Capitolo 2
Capitolo 2
Funzioni
11
12 CAPITOLO 2. FUNZIONI
6 6
(4, 5)
5 5
4 (x, f (x)) 4
3 3
2 2
1 1
0 1 2 3 4 5 x 6 7 0 1 2 3 4 5 6 7
Figura 2.1: A sinistra, il grafico di una funzione; quello a destra, invece, non è il grafico di
una funzione.
−3 e l’intercetta è 2). Si osservi che le funzioni lineari sono un caso particolare delle funzioni
affini, ottenuto quando q = 0.
Le nozioni date nella Sezione 1.3 sono dunque sufficienti per disegnare il grafico di una
qualunque funzione costante, lineare o affine.
Il grafico va allora disegnato in due fasi: prima i grafico della funzione y = x con dominio gli
x ≥ 0; poi il grafico della funzione y = −x con dominio gli x < 0. Sappiamo disegnare questi
due grafici, dato che sono entrambi grafici di funzioni lineari. Il grafico risultante è mostrato
in Figura 2.2.
Per disegnare il suo grafico, notiamo innanzitutto che il dominio è R. Essendo coinvolto
l’operatore valore assoluto, riscriviamo la funzione in modo più esplicito:
(
2x − 3 se 2x − 3 ≥ 0
f (x) = |x| =
−(2x − 3) se 2x − 3 < 0
Per disegnare il grafico consideriamo separatamente i due casi. Nel primo caso dobbiamo
disegnare il grafico della funzione
y = 2x − 3,
14 CAPITOLO 2. FUNZIONI
ma solo per gli x tali che 2x − 3 ≥ 0, cioè solo per gli x tali che x ≥ 32 . Nel secondo caso
dobbiamo disegnare il grafico della funzione
y = −(2x − 3), cioè y = −2x + 3,
ma solo per gli x tali che 2x − 3 < 0, cioè solo per gli x tali che x < 32 . Entrabi questi grafici
sono grafici di funzioni affini, che sappiamo dunque disegnare. Il grafico risultante è mostrato
in Figura 2.3.
y
3 x
2
f (x) = −x2 + x + 2,
dunque a = −1, b = 1, c = 2. Poiché a < 0, il grafico è una parabola con concavità rivolta
verso il basso. Il vertice della parabola ha le seguenti coordinate:
2
b 1 1 1 1 1
xV = − =− = , yV = f (xV ) = f =− + + 2 = 9/4.
2a 2 · (−1) 2 2 2 2
3 6
2 5
1 4
1
3
−3 −2 −1 2 1 2 3
−1 2
−2 1
−3
−3 −2 −1 1 2 3
f (x) = x2 − 2x + 2,
dunque a = 1, b = −2, c = 2. Poiché a > 0, il grafico è una parabola con concavità rivolta
verso l’alto. Il vertice della parabola ha le seguenti coordinate:
b
xV = − = 1, yV = f (xV ) = f (1) = 1.
2a
Dunque il vertice ha coordinate (1, 1).
Il punto di intersezione con l’asse y ha ascissa x = 0 e ordinata y = f (0) = 2. Dunque la
parabola interseca l’asse y nel punto (0, 2).
16 CAPITOLO 2. FUNZIONI
Per quanto riguarda le eventuali intersezioni con l’asse x, si può osservare che poiché il
vertice ha ordinata 1 e la concavità è rivolta verso l’alto, non ci possono essere intersezioni
con l’asse x (si veda la parte destra della Figura 2.4). Se cercassimo comunque di determinare
le ascisse dei punti di intersezione con l’asse x, dovremmo usare la formula
√ √ √
−b ± b2 − 4ac 2± 4−4·1·2 4 ± −4
x= = =
2a 2 2
2
Questa formula non restituisce alcuna soluzione, perché b − 4ac = −4 < 0. Dunque anche
per questa via si arriva alla stessa conclusione.
2.5 Le potenze
2.5.1 Potenze con esponente pari
La funzione f (x) = x2 è una particolare funzione quadratica in cui a = 1, b = 0 e c = 0,
chiamata anche potenza con esponente 2. Il suo grafico è disegnato in blu in Figura 2.5.
Se consideriamo una generica potenza f (x) = xn in cui l’esponente n è pari, otteniamo
un grafico simile ma con una diversa “curvatura”: si veda la Figura 2.5 per un confronto tra
le potenze con esponente 2, 4 e 6. Il grafico giace interamente sopra l’asse x, in quanto xn è
sempre positivo o nullo quando l’esponente è pari. Si noti che tutte le potenze con esponente
pari soddisfano le condizioni
f (0) = 0, f (1) = 1, f (−1) = 1.
Dunque i grafici passano tutti per i punti (0, 0), (1, 1) e (−1, 1). Inoltre, quanto più l’espo-
nente è grande, tanto più il grafico risulta schiacciato vicino all’origine e più ripido lontano
dall’origine.
2.5. LE POTENZE 17
−3 −2 −1 1 2 3
Figura 2.5: Grafici delle potenze x2 (in blu), x4 (in rosso) e x6 (in verde).
Dunque i grafici passano tutti per i punti (0, 0), (1, 1) e (−1, −1). Come nel caso delle potenze
con esponente pari, anche per le potenze con esponente dispari il grafico si appiattisce vicino
all’origine al crescere dell’esponente.
−3 −2 −1 1 2 3
−2
−4
−6
quello di x−2 . Si presti attenzione al fatto che queste funzioni non sono definite per x = 0
(perché non possiamo dividere per zero), dunque il dominio è R \ {0}. Tutti i grafici passano
per il punto (1, 1), perché f (1) = 1. Si noti che se n è pari il grafico giace interamente al di
sopra dell’asse x, dato che in tal caso f (x) > 0 per ogni x del dominio.
2.5.4 Le radici
Si ricordi la notazione √
1
n
xn = x.
1 √ 1 √
Ad esempio, x =2 xex =
3 3
x.
2.6. FUNZIONI PARI E FUNZIONI DISPARI 19
f : [0, +∞) → R
1
x 7→ x n .
1 2 3 4 5
1 1 1
Figura 2.8: Grafici delle funzioni x 2 (in blu), x 3 (in rosso) e x 4 (in verde).
f : [0, +∞) → R
m
x 7→ x n .
1 2 3 4 5
3 5
Figura 2.9: Grafici delle funzioni x 5 (in blu) e x 4 (in rosso). La linea tratteggiata è la
bisettrice del primo quadrante.
Sappiamo inoltre che al di fuori dell’intervallo [0, 2π] la funzione si ripete identica. Osserviamo
anche che la funzione coseno è pari, perché cos(−x) = cos(x). Il grafico preciso è dato in Figura
2.11.
Per la funzione seno, sappiamo che
π
3
sin(0) = 0, sin = 1, sin(π) = 0, cos π = −1, cos(2π) = 0.
2 2
2.7. LE FUNZIONI TRIGONOMETRICHE 21
f (x)
f (−x) = f (x)
−x
x
f (−x) = −f (x)
−x x
Figura 2.10: A sinistra, il grafico di una funzione pari (simmetrico rispetto all’asse y); a
destra, il grafico di una funzione dispari (simmetrico rispetto all’origine).
−3π −2π − 3 π −π − π2 π π 3 2π 3π
2 2 2π
−1
Figura 2.11: Grafico della funzione coseno. La parte evidenziata in rosso è il grafico ristretto
al dominio [0, 2π]. Al di fuori di questo intervallo, il grafico si ripete.
−3π −2π − 3 π −π − π2 π π 3 2π 3π
2 2 2π
−1
Figura 2.12: Grafico della funzione seno. La parte evidenziata in rosso è il grafico ristretto al
dominio [0, 2π]. Al di fuori di questo intervallo, il grafico si ripete.
Sappiamo inoltre che al di fuori dell’intervallo [0, 2π] la funzione si ripete identica. Osserviamo
anche che la funzione seno è dispari, perché sin(−x) = − sin(x). Il grafico preciso è dato in
Figura 2.12.
sin(x)
Per la funzione tangente, ricordando che tan(x) = cos(x) , abbiamo
sin(0)
tan(0) = = 0.
cos(0)
La funzione non è definita quando cos(x) = 0 (non possiamo dividere per zero), dunque
dall’intervallo [0, 2π] vanno esclusi i valori x = π2 e x = 32 π. In realtà è sufficiente disegnare il
22 CAPITOLO 2. FUNZIONI
grafico nell’intervallo [0, π], perché al di fuori di questo intervallo la funzione si ripete identica.
Si può anche osservare che la funzione tangente è dispari:
sin(−x) − sin(x)
tan(−x) = = = − tan(x).
cos(−x) cos(x)
Il grafico è dato in Figura 2.13.
−3π −2π − 3 π −π − π2 π π 3 2π 3π
2 2 2π
Figura 2.13: Grafico della funzione tangente. Le rette tratteggiate indicano i punti non
appartenenti al dominio: in corrispondenza di quei punti la funzione non è definita e non va
quindi tracciato il grafico.
La funzione è definita tramite la stessa legge di prima, ma il dominio è più piccolo. In questo
caso la funzione è iniettiva, perché se x1 e x2 sono punti del dominio, cioè positivi o nulli, e
sono diversi tra loro, allora anche f (x1 ) 6= f (x2 ).
È possibile stabilire se una funzione è o non è iniettiva anche analizzando il suo grafico.
Si consideri ad esempio il grafico nella parte sinistra della Figura 2.14. La linea tratteggiata
orizzontale interseca il grafico più di una volta, il che indica che il valore 9 è assunto in
corrispondenza di più di un valore del dominio (in questo caso tre); la funzione non è dunque
iniettiva. Nella parte destra della figura, invece, è tracciato il grafico di una funzione iniettiva:
infatti qualunque retta orizzontale (non solo quelle disegnate a titolo di esempio) interseca il
grafico al massimo una volta, il che significa che nessun valore viene assunto in corrispondenza
di più punti del dominio.
Figura 2.14: A sinistra, una funzione non iniettiva; a destra, una funzione iniettiva.
Questa volta il codominio è solo [0, +∞), dunque dobbiamo scegliere un generico y ≥ 0 e
verificare se esiste x tale che x2 = y. Ora la risposta è affermativa, perché essendo y ≥ 0
24 CAPITOLO 2. FUNZIONI
√ √
possiamo risolvere l’equazione rispetto a x trovando le due soluzioni x = y e x = − y (ne
sarebbe bastata anche una sola). Dunque la funzione è suriettiva.
f :X →Y
x 7→ f (x)
è invertibile se per ogni elemento y del codominio Y esiste uno ed un solo elemento x del
dominio X tale che f (x) = y. Quando questo avviene, ha senso definire la funzione inversa
f −1 come segue:
f −1 : Y → X
y 7→ l’unico x tale che f (x) = y.
Si noti che se f non fosse iniettiva, per qualche y esisterebbe più di un x tale che f (x) = y e
dunque la funzione inversa non sarebbe ben definita. E se f non fosse suriettiva, ci sarebbero
degli elementi y per cui nessun x soddisfa f (x) = y e dunque f −1 non potrebbe associare
alcun valore a tali y. Per questo la funzione inversa può essere definita solo se f è iniettiva e
suriettiva.
Si consideri per esempio la funzione
f :R→R
x 7→ 4x − 1
f −1 : R → R
y+1
y 7→
4
Siccome il nome della variabile può essere scelto arbitrariamente, conviene riscrivere la fun-
zione utilizzando x come variabile:
f −1 : R → R
x+1
x 7→
4
Il grafico di f −1 è disegnato in rosso nella parte sinistra della figura. Si noti che il grafico di
f −1 è ottenuto ribaltando il grafico di f rispetto alla bisettrice del primo e terzo quadrante
(tratteggiata in figura). Questo è spiegato dal fatto che la funzione inversa scambia il ruolo
di x e y.
2.9. ESPONENZIALI E LOGARITMI 25
Figura 2.15: A sinistra, una funzione affine e la sua inversa; a destra, la funzione y = x2 (in
√
blu) e la sua inversa y = x (in rosso).
I puntini stanno ad indicare che ci sono altre cifre decimali nella scrittura di questo numero:
in realtà ce ne sono infinite e non seguono alcuno schema preciso. Non discutiamo il perché
questo numero sia importante (ma scopriremo alcune sue proprietà notevoli più avanti) né
come possa essere definito con precisione. Sarà sufficiente tenere a mente che questo numero
vale circa 2.7 e che quindi il grafico della funzione f (x) = ex è del tipo mostrato nella parte
sinistra della figura.
15 15
10 10
5 5
1 1
−4 −3 −2 −1 1 2 3 4 −4 −3 −2 −1 1 2 3 4
Figura 2.16: A sinistra, il grafico della funzione y = 2x (in blu) e quello di y = 10x (in rosso).
1 x 1 x
A destra, il grafico di y = 2 (in blu) e quello di y = 10 (in rosso). Si tenga presente che
nonostante le immagini possano ingannare, i grafici non toccano mai l’asse x, perché bx > 0
per ogni x.
f : R → [0, +∞)
x 7→ bx
2.9. ESPONENZIALI E LOGARITMI 27
Come mostrato dai grafici, questa funzione e iniettiva e suriettiva, dunque è invertibile. La
funzione inversa dell’esponenziale è chiamato funzione logaritmo in base b:
f −1 : [0, +∞) → R
x 7→ logb (x)
Si noti che la funzione logaritmo è definita solo per gli x > 0.
Il grafico del logaritmo in base b si ottiene allora ribaltando rispetto alla bisettrice il grafico
della corrispondente funzione esponenziale. Per semplicità, considereremo solo logaritmi con
base b > 1. Ad esempio, per tracciare il grafico del logaritmo in base 2 dobbiamo ribaltare il
grafico della funzione y = 2x , ottenendo quello in figura Figura 2.17.
1 5 10 15 20 25 30
−1
−2
Quando si sceglie la base naturale, cioè il numero e, il logaritmo viene chiamato logaritmo
naturale. Il logaritmo naturale è dunque l’inversa della funzione y = ex . Il logaritmo
naturale di un numero x > 0 si indica con ln(x). Il suo grafico ha un aspetto simile a quello
rappresentato in Figura 2.17.
(x + 2) log(3) = log(8)
e dunque
log(8) log(8)
x+2= , cioè x= − 2.
log(3) log(3)
Come detto, la base può essere scelta liberamente, ma deve essere la stessa ad entrambi i
membri. Nel nostro caso è conveniente scegliere la base 3: in questo modo il denominatore si
semplifica, dato che log3 (3) = 1 e otteniamo
x = log3 (8) − 2.
Altro esempio: 63x = −2. In questo caso concludiamo subito che non ci sono soluzioni,
2
dato che l’esponenziale non assume mai valori negativi. Stesso discorso per l’equazione 4x =
0.
Consideriamo ora l’equazione
2 1
ex −3 =
e
Visto che la base dell’esponenziale è e, conviene scegliere il logaritmo naturale ed applicarlo
ad entrambi i membri:
x2 −3 1
ln(e ) = ln
e
Le proprietà del logaritmo danno
x2 − 3 = − ln(e)
Poiché ln(e) = loge (e) = 1, si trova
x2 − 3 = −1, cioè x2 = 2.
√ √
Le soluzioni sono x = 2 e x = − 2.
2.10. FUNZIONI COMPOSTE 29
Passiamo ora alle disequazioni con esponenziali. Sia data, ad esempio, la disequazione
4x ≥ 7. Se consideriamo per un momento l’equazione associata, cioè 4x = 7, ragionando come
log(7)
sopra sappiamo che essa è soddisfatta da x = log(4) ; qui la base è arbitraria, ma scegliendo il
logaritmo in base 4 otteniamo x = log4 (7). Poiché questo valore di x soddisfa 4x = 7, log4 (7)
è l’ascissa del punto di intersezione tra il grafico della funzione y = 4x e la retta orizzontale di
intercetta 7 (si veda la parte sinistra della Figura 2.18). Tornando alla disequazione 4x ≥ 7,
siamo interessati a quei valori di x per cui il grafico giace sopra la retta. La figura mostra che
questo avviene per x ≥ log4 (7).
Consideriamo ora la disequazione ex > −1. Questa è soddisfatta da tutti i valori x in R,
dato che l’esponenziale assume sempre valore positivo (e quindi maggiore di −1). Lo si vede
anche per via grafica (parte destra della figura): per tutte le scelte di x, il grafico giace sopra
la retta tratteggiata.
2
Consideriamo infine la disequazione 2x < 8. Ragionando sull’equazione associata, si
2
arriva a dire che si ha 2x = 8 quando x2 = log2 (8), cioè x2 = 3. Affinché la disequazione
iniziale sia soddisfatta, deve allora valere x2 < 3. Questa è una disequazione √ di secondo
√ grado,
che dunque sappiamo risolvere (ad esempio per via grafica): si trova − 3 < x < 3.
7
1
−1
1
log4 (7)
f :X→Y g:Y →Z
x 7→ f (x) y 7→ g(y)
30 CAPITOLO 2. FUNZIONI
la funzione composta è
g◦f :X →Z
x 7→ g(f (x))
f :R→R g:R→R
x 7→ x2 − 9 y 7→ cos(y)
g◦f :R→R
x 7→ cos(x2 − 9)