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Livio SICHIROLLO

con le testimonianze dei suoi contemporanei

ritratto di Hegel

manifesto libri

INDICE

Un filosofo nella storia Cronaca di una vita Qualche testimonianza di contemporanei Notizia bibliografica

UN FILOSOFO NELLA STORIA

CONOSCI TE STESSO

NON IL TUO IO

Ci che di personale si trova nei miei scritti disse una volta Hegel a una commensale che lo fissava come se fosse un tenore falso1. Lesterno, il casuale, limmediato, il soggettivo nellio (la forma del naso) non interessa la filosofia. La pura interiorit, destinata a rimanere tale o a esaltarsi, viene da Hegel respinta, eliminata con durezza. Certamente, nonostante le accuse di Kierkegaard, egli non nega luomo vivente, il suo io profondo, sa bene quanta parte ha avuto nella storia delluomo e della cultura il conosci te stesso, da Socrate a Pascal, a Kant compreso. Ma proprio per questo pensa di doverne dare uninterpretazione adeguata ai tempi nuovi, la sola storicamente coerente. La storia degli uomini e delle culture egli andr dimostrando sono i loro fatti, quello soltanto che di volta in volta sono realmente stati, e sono cos la dimostrazione della perfettibilit e delleducazione del genere umano: chi ha affermato questo ha indovinato qualcosa della natura dello spirito, della sua natura di avere, a legge del suo essere, il conosci te stesso (FD 343 Nota): e intende dire che la celebre massima della pi antica saggezza non , nella sua tradizione alta, la celebrazione dellio interiore, del dialogo dellanima con se stessa, bens la legge dello spirito del mondo: storicamente, oggettivamente, esso si riconosce conoscendo s e laltro, le sue rinunce per dirla con Goethe, le sue alienazioni, come dice Hegel, il suo continuo passare oltre. Il soggetto immediato, personale, viene abbandonato, ma non va perduto: si cerca e si trova, si ricerca e si esprime, attraverso una serie infinita di mediazioni come ci che proprio a tutta lumanit. Nellintera storia del pensiero filosofico Hegel (come il Lutero di Cantimori) lunico protagonista renitente a essere

tale, anzi: non affatto un protagonista (e dimostrer poi che il filosofo non pu mai esserlo), per ragioni oggettive, interne al sistema, per la coerenza stessa del pensiero. Con Hegel lio personale scompare dalla scena filosofica, dove aveva pur rappresentato, di s, i pi vari e non sempre edificanti spettacoli. Scende in platea, con tutti gli altri: la parola ai bisogni delluomo, allo spirito del tempo, alla storia del mondo i soli, i veri protagonisti.
ANEDDOTICA

Hegel non parla dunque di s, non vuole, non pu parlarne. Delle sue caratteristiche personali non sappiamo quasi nulla; nulla, di qualche rilievo, ci stato comunicato da lui. Sappiamo che fiutava tabacco, moltissimo, e forse fumava, cosa disdicevole, sembra, se Rosenkranz racconta cos lepisodio: Era stato sollevato il grande problema se egli avesse labitudine di fumare e lenigma veniva risolto dicendo che una volta, mentre si trovava con amici in casa di Niethammer, era andato in cucina ad accendersi una pipa di terracotta!. Fin dalla prima giovent giocava volentieri a carte e a scacchi: come Kant. A Francoforte stese alcune osservazioni sul gioco delle carte, appunto, sullintreccio di intelletto e passione che si richiede a un buon giocatore, sullinquietudine dei tempi moderni che vi si manifesta. Il suo umore, come capita agli uomini metodici ma generosi (era nota la sua meticolosit e diligenza nel lavoro), era spesso estroso: i suoi scatti dira furono anche violenti ed erano temuti (talvolta furono ingiusti: Fries e Gans poterono sperimentarlo). Una seduta della futura redazione dei Berliner Jahrbcher fr wissenschaftliche Kritik (Annali berlinesi di critica scientifica: la rivista degli anni della sua piena maturit, un organo ufficiale degli hegeliani che pur raccoglieva nomi come Marheineke, Schulze, Boeckh, Bopp, Hotho) pass nella biografia, grazie al tatto e alla finezza di Varnhagen: Hegel divenne, quando gi gli Annali erano in via di realizzazione, sempre pi difficile e tirannico, e durante le

sedute si comportava in modo tanto bizzarro che lintero gruppo aveva la sensazione che non era possibile andare avanti... Fu una lotta violenta, condotta da entrambe le parti con acredine, un alterco personale con accuse e rimproveri. Ma non ne risult nulla di disdicevole, nulla che avesse potuto minare la nostra stima reciproca. Amava conversare, moderatamente, e intrattenersi con amici, conoscenti e studenti. Quindi non disdegnava la tavola, e mostr, sempre, una certa predizione per il vino. Che si leggano allusioni, sue o di amici, nel giovanile Libro dei ricordi, naturale. caratteristico, invece, che ci sia stato tramandato un enologico scambio di omaggi con Goethe. Il poeta gli invia un calice con questa dedica: Allassoluto / si raccomanda / nel modo migliore / per unamichevole accoglienza / il fenomeno originario, e Hegel, ringraziando con altrettanto umorismo e solennit: Il vino sempre stato un grande alleato della filosofia della natura poich ha mostrato chiaramente al mondo che lo spirito esiste anche nella natura. Un cos istruttivo bicchiere da vino un vero calice del mondo... Anche gli antichi non avevano dimenticato di porre un calice fra i simboli del mistico Dionisio (e allude al titolo di un lavoro di Creuzer). In amore senza il romanticismo di Abelardo, in politica senza lambizione di Bacone, in religione senza linfelicit di Spinoza, nei viaggi senza la dispersione di Leibniz, nellinsegnamento senza gli scontri frontali di Fichte, la sua rimase una condotta tranquilla, dedicata sempre al pi stretto servizio della scienza. Mentre essa plasmava lessenza della sua individualit, egli smise, per cos dire, di interessarsi ad altre sfere dellinclinazione e dellarte, alla sua individualit, e a se stesso. La politica lo interessava enormemente, ma un pratico immettersi in essa rest sempre per lui lontano: cos Rosenkranz, in un ritratto un po di maniera, ma certamente fedele. Heine, una fonte non sospetta, conferma questi tratti: Acuto come Kant, forte come Fichte, possiede una tranquillit danimo innata, una armonia di pensiero che non troviamo pi n in Kant

n in Fichte perch in essi domina pi lo spirito rivoluzionario 2. La grandezza della sua personalit sta proprio nel suo equilibrio, nella sua possibilit di conciliazione col mondo esterno, nella capacit di ambientarsi ovunque. Non fu n un giovane n un uomo brillante: non fu un caso ma neppure un disegno della natura. Al ginnasio e alluniversit i voti e le qualifiche riportate lo indicano buono, se non addirittura sufficiente. Sulla sua oratoria accademica non raccolse, lo sanno tutti, giudizi lusinghieri: tuttavia la sua pronuncia irrimediabilmente sveva, un modo di parlare lentissimo, con lunghe pause, interrotto spesso da colpi di tosse e dal continuo fiutar tabacco, accompagnato da ampi gesti, quel suo aggirare i temi per venire al punto e allargomento centrale, esercitavano un fascino particolarissimo, descritto da Hotho, allievo e collega di Hegel, riferito da Haym, il biografo liberale antiRosenkranz. Il suo stile di scrittore fu ritenuto da molti (c una nota lettera di Wilhelm von Humboldt) e per molto tempo, oscuro, trasandato, mostruoso ma questo un altro discorso, come si vedr, che investe la novit del suo linguaggio filosofico. Il successo, dunque, che egli incontr a partire dagli anni di Norimberga, non fu gratuito, assolutamente, fu un risultato calcolato: non entusiasm Hegel, e fu accolto come un fatto scontato, ragionevole, una conseguenza coerente del suo lavoro, del suo stile di vita.
LA FILOSOFIA DI HEGEL NON HEGELIANA

Se non dava importanza alla sua persona, al suo io personale, non pens mai, neppure per un momento, di poter parlare di s come filosofo, della filosofia come sua. Anzi, si espresse a tal proposito con parole semplici e nette: La filosofia moderna si occupa di principi, che sono di natura concreta... e contengono in s un fondamento di determinatezza e di sviluppo e non di pura astrazione; perci la rappresentazione del soggetto del filosofare oziosa e si presta inoltre a un biasimo di altro genere, per lo meno

alle battute oraziane sul saggio, che felice, ricco, addirittura un re tranne quando ha il catarro (dalla recensione di Idealrealismus, di A.L.J. Ohlert, 1831). Ma c anche un intervento positivo di Hegel e non poteva mancare nella sua incessante ricerca dei diversi e contraddittori aspetti della realt sul senso della biografia: Linteresse della biografia sembra contrapporsi direttamente a uno scopo universale; ma anchessa ha come sfondo il mondo storico, nel quale lindividuo coinvolto; persino ci che soggettivamente originale, umoristico ecc. allude a quel contenuto, e aumenta perci il suo interesse; ci che invece riguarda soltanto il carattere ha un terreno e un interesse diverso da quello della storia (Enc. 549 Zusatz). Il mondo storico misura dellindividuo, lo sfondo della storia, dal quale balza quando ci avviene, ed raro il protagonista. Se guardiamo a questa dimensione la sola oggettivamente hegeliana allora Hegel pu essere considerato un protagonista. Le tappe della sua vita scandite dal ritmo della cultura contemporanea, dal suo essere stimolato e dal suo lasciarsi stimolare dalle sollecitazioni del proprio tempo, e cos continuamente anticipate, lo dimostrano appieno. E questo Hegel lo sa: lo prover con il suo sistema, lo afferma con grande acutezza in un momento critico della sua esistenza, quando sta per abbandonare limpiego di precettore e decide di avventurarsi nella giungla accademica e letteraria (ed erotica) di Jena. Alla ricerca di una sistemazione chiede laiuto di Schelling, e gli scrive (2 novembre 1800): Nella mia formazione scientifica sono partito dai bisogni subordinati delluomo [accenna agli studi giovanili sulla religione e sul suo rapporto con la politica]. Necessariamente fui poi sospinto verso la scienza, e lideale dei miei anni giovanili non pot che diventare una forma della riflessione e trasformarsi nello stesso tempo in un sistema [allude alle ricerche ontologicometafisiche gi iniziate]. Ora io mi chiedo, mentre sto ancora attendendo a questi studi, come io possa da quellaltezza ritornare tra gli uomini, e agire su di essi.

Hegel qui non parla di s, della sua filosofia; la forma della prima persona, che egli non user mai nei suoi scritti, dovuta soltanto allo stile epistolare. La filosofia questione troppo seria e importante per essere considerata un affare personale. Hegel parla gi a nome della filosofia: la filosofia, la scienza che interroga se stessa, non il professore Hegel. Hegel cosciente di questo, e allora egli veramente il protagonista, consapevole, di una storia che corre in tempo ma va al di l della cronaca degli individui. In unaltra occasione, questa volta burocratica, molti anni dopo, annunciando al ministero degli Interni del Baden la sua chiamata a Berlino, ritorna sullo stesso tema: Sarebbe per lui della pi grande importanza laprirsi di una prospettiva, tale da dargli maggiore possibilit, man mano che comincia ad avanzare negli anni, di passare e di essere impiegato in unattivit diversa dalla precaria funzione di insegnare filosofia in una universit. Forse Hegel immaginava di entrare a far parte del governo, annota Rosenkranz: Cos come in Kant e in Fichte, anche in Hegel limpulso pratico era stato grande. Ma il problema diverso: questo impulso, questa tendenza non in Hegel un dato psicologico, ma un bisogno oggettivo, una esigenza non sua, ma del tempo, e della filosofa che lo rappresenta: essa sola, a sua volta, pu renderne ragione e giustificarla. E questo avviene indipendentemente dalle nostre esistenze empiriche: la verit la totalit, cio la storia; la filosofia ne la pi alta manifestazione, e cos essa perviene quando vi perviene a comprendersi. LA STORIA. LASSOLUTO LA NOTTE Il mondo storico. La verit (la filosofia) come totalit e come storia. sempre pericoloso ridurre e costringere in una formula il pensiero di un filosofo. Nel caso di Hegel poi questo procedimento, applicato nei pi accreditati manuali (con la conseguenza delle pi inverosimili interpretazioni), pernicioso: alieno, coerentemente con il suo concetto della filosofia e del linguaggio filosofico, dalle massime, dagli epigrammi, dalle

espressioni sentenziose (come sanno coloro che cercano nelle pagine di Hegel un motto, un sigillo da apporre a un testo), non si stancher di ripetere: il compito della filosofia rendere fluidi i concetti pi tenaci (Prefazione alla Fenomenologia dello spirito), e nulla pi contrario al movimento del pensiero, e quindi della realt, di unespressione codificata in una massima, in una cifra. C tuttavia unaffermazione, che solo in apparenza porta la maschera della formula, e rappresenta uno dei pensieri pi profondi e innovatori del filosofo: mai corretta o smentita rimasta il tema di fondo di tutte le sue costruzioni sistematiche. A Jena, sotto i colpi dei cannoni francesi, come pare, quando la Fenomenologia dello spirito era gi stata data alle stampe, scrive nella celeberrima Prefazione: ...il vero non sostanza, ma soggetto... Il vero lintero. Ma lintero soltanto lessenza che si completa mediante il suo sviluppo. Dellassoluto si deve dire che esso essenzialmente risultato. Lespressione non cos difficile come pu a prima vista apparire. Ogni filosofo parla il linguaggio del proprio tempo. Hegel, che nel 1807 gi in possesso di una terminologia e di una problematica proprie, provandosi con i contemporanei non pu che parlare il linguaggio dei suoi interlocutori (in questo, nel porsi nellorizzonte dellavversario, in modo da confutarlo con le sue stesse parole, era veramente maestro come riconobbe Goethe in persona). LAssoluto, nel linguaggio dellidealismo classico, lo Spirito, lio puro (come preferivano esprimersi, fino a un certo periodo, Fichte e Schelling): la realt e il suo principio, il suo fondamento. Questo assolutamente reale deve poter spiegare perch esso , appunto, la realt, il mondo che ci circonda, nel quale siamo immersi la storia. Fu una battaglia di giganti: Fichte contro Kant, Schelling contro Fichte, ma interventi potenti furono anche quelli di Jacobi, Maimon, Schiller, Hlderlin. Schelling, negli scritti posteriori al Sistema dellidealismo trascendentale (1800), perviene a una concezione metafisica dellAssoluto, prekantiana: lassoluto sostanza, essere immobile, indifferenza di soggetto e oggetto, di spirito e natura,

un principio che sfugge alla ragione delluomo e del filosofo, e diviene oggetto di una intuizione intellettuale (lintuizione non si pu giustificare, data a chi data, per natura o per grazia degli dei, per usare unespressione di Platone: anchegli si affatic intorno al problema, come conoscere lidea del Bene, principio delle cose e realt essa stessa) oppure di unesperienza vissuta, solitaria (larte, la religione): LAssoluto Dio, puro soggettooggetto, indifferenza. Lidealismo sembrava cos tradire il compito che, riprendendo Kant, aveva assegnato alla filosofia: salvare i fenomeni, nel senso di comprendere la realt. Senza la Rivoluzione francese non possibile comprendere la Dottrina della Scienza (la fondamentale opera di Fichte del 1794); La Dottrina della Scienza altro non che unanalisi del concetto di libert, scriver a pi riprese Fichte. Hegel attacca Schelling da quelle posizioni che sembravano conquistate per sempre poco pi di dieci anni prima. Se lAssoluto sostanza, esso la Notte, dice Hegel (dove tutte le vacche sono nere, per riprendere una sua espressione fino troppo nota): e intende dire che in questa notte scompaiono e si annullano le differenze, i vari aspetti della vita, le cose nella loro molteplicit e nel loro divenire, il mondo naturale e umano nelle sue contraddizioni in una parola: la storia. LAssoluto deve poterla giustificare, spiegare, comprendere, e allora non pu che essere la storia stessa. La storia: il filosofo e luomo comune, ciascuno sul suo piano e secondo i propri concetti, ne discutono, ne parlano con gli altri, finiscono per comprenderla; quindi, nonostante le sue infinite contraddizioni, anzi grazie ad esse e allinfinit dei suoi aspetti, la storia mostra di avere in s un suo senso, una ragione: la storia la ragione. Per indicare questa totalit ragionevole, questa molteplicit che abbraccia tutte le antitesi in un principio e nel suo movimento, nel suo sviluppo Hegel dice: LAssoluto soggetto: essenzialmente risultato. Soggetto indica il movimento, lo sviluppo, perch cos voleva la terminologia del suo tempo; risultato vuol dire che lAssoluto, e la filosofia che ne la

comprensione, non un primum, non ab initio, non il creatore della realt ma quel principio che la filosofia riconosce come tale proprio perch apparso per ultimo, alla fine di una lunga evoluzione: Per dire ancora una parola intorno a questo modo di dar ricette che prescrivano come il mondo deve essere, la filosofia in ogni caso arriva sempre troppo tardi. Pensiero del mondo, essa appare solo nellepoca in cui la realt effettuale (Wiklichkeit) ha compiuto il suo processo di formazione ed belle fatta (FD Prefazione). La filosofia riconosce cos lAssoluto (la storia), e se stessa ma dopo.
LA FILOSOFIA, CREPUSCOLO DELLA STORIA

Sembra una contraddizione, e come contraddizione viene intesa: la realt, la storia lAssoluto lAssoluto la filosofia. Se riflettiamo, la contraddizione scompare o meglio la contraddizione c, ma non in Hegel (in una pretesa visione del filosofo), bens nella realt stessa. Il filosofo non pu farci nulla, deve solo cercare di comprenderla e di farla comprendere: la filosofia non conforto scriver e dir Hegel a pi riprese la filosofia deve guardarsi dallessere edificante3. La realt lassoluto, la totalit. La realt nella storia e solo nella storia prende coscienza di se stessa attraverso tutte le sue figure (cos Hegel chiama le concrete manifestazioni della storia, i fatti degli uomini): il pensiero, il logo, pura pensabilit della realt (le forme astratte della logica); la natura come lesserefuoridis dello spirito, e infine lo spirito vero e proprio, che ritorna a s come cultura e come ragione, e si comprende e sa la propria vicenda nel tempo: e qui troviamo lanima, la coscienza (spirito soggettivo); il diritto, la moralit e la moralit in atto, vivente (Sittlichkeit), eticit; e in questa la famiglia, la societ civile e lo Stato (spirito oggettivo). Lo Stato la forma, la figura pi alta della realt nel suo prendere coscienza di s nella storia una storia tragica, di conflitti insanabili, di scontri di eroi, di guerre fra popoli: lo Stato la realt effettuale esistente nellintera cerchia di

esteriorit e di interiorit (FD 341). Questo concetto dello Stato per Hegel il concetto stesso della storia universale (Weltgeschichte: e ne tratta appunto alla fine della filosofia del diritto): mondo orientale, mondo greco e romano, mondo cristiano-germanico, ossia regno della libert di uno solo, della libert di pochi (vissuta come arte e costruita come diritto) e della schiavit di molti, regno infine della libert di tutti. E qui lo spirito, come realt effettuale esistente nella storia, veramente lAssoluto, la totalit. Ma nello Stato lo spirito per la sua natura di soggetto, di movimento ancora insoddisfatto, lelemento dellesistenza lo vincola: oltre la realt esistente, cio dopo il divenire della realt nella storia, lo spirito si innalza alla sua vera libera essenza, e si celebra come libert nellarte e nella religione, e si comprende come filosofia, sapere. Qui lo spirito veramente assoluto, sciolto dal reale: dal calice di questo regno degli spiriti [la storia e il sapere], si riversa schiumando su di esso [lAssoluto] la sua infinit. Cos, modificando due versi di Schiller, Hegel conclude la Fenomenologia dello spirito, ma nello stesso segno e con lo stesso tono anche lEnciclopedia e la Storia universale lintera storia del mondo e della filosofia che la rende comprensibile alla ragione delluomo. E il regno del giorno.
TOTALIT E STORIA, VERIT E CONTRADDIZIONE

La storia, totalit e infinit di aspetti contrastanti: come la vita che ha nelle sue contraddizioni un suo senso, le sue ragioni, la sua verit, sia pure nascosta. La filosofia come unit, come coscienza del senso della storia, della ragione nella storia. Hegel ha voluto comprendere, comprendere tutto, e comprendere la verit totale nella sua unit: luomo normale accetta (anche quando le nota) le contraddizioni dei discorsi e delle azioni, e si batte a favore della propria posizione; per Hegel, invece, la molteplicit di queste posizioni che costituisce un grande problema, il problema filosofico. Hegel vuol essere filosofo. Ma essere filosofo non

significa costruire un discorso coerente in pi tra i molti altri discorsi coerenti, esplicativi, bens comprendere la realt una nellunit della verit. Volendo ascoltare tutti, egli appare agli occhi di tutti un traditore della buona causa... Hegel il pi sistematico dei filosofi, il pi coscientemente sistematico. Tutto ci che noi chiamiamo le verit ha per Hegel un valore limitato, nessuna verit la verit, e ogni verit particolare anche falsa perch particolare. Senza dubbio vi sono verit incrollabili: nessuno metter in dubbio che la battaglia di Isso avvenuta nel 333 a.C. o che il peso molecolare dellidrogeno uguale a 1; ma queste verit di fatto non hanno senso in s: lo acquistano unicamente nel quadro della storia o in quello della scienza naturale, solo mediante concetti che organizzano i dati e li trasformano in fatti per la scienza. Ora: le verit concettuali, le sole che richiedono un senso, si contraddicono, e nessun concetto sostiene se stesso: lessere essere in divenire, lordine, ordine di un disordine, la storia produce ci che trascende il tempo, e leterno si rivela solo nella storia, la ragione ragione delluomo appassionato. Ogni concetto, ogni verit, sono aspetti di una sola verit e realt, e ogni affermazione particolare diviene falsa quando, dimenticando che soltanto unastrazione e una delle considerazioni possibili e necessarie, esige che tutto si riduca ad essa. La verit la struttura di tutte le verit, la struttura che le unisce, le pone in contatto e in contraddizione. Tale struttura per quella della totalit; non una verit in pi che si possa staccare o sottrarre: sarebbe altrettanto facile staccare dal corpo una parte che, accanto alle altre, ne rappresentasse lorganizzazione o il movimento. Hegel non vuole spiegare e nulla allo spirito umano pi naturale delle spiegazioni. Con ingenuit commovente ha ritenuto sufficiente dire agli uomini che il compito della filosofia consiste nel comprendere, comprendere la scienza, comprendere la politica, la religione, la poesia, e comprendere il tutto nella sua unit e a partire da tale unit, senza mai voler comprendere lunit da un punto di vista esterno o superiore o pi profondo. Egli vuol comprendere la ragione come ragione, ma anche nella sua concreta

esistenza, con quelle sue contraddizioni che sono tali solo in quanto ogni tesi particolare pretende di essere lintero della verit, ogni aspetto della realt si pone come la realt e si crede la realt. La realt lunit delle contraddizioni. Il frutto in contraddizione con il fiore perch la morte del fiore, ma soltanto insieme frutto e fiore costituiscono lorganismo vivente.
LA DIALETTICA NON UN METODO

Questa la cosiddetta dialettica. Dialettica unicamente la realt che comprende se stessa. Misticismo? Lo si detto spesso e lo si ripeter sempre. La tentazione infatti grande: basta considerare questa dialettica come un metodo, come unastuzia del filosofo, uninvenzione, e subito si scopre il suo limitato valore rispetto ai metodi della scienza, della logica formale, dellanalisi attenta e prudente. Ma la dialettica non vuol essere un metodo, il mondo non il suo oggetto: essa il mondo nel suo presentarsi nel discorso. In rapporto al mondo luomo non per cos dire laltro, uno straniero in cerca di un accesso impossibile; non un fotografo che riprende ci che gli sta sotto gli occhi. Luomo al centro della realt, nella realt, parte della realt stessa; e il filosofo, che vuole comprendere, sa che la visione della totalit non altro che la totalit degli aspetti della realt; egli li sviluppa prendendoli sul serio, letteralmente, nel loro presentarsi. Ma vero che il filosofo si limita a svilupparli? In verit no. Egli li osserva, li interroga, domanda ad essi che cosa vogliono dire. E andr anche pi lontano, ma per scoprire il loro fondamento nascosto, i loro presupposti. La contraddizione generata dai diversi aspetti della realt resiste sino a quando si accettano al loro livello. Ma la loro contraddizione non assoluta. E la filosofia non la annienta. Alla filosofia essa appare come contraddizione di ci che da ultimo uno. C un presupposto comune, infatti, comune a tutte le posizioni: luomo pu parlare della realt. Colui che vi scopre solo assurdit e non-senso, pensa ancora di cogliere in questo modo ci che . Ci che si manifesta

nel discorso degli uomini la realt. Manifestazione parziale e insufficiente, ma pur sempre una manifestazione... La realt si manifesta, e ci avviene nel discorso (o, se si preferisce, nel pensiero) degli uomini. Discorsi ragionevoli, almeno nel senso che non sono in contraddizione assoluta con la realt: se non fosse cos luomo non avrebbe pi possibilit di inserirsi nella realt ne morrebbe e con la sua morte finirebbe lumanit. Anche la realt, dunque, razionale. Non come luomo che, ragionevole (parzialmente), ne inoltre cosciente, ma perch accessibile al pensiero e al discorso, perch genera discorso, che quel discorso delluomo reale. La realt ha una struttura: il reale ragionevole, il ragionevole reale. La dichiarazione hegeliana ha sorpreso; ma questa meraviglia ancor pi sorprendente, poich nessuno ha mai dubitato della natura come insieme di leggi, della regolarit naturale, della descrizione ragionevole e razionale che pu ordinare i fenomeni. Luomo pu parlare di ci che perch ne fa parte: ne rappresenta il linguaggio. Ma la manifestazione non si manifesta in un discorso unico. Luomo non puro spirito, sopra e fuori della natura. Parla perch agisce e agisce perch parla. Agisce e pensa insomma perch dispone di una piccola parola: no. Luomo nella natura. Ma non natura come il minerale e lanimale: scontento, insoddisfatto di ci che , e nel suo discorso parla di ci che non , di ci che egli vuole introdurre nellessere. In principio la contraddizione... La dialettica non dunque altro che il movimento incessante tra il discorso che azione e la rivelazione della realt in questo discorso e in questa azione. La dialettica questo movimento, non una costruzione dello spirito. Proprio perci la dialettica finisce per sapere che essa totalit non contraddittoria delle contraddizioni. Finisce per saperlo, e il suo sapere il suo prodotto, il prodotto della storia reale dove luomo ha agito, parlato, trasformato il mondo e se stesso con la parola e con la sua opera. Il discorso nella sua storia, nel suo farsi reale, pervenuto al punto in cui non soltanto comprende ogni cosa, ma comprende anche se

stesso. Luomo pu volgersi al passato, al cammino percorso, riconoscersi in ci che nel mondo fu compiuto. La storia ha un senso. Non perch una Ragione, con lettera maiuscola, anteriore al tempo e alla storia ne avrebbe predeterminato senso e significato: luomo invece che pensando e agendo, col suo lavoro, ha dato un senso al mondo, sua attuale dimora. Solo luomo ha dato un senso a ci che stato, prima di pervenire a quel senso, comprensibile e compreso, da dove tutto appare, com giusto e necessario, preparazione del risultato. Questo la storia: negativit e discorso, e realizzazione del senso del no della parola e dellazione. Comprendere significa comprendere ci che divenuto a partire dalla storia o meglio nella storia. La filosofia innanzi tutto comprensione del suo stesso divenire, del suo essere divenuto (Eric Weil)4.
ANNI DI NOVIZIATO

Anche Hegel, nella storia della sua evoluzione filosofica, giunse tardi alla filosofia. Non un caso, non c nulla, quasi mai, di casuale nella vita delle grandi personalit. Non bisogna per applicare meccanicamente la filosofia della storia hegeliana alla storia della formazione spirituale di Hegel, come fece Dilthey: Riviveva e analizzava, come le due massime forze storiche del passato, la grecit, dallepoca del ginnasio in poi, e il mondo cristiano a partire dal suo noviziato a Tbingen: era il cammino stesso dello spirito oggettivo, e questo fu laccesso alla hegeliana configurazione storica del mondo 5. Grazie a una natura meditativa seguiva un suo disegno, riservandosi per la massima libert nellesecuzione. Il segreto per capirlo sta nella sua definizione della carriera filosofica di Schelling: Ha compiuto i propri studi dinnanzi agli occhi del pubblico (cos nelle Lezioni sulla storia della filosofia). Hegel invece nascondeva i suoi, e pubblic solo opere a lungo elaborate, risultati maturi. Nei suoi anni di noviziato un fatto ci colpisce subito: gli studi filosofici non sono predominanti, alla

teologia egli si dedica sia perch ospite di un seminario teologico sia perch gli studi teologici fanno parte della pi elementare cultura di un futuro studioso protestante. Dalla teologia attratto per la sua connessione con la filosofia (come scriver in un curriculum, v. Cronaca di una vita) e con la storia (come dimostrer con i suoi scritti). Uno dei suoi temi fondamentali, diciamo parafrasando, sar: la filosofia non comincia con la filosofia la filosofia non fa storia con se stessa: solo la scissione, cio lantitesi, le contraddizioni della realt, manifestano, se e quando lo manifestano, il bisogno della filosofia (le epoche afilosofiche sono uno scandalo solo per i moralisti). Caratteristici i suoi studi a Tbingen, e poi durante gli anni di viaggio: studi storici, innanzi tutto, come voleva la pi pura tradizione illuministica, alla quale per rimproverava la limitatezza speculativa e morale; il Nuovo Testamento e lesegesi delle fonti cristiane: ma lortodossia lo indignava, e la sua attenzione era rivolta invece al conflitto tra la fede, la religione popolare e la religione positiva che ne risult; lantichit classica, e anche qui i due aspetti pi vicini ai bisogni delluomo e alle ragioni della sua vita nella comunit politica: la tragedia e la storiografia greche.
LA POLIS, SOCRATE E IL CRISTIANESIMO

La polis, le sue forme e la sua cultura furono un ideale a lungo vagheggiato. I temi sui quali Hegel ritorna continuamente fino agli ultimi anni del secolo sono i binomi Socrate e Cristo, Stato e Chiesa, libere costituzioni e dispotismo (politico e religioso): binomi studiati anche in seguito, ma con uno stato danimo conciliato con la realt, nella tragica, e serena, ricostruzione della Filosofia della storia. Ges: per promuovere la moralit del suo popolo fu costretto a fondare il suo insegnamento su unautorit divina, non corrispondente alle esigenze morali del nostro spirito, ma fondata sulla volont di Dio. Ges che si oppone al suo popolo: una figura

tragica. Socrate: al destino tragico di Ges Hegel oppone la felicit della parola di Socrate, e questo perch i suoi discepoli vivevano in una societ di uomini liberi e non amavano la filosofia e la virt per amore di Socrate, ma amavano Socrate per la filosofia e per la virt. A Berlino, nelle Lezioni sulla filosofia della storia, figura tragica sar Socrate, il personaggio principe della tragedia nelleticit: un diritto (la coscienza, la soggettivit) si oppone a un altro diritto (la patria, i costumi), si scontrano, rovinano, e sono entrambi giustificati. Hegel non ricerca dunque nella dottrina il positivo del cristianesimo, ma che cosa esso abbia significato, come domma prima, nella Chiesa poi, dal punto di vista politico. Alla fine Hegel dir: il destino del cristianesimo che lo Stato e la Chiesa, il culto e la vita, la piet e la virt, lazione divina e lazione nel mondo non possono giammai fondersi in una sola realt (da Lo spirito del cristianesimo e il suo destino, 1798-99) se non in una religione dellimmaginazione, della fantasia come quella dei greci. Nostalgia per Atene, per questa primavera dello spirito: un tema costante del primo Hegel, che sembra cos condividere il comune modo di sentire dei suoi contemporanei. O Grecia, con la tua genialit e piet religiosa dove sei andata? Anchio con tutta la buona volont brancolo con i pensieri e con le azioni dietro quegli uomini unici al mondo... e sto come le oche con i piedi piatti nel pantano moderno (Hlderlin al fratello, gennaio 1799). Ah, dai lontani giorni del passato un quadro radioso giunge a ogni anima che sia aperta al sentimento della grandezza e della bellezza umana: quello di un genio dei popoli, figlio della felicit, della libert, il rampollo della bella fantasia. Anche lui incaten alla madre terra il vincolo indissolubile dei bisogni, ma lo ha riplasmato, abbellito, lo ha cinto di rose con laiuto delle Grazie, tanto da compiacersi di s, in queste catene, come se fossero opera sua (Hegel, dal frammento di Tbingen sulla religione nazionale).

LA GERMANIA, IL PRESENTE E LA VECCHIA VITA

Ma bisogna stare attenti. Al di l della celebrazione della polis come il modello di umanit al quale si volge in Germania tutta la cos detta et di Goethe, c in Hegel qualcosa di pi e di diverso: una domanda incessante sul perch di quel tramonto ma insieme una profonda inquietudine e insoddisfazione per la situazione presente. Due aspetti della stessa ricerca: studia il problema della fine del mondo antico, della distruzione della libert dei greci e dei romani, e comprende che il dispotismo degli imperatori estrani il cittadino dallo Stato e lo respinse nella vita privata. Ricostruisce il cristianesimo come esperienza dei bisogni del tempo, e vede nel Dio cristiano una potenza che si estende oltre il dominio dei vecchi dei e sottomette a s il libero mondo degli uomini. Nello stesso tempo scrive: stato riservato ai nostri giorni, almeno in teoria, di rivendicare come propriet degli uomini quelle ricchezze alienate al cielo. Ma quale secolo avr la forza di far valere quel diritto e di usarlo? (Positivit della religione cristiana, 1795-96). Ma scrive anche: Noi non fummo mai una nazione (ibid.) Gli studi sul Wrttemberg e quelli per la costituzione della Germania, le letture economiche e politiche, le ricerche sulla morale kantiana come morale delluomo privato (delluomo che possiede), borghese, sono gi incominciati e sostanzialmente elaborati. Lantitesi Atene e noi, passato-presente, lungi dallessere esteticamente vissuta sui testi dei classici greci, costruita su un attento esame del mondo contemporaneo, non soltanto tedesco. Alla fine del cosiddetto periodo giovanile egli medita, come dice Rosenkranz, sulla crisi mondiale. Non un momento di incertezza. U filosofo sa di dover prendere posizione: Tutti i fenomeni di questo tempo mostrano che la soddisfazione nella vecchia vita non si trova pi 6; Dal quieto contentarsi della realt, dalla mancanza di speranza, dalla paziente rassegnazione in un destino troppo forte, si passati alla speranza, allattesa, al coraggio di qualcosaltro7. A differenza degli altri, classici e romantici, Hegel analizza le circostanze, i bisogni del tempo: e

allora lantichit classica non o non solo la favola di un vuoto ideale, un mondo di forme belle, ma una realt storica che richiede di essere chiarita, e sollecita la comprensione del e a partire dal presente.
IL PRIMO FILOSOFO CONTEMPORANEO

Linteresse per la storia come interesse per il presente. Questa caratteristica fa di Hegel un filosofo contemporaneo, il primo filosofo contemporaneo. La storia non altro dalla filosofia, anzi ne il contenuto: E appunto questa collocazione della filosofia nella realt, a cui si riferiscono i malintesi... poich lo scandaglio del razionale appunto perci la filosofia la comprensione del presente e del reale non la ricerca di un aldil che sa Dio dove dovrebbe essere. E una pagina celebre della Prefazione alla Filosofia del diritto. La tradizione delle grandi filosofie: la filosofia sempre stata storica, di fatto ma solo con Hegel la filosofia ne prende coscienza, sa il suo essere e farsi storica. Questa coscienza della filosofia e del presente deve illuminare un altro aspetto, fra i pi dibattuti dagli interpreti, una posizione che gli fu continuamente rimproverata: la conciliazione con la realt, col presente, conciliazione col tempo, come scrive chiudendo il Frammento di sistema del 1800. Non essere migliore del tuo tempo ripete lanno dopo in un epigramma ma il tuo tempo nel modo migliore8. Ma il significato di questa posizione va considerato insieme alla insoddisfazione nella vecchia vita, alla coscienza che egli ebbe, vivissima, di vivere un periodo eccezionale, la svolta storica operata dalla Rivoluzione francese, gli anni pi ricchi che la storia universale abbia mai avuto 9, alla convinzione altres che le condizioni del presente erano destinate a essere travolte: Limmagine di tempi migliori, pi giusti, divenuta viva nelle anime degli uomini e una brama, un anelito per una situazione pi pura, pi libera ha commosso tutti gli animi e li ha posti in urto con la realt10. Linsoddisfazione a sua volta un bisogno del tempo: Credo

che non vi sia nessun altro segno dei tempi migliore di questo: lumanit rappresentata come degna di stima in se stessa. E una prova che va scomparendo laureola attorno al capo degli dei della terra. I filosofi dimostrano questa dignit, e i popoli impareranno a sentirla, non si accontenteranno pi di esigere i loro diritti calpestati nella polvere, ma li riprenderanno e li faranno propri (a Schelling, 16 aprile 1795). Tempi di transizione, di radicali trasformazioni. Hegel attento, vigila, non parla di crisi ma di maturit, di pienezza dei tempi: Io mi attengo a questo, che lo spirito universale del tempo ha dato lordine di avanzare; a questo comando ci si oppone; questo essere avanza per come falange corazzata, irresistibilmente... Ogni millanteria che ritarda, ogni corrente ingannatrice inutile, non riesce a togliere al colosso i calzari degli dei con le suole alate o gli stivali, quando li infila, delle sette leghe. Il partito pi sicuro di non perdere di vista il gigante che avanza... La reazione, di cui tanto ora sentiamo parlare, me laspettavo (a Niethammer, 5 luglio 1816).
CONTRO LA CATTIVA SOGGETTIVIT

Coscienza della maturit dei tempi, coscienza della propria maturit: questo il senso e il risultato della segreta formazione filosofica di Hegel negli anni giovanili. Quando appare in pubblico, trentenne, con lo scritto sulla Differenza dei sistemi filosofici di Fichte e di Schelling pagine brillanti, acutissime, fra le pi belle della letteratura filosofica si mostra perfettamente a suo agio nel mondo culturale contemporaneo (estremamente difficile e intricato, com noto: nessuna stagione filosofica per intensit, produzione e qualit di ingegni paragonabile a quel ventennio, in Germania, a cavallo fra i due secoli): padrone della situazione, parla da pari a pari con Fichte e Schelling, si permette di trattare con ironia e distacco Reinhold, Bardili, Jacobi (che dovranno a Hegel parte della loro immortalit), Schleiermacher. Il sentimento del rispetto si coglie soltanto nelle pagine dedicate a Kant,

allombra venerabile del vecchio filosofo, ormai fuori della mischia, ma presente nel dibattito come non mai. Il problema infatti Kant. Come spiegare la Critica della ragion pura Come conciliare il dualismo di infinito, ragione e finito come natura, realt del particolare, esperienza? Non ha pi senso optare, come Reinhold, per uno dei due termini: questo lo aveva gi fatto la filosofia prekantiana col suo empirismo e agnosticismo. Non possibile sopprimere lantitesi in un aldil della conoscenza del soggetto, in una fede (Jacobi) o in un sentimento (Schleiermacher) che pretendano di conciliare i due termini. La concezione fichtiana dellIo come esigenza morale, come dover-essere, compito infinito, finisce col fare della realt, che dovrebbe essere spiegata, una semplice aspirazione. Hegel chiama queste soluzioni filosofie della riflessione o della cattiva soggettivit: lio, il soggetto di cui esse parlano pur sempre empirico, parziale, estraneo alla realt, alla storia, e non pu porsi come il principio, il fondamento di quella comprensione (non spiegazione o dimostrazione) che il compito della filosofia da Kant consegnato ai successori. Hegel difende la posizione di Schelling: la realt lAssoluto, identit di io e natura, soggetto e oggetto e la difender anche lanno dopo nel saggio Fede e sapere ovvero la filosofia-della-riflessione della soggettivit nellinsieme delle sue forme come filosofia kantiana, jacobiana e fichtiana, pubblicato nella rivista che dirigeva con Schelling (Kritisches Journal der Philosophie). E di nuovo un attacco a fondo contro Fichte e Jacobi, ma il tema ormai quello della Fenomenologia dello spirito, della presa di posizione contro lo stesso Schelling: il dualismo kantiano non si pu spiegare rimanendo allinterno della filosofia kantiana o della filosofia in generale: anchesso espressione dei bisogni del tempo; e di tali bisogni (storici) lAssoluto-identit di Schelling (come si visto brevemente sopra) non pu render ragione: lAssoluto rappresenta eternamente la sua tragedia nelloggettivit [la storia]: nelle sue concrete figure si abbandona alla passione e alla morte, e nella sua maest rinasce da queste ceneri (Sul diritto naturale, 1802).

LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO

A Hegel non resta che presentare il proprio sistema filosofico. Per quanto eccellenti, fino a questo momento ha scritto solo articoli e saggi. Anche questa sar una lenta maturazione. Tutto, nella vita e nellopera di Hegel, si svolge allinsegna di un ritmo lentissimo, il tempo solenne di chi sicuro dei propri risultati. Numerose stesure di Logica, Metafisica, Filosofia della natura e dello spirito degli anni 18021806 rimarranno inedite. Poi la Fenomenologia dello spirito: Prima parte del sistema della filosofia Scienza dellesperienza della coscienza come dice un sottotitolo. una definizione importante, un punto che Hegel manterr sempre fermo. O la filosofia scienza, quindi sistema, totalit e unit di parti, o non . La ricerca filosofica pu avere una sua libert, ma questa libert si celebra nella necessit, coerenza, unit del sistema: ossia della realt, e solo a queste condizioni la filosofia pu comprenderla. Un nuovo aspetto antiromantico del filosofo, della sua polemica per la ragione, contro lintuizione, la lirica notturna e il gusto del frammento. Lopera nel suo complesso, grande affresco di una storia della coscienza come storia del mondo, ne la dimostrazione eloquente. Non ha qui interesse e non possibile in questa sede ripetere la Fenomenologia o rappresentarla in uno schema. Il suo risultato pi importante e i motivi fondamentali sono stati messi in luce. Aggiungiamo ora che non si tratta di un astratto schema logico, di una storia delle categorie della conoscenza (coscienza, coscienza di s, ragione, spirito, religione, sapere assoluto), ma della storia universale che ha preso e prende coscienza del suo divenire attraverso le sue concrete figure, le istituzioni: la polis o eticit bella; il diritto romano come riconoscimento della libert della persona; la famiglia, Stati e rivoluzioni; il mondo delle culture, delle religioni e della scienza; la storia della filosofia dal mondo antico, dalla sua dissoluzione nel cristianesimo fino al sapere assoluto come pensabilit e della coscienza e della storia. La storia della coscienza delluomo la storia dello spirito del

mondo, dellumanit.
IL LINGUAGGIO FILOSOFICO

Gli anni di Jena non sono importanti solo per lingresso in pubblico del filosofo. In segreto ha elaborato non soltanto il sistema filosofico ma anche la sua terminologia, o meglio quel linguaggio che ora dovr solo essere perfezionato. Anche questa ricerca fa di Hegel un filosofo contemporaneo, il nostro filosofo. Egli non nasconde la sua ambizione. Nel 1805, a Voss, il traduttor dOmero, scrive: Lutero ha fatto parlar tedesco alla Bibbia e Lei a Omero, ed il pi grande dono che si poteva fare al popolo... Se Lei vuole dimenticare questi due esempi, Le dir delle mie fatiche, che io voglio tentare di insegnare a parlar tedesco alla filosofia. Una volta giunti a questo punto, sar infinitamente pi difficile dare alla banalit lapparenza di un discorso profondo. Cos Hegel rinuncia alla torre davorio, sollecita quella riforma del linguaggio filosofico11 che vide alle sue origini Thomasius e Cristiano Wolff. Ma costoro pensavano ancora in latino o in francese, e traducevano. Hegel invece, dopo la rivoluzione kantiana, sa di dover costruire le scienze filosofiche che intende insegnare, e ha quindi bisogno di un nuovo linguaggio. Rinuncia al linguaggio tecnico, e questo va detto anche se per molto tempo le sue espressioni tecniche sembrarono particolarmente insolite (essere-in-s, essere-laltro, lIn-s...). Talvolta non rinnova neppure la terminologia tradizionale e fa propria senzaltro la lingua duso, ma spostandole, facendole slittare dalle loro comuni accezioni. Il linguaggio della filosofia sar dora in poi il linguaggio della coscienza comune perch la filosofia e solo la filosofa a differenza delle scienze per tutti12. Non per questo la pagina di Hegel sempre facile, immediatamente comprensibile: il filosofo deve rifiutarsi di dare alla banalit lapparenza del discorso profondo. Egli afferma inoltre: Ai non iniziati chiaro dal contesto della lettera che intende riferirsi a coloro che non vogliono fare lo sforzo di

avvicinarsi alla filosofia speculativa, razionale, e scambiano per filosofia il contenuto di un manuale ai non iniziati quel mondo deve, per il suo contenuto, inevitabilmente apparire come un mondo capovolto, perch in contraddizione con tutti i concetti a cui sono abituati e con quanto appariva loro come valido secondo il cosiddetto buon senso (a van Ghert, 18 dicembre 1812). estremamente indicativo il nuovo significato che assumono i termini astratti e concreti nella sua problematica. La coscienza comune tende a caricare di valore gli astratti, umanit per esempio, mentre considera poco nobili le determinazioni concrete o almeno prive di valore particolare. Hegel fa proprio questo linguaggio (gli astratti sono numerosi nella sua pagina), ma capovolge questa scala di valori: lastratto per lui la vuota rappresentazione, lassolutamente indeterminato, la forma concettuale non sviluppata; concreto invece ci che si sviluppato sino a determinazioni singole, particolari, cio il vero universale nella singolarit e della singolarit. In quanto pensiamo le cose le trasformiamo in qualcosa di universale; ma le cose sono individuali, e il leone in generale non esiste (Enc. 246 Zusatz). Lessere, questo concetto antico, solenne, astratto, il concetto pi povero, pi vuoto; concrete sono le cose, la realt, la storia. Concreto, reale il razionale, lastratto una semplice elaborazione dellintelletto (da Chi pensa in astratto?). Queste brevi considerazioni sul linguaggio ci riconducono al cuore della filosofia hegeliana, a quel bisogno reale (da res: appunto, di cose), contenuto della filosofia, che si manifesta nella sua forma. Rendere fluidi i concetti, lo si visto, coglierli nel concreto movimento della realt: non sempre facile, talvolta questa esigenza allorigine di certe zone dombra della sua pagina, forse della sua stessa difficolt di espressione. Rosenkranz riferisce una testimonianza interessante: La manifesta difficolt di espressione di Hegel potei spiegarmela solo ammettendo che in una certa misura pensasse per sostantivi, che nella considerazione di un oggetto le relazioni gli apparissero pi o meno come figure

che entravano in azione reciprocamente, e che traducesse solo in seguito queste azioni in parole. Cose, relazioni, parole, cose. Sempre nella Fenomenologia scrive: Il linguaggio questa potenza che impone i nomi il pi vero13.
NORIMBERGA. NEOUMANESIMO E STORICIT

il 1806, lanno degli storici avvenimenti mondiali. Ho visto lImperatore questanima del mondo uscire dalla citt per andare in ricognizione (a Niethammer, 13 ottobre 1806). Hegel a Jena non ha proprio pi nulla da imparare. Alla repubblica delle lettere ha mostrato non solo la sua piena maturit, ma risultati ormai definitivi. Lambiente qui gli divenuto estraneo. Partiti Niethammer e Schelling, erano rimasti i mediocri e per Hegel una situazione accademica precaria nonostante lalta benevolenza di Goethe. Il meglio, il circolo romantico di Tieck, Brentano, Arnim e degli Schlegel, lo aveva gi dato da tempo: ora regnavano i salotti, lintrigo, i pettegolezzi, complicate relazioni sentimentali. Hanno dominato interessi di cui in Germania, Jena e Weimar escluse, nessuno sapeva niente. Sono stati qui considerati universalmente validi libri di cui non sono giunte al pubblico neppure cento copie. Gli sembrava di essere in un convento, scrisse. Fu il fedele amico Niethammer a salvarlo: era stato nominato consigliere per le scuole e i culti a Monaco, un alto ufficio del regno di Baviera. In un primo tempo Niethammer offr a Hegel la redazione di un giornale a Bamberg, con annessa libreria e casa editrice. Lofferta lo attraeva, apriva un campo di esperienze nuove alla sua insaziabile curiosit e gli permetteva di conoscere da vicino il cattolicesimo. Ma la sistemazione si present ben presto instabile e pericolosa. Di Bamberg Hegel ricorder il teatro classico francese e Talma, unesperienza che con tale intensit si rinnov soltanto a Praga, con lopera italiana. Allora Niethammer, che lavorava alla riforma degli istituti scolastici bavaresi di ogni ordine e grado, pens a Hegel per il

vecchio, ormai decaduto Aegydiengymnasium di Norimberga: rettorato e incarico dellinsegnamento della filosofia e della religione. Una novit nel campo dellistruzione media superiore (fu poi sostenuta da Hegel in Prussia): Hegel era luomo adatto. Niethammer sapeva di poter contare sullamico. La riforma si ricollegava da un lato ai nuovi ideali pedagogici di Pestalozzi (accolti da Fichte e resi istituzionali nella riforma scolastica prussiana di Wilhelm von Humboldt) e dallaltro ai nomi di Herder, Schiller, Humboldt stesso, che fu anche un teorico di quellaspetto del classicismo detto Neoumanesimo. Nato dalla ricostruzione certamente ideale della cultura classica nella sua complessa struttura, promosso da Winckelmann e Lessing, nutrito di scienza filologica e storica, fu laffermazione di un senso armonico della vita, dove lindividuo possa trovare nellordine oggettivo della cultura e nella comunit civile il proprio mondo concreto, e questo in accordo con il mondo della natura secondo una legge vivente di perfezione, superiore a ogni gretta concezione utilitaristica. Ma unaltra tendenza sinnesta nel neoumanesimo, apparentemente in contrasto con certo illuminismo astratto, quella storicistica o meglio la coscienza della storicit della realt culturale e dei suoi valori. Se questo era il segno dei tempi in Baviera, Hegel non poteva non aderirvi. E lasci una sua impronta, originalissima. Non, come pu sembrare e si ritiene in generale, nelle pagine della Propedeutica filosofica (destinata agli scolari e pubblicata solo dopo la sua morte), ma proprio negli atti professionali, in quei discorsi rettorali che soleva tenere alla fine di ogni anno scolastico. Del neoumanesimo Hegel accentua la tendenza storicistica non poteva essere diversamente. Con intelligenza e sensibilit aveva raccolto o addirittura anticipato i nuovi orientamenti della filologia classica come Altertumswissenschaft (scienza del mondo antico), elaborati dal grandissimo Augusto Boeckh (pi tardi collega di Hegel a Berlino), sulla scia del predecessore Federico Augusto Wolf: la filologia ha da essere un metodo storico diretto a indagare e a ricostruire tutta la vita sociale e politica di un popolo; la scienza dellantichit non

pu rimanere indifferente ai recenti rivolgimenti politici e sociali, alle nuove strutture della vita materiale dellindividuo messe in luce dalleconomia. Il risultato di queste tesi fu lopera di Boeckh, Die Staatshaushaltung der Athener (Leconomia pubblica degli Ateniesi), del 1817 (tradotta alla fine del secolo scorso in italiano da Ettore Ciccotti). Non sono per Hegel problemi nuovi. Diversa la sfera della sua azione. Ora egli chiamato a rendere operante nella scuola, nella situazione presente, unimmagine storica dellantichit classica. Ilprimo discorso, 29 settembre 1809, un programma: non le scienze particolari ma la realt storica del mondo antico la base e lo strumento per intenderlo; lumanesimo moderno non una realt, ma cultura di una cultura, e quindi non pu invocare i greci e i romani come lideale classico da realizzare, ma soltanto come il fondamento di una nuova cultura, che pone lantico in un nuovo rapporto con lintero14: lintero dice qui Hegel questo stesso rapporto dellantico e del nuovo nelle loro differenze. Ancora: il concetto e lideale della personalit armonica sono un mito, perch in contrasto col processo stesso della cultura che alienazione, estraneazione (Entfremdung). La scuola si fonda sullinsegnamento e sullapprendimento, sulluscire da s, quindi farsi altro per ritrovarsi pi compiuti e migliori: abbiamo a che fare con un non-immediato, con un estraneo; con qualcosa che appartiene al ricordo e alla memoria, ma proprio questo estraneo, lontano, che attrae e guida il nostro interesse. Il mondo antico e le lingue classiche sono lostacolo, il segno di una reale separazione nella nostra stessa essenza: ma ci che separa noi da noi contiene a un tempo tutti i punti di partenza e i fili del ritorno, di una nuova amicizia, del ritrovarsi. I fondamentali concetti della sistematica hegeliana non potevano trovare in quella sede pi felice applicazione. Altri discorsi riprenderanno questo tema o diranno in generale dello spirito della scuola. Lultimo (30 agosto 1815), il pi solenne, dedicato alla scuola come istituzione pubblica della

societ borghese, e distende in un affresco la dialettica delleducazione: scuola, famiglia, societ, Stato.
IL RETTORE

Come rettore Hegel non aveva solo compiti di insegnante e di rappresentanza15. Doveva occuparsi dellorganizzazione della scuola, anzi della sua riorganizzazione: scelta dei professori e dei salariati, giudizi sulla loro attivit e trattamento economico, statuato disciplinare, piano di studi comprendente la musica, la danza persino listruzione militare (nei rapporti con un colonnello von Wlckern, che presiedeva a questi ludi, fu piuttosto secco; sembra che desse ragione o almeno scusasse i giovani che si mostravano svogliati o renitenti). La sua presenza fece epoca. Ascoltiamo due testimonianze contemporanee: Gi nella classe inferiore del ginnasio egli si rivolgeva a ogni scolaro chiamandolo Herr, e misurava egualmente il biasimo e i richiami. Un comportamento tanto rispettoso da parte di un uomo la cui fama saliva ogni giorno di pi suscitava nei giovani un vivissimo sentimento della loro personalit. Fu molto grande lammirazione che suscit in me la prima ora di lezione al ginnasio di Norimberga: il comportamento cortese di un maestro ammirato, lattenzione devota degli scolari, il decoro del tutto. Lesempio di Hegel fu presto seguito dagli altri professori e cos listituto sembrava gi una scuola superiore. Non posso ricordarmi di nessun caso in cui limpudenza o linsolenza abbiano cercato di farsi valere contro di lui. Ma non perch era ritenuto severo o solo raramente sorrideva o ancor pi raramente lodava o perch talvolta riprendeva le sgarberie e le mancanze dei giovani con un rimprovero adatto, sempre breve e che colpiva nel segno... No, non per questo, ma piuttosto perch sembrava assolutamente un uomo nel significato pi alto del termine, un dotto, un pensatore profondo, un carattere compiuto. In questo modo esercitava un influsso sereno ma potente su tutti coloro che avevano la fortuna di essere suoi scolari.

IL CONSIGLIERE SCOLASTICO CITTADINO

Nel 1813 fu nominato anche Lokal-Schulrat: consigliere scolastico cittadino un provveditore con poteri sensibilmente pi estesi 16. In questa veste Hegel doveva occuparsi di tutte le scuole, della loro organizzazione nei rapporti con lautorit centrale. Fu molto attivo, diligentissimo, e pot risolvere problemi estremamente delicati: sollevare la miseria delle scuole elementari; studiare la struttura delle scuole per i poveri, in realt confessionali (a Norimberga, citt imperiale protestante, erano affluiti molti cattolici con la recente annessione alla Baviera). Scrive a questo proposito a Monaco: Di conseguenza il mantenimento di una tale scuola cattolica per i poveri rimane di competenza della comunit cattolica e non si pu pretendere che la fondazione protestante per questa scuola usi i propri mezzi, gi limitati, per questo scopo, e sollecita la separazione fra Stato e Chiesa per quanto riguarda listruzione popolare per tutti: essa deve rimanere indipendente dalla differenza delle confessioni e la scuola rimanere estranea alle ingerenze della Chiesa. Rinnova listituto magistrale, introducendo il giardinaggio, la musica e la danza, e pone infine il problema dellistruzione femminile. Sempre al ministero riferisce: Alcuni elementi femminili si erano pure iscritti, ma cambiarono opinione ancor prima dellapertura del corso, spaventati, sembra, per il fatto insolito in questa citt, che le assistenti scolastiche dovessero istruirsi a fondo e frequentare, per questa professione, un istituto per maestri. Norimberga rappresent per Hegel unesperienza fondamentale: la politica amministrativa, la partecipazione alla vita dello Stato, che sempre lo aveva attratto un pi ampio e diverso contatto col mondo. Anni felici, fruttuosi, e non solo per questo. Un matrimonio sul quale mai caddero ombre, e questo aggiunse armonia ai suoi sentimenti e alla sua vita, equilibrio nella maturit. La Scienza della logica poi, e lopera aggiunse fama alla sua fama. Quasi improvvisamente ma secondo i suoi desideri e i suoi piani giunse la chiamata a Heidelberg come professore ordinario

di filosofia.
HEILDELBERG. BREVE SOGGIORNO

Come sempre, si trov bene. I circoli culturali di Heidelberg, romantici seriori, erano tranquilli e meditativi: qui il romanticismo trov la sua componente popolare e nazionale (si pensi solo alla celebre raccolta di versi popolari Des Knaben Wunderhorn Il corno magico del fanciullo di Brentano e Arnim). Ma la citt era romantica in s, e lo ancora, tra la foresta, le colline e il Neckar, a pochi passi dal Reno, con i suoi palazzi e il castello di arenaria rosso vino. Hegel vi trov buoni colleghi, alcuni ottimi: Daub, il teologo semihegeliano, un vecchio, fedele amico; Voss, il traduttore dOmero; Creuzer, filologo classico e archeologo, che ricercava nella sua simbolica e mitologia le origini della religione nel mondo antico in un remoto, originario stadio di fede monoteistica, successivamente avviata al politeismo dallesperienza dellinsegnamento sacerdotale. Fu molto vicino a Hegel quando questi non preferiva passeggiare o stare alla finestra a guardare le colline e il cielo, con disappunto degli studenti: secondo loro non dedicava tempo sufficiente allo studio. Invece Hegel pubblic quasi subito la sua Encyclopdie der philosophischen Wissenschaften im Grundrisse. Zum Gebrauch seiner Vorlesungen (Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio ad uso delle proprie lezioni). Il sistema pu dirsi completo e compiuto, lampiezza del suo orizzonte abbraccia la totalit del reale e della scienza. Scienza della logica, Filosofia della natura e Filosofia dello spirito la tripartizione nella quale si articola quella totalit. La Scienza della Logica di Norimberga aveva elaborato, ante litteram, la prima parte; la Filosofia del diritto e le Vorlesungen (lezioni) berlinesi (sulla storia della filosofia, la filosofia della storia, lestetica e la filosofia della religione) rappresenteranno lelaborazione di due sezioni della Filosofia dello spirito: lo spirito oggettivo (dal diritto allo Stato come storia universale) e le tre forme dello spirito assoluto (arte, religione, filosofa). Ma sempre

lintero sistema lEnciclopedia esposto nelle sue partizioni.


LENCICLOPEDIA

necessario considerare rapidamente la struttura esterna, larchitettonica dellEnciclopedia17, tenendo per presente che non sta solo qui il complesso e lo spirito della filosofia hegeliana (come invece hanno ritenuto le varie scolastiche, hegeliane e no, dellOtto e Novecento): il tal caso il sistema finisce per risultare codificato e cristallizzato in una forma che gi a Hegel sembrava inadeguata. Infatti, a Berlino, dieci anni dopo la pubblicazione della prima edizione, cur una nuova redazione ampliata dellopera, ma non ne fu soddisfatto. Allamico Daub scrisse: ... lIntroduzione stata tanto pi difficile perch non pu che trovar posto prima e non allinterno della filosofia. Ho cercato di rendere il resto pi preciso e, per quanto possibile, pi chiaro, ma il difetto principale rimasto, ossia il contenuto non corrisponde pi al titolo Enciclopedia, non inquadra pi gli elementi di dettaglio, mentre, viceversa, il tutto mantiene ancora il suo aspetto sinottico e ordinato (15 agosto 1826). Egli sapeva che la realt, lesperienza, la vita delluomo sono sempre pi ricche del concetto, del sistema concettuale costruito per intenderle. Questa sua convinzione, esposta gi in una pagina del 1800, possiamo capirla ora in tutta la sua tensione e chiarezza: La natura vivente delluomo eternamente altra dal suo concetto, e quindi ci che per il concetto era solo modificazione, pura contingenza, un superfluo, diventa il necessario, il vivente, forse il solo naturale e bello (Positivit della religione cristiana). E sempre il conflitto di finito e infinito, e la sua soluzione sta nella concezione hegeliana della storia, del sapere come storia. NellEnciclopedia il processo, ideale e reale, della coscienza e della conoscenza si coglie nel rapporto di tre momenti (certo, il tre la figura principe della dialettica hegeliana: Quadratum est lex naturae, triangulum mentis, una delle tesi della Dissertatio del 1801; ma in effetti va inteso come semplice schema, non va

sopravvalutato): ideale autonomia, concreta determinazione, sua immanente risoluzione nella presenza e consapevolezza di s e a s. In altre parole, lordine razionale puro, astratto (la Logica), il mondo naturale (la Filosofia della natura) e il mondo spirituale (la Filosofia dello spirito). La Logica, sistema delle categorie, pura autonomia del razionale, procede dalle forme della sua pi semplice immediatezza (lessere) a quelle della pi compiuta e concreta universalit (il concetto, lidea): ciascuna di esse caratterizza anche una fondamentale posizione della storia del pensiero speculativo. Natura la negazione dialettica della pura autonomia e delluniversalit dellidea: il momento della particolarit determinata, e il suo processo la tensione stessa di universale e particolare, di accidentalit e necessit. Com noto, la filosofia della natura (che Hegel chiama anche Fisica, in polemica con la concezione lirica e irrazionale della Naturphilosophie dei romantici, in particolare di Schelling) stata considerata la parte pi caduca del sistema, meno teoreticamente sostenibile: da un lato Hegel avrebbe trasformato in una sistematica filosofica chiusa laperta problematica delle scienze particolari e ne avrebbe cos compromesso levoluzione; dallaltro, laccidentale, introdotto arbitrariamente nel sistema, non troverebbe pi la sua giustificazione. Queste accuse possono essere in parte vere, ma falso il loro presupposto, che Hegel, rimasto sostanzialmente estraneo allo spirito e al progresso scientifico dei suoi tempi, intendesse negare lautonomia delle scienze particolari. Proprio i vasti e profondi interessi scientifici gli consentono una concezione della filosofia della natura come teoria generale dei principi delle scienze connessi in una sistematica filosofica universale: giustificazione delle scienze particolari, riconoscimento della loro struttura logica e dei rispettivi limiti teoretici e determinazione del valore ontologico di ciascuna in relazione alle altre. La partizione in Meccanica, Fisica e Fisica organica procede dalla considerazione, del tutto esterna e astratta, dei corpi come spazio e tempo fino allorganismo animale, alla celebrazione del suo

processo nel genere la malattia e la morte dellindividuo. Da questa realt determinata della natura come negazione dellideale universalit del logo sorge la figura e il concetto dello spirito. Della partizione in spirito soggettivo, oggettivo e assoluto si fatto pi volte cenno in tutto il precedente discorso. Hegel aveva sempre sostenuto che la filosofia o scienza (sistema) o non : lEnciclopedia delle scienze filosofiche vuol esserne la prova; il sistema delle scienze del reale giustifica le scienze e la filosofa che le pone in relazione.
BERLINO: UN CARATTERE CHE TENDE ALLA GRANDEZZA

Ben presto Hegel si accorse che Heidelberg sarebbe stata una sede provvisoria. Nonostante la vivacit degli studenti e i buoni amici, Heidelberg, come universit, era troppo caratterizzata dalle scienze positive e dalla ricerca erudita particolare. Hegel, invece, si sentiva completamente padrone del metodo, della scienza della filosofia. A Berlino pensava fin dal 1805 (lettere a Sinclair). Riteneva che la sabbia di Berlino fosse per la filosofia un terreno pi propizio dei romantici dintorni di Heidelberg. Sapeva che a Berlino lo tenevano docchio, seguivano la sua carriera; conosceva la disposizione danimo del ministro della pubblica istruzione, che lo ammirava e avrebbe desiderato averlo con s. per perfezionare la riforma dellinsegnamento superiore secondo i piani di Humboldt. Le facolt artistiche erano per tradizione rimaste in una posizione di sudditanza rispetto a quelle pi strettamente professionali (medicina, diritto e teologia): furono allora trasformate in una facolt filosofica, come si dice ancora oggi, allo scopo di promuovere, secondo le ispirazioni del classicismo tedesco, la cultura umanistica in senso pieno, sinottica, comprensiva quindi e delle scienze dello spirito e delle scienze naturali fondamento e guida la regina delle scienze, la filosofia. La presenza di Fichte fu gi significativa, ovviamente, ed utile ripetere qui i nomi di Wolf e di Boeckh, la trasformazione degli studia humanitatis in Altertumswissenschaft avvenuta per opera

loro. Hegel era destinato a confermare la preminenza della filosofia sulle altre discipline; nonostante lattivit di Schleiermacher alla Facolt teologica e di von Savigny, il teorico della genesi del diritto dallo spirito del popolo, alla giuridica, la superiorit della Facolt filosofica sulle altre era ormai nella natura delle cose. E determinanti furono gli interessi religiosi di Hegel, il peso e la fama della sua filosofia del diritto, che esalt la tradizionale unit di diritto, scienza dello stato e politica, continuata dallallievo Gabler, stravolta poi in senso conservatore da Friedrich Julius Stahl. Ma Berlino non era soltanto luniversit: era una citt, finalmente, non soltanto una Residenzstadt. Una grande citt, o meglio, come qualcuno disse con acutezza, un carattere che tende alla grandezza. Universalmente noti e celebrati lo spirito, la verve, leccellenza dei suoi abitanti; profonda la risonanza che la scienza, e a maggior ragione luniversit, trovava nellopinione pubblica e nella coscienza comune unopera importante di mediazione, di unificazione delle coscienze in una citt e in uno Stato frammentari, per natura proiettati verso lesterno. Era la situazione ideale per Hegel: contrastare le tendenze, promuovere riflessione e concentrazione. Non sar il solo, naturalmente. Fichte e Schleiermacher lavevano in un certo senso preceduto, Schleiermacher soprattutto, che era riuscito ad attirare intorno a s una comunit di persone di varia estrazione sociale e cultura. Ma tutto il mondo culturale berlinese andava organizzandosi scientificamente. Di Wilhelm von Humboldt si detto, ma qui vorremmo ricordare i suoi studi di linguistica recensiti da Hegel; ricordare Friedrich Schlegel e la fondazione dellindianistica, Franz Bopp e la linguistica comparata, i fratelli Grimm e lAccademia delle scienze. Fuori delluniverso dellaccademia cera, o cera stato, il circolo dei romantici: Kleist, Ernst Moritz Arndt, Achim von Arnim, le riviste Phoebus e Berliner Abendbltter, il circolo aristocratico e militarista della Tischgesellschaft (che escludeva i filistei sic! gli ebrei e le donne) tutto un mondo vario, in parte tramontato e se si vuole

scontato, ma pur sempre abbastanza significativo: era appunto la citt, con le sue luci e le sue ombre. Hegel era atteso. Nellaprile del 18 Solger scrive a Tieck: I miei corsi sono ripresi, ma gli uditori sono nuovamente pochi. Sono curioso di sapere quale effetto avr la presenza di Hegel. Molti credono che la sua nomina sia stata per me un fatto spiacevole, ma non sanno che sono stato io a proporlo per primo, e posso quindi assicurare che, se mi attendo qualcosa da lui, questo solo un maggior ravvivarsi dellinteresse per la filosofia, ossia, qualcosa di buono. La lettera ufficiale del ministero era gi stata consegnata a Hegel nel marzo e una lettera personale del ministro la accompagnava: Il Suo consenso io lo ritengo come una prova estremamente preziosa della fiducia che Ella ha posto in me, e da parte mia far certamente tutto il possibile per corrispondere pienamente ad essa. In un poscritto, dopo le scuse per il ritardo nella risposta imposto dalla prassi costituzionale: Mia sorella prega la Sua Signora di rivolgersi a lei senza cerimonie, se Ella ritiene che possa fare qualcosa per il Suo trasferimento e per la casa. Far tutto con il pi grande piacere e con la massima diligenza. Anche a Berlino Hegel non cerc di fare colpo. Solger scrive a Tieck nel novembre: Ero curioso di vedere quale impressione avrebbe fatto il buon Hegel. Ma nessuno parla di lui, dato che se ne sta zitto e pensa ai suoi studi. Caratteristica fondamentale della vita di Hegel a Berlino: molto lavoro come prova lorario delle sue lezioni, unesistenza in fondo monotona e tranquilla (nella biografia sono indicati gli avvenimenti di qualche rilievo), ma non indifferente allambiente sociale che lo circondava: si guard bene dallisolarsi e secondo il suo stile coltiv quella piena disponibilit in tutti i sensi che gli procur, dovunque ebbe occasione di vivere, numerosi conoscenti e amici. Prese questa posizione senza rifletterci, senza secondi fini. Nessuno pi alieno di lui dal costruire piani artificiosi riguardanti la propria vita. Si lasci semplicemente immettere in questo circolo di rapporti sociali e influ in maniera cos affascinante sui berlinesi calcolatori proprio

per questa sua spontaneit. Daltra parte, com naturale, era consapevole della sua posizione e controllava le proprie mosse. Il 27 agosto 1826 amici, allievi, studenti, alcune personalit ufficiali, persino il proprietario di un negozio di argenteria che aveva confezionato un calice dargento per loccasione, celebrarono il genetliaco di Hegel, allapice della sua gloria. Alla famiglia, assente, in una lettera del giorno dopo descrive minutamente la festa, e trasmette questa considerazione: Devo ora stare attento a non esagerare; presso il pubblico queste manifestazioni di affetto (per quanto fra amici si abbiano tutti i diritti di non stabilire dei limiti) assumono un aspetto diverso. Da tutte le regioni della Germania, e anche dallestero, era un pellegrinaggio a Berlino per ascoltarlo, e non sempre per amore della scienza. Doveva tenere a bada i seccatori, i perdigiorno, gli arrivisti, gli arrampicatori sociali, e non sempre gli riusciva. Ma questo era il prezzo dovuto alla sua fama, al peso della sua presenza alluniversit (un fatto, in Germania, pi ufficiale che altrove), ai rapporti amichevoli noti a tutti, forse un po ostentati col ministro von Altenstein e col consigliere segreto Schulze. Si parlato e scritto molto di ci, non sempre a proposito, quasi mai con serenit: un luogo comune della sua biografia.
FILOSOFO DELLA RESTAURAZIONE?

Filosofo della restaurazione, si detto (Haym) 18. Certamente non comprese e non era disposto a comprendere le manifestazioni liberalnazionalistiche e le agitazioni delle corporazioni studentesche, alle quali partecip il collega Fries: pappa del cuore, le chiam, e lo scrisse (nella Prefazione alla Filosofia del diritto), e non lo sment. Sment solo di aver voluto attaccare la persona di Fries, e fu un segno della sua coerenza: non dimentichiamo che la festa della Wartburg si concluse con un rogo di libri, di ispirazione antisemita, ultranazionalistica. Hegel non poteva n comprenderla n giustificarla.

Marx e Engels, giovani, nella Sacra famiglia, riportano un passo hegeliano da quella polemica Prefazione, in forma critica, vero, ma non sembrano scandalizzati: La forma particolare della cattiva coscienza, che si appalesa in quella specie di eloquenza di cui si pavoneggia quella superficialit (la liberale), pu essere notata, e proprio anzitutto nel fatto che, quando assolutamente priva di spirito, maggiormente parla dello spirito, e quando morta e stecchita, ha in bocca la parola vita e iniziare alla vita, e dove manifesta il pi grande egoismo del vuoto orgoglio, pi ha in bocca la parola popolo19: dove facile constatare che la polemica hegeliana pi complessa di quanto si soliti ritenere. Per sostenere laccusa di Haym, bisognerebbe dimostrare che lo Stato di cui Hegel parla la Prussia: non sembra possibile, come risulta dai pi recenti studi (se mai Hegel parla di uno Stato pi arretrato della Prussia). Lo sapevano gi Marx e Engels, che di questi problemi dovevano intendersene: nel 1870 si indignarono violentemente perch Liebknecht credette di dover chiosare un articolo di Engels ricordando al pubblico che il citato Hegel era linventore e il sostenitore dellidea prussiana dello Stato. Un animale !..., commentarono. Nella sua prolusione inaugurale a Berlino Hegel parl di universit del centro, e riconobbe nella Prussia (che nelle sue opere non viene quasi mai nominata, e neppure in questa occasione: preferiva parlare di Germania), nella vita di questo Stato... il libero regno del pensiero... cultura ed educazione, e la fioritura della scienza, ma, come fece osservare subito Rosenkranz, di queste pompose espressioni... soleva servirsi quello che pi tardi fu definito lo hegelismo a proposito del rapporto tra filosofia hegeliana e missione mondiale dello Stato prussiano. Quanto a Hegel, egli voleva solo fare intendere che in quel momento, in Germania, la Prussia mostrava il massimo di ragionevolezza storica e istituzionale. La sua posizione era chiara. Nella Prefazione alla Filosofia del diritto, dove avrebbe idealizzato quel tipo di Stato, non c traccia di quelle espressioni: al contrario, sostiene che la costruzione

filosofica della teoria del diritto e dello Stato possibile solo quando una forma della vita invecchiata. Indic nel testo le ragioni dellinvecchiamento, le radici della contraddizione: sono i paragrafi, divenuti poi celeberrimi, sulla societ civile e sulla sua struttura economica (in particolare 189198, 231246), dove espone i risultati della meccanizzazione del lavoro e della produzione, e denuncia lesistenza, allinterno di una struttura sociale e statuale che non avrebbe dovuto ammetterla, di una massa non riconosciuta. Anche qui vide giusto. Individu lantitesi che avrebbe scosso e poi rotto quel sistema, che, in quanto filosofico, non poteva non essere chiuso, compiuto, perfetto: chiuso come totalit, e perci comprensivo dellantitesi, della differenza, della storia reale che, procedendo innanzi, lo avrebbe messo da parte. Il compimento di un processo nel quale lo spirito si coglie nello stesso tempo la sua alienazione e latto mediante il quale esso passa oltre (FD 343). Realismo, senso del tempo, coscienza del presente, dei tempi nuovi anche a Berlino: Ora lo spirito del mondo giunto fino a questo punto... Sarebbe mio desiderio che questa storia della filosofia contenesse per voi una esortazione, di cogliere lo spirito dellepoca che in noi in modo naturale, di trarlo fuori da questa forma, cio dalla sua esistenza chiusa e inanimata, verso il giorno, e di condurlo alla luce ciascuno al suo posto con coscienza (Lezioni sulla storia della filosofia. Conclusione). Come questo avvenga e quando, non lo possono decidere n i singoli uomini n tanto meno i filosofi (si visto). C una storia e un tempo dello spirito che sono nostri ma solo per partecipazione: il tempo lungo delle vicende dei popoli, delle nazioni e dei loro conflitti, del formarsi e del decadere delle istituzioni: Sembra talvolta che lo spirito abbia dimenticato se stesso, si sia perduto. Ma al suo interno, in opposizione a s, egli progredisce come dice Amleto dello spirito di suo padre: Bel lavoro, brava talpa! fino al momento in cui, presa forza in se medesimo, solleva e fa crollare la crosta che lo separava dal suo sole, dal suo concetto. In tali epoche lo spirito ha calzato gli stivali delle sette leghe; la crosta,

quelledificio senzanima, roso dai tarli, si sfascia e si mostra nella forma di una nuova giovinezza (ibid.). La storia non finita. Berlino 1820 non il suo punto di arrivo.
LE LEZIONI. LESTETICA

Questi sono i temi delle lezioni berlinesi, in particolare sulla storia della filosofia e sulla filosofia della storia. Lungi dal cristallizzarsi in formule, il suo sistema a Berlino si arricch e si rinnov, si dispieg in una dimensione storica che la filosofia di poi non conobbe pi. Hegel era a contatto con il meglio della cultura dei suoi tempi, e ne fece tesoro. Il risultato fu una tensione nella ricerca e una problematicit quali le sue pagine non avevano ancora conosciuto. Soprattutto nellEstetica e nelle Lezioni sulla filosofia della religione: saranno per i posteri il suo messaggio pi ricco e affascinante. LEstetica, percorsa da una dialettica pluridimensionale. La dialettica interna allidea della bellezza: il movimento del suo manifestarsi nella sensibilit. La dialettica della bellezza stessa: lesperienza di un bello di natura e della sfera dellarte. La dialettica dellarte, infine: dellopera darte come arte simbolica, pura universalit dellidea; arte classica, perfetta unit di infinit e finitezza; arte romantica come infinit dellintuizione, liberazione infinita dalla forma. Ma, a sua volta, la dialettica dellarte si svolge su due piani: quello ideale della costruzione del concetto del bello (unit dellopera) e quello reale della storia dello spirito come arte (le differenze). Allontanandosi continuamente dal presente schema, la ricerca si distende attraverso una fitta rete di analisi estetiche, di spunti polemici, di osservazioni storiche. Aveva ragione il vecchio Engels: Per la ricreazione Le consiglio lEstetica. Quando Ella vi sar penetrato un poco addentro, rimarr stupito (a Conrad Schmidt, 1 novembre 1891). La stessa intensit e complessit nelle lezioni sulla religione. Ora ritornano i risultati della Fenomenologia, la dialettica della religione, vissuta come coscienza e nella coscienza storica: religione naturale, religione estetica (greca e romana), rivelata. Ma

insieme viene costruita la struttura della spiritualit religiosa, la sua deduzione logica: universalit come pura eternit del contenuto divino nella sua manifestazione, particolarit come distinzione dellessenza eterna dalla sua manifestazione, individualit come ritorno e conciliazione delleterno e del mondo il cristianesimo, nella sua genesi, nel suo concetto, nella sua storicit. E qui, nella Chiesa, ha inizio un altro movimento, unaltra dialettica: la Chiesa nella sua concretezza, assoluta unit dellordine divino e mondano (cattolicesimo) e come esperienza della loro tragica, radicale scissione (riforma e cultura moderna) ma sempre, nei due momenti, certezza e aspirazione a una conciliazione infinita: la filosofia.
LA FILOSOFIA DELLA STORIA

Nel semestre invernale 1822-1823 Hegel tenne per la prima volta un corso di lezioni sulla filosofia della storia 20 [Philosophie der Weltgeschichte, storia universale o storia del mondo), che ripet per la quinta volta nellinverno 1830-1831. Non era certo il primo a inaugurare la disciplina: ma la sua esposizione fu e rimase originale. Per tacere degli storici e dei giuristi dellet doro di Gttingen (seconda met del secolo precedente), ricordiamo almeno i Tratti fondamentali dellepoca presente (1806) di Fichte. E lo stesso Kant, negli scritti della sua vecchiaia, al di l del diritto internazionale, teorizz quel diritto cosmopolitico che Hegel incluse nel concetto di storia universale. Hegel concordava con Kant nel concepire la filosofia della storia in modo tale che lo Stato costituisse la forma attraverso la quale si sviluppa la filosofia della storia stessa. E concordava con Schiller quanto alla prospettiva, diciamo cos, e alla natura stessa regressiva della storia universale: ... una lunga catena di avvenimenti, i cui anelli entrano gli uni negli altri come cause e effetti, si estende dal momento attuale fino al cominciamento del genere umano... Dallintero complesso di tali avvenimenti lo storico universale estrae quelli che hanno avuto sulla forma attuale del mondo e sulla generazione oggi vivente

uninfluenza essenziale, incontestabile. Bisogna dunque tener presente il rapporto di un fatto storico con la costituzione presente del mondo se si vogliono raccogliere materiali per la storia universale. Questa ha pertanto un punto di partenza diametralmente opposto al cominciamento del mondo. La successione reale degli avvenimenti discende dallorigine delle cose verso la loro pi recente sistemazione lo storico della storia universale risale allorigine delle cose a partire dalla pi recente situazione del mondo (lezione introduttiva a un corso sulla storia universale, Jena, maggio 1789). Pi filosoficamente lo stesso concetto esposto nel verso schilleriano reso celebre da Hegel: Die Weltgeschichte ist das Weltgericht (dalla poesia Resignation, 1784): la storia del mondo il tribunale del mondo, quindi anche giudizio universale, finale, sul mondo. E la sentenza che giudica, chiarisce il processo (FD 340-41). La storia dunque regressiva. Weltgeschichte: filosofica per la sua universalit, politica e mondana (da Welt) per il suo contenuto, storia dello Stato e degli Stati. Non dunque tutta la storia n la storia di tutte le dimensioni del passato: larte, la religione e la filosofia sono trattate a parte e figurano nella storia universale solo in quanto svolgono una funzione nella vita politica, fattori autonomi ma subordinati allo Stato. Questo dice il 341 che apre la Storia universale, ultima sezione della Filosofia del diritto: Lo spirito universale trova lelemento della sua esistenza quando si tratta dellarte nellintuizione e nellimmagine; lo trova nel sentimento e rappresentazione quando si tratta di religione; con la filosofia nel pensiero libero e puro; nella storia universale [politica] questo elemento la realt intellettuale effettiva in tutta la sua estensione di interiorit ed esteriorit (lo stesso concetto in Enc. 552). E questo aveva capito la prima generazione degli scolari, soprattutto Rosenkranz. Mette conto riportare una sua osservazione, di grande acutezza, sfuggita pour cause a tanti autorevoli e spericolati interpreti (penso per tutti, visto che di moda, a Sir Karl Popper...): Quando alcuni discepoli di Hegel

hanno rappresentato la filosofia della storia come la conclusione dellintero sistema, come la cima dellalbero, essi hanno frainteso Hegel, il quale aveva certo del riguardo per religione, arte e scienza, ma solo in quanto si collegano a quel particolare sistema delleticit che chiamiamo Stato di un popolo. Le azioni sono possibili solo sul terreno dello spirito oggettivo. Hegel pone giustamente perci nel mezzo, tra il concetto dello spirito oggettivo e quello dello spirito assoluto, il concetto della storia universale; e continua ricordando che nelledizione completa delle sue opere [a cura degli scolari, le lezioni su] la filosofia della storia (nono volume) segue alla filosofia del diritto (ottavo volume) e seguono, poi, aggiungiamo noi, le lezioni sullestetica, la religione e la storia della filosofia, cio le figure dello spirito assoluto. Tutto appare dunque sul piano di questa storia, ma non tutto vi si rivela in tutto il suo essere. Hegel ne schematizza levoluzione in pochissimi paragrafi (secchi e potenti come espressione letteraria e concettuale), attraverso quattro momenti (mondi o regni): oriente, Grecia, Roma, il mondo germanico. Solo su questa base lo spirito assoluto pu sorgere, agire, farsi effettivamente reale. Pu perch, come nella natura, nella storia universale c qualcosa di fortuito e di casuale ineliminabile (lesteriorit del 341 e i principi naturali immediati, lesistenza geografica e antropologica dei popoli, di cui parla il 346: v. Enc. 548). La filosofia della storia del mondo non perviene alla pura coscienza di s, anche se vi una coscienza che agisce ed efficace in essa. Se mai, vi perviene nella filosofia (spirito assoluto), dopo larte e la religione: quindi trascende la storia, ma si fa attraverso di essa. Ne consegue: la storia ha un senso ed morale (base della realizzazione dello spirito assoluto e della filosofia che la pensa); la storia universale rende comprensibile non la filosofia in ci che essa insegna, ma la possibilit e la realt storica della sua apparizione. E chiaro, dunque, che in questa prospettiva la storia universale ha un inizio, non esistita da sempre. Infatti

presuppone la nascita dello Stato e degli Stati, come dice il 349: un popolo non ancora uno stato; famiglia, orda, stirpe sono sostanza etica, che per manca delloggettivit di avere nelle leggi... unesistenza universale e universalmente valida per s e per gli altri... non sovranit. Se ha un inizio, questa storia universale non ha per una fine, non chiude, come si preteso, la storia. Punto dolentissimo! Dai contemporanei di Hegel (si visto) ai nostri postmoderni si sostenuto il contrario, contro levidenza della lettera e dello spirito della pagina hegeliana. a durera longtemps aprs nous, per dirla con Luigi XIV... Dal rapporto spirito oggettivo-filosofia della storia universalespirito assoluto possiamo trarre le seguenti considerazioni: non c incarnazione dello spirito del mondo in uno stato mondiale; lo spirito del mondo non coincide con qualche realizzazione finora visibile e non vi si esaurisce; c una conciliazione e una soddisfazione della coscienza e dello spirito nel corso della storia del mondo, ma restano quelle di una coscienza di s situata, finita, sottoposta a quel contingente ineliminabile come tutto ci che appartiene anche alla natura; non a caso Hegel ha pi volte scritto e argomentato: lo stato non unopera darte, nel mondo, dunque nella sfera dellarbitrio, dellaccidentalit e dellerrore ( 258 Zusatz); infine, c, s, una comprensione ulteriore, ultima, che rende ragione della storia universale come totalit dei punti di vista21 ma non definitiva, e si trova, come appunto abbiamo rilevato, su un altro piano: quello che la filosofia della storia rende possibile: lo spirito assoluto, la filosofia. bene leggere il 345: Giustizia e virt, torto, violenza e vizio, i talenti e i rispettivi atti-fatti (ihre Taten), le passioni grandi e piccole, la colpa e linnocenza, la gloria (die Herrlichkeit) della vita individuale e del popolo, lindipendenza, la buona e cattiva sorte degli Stati e degli individui hanno nella sfera della realt effettuale consapevole il loro significato e valore determinati, e trovano in essa il loro giudizio, e la loro giustizia, per quanto incompiuta. La Storia universale cade fuori da questi punti di vista [corsivo mio]; in essa il momento dellidea dello spirito universale, che al presente

il suo piano (seine Stufe), ottiene il suo diritto assoluto, e il popolo che vive in quel momento e i suoi attifatti ottengono il loro compimento, e fortuna e fama (ihre Vollfhrung, und Gluck und Rhum). Commentiamo il testo con le parole dello stesso Hegel, inquadrandolo fra il 343 e la chiusa del 360, lultimo, sul mondo germanico e sul momento presente. 343: la storia dello spirito solo ci che esso fa; il prender coscienza di ci che fa, il suo comprendersi: comprendere (erfassen) lessere e il principio dello spirito, e il compimento di un processo nel quale lo spirito si coglie nello stesso tempo la sua alienazione e latto mediante il quale esso passa oltre (il tema della Prefazione alla stessa Filosofia del diritto). 360: lo Stato ora, qui, ragione effettivamente reale, ma per la coscienza di s, che ha trovato la realt effettuale del suo sapere e volere sostanziali (liberi) in uno sviluppo organico quindi quella coscienza di s finita, sottoposta, anche se non soggetta a quellaccidentale ineliminabile da tutto ci che appartiene alla natura, di cui abbiamo parlato poco sopra. Certo, tutto questo avviene ora: il presente si spogliato della sua barbarie e del suo arbitrio ingiusto, e la verit del suo aldil e della sua violenza (Gewalt, autorit, potere) accidentale. Il significato chiaro, se si tengono presenti i contesti dei quali Hegel, poveruomo, intendeva parlare per dire qualcosa di ragionevole ai suoi contemporanei: lora e il qui sono i tempi nuovi, let aperta dalla Rivoluzione francese (inutile citare) e insieme dalla rivoluzione industriale (che corrisponde alla societ civile, i ricordati 182-256), let della libert di tutti e di ciascuno, non soltanto formale, quindi libert come riconoscimento e liberazione. La lunga notte della schiavit, materiale e ideale che giunge dalla Grecia e attraversa il Medioevo ecclesiastico, e oltre definitivamente tramontata nel giorno del sapere della libera universale coscienza dellindividuo, del cittadino e dello Stato.

LA SCIENZA

Arte, religione, filosofia, storia non esauriscono gli interessi, la produzione e lattivit hegeliana. Riprende lEnciclopedia e per sei semestri legge Filosofia della natura. un fatto che non pu essere lasciato in margine, anzi va sottolineato. Fedele a quel concetto della filosofia della natura consegnato nellEnciclopedia di Heidelberg, e per tanti aspetti critico in rapporto ai contemporanei, non innov, come dimostra ledizione di questa sezione del sistema curata dagli scolari, ma raccolse i tesori della sua cultura scientifica, i frutti di un interesse e passione per la scienza che risalivano nel tempo, senza soluzione di continuit, agli anni della sua adolescenza. Non va dimenticata questa componente del pensiero hegeliano; troppo facile liberarsene catalogandola come idealismo. La tesi che la filosofia scienza o non (Hegel predilige la parola Wissenschaft, e ne fa uso spesso nella titolazione delle sue opere) deriva anche da queste sue esperienze. Oggi ci chiediamo che cosa le scienze debbano a Hegel, quale rapporto ci sia fra certi sviluppi della fisica e della biologia contemporanee e la concezione hegeliana delle scienze. Forse nessuno (ma chi ha approfondito questi studi?). La ricerca positiva (positivistica) un momento necessario dellevoluzione della scienza: Hegel non sembra invero preoccuparsene troppo. Ma ci non esclude la seriet del suo tentativo concettuale, della sua preparazione. Gli erano familiari i testi della nuova astronomia da Keplero a Galilei, da Copernico a Newton e a Kant. La dissertazione dottorale si intitolava appunto Dissertatio philosophica de orbitis planetarum, e per tutta la vita studi come dedurre speculativamente il rapporto fra distanza e periodo di rivoluzione dei pianeti (una impresa disperata, in effetti poco galileiana). Era versato nellanatomia comparata e nella fisiologia, conosceva Cuvier e Bichat, e per molto tempo accarezz lidea di tradurre la fisiologia del Richerand, un allievo di Bichat. Sostenne una discussione con Pfaff, il matematico di Erlangen, che interpretava

la sua Logica dal punto di vista dellanalisi matematica. Come tutti i suoi contemporanei conosceva bene i fenomeni dellelettricit e del galvanismo. A Jena segue lattivit di Johann Wilhelm Ritter, e prende sul serio le ricerche sulla magia, ma preferisce che altri vi si dedichino. Sono curiosissimo di conoscere lopera sulla magia che Lei sta preparando. Confesso che non avrei lardire di affrontare questo lato tenebroso della natura spirituale o dello spirito naturale, e tanto pi sono felice pensando che Lei vi getter della luce...: la nota lettera a Windischmann del 27 maggio 1810, dove descrive quella discesa nelle regioni oscure che fu anche sua, quellipocondria che lo colp, il punto notturno della concentrazione del proprio essere smarrito nel caos dei fenomeni alla ricerca della chiarezza dellinsieme... Conosco per esperienza questa disposizione dellanima o piuttosto della ragione! E si informava di tutto. Era al corrente delle ricerche di Rumford sul riscaldamento dei corpi per attrito; seppe ben presto delle osservazioni e delle scoperte, fatte a Palermo dal Piazzi (1 gennaio 1801), relative al pianeta minore Cerere. Certo commise degli errori, prese dei grossi abbagli (e non solo nel punto di vista, come nel ricordato caso delle orbite dei pianeti): i pi celebri sono la difesa a oltranza della teoria dei colori di Goethe, sebbene conoscesse lOttica di Newton, e la difesa di Keplero contro Newton. Ma in un punto, decisivo, colse nel segno, e in questo si distinse dai contemporanei: lavversione per la Naturphilosophie, di Schelling e altri, opinio recepta e moda presso i romantici, per il parallelismo spirito-natura e per la centralit, nella scienza, del processo chimico. Daltra parte, il rapporto della ricerca filosofica con le scienze particolari nella loro totalit, a cominciare dalla meccanica, faceva parte per Hegel della giustificazione del bisogno della filosofia, della risposta alla domanda perch e come la filosofia nasca. Quellavversione e questa convinzione furono certamente allorigine delle sue difficolt iniziali e gli valsero un rimprovero che a Jena era sulla bocca di molti: si diceva

che gli mancava il senso lirico della natura. E lo si capisce! Fu tra i pochissimi che, fuori di Francia, prese in considerazione, pur con molte riserve, il materialismo francese; e dello spirito scientifico dei suoi tempi cap il fatto fondamentale: la connessione di scienza e rivoluzione industriale, di ricerca scientifica e tecnica produttiva, e il suo risultato: la nuova struttura del lavoro e le mutate condizioni delluomo. Fu certamente il solo dei filosofi a comprenderlo, grazie a quel senso lirico della natura che gli faceva difetto, e alla consuetudine con i classici inglesi delleconomia. Ma di questo non poteva far parola, e fece bene, nella Filosofia della natura.

SCUOLA E DIFFUSIONE DELLA DOTTRINA

Vedeva la sua filosofia e il linguaggio in essa adoperato diffondersi fino ad acquistare una dimensione europea. A Parigi godeva della simpatia di Cousin. In Olanda viveva il suo caro amico van Ghert, che fond a Bruxelles, assieme al dott. Brouwer, il giornale filosofico Athenum e istitu a Liegi un collegio filosofico, un vasto istituto di istruzione in cui il prof. Seber insegnava la filosofia hegeliana. A LAja il dott. Kiehl pubblicava una rivista di filosofia hegeliana in lingua olandese; e una rivista pubblicava anche, prima a Kiel e poi a Copenhagen, lo Heiberg, che aveva conosciuto personalmente Hegel a Berlino. In Finlandia insegnavano la filosofia hegeliana in lingua svedese i professori Tengstrm, Sundwall e Laurell... la presenza di entusiastici ammiratori sparsi per tutta la Germania e addensati in fitte schiere a Berlino gli facevano intuire una grande prospettiva per il futuro della sua filosofia... Il teologo, il giurista, il naturalista, il glottologo, il politico, lo storico, lo studioso di estetica, tutti vennero attirati in una grande opera di collaborazione. Il maestro aveva bisogno degli apprendisti e gli apprendisti aspiravano a diventare essi stessi maestri nelle loro materie. Questo attivo fervore filosofico che venne rivolto alle

scienze particolari da Marheineke, Vatke, Gans, Hotho, Gschel, Hinrichs, Michelet, Rtscher ecc. ebbe come conseguenza unimportante trasformazione di esse che tuttora continua. Non solo laffabilit, anche la seriet di Hegel, il suo impulso al lavoro, il rigore delle sue pretese, lesempio della sua ininterrotta fatica, incitarono alloperosit e allo studio. Fra gli scolari stessi si formarono presto tre gruppi: i Riflessivi, gli Entusiasti e i Vuoti... Basta scorrere il gran numero di lettere che riceveva per avere limmediata sensazione del peso che Hegel poneva sulla bilancia della cultura. Fichte il giovane, di cui Hegel era stato controrelatore in occasione della sua abilitazione sulla filosofia neoplatonica, lo preg di pronunciarsi sulla sua Introduzione alla teologia; Weisse cerc di spiegargli perch non era daccordo con lui; Feuerbach si immerse impetuosamente, con parole insieme audaci e piene di umilt, in un ampio dibattito contro ogni teologizzazione del sistema; Gschel premeva di continuo per una pi precisa biblificazione della religione e si differenziava da Hegel in rapporto al suo giudizio sulle dispute fra i pietisti e i razionalisti di Halle... Vediamo qui in piccolo tutti quei dissensi, che diedero luogo pi tardi a grandi crisi nello sviluppo del sistema hegeliano e della sua scuola. Se lidea logica la forma assoluta o il contenuto assoluto del sistema; se lo spirito del mondo Dio o Dio per se stesso distinto da esso; se il cristianesimo gi la religione assoluta o se esso solo la fede che si sa anche come filosofia ecc. tutte queste domande vennero poste gi in quelle lettere dal tono cortese.
LA POSTERIT NON PU ESSERE HEGELIANA

Un sistema di estrema complessit che vuol essere semplice come la vita. Un orizzonte assoluto. (Il fascino che in Germania esercita una filosofia totale, assoluta e per Hegel non poteva essere altrimenti sempre profondo, qualche volta pericoloso). Una personalit, una cultura, una intelligenza eccezionali. Una cattedra in una delle pi celebri universit dellepoca. Altri incarichi come la

Commissione esaminatrice scientifica e il Rettorato aggiungono ufficialit a una posizione ufficiale. Unet, lepoca della filosofia (come si disse poi, non sempre benevolmente, con espressione hegeliana), annunciata, compresa ed esposta in un sistema, nel sistema. Quanto al momento e alle attuali circostanze, la filosofia pu attendersi di nuovo attenzione e amore... troppo occupato dallesteriore nellepoca precedente, lo spirito pu ora elevarsi al di sopra delle opinioni e degli interessi particolari. Lo spirito del mondo, logorato dalla realt effettuale e strappato verso lesterno, ha trovato ora la sua patria... questa universit del centro. La filosofia conciliata con il reale, con il tempo con se stessa: il destino della filosofia, il suo compito storico in atto. la maturit dei tempi, millenni vi si sono affaticati. Soltanto una realt inadeguata ha fatto indossare alla ricerca platonica la maschera dellutopia22. Hegel veramente un nodo della storia: come Aristotele, che per secoli sollecit la posterit. Ma se noi conosciamo gli avvenimenti seguiti alla filosofia aristotelica, oggi procediamo, invece, trascinati da una corrente della quale ignoriamo la direzione. Alle spalle abbiamo quel sistema che racchiude la storia, per comprenderla, e insieme per promuoverla: una totalit, si visto, che contiene al suo interno lantitesi. Che Hegel sapesse o non sapesse questo, non ha importanza. Questo, egli dice, il sapere della filosofia: lessere per il quale giganti hanno combattuto la storia, il tempo: i veri, i soli protagonisti. La filosofia si sa come storicit, sa la sua lunga nascita dalla non filosofia, il suo continuo morire nella storia: il grigio sul grigio, la scomparsa, di volta in volta, del vecchio mondo. Si atei in nome di Hegel e in suo nome si attende il rinnovamento delle diverse teologie. Lo rivendicano i rivoluzionari come i tradizionalisti e i liberali. Si visto in Hegel il pi grande rappresentante dellidealismo, e lo si considerato il vincitore di ogni soggettivismo. Studiato come uomo del XVIII secolo, meccanicista, assolutista, lo si condannato come romantico, mistico, ossessionato dallidea di uno spirito dei popoli che agisce

dietro le quinte della storia e agli ordini di un altro Spirito, ancora pi aberrante, lo Spirito universale. I suoi discepoli sono stati perseguitati come democratici, demagoghi, rivoluzionari pericolosi proprio da quello Stato prussiano del quale Hegel sarebbe stato il filosofo ufficiale. Stahl, il filosofo dei conservatori tedeschi di osservanza protestante, non si concepisce senza Hegel. Marx non ha mai nascosto ci che gli doveva. I liberali, nazionalisti o no, hanno preso da lui molti dei loro argomenti23. La storia della filosofia dopo Hegel gi cominciata con Hegel. La filosofia hegeliana lultima filosofia moderna, la prima filosofia contemporanea. Il sistema non poteva essere tramandato, e la scuola non lha capito. Prendere coscienza della realt fondamentale proposizione che percorre tutto larco della meditazione hegeliana modifica la realt e il sapere che ne prende coscienza fino a scuotere e a spezzare il sistema che la rende possibile. Kierkegaard (e molti dopo di lui) non ha compreso Hegel, non ha voluto comprenderlo, e lo ha rifiutato. Altri lo ha corretto, e si posto ben presto in margine alla storia. Marx lo ha compreso, com noto e ne ha rovesciato il sistema. Altri compiti attendono la filosofia. Altre mani lhanno raccolta. Ma questa storia dei nostri giorni anche dei pi recenti.

NOTE

Se non c indicazione diversa, le parole e i passi tra virgolette sono tratti da Karl Rosenkranz, Vita di Hegel (1844). Traduzione, introduzione e note di Remo Bodei, Vallecchi 1966, poi Mondadori (Oscar) Studio, 1974. Un capolavoro della biografia ottocentesca. Una comprensione del pensiero del filosofo e della sua posizione storica che, per equilibrio e acutezza dei giudizi, trova pochi confronti fra gli interpreti vecchi e recenti. Ho citato quasi sempre le opere di Hegel direttamente nel testo: solo il titolo e il luogo della citazione interno allopera, reperibile pertanto in una qualsiasi edizione (quasi tutte le opere di Hegel sono tradotte in italiano, talora in pi edizioni). Due sole sigle: FD = Filosofia del diritto e Enc. = Enciclopedia delle scienze filosofiche, ciascuna con i relativi paragrafi. Testimonianza riportata in G.W.F. HEGEL, Detti memorabili di un filosofo. A cura di Nicoiao Merker, Editori Riuniti 1986, p. 186. 2 H. HEINE, Per la storia della religione e della filosofia in Germania (1844), alla fine: con altri testi a cura di Paolo Chiarini, Laterza 1972. 3 La filosofia non conforto..., ecc.: espressioni che ricorrono spesso in Hegel: vedi per esempio le Lezioni sulla filosofia della storia, Introduzione e Fenomenologia dello spirito, Prefazione. 4 ERIC WEIL, Hegel (1956), ed. Argala, Urbino 1962, Cappelli 1984, poi in Id., Hegel e lo Stato e altri scritti hegeliani. A cura di Alberto Burgio, Guerini 1988. 5 W. DILTHEY, Storia della giovinezza di Hegel e frammenti postumi. A cura di G. Cacciatore e G. Cantillo, Guida 1986: dal capitolo II periodo universitario. 6 E uno dei frammenti per La costituzione della Germania (1798 99), noto col titolo Libert e destino: vedilo ora con ampio commento in R. BODEI, Scomposizioni. Forme dellindividuo moderno, Einaudi 1987. 7 Dal testo, rimasto inedito, Sulle pi recenti vicende interne del Wrttemberg (1798), allinizio, gi in Rosenkranz, vedilo ora nella
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silloge hegeliana Scritti politici a cura di Claudio Cesa, Einaudi 1972. 8 Lepigramma, Entschluss, pubblicato da J. HOFFMEISTER, Dokumente zu Hegels Entwicklung, Frommann 1936, ma ne parla anche F. ROSENZWEIG, Hegel und der Staat (1920), tr. it. il Mulino 1976, cap. VI, alla fine. 9 Dal saggio a stampa del 1817 Valutazione degli atti a stampa dellassemblea dei deputati del Regno del Wrttemberg, cap. III, alla fine: in Scritti politici, cit. 10 Continuazione della citazione dellinedito sopra citato Sulle pi recenti vicende interne del Wrttemberg. 11 Il linguaggio filosofico: in parte ho seguito A. KOYR, Note sur la langue et la terminologie hgliennes (1931), in ID., Etudes dhistoire de la pense philosophique, Colin 1961 e E. BLOCH, SubjektObjekt. Erluterungen zu Hegel (1962), il Mulino 1975, cap. 3: Il linguaggio di Hegel. 12 Dalle lezioni di Jena 18031806, riportate per estratti da Rosenkranz: vedi HEGEL, Detti memorabili, cit., p. 101. 13 Fenomenologia dello spirito, cap. I, La coscienza, allinizio; questa potenza che impone i nomi: dalle lezioni di Jena sulla Filosofia dello spirito, 1805-1806, a cura di G. Cantillo, Laterza 1971, p. 109. 14 Le citazioni di Hegel e su Hegel sono tratte dal volume G.W.F. HEGEL, La scuola. Discorsi e relazioni. Norimberga 1808-1816, a cura di A. Burgio e di chi scrive, Editori Riuniti 1993 (con saggi di vari autori). 15 Si veda il saggio di K. Hussel nel volume qui sopra citato. 16 Si veda il saggio di W.R. Beyer nel volume sopra citato. 17 Per lesposizione dellEnciclopedia e di qualche tratto della filosofia dello spirito ho seguito lIntroduzione di A. Banfi alla sua antologia hegeliana II sistema filosofico (1936), nuova edizione, La Nuova Italia 1975. 18 R. HAYM, Hegel und seine Zeit (1857, rist. G. Olms, 1962): liberalnazionale, lantiRosenkranz. Ma, nonostante certa sua parzialit, resta il pi importante degli avversari di Hegel per la qualit del suo libro e per linfluenza che esercit. Sui due autori, e

su Hegel nella storia, vedi D. LOSURDO, Tra Hegel e Bismarck. La rivoluzione del 1848 e la crisi della cultura tedesca e Hegel e la libert dei moderni, Editori Riuniti 1992. 19 La citazione da La sacra famiglia si trova nel cap. VI.l(b). La vicenda Marx-Engels-Liebknecht si pu leggere qui sotto, in Qualche testimonianza di contemporanei. La prolusione di Berlino, 22 ottobre 1818, si legge in italiano nel primo volume del Sistema della filosofia (o Grande Enciclopedia): La scienza della logica, a cura di V. Verra, UTET 1981. 20 In questo paragrafo ho seguito il magistrale saggio di E. WEIL, La Filosofia del diritto e la filosofia hegeliana della storia (1976), in ID., Hegel e lo Stato, cit., e in parte anche laltrettanto magistrale contributo di A. MASSOLO, Per una lettura della Filosofia della storia d Hegel (1959), in Id., La storia della filosofia come problema e altri saggi, Vallecchi 1966, poi 1973. F. SCHILLER, Che cos e perch si studia la storia universale?, lezione introduttiva a un corso andato perduto, si legge in Scritti storici, Mondadori 1959. 21 Totalit dei punti di vista: questa definizione si legge allinizio dellIntroduzione alle Lezioni sulla filosofia della storia. 22 Realt inadeguata... ricerca platonica... maschera dellutopia: parafrasi mia del passo hegeliano su Platone nella Prefazione alla Filosofia del diritto. 23 E. WEIL, Hegel, cit. sopra. E di questo autore anche il paragone AristoteleHegel, poi la conclusione: le fait est que Marx, qui a compris Hegel, a voulu retourner le systme et le mettre de la tte sur les pieds, et que Kierkegaard, qui ne la pas compris, la repouss: Logique de la philosophie, Vrin 1950, p. 94.

CRONACA DI UNA VITA 1770 27 agosto. Nasce a Stuttgart da Georg Ludwig, segretario ducale della camera finanziaria, poi capo della Cancelleria, e da Maria Magdalena, nata Fromm, sua legittima sposa, donna di grande cultura, che trattava affettuosamente il figlio maggiore perch apprendeva con tanta facilit; essa stessa gli insegn a cinque anni la prima declinazione. 1773 Frequenta per un biennio la Scuola primaria tedesca, poi, per un altro biennio, la Scuola latina. La fanciullezza di Hegel trascorse tranquilla e serena, senza nulla di particolarmente notevole. A sei anni ebbe il vaiolo in forma gravissima... Nella casa di suo padre regnava semplice agiatezza borghese e ordine. Attraverso la posizione professionale del padre vennero stabilite relazioni di ogni sorta con persone altolocate: la corte e la politica vennero precocemente accostate anche dai bambini. Si svilupp nel nostro Hegel una poliedrica attenzione, che operava nei campi pi disparati con progressi quasi uniformi, in modo del tutto involontario e per puro desiderio di conoscere. 1777 Passa al Gymnasium Illustre di Stuttgart, una scuola superiore a carattere umanisticoreligioso, dove Hegel segu tutto il corso dellinsegnamento medio (11 anni). Qui insegnava Cristiano Federico Gritz, zio di Hegel. Legge Shakespeare. Qualche anno dopo Sofocle. 1783 Morte della madre. La memoria di lei era per Hegel sacra. Ancora nel 1825, il 20 settembre, scrisse alla sorella Christiane da Berlino: Oggi lanniversario della morte di nostra madre, che mi sempre presente nel ricordo. 1785 Ha inizio la stesura di un Tagebuch, in tedesco e in latino, che documenta le sue ampie letture di autori antichi e contemporanei. ... per settimane e mesi non registra niente. La maggiore

attenzione dedicata al progredire della conoscenza del ginnasiale... Talvolta traspare un profondo senso etico, ma non vi alcuna traccia di conflitti morali. Il Diario tuttavia una prova del fatto che Hegel si ripiegava su se stesso. Una parte notevole occupano i sunti e gli estratti da libri; elemento dominante il sempre crescente e rinascente interesse per la storia. Studi e letture: lilluminismo e lantichit classica, riviste letterarie, lingue e letterature greca e tedesca, letterature contemporanee straniere, scienze naturali ed esatte. Autori filosofici: Locke e Hume, Kant (la Critica della ragion pura solo nel 1789). Ci sono stati tramandati alcuni brevi scritti, in verit di scarsa importanza (Sulla religione dei greci e dei romani, Su alcune caratteristiche dei poeti antichi, per es.), dove tuttavia si leggono interessanti note sullorganizzazione della societ e della cultura in relazione alla funzione e ai compiti dellarte e dellartista. 1788 Conseguita la maturit, nellautunno si iscrive allUniversit di Tbingen e viene immatricolato dal teologo Schnurrer come borsista ducale, ospite del Seminario teologico protestante di Tbingen (il celebre Stift). In un curriculum inviato a Goethe nel 1804 Hegel scrive: Dopo due anni dedicati allo studio della filologia con Schnurrer e della filosofia e matematica con Flatt e Bk, ottenni il titolo di Magister Philosophiae; studiai ancora tre anni con Le Bret, Unland, Storr e Flatt le discipline teologiche finch superai lesame davanti al Concistoro di Stuttgart. Mi ero deciso per la carriera dellecclesiastico secondo il desiderio dei miei genitori: allo studio della teologia rimasi per inclinazione fedele grazie alla sua connessione con le letterature classiche e la filosofia. Ma legge anche Rousseau, e studia botanica e anatomia. Con Hlderlin e Schelling divide la stessa stanza nello Stift: unamicizia non soltanto filosofica, che doveva protrarsi per un quindicennio. Non rimane estraneo alla vita studentesca, anzi: un buon compagno nelle discussioni, a tavola, e alle mescite, nelle passeggiate. Non indifferente al fascino femminile.

Lelemento dominante dei vivaci rapporti sociali la Rivoluzione francese: lentusiasmo di Hegel in questo momento incondizionato. I giornali francesi vanno a ruba. Nello Stift si fond persino un club politico, che ebbe vita agitata. E certo che i tre amici, con altri compagni, in un prato non lontano da Tbin gen, innalzarono un albero della libert. 1790 27 settembre. Magister Philosophiae. Continua gli studi, ma non prevalgono in lui particolari interessi. Un compagno lo defin eclettico: egli si trascinava ancora di qua e di l, cavalirement, nel regno del sapere. Di questo periodo ci conservato un frammento di una certa importanza: Religione nazionale e cristianesimo: nostalgia per la polis, per luomo greco che vive la comunit; critica del cristianesimo, del suo ottimismo, della sua opposizione allo Stato. Riconosce il diritto dellilluminismo alla libert soggettiva, ma non trova soddisfazione nella realt che ne risulta determinata. 1793 Autunno. Dissertazione pr candidatura examinis consistorialis. Il curriculum cos continua: Tra le professioni che si offrivano alla mia condizione scelsi quella che mi lasciava libero dal lavoro professionale vero e proprio, dal dovere del ministero ecclesiastico, offrendomi ampia possibilit di dedicarmi alla letteratura antica e alla filosofia e loccasione di vivere allestero. Infatti accettai due volte il posto di precettore, a Berna e a Francoforte: questa occupazione mi concedeva abbastanza tempo per proseguire quello studio della scienza che avevo posto come scopo della mia vita. Presso la famiglia patrizia Stiger von Tschugg a Berna ha dunque il suo primo impiego: una professione che fu gi di Kant, Fichte, Herbart. Hegel non pubblicher nulla fino al 1801, ma continua a lavorare con impegno e assiduit. Alla sorella appare molto chiuso in se stesso, quasi triste. I suoi interessi non sono mutati; per significativo che il suo primo lavoro condotto a termine (apparso successivamente, anonimo) sia la traduzione con qualche nota di unopera sul diritto costituzionale del Vaud. I due

testi pi importanti di questo periodo sono una Vita di Ges, Positivit della religione cristiana e il carteggio con Schelling. 1797 Gennaio. Precettore a Francoforte sul Meno: in casa del mercante Gogel pu godere di una notevole libert. Ritrova Hlderlin e altri compagni di Tbingen; nuove e numerose amicizie. Studia ora economia politica. Rosenkranz aveva potuto vedere quel commentario continuo alla traduzione tedesca dellEconomia politica dello Stewart, che and perduto. Poi diritto, in particolare la dottrina del diritto della Metafisica dei costumi di Kant, e storia contemporanea nei suoi riflessi istituzionali. Prepara un saggio sul sistema elettorale nel Wrttemberg e sui difetti della sua costituzione, e lavora intorno alla Costituzione della Germania. Lo scritto pi ampio Spirito del cristianesimo e il suo destino: la fine del mondo antico e la nascita del cristianesimo come Chiesa, religione positiva; quello pi maturo il cosiddetto Frammento di sistema, sul rapporto vita come unit-opposizione e filosofia come espressione dellopposizione e mezzo per comprenderla (datato 14 settembre 1800). 1799 Morte del padre. Hegel eredita un piccolo patrimonio e pu pensare di dedicarsi alla carriera accademica. 1801 Hegel pubblica a Jena il suo primo scritto: Differenza dei sistemi filosofici di Fichte e di Schelling in relazione ai contributi di Reinhold per una pi semplice comprensione dinsieme dello stato della filosofia agli inizi del XIX secolo: opera altissima di una raggiunta maturit. A Jena, lEldorado filosofico, dove a Schelling ventitreenne era stata offerta una cattedra, sostiene, il 27 agosto, la libera docenza con la Dissertatio philosophica de orbitis planetarum. Dice nel curriculum: Dopo la morte di mio padre decisi di dedicarmi completamente alla scienza filosofica, e la fama di Jena non mi lasci altra scelta sul luogo dove potessi trovare occasione, secondo i miei piani, di perfezionarmi ancora nel modo migliore e di tentare linsegnamento. Teneva lezioni ex dictatis, cio su appunti propri, non, come era costume, sulla base di un manuale

accreditato. Argomento, per esempio: tota philosophiae scientia, i. e. philosophia speculativa (logica et metaphysica), naturae et mentis (i cosiddetti sistemi di Jena, che saranno pubblicati oltre un secolo pi tardi, indicano gi le linee della futura Enciclopedia delle scienze filosofiche: Logica, Filosofia della Natura, Filosofia dello Spirito). Tiene anche il primo corso di storia della filosofia. Il numero dei suoi uditori si aggirava fra venti e trenta. Nellestate del 1804 non tenne lezioni, forse per mancanza di allievi. La lezione di Schelling era affascinante, sicura, forbita, moderatamente teatrale. I modi di Hegel erano invece semplici: La sua esposizione era quella di un uomo, che, astraendo completamente da se stesso, rivolto solo alla cosa, non mancava dellespressione appropriata, ma della pienezza retorica. Tale esposizione attirava tuttavia gli ascoltatori anche esteriormente per la fluidit della dizione, la sonorit della voce e la vivacit del gestire... Non ebbe influsso alcuno sulla massa degli studenti. Egli era conosciuto da questa solo come un essere strano e oscuro... In compenso per resistette tanto pi saldamente un ristretto circolo di discepoli e di ammiratori, il cui entusiasmo, soprattutto negli ultimi anni del soggiorno jenense, crebbe straordinariamente. 18021803 Fonda e dirige con Schelling il Kritisches Journal der Philosophie. Qui continua e conclude il curriculum sono miei gli scritti: LIntroduzione; Come il comune intelletto umano consideri la filosofia; Sullo scetticismo antico e moderno [Lo scetticismo nel suo rapporto alla filosofia]; La filosofia di Kant, Jacobi e Fichte [Fede e sapere]; Come stato fino ad oggi trattato il diritto naturale [Le maniere di trattare scientificamente...]. Da tre anni libero docente di filosofia ho tenuto su questa materia diversi corsi, e ritengo, per il passato semestre invernale, innanzi a un uditorio numeroso. La Societ ducale di mineralogia mi ha accolto da un anno come secondo assessore, quella di scienze naturali, or poco, come suo membro. Poich la scienza della filosofia, coltivata nei suoi molteplici aspetti, divenuta la mia professione, non posso far altro che esprimere il desiderio di essere proposto dai serenissimi Reggenti professore ordinario della materia. Scrive il

Sistema delleticit, che resta inedito, e una Costituzione della Germania, che sar pubblicata alla fine del secolo. 1805 - Per intervento di Goethe ottiene un incarico universi uno con uno stipendio annuo di 100 talleri. Hegel lo avrebbe incontrato molti anni dopo, una sola volta, per poche ore, ma unalta considerazione reciproca, e amicizia anche, li univa. 1806 Battaglia di Jena. Hegel lascia la citt portando con s le ultime pagine della Fenomenologia dello spirito. Si conclude cos il periodo pi ricco, pi originale, il pi inquieto forse, dellattivit filosofica hegeliana. Non soltanto una curiosit vedere i titoli e seguire lelenco dei corsi universitari di Hegel a Jena (la doppia data indica il semestre invernale; laltra quello estivo). Come libero docente. 18011802: Logica e metafisica, con un seminario in collaborazione con Schelling; 1802: Logica e Metafisica, e Jus naturae, civitatis et gentium (evidentemente in connessione con il saggio sul diritto naturale, pubblicato, e sul sistema delleticit, rimasto inedito vedi sopra; in un certo senso gli incunaboli della futura filosofia del diritto); 18021803 fino allinverno 18041805 svolge gli stessi corsi. Come professore straordinario. 1805 e seguenti: Logica e Metafisica, e Pbilosophia realis, i.e. naturae et mentis ex dictatis (che conosceremo poi come i progetti sistematici di Jena); 18051806: Matematica pura e Aritmetica, e Storia della filosofia; 1806: come sopra; 1807: Matematica pura, e Logica et Metaphysica, praemissa Phaenomenologia mentis ex libro suo System der Wissenschaft, erster Teil (Bamberg... 1807), e Storia della filosofia; 18071808: G.W.F.H. Lectiones suas philosophicas redux ex itinere indicabit. Ma non torn. 1807 La Fenomenologia dello spirito. Falliti i tentativi di passare alluniversit di Heidelberg, lamico e compagno di studi Niethammer, ora funzionario del regno di Baviera, gli propone la redazione della Bamberger Zeitung: Laffare potr interessar mi scrive Hegel perch, come sapete, seguo con curiosit gli avvenimenti del mondo, e da questo lato dovrei piuttosto temere

tale curiosit e sottrarmi a essa. Era e rimase un formidabile divoratore di giornali. Hegel mirava in alto, a cambiare il tono della stampa tedesca ma in realt non fu mai soddisfatto di questo lavoro. Il 5 febbraio, da Cristina Carlotta Burkhardt, di Jena, sua padrona di casa, nasce Ludovico, il figlio naturale di Hegel. Tale fatto fu taciuto dai biografi: pochi i particolari noti. E tuttavia certo che Hegel cerc di occuparsi di suo figlio, di dargli unistruzione e di procurargli un lavoro; lo accolse anche in casa pi tardi, quando era gi coniugato. Ludovico mor al servizio degli olandesi, in Estremo Oriente, nel 1831. 1808 Niethammer pensa a Hegel per le innovazioni promosse negli stati della Lega Renana, specie in Baviera e particolarmente nel campo dellistruzione: lo invita al posto di Rettore dello Aegydiengymnasium di Norimberga, con insegnamento delle materie filosofiche propedeutiche. Nel 1813 Hegel sar nominato anche LokalSchulrat (consigliere scolastico: una carica analoga a quella del provveditore agli studi, col potere inoltre di esaminare i candidati allinsegnamento della filosofia). Sotto la sua direzione il Ginnasio fior, come venne pubblicamente riconosciuto. 1811 Sposa la ventenne Marie von Tucher, discendente di una delle pi antiche e nobili famiglie di Norimberga. Nasceranno due figli, Karl e Immanuel. Hegel conduce vita molto ritirata. Lavora intensamente. Il ginnasio e la stesura della Scienza della logica (che sar pubblicata a Norimberga, in tre volumi, dal 1812 al 1816) non gli concedono soste n tempo libero. 1814 Nelle lettere a Niethammer e Paulus del 18141816 appare la sua dissociazione dalla Restaurazione che si profila al Congresso di Vienna, e dalle conseguenti misure politiche. 1816 Autunno. Dopo una proposta di Erlangen (per la cattedra di filologia classica) Hegel chiamato alla cattedra di

filosofia delluniversit di Heidelberg. Tutto si svolse con pulizia, dignit e rapidit, nota Rosenkranz, quindi contrariamente al solito. Nonostante lamicizia per Daub, il teologo e filosofo, per Creuzer, il mitologo, e per Paulus, col quale per la terza volta si trovava a vivere nella stessa citt (faceva parte dellamministrazione dello stato e con Niethammer era uno degli amici pi vecchi e pi cari), lambiente di Heidelberg gli rimase estraneo. Ma la bellezza dei luoghi lo incantava. Passeggiava moltissimo. 1817 LEnciclopedia delle scienze filosofiche in compendio. Assume la redazione degli Heidelberger Jahrbcher f{r Litera tur per la sezione di filosofia e filologia, e qui pubblica diversi articoli filosofici e politici. Ecco lelenco dei corsi tenuti a Heidelberg. 18161817: Enciclopedia delle scienze filosofiche, e Storia della filosofia; 1817: Logica e Metafisica come avviamento lEnciclopedia, di prossima pubblicazione; Antropologia e psicologia; Estetica; 18171818: Antropologia e psicologia; Storia della filosofia; Naturrecht und Staatswissenschaft: il primo corso sulla futura Filosofia del diritto; 1818: Enciclopedia; Estetica. 1818 Hegel vede attuarsi una sua antica, non del tutto segreta aspirazione: per interessamento del ministro di Prussia von Altenstein, suo ammiratore, chiamato a Berlino, alla cattedra che fu di Fichte. Le lettere ufficiali esprimono la pi alta considerazione per il filosofo e non nascondono la fiducia in una risposta positiva: Questo Ministero desidera soltanto vedere del tutto soddisfatta laspettazione di tante persone che da lungo tempo attendono con impazienza che la cattedra di filosofa sia occupata. Il 22 ottobre tiene la sua lezione inaugurale. gi lannuncio della sua filosofa della storia: lo spirito del mondo ha ritrovato qui, in questa universit del centro, la sua realt effettuale. Forse c dellenfasi. Ma certo, non il professor Hegel parla, ma la Scienza, a suo mezzo. Egli ne perfettamente consapevole: vuol

sentirsi fuori della mischia, e si rivolge soprattutto ai posteri. Acquista una casa al Kupfergraben 4: una via tranquilla su un ramo della Sprea, vicino alluniversit e al centro, di fronte ai giardini di Monbijou. 1819-1821 Attraversa qualche momento critico. Aiuta studenti e collaboratori inquisiti per le loro idee liberali (allora si diceva demagogiche), pur non condividendo le posizioni delle associazioni studentesche, talora antisemite. Anche le pagine della Prefazione alla Filosofia del diritto, contro Fries che aveva partecipato al raduno delle corporazioni studentesche alla Wartburg nel 1817, e che era stato sospeso dallinsegnamento, suscitano vivaci polemiche. Nasce qui limmagine di Hegel che appoggia la Prussia della Restaurazione. 1820 E nominato membro della Reale commissione esaminatrice scientifica per la provincia del Brandeburgo. In tale veste doveva da una parte esaminare in filosofia quei giovani che si presentavano candidati sia allinsegnamento sia allesame di ammissione alluniversit, dallaltra doveva rivedere ed esprimere la propria opinione sui protocolli dei ginnasi riguardanti lesame dei maturandi e sui componimenti di tedesco preparati da questi ultimi... era molto indulgente nel giudicare i compiti degli scolari. Non voleva che dalla giovent si esigessero pensieri originali. Polemica con Schleiermacher, che continuer con la Prefazione al libro del suo discepolo Hinrichs sui rapporti fra religione e scienza, dove attacca la teologia del sentimento. 1820-1821 Esce la Filosofia del diritto, con il doppio titolo: Lineamenti di Filosofia del diritto. Diritto naturale e teoria dello stato in compendio ad uso delle lezioni. lultima opera a stampa di Hegel (salvo le nuove edizioni dellEnciclopedia). Gli altri corsi furono pubblicati solo dopo la sua morte, in varie edizioni, non sempre felici, non ancora definitive. Elenco dei corsi universitari berlinesi: Estetica: 1820/21,

1823, 1826, 1828/29, Filosofia della storia 1822/23, 1824/25, 1826/27,1828/29,1830/31. Storia della filosofia: 1819,1820/21, 1823/24, 1825/26, 1827/28, 1829/30. Filosofia della religione: 1821, 1824, 1827, 1829 (sulle prove dellesistenza di Dio), 1831. SullEnciclopedia delle scienze filosofiche, nelle sue tre parti: Logica, Filosofia della natura e Filosofia dello spirito (dagli scolari fu pubblicata, nelle opere complete, unedizione in tre volumi che raccoglie, con il nome di Zustze, aggiunte, gli appunti degli uditori delle lezioni: la cos detta Grande Enciclopedia o Sistema della filosofia), tenne tutti gli anni almeno un corso semestrale. Filosofia del diritto: 1818/19, 1819/20, 1821/22 con lannuncio del relativo testo, 1822/23, 1824/25 e 1830 (di queste lezioni conoscevamo solo i pochi Zustze pubblicati da E. Gans nella sua edizione della Filosofia del diritto nelle opere complete; dal 1974 si iniziata una pubblicazione sistematica degli appunti di vari scolari presi a questi corsi). 1822 Viaggio a Bruxelles e in Olanda. 1824 Viaggio a Praga e a Vienna. 1827 Fondazione dei Berliner Jahrbcher fr wissenschaftliche Kritik: diventer ben presto lorgano della scuola hegeliana. Hegel vi pubblica alcuni dei suoi grandi saggi berlinesi, su W. v. Humboldt, Solger, Hamann, Gschel, Schubart, Carganico, Ohlert e Grres. A differenza di Kant, che non viaggi mai diversamente da Fichte, Herbart e Schelling, che si mossero solo in Germania e solo in certe direzioni, Hegel fu tra i primi a passare i confini tedeschi e a viaggiare in tutte le direzioni: e a differenza di Leibniz viaggi per il gusto di viaggiare. Le descrizioni dei viaggi sono consegnate nelle lettere alla moglie: ci offrono, nella loro maniera concisa, una bella immagine della personalit di Hegel con la sua immediata, asistematica energia, e sono da questo punto di vista documenti inestimabili. Viene qui esposta in maniera piana tutta la ricchezza dei suoi interessi e della sua sensibilit.

Contrariamente alle esperienze dei suoi anni giovanili anche il paesaggio naturale lo attrae, specie in Olanda. Caratteristica fondamentale la sua passione e la sua curiosit per larte: la pittura olandese del 600 e lopera italiana a Praga. Ma soprattutto lo interessano le citt e la loro vita: non si stanca di passeggiare senza meta, come a Mala Strana (Praga) e a Parigi, dove ammira il gusto per il superfluo. Intense le sue relazioni sociali: a Praga frequenta Bucquoi, noto filosofo naturalista, e a Parigi Cousin. Visita a Goethe. 1829 E eletto rettore delluniversit. In autunno si incontra per lultima volta con Schelling, a Karlsbad. Ultima visita a Goethe. 1830 25 giugno. Discorso per le celebrazioni del terzo centenario della Confessione augustana. Le rivoluzioni liberali in Francia e in Belgio sconvolgono Hegel, fino a farlo ammalare e soffrire di una febbre fredda. Karl Hegel: Improvvisamente la tranquillit politica venne interrotta nel 1830 dalla rivoluzione di luglio in Francia e dalle sue conseguenze in Belgio e in Polonia. Con terrore mio padre vide in esse una catastrofe che sembrava far vacillare il sicuro terreno dello Stato ragionevole: ma, diversamente da Niebuhr, non pens che avrebbe introdotto da noi il dispotismo e la barbarie. 1831 Il 14 novembre, improvvisamente, dopo breve malattia, Hegel muore di colera (dallestate imperversava unepidemia; ma pot trattarsi della ripresa di una vecchia malattia di stomaco). Il discorso funebre tenuto dal Rettore Marheineke, alluniversit, due giorni dopo. La sua salma riposa accanto a Fichte, a Solger, e ora a Brecht, al cimitero berlinese di Dorotheenstadt. Rosenkranz: In autunno and a Tbingen, in autunno a Bamberga, in autunno a Norimberga, in autunno a Heidelberg, in autunno a Berlino, e in autunno mor. questo uno degli strani

aspetti dellumano destino, di cui si preferirebbe scoprire il motivo nellindividualit stessa, e per cui si potrebbe definire Hegel una natura autunnale, un frutto maturo e succoso.

QUALCHE TESTIMONIANZA DI CONTEMPORANEI

HEINRICH GUSTAV HOTHO Era ancora linizio dei miei anni da studente quando una mattina, per presentarmi a lui, entrai per la prima volta, timoroso eppure pieno di fiducia, nello studio di Hegel. Egli sedeva davanti a unampia scrivania, sulla quale rovistava con impazienza fra libri e carte disordinatamente accatastati e mischiati fra loro. La figura, precocemente invecchiata, era ricurva, ma tradiva unoriginaria solidit e vigore. Una comoda vestaglia gialla e grigia gli scendeva sciattamente dalle spalle fino a terra, avvolgendo tutto il corpo. Allesterno non si mostrava alcuna traccia n di unimponente altezza, n di unaccattivante grazia; ci che immediatamente si notava in tutto il suo contegno, era un tono di decorosa dirittura da antica borghesia. Non ho mai dimenticato la prima impressione del suo viso. Pallidi e afflosciati i lineamenti scendevano come spenti; nessuna passione distruttiva si rispecchiava in essi, bens lintero passato di un pensiero che, silenzioso, aveva continuato a lavorare giorno e notte. Laffanno del dubbio, il fermento di incessanti tempeste del pensiero non sembravano aver afflitto e sconvolto questa attivit di meditazione, ricerca e ritrovamento durata quarantanni; solo limpulso instancabile a dispiegare in maniera sempre pi ricca e profonda, rigorosa e inconfutabile, il primo nucleo di una verit felicemente scoperta, gli aveva scavato la fronte, le guance, la bocca. Quando questo colpo docchio si offuscava, i lineamenti apparivano vecchi e appassiti; quando si ravvivava, esso doveva trasmettere quella piena seriet che si affatica intorno a un oggetto in s grande e passibile di un completo sviluppo solo tramite un penoso lavoro, nel quale essa a lungo si profonde in taciturna occupazione. Quale dignit in tutto il suo capo, quale nobilt nella forma del naso, nella fronte alta, bench leggermente

ricurva, e nel placido mento! La nobilt di una lealt e profonda rettitudine nelle piccole come nelle grandi cose, di una chiara coscienza di aver cercato con le migliori forze solo nella verit un estremo appagamento, era impressa in maniera eloquente in tutte le sue forme dallinconfondibile individualit. Mi ero atteso un discorso di contatto o di incitamento sul piano scientifico e mi meravigliai molto di udire lesatto contrario. Appena reduce da un viaggio nei Paesi Bassi, questuomo singolare sapeva dare una cos ampia notizia della pulizia delle citt, dellamenit e dellartificiale fecondit della regione, delle ampie distese di verdi prati, delle mandrie, dei canali, dei mulini a forma di torre e delle comode strade maestre, dei tesori darte e dello stile di vita piacevole ma compassato, che dopo mezzora gi mi sentivo affatto a mio agio in Olanda cos come in compagnia di lui. Quando dopo pochi giorni lo rividi in cattedra, non potei dapprima ritrovarmi n nella forma esterna della dettatura, n in quella interna della successione di pensieri. Fiacco, scontroso, sedeva con la testa china che gli ricadeva su se stessa, sfogliando e cercando durante tutto il discorso in mezzo ai lunghi quaderni in folio, avanti e indietro, in cima e in fondo alle pagine. Lo sforzo continuo di schiarirsi la gola e la continua tosse disturbavano lintero flusso del suo eloquio. Ogni frase rimaneva isolata e gli usciva di bocca con fatica, spezzettata e male ordinata; ogni parola, ogni sillaba si scioglieva dalle labbra solo contro voglia, ricevendo dalla voce metallica e vuota, nella quale risuonava marcato il dialetto svevo, unenergia meravigliosamente profonda, quasi ciascuna di esse fosse la cosa pi importante. Tuttavia il suo complessivo aspetto imponeva un cos profondo senso di rispetto, induceva a una tale impressione di dignit e trascinava a tal punto grazie alla naturalezza di una sbalorditiva seriet, che pur in tutto il mio disagio mi trovai irresistibilmente incatenato, per quanto poco avessi capito delle sue affermazioni. Ma appena mi fui abituato con zelo e costanza a questo lato esteriore della sua lezione, gli interni pregi del suo insegnamento mi balzarono sempre pi chiari agli occhi e si confusero con quei difetti in una totalit che recava

solo in se stessa la misura della propria perfezione [...]. Aveva appena incominciato a parlare, che gi si fermava; sforzandosi di proseguire iniziava unaltra volta, ma si interrompeva di nuovo; apriva bocca e si arrestava a riflettere, la parola appropriata sembrava mancargli per sempre e invece puntualmente gli riusciva nel modo pi sicuro; sembrava una parola comune e tuttavia calzava in maniera inimitabile, sembrava inconsueta e tuttavia era la sola giusta; la formula pi efficace sembrava sempre dover ancora seguire, ma in realt, senza che ce ne fossimo accorti, era gi stata espressa con la massima precisione possibile. Si era appena compreso il chiaro significato di una frase, che gi si sperava ardentemente di proseguire. Invano. Il pensiero, anzich avanzare, ritornava ad aggirarsi con parole affini intorno al medesimo punto. Ma se lattenzione, cos raffreddata, si allentava divagando, se dopo pochi minuti, improvvisamente intimorita, si rivolgeva di nuovo alla lezione, essa per punizione si trovava strappata da ogni concatenazione logica. Lentamente e cautamente, infatti, progredendo per tappe intermedie allapparenza insignificanti, qualche pensiero compiuto si era confinato a ununilateralit, si era disperso in differenze e avvolto in contraddizioni alle quali solo il suo esatto contrario era capace di dare una soluzione vittoriosa, costringendole infine a una nuova unit. Cos, attento ad accogliere sempre con cura il risultato precedente, per sviluppare con maggior profondit da esso, opportunamente trasformato, il successivo, attraverso una scissione sempre capace di una pi ricca conciliazione, questa meravigliosa corrente di pensieri si snodava, premeva, si contorceva, ora dividendo ora congiungendo, qua e l indugiando, procedendo a strappi, ma incessantemente avanzando. Tuttavia anche chi poteva seguirlo con pienezza di spirito e dintelligenza, senza perdersi a guardare n a destra n a sinistra, si vedeva gettato nella pi strana tensione e angoscia. Qualunque fossero gli abissi in cui il pensiero era disceso, qualunque fossero le antitesi infinite in cui era stato trascinato, sempre di nuovo tutto il sapere gi acquisito sembrava andar perduto e ogni sforzo vano;

infatti anche la suprema potenza della conoscenza sembrava costretta ad arrestarsi, ammutolita davanti ai confini della propria autorit. Ma proprio in queste profondit di ci che allapparenza indecifrabile, quello spirito poderoso scavava e tramava in una comodit e in una quiete grandiosamente certa di se stessa. Solo allora la voce si alzava, lo sguardo scrutava penetrante i convenuti e riluceva nel fuoco, che ardeva silenzioso, dello splendore di unintima persuasione, mentre attingeva tutte le altezze e le profondit dellanima, senza che mai le parole gli facessero difetto. Quanto Hegel esprimeva in questi momenti, era cos chiaro ed esaustivo, di una tale semplice veridicit, che a chiunque potesse capirlo sembrava in cuor suo di aver trovato e pensato egli stesso la soluzione; al contrario, tutte le precedenti rappresentazioni svanivano del tutto, cosicch nessun ricordo rimaneva dei giorni trascorsi in sogno, quando gli identici pensieri non avevano ancora destato unuguale conoscenza [...]. Gi dopo pochi anni mi tocc la fortuna di potermi iscrivere nellintima cerchia dei suoi pi giovani conoscenti e amici. La qualit che anche oggi, pi di ogni altra, farebbe di lui per me una persona indispensabile, che egli era un carattere in s pienamente armonioso. La sua sensibilit era nel pi stretto accordo con la sua filosofia, la sua indole interiore faceva tuttuno con il suo pensiero e la sua volont pi genuina con ci che la sua convinzione scientifica gli prescriveva come etico e giusto. Quando, fra tutti coloro che mai si siano sottomessi alla disciplina di pensieri privi di arbitrariet, a lui fu dato per primo riconoscere in ogni sfera del passato la ragione di un processo che si realizza rispecchiando in s Dio, la stessa intima pace lo un al mondo circostante, dal momento che esso stava davanti a lui solo come la controfigura vivacemente colorita del proprio pensiero intessuto attraverso tutta la realt. Questo egli poteva, anzi doveva confessare a se stesso. Tuttavia, per quanto sempre potessi guardarmi attorno, mai trovai altrove unuguale modestia priva di pretese. Nessuna contraddizione lo irritava ed egli respingeva con un sorriso il consueto biasimo dei deboli; soltanto la boria dellignoranza e la

sfrontatezza di una mezza intelligenza, che tutto distorce, lo facevano ogni tanto imbestialire. Consapevole di aver faticosamente raggiunto la vittoria dopo il pi nobile sforzo, egli poteva affliggersi e offendersi per lintenzionale sdegnosa noncuranza di autorit riconosciute. Infatti era un tratto fondamentale del suo carattere riunire in maniera profonda il pi nobile rispetto alla pi imperturbabile indipendenza. Nelle rappresentazioni religiose egli combatt con armi affilate in favore dellilluminata libert di una convinzione basata sul pensiero, pur sopravanzando quasi tutti nella chiara comprensione dei dogmi pi ortodossi. In politica il suo modo di sentire moderatamente costituzionale inclinava ai princpi fondamentali della costituzione inglese. Anche negli affari pi generali egli riteneva ineludibile una base corporativa e difendeva sotto ogni riguardo i diritti della primogenitura per i Pari e per i prncipi; anzi, dimostrava un rispetto istintivo, e cerimonioso perfino per i privilegi accidentali di rango sociale, classe e ricchezza. Poich in generale coltivava lopinione che ministri e funzionari di casta fossero i pi avveduti, egli si limitava a concedere la libert di parola e di critica nelle sedute parlamentari e nella stampa piuttosto che rivendicarla come un inalienabile diritto civile. Ma soprattutto gli era inviso ogni subbuglio demagogico e se qualcosa, come quella sregolata agitazione politica tedesca basata solo sul cuore, si contrapponeva a istituzioni pi ragionevoli in nome di oscuri sentimenti e instabili pensieri, essa trovava in lui lavversario pi accanito. La sua richiesta generale era infatti quella di spezzare fin dalla giovent laccidentalit dellamor proprio, dellopinione soggettiva, dellarbitrio e della passione, sostituendola con il robusto sentimento di tutto ci che nella vita solido, legale e sostanziale. Anzich una moralit che sempre combatte con mezzo successo, egli professava nella maniera pi profonda, insieme a Goethe, quella genuina eticit che in grado di unificare appieno in una libera consonanza di indisturbata consuetudine e costume lanimo, i sensi, gli impulsi, i desideri e la volont con quanto necessario e

razionale [...]. Altrimenti anche il suo amore per larte non avrebbe potuto continuare a crescere fin negli ultimi anni. Anche qui egli restava nel suo proprio ambito e con quale universale sguardo era capace di abbracciare, attraversandoli, tutti i generi, le epoche e le opere della produzione artistica! La poesia gli si dimostrava certo la forma pi accessibile; tuttavia anche allarchitettura egli non domandava invano i suoi segreti, la scultura ancor meno si sottraeva alla sua conoscenza, locchio per la pittura era in lui innato e nella musica i capolavori di ogni genere divennero sempre pi comprensibili al suo orecchio e al suo spirito. Allarte orientale diede per prima la sua giusta posizione, riuscendo a valutarla in maniera sempre pi precisa man mano che, negli anni successivi, veniva familiarizzandosi anche allintuizione cinese, indiana, araba e persiana. La scultura, larchitettura e la poesia greca valevano per lui come larte al di sopra di ogni altra, in quanto egli ammirava in esse il raggiungimento dellideale di una massima bellezza della realt; nel Medioevo invece, con leccezione dellarchitettura, egli non pot in nessun tempo sentirsi a suo agio, almeno finch quegli uomini non avvertirono il bisogno di imitare lantichit. Lesterna confusione e il ritiro dellanimo in se stesso, che indolente rimette la configurazione esteriore del mondo alla barbarie del caso, lelemento diabolico e odioso, i tormenti e le torture ripugnanti allimmaginazione, lintera contraddizione mai cancellata fra il cuore immerso nellintimit religiosa, non educato al mondo, e la sua apparizione visibile rimasero per lui durevolmente una pietra dello scandalo. Quando per si schiudeva un ricco contenuto di potenze vitali, o qualcosa di amabile e tenero traspariva sorridendo ingenuamente, egli si sentiva a casa propria anche in questa cerchia; infatti la profondit del contenuto rappresentato era per lui dappertutto lesigenza primaria ed egli mai si sottraeva al fascino di uninterna o esterna avvenenza. Nel divertimento e nella serenit si trovava parimenti a suo agio; tuttavia le massime profondit dello humour gli rimanevano parzialmente precluse e la pi recente forma di ironia contrastava talmente col suo personale

indirizzo, che quasi gli mancava lorgano anche solo per riconoscere o apprezzare in essa lelemento genuino [...]. Quando lo conobbi, le sue opere principali erano gi diffuse, la sua gloria era stabile e anche esteriormente si trovava in una felice situazione. Questa agiatezza e tranquillit conferivano alla sua intera figura, se dolori fisici non lavevano reso stizzoso oppure opaco, la pi profonda amabilit. Quanto volentieri lo incontravo nelle sue quotidiane passeggiate! Sembrava avanzare con fatica, snervato, e invece era pi robusto e vigoroso di noi giovani; non rinunciava al piacere di qualche viaggio, anzi una pausa di svago gli era sempre pi necessaria. Chi avrebbe potuto riconoscere in lui al primo sguardo lo spirito pi profondo del suo tempo? Sempre incline a conversare, egli cercava preferibilmente di evitare piuttosto che intrecciare discorsi scientifici, sebbene non vi si sottraesse direttamente. Le vicende del giorno e i pettegolezzi cittadini gli erano spesso graditi e non mancava mai di menzionare le novit politiche. Larte alla moda lo occupava senza interruzione e poich la lasciava influire su di s solo per diletto e passatempo, egli approvava ci che altrimenti avrebbe aspramente criticato, difendeva ci che di frequente aveva gi respinto, e non smetteva di ridere della mia severit e seriet di giudice. Quanto si ravvivava in quelle ore! Tuttavia se gli si stava a fianco, non cera maniera di proseguire. Infatti a ogni attimo si arrestava, parlava, gesticolava o scoppiava in una chiara risata di cuore. Qualunque cosa dicesse, perfino se appariva insostenibile o suscitava contraddizione, si era tentati infine di dargli ragione; tanto compiuta, chiara ed energica si imprimeva ogni parola, opinione, idea. Un compagno ugualmente piacevole egli era ai concerti e in teatro; sereno, incline allassenso, sempre allegro e bonario, scherzoso e, se era il caso, perfino facilmente pago, per amore della buona societ, di rappresentazioni mediocri. In particolare sapevano accontentarlo ogni volta, comunque andasse la recita, i suoi prediletti fra le cantanti, le attrici e i poeti. Nelle relazioni sociali, invece, il suo acuto intelletto era cos minuziosamente preciso nel vaglio di ogni pr e di ogni contro, che persone dalla

decisione pi veloce e irriflessiva cadevano spesso preda della disperazione. Tuttavia, quandegli infine era giunto a decidersi, la sua fermezza restava inflessibile. Infatti anche nelle cose pratiche non gli mancavano affatto penetrazione e intelligenza; solo lesecuzione gli risultava talvolta difficile e nelle inezie egli era del tutto incapace daiuto. Personalit repellenti, che contrastavano con il suo intero indirizzo, non gli riuscivano in nessun modo tollerabili, soprattutto se la loro mancanza di un saldo sentire lo aveva offeso nelle pi segrete profondit di quanto egli stimava degno di rispetto o venerava come la cosa pi santa. Solo quandera nella disposizione danimo pi serena, lo si poteva convincere a intrattenere un rapporto pi ravvicinato anche con costoro. Se invece gli si raccoglievano intorno persone amiche, quale amabile socievolezza allora lo distingueva in particolare da tutti gli altri! Forme piene di flessuose sfumature non gli erano familiari; tuttavia una cortesia borghese, atta alle cerimonie, si univa cos felicemente a scherzi ben riusciti, quandessi erano al giusto posto, a seriet, quandera il caso, e a una benevolenza sempre uniforme, che a chiunque lo circondasse trasmetteva istintivamente il medesimo stato danimo. La compagnia delle donne gli era sempre gradita e quandegli le conosceva pi da vicino ed esse gli piacevano, le pi belle potevano star certe di una venerazione, che pur nella comoda sicurezza della prossima vecchiaia aveva conservato, spensierata e scherzosa, la freschezza della giovent. Quanto pi lontano si erano dileguati i primi anni laboriosi, tanto pi volentieri nei successivi egli ricercava compagnie sociali. Quasi la sua profondit avesse bisogno del necessario bilanciamento dellaltrui superficialit e trivialit, gente della risma pi comune gli risultava di tanto in tanto piacevole e gradita; anzi, egli poteva concepire per essa perfino una strana specie di bonaria predilezione. Con quale involontaria ma conveniente dignit, invece, egli figurava, lontano da ogni ostentazione, allorquando la sua presenza diveniva necessaria nelle occasioni festive; quante ore di

discussione tenace egli dedicava a consigliare, esaminare, confermare coloro che a lui si rivolgevano a questo scopo. Nel Simposio Platone celebra come Socrate, tutto sobriet e misura in mezzo al godimento, fosse rimasto il solo ancora desto a filosofare con Aristofane e Agatone, bevendo con loro da destra, a turno, il vino attinto alla grande coppa; tutti gli altri intorno a lui, infatti, serano addormentati ubriachi a tarda notte o se nerano andati alla chetichella. Infine, dopo aver dato pace anche a questi ultimi due, egli al canto del gallo si rec al Liceo, riservando il riposo, come dabitudine, solo alla sera di quella nuova giornata. Allo stesso modo Hegel, fra tutti coloro che io ho veduto, era lunico a offrire al mio sguardo con unindimenticabile immediatezza limmagine lieta della pi serena capacit di vivere. (Vorstudien fr Leben und Kunst, Cotta, Stuttgart und Tbingen 1835, pp. 38399). HEINRICH HEINE Credo che la carriera filosofica del signor Schelling si concluda col tentativo di intuire con lintelletto lassoluto. Ora fa la sua comparsa un pensatore pi grande, che ha svolto la filosofia della natura in un sistema compiuto, che dalla sua sintesi spiega lintero mondo dei fenomeni, che completa le grandi idee dei suoi predecessori con idee ancora pi grandi, la attua attraverso tutte le discipline, dandole una base scientifica. un discepolo del signor Schelling, ma un discepolo che, nel campo della filosofia, poco per volta si impadronisce del potere del maestro, gli toglie ambiziosamente la mano e infine lo caccia nelloscurit. E il grande Hegel, il filosofo pi grande che la Germania abbia prodotto dopo Leibniz. fuor di dubbio che egli supera di molto Kant e Fichte. E acuto come quello e rigoroso come questo e possiede una tranquillit danimo innata, unarmonia di pensiero, che non troviamo n in Kant n in Fichte, poich in essi domina pi lo spirito rivoluzionario. Non assolutamente possibile paragonare questuomo col signor Schelling, poich Hegel stato un uomo di

carattere. E anche se a ci che costituisce lo Stato e la chiesa ha prestato alcune giustificazioni troppo gravi, come il signor Schelling, questo avvenne per uno Stato che almeno in teoria rendeva omaggio al principio di progresso, e per una chiesa che considerava il principio del libero esame come un elemento vitale, e non ne fece alcun mistero, ma confess tutte le sue intenzioni. Il signor Schelling, per contro, si avvolge come un verme nelle anticamere di un assolutismo pratico e teorico insieme, lavora da manovale nelle caverne dei gesuiti, dove si foggiano i ceppi dello spirito, e poi ci vuol dar a bere che egli sempre lo stesso immutato uomo della luce, e poi smentisce ci che ha sconfessato, e, allignominia della defezione, aggiunge ancora la vilt della menzogna! Non possiamo e non intendiamo tacere n per piet n per prudenza: luomo che una volta in Germania aveva professato nel modo pi audace la religione panteista, che aveva annunziato nel modo pi chiaro la santit della natura e la reintegrazione delluomo nei suoi diritti divini, questuomo ha rinnegato la propria dottrina, ha abbandonato laltare da lui stesso consacrato, ritornato strisciando allovile delle credenze del passato, ora un buon cattolico, e parla di un Dio personale al di fuori del mondo, che ha commesso la sciocchezza di creare il mondo [...]. Lasciateci piuttosto lodare lantico Schelling, il cui ricordo fiorisce indimenticabile negli annali del pensiero tedesco; poich lo Schelling di allora rappresenta, al pari di Kant e di Fichte, una delle grandi fasi della nostra rivoluzione filosofica, che in queste pagine ho paragonato alle fasi della rivoluzione politica della Francia. Infatti, se in Kant si scorge la Convenzione del Terrore e in Fichte limpero napoleonico, nel signor Schelling si vede la reazione della Restaurazione, che ne segu. Ma in principio fu una restaurazione nel miglior senso della parola. Il signor Schelling reintegr la natura nei suoi diritti legittimi; egli aspirava a una conciliazione fra spirito e natura, voleva riunirli entrambi nelleterna anima universale. Restaur la grande filosofia della natura, che troviamo nei filosofi dellantica Grecia, che fu introdotta nello spirito umano

sopra tutto da Socrate e che poi sfum nellideale. Restaur la grande filosofia della natura germogliata occultamente dallantica religione panteistica dei tedeschi, che al tempo di Paracelso segn il suo massimo splendore, ma fu schiacciata dallintroduzione del cartesianesimo. Ahim! alla fine egli restaur anche cose per le quali pu essere paragonato anche in senso cattivo alla restaurazione francese. Ma non avendolo la ragione del pubblico tollerato pi a lungo, fu vilmente buttato gi dal trono del pensiero; Hegel, il suo maggiordomo, gli tolse dal capo la corona, gli rase i capelli, e da allora il destituito Schelling visse come un povero fraticello a Monaco, una citt che porta gi nel nome il suo carattere fratesco e che in latino si chiama Monaco monachorum. L io lho visto andare in giro come uno spettro, i grandi occhi sbiaditi, il viso abbattuto e smorto, immagine miserabile di uno splendore tramontato. Ma Hegel si fece incoronare a Berlino, e un poco anche ungere e, da allora, domin la filosofia tedesca [] La filosofia tedesca una cosa importante, che interessa tutto il genere umano, e solo i pi tardi nipoti potranno giudicare se siamo da biasimare o da lodare per avere elaborato prima la nostra filosofia e poi la nostra rivoluzione. Mi sembra che un popolo metodico come il nostro dovesse cominciare con la riforma, potesse poi occuparsi di filosofia e, solo dopo averla perfezionata, procedere alla rivoluzione politica. Io trovo molto ragionevole questordine. Le teste che la filosofia ha adoperato per meditare, la rivoluzione pu poi abbatterle per i suoi scopi. Ma la filosofia non avrebbe mai potuto adoperare le teste che sarebbero state abbattute dalla rivoluzione, ove questa lavesse preceduta. Ma non inquietatevi, o repubblicani tedeschi: la rivoluzione tedesca non sar pi selvaggia n pi mite per il fatto che vi ha preceduti la critica di Kant, il trascendentalismo di Fichte e la filosofa della natura. Grazie a queste dottrine, si sono sviluppate le forze rivoluzionarie che attendono soltanto il giorno in cui potranno prorompere e riempire il mondo di orrore e di ammirazione. (Per la storia della religione e della filosofia in Germania, 1834, II ed. 1859. Traduzione di Oreste Ferrari, Edizioni dellEsame, Milano

1945, pp. 179186). HEINRICH HEINE Al giorno doggi abbiamo monaci dellateismo che brucerebbero vivo Voltaire, poich era un deista nascosto. Devo ammettere che questa musica non mi piace, ma neanche mi fa orrore, dal momento che mi sono trovato dietro al maestro mentre la componeva. Certo egli adoperava segni nientaffatto chiari e arzigogolati, affinch non tutti la decifrassero lo vidi talvolta guardarsi in giro ansioso, per paura che lo si comprendesse. Mi amava molto, perch era sicuro non lavrei tradito; a quellepoca lo ritenevo perfino servile. Quando in unoccasione gli manifestai il mio scontento per il detto: Tutto ci che , razionale, mi sorrise stranamente e osserv: Potrebbe anche significare: necessario che tutto ci che razionale sia. Si guard bruscamente intorno, ma subito si tranquillizz, perch solo Heinrich Beer aveva udito le sue parole. Soltanto pi tardi compresi queste espressioni. Soltanto pi tardi capii anche perch, nella filosofia della storia, egli avesse dichiarato che il Cristianesimo era un progresso gi solo perch insegnava a credere in un Dio morto, mentre gli di pagani non sapevano nulla della morte. Quale progresso se Dio non fosse affatto esistito! Una sera, mentre stavamo alla finestra, vaneggiavo intorno alle stelle come sede dei beati. Ma il maestro borbott fra s: Le stelle sono solo unescrescenza luminosa del cielo. Per amor di Dio esclamai non c dunque lass un felice luogo ove ricompensare la virt dopo la morte?. Mi gett unocchiata sarcastica e disse: Dunque Lei vuole avere ancora una mancia per il fatto di aver adempiuto al Suo dovere nella vita, per aver provveduto alla madre malata, per non aver lasciato morire di fame il fratello e per non aver avvelenato i nemici. (Briefe ber Deutschland, in Heines Werke, hrsg. v. O. Walzel, Insel, Leipzig 1910, voi. LX, p. 484).

EDUARD ZELLER Hegel fu una di quelle nature profondamente interiori, genuinamente tedesche, che, lontane per anni e perfino decenni da unattivit esteriore degna di nota, frugano con un lavoro da talpa nei meandri della loro interiorit, prima di recare alla luce qualcosa dei tesori che hanno col ritrovato. Priva di una spiccata individualit, lintera sua grandezza consisteva proprio nellenergia con la quale egli sapeva alienarsi nelloggetto, nellostinazione con la quale sapeva seguire le pi tortuose evoluzioni del pensiero, nellabnegazione filosofica con la quale si abbandonava interamente allattivit scientifica, senza mantenere per s una particolare saggezza e ingegnosit, anzi nemmeno una significativa peculiarit di carattere. Sotto ogni riguardo egli era una grandezza scientifica e storica piuttosto che personale. (ber Hegels theologische Entwicklung. Mit Beziehung auf Rosenkranz Leben Hegels, in Theologische Jahrbcher IV, 1845, pp. 1923). JOHANN GUSTAV DROYSEN A Theodor Bergk Kiel, 10 giugno 1842 Caro amico! Oggi ho giusto unora libera per conversare con Lei e non voglio lasciarla trascorrere invano; unaltra occasione potrebbe non ripresentarsi ancora per molto tempo. Ho respirato laria di Berlino un po pi a lungo di Lei, che sotto qualche rispetto ne avrebbe ricavato maggior piacere di quanto non ne abbia tratto io. Nondimeno anche per me stato interessante aver ancora modo di seguire la prima lezione di Schelling e il saluto delluniversit in occasione del commiato di Savigny. Meravigliosi luna e laltro. Un vegliardo canuto, pieno di una pungente vivacit ostinazione pi che bellezza, frasi pi che spirito, spirito pi che forza teneva lezione per unora sulla scienza da lui scoperta, la filosofia della mitologia, incominciando gi in maniera vistosa a rendere fluido

quanto invece solido, e solido quanto invece fluido. Veramente il vecchio Hegel faceva la sua parte calpestando sotto i suoi passi la verit empirica; ma si trattava dei ritmici passi di un grande mondo di pensieri, saldo, bello e chiaro in s. Qui, al contrario, si muovono i piedi di ragno e delefante dellarbitrio, dellignoranza, della mancanza di logica e della fantasticheria. Raramente ho provato tanto penoso fastidio come in tale circostanza. Da un Napoleone ci si pu ben lasciare asservire, dal momento che in seguito se ne riporta un gran guadagno nella riacquistata libert; ma se si deve credere che Schinderhannes [ramoso brigante renano, giustiziato dai Francesi nel 1802], offrendosi la possibilit, sarebbe divenuto un eroe e un uomo altrettanto grande, se si deve tollerare un pensiero siffatto, allora che il diavolo lo porti! (Briefwechsel, hrsg. v. R. Hbner, Deutsche Verlagsanstalt, Stuttgart 1929,1, pp. 21314). RUDOLF HAYM Al termine della Fenomenologia ci troviamo gi in un mondo affatto incantato. Lindividuo, che fino a poco prima trovava il suo lavoro e il suo piacere nel libero far fronte della sua coscienza e della sua certezza morale alla realt, ha scalato tanti gradini della sua cultura, solo per vedersi circonfuso dalla luce di una miracolosa trasfigurazione. Lo spirito ha raggiunto la sua perfezione come spirito cosciente di s, sapere comprensivo, che conosce tutta la realt come la sua propria verit; lo perch e in quanto lo spirito del mondo si compiuto nella storia. Il sapere assoluto non ha alcuna forma pi elevata di coscienza al di sopra di s; tutte giacciono superate al di sotto. Cos anche per il presente storico. Esso non ha propriamente un futuro davanti a s, ma soltanto un passato dietro di s. La storia non pi un anelito dellumanit al progresso, non pi il lavorio verso la luce di una superiore libert, bens un gioco mutevole, ma eternamente uguale, della libert con la sua stessa essenza. In possesso del supremo principio pensabile della conoscenza, i mortali sono pari agli di in

intelligenza; perci anche la loro prassi etica soltanto un bel dispiegarsi della loro esistenza, una vita come quella degli di, un artistico diffondersi nellelemento della suprema soddisfazione e conciliazione. Questo era linizio della filosofia tedesca, questo era il mondo nel quale lastrazione fantasticante si dipanava dalla spola della nostra poesia classica, mentre un conquistatore straniero, spezzata la potenza del pi grande Stato tedesco, era in procinto di gettare nella polvere anche la seconda potenza tedesca, dopo che i principi tedeschi occidentali, spinti da una vilt avida e infame, gi lavevano abbracciato come loro protettore. Nello stesso momento io ora non mi appello al Vostro intelletto, ma al vostro buon senso e al vostro sentimento nello stesso momento in cui la scienza pi elevata parlava dellintero sguito della storia universale come di un gioco sereno dello spirito che si sa in figura di spirito, in quello stesso momento zoccoli francesi calcavano il libero suolo della nostra patria e Napoleone, accompagnato dal contingente offertogli dai paesi tedeschi, stava alle porte di Jena. Con patetica ammirazione si detto che Hegel avrebbe ultimato la Fenomenologia dello spirito fra il rombo dei cannoni della battaglia di Jena. Questo vero, proprio in quei fatali giorni di ottobre egli inviava gli ultimi fogli del suo lavoro al suo editore di Bamberga. Che cosa mai Ecuba per un attore? Che cosa contava che la monarchia di Federico il Grande fosse abbattuta e che la tirannia senzanima dello straniero si consolidasse nelle nostre contee tedesche? Limportante era che al mondo non restasse precluso di conoscere come la sostanza sia al tempo stesso soggetto e come lo spirito, rinato dal sapere assoluto, stesse preparandosi nel suo puro etere ad assumere la propria completa figura. Le lettere a Niethammer, con le quali Hegel accompagnava le spedizioni dei suoi manoscritti, esprimevano per usare le parole del suo biografo la preoccupazione sconfinata per la possibile rovina del suo faticoso lavoro. Una di queste lettere reca la data della vigilia di quella battaglia decisiva. Era il giorno nel quale lusurpatore era entrato fra le mura di Jena. Ed egli laveva veduto,

aveva veduto luomo che infliggeva alla sua patria la medesima sorte toccata ai Greci per mano di Filippo di Macedonia. Io ho visto scrisse Hegel limperatore, questa anima del mondo. , in effetti, una sensazione meravigliosa vedere un tale individuo che qui, concentrato in un punto, stando su un cavallo, sirradia per il mondo e lo domina. Ai Prussiani non si poteva predir certo una miglior sorte di quella che hanno avuto; ma tali progressi, da gioved a luned, poteva compierli solo questuomo straordinario, che non si pu fare a meno di ammirare. Ed egli non ammirava solo il singolo uomo, ma lintera nazione. Nella storia di quel giorno egli vide come ebbe a scrivere circa un trimestre pi tardi la prova persuasiva del fatto che la cultura ha riportato la vittoria sulla rozzezza, lo spirito sullintelletto privo di spirito e sulla sofisticheria. Come gi scrissi in precedenza cos egli diceva in aggiunta alle espressioni contenute nella lettera a Niethammer tutti si augurano la fortuna dellarmata francese, ci che non potr mancare di avvenire in considerazione dellenorme divario che separa i suoi capi e i comuni soldati dai loro nemici. Cos la nostra regione sar presto liberata da questa fiumana. Riferire parole cos fredde e senza scrupoli gi altrettanto doloroso quanto giudicarle e spiegarle. Senza dubbio, infatti, sarebbe sommamente ingiusto far responsabile della loro vergogna soltanto e personalmente Hegel. Come membro di uno Stato tedesco piccolo e dispoticamente governato, egli aveva certo sentito vivamente il desiderio di appartenere a una grande patria comune, che tuttavia giammai era stato appagato. La decadenza dellimpero tedesco non risaliva al giorno precedente e i Tedeschi avevano cessato di essere uniti in uno Stato ben prima che il braccio di Napoleone finisse di spezzare vincoli divenuti ormai marci. Nessuno pi di Hegel ne aveva avuto una chiara visione, nessuno pi di lui aveva caratterizzato in maniera tanto incisiva queste circostanze, ivi compresa la chiusura e sordit dei Tedeschi, la loro pigrizia verso la realt. Nel Wastebook jenese si trovano numerose glosse che completano lo scritto sulla costituzione della Germania. Senonch questa penetrazione della

realt era rimasta soltanto intellettuale e questa critica stava in mezzo agli elementi che essa pur criticava. Le osservazioni che qui Hegel faceva sul carattere dei Tedeschi, divennero sempre pi sarcastiche, da quando egli ebbe trovato nel suo sistema delleticit il riparo dal dolore provocatogli dalla mancanza di Stato in Germania. Egli derideva i Tedeschi cos come Platone derideva gli Ateniesi; ammirava il Corso cos come Aristotele ammirava il Macedone. Cos condivise il destino e la follia di alcuni fra i migliori dei suoi contemporanei. L dove stava Hegel, si trovava anche Goethe. Respinto dal terreno di una sana evoluzione nazionale e politica, lo spirito tedesco aveva cercato una patria nel mondo delle idee. In questo mondo aveva eretto ledificio pi sontuoso e splendido, un pantheon di immagini e pensieri. Qui sguazzava nella conciliazione fantastica di ideale e reale; se avvertiva la mancanza di qualcosa, era della verit che propria della realt e della potenza. Nulla di pi potente di questo nuovo conquistatore del mondo si era visto da molto tempo fra gli uomini. Perci accadde che noi non difendessimo quanto non ci stava a cuore, anzi che ci conciliassimo facilmente con la grandezza eroica cui davamo alloggio nel regno delle nostre idee; il poeta poteva rappresentarsela come il destino personificato, il filosofo poteva costruirsela come lanima del mondo seduta a cavallo. Questa spiegazione, che pu ben scusare lindividuo per uno sbaglio comune a tanta parte della nazione, si trasforma tuttavia nella critica della forma spirituale e del modo di pensare, che produssero un simile incantesimo. Vi era una profonda ironia nel fatto che lidealismo assoluto dovesse prostituirsi nellammirazione per un uomo, il quale per tutta la sua vita profess il massimo disprezzo verso ogni ideologia. Vi era unironia ancor pi penosa nel fatto che proprio questa filosofia dovesse acquistare una disposizione danimo cos pronta alla sottomissione e cos antipatriottica, dal momento che essa aveva delineato la propria immagine dello Stato secondo il modello di quelle nobili e libere comunit nelle quali il singolo individuo si

sentiva in un vivo rapporto con linsieme. Essa, anzi, voleva saper fondato lo Stato sulla base del sentimento nazionale alla maniera delle antiche Atene e Sparta e sapeva parlare molto bene di quella debolezza delleticit, che va di pari passo con la cultura formale e preferisce alla battaglia e alla morte linfelicit eia vergogna di perdere lindipendenza. Ma ci fu un altro filosofo, il cui idealismo non cedeva affatto in acutezza a quello hegeliano e la cui immagine dello Stato non rispecchiava la bellezza delle antiche repubbliche. La grande anima di Fichte si sollev come unonda di fronte alla vergogna della patria infranta. Egli gett da parte la polverosa metafisica; i suoi virili discorsi divennero il grido che risvegliava il sentimento nazionale assopito. Questo il fatto: lidealismo di Fichte fu amara seriet, cresciuto comera dalla radice del carattere, del sentimento di indipendenza e di libert; lidealismo di Hegel fu un prodotto dellestetica e di quellintelletto che si fa buona la coscienza attraverso lestetica. Perci esso non seppe sostenere la prova della realt. La rovina della patria gli fece prostituire i suoi ideali. Tale idealismo sarebbe gi stato disonorato dal successivo sollevamento della nostra nazione, se questo sollevamento non si fosse capovolto immediatamente in una nuova servit e nella menzogna della Restaurazione. (Hegel und seineZeit, Gaertner, Berlin 1857, pp. 25660) KARL AUGUST VARNHAGEN VON ENSE Berlino, 6 marzo 1823 A lezione il signor professor Hegel, accennando a Tersite, lo ha definito un briccone piccolo e gobbo, come oggid se ne vedrebbero ancora fra i nostri demagoghi intriganti. Da ancor pi precisi ragguagli era chiaro che aveva di mira Schleiermacher. Gli studenti scalpicciarono in segno di disapprovazione. (Tagebuch, in Bltter aus der preussischen Geschichte, Brockhaus, Leipzig 186869, voi. LI, p. 320).

KARL MARXFRIEDRICH ENGELS Engels a Marx Manchester, 8 maggio 1870 Caro Moro, [...] Monsieur Wilhelm [Liebknecht] fa proprio scappar la pazienza. Avrai visto che a causa dellassenza del compositore (il quale dunque il vero direttore) la Guerra dei contadini viene stampata con "una confusione tale che neanche Grandperret riuscirebbe a far peggio, e malgrado ci quellanimale si permette di aggiungervi, senza alcuna indicazione dellautore, glosse marginali che sono pura scemenza e che ognuno deve attribuire a me. Glielo avevo proibito gi una volta, e lui se ne mostr piccato; ma ora le stupidaggini sono cos grosse che non possibile continuare cos. Costui commenta ad vocem Hegel: al largo pubblico noto come scopritore (!) e elogiatore (!!) dellidea dello Stato (!!!) regio prussiana. Dopo di che lho servito a dovere e gli ho mandato per la pubblicazione una dichiarazione mitissima date le circostanze. Questo somaro che per anni s tormentato sulla ridicola antitesi fra diritto e potere senza capacitarsi, come un soldato di fanteria montato su un cavallo bizzarro e chiuso nel galoppatoio, questignorante ha la sfrontatezza di voler liquidare un tipo come Hegel con la parola prussiano e di dar a intendere al pubblico che labbia detto io. Ne ho abbastanza ora. Se Wilhelm non pubblica la mia dichiarazione, mi rivolger ai suoi superiori, al comitato e se anche costoro cercheranno di manovrare, proibir lulteriore pubblicazione. Meglio non pubblicato affatto, che essere in tal modo proclamato asino da Wilhelm. [Dal 2 aprile 1870 il Volksstaat, diretto da Liebknecht, aveva cominciato a pubblicare una ristampa della Guerra dei contadini in Germania di Engels. Nel pubblicare il secondo capitolo, il 4 maggio, fu tralasciata la pagina che precedeva la conclusione del capitolo e che invece fu pubblicata il 7 maggio. La redazione scas lerrore a

causa dellassenza del compositore, che si trovava in viaggio per svolgere opera di agitazione politica. La nota di Liebknecht su Hegel, di cui parla Engels, usc sul Volksstaat del 30 aprile 1870]. Marx a Engels Londra, 10 maggio 1870 Dear Fred, * ieri ho ricevuto laccluso foglietto di Wilhelm. Incorreggibile artigiano zoticone tedescomeridionale. [...] Gli avevo scritto che, se su Hegel non era in grado di far altro che ripetere le vecchie porcherie di Rotteck e Welcker, se ne stesse piuttosto zitto. Questo egli lo chiama trattare Hegel un po meno cerimoniosamente ecc. e, se lui scrive scemenze sotto i saggi di Engels, Engels allora pu ben (!) dire cose pi particolareggiate (!!). Costui davvero troppo stupido. (Opere complete, vol. XLIII, Editori Riuniti, Roma 1975, pp. 54045).

NOTIZIA BIBLIOGRAFICA

Il carattere e il disegno del presente ritratto rendono superflua unappendice bibliografica. Le opere di Hegel e i principali lavori della storiografia sono noti e facilmente reperibili in italiano. La recente Introduzione a Hegel (IV ed. 1992) di V. VERRA, nella collana laterziana I filosofi, del tutto esauriente, esemplare per chiarezza espositiva e per lampio quadro bibliografico, ragionato e sistematico, comprensivo degli strumenti di consultazione e di aggiornamento. Segnalo e raccomando due altri testi che possono ben servire per una preparazione introduttiva: L. MITTNER, Storia della letteratura tedesca dal pietismo al romanticismo (17001820), Einaudi 1964 (poi ristampato), 447449, e il volume, sopra citato, a cura di N. MERKER, Detti memorabili di un filosofo. Alla bibliografia di Verr vanno ora aggiunti almeno i seguenti testi: G.W.F. HEGEL, Le filosofie del diritto. Diritto, propriet, questione sociale. A cura di Domenico Losurdo, Leonardo, Milano 1989: ampia antologia delle Lezioni (Vorlesungen) sulla filosofia del diritto (Hegel tenne un corso a Heidelberg e sei a Berlino) secondo gli appunti degli scolari. Non comparvero insieme alle altre Lezioni berlinesi nelle opere complete, e se ne perse la traccia: pour cause? Solo nel 1974 se ne iniziata la pubblicazione in Germania, a cura di K.H. Ilting, prima, poi di D. Henrich e dello HegelArchiv (RuhrUniversitt, Bochum). G.W.F. HEGEL, Lezioni di filosofia del diritto... Heidelberg 1817 1818. Commento di K.-H. Ilting, a cura di P. Becchi, Istituto Suor Orsola Benincasa, Napoli 1993. N. WASZEK, The Scottish Enlightenment and Hegels Account of Civil Society, Dordrecht, Kluwer Academic Publ. 1988 (Archives inter. dHistoire des Ides, 120). G. BONACINA, Storia universale e filosofia del diritto. Commento a Hegel, Guerini e associati, Milano 1989. A. PEPERZAK, Filosofia e politica. Commentario della Prefazione

alla Filosofia del diritto di Hegel, Guerini e associati, Milano 1991 (Coli. Hegeliana dellIstituto Italiano per gli Studi Filosofici). D. LOSURDO, Hegel e la libert dei moderni, Editori Riuniti, Roma 1992. PIETRO ROSSI (a cura di), Hegel. Guida storicocritica, Biblioteca Universale Laterza 1992. L. SICHIROLLO, Hegel en Italie au XXe siecle, Archives de Philosophie, 56 (1994) n. 4 (una sinossi, Variazioni sul tema Hegel, LIndice, febbraio 1994).

NOTA AL TESTO

Con il titolo Hegel il testo usc nella collezione I protagonisti della storia universale e insieme nella collana Giano. I tascabili doppi, 1967 presso CEI, Compagnia Edizioni Internazionali, Milano. Con il titolo Hegel. Un protagonista lo inserii nella raccolta di saggi Per una storiografia filosofica, Pubblicazioni dellUniversit di Urbino, serie Lettere e filosofia, voi. XXVII/12, 1970. Pubblicazioni allora e dipoi reperibili con difficolt, comunque da tempo esaurite. Va detto a dar qualche ragione della presente ripresa, e altres dellattenzione e della liberalit delleditore. Ora pu dirsi una nuova edizione: ho ripulito con cura il testo, come si dice, e lho assai ampliato, anche nelle citazioni. Al periodo di Berlino ho apposto un paragrafo nuovo: La filosofia della storia un tema forte per tempi (e pensieri) deboli: bene riflettervi. Giovanni Bonacina ha scelto e tradotto i testi raccolti nel capitolo terzo: Qualche testimonianza di contemporanei.

Finito di stampare nel mese di giugno 1996 per conto della manifestolibri roma dalla grafica ripoli di tivoli