*
mente punita, e diviene anch’essa un grande esempio j esemplo della severità, colla «piale sarà puni-
to chiunque dopo la chiamata di Dio si arresta tra via, o col cuore rivoltesi, e col l'affetto a quelle co-
se , che egli dee abbandonare per andar dietro al signore: Ricordatevi, dice cristo, delia moglie di Lot,
Lue. xvn. 12.
Ir. una statua di tale. Di sale metallico, che resiste alla pioggia, e per la sua saldezza è buono an-
che per gli edilizi, f edi Ptm. lib. xxxi. cap. 7. Non pare, che possa dubitarsi, .che questa statua siasi
conservata per molti secoli, t edi Sap. x. 1. Giuseppe , lib. I. Atihq. cap. 12.
Ver». 27. Ma Abrahamo portatoti la mattina ec. Abrahamo ansioso di sapere quel, che fosse del suo
nipote, «delle città della Pentapoli, si porta al luogo, dove il dì avanti avea parlato coU’Angelo,. perchè
di là poteva vedere tutta quella pianura .
Ver*. 28. f vide le faville. L’Ebreo: e vide il fumo .
Ver». 30. Egli non ti teneva sicuro in Segor. Anche in questa circostanza Lot dimostra una fede as-
sai debole: l’Angelo gli avea detto, eh’ ci poteva restare in segor j la costernazione, c l’ abbattimento
di spirito, in cui si trovava, gli fanno dimenticare la iiromessa dell’Angelo, ed egli cangia I’ abi-
tazioni* .
Abitò in una caverna. Tutte le montagne all’intorno sono piene di slmili caverne molto spaziose.
Ver». 31. Ann è rumaste uomo alcuno sopra la terra. Elie sapevano però, ebe degli uomini ne era-
no In segor, donde erano partite; ma forse, veduto come Dio avea sterminato gli abitanti delle altre
città, credettero, che alla ime avverrebbe lo stesso anche di quelli di segor non meno scellerati; o non
volevano assolutamente aver tali domini per mariti. Ma benché possano forse scusarsi dalla menzogna,
non possono però scusarsi in verun modo
da che quello,per aver nè
fecero può prole, Lot scusarsi;
perocché egli ancora peccò (dice s. Agostino ) non quanto porta un incesto , ma guanto porta quella
ubbriache zza. lib. xxii. cont. Faust, cap. Al.
Ver». 37. Gli potè nome Moab ; vale a dire, che nasce «lai padre mio.
Ver». 38. Gli potè nome Ammoni che vuol dire figliuolo del mio }>opolo. S. Girolamo scrive, che quel-
la gran donna s. Paola, andando altornopcr la Terra santa, giunta che fu a Segor, si ricordo della spe-
lonca di Lot. e cogli occhi pieni di lacrime avvertiva le vergini compagne, essere da guardarsi dal vino,
nel «{uale è lussuria, c di cui sono opera i Moabiti e gU Ammoniti.

Capo bcniceimo
Ad Abrahamo pellegrino in Gerard è tolta la moglie} ma è rimandata intatta con gran doni
per comando dei Signore j e alte orazioni di Abrahamo è venduta la sanila atta famiglia
del re

1. ProfectuA Indo Abraham terroni auslralcm ha- I. E partitosi di colà Abrahamo, andando nel ftac-
vers. l. In Gerard. S. Girolamo, c«P Eusebio mettono Cerar* in distanza di venticinque miglia daEleu-
Leropoli di là da nano ina.
Voi. / 8
-

60 GENESI CÀP. XXI


rii pucrum suUcr imam arbomm, quac H>i crani. gettò il fanciullo sotto uno degli alberi , che era*
iti.
16. Et abili, scditque e regione procul, quantum 16. E
se ri aiutò , e si pose a sedere dirimpetto
potesl arcua jacerc: dilli cairn: Non vfdebo mo- in distanza di un tiro d* arco; hnjieroccM disse: Pian
ricntem pucrum: cl sedens centra leva vii voccm vedrà morire il fanciullo: e sedendogli hi faccia alzò
guani, et flcvil. la sua VOC9* c piarne.
17. Eiaudivit autom Deus voccm pucri: vocavil- 17. E
il Signore esaudì la voce del fanciullo : e
que Angelus IK*i Agar de cerio, dicci)*.: Quki agis r Angelo di Dio dal ciclo chiamò Agar , dicendo ;
Agar? Noli liniere : eiaudivit énim Deus voccm che fai, o Agar? Pioti temerti jierocchè il Signore
pueri de loco, in quo est. ha esaudito la voce del fanciullo dal luogo, ori d
si rilroi'a.
18. Surge; lolle pucrum, cl tene animi m UUus , 18. Alzali ; prendi il fanciullo, e tieniti per la
quia in gentem linguaio ladani cum. mano : conciossiaclté io lo farò capo di tuia nazione
grande.
19. Aperuitque oculosejus Deus: quac vldens pu- 19.
29. E Dio le aperse gli occhi: ed ella vide un pozzo
teum aquac, aliiit, et implevit utrem, deditquc pue- di acgua, e anuo ad empier V otre, e diede da bere al
m biben*. fanciullo. .
90. Et fuit cum co, qui rrcvlt, et momiiis est in 20. E
( Dio ) fu con lui , ed egli crebbe , e abito
solitudine, factusquc est juvenis sagillnrius. nella solitudine , e ditewic giovane esperto a tirar
d * arco.
ai. Habilavitquc in deserto Pliaran : et acccpit 21 . E
abitò nel deserto di Pharan , e siui madre
(Ilimater sua morelli de terni Egypti. gli diede una moglie Egiziana.
92. Eodeni tempore dixit Abimelech, et Phicol Netto stesso tempo Abhnelech, e Ftikot capi-
priuceps 01011:1111» ejus ad Abraham: Deus tecum tano ilei suo esercito disse (ut .1 tir alunno: Iddio C
est in universis, quac agi*. con le in tutto gurllo, che tu fai.
23. Jtira ergo jht Deum, ne noceasmÌhi,cl po- 25. Giura adiuique ptr Dio di non far male a
steris inda, stupique mene, sud iuita miscricoi-- me, e a ’ mici posteri, e alla mia stirpe : ma che ,
dirmi, • quam fin Ubi, facies mini, cl teme , in siccome io ho fatto del bene a te , cosi tu rie farai
qua versato» cs advena. * Sopra 90. 14. a me, e a questa terra, in cui se ’ stato pellegri-
no .

91. Dixitque Abraham: Ego jurabo. 24. E


Abrahamo disse: Io ne farò giuramento.
25 Et increpavii Abitucicrii propter puteum
. 23. E
fece delle querele con Abhnelech per ragio-
aquae, quc.ni vi abstuicnuit servi Vjus. ne di un pozzo d’acqua , che i seni di lui si era-
no usurpati per forza.
96. E Abhnelech rispose: Aon ho sapulo chi ab-
rit knerem: m
97. Responditque Abimelcch: riescivi quia fcce-
et tu non tndicasU mini, et ego
non audivi praeler hodic.
bia folta tal cosa : ma né pur tu me ne Imi fallo
motto , ed io noti ne ho scnlilo parlare se non
adesso.
97. Tulli ilaquc Abraham oves cl bove*, et dedit 97. Abrahamo adunqueprese delle pecore e de* bo-
Abimelcch: jHTCUSserunlque ambo foedus. vi , e li diede ud Abimelcch: e ambedue fecero al-

leanza.
28. Et statuit Abraham septem agnas gregis scor- 28. E Abrahamo pose selle ugnelle di branco
si mi . * da parte.
29. Cui dixit Abimelcch: Quid sibi volani septem 29. E dissegii Abhnelech Che vogliati dire queste
*

agnae Mae, quas stare feristi scorsimi? sette agneUe, che tu fai stare da parie?
30. At ille, septem, inquit, agnas accipiesde ma- 30. Ed egli disse: Sette agneUe riceverai tu dalla
rni luca; ut bini miiii in Icstimonium quouiaiu ego mia mano a/finché sentano a me
• di leslhnoidauza,
fodi puteum istinti. come io ho scavalo quel pozzo. ,
31. Idei reo vocatus est locus Ilio Bersabcc; quia 31. Pvr questo fu quel luogo chiamalo lier sabre,
ibi uterque jnravit. perché Cimo e l’altro ivi fatto arca giuramento.
39. Et iiiicrunl foedus prò puteo juramenU. 52. E
avean fatto accordo circa il pozzo del giu-
ramela o.
53. Summit autem Abimelcch et Pblcol prinoepe 35 .E se n’andarono Abhnelech e Phicol capita-
eserdtut ejus. reversique siuil in tcrrac Palcstino- no del suo esercito, e tornarono nella terra de' In-
ruin. Abraiiam vero piantavi! netnus in Bcrsabcc. testini . Abrahamo poi pianto una selva a Persa
et invocavi! ibi nomen Domini Dei aetenii. bee , e ivi invocò il nome, del Signore Dio eterno .
54. Et fuitNfolonus turrae Palaestinorum tliebus 54. E aiutò pellegrino nella terra de* intestini per
inulti».
x molto tempo.

portasse addosso Ismaele, che dovea avere diciassette , o diciotto anni, veramente in alcune edizioni
de’ ut x ciò si legge al verso 19; ma altre edizioni sono interamente simili alla Volgata.
Ver». 19. Dio le aperte qti occhi, ed tua t ùie un pozzo ec. tuo fece, che ella ravvisasse onesto paz-
zo, ehe io era virino, e a cui, turbata e piena d* «(ranno com'era, non avea posto mente, incesi, «ho
eli Arabi coprono colla sabbia i pozzi da loro scavati, mettendovi sopra qualche segnale; così non sareb-
be maravigln, clic Agar non avesse veduto quel pozzo, lino che Dio lo fece a lei riconoscere per qual-
che segno, ehe figli avea.
Vers. 21. Set deserto di Pharan. NcIP Arabia Petrca.
Ver*. 92. Abimelcch e Phicol capitano, rredesi lo stesso Abimelcch di cui si parla eap. xx. e Phicol
,

era capitario «ielle sue guardie, ovvero di tutti i suol soldati. Abimelcch veggendo, come Abrahamo cre-
sceva in fiochezze c in potenza, e coinè Dio lo proteggeva tanto visibilmente, prevedendo, che egli sa-
rebbe divenuto un grandissimo principe, pensa saggiamente a fare alleanza con lui, affine di non avere
da temere per se c pel suo popolo.
ver». 96. Per ragione di un pozzo di aequa, ec. Un pozzo, o sia una cisterna d* aequa è cosa di ri-
lievo in un lai paese, dove costa molto il trovarne.
vers. 27. Prese deUc r>ccore e de* bovi, e li diede ec. Forse per farne sacriQzlo, come nelle alleanze
si rosi urna sa , lasciando ad Abimelcch l'onore d'immolare quegli animali.
Ver». 30. sette rigante riceverai tu ec. Benché quel (aizzo appartenesse ad Abrahamo. perché egli lo avea
scavato; eoututtm-in per levare ogni pretesto di litigio egli paga in certo modo ii fondo, offerendo ad
Abimelcch queste agnelle. 1 cdi. cap. xxvi. 15.
vers. 31. Fu chiamato Itersabre, cioè, pozzo del giuramento , ovvero, pozzo delle sette , cioè delle
selle angette.
vers. 33. Piantò una selva ec. Piantò Abrahamo una selva per alzarvi un altare, ed Ivi esercitare gli at-
ti del «•ulto divino, come apparisce «la quello, che segue. In que’ tempi non eravi ancora edilizio alcuno
consacralo agli cserelzil di religione e gli altari si ergevano su’ luoghi più elevali , o nc’ boschi.
.
, 7 : , . ,,

GENESI CAP. XXII 61

Capti fcfntfchntraf tonilo


È provata la fede e P obbedienza di Abrahamo co! comando d'immolare II figliuolo, ma un An-
9.
gelo lo ritiene dati' immolarlo. Sono a lui ver questa insigne obbedienza confermate di nuo-
vo le promette: ti nos trano i figliuoli di Xachor fratello di Abrahamo.

I .
Qiine postqiiam posta sunt . • tentarti Deus I. Dopo alternile quote CMC , Dio tentò Abraham»
Abraham, et dixit ad curo: Abraham, Abraham. At e gli disse: Abrahamo , Abrahamo. Ed egli rixpow.
illc respondil: Adsuni. Judith. 8. 92. Hehr. il. 17. Eccomi.
Ail illi: Tolta tìlium tuuin unipcnitum. quem 9. E quegli ditte: Prendi il tuo figliuolo unigeni-
diligi-, Isaac, et varie in lemmi visioni»: atqoe ibi to , il ditello Isacco , e va’ nella terra di visione: c
0
ofTeres eum in holocaustuiu super unum monlium, ivi lo offerirai hi olocausto sopra uno de monti , il

quem monslravcro libi. quale io li indicherò.


3. Ipitur Abraham de norie eonsurgen»,
stravit 3. Abrahamo adunque alzatosi , che era ancor naf-
asinini! smini, diicens scorni duos inveii»*: et Isaac te, imbatto il tuo asino , e prete seco due giovani ,
Hlium su uni: cumquc conridi&scl tigna in bolocau- e Isacco suo figliiudo: e avendo tagliale le legna per
slum., abiit ari tacimi, quei» praireperat ei Deus. /’ olocausto, si meamminu verso il luogo assegnatoli
da Dio.
A. Die aulem tcrtio, elevati» oculis, vidìt locum A. E
il terzo giorno , alzati gli occhi , vide da
protali : lungi il luogo:
a. Dixitque ad puero* suoo: F.xspectate Ine rum 5. E
disse a' suoi giovani-' Aspettate qui coll’asi-
asino: cpo, et jiuer illnc usque properanlcs, po&t- no: io , e il fanciullo anderem fin colà con prestezza
quani adornvcrimus, rerertemur au vos. e falla che aerano V adorazione , torneraii da voi.
C. Tuli! quoque lipna holocausli, el imposnit su- 6. Prese eziandio le legna per l’ olocausto , e le
per Isaac tìlium sutim ipte vero jwiiabot in ma-
: pose addosso ad Isacco suo figliuolo: egli poi por-
nibus ipnem et plariium. dunque duo |>crgcrait tava colle sue numi il fuoco e il coltello. mentre E
simul, cannnitun ano lutti e due insieme
7. Dixit Isaac patri suo: Pater mi: At ilio respon- 7. Disse Isacco a suo padre: Padre mio: que- E
riit: Quid vis, Oli 7 Ecce, ioquil, ignis et lipna: ubi gli rispose: Che vuoi figliuolo t Ecco , disse quegli
J
est vieti ina hólocausli? il fuoco j c le legna: dòv i la villana dell’ olocau-

sto
8. Dixit antera Abraham: Deus proviriebit sibi 8. E Abrahamo disse: Iddiosi protrederd la vitti-
vieti mani liolocausti. Gii mi. Pergobant ergo pari ter: ma olocausto . figlimi mio. Andavano adun-
per l’

que innanzi di conserva


9. Et vencrunl ad locum, quem oslendcrat ci 9. E
giunsero al luogo mostrato a lui da Dio, fu
Deus, in quo aeriilkavit altare, et damper lipna cui egli edificò tm aliare, e sopra vi accomodò le
compo&uit: eminpie alligasse! Isaac Gli uni .smini, jio- legna: e avendo legato Isacco suo figlio , lo collocò
sull eum in aliare su|>er struem lipiionim. sull’altare sopra II mucchio delle legna.
40. • Kxtenditque inanimi, el arripuil "ladium, ut 10 . E
stese la mano , e die di piglio al coltello
immolare! tìlium smini. • toc. 9. 91. per innnolare il suo figliuolo.
II. Et ecce Angelus Domini de meta riamavi! II. <pianti ecco /’ Angelo del Signore dal cielgrl-

dicens: Abraham, Àbraliam! Qui respondit: Adsum. dò, dicendo: Abrahamo , Abrahamo l quegli ri- E
spose : Eccomi. •
19. Dixilquc ci. Non cxlcndas manum tuam su- 19. E
quegli a lui disse: Eoa stendere la tua ma-

Veri. 1. Pio tentò Abrahamo. Dio uvea già più volte messa a dure prove la fede di Abrahamo; ma il ci-
mento, a cui vuole esporla adesso è si grande e nuovo e unico, attese tutte le sue circostanze, che ve-
ra meni r fa «l’uopo di credere, che non solamente a far conoscere la virtù di questo gran Patriarca, ma
a qualche altro hne ancora più grande fosse ordinato da nio questo gran fallo K in vero il sacrifizio . ,
che Dio gli domanda è Dgura di un sacrifizio molto più grande e augusto c di maggiore Impor- ,
tanza .

ver*. 2. Prendi U tuo figliuolo unigenito ve. I.’ Ebreo è più affettuoso: Prendi U tua figliuolo il tuo fi- ,

gliuolo unigenito , il diletto, prendi Isacco. Queste parole dimostrano (quanto a parole può dimostrarsi)
la grandezza del sacrifizio. Abrahamo dee offerire in olocausto il figliuolo unigenito, sopra di cui tutte po-
savano le sue speranze, e le promesse di Dio; il figliuolo amalo per le sue virtù, e per quello, di cui
egli era figura, cioè del Messia, che di lui dovea nascere; un figliuolo, che era stato la consolazione di
sua vecchiezza e «lei suo esilio dalla terra e dalla casa del padre, e diluite le afflizioni e«l affanni del
suo lungo pellegrinaggio. Dall'auro lato (dice s. Agostino) poteva egli credere Abrahamo, che Dio iKffcsse
gradire vittime umane? Ma allorché Dio comanda, obbedisce il giusto c non disputa.
Sella trrra di visione: e ivi io offerirai ec. il luogo, dove Dio vuole che Abrahamo offerisca questo sacri-
fizio, è lontano da iicrsahec, o sia da Gt-rara, circa cinquanta miglia; lo che accrebbe a dismisura il
patimento di lui e segnalò la sua inrrcdibkl costanza. Dio adunque gli ordina di mettersi in strada e di
andare verso una certa parte, fino a quel luogo, che gli sari poscia indo-aio: e questo luogo fu il mon-
te che fu poi detto Moria o sia dt visione , dove fu poi edificato II famoso tempio, i. Paralip. ni. I.
vers. 3. Alzatosi, che era ancor notte.ee. "ton si parla di Sara, nè si dice, se Abrahamo le facesse
parie del comando «li Dio. Ma §. Agostino e altri Padri credono, che il marno, conoscendo la sua virtù,
non le nascose quello, che egli dove i fare, c che ella si rassegnò al volere del signore
vera. 4. Il terzo giorno vide da lungi U luogo. Per tre giorni interi ( dice un antico interprete )
. . .

Abrahamo ebbe a combattere colla tentazione, anzi coll' agonie c colla morte.
ver*. 6. E fatta che avremo V cutorazione , tornerem ec. Abrahamo |>otè ciò promettere sulla ferma
fiducia nelle divine promesse. I sentimenti «li lui sono spiegati cosi dall'Apostolo: Abrahamo offeriva l'uni-
genito ... egli, a cui era stalo detto-- in Isacco sarà la tua discendenza , pensando, che potente è Pio an-
che per risuscitare uno da morte, ifebr. si. 17. 18. 12. vedi Atigmt. de clv. avi. 32. ong. ec. Abrahamo
adunque unisce alla sin obbedienza un’altissima fede e una speranza invincibile.
Vers. 6. Prese eziandio te legna ... e le pose addosso ec. A vedere Isacco carico delle legna , sulle
quali dee essere sacrificato, noti si può non riconoscere quell’auro (sacco. Il quale col legno «Iella sua
croce salirà un «li al Calvario ad essere effettivamente immolato pe’ peccati degli uomini , che egli ha
presi sopra di se.
vera. 7. Dov’ è la vittima? Quanto acerba piaga dovctler fare nel cuor di un padre queste parole!
Vers. 9. E avendo legato Isacco cr. Isacco allora non avea meno di venticinque anni, e gli Rbrel
gliene danno lino a trenta e anche tréntaseltc. Se egli adunque fu legato dal patire, lo fu di suo pieno
«ronscn li mento : perocché, udito dal padre il «'ornando di Pio, si soggettò volentieri alla morie onde :

meritò «li essere un vivo antirijuito ritrailo dell’altissima obbedienza, oolla quale Gesù Cristo |>or»c le
mani e piedi |»er essere confitto sopra la croce.
I

ver». 12. Adesso ho conosciuto , che tu temi Dio, ec. Adesso con questo gran fatto è dato a conosce-
> . , ,. I
.

46 GENESI CAP. XIII


14. nkiiquc Domimi* ad Almun. |x»stqiiaiu divi- 14. E
il Signore disse ad A
bramo dopo che Loi
« >i •'!> •» Loti * Leva ociilos

tuo*. d vide « fu separato da lui : Alza gli occhi luci, c mira dal
loco, In quo mine ea. ad nipiiloueni. et meridto), lungo , doir sei ora , a settentrione , a mezzodì , a
•*Kl orientai), & oecUIcntcm: • .SVzpr. 14. 7. levante e all' occidente :
Deut. &4. 4.
/«/>•. 15. 18. ». 4. 15. Tutta la terra . che tu vedi la darò a te , e
45. Ontnctn terrai», qu;uu ronspUis, libi dabo a* tuoi ifosteri fino in eterno .
cl semini tuo usque In sempiternimi. 16. E
woUiplkiu'rò la tua stirpe , come la pol-
16. Faciumquc ncnx‘n limili sicut ptilverrm Ur- vere della terra : se alcuno degli uomini può conta-
ne : si qub |h tirsi In .mini un nuintTaiv polveroni re I granelli della polvere della terra , potrà anche
l errar, acmen quoque Umili numerare
poteri!. contare i tuoi ftosteri .
47. Sunto, et |mm ambula U*rram in longUutllnc, 17. Levali su , c scoh’l la terra , qiumt’cUa é
et laliluiiiiK* tua : quia Ubi dai uri is sun» uam. lunga , e quinto £ lurija : fterocché a te io la darò
18. Movens tgitur tnlxni.'iailum suini) Al tram 18. A
Inaino allumine mosse il suo padiglione , e

vcnil ri hahitavil hixla convallrm M.imbrc, quae andò ad abitare presto la valle Hi Mambrc , che £
c«t in Hcbron: aediBcavilquc ibi altare l minino. in l/ebrm : ed ivi edificò tot altare al .Vignare .

ia terr(l , *he tu vedi ee. n dotto Interprete affermi


che Dio, o un Angelo per par-
i
.
ie ut Dio, (me liinmii agli ocelli U’ Àbramo una immagine
«Iella terra pronte*»*, e a parte a parte gli
.

J‘° Matta, rhc ''I 1 conteneva di più pregevole. Coni 11 Demonio mostro a orlato tulli
rt ,U *
~
regni del mondo. ,
1*

rv. 8. / etti U Pere no. Abbiamo già osservato, r«uiic queste promesse lui n no 011
4.
senso uniiii. .menie |du nobile, c degno della fede di Abramo e di que’ hgliuoll de’ quali egli fu padre
secomio la tede. ,

3.Fino in eterno, ut promessi della terra di Chanaan era condizionata;


vale « dire, purché I ligùuo!.
carnali di Abramo fossero fedeli a Dio, come egli se ne dichiarò. lr\H. eap. 96.
**• ITetto la vauc di Mambre re. questa valle era appiè del monte, su «li cui risedeva la cilià
11
di itebron.e nella valle era un querceto, come apparisco dall' Kb reo.

Capo Dccimoquarto
Unti t cinque re, e tacchefatala Sodoma / quattro re cute dori menano schiavo Lo I cotta
maggior ptwlc de’ suol : ma .1 bramo Ingenue, r ripiglia i prigionieri e la preda ; e lieto ,
detta ittoria da fa decima a Metchuedecco , dai quote rion e la benedizione e rende ogni
l
,
cosa ai redi Sodoma.

Factum est nulem in ilio tempore . ut Arurn- 4. E


avtmne In quel tempo che Amrapheì re di
imel re\ Semi;tir. et Arioch re* Ponti, et Clwxlor- Snuuuxr, e Arioch re di fruito, r Chador tahonnr
binomor rex KlamiLmim. <*t tIumJuI rv\ r.enlium
, re denti Elamiti <
Tltadnt re dette frazioni,
.

Inimit belluni ronlni tiara regrui Sudumumm, 3. Mbtter guerra a H ara re de Sodomiti, e a
1

et conira Borsa regimi «'.omorrtiae, ei ronlra Sco- /tirso re di (ìomtrrrha , e a Seminali re di Ado-
iiaab regem a damar. cl omini SttMtocr regni) sc- nta , e a Scmcbcr re ili Seboim , e al re di /tata ;
Im tiii. omir.iquc irgini Halae; ip*a est Segor. la <iualr £ Segar.
3. Onirica hi axmmrunl in valkin silveslrcm 3. l'ut li questi si ratinarono nella valle
1
de Bo-
,
«pian mine e*t mari* aalia. schi, che £ adesso II mar salalo.
4. Dtioderim eoi in anni;. aenricrant Chodorlaho- 4. Jmjteroech£ per dodici mini erano stati sudditi
mor, el lerthxlcrtino anno rcoésMTunl al» co. di Ch'Htorlahmnor , e. il decimo terzo oidio se gli ri-
beUanmo.
5. Igitur quartodecimn anno venit chodorlahomor, 5. Per lu qual cosa T anno quartodecimo si mosse
d reges, qui emnl cum eu: pcrcusaeranlquc im- ChtMlortahomor , r i regi uniti a lui: e sbaragliaro-
pilami in Astarotlwamnim, et Ziuim cum eia, et no i Haphuinn ad .1 stura th-carmina , e con essi gli
Einiin in Save carinlliaim, Zuzitnij e gli Emòni a Save Carialhaim,
6. El Cliorrocus in inoiilibua Seir usque ad com-
parili Pliant». quae est in solitudini'.
6. E
i Chorrei su’ monti di Seir fino ulte cam-
paipic di fruirai! , che £ nel deserto.
7. Heversiqiie anni, et venerimi mi fontem Mis- 7. E
fi re) t amando in dietro giunsero alla fon-
plial; ipea eat cade*: et percussori ini omrum re- tana di Misphat, che £ lo stesso, che Cadet: c tic-
Kiimeiii Amaleeitarum, et Auionlincum, qui liabi- costarono tutto il paese degli Amalecili e degli Amor-
tal»al in Asasonlliainar. rhei che ululavano In Asusonthainar.
,

Ver». I. Amrapheì re di Sennaar. Li maggior parte degli Interpreti lo credono re di Babilonia, e


Giuseppe Borro scrive, che l’esercito eri ludo «li Assiri sotto il comando di quadro capitani. Cerlamen-
le la monarchia degli Assiri è la poi antica «li tntte.
rr di Ponto. \on del Pont» F.uvshio, ini «U un parse più \leino, che portava lo stesso nome.
f
** ee di Massari e gli Massari sono posti ila Tolomeo ncll’ArabM.
Chador tahomor re degli Marniti, oli I. limili sono 1 Persuiu : questo chodorlahomor avea Li [parte
pruicl|Mle in questa guerra e gli all ri cr.mo in suo aiuto.
;
/ mula/ re dette nazioni Alcuni spiega no, re della Galilea delle Nazioni, il qual nome fu dalo a que-
sto picse a niobio del concorso, che ni si taceva di vane genti per ragion «lei commercio. All ri vogliono
ohe Tbadal si fosse formilo il >uo regno col d ir ricetto a r vigilMiudi e fuggitisi di qualunque nazione,
come fere di poi anche Konioio , aprendo l'asilo per popolare Roma nascente.
Ver». 2. Ha/n ; la qua/e £ Segar. Kbbe 1*01 il nome di segor. come vedremo, eap. xix. 22.
Aera. 3. Che è adesso li mar salato. Sotto il nome «li sale s* intende anche il nitro e il bitume; e di
lutto questo è pieno quello, rhc dilaniasi mare morto, in eul fu cambiata dopo l’incendio di sodoma U
beila vaile piena di punte che «• qui nominata i. volte ilo* Boschi.
ver* f». Sbaragliarono i ttaphainu. Cliodorlahomor co' suoi re cominriaron la guerra contro al popolo
dello de* Rapinimi, forse perchè questo cri allealo «le’ re della Pcntapoli: e lo stesso pili» intenderai
«Idl’altre Ire nazioni, degli Zuzimi .degli Rumine de* rhorrct. In vece «li Haphamu l.\\ mettono gi- 1

ganti; e «lai Deuteronomio eap 111 .I. c «la Giosuè (cap mi. xiii.) apparisce, che «*011011 » erano genie di gran-
(

ile corporatura. La città di Astarolh-carnaim era miI torrente «li jaho<‘, e probabilmente ebbe nome «la
«piale he simulacro «Idi.» luna, che ivi era adorata; pcrm-diè AsLirtc è li luua.
F. gii Fminu- Kmlm vale terribile. / edi lieutcr. 11 . IO.
.Alice Charuithatm. r.itlA «lei paese «li Mnab, tome xm. I*».
ver». 6. F i Chorrei tu’ monti di Seir. I Chorrei discendevano «la seir. Il quale dic«le il suo nome al
monti, che sono a levante di chanaan di là dal mare morto, l etti eap. xxxvi. 20.
Fharan è nome «li un monte, e di una città. I edi Xum. xm. Veuteron. xxxui. 9. I

Vera. 7. dna fontana di Misphat. Pcreno crede, che la fontana «li Misphat vaglia lo stesso, che la
fonimi di Mcriha, c che questa avesse il nome «li fontani «lei giudizio ( Misphat ), e di fontana di con-
,

GENESI CAP. X V 4?

8. Et egressi sunt rex Sodomonmi, et rcx Go- 8. Ma


II re di Sodoma , e il re di Gomorrha,c

morrhae, rcxquo Adunar, et rcx Scboim, necnoo il re di Adorna, e il re di Stimivi, ed (mette il re

et rei baiar, quae est Scgor: et direxerunt adein di Itala, la quale è Segar, si mossero: e nella valli
1
lontra eoa in valle Silvestri: de /toschi schierarono il loro esercito contro di
•Ilo Ih:
9. Sdlicct adversus C.hodortahonior NMB
f.I.v- 9. l'ale a dire contro Chndorlahnmor re degli
milarum, et Thadal rcgciu Gentium . et Ammplicl Elamiti , e Thadal re delle Genti , e Amraphrl re di
regem sennaar, et Arioch regem Ponti: qualuor Sciamar , e Arioch re di Ponto: quattro regi contro
rcgca adversus quinque. cinque.
10. valisi antan sttvestrif habebatpatooamrfl* 10. E la valle de* Boschi avea motti pozzi di bi-
tos bili ili lini.*. I la« pie rcx Sodoi nomili, et Gonion tume. Or i redi Sòdoma, e di Gnmorrha volturali
ritte ina marnili, eeddapUflft ibi: et qui mnan- le spalle, e vi fu fatta straqe : e quei, che salvar un
scraut, uigiTuut ad iiioiitcui. la vita , fuggirono alla montagna.
Tulerunt aulcm onincm substanliam Sodo-
44. n. E fi vincitori) prmoro tutte le r icchezu di
morum, et Gouiorrliae, et universa, quae ad ci- Sodoma, e di Gomorrha, e tulli l viveri, e bc n’an-
bum perUocnt , et abicrunt : darono:
12. Necnon et Lot, suhstantinm ejus , (illuni lì E
( presero ) anche con tutto quello, che me-
fratria Abram, qui iiabilubat in Sodouus. ta, Il figliuolo dii fratello di Abrcahb , Lot , che
obliava In Sodoma.
eccc unus, qui evaserat. nuntiavit Abram
13. Et 43. Ed ecco uno de* fuggitivi ne portò la nuova
Hcbraco, <|ui babi lahal in convalle Mambre Amor- a/t Àbramo Ebreo , il quiue. abitava nrlla ralle di
rhaei, fratrw Escol, et fratria Aner: hi cnim pcpl- Mav dire Ainorrlteo, fratello di Escale di A
ner: pe-
gerant foedus eum Abram. rocché questi avcuit latto leqa con Abramo.
44. Quod cum auriisscl Abram, captimi videll- 11. A
bramo adumpte avellilo udito, come era stato £ •

cet Lot fralrcm smini, numeravit expeditos ver- fatto prigioniero i.ol suo fratello, scelse Ira* suoi
naculos suo# trccentoa doccili et octo : et perso- servi trecento diciotto uomini l più lesti: e laute die-
cutus est usque Dan. tro al acrilici fino a Dan.
43. Et divisi* MK'iis . irrull super eos norie: per- 43. E
divise le schiere , gli assali di notte Icm/m.
cussilquc eos, et perscrutila est eos usque Hoba, e gli sbaragliò , e gl’ inseguì fino ad IIuba, che. t
«pine est ad laevam Damasi i. alia sinistra di Damasco
46. Keduxilque omnnii substanliam, et Lot fra- 16. E
ricupero tutte le ricchezze, e Lai suo fra-
treni smini culli substanlia illius, mulierca quoque, tello con tulla la roba di lui , ed anche le donne, e
et populmn. U popolo.
autem rcx Sodo mori un in oc-
17. Kgrcssus est 4". E
unitogli incontro nella valle di Sai<e ( che.
poslquam reversus està carde Cho-
corsoli i ejua, C la valle del re) il re di Sodoma, quand’ei torna-
dorlaliomor, et regmu, qui cairn co crani iu valle va dalla rotta di Chodorlahomor: e de* re suoi con-
Save, quae est vallis regi». federati.
48. • At vero Melelilsedeeh rcx Salem, proferens 18. Ma Melrhisedech re di Salem , messo fuma
panem, et viijum: erat enim sacerdos Del altis- del pane e del vino : jterocché egli era sacerdote di
simi, • Hebr. 7. 4. Dio allissimo,
49. Benedixlt et alt: Bcncdictus Abram Deo IO. Lo benetUsse , dicendo: Benedetto Àbramo dal-
escrlso, qui creavil coelum, et tenrani: C altissimo Dio, che crt'ò il cielo, e la lena :
SU. Et benedletiu Deus cxrelsus, quo prò temen- 90, E
benedetto I* altissimo Dio , per la cui
te, hostes in manibus luis suol. Et dedit ei deci- protezione sono stali dati in poter tuo i ne-
mas ex omnibus. mici . E
( Abramo ) diede a lui le decime di tutte
le cose.

ira (Milione ( Meriba); perché ivi gtl Ebrei mormorarono conira Musò; ma Dio giudicò la lite In favore
di lai, facendo scaturire le acque «lai vivo sasso, \um. xx. 13.
il parse degli Amarrati. Vale a dire il paese, che possederono di poi gli Amateci!! nell'Arabia Pctrea
tra Cadese il mar russo.
Asasonthamar vuol dire città dette palme, e fu poi detta Engaddl.
Vers. 10 La catte., .aera motti pozu di bitume, questi poni di bitume servirono poi nelle mani di
.

Dio all.* distruzione delle infami città.


Evi fu falla strage. Alcuni vorrebbero , che si traducesse, vi cadtlero dentro . cioè nc’ponl del bi-
tume ; l" che semiira poco probabile di persone, che ben SVttB notizia de' luoghi e sapevano che in
qtie’ poni trovavano sicuramente la morte, botisi , come Dio si serve sovente del braccio d’ uomini cat-
tivi a punire altri cattivi.
Vera. 12. E itresero anche .Lot. tot. il quale allcttato dall’ amenità del paese avea eletto di vi-
. .

vere tra genti scellerate, è punito da ino colla perdita delle sue ricchene e della libertà.
Vera. 13. Se portò la nuova ad Àbramo Ebreo. Si e già detto, clic il nome di Ebreo gli fu dato per
essere egli venuto «li paese oltre l' Eufrate, quasi volesse dire uomo ili là, cioè di là dall’ Eufrate.
(luesti avean fallo tega con Ai/ramo. queste parole danno motivo di credere, che Mambre, Escol c
Aner. che dotean essere persone di conto, aiutarono Àbramo colie loro genti. I edi vers. 24.
vera. 14. Trecento diciotto uomini, questo numero «l’ uomini impiegati al servino di casa e alla cu-
ra de* gregei di Àbramo dà una grande idea, di quel eh’ egli fosso, tedi cap. xxm. 6.
Emo a Dan. Dan in questo luogo non è la città di tal uoine, ma un rivo, o un luogo vicino al Gior-
dano. La città «li Dan al tem|Ki di Mosi- si chiamava Laris.
vers. 17. Setta vaile di .save ( che è la vaile tic! re ). questa valle, prima detta di Save, e di poi valle
del re, era dirimpetto a Gerusalemme secondo Eusebio.
Vers. 18. Ma Meic/usedcch re di .Salem, ec. Salem è Gerusalemme per commi parere de' Padri c de-
gli interpreti.
Messo fuora dei ; tane e del vino : perocché era sacerdote ec. Questa giunta , che Melrhisedech era
sacerdote, non esscudo certamente messa a caso, dimostra assai chiaramente contro gli eretici che il .

pane e il vino portato e messo fuora «la Melrhisedech «lovea servire al sacrillzio p.icilico, che egli otfer-
ae in rendimento «li grane a Dio polla vittoria di Àbramo; ed è stato anche da altri osserxalo. che vari
antichi Ebrei, invece di quelle parole messe fuora del pane e del vino traducono I* Ebreo: offerse dei
pane etiei vino: K Pilone Ebreo dice, che Melcbisedeen offerse sacrifizio per la vittoria. Ma tutto II mi-
stero «ti «|iieslo re sacerdote, ammirabil liguri di Cristo sacerdote, secondo l'ordine di Melclusedcch e ,

n» di pace, è spiegato Jn inamente «la paolo, l/ebr. vii; onde è «la vedersi quello, che Ivi si è detto. Ag-
giungerò solamente, che vari antichissimi Padri, e dietro a qucslt Teotlorcto ed Eus«*bio credono, che
,

falchiseli oc li fosse un regolo della chaiianea, il quale per un miracolo della grana si mantenne santo
««•giusto tra gli empi
vers, 90. Diede a fui te decime di tutte le rose. Vale a dire delle sposile de’ nemici non già anche ,

«Ielle robe ricuperate, tolte da questi a’ re, e agii abitini! delta pentapoli.
, . . . 1

48 GENESI CAP. XIV


94.DUU autori rei Sodotnorttn ad Abram: Da W. E
il re di Sodoma ditte ad Àbramo: Dammi
niihi ai ii mas : caci era lolle libi. gii uomini: tutto U retto titillo per le.
99. Qui respomlil ri: Levo inanum menni ad no- 42. Quegli risfto.se a lui: Alzo la mano mia ai
minimi Donni eicetoum, iiosscssorcm codi, el ter- Signore Dio altissimo , padrone del ciclo , e della
ra©, terra,
45. Quoti a filo subtegminis inique ad corrigiain 43. Che m* un filo di ripieno , nè. una careggia
caliga© non acciniain ex omnibus, qua© tuasunt, di scarpa io prenderò di tutto quello , che il tuo,
ne dica»: Ego dilavi Abram: perchè tu non dica: I/o fatto ricco Abramo:
44. Exceptis bis, quac ©omedcmnl juvenes , et 91. Eccettualo quello , che hanno maiu/iato i
partibus viroruni, qui venerimi mix uni , Aner, Esco!, giovani , e le porzioni di questi uomini , die sono
et Mambrc: isti uccipicnl parte» suas. verniti meco , Aner , Esco! , e Mainine : questi ave-
ranno ognuno la sua parte. %

ver*. 91. Alzo la mano mia. Antichissimo rito per prendere Dio in testimonio di qualche cosa, aliar
la mano verso il cielo, invocando colui, che abili nel cielo.
ver». S, Di tutto quello che è tuo. vile a dire di quello, che era tuo, e de' tuoi, e luo voglio che
sia tuttora, benché sia divenuto di ima ragione, come acquisto fatto in guerra giusta. Con ragioue h- I

dri celebrano la rn ign animila e il distaccamento di sbramo.


ver». 41. Eccettuato quello , che hanno mangiato L giovani ee. Àbramo eccettua que* commestibi-
li, che a > esser consumalo i suoi soldati, i quali con un appellatone usati nulla milizia egli chiama
i

giovani.
secondo luogo Àbramo eccettua La porzione, cho toccava ad Aner, a Kscol , e a Mambrc , i qua-
in
li vede, che non imitarono la sua grandezza d’animo, e probabilmente si accordarono a ciò volen-
si
tieri 1 re della Pentapoli.

Capo Dcchnoquinto
Ad Abramo , che non spera più successione Dio fremette un figliuolo j e Abramo credendo
.

a lui è giustificato, c /ter ra /taira della terra promessa offerisce it sacrifizio prescritto-
gli dai Signore . E indicato a lui il futuro pellegrinaggio detta sua stirpe.

1. HU ilnquc transaclis. Cactus est senno Domi- 1. Passate che furono queste cose, il Signore
niad Abram |ier visionai*, dicco» Noli timer©
: parlò in visione ad A
bramo , dicendo : Aon teme-
Abnun ; ego pi ole» tur tuus sum, el mcrcca tua re ,o Abramo ; io sono il luo proiettore, e tua ri-
magna nbnis. cotnpcnsa grande oltremodo.
4. Dixitque Abnun: Domine Deus, quid tlabis ±E Àbramo disse : Signore Dio, che mi darai
mihi? ego vadam ab.squ© liberis: et lilius procura- tuf io tue n' audio senza figliuoli: e il figliuolo del
loris duiuus luca©, iste. Damaseli» hliczer. mio maestro di casa , questo Eliezcr di Dama-
sco.
8. Addiditquc Abram: Mibi autem non «fedisti 3. E
soggiunse Àbramo : Ma a me tu non luti
scinoli : et cecc vornaculus incus huercs incus crii. dato figliuolo: ed ecco die questo schiavo nato in
mia casa sarà mio crede i
4 Stalimque senno Domini factus est ad cum 4. E
tosto il Signore gli parlò e disse
:
Questi
dlccns: Non crii bic baeres tuus, sed qui esreUio- non sariì luo erede , ma fucilo , die da' lombi tuoi

tur de utero tuo, ipsuin habcbi.s baemlem. uscirà , lui avrai tuo erede.
5. Eduxìlquc ©uni fora», et alt illi: • Sospiro 3. E
lo condusse fuor a , e gli disse: Mira U ciclo
coelum, et numera stella», sì poles. Et dixit ei:
• Rom. 4. 18.
e conta , se puoi , tc stelle . E
cosi ( diesigli ) sarà
Sic crii scnicn tuum. la tua discendenza
6. • Crcdidit Abram Deo, et reputatimi est fili ad G. Àbramo credette a Dio , e fagli imputato a
justitiam. * Rotti. 4. 5. Calai. 5. lì. Jac. 9. 43. giustizia
\
7. Divitniic ad cimi: Ego Domiuus, qui eduxi 7. E Signore gli disse: Io son il Signore, die
il

tc do llr Chaldaconun, ut darem libi tumuli islam, U trassi da llr de 1 Cluddei, /ter dare a le questo
et possiderc» cani. paese , e fardiè tu lo possegga.
8. At ili© ait: Domine Deus, unde scirc possimi, 8. Ma quegli disse. : Signore Dio , donde poss * lo
quod posscssurus siili cani? conoscere , ch'io sia per possederlo

ver*, i. E tua ricompensa grande oltremodo Dio solleva lo spirito di Àbramo a faticare e combat-
.

tere i" r un premio inilmlamenle più grande, che le vittorie e le ricchezze del mondo, lo stesso sarò
tua mercede, dice Dio ad Abramo: erro la sola mercede degna di ino, e dell'amore, eh* lo ho |ier te.
vers. ‘2. Signora Dio. che mi darai tuf io me n‘ andrò re. Fra tulle le maniere di esporre le prime
parole della risposta di Àbramo, questa mi sembra la più vera: Signore Dio, tiene sta, che voi vi degnale
«Vesserò mia mercerie: imperocché di lolle le cose «lei mondo, che darete \oi a ine. che possa essermi
rii eonsota/ione? mentre quel figliuolo eli* lo aspettavi ; quel Salinolo unico oggetto di mie brame ; quel
figliuolo in cui debbono esser benedette tutte le genti , lo noi vedo, e temo, clic per mia colpa io no
.

sia privo, c che v-iu’esso io mi morrò, e ornai averi» per erede non uà figliuolo naturale, ma un adot-
tivo. Il figlinolo «lei mio maestro «li casa. Damasceno di patria, il discorso u* Àbramo è rollo, come ognu-
no vede e palei ico.
Ver». 5. Conia, se puoi , le stelle, veramente di queste il numero non può aversi con tulle le diti-
genze usale dagli astronomi, scoprendosene nel cielo, mediante le ripetute osservazioni, sempre «ielle
nume, le quali per la sterminata distanza «la noi scompariscono quasi, benché sien di fatto grandissi-
me. or alle stelle e paragonata la discendenza di Àbramo, non lauto la discendenza carnale, quanto la
spinili, ile, di que1 figliuoli cioè, de* quali sta scrìtto, che splenderanno come stette per interminabili eter-
nità. Dan. iv.
ver». 6. Abramo credette a Dio , e fugii imputato a giustizia. Abramo padre di nostra fede, come lo
Chiama l'Apostolo, credette a Dio, c per questa fede non solo fu fallo giusto; ma ottenne eziaudto di
crescere nella giustìzia: imperocché vuoisi osservare, che quelle parole Abramo credette, e fugtt impu-
talo , ec. si applicano non solo a questa particolare circostanza, per cui sono state senile, ma a tutto
le precedenti azioni rii Abramo, cominciaudo dalla prima chiamala di Dio in Ur «le* Caldei: ma sono sta-
te poste qui da Mosè, perché In questa occasione spiccò maravigliosamente la fede del gran Patriarca.
Àbramo adunque giusllfirato già per la sua fede, per la fede divenne ancora più giusto e così egli fu
padre della fede e modello di giustificazione, sopra queste parole vedi l’Apostolo Rom. iv. Cai. m. o {».
Giacomo rap. u. 93., e quello, che abbiamo dello in questi luoghi.
Ver». K. .Signore Dio , donde poss* io conoscere , ec. questa dimanda non è Indizio di verun dubbio
intorno alia venia delia promessa ma Àbramo affidalo nella bontà del signore domanda con untUU
:

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, . . , . , .

GENESI CAP. XV 49

9. Et rrepontlens Domimi*: Sume, inquit, mlhi var- 9 EU Signore rispose: Prendimi una vacui t li

carli trienni™, et capra m


tri mani, et aridetn anno- tre anni , e uiui capra di tre anni, e un ariete di
rum turtumn quoque , et colunibam.
trinili , tre armi , c una tortora , t una colon, ha
10. Qui mleot universo lutee, • dlvisit ca per
13.
10. Ed
egli //rese tulle queste cose : le divise per
medium, et utrasqoe parte* rontra se altrluserus mezzo , e le parli pose furia dirimpetto alt* altra:
|h.m!ìi. a v e s anioni non «livisil. • Jerem. 31. IH. ma non divise i volatili.
11. Dcsconderuntque volucres super cada vera, et 11. E
calavano uccelli sopra le bestie morie, c
abigebat cas Abram. Àbramo cacciava
li .
cunique sol omunlierel, sof»or Irrult super 19. E sul Inunontare del sole Abramo fu preso
Abram , et horror inagriti* , et tcoebrosus invasi! da profondo sonno , e lo invase tai orror jrarulc ,
eun». e oscurità. •
15. Dirtumque est ad euoi Scito praenoserns, 13. E
detto: Tu dei fin d‘ adesso sapere ,
fiujli
quoti peregrinimi futiiruiii sii seinen tuum in
• che la tua stirpe sarà pellegrina tu una lena non
terra non sua, et subji'Vni eos seminìi, et al- sua , e li porranno in isdiiavitù , e gli strazierarmo
fligent quadringcnlis anni*. • jfclnr. 7. 6. per quattrocent* anni .

l i. Vcrumtaincn gcnlcni, cui servitori sunt, ego 14. Ma


io faro giudizio della nazione, di cui sa-
JndiealHj: et |>ost liacc egredientur curn magna sub- ranno siati servi: e di/toi se ne par tatuino con (pan-
stantia. di ricchezze .
15. Tu
auteni ibis ad palrcs tuos, in pace scpul- 15. Ma
tu onderai a trovare i padri tuoi , sepolto
tus in aenectute borni. in pace in prospera vecchiezza .
lo. Geowd«PÉ aaten quarta mvertenlur bue : 16. E
alla quarta generazione ( l tuoi ) torneran-
neediuu enini compiette sunt iniquitates Amor- no qua: imperocché fino al limito presente non
rbaeonim nsque ad praesens tenipus. sono ancora compiute le iniquità tletjli Amorrhei.
17. Cuin ergo occubgisset sol , farla est caligo 17. Travumtnto poi che fu il sole , si Ad MB
tenebrosa, et apparili! eldianus fumans, et lampa* caligine latebrosa e apparve tuia fornace fumante,
Iftni* transfens inter divisione» illa». e iuta lanquuia ardane , che passata fnr mezzo
agli animali divisi .
18. In die * nepigit Dominu* foedus rum
filo 18. lu quel giorno il Signore fermò t’alleiuiza
Abram, dicens: Semini tuo dal>o terrai» ham* a (In- con Abramo , dicendo : Al tuo sane darò io questa
vio .Egypli usque ad fliivium magnimi Kupliratein, terra dal fiume d'Egitto sino al gran fiume Eu-
• Supra 13. 7. 15. 15. Infr. 96. 4. Deut 54. 4. 3. frate ,
Rcg. 4. 91. 9. Parali». 9. 96.
19. cinaeos, et Cennaeos, Cethnonaoos 19. / Cinei e i Cenezel e i Cedmonci
90. Et Helliaeos, et Pberezaeos, Haphaiin quo- 90. E gli f/ethei c I Pherezci , e anche i Ra-
que, phatmi
91. Et Amorrhaeos, et Chananacos, et Gergcsaeos, 91. E gii Amorrhei e i Chananei e i Cernesti e
et Jebuaaeos. i Jc basti .

t qualche segno riguardo al modo, onde dò debba effettuarsi. La tua Interrogazione è simile a quella
della vergine. Lue. i. 34.
Vera. Io. Le divise per mezzo, natta testa In giù. Queste cose sono fatte da Àbramo per ispirazione
di pio, il quale conferma le sue promesse, istituendo 11 rito di contrarre le alleanze; il qual rito si con-
servò «Il poi presso zìi Ebrei ( t edi Jerem. xxxiv. IR. ), e fu adottato da molte nazioni. Secondo questo
rito divisi gli animali nella guisa descritta da Mosè, e collocate le parti di essi l'ima dirimpetto all'altra,
passavano T contraenti pel mezzo, onde venivano ad essere uniti tra loro mediante il codiuii sacrifizio
Ma ricordiamoci, che Abramo in premio della sua fede meritò di vedere, benché da lungi, il giorno di
Cristo. Jo. vili: e il sacrifizio di lui coi quale fu riunito l’uomo con Dio, c stabilita l’eterna alleanza;
questo sacrifizio fu predetto c mostrato ad Abramo uel sacrifizio degli animali divisi da lui in simbolo
Jella sua alleanza.
Ma non divise i volatiti. Questi non appartenevano al rito dell* alleanza ; ma erano solamente per
essere offerti al signore.
11. E Abramo li cacciava. Abramo si slava nel mezzo delle bestie divise.
vers.
12. Abramo fu preso da profondo sonno. Questo sonno, o sla estasi, come hanno I lxx, gli fu
vera.
mandato da Dio; e le cose, che Dio rivelò a lui intorno a 'suoi posteri in questo sonno, Io atterrirono,
e gli fecero errore grande e afflizione.
vera. 13. Per qualtrocent' anni. Vedi l’Esodo cap. xn. 40. 41.
Ver*. 15. Anderai a trosare i padri tuoi. s. Ambrogio Ub. a. de Abraham cap. 9. Sol. che ci ricordia-
mo, che la
madre nostra è quella C.erusatemme , che i cotassù , quelli diciamo padri, t quali nel me-
rito precedettero, e ne ir ordine della vita: ivi trovatasi Abele vittima della pietà. Ut u pio e santo fte-
noch , ivi Noè : a trovar questi onderà Abramo , come qui a fui si promette.
vers. 16. Alla quarta generazione Nella linea di Giuda si conterebbero in questa guisa le quattro
.

generazioni d’uomini nati nell’Egitto: Ksron f nipote di Giuda) generò Aram , Ar.nn generò Aininadab,
Ammaliali generò Naasson, Naasson generò salinon, il quale entro nella terra di promissione.
Son sono ancora compiute te iniquità degli Amorrhei Nomina questi soli , come popolo principale,
c più ragguardevole dì Chanaan, e anche, |ierchc nella terra di quel popolo sì trovava allora Abramo.
Vers. 17. Una fornace fumante. Ecco uu simbolo delle tribolazioni e de* mali, sotto de’quali dover»
gemere in Egitto i posteri di Abramo.
// una tampona ardente , che passava per mezzo oc. Dio, di cui è un'immagine questa la m pana ar-
dente. passando per mezzo agli animali divisi ratifica l’alleanza fermata con Abramo.
Vers- IH* Liai fiume d'Egitto sino al gran fiume ec. Il Duine d’ Urlilo è II Nilo: dal Nilo adunque lino
all’ Kiifratc, promette Dio, che si stenderà il dominio de’ posteri d’Àbramo. peccati di questi tratten- I

nero lungamente I’ adempimento pieno di tal promessa ma ella fu veriUcala interamente sotto Davide
:

e Salomone»
i

Cape Dffimo0csi0
Agar à data in moglie ad Abramo da Sarai sua padrona ma ella dopo : di essere divenuta
madre disprezzava la padrona ; ed essendo stata perciò gastigata si , fuggi : ma per co-
mando di un Angelo tornò a soggettarsi a Sarai , e partorì Ismaele

1. iffitur Sami uxor Abram, non gcnuerat libero?; 1. Ma Sarai jtnoahe ài Àbramo, non aveva fallo
•mi hnbens anrillam >Kgyptiam nomine Agar, ; ma avendo ima
figliuoli %i hinva Egiziana per no-
me Agar ,
roi /

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* . .. . .

2. 9.
30 GENESI CAP. XVI
nix.lt marito guo: Ecce conclusit mo Domlnus, Disse a suo mutuo: Ecco che li Signore tra
no parcrem: Ingredcre ad ancillam meati), «I forte ha fatta Merito* farcito io non jHtrtorisca: sposa la
sai lemex il la susclptam fliios. dunque Uic acquie- mia schiara *sea sorte di lei almeno avessi figliuoli
secret deprecanti, Ed essendosi egli prestato alle preghiere di lei ,
5. Tulli Agar .Egyptlam ancillam emani , post 3. Ella prese Agar fojiziana* sua schiara* par-
annos decere, quam Imbibire coeperanl in Urrà sati dieci anni , dacché arcati principiato ad aiu-
Cfcanaan: et dedii eam viro suo uxorem. tare mila terra di Chanaan: e la diede ai manto
suo per moglie.
4. Qui ingressus est ad cani. At lite concepisse 4. Ed egu coabitava con essa . Ma
ella valendo*
se videns, ocspcxit dominare suam. a
che are concepito prese * a farsi beffe delia pa-
drona . ,
5. Dl’xitquc Sarai ad Abram: Inòpie agi» conira 3. E Sarai disse ad Abramo : Tu mi fai fngiu-
me: ego dedi ancillam meam in storno laura: quao slitta: io ti ho data la mia schiava per tua cen-
videns, qnod conceperil, despectui me habet: ju- sorie: ed ella vedendo * che ha csmccpilo* mi bef-
dicet Domimi» inlcr me, et te. fa : il Signore sia gitulice tra me* c le.
e. Cui respoodeos Abram: Ecce, ail, andito tua 6. Dispose Àbramo ; Ecco che, la tua schiava 4
in manti li» est: utero ca, ut libo*. Alili gente Igl- in tuo fiolcre : fa' con It i . come miglio li /duce.
I ur cara Sarai
,
fngaiu iniit. Siccome aduu< [ue Sarai la galligava * ella se «e
fiuggi-
*7* Curoque invenissd eam Angelus Domini Juxta I. E
l'Angelo del Signore atti» loia trovata tn
fouiem aquac in solitudine, qui est in via Sur in luogo solitario presso una fontana, di acqua* che i
deserto, tulio strada di Sur net deserto *
limi ad Ulani: Agar, anelila Sarai, onde vo-
8. 8. Le disse: Agar * terra di Sarai , donile vieni?
ltisi et quo netto? Oune respondil. A cacto Sarai c dove vai tu t Ea ella rispose: Jo fuygu dagli occhi
dominile meae ego furio. di Sarui mia padrona
9. Dixilque ei Angelus Domini: Revertcrc ad do» 9. E
l'Angelo del Signore le disse : Torna alia
minnm tuam, et Immutare sub mauu Uiius. tua fiorirono* e umiliati sotto la mano di lei.
10. Et rursuin: Moltiplicare, inquit, tnullìpHcabo 10. E
soggiunse: io mollipacherò grandemente
acmen mure, et non numerabUur prae mulUtii- la tua posterità* « non potrà numerarsi perla sua
dlne. molli tintine .
11. Ac deinceps: Ecce, alt, concepisti, et parie* 0- II. E
dijMìi: Ecco* disse * tu hai concepito * «
Ilum: vocabìsquc nonien ejus Ismael, co quod au- partorirai tot figliuolo * e gli fumai nume Ismaele*
dieril Dominus affliclionera tuam. perché il Signóre ti ha esaudita nella tua affli-
zione .

12. Hic erit fcrus homo: manus


ejus conlrn omnes, 12. Egli sarà noto feroce : te mani di lui contro
et manus omnium centra eum : et e regione uni- tutti , $ te mani iti tutti ttofìtro di lui: et pianterà
versorum fratrum suonilo figet labernacula. te tende sue dirhnfKtto a quelle di tutti i suoi fra-
telli .

15. vocavlt nutem nomen Domini, qui loqueba» 13. Ed cita invocò il nome del Signore * che te
tur ad eam: Tu Deus , qui viriteli me. Di&Uenim: parlava Tu* Dio * che mi hai Veduta» Imperar*
Profeclo hic vidi posteri ora videntis me. chi* ella disse: Certo che io ho l'vdtUO U tergo dI
lui * che mi ha veduta
14. • Propterea appella vit puteum illum putcom 11. Per questo chiamò quei pózzo il pozzo diteti
vtventis, et vldeutls . me
Ipse est inter cade», et che vive * e mi ha veduta. Egli è tra Coniti * o
Band .
• /«/>. at. ea. Baraci
15. Peperitquc Agar Abrac (Unire : qui vocavit 15. E
Agar partorì atl Abramo un figliuolo : tt
nomen ejus Ismael. quoto gli fiose nume Ismaele
16. <) elogine» et se* annomm era! Abram, quan- 16. Ottanta sei armi acca Àbramo * ijrnndo Agar
do |m {kuìI d
Agar Ismaelctu. partorì a lui /macie.

ver». 2. Se a corte di tot averti figliuoli , L'Ebreo : fort’ io per mezzo di lei mi edificherò una cara »•

maniera di parlare motto frequente nelle Scritture. Agar diede nome alla ritti detta Agra nell’Arabia
re» rea ,
e a' popoli delti Agarem , e di poi Saraceni* dalla parola Araba forata* ebe vaie rubare , far

fmemiotiegli prestato alte preghiere di tei. ». Agostino -li b. ro. de rlv. cap. ». scrive: O uomo, che
virilmente usa deile donne : detta moglie con tempi i anu i ; detta schiava per condiscendenza ; di nissu-
na con i moderata affezione! e altrove non ha «Ullìcoità di uguagliare i mal rimordi d’Àbramo alla castità
di Giovanni. In questo fatto Abramo fu certamente guidato dallo spirito del Signore; onde egli non fu
di poi ama caro a nk» per aver condisceso a’ desidero della moglie.
Ver». 5. lu mi fai ingiusti zia Sara rifonde nella troppa bontà di Àbramo verso di Agar la cagione
.

de1 mah termini, che usava seco la schiava.


ver». 6. Im tua ithiava è in tuo potere, vedesi in questo racconto il buon ordine regnare nella casa
di Àbramo. Sara disgustata (Hi offesa non ardisce di punire Agar; ma so ne Lamenta con Àbramo. Àbra-
mo. senza disaminare per minuto la ragione delle onere le di Sara, avendo riguardo alla debolezza del
sesso conoscendo la prudenza delia consorte, rimette a lei il pensiero di umiliare la schiava affine di
,

mantenere la pace nella famiglia, fedi Grisosi borri. 38. .

Ver». 12. Le mani dì lui contro tutti r le mani di lutti contro er. predizione vertocatt In tutti tem- I

pi, e lino al giorno d’oggi negli Arabi posteri d* Ismaele, feroci, amanti la guerra, e ladronecci, sen- I

za stanza fissa, salvalicblT e vagabondi dall’altro lato fedeli nello promesse, c ospitali , tenendo tutti
;

*» uomini per fratelli, e persuasi, che i beni di intesta terra som lutti comuni.
Pianterà le sue tende dirimpetto a quelle di tulli i suoi ec. Gl* Ismaeliti circondano la Giudea , V Idu-
tnca , il paese di Moab e degli Ammoniti.,
ver». 13. Ho veduto il tergo ec. L’Angelo, che rappresentava Dio, nel corpo che avea assunto, non
foce vedere ad Agar la sua tacerla, ma if tergo. Pedi i‘ Esodo xxxm. 38. ouind) l’antichissima tradizione
presso gli scrittori profani, che gli Dei non mostravano mai agli uomini la loro faccia.
Ho veduto il tergo di tui * che nu ha veduta Che ha gettalo lo sguardo sopra di me per consolarmi.
.

e darmi consiglio,
vera, il Tra CcCadcs c Dorati, cades. o Cadesbarne era nell’ Arabia Petrea circa venti miglia lontano
t

da ncbfon. Ut Barad non si ba certa notizia.


. , ,. ,

GENESI CAP. XVII M

Capo EJcritnooeUmo
Le promette son pur ripetute ad Àbramo j e a lui, e a Sarai tono confiati t nomi Ui cir- .

9. concisione è comanttata come segno deli’ alleanza Prometta di un figliuolo di Sara. Pro-
.

sperità (ritmarle Abramo eseguisce U precetto della circoncisione


. .

i. PMtquam vero nona ferita et novelli annorum i. Ma quando egli era entrato nei imnagcsimo
rase cooperai , appartili ei Dominus > dixitque a<l nono (limo 3 gli apparta il Signore e gli disse : Io
eum: Ego neus 01 imi poteri* ambula corain me, et
: H Dio owiipvicnte : cammina alla presenza mia 3 e
«sto i>eirfecUis. sii perfetto.

Ponnmque foedu* meura Intcr me, et le, et 9. E


io fermerò la mia alleanza tra me , e te j
multlplirabo te vehementer ntaìs. e moltiplicherò grandemente oltre modo.
ti
3. cecidit Abram pronus In facicm: Si gettò Àbramo boccone per terra :
3.
4. Dixitque ei Deus Ego «un, et pactum meum
: 4. E
(fìssegli Dio : Io sono , e II patto mio (sarà )
leeoni; • erisque pater multarùm rendimi. con te, c sarai padre di molte genti .
•Ecd. 44. ». Rom. 4. 17.
3. Noe ultra vocabitur liomen luum Abram: sol 3. E
non sarai pià chiamato col nome di Àbra-
appeilaberis Abraltam: quia patron niultarum gen- mo : ma sarai dello Abraham : perocché io li ho
uunt coost itui tc. '•

destinato jxuirc di molte gpili .


6. Faciamque tc crescere vehementissime, et, po- 6. E
li farò crescere formisura , e li farò padre
nam te in gentibus, regesque ex te egredientpr. di popoli 3 e da te usciranno de* regi.
7. Et statuam pactum metta ìnter me, et tp, et 7. E
io fermerò il mio patto tra me, e te: e col
Inter scmen tiium post tc in generatiotubus , tuia sente tuo tlofxì di te nelle tue generazioni con sem-
focdcrc sempiterno: ut sta Deus lima, et seininis piterna alleanza: ond’iu sia Dio tuo , e del seme
tui post tc. tuo dopo di te.
8. Daboquc libi, et semini tuo tcrratn peregri- 8. E
darò a te 3 c al seme tuo la lena 3 dot « tu
nationis luae, omnem
terram chanaan In posse»’ sei pellegrino , tutta la lena di Cluuuum in eterno
sionctn aeternam, croque Deus co rum. dominio , e io sarò loro Dio.
9. Dixit Iterimi Deus ad Abraham: * Et tu ergo 9. E
di nuovo disse Dio ad A
br aliamo : Tu adun-
custodie» pactum uieum, et seinenluumposltein que osserverai il mio patto , e dopo di le il tuo
generati onibus suis. • ci or. 7. 8. A seme nelle sue generazioni
10. Hoc est pactum meum» quoti observaiiitis io- 10. Questo è il mio patto . che osserverete tra
ter me, et vos , et scmen tuuin post le : cirèum- me, e voi , tu e U seme tuo dopo di le: tulli i vo-
cidetur ex vobis omne tnasculinum: stri maschi saran circoncisi:
11. Et circunicidetLs dimeni praeputii vestii, ut 11. Evoi circonciderete la vostra carne In segno
sit • in signum foederis inter me, et vos. delP alleanza tra me, e voi.
• Levit. 19. 3. Lue. 9. 91. Rom. 4. 11.
12. Infans octo dierum dreumeidetur in vobis, 19. Tulli i bambini maschi di otto giorni saranno
orane inasculinum in generati onibus vestila : lani circoncisi ira di ivi da tota generazione all’altra:
vcmacuius, quam cintiti us eireumckJetur, et qui- U serro , o shi nato in casa , o Io abbiale compe-
cumquc non fuerit de stirpe vestra: rato da qualunque uomo non della vostra stirpe,
sarà circonciso:
13 Eritque pactum meum in carne vostra in foo- 15. Equesto segno del mio patio sarà nella vo-
dus aclcmum. > stra carne per eterna alleanza.

Vera. I. Io U Dio onnipotente, potrebbe tradursi 'Kb reo: io U Dio che tono pienezza, ovvero la stes-
l

sa pienezza: cammina atta presenza mia, e sii perfetto t a Bine di renderti capace de’ beni, ch’io ti
preparo, e ti ho promesso, cammina come servo fedele alla mia presenza, obbedisci a* miei comandi,
e fa’ di essere irreprensibile, e senza macchia.
vera. 4. Io sono, di Dio solo con verità si dice, che egli è, perché egli è eterno, immutabile. Egti
adunqtie con questa parola dimostra ad Abramo, cornei! patto, e l’alleanza, che egli fermava con lui,
era immutabile.
vera. 6. yon tarai più chiamato coi nome ec. Ab-ram significa padre eccetto e Abraham ( contratto
di Ab-ram-hammon ) padre eccelso di moltitudine
ver». 6. Ti farà padre di papati , e nasceranno ec. Àbrahomo secondo questa promessa di Dio fu
certamente padre di popoli immensi gli israeliti, gli idumei .gli Arabi; ed egli ha avuto nella sua, di-
,

scendenza un numero grandissimo di regi, nessun uomo riguardo a tutto questo potè mettersi in pa-
ragone con Abrahamo, dacché mondo è mondo. Ma vanno elleno a terminarsi qui le grandiose fremes-
se di Dio? B V alleanza sempiterna (ver*. 7.) di Dio con Abrahamo che aarebb’ ella divenuta, se ella
avesse dovuto aver suo effetto nella sola discendenza carnale di questo gran Patriarca? con ragione per-
ciò l’Apostolo cl fa osservare, che i figliuoli di Abrahamo secondo lo spinto sono l’oggetto di queste pro-
messe: che a queste han diritto I Gentili imitatori della fede di quel patriarca, a cut queste promesse
furono fatte prima, ch’egli ricevesse l’ordine della circoncisione affinché rosi egli fosse padre di tutti
,

i credenti ineirconcisi (vale a dire dementili), e padre dei circoncisi, di miegti i quali seguono te ve-
stigio delia fede, che fu in Abrahamo padre nostro non ancor circonciso Rom. iv. II. I. i*. 7. 8. fiat. III.
14., et seq. tn questo senso re che nasceranno da Abrahamo, sono in primo luogo il cristo re de’regt,
l

c poi principi della casa del Signore, gli Apostoli delle chiese, gloria di cristo: la terra, di cui Dio dii
i

il possesso eterno al seme di Abrahamo fedele, ella è la terra de* vivi, riguardo alla quale non sono
piu pellegrini, nè forestieri quelli, che per la fede son divenuti concittadini de* Santi e delta famiglia ,

stessa di Dio , Kpbes. 11.


vers. IO. Questo è il mio patto. Ciòè a dire il segno di mio patto con voi sarà ta circoncisione. La circonci-
sione adunque fu ordinata da Dio a rammemorare l’alleanza ratta da lui col suo popolo, divenuto perciò un
Donolo specialmente dedicato e contee rato al signore, c distinto da tutti gU altri popoli per mezzo di
onesto segno, questo segno medesimo fu una figura dell’ Indelebil carattere, che I cristiani ricevono
net santo Battesimo, per cui sono ascritti e adottati nella Chiesa di Dio, e acquistano diritto a’ beni del-
la medesima Chiesa.
vera- 19- Tutti i bambini ... di otto giorni ec. Non potea farsi prima questa cercraonta, perché non
fosse ragion di morte al bambino; ma polca differirsi per giuste cause, fedi Josui cap. r. 6.
il servo , o sia nato in casa, o lo abbiate comperato ec. La Volgata è un poc* oscura in questo luo-
go- onde ho procurato di esprimere il senso del testo originale, che dee essere anche II senso della
stessa volgala. Notisi, che un incirconciso potea vivere nelle terre degli Ebrei, ma non in casa di un
Ebreo- e se uno schiavo straniero avesse ricusato di ricevere la circoncisione . il padrone non potea co-
stringerlo? ma dovea rivenderlo Vedi Maim. de circumcis. lib. I. cap. e.
.
. ,

Sì GENESI CAP. XVII


14 . Masculiw , cujus praenutii caro drcuradsa 14. Se un maschio non sarà stato circoncito , una
non fuerit, riclcbitur anima itUi de populo suo: quia tale annua sortì recisa dal celo del popot suo : pe~
Itaftum incelili irrituiu fecit. rocchi Ita violato il mio patto.
15. imm! quoque Dcua mi Abraham: Sarai uxo- 15 . EDio disse ancora ait Abrahnmo: Non chia-
rem tuain non vocabis Sarai, seti Saram. merai più la tua intugli? col nome di Sarai , ma si
di Sara :
16. F.t benedicali) ni, et ex illa ilabo tiM fiHun), 16 E io la benedirò , e di lei darò a te un fì-
.

cui l>ciietlicturus si un: eritquc in nationes, et reges qliuolo , a aù io darò bettcdizionc : ed ci sarà ca-
|MqNiloruin orienUrr ex co. po di nazioni , e da lui usciranno regi di popol».
47. ceculit Abraham in faclem su ani , et risii, 17. A br alunno si gettò boccone per terra , e rise 3
tliecns io con le suo Putasne centenario nascetur
: dicemto in cuor suo : tossitole, che. nasca un figliuo-
fiiius? et Sara nonagenaria parici? la a un uomo di cento tomi? c che Sara parto-
risca a novanta?
18. Divitquc ad Dcum: Utinam Ismael vivai co- 18. Edisse a lui: di grazia , vh'a Ismaele di-
roni le. nanzi a le.
19. Kt alt Deus ad Abraham: * Sara uxor tua pa- 19 . Edisse Dio ad Attristiamo: Sara tua moglie
vocablsque nomcn <Hus Isaac, et con*
rici libi lilium, li par Unirà un figliuolo , r ali j tornii nome Isaac j
sliluain pnrfiun nu'uin illi in fondu* sempiternimi, e fermerò con lui II mio fxitlo j>er un’alleanza sem-
1*1 'rn m ejus |M>sl «Un. * Infr. 18. 10., et il. 3.
ii piterna , e col seme di lui dojto di esso.
23.
30. Super Ismael quoque exaudivl le. Ecce be- 20. Ti ho anche esaudito riguardo a Ismaele , e
nedirmi) ni, et angnbo, et inulliplicabo eum valdc: lo amplifulurò e moltiplicherò grandemente : ei ge-
tliMMlccìm «iucca generabit, et (ariani illuni .n geo» lar era dodici condottieri j e far olio crescere iu una
lein magnani. nazione granite.
il. Parlimi vero menni statnnm ad Isaac, quem 21. Ma
il mio patio lo stabilirò coti Isacco, cui
parie! libi Sara tempore iste in anno altero. partorirà a te Suro hi questo tempo Tanno te-
giurile.
32. n
iniquo finitus ossei senno loquenlis cum eo, 22. E finito che ebbe di parlare con lui , si tolse
jUMvnriit Deus al> Abraham. Dio dalla vista di Abralumto.
Tulli airtem Abrah.uu Ismael filium suum , et 25. A
bralunno lulitnque prese Ismaele suo figliuolo ,
otnncA vernando* «Iniiius suae: universosque. quos c tulli i servi nati Udia sm cavi: e tutti quelli
tiner.a, cunclos ex omnibus viris uoinus che aliti comperali , lutti quanti i maschi di sua
sum*: d
eircumridil cameni pnieputii corum slatini casa , e U circoncise immediatamente lo stesso gior-
in i|>sà dii*, sieut praeeeperat ei Deus. no , conforme Dio gli atra ordinalo.
- Abraham nonaginla et novem erat annorum, 24. Abrahamo area nolani ano ic aioli ipiando si
quando rircumridit camem pnieputii sui. circoncise.
23. Et ismae! tìlius tredecim annosiniplevera! torn- 25 . Eil figliuolo Ismaele avea compilo tredici
itore ciruumcisionis suae. anni al tempo di sua circoncisione.
26. Km lem die circuincisus est Abraham, et Ismael 26. Netto stesso giorno fu circonciso Abrahamo
lilius ejus. Ismtwlr suo figlinolo.
27. Et omnes viri donius illius, t:un vemanili , 27. E
liuti gli uomini di quella casa , tanto quei,
quam cmlitii, et alicnigcnao i>ariter drcumcisi che (n essa erari nati , come quii , che erano stati
suoi. comjierati , e gli stranieri furono circoncisi ad un
tcnipo.

Vcrs. 14. Una tal’ anima torà recisa dai ceto del pepo/ tuo. Sari rigettata dal corpo della Chiesa
Giudaica, privata delle prerogative della famiglia di Abrahamo, ed esclusa dalle promesse eontenu le
nella mia alleanza. Altri spiegano queste parole della pena di morte, colla quale dovrà punirsi chiun-
que non fosso circonciso; altri della morte dell* anima, cioè deir eterna dannazione, nella quale Incor-
resse chi trascurava questo rito, come quello, ehc era stato ordinalo pel rimedio del peccato origina le,
secondo ». Agostino, s. Gregorio, s. Tommaso e alln: ma siccome su questo punto è diversa l’opinione
di molti altri Padri, e interpreti, la prima c la seconda sposinone sembrano più accertate. Gli Ebrei
affermano, obese un figliuolo di Abrahamo, non circonciso nella Infanzia, arrivato all* anno decimotcr-
zo non si facesse circoncidere , restava soggetto alla pena intimata da questa legge.
Vers. 15. Aon chiamerai piu la tua moglie, ec. uopo aver mutato il nome ad Abramo Dio cangia an-
che quello della consorte : tu non la chiamerai più mia signora ma assolutamente la signora : come
,

«lucila, che non di una «olà famiglia sarà madre, ma di tutte le genti per mezzo d* Isacco e del Cristo,
che «lee nascere dai seme d’lsa«“«*o c di cui lo stesso Isacco sarà lignea.
vere, lek la benedirò, e di tei ti darò un figliuolo ec. Dell’ Ebreo lutto intero il versetto si riferisce a
Sara: La benedirò, di lei li darò un figlinolo: la benedirò; ella sarà madre di popoli, e da tei usciranno
de’ re Grandioso elogio di* Sara e infallibile prova della virtù di questa gran donna. Ella è degna per-
.

ciò di essere una bella figura della Chiesa di cristo, e anche di queua Vergine figliuola di Sara, dalia qua-
le volle nascere il Cristo .

vere. 17. E rise , dicendo ec. Risc per eccesso di allegrezza Insieme e di ammirazione imperocché :

lungi da noi di sospettare la minima dillìdcnza In queslo grand’uomo dopo quello, che in prolusilo di
quello fatto medesimo ci espone l’Apostolo: Abrahamo contro ogni speranza credette di divenir padre di
molte nazioni . e senza v acillar nella fette non consìsterò ni il suo corpo sem aio . essendo già egli
. .

di circa cento anni , ni C utero di Sara, già senta vita; ni /ter diffidenza esitò sopra la promessa di
Dio ; ma robusta ebbe la fede dando gloria a Dio . pienissinuunentr jtersuaso , che qualunque cosa ab-
.

bia promessa Ilio , egli i potente iter farla; /teriache eziandio fu gii ( ciò) imputato a giustizia. Rum. iv.
18. 22. Vanni, che queste parole di Paolo, le «piali evidentemente sono allusive al fatto, di «mi si parla,
non lascili luogo di dubitare della fermezza invariabile della fede 111 Abrahamo, particolarmente ove
riflettasi a quelle parole: c fugii imputato a giustizia.
Ver*. IR. Di grazia , viva Ismaele dinanzi a te. Vale a dire, signore, dacché tanta è la tua boni A
verso di me, che mi prometti un tal figliuolo, e con esso biuta felicità, degnati di grazia di conservare
in vita anche il mio Ismaele, c di benedirlo, a trinche egli viva dinanzi a te, e ti «la accetto. I.a rispo-
sta di Dio: Ti ho anche esaudito riguardo ad Ismaele, ec. parrai, che non permetta di dare verun altro
senso a queste parole.
vere. 19. Ejìfi /torrai nome Isaac t che vuol «Ih* riso.
Vers. So. Dodici condottieri. GII Arabi erano divisi, come gli Ebrei, in dodici tribù, c lo sono anche
di presente: i capi, o sia condottieri di esse sono predetti in quésto luogo.
vere. 22. SI tolse Dio ec. Il siro traduce T Angelo di Dio. E molti interpreti credono, che per lo più
in queste apparizioni dee intendere! un Angelo rappresentante la persona di Dio.
\ ere. 23. Immediatamente lo stesso giorno, sdegna di osservazione la pronta obbedienza di Abrahamo.
I.’ udire il comando di Dio, c l’eseguirlo (u quasi lo slesso. Ma è anche degna «!’ osservazione l’ obito-
ri lenza «r istnacle e di tutta quella numerosissima famiglia in soggettarsi ad un rito molto penoso. Argo-
mento dell’ autorità acquistata da Abrahamo sopra de’ suol per una sperimeli la la virtù e saviezza.
. v

GENESI CAP. XVIII n


<! tajjo JDtciiMttiroo

Tre A rigeli accolti da Abrogamo come o/pili promettono un figliuolo di Saraj » qua la perciò
accedo rito ,nc è ripresa. Predizione della rovina di Sodoma, per cui Abrahamo prega più
volte

I. • Apponivi mi lem ci Dominila in convallc Marn- 4 .EU Signore apparve ad Abrahamo nella valle
imi: set lenii in osilo tabernacoli ewii in ipso filato- di Marnine , mentr e! sedeva all’ ingresso del suo
• flebr. 15. 2. padiglione .nei maggior caldo del giorno.
re dici.
a. dunque elevataci ocutos, apparuerunt cl tres 2. E
avendo vini alzali gli occhi , gli comparve-
viri stante* propc cum: quos etnn viiifesct, rucur- ro tre uomini , die gli sturati dappresso , e t tediai
ric in oecureuiu curimi de oglio tabernacoli, et ado- che gli ebbe , corse toro inctmlro dall' ingresso dei
ravi! in lerram. padiglione , e adorò fino a terra.
5. El di vii: nomini', 6Ì inveii! grattami!) oculfe 3. E
disse: Signore , se io ho trovato grazia di-
tuia, no lran%eas semini luum: nanzi a te, non lasciar indietro il tuo servo:
4. sed afirr.im pauxillum aquac, el lavate petto 4. Ma io porterò un po’ di aajua , t lavate i ro-
vestros, d
requiesdte sub arbore. stri piedi , c riposatevi sotto quest’albero.
5. Ponamque bucccltam pani», cl confortale cor 5. E
vi presenterò un pezzo di pane , affinché ri-
vcslrum , postea tnmsibUi» idcircO eniro doefi-
: storiate le vostre forze, e poi vetr onderete: ìmjh-
naslis ad servum vcslrum. Quidixcrunt: Fac, ut roochè per questo siete venuti verso il vostro servo.
oc utili» es. E quelli dissero: Fa’, come hai detto.
fi. Festinavil Abraham in labernaculum ad sarmn 6. Ando iti fretta Abrahamo da Sara , e le dis-
rlixitqiic el: Accelera; (ria sala sinnlac conuu i&t*c, se: Fa'presto, inquisì a tre sali di fior di fari-
et fac subeineririos panes. na , e fatine delle schiacciale da cuocer sotto la
cenere.
7. Ipse vero ad anTicntum cucurrit: cl tulli indo 7. Ed egli corse all’ armento , e tir tolse un vi-
vituliini lenerrimuin, et optìmjun, deditque puero, tello il più tenero , e grasso , e lo diede atl un ser-
qui festinavil, cl coxll illuni. vo, il quale bai tosto lo ebbe colto.
8. Tulli quoquabutyruin, et Ine, cl vitulum, auein 8. Prese anche del burro, e dei latte, e il vitello
coxcrnl, et posuil corain éis: ipso vero stabut Juxta cotto, e tu' imbandì loro la mensa: ed egli sene
eos sub artiorc. staia in pii presso di loro sotto P albero,
9. Cium pie comedlssent, dKcnint ad cum: Ubi 9. E
quelli mangialo che ebbero , disser a lui :
i*l Sara uxor tua? Mie res{H)udit: Eccc in taberna- Dov’é Sur a tua moglie f Egli rispose: Ella i qui
colo est. mi padiglioni:.
10. cui dixit: • Rcvertcns veniam ad le tempore 10. E
a lui disse ( uno di (ptelU): Tornerò nuo-
feto, vita cornile: cl liabcbit filium Sara uxor tua. vamente. a te di questa slagioue , vivendo tu j e
Ono audilo. Sara risii post ostium tabernacoli. Sara tua moglie atra un figliuolo. La qual cosa
• Sup. 17. 19. Infr. 21. 1. Rum. 9. 9. avendo lutila Sara di dietro alla porla del padi-
glione rise.
41. Erant autem ambo sene», proVeclaoque adu- 41. imperocché ambedue erano vecchi , c di età
li*, d desierant Sarac fieri muliebri;!. avanzata , e Stira non ai'eva più I corsi ordinari
delle donne.

Ver*. I. E il Signore appon e ad Abrahamo nella valle ec.


I tre personaggi , che apparvero ad Abraha-
mo, rappresentavano Signore nelle tre divine persone; ed erano Angeli in figura umana; Imperoc-
II

ché a questo fatto principalmente alludendo l'Apostolo dice? Non vi dimenticale dell'ospitalità, dap-
poiché per questa alcuni dieder , senza saperlo , ospizio agli Angeli, neh. xjii. 2, vedi Auguat. avi. de
clv. cap. 59.
ver*. 2. Peduli che gti ebbe , andò ec. in tutto questo racconto abbiamo una viva pittura del rispet-
to, e della canti di Abrahamo verso degli ospiti.
E atiorò fino a terra, vedi cap. xxiu. 7. un'espressione slmile a quella usata mil nella nostra vul-
gata. La voce Latina culorare e li Greca de'LXX. che corrispondo a questa, significano portar la ma-
,

no alla bocca, baciarsi la mano, else era segno d’ adorazione presso gY idolatri. Pedi Job xxxi. 23. m.
Heg. xix. 18.
ver*. Signore, te lo ho trovalo ec. Abrahamo talora parla a tutti tre; talora a quello di mezzo, che
3.
faceva la primafigura e pareva sovrastire agli altri.
vers. Porterò un po’ d'acqua # ec. La lavanda de’ piedi era la prima funzione dell’ ospitalità, s. A-
4.
gostmo, e Girolamo, in vece ut quello, che si ha nella Volgata: e lavale l vostri piedi, lessero e lasse-
s.
rò i vostri piedi: ma certamente il senso è lo stesso.
Per questo siete venuti verso ec. A questo line di onorar la mia tenda, prendendo in essa ristoro ; a
questo line sena’ altro vi siete qua rivolti.
\ers. 4. Impasta tre sali di fior di farina ec. il sato è misura ebrea contenente il terzo di un epha ;
onde Ire sali ranno un’cpha, cioè più di settanta libbre di farina. Sara in età di novantanni, Sara no-
bilissima e ricchissima donna dee impastare (certamente coir aiuto delle sue serve) questa farina,
farne il pane, e cuocerlo, onesta semplicità degli antichi costumi notala nelle scrii Iure si osserva an-
che negli scrittori profani. benché tutti posteriori a Mo*è. K questa semplicità serviva assaissimo a con-
servare nelle madri di ramigli* Il buon costume e l’ affezione alla casa, a renderle più attive e anche
sii miglior sanità. E onesta semplicità quanto è mai proferibile alla mollezza e alla inutilità, nell* quale
le donne comode de' nostri tempi consumano la maggior parte del tempo c della vita?
Dette schiacciate da cuocer sotto la cenere. I Saraceni, c I Mauri, simili agli Ebrei ne* costumi, an-
che oggidì cuocono 11 loro pane o sotto i carboni o sotto le ceneri o nelle padelle.
Ycrs. 8. Prese anche de! burro, dell’oriente il burro si conserva liquido, e la voce usata qui nct-
1* originale dà idea di una cosa, che si bee. Chiesto burro ordinariamente dà grato odoro.
.\e ne stat a inpié presso di toro j vale a dire II serviva a Un ola come traduce il Caldeo. Pedi Jcrem.
in. IL yehem. xu. 44.
Ver». 9. Mangiato che ebbero. La maggior parte degl’ Interpreti con Temi o reto c s. Tommaso affer-
mano, che questi Angeli non mangiarono iti realtà, ma parve che mangiassero; c Utrah imo credette,
che avesser mangiato. Ma s. Agostino sostiene, che realmente mangiarono, e che gliVgch posso» man-
giare, e che. quando l* Angiolo Rafacle disse a Tobia Pareva a voi, che io mangiassi e bevessi : ma io
:

mi seno di cibo c di bevanda invisibile, ciò non vuol dite, che Rafacle non mangiassi? effettivamente:
iim significa, che quelli, che lo Vedcait mangiare, credevano, che egli il facesse |»cr bisogno, quand’et
lo face a solamente per elezione. Pedi Tob. xii. 19.
vers. IO. lìvrndo tu. Sembrami questa la migliore interpretazione di quelle parole della volani
vita romite ; c dcll'Rbrco sfondo il tempo della vita : l’Angelo diro ad Abrahamo. che. l’anno seguente
in quello stesso tempo tornerà a lui; che el sarà vivo c avrà avuto un figliuolo di Sara.

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54 GENESI CAP. XVIII


U.Quae risii occulte, dicci»: Postmmm consentii, ia. Or ella riseUnluo segreto dicendo: Dopo
ci • doininus incus vctulus est, voluptatt onmm che io *o/io vecchia , e il mio signore é cadente
tiabot • 4. Pel. 3. 6. ridiverrò io giovinetta}
13. Dilli aulcm Domimi* ad Abraham: Qua re ri- 13. .Vii il Signore ditte ad Abrahamo : Perchè
sii Sara , diccns : Num vere |tariluni suro amia? mai ha riso Sara , dicendo : Sun io per partorire
da vecchia f
14. NumquWI Dco quUIquam est difflrile? Juita 14. P* ha egli cosa difficile a Dio r Tornerò a te
rondi rtu m
revertar od le hoc codeni tempore, vtla secondo Ut promessa fatta, in questa stagione , vi-
cornile, et habcbil Sara (ìlium. vendo tu, e Sara atrà un figliuolo.
15. Negavil Sara , diccns: Non risi : limoro per- 15. A egò Sara, e piena di paura disse : Non ho
territa. Doininus aulcni, Non est, inquit, ila: stxl riso. Ma
il Signore , Non t cosi , disse : perciocché
risisti. tu hai rhn.
1 t». cum ergo surrexisscnl inde viri, direxerunt 16. Essendosi adunque alzati da quel luogo que-
orulos conira Scntomam: et Abraham simul gradic- gli uomini volsero gii sguardi inverso Sodoma : e
lwlur, dedurci)» cos. Abialuuna andata con loro , accommiatandoli.
17. nixUqiie Doininus: Num celare potere Abra- 17. E il Signore disse : Potrò io tener nascosto
ham, quae gcslurus Mini: ad Abrahamo quel , ch'io sono per fare
IH. cum futurus sii in gentem magnani, ac ro- 18 Matte* egli aebt? esser capo ai una nazione
.

iMisfissimam. el * OENEDICKNDAK siili in ilio ninne* grande e fortissima , e dovendo in lui attere BE-
i ialini ics termo? • Supr. 11. 3.
Jnfr. 21. 18. NEDIZIONE tinte le nazioni della Urrà
11». Si-io ei lini, quod pmeeepluru* sii liliissiiis, 19. imperocché io so , che egli orditura a* suoi fi-
et domili suae post se, ul eustixtinnt viam Domi- gliuoli, e dono di sé alla siui famiglia, che segua-
ni. et faciali! judirium. et j aditimi); ul addurat Do- no le vie del Signore, e osservino la rettitudine, e
25. propler Abraliam omnia, quae lorutus
mimi* est la giustizia , amnittè il Signore ponga ad effetto
ad «nini. tutto quello, che ha detto a lui.
do. Dixit ilaipir Doininus: Clamor Sodomorttm, 30. Disse m fumine il Sigtiorc : il grido di Sodo-
et r»omorr!iac nmltipliralus est, el peccatimi curimi ma, e di Gomnrrka è cresciuto, e I loro peccali si
aggmvalum est nimis. sono aggravati fornitura.
ai. Dracendam, el videi*), ulruui clamorcm, qui 31. Andcrò , c vedrò, se le opere loro agguaglino
venil ad me, opere compleverint; an non csl ila, il grido, che ne è giunto fino a me: o ; se così non
ul sriam. v. é, iter saperlo.
aa. converlertinlque se Inde, el abbruni Sodo- 32. E
si partirm di là, e si incamminarono a So-
mani: Abraliam veto adirne slabat coram Domino. doma : ma Abrahamo slava tutl'ora dinanzi al Si-
gnore.
El anpropinquans all: Numquidpcrdcsjustum 33. E
anirinandosi disse: Manderai tu ht perdi-
cum impfo? zione giusto insieme colT empio ?
ii
a4. Si fuerint qiiini]iiaginta justi in dvilate, peri- 24. Se vi saranno cinquanta giusti in quella citili,
boni simul ? et non parces loco illi propler quln- perirono? eglino Insieme ? c non perdonerai tu a quei
quaginta justos, si fuerint io evi ? 39. per amor di cimpumla giusti , quando vi sic
luogo
noi
25. Absit a tc, ut rem hanc farina, el orrida* Ju- 25. Lungi da te il fare tal cosa, e che tu uccida U
stim» ctun impio, fluente jusius slrut Impitis : rom giusto coù' empio , eil giusto vada del fiori coll’em-
rat i»oc tuum: qui judicas oi imeni terrain, ncqua- pio: questa cosa non è da le: tu che giutlidd tutta
31. facies juniciuiii IKK'.
qiinm la terra, non farai simli Giudizio.
ai». I >i Doininus ad cum: Si invenero So-
\iti|ii«* 26. E
il Signore diÉsegli: Se io troverò tn mezzo
domis (piiiKjiia^inia juMos in medio civiL»li>. di- alla città di Sodoma c/nefiuinta giusti, io {ter donerò
initinm omn loco propler eoe. a tulio il luogo per amore di essi.
37. Kcspondensquo Al>rahaii) , all: Quia semel 27. Eibridiamo rispose, e disse: Dacché ho co-
corpi, lui piar ad Dominimi metiiu, cum siin pul- mincialo una volta , parlerò al Signore mio , ben-
vis, el clnis. ché lo sia polvere, e caure.
38. Quid si minus qninqnagiiita juslis quinqiic 28. E
se vi saturnio cinque giusti meno di cin-
fuerint? ddebis prooter qiiadmginla uuinque uni- quanta , ilistriujgerai tu la città, perché sono sola-
versali) urbem ? Et alt: Non dclcbo, si invenero ibi mente qiuirantachupief E
quegli disse: Nou la di-
quadraginta quinque struggerò, se ve tu: trotterò quarantacinque.
29. in irsi inique l(*:utus est ad .cum. Sin aulem E
Abrahamo ripiglio, e disse a lui: se qua E
quadraginta ibi taranti fumili, quid facies? Ait / In farai tu ? QiU’gli disse:
.

Non percoliam propler qupdrafctnta. Non gastiqherò f>cr optar de’ quaranta.
30. No nuacso, inquii, iudigneri* Domine, si lo- 30. Non adirarti, disse, o Signore, del mio par-
tiar: Quid si ibi inventi fòerintjlrìginta? Hespon- lare: ('he sarà egli quando vi se ne trovino imitai
a it : Non fiidam si invenero ibi trigint«i. Hispose: Non farà altro , se ve ne troverò trenta.
Quia semel, all, eooiil, loqunr ad Doininom 31. Dacché ima l'olla ho principiato , disse egli ,
menni: Quid si ibi invelili fuerinl viginti? Ait: Non parlerò al mio Signore: E
se ve ne fosscr trottati
interliciam propler vigilili. tota ventina* Dispose: Per amor de’ lenti non man-
derò lo stermini^,
33. OlMcero, inquit, ne irascaris Domine, si lo- 32. Di grazia, diss*cgU, non adirarti, o Signore,

Ver*. 19. Rise in tuo secreto. Il caldeo rise dentro di se: riguardando come Impossibile quello, cho
«Ve* sentilo dire da quelli, che ella credeva nomini: ella è perciò ripresa e biasimala dall’Angelo.

£ il mio Menare è cadente. \ ragione rumili.* e il rispetto di Sara verso II marito è proposto corno
un bell’ esemplo alle donne cristiane on *. Pietro, ep. i. cap. i ir. 6.
Ver». 16. .Yon ho riso. Sara è anche più biasimevole per aver voluto coprire il suo fallo con
una bugia.
ver». 90. tl irrido di Sodoma e di Gomorrha re. onesto grido, rome osserva s. Agostino, significa
la sfacciataggtncgpimpnidcnza, eolia quale I cittadini di quelle eliti violavano pubblicamente le leggi
più sacrosante limatura, sono nominate queste due cèlti, come le principali c le più ingolfate ne’vuu.
Ver». 91. dotterò e vedrò ec. Pio qui Istruisce coloro. I quali sono dolman ad amministrar la giu-
.

bilila. insegnando loro la circospezione r la maturità, che debbono osservare ne’ loro giudizil.
vera. 99. R si partiron di là, due de’ Ire Angeli, restando con Abramo tl terzo, che era quello. Il
quale, come abbiam dello, faceva la prima figura , c portava la parola.
vera. Sì. £
se dieci codi si trovassero? Abrahamo dopo (pirata interrogazione non vajiiù avanti, masi
sla cheto . ammirando la demenza di Dio. RI credeva , che dieci giusti poi e— erti agevolmente trovarsi
in tanta moltitudine, nonché la sua sollecitudine riguardasse principalmente II nipote Loti contutlociò
. I 0j

GENESI CAP. X V I 53

Ifuar ailbue aulici: Quul «1 Inventi Incrini ibi do- u lo iliròancora una parola: Kit dieci caldtl tro-'
oan! Et dilli: Non deli bo propler docci». muserò? E quegli disse: lirr amore de1dicci non ia
distruggerò.
33. Ahiitquc Domina», poslquam ce&savll loqul 33 . E andosscne U Signore, quando Abraham firn
ad Abraluuu; et Ulc reversus est in locuin suum. di parlare j cd egli iomossent a casa sua.

egli fa vedere una carità universale verso gli abitanti di quelle infelici città; carità colla quale meritò
ta Uberai ione del nipote. •
Ver». 3s. Andosscne U Signore, quando ec. Sparì dagli occhi d’Abrabamo qucU’Angelo, col quale egli
parlava, andati gU altridue a Sodoma.

<£aj)u ©ecinumima
Lot ,
avendo accolti Ir. sua casa gli Angeli , è maltrattato da* Sodomiti : é liberato cotta mo-
due figliuole dati* incendio di Sodoma , e perde per istrada la moglie. Ubriacato
glie, e cotte
commette incesto colf una e coti’ altra figliuola donde nacquero l Moabiti e gli Am- ,
moniti .

4. • Venerunique duo Angeli Sottomani vespcre, 4. E


i due Amtell arrivarono a Sodoma suda se-
et sedente Lot in forìbus civìLitis. Qui cairn vidi»- ra, e in tempo clic Lot stava sedendo alta porta
set eoa, surrexit, et ivit obviaiu eie: adoravitquc delta città. Ed cali veduti intestisi alzò, e amia loro
pronus In terrai». • Hebr. 13. 9. incontro: e gli àacro mostrato jter terra.
1
Et diiit: Obererò, Domini, declinale in domuin 9. E
disse: Signori, di grazia venite atta casa
puoi veatri, et monete ibi: lavate pedo* vestrus, de/ vostro servo, e albergatevi: vi laverete i vostri
et mane proficiscemini in vlam veslram. Qui diio- piedi, e aita manina ve n' onderete ut vostro vtag-
runt: Minimi*, sed in platea maneblnms. do. Ma
queUi dissero. No, noi staremo nella piaz-

5. Compiili t Hlos oppido, ut divcrterent ad eum: '3. Ei però li castrinse ad andarsene a casa sua:
Ingressi sque domum
lilìus Cedi convivimi], et eoxit éd aurati che furono fece t iro il banchetto, e cosse
azvma, et comederunt. é** fiel pane senza lictito, ed ei mangiarono.
4. Piius auteni quam irent cubilum, viri ristatisi 4. Ma prima offessi andassero a dormire , gli uo-
vallaverunt domum a pucro usque ad sena» Jbuinis tfiini della città assediarono ia casa, fanéiutli, e reo-
populei» simili. éhi, e lutto il popolo insieme.
J
a. Vocavcnmtque Lot, et diierunt ei: boi sunt .
' 3. E
chiamarmi Lot , c gli dissero : Dove sono
viri, qui inlroierunt ad te nocleT educilios bue, ut quegli uomini, che sotto crurali in casa tua sul far
cognoscamua eos. -g della nottef mandagli qua fuma, affinché noi gli co-
* nascimi i<>.
6. Egrcssus ad eoa Lot , post tergum occlmJcoa 6. Usci Lot, chiudendo dietro a sé ia porta: e
osti uni, ait: « ' disse toro:
7. Notile, quacso, frali es tnel, nolitc mal uni hoc 7. Non vogliale di grazia fratelli miei, non vogtia-
lacere. te far questo male.
8 . iiabeo duna filias, quac needum cognovcrunt 8. Ho
due figliuole ancor vergini , le condurrò a
virura: educai» eas ad vos, et abullniint eia, sicut voi, e abusate di esse, come vi pare, purché non fai >
vobis ptacucrit, dummodo viri» isti» niliil mali la- date verun male a quegli uomini j perocché som ve-
dali*: quia Ingressi sunt sut) umbra culmini» mei. nuli all’umbra del mio tetto.
9. Al illi dixerunt: Recede illuc. Et rursu» : in- 9. 3fn quelli dissero / a’ in là. E
agijituuiro: Tu
gressus es, inquilini, ut advena ; numquid ut judb sei entralo qua come forestiero ; ia farai tu da giu-
cca ? te ergo ipsum rnagis, quam lios aflligemus. dicci Noi udumpic faremo a Ir peggio, che a quelli.
• V inique facicbant Lot vchenientlsslwe.: jamque E facevano strapazzo granitissimo di Jxil: ed trono
projHj crani, ut effriiigerent (orca. “ 9. Pelr. 9. 8. già vicini a rompere la porla.
40. Et cccc niUATunt nianum viri , et inlroduie- 40. (Juand* ecco quegli si esor la mano, e misero
nini a<i se Lot, ciauseruntque oUiuin. Lot in casa, e cbiuter Ut porla.
41. Et eos, qui fjris crant, • |K*misserunt cac- 41. E
colla cecità piatirono quc’che erari fuori ,
citalo a minimo usque ad maximum, ita ut osi inni dal più piccolo fino ai pài grande , talmente che non
invenire non poi L — • Sap. 49. 46.
42. Dixerunt auleoi ad Lot: Ilalics hic quempiam
poiet'ano trutta la porla.
49. E
dissero a Lot: Hai tu qui alcioni de' tuoi
tuoni!» generimi, aut Glios, aulGlias? omucs, qui o genero, o figliuoli , figlie f lutti i tuoi mentili via
tui sunt, edite de urbe hac. da questa città.
43. Delebili! ua enim locuin istum, co quod incro- 15. Imperocché mi dlstruggcrcm questo luogo ,

Si alzò, e andò toro incontro ec. Lot imita la carili ili Abrahamo verso de’ foresi ieri.
Vers. I.
Vera. 3 roste dei pane senza lievito, ec. L’ Ebreo dice Uè' mazoth : i Greci avevano una specie d'im-
pasto di farina d'orzo o di grano, con acqua e latte c olio, con vino doler, Ovvero vino cotto, c que-
sta pasta mangiavano cruda; e chiamava*.! maza. simile impasto era usilalo ira gli Ebrei; ma eglino |>cr
lo più lo facevano cuocere. Si può credere, che tale fosse il pane dato da Lot agli Angeli.
Vera. 4. Tutto il popolo insieme, vedesi una cornatone universale ed inaudita.
Vers. 6. Affini hi noi ti conosciamo. Vogliamo vedere que' forestieri e sapere chi essi sono, «otto .

questo p rei cain cuoprono questi empi le scellerate loro intenzioni; e questo bastava a Lot (il quale be-
nissimo li conosceva) per intendere quel, che volessero fare.
vers. 8. lo ho due figliuole ec. La pcnurhaztonc d'animo ad una sì indegna richiesta, la sollecitu-
dine di salvare ospiti sì venerabili dall'oltraggio, l'impossibilità di opporsi per ntssun modo agli atten-
tati di coloro; tutto questo potè diminuite ni qualche maniera la colpa di Lot nel fare una tale offerta;
ma egli certamente peccò; nè egli era padrone di esporre le figliuole all'infamia e al peccato: e l'ordi-
ne stesso della carila richiedeva, die egli, padre com'era, provvedesse all'onor delle liglitiole, prima
che a quello degli ospiti, s. Agostino confessando il peccalo di Lot dice tutto quello, clic ragionevol-
mente può dirsi per iscusario, in queste poche parole: tvrt per orrore degli altrui peccati turbato
nell’ animo non bada al suo proprio peccato : mentre volte sacrificare te figliuole alta libidine di que-
gli empi .

Vers. 9. Va in là. Volevano farlo allontanare dalla porta per sforzarla: e si vede, che riuscì loro
tli farlo
vers. 11. E cotta cecità punirò tu ec. vatablo : abbacinarono ta vista a quelli, ec. s. Agostino, c
la maggior parte degl' interpreti credono, che questa cecità consistesse nell’avere Dio fatto sì. che»
quantunque vedessero le altre case, non vedessero nè potessero trovare la porta della casa di Lot-
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Si rf K M E S I CAP. XIX
wrll clamor ramni ramo Domino, qui mfalt nos, pctché il taro grato ti <1 (Usato vie pHRfhu; al Si-
ut {H'rdaniLLs illos. gnore, U quale ci Ita mandali a stèrmmrli.
14. Kgressus itaquc Lot , locutus est ad peneri» 14. Usci aduni /uè Lot , «r parlò a’ suol generi i che
Kos, qui accxpiun ernnt iilLas ejus, et di ut: Sor- davamo prendere le sue figlie, e disse: Levatevi,
gile, egrediraini de loco iato: quia deicidi Domi- partile da questo luogo: perché il Signore distrug-
nila clvitateni tane. Et visus est eia quasi ludens gerà questa città . E
parve loro, che parlasse caute
toqui. per burla.
15. cumque csset mane, cogctant eum Angoli 13. E fattosi giorno, gli Angeli lo soffrii lavano,
diceatcs: .surge: tolte uxorem tuara, etduas Alias dicendo: Affrettati , prendi tu tua moglie , c le due
quas liabca oe et tu paritar perca» In «celere d-
: figliuole, ette lini; affinché tu uncor non perisca per
vilali». U scelleratezze di questa città.
16. Dissimulante ilio, apprehenderunt man hit» 16. E simulo egli a bada , pretcr per numi lui
cjus, et inanum uxori», ac uuaruni tìliuruni t*jus j e la sua moglie , e le sue due figliuole , perché il Si-
eo quod parrarct Doinmus illi. gnore a lui voiea perdonarla.
1". • Eduxerunlque eum. et posuenint extra cl- 17. E lo condussero via , e lo mlser fttori della
v ilalem ihlque loculi «uni ad eum, dicénles: Salva
: città: e (pin i parlarono a lui, dicendo : Salta la tua
aniiuam Inani noli respirare ]h>m tergimi, ncc stos
: i ila: non mtlarli indietro, e non ti fermare in tutto

in olimi circa regione: sed in monte salvimi le fac, il paese circonvicino: ma salvati al duutle, affinché
uc et tu «iinul perca*. Sap. io. 6.* tu vare non perisca.
48. Dixitffue Lot ad eos : Quaeso
Donnine mi,
, <8. E Lot ditte loro : Di grazia , Signor mio ,
19. Quia inverni servii» tuo» gratiam coram te. 19. Dacché il tuo servo ha trovato grazia dittanti
«t magnilleasti mbertcordiain Umili , quam tee isti a te, e hai falla a me una misericordia grande,
nummi, ut salvane ammani menni, nec possum ponendo in siatro la mia vita, io non posso mirar-
tn monte salvali, ne forte apprebendat me malum, mi sid moine , perctié potrebbe forse venir sciagu-
limonar: .
ra sopra di me, e tonni la vita:
90. Est dvitas haec juxta, ad quam possum fu- E qui vicina quella città , alla quale posso fug-
gare, parva, et saltabor inca: fmuiquid non ino gire, ella é piccola, e ivi troverò salute: Nun i em
dita est, et vivet anima imm? pira itimi e ivi non sarà sicura la min ti tal
91. Dixitque ad eum: Ecce eliam in boc susce- 21. Ma quegli disse a lui: Ecco die anche in qm-
pi preco» mas, ut non subvertam urbcai, prò qua sprio ho esaudito le lue preghiere , onde non di-
loco (MS CS. struggerò la cillù, in favor dt:Ua (piale tu hai par-
92. • Festina, et salvare ibi: quia non noterò fa- lato.
con: quiclquain, donec ingrcdiaiisillut. Iddrco vo- 22. Affrettali, e sabati colà : perocché io non po-
calum est notiteli urbis iltius Segor. • Sap. lo. 6. trò faf nulla, fino a tatuo che lu vi sia entrain. Ar
93. Sol egreasus est aujicr terreni, et Lui ingres- questo fu dolo a quella città il nome di Segor.
•us est Segor. 93. Il sole si levò sopra la terra , e Lot entrò in
94. • igitur Dorainus pluit super sottomani et Co- Segor.
morrham tulpfaur et ignem a Domino de rodo: 94. Il Signore adiavpic piovve, dal Signore sojtra
• Deut. 99. 23. /sai. 13. 19. Jerem. 30. *>. Ezech. Sodoma c Gomorrha zolfo e fuoco dal cielo
16. 49. Omx 11.8. Amo* 4. 11. Lue. 17.98. Juilae. 17.
93. Et subvertit dvUates bas, et «n imeni circa ro 23. Edistrusse quelle città , e tutto il paese al-
gl onero, universi» tabitalorcs urbiuiu , et cuncta f intorno, tulli gli abitatori delle città , e tulio il
,

torrae virvntia. verde della canquupia.


26. * Rcspiciensque uxor ejus post «c, versa est 96. Ela moglie di Lot essendosi rivolta Ituliciro,
statuam * Lue.
in salis. 32, fu cangiala in una statua di sale.

Ver*. 14. Che do irano prendere le sue figlie. 1/ Ebreo, che prendevano le tue figlie: e i UH, du-
nenano prete te tue figlie j vale a dire, avevano fatti gli sponsali colle ine figlie. Gli Ebrei e altri popoli
del Levante rateano passare per lo più un assai lungo Intervallo tragll sponsali e il matrimonio.
Ver*. 19. Acmi porto salvarmi sul monte , perché ec. Sembra, che Lol pieno ancor di Umore, d agi-
tazione c d'affanno per quello, elle gli Angeli gli avevano predetto, camminando lentamente c a sten-
to, temesse clic gli mancasse il tempo per arrivare a s.iivamento sul monte; o che assolutamente non
ai sentisse fona per giungervi. La sua obbedienza non fu perfetta; ma nondimeno egli merita lode, per-
chè per tal modo cerca dì salvare la piccola città di .segor.
verv 22. Per questo fu dato a quella citta U nome di Segor. Prima chiama vasi Baie c di poi fu chia-
mala Segor, che vuol dir piccola.
ver». 34. Il Signor piovve dal Signore ec. j padri riconoscono concordemente in queste parole lina
dichiarazione della distinzione delle persone, del Padre e del Figlinolo . e la divinila dei Figliuolo , e la
sua uguaglianza col Padre, e han paragonato queste alesse parole con quelle del Raimo 100. Ver*. 1.
Ditte il .Signore al mio Signore , citate già da Gesù « risto istesso; c quelle dei saimu ISL Per questo ti :

unse , o Dio , il tuo Dio , ec. , citate da s. Paolo a provare le medesime verità, firh. I. 9. senza badare
perciò a quello, che qui dicono alcuni moderni Ebrei, e anche alcuni moderai cristiani troppo facili
a seguire le dottrine di quelli, ahbiam conservato nella versione la stessa pretta ri i«e, come rii» con-
servata la nostra volgala. Il Paure ha rimesso inlmunrnte oJ Figliuolo di fot' giudizio, Joan. v. 4f. Il
Figliuolo riceve dal padre insieme colla essenza anche tutta la potestà. Il Figlinolo allumine , che c Si-
gnore e Dio, colla potestà datagli dal Padre, da cui rccciv tulle le rose, piovve zolfo e fuoco dal cielo
•opra Sodoma e Gotuorrha. Notisi, che, quantunque non si parli qui se non di Sodoma e di Gomorra»,
eglic cerio pero, che anche Adania c Rcboitn furono soggette allo stesso gasUgo, e la quinta città non
fu risparmiata se non per le preghiere di LoL .

sia perchè non iniettiamo noi sopra questo grande avvenimento net quale ha voluto Pio «lare una
,

gran lezione agli uomini facendo loro vedere un saggio di quella t* :rrit>d giustizia, eolia quale punirà la
sfrenatezza degli uomini nell’altra vita? Una regione già amenissima e fertilissima diviene orrida a ve-
dersi e spaventevole, dopo che il Ttioco e lo zolfo cadente dal cielo ne «terminò gli abitatori, ridusse iti
cenere gli edilizi e la campagna stessa coperse di rovine c di orrori. Il bilume, di cui era pieno quel
terreno, servi ad accrescer r incendio, da cui non solo le piante tutte, ma .indie una parte della terra
fu abbruciata. Crepata la stessa terra in più luoghi, e abbassatasi, le acqttf dei Giordano visi gettarono
e vi presero le qualità, che si osservan futi' or» la gravezza e densità capti e di sostenere i corpi piu
;

•avi, l'oscuro c tetro colore. Il fetore grande, per cui t pesci muoiono ? bo entrano in quel
E go , le rive sterili, l'aria grave e malsana, chi regna attorno, t'am.irczzzj' pie, li [lessimi con-
ierà fino alla fine del
dizione di que* pochi frutti, che possono ancora nascervi, tutto annunzia e
mondo, che Dio è terribile ne* suol giudizi sopra i figlinoli degli uomini: .Ver' domorrha e le citta
confinali li ree nella stessa nuuuera d‘ impurità . furono fatte esempio tot
. . pena del fuoco eicr-
no, Judac 7.
Veri. 3f.. Essendoti ricotta in dietro. Lo Spinto santo nella Sapienza rap. I. 7. chiama la moglie di
Lot, ajiwta incredula: fosse |>cr Affezione verso ciò. che ella laschi va, o fosse per accertarsi co propri
occhi «idi’ avveramento detia predizione degli Angeli, a gran ragióne al tribù laccai la sua colpa a ma li-
. ,

GENESI CAP. XIX 57

37. Abraham autem consurgens mane, ubi strierai 97. Ma


Abrahamo portatosi la mulina là , dove
• prius cura Domino. • Sopra 18. 1. prima tra slato col Signore,
38. Intuiti ls est Sodomam, et Gomorrharo, et uni- 98. Volse lo sguardo verso Sodoma e Gotnorrha
versum lerram regioni* Unii vidUque ascendctUein e verso kt terra tutta di (fucila regione: e vide le
fa villani de: terra quasi fornaci* fumimi. faville m che si alzavano da terra , quasi U fumo di
una fornace.
39. Cum enim aubverteret Deus civìtates regioni» 99. Imperocché quando Dio all errò te città di
illius, nrordatus Abrahae, liberavit Lot de sul>- quella regione, ricordassi egli di Abraham » e liberò
versione urbiuin, in quibus habilaverat. Lot dallo sterminio di quelle città , nelle quali que-
sti area dimorato.
80. Ascendi» pii* Lol de Segor, et luansit in monte, 30. E
Lot si partì da Segor, e si stette sul mon-
dune quoque Oline ejus rum eo ( tiiimer.it enim ma- te, e con lui le sue due figliuole (perocché egli non
nero in Segor): et mansit in spclunca ipso* et duac si teneva sicuro hi Segar jr e abitò in una caverna
liiiae ejus cum eo. egli , e te due figliuole con lui.
51. UKitque major ad mlnorem: Pater nostcr 31. E
la mat/giorc di esse disse alla minore: No-
scnex est, et nullus virorum remansit in terra, qui stro padre è vecchio,, e non é rimasto uomo alcuno
possi l iugredi ad oos juita morctn universae terrae. sopra la terra, che possa esser nostro marito, co-
nte si costtauu in tutta la terra.
59/ Veni, Lnebricinus cum vino, dormiamusque 39. Viali, ubriachiamolo col vino, e dormiamo
cum (So, ut servare possimus ex patre nostro se- am lui affìndii! serbar possiamo discendenza di no-
,

nien. stro padre.


83. Dedcnmt itaque patri suo bibcrc vimuu no- 33. Diedero adunque quella notte del vino a bere
do illa. Et ingressa est major, dormivitiiuc rum al padre loro . E
la magiiiore si accostò a lui , c
patre: at ilio non senslt, nec quando accubuit Alia, dormì col poike: ma egli non si accorse, né quan-
HOC «piando surroxit. do la figlia si /tose a (ilio , né quando si levò.
54. Altera quoque die dixit major ad minorem: 54. E
il dì seguente la maggiore disse alla mi-
Eccc dormivi ben cum patre meo: demus ei id- nore: Ecco che jeri io dormii col padre mio: dia-
berc vinuin clùun bac noctc, et donuies cum co, mogli da bere del vino unche stanotte, e tu dormi-
ut salvemus semen de patre nostro. rai con lui alibi di serbare discendenza del paibe
nostro.
53. Dedcnmt edam et illa nocte patri suo bibcre 53. Dettero (indie qtudla notte a bere del vino al
vimini; ingressàque minor fiiia dormivi! cum co: fuulre loroj e si accostò a lui la figliuola minore
et ne lune quidem sensil, quando coucubucril, vel e dormì con lui: e neppure allora si accorse . né
quando iila surre veri t. ipiando quella si pose a giacere , né quando si levò.
56. concepcrunt ergo duac filiac Lot de patre 36. Pestarono adunque le due figliuole di Lol gra-
suo vide del loro padre.
57. Peperitque major Qliuni, et vocavit nomen ejus 57. E
la maggiore partorì un figliuolo, e gli pose
Moab: i|we est pater Moabilaruni usque in prao nome Moab .* questi i il padre de' Moabiti , che sus-
sentein diein. sistono fino ut dì d’oggi.
58. >tÌnor quoque pcpcrìt filium, et vocavit no- 38. La minore ancora partorì un figliuolo, e gli
men ejus Amroon, id est, filius populi uid: ipscest pose nome Atmnon, inde a dire figliuolo del popot
I»ater Ammonitami!) U5«(ue houle. mio: egli i il padre degli Ammollili, che sussultano
fino ai di d’oggi.

canna di fede, così ella viola il preciso comando folto a lei non meno, che al marito, ed é Immediata-
mente punita, e diviene anch’essa un grande esempio; esempio della severità, «'olla quale sarà puni-
to chiunque dopo la chiamata di Dio si arresta tra via, o col cuore rivoltesi e coll’afTetfo a quelle co- ,
se che egli dee abbandonare per andar dietro al signore: Ricordatevi, dice cristo, della moglie di Lot,
,

Lue. xvu. 33.


In una statua di tale. Di sale metallico, che resiste alla pioggia, e per la sua saldezza è buono an-
che per gii edilizi. / edi Ptin. lib. xxxi. cap. 7. Non pare, che possa dubitarsi, .che questa statua siasi
conservata per molti secoli, f edi sap. x. 7. ( inteppe lib. I. Anliq. cap. 12. ,
Ver». 27. Ma Abrahamo portatoti la mattina ec. Abrahamo ansioso di sapere quel, che fosse del suo
nipote, c delle città della Pentapoll, si i>orta al luogo, dove U dì avanti «vea parlato coll'Angelo ..perché
di là |>oteva vedere tutta quella pianura .

Ver». 28. E vide le faville. L’Kbreo.' e vide il fumo .

Vera. 30. Egli non ti teneva sicuro in Segor Anche in questa circostanza Lot dimostra una fede as-
.

sai dettole: t’AngcIo gli avea detto, eh* ei poteva restare in segor; la costernazione e l’abbattimento ,
di spinto, in cui si trovava, gli fanno dimenticare la promessa dell’Angelo, ed egli cangia P abi-
tazione .

Abitò in una caverna. Tutte le montagne all* intorno sono piene di slmili caverne molto spaziose.
Vera. 31. A on è rimasto uomo alcuno sopra la terra. Elie sapevano però, che degli uomini ne era-
no in segor, donde erano partite; ma forse, veduto come Dio avea sterminato gli abitanti delle altre
Città, credettero, che alla line avverrebbe lo stesso anche di «nielli di Segor non meno scellerati; o nou
volevano assolutamente aver tali domini per mariti Ma benché possano forse scusarsi dalla menzogna,
.

non possono pero scusarsi in venin modo da quello, che fecero per aver prole, nè Lot può scusarsi;
perocché egli ancora peccò (dtee 8. Agostino ) non guanto porta un incetto , ma guanto porta gueua
ubbriachezza. lib. xxu. cont. Faust, cap. 44.
vera. 37. liti potè nome Moab; vale a diro, che nasce dal padre mio.
Vera. 38. GU potè nome Ammon : che vuol dire figliuolo dei mio )>oi>olo. S. Girolamo scrive , che quel-
la gran donna s. Paola, andando attorno per la Terra santa, giunta che fu a segor, si ricordò «Iella sis-
tolica di Lot, e cogli occhi pieni di lacrime avveniva le vergi»! compagne, essere da guardarsi dal vino,
nel quale è lussuria, c di cui sono opera i Moabiti e gli Ammoniti.

Capo llcntceimo
Ad Abrahamo pellegrinoin Gerara è tolta la moglie: ma è rimandata intatta con gran doni
per conumdo del Signore j e alle orazioni di Abrahamo é rendala la tamia alla famiglia
de ! re.

i. Pro focili* bidè Abraham terroni a usi mi em ha- 1. E par ti tostiti colà Abrahamo , andando nel pac-
vcra. I. In Gerara. 8. Girolamo, cihBusebio mettono Gerara in distanza di venticinque miglia daElcu-
teropoli di tà da oaroma. •

Vol.l 8
. ,, t : j:,

9. 38 GENESI CAP. XX
bitavlt Inlcr Cadcé et sur: et pcregrinotuB est In se di mezzodì , obliò tra Cada e Star: e fece tua di-
Gcraris. mora come pellegrino in Cerata.
Dixilque de Sara irxorc sua : Soror mea est. 9. Eriguardo a Sara sua moglie disse : EUa C
Mlsit ergo Abimeiech rex Gerarae et tulli eam. tuia sorella. Mandò dunque il re di tìerara Abime-
lech a pigliarla.
3. vcnlt autem Deus ad Abimeiech per somnium 3. Ma Dio si fe' vedere di notte tempo in sogno
notte, et
quaui
alt
tulisti:
illi: Kn muriate propler mulicrcm

habet enini viruin. 6 Abimeiech, e dissetiti : or tu morrai per ragion


a donna , che luti rapita: perocché ella ha ma-
6.
rito.
4.Abimeiech vero non tetigerat cam, et alt: Do- 4. Abimeiech però noti Cavea toccata , e disse:
mine, num genteiu ignorantem, et justam Inlerfl- Signore
7. , farai tu perire una nazione ignorante* ma
ole»? giusta
3. Nonne Ipso dlxit mlhi: Soror mea est: et ipsa 8. Aon mi ha detto egli stesso: EUa è mia sorel-
alt: Frater incus est? In sunplirilate corrila luci, la: e non ha ella detto: Egli è mio fratello 1 lo ho
8.
et mtuidiUa manuiun raearum foci hoc. falla tal coso mila semplicità del mio cuore , e ho
« pure le mani.
6. Dixilque ad cum Deus: Et ego scio, quod sim- Eil Signore gU disse: Jo pur so, che lai cosa

plicicorde feccris ; et Ideo custodivi te, ne pecca- hai fatta con cuor semplicej e per questo ti ho pre-
re» in me, et non dimisi, ut tangeres cani. servato dai peccare contro di me, e non ho per-
messo , che tu la toccassi.
7 . Nunc ergo redde viro suo uxorem, quia pro- Bendi adunque adesso la moglie al suo marito
nheta est: et oraldt prò te, et vives: si autem no- perocché egli é profeta : ed egli farà orazione per
lueris recidere, scilo, quod morte morieris tu , et le, e tu ideerai: ma se tu non vorrai renderla , sajipi,
omnia, quae tua sunt. che di mala morte morrai tu, e tutto quello, chea
8 Slatimquc de nocte consurgens Abimeiech
. te 11.
appartiene.
vocavit omnes servos huos, et locutus «*l universa Etosto si alzò Abimeiech di notte tempo , e
verità Itaec in auribus co rum, timueruntque omnes chiamo lutti i suoi servi , e racconto toro tutte que-
viri valdc. ste cose, e tutti ebbero gran poma.
9. Vocavit autem Altlmclcch edam Abraham, et 9.
13.
E
Abimeiech chiamò anche Abraham, e gli dio-
dixit ei: Quid feristi nobis? quid pcccavimus in te, se: Clte é quello, che tu ci hai fatto ? che male ti
quia inriirxisli super me, et super regmun meum abbiam fatto noi, che tu avessi a tirare addosso a
pecratum grande? quae non debutati lacere, feristi me,14.
ed al mio regno un peccalo grande t tu hai folto
nobis. a noi quello, che far non dovevi.
10. Rurstmique cxposlulans, all: quid vidisti, ut lo. E
di nuovo ranunaricandosi disse: Che avevi
boi:15.
faceres? fu 15.
veduto, onte avessi a fare tal cosa t
11. ResjMtndit Abraham: Cogitavi menno, dleens : 16. Dispose A
br aitatilo: Io pensai, e dissi dentro
Fors ilari non est timor Dei in loco tato : et inter- di me: borse non sarà ht questo luogo timor di J)io
Acicnt me propler uxortin nieam: e mi uccideranno a causa (il mia moglie
19. Alias autan et • vere soror mea est. Olia pa- 19. Dall’altra parte ella i veramente ancora mia
tri» inei, et non Alia matrta raeac: et duxi eam in 17.
sorella, figliuola di mio / xidre , ma non figliuola di
uxorem. • Stara 19. 13. mia nuutre, ed io la presi per moglie.
13. Postquam autem eduxit me Deus de domo pa- 18. 3/a dopo che Dio mt trasse fuora dalla casa
tria inei, dixi ad eam: • Hanc misericordiam facies di mio padre , io le dissi: Tu mi farai questa gra-
mecum: In onim loco, ad quan ingrediemur, di- ziev In qualunque luogo noi arriveremo, dirai , che
ce», quod frater luus slm. • Infra 91. 25. sei mia sortila.
14. Tulit igilur Abimeiech oves, et bove*, et ser- Prese adunque Abimeiech delle pecore , e dei
vos, et ancillas, et dedit Abratiam: rudUiditquc illi bovi, e de’ servi, e delle sene, e le diede ad Abraha-
Saram uxorein suam, nto, e gli rendette Sara sua moglie,
Et alt Terra coram vobis
: est , ubleumque Égii disse: Questa terra é davanti a te, di-
Ubi placucrit, habita. mora, dove li piacerà.
16. Sarac autan dixit: Ecce mille argenteos dodi Edisse a Sura: Ecco che io ho dato a tuo
fra tri tuo ; hoc erit libi in velameli oculomm ad fratello mille monete d‘ argeiuoj con queste avrai
omnes, qui trami sunt, et quocuinquc perrexeris: un velo per gii occhi dimoisi a tutti quelli, che sosto
mcnicnloquc te depreliensam. con te, e in qtuilunque luogo onderai: e ricordali
che sei stata presa.
17. Orante autem Abraham, panavi t Deus Abimc- Eolie orazioni di Abrahamo Din risanò Abime-
3cdi , et uxorem, ancillasquo cjus, et pepcrerunl: iech , c la moglie , e le sene di lui , e partori-
rono:
18. conclusemi cnim Domlnus omnem vulvam Imperocché il Signore anca fendute sterili tut-

Mandò adunque Jb!me teck a pigliarla. II nome di Abimeiech era comune a 're di cerar*,
ver», i.
come quello di Faraone a* re dell'Egitto; sara avea novantanni; quindi è, che questo avvenimento dà
una grande idea di sua bellezza. / edi cap. xn. 11.
Ver». 3. Ma Dio si fe' vedere, si vede, che questo re conosceva II vero Dio, e lo temeva j e cheli po-
polo era , qual suol essere per lo più , simile al sovrano.
Ver». 5. Setta semiti trita dei mio cuore ec. Si vede, che l'idea di Abimeiech era d'aver Sara per
moglie , credendola libera
vera. 9. (he é quello , che tu ci hai fatto t che moie ec. Dio per bocca di questo principe insegna a
tutti gliuomini, quanto gran male sta pad tilt erto riconosciuto da tutte le genti pel solo lume della na-
tura come un orribile peccato. H solo pensiero di essere stalo vicino a cadervi, benché per ignoran-
za, fa, che Abimeiech prorompa in tante e si appassionate querele contro Abrahamo, che gli avea ta-
ciuto la verità.
Vera. lo. che avevi tu veduto , onde avessi ec. Avevi tu forse veduto cosa, onde potessi argomentare,
che io, o il nuo popolo fossimo gente senza legge, e senza rispetto per la giustizia?
Vera. IO. Mille monete d'argento. Mille steli.
Con queste avrai un veto per gli occhi re. Il denaro, che io ho dato al tuo fratello, e marito, al
quale ora ti rendo, servirà a comprare un velo, col quale quasi sposa novella velerai il tuo capo, e
ciò servirà a farti conoscere, non solo a quelli , che sono con te , ma anche in tutti i luoghi, dove ca-
piterai, per moglie di Abrahamo. *
incordali , che sei stala presa. Non U scordar del pericolo, in cui ti sci trovata; non tornare a e-
sporti allo stesso pericolo col dissimulare il vero tuo stato. •
vera. 18. // Signore avea rendute sterili ec. Alcuni spiegano , che non potcsser le donne dare alla luce
. : f : :.

GENESI CAP. XX 59

domi» Abimcloch propter Saram ux arem Abrahae. te te dome della caia di Abimclech a motivo di Sa-
ra moglie di A bruìunno.
iloro parti già maturi : lo che «ombra più facile ad Intendersi, supponendo, che non lungo fu li soggior-
no di Sara e di Abrahamo presso AbUueicch.

Capo bentcflimoprimo
Soletta e circoncisione d' hocco : egli fu divezzato. Ismaele poi i cacciato di rasa insieme
8.
colla madre, per vivere ne’ deserti. Abimelech fa alleanza con Abrahamo confermata con
giuramento.

1. visita* it autrm Domimi» saram, sicut • prò- i. E


il Si gnor e visitò Sara , conforme avea pro-
miscui et implcvit, quac loculus esL messo * e adempiè la sua parola.
• Saura 17. 19. 18. 10.

2. ConccpUqac, et * peparti ulirnn in «cocciute 2. Ed ella concepì , e partorì un figliuolo nella


sua, tempore quo predi xerol
Deus:* Gal. 4.25.
ei sua vecchiezza, al tempo predettole da Dio
Hcbr. 11. 11.
Vocavilque Abraham notnen filli sui, quetu gt> S. EAbrahamo pose il nome d’Isaac al figliuolo
nuit ci Sara, Isaac: partoritixiU da Sara :
A. Et circuinridit cum octavo die, sicut • prac- 4. E rodavo giorno lo circoncise , conforme Dio
ccpcrat ri Deus. * Supra 17. lo. Malth. 1. 2. gli ONS comandato.
5. Cum centum ossei annoruiu: hac quippo aria- 5. Avendo egli cento anni: imperocché di questa
le patri», natia est Isaac. età era U padre , quando nacque Isacco.
8. Dixitque Sara: nisum fcrit mihl Deus: qui- 6. E disse Sara: Dio mi ha dato , onde ridere
Cumquc auiiterit, rorridchit milii. e chiunque ne udirà la novella, riderà meco.
7. Rursuinque ail: Qui» audilurum crederei Abra- 7. E soggiunse : Chi avrebbe credulo , dovere
barn, quod Sara lactaret iiliuin, quem pepcril ci jam A br alunno sentirsi dire , che Sara allatterebbe un
scniT figliuolo partorito a lui già vecchio
8. C rerii igilur pucr. et ablactatus est, fecitque 8. Crebbe adunque il bambino, e fu divezzato,' e
Abraham grande convivimi! in die ablactatkmis nel giorno , hi cui fu divezzalo fece Abraiuuno un
cjus . gran comi lo.
9. Cumquc vidisset Sara fllium Agar Egyptiac 9 . Ma Sara avauto vcttuto il figliuolo diAgar Egi-
1 udrò le m
cum Isaac Olio suo, dixil ad Abniiiam : zuma , che scherniva il suo figlio lsacco , disse ad
Abrahamo
10. * Ejicc ancillam hanc, et fllium cjus: non 10. Caccia questa schiava, e li suo figlio: peroc-
enini eri! baeres tiiius aneli lae cum fiUomeo Isaac, chè non sarà erede il figlio della schiava col figlio
* Gai. A. 30. mio Isacco.
11. Dure acccplt hoc Abraham prò Alio suo. 11. Duro part e ad Abrahamo questo parlare ri-
guardo ad un suo figlio.
12. Cui dixit Deus: Non libi vldcatur aspenitn 12. Il Signore però gli disse : Non semini a te
super puero, et super anelila tua: omnia ouao di- aspro il far ciò (ul un fanciullo, e ad usui tua trina-
xerit tibi Sara, audi tocchi cjus; quia * In Isaac va: In tutto quello, che dirà a te Sara , osatila le
Tocabitur libi scmen. * Jiom. 8. 7. Hcbr. 11. 18. sue parole : perocché in Isacco sarà la tua discen-
denza.
13. Sed et fllium ancillac (ariani in genlcm ma- 13. Afa il figliuolo ancor della settima farò capo
gnam, quia semen limili est. di una nazione grande, perchè egli è tua stirpe.
14. Surrcxit iUquc Abraham mane, ettoilcnspa- 14. Abrahamo aduiu\ur alzatosi la mattina prese
non, et ulrem aquac imputali! sca|xilae cjus. Ira-
, del pane , e mi otre di acqua , e lo pose a lei sulle
diditque mimmi, et dimisi! eain. Quac cum abu&sci, spalle , e le diede il fanciullo, e la licenziò. E quella
errabal in solitudine Bcntabee. portuosi mulo errando per la setiitiuiine di Betsa-
bea,
15. dunque consumpla esset aqua in utre, abjo- 13. Ed essendo venula meno l’acqua dell' otre ,

ver». A Ffu divezzalo. Alcuni (come racconta s. Girolamo) affermavano, che In antico le madri al-
lattassero l ilgllmil! lino a' cinque anni; il qual sentimento è tenuto dallo stesso ». Girolamo. Altri cre-
devano. che Pela. In cui i fanciulli si divezzavano, fosse l'anno duodecimo: lo che sembra meno cre-
dibile. bai cippo de* Maccabei in |*oi si osserva , che il tempo di allattare era ridotto a tre anni interi
l

Fedi 2. Sfar hai), vii, 27. 2. Paraltp. xxxi. 16., I. lleg. I 22., it. II.
Ver». 9. Che scherniva ec. cosi quasi tutti gl'interpreti: ed è fuori di dubbio, che a prendere II latino
nel senso di scherzare, giuorare, ec.,c 1 dilungheremmo totalmente dalla sposinone dì paolo, il quale dice
che Ismaele perseguitava hocco Gal. iv. 29., e non vedremmo lina giusta ragione dello sdegno di $»ra,
,

della risolili.» doniauda, che ella fa ad Abrahamo, e alla quale Dio vuole che sbranatilo si arrenda, vedi quel-
lo che si e «letto in quel luogo della lederà a' Calali, c il mistero nascosto nella persecuzione fatta dal
figliuolo «Iella ««'biava al figlinolo della donna libera, g. Agostino erette, ebe Sara temè, ebe l'invidia, c
E avversione U’ Ismaele non l’ inducessero a dar morte ad Isacco, e a rinnovare l'orribil tragedia avve-
nuta tra’ due primi figliuoli di vdauio per simili cagioni.
ver». Pi. In Isacco sarà la tua discendenza. La tua vera posterità, verrà da Isacco: egli sarà tuo erede
til erede delle mie promesse, e da lui nascerà il cristo, del quale egli stesso siri una riva figura. Fedi Rom.
ix. 7. 8. (\al. iv. *23., dove l'Apostolo nelle due donne riconosce «Ine testamenti; la sinagoga, e la Chiesa
cristiana; In Ismaele discendenti «I* Abrahamo. dii detu*ueranU dalla sua fede, I quali schernirono, e
i

perseguii a rono il cristo; in Isacco gli Ebrei, e I Gentili fedeli.


Ver». 14. Prese del pane e un otre di acqua, ec. La provvisione di pane c di acqua, che questa don-
na poteva portare sulle sue spalle, non era grande, e di falli vessiamo, «-he presto l’acqua maucò.
jkomliincn») Abrahamo non fa altro, ebe eseguire puntualmente comandi di bio; c certo costò grande-
i

mente al suo buon cuore il trai Li re con Liuto rigore uni donna, e un figlinolo . che «‘gli amava. K in
ciò appunto *i manifesta I’ altissima ol»bc«l lenza di Abrahamo. DIO dall’altra parte volle In questo fallo di-
mostrare molti secoli prunalquelio, che un dì avverrebbe alla sinagogi discacciata dalla famiglia di Abraha-
ino . ri«lotla ad andare vagabonda. e«l errante sopra la terra, dove miracolosamente so&licnla quella
providenza. che la fa servire di evidente prova alla vera Chiesa, e l i riserba alla futura sua conversione.
Nella solitudine di ttérsabea. questo uouir è posto qui |»cr antic ipazione- Fedi veri. 31.
ver». 16. Gettò il fanciullo ec. ov vero abbandonò il fanciullo : perocché uon è da credere, che ella

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, -
.,

60 GENESI CAP. XXI


ci l pucrum subtcr inani arbonim, quae ibi crani. gettò il fanciullo sotto uno degli alberi , che mot
ivi.
16. Et abili, scditquc c regione procu), quanlum 16. E
se ri andò, e si pose a sedere dirimpetto
potasi arcua Jacerc: dixit enim: Non vidcbo mo- in distanza di tot tiro d* arco : imperocché disse: Aon
ricntcm pucrum: et sedera contra Icvavil voccm redrò morire il fanciullo : e sedendogli in faccia alzò
stimi), et flcvil. la via voce, e pianse.
17. P.xaudivit aulem Deus vocem pueri: vocavit- 17. E
il Signore esaudì la voce del fanciullo : e
qnc Angelus Dei Agar de corto, direna: Quid agii l' A tutelo di f)io dal cielo chiamo Agar, dicendo :
Agar? Noli liniere: cxaudivit euiiu Deus voccm che fai, o Agar? Aon temere : perocché il Signore
pueri de loco, in quo est. ha esaudito la wee ilei fanciullo dal luogo , ori ci
si ritrova.
18. Surge; lolle pucrum. et lene man uni ilUus ,
18. Alzali j prendi il fanciullo, e tienlo per la
quia in gentem magnani fadan) e uni. mano : conciossiaché io lo farò capo di tota nazione
grande.
19. Aperuitnue ocukweji» Deus: quae vidons pu- 19. E
Dio le aperse gli occhi: ed ella vide un pozzo
tenm aquae, abiit, et iraplevit utrem, dedilque pue- di acqua , c atulo ad empier f olir, c diede da bere al
ro25.
bitx're. fanciullo. ,
20. F.t fuit cutn co, qui cmrlt, et moratus est in 20. E
( Dio ) fu con lui 3 ed egli crebbe , e abitò
solitudine , factusquc est juvenis sagiltarius. nella solitudine , e diveime giovane esperto a tirar
d y arco.
21 Ilabilavitque in deserto Pharan : et accepil
. 21. E
abitò nel deserto di Pharan, e sua madre
illirnatcr sua u vomii de terra .Egypti. gli23.
diale una moglie Egiziana.
22. Eodem tempore dixit Abimeleeh , et Pbirol 22. A elio stesso tempo Abitnclech, e Phkol capi-
princeps exeiritu» ejus ad Abraham: Deus tecum tano del suo esercito disse (ut Abrahamo : iddio 6
est in univiTsis, quae agis. con te in tutto quello , che tu fai.
Jura ergo per Deum, ne norcasmihi, et po- 23. Giura adiuique per Dio di non far male a
steri» tneis, stuyiqiM* mene. m*«1 iuxta misiricor- me, e ri miri posteri, calla mia stirpe: ma che ,
diam, • quali) feci libi, facies mini, et tcrrao, in siccome io ho fallo del bene a te , così tu ne farai
«pia versatus es advena. * Sopra 30. 14. a me , e a questa terra, in cui sc‘ stalo pellegri-
no .

24. Dixilque Abraham: Ego jumbo. 24. E


Ahrahamo disse: Io ne farò giuramento.
±‘». Et incrrmvH Ahimclech pmpter puteum E
fece delle querele con Abhnelcch per ragio-
aquae, «pieni vi nlistulcrant servi \jus. ne di un pozzo d‘ acqua , che i servi di lui si era-
no usiiriHili per forza.
97. Respondilque Abimeleeh: Neseivi onta fere- 26. E
Abhnelcch rispose: Non ho saputo chi ab-
rilhanc rem: séd et tu non indicasti mini, et ego bia fatta tal cosa: ma né piar tu me ne hai fatto
non audivi praetar liodic. motto , ed io non ne ho saltilo parlare se non
adesso.
27. Tulli itaque Abraham ove* et bove*, et dedit 27. Ahrahamo adunque prese delle ficcare e dribo-
Abiiuclcch: pcrouKerunlque ambo Cbedus. li , e li diede ad Abimcudv c ambedue fecero al-
leanza.
28. Et statuii Abraham septem agnas gregis scor- 28 E Ahrahamo pose
. selle ugnelle di branco
tomi. da parie.
29. Cui dixit Ablmelcch: Quid sibi volunt septem 29. E
di ssrqli Ablmelcch-’ Che vogliati dire queste
agnac istae, «pia» stare feristi seonuim ? sette aqnelle , che tu fai stare da parte?
30. Al Uh*, .Septem, iriquit, agnas acripiesde ma- 30. Ed
egli disse : Selle ugnelle riceverai tu dalla
nti ul sint mitii in U>stimonium quoniam ego
mea: mia inano: dflmché servano a ine di I cslmwnkuiza
Todi puteum (stimi. come in ho sanato quel fiozzo. .
M. Idrirco voralus est locus ilio Bersabec; quia .">1
/Vr questo fa quel lungo chiamalo Her sabre,
.

ibi ulerque jnravit. perché l'imo et" altro ivi fallo atta giuramento.
32. Et inierunt foeiius prò puteo juramenll. 32. E
antan fatto accordo circa il pozzo del giu-
ramento.
53. Sumnlt aulem Abimeleeh et Phlcoi prineep* 35 ,E se riandarono Abbnetech e Phicol capita-
«?\ercitus ejus, reversique sunt in tarme Palcstino- mi del suo esercito, e tornarono nella terra de’ l\t
rum. Abraham vito plantavit netnus in Bcrsabcc. tesiini . Ahrahamo poi piantò ima selva a il rr su-
et invocavi! ibi numen Domini D«‘i aitami. bir , e ivi Invopò il nome del Signore Dio derno
34. Et fuitNfolonus terme Pala ostino rum diebus 54. E abitò pellegrino nella terra de* 3\ilesUni per
multis. molto tempo.

portasse addosso Ismaele, ehc dovei avere diciassette o diciotto anni, veramente in alcune edizioni
,

de’uix ciò si legge al verso 19; ma altre edizioni sono interamente simili alla Volgata.
Ver*. 19. Dio le aperte gii occhi, ed ella vide un pozzo ec. Dio fece, che ella ravvisasse questo poz-
zo, che le era vicino, c a cui, turbala e piena d’ affanno com’era, non avea posto mente. Dicesi, ette
gli Arabi coprono eolia sabbia i pozzi da loro scavati, mettendovi sopra qualche segnale; cosi non sareb-
be maravigli i. che Agar uon avesse veduto quel pozzo, fino che Dio lo fece a lei riconoscere per qual»
Che segno, che egli avea.
ver». 21. Vr/ deferto di Pharan. Nell* Arabia Pel rea.
Ver». *L Abimeleeh e Phieol capitano, credevi lo stesso Abimeleeh, di cui si parta eap. xx. e Phicol
era capuano «Ielle sue guardie, ovvero di tutti suoi snidati. Abimeleeh veggendo, come Abrahamo cre-
!

sceva In ricchezze «* In potenza, e come Dio lo proteggeva tanto visibilmente preve«lendo, che egli sa- .

rebbe divenuto un grandissimo principe, pensa saggiamente a fare alleanza con lui, affine di non avere
da temere per se c pel suo popolo.
vers. *26. Per ragione di un pozzo di acqua, ec. Un pozzo, o sia una cisterna d’ acqua è cosa di ri-
lievo in un tal paese, dove «Mista molto il trovarne.
vers. 27. Prete dri/e pecore e de' bovi , e ti diede ec. Forse per farne sacrifizio, come nelle alleanze
si costumava . lasciando ad Abimeleeh l’onore d’immolare quegli animali.
\ crs. 30. sette figurile riceverai tu re. nonché quel pozzo appartenessi' ad Abrahamo, perché egli lo avea
scavalo; conlutlooò por levare ogni pretesto di litigio egli paga in certo modo il fondo, offerendo ad
Abimeleeh queste ugnelle. ) edi. eap. xxvi. 15.
Vers. 3!. Eu chiamato hersabee, cioè, pozzo dei giuramento ovvero, pozzo delie sette , cioè delle
Scile angclle.
v era. Piantò una teivaec. Manto Abrahamo una selva per alzarvi un altari*, cd ivi esercitare gli at-
ti del culto divino, coni** apparisce da quello, che segue. In qiic’tcmui non oravi ancora edilizio alcuno
consacrato agli ewrrizii di religione e gli altari si ergevano su’ luoghi piò elevali . o nc’ boschi.
.
? : : -
,,
,

GENESI CAP. XXII G4

Capo i)entf5imfl0EConÌ0

È provata la fede r l'obbedienza di sbrattarne col comando d'immolare il figliuolo, ma un An-


gelo lo ritiene dall’ immolarlo. Sono a lui per questa insigne obbedienza confermate di nuo-
vo le promesse: si noverano i figliuoli di ftachor fratello di Abradiamo.

1. Quac poslquam gesta sunt , • lenirmi Deus 4. Dopo avvenute queste cose, Dio tentò A br alunno
Abraham, et dixit ad euro: Abraham. Abraham. At e gli disse: Abrahamo, A br aliamo. Ed egli risposi-.
Mie respondit: Adaum. Judith. 8. 22. //ebr. li. 47. Eccomi.
2. Ait illi: Tulle filmili tuuin umgenitum, quem 2. E quegli disse : Prendi il tuo figliuolo unigeni-
diligi», IsaaCj et vade in terram visionisi atque ibi to, il ditello Isacco , e va' netta lena di visione: c
offeres in holoeausturo super unum
eum munlium, fri lo offerirai in olocausto sopra uno de* monti , il

quem monslravero libi. quale io li indiclterù.


3. Igilur Abraliam de norie consurgens. slravit 3. A brilliamo tutunque alzatosi, che ira ancor not-
asimmi suuro, duren» «eruin duos Iut«k»: et Isaac te, imbiutò U suo asino , e prese seco due giovani
lilium suum: rumque concici ìsmh Tigna in holocau- e Isacco suo figliuolo: c arendo tagliale le legna per
.-tmi:, abiit ad locum, quem praeccpcrat ei Deus. /’ olocausto, si incamminò verso il luogo assegnatoti

da Dio.
4. Die aulem tcrtio, elevati» oculls, vidit locum 4. E ilterzo giorno , alzati gli occhi , vide da
proco): lungi il luogo:
3. Dixitque ad pueros suos: Rispettale hic cum 3. E
disse a’ suol gioì ani: Aspettate qui coll’asi-
asino: ego, et puer Ulne usque properanlcs, posl- no: io, e il fanciullo anderem fin colà con prestezza
quaro adoraverimus, reverlemur ad voe. e fatta che airemo l'adorazione , tomerem datai.
6. Tuli! quoque ligna holncausli, el imposuit su- 6. Prese eziandio le legna per I ' olocausto , e le
per Isaac lilium suuro: i|>sc vero poli abai in ma- pose addosso ad Isacco suo figliuolo: egli poi por-
ni bus ignoro et gladiuro. dunque duo [icrgcrcnt tava colle sue mani il fuoco e il cvitello. mentre E
alma), camminavano lutti c due insieme,
7. ni-vii Isaac patri suo: Pater mi: At ilio respon- 7. Disse Isacco a suo itadre: Padre mio: que- E
dit: Quid vis, fili? Ecco, toquil, Igni» et Ugna: ubi gli rispose: Che vuol figliuolo t Ecco, disse quegli
est vidima holocausliT il fuoco , c le legna: aov* t la vittima delC olocau-
42.
sto
8. Dixit aulem Abraham: Deus provldchit siW 8. E Abraliamo disse: Iddio si
proirederò la vitii-
viclimaro holocaujti, Oli mi. Pergebant ergo pariter: ma per l’olocausto, figlimi mio. Andavano adun-
que imumzl di conserta
9. Et vencnint ad locum, quem ostcndcrat ei 9. E
giunsero al luogo mostralo a lui da Dio, in
Deus, in quo acdificavit altare, et desuper ligna cui egli edificò un altare, e sopra vi accomodò le
conqiosuil: cuinque alligasse! Isaac lilium suum, po- leqtuz: e avendo legalo J sacco stw figlio , lo collocò
auit eum in altare super strucm lignonim. sull'altare sopra il mucchio delle leqtui.
40.
a
Extcnditque inanimi, cl anipuil "I adì uni, ut 40. E slese la mano , e die di pìglio al coltello
immolarci lilium suum. • toc. 2. *4. per immolare il suo figliuolo.
41. Et ecce Angelus Domini de rodo daniavK, 44. Quand’ ecco l* Angelo del Signore dal del gri-
dicens: Abraham, Abraham! Qui respondit: Adsum. dò, dicendo: A
brattano , A br aliamo I quegli ri- E
spose : Eccomi. •

12. Dixilque ci. Non cxlcndas manuro tuam suV E


quegli a lui disse Aon stendere la tua ma

ver». 1. Dio tentò Abrahamo. Dio avea già più volte messa a dure prove la fede di Abrahamo; ma ci- il

mento, a cui vuole esporla adesso è sì grande e nuovo e unico, attese tutte le sue circostanze, che ve-
ramente fa d’uopo di credere, che non solamente a far conoscere la virtù di questo gran Patriarca, ma
a qualche altro One ancora più grande fosse ordinalo da Dio questo gran fatto. E In vero il sacrifizio ,

che Dio gli domanda è figura di un sacrifizio mollo più grande e augusto , c di maggiore impor-
tanza .

Ver*. Prendi il tuo figliuolo unigenito er. 1/ Ebreo è più affettuoso Prendi il tuo figliuolo , il tuo fi-
2. :

gliuolo unigenito u diletto, prendi /sacro. Queste parole dimostrano (quanto a parole può dimostrarsi)
,

la grandezza del sacrifizio. Abrahamo dee offerire In olocausto il figliuolo unigenito, sopra di cui tulle po-
savano le sue stranie, c le promesse di Dio; il figliuolo amato i>cr le sne virtù, c per quello, di etti
egli era figura, cioè del Messia, che di lui dovea nascere; un figliuolo, che era stalo la consolazione di
sua vecchiezza c del suo esilio dalla terra e dalla casa del padre, e di tulle le afflizioni ed affanni del
suo lungo pellegrinaggio. Dall’altro lato (dice s. Agostino) poteva egli credere Abrahamo, che Dio |M>tcsse
gradire vittime umane? Sia allorché Dio comanda, obbedisce il giusto e non disputa.
Metta terra di visione: e ivi lo offerirai ec- Il luogo, dove Dio vuole che Abrahamo offerisca questo sacri-
fizio, è lontano da Bersabee, o sia da Gerara, circa cinquanta miglia; lo che accrebbe a dismisura il
patimento di lui e segnalò la sua incrcdihil costanza. Dio adunque gli ordina di mettersi in strada e di
andare verso una certa parte, fino a quel luogo, che gli sarà poscia indicato: e questo luogo fu li mon-
te ebe fu poi dello Storia o sia di visione , dove fu poi edificato II famoso tempio. 2. Paratip. iti. I.
Vera. 3. Alzatosi, che era ancor notle.ee. *on si parla di Sara, nè si dice, se Abrahamo le facesse
parte del comando di Dio. Ma s. Agostino e altri Padri credono, che il marito, conoscendola sua virtù,
non le nascose quello, che eglido\ea fare, e che ella si rassegnò al volere del signore.
ver». A n terzo giorno vide da lungi il luogo. Per Ire giorni interi ( dice un antico interprete )
. . .

Abrahamo ebbe a combattere eolia tentazione, anzi coir agonie e colla morie.
ver». 5. E fatta che avremo V atto razione tomerem ec. Abrahamo potè ciò promettere sull» ferma
.

fiducia nelle disine promesse. I sentimenti di lui sono spiegati cosi dall’Apostolo: Abrahamo offeriva l’uni-
genito ... egli, a cui era stato detto- m
Isacco sarà la tua discendenza, pensando, che potente e Dio an-
che per risuscitare uno da morte. Hebr. xi. 17. 18. 19. vedi Angus!, de ctv. xvi. 32. ong. ec. Abrahamo
adunque unisce alla sua obbedienza un’allissmia fede e una speranza invincibile.
Ver». 6. Prese eziandio le legna ... e le pose addosso ec. A sedere Isacco carico dello legna , sulle
quali dee essere sacrificato, non si può non riconoscere quell'auro Isacco , il quale col legno della sua
croi e salirà un di al Calvario ad essere effettivamente immolalo pe’ peccati degli uomini , che egli ha
presi sopra di se.
v er*. 7. Dov’ è la vittima ’ Quanto acerba piaga dovettcr fare nel cuor di un padre queste parole !

Ver». 9. E aiendo legato Isacco ec. Isacco allora non avea meno di venticinque anni, c gli Ebrei
gliene danno fino a trenta e anche Irentasette. Se egli adunque fu legato dal padre, lo fu di suo pieno
consentimento; perocché, udito dal padre il comando di Dio, si soggettò volentieri alla morie onde :

mento di essere un vivo anlicqiato ritratto dell’ altissima obbedienza, colla quale Gesù cristo |K>rse le
mani e piedi per essere confino sopra la croce.
I

ver», li. Adesso ho conosciuto , che tu temi Dio , ec. Adesso con questo gran fatto è dato a conosce-

by Google
, . . ,

(H GENESI CAP. XXII


I ver puenrm, ncque facies UH quidquam: nunc oo* no sopra il fandnUn, e non fare a lui male alcu-
gnovi. quoti limes Deum, et non peperesti unige- na: alletto ho conosciuto, che tu temi Dio , e non
nito fitto tuo propter n»c. hai perdonato al hgliuol tuo unigenita fter me.
13. Levavit Abraham oculoe *uos, viditque post 13. Alza gli occlU A
In alunna , e vide dietro a te un
tergi im arietem inter vepre* hbercntem cornimi*, ariete prete per le coma tra* pruni, e te lo tolse
quelli assunteli* olitulil hnlocaustum prò (Ilio. e in olocausto lo offerse in vece del figlio.
14. Appcllavilquc nomen loci illius, Domini» vi- 14. E
paté nome a quel luogo , II Signore t tede.
dei. • L'nde usque hodic tliólur: In monte Dominus D* mule fino a quest * oggi si dice : Sui monte il Si-
videbit. gnore protrederd.
15. Vocavit autrm Angelus Domini Abraham se- 15. E
f Angelo dei Signore per la seconda india
cundo ile corto, dicens: chiamò Abraham a dai ciclo , dicendo:
16. • Per memetipsum j urtivi, dldt Dominus: quia 16. Per me medesimo io ho giuralo , dice il Si-
feristi bone rem, et min peperei sii litio tuo unige- gnore; perché, hai falla una tal cosa e non hai per- ,

nito propter me: Psal. 104. 9. Kccl. 44. 44 1. Marti.


• . donato al figlio tuo luiigcnilo per me:
3. :.J. Lue. 1. 13. Heb.%. 15. 17.
17. Benedicalo libi, et multiplicabo «etnea tu uiu, 17. Jo ti benedirò , e moltiplicherò la tua stirpe,
ilcut stella* coeli, et velut arcnani quae est in 11- come le stelle del cielo , e come, l’arena , che è sul
tore mari*: possidebit semen tuum porta* inimico* Udo del mare: il tuo seme s’impadrottirù delle porle
rum snorum: de' suoi nimici
18. Et • BE.VEDICF.NTUR In «emine tuo omne* 18. E
nel teme tuo .tarmi BENEDETTE
tulle
gente* terrae, quia obodisli voci meae. le nazioni della terra, perché hai obbedito alla mia
• Supra 13. 3. 18. 18. Jnfr. 36. 4. Kccl. 44. 35. voce.
Jet. 3. 35.
19. R eversi» est Abraham ad pueros suo*, abio 19. Tornò A Inaliamo da
suoi servi, e se ne anda-
*

ruotque Dersabce situili, et habitavit ibi. rono insieme a Jlersaltcr, e ivi egli abitò.
30. HU ita gesti», umiliatimi est Abraliae, quod 30. Dopo che queste cose fkrouo avvenute cosi
Helcha quoque geuuisset Alio* Vachor fratta suo. fu recala ad Abraham» la novella, che Melcha anca
ancor ella par tarili de * figUuoli a Machor fratello di
lui.
31. Hot primogenitum, et Buz fratrem ejus, et 21. Hus tir buoi muto, c Biu suo fratello, e Ca-
Camuel patrera Syrorum, rnuti padre de* Stri,
33. Et Cusod, et Azau , pheldas quoque , et Jo- 22. E
Cascd, c Azau, c anche Pheldas , e Je-
dlapb, dlajih,
33. Ac Bnthm-I de quo nata est Re-becca : octo
. 25. E
Balbutì , da cui nacque Bebccca : questi
Utos gcnuit Melciia Vachor Aratri Abrahae. olio figliuoli partorì Melcha a Nachur fratello di
Abrahamo. •

34. Concubina vero illius, nomine Roma, pepo* 34. E una sua concubina chiamala Roma, parto-
,

rii Tabee, et Gahain, et Tahai, et Maacba. rì Tabee , e Gabon, e Tuhas, t Muucha.

re a tutti, come tu temi Dio, e come lo am* Ano a preferirlo al tuo unico figliuolo: ovvero, adesso ho
di te una vera e ccrla prova, che tu temi Dio. ec.
Non hai perdonato ai /ignudo tuo unigenito per me. Queste parole da un altro tato spiegano for-
temente l’amore del fa<l re j U quaie diede il probrm figliuolo alla morte per l’uom peccatore, ondo
ognuni^ di noi può dirgli: non hai perdonato al figlinolo tuo unigenito per me: come del figliuolo può
dire con le parole di Paolo egli mi amò , e per me diede se stesso.
:

ver». 13. I hUf tm ariete preso per le corna tra’ pruni. La Provvidenza somministra ad thrahamo la
vittima pel sacrifizio in vece di Isacco; ma questa nuova vittima è una nuova figura di Cristo coronato
di spiuc e o fieri o sulla croce, cosi noi ci avvezziamo a riconoscere in tutte te vittime e in tutti i sa-
cri Qzj avanti e dopo la legge, a riconoscer dico, queir unica vittima, e quell’ unico sacrifizio, da cui
tulli I precedenti sacrifizi trassero il loro merito, «piando furono a Dio accetti ; qtieN’unica vittima e
uell’unlco sacrifizio. Il quale servì a santificazione di tutti gli eletti di tutti t secoli precedenti, come
a 1 tutti I futuri.
Vera. 14. Sul monte it Signore procederà. Maniera di proverbio presso gli Ebrei, come per dire, che
quand’anche uno si trovasse in strettezze simili a quelle di Abrahamo sui Moria, Iddio sa, c può prov-
vedervi .

vers. ì fl.* Per me medesimo ho io giurato . ec. Sopra questo giuramento del Signore vedi le riflessio-
ni di Paolo, Bebr. iv., c le note allo steaso luogo.
vers. n. c 18. Il tuo seme s’im/HUtronirà ec. 11 senso dt questa promessa è troppo limitato, ove s’ In-
tenda della conquista delle sole città di chauaan : ella lia questa promessa il suo vero c pieno edòtto
nelle vittorie di Cristo e della chiesa sopra tutte le nazioni del mondo nemiche del Vangelo, e nella
obbedienza rcmluta allo stesso vangelo da’ re e da’ principi delia terra, i quali si glorieranno di aver
«arte alla benedizione meritata agli uomini da quel seme di Abrabamo, cui fu promessa cou giuramen- m
{ o da Dio la salute a tutte le genti.
Vers. 90. Che Melcha aera anch’ella partoriti a Sachor ec. Nachor , come si è veduto, era fratello
di Abrabamo. Mose riferisce adesso la genealogia di Piaehor per riguardo a bebccca, la quale esser dove*
moglie d’ Isacco.
Vers. 31. Hus primogenito. L’Ausite Dell’Arabia deserta ebbe nome da
lui; onde è chiamata nel li-
bro di Giobbe
terra di l!us.
la
Buz suo (Yalello. Klihti insite amico di ciobbe era forse uno de’ discendenti di questo Buz, ovvero
era nato nel paese , a cui questi ave.» dato il nome . travi una città di Busan nella Mooixdimu.
Camuel padre de' Siri. Cioè de’ CamJIcti popoli della Siria , a ponente deU'Kufrale
Vers. Sì. Azau. Aia c vzura città «Iella Cappadocla possono derivare da Azau.
Vera. 34. Tabee. Trovasi 1 abea città nella Perca .

Maacha. fieli’ Arabia felice sono l Maccli c una città detta Macha verso lo stretto di nrrnuA.
lioma. I LXX. la chiamano Rcman, e una città di Lai nome si trova nella Stesopotamia

Capo bcntroimotctjo
Si fa il lutto pctux morte di Sara, la quote i sepolta netta doppia spelonca che Abrahamo .
compra a danaro contante da Ephron Insieme col campo .

1. Vi ili fiutoni Sara ecotoni vigiliti septem anni* . 1. E visse Sara ccuio vani sette anni.

Vers. I. fisse Sara cento ventisette anni. Osservano gl’interpreti, che di questa sola donna ha volu-
to Dio, che fossero registrati gli aitai nella genitura Quest 1 onore è reuduto alla virtù di lei c alla no-
.

Digitìzed b
, . : . : ,,
*

GENESI CAP.
5.
XXIII 8
>

. E* morti» osi In civltale Àrtico, quacost He- t. E morì netta città di Arbee, che è Uditosi
bron. In terra rlianaau; vcnilquc Abraham, ut pian- mila terra di Ctuuinanj e andò Abraham) a render-
geri*, et Aerei eam. le gii ultimi uffizi ,e a piangerla .
3. dunque tuirrexlsset ab officio funeri»,, locutus E
spettito che fu dalie cerimonie del funerale
est ad filios Iloti», dicens: parlò co* figliuoli di Heth » dicendo:
4. Arivcnn som, et perogrinus apud vos : date 4. lo sm
forestiero , e pellegrino presso di voi
jt»s se pulcini voblseum
, ut sopri iam rnor-
milii datemi tra voi Usili t lo di sepoltura , affinché io possa
luuiti menni. seppellire il mio porto.
5. Rospo nderunt fili! Hetli, diceiiles; 5. Risposero i figliuoli di Ileih, e dissero
. Aotli nos, domine: princeps Dei et apud nos: 6. Signore , ascoltaci: Tu sei presso di noi un
In elcctia sepulcris nostri» acpcli mortuum tmun: principe, di Dio: seppellisci U tuo morto in lineila
nulluaque te prohibere poteri!, quin in monumento che piu a le piacerà dette nostre sepolture: e uissu-
ejua sepeiiaa mortuum tuuin. no sarò, che possa vietarti di seppellire U tuo mor-
to nel suo monumento.
7. surreali Abraham, et adorarli populura ter- 7. Si alzò Abrahamo, e *’ inchinò al popolo della
rac, filios videi icet lletn: terra , vale a dire a figliuoli di Metti:
8. nixitque ad eos: si placet animae vestrac, ut 8. E
disse loro: Se piace a voi , eh* io seppellisca
aepcliarn mortuum meum, atidite me, et intercedi lo il mio morto, ascoltatemi ,c intercedete f>cr me pres-
prò me apud Ephron flliuni Seon so Ephron figliuolo di Seor:
9. Ut det mibi spcltmcam duplimn, quarti habet 9. Affinché egli mi conceda la doppia caverna ,
in ex trema parte agri sui: pecunia digita tradat eam che egli ha al fondo del suo campo: a prezzo giusto
mlhi coram vubis in posscssionem sepulcri. me la dia alla vostra presenza , affinché io sia pa-
drone di farne una sepoltura.
10. Habitabat auteni Ephron in medio filionim 10. Or Ephron si stava in mezzo a’ figlinoli di
Ifeth. Res|x>nditqoe Ephron ad Abraham, cunctis ffelh. E
rispose Ephron ad Abrahamo, a sentila di
audientibus, qui Ingnxliebanlur porUun civitalis il— tutti quelli, che entratano nella porta della città
dicens:
li us, dicendo :
41. ivcauaquam ita fiat, domine mi; sed tu ma- 11. Non sia così , signor mio ; ma fa’ tu piuttosto
gis ausculta , quixl loquor : Agnini trado tihi , et a modo mio in quel, eh' lo ti dico: lo ti fo padrum
spcluncam, quàe in co est, praesentibus lìliis po-
litili mei: sepoli mortuum tuum.
dei emigro , e della caverna, che M
e, alta presen-
za ite' figliuoli del popol mio : seppellisci il fuo morto .
13. Adoravit Abraham coraxu populo tcrrac ; 13. ó inchinò Abrahamo dinanzi al popolo della
terrai
13. Et locutus est ad Ephron, circuiti stante plebe: 13. E
parlò ad Ephron, stando tuli' all’ in tomo
Quacso, ut audias me: dalto pccuniam prò agio: la moltitudine: Di grazia ascoltami: io darò il de-
suseijx: cani, et sic scpclluin mortuum in eo. meum naro per il campo j prendilo, e così vi scp/tcllirò II
mio mono.
14. Responditquc Ephron: 14. Ed Ephron rispose
13. Domine mi , audi me: Terra , quarti postu- 13. Signor mio, ascollami: Il terreno, che tu do-
la*, quadrìngentis slclU argenti vaici: islud est pro- mandi, vale quattrocento steli d’argento: questo è
iium inter me, et te: sod quautuiu est hoc? sepcti U prezzo ira me, e te: ma che gran cosa é cJIa que-
KUortuuin tuuin. stui seppellisci il tuo morto.
16. Quod cuni nudissct Abraham, appondit pe- 16. Udito dò Abrahamo fresò il denaro domandato
coiiiam qtiam Ephron jmslulavcrat, audientibus fi- da Ephron alla presenza de' figliuoli di Meih, quat-
liisHeth, quadringentos sicios argenti prubalae mo- trocento skli d‘ argento di buona moneta mercan-
ndai) publicae. tile.
47. conlìniialusquc est agor quondam Ephronis, 17. E
II campo ima volta di Ephron, nel quale

In quo crai spel nuca duplex, rcspìciens Mambre, era una doppia caverna , che guardal a verso Main-
tain ipse qtiam spelonca, et umile» arborea ejua in ine, tanto esso , come la caverna, e tulle le piante ,
cunctis termiti is ejus per ci rati tutu, die erano all' intorno dentro de' suoi confini ,

bil figura , dorea fare nella economia della religione, imperocché ella e maitre dc’fedetl, come
che ella
accenna s. Pietro, ep. I. cap. HI. 6. $ ed è un'idea delia chiesa di cristo, feconda, coni' ella in virtù ,

della promessa, conforme spiega mirabilmente l'Apostolo, tini. ir. tt. ec. Ma ecco In qual modo della
fede «Il questa gran donna yarìi lo stesso Apostolo Il rt». xi. II. Per ta fede ancora la stessa Sara ot-
,
tenne virtù di concepire anche a dispetto del? età, perché credette fedele colui, che te avesa fatta la
promessa. Per la qual cosa eziandio da un soto (e questo già morto ) nacque una moltitudine , come
te stelle del ciclo e come r arena innumerabile , che è sulla spiaggia del mare
Ver». 8. \eUa città, di Arbee, ec. Cosi credevi chiamata Arbee da un cananeo, che ne ebbe il domi-
nio, Jud. xiv. 15. guanto al nome di Hebron, che ella ancora portò, non ne sappiamo l'origine: quelli,
che dicono, che ella lo ebbe da un figliuolo di Cateti chiamato liebron, e che per conseguenza queste
parole sono stale aggiunte al testo di Musè sembrano poco cauti, e vogliono provare una cosa dubbia
,

con un’altra non solo dubbia, ma anche pericolosa a sostenersi.


E andò abrahamo ee. Alcuni da questa parola aiutò ne Inferiscono, che Abrahamo era altrove, quando
gara morì in Hebron; ma la congettura è inolio male appoggiata, mentre quella parola può esporsi In
lai guisa Abrahamo andò ovvero, entrò nel padiglione di Sara, ec.
;
Verv 6. Tu sei presso di noi un principe di Dio ec. Tulio questo trattato si faceva alla porta di He-
bron, ratinandosi in que' tempi il popolo alle porte della citta, come In oggi nelle piazze. Principe di
Dio vale principe grande, esimio, vedesi il concetto grande, in cui era Abrahamo presso tutti per le
aue virtù assai più, che per le sue ricchezze ; perocché le ricchezze disgiunte dalla virtù partoriscono
piuttosto insidia e inalcvoglienza .

Seppellisci U tuo morto in quella , che più. a te piacerà ec. El non compresero, che Abrahamo non
voleva aver comunanza di sepuiem con essi, perche erano idolatri.
ver». 9. l.a doppia caverna, ec. Alcuni Intendono, che avesse dnc camere , una per seppellirvi gli
uomini, l'altra i»er le donne .

Ver». IO. Ephron ti stava in mezzo ec. Questo è il senso della Volgata. Ephron. la caverna del qua-
le volea comprare Abrahamo, si trovava presente traila gente, che era alla porta, dove Abrahamo parlava,
or egli alzò la voce, e fece sua risposta. / etti gli atti vii. 16.
ver». 16. Pesò U denaro. L’Ebreo pesò l'argento : non eravt ancora la moneta battuta e coniata.
Di buona moneta: L’Ebreo: di argento, che corre tra' mercanti I quattrocento steli verrebbero a
fare poco più di cinquanta tre zecchini e mezzo, contando il stelo d'argento a soldi trentadue, c set
denari di arancia, coi Calmet, dissert. sopra le monete ec.
vera. 17. e 18. Fu ceduto in pten dominio, non si parla di scrittura perchè non era ancora in uso .

ne’ contraili.
Abrahamo a cui Dioavca promesso il dominio di tutta la terra di Chauaan c U quale per la ferma fc-
. , +


• .
1

64 C E N E S I CAP. XXIII
18. Abrahac In po«w*Mon«n, videniiìms QIH» 18. Fu ceduto in pitti dominio ad Abrahamo atta
ii iet cunetta qui in trilioni [tortaoi civitalis lltius.
i \
,
presenza de’ figliuoli di Ilelh , e di tulli quelli, die
19. Atque ita sepdifil Abraham Saram uxorem entravano nella porla di quella città.
suoni in spelonca agri duplici , quae rcspicìcbat 19. E
cosi Abrahamo seppellì Sara sua moglie in
Mawbre: * liaoc est Hcbron in terra channan. quel campo , nella doppia caverna, che guardava
• Infr. 35. 27. verso Marnine, la quale d i/ebruu tutta terra di
20. Et conflmiatu* est ager , et antnim , qund Chanaan.
rrat in co, Abraliaein iiossessionezu monumenti a E i figliuoli di tìeth con fcrnutt ono ad Abrahamo
20.
GUta li- ili. il dominio del campo e detta caverna , che era in
esso , per servirsene di motuanenlo.

de in questa promessa fa l’acquisto della caverna di Ephron per farvi una sepottura per «ara e per se
stesso, non ebbe da Dio in quel paese nenimen un piede di terra, come notò s. Merano negli Alti
cap. vii. 6. Abrahamo vi compra un campo per aversi ragione di sepoltura; e cosi si confessa ospite c
pellegrino sopra la terra, e dimostra, che ad una terra e ad una patria migliore egli anela, coinè dice
I* Apostolo, cioè alla celeste , di cui era figura la terra di Chanaan. Fedi Hebr. xi. 13. ili.

Capo bentcsimcquatio
ri servo di Abrahamo, dopo aver prestato giuramento , è mandato nella Mesopotamia a cerca-
re una moglie ad Isacco: chiede dal Signore un segnale e trova /{checca , e col consen-
,

so de' genitori , e del fratello, c di tei la conduce ad /sacco , ed egli la prende per sua
moglie , e si consola della perdita detta madre.

1. Eral miteni Abraham sonox, diemmque mul- I. Ma


Abrahamo era vecchio e di età m'amata e il•

toruni : et Domini» in cunetta benedixerat ei. Siattore lo atra benedetto in tutte le cose.
2. Dixitquc ad servimi seniorem domus suac , . E disse al più antico servo di cani sua , che
qui praccrat omnibus / quae habebat: • Pone ma- area il governo di liuto il suo.- Metti la tua inano
rni m
tuam subter femur meum, • Infr. 47. 29. sotto la mia coscia
3. ut adjurcm te per Dominimi Peum codi, et 3. Perche io vo* che tu giuri pel Signore Pio del
non apdpkf uxorem tilio meo de
terrae: nt fiiia- ciclo , t detta terra , che tu ntm darai in moglie
bus cliananacorum, intcr quos habilo. al mio figliuolo tùssuna delle figlie de" Chananei »
ira ’ quali io ubilo.
4. Seti ad et cognalioncm Imam, profl- meam 4. Ma
nuderai netta terra de* miei parenti, e di
ctacarta, et inde arripios uxorem Olio meo Isaac. là menerai una moglie al figliuolo mio Isacco.
3. RcsiiondU servus si noiuerit uuilicr venire
: 5. Rispose il servo: Se fa donna non vorrà venir
menim in ternun hanc, numquid mluccn* debeo meco in questo paese, debbo io forse ricondurre il
Glium tuum ad locum, de quo tu cgrcssus est tuo figliuolo al luogo, donde l enisti tu?
6. Dixitque Abraham: Cave, nequando reducas . EA br alunno disse: auardaii dai ricondurre giam-
Glium meum illur. mai cola il mio figliuolo.
7. Doininus Deus codi , qui tulli me de domo 7. Il Signore Pio del cielo, il quale mi trasse dalia
patrta mel, et de terra nallvilatta mcac, qal locu- casa del padre mio , e dalla terra , ove lo nacqui , U
lo» est mini, et Juravlt mild dicco*: • Semini tuo (piale mi /tarlò e mi giurò dicendo: Al seme tuo da-
12.
dabo lerram hanc: ipse mitici Anstiutii suum Co- rò questa terra * egli manderà il suo Angelo innan-
rani le, et accipies indo morrai fino meo. zi a te, c tu mesterai di la una moglie al figlio mio.
• Supra 12. 7. 13. 15., et 15. 18. Infr. %. 3.
8. Sin autem itiuiier noiuerit aequi te, non lene- 8. Se poi non volesse seguirli la donna , sarai
berta jurameuto: Glium meum tantum ne reducas sciotto dai giuramento: purché tu non riconduca fi
Dille* mio figliuolo colà.
9. Posali ergo servus man uni sub femore Abra- 9. Pose adiuiquc il servo la mano sotto la coscia
ham domini sui, et jurovil illi super scunonc hoc. di Abrahamo suo padrone, c giuro a lui di fare
quello che era stalo detto.
10. Tulitquc deoem cameloa de grege domini 10. E
prese dieci cammelli dalle tuandre dei suo
sui, d abiit, ex omnibus l»ontaejus portans scruni, padrone^ e si parti ,.portando seco di tutti i beni
profivtu.sque jK*rre\it in Mesopotamiam ad urbem di lui , c s' inviò a dirittura tutta Mesopotamia atta
Pfarhor. città di Aneleir.
11. dunque camelos
aecumberc extra fectaset II. E
fatti posare i cammelli fuori della città
oppidum juxta pulcum aquae ves|>ere, tempore, vicino ad un [tozzo di ac/pui la sera, wl zompo , in
quo soienl mulicres egredi ad hauriendaiu aquain, cui soglion le dotuie uscire ad attinger acqua, disse :
digit:
12. Domino Deus domini mei Abraham, occur- Signore Pio del mio padrone Abrahamo
Veri. t. Era vecchio cc. Ave* cento quarantanni, e Isacco ne avea quaranta .
,

Ver». 2- Al più antico servo. Eliczer. ledi cap. xv. 9.


Mettila tua mano sotto tamia coscia, questo rito In simile occasione si osserva da Giacobbe,
cap. xi vn. 29., c H non vederlo mal più adoperato in tutta la Scrittura porse ragionevole motivo a’ Pa-
dri di considerare l’azione di questi due Patriarchi come misteriosa, e di altissimo significato. Con essa
adunque veniva ad annunziarsi il Cristo, il quale dalla carne de’ medesimi Patriarchi dovea nascere, e
pel quale face vasi giuramento, usandosi tal cerimonia: ed è qui, dice s. Gregorio, come se Abrahamo dt-
ire-ssc al servo: Tocca il mio figliuolo e giura pel mio Dio. Vedi s. Girolamo, s. Agostino, ». Ambrogio,
s. prospero, s. Bernardo, Isidoro, ec.
\ en. 3. e 4. .Voi* darai In moglie al mio figliuolo ec. I Chananei erano un popolo maledetto da Dio
e di perversi costumi. La famiglia di xachor, lienchè non fosse netta dall* idolatria , riteneva però I*
cognizione e II culto del vero Dio, e buoni costumi , come si vede da tutto il racconto di questo
capo
ver». 5. Se la donna non vorrà venir meco . ec. interrogazione saggia di un servo, che conosce
tutta l’Importanza di un giuramento e teme di non fallire. ,

ver». IO. boriando seco di tutti t beni ec. questi erano per la dote delia sposa, secondo l’uso di
que* tempi e di que’ paesi, dove lo sposo dava (a dote.
ver». II. E fatti posare i commetti. L’Ebreo, e fallo piegare il ginocchio (a terra) a‘ cammelli-- cosi
riposano queste bestie.
La sera, nel tempo, in cui ec. Era Incumbcnza delle fanciulle l’andare ad una data ora ad alimgcrc
l’acqua Tedi Exod. 11. HI. .

D
. , , •,
,

G E N E S CAP. XX I T
re, obseero, ffllU hodic, et fac mbericordiam cura dammi , ti prego , quest’ orni felice incontro , e sii
domino IMO Abraham. propizio ai mio patitone si bruimmo.
13. Boce 000 alo tropo fontani aquae , et Albe 13. Ecco che lo sto vicino a ((tu tta fontana di
j
habitaturum Imjus civitatis cgrcdienlUr ad haurieo* acqua, e le figlie degli abitatili di questa città usci-
dain aquain. ranno ad attinger (tatua.
14. IgUur purila , cui ego dlxero Inclina hydriam : 14. La fanciulla adunque , a ad io dirò : Porgi
tuam. ut bibain: et illa responderit: Bibe, qnin et la tua Idria , al finché io possa bere: e la quale mi
cameli.s tuis dabo potimi ipso est , quani pracj»a-
: risponderà: lievi j e anzi abbevererò anche i tuoi
rasti servo tuo Isaac: et per hoc inlelligain, quod cammelli: questa sarà quella che tu hai preparata
foccris miseri eoid'iaiu cani domino raco. ad Isacco tuo servo : e da comprenderò
questo , che
tu sci stato propizio al mio padrone.
15. Nord mn intra se verta compleverat, et ecce 15. Non atra egli finito di dire, dentro di se que-
r
Rebecra egrediebatur, (ilui Ratinici, tilii Melrhae ste parole, quand ecco usci fttora Rebecca, figliuo-
uxoria Nanor fratria Abraham , liabcns hydriam la ai Battutele, figliuolo di Melcha moglie di Na-
in scapula sua: chor fratello di Abrahamo, la quale uvea un’ idria sul-
la spada :
16. Puella decora nimis, virgoque pulclierrima, 16. Fanciulla soimnamentc avvenente c vergine
et incognita viro: discenderai autem ad foulcm bellissima , e non conosciuta da uomo : ella era ve-
et implcverat hydriam, ac revertebatur. nuta alla fontana , e avea empiuta 1* idria , e se
n'andava.
17. occurritquc ci servii*, et ait: Pauxillura aquae 17. E
U sert o le andò incontro , c disse: Dammi
idilli ad bilicnduu) prnebe de hydrìa tua. un pocolino d’ acqtta a bere della tua idria.
18. yuac rcs[H>odit: Bibe, domine mi. Celcritcr- 18. Ed ella rispose: Bevi , signor mio. pre- E t

que deposuit hydriiiiìi sujmt u Inani suoi il, et dedit stamente si prese r idria sul stia braccio , e elicgli
a |K)tum.
^ da bere.
19.
25. cumqaD ilio bihisset, adjecit : Quin et came- 19. E quando egli ebbe bevuto , ella soggiunse:
lia tuia liauriam aquam, donne cuuclt bi baili. Io allignerò pure acqtm pe‘ tuoi cammelli, finche
lutti abbiati bevuto.
20. EfTundensque hydriam in canalibus, rccurrit 20. E
versala l’ idria no’ canali , corse di bel
ad puteum, ut haurirct aquam: et haustam omnibus nuovo al puzzo ad attigner acqua : e attintala ne
camclks dedit. diede a tutti i cammelli.
~ì . ipse autem contemplai Kitur cam tacitus, sci- 21. Ma egli si stata a contemplarla in silenzio ,
ri; volens ulmm prosperimi iter suum fecissct Do* volendo sapere , se il Signore avesse , o no., felici-
mimi.', an non. tato il suo viagaio.
*1. Postquam autem biberon! carnei i , protulil 22. E
dopo che ebber bevuto i cammelli , egli ti-
vir inaures aurcas, appendentes siclos duo», etar- rò fuori due orecchini d* oro , che pesavano due si
millas tolidem pondo ridormii decem. eli, e due bracciale t li , ché ttesavano dieci sic li.
DixiUiue ad cam : Lujus cs Alia? indicami* 23. E
disselc : Dimmi , ai chi sei figliuola ? v’ha
hi : i>t in domo
putris lui Incus ad inanendum T egli luogo in casa del padre tuo da albergarvi?
*24. <juae re>|M>ndit Filia sum Batliuclis, Olii
: 24. Ella rispose : Sono figliuola di Battutele , fi-
Melchae, quem peperit ipsi Nachor. gliuolo di Melcha , partorito da questa a Nachor.
25. Et addidit, dicens: Palearum quoque, et 25. E
soggiunse: Di paglia, e di fieno ne abbiam
(beni plurìinuui est apud nus, et locus spatiosus moltissimo ut casa , e spazio grande da dare al-
ad manendim». bergo.
26. Inclinavit se homo, cl adoravi! Domimira, 26. V
uomo allor s’inchinò, e adorò il Signore
27. picena: Bencdictus Dominus Deus domini 27. Dicendo: Benedetto il Signore Dio del pa-
mei Abraham, qui non alvstulit miscricordiam, et titoti mio Abrahamo , il quale noti ha mancato di es-

veri la t ci i^ suain a domino inco , et recto itinere stre misericordioso , e verace col mio mdrotut , e
f
me peixluxi t in doinum fratria uomini inei. per diritta via mi ha condotto albi casa del fratello
di mio padrone.
28 . cucurrit Itaque puella, et nuntiavit in do- 28. Corse adunque la fanciulla, e raccontò a ca-
iii uni tnat rìs suac omnia, quae audier.it. sa di sua madre tutte le cose , che aveva udite.
29 Hafoebat autem Rebecca fratrem nomine La- 29. Or Rebecca aveva un fratello chiamato La-
bari ,
qui fcsUuus «grotta est ad hominem , ubi ttali , il guide andò in fretta a trovar l’uomo, do-
crai forni* merà la fontana.
30 . dunque vkHsset tnanres, et arralllas in ma* 30. Conciossiaché egli aveva ivfduti gli orecchini
et audisset cuncta verta refe- i braccialetti nelle mani di sua sorella, e avea
nibus sororis suae, e
renlis: Hacc iocutus i*st miUi homo: venil ad virum, udite le parole di lei , che riferiva: Quell’ uomo
qui stàbili juxla camcios, ci prope foiitcui aquae : mi ha detto queste cose: ed egli trovò l'uomo, che
si slatta presso a’ cammelli , e vicino alla fontana.

7A. Dixitque ari cum: Ingredcre, henedictc Do- M. E


dhsegti : / leni dentro , turni benedetto dal
mini*: cur foris stas? praeparavi domum, et locum Signore: perché stai fuma ? luì preparata la cosa,
e un luogo pc* cammelli.
^W.*Et inlroduxit eum in liospitlum: aedestravit 32. E lo introdusse nell’ospizio: e scaricò i cam-
ranipUw. dcilitque palcas, et foenum, et aquam ad melli, e diede loro la paglia , e fieno , e portò
acqua per lavare i piedi a lui, e agli uomini , che
lavando* jiedos cjus, et virorum, qui venerant
cran valuti con lui.
cuin co*

ver* 14- Lts fanciulla adunque , a cui io dirò: «*. osserva il crisostomo, cheli segno, al quale que-
di una buona
*.tn «*»rvó vuol conoscere la fanciulla destinata da Dio pel figliuolo di Abrahamo, è il segno
tale da nla-
..vA/iic di buona indole, affabile, ospitate, che non risparmia la fatica } donna Analmente
«sacco e ad Abrahamo. Fu dunque effetto della sua fede e della spera tua in Dio, e Ri particolare
' spirito santo il chiedere un tal segno.
vera. 22. Due orecchini d' oro. La voceEbru può slgnlAcarcanche vSriKll" l*

le da cui pèndono delle monete d’oro c d’argento; t

® UE? Coai abblaui veduto,


ciua 'distia madre Le donne avevano la loro abitazione separata .

separato da quello di Abrahamo.


ebe Sara avea un *padiglione
Voi. 9

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, ,,

«6 GENESI CAP. XXIV


33. Et appetitila est In coospectu ejus pania. Qui 33. E
fuffu posto davanti dei pane. Ma egli dis-
alt: Non comodali), donec loquar sermone» meos. Re- se: Non morigerò, fino a tanto che io non abàia
spondil ci: Loquere. esposta la mia ambasciala. Ed ojli risjrosc: Paria.
34. At ilio, Sctvus, inquit, Abraham sum: 34. E
quegli, Sono , ditte t servo di Abrahamo:
35 . Et Dominus bcmxiixit domino me© valile , 35. E
U Signore Ita benedetto grarulemente il mio
magnificalusque est: et dedit ei ove» et bove», padrone , e lo ha fatto grande s e gli ha dato pe-

argentimi et aurum , scrvoe et andllas , caiuelos core e bovi , argano e oro , schiavi e schiave,
et asino». vammela e asini.
36. Et peperit Sara uxor domini mei filimi) domi- 36. E
Sara moglie del mio padrone ha partorito
no ineo in scDoctule tua, deditque illi umilia, quae in sua vecchiaia al mio padrone un figliuolo , cui
babuerat. egli ha dato tutto il suo.
37. Et aifyuravit me dominus meus, diccns: Non 57. E
il mio, padrone mi ha fatto giurare , di-
acci pica uxorein Alio uveo de ùliabus Chaiuuiaeo- cendo: Non prenderai moglie pel mio figlio nism-
ruin, in quorum terra liabito: na delle figlie de* Chananei, nella terra de1 quali io
dimoro :
38. sed ad dommn patri» mei porge», et de co- Ma onderai alla casa del padre mio, e del-
38.
gnatione mea acci pie» uxorera Alio raeo: la mia parentela prenderai moglie al mio figliuolo?
30. Ego vero respondi domino meo: Quid si no- Ed io risposi al mio patir one: K se la don-
38.
43. venire
luerit mecum mulierT na mm corni venir meco?
40. Dominus , ait , in cujua conspcctu ambulo 40. Il Signore , mi rispose egli , nel cospetto di
mitici Angelum suum tccum , et diriget viam ad in carmnino, manderà V Angelo suo con te , e
tuaiti : accipicsque moretti Alio meo de cognatiooc prospererà II tuo viaggio : e preiuitrai al mio figlio
mea, et de domo patri» mei. una moglie di mia parentela , e della casa del pa-
dre mio.
41. innocetis erte a malcdictioncmca, cuoi vene- 41. Sarai esente dalla tnia maledisipne , quando
ri» ad propinquo» meos , et non detienili Ubi. sarai arrivato a casa de’ miei paratti , ed ei non
vorratuto dartela.
veni ergo hodic ad fontem aquae, et dlxi: A± Sotto adunque quest’oggi arrivato alla fon-
Domine Deus domini mei Abraham, si di rovisti tana, e ho detto t Sfinirne Dio del mio padrone
viam meam, in qua nunc ambulo, A hi attorno, se tu mi lóti indirizzalo ptUa strada, in
cui io ora cammino,
43. Ecce sto juxta fontem aquae, et virgo, quae 43. Ecco che io mi sto presto questa fontana di
Ggrcdiclur ad liauriendam aquam, audient a me: acqua, e la fanciulla , che uscirà fuma ad attigner
Da miti! pauxillum aquae ad bibendum ex hydria acqua, ed a cui dirò : dianoti un po’ <f acqua da
tua: bere delta tua Idria :
44. Et dixerit mihi: Et tu bibe; et camelis tuia 44. Ed ella mi dirà : Itevi pur tuj io ne attignerò
ha uria m: ipsa est mulier, quain praeparavit Domi- anche pe’ tuoi cammelli: questa i la donna destina-
nili» Alio domini mei. ta dal Signore al figliuolo del mio padrone.
45 Uumquc baco lacitus mecum votverem, ap-
. 45. E
mentre tu queste cose ruminava in silen-
paruit Rebecca veniens cura hydria, quain porta- zio dentro di me, comparve Rebecca, che centra
lui in scapula: descenditque ad fontem, et liausit portando la sua Idria sopra la spalla: e scese alla
aquam. Et aio ad euw; Da inlhi i>aullulum bibcre. fonte, e attinse l’acqua. E io le disti: Dammi un
pochelUm da bere.
46. Quae festinans deposuit hydrìam de tornerò, 46. Ed
ella tosto si tolse dalf omero f idria , e mi
et dixil mihi: Et tu bibej et caincli» tuis tribuam disse: Ebeiti tuj e a* tuoi cammelli darò da bere.
pollini. Hibi, et adaquavit camelos. Io bevvi, ed ella abbacò i commetti.
47. Interrogavique cani , et dixi: Cujus cs Alia ? 47. Ela interrogai, e dissi: Di chi sei tu fi-
Quae respondit: Filia Ratini di* suro , AIU Nachor, gliuola f Ed ella rispose : Son figliuola di Datime-
quelli pcperit ei Melcha. Stupendi itaque inaurcs le , figliuolo di Nachor e Melcha. Le diedi allora
ad oniaiidain facicm ejus , at annillas jkisuì in mi- gli orecchini da attaccarseli per ornare li suo volto,
nibus ejus. e i braccialetti per le sue mani.
48. Pronusquc adoravi Dominum, benedicens Do- 48. E
mi chinai, e adorai il Signore, benedicen-
mino Ileo domini mei Abraiiara, qui perduxitme do U Signore Dio dei mio padrone Abrahamo , U
recto itinere, ut suinercm Aliam tratris domini mei quale per diritta tda mi ha condotto a premiere pel
Alio ejus. suo figliuolo la figlia del fratello di mio padrone .
4i). Quainobran si facili» mìserìcordiam, et ve- 49. Ikr la qual cosa se voi vi diportate con bon-
ri tatem cura domino meo, indicale mihi: sin aulctn tà, e lealtà verso il mio padrone, ditemelo : che
ali mi placet, et hoc dii ile mihi ut vadani ad de- se peniate altrimenti , ditemi anche questo, affinché
xteram, si ve ad sinistram. io a destra , o a sinistra mi t viga.
50. Hcsponderuiitquc Laban et Bathuel A Do- : 50. Ma Laban e ttathuel risposero : Il Signore
mino cgrcssu» est sermo, non possumus extra pla- ha parlato: non possiam dire a te fuori che quello
cituin ejus ouidquaiu alimi loqui Lecum. che a lui piace.
51. Eu Rebecca coram te est, lolle cam et pro- 51. Ecco davanti a te Rebecca , prendila, e par-
fidscere. et sii uxor filli domini tui, sicut locutus ti, ed ella sia moglie del figliuolo di tuo padrone
est Dominus. Sternuto la parola del Signore.
53. Quod cura «udisse* puer Abraham , proci* SA. La qual cosa udita arendo il servo di Abraha-
dens adorivi t in terram Dominum. mo , prostrato per terra adorò il Signore.

53. Prolatisque vaste argentei», et aurei», ac ve- 53. E J


tratti fuma vati d argento , c d* oro , t
stitili» , dedit ea Rctx*crae prò muncrc , iralrìbus vestimenti, li diede a Rebecca in donativo , e fece
quoque ejus, et mairi dona obtulit. anche de* presenti ir* fratelli di lei, c alla madre.

ver». 36. Cui reti ha dato tutto U suo. Lo ha dichiarato suo erede universale per dopo la mia morte,
ver». 46. Affinché io a destra o a sinistra mi volga. E una inantera di proverbio, che vuol dire, af-
finché io provveda alia mta inciimbcnxa in un modo o in un altro. Egli polca trovare una moglie por
Isacco nelle famiglie degli altri figliuoli di Nachor.
ver». 60. i.aban e fìathuet risfursero. Questo Bathuele dovea essere anch’egli fratello di Rebecca; per-
chè, Se fosse stato il padre, a lui toccava a parlare a preferenza del figliuolo Laban, che fa qui sempre
le prime parti. Crede*! perciò, che fiatimele il padre fosse già morto.
Il Signore ha parlalo. Ciò raccoglievano Laban c Bathuele dal segno, che Dio n’avca dato ad Elieier,
facendolo imbattersi In Rebecca, Li quale avea detto e fatto tutto quello, che egli dentro di se avea do-
mandato al Signore.
; :

GENESI CAP. XXIV Gl

54. Inito convivio, vcsccntes pariter, est bibentcs 34. E


cominciato il convito , stettero man- M
manscrunt ibi . Surgens auleti! mane locutus est giatuio , e bevendo La mattina levatosi il serva
.

pucrr DimiUile me, ut vadam ad dominai)) me am. disse: Lasciatemi