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Colonne Sonore, Musica da Film e Canzoni con Strumenti Virtuali e Sequencer Midi

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Guida all’Orchestrazione MIDI
Guida Semplice a Cubase

Guida all’orchestrazione virtuale MIDI


di Susanna Quagliariello

51 Commenti

Questa guida all’orchestrazione virtuale ti spiega, con schemi grafici e esempi audio, la
struttura di un’orchestra con particolare attenzione a come rendere realistica e credibile
l’orchestrazione di un brano con virtual instruments:

cos’è l’estensione di uno strumento


come dare realismo agli strumenti virtuali
di quali strumenti si compone un’orchestra
i ruoli principali di ogni strumento nella musica da film

A cosa serve questa guida all’orchestrazione virtuale


Questa guida è rivolta principalmente a chi compone musica digitale e adopera
sample library e virtual instruments.

Cerca di rispondere a domande come: Quali e quanti strumenti devo usare per un brano
che suggerisca tensione in un film horror? Quale strumento potrebbe suonare bene con
una Viola in un passaggio melodico?

Il problema principale per chi si avvicina all’orchestrazione virtuale è di pensare che la


melodia suonata sulla tastiera MIDI possa essere assegnata a qualunque strumento.

È proprio per questa assenza dei limiti umani e strumentali che alcune performance virtuali
suonano fasulle, anche usando le migliori library orchestrali sul mercato.

Insomma: sembrano sempre un pianoforte col suono di un altro strumento.

Con questa guida vorrei proprio insegnare come evitare questo genere di errori e
somigliare il più possibile a una composizione scritta per un’orchestra vera.

Che è poi il “segreto” essenziale per dare realismo a una composizione orchestrale
virtuale.
Per questo motivo la guida dà più risalto agli strumenti meno comuni e questo ti aiuta nella
composizione e nell’arrangiamento di brani interessanti e che suonano più interessanti
rispetto al solito pezzo “archi a sostegno, melodia di ottoni e percussioni in overdrive
senza freno”.

Perché praticamente tutti conosciamo archi e ottoni, ma le cose cambiano con gli
strumenti musicali legati alla tradizione classica: che parte dovrei assegnare al
Controfagotto? E all’Oboe?

È più difficile trovare questi strumenti nelle composizioni di chi inizia, e specialmente dei
compositori digitali, eppure sono impiegati diffusamente nelle colonne sonore dei film per
creare ogni genere di texture musicale.

Altro obiettivo di questa guida è permettere di ottenere un suono più realistico. E questo
non si ottiene con library migliori, o un maggior lavoro sui Control Change MIDI (per quanto
siano cose importanti).

Lo si ottiene rendendo più interessante la composizione, più esatto l’arrangiamento e


soprattutto imitando da vicino come suona un’orchestra vera: il nostro unico punto di
riferimento.

Per imitare gli strumenti orchestrali basta impararne alcune caratteristiche


fondamentali, e vedrai che con poco sforzo i brani acquisteranno un suono più realistico
e coinvolgente.

La guida è rivolta sia a chi non conosce gli strumenti dell’orchestra classica che a chi vuole
approfondire il loro impiego nella creazione di atmosfere con gli strumenti MIDI.

Lo scopo non è parlare di strumenti e arrangiamenti nel senso tradizionale del termine, ma
solo del loro impiego pratico nel mondo dei sequencer.

Per alcune nozioni di teoria faccio riferimento al classico Principi di Orchestrazione di


Nikolai Rimsky-Korsakov, ma semplificando e adattando tutto alla pratica delle DAW e
dei sampler oltre che alla mia esperienza diretta.

Per ciascuna famiglia di strumenti riporto un elenco delle caratteristiche più importanti per
un compositore digitale:
Cenni sulla struttura dello strumento reale, per capire in che modo produce il suono e
come questo influenza la composizione MIDI;
Il numero di esecutori dello strumento in un’orchestra classica, per capire la
proporzione di Archi, Ottoni, Legni e Percussioni da usare nel progetto di un sequencer;
Il timbro. Ogni strumento ha una sua sonorità, legata spesso a idee e sentimenti precisi.
Sapere che uno strumento ha un timbro dolce, o aggressivo oppure dark ti aiuta a
capire quali strumenti impiegare per suggerire idee precise.
Le atmosfere per cui viene usato (scene d’azione, momenti lirici, romantici…);
Le combinazioni più frequenti, cioè a quali altri strumenti viene in genere associato per
creare determinati effetti;
La sua estensione, cioè l’insieme delle note che quello strumento può produrre. È un
concetto sul quale vale la pena di spendere qualche parola in più.

Cos’è l’estensione di uno strumento


Uno strumento reale può produrre solo un insieme ristretto di note.

L’estensione (range, in inglese) indica proprio l’intervallo tra la nota più grave e la nota
più acuta che uno strumento musicale può suonare.

Se dico che il Violino ha un’estensione G2-C6 intendo dire che può produrre suoni che
vanno dal G (Sol) della seconda ottava al C (Do) della sesta ottava.

Ma un compositore completamente digitale non avverte sempre questo limite: ci


sono raccolte di strumenti virtuali che ti permettono di caricare i sample di un Flauto e
suonare qualsiasi nota con quel suono.

I risultati sono spesso pessimi, sia in termini di resa del suono che di verosimiglianza, e
suonano falsi anche a un orecchio non esperto.

Anche senza arrivare a questi estremi, la grande maggioranza delle library (anche costose,
anche molto popolari) è campionata non cromaticamente, per toni interi, e qualche volta
con intervalli ancora più ampi.

Da questo alle “licenze artistiche” dei produttori, che estendono il range di qualche
strumento oltre quello che hanno effettivamente campionato, il passo è breve. E
nuovamente può dare una falsa impressione a chi ha esperienza soltanto di sample library.

Non c’è purtroppo una regola assoluta da dare, se non quella di informarsi bene, anzi
benissimo, sulle caratteristiche delle proprie library e poi cercare di mantenere ogni
strumento all’interno del range più autentico.

Rendere realistici gli strumenti virtuali


Rispettare l’estensione di tutti gli strumenti che usi è fondamentale per creare
performance realistiche.

Il concetto di estensione si applica anche alla voce umana: è così che distinguiamo un
Soprano, che canta note altissime, da un Basso, che canta solo le note più gravi.

Questa ripartizione del coro – Soprano, Contralto, Tenore e Basso – si applica per
similitudine alle famiglie orchestrali, e per gli strumenti dell’orchestra valgono gli stessi
principi della scrittura corale (e in generale della composizione).

Per questo diciamo che la tromba e il violino sono il soprano delle rispettive famiglie,
mentre la viola è il contralto degli archi e così via.

In questa guida le estensioni sono espresse anche graficamente, con una tastiera di
pianoforte nella quale sono evidenziate le note che fanno parte del range dello strumento.

Il range degli strumenti nelle diverse library di sample


Il range però non è qualcosa di assoluto: ci sono casi nei quali può variare in base alla
bravura dell’esecutore (un violinista professionista raggiunge delle note più acute rispetto
ad un violinista alle prime armi) o in base alle caratteristiche di uno strumento specifico
(esistono Contrabbassi con cinque corde che raggiungono note più basse di quelli con
quattro corde).

Per tutti questi motivi, manuali e siti internet di orchestrazione indicano a volte range
parzialmente diversi per uno stesso strumento.

Prendi ad esempio un testo classico come Lo studio dell’orchestrazione di Samuel Adler


e confrontalo con la sezione Vienna Accademy del sito della Vienna Symphonic Library,
o col manuale allegato alla Halion Symphonic Orchestra: i limiti a volte variano di qualche
nota, ma sono comunque utilissimi come punto di riferimento dal quale sai che non potrai
discostarti troppo.

I range indicati in questa guida sono indicativi, ma ragionevolmente accurati come


riferimento per una buona orchestrazione.

Che cos’è il registro di uno strumento


Il suono di uno strumento, in genere, non ha lo stesso timbro in tutto il range, ma cambia
carattere a seconda che le note siano nella parte bassa del range (registro basso) media
(registro medio) o alta (registro alto).

Un esempio: il range di una Tromba va da E2 a F5.

Estensione della Tromba

Prova a caricare questo strumento nel tuo sequencer e a suonare qualche nota. Ti
accorgerai che le note più alte hanno il caratteristico timbro squillante che conosciamo.

Ora, suona una nota compresa nel limite basso dell’intervallo, per esempio da E2 a B2:
probabilmente il suono non ti sembrerà più così squillante, ma piuttosto riflessivo, quasi
misterioso.

In questo caso, allora, diciamo che il registro basso della Tromba ha un carattere
riflessivo, mentre il registro alto (le note più vicine a F5) è squillante e potente.

Scendere nei dettagli del perché esula dai limiti di questa guida, in estrema sintesi,
ogni strumento produce una diversa serie di ipertoni posti sopra alla frequenza
fondamentale (cioè a quella della nota suonata) e seguendo una disposizione ben precisa,
quella della “serie armonica”.

Sono questi armonici a creare il timbro, che è molto diverso per ogni strumento e varia in
modo significativo anche all’interno dei diversi range dello stesso strumento.

Quando parleremo di range basso, medio e alto (e per certi strumenti avremo anche un
quarto registro, quello altissimo), parleremo quindi dell’altezza relativa delle note
all’interno del range.

Ma anche, necessariamente, della qualità del suono che quel range può esprimere e che
varia di strumento in strumento.

La notazione musicale internazionale


La musica ha sempre parlato in italiano.

Sono italiane le indicazioni di dinamica (piano, fortissimo, crescendo…), di tempo


(Allegro, Moderato…), delle articolazioni (staccato, sul ponte, pizzicato…). Insomma:
quasi tutto il vocabolario della musica classica parla la nostra lingua.

Nella musica digitale, però, ci troveremo a parlare più spesso in inglese. Tutto ciò che
riguarda il software (i comandi, le operazioni, i controlli) si indica con nomi inglesi.

E in inglese sono i siti di news e gli eventi di musica digitale più importanti.

Anglosassone è anche il sistema di notazione usato ormai in tutto il mondo e che trovi di
default nel tuo sequencer.

È il sistema che usa le lettere dell’alfabeto partendo dal La: A B C D E F G invece di La Si


Do Re Mi Fa Sol, con i numeri a indicare il numero di ottava.

Quindi F4 è il nome del Fa della quarta ottava, G1 indica il Sol della prima ottava, e così
via.

Anche questa guida usa la notazione anglosassone, e tutti i termini che riguardano la
musica digitale (virtual instruments, range, library, expression…) sono quelli usati in tutto
il mondo, non quelli conosciuti solo nel nostro Paese.

Le famiglie di strumenti dell’Orchestra


L’orchestra classica è divisa in quattro sezioni:

Archi
Legni
Ottoni
Percussioni
Ciascuno di questi gruppi ha delle caratteristiche distintive, un certo numero di strumenti
impiegati, una disposizione diversa sul palco. Vediamo le caratteristiche principali da
imitare per sfruttare a pieno le nostre library di strumenti virtuali e comporre dei brani
realistici.
Gli Archi (Strings)
I sample per archi sono tra i più diffusi sul mercato, visto l’uso intenso che se ne fa nella
musica orchestrale.
La famiglia di archi consiste di:

Violino
Viola
Violoncello
Contrabbasso

Disposizione degli archi nell’orchestra.

Tradizionalmente, l’importanza della sezione degli archi risiedeva (oltre che nella
straordinaria estensione e nella varietà dinamica) anche nella possibilità di suonare più
note contemporaneamente, cosa preclusa ad altri strumenti (pensa al flauto, ad esempio).

Nel mondo dei sintetizzatori e degli strumenti virtuali limiti del genere non sono più sentiti,
ma gli Archi continuano ad avere un posto speciale nelle colonne sonore di film e video, e
questo grazie al fatto che sono uno strumento espressivo impareggiabile.

Sono infatti il gruppo orchestrale con il numero più alto di articolazioni, cioè di modi in cui
uno stesso strumento può essere suonato (legato, staccato, spiccato, portamento,
marcato…) e con una varietà dinamica che spazia dal pianissimo al fortissimo, e include
diminuendo, sforzando, morendo e così via.

Per questo, come probabilmente ti sarai già accorto, nelle library di livello medio o
professionale il numero di sample dedicato agli archi è sempre maggiore di quello di tutti
gli altri gruppi.

Per fare un esempio pratico: prendi l’edizione Hollywood Orchestra della


EastWest/Quantum Leap, i sample di Archi, le Hollywood Strings praticamente occupano
più spazio su disco di Ottoni, Legni e percussioni messi insieme.

Lo stesso vale per l’altra grande raccolta di library professionali, la VSL (Vienna
Symphonic Library), dove le “strings complete” volano sopra i 500 gigabyte. Metà esatta
dello spazio occupato da tutto il “Super Package” che oltre a ottoni legni e percussioni
include anche cori, pianoforti, percussioni jazz e strumenti rari.

Questo perché per riprodurre tutti i modi in cui un Violino può suonare una nota c’è bisogno
di molti più campioni (e quindi spazio su disco) di quelli che servono per una Tromba o dei
Timpani.

Non è una gara, non è un primato. Tutti gli strumenti servono all’Orchestra.

Queste considerazioni sono solo per focalizzare l’attenzione del compositore digitale sul
fatto che suonare gli archi è impegnativo.

E scrivere per archi lo è altrettanto. Quindi, mai library “ensemble” (come Albion o Da
Capo o tante altre) se intendiamo comporre un brano che abbia personalità e una
ragionevole speranza di realismo.

Struttura e formazione degli Archi


Tutti gli Archi hanno la stessa struttura: 4 corde sospese su una cassa di risonanza di
legno.

L’altezza di una nota è determinata dalla lunghezza e dallo spessore della corda che vibra,
mentre il corpo di legno amplifica il suono risultante.

Per cambiare nota, il musicista preme la corda sulla tastiera (ossia la parte superiore del
manico dello strumento) cambiando la lunghezza della corda vibrante, e in questo modo
aumenta o diminuisce l’altezza delle note che suona con l’arco.

La varietà espressiva degli Archi deriva proprio da questo: il musicista può muovere l’arco
e la mano sulla tastiera in tanti modi diversi (pizzicando le corte oppure premendole a
lungo, grattando con l’arco in modo brusco o al contrario muovendolo piano e
lentamente…) generando un numero sterminato di articolazioni.

All’interno di un’orchestra classica troviamo in genere questa formazione. Tra parentesi


trovi il numero di strumenti in un’orchestra di medie dimensioni:

Primi Violini (12)


Secondi Violini (10)
Viole (8)
Violoncelli (6)
Contrabbassi (da 4 a 6)
Nelle orchestre più grandi, il numero dei Primi Violini può arrivare a 20 o a 24, e gli altri
Archi vengono aumentati in proporzione.

Come regola generale, il suono degli Archi si abbina benissimo a quello dei Legni: prova a
far suonare insieme una Viola e un Fagotto e ti accorgerai di come il risultato sia un suono
uniforme e pastoso.

Violino
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Il Violino è lo strumento più usato per le parti melodiche affidate agli Archi.

Il registro basso ha un caratteristico timbro caldo, e acquista intensità mano a mano che
sale al registro alto.

Tradizionalmente, il Primo Violino nell’orchestra è quello che conduce la melodia, mentre il


Secondo suona la parte armonica.

Un altro impiego molto comune è quello di far suonare Primo e Secondo Violino
all’unisono, per i passaggi più forti e altisonanti, oppure distanziati di un’ottava per un
effetto più cupo.

In un passaggio particolarmente drammatico puoi usare il Primo Violino per suonare la


melodia, il Secondo Violino che suona le stesse note ma un’ottava in basso e la Viola
all’ottava ancora inferiore.
Chiaramente questa è un’orchestrazione estremamente semplicistica, ma imporsi dei
binari da seguire – per quanto siano elementari – è un primo passo verso il realismo.

Range. Il limite basso per il violino è il G della seconda ottava (G2), mentre il limite
superiore è più variabile. In genere l’estensione termina all’altezza del C6, ma un singolo
esecutore può estendere questo limite anche di una quinta o più, arrivando cioè a G6 o
(poco) oltre.

Viola
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La Viola ha una cassa armonica più larga del Violino e un range più ridotto.

La larghezza maggiore della struttura conferisce anche un suono più cupo e riflessivo
rispetto a quello del violino, anche suonando le stesse note.

Viene spesso utilizzata per accompagnare con un controcanto altre melodie e suonare
voci armoniche.

Nelle orchestre, i violisti sono un po’ tormentati da scherzi del tipo “violinisti che non sono
abbastanza agili”.
Ma in realtà la viola è uno strumento straordinario, ricco e espressivo – i violisti come
sezione o un assolo di viola, messi in risalto, possono cambiare un brano ordinario in uno
che lascia stupiti.

Come compositori, quindi, cerchiamo di sfruttare di più la Viola. E di mettere più spesso
questo strumento in ruoli di primo piano. I risultati sono subito eleganti e suggestivi.

Il range va dal C2 al D della quinta ottava.

Violoncello (Cello)
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Ha un range molto ampio e per questo motivo può essere usato per vari ruoli.

Il range più basso si usa in genere per dare una base armonica agli archi, mentre quello
più alto ha un carattere brillante e intenso, adatto anche alla melodia.

Range: il range del violoncello va dal C della prima ottava al C# della quinta.

Un intervallo così ampio gli permette di accompagnare la maggior parte degli strumenti
orchestrali. Molto diffuse le combinazioni con l’Oboe nel registro più alto e col Fagotto nel
registro più basso.

Contrabbasso (Double bass, Contrabbass, Bass)


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Il Contrabbasso è usato per sostenere la parte più bassa del registro dell’orchestra,
un’ottava sotto quella del Violoncello. Può creare delle cupe atmosfere dark ed è perfetto
per quelle lugubri.

Range: Il Contrabbasso è lo strumento ad arco di dimensioni maggiori e quello con il


range più ristretto: dalla E0 (esteso nella maggior parte delle library fino a C0) a C3.

Gli Ottoni (Brass)


Gli Ottoni sono caratterizzati da un intervallo dinamico molto vasto, perfetto per un gran
numero di generi di colonne sonore, da quella romantica a quella d’azione.

Come regola generale, il suono di un ottone diventa più brillante man mano che ci si
avvicina al registro più alto, più cupo quanto più si raggiungono le note basse.

Tienine conto: se ad esempio stai scrivendo la parte del Trombone per una scena di
tensione, fai in modo da fargli suonare note nella parte bassa del suo range e otterrai
un’atmosfera più sinistra.

Gli Ottoni passano molto velocemente dal piano al forte e viceversa. È una caratteristica
molto sfruttata specialmente nelle parti ritmiche.

Prendi una tipica scena del film di azione: spesso a dare il senso del ritmo incalzante,
oltre alle percussioni, c’è un trombone che accenta una nota suonandola più forte di quella
immediatamente precedente e di quella successiva.

Sono strumenti dotati di una sonorità molto potente, la più forte dopo quella delle
Percussioni. Questo è il motivo per cui occorre una certa attenzione nell’usarli con
equilibrio, per evitare che sopravanzino di troppo il resto dell’orchestra.

Caratteristiche particolari degli ottoni


Un’altra caratteristica degli Ottoni è che le note del range più alto posso essere prodotte
solo soffiando forte nell’imboccatura dello strumento e controllando molto attentamente il
flusso d’aria con le labbra.
Questo significa che ad una certa altezza le note possono essere suonate in piano o
pianissimo solo con difficoltà.

Per rendere realistico il nostro brano dovremmo quindi fare attenzione a non scrivere in
pianissimo una Tromba che suona nel suo registro più alto, visto che in un’esecuzione dal
vivo questo non sarebbe possibile con quella perfezione inevitabile quando si usano i
sample.

Sono accorgimenti che potrebbero sembrarci troppo sottili per essere notati.

In realtà anche un orecchio non allenato riconosce istintivamente particolari del genere, e
capisce che c’è “qualcosa di sbagliato” nella composizione, pur senza sapere esattamente
cosa.
Avvicinati il più possibile al modo in cui i musicisti suonano gli strumenti veri e raggiungerai
grandi risultati in termini di realismo.

Ottoni con la sordina


Gli Ottoni possono esser suonati anche con le sordine, che sono dispositivi di metallo,
gomma o altri materiali che modificano il timbro dello strumento.

In piano la sordina produce un suono più ovattato, in forte conferisce un carattere più
intenso al suono.

Nelle library di virtual instruments sono quindi presenti, in genere, sample specifici di
Ottoni suonati con sordina (anche se, di solito, si tratta della sola sordina orchestrale; nella
musica da film fanno spesso incursione le tante sordine della musica Jazz e pop).

L’ampiezza della sezione degli Ottoni può variare molto. Una piccola orchestra da camera
può includere anche solo un Corno Francese, mentre una grande orchestra wagneriana
avrà non meno di 20 ottonisti.

Una tipica sezione di ottoni si compone di:

Tromba (3);
Corno Francese (4);
Trombone (3);
Tuba (1).

Disposizione generica degli ottoni in un’orchesta

Tromba (Trumpet)
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È il soprano degli ottoni, la voce più alta, alla quale viene spesso affidata la melodia del
brano.

Il suo timbro è inconfondibile per brillantezza e chiarezza, ma nel registro più basso
assume un carattere più morbido e misterioso se viene suonata in piano.

Le Trombe si abbinano molto spesso ai Legni, ma in questo caso i Legni dovranno


suonare a un volume sostenuto e in un registro alto per competere con la potenza del
suono.

Un altro abbinamento molto piacevole e interessante della Tromba è quello con la Viola.

La Tromba è l’ottone più conosciuto e usato, sia nella formazione orchestrale che in
generi come il jazz o il pop.

Per questo è particolarmente importante ricordare il limite spiegato prima: un musicista


vero non potrebbe suonare le note del registro alto in pianissimo con la scioltezza di una
sample library.

Ricordiamoci di rispettare questi limiti nelle nostre composizioni.


Range: Il range della tromba si estende dall’E della seconda ottava all’F della quinta.

Corno francese (French Horn)


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Il Corno è uno strumento estremamente affascinante, con un timbro che è una via di
mezzo tra la dolcezza dei Legni e il carattere brillante tipico degli Ottoni.

È per questo motivo che nell’ordine di una partitura orchestrale si trova per primo tra gli
ottoni, anche se la tromba sarebbe il soprano della sezione. Serve a rimarcare la sua
vicinanza con i legni (che si trovano appunto sopra gli ottoni).

Per questo motivo le possibili combinazioni con gli altri fiati sono numerose: con il
Clarinetto nel registro alto, col Fagotto nel basso, con gli altri Ottoni per ottenere un suono
più pastoso e vellutato.

In termini di intensità sonora, è il meno potente fra gli Ottoni. Tieni presente questa
caratteristica per bilanciarne la potenza rispetto agli altri strumenti della stessa sezione.

Condivide con la tuba la forma conica allargata e la proiezione indiretta del suono,
entrambe cose che li rendono un’accoppiata efficace.

È uno degli strumenti più importanti nell’orchestra moderna, come spiego nella guida su
come comporre musica da trailer. In qualche caso troviamo un numero esagerato di corni
nella “grande orchestra”, ma il numero magico, standard, è di 4 corni.

Il corno è uno strumento traspositore, ma in partitura è abitudine che non venga segnato
nulla in chiave.

Range: C1 – A4.

Esistono poi varianti, come il Triple Horn e il Descant Horn, che estendono il registro acuto.
Difficilmente li ascoltiamo perché richiedono esecutori specializzati e anche gli strumenti
non sono economici.

Nel caso di un’incisione orchestrale standard, commerciale, scrivere parti per Descant è
sempre un costo extra (e talvolta un azzardo). Più o meno lo stesso vale per le sample
library, dove trovi raramente questi strumenti (Cinesamples ha un Descant Horn, piacevole,
mentre VSL offre un Triple Horn Yamaha).

Trombone
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Il Trombone ha un registro più basso dal suono cupo e minaccioso, perfetto per
sottolineare scene dall’atmosfera tesa.

Nel registro alto, invece, diventa brillante e pieno di vita. Prova a caricare un sample di
Trombone nel tuo sequencer e a farlo suonare in forte e con note in staccato: ti darà subito
l’idea di una marcia trionfale.
Il Trombone viene usato in genere per la parte armonica del brano, più raramente in
Solo.

Tutto un capitolo poi sarebbe da dedicare al trombone suonato in modo più jazzy, qualcosa
che fa parte a pieno titolo delle colonne sonore di qualità ma che è difficile trovare nelle
sample library orchestrali.

È possibile simulare qualche effetto agendo sul pitchbend, ma non ha la stessa ricchezza
espressiva di una incisione dedicata.

Un modo molto diffuso di creare un suono pieno e vigoroso è quello di combinare i


Tromboni con il Fagotto o con gli Archi che suonano nel registro più basso.

Di scarsa efficacia, invece, è l’abbinamento del trombone con i Legni che suonano nel
registro più alto. Qui torna in gioco la serie armonica e come si sovrappone il timbro di
questi strumenti.

Range: E0 – E4.

L’estensione di note del Trombone

Tuba
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Se visualizziamo l’estensione degli strumenti sulla tastiera di un pianoforte, vedremo che


la Tuba occupa la parte più bassa, verso il limite di sinistra.

Meno agile del Trombone, è comunque molto utilizzata per la bellezza e la potenza delle
sue note più basse.

Così come il Contrabbasso negli Archi e il Controfagotto nei Legni, la Tuba è in genere
usata per doppiare un’ottava in giù la linea di basso del gruppo a cui appartiene.

Questo significa, semplificando, che in genere suona la nota più bassa di un accordo.
Il suono grave, deciso e ruvido, ne fa uno strumento ottimo per “riempire” il suono di un
pezzo dando forza alla parte bassa dell’armonia.

In realtà la tuba è uno strumento che può dire tanto e anche assumere un ruolo da
protagonista, anche se non è una scelta consueta.

Facci caso: spesso, specie per chi è alle prime armi con gli strumenti dell’orchestra
classica, la tentazione è quella di usare tantissimi Archi (soprattutto i Violini, che sono gli
strumenti orchestrali che ci sono più familiari).

Il risultato è che i brani sono sbilanciati verso le frequenze più alte, verso i suoni più
acuti.

In casi come questo, l’impiego di uno strumento come la Tuba può aiutare a bilanciare
le sonorità del nostro pezzo.

Range: il range della Tuba va dalla B dell’ottava -1 alla E della terza ottava.
Intervallo di note coperto dalla Tuba

I Legni (Woodwinds)
I Legni sono in genere gli strumenti a fiato meno familiari a un musicista digitale che non
abbia una formazione classica alle spalle.

Questo perché, mentre siamo abituati a sentire Ottoni come la Tromba o il Trombone
anche nella musica moderna (pensiamo alle formazioni jazz, o a molti pezzi pop), i Legni –
clarinetto a parte – sono decisamente più legati al repertorio classico o a quello delle
bande musicali.

È quindi plausibile che – a parte il Flauto, che tutti conosciamo – tu non abbia mai sentito
parlare del Controfagotto o del Corno Inglese.

Niente paura! Anche solo ascoltando qualche campione della tua library potrai renderti
conto di quanto sia affascinante un suono come quello dell’Oboe o del Fagotto, e di
quanto i Legni possano contribuire a creare atmosfere avvolgenti nelle colonne sonore di
un film o di un video.

Esploriamone alcune caratteristiche.

La struttura dei Legni è simile a quella degli Ottoni: il suono viene prodotto soffiando nello
strumento, e la lunghezza della colonna d’aria, determinata dai fori aperti o chiusi,
determina l’altezza della nota suonata.

Come per gli Ottoni, le note più alte sono prodotte soffiando forte, e quindi anche
lavorando con i nostri sequencer dovremmo usare il registro più alto preferibilmente a un
volume deciso.

Un altro limite col quale chiunque suoni uno strumento a fiato si trova a fare i conti è il il
respiro.

Dare realismo ai virtual instrument di legni


Avendo a che fare con virtual instruments non sentirai certo il bisogno di far respirare il tuo
musicista virtuale, ma dovresti comunque evitare di scrivere un lungo passaggio per
strumento a fiato in cui le note sono legate una all’altra per troppo tempo.

Perfino un orecchio non esperto potrebbe avvertire, anche solo inconsapevolmente, che la
performance è falsa.

Perciò nelle parti dei fiati – specialmente se si tratta di assoli, durante i quali tutta
l’attenzione è concentrata sull’esecuzione del flautista o del trombettista – poni sempre
delle pause per far “respirare” il tuo esecutore virtuale.

Sono sufficienti brevi stacchi tra una nota e l’altra ogni tanto, il tempo che occorrerebbe
a uno strumentista vero per prendere fiato e poter soffiare di nuovo nello strumento.

Il timbro dei Legni cambia moltissimo a seconda del registro alto, medio, o basso, tanto
che possono essere considerati come più strumenti in uno.
La sezione dei Legni si distribuisce a ventaglio partendo dal centro dell’orchestra, subito
dietro agli Archi. E in effetti proprio con gli archi sono spesso combinati, per aumentare la
potenza del loro suono senza farlo diventare aspro.

Disposizione dei legni nell’orchestra. La posizione dell’ottavino coincide con quella del
flauto. Arpa e pianoforte non sono legni ma spesso vengono disposti come nello schema.

Il suono che ne deriva, vario e ricco di articolazioni, ricorda molto la voce umana.

Sfrutta questa caratteristica: ad esempio, se stai scrivendo un tema musicale associato


a un personaggio specifico, potrebbe essere una buona idea affidare la melodia a un
Flauto o a un Oboe, come a far parlare lo strumento.

Le dimensioni di questa sezione variano molto. Gli strumenti che ne fanno parte sono:

Ottavino (Piccolo, in inglese);


Flauto;
Oboe;
Corno Inglese;
Clarinetto;
Clarinetto Basso;
Fagotto;
Controfagotto.
Una piccola sezione di legni includerà:

1 Flauto
1 Oboe
1 Clarinetto
1 Fagotto
Più frequentemente, in una orchestra di normali dimensioni, abbiamo 2 o 3 flauti, 2 o 3
clarinetti e 2 oboe.

Spesso possiamo decidere, ad esempio, che uno dei 3 flautisti suoni il piccolo invece che
il flauto. Oppure che un clarinettista usi clarinetto basso.

È anche assolutamente normale che lo stesso strumentista suoni più di un tipo di


strumento. In particolar modo in certa musica per i media, dove spesso le orchestrazioni
non sono molto sofisticate, l’organico dell’orchestra può non comprendere oboe o
controfagotto.

Quindi, per motivi di costo si può scegliere – ad esempio – che uno strumentista passi a
suonare uno di questi strumenti.

A causa della loro potenza sonora ridotta rispetto a quella degli ottoni e anche del gran
numero di archi, è importante tenere conto del numero ridotto di strumentisti in una
incisione standard.

Questo specialmente quando ci si trova a usare – in pieno candore – virtual instrument


come i woodwind ensemble di SoundIron (distribuiti da Native Instruments) che
propongono una sezione di dimensioni assolutamente anomala. Può essere quello che
cerchiamo, oppure può peggiorare la plausibilità del risultato.

Ottavino (“Piccolo”)
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L’Ottavino, (“Piccolo”, in inglese da “flauto piccolo”) suona un’ottava più in alto del Flauto. Il
registro basso, se suonato in piano, ha un carattere perfetto per scenari misteriosi; il
registro medio e quello basso sono più adatti a condurre una melodia.

Range: il range dell’Ottavino si estende nella parte più acuta delle partiture orchestrali,
coprendo l’intervallo che va da D4 al C più acuto.

L’estensione dell’Ottavino

Flauto
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Il Flauto è lo strumento agile per antonomasia. Pochi altri strumenti riescono a eguagliarne
la prontezza di risposta. Sfrutta questa caratteristica con il tuo flauto virtuale, affidandogli
passaggi velocissimi e brillanti.

Proprio per la sua agilità, nelle library di strumenti virtuali sono spesso presenti i “fast run”
di Flauto, cioè campioni con esecuzioni rapidissime di note.

Grazie al suo suono dolce e ricco, il Flauto viene usato spesso in Solo nei passaggi
lirici (pensa a un motivo struggente e romantico).

Puoi sfruttare il Flauto nel suo registro basso, che ha un suono un po’ meno potente degli
altri ma comunque pieno, in quello medio, perfetto per condurre la melodia, o in quello
alto, che è quello più brillante e viene usato spesso in combinazione con altri Legni o per
aggiungere brio al suono degli Archi.

Un flautista vero può alternare frequentemente note tenute e “fast run”, quindi possiamo
usare entrambi anche in passaggi veloci senza temere di realizzare un’esecuzione
impossibile o poco realistica.

Visto il carattere dolce del timbro del Flauto, fai attenzione all’accompagnamento: se hai un
Flauto che suona in Solo, l’accompagnamento dovrà essere leggero, per fare in modo che
la parte solista si stacchi bene dal resto.

Una soluzione molto usata è quella di far suonare la melodia a Flauti e Violini insieme, con i
Flauti che suonano un’ottava sopra.

Range: Il range del Flauto va da B2 a A#5.

L’intervallo di suoni coperto dal flauto

Oboe
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Dal suono nasale e penetrante, l’oboe è molto usato per passaggi suggestivi e per
eseguire melodie in Solo.

Le note del registro più basso hanno un carattere malinconico.

Un impiego classico dell’oboe è quello del dialogo con altri Legni: brevi frasi suonate
alternativamente da due o più strumenti, come in un botta e risposta fra due persone.

Le note più basse hanno un carattere un po’ greve, e per questo vengono in genere usate
nelle atmosfere più crude o tribali. L’ideale per la melodia è il registro medio, che ha un
carattere molto dolce.

Via via che si sale nel registro alto il suono si fa progressivamente più sottile e delicato,
adatto ai passaggi musicali più delicati.

Range: A#2 – F5.

L’estensione dell’Oboe

Corno Inglese
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Il suono ricorda l’Oboe, ma in una versione più dark e più potente. L’ottava più bassa del
Corno Inglese viene spesso usata per estendere il range dell’Oboe, che non può
raggiungere quelle note.

Grazie alla sua capacità di creare atmosfere arcaiche e malinconiche viene spesso
utilizzato nelle melodie più calme e dal ritmo lento.

Tra le combinazioni più riuscite del Corno Inglese, quella con gli Archi, in particolare con
la Viola.

Range: E2 – A#4.

L’intervallo di note coperto dal Corno Inglese

Clarinetto
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È lo strumento più versatile fra i Legni, grazie a un range molto ampio e a una grande
varietà dinamica.

Il range basso ha un suono dark e potente, quello medio è espressivo e melodico, il


registro alto ha un suono intenso e ideale per l’assolo, quello altissimo va usato con molta
cautela perché rischia di essere troppo penetrante e quindi fastidioso.

I clarinettisti, specie se principianti, hanno un nemico: il cosiddetto break. Si tratta del


passaggio da Bb3, che è la nota più acuta del registro basso, a B3, che è la nota più grave
del registro alto, come mostrato qui:
Per passare da Bb3 a B il musicista deve soffiare più forte per suonare la nota. La
diteggiatura cambia e anche la sonorità dei due toni è diversa e richiede esperienza
per essere uniformata.

Con i nostri musicisti virtuali non avremo mai problemi di esecuzione, ma se vogliamo far
eseguire il nostro pezzo a un clarinettista in carne ossa, o se semplicemente teniamo a
che i nostri brani siano quanto più possibile aderenti alla realtà, evitiamo di scrivere
passaggi velocissimi (dei trilli, per esempio) in cui si attraversi il break.

All’interno dei Legni il Clarinetto ha caratteristiche intermedie tra l’Oboe e il Fagotto e si


accompagna bene a entrambi. Grazie alla sua grande varietà timbrica può essere
associato a un gran numero di strumenti: dalla Tromba al Corno, al Violoncello e agli Archi
in generale.

Range: D2 – G5.

L’estensione del Clarinetto

Clarinetto Basso
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È uno degli strumenti meno usati nella formazione orchestrale classica, ma è spesso
contenuto nelle library di strumenti virtuali. Intorno agli anni sessanta è diventato un
protagonista delle colonne sonore proprio perché offriva una sonorità inusuale.

Può essere utile quando ti accorgi che la parte che hai scritto per il tuo Clarinetto
raggiunge note troppo basse per il suo range. In questo caso puoi passare al Clarinetto
Basso per continuare la parte.

Proprio il registro basso di questo strumento è quello più usato, anche perché ha un
timbro molto caratteristico, solido e dark.

Il registro medio è più pallido e sottile, mentre il registro più alto non viene usato quasi
mai: ha un timbro povero e per un musicista vero è anche piuttosto faticoso da suonare.

Range: A#0 – F4.

Il range di note prodotto dal Clarinetto Basso

Fagotto (Bassoon)
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È uno degli strumenti più versatili e espressivi dell’orchestra.

È usatissimo da sempre nei passaggi comici, specie se in staccato. L’esempio più


famoso è quello di Pierino e il lupo, la storia per bambini composta da Prokof’ev, nella
quale al Fagotto è affidata la parte del nonno.
I registri più usati sono il grave e l’acuto.

Nel registro grave suona benissimo le parti del basso, e spesso raddoppia le parti di
violoncelli e contrabbassi.

Nel registro più acuto, invece, il timbro del Fagotto diventa delicatissimo, perfetto per un
passaggio lirico. In questo caso però devi fare attenzione a dosarlo correttamente
nell’orchestra, perché questo suono sottile rischia di scomparire tra gli altri strumenti.
Range: A#0 – D4

L’estensione del Fagotto

Controfagotto (Contrabassoon)
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È lo strumento che raggiunge le note più gravi fra i Legni.

Proprio il registro basso è quello più sfruttato, non solo per estendere nella parte più bassa
l’intervallo coperto dal Fagotto, dal Contrabbasso e dal Violoncello, ma anche per il suo
caratteristico suono buffo, perfetto per una parte comica.

Le note del registro più grave sono però impegnative da suonare: ricordati quindi di far
riposare il tuo strumentista virtuale con pause frequenti.

Range: A#-1 – E2

L’intervallo di note coperto dal Controfagotto

Le Percussioni (Percussions)
Nell’orchestra tradizionale la sezione delle percussioni è stata l’ultima a svilupparsi.

Ancora oggi, un errore tipico del musicista digitale alle prime armi è di concentrarsi molto
nella costruzione di armonia e melodia, relegando le percussioni all’ultima fase del lavoro,
come una sorta di ornamento finale.

Evita questo errore: aggiungere la parte ritmica alla fine di un pezzo ti porterà nel
migliore dei casi a una parte ritmica fiacca, nel peggiore a dover ripensare tutto il lavoro
svolto sulle altre tracce in termini di bilanciamento di suoni e volumi.

Nella musica per immagini di oggi il ritmo è tutto: film d’azione, thriller, mistero, horror,
avventura, la lista dei generi in cui la musica punta su questa sezione è lunghissima.

Alcuni tra gli impieghi più spesso affidati alle percussioni:

Base ritmica. Le percussioni sono l’anima ritmica e scandiscono il passo di un brano.


Un elemento tipico grazie al quale le percussioni guidano il brano è l’ostinato, un
pattern ritmico (o melodico) che si ripete. Un ostinato che avrai ascoltato decine di
volte è quello del pianoforte che apre il classico jazz Take Five, e che poi accompagna
tutto il brano.La musica etnica ricorre spesso agli ostinato di percussioni. Pensa al
classico esempio degli indiani d’America che ballano attorno al fuoco: lo stesso pattern
ritmico ripetuto ancora e ancora ha un effetto ipnotico.
Nella musica da film lo stesso principio viene sfruttato per mesmerizzare lo spettatore
e condurlo, ripetizione dopo ripetizione, all’acme emotivo della scena.

Sottolineare un passaggio. Nella musica orchestrale e in quella da film (specialmente


nelle colonne sonore di film di genere epico o avventuroso) un colpo di piatti è un
dispositivo classico per sottolineare l’importanza di un momento o cambiare
improvvisamente atmosfera
Creare un acme emotivo. Un altro impiego delle percussioni è quello che riscontri
nella maggior parte dei trailer di film d’azione di oggi, nei quali dopo un inizio
espositivo dal ritmo lento, inizia un montaggio sempre più serrato di immagini
d’azione, accompagnato da Grancasse, Tom-tom, percussioni modificate, e il ritmo
aumenta fino a spegnersi all’improvviso. Un altro modo di creare un acme è quello di
scrivere un crescendo per altri strumenti senza usare percussioni: tutta l’orchestra
sale progressivamente in ritmo e in volume, fino a quando, alla fine del crescendo, un
colpo di Grancassa segna il momento culminante.
I virtual instrument di percussioni
Come musicista digitale dovrai tener conto di due aspetti specifici dell’uso delle
percussioni:

1. La velocity. Controllare il volume di ogni singolo suono ha un ruolo fondamentale,


ancora maggiore che per gli altri strumenti dell’orchestra, perché la velocity è
essenziale per dare l’accento a una percussione.Ascolta questi due esempi, identici
in tutto tranne che nel volume: nel primo caso la parte della grancassa ha note MIDI con
la stessa velocity. Il risultato è del tutto inverosimile e non aggiunge nulla al ritmo del
brano.
Nel secondo la dinamica dà l’accento, e quindi un ritmo vero e proprio.

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Per un percussionista reale sarebbe praticamente impossibile eseguire un passaggio


usando sempre lo stesso volume, proprio perché l’accento è parte integrante di come
un batterista pensa e suona.

Questo aspetto rischia di essere sottovalutato da un musicista digitale, specie quando


la parte delle percussioni non viene suonata su una tastiera MIDI o un controller pad, ma
scritta nota dopo nota all’interno di un editor MIDI.

La quantizzazione conta moltissimo. Per gli altri strumenti, la precisione nell’esecuzione


è importante, ma non è sempre fondamentale.

Anzi, spesso uno strumento che non segue esattamente il metronomo ci sembra più
realistico e coinvolgente.

Per le percussioni è diverso. In una canzone, così come in un brano orchestrale, le


percussioni sono il punto di riferimento per la parte ritmica, e per questo motivo non
hanno la stessa libertà degli altri strumenti.
Un ritmo con troppe sbavature e imprecisioni dà a tutto il brano un senso di
approssimazione e confusione.

Quindi fai pratica con gli strumenti di quantizzazione del tuo sequencer per dare una base
ritmica solida e ordinata al brano.

Classificazione delle percussioni


Le percussioni rappresentano una famiglia sterminata di strumenti. Sono stati i primi
strumenti musicali usati dall’uomo, e questo è il motivo per cui, nel corso di secoli di
evoluzione musicale, non c’è materiale che non sia stato usato per creare ritmo.

Ci sono diversi criteri per classificare un insieme così vasto di strumenti.

Altezza dei suoni


In base a questo criterio le percussioni si dividono in:

Strumenti ad altezza determinata. Sono quelli che producono note di un’altezza


precisa, come il timpano o lo xilofono. Queste percussioni si scrivono sul
pentagramma, proprio come gli strumenti delle altre famiglie, usando in genere la
chiave di violino.
Strumenti ad altezza indeterminata. Sono le percussioni che producono note di
altezza non definita, come il Tom-tom.Queste percussioni si scrivono o sul
pentagramma (usando però o sempre i righi o sempre gli spazi) oppure su un rigo
con una sola linea:

Rigo musicale per percussioni a suono indeterminato

Nel mondo dei sequencer, del pitch bend, e dell’autotune questa differenza è più labile.
Posso per esempio campionare un Tom-tom e eseguirne i sample che ottengo
all’altezza che preferisco.

Ma anche nell’ambito dell’orchestrazione tradizionale questa differenza tra altezza


determinata e indeterminata è a volte solo un criterio di massima.

I Tom-tom, per esempio, possono produrre note che pur non avendo un’altezza definita
sentiamo come più alte e altre più basse. Questi suoni hanno insomma un’altezza
relativa, infatti nella strumentazione orchestrale sono spesso presenti più Tom-tom di
diverse dimensione, per produrre suoni di altezza diversa.

Modalità di produzione del suono


Seguiamo quindi un’altra classificazione, che distingue le percussioni in base a come
producono il suono, dividendo gli strumenti in:

Aerofoni
Idiofoni
Membranofoni
Cordofoni
Anche in questo caso si possono seguire criteri diversi: qui, ad esempio, includo tra le
percussioni anche l’Arpa (che nelle library puoi trovare tra le Strings, o ancora nella
categoria Strumenti a corda pizzicata) e gli strumenti a tastiera come il Pianoforte.

In questa guida gratuita sono citati solo alcuni tra gli strumenti a percussioni più
usati, la lista sarebbe lunghissima.

Strumenti a percussione Aerofoni


Il suono è prodotto come in Legni e Ottoni: facendo vibrare una colonna d’aria
all’interno di un tubo.

Macchina del vento (Wind machine)


È una ruota di legno all’interno di una struttura cilindrica coperta di tela. A un lato di
questa struttura c’è una manovella che quando viene girata fa sfregare la ruota sulla tela.

A seconda di quanto velocemente viene girata la manovella si creano suoni affascinanti


che possono suggerire il suono del vento o di tempeste.

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Strumenti a percussione Idiofoni


Producono il suono facendo vibrare tutto il corpo dello strumento.

Triangolo (Triangle)
Può avere dimensioni diverse. Quelli più grandi emettono suoni più bassi:

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Piatti sospesi (Suspended Cymbals)


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Strumenti a percussione Membranofoni


Il suono viene prodotto facendo vibrare una membrana o una pelle tese su un corpo
risonante.

Timpani
Sono le percussioni con la storia più antica all’interno dell’orchestra. Come i triangoli, ne
esistono di varie dimensioni, in modo da coprire range diversi.

Nelle library di virtual instrument più complete ci sono diverse articolazioni di timpani tra le
quali scegliere, vista la grande varietà espressiva di questi strumenti.

Sono ad altezza determinata e la dotazione standard di un’orchestra professionale è di


quattro timpani, suonati tutti dallo stesso timpanista, che è uno strumentista specializzato e
quindi porta questo nome, non quello generico di percussionista.

Una piccola orchestra potrebbe avere solo 2 timpani, per eseguire il repertorio classico
dove invece di essere intonati su note variabili erano genericamente chiamati “tonica” e
“dominante” (è a Beethoven che dobbiamo la prassi di intonarli come strumenti più
versatili).

Controlla le opzioni a disposizione nella tua collezione: potrai scoprire roll, crescendo e
diminuendo che basteranno da soli a creare un’atmosfera suggestiva.
Nella library Symphonic Orchestra della East-West/QuantumLeap, per esempio, ci sono
campioni specifici a seconda della mano utilizzata (indicati con le etichette “Left Hand” e
“Right Hand”) e della durezza della bacchetta:
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Attenzione a non far suonare mai i Timpani in un brano vero senza tener conto delle
restrizioni di organico indicate sopra: anche se un timpanista può cambiare intonazione
durante il brano, e potrebbe anche usare il pedale dell’intonazione in modo ancora più
rapido, questa non è buona pratica.

Al solito, i sample ci danno totale libertà e questo spesso si traduce in parti impossibili, o
quasi, da suonare correttamente. Ebbene, queste parti risulteranno poco credibili anche
alle orecchie dell’ascoltatore meno esperto.

Grancassa (“Bass Drum”)


La Gran Cassa ha un suono particolarmente potente, e per questo deve essere usata
attentamente: un solo colpo di Grancassa in fortissimo può coprire un’intera orchestra.
Può avere un effetto molto drammatico (l’orchestra classica lo usa spesso per rendere
l’idea di un colpo di artiglieria) e, come per i timpani, ha una grande varietà espressiva.

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In alcune library ci sono campioni di un tipo particolare di Grancassa, la “Wagner Bass


Drum” che, come suggerisce il nome, ha un suono ancora più potente. Come per i timpani,
ci sono campioni diversi anche a seconda della durata del crescendo, come puoi sentire
nel secondo e terzo esempio:

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Batteria (“Drum set” o “Drum Kit”)


Anche se non fa parte della formazione classica dell’orchestra, la batteria è oggi uno
strumento indispensabile per la composizione di musica “cinematica”.

Le dedico molto spazio nel corso professionale di musica digitale, ma comunque puoi
trovare una panoramica molto intuitiva su componenti e timbri se possiedi un sequencer
specifico che ha integrato un sistema di intelligenza artificiale per le tracce di batteria.

Mi riferisco ovviamente a Drummer di Logic Pro X. Lo strumento “Drummer”, infatti, ti


permette di navigare con pochi click tra stili di batteria molto diversi tra loro, esaminando da
vicino le differenze di timbro, dimensione e resa di ciascun elemento.

Strumenti a percussione Cordofoni


Il suono è prodotto con la vibrazione di una corda pizzicata o percossa, come succede
con l’Arpa e il Piano (anche se potrebbe sembrarti poco intuitivo che il Pianoforte sia
annoverato tra le percussioni).

I cordofoni sono tutti ad altezza determinata, cioè producono note definite e


riconoscibili. In genere sono strumenti a tastiera, con corde che producono il suono e
risuonatori che lo amplificano, come la cassa armonica del piano.
Pianoforte
A esclusione dell’organo, il pianoforte ha l’estensione più ampia dell’orchestra, infatti per
visualizzare l’estensione di uno strumento si usa proprio una tastiera di pianoforte.

Questa caratteristica, insieme alle doti espressive, ne fanno una colonna portante
dell’orchestra.

Alcuni tra gli impieghi più usati del pianoforte:

Eseguire parti da solista


Sottolineare dei passaggi, per esempio accentando con un accordo suonato nel
registro più alto o più basso
Come raddoppio di qualunque altro strumento, arricchendone il timbro con un attacco
preciso, da percussione
Come sostituto di strumenti orchestrali mancanti. Visto l’intervallo ampissimo di note
che produce e la grande varietà espressiva e dinamica, il pianoforte è il candidato ideale
per sostituire qualunque strumento orchestrale che non si abbia a disposizione
nell’organico dell’orchestra. Questo è un problema che non si pone con le sample
library, ma che può lo stesso essere sfruttato come una risorsa per aumentare il
realismo dell’orchestrazione virtuale.
Il Piano è tra gli strumenti che non manca mai nelle library più generiche di strumenti
virtuali, e anche nel tuo sequencer potrai trovare uno o più modelli di pianoforte forniti tra i
suoni di default.

Esistono poi collezioni specifiche di pianoforti, come Pianos di EWQL. Questa library
contiene quattro modelli tra i quali scegliere: “Bechstein D-280”, “Steinway D”,
“Bösendorfer 290”, e “Yamaha C7”, e per ognuno puoi scegliere un set specifico e un tipo
di riverbero, il tutto per 263 GB di spazio totale necessario.

Questo è lo “Steinway D”:

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Arpa (“Harp”)
L’arpa è spesso classificata tra gli strumenti a corda pizzicata, e perciò nelle collezioni di
strumenti virtuali potrai trovarla anche tra gli Archi.

Uno degli effetti più tipici di questo strumento è il Glissando. In una library professionale
troverai diverse esecuzioni di Glissando, divisi in base a come vengono suonati. Qualche
esempio:

La scala maggiore o minore


Il moto ascendente, discendente, ascendente e discendente
La velocità di esecuzione
Qui puoi sentire qualche esempio:

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Nella storia della musica per film, il ruolo dell’Arpa è associato alle scene di sogni e
ricordi: nel cinema del passato la transizione tra mondo reale e mondo immaginario (o
celestiale) era immancabilmente segnata da una dissovenza e da un arpeggio o un
glissando di arpa.

Oggi questo cliché sarebbe difficile da riproporre, ma l’arpa è l’ideale per suggerire
atmosfere fantasy e medievaleggianti.

L’Arpa Celtica, in particolare, è uno degli strumenti scelti più spesso nel riarrangiamento
di colonne sonore come “Il Signore degli Anelli”.

Uscendo anche dai cliché moderni, tieni presente che l’Arpa non è lo strumento delicato e
gracile che immaginiamo.

Con un buon arrangiamento riesce facilmente a spiccare all’interno di un’orchestra e far


risaltare tutta la grinta e il carattere del suo suono.

Ora, scrivere per Arpa è complesso. Bisogna tener conto delle dita, della postura e dei
pedali per non scrivere parti impossibili da eseguire. Però vale davvero la pena di studiarlo
e non limitarsi ai Glissando> o alle atmosfere sognanti.

Il range dell’arpa si estende per sei ottave e mezzo: C0-G6

Note di copyright di questa guida


Come sempre, tutto il materiale di questa guida (testi, immagini e esempi multimediali) è
proprietà intellettuale originale di Susanna Quagliariello, titolare del diritto d’autore.
Puoi consultare gratis la guida su questo sito per solo uso personale, mentre è vietata e
viene perseguita a termini di legge la riproduzione, anche parziale, l’adattamento o lo
sfruttamento in qualsiasi forma (articolo 171, L. 644/41 e successive modifiche).

Imparare l’orchestrazione
Questa guida di settemila parola (approssimativamente corrispondenti a 35 pagine di
un libro di testo) è la più ampia e dettagliata guida all’orchestra in lingua italiana che
sia stata pubblicata a titolo gratuito e l’unica a contenere esempi originali di come
suonano i diversi strumenti.

È una versione estremamente ridotta (circa un quarantaduesimo) delle lezioni


dedicate all’orchestra – sia reale che MIDI – presenti nel corso online di Musica
Digitale per Film ideato e prodotto da Susanna Quagliariello.

Nel corso trovi una minuziosa spiegazione degli strumenti orchestrali, con esempi
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dense di informazioni e esempi pratici.

Per imparare a orchestrare è certamente necessario conoscere bene ogni


strumento dell’orchestra. Ma non basta. L’orchestrazione, cioè come ripartire lo
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Susanna Quagliariello Autrice pubblicata, laurea in Storia e Critica del Cinema, master di alta
formazione, licenza triennale al conservatorio, certificazione specialistica di Composizione e Orchestrazione
per Musica da Film. Susanna è amministratore di VFX Wizard srl e direttore di ACD, Accademia di
Cinematografia Digitale™.

51 commenti

1. D Daniele | 7 anni fa

Sto cercando lavoro come compositore per il cinema, tv, teatro o quant’altro ma Non so da dove
iniziare
Mi darebbe qualche indirizzo dove poter fare ascoltare i mie lavori?

2. Simone | 6 anni fa

Ciao Susanna, vorrei ringraziarti per questo bell’articolo in cui spieghi in modo essenziale
l’estensione degli strumenti dell’orchestra e i le loro posizioni nell’orchestra.
Sarei lieto di poter leggere altri articoli sulle cosidette “articolazioni”, ossia le tecniche di
esecuzione dei vari strumenti (vedi il vibrato, staccato, martellé, etc. degli archi), o su come gli
stessi strumenti si inseriscono all’interno di un partitura orchestrale.
Ti ringrazio per il tuo tempo.

3. Susanna Quagliariello | 6 anni fa

Ciao Simone.
L’uso delle articolazioni e la gestione delle partiture orchestrali sono in effetti temi essenziali per
produrre dei brani realistici, e appassionano molto anche me.

Quelli che trovi in questo sito sono riassunti, necessariamente limitati, del corso online (non
gratuito) di Musica Digitale che poi è confluito nel Master di Musica da Film (sempre online).

Non so se ci sarà modo di approfondirli ulteriormente anche qui, ma grazie per aver indicato
questi due argomenti: è importante sapere quali sono le aree della musica MIDI che vi
interessano di più e ne terrò sicuramente conto.
4. P Petar | 6 anni fa

Salve Susanna. Innanzitutto complimenti e grazie per l’articolo fondamentale. Diciamo che mi
piacerebbe imparare a comporre. Non avendo la possibilità di frequentare lezioni potrebbe
consigliarmi qualche manuale sia di teoria/armonia (di cui ho già qualche base, per vecchi studi
sul basso elettrico, ma che andrebbe ripresa da zero causa “arrugginimento” e necessità di
“adattamento allo scopo”) sia sulla composizione di musica per immagini? (per intenderci quali
“linguaggi” usare a seconda dello stato d’animo/atmosfera richiesta, guide ulteriori
all’orchestrazione e linguaggi della “musica elettronica per immagini”) Ps sono richieste avanzate
da un ignorante ed incompetente in materia, quindi le chiedo di perdonarmi per denominazioni
sbagliate/inesistenti, cerco solo di spiegare ciò che cerco. Grazie per la disponibilità!

5. F flavio | 6 anni fa

ciao susanna io ho un grosso problema da risolvere io ho symphony orch eastwest ho Windows 7


cubase 7.5 la versione di play 3.047 funziona bene ma tutte le versioni di play come la recente
4.2.2 in cubase il virtual non funziona appare prima il virtual poi diventa bianco poi blocca cubase
se invece uso il virtual fuori da cubase la versione 4.2.2 funziona bene ma’ io questi virtual li devo
usare come plug-ins di cubase perché posso aggiungerne fin che voglio poi ho anche symphony
choir che scrivendo una parte lui me la canta ma solo dentro a cubase saluti grazie

6. L Langueduc | 6 anni fa

Peccato che manchino nella descrizione strumenti come l’organo, il gong, il liuto, la chitarra,
l’antenato della tuba oppure i vari tipi di tuba. Inoltre mi sorprende di vedere strumenti come il
flauto, l’uttavino o il corno inglese nella lista dei legni, dal momento che sono di metallo e li ho
sempre associati alla lista degli brass. Ciò nonostante l’articolo mi sembra eccellente.

7. Susanna Quagliariello | 6 anni fa

Flauto, Ottavino e Corno Inglese sono fatti di metallo ma non conta il materiale costruttivo, sono
“legni” lo stesso.

Anche il sax rientra tra i legni.

La differenza tra brass e woodwinds in parte è storica e in parte sta nel fatto che nei legni il suono
è prodotto dalla vibrazione del soffio o di un’ancia (una lamina) e nei brass dalla vibrazione e
tensione delle labbra.

Per la scelta degli strumenti: questa guida tratta l’orchestra classica e le sue evoluzioni adottate
(e adattate) da Hollywood per la musica da film.

Quindi niente strumenti d’epoca come il liuto, niente chitarra (e niente organo visto che
difficilmente se ne trova uno negli studi di incisione).
Naturalmente possono esserci eccezioni: gli strumenti che hai indicato ma anche quelli etnici o
elettronici.

Però la tipica formazione orchestrale in una sessione di incisione, o in una sample library, è
praticamente sempre quella che ho elencato.
Grazie per l’apprezzamento!

8. G Gino. | 6 anni fa

Buongiorno, io ho acquistato cubase element 7 essential ma mi pare ci siano pochi vst


instrument plugin ecc come posso fare per aggiungere dei vst instrument so che si possono
acquistare, potresti suggerirmi come posso fare? poiche coi vst che cè in dotazione al cebase
element 7 essential cè veramente poco, e non riesco a fare dei suoni decenti come gli strumenti
veri. Grazie in anticipo se potrai rispondermi. Gino

9. Susanna Quagliariello | 6 anni fa

Gino, in realtà anche se avessi preso una versione “pro” e non “essential” di Cubase non avresti
trovato strumenti tanto migliori.

Se desideri un suono orchestrale realistico è necessaria una sample library commerciale, anche
se di quelle relativamente economiche.

Però ti consiglierei prima di impratichirti con i controlli essenziali del MIDI con gli strumenti che
hai. Anche la migliore library suona falsa se non abbiamo una buona padronanza dei CC (e
velocity per gli strumenti che hai).

10. giuseppe | 6 anni fa

ciao Susanna. Grazie per questo sito che trovo utilissimo per imparare tante cose. Io sto
provando a comporre e uso Cubase 6 e i virtual instruments di GPO4 di Garritan. Non riesco a
trovare un manuale del GPO4 in italiano. mi puoi aiutare? Grazie!

11. Susanna Quagliariello | 6 anni fa

Mi spiace, di Garritan ho solo gli strumenti forniti con Finale e non so proprio se esista
documentazione in italiano.

12. R Rosario | 6 anni fa

Complimentissimi per questa guida e per il sito in generale.


Avevo deciso di togliere adblock su questo dominio in modo da darti un mano economica per
mantenere il server online ma mi sono reso conto che non ci sono pubblicità, peccato, mi
sarebbe piaciuto contribuire in qualche modo per ringraziarti del lavoro svolto, che ritengo
utilissimo.
Mi sento in debito, grazie.

13. Susanna Quagliariello | 6 anni fa

Beh, ma questo è un commento da incorniciare 🙂


Grazie del pensiero!

14. C Cesare | 6 anni fa

Sto leggendo la guida all’orchestrazione e devo dire che è un valido aiuto per chi è alle prime
armi. Sono arrivato alla sezione Ottoni, io sono un clarinettista e conosco l’impostazione che
permette di suonare tutti gli strumenti a fiato, dato che essi appartengono alla stessa famiglia.
Nella guida è scritto che le note acute degli ottoni devono essere eseguiti con forza. Forse
intendeva dire con “spinta veloce”, che un’altra cosa. Per produrre delle note acute, in uno
strumento a fiato c’è bisogno di eguagliare le caratteristiche di tali note acute, e cioè, una
vibrazione molto elevata. La vibrazione elevata è direttamente proporzionale alla velocità di
insufflazione nel tubo dello strumento e non alla potenza. La forza o potenza, è un requisito
essenziale per la dinamica e non per l’acustica.

15. C Claudia | 6 anni fa

Tantissimi complimenti. Sono riuscita a far capire in modo semplice ed esaustivo a mia figlia le
differenze tra gli strumenti musicali che a scuola stavano studiando in modo passivo. Con questo
sito sono riuscita a dare voce a delle voci che suoi libri sciavano posto solo alle parole.

16. Susanna Quagliariello | 6 anni fa

Grazie, sono lieta di esserti stata utile! 🙂

17. C Cesare | 6 anni fa

Tra gli ottoni, avrei accennato anche a strumenti della famiglia dei flicorni, sopranino, soprano,
contralto, tenore, baritono, che vengono usati maggiormente nelle fanfare e bande musicali, ma
che occupano in certi pezzi di repertorio un posto comunque importante, specialmente nei pezzi
d’opera, dove nelle trascrizioni, la parte del soprano (cantante) è affidata al flicorno soprano o
sopranino.
Quando è scritto:
[Quote della prima frase dalla sezione Legni della Guida]
Il termine giusto della parola “valvole” è “chiavi”.
Anche nei legni, le note acute sono sostenute grazie alla tensione del labbro, in combinazione
con un’insufflazione più veloce e non con la forza. Il limite del respiro, a cui si accenna non è un
limite, dato che si può imparare la respirazione circolare. Se non si vuole usare la respirazione
circolare, il respiro è possibile prenderlo, accorciando di quanto basta, l’ultima nota.
Il registro alto del flauto è usato come gli altri due registri, mi riferisco ai concerti per flauto e
orchestra.
Rigurdo alla parte che parla del Clarinetto, come segue:
[Quote di due paragrafi della Guida, sezione Clarinetto]
C’è da fare qualche precisazione
1) Il passaggio dal Sib al Si naturale è davvero difficile, per i principianti, ma non per i
professionisti o anche per studenti con un anno di esperienza di studi conservatoriali;
2) C’è da precisare che il clarinetto è strumento traspositore, quindi non si potrebbe parlare di
Bb3, dato che la nota reale equivarebbe ad un Ab3
3) Il passaggio dal Sib (reale Lab) al Si naturale (reale La naturale), si può effettuare anche in
successione veloce e velocissima, nel primo caso tramite una normale tecnica esecutiva che
prevede il movimento di due sole dita (pollice e indice mano sinistra), oppure nel secondo caso,
usando la seconda chiavetta laterale destra, in luogo del Si natura (reale La naturale)

18. Susanna Quagliariello | 6 anni fa

Risposta cumulativa ai due post di @Cesare. Intanto, grazie per avermi fatto notare l’errore nella
sezione del flauto. Manca effettivamente tutta la parte sul registro alto. La frase che c’è adesso
non ha senso.
[EDIT: ho aggiornato la guida dalla mia bozza, ora il registro alto del flauto è tornato.]

Invece tutto il resto di quello che ho scritto è esatto.

Anche il termine valvola nella sezione legni (basta pensare al flauto rinascimentale) perché la
“Chiave” è ciò che premi suonando lo strumento, ma quello che determina la nota (e la qualità del
suono) è il foro o valvola che agisce come ho descritto: alterando la lunghezza della colonna
d’aria e quindi la frequenza della nota suonata.

Scendere in dettagli come “foro tonale” (o “foro di registro” per abbattere la fondamentale)
diluirebbe l’efficacia di quanto insegno.

Relativamente al break (che non riguarda solo il clarinetto) ho scritto che “i clarinettisti
principianti” hanno difficoltà, stesse tue parole, e che per essere plausibili nell’orchestrazione
virtuale è meglio evitare i trilli che attraversino il break.

Il clarinet break ha influenzato come si scriveva la musica (vedi “Lo studio dell’orchestrazione” di
Samuel Adler, sezione “Clarinetto”).

Ma influenza anche come si scrive musica oggi: perché quando spendi migliaia di euro per pochi
minuti di un’incisione orchestrale, fai di tutto perché gli orchestrali, anche professionisti, abbiano il
minor numero di punti di attrito possibili visto che già devono suonare parti complesse e in prima
lettura.

Inoltre, tutti gli aspetti pratici di difficoltà o scomodità esecutiva che devo tenere presente in fase
di orchestrazione per una buona incisione dal vivo sono anche “i trucchi” più importanti per
aumentare il realismo dell’orchestrazione virtuale MIDI.
Riguardo al “non si potrebbe parlare di Bb3” questa guida è rivolta ai compositori, non agli
strumentisti.
(In retrospettiva penso siano nate da questo tutte le tue perplessità.)

Ancora: evitare di comporre lunghe parti per fiati è indispensabile. È una normale prassi di
orchestrazione, virtuale o reale.

La tua correzione sul come prendere fiato accorciando l’ultima nota corrisponde a quanto avevo
già scritto nel paragrafo sull’assolo di tromba.

Da ultimo, quando scrivi “La forza o potenza, è un requisito essenziale per la dinamica e non per
l’acustica” è errato anche nel caso di uno strumentista reale.

Dinamica (“quanto forte”) e acustica (“altezza e colore del suono”) sono strettamente correlate.

La gamma dinamica che uno strumento a fiato può produrre (cioè la differenza tra minima e
massima pressione sonora) decresce con le note più alte, come ho spiegato nella guida.

La tromba, ad esempio, ha una gamma dinamica doppia nel registro basso rispetto a quello alto.

19. C Cesare | 6 anni fa

Grazie Susanna di aver risposto, io ho fatto dei commenti, esclusivamente per favorire tutto il
discorso, non per abbatterlo. E rimango delle mie convinzioni, che tra l’altro ho ampiamente
sperimentato in tutti gli anni di insegnamento e di studi. Non ho certo bisogno di approfondimenti,
la musica la faccio dal vivo, e passaggi come quello del Sib-Do (d’effetto Lab-Sib)sono
facilmente eseguibili, anche trilli. Ripeto anche che una buona tecnica, che ogni strumentista
conosce, consente di eseguire suoni acuti con un “filo si suono”. E ripeto che con la respirazione
circolare è possibile suonare ininterrottamente.

20. C Cesare | 6 anni fa

Visto che non sono stati intrepretati nella giusta maniera, ho deciso che i miei messaggi
debbano essere cancellati. Grazie

21. Susanna Quagliariello | 6 anni fa

Cesare, ti ho ringraziato e ti ringrazio ancora per la segnalazione sul flauto.

Anche il resto è stato utile, mi ha dato l’idea per un articolo interamente dedicato
all’orchestrazione degli strumenti a fiato (dal segno del respiro “apostrofo” come segno di
articolazione musicale a come suddividere un passaggio troppo lungo o troppo impegnativo su
più strumentisti).

I commenti non vengono cancellati, dovrei cancellare anche il mio e alla fine sembrerebbe che
faccio censura di chi non mi canta l’Osanna. Invece, se ricevo critiche le pubblico e rispondo.
22. C Cesare | 6 anni fa

Bene Susanna, in considerazione alla tua ultima risposta, ho rivaluto tutto. Ti faccio tanti auguri
per quello che vorrai fare in futuro e se posso essere utile in qualche modo, sai dove cercarmi.
Grazie a te Susanna

23. T Taiwan | 6 anni fa

Gran bella guida, veramente, per me che sto cercando di iniziare a capire qualcosa su come
scrivere musica orchestrale è davvero un ottimo inizio! 😀 grazie!

24. L lucio | 6 anni fa

Buongiorno Susanna ho trovato molto utile questa tua recensione premetto che ho cominciato a
farmi le basi midi nel lontano97’con un mac LCII 14pollici e cubase VST 1 in bianco e nero!! ..un
modulo Solton che faceva gran parte del lavoro e una roland E16 dove attingevo i suoni dei
strumenti ogni volta che accendevo il tutto era un’ impresa se suonava tutto,dopo che avevi
studiato e riprodotto fedelmente passava 1 mese , adesso con GBand è molto piu’ facile….è
vero le cose che esponi nel tuo blog le ho imparate in molti anni di dedizione..avessi avuto in quei
anni una guida migliore della tua ne sarei stato felicissimo e grato…come mia perla a quei temi
ho riprodotto in maniera uguale il flauto con le canne dei IntiIllimani li avevamo in repertorio….ma
si tratta di storia passata….dopo aver letto ila tua recensione trovo ancora delle cose interessanti
e utili…segno che non si è mai appreso abbastanza e sino alla fine abbiamo da imparare
sempre da chiunque..la musica è senza limiti perchè è INFINITA!!!

25. F Fosco Manservigi | 6 anni fa

A integrazione di quanto dice Cesare,vorrei ricordare che li parametro midi”velocity”significa la


velocità atta a produrre il suono e di conseguenza la dinamica(intensità)poichè in un tubo la
propagazione degli aeriformi è veicolata dalla sezione,dalla velocità e dalla dalla portata
(trascuriamo per il momento il coefficiente d’attrito e le perdite di carico)elementi questi in
relazione tra di loro, necessariamente per aumentare la velocità del flusso occorre aumentare la
pressione di emissione oppure ridurre la sezione del condotto(nel nostro caso impossibile)per
cui ritengo corretta la spiegazione della conduttrice poichè un aumento della velocità del fluido è
legato a l’aumento di potenza del fiato inpiegato.Potrei ricordare altri fenomeni: frequenza di
risonanza del corpo vibrante,controllo degli armonici…eventualmente ne parleremo in seguito.

26. L Lucio | 6 anni fa

Buongiorno Susanna. Dove posso trovare, in download penso, i manuali di istruzioni in italiano
delle librerie Kontakt e Eastwest??? Grazie 1000 x una dritta. Complimentissimi cm sempre x la
tua preparazione !!!! Con stima Lucio. 🙂
27. P Paolo Pandolfo | 5 anni fa

Ciao Susanna, mi potresti spiegare per favore perchè HS (gold) su finale ha la velociy
“devitalizzata” ?
grazie ciao

28. Susanna Quagliariello | 5 anni fa

Ciao Paolo, che cosa intendi con “devitalizzata”? Il volume delle Hollywood Strings ti risulta più
basso? La serie Hollywood non usa la velocity per il “volume” (tranne qualche patch) e il tuo
soundbank dovrebbe tenerne conto.

Se si tratta di qualche altra cosa rispetto all’intensità sonora, prova a controllare le impostazioni
di Playback e soprattutto le indicazioni di dinamica nella partitura.

Tante altre library ragionano “come un pianoforte” anche quando usiamo archi o legni e
interpretano la velocity come intensità sonora. In questi casi puoi modificare le singole note (o
battute intere) del brano. Per fare questo scegli “Window” / “Main Tool Palette” (o premi Cmd+T) e
seleziona il comando MIDI TOOL.

Quindi fai doppio click sulle battute che vuoi modificare. Ti si aprirà un editor che ti permetterà di
selezionare le note (cliccando e trascinando sui quadratini che vedi nell’editor sopra ogni singola
nota).

A quel punto potrai agire sulla velocity, selezionando le voci dal menu MIDI Tool in alto (es. “Add”
per aumentare la velocity delle note selezionate, “Limit” per fissare un intervallo con un valore
minimo e un valore massimo di velocity, e così via).

29. M Mariani Bruno | 5 anni fa

Ciao Susanna.
Stracomplimenti per questa guida,l’ho davvero divorata con soddisfazione.
Sono un musicista pop di vecchia data,ma grazie anche alla lunga collaborazione con il mio “ex”
datore di lavoro Lucio Dalla,ho realizzato alcune colonne sonore per il cinema italiano e
l’esperienza mi ha davvero appassionato.
Ti scrivo ,oltre che per farti i meritatissimi complimenti,anche per chiederti una informazione.Da
diversi anni sento nelle colonne sonore degli action movie hollywoodiani (o thriller,guerra ecc.)
l’utilizzo massiccio di percussioni molto “potenti”,quasi sempre in dialoghi incalzanti con grosse
sezioni di orchestra (soprattutto strappate di archi).Non si tratta di percussioni “etniche”, o di
timbri specifici dell’orchestra classica (grancassa,timpani ecc.),mi ricordano piuttosto (scusami
se dico una stupidaggine) quelle sezioni molto numerose (e rumorose 🙂 di rullanti che si
esibiscono nelle manifestazioni tradizionali medioevali.Siccome in quei film,le timbriche
sembrano sempre le stesse,credo che provengano da alcune library. Io ho acquistato quella di
Hans Zimmer della Spitfire ma mi sembra che ancora non ci siamo.Tu puoi indicarmi qualche
altra cosa (sempre che io sia riuscito a spiegarmi) ?
Grazie e complimenti di nuovo
Bruno Mariani (www.brunomariani.com)

30. Susanna Quagliariello | 5 anni fa

Ciao Bruno, grazie per le parole gentili e l’intervento molto interessante.

Sono praticamente sicura che ti riferisci ai Taiko drums, che effettivamente somigliano al rullante
medievale.

Taiko è un termine generico che in giapponese indica le percussioni, ma per i musicisti


occidentali è un tipo specifico di tamburi e grancasse giapponesi. Si tratta delle percussioni più
usate nella musica cinematica dell’ultimo decennio.

Le trovi in tante library, incluse le tue Zimmer Percussions di Spitfire, e spesso ci sono anche le
versioni oversize da quasi due metri di diametro (anche se spesso dimensioni così grandi
servono più per il canale LFE del surround che per la performance vera e propria).

Altre library molto popolari a Hollywood sono Damage e soprattutto Stormdrum 2.

Però, come dicevi, anche se carichi una patch di taiko ben post prodotta non ottieni il suono “da
Hollywood”. Il motivo è che gran parte di quel suono viene dal processing digitale che si fa sulla
performance.

Questo significa che non ci si limita più a caricare uno strumento e a suonarlo ma, una volta
caricato, se ne modifica il timbro, anche drasticamente, usando le plugin più varie. E così diventa
difficile, se non impossibile, ricostruire il sound delle percussioni che ascolti, perché non basta
sapere il nome dello strumento, devi anche conoscere il tipo di plugin usate e i parametri di ogni
plugin.

È qualcosa che da compositrice classica ho sempre avuto difficoltà ad accettare: significa in


pratica che nessuno può fare una esatta performance live di una colonna sonora composta in
questo modo, e che per un pezzo del genere la partitura non esprime più tutta la musica, ma
soltanto una parte.

Però funziona, quindi bisogna adeguarsi. 🙂

Il lavoro consiste sia nell’intervenire sull’attacco del suono (i transienti) che nell’introdurre
una distorsione per generare armoniche.

Per i transienti, SPL Attacker è una buona soluzione, anche Character (adesso di Plugin
Alliance) dà ottimi risultati. Senza esagerare, aumentano la nitidezza e il mordente dell’attacco.

Più difficile è gestire le distorsioni armoniche. Leggenda vuole che nello studio di Zimmer si usi
molto una plugin Sonnox, ma ne esistono davvero tante per questo scopo.

Il vantaggio di questo tipo di plugin è che non devi alzare velocity o expression della library per far
sentire di più le percussioni, soffocando il brano e mandando in clip la traccia percussioni del
mix.
Queste distorsioni armoniche, infatti, si posizionano sopra al suono naturale nella vista spettrale,
e danno l’illusione all’orecchio che il suono sia più vigoroso e epico, senza che in realtà il
volume sia aumentato.

Personalmente? Penso ci siano modi migliori per ottenere risultati più naturali ma altrettanto
efficaci. Però poi dipende tutto dal sound che vuole il cliente.

31. A Antonio | 5 anni fa

Ciao Susanna,
ho trovato la tua guida veramente interessante e precisa. Gentilmente vorrei sapere se conosci
particolari processi per poter rendere il suono legato degli strumenti un po’ più reale.
Più nello specifico, preciso che con cubase 8 elements mi affido alla opzione tecnica “legato”
sulla sezione di sinistra del programma che però sembra non sortire gli effetti desiderati,
lasciando così l’esecuzione ancora troppo schematica (e nei violini non rende affatto l’idea)
Hai modo di aiutarmi? grazie

32. Susanna Quagliariello | 5 anni fa

Ciao Antonio,
esistono diversi modi per ottenere un effetto Legato.
Quello che stai usando usa i controlli del sequencer. Il motivo per cui non funziona potrebbe
essere questo: se cerchi di ottenere un suono legato probabilmente avrai fatto in modo da far
sovrapporre le note midi, in modo che ogni nota termini dopo l’inizio della successiva. Ma la
funzione Legato in Cubase funziona solo se c’è uno spazio tra le due note. Quindi devi aggiustare
manualmente il passaggio in modo che non ci siano sovrapposizioni o, più semplicemente,
selezioni le note e scegli MIDI > Functions > Delete overlaps (poly), e solo dopo applichi la
funzione Legato.

Tuttavia fare affidamento sul sequencer non è il metodo giusto.

Una via possibile è quella di aprire l’interfaccia della library di strumenti che stai utilizzando e
agire sui parametri ADSR, in particolare sul parametro di Release. Un valore maggiore di
Release allunga la coda del sample, permettendoti di legarlo in maniera più fluida alla nota
successiva. Valori eccessivi di Release, però, possono portare a un effetto generale troppo
pastoso, in cui le note tendono a confondersi, specie nei passaggi più veloci.

Ci sono poi degli script specifici studiati per ottenere questo effetto. Un esempio è lo script
Legato sull’interfaccia di Play, il motore audio di EastWest. Basta abilitarlo per attivare una serie
di funzioni che permettono di legare con una certa naturalezza le note.

Ma il metodo migliore è quello di utilizzare patch specifiche pensate per questa articolazione.
Nelle library di buon livello, per ogni strumento trovi cartelle diverse a seconda che sia in Legato,
in Staccato e così via. Nella cartella Legato, quindi, troverai note che sono state registrate proprio
mentre venivano suonate in Legato, e questo ti garantisce la massima naturalezza possibile.
Un’opzione avanzata è quella del cosiddetto True Legato, presente nelle Library professionali,
che contiene il suono di transizione specifico di ogni intervallo. Quindi se suoni C4 e poi G4
sentirai prima la nota C4, poi lo specifico suono di transizione del Do che va al Sol, e poi G4.

33. F Fulvio | 5 anni fa

Salve!
Ho trovato l’articolo assolutamente chiaro e affascinantemente interessante! Mi piacerebbe
mettere in pratica le nozioni e i consigli qui letti oltre che sperimentarne di nuovi. Solo non so
come posso avere accesso a tutti questi suoi, ho un arturia keylab 88 e fino ad ora uso solo i
preset della tastiera. Quale programma posso usare per accedere ai suoni d’orchestra e
registrare?

34. Susanna Quagliariello | 5 anni fa

Ciao Fulvio, ti servono un sequencer (ad es. Logic Pro X) e una sample library orchestrale.
Probabilmente per iniziare ti conviene una che usi la velocity per la dinamica, anche se non è la
strada migliore per un suono realistico.

Poi usi la tua Arturia come una tastiera muta che invia solo i dati MIDI e il risultato lo ascolti
attraverso il Sequencer che riceve il MIDI e il virtual instrument che lo trasforma nell’audio dello
strumento orchestrale che hai selezionato.

35. K Kiki | 5 anni fa

Ciao e grazie per queste preziose info. Posso chiederti alcuni approfondimenti riguardo ai fiati?
Di norma se parliamo di dinamica, un registro grave ha sempre una dinamica leggera (piano) e
un registro acuto forte?

36. Susanna Quagliariello | 5 anni fa

Bellissima domanda, Kiki, che mi era sfuggita. In generale sì, ma non al punto di dire “sempre”.
Esempio: nel flauto suonare nel registro basso con una dinamica elevata è più impegnativo e c’è
il rischio di scivolare verso gli armonici superiori della fondamentale.

Il funzionamento degli strumenti a fiato (e non solo) influenza come componiamo: è la scrittura
idiomatica. Quindi ci sembra sempre più naturale quello che siamo già molto abituati ad
ascoltare.

Però non possiamo considerarla una regola assoluta. Conta l’esperienza dello strumentista e
conta il desiderio del compositore di ottenere qualcosa di meno consueto (Beethoven non si è
fatto frenare dai limiti meccanici degli strumenti della sua epoca) e poi, estremizzando, ci sono le
tecniche estese.
37. R Roberto | 4 anni fa

Grazie per i preziosi consigli, ho acquistato ‘Principi fondamentali per L’orchestrazione di R.K e’
molto tecnico e presuppone una conoscenza approfondita sull’armonia, sapresti indicarmi altri
libri anche scritti da te sulle tecniche di orchestrazione con vst, per esempio mi resta difficile
comprendere come dividere gli accordi per leggii e all’interno del leggio la stessa melodia come
viene divisa ..ecc, grazie mille. Rds

38. Susanna Quagliariello | 4 anni fa

Ciao Roberto, grazie per la bella domanda.

Non sono sicura che da un libro si possa imparare bene l’orchestrazione e non fa differenza che
sia reale o virtuale.

I manuali di orchestrazione partono dal presupposto che saranno usati nel contesto di studi nei
quali si ha accesso a un’orchestra. Il libro da solo fornisce informazioni utili, spesso
indispensabili, ma manca la seconda metà: la pratica.
In quanto tempo un violinista effettivamente mette e toglie la sordina? Una cosa è la generica
indicazione scritta in un libro, un’altra è osservare uno strumentista mentre lo fa.

Questo vale ancora di più con le sample library, perché nell’orchestrazione virtuale è facilissimo
scivolare e scrivere parti che non potrebbero essere suonate dal vivo.

E non conta che uno voglia usare solo i virtual instrument, il problema è che anche i migliori virtual
instrument suonano falsi se non li arrangiamo esattamente come faremmo per un’orchestra in
carne e ossa. (Direi che questo è l’aspetto più importante dell’orchestrazione MIDI.)

Considera che nel mio corso di musica ho registrato settimane di lezioni sull’orchestrazione
ingaggiando strumentisti e orchestre e riprendendoli in video proprio per far vedere e sentire in
pratica quello che spiego. Senza questo materiale non darebbe assolutamente gli stessi risultati.

Per rispondere al discorso dei leggii, nelle library orchestrali difficilmente hai qualcosa di più del
“divisi” in qualsiasi famiglia di strumenti (anche se a rigore il termine andrebbe usato solo per gli
archi).

Quindi un div. a 3 per dividere l’accordo sui primi tre leggii lo faresti con tre patch di divisi. In
pratica, nelle library di archi standard avrai quasi sempre soltanto primi e secondi violini e li
trasformi in divisi abbattendo di -6db e duplicando la traccia.

Attenzione alla cancellazione di fase, risolvibile trasponendo il MIDI in giù e l’audio in su di un


semitono oppure scambiando tra loro primi e secondi violini.

Tra le due alternative è meglio la prima se c’è molta presenza della sala, come nelle Spitfire (che
purtroppo non sono campionate cromaticamente e quindi soffrono molto con la trasposizione a
tono intero).

La seconda strada ti garantisce sample diversi per ogni nota, quindi nessuna cancellazione di
fase, ma il problema è la sala: un pan non è la soluzione giusta per una sezione orchestrale col
riverbero naturale.

Discorso simile anche nelle altre famiglie di strumenti. Ad esempio i corni, dove in un’orchestra
dal vivo hai normalmente primo e terzo cornista specializzati nelle note più alte, secondo e quarto
in quelle più basse.

Se la tua library ha una patch “4 French Horns” ogni nota viene suonata automaticamente da tutti
e 4, ed è inaccettabile.

Oppure usi due volte una patch “2 French Horns” o quattro solisti ma il risultato finale ne risente,
come ho spiegato nella guida sulla musica da trailer epico.

Il timbro di una sezione ripetuta è diverso da quello di un’incisione dal vivo.

In due parole: la soluzione sembrerebbe quella di usare library soliste (Vienna non “Dimensions”,
per capirci) e disporre gli strumenti in uno spazio virtuale. Avresti controllo assoluto sulla
formazione e ognuno suona quello che vuoi.

Il problema è ancora una volta che più strumenti solisti non suonano come una formazione
orchestrale, almeno per strings e brass.

Il risultato sono quei brani anche piacevoli ma “innaturali” dove sembra che ogni strumento ti salti
in primissimo piano.

Va bene per la musica da trailer, ma non altrettanto per una buona orchestrazione.

È proprio per questo che Vienna ha cambiato approccio con le librerie Dimensions. Sarebbero
perfette, purtroppo il numero di strumentisti per gli archi è troppo ridotto mentre i brass come
numero sono giusti ma come suono non sono abbastanza incisivi per tutte le situazioni.

Quindi anche con le Dimensions dobbiamo ricorrere al layering e alla trasposizione di sezioni
tradizionali, con le Dimensions in primo piano per dare la varietà e gli altri sample a dare
spessore. Il risultato finale può essere ottimo ma richiede parecchio lavoro.

Nota che questo non riguarda solo i sample: anche se fai overdub di 4 incisioni reali di violino non
suona come l’incisione di 4 violinisti nello stesso spazio.

Considerazione in retrospettiva: assicurati anche di avere i divisi nelle library! Oggi la tendenza
per le library orchestrali più epiche è registrare intere sezioni all’unisono (Albion, Majestica…)
proprio perché così suonano più “vere” per i principianti o per i compositori per i media che
devono andare di corsa per raggiungere la scadenza di consegna.

Purtroppo questo va a scapito della versatilità necessaria per una buona orchestrazione
“hollywoodiana”, dove il divisi è effettivamente qualcosa della quale non si può fare a meno.

39. M Michele Bilardello | 4 anni fa

Buongiorno signora Susanna, sono Michele, un giovane compositore autodidatta (non ho mai
conseguito una completa formazione musicale), ecco perché mi rivolgo a lei. Prima di venire al
dunque, ho trovato molto interessante il suo sito internet “musica digitale”, in particolare la
sezione “guida alla strumentazione orchestrale”. Gli esempi e le descrizioni dei singoli strumenti
sono ottime, per un principiante come me. Le chiedo quindi, secondo lei, per descrivere l’alba
africana con il risveglio degli uccelli come primi protagonisti, lei cosa mi consiglia? Io ho già
buttato una bozza, ma non rende per nulla l’idea. Prime due battute, archi in Re minore
crescendo, poi archi in descrescendo e corno inglese (scala Re) a seguire fagotto (descrivono gli
uccelli grossi tipo gufi e civette che vanno via dando spazio a ) oboe, flauto, ottavino (uccelli di
piccola taglia che arricchiscono l’aria e l’alba.) Poi gli archi riprendono con corni e trombe
sempre in crescendo che intonano la,melodia e chiudono in un forte. Cambio di scena

40. C Claudio | 4 anni fa

Susanna, grazie davvero per questa interessantissima guida che hai messo a disposizione
online.

41. V valter | 4 anni fa

Ciao Susanna, mi piacerebbe incominciare l’avventura dell’orchestrazione col pc a sfogo


personale, a tempo perso diciamo come un gioco interessante, se poi la cosa funziona e si fa
seria ben venga, quale software mi consigli?
Grazie!

42. G guido | 4 anni fa

Grazie Maestro per il tuo lavoro. E non solo per esso (mi ha interessato moltissimo, anche se
sono solo un autodidatta con un vecchio Roland: tutto quello che so l’ho imparato da Bernstein e
dai film di fantascienza…).
Devo doverosamente ringraziarti soprattutto perché mi sono accorto di poter <> dal tuo lavoro la
straordinaria chiarezza della metodologia didattica che hai applicato (sto generando manuali
applicativi per Industria 4.0, un sistema complesso quasi quanto l’orchestrazione virtuale…)
Grazie ancora, e congratulazioni.

43. P Paolo | 3 anni fa

Carissima Susanna, questo articolo mi è risultato decisamente utile, e le pongo i miei più sentiti
ringraziamenti per queste “dritte” che sono e saranno sempre utili! Io ho frequentato 4 anni di
accademia musicale per imparare a suonare la batteria a regola d’arte, quindi se mi si chiede di
ritmare un brano non ho problemi, anche se sono un po’ anni che non suono più, ma adesso che
un amico, se pur a livello amatoriale, mi chiede di fargli le colonne sonore dei suoi film corti,
organizzare la musica come Dio comanda non è affatto semplice. Questo vademecum di
orchestrazione mi ha chiarito tantissimo le idee! Io ho solo un consiglio da chiederle: mi sono
iscritto gratuitamente al corso per musica da film che, dalle prime lezioni, appare decisamente
valido. Dice che ne varrebbe la pena proseguirlo fino in fondo, anche se so già in partenza che
probabilmente le nozioni acquisite rimarranno sempre in ambito amatoriale, dato che ormai il mio
lavoro principale è tutt’altro che nel mondo della musica, anche se quest’ultima rimarrà sempre
una mia passione? Grazie mille ancora e scusi per il disturbo.

44. Susanna Quagliariello | 3 anni fa

@Paolo, è difficile risponderti.

Come ti sei trovato (difficoltà tecniche a parte) a scrivere quelle musiche? È stato divertente,
interessante, “una bella sfida”?

Insomma, è qualcosa che ti piacerebbe fare più spesso (e magari non gratis) e quindi hai voglia
di approfondire l’argomento in modo formale e rigoroso?

In questo caso la risposta è sì, sono certa di aver fatto un corso efficace e che porta gli studenti a
risultati commerciali.

In più, visto che sei batterista, parti molto avvantaggiato.

Invece: se quello di scrivere musica per immagini è una cosa che fai occasionalmente, e
soprattutto “più per fare un favore al tuo amico che perché ti piace farlo”, allora direi proprio di no.
È sempre meglio dedicarsi a quello che ci piace veramente.

Per me, ad esempio, comporre e orchestrare è sempre una gioia. Insomma, penso che
dobbiamo perseguire tutti quello che ci entusiasma di più.

E grazie per le parole gentili!

45. M M. Grazia | 3 anni fa

Ciao. Vorrei sapere se puoi aiutarmi sull’uso dei Vienna Instruments, o se puoi indicarmi chi
potrebbe aiutarmi. Cerco di seguire i tutorials originali, che però sono in inglese, ma trovo una
grande difficoltà nel capire le varie istanze.
Grazie e complimenti per il tuo sito!
M.Grazia

46. Susanna Quagliariello | 3 anni fa

@M. Grazia di librerie Vienna ne esistono tantissime e ci sono differenze sostanziali tra come le
incidevano in passato e come le incidono oggi.

Io ne uso parecchie, ma raramente sono la mia prima scelta. Se mi dici a quali ti riferisci in
particolare posso aiutare meglio.

Naturalmente dipende anche dal genere che ci troviamo a scrivere e come lavoriamo: se
componi tradizionalmente, facendo la partitura e passandola poi nel sequencer per creare il
mockup, la gestione delle library Vienna non è molto diverse da quella di tutte le altre, anzi è
quasi ideale.
Se lavori direttamente nel sequencer, con tempi ristretti, forse Vienna non è la scelta migliore e le
difficoltà che incontri dipendono più dal materiale che devi musicare piuttosto che dalle library in
quanto tali.

Grazie per le parole gentili!

47. P Pietro P | 3 anni fa

Nei cambi di tonalità della partitura, per esempio a metà canzone, non mi riesce di inserire i
diesis o bemolle solo da quel punto in poi perché copia in tutta la canzone. E’ un errore di
Cubase o sono io che ho gli anni …anta?

48. N Nicola Platì | 1 anno fa

Assolutamente interessante e ben scritto. Complimenti!!!

49. G Giuseppe | 1 anno fa

Ciao, desideravo sapere se sono disponibili corsi specifici (con supporto video) per l’uso della
libreria EWQL Hollywood Orchestra. Grazie mille

Peppe

50. V VALTER | 8 mesi fa

COMPLIMENTI, UTILISSIMI AIUTI PER CHI COME ME STA IMPARANDO I PRIMI PASSI
VERSO QUESTA SCIENZA, GRAZIE MILLE

51. F Francesco | 3 mesi fa

Buongiorno
Forse la mia domanda ha già avuto una risposta ma non so come trovarla:
Avendo a disposizione Sibelius e la EWQLSO (prima usavo lo Yamaha A5000!!)come posso
fare suonare più di 16 strumenti (per esempio una partitura orchestrale) avendo a disposizione
solo 16 canali midi.
Mi basterebbe capire anche solo dove cercare.
Grazie
Francesco

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