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Avvertenza

(.)trcsto libro contiene un articolo e ùfia Nota

clìc porta

la data del giagno 1912'

L'atticolo, Rispostd a John Leuis, è com-

tradotto da Grahame Lock, in due nu-

de1la rivista teotica e politica del Par-

l)iìrso,

r,,cri

I ito comunista di Gtan Bretagna: << Marxism toclay >> nell'ottobte e novembre 1972'

<< Risposta

>: perché, qualche mese prima

(nci

nLrmeri di gennaio e febbraio '72), la

stcssa rivista aveva pubblicato un lungo ar-

ticolo ctitico di John

rjta inglese noto per

stioni

Lewis (filosofo comuni-

i suoi intetventi su que-

politico-ideologiche), col titolo: The

Case Althasser.

11 ptesente testo de11a Risposta a lohn Letois

r:iprende la versione inglese dell'articolo: vi

l.o uppottuto alcune cortezioni, aggiunto qual- che paragtafo di chiarimento e delle Osseraa-

zioni.

Ho aggiunto a questo testo una Nota x ine'

dita, che doveva all'inizio essere parre inte-

-* Nella presente edizione italiana il testo della Not4 è

stato collocato di seguito a quello della Risposta lN d'T')

gf{ntc (frlln nia Risposta, e che avevo invece

rol)prcsxo pcr non eccedere i limiti di un arti trrlo gir\ lungo.

llrrigi, 1" naggio 1-973.

I. Risposta a John Lewis

Sono grato a << Marxism today > della pubbli t;rzione dell'articolo di John Lewís sui miei sag- 11i di filosofia marxista, Pour Marx e Lire le

*

Cdpital

(1965).

Al cospetto di tutti i membri della fami-

11lia immobili, dei suoi colleghi silenziosi, il

clottor John Lewis si è chinato sul << caso

Althusser >> '. Lungamente. E ha emesso la sua

cliagnosi: íl malato è afietto da << dogmati-

una varietà < medievale >. La

smo )> acuto

-

prognosi è infausta: i1 malato non andrà lon-

tî1.O.

È un onore per me: ma è anche l'occasione

cli spiegarmi, a dodici anni di distanza. I1 mio

primo articolo, che parlava del << giovane

Marx >> è infatti del 1960. Siamo ne| î972.

Dal 'l960 ne è passata di acqua sotto i ponti della storia. Il movimento operaío ha vissuto

avvenimenti importanti: la prosecuzione del-

[Le traduzioni italiane, da cui si citerà d'ora in poi,

sono, rispettivamente,

del '67 (Editori Riuniti, Roma) e del

'68 (Feltrinelli,

I

Milano). (N.1.7.).1

Il titolo dell'articolo di J. Lewis è Tbe Case Althxsset.

Nessuna meraviglia: nella sua conclusione,

John Lewis mette

i puntini sulle <r i >, paragonando il marxismo.,, alla medicina.

l'cr'oicar e vittoriosa resistenza del popolo

viet_

rlallita contro l'imperialismo piú potente; la

livoluzione culturale proletaria in

69); 11 piú imponente sciopero operaio della

Cjna (1,966-

storia (dieci milioni di

scioperanti in un mese)

sciopeto che era

nel maggio '68 in Francia,

stato 'preceduro ' e al quale si è ,aggiunta , una ptofonda rivolta ideologica negli ambienti

studenteschi e intellettuali piccolo_borghesi in

Francia; l'occupazione della Cecoslovacchia da parte degli eserciti di altri paesi del patto di

Varsavia; la guera d,Irlanda, ecc. La rivo-

luzioi-re culturale, il maggio '6g e I'occupazione

della . Cecoslovacchia hanno avuto ripercus_

sioni politiche e ideologiche nell'intero mondo capitalistico.

A distanza di tempo si può giudicare me_ glio. Lenin diceva: il criterio deila pratí.a non

è vefamente valido se non quando è verifica.to

su un <( processo > di lunga durata. euando

una << verifica pratica >> si è protratta

dici, dieci, o anche serte anni, si puj gíudi_

per do-

crre meglio, e vedere se si aveva ragione o

torto, e in che cosa: anche al mio modesto li-

vello. F, vcrcmente un'orrirna occasione.

Segnalo soltanto un

dettaglio: nell'articolo

di Lervis la storia politica del movimento

10

, )t)craio non trova posto' In Pour Marx (\965)

irvcvo paflato di Stalin, del XX Congresso, e

,l.lla scissione del movimento comunista in- lr'fl)xzionale. Per Lewis' a quanto sembra'

Sttlin non è mai esistito, il XX congresso nem-

e cosí la scissione del movimento co-

nlunista internazionale, il maggio 1968; l'oc-

rrcno,

cupazione della Cecoslovacchia non è mai av- vcnuta e cosí la guerra d'Irlanda' Lewis è uno

spirito puro, non si abbassa a patlare di po-

litica. Quando parla di filosofia, parla di fllosofia'

Puntó e basta.

Bisosna dire che è cosí che fanno la mag-

gioranà dei 'professoti di filosofia' nel1a. no-

sra società borghese. Sopr:attutto non Parlano

mai di politica! No, patlano di fi1oso6a' Punto

e basta. Per questo Lenin li chiamava, citando

Dietzgen,

shese.

<< servi diplomati > dello Stato bor-

Che misetia! Petché, in fin dei conti,

àopo Platone, tutti i grandi

lato di politica, e anche

filosofi hanno par-

tutti i grandi fi1osofi

borghesi, non solo i materialisti, ma anche gli idealisti: per esempio Hegel. Non 1o dicevano:

ma tutti sottintendevano, chi piú chi meno,

che fate 61osofia è fare politica nella teoria; e

avevano anche il coraggio di {are politica a

11

carte scoperte, pdrlando di politica.

Grazie a Dio Lewis ha cambiato questa

situazione. Levis è un marxista e siamo nel

1.972: àlnq,te non ha piú bisogno, lui, di

parlare di politica. Comprenda chi può.

Sono grato a < Marxisrn today > anche perché assegna grande spazio alla filosofia. È giusto.

Engels, Lenin cenamente, ma anche Stalinl, e,

beninteso, Gramsci e Mao l,hanno detto: la

lotta di classe proletaria h,t bisogno di filosafia.

Ha bisogno non soltanto della scienza marxisra de1la storia (il materialismo storico), ma anche della filosofa marxista (ii l-raterialismo dialet-

tico). Perché?

Mi sia consentito di rispondere con una for_

mula di cui mi assumo i1 rischio (personale):

petché Ia flosofie è, in ultiwa istanza2, lotta

di classe nella teoria3.

2 Mi spicgo meglio: llz

Lltima ist,lnza, petché nojr mi si

voglio dite. Dico: la filosofia

nella teoria *

c non:

rou, c

)aft.

Iacciano clire poi cose che non

è, in ultima istanza, lotta di classe

la úlosolia è lolta di clAsse nelÌa teoria

3 Per orientare il lcttore che potebbe essere sconcettato

da quc<ra lormrrJa. conLlensara cl m,rsrimo. ccro trc

I,untj di

riferimento. 1. Per la sua astrazione, la sua razionalità

e

Ia

sua sisrernaticità, la 6losofia figura a pieno diritto , nella ,

teoria, neile vicinanze delle scienze, con le quali essa inÚa! tiene rapporti specifici: ma la úIosoÉa non è (una) scienza.

1.2

Tlrtto questo è, come ditebbe Lewis, pet- lcuamente <( ortodosso >. Engels, citato da

l,t:rrin nel Che fare?,

l,rcfazione

rlc forme

aIIa

sctiveva nel 1884, neila

Guera dei contadini" ci sano

di lotta di classe. La forma econo-

r,,icr,

,r, si

1a fotma politíca e la fotma teorica O,

pre{erisce: la stessa lotta di classe esi-

:rrc, clunque

,i,,io, ,oito

l',:conomia,

deve essere condotta dal ptoleta-

la direzione del suo partito, nel-

nella poiitica e ?telld teorid' Nellà

concenttato de11a lotta di classe si

r,oria. i1

, lr!ama ú1osofia.

.,. /\ clil{efenzx delle sclenze,

'L|ctto con la tendenza di

L.ìlrrìza.

fr1oso6a inttattiene un rappotto

la

classe delle itlealogìe che' it ultina

sono ptulìche e non appartengono alla teoria (Ie

i(leoÌoriche tcotiche > sarebbeto in ultima istanza cìei distacca-

r,,,,nti ciellc ideologie pratiche ne1la teoria) '

\ir fo nulàzionj, l'csprcssione (in

. ì" ,1.r".-it"rjon"

'< anello clccìsivo

,

i.

.l ,d

t"."i.

In tútte que"

ultima istanza > desigfla

in ultima isranza >, l'aspetto principale'

> àeIIa detemtifilziofiet essa implica dun-

','

e *'dcte

lotta J cla"e ne'la tco_:a c ìe ideologie

\a portata teoríca della tesi

decisivo > Non si tratta sol-

.'' I t,.,.,-nr" rl. r-no o J' n 'rri aqpcLli se.orJa'i srrbordi-

min rnr' ocrch'l a/rrl Co'í la

1., rrEr r'o'ì è

rx;n sono che

Non è stata sempre comptesa

cl c

pratiche: ma esse 1o sono'in ultima istanza ''

,,ìiri.^ ai L"trir-t su < l'arello

i,,nto di

.,l'anello clecisivo r:

"gti"te,

tra gli

la

anelli esistenti, e già identilcati

catena è fatta in modo taie che si

,1""'.

care g1i altri anelli della

.upotolg.r" la for_mula

Pet poter ticonoscere e identifr-

catcna, al loro pasto, bisognà prina

uovare < l'anello decisivo >.

1.3

Queste, si dirà, sono ancora e sempre pa_ role. Ebbcne, no. Quesre parole sono p", l,rp_ punto armi per la lotta di clàsse nella teoria, e

poiché Ia lotta di classe nella teoria è una

' parte ' della lotta di classe nel suo

complesso,

e poiché la forma piú aha della lotta delle

classí è la lotta di classe politica, le parole della

filosofia sono armi per la I:attàg\ia pàhti.u.

Lenin ha scritto che < la politica è il con-

centrato dell'economia >. Si pottebbe scrive_

re: la filoso6a è, in ultima istanzaa, il concen_

tt^to tealico della politica_

È una formula

'schematica'. E sia! In tre parole dice abba_

stanza bene ciò che vuol dire.

Tutto ciò che succede ne11a filosofia ha, ín ultima istanza, non solo conseguenze politiche nella teoria, ma anche conseguenze politiche nella politica: nella lotta di classe politica.

Lo dimosreremo subito.

Cetto, appena cito Engels e Lenin, Lewis

dirà, una volta di piú, che io

parlo

come < l,ul_

timo campione di un,ortodossí a minacciata

da gravi pericoli > 5. O.K.l Mi proverò ora a

difendere quella 'ortodossia', che si chiama

4 Cft., a questo prcposito, la nota plecedente.

< Ciro le espressioni dello sresso Lewis.

T4

rrrrtia di Marx e di Lenin Questa ortodossia

'' Ininacciata, fin dalla nascita, da < gravi pe-

r icoli >>? Certamente: quelli delf ideologia bor-

1ltrcsc. Lewis dirà che io < grido nel deser-

t,r >? No!

I comunisti, quando sono marxisti, e i marx-

isti, quando sono comunisti' non gtidano mai

ncl deserto. Petò possono essere relativamente

soli.

Perché? Lo vedtemo. È dunque su questa base teorica marxista,

< ortodossia >, perché

conforme a1la teoria di

lr{arx e di Lenin,

che voglio fare i conti con

.1. Levris e con i miei stessi ettori Sulla base

,lclla necessità della lotta di classe nella teoria .

da Engels e Lenin

e sulla base

l)roclamata

,lc1la

rrugi

definizione di filosofia che io propongo (giugno 1972): la filosofia è, in ultima

-

istanza., lottd di classe nella teortl"

Lascerò dunque

da pa'rte tutti i rilievi 'psi-

cologici' che

.l,rrion.

< stile

Lewis ha creduto bene, in con-

del suo artícolo, di consacrate allo di t,ita e di scrittata di L' Althusser,

trcl suo ir'tsietne >. Per esempio, Lewis è molto

tutbato, dispiaciuto, preoccupato, da buon

'umanista' qual è, del fatto che < Althusset

Mgonxefiti in maniera rninuziosa con lt estfel/to

r5

d.ogtztatistzzo > e questo lo fa pensate non agli

scolastici, che erano grandi filosofi del Me-

dioevo, ma agli < scoliasti >>, ai commentatori

dei commentatori, agli eruditi, a coloto che

spaccavano in quatto i capelli filosofici, ab_

Grazie tante! Questa

sottile 'psicologia' non mova posto in un di-

battito tra comunisti. Non intendo sesuire

Lewis su questo terfeno.

Tratterò Lewis da compagno, militante

di un partito fratello: il Partito comunista di

Gtan Bretagna.

brutiti su11e citazioni

Provetò a parlare un linguaggio semplice,

chiaro, accessibile a tutti i nostr.i compagni.

Per non rendere troppo lunga la mia rispo- sta, afironterò soio le questioni teoriche piú

importanti politicamente per noi, oggi, nel

1972.

It

l)cr comprendere

ll"nt"-".rtt che

la mia risposta, occorte evi-

il lettote conosca nell'essen-

ziale Ia critica ' radicale ' tivolta da Lewis ai

miei ' saggi filosofici ',

Per

riassrrmerla in breve si può dire cosí'

I-cwis mi rimprovera: 1. di non conoscere la

flosofia di Marx; 2. di non conoscere la storía

del pensiero di Matx'

clella lormazione

I., tr"u", mi

rimoroveta di non conoscete la

tcoùa nd.rxxst6.

È nel suo dititto.

Riprenderò dunque questi due puoti' uno

clopo l'altro.

III

Primo punto: <<

Iosofia di Marx >>.

Althusser non conosce la fi_

i' evidente, è di dominio pubblico. Eseruplifi-

cdzione di Lewis: la rivoluzione. È l'uomo che fa 1a rivoluzione.

Per dimostratlo Lewis adotta un metodo

senrplíce. Espone /a filosofia di Matx cone la

intende lui. Poi vi mette accanto Ia filosofia

di Marx cosí come la intende << Althusser >>.

Basta confrontare perché la difrerenza balzi agli

2. Tesi n. 2

<< L'uomo fa 1a storia rifacendo

già Íattà, " trascendendo " pet mezzo

de11a " negazione della negazione "' la storia

già fatta >.

la storia

occhi.

Giustificazione di J. Lewis: poiché è l'uomo che fa la storia, per fate la storia, l'uomo deve trasformare la stotia che egli stesso già fatta (dal momento che è l'uomo che fa la sto-

fia); trasfotmare ciò che si è fatto, significa

< ffascenderlo >, cioè negare ciò che esiste, e poiché ciò che esiste è la stoda che I'uomo ha

fatto, equivale a negare la storia già negata.

Fare la stotia è, dunque, << negare Ia negazio'

r.re >> della negazione de1la negazione, e cosl al-

di l'infinito. Esemplificazione di J. Lewis: Ia ri'

voluzione. Per fare la rivoluzione l'uomo << tra-

.Seguiamo dunque il nostro Virgilio nel1a

fi1oso6a marxista, e vediamo come

selva della

Lewis riassume, secondo il suo pensiero, 1a

filosofia di Marx. Secondo lui essa è racchiusa

in tre formule, che chiamerò tesl u.

7. Tesi n. I

<< È l,uorno che fa 1a storia >.

bisogno

Giustificazione di Levris: nessun

giustificazioni, perché la cosa salta agli occhi,

ó lio proposto questa < definizione > ìn un Corso

di

de a scietuza del 1967 (in corso di pubblicazion";, n l" 6lorofi"

lîlosrtfa

sccnde t' (" nega

stessa <( negazione

")

ia storia esistente. essa

>> de1la stotia precedente, ecc.

cnuncia delle

proposizioni che sono delle tesi> (a difretenza

scienza enuncia clelle proposizioni che

delle scienze: < Una

sono delle dìmostrazioni >).

3. Tesi n. J << I-'uorno non conosce che quel- 1o che fa >.

Giustificazione di J. Lewis: nessuna giustifi-

cazione. Mancanza di spazio nell'articolo? Di-

fendiamo la causa di J. Lewis. Lewis po,

trebbe invccare Ia pratica scientifica e dire che

ii riceicatore << non conosce che que11o che

fa >, perché è 1ui che << fa >> sia le dimostra-

zioni (matematiche), sia le próve (spetimen- tali.). Esetnplificazione di f . Lenis: nessuna

esempli.ficazione. Proviaqo a illustrare la sua

tesi. J. Lewis potrebbe giustamente prendere

la storia come esempio: 1'uomo conosce la sto-

ria poiché è lui che

Ia [a lrcsi di G. B. Vico -

<< verum factum >>) t. Ecco le tre tesi che riassumono 1a fi1osofia di Matx, nel pensiero di J. Lewis:

Tcsi n. 1 Tesi n. 2

E I'uomo chc fa la sroria. L'uomo fa la storia tascenden-

do la stotia.

Tesi n. 3

che {a.

I-'uomo non conosce che quello

vcro ciò che è stato fatto. > Marx cita Vico in un

tlgo del CaÌitale, Editoti Riuniti, Roma 1964, vol. I, p. 414,

notd 89) a proposito della storia della tecnologia.

7 < È

20

'l'utto questo è molto semplice. Tutti 'capi-

s(ullo' Ie parole: uomo, fare' storia. conosce-

lc. C'è soltanto una parola un po' complicata,

rrna parola da 'úlosofi': la << trascendenza >>, r) <( negazíone della negazione >>. Ma, se lo vo-

lcsse, J.

rrn po'

Lewis non potrebbe forse dire la cosa piú semplicemente? Invece di dire:

l'uomo fa 1a stotia trascendendola per mezzo ,lclla << negazione de1la negazione >>, porebbe

rlire: l'uomo fa la storia trasfotmandola, ecc'

Non satebbe {orse Piú semplice?

Ciononostante una piccola dificoltà rimane' Quando J. Lervis dice che è l'uomo che << fa >> la stotia, tutti 10 capiscono: o piuttosto tutti ued.ono ài capirlo. Ma quando si tratta di an- drre un po' piú a fondo neìla negazione' qttan-

rlo J. Lewis onesiamente si pone (dentto di

sé) 1a domalrda'. << coilxe fa l'uomo a lare la storia? >>, allora ci si accorge che c'era un pto- blen-.a delicato dove tutto sembrava sem-

plice, una cetta oscuîità dove tutto sem-

brava chiaro.

Cosa c'eta di oscuto? La piccola parola:

lare (rella tesi < È l'uomo che fa la storia >)'

Cosa può voler dite infatti questa piccola pa-

rcla'. fare? quando si tratta della storia, be'

ninteso! Perché quando si dice < ho fatto una

,f.

{ìì\'21,n,,

v,

,

-

1,

sciocchezza )> oppure << 1.ro faito i1 giro del mon-

do >> o quando un falegnarne dice << ho fatto un tavolo >, ecc. tutti crrpiscono subito cosa

vuol dire: farc. I1 senso della parola cambia

secondo le espressioni, ma in ogni esprcssione

si può spiegare che cosa v:uol dfte fare.

Ad esempio, quando un falegnarne ., fa >> un

tavolo, r'uol dire che lo fabbrica. Mc, lare \a

storia? Cosa può voler dire? Quanto a1 fale-

gname, 1o conosciamo, ma I'uonto che fa la

stofia, chi è? Lo conoscete voi questa << specie

d'individuo >>, come diceva Hegel?

Allora J. Lewis si mette a1 lavoro. Non cer-

ca di evitare la diftcoltà: l'aflronta. E ci spiega

la cosa. Ci dice: << fare >>, nel caso della storia,

vuol dire << tîascendere >> (negazione della ne- gazione), cioè trasformare la matetia prima del- Ia storia esistente superandola. Bene. Ma anche il falegname che << fa >> un tavolo

ha dinanzi a una .< materia prima esisten-

te >: il legno. E trasforma il legno in tavolo.

Ma J. Ler.vis non direbbe maí che i1 falegname

<< trascende > il legno per << farne >> un tavolo.

E avrebbe ragione. Perché se 1o dicesse, il

primo falegname che capita, e tutti i

e tutti i lavoratori del mondo lo mandereb-

falegnami

:

beto a quel paese, lui e la sua << ffascenden-

'))

za >. J. Lewis impiega la << ttascendenza >> solo

per la storia. Perché? Nel1'articolo, J. Lewis

non 1o spiega.

A mio awiso Lewis ci tiene alla sua << tîa-

scendenza >> per la ragione seguente: perché la << matería prima > della storia, è già storia.

Per í1 falegname, la materia prima è il legno.

Ma il falegname che << fa > il tavolo, non dirà

mai di essere stato lui che ha < fatto > i1 legno,

lrerché sa fin toppo bene che il legno < 1o

produce la natura >: perchó un albeto si possa

tagliare in assi, bisogna prima che sia cresciuto

nelle foreste, da qualche parte nel paese, o a

migliain di chilometri sotto I'equetore.

Ora, per Lewis, è I'uomo che ha già latto

la storia con la quale fa \a stotial Nella storia,

l'uomo produce dlrnque tutto: non solo il risul-

tato, il prodotto del suo n lavoro >> (1a stotia),

ma, in precedenza la maferia prima che trasfor-

rna (la storia) in storia. Aristotele diceva che

l'uomo è un animale a due zampe, ragionevole,

parlante e politico. Franklin, citato da Matx

(nel Capitale), diceva che I'uomo è un << tool- maLing animal >. J. Lewis è filosofo di altra levatuta. J. Lewis pensa che I'uomo non è sol-

tanto un << animale che fabbtica utensili >, ma

un animale cteatore di storia, nel senso forte,

2)

dal momento che Ía tutto: << fa > la materia prima (1a storia), gli stumenti di ptoduzione (J. Lewis tace su questo punto! e non è un caso, altrimenti sarebbe obbligato a patlate del1a

lotta delle classi, il suo << uomo >> non sta-

tebbe piú in piedi), e naturalmente iI prodotto

finale: la stotia.

Avete mai visto al mondo un essete dotato di un simile potete? Sí: esiste nella tradizione

del1a cultura umana. È Dlo. Solo Dio < fa >

la materia con la quale < fa o il mondo. Ma vi

è una dif{erenza molto impottante: il Dio di

Lewis non sta fuoti del mondo, I'uomo-dio

creatore del1a storia non è afiatto fuoti della stoîi|:. è dentro.

Questo complica infinitamente Ie cosel Ed è

appunto petché il piccolo dio umano onnipoten-

te di J. Lewis, e cioè 1'< uomo >>, è dentro la

storia (<< in situazione >>, come diceva Sartte),

che J. Lewis gli atttibuisce non un potere di

cteazione assoluto (quando si crea tutto, è re-

lativamente facile: non vi è alcun problema!), bensí qualcosa di ancora piú stupefacente: il potere di <( trascendenza >, la possibilità di ae-

gare-superare all'infinito verso I'alto la storia

colrtingente den*o la quale egli vive, iI potere

di trascendete la storia pet mezzo delTa libertà

untana t .

L'ometto J. Lewis è un piccolo dio laico,

che è, come tutti, cioè come tutti gli esseri

viventi, << dentro il bagno >>, ma è dotato del

prodigioso potere

di libertà di tirar fuori la

ogni momento e dí mutare il

testa dall'acqua

< livello >> dell'acqua. Un piccolo dio satttiano sempre << in situazione >> nella storia, dotato del

potete inaudíto di << supetate

<< situazioni >, tutti i

>> ogni situazione

e di dominare tutte le

problemi,

di risolvere tutte le dificoltà della

di andare vetso i giorni futuri che

,toriu, "

cantano la tivoluzione umana e socialista:

l'uomo è per sua essenza tn animale riaolu'

zionario in quanto è tn animale libero. Scusateci, lettori non-fi1osofi' Noialtri, filo- sofi, conosciamo bene questa vecchia musica

ldealista. Noialtti, filosofi comunisti, sappiamo

che questa musica filosofica ha sempte al'uto

degli efietti politici.

8 Iceoro la storia filosofica personale di J kvis

Ma non

rischio molto A scommettere chc egìi bole per J. P. Satre La < filosofia

ha dovuto avere un de-

marxista > di J

L

tas-

somiglia, tanto da venir tratti in inganno, ad una copia del_

I'esistenzialismo

sartriano, leggermente hegelianizzata, senza

dubbio al 6ne dr farla accettare da lettori comunisti'

I ptimi che hanno parlato di << rascenden-

za >> in frlosofia sono stati i filosofi idealisti-

teligiosi della scuola di Platone: platonici e

neoplatonici. Essi avevano un bisogno vitale

della << trascendenza >> per costruire la loro teo-

logia frlosofica o religiosa, e quesrî teologia era

allora 1a filosofia ufficiale dello Stato schiavi- sta. Piú tardi, nel Medioevo, i teologi agosti-

niani e tomisti ripresero la categoria della

<< trascendenza >> in quei sistemi filosofici che

setvivano gli intetessi della Chiesa e dello Sta- to feudale (1a Chiesa: appararo dello Stato, e ideologico di Stato n. 1 dello Stato

feudale).

^pp^rato

È necessario commentare?

Molto piú tardi, con l'awento al potere

della borghesia, la << trascendenza > ha ricevu-

to, nella fi1osofia hegeliana, una nuova fun-

zione:. eta sempre la stessa categoria, ma << im- ballata > ne1la tela di líno del1a << nesazione

della negazione >>, serviva questa volta Io Stato

botghese. Era, molto semplicemente iI notze filosofico della libertà borghese. Era rivoluzio-

natia, allon, rispetto ai sistemi filosofici della

<( trascendenza >> feudale: ma era borghese al

cento per cento, e tale resta. In seguito, per non citare che lui (poiché,

dopo di lui. la o trascendenza,, aurorit:rria o

zt)

cscatologica fiorisce, al giotno d'oggi, ptesso

una gran quantità di teologi, alcuni reazionari, ma altri assai ptogressisti, in Germania, Olan-

da, America latina, passando per la Spagna),

Jean-Paul Sartre ha ripreso la cosa, nella sua teorìa dell'< uomo in situazionc '>: versione piccolo-borghese de11a libertà botghese. 11 bot-

ghese non ha piú 1o stesso bisogno di credere

né può piú {ar credere, negli anni 1940-1970,

che la libertà è onnipotente. lvla f intellettuale

piccolo-borghese sí! Tanto piú esalta il potere

dellt saa .libertà (< rrascendenza )>, <( negazio- ne de1la negazione >>) quar-rto piú essa viene

schiacciata e cancellata dallo sviluppo dell'im-

perialisnro.