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Capitolo 2

Funzioni reali di k variabili


reali. Funzioni vettoriali.
2.1 Funzioni reali di k variabili reali.
Consideriamo una funzione del tipo seguente:
f : A R
k
R.
i.e. una corrispondenza che ad ogni punto P = (x
1
, . . . , x
k
) A associa un
numero reale, che indicheremo con f (P) e che dicesi il valore di f in P
oppure limmagine di P tramite f. Una funzione di tale tipo si chiama
funzione reale di k variabili reali. Linsieme dei valori di f si chiama il
codominio di f e si denota con f (A). Come per le funzioni reali di una
variabile reale, ciascuno dei simboli
f (P) , f (x
1
, . . . , x
k
) ,
oltre ad indicare il valore di f nel punto P, viene utilizzato per denotare la
funzione stessa. Nei casi k = 2 e k = 3 a volte si preferiscono le scritture
f (x, y) , f (x, y, z) .
Si chiama estremo superiore di f e si denota coi simboli
sup
A
f oppure sup f
lestremo superiore del codominio f (A). In breve si pone:
sup
A
f
def
= sup f (A) .
In modo analogo si denisce lestremo inferiore di f che si denota con i
simboli
inf
A
f oppure inf f
31
32 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.
In breve si pone:
inf
A
f
def
= inf f (A) .
Si dice che f dotata di massimo quando il suo codominio f (A) dotato
di massimo. In tal caso si chiama massimo di f e si denota con i simboli
max
A
o f max f.
il massimo del codominio f (A).In breve si pone:
max
A
f
def
= max f (A)
Analogamente si dice che f dotata di minimo quando il codominio di
f dotato di minimo. In tal caso si chiama minimo di f e si denota con
min
A
o f min f.
il minimo del codominio f (A). In breve si pone:
min
A
f
def
= min f (A)
Se la funzione f dotata di massimo, ogni punto P
0
A per il quale risulta
f (P
0
) = max
A
f,
si chiama punto di massimo (assoluto) per f. Analogamente, se f dotata
di minimo, ogni punto P
0
A per il quale risulta
f (P
0
) = min
A
f
si chiama un punto di minimo (assoluto) per f.
Osservazione 6 Si noti che se risulta k > 1 non ha alcun senso parlare di
monotonia per la funzione f perch linsieme R
k
con k > 1 non ordinato.
Sia f (x, y) una funzione denita in A R
2
. SI chiama graco di f il
sottoinsieme di R
3
:
G
f
= {Q = {x, y, z} : P = (x, y) A e z = f (x, y)}
Fissato nello spazio un riferimento cartesiano monometrico ortogonale (O, x, y, z),
G
f
rappresentato geometricamente dallinsieme dei punti Q dello spazio
aventi coordinate (x, y, f (x, y)) ottenuti al variare del punto P = (x, y) in
A. La rappresentazione geometrica
f
di G
f
dicesi il diagramma di f
oppure il luogo dei punti dello spazio di equazione z = f (x, y). Sia
f (x
1
, . . . , x
k
) una funzione reale denita in A R
2
. Si chiama graco di f
il sottoinsieme di R
k+1
:
G
f
= {Q = {x
1
, . . . , x
k
, x
k+1
} : P = (x
1
, . . . , x
k
) A e x
k+1
= f (x
1
, . . . , x
k
)}
2.1 Funzioni reali di k variabili reali. 33
Figura 2.1: Il diagramma di f, i.e. il luogo dei punti dello spazio di equazione
z = f (x, y)
Esempio 5 La funzione f (x, y) = log
x
y
denita in
A =
_
P = (x, y) R
2
:
x
y
> 0
_
Esempio 6 La funzione
f (x, y) =
_
x
2
y
34 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.
denita in
A =
_
P = (x, y) R
2
: x
2
y > 0
_
Si noti che linsieme A, in questo esempio, chiuso e illimitato
Esempio 7 La funzione
f (x, y) =
arcsin
_
x
2
+y
2
_
y x
denita in A tale che:
A =
_
P = (x, y) R
2
: x
2
+y
2
1 e x = y
_
Esempio 8 La funzione
f (x, y) = cosh x
denita in R
2
-10
-5
0
5
10
-100
-75
-50
-25
0
0
2000
4000
6000
-10
-5
0
5
10
0
2000
4000
6000
2.2 Funzioni vettoriali. Campi vettoriali 35
Esempio 9 La funzione
f (x, y) = x
2
+y
2
denita in R
2
ed ha per diagramma il paraboloide rotondo di equazione
z = x
2
+y
2
:
-10
-5
0
5
10
-10
-5
0
5
10
0
50
100
150
200
-10
-5
0
5
10
0
50
100
150
2.2 Funzioni vettoriali. Campi vettoriali
Consideriamo una funzione del tipo:
f : A R
k
R
m
, con k e m N (2.2.1)
Denizione 31 Una funzione del tipo (2.2.1) si chiama una funzione vet-
toriale a m componenti e di k variabili reali per ricordare che i valori di tale
funzione possono essere considerati vettori numerici a m componenti.
Denizione 32 Si chiamano componenti della funzione f le seguenti
funzioni reali:
f
1
: P A (la 1
a
componente del vettore numerico f (P))
f
2
: P A (la 2
a
componente del vettore numerico f (P))
.
.
.
f
m
: P A (la m
a
componente del vettore numerico f (P))
Si noti che risulta:
f (P) = (f
1
(P) , f
2
(P) , . . . , f
m
(P)) , P A
ossia:
f (P) = f
1
(P) e
1
+f
2
(P) e
2
+. . . +f
m
(P) e
m
.
Per tale motivo per indicare le funzioni vettoriali (2.2.1) si usano anche le
notazioni
(f
1
, f
2
, . . . , f
m
) f
1
e
1
+f
2
e
2
+. . . +f
m
e
m
36 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.
In altri termini, se assegnamo m funzioni reali f
1
, f
2
, . . . , f
m
denite in un
insieme A R
k
, il simbolo (f
1
, f
2
, . . . , f
m
) indica la funzione vettoriale a m
componenti che ha per componente le funzioni f
1
, f
2
, . . . , f
m
.
Denizione 33 Si chiama modulo di f e si indica con |f|, la funzione
reale:
P A |f (P) O| =
_
f
1
(P)
2
+. . . +f
m
(P)
2
Denizione 34 Si dice che f limitata se il suo codominio limitato, i.e.
se esiste un > 0 tale che:
|f (P)| P A
ossia quando esiste un rettangolo di R
m
che contiene il codominio f (A).
Osservazione 7 Si noti che, se m > 1, non ha alcun senso parlare di estremo
superiore e inferiore di f, n ha senso parlare di minimo e massimo di f; ci
perch R
m
con m > 1 non ordinato.
Proposizione 2 La funzione vettoriale (2.2.1) risulta limitata se e solo se
sono limitate le sue componenti.
Esempio 10 Consideriamo la funzione:
f : (x
1
, x
2
) R
2

_
sin (x
1
x
2
) , cos (x
1
x
2
) ,
1
x
2
1
+x
2
2
+ 1
_
R
3
Questa funzione una funzione vettoriale a 3 componenti di due variabili
reali. Le sue componenti sono le seguenti funzioni reali:
f
1
: (x
1
, x
2
) R
2
sin (x
1
x
2
) R
f
2
: (x
1
, x
2
) R
2
cos (x
1
x
2
) R
f
3
: (x
1
, x
2
) R
2

1
x
2
1
+x
2
2
+1
R
Si noti che le componenti di f sono tutte e tre limitate (perch sono tutte e
tre maggiorate in valore assoluto da 1). Pertanto, per la proposizione prima
enunciata, f limitata.
Il modulo della funzione f la funzione:

sin
2
(x
1
x
2
) + cos
2
(x
1
x
2
) +
_
1
x
2
1
+x
2
2
+ 1
_
2
.
Non ha senso parlare di estremo inferiore o superiore di f, di minimo o
massimo di f perch R
3
non ordinato.
2.2 Funzioni vettoriali. Campi vettoriali 37

Nelle considerazioni svolte precedentemente R
k
e R
m
sono stati tacitamente
visti come insieme di punti. Si tenga presente quanto segue.
Sia f = (f
1
, . . . , f
m
) una funzione vettoriale denita in A R
k
(k > 1).
Denotiamo con O lorigine di R
m
e con {e
1
, . . . , e
m
} la base canonica (nat-
urale) di R
m
. Interpretando R
k
come insieme di punti e R
m
come insieme
di punti, f la corrispondenza che ad ogni punto P A associa il punto di
R
m
f (P) = O +f
1
(P) e
1
+. . . +f
m
(P) e
m
.
Interpretando R
k
come insieme di punti e R
m
come spazio vettoriale, f la
corrispondenza che ad ogni punto P A associa il vettore di R
m
f (P) = f
1
(P) e
1
+. . . +f
m
(P) e
m
Esempio 11 Consideriamo la funzione vettoriale
f : t R (cos t, sin t)
Intendendo R come insieme di punti ed R
2
come insieme di punti, f la
corrispondenza che ad ogni t R associa il punto di R
2
,
f (t) = O + cos ti + sin tj
In tal caso il codominio di f la circonferenza di R
2
di centro lorigine e
raggio unitario.
Intendendo R come insieme di punti e R
2
come spazio vettoriale, f la
corrispondenza che ad ogni punto t R associa il vettore di R
2
,
f (t) = cos ti + sin tj.
In tal caso il codominio di f linsieme dei versori di R
2
(si veda la gura
2.2).
Denizione 35 Una funzione vettoriale denita in A R
k
, inteso come
insieme di punti, ed a valori nello spazio vettoriale R
k
, dicesi un campo
vettoriale di base A.
38 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.
Figura 2.2: Funzione vettoriale denita in un insieme di punti.
2.3 Funzioni composte
Siano : f = (f
1
, . . . , f
m
) : X R
k
R
m
, f = (f
1
, . . . , f
n
) : Y R
m
R
n
.
Posto
A = {P X : f (P) Y } ,
se A = , la funzione:
P A f (f (P)) = (f
1
(f
1
(P) , . . . , f
m
(P)) , . . . , f
n
(f
1
(P) , . . . , f
m
(P)))
si chiama funzione composta da f (componente interna) e da f (com-
ponente esterna) e viene indicata con f f.
Illustriamo geometricamente tale denizione in qualche caso.
CASO : k = 1, m = 2, n = 3 Si veda gura 2.3
Figura 2.3: Caso in cui k = 1, m = 2, e n = 3
CASO : k = 1, m = 3, n = 2 Si veda gura 2.4
CASO : k = 2, m = 1, n = 2 Si veda gura 2.5
2.4 Limiti 39
Figura 2.4: Caso in cui k = 1, m = 3, e n = 2
Figura 2.5: Caso in cui k = 2, m = 1, e n = 3
2.4 Limiti
2.4.1 Limiti delle funzioni reali di pi variabili reali
La denizione di limite per le funzioni reali di pi variabili reali si da come
per le funzioni reali di una variabile reale.
Siano:
f : A R
k
R (k > 1) , P
0
R
k
{}
Per denizione:
lim
PP
0
f (P) = l

_
intorno I

di l, un intorno I di P
0
: P A I {P
0
} , f (P) I

_
Se l R si dice che f convergente in P
0
.
Se l = +[] suol dirsi che f diverge positivamente [negativamente]
in P
0
.
Tenendo presente la denizione dintorno, il concetto di limite si specializza
come segue:
1. P
0
R
k
e l R
lim
PP
0
f (P) = l
> 0,

> 0 : P A con 0 < |P P


0
| <

, |f (P) l| <
(vedi gura 2.6)
40 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.
Figura 2.6: Rappresentazione geometrica del concetto di limite per P
0
R
k
e l R
2. P
0
R
k
e l = +[]
lim
PP
0
f (P) = +[]
> 0,

> 0 : P A con 0 < |P P


0
| <

, f (P) >
[f (P) < ]
Figura 2.7: Rappresentazione geometrica del concetto di limite per P
0
R
k
e l = +
3. P
0
= + e l R
lim
P+
f (P) = l
> 0,

> 0 : P A con |P O| >

, |f (t) l| <
(vedi gura 2.8)
4. P
0
= e l = +[]
lim
P+
f (P) = +[]
> 0,

> 0 : P A con |P O| >

, f (P) > [f (P) < ]


(vedi gura 2.9)
2.4 Limiti 41
Figura 2.8: Rappresentazione geometrica del concetto di limite per P
0
= +
e l R
Figura 2.9: Rappresentazione geometrica del concetto di limite per P
0
= +
e l = +
42 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.
Evidentemente, detta B una parte di A avente P
0
come punto di accumu-
lazione, si ha:
lim
PP
0
f (P) = l lim
PP
0
PB
f (P) = l (2.4.1)
Nota 1 Il simbolo
lim
PP
0
PB
f (P)
sta ad indicare il limite, quando esiste, della restrizione di f a B nel punto
P
0
.
Aggiungiamo che, se esiste un intorno I
0
di P
0
in modo che
I
0
A{P
0
} B
allora
lim
PP
0
PB
f (P) = l lim
PP
0
f (P) = l
Limplicazione (2.4.1) viene a volte utilizzata per stabilire la non esistenza
del limite di una funzione in un punto.
Esempio 12 La funzione
f : P = (x, y) R
2
{0}
x
2
y
2
x
2
+y
2
2.5 Limiti delle funzioni vettoriali 43
non dotata di limite nellorigine. Infatti, indicati con B
1
lasse x privato
dellorigine e con B
2
lasse y privato dellorigine, risultando
P = (x, 0) B
1
f (P) = 1,
P = (0, y) B
2
f (P) = 1,
si ha:
lim
P0
PB
1
f (P) = 1
lim
P0
PB
2
f (P) = 1
e ci esclude che f sia dotata di limite nellorigine.
Esempio 13 La funzione
f : P = (x, y) R
2

_
arctan
y
x
2
se x y = 0

2
se x y = 0
non dotata di limite nellorigine. Infatti, indicati con B
1
lunione dei due
assi coordinati privati dellorigine e con B
2
la parabola di equazione y = x
2
,
privata di O, risultando:
P B
1
f (P) = /2,
P =
_
x, x
2
_
B
2
f (P) = arctan
x
2
x
2
= arctan 1 =

4
si ha:
lim
P0
PB
1
f (P) =

2
lim
P0
PB
2
f (P) =

4
e ci implica che f non dotata di limite nellorigine.
2.5 Limiti delle funzioni vettoriali
Anche per le funzioni vettoriali la nozione di limite si da come per le funzioni
reali di una variabile reale.
Sia f = (f
1
, . . . , f
m
) denita in A R
k
(k 1). Consideriamo, poi, P
0
punto
di accumulazione per A al nito o non (P
0
R se k = 1, P
0
R
k
{}),
L R
m
{}. Si pone, per denizione:
lim
PP
0
f (P) = L
_
intorno I

di L, almeno un intorno I di P
0
:
P A I {x
0
} f (P) I

_
44 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.
Se L R
m
[L = ] suol dirsi che f convergente [divergente] in P
0
.
Supponiamo L = (L
1
, . . . , L
m
) R
m
. In tal caso si ha:
lim
PP
0
f (P) = L ( > 0, un intorno I

di P
0
: P I

A{P
0
}
|f (P) L| < ) .
Sussistendo le disuguaglianze
1
:
i {1, . . . , m} |f
i
(P) L
i
| |f (P) L|
|f (P) L| |f
1
(P) L
1
| +. . . +|f
m
(P) L
m
| ,
si ha:
lim
PP
0
f (P) = L
_
i {1, . . . , m} lim
PP
0
f
i
(P) = L
i
_
Se L = si ha:
lim
PP
0
f (P) = ( > 0, un intorno I

di P
0
: P I

A{P
0
}
|f (P) O| > )
i.e.
_
(f
1
(P))
2
+. . . + (f
m
(P))
2
> lim
PP
0
|f (P)| = +
Osservazione 8 Supponiamo che per un {1, . . . , n}
lim
PP
0
f
i
(P) = .
Stante la disuguaglianza
|f
i
(P)| |f (P)| ,
si ha allora che
lim
PP
0
|f
i
(P)| = +
ovvero
lim
PP
0
f (P) = .
1
Se a
1
, . . . , a
n
sono numeri reali, si ha:
i {1, . . . , n} |a
i
| =
_
a
2
i

_
a
2
1
+ . . . + a
2
n
;
_
a
2
1
+ . . . + a
2
n

_
(|a
1
| + . . . + |a
n
|)
2
= |a
1
| + . . . + |a
n
|
2.6 Teoremi sui limiti 45
2.6 Teoremi sui limiti
I teoremi riguardanti i limiti delle funzioni di 1 variabile reale, tranne quelli
che fanno ipotesi di monotonia, valgono anche per le funzioni reali di pi
variabili reali. Il teorema sul limite di una funzione composta vale per una
funzione composta qualsiasi.
2.6.1 Funzioni continue
Siano f una funzione reale o vettoriale denita in A R
k
, P
0
A. Si dice
che f continua in P
0
se:
intorno I

di f (P
0
) esiste almeno un intorno I di P
0
tale che per ogni
P I A, f (P) I

, i.e. se:
> 0,

> 0 : P A con |P P
0
| <

, |f (P) f (P
0
)| <
Evidentemente, se P
0
un punto isolato di A, allora f continua in P
0
. Se
P
0
di accumulazione per A, allora
_
f continua in P
0
lim
PP
0
f (P) = f (P
0
)
_
Supponiamo che f sia vettoriale e poniamo f = (f
1
, . . . , f
m
). In tal caso si
ha:
(f continua in P
0
i {1, . . . , m} , f
i
continua in P
0
)
Se P
0
punto isolato di A non c nulla da dimostrare. Se P
0
di accumu-
lazione per A, allora
f continua in P
0
lim
PP
0
f (P) = f (P
0
)
i {1, . . . , m} , lim
PP
0
f
i
(P) = f
i
(P
0
)
i {1, . . . , m} , f
i
continua in P
0
Una funzione reale o vettoriale si dice continua in una parte A

del suo in-


sieme di denizione A se essa continua in ogni punto di A

. Le funzioni reali
o vettoriali, che siano continue in ogni punto del loro insieme di denizione,
si dicono continue.
Sono funzioni continue:
la somma, la dierenza, il prodotto ed il rapporto di funzioni reali
continue,
il modulo di una funzione reale o vettoriale continua,
ogni funzione composta da funzioni continue.
46 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.

Per riconoscere la continuit di una funzione reale, di k variabili reali si tenga
presente quanto segue.
Sia una funzione reale denita in I R. Fissato i {1, . . . , k} e posto
A =
_
P = (x
1
, . . . , x
i
, . . . , x
k
) R
k
: x
i
I
_
consideriamo la funzione
Figura 2.10: Rappresentazione dellinsieme A nel caso i = 1 (sinistra) e i = 2
(destra).
f : P (x
1
, . . . , x
i
, . . . , x
k
) A (x
i
)
Teorema 2.1 Se continua in I, allora f continua in A.
Dimostrazione Sia P
0
= (x
01
, . . . , x
0i
, . . . , x
0k
) A, sicch x
0i
I.
Fissato > 0, la continuit di in x
0i
garantisce lesistenza di

> 0 in
modo che
x
i
I con |x
i
x
0i
| <

, |(x
i
) (x
0i
)| < ;
pertanto, visto che
P = (x
1
, . . . , x
i
, . . . , x
k
) A e |P P
0
| <

x
i
I e |x
i
x
0i
| <

,
risulta:
P = (x
1
, . . . , x
i
, . . . , x
k
) A con |P P
0
| <

, |f (P) f (P
0
)| =
= |(x
i
) (x
0i
)| < .

2.6 Teoremi sui limiti 47


Esempio 14 Le funzioni
f (x, y) = x
3
(x, y) R
2
f (x, y) = y
3
(x, y) R
2
f (x, y) = sin x (x, y) R
2
f (x, y) = cos y (x, y) R
2
f (x, y) = log x (x, y) ]0, +[ R
f (x, y) = log y (x, y) R ]0, +[
sono continue nei rispettivi insiemi di denizione in virt del teorema 2.1.
Esempio 15 La funzione:
f (x, y) = x
3
log y (x, y) R ]0, +[
continua nel suo insieme di denizione in quanto prodotto dalla funzioni
continue:
f
1
(x, y) = x
3
(x, y) R
2
f
2
(x, y) = log y (x, y) R ]0, +[
Esempio 16 La funzione:
f (x, y) = sin x + e
y
(x, y) R
2
continua nel suo insieme di denizione in quanto somma delle funzioni
continue:
f
1
(x, y) = sin x (x, y) R
2
f (x, y) = e
y
(x, y) R
2
Esempio 17 La funzione
f (x, y, z) =
x +z
2
+ sin (xy)
cos
2
(xy)
continua nel suo insieme di denizione in quanto rapporto delle funzioni
continue:
f
1
(x, y, z) = x +z
2
+ sin (xy) (x, y, z) R
3
f
2
(x, y, z) = cos
2
(xy) (x, y, z) R
3
La funzione f
1
continua in quanto somma delle funzioni continue:
f
11
(x, y, z) = x (x, y, z) R
3
48 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.
f
12
(x, y, z) = z
2
(x, y, z) R
3
f
13
(x, y, z) = sin (xy) (x, y, z) R
3
La continuit delle funzioni f
11
e f
12
dovuta al teorema 2.1; la continuit
di f
13
dovuta al fatto che essa composta dalla funzione continua
(x, y, z) R
3
xy
e dalla funzione seno.
La funzione f
2
continua in R
3
in quanto composta dalla funzione continua
(x, y, z) R
3
xy
e dalla funzione continua che a
t R cos
2
t

Siano: f una funzione reale denita in A R, P
0
=
_
x
0
1
, . . . , x
0
k
_
A.
Fissato i {1, . . . , k} e posto
A
i
(P
0
) =
_
x
i
R :
_
x
0
1
, . . . , x
i
, . . . , x
0
k
_
A
_
consideriamo la funzione reale di x
i
:
Figura 2.11: Rappresentazione graca di A
i
nei casi i = 1 e i = 2.
f
i
(x
i
) = f
_
x
0
1
, . . . , x
i
, . . . , x
0
k
_
x
i
A
i
Si dice che f continua in P
0
rispetto a x
i
se f
i
continua in x
0
i
(da
notare che x
0
i
A
i
).
Si dice che f continua in P
0
rispetto alle variabili separatamente
se essa continua in P
0
rispetto a x
1
, rispetto a x
2
, . . ., rispetto a x
k
, i.e.
se:
f
i
continua in x
0
i
i {1, . . . , k}
2.6 Teoremi sui limiti 49
Figura 2.12: Rappresentazione graca degli insiemi B
1
e B
2
.
Rileviamo che:
(f continua in P
0
)
_
f continua in P
0
rispetto
alle variabili separatamente
_
Infatti, ssato i {1, . . . , k} scelto > 0, la continuit di f in P
0
comporta
lesistenza di

> 0 in modo che


P A con |P P
0
| <

, |f (P) f (P
0
)| < ,
ci implica che
x
i
A
i
con

x
i
x
0
i

<

f
i
(x
i
) f
i
_
x
0
i
_

=
=

f
_
x
0
1
, . . . , x
0
i1
, x
i
, x
0
i+1
, . . . , x
0
k
_
f (P
0
)

<
Aggiungiamo che:
_
f continua in P
0
rispetto
alle variabili separatamente
_
(f continua in P
0
)
consideriamo, ad esempio, la funzione:
f : P = (x, y) R
2

_
_
_
xy
x
2
+y
2
, se P = (x, y) = 0 = (0, 0)
0 se P = 0
la quale continua nellorigine rispetto alle variabili separatamente, giacch
x A
1
= R, f (x, 0) = 0, x A
2
= R, f (0, y) = 0.
Detta funzione non regolare nellorigine e quindi neppure continua in tale
punto. Infatti, indicato con B
1
lasse x privato dellorigine e con B
2
la
bisettrice del I e del III quadrante privata dellorigine, avendosi
P = (x, 0) B
1
, f (P) = 0
50 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.
P = (x, x) B
2
, f (P) =
1
2
risulta:
lim
P0,PB
1
f (P) = 0
lim
P0,PB
2
f (P) =
1
2

Siano: f una funzione reale o vettoriale denita in A R
k
, P
0
un punto di
accumulazione al nito per A. Si dice che f discontinua in P
0
oppure che
P
0
punto di discontinuit per f quando si verica una delle circostanze
seguenti:
1. P
0
non appartiene ad A;
2. P
0
appartiene ad A ed f non continua in P
0
.
Si dice che P
0
punto di discontinuit eliminabile per f se f conver-
gente in P
0
col limite distinto da f (P
0
) se P
0
inA.
In tal caso, posto
lim
PP
0
f (P) = l [L] ,
la funzione
g : P A {P
0
}
_
_
_
f (P) , se P = P
0
l [L] , se P = P
0
continua in P
0
in quanto
lim
PP
0
g (P) = lim
PP
0
f (P) = l [L] = g (P
0
)
La funzione g dicesi ottenuta da f modicandone il valore nel punto
P
0
ed associando a P
0
l [L] quando P
0
A, se P
0
non appartiene ad A g
dicesi il prolungamento continuo di f su P
0
.
2.7 Successioni di punti di R
k
2.7.1 Generalit. Limiti.
Una successione di punti di R
k
(k > 1), che viene indicata con uno dei simboli
(P
n
)
nN
, {P
n
} oppure P
1
, P
2
, . . . , P
n
, . . .
una funzione denita nellinsieme N dei numeri naturali ed a valori in R
k
,
i.e. una corrispondenza che ad ogni
n R associa il punto P
n
R
k
.
2.7 Successioni di punti di R
k
51
Dunque una successione di punti di R
k
una particolare funzione vettoriale
di una variabili reale. Di conseguenza alle successioni di punti di R
k
si
estende tutto quanto stato detto precedentemente per le funzioni vettoriali
di una variabile reale. Si tenga presente quanto segue. Posto
P
n
= (x
1n
, . . . , x
kn
) ,
le componenti di {P
n
} sono le successioni reali
{x
1n
} , . . . , {x
kn
} ;
inoltre:
(limP
n
= L, con L = (l
1
, . . . , l
k
))
( > 0,

N : n >

|P
n
L| < )
(i {1, . . . , k} limx
in
= l
i
) , (2.7.1)
(limP
n
= ) ( > 0,

N : n >

|P
n
O| > )

_
lim|P
n
| = lim
_
x
2
1n
+. . . +x
2
kn
= +
_
, (2.7.2)
Se per un i {1, . . . , k}, limx
in
= , allora limP
n
= +.
Sia {P
n
} una successione di punti di R
k
. Detta {k
n
} una successione
strettamente crescente di numeri naturali, la successione composta dalle
successioni {k
n
} e P
n
, i.e. la successione {P
k
n
} dicesi una successione
estratta da {P
n
} oppure una sottosuccessione di {P
n
}.
ragionando come per le successioni reali, si stabiliscono i teoremi che seguono:
Teorema 2.2 Se {P
n
} regolare, allora ogni sua estratta regolare ed ha
lo stesso limite.
Teorema 2.3 Ogni successione di punti di R
k
convergente limitata.
Teorema 2.4 Da ogni successione limitata di punti di R
k
se ne pu estrarre
almeno una convergente. Da ogni successione illimitata di punti di R
k
se ne
pu estrarre almeno una divergente.
2.7.2 Applicazioni
Sussistono i teoremi seguenti la cui dimostrazione del tutto analoga a quella
seguita nel caso monodimensionale.
Teorema 2.5 Un sottoinsieme X di R
k
chiuso se e solo se ogni successione
di punti di X, che sia convergente, ha il limite in X.
52 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.
Teorema 2.6 Un sottoinsieme X di R
k
compatto se e solo se da ogni
successione di punti di X se ne pu estrarre almeno una convergente ad un
punto di X.
Teorema 2.7 (criterio di regolarit di una funzione) . Siano: f una
funzione reale o vettoriale denita in A R
k
, P
0
un punto di accumulazione
per A al nito o non. Condizione necessaria e suciente anch f sia
regolare in P
0
che per ogni successione {P
n
} di punti di A {P
0
} avente
limite P
0
la successione f (P
n
) regolare.
Quando ci accade, il limite della successione {f (P
n
)} indipendente della
successione {P
n
} e coincide col limite di f in P
0
.
Teorema 2.8 (criterio di continuit di una funzione) . Siano: f una
funzione reale o vettoriale denita in A R
k
, P
0
A. Condizione necessaria
e suciente anch f sia continua in P
0
che per ogni successione {P
n
} di
A convergente a P
0
risulta:
limf (P
n
) = f (P
0
)
Teorema 2.9 (criterio di convergenza di Cauchy per le successioni)
Condizione necessaria e suciente anch una successione {P
n
} di punti di
R
k
sia convergente che si abbia:
> 0,

N : n >

e h N |P
n+h
P_n| <
Teorema 2.10 (criterio di convergenza di Cauchy per le funzioni) Siano:
f una funzione reale o vettoriale denita in A R
k
, P
0
un punto di accu-
mulazione per A al nito o non. Condizione necessaria e suciente anch
f sia convergente in P
0
che si abbia:
> 0, un intorno I

di P
0
: P

, P

A{P
0
}

f
_
P

_
f
_
P

<
2.7.3 Teoremi sulle funzioni continue. Funzioni uniforme-
mente continue.
Le funzioni reali o vettoriali continue godono di notevoli propriet espresse
dai teoremi seguenti, la cui dimostrazione del tutto analoga a quella seguita
per le funzioni reali di una variabile reale.
Teorema 2.11 (criterio di continuit delle funzioni inverse) Sia f una
funzione reale o vettoriale denita ed invertibile in A R
k
. Se A compatto
e se f continua in A, allora linversa di f continua.
2.7 Successioni di punti di R
k
53
Teorema 2.12 (di Weierstrass) Una funzione reale o vettoriale f, deni-
ta e continua in una parte compatta di R
k
, ha per codominio un insieme
compatto. Conseguentemente f, se reale, dotata di minimo e di massimo.
Teorema 2.13 (di Bolzano) Una funzione reale o vettoriale f, che sia
denita e continua in una parte connessa di R
k
, ha per codominio un insieme
connesso. Conseguentemente f, se reale, ha per codominio un intervallo.
Dal teorema di Bolzano si deduce il
Teorema 2.14 (degli zeri) Sia f una funzione reale denita e continua
nella parte connessa A di R
k
. Se f assume in A sia valori positivi e sia valori
negativi, allora essa si annulla in almeno un punto di A.
Osservazione 9 In certi casi il teorema degli zeri pu essere utilizzato
per determinare linsieme di denizione di una funzione di pi variabili.
Consideriamo, ad esempio, la funzione
f (x, y) = log
_
x
2
4
+y
2
1
_
il cui insieme di denizione :
A =
_
P = (x, y) R
2
:
x
2
4
+y
2
1 > 0
_
posto g (x, y) =
x
2
4
+y
2
1, denotiamo con linsieme dei punti del piano
Figura 2.13: D il dominio limitato avente per frontiera . D

il dominio
illimitato con frontiera .
54 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.
in cui g si annulla, ossia lellisse di equazione
x
2
4
+y
2
= 1
Denotiamo poi con D il dominio limitato avente per frontiera e con D

il
dominio illimitato avente per frontiera .
Visto che:
g continua in R
2
,
linterno di D connesso e g (0, 0) = 1,
linterno di D

convesso e g (3, 0) =
9
4
1 > 0
per il teorema degli zeri devessere:
g (P) < 0P
o
D
g (P) > 0P
o
D

e di conseguenza A =
o
D
.

Sia f una funzione reale o vettoriale denita in A R
k
. Si dice che f
uniformemente continua in A se:
> 0,

> 0 : P

, P

A con

<

f
_
P

_
f
_
P

<
Teorema 2.15 (di HeineCantor) Una funzione reale o vettoriale, che
sia denita e continua in una parte compatta A di R
k
, uniformemente
continua in A.
La dimostrazione simile a quella per le funzioni reali di una variabile reale.
2.8 Operatori lineari Autovalori ed Autovettori
Forme quadratiche.
2.8.1 Operatori lineari
Consideriamo lo spazio vettoriale R
k
e denotiamo con {e
1
, . . . , e
k
} la sua
base canonica. Sia L unoperatore lineare denito nello spazio vettoriale R
k
ed a valori nello spazio vettoriale R, i.e. una funzione reale denita in R
k
soddisfacente alle condizioni seguenti:
x, y R
k
, L(x +y) = L(x) +L(y)
2.8 Operatori lineari Autovalori ed Autovettori Forme
quadratiche. 55
R, x R
k
, L(x) = L(x)
Posto a
i
= L(e
i
) e a = (a
1
, . . . , a
k
), si ha:
x = (x
1
, . . . , x
k
) , L(x) = L(x
1
e
1
+. . . +x
k
e
k
) =
= L(x
1
e
1
) +. . . +L(x
k
e
k
) = x
1
L(e
1
) +. . . +x
k
L(e
k
) =
= a
1
x
1
+. . . +a
k
x
k
= a x
Il vettore a dicesi associato a L.

Consideriamo gli spazi vettoriale R
k
e R
m
e denotiamo con
{e
1
, . . . , e
k
} ,
_
e

1
, . . . , e

m
_
le rispettive basi canoniche. Sia L un operatore lineare denito nello spazio
vettoriale R
k
ed a valori nello spazio vettoriale R
m
, i.e. una funzione vetto-
riale denita in R
k
ed a valori in R
m
soddisfacente alle condizioni:
x, y R
k
, L(x +y) = L(x) +L(y)
R, x R
k
, L(x) = L(x)
Posto L(e
i
) = (a
1i
, . . . , a
mi
), si ha:
x = (x
1
, . . . , x
k
) , L(x) = L(x
1
e
1
+. . . +x
k
e
k
) =
= L(x
1
e
1
) +. . . +L(x
k
e
k
) = x
1
L(e
1
) +. . . +x
k
L(e
k
) =
= x
1
(a
11
, . . . , a
m1
) +. . . +x
k
(a
1k
, . . . , a
mk
) =
= (a
11
x
1
+. . . +a
1k
x
k
, . . . , a
m1
x
1
+. . . +a
mk
x
k
) ;
Pertanto, introdotta la matrice
A =
_
_
_
a
11
a
1k
.
.
.
.
.
.
a
m1
a
mk
_
_
_
ed adoperando per x la notazione matriciale
x =
_
_
_
x
1
.
.
.
x
k
_
_
_
risulta:
x = (x
1
, . . . , x
k
) R
k
, L(x) = Ax
dove il prodotto va inteso riga per colonna.
La matrice A dicesi associata a L.
56 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.
2.8.2 Autovettori ed Autovalori
Sia L un operatore lineare denito nello spazio vettoriale R
k
ed a valori nello
spazio vettoriale R
k
. Sia
A =
_
_
_
a
11
a
1k
.
.
.
.
.
.
a
k1
a
kk
_
_
_
la matrice associata ad L.
Un numero reale
0
dicesi un autovalore di L (oppure di A) se esiste un
vettore x R
k
, non nullo, tale che:
L(x) =
0
x (2.8.1)
ossia
_

_
a
11
x
1
+. . . +a
1k
x
k
=
0
x
1
.
.
.
a
k1
x
1
+. . . +a
kk
x
k
=
0
x
k
(2.8.2)
Se
0
un autovalore di L ogni soluzione della (2.8.1), o ci che lo stesso
del sistema (2.8.2), che sia distinta dal vettore nullo dicesi un autovettore
di L (o di A) relativo a
0
.
Evidentemente
0
un autovalore di L se e solo se soluzione della equazione
algebrica di grado k :

a
11
a
12
a
1k
a
21
a
22
a
2k
.
.
.
a
k1
a
k2
a
kk

= 0 (2.8.3)
Se A simmetrica (i.e. a
ij
= a
ji
), si dimostra che la (2.8.3) ammette soltanto
radici reali.
2.8.3 Forme quadratiche
Sia
A =
_
_
_
a
11
a
1k
.
.
.
a
k1
a
kk
_
_
_
una matrice quadrata ad elementi reali simmetrica, i.e. a
ij
= a
ji
. La
funzione continua in R
k
:
: P = (x
1
, . . . , x
k
) R
k

i,j=1
a
ij
x
i
x
j
dicesi una forma quadratica simmetrica (di coecienti a
ij
). La
matrice A dicesi associata a .
2.8 Operatori lineari Autovalori ed Autovettori Forme
quadratiche. 57
SI dice che denita positiva [negativa] se:
P R
k
{0} (P) > 0 [(P) < 0]
Si dice che semidenita positiva [negativa] se:
P R
k
{0} (P) 0 [(P) 0]
si dice che indenita se essa assume sia valori positivi sia valori
negativi.
Per ogni i {1, . . . , k} denotiamo con
i
il determinante della matrice
individuata dalle prime i righe e dalle prime i colonne della matrice A. Chi-
amiamo minore principale di A il determinante di una qualsiasi matrice
estratta da A i cui elementi siano simmetrici rispetto alla diagonale principale
di A.
Teorema 2.16 Le aermazioni seguenti sono equivalenti:
1. denita positiva [negativa],
2. Per ogni i {1, . . . , k},
i
> 0 [(1)
i

i
> 0]
3. Tutti gli autovalori di A sono positivi [negativi]
Teorema 2.17 Le aermazioni seguenti sono equivalenti:
1. semidenita positiva [negativa];
2. Tutti i minori principali di A sono non negativi [i minori principali di
A di ordine pari sono tutti non negativi, quelli di ordine dispari sono
tutti non positivi],
3. Tutti gli autovalori di A sono non negativi [non positivi].
Teorema 2.18 Le aermazioni seguenti sono equivalenti:
1. indenita,
2. Esistono due autovalori di A, uno positivo e laltro negativo.
58 Funzioni reali di k variabili reali. Funzioni vettoriali.