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Alcuni richiami sulla teoria


delle funzioni

Il concetto di funzione riveste un ruolo di fondamentale importanza in ma-


tematica, in questo capitolo vedremo le definizioni basilari che serviranno
poi per lo studio successivo.

Definizione 3.0.1. Dati due insiemi X e Y , una funzione è una legge che
associa ad ogni elemento di X un unico elemento di Y .
L’insieme X si dice dominio della funzione e Y si dice codominio della
funzione.

La definizione di una funzione quindi prevede l’individuazione di due insie-


mi X e Y e di una regola, chiamata f , che permette di associare ad ogni
elemento di X un unico elemento di Y . Scriviamo ciò nel seguente modo:

f : X æ Y.

Esempio 3.0.1. Consideriamo ad esempio il caso in cui X = Y = R e la


legge è definita nel seguente modo:

f : R æ R,

e per ogni numero reale x œ R poniamo:

f (x) = x.

Tale funzione si dice funzione identità.

Nel proseguo del nostro studio considereremo quasi esclusivamente funzioni


per le quali X, Y ™ R. Tali funzioni si dicono funzioni reali di variabile
reale.

61
62 3. ALCUNI RICHIAMI SULLA TEORIA DELLE FUNZIONI

Definizione 3.0.2. Sia data una funzione f : X æ Y , l’insieme f (X) ™ Y


si dice immagine di X tramite f (o semplicemente immagine di f se ciò
non può causare fraintendimenti):

f (X) = {y œ Y : f (x) = y} ™ Y.

L’immagine di f viene indicata anche con il simbolo “Imgf ”.


Una semplice classe di funzioni è costituito dalle funzioni costanti:

f : R æ R, f (x) = c, per ogni x œ R,

dove c è un qualsiasi numero reale. Osserviamo che in questo caso l’immagine


della funzione è un sottoinsieme di R costituito da un solo elemento:

f (R) = Img(f ) = {c} µ R.

Passiamo ora ad elencare alcune delle proprietà e definizioni fondamentali


riguardanti le funzioni.
Definizione 3.0.3. Una funzione f : X æ Y si dice iniettiva se fa corri-
spondere ad elementi distinti del dominio, elementi distinti del codominio.
Matematicamente, per ogni x1 e x2 in X si ha:

x1 ”= x2 æ f (x1 ) ”= f (x2 ).

Un esempio semplice di funzione iniettiva è la funzione identità. Infatti se


x1 ”= x2 allora

f (x1 ) = x1 ”= f (x2 ) = x2 .

Definizione 3.0.4. Una funzione f : X æ Y si dice suriettiva quando


ad ogni elemento del codominio, Y , corrisponde almeno un elemento del
dominio X. Matematicamente:

’y œ Y ÷xœX: y = f (x),

o in altri termini l’immagine di X tramite f è tutto l’insieme Y :

f (X) = Y.

Nota. Nella precedente definizione abbiamo utilizzato il simbolo “’” che


significa “per ogni” ed il simbolo “÷” che significa “esiste”.
Se consideriamo X = Y = R allora le funzioni costanti non sono suriettive in
quanto la loro immagine non è costituita da tutto insieme dei numeri reali,
f (R) ”= R, essendo costituita da un solo punto.
La funzione identità invece è suriettiva in quanto f (R) = R. Per dimostrare
tale affermazione basta prendere un y œ Y = R e trovare l’elemento x œ X =
R tale che f (x) = y. Dalla definizione di funzione identità si ha f (x) = x e
quindi si conclude che l’elemento cercato è x = y.
63

Definizione 3.0.5. Una funzione iniettiva e suriettva si dice biiettiva.


Tali funzioni sono caratterizzate dalla proprietà che per ogni elemento y del
codominio Y esiste un unico elemento x del dominio X tale che f (x) = y,
matematicamente:
’yœY ÷! x œ X : f (x) = y.
Nota. Nella precedente definizione abbiamo utilizzato il simbolo “!” che ha
il significato di “unico”.
Definizione 3.0.6. Se la funzione f : X æ Y è biettiva allora si definisce
la funzione inversa di f , denotata con
f ≠1 : Y æ X.
Tale funzione associa ad ogni elemento y di Y l’unico elemento x di X tale
che f (x) = y. Possiamo quindi scrivere f ≠1 (y) = x.
La funzione inversa soddisfa la seguente proprietà di immediata verifica:
f (f ≠1 (y)) = y, f ≠1 (f (x)) = x.
Proseguiamo con un’altra definizione importante. Consideriamo il caso in
cui due funzioni vengano applicate una di seguito all’altra.
Definizione 3.0.7. Consideriamo due funzioni f : X æ Y e g : Y æ Z,
definiamo la funzione composta nel seguente modo:
g ¶ f : X æ Z, g ¶ f (x) = g(f (x)), ’x œ X.
Ad esempio consideriamo la funzione identità f (x) = x e la funzione costante
g(x) = c. Per trovare l’espressione della funzione composta è sufficiente fare
la sostituzione:
f ¶ g(x) = f (g(x)) = f (c) = c, e g ¶ f (x) = g(f (x)) = g(x) = c.
Le seguenti definizioni riguardano il comportamento delle funzioni rispetto
alle relazioni di ordine.
Definizione 3.0.8. Una funzione f : X æ Y si dice:
non decrescente se
’x1 , x2 œ R : x1 Æ x2 æ f (x1 ) Æ f (x2 );
non crescente se
’x1 , x2 œ R : x1 Æ x2 æ f (x1 ) Ø f (x2 );
strettamente crescente se
’x1 , x2 œ R : x1 < x2 æ f (x1 ) < f (x2 );
strettamente decrescente se
’x1 , x2 œ R : x1 < x2 æ f (x1 ) > f (x2 ).
64 3. ALCUNI RICHIAMI SULLA TEORIA DELLE FUNZIONI

Nei primi due casi la funzione si dice monotona, negli ultimi due si dice
strettamente monotona.

Per esempio, la funzione identità f (x) = x è strettamente crescente, infatti


si ha

se x1 < x2 allora f (x1 ) = x1 < f (x2 ) = x2 .

Le funzioni reali di variabile reale possono essere rappresentate graficamente:

Definizione 3.0.9. Consideriamo una funzione reale di variable reale f :


X æ Y , il sottoinsieme del prodotto cartesiano X ◊ Y :

Graf(f ) = {(x, y) œ X◊Y : y = f (x)} = {(x, f (x)) : x œ X} ™ X◊Y,

è detto grafico della funzione f .

Gli elementi (x, y) œ Graf(f ) possono essere interpretati come punti sul pia-
no reale R2 = R ◊ R. Vedremo più avanti i grafici delle principali funzioni.

In figura 3.1 abbiamo riportato i grafici della funzione identità e della fun-
zione costante. Osserviamo che i grafici sono costituiti da due rette, l’una
obliqua e l’altra orizzontale, che intersecano gli assi nei punti O = (0, 0) e
c = (0, c) rispettivamente.

f(x)=x
g(x)=c C

O
x

Figura 3.1: I grafici delle funzioni f (x) = x e g(x) = c.

Abbiamo già visto nella sezione sui numeri reali la definizione di valore asso-
luto di un numero reale. Possiamo così definire la funzione valore assoluto
o modulo:

f : R æ R, f (x) = |x|,
3.1. FUNZIONI LINEARI 65
I
x, sex Ø 0
|x| =
≠x, sex < 0.

La funzione f (x) = |x| è quindi sempre positiva, Img(f ) = R+ , mentre


f (x) = 0 se solo se x = 0. Inoltre, vale f (x) = f (≠x) per ogni x œ R.
Ricordiamo che la funzione valore assoluto soddisfa tutte le proprietà che
abbiamo visto nella sezione 1.2.4 tra cui l’importante disuguaglianza trian-
golare.
Esercizio 3.0.1. Verificare che la funzione modulo definita precedentemente
non è né suriettiva né iniettiva né monotona.
Il grafico della funzione modulo è rappresentato in figura 3.2.
Nelle seguenti sezioni vedremo due classi di funzioni semplici ed importanti
y

f(x)=|x|

Figura 3.2: Grafico della funzione valor assoluto f (x) = |x|.

che useremo per testare e illustrate le definizioni e le proprietà viste in questo


capitolo. Rimandiamo ai capitoli successivi per una completa descrizione
delle altre classi di funzioni.

3.1 Funzioni lineari


Una prima semplice classe di funzioni è costituita dalle funzioni lineari,
sono funzioni del tipo

f : R æ R, f (x) = mx + q,

dove m e q sono numeri reali.


Il dominio delle funzioni lineari è tutto l’insieme dei numeri reali, dom(f ) =
R, se m ”= 0 anche l’immagine è l’intero insieme dei numeri reali Img(f ) = R.
Graficamente, le funzioni lineari vengono rappresentate da rette. Il numero
m viene detto coefficiente angolare della retta e descrive la pendenza! fi"
della
retta (vedere figura (3.3)), se m > 0 la retta forma un angolo
!
–œ"
0, 2 con
l’asse orizzontale, mentre se m < 0 l’angolo formato è – œ fi2 , fi .
Se m = 0, la retta è orizzontale e la funzione è una costante, f (x) = q.
66 3. ALCUNI RICHIAMI SULLA TEORIA DELLE FUNZIONI

Il numero q è detto termine noto e individua l’intersezione della retta con


l’asse verticale, più precisamente la retta interseca l’asse verticale nel punto
(0, q). Se q = 0 la retta interseca gli assi nell’origine O = (0, 0) (veder figura
3.3, 3.4).
Per trovare l’intersezione della retta con l’asse orizzontale poniamo

q
y=0 ∆ mx + q = 0 ∆x=≠ ,
m
! "
da cui si ottiene il punto ≠ m
q
,0 .

Figura 3.3: Nella figura vengono rappresentate due rette di coefficiente an-
golare m1 = 1 e m2 = 2 rispettivamente. Osserviamo che la seconda retta
è più ripida della prima. Entrambe le rette intersecano l’asse verticale nel
punto Q = (0, 1).

Figura 3.4: Nella figura vengono rappresentate due rette di coefficiente an-
golare m = ≠3 e di termine noto q1 = 1 q2 = 0 rispettivamente. Osserviamo
che la seconda retta interseca gli assi nell’origine O, la prima nei punti
P = (≠ m q1
1
, 0) = ( 13 , 0) e Q = (0, q1 ) = (0, 1). A parità di coefficiente angola-
re, la presenza del termine noto q sposta il grafico della retta verticalmente
nella direzione positiva (in alto) o negativa (in basso) a seconda del suo
segno. In questo caso q1 = 1 > q2 = 0, quindi il grafico della funzione
f (x) = ≠3x + 1 è identico a quello della funzione g(x) = ≠3x spostato verso
l’alto.
3.1. FUNZIONI LINEARI 67

Osserviamo che se due funzioni lineari f1 , f2 : R æ R hanno stesso coeffi-


ciente angolare ma differente termine noto si ha:

f1 (x) = mx + q1 , f2 (x) = mx + q2 ,

da cui

q1 Q q2 ∆ f1 (x) Q f2 (x).

In altre parole il numero q sposta verso l’alto (se è positivo) o verso il basso
(se è negativo) la retta f (x) = mx passante per l’origine degli assi.

Esercizio 3.1.1. Studiare la monotonia delle funzioni lineari f (x) = mx + q


al variare del coefficiente angolare œ R.
Soluzione esercizio 3.1.1. Consideriamo due numeri reali x1 , x2 œ R tale che

x1 < x2 .

Per definizione si ha

f (x1 ) = mx1 + q, f (x2 ) = mx2 + q.

Se m > 0 allora

x1 < x2 ∆ mx1 < mx2 ∆ mx1 + q < mx2 + q.

Quindi se m > 0 la funzione è strettamente crescente. Nel caso m < 0 si ha

x1 < x2 ∆ mx1 > mx2 ∆ mx1 + q > mx2 + q,

quindi la funzione è strettamente decrescente. Se m = 0

x1 < x2 ∆ f (x1 ) = f (x2 ).

Ricordando che l’uguaglianzaè verificata se e solo se

f (x1 ) Æ f (x2 ) e f (x1 ) Ø f (x2 ),

concludiamo che le funzioni costanti sono crescenti e decrescenti contempo-


raneamente.
Osserviamo che la somma di due funzioni lineari è ancora una funzione
lineare:

f1 (x) = m1 x+q1 , f2 (x) = m2 x+q2 æ f1 (x)+f2 (x) = (m1 +m2 )x+q1 +q2 ,

ad esempio

f1 (x) = 2x ≠ 7, f2 (x) = ≠x + 11 æ f1 (x) + f2 (x) = x + 4.


68 3. ALCUNI RICHIAMI SULLA TEORIA DELLE FUNZIONI

Per il prodotto, invece, otteniamo una differente classe di funzione, i po-


linomi di secondo grado che abbiamo già incontrato precedentemente ed
analizzeremo in dettaglio nel prossimo capitolo. Vediamo cosa succede per
l’esempio precedente:

f1 (x) · f2 (x) = (2x ≠ 7)(≠x + 11) = ≠2x2 + 29x ≠ 77.

Vediamo cosa succede per la composizione di funzioni lineari, consideriamo


due funzioni

f1 (x) = m1 x + q1 , f2 (x) = m2 x + q2 ,

dalla loro composizione si ottiene

f1 ¶f2 = f1 (f2 (x)) = f1 (m2 x+q2 ) = m1 (m2 x+q2 )+q1 = m1 m2 x+m1 q2 +q1 .

Abbiamo quindi ottenuto una nuova funzione lineare.


Esercizio 3.1.2. Verificare se, nel caso di due funzioni lineari qualsiasi f1 (x) =
m1 x + q1 e f2 (x) = m2 x + q2 , si ha:

f1 ¶ f2 ”= f2 ¶ f1 .

Successivamente, trovare l’espressione di f1 ¶ f2 e f2 ¶ f1 per f1 (x) = 2x + 8


e f2 (x) = ≠4x + 1.

Chiudiamo la sezione considerando la composizone di funzioni lineari con la


funzione ,modulo. Ad esempio:
I
mx + q, se mx + q Ø 0,
f (x) = |mx + q| =
≠mx ≠ q, se mx + q < 0.

Se m è positivo abbiamo:
I
mx + q, se x Ø ≠ m
q
,
f (x) =
≠mx ≠ q, se x < ≠ m .
q

se m è negativo (occorre cambiare il verso delle disuguaglianze quando si


divide per m):
I
mx + q, se x Æ ≠ m
q
,
f (x) =
≠mx ≠ q, se x > ≠ m
q
.

Per esempio consideriamo la funzione

f (x) = |2x ≠ 8|.

Sappiamo che f (x) Ø 0, f (x) = 0 se e solo se 2x ≠ 8 = 0, cioè se x = 4, il


suo grafico è rappresentato in figura 3.5.
3.2. POTENZE INTERE E RADICI 69

Figura 3.5: Il grafico della funzione f (x) = 2x ≠ 8. è una funzione sempre


positiva, si annulla per x = 4 (in figura nel punto Q = (4, 0)).

Osserviamo che esso risulta la giustapposizione di due grafici di funzioni


lineari:

y = 2x ≠ 8, per x > 4,

y = ≠2x + 8, per x < 4.

Ciò risulta evidente se scriviamo in dettaglio la definizione di modulo:


I
2x ≠ 8, se 2x ≠ 8 Ø 0,
f (x) = |2x ≠ 8| =
≠2x + 8, se 2x ≠ 8 < 0.

3.2 Potenze intere e radici


Consideriamo un numero naturale n œ N e definiamo la funzione potenza:

f (x) = xn := x
¸ · .˚˙
. . · x˝ .
n-volte

Il numero n è detto esponente, mentre il numero reale x si chiama base.


Per n = 1 otteniamo la funzione se identità, mentre per n = 0 la funzione
costante:

f (x) = x0 := 1.
70 3. ALCUNI RICHIAMI SULLA TEORIA DELLE FUNZIONI

Tale funzione si può estendere nel caso di esponenti interi, cioè per n œ Z,
utilizzando la seguente identità:
1
x≠n := , ’ n œ N.
xn
Quindi il dominio di definizione della funzione potenza f (x) = xn ad espo-
nente intero sarà:

dom(f ) = R, se n Ø 0,

dom(f ) = R \ {0}, se n < 0.

Per quanto riguarda l’immagine invece si ha che

Img(f ) = R per n dispari, n > 0,

Img(f ) = R \ {0} per n dispari, n < 0,

Img(f ) = R+ per n pari, n > 0,

Img(f ) = R+ \ {0} per n pari, n < 0.

In figura 3.6 sono rappresentati alcuni esempi.


Esercizio 3.2.1. Dimostrare che le funzioni potenza f (x) = xn , con n dispari,
sono crescenti. Cosa succede se n è dispari negativo? Cosa si può dire per
n pari? Svolger el’esercizio per n = ±1, ±3, ±5.
Le seguenti proposizioni riassume le principali proprietà della funzione po-
tenza, riguardano prodotto, quoziente e composizione.

Proposizione 3.2.1. Consideriamo un numero reale x œ R. Si ha:

xn1 · xn2 = xn1 +n2 , n1 , n2 œ Z,

se n1 + n2 < 0 allora la precedente uguaglianza non è definita per x = 0.

Proposizione 3.2.2. Consideriamo un numero reale x œ R, x ”= 0. Si ha:


xn1
= xn1 ≠n2 , n1 , n2 œ Z.
xn2
Proposizione 3.2.3. Consideriamo un numero reale x œ R. Si ha:

(xn1 )n2 = xn1 ·n2 , n1 , n2 œ Z,

se n1 · n2 < 0 allora la precedente uguaglianza non è definita per x = 0.


3.2. POTENZE INTERE E RADICI 71

Figura 3.6: Le funzioni potenza nel caso di esponenti positivi e negativi,


pari e dispari.

Proposizione 3.2.4. Consideriamo due numeri reali x1 , x2 œ R. Si ha:


xn1 · xn2 = (x1 x2 )n , n œ Z,
se n < 0 allora la precedente uguaglianza non è definita per x = 0.
Proposizione 3.2.5. Consideriamo due numeri reali x1 , x2 œ R, x2 ”= 0.
Si ha:
3 4n
xn1 x1
= , n œ Z,
xn2 x2
se n < 0 allora la precedente uguaglianza non è definita per x1 = 0.
La definizione di potenza si può estendere anche al caso di esponente frazio-
nario. Nel seguente modo si introduce la funzione radice ennesima
1 Ô
f (x) = x n = n x, n œ N, x > 0.
Ô
Se y = n x allora il numero reale y soddisfa

y n = x.
72 3. ALCUNI RICHIAMI SULLA TEORIA DELLE FUNZIONI

In altri termini, la funzione radice ennesima è l’inversa della funzione potenza


ristretta su [0, +Œ). In figura 3.7 vengono rappresentati due casi, uno con
esponente negativo e l’altro con esponente positivo.

Figura 3.7: Due esempi di funzioni potenza con le rispettive inverse. Nel
grafico viene anche tracciata il grafico della retta y = x, i grafici di f e f ≠1
sono simmetrici rispetto ad essa.

Nota. Ricordiamo che il grafico della funzione inversa di f si ottiene co-


struendo il grafico simmetrico di f rispetto alla retta y = x (bisettrice del I
e III quadrante).
Le funzioni radici ennesime con esponente dispari si possono estendere anche
Ô
per valori negativi. In definitiva si ha per f (x) = n x:

dom(f ) = R+ , se n è pari,

dom(f ) = R se n è dispari.
3.2. POTENZE INTERE E RADICI 73

Nel caso in cui n è negativo, cioè per


1 1
f (x) = x≠ n = Ô ,
n
x

dobbiamo escludere lo zero dal dominio.


Per le funzioni radici ennesime valgono le stesse proprietà che abbiamo visto
per le potenze.
Infine, possiamo considerare anche gli esponenti razionali q œ Q, poiché ogni
razionale si può scrivere nella forma q = mn con m, n œ Z e n > 0, abbiamo
la seguente funzione:

f (x) = x n , n > 0,
m

con le seguenti proprietà:


m>0

se m è pari allora dom(f (x)) = R.

se m è dispari allora:

– se n è dispari dom(f (x)) = R,


– se n è pari dom(f (x)) = R+ .

m > 0 si ha la stessa situazione, però va escluso lo zero.


In particolare vale la seguente formula

Ô 1 1 Ô
( m x)n = (x m )n = x m = (xn ) m = m xn ,
n

da cui si ottiene
Ô Ô
( m x)n = m xn .

Il caso di esponente reale verrà trattato più avanti, nella sezione sulle funzioni
logaritmiche.