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Dizionario gramsciano
-

A cura di Guido Liguori e Pasquale Voza

Carocci editore
Il presente volume è stato realizzato grazie al contributo
della Regione Puglia - Assessorato al Mediterraneo.

a edizione, novembre 


© copyright  by Carocci editore S.p.A., Roma

Realizzazione editoriale: Omnibook, Bari

Finito di stampare nel novembre 


dalla Litografia Varo (Pisa)

ISBN ----

Riproduzione vietata ai sensi di legge


(art.  della legge  aprile , n. )

Senza regolare autorizzazione,


è vietato riprodurre questo volume
anche parzialmente e con qualsiasi mezzo,
compresa la fotocopia, anche per uso interno
o didattico.
Prefazione

Questo Dizionario gramsciano - si pone l’obiettivo di ricostruire e presen-


tare al lettore – in termini il più possibile accessibili – il significato dei lemmi, del-
le espressioni, dei concetti gramsciani, limitatamente al periodo della riflessione
carceraria consegnata ai Quaderni del carcere e alle Lettere dal carcere , cercando
inoltre di delucidare il ruolo e il significato che in tale riflessione hanno i princi-
pali “interlocutori” a vario titolo presenti, dagli autori che Gramsci legge e chio-
sa ai maggiori personaggi storici sui quali scrive, ad alcune delle persone care più
ricorrenti soprattutto nella sua corrispondenza epistolare.
La delimitazione temporale del nostro lavoro è stata determinata, da un lato,
dal fatto che il pensiero carcerario è più coeso e organico; dall’altro, dal fatto che
essa permette di usare quegli strumenti filologici (in primo luogo l’edizione criti-
ca dei Quaderni a cura di Valentino Gerratana) che ancora non sono disponibili
per gli scritti precarcerari. Tuttavia, in molti casi, laddove gli autori delle voci lo
hanno ritenuto utile, sono stati fatti richiami anche a quanto Gramsci aveva scrit-
to negli anni precedenti il carcere.
Il Dizionario nasce dalla convinzione che lo stato dei testi carcerari e la loro
storia, il metodo “analogico” seguito da Gramsci, lo spirito di ricerca e di dialo-
gicità che li caratterizza, la peculiare “multiversità” del linguaggio dell’autore e
persino l’ingente ed eterogenea mole interpretativa prodotta fino a oggi rendano
tutt’altro che agevole al lettore comune, e in buona parte anche allo studioso, la
comprensione del significato o della possibile gamma di significati delle “parole
di Gramsci”.
A partire da questa consapevolezza, la International Gramsci Society Italia da
diversi anni si è impegnata in un’opera di rilettura filologica dei testi gramsciani,
mirante a ricostruirne il lessico seguendo l’evoluzione del pensiero dell’autore. Il
Dizionario, dunque, è in una linea di continuità sia con il Seminario sul lessico

. Si ricorda che l’arresto di Gramsci ebbe luogo l’ novembre  e la sua morte il  aprile .
In Antonio Gramsci, Lettere dal carcere, a cura di Antonio A. Santucci, Sellerio, Palermo  – l’e-
dizione in lingua italiana a oggi più completa – le prime lettere successive all’arresto risalgono allo
stesso novembre , le ultime sono datate gennaio . Per quel che riguarda i Quaderni del car-
cere (edizione critica dell’Istituto Gramsci a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino  e
), la data di inizio, apposta da Gramsci stesso, è quella dell’ febbraio , mentre la scrittura
delle note termina nel .
 DIZIONARIO GRAMSCIANO

dei Quaderni del carcere iniziato nell’anno  e giunto quasi all’epilogo del suo
secondo ciclo, sia con il volume che ha raccolto i frutti del primo ciclo del semi-
nario stesso, intitolato non a caso Le parole di Gramsci . I collaboratori di que-
sto volume sono in buona parte frequentatori (giovani e meno giovani) del se-
minario, con l’aggiunta di numerosi studiosi gramsciani, italiani e stranieri, a cui
è stato chiesto di scrivere in relazione ai loro rispettivi specialismi e interessi. È
doveroso aggiungere che gli autori portano la responsabilità delle voci che fir-
mano. I curatori si sono limitati a richiedere agli stessi autori mutamenti o ag-
giunte, avendo in ogni caso il loro placet, e hanno operato interventi di carattere
formale, impegnandosi soprattutto a dare omogeneità a un lavoro tanto vasto e
articolato.
Si è inteso dunque proseguire con questo Dizionario, in forma diversa ma con
lo stesso metodo di fedeltà al testo e di attenzione alla dimensione diacronica del-
la riflessione carceraria, un lavoro iniziato da tempo, per offrire a un pubblico
più largo uno strumento che fosse di aiuto nella conoscenza di un’opera tanto
complessa quanto non sistematica. Non si vuole con ciò, ovviamente, semplifi-
care o “ingabbiare” Gramsci, né si crede di poter restituire – in forma sistema-
tizzata – tutta la ricchezza della sua elaborazione: la quale è connessa proprio con
quella che è stata chiamata la strategia del pensiero e della scrittura di Gramsci
e con il carattere intrinsecamente mobile, aperto, antidogmatico che essa com-
porta. È chiaro che il presente lavoro non pretende e non vuole sostituire la let-
tura diretta di un testo così ricco. Evidentemente chi ha scritto le voci si è fatto
anche interprete del pensiero gramsciano, ha selezionato il materiale, deciso l’or-
dine e la gerarchia dei testi presi in considerazione, nonché le esclusioni (se non
altro quelle dettate dai limiti di spazio). Tutto ciò va dichiarato apertamente e po-
sto in evidenza. Ma va anche aggiunto che ci si è sempre sforzati di seguire quel
che Gramsci afferma quando scrive che nella decifrazione di «una concezione del
mondo» non «esposta sistematicamente», «la ricerca del leit-motiv, del ritmo del
pensiero in isviluppo, deve essere più importante delle singole affermazioni ca-
suali e degli aforismi staccati» (Q , , -). In riferimento alla tensione fra un
pensiero coerente e la sua esposizione frammentata, il nostro tentativo è stato
quello di praticare e di suggerire un’attenzione al testo che non sempre è dato ri-
trovare nella critica. Crediamo infatti che un uso attento dei testi porti anche a
una migliore approssimazione interpretativa, mentre un loro uso troppo disin-
volto allontani dalla comprensione effettiva anche dello “spirito” di Gramsci. La
voce di un dizionario non può rendere conto di tutta la ricchezza del pensiero di
un autore, ma può e vuole essere strumento utile per accompagnarne la scoper-
ta da parte del lettore.

. Fabio Frosini, Guido Liguori (a cura di), Le parole di Gramsci, Carocci, Roma . Il libro
contiene saggi di Giorgio Baratta, Derek Boothman, Giuseppe Cospito, Lea Durante, Fabio Frosi-
ni, Guido Liguori, Rita Medici, Marina Paladini Musitelli, Giuseppe Prestipino, Pasquale Voza. I sag-
gi sono rielaborazioni delle relazioni tenute nel primo ciclo del Seminario sul lessico dei Quaderni del
carcere. Per le informazioni sul seminario in questione e sul suo secondo ciclo, ancora in corso, si ve-
da il sito della Igs Italia: www.gramscitalia.it.
PREFAZIONE 

Infine, il progetto di un dizionario gramsciano, a nostro avviso, non può non


chiamare in causa, in forme certamente mediate e complesse, due ordini di que-
stioni: la questione dell’“attualità” e insieme quella della “classicità” di Gramsci.
Si tratta di due concetti, come si sa, profondamente connotati da uno spessore ric-
chissimo di significati teorici, filosofici e in ultima analisi politici, a cui non si in-
tende qui nemmeno accennare. Si vuole solo dire che essi sono stati intesi in un
loro peculiare intreccio, in riferimento all’opera gramsciana e alla sua capacità di
farsi interrogare da molte domande del nostro presente e insieme di interrogarlo
in profondità. Si spera che questa spinta fondativa e “segreta” abbia dato frutti
positivi nella concreta realizzazione del nostro lavoro.

GUIDO LIGUORI PASQUALE VOZA


Ringraziamenti

Molte sono le persone con le quali sentiamo di avere un debito di riconoscenza e


a cui riteniamo giusto manifestare anche pubblicamente il nostro ringraziamento.
In primo luogo vogliamo ringraziare Fabio Frosini, che ha partecipato fin dal-
l’inizio al lavoro di ideazione e messa a punto del progetto di Dizionario: senza la
sua competenza, i suoi consigli e il suo lavoro questa opera non sarebbe la stessa.
Un ringraziamento particolare esprimiamo a Lea Durante, che ha curato con
grande capacità e dedizione i complessi rapporti istituzionali necessari alla realiz-
zazione di un lavoro come questo: anche senza il suo apporto ben difficilmente il
Dizionario avrebbe visto la luce.
Il nostro ringraziamento va poi a tutte le autrici e a tutti gli autori delle voci, che
hanno collaborato a questa impresa animati dal loro interesse per Gramsci, per la
sua opera e per la sua vicenda intellettuale, umana e politica. Libere e liberi di espri-
mere la loro personale interpretazione dei testi, hanno però dovuto “subire” le ri-
chieste che il nostro ufficio di curatori ci imponeva di avanzare e hanno accettato di
incanalare la loro fatica nello stile e nei limiti di spazio concordati. Ringraziamo tut-
te e tutti per la pazienza e la disponibilità, oltre che per la competenza e la passione.
Il progetto di quest’opera è stato a lungo vagliato, discusso, modificato nel cor-
so di ripetute riunioni avvenute con alcune studiose e alcuni studiosi che opera-
no nell’ambito del Centro interuniversitario di ricerca per gli studi gramsciani e
della International Gramsci Society Italia: Giorgio Baratta, Derek Boothman, Lea
Durante, Fabio Frosini, Marina Paladini Musitelli, Alberto Postigliola e Giusep-
pe Prestipino. L’amicizia e la collaborazione che ci legano a esse e a essi, rafforza-
te dalla comune partecipazione al Seminario sul lessico dei Quaderni del carcere
della Igs Italia, hanno reso naturale il loro coinvolgimento, ma non per questo ren-
dono meno sentita e doverosa la nostra gratitudine.
A tutti i componenti a vario titolo sia del Centro che della Igs Italia va del re-
sto il nostro ringraziamento, per aver sostenuto le istituzioni all’interno delle qua-
li il Dizionario è nato.
Nel corso della realizzazione di questo progetto un ruolo di primo piano ha
avuto Jole Silvia Imbornone, che ha curato gli aspetti informatici e redazionali del
Dizionario, nonché la Bibliografia che ne è parte integrante. All’attento, meticolo-
so lavoro di Valeria Leo e Lelio La Porta dobbiamo il controllo delle innumere-
voli citazioni gramsciane, importanti in un’opera come questa. A loro va il nostro
grazie più sentito.
 DIZIONARIO GRAMSCIANO

Un ringraziamento particolare rivolgiamo alle studiose e agli studiosi che han-


no tradotto le voci originariamente scritte in lingua non italiana: Roberto Cicca-
relli e Sara R. Farris per i testi in lingua inglese, Antonino Infranca per i testi in
lingua portoghese, Lelio La Porta per i testi in lingua francese.
Ringraziamo Giuseppe Vacca, che in qualità di presidente della Fondazione
Istituto Gramsci ha messo a disposizione il testo dei Quaderni del carcere su sup-
porto elettronico, e Alessandro Errico, che lo ha rivisto e che ha curato la traspo-
sizione su supporto elettronico del testo delle Lettere dal carcere.
Un ringraziamento doveroso quanto sentito va infine all’istituzione (e alle don-
ne e agli uomini che ne hanno la responsabilità) che ha finanziato il nostro pro-
getto: la Regione Puglia, soprattutto nelle persone del suo presidente Nichi Ven-
dola e di Silvia Godelli, assessora al Mediterraneo e alle Attività culturali.

GUIDO LIGUORI PASQUALE VOZA


Avvertenza

Nelle voci del Dizionario Gramsci viene indicato con la sola lettera G., maiusco-
la e puntata. Per quel che concerne la grafia dei nomi si segue in genere la grafia
dell’Indice dei nomi presente in Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, edizione
critica dell’Istituto Gramsci a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino 
(che corregge alcuni errori e refusi presenti nella prima edizione del ). Nelle
citazioni dalle Lettere e dai Quaderni è mantenuta la grafia gramsciana.
Alla stessa edizione Gerratana vanno intesi i rimandi ai Quaderni, indicati con
la lettera Q, quando è il caso seguita dai numeri di quaderno, paragrafo e pagina
o pagine. Quando non vi è – nel testo gramsciano – numero di paragrafo, viene
indicato il numero del quaderno seguito dal numero della pagina, preceduto dal-
la lettera p. Il rinvio all’Apparato critico dell’edizione Gerratana è indicato con le
lettere Q, AC, seguite dal numero di pagina. Il rinvio alle traduzioni gramsciane
presenti nei quaderni manoscritti e riportati nell’Appendice della stessa edizione
è indicato con le lettere QA, seguite dal numero di pagina.
Come nell’edizione Gerratana, le note gramsciane di prima stesura, di stesura
unica e di seconda stesura sono indicate rispettivamente come Testo A, Testo B e
Testo C.
Poiché nell’edizione Gerratana dei Quaderni (e dunque nelle citazioni qui ri-
portate) le parentesi quadre indicano aggiunte al testo apportate da Gramsci in
interlinea o a margine, mentre le parentesi angolari indicano interventi della re-
dazione dell’edizione critica, le avvertenze e interpolazioni poste dagli autori del-
le voci all’interno delle citazioni gramsciane sono state messe tra parentesi quadre
con l’avvertenza “ndr”. Le corsivazioni operate dagli autori delle voci nei testi ci-
tati sono state anch’esse indicate in modo esplicito.
Riguardo alle Lettere dal carcere (abbreviate con la sigla LC seguita dal nume-
ro di pagina o dai numeri di pagine) il rimando è ad Antonio Gramsci, Lettere dal
carcere, a cura di Antonio A. Santucci, Sellerio, Palermo . Esso è completato
dall’indicazione della data e del destinatario, per facilitare il reperimento della ci-
tazione anche in edizioni diverse.
Per quanto riguarda i rimandi alle altre opere di Gramsci (come le precedenti
sempre corsivati e quasi sempre tra parentesi tonde), essi sono espressi dalla sigla
abbreviativa seguita dal numero di pagina. Hanno corso le seguenti abbreviazioni:
CF: La città futura -, a cura di Sergio Caprioglio, Einaudi, Torino .
CPC: La costruzione del Partito comunista -, Einaudi, Torino .
 DIZIONARIO GRAMSCIANO

CT: Cronache torinesi -, a cura di Sergio Caprioglio, Einaudi, Torino .
D:  pagine di Gramsci, a cura di Giansiro Ferrata e Niccolò Gallo, Il Saggia-
tore, Milano .
FU: La formazione dell’uomo, a cura di Giovanni Urbani, Editori Riuniti, Roma
.
L: Lettere -, a cura di Antonio A. Santucci, Einaudi, Torino .
LC: Lettere dal carcere, a cura di Antonio A. Santucci, Sellerio, Palermo .
LGT: Antonio Gramsci, Tatiana Schucht, Lettere -, a cura di Aldo Natoli
e Chiara Daniele, Einaudi, Torino .
LST: Piero Sraffa, Lettere a Tania per Gramsci, introduzione e cura di Valentino
Gerratana, Editori Riuniti, Roma .
NM: Il nostro Marx -, a cura di Sergio Caprioglio, Einaudi, Torino .
ON: L’Ordine Nuovo -, a cura di Valentino Gerratana e Antonio A. San-
tucci, Einaudi, Torino .
PLV: Per la verità, a cura di Renzo Martinelli, Editori Riuniti, Roma .
Q: Quaderni del carcere, edizione critica dell’Istituto Gramsci a cura di Valentino
Gerratana, Einaudi, Torino  ().
QT: Quaderni del carcere. . Quaderni di traduzioni (-), a cura di Giusep-
pe Cospito e Gianni Francioni,  voll., Istituto della Enciclopedia Italiana, Ro-
ma .
QM: Alcuni temi della quistione meridionale, in CPC.
RQ: Il rivoluzionario qualificato, a cura di Corrado Morgia, Delotti, Roma .
RSC: La religione come senso comune, introduzione e cura di Tommaso La Rocca,
prefazione di Giuseppe Vacca, Nuova Pratiche Editrice, Milano .
SF: Socialismo e fascismo. L’Ordine Nuovo -, Einaudi, Torino .
SP: Scritti politici, a cura di Paolo Spriano, Editori Riuniti, Roma .
SS: Scritti scelti, introduzione e cura di Marco Gervasoni, Rizzoli, Milano .
TL: Tesi di Lione, ovvero La situazione italiana e i compiti del PCI, in CPC.
Per i rimandi a opere non di Gramsci viene usato il sistema anglosassone (co-
gnome dell’autore, data dell’edizione citata ed eventuale numero di pagina), con
rinvio alla Bibliografia posta alla fine del volume. Alla fine delle voci più rilevanti
è presente una breve indicazione bibliografica, che rimanda alla stessa Bibliogra-
fia finale.
Ricordiamo infine, per chi voglia completare o approfondire la ricerca biblio-
grafica sui diversi lemmi o argomenti, l’utilità di due opere: la Bibliografia gram-
sciana dal  on line, a cura di John M. Cammett, Francesco Giasi e Maria Lui-
sa Righi (www.fondazionegramsci.org), e la Bibliografia gramsciana ragionata, a
cura di Angelo d’Orsi, di cui al momento è disponibile il primo volume, -
(Viella, Roma ).
Elenco delle voci

A
Action française (Bruno Brunetti)
Agnelli, Giovanni (Lelio La Porta)
agnosticismo (Domenico Mezzina)
Alighieri, Dante: v. Dante
alta cultura (Costanza Orlandi)
alti salari (Derek Boothman)
America (Giorgio Baratta)
America del Sud (Giorgio Baratta)
americanismo (Giorgio Baratta)
americanismo e fordismo (Giorgio Baratta)
analisi della situazione: v. rapporti di forza
anarchia (Guido Liguori)
anarco-sindacalismo: v. sindacalismo teorico
animalità e industrialismo (Giorgio Baratta)
Anti-Croce: v. Croce, Benedetto
antimachiavellismo: v. machiavellismo e antimachiavellismo
anti-nazionale: v. nazionale-popolare
antiprotezionismo: v. liberismo
antisemitismo: v. ebrei
antistoria: v. storia
antropologia: v. filosofia della praxis
apoliticismo, apoliticità (Jole Silvia Imbornone)
aporia (Eleonora Forenza)
apparato egemonico (Guido Liguori)
arbitrio (Rocco Lacorte)
architettura (Lea Durante)
arditi (Jole Silvia Imbornone)
Aristotele (Lelio La Porta)
armi e religione (Guido Liguori)
arte (Yuri Brunello)
arte militare (Silvio Suppa)
artificiale: v. naturale-artificiale
ascaro: v. crumiro
 DIZIONARIO GRAMSCIANO

astensionismo (Marcos Del Roio)


astrazione (Fabio Frosini)
astrazione determinata: v. homo oeconomicus
ateismo (Giovanni Semeraro)
attualismo (Giuseppe D’Anna)
autobiografia (Eleonora Forenza)
autocritica (Manuela Ausilio)
autodidatta (Jole Silvia Imbornone)
autodisciplina: v. disciplina
autogoverno (Marcos Del Roio)
automatismo (Fabio Frosini)
autorità (Michele Filippini)
Azione cattolica (Tommaso La Rocca)

B
Babbitt (Derek Boothman)
bambino (Valeria Leo)
bellezza (Marina Paladini Musitelli)
Benda, Julien (Pasquale Voza)
Bergson, Henri (Ludovico De Lutiis)
Bernstein, Eduard (Lelio La Porta)
biblioteca (Fabio Frosini)
biennio rosso: v. Ordine Nuovo (L’)
bilancio statale (Vito Santoro)
biografia nazionale (Jole Silvia Imbornone)
blocco agrario (Antonella Agostino)
blocco storico (Pasquale Voza)
Bodin, Jean (Michele Filippini)
bonapartismo (Michele Filippini)
Bordiga, Amadeo (Andrea Catone)
borghesia (Raul Mordenti)
borghesia comunale (Jole Silvia Imbornone)
borghesia rurale (Elisabetta Gallo)
boria di partito (Lelio La Porta)
boulangismo (Marcos Del Roio)
brescianesimo (Marina Paladini Musitelli)
briganti, brigantaggio (Antonella Agostino)
Bronštein: v. Trockij
Bucharin, Nikolaj Ivanovic (Fabio Frosini)
buon senso (Guido Liguori)
burocrazia (Michele Filippini)

C
cadornismo (Manuela Ausilio)
caduta tendenziale del saggio di profitto (Fabio Frosini)
ELENCO DELLE VOCI 

Calogero, Guido: v. attualismo


calvinismo (Fabio Frosini)
camorra: v. mafia e camorra
campagna: v. città-campagna
cannibalismo (Raffaele Cavalluzzi)
canto X dell’Inferno: v. Dante
capitalismo (Andrea Catone)
capitalismo di Stato (Guido Liguori)
capo (Marcos Del Roio)
capo carismatico (Michele Filippini)
caporalismo (Michele Filippini)
Caporetto (Marcos Del Roio)
capovolgimento (Giuseppe Prestipino)
carcere o prigione (Jole Silvia Imbornone)
Carducci, Giosue (Marina Paladini Musitelli)
casematte: v. trincee, fortezze e casematte
caso (Giuseppe Prestipino)
catarsi (Carlos Nelson Coutinho)
catastrofe, catastrofico (Eleonora Forenza)
catastrofismo: v. catastrofe, catastrofico
Cattaneo, Carlo (Pasquale Voza)
cattolici (Raffaele Cavalluzzi)
causalità (Giuseppe Prestipino)
Cavour, Camillo Benso, conte di (Silvio Suppa)
cento città (Elisabetta Gallo)
centralismo (Giuseppe Cospito)
centralismo burocratico: v. centralismo
centralismo democratico: v. centralismo
centralismo organico: v. centralismo
certo (Giuseppe Prestipino)
Cesare, Caio Giulio (Jole Silvia Imbornone)
cesarismo (Guido Liguori)
chierici (Laura Mitarotondo)
Chiesa cattolica (Tommaso La Rocca)
chimica: v. fisica e chimica
Cina (Derek Boothman)
cinema (Raffaele Cavalluzzi)
città-campagna (Elisabetta Gallo)
città del silenzio: v. cento città
classe, classi (Raul Mordenti)
classe dirigente (Michele Filippini)
classe media (Raul Mordenti)
classe operaia (Raul Mordenti)
classe politica (Michele Filippini)
classe subalterna: v. subalterno, subalterni
 DIZIONARIO GRAMSCIANO

classe urbana (Raul Mordenti)


classico (Fabio Frosini)
clero (Giovanni Semeraro)
coda del diavolo: v. America del Sud
coercizione (Lelio La Porta)
coerenza, coerente (Peter Thomas)
collettivismo: v. individualismo
colonialismo (Renato Caputo)
colonie (Renato Caputo)
composizione demografica (Giuseppe Prestipino)
compromesso (Guido Liguori)
Comuni medievali (Jole Silvia Imbornone)
comunismo: v. società regolata
concezione del mondo (Guido Liguori)
concio della storia (Guido Liguori)
Concordato (Tommaso La Rocca)
conformismo (Guido Liguori)
congiuntura (Fabio Frosini)
consenso (Lelio La Porta)
Consigli di fabbrica: v. Ordine Nuovo (L’)
consiliarismo: v. Ordine Nuovo (L’)
consumo (Vito Santoro)
contadini (Elisabetta Gallo)
contenuto: v. forma-contenuto
contraddizione (Giuseppe Prestipino)
Controriforma (Roberto Dainotto)
corporativismo (Alessio Gagliardi)
Corradini, Enrico (Manuela Ausilio)
corruzione (Michele Filippini)
coscienza (Rocco Lacorte)
cosmopolitismo (Lea Durante)
Costituente (Giuseppe Cospito)
costituzionalismo (Michele Filippini)
Costituzione (Michele Filippini)
creatività, creativo (Fabio Frosini)
creazione: v. distruzione-creazione
credenze popolari (Giovanni Mimmo Boninelli)
crisi (Fabio Frosini)
crisi del ’: v. crisi
crisi di autorità (Michele Filippini)
crisi di egemonia: v. crisi di autorità
crisi organica (Lelio La Porta)
Crispi, Francesco (Silvio Suppa)
cristianesimo (Tommaso La Rocca)
critica, critico (Fabio Frosini)
ELENCO DELLE VOCI 

Croce, Benedetto (Giuseppe Cacciatore)


crumiro (Vito Santoro)
cultura (Giorgio Baratta)
cultura alta: v. alta cultura
cultura europea: v. Europa
cultura francese, cultura italiana (Jole Silvia Imbornone)
cultura mondiale (Giorgio Baratta)
cultura popolare (Costanza Orlandi)
Cuoco, Vincenzo: v. rivoluzione passiva
Cuvier, Georges (Joseph A. Buttigieg)

D
D’Annunzio, Gabriele (Guido Liguori)
Dante (Daniele Maria Pegorari)
De Man, Henri (Domenico Mezzina)
De Sanctis, Francesco (Marina Paladini Musitelli)
debito pubblico (Vito Santoro)
demagogia (Michele Filippini)
democrazia (Guido Liguori)
destra: v. sinistra-destra
determinismo (Giuseppe Prestipino)
dialettica (Giuseppe Prestipino)
dialetto (Alessandro Carlucci)
Dio (Vincenzo Robles)
dio ascoso (Giuseppe Prestipino)
diplomazia (Lelio La Porta)
diretti: v. dirigenti-diretti
direzione (Michele Filippini)
dirigenti-diretti (Giuseppe Cospito)
diritti e doveri (Fabio Frosini)
diritto (Michele Filippini)
diritto naturale (Carlos Nelson Coutinho)
disciplina (Lelio La Porta)
disgregato, disgregazione (Giuseppe Prestipino)
disinteresse, disinteressato (Valeria Leo)
disoccupazione (Lelio La Porta)
disorganico (Giuseppe Prestipino)
distruzione-creazione (Manuela Ausilio)
dittatura (Lelio La Porta)
divenire (Ludovico De Lutiis)
Divina Commedia: v. Dante
divisione dei poteri (Michele Filippini)
divulgazione (Rocco Lacorte)
domenicani (Ludovico De Lutiis)
dominio (Lelio La Porta)
 DIZIONARIO GRAMSCIANO

donna (Lea Durante)


dopoguerra (Guido Liguori)
dover essere (Claudio Bazzocchi)
dramma (Yuri Brunello)
due mondi (Jole Silvia Imbornone)
dumping (Vito Santoro)

E
ebrei (Enzo Traverso)
economia (Fabio Frosini)
economia diretta: v. economia programmatica
economia programmatica (Fabio Frosini)
economia regolata: v. economia programmatica
economia secondo un piano: v. economia programmatica
economicismo: v. economismo
economico-corporativo (Giuseppe Cospito)
economismo (Fabio Frosini)
educazione (Chiara Meta)
egemonia (Giuseppe Cospito)
eguaglianza, egualitarismo (Renato Caputo)
Einaudi, Luigi (Fabio Frosini)
elezioni (Renato Caputo)
élite, elitismo (Michele Filippini)
emigrazione (Antonella Agostino)
empirismo (Lelio La Porta)
Engels, Friedrich (Guido Liguori)
epoca (Michele Filippini)
Erasmo da Rotterdam, Desiderio (Fabio Frosini)
eredità del passato (Jole Silvia Imbornone)
eresie, eretici (Raffaele Cavalluzzi)
errore (Fabio Frosini)
esecutivo: v. legislativo-esecutivo
esercito (Michele Filippini)
esperanto (Peter Ives)
esteromania (Jole Silvia Imbornone)
estetica (Pasquale Voza)
estinzione dello Stato: v. società regolata
etica (Giuseppe Prestipino)
etico-politico (Guido Liguori)
Europa (Giorgio Baratta)
evoluzionismo (Lelio La Porta)

F
famiglia (Valeria Leo)
fantasia (Antonella Agostino)
ELENCO DELLE VOCI 

fascismo (Carlo Spagnolo)


fatalismo (Guido Liguori)
fede (Fabio Frosini)
federalismo (Michele Filippini)
femminismo (Lea Durante)
Ferrari, Giuseppe (Pasquale Voza)
feticismo: v. astrazione
feudalesimo: v. Medioevo
Feuerbach, Ludwig (Andrea Catone)
filologia e filologia vivente (Ludovico De Lutiis)
filosofia (Fabio Frosini)
filosofia classica tedesca (Fabio Frosini)
filosofia della praxis (Roberto Dainotto)
filosofia speculativa (Peter Thomas)
filosofo e filosofo democratico (Peter Thomas)
fini: v. mezzi e fini
fisica e chimica (Derek Boothman)
fisiocratici (Jole Silvia Imbornone)
folclore, folklore (Giovanni Mimmo Boninelli)
fordismo (Giorgio Baratta)
forma-contenuto (Pasquale Voza)
formazione dell’uomo (Giorgio Baratta)
fortezze e casematte: v. trincee, fortezze e casematte
Fortunato, Giustino (Daniele Maria Pegorari)
forza (Michele Filippini)
forze urbane: v. classe urbana
Foscolo, Ugo (Domenico Mezzina)
Fovel, Nino Massimo (Alessio Gagliardi)
francescani (Ludovico De Lutiis)
Francia (Elisabetta Gallo)
Freud, Sigmund (Livio Boni)
fronte ideologico (Guido Liguori)
fronte politico-militare (Guido Liguori)
fronte unico (Peter Thomas)
funzionario (Michele Filippini)
für ewig (Eleonora Forenza)
futurismo (Marina Paladini Musitelli)

G
Gandhi, Mohandas Karamchand: v. pacifismo
Garibaldi, Giuseppe (Vito Santoro)
genere umano (Lelio La Porta)
genio (Jole Silvia Imbornone)
Gentile, Giovanni (Giuseppe D’Anna)
geografia (Derek Boothman)
 DIZIONARIO GRAMSCIANO

Germania (Elisabetta Gallo)


gesuiti (Giovanni Semeraro)
giacobinismo (Rita Medici)
Giappone (Derek Boothman)
Gioberti, Vincenzo (Roberto Finelli)
Giolitti, Giovanni (Marcos Del Roio)
giornalismo (Guido Liguori)
Giulia (Lea Durante)
glottologia: v. linguistica
Gobetti, Piero (Lelio La Porta)
Goethe, Johann Wolfgang von (Yuri Brunello)
gorilla ammaestrato (Giorgio Baratta)
governati-governanti (Michele Filippini)
governo (Silvio Suppa)
grammatica (Peter Ives)
Grande guerra (Vito Santoro)
grande politica, piccola politica (Carlos Nelson Coutinho)
Grecia (Derek Boothman)
greco: v. latino e greco
gruppo sociale (Raul Mordenti)
guerra (Roberto Ciccarelli)
guerra di movimento (Roberto Ciccarelli)
guerra di posizione (Roberto Ciccarelli)
guerra partigiana (Roberto Ciccarelli)
guerre di indipendenza (Vito Santoro)
Guicciardini, Francesco (Laura Mitarotondo)

H
Hegel, Georg Wilhelm Friedrich (Roberto Finelli)
hegelismo napoletano (Giuseppe D’Anna)
hitlerismo (Vito Santoro)
homo oeconomicus (Fabio Frosini)

I
Ibsen, Henrik (Yuri Brunello)
idealismo (Giuseppe Prestipino)
idee (Fabio Frosini)
ideologia (Guido Liguori)
idoli (Antonella Agostino)
Ilici: v. Lenin
Illuminismo (Paolo Quintili)
immaginazione (Jole Silvia Imbornone)
immanenza (Fabio Frosini)
immigrazione (Giuseppe Prestipino)
imperativo categorico (Claudio Bazzocchi)
ELENCO DELLE VOCI 

imperialismo (Renato Caputo)


Impero romano (Jole Silvia Imbornone)
imprenditore (Jole Silvia Imbornone)
inaudito (Pasquale Voza)
incesto (Livio Boni)
India (Derek Boothman)
individuale: v. individuo
individualismo (Fabio Frosini)
individuo (Fabio Frosini)
industrialismo (Elisabetta Gallo)
Inghilterra (Derek Boothman)
integralisti (Domenico Mezzina)
intellettuali (Pasquale Voza)
intellettuali italiani (Pasquale Voza)
intellettuali organici (Pasquale Voza)
intellettuali tradizionali (Pasquale Voza)
internazionale, internazionalismo (Renato Caputo)
intransigenza-tolleranza (Manuela Ausilio)
ironia (Pasquale Voza)
islamismo (Derek Boothman)
Italia (Giovanni Mimmo Boninelli)
italiani (Domenico Mezzina)
Iulca o Julca: v. Giulia

J
jazz (Alessandro Errico)

K
Kant, Immanuel (Roberto Finelli)

L
Labriola, Antonio (Fabio Frosini)
laici (Ludovico De Lutiis)
laicismo (Manuela Ausilio)
Lao-Tse (Derek Boothman)
latino (Alessandro Carlucci)
latino e greco (Alessandro Carlucci)
lavoratore collettivo (Fabio Frosini)
lavoro (Fabio Frosini)
leggi di tendenza (Fabio Frosini)
legislativo-esecutivo (Lelio La Porta)
Lenin, Nikolaj (Vladimir Il’ic Ulianov, detto) (Fabio Frosini)
Leonardo da Vinci (Marco Versiero)
Leopardi, Giacomo (Lelio La Porta)
letteratura artistica (Marina Paladini Musitelli)
 DIZIONARIO GRAMSCIANO

letteratura d’appendice (Bruno Brunetti)


letteratura poliziesca o gialla (Bruno Brunetti)
letteratura popolare (Marina Paladini Musitelli)
liberali, liberalismo (Marcos Del Roio)
liberismo (Andrea Catone)
libero scambio (Andrea Catone)
libertà (Rocco Lacorte)
libertinismo (Lea Durante)
limite (Valeria Leo)
lingua (Derek Boothman)
linguaggio (Derek Boothman)
linguistica (Derek Boothman)
logica: v. astrazione e tecnica del pensare
Loria, Achille (Jole Silvia Imbornone)
lorianesimo: v. lorianismo, loriani
lorianismo, loriani (Jole Silvia Imbornone)
lorismo: v. lorianismo, loriani
lotta di generazioni (Guido Liguori)
lotto (Giovanni Mimmo Boninelli)
Lukács, György (Carlos Nelson Coutinho)
Lutero, Martin (Fabio Frosini)
Luxemburg, Rosa (Andrea Catone)

M
macchina (Antonella Agostino)
Machiavelli, Niccolò (Lelio La Porta)
machiavellismo e antimachiavellismo (Laura Mitarotondo)
madre (Valeria Leo)
mafia e camorra (Jole Silvia Imbornone)
malattia (Jole Silvia Imbornone)
male minore (Guido Liguori)
Manzoni, Alessandro (Domenico Mezzina)
Marx, Karl (Fabio Frosini)
marxismo (Giuseppe Prestipino)
massa, masse (Renato Caputo)
massoneria (Guido Liguori)
matematica (Derek Boothman)
materia (Giuseppe Prestipino)
materialismo e materialismo volgare (Giuseppe Prestipino)
materialismo storico (Giuseppe Prestipino)
Mathiez, Albert (Pasquale Voza)
Maurras, Charles: v. Action française
Mazzini, Giuseppe (Pasquale Voza)
meccanicismo (Michele Filippini)
meccano (Giorgio Baratta)
ELENCO DELLE VOCI 

Medioevo (Jole Silvia Imbornone)


melodramma (Marina Paladini Musitelli)
mercantilismo (Lelio La Porta)
mercato determinato (Fabio Frosini)
merce (Lelio La Porta)
metafisica (Peter Thomas)
metafora (Peter Ives)
metodico (Giuseppe Prestipino)
metodologia (Fabio Frosini)
mezzadria (Antonella Agostino)
mezzi e fini (Giuseppe Cospito)
Mezzogiorno (Antonella Agostino)
Michels, Robert (Michele Filippini)
Milano (Elisabetta Gallo)
Missiroli, Mario (Vito Santoro)
mistero di Napoli: v. Napoli
mito (Guido Liguori)
moderati (Pasquale Voza)
modernismo (Vincenzo Robles)
moderno (Giuseppe Prestipino)
moderno Principe (Lelio La Porta)
molecolare (Eleonora Forenza)
moltitudine, moltitudini (Eleonora Forenza)
monarchia (Guido Liguori)
mondo (Giorgio Baratta)
Mondolfo, Rodolfo (Guido Liguori)
morale (Giuseppe Prestipino)
morboso (Pasquale Voza)
morte (Jole Silvia Imbornone)
mosca cocchiera (Vito Santoro)
Mosca, Gaetano (Michele Filippini)
musica (Alessandro Errico)

N
Napoli (Giovanni Mimmo Boninelli)
natura (Manuela Ausilio)
natura umana: v. uomo
naturale-artificiale (Renato Caputo)
naturalismo (Marina Paladini Musitelli)
naufrago (Eleonora Forenza)
nazionale: v. nazionale-popolare
nazionale-internazionale: v. nazione
nazionale-popolare (Lea Durante)
nazionalismo (Manuela Ausilio)
nazione (Fabio Frosini)
 DIZIONARIO GRAMSCIANO

necessità (Fabio Frosini)


nemico (Fabio Frosini)
neoidealismo: v. Croce e Gentile
nesso di problemi (Eleonora Forenza)
nipotini di padre Bresciani: v. brescianesimo
Nord-Sud (Elisabetta Gallo)
noumeno (Claudio Bazzocchi)
nuovo (Pasquale Voza)

O
oggettività (Giuseppe Prestipino)
oggettività del reale: v. oggettività
opinione pubblica (Lelio La Porta)
oppio (Eleonora Forenza)
opposizione (Lelio La Porta)
oratoria (Fabio Frosini)
Ordine Nuovo (L’) (Guido Liguori)
organico (Giuseppe Prestipino)
organismo (Fabio Frosini)
organizzazione (Giuseppe Prestipino)
Oriani, Alfredo (Vito Santoro)
Oriente-Occidente (Silvio Suppa)
originale (Fabio Frosini)
ortodossia (Fabio Frosini)
ottimismo (Lelio La Porta)

P
pacifismo (Renato Caputo)
padre (Valeria Leo)
papa laico: v. Croce
papa, papato (Vincenzo Robles)
Papini, Giovanni: v. Voce (La)
paragone ellittico (Fabio Frosini)
parassitismo (Vito Santoro)
Pareto, Vilfredo (Michele Filippini)
parlamentarismo: v. parlamento
parlamentarismo nero (Lelio La Porta)
parlamento (Silvio Suppa)
particulare (Laura Mitarotondo)
partito (Michele Filippini)
Partito comunista (Guido Liguori)
Partito d’Azione (Pasquale Voza)
Partito popolare (Marcos Del Roio)
Partito socialista: v. socialisti
Pascal, Blaise (Lelio La Porta)
ELENCO DELLE VOCI 

Pascoli, Giovanni (Antonella Agostino)


passato e presente (Fabio Frosini)
passione (Eleonora Forenza)
passività (Giuseppe Cospito)
patria (Manuela Ausilio)
pedagogia (Giovanni Semeraro)
pedanteria (Jole Silvia Imbornone)
persona (Rocco Lacorte)
personalità (Chiara Meta)
pessimismo (Lelio La Porta)
piccola borghesia (Elisabetta Gallo)
piccola politica: v. grande politica, piccola politica
Piemonte (Raffaele Cavalluzzi)
Pirandello, Luigi (Yuri Brunello)
Pisacane, Carlo (Raffaele Cavalluzzi)
plusvalore (Giuseppe Prestipino)
plutocrazia (Lelio La Porta)
poesia (Pasquale Voza)
polemica (Lelio La Porta)
politica (Silvio Suppa)
politica estera (Roberto Ciccarelli)
politica interna (Roberto Ciccarelli)
politica internazionale (Roberto Ciccarelli)
polizia (Guido Liguori)
popolare (Marina Paladini Musitelli)
popolare-nazionale: v. nazionale-popolare
popolo (Lea Durante)
popolo-nazione (Lea Durante)
populismo (Domenico Mezzina)
positivismo (Pasquale Voza)
potere (Michele Filippini)
pragmatismo (Chiara Meta)
prassi, praxis: v. filosofia della praxis
pratica: v. unità di teoria-pratica
Prefazione del ’ (Fabio Frosini)
presente: v. passato e presente
prestigio (Peter Ives)
prevedibilità: v. previsione
previsione (Peter Thomas)
Prezzolini, Giuseppe (Lelio La Porta)
prigione: v. carcere o prigione
profitto: v. caduta tendenziale del saggio di profitto
progresso (Ludovico De Lutiis)
proibizionismo (Derek Boothman)
proletariato: v. classe operaia
 DIZIONARIO GRAMSCIANO

propaganda (Manuela Ausilio)


proprietà (Vito Santoro)
prostituzione (Livio Boni)
protezionismo: v. liberismo
Proudhon, Pierre-Joseph (Fabio Frosini)
proverbi (Giovanni Mimmo Boninelli)
provincia, provincialismo (Fabio Frosini)
psicanalisi (Livio Boni)
psicologia (Livio Boni)
pubblico (Lelio La Porta)

Q
quantità-qualità (Giuseppe Prestipino)
Quarantotto (Andrea Catone)
quistione agraria (Emanuele Bernardi)
quistione dei giovani (Giuseppe Prestipino)
quistione meridionale (Lea Durante)
quistione nazionale (Vito Santoro)
quistione politica degli intellettuali: v. intellettuali
quistione sessuale (Livio Boni)
quistione vaticana (Tommaso La Rocca)

R
rapporti di forza (Carlos Nelson Coutinho)
rappresentati-rappresentanti (Giuseppe Cospito)
razionale: v. reale-razionale
razionalismo (Lelio La Porta)
razzismo (Manuela Ausilio)
reale-razionale (Giuseppe Prestipino)
realismo greco-cristiano (Jole Silvia Imbornone)
realismo storico e politico (Giuseppe Cospito)
realtà del mondo esterno: v. noumeno
referendum (Lelio La Porta)
regolarità (Fabio Frosini)
relativismo (Lelio La Porta)
religione (Tommaso La Rocca)
Restaurazione (Luigi Masella)
retorica (Fabio Frosini)
revisionismo (Lelio La Porta)
Ricardo, David (Fabio Frosini)
Riforma (Fabio Frosini)
riforma economica (Giuseppe Prestipino)
riforma intellettuale e morale (Fabio Frosini)
riformismo (Lelio La Porta)
Rinascimento (Roberto Dainotto)
ELENCO DELLE VOCI 

Risorgimento (Pasquale Voza)


ritmo del pensiero (Eleonora Forenza)
rivoluzionario (Michele Filippini)
rivoluzione (Lelio La Porta)
Rivoluzione francese (Lelio La Porta)
rivoluzione passiva (Pasquale Voza)
rivoluzione permanente (Roberto Ciccarelli)
rivoluzione-restaurazione: v. rivoluzione passiva
robinsonate (Lelio La Porta)
Roma (Andrea Catone)
Romanticismo italiano (Domenico Mezzina)
romanzo d’appendice: v. letteratura d’appendice
Rotary Club (Derek Boothman)
Rousseau, Jean-Jacques (Carlos Nelson Coutinho)
Russia (Elisabetta Gallo)

S
Sacro romano impero (Jole Silvia Imbornone)
saggio del profitto: v. caduta tendenziale del saggio di profitto
Saggio popolare: v. Bucharin
salario (Vito Santoro)
Salvemini, Gaetano (Marcos Del Roio)
san Gennaro (Giovanni Mimmo Boninelli)
sarcasmo (Marina Paladini Musitelli)
Sardegna, sardi (Domenico Mezzina)
Savonarola, Girolamo (Raffaele Cavalluzzi)
scetticismo (Manuela Ausilio)
schiavitù (Lelio La Porta)
Schucht, Giulia: v. Giulia
Schucht, Tatiana: v. Tatiana
scienza (Derek Boothman)
scienza della politica (Carlos Nelson Coutinho)
sciopero (Guido Liguori)
Scolastica (Lelio La Porta)
scuola (Chiara Meta)
semplici (Marcus Green)
senso comune (Guido Liguori)
Sicilia, siciliani (Jole Silvia Imbornone)
sindacalismo, sindacati (Vito Santoro)
sindacalismo teorico (Fabio Frosini)
sinistra-destra (Giuseppe Prestipino)
situazione: v. rapporti di forza
socialismo (Andrea Catone)
socialisti (Silvio Suppa)
società civile (Jacques Texier)
 DIZIONARIO GRAMSCIANO

società comunista: v. società regolata


società politica (Guido Liguori)
società regolata (Guido Liguori)
sociologia (Michele Filippini)
soggettivo, soggettivismo, soggettività (Giuseppe Cacciatore)
solipsismo, solipsistico (Fabio Frosini)
soprastruttura o sovrastruttura: v. superstruttura, superstrutture
Sorel, Georges (Guido Liguori)
sovversivismo (Michele Filippini)
Spagna (Elisabetta Gallo)
Spaventa, Bertrando (Roberto Finelli)
specialismo (Michele Filippini)
specialista + politico (Lelio La Porta)
spirito, spiritualismo (Giuseppe Prestipino)
Spirito, Ugo (Roberto Finelli)
spirito di scissione (Rocco Lacorte)
spirito popolare creativo (Giorgio Baratta)
spontaneismo (Marcos Del Roio)
spontaneità (Marcos Del Roio)
sport (Guido Liguori)
Sraffa, Piero (Fabio Frosini)
Stalin (Iosif Vissarionovic D=uga&vili, detto) (Andrea Catone)
Stati Uniti (Derek Boothman)
statistica (Derek Boothman)
Stato (Guido Liguori)
Stato allargato: v. Stato
Stato etico (Guido Liguori)
Stato guardiano notturno (Guido Liguori)
Stato integrale: v. Stato
statolatria (Guido Liguori)
storia (Fabio Frosini)
storia a disegno (Peter Thomas)
storia di partito (Lelio La Porta)
storia etico-politica (Pasquale Voza)
storicismo (Giuseppe Cacciatore)
storicismo assoluto: v. storicismo
Strapaese-Stracittà (Domenico Mezzina)
strumento tecnico (Jole Silvia Imbornone)
struttura (Giuseppe Cospito)
struttura ideologica (Guido Liguori)
studio (Valeria Leo)
studio delle fonti (Fabio Frosini)
subalterno, subalterni (Joseph A. Buttigieg)
Sud: v. Nord-Sud
suffragio universale (Lelio La Porta)
ELENCO DELLE VOCI 

superstruttura, superstrutture (Giuseppe Cospito)


superuomo (Lelio La Porta)
supremazia (Giuseppe Cospito)

T
Tania (Lea Durante)
Tatiana: v. Tania
taylorismo (Giorgio Baratta)
teatro (Yuri Brunello)
tecnica (Derek Boothman)
tecnica del pensare (Chiara Meta)
tecniche militari (Roberto Ciccarelli)
teleologia (Giuseppe Prestipino)
teologia (Giovanni Semeraro)
teoria-pratica: v. unità di teoria-pratica
teratologia (Eleonora Forenza)
tipo sociale (Michele Filippini)
tirannia della maggioranza (Laura Mitarotondo)
titoli di Stato (Vito Santoro)
tolleranza: v. intransigenza-tolleranza
Tolstoj, Lev Nikolaevic (Jole Silvia Imbornone)
totalitario (Renato Caputo)
tradizione (Giuseppe Prestipino)
traducibilità (Derek Boothman)
traduzione (Derek Boothman)
trasformismo (Raffaele Cavalluzzi)
tre fonti del marxismo (Giuseppe Prestipino)
trincee, fortezze e casematte (Roberto Ciccarelli)
Trockij (Lev Davidovic Bron&tein, detto) (Andrea Catone)
Turchia (Derek Boothman)
turismo (Fabio Frosini)

U
ultima istanza: v. struttura
umanesimo assoluto (Fabio Frosini)
Umanesimo e nuovo umanesimo (Laura Mitarotondo)
umili (Marcus Green)
unificazione culturale (Rocco Lacorte)
unità di teoria-pratica (Fabio Frosini)
universale (Giuseppe Cacciatore)
università (Derek Boothman)
uomo (Fabio Frosini)
uomo collettivo (Rocco Lacorte)
uomo del Rinascimento (Laura Mitarotondo)
uomo massa (Giorgio Baratta)
 DIZIONARIO GRAMSCIANO

URSS (Andrea Catone)


Ustica (Jole Silvia Imbornone)
utopia (Fabio Frosini)

V
Valentino, Cesare Borgia, detto il (Laura Mitarotondo)
valore, teoria del: v. economia
velleitarismo (Michele Filippini)
Verdi, Giuseppe (Pasquale Voza)
Verga, Giovanni (Domenico Mezzina)
verismo (Marina Paladini Musitelli)
verità (Rocco Lacorte)
vero (Rocco Lacorte)
Vico, Giambattista (Fabio Frosini)
visione del mondo: v. concezione del mondo
Voce (La) (Jole Silvia Imbornone)
volontà (Fabio Frosini)
volontà collettiva (Carlos Nelson Coutinho)
volontari (Lelio La Porta)
volontarismo (Marcos Del Roio)
Volpicelli, Arnaldo (Alessio Gagliardi)

W
Weber, Max (Michele Filippini)
A

Action française to” sorelliano» (Q , , ) in opposizione a


ogni «fredda utopia» che, predisegnando un
G. torna spesso nei Q su che cosa rap-
quadro d’azione minuziosamente analitico,
presenti, su che cosa esprima in termini po-
impedisce la concreta formazione di una «vo-
litici e culturali l’Action française. Impor-
lontà collettiva» (ivi, ).
tanti le riflessioni di Q , , dedicate alla vi-
Se a questo si aggiunge che «l’acre pole-
ta nazionale e alla situazione politica della
mica col Vaticano e la riorganizzazione del
Terza Repubblica francese. Al centro dell’a-
clero e delle associazioni cattoliche che ne fu
nalisi il movimento di opposizione monar-
una conseguenza, ha rotto il solo legame che
chica intransigente, quale fu appunto l’Ac-
l’Action Française aveva con le grandi masse
tion française nei primi decenni del Nove-
nazionali» (Q , , ), si ottiene la dimo-
cento. G. pone l’accento sull’atteggiamento
di «giacobino alla rovescia» tenuto da Maur- strazione della debolezza politica di Maur-
ras nel corso della crisi parlamentare france- ras e dell’Action française, l’incapacità di
se del  (ivi, ). operare in termini di consenso collettivo
«I giacobini – egli scrive – impiegavano un (non per caso G. definisce l’Action françai-
certo linguaggio, erano convinti fautori di una se stessa come «un esercito costituito di soli
determinata ideologia; nel tempo e nelle cir- ufficiali»: ivi, ).
costanze date, quel linguaggio e quella ideo- BRUNO BRUNETTI
logia erano ultrarealistici» (ibid.). A differen- V. «Francia», «giacobinismo», «mito», «sindaca-
za del movimento giacobino, l’Action lismo, sindacati», «Sorel», «volontà collettiva».
française e il suo leader risolsero in «utopie
dei letterati» (ivi, ) la concretezza politi- Agnelli, Giovanni
ca e il consenso ottenuto che avevano segna-
to quel movimento rivoluzionario. In effetti G. considera Giovanni Agnelli uno di
l’illusione di poter prevedere tutto, in ma- quei personaggi «pratici, di valore indiscus-
niera «“minuziosissima”» (ibid.), prescin- so e solido», meno conosciuti e apprezzati
dendo dal movimento reale, impedì a Maur- «di quanto talvolta meriterebbero» (Q ,
ras e al suo movimento ogni possibilità di ve- , ). I riferimenti ad Agnelli nei Q si
ra azione politica, dimostrando che, a pre- concentrano attorno al suo tentativo, risa-
scindere dalle formule («“Politique d’a- lente al , di introdurre l’YMCA in Italia,
bord”», la più famosa), nella sua concezione proponendo agli operai la trasformazione
esistevano «molti tratti simili a quelli di cer- della FIAT in una cooperativa; tale proposta
te teorie formalmente catastrofiche di certo – ricorda G. – fu fortemente avversata in
economismo e sindacalismo» (ivi, ). quanto avrebbe ricondotto la lotta operaia
Indirettamente G. evoca il rapporto mi- nell’ambito dei meccanismi borghesi privan-
to-utopia, che affronta all’inizio del Q  dola, perciò, della sua peculiarità: «Tentativi
quando spiega come il Principe possa essere di introdurre l’YMCA in Italia; aiuti dati dal-
letto come «esemplificazione storica del “mi- l’industria italiana a questi tentativi (finan-
 ALIGHIERI , DANTE

ziamento di Agnelli e reazione violenta dei tato proprio al marxismo: Q , , , ma
cattolici). Tentativi di Agnelli di assorbire il anche Q  II, .I, ). Da qui, una costan-
gruppo dell’“Ordine Nuovo” che sosteneva te ricerca di equilibrio teorico che porta G.
una sua forma di “americanismo” accetta al- a distinguere accuratamente dogmatismo e
le masse operaie» (Q , , ; il Testo A, in agnosticismo, fino a giungere all’individua-
cui il giudizio è già presente in forma più sin- zione del criticismo come di una posizione
tetica, è Q , ). G. tornerà sulla questione in media, di un “giusto mezzo” fra i due.
Q , ,  (il Testo A è Q , ). Non è un caso, allora, se il termine in
Altri riferimenti ad Agnelli riguardano i questione ricorra proprio in due passi dedi-
suoi interventi sui modi di risolvere la crisi cati al metodo critico, ai suoi orizzonti e
mondiale degli anni Trenta. Qui G. si espri- strumenti: a) in Q , ,  viene etichettata
me duramente sulla sua capacità di afferrare come «agnosticismo» la concezione espres-
la sostanza dei problemi in gioco. Commen- sa da Adelchi Baratono, secondo il quale
tando una scambio di opinioni tra Agnelli ed era impossibile, per difetto di obbiettività,
Einaudi ospitato dalla “Riforma Sociale” nel un «giudizio di merito sui contemporanei»,
, G. osserva che le soluzioni da essi pro- ovvero una valutazione delle loro posizioni
poste prescindono dal dato fondamentale ideologiche; ma se questo fosse vero, ap-
che la disoccupazione attualmente non è punto, «la critica dovrebbe chiudere botte-
«“tecnica”»: «il ragionamento è fatto come ga» (come si legge nel Testo C: Q , ,
se la società fosse costituita di “lavoratori” e ); b) in Q , ,  G. tratta
di “industriali”», mentre «il fatto è questo: dell’«esperantismo» filosofico di chi conce-
che, date le condizioni generali, il maggior pisce la propria concezione del reale come
profitto creato dai progressi tecnici del lavo- detentrice esclusiva della verità. Questo
ro, crea nuovi parassiti, cioè gente che con- «esperantismo» dogmatico è avversato dal
suma senza produrre, che non “scambia” la- pensatore sardo, il quale però, significativa-
voro con lavoro, ma lavoro altrui con “ozio” mente, ritiene necessario precisare: «d’al-
proprio (e ozio nel senso deteriore)» (Q  II, tronde non bisogna pensare che la forma di
, -). pensiero “antiesperantistico” significhi
scetticismo o agnosticismo o ecclettismo. È
LELIO LA PORTA
certo che ogni forma di pensiero deve rite-
V. «americanismo e fordismo», «Einaudi», «Or- nere se stessa come “esatta” e “vera” e com-
dine Nuovo (L’)».
battere le altre forme di pensiero; ma ciò
“criticamente”»: che era poi, per G., l’at-
Alighieri, Dante: v. Dante. teggiamento proprio della filosofia della
praxis (ibid.).
agnosticismo
DOMENICO MEZZINA
In Q , ,  troviamo il termine
V. «critica, critico», «esperanto», «relativismo»,
«agnosticismo» come voce della rubrica No- «scetticismo».
zioni enciclopediche. Va detto che nelle altre
occorrenze ad «agnosticismo» è attribuita
alta cultura
una connotazione essenzialmente negativa:
in Q , , , a proposito di Otto Bauer, La voce compare per la prima volta nel
si parla di una posizione religiosamente Q , dove in una nota dal titolo di rubrica
agnostica che equivale al «più abbietto e vi- Passato e presente G. critica la debolezza po-
le opportunismo». Il fatto è che in G. il bi- litico-culturale dei partiti politici italiani.
sogno di una visione del reale decisamente «Non può esserci elaborazione di dirigenti
antidogmatica si accompagna sempre con dove manca l’attività teorica, dottrinaria dei
un’altrettanto netta diffidenza rispetto a partiti, dove non sono sistematicamente ri-
ogni forma di relativismo conoscitivo ed eti- cercate e studiate le ragioni di essere e di svi-
co (un esito scettico che del resto, e questo luppo della classe rappresentata [...] Quindi
G. lo sapeva bene, era stato spesso addebi- miseria della vita culturale e angustia me-
ALTA CULTURA 

schina dell’alta cultura: invece della storia cessario che ciò avvenga con un «atteggia-
politica, la erudizione scarnita, invece della mento [...] sempre critico e mai dogmati-
religione la superstizione, invece dei libri e co» (Q , , ).
delle grandi riviste, il giornale quotidiano e Sempre in tema di rapporto tra cultura
il libello» (Q , , ). e politica, per G. si può stabilire il carattere
A causa di questo scollamento tra istitu- «repressivo» o «espansivo» di un governo
zioni intellettuali e realtà del paese l’alta cul- in base alla sua politica culturale. «Un siste-
tura (o, a volte, «coltura») italiana fatica a di- ma di governo è espansivo quando facilita e
ventare “nazionale”, a differenza di quanto promuove lo sviluppo dal basso in alto,
accade in Francia. G. esemplifica il diverso quando eleva il livello di cultura nazionale-
rapporto tra alta cultura e nazione nei due popolare e rende quindi possibile una sele-
diversi paesi, confrontando la funzione del- zione di “cime intellettuali” su più vasta
l’Accademia della Crusca in Italia con quel- area. Un deserto con un gruppo di alte pal-
la dell’Accademia degli Immortali in Fran- me è sempre un deserto: anzi è proprio del
cia. «Lo studio della lingua è alla base di am- deserto avere delle piccole oasi con gruppi
bedue: ma il punto di vista della Crusca è di alte palme» (Q , , ).
quello del “linguaiolo”, dell’uomo che si Nel Q  G. ritorna sul rapporto tra
guarda continuamente la lingua. Il punto di quantità e qualità in campo culturale. Nel
vista francese è quello della “lingua” come mondo moderno si assiste a una maggiore
concezione del mondo, come base elemen- diffusione della cultura, ma a questo au-
tare – popolare-nazionale – dell’unità della mento orizzontale, quantitativo, si accompa-
civiltà francese. Perciò l’Accademia France- gna anche una crescita verticale, favorita
se ha una funzione nazionale di organizza- dalla specializzazione del sapere. «La com-
zione dell’alta cultura, mentre la Crusca...» plessità della funzione intellettuale nei di-
(Q , , ). versi Stati si può misurare obbiettivamente
G. sottolinea in più passi l’anomalia di dalla quantità delle scuole specializzate e
una cosiddetta alta cultura che, come nel ca- dalla loro gerarchizzazione: quanto più este-
so italiano, non incarna il momento alto del- sa è l’“area” scolastica e quanto più nume-
l’attività intellettuale, artistica e scientifica rosi i “gradi” “verticali” della scuola, tanto
del paese, ma si riduce a fenomeni esteriori più è complesso il mondo culturale, la ci-
e sterili quali la «retorica», la «burocrazia» o viltà, di un determinato Stato» (Q , , ).
il «gesuitismo». La formazione di un’alta cultura non può
Al concetto di alta cultura viene con- avvenire quindi che all’interno di un conte-
trapposto spesso quello di «cultura popo- sto di democratizzazione del sapere e di un
lare». Questi due livelli rappresentano due conseguente allargamento della base intel-
momenti distinti all’interno di una possibi- lettuale di una società.
le dialettica, attuata storicamente dalla filo- G. spiega anche come la definizione di
sofia della praxis (Q , , , Testo C). Un alta cultura sia storicamente determinata; di
tema decisivo e originale del pensiero poli- conseguenza, nella modernità «il grande in-
tico-filosofico gramsciano è infatti la rifles- tellettuale deve anch’egli tuffarsi nella vita
sione sul rapporto tra marxismo (o filosofia pratica, diventare un organizzatore degli
della praxis) e alta cultura. Come nuova
aspetti pratici della cultura [...] l’uomo del
concezione del mondo, il marxismo non
Rinascimento non è più possibile nel mondo
avrebbe ancora avuto la possibilità di ela-
moderno, quando alla storia partecipano at-
borare un proprio originale livello alto di
tivamente e direttamente masse umane sem-
cultura, anche perché il primo compito che
pre più ingenti» (Q , , ).
si era dato era stato quello di innalzare il li-
vello culturale delle masse. La questione COSTANZA ORLANDI
della formazione e dell’organizzazione di V. «concezione del mondo», «cultura», «cultura
un’alta cultura si pone per G. al momento popolare», «filosofia della praxis», «intellettuali»,
della creazione di uno Stato, quando è ne- «lingua», «nazionale-popolare», «Stato».
 ALTI SALARI

alti salari America


G. scrive di alti salari prevalentemente «America», abbreviazione usuale che
riferendosi agli Stati Uniti, dove media- rispecchia le ambizioni di dominio degli
mente i salari erano più alti di quelli euro- «Stati Uniti d’America», rappresenta per G.
pei, e normalmente limitati alla retribuzio- «una data conformazione sociale e un certo
ne di alcuni operai, non all’intera classe tipo di Stato» (Q , , ), terreno di cul-
operaia. In Europa, i salari più alti sarebbe- tura per lo sviluppo egemone dell’«america-
ro serviti per creare un mercato interno (Q nismo», vale a dire per l’«americanizzazio-
, , ). Negli Stati Uniti, gli alti salari ne» del sistema di vita e di lavoro che dagli
pagati nell’industria razionalizzata e taylo- Stati Uniti tende a irradiarsi nel mondo, per
rizzata di Henry Ford furono il modo per lo meno in tutto l’Occidente.
selezionare e monopolizzare gli operai che Non a caso la prima comparsa del lem-
possedevano una «nuova e originale quali- ma si ha in relazione al «fenomeno emigra-
fica psico-tecnica» (Q , , ) e psico-fi- torio», il quale «ha creato un’ideologia (il
sica (Q , ,  e Q , , -). Il mo- mito dell’America)» (Q , , ). Non priva
nopolio di tali operai assicurava al datore di di allusioni mitologiche è la qualifica di
lavoro un vantaggio nella produzione (Q  «“vergine”», nel fondamentale Q , , attri-
II, .VII, ) e nella lotta per contrastare il buita all’America razionalizzatrice e moder-
calo tendenziale del saggio di profitto, ma nizzatrice, «senza “tradizione”, ma anche
la generalizzazione delle nuove tecniche, senza questa cappa di piombo», contrappo-
con conseguente diffusione del nuovo tipo sta in quanto tale al Vecchio Continente, che
di operaio, avrebbe abbassato di nuovo i sa- è gravato di «classi assolutamente parassita-
lari (Q , , ). rie» e improduttive (Q , , -). L’ago del-
Non tutti gli operai – nota G. – preferi- la bilancia non pende tutto dalla parte del
vano gli alti salari: sebbene i ritmi e i metodi nuovo: «L’assenza della fase europea segna-
di lavoro fordisti offrissero sia una ricom- ta come tipo dalla Rivoluzione francese, in
pensa per un lavoro logorante (Q , , ), America, ha lasciato gli operai ancora grez-
sia la possibilità di un tenore di vita «ade- zi» (ivi, ). Riprendendo questo passo nel Q
guato ai nuovi modi di produzione», essi non , dedicato ad «americanismo e fordismo»,
necessariamente fornivano i mezzi per «rein- G. scrive: «a ciò si aggiunga l’assenza di
tegrare» le forze muscolari e nervose consu- omogeneità nazionale, il miscuglio delle cul-
mate (Q , , -; v. anche Q , , ). ture-razze, la quistione dei negri» (Q , ,
Accanto alla forza (gli attacchi antisin- ). Siamo così avvertiti dei limiti di cui
dacali, diffusissimi in quegli anni) e alla coa- soffre il sistema americano.
zione, furono gli alti salari a rappresentare il «America» è per G., sotto molti riguar-
momento della persuasione tipica dell’ege- di, una controfigura dell’Europa, anche se
monia; G. osserva infatti che, sempre in que- questo rapporto ha ormai cominciato a in-
gli anni e negli Stati Uniti, l’egemonia nasce- vertirsi: «non si tratta di una nuova civiltà,
va direttamente dalla fabbrica e che per il
perché non muta il carattere delle classi fon-
suo esercizio occorreva solo una quantità
damentali, ma di un prolungamento ed in-
minimale di «intermediari professionali»,
tensificazione della civiltà europea, che ha
categoria che, in quel contesto, ancora scar-
però assunto determinati caratteri nell’am-
seggiava (Q , , ). A lungo termine,
biente americano» (Q , , ). G. scrive in
tuttavia, G. ipotizza che le caratteristiche del
un’epoca nella quale è ancora ben vivo il si-
fordismo, se abbinate alla modifica delle
gnificato ideologico che il «fenomeno emi-
condizioni sociali e dei costumi, avrebbero
gratorio» (Q , , ) riveste per l’America,
potuto generalizzarsi (Q , , ).
la cui stessa «nascita», in quanto nazione, è
DEREK BOOTHMAN essenzialmente tributaria dei «primi immi-
V. «americanismo», «egemonia», «fordismo», grati» anglosassoni, i «pionieri», i quali han-
«salario», «taylorismo». no importato «in America, con se stessi, ol-
AMERICA 

tre l’energia morale e volitiva, un certo gra- Con il caratteristico andamento dicoto-
do di civiltà, una certa fase dell’evoluzione mico-dialettico del suo stile di pensiero, G.
storica europea, che trapiantata nel suolo si appresta a rovesciare la direzione com-
vergine americano e avendo tali agenti, con- plessiva, apparentemente così lineare, del
tinua a sviluppare le forze implicite nella sua suo ragionamento. Caratteristica della so-
natura, ma con un ritmo incomparabilmen- cietà americana è la «formazione massiccia
te più rapido che nella vecchia Europa» (Q sulla base industriale di tutte le superstrut-
, , ). Ha radice in questa considera- ture moderne» (Q , , ). Questo indu-
zione la tesi principale di G. sull’America, strialismo spinto e spiccato mostra, dall’in-
concernente «il significato e la portata ob- terno, molte crepe. Per un verso la “vergi-
biettiva del fenomeno americano, che è an- nità” americana è espressione di una fase an-
che il maggiore sforzo collettivo [finora esi- cora “economico-corporativa” dello svilup-
stito] per creare con una rapidità inaudita e po, una fase che G. definisce «(apparente-
con una coscienza del fine mai vista nella mente) idillica» (Q , , ). G. cita il «prof.
storia, un tipo nuovo di lavoratore e d’uo- Siegfried», che nel suo libro Les États-Unis
mo» (Q , , ). d’aujourd’hui «ha riconosciuto nella vita
G. insiste più volte sulla origine intrinse- americana “l’aspetto d’una società realmen-
camente “moderna” della nazione america- te collettivistica, voluto dalle classi elette e
na, che molto deve alla «moralità dei pio- accettato allegramente (sic) dalla moltitudi-
nieri» (ivi, ), cioè «di forti individualità in ne”», ove l’«“allegria”» sarebbe costituita
cui la “vocazione laboriosa” aveva raggiun- dalla mancanza di «lotta di classe», mentre
to la maggior intensità e vigore, di uomini in un altro libro, quello di Philip, che pure
che direttamente, e non per il tramite di un Siegfried loda (scrivendone la prefazione),
esercito di schiavi o di servi, entravano in «si dimostra l’esistenza della più sfrenata e
contatto energico con le forze naturali per feroce lotta di una parte contro l’altra» (Q ,
dominarle e sfruttarle vittoriosamente» (Q , ). G. affronta con lucido realismo le
, , ). Nonostante – e in contraddizio- contraddizioni del «fenomeno americano»,
ne con – l’osservazione sopra riportata sullo altrettanto “obbiettive”, per riprendere la
stato “grezzo” a livello culturale degli operai sua espressione, quanto la «portata» del fe-
americani, la «“vocazione laboriosa”» nomeno stesso (Q , , ).
(ibid.) appare costitutiva della società e del- Per altro verso, la freschezza e l’irruenza
la mentalità americana, ciò che attraversa della “novità” americana appaiono in buona
tutte le classi sociali. «Il fatto che un miliar- parte già invecchiate, in quanto la «“società
dario continui a lavorare indefessamente an- industriale”» americana «non è costituita
che sedici ore al giorno, fino a quando la ma- solo di “lavoratori” e di “imprenditori”, ma
lattia o la vecchiaia non lo costringono al let- di “azionisti” vaganti (speculatori) [...] av-
to, ecco il fenomeno tipico americano, ecco viene che se il progresso tecnico permette un
l’americanata più strabiliante per l’europeo più ampio margine di profitto, questo non
medio» (Q , , ). Ritorna qui la questio- sarà distribuito razionalmente ma “sempre”
ne della “verginità” e della «mancanza di irrazionalmente agli azionisti e affini. Né og-
“tradizioni” negli S.U., in quanto tradizione gi si può dire che esistano “imprese sane”.
significa anche residuo passivo di tutte le Tutte le imprese sono divenute malsane, e
forme sociali tramontate nella storia». Sap- ciò non si dice per prevenzione moralistica o
piamo che in Europa i «residui passivi» con polemica, ma oggettivamente. È la stessa
disperata energia «resistono all’americani- “grandezza” del mercato azionario che ha
smo, perché il nuovo industrialismo li spaz- creato la malsania: la massa dei portatori di
zerebbe via spietatamente». «Ma cosa avvie- azioni è così grande che essa ormai ubbidi-
ne – si chiede G. – nella stessa America? Il sce alle leggi di “folla” (panico, ecc. che ha i
distacco di moralità mostra che si stanno suoi termini tecnici speciali nel “boom”, nel
creando margini di passività sociale sempre “run” ecc.) e la speculazione è diventata una
più ampi» (ibid.). necessità tecnica, più importante del lavoro
 AMERICA DEL SUD

degli ingegneri e degli operai. L’osservazio- difficilmente assimilabili che nell’America


ne sulla crisi americana del  appunto del Nord» (Q , , ). Il suo ragionamen-
questo ha messo in luce: l’esistenza di feno- to, già dalla scelta lessicale (questione della
meni irrefrenabili di speculazione, da cui so- «disgregazione»), tende a inquadrare l’ana-
no travolte anche le aziende “sane” per cui lisi dell’America del Sud nell’ambito del-
si può dire che “aziende sane” non ne esi- l’internazionalizzazione della «quistione
stono più» (Q  II, , -). A questa in- meridionale», avviata con Q , . G. si chie-
voluzione strutturale del «fenomeno ameri- de: «È latina l’America centrale e meridio-
cano» si aggiunge e si ricollega, a livello mo- nale? E in che consiste questa latinità?
rale e intellettuale, «il distacco che si andrà Grande frazionamento, che non è casuale.
facendo sempre più accentuato tra la mora- Gli Stati Uniti, concentrati e che attraverso
lità-costume dei lavoratori e quella di altri la politica dell’emigrazione cercano non so-
strati della popolazione» (Q , , -). Si lo di mantenere ma di accrescere questa
ricollega altresì il diffondersi della «delin- concentrazione [...], esercitano un grande
quenza» e della violenza, innescate dai «me- peso per mantenere questa disgregazione,
todi di inaudita brutalità della polizia ameri- alla quale cercano sovrapporre una rete di
cana: sempre lo “sbirrismo” crea il “malan- organizzazioni e movimenti guidati da lo-
drinismo”» (Q , , ). ro», come l’Unione panamericana, un mo-
Anche «la mancanza degli intellettuali vimento missionario cattolico e un’organiz-
tradizionali», caratteristica della modernità zazione bancaria, industriale e di credito
americana, è cosparsa di trabocchetti; parti- panamericana (Q , , ).
colare attenzione G. presta alla «formazione Riprendendo un concetto proposto nel
di un sorprendente numero di intellettuali citato Q , nel configurare la dicotomia Eu-
negri che assorbono la cultura e la tecnica ropa-America G. osserva, a proposito dei
americana» (Q , , ). La questione ne- paesi dell’America centrale e meridionale,
gra interagisce con la necessità problematica che «le cristallizzazioni resistenti ancora og-
di «fondere in un unico crogiolo nazionale gi in questi paesi sono il clero e una casta mi-
tipi di culture diverse portati dagli immigra- litare, due categorie di intellettuali tradizio-
ti di varie origini nazionali». Da questo pun- nali fossilizzate nella forma della madre pa-
to di vista tale questione appare una spina tria europea». E continua: «La base indu-
nel fianco della nazione americana: «I negri striale è molto ristretta e non ha sviluppato
d’America mi pare debbano avere uno spiri- soprastrutture complicate: la maggior quan-
to di razza e nazionale più negativo che po- tità di intellettuali è di tipo rurale e poiché
sitivo, creato cioè dalla lotta che i bianchi domina il latifondo, con estese proprietà ec-
fanno per isolarli e deprimerli; ma non fu clesiastiche, questi intellettuali sono legati al
questo il caso degli ebrei fino a tutto il ?» clero e ai grandi proprietari. La composizio-
(ibid.; v. anche Q , , ). ne nazionale è molto squilibrata anche fra i
GIORGIO BARATTA bianchi, ma si complica per le masse note-
V. «americanismo», «americanismo e fordismo», voli di indii che in alcuni paesi sono la mag-
«emigrazione», «Europa», «fordismo», «Stati gioranza della popolazione. Si può dire in
Uniti», «taylorismo». generale che in queste regioni americane esi-
ste ancora una situazione da Kulturkampf e
America del Sud da processo Dreyfus, cioè una situazione in
cui l’elemento laico e borghese non ha an-
G. sottolinea la «contraddizione che cora raggiunto la fase della subordinazione
esiste nell’America del Sud tra il mondo alla politica laica dello Stato moderno degli
moderno delle grandi città commerciali interessi e dell’influenza clericale e militare-
della costa e il primitivismo dell’interno, sca» (Q , , -).
contraddizione che si prolunga per l’esi-
stenza di grandi masse di aborigeni da un GIORGIO BARATTA
lato e di immigrati europei dall’altro più V. «America», «Nord-Sud».
AMERICANISMO 

americanismo in contesti simili, più un segno di reazione


all’America che di azione americana.
In linea generalissima, l’«americani-
Nella primissima fase di elaborazione,
smo» rappresenta nei Q la dimensione ideo-
perlomeno fino al Q  – nella quale G. lo te-
logico-culturale o anche etico-politica assun-
matizza senza porlo in connessione con for-
ta dal modo di produzione capitalistico nel-
dismo –, l’americanismo, nonostante l’as-
l’epoca a G. contemporanea, mentre «fordi-
smo» ne costituisce la dimensione tecnico- senza di «fioritura» superstrutturale, si pre-
produttiva. L’espressione sintetica è «Ameri- senta da solo come il filo rosso dello svilup-
canismo e fordismo», che compare quale un- po capitalistico dei «tempi moderni», sia in
dicesimo tra gli «argomenti principali» elen- senso economico che politico-culturale. La
cati per il progetto di «note e appunti» nella nota Q , , intitolata Americanismo, come
prima pagina del Q , e che dà poi il titolo al tre altre note dello stesso quaderno, ha ca-
“quaderno speciale” (monografico) Q . rattere strategico perché rappresenta l’irru-
Occorre individuare e separare, a proposito zione della questione americana nel cuore
di americanismo, quel che nell’elaborazione della prima elaborazione gramsciana della
gramsciana risulta strettamente connesso teoria e analisi storica dell’egemonia, e pro-
con il fordismo da quel che ne è invece al- duce altresì l’internazionalizzazione della
meno relativamente indipendente. Conside- questione meridionale, che G. da problema
riamo qui questo secondo aspetto. nazionale (esemplificato dal «“mistero di
Come indica inequivocabilmente il ter- Napoli”») eleva simultaneamente a proble-
mine, «americanismo» presenta un riferi- ma europeo, a problema dei rapporti Euro-
mento territoriale. Al pari di quanto va rile- pa-America, a problema mondiale. Compa-
vato per lemmi quali «Oriente-Occidente», re qui una considerazione demografica e so-
«Nord-Sud», «quistione meridionale», la cio-economica, che fornisce la chiave di vol-
valenza categoriale dell’espressione non è ta della “modernità” e “razionalità” dell’a-
separabile da quella territoriale e viceversa. mericanismo in linea generale e nei suoi rap-
I due lati sono associabili attraverso la no- porti con la civiltà europea: «L’americani-
zione, che però non compare esplicitamente smo, nella sua forma più compiuta, doman-
nei Q, di “egemonia americana” nel mondo da una condizione preliminare: “la raziona-
capitalistico e, più in generale, nel mondo lizzazione della popolazione”, cioè che non
(imperialismo). Un tema-problema appas- esistano classi numerose senza una funzione
sionante è, da questo punto di vista, per G., nel mondo della produzione, cioè classi as-
il nesso tra Vecchio e Nuovo Continente, solutamente parassitarie. La “tradizione”
che è insieme di quasi-identità culturale («in europea è proprio invece caratterizzata dal-
America non si fa che rimasticare la vecchia l’esistenza di queste classi, create da questi
cultura europea»: Q , , ) e di diffe- elementi sociali: l’amministrazione statale, il
renza quasi antagonistica («l’America, col clero e gli intellettuali, la proprietà terriera,
peso implacabile della sua produzione eco- il commercio» (Q , , ; v. Q , , ).
nomica (e cioè indirettamente) costringerà o La “superiorità” dell’America-america-
sta costringendo l’Europa a un rivolgimento nismo dilaga anche nel fronte culturale. G.
della sua assise economico-sociale troppo si spinge sino a chiedersi se «la filosofia ame-
antiquata»: ibid.). È da notare che «ameri- ricana» e «la concezione americana della vi-
canismo» è espressione polivalente e per ta» rappresentino un traguardo per il quale
certi versi ambigua, in quanto a volte appa- «può il pensiero moderno [il materialismo
re come manifestazione, in primo luogo, storico, ndr] diffondersi in America, supe-
dell’«ondata di panico» e, per altro verso, rando l’empirismo-pragmatismo, senza una
del bisogno di imitazione, addirittura “scim- fase hegeliana» (Q , , ). Il possibile sca-
miesco”, che congiuntamente esprime l’Eu- valcamento di Hegel non è di poco conto:
ropa nei confronti della «“prepotenza” ame- non si tratta infatti della filosofia di Hegel in
ricana» (ivi, ). «Americanismo» appare, quanto tale, ma dei destini della dialettica.
 AMERICANISMO

In un’altra nota dedicata all’americani- sua contraddittorietà, emblematica per i


smo G. ne sottolinea il significato in quanto «tempi moderni». Sono molti i limiti e le
«azione reale, che modifica essenzialmente mancanze: avviene in America l’«elabora-
la realtà esterna (e quindi anche la cultura zione forzata di un nuovo tipo umano»; gli
reale)», contrapponendolo alla filosofia di operai sono «ancora grezzi» perché non
Gentile, che qualifica come «gladiatorismo hanno dietro di sé qualcosa come la «fase
gaglioffo che si autoproclama azione e mo- europea segnata come tipo dalla Rivoluzio-
difica solo il vocabolario non le cose, il gesto ne francese» (Q , , ), e infatti, come G.
esterno non l’uomo interiore» (Q , , ; v. rileverà più tardi, «l’America non ha ancora
Q , , ). È stabilito così il primato del- superato la fase economico-corporativa, at-
l’azione, cioè dell’«attività pratica», capace traversata dagli Europei nel Medio Evo» (Q
di «assorbire le maggiori intelligenze creati- , , ); la lotta egemonica «avviene con
ve» della nazione, in modo tale che «tutte le armi prese dal vecchio arsenale europeo e
migliori forze umane vengono concentrate ancora imbastardite» (Q , , ), quindi
nel lavoro strutturale e non si può ancora esse «appaiono e sono “reazionarie”» (Q ,
parlare di superstrutture» (Q , , ). G. , ), ed è per questo che «l’egemonia na-
nel corrispettivo Testo A continua: «Gli sce dalla fabbrica e non ha bisogno per eser-
americani addirittura [...] hanno creato da citarsi che di una quantità minima di inter-
ciò una teoria», sicché sarebbe «“poesia” mediari professionali della politica e dell’i-
cioè “creazione” solo quella economico-pra- deologia» (Q , , ). Con tutto ciò e for-
tica» (Q , , ). La questione qui solleva- se, paradossalmente, anche per questo, ra-
ta è delicata. La liquidazione del gentiliane- zionalità e modernità americane rappresen-
simo non comporta certo una superiorità tano un punto di non ritorno, la nuova fase
complessiva dell’americanismo rispetto ai di sviluppo e di scontro a livello di rapporti
valori della civiltà europea. Al contrario, G. di produzione e di lotta egemonica. G. ri-
si chiede se veramente in America «ci sia una corda i «tentativi di Agnelli verso l’“Ordine
creazione, in ogni caso, e d’altronde si po- Nuovo”», ma ricorda anche che l’“Ordine
trebbe domandare come mai questa opera Nuovo” «sosteneva un suo “americani-
“creativa” economico-pratica, in quanto smo”» (Q , , ).
esalta le forze vitali, le energie, le volontà, gli G. nei Q è sempre prudente, sobrio,
entusiasmi, non assuma anche forme lettera- analitico; raramente (e solo per grandi scor-
rie che la celebrino» (ibid.). Non si tratta so- ci o orizzonti generali) programmatico.
lo di letteratura né, come G. precisa nel re- Non c’è dubbio però che le contraddizioni
lativo Testo C, della sorpresa per il fatto che dell’americanismo inducono a una doman-
questa America-americanismo pragmatica e da di fondo: che fare? Più che a una rispo-
azionista «non crea un’epica» (Q , , sta, G. lavora alle condizioni che la rendano
). Il problema è cruciale e comporta, possibile. Ma non è facile. Il quadro è per
proprio in questa fase che rappresenta il cul- molti versi desolante. Come preciserà me-
mine dell’“adesione” di G. all’americani- glio nell’unico testo in prima (e unica) ste-
smo, anche una sua presa di distanza radica- sura del Q , quello introduttivo, dedicato
le da esso. Egli infatti scrive: «In verità ciò ad «americanismo e fordismo», quest’ulti-
[la traduzione della creazione pratica in mo risulta «dalla necessità immanente di
creatività letteraria, ndr] non avviene: le for- giungere [...] dal vecchio individualismo
ze non sono espansive, ma puramente re- economico all’economia programmatica»
pressive e si badi, puramente e totalmente (Q , , ). Si tratta di un problema, o
repressive, non solo della parte avversa, ciò meglio del problema, epocale: il socialismo.
che sarebbe naturale, ma della propria par- L’America è avanzata perché il progetto, in
te, ciò che appunto è tipico e dà a queste for- essa affermatosi, di «razionalizzare la pro-
ze il carattere repressivo» (Q , , ). duzione» per «collocare tutta la vita del
Siamo al punto di snodo della grandez- paese sulla base dell’industria» (Q , , )
za e della miseria dell’americanismo, della si accompagna alla costruzione di un nuovo
AMERICANISMO 

tipo di «Stato liberale» il quale, «giunto con «Significa» che in America «si estende l’au-
mezzi spontanei, per lo stesso sviluppo sto- tocritica, che nasce cioè una nuova civiltà
rico, al regime dei monopoli» (Q , , ), americana cosciente delle sue forze e delle
preme – anche se G. non lo dice esplicita- sue debolezze: gli intellettuali si staccano
mente, né ne ha la stessa convinzione deter- dalla classe dominante per unirsi a lei più
ministica che ne aveva o avrebbe avuto intimamente, per essere una vera super-
Marx – per il suo superamento in una pro- struttura, e non solo un elemento inorgani-
prietà sociale o collettiva. co e indistinto della struttura-corporazio-
Il fatto è che la «crisi americana del  ne» (Q , , -).
[...] ha messo in luce [...] l’esistenza di feno- L’analisi diacronica dei Q mostra una
meni irrefrenabili di speculazione», tali «per progressiva ripresa dell’energia egemonica
cui si può dire che “aziende sane” non ne delle modalità superstrutturali europee e un
esistono più» (Q  II, , -). Ancora: ridimensionamento della qualità innovativa
l’efficienza produttiva è in declino, tanto che della «filosofia americana», in particolare
si registra la crescita delle «forze di consumo del pragmatismo, la cui valutazione da parte
in confronto a quelle di produzione» (Q  di G. fa registrare un drastico ripensamento.
II, , ). La «crisi organica» del capitali- Il corpo a corpo che fin dal Q  G. intra-
smo, ben più profonda, ampia e strutturale prende nei confronti del pensiero di Croce,
di quella in ultima analisi congiunturale del che significa anche per molti versi un “ritor-
, presenta sempre più «fenomeni mor- no” a Hegel, non resta senza influssi sulla va-
bosi» (Q , , ). Insomma: il nuovo è già lutazione gramsciana degli aspetti “progres-
vecchio. sivi” dell’americanismo. Del resto, anche
Appare opportuno a questo punto il ri- nella fase di maggiore apprezzamento del-
ferimento a un confronto che G. istituisce l’americanismo, al livello del Q , ne abbia-
tra la capacità critica e autocritica degli in- mo riscontrato le crepe, ben profonde, per-
tellettuali americani e di quelli europei. cepite da G. sia nella dinamica interna all’a-
Questi ultimi, secondo lui, «hanno già in mericanismo, sia per la sua storicità, ancora
parte perduto questa funzione [...] sono ri- ingenua e immatura, proprio dal punto di vi-
diventati agenti immediati della classe do- sta di ciò che rappresenta invece la grandez-
minante, oppure se ne sono completamente za e la miseria dell’Europa: la sua cultura e
staccati, costituendo una casta a sé, senza la sua tradizione, fucina di un’elaborazione
radici nella vita nazionale popolare». Di- alta delle superstrutture, ma anche veicolo
venta tanto più sospetto e infondato l’«an- di improduttività e parassitismo.
tiamericanismo» diffuso in Europa, che è La questione ora accennata apre un
«comico, prima di essere stupido» (Q , , quesito di filologia e interpretazione tra i
-). G. coglie in castagna «il piccolo bor- più complessi per la lettura dei Q. Frutto
ghese europeo» che «ride di Babbitt [titolo della rielaborazione di un’esperienza signi-
del libro di Sinclair Lewis, diffuso in Euro- ficativa, all’epoca dell’“Ordine Nuovo”, di
pa, apprezzato da G. non dal punto di vista rapporto indiretto ma intenso, anche attra-
letterario e culturale, ma per «la critica dei verso il ritorno di operai immigrati, con le
costumi» (ivi, ) che esso mette in atto, novità provenienti dall’America e dall’ame-
ndr] e quindi ride dell’America». Ma que- ricanismo, nonché della produttiva stagione
sto piccolo borghese «non può uscire da se di “studi americani” che G., anche fortuita-
stesso, comprendere se stesso come l’imbe- mente, ebbe la possibilità di compiere in
cille non può comprendere di essere imbe- carcere prima di potersi accingere alla ste-
cille». Babbitt, come lo descrive Lewis, sarà sura dei Q, la “scoperta” della dimensione
anche lui un filisteo, ma è «il filisteo di un americanista dei tempi moderni rappresen-
paese in movimento» (Q , , , Testo B). ta un Leitmotiv dell’opera carceraria di G.
Secondo G. la reale importanza di questo li- Gli inizi ne sono una testimonianza. La trat-
bro, che fa «cultura» attraverso la «critica tazione di temi connessi, dapprima con
dei costumi», è il suo carattere esemplare. «americanismo», poi con «americanismo e
 AMERICANISMO E FORDISMO

fordismo», mostra infatti fin dal Q  uno svi- tivi più radicali – e forse ancora vitali, se ac-
luppo rapido, impetuoso; poi si acquieta, si- curatamente “tradotti” – della sua opera.
no a riproporre con energia questa temati- BIBLIOGRAFIA: BARATTA ; BARATTA,
ca, dopo sporadici interventi, con il Q . CATONE ; BURGIO ; TRENTIN .
Quando stende il Q , G. aveva ormai ab-
GIORGIO BARATTA
bandonato, a vantaggio di una concezione
matura dell’egemonia, alcuni caratteri ten- V. «America», «americanismo e fordismo», «Eu-
ropa», «fordismo», «Ordine Nuovo (L’)», «prag-
denzialmente ancora meccanicistici nella
matismo», «quistione meridionale», «taylori-
configurazione del nesso struttura-super- smo».
strutture. Grazie all’approfondimento del
concetto di egemonia, egli aveva accantona-
americanismo e fordismo
to anche certe precedenti “illusioni”, che
potremmo definire produttivistiche, sul pri- «Americanismo e fordismo», espressio-
mato dell’America e dell’americanismo nei ne paradigmatica, compare come undicesi-
confronti delle tradizioni egemoniche euro- mo degli «argomenti principali» elencati
pee. E tuttavia, come dimostra l’ampiezza nella prima pagina del Q . È altresì il titolo
di articolazione del Q , nonostante e in di uno dei più famosi quaderni “speciali”, il
certo senso in forza della caduta di queste Q , del . In esso confluiscono quasi
residue illusioni, non si attenua, piuttosto esclusivamente note (o loro parti) della pri-
viene esaltata la novità epocale (economica, ma fase di scrittura dei Q, intitolate Ameri-
politica, culturale, demografica, antropolo- canismo, solo più tardi Americanismo e for-
gica) dell’americanismo. dismo, e riguardanti temi di diversa natura,
La complessa vicenda della valorizzazio- dalla composizione demografica alla que-
ne critica che G. compie dell’americanismo stione sessuale, alla questione meridionale,
getta luce su un aspetto delicato dell’evolu- alla taylorizzazione del lavoro nelle indu-
zione complessiva dei Q. Certamente G. strie fordiste, ad argomenti finanziari e di
matura il suo pensiero sì da superare pro- teoria dello Stato, al rapporto Europa-Ame-
gressivamente concezioni non adeguate alla rica ecc. Nel complesso il Q  si presenta
novità concettuale della teoria dell’egemo- come un geniale zibaldone: un carattere che
nia. La trattazione di temi americanistici nei spinge ad attenuare e relativizzare la diffe-
primi Q – dal Q  ai Q , ,  e  – non per- renza tra “quaderni speciali” e “miscella-
de però in freschezza e originalità. Al con- nei” e rappresenta un’espressione esempla-
trario: insieme col ridimensionamento e la re dello stile adisciplinare e relazionale, o re-
correzione di alcuni elementi in essa conte- ticolare, dei Q.
nuti, resta intatto il loro carattere fondativo, La comprensione organica dell’argomen-
in certo senso la definitività di determinate to «americanismo e fordismo» comporta sia
acquisizioni. la sua scomposizione nei suoi singoli elemen-
La struttura singolarmente mobile e di- ti costitutivi – «americanismo», «fordismo»,
namica dei Q ha una ricaduta particolar- «taylorismo» – sia la sua ricomposizione uni-
mente importante rispetto all’analisi dell’a- taria, di cui qui ci occupiamo. È da notare
mericanismo nel Q , che tra l’altro, stacca- che, mentre nella prima lettera progettuale
to dal contesto dell’opera, può indurre a alla cognata Tania, del  marzo , G. non
fraintendimenti, perché esso non trascrive vi aveva fatto cenno, nella lettera a Tania del
passi (precedentemente citati) importanti,  marzo  egli indica «l’americanismo e il
ad esempio dei Q  e . Il Q  infatti viene fordismo» come uno dei «tre argomenti» in
redatto quando G., come abbiamo detto, ha cui si condensa il suo «piano intellettuale»
maturato una posizione critica rispetto a re- (LC ). È una novità importante, che im-
sidui parzialmente economicistici della sua plica una modificazione di questo «piano»
primitiva impostazione. E tuttavia, nell’uni- dalla prima germinazione nel  all’avvio di
ca nota (introduttiva) di nuova stesura del Q realizzazione nel . Tra queste due date si
, G. si avventura in alcuni degli interroga- colloca un intenso periodo di “studi ameri-
AMERICANISMO E FORDISMO 

cani”, tra i quali rilievo particolare ha la let- ragioni dell’importanza epocale di «america-
tura e traduzione di gran parte del numero nismo e fordismo»: esso rappresenta la ri-
speciale del  ottobre  della rivista tede- sposta capitalistica al problema essenziale
sca “Die literarische Welt”, dedicato alla let- dei tempi moderni, lo stesso che, sotto altre
teratura degli Stati Uniti. Non c’è dubbio che condizioni, dà origine alla necessità del so-
l’incontro con i libri di Siegfried, Romier, cialismo, cioè la «necessità» di un’«economia
Philip, dello stesso Ford, con romanzi in tra- programmatica»; è ancora incerto se questa
duzione francese come Babbitt di Sinclair risposta «possa determinare uno svolgimen-
Lewis e Il petrolio di Upton Sinclair, con nu- to graduale del tipo, altrove esaminato, delle
merosi articoli di rivista, abbia risvegliato un “rivoluzioni passive” proprie del secolo scor-
interesse per le grandi novità provenienti dal so o se invece rappresenti solo l’accumularsi
fordismo e dagli Stati Uniti, che rappresenta- molecolare di elementi destinati a produrre
va un punto fermo già nell’esperienza di G. un’“esplosione”, cioè un rivolgimento di ti-
ordinovista; e che questo rinnovato interesse po francese» (ivi, -).
abbia costituito come un contrappunto, nel- È da rilevare la consapevolezza che la
la genesi delle idee-guida dei Q, alla necessità potente originalità e l’incerta prospettiva
sofferta di ricognizione nazionale e ai grandi che caratterizzano «americanismo e fordi-
interrogativi suscitati dalla costruzione del smo» vanno contestualizzate «nelle condi-
socialismo in un paese solo. zioni contraddittorie della società moderna,
L’espressione specifica dà il titolo a una ciò che determina complicazioni, posizioni
nota densa e risolutiva nel Q  (Q , ) e vie- assurde, crisi economiche e morali a tenden-
ne riproposta quale “appendice” all’elenco za spesso catastrofica, ecc.» (ivi, ). È un
dei «Saggi principali» ideati «per una storia avvertimento importante, che spinge ancor
degli intellettuali italiani» all’inizio del Q . più alla cautela, atteggiamento con cui si
Dopodiché, a parte Q ,  e Q , , alme- muove G., dal suo punto di osservazione
no apparentemente essa tace fino a riesplo- privilegiato per un verso, per l’oggettiva di-
dere nel Q . Nel suo complesso il Q  si stanza critica che lo caratterizza, per l’altro
limita a trascrivere, con poche variazioni, so- però inficiato dall’enorme precarietà delle
prattutto note dei primi Q. Vengono trala- informazioni e delle conoscenze.
sciate, probabilmente anche per motivi tec- Significativa dello “zibaldone” che ca-
nici, note di rilevante valore (la cui assenza ratterizza la scrittura carceraria di G., e che
nel “quaderno speciale” ha un certo peso). non nega ma qualifica l’energia sistematica
L’articolazione del Q  è notevolmente ra- del suo approccio, è «il registro di alcuni dei
psodica. La prima nota, introduttiva, l’unica problemi più importanti o interessanti», su-
di nuova stesura, fa compiere tuttavia all’in- scitati da americanismo e fordismo, «anche
tera trattazione dell’argomento un salto qua- se a prima vista paiono non di primo piano»
litativo tale da giustificare il ruolo che esso (ibid.). Si tratta di questioni economiche
ha nel “piano” dei Q. (centralità della produzione industriale; ten-
Si comincia col dichiarare che il quader- tativo «estremo», grazie al fordismo, di «su-
no affronterà una «serie di problemi che de- perare la legge tendenziale della caduta del
vono essere esaminati sotto questa rubrica saggio del profitto»; i «così detti “alti salari”
generale e un po’ convenzionale di “Ameri- pagati dall’industria fordizzata e razionaliz-
canismo e Fordismo”» (Q , , ). Siamo zata»); questioni demografiche (quale rica-
così avvertiti che ci troviamo in presenza di duta avrà sull’Europa la «“razionalizzazio-
un’espressione non immediatamente perspi- ne”» della composizione demografica, «con-
cua e significativa, in certo modo ellittica. dizione preliminare», dirà G. nella nota suc-
Vero è che la «serie di problemi» indicata cessiva, della modernità della società ameri-
sembra approfondire ed estendere la portata cana?); questioni antropologiche («quistio-
di «americanismo e fordismo» rispetto al si- ne sessuale» ed «enorme diffusione» della
gnificato che esso ha nei primi quaderni. Ciò psicoanalisi); questioni di morale pubblica e
che conta è che in questa nota G. precisa le privata («il Rotary Club e la Massoneria»);
 ANALISI DELLA SITUAZIONE

infine, e soprattutto, questioni di “grande analisi della situazione: v. rapporti di forza.


politica”. Abbiamo già citato il dilemma «ri-
voluzione passiva»-«rivolgimento di tipo anarchia
francese». A esso si aggiunge un quesito che
riprende fondamentali dicotomie che G. Nel “biennio rosso” - sull’“Or-
propone nei Q, in alcuni casi accentuando- dine Nuovo” G. aveva ripetutamente pole-
mizzato con anarchici e libertari, rivendi-
ne il carattere oppositivo (guerra manovrata-
cando la positività del ruolo dello Stato nel-
guerra di posizione; strutture-superstruttu-
la costruzione teorica e pratica del sociali-
re, che G. tende a tradurre in quella econo-
smo, e aveva ripetutamente criticato l’«anar-
mia-ideologia o egemonia; società civile-Sta-
chia» come utopia contigua al liberalismo
to, ecc.): la «quistione», cioè, «se lo svolgi-
(Lo Stato e il socialismo,  giugno- luglio
mento debba avere il punto di partenza nel-
, in ON ), dottrina disorganica ed
l’intimo del mondo industriale e produttivo
eclettica (Socialisti e anarchici, - settem-
o possa avvenire dall’esterno, per la costru-
bre , in ON  ss.), movimento di carat-
zione cautelosa e massiccia di un’armatura
tere massonico perché basato sull’amicizia e
giuridica formale che guidi dall’esterno gli
sul prestigio personale invece che sulla di-
svolgimenti necessari dell’apparato produt-
sciplina politica che nasce dalla discussione
tivo» (ivi, -).
razionale dei problemi (Soviet e consigli di
Quali prospettive apre «americanismo e
fabbrica, - aprile , in ON -), «con-
fordismo» dal punto di vista dei rapporti di
cezione sovversiva elementare» delle classi
classe? G. evidenzia come «un’ondata di pa-
oppresse ma anche vero modo d’essere del-
nico» e per altro verso un impulso “scim-
la borghesia (Discorso agli anarchici, -
miesco” investano gli «elementi che inco-
aprile , in ON  ss.). E così via.
minciano a sentirsi socialmente spostati dal-
Negli scritti carcerari G. non parla del-
l’operare (ancora distruttivo e dissolutivo)
l’anarchia intesa come ideologia politica.
della nuova assise in formazione» (Q , ,
Egli certo continua a seguire il fenomeno
). E «le forze subalterne»? Esse, «che
(«E non lasciarsi illudere dalle parole o dal
dovrebbero essere “manipolate” e raziona-
passato: è certo per esempio che i “nichili-
lizzate secondo i nuovi fini, resistono neces-
sti” russi sono da considerarsi partito di cen-
sariamente». Può mutare questa situazione?
tro, e così perfino gli “anarchici” moderni»:
Secondo G. il fatto «che un tentativo pro-
Q , , ). Ma i pochi cenni a esso sono
gressivo sia iniziato da una o altra forza so-
perlopiù indiretti, derivanti dalla trascrizio-
ciale non è senza conseguenze fondamenta-
ne di testi altrui, come nel caso del brano
li» (Q , , ). La leva del comando è sal-
trascritto da una lettera di Riccardo Bac-
damente in mano ai monopoli e al loro Sta-
chelli sul suo romanzo Il diavolo al Ponte-
to. Ma fino a quando? La conclusione del di- lungo (Q , , - e il relativo Testo C: Q ,
scorso è inequivocabile: «Non è dai gruppi , -). Per il resto «anarchia» appare co-
sociali “condannati” dal nuovo ordine che si me sinonimo di disordine di una situazione
può attendere la ricostruzione, ma da quelli politica e ideologica: «anarchia feudale», ad
che stanno creando, per imposizione e con esempio (Q , , ; ma gli esempi sono mol-
la propria sofferenza, le basi materiali di ti), o «anarchia giudaica» o «cristiana» (Q ,
questo nuovo ordine: essi “devono” trovare , ); ma anche anarchia «morale» (ibid.),
il sistema di vita “originale” e non di marca «sentimentale» (Q , , ) ecc.
americana, per far diventare “libertà” ciò Accenni più interessanti sono riscontra-
che oggi è “necessità”» (Q , , ). bili nella discussione di alcune tesi di Mi-
GIORGIO BARATTA chels. Scrive G.: «i “movimenti” antiautori-
V. «alti salari», «americanismo», «fordismo», tari, anarchici, sindacalisti-anarchici, diven-
«ideologia», «massoneria», «psicanalisi», «qui- tano “partito” perché l’aggruppamento av-
stione sessuale», «rivoluzione passiva», «Rotary viene intorno a personalità “irresponsabili”
Club», «società civile», «Stato», «taylorismo». organizzativamente, in un certo senso “cari-
APOLITICISMO , APOLITICITÀ 

smatiche”» (Q , , ). Le espressioni me e abitudini di ordine, di esattezza, di pre-


«sindacalisti anarchici», «sindacalismo cisione che rendano possibili le forme sem-
anarchico», «tendenza politica anarchico- pre più complesse di vita collettiva che sono
sindacalista» o formulazioni simili, che ri- la conseguenza necessaria dello sviluppo
corrono più volte (ad esempio Q , ,  e Q dell’industrialismo». La questione cruciale
, , ) rimandano al cosiddetto anarco- della transizione a un industrialismo sociali-
sindacalismo di ispirazione soreliana, che G. sta, cioè a un «nuovo ordine [...] non di mar-
discute teoricamente nei Q come «sindacali- ca americana» (Q , , ), è sostanzial-
smo teorico» (ad esempio Q , , ). mente l’ipotesi del passaggio da una storia
fatta di coercizioni di «inaudita brutalità»,
GUIDO LIGUORI
avvenute «per imposizione di una classe su
V. «capo carismatico», «liberalismo», «Michels»,
un’altra [...] gettando nell’inferno delle sot-
«massoneria», «Ordine Nuovo (L’)», «sindacali-
smo teorico», «Sorel». toclassi i deboli, i refrattari» (Q , , ), a
più razionali, progressive, comunitarie o co-
muniste forme di «autocoercizione» delle
anarco-sindacalismo: v. sindacalismo teorico.
masse lavoratrici (Q , , ).
animalità e industrialismo GIORGIO BARATTA
Nel manoscritto originario “Animalità” V. «americanismo», «libertinismo», «taylorismo».
e industrialismo dava il titolo a Q , , poi
cancellato e sostituito con Americanismo e Anti-Croce: v. Croce.
fordismo.
Le LC testimoniano di un rapporto ric- antimachiavellismo: v. machiavellismo e an-
co e intenso di G. non solo con gli animali, timachiavellismo.
come con le piante e con la terra, ma con la
sua stessa «esistenza animale e vegetativa» anti-nazionale: v. nazionale-popolare.
(LC , a Iulca,  agosto ). La presso-
ché impossibile, tuttavia straordinaria, per antiprotezionismo: v. liberismo.
molti versi “sublime” impresa comunicativa
educativa con i propri figli lontani, è attra- antisemitismo: v. ebrei.
versata dalla dialettica natura-civiltà (o sto-
ria), pertanto da «animalità e industriali- antistoria: v. storia.
smo», simbolizzata dalle opposte e comple-
mentari figure dell’amico degli animali e antropologia: v. filosofia della praxis.
della natura, e del «costruttore».
Con una movenza che ricorda il Freud apoliticismo, apoliticità
del Disagio della civiltà, G. osserva in Q ,
, : «L’industrialismo è una continua vit- Secondo G. nel popolo italiano non era
toria sull’animalità dell’uomo, un processo radicata alcuna «tradizione di partito politi-
ininterrotto e doloroso di soggiogamento co di massa» (Q , , ). L’apoliticità è
degli istinti a nuove e rigide abitudini di or- descritta come tipica soprattutto della picco-
dine, di esattezza, di precisione». Nella tra- la borghesia; essa permetteva a qualunque
scrizione in Q , , - il passo acquista avventuriero di trovare un seguito di decine
nuovi elementi: «La storia dell’industriali- di migliaia di uomini ed è quindi tra i fattori
smo è sempre stata (e lo diventa oggi in una che possono spiegare la «relativa popolarità
forma più accentuata e rigorosa) una conti- “politica”» (ivi, ) di D’Annunzio, da cui
nua lotta contro l’elemento “animalità” del- ci si poteva aspettare «tutti i fini immagina-
l’uomo, un processo ininterrotto, spesso do- bili, dal più sinistro al più destro» (ivi, ).
loroso e sanguinoso, di soggiogamento degli In Q ,  si precisa invece che l’apoliticismo
istinti (naturali, cioè animaleschi e primitivi) caratterizza le classi subalterne e trova un
a sempre nuove, più complesse e rigide nor- corrispettivo negli strati dominanti della po-
 APORIA

polazione in quel «modo di pensare che si critica» (Q , , ). La trattazione gram-
può dire “corporativo”» (ivi, ). sciana del lemma sembra infatti rispondere a
A causa dell’apoliticismo e della «passi- un’esigenza più compilativa che teorica. G.
vità tradizionale» delle masse popolari è rela- definisce l’aporia prima semplicemente co-
tivamente facile, secondo G., reclutare «vo- me «dubbio», poi come «nesso di pensiero
lontari», i quali hanno sempre composto gli ancora in formazione, pieno di contraddizio-
stessi partiti: questi ultimi, a eccezione della ni che aspettano una soluzione», giungendo
destra storica di Cavour e del Partito d’Azio- ad affermare che «pertanto l’aporia può ri-
ne, infatti non sono stati formati «mai o qua- solversi, come ogni dubbio, positivamente e
si di “blocchi omogenei sociali”» (Q , , negativamente» (Q , , ). G., dunque,
). D’altronde una variante dell’«“apoliti- prima equipara genericamente l’aporia al
cismo” popolare» è il «“pressappoco” della dubbio, poi elabora una definizione non so-
fisionomia dei partiti tradizionali» (Q , , lo distante dal significato etimologico del ter-
); nati «sul terreno elettorale», essi non mine (“passaggio impraticabile”, “strada
furono una «frazione organica delle classi po- senza uscita”), ma anche dal senso prevalen-
polari», ma un’accolita di «galoppini e ma- te che esso ha assunto nella storia del pensie-
neggioni elettorali», nonché di «piccoli intel- ro filosofico (mancanza “strutturale” di una
lettuali di provincia, che rappresentavano soluzione). G., infatti, sembra concepire l’a-
una selezione alla rovescia» (ibid.). Per quan- poria unicamente come un “non ancora” e
to concerne poi i grandi industriali, essi per dunque considerare l’assenza di una soluzio-
G. «non sono [...] “agnostici” o “apolitici” in ne soltanto come fase transitoria e caduca al-
qualsiasi modo» (Q , , ): non hanno un l’interno dello svolgimento di un «pensiero
loro partito ma, per mantenere un determi- in isviluppo», ancora in formazione.
nato equilibrio, ne sostengono con i loro L’importanza di questa nota, allora, ap-
mezzi di volta in volta l’uno o l’altro, a ecce- pare legata, più che alla pregnanza della de-
zione del «solo partito antagonista, il cui finizione in sé, a quanto essa ci dice di G. e
rafforzamento non può essere aiutato neppu- del «pensiero in isviluppo» nei Q con impli-
re per mossa tattica» (ibid.). Se «apoliticismo cita valenza autoriflessiva. Pur nella forma
animalesco» è detto l’individualismo (Q , , aperta e per alcuni versi frammentaria, il
), segno di apoliticità sono anche le mani- pensiero si produce nel carcere sempre co-
festazioni del campanilismo e del cosiddetto me svolgimento, processo, tensione dialetti-
«“spirito rissoso e fazioso”» (Q , , ), ca alla risoluzione di contraddizioni non an-
entrambi superati solo grazie all’allargamen- cora risolte che non ammette teoricamente
to degli «interessi intellettuali e morali» del aporie irresolubili.
popolo nella vita politica di partito, ma rie-
ELEONORA FORENZA
mersi, al venir meno di questa, nel «“tifo
campanilistico” sportivo» (ibid.). V. «dialettica», «ritmo del pensiero», «tecnica del
pensare».
JOLE SILVIA IMBORNONE
V. «Cavour», «partito», «Partito d’Azione», apparato egemonico
«sport», «volontari».
Fin dalle prime note in cui parla di ege-
monia, G. introduce anche il riferimento
aporia
all’«apparato egemonico», espressione non
Il lemma compare nei Q in una sola no- molto presente, ma che pure compare in va-
ta (Q , , ), all’interno della rubrica ri quaderni (Q , , ,  e ) di epoca diver-
Nozioni enciclopediche, in cui G. intendeva sa, compresi due testi di seconda stesura (Q
raccogliere, oltre che «nozioni enciclopedi-  II,  e Q , ). Nel caso della nota del Q
che propriamente dette, motivi di vita mora- , la frase che contiene il riferimento all’ap-
le, argomenti di cultura, apologhi filosofici», parato egemonico non compare nel relativo
anche «spunti per un dizionario di politica e Testo A (Q , , ).
APPARATO EGEMONICO 

G. inizia a elaborare il suo concetto di tre i poteri sono anche organi dell’egemonia
egemonia, nuovo rispetto a quello usato nel politica, ma in diversa misura: ) Parlamento;
periodo precarcerario, fin dal Q  (-): ) Magistratura; ) Governo. È da notare co-
in Q ,  compare per la prima volta il ter- me nel pubblico facciano specialmente im-
mine; in Q , ,  (Hegel e l’associazionismo) pressione disastrosa le scorrettezze della am-
inizia a delinearsi un nuovo concetto di Stato ministrazione della giustizia: l’apparato ege-
(«lo Stato ha e domanda il consenso, ma an- monico è più sensibile in questo settore, al
che “educa” questo consenso con le associa- quale possono ricondursi anche gli arbitri
zioni politiche e sindacali, che però sono or- della polizia e dell’amministrazione politica».
ganismi privati»); in Q ,  G. si sofferma L’apparato egemonico è collegato all’artico-
sulla storia politica francese e “mette al lavo- lazione statuale propriamente detta. Ma il
ro” il concetto di egemonia, dandone in cor- concetto di Stato integrale ancora non sem-
so d’opera anche una delle “versioni” fonda- bra pienamente operante. Ancora una volta
mentali: «L’esercizio “normale” dell’egemo- «apparato egemonico», come in Q , , ap-
nia nel terreno divenuto classico del regime pare contestuale all’attenzione volta alla for-
parlamentare, è caratterizzato da una combi- mazione dell’opinione pubblica, certo non
nazione della forza e del consenso che si equi- lasciata a una volatile “battaglia delle idee”,
librano, senza che la forza soverchi di troppo ma alla cura di una precisa «struttura» (al-
il consenso, anzi appaia appoggiata dal con- trove G. parla di «struttura ideologica» per
senso della maggioranza espresso dai così indicare tutto ciò che forma l’«opinione pub-
detti organi dell’opinione pubblica» (ivi, ). blica»). Nello stesso Q  infatti leggiamo: «in
Poche righe più sotto compare l’espressione una determinata società nessuno è disorga-
«apparato egemonico»: «Nel periodo del do- nizzato e senza partito, purché si intendano
poguerra – prosegue G. –, l’apparato egemo- organizzazione e partito in senso largo e non
nico si screpola e l’esercizio dell’egemonia di- formale. In questa molteplicità di società par-
venta sempre più difficile» (ibid.). È un Testo ticolari, di carattere duplice, naturale e con-
A. L’ultima frase, quella che qui interessa, la trattuale o volontario, una o più prevalgono
troviamo quasi eguale nel Testo C (datato relativamente o assolutamente, costituendo
-): «Nel periodo del dopoguerra, l’apparato egemonico di un gruppo sociale
l’apparato egemonico si screpola e l’esercizio sul resto della popolazione (o società civile),
dell’egemonia diviene permanentemente dif- base dello Stato inteso strettamente come ap-
ficile e aleatorio» (Q , , ). L’apparato parato governativo-coercitivo» (Q , ,
egemonico appare dunque subito fondamen- ). L’«apparato egemonico» è una «società
tale per l’esercizio dell’egemonia: il suo scre- particolare» (formalmente «privata»), che di-
polarsi fa tutt’uno con la crisi della stessa. Ta- viene il corrispettivo dell’«apparato governa-
le concetto sembra anche essere il trait d’u- tivo-coercitivo» dello «Stato integrale»: «for-
nion tra il concetto di egemonia e quello, in za» e «consenso» hanno entrambi i rispettivi
via di formazione, di «Stato integrale» e offre apparati, lo «Stato integrale» come unità-di-
una base materiale alla concezione gramscia- stinzione di società civile e Stato tradizional-
na dell’egemonia, non assimilabile a una con- mente inteso è ormai delineato. Un passo ul-
cezione idealistica, culturalistica o liberale. teriore è compiuto da G. nel Q , dove più
Ma che cosa è l’«apparato egemonico»? esplicita è la problematica dello Stato: «La
Come funziona? G. non risponde diretta- discussione su la forza e il consenso ha dimo-
mente a queste domande, ma una serie di strato come sia relativamente progredita in
“spie” presenti in alcuni Testi B offrono qual- Italia la scienza politica [...] Questa discus-
che indicazione. In Q , ,  scrive: «Unità sione è la discussione della “filosofia dell’e-
dello Stato nella distinzione dei poteri: il Par- poca”, del motivo centrale della vita degli
lamento più legato alla società civile, il pote- Stati nel periodo del dopoguerra. Come rico-
re giudiziario tra Governo e Parlamento, rap- struire l’apparato egemonico del gruppo do-
presenta la continuità della legge scritta (an- minante, apparato disgregatosi per le conse-
che contro il Governo). Naturalmente tutti e guenze della guerra in tutti gli Stati del mon-
 ARBITRIO

do?» (Q , , ). L’«apparato» si è disgre- re”» o dell’«irrazionale» in quanto «lotta»


gato soprattutto «perché grandi masse, pre- contro il «generale», il «razionale» (già affer-
cedentemente passive, sono entrate in movi- mato o affermantesi) e «si impone anch’esso
mento», sia pure «in un movimento caotico e in quanto determina un certo sviluppo del ge-
disordinato, senza direzione, cioè senza pre- nerale e non un altro». G. precisa che va «in-
cisa volontà politica collettiva» (ibid.). La ri- teso per irrazionale ciò che non trionferà in
costruzione è affidata a una combinazione di ultima analisi, [...] ma che in realtà è raziona-
forza e consenso. Anche il fascismo con la sua le anch’esso perché è necessariamente legato
«illegalità» è stato funzionale al ripristino di al razionale, ne è un momento imprescindibi-
un nuovo «apparato egemonico»: «Il proble- le» (Q , , -). È del pari arbitraria quel-
ma era di ricostruire l’apparato egemonico di la filosofia o ideologia che non è «organica»,
questi elementi prima passivi e apolitici, e che non «corrisponde a necessità obbiettive
questo non poteva avvenire senza la forza: ma storiche» (Q , , ), che non è «“utile”
questa forza non poteva essere quella “lega- agli uomini per allargare il loro concetto del-
le”, ecc.» (ivi, ). la vita, per rendere superiore (sviluppare) la
Infine, in Q  II,  leggiamo – subito do- vita stessa» (Q , , ). «Solo la lotta [...]
po la nota affermazione per cui «Ilici avreb- dirà ciò che è razionale o irrazionale» (Q , ,
be fatto progredire [effettivamente] la filoso- ). L’arbitrio, in quanto legato al razionale,
fia [come filosofia] in quanto fece progredi- ha una realtà o efficacia pratica.
re la dottrina e la pratica politica» – l’accen- G. distingue come «arbitrio individuali-
no più maturo al concetto di «apparato ege- stico» ciò che non «si generalizza» e che è in
monico», aggiunto in seconda stesura: «La contrasto con l’«“automatismo”» (o «libertà
realizzazione di un apparato egemonico, in di gruppo»). Tuttavia, «se l’arbitrio si genera-
quanto crea un nuovo terreno ideologico, de- lizza, non è più arbitrio ma spostamento del-
termina una riforma delle coscienze e dei me- la base dell’“automatismo”, nuova raziona-
todi di conoscenza, è un fatto di conoscenza, lità» (Q  II, , -). In questo contesto ac-
un fatto filosofico. Con linguaggio crociano: quista rilievo la prassi rivoluzionaria: ogni
quando si riesce a introdurre una nuova mo- «forza innovatrice [...] è sempre razionalità e
rale conforme a una nuova concezione del irrazionalità, arbitrio e necessità, è “vita”» (Q
mondo, si finisce con l’introdurre anche tale  II, .XIV, ). Sarà da vedere se riuscirà a
concezione, cioè si determina una intera far prevalere il suo carattere di elemento «sto-
riforma filosofica» (ivi, ). Qui apparato ricamente necessario» (Q , , ) diventan-
egemonico e ideologia sono esplicitamente do nuova razionalità. «Questo è il nesso cen-
legati. Un «apparato» serve per creare una trale della filosofia della prassi»: «il punto in
«nuovo terreno ideologico», per affermare cui [...] cessa dall’essere “arbitraria” e diven-
una «riforma filosofica», una «nuova conce- ta necessaria-razionale-reale» in quanto ten-
zione del mondo». La lotta tra diverse ege- de «a modificare il mondo», «si attualizza, vi-
monie è aperta, ma il ruolo che vi gioca lo Sta- ve storicamente, cioè socialmente e non più
to nel passaggio dei primi decenni del Nove- solo nei cervelli individuali» (Q  II, , ).
cento è delineato in tutta la sua centralità. Tutto ciò spiega perché il termine “arbitrio”
e l’aggettivo corrispondente siano spesso po-
GUIDO LIGUORI sti da G. fra virgolette, a denotarne il senso di
V. «concezione del mondo», «divisione dei pote- relativo (storico) e non di assoluto.
ri», «dopoguerra», «egemonia», «ideologia»,
«opinione pubblica», «Stato», «struttura ideolo- ROCCO LACORTE
gica». V. «necessità», «organico», «particulare», «razio-
nalismo», «regolarità».
arbitrio
architettura
In G. il concetto di arbitrio è in relazione
a quelli di necessità e razionalità. Esso coinci- Il tema dell’architettura si inserisce nei
de con il “momento” storico del «“particula- Q a proposito del dibattito sul rapporto tra
ARDITI 

valore estetico e funzione pratica dell’opera mensione sociale, rispondendo preliminar-


d’arte, sulla scorta dell’impostazione ideali- mente all’eventuale obiezione che una simi-
stica e crociana del problema. «Certo è che le proposta sia lesiva della libertà dell’e-
l’architettura pare di per sé, e per le sue con- spressione artistica: «La coercizione sociale!
nessioni [immediate] col resto della vita, la Quanto si blatera contro questa coercizione.
più riformabile e “discutibile” delle arti» (Q Non si pensa che essa è una parola! La coer-
, , ). Il retroterra problematico della cizione, l’indirizzo, il piano, sono semplice-
questione è rappresentato evidentemente mente un terreno di selezione degli artisti,
dal concetto crociano di autonomia dell’ar- nulla più: e da scegliere per scopi pratici,
te, un concetto che per converso agisce an- cioè in un campo in cui la volontà e la coer-
che in quella «deviazione infantile della fi- cizione sono perfettamente giustificate [...]
losofia della praxis» (di cui il Saggio popola- Se la coercizione si sviluppa secondo lo svi-
re di Bucharin è espressione: Q , , ), luppo delle forze sociali non è coercizione,
secondo la quale «quanto più si ricorre a og- ma “rivelazione” di verità culturale ottenuta
getti “materiali” tanto più si è ortodossi» con un metodo accelerato [...] Mi pare che
(ibid.). il concetto di razionalismo in architettura,
L’architettura è un’arte particolare, sia cioè di “funzionalismo”, sia molto fecondo
per il suo rapporto con la tecnica, sia perché di conseguenze di principi di politica cultu-
è «“collettiva”» non solo come «“impiego”» rale» (ivi, -).
ma come «“giudizio”», e per queste ragioni LEA DURANTE
ha raggiunto prima delle altre arti il moder-
V. «arte», «coercizione», «razionalismo».
no gusto del bello, ossia il «“razionalismo”»
(Q , , ). Il suo carattere collettivo e la
sua immediata utilità pratica, unite al legame arditi
strumentale stretto con i mezzi tecnici e le In merito alla «quistione dell’arditi-
conoscenze teoriche che la presuppongono, smo», G. evidenzia i limiti di un’eventuale
fanno dell’architettura, per l’autore dei Q, applicazione del modello del rapporto tra
un modello per le altre arti. Ma il dilemma esercito e arditi alla scienza politica. A ecce-
del rapporto tra estetica e funzione resta in zione della Francia, la composizione sociale
G. irrisolto, e proprio a proposito dell’ar- del cui esercito viene analizzata in Q , , ,
chitettura esso traspare singolarmente. la funzione tecnica di arma speciale è stata
Da un lato, infatti, egli ritiene che «una svolta effettivamente dagli arditi in tutti gli
grande arte architettonica può nascere solo eserciti della prima guerra mondiale, dove il
dopo una fase transitoria di carattere “prati- «nuovo esercito di volontari» ha formato co-
co”», alludendo alla circostanza che il carat- me «un velo tra il nemico e l’esercito di leva»
tere pratico sia solo un primo livello dell’e- (ibid.). La funzione politico-militare però sa-
laborazione del concetto di arte, un livello rebbe stata attribuita agli arditi solo in «pae-
dal quale è necessario sollevare l’arte stessa si politicamente non omogenei e indeboliti»
(Q , , ); ma poi, d’altro canto, auspica (Q , , ) e se non presupponeva un eser-
che, data la capacità di anticipazione che cito totalmente inerte, la sua esistenza era co-
l’architettura ha mostrato rispetto alle altre munque segno della passività e della «relati-
arti di farsi razionale, cioè adeguata a un in- va demoralizzazione» (ivi, ) della massa
dirizzo sociale prestabilito, sarebbe necessa- militare. Commentando in Q , ,  una
rio che la letteratura la imitasse, per diven- dichiarazione di Italo Balbo, G. nota che,
tare «letteratura “secondo un piano”, cioè la seppure volontariato e arditismo di guerra
letteratura “funzionale”, secondo un indi- abbiano avuto pregi storici indiscutibili, essi
rizzo sociale prestabilito» (Q , , ). rappresentano infatti solo «una soluzione di
In questo ambito, nel quale G. si muove compromesso con la passività delle masse
con incertezza, la riflessione sull’architettu- nazionali» (Q , , ), una soluzione di
ra si apre a un più generale discorso sugli autorità, che troverebbe la legittimazione
scopi dell’arte e sul rapporto tra arte e di- “formale” del consenso nei migliori, laddove
 ARISTOTELE

però per «costruire storia duratura» servi- nei che esprimono anziché per «perpetuare
rebbero «le più vaste e numerose energie na- il loro dominio zingaresco» (Q , , ).
zionali-popolari» (Q , , ). Nel Testo C, in cui le modifiche e le varia-
L’arditismo moderno sarebbe proprio zioni rispetto al Testo A sono consistenti, si
della guerra di posizione così come si è pre- distingue anche un volontarismo che «teo-
sentata nel -, ma anche precedente- rizza se stesso come forma organica di atti-
mente la guerra di movimento (con la caval- vità storico-politica» (Q , , ) e che
leria e le armi celeri in generale) e quella di as- adopera un linguaggio superomistico atto a
sedio o di posizione (nel servizio di pattuglie) esaltare le «minoranze attive come tali», da
contenevano elementi che potevano svolgere quello che è concepito solo come «momen-
una funzione di arditi. Però, secondo G., la to iniziale di un periodo organico da prepa-
guerra di movimento e di manovra sarebbe rare e sviluppare, in cui la partecipazione
propria solo di alcune classi sociali e d’altra della collettività organica, come blocco so-
parte lo stesso arditismo avrebbe un’impor- ciale, avvenga in modo completo» (ibid.).
tanza tattica diversa a seconda della classe di In Q , ,  il rapporto passività-vo-
appartenenza, visto che chi non ha ampie di- lontariato porta la trattazione dell’arditismo
sponibilità finanziarie e deve rispettare orari nell’ambito delle riflessioni sulla rivoluzione
fissi sul lavoro non può permettersi «orga- passiva: il rapporto tra i soldati di leva e i vo-
nizzazioni d’assalto permanenti e specializza- lontari-arditi e quello tra ufficiali di carriera e
te» (Q , , ). Secondo G. non si dovreb- ufficiali di complemento è paragonato nel Ri-
bero quindi emulare i metodi di lotta delle sorgimento a quello tra partiti politici tradi-
classi dominanti: allorché in un’organizzazio- zionali e movimenti democratici-demagogici
ne statale indebolita come un esercito infiac- di massa, la cui forza «“estemporanea”» ot-
chito si formano organizzazioni armate pri- tenne nell’immediato, «con capi di fortuna»
vate, sarebbe sciocco rispondere all’arditi- (ivi, ), risultati maggiori, che furono però
smo con l’arditismo. Secondo l’autore dei Q successivamente incamerati dai moderati.
sarebbe stupido inoltre nell’arte politica fos- JOLE SILVIA IMBORNONE
silizzarsi sul modello militare: la politica do-
V. «intellettuali», «guerra», «rivoluzione passi-
vrebbe invece «essere superiore alla parte mi-
va», «volontari», «volontarismo».
litare», dacché d’altronde solo «la politica
crea la possibilità della manovra e del movi-
Aristotele
mento» (ibid.). Con vari esempi tuttavia G.
ammette che in alcune «forme di lotta miste, La questione filosofica alla quale G. as-
a carattere militare fondamentale e a caratte- socia Aristotele è quella dell’«“oggettività
re politico preponderante» (Q , , ), esterna del reale”» (Q  II, , ), la qua-
l’arditismo richiede «uno sviluppo tattico le, a sua volta, è strettamente legata alla te-
originale», per il quale l’esperienza di guerra matica kantiana della cosa in sé o noumeno.
può costituire uno stimolo, ma non può esse- Secondo G. il concetto di cosa in sé deriva
re tuttavia un modello. dall’idea dell’oggettività esterna del reale,
In una breve nota del Q  è illustrato nel- propria del realismo greco-cristiano che ha i
lo specifico il parallelo tra la funzione svolta suoi massimi esponenti in Aristotele e Tom-
dagli arditi nei confronti dell’esercito e quel- maso; questo nesso porta G. a concludere
la politica assunta dall’intellettuale (Q , , «che tutta una tendenza del materialismo
): G. stigmatizza il «volontarismo» degli volgare e del positivismo ha dato luogo alla
arditi che non hanno dietro fanteria e arti- scuola neo-kantiana o neo-critica» (ibid.).
glieria, espressione del «linguaggio dell’eroi- Nel Q  G. riprende il tema sottolineando
smo retorico» (Q , , ), e quello degli l’accordo esistente fra cattolicesimo e aristo-
intellettuali senza massa, mentre di contro telismo sulla questione dell’«oggettività del
ritiene auspicabile che gli intellettuali (di reale» (Q , , ). Questo accordo va
massa), le «“avanguardie”» e gli arditi lavo- esteso anche al principio di autorità che le-
rino per sviluppare i blocchi sociali omoge- gava strettamente fra loro la Bibbia e Aristo-
ARTE 

tele, consentendo agli «scienziati» dell’epoca me tale l’organizzazione ecclesiastica univer-


di pervenire a conclusioni la cui arbitrarietà sale» (ivi, ).
e bizzarria contrastavano in modo evidente Se le «armi» indicano dunque la «forza»,
«con le osservazioni sperimentali del buon la coercizione, lo Stato stricto sensu, la «“reli-
senso» (Q , , ). Soltanto l’adozione di gione”» è intesa in senso lato, come ideologia
un’abbondante dose di buon senso nel corso diffusa, senso comune, concezione del mon-
dei secoli XVII e XVIII permise di mettere in do, secondo il significato che G. elabora an-
discussione tale principio (Q  II, , ). che avendo presente «ciò che il Croce chiama
Due altre occorrenze di Aristotele nei Q “religione” cioè una concezione del mondo
vanno prese in considerazione per il loro ri- con un’etica conforme» (Q  II, .V, ):
lievo critico e al tempo stesso ironico. Nel pri- essa sta cioè a indicare il momento della so-
mo caso G. ricorda che Croce si sente legato vrastruttura ideologica nell’ambito dei pro-
fortemente ad Aristotele e Platone, «ma egli cessi di funzionamento del potere.
non nasconde, anzi, di essere legato ai sena- Il seguito della nota del Q  contiene un
tori Agnelli e Benni e in ciò appunto è da ri- rimando gramsciano all’«iniziativa giacobi-
cercare il carattere più rilevato della filosofia na», che sentì il bisogno di istituire una reli-
del Croce» (Q , , ). Nel secondo G. iro- gione laica, il «culto dell’“Ente supremo”»,
nizza sulle teorie di Loria relative all’emanci- una religione di Stato, nell’ambito dello
pazione dei salariati di fabbrica attraverso l’u- sforzo teso a «creare identità tra Stato e so-
so degli aeroplani (Q , , ), ricordando cietà civile», ma anche «prima radice dello
che Aristotele suggeriva le acropoli per i go- Stato moderno laico, indipendente dalla
verni oligarchici e tirannici e le pianure per i Chiesa, che cerca e trova in se stesso, nella
governi democratici (Q , , -). sua vita complessa, tutti gli elementi della
sua personalità storica» (Q , , ).
LELIO LA PORTA
V. «buon senso», «Croce», «Loria», «materiali- GUIDO LIGUORI
smo», «noumeno», «oggettività». V. «concezione del mondo», «consenso», «Cro-
ce», «egemonia», «forza», «giacobinismo»,
armi e religione «Guicciardini», «ideologia», «religione», «senso
comune», «società civile», «Stato».
Armi e religione è il titolo di un Testo B
di Q , in cui G. scrive: «Affermazione del arte
Guicciardini che per la vita di uno Stato due
cose sono assolutamente necessarie: le armi e Varie e molteplici risultano le riflessioni
la religione. La formula del Guicciardini può dedicate nei Q a opere artistiche di epoche e
essere tradotta in varie altre formule, meno autori differenti. Ma, allo stesso modo in cui
drastiche: forza e consenso, coercizione e analizza o, più semplicemente, evoca singole
persuasione, Stato e Chiesa, società politica e realizzazioni estetiche, G. si sofferma anche
società civile, politica e morale (storia etico- su questioni di carattere più generale, relati-
politica del Croce), diritto e libertà, ordine e ve allo statuto dell’arte e alla natura della
disciplina, o, con un giudizio implicito di sa- creazione artistica. Il pensatore con cui, su
pore libertario, violenza e frode» (Q , , questo versante, egli si confronta con mag-
-). La “formula” è dunque letta da G. gior frequenza e in maniera sistematica è Be-
nell’ambito del suo ripensamento della poli- nedetto Croce. In Q , ,  si incontra un
tica come insieme di forza e consenso: il mo- esplicito riferimento all’Aesthetica in nuce,
derno «Stato integrale», con la consapevo- saggio crociano del , mentre in Q  II,
lezza però che al tempo di Guicciardini «la .IV,  è menzionato il Breviario di esteti-
religione era il consenso e la Chiesa era la So- ca del .
cietà civile, l’apparato di egemonia del grup- G. instaura con il filosofo napoletano un
po dirigente, che non aveva un apparato pro- confronto di tipo dialettico. Ne riprende la
prio, cioè non aveva una propria organizza- terminologia, come dimostrano diversi passi
zione culturale e intellettuale, ma sentiva co- dei Q in cui si parla, ad esempio, di «pura in-
 ARTE

tuizione fantastica» (Q , , ), dell’«iden- nell’opera d’arte stessa». La concezione di
tità di forma e contenuto» (Q , , ) o del contenuto che i Q propongono appare dun-
«carattere di liricità dell’arte» (Q , , ). que assai ampia. Nella prosa narrativa, ad
Nel far questo, però, G. trova terreno per esempio, per contenuto «non basta intende-
consumare uno strappo con Croce e ribal- re la scelta di un dato ambiente: ciò che è es-
tarne la prospettiva teorica, adeguando il les- senziale per il contenuto è l’atteggiamento
sico crociano – che pervade in maniera com- dello scrittore e di una generazione verso
patta nei Q la maggior parte degli assunti ar- questo ambiente. L’atteggiamento solo de-
tistici – a una visione dell’arte basata, e in termina il mondo culturale di una genera-
modo determinante, sul principio della stori- zione e di un’epoca e quindi il suo stile» (Q
cità dell’estetico. Per questa ragione se «l’i- , , ). Non deve pertanto sorprendere
dentificazione di contenuto e forma è affer- che tra i modelli gramsciani spicchi France-
mata dall’estetica idealistica (Croce), ma su sco De Sanctis, la cui critica viene giudicata
presupposti idealistici e con terminologia militante e non «frigidamente estetica» (Q ,
idealistica» (Q , , ), ecco che nei Q , ). L’importanza di De Sanctis consiste
«“contenuto e forma” oltre che un significa- nell’aver fornito una persuasiva risposta alla
to “estetico” hanno anche un significato problematica delle relazioni che intercorro-
“storico”. Forma “storica” significa un de- no tra forma, contenuto e società. Quello di
terminato linguaggio, come “contenuto” in- De Sanctis, infatti, è un approccio all’arte
dica un determinato modo di pensare» (Q , contraddistinto anche da un chiaro impegno
, ). In ciò la divergenza dalla concezio- civile, in cui «le analisi del contenuto, la cri-
ne di Croce è decisa e sostanziale. tica della “struttura” delle opere, cioè anche
Ma c’è di più: lo scarto investe un ulte- della coerenza logica e storica-attuale delle
riore aspetto, altrettanto rilevante. Il punto masse di sentimenti rappresentati sono lega-
di vista di Croce, circoscritto all’individua- te a questa lotta culturale» (ibid.).
lità, si capovolge, perdendo i suoi tratti di Il ricorso a De Sanctis, oltre che rimarca-
«“individualismo” artistico espressivo anti- re l’importanza dello spessore morale, se-
storico (o antisociale, o anti-nazionalepopo- mantico e politico nel fatto artistico, mostra
lare)» (Q , , ). G. ricorda la «teoria anche quanto G. tenga in considerazione la
della “memoria” escogitata dal Croce per forma e testimonia del ruolo tutt’altro che se-
spiegare il perché gli artisti non si acconten- condario rivestito da quest’ultima nella dina-
tino di concepire le loro opere solo ideal- mica della sintesi con il contenuto. La ragio-
mente ma le scrivano o le scolpiscano, ecc.» ne per cui G. prende De Sanctis a modello
(Q , , -). A tale teoria egli contrap- del corretto modo di fare critica da parte dei
pone l’idea secondo cui l’artista «non scrive filosofi della prassi è che l’autore della Storia
o dipinge, ecc., cioè non “segna” esterior- della letteratura italiana può servire da para-
mente i suoi fantasmi solo per “un suo ri- digma a un’ermeneutica e a una storiografia
cordo”, per poter rivivere l’istante della letteraria in cui si fondano «la lotta per una
creazione, ma è artista solo in quanto “se- nuova cultura, cioè per un nuovo umanesi-
gna” esteriormente, oggettivizza, storicizza i mo, la critica del costume, dei sentimenti e
suoi fantasmi» (Q , , ). Anche perché delle concezioni del mondo con la critica
l’arte non può non risentire del fatto di es- estetica» (Q , , ). I Q non condannano
sere «sempre legata a una determinata cul- quindi l’esteticità dell’arte: il rifiuto riguarda
tura o civiltà» (Q , , ). la critica estetica considerata come fine a se
Va letto così il peso che i Q attribuisco- stessa, ossia il vuoto formalismo, il quale af-
no al contenuto in ambito artistico e alla sua fligge anche diverse esperienze artistiche, co-
portata sociale. In Q , ,  si compren- me quella ungarettiana (Q , , ; ivi, ; Q
de con chiarezza come, per G., analizzare il , , ). Gli attacchi di G., tuttavia, non ri-
contenuto di un prodotto estetico coincida sparmiano neppure il contenutismo, vale a
con «la ricerca di quale massa di sentimenti, dire la riduzione del valore di un’opera d’ar-
di quale atteggiamento verso la vita circoli te, trascurandone completamente la forma,
ARTE MILITARE 

ai suoi soli contenuti: «Ciò che si esclude è tica. In questo caso, secondo G., l’intuizione
che un’opera sia bella per il suo contenuto politica «non si esprime nell’artista, ma nel
morale e politico e non già per la sua forma “capo”» (ibid.).
in cui il contenuto astratto si è fuso e imme-
YURI BRUNELLO
desimato» (Q , , ). Di qui il seguente
paradosso: «Due scrittori possono rappre- V. «Croce», «Dante», «De Sanctis», «Goethe»,
«letteratura artistica».
sentare (esprimere) lo stesso momento stori-
co-sociale, ma uno può essere artista e l’altro
un semplice untorello» (Q , , ). arte militare
Emerge così la posizione di rilievo che la Spesso intrecciata con «guerra di movi-
dimensione estetica, nella sua organicità di mento» e «guerra di posizione», l’espressione
forma e contenuto, riveste all’interno dei «arte militare» conduce al nesso conflitto-po-
rapporti che legano reciprocamente struttu- tenza, lungo due vedute. La prima – storica –
ra e sovrastruttura. G. non manca di osser- pone un modello antico di intelligenza: «I
vare quanto l’arte debba alla storia: «La let- commentari di Cesare – scrive G. – sono un
teratura non genera letteratura ecc., cioè le classico esempio di esposizione di una sapien-
ideologie non creano ideologie, le super- te combinazione di arte politica e arte milita-
strutture non generano superstrutture altro re: i soldati vedevano in Cesare non solo un
che come eredità di inerzia e di passività: es- grande capo militare, ma specialmente il loro
se sono generate, non per “partenogenesi” capo politico» (Q , , ). È la critica del
ma per l’intervento dell’elemento “maschile” bonapartismo, della forza del vincolo perso-
– la storia – l’attività rivoluzionaria che crea nale con l’esercito, in luogo del controllo po-
il “nuovo uomo”, cioè nuovi rapporti socia- litico sia dei conflitti, sia dello stesso esercito.
li» (Q , , ). Accade che non si riesca a Anche Bismarck, «sulle tracce del Clausewitz,
intendere concretamente «che lottando per sosteneva la supremazia del momento politi-
riformare la cultura si giunge a modificare il co su quello militare» (ibid.).
“contenuto” dell’arte, si lavora a creare una Il ragionamento è funzionale al presente,
nuova arte, non dall’esterno (pretendendo che è l’altra prospettiva di G., e passato e pre-
un’arte didascalica, a tesi, moralistica), ma sente si incrociano anche a proposito di Ma-
dall’intimo, perché si modifica tutto l’uomo chiavelli, il quale nell’Arte della guerra «deve
in quanto si modificano i suoi sentimenti, le essere considerato come un politico che deve
sue concezioni e i rapporti di cui l’uomo è l’e- occuparsi di arte militare; il suo unilaterali-
spressione necessaria» (Q , , ). I Q, smo [...] è dipendente dal fatto che non nella
nondimeno, mettono in luce anche un mo- quistione tecnico-militare è il centro del suo
mento che risulta all’apparenza opposto: interesse e del suo pensiero, ma egli ne tratta
quello in cui è l’arte a fare la storia. È sempre solo in quanto è necessario per la sua costru-
avvenuto che nella storia «ogni nuova civiltà, zione politica» (Q , , ). Ecco un altro
in quanto era tale, anche compressa, com- versante della sintesi necessaria fra politica e
battuta, in tutti i modi impastoiata, si sia pre- arte militare, che rinvia al più ampio proble-
cisamente espressa letterariamente prima ma della «doppia natura del Centauro ma-
che nella vita statale, anzi la sua espressione chiavellico, ferina ed umana, della forza e del
letteraria sia stata il modo di creare le condi- consenso, dell’autorità e dell’egemonia, della
zioni intellettuali e morali per l’espressione violenza e della civiltà» (Q , , ). Anco-
legislativa e statale» (Q , , ). ra per il presente vale un chiarimento sulla
In Q , , , come anche in altri punti tentazione dell’avanguardismo: «una orga-
dei Q, si ritrova l’espressione «arte politica», nizzazione statale indebolita – avverte G. – è
intendendo con ciò le teorie e le tecniche come un esercito infiacchito: entrano in cam-
della politica. Nonostante G. segnali, in Q , po gli arditi, cioè le organizzazioni armate
, , il distacco «dell’intuizione politica private». Queste usano «l’illegalità [...] come
dall’intuizione estetica, o lirica, o artistica», mezzo di riorganizzare lo Stato stesso [...]
solo per metafora si può parlare di arte poli- combattere l’arditismo con l’arditismo è una
 ARTIFICIALE

cosa sciocca; vuol dire credere che lo Stato ri- lerà matematicamente se con metodo rigo-
manga eternamente inerte, ciò che non avvie- rosamente intransigente lo si boicotterà nel
ne mai» (Q , , ). L’impossibile neutra- campo governativo» (ibid.).
lità dello Stato è la sintesi attuale del senso po- Il sindacalismo rivoluzionario in Francia
litico dell’arte militare. esprime il fatto che «in realtà l’astensioni-
smo elettorale e l’economismo dei sindacali-
SILVIO SUPPA
sti sono l’apparenza “intransigente” dell’ab-
V. «arditi», «Cesare», «cesarismo», «guerra»,
dicazione di Parigi al suo ruolo di testa rivo-
«Machiavelli», «passato e presente», «politica».
luzionaria della Francia, sono l’espressione
di un piatto opportunismo seguito al salasso
artificiale: v. naturale-artificiale.
del » (ivi, ).
ascaro: v. crumiro. MARCOS DEL ROIO
V. «Action française», «Bordiga», «cattolici»,
astensionismo «Chiesa cattolica», «economismo», «intransigen-
za-tolleranza», «parlamento», «Partito popola-
In questa espressione rientra sia la posi- re», «sindacalismo teorico».
zione della Chiesa di fronte allo Stato italia-
no, sia la posizione “economicista” del sin- astrazione
dacalismo rivoluzionario («sindacalismo
teorico»), sia la posizione di Bordiga, ben- Il lemma «astrazione» compare dappri-
ché su questi non vi siano riferimenti espli- ma nei Q in accezione negativa: «astrazione
citi. Può essere il prodotto di una forma di ideologica» contro «concretezza economi-
scolastica o di una filosofia positivistica. Ma ca» (Q , , ), «la storia [...] vanificata
soprattutto esso è una forma di economici- nell’astrazione dei concetti» (Q , , ) ecc.
smo (per G. «economismo») e di sottovalu- Da Q , ,  inizia però un ripensamento di
tazione della politica. Per l’autore dei Q al- questo concetto, che lo identifica infine con
l’economismo «appartengono tutte le forme la «grammatica del pensare normale» (Q ,
di astensionismo elettorale», di cui esempio , ), che trova nel discorso scientifico una
tipico è «l’astensionismo dei clericali italiani sua applicazione particolare. Questa consiste
dopo il , dopo il  sempre più atte- nell’insieme di procedimenti che ogni scien-
nuato, fino al  e alla formazione del Par- za usa per generalizzare i casi singoli, pas-
tito popolare» (Q , , ). Il movimento sando dall’individuo alla legge e viceversa.
di David Lazzaretti poteva essere vincolato Essa coincide con lo stesso procedimento
al non expedit del Vaticano e mostrò al go- che conduce a costruire storicamente la no-
verno «quale tendenza sovversiva-popolare- zione di obiettività, come ciò che è condiviso
elementare poteva nascere tra i contadini in dalla generalità degli scienziati e, quindi, del-
seguito all’astensionismo politico clericale» l’umanità (Q , , ). Di vitale importanza
(Q , , ). Altro esempio di astensioni- politica è pertanto che gli scienziati siano in
smo cattolico è l’esperienza di Maurras e grado di tradurre il proprio metodo astratti-
dell’Action française, sulla quale l’analisi di vo in quello delle altre scienze (Q , , ).
G. evidenzia come fosse «condannata al ma- In riferimento alla scienza economica
rasma, al crollo, all’abdicazione nel momen- andrà fatta una distinzione fondamentale tra
to risolutivo» (Q , , ). Infatti, l’asten- «astrazione determinata» e «generizzazio-
sionismo cattolico ha tratti di somiglianza ne» (v. il discorso avviato in Q , ,  e
con le teorie catastrofiste di certo economi- proseguito in Q  II,, ). Vanno tenute
cismo e sindacalismo, giacché entrambe le distinte l’«astrazione arbitraria» e il «proce-
correnti aspettano il collasso dello Stato li- dimento di distinzione analitica praticamen-
berale: «ogni astensionismo politico in ge- te comodo per ragioni pedagogiche» (Q ,
nerale e non solo quello parlamentare si ba- , ). L’astrazione corretta sarà infatti
sa su una simile concezione meccanicamen- quella che nella modalità stessa del suo isti-
te catastrofica: la forza dell’avversario crol- tuirsi non dimentica il fatto, che ha valore
ATTUALISMO 

solo in quanto comprende gli individui e i lo- anticlericali sbracati» (Q  II, .IV, ), che
ro rapporti: il latino «si studia per abituare i approdano all’ateismo «attraverso la scienza
fanciulli [...] ad astrarre schematicamente o la filosofia, ma sostengono che la religione
pur essendo capaci dall’astrazione a ricalarsi è necessaria per la organizzazione sociale»
nella vita reale immediata, per vedere in ogni (Q , , ). Posizione che riproduce in
fatto o dato ciò che ha di generale e ciò che certo modo la contraddizione tra la Critica
di particolare, il concetto e l’individuo» (Q della ragion pura e la Critica della ragion pra-
, , ). Quando questa capacità non sus- tica di Kant. Oppure di intellettuali come
siste si rischia di cadere nel «feticismo», con- Gentile, che «vuol far credere che la sua fi-
sistente nell’assegnare realtà all’astrazione, losofia è la conquista della certezza critica
nel «pensare che [...] al disopra dei singoli delle verità del cattolicesimo» e che per at-
esiste una entità fantasmagorica, l’astrazione trarre i cattolici tenta di convincerli persino
dell’organismo collettivo, una specie di divi- con un equivoco non privo di conseguenze
nità autonoma, che non pensa con nessuna che «la religione si abbraccia con l’ateismo»
testa concreta, ma tuttavia pensa, che non si (Q , , ).
muove con determinate gambe di uomini,
GIOVANNI SEMERARO
ma tuttavia si muove ecc.» (Q , , ).
V. «Croce», «Gentile», «immanenza», «Kant»,
FABIO FROSINI «laicismo», «religione», «umanesimo assoluto».
V. «homo oeconomicus», «logica», «oggettività»,
«scienza», «tecnica del pensare». attualismo

astrazione determinata: v. homo oecono- G. affronta nei Q il problema dell’attua-


micus. lismo sia in relazione alla filosofia e alla teo-
ria politica di Giovanni Gentile, sia in rap-
porto alle forme che esso assume in alcuni
ateismo
suoi interpreti e seguaci, come Ugo Spirito,
Da politico-filosofo dell’«umanesimo Arnaldo Volpicelli e Guido Calogero. Per ciò
assoluto» e dell’«immanenza assoluta», G. è che concerne l’attualismo gentiliano e le sue
convinto che le soluzioni ai problemi umani conseguenze etico-politiche, G. coglie con
e sociali non si devono ricercare nell’ambito arguzia, in ambito di teoria della politica, la
delle credenze religiose, ma neanche nell’a- differenza tra la posizione di Croce e di Gen-
teismo, per evitare di cadere nell’«equivoco tile e mostra di aver bene inteso la critica (svi-
dell’ateismo» e nell’«equivoco del deismo in luppata con chiarezza negli Elementi di poli-
molti idealisti moderni», poiché gli sembra tica del ) che Croce muove all’idea genti-
«evidente che l’ateismo è una forma pura- liana di Stato etico. L’assolutizzazione dell’at-
mente negativa e infeconda, a meno che non to, la mancata distinzione tra economia ed
sia concepito come un periodo di pura pole- etica, il rifiuto e la negazione del liberalismo
mica letterario-popolare» (Q , , ). G. e del comunismo, accusati da Gentile rispet-
dunque auspica la costruzione di «una cultu- tivamente di individualismo e di materiali-
ra superiore autonoma». Quest’ultima costi- smo, hanno come conseguenza l’identifica-
tuisce «la parte positiva della lotta che si ma- zione tra storia e storia dello Stato e, hegelia-
nifesta in forma negativa e polemica con gli namente, la risoluzione dell’individuo nello
a- privativi e gli anti- (anticlericalismo, atei- Stato stesso. Croce, invece, con la teorizza-
smo, ecc)». Si dà così «una forma moderna e zione della storia intesa come storia etico-po-
attuale all’umanesimo laico tradizionale che litica ribadisce il carattere antigiustificazioni-
deve essere la base etica del nuovo tipo di sta dello «storicismo assoluto» e sottolinea,
Stato» (Q , , ; v. anche Q , , ). proprio nella specificazione della storicità
G. mette in risalto la contraddizione di come «etico-politica», sia la non coincidenza
intellettuali come Croce, che hanno un «atei- di etica e politica, sia il fatto che la storia del-
smo da signori, un anticlericalismo che abor- lo Stato si estende anche a elementi che si op-
re la rozzezza e la grossolanità plebea degli pongono e che possono rovesciare lo Stato
 ATTUALISMO

stesso. Nella concezione crociana della storia un consenso attivo e volontario (libero), cioè
etico-politica è la libertà, intesa da una parte un regime liberale-democratico. Il Gentile
come principio originario della storia, dall’al- pone la fase corporativo [-economica] come
tra come ideale morale a cui l’umanità deve fase etica nell’atto storico: egemonia e ditta-
tendere, ad avere in sé il concetto di lotta. Il tura sono indistinguibili, la forza è consenso
possesso della libertà, infatti, non è mai quie- senz’altro: non si può distinguere la società
to e definitivo; piuttosto la storia della libertà politica dalla società civile: esiste solo lo Sta-
è storia della sua conquista, della sua perdita to e naturalmente lo Stato-governo, ecc.» (Q
e della sua riconquista (in seguito si vedrà co- , , ).
me G., tuttavia, si porrà criticamente nei con- G. è tuttavia ben attento a non accettare
fronti della crociana storia etico-politica). una concezione radicale dell’attualismo, in
Nell’attualismo gentiliano, nell’unità dell’at- cui, con troppa facilità, si parta dal presup-
to che identifica egemonia e dittatura, società posto che la soluzione a problemi attuali sia
civile e società politica, vengono meno sia l’i- necessariamente e geneticamente inclusa
dea della distinzione tra etica e politica, sia lo nella soluzione di epoche passate. Prendere
spazio per la possibilità dell’esercizio di un posizione a favore di una tale concezione
orizzonte plurale di forze in grado anche di dello sviluppo storico-politico della società
opporsi allo Stato. G. ben sintetizza i motivi significherebbe perdere quell’elemento di
di contrasto tra la prospettiva crociana e le criticità che consente di individuare come
conseguenze dell’attualismo di Gentile; tut- specificità le problematiche collocate all’in-
tavia, almeno in un passaggio sembra am- terno di una determinata epoca. Proprio
mettere che l’attualismo gentiliano come mo- l’annichilimento dell’elemento critico all’in-
dello ermeneutico meglio si presti alla spie- terno di una concezione attualistica radicale
gazione dello sviluppo storico-ideale dello della storia sociale sfocerebbe in bieco em-
Stato inteso come individualità, perché capa- pirismo. «Le soluzioni passate di determina-
ce di sintetizzare ciò che in Croce, seppur in ti problemi aiutano a trovare la soluzione dei
rapporto, rimane distinto, vale a dire il mo- problemi attuali simili, per l’abito critico
mento corporativo-economico e il momento culturale che si crea nella disciplina dello
etico dello Stato. G. ribadirà in altri luoghi studio, ma non si può mai dire che la solu-
che, in realtà, anche il concetto di storia eti- zione attuale dipenda geneticamente dalle
co-politica, seppur assorbito nell’astratta soluzioni passate: la genesi di essa è nella si-
speculazione della logica dei distinti, sotten- tuazione attuale e solo in questa. Questo cri-
de comunque l’idea di sviluppo della storia terio non è assoluto, cioè non deve essere
dell’egemonia, nella quale economia ed etica portato all’assurdo: in tal caso si cadrebbe
si danno insieme. Forse per questo G. sostie- nell’empirismo: massimo attualismo, massi-
ne che la filosofia di Croce non può essere mo empirismo» (Q , , ).
analizzata indipendentemente da quella di Sebbene G. mostri di prendere in seria
Gentile e che un Anti-Croce deve essere nel- considerazione l’attualismo gentiliano e di
lo stesso tempo anche un Anti-Gentile (Q  provarne continuamente la tenuta teorica co-
I, , ): «È da vedere in quanto l’“attuali- me modello esplicativo dello sviluppo politi-
smo” di Gentile corrisponde alla fase statale co-sociale dell’umanità (G. pare tracciare, a
positiva, a cui invece fa opposizione il Croce. volte, non in maniera del tutto corretta dal
L’“unità nell’atto” dà la possibilità al Gentile punto di vista storico e testuale, una linea di
di riconoscere come “storia” ciò che per il continuità fra teoria dello Stato hegelo-
Croce è antistoria. Per il Gentile la storia è marxista e teoria gentiliana dello sviluppo
tutta storia dello Stato; per il Croce è invece statuale; di quest’ultima, naturalmente, criti-
“etico-politica”, cioè il Croce vuole mante- ca il carattere eccessivamente speculativo e
nere una distinzione tra società civile e so- soggettivo), va anche affermato che lo stesso
cietà politica, tra egemonia e dittatura; i gran- G. confina e relaziona, almeno in alcuni pas-
di intellettuali esercitano l’egemonia, che saggi dei Q, l’importanza dell’attualismo alla
presuppone una certa collaborazione, cioè fase economico-corporativa che l’Italia vive
ATTUALISMO 

in quegli anni (Q , , ). Così come G. li- lo in una filosofia ultra speculativa come
mita la rilevanza dell’attualismo al momento quella attualistica, queste contraddizioni e
corporativo-economico del periodo storico insufficienze della filosofia crociana trovano
dell’Italia fascista, allo stesso modo è critico una composizione formale e verbale, ma nel-
rispetto alla riforma che l’attualismo gentilia- lo stesso tempo l’attualismo mostra in modo
no presume di aver apportato alla dialettica più evidente il carattere poco concreto della
hegeliana. Malgrado Gentile abbia tentato il filosofia del Croce, così come il “solipsismo”
superamento della dialettica di Hegel, che documenta l’intima debolezza della conce-
non sarebbe riuscita secondo lui a liberarsi zione soggettiva-speculativa della realtà» (Q
dall’empirico perché fondata in ultima istan-  I, , -). Per G. la filosofia della prassi
za sull’Idea logica-astratta e non sull’atto del- non solo non esclude l’idea di storia etico-
lo spirito, per G. la pretesa dell’attualismo politica, ma piuttosto la include e la rivendi-
gentiliano di esprimere la perfezione dialetti- ca come momento essenziale della storia
ca si risolve in un sofisma, dal momento che dell’egemonia (ivi, ).
ancora del tutto oscuro resta il motivo se- G. esprime tuttavia critiche severe nei
condo il quale la dialettica formale sarebbe confronti sia dell’attualismo gentiliano sia
superiore alla logica formale (Q , , ). verso gli esiti a cui esso giunge in alcuni di-
Proprio nella disputa relativa alla dialettica scepoli dello stesso Gentile. L’idealismo at-
tra l’attualismo gentiliano e la logica dei di- tuale, infatti, nel teorizzare la coincidenza di
stinti crociana, G. intravede una contesa pu- ideologia e filosofia, cade dogmaticamente
ramente tecnica, che discende dallo sforzo in una posizione che postula l’identità di
teorico idealistico in generale, e crociano in ideale e reale, di teoria e prassi. Ponendo
particolare, di identificare la filosofia con questa identità, l’idealismo attuale fa fare un
una metodologia della storia (Q , , ). passo indietro alla filosofia rispetto alle “vet-
Come visto fin qui, in G. il concetto di te” delle distinzioni alle quali l’aveva solle-
attualismo è spesso inserito nel contendere vata il pensiero crociano. «Questa degrada-
filosofico tra Croce e Gentile; ancora all’in- zione è visibilissima negli sviluppi che l’i-
terno di questo contendere G. colloca la di- dealismo attuale mostra nei discepoli del
scussione e la critica della storia etico-politi- Gentile: i “Nuovi Studi” diretti da Ugo Spi-
ca di Croce. Per G. la logica dei distinti cro- rito e A. Volpicelli sono il documento più vi-
ciana funziona quando applicata alle que- stoso che io conosca di questo fenomeno.
stioni relative all’estetica, mentre per la sto- L’unità di ideologia e filosofia, quando av-
ria il problema è molto più complesso, dal viene in questo modo riporta a una nuova
momento che «nella storia e nella produzio- forma di sociologismo, né storia né filosofia
ne della storia la rappresentazione “indivi- cioè, ma un insieme di schemi astratti sor-
dualizzata” degli Stati e delle Nazioni è una retti da una fraseologia tediosa e pappagal-
mera metafora». G. sostiene, in ultima ana- lesca» (Q , , ). G. si mostra sempre
lisi, che la filosofia di Croce può trovare sprezzante nei confronti della filosofia di
compimento, risolvendo le proprie contrad- Spirito, arrivando persino ad affermare che
dizioni, solo all’interno dell’attualismo gen- l’apparente novità di contenuti e nella mo-
tiliano, perché solo in questo l’illusione del- dalità di impostare i problemi si risolve in
la rappresentazione individualizzata degli realtà in una questione linguistica e termi-
Stati scompare nell’unità dell’idea proces- nologica (Q , , ). Il novum in Spirito,
suale dell’egemonia statuale. In realtà, se- a parere di G., è a tal punto esclusivamente
condo G., la concezione della storia etico- un problema di “creatività linguistica” da
politica non è così distante dall’attualismo, fargli chiamare in causa il pragmatismo di
dal momento che la storia etico-politica al- Vailati e di Pareto, soprattutto in riferimen-
tro non è se non la storia del momento del- to al linguaggio scientifico (ivi, ). G. af-
l’egemonia. Da qui «la necessità per il Cro- fronta anche le posizioni di Spirito in rela-
ce e per la filosofia crociana di essere la ma- zione alla dottrina dello Stato e dell’econo-
trice dell’“attualismo” gentiliano. Infatti so- mia: egli sostiene che la stessa polemica tra
 ATTUALISMO

la concezione gentiliana dello Stato e la teo- legata alla concezione della “natura umana”
ria della storia etico-politica di Croce si ri- identica e senza sviluppo come era concepita
propone anche tra Einaudi e Spirito. In que- prima di Marx per cui tutti gli uomini sono
sto caso, tuttavia, G. rimprovera a Spirito fondamentalmente uguali nel regno dello
ciò che non rimprovera direttamente a Gen- Spirito (= in questo caso allo Spirito Santo e
tile, vale a dire che la concezione statuale in a Dio padre di tutti gli uomini)» (ivi, ). G.
lui è un ritorno alla pura economicità (Q , torna in più passi sull’incompleta e confusa
, ). Le stesse conclusioni G. avrebbe po- teoria dello Stato di Volpicelli e Spirito, de-
tuto trarle nel confronto Croce-Gentile che nunciando ogni volta l’astrattezza del loro
aveva affrontato appena alcune righe sopra. linguaggio e delle loro teorie.
Inoltre G. rimprovera alle «nuove tendenze Un’altra contraddizione in cui, a parere
“giuridiche”» di Volpicelli e Spirito l’assimi- di G., cade Spirito è determinata dalla sua
lazione tra Stato-classe e società regolata: an- concezione della dialettica; sebbene Spirito
che se G. non lo afferma esplicitamente, que- pensi la dialettica come antitesi radicale de-
sta identificazione può essere imputata come gli opposti (questo il senso, nella filosofia di
uno degli effetti derivanti dall’applicazione Spirito, della mai conclusa “ricerca” e dell’i-
dell’attualismo gentiliano in ambito di teoria nesauribile e irrisolvibile apertura della vita
della politica; infatti, proprio come l’attuali- e dei problemi), come antinomia irriducibi-
smo, con la concezione dello Stato etico, so- le, finisce tuttavia con il porre arbitraria-
spende il concetto di lotta, allo stesso modo mente tra gli opposti stessi una mediazione
l’assimilazione di Stato-classe e società rego- risolutiva e intellettualistica che annulla di
lata «è propria delle classi medie e dei picco- fatto l’opposizione reale e la risolve in una
li intellettuali, che sarebbero lieti di una qual- mediazione speculativa (Q , , ). G. è
siasi regolarizzazione che impedisse le lotte forse troppo duro con Spirito che, in realtà,
acute e le catastrofi: è concezione tipicamen- muoveva a sua volta l’accusa di intellettuali-
te reazionaria e regressiva» (ibid.). G. critica smo alla concezione dialettica dello storici-
continuamente la concezione dello Stato di smo e teorizzava una dialettica maggior-
Spirito ma, soprattutto, ne critica la conce- mente ancorata all’uomo concreto.
zione dell’identità tra speculazione e prassi, Solo cinque sono invece nei Q le ricor-
obiettando che mutare le basi teoriche della renze del nome di Guido Calogero. G. ri-
concezione dello Stato non significa mutare porta l’interpretazione di una recensione
lo Stato reale (Q , , ). Questa stessa cri- scritta da Croce, pubblicata sulla “Critica”
tica, ironicamente più pungente (G. defini- nel maggio del , in cui questi sostiene che
sce Volpicelli e Spirito «i Bouvard e Pécu- Calogero ha denominato “filosofia della
chet della filosofia, della politica, dell’econo- prassi” una propria specifica modalità inter-
mia, del diritto, della scienza, ecc.»), è mossa pretativa dell’attualismo gentiliano. G. si po-
anche poco più avanti (ivi, ). In questo ne come compito quello di chiarire se si trat-
passaggio ancora una volta G. sottolinea l’in- ti solo di una questione di termini o ne vada,
consistenza dell’attualismo di Volpicelli e invece, dell’impostazione filosofica dello
Spirito, opponendosi all’idea dell’identità stesso Calogero (Q  I, p. ). G. riporta,
utopistica di pensiero e azione e, anche se inoltre, un lungo passaggio del lavoro di Ca-
non espressamente, di atto creativo e realtà. logero dal titolo Il neohegelismo nel pensiero
G., vale a dire, rileva nelle teorie idealisti- italiano contemporaneo, apparso nella “Nuo-
che attuali di Volpicelli e Spirito un ritorno al- va Antologia” il  agosto . Questo pas-
l’immobilismo essenzialista e, nello stesso saggio non è commentato da G., che proba-
tempo, l’impossibilità di formulare una con- bilmente ne accetta gli esiti, secondo i quali
cezione dialetticamente dinamica del reale a Croce, avendo individuato i plessi teoretici
lui tanto cara: «Bisognerebbe anche osserva- fondamentali del pensiero hegeliano (imma-
re come la concezione di Spirito e Volpicelli nentismo, dialettica e storicismo), è vero se-
sia un derivato logico delle più scempie e “ra- guace e continuatore dell’hegelismo (Q  II,
zionali” teorie democratiche. Ancora essa è , -). In conclusione, G. non pare riser-
AUTOBIOGRAFIA 

vare a Calogero le stesse severe critiche che esploso nel mutamento»: l’autobiografia,
volge contro gli altri idealisti attuali. come documento di storia materiale, aiuta a
BIBLIOGRAFIA: BERGAMI ; MACCA- comprendere la qualità molecolare del pro-
BELLI ; NEGRI . cesso storico, il rapporto tra formazione in-
dividuale e collettiva, il nesso tra mutamen-
GIUSEPPE D’ANNA
to quantitativo e mutamento qualitativo.
V. «Croce», «Einaudi», «Gentile», «idealismo», Nei paesi particolarmente «“ipocriti”»
«pragmatismo», «società regolata», «solipsismo,
per la distanza tra leggi e costumi «non ab-
solipsistico», «Spirito», «Stato», «Volpicelli».
bondano i memorialisti oppure le autobio-
grafie sono “stilizzate”, strettamente perso-
autobiografia
nali e individuali» (ivi, ). È quanto av-
Nella nota intitolata Giustificazione del- viene in Italia: «sono rari i biografi e gli au-
le autobiografie G. attribuisce valore all’au- tobiografi» poiché «manca l’interesse per
tobiografia in quanto può essere «concepita l’uomo vivente, per la vita vissuta». G. legge
“politicamente”». Concepita, cioè, non sulla tale assenza come «un altro segno del di-
base del presupposto narcisistico e indivi- stacco degli intellettuali italiani dalla realtà
dualistico dell’originalità («si crede che la popolare-nazionale» (Q , , ).
propria vita sia degna di essere narrata per- Dunque, nel riflettere sul problema del-
ché “originale”, diversa dalle altre»), ma col l’autobiografia, G. pone elementi per un me-
fine di «aiutare altri a svilupparsi secondo todo storico: non si fa «politica-storia» (né si
certi modi e verso certi sbocchi», raccontan- può scrivere storia) senza connessione tra
do la propria storia in quanto «simile a quel- «sentire» e «comprendere» (Q , , ).
la di mille altre vite», ma «per un “caso”», Quando in carcere egli soffre la distanza dal-
con «uno sbocco che le altre molte non po- la «vita di Pietro, di Paolo, di Giovanni» si
tevano avere [...] Raccontando si crea questa chiede: «mi manca proprio la sensazione mo-
possibilità, si suggerisce il processo, si indica lecolare: come potrei, anche sommariamente,
lo sbocco» (Q , , ). Dunque G. “giu- percepire la vita del tutto complesso?» (LC
stifica” l’autobiografia in quanto segnata da , a Giulia,  novembre ). Il molecola-
un fine politico-pedagogico: in tal caso essa re, allora, come metodo storico: insieme me-
assume la valenza o addirittura «sostituisce» todo della conoscenza (non si comprende la
il «“saggio politico” o “filosofico”», poiché
storia se non attraverso i mutamenti moleco-
«descrive in atto ciò che altrimenti si deduce
lari) e della trasformazione (sia individuale
logicamente. È certo che l’autobiografia ha
che collettiva). Non si comprende, cioè, la
un grande valore storico, in quanto mostra la
storia senza autobiografie e, al contempo,
vita in atto e non solo come dovrebbe essere
secondo le leggi scritte o i principii morali l’autobiografia è comprensione della propria
dominanti» (ibid.). funzione molecolare nel processo storico di
L’importanza di questa funzione storico- trasformazione. È allora il metodo filologico
documentale, di testimonianza del “particu- appreso alla scuola di Torino che diviene
lare”, è di speciale rilievo in un paese in cui «metodo umano» (Debenedetti , ).
«la realtà effettuale è diversa dalle apparen- Non a caso G. si sofferma, nella riflessio-
ze, i fatti dalle parole, il popolo che fa dagli ne sulle riviste, sull’importanza delle «auto-
intellettuali che interpretano questi fatti». biografie politico-intellettuali» come mo-
Qui l’autobiografia può mostrare la distanza mento di «grande efficacia formativa»: utili a
tra «il meccanismo in atto, nella sua funzio- descrivere le «lotte interiori, per raggiungere
ne effettuale», e la «legge scritta» (Q , , una personalità superiore storicamente», e
-), e colmare le lacune della storiografia dunque a «suggerire, in forma vivente, un in-
che, basata appunto sulla legge scritta, non dirizzo intellettuale e morale, oltre che essere
riesce a dar conto dei cambiamenti storici un documento dello sviluppo culturale in
che «rovesciano la situazione» poiché «man- certe epoche» (Q , , ). Risulta allora
ca il documento del come si è preparato il particolarmente importante il proposito di
mutamento “molecolarmente”, finché è estrarre dalla rubrica Passato e presente «una
 AUTOBIOGRAFIA

serie di note che siano del tipo dei Ricordi ricismo assoluto intendendo storicamente,
politici e civili del Guicciardini»: essi «rias- dialetticamente la costruzione della propria
sumono non tanto avvenimenti autobiogra- autobiografia: «si può trovare una serenità
fici in senso stretto (sebbene anche questi anche nello scatenarsi delle più assurde con-
non manchino), quanto “esperienze” civili e traddizioni e sotto la pressione della più im-
morali (morali più nel senso etico-politico) placabile necessità, se si riesce a pensare
strettamente connesse alla propria vita e ai “storicamente”, dialetticamente, e a identifi-
suoi avvenimenti, considerate nel loro valo- care con sobrietà intellettuale il proprio
re universale o nazionale» (Q , , ). G. compito» (LC , a Tania,  marzo ). La
annuncia questo progetto di marca chiara- comprensione critica di se stessi, il divenire
mente autobiografica con un riferimento di «“medici di se stessi”» (ibid.) attraverso
marca altrettanto chiaramente autobiografi- «una coscienza continuamente presente»
ca: «una tal forma di scrittura può essere più (Debenedetti , ) sono costruzione del-
utile che le autobiografie in senso stretto, l’autobiografia come comprensione della
specialmente se essa si riferisce a processi vi- necessità storica: questa consapevolezza
tali che sono caratterizzati dal continuo ten- permette a G. di sfuggire alla condizione ne-
tativo di superare un modo di vivere e di vrotica dell’«“umiliato e offeso”».
pensare arretrato come quello che era pro- L’autobiografia, dunque, è «concepita
prio di un sardo del principio del secolo per “politicamente”» non solo come documento
appropriarsi un modo di vivere e di pensare del carattere molecolare dei processi storici
non più regionale e da “villaggio”, ma na- di trasformazione, ma anche di formazione
zionale» (ibid.). Ecco che l’esigenza e il pro- della personalità. In questo senso, «tutti gli
cesso di sprovincializzazione della cultura scritti di Gramsci» sono «percorsi da tenta-
italiana, di costruzione di una cultura nazio- zioni autobiografiche, che appaiono però
nale-popolare in connessione con quella eu- ogni volta frenate» (Gerratana , ): non
ropea, trovano una narrazione efficace attra- c’è mai, cioè, il deposito immediatistico del-
verso il racconto del «processo in quanto la propria esperienza, ma una tensione alla
sperimentato da un “triplice o quadruplice comprensione e costruzione di sé che si tra-
provinciale” come certo era un giovane sar- duce anche in una tensione narrativa, ap-
do del principio del secolo» (ibid.). punto nella costruzione molecolare-morale
Il problema politico dell’autobiografia, dell’autobiografia. È questa tensione a fare di
dunque, come narrazione del processo di quell’autobiografia epistolare, dialogico-dia-
«comprensione critica di se stessi» (Q , , lettica, che sono le LC un esempio di lettera-
), come narrazione del processo storico tura morale.
in atto, come comprensione della propria E così in quelle che G. chiama esplicita-
funzione storica in tale processo: come ac- mente Note autobiografiche la narrazione
quisizione progressiva di autocoscienza. G. della propria “esperienza” diventa racconto,
guarda, cioè, gobettianamente, all’autobio- il racconto di sé diventa storia: l’autoanalisi
grafia come a un problema, come tensione di quel mutamento «“molecolare”», «pro-
morale costruttiva di sé e del processo stori- gressivo della personalità morale che a un
co; coniuga tensione gobettiana all’autoedu- certo punto da quantitativo diventa qualita-
cazione, responsabilità morale e formazione tivo», generando «catastrofi del carattere»
molecolare della personalità, intendendo il (Q , , ), è al contempo individuale e
rapporto tra la sensazione molecolare e il collettiva, diventa insieme riflessione sui pro-
tutto complesso anche come «senso di re- cessi di trasformazione della persona e della
sponsabilità verso tutte le molecole che società. La resistenza della coscienza a quel
compongono l’uomo intero»: è un tener processo non è argomento di morale eroica,
conto, un «far collaborare le molecole in una ma diviene immediatamente responsabilità
specie di politica di unità dell’uomo» (Debe- storica, comprensione e costruzione del pro-
nedetti , ). G. costruisce allora la sua cesso storico in atto attraverso la compren-
teoria della personalità alla luce del suo sto- sione critica di se stesso. È evidente allora
AUTODIDATTA 

perché Giacomo Debenedetti, nella seconda L’autocritica e l’ipocrisia dell’autocritica G.


di copertina del secondo volume dell’antolo- rileva che l’autocritica è divenuta parola di
gia  pagine di Gramsci, a proposito del moda: si vuol far credere che «alla critica
carattere «autobiografico» e «narrativo» del- rappresentata dalla “libera” lotta politica
le LC, sostenga che «in Gramsci l’autobio- nel regime rappresentativo» si è trovato un
grafia non si deteriori mai in autobiografi- equivalente che, «se applicato sul serio, è
smo, né il ragguaglio anche intimo in corrivo più efficace e produttivo di conseguenze
intimismo» (Debenedetti ). dell’originale» (Q , , ). Tuttavia
spesso dà luogo «a bellissimi discorsi, a de-
ELEONORA FORENZA clamazioni senza fine e nulla più: l’autocriti-
V. «cannibalismo», «catastrofe, catastrofico», ca è stata “parlamentarizzata”» (ibid.).
«Guicciardini», «molecolare», «naufrago», «per-
sonalità», «psicanalisi», «storia». MANUELA AUSILIO
V. «americanismo», «Babbitt», «Chiesa cattoli-
autocritica ca», «intellettuali», «Stati Uniti».

G. utilizza il termine «autocritica» in


autodidatta
una varietà di significati e di situazioni. Ad
esempio, la personalità di un filosofo è legata L’idea secondo cui tutte le persone dotte
al suo ambiente culturale, che reagisce su di sarebbero in realtà autodidatte, giacché «l’e-
lui e lo costringe a una «continua autocritica» ducazione è autonomia», è per G. un «luogo
(Q  II, , ); nella «tendenza a diminui- comune tendenzioso», che colpevolizza i me-
re l’avversario» c’è «un inizio di autocritica no abbienti e giustifica l’assenza dell’«appa-
[...] che ha paura di manifestarsi esplicita- rato di cultura» necessario per l’educazione e
mente» (Q , , ). Cadorna è ritenuto in- l’istruzione. In senso stretto gli autodidatti
capace d’esercitare l’autocritica (Q , , ) sono coloro i quali sacrificano una parte an-
e ciò vuol dire non voler «eliminare le cause che considerevole di quel tempo che altri de-
del male» (Q , , ); la Chiesa «non ha dicano allo svago o ad altre attività al fine di
mai avuto molto sviluppato il senso dell’au- «istruirsi e educarsi». Non esistono tuttavia
tocritica» (Q , , ). Ancora, G. ritiene la forze sociali che nei fatti si preoccupino in
diffusione nel  del romanzo Babbitt di Italia di soddisfare i bisogni di quanti hanno
Lewis negli Stati Uniti un fenomeno rilevan-
«a loro disposizione solo la loro buona vo-
te poiché, con l’estendersi dell’«autocritica»
lontà»; esistono piuttosto «forze sociali gene-
dei costumi e dunque con la nascita di «una
riche» come il movimento libertario, che spe-
nuova civiltà americana cosciente delle sue
cula finanziariamente su tali «bisogni impel-
forze e delle sue debolezze», gli intellettuali
americani «si staccano dalla classe dominan- lenti» e i cui caratteri di «antistoricismo» e
te» per unirsi a tale nuova civiltà «più inti- «retrività» sono evidenti nel suo stesso «au-
mamente» (Q , , -). Viceversa gli in- todidattismo, che forma persone “anacroni-
tellettuali europei sono filistei piccolo bor- stiche” che pensano con modi antiquati e su-
ghesi (Q , , ): «non rappresentano più perati e questi tramandano, “vischiosamen-
l’autocoscienza culturale, l’autocritica della te”» (Q , , -).
classe dominante», ma ne sono «agenti im- G. ricorda la «superficiale infatuazione
mediati» o se ne sono staccati «costituendo per la scienza» diffusa da «giornalisti onnisa-
una casta a sé» (Q , , ). pienti» e «autodidatti presuntuosi» (Q , ,
In Q , ,  G. evince la vuotezza e la -), che porterebbe molti altri autodidatti,
«disoccupazione intellettuale e morale» del- privi di «un abito scientifico e critico», a
l’attuale generazione dalla «strana forma di «fantasticare di paesi di Cuccagna e di facili
autocritica» che esercita su di sé: sapendosi soluzioni di ogni problema» (Q , , ). G.
«di transizione», ricorre «a immagini [miti- si propone allora di suscitare in tali persone
che] prese dallo sviluppo storico passato» «l’avversione per il disordine intellettuale»,
(ibid.), preda di un evoluzionismo «volgare, attraverso la descrizione di campioni di «ilo-
fatalistico, positivistico» (ibid.). Infine, in tismo intellettuale» (ibid.) quali i loriani. Al-
 AUTODISCIPLINA

l’abitudine al dilettantismo, alla prolissità e al costruire nell’involucro della Società politi-


«paralogismo» (provocate dalla retorica: Q ca una complessa e bene articolata società
, , ), G. contrappone un lavoro intel- civile, in cui il singolo individuo si governi
lettuale rigoroso che consenta di far acquisi- da sé senza che perciò questo suo autogo-
re «agli autodidatti la disciplina degli studi verno entri in conflitto con la società politi-
che procura una carriera scolastica regolare» ca, anzi diventandone la normale continua-
(ibid.). «Sistema Taylor» da una parte e «au- zione, il complemento organico». In coeren-
todidattismo» dall’altra compaiono nei Q a za con lo sviluppo di un processo di costru-
proposito delle «“grammatiche normative” zione della società civile e del suo autogo-
scritte» che tendono ad «abbracciare tutto verno, la «“statolatria”» del gruppo sociale
un territorio nazionale [...] per creare un in ascesa, pur necessaria per la costruzione
conformismo linguistico nazionale unitario»; di una società civile autonoma e dell’auto-
quest’ultimo però pone anche su un piano governo, deve essere «criticata» e superata
più alto «l’“individualismo” espressivo», al- (ivi, ). Tutto il ragionamento sembra
lorché forma «uno scheletro più robusto e svolto avendo anche presente la situazione
omogeneo di cui ogni individuo è il riflesso e della Russia post-rivoluzionaria.
l’interprete» (Q , , ).
MARCOS DEL ROIO
JOLE SILVIA IMBORNONE V. «Ordine Nuovo (L’)», «società civile», «Stato»,
V. «educazione», «grammatica», «intellettuali», «statolatria», «Unione Sovietica».
«Loria», «lorianismo, loriani», «taylorismo».
automatismo
autodisciplina: v. disciplina.
La riflessione sul concetto di «automa-
tismo» viene avviata in Q ,  nel contesto
autogoverno
di una riflessione sul «concetto e fatto di
La riflessione di G. sull’autogoverno si “mercato determinato”» e sulle premesse
sviluppò soprattutto nel periodo dell’espe- necessarie alla nascita di una nuova «scienza
rienza dei Consigli di fabbrica (-): economica»: «Perché si possa parlare di una
l’autogoverno della classe operaia era l’em- nuova “scienza” occorrerebbe aver dimo-
brione del nuovo Stato. Nei Q il lemma ap- strato che esistono un nuovo rapporto di
pare solo in Q , , associato e contrappo- forze ecc. che hanno determinato un nuovo
sto a «“statolatria”». Per G. l’epoca feudale tipo di mercato con un suo [proprio] “auto-
e anche i governi assoluti, in quanto espri- matismo” e fenomenismo che si presenta co-
mevano gli interessi di ordini privilegiati, me qualcosa di “obbiettivo”, paragonabile
rendevano possibile lo sviluppo culturale e all’automatismo delle leggi naturali» (ivi,
morale di gruppi sociali che poi diventavano ). Stante il fatto che l’automatismo at-
Stato, come nel caso della borghesia. Nella tuale è pur sempre quello capitalistico, la fi-
loro ascesa si presentavano come «società ci- losofia della praxis dovrà limitarsi alla «“cri-
vile», con la richiesta di autogoverno di tica di una scienza economica”», cioè alla di-
fronte alla «società politica» o «“governo mostrazione della storicità e sostituibilità
dei funzionari”». Lo Stato, nell’accezione di dell’automatismo dato (ibid.).
G., si può dunque presentare sotto forma di Il concetto di necessità che ne risulta è
società civile o autogoverno e società politi- completamente storico, immanente agli ef-
ca o governo dei funzionari. Lo Stato che si fetti che esso produce, dunque non metafi-
presenta come società civile è quello dotato sico. L’automatismo, che si presenta come
di autogoverno, in quanto il governo dei assenza di iniziativa politica, è, al contrario,
funzionari è qualcosa che appare come da intendere come la generalizzazione di
esterno e sovrapposto. un’iniziativa politica e di una determinata
Nel caso di uno Stato che si identifica organizzazione delle forze sociali. Esso va a
«con gli individui di un gruppo sociale», es- coincidere pertanto con la nozione di “rego-
so «deve servire a determinare la volontà di larità” ed entra a far parte del nuovo con-
AZIONE CATTOLICA 

cetto di “necessità” e di “razionalità” schiz- torità e dell’individuo) e dei Discorsi quello


zato nei Q (Q  II, , -; Q  II, , ; dell’egemonia [...] o del consenso accanto a
Q  II, ,  e soprattutto Q , , -). quello della autorità e della forza [...] l’osser-
In quanto necessità immanente, l’auto- vazione è giusta» (Q , , ). Non solo G.
matismo si produce solo dopo che i rappor- condivide la necessità di entrambi i momen-
ti sociali sono stati politicamente organizza- ti, ma rileva anche la loro non contradditto-
ti: di esso fanno parte integrante, di conse- rietà: «non c’è opposizione di principio tra
guenza, quelle che G. chiama «condizioni principato e repubblica, ma si tratta piutto-
soggettive»: «L’automatismo storico di una sto della ipostasi dei due momenti di autorità
certa premessa viene potenziato politica- e universalità» (ibid.). L’autorità non è quin-
mente dai partiti e dagli uomini “capaci”: la di solamente l’impedimento al completo di-
loro assenza o deficienza (quantitativa e spiegarsi della libertà, ma è anche un ele-
qualitativa) rende “sterile” l’automatismo mento funzionale allo sviluppo umano quan-
stesso: c’è la premessa, ma le conseguenze do la sua «origine è “democratica”, se cioè
non si realizzano» (Q , , ). E nel Testo l’autorità è una funzione tecnica specializza-
C si precisa che se non vi sono le condizioni ta e non un “arbitrio” o una imposizione
soggettive l’automatismo «non è automati- estrinseca ed esteriore» (Q , , ).
smo» e di premesse si può parlare solo
MICHELE FILIPPINI
«astrattamente» (Q , , ).
V. «crisi di autorità», «dittatura», «dominio»,
FABIO FROSINI «egemonia», «forza », «libertà», «Machiavelli».
V. «mercato determinato», «necessità», «raziona-
lità», «regolarità», «scienza». Azione cattolica
All’Azione cattolica G. dedica momen-
autorità
ti sporadici di analisi e giudizi interessanti
Oltre che nelle formule di «crisi di au- già negli scritti giovanili. Ma è soprattutto
torità» (Q , , ) o crisi del «principio nei Q (in molte note sparse e soprattutto nel
di autorità» (Q , , ), oltre al suo uso co- Q ) che egli ritorna sull’argomento con
mune come sinonimo di poteri costituiti, G. frequenza e con una certa sistematicità. Qui
assegna alla parola «autorità» almeno altri l’analisi sull’Azione cattolica è condotta in
due significati. Il primo e più scontato è stretta connessione con quella sugli intellet-
quello che la identifica con la conservazione: tuali religiosi contemporanei (cattolici inte-
«la storia è libertà in quanto è lotta tra li- grali, gesuiti e modernisti), poiché egli ritie-
bertà e autorità, tra rivoluzione e conserva- ne che «i due studi sono inscindibili in un
zione» (Q  I, , ). L’autorità è qui il fre- certo senso e come tali devono essere elabo-
no del mutamento storico, l’elemento coer- rati» (Q , , ). Non poche le note che
citivo che si oppone al dispiegarsi della li- G. intitola precisamente Azione cattolica,
bertà umana. Più avanti in questa nota il pur trattando dei «cattolici integrali, gesuiti
concetto di «“patria”» verrà ricondotto a e modernisti». I conflitti tra gli intellettuali
«un sinonimo», non «di “libertà”», bensì cattolici contemporanei sono, infatti, mo-
«di Stato, cioè d’autorità» (ivi, ). menti di lotta per la conquista dell’egemonia
G. non è però un idealista e non accetta sull’Azione cattolica, il cui controllo con-
la visione crociana del processo storico come sente poi l’influsso anche sulla politica ge-
trionfo della libertà contro l’autorità. Com- nerale del Vaticano.
plica quindi il suo discorso e, in un passo in Dell’Azione cattolica G. fornisce un pro-
cui commenta l’interpretazione di Machia- filo storico e uno politico. In alcuni blocchi
velli da parte di Luigi Russo (curatore dell’e- di note del Q  (-, passim) e del Q  (-
dizione del Principe del ), richiama il mo- , -, -) G. distingue tre periodi nella
mento dell’autorità come momento necessa- storia dell’Azione cattolica: dopo il  (la
rio: «Il Russo nei Prolegomeni fa del Principe preistoria), dopo il , dopo il . In ge-
il trattato della dittatura (momento dell’au- nerale egli identifica la storia dell’Azione cat-
 AZIONE CATTOLICA

tolica con quella delle organizzazioni che, a la struttura dell’Azione Cattolica, mettendo
partire dalla Rivoluzione francese e soprat- in quistione l’autorità assoluta delle gerar-
tutto dalla seconda metà dell’Ottocento, cer- chie ecclesiastiche» (Q , , ).
cano di creare forme nuove di presenza cri- Questo rapporto istituito da G. tra l’A-
stiana in una società che va progressivamen- zione cattolica e i partiti-sindacati cattolici è
te e totalmente scristianizzandosi. G. attri- stato rappresentato (Portelli ) nei termi-
buisce grande importanza storica all’Azione ni di una distinzione fra «il permanente e il
cattolica perché essa «segna l’inizio di una congiunturale», «l’obbligatorio e il facolta-
epoca nuova nella storia della religione cat- tivo», precisando però che esso non sem-
tolica: quando essa da concezione totalitaria pre, all’atto pratico, si evidenzia come di su-
(nel duplice senso: che era una totale conce- bordinazione dei partiti o dei sindacati alla
zione del mondo di una società nel suo tota- gerarchia ecclesiastica e al Vaticano, attra-
le), diventa parziale (anche nel duplice sen- verso la mediazione dell’Azione cattolica.
so) e deve avere un proprio partito» (Q , , Ciò si verifica in Italia, dove sindacato e par-
). L’Azione cattolica si presenta agli oc- tito sono più direttamente subordinati al-
chi di G. come un vero e proprio partito, su- l’Azione cattolica, non invece in Germania,
scitato e organizzato direttamente dalla dove ha la preminenza il partito cattolico di
Chiesa nei tempi moderni per arginare il pro- centro (Zentrum), e nella stessa Francia, do-
cesso di «apostasia di intere masse [...] il su- ve l’Azione cattolica, sebbene presenti una
peramento di massa della concezione religio- struttura solida e disponga di un personale
sa del mondo» (ibid.) avviatosi con la Rivo- più qualificato di quello italiano, è tuttavia
luzione francese. A partire da questo mo- soggiogata in misura maggiore dal movi-
mento il problema politico di fondamentale mento politico integralista anziché dal Vati-
importanza e urgente per la gerarchia eccle- cano (Q , , ; v. Portelli , ). Al-
siastica è proprio quello di recuperare, attra- trettanto interessante il rapporto che G.
verso l’opera dei propri intellettuali e dell’A- istituisce tra l’Azione cattolica e gli intellet-
zione cattolica, l’egemonia ideologica, socia- tuali cattolici. La nascita e lo sviluppo del-
le e politica compromessa. Questo ruolo po- l’Azione cattolica, come pure del moderni-
litico dell’Azione cattolica è simile ma anche smo, gesuitismo e integralismo contempo-
specificamente diverso da quello delle altre ranei, «hanno significati più vasti che non
organizzazioni cattoliche (sindacati, Partito siano quelli strettamente religiosi: sono
popolare, intellettuali cattolici). Rapporto “partiti” nell’“impero assoluto internazio-
che viene così precisato da G.: «L’Azione cat- nale” che è la Chiesa Romana ed essi non
tolica è stata sempre un organismo comples- possono evitare di porre in forma religiosa
so, anche prima della costituzione della Con- problemi che spesso sono puramente mon-
federazione bianca del Lavoro e del Partito dani, di “dominio”» (Q , , ).
Popolare. La Confederazione del Lavoro era Il giudizio politico di G. a proposito del-
considerata organicamente una parte costi- l’Azione cattolica non è univocamente nega-
tutiva dell’Azione cattolica, il Partito Popo- tivo, ma complesso, ricalcato su quello già
lare invece no, ma lo era di fatto. Oltre che espresso nel periodo giovanile riguardo al
alle altre ragioni, la costituzione del Partito Partito popolare. In un articolo apparso su
Popolare fu consigliata da ciò che si riteneva “La Correspondance Internationale”, seb-
inevitabile nel dopo guerra una avanzata de- bene la ritenga generalmente un’organizza-
mocratica, alla quale occorreva dare un or- zione «nelle mani dell’aristocrazia, dei gran-
gano e un freno, senza mettere in rischio la di proprietari e delle alte autorità ecclesia-
struttura autoritaria dell’Azione Cattolica stiche, reazionarie e simpatizzanti col fasci-
che ufficialmente è diretta personalmente smo» (Il Vaticano,  marzo , in CPC
dal Papa e dai Vescovi: senza il Partito Po- ), egli annota tuttavia anche che «una
polare e le innovazioni in senso democratico parte dei contadini, [...] risvegliata alle lotte
portate nella Confederazione sindacale, la per la difesa dei suoi interessi dalle stesse or-
spinta popolaresca avrebbe sovvertito tutta ganizzazioni autorizzate e dirette dalle auto-
AZIONE CATTOLICA 

rità ecclesiastiche, [...] accentua il proprio cano, un popolare, un sardista, un democra-


orientamento di classe e incomincia a senti- tico meridionale aderiscono al programma
re che le sue sorti non sono separabili da del fronte unico proletario e della alleanza
quelle della classe operaia. Indizio di questa fra operai e contadini, molta maggior im-
tendenza è il fenomeno Miglioli. Un sinto- portanza ha il fatto che a tale programma
mo assai interessante di essa è anche il fatto aderisca un membro dell’azione cattolica
che le organizzazioni bianche, le quali, es- come tale», poiché «ogni nostro successo sia
sendo una parte dell’“Azione cattolica”, pure limitato nel campo dell’Azione cattoli-
fanno capo direttamente al Vaticano, hanno ca significa pertanto che noi riusciamo a im-
dovuto entrare nei comitati intersindacali pedire lo svolgimento della politica fascista
con le Leghe rosse, espressione di quel pe- in un campo che sembrava precluso a qual-
riodo proletario che i cattolici indicavano fin siasi iniziativa proletaria» (ibid.).
dal  come imminente alla società italia- Da tener sempre presente che l’analisi
na» (La situazione italiana e i compiti del PCI, dell’Azione cattolica e degli intellettuali cat-
gennaio , in CPC ). Anche nella se- tolici contemporanei è solo l’ultimo capito-
conda metà del  – quando ormai «l’A- lo di una ricerca ben più ampia sugli intel-
zione cattolica [...] rappresenta [...] una par- lettuali italiani, comprendente a sua volta un
te integrante del fascismo, tende attraverso consistente capitolo sulla Chiesa come intel-
l’ideologia religiosa a dare al fascismo il con- lettuale (LC -, a Tatiana,  luglio ).
senso di larghe masse popolari, ed è destina- Studio che G. conduce sotto l’angolatura
ta in un certo senso, nell’intenzione di una particolare del rapporto tra intellettuali e
tendenza fortissima del Partito fascista (Fe- masse popolari e come esempio di storiciz-
derzoni, Rocco, ecc.), a sostituire lo stesso zazione del rapporto dialettico tra senso co-
Partito fascista nella funzione di partito di mune, religione popolare e filosofia.
massa e di organismo di controllo politico TOMMASO LA ROCCA
sulla popolazione» (Un esame della situazio-
V. «cattolici», «Chiesa cattolica», «contadini»,
ne italiana, agosto , in CPC ) – G. non
«egemonia», «filosofia», «gesuiti, gesuitismo»,
desiste dal tentare ugualmente un approccio «ideologia», «integralisti», «intellettuali», «intel-
aperto verso i giovani dell’Azione cattolica, lettuali italiani», «modernismo», «partito», «Par-
ritenendo che «se ha importanza il fatto che tito popolare», «quistione cattolica», «religione»,
un massimalista, un riformista, un repubbli- «senso comune».
B

Babbitt stro di provincia, dal capo sezione del Mini-


stero», è «una superstizione imputridita e de-
Babbitt è il protagonista del romanzo bilitante» (ibid.). Nonostante tutto – conclu-
omonimo di Sinclair Lewis che G. lesse in de G. –, il Babbitt americano guarda in avan-
carcere, in traduzione francese, e che è an- ti, mentre quello europeo guarda indietro,
che oggetto di commenti nel fascicolo della verso una società non necessariamente supe-
rivista tedesca “Die literarische Welt”, che rata, ma certamente arretrata.
egli tradusse. Per G., il libro di Lewis è di
«importanza culturale più che artistica: la DEREK BOOTHMAN
critica dei costumi prevale sull’arte», è rap- V. «americanismo», «conformismo», «Europa»,
presentativo dell’inizio di un’autocritica sul- «intellettuali».
la nuova civiltà statunitense da parte di un
ceto intellettuale che inizia a staccarsi dalla bambino
classe dominante (Q , , ), in un paese
«Bambino» e «fanciullo» compaiono in
in cui – non va dimenticato – l’assenza di un numerose note dei Q e in buona parte delle
gran numero di intellettuali tradizionali fa sì LC, che G. invia alla moglie Julca (Giulia) e
che l’egemonia nasca direttamente dalla fab- alla cognata Tatiana, soprattutto in riferi-
brica, con l’apporto di «una quantità mini- mento alla questione della formazione della
ma di intermediari professionali della politi- personalità. In particolare G. valorizza, nel
ca e dell’ideologia» (Q , , ). concetto di bambino, contro la presunta
Babbitt è il prototipo di colui che, facen- componente naturale, quella storica perché
do parte delle classi medio-basse statuniten- è «con la coercizione» (LC , a Giulia, 
si dell’epoca, assume il grande industriale co- dicembre ) che si determina la forma-
me «modello» (Q , , ) e, senza accor- zione del bambino come dell’uomo. Gli ele-
gersene, ne riproduce i pregiudizi. Il suo ra- menti della personalità, infatti, si formano
gionare, la sua logica sono inficiati dal fatto storicamente di volta in volta, poiché – os-
che egli vi introduce inconsapevolmente opi- serva G. – «la coscienza del fanciullo non è
nioni connotate da un preciso punto di vista alcunché di “individuale” (e tanto meno di
sociale e di classe (Q , , ). Il che fa individuato)», ma rappresenta «il riflesso
concludere a G. che gli uomini, nella mag- della frazione di società civile cui il fanciul-
gioranza dei casi, «non si accorgono di quan- lo partecipa, dei rapporti sociali quali si an-
to il sentimento e l’interesse immediato tur- nodano nella famiglia, nel vicinato, nel vil-
bino il processo logico» (ibid.). laggio ecc.» (Q , , ). G. infatti consi-
Il conformismo di Babbitt, tipico del «fi- dera «il cervello del bambino» non come
listeo di un paese in movimento» (Q , , «un gomitolo che il maestro aiuta a sgomi-
), «è ingenuo e spontaneo», «una supersti- tolare», come «si immagina» (Q , , ),
zione energetica e progressiva» (Q , , ); ma come una parte del complesso mondo
il conformismo equivalente in Europa, forni- storico su cui l’ambiente, la società, esercita
to dal «canonico della cattedrale, dal nobila- la sua coercizione. Tali considerazioni sono
 BAMBINO

legate in G. non soltanto al problema dello ra indirizzata a Giulia in cui G., dopo averle
«sviluppo della personalità» (LC , a Jul- confessato di essere «molto invidioso» poi-
ca,  ottobre ) dei figli, Delio e Giulia- ché non può «godere la prima freschezza
no, e della nipote Edmea, ma anche alla que- delle impressioni sulla vita dei bambini» e
stione del peculiare rapporto del bambino- non può aiutarla «a guidarli e a educarli»,
allievo con il maestro e con la scuola. palesa le sue perplessità rispetto al modello
Emblematica appare la lettera, già citata, educativo «ginevrino e roussoiano» (LC ,
del  in cui G., a proposito della forma- a Julca,  luglio ) con cui, a suo avviso,
zione dei figli, rimprovera a Giulia di lasciar- vengono educati Delio e Giuliano. G. di-
si influenzare da una concezione «metafisi- chiara infatti che se tale modo, tipicamente
ca» dell’educazione, dal presupporre cioè svizzero, «di concepire l’educazione come
«che nel bambino sia in potenza tutto l’uo- sgomitolamento di un filo preesistente» ave-
mo e che occorra aiutarlo a sviluppare ciò va avuto «la sua importanza quando si con-
che già contiene di latente, senza coercizioni, trapponeva alla scuola gesuitica, cioè quan-
lasciando fare alle forze spontanee della na- do negava una filosofia ancora peggiore»,
tura». Secondo G., infatti, «ciò che si crede ora esso appare «altrettanto superato» (LC
forza latente» non è che il «complesso infor- , a Giulia,  dicembre ).
me ed indistinto delle sensazioni e delle im- A questo proposito risultano altrettanto
magini dei primi giorni, dei primi mesi, dei interessanti i giudizi, spesso critici e perento-
primi anni di vita, immagini e sensazioni che ri, di G. rispetto alla personalità della nipote
non sempre sono le migliori che si vuole im- Edmea, giudicata «troppo puerile per la sua
maginare». E poiché – continua G. – queste età» e senza «bisogni sentimentali che non
immagini e queste sensazioni che vengono siano piuttosto animaleschi (vanità ecc.)», a
assorbite dal bambino in modo rapido e causa, «forse», dei troppi vizi e della non co-
quantitativamente straordinario fin dai primi strizione, da parte dei familiari, «a discipli-
giorni di nascita saranno ricordate nel perio- narsi» (LC , alla madre,  luglio ). In
do di giudizi più riflessivi, in seguito all’«ap- realtà la riflessione sulla formazione della ni-
prendimento del linguaggio», rinunziare a potina permette a G. di esprimere la sua opi-
formare il bambino potrebbe significare ca- nione sul fondamentale ruolo della famiglia e
dere «in una forma di trascendenza o di im- della scuola nel processo educativo del bam-
manenza» (LC , a Giulia,  dicembre bino. Nell’elencare infatti quelle «qualità so-
), ovvero permettere che la sua persona- lide e fondamentali per il suo avvenire», che
lità si sviluppi accogliendo caoticamente dal- ogni fanciullo dovrebbe possedere, ovvero
l’ambiente generale tutti i motivi di vita. «la “forza di volontà”, l’amore per la disci-
Di notevole interesse è anche il passo di plina e per il lavoro, la costanza nei proposi-
una lettera dello stesso anno in cui G., pren- ti», G. dichiara di tener conto, «più che del
dendo a pretesto il racconto del processo di bambino, di quelli che lo guidano e che han-
crescita di alcune pianticelle che coltiva nel- no il dovere di fargli acquistare tali abitudi-
la sua cella e della sua tentazione quotidiana ni, senza mortificare la sua spontaneità»: un
«di tirarle un po’ per aiutarle a crescere», di- concetto, quest’ultimo, ricco di implicazioni
chiara a Tatiana di rimanere «incerto tra le e largamente affrontato, assieme a quello di
due concezioni del mondo e dell’educazio- «direzione consapevole», in numerose note
ne», ovvero di non riuscire a decidere «se es- dei Q. A tal riguardo egli poi aggiunge che
sere roussoiano e lasciar fare la natura che considerando le «condizioni molto sfavore-
non sbaglia mai ed è fondamentalmente voli» in cui si esplica l’«attività femminile
buona o se essere volontarista e forzare la [...] fin dalle prime scuole», allora è assoluta-
natura introducendo nell’evoluzione la ma- mente auspicabile che «nella concorrenza
no esperta dell’uomo e il principio d’auto- [...] le donne abbiano qualità superiori a
rità» (LC , a Tania,  aprile ). Tale quelle domandate ai maschi e una maggior
iniziale incertezza sembra cominciare a dose di tenacia e di perseveranza» (LC , a
esaurirsi qualche mese più tardi in una lette- Teresina,  maggio ).
BENDA , JULIEN 

Se ogni fanciullo, dunque, dovesse af- za”» e «contenuto “umano e morale”» (Q ,


frontare la scuola portando con sé una parte , ) che permette a G. di prendere le di-
di quella mediazione della famiglia, purché stanze dall’estetica crociana. Egli non nega
non accecata «dai sentimenti» (LC , a Giu- che compito dell’estetica «come scienza» sia
lia,  dicembre ), allora «l’educazione» è «quello di elaborare una teoria dell’arte e
da intendersi secondo G. come «una lotta della bellezza, dell’espressione» (Q , ,
contro gli istinti legati alle funzioni biologiche ), ma ribadisce che nell’approccio all’arte
elementari, una lotta contro la natura per do- si deve privilegiare lo studio della sua «“fun-
minarla e creare l’uomo “attuale” alla sua zione”», pur ammettendo che un simile stu-
epoca» (Q , , ). Sulla base di ciò G., no- dio «non è sufficiente, pur essendo necessa-
nostante consideri assolutamente necessario rio, per creare la bellezza» (Q , , ). Per
che la scuola si liberi da rapporti di disciplina G. la «ricerca sulla bellezza di un’opera» non
ipocrita e meccanica, allo stesso tempo ritie- può che essere «subordinata alla ricerca del
ne comprensibile che la stessa, nella sua pri- perché essa è “letta”, è “popolare”, è “ricer-
ma fase, debba tendere «a disciplinare, quin- cata” o, all’opposto, del perché non tocca il
di anche a livellare, a ottenere una specie di popolo e non l’interessa» (Q , , ).
“conformismo” che si può chiamare “dina- La questione è affrontata anche in due
mico”» (Q , , ). Superata questa prima lettere alla moglie Giulia. Contestando di
fase, secondo G., spetta al «lavoro vivente del aver affermato che «“avere dell’amore per
maestro» il compito di «accelerare e [...] di- uno scrittore od un altro artista non è lo stes-
sciplinare la formazione del fanciullo» (Q , so che avere per lui della stima”», G. obietta
, ), poiché la scuola, a suo avviso, rap- di essersi limitato a distinguere «il godimen-
presenta soltanto «una frazione della vita del- to estetico e il giudizio positivo di bellezza ar-
l’alunno» (Q , , ), un’integrazione del- tistica, cioè lo stato d’animo di entusiasmo
la società e ne assimila tutti gli elementi di per l’opera d’arte come tale, dall’entusiasmo
contrasto e di lotta, poiché «la coscienza in- morale, cioè dalla compartecipazione al
dividuale [...] dei fanciulli riflette rapporti ci- mondo ideologico dell’artista, distinzione
vili e culturali diversi e antagonistici con quel- [....] criticamente giusta e necessaria» (LC
li che sono rappresentati dai programmi sco- -,  settembre ). Da questo punto di
lastici» (Q , , ). Soltanto in un secondo vista è significativo che invitando un anno
momento, cioè quando la scuola diventa dopo la moglie a illustrare al figlio Delio le
«creativa, sul fondamento raggiunto di “col- motivazioni storiche della religiosità della
lettivizzazione” del tipo sociale», essa favo- Capanna dello zio Tom, G. rivaluti il ruolo
rirà l’espansione della personalità «divenuta della bellezza e del godimento estetico come
autonoma e responsabile, ma con una co- via privilegiata alla comprensione di senti-
scienza morale e sociale solida e omogenea» menti non più attuali: «A me pare che debba
(Q , , ). avvenire in noi una catarsi, come dicevano i
greci, per cui i sentimenti si rivivono “artisti-
VALERIA LEO camente” come bellezza, e non più come
V. «coercizione», «educazione», «famiglia», passione condivisa e ancora operante» (LC
«Giulia», «natura», «personalità», «Rousseau», ,  agosto ). In questo modo egli apre
«scuola», «spontaneità», «uomo». la strada a una considerazione della bellezza
artistica estranea alle premesse idealistiche.
bellezza
MARINA PALADINI MUSITELLI
«Bellezza» è per G. sinonimo di arte. Il V. «arte», «Croce», «estetica».
termine indica, crocianamente, una non me-
glio definita qualità formale dell’arte, che
Benda, Julien
non comporta, però, da parte dei fruitori, né
un immediato riconoscimento né un auto- G., partendo da un articolo di Benda del
matico godimento estetico. Esso implica , considerato come un corollario del
quella preliminare distinzione tra «“bellez- pamphlet La trahison des clercs, sottolineava
 BERGSON , HENRI

come l’intellettuale francese intervenisse su con sarcasmo a questa accusa nell’articolo


una questione allora assai dibattuta, dal pri- Bergsoniano!, del  gennaio , in SF -; a
mo dopoguerra lungo il corso degli anni tali accuse, lanciate già nel  anche in am-
Venti: la questione della «nazionalità del bito massimalista, si fa riferimento in Q , ,
pensiero» (per cui, ad esempio, «il Geist te- ). Al riguardo G. ricorda che nel sociali-
desco è ben diverso dall’Esprit francese»). In smo italiano «dominava una concezione fata-
connessione, ma anche in rapporto critico, listica e meccanica della storia [...] e però si
con le considerazioni di Benda, G. osservava verificavano atteggiamenti di un volontari-
che, se è vero che «l’universale si serve me- smo formalistico sguaiato e triviale» (ibid.),
glio quanto più si è particolari», è altresì ve- mentre il movimento torinese produsse una
ro che «una cosa è essere particolari, altra co- «unità della “spontaneità” e della “direzione
sa predicare il particolarismo» (Q , , ). In consapevole”» (Q , , ). Non a caso i giu-
ciò consisteva per G. l’equivoco del naziona- dizi su Bergson si inseriscono frequentemen-
lismo, il quale pretendeva spesso di essere «il te in discussioni circa la volontà di G. di su-
vero universalista, il vero pacifista» (ibid.) perare visioni del mondo e concezioni della
proprio in nome di un particolarismo che si storia che eccedano in materialismo o in idea-
concepiva come universalismo. lismo oppure compaiono nella ricorrente tesi
Più in generale, l’autore dei Q tendeva ad della «doppia revisione» subita dalla filosofia
accomunare Benda e Croce, nel senso che en- della praxis, revisione che implica anche l’af-
trambi, a suo avviso, esaminavano la «qui- fermazione dell’influenza del marxismo su
stione degli intellettuali» facendo astrazione molte filosofie: «Bisognerebbe [...] studiare
sia «dalla situazione di classe degli intellet- specialmente la filosofia del Bergson e il prag-
tuali stessi» sia «dalla loro funzione», che si matismo per vedere in quanto certe loro po-
era andata definendo e precisando con l’e- sizioni sarebbero inconcepibili senza l’anello
norme diffusione del libro e della stampa pe- storico del marxismo» (Q , , -).
riodica (ivi, ). Infine, riguardo al convinci- Brani di Bergson offrono inoltre spunti
mento di Benda secondo cui il fervore in at- di riflessione circa «l’intuizione politica»,
to, volto a mantenere e a preservare la «na- ma in un contesto a lui estraneo e più ispira-
zionalizzazione dello spirito», significava in to a Machiavelli. Il più diretto riferimento a
realtà che lo spirito europeo stava nascendo e Bergson è in una discussione di un saggio
che al suo interno l’intellettuale-artista avreb- contenuto in L’énergie spirituelle dedicato
be dovuto «individualizzarsi» per attingere all’ipotesi di un’umanità rivolta alla vita in-
una dimensione «universale», G. precisava teriore piuttosto che al mondo materiale: «Il
con decisione che la «lotta intellettuale», con- regno del mistero sarebbe stato la materia e
dotta senza una «lotta reale» tendente a ca- non più lo spirito, egli dice [...] In realtà
povolgere una situazione storica, non poteva “umanità” significa Occidente, perché l’O-
che essere sterile, e così concludeva: «È vero riente si è proprio fermato [...] al mondo in-
che lo spirito europeo sta nascendo e non so- teriore. La quistione sarebbe questa [...]: se
lamente europeo, ma appunto ciò inasprisce non è proprio lo studio della materia [...]
il carattere nazionale degli intellettuali, spe- che ha fatto nascere il punto di vista che lo
cialmente dello strato più elevato» (ivi, ). spirito sia un “mistero”» (Q , , ). Non
vi sono valutazioni complessive della filoso-
PASQUALE VOZA fia bergsoniana, apprezzata in funzione anti-
V. «Croce», «Goethe», «intellettuali», «naziona- positivistica, ma citata soprattutto in riferi-
lismo». mento a «forme di irrazionalismo e arbitra-
rietà» (Q  I, , ).
Bergson, Henri
LUDOVICO DE LUTIIS
Bergson è spesso citato in relazione al- V. «filosofia della praxis», «Machiavelli», «marxi-
l’accusa rivolta al movimento torinese di es- smo», «materia», «Oriente-Occidente», «prag-
sere «“spontaneista”», «“volontarista”» e ap- matismo», «revisionismo», «Sorel», «spirito, spi-
punto «bergsoniano» (all’epoca G. rispose ritualismo», «spontaneismo», «volontarismo».
BILANCIO STATALE 

Bernstein, Eduard nizzata di fatto la struttura ideologica di una


classe dominante: cioè l’organizzazione mate-
In Q , , - G. sottopone ad anali-
riale intesa a mantenere, a difendere e a svi-
si critica l’affermazione di Bernstein «secon-
luppare il “fronte” teorico o ideologico [...]
do cui il movimento è tutto e il fine è nulla».
La stampa è la parte più dinamica di questa
Lungi dal tentare un’interpretazione della struttura ideologica, ma non la sola: tutto ciò
dialettica, Bernstein propone «una concezio- che influisce o può influire sull’opinione pub-
ne meccanicistica della vita e del movimento blica direttamente o indirettamente le appar-
storico» nella quale le forze umane appaiono tiene: le biblioteche, le scuole, i circoli e clubs
passive e il movimento è colto in un’ottica di di vario genere, fino all’architettura, alla di-
evoluzionismo volgare piuttosto che di svol- sposizione delle vie e ai nomi di queste»
gimento e di sviluppo. Ciò che stupisce, con- (ibid.). È indicativo della peculiare struttura
tinua G., è il fatto che Bernstein attinga al re- dell’egemonia in Italia il fatto che certi servi-
visionismo idealistico che, comunque, con- zi, altrove finanziati dallo Stato, «sono da noi
templa l’intervento degli uomini ritenendolo trascurati quasi del tutto; tipico esempio le bi-
decisivo «nello svolgimento storico». blioteche e i teatri» (Q , , ).
Eppure Bernstein non esclude totalmen- A proposito della scuola unitaria, G. sot-
te l’intervento umano, «ritenuto efficiente co- tolinea come la biblioteca, insieme ai «semi-
me tesi, ossia nel momento della resistenza e nari», ai «gabinetti sperimentali» e ai «labo-
della conservazione», ma «rigettato come an- ratori» (Q , , ), costituisca il corpo cen-
titesi, ossia come iniziativa e spinta antagoni- trale dell’attività educativa e formativa, in cui
sta». Mentre però per la resistenza e la con- «si raccoglieranno gli elementi fondamentali
servazione possono esistere «“fini”», ciò non per l’orientazione professionale» (ibid.).
accade per il progresso e per l’iniziativa inno- Questa struttura dovrebbe prolungarsi in un
vatrice. Insomma, conclude G., si tratta di sistema accademico territoriale completa-
un’astuta teorizzazione della passività, in cui mente nuovo, centralizzato e razionalizzato
la tesi debilita l’antitesi, la quale «ha bisogno («nelle sezioni provinciali e al centro tutte le
di prospettarsi dei fini, immediati e mediati, attività dovranno essere rappresentate, con
per rafforzare il suo movimento superatore. laboratori, biblioteche, ecc.»: ivi, ), e ca-
Senza la prospettiva di fini concreti, non può pace di mettere in luce i più meritevoli.
esistere movimento del tutto» (ibid.). G. nutre inoltre un certo interesse per le
Secondo Sorel, come si evince da una biblioteche popolari, che possono fornire
sua lettera a Croce, ispiratore di Bernstein «spunti “reali” sulla cultura popolare» (Q ,
era stato anche il lavoro dello stesso Croce , ). Anche le biblioteche carcerarie, da
(Q  II, , ), che divenne «leader intel- lui sempre frequentate, sono testimonianza
lettuale delle tendenze revisionistiche degli sia di un sistema egemonico, sia di un certo
anni » (Q  I, p. ). modo popolarmente diffuso di pensare (si
LELIO LA PORTA vedano i numerosi spunti nelle LC, in parti-
colare LC -, a Tania,  aprile ).
V. «Croce», «dialettica», «evoluzionismo», «mez-
zi e fini», «revisionismo», «socialisti», «Sorel». FABIO FROSINI
V. «apparato egemonico», «architettura», «carce-
biblioteca re o prigione», «cultura popolare», «egemonia»,
«giornalismo», «scuola», «struttura ideologica».
La biblioteca è agli occhi di G. uno dei
luoghi fondamentali di formazione e diffusio-
biennio rosso: v. Ordine Nuovo (L’).
ne della cultura. Nei Q il concetto interviene
sia nell’esame del «materiale ideologico» che
confluisce a formare una determinata egemo- bilancio statale
nia, sia anche nell’analisi della «scuola unita- Nel lungo e articolato Q ,  – ricco di
ria» (per il primo caso v. Q , , -: Mate- cifre e dati e comprensivo anche di un dia-
riale ideologico): «Uno studio di come è orga- gramma – G. riprende e commenta quanto
 BIOGRAFIA NAZIONALE

scritto dall’economista Tommaso Tittoni sul- G. descrive e biasima la concezione della


la situazione finanziaria italiana degli anni storia come «“biografia” nazionale», secon-
-, anche in rapporto a quella di altre do cui l’Italia viene considerata, a un tempo
nazioni europee, in due articoli pubblicati astrattamente e concretamente, come la
sulla “Nuova Antologia”, intitolati entrambi «bella matrona delle oleografie popolari»
Problemi finanziari, rispettivamente del  (Q , , ), di cui gli italiani sarebbero
maggio  e del ° giugno . Il «bilancio «i “figli”». Alla biografia della madre con-
italiano – si legge – non è un conto di fatto, segue e succede allora quella dei «“figli
di tipo inglese, che registra incassi e spese ef- buoni”», a cui sono contrapposti quelli «de-
fettivamente avvenuti, ma un conto di dirit- viati». Questo tipo di storia sarebbe nata
to, di tipo francese, comprendente da una con il sentimento nazionale, perché avrebbe
parte le entrate accertate e scadute, da un’al- la funzione di rinsaldarlo nelle grandi mas-
tra parte le spese ordinate, liquidate ed im-
se e sarebbe pertanto adoperata come «uno
pegnate nei modi prescritti dalla legge» (Q ,
strumento politico» (ibid.). Concepita e
, ). Ciò comporta il grande inconvenien-
sorta per motivi propagandistici, si svilup-
te che in un bilancio di competenza i residui,
sia attivi che passivi, non possono essere va- perebbe a partire dal presupposto che «ciò
lutati alla stessa stregua di incassi e paga- che si desidera sia sempre esistito e non ab-
menti: «nessun esercizio si esaurisce in sé» bia potuto affermarsi per l’intervento di for-
perché «lascia sempre dei residui attivi e pas- ze estranee o per l’addormentarsi delle virtù
sivi, in modo che alla gestione del bilancio intime» (Q , , ). Secondo G., la storia
proprio dell’esercizio si aggiunge quella dei vista come «“biografia” nazionale» sarebbe
residui attivi e passivi dei precedenti esercizi quindi doppiamente antistorica, dacché sa-
che la cassa va a sopportare» (ibid.). rebbe in contraddizione con la realtà e smi-
Più tardi, nel Q , G. nota che sul bi- nuirebbe in particolare le peculiarità e
lancio dello Stato italiano gravano l’appara- l’«originalità» del fenomeno del Risorgi-
to amministrativo e un iniquo sistema pen- mento e lo sforzo compiuto dai suoi uomini
sionistico. Sulla scorta delle analisi di Rena- per contrastare i nemici esterni, ma anche le
to Spaventa, G. rileva che un decimo della «forze interne conservatrici che si oppone-
popolazione italiana è costituito da uomini vano all’unificazione» (Q , , ). In
poco più che quarantenni, quindi nel pieno questo testo di seconda stesura G. illustra la
vigore delle forze fisiche e intellettuali. Que- diffusione “pedagogica” dell’immagine
sti, «dopo  anni di servizio statale, non si oleografica dell’Italia e della relativa forma
dedicano più a nessuna attività produttiva, storiografica attraverso un paragone con la
ma vivacchiano con le pensioni più o meno situazione francese. Per spostare l’accento
grandi, mentre un operaio può godere una sugli uomini e mettere fine all’idea dello
assicurazione solo dopo i  anni e per il con- Stato come patrimonio e territorio, Napo-
tadino non esiste limite di età al lavoro» (Q leone si disse imperatore dei francesi e Lui-
, , -). Cosa che non accade in Ame- gi Filippo re dei francesi, con un appellati-
rica, dove la razionalità della composizione vo di «carattere nazionale-popolare profon-
demografica impedisce l’esistenza di «classi
do» (ibid.); inoltre la rappresentazione sim-
numerose senza una funzione essenziale nel
bolica della madrepatria francese, «“Ma-
mondo produttivo, cioè classi assolutamen-
rianna” [...] può essere canzonata anche dai
te parassitarie» (ivi, ).
più accesi patriotti». Scherzare sull’equiva-
VITO SANTORO lente figura stilizzata dell’Italia invece «si-
V. «crisi», «debito pubblico», «fordismo», «titoli gnificherebbe senz’altro essere antipatriotti
di Stato». come lo furono i sanfedisti e i gesuiti prima
e dopo il » (ibid.).
biografia nazionale JOLE SILVIA IMBORNONE
In Q , ,  e poi nel Q , il “qua- V. «Francia», «nazionale-popolare», «Risorgi-
derno speciale” sul Risorgimento italiano, mento».
BLOCCO STORICO 

blocco agrario classi agrarie e non contadine naturalmente,


cioè blocco agrario diretto da grandi pro-
In un noto passo della QM G. definisce
prietari e grandi intellettuali».
la società del Sud Italia come un «grande
blocco agrario costituito di tre strati sociali: ANTONELLA AGOSTINO
la grande massa contadina amorfa e disgre- V. «Cavour», «contadini», «Crispi», «Croce»,
gata, gli intellettuali della piccola e media «Mezzogiorno», «quistione meridionale», «Ri-
borghesia rurale, i grandi proprietari terrie- sorgimento».
ri e i grandi intellettuali». In questo contesto
i contadini da un lato vivono in una situa- blocco storico
zione di «perpetuo fermento», dall’altro, in
Come la nozione di «rivoluzione passi-
quanto «massa», si rivelano «incapaci di da-
va» è dichiaratamente ricavata da Vincenzo
re una espressione centralizzata alle loro
Cuoco e poi viene rielaborata e ritradotta
aspirazioni e ai loro bisogni. Lo strato medio quale chiave originale di analisi storica e di
degli intellettuali riceve dalla base contadina riflessione teorico-politica, così la nozione di
le impulsioni per la sua attività politica e «blocco storico» è dichiaratamente ricavata
ideologica. I grandi proprietari nel campo da Georges Sorel e, una volta sviluppata e ri-
politico e i grandi intellettuali nel campo pensata da G., diviene una categoria fonda-
ideologico centralizzano e dominano, in ul- mentale del «pensiero in isviluppo» dei Q. Si
tima analisi, tutto questo complesso di ma- può dire innanzitutto che tale categoria
nifestazioni. Come è naturale, è nel campo chiama in causa sostanzialmente due que-
ideologico che la centralizzazione si verifica stioni essenziali del marxismo di G.: la que-
con maggiore efficacia e precisione» (CPC stione delle ideologie (o «superstrutture») e
). La borghesia colta meridionale – notai, quella della storia etico-politica, a partire
medici, avvocati, insegnanti – è infatti, a det- dall’elaborazione datane da Croce.
ta di G., la custode e la garante del potere In un importante paragrafo del Q  inti-
dei capitalisti del Nord, formando un bloc- tolato Croce e Marx G. afferma che per stu-
co intellettuale che ha impedito «che le scre- diare bene l’«argomento del valore concreto
polature del blocco agrario divenissero delle superstrutture in Marx» è necessario
troppo pericolose e determinassero una fra- «ricordare il concetto di Sorel del “blocco
na» (ivi, ). Non a caso «Giustino Fortu- storico”» (Q , , ). Va subito precisato
nato e Benedetto Croce rappresentano per- che l’espressione non ricorre letteralmente in
ciò le chiavi di volta del sistema meridionale Sorel e che il concetto è legato nell’autore
e, in un certo senso, sono le due più grandi francese alla sua nozione centrale di mito: il
figure della reazione italiana» (ivi, ). che vuol dire che G. di quel concetto opera,
In Q , , -, analizzando il proble- sin dall’inizio, una propria, peculiare “tradu-
ma del rapporto città-campagna nel Risor- zione”. Più avanti, in un paragrafo successi-
gimento, G. evidenzia come anche l’ele- vo dello stesso Q , G. afferma che, quando
mento principale di debolezza della politica «il rapporto tra intellettuali e popolo-massa,
di Crispi risiedeva nella scelta di «legarsi tra dirigenti e diretti, tra governanti e gover-
strettamente al gruppo settentrionale, su- nati, è dato da una adesione organica in cui il
bendone il ricatto, e di avere sistematica- sentimento passione diventa comprensione e
mente sacrificato il Meridione, cioè i conta- quindi sapere (non meccanicamente, ma in
dini». In altre parole, «di non avere osato modo vivente)», allora soltanto si crea un rea-
[...] posporre agli interessi corporativi del le rapporto di rappresentanza e «si realizza la
piccolo gruppo dirigente immediato, gli in- vita d’insieme che sola è la forza sociale» e si
teressi storici della classe futura, risveglian- crea dunque il «“blocco storico”» (Q , ,
done le energie latenti con una riforma ). Ma, non a caso, è in un paragrafo dedi-
agraria». Da qui «l’impressione» che fu Ca- cato alla «validità», alla realtà, alla storica de-
vour il solo politico a considerare «le classi terminatezza delle ideologie (non riducibili a
agrarie meridionali come fattore primario, mere “apparenze”), cioè in un paragrafo de-
 BODIN , JEAN

dicato a un punto fondamentale e innovativo ria» dell’Europa che inizi dal , cioè dalla
del suo marxismo, che G. fornisce la defini- Restaurazione (come fa appunto la Storia
zione forse più limpida della nozione di bloc- d’Europa di Croce). Egli afferma che, se si
co storico: in esso «le forze materiali sono il vuole scrivere una storia d’Europa come
contenuto e le ideologie la forma, distinzione storia del processo di formazione di un bloc-
di forma e contenuto meramente didascalica, co storico, allora essa non può prescindere
perché le forze materiali non sarebbero con- dalla Rivoluzione francese e dalle guerre na-
cepibili storicamente senza forma e le ideolo- poleoniche, che «nel blocco storico europeo
gie sarebbero ghiribizzi individuali senza le sono la premessa “economico-giuridica”, il
forze materiali» (Q , , ). In sostanza, at- momento della forza e della lotta». Invece
traverso il concetto di blocco storico, in con- Croce, proprio perché la sua, al fondo, è una
nessione con quello di ideologia, G. rinnova «storia “speculativa”», in cui è costitutiva-
criticamente la concezione marxiana corren- mente assente il concetto “unitario” di bloc-
te del rapporto struttura-sovrastruttura, al- co storico, assume il momento successivo al-
l’interno della quale la seconda fungeva da la Rivoluzione francese, quello in cui «le for-
mero “riflesso” speculare della prima. ze scatenate precedentemente si sono equi-
Ed è proprio di tale concetto che G. si librate, “catartizzate” per così dire», e fa di
vale per sviluppare il suo attacco critico alla tale momento «un fatto a sé», costruendo
nozione crociana di storia etico-politica, per così «il suo paradigma storico» (LC -, 
mostrare che tale storia non è neanche etico- maggio ).
politica, ma, più propriamente, «speculati-
PASQUALE VOZA
va». La storia etico-politica – afferma deci-
samente G. – «non può prescindere neanche V. «Croce», «forma-contenuto», «ideologia»,
«natura umana», «Sorel», «storia etico-politica»,
essa dalla concezione di un “blocco storico”,
«struttura», «superstruttura, superstrutture»,
in cui l’organismo è individualizzato e reso «uomo».
concreto dalla forma etico-politica, ma non
può essere concepito senza il suo contenuto
Bodin, Jean
“materiale” o pratico» (Q , , ). E tut-
tavia, ad avviso di G., il pensiero di Croce Larga parte di Q ,  è riservata a Jean
deve essere apprezzato come «valore stru- Bodin. Lo spunto è la precisazione sulla
mentale», come utile «“canone empirico”» «moderna “machiavellistica” derivata dal
(G. utilizza ad arte la stessa espressione cro- Croce», della quale, accanto ai meriti, «oc-
ciana), nella misura in cui esso «ha energica- corre segnalare anche le “esagerazioni” e le
mente attirato l’attenzione sull’importanza deviazioni cui ha dato luogo». Scrive G.:
dei fatti di cultura e di pensiero» nella vita «bisogna considerare maggiormente il Ma-
della storia, e sul momento dell’egemonia e chiavelli come espressione necessaria del
del consenso come «forma necessaria del suo tempo» (ivi, ), e da questa «conce-
blocco storico concreto» (Q  I, , ). zione del Machiavelli più aderente ai tempi
Del suo concetto di blocco storico G. si deriva subordinatamente una valutazione
vale anche nella ricorrente e serrata critica più storicistica dei così detti “antimachiavel-
dei concetti, definiti intimamente dogmati- lici”» (ivi, ). È il caso appunto di Jean
ci, di «uomo in generale» e di «natura uma- Bodin e della sua presunta appartenenza al-
na»: «L’uomo è da concepire come un bloc- la schiera degli antimachiavellici: «non si
co storico di elementi puramente individua- tratta, in realtà, di antimachiavellici, ma di
li e soggettivi e di elementi di massa e ogget- politici che esprimono esigenze del tempo
tivi o materiali coi quali l’individuo è in rap- loro o di condizioni diverse da quelle che
porto attivo» (Q  II, , ). Infine, nella operavano sul Machiavelli» (ibid.). Per G.
lettera alla cognata Tania del , in cui, con Bodin si situa a tutti gli effetti sullo stesso
appassionata intonazione “pedagogica”, solco di Machiavelli, quello dell’elaborazio-
spiega il suo «Anti-Croce», G. mette in di- ne di una politica finalizzata alla creazione e
scussione la pensabilità di una «storia unita- al mantenimento di uno Stato moderno.
BONAPARTISMO 

Se il solco è lo stesso, diverso è però il Oltre che caratterizzato dal comando di


punto in cui si trovano i due pensatori: Ma- una forte personalità, il bonapartismo è ca-
chiavelli è nella fase iniziale, alle prese con ratterizzato anche dall’appoggiarsi all’ele-
l’accentramento territoriale e l’unità del co- mento militare. Su questo G. precisa come
mando, Bodin è invece già in una fase suc- «in una serie di paesi» l’influenza «dell’ele-
cessiva, «fonda la scienza politica in Francia mento militare nella politica non ha solo si-
in un terreno molto più avanzato e comples- gnificato influenza e peso dell’elemento tec-
so di quello che l’Italia aveva offerto al Ma- nico militare, ma influenza e peso dello stra-
chiavelli. Per il Bodin non si tratta di fonda- to sociale da cui l’elemento tecnico militare
re lo Stato unitario-territoriale (nazionale) (ufficiali subalterni specialmente) trae spe-
cioè di ritornare all’epoca di Luigi XI, ma di cialmente origine» (Q , , ). È questa
equilibrare le forze sociali in lotta nell’inter- un’accortezza che «pare serva bene ad ana-
no di questo Stato già forte e radicato» (ivi, lizzare l’aspetto più riposto di quella deter-
). La conclusione di G. è che «non il mo- minata forma politica che si suole chiamare
mento della forza interessa il Bodin, ma cesarismo o bonapartismo» (ibid.). Lo strato
quello del consenso» (ibid.), ovvero le prati- sociale da cui si reclutano le forze che com-
che adatte a mantenere, non più a instaura- pongono l’elemento militare che supporta il
re, uno Stato sovrano. Nelle condizioni del- bonapartismo è il protagonista del legame
la Francia monarchica, sottolinea G., «il che si instaura in questa particolare forma di
Machiavelli serviva già alla reazione, perché organizzazione del potere. G. prende a esem-
poteva servire a giustificare che si mantenes- pio la storia italiana dal Risorgimento in poi,
se perpetuamente il mondo in “culla” [...], notando come «il governo ha infatti operato
quindi bisognava essere “polemicamente” come un “partito” [...] per disgregarli [gli al-
antimachiavellici» (ibid.). tri partiti, ndr], per staccarli dalle grandi
MICHELE FILIPPINI masse e avere “una forza di senza partito le-
gati al governo con vincoli paternalistici di ti-
V. «consenso», «Machiavelli», «Stato».
po bonapartistico-cesareo”» (Q , , ).
Pur non essendo di fronte a un vero regime
bonapartismo bonapartistico, anche davanti alle «così det-
Il concetto di «bonapartismo» è legato te dittature di Depretis, Crispi, Giolitti»
in G. a quello di «cesarismo», ovvero di un (ibid.), l’Italia post-unitaria ne presenta però
regime che «esprime una situazione in cui le quello che è il suo carattere fondamentale,
forze in lotta si equilibrano in modo cata- ovvero il legame “personale” di un certo stra-
strofico, cioè si equilibrano in modo che la to sociale con il governo, mediato attraverso
continuazione della lotta non può conclu- «la burocrazia», che «diventava appunto il
dersi che con la distruzione reciproca» (Q , partito statale-bonapartistico» (ivi, ).
, ). In questa situazione, in cui date Due sono i luoghi dei Q dove G. mette in
due forze A e B in lotta «può avvenire anche guardia dalle possibili derive bonapartiste. Il
che non vinca né A né B, ma si svenino reci- primo è in una nota che analizza le difficoltà
procamente e una terza forza C intervenga insite nell’adattamento ai nuovi automatismi
dall’esterno assoggettando ciò che resta di A del lavoro industriale. G. denuncia: «in que-
e di B» (Q , , ), il bonapartismo rap- sta questione il fattore ideologico più depra-
presenta l’ascesa di una personalità forte che vante è l’illuminismo, la concezione “liberta-
assume il comando ed evita la distruzione re- ria” legata alle classi non manualmente pro-
ciproca delle parti in conflitto. G. ritiene im- duttive» (Q , , ), ovvero la pretesa che
portante «fare un catalogo degli eventi stori- le nuove abitudini possano essere acquisite
ci che hanno culminato in una grande perso- «solo per via di persuasione e di convinzio-
nalità “eroica”» (Q , , ), così da poter ne» (ibid.). Constatato che la classe al pote-
ricostruire il ruolo storico da loro svolto e le re, con la crisi di libertinismo legata al suo
forze, progressive o regressive, che sotto que- stato non produttivo («crisi in “permanen-
sto regime si sono sviluppate. za”», ibid.), non riesce a imporre i nuovi au-
 BORDIGA , AMADEO

tomatismi, G. vede come unica soluzione gresso del partito (Lione, gennaio ) criti-
quella dell’autodisciplina delle masse, figlia cano lo scetticismo di Bordiga «sulla possi-
ovviamente della rivoluzione vittoriosa: «se bilità che la massa operaia organizzi dal suo
non si crea l’autodisciplina, nascerà una seno un partito di classe [...] capace di gui-
qualche forma di bonapartismo» (ibid.). dare la grande massa sforzandosi di tenerla
Il secondo luogo dove G. mette in guar- in ogni momento collegata a sé». Bordiga
dia dal bonapartismo è nella critica a Trockij non concepisce il partito come «parte» della
e al suo tentativo di istituire gli eserciti del la- classe operaia, ma come suo organo, forma-
voro in Russia: «la tendenza di Leone Davi- to da elementi eterogenei; non lo vede come
dovi [...] Il suo contenuto essenziale era da- guida della classe, ma come elaboratore di
to dalla “volontà” di dare la supremazia al- «quadri preparati a guidare la massa quando
l’industria e ai metodi industriali, di accele- lo svolgimento delle situazioni l’avrà portata
rare con mezzi coercitivi la disciplina e l’or- al partito». Errore teorico che porta a errori
dine nella produzione, di adeguare i costumi organizzativi e tattici: la linea politica, elabo-
alle necessità del lavoro. Sarebbe sboccata rata in base a preoccupazioni formalistiche,
necessariamente in una forma di bonaparti- invece che sulla base dell’analisi dialettica
smo, perciò fu necessario spezzarla inesora- della situazione concreta, induce alla passi-
bilmente» (Q , , ). Questo giudizio co- vità, di cui l’astensionismo elettorale fu un
sì severo trova però un correttivo poco più aspetto. E in ciò si avvicina al massimalismo
avanti: «le sue soluzioni pratiche erano erra- di destra (CPC -).
te, ma le sue preoccupazioni erano giuste. In Nei Q le poche note dedicate a Bordiga
questo squilibrio tra pratica e teoria era insi- sono sferzanti e stroncatorie; la critica non è
to il pericolo» (ibid.). sistematica e articolata (come quella nei con-
fronti di Croce o Bucharin), ma, in conti-
MICHELE FILIPPINI
nuità con gli scritti precedenti, ne approfon-
V. «burocrazia», «cesarismo», «disciplina», «eser-
disce alcuni aspetti teorici. Il principale te-
cito», «illuminismo», «Risorgimento», «Trockij».
sto preso di mira nei Q è costituito dalle Te-
si di Roma sulla tattica, scritte da Bordiga e
Bordiga, Amadeo
Terracini per il II Congresso del PCD’I (pub-
Amadeo Bordiga (citato nei Q come blicate sull’“Ordine Nuovo” del  gennaio
Amadeo o Gottlieb), segretario del PCD’I dal- ), dalle quali G. aveva già preso le di-
la fondazione (Livorno, ) al , imper- stanze nella lettera da Vienna del  febbraio
sonifica all’interno del movimento comuni- , nonché nell’Introduzione al primo cor-
sta una tendenza e una concezione politica so della scuola interna di partito dell’aprile-
che G. avversa apertamente tra il  e il maggio : «La centralizzazione e l’unità
. Già nella lettera da Vienna del  feb- erano concepite in modo troppo meccanico:
braio  G. individua i limiti della visione il Comitato centrale, anzi, il Comitato ese-
bordighiana del partito, concepito non come cutivo era tutto il partito, invece di rappre-
«il risultato di un processo dialettico in cui sentarlo e dirigerlo. Se questa concezione
convergono il movimento spontaneo delle venisse permanentemente applicata, il parti-
masse rivoluzionarie e la volontà organizzati- to perderebbe i suoi caratteri distintivi poli-
va e direttiva del centro, ma solo come un tici e diventerebbe, nel migliore dei casi, un
qualche cosa di campato in aria, che si svi- esercito (e un esercito di tipo borghese), per-
luppa in sé e per sé e che le masse raggiun- derebbe cioè la sua forza di attrazione, si
geranno quando la situazione sia propizia e staccherebbe dalle masse» (CPC -). Nei Q
la cresta dell’ondata rivoluzionaria giunga fi- la critica va alla radice filosofica dell’im-
no alla sua altezza, oppure quando il centro pianto delle Tesi di Roma: in esse «viene ap-
del partito ritenga di dover iniziare una of- plicato il metodo matematico come nella
fensiva e si abbassi alla massa per stimolarla economia pura», esempio tipico di «bizanti-
e portarla all’azione» (Togliatti , ). Le nismo o scolasticismo», che è la «tendenza
tesi preparate da G. e Togliatti per il III Con- degenerativa a trattare le quistioni così det-
BORDIGA , AMADEO 

te teoriche come se avessero un valore di per che l’accusa di ultraeconomicismo (con un


se stesse, indipendentemente da ogni prati- riferimento all’articolo Socialismo e cultura
ca determinata». Ma «le idee non nascono sul “Grido del Popolo” del  gennaio ,
da altre idee, [...] le filosofie non sono par- in CT -) che, al pari dell’opportunismo
torite da altre filosofie, ma [...] sono espres- culturalistico di Tasca, è l’altra faccia della
sione sempre rinnovata dello sviluppo stori- «stessa immaturità e dello stesso primitivi-
co reale», per cui «ogni verità, pur essendo smo» (Q , , ).
universale, e pur potendo essere espressa Bordiga, che ha proposto di sostituire la
con una formula astratta, di tipo matemati- formula del “centralismo democratico” con
co (per la tribù dei teorici), deve la sua effi- quella di “centralismo organico” (Verbale
cacia all’essere espressa nei linguaggi delle ), propende piuttosto per il centralismo
situazioni concrete particolari: se non è burocratico. Per G., infatti, «l’“organicità”
esprimibile in lingue particolari è un’astra- non può essere che del centralismo demo-
zione bizantina e scolastica, buona per i tra- cratico il quale è un “centralismo” in movi-
stulli dei rimasticatori di frasi» (Q , , - mento [...] una continua adeguazione del-
). La critica alle Tesi di Roma ritorna indi- l’organizzazione al movimento reale, un
rettamente in una nota dedicata a Croce. contemperare le spinte dal basso con il co-
Mesnil aveva pubblicato sull’“Humanité” mando dall’alto [...] è “organico” perché tie-
del  marzo  un articolo in cui ravvisa- ne conto del movimento, che è il modo or-
va in esse l’influenza di Croce. Secondo G., ganico di rivelarsi della realtà storica e non
che rovescia l’accusa di idealismo crociano si irrigidisce meccanicamente nella burocra-
che Bordiga aveva più volte rivolto al grup- zia» (Q , , ).
po dell’“Ordine Nuovo”, «mutate le stature Infine, Bordiga è un «nomade» della po-
intellettuali, Amadeo può essere avvicinato litica. G. suggerisce l’analogia tra il partito
al Croce, come forse non pensava Jacques mazziniano e quello bordighiano: «occorre
Mesnil», poiché entrambi sono affetti da distinguere e valutare diversamente le im-
«“giacobinismo” deteriore», si pongono co- prese e le organizzazioni di volontari, dalle
me puri intellettuali, distaccati dalle masse imprese e dalle organizzazioni di blocchi so-
(Q  I, , ). Entrambi si oppongono, nel- ciali omogenei (è evidente che per volontari
la teoria e nella pratica, all’auspicata riforma non si deve intendere l’élite quando essa è
intellettuale e morale, non operano per un espressione organica della massa sociale, ma
progresso intellettuale di massa. del volontario staccato dalla massa per spin-
L’impianto filosofico di Bordiga risulta, ta individuale arbitraria e in contrasto spesso
nella critica gramsciana, fondato sul mate- con la massa o indifferente per essa) [...] La
rialismo volgare, molto distante dall’impo- posizione del Gottlieb fu appunto simile a
stazione dialettica di Marx. Nel bilancio po- quella del Partito d’Azione, cioè zingaresca e
litico sulla vita del partito, tracciato nel gen- nomade: l’interesse sindacale era molto su-
naio , quello di Bordiga è definito come perficiale e di origine polemica, non sistema-
«il vecchio metodo della dialettica concet- tico, non organico e conseguente, non di ri-
tuale proprio della filosofia premarxista e cerca di omogeneità sociale, ma paternalisti-
persino prehegeliana», tutt’altra cosa rispet- co e formalistico» (Q , , -). Espressa
to al «metodo della dialettica materialistica in altri termini, è la stessa critica delle Tesi di
proprio di Marx» (Cinque anni di vita del Lione: Bordiga concepisce il partito non co-
partito, in CPC ). Bordiga è accostato a me parte di un blocco sociale omogeneo, ma
Feuerbach: «Ricordare l’affermazione di come costituito da elementi spuri.
Amadeo che se si sapesse ciò che un uomo Nonostante i netti dissensi politici, espres-
ha mangiato prima di un discorso, per esem- si prima e dopo l’arresto, le LC testimoniano
pio, si sarebbe in grado di interpretare me- di rapporti di amicizia e solidarietà tra G. e
glio il discorso stesso. Affermazione infanti- Bordiga. Ritrovatisi alla fine del  confi-
le, e, di fatto, estranea anche alla scienza po- nati a Ustica in attesa di processo (LC , a
sitiva» (Q , , ). Ritorna in una nota an- Tania,  dicembre ), i due dirigenti, con
 BORGHESIA

altri comunisti, condivisero la casa (LC , a sizione a quello di proletariato, ed è signifi-
Sraffa,  dicembre ) e organizzarono cativa l’espressione gramsciana «le classi
«tutta una serie di corsi, elementari e di cul- produttive (borghesia capitalistica e proleta-
tura generale, per i diversi gruppi di confina- riato moderno)» (Q , , ), che diventa,
ti» (ibid.). Molte le manifestazioni di stima e nella riscrittura in Testo C, «le classi fonda-
simpatia espresse da G. verso il suo antago- mentali produttive (borghesia capitalistica e
nista politico (LC , a Tania,  gennaio ; proletariato moderno)» (Q  II, , ).
LC -, a Julca,  gennaio ). L’uso più frequente di «borghesia» in G.
è quello che si riferisce alla Francia, alla sua
ANDREA CATONE
rivoluzione, al giacobinismo, letto essenzial-
V. «centralismo», «economismo», «Feuerbach», mente come un’alleanza politica fra la bor-
«giacobinismo», «Ordine Nuovo (L’)», «partito»,
ghesia rivoluzionaria della città e la campa-
«Partito comunista».
gna. Ciò rivela una coordinata fondamentale
dell’intero sistema di pensiero gramsciano: la
borghesia
storia francese viene letta (anche sulle orme
Del tutto assente nelle LC, il lemma del Marx storico delle lotte di classe in Fran-
«borghesia» è frequentissimo nei Q (si con- cia) come un paradigma della lotta fra le clas-
tano  occorrenze del sostantivo, a cui so- si ed essa funziona come una sorta di pietra
no da aggiungere aggettivi e derivati); d’al- di paragone per la borghesia italiana: la bor-
tra parte il titolo Sviluppo della borghesia ita- ghesia in Francia è stata ciò che la borghesia
liana fino al  compare già (al secondo po- anche in Italia avrebbe dovuto essere e non è
sto dell’elenco) fra i sedici «Argomenti prin- riuscita a essere (è tuttavia da vedere come
cipali» che inaugurano i Q (Q , p. ). G. discuta e precisi il concetto di «modello
Il concetto di borghesia è sempre usato Francia-Europa», ivi, ). Rispetto a un ta-
da G. in modo marxianamente preciso, rife- le exemplum viene pertanto formulato ripe-
rito alla classe che, possedendo i mezzi di tutamente un confronto, che si tramuta in un
produzione e percependo il plusvalore, dà giudizio di valore fortemente negativo per la
vita al capitalismo e al suo Stato; non c’è in- borghesia italiana; al centro, naturalmente, la
somma mai in G. quell’uso metaforico (o po- vicenda della rivoluzione e la capacità della
lemico) del termine tanto in voga nella pub- borghesia francese di esprimere compiuta-
blicistica socialista del primo Novecento, co- mente la sua egemonia rivoluzionaria.
me generico sinonimo di classe dei ricchi, o Già l’esperienza napoletana del  è
dei signori, o dei nemici del popolo ecc. Al considerata in modo comparativo rispetto al-
contrario, è costante lo sforzo per una defi- la Francia: «anche in Francia ci fu una rottu-
nizione precisa di borghesia (dato che tale ra fra nobili e monarchia e un’alleanza tra mo-
categoria analitica è cruciale per poter svol- narchia, nobili e alta borghesia. Solo che in
gere quell’analisi storico-politica delle classi Francia la rivoluzione ebbe la forza motrice
e dei meccanismi egemonici che G. si propo- anche nella classi popolari che le impedirono
ne); ad esempio – descrivendo la situazione di fermarsi ai primi stadi, ciò che mancò in-
francese alla vigilia della rivoluzione – G. di- vece nell’Italia meridionale e successivamen-
stingue fra «borghesia» e «ceti artigiani» («se te in tutto il risorgimento» (Q , , ). Ap-
la situazione della borghesia era florida, cer- pare evidente il debito di G. nei confronti del-
tamente non buona era la situazione dei ceti la lettura del Mathiez: lo storico è citato ben
artigiani»: Q , , ); così come distingue sei volte nei Q e la sua Révolution française
«borghesia» da «classe media»; soprattutto (-) non solo è fra le opere possedute
egli critica il concetto di «signori» come da G. in carcere, ma figura anche in un elen-
espressione del primitivo «“sovversivismo”» co di traduzioni (Q, AC, ). Invece è ori-
italiano (Q , ,  e passim); si può dedur- ginalmente gramsciana l’idea di una classe
ne che «sovversivo» sta a «signori» come «ri- che si eleva dal livello corporativo a quello
voluzionario» sta a «borghesia». Dunque il della pienezza rivoluzionaria dell’egemonia,
concetto di borghesia è in diretta contrappo- essenzialmente grazie all’iniziativa politica
BORGHESIA COMUNALE 

del suo partito. Si veda il densissimo brano ze e della rivoluzione permanente aveva fi-
Direzione politica di classe prima e dopo l’an- nito col porre quistioni nuove che allora non
data al governo, che valuta il Partito d’Azio- potevano essere risolte» (Q , , ).
ne italiano sulla base dell’esperienza dei gia- Proprio una tale pienezza di autonomia
cobini (intesi in quanto “partito”): «i giaco- egemonica, capace di coinvolgere nel proces-
bini [...] si imposero alla borghesia francese, so rivoluzionario altre classi, era mancata del
conducendola su una posizione molto più tutto alla borghesia italiana (ibid.): «La bor-
avanzata di quella che la borghesia avrebbe ghesia italiana non seppe unificare intorno a
voluto “spontaneamente” [...] Questo tratto, sé il popolo e questa fu la causa delle sue
caratteristico del giacobinismo e quindi di sconfitte e delle interruzioni del suo svilup-
tutta la Rivoluzione Francese, del forzare la po. Anche nel Risorgimento tale egoismo ri-
situazione (apparentemente) e del creare fat- stretto impedì una rivoluzione rapida e vigo-
ti compiuti irreparabili, cacciando avanti la rosa come quella francese» (Q , , ; v.
classe borghese a calci nel sedere [...] può es- anche Testo A: Q , , ). D’altra parte il
sere “schematizzato” così: il terzo stato era il Partito d’Azione «non si appoggiava specifi-
meno omogeneo degli stati; la borghesia ne camente a nessuna classe storica» (Q , , )
costituiva la parte più avanzata culturalmen- e fallì nel compito di coinvolgere i contadini
te ed economicamente; lo sviluppo degli av- nel processo risorgimentale per la sua timi-
venimenti francesi mostra lo sviluppo politi- dezza nel porre la questione agraria. Furono
co di questa parte, che inizialmente pone [...] i moderati di Cavour a rappresentare la bor-
i suoi interessi “corporativi” immediati [...]; i ghesia italiana, e infatti essi poterono assor-
precursori della rivoluzione sono dei riformi- bire “molecolarmente”, e comunque egemo-
sti moderati, che fanno la voce grossa ma che nizzare politicamente, lo stesso Partito d’A-
in realtà domandano ben poco. Questa parte zione, riducendolo di fatto a proprio stru-
avanzata perde a mano a mano i suoi caratte- mento di agitazione. Questo vizio d’origine,
ri “corporativi” e diventa classe egemone per il carattere limitato e meschino della borghe-
l’azione di due fattori: la resistenza delle vec- sia italiana, si riflette su tutta la storia nazio-
chie classi e l’attività politica dei giacobini» nale, di cui G. traccia, sia pure a grandi trat-
(Q , , ; v. anche Q , , che si intitola in ti, un vero e proprio affresco; sono ad esem-
modo più circoscritto e puntuale Il problema pio manifestazioni desolanti di questa strut-
della direzione politica nella formazione e nel- turale e storica debolezza della borghesia ita-
lo sviluppo della nazione e dello Stato moder- liana il trasformismo, l’incapacità di risolvere
no in Italia). la «quistione romana» e la «quistione meri-
La capacità di compiere la rivoluzione è dionale», il carattere non popolare-nazionale
anche per la borghesia strettamente connes- della nostra letteratura, lo stesso giolittismo,
sa alla capacità di coinvolgere come alleati il «cadornismo», insomma una costante vena
nel processo altri ceti, il popolo di Parigi e di asfittica ristrettezza antipopolare che si ri-
(per G. soprattutto) i contadini. Si noti che vela incapace di sussumere egemonicamente
le due cose (la radicalità rivoluzionaria della il popolo nello Stato e che culmina nella dit-
borghesia e la sua capacità di stringere al- tatura fascista (v. soprattutto i Q  e  su Ma-
leanze egemoniche) stanno insieme, e non chiavelli e quelli  e  sul Risorgimento).
per caso G. lega la sconfitta del Termidoro
RAUL MORDENTI
alla rottura dell’alleanza della borghesia con
la classe operaia di Parigi (in conseguenza V. «borghesia rurale», «Cavour», «classe, classi»,
«classe media», «classe operaia», «Francia», «gia-
della legge Le Chapelier). Ma quella vicenda
cobinismo», «moderati», «Risorgimento», «Rivo-
termidoriana si carica per G. di un significa- luzione francese», «sovversivismo».
to storico più generale: la borghesia ha tro-
vato un limite insuperabile alla sua capacità borghesia comunale
espansiva nel primo manifestarsi del prole-
tariato: «La rivoluzione aveva trovato i limi- G. accenna alla borghesia comunale per
ti più larghi di classe; la politica delle allean- la prima volta nel Q , in una nota sul Rina-
 BORGHESIA RURALE

scimento: commentando un articolo di Vit- parassitismo lasciata ai tempi moderni dallo


torio Rossi, egli definisce il petrarchismo co- sfacelo, come classe, della borghesia comu-
me un «fenomeno puramente cartaceo», in nale (le cento città, le città del silenzio)»
quanto sorto in una società in cui i sentimenti (ibid.). Inoltre G. precisa che «la ragione dei
che avevano alimentato la poesia del dolce successivi fallimenti dei tentativi di creare
stil nuovo e di Petrarca non dominavano più una volontà collettiva nazionale-popolare»
la vita pubblica, allo stesso modo in cui po- andrebbe ricercata proprio nell’esistenza di
teva dirsi che non dominasse più politica- «determinati gruppi sociali, che si formano
mente la «borghesia comunale, ricacciata nei dalla dissoluzione della borghesia», oltre che
suoi fondachi e nelle sue manifatture in de- nel carattere di altri gruppi che «riflettono la
cadenza» (Q , , ). Nel Cinquecento in- funzione internazionale dell’Italia come sede
fatti – continua G. – dominava al posto della della Chiesa e depositaria del Sacro Romano
borghesia dei Comuni «un’aristocrazia in Impero» (ivi, ).
gran parte di parvenus, raccolta nelle corti Sull’argomento del mancato superamen-
dei signori e protetta dalle compagnie di ven- to della fase economico-corporativa da parte
tura», una classe che produce la cultura del- della borghesia comunale G. si riproponeva
l’epoca e «aiuta le arti», ma si rivela anche di leggere il volume di Gioacchino Volpe Il
«politicamente [...] limitata» (ibid.), finendo Medio Evo (v. Q , , ) e riteneva inoltre
così sotto il dominio straniero. In un’altra indispensabile la lettura del libro di Bernar-
nota dello stesso Q il pensatore sardo affer- dino Barbadoro Le Finanze della repubblica
ma che i «Comuni non hanno superato il feu- fiorentina (v. Q , , ). Sul primo dei due
dalesimo» (Q , , ); non si può dire che testi G. aveva letto una recensione di Riccar-
la borghesia comunale abbia creato uno Sta- do Bacchelli nella “Fiera letteraria” del ° lu-
to, al pari della Chiesa e dell’impero, o alme- glio , uno stralcio della quale è riportato
no, in altre parole, che essa fu in grado di con non poche perplessità, tanto che il pen-
«creare uno Stato “col consenso dei gover- satore sardo riteneva necessario verificare se
nati” e passibile di sviluppo» (Q , , ). il Volpe autorizzasse «queste... bizzarrie».
Secondo G. infatti «lo sviluppo statale pote- Per Bacchelli infatti nel volume di Volpe «si
va avvenire solo come principato, non come legge come il popolo dei Comuni sorge e vi-
repubblica comunale» (ibid.). Le motivazio- ve nella situazione di privilegio sacrificato che
ni della mancata creazione di uno Stato pos- gli fu fatta dalla Chiesa Universale e da quel-
sono essere riscontrate nell’incapacità della l’idea del Sacro Impero, che, imposta (?!) dal-
borghesia comunale italiana di superare la fa- l’Italia come sinonimo ed equivalente di uma-
se «“economico-corporativa”», una situazio- na civiltà all’Europa che tale la riconobbe e
ne interna che G., allorché si interroga sulle coltivò, impediva (!?) poi all’Italia il più (!)
ragioni per cui in Italia non sorse una monar- naturale sviluppo storico a nazione moder-
chia assoluta, definisce come «una forma par- na» (Q , , . I punti esclamativi e inter-
ticolare di feudalesimo anarchico» (Q , , rogativi sono ovviamente di G.).
): si tratta, politicamente, della «peggiore JOLE SILVIA IMBORNONE
delle forme di società feudale», poiché è la
V. «Comuni medievali», «Dante», «feudalesimo»,
«meno progressiva» e la «più stagnante» (Q
«Machiavelli», «Rinascimento».
, , , Testo C). Mancò invece – e non po-
teva costituirsi – una «forza “giacobina” effi-
borghesia rurale
ciente», capace di creare «la volontà colletti-
va nazionale popolare». Per la formazione di La voce non ricorre nei Q molte volte,
quest’ultima era indispensabile che le grandi ma fa riferimento a concetti frequenti in G.
masse composte dai contadini riuscissero a ir- e sottende l’analisi della specifica situazione
rompere «simultaneamente nella vita politi- italiana. La causa della mancata formazione
ca» (Q , , -); a questo si opponevano l’a- di una volontà collettiva nazionale-popolare
ristocrazia terriera e la «“borghesia rurale”» in Italia è da ricercarsi in primo luogo nella
(Q , , ), che G. reputa un’«eredità di proprietà terriera e nella «“borghesia rura-
BOULANGISMO 

le”, eredità di parassitismo lasciata ai tempi gressivo allontanamento dai gruppi che rap-
moderni dallo sfacelo, come classe, della presenta. Scrive G.: «Il punto di sapere
borghesia comunale (le cento città, le città quando un partito sia formato, cioè abbia un
del silenzio)» (Q , , ). L’apparente fra- compito preciso e permanente, dà luogo a
zionamento della terra in Italia non è dato molte discussioni e spesso anche luogo, pur-
dalla grande quantità di contadini coltivato- troppo, a una forma di boria che non è me-
ri, ma dalla grande diffusione della borghe- no ridicola e pericolosa che la “boria delle
sia rurale, spesso più feroce e usuraia del nazioni” di cui parla il Vico» (Q , , ).
grande proprietario (Q , , ). Questa A conclusione di questa stessa nota, intitola-
classe, totalmente parassitaria, vive sulle ta Machiavelli. Quando si può dire che un
spalle dei contadini senza investire nessuna partito sia formato e non possa essere distrut-
risorsa nella attività produttiva e rappresen- to con mezzi normali, G. ritorna sulla que-
ta l’ostacolo maggiore a una rapida accumu- stione: «In ogni modo occorre disprezzare la
lazione (Q , , ). “boria” del partito e alla boria sostituire i
Così in Italia la borghesia rurale produce fatti concreti. Chi ai fatti concreti sostituisce
specialmente funzionari statali e professio- la boria, o fa la politica della boria, è da so-
nali liberi, cioè intellettuali. Il «“morto di fa- spettare di poca serietà senz’altro» (ivi, ).
me”» piccolo borghese è originato dalla bor- G. si riferisce ai partiti politici in genere
ghesia rurale, la proprietà si spezzetta in fa- e, in particolare, proprio al partito rivolu-
miglie numerose e finisce con l’essere liqui- zionario, le cui caratteristiche di base devo-
data, ma gli elementi di questa classe non vo- no essere la disciplina e la fedeltà, ma anche
gliono lavorare manualmente: così si forma la capacità di individuare le soluzioni dei
uno strato famelico di aspiranti a piccoli im- problemi che si trova a dover affrontare vol-
pieghi municipali, di scrivani, di commissio- ta per volta. Sembra proprio che G. stia pen-
nari ecc. «Molti piccoli impiegati delle città sando alla funzione dirigente che il partito
derivano socialmente da questi strati e ne deve assolvere e senza la quale non si può di-
conservano la psicologia arrogante del nobi- re che esso sia «formato». Da qui l’impor-
le decaduto, del proprietario che è costretto tanza del gruppo dirigente insieme alla sua
a penare col lavoro. Il “sovversivismo” di capacità egemonica, all’influenza culturale
questi strati – scrive G. – ha due facce: ver- che sa esercitare. Bisogna però stare attenti
so sinistra e verso destra, ma il volto sinistro alla burocratizzazione del partito: il partito
è un mezzo di ricatto: essi vanno sempre a deve «reagire contro lo spirito di consuetu-
destra nei momenti decisivi e il loro “corag- dine, contro le tendenze a mummificarsi e a
gio” disperato preferisce sempre avere i ca- diventare anacronistico» (Q , , ). Un
rabinieri come alleati» (Q , , -). In al- ottimo antidoto alla «boria di partito» è «di-
cuni paesi in cui le istituzioni repubblicane re la verità» che, «nella politica di massa», «è
sono fragili e la componente militare è mol- una necessità politica» (Q , , ).
to forte, come la Spagna, questo gruppo so- LELIO LA PORTA
ciale ricopre un ruolo fondamentale nell’e-
V. «burocrazia», «Partito comunista», «verità».
quilibrio politico nazionale (Q , , ).
ELISABETTA GALLO boulangismo
V. «borghesia», «borghesia rurale», «cento città»,
Il boulangismo fu un movimento politi-
«contadini», «intellettuali», «nazionale-popola-
re», «Spagna», «volontà collettiva». co di opposizione alla Terza Repubblica fran-
cese tra il  e il . Attorno a Georges
Boulanger si unirono forze politiche monar-
boria di partito
chiche e nazionaliste di diverse sfumature. G.
Il senso con cui G. usa l’espressione si riferisce al boulangismo nel Q  e riprende
«boria di partito» non è lo stesso con cui vie- il discorso nel Q , sempre riguardo alla di-
ne usata nell’attualità politica. Essa indica la scussione sull’«“economismo”» (ovvero sul-
chiusura del partito in se stesso, il suo pro- l’economicismo). L’interpretazione di G. è
 BRESCIANESIMO

che l’economicismo, nelle sue molte varianti, fini propagandistici, più o meno scoperti.
pur incidendo sul materialismo storico, sia Quando in carcere, sulla prima pagina del
un’ideologia borghese: «nella sua forma più quaderno su cui ha finalmente ottenuto il per-
diffusa di superstizione economistica, la filo- messo di scrivere, G. inserisce nella lista degli
sofia della praxis perde una gran parte della argomenti che intende trattare la voce I nipo-
sua espansività culturale nella sfera superiore tini di Padre Bresciani, il suo intento è infatti
del gruppo intellettuale, per quanta ne ac- quello di fare i conti con la produzione lette-
quista tra le masse popolari» (Q , , ). raria direttamente implicata nella rappresen-
La proposta di G. è che si combatta l’e- tazione dell’attualità storico-politica dell’Ita-
conomicismo «sviluppando il concetto di lia fascista. Quale migliore formula di quella
egemonia» (ivi, -). Come ipotesi teorica dei «nipotini di Padre Bresciani» per indivi-
suggerisce che si studino certi movimenti duare e classificare, col necessario sarcasmo,
politici prendendo il boulangismo come quel filone di narrativa di largo consumo,
«archetipo» (Q , , ) o «tipo» (Q , , esplicitamente rivolto alla media e piccola
, Testo C). borghesia, che attraverso una rappresentazio-
Dello stesso tipo è considerato il proces- ne deformata e deformante degli avvenimen-
so Dreyfus o anche il colpo di Stato di Luigi ti del “biennio rosso”, ma anche attraverso
Bonaparte, la cui analisi marxiana è partico- una raffigurazione nostalgica e paternalistica
larmente utile «per studiare quale importan- del mondo contadino, contribuiva a perpe-
za relativa vi si dà al fattore economico im- tuare e diffondere pregiudizi antidemocratici,
mediato e quale posto invece vi abbia lo stu- già peraltro ben radicati nelle classi medie?
dio concreto delle “ideologie”» (ibid.). Sono Quando G. introduce, e per la prima vol-
forti gli indizi che fanno credere che G. cer- ta, il termine «brescianesimo», in Q , ,
casse elementi teorici in grado di arricchire quella produzione ha già ai suoi occhi i ca-
la sua interpretazione del fascismo come ratteri di una vera e propria scuola letteraria,
movimento politico di massa. La valutazio- che va diventando perdipiù, come chiarisce,
ne di un movimento di tipo boulangista de- «la “scuola” letteraria preminente e ufficiale»
ve seguire il metodo della correlazione di (ivi, ). Una scuola, quella del «Brescianesi-
forze, ma «anche in questo caso l’analisi dei mo laico», come G. la definisce per distin-
diversi gradi di rapporto delle forze non può guerla da quella risorgimentale, che ha la
culminare che nella sfera dell’egemonia e dei propria “preistoria”, negli anni che precedo-
rapporti etico-politici» (ivi, ). no la guerra, nei romanzi d’argomento stori-
co-politico di Luca Beltrami – Casate Olona
MARCOS DEL ROIO
- – e di Luca Beltramelli – Gli uomini
V. «bonapartismo», «economismo», «egemonia», rossi e Il Cavalier Mostardo –, romanzi ispira-
«fascismo», «filosofia della praxis», «Francia»,
ti a una rozza avversione per il socialismo, in
«nazionalismo».
cui tutto concorre a rendere il quadro della
vita politica italiana falso, stucchevole, quan-
brescianesimo
do non grevemente macchiettistico. In que-
Il lemma «brescianesimo» deriva, secon- sta fase della stesura dei Q G. annovera nel
do un procedimento che G. aveva già utiliz- brescianesimo, identificato soprattutto con
zato per altre discusse figure intellettuali, dal opere quali Mio figlio ferroviere di Ugo Ojet-
cognome del gesuita Antonio Bresciani, acca- ti o Il padrone sono me di Alfredo Panzini, en-
nito avversario del liberalismo e autore di un trambe del , tutta l’ultima produzione di
fazioso romanzo storico, L’ebreo di Verona, a Panzini, il “Ciclo dei Vela” di Salvator Got-
cui Francesco De Sanctis nel  aveva riser- ta, il Palazzone di Margherita Sarfatti, Pietro
vato una stroncatura particolarmente corrosi- e Paolo di Mario Sobrero del , ma anche
va. G. utilizza questo termine nei Q per indi- romanzi quali L’ultimo Cireneo di Leonida
care quei fenomeni letterari in cui la rappre- Répaci o Angela Maria di Umberto Fracchia,
sentazione della realtà, condizionata da evi- entrambi del , o Gli emigranti di France-
denti pregiudizi politici, risulta manipolata a sco Perri, del , opere meno compromes-
BRESCIANESIMO 

se sul piano della propaganda politica, ma Una contrapposizione che, non a caso, trova
non per questo meno superficiali e settarie nel Padrone sono me una delle sue rappre-
nell’analisi e nella rappresentazione della sentazioni più riuscite, con un padrone ap-
realtà contemporanea. punto che proprio per la sua bonaria supe-
Di alcuni di questi autori, come Beltra- riorità di intellettuale è destinato a divenire
melli – membro del partito nazionalista e più la vittima predestinata dell’avidità del suo
tardi di quello fascista, tra i primi a essere no- mezzadro.
minato accademico d’Italia – o Mario Sobre- Se nel caso del Padrone sono me lo scon-
ro, era facile dimostrare la faziosità. Nelle lo- tro tra i protagonisti è conseguenza della
ro opere infatti, con un’operazione analoga a contrapposizione di classe, in altri romanzi
quella di Bresciani, che nell’Ebreo di Verona di Panzini esso rappresenta l’antitesi, più ge-
aveva dipinto i carbonari come loschi mesta- nerale e avvertita come esiziale, tra vecchio e
tori e feroci assassini, essi raffigurano i socia- nuovo mondo e si ispira da un lato alla diffi-
listi e i comunisti come gente assetata di po- denza del proprietario terriero per ogni for-
tere e di ricchezze e coloro che si lasciano at- ma di rivoluzione, dall’altro alla sua nostal-
trarre da quelle idee, nella migliore delle ipo- gia per il mondo apparentemente inconta-
tesi come idealisti deboli e illusi, nella peg- minato della vecchia società patriarcale con-
giore come uomini senza scrupoli capaci di tadina. Da rifiutare, demonizzandoli, in que-
abbandonarsi a veri e propri atti di vandali- sto caso non sono solo i recenti episodi del-
smo. Da questo punto di vista può essere si- l’occupazione delle terre o gli esiti di quelle
gnificativo ricordare che mettendo in scena lotte sociali che avevano portato i vecchi
in Pietro e Paolo gli scontri che a Torino nel mezzadri a sostituirsi ai padroni borghesi,
periodo dell’occupazione delle fabbriche ma l’intera gamma delle trasformazioni ap-
avevano opposto il sindacato dei metallurgi- portate dal progresso. Un’antitesi, dunque,
ci al gruppo dell’“Ordine Nuovo” – chiama- meno rozza, ma non per questo meno peri-
to nel romanzo “Età nuova” –, Sobrero vi colosa, di cui G. coglie tutta la valenza rea-
aveva sbozzato un ritratto gramsciano di raf- zionaria. In quel patetico culto del passato,
finata perfidia: «sorpassava appena con il come egli capisce, confluiscono infatti lo
petto e le spalle aguzze la tavola che aveva sgomento dell’intellettuale umanista di fron-
dinnanzi; sul suo viso di mostruosa bruttez- te all’avanzare della società di massa, la pau-
za era stampato un ghigno sardonico che il ra del socialismo, l’anticapitalismo reaziona-
luccichio degli occhiali accentuava. Inco- rio del padronato terriero, la preoccupazio-
minciò passandosi una manina rachitica sul- ne di mantenere una qualche forma di do-
la capigliatura ricciuta e incolta per cui pare- minio sui contadini, il bisogno di veder ri-
va enorme la sua grossa testa». Meno facile stabilito l’ordine sociale di fronte al susse-
era dimostrare l’intento propagandistico di guirsi delle crisi: tutti fattori che favorivano
opere in cui il pregiudizio anticomunista l’avvicinamento delle classi medie al fasci-
operava a livelli meno scoperti, ma proprio smo e rafforzavano il blocco storico conser-
su questo piano l’analisi di G. coglie nel se- vatore. Sono cose che oggi ci sono fin trop-
gno perché, nonostante le tante differenze di po chiare, ma che nel vivo di quei processi
temi, di stile e di livello artistico dei romanzi non doveva essere facile cogliere e la cui
presi in considerazione, gran parte dei testi comprensione costituisce una riprova del-
attribuiti alla scuola del brescianesimo met- l’intelligenza critica con cui G., pur da una
tono in scena la stessa faziosa rappresenta- situazione di isolamento come quella del car-
zione manichea degli scontri di classe: da un cere, sapeva tenere sotto osservazione e giu-
lato i borghesi, rappresentati come i custodi dicare la produzione letteraria del tempo,
dei veri valori della vita, spettatori preoccu- ben consapevole che lo sguardo critico del-
pati e spesso vittime innocenti dei tumulti l’intellettuale comunista andava esercitato
popolari, dall’altro i proletari, ignoranti, su- innanzitutto sulla letteratura contempora-
perstiziosi, avidi, nemici di Dio, facilmente nea, nel vivo di quello scontro ideologico di
manovrabili da politicanti peggiori di loro. cui le opere letterarie sono elementi attivi.
 BRESCIANESIMO

Cosa significa, infatti, la categoria inter- ma meschina, ristretta, gesuitica appunto»


pretativa del brescianesimo se non la capa- (Q , , -).
cità di rivelare e denunciare il grado di con- Nel corso della stesura dei Q la nozione
traffazione della storia presente in quelle di brescianesimo subisce un’estensione se-
operazioni letterarie? Una contraffazione mantica di cui G. imposta le premesse in
che, quando non era direttamente sostenu- una nota dedicata alla biografia panziniana
ta dalla propaganda politica, era comunque di Cavour, La Vita di Cavour (Q , , -).
espressione di gravi vizi congeniti della clas- Quell’opera infatti, che conferma l’«incom-
se intellettuale italiana: la tronfia considera- mensurabile [...] stupidaggine storica del
zione che lo scrittore aveva di sé, che lo le- Panzini» (Q , , ), offre a G. lo spunto
gittimava a fare della propria coscienza il per analizzare le modalità con cui gli scrit-
metro di giudizio della storia stessa, e la per- tori brescianeschi operavano quella comica
sistente estraneità a qualunque forza viva e meschina contraffazione della storia che
del processo storico in atto, che condanna- del brescianesimo costituiva una delle ca-
va le sue opere a un velleitarismo tutto re- ratteristiche salienti. Sotto accusa è appun-
torico privandole di ogni sincerità. Non to la volontà di Panzini di rappresentare la
comprenderemmo interamente il disprezzo storia come una «“piacevolezza”» (ibid.),
che G. riserva alla categoria del brescianesi- trattando i suoi contenuti con un’ironia di
mo se non chiarissimo come essa fosse maniera che poteva tutt’al più simulare
tutt’uno, ai suoi occhi, con la viltà, l’ipocri- profondità di pensiero, non certo suffragar-
sia, la doppiezza caratteriale, la piaggeria, la la, e, sul piano della resa letteraria, il modo
boria trionfalistica che avevano sempre irriverente di trattare episodi e figure deter-
contraddistinto e caratterizzato il compor- minanti per la storia d’Italia. La riduzione
tamento degli intellettuali italiani. della storia a «storielle divertenti senza nes-
Chiedendosi in una delle prime note del so né di personalità né di altre forze sociali»
Q  per quali ragioni le classi dominanti non (Q , , ) maschera infatti la rinuncia o
sapessero esprimere che forme di letteratu- l’incapacità a cogliere e rappresentare le
ra “gesuitica”, G. ne attribuisce la causa al- motivazioni che stanno dietro ai fatti della
l’incapacità delle stesse classi dominanti di storia, ai programmi e ai progetti politici. Su
mettere in campo energie propulsive. Dun- questo piano la biografia cavouriana pre-
que brescianesimo anche e soprattutto co- senta la stessa incongruenza tra cause ed ef-
me fenomeno tipico di una fase culturale fetti e lo stesso imprevedibile sviluppo dei
dominata da forze borghesi incapaci di su- romanzi d’appendice alla Ponson du Ter-
scitare energie espansive, prima di tutto sul rail, con l’effetto da un lato di abbassare la
piano pratico-economico. «Ogni innova- statura di Cavour al livello della limitata
zione è repressiva per i suoi avversari, ma consapevolezza politica e morale di una
scatena forze latenti nella società, le poten- borghesia pavida e fatua, dall’altro di tra-
zia, le esalta, è quindi espansiva. Le restau- sformare la sagacia politica dello statista nel
razioni sono universalmente repressive: frutto imponderabile di un non meglio giu-
creano appunto i “padri Bresciani”, la let- stificato «stellone» personale (ivi, ). Può
teratura alla padre Bresciani. La psicologia essere utile sottolineare che, a conclusione
che [ha] preceduto queste innovazioni è il di Q , , G. parla di «gesuitismo lettera-
“panico”, la paura comica di forze demo- rio» (ivi, ), facendo di questa formula, da
niache che non si comprendono e non si questo momento in poi, un sinonimo di bre-
possono controllare. Il ricordo di questo scianesimo. In realtà quella definizione, che
“panico” perdura per lungo tempo e dirige si riferisce più al fattore della costruzione
le volontà e i sentimenti: la libertà creatrice letteraria che a quello ideologico-politico,
è sparita, rimane l’astio, lo spirito di ven- prepara quell’assimilazione tra i due piani
detta, l’accecamento balordo. Tutto diven- che permetterà di trovare aspetti di brescia-
ta pratico, inconsciamente, tutto è “propa- nesimo anche in autori e opere prive di in-
ganda”, è polemica, è negazione, ma in for- tenti propagandistici. Non è un caso se tra
BRESCIANESIMO 

le schiere dei «nipotini del padre Bresciani» poraneo nella misura in cui connota innan-
troviamo annoverati senza distinzione Cur- zitutto un atteggiamento nei confronti della
zio Malaparte (Q , , ), Riccardo Bac- realtà fatto di superficialità, sostanziale
chelli (Q , , ), Mario Puccini (Q , , mancanza di sincerità, «esteriorità donchi-
), Luigi Capuana (Q , , ), Ugo Ojet- sciottesca» (Q , , ).
ti (Q , , ), Filippo Crispolti (Q , , A confermare l’estensione semantica su-
), Vincenzo Cardarelli (Q , , ), bita dal lemma è anche la nota Q ,  in cui
Giulio Bechi (Q , , ), Lina Pietravalle G., a conclusione di alcune osservazioni sul
(Q , , ), Massimo Bontempelli (Q , , disinteresse degli intellettuali italiani per il la-
), Angelo Gatti (Q , , ), Bruno Ci- voro, definisce il brescianesimo «“individua-
cognani (Q , , ), Enrico Corradini (Q lismo antistatale e antinazionale”», identifi-
, , ), Ardengo Soffici (Q , , ), cando proprio in quell’estraneità alla vita
Giovanni Papini (Q , , ), Giuseppe della nazione e alle aspirazioni delle classi po-
Ungaretti (Q , , ). polari il tarlo responsabile di aver trasforma-
Si può ipotizzare inoltre che a partire da to gli intellettuali italiani in una casta separa-
Q ,  G. si sforzi di connettere le osserva- ta e di aver reso difficile il rapporto tra le clas-
zioni sul carattere propagandistico della si dirigenti e le grandi moltitudini nazionali.
produzione letteraria contemporanea alla È questa, d’altronde, la convinzione che
denuncia della mancanza, in essa, di «stori- avrebbe portato G. a trovare tracce di bre-
cità, di socialità di massa», a partire dalla lin- scianesimo anche in autori come Manzoni e
gua stessa, e che dietro questo sforzo si in- Verga. Il destino di questa categoria non è
traveda la volontà di inserire la riflessione però quello di annullarsi nella riflessione sul-
sul brescianesimo in una più ampia conside- le carenze degli intellettuali italiani e sulle sue
razione sulla funzione sociale della letteratu- cause: essa continua a rivelarsi infatti stru-
ra. È come se G. volesse intrecciare due or- mento indispensabile per valutare e classifi-
dini di argomentazioni precedentemente care le nuove forme di narrativa contempo-
sviluppate in modo autonomo: quelle relati- ranea, dai libri di guerra alla letteratura cat-
ve alla letteratura nazionale-popolare e quel- tolica “estremista” militante, espressa dal
le riservate appunto al brescianesimo. Baste- gruppo fiorentino del “Frontespizio” guida-
rebbe a confermarlo il fatto che a partire dal to da Papini. Questa è anche la ragione per
Q  il titolo di rubrica I nipotini di padre Bre- cui il quadro storico del brescianesimo mo-
sciani è spesso accompagnato dalla specifi- derno, che G. delinea in Q , un quaderno
cazione Letteratura popolare-nazionale e che speciale intitolato, non a caso, Critica lettera-
nelle note così rubricate G. affronta e svi- ria, risulta più ricco e articolato di quello trat-
luppa spunti di grande rilevanza metodolo- teggiato nelle note di prima stesura, proble-
gica per la riflessione intorno alla natura e al- matizzato dall’emergere di sue sempre nuove
la finalità della letteratura. Se ne può dedur- manifestazioni e sostenuto dalla convinzione
re, dunque, che quando G., all’inizio del Q che il brescianesimo, indipendentemente dal
, stilando l’elenco dei saggi principali in cui pregiudizio politico che lo sosteneva, fosse in
si sarebbe dovuta articolare la sua storia de- realtà espressione del più generale e diffuso
gli intellettuali italiani, introduce la voce I rifiuto di «ogni forma di movimento nazio-
nipotini di padre Bresciani, che con le voci La nale-popolare, determinato dallo spirito eco-
letteratura popolare dei romanzi d’appendice nomico-corporativo di casta, di origine me-
e Reazioni all’assenza di un carattere popola- dioevale e feudale» (Q , , ).
re-nazionale della cultura in Italia: i futuristi, B IBLIOGRAFIA : F ORGACS , N OWELL -
avrebbe dovuto rendere ragione dell’intera SMITH ; PALADINI MUSITELLI ; PE-
produzione letteraria italiana contempora- TRONIO .
nea, il brescianesimo avesse già assunto nel-
la sua riflessione i caratteri di una categoria MARINA PALADINI MUSITELLI
critico-letteraria di natura generale, nuova V. «De Sanctis», «intellettuali italiani», «naziona-
nel panorama del dibattito critico contem- le-popolare», «Ordine Nuovo (L’)».
 BRIGANTI , BRIGANTAGGIO

briganti, brigantaggio nuarono a persistere nuclei abbastanza cor-


posi di popolazione oppressa, la massa indi-
L’analisi di G. sul fenomeno del brigan-
fesa del proletariato agricolo, schiacciata dal-
taggio italiano si collega alla sua più ampia
la stragrande maggioranza della popolazione,
riflessione storico-politica sul rapporto
inconsapevole dei propri diritti e dei mezzi di
città-campagna. Le cause di questo fenome- tutela contro ingiustizie e sopraffazioni.
no vengono fatte risalire dal pensatore sardo È qui, in queste città che comincia a
alla mancata impostazione della questione diffondersi quell’ideologia urbana, caratte-
agraria, che «portava alla quasi impossibilità rizzata dall’odio e dal disprezzo per il “villa-
di risolvere la quistione del clericalismo e no”, il “cafone”, a cui erano precluse le cari-
dell’atteggiamento antiunitario del Papa» che pubbliche sia per la sua mancanza di cul-
(Q , , ). A tal proposito, scrive G., «i tura sia per la sua appartenenza al ceto “ser-
moderati furono molto più arditi del Partito vile”. Una vera e propria ostilità che genererà
d’Azione: è vero che essi non distribuirono i un rapporto complesso, ambiguo, manifesta-
beni ecclesiastici fra i contadini, ma se ne tosi poi durante le lotte per il Risorgimento.
servirono per creare un nuovo ceto di gran- G. cita a tal proposito il clamoroso esem-
di e medi proprietari legati alla nuova situa- pio della Repubblica partenopea del ,
zione politica, e non esitarono a manomette- quando il cardinale Fabrizio Ruffo, espo-
re la proprietà terriera, sia pure solo quella nente di punta della grande nobiltà reazio-
delle Congregazioni» (ibid.). Il Partito d’A- naria borbonica, abilmente e acutamente
zione, invece, quasi «paralizzato, nella sua sfruttò e guidò l’insurrezione antigiacobina
azione verso i contadini, dalle velleità maz- dell’Italia meridionale, manovrando sapien-
ziniane di [una] riforma religiosa, che non temente l’avversione che i contadini, soprat-
solo non interessava le grandi masse rurali, tutto i nullatenenti e quelli maggiormente
ma al contrario le rendeva passibili di una vessati dai latifondisti cosentini e catanzare-
sobillazione contro i nuovi eretici» (ibid.), si, nutrivano per i proprietari borghesi e per
contribuì, negli anni Settanta dell’Ottocen- i signori feudali. Il modo, quindi, in cui l’u-
to, alla nascita del brigantaggio, inteso come nità fu raggiunta e amministrata, secondo
un «movimento caotico, tumultuario e pun- G., spiega il fenomeno del brigantaggio, in-
teggiato di ferocia, dei contadini per impa- teso come moto le cui cause vanno ricercate
dronirsi della terra» (ibid.), punibile con nelle varie vicende economiche, politiche e
l’art.  del codice Zanardelli, «rivolto a re- sociali attraverso cui il Mezzogiorno era pas-
primere le sommosse localistiche, special- sato. È chiaro che si trattò di una vera e pro-
mente comuni nell’Italia Meridionale e che pria guerra sociale che interessò soprattutto
erano – così scrive G. in una lettera alla co- il Mezzogiorno e la Sicilia e che richiese l’in-
gnata Tatiana – una continuazione attenuata tervento delle truppe piemontesi dal  al
del così detto brigantaggio che infierì nel , lasciandosi dietro una lunga scia di
Mezzogiorno tra il  e il » (LC ,  sangue, rancori, odi. I soldati «riportarono
novembre ). la convinzione nei loro paesi della barbarie
Secondo G., il fenomeno si inserisce nel- siciliana e, viceversa, i siciliani si persuasero
la problematica legata alla mancanza di quel- della ferocia piemontese» (Q , , ).
l’unità sociale capace di accorpare attorno al C’è però un alone di mistero e di fascino
nuovo Stato tutte le classi, delle città e delle a circondare la figura del brigante, alimenta-
campagne, del Nord e del Sud. Il Risorgi- ta da tutta una letteratura post-unitaria. G.,
mento in quanto rivoluzione passiva deter- oltre a menzionare testi come i Maggi in To-
minò un divario di strutture sociali ed eco- scana e i Reali di Francia, si sofferma sul
nomiche tra il Nord più sviluppato e il Sud, Guerin Meschino di Andrea da Barberino.
ancora legato alla sua economia feudale, in In quest’ultimo caso prende spunto da un
«un rapporto simile a quello di una grande articolo di Radius apparso sulle colonne del
città e una grande campagna» (Q , , ), “Corriere della Sera” del  gennaio , in-
fermo restando che anche nelle città conti- titolato I classici del popolo. Guerino detto il
BUCHARIN , NIKOLAJ IVANOVIČ 

Meschino. Scrive G. a tal riguardo: «Il sopra- stita e ampia, che viene raccolta nella sezione
titolo I classici del popolo è vago e incerto: il II del Q , intitolata Osservazioni e note cri-
Guerino, con tutta una serie di libri simili (I tiche su un tentativo di «Saggio popolare di so-
Reali di Francia, Bertoldo, storie di briganti, ciologia» (annunciata nel quarto dei «rag-
storie di cavalieri, ecc.) rappresenta una de- gruppamenti di materia» del Q , Introdu-
terminata letteratura popolare, la più ele- zione allo studio della filosofia e note critiche
mentare e primitiva, diffusa tra gli strati più ad un Saggio popolare di sociologia). Tra l’uno
arretrati e “isolati” del popolo: specialmente e l’altro episodio vi è, nel , la sconfitta
nel Mezzogiorno, nelle montagne, ecc. I let- politica di Bucharin da parte di Stalin. G.
tori del Guerino non leggono Dumas o i Mi- dunque, quando in carcere sottopone a una
serabili e tanto meno Sherlock Holmes. A dura requisitoria il Saggio popolare, sapeva di
questi strati corrisponde un determinato fol- indirizzarla a una figura caduta in disgrazia.
clore e un determinato “senso comune”» (Q Tuttavia la Teoria, pubblicata nel  e ri-
, , ). È chiaro, quindi, che per G. il proposta in numerose edizioni e traduzioni
Guerin assume una rappresentatività non so- nelle principali lingue europee, continuò a
lo letteraria ma soprattutto socio-culturale. Il esercitare un ruolo di primaria importanza
popolo ha sempre avuto esigenze intellettua- nel movimento comunista internazionale, sia
li e artistiche e il testo preso in esame mostra come base per l’elaborazione del marxismo-
il distacco esistente tra il popolo stesso e gli leninismo e del materialismo dialettico stali-
intellettuali. Si tratta di un malessere storico, niano, sia anche – e questo poteva per G. es-
la cui causa non è riconducibile al “popolo”, sere di molto maggiore importanza – come
ma ricade fortemente sulla classe dirigente, tipo di “manuale” diffuso a livello di massa,
responsabile dell’arretratezza, della rozzezza nel quale si esponevano i principi fondamen-
e dello stato di sudditanza cui soggiace la tali del marxismo a un pubblico non specia-
gente meridionale. lizzato, e che doveva costituire la base diffu-
sa di una filosofia che aspirava a trasformare
ANTONELLA AGOSTINO
il mondo. Infatti lo spirito con il quale il Sag-
V. «contadini», «folclore, folklore», «letteratura gio popolare era stato scritto era di fornire
popolare», «moderati», «nazionale-popolare», una guida e un’introduzione alla teoria del
«Nord-Sud», «Partito d’Azione», «quistione
agraria», «quistione meridionale», «Risorgimen-
materialismo storico che fosse accessibile al-
to», «senso comune», «rivoluzione passiva». la cultura media degli operai. Dunque il libro
di Bucharin era anch’esso un progetto di
Bronštein: v. Trockij. «progresso intellettuale di massa», anche se
fondato su un’impostazione contraria a quel-
la di G.
Bucharin, Nikolaj Ivanovič
L’impostazione metodologica di Bucha-
Il rapporto di G. con Bucharin è carat- rin nel Saggio popolare è deterministica: la
terizzato da due fasi molto diverse: nel  storia si svolge secondo leggi causali del tipo
ne utilizza la Teoria del materialismo storico di quelle usate nelle scienze della natura (di
per la Scuola interna di partito da lui orga- conseguenza, la storia è prevedibile). Lo
nizzata: nella seconda dispensa è tradotto sfondo filosofico è dato dalla relazione di
dallo stesso G. quasi tutto il primo capitolo materialismo storico e materialismo filosofi-
(RQ -). Qui «l’unica variante significati- co. Questa concezione del marxismo, espo-
va» era nella «riluttanza di G. a impiegare il sta nei primi tre capitoli dell’opera, corri-
termine “legge”, che ricorre spesso in Bu- sponde a quella che G. nei Q definisce revi-
charin», sostituendolo «quasi sempre con di- sione materialistica, cioè a quel tipo di marxi-
verse espressioni: “normalità”, “regolarità”, smo che, per la necessità di «rischiarare le
“relazione tra causa ed effetto”» (Q, AC, masse popolari, la cui cultura era medioeva-
). Invece nei Q il Manuale popolare di so- le» (Q , , ), si è venuto «“volgarizzan-
ciologia marxista, come recita il sottotitolo do”» (Q  I, , ), diventando così «un
della Teoria, è sottoposto a una critica insi- “marxismo” in “combinazione”» con il ma-
 BUCHARIN , NIKOLAJ IVANOVIČ

terialismo volgare, come tale «insufficiente fare, di alcune tendenze del materialismo
per creare un vasto movimento culturale che storico (e, per avventura, le più diffuse) la
abbracci tutto l’uomo, in tutte le sue età e in stessa critica che lo storicismo ha fatto del
tutte le sue condizioni sociali, unificando vecchio metodo storico e della vecchia filo-
moralmente la società» (Q , , ). Di qui la logia, che avevano portato a nuove forme in-
necessità di smontare puntualmente questo genue di dogmatismo e sostituivano l’inter-
progetto, mostrandone la tendenza intrinse- pretazione con la descrizione esteriore, più
ca a eludere il compito fondamentale posto o meno accurata dei fenomeni» (ibid.). Que-
al movimento operaio, una volta che, fonda- sta critica verte anzitutto sul fatto che «il ti-
to «un nuovo tipo di Stato, nasce [concreta- tolo non corrisponde al contenuto del libro.
mente] il problema di una nuova civiltà e Teoria del materialismo storico dovrebbe si-
quindi la necessità di elaborare le concezioni gnificare sistemazione logica dei concetti fi-
più generali, le armi più raffinate e decisive» losofici che sono noti sotto il nome di mate-
(Q , , ; v. anche Q , , ). rialismo storico. Il primo capitolo, o un’in-
Le critiche al Saggio popolare (G. ha in troduzione generale, dovrebbero aver trat-
carcere la traduzione francese, Bucharin tato la quistione: che cos’è la filosofia? una
) sono sviluppate nelle tre serie di Ap- concezione del mondo è una filosofia? come
punti di filosofia e raccolte, come detto, in è stata finora concepita la filosofia? il mate-
una sezione del Q . Il primo spunto si tro- rialismo storico rinnova questa concezione?
va però nel Q , in un testo dedicato a Con- quali rapporti esistono tra le ideologie, le
versazione e cultura. Qui G. osserva che nel- concezioni del mondo, le filosofie? La ri-
la cultura orale è molto più facile il verifi- sposta a questa serie di domande costituisce
carsi di «errori logici», rispetto a cui lo stu- la “teoria” del materialismo storico» (Q ,
dio della logica formale aristotelica può es- , ). Come si vede, sono proprio le que-
sere un utile antidoto. «Queste osservazioni stioni di cui si occupa G. nell’elaborazione
mi sono state suggerite dal Materialismo sto- in positivo della filosofia della praxis. Ma
rico di Bukharin che risente di tutte le defi- neanche si può dire che vi sia nesso tra tito-
cienze della conversazione. Sarebbe curioso lo (teoria) e sottotitolo (sociologia): «il sot-
fare una esemplificazione di tutti i passi che totitolo è più esatto se si dà del termine “so-
corrispondono agli errori logici indicati da- ciologia” una definizione circoscritta», men-
gli scolastici, ricordando la giustissima os- tre Bucharin la fa diventare «un embrione di
servazione di Engels che anche i “modi” del filosofia non sviluppata» sulla cui base svol-
pensare sono elementi acquisiti e non inna- gere appunto la «filosofia» del marxismo
ti» (Q , , ). Bucharin scrive infatti nel- (ibid.; v. anche Q , , -).
la premessa: «L’opera è nata dalle discussio- In dipendenza da questo errore, sorge
ni che si svolgevano durante le conferenze di l’altrettanto erroneo collegamento del marxi-
lavoro pratico dirette dall’autore e da J. P. smo con il materialismo filosofico, come una
Denike» (Bucharin , ). Tuttavia G. non filosofia di cui il primo avrebbe bisogno:
fa questa esemplificazione e quando avvia «Cosa intende per “materia” il Saggio popo-
gli Appunti di filosofia nel Q  prende subi- lare?» (Q , , ). «Per il materialismo
to posizione sul merito del testo: in un con- storico la “materia” non deve essere intesa
fronto con il libro di Ernst Bernheim sul me- né nel suo significato quale risulta dalle
todo storico (Bernheim ), G. nota: «La scienze naturali [...] né nel suo significato
“sociologia marxista” (cfr. il Saggio popola- quale risulta dalle diverse metafisiche mate-
re) dovrebbe stare al marxismo, come il li- rialistiche [...] ma come socialmente e stori-
bro del Bernheim sta allo storicismo: una camente organizzata per la produzione, co-
raccolta sistematica di criteri pratici di ricer- me rapporto umano [...] Ma in realtà, questo
ca e di interpretazione, uno degli aspetti del è solo uno dei tanti elementi del Saggio po-
“metodo filologico” generale» (Q , , ). polare che dimostrano la superficiale impo-
E subito aggiunge, avviando così già la criti- stazione del problema del materialismo sto-
ca: «Sotto alcuni punti di vista si dovrebbe rico, il non aver saputo dare a questa conce-
BUCHARIN , NIKOLAJ IVANOVIČ 

zione la sua autonomia scientifica e la posi- nella scienza storica può avere per risultato
zione che le spetta di fronte alle scienze na- spropositi scientifici, che potranno essere
turali o [,peggio,] a quel vago concetto di corretti agevolmente [...]; ma nella scienza e
“scienza” in generale che è proprio della nell’arte politica può avere per risultato del-
concezione volgare del popolo» (ivi, -). le catastrofi, i cui danni “secchi” non po-
La dipendenza di Bucharin da una conce- tranno mai più essere risarciti» (Q , , ).
zione generica e volgare della scienza gli im- Nel Saggio popolare si annida pertanto – in
pedisce di riconoscere e valorizzare il con- corrispondenza della natura del marxismo,
cetto e la funzione essenziale che la dialetti- che è insieme scienza e azione (Q , , ),
ca riveste nel materialismo storico. La sua filosofia e ideologia – un rischio politico ben
«errata interpretazione del materialismo preciso: una politica pensata su basi deter-
storico che viene dogmatizzato» lo spinge a ministiche e fatalistiche non può infatti che
identificarlo «con la ricerca della causa ulti- condurre alla sconfitta.
ma o unica ecc.», senza rendersi conto che Le critiche al Saggio popolare sono dun-
«il problema delle cause ultime è appunto que complessive e distruttive: dal titolo al
vanificato dalla dialettica» (Q , , ). «La contenuto, dai presupposti generali alle im-
posizione del problema come una ricerca di plicazioni politiche, dalla metodologia allo
leggi, di linee costanti, regolari, uniformi è stile argomentativo, non c’è un aspetto che
legata a una esigenza, concepita in modo un G. ritenga possa essere utilmente impiegato
po’ puerile e ingenuo, di risolvere perento- in un progetto di “manuale popolare” della
riamente il problema pratico della prevedi- filosofia della praxis. Il suo progetto è dun-
bilità degli accadimenti storici [...] Quindi la que, come risulta dalla struttura stessa del Q
ricerca delle cause essenziali, anzi della , globalmente alternativo a quello di Bu-
“causa prima”, della “causa delle cause”. charin. Il modo con cui G. discute il Saggio
Ma le “Tesi su Feuerbach” avevano già criti- popolare – senza rinvii a pagine precise, sen-
cato anticipatamente questa concezione za citazioni virgolettate, con qualche impre-
semplicistica» (Q , , ). Non padro- cisione – non è tanto indicativo dell’assenza
neggiando la dialettica, Bucharin non sa ri- (o meno) della Teoria tra i libri che G. pote-
conoscere il nesso tra quantità e qualità (Q va tenere in cella (sulla questione si veda la
, , ) e quello tra “premessa” materiale discussione tra Giovanni Mastroianni e
e “compiti” politici (Q , , ). In conclu- Gianni Francioni: Francioni ,  e ,
sione: «La filosofia del Saggio popolare è pu- ; Mastroianni ,  e , -). Piut-
ro aristotelismo [positivistico], cioè un ria- tosto, esso è leggibile alla luce del carattere di
dattamento della logica formalistica secon- “modello esemplare”, ma in negativo, che il
do i metodi delle scienze naturali: la legge di Saggio popolare assume (si veda la già ricor-
causalità è sostituita alla dialettica; la classi- data contrapposizione al libro di Bernheim),
ficazione astratta, la sociologia ecc.». Il suo rispetto a cui va costruita un’alternativa che
è un «idealismo alla rovescia nel senso che non risparmi neanche un dettaglio.
alle categorie dello spirito sostituisce delle Questo modo di lavorare emerge nel
categorie empiriche altrettanto a priori e trattamento da G. riservato a un concetto
astratte. [Causalismo e non dialettica. Ricer- che nel Saggio popolare compare di sfuggita
ca della legge di “regolarità, normalità, e che invece assume nel progetto della filo-
uniformità” senza superamento, perché l’ef- sofia della praxis un ruolo centrale: l’imma-
fetto non può essere superiore alla causa, nenza. È infatti in una riformulazione stori-
meccanicamente]» (Q , , ). cistica dell’immanenza, e non nella tradizio-
Questa «riduzione del materialismo sto- ne materialistica, che secondo G. va ravvisa-
rico a “sociologia” marxista» favorisce ta l’originalità della filosofia di Marx. Que-
l’«estensione della legge dei grandi numeri sta tesi viene enunciata in Q , , dove si no-
dalle scienze naturali alle scienze storiche e ta anche che «quando si dice che Marx ado-
politiche»; ma questa estensione «ha diverse pera l’espressione “immanenza” in senso
conseguenze per la storia e per la politica: metaforico, non si dice nulla: in realtà Marx
 BUCHARIN , NIKOLAJ IVANOVIČ

dà al termine “immanenza” un significato lore equivoco e mistico. Ma in altri ha un si-


proprio» (ivi, ). È un’allusione a Bucha- gnificato che, dopo le limitazioni di Kant,
rin, come si evince da Q , , : «Ciò che può essere difeso dal materialismo storico»
si è detto della “teleologia” si può ripetere (Q , , ).
dell’“immanenza”» (il riferimento è a Q , A queste critiche G. ne aggiunge altre
, intitolato La teleologia nel «Saggio popo- nel momento in cui (v. LC , a Tatiana, 
lare»). Scrive G.: «Nel Saggio popolare si no- agosto ) riceve il libro che raccoglie le
ta che Marx adopera l’espressione “imma- relazioni della delegazione sovietica al II
nenza”, “immanente”, e si dice che eviden- Congresso internazionale di storia della
temente quest’uso è “metaforico”. Benissi- scienza e della tecnologia, tenutosi a Londra
mo. Ma si è così spiegato il significato che nell’estate . Di questo testo (Bucharin
l’espressione “immanenza” ha metaforica- a) G. nota soprattutto il modo «superfi-
mente in Marx? Perché Marx continua a ciale ed estraneo al materialismo storico» di
usare questa espressione? Solo per l’orrore porre «il problema della «“realtà oggettiva
di creare termini nuovi? [...] L’espressione del mondo esterno” (Q , , ). Infatti,
“immanenza” in Marx ha un preciso signifi- per il senso comune popolare una tale que-
cato e questo occorreva definire: in realtà stione è assurda: «Il pubblico popolare
questa definizione sarebbe stata veramente “crede” che il mondo esterno sia obbiettivo
“teoria”. Marx continua la filosofia dell’im- ed è questa “credenza” che occorre analiz-
manenza, ma la depura da tutto il suo appa- zare, criticare, superare scientificamente»
rato metafisico e la conduce nel terreno con- (Q , , ). Invece di fare questo lavoro,
creto della storia. L’uso è metaforico solo nel Bucharin si preoccupa di confutare le posi-
senso che la concezione è stata superata, è zioni idealistiche, a suo avviso tutte neganti
stata sviluppata ecc.» (Q , , ). la realtà del mondo esterno, senza rendersi
Immanenza e teleologia vengono da G. conto né che tale tesi non coincide senz’al-
accostate. Difatti egli si sta riferendo all’in- tro con l’idealismo, né che, come il materia-
sieme del paragrafo I. della Teoria, intito- lismo volgare, la tesi dell’irrealtà del mondo
lato Dottrina della finalità in generale (te- esterno ha «origine religiosa», come si può
leologia) e sua critica. Finalità immanente, vedere in Berkeley, peraltro da Bucharin ci-
dove tra l’altro si legge: «Vale la pena far no- tato (Q , , ). In questo modo Bucha-
tare che, se qualche volta Marx e Engels rin non può «spiegare che una tale conce-
sembrano fare uso di concezioni teleologi- zione, che non è certo una futilità, anche per
che, in realtà si tratta di metafore e di im- un filosofo della praxis, oggi, esposta al
magini [cela ne constitue qu’une métaphore pubblico, possa solo provocare il riso e lo
et une façon imagée d’exprimer la pensée]» sberleffo». Essa è «il caso più tipico della di-
(Bucharin , ; v. Bucharin , -). Il stanza che si è venuta formando tra scienza
nesso tra finalità e immanenza è presente, e vita, tra certi gruppi di intellettuali [...] e
negativamente, in Bucharin e G. lo ripren- le grandi masse popolari: e come il linguag-
de rovesciandolo in positivo. A suo avviso, gio della filosofia sia diventato un gergo che
solo assumendo problematicamente la nuo- ottiene lo stesso effetto di quello di Arlec-
va accezione kantiana (consegnata alla Cri- chino» (ibid.).
tica del giudizio e agli scritti di filosofia del- BIBLIOGRAFIA: BUCI-GLUCKSMANN ,
la storia), secondo cui si può utilizzare la fi-  ss.; FRANCIONI  e ; IACONO ;
nalità in modo regolativo, salvaguardando MASTROIANNI  e ; PAGGI , -
così l’individualità empirica dei fatti, è pos- e -; ZANARDO .
sibile sfuggire al pericolo di convertire il de- FABIO FROSINI
terminismo storico in una forma obsoleta di
V. «determinismo», «dialettica», «filosofia della
finalismo: «Sul “Saggio popolare”. La teleo- praxis», «immanenza», «Kant», «materialismo e
logia. Nella frase e nella concezione di “mis- materialismo volgare», «oggettività», «sociolo-
sione storica” non c’è una radice teleologi- gia», «solipsismo, solipsistico», «teleologia»,
ca? E infatti in molti casi essa assume un va- «unità di teoria-pratica».
BUON SENSO 

buon senso critica della religione e del senso comune e


il loro superamento: in tal senso, la filosofia
In Q , ,  G. scrive che il «tipo» di ri-
coincide col “buon senso”» (Q , , ).
viste di cui sta trattando «appartiene alla sfe-
A partire dal Q , nell’ambito di paragrafi
ra del “buon senso” o “senso comune”»,
non presenti in prima stesura, la valutazio-
con un uso che implicitamente rende equi- ne del buon senso è quasi sempre positiva.
valenti le due espressioni. Non sempre è co- In Q  II, , - leggiamo una nota in cui
sì. Anzi, l’uso prevalente che G. fa di «buon senso comune e buon senso sono equipara-
senso» è contestuale, ma diversificato (sia ti e valutati positivamente: «In che consiste
pure in modo altalenante), rispetto a «senso esattamente il pregio di quello che suol
comune»: talvolta «buon senso» è assunto chiamarsi “senso comune” o “buon senso”?
positivamente, altre volte con valenza nega- Non solamente nel fatto che, sia pure im-
tiva. In Q , , , ad esempio, leggiamo che plicitamente, il senso comune impiega il
«per comandare non basta il semplice buon principio di causalità, ma nel fatto molto
senso» (valenza negativa), mentre in Q , , più ristretto, che in una serie di giudizi il
 si spiega come «un uomo di buon senso» senso comune identifica la causa esatta,
potrebbe mettere in crisi una concezione semplice e alla mano, e non si lascia deviare
olistica dello Stato (valenza positiva). In Q , da arzigogolature e astruserie metafisiche,
,  vi è coincidenza: «Filosofia e senso pseudo-profonde, pseudo-scientifiche
comune o buon senso». In Q , , , a pro- ecc.». Siamo alla funzione del senso comu-
posito di Pirandello e della «concezione dia- ne o buon senso come critica e rifiuto del-
lettica dell’oggettività», G. nota nell’opera l’intellettualismo fine a se stesso (presente
del commediografo la rappresentazione di anche in Q , , ). Non sorprende che
una «lotta paradossale contro il senso co- altre esemplificazioni di questa funzione
mune e il buon senso»; in Q , ,  afferma che ha il buon senso, di sentinella a guardia
che «Croce civetta continuamente col “sen- degli eccessi dell’intellettualismo vacuo,
so comune” e col “buon senso” popolare». trovi delle applicazioni anche nel Q , de-
In Q , ,  leggiamo invece: «Il “buon dicato al Lorianismo, ove ad esempio si leg-
senso” ha reagito, il “senso comune” ha im- ge: «Questo articolo, data l’amenità del
balsamato la reazione e ne ha fatto un cano- contenuto, si presta a diventare “libro di te-
ne “teorico”, “dottrinario”, “idealistico”»: sto negativo” per una scuola di logica for-
nella contrapposizione è il buon senso ad male e di buon senso scientifico» (Q , ,
avere qui valenza positiva. In Q , ,  ). O ancora: «il buon senso, svegliato da
compare un celebre riferimento a Manzoni: un opportuno colpo di spillo, quasi fulmi-
«Senso comune. Il Manzoni fa distinzione tra neamente annienta gli effetti dell’oppio in-
senso comune e buon senso (Cfr. Promessi tellettuale» (Q , , ).
Sposi, Cap. XXXII sulla peste e sugli untori). Ancora più positiva è la valutazione del
Parlando del fatto che c’era pur qualcuno buon senso là dove G. ne disgiunge radical-
che non credeva agli untori ma non poteva mente le sorti dal senso comune, come in Q
sostenere la sua opinione contro l’opinione , , : «È questo il nucleo sano del sen-
volgare diffusa, aggiunge: “Si vede ch’era so comune, ciò che appunto potrebbe chia-
uno sfogo segreto della verità, una confi- marsi buon senso e che merita di essere svi-
denza domestica: il buon senso c’era; ma se luppato e reso unitario e coerente». In Q ,
ne stava nascosto, per paura del senso co- , - si parla di una filosofia individuale
mune”». Il buon senso è equiparato da Man- che – in quanto non arbitraria – diviene «una
zoni alla ragione, che nulla però può contro cultura, un “buon senso”, una concezione
il senso comune, la rozza ideologia delle del mondo, con una etica conforme alla sua
masse. G. non commenta il brano. struttura [...] Pare che solo la filosofia della
Una valutazione più positiva del buon prassi abbia fatto fare un passo in avanti al
senso si ha nei contesti filosofici, in cui esso pensiero, sulla base della filosofia classica te-
è usato in senso tecnico: «La filosofia è la desca, evitando ogni tendenza al solipsismo,
 BUROCRAZIA

storicizzando il pensiero in quanto lo assume così si estraniava dal paese, e attraverso le


come concezione del mondo, come “buon posizioni amministrative, diventava un vero
senso” diffuso nel gran numero». Buon sen- partito politico, il peggiore di tutti, perché
so equivale qui a «concezione del mondo», la gerarchia burocratica sostituiva la gerar-
con un’accezione non necessariamente posi- chia intellettuale e politica: la burocrazia di-
tiva o negativa. Ma l’equiparazione così ventava appunto il partito statale-bonapar-
esplicita presente in questa nota non trova al- tistico» (ivi, ). La burocrazia entra quin-
tri riscontri. di nei Q già come elemento degenerato, co-
me frutto della mancata forma nazionale-
GUIDO LIGUORI
popolare del Risorgimento, come elemento
V. «concezione del mondo», «filosofia», «filosofia detentore della competenza tecnica e ammi-
della praxis», «lorianismo, loriani», «Manzoni»,
nistrativa al servizio non del popolo ma del
«senso comune».
partito di governo e dei propri interessi di
riproduzione tipici di una «casta» (Q , ,
burocrazia
). Questo tema verrà ripreso più tardi in
Il lemma «burocrazia» ha nei Q una Q , , , dove il giudizio diventerà, se
funzione duplice: se da una parte infatti, so- possibile, ancora più duro: «la burocrazia
prattutto in forma aggettivata, è usato con italiana può essere paragonata alla burocra-
frequenza come sinonimo di «fossilizzazio- zia papale, o meglio ancora, alla burocrazia
ne» (Q , , ), «pedanteria» (Q , , cinese dei mandarini». La burocrazia italia-
), «meccanicità» (Q , , ), dall’altra na fa gli interessi di gruppi specifici come gli
– e in tale accezione, pressoché costante in agrari o l’industria protetta, ma li fa, secon-
tutti i Q, verrà qui considerato – esso iden- do G., «senza piano e sistema, senza conti-
tifica l’insieme dei funzionari civili e milita- nuità», con spirito meccanico di combina-
ri di uno Stato o di un’organizzazione di zione invece che «organicamente e secondo
partito. In Q ,  G. riflette sulla debolez- un indirizzo conseguente»: una burocrazia
za dei partiti politici italiani, sul loro distac- che diventa quindi «specialmente “monar-
co dalle masse che è cronico «dal risorgi- chica” [...] sola forza “unitaria” del paese,
mento in poi», esattamente come Weber, permanentemente “unitaria”» (ibid.), anco-
dieci anni prima, nel suo Parlamento e go- ra una volta legata all’angusta struttura di
verno rifletteva sulla debolezza della bor- potere del governo e non al «popolo-nazio-
ghesia tedesca nella Germania guglielmina ne» come era avvenuto invece in Francia. La
(il riferimento al testo del sociologo tedesco letteratura prodotta dai funzionari statali è a
è esplicitato alla fine della nota gramsciana). questo proposito illuminante. Scrive G. ri-
Ma se in Germania l’immaturità della classe portando un passo di un articolo dell’“Italia
borghese e la sua inettitudine al governo letteraria”: «“In Francia, in Inghilterra, ge-
erano ricondotte da Weber al ruolo pater- nerali ed ammiragli scrivono per il loro po-
nalistico storicamente avuto da Bismarck, polo, da noi scrivono solo per i loro supe-
per G. la situazione italiana è caratterizzata riori”» (Q , , ).
dal fatto che «il governo ha [...] operato co- G. chiarisce in Q , ,  questo caratte-
me un “partito”, si è posto al disopra dei re meccanico e brutale della burocrazia ri-
partiti non per armonizzarne gli interessi e conducendolo alla sua composizione sociale,
l’attività nei quadri permanenti della vita e ovvero identificando gli strati sociali per i
degli interessi statali nazionali, ma per di- quali «la carriera militare e burocratica» è
sgregarli, per staccarli dalle grandi masse e «un elemento molto importante di vita eco-
avere “una forza di senza partito legati al go- nomica e di affermazione politica». G. rico-
verno con vincoli paternalistici di tipo bo- struisce quindi questa determinata funzione
napartistico-cesareo”» (Q , , -). Il ri- sociale e la «psicologia che è determinata da
ferimento al governo, in questo caso, va let- questa funzione» (ivi, ). Si tratta, nel caso,
to come riferimento alla burocrazia, come di quella «borghesia rurale media e piccola»
G. chiarisce subito dopo: «La burocrazia che, abituata a «comandare “politicamente”»
BUROCRAZIA 

ma «non “economicamente”», non avendo Accanto alla critica delle degenerazioni


funzioni economiche ma solamente redditi burocratiche del parlamentarismo e del re-
parassitari derivanti dalla «“bruta” pro- gime rappresentativo in generale (Q , ,
prietà», «vive sulla miseria cronica e sul lavo- -), G. nota come la progressiva burocra-
ro prolungato del contadino» (ibid.): una pic- tizzazione dell’attività politica sia anche un
cola borghesia fatta di «morti di fame» (Q , fattore epocale e irresistibile della nascente
, ) abituata da secoli alla repressione di politica di massa. Se non gli si può ascrivere
ogni organizzazione del lavoro contadino. in questo caso il merito di aver trovato la for-
Uno strato sociale di cruciale importanza nel- mula risolutiva del complesso rapporto fra
la storia d’Italia che, una volta fattosi buro- democrazia e burocrazia, gli si deve però ri-
crazia, ha una funzione direttiva specifica, an- conoscere quello di aver messo per primo a
che se mediata dalla coincidenza o meno con tema, almeno in campo marxista, la spinosa
la «volontà [...] della classe alta»: «In questo questione. Già in Q , , parlando dell’«au-
senso deve intendersi la funzione direttiva di togoverno» inglese, nota sinteticamente:
questo strato, e non in senso assoluto: tutta- «Burocrazia divenuta necessità», prose-
via non è piccola cosa» (Q , , ). guendo: «la quistione deve essere posta di
In Q , , dopo aver distinto all’interno formare una burocrazia onesta e disinteres-
della struttura dei partiti politici «il gruppo sata, che non abusi della sua funzione per
sociale» e «la massa del partito», G. rileva rendersi indipendente dal controllo del si-
come la «forza consuetudinaria più perico- stema rappresentativo» (ivi, ). Il proble-
losa» sia «la burocrazia o stato maggiore del ma è quello della funzione specifica, tecnica,
partito» (ivi, ), riversando così il proble- di un ceto professionale in grado di mano-
ma della burocrazia statale anche all’interno vrare la complessa struttura dello Stato mo-
di quelli che sono per lui gli «“sperimenta- derno, con le sue ramificazioni nella società
tori” storici» (Q , , ) di nuove conce- civile. Una funzione che è analoga a quella
zioni del mondo. Anche nei partiti politici la svolta dal ceto intellettuale, centrale nella ri-
componente burocratica si «organizza come flessione dei Q, la cui affinità G. esplicita in
corpo a sé» e rischia di far entrare in crisi i modo estremamente chiaro in Q , , :
partiti. Da questo punto di vista G. ritiene «Il fatto che nello svolgimento storico e del-
che i partiti francesi siano «i più utili per stu- le forme economiche e politiche si sia venu-
diare l’anacronizzarsi delle organizzazioni to formando il tipo del funzionario tecnico
politiche», in quanto hanno l’esperienza di ha una importanza primordiale [...] In parte
una stratificazione che inizia con la Rivolu- questo problema coincide col problema de-
zione dell’Ottantanove e che «permette ai gli intellettuali».
dirigenti di mantenere la vecchia base pur
facendo compromessi con forze affatto di- MICHELE FILIPPINI
verse e spesso contrarie e asservendosi alla V. «bonapartismo», «intellettuali», «partito»,
plutocrazia» (Q , , ). «Weber».
C

cadornismo G. legge l’articolo di Mario Missiroli su


Cadorna del , apparso sulla “Nuova An-
La meditazione sul «cadornismo» nasce
tologia”, e intraprende una riflessione sul
all’interno della riflessione di G. sul proble-
rapporto tra capo militare e capo politico.
ma del rapporto fra direzione militare e dire- Missiroli imputa a Cadorna d’essersi fossiliz-
zione politica nella formazione e nello svilup- zato «sull’aspetto tecnico» trascurando «l’a-
po dello Stato moderno e del rapporto fra di- spetto storico-sociale» (Q , , ). G. ri-
rigenti e diretti, in particolare in Italia. Con tiene questa «un’accusa esagerata: la colpa
questo termine G. intende l’atteggiamento non è di Cadorna, ma dei governi che devo-
per cui «una cosa sarà fatta perché il dirigen- no essi educare politicamente i militari»
te ritiene giusto e razionale che sia fatta: se (ibid.). Mentre infatti Napoleone «rappre-
non viene fatta, “la colpa” viene riversata su sentava la società civile e il militarismo della
chi “avrebbe dovuto” ecc.» (Q , , ). Il Francia» e congiungeva in sé le due funzioni
neologismo ha la sua origine nella figura del di capo del governo e dell’esercito, «la classe
generale Luigi Cadorna, capo di stato mag- dominante italiana non ha saputo preparare
giore dell’esercito italiano sino alla battaglia dei capi militari» (ivi, ). Se per un verso è
di Caporetto, che G. definisce «un burocrati- certamente vero che «il capo militare deve
co della strategia», che «quando aveva fatto le avere, per la sua stessa funzione, una capacità
sue ipotesi “logiche”, dava torto alla realtà e politica», tuttavia «l’atteggiamento politico
si rifiutava di prenderla in considerazione» verso le masse militari e la politica militare
(Q , , ). Il termine diviene dunque me- devono essere fissati dal governo sotto la sua
tafora per indicare chi, sul piano politico, non responsabilità» (ivi, ). Da qui G. apre una
esita a sacrificare i propri “soldati” per dimo- riflessione più complessa sulla prima guerra
strare la giustezza della propria strategia mondiale e le responsabilità della disfatta di
schematicamente decisa a tavolino: forse an- Caporetto. Fra governo Sonnino e Cadorna
che in riferimento critico alla strategia fatta non v’era identità di vedute sui fini strategici
propria dal movimento comunista con la della politica militare e i mezzi per raggiun-
“svolta del ’”, che tanti «sacrifizi inutili» (Q gerli e, secondo G., Cadorna fu «miglior po-
, , ) aveva prodotto. Secondo G. pro- litico di Sonnino» poiché, a differenza di
pria degli «strateghi del cadornismo politico» quest’ultimo, tentò di fare una «politica del-
è la convinzione che gli avvenimenti «si svol- le nazionalità» per «disgregare l’esercito au-
gono fulmineamente e con marcia progressi- striaco» (ibid.). Il governo a ciò s’oppose per
va definitiva» (Q , , ). Cadorna rinno- non «urtare la Germania, alla quale non ave-
vava grandi offensive di logoramento accre- va dichiarato la guerra: così la scelta di Ca-
scendo, tuttavia, il distacco fra soldati e co- dorna – scelta relativa, come si vede, per l’e-
mandi: era noto come «realmente i soldati ar- quivoca posizione verso la Germania – men-
rischiassero la vita quando ciò era necessario, tre poteva essere politicamente ottima, di-
ma come invece si ribellassero quando si ve- venne pessima; le truppe slave videro nella
devano trascurati» (Q , , ). guerra una guerra nazionale di difesa delle
 CADUTA TENDENZIALE DEL SAGGIO DI PROFITTO

loro terre da un invasore straniero e l’eserci- criminale di trascurare di evitare i sacrifizi


to austriaco si rinsaldò» (ibid.). Secondo G., inutili», nonostante persino il senso comune
peraltro, dell’effettiva incomprensione e mostri che il più dei disastri politici avviene
conseguente «avversione di Cadorna per la perché «si è giocato, con la pelle altrui»: do-
vita politica parlamentare» non lui solo fu re- po ogni rovina occorre dunque «prima di
sponsabile, bensì «specialmente il governo» tutto ricercare le responsabilità dei dirigen-
(ivi, ). G. sostiene che il governo trascurò ti» (ibid.). Ciò vale anzitutto per chi riflette
d’occuparsi d’un nodo fondamentale: «l’am- sull’«elemento fondamentale dello “spirito
ministrazione politica delle masse militari», statale”», ovvero «lo spirito di partito» (ivi,
mentre in Francia «gli stessi deputati si reca- ), sinora configuratosi come la forma più
vano al fronte e controllavano il trattamento adeguata «per elaborare i dirigenti e la ca-
fatto ai soldati» (ibid.). Egli imputa però a pacità di direzione» (ivi, ).
Cadorna colpe ben precise. Dalle Memorie
MANUELA AUSILIO
del generale G. apprende che egli era «infor-
mato, prima di Caporetto, che il morale del- V. «Caporetto», «direzione», «dirigenti-diretti»,
«esercito», «Grande guerra», «guerra», «guerra
le truppe era infiacchito» e qui attua «una
di movimento», «guerra di posizione», «partito»,
sua particolare attività “politica”, molto pe- «tecnica militare».
ricolosa: egli non cerca di rendersi conto se
occorre mutare qualcosa nel governo politi-
caduta tendenziale del saggio di profitto
co dell’esercito, se cioè l’infiacchimento mo-
rale delle truppe non sia dovuto al comando L’espressione compare per la prima in Q
militare» (ivi, ). Cadorna, «ostinato più , , nel contesto di una discussione – ispi-
che volitivo: energia del testardo» (ivi, ), rata a un’osservazione critica formulata da
sostanzialmente «non sa esercitare l’autocri- Benedetto Croce (Recenti interpretazioni del-
tica», ottusamente persuaso «che il fatto di- la teoria marxistica del valore e polemiche in-
pende dal governo civile, dal modo con cui è torno ad esse, in Croce a,  nota) – del
governato il paese», e così richiede «misure “lorianismo” dell’economista marxista An-
reazionarie, domanda repressioni, ecc.» tonio Graziadei. Dinnanzi alla «sotterranea
(ibid.). G. si sofferma poi sulla «bigotteria» e corrente di romanticismo popolare creata
l’influsso del sentimento religioso su cui dal “culto della scienza”, dalla “religione del
«Cadorna fondava la sua politica verso le progresso” e dall’ottimismo generale del se-
masse militari: l’unico coefficiente morale colo XIX», «è da vedere», annota G., «se non
del regolamento era infatti affidato ai cap- sia legittima la reazione del Marx, che con la
pellani militari» (ivi, ). “legge tendenziale della caduta del saggio del
In merito a una riflessione su arte e profitto” e col “catastrofismo” gettava molta
scienza della politica in Machiavelli, G. po- acqua sul fuoco: è da vedere anche quanto
ne in luce i rischi in cui s’incorre se non s’in- queste correnti ottimistiche abbiano impedi-
daga bene il «fatto primordiale, irriducibile to una analisi più accurata delle proposizio-
(in certe condizioni generali)» dell’esistenza ni di Marx» (ivi, ). Il testo, del febbraio-
di «dirigenti e diretti, governanti e governa- marzo , viene ripreso nel  con alcune
ti» (Q , , ). In questo quadro, G. re- varianti sostitutive: «è da vedere se non sia
puta pericoloso l’automatismo di un’obbe- stata legittima e di larga portata la reazione
dienza a tutti i costi, la pretesa di un’azione del Marx, che colla legge tendenziale della
non solo «senza bisogno di una dimostra- caduta del saggio del profitto e col così det-
zione di “necessità” e razionalità», ma da ri- to catastrofismo gettava molta acqua nel fuo-
tenersi «indiscutibile». Infatti qualcuno può co; è da vedere anche in che misura l’“op-
arrivare a pensare e operare secondo l’idea piomania” abbia impedito una analisi più ac-
che «l’obbedienza “verrà” senza essere do- curata delle proposizioni del Marx» (Q , ,
mandata, senza che la via da seguire sia in- ). L’allusione, già presente nella prima
dicata» (ivi, ). Così «è difficile estirpare stesura, al fatto che il marxismo fu preda del-
dai dirigenti il “cadornismo”», la «abitudine la stessa fede nel progresso che caratterizza-
CADUTA TENDENZIALE DEL SAGGIO DI PROFITTO 

va le correnti borghesi viene nella seconda ne ripreso il riferimento alla “legge”: «il for-
stesura resa esplicita con il rinvio all’effetto dismo come punto estremo del processo di
di “stupefacente” derivante dal «metodo po- tentativi successivi da parte dell’industria di
litico di forzare arbitrariamente una tesi superare la legge tendenziale della caduta del
scientifica per trarne un mito popolare ener- saggio del profitto» (Q , , ).
getico e propulsivo: il metodo potrebbe pa- Parallelamente alla convinzione del ca-
ragonarsi all’uso degli stupefacenti che crea- rattere obiettivamente progressivo dell’ame-
no un istante di esaltazione delle forze fisiche ricanismo, cresce dunque in G. la consape-
e psichiche ma debilitano permanentemente volezza analitica relativa allo statuto della
l’organismo» (Q  II, , : questa osser- legge tendenziale della caduta del saggio del
vazione si riferisce proprio all’arbitraria for- profitto. Poco prima di Q ,  egli aveva pa-
zatura della legge della caduta del saggio del ragonato la «teoria dei costi comparati [e de-
profitto). Allo stesso modo, la lettura, già crescenti]» e la teoria «dell’equilibrio stati-
presente nel Q , della legge tendenziale for- co e dinamico» alla «teoria marxista del va-
mulata da Marx come qualcosa di compren- lore [e della caduta del saggio del profitto]»
sibile solo come reazione al trionfalismo pro- (Q , , ), aggiungendo che le prime due
gressista del secolo XIX (lettura parallela a erano forse da considerare «l’equivalente
quella delle principali tesi della Prefazione scientifico» delle seconde «in linguaggio uf-
del ’ come “metafore”, leggibili solo alla lu- ficiale e “puro” (spogliato di ogni energeti-
ce del tessuto di riferimenti linguistici in cui ca politica per le classi produttrici subalter-
nascono), viene nel Q  arricchita con la no- ne)» (ibid.). Questo apprezzamento, che ri-
ta relativa alla «larga portata» di questa leg- prende il cenno del Q  al carattere “reatti-
ge tendenziale. Difatti, la lettura che nei Q vo” della legge tendenziale e di cui si trova
viene via via sviluppata si dipana lungo due traccia nella definizione di essa come «teo-
direttrici principali, le quali entrambe ren- rema di prima approssimazione», viene mo-
dono comprensibile quest’ultima variante. dificato già nel corso di Q ,  e più tardi,
La prima di esse, annunciata in Q ,  (feb- nel momento in cui la lettura del fordismo
braio-novembre ) e ripresa in seconda rivela le potenzialità euristiche della legge,
stesura in Q  II, .VII (agosto-dicembre ben al di là del suo carattere “energetico”: di
), riguarda la possibilità di leggere la di- fatto, all’altezza del Q  l’intero sviluppo
namica in corso di maggiore momento del capitalistico è letto come «processo di tenta-
mondo contemporaneo – la combinazione di tivi successivi» (Q , , ) di reagire a cri-
taylorismo e fordismo che si afferma negli si «ritornanti a ciclo» (Q , , ) o, se si
Stati Uniti – come «il tentativo di superare vuole, come un succedersi di spinte alla de-
questa prima approssimazione», cioè il «teo- crescita dei costi grazie alla crescita della
rema di prima approssimazione» a cui la produttività. In questo modo acquista sem-
“legge” formulata da Marx in realtà si ridu- pre maggiore peso la specifica qualificazio-
ce (Q , , ). Nella seconda stesura l’e- ne della legge come “tendenziale”. La solle-
spressione «teorema di prima approssima- citazione a riflettere su di essa proviene a G.
zione» non viene ripresa e tutto il passaggio da Croce, come da Croce, per quanto si è vi-
è riformulato e chiarito: «Questa legge do- sto, era derivato anche il primo spunto criti-
vrebbe essere studiata sulla base del taylori- co verso Graziadei in Q , . In effetti, la
smo e del fordismo. Non sono questi due crociana raccolta di saggi risalenti alla fine
metodi di produzione e di lavoro dei tentati- del XIX secolo, intitolata Materialismo stori-
vi progressivi di superare la legge tendenzia- co ed economia marxistica, viene fino al 
le, eludendola col moltiplicare le variabili utilizzata da G. sia come reagente nei con-
nelle condizioni dell’aumento progressivo fronti di qualsiasi lettura riduzionistica ed
del capitale costante?» (Q  II, .VII, ). economicistica del materialismo storico e
L’aggiunta di «progressivi» va vista alla luce della teoria economica marxista, sia come
dello sviluppo dell’analisi dell’americani- testimonianza del mutamento della posizio-
smo, culminante nel Q , al cui esordio vie- ne dello stesso Croce, che da quell’iniziale
 CADUTA TENDENZIALE DEL SAGGIO DI PROFITTO

fase di rispetto e scrupolo scientifico passa, lore, dall’altro determina, per il cangiamen-
a partire dal dopoguerra, a esibire verso to che introduce nella composizione del ca-
Marx e il marxismo un’attitudine liquida- pitale, la caduta tendenziale del saggio del
zionistica e sbrigativa. profitto e ciò è dimostrato nel III volume del-
Nel Q  è testimoniata una forte cresci- la Critica dell’Economia Politica». Quindi «il
ta di attenzione verso la teoria economica, Croce presenta come obbiezione alla teoria
accompagnata da un’attenta rilettura della esposta nel III volume quella parte di tratta-
summenzionata opera di Croce. La prima te- zione che è contenuta nel I volume, cioè
stimonianza di ciò si trova in Q  II, , in espone come obbiezione alla legge tenden-
una variante instaurativa al termine di un im- ziale della caduta del saggio del profitto la
pegnativo testo dedicato al concetto di filo- dimostrazione dell’esistenza di un plusvalo-
sofia. A queste riflessioni G. aggiunge l’os- re relativo dovuto al progresso tecnico, sen-
servazione generale «che le affermazioni del za però mai accennare una sola volta al I vo-
Croce sono state molto meno assiomatiche e lume, come se l’obbiezione fosse scaturita
formalmente decise di quanto egli voglia og- dal suo cervello, o addirittura fosse un por-
gi fare apparire. La teoria del valore è tutt’al- tato del buon senso» (ivi, ). Ciò che inte-
tro che intrinsecamente negata nel suo sag- ressa a G. qui affermare, al di là delle sue
gio principale», cioè nel libro citato. Lì Cro- comprensibili cautele («tutte queste note
ce «afferma che sola “teoria del valore” [...] sono state scritte in grandissima parte
scientifica è quella del grado finale d’utilità, fondandosi sulla memoria», ivi, -), è il
e che la teoria del valore marxista è “un’altra fatto che l’interazione tra dilatazione del plu-
cosa”, ma come “altra cosa” ne riconosce la svalore e cambiamento della composizione
saldezza e l’efficacia e domanda agli econo- organica del capitale dà luogo a un movi-
misti di ribatterla con ben altri argomenti da mento reale, storico, che assegna un partico-
quelli che di solito impiegano il Böhm- lare significato all’aggettivo “tendenziale”.
Bawerk e C. [...] La stessa prudenza formale Infatti fin dall’inizio, come si è visto, G. pre-
appare nello scritto sulla caduta del saggio di ferisce parlare di «legge tendenziale», ciò che
profitto: cosa avrà voluto dire l’autore della acquista progressivamente significato in rela-
teoria? Se ha voluto dir questo, non è esatto. zione all’analisi dell’americanismo. Ma è nel
Ma ha voluto dir questo? Dunque occorre Q  che tale scelta viene argomentata: «Inol-
ancora pensarci su, ecc. È anzi da porre in ri- tre occorrerà forse meglio determinare il si-
lievo come questo atteggiamento prudente gnificato di legge “tendenziale” [...] mentre
sia completamente mutato in questi anni e di solito l’aggettivo “tendenziale” si sottin-
tutto sia diventato perentorio e definitivo tende come ovvio, si insiste invece su di esso
nello stesso momento in cui è maggiormen- quando la tendenzialità diventa un carattere
te acritico e ingiustificato» (ivi, -; v. uno organicamente rilevante come in questo caso
svolgimento di questa critica in Q  II, ). in cui la caduta del saggio del profitto è pre-
Lo spunto è ripreso e radicalizzato in Q sentata come l’aspetto contraddittorio di
 II, , dove si osserva che anche in quello un’altra legge [...] in cui una tende ad elide-
scritto di fine secolo vi è «un errore fonda- re l’altra con la previsione che la caduta del
mentale», ovvero il non aver tenuto conto saggio del profitto sarà la prevalente» (ibid.).
del rapporto tra primo e terzo libro del Ca- “Tendenziale” non vuole quindi dire sola-
pitale. Se la legge è enunciata nel terzo libro, mente che la legge non è deterministica (che
nel primo Marx aveva «già impostato» il poggia cioè su un «supposto che»), ma che
problema introducendo il concetto «del plu- due tendenze realmente si oppongono e si
svalore relativo e del progresso tecnico come contrastano, parzialmente annullandosi.
causa appunto di plusvalore relativo». E ag- Scrive infatti G. in un testo immediatamente
giunge: «nello stesso punto si osserva come posteriore: «È da svolgere l’accenno sul si-
in questo processo si manifesti una contrad- gnificato che “tendenziale” deve avere, rife-
dizione, cioè mentre da un lato il progresso rito alla legge della caduta del profitto. È evi-
tecnico permette una dilatazione del plusva- dente che in questo caso la tendenzialità non
CALVINISMO 

può riferirsi solo alle forze controperanti nel- profitto, mantenendo una posizione di su-
la realtà ogni volta che da essa si astraggono periorità sui concorrenti» (ibid.).
alcuni elementi isolati per costruire un’ipo- BIBLIOGRAFIA: BARBAGALLO ; PO-
tesi logica. Poiché la legge è l’aspetto con- TIER .
traddittorio di un’altra legge, quella del plu-
FABIO FROSINI
svalore relativo che determina l’espansione
molecolare del sistema di fabbrica e cioè lo V. «catastrofe, catastrofico», «Croce», «econo-
mia», «fordismo», «leggi di tendenza», «mercato
sviluppo stesso del modo di produzione ca-
determinato».
pitalistico, non può trattarsi di tali forze con-
troperanti come quelle delle ipotesi econo-
Calogero, Guido: v. attualismo.
miche comuni. In questo caso la forza con-
troperante è essa stessa studiata organica-
mente e dà luogo a una legge altrettanto or- calvinismo
ganica che quella della caduta. Il significato I riferimenti che nei Q fa G. al calvini-
di “tendenziale” pare dover essere pertanto smo sono – come del resto quelli al luterane-
di carattere “storico” reale e non metodolo- simo – funzionali a spiegare alcuni fenomeni
gico: il termine appunto serve a indicare que- attuali. In Q , ,  vengono accostati Kaser
sto processo dialettico per cui la spinta mo-  e Philip , cioè un libro sulla storia
lecolare progressiva porta a un risultato ten- della Riforma e della Controriforma e un’a-
denzialmente catastrofico nell’insieme socia- nalisi del mondo nord-americano del secolo
le, risultato da cui partono altre spinte singo- XX. Il risultato, agli occhi di G., è che la teo-
le progressive in un processo di continuo su- ria, secondo la quale la «dottrina della gra-
peramento che però non può prevedersi in- zia» calvinista si converte «in motivo di ener-
finito, anche se si disgrega in un numero gia industriale», sviluppata in Kaser, trova
molto grande di fasi intermedie di diversa una conferma nell’analisi di Philip, «dove so-
misura e importanza» (Q  II, , -). no citati documenti attuali di questa conver-
Nello stesso testo viene anche approfon- sione [...] la documentazione del processo
dita la critica al saggio crociano, con la du- dissolutivo della religiosità americana: il cal-
plice osservazione che «il Croce dimentica vinismo diventa una religione laica, quella
nella sua analisi un elemento fondamentale del Rotary Club». In America la religione
nella formazione del valore e del profitto aderisce alla vita quotidiana molto più di
cioè il “lavoro socialmente necessario”, la quanto non accada per il cattolicesimo euro-
cui formazione non può essere studiata e ri- peo, e questo è un fatto che va spiegato a par-
levata in una sola fabbrica o impresa», e che tire dall’intimo della dottrina puritana.
egli erroneamente «parte dal presupposto Kaser si rifà alle analisi di Weber, pur
che ogni progresso tecnico determini imme- non citandolo, ed è proprio al libro di We-
diatamente, come tale, una caduta del saggio ber che G. ricorrerà più tardi, quando lo leg-
del profitto» (ivi, -). Il fatto che il lavo- gerà nella traduzione pubblicata nei “Nuovi
ro socialmente necessario si costituisce co- studi di diritto, economia e politica” tra l’a-
me eguagliamento tra lavori mediato dalla gosto  e l’ottobre  (Weber -).
concorrenza, fa anche sì che il progresso tec- G. subito (Q ,  e , , novembre ) ne
nico (cioè i successivi approfondimenti nel- riprende le tesi, usandole però per spiegare
l’estrazione di plusvalore relativo) si genera- la conversione in attivismo di massa della fe-
lizzi solo gradualmente, e proprio grazie a de cieca nella dottrina, che si scatena nel-
ciò, renda inizialmente possibile una cresci- l’URSS del primo piano quinquennale. Usan-
ta e non una diminuzione del saggio di pro- do Weber, G. critica la posizione di Guido
fitto. Torna qui, non casualmente, il riferi- De Ruggiero, che non riesce a spiegarsi «il
mento a Ford: «Tutta l’attività industriale di fatto paradossale, di un’ideologia grettamen-
Henry Ford si può studiare da questo pun- te [...] materialistica, che dà luogo, in prati-
to di vista: una lotta continua, incessante per ca, a una passione dell’ideale» (De Ruggiero
sfuggire alla legge della caduta del saggio del , ). G. trascrive il passo in Q , , 
 CAMORRA

e nel Testo C aggiunge: «De Ruggiero non tiva del suicidio, che gli permettono, tra l’al-
riesce a penetrare» il problema, «forse per la tro, di focalizzare il meccanismo di stimola-
sua mentalità ancora fondamentalmente cat- zione, nella fisiologia della moderna società
tolica e antidialettica» (Q  II, , ). Nel- di massa (quando è “volontario” e program-
la stessa direzione va il riferimento al calvi- mato), dell’evento del “crollo” morale indi-
nismo in Q , , , «con la sua concezio- viduale e di ogni inibizione di principio, ge-
ne ferrea della predestinazione e della gra- stito dai sistemi di coercizione (ma non esclu-
zia, che determina una vasta espansione di sivamente da essi) tramite il «terrorismo ma-
spirito di iniziativa (o diventa la forma di teriale e anche morale» esercitato sulle vo-
questo movimento)», con rinvio anche qui a lontà soggette. Facendo salve, tuttavia, sem-
Weber - e a Groethuysen . pre le responsabilità anche dei singoli e pen-
sando ancora al suo difficilissimo rapporto
FABIO FROSINI
non certo soltanto con il carnefice nemico,
V. «Croce», «Lutero», «Riforma», «Rotary quando G. ad esempio così conclude: «Ciò
Club», «Weber».
aggrava la responsabilità di coloro che, po-
tendo, non hanno, per imperizia, negligenza,
camorra: v. mafia e camorra. o anche volontà perversa, impedito che cer-
te prove fossero passate» (Q , , ).
campagna: v. città-campagna.
RAFFAELE CAVALLUZZI
cannibalismo V. «autobiografia», «catastrofe, catastrofico», «mo-
lecolare», «naufrago», «persona», «personalità».
Per G. il cannibalismo è il comporta-
mento estremo (un atto aberrante conse- canto X dell’Inferno: v. Dante.
guente al «disfacimento» interiore) cui gli
uomini possono giungere in seguito alla mo- capitalismo
dificazione morale «molecolare» che, so-
prattutto dietro la pressione costante e illi- La classica espressione marxiana «modo
mitata di un “terrorismo” psicologico, può di produzione capitalistico» ricorre di rado
escludere, per i singoli, atti eroici e provoca- nei Q e indica piuttosto il sistema di fabbrica
re inimmaginabili «catastrofi del carattere». (Q  II, , ), mentre il termine «capitali-
G. ne parla in pagine “autobiografiche” (Q smo», presente in vari contesti, designa una
, , -) sia alludendo alle responsabilità totalità contraddittoria, che parte dalla fab-
di chi induce, per intervento diretto, un ir- brica ma non si limita ad essa, come indica il
refrenabile indebolimento psicologico-mo- più sviluppato capitalismo degli Stati Uniti,
rale nella condizione dei prigionieri politici dove «per sfuggire [...] alla legge della cadu-
(nel suo caso, Mussolini e le autorità fasci- ta del saggio del profitto [...] Ford è dovuto
ste), sia implicitamente riferendosi, in un uscire dal campo strettamente industriale
passaggio critico e delicatissimo della sua vi- della produzione per organizzare anche i tra-
ta nei mesi a cavallo tra il  e il , alla sporti e la distribuzione della sua merce, de-
sua esperienza carceraria quasi vicina al terminando così una distribuzione della mas-
“naufragio”, e a «“condannatori”» più o sa del plusvalore più favorevole all’industria-
meno consapevoli che egli aveva creduto di le produttore» (ivi, -), fino a cercare di
individuare in alcuni responsabili della sua conformare, in funzione delle esigenze della
stessa parte politica (LC , a Tania,  feb- massima produttività e della razionalizzazio-
braio  e LC -, a Tania,  marzo ). ne produttiva, l’intera vita sociale e culturale
Se ne deduce un’ottica antimoralistica che del lavoratore, regolamentandone ogni
conferma, con acuta fermezza (nelle circo- aspetto, compresi i costumi (proibizionismo)
stanze in cui ogni residua resistenza è inevi- e la vita sessuale (Q , -). Il capitalismo è
tabilmente annientata da «cause di forza il prodotto di un processo storico, si svilup-
maggiore»: LC , a Tania,  febbraio ), pa nell’età moderna, diffondendo «un tipo
le ragioni dell’inagibilità perfino dell’alterna- relativamente omogeneo di uomo economi-
CAPITALISMO 

co» (Q  II, , ). Perché il capitalismo si La caduta tendenziale del saggio di profitto e
affermi occorre un insieme combinato e in- la crisi sono le questioni intorno a cui si arti-
teragente di condizioni economiche, sociali, cola la contraddizione tra «le forze materiali
culturali, politiche. Sbagliano perciò quanti di produzione e i rapporti di produzione» (Q
– afferma G. –, ignorando il principio di spe- , , ), posta da Marx a fondamento del
cificazione storica, pretendono, come fa Cor- movimento della storia nella Prefazione del ’
rado Barbagallo, «di trovare nell’antichità a Per la critica dell’economia politica, uno dei
ciò che è essenzialmente moderno, come il testi più visitati nella riflessione dei Q sul
capitalismo [...] e le manifestazioni» che al marxismo. Nello studio del capitalismo è un
capitalismo sono collegate (Q , , ; v. errore separare il processo di produzione del
anche LC , a Giulia,  febbraio ). capitale (esposto nel primo libro del Capitale
Mosso dalle sue intime contraddizioni, il ca- di Marx) dal processo complessivo della pro-
pitalismo si sviluppa in modo disuguale nel duzione capitalistica (terzo libro), come inve-
tempo e nello spazio geopolitico. Esso è tan- ce fa Croce che, assumendo la legge della ca-
to più sviluppato, quanto maggiore è la sua duta tendenziale del saggio di profitto come
capacità di estrazione del plusvalore relativo, se «fosse valida “assolutamente” e non inve-
come è nei paesi con numerose «industrie ce come termine dialettico di un più vasto
progressive (nelle quali il capitale costante è processo organico», isolandola dalla produ-
andato aumentando)» (Q , , ), e quan- zione del plusvalore relativo e da quell’«ele-
to minore è il peso delle classi sociali «paras- mento fondamentale nella formazione del va-
sitarie», prive di «una funzione essenziale nel lore e del profitto» che è «il “lavoro social-
mondo produttivo» (Q , , ). mente necessario”, la cui formazione non può
G. considera il sistema industriale come essere studiata e rilevata in una sola fabbrica
luogo in cui viene prodotta nuova ricchezza, o impresa», si preclude la comprensione del
con una visione del capitalismo legata alla co- movimento complessivo della società capita-
salità della produzione piuttosto che all’es- listica, fino a ipotizzare in termini paradossa-
senza del rapporto salariale. Nel confronto li la sua «fine automatica e imminente»; visio-
tra Stati Uniti ed Europa, i primi hanno ne “crollista”, condivisa per una fase dal mo-
«“una composizione demografica raziona- vimento comunista con la “mitizzazione” di
le”» (ibid.), mentre «l’Italia è il paese, che alcuni passi del Capitale e duramente conte-
[...] ha il maggior peso di popolazione paras- stata da G. (Q  II, , -). Se il movimen-
sitaria» (Q , , ). Anche il confronto tra to contraddittorio del capitale non porta de-
Germania e Inghilterra, entrambe travolte terministicamente al crollo del capitalismo,
dalla crisi economica mondiale, vede nella resta aperta la questione delle condizioni e
prima una potenziale ripresa grazie alla mag- dei tempi – lunghi – in cui la contraddizione
gior presenza di imprese industriali, mentre economica raggiungerà un livello tale da ri-
nella seconda prevale il capitale commercia- chiedere la sua soluzione in una rivoluzione
le e finanziario (Q , , -). Nel  G. politica, «quando tutta l’economia mondiale
legge la distinzione tra paesi più o meno ca- sarà diventata capitalistica e di un certo gra-
pitalisticamente avanzati alla luce del rap- do di sviluppo: [...] le forze controperanti del-
porto centro-periferia, che articola il sistema la legge tendenziale e che si riassumono nella
capitalistico mondiale in una relazione di di- produzione di sempre maggiore plusvalore
pendenza-subordinazione dei paesi di capi- relativo hanno dei limiti, che sono dati, per
talismo periferico rispetto ai capitalismi cen- esempio, tecnicamente dall’estensione della
trali, in cui lo Stato è molto più forte, «la clas- resistenza elastica della materia e socialmente
se dominante possiede delle riserve politiche dalla misura sopportabile di disoccupazione
ed organizzative che non possedeva per in una determinata società» (Q  II, , ).
esempio in Russia» (Un esame della situazio- La crisi che si prolunga «in forma catastrofi-
ne italiana, - agosto , in CPC ). ca dal » è un «processo complicato», non
Nei Q l’autore espone una concezione an- attribuibile a una sola causa («semplificare si-
tideterministica e dialettica del capitalismo. gnifica snaturare e falsificare»), di cui il crol-
 CAPITALISMO DI STATO

lo borsistico è solo «una delle clamorose ma- ), che, liberata dal comando del capitale,
nifestazioni». Essa è immanente al capitali- rappresenta la prospettiva futura.
smo, «ha origini interne, nei modi di produ-
ANDREA CATONE
zione e quindi di scambio, e non in fatti poli-
tici e giuridici»: anzi si può dire che lo svilup- V. «capitalismo di Stato», «Croce», «economia»,
«Marx».
po del capitalismo sia stato una continua cri-
si. Il capitalismo è un sistema mondiale («il
mondo è una unità, [...] tutti i paesi, rima- capitalismo di Stato
nendo in certe condizioni di struttura, passe- G. è il marxista che più riflette sul nuo-
ranno per certe “crisi”»), mosso da contrad- vo rapporto tra Stato e società (Stato «nel si-
dizioni fondamentali, tra cui quella fra la ten- gnificato integrale»: Q , , ) sviluppato-
denza all’internazionalizzazione dell’econo- si nel Novecento. Indaga anche sul nuovo
mia e l’arroccamento degli Stati in forme pro- rapporto che si determina tra Stato ed eco-
tezionistiche e autarchiche (Q , , -). nomia, interessandosi al fenomeno allora
Superando la concezione presente negli nuovo delle obbligazioni statali. Negli anni
scritti giovanili (L’intransigenza di classe e la seguenti il crollo di Wall Street la fiducia nel
storia italiana,  maggio , in NM ) del sistema capitalistico è scossa, il pubblico
capitalismo come sistema esclusivamente «vuole partecipare all’attività economica, ma
fondato sull’individualismo del capitale pri- attraverso lo Stato» (Q , , ). E se lo
vato e della libera concorrenza, G., che già Stato raccoglie il risparmio, non potrà fare a
nel  individua nel «predominio del ca- meno di entrare nell’«organizzazione pro-
pitale finanziario sul capitale industriale» duttiva» (Q , , -, del ). G. coglie il
«una struttura organica, una normalità del passaggio dell’economia capitalistica verso la
capitalismo e non già un “vizio contratto sua fase “keynesiana”, affermando: «Non si
dalle abitudini di guerra”» (La relazione Ta- tratta infatti di conservare l’apparato pro-
sca e il congresso camerale di Torino,  giugno duttivo così come è in un momento dato. Bi-
, in ON ), affronta con diversi stru- sogna svilupparlo parallelamente all’aumen-
menti concettuali la questione del capitali- to della popolazione e dei bisogni collettivi.
smo di Stato, suscitato dal movimento capi- In questi sviluppi necessari è il pericolo mag-
talistico stesso, dalla crisi che è inerente al giore dell’iniziativa privata e qui sarà mag-
suo modo di produzione. Posta come unita- giore l’intervento statale» (ivi, ). Nel Te-
ria, «economica e politica insieme», l’origi- sto C (Q , , , del ), G. precisa che
ne della classe dominante (Q , , ), G. lo Stato è spinto a intervenire per «i salva-
non vede le imprese pubbliche come una taggi delle grandi imprese in via di fallimen-
forma di socialismo, ma come «parte inte- to o pericolanti; cioè, come è stato detto, la
grante del capitalismo» (Q , , ): «tutte “nazionalizzazione delle perdite e dei deficit
le tendenze organiche del moderno capitali- industriali”».
smo di Stato» sono «un modo per un savio G. non solo è critico nei confronti della
sfruttamento capitalistico nelle nuove con- versione fascista del nuovo rapporto politica-
dizioni che rendono impossibile (almeno in economia, cogliendo la «struttura plutocrati-
tutta la sua esplicazione ed estensione) la po- ca» e i «legami col capitale finanziario» dello
litica economica liberale» (Q , , ). L’in- Stato fascista (Q , , ), al di là di ogni re-
tervento statale, sorto per fronteggiare la cri- torica corporativistica. Critica anche il «capi-
si capitalistica, segna tuttavia una svolta (nel talismo di Stato» tout court, lo considera «un
momento in cui lo Stato assume «una fun- modo per un savio sfruttamento capitalistico
zione di primo ordine come capitalista, [...] nelle nuove condizioni che rendono impossi-
deve intervenire per controllare se i suoi in- bile [...] la politica economica liberale» (Q ,
vestimenti sono bene amministrati»: Q , , , ) e avanza obiezioni tanto verso la «po-
), è la manifestazione della necessità del litica dei “lavori pubblici”» (Q , , )
superamento del sistema e indica la strada che rispetto alla nascita dell’IMI, dell’IRI ecc.
dell’«economia programmatica» (Q , , (Q , , -). Non muta per G. il segno di
CAPO CARISMATICO 

classe, il fine ultimo (lo sfruttamento capita- per G. deve divenire tendenzialmente il «mo-
listico) del capitalismo di Stato. derno Principe», ossia il partito comunista.
GUIDO LIGUORI MARCOS DEL ROIO
V. «capitalismo», «corporativismo», «fascismo», V. «capo carismatico», «demagogia», «dirigenti-
«Stato». diretti», «Lenin», «moderno Principe», «Partito
comunista».
capo
capo carismatico
Nei Q il lemma «capo» appare in acce-
zioni abbastanza differenti: capo di Stato, Commentando un articolo di Robert Mi-
capo di governo, capo militare, capo sinda- chels in Q , , G. mette per la prima volta a
cale, capo di una tendenza o gruppo intel- tema la nozione di «“capo charismatico”»,
lettuale. Se per Machiavelli l’uomo più vir- con precisione ri-attribuita a Weber dopo che
tuoso era il fondatore di religioni, seguito Michels aveva «fatto molto baccano in Italia
dal fondatore di Stati, G. non ha dubbi sul per la “sua” trovata del “capo charismatico”»
fatto che il capo politico, specie se fondato- (ivi, ). Il resoconto dell’articolo letto e il
re di Stati, sia il maggior esempio di virtù. personale commento gramsciano si intreccia-
Già in occasione della morte di Lenin, nel no, portando alla luce un forte nucleo di sen-
, egli aveva scritto un articolo intitolato so che attribuisce all’elemento carismatico
«Capo» (marzo , in CPC  ss.), presen- una caratteristica specifica: «il cosidetto
tando una concezione del capo politico co- “charisma”, nel senso del Michels, nel mon-
me personalità individuale-collettiva indi- do moderno coincide sempre con una fase
spensabile nel momento in cui vi è ancora primitiva dei partiti di massa, con la fase in
necessità che vi siano «dirigenti». cui la dottrina si presenta alle masse come
Nel Q  G. espone una sua interpretazio- qualcosa di nebuloso e incoerente, che ha bi-
ne, condotta per negazioni di cosa sia un ca- sogno di un papa infallibile per essere inter-
po: «se il capo non considera le masse uma- pretata e adattata alle circostanze» (ivi, ).
ne come uno strumento servile, buono per Se da una parte il capo carismatico è una fi-
raggiungere i propri scopi e poi buttar via, gura che G. relega a una fase non ancora mo-
ma tende a raggiungere fini politici organici derna della politica, non ancora di massa, dal-
di cui queste masse sono il necessario prota- l’altra il suo emergere può essere anche il se-
gonista storico, se il capo svolge opera “co- gno, ora certamente moderno, di una situa-
stituente” costruttiva, allora si ha una “de- zione di stallo politico, in cui l’equilibrio del-
magogia” superiore; le masse non possono le forze in campo non permette la vittoria di
non essere aiutate a elevarsi attraverso l’ele- un gruppo sull’altro: «in certi momenti di
varsi di singoli individui e di interi strati “cul- “anarchia permanente” dovuta all’equilibrio
turali”». Il capo che G. giudica necessario è statico delle forze in lotta, un uomo rappre-
dunque quello capace di organizzare ed edu- senta l’“ordine” cioè la rottura con mezzi ec-
care le masse, quello che «tende a suscitare cezionali dell’equilibrio mortale» (ivi, ). Il
uno strato intermedio tra sé e la massa, a su- capo carismatico può quindi presentarsi là
scitare possibili “concorrenti” ed eguali, a dove c’è una «crisi organica» che minaccia la
elevare il livello di capacità delle masse, a distruzione di entrambi i contendenti; scrive
creare elementi che possano sostituirlo nella G. nel Testo C: «Quando queste crisi si veri-
funzione di capo» (Q , , ). Il capo come ficano, la situazione immediata diventa deli-
lo concepisce G. tende a essere non un indi- cata e pericola, perché il campo è aperto alle
viduo, anche se carismatico, poiché «nella soluzioni di forza, all’attività di potenze oscu-
realtà di qualche Stato il “capo dello Stato”, re rappresentate dagli uomini provvidenziali
cioè l’elemento equilibratore dei diversi inte- o carismatici» (Q , , -).
ressi in lotta contro l’interesse prevalente, ma
non esclusivista in senso assoluto, è appunto MICHELE FILIPPINI
il “partito politico”» (Q , , ). Il capo V. «capo», «crisi organica», «Michels», «Weber».
 CAPORALISMO

caporalismo per le truppe italiane. Contro le spiegazioni


meramente tecnico-militari, G. afferma che
In Q ,  G. annota una serie di rifles-
«la responsabilità storica deve essere cercata
sioni brevi e secche, come a fare memoria di
nei rapporti generali di classe in cui soldati,
un tema importante, ma che non ha ancora
ufficiali di complemento e stati maggiori oc-
sviluppato in tutta la sua fecondità. La nota si
cupano una posizione determinata, quindi
intitola Nozioni enciclopediche. Comandare e
nella struttura nazionale, di cui sola respon-
obbedire e il tema portante è quello dell’ana- sabile è la classe dirigente appunto perché di-
lisi della funzione di comando, specialmente rigente» (Q , , -). G. affronta il tema
del «carattere del comando e dell’obbedien- della rotta di Caporetto come un esempio di
za nell’ordine militare». G. distingue tra «co- mancanza di «grande politica» e amplia la
mandare per comandare», che «è il caporali- valutazione per l’insieme delle relazioni tra
smo» (ivi, ), e «il comando del direttore Italia e Austria dal  al . Si trattava, nel
d’orchestra», in cui c’è «collaborazione» e «il , di mobilitare una forza insurrezionale
comando è una funzione distinta, non gerar- che fosse capace di cacciare gli austriaci e di
chicamente imposta» (ivi, ). Ma la nota è impedirne il ritorno, stimolando la disgrega-
appunto un abbozzo, in cui la contrapposi- zione dell’Impero asburgico e il rafforza-
zione non è poi così netta e sviluppata, tanto mento delle forze liberali. L’inerzia politica
che G. prosegue: «comandare per comanda- dei partiti nazionali rese possibile, al contra-
re è il caporalismo; ma si comanda perché un rio, che l’Austria usasse i suoi reggimenti ita-
fine sia raggiunto, non solo per coprire le liani nella repressione dell’impeto rivoluzio-
proprie responsabilità giuridiche»; e poco nario. Alla fine si può dire che «la politica
prima: «nell’obbedienza c’è un elemento di della destra piemontese ritardò l’unità d’Ita-
comando e nel comando un elemento di ob- lia di  anni» (Q , , ). Scrive G. che
bedienza» (ivi, ). Con la sua riflessione in «lo stesso errore fu commesso da Sonnino
corso d’opera, G. mette a tema il problema durante la guerra mondiale, anche contro il
della pura astrattezza e irresponsabilità del- parere di Cadorna: Sonnino non voleva la di-
l’azione di comando caporalesco. Un’ulterio- struzione dell’Impero absburgico e si rifiutò
re indicazione su questo concetto così poco a ogni politica di nazionalità; anche dopo
elaborato possiamo ricavarla da una nota Caporetto, questa politica fu fatta maltusia-
coeva, se non addirittura posteriore (anche se namente e non dette i rapidi risultati che
appartiene a un quaderno precedente), in cui avrebbe potuto dare» (ibid.). La politica ita-
G. sostiene che «occorre distinguere tra il liana nella guerra, per G., avrebbe dovuto
“comando” espressione di diversi gruppi so- puntare sulla disgregazione dell’esercito au-
ciali: da gruppo a gruppo l’arte del comando striaco sollevando la questione delle nazio-
e il suo modo di esplicarsi muta di molto» (Q nalità; ma le classi dirigenti italiane temeva-
, , ). È l’origine del comando, quindi, no di stimolare un movimento rivoluzionario
che ne definisce le caratteristiche: «il centra- e poi di restare vittime dello stesso. Si tratta-
lismo organico, col comando caporalesco e va ancora delle carenze nei rapporti tra diri-
“astrattamente” concepito, è legato a una genti e diretti proprie della realtà italiana.
concezione meccanica della storia e del mo-
vimento» (ibid.). MARCOS DEL ROIO
V. «cadornismo», «dirigenti-diretti», «esercito»,
MICHELE FILIPPINI «Grande guerra», «grande politica», «guerra»,
V. «capo», «centralismo», «esercito». «sciopero».

Caporetto capovolgimento
La battaglia di Caporetto ebbe luogo tra Vi è «capovolgimento» quando un nuo-
la fine di ottobre e l’inizio di novembre del vo modo di produzione subentra all’altro,
, impegnando l’esercito italiano e quello non quando il modo capitalistico accentua
austro-ungarico, e il risultato fu disastroso le sue capacità innovative: «il Lanino affer-
CARCERE O PRIGIONE 

ma che in America è avvenuto “un capovol- zione dei processi naturali, la metodologia
gimento completo di quelli che sino allora storica è stata concepita “scientifica” solo se
erano stati i criteri economici fondamentali e in quanto abilita astrattamente a “prevede-
della produzione industriale. La legge della re” l’avvenire della società» (Q , , ).
domanda e dell’offerta rinunziata nelle pa-
GIUSEPPE PRESTIPINO
ghe. Il costo di produzione diminuito pure
aumentando queste”. Non è stato rinunzia- V. «Croce», «filosofia della praxis», «materiali-
smo storico», «scienza», «taylorismo».
to nulla: il Lanino non ha compreso che la
nuova tecnica basata sulla razionalizzazione
e il taylorismo ha creato una nuova e origi- carcere o prigione
nale qualifica psico-tecnica e che gli operai In Q ,  G. pare riportare con implici-
di tale qualifica non solo sono pochi, ma so- ta partecipazione alcuni estratti da Impres-
no ancora in divenire» (Q , , ). sioni di prigionia di Jacques Rivière, in cui
Vi può essere capovolgimento anche nei l’autore racconta l’umiliazione delle perqui-
confronti della propria precedente formazio- sizioni e dei sequestri degli oggetti personali
ne filosofica: «il Croce, secondo me, ha viva in cella (in primis carta da scrivere e il libro
la coscienza che tutti i movimenti di pensie- delle conversazioni di Goethe con Ecker-
ro moderni portano a una rivalutazione mann), la sensazione di vulnerabilità disar-
trionfale del materialismo storico, cioè al ca- mata e impotente, la paura e l’inaridimento
povolgimento della posizione tradizionale dello spirito di iniziativa, che renderebbero
del problema filosofico e alla morte della fi- difficile approfittare anche di un’eventuale
losofia intesa nel modo tradizionale» (Q , occasione di fuga. L’insicurezza del recluso,
, ; v. anche Q  II, .IV, ). Marx, ca- a proposito della quale G. scrive nelle LC che
povolgendo l’impianto hegeliano, ne aveva solo a costo di «molta sofferenza» ci si abitua
nondimeno “tradotto” un nucleo vitale nella all’idea di essere un «oggetto senza volontà e
nuova concezione “immanentistica”. Il pri- senza soggettività nei confronti della macchi-
mo Croce non tentava a sua volta di “ritra- na amministrativa» (LC -, a Tania, 
durre” in termini speculativi lo stesso marxi- gennaio ), si espande nella sua famiglia:
smo? In seguito, si pente: «Il recente atteg- essa trova infatti un corrispettivo nelle con-
giamento del Croce verso la filosofia della dizioni di «spavento permanente» in cui la
praxis [...] non è solo un rinnegamento (anzi madre di G. si trova a vivere fin dallo scop-
un capovolgimento) della prima posizione pio della guerra, avendo tre figli al fronte, in
assunta dal Croce prima del  [...] non un paese in cui «è difficile comprendere che
giustificato logicamente, ma è anche un rin- si può andare in prigione senza essere né un
negamento, anch’esso non giustificato, della ladro, né un imbroglione, né un assassino»
sua propria filosofia passata (almeno di una (LC , a Tania,  marzo ).
parte cospicua di essa) in quanto il Croce era Così alla sorella Teresina G. chiede di as-
un filosofo della praxis “senza saperlo”» (Q sicurare alla madre che la sua «onorabilità» e
 II, .I, ). Anche il sociologismo presu- «rettitudine» non sono «affatto in quistione»,
me di poter “capovolgere” la prospettiva sto- trovandosi egli in carcere per «ragioni politi-
ricistica, introducendovi una ricerca di co- che» (LC ,  marzo ). D’altronde per
stanti infallibili o di regolarità uniformi mu- l’autore dei Q non può contare solo il «carce-
tuata dal metodo delle scienze naturali: inve- re da soffrire», ma anche la «posizione mora-
ro, la «ricerca di leggi, di linee costanti, re- le», unica a poter dare «la forza e la dignità»
golari, uniformi è legata a una esigenza, con- (LC , alla madre,  marzo ). Continua
cepita in modo un po’ puerile e ingenuo, di G.: «Il carcere è una bruttissima cosa; ma per
risolvere perentoriamente il problema prati- me sarebbe anche peggiore il disonore per
co della prevedibilità degli accadimenti sto- debolezza morale e per vigliaccheria» (ibid.).
rici. Poiché “pare”, per uno strano capovol- Scrive ancora alla madre: «in fondo, la deten-
gimento delle prospettive, che le scienze na- zione e la condanna le ho volute io stesso, in
turali diano la capacità di prevedere l’evolu- certo modo, perché non ho mai voluto muta-
 CARDUCCI , GIOSUE

re le mie opinioni, per le quali sarei disposto rere il suo tempo sputando sul soffitto, «so-
a dare la vita e non solo a stare in prigione» gnando cose irrealizzabili» (ibid.). In qual-
(LC ,  maggio ). G. sentì ben presto che modo G. ritiene di aver sostituito agli
il logorio della monotonia che la vita in car- sputi contro il soffitto l’osservazione della
cere implica, in «giornate sempre uguali» che sua rosa e del ciclo delle stagioni nella sua
diventano uno «stillicidio» di ore e minuti auspicata fioritura, allorché il tempo gli ap-
(LC , a Teresina,  febbraio ). In que- pare come «una cosa corpulenta» (ivi, ),
sto contesto nasce l’assillo di occuparsi «in- a fronte dell’azzeramento della dimensione
tensamente e sistematicamente di qualche dello spazio. Nel dicembre  G. riesce co-
soggetto» che «assorbisse e centralizzasse» la munque ancora a scrivere a sua madre che in
sua vita interiore (LC , a Tania,  marzo carcere la sua serenità non è scomparsa:
). G. legge molto, eppure si accorge che, «Sono invecchiato di quattro anni, ho molti
contrariamente a quanto pensava, «in carce- capelli bianchi, ho perduto i denti, non rido
re si studia male, per tante ragioni, tecniche e più di gusto come una volta, ma credo di es-
psicologiche» (LC , a Giulia,  maggio sere diventato più saggio e di avere arricchi-
). Ancora nel febbraio del  G. lamen- to la mia esperienza degli uomini e delle co-
tava d’altronde di non avere a disposizione se» (LC , alla madre,  dicembre ).
carta e penna, dato che passava per «un terri- JOLE SILVIA IMBORNONE
bile individuo, capace di mettere il fuoco ai
V. «Giappone».
quattro angoli del paese o giù di lì» (LC , a
Teresina,  febbraio ).
Le LC sono ovviamente ricche di anno- Carducci, Giosue
tazioni su come l’esperienza in carcere veni- Carducci rappresenta per G. una figura
va vissuta dal pensatore sardo, che pure a intellettuale dotata di valore simbolico, che
volte tace su alcuni argomenti per il timore incarna da un lato, con l’Inno a Satana, l’an-
della censura: essa comporterà in lui l’osses- ticlericalismo e l’ateismo cari al naturalismo
sione di scivolare nell’epistolografia più (Q , , ) e simboleggia dall’altro, in qua-
convenzionale, quella appunto «convenzio- lità di moderno esponente della «retorica tra-
nalmente carceraria» (LC , a Giulia,  dizionale e accademica» dipendente «dai Se-
maggio ). Dalla cella il mondo esterno polcri di Foscolo», il difensore della conti-
non può che sembrare «grande e terribile», nuità della tradizione di Roma (Q , , )
nonché «incomprensibile» (LC , a Tania, che il «movimento vociano e futurista» inve-
 ottobre ). La lettura di libri o riviste ce osteggiava (Q , , ); infine, che rap-
possono solo fornire «idee generali, abbozzi presenta, da un altro lato ancora – quello del
di correnti generali della vita del mondo» «tipo di critica letteraria propria del materia-
(LC , a Giulia,  novembre ), ma la lismo storico» –, il metodo da rifuggire, per-
vita dei suoi cari diventa – come G. scrive in ché di carattere esclusivamente retorico e fi-
una celebre lettera – il suo «Giappone» lologico (Q , , ). L’interesse di G. per
(ibid.), con riferimento alla preoccupazione Carducci, forse sollecitato dalla notizia della
di un giovane operaio che non ne trovava pubblicazione di due volumi sul suo pensie-
notizie sui giornali italiani se non in casi ec- ro (Q , , ), si concentra soprattutto su
cezionali. Il «sintomo più vistoso del carce- alcuni degli aspetti di quel pensiero, di cui si
re», che si manifesta nei più «resistenti» du- preoccupa di ricostruire fonti e grado di in-
rante il terzo anno di reclusione, è l’«atonia fluenza nella cultura contemporanea. Penso
psichica»: «la massa di stimoli latenti che alla tesi di Quinet «dell’equivalenza di rivo-
ognuno porta con sé dalla libertà e dalla vi- luzione-restaurazione nella storia italiana»
ta attiva, comincia ad estinguersi e rimane fatta propria da Carducci, come suggerisce
quel barlume di volontà che si esaurisce nel- Mattalia, tramite «il concetto giobertiano
le fantasticherie dei piani grandiosi mai rea- della classicità nazionale» (Q , , ), o alle
lizzati» (LC , a Tania, ° luglio ). In ta- suggestioni del pensiero idealistico che ave-
li condizioni il detenuto finisce col trascor- vano portato Carducci ad accostare pensiero
CATARSI 

politico francese e pensiero filosofico tede- ze distruttive» (ivi, ). Al caso sive natura
sco, analogamente a quanto aveva fatto Marx si oppone il concetto filosofico di libertà, si-
nella Sacra famiglia (Q , , ), o alla pe- nonimo di possibilità reale: «poiché l’uomo
culiare natura di quella rivendicazione della è anche l’insieme delle sue condizioni di vi-
tradizione classica che, se permetteva a Car- ta, si può misurare quantitativamente la dif-
ducci di attingere con naturalezza alla lette- ferenza tra il passato e il presente, poiché si
ratura latina, conteneva in sé un esito reazio- può misurare la misura in cui l’uomo domi-
nario, dato che «nella storia della cultura na- na la natura e il caso. La possibilità non è la
zionale» il passato «non vive nel presente» e realtà, ma è anch’essa una realtà: che l’uomo
«non c’è continuità e unità» e, di conseguen- possa fare una cosa o non possa farla, ha la
za, «l’affermazione di una continuità ed unità sua importanza per valutare ciò che real-
è solo un’affermazione retorica o ha valore di mente si fa. Possibilità vuol dire “libertà”»
mera propaganda suggestiva, è un atto prati- (ivi, -). La disciplina consapevole, an-
co, che tende a creare artificialmente ciò che che nell’insegnamento, si oppone alla peda-
non esiste» (Q , , ). gogia che confida nel caso, evitando «che la
formazione del bambino sia lasciata al caso
MARINA PALADINI MUSITELLI
delle impressioni dell’ambiente e alla mec-
V. «Gioberti», «naturalismo», «rivoluzione passi- canicità degli incontri fortuiti» (LC , a Ta-
va», «Roma».
tiana,  dicembre ).
casematte: v. trincee, fortezze e casematte. GIUSEPPE PRESTIPINO
V. «libertà», «natura», «progresso», «teleologi-
caso smo».

La nozione di «caso» è opposta a quel- catarsi


la di «legge»: chi spiega «il mondo come l’ef-
fetto delle leggi e del caso, non si accorge di Come in altri casi, G. si avvale di un vec-
perdersi in vuote parole?» (Q , , ). In chio termine ma lo riempie di un nuovo con-
economia e in filosofia il metodo ipotetico tenuto, creando in tal modo un concetto ine-
deve evitare i due estremi del provvidenzia- dito e originale. Il termine «catarsi» venne
lismo cristiano e del materialismo classico, utilizzato per la prima volta da Aristotele per
che enfatizzava la casualità degli accadimen- individuare l’effetto che la tragedia esercita
ti: «Il caso e la legge. Concetti filosofici di sullo spettatore. Il filosofo di Stagira parla di
“caso” e di “legge”: tra concetto di una catarsi come «purgazione delle passioni», nel
“provvidenza” che ha stabilito dei fini al senso di un’elevazione, di un superamento e,
mondo e all’uomo, e del materialismo filo- in un certo senso, di un passaggio dall’arte al-
sofico che “il mondo a caso pone”» (Q , , la morale, ma ciò facendo non va oltre la de-
; v. Q , , ). Dal canto loro, «i con- finizione della tragedia e dei suoi effetti. È
tadini continuano a non comprendere il proprio tale momento dell’elevazione, del
“progresso”, cioè credono di essere, e sono superamento, ciò che G. coglie nel termine
ancora troppo in balia delle forze naturali e aristotelico. Ma, universalizzandolo, egli ne
del caso» (Q  II, , ). fa una determinazione essenziale della prassi
G. accosta spesso l’uno all’altro i con- sociale in generale e, più specificamente, del-
cetti di caso e di natura: «Che il progresso sia la prassi politica. Scrive G.: «Si può impiega-
stata una ideologia democratica è indubbio re il termine di “catarsi” per indicare il pas-
[...] Che oggi non sia più in auge, anche; ma saggio dal momento meramente economico
in che senso? Non in quello che si sia per- (o egoistico-passionale) al momento etico-
duto la fede nella possibilità di dominare ra- politico, cioè l’elaborazione superiore della
zionalmente la natura e il caso, ma in senso struttura in superstruttura nella coscienza
“democratico”; cioè che i “portatori” uffi- degli uomini» (Q  II, , ). Siamo qui da-
ciali del progresso sono divenuti incapaci di vanti a quel movimento tramite il quale il par-
questo dominio, perché hanno suscitato for- ticolare (l’economico-corporativo) è dialetti-
 CATARSI

camente superato nell’universale (l’etico-po- volto alla dominazione della natura fino alle
litico), elevazione che G. considera una de- forme più complesse di interazione sociale –
terminazione essenziale della prassi politica contengono questa possibilità di passaggio
quando questa è intesa nel suo senso ampio. dal particolare all’universale, dall’oggettivo
Del resto, qui G. suggerisce un modo al soggettivo, dalla necessità alla libertà.
dialettico di pensare il rapporto tra struttu- Non sono molti altri i brani in cui G. par-
ra e superstruttura sulla base di uno dei testi la di catarsi. In un unico caso tratta il termi-
marxiani più presenti nei Q (e anche citato ne sotto un profilo essenzialmente estetico:
da G. alla fine della nota in questione), la discutendo il canto X dell’Inferno sostiene
Prefazione al Per la critica dell’economia po- che sia «catarsi» il passaggio dalla poesia al-
litica. Ma questo passaggio dal particolare la struttura (per utilizzare i termini crociani
all’universale non è l’unico superamento dei quali, in questo contesto, si avvale), ossia
dialettico che G. crede essere contenuto nel il passaggio da una frase di valore “estetico”
“movimento catartico”; strettamente legati sulla presunta morte del poeta Guido alle
ad esso vi sono altri passaggi dialettici: «Ciò «didascalie» di Farinata, che provocano il
[la catarsi, ndr] significa anche il passaggio dramma di Cavalcanti, il padre del poeta (Q
dall’“oggettivo al soggettivo” e dalla “neces- , , ). Ma nell’altro brano dei Q dove G.
sità alla libertà”. La struttura da forza este- parla di catarsi con riferimento all’arte, già
riore che schiaccia l’uomo, lo assimila a sé, appare con chiarezza il rapporto con la poli-
lo rende passivo, si trasforma in mezzo di li- tica in senso ampio. A proposito di Casa di
bertà, in strumento per creare una nuova bambola di Ibsen G. scrive: «E cosa dovreb-
forma etico-politica, in origine di nuove ini- be essere poi il così detto teatro d’idee se non
ziative» (ibid., corsivo mio). Qui viene meno questo, la rappresentazione di passioni lega-
qualsiasi possibilità di una lettura meccani- te ai costumi con soluzioni drammatiche che
cistica del rapporto struttura-superstruttu- rappresentino una catarsi “progressiva” [corsi-
ra: la prassi umana, nel suo momento catar- vo mio, ndr], che rappresentino il dramma
tico, mette in movimento precisamente il della parte più progredita intellettualmente e
passaggio dalle determinazioni oggettive al- moralmente di una società e che esprime lo
la soggettività (che è all’origine di «nuove sviluppo storico immanente negli stessi co-
iniziative»), ossia il passaggio dalla necessità stumi esistenti?» (Q , , -). In queste
alla libertà. Senza negare i momenti dell’og- due note di “estetica” G. ribadisce il passag-
gettività e della necessità, che sono anche es- gio dal particolare all’universale come tratto
si costitutivi dell’essere sociale, G. indica il distintivo della catarsi.
loro ineliminabile rapporto con la soggetti- Vi sono però altri brani dove l’uso del
vità creatrice e dunque con la libertà. Siamo termine assume chiaramente il senso ontolo-
qui davanti a un momento essenziale del- gico-politico presente in Q  II, . Significa-
l’ontologia gramsciana dell’essere sociale, tivo è il passo dove, dopo aver esposto il con-
dove si congiungono causalità e teleologia, cetto di rivoluzione passiva nell’ambito di
necessità e libertà. Per sottolineare l’impor- un’analisi critica della storiografia di Croce,
tanza ontologica della sua particolare conce- G. parla del gruppo sociale che si presenta
zione di catarsi, G. afferma: «La fissazione come promotore della catarsi, ossia del pas-
del momento “catartico” diventa così, mi saggio dal particolare all’universale. Dopo
pare, il punto di partenza per tutta la filosofia aver parlato del modo di vedere la dialettica
della praxis; il processo catartico coincide proprio della «concezione “rivoluzione-re-
con la catena di sintesi che sono risultato staurazione”», ossia di «un conservatorismo
dello svolgimento dialettico» (ibid., corsivo riformistico temperato», G. afferma: «Un tal
mio). Possiamo adesso capire meglio il sen- modo di concepire la dialettica è proprio de-
so che G. ha in mente quando dice ripetuta- gli intellettuali, i quali concepiscono se stessi
mente che “tutto è politica”. Si tratta di un come gli arbitri e i mediatori delle lotte poli-
altro modo di dire che “tutto è catarsi”, os- tiche reali, quelli che impersonano la “catar-
sia che tutte le forme di prassi – dal lavoro si” dal momento economico al momento eti-
CATASTROFE , CATASTROFICO 

co-politico, cioè la sintesi del processo dia- catastrofe, catastrofico


lettico stesso» (Q  I, , -). Sebbene non
La tematizzazione gramsciana del con-
lo dica esplicitamente, G. crede che il princi-
pale promotore di una catarsi rivoluzionaria cetto di catastrofe è strettamente intrecciata
per i gruppi subalterni sia quello che egli al nesso quantità-qualità, centrale nella filo-
chiama «moderno Principe», che forma, per sofia della prassi: la catastrofe è l’esito di un
usare una nota espressione togliattiana, un processo molecolare di trasformazione che
“intellettuale collettivo”. Ancora in polemi- da quantitativa diviene qualitativa. Nelle No-
ca con Croce – laddove cerca di dimostrare te autobiografiche, riflettendo sulle «catastro-
che quella tra ideologia e filosofia è una di- fi del carattere», G. parla di «mutamenti
stinzione solo di grado, poiché ambedue so- “molecolari”», cioè di un «mutamento pro-
no “concezioni del mondo” –, G. specifica gressivo della personalità morale che a un
cosa intenda per filosofia, che egli considera certo punto da quantitativo diventa qualita-
più universale dell’«ideologia politica», pro- tivo», determinando lo sviluppo di una
prio perché si tratta di una «catarsi»: «è filo- «nuova personalità, completamente nuova»
sofia la concezione del mondo che rappre- (Q , , -). La riflessione sulla trasfor-
senta la vita intellettuale e morale (catarsi di mazione e formazione della personalità nei Q
una determinata vita pratica) di un intero è anche strettamente connessa all’esperienza
gruppo sociale concepito in movimento e vi- di vita raccontata nelle LC. Il prigioniero,
sto quindi non solo nei suoi interessi attuali e stremato dal carcere e da condizioni di salu-
immediati, ma anche in quelli futuri e me- te definite più volte «catastrofiche», teme
diati» (Q  I, , , corsivo mio). che «l’intera personalità sarà inghiottita da
G. torna a parlare di catarsi in un celebre un nuovo “individuo”»; osserva il suo pro-
paragrafo dove discute il «passaggio dal sa- cesso di trasformazione molecolare – «un si-
pere al comprendere, al sentire, e viceversa, mile mutamento sta avvenendo in me (can-
dal sentire al comprendere, al sapere» e af- nibalismo a parte)» (LC , a Tania,  mar-
ferma che «non si fa politica [...] senza que- zo ) – e racconta, attraverso il paragone
sta connessione sentimentale tra intellettuali col naufrago che diventa antropofago, anche
e popolo-nazione». G. sembra concepire la paura di una sua “catastrofe del carattere”.
questa connessione come una forma moder- Tale riflessione gramsciana sui processi
na di catarsi, di costruzione della «vita d’in- di trasformazione della personalità è ampia-
sieme che sola è la forza sociale», tramite la mente traducibile in quella sui processi di
quale «si crea il “blocco storico”». In effetti, trasformazione economica e sociale, an-
egli dice che «il De Man “studia” i sentimenti ch’essi articolati lungo il nesso molecolare-
popolari, non con-sente con essi per guidar- catastrofico. Argomentando la tesi del carat-
li e condurli a una catarsi di civiltà moderna: tere «“storico” reale» e non «metodologico»
la sua posizione è quella dello studioso di fol- del significato di «“tendenziale”» nella leg-
clore» (Q , , -, corsivo mio). ge sulla caduta del saggio di profitto, G. af-
Sebbene appaia non molte volte nei Q, il ferma che il termine serve a indicare il «pro-
concetto di catarsi occupa dunque un posto cesso dialettico per cui la spinta molecolare
centrale nell’ontologia sociale di G., che con progressiva porta a un risultato tendenzial-
questo termine esprime l’idea per cui l’esse- mente catastrofico nell’insieme sociale, ri-
re sociale è costituito da un rapporto sempre sultato da cui partono altre spinte singole
mutevole di particolare e universale, di og- progressive in un processo di continuo su-
gettivo e soggettivo, di necessità e libertà. peramento che però non può prevedersi in-
CARLOS NELSON COUTINHO finito, anche se si disgrega in un numero
molto grande di fasi intermedie di diversa
V. «Aristotele», «concezione del mondo», «Cro-
ce», «Dante», «De Man», «filosofia», «ideolo- misura e importanza» (Q  II, , ). Dun-
gia», «Ibsen», «intellettuali», «libertà», «neces- que, la storicità del processo, o meglio dei
sità», «oggettività», «soggettivo», «struttura», processi molecolari, rende storicamente ten-
«superstruttura, superstrutture». denziale la prospettiva catastrofica: lungo la
 CATASTROFE , CATASTROFICO

polarità molecolare-catastrofico G. articola re di concezioni nate sul terreno economico


una sua teoria della trasformazione in chiara e sindacale. Ogni astensionismo politico in
antitesi a ogni teoria del crollo e, quindi, a generale e non solo quello parlamentare si
ogni accezione deterministica della catastro- basa su una simile concezione meccanica-
fe e del nesso quantità-qualità. mente catastrofica: la forza dell’avversario
G. polemizza con la strumentale interpre- crollerà matematicamente se con metodo ri-
tazione crociana della legge sul saggio di pro- gorosamente intransigente lo si boicotterà
fitto, che «“importerebbe né più né meno che nel campo governativo (allo sciopero econo-
la fine automatica e imminente della società mico si accoppia lo sciopero e il boicottag-
capitalistica”. Niente di automatico e tanto gio politico)» (Q , , ).
meno di imminente» (ibid.). E, nella stessa E ancora nella polemica anticatastrofista
nota, inserisce l’interpretazione catastrofista G. critica il «pregiudizio “economistico” e
della legge nell’ambito di un processo di mi- spontaneista» della Luxemburg, riflettendo
tizzazione di «molte affermazioni dell’econo- sulla «efficacia dell’elemento economico im-
mia critica»: è «il metodo politico di forzare mediato» e sul rapporto «tra i concetti di
arbitrariamente una tesi scientifica per trarne guerra manovrata e guerra di posizione» nel-
un mito popolare energetico e propulsivo», l’arte militare e nell’arte politica (Q , ,
un metodo che G. propende a considerare -): negli «Stati più avanzati [...] la “so-
«inetto in ultima analisi» e paragonabile «al- cietà civile” è diventata una struttura molto
l’uso degli stupefacenti che creano un istante complessa e resistente alle “irruzioni” cata-
di esaltazione delle forze fisiche e psichiche strofiche dell’elemento economico immedia-
ma debilitano permanentemente l’organi- to (crisi, depressioni ecc.); le superstrutture
smo» (ivi, -). E infatti, nel chiedersi se della società civile sono come il sistema delle
l’origine della legge non sia interpretabile co- trincee nella guerra moderna» (ivi, ). Nes-
me risposta allo scientismo positivista e al mi- sun crollo è prevedibile o attendibile in Occi-
to del progresso, G. riflette proprio sugli ef- dente: niente di automatico e tantomeno di
fetti mistificanti e passivizzanti della mitizza- imminente. La critica al catastrofismo assume
zione e della forzata interpretazione positivi- cioè una sua peculiare densità e cogenza nel-
stica della legge stessa: «è da vedere se non sia l’ambito della riflessione sul carattere com-
stata legittima e di larga portata la reazione plesso della società civile contemporanea ne-
del Marx, che colla legge tendenziale della ca- gli Stati occidentali. La tensione molecolare-
duta del saggio del profitto e col così detto ca- catastrofico si connette allora, nelle società
tastrofismo gettava molta acqua nel fuoco; è contemporanee – in cui si verificano «crisi
da vedere anche in che misura l’“oppioma- economiche e morali a tendenza spesso cata-
nia” abbia impedito una analisi più accurata strofica» (Q , , ) –, all’analisi dello «svi-
delle proposizioni del Marx» (Q , , ). luppo del capitalismo» come «“continua cri-
Sempre in chiave antipassiva, G. critica si”» (Q , , -): G. legge così quegli «av-
anche le interpretazioni economicistiche a venimenti che assumono il nome di crisi e che
lui contemporanee, in particolare quelle di si prolungano in forma catastrofica dal »
marca sindacale e luxemburghiana. Ad come «processo» e «intensificazione quanti-
esempio, in termini critici nei confronti del- tativa di certi elementi» (ivi, -).
le cosiddette teorie del crollo, G. polemizza Inoltre G. sviluppa un’analisi compara-
col catastrofismo inteso come trasposizione ta dei fenomeni di cesarismo, «situazione sto-
politica dell’economismo di un certo sinda- rico-politica caratterizzata da un equilibrio di
calismo (il riferimento esplicito è a Maurras, forze a prospettiva catastrofica»: «il cesari-
ma la critica implicita è rivolta a Bordiga): smo esprime una situazione in cui le forze in
«Nella concezione di Maurras esistono mol- lotta si equilibrano in modo catastrofico, cioè
ti tratti simili a quelli di certe teorie formal- si equilibrano in modo che la continuazione
mente catastrofiche di certo economismo e della lotta non può concludersi che con la di-
sindacalismo. È spesso avvenuta questa tra- struzione reciproca» (Q , , ). Tuttavia,
sposizione nel campo politico e parlamenta- G. opera una distinzione tra prospettiva ca-
CATTANEO , CARLO 

tastrofica (la tendenza o prospettiva catastro- tipi principali di riviste» (ibid.): G. fa riferi-
fica di un processo molecolare allude a un mento all’“Archivio Triennale” e al “Politec-
esito necessariamente qualitativo) e fase cata- nico” e, a proposito di quest’ultimo, precisa
strofica: «la fase catastrofica può emergere che è «un tipo di rivista da studiare accura-
per una deficienza politica “momentanea” tamente (accanto ad esso la rivista “Scientia”
della forza dominante tradizionale e non già del Rignano)» (ivi, ). Nel corrispettivo Te-
per una deficienza organica necessariamente sto C, G. riprende e ribadisce sostanzial-
insuperabile» o nei casi in cui le parti in lot- mente queste considerazioni. Un altro punto
ta, «pur essendo distinte e contrastanti, non di interesse è costituito dal tema della città e
erano però tali da non poter venire “assolu- dal rapporto città-campagna all’interno dei
tamente” ad una fusione ed assimilazione re- processi di formazione del Risorgimento ita-
ciproca dopo un processo molecolare [...] al- liano: G. (in Q , , ) cita il saggio catta-
meno in una certa misura (sufficiente tuttavia neano, pubblicato per la prima volta nel ,
ai fini storico-politici della cessazione della sulle colonne del “Crepuscolo”, la rivista di-
lotta organica fondamentale e quindi del su- retta da Carlo Tenca, intitolato La Città con-
peramento della fase catastrofica)» (ivi, ). siderata come principio ideale delle istorie ita-
Se nel passato, secondo G., si sono potuti ve- liane, e lo segnala come possibile fonte di
rificare sia fenomeni di cesarismo quantitati- uno studio di Arrigo Solmi del  che ave-
vo-qualitativo che meramente quantitativo, va suscitato un vivace dibattito, ospitato nel
«nel mondo moderno l’equilibrio a prospet- “Leonardo” in quello stesso anno. G. con-
tive catastrofiche non si verifica tra forze che clude la sua breve nota, chiedendosi: «il Sol-
in ultima analisi potrebbero fondersi e unifi- mi ha preso dal Cattaneo il suo principio?
carsi, sia pure dopo un processo faticoso e D’altronde cosa significa “città”? Non signi-
sanguinoso, ma tra forze il cui contrasto è in- fica forse “borghesia”, ecc.?» (ibid.).
sanabile storicamente». Tuttavia, aggiunge Ancor più interessante è un passo di po-
G., anche nel mondo moderno «una forma co successivo, in cui G., dopo aver dichiara-
sociale ha sempre possibilità marginali di ul- to di condividere le considerazioni di chi col-
teriore sviluppo» (ivi, ). Da ultimo, nota legava al magistero di Romagnosi «il concet-
G. nella sua riflessione su Americanismo e to esposto dal Cattaneo della necessità del-
fordismo, una «crisi [...] “permanente”, cioè l’unione tra città e campagna per il risorgi-
a prospettiva catastrofica» (Q , , ), mento italiano» (Q , , ) e dopo avere
potrebbe riscontrarsi nel rapporto tra anima- indicato come altra possibile fonte la «lette-
lità e industrialismo in relazione alle forme di ratura francese democratica del tempo, che
coercizione connesse alla formazione di un seguiva la tradizione giacobina», precisa con
nuovo tipo umano. fermezza che il fatto davvero importante sa-
rebbe consistito non tanto nella formulazio-
ELEONORA FORENZA ne, da parte di Cattaneo, di quel concetto in
V. «animalità e industrialismo», «autobiografia», sé, quanto piuttosto nel conferimento a quel
«Bordiga», «caduta tendenziale del saggio di pro- concetto («necessità dell’unione tra città e
fitto», «cannibalismo», «cesarismo», «crisi»,
campagna») di «un’espressione politica ita-
«economismo», «individuo», «Luxemburg»,
«molecolare», «naufrago», «oppio», «persona-
liana immediata» (ibid.). Qui G., toccando,
lità», «quantità-qualità». sia pur velocemente, uno dei punti fonda-
mentali della sua analisi della rivoluzione
catastrofismo: v. catastrofe, catastrofico. passiva del Risorgimento (in relazione all’e-
gemonia moderata e alla sostanziale debolez-
za-subalternità dell’ala democratica), affer-
Cattaneo, Carlo
ma che tale «espressione politica italiana im-
La prima attenzione che G. dedica nei Q mediata» mancò, anzi fu evitata «sistematica-
a Carlo Cattaneo riguarda la sua attività gior- mente dai partiti democratici del Risorgi-
nalistica (Q , , ), che ritiene utile stu- mento» (ibid.). Per quanto concerne la que-
diare ai fini di un’«esposizione generale dei stione del federalismo cattaneano, G. lo af-
 CATTOLICI

fronta in una nota del Q  intitolata significa- ma con troppe chimere in testa» (ibid.). Sot-
tivamente Nesso storico -. Il federalismo tolineando così nettamente il carattere “chi-
di Ferrari-Cattaneo. Dopo aver affermato che merico” del giacobinismo cattaneano, G. in-
tutta la questione del federalismo nel Risor- tende rimarcare la sostanziale incapacità del-
gimento chiama in causa «l’impostazione po- l’intellettuale lombardo e, più in generale,
litico-storica delle contraddizioni esistenti tra dell’intellettualità democratica a porsi in ter-
il Piemonte e la Lombardia» (Q , , ), G. mini politici, prima e dopo il Quarantotto, il
sostiene che il fatto che Cattaneo tendesse a problema dell’inserimento delle masse popo-
presentare il federalismo come «immanen- lari, soprattutto contadine, nel movimento
te», ovvero ricorrente in tutta la storia italia- nazionale italiano e, per questa via, a porsi al-
na, a partire dall’età comunale, andava letto tresì il problema di costituire un’alternativa
in connessione con il bisogno dell’intellettua- politica reale all’egemonia moderata.
le lombardo di valersi di un «elemento ideo-
PASQUALE VOZA
logico, mitico» per «rafforzare il programma
politico attuale» (ibid.). A tal riguardo, egli V. «città-campagna», «Comuni medievali», «fe-
deralismo», «Ferrari», «giacobinismo», «intellet-
poi aggiunge che non ha senso «accusare il fe-
tuali», «Machiavelli», «Partito d’Azione», «Risor-
deralismo di aver ritardato il moto nazionale gimento», «rivoluzione passiva».
e unitario», dal momento che va tenuto pre-
sente il criterio metodologico, secondo cui
cattolici
«altro è la storia del Risorgimento e altro l’a-
giografia delle forze patriottiche e anzi di una Da un articolo di Mario Barbera nella
frazione di esse, quelle unitarie», e secondo “Civiltà Cattolica” del ° giugno  trae
cui, più in generale, il Risorgimento è «uno spunto una pagina particolarmente densa di
svolgimento storico complesso e contraddit- temi filosofici propri di G. (Q , , -,
torio che risulta integrale da tutti i suoi ele- già in Q , , -), il quale sembra para-
menti antitetici» (ibid.). dossalmente concordare con il gesuita nel-
Gli sparsi elementi di giudizio sulla figu- l’individuare nel carattere monistico del sog-
ra e sul ruolo di Cattaneo, più o meno affio- gettivismo idealistico una condizione gno-
ranti nei Q, trovano singolarmente, in un pas- seologica non solo nettamente contrapposta
so delle LC, una corposa, quasi perentoria all’«“obbiettività” della conoscenza», ma an-
condensazione. Nell’esporre sinteticamente che distinta, proprio sotto il profilo di tale
(in una lettera a Tatiana del  settembre ) caratteristica, dal “monismo” del materiali-
la sua «concezione della funzione degli intel- smo storico. E lo fa appoggiandosi alla
lettuali» (LC ), G. dichiara che è da tale marxiana Prefazione al Per la critica dell’eco-
concezione che può essere illuminata la ra- nomia politica quale essenziale riferimento
gione, o almeno una delle ragioni, della ca- alla critica dell’ideologia in rapporto alla con-
duta dei Comuni medievali: vale a dire, del sapevolezza del «conflitto tra le forze mate-
«governo di una classe economica, che non riali di produzione» nel terreno, appunto di
seppe crearsi la propria categoria di intellet- natura ideologica, delle «forme giuridiche,
tuali e quindi esercitare un’egemonia oltre politiche, religiose, artistiche, filosofiche» (Q
che una dittatura» (ibid.). Per G. Machiavel- , , ). G. pensa altresì che tale propo-
li aveva colto questa debolezza costitutiva sizione sia da rielaborare nei confronti di
delle società comunali, che non erano potute «ogni conoscenza consapevole», senza limi-
pervenire alla dimensione etico-politica di tarla al «conflitto tra le forze materiali di pro-
una piena statualità («Stato integrale»), e, at- duzione e i rapporti di produzione – secon-
traverso l’organizzazione dell’esercito, aveva do la lettera del testo» (ibid.): anzi, tale ela-
inteso invano «organizzare l’egemonia della borazione deve investire, a suo modo di ve-
città sulla campagna» (ibid.). G. afferma che dere e assai significativamente, «tutto l’insie-
per questo Machiavelli si può chiamare il pri- me della dottrina filosofica del valore delle
mo giacobino italiano e poi, in parentesi, ag- superstrutture», andando al di là anche del
giunge: «il secondo è stato Carlo Cattaneo materialismo che, ai suoi occhi, comportava
CATTOLICI 

anch’esso, non nello spirito, bensì nella na- sieme è, come noto, una puntuale discussio-
tura, la primigenia, univoca condizione di ne critica del Saggio popolare di Bucharin).
uno e di un solo principio di determinazione. G. più avanti (Q , , ), evocando
Il materialismo (storico) che ne conseguiva ancora «polemisti a buon mercato (special-
era «identità dei contrari nell’atto storico mente i cattolici)», anche per la filosofia del-
concreto» (non del gentiliano atto “puro”), la prassi, alla stregua di ogni altra «filosofia
«cioè attività umana (storia-spirito) in con- storicistica», sottolinea «una difficoltà» che
creto, connessa indissolubilmente a una cer- porta, abusandone, a «dedurre che lo stori-
ta “materia” organizzata (storicizzata), alla cismo conduce necessariamente allo scetti-
natura trasformata dall’uomo» (ibid.). cismo morale e alla depravazione»: «Se la fi-
Del resto, il pensatore marxista si riferi- losofia della prassi afferma teoricamente che
sce ancora al «cattolicismo» nel constatare ogni “verità” creduta eterna e assoluta ha
l’«accordo» di questo «con l’aristotelismo avuto origini pratiche e ha rappresentato un
sulla quistione dell’oggettività del reale» (ri- valore “provvisorio” (storicità di ogni con-
tenuto peraltro anche atteggiamento proprio cezione del mondo e della vita), è molto dif-
del materialismo di Engels), non a caso chia- ficile far comprendere “praticamente” che
mando in causa – con l’appoggio di un sag- una tale interpretazione è valida anche per la
gio di Bertrand Russell pubblicato in Italia stessa filosofia della prassi, senza scuotere
da Sonzogno –, come emblematico esempio quei convincimenti che sono necessari per
pragmatico dell’oggettivismo scientifico, l’u- l’azione» (ibid.). E conclude assai acutamen-
so delle coordinate geografiche (Oriente e te: «Ecco perché la proposizione del passag-
Occidente, nel caso specifico), che non ces- gio dal regno della necessità a quello della li-
sano di essere “oggettivamente reali” sebbe- bertà deve essere analizzata ed elaborata con
ne all’analisi si dimostrino niente altro che molta finezza e delicatezza. Perciò avviene
«una “costruzione” convenzionale cioè “sto- anche che la stessa filosofia della prassi ten-
rico-culturale”»: ragion per cui, nell’indicare de a diventare una ideologia nel senso dete-
punti nello spazio geografico, «sono rappor- riore, cioè un sistema dogmatico di verità as-
ti reali e tuttavia non esisterebbero senza solute ed eterne; specialmente quando, co-
l’uomo e senza lo sviluppo della civiltà» (e «si me nel Saggio popolare, esso è confuso col
sono cristallizzati» – Oriente e Occidente – materialismo volgare, con la metafisica della
come termini convenzionali, «non dal punto “materia” che non può non essere eterna e
di vista di un ipotetico e malinconico uomo assoluta» (ibid.). Tramite l’aspro e netto
in generale ma dal punto di vista delle classi confronto teorico col cattolicesimo, incon-
colte europee che attraverso la loro egemo- trato come riferimento critico cruciale per
nia mondiale li hanno fatti accettare dovun- l’elaborazione di una rigorosa, ma anche,
que») (Q , , ). In altre pagine della come s’è visto, problematica (o addirittura
stessa Introduzione alla filosofia, sempre dal- aperta) filosofia della prassi, G. mette a tema
la polemistica cattolica anche contempora- elementi basilari del suo punto di vista filo-
nea G. rileva che il «termine di materiali- sofico, del suo pensiero antimetafisico (rap-
smo» è usato come «opposto di spiritualismo porto critico con il soggettivismo idealistico,
in senso stretto, cioè di spiritualismo religio- con l’oggettivismo, con il materialismo e con
so e quindi si comprende in esso tutto lo he- lo stesso materialismo storico). Tuttavia, as-
gelismo e in generale la filosofia classica te- sai più forse dell’efficacia di questi punti
desca, oltre al sensismo e illuminismo fran- d’attacco di tale pensiero, nei Q vale ed è più
cese. Così, nei termini del senso comune, si diffuso l’insieme delle note che si riferisco-
chiama materialismo tutto ciò che tende a no all’analisi storica concreta del modo di
trovare in questa terra, e non in paradiso, il essere dei cattolici.
fine della vita» (Q , , ), collocando co- G. sembra conoscere bene le articolazio-
sì l’argomento all’interno della problematica ni politico-culturali del corpo ecclesiastico
della «riduzione al materialismo metafisico del Novecento e le dinamiche dei suoi con-
tradizionale del materialismo storico» (l’in- flitti interni. In essi i cattolici «integrali» del-
 CATTOLICI

l’età di Pio X si contrappongono come «rea- dello Stato venissero a essere toccati, insie-
zionari» alla mediazione tentata dai gesuiti me ad altre legittimità, i beni e gli interessi
per attenuare l’impatto con la tendenza po- ecclesiastici (Q , , ). La dottrina socia-
polare democratica veicolata dalle strutture le cattolica prevede quindi la salvaguardia
politiche e intellettuali dell’Azione cattolica del principio di proprietà (Q , , -) nel
(Q , , -). nome dell’individualismo (Q , , -) e
La costante azione «cospirativa» degli la difesa della povertà è fatta solo sulla base
integralisti in Italia, in Francia, in Belgio, fi- statica e paternalistica dei valori del paritari-
no allo sbocco nell’Action française, è fatta smo rosminiano (Q , , ). Infine, a
di documenti riservati e perfino di associa- proposito del rapporto del cattolicesimo
zioni segrete, di centri pubblici e di canali con gli intellettuali, e più precisamente con i
clandestini, che li vede tatticamente alleati letterati, G. sostiene la difficoltà di afferma-
con quanti si collocano ai loro antipodi, i cir- zione di un’arte cattolica (G. parla addirit-
coli cioè modernisti, mentre i gesuiti (che tura di «meschinità» di essa) al di là dei li-
non restano sempre però compatti) risulta- miti del brescianesimo, eccezion fatta per
no i più omogenei all’orientamento della Dante, ma non per Manzoni, valutato alla
Chiesa di Pio XI. Ed è questa tuttavia una luce del rischio anticlericale che il suo atteg-
lotta che, secondo G., per il suo carattere eli- giamento comporterebbe (Q , , -):
tario – giacché la forza coesiva della Chiesa dal punto di vista di G., nell’età contempo-
era minore di quanto s’immagini –, lascia ranea sembrano peraltro costituire anch’es-
nell’apparente indifferenza le masse di clero si un’eccezione rispetto all’«indifferentismo
e di fedeli, pur facendo maturare, nei tempi dello strato intellettuale per la concezione
lunghi, significative «trasformazioni mole- religiosa», i pochi scrittori cattolici della ri-
colari» (Q , , ) e risultati non trascu- vista “Frontespizio” (Q , , -). G. ri-
rabili nel processo di modernizzazione del conosce tuttavia un «risveglio di religiosità»
mondo cattolico (Q , , -). D’altra in Italia che in gran parte coincide con il do-
parte, per la battaglia ideologica che si com- po-Concordato (Q , , ), in qualche
batte nei primi decenni del secolo sul fronte misura preparato dalle aperture del nuovo
dei cattolici e all’interno delle loro stesse fi- corso segnato dall’opera di Leone XIII tra
le, nelle posizioni dell’idealismo di Benedet- Ottocento e Novecento, sia dal lato del po-
to Croce si manifesta una visibile contraddi- sitivismo che da quello dell’idealismo (Q ,
zione data dal fatto che il campione del pen- , ). Del resto, nell’ambito della perform-
siero laico, piuttosto che riconoscere il ca- ance novecentesca di quest’ultimo, Croce
rattere riformatore del modernismo – da appare più dello stesso Gentile un «riforma-
sempre mancato per altri passaggi d’innova- tore religioso» (Q  I, , -).
zione tentati dalla società italiana –, aiuta i Comunque, nell’analizzare l’“individua-
gesuiti nello screditare e isolare questo mo- lismo” cattolico G. lo valuta in ultima istan-
vimento (Q  I, , - e Q  II, .IV, - za come insoddisfacente «dal punto di vista
). I cattolici, poi, nella concreta azione poli- “filosofico”» per «il fatto che esso, nono-
tica, cioè nel rapporto con lo Stato, sosten- stante tutto, pone la causa del male nell’uo-
gono per G. un atteggiamento «intervenzio- mo stesso individuo, cioè concepisce l’uomo
nista» della mano pubblica, salvo, al massi- come individuo ben definito e limitato» (Q
mo, rimanere indifferenti e perciò estranei  II, , -). E aggiunge: «Tutte le filoso-
allo spirito liberale ereditato dal Risorgi- fie finora esistite può dirsi che riproducono
mento (Q , , ). Insomma, il pensiero questa posizione del cattolicismo, cioè con-
sociale dei cattolici pare improntato quasi cepiscono l’uomo come individuo limitato
sempre a una forma di opportunismo (Q , alla sua individualità e lo spirito come tale
, - e Q , , -), mentre, sul piano eti- individualità». G., nell’ottica alternativa del
co, la dottrina della Chiesa autorizzerebbe materialismo storico, precisa altresì: «È su
perfino l’insurrezione armata (vedasi il caso questo punto che occorre riformare il con-
della rivoluzione belga) qualora da parte cetto dell’uomo. Cioè occorre concepire
CAUSALITÀ 

l’uomo come una serie di rapporti attivi (un causalità


processo) in cui se l’individualità ha la mas-
La nozione di causa suole essere impie-
sima importanza, non è però il solo elemen-
gata più ragionevolmente dalla sana opinione
to da considerare. L’umanità che si riflette in
comune che non dalle, talvolta sofisticate,
ogni individualità è composta di diversi ele-
teorie scientifiche. Qual è il «pregio di quello
menti: ) l’individuo; ) gli altri uomini; ) la
che suol chiamarsi “senso comune” o “buon
natura. Ma il ° e il ° elemento non sono co-
senso”»? In «una serie di giudizi il senso co-
sì semplici come potrebbe apparire. L’indi-
mune identifica la causa esatta, semplice e al-
viduo non entra in rapporti con gli altri uo-
la mano, e non si lascia deviare da arzigogo-
mini per giustapposizione, ma organicamen-
lature e astruserie metafisiche, pseudo-
te, cioè in quanto entra a far parte di organi-
profonde, pseudo-scientifiche ecc.» (Q  II,
smi dai più semplici ai più complessi. Così
, ). Le scienze, solitamente, cercano la
l’uomo non entra in rapporto con la natura
causalità nella successione temporale (Q ,
semplicemente, per il fatto di essere egli
, ); ma le nozioni-chiave delle scienze
stesso natura, ma attivamente, per mezzo del
naturalistiche quali cambiamenti subiscono
lavoro e della tecnica. Ancora. Questi rap-
nelle scienze storiche? «Da queste conside-
porti non sono meccanici. Sono attivi e co-
razioni si può trarre argomento per stabilire
scienti, cioè corrispondono a un grado mag-
ciò che significa “regolarità”, “legge”, “auto-
giore o minore di intelligenza che di essi ha
matismo” nei fatti storici. Non si tratta di
il singolo uomo. Perciò si può dire che ognu-
“scoprire” una legge metafisica di “determi-
no cambia se stesso, si modifica, nella misu-
nismo”, e neppure di stabilire una legge “ge-
ra in cui cambia e modifica tutto il comples-
nerale” di causalità. Si tratta di vedere come
so di rapporti di cui egli è il centro di anno-
nello sviluppo generale si costituiscono delle
damento. In questo senso il filosofo reale è e
forze relativamente “permanenti” che opera-
non può non essere altri che il politico, cioè
no con una certa regolarità e un certo auto-
l’uomo attivo che modifica l’ambiente, inte-
matismo» (Q , , -; v. anche Q , ,
so per ambiente l’insieme dei rapporti di cui
). Ancora: «Prendo lo spunto dai due
ogni singolo entra a far parte» (ivi, ). Sul-
concetti, fondamentali per la scienza econo-
lo sfondo resta il nodo, forse, dell’identifica-
mica, di “mercato determinato” e di “legge
zione concettuale e di fatto che è alla base
di tendenza” che mi pare siano dovuti al Ri-
del ragionamento gramsciano considerato cardo e ragiono così: – non è forse da questi
dal lato della «filosofia» cattolica tra “indi- due concetti che si è preso motivo per ri-
vidualismo” e “personalismo”, concetto, durre la concezione “immanentistica” della
quest’ultimo, che sembra più appropriata- storia, – espressa con linguaggio idealistico e
mente alla base di tutta la filosofia e teologia speculativo dalla filosofia classica tedesca, –
cristiana. Del resto, a questo riguardo, per in una “immanenza” realistica immediata-
ciò che almeno attiene all’età moderna, gli mente storica, in cui la legge di causalità del-
stessi fenomeni del giansenismo e del mo- le scienze naturali è stata depurata del suo
dernismo (d’ispirazione più agostiniana che meccanicismo e si è sinteticamente identifi-
scolastica) meritano talora da parte di G. ap- cata col ragionamento dialettico dell’hegeli-
prezzamenti che perderebbero gran parte smo?» (LC -, a Tania,  maggio ).
della loro motivazione se privati della foca- Ancora sull’incompatibilità tra la dialettica e
lizzazione di tale caratteristica gnoseologica. la causazione in quanto legata alla logica for-
BIBLIOGRAFIA: L A ROCCA  e ; male: «La filosofia del Saggio popolare è pu-
PORTELLI . ro aristotelismo [positivistico], cioè un ria-
RAFFAELE CAVALLUZZI dattamento della logica formalistica secon-
V. «Action française», «Azione cattolica», «Chie- do i metodi delle scienze naturali: la legge di
sa cattolica», «cristianesimo», «domenicani», causalità è sostituita alla dialettica» (Q , ,
«francescani», «integralisti», «intellettuali», «mo- ). Ma il determinismo può talvolta riu-
dernismo», «oggettività», «religione», «semplici». scire utile nella spiegazione di alcuni com-
 CAVOUR , CAMILLO BENSO , CONTE DI

portamenti devianti? «Così la pena [...] tro- storico-politica del Risorgimento, opera di
va il suo fondamento non soltanto nella re- sacrificio del Mezzogiorno (ceti urbani pic-
sponsabilità (scuola classica) ma nel fatto colo-borghesi e grandi latifondisti) alle ambi-
puro e semplice che l’individuo può fare il zioni del blocco urbano-industriale del
male conoscendolo come tale. La causalità Nord. Questa delicata operazione, perfezio-
può tenere le veci della responsabilità. Il de- nata da Crispi, si avvia con Cavour, sotto la
terminismo di chi delinque equivale al de- cui guida «i moderati avevano organizzato il
terminismo di chi punisce» (Q , , ). Nord e il Centro» (ibid.). Dunque l’acume
“patriottico” del Piemontese in realtà è il se-
GIUSEPPE PRESTIPINO
gno di una seconda pagina storica di «rivolu-
V. «buon senso», «dialettica», «legge di tenden- zione passiva», dopo la prima, resa nei Q con
za», «logica», «mercato determinato», «senso co-
lo schema interpretativo di Vincenzo Cuoco.
mune».
Con Cavour, patria e formazione di una clas-
se sociale dominante sono un medesimo di-
Cavour, Camillo Benso, conte di
segno, in cui la retorica del “riscatto” appare
I Q ci propongono un duplice profilo a G. decisamente secondaria rispetto al ca-
del ministro piemontese che, nel cuore del- rattere di classe e di diseguaglianza che l’in-
l’Ottocento italiano, ora spinge alla moder- tero processo di unificazione nazionale ha as-
nizzazione dei rapporti sociali, ora punta al- sunto. Siamo ben oltre la critica, pur ricor-
la continuità, pur nel mirato mutamento di rente nelle note carcerarie, del Risorgimento
forme e modi della politica. In ogni caso, no- in funzione piemontese; siamo alla ricostru-
tevole è l’attenzione per Cavour nei Q, al zione di un disegno che si spinge sino all’am-
centro di un crocevia di interessi dal signifi- bizione di allineare l’Italia alla modernità sta-
cato sia immediatamente politico, sia più tuale della Francia. Ma Italia e Francia sono
mediatamente teorico e sociale. È il caso, in- politicamente incommensurabili per G., il
nanzitutto, dell’originale combinazione di quale riscontra un freddo cinismo nel lavoro
diplomazia e movimento che il ministro sa- del binomio Cavour-Crispi, accreditando en-
baudo rappresenta per G.; essa trova la sua trambi i ministri di una lucida personalità:
massima espressione in quella sorta di inco- decisamente «termidoriano preventivo» il se-
raggiamento e, insieme, di controllo, pro- condo (Q , , ), più programmatico il
prio del Piemontese, rispetto al genere di primo (ibid.), anche se l’esercizio del suo pro-
mobilitazione popolare che trova la sua con- gramma rientra sostanzialmente nella mede-
cretezza nell’impresa dei Mille. Ma il discor- sima tipologia del «termidoriano preventi-
so è ancora più complesso; con Cavour sia- vo». Di questa curiosa definizione, carica di
mo di fronte a un segno della propensione una valenza non rivoluzionaria, e dunque di
gramsciana per un Risorgimento del tutto sconfitta, è lo stesso G. a fornirci il significa-
affrancato da cifre storiografiche, e assunto to, prezioso indizio per classificare l’intero
a teatro di una periodizzazione storica intor- senso di quella originale miscela di apprezza-
no al concetto-processo di rivoluzione passi- mento e critica che egli nutre verso Cavour. Il
va, adversus quello simmetricamente oppo- «termidoriano preventivo» è «un termidoria-
sto di protagonismo delle masse. no che non prende il potere quando le forze
Nei Q emerge il significato moderno di latenti sono state messe in movimento, ma
Cavour, come provocatore di una coscienza prende il potere per impedire che tali forze si
soggettiva dei ceti urbani, in grado di auto- scatenino» (ibid.). La scelta antigiacobina, e
promuoversi al livello della direzione e del perciò termidoriana, corrisponde dunque a
dominio. La direzione è data dal controllo una valutazione che precede e condiziona gli
del «rapporto “città-campagna”», in quanto eventi futuri, è azione apparentemente pram-
asse «delle forze motrici fondamentali della matica ma inscritta in un modello politico
storia italiana» (Q , , ), da parte dei ceti non rivelato perché intuito solo dal suo me-
urbani in generale, a svantaggio di quelli ru- desimo autore. In questo senso Cavour gode
rali. Il dominio è invece dato dalla specificità di una duplice personalità: sotto il profilo
CAVOUR , CAMILLO BENSO , CONTE DI 

dell’azione egli è maestro di «realismo politi- nella manovra delle cancellerie le potenziali
co» e di «empirismo», di contro ai disegni spinte rivoluzionarie sempre implicite in un
meramente etici o universalistici di Gioberti processo complesso come l’unificazione del-
o di Mazzini (ibid.). Sotto il profilo del dise- la nazione; qui ritorna la netta cesura fra la
gno, invece, il Piemontese possiede una lun- modernizzazione del neonato Stato italiano e
ga veduta, all’altezza della storia e della poli- la consolidata tradizione nazionale francese.
tica insieme, ma tale veduta non si concede Se alla seconda è contributo inseparabile la
nell’immediatezza dell’azione, come nel caso rivoluzione del , con il suo corredo gia-
di Crispi, e la sua verità è tutta nel suo stesso cobino, al contrario per l’Italia si può parlare
divenire: «Sarà da ricercare attentamente di un modello di Stato senza rivoluzione: «i
– scrive G. – se nel periodo del Risorgimento liberali di Cavour – scrive G. – non sono dei
sia apparso almeno qualche accenno di un giacobini nazionali: essi in realtà superano la
programma in cui l’unità della struttura eco- destra del Solaro [Solaro della Margarita,
nomico-sociale italiana sia stata vista in que- ndr], ma non qualitativamente, perché con-
sto modo concreto [da “termidoriano pre- cepiscono l’unità come allargamento dello
ventivo”, ndr]: ho l’impressione che stringi, Stato piemontese» (Q , , ). La formula
stringi, il solo Cavour ebbe una concezione di «diplomatizzare la rivoluzione», che G. im-
tal genere, cioè nel quadro della politica na- piega più volte, avendola mutuata dal testo
zionale, pose le classi agrarie meridionali co- del  Confessioni e ricordi di Ferdinando
me fattore primario, classi agrarie e non con- Martini, indica il segno diverso del protago-
tadine naturalmente, cioè blocco agrario di- nismo storico, che nel caso italiano viene cir-
retto da grandi proprietari e grandi intellet- coscritto a una politica tanto incisiva quanto
tuali. Sarà bene da studiare perciò il volume non aperta alle classi popolari e ai grandi mo-
speciale dei carteggi cavourriani dedicato al- vimenti. Il problema è proprio nella mancan-
la “Quistione meridionale”» (ivi, -). za, tutta italiana, di un rapporto fra nazione e
Va notato che l’intera portata egemonica disegno politico, fra movimenti e istituzioni,
della direzione di Cavour trova per G. una come attesta l’amara sintesi gramsciana, se-
misura decisamente moderata. Il moderati- condo cui «Talleyrand non può essere para-
smo qui si riferisce non soltanto all’indirizzo gonato con Napoleone» (Q , , -).
del “partito politico” nel modello del mini- Il problema viene proposto anche attra-
stro piemontese, ma anche e soprattutto alla verso il lessico, in G. molto usuale, della tra-
capacità dell’abile diplomatico di misurare i dizione intellettuale italiana: la categoria del
limiti oltre i quali la sua stessa azione sarebbe guicciardinismo è ora uno strumento parti-
divenuta oltranzista e giacobina, quasi di un colarmente adeguato per rappresentare la
antigiacobinismo a sua volta “furiosamente” sottile analisi del fenomeno della diploma-
giacobino: «Cavour aveva avvertito di non tizzazione della rivoluzione. In realtà, qui il
trattare il Mezzogiorno con gli stati d’asse- tema “Cavour” viene riletto da G. come una
dio», scrive G. per sottolineare la durezza di pagina intensa della più lunga storia della
Crispi in occasione dei «Fasci» siciliani (Q , mentalità italiana, relativa al particolarismo
, ). La considerazione torna in Q , , politico, che si riassume nella formula del
, laddove l’intero paragrafo è dedicato al “guicciardinismo”. Seguendo un’espressio-
ruolo della rivoluzione passiva, con un’inte- ne di Edgard Quinet («equivalenza di rivo-
stazione estremamente significativa: Il pro- luzione-restaurazione nella storia italiana»:
blema della direzione politica nella formazio- Q  II, .XIV, ), G. ovviamente rinvia a
ne e nello sviluppo della nazione e dello Stato Cuoco, già prima richiamato, poi si diffonde
moderno in Italia (ivi, ). Ma i caratteri contro lo storicismo crociano. Tralasciando
moderni del moderatismo cavouriano deri- la critica del filosofo neoidealista, qui va no-
vano da altri elementi di rilievo. È il caso del tato che fra Cuoco e il crocianesimo G. in-
rapporto fra diplomazia e rivoluzione: non si contra ancora Cavour, esempio di un modo
tratta solo della sottile critica relativa alla ca- di intervenire nella storia che limita gli spazi
pacità del ministro torinese di stemperare dell’iniziativa politica. Il “precipitato” della
 CAVOUR , CAMILLO BENSO , CONTE DI

miscela cavouriana di contenimento e di non riduce tanto a una forma mimetizzata di


controllo dei processi innovativi è “rubrica- ragione di Stato “al di sopra” dei popoli,
to” in G. nel guicciardinismo, modello – de- quanto a una forma di “ragione politica”
dotto da De Sanctis – di universalizzazione controllata dai governi, una specie di simbio-
del particolare e della politica degli scopi si fra modernità e dominio, in cui il secondo
parziali, di contro all’universalismo rivolu- termine pone decisamente in ombra il primo.
zionario dello spirito giacobino-francese. Accanto a questa modernità conservatri-
L’alternativa fra rivoluzione e diplomazia in- ce, Cavour propone altri motivi di innova-
terpreta la modalità cavouriana del guiccia- zione, nel giudizio di G. segno dell’avvio an-
dinismo, poiché «il Cavour avrebbe appun- che di più equilibrate tradizioni politiche ci-
to “diplomatizzato” la rivoluzione dell’uo- vili, che poi il fascismo ha rimosso. Il princi-
mo del Guicciardini ed egli stesso si avvici- pio dello Stato laico fa parte di tale patrimo-
nava come tipo al Guicciardini» (ivi, ). nio, adottato da Cavour con la legge del
L’eterno ritorno di Guicciardini – motivo maggio , secondo la quale – G. riprende
ormai celeberrimo nella letteratura gramscia- da un lavoro di Arturo Carlo Jemolo – «lo
na – testimonia dell’impossibilità di ridurre la Stato non deve sussidiare alcun culto» (Q ,
trasformazione unitaria dello Stato italiano a , ). Nel  fu invece introdotto il so-
“conato” impotente nella storia della peniso- stegno statale per il clero e per il culto, pri-
la. Anzi, la metafora dello storico rinasci- mo passo verso la pratica dei concordati, nei
mentale fiorentino è l’indizio della possibilità Q considerata un passo indietro per la co-
pratica, già esperita con successo da Cavour, scienza laica e una «capitolazione dello Sta-
di coniare una tradizione politica della con- to moderno» (ivi, ). Il rimpianto, quasi,
servazione, accanto alle culture del rinnova- della coerenza cavouriana nella scelta laica,
mento che, da Machiavelli al presente, atte- peraltro ripreso più di una volta nelle note
stano l’ambivalenza della storia civile italia- carcerarie, è il segno di una tormentata rivi-
na. Si tratta, a ben vedere, di una sottile per- sitazione della tradizione liberale. Fulcro di
cezione in G. del potenziale di “universaliz- una sfida intellettuale e politica per la tra-
zazione” del particolare che con il tramite di sformazione dello Stato italiano, la tradizio-
Guicciardini apre, a partire proprio da Ca- ne liberale è tuttavia oggetto di attrazioni e
vour, alla trasformazione dei progetti politici repulsioni così continue nelle note carcera-
nel loro contrario (rivoluzione in diplomatiz- rie, da connotarle come laboratorio di una
zazione), e dunque al trasformismo politico. disorganicità sorprendentemente produtti-
È appena il caso di notare, grazie alle molte- va e feconda. Cavour è il crocevia di questa
plici suggestioni promosse da un Cavour li- tradizione liberale, per la statura politica che
berato dalla sua statura più immediatamente lo contraddistingue, per la sua già ricordata
storico-unitaria, che nell’efficace formulazio- propensione alla pratica, pur “armata” da
ne di un “modello umano” di tipo guicciar- un’intelligenza di governo fortemente pro-
diniano G. cerca di configurare una lunga, gettuale, e inoltre è anche il campione di una
anzi lunghissima nozione di egemonia, da ve- partita giocata fra “uomini” e “cose” del Ri-
rificare già nel modello liberale-cavouriano sorgimento, che G. non esita a raccogliere in
dell’unità nazionale. Il profilo di un leader due grandi correlazioni, in due collegamen-
– diremmo noi posteri – ben si attaglia al- ti fra i più sintomatici della sua inquieta
l’uomo-Cavour, erede più aggiornato, anche scrittura: il nesso tra rivoluzione passiva e
se non certo ultimo, dell’uomo-Guicciardini guerra di posizione e quello, parallelo, tra
e della sua capacità di essere non solo forza di forza «regolare» e forza «“carismatica”»,
contenimento, ma anche forza di dominio e che divide cioè, lo schieramento «intorno a
di controllo di qualsiasi giacobinismo di ogni Cavour e Garibaldi» (Q , , ). Questa
tempo. Ecco la silenziosa accumulazione di seconda contraddizione corrisponde a una
pratica e di prudenza di un laboratorio libe- delle possibili forme del rapporto di reci-
rale – quello italiano – che G. analizza nei proca esclusione fra rivoluzione passiva e
suoi momenti più carichi di significato e che guerra di movimento. L’argomento è fra i
CENTO CITTÀ 

più ampi e generali della prosa gramsciana; Non mancano, infine, lucidissimi riferi-
ma qui interessa perché, già all’altezza della menti alla teoria e allo studio del partito po-
nascente Italia liberale, trova nel ruolo di litico moderno, contraddistinti da una lettu-
Cavour l’esito di un primo confronto, duro, ra parallela degli scritti di Michels, estrema-
anche se non tragico, grazie alle caratteristi- mente utile per verificare ancora l’originalità
che non giacobine di un liberalismo nazio- e la modernità di Cavour, rispetto al model-
nale molto pratico e assai meno informato a lo del partito «di volontari» riscontrato nel-
principi e culture ideologiche. In ultima lo schema mazziniano e garibaldino. In Q ,
analisi, la già rilevata scansione cavouriana , -, il carattere «organico» e omoge-
del guicciardinismo incorpora la possibilità neo del partito della destra storica del mini-
storicamente data di un liberalismo poco stro piemontese illumina ancora la sua mo-
strutturato in quanto cultura civile e invece dernità e consente a G. una dura allusione al
molto attrezzato nella sua capacità di revoca rigetto delle posizioni di Bordiga a proposi-
di qualsiasi forza “di movimento”. Dunque to del Partito comunista d’Italia, debole per-
non siamo, con Cavour, di fronte a un libe- ché privo di organicità.
ralismo colto e tollerante, ma piuttosto di BIBLIOGRAFIA: BUCI-GLUCKSMANN ;
fronte a un aggiornamento della passivizza- GALASSO ; MANGONI ; VOZA .
zione delle masse, pur in presenza di una re-
lativa autonomia delle passioni e della forza SILVIO SUPPA
di organizzazione delle componenti popola- V. «Bordiga», «città-campagna», «Concordato»,
ri. La natura decisamente politica del ragio- «Crispi», «direzione», «dominio», «giacobini-
namento gramsciano, nel quale Cavour oc- smo», «Garibaldi», «Gioberti», «guerra di movi-
mento», «guerra di posizione», «liberali, liberali-
cupa lo spazio di una solida conferma inter- smo», «Mazzini», «Mezzogiorno», «Michels»,
pretativa, è ulteriormente attestata dalla ru- «moderati», «partito», «Piemonte», «Risorgi-
bricazione del paragrafo Q ,  nel “gran- mento», «rivoluzione passiva».
de” segno di Machiavelli; qui si delinea l’in-
tero quadrilatero teorico costituito dal para- cento città
digma della guerra di posizione, vincente su
quello della guerra di movimento, e dalla sua Il tema delle «cento città» si lega nei Q a
evidente esemplificazione storica in Cavour, quanto G. scrive sul rapporto tra città e cam-
il quale prevale su Garibaldi. Che il Pie- pagna: in Italia l’urbanesimo non è «solo» e
montese risponda a una logica politica più nemmeno «specialmente» un fenomeno in-
completa e più incisiva di quella dell’univer- dustriale. Le «“cento” città» italiane non so-
salismo repubblicano di Mazzini o cattolico no industriali né «“tipicamente” industriali»
di Gioberti è acquisizione frequente nelle (Q , , ): anche le più grandi (Napoli, Ro-
note gramsciane; che poi il senso più ma) sono per la maggior parte città a caratte-
profondo dell’accezione italiana del liberali- re rurale e non industriale, non solo nel Cen-
smo consista nella configurazione di uno tro-Sud (Palermo, Bari) ma persino nel Nord
“spazio di manovra”, delle classi popolari, (Bologna, in parte, Parma, Ferrara ecc.). G. si
certo, ma non in una loro dignità di gover- domanda se esistano elementi per distingue-
no, è affermazione chiara in G.: si consideri, re con criteri oggettivi le «città» dai «centri
a riguardo, proprio la forza «carismatica» ri- industriali»; i due concetti in Italia infatti non
conosciuta a Garibaldi e al suo paradigma di coincidono: «l’industria tessile presenta zone
azionismo, della quale il vero beneficiario ri- industriali senza grandi città, come biellese,
sulta poi lo stesso Cavour. Dopo il , in- comasco, vicentino, ecc.» (Q , , , Testo
fatti, cioè dopo il massimo di “guerra di mo- B). Le città italiane sono spesso costituite da
vimento” sul piano continentale, la combi- agglomerati abitati dalla borghesia rurale e
nazione fra “regolari” (piemontesi) e “cari- borgate contadine abitate da braccianti senza
smatici” (camicie rosse garibaldine) «diede terra. In questo tipo di città il gruppo sociale
il massimo risultato, sebbene questo risulta- che esercita la direzione politica e intellettua-
to fosse poi incamerato dal Cavour» (ibid.). le sulle grandi masse non sono gli intellettua-
 CENTRALISMO

li “di tipo urbano” (i “tecnici” o i sindacalisti Il numero rilevante di grandi e medi ag-
di fabbrica), ma quelli legati ai grandi pro- glomerati urbani senza industria è uno degli
prietari terrieri, che «a loro volta, diretta- indizi, forse il più importante, dello sfrutta-
mente e indirettamente [...] sono diretti dalla mento parassitario delle campagne. Tuttavia
grande borghesia, specialmente finanziaria» anche in queste città esistono nuclei di po-
(ibid.). Questa composizione sociale tipica polazione tipicamente urbana ma la loro po-
delle città italiane spiega la cronica mancanza sizione è quella di essere premuti, schiacciati
di iniziativa politica della borghesia italiana e dal resto della popolazione, che è rurale e co-
la difficoltà delle classi operaie delle industrie stituisce la grandissima maggioranza. Questa
del Nord a essere egemoni in tutto il paese. Il impossibilità degli intellettuali urbani di
problema, di portata storica, è alla base di tut- esprimersi e di lottare efficacemente per l’e-
te le «rivoluzioni mancate» in Italia e trova gemonia spiega il perché G. definisca le cen-
nella formula delle cento città una sintesi sot- to città italiane come le città del «silenzio»
to l’aspetto socio-economico. (Q , , ).
G. si propone di riflettere in termini sto-
ELISABETTA GALLO
rici su quanto abbia ostacolato la formazione
in Italia di centri urbani (industriali) veri e V. «borghesia comunale», «borghesia rurale»,
«città-campagna», «intellettuali», «Mezzogior-
propri, capaci di esercitare la loro egemonia
no», «Nord-Sud», «quistione meridionale».
sulla campagna. Alla base del mancato decol-
lo verso la modernità c’è, a parere di G., l’im-
centralismo
possibilità di accumulazione dei capitali delle
rendite agricole, inghiottiti dai ceti parassita- Con il termine «centralismo» si indica la
ri, nonostante il basso tenore di vita delle norma fondamentale che ha regolato la vita
grandi masse contadine. Inoltre il protezioni- interna dei partiti comunisti, vale a dire l’im-
smo garantisce gli interessi del latifondo e del- possibilità del sorgere nel proprio seno di fra-
la grande industria del Nord-Ovest ma impe- zioni organizzate e la necessità della più seve-
disce lo sviluppo della piccola azienda, diffu- ra disciplina in virtù della quale, come scrive
sa capillarmente sul territorio nazionale. Così G., «ogni membro del partito, qualsiasi posi-
si spiega lo stento in cui vivono certe industrie zione o carica occupi, è sempre un membro
esportatrici italiane con ottime potenzialità di del partito ed è subordinato alla sua direzio-
sviluppo, come quella della seta, che potreb- ne» (Q , , ). Questa regola è da G. ac-
be entrare in vittoriosa concorrenza con la cettata e difesa non solo nei Q – «nei partiti la
Francia, alla quale l’Italia cede la materia pri- necessità è già diventata libertà, e da ciò na-
ma (i bozzoli). G. propone un’analisi delle in- sce il grandissimo valore politico (cioè di di-
dustrie d’esportazione che potrebbero nasce- rezione politica) della disciplina interna di un
re e svilupparsi senza il sistema doganale pro- partito» (Q , , ) –, ma fin dagli scritti
tezionistico imposto (lo zucchero, il grano giovanili: già nel Voci d’oltretomba del  apri-
ecc.). La mancanza di materie prime non rap- le , riferendosi all’espulsione dal PSI di
presenta l’ostacolo maggiore né quello deter- Guido Podrecca in seguito al suo appoggio
minante alla modernizzazione italiana. Eppu- alla guerra libica, G. giustifica la decisione in
re tale mancanza è sempre stata l’argomento quanto l’estromesso «non aveva più diritto di
più abusato per sostenere la politica militari- appartenere alla famiglia del proletariato ita-
sta e nazionalista (non «imperialista», perché liano» (CT ), aggiungendo che «si deve es-
l’imperialismo non propagandistico presup- sere implacabili contro gli spropositanti [...]
pone un’effettiva dislocazione di risorse e in- quando si vuole ottenere uno scopo e si vuo-
vestimenti). In verità ci si è ben guardati dal le far trionfare una verità» (ivi, ).
chiedersi, sostiene G., se le materie prime esi- Il principio del centralismo tuttavia è
stenti in Italia siano ben sfruttate; il che di- passibile di una duplice interpretazione, che
mostra quanto la politica economica italiana G. connota con gli aggettivi «democratico» e
sia parassitaria e volta a difendere gli interes- «burocratico»: «quando il partito è progres-
si di pochi (Q , , -, Testo B). sivo esso funziona “democraticamente” (nel
CENTRALISMO 

senso di un centralismo democratico), quan- “cooptazione” intorno a un “possessore del-


do [...] è regressivo esso funziona “burocra- la verità”, a un “illuminato della ragione” che
ticamente” (nel senso di un centralismo bu- ha trovato le leggi “naturali” ecc. (Le leggi
rocratico). Il Partito in questo secondo caso della meccanica e della matematica funzio-
è puro esecutore, non deliberante: esso è al- nano da motore intellettuale; la metafora sta
lora tecnicamente un organo di polizia» (Q invece del pensiero storico). Collegato col
, , ), laddove con «polizia» non si ri- maurrasismo». A Il giacobinismo a rovescio di
ferisce a «quella tale organizzazione ufficiale, Carlo Maurras era dedicata la nota preceden-
giuridicamente riconosciuta e abilitata alla te, in cui al fondatore dell’Action française
funzione pubblica della pubblica sicurezza veniva attribuita una concezione della storia
che di solito si intende. Questo organismo è tanto minuziosa quanto astratta e utopica,
il nucleo centrale e formalmente responsabi- nonché atteggiamenti di tipo «settario e mas-
le, della “polizia”, che è una ben più vasta or- sonico» (a partire proprio dal meccanismo
ganizzazione, alla quale, direttamente o indi- della cooptazione del gruppo dirigente): «la
rettamente, con legami più o meno precisi e politica irrigidita e razionalistica tipo Maur-
determinati, permanenti o occasionali, ecc., ras, dell’astensionismo aprioristico, delle leg-
partecipa una gran parte della popolazione gi naturali siderali che reggono la società è
di uno Stato» (Q , , ). La condanna di condannata al marasma, al crollo, all’abdica-
quest’ultima concezione della disciplina in- zione al momento risolutivo» (Q , , -).
terna si estende nei Q al “centralismo-buro- Sono dunque queste, a parere di G., le carat-
crazia” dei partiti socialdemocratici della Se- teristiche fondamentali da attribuire alla
conda Internazionale, ammantato di marxi- concezione bordighiana del centralismo or-
smo ortodosso e scientifico (Q , , ), al ganico. Infatti, come esplicitamente afferma-
«centralismo dell’alta burocrazia» dei grup- to poche pagine dopo, «nella concezione di
pi governanti nell’Europa continentale, con- Maurras ci sono molti tratti simili a certe teo-
trapposto al self-government dei paesi anglo- rie catastrofiche formali di certo sindacali-
sassoni (Q , , ), e perfino al «centrali- smo o economismo [...] Ogni astensionismo
smo gerarchico vaticanesco» (Q , , ) politico si basa su questa concezione (asten-
e al «centralismo nazionale e burocratico» del sionismo politico in generale, non solo parla-
regime fascista (Q , , ), ma si concen- mentare). Meccanicamente avverrà il crollo
tra in particolare sulla direzione bordighiana dell’avversario se, con metodo intransigente,
del PCD’I, cui G. attribuisce un’interpretazio- lo si boicotterà nel campo governativo (scio-
ne formalistica e sostanzialmente deviante pero economico, sciopero o inattività politi-
delle dottrine leniniane, e implicitamente ca)» (Q , , ). Anche se qui G. sostiene
sulla leadership staliniana del PCB e del Co- che «l’esempio classico italiano è quello dei
mintern, con cui G. aveva già avuto modo di clericali dopo il » (ibid.), in ossequio al non
polemizzare nella celebre lettera del . expedit papale, è molto forte l’analogia con
Per parte sua Bordiga, che fin dal  certe tesi di Bordiga, o almeno con l’immagi-
aveva teorizzato la necessità di un rapporto ne che ne viene fornita nel seguito dei Q, in
“organico” tra partito e classe e quindi con- cui viene accusato di crasso materialismo (Q
cepiva il primo come “organismo” della se- , , ), «estremismo “economista”» (Q ,
conda, era solito impiegare anche l’espres- , ), «“giacobinismo” deteriore» (Q  I,
sione “centralismo organico” per denotare la , ), mentre le bordighiane Tesi di Roma
sua visione del partito e anzi, al Congresso di vengono definite «un esempio tipico di bi-
Lione (), aveva sostenuto l’opportunità zantinismo» (Q , , ), cui «si può avvi-
di sostituirla del tutto alla tradizionale for- cinare la forma mentale di don Ferrante» (Q
mula del “centralismo democratico”, a indi- , , ). Un’altra analogia è suggerita in
care la necessità di una direzione ristretta e Q , ,  dalla strategia adottata dal coman-
meno collegiale. È contro di essa che G. po- do inglese nella battaglia dello Jutland: esso
lemizza per la prima volta in Q , , : «il infatti «aveva centralizzato “organicamente”
“centralismo organico” ha come principio la il piano nella nave ammiraglia: le altre unità
 CENTRALISMO

dovevano “attendere ordini” volta per vol- stinzione all’interno delle «teorie del centra-
ta», con risultati inferiori alle aspettative, lismo organico tra quelle che velano un pre-
«perché a un certo punto, l’ammiraglio per- ciso programma politico di predominio reale
dette le comunicazioni con le unità combat- di una parte sul tutto (sia questa parte costi-
tenti e queste commisero errori su errori». Il tuita da uno strato come quello degli intellet-
legame intercorrente fra i quattro appunti tuali, sia costituita da un gruppo territoriale
del Q  finora citati è confermato dalla loro privilegiato) e quelle che sono una pura posi-
ripresa, insieme ad altri testi, in due note zione unilaterale (anch’essa propria d’intel-
contigue di Q ,  e . lettuali), cioè un fatto settario o di fanatismo,
In Q ,  la questione del centralismo or- immediatamente, e che, pur nascondendo un
ganico è ulteriormente approfondita: ora il programma di predominio, è però meno ac-
paragone è con «un tipo di direzione castale centuato come fatto politico cosciente». Poi
e sacerdotale», che concepisce «l’“ideologia” afferma che in realtà, per queste ultime, «il
[...] come qualcosa di artificiale e sovrappo- nome più esatto è quello di centralismo bu-
sto meccanicamente» e non, «storicamente, rocratico: l’organicità non può essere che del
come una lotta incessante». Infatti, «il cen- centralismo democratico, il quale appunto è
tralismo organico immagina di poter fabbri- un “centralismo in movimento” per così di-
care un organismo una volta per sempre, già re, cioè una continua adeguazione dell’orga-
perfetto obbiettivamente. Illusione che può nizzazione al movimento storico reale ed è
essere disastrosa, perché fa affogare un mo- organico appunto perché tiene conto [...] di
vimento in un pantano di dispute personali qualcosa di relativamente stabile e perma-
accademiche» (ivi, ). In Q , ,  – «se nente o per lo meno che si muove in una di-
l’intellettuale non comprende e non sente, i rezione facile a prevedersi ecc. [...] Nei parti-
suoi rapporti col popolo-massa sono o si ri- ti rappresentanti gruppi socialmente subal-
ducono a puramente burocratici, formali: gli terni l’elemento di stabilità rappresenta la ne-
intellettuali diventano una casta o un sacer- cessità organica di assicurare l’egemonia non
dozio (centralismo organico)» – e Q , , a gruppi privilegiati: ma alle forze sociali pro-
 – «il centralismo organico, col comando gressive [...] In ogni caso ciò che importa no-
caporalesco e “astrattamente” concepito, è tare è che nelle manifestazioni di centralismo
legato a una concezione meccanica della sto- burocratico spesso la situazione si è formata
ria e del movimento, ecc.» – si sancisce l’i- per deficienza d’iniziativa, cioè per la primi-
dentificazione tra «centralismo organico» e tività politica», mentre «il centralismo demo-
«centralismo burocratico» e la loro contrap- cratico è una formula elastica, che si presta a
posizione al «centralismo democratico». molte “incarnazioni”; essa vive in quanto è
Una svolta si verifica in Q , , -, in- interpretata continuamente e continuamente
titolato Machiavelli. Centralismo organico e adattata alle necessità: essa consiste nella ri-
centralismo democratico. Qui, dopo una serie cerca critica di ciò che è uguale nell’apparen-
di osservazioni sui «reali rapporti economici te disformità e distinto e opposto nell’appa-
e politici che trovano la loro forma organiz- rente uniformità, e nell’organizzare e connet-
zativa, la loro articolazione e la loro funzio- tere strettamente ciò che è simile [...] Essa ri-
nalità nelle manifestazioni di centralismo or- chiede una organica unità tra teoria e pratica,
ganico e di centralismo democratico in una tra strati intellettuali e massa, tra governanti
serie di campi: nella vita statale (unitarismo, e governati», mentre «nella concezione “bu-
federalismo ecc.), nella vita interstatale (al- rocratica” [...] non esiste unità ma palude sta-
leanze, forme varie di costellazioni politiche gnante superficialmente calma e “muta”, e
internazionali), nella vita dei partiti politici e non federazione ma sacco di patate, cioè giu-
delle associazioni sindacali economiche (in stapposizione meccanica di “unità” singole
uno stesso paese, tra paesi diversi ecc.)», an- senza rapporto tra loro».
cora fondate sulla contrapposizione tra le D’ora in avanti, pur restando fermi i capi-
due concezioni, G. arriva finalmente al cuo- saldi della concezione gramsciana del partito
re del problema: dapprima propone una di- e della sua organizzazione, questa non si espri-
CENTRALISMO 

merà più nell’opposizione «centralismo de- versità popolari e simili – hanno sempre de-
mocratico» vs. «centralismo burocratico» 5 generato in forme paternalistiche: d’altronde
«centralismo organico», bensì in quella «cen- mancava in essi ogni organicità sia di pensie-
tralismo democratico» 5 «centralismo orga- ro filosofico, sia di centralizzazione organizza-
nico» vs. «centralismo burocratico». Tale tiva» (corsivo mio). Quest’ultima ha invece
svolta terminologica è certo da mettere in re- costituito da sempre «la forza delle religioni e
lazione con l’uso frequente e generalmente specialmente del cattolicismo», perché «esse
con accezione positiva nei Q del termine “or- sentono energicamente la necessità dell’unità
ganico” e simili, rispetto al quale la formula di tutta la massa religiosa e lottano per non
bordighiana appare in qualche modo in con- staccare mai gli strati superiori dagli strati in-
trotendenza. Così, fin da Q , ,  la «bu- feriori». La validità del modello gerarchico
rocraticità» dei rapporti tra dirigenti e diretti cattolico è ribadita in Q , , , in cui si
attribuita al centralismo organico è contrap- riconosce al papato l’efficienza della «sua or-
posta alla necessità di un’«adesione organica ganizzazione pratica di centralizzazione del-
[corsivo mio]» fra gli stessi; in Q , ,  si l’organismo [corsivo mio] ecclesiastico».
pone l’accento sulla necessità per la volontà La svolta terminologica gramsciana si ri-
di «centralizzarsi organizzativamente [corsivo flette variamente nel prosieguo dei Q: le se-
mio] e politicamente». Più avanti, in Q , , conde stesure dei passi citati in precedenza,
-, discorrendo di «“dilettantismo e disci- in cui con l’espressione “centralismo organi-
plina”, dal punto di vista del centro organiz- co” ci si riferiva alla formula bordighiana,
zativo [corsivo mio] di un raggruppamento», vale a dire Q , , che riprende Q , , e Q
G. sostiene la necessità «di assimilare alla fra- , , costituito dall’unione di Q ,  e ,
zione più avanzata del raggruppamento tutto non presentano, come spesso avviene nei
il raggruppamento: è un problema di educa- Testi C relativamente tardi, sostanziali va-
zione delle masse, della loro “conformazio- rianti rispetto alle scritture originali, fatta
ne” secondo le esigenze del fine da raggiun- salva l’aggiunta dell’espressione «cosidetto»
gere», precisando che «la continuità “giuridi- alla formula «centralismo organico» nell’ac-
ca” del centro organizzativo non deve essere cezione sinonima di «burocratico», che si ri-
di tipo bizantino-napoleonico, cioè secondo trova anche nella prima parte di Q ,  che
un codice concepito come perpetuo, ma ro- riprende Q , . Analogo uso compare in Q
mano-anglosassone, cioè la cui caratteristica , , -, nel quale viene rifiutata, come
essenziale consiste nel metodo, realistico, manifestazione di «feticismo», «ogni forma
sempre aderente alla concreta vita in perpe- del così detto [corsivo mio] “centralismo or-
tuo sviluppo», in una parola, come da G. stes- ganico”, il quale si fonda sul presupposto
so esplicitato subito dopo, di tipo «organico» [...] che il rapporto tra governanti e gover-
(corsivo mio). E ancora in Q , , : «se è nati sia dato dal fatto che i governanti fanno
vero che ogni partito è partito di una sola gli interessi dei governati e pertanto “devo-
classe, il capo deve poggiare su di questa ed no” averne il consenso, cioè deve verificarsi
elaborarne uno stato maggiore e tutta una ge- l’identificazione del singolo col tutto, il tut-
rarchia; se il capo è di origine “carismatica”, to (qualunque organismo esso sia) essendo
deve rinnegare la sua origine e lavorare a ren- rappresentato dai dirigenti».
dere organica la funzione della direzione, or- Nel Testo B di Q , , -, intitolato
ganica e coi caratteri della permanenza e con- Passato e presente. Centralismo organico e
tinuità», il che si verifica solo quando «il ca- centralismo democratico. Disciplina, si legge
po non considera le masse umane come uno invece che quest’ultima, intesa «non certo
strumento servile [...] per raggiungere i pro- come passivo e supino accoglimento di ordi-
pri scopi e poi buttar via, ma tende a rag- ni, come meccanica esecuzione di una con-
giungere fini politici organici [corsivo mio] di segna (ciò che però sarà pure necessario in
cui queste masse sono il necessario protago- determinate occasioni, come per esempio nel
nista storico». In Q , , : «i tentativi di mezzo di un’azione già decisa e iniziata) ma
movimenti culturali “verso il popolo” – Uni- come una consapevole e lucida assimilazione
 CENTRALISMO BUROCRATICO

della direttiva da realizzare, [...] non annulla coscienza ingenua; di quelle verità che ogni
la personalità in senso organico, ma solo li- uomo si può dire che senta naturalmente e
mita l’arbitrio e l’impulsività irresponsabi- che costituiscono la struttura solida della
le», almeno nel caso in cui l’«“origine del po- mentalità di cui egli si serve per vivere”. Mi
tere che ordina la disciplina” [...] è “demo- pare un altro esempio della rozzezza incondi-
cratica”, se cioè l’autorità è una funzione tec- ta del pensiero gentiliano, derivato “ingenua-
nica specializzata e non un “arbitrio” o una mente” da alcune affermazioni del Croce sul
imposizione estrinseca o esteriore», in modo modo di pensare del popolo come riprova di
che la disciplina stessa giunga a costituire determinate proposizioni filosofiche» (Q ,
«un elemento necessario di ordine democra- , ). A conferma di quella “ingenuità”
tico, di libertà»: l’identificazione tra centrali- va considerato invece, per G., il distacco tra il
smo organico e democratico appare a que- soggettivismo idealistico e la credenza, pro-
st’altezza talmente scontata da non essere più pria del senso comune in quanto derivato dal-
neppure oggetto di discussione. la religione, che esista una realtà oggettiva
B IBLIOGRAFIA : D ONZELLI ; F ERRI avulsa dall’agire storico (Q , , ).
; GRUPPI ; PAGGI . Nella scuola il certo, in quanto “serio”,
vale di più: se «il nesso istruzione-educazio-
GIUSEPPE COSPITO
ne viene sciolto per risolvere la questione del-
V. «Action française», «Bordiga», «dirigenti-di- l’insegnamento secondo schemi cartacei in
retti», «egemonia», «organico», «Partito comuni-
cui l’educatività è esaltata, [...] si avrà una
sta», «polizia», «rappresentati-rappresentanti».
scuola retorica, senza serietà, perché man-
cherà la corposità materiale del certo, e il ve-
centralismo burocratico: v. centralismo.
ro sarà vero di parole, appunto retorica» (Q
, , ). In una lettera al figlio Delio, il cer-
centralismo democratico: v. centralismo. to è contrapposto al possibile e al verosimile:
«puoi scrivere su Pu&kin [...] in modo da dar-
centralismo organico: v. centralismo. mi una prova conclusiva della tua capacità a
pensare, a ragionare e a criticare (cioè a di-
certo scernere il vero dal falso, il certo dal possibi-
G. critica un’«errata interpretazione del le e dal verosimile)» (LC , novembre ).
principio vichiano del “certo” e del “vero”: GIUSEPPE PRESTIPINO
la storia non può essere che “certezza” o al-
V. «Croce», «Gentile», «religione», «scuola»,
meno ricerca di “certezza”. La conversione «senso comune», «vero».
del “certo” nel “vero” dà luogo a una co-
struzione filosofica [della storia eterna], ma Cesare, Caio Giulio
non alla costruzione della storia “effettua-
le”: ma la storia non può che essere “effet- In certi momenti storici può succedere
tuale”: la sua “certezza” deve essere prima che manchino uomini politici di valore, men-
di tutto “certezza” dei documenti storici tre i capi militari dimostrano notevoli capa-
(anche se la storia non si esaurisce tutta nei cità politiche: Cesare, al pari di Napoleone
documenti storici)» (Q , , ). La socio- Bonaparte, non fu e non fu visto dai suoi sol-
logia, per contro, è riduzionistica anche nel dati solo come un grande capo militare, ma
concepire il certo storico: è «un tentativo di soprattutto come «il loro capo politico, il ca-
ricavare “sperimentalmente” le leggi di evo- po della democrazia» (Q , , ), come
luzione della società umana in modo da dimostra d’altronde la «sapiente combina-
“prevedere” l’avvenire con la stessa certezza zione di politica e arte militare» (Q , , )
con cui si prevede che da una ghianda si svi- dei Commentarii, soprattutto del De bello ci-
lupperà una quercia (Q , , ). vili. La figura di Cesare, come quella dello
Gentile «dice: “La filosofia si potrebbe stesso Napoleone, rappresenta per G. un
definire come un [...] conquistare la certezza esempio di cesarismo progressivo, in cui cioè
critica delle verità del senso comune e della l’intervento «“arbitrale”» di una grande per-
CESARISMO 

sonalità, in una situazione in cui le forze in allora che secondo G. fiorì anche la lettera-
lotta «si equilibrano in modo catastrofico» tura latina, che pertanto non può dirsi
(Q , , ), porta al trionfo della forza «espressione essenzialmente nazionale» (Q
progressiva. Sia nel caso di Cesare che in , , ), come voleva Augusto Rostagni
quello di Napoleone, però, le forze in cam- sulle pagine dell’“Italia Letteraria”. Cesare e
po, pur essendo «distinte e contrastanti», poi Augusto modificarono radicalmente la
non lo erano così tanto da non poter giunge- posizione di Roma e dell’Italia «nell’equili-
re «“assolutamente” ad una fusione ed assi- brio del mondo classico» (Q , , ) e tra-
milazione reciproca dopo un processo mole- sferirono «la funzione egemonica a una clas-
colare» (Q , , -), cosa che in qualche se “imperiale” cioè supernazionale», con
misura si verificò. Il cesarismo ha rappresen- conseguenze sulle «tendenze ideologiche
tato, secondo G., «la fase storica di passaggio della futura nazione italiana» (ibid.). Come
da un tipo di Stato a un altro tipo» (ivi, ): ricorda G. citando Svetonio, Cesare diede
con Cesare, che sciolse il «nodo storico-poli- infatti la cittadinanza romana non solo ai me-
tico» con la spada (Q , , ), iniziò infat- dici, ma anche ai maestri delle altre arti libe-
ti un’epoca nuova, in cui, dopo la conquista rali, affinché vivessero più volentieri a Roma
della Gallia, l’Occidente intraprese a lottare e vi fossero attirati «i migliori intellettuali di
con l’Oriente, che assumerà da quel momen- tutto l’Impero romano» (Q , , ). Una
to in poi «un peso talmente grande» che fi- presenza permanente a Roma degli intellet-
nirà per soverchiare la controparte e deter- tuali, i quali cambiarono la propria condizio-
minare una frattura nell’Impero (ibid.). Inol- ne sociale nel passaggio dal «regime aristo-
tre Cesare è espressione di uno «sviluppo cratico-corporativo» della Repubblica a
storico» che, se in Italia assunse i caratteri del quello «democratico-burocratico» dell’Im-
«cesarismo», ha come sfondo tuttavia «l’in- pero (ibid.), era infatti indispensabile per
tero territorio imperiale». Tale sviluppo è l’organizzazione culturale; si cominciò così a
consistito infatti in una «“snazionalizzazio- formare la «categoria di intellettuali “impe-
ne” dell’Italia» (Q , , ) e nella sua riali”», che «continuerà nel clero cattolico»
«subordinazione agli interessi dell’Impero» (ibid.) e influirà sul cosmopolitismo degli in-
(ibid.), fenomeni che rendono l’azione di Ce- tellettuali italiani.
sare l’ideale prosecuzione, ma anche la con- Il mito della figura di Cesare, che G. de-
clusione del movimento democratico dei finisce come «attuale», non avrebbe infine
Gracchi, di Mario e di Catilina. Se la «rivo- per il pensatore sardo alcuna base storica
luzione» di quest’ultimo avrebbe potuto for- concreta: il caso è in tal senso assimilato al-
se preservare per l’Italia «la funzione egemo- l’esaltazione della repubblica romana come
nica del periodo repubblicano», la rivoluzio- «istituzione democratica e popolare» che
ne di Cesare esce dai confini della lotta tra le avvenne nel Settecento (Q , , -).
«classi italiche» per comprendere tutto l’im- JOLE SILVIA IMBORNONE
pero, o comunque le «classi con funzioni
V. «bonapartismo», «cesarismo», «intellettuali»,
principalmente imperiali (militari, burocrati,
«Roma».
banchieri, appaltatori ecc.)» (ibid.). Secondo
G., Roma con Cesare subì sì una trasforma-
cesarismo
zione, ma non passò da «Stato-città» a «Ca-
pitale dell’Impero», come aveva affermato Categoria diffusa e dibattuta nella poli-
Emilio Bodrero in un articolo del  sulla tologia del tempo, nei Q essa è presente spes-
“Nuova Antologia”, essendo all’epoca la ca- so in coppia con «bonapartismo» (Q , ,
pitale equivalente semplicemente alla resi- -), termine più tradizionalmente marxi-
denza dell’imperatore, ma divenne capitale sta, a indicare in primo luogo l’«influenza
in senso burocratico e «una città cosmopoli- dell’elemento militare» quando è anche «in-
ta» (ibid.), mentre a sua volta l’Italia diventa- fluenza e peso dello strato sociale da cui l’e-
va il centro della cosmopoli dell’Impero e as- lemento tecnico militare [...] trae special-
sumeva pertanto funzione cosmopolita. Fu mente origine» (ibid.; quasi invariato il Testo
 CESARISMO

C: Q , , ). A differenza di «bonapar- dell’insieme di forze organizzate dallo Stato
tismo», sempre inteso negativamente, G. e dai privati per tutelare il dominio [politico
sembra dare di «cesarismo» uno spettro in- ed economico] della classe dirigente» (ibid.).
terpretativo più vario, anche se la differenza G. aggiunge che «la fase catastrofica può
tra i due termini non è mai esplicitata. annodarsi per deficienza politica [momenta-
Il lemma viene approfondito in due no- nea] della forza dominante tradizionale, e
te del Q ,  e  – poi fuse nel Testo C (Q non già per una sua deficienza organica in-
, ) –, intitolate entrambe Il cesarismo (ti- superabile necessariamente» (Q , , ):
tolo posto dopo il titolo generale di rubrica può essere cioè causata, ad esempio, non da
Machiavelli). Si può dire che «il cesarismo o un effettivo equilibrio delle forze fondamen-
bonapartismo esprime una situazione in cui tali, ma dal fatto che la forza tradizionalmen-
le forze in lotta si equilibrano in modo cata- te dominante è divisa in fazioni e dunque la-
strofico, cioè si equilibrano in modo che la scia spazio a quella antagonista, anche se
continuazione della lotta non può conclu- quest’ultima non è ancora realmente matura
dersi che con la distruzione reciproca» (Q , per candidarsi seriamente al potere. L’ele-
, ); ma il cesarismo, «se esprime sem- mento cesaristico interviene allora (fu per G.
pre la soluzione “arbitrale”, affidata a una il caso di Napoleone III) per salvaguardare lo
grande personalità», tra due forze equiva- sviluppo storico secondo le direttrici di fon-
lenti ormai infiacchite dalla lotta reciproca, do dell’effettivo sviluppo delle forze fonda-
«non ha sempre lo stesso significato storico. mentali in campo. Per questo, anche il cesa-
Ci può essere un cesarismo progressivo e un rismo di Napoleone III può essere considera-
cesarismo regressivo» (ibid.). È progressivo to «obbiettivamente progressivo, sebbene
il cesarismo «quando il suo intervento aiuta non come quello di Cesare e di Napoleone I»
la forza progressiva a trionfare sia pure con (ibid.). È importante notare non solo che G.
certi compromessi limitativi della vittoria; è si allontana dal giudizio espresso da Marx
regressivo quando il suo intervento aiuta a nel suo celebre Il  brumaio di Luigi Bona-
trionfare la forza regressiva, anche in questo parte, ma che queste osservazioni modifica-
caso con certi compromessi e limitazioni, no il modello fondato sulla secca dicotomia
che però hanno un valore, una portata e un «bonapartismo progressivo»/«bonaparti-
significato diversi che non nel caso prece- smo regressivo». Qui si ha un bonapartismo
dente» (ibid.). Cesare e Napoleone sono per «obbiettivamente» (relativamente) progres-
G. esempi di cesarismo progressivo, Napo- sivo, che non sposta in avanti gli equilibri
leone III e Bismarck di cesarismo regressivo. complessivi della società dando vita a un
Nel «mondo moderno», precisa G., «con le nuovo tipo di Stato, ma garantisce solo il
sue grandi coalizioni di carattere economi- congelamento degli equilibri essenziali già
co-sindacale e politico di partito, il meccani- raggiunti: «Il cesarismo di Cesare e di Napo-
smo del fenomeno cesarista è diverso da leone I è stato, per così dire, di carattere
quello che fu fino a Napoleone III». Nell’e- quantitativo-qualitativo, ha cioè rappresen-
poca caratterizzata dal parlamentarismo, il tato la fase storica di passaggio da un tipo di
compromesso tipico del cesarismo è possi- Stato a un altro tipo, un passaggio in cui le in-
bile a livello parlamentare, a partire dai go- novazioni furono tante quantitativamente e
verni di coalizione: «Si può avere “soluzione tali, da rappresentare un completo rivolgi-
cesarista” anche senza un cesare, senza una mento qualitativo. Il cesarismo di Napoleo-
grande personalità “eroica” e rappresentati- ne III fu solo e limitatamente quantitativo;
va. Il sistema parlamentare ha dato il mecca- non ci fu passaggio da un tipo di Stato ad un
nismo per tali soluzioni di compromesso» altro tipo, ma solo “evoluzione” dello stesso
(ivi, ). tipo, secondo una linea ininterrotta» (ibid.).
E il cesarismo più che militare è polizie- Altra caratteristica del cesarismo nel mondo
sco, intendendo la «polizia in senso largo», moderno consiste nel fatto che «l’equilibrio
nel senso «non solo del servizio statale desti- a prospettive catastrofiche non si verifica tra
nato alla repressione della delinquenza, ma forze contrastanti che in ultima analisi po-
CHIERICI 

trebbero fondersi e unificarsi, sia pure dopo chierici


un processo faticoso e sanguinoso, ma tra
Il sostantivo ricorre in modo coerente
forze il cui contrasto è insanabile storica-
nella stesura disorganica dei Q, assecondan-
mente e si approfondisce anzi specialmente
do l’urgenza di definire senza equivoci, e
coll’avvento di forme cesaree» (ibid.): la lot-
muovendo da un’analisi etimologica, lo sta-
ta tra borghesia e proletariato pare all’autore
tuto dell’intellettuale contemporaneo. Se la
tale da non contemplare la possibilità di un
riflessione gramsciana non può dirsi avulsa
compromesso duraturo.
dal contesto che alimenta la scrittura di La
Un’altra nota nel cui titolo compare la
trahison des clercs, documento di un’epoca
categoria di cesarismo è un Testo B, Q , ,
che promuove l’identificazione divenuta ca-
intitolato Machiavelli. Cesarismo ed equili- nonica fra il chierico e l’intellettuale, nei Q
brio «catastrofico» delle forze politico-sociali. aleggia il riscontro di un limite sostanziale
G. complica il quadro di comprensione dei nell’opera di Benda, consistente nella man-
fenomeni cesaristici notando come sarebbe cata risoluzione della contraddizione insor-
errato credere che «tutto il nuovo fenomeno ta nella vicenda storica contemporanea del-
storico sia dovuto all’equilibrio delle forze la borghesia europea. Ispirata da un milieu
“fondamentali”; occorre anche vedere i rap- culturale ricettivo circa la questione della
porti che intercorrono tra i gruppi principa- funzione degli intellettuali, la problematiz-
li (di vario genere, sociale-economico e tec- zazione del concetto di chierico si sposa a te-
nico-economico) delle classi fondamentali e mi politici e categorie storiche di stringente
le forze ausiliarie guidate o sottoposte all’in- attualità come quelle di particolarismo, uni-
fluenza egemonica. Così non si comprende- versalismo e nazionalismo. Insistendo sul-
rebbe il colpo di Stato del  dicembre senza l’importanza di Benda, confrontato con
studiare la funzione dei gruppi militari e dei Croce, nella consapevolezza che «nel Croce
contadini francesi» (Q , , -). Anche esiste una costruzione organica di pensiero,
«l’affare Dreyfus» rientra nella casistica sto- una dottrina [...] sulla funzione degli intel-
rica del cesarismo, come esempio di cesari- lettuali nella vita statale, che non esiste nel
smo mancato, di movimento che ha impedi- Benda» (Q  II, , -), G. adotta il ter-
to lo sbocco cesaristico che si stava prepa- mine “chierici” come identificativo di un
rando: «sono elementi dello stesso blocco gruppo sociale preciso. La presenza del to-
sociale dominante che sventano il cesarismo no polemico – è nota l’espressione «chierici
della parte più reazionaria del blocco stes- fanatici» (Q , , ) – si accompagna al-
so», appoggiandosi a frazioni e ceti delle l’esigenza di chiarire la genesi storica del so-
classi subalterne (ibid.). stantivo; il chierico, «“specialista” [...] della
Infine, Cesare e il cesarismo è il titolo di parola», nasce in un tempo connotato dal
Q , , ma la “rubrica” in cui rientra non è «monopolio delle superstrutture da parte
più Machiavelli, bensì Argomenti di cultura: degli ecclesiastici» (Q , , ) e caratteriz-
«La teoria del cesarismo, che oggi predomi- zato dalla supremazia del latino, lingua di
na [...] è stata immessa nel linguaggio politi- un’élite, custode del sistema dei saperi. La
co da Napoleone III, il quale non fu certo un volontà di risalire alla genesi del processo
grande storico o filosofo o teorico della po- che ha favorito la crescente “specializzazio-
litica. È certo che nella storia romana la fi- ne” degli intellettuali rientra nella riflessione
gura di Cesare non è caratterizzata solo o intorno al nodo della loro possibile autono-
principalmente dal “cesarismo” in questo mia e muove da considerazioni di carattere
senso stretto» (ivi, ). G. prosegue la no- sociale e culturale per avviare una «ricerca
ta con una sua valutazione della funzione e sulla storia degli intellettuali», di impronta
del ruolo di Giulio Cesare. storico-politica e non sociologica (ibid.).
GUIDO LIGUORI LAURA MITAROTONDO
V. «bonapartismo», «Cesare», «parlamentari- V. «Benda», «Croce», «intellettuali», «nazionali-
smo», «polizia», «rapporti di forza». smo».
 CHIESA CATTOLICA

Chiesa cattolica ganizzano il consenso popolare (Q , , ;


Q , , -; Q , , -; Q , , -; Q
«Chiesa» e «Chiesa cattolica» sono ter-
, , -; Q , , ). G. definisce, sia
mini che G. utilizza indifferentemente senza
pure sommariamente, il rapporto di questo
distinzione per indicare la Chiesa sia quale
particolare apparato ideologico con la so-
comunità dei fedeli, sia quale istituzione ec- cietà politica, lo Stato in senso stretto, e con
clesiastica, ma sempre, anche quest’ultima, la società civile, gli altri apparati ideologici
connessa con la prima. Quando vuole ac- (Q , , ; Q , , -), studiandolo
centuarne l’aspetto prevalentemente istitu- sia nello svolgimento storico, sia sotto l’a-
zionale, G. ricorre ad altri termini, quali spetto tecnico-strutturale, quello dei mecca-
«papato» o «Vaticano». nismi e delle modalità attraverso cui esso si
Sulla Chiesa G. opera una ricerca pun- realizza, con particolare riferimento alla si-
tuale e critica, secondo una chiave di lettura tuazione italiana. La conclusione generale al-
nuova e controcorrente rispetto alla tradi- la quale G. giunge è la seguente: quanto più
zionale critica marxista: «Chiesa come intel- la Chiesa accresce la propria egemonia nella
lettuale», studio che egli inquadra nel più società civile, tanto più è egemone anche nei
ampio progetto di delineare una storia degli confronti dello Stato; invece a una caduta
intellettuali italiani. G. espone questo piano egemonica della Chiesa nella società civile
nella lettera alla cognata Tatiana del  luglio corrisponde generalmente anche la perdita
: «Uno degli argomenti che più mi ha in- di posizioni di forza di fronte allo Stato.
teressato in questi ultimi anni è stato quello Storicamente la Chiesa conosce una fase
di fissare alcuni aspetti caratteristici nella ascendente di conquista e mantenimento
storia degli intellettuali italiani [...] Bisogna dell’egemonia sociale fino al Medioevo, pe-
necessariamente risalire all’Impero Romano riodo anche del massimo potere politico del-
e alla prima concentrazione di intellettuali la Chiesa romana e del papato e della loro
“cosmopoliti” (“imperiali”) che esso deter- superiorità rispetto all’impero e all’impera-
minò: studiare quindi la formazione dell’or- tore, situazione che G. rappresenta sinteti-
ganizzazione clericale cristiano-papale che camente con l’espressione «comando per
dà all’eredità del cosmopolitismo intellet- grazia di Dio» (Q , , ). La formula del
tuale imperiale una forma castale europea “Sacro romano impero”, dove è il “sacro”
ecc. ecc.» (LC ). Progetto di ricerca che che predomina, esprime bene questa posi-
in Q , pp. - viene articolato in una serie zione di supremazia della Chiesa. Durante il
di titoli che avrebbero dovuto costituire al- millennio medievale la Chiesa si perfeziona
trettanti sezioni e capitoli di un unico saggio organicamente sul piano ideologico, soprat-
sugli intellettuali. tutto tramite due grandi strutture organizza-
La Chiesa, per tutto l’arco della sua sto- tive, i monasteri e le sedi episcopali. I mona-
ria bimillenaria, appare a G. come “l’intellet- steri sono luoghi di preghiera e di studio, ma
tuale collettivo” che più di ogni altro ha sa- anche di lavoro (ora et labora). Al loro inter-
puto instaurare e intrattenere rapporti co- no si sperimenta anche una delle prime for-
stanti con «i semplici», condizionando forte- me di divisione razionale del lavoro (Q , ,
mente, a volte totalmente, la vita culturale, -). Le sedi episcopali si presentano co-
sociale e politica dei popoli e degli Stati. Il me centri di raggruppamento di intellettua-
potere dello Stato, secondo G., si regge su li, religiosi e laici e svolgono una triplice fun-
due elementi fondamentali: la coercizione, zione, ideologica, repressiva e sociale, attra-
esercitata per mezzo di apparati repressivi verso proprie scuole, strutture assistenziali
propri (esercito, polizia, tribunali, carceri per le classi subalterne e creazione di propri
ecc.), e il consenso, che viene ottenuto per tribunali (Q , , - e Q , , ). Il pri-
mezzo di apparati ideologici, o dell’apparato mo millennio di storia della Chiesa si chiude
egemonico, come scrive G., quali i partiti, i con l’affermazione della sua sovranità sullo
sindacati, le scuole, la Chiesa. Anche la Chie- Stato feudale e della sua egemonia nella so-
sa, quindi, è tra gli apparati ideologici che or- cietà medievale.
CHIESA CATTOLICA 

A un certo punto, a partire dall’età co- re preoccupata ed è costretta a correre ai ri-


munale in poi, inizia però anche la crisi del pari. Essa riesce, a volte, a recuperare il mo-
blocco ideologico faticosamente costruito vimento di contestazione dal basso suscitan-
nei secoli precedenti. Ciò perché nel rappor- do «movimenti di massa», inquadrati da
to tra Chiesa e società viene a manifestarsi nuovi ordini religiosi, gli «ordini mendican-
una contraddizione di fondo: quella tra la ti». Il caso più riuscito per la gerarchia ec-
funzione della Chiesa quale intellettuale or- clesiastica del tempo resta quello del france-
ganico della classe dirigente (l’aristocrazia scanesimo (Q , , ). Altre volte invece
agraria), da una parte, e la sua pretesa di es- la Chiesa è costretta a ricorrere alla repres-
serlo anche per le classi umili e sottomesse, sione, condannando ed eliminando anche fi-
dall’altra. È il momento in cui i princìpi reli- sicamente i capi carismatici del movimento
giosi e morali cristiani, fondamentalmente e soffocando «le eresie [...] col ferro e col
popolari, entrano in contraddizione con la fuoco» (Q , , ). Tuttavia essa non rie-
prassi del clero, diventato anch’esso casta sce sempre e dappertutto a soffocare i fer-
feudale. Scrive espressamente G.: «Quando menti nuovi. Poiché se è vero che «gli intel-
si esalta la funzione che la Chiesa ha avuto lettuali più in vista dell’epoca [...] in Italia al-
nel medio evo a favore delle classi inferiori, meno, sono o soffocati o addomesticati dal-
si dimentica semplicemente una cosa: che la Chiesa, […] in altre parti d’Europa si
tale funzione non era legata alla chiesa come mantengono come fermento per sboccare
esponente di un principio religioso-morale, nella Riforma» (Q , , ).
ma alla Chiesa come organizzazione di inte- Nell’età moderna la contestazione inter-
ressi economici molto concreti, che doveva na e l’opposizione della borghesia laica sfo-
lottare contro altri ordini che avrebbero vo- ciano in rotture clamorose della comunità
luto diminuire la sua importanza. Questa ecclesiastica e in movimenti rivoluzionari
funzione fu dunque subordinata e inciden- popolari contro il regime feudale. Sul fronte
tale: ma il contadino non era meno taglieg- religioso si hanno la Riforma di Lutero, la
giato dalla chiesa che dai signori feudali. Si guerra dei contadini tedeschi, la nascita del-
può forse dire questo: che la “chiesa” come le Chiese e delle sette protestanti; sul fronte
comunità dei fedeli conservò e sviluppò de- laico si assiste allo sviluppo del nazionalismo
terminati principi politico-morali in opposi- e degli Stati nazionali assoluti. La crisi del-
zione alla chiesa come organizzazione cleri- l’egemonia ecclesiastica è ormai consumata
cale» (Q , , -). e inizia la fine del suo monopolio ideologi-
È per questo che la Chiesa comincia a es- co. Il fronte, laico e religioso, alternativo al
sere contestata dall’interno e minacciata al sistema feudale e alla Chiesa cattolica rom-
tempo stesso dall’esterno. La contestazione pe l’unità territoriale, sociale e ideologica
interna proviene dalla stessa base sociale po- della cristianità: Nord e Centro Europa pro-
polare, organizzata da intellettuali religiosi testanti, Europa mediterranea cattolica ro-
legati al popolo. L’attacco esterno viene con- mana e controriformista; separazione cre-
dotto dal gruppo di nuova formazione degli scente della Chiesa dalla classe sociale emer-
intellettuali laici, che sfidano la Chiesa pro- gente – la borghesia – fino a ridursi al ruolo
prio sul terreno su cui essa si credeva più reazionario e conservatore di intellettuale
forte e sicura, la cultura, in particolare sul tradizionale, espressione cioè della classe so-
terreno giuridico, dove i laici si impegnano a ciale di origine feudale – l’aristocrazia agra-
promuovere il ritorno al diritto romano (Q ria – dominante nel passato. A livello ideo-
, , ), e su quello letterario, con l’uso e logico, infine, la rottura si rende visibile nel-
lo sviluppo della lingua volgare per contra- la differenza tra il carattere popolare-nazio-
stare rispettivamente il dominio del diritto nale, l’esigenza di «ritorno alle “origini”»
canonico e il latino degli ecclesiastici (Q , della Riforma e il carattere «cosmopolita»,
, -). Dinanzi al rischio di un’eventuale reazionario, «disciplinare» della Contro-
saldatura tra popolo e intellettuali laici e in- riforma (Q , ,  e Q , , ; v. inol-
tellettuali religiosi popolari, la Chiesa appa- tre Q , , ; Q , , ; Q , , -;
 CHIESA CATTOLICA

Q , , ; Q , , ). Il risvolto imme- scimento (Q , , -; Q , , ; Q
diatamente politico della nuova posizione di , , -; Q , , ). A differenza di al-
debolezza ideologica della Chiesa cattolica è tri paesi europei, non si creano in Italia in-
l’instaurarsi di una situazione di belligeran- tellettuali propri delle classi popolari. Ma-
za, con il risultato della subordinazione della chiavelli, Bruno, Galilei e altri restano epi-
Chiesa agli Stati nazionali. Ne sono prova il sodi singoli e isolati. Di fronte alla rottura
gallicanesimo, il giuseppinismo e altre forme Chiesa-masse non si forma un nuovo blocco
di giurisdizionalismo, che sono «la “prefa- alternativo di intellettuali-popolo. È per
zione’” alla limitazione della Chiesa nella so- questo che, secondo G., non si è avuta in Ita-
cietà civile e politica» (Q , , ). Non più lia alcuna riforma o rivoluzione popolare si-
la Chiesa, ma gli Stati nazionali dettano le re- mile alle tre grandi riforme e rivoluzioni del-
gole del gioco politico. La Controriforma l’età moderna avvenute in Germania, In-
esprime la consapevolezza della Chiesa cat- ghilterra e in Francia (Q , , -; v. an-
tolica di trovarsi di fronte a una crisi radica- che Q , , ). La frattura si manifesta in
le e di vaste proporzioni. Il Concilio di Tren- Italia molto più tardi, solo nel momento del-
to, il più grande tentativo della Chiesa mo- la rottura del rapporto politico tra Chiesa
derna di operare una revisione globale dell’i- cattolica e Stato liberale borghese nel ,
deologia cattolica e del suo rapporto con la quando la Chiesa, consapevole di non poter
società, lungi dal rinnovare, cristallizza inve- più disporre del consenso delle masse, non
ce per i secoli successivi la Chiesa nel ruolo oserà andare, però, allo scontro frontale, ma
di intellettuale tradizionale, legata cioè alle preferirà la strategia della protesta passiva
classi egemoni del passato e staccata dalle del non expedit. D’altra parte, lo Stato libe-
masse popolari. Il nuovo corso controrifor- rale intanto poté giocare la carta dell’unità
mista accresce il divario tra la Chiesa cattoli- nazionale, che comportava necessariamente
ca, rimasta fondamentalmente feudale, e l’i- la negazione del potere temporale del papa-
stanza popolare di superamento del sistema to, in quanto sapeva appunto di avere dalla
medievale: «Colla Controriforma il Papato propria parte, o almeno non contro, il con-
aveva modificato essenzialmente la struttura senso popolare (plebisciti per le annessioni),
della sua potenza: si era alienato le masse po- venuto meno invece alla Chiesa. Tutto que-
polari, si era fatto fautore di guerre stermi- sto era indice, oltre che di una debolezza po-
natrici, si era confuso con le classi dominan- litica e sociale, anche di un’inferiorità ideo-
ti in modo irrimediabile [...]: la Chiesa, con logica della Chiesa cattolica. Ed è proprio su
la sua concreta attività, distruggeva le condi- questa tacita ammissione di inferiorità ideo-
zioni di ogni suo dominio, anche indiretto, logica che essa, a cominciare dal pontificato
staccandosi dalle masse popolari» (Q , , di Leone XIII, tenta di riorganizzarsi, ristrut-
). La mediazione positiva dei vecchi e turarsi per riconquistare l’egemonia cultura-
nuovi intellettuali ecclesiastici tra la Chiesa e le e sociale perduta. Però, a differenza del
le masse fallisce. Essa si riduce alla mera fun- passato, ora la Chiesa deve scendere diretta-
zione negativa di contenimento di quella che mente sul terreno sociale e politico e mette-
per G. è “l’eresia di massa” del cattolicesimo, re a punto programmi e organizzazioni di
che si manifesterà in tutta la sua portata nel- massa adeguati ai tempi, che siano, cioè,
la Rivoluzione francese e ancor più con il competitivi con gli apparati ideologici degli
progredire in Europa del socialismo. avversari (Q , ,  e Q , , -). De-
In Italia, in particolare, la rottura tra ve farsi partito essa stessa. Innanzitutto, la
Chiesa cattolica romana e popolo si verifica Chiesa ridefinisce il pensiero sociale cattoli-
in misura anche maggiore, e perdipiù si cri- co all’interno del quadro dottrinale rinnova-
stallizza e non trova sbocchi operativi. Con to del tomismo (ideologia medievale), nelle
la Controriforma la Chiesa cattolica recepi- encicliche sociali (dalla Rerum novarum alla
sce e continua la cultura cortigiana, staccata Quadragesimo anno), e crea moderne orga-
dal popolo-nazione, essenzialmente reazio- nizzazioni sociali di massa (cooperative, cas-
naria, elaborata dall’Umanesimo e dal Rina- se rurali, leghe dei contadini, sindacati bian-
CINEMA 

chi) e politiche (Azione cattolica, Opera dei chimica: v. fisica e chimica.


Congressi, Partito popolare). Ciò permette
alla Chiesa di riorganizzarsi e ridiventare, in Cina
appena mezzo secolo di tempo, protagonista Insieme all’India, la Cina è il paese che
sociale e politico. Il successo del Partito po- per G. potrebbe mutare gli equilibri mondia-
polare è sufficiente perché essa possa ripre- li, spostandone l’asse nel Pacifico, se divenis-
sentarsi a contrattare da posizione di forza se una nazione moderna sotto il profilo eco-
con lo Stato liberale. nomico-produttivo (Q , , ). G. si chie-
Il Concordato con lo Stato fascista san- de se il confronto con la civiltà occidentale,
cisce la ripresa sociale e politica della Chie- destinata a uscire vincitrice, non avrebbe per-
sa e soprattutto le restituisce il ruolo prima- messo il costituirsi anche in Cina di «nuovi in-
rio, quello ideologico, che dai Patti Latera- tellettuali formatisi nella sfera del materiali-
nensi esce addirittura rafforzato (Q , , smo storico» (Q , , ). Sebbene paese più
-; Q , , -; Q , , -; Q , , - vasto dell’India, la Cina e i suoi intellettuali
; Q , , -; Q , , -). Tuttavia, sono per certi aspetti considerati più omoge-
il riconquistato ruolo ideologico e politico nei culturalmente per la presenza unificante
della Chiesa sotto il fascismo è destinato, dell’ideogramma, il cui valore «“esperantisti-
nelle previsioni di G., a rivelarsi fragile non co”» (Q , , ) rende possibile la com-
appena il regime cadrà, perché privo di una prensione reciproca tra intellettuali parlanti
base popolare solida. L’ultimo esperimento lingue diverse, sebbene della stessa famiglia
popolare cattolico, il Partito popolare, linguistica. Al tempo stesso tale sistema di
avrebbe potuto offrire alla Chiesa un’estre- scrittura è espressione della «completa sepa-
ma occasione di collegarsi in modo reale al razione degli intellettuali dal popolo» (Q ,
popolo. Ma il Vaticano lo fece fallire, man- , ), col risultato che gli intellettuali sono
dando in esilio a Londra il suo capo fonda- «cosmopoliti» analogamente a coloro che
tore, don Sturzo. Infine, l’ingresso diretto usavano il latino nell’Europa medievale.
nella politica con propri partiti politici Nel lungo Q , , pieno di osservazioni
(Azione cattolica, Opera dei Congressi, Par- sulla lingua, sulla cultura e sulla filosofia cine-
tito popolare) e proprie organizzazioni so- si, G. nota come l’omogeneità del ceto intel-
ciali (sindacati bianchi, cooperative sociali lettuale tradizionale trovi un riflesso anche
ecc.), tutti strumenti, per loro natura, di ri- nell’apparato statale, il quale, con relativa-
vendicazione e tutela di interessi di parte, fa mente poche modifiche, è rimasto «quasi in-
perdere alla Chiesa il suo carattere proprio, tatto» (ivi, ) da due millenni, fino alla rivo-
quello di Chiesa “cattolica”, universale. Il ri- luzione nazionale di Sun Yat-Sen nel . Per
corso a queste organizzazioni di massa «se- G. l’introduzione di un alfabeto «sillabico»
(ivi, ) avrebbe potuto dar luogo a una fiori-
gna l’inizio di una epoca nuova nella storia
tura di lingue e di culture diverse dei popoli
della religione cattolica: quando essa da con-
cinesi e a livello politico una convenzione
cezione totalitaria (nel duplice senso: che
pancinese avrebbe potuto sfidare l’egemonia
era una totale concezione del mondo di una
dei «gruppi dirigenti» privi di un «program-
società nel suo totale), diventa parziale (an- ma di riforme popolari» (ivi, ). In ogni mo-
che nel duplice senso) e deve avere un pro- do il movimento ormai «scatenato» non può
prio partito» (Q , , ). per G. che concludersi con «una profonda ri-
BIBLIOGRAFIA: FATTORINI ; LA ROC- voluzione nazionale di massa» (ivi, ).
CA ; PORTELLI ; VINCO .
DEREK BOOTHMAN
TOMMASO LA ROCCA V. «cosmopolitismo», «esperanto», «India», «in-
V. «Azione cattolica», «Concordato», «consen- tellettuali», «Lao-Tse».
so», «Controriforma», «egemonia», «eresie, ereti-
ci», «francescani», «ideologia», «intellettuali», cinema
«intellettuali italiani», «laici», «Lutero e luterani-
smo», «modernismo», «Partito popolare», «qui- Le poche occasioni in cui G. accenna al
stione vaticana», «società civile», «Stato». «cinematografo» presentano spunti di note-
 CITTÀ - CAMPAGNA

vole interesse storico-critico e teorico. Un’in- largamente contraccambiato dai contadini,


tuizione storica feconda è infatti alla base in- anche se mescolato a un senso di invidia e di
nanzitutto della corrispondenza individuata inferiorità. Nelle campagne imperano igno-
in Q , ,  tra alcuni tipi di romanzo po- ranza, analfabetismo, eccessiva prolificità,
polare d’appendice (ideologico-politico di spesso le più bieche aberrazioni sessuali. La
tendenza democratica, sentimentale-popola- città pone il problema di un adattamento psi-
re, di intrigo a carattere conservatore, stori- co-fisico a condizioni di lavoro, di nutrizio-
co, poliziesco, misterioso, scientifico d’av- ne, di bassa natalità, di abitazioni che non so-
ventura, di vite romanzate) e i tipi di analoga no “naturali” ma urbane. G. afferma che i
natura di opere cinematografiche (e teatrali), caratteri urbani acquisiti si tramandano per
destinate a consolidarsi, nel tempo, con la ereditarietà o vengono assorbiti nello svilup-
denominazione di generi. Se ne può dedurre po dell’infanzia e dell’adolescenza. La bassa
che il cinema, nascendo, tra l’altro, nella fase natalità domanda una continua spesa per il
di massima affermazione del romanzo d’ap- tirocinio dei nuovi “inurbati” e porta con sé
pendice, eredita e traduce con la sua varia ca- un costante mutamento della composizione
sistica – soprattutto nei primi decenni della socio-politica delle città, ponendo quindi an-
sua storia – i connotati letterari propri di es- che un problema di egemonia (Q , , ).
so e li mantiene, poi, pressoché intatti nei ca- Il paragrafo Q , , intitolato Riviste tipo,
ratteri strutturali della scrittura dei suoi sce- è quasi interamente dedicato al rapporto
neggiatori. A queste considerazioni si legano città-campagna e a quello Nord-Sud. Le due
inoltre anche quelle di G. sul «gusto melo- coppie di lemmi sono talmente intrecciate e
drammatico del popolano italiano», che ri- ricche di correlazioni che separarle non è
tengono tale gusto e il linguaggio conforme semplice. Nel paragrafo, ampiamente ripreso
(«sentimentalismo melodrammatico, cioè in alcuni Testi C (Q , ; Q , ; Q , ), si
dell’espressione teatrale, congiunta a un vo- afferma che i rapporti tra popolazione urba-
cabolario barocco»: Q , , ) presenti na e popolazione rurale non sono sempre gli
nei teatri popolari e, insieme, nel «cinemato- stessi: una città «“industriale”» – nota G. – è
grafo parlato» (ivi, ), come già nelle di- sempre più progressiva della campagna che
dascalie del cinema muto. Del resto, per una ne dipende, ma in Italia non tutte le città so-
politica culturale per le masse popolari, quel- no industriali, anzi l’urbanesimo nostrano è
la che è detta «“letteratura popolare”» o let- un fenomeno industriale solo in minima par-
teratura d’appendice, la cui fortuna è indivi- te. La più grande città italiana del tempo,
duata da G. trionfare tra le «masse naziona- Napoli, non è una città industriale; la stessa
li» grazie anche all’aiuto del cinema e del cosa può dirsi per Roma, Palermo e molte
giornale (Q , , ), lo spinge a riflettere, città del Centro-Sud. Nelle città del Sud la
a proposito di «neolalismo», sullo specifico popolazione urbana è quasi sommersa e
linguistico di alcune arti (nella modernità, schiacciata da quella rurale, che forma la
appunto, il cinema, nel passato il melodram- grandissima maggioranza. Questo fenomeno
ma e la musica in generale) rispetto al carat- molto complesso sarebbe da studiare, secon-
tere aulico – specie nella tradizione italiana – do G., per le sue ripercussioni in campo po-
della lingua letteraria (Q , , -). litico, specie nel nostro Risorgimento. Tipico
RAFFAELE CAVALLUZZI è l’episodio della Repubblica partenopea del
: la campagna schiacciò la città con le or-
V. «letteratura d’appendice», «letteratura popola-
re», «melodramma», «teatro».
de del cardinale Ruffo perché la città aveva
completamente trascurato la campagna nella
sua rivendicazione rivoluzionaria (Q , , -
città-campagna
). L’industrializzazione permette un diverso
Il rapporto tra città e campagna è gene- rapporto di forza tra città e campagna, più
ralmente caratterizzato dal disprezzo della favorevole alle città nel Nord, mentre nel
città per tutto ciò che ha a che fare con il la- Sud la città dipende da una campagna sfrut-
voro contadino nelle campagne, sentimento tata all’inverosimile. La conseguenza politica
CITTÀ - CAMPAGNA 

che G. ne trae è che la capacità d’iniziativa ri- G. vede nella Francia la lezione storica
voluzionaria non sarebbe nella forza rurale, esemplare per l’impostazione del rapporto
troppo disgregata e priva di un programma città-campagna; lì i giacobini riuscirono a
politico, né negli intellettuali rurali, di tipo sconfiggere i girondini sulla questione agra-
tradizionale e non organici ai contadini, né ria, impedendo la coalizione rurale contro
negli intellettuali di tipo urbano, legati agli Parigi e moltiplicando nelle province i loro
interessi degli imprenditori, ma nelle forze aderenti. Il fallimento arrivò solo con il ten-
operaie del Nord. Queste purtroppo sono tativo di Robespierre di instaurare una rifor-
spesso ferme a interessi corporativi o a un ma religiosa. Il problema storico che la for-
privilegiato “protezionismo operaio” (rifor- za urbana francese ha affrontato con succes-
mismo, cooperative, lavori pubblici), possi- so può essere scomposto in due aspetti: la
bile proprio perché basato sullo sfruttamen- distanza tra città e campagna, sia sul piano
to della campagna o di altri operai. Lo svi- economico che culturale (molto legata alla
luppo del proletariato è verso l’internaziona- Chiesa la campagna, compreso il suo ceto in-
lismo, ma è il punto di vista nazionale quello tellettuale), e la disomogeneità del terzo sta-
da cui prendere le mosse. to, con un’élite intellettuale disparata e poli-
Il rapporto città-campagna permette a ticamente molto moderata. G. afferma (Q
G. l’individuazione delle seguenti forze in , , -) che il tratto storico caratteri-
campo: a) la forza urbana settentrionale; b) stico del giacobinismo, a partire dalle “teste
la forza rurale meridionale; c) la forza rurale rotonde” di Cromwell, fu quello di forzare
settentrionale-centrale; d) la forza rurale (apparentemente) la situazione creando fat-
della Sicilia e nella Sardegna. «Restando fer- ti compiuti irreparabili, cacciando avanti il
ma la posizione di “locomotiva” della prima grosso della borghesia «a calci nel sedere»
forza», afferma G. (ivi, ), «occorre studia- grazie a uomini estremamente energici e ri-
re le diverse combinazioni “più utili” per soluti. Lo sviluppo degli avvenimenti può
formare un “treno” che progredisca il più essere descritto attraverso uno schema stori-
speditamente nella storia». Si ammette che co che può costruire un modello esplicativo:
alla forza operaia settentrionale è mancata la innanzitutto i rappresentati del terzo stato
capacità «di direzione politica e militare», partono dai loro interessi corporativi imme-
cioè di organizzazione e di aggregazione in- diati; secondariamente la borghesia si rende
torno alla sua lotta, ma rimane innegabile conto di essere forza egemone anche delle
per G. che se questa forza raggiungesse un forze popolari, in ragione: a) della resistenza
certo grado di unità e di combattività essa delle vecchie forze sociali; b) della minaccia
eserciterebbe spontaneamente una funzione internazionale. Naturalmente tutta la con-
direttiva. Le forze urbane del Nord doveva- cretezza di questa politica si basa sul legare
no non solo far capire a quelle del Sud la lo- strettamente la città alla campagna: senza
ro funzione direttiva, suggerendo loro le so- questo legame Parigi avrebbe avuto la Van-
luzioni da dare ai vasti problemi regionali, dea alle porte. La Francia rurale, per di-
ma anche convincere se stesse della com- struggere definitivamente il vecchio regime,
plessità del sistema politico. Anche la forza riconobbe quindi a Parigi tale ruolo, in fun-
rurale settentrionale-centrale pone infatti zione della creazione di uno Stato borghese
una serie di problemi alla forza urbana del moderno, premessa per l’ammodernamento
Nord rispetto al rapporto regionale città- della nazione. Che i giacobini non si siano
campagna. Come la città, anche la campa- comunque mai mossi dal terreno della bor-
gna non rappresenta un tutto omogeneo: nel ghesia è dimostrato dagli eventi successivi. Il
Lombardo-Veneto aveva il suo peso massi- Partito d’Azione avrebbe potuto trarre an-
mo la forza clericale, nel Piemonte quella lai- che dalla storia italiana gli esempi storici a
ca. L’eccessiva semplificazione della que- cui poteva attingere per organizzare un col-
stione religiosa nelle campagne ha storica- legamento tra città e campagna in Italia: ad
mente permesso che queste costituissero esempio l’esperienza dei Comuni nel Me-
spesso un argine all’azione rivoluzionaria. dioevo uniti contro i grandi feudatari (Q ,
 CITTÀ DEL SILENZIO

, -); ma sarebbe bastato anche solo un classe, classi


riferimento a Machiavelli, la cui riflessione
Non esiste nei Q una definizione del
sulla formazione delle milizie indica come
concetto di classe, fondamentale nel marxi-
una volontà collettiva nazionale popolare sia
smo, benché il lemma ricorra in essi assai
impossibile senza che le masse dei contadini
spesso. Sono praticamente trascurabili le po-
entrino simultaneamente nella vita politica
che occorrenze di «classe» nelle LC, ma è da
(Q , , ).
notare come al concetto marxista di classe G.
G. non sembra discostarsi molto dallo
ricorra invece con molta insistenza (ben sei
schema marxiano che prevede l’iniziativa
occorrenze: quasi la metà del totale) in quel-
operaia a guida delle masse rurali, meno ag-
lo che si può definire un piccolo ciclo di let-
gregate e consapevoli, ma la novità del suo
tere alla cognata Tania (e forse anche a Piero
pensiero sta nella profonda consapevolezza
Sraffa) sul tema degli ebrei e dell’antisemiti-
che l’iniziativa rivoluzionaria semplicemente
smo (LC ,  settembre ; LC ,  ot-
fallisce senza il coinvolgimento capillare del-
tobre ; LC ,  ottobre ; LC , 
le masse rurali. L’originalità di G. si basa sul-
febbraio ). L’assenza di una definizione
le osservazioni di fondamentale importanza,
teorica rigorosa, astratta, di «classe» si spiega
di seguito sinteticamente elencate: a) nel pro-
con il fatto che il concetto è usato da G. ope-
cesso di unificazione italiana la retorica ri-
rativamente, e dunque esso è di necessità ri-
sorgimentale nasconde la carenza d’analisi
ferito a contesti discorsivi precisi quanto di-
degli elementi strutturali e storici; b) il cor-
versificati, così che il termine è di continuo,
porativismo operaio rappresenta un proble-
per così dire, aggettivato (non solo gramma-
ma uguale e contrario a quello della disgre-
ticalmente ma soprattutto semanticamente e
gazione sociale contadina; c) la “crisi organi-
politicamente). Per questo motivo si rendono
ca” ha conseguenze diverse sulle masse ur-
necessari i rinvii agli altri lemmi che specifi-
bane e su quelle rurali, che collassano più ra-
cano il concetto (borghesia, classe operaia,
pidamente e rappresentano l’“anello debo-
classe media, classe urbana ecc.) e alle occor-
le” del dominio capitalista; d) l’unione città-
renze sinonimiche che probabilmente deri-
campagna rappresenta un nodo irrisolto nel-
vano da una prudente volontà di attenuazio-
le varie “rivoluzioni mancate” italiane (da
ne causata dalla censura carceraria che è ben
Bixio al “biennio rosso”); e) il rapporto città-
presente a G. (gruppo sociale, subalterno-i,
campagna deve necessariamente tener conto
gruppo economico, ecc.). A questo proposi-
non solo degli aspetti economici (il parassiti-
to la circostanza secondo cui solamente a
smo della città sulla campagna, la questione
partire dal Q  (del ) G. preferisce adot-
della proprietà della terra), ma anche di quel-
tare «gruppo sociale» invece di «classe» per
li culturali, prevalentemente religiosi.
sfuggire alla censura verrebbe confermata
Le realtà nazionali presentano un diver-
dal fatto che il lemma «classe» si trova con-
so rapporto tra città e campagna. In Italia in
centrato per circa un quarto delle occorren-
fenomeno ha caratteristiche regionali, ma la
ze totali (oltre  ricorrenze al singolare e al-
soluzione deve avere una prospettiva nazio-
trettante al plurale) nei primi due soli Q (e
nale per essere efficace. Il problema è estre-
molte delle occorrenze rimanenti sono dei
mamente complesso ed è costituito da aspet-
Testi C ripresi dai Q  e Q ). Anche l’espres-
ti che non possono che essere tenuti insieme
sione «lotta di classe» è assai rara nei Q (solo
contestualmente.
sette occorrenze) e sempre presente solo in
ELISABETTA GALLO appunti bibliografici su testi altrui, fra i qua-
V. «contadini», «giacobinismo», «nazionale-po- li spiccano un riferimento a Sorel (Q , ,
polare», «Nord-Sud», «Partito d’Azione», «qui- , poi Testo C: Q , , ) e uno sulla
stione meridionale», «Risorgimento», «Rivoluzio- presunta assenza di lotta di classe negli Stati
ne francese». Uniti (Q , , , poi Testo C: Q , , ).
È tuttavia assai illuminante, a chiarire la
città del silenzio: v. cento città. trama concettuale che definisce in G. il con-
CLASSE , CLASSI 

cetto di classe, la contrapposizione costante espressione «classe intellettuale» scompare


nei Q fra «classe» e «casta»: casta è residuo del tutto nella riscrittura in Testo C: «In
del passato (Q , , ; Q , ,  e pas- realtà il parallelo [«tra la pratica francese e la
sim) e al tempo stesso, significativamente, speculazione tedesca», ndr] può essere este-
caratteristica dell’Oriente (Q , , ; Q , so: ciò che è “pratica” per la classe fonda-
, ; Q , ,  e passim). Il concetto di mentale diventa “razionalità” e speculazione
«casta» è sempre connotato negativamente e per i suoi intellettuali (su questa base di rap-
considerato sinonimo di «“consorteria”, porti storici è da spiegare tutto l’idealismo fi-
“cricca”, “combriccola”, “camarilla”, ecc.» losofico moderno)» (Q  II, , ).
(Q , , -); classe insomma sta a casta co- Costituiscono invece delle nervature ca-
me la modernità capitalistica sta al Medioe- ratteristiche del pensiero gramsciano gli usi
vo feudale, il che naturalmente non esclude frequenti di «classe dirigente» e «classe do-
il ripresentarsi di forme castali nelle società minante» (in cui prevale nettamente la forma
moderne ma, appunto, come fenomeno re- singolare) in contrapposizione a «classi su-
gressivo e, più precisamente, degenerativo; balterne» e «classi popolari» (in cui prevale,
così, ad esempio, il «brescianesimo», inteso ancor più nettamente, la forma plurale). L’e-
come «spirito “economico-corporativo”, spressione «classe rivoluzionaria» è sempre
“privilegiato” di casta e non di classe, di ca- declinata storicamente e si può dunque rife-
rattere politico-medioevale e non moderno» rire alla borghesia (soprattutto quella france-
(Q , , , Testo A), poi, ancora più net- se) quando essa è impegnata nella sua rivolu-
tamente nel corrispondente Testo C: «oppo- zione; analogamente la bella (e rara nei Q)
sizione a ogni forma di movimento naziona- espressione «classe storica» si riferisce alla
le-popolare, determinato dallo spirito eco- borghesia italiana del Risorgimento, in con-
nomico-corporativo di casta, di origine me- trapposizione alla piccola borghesia («il Par-
dioevale e feudale» (Q , , ). tito d’Azione non si appoggiava specifica-
Non mancano aggettivazioni di “classe” mente a nessuna classe storica»: Q , , ;
che potremmo definire di tipo sociologico, Testo C: Q , , ), ma è da notare l’uso
cioè non rigorose secondo l’ottica marxista e, che G. fa dell’espressione in riferimento alla
a volte, apertamente contraddittorie con borghesia italiana del Cinquecento (critican-
l’impianto generale del pensiero gramsciano: do il fraintendimento del critico Ireneo Sane-
si veda l’uso di «classe politica» (ma giustifi- si sulle commedie di quel secolo): «Per il Sa-
cato dal riferimento al pensiero di Gaetano nesi, gli scrittori della nuova classe storica so-
Mosca), di «classe militare-burocratica», di no codini e sono rivoluzionari gli scrittori cor-
«classe colta» e, perfino, di «classe intellet-
tigiani: è stupefacente» (Q , , ).
tuale» (in evidente contraddizione con la de-
Ma niente rivela meglio il determinante
finizione gramsciana di intellettuali). Uno
impianto marxista del pensiero gramsciano
dei passi in cui compare l’espressione «clas-
quanto l’uso del concetto di «classe fonda-
se intellettuale» – che, a partire da Hegel, si
mentale», che viene riferito sempre, ed esclu-
riferisce al rapporto istituito da Marx tra «la
sivamente, alla borghesia e alla classe ope-
filosofia classica tedesca» e la politica «fran-
cese» – è comunque da leggere attentamen- raia: «Sebbene sia certo che per le classi fon-
te, dato che il riferimento di G. sembra pole- damentali produttive (borghesia capitalistica
mico nei confronti di quei marxisti che fan- e proletariato moderno) lo Stato non sia con-
no propria la posizione lì descritta: «Ciò che cepibile che come forma concreta di un de-
è “politica” per la classe produttiva diventa terminato mondo economico, di un determi-
“razionalità” per la classe intellettuale. Ciò nato sistema di produzione» (Q  II, , ).
che è strano è che dei marxisti ritengano su- RAUL MORDENTI
periore la “razionalità” alla “politica”, la V. «borghesia», «classe dirigente», «classe me-
astrazione ideologica alla concretezza econo- dia», «classe operaia», «classe politica», «classi
mica. Su questa base di rapporti storici è da urbane», «gruppo sociale», «intellettuali», «Mo-
spiegare l’idealismo filosofico moderno» (Q sca», «Risorgimento», «Rivoluzione francese»,
, , , Testo A). Non per caso, l’ambigua «subalterno, subalterni».
 CLASSE DIRIGENTE

classe dirigente e mantiene il suo dominio non solo ma – ag-


giunge G. – riesce a ottenere il consenso at-
Il termine «classe dirigente» acquista in
tivo dei governati» (Q , , ). Quest’ul-
G. un significato più vasto rispetto all’uso co-
tima precisazione ci dà un altro elemento
mune che si è soliti farne. Nelle prime pagine chiave per definirne la natura ovvero la spe-
dei Q esso viene messo in relazione all’intera cificità della «funzione egemonica della clas-
classe borghese: «i giacobini [...] fecero della se dirigente» (Q , , ) rispetto all’azione
borghesia la classe dirigente, egemone, cioè di puro dominio politico. G. ne parla a pro-
dettero allo Stato una base permanente» (Q posito del Risorgimento e del ruolo guida
, , ). Altre volte il termine identifica in- del Piemonte rispetto ai piccoli «nuclei di
vece un preciso nucleo di persone con com- classe dirigente» presenti nel resto del pae-
piti direttivi nello Stato, come ad esempio se: «il dirigente presuppone il “diretto”, e
nelle note che richiamano la sconfitta di Ca- chi era diretto da questi nuclei? Questi nu-
poretto e le responsabilità a questa connesse: clei non volevano “dirigere” nessuno, cioè
«sola responsabile è la classe dirigente ap- non volevano accordare i loro interessi e
punto perché dirigente» (Q , , ). L’ap- aspirazioni con gli interessi ed aspirazioni di
partenenza degli intellettuali alla classe diri- altri gruppi. Volevano “dominare” non “di-
gente è un altro motivo di indagine per G., rigere”» (Q , , ). G. distingue quindi
che si chiede: «hanno [un] atteggiamento la capacità di dirigere, la «funzione egemo-
“servile” verso le classi dirigenti o si credono nica» (Q , , ), intesa come capacità del
essi stessi dirigenti, parte integrante delle «raggruppamento egemone» di fare «sacri-
classi dirigenti?» (Q , , ). Infine, anche il fizi di ordine economico-corporativo» (Q ,
«formarsi di vaste burocrazie [...] per tutela- , ) per poter poi appunto “dirigere” gli
re il dominio [politico ed economico,] della altri gruppi, dalla volontà di dominio, basa-
classe dirigente» (Q , , ) mette davan- ta sulla pura coercizione e perciò più preca-
ti al problema della sua reale composizione. ria. Questa capacità “direttiva” della classe
Queste oscillazioni nella definizione del ter- dirigente si esprime attraverso «l’apparato
mine, come anche l’uso alternativo del singo- “privato” di egemonia o società civile» (Q ,
lare o del plurale, non escludono che G. svi- , ) e attraverso lo Stato con i suoi ap-
luppi delle precise riflessioni sul ruolo socia- parati. G. prende ad esempio la funzione
le e politico delle classi dirigenti. giuridica: «il diritto non esprime tutta la so-
Un primo chiarimento riguarda il rap- cietà (per cui i violatori del diritto sarebbe-
porto tra classi dirigenti e Stato: l’«unifica- ro esseri antisociali per natura, o minorati
zione storica delle classi dirigenti è nello Sta- psichici), ma la classe dirigente, che “impo-
to e la loro storia è essenzialmente la storia ne” a tutta la società quelle norme di con-
degli Stati e dei gruppi di Stati» (Q , , ). dotta che sono più legate alla sua ragion
Questa unificazione si basa anche sui «gran- d’essere e al suo sviluppo» (Q , , ).
di sistemi delle filosofie tradizionali e la reli- La capacità dirigente delle classi al pote-
gione dell’alto clero», che «influiscono sulle re, sebbene radicata anche nelle pieghe “pri-
masse popolari come forza politica esterna, vate” della società civile, può però incappare
come elemento di forza coesiva delle classi in una «crisi di egemonia [...] che avviene o
dirigenti» (Q , , ). Al contrario che perché la classe dirigente ha fallito in qualche
per le classi subalterne, quindi, dove «l’uni- sua grande impresa politica per cui ha do-
ficazione non avviene» in quanto «la loro mandato o imposto con la forza il consenso
storia è intrecciata a quella della “società ci- delle grandi masse (come la guerra) o perché
vile”» (Q , , ), per le classi dirigenti la vaste masse (specialmente di contadini e di
coesione e l’efficacia sono garantite dal di- piccoli borghesi intellettuali) sono passati di
sporre del potere statale e di una Weltan- colpo dalla passività politica a una certa atti-
schauung (Q , , ) corrispondente: «Sta- vità e pongono rivendicazioni che nel loro
to è tutto il complesso di attività pratiche e complesso disorganico costituiscono una ri-
teoriche con cui la classe dirigente giustifica voluzione» (Q , , ). Questa è la crisi
CLASSE MEDIA 

che la classe dirigente italiana fronteggia alla voci, «perché c’è la tradizione politica e cul-
fine del primo conflitto mondiale, ed è la cri- turale del terzo stato, cioè del blocco tra bor-
si proprio delle classi dirigenti dello Stato li- ghesia e popolo» (Q , , ). Infine in Ita-
berale che verranno travolte dal fascismo. lia, per la mancanza di un’aristocrazia feuda-
G. rileva anche un altro elemento di crisi le già distrutta dai Comuni (tranne che al
della classe dirigente, questa volta non legato Sud), il concetto di classe media «si è abbas-
a un evento specifico come la guerra ma a una sato di un gradino» e l’espressione «significa
più generale constatazione: «se si osserva be- “negativamente” non-popolo, cioè “non ope-
ne si deve giungere alla conclusione che l’i- rai e contadini”; significa positivamente i ceti
deale di ogni elemento della classe dirigente è intellettuali, i professionisti, gli impiegati» (Q
quello di creare le condizioni in cui i suoi ere- , , ). Tali classi medie urbane, «medie
di possano vivere senza lavorare, di rendita: in senso italiano» – precisa G. –, «rafforzate
come è possibile che una società sia sana dagli studenti di origine rurale», diventano al-
quando si lavora per essere in grado di non la- leate delle dittature e possono anche imporsi
vorare più? Poiché questo ideale è impossibi- alle «classi alte» (Q , , ).
le e malsano, significa che tutto l’organismo è Non mancano tuttavia le contraddizioni:
viziato e malato. Una società che dice di lavo- G. parla delle «conquiste rivoluzionarie del-
rare per creare dei parassiti, per vivere sul co- le classi medie [...] limitate e codificate» dal-
sì detto lavoro passato (che è metafora per in- la Restaurazione, identificando dunque clas-
dicare il presente lavoro degli altri) in realtà se media e borghesia (Q , , ); e, anco-
distrugge se stessa» (Q  II, , ). ra, contraddice lo schema che contrappone
la classe media inglese al terzo stato france-
MICHELE FILIPPINI
se scrivendo: «egemonia della classe media,
V. «classe politica», «direzione», «dirigenti-diret-
ossia del terzo stato» (Q , , -), ma for-
ti», «egemonia», «società civile», «Stato».
se tale affermazione risale all’articolo di Mis-
siroli con cui G. sta polemizzando. Analoga-
classe media
mente: in una polemica con il concetto di
Alla nozione di «classe media» G. dedi- “classe politica” di Gaetano Mosca, G. sem-
ca una vera e propria voce, di respiro compa- brerebbe far coincidere classe media con la
ratista e internazionale: Enciclopedia di con- categoria, ben diversa, dei possidenti: «Pare
cetti politici, filosofici, ecc. Classe media, in Q abbracci tutte le classi possidenti, tutta la
, , -, ripresa in un Testo C del  con classe media» (Q , , ); ma nella riscrit-
il solo titolo di Classe media (Q , , -). tura in Testo C l’equivoco, che risale a Mo-
L’espressione «classe media» (middle class) sca, è chiarito da G.: «Talvolta pare che per
deriva – afferma G. – dalla peculiare storia in- classe politica si intenda la classe media, al-
glese, in cui è mancata un’alleanza fra bor- tre volte l’insieme delle classi possidenti, al-
ghesia e popolo in funzione antifeudale (ope- tre volte ciò che si chiama la “parte colta”
ra ancora una volta in G. il modello francese- della società» (Q , , ).
giacobino) e, al contrario, si è verificata un’al- La nozione di classe media come essen-
leanza fra nobiltà e popolo, un «blocco na- zialmente parassitaria e improduttiva è evi-
zionale-popolare contro la Corona prima e dente in una nota sul corporativismo in cui
poi contro la borghesia industriale» (ivi, G. ne rifiuta l’interpretazione (di Fovel) co-
); ciò ha anche consentito un conservato- me blocco produttivo fra industriali e ope-
rismo popolare («gli operai, se non votano rai: «In realtà finora il regime corporativo ha
per il partito laburista, votano per i conserva- funzionato per sostenere posizioni perico-
tori»: Q , , ); così altrove, sempre in ri- lanti di classi medie, non per eliminare que-
ferimento all’Inghilterra, G. identifica ste» (Q , , ). D’altronde il corporativi-
senz’altro classe media con piccola borghesia smo «crea occupazioni di nuovo tipo, orga-
(«classi medie piccolo-borghesi»: Q , , ). nizzativo e non produttivo, ai disoccupati
L’uso del concetto di classe media in Francia delle classi medie» (Q , , ). Lo stesso
è invece del tutto improprio e dà luogo a equi- concetto compare a spiegare la violenta op-
 CLASSE OPERAIA

posizione da parte di «classi medie e intel- Q ,  (un lungo Testo C intitolato Sorel,
lettuali» che ora, per la prima volta, sono Proudhon, De Man) la parola “proletariato”
sottoposti alle forme di razionalizzazione è abbreviata, come altre parole che eviden-
(per G. progressive) indotte dal capitalismo temente appaiono a G. compromettenti per
(«razionalizzazione coercitiva dell’esisten- la censura carceraria: «M.» sta per «Marx»,
za»: Q , , ); da qui il manifestarsi in «Com.» per «comunismo», «riv.» per «rivo-
questi ceti di «preoccupazioni e scongiuri ed luzione» e «rivoluzionario», e ancora «ri-
esorcismi» (Q , , ). vol.» compare al posto della parola «comu-
Il carattere fortemente negativo di “clas- nisti» usata da Sorel nel testo che G. cita (ivi,
se media” in G. è confermato dall’unica oc- -); la costellazione delle parole abbre-
correnza nelle LC: G. scrive al figlio Delio viate perché proibite che emerge da queste
(con virulenza polemica davvero insolita) pagine non potrebbe essere più significativa:
che Cechov ha «contribuito a liquidare le Marx, proletariato, rivoluzione, comuni-
classi medie, gli intellettuali, i piccolo-bor- smo. Se la necessità di sottrarsi alla censura
ghesi», mostrandoli «come erano, meschini, sembra essere il motivo determinante dello
vesciche gonfie di gas putridi, fonte di co- scarso uso di “classe operaia” e di “proleta-
micità e di ridicolo» (LC , estate ). riato”, tuttavia, a partire dalla presenza assai
rilevata del lemma “operaio” (ben  oc-
RAUL MORDENTI
correnze nei Q), si potrebbe anche inferire
V. «borghesia», «classe, classi», «corporativi- un certo rifiuto di G. per le astrazioni lessi-
smo», «Mosca».
cali e, invece, una sua netta preferenza per la
designazione concreta. Si vedano a questo
classe operaia riguardo le occorrenze di “operai” nelle LC,
Potrebbe rappresentare un paradosso dove si tratta sempre di operai in carne e os-
dei Q la circostanza che in essi non compaia- sa, sia tale concretezza di tipo storico (le vi-
no quasi mai le parole «classe operaia» e cende dei Ciompi, quelle degli operai mila-
«proletariato», peraltro del tutto assenti in nesi) oppure frutto di rapporto individuale
LC. Ciò rende necessario il rinvio ad altre (l’incontro con operai torinesi inviati al con-
possibili definizioni di classe operaia: «classe fino, i ricordi personali ecc.).
subalterna», «classe urbana», «classe produt- Spiccano infine fra le occorrenze di
tiva», «gruppo sociale subalterno» ecc. Le “proletariato” quelle che derivano dalle tra-
pochissime occorrenze di «classe operaia» duzioni gramsciane di Marx pubblicate solo
(solo tre per il singolare, cinque per il plura- in parte in QA  da Gerratana e ora inte-
le) sono tutte rappresentate da citazioni, o di- gralmente in QT. Deriva ancora dal marxi-
rette e virgolettate o indirette, tratte da testi smo la celebre frase sul «proletariato tede-
che G. viene considerando (è questo il caso di sco come solo erede della filosofia classica
Q , , ; Q , , ; Q , ,  e Q , , tedesca» (Q , , ), che è del Ludovico
; Q , ,  e delle riscritture di tali bra- Feuerbach di Engels, anche se erroneamente
ni in Testi C). In Q , ,  (che prende spun- attribuita a Marx (Q , , -) e che appa-
to dall’articolo Problemi finanziari di Tittoni re a G. talmente cruciale da essere ripetuta
comparso sulla “Nuova Antologia”) il tono in altri tre luoghi (Q , , ; Q , , ; Q
specialistico-economico del paragrafo (l’uni-  II, ,  e Q  II, .X, ).
co dei Q che presenti una tabella economica) RAUL MORDENTI
consente a G. di scrivere che in Inghilterra «il
V. «classe, classi», «classe urbana», «Engels»,
deficit [...] è ottenuto aumentando lo stanzia- «Marx», «marxismo», «subalterno, subalterni».
mento fisso per propaganda contro i minato-
ri, cioè si aumenta la quota di bilancio a favo-
classe politica
re dei capitalisti a danno della classe operaia».
Non diverso è l’andamento del sostan- La riflessione sul lemma «classe politi-
tivo «proletariato», spesso presente in cita- ca» si svolge nel Q , per poi riversarsi quasi
zioni da testi altrui. Ma è da notare che in intatta, nel relativo Testo C, all’interno del Q
CLASSE URBANA 

 dedicato alle Noterelle sulla politica del In Q , , G. utilizza di nuovo il concet-
Machiavelli. In Q ,  G. riprende il con- to di classe politica applicandolo alla realtà
cetto di classe politica dal volume di Gaeta- statunitense, questa volta commentando un
no Mosca Elementi di scienza politica, uscito articolo del “Corriere della Sera” che rileva
in versione aggiornata nel , dandone su- come «dopo la crisi, la classe finanziaria che
bito una prima definizione: «La cosiddetta prima padroneggiava la classe politica, in
“classe politica” del Mosca non è altro che la questi ultimi mesi ne ha “subito” il soccorso,
categoria intellettuale del gruppo sociale do- virtualmente un controllo». Da questi rilievi
minante [...] un altro tentativo di interpreta- G. deduce, con una preveggenza politica no-
re il fenomeno storico degli intellettuali e la tevole, l’apertura di una «nuova fase» della
loro funzione nella vita statale e sociale» (ivi, vita americana, in cui l’elemento politico e la
). Nel libro di Mosca la nozione di classe complessa costruzione delle sovrastrutture la
politica è però, a giudizio di G., «ondeg- fanno da padroni: «Poiché in realtà classe fi-
giante ed elastica»: non è definita chiara- nanziaria e classe politica sono in America la
mente, tanto che «non si capisce neanche stessa cosa, o due aspetti della stessa cosa, il
esattamente cosa il Mosca intenda precisa- fatto significherebbe solo che è avvenuta una
mente per classe politica». G., mentre scrive vera e propria differenziazione, cioè che la
queste note, sta cercando di definire il pro- fase economico-corporativa della storia ame-
prio uso del concetto, ma per dispiegare l’a- ricana è in crisi e si sta per entrare in una nuo-
nalisi ha bisogno della sponda critica della va fase». È facile leggere in controluce, nel
definizione moschiana, imprecisa e labile, passaggio dall’economico-corporativo a una
propria di un pensatore che «non affronta fase più avanzata, la svolta del New Deal che
nel suo complesso il problema del “partito da lì a pochi anni rivoluzionerà la società
politico”», un pensatore «che vede svolgersi americana. Il concetto di classe politica subi-
avvenimenti che lo angustiano e ai quali vuo- sce così un’ulteriore specificazione che lo
le reagire», ma che è nell’imbarazzo di non porta a identificare quegli strati sociali che,
avere più presa sul reale, un imbarazzo che superata la fase economico-corporativa, rie-
per G. emerge nelle «due parti del libro scono nelle ormai complesse società occi-
scritte in due momenti tipici della storia po- dentali a costruire l’egemonia.
litico-sociale italiana, nel  e nel ,
MICHELE FILIPPINI
mentre la classe politica si disintegra e non
riesce a trovare un terreno solido di organiz- V. «economico-corporativo», «egemonia», «gran-
de politica, piccola politica», «intellettuali», «mo-
zazione». La conclusione di questa nota ci derno Principe», «Mosca», «partito».
fornisce il quadro teorico all’interno del qua-
le G. intende riposizionare il suo concetto di
classe subalterna: v. subalterno, subalterni.
classe politica: egli fa notare che nel «mo-
derno Principe» si pone «la quistione del-
classe urbana
l’uomo collettivo, cioè del “conformismo so-
ciale” ossia del fine di creare un nuovo livel- L’espressione conferma nei Q la sua ge-
lo di civiltà, educando una “classe politica” nericità semantica, o piuttosto la sua ambi-
che già in idea incarni questo livello» (Q , guità costitutiva: compare infatti con tre di-
, ). La classe politica rappresenta quin- versi significati: a) come sinonimo di borghe-
di per G. uno strato sociale omogeneo che sia; b) come sinonimo di classe operaia; c) a
svolge funzioni di direzione intellettuale di indicare l’insieme di borghesia e proletariato
uno specifico blocco storico. Un significato (in questo caso al plurale: «classi urbane»).
che ritroviamo espresso anche nella defini- Nel significato di «borghesia», G. usa «clas-
zione di una sua classica distinzione, quella se urbana» in Q , ,  (poi ripreso quasi al-
fra «grande politica e piccola politica», nella la lettera nel Testo C di Q , , ): lo svi-
quale quest’ultima riguarda appunto «le lot- luppo del giacobinismo in Francia (il conte-
te di preminenza tra le diverse frazioni di sto del ragionamento è il “rovesciamento”
una stessa classe politica» (Q , , ). del giacobinismo operato da Maurras) trova
 CLASSICO

il suo pieno compimento nel regime parla- più – il modello “giacobino”, e specialmente
mentare, che realizza «nel periodo più ricco la lettura del giacobinismo come rapporto
di energie “private” nella società, l’egemonia egemonico fra città e campagna. Interessan-
permanente della classe urbana su tutta la te, da questo punto di vista, il concetto di
popolazione, nella forma hegeliana del go- “blocco urbano” (evidentemente fra borghe-
verno col consenso permanentemente orga- sia rivoluzionaria e popolo parigino) che G.
nizzato» (ibid.). Con particolare accentuazio- legge nella Rivoluzione francese, ricordando
ne del carattere cittadino della borghesia i «rapporti tra Parigi e la provincia, ossia tra
compare anche l’espressione «forze urbane» la città e la campagna, tra le forze urbane e
(vs. «forze rurali» o «contadinesche»), con quelle contadinesche», e precisando: «Du-
frequente riferimento al Partito d’Azione rante la Rivoluzione, il blocco urbano parigi-
(come in Q , , - e passim). no guida [...] la provincia» (Q , , ).
Nel significato di “classe operaia”, G.
RAUL MORDENTI
usa “classe urbana” in Q , , , al termine
del lunghissimo (e cruciale) paragrafo intito- V. «borghesia», «classe, classi», «classe operaia»,
«giacobinismo», «Lenin», «Maurras», «Partito
lato Direzione politica di classe prima e dopo
d’Azione», «Stalin», «Trockij».
l’andata al governo: G. si riferisce (pur senza
nominarla) alla formula, prima marxiana poi
classico
trockijsta, della “rivoluzione permanente”.
Al carattere disastroso di tale posizione di Il termine «classico» riceve nei Q una si-
Trockij («inerte e inefficace», «una cosa gnificazione precisa, ravvisabile nel modo in
astratta, da gabinetto scientifico»), che cui G. discute di Goethe: questi gode «sem-
avrebbe rotto l’alleanza operai-contadini su pre di una certa attualità, perché [...] espri-
cui si basava la Rivoluzione russa, G. con- me in forma serena e classica ciò che nel Leo-
trappone la fondatezza della politica perse- pardi, per esempio, è ancora torbido roman-
guita dalla «corrente che [...] avversò» ticismo: la fiducia nell’attività creatrice del-
Trockij (cioè da Lenin e da Stalin), un’«al- l’uomo» (Q , , ). La sua attualità però
leanza tra due classi con l’egemonia della non è identità passionale con il presente:
classe urbana»; nella riscrittura di questo «una persona intelligente e moderna deve
brano (in Q , , ) la stessa frase viene leggere i classici in generale con un certo
fatta oggetto di una attenuazione lessicale: “distacco”, cioè solo per i loro valori estetici
«alleanza di due gruppi sociali, con l’egemo- [...] L’ammirazione estetica può essere ac-
nia del gruppo urbano». compagnata da un certo disprezzo “civile”,
Infine, l’espressione compare anche per come nel caso di Marx per Goethe» (LC ,
indicare l’insieme di borghesia e proletaria- a Giulia, ° giugno ). Classico è dunque
to: è il caso di Q , , , dove il ricorso a tutto ciò che appartiene a una fase storica
forme di dittatura militare in Spagna e Gre- definitivamente conclusa, nel duplice senso
cia è messo in rapporto (come nel caso del fa- che appartiene al passato e che da una parti-
scismo) con l’«equilibrio delle classi urbane colare prospettiva esprime una fase di civiltà
in lotta, che impedisce la “democrazia” nor- che ha raggiunto la sua “perfezione”, in
male, il governo parlamentare». Sembra rife- quanto ha superato il momento di distacco
rirsi a una fase storica di unità ancora indif- polemico dal passato e trova in se stessa tut-
ferenziata fra le due classi (data l’inesistenza te le motivazioni positive sulle quali poggia-
di un proletariato in quanto classe autono- re. Se classico esprime un certo passato, esso
ma) il ricorrere dell’espressione nel Q  e so- può indicare anche un divenire possibile del
prattutto nel Q  su Machiavelli («se le clas- presente in vista del futuro. Così, la filosofia
si urbane vogliono porre fine al disordine in- della praxis non è entrata nella sua fase clas-
terno e all’anarchia esterna devono appog- sica (ciò vorrebbe dire che appartiene al pas-
giarsi sui contadini come massa»: Q , , sato, Q , , ); il suo deve essere un at-
); ma ciò che conta è che nel ragiona- teggiamento critico, dunque «un atteggia-
mento gramsciano opera qui – una volta di mento in certo senso romantico, ma di un ro-
COERCIZIONE 

manticismo che consapevolmente ricerca la Il clero «come tipo di stratificazione so-


sua serena classicità» (Q , , ). Questa ciale deve essere tenuto sempre presente
tensione è necessaria, perché la critica non nell’analizzare la composizione delle classi
va abbandonata a se stessa, ma fatta lavorare possidenti e dirigenti» (Q , , ). Per que-
affinché produca uno stacco progressivo di sto G. si chiede: «Esiste uno studio organi-
civiltà. Ma vi è anche un’accezione negativa co sulla storia del clero come “classe-casta”?
di “classico”: il classicismo di chi usa precet- Mi pare che sarebbe indispensabile, come
tisticamente la compostezza formale – in avviamento e condizione di tutto il rimanen-
estetica come nella teoria della storia – per te studio sulla funzione della religione nello
soffocare le istanze romantiche di rinnova- sviluppo storico ed intellettuale dell’uma-
mento: «il classicismo letterario e artistico nità» (Q , , ). Come intellettuali, gli ec-
dell’ultima estetica crociana» (Q , , ; Q clesiastici sono stati «monopolizzatori per
, , ; Q , , ; Q  I, , ; Q  II, lungo tempo di alcuni servizi essenziali (l’i-
.XIV, ) e la «classicità nazionale» di deologia religiosa, la scuola e l’istruzione, e
Gioberti (Q , , - e Q , , ) come in generale la “teoria”, con riferimento alla
istanze volte a far apparire “irrazionale” e scienza, alla filosofia, alla morale, alla giusti-
“antistorico” ogni tentativo di spezzare l’at- zia ecc., oltre alla beneficenza e all’assisten-
tuale sistemazione dei rapporti di forze. za ecc.)» (Q , , ).
FABIO FROSINI GIOVANNI SEMERARO
V. «critica, critico», «Croce», «Gioberti», V. «cattolici», «Chiesa cattolica», «Concordato»,
«Goethe», «Leopardi». «intellettuali», «religione».

clero coda del diavolo: v. America del Sud.


Nei Q vi è una visione del clero com-
coercizione
plessa e articolata, con distinzioni sottili e an-
che minuziose tra vari tipi di clero: «alto» (Q Il lemma ha nelle opere carcerarie una
, , ), «basso» (ivi, ), «liberaleggiante e gamma di applicazioni articolata, che va dal-
antigesuitico» (Q , , ), «modernista» (Q la teoria dell’educazione alla teoria politica
, , ), «conservatore», «aristocratico», propriamente detta e che in genere non ha va-
«classe eletta» (Q , , ), classe tradiziona- lenza intrinsecamente negativa, poiché nei di-
le (Q , , ), clero come «ordine feudale al- versi ambiti G. sembra cogliere la necessità,
leato al re e ai nobili» (Q , , ), clero del se non anche la positività, di una componen-
Nord e del Sud (Q , , ). Nella maggior te coercitiva. Nella lettera a Giulia del  di-
parte dei casi G. fa notare la distanza tra «co- cembre  egli infatti, scrivendo dell’educa-
munità del clero» e «comunità dei fedeli» (Q zione del figlio Delio e sottolineando come
, , ) e «tra la religione del popolo e essa fosse basata su una concezione eccessi-
quella del clero e degli intellettuali» (Q , , vamente «metafisica», costruita intorno al
). A G. interessa la funzione del clero nel presupposto che nel bambino fosse presente
Risorgimento, nei partiti, nell’opinione pub- in potenza già l’uomo, del quale si pretende-
blica (Q , , ), come parte della funzione va di lasciar sviluppare, con un semplice aiu-
degli intellettuali. Egli sottolinea l’«origine to e senza «coercizioni», ciò che vi è di laten-
sociale» del clero, anche «per giudicare del- te, così concludeva: «Io invece penso che
la sua influenza politica: nel Nord il clero [è] l’uomo è tutta una formazione storica ottenu-
di origine popolare (artigiani e contadini), ta con la coercizione (intesa non solo nel sen-
nel Sud [è] più legato ai “galantuomini” e al- so brutale e di violenza esterna) e solo questo
la classe alta. Nel Sud e nelle isole il clero [...] penso: che altrimenti si cadrebbe in una for-
appare al contadino spesso, oltre che come ma di trascendenza o di immanenza» (LC
guida spirituale, come proprietario che pesa ). Si tratta di quello stesso tipo di coerci-
sugli affitti (“gli interessi della chiesa”) e co- zione che consente a «uno studioso di qua-
me usuraio» (ibid.). rant’anni» di rimanere seduto a un tavolo per
 COERCIZIONE

diverse ore di seguito: sarebbe stato in grado spartiscono con quelle «caduche» delle epo-
di farlo – si chiede G. – «se da bambino non che passate, che altro non sono state «che
avesse coattivamente, per coercizione mecca- coercizione, compressione, deformazione
nica, assunto le abitudini psicofisiche appro- arbitraria della vita pubblica e della natura
priate?» (Q , , ). Eppure l’assunzione umana» (Q , , ), al punto che alcuni in-
di determinate abitudini attraverso la coerci- tellettuali ne hanno scritto in termini di
zione non è sufficiente affinché un individuo un’equiparazione fra diritto e ingiustizia.
trovi la sua collocazione all’interno dei mec- Nell’indicazione delle coppie di opposti
canismi che regolano la convivenza sociale. In nell’ambito di Q ,  G. inseriva «politica e
questo caso – nota G. – serve qualcos’altro, morale» come caratterizzanti la storia etico-
poiché il rispetto dell’ordine legale costituito politica di Croce. Egli sottolinea con forza il
da quell’insieme di regole su cui si organizza fatto che nel pensiero crociano «l’etica si ri-
«la vita degli uomini tra di loro» non può de- ferisce all’attività della società civile, all’ege-
rivare soltanto da un’imposizione esterna, ma monia; la politica si riferisce all’iniziativa e
deve essere il frutto di una spontanea convin- alla coercizione statale-governativa» (Q  II,
zione: deve maturare «per necessità ricono- .III, ; va notato che nel relativo Testo A,
sciuta e proposta a se stessi come libertà e non Q , ,  «coercizione» non compare e si
per mera coercizione» (ivi, ). legge che la politica corrisponde «all’inizia-
A conclusioni simili G. perviene dopo tiva statale-governativa»). Il mantenimento
un ragionamento sullo Stato che si snoda nel da parte di Croce della distinzione fra i due
Q . Dopo aver preso le mosse da un’affer- momenti ha conseguenze rilevanti: ponendo
mazione di Guicciardini secondo la quale la distinzione in modo speculativo, astratto,
«per la vita di uno Stato due cose sono asso- ne consegue che la «coercizione statale»
lutamente necessarie: le armi e la religione» opera al fine di giustapporre «civiltà e cultu-
(Q , , ) e dopo averla articolata in una re diverse» organizzandole in una «“co-
serie di coppie di opposti – «forza e consen- scienza morale”» «contraddittoria e nello
so, coercizione e persuasione, Stato e Chie- stesso tempo “sincretistica”» (Q  I, , ).
sa, società politica e società civile, politica e Va quindi operata una critica in profondità
morale (storia etico-politica del Croce), di- della posizione crociana dal punto di vista
ritto e libertà, ordine e disciplina, [...] vio- del materialismo che, secondo il filosofo
lenza e frode» (ivi, ) –, G. afferma che abruzzese, significa «la “forza materiale”, la
«nella nozione generale di Stato entrano ele- “coercizione”, il “fatto economico” ecc.» (Q
menti che sono da riportare alla nozione di  II, , ). Proprio nell’ottica della critica
società civile (nel senso, si potrebbe dire, a Croce, G. ricorda che «tra la struttura eco-
che Stato = società politica + società civile, nomica e lo Stato con la sua legislazione e la
cioè egemonia corazzata di coercizione)» (Q sua coercizione sta la società civile» (Q  II,
, , -). Questo argomento – prosegue – , ) e lo Stato è lo strumento attraverso
diventa fondamentale in una dottrina dello il quale la società civile si adegua alla strut-
Stato secondo la quale lo Stato stesso tenda tura economica; ciò, però, può avvenire sol-
a estinguersi: più si affermano elementi di tanto se la guida dello Stato è affidata ai rap-
«società regolata (o Stato etico o società ci- presentanti «del mutamento avvenuto nella
vile)», più «l’elemento Stato-coercizione» struttura economica» (ivi, ). Attendere
tende a esaurirsi. L’estinzione dello Stato, che l’adeguamento della società civile alla
ossia una situazione di «Stato senza Stato», nuova struttura economica avvenga «per via
presuppone un’accettazione spontanea del- di propaganda e di persuasione [...] è una
le leggi, un’accettazione libera «e non per nuova forma [...] di moralismo economico
coercizione, come imposta da altra classe, vacuo ed inconcludente» (ibid.). Anche per
come cosa esterna alla coscienza» (ivi, ). questa via sembra ribadita la necessità del
È una situazione nella quale viene prospet- momento coercitivo.
tata una forma di diritto e di giustizia rego- Un altro vasto campo di applicazione
lamentata da istituzioni specifiche che nulla del concetto di coercizione è quello attinen-
COERCIZIONE 

te al rapporto con il sistema produttivo e lavoro [...] gettando nell’inferno delle sotto-
con le necessità in esso insite. Nel Q  classi i deboli e i refrattari o eliminandoli del
(Americanismo e fordismo), analizzando il tutto» (ivi, -). Ogni processo innovati-
nuovo sistema produttivo introdotto negli vo comporta dei costi, anche in termini di vi-
Stati Uniti con il taylorismo e le cause del te umane. Pensare che questo non avverrà
suo fallimento, G. precisa cosa intenda per con i metodi tayloristi è illusorio. Il com-
la coercizione «non solo nel senso brutale» plesso delle «compressioni e coercizioni di-
di cui scriveva alla moglie il  dicembre rette e indirette» (Q , , ), dal disci-
 (LC ). Il nuovo industrialismo ame- plinamento della vita sessuale al proibizio-
ricano non fallisce, secondo G., a causa del- nismo, fino alla quasi totale liquidazione dei
la violenza, delle “pressioni coercitive” con- sindacati, funzionale allo sviluppo del mo-
seguenti all’applicazione delle nuove tecni- dello fordista di fabbrica, è legittimo alme-
che produttive. Tutta la storia dell’indu- no nel senso che rappresenta l’ultimo mo-
strialismo, per G., è stata caratterizzata da mento dell’evoluzione delle forme storiche
pressioni coercitive crescenti, tendenti a di- di vita. Per cui si può esser più o meno d’ac-
sciplinare le inclinazioni naturali dei lavora- cordo, ma «il principio della coercizione, di-
tori riducendo l’attività di questi ultimi «al retta e indiretta, nell’ordinamento della pro-
solo aspetto fisico macchinale» (Q , , duzione e del lavoro è giusto» (ivi, ). La
), al fine di soggiogare gli istinti naturali, «crisi organica» dell’ordine borghese nel
«l’elemento “animalità” dell’uomo» (Q , corso del primo dopoguerra, caratterizzata
, ), per creare «norme e abitudini di da «una crisi di costumi di estensione e
ordine, di esattezza, di precisione» all’altez- profondità inaudite», «si è verificata contro
za delle esigenze di forme di vita collettiva una forma di coercizione» (Q , , )
«sempre più complesse» a causa dello svi- pensata per le necessità della guerra, alla cui
luppo dell’industrialismo stesso. Nelle nuo- conclusione masse ormai consapevoli del
ve forme dell’industrialismo americano (il proprio ruolo storico rivendicavano, ad
taylorismo) – continua G. – è di certo con- esempio attraverso i sindacati, una nuova
tenuta una percentuale maggiore di bruta- collocazione sociale determinando, a un
lità rispetto alle epoche precedenti, ma non tempo, la costituzione dell’«uomo-collettivo
basta denunciare ciò e decretarne l’irrazio- odierno» (Q , , ) e la messa in discus-
nalità, anche perché questo vorrebbe dire sione del ruolo dei gruppi dominanti.
porsi in una condizione di critica insosteni- In presenza di questa nuova situazione
bile nei confronti di ogni processo innovati- G. pone la questione di «una coercizione di
vo. D’altronde – ricorda G. – da sempre il nuovo tipo» (ivi, ), di fronte alla quale
nuovo si afferma sul vecchio per «compres- l’ordine borghese è impreparato in quanto
sione meccanica». Gli istinti oggi definiti consapevole che, applicandola, libererebbe
«“animaleschi”» sono un progresso rispetto anche la soggettività della nuova figura sto-
a quelli «più primitivi» e ciò è il risultato di rico-sociale costituita dall’uomo collettivo.
processi storici contraddistinti da costi altis- Infatti questa nuova coercizione si fonda su
simi in termini di vite umane e di «soggio- un equilibrio psico-fisico del lavoratore
gamenti degli istinti». G. propone come «non imposto dal di fuori» (Q , , ),
esempi il «passaggio dal nomadismo alla vi- bensì «interiore [...] proposto dal lavorato-
ta stanziale e agricola [...] le prime forme di re stesso» (ibid.), ed essa accelererà il pro-
schiavitù della gleba e del mestiere ecc.». E cesso di acquisizione di capacità critiche e,
aggiunge: «Finora tutti i mutamenti del mo- perciò, di autonomia del lavoratore. Si trat-
do di essere e di vivere sono avvenuti per ta di «una coercizione di nuovo tipo in
coercizione brutale, cioè attraverso il domi- quanto esercitata dalla élite di una classe
nio di un gruppo sociale su tutte le forze sulla propria classe» (Q , , ); una
produttive della società». «Brutalità inaudi- coercizione che è «un’autocoercizione, cioè
te» hanno selezionato (o “educato”) l’uomo un’autodisciplina» (ibid.), che mira all’au-
adatto «alle nuove forme di produzione e di tonomia dei produttori e, perciò, si con-
 COERENZA , COERENTE

trappone anche ai «mezzi coercitivi esterio- si che ogni coercizione statale è schiavitù»
ri», cioè alla militarizzazione della produ- (ibid.). Anche per il lavoro c’è una coerci-
zione, come proposto da Trockij (Q , , zione di tipo militare (quella, appunto, so-
). Nella fabbrica fordista, invece, lo stenuta da Trockij) da applicare ai gruppi
strumento di persuasione che dovrebbe le- sociali “immaturi” e «rivolta ad educare un
nire la coercizione è costituito dagli alti sa- elemento immaturo» (ibid.), ossia un ele-
lari: «La coercizione [...] deve essere sa- mento che, posto al fianco di elementi già
pientemente combinata con la persuasione maturi, mostri la sua immaturità; è chiaro,
e il consenso e questo può essere ottenuto secondo G., che si tratta di un’immaturità
[...] da una maggiore retribuzione» (Q , che nulla spartisce con la schiavitù, la quale
, -). Ma ciò non basta per scaricare la «organicamente è l’espressione di condizio-
pressione esercitata sugli operai, autentica- ni universalmente immature» (ibid.).
mente “spremuti” (Q , , ). Proprio B IBLIOGRAFIA : B URGIO ; T EXIER
l’incapacità degli industriali americani di ; TOSEL .
cogliere la necessità di un nuovo tipo di
coercizione, non più imposta dall’esterno, LELIO LA PORTA
conduce al fallimento del nuovo industriali- V. «alti salari», «americanismo», «bambino»,
smo. Nell’ottica dell’autocoercizione sareb- «consenso», «Croce», «disciplina», «educazio-
ne», «fordismo», «Guicciardini», «libertà», «ne-
be invece necessaria una revisione del com- cessità», «pedagogia», «società politica», «società
pito educativo e formativo dello Stato, il regolata», «Stato», «taylorismo», «Trockij».
quale dovrà elaborare «nuovi e più alti tipi
di civiltà» (Q , , ) da adeguare ai nuo- coerenza, coerente
vi sistemi produttivi, ossia un diritto tal-
mente universale da consentire a ogni indi- G. utilizza nei Q i termini «coerenza» e
viduo di «incorporarsi nell’uomo colletti- «coerente» con due significati distinti ma
vo», e dovrà esercitare sui singoli una «pres- collegati. Il primo significato fa riferimento
sione educativa» tale da ottenerne «il con- a una relazione logica tra premesse e con-
senso e la collaborazione, facendo diventa- clusioni, relazione che costituisce un sistema
re “libertà” la necessità e la coercizione» internamente coerente o uno sviluppo tem-
(ibid.). In sostanza «la coercizione è tale so- porale non contraddittorio. In questo senso
lo per chi non l’accetta, non per chi l’accet- la coerenza svolge un ruolo importante nel-
ta» (Q , , ). Svilupparsi in rapporto la definizione gramsciana di «senso comu-
allo sviluppo delle forze sociali «non è coer- ne», «il “folclore” della filosofia», il cui «ca-
cizione» ma risultato di un «metodo accele- rattere fondamentale è di essere una conce-
rato». Per coloro che, per «libera volontà», zione del mondo disgregata, incoerente, in-
seguono i ritmi di tale sviluppo, la coerci- conseguente» (Q , , ). Al contrario, il
zione assume lo stesso significato di «ciò filosofo di professione pensa «con maggior
che i religiosi dicono della determinazione rigore logico, con maggiore coerenza» (Q 
divina» (ibid.). II, , ; per la natura «coerente» ma non
In un altro luogo G. torna sulla milita- scientifica della teologia v. Q  II, , ).
rizzazione della produzione e, seppur impli- G. perciò pone il problema di «un rinnova-
citamente, sulla posizione di Trockij; invece to senso comune» che sarebbe in grado di
dell’espressione «mezzi coercitivi esteriori» diffondere «la coerenza e il nerbo delle filo-
(Q , , ) leggiamo qui «disciplina este- sofie individuali» tra le classi popolari (Q ,
riore coercitiva» (Q , , : il contesto è , ).
costituito da una riflessione sulla pedago- Il secondo significato di coerenza si av-
gia). G. nota come l’educazione di un grup- vicina all’etimo della parola (essere connes-
po sociale arretrato abbisogni di una «disci- so o unito) e fa riferimento al momento di
plina esteriore coercitiva» anche se ciò non formazione di corpi collettivi e gruppi so-
debba significare necessariamente la ridu- ciali. In una nota che risale alla fine del ,
zione alla schiavitù, «a meno che non si pen- dedicata a Machiavelli, G. sostiene che la di-
COLONIALISMO 

rezione collettiva pone il problema di come re alle esigenze di terra delle masse che, no-
mantenere un gruppo «unitario e coerente ta G., «deviandone la soluzione all’infinito»,
nella sua opera continuativa» (Q , , ). ovvero prospettando «il miraggio delle terre
G. sostiene che questo significato del termi- coloniali da sfruttare» (ivi, -). In paesi a
ne “coerenza” è importate per afferrare la capitalismo arretrato le industrie, non anco-
formulazione specifica dell’identificazione ra in grado di fronteggiare la concorrenza
di teoria e pratica nella filosofia della prassi. internazionale, hanno bisogno del protezio-
Q , ,  (maggio ) pone il problema nismo. La produzione non è finalizzata alla
di una «una teoria che coincidendo e identi- soddisfazione di un mercato interno reso de-
ficandosi con gli elementi decisivi della pra- bole dalla politica di bassi salari, ma è volta
tica stessa, acceleri il processo storico in at- a conquistare, come osserva G., «mercati al-
to, rendendo la pratica più omogenea, coe- l’estero con un vero e proprio dumping per-
rente, efficiente in tutti i suoi elementi, cioè manente» (Q , , ). Importanza decisi-
potenziandola al massimo». La coerenza nel va ha, dunque, lo sviluppo di una politica
duplice significato logico e politico viene coloniale che apra mercati alle merci «in
perciò posta da G. alla base della formazio- paesi arretrati dell’estero, dove sia più pos-
ne di un’egemonia delle classi popolari. sibile la penetrazione politica per la creazio-
ne di colonie e di zone d’influenza» (ibid.).
PETER THOMAS
Il colonialismo tende a mascherare la sua
V. «Bucharin», «Croce», «concezione del mon- origine, fondata sugli interessi economici
do», «filosofia», «filosofia della praxis», «filosofo
delle classi dominanti, dietro un’ideologia
e filosofo democratico», «senso comune», «unità
di teoria-pratica». nazionalista. Per G. quest’ultima è partico-
larmente deleteria per paesi arretrati come
l’Italia, in cui riesce a conquistare intellettua-
collettivismo: v. individualismo.
li piccolo-borghesi precedentemente vicini al
socialismo. Emblematico è il caso di Pascoli
colonialismo
o Corradini, che si ingegnano a ripensare la
A parere di G. i grandi imperi coloniali lotta di classe su un piano geopolitico sulla
sorti nell’ultimo decennio del XIX secolo so- base dello pseudo-concetto di «nazione pro-
no la risposta alla crisi di sovrapproduzione letaria» (Q , , ). L’espansione coloniale
innescata dalla caduta del saggio di profitto, di paesi come l’Italia avrebbe la sua giustifi-
che imponeva alle potenze europee «di am- cazione nella scarsezza delle risorse naturali
pliare l’area di espansione dei suoi investi- che costringerebbe all’emigrazione le masse
menti redditizi» (Q , , ). Tale politi- agricole meridionali. Al contrario, a parere
ca, che segna il passaggio dalla fase liberale di G. la conquista di colonie non risponde a
del capitalismo alla fase imperialista, inte- ragioni d’ordine demografico, ma a interessi
ressa solo marginalmente paesi in via di in- economici e politici delle classi dominanti:
dustrializzazione come l’Italia, privi di capi- «non si ha esempio, nella storia moderna, di
tali da esportare. Il “colonialismo” italiano, colonie di “popolamento”»; tanto l’emigra-
non avendo una base economica, segue una zione quanto «la colonizzazione seguono il
logica tutta politica: il rafforzamento dell’u- flusso dei capitali investiti nei vari paesi e
nità nazionale. Dinanzi alle resistenze eco- non viceversa» (Q , , ). Così diversi in-
nomicamente motivate degli industriali, il sediamenti di colonie italiane all’estero si tro-
colonialismo in Italia si afferma per la ne- vano in paesi sotto il dominio di altre poten-
cessità del ceto politico dirigente di esercita- ze coloniali nella forma di «Capitolazioni»,
re la propria egemonia sulle masse rurali del ovvero un sistema di privilegi economici che
Sud, restie a riconoscersi nello Stato unita- rappresentava una forma di colonizzazione
rio. Non potendo o volendo rompere il bloc- indiretta che aveva il vantaggio di curare gli
co sociale dominante fra industriali setten- interessi nazionali cercando di non sobbar-
trionali e agrari meridionali, il ceto politico carsi «l’odiosità della situazione creata dal-
dirigente non aveva altro modo di risponde- l’Europa» (Q , , ).
 COLONIALISMO

Al di là della critica al «socialismo-na- spressione di condizioni universalmente


zionale», G. deve affrontare sulla questione immature» (ivi, ), mentre la pedagogia
coloniale un conflitto teorico all’interno del moderna necessita della presenza di un do-
proprio campo. Persino il primo marxista cente maturo che possa sostenere nel suo
italiano di statura europea, Antonio Labrio- sviluppo un discente in formazione. La lot-
la, aveva infatti sostenuto l’avventura colo- ta al colonialismo è inoltre decisiva per G.
niale in Libia. G. sottolinea in particolare poiché esso è alla base delle moderne guer-
l’emblematica risposta data da Labriola a re imperialiste. Le borghesie degli Stati a ca-
un allievo – citata nelle Conversazioni criti- pitalismo avanzato tendono infatti «ad al-
che di Croce – a proposito dell’efficacia del- largare la base della società lavoratrice da
la pedagogia moderna nell’educazione di cui prelevare plusvalore» (Q , , ). Ta-
un papuano. In un primo momento sarebbe le tendenza «naturale» diviene una neces-
stato indispensabile, a parere di Labriola, sità impellente in fasi di crisi economico-so-
ridurlo in stato di schiavitù, nella speranza ciale. L’esigenza di allargare la base d’estra-
che attraverso la sua colonizzazione sarebbe zione del plusvalore mediante il coloniali-
stato possibile portare i suoi discendenti a smo entra così «in conflitto con altri gruppi
intendere la pedagogia moderna. G. consi- dirigenti che aspirano allo stesso fine o ai
dera tali posizioni viziate da uno «pseudo- cui danni l’espansione di esso dovrebbe ne-
storicismo», ovvero da «un meccanicismo cessariamente avvenire, poiché anche il glo-
abbastanza empirico e molto vicino al più bo terrestre è limitato» (ibid.).
volgare evoluzionismo» (Q , , ). Rifa- G. analizza, infine, le profonde trasfor-
cendosi a Bertrando Spaventa, G. assimila mazioni che il colonialismo produce nella
tale giustificazione del colonialismo alla po- struttura dello Stato e di conseguenza nella
sizione di coloro che «vorrebbero tenere lotta socio-politica al suo interno. Negli ul-
sempre gli uomini in culla (cioè nel mo- timi decenni del XIX secolo, in seguito all’e-
mento dell’autorità, che pure educa alla li- spansione coloniale, «i rapporti organizzati-
bertà i popoli immaturi) e pensano tutta la vi interni e internazionali dello Stato diven-
vita (degli altri) come una culla» (ibid.). A tano più complessi e massicci» (Q , ,
suo parere, al contrario, un paese o una clas- ), al punto che «la formula quarantotte-
se sociale che avesse sviluppato un livello di sca della “rivoluzione permanente”» divie-
civiltà avanzato dovrebbe «“accelerare” il ne obsoleta e deve esser sostituita con quel-
processo di educazione dei popoli e dei la di lotta per l’egemonia (ibid.). Negli Stati
gruppi sociali più arretrati, universalizzan- colonialisti, infatti, il conflitto fra le classi
do e traducendo in modo adeguato la sua sociali si svolge principalmente nella forma
nuova esperienza» (ivi, ). Per G. non ci della «guerra di posizione» per la conquista
si può limitare, come faceva Labriola, a giu- dell’egemonia nella società civile. Allo stes-
stificare l’esistente, ovvero a constatare la so modo, nelle guerre coloniali la soluzione
funzione entro certi limiti civilizzatrice del militare non è sufficiente, non basta conse-
colonialismo; al contrario, se si vuole vera- guire come in una guerra normale il «fine
mente che i discendenti delle popolazioni strategico», ma poiché occorre occupare in
colonizzate possano liberarsi dalla schiavitù pianta stabile il paese sconfitto, anche dopo
e venir «educati con la Pedagogia moder- averne disperso le truppe, il conflitto prose-
na», occorre condurre un’impietosa lotta al guirà sul «terreno politico e di “preparazio-
colonialismo. All’interno dei paesi coloniali ne” militare» (Q , , ). Sia le guerre co-
essa avrà l’essenziale funzione di indurre loniali sia le guerre di liberazione nazionale
«gli stessi papuani a riflettere su se stessi, ad sono, dunque, simili alla moderna lotta po-
autoeducarsi» (ibid.). Per G. in assenza di litica, articolandosi come questa su tre pia-
una lotta al colonialismo ogni pretesa di una ni differenti: la guerra «di movimento, di
funzione pedagogica europea nei confronti posizione e sotterranea» (ibid.). Si tratta di
delle popolazioni colonizzate è da conside- forme «di lotta miste, a carattere militare
rarsi un’ipocrisia. La schiavitù è infatti «l’e- fondamentale e a carattere politico prepon-
COMPOSIZIONE DEMOGRAFICA 

derante (ma ogni lotta politica ha sempre un Molto scarna è l’analisi di G. sulle colo-
sostrato militare)» (ivi, ), poiché i colo- nie italiane, presumibilmente per evitare la
nialisti sono in evidente inferiorità numeri- censura. Vi sono cenni all’Albania (Q , ,
ca e i movimenti di liberazione nazionale so- ) e all’Eritrea (Q , , ) in brevi note in
no privi degli equipaggiamenti indispensa- cui G. si limita a sintetizzare articoli letti su
bili per poter sostenere un conflitto in cam- riviste. Più significative le note dedicate ai
po aperto. domini coloniali inglesi, posti in discussione
dal sorgere dei «movimenti nazionali e na-
RENATO CAPUTO
zionalistici», che sono visti da G. in parte co-
V. «colonie», «Labriola», «nazionalismo», «peda- me «una reazione al movimento operaio – nei
gogia», «quistione meridionale», «schiavitù»,
«società civile».
paesi a capitalismo sviluppato», in parte co-
me «un movimento contro il capitalismo sti-
molato dal movimento operaio: India, negri,
colonie
cinesi, ecc.» (Q , , ).
L’interesse di G. per le colonie è rivol-
to anzitutto all’analisi «delle colonie inter- RENATO CAPUTO
ne nei paesi capitalistici» arretrati (Q , , V. «colonialismo», «composizione demografica»,
), come l’Italia di fine Ottocento. La «nazionalismo», «pacifismo», «quistione meri-
dionale».
politica liberale dominante si fondava su
«un blocco “urbano”» fra industriali e ari-
stocrazie operaie del Nord, che preservava composizione demografica
la sua egemonia sul resto del paese me- La composizione demografica è posta in
diante il protezionismo. «Il Mezzogiorno relazione al reddito nazionale che, se è basso,
era ridotto a un mercato di vendita semico- può essere «in gran parte distrutto (divorato)
loniale, a una fonte di risparmio e di impo- da troppa popolazione passiva» (Q , ,
ste ed era tenuto “disciplinato” con due se- ). Dunque bisogna vedere se la questione
rie di misure»: repressione violenta d’ogni demografica «sia “sana” anche per un regi-
forma d’organizzazione delle masse rurali e me capitalistico e di proprietà» (ibid.). A tal
“corruzione-cooptazione” degli intellet- fine si può fare ricorso al «teorema delle pro-
tuali (Q , , ). In tal modo «lo strato porzioni definite», utile per «la scienza del-
sociale che avrebbe potuto organizzare l’organizzazione (lo studio dell’apparato am-
l’endemico malcontento meridionale, di- ministrativo, della composizione demografi-
ventava invece uno strumento della politi- ca, ecc.)» (Q , , ; v. anche, sulle pro-
ca settentrionale» (ivi, ). La repressio- porzioni definite nella composizione demo-
ne dei disorganici tentativi di ribellione grafica, Q , , ). In quest’ultima nota G.
delle masse meridionali, che si manifesta- confronta la situazione europea con «alcuni
vano nel brigantaggio, erano condotti con aspetti dell’americanismo e del fordismo», in
la brutalità delle «spedizioni coloniali» (Q specie la diffusione, in Europa, del «vecchio
, , ). Lo stadio di arretramento cui tali ceto plutocratico», che vorrebbe prolungare
politiche condannavano il Meridione era una «anacronistica struttura sociale-demo-
funzionale a giustificare la conquista di co- grafica», con la «forma modernissima di pro-
lonie all’estero: alla «fame di terra», alle duzione» del tipo americano fordista: in
«sofferenze dell’emigrazione» delle masse America vi è «“una composizione demogra-
rurali, l’ideologia dominante rispondeva fica razionale” e consiste in ciò che non esi-
con una politica «di colonialismo di popo- stano classi numerose senza una funzione es-
lamento» (Q , , ). Tuttavia, a pare- senziale nel mondo produttivo, cioè classi as-
re di G., non esiste una relazione necessa-
solutamente parassitarie» (ivi, -).
ria fra «esuberanza demografica» e domi-
nio diretto di colonie, poiché l’«emigrazio- GIUSEPPE PRESTIPINO
ne segue leggi proprie, di carattere econo- V. «americanismo», «classe, classi», «Europa»,
mico» (Q , , ). «fordismo».
 COMPROMESSO

compromesso Comuni medievali


G. sa bene che la necessità del compro- L’età dei Comuni medievali, al pari di
messo è insita nell’azione politica e critica quella di Roma imperiale, è reputata in Italia
l’«economismo» deterministico che nega la il periodo in cui il popolo italiano è «“nato”»
lotta per l’egemonia, fondata sul compro- o «“sorto”», sicché parole come «“Rinasci-
messo tra gruppi sociali alleati. L’economi- mento”» o «“Risorgimento”», difficili da
smo e tutte le teorie «così dette dell’intransi- tradurre in altre lingue, fanno riferimento al
genza», infatti, si basano sulla «convinzione «ritorno a uno stato già esistito anterior-
ferrea che esistano per lo sviluppo storico mente» (Q , , ). G. non sembra aderi-
leggi obiettive dello stesso carattere delle leg- re alla suddetta concezione, ma ricorda che
gi naturali, con in più la persuasione di un fi- proprio nell’età comunale i «popolani» ac-
nalismo fatalistico di carattere simile a quel- quisirono la consapevolezza della loro forza:
lo religioso: poiché le condizioni favorevoli in una rubrica del miscellaneo Q  G. ram-
dovranno fatalmente verificarsi e da esse sa- menta infatti che la necessità di formare for-
ranno determinati, in modo alquanto miste-
ze militari quanto più consistenti possibili
rioso, avvenimenti palingenetici, risulta l’i-
per fronteggiare le guerre tra i vari Comuni
nutilità non solo, ma il danno di ogni inizia-
funzionò da eccitante di «formazioni di par-
tiva volontaria» (Q , , -). La necessità
del compromesso è più che mai evidente nel- tito»: gli ex combattenti come pedites, ini-
la creazione di un nuovo «blocco storico eco- zialmente accogliendo anche sparuti milites
nomico-politico» (il riferimento sembra al- appartenenti ai ceti nobiliari, restarono uni-
l’Unione Sovietica), poiché «due forze “si- ti infatti anche durante la pace, costituendo
mili” non possono fondersi in organismo ad esempio a Bologna le «“Società d’armi”».
nuovo che attraverso una serie di compro- Essi si proponevano non solo di difendere il
messi o con la forza delle armi» (ibid.). G. re- Comune dai nemici esterni, ma anche di tu-
spinge «il ricorso alle armi e alla coercizio- telare ogni popolano dalle «aggressioni dei
ne», ritenendo che «l’unica possibilità con- nobili e dei potenti» e di adempiere a una se-
creta è il compromesso, poiché la forza può rie di obblighi simili a quelli delle confrater-
essere impiegata contro i nemici, non contro nite, attraverso un «ente a parte» (Q , ,
una parte di se stessi che si vuole rapida- ) con proprie leggi, che somigliava a un
mente assimilare e di cui occorre la “buona vero e proprio partito ed era guidato dal ca-
volontà” e l’entusiasmo» (ivi, -). pitano del popolo. Grazie a questa organiz-
Certo, tutto dipende da quale tipo di zazione il popolo riuscì – nota G. – a «fare
compromesso si mette in campo. A tal pro- accettare negli Statuti generali del Comune
posito scrive G.: «Il fatto dell’egemonia pre- disposizioni che prima non legavano se non
suppone indubbiamente che sia tenuto conto gli ascritti al “Popolo” e di uso interno» (ivi,
degli interessi e delle tendenze dei gruppi sui ). Così esso giunse in alcuni casi (a Siena
quali l’egemonia verrà esercitata, che si formi dopo il , a Bologna con gli ordinamenti
un certo equilibrio di compromesso, che cioè «“Sacrati”» e «“Sacratissimi”» e a Firenze
il gruppo dirigente faccia dei sacrifizi di ordi- con gli «“Ordinamenti di giustizia”») a «do-
ne economico-corporativo, ma è anche in- minare il Comune, soverchiando la prece-
dubbio che tali sacrifizi e tale compromesso dente classe dominante» (ibid.). Da un pun-
non possono riguardare l’essenziale, poiché to di vista economico, G. invece ricorda –
se l’egemonia è etico-politica, non può non sulla scorta di Barbadoro , recensito da
essere anche economica, non può non avere Antonio Panella su “Pègaso” nel  – che
il suo fondamento nella funzione decisiva che
la classe dominante, colpita dalle imposte di-
il gruppo dirigente esercita nel nucleo decisi-
rette, tendeva a scaricare i pesi fiscali sulla
vo dell’attività economica» (Q , , ).
popolazione attraverso le imposte sul consu-
GUIDO LIGUORI mo, causando così lo sviluppo di una prima
V. «blocco storico», «coercizione», «determini- forma di debito pubblico con i prestiti o
smo», «economismo», «egemonia», «URSS». «anticipazioni che i ceti abbienti fanno per i
COMUNI MEDIEVALI 

bisogni dell’erario, assicurandosene il rim- re, indicava il «carattere delle lotte politiche
borso attraverso le gabelle» (Q , , ). medioevali, esclusiviste, tendenti a distrug-
Nell’imposta diretta e nel debito pubblico gere fisicamente l’avversario», anziché a
consistevano le «basi essenziali della struttu- «creare un equilibrio di partiti in un tutto or-
ra economica del Comune» (ibid.). Si iniziò ganico con l’egemonia del partito più forte»
a seguire «un principio di giustizia distribu- (Q , , ).
tiva», migliorando anche il sistema dell’im- Il passaggio dalla fase «corporativa-eco-
posta diretta, solo con il regime signorile, nomica» (Q , , ) a quella di «Stato mo-
che sovrastava «agli interessi delle classi so- derno (relativamente)» (ivi, ) si è realizza-
ciali», finché nel , ormai «agli albori del to a Firenze, secondo G., con l’assedio del
principato mediceo e al tramonto dell’oli- -, sul cui significato gli storici – G. ac-
garchia», nacque il catasto. G. annota che la cenna alla polemica sviluppata sulle colonne
borghesia comunale non fu in grado di «su- del “Marzocco” tra Antonio Panella e Aldo
perare la fase economico-corporativa» (ivi, Valori – hanno discusso perché non avevano
-), come dimostra il libro di Barbadoro, colto i caratteri delle due fasi, cadendo vitti-
e che uno sviluppo statale poteva realizzarsi me della «retorica sul Comune medioevale»
solo con il principato e non con i Comuni (ivi, ). I Comuni d’altra parte hanno di-
medievali e le loro repubbliche. La transi- mostrato il loro legame con il Medioevo al-
zione dallo Stato corporativo repubblicano a lorché resistettero con il papa a Federico II:
quello monarchico assoluto è simboleggiata per quanto l’imperatore restasse parzialmen-
dalla figura di Machiavelli, che pur non vo- te ancorato all’epoca medievale come uomo
lendo prendere le distanze dalla repubblica del suo tempo, se ne allontanava secondo il
si rende conto che «solo un monarca assolu- pensatore sardo nella sua «lotta contro la
to può risolvere i problemi dell’epoca» (Q , Chiesa», nella «tolleranza religiosa» e
, ). In un’altra nota sul «comune me- nell’«essersi servito di tre civiltà: ebraica, lati-
dioevale come fase economico-corporativa na, araba» (Q , , ), tentando di amalga-
dello Stato moderno» G. precisa d’altronde marle. Egli avrebbe potuto fondare pertanto
che l’opera di Machiavelli dimostra che «una una nuova civiltà laica e nazionale, che si di-
fase del Mondo Moderno è già riuscita a ela- staccasse da quella universalistica che aveva
borare le sue quistioni e le soluzioni relative al suo centro la religione e il potere della
in modo già molto chiaro e approfondito» Chiesa, in una società di intellettuali cosmo-
(Q , , ), laddove Dante chiude invece politi. G. inoltre osserva che, basandosi sul
una fase del Medioevo. Non sono ipotizza- modello della Chiesa, gli intellettuali italiani
bili secondo il pensatore sardo connessioni non avevano un «carattere popolare-naziona-
genetiche tra le concezioni politiche dei due
le ma cosmopolita»: la storia dei Comuni me-
autori: seppure Dante auspicasse una forma
dievali ebbe fine anche perché non furono in
di società che costituiva il superamento di
grado di dare vita a una «propria categoria di
quella comunale, e quindi fosse «superiore
intellettuali» e quindi di «esercitare un’ege-
sia alla Chiesa che appoggia i Neri» che «al
monia oltre che una dittatura» (LC , a Ta-
vecchio impero che appoggiava i ghibellini»
tiana,  settembre ). Furono così uno «sta-
(ivi, ), egli tuttavia prospettava soluzioni
to sindacalista» e non riuscirono a diventare
con gli occhi rivolti al passato, che gli offriva
«Stato integrale come indicava invano il Ma-
esempi come «lo schema romano augusteo e
chiavelli che attraverso l’organizzazione del-
il suo riflesso medioevale, l’Impero romano
l’esercito voleva organizzare l’egemonia della
della nazione germanica» (ivi, ). G. esclu-
de pertanto ogni filiazione del principe di città sulla campagna» (ibid.).
Machiavelli dall’imperatore di Dante. Guel- JOLE SILVIA IMBORNONE
fi e ghibellini possono essere considerati V. «borghesia comunale», «Dante», «debito pub-
d’altra parte un esempio delle lotte che si blico», «economico-corporativo», «intellettuali»,
combattevano nei Comuni medievali tra le «intellettuali italiani», «Machiavelli», «nazionale-
varie “fazioni”: il termine, di origine milita- popolare», «Rinascimento», «Risorgimento».
 COMUNISMO

comunismo: v. società regolata. concezione del mondo, più o meno elabora-


ta, anche grandi intellettuali come Machia-
concezione del mondo velli (Q , , ), Tolstoj, Manzoni (Q ,
, ), Pirandello (Q , , ). Marx stes-
«Concezione del mondo» è espressione so ha elaborato una concezione del mondo,
usata da G., al pari di «ideologia», ma in un come appare evidente dall’incipit di Q : «Se
senso ancora più largo, per indicare il terre- si vuole studiare una concezione del mondo
no connettivo sul quale sorgono gradi diver- che non è stata mai dall’autore-pensatore
si di elaborazione delle capacità del sogget- esposta sistematicamente» (Q , , ). La
to di interpretare la realtà; per cui, ad esem- filosofia della praxis è una concezione del
pio, «filosofia significa più specialmente una mondo, anzi il marxismo «contiene in sé tut-
concezione del mondo con caratteri indivi- ti gli elementi fondamentali, non solo per
duali spiccati, senso comune è la concezione costruire una totale concezione del mondo,
del mondo diffusa in un’epoca storica nella una totale filosofia, ma [...] per diventare
massa popolare» (Q , , ). Espressio- una integrale, totale civiltà» (Q , , ).
ne largamente diffusa nella filosofia del tem- L’espressione, dunque, ha una gamma di
po (G. stesso cita un articolo di Gentile su utilizzo molto ampia. Indica tanto la filosofia
La concezione umanistica del mondo: Q , dei semplici, il senso comune, quanto le con-
, ), «concezione del mondo» fa dun- cezioni elaborate, egemoniche o potenzial-
que parte di una famiglia di lemmi che defi- mente egemoniche, tanto le grandi idee col-
nisce l’articolazione del concetto gramscia- lettive quanto le elaborazioni individuali dei
no di ideologia ed è perciò contigua a reli- grandi pensatori che, certo a partire da una
gione, conformismo, senso comune, folclo- concezione del mondo preesistente nella
re. Più raramente nei Q si trovano, con si- quale si sono formati e hanno vissuto, contri-
gnificato analogo, anche espressioni quali buiscono a elaborarne una nuova e originale.
«visione del mondo», «concezione generale Quest’ultimo è peraltro un processo al quale
della vita», «concezione del mondo e della tutti danno un contributo, poiché G. scrive:
vita», «concezione della realtà». L’espressio- «ogni uomo [...] partecipa di una concezione
ne compare per la prima volta in Q , , , del mondo e quindi contribuisce a mante-
nella nota intitolata Folklore. Quest’ultimo – nerla, a modificarla, cioè a creare delle nuove
scrive G. – dovrebbe essere studiato «come concezioni» (Q , , ). La concezione del
“concezione del mondo” di determinati mondo è determinante per l’individuazione
strati della società, che non sono toccati dal- delle identità collettive e individuali: «Per la
le correnti moderne di pensiero. Concezio- propria concezione del mondo si appartiene
ne del mondo [...] che è una giustapposizio- sempre a un determinato aggruppamento, e
ne meccanica di parecchie concezioni del precisamente a quello di tutti gli elementi so-
mondo, se addirittura non è un museo di ciali che condividono uno stesso modo di
frammenti di tutte le concezioni del mondo pensare e di operare» (Q , , ). Poiché
e della vita che si sono succedute nella sto- «non esiste infatti la filosofia in generale: esi-
ria». Fin dai primi Q ricorrono espressioni stono diverse filosofie o concezioni del mon-
quali «concezione pagana del mondo» (Q , do e si fa sempre una scelta tra di esse» (ivi,
, ), «concezione totalitaria del mondo» ). Anche se altrove la scelta appare relati-
e «concezione religiosa del mondo» (Q , vizzata, poiché G. afferma che non esiste uo-
, ), «concezione tradizionale popolare mo che non partecipi a una concezione del
del mondo» (Q , , ). In Q , , - mondo, «sia pure inconsapevolmente» (Q ,
l’espressione è usata in rapida successione , ), inintenzionalmente.
come sinonimo di filosofia, ideologia, cultu- Tutti partecipano dunque di una conce-
ra. Ripetutamente (ad esempio in Q , , zione del mondo, ad esempio attraverso l’u-
) essa è esplicitamente posta come sino- tilizzo di un certo «“linguaggio”» (ibid.),
nimo esplicativo-rafforzativo di ideologia. fermo restando che è possibile «elaborare la
Tutti gli individui hanno una loro propria propria concezione del mondo consapevol-
CONCIO DELLA STORIA 

mente e criticamente» oppure «“partecipa- cilmente mutano di concezione, e che non le


re” a una concezione del mondo “imposta” mutano mai, in ogni caso, accettandole nella
dal di fuori» (ibid.). Riguardo al linguaggio, forma “pura”, per dir così, ma solo e sempre
per G. «ogni lingua è una concezione del come combinazione più o meno eteroclita e
mondo integrale» (Q , , ) e la lotta fra bizzarra [...] Si può concludere che il pro-
concezioni del mondo – parte fondamenta- cesso di diffusione delle concezioni nuove
le della lotta fra egemonie – può assumere avviene per ragioni politiche, cioè in ultima
anche la forma di lotta fra lingue diverse, ad istanza sociali, ma che l’elemento formale,
esempio, nel Rinascimento, fra quella «bor- della logica coerenza, l’elemento autoritativo
ghese-popolare che si esprimeva nel volga- e l’elemento organizzativo hanno in questo
re» e quella «aristocratico-feudale che si processo una funzione molto grande subito
esprimeva in latino» (ivi, -). E ancora: dopo che l’orientamento generale è avvenu-
«dal linguaggio di ognuno si può giudicare to, sia nei singoli individui che in gruppi nu-
la maggiore o minore complessità della sua merosi» (Q , , -). L’intreccio di fat-
concezione del mondo» (Q , , ). Una tori “spontanei” e consapevoli, l’importanza
concezione del mondo può avere carattere di un lavoro organizzato di irradiazione del-
prevalentemente religioso o prevalentemen- le ideologie, l’ancoraggio a precise istanze so-
te politico o altro, ma la sua particolare “co- ciali sono tutti elementi che rimandano allo
loritura” è piuttosto contingente, varia in scenario del sorgere e soprattutto dell’affer-
base al momento storico o al contesto socia- marsi di una nuova egemonia.
le. G. infatti scrive che «ogni uomo tende ad
GUIDO LIGUORI
avere una sola concezione del mondo orga-
nica e sistematica, ma poiché le differenzia- V. «conformismo», «egemonia», «filosofia della
praxis», «folclore, folklore», «ideologia», «intel-
zioni culturali sono molte e profonde, la so-
lettuali», «linguaggio», «religione», «senso comu-
cietà assume una bizzarra variegazione di ne», «Sorel».
correnti che presentano un colorito religio-
so o un colorito politico a seconda della tra-
concio della storia
dizione storica» (Q , , -). Rilevante è
la connessione con la religione, oltre che in I Q sono in primo luogo una riflessione
senso proprio, in senso “crociano”: «Per il sulla sconfitta, un’indagine sulle sue cause e
Croce [...] è religione ogni filosofia, cioè sulle possibilità di una “ripartenza”: la scon-
ogni concezione del mondo [...] come sti- fitta delle classi subalterne, del movimento
molo all’azione» (Q  I, , ). Del filosofo comunista, delle speranze di una “città futu-
neoidealista G. rifiuta la distinzione tra filo- ra” da realizzare a breve termine. La sconfit-
sofia e ideologia: «la distinzione è solo di ta di fronte al nazifascismo, certo, ma anche
grado; è filosofia la concezione del mondo – ciò appare probabilmente sempre più chia-
che rappresenta la vita intellettuale e mora- ro a G. in carcere – la probabile sconfitta a
le [...] di un intero gruppo sociale [...] è fronte dei processi di modernizzazione capi-
ideologia ogni particolare concezione dei talistica incarnati dall’americanismo e delle
gruppi interni della classe che si propongo- varie forme di rivoluzione passiva davanti a
no di aiutare la risoluzione di problemi im- cui le risposte della prima società e del primo
mediati e circoscritti» (Q  I, , ). Stato “socialisti” erano state a volte eroiche,
G. si pone il problema – che riguarda il ma anche nel loro insieme primitive e insuf-
partito rivoluzionario – della diffusione e ficienti. Il sentimento della sconfitta rara-
dell’affermazione di una nuova concezione mente è presente nei Q (maggiormente in as-
del mondo, che soppianti le precedenti e af- soluto lo è nelle LC) come nel breve Q , ,
fermi i valori della nuova classe, e si chiede: , un Testo B in cui vi è certo un’eco auto-
«Perché e come si diffondono, diventando biografica, elevata a riflessione generale.
popolari, le nuove concezioni del mondo? Compare qui la metafora del «concio della
[...] la ricerca interessa specialmente per ciò storia», di coloro che accettano di essere
che riguarda le masse popolari, che più diffi- “concime” per il futuro, sapendo che è inu-
 CONCORDATO

tile sperare di vincere nell’immediato, ma lo ideologico – nella società civile. Ruolo che
che non per questo si deve rinunciare a bat- dai Patti Lateranensi esce rafforzato a causa
tersi, non per questo è giusto «tirarsi indie- del riconoscimento di una serie di privilegi a
tro, rientrare nel buio, nell’indistinto»: essi una casta privata: autonomia e protezione
scelgono di operare per «ingrassare la terra», statale assicurata alle istituzioni ecclesiasti-
per “l’aratore” che verrà in futuro. Non è un che, specie a quelle educative e formative:
gesto retoricamente “eroico”: un atto di eroi- l’Azione cattolica (l’unica forma di associa-
smo, come la morte, dura un attimo. Qui si zionismo popolare – per G., in realtà, asso-
tratta di sacrificarsi «a lungo», di rinnovare la ciazionismo “politico” – ammessa dal fasci-
decisione di questo sacrificio di continuo. La smo), le scuole confessionali, l’insegnamen-
retorica del «giorno da leone» lascia il posto to religioso obbligatorio nelle scuole statali,
all’accettare di vivere «da sottopecora per l’Università cattolica del Sacro Cuore, le
anni e anni». È il laico attaccamento ai pro- parrocchie sovvenzionate dallo Stato. Una
pri ideali e alla certezza che essi saranno ri- serie di privilegi politici accordati a una ca-
presi e portati avanti: per chi domani si sob- sta privata, dalla quale lo Stato riceve in
barcherà tale compito, il sacrificio e il lavoro cambio unicamente il sostegno al proprio
apparentemente inutili dell’oggi si riveleran- potere mediante un’opera di organizzazione
no preziosi. Come l’esempio di G. e il suo la- del consenso dei cittadini, ciò che denota,
scito teorico in effetti sono stati. però, una situazione di debolezza dello Sta-
to nel non poter o non saper ottenere questo
GUIDO LIGUORI
consenso. Nello stesso momento in cui lo
V. «americanismo», «americanismo e fordismo», Stato ricorre, per questo, all’ausilio della
«autobiografia», «fascismo», «passato e presen-
Chiesa, le riconosce una superiorità ideolo-
te», «rivoluzione passiva», «sconfitta».
gica. Una situazione che a G. pare ripetere il
sistema di potere tipico del Medioevo, il si-
Concordato
stema delle due sovranità, temporale e spiri-
Le riflessioni di G. sul Concordato sono tuale, con specifici ambiti di competenza e
strettamente connesse con la «quistione vati- di intervento, ma con la pretesa di superio-
cana». Esse sono contenute un po’ in tutte le rità della prima (la Chiesa) sulla seconda (lo
note dei Q relative al tema del rapporto tra Stato) in base al principio della maggiore o
Stato e Chiesa, ma c’è un luogo in cui G. le minore “dignità dei fini”.
raccoglie in maniera unitaria: il Q . Due le Scrive G.: «La capitolazione dello Stato
critiche fondamentali che l’autore muove al moderno che si verifica per i concordati vie-
Concordato e alla prassi concordataria: poli- ne mascherata identificando verbalmente
ticamente è una forma di sottrazione di so- concordati e trattati internazionali. Ma un
vranità allo Stato a favore della Chiesa; tecni- concordato non è un comune trattato inter-
camente è uno strumento giuridico inade- nazionale: nel concordato si realizza di fatto
guato per risolvere la questione di ordine in- una interferenza di sovranità in un solo ter-
ternazionale, rappresentata appunto dal rap- ritorio statale, poiché tutti gli articoli di un
porto tra due ordini ineguali: lo Stato libera- concordato si riferiscono ai cittadini di uno
le, sede di sovranità “nazionale”, e la Chiesa solo degli Stati contrattanti, sui quali il pote-
e il Vaticano, sede di sovranità internaziona- re sovrano di uno Stato estero giustifica e ri-
le (Q , , - e Q , , -). Più svi- vendica determinati diritti e poteri di giuri-
luppati i motivi della prima critica. sdizione (sia pure di una speciale determi-
L’intera politica concordataria viene giu- nata giurisdizione) [...] Mentre il concorda-
dicata da G. da un lato come la rinuncia da to limita l’autorità statale di una parte con-
parte dello Stato a svolgere certi ruoli essen- traente, nel suo proprio territorio, e influisce
ziali nella società civile, ai quali abdica inve- e determina la sua legislazione e la sua am-
ce a favore di un ente privato (la Chiesa), dal- ministrazione, nessuna limitazione è accen-
l’altro come un segno della ripresa politica nata per il territorio dell’altra parte: se limi-
della Chiesa e del suo ruolo primario – quel- tazione esiste per questa altra parte, essa si
CONFORMISMO 

riferisce all’attività svolta nel territorio del porto tra individuo e gruppo socio-culturale
primo Stato, sia da parte dei cittadini della di appartenenza, giungendo alla conclusione
Città del Vaticano, sia dei cittadini dell’altro che «per la propria concezione del mondo si
Stato che si fanno rappresentare dalla Città appartiene sempre a un determinato aggrup-
del Vaticano. Il concordato è dunque il rico- pamento, e precisamente a quello di tutti gli
noscimento esplicito – afferma G. – di una elementi sociali che condividono uno stesso
doppia sovranità in uno stesso territorio sta- modo di pensare e di operare. Si è conformi-
tale». E chiarisce: «Non si tratta certo più sti di un qualche conformismo, si è sempre
della stessa forma di sovranità supernazio- uomini-massa o uomini-collettivi» (Q , ,
nale (suzeraineté) quale era formalmente ri- ). Tale visione dell’individuo, definito in-
conosciuta al papa nel Medio Evo, fino alle trinsecamente a partire dal suo rapporto con
monarchie assolute e in altra forma anche gli altri, e della società, divisa in sottoinsiemi
dopo, fino al , ma ne è una derivazione in cui si intrecciano momenti socio-econo-
necessaria di compromesso». Infatti «i con- mici e culturali, porta l’autore a respingere
cordati intaccano in modo essenziale il ca- l’impostazione etica kantiana, che presuppo-
rattere di autonomia della sovranità dello ne una società, un mondo, una cultura omo-
Stato moderno». E la contropartita che ot- genei, cioè – afferma G. – «un conformismo
tiene in cambio «la ottiene nel suo stesso ter- “mondiale”» (Q , , ).
ritorio per ciò che riguarda i suoi stessi cit- Se dunque nei primi Q il termine
tadini. Lo Stato tiene (e in questo caso oc- «conformismo» è usato con una valenza non
correrebbe dire meglio il governo) che la particolarmente significativa, come opposto
Chiesa non intralci l’esercizio del potere, ma di “eterodosso” – si parla ad esempio di «un
anzi lo favorisca e lo sostenga, così come una corso di pensieri poco conformista» (Q , ,
stampella sostiene un invalido. La Chiesa ) – a partire dal Q  esso assume (accanto
cioè si impegna verso una determinata for- al significato tradizionale, che permane, v. ad
ma di governo (che è determinata dall’ester- esempio Q , , ) anche una curvatura
no, come documenta lo stesso concordato) particolare, che lo porta a far parte della fa-
di promuovere quel consenso di una parte miglia di lemmi connessi alla visione gram-
dei governati che lo Stato esplicitamente ri- sciana dell’ideologia come concezione del
conosce di non poter ottenere con mezzi mondo. Il nuovo significato inizia a delinear-
propri: ecco in che consiste la capitolazione si in riferimento al diritto, alla sua «funzione
dello Stato, perché di fatto esso accetta la tu- [...] nello Stato e nella Società», poiché «at-
tela di una sovranità esteriore di cui pratica- traverso il “diritto” lo Stato [...] tende a crea-
mente riconosce la superiorità. La stessa pa- re un conformismo sociale» (Q , , ).
rola “concordato” è sintomatica» (Q , , Poche pagine dopo, in Q , , , nella no-
-; Testo A: Q , , -). ta intitolata I costumi e le leggi, G. parla ana-
logamente di «conformismo segnato dal di-
TOMMASO LA ROCCA
ritto». E più avanti (Q , , ) pone la
V. «Azione cattolica», «Cavour», «Chiesa cattoli- «quistione dell’“uomo collettivo” o del
ca», «consenso», «fascismo», «quistione vatica-
na», «religione», «società civile».
“conformismo sociale”», ovvero del «compi-
to educativo e formativo dello Stato» (ibid.).
Il termine assume così a volte un significato
conformismo
vicino a «ideologia» e viene rapportato alla
«Conformismo significa poi niente altro lotta per l’egemonia: «il conformismo è sem-
che “socialità”, ma piace impiegare la parola pre esistito: si tratta oggi di lotta tra “due
“conformismo” appunto per urtare gli imbe- conformismi” cioè di una lotta di egemonia»
cilli» (Q , , ). Questa lapidaria defini- (Q , , ); «la socialità, il conformismo, è
zione gramsciana fa comprendere come il risultato di una lotta culturale (e non solo
«conformismo» spesso nei Q sia da intende- culturale)» (Q , , ). Si tratta di lottare
re quale opposto di “individualismo”, piut- contro il conformismo «autoritario» e «retri-
tosto che di “eterodossia”. G. indaga il rap- vo» per approdare all’«uomo-collettivo»,
 CONGIUNTURA

sviluppando l’«individualità e [una, ndr] la «“strategia”». Nella seconda definizione,


personalità critica» (Q , , ), sulla base assai più tarda (aprile-maggio ), la con-
di un nuovo rapporto tra singolo e colletti- giuntura è definita «come l’insieme delle cir-
vità: «Lo sviluppo delle forze economiche costanze che determinano il mercato in una
sulle nuove basi e l’instaurazione progressiva fase data, se però queste circostanze sono
della nuova struttura [...] avendo creato un concepite come in movimento, cioè come un
nuovo “conformismo” dal basso, permette- insieme che dà luogo a un processo di sem-
ranno nuove possibilità di autodisciplina, pre nuove combinazioni, processo che è il ci-
cioè di libertà anche individuale» (Q , , clo economico. Si studia la congiuntura per
). Sarà anche compito del partito, del prevedere e quindi anche, entro certi limiti,
«moderno Principe», affrontare «la quistio- determinare il ciclo economico in senso fa-
ne dell’uomo collettivo, cioè del “conformi- vorevole agli affari. Perciò la congiuntura è
smo sociale” ossia del fine di creare un nuo- stata anche definita l’oscillazione della situa-
vo livello di civiltà» (Q , , ). zione economica, o l’insieme delle oscillazio-
Da segnalare infine che G. parla anche ni» (Q , , ). Il significato è qui straor-
di «conformismo grammaticale» o «lingui- dinariamente più complesso, indicando non
stico» (Q , , -): la grammatica come solo l’insieme di elementi che si “congiungo-
azione “normativa” per omogeneizzare no” a determinare la situazione, ma ciò, se-
gruppi e classi sociali, dare loro identità, sta- condo una prospettiva dinamica, in cui la si-
bilire gerarchie. Fondamentale tale confor- tuazione attuale diventa un “ciclo” e la stabi-
mismo linguistico in relazione alla nazione, lità o permanenza è data solo da un “sistema
come indica lo stesso titolo di Q , , : di oscillazioni”. In questo passaggio si riflet-
Focolai di irradiazione di innovazioni lingui- te tutta la ricerca attorno al «“mercato deter-
stiche nella tradizione e di un conformismo minato”» (Q , , ) e ai «“rapporti di
nazionale linguistico nelle grandi masse na- forza”» (Q , , -), dove i fattori o mo-
zionali, che in buona parte coincide con vimenti «congiunturali» sono stati sempre
l’apparato egemonico proprio dello «Stato più strettamente collegati a quelli «perma-
integrale»: «) La scuola; ) i giornali; ) gli nenti», fino all’affermazione che le lotte po-
scrittori d’arte e quelli popolari; ) il teatro litiche tra le forze sociali «sono la manifesta-
e il cinematografo sonoro; ) la radio; ) le zione concreta delle fluttuazioni di congiun-
riunioni pubbliche» (ibid.). tura dell’insieme dei rapporti sociali di forza,
nel cui terreno avviene il passaggio di questi
GUIDO LIGUORI a rapporti politici di forza per culminare nel
V. «apparato egemonico», «concezione del mon- rapporto militare decisivo» (ivi, ).
do», «ideologia», «individualismo», «indivi-
duo», «libertà», «lingua», «moderno Principe», FABIO FROSINI
«nazione». V. «crisi», «economia», «mercato determinato»,
«rapporti di forza».
congiuntura
consenso
Il termine ha nei Q la sorte singolare di
ricevere due diverse definizioni sotto la me- Il lemma compare nei Q con un ampio
desima rubrica Nozioni enciclopediche. La spettro di significati, spesso tra virgolette, a
prima di esse (Q , , , marzo-agosto segnalarne l’ambivalenza e la problematicità.
) la fissa come «fluttuazione economica», Esso innanzitutto è associato al concetto di
subordinandola come aspetto secondario al egemonia, di cui a volte è sinonimo. Nel suo
concetto di «situazione»: «la congiuntura sa- uso G. fluttua tra un consenso spontaneo e
rebbe il complesso dei caratteri immediati e un consenso ricercato e ottenuto dallo Stato,
transitori della situazione economica», men- dalle istituzioni, che può essere attivo e di-
tre quest’ultima rinvia ai «caratteri più fon- retto o passivo e indiretto (Testo A: Q , ,
damentali e permanenti della situazione stes- ; Testo C: Q , , ). Esso cioè da una
sa»: esse si rapportano come la «“tattica”» al- parte è una modalità di espletazione della de-
CONSENSO 

mocrazia e dell’autogoverno, dall’altra può raio manovale diventa qualificato, ma che


essere apparenza, effetto delle società ten- ogni “cittadino” può diventare “governante”
denzialmente totalitarie del Novecento. e che la società lo pone, sia pure “astratta-
G. giornalista del “Grido del popolo” mente”, nelle condizioni generali di poterlo
usa l’espressione «consenso dei governati» diventare; la democrazia tende a far coinci-
già nel commento agli eventi dell’Ottobre dere governanti e governati (nel senso del go-
russo, in specie riferendosi all’introduzione verno col consenso dei governati), assicuran-
del suffragio universale esteso anche alle do a ogni governato l’apprendimento gratui-
donne: «In Russia tende a realizzarsi così il to della capacità e della preparazione tecnica
governo col consenso dei governati, con l’au- generale necessarie al fine» (Q , , -).
todecisione di fatto dei governati, perché In questa accezione la democrazia mette a di-
non vincoli di sudditanza legano i cittadini ai sposizione delle classi subalterne gli stru-
poteri, ma si avvera una compartecipazione menti, specie culturali, determinanti per la
dei governanti ai poteri» (Per conoscere la ri- transizione al socialismo.
voluzione russa,  giugno , in NM ). Nella definizione di Stato quale intrec-
Nei Q poi l’espressione “consenso dei gover- cio di società politica e società civile, cioè
nati” è ricorrente, inizialmente nell’ambito «egemonia corazzata di coercizione» (Q ,
della descrizione della dottrina hegeliana , -), e nelle rielaborazioni di tale defi-
dello Stato, connesso e rafforzato da una nizione che si incontrano nei Q, è possibile
«trama privata» articolata in partiti e asso- rinvenire spesso la sostanziale coincidenza
ciazioni. La dottrina hegeliana è per G. la lo- del significato di egemonia e di consenso. Ad
gica conclusione della fase storico-politica esempio, affrontando la questione dell’opi-
aperta dalla Rivoluzione francese e avente il nione pubblica, G. lascia chiaramente inten-
suo esito nel costituzionalismo inteso come dere come essa sia strettamente connessa
«Governo col consenso dei governati, ma col «con l’egemonia politica, è cioè il punto di
consenso organizzato» (Q , , ), in quan- contatto tra la “società civile” e la “società
to «l’organizzazione del consenso è lasciata politica”, tra il consenso e la forza» (Q , ,
all’iniziativa privata» (Q , , ), deri- ), dove «consenso» corrisponde alla so-
vante dal fatto che «lo Stato ha e domanda il cietà civile e «forza» alla società politica. An-
consenso, ma anche “educa” questo consen- cora più chiaramente, discutendo di Croce e
so con le associazioni politiche e sindacali, Gentile, G. delinea la distinzione dei due
che però sono organismi privati, lasciati all’i- momenti che, come avviene per il filosofo si-
niziativa privata della classe dirigente» (Q , ciliano, ove dovessero corrispondere dareb-
, ). In una nota del Q  intitolata I comu- bero vita a uno Stato molto lontano da quel-
ni medioevali come fase economica-corporati- lo liberale-democratico: «il Croce vuole
va dello sviluppo moderno G. nota che «la mantenere una distinzione fra società civile e
borghesia comunale non riuscì a superare la società politica, tra egemonia e dittatura; i
fase economico-corporativa, cioè a creare grandi intellettuali esercitano l’egemonia,
uno Stato “col consenso dei governati” e pas- che presuppone una certa collaborazione,
sibile di sviluppo» (Q , , ). Dalla fase cioè un consenso attivo e volontario (libero),
economico-corporativa a quella etico-politi- cioè un regime liberale-democratico. Il Gen-
ca o egemonica dello Stato, ossia dalla prei- tile pone la fase corporativo[-economica] co-
storia alla storia dello Stato moderno, si pas- me fase etica nell’atto storico: egemonia e
sa attraverso l’acquisizione del consenso dei dittatura sono indistinguibili, la forza è con-
governati. E che sia così, soprattutto in rife- senso senz’altro: non si può distinguere la so-
rimento agli Stati democratici del Novecen- cietà politica dalla società civile: esiste solo lo
to, ma anche a quelli socialisti, lì dove questi Stato e naturalmente lo Stato-governo, ecc.»
ultimi si pongano nell’ottica della dialettica (Q , , ). E, proseguendo nell’apprezza-
democrazia-socialismo, a G. pare evidente. mento, almeno in questo ambito, del pensie-
Infatti «la tendenza democratica, intrinseca- ro crociano, G. afferma che Croce «ha ener-
mente, non può solo significare che un ope- gicamente attirato l’attenzione sull’impor-
 CONSENSO

tanza dei fatti di cultura e di pensiero nello giudizio implicito di sapore libertario, vio-
sviluppo della storia, sulla funzione dei gran- lenza e frode» (Q , , -). Ma soltanto
di intellettuali nella vita organica della so- con Bodin, ossia in presenza della forma mo-
cietà civile e dello Stato, sul momento dell’e- derna dello Stato, tali formule trovano la lo-
gemonia e del consenso come forma neces- ro autentica applicazione: «Il Bodin fonda la
saria del blocco storico concreto» (Q  I, , scienza politica in Francia in un terreno mol-
). Nelle note carcerarie il lemma “con- to più avanzato e complesso di quello che l’I-
senso” compare anche nella definizione del- talia aveva offerto al Machiavelli. Per il Bodin
lo Stato: «Stato è tutto il complesso di attività non si tratta di fondare lo Stato unitario-ter-
pratiche e teoriche con cui la classe dirigen- ritoriale (nazionale) cioè di ritornare all’epo-
te giustifica e mantiene il suo dominio non ca di Luigi XI, ma di equilibrare le forze so-
solo ma riesce a ottenere il consenso attivo ciali in lotta nell’interno di questo Stato già
dei governati» (Q , , ). Quindi G. ag- forte e radicato; non il momento della forza
gettiva il consenso come «attivo» e lo speci- interessa il Bodin, ma quello del consenso.
fica come «dei governati». Col Bodin si tende a sviluppare la monarchia
Attraverso la discussione con i fondatori assoluta: il Terzo stato è talmente cosciente
della scienza politica, Machiavelli, Guicciar- della sua forza e della sua dignità, conosce co-
dini e Bodin, diventa chiaro a G. come il con- sì bene che la fortuna della Monarchia asso-
cetto di “consenso” sia il cuore delle questio- luta è legata alla propria fortuna e al proprio
ni relative alla fondazione di un nuovo tipo di sviluppo, che pone delle condizioni per il suo
Stato: «in lui [Machiavelli, ndr] è contenuto consenso, presenta delle esigenze, tende a li-
in nuce anche l’aspetto etico-politico della mitare l’assolutismo» (Q , , ). Eppure
politica o la teoria dell’egemonia e del con- il punto di riferimento della scienza politica
senso, oltre all’aspetto della forza e dell’eco- non può che essere il Segretario fiorentino:
nomia» (Q  II, .X, ); e nella sua opera «Altro punto da fissare e da svolgere è quel-
fondamentale, Il Principe, non mancano «gli lo della “doppia prospettiva” nell’azione po-
accenni al momento dell’egemonia o del con- litica e nella vita statale. Vari gradi in cui può
senso accanto a quelli dell’autorità o della presentarsi la doppia prospettiva, dai più ele-
forza» (Q , , ). Nonostante queste no- mentari ai più complessi, ma che possono ri-
vità certamente rivoluzionarie, «la “demo- dursi teoricamente a due gradi fondamenta-
crazia” del Machiavelli è di un tipo adatto ai li, corrispondenti alla doppia natura del Cen-
tempi suoi, è cioè il consenso attivo delle tauro machiavellico, ferina e umana, della
masse popolari per la monarchia assoluta, in forza e del consenso, dell’autorità e dell’ege-
quanto limitatrice e distruttrice dell’anarchia monia, della violenza e della civiltà, del mo-
feudale e signorile e del potere dei preti, in mento individuale e di quello universale [...],
quanto fondatrice di grandi Stati territoriali dell’agitazione e della propaganda, della tat-
nazionali, funzione che la monarchia assolu- tica e della strategia ecc.» (Q , , ). Il
ta non poteva adempiere senza l’appoggio ruolo dirigente esercitato dalla borghesia
della borghesia e di un esercito stanziale, na- francese all’epoca della rivoluzione del 
zionale, centralizzato, ecc.» (Q , , ). ha creato intorno ad essa un consenso attivo
Anche Guicciardini offre motivi di riflessio- delle classi popolari a cui «si sostituisce il
ne intorno al nesso dialettico forza-consenso: consenso indiretto, ossia la passività politica
«Affermazione del Guicciardini che per la vi- (suffragio universale-suffragio censitario)»
ta di uno Stato due cose sono assolutamente (Q , , ) nel momento in cui subentra al
necessarie: le armi e la religione. La formula potere una gerarchia composta da elementi
del Guicciardini può essere tradotta in varie aristocratici.
altre formule, meno drastiche: forza e con- Il consenso attivo risiede nel rapporto
senso, coercizione e persuasione, Stato e che si stabilisce fra chi governa e chi è gover-
chiesa, società politica e società civile, politi- nato, un rapporto «dato dal fatto che i go-
ca e morale (storia etico-politica del Croce), vernanti fanno gli interessi dei governati e
diritto e libertà, ordine e disciplina, o, con un pertanto “devono” averne il consenso, cioè
CONSENSO 

deve verificarsi l’identificazione del singolo tuito per tutta la società in previsione dei
col tutto, il tutto (qualunque organismo esso momenti di crisi nel comando e nella dire-
sia) essendo rappresentato dai dirigenti» (Q zione in cui il consenso spontaneo vien me-
, , ). È quindi il consenso ottenuto che no» (ibid.). Inoltre è necessaria una sorta di
specifica la capacità dirigente di una classe; preparazione al consenso: «Il massimo di ca-
quando viene meno tale consenso si è in pre- pacità del legislatore si può desumere dal
senza di una crisi che investe lo Stato nel suo fatto che alla perfetta elaborazione delle di-
complesso (Q , , ), quello stesso Stato rettive corrisponde una perfetta predisposi-
che è dato dal «consenso attivo dei governa- zione degli organismi di esecuzione e di ve-
ti» (Q , , ); si tratta di una crisi di con- rifica e una perfetta preparazione del con-
senso. La “passività politica” delle grandi senso “spontaneo” delle masse che devono
masse, a sua volta, è una forma di attività in “vivere” quelle direttive, modificando le
quanto è una ricerca di soluzione a una crisi proprie abitudini, la propria volontà, le pro-
di consenso dello Stato. Ci sono organismi prie convinzioni conformemente a queste
per i quali è questione vitale «non il consen- direttive e ai fini che esse si propongono di
so passivo e indiretto, ma quello attivo e di- raggiungere» (Q , , ). Fra chi gover-
retto, la partecipazione quindi dei singoli» na e chi è governato operano gli intellettua-
(Q , , ). Il «consenso [attivo]», inoltre, li organici al gruppo dominante, che prepa-
ricorda G., appartiene alla fase «“egemoni- rano il «consenso “spontaneo”» (ibid.), do-
ca”» (Q , , ) dello sviluppo dello Sta- ve ovviamente «spontaneo» non può che es-
to, ne è un momento determinante; in questo sere tra virgolette, a significare come esso sia
modo vengono poste le basi della critica del spontaneo solo in apparenza.
concetto crociano di storia etico-politica, che Ci sono poi dei casi particolari in cui il
viene definito «una ipostasi arbitraria e mec- consenso è richiesto a partire da una situa-
canica del momento dell’egemonia, della di- zione in cui lo Stato da solo non è nelle con-
rezione politica, del consenso, nella vita e dizioni di ottenerlo: «La Chiesa [...] si impe-
nello svolgimento dell’attività dello Stato e gna verso una determinata forma di governo
della società civile» (Q  I, , ). (che è determinata dall’esterno, come docu-
Il consenso è attivo quando i governati menta lo stesso concordato) di promuovere
partecipano alla vita dell’organismo statale quel consenso di una parte dei governati che
alla cui guida ci sono governanti da essi ac- lo Stato esplicitamente riconosce di non po-
cettati; il consenso è passivo quando i go- ter ottenere con mezzi propri» (Q , ,
vernati sottoscrivono con atti formalmente ). È il caso del fascismo il quale, non po-
democratici (il suffragio) l’accettazione di tendo ottenere, nella costruzione dello Stato
coloro che li guidano e che, perciò, in un’ot- totalitario, il consenso di tutti i governati, ri-
tica di democrazia formale, tendenzialmen- corre alla Chiesa (anche grazie al Concorda-
te li dominano; esiste poi una terza forma di to) per ottenere il consenso di quella «parte
consenso, quello spontaneo «che nasce “sto- dei governati» che non potrebbe avere in
ricamente” dal prestigio (e quindi dalla fi- modo diverso, cioè facendo ricorso alle strut-
ducia) derivante al gruppo dominante dalla ture del partito e alla sua propaganda.
sua posizione e dalla sua funzione nel mon- BIBLIOGRAFIA: BUCI-GLUCKSMANN ;
do della produzione» (Q , , ). La ge- CANFORA ; GERRATANA ; TORTO-
stione del consenso spontaneo è considerata RELLA .
da G. una funzione subalterna dell’egemo-
LELIO LA PORTA
nia sociale e del governo politico affidata
agli intellettuali quali “commessi” del grup- V. «armi e religione», «Bodin», «Concordato»,
«democrazia», «direzione», «economico-corpo-
po dominante. A loro spetta anche curare il
rativo», «egemonia», «governati-governanti»,
funzionamento «dell’apparato di coercizio- «Guicciardini», «intellettuali», «intellettuali or-
ne statale che assicura “legalmente” la disci- ganici», «Machiavelli», «opinione pubblica»,
plina di quei gruppi che non “consentono” «prestigio», «società civile», «Stato», «suffragio
né attivamente né passivamente, ma è costi- universale».
 CONSIGLI DI FABBRICA

Consigli di fabbrica: v. Ordine Nuovo (L’). contadini


Grandissima è l’attenzione di G. al tema
consiliarismo: v. Ordine Nuovo (L’).
dei contadini già negli scritti precarcerari. Nel
primo elenco di argomenti dei Q (dell’ feb-
consumo braio : Q , p. ) non troviamo la voce
Analizzando la grande crisi degli anni «contadini», ma altre a essa connesse: «For-
Trenta, G. – contro le interpretazioni libe- mazione dei gruppi degli intellettuali italiani»;
rali, come quella di Einaudi, che vedevano il «Origini e svolgimento dell’Azione Cattolica
crollo di Wall Street come un fenomeno in Italia e in Europa»; «Il concetto di folklore».
congiunturale – ne evidenzia il carattere E, soprattutto, le seguenti: «La “quistione me-
“organico”, risultato di un processo com- ridionale” e la quistione delle isole» e «Osser-
plesso che rifiuta una spiegazione monocau- vazioni sulla popolazione italiana: sua compo-
sale. A tal proposito, il pensatore sardo re- sizione, funzione dell’emigrazione». Questi
spinge sia la lettura di Giovanni Agnelli (che ultimi due argomenti sono assenti nell’elenco
pure, interpretando la crisi in chiave di sot- stilato all’inizio del Q  (), dove però tro-
toconsumo e disoccupazione tecnologica, vano spazio altri temi inerenti alla questione
auspicava interventi di riduzione d’orario e contadina, tra cui: «Folclore e senso comu-
aumenti salariali: Q  II, ), sia quella di Pa- ne»; «La quistione della lingua letteraria e dei
squale Jannaccone (che al contrario, veden- dialetti»; «Storia dell’Azione Cattolica»;
dovi la rottura dell’equilibrio dinamico tra «L’assenza di “giacobinismo” nel Risorgi-
consumo e risparmio, chiedeva politiche de- mento italiano» (Q , pp. -).
flazionistiche di bassi salari: Q , ). G. os- I Q - sono ricchi di spunti di analisi so-
serva come «nella distribuzione del reddito cio-economica sulla questione contadina; si
nazionale attraverso specialmente il com- tratta prevalentemente di Testi B, che non
mercio e la borsa, si sia introdotta, nel do- trovano ulteriori approfondimenti e riman-
poguerra [...], una categoria di “prelevato- gono interessanti indicazioni di lavoro. Le
ri” che non rappresenta nessuna funzione condizioni materiali della classe contadina
produttiva necessaria e indispensabile, (abitazione, alimentazione, alcolismo, prati-
mentre assorbe una quota di reddito impo- che igieniche, abbigliamento), il movimento
nente» (ivi, ). Inoltre sottolinea in Q  II, demografico (mortalità, natalità, mortalità
,  come vadano sempre più crescendo infantile, nuzialità, inurbamento), le condi-
le forze di consumo in confronto a quelle di zioni socio-giudiziarie dei contadini (la fre-
produzione, per cui «può avvenire che una quenza dei reati di sangue e altri reati eco-
funzione parassitaria intrinsecamente si di- nomici: frodi, furti, falsi, nascite illegittime),
mostri necessaria». la litigiosità giudiziaria per questioni di pro-
Se in Italia ancora troppo forte era il pe- prietà (ipoteche, subaste per imposte non
so della rendita fondiaria, in Inghilterra pagate), i movimenti della proprietà terriera,
svolgevano un ruolo preminente, rispetto a le condizioni culturali (orientamento della
quelle industriali, le attività commerciali e di psicologia popolare nell’ambito della reli-
servizio. Questo genere di attività impro- gione e della politica, frequenza scolastica
duttive era invece ridotto al minimo negli dei fanciulli, analfabetismo delle reclute e
Stati Uniti. Qui il fordismo fondava un’or- delle donne) dovrebbero essere, per G., te-
ganizzazione sociale razionale, sottometten- mi di analisi statistico-scientifica più accura-
do alla produzione sia il commercio sia la di- ta (Q , , ). G. si domanda se questi ar-
stribuzione e i servizi, cosa che rendeva il gomenti siano stati trattati nel Risorgimento,
paese-guida della razionalizzazione produt- da chi e come, visto che da esso non è parti-
tiva pericolosamente esposto al parassitismo ta una crescita d’interesse sulle condizioni di
di borsa (Q , , -). vita nelle campagne. I dati relativi a fenome-
ni macroscopici quali la pellagra (Q , ,
VITO SANTORO ) o la fame endemica (Q , , ) hanno
V. «fordismo», «parassitismo», «salario». avuto una diffusione solo parziale, malgrado
CONTADINI 

sia stato statisticamente dimostrato che i umana essi sono considerati con un distacco
braccianti meridionali (contadini senza ter- che li costringe entro i limiti della loro con-
ra) a stento giungano alle . calorie an- dizione sociale. G. non allude solo agli auto-
nue, ossia i due quinti della media stabilita ri annoverabili come «nipotini di padre Bre-
dagli scienziati per la sopravvivenza. sciani», ma anche a Giovanni Verga. «Sareb-
Per quanto riguarda la vita sessuale nelle be da studiare», afferma infatti G., «se il na-
campagne italiane dei primi lustri del secolo, turalismo francese non contenesse già in ger-
G. osserva che vi avvengono i reati più mo- me la posizione ideologica che poi ha grande
struosi e più numerosi. Nell’inchiesta parla- sviluppo nel naturalismo o realismo provin-
mentare sul Mezzogiorno si afferma che in ciale italiano e specialmente nel Verga», per
Abruzzo e Basilicata (maggiore patriarcali- cui il popolo della campagna è visto con «“di-
smo e maggiore fanatismo religioso) si ha l’in- stacco”», come «“natura”» estrinseca allo
cesto nel  per cento delle famiglie. In cam- scrittore, come spettacolo naturale ecc. Que-
pagna è molto diffuso il bestialismo. La fun- sta posizione si innestò nell’ideologia preesi-
zione della riproduzione non è solo legata al stente in cui esiste lo stesso distacco dagli ele-
mondo produttivo, ma anche al rapporto tra menti popolari, ad esempio nei Promessi spo-
i lavoratori attivi e il resto della popolazione: si di Manzoni, appena velato da un benevolo
lo spettacolo di come siano bistrattati nei vil- sorriso ironico e caricaturale (Q , , ). So-
laggi i vecchi e le vecchie senza figliolanza no inoltre per G. molto interessanti alcune
spinge le coppie a desiderare figli. I progres- pagine, ad esempio di D’Annunzio, in cui i
si dell’igiene pubblica hanno però elevato la contadini sono raffigurati con tinte epiche ed
speranza di vita anche nelle campagne, po- eroiche, ricche di elementi emotivi ma prive
nendo il problema del sovrappopolamento. di concetti politici reali (Q , , ).
I contadini sono possessori di cultura a Le classi rurali sono subalterne in quan-
livello di folklore, privi dell’organicità pro- to la loro memoria storica è relegata ai feno-
pria del pensiero filosofico. Indizio sulla cul- meni del ribellismo, del lazzaronismo, al
tura folklorica contadina è dato dal linguag- folklore ed è priva di dignità storiografica
gio rurale, che G. conosce per esperienza (esemplare la vicenda di Lazzaretti, Q ,  e
giovanile e carceraria, vero “laboratorio glot- Q , , poi Q , ,  ss.). Storicamente, il
tologico” per il G. linguista: molti termini nel protagonismo politico dei contadini è stato
lessico corrente, come “cristiano” per indi- teorizzato da Machiavelli, che però limita al
care “uomo” o “villano” per “mascalzone”, loro coinvolgimento esclusivamente al piano
testimoniano come i contadini siano storica- militare e non politico (Q , , ). L’assenza
mente privi di aggregazione e di intellettuali di intellettuali organici ha fatto sì che i con-
organici (Q , , ). I contadini continuano tadini siano stati egemonizzati dalla Chiesa e
a non comprendere il “progresso” e sono an- dagli intellettuali organici alla classe dei pos-
cora troppo in balia delle forze naturali e del sidenti meridionali (Giustino Fortunato e
caso, conservano quindi una mentalità “ma- Benedetto Croce). Gli intellettuali di tipo ru-
gica”, medievale, religiosa (Q  II, , ). rale hanno la funzione politica di mettere in
G. osserva che come il ragazzo di una fami- contatto la massa contadina con l’ammini-
glia di intellettuali supera più facilmente il strazione statale o locale (avvocati, notai
processo di adattamento psicofisico allo stu- ecc.) e i possidenti. Nella campagna l’intel-
dio, così il figlio di un operaio di città soffre lettuale (prete, avvocato, maestro, notaio,
meno entrando in fabbrica di un ragazzo di medico ecc.) rappresenta per il contadino
contadini; «ecco perché molti del “popolo” medio un modello sociale: il contadino pen-
pensano che nella difficoltà dello studio ci sia sa sempre che almeno un suo figlio potrebbe
un “trucco” [...]; vedono il “signore” [...] diventare intellettuale (specialmente prete),
compiere con scioltezza e con apparente fa- cioè diventare un “signore”, elevando il gra-
cilità il lavoro che ai loro figli costa lacrime e do sociale della famiglia e facilitandone la vi-
sangue» (Q , , ). ta economica. L’atteggiamento del «contadi-
In letteratura, persino dove si ammette no verso l’intellettuale è duplice: egli ammi-
che i contadini possano avere una dignità ra la posizione sociale dell’intellettuale e in
 CONTADINI

generale del dipendente statale, ma finge tal- lettuale e tecnico dei contadini (Q , , ).
volta di disprezzarla, cioè la sua ammirazio- G. confronta il risparmio rurale italiano a
ne istintiva è intrisa da elementi d’invidia e di quello francese, nettamente superiore, mal-
rabbia appassionata. Non si comprende nul- grado il tenore di vita francese sia in media
la dei contadini se non si considera questa lo- superiore. Questo avviene perché in Francia
ro subordinazione effettiva agli intellettuali» non esistono le classi assolutamente parassi-
(Q , , ). tarie né la borghesia rurale (Q , , ). La
Da un punto di vista economico nume- diffusione dei piccoli proprietari in Francia
rosi sono i luoghi dei Q in cui G. parla della ( milioni su ) è maggiore rispetto all’Ita-
sovrappopolazione delle campagne, dell’ec- lia ( milione e mezzo su ) (Q , , ).
cedenza del bracciantato, della disoccupa- G. sostiene che il fascismo non ha signi-
zione e della conseguente immigrazione. I ficato la fine dello sfruttamento dei contadi-
contadini sono produttori di plusvalore di ni. Nel giugno del  alcuni senatori pre-
cui si avvantaggiano le classi parassitarie (dei sentarono un progetto di legge in cui si au-
mezzadri, degli amministratori, oltre che mentavano ancora i canoni, nonostante la ri-
delle rendite fondiarie), anche nella forma di valutazione della lira. Il progetto non fu pre-
“pensioni di Stato”. La proprietà, specie so in considerazione, ma rimane come pro-
fondiaria, è definita dal Codice sociale della va dell’offensiva generale dei proprietari
Chiesa e dal Sillabo “naturale” e inviolabile; contro i contadini (Q , , ). Lo sfrutta-
inoltre i poveri devono accontentarsi della mento dei contadini non è andato quindi at-
loro sorte perché distinzioni di classe e di- tenuandosi. La tassa sul macinato, immedia-
stribuzione della ricchezza sono disposizio- tamente successiva all’unificazione, risultò
ni di Dio (Q , , ). Il numero rilevante di insopportabile per i piccoli contadini, che
grandi e medi agglomerati urbani senza in- consumavano il poco grano prodotto da lo-
dustria è uno degli indizi, forse il più impor- ro stessi. La distribuzione della proprietà ec-
tante, dello sfruttamento parassitario delle clesiastica non ha impedito che si formasse-
campagne. La media e piccola proprietà ter- ro nuovi redditieri, ancora più parassitari in
riera non è in mano a contadini coltivatori, quanto non svolgevano neppure le funzioni
ma a borghesi della cittadina o del borgo. sociali del clero (beneficenza, cultura popo-
Questo volume enorme di piccola o media lare, assistenza pubblica ecc.).
borghesia, di «pensionati» e «redditieri», ha Per comprendere la differenza tra la
creato nell’economia italiana la figura mo- classe rurale e quella operaia è importante
struosa del «produttore di risparmio», cioè soffermarsi sulla “mentalità proprietaria”
di una classe numerosa di «usurai» che dal diffusa tra i contadini e descritta da Giusep-
lavoro primitivo di un numero determinato pe Ferrari, inascoltato specialista in questio-
di contadini trae non solo il proprio sosten- ni agrarie del Partito d’Azione: i braccianti,
tamento, ma ancora riesce a risparmiare. cioè i contadini senza terra, hanno una psi-
Questa situazione non si presenta solo in cologia comune al colono e al piccolo pro-
Italia; in misura notevole è diffusa in tutta prietario (Q , , ). Interessante anche la
Europa, più in quella meridionale, sempre differenza tra «“giornaliero”» agricolo e
meno verso il Nord (Q , , -; v. Q , ). «contadino» (Q , , ). La questione si
G. propone persino il calcolo delle nuove pone in forma acuta non solo nel Mezzo-
passività: per effettuare un risparmio di giorno, ma anche nella valle padana, dove il
. lire l’anno una famiglia di «“produtto- fenomeno è più velato. Ma se la posizione di
ri di risparmio”» ne consuma . co- Ferrari è per G. indebolita dal federalismo,
stringendo alla denutrizione una decina di Mazzini e Garibaldi spostarono tutta l’at-
famiglie di contadini ai quali estorce la ren- tenzione sull’unità e l’indipendenza, trascu-
dita fondiaria e altri profitti usurari. Sareb- rando la proprietà della terra (Q , , ).
be da vedere se queste . lire immesse La “terra ai contadini” era stato in Italia
nella terra non permetterebbero un’accu- un argomento perennemente all’ordine del
mulazione maggiore di risparmio, oltre a giorno, già agitato nel  e ripreso nel ,
elevare il tenore di vita e lo sviluppo intel- nel momento in cui, dopo Caporetto, si ri-
CONTADINI 

schiava la diserzione in massa dei contadini to della popolazione rurale e la difficoltà di


dall’esercito e si affermavano gli orienta- concentrarla in solide organizzazioni, secon-
menti socialisti. In realtà non se ne fece mai do G. conviene iniziare il movimento dai
nulla: la terra rimase in mano alla borghesia gruppi intellettuali; in genere però è il rap-
rurale. Quella posseduta dai contadini colti- porto dialettico tra le due azioni che occorre
vatori tendeva inoltre a frazionarsi fino alla tener presente. Si può anche dire che è quasi
polverizzazione; questo avveniva per diverse impossibile creare partiti contadini nel senso
ragioni: a) la povertà, che costringe i conta- stretto della parola: il partito contadino si
dini a vendere parte della loro poca terra; b) realizza in genere come forte corrente di opi-
la tendenza delle amministrazioni a opporsi nione, non già in forme schematiche di in-
alla monocultura; c) il principio di eredità quadramento burocratico; tuttavia indivi-
della terra divisa tra i figli (Q , , ). L’e- duare l’esistenza anche di un solo scheletro
sistenza del bracciantato padano era dovuta organizzativo tra i contadini è di utilità im-
alla sovrappopolazione che non trovava mensa, anche per impedire che gli interessi di
sbocco nell’emigrazione, come avveniva nel casta li trasportino impercettibilmente su al-
Sud, ed era artificialmente mantenuta con la tro terreno. È da osservare il fenomeno della
politica dei lavori pubblici. I proprietari ter-
capacità organizzativa acquistata in guerra
rieri del Nord non volevano consolidare in
dalle masse contadine, le quali, distaccando-
un’unica classe braccianti e mezzadri, alter-
si dal blocco rurale tradizionale e affidando-
nando quindi le due forme e selezionando
si agli ex ufficiali di guerra, spesso si organiz-
un gruppo di mezzadri privilegiati (Q , ,
). La crescita del fenomeno del braccian- zano in forme regionalistiche (Q , , -).
tato del  per cento nei primi decenni del Poche sono le note in cui G. affronta la
Novecento portò alla diffusione nelle classi questione contadina nel Sud del mondo: per-
rurali italiane del sindacalismo (largamente ciò esse sono state accusate dai cultural stu-
rappresentato da meridionali) e alla nascita dies e dai postcolonial studies di occidentali-
del movimento della «cosidetta “Democra- smo ed eurocentrismo. All’America Latina,
zia cristiana”», in luogo del riformismo e del così come all’India, alla Cina, al mondo ara-
modernismo, ed era alla base del partito na- bo, G. attribuisce caratteristiche analoghe a
zionalista di Enrico Corradini (Q , , ). quelle individuate puntualmente nel Mezzo-
Prevalentemente la classe rurale si è ag- giorno italiano. Il radicamento dell’elemento
gregata episodicamente in base a un odio ge- religioso nel mondo rurale assume caratteri-
nerico e semifeudale, limitandosi a un’indivi- stiche diverse a seconda delle situazioni: in
duazione del nemico (Q , , ). La diffi- India e in Cina, a causa dell’analfabetismo di-
coltà storica che sta a cuore a G. è la possibi- lagante e della frammentazione etnica e lin-
lità di unire le classi urbane a quelle rurali, guistica, un’enorme distanza separa gli intel-
operazione riuscita al giacobinismo francese lettuali dal popolo, mentre nel mondo prote-
e fallita dal Partito d’Azione in Italia. Que- stante questa differenza è minima (Q , ,
st’ultimo avrebbe dovuto legarsi ai contadini, ). Ciò unitamente a un’economia di tipo
facendo forza da una parte su di essi, accet- parassitario spiegherebbe, per G., il ristagno
tandone le rivendicazioni elementari e inse-
della storia in questi paesi (Q , , -).
rendole nel proprio programma di governo,
BIBLIOGRAFIA: BISCIONE ; VILLARI
e dall’altra sugli intellettuali. L’esperienza di
molti paesi, primo fra tutti la Francia rivolu- .
zionaria – scrive G. –, ha dimostrato che se i ELISABETTA GALLO
contadini si muovono con impulsi “sponta- V. «blocco agrario», «borghesia rurale», «Chiesa
nei”, gli intellettuali cominciano a oscillare e, cattolica», «città-campagna», «dialetto», «Ferra-
reciprocamente, se un gruppo di intellettuali ri», «folclore, folklore», «incesto», «intellettuali»,
si pone sulla nuova base di una politica filo- «intellettuali organici», «Manzoni», «Mezzogior-
contadina concreta, esso finisce col trascina- no», «Nord-Sud», «quistione agraria», «quistione
re con sé frazioni di massa sempre più im- meridionale», «quistione sessuale», «Risorgimen-
portanti. Ma data la dispersione e l’isolamen- to», «subalterno, subalterni».
 CONTENUTO

contenuto: v. forma-contenuto. me l’aspetto contraddittorio di un’altra leg-


ge, quella della produzione del plusvalore re-
contraddizione lativo, in cui una tende ad elidere l’altra con
la previsione che la caduta del saggio del pro-
La contraddizione paradigmatica si dà fitto sarà la prevalente [...] Le forze contro-
nel rovesciarsi o declinare di un dato modo di peranti della legge tendenziale e che si rias-
produzione e nella simultanea insorgenza del sumono nella produzione di sempre maggio-
modo opposto: G. menziona il «Kul- re plusvalore relativo hanno dei limiti, che so-
turkampf primitivo, dove cioè lo Stato mo- no dati, per esempio, tecnicamente dall’e-
derno deve ancora lottare contro il passato stensione della resistenza elastica della mate-
clericale e feudale. È interessante notare que- ria e socialmente dalla misura sopportabile di
sta contraddizione che esiste nell’America disoccupazione in una determinata società.
del Sud tra il mondo moderno delle grandi Cioè la contraddizione economica diventa
città commerciali della costa e il primitivismo contraddizione politica e si risolve politica-
dell’interno, contraddizione che si prolunga mente in un rovesciamento della praxis» (ivi,
per l’esistenza di grandi masse di aborigeni ). In altri termini, una tale contraddizio-
da un lato e di immigrati europei dall’altro» ne strutturale può dar luogo a una (super-
(Q , , ). Insanabile è anche la contrad- strutturale) presa di coscienza capace di to-
dizione interna a uno stesso modo di produ- gliere, in prospettiva, la contraddizione stes-
zione, se tenta di perpetuarsi oltre il suo limi- sa. «Constatato che, essendo contradditorio
te strutturale, contraddizione che G. così tra- l’insieme dei rapporti sociali, non può non
duce dalla sua formulazione classica e senza essere contradditoria la coscienza degli uo-
sostanziali innovazioni: «A un determinato mini, si pone il problema del come si manife-
punto del loro sviluppo, le forze produttive sta tale contraddizione e del come possa es-
materiali della società si trovano in contrad- sere progressivamente ottenuta l’unificazio-
dizione coi preesistenti rapporti della produ- ne» (Q , , ). Ma la distinzione-con-
zione (cioè coi rapporti della proprietà, il che traddizione tra struttura e superstrutture è
è l’equivalente giuridico di tale espressione), metodica, laddove la loro unità è organica:
dentro dei quali esse forze per l’innanzi s’e- «Struttura e superstrutture. La struttura e le
ran mosse» (Q , , ). Nel primo volu- superstrutture formano un “blocco storico”,
me del Capitale – annota G. – Marx indica cioè l’insieme complesso e discorde delle so-
un’altra contraddizione: «mentre da un lato prastrutture sono il riflesso dell’insieme dei
il progresso tecnico permette una dilatazione rapporti sociali di produzione. Se ne trae: che
del plusvalore, dall’altro determina, per il solo un sistema di ideologie totalitario riflet-
cangiamento che introduce nella composi- te razionalmente la contraddizione della
zione del capitale, la caduta tendenziale del struttura e rappresenta l’esistenza delle con-
saggio del profitto» (Q  II, , ). dizioni oggettive per il rovesciamento della
Questa contraddizione nella struttura praxis» (Q , , ). In questo passo il con-
può portare a un profondo rivolgimento so- cetto di un “riflesso”, in apparenza ligio al
ciale per l’azione congiunta dei limiti natura- materialismo storico tradizionale, lascia tra-
li e, specialmente, dei “riflessi” superstruttu- sparire forse la nozione più originalmente
rali, ossia politici, prevedibili per il rafforzar- gramsciana di una corrispondenza o, meglio,
si della coscienza rivoluzionaria della classe co-incidenza reciproca tra struttura e super-
operaia, sempre più minacciata dalla disoc- strutture. Anche la distinzione tra Stato in
cupazione tecnologica. G., recuperando senso stretto e società civile è metodica, lad-
un’espressione già presente in Gentile e in dove la loro unità è organica. Perciò anche la
Mondolfo, definisce un tale esito possibile loro “contraddizione” metodica potrà essere
come “rovesciamento della praxis”: «la ten- attenuata o progressivamente superata in fu-
denzialità diventa un carattere organicamen- turo. Sulla “società regolata”: «in questa so-
te rilevante come in questo caso in cui la ca- cietà il partito dominante non si confonde or-
duta del saggio del profitto è presentata co- ganicamente col governo, ma è strumento
CONTRADDIZIONE 

per il passaggio dalla società civile-politica al- diata e meschina] che lascia vedere l’origine
la società “regolata”, in quanto assorbe in sé pratica evidente, cioè la volontà [immedia-
ambedue, per superarle (non per perpetuar- ta] di sostituire una determinata direzione a
ne la contraddizione)» (Q , , ). un’altra. Anche negli studiosi l’errore ha
Una contraddizione, invece, antagonisti- un’origine pratica, ma non immediata come
ca può essere risolta in due modi. Se è sem- nei secondi» (Q , , ). In una contrad-
pre possibile una tentata sintesi conservatri- dizione (non dialettica, ma banalmente acri-
ce, deve considerarsi sintesi superiore quel- tica) cade invece Croce quando non discer-
la cui si accinge la forza rivoluzionaria: ne tra la libertà come principio teleologico-
«Ogni gruppo sociale ha una “tradizione”, storico generale e il liberalismo come parti-
un “passato” e pone questo come il solo e to- colare indirizzo politico in un periodo dato:
tale passato. Quel gruppo che comprenden- «il Croce, in contraddizione con se stesso,
do e giustificando tutti questi “passati”, sa- confonde “libertà” come principio filosofi-
prà identificare la linea di sviluppo reale, co o concetto speculativo e libertà come
perciò contraddittoria, ma nella contraddi- ideologia ossia strumento pratico di gover-
zione passibile di superamento, commetterà no, elemento di unità morale egemonica. Se
“meno errori”, identificherà più elementi tutta la storia è storia della libertà, ossia del-
“positivi” su cui far leva per creare nuova lo spirito che crea se stesso (e in questo lin-
storia» (Q  II, .II, ). Una filosofia sto- guaggio libertà è uguale a spirito, spirito è
rico-critica non può, unilateralmente, giudi- uguale a storia e storia è uguale a libertà),
care apparente o il solo divenire o la sola im- perché la storia europea del secolo XIX sa-
mutabilità (come nel primo pensiero classi- rebbe essa sola storia della libertà?» (LC ,
co greco). Che fare, invece? «Trovare la rea- a Tania,  maggio ). Qual è il senso
le identità sotto l’apparente differenziazione dell’«autonomia della politica, quale rap-
e contraddizione e trovare la sostanziale di- porto dialettico tra essa e le altre manifesta-
versità sotto l’apparente identità» (Q , , zioni storiche? Problema della dialettica in
). G. allude forse a Lenin nel notare l’oc- Croce e sua posizione di una “dialettica dei
casionale scambio delle parti tra il filosofo e distinti”: non è una contraddizione in termi-
il politico: «Un uomo politico scrive di filo- ni, una “ignorantia elenchi”? Dialettica può
sofia: può darsi che la sua “vera” filosofia sia darsi solo degli opposti, negazione della ne-
invece da ricercarsi negli scritti di politica. gazione, non rapporto di “implicazione”»
In ogni personalità c’è un’attività dominan- (Q , , ). Tuttavia, come G. precisa al-
te e predominante: è in questa che occorre trove, nel criterio crociano dei distinti vi è
ricercare il suo pensiero, implicito il più del- un’esigenza reale che la filosofia della praxis
le volte e talvolta in contraddizione con deve avvertire e valorizzare. Sgomberare la
quello espresso ex professo» (Q , , ). filosofia della praxis da ogni elemento ideo-
G. considera fondato il criterio crociano logico, nel significato marxiano della parola,
in base al quale ogni errore teorico avrebbe equivale a darle piena consapevolezza di un
origine “pratica”, ma lo considera (inconsa- movimento dialettico (contraddizione e ten-
pevolmente?) tributario della concezione tativo di superarla in una “sintesi superio-
marxiana sulle ideologie che, pur presentan- re”) che si svolga nella storia in generale, ma
dosi come concezioni “vere”, abbiano inve- possa investire anche la stessa filosofia della
ce carattere di “falsa coscienza”: «occorre praxis in quanto materialismo storico: «In
fare una distinzione tra elementi puramente un certo senso, adunque, il materialismo sto-
“ideologici”, ed elementi d’azione pratica, rico è una riforma e uno sviluppo dello he-
tra studiosi che sostengono la spontaneità gelismo, è la filosofia liberata da ogni ele-
come “metodo” immanente [ed obiettivo] mento ideologico unilaterale e fanatico, è la
del divenire storico e politicanti che la so- coscienza piena delle contraddizioni in cui
stengono come metodo “politico”. Nei pri- lo stesso filosofo, individualmente inteso o
mi si tratta di una concezione errata, nei se- inteso come intero gruppo sociale, non solo
condi si tratta di una contraddizione [imme- comprende le contraddizioni, ma pone se
 CONTRORIFORMA

stesso come elemento della contraddizione, espressa in una nuova legge e in una nuova
e eleva questo elemento a principio politico moralità. Nell’un caso e nell’altro la coerci-
e d’azione» (Q , , ). zione statale sugli individui aumenta, au-
G. prende occasione da un riferimento menta la pressione e il controllo di una parte
alla psicologia femminile per adombrare, an- sul tutto e del tutto su ogni suo componente
cora, il concetto di una duplice sintesi possi- molecolare. Molti risolvono la quistione fa-
bile nelle contraddizioni dialettiche, e quin- cilmente: superano la contraddizione con lo
di di una possibile sintesi superiore: «devo scetticismo volgare. Altri si attengono este-
pensare a Giulia e trattare con lei secondo gli riormente alla lettera delle leggi. Ma per mol-
schemi della banale psicologia che ordinaria- ti la quistione non si risolve che in modo ca-
mente si attribuisce al mondo muliebre? Ciò tastrofico, poiché determina scatenamenti
mi ripugnerebbe in sommo grado. Eppure... morbosi di passionalità repressa, che la ne-
Come ti pare che debba essere interpretata la cessaria “ipocrisia” sociale (cioè l’attenersi
sua lettera dove dice che dopo la mia lettera alla fredda lettera della legge) non fa che ap-
del  luglio si è sentita più vicina a me, però profondire e intorbidare» (LC -, a Tania,
è rimasta quattro mesi senza scrivermi pro-  marzo ).
prio dopo quella lettera. Io finora non sono
riuscito a trovare la sintesi superiore di que- GIUSEPPE PRESTIPINO
sta contraddizione e non so se riuscirò a tro- V. «caduta tendenziale del saggio di profitto»,
varla» (LC , a Tatiana,  dicembre ). «Croce», «dialettica», «filosofia della praxis»,
«Gentile», «ideologia», «libertà», «psicoanalisi»,
L’approccio psicanalitico può riuscire di una «società regolata», «struttura», «superstruttura,
qualche utilità nell’indagare i momenti di cri- superstrutture».
si, essendo ogni crisi sempre esistenziale e in-
sieme – o prima – sociale. In un tale contesto, Controriforma
incontriamo l’aggettivo “morboso”, del qua-
le G. fa un uso metaforico, in specie quando «Il vero punto di rottura tra democrazia
osserva che un vecchio mondo di rapporti o e Chiesa è da porre [...] nella Controriforma,
di concezioni “muore” e uno nuovo non na- quando la Chiesa [...] abdicò alla sua fun-
sce o non può nascere ancora, ossia che le zione democratica» (Q , , ). Reiterata
contraddizioni di fondo sono ancora irrisol- è nei Q l’idea che la Controriforma segni il
te: «Io credo che tutto ciò che di reale e di momento storico del distacco della Chiesa
concreto si possa salvare dall’“échaffauda- dal demos, «dalle masse degli “umili”» (Q ,
ge” psicanalitico si possa e debba restringere , ). Essa rimane nodo irrisolto e ancora
a questo, all’osservazione delle devastazioni attuale della cultura nazionale italiana, che
che determina in molte coscienze la contrad- «continua ad essere dominata dalla Contro-
dizione tra ciò che appare doveroso in modo riforma» (Q , , ). Sviluppando tesi
categorico e le tendenze reali fondate sulla che troveranno conferma nella lettura di
sedimentazione di vecchie abitudini e vecchi Max Weber, G. vede nella Controriforma
modi di pensare. Questa contraddizione si una fondamentale resistenza allo «spirito
presenta in una molteplicità innumerevole di “moderno”» (Q , , ). Antimoderna è
manifestazioni, fino ad assumere un caratte- la tendenza ecumenica controriformista ad
re strettamente singolare in ogni individuo «accentuare il carattere cosmopolitico degli
dato. In ogni momento della storia, non solo intellettuali italiani e il loro distacco dalla vi-
l’ideale morale, ma il “tipo” di cittadino fis- ta nazionale» (Q , , ) attraverso, ad
sato dal diritto pubblico è superiore alla me- esempio, l’uso del latino; e antimoderno è
dia degli uomini viventi in un determinato l’arresto storico, nell’Italia post-tridentina,
Stato. Questo distacco diviene molto più dell’evolversi di un nuovo senso di indivi-
pronunziato nei momenti di crisi, come è dualità inteso come «coscienza della respon-
questo del dopoguerra, sia perché il livello di sabilità individuale», cioè come rapporto
“moralità” si abbassi, sia perché più in alto si personale uomo-dio (e quindi, “metaforica-
ponga la meta da raggiungere e che viene mente”, uomo-realtà) libero dalla mediazio-
CORPORATIVISMO 

ne clericale (Q , , -). L’impatto della tato e subordinato alla politica). Il termine
Controriforma finisce quindi per spiegare “polizia” è infatti inteso da G. in senso lar-
non solo la tardiva affermazione storica del- go, come chiariscono altri luoghi dei Q (Q ,
la borghesia capitalistica e individualistica , -). In particolare, analizzando le mo-
(l’«eresia liberale» di Q , , ) e l’anco- derne forme della politica a partire dalla
ra più tarda affermazione di una cultura pro- Francia di Napoleone III, egli chiarisce che
priamente nazionale, ma anche, implicita- “polizia” non si lega solo al «servizio statale
mente, la propensione italiana a casi più re- destinato alla repressione della delinquen-
centi di autoritarismo. Effetto della Contro- za», ma anche all’«insieme delle forze orga-
riforma in Italia è, ancora, l’insanabile diva- nizzate dallo Stato e dai privati per tutelare
rio tra cultura (e lingua) intellettuale e po- il dominio politico ed economico delle clas-
polare (Q , , ). Per quanto antimoder- si dirigenti» (Q , , ). Di conseguenza,
na, «la Controriforma, come tutte le Restau- «interi partiti “politici” e altre organizzazio-
razioni, non poté non essere che un com- ni economiche o di altro genere devono es-
promesso [...] tra il vecchio e il nuovo» (Q , sere considerati organismi di polizia politi-
, ): elementi di novità e progresso con- ca, di carattere investigativo e preventivo»
vivono come “forme” della modernità in un (ivi, -). Si tratta dunque di un’accezione
ambiente controriformista in cui è il vecchio classica del termine, quella che si ritrova nel-
ordine a essere restaurato. la Filosofia del diritto di Hegel, con tutta
probabilità fonte di G. Ed è un’accezione
ROBERTO DAINOTTO
che coglie pienamente la complessità del-
V. «calvinismo», «Chiesa cattolica», «cristianesi- l’ordinamento sindacale fascista, nel quale
mo», «intellettuali italiani», «latino e greco»,
alla soppressione delle organizzazioni pree-
«Lutero e luteranismo», «religione», «Riforma»,
«Weber».
sistenti si affianca la parallela costruzione di
un nuovo ordinamento, fondato sulla pre-
senza del sindacato unico legalmente rico-
corporativismo
nosciuto e quindi sull’estensione della sfera
La riflessione sul corporativismo fasci- di applicazione del diritto pubblico e della
sta che G. sviluppa nei Q non si limita – di- struttura amministrativa dello Stato.
versamente da molti dei contributi prodotti Il corporativismo naturalmente non è
dalla cultura antifascista prima e poi dalla soltanto polizia economica, sebbene, scrive
storiografia – a denunciare il fallimento di G. nell’estate del , «l’elemento negativo
quell’esperimento istituzionale. L’analisi dei della “polizia economica” ha avuto finora il
Q sottolinea infatti la pluralità dei motivi e sopravvento sull’elemento positivo dell’esi-
dei processi in cui il corporativismo si so- genza di una nuova politica economica» (Q
stanzia: la rilevanza del nuovo ordinamento , , ). Il corporativismo dunque è – o
sindacale ovvero la funzione di «polizia eco- potrebbe essere – anche «politica economi-
nomica» (Q , , -); il legame tra legi- ca» (ibid.). In quanto tale è concepito in fun-
slazione corporativa e “americanismo” e tra zione dell’adattamento in Italia del modello
ideologia corporativa e consenso dei ceti me- americano e dell’«economia programmati-
di; il lento emergere di nuovi modelli di me- ca» (Q , , ). Può infatti costituire la
diazione tra istituzioni e istanze sociali sosti- «forma giuridica» per un «rivolgimento tec-
tutivi dei tradizionali sistemi parlamentari. nico-economico» (Q , , ) su larga sca-
Il corporativismo si presenta innanzitut- la e, di conseguenza, si riconnette alla possi-
to come azione di “polizia economica”, vale bilità di introdurre in Italia le innovazioni
a dire come repressione della conflittualità e del taylorismo e del fordismo e, più in gene-
della libertà di organizzazione, irreggimen- rale, quel complesso di fenomeni di moder-
tazione delle strutture organizzative, ma an- nizzazione economica e sociale ricompresi
che, al tempo stesso, come riconoscimento nella categoria di “americanismo”. G. sin
del valore pubblico del sindacato (sebbene dal  rileva questi nessi potenziali, esclu-
di un sindacato nei fatti in gran parte svuo- dendo però di fatto la possibilità di una loro
 CORPORATIVISMO

traduzione pratica. Solo a partire dal , profitto» (Q  I, , ). Il corporativismo e


quando è ormai evidente l’estensione e la l’economia programmata renderebbero pos-
profondità della crisi economica, inizia (co- sibile «sviluppare le forze produttive dell’in-
me attestano numerose varianti tra testi di dustria sotto la direzione delle classi dirigen-
prima e seconda stesura), sebbene ancora in ti tradizionali» (ibid.).
forma dubitativa, a intravedere nel corpora- D’altra parte, non sfugge a G. come gli
tivismo una concreta condizione per l’adat- stessi processi innescati dalla crisi economica
tamento in Italia del modello americano di dei primi anni Trenta creino le condizioni per
società industriale. una trasformazione di questo genere. Con la
È dunque in questo quadro analitico che costituzione dell’IRI e l’acquisizione da parte
si situa la riflessione gramsciana sul corpora- dello Stato della proprietà di una parte signi-
tivismo come politica economica. È una ri- ficativa dell’apparato produttivo e creditizio
flessione già introdotta nel Q  (che risale al nazionale, lo Stato viene «ad essere investito
), ripresa in singoli punti dei Q  e  e di una funzione di primordine nel sistema ca-
sviluppata poi nel Q  (Americanismo e for- pitalistico, come azienda (holding statale)
dismo) e nella quale, come detto, il corpora- che concentra il risparmio da portare a di-
tivismo viene legato strettamente al fordi- sposizione dell’industria e dell’attività priva-
smo, viene anzi a costituire (soprattutto nel- ta, come investitore a medio e lungo termine»
le note scritte a partire dal ) una delle (Q , , -). Diventa di conseguenza ne-
condizioni della possibile razionalizzazione cessario mettere in atto programmi raziona-
fordista nel quadro di un paese industriale lizzatori. Una volta assunta «per necessità
periferico: «una delle condizioni, non la sola economiche imprescindibili» la funzione del
condizione e neanche la più importante», ma finanziatore, del banchiere, lo Stato non può
«la più importante delle condizioni imme- «disinteressarsi» dell’organizzazione della
diate» (Q , , ). Il corporativismo costi- produzione e dello scambio, perché «se ciò
tuirebbe la cornice istituzionale dell’econo- avvenisse, la sfiducia che oggi colpisce l’in-
mia programmata, cioè di un’«“economia dustria e il commercio privato» lo «travolge-
media” tra quella individualistica pura e rebbe». Lo Stato «è così condotto necessa-
quella secondo un piano in senso integrale». riamente a intervenire per controllare se gli
In questo senso, il corporativismo appare a investimenti avvenuti per il suo tramite sono
G. la «forma economica» assunta dalla «“ri- bene amministrati» e, al tempo stesso, a rior-
voluzione passiva”» rappresentata dal fasci- ganizzare l’apparato produttivo «per svilup-
smo, perché potrebbe rendere possibile «il parlo parallelamente all’aumento della popo-
passaggio a forme politiche e culturali più lazione e dei bisogni collettivi» (ivi, ). G.
progredite senza cataclismi radicali e distrut- dunque individua nel nesso corporativismo-
tivi in forma sterminatrice» (Q , , ). Il razionalizzazione (nesso potenziale e non già
fascismo (e in ciò risiede il suo carattere di ri- dato) una chiave di lettura efficace, che ri-
voluzione passiva) sarebbe in grado di attua- chiama più volte. È infatti proprio ponendo
re un profondo cambiamento della struttura al centro quel nesso che può collocare la sua
economica senza alterare le preesistenti ge- analisi del fascismo e del corporativismo ita-
rarchie sociali: «Si avrebbe una rivoluzione liano nel quadro dei processi più generali che
passiva nel fatto che per l’intervento legisla- investono le società occidentali.
tivo dello Stato e attraverso l’organizzazione Deriva probabilmente da qui la scelta di
corporativa, nella struttura economica del assumere come punto di riferimento critico
paese verrebbero introdotte modificazioni quegli autori che più nettamente pongono al
più o meno profonde per accentuare l’ele- centro il rapporto tra razionalizzazione, mo-
mento “piano di produzione”, verrebbe ac- dernizzazione industriale e corporativismo.
centuata cioè la socializzazione e cooperazio- Ugo Spirito, Arnaldo Volpicelli e il gruppo
ne della produzione senza per ciò toccare (o da loro raccolto intorno alla rivista “Nuovi
limitandosi solo a regolare e controllare) Studi di Diritto, Economia e Politica” rap-
l’appropriazione individuale e di gruppo del presentano il principale contraltare critico.
CORPORATIVISMO 

G. considera le loro concezioni corporative Q del valore relativo che avrebbe la piena
utopiche e astratte; vi vede però anche un se- realizzazione del progetto corporativo.
gno dei tempi, riconosce cioè a Spirito e agli Questo è infatti anche un elemento della po-
autori di “Nuovi Studi” di aver intuito la litica demagogica del fascismo, rivolto in
portata dei profondi cambiamenti in atto. particolare a conquistare il consenso dei ce-
Analoghi spunti sono forniti a G. da Nino ti medi. In questo senso G. sostiene addirit-
Massimo Fovel, nei cui scritti – conosciuti tura che la realizzazione pratica dell’orga-
solo indirettamente – il corporativismo è nizzazione corporativa come veicolo di in-
configurato come un’“economia di produt- troduzione dell’«economia secondo un pia-
tori”, in cui si realizzerebbe un’elisione del- no» ha un «valore relativo». Una funzione
la rendita e in cui la corporazione assume- rilevante è infatti svolta dal corporativismo
rebbe un’evidente funzione razionalizzatri- in quanto ideologia, perché avrebbe la fun-
ce. Anche in questo caso vi si può scorgere zione di «creare un periodo di attesa e di
un’idea del corporativismo come «premessa speranze, specialmente in certi gruppi socia-
per l’introduzione in Italia dei sistemi ame- li italiani, come la grande massa dei piccoli
ricani più avanzati nel modo di produrre e di borghesi urbani e rurali, e quindi a mante-
lavorare» (Q , , ). nere il sistema egemonico e le forze di coer-
G. è comunque consapevole del fatto cizione militare e civile a disposizione delle
che le declinazioni fordiste del corporativi- classi dirigenti tradizionali». L’ideologia
smo – per quanto eclatanti – non sono affat- corporativa dunque «servirebbe come ele-
to rappresentative dell’intero dibattito. Va mento di una “guerra di posizione” nel cam-
infatti sottolineato che il legame stabilito tra po economico (la libera concorrenza e il li-
americanismo e corporativismo è sostenuto bero scambio corrisponderebbero alla guer-
da G. in forma dubitativa: non indica un da- ra di movimento) internazionale, così come
to di fatto ma una tendenza dagli esiti non la “rivoluzione passiva” lo è nel campo poli-
scontati. Non solo, ma nei Q sono sviluppa- tico» (Q  I, , -). In questo senso, il
ti tre ulteriori passaggi, che rendono ancora corporativismo non è né un bluff né una vel-
più complessa l’analisi del nesso tra corpo- leitaria forzatura, ma semmai anche un’abi-
rativismo e razionalizzazione capitalistica. Il le politica culturale rivolta principalmente
primo è costituito dal fatto che i filoni fordi- verso i ceti medi. L’enfasi posta sulla “terza
sti e “progressivi” dell’ideologia corporativa via” – alternativa sia al capitalismo sia al so-
sono interpretati sì come un segno dei tem- cialismo – corrisponde infatti alla duplice
pi, ma senza mai dimenticare che le loro diffidenza della piccola borghesia verso le
aspirazioni non sono generalmente condivi- grandi concentrazioni capitalistiche e verso
se e che anzi sono «antagoniste» alla «parte i lavoratori salariati, diffidenza che si acuisce
conservatrice» e non certo minoritaria del enormemente durante la grande crisi.
fascismo (Q , , ). È indicativo che G. Se il corporativismo come ideologia e
generalmente parli di quelle aspirazioni uti- politica culturale rispecchia dunque l’anima
lizzando il condizionale, a voler sottolineare piccolo borghese del fascismo, le politiche
proprio il carattere di processo e l’esito non concretamente attuate vanno in ben diversa
scontato. Il secondo sta nella consapevolez- direzione: «Ne consegue che teoricamente
za della lentezza ed estrema gradualità della lo Stato pare avere la sua base politico-so-
costruzione dell’apparato corporativo, che ciale nella “piccola gente” e negli intellet-
«potrebbe procedere a tappe lentissime, tuali, ma in realtà la sua struttura rimane
quasi insensibili, che modifichino la struttu- plutocratica e riesce impossibile rompere i
ra sociale senza scosse repentine» (Q , , legami col grande capitale finanziario» (Q
). I tortuosi percorsi istituzionali che , , ). La contraddizione interna del
precedono le principali realizzazioni del corporativismo riflette quella, più generale,
nuovo sistema istituzionale stanno a testi- del fascismo e delle politiche da questo po-
moniarlo. Il terzo aspetto, infine, è da rin- ste in essere: finalizzate, come si è visto, a
tracciare nella consapevolezza espressa nei rendere compatibile lo sviluppo delle forze
 CORRADINI , ENRICO

produttive – potenzialmente dirompente rio della capacità di esprimere rappresen-


perché ad esso si lega una redistribuzione tanza) l’abolizione non tanto del parlamen-
delle risorse e l’espulsione dal mercato di to quanto, più in generale, del sistema par-
numerosi soggetti – e la conservazione degli lamentare risulta antistorica. Laddove ciò è
equilibri sociali esistenti. stato tentato, come nell’Italia fascista o in
Il tema del corporativismo si collega an- Unione Sovietica, modalità parlamentari si
che al profilarsi di una nuova forma di rap- sono, più o meno sotterraneamente, reintro-
presentanza in grado di sostituire quella in- dotte nello svolgimento della vita politica e
dividualistica dei regimi liberaldemocratici. istituzionale. Si è andato così affermandosi
Già all’inizio degli anni Venti G. si era sof- quello che G. chiama «parlamentarismo
fermato sul progressivo svuotamento del “implicito” [e “tacito”]» o «“parlamentari-
parlamento quale luogo di formazione della smo nero”» («cioè funzionante come le
decisione politica: aveva infatti evidenziato “borse nere” e il “lotto clandestino” dove e
il carattere ormai di «corpo consultivo» del quando la borsa ufficiale e il lotto di Stato
parlamento stesso, «senza potere di iniziati- sono per qualche ragione tenuti chiusi»).
va e di controllo» (Il parlamento italiano,  Questo diverso «parlamentarismo» risulta
marzo , in SF ), e aveva analizzato il «molto più pericoloso che non quello espli-
«trasferimento di poteri», «singolare dal cito, perché ne ha tutte le deficienze senza
punto di vista costituzionale», dal parla- averne i valori positivi», perché privo delle
mento al Consiglio superiore del lavoro e nel regole e delle tradizioni di cui dispone que-
contempo denunciato la «vanità delle acca- st’ultimo. Nell’Italia fascista il «parlamenta-
demie “paritetiche”, la grottesca vanità del- rismo nero», o «“implicito”», assume i con-
le aspirazioni e dei tentativi di collaborazio- notati proprio di un «ritorno al “corporati-
ne» (Il controllo operaio al consiglio del lavo- vismo”». Un ritorno da intendere non «nel
ro,  marzo , in SF -). Nei Q l’analisi senso “antico regime”», ma «nel senso mo-
viene spinta più avanti, assumendo proba- derno della parola, quando la “corporazio-
bilmente come implicito interlocutore pole- ne” non può avere limiti chiusi ed esclusivi-
mico la campagna sulla “fine del parlamen- sti, come era nel passato; oggi è corporativi-
to” lanciata dal  da “Critica fascista”, la smo di “funzione sociale”, senza restrizione
rivista del fascismo più agguerrita cultural- ereditaria o d’altro» (ivi, -).
mente, diretta da Giuseppe Bottai. G. sotto- B IBLIOGRAFIA : D E F ELICE ; G A -
linea come al ridimensionamento o all’elimi- GLIARDI ; MACCABELLI ; MANGONI
nazione del parlamento non corrisponda af- ; SALSANO ; RAFALSKI .
fatto il ridimensionamento o l’eliminazione
del parlamentarismo: «Si vuole, a parole, far ALESSIO GAGLIARDI
credere che alla critica rappresentata dalla V. «americanismo», «capitalismo di Stato», «cor-
“libera” lotta politica nel regime rappresen- porativismo», «fascismo», «fordismo», «ideolo-
gia», «parlamentarismo nero», «parlamento»,
tativo, si è trovato un equivalente, che, di
«polizia», «rivoluzione passiva», «Spirito», «tay-
fatto, se applicato sul serio, è più efficace e lorismo».
produttivo di conseguenze dell’originale»
(Q , , ), scrive all’inizio di una nota,
Corradini, Enrico
la cui stesura è datata al marzo  (e che si-
gnificativamente prende avvio con un riferi- Il maggiore esponente del nazionalismo
mento all’URSS). «Si vuole far credere», ap- italiano, Enrico Corradini, viene associato da
punto, ma la realtà è assai più complessa: in- G. al tipo «retorico sentimentale, oratore
fatti, «non è stato osservato finora che di- delle grandi occasioni» (Q , , ); la sua
struggere il parlamentarismo non è così faci- opera letteraria, «non arte e anche cattiva po-
le come pare». litica, cioè semplice rettorica ideologica» (Q
Senza un pieno superamento dell’indivi- , , ), lo colloca nell’ambito del «Bre-
dualismo (cioè della centralità dell’indivi- scianesimo» (Q , , ). Ma G. menziona
duo separato e generico, autentico deposita- Corradini anzitutto in relazione alla politica
COSCIENZA 

estera, per un verso «astratta rivendicazione meno sono anche, in una certa misura, di cor-
imperiale contro tutti» (Q ,  ), per l’al- ruzione e dissoluzione morale», riferendosi ai
tro significativa in riferimento al «concetto di personalismi o ai settarismi per cui «ogni
nazione proletaria» (Q , , ) in lotta con gruppetto interno di partito crede di avere la
le nazioni plutocratiche e capitaliste (Q , , ricetta per arrestare l’indebolimento dell’in-
). Assieme a varie personalità politiche, tero partito» (Q , , ). Dello stesso tono è
Corradini cercò «di cristallizzare intorno ai un appunto sull’emigrazione italiana, in cui la
problemi della politica estera e dell’emigra- «corruzione» è sinonimo di «decomposizio-
zione le correnti meno pacchiane del tradi- ne politica e morale» (Q , , ).
zionale patriottismo» italiano (Q , , ). Accanto a questa accezione generale ve
Dinanzi all’apoliticismo «verniciato di retto- n’è però una più specifica che rimanda la
rica nazionale verbosa» degli scrittori italia- causa della corruzione a un preciso modo di
ni, G. riteneva «più simpatici Enrico Corra- organizzazione del potere in Italia. Scrive G.
dini e il Pascoli col loro nazionalismo con- che «tra il consenso e la forza sta la corru-
fessato e militante», che in Corradini si espri- zione-frode [...] cioè lo snervamento e la pa-
meva in «programmi ben razionalizzati» (Q ralisi procurati all’antagonista o agli antago-
, , ). Il concetto di “proletario” ven- nisti con l’accaparrarne i dirigenti» (Q , ,
ne trasposto da Corradini «dalle classi [...] ): una pratica che lo Stato italiano svolge
alle nazioni» (Q , , ), sostenendo che la prevalentemente nel Mezzogiorno, attraver-
«“proprietà nazionale”» (ibid.) italiana si do- so «misure politiche: favori personali al ceto
vesse espandere a partire dalla presenza di dei paglietta o pennaioli [...] cioè incorpora-
immigrati italiani nei paesi esteri (Q , , mento a “titolo personale” degli elementi
-). Tuttavia, osserva G., «la povertà di un più attivi meridionali nelle classi dirigenti,
paese è relativa ed è l’“industria” dell’uomo con particolari privilegi “giudiziari”, impie-
– classe dirigente – che riesce a dare a una na- gatizi ecc.» (Q , , ). Questo «fenomeno
zione una posizione nel mondo e nella divi- di corruzione» serve a sterilizzare quello
sione internazionale del lavoro; l’emigrazio- «strato che avrebbe potuto organizzare il
ne è una conseguenza della incapacità della malcontento meridionale», tanto da farlo di-
classe dirigente a dar lavoro alla popolazione ventare «uno strumento della politica set-
e non della povertà nazionale» (Q , , ) tentrionale» (ibid.). In questa accezione il fe-
ed è da G. collegata alla «quistione meridio- nomeno della corruzione, da sinonimo di
nale» (Q , , ). In definitiva, il «mito di decomposizione morale, diventa pratica po-
una missione dell’Italia rinata in una nuova litica strategica, ricollegandosi in G. alle ri-
Cosmopoli europea e mondiale» è «verbale e flessioni sul trasformismo e sulle trasforma-
retorico, fondato sul passato» (Q , , ). zioni molecolari.
MANUELA AUSILIO MICHELE FILIPPINI
V. «apoliticismo, apoliticità», «brescianesimo», V. «consenso», «crisi di autorità», «forza», «Mez-
«emigrazione», «imperialismo», «nazionalismo», zogiorno», «molecolare», «quistione meridiona-
«Pascoli», «quistione meridionale». le», «trasformismo».

corruzione coscienza
La corruzione è vista da G. sotto due di- Il termine si riferisce al grado di «intel-
versi aspetti fra loro complementari. Da una ligenza» che l’uomo, come singolo o come
parte sta a indicare, in un senso più generale, gruppo, acquista di rapporti sociali necessa-
un elemento delle fasi di «crisi del principio ri dati e, al tempo stesso, alle modificazioni
di autorità», come quella seguita alla prima pratiche che acquisire tale intelligenza com-
guerra mondiale, in cui «l’apparato egemoni- porta: avere coscienza «più o meno profon-
co si screpola e l’esercizio dell’egemonia di- da (cioè conoscere più o meno il modo con
venta sempre più difficile». In questo conte- cui si possono modificare)» tali rapporti
sto G. rileva come «le forme di questo feno- «già li modifica» (Q  II, , ). La co-
 COSCIENZA

scienza di ciò che «è realmente» comincia ), dall’altro la coscienza reagisce (e serve
con l’«elaborazione critica» di «un’infinità a reagire) su di essi modificandoli. Con lo
di tracce» che il «processo storico finora «sviluppo politico del concetto di egemonia»
svoltosi» ha lasciato nell’individuo e quindi (Q , , ) si approfondisce anche il con-
col fare l’«inventario» di ciò che si è accolto cetto di coscienza: «La realizzazione di un
acriticamente (Q , , ). G. parte dall’i- apparato egemonico, in quanto crea un nuo-
dea di origine marxiana (Tesi su Feuerbach) vo terreno ideologico, determina una riforma
dell’uomo concepito come «una serie di rap- delle coscienze e dei metodi di conoscenza, è
porti attivi (un processo) in cui se l’indivi- un fatto di conoscenza, un fatto filosofico»
dualità ha la massima importanza, non è (Q  II, , ). Connessa a questa idea va
però il solo elemento da considerare» (Q  letta la seguente, con la quale si capisce che
II, , ). L’occhio di G. è simultaneamen- ogni tentazione solipsistica viene da G. rifiu-
te ai rapporti del presente e del passato; il tata, legando egli lo sviluppo della coscienza
suo sguardo è sincronico, diacronico e gene- e della personalità individuali alla relazione
tico: «non basta conoscere l’insieme dei rap- attiva con la natura e gli altri uomini, in una
porti in quanto esistono in un momento da- dinamica che può essere di interiore rivolu-
to come un dato sistema, ma importa cono- zione passiva o attiva: «Si crea la propria per-
scerli geneticamente, nel loro moto di for- sonalità: ) dando un indirizzo determinato e
mazione, poiché ogni individuo non solo è la concreto (“razionale”) al proprio impulso vi-
sintesi dei rapporti esistenti ma anche della tale o volontà; ) identificando i mezzi che
storia di questi rapporti, cioè è il riassunto di rendono tale volontà concreta e determinata
tutto il passato». Di qui la necessità di «ela- e non arbitraria; ) contribuendo a modifica-
borare una dottrina in cui tutti questi rap- re l’insieme delle condizioni concrete che
porti [necessari, ndr] sono attivi e in movi- realizzano questa volontà nella misura dei
mento, fissando ben chiaro che sede di que- propri limiti di potenza e nella forma più
sta attività è la coscienza dell’uomo singolo fruttuosa. L’uomo è da concepire come un
che conosce, vuole, ammira, crea, in quanto blocco storico di elementi puramente indivi-
già conosce, vuole, ammira, crea ecc. e si duali e soggettivi e di elementi di massa e og-
concepisce non isolato ma ricco di possibi- gettivi o materiali coi quali l’individuo è in
lità offertegli dagli altri uomini e dalla so- rapporto attivo. Trasformare il mondo ester-
cietà delle cose, di cui non può non avere no, i rapporti generali, significa potenziare se
una certa conoscenza» (ivi, -). Con ciò stesso, sviluppare se stesso. Che il “migliora-
entra in gioco il concetto di “ideologia” – col mento” etico sia puramente individuale è il-
suo valore «gnoseologico» (Q , , ) e lusione ed errore: la sintesi degli elementi co-
“psicologico”: il «terreno in cui gli uomini si stitutivi dell’individualità è “individuale”, ma
muovono, acquistano coscienza della loro essa non si realizza e sviluppa senza un’atti-
posizione, lottano ecc.» (Q , , -), nel vità verso l’esterno, modificatrice dei rappor-
suo intimo nesso col linguaggio (v. già Q , ti esterni, da quelli verso la natura a quelli
, ) – inteso, insieme, come competenza e verso gli altri uomini in vari gradi, nelle di-
tecnica intellettuale da acquistare e, even- verse cerchie sociali in cui si vive, fino al rap-
tualmente, da (ri-)elaborare (Q ,  e Q ). porto massimo, che abbraccia tutto il genere
La coscienza reale di ciò che si è, in quan- umano. Perciò si può dire che l’uomo è es-
to si plasma sul terreno ideologico-linguisti- senzialmente “politico”, poiché l’attività per
co, è assunta come «momento necessario» trasformare e dirigere coscientemente gli al-
per il «rovesciamento della praxis» (Q  II, tri uomini realizza la sua “umanità”, la sua
.XII, ), ossia acquista nuovo significato “natura umana”» (Q  II, , ).
alla luce della traduzione in termini teorici Ora, se la coscienza non è separabile da-
della prassi rivoluzionaria di Lenin. Se dun- gli uomini e dalla loro storia, essa non può es-
que da un lato «la “natura” dell’uomo è l’in- sere un’entità statica e neppure unica («l’in-
sieme dei rapporti sociali che determina una sieme dei rapporti sociali è contradditorio in
coscienza storicamente definita» (Q , , ogni momento ed è in continuo svolgimento,
COSMOPOLITISMO 

sicché la “natura” dell’uomo non è qualcosa , , ). «La comprensione critica di se
di omogeneo per tutti gli uomini in tutti i stessi avviene quindi attraverso una lotta di
tempi», Q , , -). Ci sono, anzi, «di- “egemonie” politiche, di direzioni contra-
verse coscienze» (Q , , ) e contradditto- stanti, prima nel campo dell’etica, poi della
rie a seconda della diversità e della contrad- politica, per giungere a una elaborazione su-
dittorietà dei rapporti sociali. A questo pro- periore della propria concezione del reale»
posito, «si pone il problema del come si ma- (Q , , ).
nifesta» la «contraddizione» della coscienza La nascita di una «coscienza critica» se-
e, soprattutto, «del come possa essere pro- gna il fiorire di una nuova «individualità» in
gressivamente ottenuta l’unificazione: si ma- lotta contro un dato «conformismo» (Q ,
nifesta nell’intero corpo sociale, con l’esi- , -), sicché senza la coscienza che ela-
stenza di coscienze storiche di gruppo (con bora i rapporti sociali necessari, senza cioè
l’esistenza di stratificazioni corrispondenti a «l’elaborazione superiore della struttura in
diverse fasi dello sviluppo storico della ci- superstruttura nella coscienza degli uomi-
viltà e con antitesi nei gruppi che corrispon- ni», o «“catarsi”», non vi può essere passag-
dono a uno stesso livello storico) e si manife- gio da «necessità» a «libertà» (Q  II, ,
sta negli individui singoli come riflesso di ). Tutto ciò comporta evidentemente la
una tale disgregazione “verticale e orizzonta- necessità di considerare l’ideologia come
le”. Nei gruppi subalterni, per l’assenza di elemento necessario all’azione trasformatri-
autonomia nell’iniziativa storica, la disgrega- ce collettiva, e la coscienza come centro di
zione è più grave e più forte la lotta per libe- questa trasformazione.
rarsi dai principii imposti e non proposti nel
ROCCO LACORTE
conseguimento di una coscienza storica au-
tonoma» (Q , , , Testo C). Dall’osser- V. «catarsi», «egemonia», «ideologia», «Lenin»,
«persona», «spirito di scissione», «soggettività»,
vazione che i subalterni, e nella fattispecie «subalterno, subalterni», «traducibilità».
l’«uomo attivo di massa», hanno «due co-
scienze teoriche (o una coscienza contrad-
cosmopolitismo
dittoria)» – per cui una coscienza «superfi-
cialmente esplicita» o «concezione “verba- «Gli intellettuali italiani sono “cosmo-
le”» per un verso riannoda quest’ultimo a un politi”, non nazionali» (Q , , ), scrive
dato gruppo dominante e influisce sulla sua G. nel Q , ponendo le fondamenta di quel-
«condotta morale» e sull’indirizzo della sua la analisi complessa che riguarda le radici
«volontà», per l’altro è in contraddizione dell’idea di nazione, il percorso storico che
con la coscienza «implicita» nel suo operare, ha portato alla separatezza in Italia delle
la quale «realmente lo unisce a tutti i suoi classi colte dai ceti popolari, il modo attuale
collaboratori nella trasformazione pratica di pensare la nazione formata. Funzione co-
della realtà» (Q , , ) – segue che per smopolita degli intellettuali italiani è il titolo
G. la coscienza è un processo (come si è vi- di una rubrica che percorre i Q dall’inizio al-
sto, molteplice e multiforme e non – ideali- la fine e che è parte dell’ossatura più profon-
sticamente – avente una direzione prefissata) da dell’intero programma di ricerca gram-
in alcune fasi del quale la coscienza non si è sciano. La più tradizionale cultura naziona-
ancora elaborata come nuovo linguaggio ver- le italiana non è per la sua antichità più au-
bale proprio di un gruppo e tale da esprime- toctona. La base materiale di questa cultura
re ed elaborare in forma esplicita, organica, italiana, infatti, non era in Italia, perché tale
coerente e omogenea i nuovi bisogni espres- cultura è «la continuazione del “cosmopoli-
si a livello dell’operare. Perciò è necessario tismo” medievale, legato alla Chiesa e al-
avviare la fase dell’«elaborazione critica», l’Impero, concepiti universali» (ibid.), «con
ovvero, quell’«inventario» di cui sopra, inte- sede “geografica” in Italia», come G. preci-
so come un «“conosci te stesso”» (ivi, ), serà nella destinazione definitiva di questa
ossia lavorare a produrre il «passaggio dal sa- importante nota, il quaderno su Benedetto
pere al comprendere al sentire e viceversa» (Q Croce (Q  II, , ). Fu Cesare, ricostrui-
 COSMOPOLITISMO

sce G. attraverso Svetonio, a determinare un che ha invece avuto nove secoli per diffe-
accentramento degli intellettuali nella capi- renziare nazionalmente il suo universalismo,
tale dell’impero, creando una categoria di smussandone le occasionali contraddizioni
produttori di cultura imperiale e modifican- con i nazionalismi, sebbene in modo non
do anche la relazione della classe colta, in sempre agevole, come nel caso della Germa-
origine composta da liberti greci e orientali, nia hitleriana (Q , ; Q , ; Q , , -
con la classe dirigente romana: determinan- ). Di non minore importanza è l’osserva-
do cioè il passaggio da «un regime aristocra- zione del fenomeno opposto, o meglio reci-
tico-corporativo a uno democratico-buro- proco: quello relativo al modo in cui agisce
cratico». Da quel momento, e fino al Sette- per alcuni gruppi sociali la “razza” nella for-
cento, tutta la storia dell’intellettualità laica mazione del senso di nazione in un ambito
e del clero sarebbe stata segnata dalla sua cosmopolita. È il caso degli intellettuali neri
non organicità allo sviluppo sociale popola- d’America, che assorbono in tutto la cultura
re (Q , , ); e dopo il Settecento, con il americana, e per i quali G. prefigura possi-
decadere della positività della funzione co- bili vari esiti futuri, fra cui quello che essi si
smopolita, il perdurare di una condizione rendano promotori di un movimento che
divenuta ormai anacronistica sarebbe stato faccia della Liberia «la Sion dei negri ameri-
storicamente dannoso, se è vero che ancora cani, con la tendenza a porsi come il Pie-
oggi l’intellettuale tipico moderno «si sente monte africano» (Q , , ). Gli ebrei ita-
legato più ad Annibal Caro o a Ippolito Pin- liani, invece, rappresentano un caso storico
demonte che a un contadino pugliese o sici- significativo in relazione alla formazione
liano» (Q , , ). della coscienza nazionale. Concordando con
Di grande importanza, nell’ambito del un articolo di Arnaldo Momigliano, G. ritie-
tema della condizione intellettuale rispetto ne infatti che «la coscienza nazionale si co-
al resto della società, che è il cuore del bre- stituì e doveva costituirsi dal superamento di
ve e denso Q , appare a G. la necessità di due forme culturali: il particolarismo muni-
ricostruire, intorno alla questione del co- cipale e il cosmopolitismo cattolico» (Q ,
smopolitismo, il modo in cui civiltà diverse , ). Il superamento del cosmopolitismo
hanno assorbito culture subalterne o sono cattolico avrebbe comportato per gli ebrei la
state assorbire da culture dominanti, ovvero manifestazione di una nazionalizzazione, di
il modo in cui hanno cercato di diventare un loro “disebreizzarsi” almeno nella misu-
parte di quelle culture. Così G. si interroga ra in cui per i piemontesi e i napoletani tale
su come i grandi imperi abbiano “usato” il superamento avrebbe comportato la perdita
cosmopolitismo come elemento del nazio- della loro regionalità (ibid.). La formazione
nalismo: oltre che di Roma, è il caso dell’im- dello spirito nazionale, dunque, viene vista
pero di Alessandro il Macedone (Q , , da G. per l’Italia non solo come un “amplia-
), ma anche dell’Impero russo di Pietro il mento” dell’orizzonte della regione o del
Grande e della Cina attuale. Non mancano piccolo Stato, o della confessione-comunità,
considerazioni sull’India e sull’islam, ma an- come del caso degli ebrei, ma anche come
che sul Giappone, e sono abbozzi di ragio- “restringimento” dell’orizzonte sopranazio-
namento che, pur in mancanza di elementi nale di matrice prima imperiale, poi papale
sufficienti alla valutazione, cercano di com- e da ultimo illuminista.
prendere l’evoluzione possibile di queste Cosmopolitismo forma con nazionale-
grandi concentrazioni territoriali e geopoli- popolare una coppia oppositiva; le due no-
tiche rispetto all’avanzata della modernizza- zioni sono in una connessione strettissima,
zione capitalistica – che è per sua natura co- teorica e storica. Gli intellettuali italiani so-
smopolita – anche in relazione alle religioni no cosmopoliti e perciò non nazionali-po-
tradizionali locali e alla loro capacità e ne- polari ma, nello stesso tempo, l’orgoglio per
cessità di riadattarsi alla realtà del nuovo il prestigio internazionale della loro cultura
modello produttivo in tempi molto più ve- fondata sull’universalismo è stato la base per
loci di quanto sia accaduto al cattolicesimo, lo sviluppo di un nazionalismo sciovinista e
COSMOPOLITISMO 

retorico, che ha prodotto un’idea di Stato da qualunque corte europea che avesse ga-
unitario rivelatasi più astratta in coloro che, rantito loro la possibilità di lavorare (Q ,
in nome del legame con la cultura della pro- , -). Nel Settecento, poi, l’ultima epo-
pria nazione, meno erano disposti a guarda- ca storica in cui il cosmopolitismo degli in-
re alle esperienze straniere, che erano invece tellettuali italiani ha costituito una funzione
più concretamente nazionali e perciò stori- positiva in Europa, G. ricorda con Carlo
camente fondate. È la doppia faccia del gia- Calcaterra che un intellettuale come Alga-
cobinismo, quel paradosso che spinge G. ad rotti aveva acquistato opere d’arte in Italia
affermare che i tradizionali criteri di valuta- per arricchire la galleria d’arte di Dresda, di
zione del Risorgimento devono essere capo- cui era provveditore per Augusto III di Sas-
volti: giacobini in senso deteriore devono es- sonia: in questo modo egli non aveva la col-
sere considerati «i rappresentanti della cor- pa di aver impoverito le collezioni delle cor-
rente tradizionale, [...] che realmente vo- ti italiane, ma piuttosto il merito, secondo l’i-
gliono applicare all’Italia schemi intellettua- deologia del tempo, di aver realizzato piena-
li e razionali, elaborati sì in Italia, ma su mente la sua funzione, italiana e cosmopoli-
esperienze anacronistiche e non sui bisogni ta insieme, di propagatore del gusto italiano
immediati nazionali» (Q  II, , ). Se (Q , , ). Eppure, nello stesso periodo
Machiavelli, allora, è stato parte dell’intel- la Francia era già avviata a una funzione co-
lettualità cosmopolita italiana del Rinasci- smopolita dei suoi intellettuali di segno del
mento, non si può negare che egli abbia tutto diverso, una funzione perdurante an-
guardato agli avvenimenti spagnoli, france- cora oggi: «Gli intellettuali francesi espri-
si, inglesi per il suo Principe, ma lo ha fatto mono e rappresentano esplicitamente un
per volgerli alla situazione italiana concreta compatto blocco nazionale, di cui sono gli
(ibid.). Anzi, se intesi in senso «politico-eti- “ambasciatori” culturali, ecc.» (Q , , ).
co» e non artistico, Umanesimo e Rinasci- Ma il nodo del problema, lo si è detto, è
mento hanno avuto in Machiavelli il loro l’interpretazione del Risorgimento. La tradi-
esponente più espressivo, l’intellettuale ca- zione nazionale, su cui si è basata la costru-
pace di comprendere in termini storici reali zione ideologica risorgimentale, «non risale
che la vera continuazione di Roma antica fu all’antichità classica, ma al periodo dal Tre-
la Francia e non l’Italia, e che appunto guar- cento al Seicento e […] fu ricollegata all’età
dare alla Francia era necessario per la «ri- classica dall’Umanesimo e dal Rinascimen-
cerca delle basi di uno “Stato italiano”» (Q to». Una base troppo debole per fondare
, , ). Il Rinascimento può essere con- una nazione moderna, una base priva «del-
siderato, da questo punto di vista «politico- l’elemento politico-militare e politico-eco-
etico», «l’espressione culturale di un pro- nomico» che sono necessari a una ideologia
cesso storico nel quale si costituisce in Italia nazionalista o, diciamo, alla maturazione del
una nuova classe intellettuale di portata eu- concetto di Stato nella sua forma nazionale-
ropea» (Q , , ). Tale classe politica, fin- popolare. Lo «sciovinismo culturale, è que-
ché durò la funzione cosmopolita, si mosse sto: che in Italia una maggior fioritura scien-
sostanzialmente in due direzioni: una inter- tifica, artistica, letteraria ha coinciso col pe-
na, in cui esercitava una funzione cosmopo- riodo di decadenza politica, militare, stata-
lita reazionaria, collegata al papato e basata le» (Q , , - ). «Il Partito d’Azione
sulla “piccola politica”, mirata a non mutare mancò addirittura di un programma concre-
nulla dell’angusta vita degli Stati regionali, e to di governo», proprio perché «era imbe-
una esterna, europea, progressiva, rivolta al- vuto della tradizione retorica della letteratu-
la “grande politica”, creativa e partecipativa ra italiana: confondeva l’unità culturale esi-
della nascita degli Stati nazionali, con con- stente nella penisola – limitata però a uno
tributi tecnici di varia natura (ibid.; v. Q , strato molto sottile della popolazione inqui-
, ). Cellini, Michelangelo, Leonardo, nata dal cosmopolitismo vaticano – con l’u-
per fare nomi eccellenti, erano stati fra gli nità politica e territoriale delle grandi masse
italiani illustri in grado di lasciarsi accogliere popolari che erano estranee a quella tradi-
 COSMOPOLITISMO

zione culturale» (Q , , ). In queste smo sia la forma propria dello spirito nazio-
condizioni non avrebbe mai potuto esercita- nale italiano, così come esso si è venuto for-
re – come infatti non esercitò – la funzione mando da parte della casta degli intellettua-
che era stata dei giacobini francesi, di salda- li e attraverso l’esclusione dei ceti popolari e
re cioè la campagna alla città per garantire delle masse dai processi storici.
un reale sostegno di massa al movimento na- A questo punto, per ipotizzare un’in-
zionale unitario (ibid.). Il cosmopolitismo, versione di tendenza G. tiene opportuna-
dunque, si configura come un fattore deter- mente conto delle condizioni reali in cui l’i-
minante negativo proprio per quegli intel- dea di nazione si è formata in Italia e del fat-
lettuali che durante il Risorgimento erano to che nemmeno il popolo è rimasto del tut-
stati più generosamente impegnati sull’idea to indenne dal modo cosmopolita in cui si
e sulla formazione della nazione con inten- sono radicate le cosiddette tradizioni nazio-
zioni nazionali-popolari, perché proprio sul nali. Immagina perciò un mutamento dei
loro progetto la condizione cosmopolita costumi che non neghi del tutto il cosmo-
anacronistica era destinata ad assumere politismo, ma lo ricrei su basi nuove. Se fi-
maggiormente una forma retorica e illusoria. no a questo momento la tradizione retorica
Se la funzione cosmopolita ha conosciu- ha avuto al centro i miti della patria e della
to per gli intellettuali italiani il suo momen- nazione, con evidenti implicazioni politiche
to più importante nel Rinascimento, tuttavia e militari, nel presente italiano, caratterizza-
G. costruisce il proprio ritratto di Benedet- to da un’espansione finanziaria e capitalisti-
to Croce utilizzando le categorie che gravi- ca, «l’elemento “uomo” o è l’“uomo capita-
tano intorno al concetto di cosmopolitismo. le” o è l’“uomo-lavoro”» (Q , , ). Par-
Croce è non solo l’ultimo uomo del Rinasci- liamo naturalmente di un’epoca, il primo
mento, da questo punto di vista, ma «è riu- Novecento, segnata da una forte emigrazio-
scito a ricreare nella sua personalità e nella ne popolare rivolta in tutte le direzioni. «Il
sua posizione di leader mondiale della cul- cosmopolitismo tradizionale italiano do-
tura quella funzione di intellettuale cosmo- vrebbe diventare un cosmopolitismo di tipo
polita che è stata svolta quasi collegialmente moderno, cioè tale da assicurare le condi-
dagli intellettuali italiani dal Medio Evo alla zioni migliori di sviluppo all’uomo – lavoro
fine del  [...] La funzione del Croce si po- italiano, in qualsiasi parte del mondo egli si
trebbe paragonare a quella del papa cattoli- trovi». «Collaborare a ricostruire il mondo
co» (Q  II, .IV, -), il che significa una economicamente in modo unitario è nella
coincidenza di universalismo e cosmopoliti- tradizione del popolo italiano e della storia
smo in un certo senso; «ciò non vuol dire che italiana, non per dominarlo egemonicamen-
egli non sia un “elemento nazionale”, anche te e appropriarsi del frutto del lavoro altrui,
nel significato moderno del termine, vuol di- ma per esistere e svilupparsi appunto come
re che anche dei rapporti ed esigenze nazio- popolo italiano»: in queste note, che posso-
nali egli esprime specialmente quelli che so- no solo implicitamente alludere al colonia-
no più generali e coincidono con nessi di ci- lismo fascista in Africa, proposte in forma
viltà più vasti dell’area nazionale: l’Europa, definitiva nel Q  dopo un lavorio non pri-
quella che suole chiamarsi civiltà occidenta- vo di passaggi problematici e che attraversa
le, ecc.» (ibid.). Croce, il paradigma stesso diversi testi, G. prefigura le condizioni del
del grande intellettuale tradizionale cosmo- mondo contemporaneo nella sua rete di re-
polita nella contemporaneità, è per G. l’ispi- lazioni in cui il concetto stesso di nazione,
ratore di una sprovincializzazione della cul- come quello di popolo, non è più definibile
tura italiana attraverso lo scambio e il con- negli stessi termini, e nomina anche l’idea
tatto con le idee internazionali, ma appunto, pascoliana della nazione proletaria, un’idea
«nel suo atteggiamento e nella sua funzione che aveva goduto di una certa fortuna pro-
è immanente un principio essenzialmente prio in concomitanza con la prima perce-
nazionale». Anche a questo proposito, in- zione del fenomeno dell’internazionalizza-
somma, G. ribadisce come il cosmopoliti- zione da parte degli intellettuali più avverti-
COSTITUZIONALISMO 

ti. Se il cosmopolitismo è l’altra faccia del se, senza condizioni o limitazioni di origine
nazionale-popolare da un punto di vista popolare, si estendesse a tutta l’Italia» (Q ,
analitico, esso può diventarne una compo- , ), aveva condizionato la vita del regno,
nente interna da un punto di vista previsio- che anzi aveva visto progressivamente affer-
nale. Sarebbe un cosmopolitismo positivo, marsi una «tendenza “costituentesca” alla
a cui partecipano anche gli operai e i conta- rovescia, che dando un’interpretazione re-
dini: un cosmopolitismo, per così dire, na- strittiva dello Statuto minaccia un colpo di
zionale-popolare. Stato reazionario» (Q , , ), sfociata
BIBLIOGRAFIA: BARATTA ; CILIBER- prima nel tentativo giolittiano di «una Co-
TO ; DURANTE . stituente senza la Costituente, senza cioè l’a-
gitazione politica popolare» (Q , , ), in
LEA DURANTE occasione delle elezioni a suffragio universa-
V. «Chiesa cattolica», «Croce», «emigrazione», le del , che pure «ebbero per il popolo
«Francia», «giacobinismo», «intellettuali», «in- un carattere di Costituente» (Q , , ),
tellettuali italiani», «Machiavelli», «nazionale-po-
e poi nel fascismo.
polare», «nazione», «Rinascimento», «Risorgi-
mento», «Umanesimo e nuovo umanesimo». GIUSEPPE COSPITO
V. «Giolitti», «guerra di posizione», «Oriente-
Costituente Occidente», «Risorgimento», «URSS».
Dalle testimonianze dei compagni di
prigionia sappiamo che G., verso la fine del costituzionalismo
, sostenne la necessità di una Costituen- In una nota sulla codificazione del di-
te democratico-repubblicana quale fase in- ritto romano G. accenna al costituzionali-
termedia dal fascismo al socialismo, giudizio smo come compimento di una lunga stagio-
riproposto nel marzo , tramite Sraffa, al- ne giuridica tesa a istituire «un quadro per-
la direzione del partito. Alla luce di ciò si manente di “concordia discorde”, di lotta
chiariscono alcuni riferimenti ellittici dei Q entro una cornice legale», al fine di poter
alla «rivendicazione popolare della eleggibi- «sviluppare le forze implicite nella [...] fun-
lità di tutte le cariche, rivendicazione che è zione storica» (Q , , ) della classe bor-
estremo liberalismo e nel tempo stesso sua ghese. Questo fenomeno è analizzato nelle
dissoluzione (principio della Costituente in Costituzioni europee, come quella «spagno-
permanenza [...])» (Q , , ), al «costi- la del  [...] “esemplare” per l’Europa as-
tuentismo che trapela da tutti i pori di quel- solutista» (Q , , ), quella polacca del
l’Italia “qu’on ne voit pas”» (Q  II , , , «che aveva parecchi punti di contatto
), al «sostegno dato alle ideologie costi- con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e
tuentiste» nella contrapposizione fra «la teo- del cittadino» (Q , , ), quella di Mal-
ria della così detta rivoluzione permanente» ta del  (Q , , ). La riflessione di G.
e «il concetto di dittatura democratico-rivo- sul costituzionalismo come concetto ampio
luzionaria» (Q , , ): una Costituente e dinamico prosegue in una nota su Hegel,
sul modello della Russia rivoluzionaria, sia la cui «dottrina [...] sui partiti e le associa-
pure con tutte le differenze tra Oriente e zioni come trama “privata” dello Stato [...]
Occidente, appare un passaggio obbligato doveva servire a dare una maggiore concre-
nella lunga “guerra di posizione” che prelu- tezza al costituzionalismo» (Q , , ). Il
de alla conquista dello Stato e, successiva- costituzionalismo moderno sintetizzato da
mente, alla sua estinzione. Hegel, che «supera già, così, il puro costitu-
Del resto, la mancata convocazione du- zionalismo», è la cornice politica che per-
rante il Risorgimento di un’«assemblea na- mette il «governo col consenso dei governa-
zionale costituente», sul modello francese ti, ma col consenso organizzato, non generi-
dell’Ottantanove, da parte sia del «Partito co e vago quale si afferma nell’istante delle
d’Azione (per congenita incapacità)» sia dei elezioni: lo Stato ha e domanda il consenso,
moderati affinché «la monarchia piemonte- ma anche “educa” questo consenso» (ibid.).
 COSTITUZIONE

La considerazione ampia che G. ha del essere uno dei mezzi più efficaci per com-
fenomeno costituzionale emerge anche dal battere l’astrattismo meccanicistico e il fata-
riferimento al rapporto tra l’esercito e la Co- lismo deterministico» (Q , , ). Que-
stituzione: «non è vero che l’esercito, secon- sta “storicizzazione” delle Costituzioni va
do le costituzioni, non deve mai fare della po- però di pari passo con il rilievo dato ai mec-
litica; l’esercito dovrebbe appunto difendere canismi giuridici che sono alla base dei testi
la costituzione, cioè la forma legale dello Sta- costituzionali. Dimostrando di seguire un
to» (Q , , ). Machiavelli stesso, per G., dibattito che in quegli anni oppone Kelsen a
è attento a questo livello costituzionale: «in Schmitt, e iniziando a riflettere sui limiti del
tutto il Machiavelli si trovano sparsi principi costituzionalismo davanti al nazismo mon-
generali di diritto costituzionale ed anzi egli tante, G. rileva come «in ogni costituzione
afferma, abbastanza chiaramente, la neces- sono da vedere i punti che permettono il
sità che nello Stato domini la legge, dei prin- passaggio legale dal regime costituzionale-
cipi fissi, secondo i quali i cittadini virtuosi parlamentare a quello dittatoriale: esempio
possano operare sicuri di non cadere sotto i l’art.  della costituzione di Weimar, che
colpi dell’arbitrario» (Q , , -). tanta importanza ha avuto nella recente sto-
ria tedesca» (ivi, ).
MICHELE FILIPPINI
V. «consenso», «Costituzione», «Hegel», «Ma- MICHELE FILIPPINI
chiavelli», «Stato». V. «diritto», «rapporti di forza».

Costituzione creatività, creativo


In Q ,  G. segnala il suo interesse per Nei Q l’aggettivo «creativo» compare in
i testi costituzionali sottolineando come «il quattro contesti: il lavoro, la politica, la
punto più interessante pare debba essere scuola e la filosofia. In tutti, è sinonimo di
questo: come la costituzione scritta si adatti “attivo”, cioè di un aspetto che si manifesta
(sia adattata) al variare delle congiunture tendenzialmente in tutti i momenti della vi-
politiche, specialmente a quelle sfavorevoli ta sociale ed è il fondamento della sua stori-
alle classi dominanti» (ivi, ). In questo cità. Tale aspetto, sempre presente, non lo è
contesto viene ripresa «l’acuta analisi fatta però sempre allo stesso modo: «scuola crea-
dal Marx della Carta spagnola» come «di- tiva» significa «scuola in cui la “recezione”
mostrazione chiara dell’essere quella Carta avviene per uno sforzo spontaneo e autono-
l’espressione esatta di necessità storiche del- mo dell’allievo» (Q , , ), distinta dalla
la società spagnola e non un’applicazione scuola volta al mero addestramento profes-
meccanica dei principi della Rivoluzione sionale; «nella politica [...] l’elemento voliti-
francese [...] Bisognerebbe riprendere quin- vo ha un’importanza molto più grande che
di l’analisi di Marx, confrontare con la co- nella diplomazia», che «è creativa solo per
stituzione siciliana del  e con i bisogni me- metafora o per convenzione filosofica (tutta
ridionali: il confronto potrebbe continuare l’attività umana è creativa)» (Q , , -);
con lo Statuto albertino» (Q , , ). La l’azione del capo carismatico sarà, a diffe-
Costituzione è quindi per G., più che una renza di quella del “moderno Principe”, «di
norma fondamentale e immutabile, un testo tipo “difensivo” e non creativo» (Q , ,
che rispecchia i rapporti di forza all’interno ); infine, il rapporto di grammatica e logi-
di uno Stato: «si può dire in generale che le ca «collo spirito infantile è sempre attivo e
costituzioni sono più che altro “testi educa- creativo, come attivo e creativo è il rapporto
tivi” ideologici, e che la “reale” costituzione tra l’operaio e i suoi utensili di lavoro: un ca-
è in altri documenti legislativi (ma special- libro è un insieme di astrazioni, anch’esso,
mente nel rapporto effettivo delle forze so- eppure non si producono oggetti reali senza
ciali nel momento politico-militare). Uno la calibratura, oggetti reali che sono rappor-
studio serio di questi argomenti, fatto con ti sociali e contengono implicite delle idee»
prospettiva storica e con metodi critici, può (Q , , ).
CRISI 

Da queste occorrenze emerge l’esigenza polare con la stessa saldezza e imperatività


di individuare un piano, sul quale quel di- delle credenze tradizionali» (ibid.).
scorso generico e formale sulla creatività La solidità delle credenze è ravvisata an-
umana si specifichi in differenze reali, di con- che in altri contesti storico-sociali: nell’islam
tenuto. Tale piano viene individuato – come dell’Africa settentrionale (Q , , ); nel
sintesi di una lunga riflessione precedente – gandhismo (Q , , ), dov’è visibile il nes-
in un Testo B del Q : la filosofia della praxis so con “credenze religiose”, “morale di po-
definisce la creatività del pensiero in modo polo”, cioè imperativi «molto più forti e te-
non speculativo, «storicizzando il pensiero», naci che non quelli della morale kantiana» (Q
cioè assumendolo «come concezione del , , ), modificato in «“morale” ufficiale»
mondo, come “buon senso” diffuso nel gran in Testo C (Q , , ). Nella lettera alla co-
numero [...] in modo tale da convertirsi in gnata Tania del  febbraio  G. annota la
norma attiva di condotta. Creativo occorre preoccupazione di un tale «evangelista o me-
intenderlo quindi nel senso “relativo”, di todista o presbiteriano», tormentato dal pe-
pensiero che modifica il modo di sentire del ricolo, «per la omogeneità delle credenze e
maggior numero e quindi della realtà stessa dei modi di pensare della civiltà occidentale
che non può essere pensata senza questo [...] di un innesto dell’idolatria asiatica» in
maggior numero» (Q , , ). Italia a seguito della circolazione di certe im-
maginette buddiste (LC ). Nei Q vi è poi
FABIO FROSINI
un diffuso uso generico del lemma “creden-
V. «concezione del mondo», «filosofia», «solipsi- ze”, la cui accezione è via via desumibile dal
smo, solipsistico», «volontà».
contesto in cui il termine compare.
creazione: v. distruzione-creazione. GIOVANNI MIMMO BONINELLI
V. «cultura», «cultura popolare», «ideologia»,
credenze popolari «senso comune».

Per Marx «l’eguaglianza e la validità crisi


eguale di tutti i valori [...], può essere deci-
frat[a, ndr] soltanto quando il concetto della La riflessione sulla crisi prende avvio nei
eguaglianza umana possegga già la solidità di Q da una nota sul partito monarchico fran-
un pregiudizio popolare» (Marx , ). cese di Charles Maurras. Esso, nota G., è «un
L’affermazione è ricordata in diverse note partito-movimento notevole, imponente
dei Q: «la frequente affermazione che fa il persino, ma che si esaurisce in se stesso, che
Marx della “solidità delle credenze popola- non ha cioè, riserve da buttare nella lotta in
ri”» (Q , , ), quando una concezione una crisi risolutiva. È notevole dunque solo
del mondo «avrà la forza delle credenze po- nei periodi normali, quando gli elementi at-
polari» (ibid.); «granitica compattezza fana- tivi si contano solo a decine di migliaia, ma
tica delle “credenze popolari” che hanno il diventerà insignificante (numericamente)
valore di “forze materiali”» (Q , ,  e Q nei momenti di crisi, quando gli attivi si po-
, , , Testo C), così come in Q , , tranno contare a centinaia di migliaia e forse
, dove l’autore corregge le «“illusioni” a milioni» (Q , , ). “Crisi” indica pertan-
popolari» di Testo A (Q , , ). Similmen- to, in questa prima comparsa, secondo la sua
te dove G. scrive: «“saldezza delle convin- accezione medica originaria, il punto culmi-
zioni”» (Q , , ), «imperatività» delle nante o risolutivo di un processo, connotato
credenze popolari (Q , , ) nel regola- da un subitaneo cambiamento in meglio o in
re la condotta umana e la sua “filosofia”. peggio, che decide del decorso della malat-
Nella citazione marxiana è implicitamente tia. In questa stessa accezione, crisi indica
affermata «la necessità di nuove credenze qui anche una situazione di mobilitazione
popolari [...] di un nuovo senso comune e collettiva, in cui le masse improvvisamente si
quindi di una nuova cultura e di una nuova fluidificano, rivelando e accelerando proces-
filosofia che si radichino nella coscienza po- si strutturali prima lenti e impercettibili.
 CRISI

Nella stessa accezione il termine torna, sta la crisi più delicata e pericolosa, perché
con un esplicito rinvio interno a questo te- offre il campo agli uomini provvidenziali o
sto, in un altro luogo del Q , dove il tema carismatici. Come si forma questa situazione
viene ripreso in modo assai più impegnativo. di contrasto tra rappresentati e rappresen-
Il giacobinismo «di contenuto», scrive G., tanti, che dal terreno delle organizzazioni
trova «la sua perfezione formale nel regime private (partiti o sindacati) non può non ri-
parlamentare, che realizza nel periodo più flettersi nello Stato, rafforzando in modo
ricco di energie “private” nella società l’ege- formidabile il potere della burocrazia (in
monia della classe urbana su tutta la popola- senso lato: militare e civile)? In ogni paese il
zione, nella forma hegeliana di governo col processo è diverso, sebbene il contenuto sia
consenso permanentemente organizzato lo stesso. La crisi è pericolosa quando essa si
(coll’organizzazione lasciata all’iniziativa diffonde in tutti i partiti, in tutte le classi,
privata, quindi di carattere morale o etico, quando cioè non avviene, in forma accelera-
perché consenso “volontario”, in un modo o tissima, il passaggio delle truppe di uno o va-
nell’altro)» (Q , , ). «Nel periodo del do- ri partiti in un partito che meglio riassume gli
poguerra, l’apparato egemonico si screpola e interessi generali. Questo ultimo è un feno-
l’esercizio dell’egemonia diventa sempre più meno organico [e normale], anche se il suo
difficile. Il fenomeno viene presentato e trat- ritmo di avveramento sia rapidissimo in con-
tato con vari nomi e sotto vari aspetti. I più fronto ai periodi normali: rappresenta la fu-
comuni sono: “crisi del principio di auto- sione di una classe sotto una sola direzione
rità” – “dissoluzione del regime parlamenta- per risolvere un problema dominante ed esi-
re”» (ivi, ). Questo riferimento è a un di- stenziale. Quando la crisi non trova questa
battito assai diffuso a partire dal dopoguer- soluzione organica, ma quella dell’uomo
ra, a cui partecipa anche Maurras, condotto provvidenziale, significa che esiste un equili-
a partire da vari punti di vista (Q , ; Q , brio statico, che nessuna classe, né la con-
; Q , ; Q , ; Q , ; Q , ; Q , ; Q servatrice né la progressiva hanno la forza di
, ), tutti accomunati, ad avviso di G., dal- vincere, ma anche la classe conservatrice ha
l’incapacità di afferrare il nucleo centrale bisogno di un padrone» (Q , , ; v. an-
della crisi in quanto crisi di egemonia. Men- che Q , ). La crisi come punto culminan-
tre si diagnostica la crisi di un “principio”, si te è stata qui compiutamente risolta nelle di-
dovrebbe in realtà analizzare il modo e le ra- namiche egemoniche che la intramano, e il
gioni per le quali gli apparati egemonici non risultato è uno schema analitico in cui il rap-
sono più in grado di formare il consenso con porto tra classi e partiti, mediato dagli intel-
mezzi normali. Questa analisi, che G. con- lettuali, oscilla costantemente tra la sfera sta-
duce nel corso del  sviluppando la cate- tale-privata e quella politico-statale, dando
goria di intellettuali come funzionari dello luogo, nel corso di queste oscillazioni, a mo-
Stato, come Stato più società civile, culmina menti “critici” che possono sfociare regres-
in due testi coevi (novembre ) del Q , in sivamente nella rinuncia della classe domi-
cui la crisi di egemonia viene specificata co- nante a costruire il consenso.
me «crisi di comando e di direzione in cui il Più tardi, tra il maggio e il luglio del ,
consenso spontaneo subisce una crisi» (Q , G. tornerà nuovamente su questa accezione
, ) e, in modo innovativo, viene focaliz- di crisi come momento culminante di un
zata sulla dinamica di sviluppo dei partiti po- rapporto di forze, fissando due punti chiave.
litici in rapporto alle classi sociali che essi Anzitutto, che il tanto dibattuto, in quegli
rappresentano. «A un certo punto dello svi- anni, tema della crisi del parlamentarismo
luppo storico – scrive G. – le classi si stacca- trova origine «nella società civile», in parti-
no dai loro partiti tradizionali, cioè i partiti colare nel «fenomeno sindacale», non «inte-
tradizionali in quella data forma organizzati- so nel suo senso elementare di associazioni-
va, con quei determinati uomini che li costi- smo di tutti i gruppi sociali e per qualsiasi fi-
tuiscono o li dirigono, non rappresentano ne», ma nell’accezione tipica «per eccellen-
più la loro classe o frazione di classe. È que- za, cioè degli elementi sociali di nuova for-
CRISI 

mazione, che precedentemente non avevano nazionalizzazione forzosa, imposta politica-


“voce in capitolo” e che per il solo fatto di mente dalle diverse borghesie nazionali co-
unirsi modificano la struttura politica della me garanzia del mantenimento di determi-
società» (Q , , ). L’irruzione sulla sce- nati rapporti di forza nazionali e internazio-
na della storia del movimento operaio orga- nali (Q , , , dell’ottobre-novembre
nizzato, con la sua stessa esistenza, rende : con la politica doganale «ogni nazione
estremamente difficoltoso l’esercizio dell’e- importante può tendere a dare un sostrato
gemonia liberale. Il secondo aspetto è che economico organizzato alla propria egemo-
questa irruzione è databile alla «guerra del nia politica su le nazioni che le sono subor-
’-», che pertanto «rappresenta una frat- dinate»), mentre il mercato capitalistico è
tura storica, nel senso che tutta una serie di strutturalmente un mercato mondiale (Q ,
quistioni che molecolarmente si accumula- , - e Q  II, , -). In definitiva, la
vano prima del  hanno appunto fatto valutazione di G., espressa già nel Q  e non
“mucchio”, modificando la struttura gene- più rimessa in discussione, è che la «crisi
rale del processo precedente» (Q , , odierna [...] è una resistenza reazionaria ai
). Un processo lento e molecolare si con- nuovi rapporti mondiali, all’intensificarsi
densa repentinamente in un’esplosione che, dell’importanza del mercato mondiale» (Q
per essere l’espressione delle tendenze in , , , del dicembre -marzo ).
quello presenti, non ne è però una meccani- In questo quadro, il fascismo è un tenta-
ca trasposizione, ma appunto il momento ri- tivo di inserire su nuove basi l’Italia nei rap-
solutivo, in cui tutte le forze in gioco si af- porti di forze internazionali. Alti esponenti
frontano sul terreno politico (e politico-mi- del regime sono consapevoli di questo nesso
litare) in modo decisivo. tra livello nazionale e internazionale della cri-
Il riferimento al fenomeno fascista come si e della sua possibile soluzione, nota G., ri-
tentativo di uscita dalla crisi di egemonia, cordando nel giugno  due discorsi parla-
determinata dallo spostamento delle masse mentari del ministro degli Esteri Dino Gran-
nel dopoguerra, apre l’analisi a un inqua- di, in cui «la quistione italiana» viene posta
dramento più generale della nozione di cri- «come quistione mondiale, da risolvere insie-
si, che giunge gradualmente a unificare l’ac- me alle altre che formano l’espressione politi-
cezione strettamente politico-egemonica fi- ca della crisi iniziata nel » (Q , , ).
nora esaminata con quella più tecnica di Ma il suo giudizio a questo riguardo rimane
“crisi economica”, attraverso la mediazione prevalentemente negativo, dato che questa
del concetto di crisi come epoca di transi- riorganizzazione viene rivendicata a partire
zione tra diversi modi di produzione. Una dall’uso parassitario della spesa pubblica e fa-
traccia precisa di questa esigenza si trova già vorendo il disinvestimento di capitale pro-
nel Q , dove G. si domanda se l’americani- duttivo, grazie al mantenimento a livelli assai
smo possa essere «una fase intermedia del- bassi del tenore di vita della popolazione (Q
l’attuale crisi storica», e più specificamente , ,  e Q , ). Se il fascismo si annuncia
se «la concentrazione plutocratica» possa con «un inizio di fanfara fordistica», ha poi
«determinare una nuova fase dell’industria- luogo la «conversione al ruralismo e all’illu-
lismo europeo sul modello dell’industria ministica depressione delle città: esaltazione
americana» (Q , , ). Questo spunto dell’artigianato e del patriarcalismo, accenni
verrà sviluppato con la ricerca su americani- di “proprietà del mestiere” e di lotta contro la
smo e fordismo, in cui il rapporto tra Euro- “libertà industriale”» (Q , , , febbraio-
pa e America viene letto alla luce dell’esi- marzo ), anche se, nota G. nella seconda
genza, sorta come reazione alla crisi del  stesura di questo testo (febbraio-marzo ),
e alla connessa caduta tendenziale del saggio pur essendo «lo sviluppo [...] lento e pieno di
di profitto, di passare dall’economia indivi- comprensibili cautele, non si può dire che la
dualistica a un’economia programmatica. parte conservatrice, la parte che rappresenta
La crisi del  sorge infatti dalla “determi- la vecchia cultura europea con tutti i suoi
nazione” nazionale del “mercato”, dalla sua strascichi parassitarii, sia senza antagonisti
 CRISI

(da questo punto di vista è interessante la ten- nella seconda stesura precisa che la «con-
denza rappresentata dai “Nuovi Studi”, dalla cretezza» di queste polemiche ideologiche
“Critica Fascista” e dal centro intellettuale di «è valutabile dalla misura in cui riescono
studi corporativi organizzato presso l’Univer- convincenti e spostano il preesistente schie-
sità di Pisa)» (Q , , ). ramento delle forze sociali» (Q , , ).
La crisi del  va letta dunque alla lu- Questo contrasto di impostazioni giunge
ce del concetto di rapporti di forza. Non ca- a sciogliersi, a favore della seconda, quando
sualmente, la riflessione di G. su questa no- G. elabora il concetto di mercato determina-
zione, a partire da Q ,  (ottobre ), si to. A questo punto, decisivo diventa indivi-
sviluppa in funzione della comprensione duare gli «elementi» che, in una determinata
della crisi in quanto «epoca di rivolgimenti «struttura fondamentale» di una «società»,
sociali», come emerge dalla marxiana Prefa- sono «[relativamente] costanti» e quindi
zione al Per la critica dell’economia politica. «determinano il mercato ecc., e quegli altri
In Q ,  G. nota che stabilire «i rapporti tra “variabili e in isviluppo” che determinano le
struttura e superstrutture» è «il problema crisi congiunturali fino a quando anche gli
cruciale del materialismo storico» e che per elementi [relativamente] costanti ne vengo-
risolverlo è necessario fare ricorso a quel no modificati e si ha la crisi organica» (Q ,
passo della Prefazione in cui vengono fissati , , marzo ). Costanza e variazione
i due «principii» metodologici del materiali- sono però adesso – stante il concetto di mer-
smo storico: «°) il principio che “nessuna cato determinato – da ricondurre entrambe a
società si pone dei compiti per la cui solu- una “fissazione” giuridica e in ultima istanza
zione non esistano già le condizioni necessa- politica, che è sempre l’esito instabile di pro-
rie e sufficienti” [o esse non siano in corso di cessi egemonici antagonistici. Pertanto la co-
sviluppo e di apparizione], e °) che “nessu- stanza (che “tollera” crisi congiunturali) è
na società cade se prima non ha svolto tutte qui un caso limite di variazione, che invece si
le forme di vita che sono implicite nei suoi condensa in crisi organica. Lo “scambio” di
rapporti”» (ivi, ). In questo modo si fissa elementi costanti e variabili (cioè la crisi or-
il margine di oscillazione tra “vecchio” e ganica) non inaugura una nuova fase storica
“nuovo” nella storia, lo spazio entro il quale (dallo sviluppo alla crisi), ma mette in luce
è pensabile una crisi di egemonia e pertanto processi presenti anche in precedenza. Una
la decisività della politica. La centralità del- volta unificate accezione egemonica e acce-
la politica è dunque condizionata dalla crisi, zione economica della crisi, questa diventa
la fusione di economia e politica è circo- un aspetto presente anche nelle fasi di “svi-
scritta alle fasi di passaggio. G. precisa in- luppo”, sia pure in forma di costante elusio-
fatti che «nello studio di una struttura oc- ne. Queste conseguenze vengono tratte in un
corre distinguere ciò che è permanente da testo in qualche modo conclusivo, apparte-
ciò che è occasionale» (ibid.), discriminando nente al Q . L’origine della crisi economica
struttura e congiuntura, sviluppo strutturale mondiale, scrive qui G., risale molto al di qua
da epoca di rivolgimento sociale. Tuttavia, delle manifestazioni clamorose del crollo di
nel delineare il concetto di crisi, G. utilizza Borsa: risale al dopoguerra e alla stessa guer-
riferimenti irriducibili a questo schema sta- ra (Q , , -, febbraio ), e «la crisi ha
diale della storia, quando spiega la superio- origini interne, nei modi di produzione e
rità di una forza politico-sociale sull’altra (e quindi di scambio, e non in fatti politici e giu-
dunque la soluzione della crisi) come una di- ridici» (ivi, ), vale a dire (in base alla no-
mostrazione che avviene «coi fatti in ultima zione di mercato determinato) in uno scam-
analisi, cioè col proprio trionfo, ma imme- bio tra elementi costanti e variabili che ride-
diatamente con la polemica ideologica, reli- termina tutto l’equilibrio tra rapporti di for-
giosa, filosofica, politica, giuridica ecc.», ri- za economico-sociali, politici e militari. «La
prendendo un celebre passaggio della Prefa- “crisi” – prosegue G. – non è altro che l’in-
zione, ma in connessione con il concetto di tensificazione quantitativa di certi elementi,
“verità” elaborato nelle Tesi su Feuerbach. E non nuovi e originali, ma specialmente l’in-
CRISI DI AUTORITÀ 

tensificazione di certi fenomeni, mentre altri vità e pongono rivendicazioni che nel loro
che prima apparivano e operavano simulta- complesso disorganico costituiscono una ri-
neamente ai primi, immunizzandoli, sono di- voluzione. Si parla di “crisi di autorità” e ciò
venuti inoperosi o sono scomparsi del tutto. appunto è la crisi di egemonia, o crisi dello
Insomma lo sviluppo del capitalismo è stata Stato nel suo complesso» (ibid.). Uno dei sin-
una “continua crisi”, se così si può dire, cioè tomi classici di questa crisi viene ravvisato da
un rapidissimo movimento di elementi che si G. nei «fenomeni della attuale decomposi-
equilibravano ed immunizzavano. Ad un cer- zione del parlamentarismo» (Q , , ), un
to punto, in questo movimento, alcuni ele- elemento su cui aveva spesso insistito anche
menti hanno avuto il sopravvento, altri sono nei primi anni Venti (v. ad esempio La so-
spariti o sono divenuti inetti nel quadro ge- stanza della crisi, Il processo della crisi e Una
nerale. Sono allora sopravvenuti avvenimen- crisi nella crisi, rispettivamente ,  e  feb-
ti ai quali si dà il nome specifico di “crisi”, braio , in SF -, -, -), quando il
che sono più gravi, meno gravi appunto se- fascismo era alle porte e la situazione si mo-
condo che elementi maggiori o minori di strava ancora aperta a diversi esiti.
equilibrio si verificano» (ivi, -). Il distacco delle grandi masse dai con-
BIBLIOGRAFIA: BRACCO ; DE GIO- sueti strati dirigenti crea per G. una situa-
VANNI ; POTIER . zione pericolosa, nella quale possono inter-
venire «potenze oscure rappresentate dagli
FABIO FROSINI
uomini provvidenziali o carismatici» (Q ,
V. «americanismo e fordismo», «catastrofe, cata- , ). Ma questa situazione ha, per il G.
strofico», «crisi di autorità», «crisi organica»,
maturo, un suo lato positivo, perché offre
«economia programmatica», «fascismo», «intel-
lettuali», «Prefazione del ’», «rapporti di forze». spazi liberi nei quali può inserirsi una nuova
concezione del mondo, a sostituzione della
crisi del ’: v. crisi. vecchia caduta in declino. Si può aprire così
un vero e proprio campo egemonico nel qua-
le combattere una battaglia: uno spazio teo-
crisi di autorità
rico e pratico che G. prevede passi inizial-
Per «crisi di autorità» G. intende un ele- mente per uno «scetticismo diffuso», per poi
mento particolare della più generale «crisi configurarsi come campo aperto nel quale
organica» che lo Stato liberale italiano si tro- sussistano le «condizioni più favorevoli per
va a fronteggiare dopo la prima guerra mon- un’espansione inaudita del materialismo sto-
diale. Questo elemento è la crisi dell’aspetto rico» (Q , , ). L’iniziale scetticismo sarà
“ideologico” del dominio di classe. Per G., a dovuto alla «morte delle vecchie ideologie»
«un certo punto della loro vita storica i grup- e verrà accompagnato da un rifiuto «verso
pi sociali si staccano dai loro partiti tradizio- tutte le teorie e le formule generali» (ivi, ).
nali, cioè i partiti tradizionali in quella data Al contrario, gli elementi più legati «al puro
forma organizzativa, con quei determinati fatto economico» e alla «politica [...] reali-
uomini che li costituiscono, li rappresentano sta» (ibid.) verranno rivalutati e la «stessa
e li dirigono non sono più riconosciuti come povertà iniziale che il materialismo storico
loro espressione dalla loro classe o frazione non può non avere come teoria diffusa di
di classe» (Q , , -). Più avanti nella massa, lo renderà più espansivo [...] questa
nota la crisi è chiamata anche «crisi di ege- riduzione all’economia e alla politica signifi-
monia della classe dirigente, che avviene o ca appunto riduzione delle superstrutture
perché la classe dirigente ha fallito in qualche più elevate a quelle più aderenti alla struttu-
sua grande impresa politica per cui ha do- ra, cioè possibilità [e necessità] di formazio-
mandato o imposto con la forza il consenso ne di una nuova cultura» (ivi, -). Niente
delle grandi masse (come la guerra) o perché di automatico in tutto questo per G., ma la
vaste masse (specialmente di contadini e di constatazione che l’irruzione delle masse
piccoli borghesi intellettuali) sono passati di nella politica apre nuovi spiragli per l’azione
colpo dalla passività politica a una certa atti- delle classi subalterne.
 CRISI DI EGEMONIA

Se in Q ,  la crisi di autorità appare un crisi di egemonia: v. crisi di autorità.


fenomeno ciclico e ricorrente, che periodica-
mente cambia le forme di direzione intellet- crisi organica
tuale, in Q ,  si coglie uno slittamento di
significato che la fa diventare un evento ec- «Se la classe dominante ha perduto il
cezionale, una cesura storica che modifica consenso, cioè non è più “dirigente”, ma uni-
l’azione politica e il modo di intendere il rap- camente “dominante”, detentrice della pura
porto egemonico. La crisi di autorità è infat- forza coercitiva, ciò appunto significa che le
ti per G. anche il segno di un mutare strut- grandi masse si sono staccate dalle ideologie
turale dei tempi, per cui, con l’entrata delle tradizionali, non credono più a ciò in cui pri-
masse nella sfera politica, non è più possibi- ma credevano ecc. La crisi consiste appunto
le mantenere l’egemonia attraverso un grup- nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non
po di intellettuali sostanzialmente autorefe- può nascere» (Q , , ). Si verifica una si-
renziali che si tengono lontani dalla vita pra- tuazione complessa nella quale, pur avendo
tica. Croce se ne rende conto ed «esprime il perduto il consenso, la classe dominante
rammarico per questo fatto, che rappresenta conserva l’autorità, per cui non è più diri-
una “crisi d’autorità”» (ivi, ). La funzione gente ma continua a essere dominante. Al
del grande intellettuale, seppur ancora intat- tempo stesso la classe dominata è pervenuta
ta, lo è soltanto nella misura in cui questi rie- all’acquisizione di una certa quota di con-
sca a tuffarsi «nella vita pratica», a «diventa- senso, ma non ha l’autorità per cui sarebbe
re un organizzatore degli aspetti pratici della già dirigente. In questo contesto si sviluppa
cultura», soltanto se l’intellettuale è capace una dialettica che non rimanda a un puro e
di «democratizzarsi» (ibid.). semplice rapporto basato sulla forza, ma a
Per G., l’umanità ha attraversato nella una dinamica che ruota intorno al nesso for-
sua storia varie crisi di autorità, per cui si può za-consenso. Se il “nuovo” tarda ad affer-
dire che «oggi si verifica nel mondo moder- marsi, sia il “vecchio” sia il “nuovo” si trova-
no un fenomeno simile a quello del distacco no a convivere in una situazione di «scettici-
“spirituale” e “temporale” nel Medio Evo» smo verso tutte le teorie e le formule genera-
(ivi, ). Ma la crisi attuale è anche una cri- li e applicazione al puro fatto economico
si che inaugura una nuova epoca, visto che (guadagno ecc.) e alla politica», ergo «ridu-
gli «intellettuali non hanno né l’organizza- zione delle superstrutture più elevate a quel-
zione chiesastica, né qualcosa che le rassomi- le più aderenti alla struttura» (ivi, ). La cri-
gli e in ciò la crisi moderna è aggravata in si organica è proprio costituita da una frattu-
confronto alla crisi medioevale [...] Questo ra fra struttura e sovrastruttura, determinata
[processo di] disintegrazione dello Stato mo- dal sorgere delle contraddizioni che nascono
derno è pertanto molto più catastrofico del nel momento in cui la sovrastruttura si svi-
[processo storico] medioevale che era disin- luppa in modo non conforme alla struttura.
tegrativo e integrativo nello stesso tempo» Le condizioni necessarie al dirompere di
(ivi, ). L’elemento ricostruttivo-integrati- una crisi organica sono due: a) il fallimento
vo è ora nelle mani di chi saprà creare un’u- della politica della classe dirigente; b) l’or-
nità organica che rappresenti il fondamento ganizzazione delle classi subalterne, senza di
di una nuova società. Se «la classe dominan- che la crisi non provocherà ripercussioni al-
te ha perduto il consenso, cioè non è più “di- l’interno della prima. La crisi esplode, scrive
rigente”, ma unicamente “dominante”» (Q , G., «o perché la classe dirigente ha fallito in
, ), è il nuovo intellettuale organico alla qualche sua grande impresa politica per cui
classe operaia l’elemento chiamato da G. a ha domandato o posto con la forza il con-
svolgere questo compito. senso delle grandi masse (come la guerra) o
perché vaste masse (specialmente di conta-
MICHELE FILIPPINI dini e di piccoli borghesi intellettuali) sono
V. «classe dirigente», «crisi organica», «egemo- passati di colpo dalla passività politica a una
nia», «Medioevo», «Stato». certa attività e pongono rivendicazioni che
CRISI ORGANICA 

nel loro complesso disorganico costituisco- si descrivono solo le manifestazioni “teatra-


no una rivoluzione» (Q , , ). G. fa l’e- li” sul terreno parlamentare e del governo
sempio di quanto avvenuto in Italia alla fine politico ed esse appunto si spiegano col fal-
del primo conflitto mondiale, a cui seguì una limento di alcuni “principii” (parlamentare,
crisi organica «) perché grandi masse, pre- democratico, ecc.) e con la “crisi” del prin-
cedentemente passive, sono entrate in movi- cipio d’autorità [...] La crisi si presenta pra-
mento, ma in un movimento caotico e disor- ticamente nella sempre crescente difficoltà
dinato, senza direzione, cioè senza precisa di formare i governi e nella sempre crescen-
volontà politica collettiva; ) perché classi te instabilità dei governi stessi: essa ha la sua
medie che nella guerra avevano avuto fun- origine immediata nella moltiplicazione dei
zioni di comando e di responsabilità, ne so- partiti parlamentari, e nelle crisi interne per-
no state private con la pace, restando disoc- manenti di ognuno di questi partiti» (Q ,
cupate, proprio dopo aver fatto un appren- , -). G. sottolinea con forza gli ele-
dissaggio di comando; ) perché le forze an- menti strutturali della crisi organica, l’arre-
tagonistiche sono risultate incapaci a orga- sto della capacità espansiva dei quadri so-
nizzare a loro profitto questo disordine di ciali come elemento dinamico della moder-
fatto» (Q , , -). Perciò quando la clas- nità borghese, arresto iniziato con «la crisi
se dirigente ha cessato di «far avanzare real- dell’“Occidente”» (Q , , ).
mente l’intera società, soddisfacendo non Che si tratti di una crisi epocale G. lo sot-
solo alle sue esigenze esistenziali, ma am- tolinea commentando l’intervento di Croce
pliando continuamente i propri quadri per al Convegno internazionale di filosofia svol-
la continua presa di possesso di nuove sfere tosi a Oxford nel novembre-dicembre del
di attività economico-produttiva», appena il : «Oggi si verifica nel mondo moderno
gruppo ormai soltanto dominante ha cessa- un fenomeno simile a quello del distacco fra
to questa funzione, «il blocco ideologico “spirituale” e “temporale” nel Medio Evo:
tende a sgretolarsi» (Q , , ). fenomeno molto più complesso di quello di
La crisi organica si presenta con le ca- allora, di quanto è diventata più complessa la
ratteristiche proprie di una crisi di egemo- vita moderna. I raggruppamenti sociali re-
nia: «In ogni paese il processo è diverso, seb- gressivi e conservativi si riducono sempre
bene il contenuto sia lo stesso. E il contenu- più alla loro fase iniziale economico-corpo-
to è la crisi di egemonia della classe dirigen- rativa, mentre i raggruppamenti progressivi e
te» (Q , , ). La crisi di egemonia si innovatori si trovano ancora nella fase inizia-
manifesta nel momento in cui la società civi- le appunto economica-corporativa; gli intel-
le priva lo Stato del supporto costituito dal- lettuali tradizionali, staccandosi dal raggrup-
la direzione, dall’organizzazione del consen- pamento sociale al quale avevano dato fino-
so di massa e dalla formazione ideologica di ra la forma più alta e comprensiva e quindi la
funzionari e quadri dirigenti. È così aperta la coscienza più vasta e perfetta dello Stato
strada alla crisi organica in conseguenza del- moderno, in realtà compiono un atto di in-
la quale «lo Stato come tale non ha una con- calcolabile portata storica. Segnano e sanzio-
cezione unitaria, coerente e omogenea, per nano la crisi statale nella sua forma decisiva
cui i gruppi intellettuali sono disgregati tra [...] Oggi lo “spirituale” che si stacca dal
strato e strato e nella sfera dello stesso stra- “temporale” e se ne distingue come a se stan-
to» (Q , , ). Esemplificazione storica: te, è un qualcosa di disorganico, di discen-
«Nel periodo del dopoguerra, l’apparato trato, un pulviscolo instabile di grandi per-
egemonico si screpola e l’esercizio dell’ege- sonalità culturali “senza Papa” e senza terri-
monia diviene permanentemente difficile e torio. Questo [processo di] disintegrazione
aleatorio. Il fenomeno viene presentato e dello Stato moderno è pertanto molto più ca-
trattato con vari nomi e in aspetti secondari tastrofico del [processo storico] medioevale
e derivati. I più triviali sono: “crisi del prin- che era disintegrativo e integrativo nello stes-
cipio di autorità” e “dissoluzione del regime so tempo» (Q , , -). Questo insieme di
parlamentare”. Naturalmente del fenomeno problematiche convince G. a definire «orga-
 CRISPI , FRANCESCO

nica» la crisi che investe l’Europa a partire risoluto perché fanaticamente persuaso del-
dall’ultimo trentennio del XIX secolo, una le virtù taumaturgiche delle sue idee. Crispi
crisi che pone la società capitalistico-borghe- è “giacobino” solo in questo senso. Per il
se nella condizione di dover fare i conti, «in suo programma egli è un moderato puro e
questo interregno», con «i fenomeni morbo- semplice. La sua “ossessione” giacobina è
si più svariati» (Q , , ). l’unità politico-territoriale del paese. Que-
sto principio è sempre la sua bussola d’o-
LELIO LA PORTA
rientamento» (Q , , -). Si tratta di un
V. «apparato egemonico», «consenso», «crisi», esempio di “duro” trasformismo politico,
«crisi di autorità», «direzione», «dominio», «eco-
argomento ripreso più volte nei Q.
nomico-corporativo», «egemonia», «intellettuali
tradizionali», «Medioevo», «società civile», «Sta- SILVIO SUPPA
to», «struttura», «superstruttura, superstrutture».
V. «città-campagna», «Croce», «egemonia»,
«Fortunato», «futurismo», «Gentile», «giacobi-
Crispi, Francesco nismo», «guerra di movimento», «Mezzogiorno»,
«moderati», «Nord-Sud», «Pirandello».
Nell’ambito della riflessione gramscia-
na, la figura di Crispi è collocata nel proces-
cristianesimo
so di perfezionamento del controllo egemo-
nico del Nord sul Mezzogiorno d’Italia: «La «Cristianesimo» non è termine univoco
relazione di città e campagna tra Nord e Sud in G. Esistono tante forme di cristianesimo
– scrive G. – può essere studiata nelle diver- a seconda dei periodi storici e a seconda de-
se forme di cultura. Benedetto Croce e Giu- gli strati sociali credenti. Si ha un cristiane-
stino Fortunato sono a capo, nell’inizio di simo primitivo delle origini, uno medievale,
questo secolo, di un movimento culturale uno riformato dell’Età moderna e uno posi-
che si contrappone al movimento culturale tivizzato e secolarizzato dell’Età contempo-
del Nord (futurismo) [...] Crispi è l’uomo ranea. G. intende indagare soprattutto i mo-
dell’industria settentrionale; Pirandello nel- tivi di successo del cristianesimo e della sua
le linee generali è più vicino al futurismo; bimillenaria storia, la sua capacità di soprav-
Gentile ed il suo idealismo attuale sono an- vivere alla trasformazione e al mutamento
ch’essi più vicini al movimento futurista, in- delle vicende storiche. Egli individua il se-
teso in senso largo, come opposizione al greto di questo successo fondamentalmente
classicismo tradizionale, come forma di un nella capacità del cristianesimo di elaborare
“romanticismo” contemporaneo» (Q , , una «riforma intellettuale e morale», una
). Questa breve galleria di personaggi ete- concezione del mondo e della vita con corri-
rogenei sintetizza in un “futurismo”, non spettive condotte pratiche di vita, corri-
immediatamente letterario, il segno di una spondenti alle esigenze dei ceti popolari: «il
chiusura specificamente politica con la tra- cristianesimo rappresenta una rivoluzione
dizione. Crispi è a favore di un cambiamen- nella pienezza del suo sviluppo, una rivolu-
to a fini di egemonia, in quanto colloca nel zione cioè che è giunta fino alle sue estreme
sistema produttivo legato alla fabbrica la conseguenze, fino alla creazione di un nuo-
forza che guida nel nuovo secolo tutto il pae- vo ed originale sistema di rapporti morali,
se. Egli pone dunque un’originale fusione giuridici, filosofici, artistici» (Il Partito co-
fra moderatismo (partito moderato) e giaco- munista,  settembre , in ON ). Que-
binismo: moderato perché punta al consoli- sto carattere consente al cristianesimo anche
damento dell’egemonia del Nord contro le di organizzare il consenso popolare e con-
forze centrifughe del Mezzogiorno, giacobi- quistare l’egemonia sociale.
no perché campione di un pensiero deter- Storicamente il cristianesimo conosce
minato a divenire forza politica decisiva. Af- due grandi fasi: una ascendente di «conqui-
ferma G.: «Nel linguaggio politico i due sta e mantenimento» e una discendente di
aspetti del giacobinismo furono scissi e si «perdita» di questa egemonia. La prima va
chiamò giacobino l’uomo politico energico e dal cristianesimo primitivo fino all’alto Me-
CRISTIANESIMO 

dioevo, periodo coincidente anche con l’e- te a oppressori poco numerosi ma agguerri-
sercizio del massimo potere politico della ti e centralizzati: gli “umiliati e offesi” si trin-
Chiesa cristiana romana e del papato e con cerano nel pacifismo evangelico primitivo,
la loro superiorità rispetto all’impero e al- nella “nuda” esposizione della loro “natura
l’imperatore, ciò che G. esprime con l’e- umana” disconosciuta e calpestata nono-
spressione «comando per grazia di Dio» (Q stante le affermazioni di fraternità in dio-pa-
, , ; v. anche Q , , -). La formu- dre e di uguaglianza, ecc.» (Q , , -).
la del Sacro romano impero, dove è il “sa- La novità, rispetto al cristianesimo primiti-
cro” che predomina, esprime bene questa si- vo, è che tra gli oppressori, questa volta, c’è
tuazione di raggiunta supremazia della anche la Chiesa, divenuta parte del sistema
Chiesa. La seconda fase, che giunge fino al- feudale. Ma anche in questo caso la resisten-
l’Età contemporanea, inizia nel basso Me- za pacifica, la «perseveranza paziente e osti-
dioevo, quando il cristianesimo comincia ad nata» (sostenuta dalla convinzione di senso
avvertire la crisi del blocco ideologico co- comune secondo cui anche se «io sono scon-
struito nei secoli precedenti. La feudalizza- fitto momentaneamente [...] la forza delle
zione totale della Chiesa riduce il cristiane- cose lavora per me a lungo andare»: Q , ,
simo da ideologia delle classi “umili” a ideo- ) cominciano a porre le condizioni per
logia di dominio e di controllo sociale e po- cambiamenti radicali. Le eresie introducono
litico. Comincia a delinearsi la scissione, che nella società medievale «elementi embriona-
diventerà rottura nei secoli successivi, tra re- li di nuova cultura» che avviano inconsape-
ligione popolare e religione ecclesiastico- volmente un processo di disfacimento e di
clericale. Le classi subalterne cominciano ad disgregazione del mondo culturale esistente
avvertire di non essere più rappresentate e, quindi, degli istituti medievali, Chiesa e
dalla Chiesa gerarchica e reagiscono tentan- impero. La reazione della Chiesa non riesce
done una riforma con la proposta di un ri- sempre e dappertutto a soffocare i fermenti
torno al cristianesimo genuino delle origini. nuovi; lo stesso tentativo di neutralizzare gli
Ne sono manifestazione i movimenti ereti- influssi degli intellettuali religiosi più legati
cali e i movimenti religiosi popolari, con a al popolo non riesce del tutto, poiché se è
capo minoranze di intellettuali religiosi. Il vero che «gli intellettuali più in vista dell’e-
medesimo movimento “borghese” comuna- poca in Italia sono o soffocati o addomesti-
le è ritenuto da G. un’“eresia” cristiana. Es- cati dalla chiesa, [...] in altre parti d’Europa
so, infatti, nella lotta per la rivendicazione si mantengono come fermento per sboccare
dell’autonomia nei confronti dell’imperato- nella Riforma» (Q , , ).
re avrebbe finito col mettersi contro lo stes- Anche se difficile e sotterraneo, perma-
so papato (Q , , -). ne sempre un contatto tra intellettuali reli-
È questo aspetto di movimento ideolo- giosi subalterni e popolo. Ciò spiega perché
gico popolare rivoluzionario, colto da G. so- dai domenicani esca poi un Savonarola e da-
prattutto nel cristianesimo primitivo e in al- gli agostiniani «la riforma prima e il gianse-
cune espressioni del cristianesimo popolare nismo più tardi» (LC , a Tania,  marzo
medievale, che colpisce la sua attenzione fin ). Nell’età moderna la contestazione in-
da giovane e l’induce, analogamente a En- terna e l’opposizione della borghesia laica
gels, Kautsky e altri pensatori marxisti, a in- sfociano in rotture clamorose della comunità
staurare dei paralleli positivi tra esso e il so- ecclesiastica e in movimenti rivoluzionari
cialismo (Il Partito comunista,  settembre popolari contro il regime feudale. Sul fronte
, in ON -). Analogamente al cristia- religioso si hanno la Riforma di Lutero, la
nesimo primitivo, anche le eresie medievali guerra dei contadini tedeschi, la nascita del-
sono delle forme di resistenza o di “rivolu- le Chiese e delle sette protestanti. Sul fronte
zione passiva”: «anche i movimenti religiosi laico si assiste allo sviluppo del nazionalismo
popolari del Medioevo, francescanesimo e degli Stati nazionali assoluti. La crisi del-
ecc., rientrano in uno stesso rapporto di im- l’egemonia ecclesiastica è ormai consumata e
potenza politica delle grandi masse di fron- inizia la fine del suo monopolio ideologico.
 CRISTIANESIMO

Il fronte, laico e religioso, alternativo al si- clesiastica medievale, nonostante la maggio-


stema feudale e alla Chiesa cattolica rompe re efficienza della struttura organizzativa sia
l’unità territoriale, sociale e ideologica della a livello strettamente culturale-religioso che
cristianità: Nord e Centro Europa prote- sociale. È infatti cresciuto il divario tra l’i-
stante, Europa mediterranea cattolica con- deologia cattolica, rimasta fondamental-
troriformista; separazione crescente della mente feudale, e l’istanza popolare di supe-
Chiesa dalla classe sociale emergente – la ramento del sistema medievale (Q , , ;
borghesia – fino a ridursi al ruolo reaziona- Q , , ; Q , , ; Q , , ). La
rio e conservatore di intellettuale tradiziona- mediazione positiva degli intellettuali eccle-
le, espressione cioè della classe sociale di ori- siastici tra la Chiesa e le masse fallisce; essa
gine feudale – l’aristocrazia agraria – domi- si riduce alla mera funzione negativa di con-
nante nel passato. A livello ideologico, infi- tenimento di quella che G. definisce «l’ere-
ne, la rottura si rende visibile nella differen- sia di massa» del cattolicesimo, che si mani-
za tra il carattere popolare-nazionale, l’esi- festerà in tutta la sua portata nella Rivolu-
genza di “ritorno alle origini” della Riforma zione francese e ancor più con il progredire
e il carattere “cosmopolita”, reazionario, in Europa del socialismo.
“disciplinare” della Controriforma (Q , , D’altra parte comincia a far presa fra le
; v. inoltre Q , , ; Q , , ; Q , masse l’ideologia alternativa della Riforma e
, -; Q , , ; Q , , ). Il ri- del Rinascimento. Nascono i nuovi intellet-
svolto immediatamente politico della nuova tuali espressi dalle classi subalterne emer-
posizione di debolezza ideologica della genti, che, sul terreno religioso e su quello
Chiesa cattolica è – a parere di G. – l’instau- laico, si fanno portatori della nuova ideolo-
rarsi di una situazione di belligeranza con il gia: Savonarola, Lutero, Calvino, Machia-
risultato della subordinazione della Chiesa velli, Giordano Bruno e, più avanti nel tem-
agli Stati nazionali. Ne sono prova il gallica- po, i nuovi scienziati (Galilei), gli illuministi,
nesimo, il giuseppinismo e altre forme di gli enciclopedisti. Sebbene in misura ancora
giurisdizionalismo, che sono «la “prefazio- ridotta e in maniera ancora imperfetta, la
ne” alla limitazione della chiesa nella società nuova concezione del mondo portata dalla
civile e politica» (Q , , ). È la fine del Riforma coinvolge le masse popolari, susci-
regime teocratico e la crisi del cosmopoliti- tando un atteggiamento attivo verso il mon-
smo, tratti essenziali della civiltà feudale cat- do. Esse, infatti, si lasciano alle spalle le “ri-
tolica. Non più la Chiesa, ma gli Stati nazio- voluzioni passive” del cristianesimo primiti-
nali dettano le regole del gioco politico. E vo e medievale e non esitano a prendere an-
ciò può avvenire solo perché essi, alleandosi che le armi per combattere guerre apparen-
con gli strati borghesi contro l’aristocrazia temente di religione, ma che in realtà sono
feudale, riescono a sottrarre alla Chiesa una vere e proprie lotte di classe: la guerra dei
parte consistente di consenso popolare. La contadini tedeschi, la Rivoluzione inglese, la
Controriforma esprime la consapevolezza Rivoluzione francese. Nell’Età moderna e
della Chiesa di trovarsi di fronte a una crisi contemporanea la crisi di rottura tra cristia-
radicale e di vaste proporzioni. Il Concilio di nesimo e popolo si cristallizza e non trova
Trento, il più grande tentativo della Chiesa sbocchi operativi. La Controriforma cattoli-
moderna di operare una revisione globale ca recepisce e continua la cultura cortigiana,
dell’ideologia cattolica e del suo rapporto staccata dal popolo-nazione, essenzialmente
con la società, lungi dal rinnovare cristalliz- reazionaria, elaborata dall’Umanesimo e dal
za invece per i secoli successivi la Chiesa nel Rinascimento (Q , , -; Q , , ;
ruolo di intellettuale tradizionale. I tentativi Q , ,  -; Q , , ). G. scrive
della Chiesa di raccordarsi alle masse popo- espressamente: «il vero punto di rottura tra
lari, come già nel Medioevo, mediante nuo- democrazia e chiesa è da porre però nella
vi più moderni ordini religiosi e istituti se- Controriforma» (Q , , ); «Con la Con-
colari (in prima linea l’ordine dei gesuiti), troriforma il papato aveva modificato essen-
non ripetono il successo della diplomazia ec- zialmente la struttura della sua potenza: si
CRITICA , CRITICO 

era alienato le masse popolari, si era fatto di massa adeguati ai tempi, che siano, cioè,
fautore di guerre sterminatrici, si era confu- competitivi con gli apparati ideologici degli
so con le classi dominanti in modo irrime- avversari (Q , ,  e Q , , -). Ma
diabile» (Q , , ). «La Controriforma su questo terreno la Chiesa, secolarizzando-
ha isterilito questo pullulare di forze popo- si, è destinata alla sconfitta e condurrà essa
lari» (Q , , ). stessa alla scomparsa medesima del cristia-
Questo stato di distacco del cristianesi- nesimo. Già negli scritti giovanili G. parla di
mo dalle masse appare più marcato partico- questa deriva nei termini di “suicidio del cri-
larmente in Italia, sede del papato, dove, a stianesimo”, quale processo interno di auto-
differenza di altri paesi europei, non si pro- degenerazione e autodistruzione (I cattolici
duce alcuna riforma o rivoluzione popolare italiani,  dicembre , in NM -; La
simile alle tre grandi riforme e rivoluzioni settimana politica. I popolari, ° novembre
dell’Età moderna avvenute in Germania, In- , in ON -). Analoga analisi e inter-
ghilterra e Francia (Q , ,  e Q , , - pretazione del cristianesimo con medesima
). Non si creano intellettuali propri delle prospettiva di autonegazione ed estinzione
classi popolari. Di fronte alla rottura Chiesa- andava proponendo anche il pensatore au-
masse non si forma, dall’altra parte, un nuo- stromarxista Max Adler.
vo blocco alternativo di intellettuali-popolo. BIBLIOGRAFIA: L A ROCCA  e ;
Machiavelli, Bruno, Galilei e altri restano PORTELLI .
episodi singoli e isolati. Questa frattura fra
TOMMASO LA ROCCA
cristianesimo e classi popolari, in Italia, si
manifesterà solo più tardi, nel momento del- V. «cattolici», «Chiesa cattolica», «Controrifor-
ma», «eresie, eretici», «Lutero», «quistione vati-
la rottura del rapporto politico tra Chiesa e
cana», «religione», «Riforma», «Savonarola».
Stato liberale borghese nel , quando la
Chiesa, consapevole di non poter più di-
critica, critico
sporre del consenso delle masse, non oserà
andare allo scontro frontale, ma preferirà la Per G. quello di Marx è un pensiero
strategia della protesta passiva del non expe- «eminentemente pratico-critico» (Q , ,
dit (Q , , ). D’altra parte lo Stato libe- ): questa formulazione stabilisce chiara-
rale intanto poté giocare la carta dell’unità mente che il termine «critica», come sostan-
nazionale, che comportava necessariamente tivo e come aggettivo, non è usato da G. in
la negazione del potere temporale del papa- senso kantiano, come limitazione delle pre-
to, in quanto sapeva appunto di avere dalla tese della ragione, ma nel senso in cui anche
propria parte, o almeno non contro, il con- Marx lo usa nei titoli di diverse opere: come
senso popolare (plebisciti per le annessioni), intervento della politica nella “teoria” e mes-
venuto meno invece alla Chiesa. Indice tutto sa in evidenza della natura ideologica, cioè
questo, oltre che di debolezza politica, anche parziale, cioè in ultima analisi “politica” del-
di inferiorità ideologica della Chiesa. Ed è la teoria stessa. Di questa natura ideologica
proprio su questa tacita ammissione di infe- – propria di ogni teoria e filosofia – la filoso-
riorità ideologica che la Chiesa, a cominciare fia della praxis è l’unica a essere consapevo-
dal pontificato di Leone XIII, tenta di riorga- le. Perciò essa non pretenderà di applicare la
nizzarsi e ristrutturarsi per riconquistare l’e- critica pratica alle altre filosofie e teorie, se
gemonia culturale e sociale perduta. A diffe- questa non venga applicata in primo luogo
renza del passato, però, in cui essa faceva ri- alla filosofia della praxis stessa. Di qui il suo
corso a risorse interne, di natura specifica- statuto peculiarmente autoriflessivo: la filo-
mente religiosa (ad esempio gli ordini reli- sofia della praxis da una parte distrugge e di-
giosi), o a sistemi coercitivi propri o presi a leggia «tutti i concetti “unitari” staticamen-
prestito dallo Stato per far rientrare o elimi- te» (Q , , ), dall’altra mantiene un «at-
nare il dissenso, ora la Chiesa deve scendere teggiamento [...] sempre critico e mai dog-
direttamente sul terreno sociale e politico e matico, [...] un atteggiamento in certo senso
mettere a punto programmi e organizzazioni romantico, ma di un romanticismo che con-
 CROCE , BENEDETTO

sapevolmente ricerca la sua serena classi- ne moderata del Risorgimento e al formarsi


cità» (Q , , ). Pertanto, in quanto filo- di un blocco intellettuale meridionale «che
sofia che si sa espressione ideologica, di una ha a capo B. Croce e Giustino Fortunato e
società percorsa da contrasti, la filosofia del- che si dirama in tutta Italia» (Q , , ). Era
la praxis afferma «implicitamente» che essa questo, in sostanza, il motivo di fondo che
stessa è talmente storica, talmente “critica”, doveva indurre G. a una serrata critica della
che la sua “classicità” corrisponderà alla sua filosofia di Croce. Egli ben vedeva la distan-
stessa sparizione come filosofia: «Il filosofo za che correva tra la fin troppo smaccata
attuale può affermare ciò e non andare più identità tra ideologia e filosofia postulata dal-
oltre: infatti egli non può evadere dal terre- l’attualismo di Gentile e la filosofia crociana
no attuale delle contraddizioni, non può af- delle distinzioni, ma nella tendenza alla fu-
fermare, più che genericamente, un mondo sione tra pratica e teoria – alla quale Croce
senza contraddizioni, senza creare immedia- resisteva “eroicamente” – G. includeva an-
tamente una utopia» (Q , , -; qui si che il materialismo storico, e ciò perché Cro-
può vedere un elemento kantiano, ma ce «ha viva la coscienza che tutti i movimen-
profondamente ripensato alla luce dell’unità ti di pensiero moderni portano a una rivalu-
di teoria e pratica). G. si sofferma anche sul tazione trionfale del materialismo storico,
significato di “critica” in riferimento alla cioè al capovolgimento della posizione tradi-
teoria di Marx, chiamandola «Economia cri- zionale del problema filosofico e alla morte
tica» (Q  II , ) e distinguendo tra della filosofia intesa nel modo tradizionale»
«scienza economica e “critica di una scienza (Q , , ). Sta qui, dunque, il nucleo es-
economica”» (Q , , ). senziale del giudizio gramsciano su Croce. Si
FABIO FROSINI tratta del convincimento che G. espone in Q
, . Il marxismo è stato un momento crucia-
V. «filosofia della praxis», «Kant», «Marx»,
le e determinante della cultura moderna, tan-
«marxismo».
to da influenzarne non poche correnti di
pensiero. Ma, come avviene per tutti i gran-
Croce, Benedetto
di fenomeni culturali, esso è stato anche in-
Sul rapporto G.-Croce si è esercitata tegrato e influenzato da altre posizioni. G.
una consistente parte della letteratura criti- assegna a se stesso la prosecuzione del com-
ca, sia quando si è trattato di valutarne gli pito avviato da Labriola: la riconquista del-
aspetti comparativi, testuali e storico-filolo- l’autonomia concettuale e ideale del marxi-
gici, sia quando il discorso si è collocato sul smo, attraverso la critica delle forme di revi-
piano del confronto fra la tradizione marxi- sione del suo corpus teorico. G. parla di una
sta e quella liberale, sia infine per il valore «doppia revisione»: «Da un lato alcuni suoi
che esso ha nel quadro più generale della elementi, esplicitamente o implicitamente,
storia degli intellettuali italiani del secolo sono stati assorbiti da alcune correnti ideali-
XX. Qui non è certo possibile ripercorrere la stiche (Croce, Sorel, Bergson, ecc., i pragma-
complessa trama delle interpretazioni; è suf- tisti ecc.); dall’altra i marxisti “ufficiali”,
ficiente riferirsi al giudizio, ancora oggi del preoccupati di trovare una “filosofia” che
tutto condivisibile, che sul finire degli anni contenesse il marxismo, l’hanno trovata nel-
Sessanta esprimeva Garin, quando scriveva le derivazioni moderne del materialismo filo-
che il dialogo-confronto tra i due pensatori sofico volgare o anche in correnti idealistiche
traduceva, all’altezza dei problemi e dei con- come il Kantismo (Max Adler)» (ivi, -).
testi italiani, «alcuni grandi temi della cultu- Vengono così delineandosi i contenuti del
ra contemporanea». confronto che G. apre con Croce, a iniziare
Quanto G. percepisse (e criticasse) la ri- dalla individuazione di quei tratti del marxi-
levante presenza di Croce nella politica e nel- smo assorbiti e “rivisti”: il convincimento
la cultura italiana lo si può rilevare dal primo che il materialismo storico potesse esser ri-
significativo riferimento al filosofo abruzze- dotto a canone empirico di ricerca storica e
se nel Q , nelle pagine dedicate alla direzio- la questione del valore delle ideologie e della
CROCE , BENEDETTO 

loro identità-distinzione con la filosofia. Sul l’avvio della radicale critica gramsciana ai
valore delle ideologie, ad esempio, G. rileva punti-chiave della filosofia di Croce: anzitut-
alcune contraddizioni in cui cadrebbe Cro- to alla dialettica dei distinti, della quale si ri-
ce. Mentre negli Elementi di politica egli ri- conosce l’«esigenza reale», ma anche la con-
tiene, sbagliando secondo G., che per Marx traddizione rispetto a un’idea canonica di
le superstrutture sono apparenze e illusione, dialettica che, hegelianamente, non può es-
più avanti avrebbe invece sostenuto che le sere che degli opposti, negazione della nega-
ideologie sono «“costruzioni pratiche”, sono zione. La riforma crociana e gentiliana della
strumenti di direzione politica», accogliendo dialettica (e qui G. accosta due posizioni og-
dunque, dal materialismo storico, solo la par- gettivamente e filologicamente inconciliabi-
te «critico-distruttiva». L’apparente conver- li) ha reso Hegel più astratto, privandolo del-
genza tra il giovane Croce, critico delle alci- la parte «più realistica, più storicistica». Il
nesche seduzioni della dea Giustizia e della distacco è ora netto: da un lato la tradizione
dea Umanità, e il marxismo, si dissolve di- e gli eventi da cui nascono Hegel e Marx – la
nanzi all’errata interpretazione del valore Riforma protestante e la Rivoluzione france-
delle ideologie in Marx. Questi afferma con se, cioè la filosofia della storia e l’identifica-
chiarezza che è sul terreno delle superstrut- zione del fare e del pensare –, dall’altro la
ture che gli uomini prendono coscienza dei tradizione di Vico (malgrado la sua «genia-
conflitti sociali e dei propri compiti, dunque lità») e Spaventa, cioè la speculazione astrat-
sul terreno di una teoria critica e alternativa. ta (v. anche Q  II, .X, ).
Ciò che va combattuto sono le ideologie dei Ma la critica alla filosofia di Croce si
gruppi dominanti, gli strumenti del dominio connette costantemente in G. alla critica del
politico. Tutt’altro il percorso di Croce, che suo atteggiamento pratico. Ne sono testimo-
«deve ora fare molti passi a ritroso e dare ap- nianza le note a inizio del Q , quando G. af-
parenza di florida giovinezza a un’altra de- fronta il tema cruciale del ruolo degli intel-
crepita maga sdentata, il liberalismo più o lettuali nella grande crisi europea degli anni
meno deificato» (Q , , -; ma v.