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I PROMESSI SPOSI di ALESSANDRO MANZONI

Il celebre romanzo “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni è uno dei romanzi storici più
importanti della letteratura italiana. Venne pubblicato in una prima versione tra il 1824 e il 1827 e,
successivamente, fu rivisto fra il 1840 e il 1842. Tra le motivazioni di grande notorietà del romanzo
troviamo la presenza di molteplici descrizioni approfondite e dettagliate riguardo alcuni periodi
storici, come per esempio l’epidemia di peste nera che si diffuse a partire dal 1629.

La peste

Nei capitoli 31 e seguenti, Manzoni ricostruisce


alcuni tra gli eventi che secondo lui portarono alla
diffusione della peste del 1629, la quale decimò la
popolazione del Nord Italia, colpendo in maniera
accentuata la Lombardia e soprattutto la città di
Milano. In questi capitoli vengono spiegate
alcune caratteristiche della suddetta epidemia, ad
esempio la rapida diffusione tra la gente più
povera e le drammatiche conseguenze che ebbe.
L’inizio della diffusione del contagio fu in
Lombardia, successivamente alla discesa delle
truppe tedesche, le quali, dirette a Mantova,
decisero di scendere attraverso la Valtellina. Le
autorità sanitarie informarono subito il
governatore milanese dell’imminente pericolo di
contagi. Inoltre, uno tra i primi ad accorgersi
dell’incombente diffusione dell’epidemia fu
proprio Ludovico Settala, rinomato medico ed
accademico italiano. Tuttavia, le sue
considerazioni vennero accantonate dal
governatore don Gonzalo, il quale rispose
fermamente che bisognava confidare nella
Provvidenza.
Solo dopo svariate segnalazioni vennero inviati
sul campo due medici, i quali smentirono
l’esistenza della peste; fu così che ebbe inizio la
diffusione dell’epidemia nel Nord Italia,
nonostante gli enti governativi avessero tentato di
fermare la diffusione del virus chiudendo la città.
I cittadini ed i magistrati inizieranno a credere alla
peste solo quando inizieranno ad esserci i primi
morti non solo più delle classi sociali più povere,
ma bensì anche di coloro che facevano parte
dell’alta borghesia.
Secondo Manzoni, uno dei problemi fondamentali
fu il disinteresse dimostrato dai governatori nei
confronti dei loro cittadini, dimostrato soprattutto
quando non diedero ascolto ai consigli degli enti
sanitari.
La vicenda della peste si delinea dunque nelle
pagine del romanzo come la tragedia della follia
umana, in cui coloro che dovrebbero provvedere
al bene pubblico trascurano i loro doveri , per poi
dimostrarsi più interessati a questioni personali,
come la guerra e la carriera politica.
Infatti la peste è l’ennesima dimostrazione di
quanto questo mondo sia sbagliato. Un mondo nel
quale il più furbo e menefreghista ottiene tutto ciò
che vuole, mentre il povero ed umile cittadino è
costretto a pagare un prezzo altissimo per
l’incapacità altrui.
Infine, ad alimentare l’epidemia non fu solo la
marcia delle truppe tedesche, ma anche una serie
di molteplici altri fattori. In primo luogo, la
situazione di estrema carestia delle classi sociali
più basse contribuì alla diffusione della peste a
causa delle condizioni igieniche precarie dovute
alla povertà di moltissime famiglie. In secondo
luogo, si aggiunse poi una parte della popolazione
accusata di diffondere la peste volontariamente tra
le mura della città; queste persone venivano
chiamate “untori” e venivano puniti dalle autorità.