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Capitolo 2

Il capitolo introduce il concetto di funzione matematica e ne descrive le proprietà fondamentali. Vengono presentate funzioni costanti, lineari, affini e quadratiche fornendone gli schemi grafici.
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Capitolo 2

Il capitolo introduce il concetto di funzione matematica e ne descrive le proprietà fondamentali. Vengono presentate funzioni costanti, lineari, affini e quadratiche fornendone gli schemi grafici.
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Capitolo 2

Funzioni

2.1 Il concetto di funzione


Una funzione è una legge che associa ad ogni elemento di un insieme X, detto dominio, un
preciso elemento di un insieme Y , detto codominio. Il modo più completo per descrivere
una funzione è il seguente:
f :X →Y
x 7→ f (x)
In questa notazione, f è il nome scelto per indicare la funzione, X è il dominio, Y il codominio
e la scrittura x 7→ f (x) indica che al generico punto x del dominio viene associato il valore
f (x) del codominio. Si dice anche che la funziona in x assume valore f (x).
Si consideri ad esempio la funzione
f :R→R
x 7→ x3 − 2x
Questa funzione f associa ad ogni numero x di R il valore dato dall’espressione x3 − 2x,
anch’esso appartenente a R. Se vogliamo conoscere il valore della funzione nel punto 2,
basterà sostituire a x il valore 2: si ottiene f (2) = 23 − 2 · 2 = 4.

2.1.1 Determinare il dominio di una funzione


Spesso una funzione f viene descritta in modo più sintetico senza specificarne dominio e
codominio, come ad esempio nella notazione
f (x) = 4x2 − x + 3. (2.1)
In questo caso si intende che il dominio è il più grande sottoinsieme di R su cui ha senso
calcolare la funzione, mentre il codominio è tutto R. Nell’esempio dato sopra, l’espressione
4x2 − x + 3 è ben definita per ogni numero reale x, dunque il dominio è tutto R.
Se invece consideriamo la funzione
3
f (x) = 5 +
x−7
notiamo che, essendo coinvolta una frazione, l’espressione può essere calcolata se e solo se il
denominatore x − 7 è diverso da zero, cioè se e solo se x 6= 7. Dunque il dominio è l’insieme di
tutti i numeri reali eccetto il numero 7, insieme che si scrive R\{7}, oppure (−∞, 7)∪(7, +∞).

11
12 CAPITOLO 2. FUNZIONI

2.1.2 Il grafico di una funzione


Data una funzione f , possiamo disegnarne il grafico. Per far questo, per ogni punto del
dominio X si rappresenta nel piano cartesiano il punto di coordinate (x, f (x)), cioè il punto
P la cui ascissa è x è la cui ordinata è f (x). Proprio perché l’ordinata associata all’ascissa x
è data dal valore di f (x), si usa indicare le funzioni anche tramite la notazione y = f (x). Ad
esempio, la funzione (2.1) viene indicata anche nella forma y = 4x2 − x + 3. Si dice che x è
la variabile indipendente e y la variabile dipendente, perché il suo valore è determinato una
volta fissato x.
In Figura 2.1, sulla sinistra è rappresentato il grafico di una qualche funzione f con dominio
l’intervallo [1, 6]. Si noti, ad esempio, che siccome in corrispondenza del valore x = 4 il grafico
passa per il punto di ordinata 5, possiamo dedurre che f (4) = 5. La parte destra della figura,
invece, non può essere il grafico di una funzione, perché ci sono punti del dominio (ad esempio
x = 4) a cui corrispondono due diversi valori della funzione.

6 6
(4, 5)
5 5

4 (x, f (x)) 4

3 3

2 2

1 1

0 1 2 3 4 5 x 6 7 0 1 2 3 4 5 6 7

Figura 2.1: A sinistra, il grafico di una funzione; quello a destra, invece, non è il grafico di
una funzione.

2.2 Funzioni costanti, funzioni lineari e funzioni affini


Il caso più semplice è costituito dalle funzioni costanti, cioè funzioni della forma f (x) = q,
dove q è un qualche numero reale. Queste funzioni associano ad ogni numero reale x sempre
lo stesso valore q. Ad esempio, la funzione f (x) = 3 è la funzione costante che associa ad ogni
x il valore 3. Il grafico di una funzione costante è una retta parallela all’asse x.
Una funzione del tipo f (x) = mx, dove m è un qualche numero reale, è detta funzione
lineare. Un esempio è dato dalla funzione f (x) = 5x. Sappiamo dalla Sezione 1.3 che il
grafico di una funzione di questo tipo è la retta passante per l’origine con coefficiente angolare
m (nell’esempio, il coefficente angolare è 5).
Una funzione del tipo f (x) = mx + q è detta funzione affine. Un esempio è dato dalla
funzione f (x) = −3x + 2. Sappiamo dalla Sezione 1.3 che il grafico di una funzione di questo
tipo è la retta di coefficiente angolare m ed intercetta q (nell’esempio, il coefficiente angolare è
2.3. LA FUNZIONE VALORE ASSOLUTO 13

−3 e l’intercetta è 2). Si osservi che le funzioni lineari sono un caso particolare delle funzioni
affini, ottenuto quando q = 0.
Le nozioni date nella Sezione 1.3 sono dunque sufficienti per disegnare il grafico di una
qualunque funzione costante, lineare o affine.

2.3 La funzione valore assoluto


La funzione valore assoluto è data da f (x) = |x|. Si noti che il dominio è tutto R. Per
disegnare il grafico di questa funzione, occorre riscrivere f ricordando la definizione di valore
assoluto: (
x se x ≥ 0
f (x) = |x| =
−x se x < 0

Il grafico va allora disegnato in due fasi: prima i grafico della funzione y = x con dominio gli
x ≥ 0; poi il grafico della funzione y = −x con dominio gli x < 0. Sappiamo disegnare questi
due grafici, dato che sono entrambi grafici di funzioni lineari. Il grafico risultante è mostrato
in Figura 2.2.

Figura 2.2: Il grafico della funzione valore assoluto.

Consideriamo ora la funzione


f (x) = |2x − 3|.

Per disegnare il suo grafico, notiamo innanzitutto che il dominio è R. Essendo coinvolto
l’operatore valore assoluto, riscriviamo la funzione in modo più esplicito:
(
2x − 3 se 2x − 3 ≥ 0
f (x) = |x| =
−(2x − 3) se 2x − 3 < 0

Per disegnare il grafico consideriamo separatamente i due casi. Nel primo caso dobbiamo
disegnare il grafico della funzione
y = 2x − 3,
14 CAPITOLO 2. FUNZIONI

ma solo per gli x tali che 2x − 3 ≥ 0, cioè solo per gli x tali che x ≥ 32 . Nel secondo caso
dobbiamo disegnare il grafico della funzione
y = −(2x − 3), cioè y = −2x + 3,
ma solo per gli x tali che 2x − 3 < 0, cioè solo per gli x tali che x < 32 . Entrabi questi grafici
sono grafici di funzioni affini, che sappiamo dunque disegnare. Il grafico risultante è mostrato
in Figura 2.3.
y

3 x
2

Figura 2.3: Il grafico della funzione f (x) = |2x − 3|.

2.4 Funzioni quadratiche


Una funzione quadratica è una funzione del tipo f (x) = ax2 + bx + c. Il dominio di una
funzione quadratica è tutto R e il suo grafico è sempre una parabola.
Per disegnare il grafico, occorre tenere presente che la parabola ha concavità rivolta verso
l’alto se a > 0 e concavità rivolta verso il basso se a < 0. Inoltre, l’ascissa del vertice V della
parabola è data dalla formula
b
xV = − ,
2a
mentre l’ordinata può essere ricavata semplicemente calcolando la funzione in xV :
yV = f (xV ).
Infine, è utile conoscere l’intersezione della parabola con l’asse y (tale intersezione esiste
sempre) e, se esistono, le intersezioni con l’asse x.
Il punto di intersezione con l’asse y soddisfa x = 0, dato che giace sull’asse y; poiché
tale punto appartiene anche al grafico della funzione, otteniamo la sua ordinata calcolando la
funzione in x = 0.
Gli eventuali punti di intersezione con l’asse x, invece, sono i punti del grafico che hanno
ordinata uguale a 0. Dunque, per trovare le loro ascisse, bisogna imporre f (x) = 0, cioè
risolvere l’equazione di secondo grado ax2 + bx + c = 0. Le soluzioni sono date dalla formula

−b ± b2 − 4ac
x=
2a
2.4. FUNZIONI QUADRATICHE 15

Ad esempio, si consideri la funzione quadratica

f (x) = −x2 + x + 2,

dunque a = −1, b = 1, c = 2. Poiché a < 0, il grafico è una parabola con concavità rivolta
verso il basso. Il vertice della parabola ha le seguenti coordinate:
   2
b 1 1 1 1 1
xV = − =− = , yV = f (xV ) = f =− + + 2 = 9/4.
2a 2 · (−1) 2 2 2 2

Dunque il vertice ha coordinate 12 , 94 .




Il punto di intersezione con l’asse y ha ascissa x = 0 e ordinata y = f (0) = 2. Dunque la


parabola interseca l’asse y nel punto (0, 2).
Gli eventuali punti di intersezione con l’asse x hanno ascissa data dalla formula
√ p √
−b ± b2 − 4ac −1 ± 1 − 4 · (−1) · 2 −1 ± 9 −1 ± 3
x= = = = ,
2a 2 · (−1) −2 −2
da cui si ottengono le due soluzioni x = −1 e x = 2. Dunque la parabola interseca l’asse x
nei punti (−1, 0) e (2, 0). Il grafico è disegnato nella parte sinistra della Figura 2.4.

3 6

2 5

1 4

1
3
−3 −2 −1 2 1 2 3
−1 2

−2 1

−3
−3 −2 −1 1 2 3

Figura 2.4: I grafici delle funzioni quadratiche y = −x2 + x + 2 e y = x2 − 2x + 2.

Consideriamo ora la funzione quadratica

f (x) = x2 − 2x + 2,

dunque a = 1, b = −2, c = 2. Poiché a > 0, il grafico è una parabola con concavità rivolta
verso l’alto. Il vertice della parabola ha le seguenti coordinate:
b
xV = − = 1, yV = f (xV ) = f (1) = 1.
2a
Dunque il vertice ha coordinate (1, 1).
Il punto di intersezione con l’asse y ha ascissa x = 0 e ordinata y = f (0) = 2. Dunque la
parabola interseca l’asse y nel punto (0, 2).
16 CAPITOLO 2. FUNZIONI

Per quanto riguarda le eventuali intersezioni con l’asse x, si può osservare che poiché il
vertice ha ordinata 1 e la concavità è rivolta verso l’alto, non ci possono essere intersezioni
con l’asse x (si veda la parte destra della Figura 2.4). Se cercassimo comunque di determinare
le ascisse dei punti di intersezione con l’asse x, dovremmo usare la formula
√ √ √
−b ± b2 − 4ac 2± 4−4·1·2 4 ± −4
x= = =
2a 2 2
2
Questa formula non restituisce alcuna soluzione, perché b − 4ac = −4 < 0. Dunque anche
per questa via si arriva alla stessa conclusione.

2.4.1 Disequazioni di secondo grado


Il grafico delle funzioni quadratiche è utile per la risoluzione di disequazioni di secondo grado.
Ad esempio, per risolvere la disequazione
−x2 + x + 2 < 0,
basta disegnare ed osservare il grafico della funzione
f (x) = −x2 + x + 2,
che abbiamo sià rappresentato nella parte sinistra della Figura 2.4. Le soluzioni della disequa-
zione sono quei valori di x per cui f (x) < 0, cioè quei valori di x in corrispondenza dei quali
il grafico si trova al di sotto dell’asse x. Si conclude che l’insieme delle soluzioni è costituito
dall’unione degli intervalli (−∞, −1) e (2, +∞) (gli intervalli non includono i valori −1 e 2
perché la disequazione data è stretta).
Volendo risolvere, invece, la disequzione
x2 − 2x + 2 ≥ 0,
dobbiamo far riferimento al grafico della funzione
f (x) = x2 − 2x + 2,
già rappresentato nella parte destra della Figura 2.4. In questo caso si scopre che tutti gli x
in R soddisfano la disequazione, dato che tutto il grafico giace al di sopra dell’asse x.

2.5 Le potenze
2.5.1 Potenze con esponente pari
La funzione f (x) = x2 è una particolare funzione quadratica in cui a = 1, b = 0 e c = 0,
chiamata anche potenza con esponente 2. Il suo grafico è disegnato in blu in Figura 2.5.
Se consideriamo una generica potenza f (x) = xn in cui l’esponente n è pari, otteniamo
un grafico simile ma con una diversa “curvatura”: si veda la Figura 2.5 per un confronto tra
le potenze con esponente 2, 4 e 6. Il grafico giace interamente sopra l’asse x, in quanto xn è
sempre positivo o nullo quando l’esponente è pari. Si noti che tutte le potenze con esponente
pari soddisfano le condizioni
f (0) = 0, f (1) = 1, f (−1) = 1.
Dunque i grafici passano tutti per i punti (0, 0), (1, 1) e (−1, 1). Inoltre, quanto più l’espo-
nente è grande, tanto più il grafico risulta schiacciato vicino all’origine e più ripido lontano
dall’origine.
2.5. LE POTENZE 17

−3 −2 −1 1 2 3

Figura 2.5: Grafici delle potenze x2 (in blu), x4 (in rosso) e x6 (in verde).

2.5.2 Potenze con esponente dispari


In Figura 2.6, in blu, è rappresentato il grafico della funzione f (x) = x3 , cioè la potenza con
esponente 3.
Se consideriamo una generica potenza f (x) = xn in cui l’esponente è dispari, otteniamo
un grafico simile ma con una diversa “curvatura”: si veda la Figura 2.6 per un confronto tra
le potenze con esponente 3 e 5. Poiché quando n è dispari xn ha sempre lo stesso segno di x,
il grafico passa solo per punti con entrambe le coordinate positive o entrambe le coordinate
negative, cioè il grafico è contento nel primo e terzo quadrante. Si noti che tutte le potenze
con esponente dispari soddisfano le condizioni

f (0) = 0, f (1) = 1, f (−1) = −1.

Dunque i grafici passano tutti per i punti (0, 0), (1, 1) e (−1, −1). Come nel caso delle potenze
con esponente pari, anche per le potenze con esponente dispari il grafico si appiattisce vicino
all’origine al crescere dell’esponente.

2.5.3 Potenze con esponente negativo


Si ricordi la notazione
1
x−n =
xn
Ad esempio, x−7 è un altro modo di scrivere l’espressione x17 .
A titolo di esempio, riportiamo il grafico della funzione
1
f (x) = x−1 =
x
(parte sinistra della Figura 2.7) e quello della funzione
1
f (x) = x−2 =
x2
(parte destra della Figura 2.7). I grafici delle altre funzioni del tipo x−n con n dispari sono
simili a quello di x−1 , mentre quelli delle altre funzioni del tipo x−n con n pari sono simili a
18 CAPITOLO 2. FUNZIONI

−3 −2 −1 1 2 3

−2

−4

−6

Figura 2.6: Grafici delle potenze x3 (in blu) e x5 (in rosso).

quello di x−2 . Si presti attenzione al fatto che queste funzioni non sono definite per x = 0
(perché non possiamo dividere per zero), dunque il dominio è R \ {0}. Tutti i grafici passano
per il punto (1, 1), perché f (1) = 1. Si noti che se n è pari il grafico giace interamente al di
sopra dell’asse x, dato che in tal caso f (x) > 0 per ogni x del dominio.

Figura 2.7: I grafici delle funzioni x−1 e x−2 .

2.5.4 Le radici
Si ricordi la notazione √
1
n
xn = x.
1 √ 1 √
Ad esempio, x =2 xex =
3 3
x.
2.6. FUNZIONI PARI E FUNZIONI DISPARI 19

La funzione radice n-esima è definita cosı̀:

f : [0, +∞) → R
1
x 7→ x n .

Si noti che i numeri negativi sono esclusi dal dominio.


Le funzioni radice n-esima hanno grafici simili tra loro: si veda la Figura 2.8 per un
1 1 1
confronto tra i grafici di x 2 , x 3 e x 4 . Si tenga presente che tutti i grafici passano per il punto
1
(1, 1), perché f (1) = 1 n = 1.

1 2 3 4 5

1 1 1
Figura 2.8: Grafici delle funzioni x 2 (in blu), x 3 (in rosso) e x 4 (in verde).

2.5.5 Potenze con esponente razionale


Consideriamo infine potenze con generico esponente razionale, ricordando che
m 1 √ √
x n = (x n )m = ( n x)m = n xm .
5 √
Ad esempio, 16 4 = ( 4 16)5 = 25 = 32.
Le funzioni potenza con esponente razionale sono del tipo

f : [0, +∞) → R
m
x 7→ x n .

Si noti che i numeri negativi sono esclusi dal dominio.


Se l’esponente m n è maggiore di 1, il grafico ha un aspetto che ricorda quello delle funzioni
potenza; se l’esponente è minore di 1, il grafico è simile a quello delle funzioni radice (si veda
la Figura 2.9). Nel caso particolarissimo in cui l’esponente è uguale a 1, otteniamo la funzione
f (x) = x1 = x, il cui grafico è la bisettrice del primo quadrante. In effetti, più l’esponente si
avvicina a 1 e più il grafico della funzione potenza con esponente razionale tende ad appiattirsi
su tale bisettrice.

2.6 Funzioni pari e funzioni dispari


Una funzione f si dice pari se per ogni x nel suo dominio anche −x appartiene al dominio ed
inoltre f (−x) = f (x). Il grafico di una funzione pari è simmetrico rispetto all’asse y, come
nella parte sinistra della Figura 2.10.
20 CAPITOLO 2. FUNZIONI

1 2 3 4 5

3 5
Figura 2.9: Grafici delle funzioni x 5 (in blu) e x 4 (in rosso). La linea tratteggiata è la
bisettrice del primo quadrante.

Consideriamo ad esempio la funzione f (x) = x4 + 2x2 − 1. Poiché il dominio di f è tutto


R, è vero che per ogni x nel dominio di f anche −x è nel dominio di f . Inoltre,

f (−x) = (−x)4 + 2(−x)2 − 2 = x4 + 2x2 − 1 = f (x),

dunque la funzione è pari.


Si noti che tutte le funzioni potenza con esponente pari sono funzioni pari, perché se n è
pari si ha f (−x) = (−x)n = xn = f (x).
Una funzione f si dice dispari se per ogni x nel suo dominio anche −x appartiene al
dominio ed inoltre f (−x) = −f (x). Il grafico di una funzione dispari è simmetrico rispetto
all’origine, come nella parte destra della Figura 2.10.
Consideriamo ad esempio la funzione f (x) = x5 − 2x. Poiché il dominio di f è tutto R, è
vero che per ogni x nel dominio di f anche −x è nel dominio di f . Inoltre,

f (−x) = (−x)5 − 2(−x) = −x5 + 2x = −(x5 − 2x) = −f (x),

dunque la funzione è dispari.


Si noti che tutte le funzioni potenza con esponente dispari sono funzioni dispari, perché
se n è dispari si ha f (−x) = (−x)n = −xn = −f (x).

2.7 Le funzioni trigonometriche


Per disegnare i grafici delle funzioni trigonometriche possiamo sfruttare alcuni valori notevoli
assunti dalle funzioni. Ad esempio, nel caso del coseno sappiamo che
π   
3
cos(0) = 1, cos = 0, cos(π) = −1, cos π = 0, cos(2π) = 1.
2 2

Sappiamo inoltre che al di fuori dell’intervallo [0, 2π] la funzione si ripete identica. Osserviamo
anche che la funzione coseno è pari, perché cos(−x) = cos(x). Il grafico preciso è dato in Figura
2.11.
Per la funzione seno, sappiamo che
π   
3
sin(0) = 0, sin = 1, sin(π) = 0, cos π = −1, cos(2π) = 0.
2 2
2.7. LE FUNZIONI TRIGONOMETRICHE 21

f (x)

f (−x) = f (x)

−x
x

f (−x) = −f (x)

−x x

Figura 2.10: A sinistra, il grafico di una funzione pari (simmetrico rispetto all’asse y); a
destra, il grafico di una funzione dispari (simmetrico rispetto all’origine).

−3π −2π − 3 π −π − π2 π π 3 2π 3π
2 2 2π

−1

Figura 2.11: Grafico della funzione coseno. La parte evidenziata in rosso è il grafico ristretto
al dominio [0, 2π]. Al di fuori di questo intervallo, il grafico si ripete.

−3π −2π − 3 π −π − π2 π π 3 2π 3π
2 2 2π

−1

Figura 2.12: Grafico della funzione seno. La parte evidenziata in rosso è il grafico ristretto al
dominio [0, 2π]. Al di fuori di questo intervallo, il grafico si ripete.

Sappiamo inoltre che al di fuori dell’intervallo [0, 2π] la funzione si ripete identica. Osserviamo
anche che la funzione seno è dispari, perché sin(−x) = − sin(x). Il grafico preciso è dato in
Figura 2.12.
sin(x)
Per la funzione tangente, ricordando che tan(x) = cos(x) , abbiamo

sin(0)
tan(0) = = 0.
cos(0)

La funzione non è definita quando cos(x) = 0 (non possiamo dividere per zero), dunque
dall’intervallo [0, 2π] vanno esclusi i valori x = π2 e x = 32 π. In realtà è sufficiente disegnare il
22 CAPITOLO 2. FUNZIONI

grafico nell’intervallo [0, π], perché al di fuori di questo intervallo la funzione si ripete identica.
Si può anche osservare che la funzione tangente è dispari:
sin(−x) − sin(x)
tan(−x) = = = − tan(x).
cos(−x) cos(x)
Il grafico è dato in Figura 2.13.

−3π −2π − 3 π −π − π2 π π 3 2π 3π
2 2 2π

Figura 2.13: Grafico della funzione tangente. Le rette tratteggiate indicano i punti non
appartenenti al dominio: in corrispondenza di quei punti la funzione non è definita e non va
quindi tracciato il grafico.

2.8 Funzioni iniettive, funzioni suriettive e funzioni invertibili


2.8.1 Funzioni iniettive
Una funzione f è detta iniettiva se non assume mai lo stesso valore in due (o più) punti del
dominio. Formalmente, f è iniettiva se per ogni scelta di x1 e x2 nel dominio, con x1 6= x2 ,
si ha f (x1 ) 6= f (x2 ).
Ad esempio, la funzione f (x) = x + 2 è iniettiva, perché se x1 6= x2 allora anche x1 + 2 6=
x2 + 2, cioè f (x1 ) 6= f (x2 ). La funzione f (x) = x2 , invece, non è iniettiva, perché esistono
coppie di punti del dominio a cui la funzione associa lo stesso valore: per esempio, se scegliamo
x1 = 1 e x2 = −1, abbiamo f (x1 ) = 1 e f (x2 ) = 1.
Nello stabilire se una funzione è iniettiva, è fondamentale prestare attenzione al suo domi-
nio. Per esempio, abbiamo appena visto che la funzione f (x) = x2 non è iniettiva. Dato che
tale funzione era assegnata tramite la legge, senza specificarne il dominio, come di consueto
abbiamo assunto che il dominio fosse il più grande possibile, cioè tutto R. Supponiamo ora
che la funzione sia invece assegnata cosı̀:
f : [0, +∞) → R
x 7→ x2
2.8. FUNZIONI INIETTIVE, FUNZIONI SURIETTIVE E FUNZIONI INVERTIBILI 23

La funzione è definita tramite la stessa legge di prima, ma il dominio è più piccolo. In questo
caso la funzione è iniettiva, perché se x1 e x2 sono punti del dominio, cioè positivi o nulli, e
sono diversi tra loro, allora anche f (x1 ) 6= f (x2 ).
È possibile stabilire se una funzione è o non è iniettiva anche analizzando il suo grafico.
Si consideri ad esempio il grafico nella parte sinistra della Figura 2.14. La linea tratteggiata
orizzontale interseca il grafico più di una volta, il che indica che il valore 9 è assunto in
corrispondenza di più di un valore del dominio (in questo caso tre); la funzione non è dunque
iniettiva. Nella parte destra della figura, invece, è tracciato il grafico di una funzione iniettiva:
infatti qualunque retta orizzontale (non solo quelle disegnate a titolo di esempio) interseca il
grafico al massimo una volta, il che significa che nessun valore viene assunto in corrispondenza
di più punti del dominio.

Figura 2.14: A sinistra, una funzione non iniettiva; a destra, una funzione iniettiva.

2.8.2 Funzioni suriettive


Una funzione è detta suriettiva se tutti i possibili valori del codominio vengono assunti in
corrispondenza di qualche punto del dominio. Formalmente, f è suriettiva se per ogni scelta
di un valore y nel codominio esiste almeno un punto x nel dominio tale che f (x) = y.
Verifichiamo, per esempio, se la funzione f (x) = 2x + 5 è suriettiva. Poiché dominio
e codominio non sono specificati, assumiamo che essi siano entrambi tutto R. Dobbiamo
verificare se dato un qualunque y nel codominio (cioè in R) esiste un x nel dominio (cioè in R)
tale che f (x) = y, cioè tale che 2x + 5 = y. La risposta è affermativa: risolvendo l’equazione
rispetto all’incognita x, si trova x = y−5
2 . Dunque la funzione è suriettiva.
Consideriamo la funzione f (x) = x2 . Dominio e codominio non sono specificati, dunque
assumiamo che siano entrambi R. Per controllare se f è suriettiva prendiamo un arbitrario
y nel codominio R e verifichiamo se esiste x nel domino R tale che x2 = y. La risposta è
negativa, perché se y è ad esempio uguale a −1, non esiste alcun x tale che x2 = −1. Dunque
la funzione non è suriettiva.
Consideriamo ora la funzione
f : R → [0, +∞)
x 7→ x2

Questa volta il codominio è solo [0, +∞), dunque dobbiamo scegliere un generico y ≥ 0 e
verificare se esiste x tale che x2 = y. Ora la risposta è affermativa, perché essendo y ≥ 0
24 CAPITOLO 2. FUNZIONI

√ √
possiamo risolvere l’equazione rispetto a x trovando le due soluzioni x = y e x = − y (ne
sarebbe bastata anche una sola). Dunque la funzione è suriettiva.

2.8.3 Funzioni invertibili


Una funzione è detta invertibile se è sia iniettiva che suriettiva. In altre parole, una funzione

f :X →Y
x 7→ f (x)

è invertibile se per ogni elemento y del codominio Y esiste uno ed un solo elemento x del
dominio X tale che f (x) = y. Quando questo avviene, ha senso definire la funzione inversa
f −1 come segue:

f −1 : Y → X
y 7→ l’unico x tale che f (x) = y.

Si noti che se f non fosse iniettiva, per qualche y esisterebbe più di un x tale che f (x) = y e
dunque la funzione inversa non sarebbe ben definita. E se f non fosse suriettiva, ci sarebbero
degli elementi y per cui nessun x soddisfa f (x) = y e dunque f −1 non potrebbe associare
alcun valore a tali y. Per questo la funzione inversa può essere definita solo se f è iniettiva e
suriettiva.
Si consideri per esempio la funzione

f :R→R
x 7→ 4x − 1

Trattandosi di una funzione affine, il grafico è la retta di coefficiente angolare 4 e intercetta


−1 (grafico blu nella parte sinistra della Figura 2.15). Dal grafico vediamo che f è iniettiva
(perché ogni retta orizzontale interseca il grafico una sola volta) e suriettiva (perché la funzione
assume tutti i valori di R). Dunque f è invertibile. Per calcolare la funzione inversa, scegliamo
un arbitrario y nel codominio R e cerchiamo l’unico x del dominio tale che f (x) = y, cioè
tale che 4x − 1 = y. Risolvendo rispetto all’incognita x si trova x = y+1 4 . Dunque la funzione
inversa è la seguente:

f −1 : R → R
y+1
y 7→
4
Siccome il nome della variabile può essere scelto arbitrariamente, conviene riscrivere la fun-
zione utilizzando x come variabile:
f −1 : R → R
x+1
x 7→
4
Il grafico di f −1 è disegnato in rosso nella parte sinistra della figura. Si noti che il grafico di
f −1 è ottenuto ribaltando il grafico di f rispetto alla bisettrice del primo e terzo quadrante
(tratteggiata in figura). Questo è spiegato dal fatto che la funzione inversa scambia il ruolo
di x e y.
2.9. ESPONENZIALI E LOGARITMI 25

Figura 2.15: A sinistra, una funzione affine e la sua inversa; a destra, la funzione y = x2 (in

blu) e la sua inversa y = x (in rosso).

Come secondo esempio, consideriamo la funzione


f : [0, +∞) → [0, +∞)
x 7→ x2
Si tratta della funzione potenza con esponente 2, il cui grafico è stato disegnato in Figura 2.5
(in blu), però ora con dominio e codominio ristretti a [0, +∞). Il grafico è dunque quello
rappresentato in blu nella parte destra della Figura 2.15. Dal grafico si vede che la funzione è
iniettiva (perché ogni retta orizzontale interseca il grafico al massimo una volta) e suriettiva
(perché la funzione assume tutti i valori del codominio [0, +∞). Per calcolare la funzione
inversa, scegliamo un arbitrario y nel codominio (cioè y ≥ 0) e cerchiamo l’unico x del
dominio (cioè x ≥ 0) tale che f (x) = y, cioè tale che x2 = y. L’unico valore x ≥ 0 che risolve

questa equazione è x = y. Dunque la funzione inversa è la seguente:
f −1 : [0, +∞) → [0, +∞)

y 7→ y
Usando x come nome della variabile, possiamo scrivere
f −1 : [0, +∞) → [0, +∞)

x 7→ x
Abbiamo dunque ottenuto la funzione radice quadrata, il cui grafico (che già conosciamo) è
tracciato in rosso. Come già spiegato sopra, il grafico è ottenuto ribaltando il grafico di f
rispetto alla bisettrice.

2.9 Esponenziali e logaritmi


2.9.1 Le funzioni esponenziali
Fissato un numero b > 0, la funzione esponenziale è definita cosı̀:
f (x) = bx .
26 CAPITOLO 2. FUNZIONI

Il numero b è detto base dell’esponeziale. La funzione espionenziale ha come dominio tutto R.


Inoltre, si ha sempre f (0) = b0 = 1 e f (x) = bx > 0 per ogni x. A parte queste caratteristiche
comuni, il comportamento di questa funzione è diverso a seconda che si abbia b > 1 oppure
0 < b < 1.
Se b > 1, il grafico è del tipo rappresentato nella parte sinistra della Figura 2.16, in cui
viene confrontato l’andamento per due basi diverse. Se 0 < b < 1, invece, otteniamo grafici
come quelli rappresentati nella parte destra della figura. (Resta il caso molto particolare in
cui b = 1, che dà luogo ad una funzione costante: f (x) = 1x = 1 per ogni x.)
Una funzione esponenziale molto importante e quella in cui la base b è la cosiddetta base
naturale:
e = 2.71828182846 . . .

I puntini stanno ad indicare che ci sono altre cifre decimali nella scrittura di questo numero:
in realtà ce ne sono infinite e non seguono alcuno schema preciso. Non discutiamo il perché
questo numero sia importante (ma scopriremo alcune sue proprietà notevoli più avanti) né
come possa essere definito con precisione. Sarà sufficiente tenere a mente che questo numero
vale circa 2.7 e che quindi il grafico della funzione f (x) = ex è del tipo mostrato nella parte
sinistra della figura.

15 15

10 10

5 5

1 1
−4 −3 −2 −1 1 2 3 4 −4 −3 −2 −1 1 2 3 4

Figura 2.16: A sinistra, il grafico della funzione y = 2x (in blu) e quello di y = 10x (in rosso).
1 x 1 x

A destra, il grafico di y = 2 (in blu) e quello di y = 10 (in rosso). Si tenga presente che
nonostante le immagini possano ingannare, i grafici non toccano mai l’asse x, perché bx > 0
per ogni x.

2.9.2 La funzione logaritmo

Definiamo la funzione esponenziale in modo più preciso, specificandone dominio e codominio:

f : R → [0, +∞)
x 7→ bx
2.9. ESPONENZIALI E LOGARITMI 27

Come mostrato dai grafici, questa funzione e iniettiva e suriettiva, dunque è invertibile. La
funzione inversa dell’esponenziale è chiamato funzione logaritmo in base b:
f −1 : [0, +∞) → R
x 7→ logb (x)
Si noti che la funzione logaritmo è definita solo per gli x > 0.
Il grafico del logaritmo in base b si ottiene allora ribaltando rispetto alla bisettrice il grafico
della corrispondente funzione esponenziale. Per semplicità, considereremo solo logaritmi con
base b > 1. Ad esempio, per tracciare il grafico del logaritmo in base 2 dobbiamo ribaltare il
grafico della funzione y = 2x , ottenendo quello in figura Figura 2.17.

1 5 10 15 20 25 30
−1

−2

Figura 2.17: Il grafico della funzione y = log2 (x).

Quando si sceglie la base naturale, cioè il numero e, il logaritmo viene chiamato logaritmo
naturale. Il logaritmo naturale è dunque l’inversa della funzione y = ex . Il logaritmo
naturale di un numero x > 0 si indica con ln(x). Il suo grafico ha un aspetto simile a quello
rappresentato in Figura 2.17.

2.9.3 Proprietà del logaritmo


Tutte le proprietà del logaritmo discendono dal fatto che il logaritmo è la funzione inversa
dell’esponenziale. Sappiamo che se y = bx allora x = logb (y). Sosituendo la prima espressione
nella seconda o, viceversa, la seconda nella prima, si trovano due importanti proprietà:
x = logb (bx ), y = blogb (y) .
In particolare, scegliendo x = 0 e ricordando che b0 = 1, otteniamo 0 = logb (1). Scegliendo
invece x = 1 e ricordando che b1 = b, otteniamo 1 = logb (b). Riscriviamo queste due formule:
logb (1) = 0, logb (b) = 1.
Altri esempi:
 
2 1
log10 (100) = log10 (10 ) = 2, ln = ln(e−1 ) = loge (e−1 ) = −1, 10log10 (37) = 37.
e
28 CAPITOLO 2. FUNZIONI

Altre proprietà da ricordare sono le seguenti:

logb (αβ) = logb (α) + logb (β) (2.2)


 
α
logb = logb (α) − logb (β) (2.3)
β
logb (ac ) = c logb (a) (2.4)

Ricordando che a−1 = a1 , l’ultima relazione con c = −1 mostra in particolare che


 
1
logb = − logb a
a

2.9.4 Equazioni e disequazioni con esponenziali


I logaritmi permettono di risolvere equazioni con esponenziali. Si consideri ad esempio l’equa-
zione 3x+2 = 8. Per risolverla, si applica il logaritmo (in una base qualunque) ad entrambi i
membri, ottenendo
log(3x+2 ) = log(8).
Tramite le proprietà del logaritmo, si trova

(x + 2) log(3) = log(8)

e dunque
log(8) log(8)
x+2= , cioè x= − 2.
log(3) log(3)
Come detto, la base può essere scelta liberamente, ma deve essere la stessa ad entrambi i
membri. Nel nostro caso è conveniente scegliere la base 3: in questo modo il denominatore si
semplifica, dato che log3 (3) = 1 e otteniamo

x = log3 (8) − 2.

Altro esempio: 63x = −2. In questo caso concludiamo subito che non ci sono soluzioni,
2
dato che l’esponenziale non assume mai valori negativi. Stesso discorso per l’equazione 4x =
0.
Consideriamo ora l’equazione
2 1
ex −3 =
e
Visto che la base dell’esponenziale è e, conviene scegliere il logaritmo naturale ed applicarlo
ad entrambi i membri:  
x2 −3 1
ln(e ) = ln
e
Le proprietà del logaritmo danno
x2 − 3 = − ln(e)
Poiché ln(e) = loge (e) = 1, si trova

x2 − 3 = −1, cioè x2 = 2.
√ √
Le soluzioni sono x = 2 e x = − 2.
2.10. FUNZIONI COMPOSTE 29

Passiamo ora alle disequazioni con esponenziali. Sia data, ad esempio, la disequazione
4x ≥ 7. Se consideriamo per un momento l’equazione associata, cioè 4x = 7, ragionando come
log(7)
sopra sappiamo che essa è soddisfatta da x = log(4) ; qui la base è arbitraria, ma scegliendo il
logaritmo in base 4 otteniamo x = log4 (7). Poiché questo valore di x soddisfa 4x = 7, log4 (7)
è l’ascissa del punto di intersezione tra il grafico della funzione y = 4x e la retta orizzontale di
intercetta 7 (si veda la parte sinistra della Figura 2.18). Tornando alla disequazione 4x ≥ 7,
siamo interessati a quei valori di x per cui il grafico giace sopra la retta. La figura mostra che
questo avviene per x ≥ log4 (7).
Consideriamo ora la disequazione ex > −1. Questa è soddisfatta da tutti i valori x in R,
dato che l’esponenziale assume sempre valore positivo (e quindi maggiore di −1). Lo si vede
anche per via grafica (parte destra della figura): per tutte le scelte di x, il grafico giace sopra
la retta tratteggiata.
2
Consideriamo infine la disequazione 2x < 8. Ragionando sull’equazione associata, si
2
arriva a dire che si ha 2x = 8 quando x2 = log2 (8), cioè x2 = 3. Affinché la disequazione
iniziale sia soddisfatta, deve allora valere x2 < 3. Questa è una disequazione √ di secondo
√ grado,
che dunque sappiamo risolvere (ad esempio per via grafica): si trova − 3 < x < 3.

7
1

−1

1
log4 (7)

Figura 2.18: Risoluzione di disequazioni con esponenziali.

2.10 Funzioni composte


Finora abbiamo considerato alcune particolari funzioni, dette funzioni elementari. Spesso è
necessario ricorrere a funzioni un po’ più elaborate, ottenuto attraverso la composizione di
funzioni. Date due funzioni f e g, la loro composizione è ottenuta applicando f ad un punto
del dominio, ottenendo f (x), e poi applicando g al valore f (x). Il valore ottenuto è indicato
con g(f (x)), mentre la funzione composta che manda direttamente x in g(f (x)) viene indicata
con g ◦ f .
Più formalmente, date due funzioni

f :X→Y g:Y →Z
x 7→ f (x) y 7→ g(y)
30 CAPITOLO 2. FUNZIONI

la funzione composta è

g◦f :X →Z
x 7→ g(f (x))

Si noti che il dominio di g deve coincidere col codomino di f (o contenere il codominio di f ),


altrimenti g potrebbe non essere definita su f (x).
Ad esempio, date le funzioni

f :R→R g:R→R
x 7→ x2 − 9 y 7→ cos(y)

la funzione composta manda prima x in x2 − 9 e poi il valore ottenuto (y = x2 − 9) in


cos(y) = cos(x2 − 9):

g◦f :R→R
x 7→ cos(x2 − 9)

Ad esempio, il valore della funzione composta in x = 3 è cos(32 − 9) = cos(0) = 1.

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