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Dispense del corso di Tecnica delle Costruzioni – Ing.

Loris Vincenzi 07/10/2013

INDICE

INDICE 1

1 LA SICUREZZA DELLE STRUTTURE 5


1.1 INTRODUZIONE 5
1.1.1 Definizione di struttura sicura o affidabile 5
1.2 METODI PROBABILISTICI 7
1.2.1 Metodi di livello 3 8
1.2.2 Metodi di livello 2 10
1.2.3 Verifica semi-probabilistica di primo livello. 12
1.3 VERIFICA SEMI-PROBABILISTICA AGLI STATI LIMITE 13
1.3.1 Azioni 14
1.3.2 Materiali 16
1.4 METODI DETERMINISTICI: IL METODO DELLE TENSIONI AMMISSIBILI 17
1.4.1 Metodo delle tensioni ammissibili 17

2 METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 19


2.1 INTRODUZIONE 19
2.2 DEFINIZIONE DI RIGIDEZZA 19
2.3 LA RIPARTIZIONE DELLE AZIONI PROPORZIONALMENTE ALLE RIGIDEZZE 21
2.3.1 Esempio 1: trave su tre appoggi con coppia concentrata 23
2.4 METODO DEI VINCOLI AUSILIARI 25
2.4.1 Esempio 2: trave su tre appoggi e carico uniformemente distribuito 28
2.4.2 Esempio 3: trave incastro-appoggio e carico uniformemente distribuito 32
2.5 RISOLUZIONE DI STRUTTURE CON DUE O PIÙ NODI LIBERI DI RUOTARE 38
2.6 ESPRESSIONI GENERALI DEL METODO DELL’EQUILIBRIO O DEGLI SPOSTAMENTI 40
2.7 APPLICAZIONE A TELAI CON I NODI CHE RUOTANO MA NON TRASLANO: IL METODO DI CROSS 42
2.8 STRUTTURE SIMMETRICHE CARICATE SIMMETRICAMENTE E STRUTTURE SIMMETRICHE CARICATE
ANTIMETRICAMENTE 42
2.9 APPLICAZIONE A TELAI CON I NODI CHE TRASLANO MA NON RUOTANO 43
2.10 STRUTTURE CON NODI CHE RUOTANO E TRASLANO 45
2.11 CONFRONTO TRA IL METODO DELL’EQUILIBRIO E IL METODO DELLA CONGRUENZA 45

3 I MATERIALI: CALCESTRUZZO E ACCIAIO 47


3.1 INTRODUZIONE 47
3.2 IL CALCESTRUZZO 48
3.3 ACCIAIO PER CEMENTO ARMATO 51
3.4 LEGAMI COSTITUTIVI DI CALCOLO 51

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4 VERIFICHE PER ELEMENTI INFLESSI E IN C.A. CON IN METODO DEGLI SLU 55


4.1 IPOTESI DI CALCOLO 55
4.2 CAMPI DI ROTTURA PER SEZIONI INFLESSE 55
4.2.1 Crisi in campo 3 con armatura compressa snervata 57
4.2.2 Crisi in campo 3 con armatura compressa non snervata 61
4.2.3 Crisi in campo 4 62
4.3 IL PROGETTO E LA VERIFICA DI SEZIONI INFLESSE 63
4.3.1 Il problema di verifica 63
4.3.2 Il problema di semi progetto 64
4.3.3 Il problema di progetto 64

5 VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 67


5.1 VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE RETTA 67
5.2 COSTRUZIONE EL DOMINIO M-N PER UNA SEZIONE CON ARMATURA SIMMETRICA 70
5.2.1 Punto “A”: pura trazione 70
5.2.2 Punto “E”: pura compressione 71
5.2.3 Punto “C”: deformazione dell’acciaio As pari a quella di snervamento 72
5.2.4 Punto “B”: deformazione dell’acciaio As maggiore di quella di snervamento 73
5.2.5 Punto “D”: deformazione dell’acciaio As minore di quella di snervamento 74
5.2.6 Verifica con il dominio M-N e fattori di sicurezza 74
5.2.7 Osservazioni 76
5.3 COSTRUZIONE EL DOMINIO M-N PER UNA SEZIONE CON ARMATURA NON SIMMETRICA 78
5.4 VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE DEVIATA 79

6 VERIFICHE A TAGLIO CON IL METODO DEGLI STATI LIMITE ULTIMI 83


6.1 INTRODUZIONE 83
6.2 TRAVE SENZA ARMATURA SPECIFICA A TAGLIO 86
6.3 TRAVE CON ARMATURA SPECIFICA A TAGLIO 90
6.3.1 Molteplicità del traliccio 91
6.3.2 Forza di Scorrimento 92
6.3.3 Equilibrio del traliccio soggetto allo sforzo di scorrimento 94
6.3.4 Il problema di Verifica e di Semi-progetto nei confronti dell’azione tagliante 99
6.3.5 Traslazione del momento flettente 100

7 LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 103


7.1 INTRODUZIONE 103
7.2 ESERCIZIO 1: PROGETTO E VERIFICA DI UNA TRAVE IN ALTEZZA 104
7.2.1 Analisi dei carichi 105
7.2.2 Calcolo del carico di progetto 105
7.2.3 Calcolo delle sollecitazioni 106
7.2.4 Dimensionamento della trave in altezza 107
7.2.5 Progetto delle armature per flessione a momento negativo 108
7.2.6 Verifica a momento negativo. 111
7.2.7 Progetto delle armature per flessione a momento positivo 112
7.2.8 Verifica a momento positivo. 114
7.2.9 Verifica a taglio 116

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7.3 ESERCIZIO 2: PROGETTO E VERIFICA DI UNA TRAVE IN SPESSORE 119


7.3.1 Dimensionamento della trave in spessore 119
7.3.2 Progetto armature per flessione a momento negativo 120
7.3.3 Verifica a momento negativo. 122
7.3.4 Progetto armature per flessione a momento positivo 122
7.3.5 Verifica a momento positivo. 123
7.3.6 Verifica a taglio 124
7.4 ESERCIZIO 3: PROGETTO E VERIFICA DI UN TRAVETTO DI SOLAIO IN LATEROCEMENTO 126
7.4.1 Analisi dei carichi sul solaio 128
7.4.2 Azioni di calcolo agenti su ogni singola travetto 128
7.4.3 Calcolo delle sollecitazioni 129
7.4.4 Calcolo delle armature 130
7.4.5 Verifica a flessione – travetti di solaio 132
7.4.6 Verifica a Taglio – travetti di solaio 133
7.5 ESERCIZIO 4: VERIFICA DI UN PILASTRO PRESSO-INFLESSO 134
7.5.1 Calcolo delle sollecitazioni 135
7.5.2 Verifica a presso-flessione 136

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1 LA SICUREZZA DELLE STRUTTURE

1.1 INTRODUZIONE

Il fine ultimo della progettazione strutturale è quello di garantire che l’opera assolva
alla funzione per cui è stata progettata, mantenendo un prefissato livello di sicurezza. Nella
tradizione viene dato alla sicurezza strutturale il significato di assenza di crolli e dissesti
della struttura, ma oggi si considerano strutture sicure le strutture che assolvono il compito
per cui sono state concepite sia nei riguardi della resistenza sia nei riguardi della
funzionalità. Parlare di sicurezza assoluta delle strutture non è ragionevole poiché essa
dipende da numerosi fattori. Infatti, la sicurezza può essere compromessa da:
- errori di previsioni riguardanti le sollecitazioni, valutando in difetto l’intensità
delle azioni esterne;
- stime in eccesso della resistenza dei materiali e degli elementi strutturali;
- errori nel calcolo delle azioni basato su uno schema strutturale semplificato che si
discosta dalla struttura reale;
- inadeguatezza dei criteri di resistenza per le verifiche relative agli stati
pluriassiali;
- errori di esecuzione;
- difficoltà nella valutazione del degrado della resistenza nel tempo per carichi di
lunga durata (viscosità) o per carichi ciclici (fatica).
In particolare le grandezze Resistenza e Sollecitazione (nel seguito R e S) sono
variabili che non possono essere considerate deterministiche; si pensi ad esempio alle
azioni della neve, la cui intensità può essere determinata solo in modo probabilistico.
Analogamente anche la resistenza di un elemento strutturale non può essere considerata
deterministica in quanto può variare da punto a punto (variabilità spaziale) o nel tempo
(variabilità temporale). Occorre quindi mettere in conto il carattere aleatorio delle
grandezze Resistenza e Sollecitazione. In tal senso, i metodi di verifica si distinguono in
metodi probabilistici e metodi deterministici (si veda il paragrafo 1.2 e 1.3,
rispettivamente).

1.1.1 Definizione di struttura sicura o affidabile


Una struttura si dice affidabile se presenta misure positive di sicurezza per ogni suo
Stato Limite (SL) durante l’intera vita utile di riferimento Vr (o vita utile di progetto).

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Uno stato limite è una situazione al di là della quale la struttura o una sua parte cessa
di adempiere alla funzione per la quale è stata progettata. Gli stati limite si dividono in due
categorie:
- stati limite ultimi (SLU) corrispondenti al valore estremo della capacità portante;
- stati limite di esercizio (SLE) corrispondenti alla perdita di funzionalità della struttura.
Il raggiungimento di uno stato limite può essere provocato dall’intervento di vari
fattori di carattere aleatorio derivanti da incertezze che possono riguardare: la resistenza
dei materiali impiegati, l’intensità delle azioni, la geometria della struttura, etc. Degli stati
limite ultimi e di esercizio se ne discuterà più approfonditamente nel paragrafo 1.3.
La definizione di struttura affidabile necessita anche la definizione di Vita Utile della
struttura. La Vita Utile di progetto è il periodo durante il quale si assume che la struttura
venga utilizzata per i suoi scopi previsti, con manutenzione regolare e programmata ma
senza che risultino necessari sostanziali interventi di riparazione.
La normativa prevede che la Vita Utile possa essere calcolata dal prodotto tra la vita
nominale Vn e il coefficiente d’uso Cu, determinato in base alla classe di utilizzo della
struttura:
VR = V N ⋅ Cu (1.1)
Nelle Tabelle 1.1, 1.2 vengono riportati i valori di vita nominale Vn e i valori del
coefficiente d’uso presenti nella normativa Italiana (NTC 2008).

Categoria Vn
1 Strutture provvisorie ≤10 anni
2 Opere Ordinarie (edifici etc.) ≥ 50 anni
Opere straordinarie (ponti, edifici
3 ≥ 100 anni
monumentali etc. )
Tabella 1.1. Categorie di edifici e relativo valore della vita utile di riferimento

Classe di Utilizzo Cu
I Occasionali, Costruzioni agricole 0.7
II Normale Affollamento 1
Affollamento Signigficativo o pericolose per
III 1.5
l’ambiente
Strategiche, importanza critica (ponti importanti,
IV 2
dighe, centrali elettriche)
Tabella 1.2. Categorie di edifici e relativo valore della vita utile di riferimento

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1.2 METODI PROBABILISTICI

L’obbiettivo delle verifiche di sicurezza è di mantenere la probabilità di


raggiungimento dello stato limite considerato entro un valore prefissato.
Ogni costruzione presenta molteplici aspetti di comportamento, ciascuno dei quali
corrisponde ad uno stato limite. Misurare in termini probabilistici la sicurezza nei confronti
dell’i-esimo SL significa calcolare la probabilità P di accadimento di questo SL e
confrontarlo con valori probabilità P* prefissati sulla base di considerazioni di vario genere
(etiche, sociali, economiche, …). Se risulta che:
P < P* (1.2)
la misura di sicurezza (1.2) viene ritenuta positiva per tale SL e la struttura può quindi
essere definita affidabile per tale SL. La normativa ritiene opportuno che la probabilità P*
per uno SLU debba essere dell’ordine di 10-5 ÷10-6, mentre la probabilità che venga
superato uno SLE sia dell’ordine di 10-2 ÷10-3 (10-6 significa avere una probabilità di uno
su un milione che l’elemento vada in crisi per superamento dello stato limite). La
probabilità dovuta al raggiungimento di uno SLU è ovviamente minore in quanto la
pericolosità legata alla perdita di capacità portante della struttura è maggiore rispetto alla
perdita di funzionalità (superamento di uno SLE).
Per quanto riguarda i metodi probabilistici, le verifiche vengono riferite a tre livelli
di precisione e di complessità:
a) metodo di terzo livello o metodo esatto,
b) metodi di secondo livello (metodi approssimati),
c) metodi di primo livello o semi-probabilistici.
I metodi di secondo e terzo livello prendono il nome di metodi di livello superiore, in
quanto consentono di avere informazioni sulla probabilità di raggiungimento di uno stato
limite o addirittura di calcolarne il valore.
Il problema da risolvere è quello di calcolare la probabilità di crisi P per lo Stato
Limite in esame.
Si supponga che per lo SL si possa determinare una funzione “Esito” g(x) in cui il
vettore x è il vettore delle variabili del problema, sia riguardanti la resistenza R che la
sollecitazione S , per la quale la funzione sia:
g(x)≤0 sinonimo di rovina (1.3)

g(x)>0 sinonimo di sicurezza (1.4)


Le formule hanno una rappresentazione geometrica nello spazio n-dimensionale delle
n variabili x1, x2…xn, per cui la (1.3) rappresenta situazioni esterne all’iper-superficie
limite g(x)=0, mentre la (1.4) rappresenta la situazione interna (Figura 1.1).

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Figura 1.1. funzione esito g(x); dominio di crisi e dominio di sicurezza

Se si considera il caso più semplice in cui si hanno solo 2 variabili aleatorie ed esse
sono indipendenti, la v.a. Esito è definita da:
M=R-S (1.5)
che viene denominata spesso anche Margine di Sicurezza. Per M<0 si ha il superamento
dello stato limite in esame, per M>0 invece è assicurata la verifica di sicurezza.
La probabilità di crisi (o probabilità di “failure” Pf) può quindi essere posta nel
seguente modo:
Pf = P ( M=R-S<0 ) (1.6)
Nel caso più generale, invece la probabilità può essere calcolata conoscendo la
funzione di probabilità congiunta fx (x1…xn) delle n variabili aleatorie x1…xn . Allora se le
n variabili sono di tipo aleatorio, la probabilità di crisi Pf è espressa nel seguente modo:

Pf = ∫ f x ( x1 ...xn ) dx1 ...dxn (1.7)


D 'n

dove l’integrale è esteso al dominio D’n di crisi. Per il teorema delle probabilità totali si
può scrivere:

Pf = 1 − ∫ f x ( x1 ...xn ) dx1 ...dxn (1.8)


Dn

essendo Dn il dominio di successo. La forma (1.8) è più agevole per il calcolo, in quanto il
dominio Dn è finito, a differenza di D’n che tipicamente è infinito (si veda la Figura 1.1). Il
significato grafico dell’integrale (1.7) o (1.8) è riportato in Figura 1.2.

1.2.1 Metodi di livello 3


I metodi di livello 3 vengono anche chiamati esatti perché affrontano direttamente il
calcolo degli integrali (1.8). Per calcolare questo integrale è necessaria la descrizione
completa delle n variabili aleatorie xi del problema attraverso le loro funzioni di densità di
probabilità congiunta fx (x1…xn). Posto anche di riuscire a superare le difficoltà connesse
alle definizioni di queste funzioni e l’individuazione delle regioni di successo Dn, la

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valutazione dell’integrale richiede un onere di calcolo che eccede le potenzialità degli


elaboratori se le variabili sono più di 6 o 7. Per tale motivo i metodi di livello 3 sono ad
oggi utilizzati solo in ambito accademico.
Se però le variabili R e S sono statisticamente indipendenti, il problema del calcolo
della probabilità Pf risulta essere meno oneroso. In questo caso, la distribuzione congiunta
che compare nella (1.8) è data dal prodotto delle distribuzioni marginali di R e S. È
possibile quindi operare pensando che la sollecitazione S assuma un valore preciso s e si
valuta la probabilità:
P (R- S <0 | S = s ) (1.9)
Ripetendo il calcolo per ogni valore della sollecitazione, la probabilità di crisi è
ottenuta come somma della probabilità che avvenga la crisi a causa della sollecitazione S =
s moltiplicata per la probabilità che questa sollecitazione S si verifichi:

Pf = ∑ [P(R - S < 0 | S = s ) ⋅ P(S = s )]


per ogni s
(1.10)

Se R e S sono indipendenti, il primo termine della somma altro non è che la CDF
(funzione distribuzione cumulata - cumulative distribution function - F) della resistenza R,
mentre il secondo è la PDF (funzione densità di probabilità - probability density function -
f) della sollecitazione. Pensando a variabili aleatorie continue, si può quindi scrivere la
(1.10) nella seguente forma:
+∞ +∞
Pf = ∫ [P(R - S < 0 | S = s ) ⋅ dP(S = s )] = ∫ F ( s) ⋅ f (s) ds
−∞ −∞
R s (1.11)

Il significato dell’integrale (1.11) può essere interpretato graficamente mediante la


Figura 1.3.

Pf = ∫ f x ( x1 ...xn ) dx1 ...dxn


D 'n

Figura 1.2. Distribuzione congiunta e dominio di collasso

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Figura 1.3. Interpretazione dell’integrale (1.11)

1.2.2 Metodi di livello 2


I metodi di livello 2, a differenza dei precedenti, non calcolano l’integrale (1.8) o
(1.11) ma valutano la probabilità di crisi attraverso una relazione nominale basata su una
grandezza β detta indice di affidabilità o indice di sicurezza.
Per definire una espressione dell’indice di affidabilità si assuma che le variabili
Resistenza e Sollecitazione siano Normali (cioè variabili aleatorie Gaussiane), ovvero:

(
R ∼ N µ R , σ 2R ) (1.12)

(
S ∼ N µ S , σ S2 ) (1.13)
Nelle (1.12) e (1.13) si è indicato con µ il valor medio e con σ2 la varianza e, di
conseguenza, con σ la variazione standard.
Il margine di sicurezza M (dato da una combinazione lineare di variabili aleatorie
gaussiane, si veda la (1.5)) è anch’esso distribuito secondo una gaussiana:

(
M ∼ N µ M , σ 2M ) (1.14)
per la quale valgono le relazioni:

µM = µ R − µS ; σM = σR + σS
2 2
(1.15)
Dalla variabile gaussiana M è possibile ottenere la relativa variabile gaussiana
standardizzata m sottraendo a M la media µ M e dividendo per la variazione standard σ M :

M − µM
m= (1.16)
σM
Pertanto la probabilità di crisi può essere posta nella seguente forma:

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 µ 
Pf = P{M ≤ 0} = P{µ M + mσ M ≤ 0} = P m ≤ − M  (1.17)
 σM 

Si definisce l’indice di affidabilità β la quantità:


µM
β= (1.18)
σM
Facendo l’uso delle (1.15), l’indice di affidabilità può quindi essere scritto nella
seguente forma:
µM µR − µS
β= = (1.19)
σM σR + σS
2 2

dalla quale la probabilità di crisi è data da:

 µ 
Pf = P m ≤ M  = P{m ≤ −β} = φ(− β ) = 1 − φ(β ) (1.20)
 σM 

avendo indicato con φ la funzione densità di probabilità di una gaussiana normalizzata, per
la quale sono noti i valori dato il valore della variabile β.
La (1.20) si presta ad una interessante osservazione. Con riferimento alla Figura 1.4,
l’indice di affidabilità β è pari alla distanza tra la retta limite M = 0 e l’origine degli assi
nel piano delle variabili aleatorie normalizzate r̂ e ŝ , con:
R − µR S − µS
rˆ = ; sˆ = (1.21)
σR σS

Figura 1.4. Interpretazione dell’indice di affidabilità nel piano delle variabili gaussiane standardizzate

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Nella sua forma più semplice, quindi, il metodo consiste nel:


- valutare la distanza tra la retta limite M = 0 e l’origine 0 degli assi per ottenere
l’indice di sicurezza β,
- calcolare la probabilità di crisi mediante la formula Pf = φ(− β ) = 1 − φ(β )
- confrontare la probabilità di crisi con quella prestabilita dalla normativa (P*)

1.2.3 Verifica semi-probabilistica di primo livello.


Il metodo per la misura della sicurezza strutturale adottato nella Normativa Italiana
(Nuovo Testo unico per le Costruzioni DM 14/01/2008 , speso indicato brevemente con
NTC2008) e negli Eurocodici (la normativa Europea) è il Metodo dei Coefficienti
Parziali agli Stati Limite, facente parte dei metodi Semi-Probabilistici.
Il metodo si basa su un insieme di regole che garantiscono l’affidabilità richiesta
(Pf < P*) utilizzando i valori Caratteristici delle variabili più una serie di “elementi di
sicurezza”, che sono rappresentati dai coefficienti parziali γ, per le incertezze sulle Azioni
e Materiali e da elementi additivi ∆ per le incertezze sulla geometria.
Gli aspetti probabilistici sono già considerati nel processo di calibrazione del
metodo, ovvero nella determinazione e nella scelta dei valori dei coefficienti parziali γ.
In sintesi, considerando la resistenza R e la sollecitazione S quali variabili
indipendenti, si definiscono i valori caratteristici di azioni e resistenze dei materiali quali
frattili di un ordine prefissato; si mettono in conto le incertezze trasformando i valori
caratteristici in valori di progetto, mediante l’applicazione dei coefficienti parziali; la
misura di sicurezza è positiva se accade che:
Rd ≥ S d (1.22)
Non fornisce quindi informazioni dirette sulla probabilità di crisi, ma si è certi che
tale probabilità è inferiore alla probabilità P* se accade che la verifica (1.22) è positiva.

Figura 1.5. Interpretazione del metodo dei coefficienti parziali e delle variabili di progetto

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Una rappresentazione grafica di valori caratteristici e valori di progetto per


sollecitazioni e resistenze è riportato in Figura 1.5. Il metodo semiprobabilistico agli stati
limite viene descritto nel dettaglio nel seguito.

1.3 VERIFICA SEMI-PROBABILISTICA AGLI STATI LIMITE

Il metodo per la misura della sicurezza strutturale adottato nella Normativa Italiana
(NTC2008) e negli Eurocodici (la normativa Europea) è il Metodo dei Coefficienti
Parziali agli Stati Limite.
Il metodo si basa su un insieme di regole che garantiscono l’affidabilità richiesta
utilizzando i valori Caratteristici delle variabili più una serie di “elementi di sicurezza”, che
sono rappresentati dai coefficienti parziali γ, per le incertezze sulle Azioni e Materiali e da
elementi additivi ∆ per le incertezze sulla geometria.
Gli aspetti probabilistici sono già considerati nel processo di calibrazione del
metodo, ovvero nella determinazione e nella scelta dei valori dei coefficienti parziali γ.
In sintesi, considerando la resistenza R e la sollecitazione S quali variabili
indipendenti, si definiscono i valori caratteristici di azioni e resistenze dei materiali quali
frattili di un ordine prefissato; si mettono in conto le altre incertezze trasformando i valori
caratteristici in valori di progetto, mediante l’applicazione dei coefficienti parziali; la
misura di sicurezza è positiva se accade che:
Rd ≥ S d (1.23)
Gli stati limite si dividono in due categorie: stati limite ultimi (SLU) e stati limite
di esercizio (SLE).
Gli SLU corrispondono al valore estremo della capacità portante. Si distinguono in
verifiche EQU, per le quali si ha la perdita di equilibrio statico della struttura, (piccole
variazioni di intensità o distribuzione delle azioni sono significative); verifiche denominate
STR, che corrispondono al collasso per deformazione eccessiva degli elementi strutturali o
della struttura nel suo insieme (il collasso è governato dalla resistenza dei materiali);
verifiche tipo GEO per le quali il collasso avviene per deformazione eccessiva del terreno e
verifiche FAT (collasso per fatica).
Gli stati limite di esercizio (SLE) sono SL corrispondenti alla perdita di funzionalità
della struttura. Gli SLE corrispondono a situazioni raggiunte le quali i requisiti di
funzionalità non sono più soddisfatti. Causano danni limitati ma rendono impossibile
l’utilizzo della struttura rispetto alle esigenze determinate in fase di progetto. (confort,
danni agli impianti, danno alle parti non strutturali). Esistono tre tipi di SLE: SLE con
combinazione CARATTERISTICA (o RARA), per la quale gli effetti sono irreversibili e
SLE con combinazione FREQUENTE e SLE con combinazione QUASI PERMANENTE,
con effetti reversibili.

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Per effettuare una verifica con il metodo dei coefficienti parziali agli SL occorre
ottenere i valori di progetto di Resistenze e Sollecitazioni. Per far ciò, occorre determinare
il valore di progetto delle Azioni e il valore di progetto delle Resistenze dei materiali, da
cui ottenere, rispettivamente, le Sollecitazioni nella sezione e la Resistenza della sezione
stessa.

1.3.1 Azioni
Le azioni sono un insieme di forze (carichi) e/o coazioni (es. variazioni termiche) e/o
accelerazioni applicate alla struttura. Si classificano in:
− Azioni Permanenti (G): sono azioni di durata continua e uguale alla vita utile Vr
della struttura con variazioni trascurabili nel tempo (esempio: il peso proprio).
− Azioni Variabili (Q): sono azioni di breve durata, azioni variabili nel tempo per
intensità e direzione e, in genere, non sono monotone (esempio: l’azione delle
persone su un edificio)
− Azioni Eccezionali (A): sono carichi di breve durata e difficilmente prevedibili
come, ad esempio, le azioni dovute ad uno scoppio o ad un incendio.
− Azioni Sismiche (E).

Per le azioni Permanenti, caratterizzate da ridotta variabilità nel tempo (esempio: il


peso proprio), si attribuisce un unico valore caratteristico Gk pari al valore nominale.
Per le azioni Variabili, esistono 4 valori rappresentativi:
− Il valore Caratteristico o principale: Qk . È definito come quel valore che
rappresenta una probabilità di essere superato durante il periodo di vita utile della
struttura corrispondente ad un frattile del 95% (detto anche frattile superiore al 5%).
delle distribuzioni statistiche.
− Il valore di combinazione: ψ 0 Qk . Il coefficiente ψ 0 fissa il livello di intensità di
una azione quando è presa in conto contemporaneamente ad un’altra azione
variabile. Il coefficiente ψ 0 è minore dell’unità in quanto tiene in conto la
probabilità di occorrenza simultanea delle due azioni (in altre parole, è improbabile
che entrambe le azioni si manifestino con il loro valore caratteristico
contemporaneamente: una delle due si manifesta con un valore minore, di intensità
pari a ψ 0 Qk ).

− Il valore frequente ψ 1Qk


ψ 2 Qk
− Il valore quasi permanente
Questi due ultimi valori sono definiti come frazioni del valore caratteristico.

Per determinare le azioni di progetto Fd, necessarie per ottenere le Sollecitazioni Sd,
occorre seguire le seguenti fasi:

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Si definiscono le azioni sulla struttura Fi (dove con F si


1 indicano generalmente le azioni, sia che esse siano permanenti Fi
G o variabili Q)
2 Si assegnano i valori rappresentativi Fk o ψ 0 Fk
Si determinano i valori di progetto Fd. amplificando le azioni
3 Fd = γ ⋅ Fk
mediante i coefficienti parziali γ
4 Si considerano le combinazioni di Azioni Fd Fd = ∑ γ ⋅ Fk
Si calcolano gli effetti (Sollecitazioni S) noti i parametri
geometrici a (nota: l’effetto non è solo la sollecitazione intesa
5 S ( Fd , a )
come Momento, Sforzo Normale o Taglio ma anche, ad
esempio, la deformazione)
Si applica un eventuale coefficiente parziale di modello γM per
6 tenere in conto delle incertezze del modello matematico S d = γ M ⋅ E ( Fd , a )
utilizzato per ottenere le sollecitazioni (o effetti) Sd

Per quanto riguarda le combinazioni, la normativa specifica diverse combinazioni in


funzione dello stato limite (ultimo o di esercizio), della presenza o meno dell’azione
eccezionale o sismica, o a seconda che si debbano fare verifiche di tipo EQU, STR, GEO o
FAT. Nel seguito si farà riferimento ad una sola combinazione (la cosìddetta
“combinazione fondamentale”) per la verifica di elementi strutturali agli SLU:
n
Fd = ∑ γ G G k + γ p P + γ 1Q Q1k + ∑ γ iQ ψ 0i Qik (1.24)
i=2

Nella (1.24), con P si è indicato l’effetto della precompressione. I coefficienti parziali


e i valori di combinazione sono riportati nell’NTC2008 in funzione della tipologia di
carico. Per quanto riguarda i coefficienti parziali γ i valori sono riportati in Tabella 1.3. Si
riportano inoltre i valori dei coefficienti di combinazione più comuni (Tabella 1.4).

Favorevoli Sfavorevoli
Carichi permanenti γG 1.3 1
Carichi permanenti non strutturali γG 1.5 0
Carichi variabili γQ 1.5 0

Tabella 1.3. Coefficienti parziali γ per diverse tipologie di azioni.

Categoria Azione ψ 0i ψ 1i ψ 2i
Ambienti ad uso Residenziale 0.7 0.5 0.3
Uffici 0.7 0.5 0.3

LA SICUREZZA DELLE STRUTTURE 15/139


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Ambienti suscettibili di affollamento 0.7 0.7 0.6


Ambienti ad uso Commerciale 0.7 0.7 0.6
Biblioteche, Archivi, Magazzini 1.0 0.9 0.8
Vento 0.6 0.2 0.0
Neve (a quota < 1000 m s.l.m.) 0.5 0.2 0.0
Neve (a quota < 1000 m s.l.m.) 0.7 0.5 0.2
Tabella 1.4. Coefficienti di combinazione ψ per diverse tipologie di azioni.

Oltre la (1.24), altre combinazioni sono necessarie nei confronti di verifiche


geotecniche (combinazione tipo “GEO”), situazioni con carichi eccezionali, o
combinazioni con l’azione sismica. Per tali combinazioni si faccia riferimento alle
NTC2008 al paragrafo 2.5.3.
Analoghe combinazioni sono riportate per la verifica agli SLE, con 3 situazioni
possibili: combinazione caratteristica o rara (paragonabile alle combinazioni che si
facevano applicando il metodo delle tensioni ammissibili), combinazione Frequente e
combinazione Quasi Permanente. La prima di queste combinazioni vede i carichi con il
valore rappresentativo caratteristico, la seconda vede i carichi al loro valore frequente,
l’ultima con carichi al valore quasi permanente Queste combinazioni sono riportate nel
seguito.
- Combinazione caratteristica o rara:
n
Fd = ∑ G k + P + Q1k + ∑ ψ 0i Qik (1.25)
i=2

- Combinazione frequente:
n
Fd = ∑ G k + P + ψ 11Q1k + ∑ ψ 2i Qik (1.26)
i=2

- Combinazione quasi permanente:


n
Fd = ∑ G k + P + ∑ ψ 2i Qik (1.27)
i=2

1.3.2 Materiali
La resistenza dei materiali è rappresentata mediante il valore caratteristico f k
definito come il frattile al 5% della distribuzione statistica. I parametri di rigidezza (quali,
ad esempio il modulo Elastico, coefficiente di dilatazione termica…) vengono imposti pari
al valor medio.
Le resistenze caratteristiche dei materiali sono per definizione frattili inferiori del 5%
delle rispettive distribuzioni, le quali, in mancanza delle rispettive indagini sperimentali
possono tenersi normali. Le resistenze caratteristiche si calcolano mediante la relazione:

LA SICUREZZA DELLE STRUTTURE 16/139


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Rk = µR – k⋅σR (1.28)
dove µR è la resistenza media aritmetica dei risultati sperimentali, ⋅σR è la deviazione
standard delle misure e k è un coefficiente che misura la probabilità del 5%.

Per determinare le resistenze di progetto Rd, si seguono le seguenti fasi:

1 Si individuano le resistenze dei materiali Xi Xi


2 Si determinano i valori caratteristici (tramite la 1.28) Xk
Si determinano i valori di progetto Xd. riducendo i valori
caratteristici mediante opportuni coefficienti parziali γ; η Fk
3 Xd = η⋅
rappresenta un coefficiente che tiene in conto degli effetti γM
scala
Si determina la resistenza strutturale (ad esempio il momento
4 Mrd) noti i parametri geometrici a (ad esempio le R( X d , a)
caratteristiche geometriche della sezione)
Si applica un eventuale coefficiente parziale di modello per
1
5 tenere in conto delle incertezze del modello matematico Rd = ⋅ R( X d , a)
γM
utilizzato per ottenere le resistenze

1.4 METODI DETERMINISTICI: IL METODO DELLE TENSIONI


AMMISSIBILI

I metodi deterministici sono anche detti metodi di livello 0 (zero). Tra i metodi
deterministici fanno parte il Metodo delle Tensioni Ammissibili e il Metodo del Calcolo a
Rottura. Nel seguito si fa riferimento al solo metodo delle Tensioni Ammissibili (T.A.)

1.4.1 Metodo delle tensioni ammissibili


Secondo il metodo delle T.A. denominato anche metodo tradizionale, la sicurezza di
una struttura è garantita se nel punto maggiormente sollecitato la tensione risulta inferiore
alla tensione ammissibile.
σ < σamm = σ0 /γ (1.29)
dove σ0 indica il valore critico di tensione e γ è il (unico) coefficiente di sicurezza. Tale
coefficiente, che è fissato generalmente dalle norme, riassume in sé tutte le incertezze
riguardanti la valutazione dei parametri in gioco. Esso assume il ruolo sia di riduttore dello
sforzo resistente sia amplificatore delle sollecitazioni.

LA SICUREZZA DELLE STRUTTURE 17/139


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Identificato il primo termine della disuguaglianza (1.25) con la sollecitazione S ed il


secondo con la resistenza R, la (1.19) si scrive nella forma:
S<R (1.30)
Nel metodo delle T.A., S, valore massimo della sollecitazione e R, valore minimo
della resistenza, sono considerate grandezze deterministiche.

Il criterio di verifica alle T.A. soddisfa i requisiti di:


- semplicità e chiarezza,
- consente di adottare coefficienti di sicurezza sulla base di esperienze passate;
- è l’unico criterio applicabile in alcune verifiche di strutture complesse.
Per contro, il metodo delle T.A:
- non tiene in considerazione che la crisi non si manifesta per il superamento della
limite elastico in un punto ma esiste il fenomeno della ridistribuzione della
tensioni;
- non consente di valutare il rischio cui ogni struttura è esposta;
- assegnando un solo coefficiente di sicurezza non consente la differenziazione
delle varie fonti di incertezza;
- il coefficiente di sicurezza γ è molto ampio e fornisce ai progettisti l’illusione di
disporre di margini di sicurezza ampi;
- non è prevista alcuna verifica nei confronti di altri stati indesiderati (come, ad
esempio la fessurazione);

LA SICUREZZA DELLE STRUTTURE 18/139


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2 METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO


DEGLI SPOSTAMENTI

2.1 INTRODUZIONE

Il metodo della congruenza (detto anche metodo delle forze) e il metodo


dell’equilibrio (detto anche metodo agli spostamenti) sono due procedimenti di calcolo per
risolvere il problema dell’equilibrio in un solido elastico soggetto a forze e a condizioni di
vincolo note. Il metodo della congruenza (quello, per intenderci, visto durante il Corso di
Scienza delle Costruzioni) consiste nel determinare la configurazione effettiva del
corpo come l’unica congruente tra tutte le infinite configurazioni equilibrate possibili;
il metodo dell’equilibrio, invece, consiste nel determinare l’unica soluzione
equilibrata fra tutte le infinite congruenti. In definitiva l’una pone a premessa quanto
l’altra persegue come condizione. Per meglio comprendere come opera il metodo degli
spostamenti (o metodo dell’equilibrio), si presenta in primo luogo il concetto di rigidezza.

2.2 DEFINIZIONE DI RIGIDEZZA

Il coefficiente di rigidezza è definito dal rapporto tra la forza (o coppia) applicata alla
struttura e lo spostamento (o rotazione) generato dall’azione stessa:
Fi Mi
k ii = ; k ii = ; (2.1)
δi αi
Per strutture semplici, le rigidezze possono essere ricavate risolvendo la struttura
integrando la linea elastica:

EJv IV = q (x) o EJv II = − M (x) (2.2)


ottenendo gli spostamenti e le rotazioni date le forze o le coppie esterne e,
successivamente, ottenendo le rigidezze dalla loro definizione:
Fi Mi
k ii = ; k ii = (2.3)
δi αi
Nel seguito vengono riportate le rotazioni e gli spostamenti per le strutture più
comuni soggette a forze e/o a coppie alle estremità:

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 19/139


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SCHEMA ROTAZIONE RIGIDEZZA

M αA =
ML
kA =
3EI
3R
3EI L
A B ML 6 EI
L
αB = kB = 6R
6 EI L

M M
ML 2 EI
αA = kA = 2R
A B 2 EI L
L

M M
ML 6 EI
αA = kA = 6R
A B 6 EI L
L

M
ML EI
A B αA = kA = R
EI L
L

M
ML 4 EI
A B αA = kA = 4R
4 EI L
L

SCHEMA SPOSTAMENTO RIGIDEZZA

F
FL3 3EI
δA = kA = 3U
3EI L3
L

F
FL3 12 EI
δA = kA = 12U
12 EI L3

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 20/139


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2.3 LA RIPARTIZIONE DELLE AZIONI PROPORZIONALMENTE


ALLE RIGIDEZZE

Si consideri la struttura in figura 2.1. La struttura è molte volte iperstatiche (13 volte
nel caso in esame) ma è caratterizzata dall’avere un solo grado di movimento, ovvero la
rotazione α del nodo centrale i ove è applicata la coppia M . Infatti, supponendo
trascurabile la deformabilità per sforzo assiale (ovvero considerando infinitamente rigide le
aste per sforzi di trazione o compressione), il nodo non può traslare in nessuna direzione in
quanto questa traslazione comporterebbe una deformazione assiale delle aste. Viene quindi
naturale pensare alla rotazione α come unica incognita del problema. Nota infatti la
rotazione α, è possibile ottenere le sollecitazioni agenti su ogni asta.
Per definizione, la rigidezza alla rotazione del nodo i (nel suo complesso) è quella
coppia che genera lo spostamento unitario. Nel caso in esame:

M
K Tot ,i = (2.4)
α
Analogamente, per ogni asta considerata a se stante, si definisce la rigidezza alla
rotazione come la coppia applicata sull’asta diviso la rotazione della i-esima asta:
Mi
ki = (2.5)
αi
Per il problema in esame, ogni asta è soggetta alla medesima rotazione (Figura 2.2) e
pari alla rotazione del nodo. È possibile quindi ottenere la seguente equazione di
congruenza:
α1 = α 2 = .... = α i = ... = α n = α (2.6)

Figura 2.1. Struttura 13 volte iperstatica con aste che concorrono in un solo nodo

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 21/139


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Questa equazione risulta essere autonomamente soddisfatta. Indicando quindi la


rotazione di ogni nodo:
αi = α , (2.7)
si esprime la rigidezza di ogni singola asta come:
Mi
ki = (2.8)
α
Si impone ora l’equazione di equilibrio al nodo:

M− ∑ Mi = 0 (2.9)
i =1..n

e, sostituendo la (2.8) nella (2.9) si ottiene:

M− ∑ (k α ) = 0
i =1..n
i (2.10)

Essendo α la medesima per tutte le aste, si ricava:

M = α ∑ ki , (2.11)
i =1..n

da cui è possibile valutare la rotazione incognita α:

M
α= (2.12)
∑ ki
i =1..n

α α
α

M α
Mi

α
α

Figura 2.2. Rotazione delle singole aste e momenti delle singole aste

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 22/139


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Per confronto con la (2.4) è immediato ottenere che, per strutture tipo quelle
esaminate, la rigidezza complessiva del nodo non è altro che la somma delle singole
rigidezze delle aste concorrenti nel nodo stesso:
K Tot = ∑ ki (2.13)
i =1..n

Inoltre, sostituendo la (2.12) nella (2.8) si ricava l’espressione che valuta il momento
nell’asta i-esima:
ki
Mi = M = Mρi (2.14)
∑k
i =1..n
i

La (2.14) è un risultato fondamentale: indica che le sollecitazioni (in questo caso i


momenti flettenti) si ripartiscono in proporzione alla loro rigidezze. Nella (2.14) si è
indicato con:
ki
ρi = (2.15)
∑k
i =1..n
i

il coefficiente di ripartizione.
Note quindi le azioni agenti sui nodi delle struttura, è possibile ottenere le
sollecitazioni agenti sulle singole aste valutando i coefficienti di ripartizione. Si noti che,
per come sono stati definiti, la somma dei coefficienti di ripartizione è pari all’unità:


 ki 
 ∑k i

∑ ρi = i∑ 
=1..n ∑ ki 
=
i =1..n
=1 (2.16)
i =1..n
 i=1..n 
∑k
i =1..n
i

La procedura finora esposta viene applicata, a titolo di esempio, ad una trave su tre
appoggi.

2.3.1 Esempio 1: trave su tre appoggi con coppia concentrata


Risolvere la struttura rappresentata in Figura 2.3, soggetta ad una coppia di intensità
M = +72.4 kNm. La trave ha sezione costante e momento d’inerzia pari a I e modulo
elastico E.

3,5 4,6

Figura 2.3. Trave su 3 appoggi con coppia concentrata

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 23/139


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Si valutano in primo luogo le rigidezze alla rotazione delle due aste (si veda la tabella
del paragrafo 2.2):
3EI 3EI
k1 = =
l1 3 .5
3EI 3EI
k2 = =
l2 4 .6
Si valutano i coefficienti di ripartizione:
3EI 3
k1 l1 0.86
ρ1 = = = 3 .5 = = 0.57
k1 + k 2 3 EI 3 EI 3
+
3 1.51
+
l1 l2 3 .5 4 .6
3EI 3
k2 l2 0.65
ρ2 = = = 4 .6 = = 0.43
k1 + k 2 3EI + 3EI 3
+
3 1.51
l1 l2 3 .5 4 .6
Considerando la convenzione per il momento flettente secondo cui il segno positivo
si attribuisce a momenti orari (destrogiri):

+ -

Figura 2.4. Convenzione dei segni per il momento flettente

si calcolano i momenti sulle singole aste:

M 1 = + Mρ1 = 0.57⋅72.4 = + 41.1 kNm

M 2 = + Mρ 2 = 0.43⋅72.4 = + 31.3 kNm


Si noti che, ovviamente, la somma dei coefficienti di ripartizione è pari a 1 e la
somma dei momenti M1+M2 è pari alla coppia M . Il diagramma del momento è ottenuto
valutando il diagramma di ogni singola asta:

M1 M2

3,5 4,6

Figura 2.5. Ripartizione delle azioni in proporzione alle rigidezze delle aste

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 24/139


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41.1

3,5 31.3 4,6

41.1

31.3
3,5 4,6

Figura 2.6. Momento flettente sulle singole aste e sulla intera struttura

2.4 METODO DEI VINCOLI AUSILIARI

Il metodo descritto nel paragrafo precedente è applicabile solo quando le azioni


agiscono direttamente sul nodo. Nel caso in cui si hanno carichi disposti non sui nodi (ad
esempio, un carico distribuito), si può procede applicando il metodo dei vincoli ausiliari.
Il metodo dei vincoli ausiliari prevede una procedura secondo le seguenti fasi:
- vengono posti i vincoli ausiliari o fittizi che rendono nulli tutti i movimenti (rotazioni
o spostamenti) indipendenti ai nodi e si determinano le sollecitazioni di incastro
perfetto (sollecitazioni “prime”, indicate nel seguito con I) delle membrature
incastrate e le reazioni F dei vincoli ausiliari. Tale soluzione rispetta la congruenza
ma non l’equilibrio essendo i nodi soggetti alle reazioni immaginarie dei vincoli
fittizi
- vengono soppressi i vincoli ausiliari e applicate le reazioni di incastri perfetto F
cambiate di segno, ossia la struttura è soggetta soltanto in corrispondenza dei nodi
alle azioni:
F’=F0 -F (2.17)
dove F0 sono le azioni esterne già presenti nei nodi.
- si studia una seconda configurazione in cui compaiono, applicati ai nodi, le sole
azioni F’=F0-F, ;
- si ricavano i valori dei movimenti α e si ripartiscono tali forze proporzionalmente
alle loro rigidezze, ricavando così le cosiddette azioni ripartite (o “seconde”, II);
- si ricavano quindi le sollecitazioni S(α), dalle sollecitazioni ripartite o direttamente
dai movimenti α;

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 25/139


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- Le sollecitazioni complessive si ottengono sommando i valori ottenuti nella fase I


con le S(α)
S tot = I + S(α) (2.18)
I dettagli del metodo vengono spiegati con l’esempio del paragrafo 2.4.1.
Vengono riportati, in via preventiva, i diagrammi del momento di alcuni casi
notevoli che saranno utili per la risoluzione delle strutture con carichi distribuiti e/o
concentrati. Il valore assoluto (senza segno) del momento è riportato nell’ultima colonna.

SCHEMA DIAGRAMMA DEL MOMENTO


q qL2
M A = MB =
12
qL2
A B A B M mezz =
24
L L

q
qL2
MB =
8
A B A B qL2
M mezz =
L L 16

M MA = M
M
A B A B MB =
2
L L

qL2
M mezz =
A B A B 8
L L

M
MA = M
A B A B MB = 0
L L

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 26/139


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M M
M A = MB = M
A B
L
A L
B

M M
M A = MB = M
A B A B
L L

qL2
MB =
A B A B 2
L L

M
M A = MB = M
A B
A B
L L

A B A B M B = FL

L L

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 27/139


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2.4.1 Esempio 2: trave su tre appoggi e carico uniformemente distribuito


Risolvere la struttura rappresentata in figura, soggetta ad carico distribuito q = 65
kN/m.

3,5 4,6

Figura 2.7. Trave su tre appoggi con carico uniformemente distribuito

FASE I: Si blocca con un morsetto (vincolo ausiliare) la rotazione nel nodo centrale
(l’unica incognita del problema).

3,5 4,6

Figura 2.8. Trave con il vincolo ausiliare (morsetto) applicato all’appoggio centrale

Si valutano le azioni di incastro perfetto (in questo caso, i momenti di incastro


prefetto) che nascono a causa del fatto che è stato introdotto il morsetto. Questi momenti
sono pari a:

65 ⋅ 3.52
2
ql
I1 = + 1 = + = + 99.5 kNm
8 8
65 ⋅ 4.6 2
2
ql
I2 = − 2 = − = −171.9 kNm
8 8
I segni dei momenti sono stati posti coerentemente alla convenzione adottata (il
momento ha segno positivo se orario).
La struttura così ottenuta è CONGRUENTE (infatti lo spostamento a sinistra è
uguale allo spostamento di destra; entrambi sono nulli in quanto è stato posto il morsetto).

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 28/139


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2 2
ql1 /8 ql2 /8
3,5 4,6

Figura 2.9. Fase I: trave con il morsetto e momenti di incastro perfetto (momenti primi)

+ 99.5 - 171.9

3,5 4,6

Figura 2.10. Fase I: diagramma dei momenti

FASE II: Viene soppresso il morsetto e ci si accorge che la struttura NON è


EQUILIBRATA. Infatti la somma dei momenti nel nodo non è nulla:
2 2
ql ql
I1 + I 2 = + 1 − 2 = + 99.5 – 171.9 = – 72.4 kNm
8 8
Occorre ora equilibrare il nodo: l’unico modo per farlo è sommare allo squilibrio
che è presente nel nodo (I1 + I2) un momento con la stessa intensità ma con verso
contrario, cosicché, sommando la FASE I alla FASE II, si ottenga un momento nullo al
nodo (ovvero nodo equilibrato).
Rimosso il morsetto occorre applicare quindi le reazioni di incastro perfetto F’
cambiate di segno (ovvero applicare una coppia F’ = -F pari a +72.4 kNm).

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 29/139


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M= 2
+ql1 /8 - ql2 /8
2

3,5 4,6

Figura 2.11. Squilibrio del nodo dopo la fase I.

M= -(+ql 2
1
2
/8 - ql2 /8)

3,5 4,6

Figura 2.12. Fase II: coppia da applicare al nodo per ottenere l’equilibrio.

Occorre ora ripartire il momento applicato al nodo. Si valutano quindi le rigidezze


alla rotazione delle due aste (si veda l’esempio 1):
3EI 3EI 3EI 3EI
k1 = = , k2 = =
l1 3 .5 l2 4 .6
Si valutano i coefficienti di ripartizione:
3EI 3
k1 l1 3 .5 0.86
ρ1 = = = = = 0.57
k1 + k 2 3EI 3EI 3
+
3 1 . 51
+
l1 l2 3 .5 4 .6

3EI 3
k2 l2 4 .6 0.65
ρ2 = = = = = 0.43
k1 + k 2 3EI + 3EI 3
+
3 1 . 51
l1 l2 3 .5 4 .6
Si calcolano i momenti sulle singole aste (questi momenti sono detti momenti
RIPARTITI o anche momenti “secondi” (II)):

II = M 1 = Mρ1 = 0.57⋅72.4 = 41.1 kNm

II = M 2 = Mρ 2 = 0.43⋅72.4 = 31.3 kNm

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 30/139


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+41.1

+31.3
3,5 4,6

Figura 2.13. Fase II: Diagramma del momento

Il momento all’appoggio centrale del problema originario è ottenuto dalla somma del
momento a sinistra (o a destra) della FASE I e della FASE II:
M = I+ II = + 99.5 + 41.1 = +140.6 (somma nei momenti a sinistra dell’appoggio)

M = I+II = − 171.9 + 31.3 = −140.6 (somma nei momenti a destra dell’appoggio)


Il diagramma del momento è ottenuto sommando il contributo della FASE I con
quello della FASE II, per ogni singola asta:

+ 99.5 - 171.9

3,5 4,6

Figura 2.14. Diagramma del momento di Fase I

+41.1

+31.3
3,5 4,6

Figura 2.15. Diagramma del momento di Fase II

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 31/139


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+ 140.6 - 140.6

3,5 4,6

Figura 2.16. Diagramma del momento di Fase I + Fase II

Il risultato della procedura è sicuramente congruente (per come è stato condotto


il procedimento) ma anche equilibrati, in quanto, a conti fatti, la somma dei momenti
al nodo centrale è nulla. Infatti, nella FASE I la struttura è congruente in quanto la
rotazione dell’appoggio centrale è nulla per la presenza del morsetto. Nella FASE II, si ha
congruenza in quanto la formula usata per ripartire le azioni è ricavata dal presupposto che
le rotazioni siano uguali (si veda il procedimento del paragrafo 2.3). La struttura è
certamente equilibrata grazie alla FASE II (la FASE II è stata introdotta proprio per
ripristinare l’equilibrio). Per il teorema dell’unicità della soluzione elastica lineare, una
configurazione che sia equilibrata e congruente è la soluzione (unica) del problema.

2.4.2 Esempio 3: trave incastro-appoggio e carico uniformemente distribuito


Si calcoli il diagramma del momento flettente della figura seguente:

=
Figura 2.17. Struttura appoggio incastro con carico uniformemente distribuito

FASE I: Si blocca con un morsetto (vincolo ausiliare) la rotazione nel nodo di destra
(l’unica incognita del problema).

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 32/139


Dispense del corso di Tecnica delle Costruzioni – Ing. Loris Vincenzi 07/10/2013

Si valutano l’azioni di incastro perfetto (in questo caso, il momenti di incastro


prefetto) che nascono a causa del fatto che è stato introdotto il morsetto:
2 2
ql1 ql 2
I1 = − ; I2 = +
12 12
I segni di momenti sono stati posti coerentemente alla convenzione adottata (il
momento ha segno positivo se orario).
=
2 2
-qL/12 +qL/12
L

+
Figura 2.18. Trave con il morsetto nell’appoggio di destra e con i momenti di incastro perfetto

La struttura così ottenuta è congruente (infatti lo spostamento a destra è nullo in


quanto è stato posto il morsetto).
FASE II: Viene soppresso il morsetto e ci si accorge che la struttura non è
equilibrata. (si ha infatti un momento non nullo sull’appoggio di destra). Occorre ora
equilibrare il nodo: l’unico modo per farlo è sommare allo squilibrio che è presente nel
nodo un momento con la stessa intensità ma di verso contrario, cosicché, sommando la
FASE I alle FASE II, si ottiene un momento nullo al nodo (ovvero nodo equilibrato).
Rimosso il morsetto occorre applicare quindi le reazioni di incastro perfetto I2
cambiate di segno.
+ - qL/12 2

2
- qL/24
L

Figura 2.19. Fase II: si applica lo squilibrio del nodo cambiato di segno

Per una struttura incastro-appoggio, il momento che nasce all’incastro (momento III)
a causa del momento II sull’appoggio è esattamente la metà di quest’ultimo:
III = II / 2.
Nel caso in esame:

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 33/139


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II qL2
III = =−
2 24
Il momento all’appoggio di destra è ottenuto dalla somma della FASE 1 e della FASE 2:

qL2 qL2
M = I + II = + − =0 (somma nei momenti a destra)
12 12

qL2 qL2 qL2


M = I + III = − − =− =0 (somma nei momenti a sinistra)
12 24 8
Il diagramma del momento è ottenuto sommando il contributo della FASE 1 con
quello della FASE 2. Il risultato è rappresentato nella seguente figura:

= 2
qL/12
2
qL/12
FASE I
2 2
-qL/12 +qL/12
L L

+ - qL/122 2
qL/24
+
FASE II
2
- qL/24 2
L L qL/12

= qL/8
2
=
0
2 FASE I +
- qL/8
L L
FASE II

Figura 2.20. Diagramma del momento finale ottenuto dalla somma dei diagrammi di FASE I e II

Attraverso la sovrapposizione degli effetti è possibile, ad esempio, valutare il


momento in mezzeria, valutando quindi gli effetti del carico e della coppia all’estremità:

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 34/139


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L L

+ +
2
- qL/8
L L

qL/8
2
=
0
2
qL/16L

Figura 2.21. Sovrapposizione degli effetti per ottenere il valore del momento in mezzeria

Nel primo schema il momento in mezzeria è pari a:

qL2
M1 (x = L / 2) =
8
Nel secondo schema il momento in mezzeria è pari a:

qL2
+0
MA + MB qL2
M 2 (x = L / 2) = = 8 =
2 2 16
Il momento in mezzeria è quindi dato da:

qL2
+0
qL M A + M B
2 2
qL2 qL2 qL2
M TOT ( x = L / 2) = +
qL 8
− =+ − =+ − =+
8 2 8 2 8 16 16
Per ottenere tutte le altre grandezze di interesse (diagramma del Taglio, rotazione,
etc.), si applica semplicemente la sovrapposizione degli effetti.
• Per ottenere il diagramma del taglio, si procede come segue:

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 35/139


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= V = qL/2

L
V = qL/2 V = qL/2
+ V = qL/8
+
L
V = M/L V = M/L
5/8 qL =
3/8 qL
L
5/8 qL 3/8 qL

Figura 2.22. Diagramma del Taglio per sovrapposizione degli effetti

Nel primo schema il taglio alle estremità è pari a:


qL
V =
2
Nel secondo schema il taglio è costante (se il momento è lineare il taglio è costante):

M qL2 / 8 qL
V = = =
L L 8
I tagli alle estremità valgono:
qL M qL qL 5
V1 = + + =+ + = qL
2 L 2 8 8

qL M qL qL 3
V2 = + − =+ − = qL
2 L 2 8 8

• Se si vuole inoltre avere conferma che la rotazione all’incastro è nulla (ovvero si vuole
essere certi che la soluzione ottenuta è congruente), si possono valutare le rotazioni nei
due schemi:

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 36/139


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+
2
- qL/8
L

Figura 2.23. verifica della congruenza al nodo incastrato tramite la sovrapposizione degli effetti

Nel primo si ha:

qL3
α=
24 EI
Nel secondo schema, invece si ha:

ML qL2 L qL3
α= =− =−
3EI 8 3EI 24 EI
Le due rotazioni risultano ovviamente opposte e quindi la loro somma è nulla.

• Infine, se si vuole ottenere la rotazione dell’appoggio, si ha:

qL3
α=−
24 EI
a causa del carico distribuito. A causa della coppia applicata all’estremo di sinistra, invece,
la rotazione del nodo di destra vale (si veda lo schema di pag. 20):

ML qL2 L qL3
α= = =+
6 EI 8 6 EI 48 EI
La rotazione complessiva vale:

qL3 qL3 qL3


α=+ − =−
48 EI 24 EI 48 EI
In alternativa si può operare (in modo efficiente) valutando le rotazione dei due
schemi adottati nella FASE I e della FASE II. Nella FASE I la rotazione dell’estremo con
l’appoggio è nulla in quanto è presente il morsetto. Nella FASE II la rotazione è (rigidezza
notevole – si vedano gli schemi del paragrafo 2.2):

ML qL2 L qL3
α= =− =−
4 EI 12 4 EI 48 EI

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 37/139


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2.5 RISOLUZIONE DI STRUTTURE CON DUE O PIÙ NODI LIBERI


DI RUOTARE

Si pensi di risolvere la struttura illustrata in Figura 2.24. Sono presenti due nodi, in
uno dei quali è applicata una coppia di intensità M1. Si può pensare di risolvere il problema
mediante la sovrapposizione degli effetti.

1 2
L

L L

Figura 2.24. verifica della congruenza al nodo incastrato tramite la sovrapposizione degli effetti

Si pensi di bloccare con un morsetto (vincolo ausiliare) la rotazione del nodo “2” ed
analizzare la sola rotazione del nodo “1”. Applicando un momento pari a M 1 , non è
difficile valutare la rigidezza dalla rotazione del nodo: essa è la somma delle rigidezze
delle aste che concorrono nel nodo.

M1 M1 M ρ M1ρ12
1 12 2
1 2
L

L L L L

Figura 2.25. Prima fase: si analizza il nodo “1”

In questa condizione, per il nodo “1” si può certamente scrivere (si veda la 2.12):

k11α 1 = M 1 (2.19)
dove si è indicato con k11 la rigidezza totale del nodo “1” avendo applicato una coppia nel
nodo “1” e con α 1 la rotazione del nodo “1”. Si ripartisce quindi la coppia M 1 tra le aste
concorrenti nel nodo e, a causa della presenza del morsetto nel nodo “2”, nasce un
momento al morsetto che risulta essere pari a:

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 38/139


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M 1 ρ12
M2 = (2.20)
2
essendo ρ12 il coefficiente di ripartizione dell’asta “1-2”. Questo momento può essere
correlato all’entità della rotazione α 1 pensando ad una rigidezza k 21 che è determinato dal
rapporto tra l’azione che è nata nel nodo “2” a causa della rotazione al nodo “1”:

M2
k 21 = ⇒ M 2 = k 21α 1 (2.21)
α1
In modo del tutto analogo, si pensi di applicare una coppia di intensità pari M 2 al
nodo “2” e di bloccare il nodo “1” con un morsetto.

M2ρ12
M2 2 M2 ρ12 M2
1 2
L

L L L L

Figura 2.26. Seconda fase: si analizza il nodo “2”

Si può quindi scrivere:

k 22α 2 = M 2 (2.22)
dove si è indicato con k 22 la rigidezza totale del nodo “2” avendo applicato una coppia nel
nodo “2” e con α 2 la rotazione del nodo “2”. Si ripartisce quindi la coppia M 2 tra le aste
concorrenti nel nodo e, a causa della presenza del morsetto nel nodo “1”, nasce un
momento al morsetto che risulta essere pari a:

M 2 ρ12
M1 = (2.23)
2
Questo momento può essere correlato all’entità della rotazione α 2 , ottenendo:

M1
k12 = ⇒ M 1 = k12α 2 (2.24)
α2
Si applica quindi la sovrapposizione degli effetti di queste due fasi e si impone
l’equilibrio, ottenendo:

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 39/139


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 M 1 + M 1 = M 1
 (2.25)
M 2 + M 2 = M 2
ovvero, sostituendo:

 k11α 1 + k12α 2 = M 1
 (2.26)
k 21α 1 + k 22α 2 = M 2
Nel problema in oggetto si ha che il momento esterno applicato al nodo 2 è nullo,
ottenendo così:

k11α 1 + k12α 2 = M 1
 (2.27)
 k 21α 1 + k 22α 2 = 0
Il sistema (2.27) fornisce la soluzione del problema, in quanto permette di
determinare le rotazioni α 1 e α 2 . Note le rotazioni si possono poi calcolare i momenti alle
estremità delle aste.

2.6 ESPRESSIONI GENERALI DEL METODO DELL’EQUILIBRIO


O DEGLI SPOSTAMENTI

Le espressioni generali del metodo dell’equilibrio sono divenute essenziali negli


ultimi decenni grazie all’ausilio dei calcolatori elettronici. Infatti, i metodi di analisi
computazionale più diffusi sono basati sulla formulazione generale del metodo
dell’equilibrio.
Si consideri una struttura costituita da più elementi connessi l’uno all’altro in
corrispondenza dei nodi, nei quali si pensano agenti le forze esterne F in senso
generalizzato (forze vere e proprie o coppie) Siano α1 … αn gli n movimenti indipendenti
dei nodi della struttura. A tali movimenti corrisponderanno le n forze F1…Fn (alcune di
esse possono anche essere nulle pur sussistendo i correlativi movimenti). Si pensi di
imprimere ad un qualunque nodo della struttura un movimento unitario αi = 1 considerando
tutti gli altri movimenti indipendenti nulli. È in generale semplice ricavare le conseguenti
forze sia del nodo direttamente interessato ( kii ) che nei nodi circostanti ( kij ). I coefficienti
k sono i coefficienti di rigidezza in quanto gli spostamenti sono unitari.
Ripetendo tale operazione per tutti gli n movimenti indipendenti si possono scrivere
le equazioni di equilibrio corrispondenti ai movimenti αi come:

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 40/139


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 k11α1 + k12α 2 + ... + k1nα n = F1


k α + k α + ... + k α = F
 21 1 22 2 2n n 2

 ...
 (2.28)
 ki1α1 + ki 2α 2 + ... + kinα n = Fi
 ...

kn1α1 + kn 2α 2 + ... + knnα n = Fn

Il sistema (2.28) è un sistema di equazioni lineari per il quale si è posta lecita la


sovrapposizione degli effetti. Si noti che i coefficienti di rigidezza kij risultano uguali ai
coefficienti kji per il teorema di reciprocità (teorema di Betti).
La soluzione di tale sistema è l’unica soluzione equilibrata tra le infinite
congruenti. Si noti che è stata fatta l’ipotesi che le azioni esterne agiscano solo sui nodi,
ma si possono anche considerare strutture genericamente caricate facendo ricorso al
metodo dei vincoli ausiliari.
Il sistema (2.28) può essere scritto convenientemente anche nel seguente modo:
Kα = F (2.29)
in cui

 k11 k12 ... k1 j ... k1n 


k k 22 ... k 2 j ... k 2 n 
 21
 ... ... ... ... ... ... 
K=  (2.30)
 k i1 ki 2 ... k ij ... k in 
 ... ... ... .. ... ... 
 
k n1 kn2 ... k nj ... k nn 

è la matrice di rigidezza,

α1 
α 
 2
 ... 
α=  (2.31)
α i 
 ... 
 
α n 
è il vettore degli spostamenti nodali e

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 41/139


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 F1 
F 
 2
 ... 
F=  (2.32)
 Fi 
 ... 
 
 Fn 
è il vettore delle forze nodali. La risoluzione è data da:

α = K −1F (2.33)
Ottenuti gli spostamenti dei nodi α è poi possibile ottenere le sollecitazioni di ciascuna
asta del sistema.

2.7 APPLICAZIONE A TELAI CON I NODI CHE RUOTANO MA


NON TRASLANO: IL METODO DI CROSS

L’applicazione del metodo dell’equilibrio o degli spostamenti più utilizzato è la


determinazione di Momento e Taglio in telai che hanno nodi che ruotano e non traslano.
Piuttosto che risolvere il sistema (2.28) o (2.29), il metodo di Cross ricava la soluzione
iterativamente, operando con un nodo per volta.

----------- omiss --------

2.8 STRUTTURE SIMMETRICHE CARICATE


SIMMETRICAMENTE E STRUTTURE SIMMETRICHE
CARICATE ANTIMETRICAMENTE

----------- omiss --------

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 42/139


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2.9 APPLICAZIONE A TELAI CON I NODI CHE TRASLANO MA


NON RUOTANO

La risoluzione di telai che traslano ma non ruotano è concettualmente identica a


quanto detto per telai con nodi che ruotano ma non traslano (considerando EJ della trave
∞). Se si considera la struttura di Figura 2.27, tutti i pilastri presentano il medesimo
spostamento orizzontale δ.

δ δ
P

Figura 2.27. Struttura con travata che trasla ma non ruota

Per definizione, la rigidezza alla traslazione della trave (nel suo complesso) è quella
forza che genera lo spostamento unitario. Nel caso in esame:

F
K Tot ,i = (2.34)
δ
Analogamente, per ogni asta considerata a se stante, si definisce la rigidezza alla
traslazione come la forza applicata sull’asta diviso lo spostamento della i-esima asta:
Fi Fi
ki = = (2.35)
δi δ
in quanto gli spostamenti delle aste sono gli stessi. Imponendo l’equazione di equilibrio
alla traslazione della trave, si ottiene:

F− ∑ Fi =0 (2.36)
i =1..n

e, sostituendo la (2.35) nella (2.36) si ottiene:

F =δ ∑k
i =1..n
i , (2.37)

da cui è possibile valutare la rotazione incognita δ:

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 43/139


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F
δ= (2.38)
∑k
i =1..n
i

Sostituendo la (2.38) nella (2.35) si ricava la forza nell’asta i-esima:


ki
Fi = F = Fρ i (2.39)
∑k
i =1..n
i

In modo del tutto analogo al problema di elementi con nodi che traslano ma non
ruotano, le sollecitazioni (in questo caso le forze) si ripartiscono in proporzione alla loro
rigidezze. Tutti i procedimenti quindi già visti per telai con nodi che ruotano e non traslano
possono essere ripercorsi anche nel caso di telai con nodi che traslano ma non ruotano
sostituendo, idealmente, i momenti flettenti con forze e le rotazioni con spostamenti.
Nel caso infatti di carichi non ai nodi, si può operare con il metodo dei vincoli
ausiliari così come mostrato nel paragrafo 2.4 per ottenere le azioni equivalenti ai nodi.
Nel caso in cui siano presenti più spostamenti incogniti, è possibile scrivere un
sistema risolvente del tipo:
Kδ = F (2.40)
e ricavare il vettore delle incognite “spostamento” δ dopo aver determinato gli elementi
della matrice di rigidezza K.
Infine, come per il caso in cui incognite solo le rotazioni, è possibile evitare la
risoluzione del sistema (2.40) mediante un procedimento iterativo che vede l’analisi di una
travata per volta, mantenendo nulli gli spostamenti delle altre travate (analogamente al
metodo di Cross1 per telai con nodi che ruotano ma non traslano).

----------- omiss --------

1
Se pur concettualmente identico, nel caso ti telai con nodi che traslano ma non ruotano il procedimento
iterativo non è chiamato “metodo di Cross”. Il nome “metodo di Cross” è proprio della risoluzione per telai
con nodi che ruotano ma non traslano.

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 44/139


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2.10 STRUTTURE CON NODI CHE RUOTANO E TRASLANO

Per la risoluzione si esegue un procedimento iterativo che vede l’analisi del telaio
considerando i soli spostamenti e con le rotazioni bloccate da morsetti. In una fase
successiva si devono considerare le rotazioni ma avendo preventivamente bloccato le
traslazioni. Queste due fasi, che a loro volta possono essere risolte mediante un processo
iterativo, sono state descritte nei paragrafi precedenti.
Complessivamente, la risoluzione vede, nel caso più generale, tre processi iterativi,
di cui due “interni” o “annidati” al primo.

----------- omiss --------

2.11 CONFRONTO TRA IL METODO DELL’EQUILIBRIO E IL


METODO DELLA CONGRUENZA

Le equazioni del metodo dell’equilibrio individuano l’unica soluzione equilibrata tra


le infinite congruenti. Per contro le equazioni provenienti dal metodo della congruenza
individuano l’unica soluzione congruente tra le infinite equilibrate.
Si noti che il numero di incognite nel metodo dell’equilibrio dipende dal numero dei
movimenti dei nodi α: aumentando il grado di vincolamento diminuiscono i movimenti
indipendenti e quindi diminuiscono il numero delle incognite. Pertanto aumentando il
grado di iperstaticità diminuiscono le incognite, mentre il sistema si complica quando ci si
avvicina alla isostaticità del sistema.
Aumentando il grado di iperstaticità, quindi diminuendo il numero dei movimenti, il
numero delle incognite si riducono nel metodo dell’equilibrio mentre aumentano nel
metodo della congruenza. Pertanto in una struttura fortemente iperstatica, nella quale il
numero di movimenti incogniti è in genere basso, il metodo più rapido risulta quello
dell’equilibrio mentre per strutture con basso grado di iperstaticità può essere conveniente
il metodo della congruenza.
Si osservi inoltre che nel metodo dell’equilibrio si fa uso in modo evidente del
principio di sovrapposizione degli effetti (si veda la 2.16) che nel calcolo dei coefficienti di
rigidezza k (si veda la 2.13). Ciò e lecito solo se si ipotizza la linearità dei materiali e si
trascurano gli effetti del secondo ordine (si scrive cioè il problema nella configurazione
indeformata).

METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 45/139


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METODO DELL’EQUILIBRIO O METODO DEGLI SPOSTAMENTI 46/139


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3 I MATERIALI: CALCESTRUZZO E ACCIAIO

3.1 INTRODUZIONE

Il calcestruzzo armato o conglomerato cementizio armato (chiamato


generalmente anche cemento armato) è un materiale usato per la costruzione di opere
civili, costituito da calcestruzzo (una miscela di cemento, acqua, sabbia e aggregati) e barre
di acciaio (armatura) annegate al suo interno ed opportunamente sagomate ed
interconnesse fra di loro. È un materiale utilizzato sia per la realizzazione della struttura
degli edifici o di manufatti come ad esempio, i muri di sostegno o ponti.
Il cemento armato sfrutta l'unione di un materiale da costruzione tradizionale e
relativamente poco costoso come il calcestruzzo, dotato di una notevole resistenza alla
compressione ma con il difetto di una scarsa resistenza alla trazione, con l'acciaio, dotato di
un'ottima resistenza a trazione. Quest'ultimo è utilizzato in barre (oggi esclusivamente ad
aderenza migliorata, realizzata mediante opportuni risalti) e viene annegato nel
calcestruzzo nelle zone ove è necessario far fronte alle tensioni di trazione.
Le barre hanno diametro variabile commercialmente da 5 mm a 32 mm e possono
essere impiegate sia come “armatura longitudinale”, sia come “staffe”. Per problemi di
trasporto, le barre di armatura vengono prodotte barre fino ad una lunghezza massima di 12
metri. Le barre si possono presentare anche sotto forma di reti elettrosaldate (nei diametri
da 5 a 10 mm) a maglia quadrata con passi variabili da 10 a 20 cm e vengono, in questo
caso, impiegate per armare solette o muri in elevazione.
La collaborazione tra due materiali così eterogenei è garantita dall’aderenza tra i due
materiali che trasmette le tensioni dal calcestruzzo all'acciaio in esso annegato e viceversa.
Il cemento armato può essere realizzato in opera o in stabilimento (per produrre
elementi prefabbricati). La produzione in stabilimento permette di avere un miglior
controllo sulla qualità del calcestruzzo e risulta essere conveniente quando gli elementi da
produrre richiedono calcestruzzi di elevata qualità, per la produzione di cemento armato
precompresso (tecnologia necessaria per strutture in c.a. di grandi luci) o per strutture
ripetute in serie (capannoni industriali, tegoli di copertura, ecc.). In cantiere, la tecnologia
del calcestruzzo gettato in opera ha il vantaggio di semplificare i collegamenti tra gli
elementi strutturali e di rendere economica la struttura soprattutto per edifici di dimensioni
correnti.

I MATERIALI: CALCESTRUZZO E ACCIAIO 47/139


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Vengono brevemente descritti nel seguito le caratteristiche principali dei due


materiali.

3.2 IL CALCESTRUZZO

Il calcestruzzo è un conglomerato artificiale costituito da una miscela di legante,


acqua e aggregati (sabbia e ghiaia) e con l'aggiunta, secondo le necessità, di additivi, e/o
aggiunte minerali che influenzano le caratteristiche fisiche o chimiche del conglomerato
sia fresco che indurito.
Il legante, idratandosi con l'acqua, indurisce e conferisce alla miscela una resistenza.
Attualmente il legante utilizzato per confezionare calcestruzzi è il cemento (normalmente
cemento Portland), ma in passato sono stati realizzati calcestruzzi che utilizzavano leganti
differenti come la calce aerea, o idraulica.
Il calcestruzzo fresco viene gettato nel cassero e costipato con vibratori, ma esistono
formulazioni moderne del calcestruzzo dette autocompattanti (SCC) che non richiedono la
costipazione.

Nella normativa italiana (Nuovo Testo Unico per le Costruzioni – nel seguito
NTC2008), definisce diverse classi di resistenza del calcestruzzo, contraddistinte da
diversi valori caratteristici delle resistenze cubica Rck e cilindrica fck a compressione
uniassiale. Queste resistenze sono misurate su provini normalizzati e cioè rispettivamente
su cilindri di diametro 150 mm e di altezza 300 mm (fck) e su cubi di spigolo 150 mm (Rck).
La resistenza caratteristica a compressione è definita come la resistenza per la quale si ha il
5% di probabilità di trovare valori inferiori. Nelle norme la resistenza caratteristica designa
quella dedotta da prove su provini come sopra descritti, confezionati e stagionati, eseguite
a 28 giorni di maturazione.
Le caratteristiche del calcestruzzo possono essere ottenute tramite prove sperimentali
mediante i cosiddetti “controlli di accettazione”, e ricavati dalle formulazioni indicate nel
seguito. Con riferimento a prove su cubetti, ogni controllo è rappresentato da almeno tre
prelievi, ciascuno dei quali eseguito su un massimo di 100 m3 di getto di miscela
omogenea. Un prelievo consiste nel prelevare dagli impasti, al momento della posa in
opera il calcestruzzo necessario per la confezione di un gruppo di due provini (due cubetti).
Si effettuano le prove sui provini e la media delle resistenze a compressione dei due
provini di un prelievo rappresenta la “Resistenza di prelievo”. Si effettua la media delle
resistenze dei prelievi ottenendo il valore di resistenza media Rcm.
È possibile passare dal valor medio Rcm al valore caratteristico Rck della resistenza
mediante l’espressione:
Rck = Rcm -3.5 [N/mm 2 ]
Deve però risultare anche:

I MATERIALI: CALCESTRUZZO E ACCIAIO 48/139


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Rck > R1 +3.5 [N/mm 2 ]


dove si è indicato con R1 la resistenza di prelievo più bassa.
Nella realizzazione di opere strutturali che richiedano l’impiego di più di 1500 m3 di
miscela omogenea è obbligatorio il controllo di accettazione di tipo statistico (denominato
controllo di tipo B). In questo caso il numero di provini da prelevare è largamente
superiore. Per questo motivo, è possibile passare dal valor medio Rcm al valore
caratteristico Rck della resistenza mediante l’espressione:
Rck = Rcm −1.4 σ [N/mm 2 ]
dove σ è lo scarto quadratico medio della distribuzione di resistenza dei campioni.
Dalla resistenza caratteristica a compressione su cubi Rck , ottenuta sperimentalmente,
si ottiene quella cilindrica fck (da utilizzare nelle verifiche) mediante l’espressione:
f ck = 0.83 Rck
Ai fini della valutazione del comportamento e della resistenza delle strutture in
calcestruzzo, questo viene titolato ed identificato mediante la classe di resistenza
contraddistinta dai valori caratteristici delle resistenze cilindrica fck e cubica Rck a
compressione uniassiale, misurate rispettivamente su provini cilindrici e cubici, espressa in
MPa. Sulla base della resistenza a compressione dei provini, vengono definite le classi di
resistenza del calcestruzzo riportate in Tabella 3.1.

Classi di resistenza
C8/10 C40/50
C12/15 C45/55
C16/20 C50/60
C20/25 C55/67
C25/30 C60/75
C28/35 C70/85
C32/40 C80/95
C35/45 C90/105
Tabella 3.1. Classi di resistenza del calcestruzzo

Classe di
Destinazione
resistenza minima
Per strutture non armate o a bassa
C8/10
percentuale di armatura
Per strutture semplicemente armate C16/20
Per strutture precompresse C28/35
Tabella 3.2. Classi di resistenza del calcestruzzo

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Il primo numero della classe di resistenza del calcestruzzo indica appunto la


resistenza caratteristica ottenuta su provini cilindrici fck e il secondo la resistenza ottenuta
su provini cubici Rck. I calcestruzzi delle diverse classi di resistenza trovano impiego
secondo quanto riportato nella Tabella 3.2. Il calcestruzzo comunemente utilizzato per le
strutture ordinarie è il calcestruzzo di classe C25/30.
La resistenza a trazione del calcestruzzo può essere determinata a mezzo di diretta
sperimentazione, condotta su provini appositamente confezionati, per mezzo delle prove di
trazione diretta o di prove di trazione indiretta, o, infine, mediante prove di trazione per
flessione.
In sede di progettazione si può assumere come resistenza media a trazione semplice
fctm del calcestruzzo il valore dipendente dalla resistenza a compressione:
f ctm = 0,30 (f ck )2/3
in cui le grandezze vanno espresse in N/mm2 (o MPa). Per classi superiori a C50/60 , la
resistenza media a trazione semplice fctm del calcestruzzo si valuta mediante la seguente
formula:
f ctm = 2.12 ln[1+f cm/10]
I valori caratteristici fctk corrispondenti ai frattili 5% e 95% sono assunti,
rispettivamente, pari a 0,7 fctm ed 1,3 fctm .
Dalle formule che determinano la resistenza a trazione del calcestruzzo si evidenzia
che la resistenza a trazione risulta significativamente inferiore a quella a compressione. Ad
esempio, per un calcestruzzo di classe C25/30, la resistenza media a trazione risulta circa
1/10 della resistenza caratteristica a compressione. Ancor minore è tale valore se si
considera la resistenza caratteristica a trazione rispetto alla resistenza caratteristica a
compressione.
Il valore medio della resistenza a trazione per flessione è assunto, in mancanza di
sperimentazione diretta, pari a:
f cfm =1.2 f ctm
Per modulo elastico istantaneo del calcestruzzo va assunto quello secante tra la
tensione nulla e una tensione di 0,40 fcm, determinato sulla base di apposite prove. In sede
di progettazione si può assumere il valore:
Ecm = 22000 [f cm /10] 0,3
in cui fcm va espresse in N/mm2 (o MPa).
Per il coefficiente di Poisson può adottarsi, a seconda dello stato di sollecitazione, un
valore compreso tra 0 (calcestruzzo fessurato) e 0,2 (calcestruzzo non fessurato).

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3.3 ACCIAIO PER CEMENTO ARMATO

L’acciaio da cemento armato è oggi presente solo in barre ad aderenza migliorata,


che presentano risalti che ne migliorano l’aderenza con il calcestruzzo.
Le barre hanno diametro variabile commercialmente da 5 mm a 32 mm e possono
essere impiegate sia come “armatura longitudinale”, sia come “staffe”. Per problemi di
trasporto, le barre di armatura vengono prodotte barre fino ad una lunghezza massima di 12
m. Le barre si possono presentare anche sotto forma di reti elettrosaldate (nei diametri da 5
a 10 mm) a maglia quadrata con passi variabili da 10 a 20 cm e vengono, in questo caso,
impiegate per armare solette o muri in elevazione.
Per quanto riguarda l’acciaio per cemento armato, l’unica classe di acciaio ammessa
oggi dalla normativa è l’acciaio B450C. L’acciaio per cemento armato B450C è
caratterizzato da specifici valori nominali delle tensioni caratteristiche di snervamento e
rottura da utilizzare nei calcoli e deve rispettare i requisiti indicati in Tabella 3.3.

Caratteristica Valore Frattile


Tensione di snervamento fyk 450 [N/mm2] 5%
Resistenza a trazione ftk 540 [N/mm2] 5%
Rapporto ftk / fyk > 1.15 10%
Allungamento > 7.5 % 10%
Tabella 3.3. Caratteristiche dell’acciaio B450C.

3.4 LEGAMI COSTITUTIVI DI CALCOLO

La normativa italiana (NTC2008) prevede diversi modelli del legame costitutivo sia
per il materiale calcestruzzo che per l’acciaio.
Per quanto riguarda il calcestruzzo, tutti i legami sono caratterizzati dallo stesso
valore di resistenza fcd e dalla deformazione ultima εcu, posta pari al 3.5‰
Il legame costitutivo di riferimento presente in normativa è un legame parabola-
rettangolo, descritto da un tratto parabolico che raggiunge una tensione massima
denominata fcd per una deformazione inferiore a εc2, pari al 2‰, per poi mantenersi con una
tensione costante di valore pari a fcd fino alla deformazione ultima εcu, posta pari al 3.5‰.
Tale legame, se pur semplificato, è il più realistico, in quanto modella la non linearità che è
presente nel diagramma reale tensione-deformazione del calcestruzzo sin dal principio.
Per classi di resistenza elevate (superiore al C50/60), il legame costitutivo è
modificato per tenere in conto della minore duttilità del materiale, aumentando la

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deformazione corrispondente all’inizio del tratto costante εc2 e diminuendo la deformazione


ultima εcu (si veda la normativa – paragrafo 4.1.2).
La resistenza fcd si calcola a partire dalla resistenza cilindrica caratteristica fck con la
seguente formula:
f ck
f cd = α cc (3.1)
γc
dove α cc tiene in conto degli effetti scala, causati dalla differente modalità di crisi del
provino il laboratorio rispetto alle strutture reali; più precisamente tiene in conto che la
velocità a cui è sottoposto il provino il laboratorio è tipicamente maggiore della velocità di
applicazione del carico per una struttura reale. Di conseguenza, in laboratorio, si ottiene un
valore della resistenza a compressione del provino cilindrico che è maggiore di quanto non
si riscontri nella struttura reale. Inoltre tiene in conto il fatto che il calcestruzzo è un
materiale soggetto a viscosità e che quindi modifica le sue caratteristiche di resistenza e
deformabilità nel tempo. Per tenere in conto di questi effetti a lungo termine, il coefficiente
α cc ha quindi un valore che è minore dell’unità; in particolare la normativa lo impone pari
a α cc = 0.85.
γ c è il coefficiente parziale del materiale calcestruzzo. L’NTC 2008 lo pone pari a
1.5, in accordo con quanto previsto dalla normativa europea (EUROCODICE2 - EC2
2004), mentre nel recente passato le normative precedenti (DM 1996) definivano un
coefficiente pari a 1.6.
Per un calcestruzzo di classe C25/30 (aventi quindi una resistenza a compressione su
provini cilindrici di fck = 25MPa e una resistenza su cubetti Rck = 30 MPa), la resistenza a
compressione di progetto fcd è pari a:
f ck 25
f cd = α cc = 0.85 = 14.2 MPa. (3.2)
γc 1.5

σc

fcd

2‰ 3.5‰ εc
Figura 3.1. Legame costitutivo del calcestruzzo

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Nel caso di calcestruzzo di Classe non superiore a C50/60, è dimostrabile che l’area
sottesa la curva del legame costitutivo è pari a:

2 ε (ε − ε c 2 )  2 2 1.5 
ε c 2 f cd + (ε cu − ε c 2 ) f cd = f cd ε cu  c 2 + cu
2
Area =  = f cd ε cu  + ≅ 0.8 f cd ε cu
3  3 ε cu ε cu   3 3.5 3.5 

L’area sottesa al legame costitutivo vale quindi circa 0.8 volte l’area che del
rettangolo che inscrive la parabola-rettangolo.
Il legame costitutivo utilizzato per l’acciaio è un legame di tipo elasto-plastoco
avente tensione di snervamento pari a fyd. La tensione di calcolo di snervamento
dell’acciaio è ottenuta dal rapporto tra la relativa tensione caratteristica e il coefficiente
parziale dell’acciaio γ s :

f yk
f yd = (3.3)
γs
con γ s = 1.15. La deformazione al limite elastico ε y è ottenuta utilizzando la linearità tra
tensioni e deformazioni mediante la legge di Hooke:
f yd
εy = (3.4)
Es
Considerando un acciaio tipo B450C che è caratterizzato da una resistenza a trazione
caratteristica fyk = 450 MPa, la deformazione al limite elastico risulta pari a ε y =1.96‰.
Gli acciaio utilizzati in Europa devono soddisfare ad importanti requisiti di duttilità.
In particolare, è richiesto che la deformazione caratteristica a rottura sia almeno pari al εuk
75‰. La deformazione associata alla tensione di rottura dell’acciaio è molto grande
rispetto a quella limite del calcestruzzo compresso (75‰ >> 3.5‰). Sulla base di questa
considerazione, le nuove norme considerano un legame per l’acciaio elasto-plastico con
deformazione ultima illimitata, come mostrato in figura 3.2a (la normativa precedente
limitava la deformazione dell’acciaio al 10‰). La conseguenza è che la crisi di una
sezione inflessa o presso-inflessa avviene sempre per raggiungimento della deformazione
ultima nel calcestruzzo. Ne consegue quindi una significativa semplificazione nel calcolo
delle sezioni inflesse e presso-inflesse (si veda nel seguito).
Una seconda possibilità offerta al progettista è quella di considerare un modello che
tiene in conto dell’incrudimento dell’acciaio, introducendo al posto del ramo
indefinitamente plastico, un ramo con deformazione ultima pari a εud = 0.9 εuk e
corrispondente tensione pari a k fyd, (Figura 3.2b) con k fattore di sovraresistenza:
ft
k= (3.5)
fy

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dove f t e f y sono le resistenze medie (non caratteristiche) a trazione e di snervamento


dell’acciaio.

σs σs
k fyd
fyd fyd

1.96‰ εs 1.96‰ ε ud ε s
(a) (b)
Figura 3.2. Legame costitutivo dell’acciaio (a) elasto plastico e (b) elasto incrudente

I MATERIALI: CALCESTRUZZO E ACCIAIO 54/139


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4 VERIFICHE PER ELEMENTI INFLESSI E IN


C.A. CON IN METODO DEGLI SLU

4.1 IPOTESI DI CALCOLO

Le ipotesi di calcolo su cui si basa la trattazione sono le seguenti:


1- conservazione delle sezioni piane;
2- perfetta aderenza tra acciaio e calcestruzzo (in compressione);
3- calcestruzzo non reagente a trazione;
4- legami costitutivi parabola rettangolo per il calcestruzzo e elastico-perfettamente
plastico per l’acciaio (come descritti nel paragrafo precedente);
5- la crisi della sezione avviene per raggiungimento della deformazione ultima del
calcestruzzo (in quanto la deformazione ultima dell’acciaio è considerata infinita).

L’ipotesi 1 è in realtà rigorosa solo per materiali elastico-lineari, in assenza di taglio


o torsione (che può provocare ingobbamento della sezione). Nel caso del c.a. è un’ipotesi
che trova fondamento dai risultati di campagne sperimentali. L’ipotesi di perfetta aderenza
tra acciaio e calcestruzzo in compressione è giustificata dal basso livello di deformazioni in
gioco. Piccoli scorrimenti potrebbero esserci ma questi risultano essere trascurabili. La
resistenza a trazione del calcestruzzo non è nulla, ma è molto piccola rispetto a quella a
trazione e può quindi essere trascurata. Inoltre, a causa della fessurazione che certamente è
presente quando si analizza il comportamento ultimo a flessione di sezioni in c.a., la
verifica viene effettuata nella sezione fessurata, per la quale l’ipotesi è perfettamente
corrispondente alla realtà.

4.2 CAMPI DI ROTTURA PER SEZIONI INFLESSE

Rimuovendo per un attimo l’ipotesi che la deformazione dell’acciaio ultima sia


infinita ma finita (cioè come la normativa italiana precedente imponeva - εud = 10‰), la
crisi può avvenire o per raggiungimento della deformazione ultima nell’acciaio o per
raggiungimento della deformazione ultima nel calcestruzzo. Ciò ne deriva che tutte le
possibili configurazioni di deformazione che rappresentano la crisi della sezione devono
essere caratterizzate dall’avere o deformazione nell’acciaio pari a εud o deformazione

VERIFICHE PER ELEMENTI INFLESSI E IN C.A. CON IN METODO DEGLI SLU 55/139
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ultima nel calcestruzzo pari a εcu. Ne consegue che si possono definire i cosiddetti “campi
di rottura” definiti dalla figura 4.1. Si definisce “campo 2” o campo delle deboli armature,
il campo caratterizzato da rette di deformazione con crisi dell’acciaio teso (ovvero con
deformazione in corrispondenza dell’acciaio teso pari a εud). Si definisce inoltre “campo 3”
o campo delle medie armature, il campo in cui ricadono tutte le configurazioni di crisi che
vedono il calcestruzzo alla sua deformazione ultima e l’acciaio con deformazione
compresa tra εyd e εud (acciaio snervato). Infine si definisce “campo 4” o campo delle forti

CAMPO 2
εc ε's
A's
x
εcu
d'

d
H

As εud εyd εs =0
b εs = εud

CAMPO 3 εc = εcu ε's


A's εcu
d'
x

d
H

As εud εyd εs =0
b εs > εyd

CAMPO 4 εc ε's
A's εcu
d'

x
d
H

As εud εyd εs =0
b εs

Figura 4.1. Campi di rottura

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armature, il campo in cui le rette di deformazione di crisi sono caratterizzate dal


raggiungimento del limite di deformazione per il calcestruzzo con acciaio non ancora
snervato (la deformazione dell’acciaio teso εs < εyd ).

4.2.1 Crisi in campo 3 con armatura compressa snervata


Nell’ipotesi che la crisi avvenga per schiacciamento del corrente compresso di
calcestruzzo, che avviene per raggiungimento della deformazione ultima a compressione
εcu, il calcolo della sezione inflessa risulta essere semplice. Infatti viene a mancare la crisi
in “campo 2”, così come definita al capoverso precedente, mentre è possibile solo crisi in
campo 3 o 4. Inoltre, se i quantitativi di armatura imposti dalla normativa attuale vengono
rispettati (in particolare non si eccede con l’armatura il massimo previsto dall’NTC2008),
la crisi può avvenire solo in campo 3.
La trattazione del campo 4 verrà però ugualmente esposta nel seguito in quanto può
essere necessario effettuare una verifica di elementi in c.a. esistenti che, essendo costruiti
prima dell’entrata in vigore dell’NTC2008 posso avere una percentuale di armatura
superiore al massimo consentito oggi, con conseguente possibile crisi in campo 4.
Per valutare il momento resistente della sezioni, con il quale si effettua la verifica (si
veda paragrafo 1.3 sul metodo agli stati limite - i.e. Mrd > MEd), occorre valutare e
quantificare gli sforzi interni alla sezione nella condizioni di crisi incipiente.
Con riferimento alla figura 4.2, si impone la crisi ponendo la deformazione del
calcestruzzo all’estremo lembo superiore pari al 3.5‰. Il profilo di deformazione (lineare
per ipotesi di conservazione di sezioni piane), è definito ipotizzando la posizione dell’asse
neutro x o, meglio, definendo la deformazione nell’acciaio teso εs > εy
Dal diagramma delle deformazioni (Figura 4.2a), è possibile ricavare il diagramma
delle tensioni (Figura 4.2b) attraverso i legami costitutivi del materiale.
Nel calcestruzzo il legame costitutivo risulta completamente sviluppato, in quanto,
per quanto già ripetuto, la deformazione εcu = 3.5‰.
In questo caso, si può far riferimento allo stress block, ovvero ad una distribuzione di
tensioni rettangolare equivalente a distribuzione effettiva delle tensioni definite dal legame
costitutivo parabola-rettangolo. La distribuzione delle tensioni può quindi essere
considerata rettangolare, con area equivalente all’area sottesa dal legame costitutivo. Per
quanto esposto nel paragrafo precedente, l’area sottesa al legame costitutivo vale circa 0.8
volte l’area che del rettangolo che inscrive la parabola-rettangolo, ed il baricentro è posto a
circa 0.4 volte l’altezza dello stress block (Figura 4.2c).
Poiché la crisi si ha con il calcestruzzo alla deformazione ultima, la risultante delle
tensioni di compressione Rc è pari a:
x
Rc = b ∫ σ( z )dz = 0.8 xbf cd (4.1)
0

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CAMPO 3 εc = εcu ε's


A's
εcu fcd fcd
d' R's R's 0.4 x
x x 0.8 x
Rc Rc
d
H

c
Rs Rs
As εyd εs =0
b εs > εyd

(a) (b) (c)


Figura 4.2. Sezione con deformazioni e relative tensioni

Indicando con As l’area dell’armatura tesa, la risultante delle tensioni di trazione Rs è


pari a:
Rs = As f yd (4.2)

in quanto si è supposto precedentemente una deformazione dell’acciaio teso superiore a εy


cui corrisponde una tensione pari a fyd.
Non è nota a priori la deformazione dell’acciaio compresso. In questa prima fase,
dato che la deformazione del calcestruzzo al lembo superiore è pari al 3.5‰, è verosimile
pensare che l’armatura compressa, che si trova prossima al lembo superiore, abbia una
deformazione non molto minore del 3.5‰. Di conseguenza è possibile supporre che
l’acciaio compresso sia snervato, che equivale a supporre la sua deformazione maggiore
del 1.96‰. Tale supposizione dovrà però trovare conferma a posteriori.
Se l’acciaio compresso è snervato (ε’s ≥ εy), la risultante corrispondente sarà pari a:
R 's = A's f yd (4.3)

nella quale A's è l’area dell’armatura compressa.


La soluzione del problema di flessione è effettuato imponendo l’equilibrio alla
traslazione e l’equilibrio alla rotazione.
Imponendo l’equilibrio alla traslazione:
Rc + R ' s − Rs = 0 (4.4)
Sostituendo la (4.1), la (4.2) e la (4.3) nella (4.4), si ottiene:
0.8 xbf cd + A' s f yd − As f yd = 0 (4.5)
nella quale l’unica incognita presente è la posizione dell’asse neutro x:

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As f yd − A' s f yd
x= (4.6)
0.8bf cd
Per comodità di notazione e per generalità, la (4.6) è spesso espressa in forma
adimensionale, ottenendo la seguente formulazione:

x As f yd − A' s f yd As f yd (1 − β )
ξ= = = 1.25 = 1.25ρ M (1 − β ) (4.7)
d 0.8bdf cd bdf cd
Avendo indicato con:

x A'
ξ= , β= s (4.8)
d As

As f yd
ρM = (4.9)
bdf cd
dove ξ è la posizione dell’asse neutro adimensionale, β indica la quantità di armatura
compressa rispetto a quella tesa e ρ M è detta percentuale meccanica di armatura, in quanto
compaiono, oltre al rapporto tra le aree (nota come percentuale geometrica) anche le
resistenze.
Imponendo l’equilibrio alla rotazione, ad esempio per un punto posto sulla retta
d’azione della risultante calcestruzzo Rc, si ottiene:
A' s f yd (0.4 x − d ') + As f yd (d − 0.4 x ) = M Rd (4.10)

da cui, raccogliendo As f yd si ottiene

M Rd = As f yd [(d − 0.4 x ) + β(0.4 x − d ')] (4.11)


La (4.11) può essere convenientemente posta in forma adimensionale, dividendo
entrambi i membri per la quantità:

M 0 = bd 2 f cd
(4.12)
ottenendo:

M Rd
=
As f yd [(d − 0.4 x ) + β(0.4 x − d ')] = ρ [(1 − 0.4ξ) + β(0.4ξ − ξ')] (4.13)
M
M0 bdf cd d

= ρ M [(1 − 0.4ξ ) + β(0.4ξ − ξ')]


M Rd
µ= (4.14)
M0

dove si è posto:

d'
ξ' = (4.15)
d

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Le equazioni di equilibro alla rotazione e alla traslazione possono così essere


espresse in forma dimensionale:

0.8 xbf cd + A' s f yd − As f yd = 0 (4.16)

M Rd = As f yd [(d − 0.4 x ) + β(0.4 x − d ')] (4.17)

o in forma adimensionale equivalente:

= 1.25 ρ M (1 − β )
x
ξ= (4.18)
d

= ρ M [1 − 0.4ξ(1 − β) − ξ' β]
M Rd
µ= (4.19)
M0
A queste equazioni va aggiunta l’equazione che permette di ricavare la deformazione
dell’acciaio compresso ε's , imponendo la conservazione delle sezioni piane (si veda la
figura 4.2):
εc ε' s
= (4.20)
x x − d'
da cui si ricava:
x − d' x − d'
ε' s = ε c = 0.0035 (4.21)
x x
Dividendo numeratore e denominatore per l’altezza utile d si ottiene la forma
analoga adimensionale:
ξ − ξ'
ε' s = 0.0035 (4.22)
ξ
La (4.21) o la (4.22) permettono di verificare se l’armatura compressa è realmente
snervata (ε’s ≥ εy) e se quindi è stato corretto l’utilizzo delle (4.16), (4.17), (4.18) e (4.19)
per valutare posizione dell’asse neutro e momento resistente.
A'
Si noti che se la quantità di armatura compressa è uguale a quella tesa ( β = s = 1),
As
la (4.6) o la (4.7) giungono al paradosso che distanza dell’asse neutro dal bordo superiore
sia nulla e che quindi il calcestruzzo non dia nessun contributo. Inoltre si noti che, se x=0,
l’armatura “compressa” risulterebbe avere deformazione concorde con quella inferiore,
ottenendo così due armature entrambe tese che lederebbero l’equilibrio alla traslazione. Il
problema sta nel fatto che l’armatura compressa non può mai essere snervata se β = 1. Per
la risoluzione in questa situazione si veda il paragrafo 4.2.2.

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Analogamente si può ricavare la deformazione dell’acciaio tese per conferma di


avere armatura tesa snervata:
εs 0.0035 d−x
= ⇒ ε s = 0.0035 (4.23)
d−x x x
Sostituendo la (4.18) nella (4.19) è possibile ottenere la seguente equazione

[
µ = ρ M 1 − 0.5 ρ M (1 − β )2 − ξ ' β ] (4.24)
Riscrivendo l’equazione mettendo in evidenza la percentuale meccanica di armatura, si
ottiene un’equazione di secondo grado che lega la percentuale meccanica di armatura ρ M
al momento resistente adimensionale µ nella seguente forma:

ρ 2M (1 − β) 2 − 2ρ M (1 − ξ' β) + 2µ = 0 (4.25)
da cui è possibile ricavare la percentuale meccanica di armatura noto µ:

ρM =
1
(1 − β) 2
[
(1 − ξ' β) − (1 − ξ' β) 2 − 2µ(1 − β) 2 ] (4.26)

Anche la (4.24) mostra come con β = 1 non sia possibile ottenere una soluzione se si
ipotizzano entrambe le armature snervate.

4.2.2 Crisi in campo 3 con armatura compressa non snervata


Se l’armatura compressa ha una deformazione che è inferiore alla deformazione di
snervamento ε’s < εy , occorre modificare le relazioni nelle equazioni di equilibrio alla
rotazione e alla traslazione, considerando il fatto che la tensione dell’acciaio sarà minore di
fyd.
Le equazioni vengono così riscritte:
0.8 xbf cd + A' s σ ' s − As f yd = 0 (4.27)

A' s σ' s (0.4 x − d ') + As f yd (d − 0.4 x ) = M Rd (4.28)


a cui va aggiunta l’equazione che mi determina la tensione nell’acciaio compresso
imponendo la conservazione delle sezioni piane e ricordando che il legame dell’acciaio è
lineare per deformazioni inferiori a εy:
x − d'
σ ' s = E s ε ' s = 0.0035 Es (4.29)
x
Il sistema risolutivo è quindi il seguente:

0.8 xbf cd + A' s σ' s − As f yd = 0 (4.30)

M Rd = As f yd (d − 0.4 x ) + A' s σ' s (0.4 x − d ') (4.31)

VERIFICHE PER ELEMENTI INFLESSI E IN C.A. CON IN METODO DEGLI SLU 61/139
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x − d'
σ' s = E s ε' s = 0.0035 Es (4.32)
x
Sostituendo la terza equazione nella prima, si ottiene una equazione di secondo grado
che, risolta, fornisce la posizione dell’asse neutro x; sostituendo quanto trovato nella terza
si ricava la tensione nell’acciaio compresso; sostituendo x nella seconda, si ricava il
momento resistente. Analoghe espressioni adimensionali possono essere ricavate così
come nel caso di armatura compressa snervata.
In modo approssimato, è possibile ricavare il momento flettente resistente M Rd
mediante la seguente formula:
M Rd = As f yd 0.9d (4.33)
Questa formula non tiene conto della presenza dell’armatura compressa e della reale
posizione dell’asse neutro x. Deriva fondamentalmente da porre trascurabile in contributo
dell’armatura compressa nella (4.29) in quanto il braccio della risultante dell’armatura
compressa è molto minore di quello dell’armatura tesa. Inoltre σ 's è minore di f yd ; questo
fa si che il secondo addendo della (3.23) si piccolo rispetto al primo. Infine si stima la
posizione dell’asse neutro come:
x = 0.25d (4.34)
che corrisponde ad avere l’armatura tesa con deformazione circa pari al 10‰. Sostituendo
si ottiene:

 σ ' 
M Rd = As f yd (d − 0.4 x ) + β s (0.4 x − d ') = As f yd [(d − 0.4 ⋅ 0.25d ) + 0] =
 f yd  (4.35)
= As f yd (d − 0.1d ) = As f yd 0.9d
La formula è approssimata ma fornisce risultati buoni se l’asse neutro della sezione
risulta alto (ovvero con piccoli valori di x). Ciò accade quando la percentuale di armatura
compressa è elevata

4.2.3 Crisi in campo 4


Il campo 4 è, per definizione, caratterizzato dall’armatura tesa non snervata, ovvero
con deformazione εs < εy. Imponendo le equazioni di equilibrio alla traslazione e alla
rotazione, si ottiene:
0.8 xbf cd + A' s f yd − As σ s = 0 (4.36)

A' s f yd (0.4 x − d ') + As σ s (d − 0.4 x ) = M Rd (4.37)

Nelle quali la tensione σ s è ottenuta imponendo la conservazione delle sezioni piane e


ricordando che il legame dell’acciaio è lineare per deformazioni inferiori a εy:

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σ s = Es ε s (4.38)

εs 0.0035 d−x
= ⇒ ε s = 0.0035 (4.39)
d−x x x
Il sistema risolutivo è quindi il seguente:

0.8 xbf cd + A' s f yd − As σ s = 0 (4.40)

M Rd = As σ s (d − 0.4 x ) + A' s f yd (0.4 x − d ') (4.41)

d−x
σ s = E s ε s = 0.0035 Es (4.42)
x
Sostituendo la terza equazione nella prima, si ottiene una equazione di secondo grado
che, risolta, fornisce la posizione dell’asse neutro x; sostituendo quanto trovato nella terza
si ricava la tensione nell’acciaio teso; sostituendo x nella seconda, si ricava il momento
resistente. Analoghe espressioni adimensionali possono essere ricavate così come nel caso
di crisi in campo 3.

4.3 IL PROGETTO E LA VERIFICA DI SEZIONI INFLESSE

In diverse situazioni il problema può essere posto come problema di verifica di una
sezione in c.a., ovvero quando sono note tutte le caratteristiche geometriche e meccaniche
della sezione e viene chiesto di valutare il momento resistente. In altri casi è richiesto un
problema di progetto, ovvero di definire le caratteristiche della sezione che sia in grado di
sopportare un predeterminato momento flettente sollecitante. Infine, accade spesso nella
progettazione che le dimensioni della sezione siano note (o determinate da altri fattori) e ne
è richiesta la determinazione della sola armatura in modo da ottenere verifiche a flessione
positive. Quest’ultimo è chiamato semi-progetto. Le procedure di verifica, di semi-progetto
e di progetto di sezioni inflesse in c.a. sono illustrate nel seguito.

4.3.1 Il problema di verifica


Se il problema richiede la verifica di una sezione in c.a., devono essere note a priori
tutte le caratteristiche geometriche e meccaniche della sezione (cioè anche i materiali e
corrispettive tensioni di progetto). La procedura di verifica consiste:
1. si ipotizza di essere in campo 3 (armatura tesa snervata);
2. con la (4.16) o (4.18) si calcola la posizione dell’asse neutro;
3. dalla (4.21) si ricava la deformazione dell’acciaio compresso ε’s e la si confronta con
la deformazione di snervamento εy;

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4. analogamente, dalla (4.23) si ricava la deformazione dell’acciaio teso εs e la si


confronta con la deformazione di snervamento εy;
5. se entrambe sono maggiori della εy =1.9‰, si calcola il momento resistente mediante
la (4.17) o la (4.19);
6. Se ciò non è verificato, occorre ripartire con il procedimento applicando le formule
per il campo 4 qualora la deformazione dell’acciaio teso sia inferiore allo
snervamento (εs < εy) – equazioni (4.38), (4.39) e (4.40). ovvero, utilizzando le regole
del campo 3 con armatura compressa non snervata qualora risultasse (ε’s < εy) –
equazioni (4.28), (4.29) e (4.30).
In modo approssimato, in questo ultimo caso, è possibile ricavare il momento
flettente resistente M Rd mediante la seguente formula:

M Rd = As f yd 0.9d (4.43)
quando la percentuale di armatura compressa è elevata (Campo 3 con armatura
compressa snervata)

4.3.2 Il problema di semi progetto


Se il problema richiede la progettazione dell’armatura data la geometria della
sezione, il problema è detto di semi-progetto. La procedura di semi-progetto consiste nel
determinare l’armatura minima da porre nella trave imponendo che M Rd = M Ed . Si
procede come segue.
7. Si ipotizza di essere in campo 3;
8. si fissa un valore di β;
M
9. si calcola il coefficiente µ = Ed
M0
10. con la (3.29) si calcola la percentuale meccanica di armatura in funzione di β e µ;
11. dalla (3.14) si ricava l’area di armatura tesa As e, tramite β, l’area di armatura
compressa As '
In modo approssimato, se, ad esempio β=1, è possibile valutare la quantità di
armatura necessaria mediante la seguente formula:
M Rd
As = (4.44)
f yd 0.9d

4.3.3 Il problema di progetto


In un problema di progetto è noto solamente il momento sollecitante. Si hanno a
disposizione il solo equilibrio alla rotazione, l’equilibrio alla traslazione e la conservazione
delle sezioni piane. Non è possibile quindi determinare tutti i parametri necessari. Occorre

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fissare alcuni di questi per poi ricavare gli altri. Tra questi, il copriferro c e d’, il rapporto
tra armatura compressa e tesa vengono stabiliti a priori. Inoltre si deve stabilire anche una
delle due dimensioni della sezione.
La procedura di progetto ottiene le dimensioni minime e le quantità minime di
armatura imponendo che M Rd = M Ed . Si procede come segue.
12. Si ipotizza di essere in campo 3;
13. si fissa un valore di β, del copriferro c e d’;
M Ed
14. si sceglie un valore per il coefficiente µ = . Per quanto possibile, si consiglia di
M0
scegliere µ nel range 0.15÷0.25. Si calcola quindi M0. Si noti che fissare un valore a
M0 equivale a fissare la posizione dell’asse neutro a parità di armatura
longitudinale.
15. dalla definizione di M0. (equazione 3.17) si ricava l’altezza utile d nota la base o si
ricava la base nota l’altezza. Tipicamente per le travi in altezza è nota la base, mentre
per quella in spessore l’altezza è paria all’altezza del solaio: occorre quindi
determinare la base.
16. nota la geometria, si prosegue come in un problema di semi-progetto.

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5 VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN


METODO DEGLI SLU

Quando si deve effettuare una verifica nei confronti di una sollecitazioni composta
(ovvero in cui concorrono nella stessa sezione più di una azione interna) per un materiale
elastico lineare e isotropo si è soliti definire regole per la combinazione delle tensioni per
ottenere tensioni ideali con le quali valutare la sicurezza. Per il calcestruzzo armato,
invece, a causa della non linearità del materiale e della sensibile differenza di
comportamento nei confronti di sollecitazioni di trazione o compressione, è preferibile
usare domini di interazione che delimitino una porzione di spazio “di sicurezza”, rispetto
alla restante parte “di crisi”.
In tal senso, la verifica a presso-flessione per elementi in c.a. agli SLU viene eseguita
costruendo un dominio di resistenza Momento Flettente – Sforzo Normale, (nel seguito
dominio M-N), da cui effettuare le verifiche. Nel paragrafo 5.1 e 5.2. viene riportata la
procedura per ottenere tale dominio. Nel paragrafo 5.3, invece, viene descritta la procedura
per ricavare in modo rigoroso e in modo approssimato il dominio di interazione nel caso di
presso-flessione deviata (dominio Mx-My-N).

5.1 VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE RETTA

Nel caso di presso-flessione si opera esattamente come nel caso della flessione
semplice, con la sola differenza che la somma delle risultati di acciaio e calcestruzzo non
deve essere nulla, ma deve fare equilibrio allo sforzo normale agente NEd.
Si consideri quindi la generica sezione rettangolare di dimensioni b × H per la quale
As è l’area dell’armatura inferiore, avente una deformazione ε s ed una tensione σ s , e A’s è
l’area dell’armatura superiore, avente una deformazione ε ' s , e una corrispondente
tensione σ ' s .
Si impone quindi, come per la flessione, l’equilibrio alla traslazione e l’equilibrio
alla rotazione. Con riferimento alla notazione presente in Figura 5.1, si scrive l’equilibrio
alla traslazione facendo uso, per quanto riguarda il calcestruzzo, dello stress block:
0.8 xbf cd + A' s σ ' s − As σ s = N Rd (5.1)
dove N Rd è lo sforzo normale resistente. Imponendo l’equilibrio alla rotazione, ad
esempio per il baricentro della sezione (posto ad H/2) si ottiene:

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 67/139


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CAMPO 3 εc = εcu ε's


A's
εcu fcd fcd
d' R's R's 0.4 x
x x 0.8 x
Rc Rc
d
H

c
Rs Rs
As εyd εs =0
b εs > εyd

(a) (b) (c)


Figura 5.1. Sezione con deformazioni e relative tensioni

H  H  H 
0.8b x f cd  − 0.4 x  + A' s σ ' s  − d '  + As σ s  − c'  = M Rd (5.2)
2  2  2 
È ovviamente possibile effettuare l’equilibrio ai momenti attorno ad un punto scelto
a piacere. Se si effettua però l’equilibrio rispetto al baricentro della sezione risulta nullo il
braccio dello sforzo normale resistente N Rd e, di conseguenza, le (5.1) e (5.2) risultano
disaccoppiate (con vantaggi dal punto di vista computazionale).
Le (5.1) e (5.2) sono state scritte ipotizzando che esista un asse neutro che tagli la
sezione e che quindi la sezione sia parzializzata. Analoghe considerazioni possono essere
fatte pensando ad un asse neutro che cada al di fuori della sezioni o che sia all’infinito
(trazione pura o compressione pura). Inoltre è stata genericamente indicata con σ s la
tensione dell’acciaio inferiore, che potrà essere o meno pari alla tensione di snervamento di
progetto f yd se la deformazione ε s è superiore o meno della deformazione di snervamento
ε y . Analoga osservazione va fatta per l’armatura superiore A’s .
In ogni modo, l’equazioni o alla traslazione associata all’equazione di equilibrio alla
rotazione formano un sistema di due equazioni che risolvono il problema della presso-
flessione. Anche se il problema è di verifica, ovvero per il quale tutte le caratteristiche
geometriche e meccaniche della sezione sono note, accade però che nella (5.1) risultano
essere incognite la posizione dell’asse neutro x e lo sforzo normale resistente N Rd . Nella
(5.2) risultano essere incognite la posizione dell’asse neutro x e il momento resistente
M Rd . Complessivamente, il sistema formato dalla (5.1) e (5.2) ha ∞1 soluzioni, in quanto è
formato da 2 equazioni e 3 incognite ( N Rd , M Rd e x).
Nel piano Momento Flettente – Sforzo Normale, le ∞ soluzioni date dalla (5.1) e
(5.2) rappresentano una curva, denominata dominio di interazione Sforzo Normale –
Momento Flettente, che indica il luogo di punti di crisi nella sezione. Un esempio di

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 68/139


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dominio per sezione rettangolare con armatura superiore e inferiore uguali è rappresentato
in Figura 5.2.
Per ottenere questo dominio, è conveniente precedere secondo quanto descritto nel
seguito.
1. Si fissa un valore della posizione dell’asse neutro x (o, analogamente, la deformazione
dell’acciaio inferiore);
2. si assegna la crisi di un materiale per il raggiungimento della deformazione ultima; il
piano delle deformazioni è così compiutamente definito;
3. si determinano le deformazioni dei materiali;
4. si valutano le tensioni e le relative risultanti ( Rc , R' s e Rs );
5. si scrive l’equilibrio alla traslazione e, dato che la posizione dell’asse neutro x è fissata
a priori, si ricava lo sforzo normale resistente di progetto N Rd ;
6. si scrive l’equilibrio alla rotazione e, dato che la posizione dell’asse neutro x è fissata a
priori, si ricava il momento flettente resistente di progetto M Rd ;
7. si ottiene così un punto del dominio, di coordinate P = [ N Rd , M Rd ].
Ripetendo la procedura per diversi valori della posizione dell’asse neutro x si può
ottenere l’intero dominio. Nel paragrafo successivo vengono esplicitate le equazioni di
equilibrio per alcuni punti con caratteristiche salienti.

Dominio M-N

250

200

150

100
Momento Flettente [KNm]

50

0
-1000 -500 0 500 1000 1500 2000 2500 3000

-50

-100

-150

-200

-250
Sforzo Normale [KN]

Figura 5.2. Esempio di Dominio Sforzo Normale – Momento Flettente

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 69/139


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5.2 COSTRUZIONE EL DOMINIO M-N PER UNA SEZIONE CON


ARMATURA SIMMETRICA

Si esegue il calcolo del dominio di una sezione rettangolare con armatura simmetrica.
Nel seguito, anche se si continuerà a chiamare le due armature con As e A’s , si rammenti
che esse sono uguali. Si valutano i punti del dominio corrispondenti alla pura trazione
(punto “A”), alla pura compressione (punto “E”), ad un punto per cui ε s = ε y (punto “C”),
ad un generico punto in campo 3 ( ε s > ε y , punto “B”), un generico punto in campo 4 ( ε s
< ε y punto “D”).

5.2.1 Punto “A”: pura trazione


Nel caso di massima trazione, l’asse neutro è posto all’infinito, con conseguente
diagramma delle deformazioni costante e di trazione su tutta la sezione. Con riferimento
alla Figura 5.3, la risultante dell’acciaio inferiore è pari a:
R s = As f yd (5.3)
in quanto, in configurazione di crisi, l’acciaio inferiore è certamente snervato.
Analogamente accade per l’armatura superiore:
R 's = A's f yd (5.4)
Il calcestruzzo, invece, non reagisce, in quanto si è supposta trazione su tutta la
sezione.
Imponendo l’equilibrio alla traslazione:
Rc + R ' s + R s = N Rd (5.5)
si ottiene:
As f yd + A' s f yd = 2 As f yd = N Rd (5.6)
in quanto As = A’s.
Imponendo l’equilibrio alla rotazione si ottiene:

H  H 
As f yd  − c  − A' s f yd  − d '  = M Rd (5.7)
2  2 
Dato che solitamente il copriferro superiore d’ è uguale al copriferro inferiore c , la
(5.7) fornisce:
M Rd = 0 (5.8)
Il punto “A” è quindi dato dalla coppia:
" A" = {N Rd , M Rd } = {2 As f yd ,0} (5.9)

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 70/139


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con N Rd di trazione.

A's
d'
R's
H/2

d
H
NRd
H/2

c
Rs
As
b

Figura 5.3. Sezione interamente tesa

5.2.2 Punto “E”: pura compressione


Nel caso di pura compressione, l’asse neutro è posto all’infinito, con conseguente
diagramma delle deformazioni costante e di compressione su tutta la sezione (Figura 5.4).
La deformazione è posta costante al 3.5‰ (pari alla deformazione ultima del calcestruzzo).
In tale situazione, entrambe le armature sono compresse e snervate, in quanto
ε s =3.5‰ > ε y =1.96‰
Le risultanti dell’acciaio superiore ed inferiore sono pari a:
R s = As f yd ; R 's = A's f yd (5.10)

Il calcestruzzo reagisce in tutta la sezione con una tensione pari a f cd in quanto,


differentemente dal “punto A”, la sezione è compressa. Si ottiene quindi la risultante del
calcestruzzo:
Rc = H b f cd (5.11)
Imponendo l’equilibrio alla traslazione:
Rc + R ' s + R s = N Rd (5.12)
si ottiene:
As f yd + A' s f yd + H b f cd = 2 As f yd + H b f cd = N Rd (5.13)
Imponendo l’equilibrio alla rotazione si ottiene:

H  H 
As f yd  − c  − A' s f yd  − d '  = M Rd (5.14)
2  2 

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 71/139


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nella quale non compare la risultante del calcestruzzo dato che il suo braccio è nullo
(Figura 5.4). Dato che solitamente il copriferro superiore d’ è uguale al copriferro inferiore
c , la (5.14) fornisce:
M Rd = 0 (5.15)
Il punto “E” è quindi dato dalla coppia:
" A" = {N Rd , M Rd } = {2 As f yd + H b f cd , 0} (5.16)

con N Rd di compressione.

A's
d'
R's
H/2

d
H
Rc NRd
H/2

c
Rs
As
b

Figura 5.4. Sezione interamente compressa

5.2.3 Punto “C”: deformazione dell’acciaio As pari a quella di snervamento


Si sceglie una posizione dell’asse neutro x tale per cui la crisi è per raggiungimento
della deformazione ultima del calcestruzzo (εcu = 3.5‰) e la deformazione dell’acciaio
inferiore è pari alla deformazione di snervamento ( ε s = ε y ). Tale configurazione è
rappresentata in Figura 5.5.
Sfruttando l’ipotesi di conservazione delle sezioni piane e ricordando che ε s = ε y , si
ricava il valore di x:
εs 0.0035 d
= ⇒ x= (5.17)
d−x x  εy 
1 + 
 0.0035 
 

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 72/139


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εc = εcu ε's
A's εcu
d' R's
x
H/2 Rc MRd
d
H
NRd
H/2

c
Rs
As εs =0
b εs = εyd

Figura 5.5. Sezione con deformazione nell’acciaio inferiore pari alla deformazione di snervamento

Si ricava la deformazione dell’acciaio superiore (compresso) sfruttando, ancora una


volta l’ipotesi di sezioni piane:
x − d' x − d'
ε' s = ε c = 0.0035 (5.18)
x x
Se tale deformazione è maggiore di ε y , l’armatura superiore sarà snervata con
tensione corrispondente pari a fyd . Se ciò non accade, si pone la tensione:
x − d'
σ ' s = E s ε ' s = 0.0035 Es (5.19)
x
Si rammenta che tale tensione è nota perchè si è imposta una particolare
configurazione di crisi in cui il diagramma delle deformazioni è noto a priori.
Si scrive l’equilibrio alla traslazione:
0.8 xbf cd + A' s σ ' s − As f yd = N Rd (5.20)
e alla rotazione:

H  H  H 
0.8b x f cd  − 0.4 x  + A' s σ ' s  − d '  + As σ s  − c'  = M Rd (5.21)
2  2  2 
In queste equazioni sono note tutte le quantità a sinistra del segno di uguaglianza ed è
quindi possibile ricavare facilmente N Rd dalla (5.20) e M Rd dalla (5.21).

5.2.4 Punto “B”: deformazione dell’acciaio As maggiore di quella di


snervamento
Per tutti i punti con deformazione dell’acciaio inferiore maggiore della deformazione
di snervamento valgono le relazioni scritte per il punto “C”. L’equilibrio alla traslazione:
0.8 xbf cd + A' s σ ' s − As f yd = N Rd (5.22)
e alla rotazione:

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 73/139


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H  H  H 
0.8b x f cd  − 0.4 x  + A' s σ ' s  − d '  + As σ s  − c'  = M Rd (5.23)
2  2  2 
forniscono i valori di N Rd e M Rd una volta ottenuti il valore di x e ε ' s . Questi ultimi sono
ottenuti con la (5.17) e con la (5.18).

5.2.5 Punto “D”: deformazione dell’acciaio As minore di quella di


snervamento
Per tutti i punti con deformazione dell’acciaio inferiore minore della deformazione di
snervamento valgono le relazioni scritte per il punto “C” sostituendo alla tensione di
progetto f yd la tensione σ s , in quanto l’acciaio non è snervato.
Sfruttando l’ipotesi di conservazione delle sezioni piane, si ricava il valore di x:
εs 0.0035 d
= ⇒ x= (5.24)
d−x x  εs 
1 + 
 0.0035 
se si impone una deformazione per l’acciaio inferiore, ovvero:
εs 0.0035 d−x
= ⇒ ε s = 0.0035 (5.25)
d−x x x
se si impone una posizione dell’asse neutro x.
Si ricava la deformazione dell’acciaio superiore (compresso) sfruttando, ancora una
volta l’ipotesi di sezioni piane:
x − d' x − d'
ε' s = ε c = 0.0035 (5.26)
x x
e se ne attribuisce la corrispondente tensione ( σ s se ε s < ε y . o fyd se ε s ≥ ε y .).
Si scrive l’equilibrio alla traslazione:
0.8 xbf cd + A' s f yd − As σ s = N Rd (5.27)
e alla rotazione:

H  H  H 
0.8b x f cd  − 0.4 x  + A' s f yd  − d '  + As σ s  − c'  = M Rd (5.28)
2  2  2 
che forniscono i valori di N Rd e M Rd .

5.2.6 Verifica con il dominio M-N e fattori di sicurezza


Unendo i punti trovati nel piano cartesiano M-N s ottiene una spezzata, coerente con
quanto indicato in Figura 5.6, che indica il luogo di punti in cui la sezione è in condizione

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 74/139


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di crisi. La verifica a pressoflessione può quindi essere effettuata ponendo, sullo stesso
diagramma, il punto di coordinate:
P = {N Ed , M Ed } (5.29)
che è definito dalla coppia sforzo normale sollecitante e momento flettente sollecitante. Se
accade che tale punto è interno al dominio, la verifica di sicurezza è positiva in quanto, per
esempio, a parità di sforzo normale N il momento sollecitante risulta essere minore del
corrispettivo momento resistente. Se invece accade che il punto è esterno al dominio, la
verifica di sicurezza non è soddisfatta.
In tal senso, possono quindi essere definiti i fattori di sicurezza γ , intesi come una
misura di quanto si è prossimi alla crisi. Nel caso della pressoflessione, possono essere
definiti 3 differenti fattori di sicurezza γ : un primo fattore γ 1 che indica la distanza dal
dominio nel caso in cui si aumenti in modo proporzionale sia M che N:
OA
γ1 = (5.30)
OP
in cui OP e OA sono i due segmenti indicati in Figura 5.7.
Sempre con riferimento alla Figura 5.7, possono essere definiti altri due fattori che
indicano la distanza dal dominio nel caso in cui si aumenti solo M:
O' A '
γ2 = (5.31)
O' P

90

Dominio semplificato
80 C Sollecitazione
B3
70 D1

B2
60
D2
50

B1
40

30

20

10

A E
0
-500 0 500 1000 1500 2000

Figura 5.6. Dominio M-N ottenuto per punti con indicato un generico punto di verifica (verifica positiva)

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 75/139


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90
A'
Dominio semplificato
80
Sollecitazione
A
70

60

50
A''
40 P
O''

30

20

10

O O' E
0
-500 0 500 1000 1500 2000

Figura 5.7. Dominio M-N e valutazione dei fattori di sicurezza.

o solo N:
O' ' A ' '
γ1 = (5.32)
O' ' P

5.2.7 Osservazioni
Il dominio di interazione M-N è convesso. Conseguentemente, se si calcolano solo
alcuni punti (come illustrato) si ottiene un dominio M-N approssimato che è a favore di
sicurezza, in quanto interno al dominio più accurato, quest’ultimo ottenuto con più punti
(si veda la Figura 5.8). Dalla Figura 5.8 si nota inoltre i pochi punti definiti in precedenza
(6 o 7) sono sufficienti per ottenere una ottima approssimazione.
Se la sezione è simmetrica, il dominio è simmetrico secondo l’asse dello sforzo
normale (Figura 5.2); ciò non può accadere secondo l’asse del momento flettente. Infatti,
per sforzi di trazione reagiscono le sole barre d’armatura mentre per sola compressione vi è
in aggiunta anche il contributo del calcestruzzo (si confrontino la (5.6) con la (5.13)).
Il punto con momento flettente massimo è ottenuto ponendo ε s = ε y .
I punti di massima trazione e massima compressione hanno il corrispettivo momento
nullo solo nel caso di armatura simmetrica (si veda l’equazione 5.7 e 5.14)
Si noti infine che con il procedimento svolto, si è ottenuto solo metà del diagramma.
L’altra parte (simmetrica a questa in quanto l’armatura è simmetrica) si otterrebbe
invertendo il segno del momento flettente, ovvero scambiando la zona tesa con quella
compressa e ripetendo il procedimento svolto.

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 76/139


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90
Dominio semplificato
80 Sollecitazione Dominio Semplif icato
Dominio accurato Dominio Accurato
70

60

50

40

30

20

10

0
-500 0 500 1000 1500 2000

Figura 5.8. Esempio di Dominio Sforzo Normale – Momento Flettente

La determinazione del problema di verifica è possibile in un problema di verifica, nel


quale sono noti a priori tutti i dati geometrici e meccanici. A causa della complessità del
problema, non si è soliti invece effettuare progetti o semi-progetti a pressoflessione. Nel
caso di un problema di semiprogetto, è possibile utilizzare domini normalizzati per diverse
percentuali di armatura. Uno di questi è riportato in Figura 5.9. In tale figura si è indicato
con:
N Rd
νd = (5.33)
bHf cd
lo sforzo normale adimensionale rispetto la quantità di calcestruzzo, con:
M Rd
µd = (5.34)
bH 2 f cd
Il momento flettente adimensionale e con:
As , tot f yd As + A's f yd
ω= = (5.35)
bH f cd bH f cd
la quantità di armatura adimensionale.
Questi si utilizzano inserendo nel grafico i valori dei sollecitazione agenti sulla
sezioni:
N Ed M Ed
ν Ed = , µ Ed = (5.36)
bHf cd bH 2 f cd
e valutando la quantità di armatura ω che fa si che il punto sollecitante stia dentro al
relativo dominio (nel caso di Figura 5.9, ω minimo = 0.6). Valutato quindi ω è possibile
ottenere la quantità di armatura totale ( As + A' s ) invertendo la (5.35).

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 77/139


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0.50

0.45
µ d - Momento adimensionale

0.40

0.35
ω
0.30

0.25

0.20

0.15

ω
ω=

=1
ω=
ω= 2
0.10

0.8
0.6
ω=

0.4
ω=

0.
0.05

0
0.00
-1.00 -0.50 0.00 0.50 1.00 1.50 2.00
ν d - Sforzo Normale adimensionale

Figura 5.9. Esempio di Dominio Normalizzato per diverse quantità di armatura

5.3 COSTRUZIONE EL DOMINIO M-N PER UNA SEZIONE CON


ARMATURA NON SIMMETRICA

Se l’armatura non è simmetrica ( As ≠ A' s ) , il dominio non risulta più simmetrico


rispetto all’asse dello sforzo normale. Un esempio di dominio ottenuto per armatura non
simmetrica è presente in Figura 5.10.
Per la determinazione di tale dominio si procede esattamente allo stesso modo che è
stato mostrato per armatura simmetrica ma tenendo ben presente che nei punti di pura
trazione e pura compressione non si ha momento nullo. Infatti, se As ≠ A' s , dalla (5.7) e la
(5.14) – punto “A” e punto “E” – si ottiene M Rd ≠ 0 . In particolare, per il fatto che la
risultante del calcestruzzo (nel punto “E”, ovviamente) ha braccio nullo, accade che
M Rd (" A") = − M Rd (" B") . Questo risultato è immediato confrontando la (5.7) con la (5.14).

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 78/139


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Dominio M-N

250

200

150

100
Momento Flettente [KNm]

50

0
-1000 -500 0 500 1000 1500 2000 2500 3000

-50

-100

-150

-200

-250
Sforzo Normale [KN]

Figura 5.10. Esempio di Dominio Sforzo Normale – Momento Flettente con armatura non simmetrica

5.4 VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE DEVIATA

Il procedimento per la determinazione del dominio di resistenza nel caso di


pressoflessione deviata ricalca concettualmente quello già descritto nel paragrafo 5.2, ma si
complica notevolmente in quanto l’asse neutro non è più parallelo ad una delle due
direzioni principali della sezione e non è nemmeno ortogonale all’asse di sollecitazione.
Nel caso di presso-flessione deviata si hanno a disposizione tre equazioni di
equilibrio: l’equilibrio alla rotazione nelle due direzioni oltre all’equilibrio alla traslazione.
In numero delle incognite però risulta essere 5: lo sforzo normale resistente N Rd , i due
momenti resistenti M Rd , x e M Rd , y , la posizione dell’asse neutro x e l’inclinazione dell’asse
neutro ϑ (si rammenti che nei problemi di presso-flessione deviata l’asse neutro è inclinato
rispetto ai due assi principali). Complessivamente, il sistema ha ∞2 soluzioni, in quanto è
formato da 3 equazioni e 5 incognite.
Nello spazio Sforzo Normale – Momento Flettente in direzione x – Momento
Flettente in direzione y –, le ∞2 soluzioni rappresentano una superficie, che indica il luogo
di punti di crisi nella sezione. Un esempio di dominio per sezione rettangolare con
armatura superiore e inferiore uguali è rappresentato in Figura 5.11.

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 79/139


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Figura 5.11. Dominio tridimensionale N Rd - M Rd , x - M Rd , y

Dal momento che non risulta agevole ne il calcolo del dominio tridimensionale ne la
sua rappresentazione, si è soliti effettuare una verifica semplificata. Sezionando il dominio
tridimensionale con un piano a NEd = costante si ottiene un dominio che ha la forma del
tipo a quanto indicato in Figura 5.12. Tale dominio, può essere rappresentato, in via
approssimata, dalla seguente relazione:
α α
 M Rd , x   M 
  +  Rd , y  =1 (5.37)
M  M 
 Rd , x ,0   Rd , y ,0 
in cui si è indicato con M Rd ,x , 0 , M Rd , y , 0 , i momenti resistenti rispetto agli assi x e y nel caso
di pressoflessione retta (Figura 5.12). Tali valori possono quindi essere ottenuti dal
dominio di pressoflessione retta, in funzione dello sforzo normale NEd (Figura 5.13).
α è un coefficiente numerico che determina la forma del dominio approssimato. Si noti che
se α = 2 , la (5.37) è l’equazione di una ellisse, di assi M Rd ,x , 0 e M Rd , y , 0 . Nel caso invece
di α = 1 , la (5.37) è l’equazione di rette congiungenti i momenti M Rd ,x , 0 e M Rd , y , 0 . La
curva del dominio risulta essere compresa tra questi due estremi (ellisse e retta). Per tale
motivo si può porre α = 1.3 ÷ 1.5 . L’Eurocodice suggerisce che è possibile valutare in
modo più accurato α in funzione dello sforzo normale sollecitante rispetto a quello
resistente (massimo) ottenuto per pura compressione (che può essere calcolato mediante
l’equazione (5.13)). I valori di α sono riportati nella seguente tabella:

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 80/139


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N Ed
0.1 0.7 1.0
N Rd , max
α 1.0 1.5 2.0

N Ed
Per valori di intermedi si può ottenere una stima di α mediante interpolazione.
N Rd , max
La verifica è positiva se accade che il punto “sollecitazione” è interno al dominio.
Analiticamente ciò significa:
α α
 M Ed , x   M 
  +  Ed , y  ≤1 (5.38)
M  M 
 Rd , x , 0   Rd , y , 0 
dove M Rd ,x , 0 , M Rd , y , 0 , sono i momenti resistenti rispetto agli assi x e y nel caso di
pressoflessione retta con sforzo normale NEd .

M Rd , y
M Rd , y , 0
Dominio
"esatto"

α =2

α =1
M Rd ,x , 0

M Rd , x

Figura 5.12. Sezione del dominio tridimensionale per N = NEd ; indicazione di M Rd ,x , 0 e M Rd , y , 0

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 81/139


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90
M Rd , x
80

M Rd , x70
,0

60

50

40

30

20

10

0
-500 0 500 N Ed 1000 1500 2000

Figura 5.13. Determinazione di M Rd ,x , 0 dal dominio di pressoflessione retta

VERIFICA A PRESSO-FLESSIONE CON IN METODO DEGLI SLU 82/139


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6 VERIFICHE A TAGLIO CON IL METODO


DEGLI STATI LIMITE ULTIMI

6.1 INTRODUZIONE

La sollecitazione di taglio è presente nella maggior parte degli elementi strutturali ed


è accoppiata alla sollecitazione di momento flettente. Sono in pochi casi è possibile che si
verifichi una situazione in cui è presente momento flettente senza taglio e sono i casi in cui
il momento è costante (ad esempio, in pilastri a mensola presso-inflessi – struttura
isostatica).
I meccanismi resistenti a taglio, si vedrà nel seguito, sono caratterizzati da un elevato
impegno dell’armatura ma coinvolgono in modo significativo anche il calcestruzzo sia a
trazione che a compressione. Quest’ultimo, com’è noto, possiede una limitata capacità
deformativa rispetto all’acciaio (materiale meno duttile). Pertanto, le crisi per taglio
possono avvenire bruscamente con repentine cadute di resistenza senza importanti segni
premonitori, soprattutto per elementi privi di specifica armatura a taglio. Per tale motivo la
crisi per taglio può definirsi una crisi fragile e, quindi, è un tipo di crisi che si cerca
assolutamente di evitare.
Poiché il taglio V non si presenta disaccoppiato dal momento flettente M, la
valutazione della resistenza a taglio non può prescindere dal tenere in conto il fatto della
parzializzazione della sezione, in quanto il calcestruzzo ha una modesta resistenza a
trazione. Per tale motivo, anche se è possibile valutare lo stato tensionale dovuto al taglio
considerando una sezione parzializzata, è preferibile, agli Stati Limite Ultimi, agire
valutando il comportamento dell’intera trave piuttosto che effettuare una analisi tensionale
locale in una sezione .
In questo contesto, si pensi di effettuare una prova di flessione a 4 punti (Figura 6.1),
ovvero una prova in cui un trave semplicemente appoggiata è caricata da due forze P
concentrate, poste ad una distanza “a” dagli appoggi. A causa del carico applicato, la trave
presenta un tratto centrale, soggetto al solo momento flettente, di andamento uniforme e
privo di taglio e due tratti laterali soggetti a momento variabile linearmente e a taglio
costante.
Per carichi molto modesti, il comportamento della trave è vicino a quello previsto da
De Saint Venant, per un materiale elastico omogeneo e isotropo; è possibile quindi
calcolare le tensioni tangenziali con la formula di Jourawski. L’effetto fondamentale delle

VERIFICHE A TAGLIO CON IL METODO DEGLI STATI LIMITE ULTIMI 83/139


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tensioni tangenziali τ è la comparsa di sforzi di trazione inclinati rispetto all’asse


longitudinale della trave. In particolare, in corrispondenza dell’appoggio, dove le tensioni
σ dovute alla flessione sono nulle o quasi, lo stato tensionale è tangenziale puro, con
direzioni principali di trazione e compressione inclinate di 45° rispetto all’asse
longitudinale (si veda il Cerchio di Mohr in di uno stato tangenziale puro). Nel tratto
centrale dove le tensioni tangenziali sono nulle (è infatti nullo il taglio), le direzioni
principali sono parallele all’asse della trave (sono presenti infatti solo tensioni σ). Le
direzioni principali di trazione e compressione per limitati valori di carico sono riportati in
Figura 6.3a.
Aumentando progressivamente il carico, per valori inferiori al carico di esercizio, si
giunge a fessurazione del calcestruzzo. La trave si fessura per flessione (non solo nel tratto
centrale ma anche in quelli laterali), dove il momento flettente sollecitante provoca trazioni
maggiori della resistenza a trazione del calcestruzzo. Nelle zone caratterizzate da un
regime prevalentemente flessionale (zona centrale), si vede la presenza di fessure verticali
o sub-verticali, mentre nelle zone prossime agli appoggi (zone con taglio costante e
massimo) si rilevano fessure inclinate approssimativamente a 45°. Le fessure presentano
infatti andamento lungo le direzioni ortogonali alle isostatiche di trazione, quindi lungo le
direzioni delle isostatiche di compressione (si confronti Figura 6.2 e Figura 6.3).

P P

a a

P P

Momento
Pa
P
Taglio
P
Figura 6.1. Schema prova a flessione a 4 punti

VERIFICHE A TAGLIO CON IL METODO DEGLI STATI LIMITE ULTIMI 84/139


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Accade però che, rispetto al caso di sezione interamente reagente (modesti valori del
carico verticale) che l’asse neutro della sezione parzializzata non coincide più con l’asse
geometrico della stessa. Associato a questo, si registra un andamento differente delle
isostatiche di trazione e compressione. L’ipotesi di calcestruzzo non reagente a trazione
produce, infatti, tensioni normali di trazione nulle al di sotto dell’asse neutro con
conseguente inclinazione delle isostatiche a 45°, conseguente alle sole tensioni tangenziali.
Infine, l’andamento delle tensioni tangenziali lungo la sezione non risulta più essere
parabolico, tipico di una sezione rettangolare interamente reagente, bensì presenta un tratto
costante con valore pari al valore massimo.
A causa della fessurazione, quindi, la valutazione della resistenza a taglio non può
prescindere dal tenere in conto il fatto della parzializzazione della sezione. Tuttavia, dopo
l’instaurarsi della fessurazione, lo studio delle direzioni principali è di scarsa rilevanza. A
causa della presenza delle fessure, la trattazione alla De Saint Venant perde quindi di
significato e si sviluppano meccanismi totalmente differenti.

Figura 6.2. Andamento delle Isostatiche di trazione

VERIFICHE A TAGLIO CON IL METODO DEGLI STATI LIMITE ULTIMI 85/139


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Figura 6.3. Fessure in una trave soggetta ad una prova di flessione a 4 punti

Anche se è possibile valutare lo stato tensionale dovuto al taglio considerando una


sezione parzializzata, è preferibile, agli Stati Limite Ultimi, agire valutando il
comportamento dell’intera trave piuttosto che effettuare una analisi tensionale locale in una
sezione. I meccanismi che contribuiscono alla resistenza a taglio vengono descritti nel
seguito.
Si analizza nel seguito quindi la resistenza di una trave a) in assenza di armature
specifiche a taglio; b) travi con armatura specifiche a taglio (staffe o ferri piegati).

6.2 TRAVE SENZA ARMATURA SPECIFICA A TAGLIO

Il meccanismo resistente di travi in calcestruzzo armate solo con l’armatura


longitudinale risulta essere un problema molto complesso e di non facile interpretazione.
Data la complessità del fenomeno e dall’elevato numero dei parametri in gioco, le
espressioni presenti il letteratura che valutano la capacità portante di travi senza armatura
specifica a taglio sono in genere di natura semi-sperimentale.
La capacità portante a taglio di travi senza armatura specifica può condursi ai
seguenti meccanismi.
Tra due fessure consecutive si identificano elementi in calcestruzzo che possano
essere schematizzati come mensole incastrate al corrente compresso superiore e collegate
alle altre dall’armatura longitudinale inferiore. La singola mensola è sollecitata da una
forza ∆S pari alla differenza di trazione nell’armatura longitudinale tra le due sezioni in
corrispondenza delle due fessure.
∆S = (S + ∆S) – S

VERIFICHE A TAGLIO CON IL METODO DEGLI STATI LIMITE ULTIMI 86/139


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La forza ∆S è chiamata Sforzo di Scorrimento. Incrementando il carico verticale,


aumenta lo sforzo di taglio e il momento flettente e, di conseguenza, lo sforzo nelle
armature e, quindi, anche lo scorrimento ∆S.
L’azione prodotta dalla forza di scorrimento è contrastata da una serie di meccanismi
resistenti (meccanismi iperstatici) che garantiscono l’equilibrio del dente:
1 – resistenza offerta dalla sezione d’incastro (“effetto pettine”)
2 – azioni che si instaurano all’interfaccia tra le fessure (“effetto ingranamento”)
3 – contributo alla resistenza che offre l’armatura longitudinale in corrispondenza
della fessura (“effetto bietta” o “effetto spinotto”)

L’effetto pettine è l’effetto dovuto al comportamento delle mensole in calcestruzzo


che si identificano tra due fessure consecutive. Ad un certo livello di carico la sezione
all’incastro di questa mensola raggiunge la crisi in quanto si supera la resistenza a trazione
del calcestruzzo (la mensola infatti è presso-inflessa dallo sforzo ∆S). Tale comportamento
è denominato “effetto pettine”, in quanto queste mensole appaiono come i denti di un
pettine. Il singolo dente del pettine è sollecitato

V Sc +∆S
x
Sc
V
d
H

c
Ss Ss +∆S ∆S
∆x. ∆x.

Figura 6.4. Effetto pettine

Il trasferimento del taglio all’interfaccia della fessura è dovuta principalmente


all’ingranamento degli inerti presenti nelle fessure. La superficie fessurata, infatti, non si
presenta liscia e si forma una azione mutua sulle due facce della fessura che tende ad
opporsi allo scorrimento relativo tra due denti del pettine.
L’armatura longitudinale fornisce un contributo alla resistenza a taglio (“effetto
bietta”) fino a quando non è vinta la resistenza a trazione del calcestruzzo del copriferro,
che rappresenta l’unico vincolo alla deformazione trasversale della barra.

VERIFICHE A TAGLIO CON IL METODO DEGLI STATI LIMITE ULTIMI 87/139


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Figura 6.5. Effetto ingranamento

Figura 6.6. Effetto bietta

Ad integrazione di questi, va aggiunto e va considerato il meccanismo resistente che


nasce nel corrente compresso non fessurato. Infatti, in questa zona, nascono tensioni
tangenziali che contribuiscono alla resistenza a taglio. Il contributo di tale meccanismo è
strettamente connesso all’entità della zona compressa e quindi alla posizione dell’asse
neutro.

Figura 6.7. Contributo del puntone compresso

VERIFICHE A TAGLIO CON IL METODO DEGLI STATI LIMITE ULTIMI 88/139


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Figura 6.8. Meccanismo ad arco

Esiste anche un meccanismo ad arco che tende a trasferire un’aliquota del taglio
direttamente all’appoggio. Tale effetto è significativo quando è modesta la distanza tra il
punto dell’applicazione della forza e l’appoggio (distanza “a”) rispetto all’altezza della
trave.
Vi è inoltre un fenomeno di “effetto scala” che riduce la resistenza a taglio quando si
incrementa l’altezza utile d della trave. Tale effetto è prevalentemente dovuto alla
diminuzione del contributo legato all’ingranamento: travi con altezza elevate presentano
ampiezza di fessura maggiore e quindi l’effetto ingranamento tende ad essere minore.
Alla luce di quanto visto, si conclude che la crisi della trave può avvenire per due
modalità differenti: la crisi per crisi a taglio del corrente compresso e crisi nella sezione
all’incastro dei denti del pettine. In questo ultimo caso, vinta la resistenza a trazione del
primo dente del pettine, si forma una fessura orizzontale che si propaga ai denti adiacenti
provocando una sezione di scorrimento (Figura 6.9).
La normativa Italiana (NTC2008), prendendo spunto da una formulazione già
presente nell’Eurocodice 2, valuta la resistenza a taglio di una trave senza armatura
specifica come segue:

 0.18
VRd 1 = 

[ ]
k (100 ρ G f ck ) + 0.15σ cp bd = ν + 0.15σ cp bd
1/ 3
(6.1)
 γC 
nella quale:
0.18
è la tensione tangenziale resistente di base, con γ C coefficiente parziale di sicurezza
γC
del calcestruzzo, pari a 1.5.
200
k = 1+ con d in millimetri, termine che mette in evidenza la minor efficacia dell’
d
ingranamento al crescere dell’altezza utile della sezione d; la normativa fissa al valore 2 il

VERIFICHE A TAGLIO CON IL METODO DEGLI STATI LIMITE ULTIMI 89/139


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Crisi corrente sup. in cls Crisi “denti del pettine”

Figura 6.9. Tipi di crisi: (a) crisi nel corrente compresso e (b) crisi con sezione di scorrimento orizzontale

valore massimo del coefficiente k.


A
ρ G = s è il rapporto di armatura longitudinale che, in ogni caso, non può essere
bd
considerata superiore a 0.02;
Il termine additivo 0.15σ cp tiene in conto dell’effetto favorevole della compressone
(o della precompressione) in quanto ritarda e limita l’apertura delle fessure, aumentando il
beneficio dell’effetto ingranamento; aumenta la resistenza a taglio del puntone compresso,
abbassando la posizione dell’asse neutro. Per tale motivo, la compressione incrementa
anche il contributo dell’effetto pettine, diminuendo la lunghezza del dente del pettine e
quindi del relativo momento d’incastro.
La quantità ν, presente dentro la parentesi quadra deve, per normativa essere
superiore a:

v min = 0.035k 3 / 2 f ck
1/ 2
(6.2)

6.3 TRAVE CON ARMATURA SPECIFICA A TAGLIO

La presenza di armature specifiche a taglio produce un’importante incremento della


capacità portante a taglio della trave stessa. L’armatura trasversale migliora i contributi
resistenti dei meccanismi iperstatici in quanto vincola maggiormente i denti del pettine,
riduce le fessure incrementando l’ingranamento e produce un’azione di confinamento sul
calcestruzzo che migliora la resistenza del conglomerato stesso. Ma soprattutto la
resistenza a taglio incrementa in quanto si può formare un traliccio resistente che è in
grado di assorbire efficacemente gli sforzi di scorrimento ∆S. Tale meccanismo, ideato

VERIFICHE A TAGLIO CON IL METODO DEGLI STATI LIMITE ULTIMI 90/139


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originariamente da Ritter e Mörsch, prevede che una trave in c.a. possa essere
schematizzata come un traliccio ideale formato da:
• un corrente superiore (compresso) di calcestruzzo che si estende al di sopra dell’asse
neutro;
• un corrente inferiore (teso) formato dall’armatura longitudinale;
• elementi inclinati di calcestruzzo compressi (puntoni) delimitati dalle fessure e che
hanno una inclinazione θ (per quanto riguarda questa inclinazione si veda nel seguito)
• elementi tesi formati dall’armatura trasversale (staffe o “ferri piegati”) aventi una
generica inclinazione α.
Un esempio del traliccio semplice è rappresentato in Figura 6.10.
Nella versione originale del traliccio proposto da Mörsch, le bielle di calcestruzzo
erano inclinate di 45°, coerentemente con quanto detto nel paragrafo 6.1.1. riguardante
l’inclinazione delle isostatiche di compressione. Successivamente, in accordo con alcune
evidenze sperimentali, tale inclinazione è stata posta variabile da un angolo θ=45° a θ =
21.8° (Eurocodice e NTC2008).
Per giungere alla formulazione finale presente anche in normativa (NTC 2008), si
definisce in primo luogo che cos’è la molteplicità del traliccio. Successivamente si mostra
il legame analitico tra sforzo di Scorrimento e sforzo di Taglio ed infine si considera il
meccanismo resistente del traliccio ad inclinazione variabile.

6.3.1 Molteplicità del traliccio


Si definisce con “molteplicità del traliccio” m il numero di tralicci sovrapposti.
Analiticamente, la molteplicità m può essere espressa dal rapporto tra la lunghezza L della
singola maglia del traliccio e la distanza tra due armature trasversali successive ∆x :
L
m= (6.3)
∆x
In Figura 6.11 sono riportate alcuni esempi di traliccio con molteplicità pari a (a,b) 1,
(c) 2, (d, e) 4 e (f) 6.

Armatura a taglio Corrente compresso

θ α

Corrente teso Biella compressa

Figura 6.10. Traliccio di Mörsch con indicazione di puntoni in calcestruzzo e dell’armatura trasversale

VERIFICHE A TAGLIO CON IL METODO DEGLI STATI LIMITE ULTIMI 91/139


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(a) (b)

(c) (d)

(e) (f)
Figura 6.11. Tralicci con molteplicità pari a (a,b) 1, (c) 2, (d, e) 4 e (f) 6.

6.3.2 Forza di Scorrimento


Se si osserva un concio di trave di lunghezza L come quello rappresentato in Figura
6.12, è semplice constatare che la parte superiore della trave, formata dal corrente di
calcestruzzo al di sopra dell’asse neutro e ed il corrente inferiore, formato dalle barre
longitudinali, si scambiano, in corrispondenza del piano orizzontale definito dall’asse
neutro, una forza elementare ∆S , già definita Forza di Scorrimento (o semplicemente
Scorrimento). Si è già visto che lo scorrimento è pari alla differenza di trazione
nell’armatura longitudinale tra le due sezioni in corrispondenza delle due fessure:
∆S = (S + ∆S) – S (6.4)
Questo è direttamente in relazione con il taglio V agente nella sezione. Infatti,
valutando la tensione tangenziale massima τ max mediante la formula di Jourawski:

V ⋅ Sx *
τ max = (6.5)
Ix ⋅b

VERIFICHE A TAGLIO CON IL METODO DEGLI STATI LIMITE ULTIMI 92/139


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x
Sc Sc +∆S
d
H
M V V M +∆ M

c
Ss Ss +∆S
L

Figura 6.12. Concio elementare di lunghezza L con le azioni agenti sulle due sezioni.

dove con S x * si è indicato il momento statico considerando la corda posta in


corrispondenza dell’asse neutro, e ricordando che il rapporto tra il momento d’inerzia ed il
momento statico S x * è il braccio della coppia interna z, si ottiene:

V V
τ max = = (6.6)
z ⋅ b 0.9db
Nella (6.6) si è considerato che il braccio della coppia interna può essere posto, in via
approssimata, pari a 0.9 volte l’altezza utile d. Per reciprocità delle tensioni tangenziali, le
τ max sono anche disposte nel piano formato dall’asse neutro, con la medesima intensità
calcolata dalla (6.6). Integrando queste tensioni tangenziali sulla lunghezza L del concio
considerato si ottiene:
V V V ⋅L
∆S = ∫ τ ⋅ b ⋅ dx = ∫ ⋅ b ⋅ dx = ⋅ ∫ dx = (6.7)
L L
z ⋅b z L z
La (6.7) indica che lo scorrimento è direttamente proporzionale al taglio. Si noti che
la (6.7) è stata ottenuta senza alcuna ipotesi sul materiale. In alternativa, alla medesima
relazione si può pervenire considerando l’equilibrio alla rotazione del concio di lunghezza
L di Figura 6.10:
∆S ⋅ z = V ⋅ L (6.8)
da cui si ricava:
V ⋅L
∆S = (6.9)
z
Considerando travi con tralicci multipli di molteplicità m, lo scorrimento associato ad
ogni traliccio è dato da:

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∆S V ⋅ L V ⋅ ∆x
= = (6.10)
m z⋅m z
in cui si è fatto uso della (6.3).

6.3.3 Equilibrio del traliccio soggetto allo sforzo di scorrimento


Si consideri una generica trave in cui sono presenti m tralicci. Si consideri un concio
di questa trave di lunghezza L e uno degli m tralicci presenti nella trave. Questa maglia del
traliccio è soggetta ad una forza orizzontale di scorrimento pari a (Figura 6.13a):
∆S V ⋅ ∆x
= (6.11)
m z
Lo scorrimento ∆S /m genera una forza di trazione nell’armatura trasversale e uno
sforzo di compressione nel puntone di calcestruzzo, che, per equilibrio, devono soddisfare
alle seguenti relazioni (Figura 13b):

 S c sin ϑ = S s sin α

S cos ϑ + S cos α = ∆S (6.12)
 c s
m
dove con S s si è indicato lo sforzo nell’armatura trasversale e con S c lo sforzo che nasce
nel puntone di calcestruzzo. La (6.12) può essere convenientemente dedotta considerando
che, affinché ci sia equilibrio, il triangolo delle forze fatto nel punto di applicazione della
forza ∆S /m deve essere chiuso (Figura 6.11b). In ogni modo, dalla (6.12) è possibile
ricavare le espressioni degli sforzi nell’armatura S s e nel puntone di calcestruzzo S c in
funzione dello scorrimento ∆S /m. Infatti dalla prima delle (6.12) si ricava lo sforzo nella
biella di calcestruzzo in funzione dello sforzo della biella d’acciaio:

∆S/m
Sc Ss
θ α θ α

∆S/m
L
Figura 6.13. (a) Maglia elementare del singolo traliccio e (b) triangolo delle forze nel punto “P”.

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 sin α
S c = S s
 sin ϑ (6.13)
 −
Sostituendo nella seconda delle (6.12), si ottiene:

 −
S cos ϑ ∆S (6.14)
sin α + S s cos α =
 s sin ϑ m
da cui:

 −
S (cot ϑ + cot α ) sin α = ∆S (6.15)
 s m
che fornisce il legame tra lo scorrimento e lo sforzo nelle armature. Sostituendo il valore
ottenuto nella (6.15) nella (6.13) si ottiene legame tra lo scorrimento e lo sforzo nelle bielle
di calcestruzzo, ottenendo così:

 ∆S 1
 S c = m (cot ϑ + cot α ) sin ϑ
 ∆S 1
(6.16)
S s =
 m (cot ϑ + cot α ) sin α
Sostituendo infine al valore dello scorrimento quanto ottenuto nel paragrafo
precedente (equazione 6.10), si ottiene:

 V ⋅ ∆x 1
 S c = z (cot ϑ + cot α ) sin ϑ
 V ⋅ ∆x 1
(6.17)
S s =
 z (cot ϑ + cot α ) sin α
Le 6.16 mettono in relazione gli sforzi nell’armatura trasversale e nel puntone di
calcestruzzo con il taglio sollecitante V. Ponendo lo sforzo dell’armatura S s uguale a
quello resistente dell’armatura trasversale stessa:
S s ,lim = As , w f yd , w (6.18)
si ottiene una espressione che fornisce il taglio resistente ultimo per il quale si ha crisi
dell’armatura trasversale:
V Rsd ⋅ ∆x 1
As , w f yd , w = (6.19)
z (cot ϑ + cot α )sin α
da cui, ricordando che il braccio delle coppia interna z è circa pari a 0.9d:

V Rsd = As , w f yd , w
0 .9 d
(cot ϑ + cot α )sin α (6.20)
∆x

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Nelle (6.18)-(6.20) si è indicato con As , w l’area delle armature trasversali e con f yd ,w


la sua tensione di progetto.
Analogamente a quanto fatto per l’acciaio, si determina lo sforzo ultimo dei puntoni
di calcestruzzo:
S c ,lim = f cu ⋅ Ac = f cu ⋅ b ⋅ ∆x ⋅ sin ϑ (6.21)
La (6.21) è ottenuta considerando che lo sforzo massimo nel puntone è dato dalla
tensione ultima f cu per l’area della sezione del puntone (che ha profondità b e larghezza
∆x ⋅ sin ϑ - si veda Figura 6.12). Uguagliando lo sforzo ultimo delle bielle di calcestruzzo
con la seconda delle (6.17), si ottiene il valore del taglio che porta in crisi la trave per
schiacciamento del puntone di calcestruzzo V Rcd :

V Rcd ⋅ ∆x 1
f cu ⋅ b ⋅ ∆x ⋅ sin ϑ = (6.22)
z (cot ϑ + cot α )sin ϑ
da cui si ottiene:

V Rcd = 0.9bd ⋅ f cu ⋅ (cot ϑ + cot α ) sin 2 ϑ (6.23)

Il valore della tensione ultima f cu è posto, dalla normativa italiana pari a:

f cu = α c ⋅ 0.5 ⋅ f cd (6.24)
dove α c è un coefficiente che tiene in conto della eventuale presenza benefica dello sforzo
normale (in via cautelativa può essere posto pari a 1) e il coefficiente 0.5 è dovuto al fatto
che le bielle di calcestruzzo possono essere soggette ad uno stato di sollecitazione che in
realtà non è di compressione ma anche una componente di flessione (e quindi soggette a
presso-flessione), con conseguente diminuzione della resistenza ultima di quest’ultimi.

Figura 6.14. Larghezza del puntone compresso

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La (6.20) e (6.23) sono le due equazioni che permettono di verificare che non ci sia
crisi nelle bielle compresse e nell’armatura a causa di un taglio sollecitante VEd . Affinché
la sicurezza sia soddisfatta occorre che:
VEd < V Rcd e VEd < V Rsd (6.25)
che equivale a:

VEd < min (VRcd , V Rsd ) (6.26)

Nel caso in cui siano presenti staffe (caratterizzate da un angolo α = 90°), le (6.20) e
(6.23) si semplificano nelle seguenti espressioni:

V Rsd = As , w f yd , w
0 .9 d
(cot ϑ ) (6.27)
∆x

V Rcd = 0.9bd ⋅ f cu ⋅ (cot ϑ ) sin 2 ϑ (6.28)


La seconda, è anche convenientemente posta nelle seguenti due espressioni:

V Rcd = 0.9bd ⋅ f cu ⋅
(cot ϑ )
(1 + cot ϑ )2
(6.29)

1
V Rcd = 0.9bd ⋅ f cu ⋅ (6.30)
tan ϑ + cot ϑ
Infine, nel caso in cui siano presenti staffe (caratterizzate da un angolo α = 90°) e che
si consideri ϑ = 45° ( cot ϑ = 1 ), si ha un’ulteriore semplificazione:
0 .9 d
V Rsd = As , w f yd , w (6.31)
∆x

V Rcd = 0.9bd ⋅ f cu ⋅ 0.5 (6.32)


Queste sono le espressioni che venivano utilizzate nelle norme precedenti all’entrata
in vigore delle NTC2008 (ovvero nella normativa DM 1996). Invece, secondo la normativa
attuale (NTC2008), l’inclinazione del puntone si può scegliere nel range:
1.0 ≤ cot ϑ ≤ 2.5 , (6.33)
corrispondenti a scegliere:
45° ≥ ϑ ≥ 21.8° . (6.34)
Se si sceglie cot ϑ = 2.5 (traliccio con puntoni molti inclinati) le bielle di
calcestruzzo sono molto più sollecitate rispetto ad adottare un’inclinazione caratterizzata
da cot ϑ = 1.0 ( ϑ = 45°). Per contro, con cot ϑ = 1.0 sono più sollecitate le bielle tese
formate dalle staffe; per poter sopportate questa maggior carico, è necessario aumentare il
quantitativo di staffe (aumentandone l’area o riducendone il passo). La condizione
cot ϑ = 2.5 è invece quella che fa ottenere il minimo quantitativo di staffe.

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Questa osservazione è semplice da verificare se si osservano le Figure 6.15a,b. Nella


prima di esse è riportato il valore del taglio resistente del puntone compresso VRcd
normalizzato:
V Rcd
t Rcd = = 0.5 ⋅ α c ⋅ (cot ϑ + cot α ) sin 2 ϑ (6.35)
0.9bdf cd
al variare dell’angolo ϑ (tratto in grossetto continuo) e di diversi valori del taglio resistente
delle staffe VRsd normalizzato:

V Rsd As , w f yd , w
t Rsd = = (cot ϑ + cot α ) sin α (6.36)
0.9bd b ⋅ ∆x ⋅ f cd
al variare dell’angolo ϑ e della quantità di staffe (tratti sottili continui).
Si nota come, per angoli compresi nel range dato dalla normativa, che aumentando
l’angolo ϑ la resistenza delle bielle compresse t Rcd è sempre crescente, mentre decresce,
anche in modo significativo, la resistenza delle bielle tese t Rsd , qualsiasi sia la quantità di
staffe, indicato con ω. Analoghe considerazioni si possono fare se si esamina il grafico di
Figura 6.12b, in cui si osservano le variazioni di t Rcd e t Rsd al variare della cot ϑ .
Si può quindi, almeno in teoria, individuare per quale valore di cot ϑ si giunge alla
condizione di “rottura bilanciata”, ovvero alla crisi contemporanea delle bielle tese e delle
compresse. Questo può essere fatto ponendo VRcd = VEd . Ponendo VRcd = VEd nel caso di
staffe (α = 90°) si ottiene:
0 .9 d
(cot ϑ ) = 0.9bd ⋅ f cu ⋅ (cot ϑ2)
( )
As , w f yd , w (6.37)
∆x 1 + cot ϑ
Semplificando e ricavando cot ϑ si ottiene:

Figura 6.15. (a) variazione di tagli resistenti in funzione dell’angolo ϑ e (b) della cotangente dell’angolo ϑ.
[da Manfredi, Cosenza, Pecce]

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b ⋅ ∆x ⋅ f cu
cot ϑ = ⋅ −1 (6.38)
As , w f yd , w

ovvero:

0 .5 ⋅ α x
cot ϑ = ⋅ −1 (6.39)
ρ M ,w
essendo:
As , w f yd , w
ρ M ,w = (6.40)
b ⋅ ∆x ⋅ f cu
la percentuale meccanica di armatura trasversale.
Per sezioni con dimensioni correnti, però accade spesso che l’angolo così ricavato sia
minore di 21.8° ( cot ϑ >2.5). Per tale motivo è in genere più veloce valutare se con un
angolo tale per cui cot ϑ =2.5 il puntone di calcestruzzo è verificato; se la risposta è
affermativa, si utilizza ancora tale angolo per valutale l’adeguatezza dell’armatura
trasversale. In caso contrario, si può valutare la condizione ottimale ricavando cot ϑ dalla
(6.39).

6.3.4 Il problema di Verifica e di Semi-progetto nei confronti dell’azione


tagliante
Per la sollecitazione di taglio sono significativi il problema di verifica e di
sempiprogetto. Nel primo sono noti sia le caratteristiche geometriche della trave che le
armature; nel secondo sono note le caratteristiche dimensionali della trave ma occorre
calcolare il quantitativo di armatura trasversale (area delle staffe e/o passo delle staffe). Il
problema di progetto è nella pratica non significativo, in quanto le dimensioni della sezione
sono note in quanto si è certamente progettata la sezione per la sollecitazione di flessione.
Nel problema di verifica, occorre controllare che:
VEd < VRd 1 , (6.41)
mediante la (6.1) nel caso in cui non siano presenti staffe (come, ad esempio accade per i
travetti di solaio). La verifica è posta controllando che:
VEd < min (VRcd , V Rsd ) , (6.42)
se sono presenti staffe, valutando VRcd e VRcd mediante le (6.20), (6.23).
Nel problema di semiprogetto, invece si opera seguendo la seguente procedura. Date
le caratteristiche geometriche della trave si controlla, in primo luogo, se il solo
calcestruzzo con l’armatura longitudinale (senza il contributo delle staffe) è in grado di
sopportare lo sforzo di taglio di progetto (equazione (6.1)). Se sì, sarà necessario disporre
la sola armatura minima da normativa. Altrimenti, se sono presenti tratti di trave per i quali

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il taglio sollecitante supera il taglio resistente dato dalla (6.1), si dovranno prevedere e
calcolare apposite staffe che garantiscano l’adeguata resistenza a taglio. Si verifica con la
(6.20) la capacità resistente dei puntoni scegliendo, ad esempio cot ϑ = 2.5 . Se con tale
angolo vengono verificate le bielle compresse di calcestruzzo, allora è possibile calcolare il
quantitativo di armatura trasversale prediligendo l’economicità; il quantitativo di staffe
minimo richiesto si ottiene invertendo la (6.23) per ricavare l’area di staffe As , w o il passo
∆x . Si noti che non è possibile determinare entrambe ma una delle due quantità va scelta,
l’altra ricavata. Tipicamente si decide a priori il diametro delle staffe (e, di conseguenza,
l’area) per ricavare il passo ∆x . Nel caso di staffe dalla (6.23) si ottiene:
0 .9 d
∆x = Asw f ydw cot ϑ (6.43)
V Ed
Se accade che il calcestruzzo non sia verificato avendo assunto cot ϑ = 2.5 , occorre
individuare per quale valore di cot ϑ si giunge alla crisi delle bielle compresse. Ponendo
VRcd = VEd si ottiene cot ϑ dalla (6.39) e si progettano le staffe con tale valore di cot ϑ .

Si riportano infine i minimi di armatura trasversale che l’NTC2008 impone per le


travi. La quantità ed il passo delle staffe devono soddisfare alle seguenti condizioni:

 Asw ≥ 1.5b mm 2 /m

 ∆x ≤ 0.8d (6.44)
almeno 3 staffe al metro

in cui si è fatto uso della consueta notazione.
Per i pilastri, l’armatura minima è posta pari a:

 φ staffe ≥ 6 mm
φ
 staffe ≥ 1 4 φbarre long ,max
 (6.45)
 ∆x ≤ 12 φbarre long ,min
 ∆x ≤ 250 mm

6.3.5 Traslazione del momento flettente


La formazione di fessure inclinate di un angolo ϑ rispetto all’asse dell’elemento
comporta un aggravio dello stato tensionale dell’armatura tesa longitudinale. Con
riferimento alla Figura 6.13, si vede che, in realtà, l’armatura è soggetta allo sforzo Ss in
una sezione che è “spostata” rispetto alla sezione in cui si effettua la verifica a flessione
(sezione “1”), di una quantità pari a:
a = 0.9d ⋅ cot ϑ (6.46)

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Per questo motivo, nella sezione “2”, deve essere presente una quantità di armatura
che non è direttamente in relazione al momento M2 della sezione “2”, bensì a quanto
accade nella sezione “1” (che ha momento M1 > M2). Per tenere in conto di tale fenomeno
in fase di progettazione, è comodo traslare il diagramma del momento flettente di una
quantità pari a a, per tenere in conto di questo fenomeno e, conseguentemente, progettare
l’armatura della sezione “2” con il momento delle sezione “1”.

"2" "1"

Rc
V z = 0.9d

Rs
V a =z cot θ.

M2
M1

Figura 6.16. Forze agenti su una porzione di trave in c.a. fessurata a taglio.

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7 LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI
TRAVI E PILASTRI IN C.A.

7.1 INTRODUZIONE

La progettazione viene sempre effettuata seguendo le seguenti fasi:


1. Analisi dei carichi sulla struttura;
2. Calcolo delle azioni di progetto sull’elemento strutturale (o sugli elementi
strutturali);
3. Calcolo delle sollecitazioni (Momento flettente, Taglio e Sforzo Normale)
4. Si valuta quali sono le sezioni significative per il progetto e/o la verifica;
5. Si effettua un dimensionamento della sezione (problema di progetto o
semiprogetto)
6. Si effettua le verifiche a Flessione (o presso-flessione) e a Taglio.
In particolare, per le travi occorre sempre effettuare verifiche a flessione e a taglio;
per quanto riguarda la flessione, anche se a rigore sarebbero necessarie più verifiche per
rendere economica la struttura, è indispensabile analizzare almeno 2 sezioni: la sezione con
massimo momento positivo e la sezione con massimo momento negativo. Per quanto
riguarda il taglio, solitamente può bastare la verifica della sezione in cui è presente il taglio
massimo (se la sezione della trave è costante). Nel dettaglio la procedura di progetto e
verifica prevede:
a) Il pre-dimensionamento o il dimensionamento della sezione;
b) Il progetto delle armature longitudinali per flessione;
c) Controllo dei minimi imposti dalla normativa
d) Verifiche a flessione;
e) Verifiche a Taglio.
f) Controllo della quantità minima di staffe richiesta dalla normativa.
Per i pilastri, invece, si risolve il problema di verifica, considerando la sezione
maggiormente sollecitata. Anche in questo caso, a rigore, occorrerebbe effettuare più
verifiche considerando le diverse condizioni di sollecitazione a cui il piastro è soggetto. Il
procedimento di verifica vede quindi determinazione del dominio M-N e la verifica a
Taglio.

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 103/139


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7.2 ESERCIZIO 1: PROGETTO E VERIFICA DI UNA TRAVE IN


ALTEZZA

Data la struttura rappresentata in Figura 7.1, dimensionare e verificare la travata


indicata in grossetto. La struttura è una parte interna di un edificio di nuova costruzione
che sarà adibito a banca. La travata può essere schematizzata su tre appoggi (si veda la lo
schema 2 di figura 7.1). I carichi permanenti possono essere ricavati considerando che il
solaio sarà realizzato in latero-cemento e sono previsti i carichi permanenti portati
coerentemente con quanto previsto nel progetto architettonico (e riportati in Figura 7.1 –
schema 3). La trave è in altezza e ne è nota solamente la base (30 cm).
3,5 4,6

accidentale: Banca
Categoria C1
pavimento
sottofondo/caldana: 3 cm
4,2

Trave oggetto massetto: 10 cm


di progettazione

Figura 1
intonaco: 1 cm
5,3

Trave in altezza
H=?

Figura 2
3,5 4,6 30

Figura 7.1..Pianta dell’edificio con indicato lo schema statico ed i carichi sul solaio

SVOLGIMENTO:
Si effettua in primo luogo l’analisi dei carichi, per ottenere il carico di progetto con
cui calcare le sollecitazioni (Momento e Taglio). Si effettua quindi il dimensionamento
della sezione; successivamente si calcolano le armature per flessione in due sezioni
significative (massimo momento positivo e massimo momento negativo) e si effettua la
verifica a taglio.

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 104/139


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7.2.1 Analisi dei carichi


Si analizzano nel seguito i carichi agenti sulla trave.

TIPO DI CARICO Peso Specifico Spessore Carico


Peso proprio del solaio - - 3.00 kN/m2
Sottofondo alleggerito per impianti 12.00 kN/m3 0.10 1.20 kN/m2
Caldana per pavimentazioni 24.00 kN/m3 0.03 0.72 kN/m2
Pavimento - - 0.34 kN/m2
Intonaco (sotto al solaio) 24.00 kN/m3 0.01 0.24 kN/m2
TOTALE PERMANENTI 5.50 kN/m2
Tramezzi (ripartiti) - - 0.80 kN/m2
TOTALE PERMANENTI 6.30 kN/m2

Stima del peso proprio della trave - - 3.75 kN/m

Carico Variabile (Banca) – cat. C1 - - 3.00 kN/m2


TOTALE VARIABILI 3.00 kN/m2

La stima del peso proprio della trave è stata effettuata considerando una trave 30x50
e considerando il peso specifico del calcestruzzo γ = 25.00 kN/m3:
peso proprio trave = 0.30⋅0.50⋅25.00 = 3.75 kN/m
Si noti che, ovviamente, il peso proprio della trave è espresso come carico a metro
lineare (e non a metro quadrato).

7.2.2 Calcolo del carico di progetto


Dato che si vuole effettuare la progettazione nei confronti dello Stato Limite Ultimo,
occorre fattorizzare i carichi, secondo la “combinazione fondamentale”
Qd = ∑ γ G G k + γ 1Q Q1k + ∑ γ iQ ψ oi Qik

con γ G = 1.3 coefficiente parziale di amplificazione dei carichi “permanenti di entità


certa” , γ G = 1.5 coefficiente parziale di amplificazione dei carichi “permanenti di entità
incerta” e γ Q = 1.5 coefficiente parziale di amplificazione dei carichi variabili.
Spesso si considerano i tramezzi come “permanenti di entità incerta”, in quanto
possono frequentemente essere modificati, anche in fase di progetto. Nel caso in esame, si
ottiene:
Qd = 1.3 ⋅ 5.50 + 1.5 ⋅ 0.80 + 1.5 ⋅ 3.00 = 12.85 kN/ m 2
Il carico per metro lineare di lunghezza è ottenuto moltiplicando il carico a metro
quadrato per la larghezza di influenza della trave:

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 105/139


Dispense del corso di Tecnica delle Costruzioni – Ing. Loris Vincenzi 07/10/2013

i i   5 .3 4 .2 
qd = Qd ⋅  1 + 2  = 12.85 ⋅  +  = 61.0 kN/m
2 2  2 2 
A questo carico va infine sommato anche il (presunto) peso proprio della trave:
qd = 61.0 + 3.75 ≅ 65 kN/ m

7.2.3 Calcolo delle sollecitazioni


Per il calcolo delle sollecitazioni si utilizza il metodo dell’Equilibrio (o metodo degli
spostamenti).
Vengono riportati nel seguito solo i risultati e l’andamento dei diagrammi del
momento flettente e del taglio.

 3EI 
− qd l2
2
 qd l2 2 qd l12   l2  = 141 kNm
M = − −   3EI
Ed
8 8 8 + 3 EI 
  l1 l2 

− 2
+ M Ed q l
M Ed ,1 = − d 1 = 30 kNm
2 8
− 2
+ M Ed q l
M Ed ,2 = − d 2 = 102 kNm
2 8

qd l1 M Ed
VEd ,1 = − = 74 kN
2 l1


qd l1 M Ed
VEd , 2 = + = 154 kN
2 l1


q d l2 M Ed
VEd ,3 = + = 180 kN
2 l2


qd l2 M Ed
VEd , 4 = − = 119
2 l2

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 106/139


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Figura 7.2.. Diagramma del Momento e del Taglio per la trave oggetto di progettazione

7.2.4 Dimensionamento della trave in altezza


Per dimensionare la sezione è possibile seguire diverse procedure.
In ogni caso, ogni procedimento di progetto è caratterizzato dal determinare le
quantità minime ponendo:
M Ed = M Rd
Nel caso in esame, il dimensionamento della sezione DEVE eseere ovviamente
effettuato partendo dal momento maggiore in senso assoluto (quello con “modulo”
maggiore, a prescindere che esso sia positivo o negativo).

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 107/139


Dispense del corso di Tecnica delle Costruzioni – Ing. Loris Vincenzi 07/10/2013

Per questa struttura occorre quindi considerare:

M Ed = M Rd =141 kNm = 141 ⋅ 10 6 Nmm


Per la trave in oggetto, in cui è nota la base b, è necessario in primo luogo
determinare l’altezza H o l’altezza utile d.
Per quanto possibile, si consiglia di procedere scegliendo un valore del coefficiente µ
nel range 0.15÷0.25. Nel caso in esame si sceglie un valore µ=0.22. Dalla definizione del
coefficiente µ:
M Rd
µ=
bd 2 f cd
si ricava l’altezza utile d, note le caratteristiche dei materiali:

M Sd 141 ⋅ 10 6
d= = = 388 mm
µbf cd 0.22 ⋅ 300 ⋅ 14.2
[nota: per uniformità con le unità di misura, occorre mettere il momento in (Nmm)].
Supponendo un copriferro di 40 mm sia per l’armatura tesa che per quella
compressa, l’altezza complessiva della sezione risulta pari a:
H = 388 + 40 = 428 mm.
Si adotta quindi una trave in altezza 30x45 con altezza H pari a 450 mm e altezza
utile pari d a 410 mm
30
4
45
37
4

Figura 7.3.. Sezione della trave

7.2.5 Progetto delle armature per flessione a momento negativo


Si esegue il progetto delle armature per flessione a momento negativo ( M Ed =141
kNm)

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 108/139


Dispense del corso di Tecnica delle Costruzioni – Ing. Loris Vincenzi 07/10/2013

Essendo il momento negativo, le fibre tese sono quelle superiori e quelle compresse
quelle inferiori (si veda la figura 7.4). Pertanto, volendo essere coerenti con la notazione
utilizzata fino ad ora, occorre indicare con As l’armatura tesa e quindi quella posta al
lembo superiore, mentre si indicherà con A' s l’area di armatura inferiore, in quanto
compressa.

As

41
45
4

A's
30

Figura 7.4.. Sezione con indicazione di armatura tesa e compressa

Si calcola il momento adimensionale µ con le effettive dimensioni della sezione:

M Rd 141 ⋅ 106
µ= = =0.197
bd 2 f cd 300 ⋅ 4102 ⋅ 14.2
Occorre scegliere il valore del rapporto β tra l’area di armatura compressa rispetto a
quella tesa.
Per travi in spessore di solaio (si veda nel seguito) è necessario introdurre una
quantità significativa di armatura compressa per limitare le dimensioni della base b della
trave, potendo così potenzialmente raggiungere una elevata risultante delle compressioni
anche senza una eccessiva base b della trave. Questo rapporto β è quindi
significativamente alto, con valori tipici pari a β = 0.8÷1.0.
Per le travi in altezza, come quella oggetto di progettazione, non è necessario avere
percentuali significative di armatura compressa; sfruttando a pieno l’altezza della trave si
possono ottenere momenti flettenti resistenti significativi anche con risultanti delle
compressioni più ridotte (grazie al fatto che aumenta il braccio delle coppia interna).
Normalmente tale rapporto è scelto nel range β = 0.2÷0.5. Nel caso in esame si sceglie
quindi il rapporto β pari a 0.20.
È possibile quindi ricavare la percentuale meccanica di armatura ρ M dalla formula
(4.24):

ρM =
1 
(1 − βξ') − (1 − βξ')2 − 2µ(1 − β)2  =
(1 − β)2  

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 109/139


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=
1 (1 − 0.2 ⋅ 0.1) − (1 − 0.2 ⋅ 0.1)2 − 2 ⋅ 0.197 ⋅ (1 − 0.2 )2  = 0.217
(1 − 0.2)2  

d ' 40
dove ξ' = = ≅ 0.1
d 410
Dalla definizione di ρ M (equazione 4.9) si ricava l’armatura tesa minima necessaria:

As f yd bdf cd 300 ⋅ 410 ⋅ 14.2


ρM = As = ρ M = 0.217 = 970 mm 2 = 9.70 cm 2
bdf cd f yd 391
Il minimo di armatura longitudinale per le travi è imposta nell’NTC2008 pari a
1.4
≤ ρG
f yk

essendo ρG la percentuale geometrica di armatura tesa:

As
ρG =
bd
Di conseguenza si ricava che:
1.4 1.4 A 1 .4
= ≤ ρG = s As ,min = bd = 0.3%bd = 0.3% ⋅ 300 ⋅ 410 = 370 mm 2
f yk 450 bd 450
Si dispongono i reggistaffa (2 inferiormente e 2 superiormente) su tutta la lunghezza
della trave in modo tale da soddisfare la richiesta di armatura minima presente in
normativa. L’area dei reggi staffa deve essere quindi maggiore di 3.70 cm2. Si sceglie di
porre 2φ16 inferiormente e 2φ16 superiormente, con area di:
Areggist. (2φ16) = 4.02 cm 2 (402 mm 2 )

Per quanto calcolato, sono però necessari, in zona tesa, almeno 9.70 cm2. Si deve
aggiungere una armatura integrativa con area almeno pari a:
Aagg. = 9.70 – 4.02 = 5.68 cm 2 (568 mm 2 )
Si dispongono in aggiunta 2φ20, che hanno area:
Aagg. (2φ20) = 6.28 cm 2 (628 mm 2 )
In definitiva, l’armatura tesa è formata da 2φ16 + 2φ20, con area complessiva pari a:
As = Areggist + Aagg = A(2φ16 + 2φ20) = 402 + 628 = 1030 mm 2
che è maggiore di quanto richiesto, ovvero di 970 mm2.
L’armatura compressa è nota avendo fissato β:

A's = β As = 0.20⋅1030 = 206 mm 2

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 110/139


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Dato che l’area dei reggistaffa è già maggiore di quanto richiesto, non occorre
aggiungere armatura.
La sezione vede quindi 2φ16 al lembo inferiore (armatura compressa) e 2φ16 + 2φ20
al lembo superiore (armatura tesa). Uno schema della sezione ottenuta è riportata in Figura
7.5

2Ø20
As 2Ø16
41

41
45

45
2Ø16

7,1
4

4
A's
30 30

Figura 7.5.. Sezione con indicazione dell’armatura tesa e compressa ottenute dal dimensionamento

7.2.6 Verifica a momento negativo.


Si effettua ora la verifica. Si calcolano preventivamente il rapporto effettivo tra
armatura compressa e tesa βeff , la percentuale meccanica effettiva ρ M , eff e il copriferro
adimensionale ξ' :

A's A(2φ16) 402


βeff = = = = 0.40
As A(2φ16 + 2φ20) 1030

As f yd 1030 ⋅ 391
ρ M ,eff = = = 0.230
bdf cd 300 ⋅ 410 ⋅14.2

d ' 40
ξ' = = = 0.10
d 410
Supponendo che sia l’armatura tesa che quella compressa siano snervate, si calcola la
posizione dell’asse neutro adimensionale:

= 1.25ρ M , eff (1 − βeff )= 1.25 ⋅ 0.230 ⋅ (1 − 0.40) = 0.173


x
ξ=
d
corrispondente ad un valore di x pari a:
x = ξd = 0.173⋅410 = 71 mm

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 111/139


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Nota la posizione dell’asse neutro si verifica se le armature tesa e compressa sono


effettivamente snervate, mediante una proporzione che è conseguenza dell’ipotesi di
conservazione delle sezioni piane:
d−x 1− ξ
ε s = 3 .5 ‰ oppure ε s = 3 .5 ‰
x ξ

x − d' ξ − ξ'
ε ' s = 3 .5 ‰ oppure ε ' s = 3 .5 ‰
x ξ
da cui si ricava:
ε s = 16.7‰ , ε's = 2.71‰
Essendo entrambe le deformazioni superiori all’ 1.96 ‰, entrambe le armature sono
snervate e quindi le ipotesi fatte sono corrette. Si può quindi calcolare il momento flettente
resistente in forma adimensionale:

= ρ M [1 − 0.4ξ(1 − β) − βξ'] = 0.230 ⋅ [1 − 0.4 ⋅ 0.173 ⋅ (1 − 0.40) − 0.40 ⋅ 0.10] =


M rd
µ=
bd 2 f cd
0.211
da cui:

M rd = µbd 2 f cd = 0.211 ⋅ 300 ⋅ 410 2 ⋅ 14.2 = 152 ⋅ 106 Nmm = 152 kNm
Oppure direttamente in forma dimensionale:
M rd = As f yd (d − 0.4 x ) + A's f yd (0.4 x − d ') =
1030 ⋅ 391 ⋅ (410 − 0.4 ⋅ 71) + 402 ⋅ 391 ⋅ (0.4 ⋅ 71 − 40) = 152 ⋅ 106 Nmm = 152 kNm
Essendo
M rd = 152 kNm > M Ed = 141 kNm
la verifica è soddisfatta.

7.2.7 Progetto delle armature per flessione a momento positivo


Il momento sollecitante è pari a M Ed =102 kNm. Per definizione di momento
positivo, le fibre tese sono quelle inferiori e quelle compresse quelle superiori (si veda la
Figura 7.6). Al contrario di quanto accade per il momento negativo, per essere coerenti con
la solita notazione, occorre indicare con As l’armatura tesa e quindi quella posta al lembo
inferiore mentre si indicherà con A' s l’area di armatura superiore, in quanto compressa.

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 112/139


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30

A's

4
45
41
As

Figura 7.6.. Sezione con indicazione di armatura tesa e compressa

La procedura è la medesima mostrata per il momento negativo. Si calcola il


momento adimensionale µ con le effettive dimensioni della sezione:

M Rd 102 ⋅ 10 6
µ= = =0.142
bd 2 f cd 300 ⋅ 410 2 ⋅ 14.2
Si sceglie il rapporto β pari a 0.40
[NOTA 1: si noti che con l’armatura minima si era già ottenuto un β effettivo =0.40. Dato
che il momento positivo ha valore assoluto inferiore di quello negativo, certamente
l’armatura tesa risulterà minore; di conseguenza, a parità di armatura compressa, il
coefficiente β tende ad essere maggiore di quanto effettivamente trovato precedentemente
(β=0.40). Non è noto “quanto maggiore”, ma non ha senso porre β minore di 0.40].
È possibile quindi ricavare la percentuale meccanica di armatura ρ M dalla (4.24):

ρM =
1 
(1 − βξ') − (1 − βξ')2 − 2µ(1 − β)2  =
(1 − β)2  

=
1 (1 − 0.4 ⋅ 0.1) − (1 − 0.4 ⋅ 0.1)2 − 2 ⋅ 0.142 ⋅ (1 − 0.4 )2  = 0.152
(1 − 0.4) 2  

d ' 40
dove ξ' = = ≅ 0.1
d 410
Dalla definizione di ρ M (equazione 4.9) si ricava l’armatura tesa minima necessaria:

As f yd bdf cd 300 ⋅ 410 ⋅ 14.2


ρM = As = ρ M = 0.152 = 680 mm 2 = 6.80 cm 2
bdf cd f yd 391

Si era sceglielto di porre 2φ16 inferiormente e 2φ16 superiormente, con area di:
Areggist. (2φ16) = 4.02 cm 2 (402 mm 2 )

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Per quanto calcolato, sono necessari, in zona tesa, almeno 6.80 cm2. Si deve
aggiungere una armatura integrativa con area almeno pari a:
Aagg. = 6.80 – 4.02 = 2.78 cm 2 (278 mm 2 )
Si dispongono in aggiunta 2φ16, che hanno area:
Aagg. (2φ16) = 4.02 cm 2 (402 mm 2 )
In definitiva, l’armatura tesa è formata da 4φ16 con area complessiva pari a:
As = Areggist + Aagg = A(2φ16 + 2φ16) = 804 mm 2
(maggiore di quanto richiesto, ovvero di 680 mm2).
L’armatura compressa è nota avendo fissato β:
A's = β As = 0.40⋅804 = 322 mm 2
Dato che l’area dei reggistaffa è già maggiore di quanto richiesto (come ci si
aspettava, si deva la nota 1), non occorre aggiungere armatura.
La sezione vede quindi 2φ16 al lembo superiore (armatura compressa) e 4φ16 al
lembo inferiore (armatura tesa). La sezione ottenuta è riportata nella Figura 7.7

30 30

A's
4

2Ø16
45

45
41

41

As 4Ø16

Figura 7.7.. Sezione con indicazione dell’armatura tesa e compressa ottenute dal dimensionamento

7.2.8 Verifica a momento positivo.


Si effettua ora la verifica nota l’armatura calcolata al paragrafo precedente. Si
calcolano preventivamente il rapporto effettivo tra armatura compressa e tesa βeff , la
percentuale meccanica effettiva ρ M , eff e il copriferro adimensionale ξ' :

A's A(2φ16)
βeff = = = 0.50
As A(4φ16)

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As f yd 804 ⋅ 391
ρ M ,eff = = = 0.178
bdf cd 300 ⋅ 410 ⋅ 14.2

d ' 40
ξ' = = = 0.10
d 410
Supponendo che sia l’armatura tesa che quella compressa siano snervate, si calcola la
posizione dell’asse neutro adimensionale:

= 1.25ρ M ,eff (1 − β eff ) = 1.25 ⋅ 0.178 ⋅ (1 − 0.50 ) = 0.112


x
ξ=
d
Corrispondente ad un valore di x pari a:
x = ξd = 0.112 ⋅ 410 = 46 mm
Si noti che la posizione dell’asse neutro è poco al di sotto dell’armatura compressa.
Come riportato nel seguito, questo fa si che presumibilmente la deformazione ε' s risulterà
minore della deformazione di snervamento.
Mediante una proporzione derivante dall’ipotesi di conservazione delle sezioni piane
si verifica se le armature tesa e compressa sono effettivamente snervate:
d−x 1− ξ
ε s = 3 .5 ‰ oppure ε s = 3 .5 ‰
x ξ

x − d' ξ − ξ'
ε ' s = 3 .5 ‰ oppure ε ' s = 3 .5 ‰
x ξ
da cui si ricava:
ε s = 27‰ , ε' s < 1‰
La deformazione dell’armatura compressa è minore dell’ 1‰ e quindi decisamente
inferiore della deformazione di snervamento pari all’ 1.96 ‰. Quando la posizione
dell’asse neutro è così alta (valori di ξ < 0.12÷0.14) e/o le armature compresse sono NON
snervate (nota: accade anche quando β = 0.8÷1.0), è possibile approssimare il braccio della
coppia interna a 0.9 volte d, effettuando la verifica come segue:

M rd ≅ As f yd 0.9d = 804⋅391⋅0.9⋅410 = 116 ⋅ 106 Nmm = 116 kNm


Essendo:
M rd = 116 kNm > M Ed = 102 kNm
la verifica è soddisfatta.

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7.2.9 Verifica a taglio


La verifica a taglio si esegue controllando, in primo luogo, se il solo calcestruzzo con
l’armatura longitudinale, senza il contributo delle staffe, è in grado di sopportare lo sforzo
di taglio di progetto.
Se sì, sarà necessario disporre la sola armatura minima da normativa; in alternativa,
nelle zone in cui il taglio sollecitante supera questo taglio resistente, si dovranno prevedere
e calcolare apposite staffe che garantiscano l’adeguata resistenza a taglio.
Per valutare la resistenza a taglio di elementi senza staffe, la normativa propone la
formulazione (equazione (6.1)):

 0.18
VRd 1 = 
1/ 3 
[
k (100ρ G f ck ) + 0.15σ cp bd = ν + 0.15σ cp bd ]
 γC 
nella quale:

200
k = 1+
d

As
ρG =
bd
La quantità ν, presente dentro la parentesi quadra deve, per normativa essere
superiore a:

v min = 0.035k 3 / 2 f ck
1/ 2

Effettuando i calcoli si ottiene:

200 200
k = 1+ =1 + = 1.7
d 410

As 402
ρG = = = 0.33%
bd 300 ⋅ 410

k (100ρ G f ck ) = 1.7(0.33 ⋅ 25) = 0.41 N/mm 2


0.18 0.18
ν=
1/ 3 1/ 3

γC 1 .5

v min = 0.035k 3 / 2 f ck = 0.035 ⋅ 1.7 3 / 2 251 / 2 = 0.39 N/mm 2


1/ 2

Dato che ν è maggiore del minimo, il taglio resistente è pari a:


VRd 1 = ν bd = 0.41 ⋅ 300 ⋅ 410 = 50400 N = 50.4 kN.
Nella quale si è omesso il contributo dello sforzo di compressione in quanto lo sforzo
normale non è presente.

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Nelle zone in cui VEd ≤ VRd 1 , è sufficiente disporre l’armatura minima. Questa deve
soddisfare le seguenti condizioni:

 Asw ≥ 1.5b mm 2 /m

 ∆x ≤ 0.8d
almeno 3 staffe al metro

Se si sceglie di utilizzare staffe φ8 a due braccia (tipico per le travi in altezza), l’area
Asw di ogni staffa è data da:

Asw = nbraccia ⋅ Asw


*

ovvero moltiplicando l’area di ogni singolo braccio per in numero delle braccia. Nel caso
in esame, per staffe φ8 a due braccia Asw è data da:

Asw = 2 ⋅ 50 = 100 mm 2
La prima relazione impone che siano presenti almeno 450 mm2 per ogni metro di
lunghezza:

Asw ≥ 1.5 ⋅ 300 = 450 mm 2 /m ;


di conseguenza, considerando che ogni staffa ha area di 100 mm2, si ottiene il passo
massimo:

Asw 450mm 2 Asw 100


= ∆x = = = 0.22m
∆x 1m 450mm 2
450
ovvero passo massimo 220 mm.
La seconda condizione implica:
∆x ≤ 0.8d = 0.8 ⋅ 410 = 328 mm;
la terza, invece:
∆x ≤= 330 mm
Globalmente le condizioni impongono:

∆x ≤ 220mm

∆x ≤ 328mm
∆x ≤ 330mm

La staffatura minima da porsi sarà quindi di st φ8 / 20
Nelle zone in cui V Ed > V Rd 1 , è necessario valutare una specifica armatura a
taglio. Si valuta la sezione più gravosa, a cui corrisponde un taglio sollecitante V Ed = 180
kN.

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 117/139


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Si verifica la capacità resistente dei puntoni di calcestruzzo inclinati dell’angolo ϑ e,


successivamente, si progetta l’armatura imponendo VRsd = VEd .
La capacità resistente dei puntoni di calcestruzzo è pari a:

VRcd = 0.9bd (0.5 f cd )


1
1
+ cot ϑ
cot ϑ
nella quale si è già posto cot α = 0 (per le staffe α = 90° ) e la tensione ultima dei puntoni
di calcestruzzo pari a 0.5 f cd . L’inclinazione del puntone la si può scegliere nel range:

1.0 ≤ cot ϑ < 2.5


Se si sceglie cot ϑ = 2.5 (traliccio con puntoni molti inclinati) le bielle di
calcestruzzo sono molto più sollecitate rispetto ad adottare un’inclinazione caratterizzata
da cot ϑ = 1.0 ( ϑ = 45°). Per contro, con cot ϑ = 1.0 sono più sollecitate le bielle tese
formate dalle staffe; per poter sopportate questa maggior carico, è necessario aumentare il
quantitativo di staffe ad esempio riducendone il passo. La condizione cot ϑ = 2.5 è invece
quella che fa ottenere il minimo quantitativo di staffe.
Per questa ragione si sceglie di adottare cot ϑ = 2.5 . Se con tale angolo vengono
verificate le bielle compresse di calcestruzzo, allora è possibile limitare il quantitativo di
armatura trasversale prediligendo l’economicità; se questo non accade, occorre individuare
per quale valore di cot ϑ si giunge alla crisi delle bielle compresse (ponendo VRcd = VEd ) e
progettando le staffe con tale valore di cot ϑ . In questo caso ci si pone in una condizione di
“rottura bilanciata”, ovvero di crisi contemporanea di puntoni di calcestruzzo e staffe.
Nel caso in esame, si verifica cosa accade alle bielle di calcestruzzo per un angolo
tale per cui cot ϑ = 2.5 . Ne deriva che il taglio resistente delle bielle compresse è dato da:

VRcd = 0.9bd (0.5 f cd ) = 0.9 ⋅ 300 ⋅ 410 ⋅ (0.5 ⋅ 14.2 )


1 1
= 271000 N = 271
1 1
+ cot ϑ + 2.5
cot ϑ 2.5
kN.
Dato che:
VRcd = 271 kN >> VEd = 180 kN
la verifica è ampiamente soddisfatta. Ne consegue che cot ϑ = 2.5 può essere utilizzato per
il calcolo delle staffe.
La resistenza delle bielle tese (staffe) è data da:

V Rsd = Asw f ydw


0 .9 d
(cot ϑ + cot α )sin α .
∆x
Per staffe ( α = 90° ), si semplifica nella seguente forma:

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 118/139


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0 .9 d
V Rsd = Asw f ydw cot ϑ
∆x
Il passo massimo di staffe è ottenuto imponendo VRsd = VEd

0 .9 d 0.9 ⋅ 410
∆x = Asw f ydw cot ϑ = 2 ⋅ 50 ⋅ 391 2.5 = 199 mm
V Ed 180 ⋅ 10 3
Si adotta quindi un passo di 150 mm (15 cm), ottenendo st φ8 / 15 . Questa armatura
la si pone in tutte le zone in cui V Ed > V Rd 1
[ NOTA “2” Per dovere di precisione, vale la pena di sottolineare quanto segue. Si
potrebbe calcolare, prima di qualsiasi altra cosa, qual è la staffatura minima imposta dalla
normativa. Con questo valore è possibile ottenere qual è il taglio massimo sopportabile con
queste staffe, che è pari a:
V Rd = min (V Rcd , V Rsd )
Ovviamente questo valore risulta maggiore di V Rd 1 , in quanto risente del beneficio dovuto
dalla presenza delle staffe. Il nelle zone in cui il taglio sollecitante eccede questo V Rd si
calcola il nuovo passo delle staffe. Nel problema oggetto della progettazione, risulterebbe
V Rd ≅ 178 kN. Di conseguenza, solo in una piccola parte di trave è assolutamente
necessario porre staffe st φ8 / 15 mentre nella restante è sufficiente porre st φ8 / 20 ]

7.3 ESERCIZIO 2: PROGETTO E VERIFICA DI UNA TRAVE IN


SPESSORE

Si supponga ora che, per lo stesso problema esposto nell’ESERCIZIO 1, fosse


richiesto la progettazione di una trave in spessore piuttosto che in altezza. Per questo tipo
di trave è tipicamente nota l’altezza ma non la base, da determinarsi. Nel seguito si esegue
il calcolo della trave in spessore sottoposta alle stesse sollecitazioni della trave in altezza
già calcolata.

7.3.1 Dimensionamento della trave in spessore


Si considerara:

M Ed = M Rd =141 kNm = 141 ⋅ 106 Nmm


Per la trave in oggetto, in cui è nota l’altezza H =25 cm, è necessario in primo luogo
determinare la base b. Supponendo un copriferro di 30 mm sia per l’armatura tesa che per
quella compressa, l’altezza utile della sezione risulta pari a:
d = 250 + 30 = 220 mm.

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 119/139


Dispense del corso di Tecnica delle Costruzioni – Ing. Loris Vincenzi 07/10/2013

Si consiglia di procedere scegliendo un valore del coefficiente µ maggiore rispetto al


caso della trave in altezza, ad esempio µ=0.25. Dalla definizione del coefficiente µ:
M Rd
µ=
bd 2 f cd
si ricava la base b, note le caratteristiche dei materiali:

M Sd 141 ⋅ 10 6
b= = = 820 mm
µd 2 f cd 0.22 ⋅ 220 2 ⋅ 14.2
Si adotta quindi una trave in spessore 85x25
3
25
19
3

85

Figura 7.8.. Sezione della trave

7.3.2 Progetto armature per flessione a momento negativo


Per definizione, se il momento è negativo, le fibre tese sono quelle superiori e quelle
compresse quelle inferiori (si veda la figura 7.9). Per tanto, volendo essere coerenti con la
notazione utilizzata fino ad ora, occorre indicare con As l’armatura tesa e quindi quella
posta al lembo superiore mentre si indicherà con A' s l’area di armatura inferiore, in quanto
compressa. Si calcola il momento adimensionale µ con le effettive dimensioni della
sezione:

As
22
25
3

A's
85

Figura 7.9.. Sezione con indicazione di armatura tesa e compressa

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 120/139


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M Rd 141 ⋅ 10 6
µ= = =0.241
bd 2 f cd 850 ⋅ 220 2 ⋅ 14.2
Occorre definire il valore del rapporto β tra l’area di armatura compressa rispetto a
quella tesa.
Per travi in spessore di solaio i valori tipici sono pari a β = 0.8÷1.0. Nel caso in
esame si sceglie quindi il rapporto β =1.0.
Non è possibile ricavare la percentuale meccanica di armatura ρ M dalla (4.24):

ρM =
1 
(1 − βξ') − (1 − βξ')2 − 2µ(1 − β)2 
(1 − β)2  

In quanto questa è definita quando l’armatura compressa è snervata. Se β =1.0


l’armatura compressa è sicuramente non snervata e ciò implica che la (4.24) non può
essere utilizzata. Ne trova conferma il fatto che a denominatore della (4.24) compare zero.
Si valuta la quantità di armatura necessaria tramite la relazione semplificata:
M Rd = As f yd 0.9d
ovvero:

M Rd 141 ⋅ 10 6
As = = = 1821 mm 2
f yd 0.9d 391 ⋅ 0.9 ⋅ 220
Con una relazione più accurata sarebbe risultato 1830 mm2. Il minimo di armatura
longitudinale per le travi è imposta nell’NTC2008 pari a:
1.4
≤ ρG
f yk

essendo ρG la percentuale geometrica di armatura tesa:

As
ρG =
bd
Di conseguenza si ricava che:
1.4 1.4 A 1 .4
= ≤ ρG = s As , min = bd = 0.3%bd = 0.3% ⋅ 850 ⋅ 220 = 561 mm 2
f yk 450 bd 450
Quindi si dispongono i reggistaffa (4 inferiormente e 4 superiormente) in modo tale
che abbiano un’area maggiore di 5.61 cm2. Si sceglie di porre 4φ14 inferiormente e 4φ14
superiormente, corrispondente ad un’area di:
A reggist. (2φ14) = 6.16 cm 2 (616 mm 2 )
Per quanto calcolato, sono però necessari, in zona tesa, almeno 18.21 cm2. Si deve
quindi aggiungere una armatura integrativa con area almeno pari a:

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 121/139


Dispense del corso di Tecnica delle Costruzioni – Ing. Loris Vincenzi 07/10/2013

Aagg. = 18.21 – 6.16 = 12.05 cm 2 (1205 mm 2 )


Si dispongono in aggiunta 5φ20, che hanno area:
Aagg. (5φ20) = 15.07 cm 2 (1507 mm 2 )
L’armatura tesa è formata da 4φ14 + 5φ20, con area complessiva pari a:
As = Areggist + Aagg = A(4φ14 + 5φ20) = 2187 mm 2
che è maggiore di quanto richiesto, ovvero di 1821 mm2. Avendo fissato β=1 ne consegue
che anche l’armatura compressa è pari a:
A' s = 2187 mm 2
In definitiva, la sezione vede 4φ14 + 5φ20 sia al lembo inferiore che al lembo
superiore. La sezione ottenuta è riportata in Figura 7.10

5Ø20
As 4Ø14
22

22
25

25
3

A's 4Ø14
85 5Ø20
85

Figura 7.10.. Sezione con indicazione dell’armatura tesa e compressa ottenute dal dimensionamento

7.3.3 Verifica a momento negativo.


Si effettua ora la verifica nota l’armatura calcolata al passo precedente. Si è scelto
β=1 (armatura compressa certamente non snervata) e quindi è possibile effettuare la
verifica mediante la formula semplificata:

M rd ≅ As f yd 0.9d = 2187⋅391⋅0.9⋅220 = 169.3 ⋅ 106 Nmm = 169 kNm


Con relazioni più accurate, che tengano in conto cioè la tensione effettiva
dell’acciaio compresso e del contributo del calcestruzzo in esplicito, si sarebbe ottenuto un
momento resistente pari a 168 kNm ed un braccio della coppia interna pari a 196 mm,
corrispondente a 0.893 volte l’altezza utile d (invece di 0.9). Dato che:
M rd = 169 kNm > M Ed = 141 kNm
la verifica è soddisfatta.

7.3.4 Progetto armature per flessione a momento positivo


Analogamente a quanto visto per il momento negativo, si fissa β =1.0.

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 122/139


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Si valuta la quantità di armatura necessaria tramite la relazione semplificata, noto il


momento sollecitante ( M Ed =102 kNm):

M Rd 102 ⋅ 10 6
As = = = 1318 mm 2
f yd 0.9d 391 ⋅ 0.9 ⋅ 220

Con riferimento a quanto già scelto precedentemente, si dispongono reggistaffa 4φ14


sia inferiormente che superiormente, con area di:
Areggist. (4φ14) = 6.16 cm 2 (616 mm 2 )
Si deve aggiungere una armatura integrativa con area almeno pari a:
Aagg. = 13.18 – 6.16 = 7.02 cm 2 (702 mm 2 )
Si dispongono in aggiunta 3φ20, che hanno area:
Aagg. (3φ20) = 7.62 cm 2 (9.42 mm 2 )
L’armatura tesa è formata da 4φ14 + 3φ20, con area complessiva pari a:
As = Areggist + Aagg = A(4φ14 + 3φ20) = 15.58 mm 2
che è maggiore di quanto richiesto, ovvero di 1318 mm2.
Avendo fissato β=1 ne consegue che anche l’armatura compressa è pari a:
A' s = 15.58 mm 2
In definitiva, la sezione vede 4φ14 + 3φ20 sia al lembo inferiore che al lembo
superiore. La sezione ottenuta è riportata in Figura 7.11.

85
85
3Ø20
A's 4Ø14
3

3
25

25
22

22

As 4Ø14
3Ø20

Figura 7.11.. Interpretazione dell’indice di affidabilità nel piano delle variabili gaussiane standardizzate

7.3.5 Verifica a momento positivo.


Si effettua ora la verifica nota l’armatura calcolata al passo precedente. Essendo β=1
(armatura compressa certamente non snervata), la verifica è effettuata mediante la formula
semplificata:

M rd ≅ As f yd 0.9d = 1558⋅391⋅0.9⋅220 = 120.6 ⋅ 106 Nmm = 120 kNm

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Dato che:
M rd = 120 kNm > M Ed = 102 kNm
la verifica è soddisfatta.

7.3.6 Verifica a taglio


La procedura è la medesima di quella esposta per la trave in altezza. Occorre
controllare se il solo calcestruzzo con l’armatura longitudinale, senza il contributo delle
staffe, è in grado di sopportare lo sforzo di taglio di progetto. Se sì, sarà necessario
disporre la sola armatura minima da normativa; in alternativa, nelle zone in cui il taglio
sollecitante supera questo taglio resistente, si dovrà prevedere e calcolare un apposito
quantitativo di staffe che garantiscano l’adeguata resistenza a taglio.
Per meglio fissare le idee, si intende però procedere seguendo quanto è indicato nella
“NOTA 2” di pag.119.
Si valuta l’armatura minima taglio, che deve soddisfare le seguenti condizioni:

 Asw ≥ 1.5b mm 2 /m

 ∆x ≤ 0.8d
almeno 3 staffe al metro

Se si sceglie di utilizzare staffe φ8 a quattro braccia (tipico per le travi in spessore
con base pari o superiore a 60 cm), l’area Asw di ogni staffa è data da:

Asw = nbraccia ⋅ Asw


*

Ovvero moltiplicando l’area di ogni singolo braccio per il numero delle braccia. Nel
caso in esame, per staffe φ8 a 4 braccia Asw è data da:

Asw = 4 ⋅ 50 = 200 mm 2
La prima relazione impone che siano presenti almeno 450 mm2 per ogni metro di
lunghezza:

Asw ≥ 1.5 ⋅ 850 = 1275 mm 2 /m


Di conseguenza, considerando che ogni staffa ha area di 200 mm2, si ottiene il passo
massimo:

Asw 1275mm 2 Asw 200


= ∆x = = = 0.157 m
∆x 1m 1275mm 2
1275
ovvero passo massimo 150 mm. La seconda condizione implica:
∆x ≤ 0.8d = 0.8 ⋅ 220 = 176 mm
La terza, invece:

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∆x ≤= 330 mm
Globalmente le condizioni impongono:

 ∆x ≤ 150mm

 ∆x ≤ 170mm
∆x ≤ 330mm

La staffatura minima da porsi sarà quindi di st φ8 (4braccia ) / 15 .
Non è corretto per travi di base così importanti utilizzare staffe a 2 braccia. Se si
vuole però vedere che cosa sarebbe accaduto con staffe a due braccia, sarebbe sufficiente
sostituire ad Asw il valore di 100 mm2. Si otterrebbe, dalla prima relazione, un passo
massimo di 75 mm, molto piccolo ed al limite della capacità di messa in opera (il minimo
in assoluto è considerato 50 mm, ma per brevi tratti di trave).
Si valuta quindi la resistenza a taglio della trave pensando di disporre solo l’armatura
minima. Si verifica la capacità resistente dei puntoni di calcestruzzo inclinati dell’angolo
ϑ:

VRcd = 0.9bd (0.5 f cd )


1
1
+ cot ϑ
cot ϑ
nella quale si è già posto cot α = 0 (per le staffe α = 90° ) e la tensione ultima dei puntoni
di calcestruzzo pari a 0.5 f cd . L’inclinazione del puntone la si può scegliere nel range:

1.0 ≤ cot ϑ < 2.5


Se si sceglie cot ϑ = 2.5 . Ne deriva che il taglio resistente delle bielle compresse è
dato da:

VRcd = 0.9bd (0.5 f cd ) = 0.9 ⋅ 850 ⋅ 220 ⋅ (0.5 ⋅ 14.2)


1 1
= 412000 N = 412
1 1
+ cot ϑ + 2.5
cot ϑ 2.5
kN.
Dato che:
VRcd = 412 kN >> VEd = 180 kN
la verifica è ampiamente soddisfatta. Ne consegue che cot ϑ = 2.5 può essere utilizzato per
il calcolo delle staffe. Per staffe st φ8 (4braccia ) / 15 ( α = 90° ), la resistenza delle bielle
tese è data da:
0 .9 d 0.9 ⋅ 220
V Rsd = Asw f ydw cot ϑ = 200 ⋅ 391 2.5 = 258000 N = 258 kN
∆x 150
Il taglio resistente è superiore al massimo taglio sollecitante:

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VRcd = 258 kN >> VEd = 180 kN


la verifica è ampiamente soddisfatta per il taglio massimo e, di conseguenza, lo è anche per
tutti i restanti tratti della trave caratterizzati da un taglio minore.
Per tale motivo la progettazione non necessita di un calcolo di un passo “raffittito”
per le zone a taglio più elevato. Si adottano ovunque st φ8 (4braccia ) / 15

7.4 ESERCIZIO 3: PROGETTO E VERIFICA DI UN TRAVETTO DI


SOLAIO IN LATEROCEMENTO

Si progetti il solaio dell’edificio di Figura 7.12 evidenziato con il rettangolo blu. Il


solaio è realizzato in latero-cemento armato gettato in opera. Le luci sono, rispettivamente
150 cm, 450 cm e 550 cm.

150
550
500

150 450 550 260 550 450 150

Figura 7.12.. Pianta dell’edificio con indicato il solaio da progettare

Il dimensionamento di massima del solaio è ottenuto assolvendo alle indicazioni


progettuali presenti nella circolare esplicativa all’NTC 2008 al paragrafo 4.1.9.1.2. In
particolare:
- Lo spessore della soletta deve essere maggiore di 40 mm
- La dimensione massima del blocco di laterizio non deve essere maggiore di 520 mm.
- L’interasse delle nervature deve essere non maggiore di 15 volte lo spessore della
soletta.
- La larghezza delle nervature deve essere non minore di 1/8 del loro interasse e
comunque non inferiore a 80 mm

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Si adotta quindi un solaio con le seguenti caratteristiche:


- spessore del solaio: H = 25 cm;
- spessore della soletta collaborante in calcestruzzo: s = 5 cm;
- altezza dei blocchi di laterizio: h = (H – s) = 20 cm;
- larghezza dei blocchi di laterizio: b = 40 cm;
- interasse delle nervature in c.a.: i = 52 cm;
- spessore delle nervature: d = 12 cm;
Con queste dimensioni risultano verificate le condizioni imposte dalla normativa in
quanto:
- Lo spessore della soletta (50 mm) è maggiore di 40 mm.
- La dimensione del blocco di laterizio (400 mm) è minore di 520 mm.
- L’interasse delle nervature è minore di 15 volte lo spessore della soletta; infatti
l’interasse risulta pari a 520 mm che è inferiore a 15·50 = 750 mm
- La larghezza delle nervature è maggiore di 1/8 del loro interasse; infatti l’interasse è
pari a 520 mm la larghezza della nervatura scelta (100 mm) è maggiore di 520 mm/8 =
65 mm.
- La larghezza delle nervature è maggiore a 80 mm.
Lo spessore complessivo del solaio (25 cm) è stato scelto con l’obiettivo di
mantenere limitate le frecce in esercizio. Infatti è buona norma (ma non obbligatorio)
scegliere un solaio che abbia una altezza complessiva non minore di un venticinquesimo
della lice massima:
1
H≥ L = 22 cm;
25
Se viene rispettata tale condizione, le deformazioni del solaio risultano essere in
genere accettabili.
Uno schema del solaio così dimensionato è riportato in Figura 7.13.

Figura 7.13.. Sezione del solaio

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 127/139


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7.4.1 Analisi dei carichi sul solaio


Si esegue l’analisi dei carichi sul solaio, sia per la parte interna dell’edificio, sia per
lo sbalzo (balcone), che, in quanto tale, ha carichi permanenti e accidentali diversi dalla
porzione interna all’edificio.

CARICHI PERMANENTI – solaio di civile abitazione


Peso proprio solaio (blocchi laterizio + soletta + nervature) 2.82 KN/m2
Intonaco (2 cm) 0.40 KN/m2
Pavimento (gress) 0.54 KN/m2
Sottofondo 0.54 KN/m2
Tramezzature 1.20 KN/m2
Totale permanenti (qp) 5.50 KN/m2
CARICHI VARIABILI
Sovraccarico ambienti civile abitazione 2.00 KN/m2
Totale variabili (qa) 2.00 KN/m2

CARICHI PERMANENTI - balcone


Peso proprio solaio (blocchi laterizio + soletta + nervature) 2.82 KN/m2
Intonaco (2 cm) 0.40 KN/m2
Pavimento (gress) 0.54 KN/m2
Sottofondo 0.54 KN/m2
Totale permanenti (qp) 4.30 KN/m2
CARICHI VARIABILI
Sovraccarico per balconi 4.00 KN/m2
Totale variabili (qa) 4.00 KN/m2

7.4.2 Azioni di calcolo agenti su ogni singola travetto


Si calcolano quindi le azioni su ogni singolo travetto.
Per quanto riguarda i carichi permanenti di entità certa nella zona “interna”:
q p = 4.30· i = 4.30· 0.52 = 2.24 KN/m fattorizzazione→ q p,d = 2.24· 1.3 = 2.91 KN/m
Per quanto riguarda i carichi permanenti di entità incerta nella zona “interna”:
q p = 1.20· i = 1.20· 0.52 = 0.62 KN/m fattorizzazione→ q p,d = 0.62· 1.3 = 0.81 KN/m
Per quanto riguarda i carichi permanenti di entità certa nella zona “balcone”:
q p = 4.30· i = 4.30· 0.52 = 2.24 KN/m fattorizzazione→ q p,d = 2.24· 1.3 = 2.91 KN/m
Per quanto riguarda i carichi variabili nella zona “interna”:

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 128/139


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q a = 2.00· i = 2.00· 0.52 = 1.04 KN/m fattorizzazione→ q a,d = 1.04· 1.5 = 1.56 KN/m
Per quanto riguarda i carichi variabili nella zona “balcone”:
q a = 4.00· i = 4.00· 0.52 = 2.08 KN/m fattorizzazione → q a,d = 2.08· 1.5 = 3.12 KN/m

7.4.3 Calcolo delle sollecitazioni


Vengono utilizzate più condizioni di carico per il solaio.
Prima condizione di carico
La prima condizione di carico massimizza il valore del momento in mezzeria della
prima campata (campata di sinistra di figura 8); è ottenuta ponendo il carico accidentale in
corrispondenza della sola prima campata.
Seconda condizione di carico
La seconda condizione di carico massimizza il valore del momento nella mezzeria
della seconda campata; è ottenuta ponendo il carico accidentale nella seconda campata e
sulla mensola.
Terza condizione di carico:
La terza condizione di carico massimizza il valore del momento negativo nel
secondo appoggio; è ottenuta ponendo il carico accidentale su entrambe le campate.
Quarta condizione di carico:
Si massimizza il valore del momento nel primo appoggio; è ottenuta ponendo il
carico accidentale sulla mensola.
I momenti flettenti risultanti sono riportati in figura 7.14.

Figura 7.14.. Inviluppo del diagramma dei momenti flettenti espresso in kNm

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 129/139


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Riassunto delle sollecitazioni:


Posizione Valore di verifica
Appoggio A 7.04 kNm
Campata AB 5.68 kNm
Appoggio B 16.62 kNm
Campata BC 13.71 kNm
Appoggio C 0 kNm

7.4.4 Calcolo delle armature


• Calcolo dell’armatura per la sezione in mezzeria della seconda campata.
Si considera quindi la sezione a momento positivo più sollecitata, caratterizzata da
un momento di 13.71 kNm. In questo caso, la sezione resistente è data dalla Figura 7.15a.
Dalla geometria e dal momento sollecitante MSd, è possibile calcolare il coefficiente
µ, noto il copriferro (e quindi il corrispettivo valore adimensionale ξ’); inoltre viene scelto
β pari a 0.
Dato che il calcestruzzo non reagisce a trazione, il travetto a T del solaio può essere
considerato come una sezione rettangolare caratterizzata dalla stessa altezza della sezione
originaria e una base pari a B, essendo B l’interasse tra i travetti. Infatti, se l’asse neutro
taglia la soletta superiore, la porzione di calcestruzzo al di sotto dell’asse neutro non
reagisce (in quanto soggetta a trazione). È quindi indifferente pensare che tale zona sia di
calcestruzzo o meno (si veda la Figura 7.15a).
Considerando quindi una sezione rettangolare di altezza H pari a 25 cm, altezza utile
d pari a 22 cm e una base pari a B =52cm, si calcola il coefficiente µ:

M Rd 13.71 ⋅10 6
µ= = =0.038
bd 2 f cd 520 ⋅ 220 2 ⋅14.2
È possibile quindi ricavare la percentuale meccanica di armatura ρ M dalla formula:

ρM =
1 
(1 − βξ') − (1 − βξ')2 − 2µ(1 − β)2  =
(1 − β)2  

= (1 − 1 ⋅ 0.13) − (1 − 1⋅ 0.13)2 − 2 ⋅ 0.038  =0.045


 
d ' 30
dove ξ ' = = ≅ 0.13
d 220
Dalla definizione di ρ M si ricava l’armatura tesa minima necessaria:

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 130/139


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Figura 7.15.. Travetto di solaio: sezione resistente (a) a momento positivo e (b) a momento negativo.

As f yd bdf cd 520 ⋅ 220 ⋅ 14.2


ρM = As = ρ M = 0.1045 = 186 mm 2 = 1.86 cm 2
bdf cd f yd 391
Si adottano quindi 2 φ12 aventi area di 2.26 cm2

Si considera quindi la sezione a momento negativo più sollecitata, caratterizzata da


un momento di 16.62 kNm. In questo caso, la sezione resistente è data dalla Figura 7.15b.
Dato che il calcestruzzo non reagisce a trazione, il travetto a T del solaio può essere
considerato come una sezione rettangolare caratterizzata dalla stessa altezza della sezione
originaria e una base pari a b, essendo b la larghezza della nervatura del travetto. Infatti, se
l’asse neutro taglia la nervatura, la porzione di calcestruzzo di soletta al di sopra dell’asse
neutro non reagisce (in quanto soggetta a trazione). È quindi indifferente pensare che tale
zona di calcestruzzo sia o non sia presente (si veda la Figura 7.15b).
Considerando quindi una sezione rettangolare di altezza H pari a 25 cm, altezza utile
d pari a 22 cm e una base pari a b=12cm, si calcola il coefficiente µ:

M Rd 16.62 ⋅ 10 6
µ= = =0.202
bd 2 f cd 120 ⋅ 220 2 ⋅ 14.2
Si sceglie β=0.8 e si ricava la percentuale meccanica di armatura ρ M dalla formula:

ρM =
1 
(1 − βξ') − (1 − βξ')2 − 2µ(1 − β)2  =
(1 − β)2  

=
1 (1 − 0.8 ⋅ 0.13) − (1 − 0.8 ⋅ 0.13)2 − 2 ⋅ 0.202 ⋅ 0.2 2  =0.227
0 .2 2  
d ' 30
dove ξ ' = = ≅ 0.13
d 220

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 131/139


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Dalla definizione di ρ M si ricava l’armatura tesa minima necessaria:

As f yd bdf cd 120 ⋅ 220 ⋅14.2


ρM = As = ρ M = 0.227 = 217 mm 2 = 2.17 cm 2
bdf cd f yd 391
Si adottano quindi 2 φ12 aventi area di 2.26 cm2

7.4.5 Verifica a flessione – travetti di solaio


Si verificano i travetti del solaio con le armature calcolate.
Verifica in corrispondenza della mezzeria della campata : MSd = 13.71 kNm. Per fare ciò è
necessario calcolare prima la percentuale meccanica di armatura ρM:
As f yd 226 ⋅ 391
ρM =
bdf cd = 520 ⋅ 220 ⋅14.2 = 0.0545

Il coefficiente β vale:
β eff = 0/3.04 = 0.00
Si calcola la posizione dell’asse neutro adimensionale:

= 1.25 ρ M ,eff (1 − β eff )= 1.25 ⋅ 0.0545 = 0.068


x
ξ=
d
corrispondente ad un valore di x pari a:
x = ξd = 0.068 ⋅ 220 = 15 mm
Si può quindi calcolare il momento flettente resistente in forma adimensionale:

= ρ M [1 − 0.4ξ (1 − β ) − βξ '] = 0.0545 ⋅ [1 − 0.4 ⋅ 0.068 ⋅] = 0.053


M rd
µ=
bd 2 f cd
da cui:

M rd = µbd 2 f cd = 0.053 ⋅ 520 ⋅ 220 2 ⋅ 14.2 = 18.9 ⋅ 106 Nmm = 18.9 kNm

Essendo:

M rd = 18.9 kNm > M Ed = 13.71 kNm


la verifica è pienamente soddisfatta.

Si effettua ora la verifica in corrispondenza dell’appoggio: MSd = 16.62 KNm. Il


coefficiente β effettivo è pari a 1, in quanto si è scelto di mettere 2 φ12 sia superiormente
che inferiormente. Si calcola quindi il momento resistente con la formula:

M rd ≅ As f yd 0.9d = 308⋅391⋅0.9⋅220 = 23.8 ⋅ 106 Nmm = 23.8 kNm

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 132/139


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Essendo:

M rd = 23.8 kNm > M Ed = 16.62 kNm


la verifica è pienamente soddisfatta.

7.4.6 Verifica a Taglio – travetti di solaio


In Figura 7.16 è presente l’inviluppo del diagramma del taglio espresso in kN. Per
valutare la resistenza a taglio di elementi senza staffe, la normativa propone la
formulazione:

 0.18
VRd 1 = 
1/ 3 
[
k (100ρ G f ck ) + 0.15σ cp bd = ν + 0.15σ cp bd ]
 γC 
nella quale:

200
k = 1+
d

As
ρG =
bd
La quantità ν, presente dentro la parentesi quadra deve, per normativa essere
superiore a:

v min = 0.035k 3 / 2 f ck
1/ 2

14.400

10.889

-8.223
-10.269

-13.780

Figura 7.16.. Inviluppo del diagramma del taglio espresso in kN

LA PROGETTAZIONE E LA VERIFICA DI TRAVI E PILASTRI IN C.A. 133/139


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Effettuando i calcoli si ottiene:

200 200
k = 1+ =1 + = 1.83
d 220

As 308
ρG = = = 1.12%
bd 120 ⋅ 220

k (100 ρ G f ck ) 1.83(1.12 ⋅ 25) = 0.67 N/mm 2


0.18 0.18
ν= 1/ 3
=
1/ 3

γC 1 .5

v min = 0.035k 3 / 2 f ck = 0.035 ⋅ 1.83 3 / 2 251 / 2 = 0.43 N/mm 2


1/ 2

Dato che ν è maggiore del minimo, il taglio resistente è pari a:


VRd 1 = ν bd = 0.67 ⋅ 120 ⋅ 220 = 17688 N = 17.7 kN.

Essendo:

VRd 1 = 17.7 kN > VEd = 15.78 kN


la verifica è soddisfatta.

7.5 ESERCIZIO 4: VERIFICA DI UN PILASTRO PRESSO-


INFLESSO

Si verifichi il pilastro di Figura 7.17. il pilastro ha sezione quadrata di dimensioni


30x30 cm ed ha una armatura longitudinale complessiva di 4ϕ18. Il carico agente sul
piastro è stimato in 8.0 kN/m2 di carico permanente e di 4.0 kN/m2 di carico variabile. La
struttura si ripete con interasse pari a 410 cm.

SVOLGIMENTO:
Non si effettua l’analisi dei carichi in quanto questi sono già dati; occorre però
fattorizzare i carichi, secondo la “combinazione fondamentale”, per ottenere il carico di
progetto per la verifica agli Stati Limite Ultimi:

Qd = ∑ γ G Gk + γ1QQ1k + ∑ γ iQQik

con γ G = 1.3 per i “permanenti di entità certa” , γ G = 1.5 per i “permanenti di entità
incerta” e γ Q = 1.5. Nel caso in esame, si ottiene:

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300

120 170

Figura 7.17.. Pilastro da verificare. Dimensioni espresse in cm.

Qd = 1.3 ⋅ 8.0 + 1.5 ⋅ 4.0 = 16.4 kN/ m 2


Il carico per metro lineare di lunghezza è ottenuto moltiplicando il carico a metro
quadrato per la larghezza di influenza della trave (interasse):

i i   4 .1 4 .1 
q d = Qd ⋅  1 + 2  = 16.4 ⋅  +  = 68.0 kN/m
2 2  2 2 
A favore di sicurezza si considera: q d ≅ 70 kN/ m

7.5.1 Calcolo delle sollecitazioni


La struttura isostatica: il calcolo delle sollecitazioni è immediato:
2
q d l1

M Ed (trave sinistra ) = = 50 kNm
2
2
q l
M −
Ed (trave destra ) = d 2 = 101 kNm
2
2 2
qd l2 q l
M Ed (pilastro ) = − d 1 =51 kNm
2 2

N Ed (pilastro ) = q d l 2 + q d l1 = 203 kN
Le sollecitazioni sono riportate in Figura 7.18.

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101
50

51

Figura 7.18.. Diagramma del momento sulle travi e sul pilastro (in kNm)

7.5.2 Verifica a presso-flessione


Il pilastro è soggetto a sforzo normale e momento flettente. Si esegue la verifica a
presso-flessione costruendo il dominio di interazione M-N. Secondo quanto esposto nel
paragrafo 5.2, per ottenere questo dominio, con esclusione del punto di pura compressione
e trazione, è conveniente precedere secondo quanto descritto nel seguito:
1. Si fissa un valore della deformazione dell’acciaio “teso”.
2. Si calcola la corrispondente posizione dell’asse neutro x considerando la deformazione
ultima del calcestruzzo al 3.5‰ , mediante l’equazione:
d
x=
 εs 
1 + 
 0.0035 
3. Si determina la deformazione dell’acciaio “compresso” e la relativa tensione con
l’equazione:
x − d' x − d'
σ ' s = E s ε ' s = 0.0035 Es se ε ' s = 0.0035 < ε yd
x x

x − d'
σ ' s = f yd se ε ' s = 0.0035 E s ≥ ε yd
x
4. si valutano le tensioni e le relative risultanti ( Rc , R' s e R s );

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5. si scrive l’equilibrio alla traslazione e si ricava lo sforzo normale resistente di progetto


N Rd :

0.8 xbf cd + A' s σ ' s − As f yd = N Rd


6. si scrive l’equilibrio alla rotazione e si ricava il momento flettente resistente di
progetto M Rd :

H  H  H 
0.8b x f cd  − 0.4 x  + A' s σ ' s  − d '  + As σ s  − c'  = M Rd
2  2  2 
7. si ottiene così un punto del dominio, di coordinate P = [ N Rd , M Rd ].
Ripetendo la procedura per diversi valori della posizione dell’asse neutro x si può
ottenere l’intero dominio.
Il calcolo viene effettuato per 5 deformazioni dell’acciaio teso, pari al:
- 10‰ e 5‰, (deformazioni per cui l’acciaio è sicuramente snervato – )
- 1.96‰ (deformazione di snervamento, apice del dominio)
- 1‰ (deformazioni per cui l’acciaio è sicuramente non snervato – )
- 0‰ (sezione interamente compressa)
- Il punto di massima resistenza a trazione
- Il punto di massima resistenza a compressione
Il risultato del procedimento è riportato nella seguente tabella.

εs x ε 's σ 's σs Rc R's Rs Nrd Mrd


[‰] [mm] [‰] [MPa] [MPa] [kN] [kN] [kN] [kN] [kNm]
20 40 0.89 178 391 137 90 199 29 53.0
10 70 2.00 391 391 239 199 199 239 76.8
5 111 2.56 391 391 379 199 199 379 87.6
1.96 172 2.89 391 391 586 199 199 586 95.3
1 210 3.00 391 196 716 199 99 815 83.0
0 270 3.11 391 0 920 199 0 1119 62.5
Tabella 7.1. Costruzione del dominio M-N per diverse deformazione dell’acciaio teso e con crisi lato
calcestruzzo (deformazione del calcestruzzo pari a 3.5‰).

A questi punti si aggiungono il punto caratterizzato da pura trazione e il punto con la


massima compressione:
εs ε 's σ 's σs Rc R's Rs Nrd Mrd
[‰] [‰] [MPa] [MPa] [kN] [kN] [kN] [kN] [kNm]
Trazione - - 391 391 0 -199 -199 -397 0
Compressione 3.5 3.5 391 391 1278 199 199 1675 0
Tabella 7.2. Costruzione del dominio M-N: massima trazione e massima compressione.

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La determinazione del punto con massima resistenza a trazione è ottenuto mediante


la formula:
As f yd + A' s f yd = 2 As f yd = N Rd (7.1)
con momento nullo, mentre del punto con massima resistenza a compressione è ottenuto
mediante la formula:
As f yd + A' s f yd + H b f cd = 2 As f yd + H b f cd = N Rd (7.2)
sempre con corrispondente momento resistente pari a zero.
Sono quindi stati ottenuti i seguenti punti del dominio:
εs x ε 's σ 's σs Rc R's Rs Nrd Mrd
[‰] [mm] [-] [MPa] [MPa] [kN] [kN] [kN] [kN] [kNm]
391 391 0 -199 -199 -397 0
20 40 0.89 178 391 137 90 199 29 53.0
10 70 2.00 391 391 239 199 199 239 76.8
5 111 2.56 391 391 379 199 199 379 87.6
1.96 172 2.89 391 391 586 199 199 586 95.3
1 210 3.00 391 196 716 199 99 815 83.0
0 270 3.11 391 0 920 199 0 1119 62.5
391 391 1278 199 199 1675 0
Tabella 7.3. Punti del dominio M-N

Unendo i punti trovati nel piano cartesiano M-N si ottiene la spezzata che indica il
luogo di punti in cui la sezione è in condizione di crisi. Il dominio così ottenuto è riportato
in Figura 7.19.

100

90 Dominio
80 Sollecitazione
Momento Flettente [kNm]

70

60

50

40

30

20

10

0
-500 0 500 1000 1500 2000

Sforzo Normale [kN]

Figura 7.19.. Dominio di interazione M-N

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La verifica a pressoflessione è quindi effettuata ponendo, sullo stesso diagramma, il


punto di coordinate:
P = {N Ed , M Ed } = {203 kN, 51 kNm} (7.3)
che è definito dalla coppia “sforzo normale sollecitante” e “momento flettente
sollecitante”. Dato che il punto è interno al dominio, la verifica di sicurezza è soddisfatta.

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