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Tutto il necessario per lo studio di funzione

dott. Gennaro Sorrentino

Indice

1 Introduzione

3

2 Studio Completo di una funzione

 

4

2.1 Dominio di una funzione

 

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2.2 Studio delle simmetrie (paritá)

 

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2.3 Positivitá e negativitá

 

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2.4 Intersezioni con gli assi

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2.5 Calcolo degli asintoti verticali, orizzontali ed obliqui

 

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2.5.1 Asintoti Orizzontali .

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2.5.2 Asintoti Verticali

 

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2.5.3 Asintoti Obliqui

 

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6

2.6 Studio della derivata prima: massimi e minimi

 

7

2.7 Studio della derivata seconda: punti di flesso

 

8

3 I teoremi per lo studio di funzione

 

9

3.1 Funzioni Continue su tutto un intervallo

 

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3.1.1

funzioni continue su di un intervallo chiuso e limitato:

 

4 teoremi

 

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3.2 Teoremi di de l’Hopital .

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3.3 il criterio di sufficiente derivabiltá

 

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3.4 Concavitá e convessitá di una funzione

 

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10

3.5 Derivate

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3.6 Teoremi principi dei limiti

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3.6.1 Unicitá del limite

 

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3.6.2 Teorema del confronto (o dei carabinieri)

 

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3.6.3 Permanenza del segno

 

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3.7 Forme indeterminate

 

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3.8 Funzioni continue

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3.9 Limiti di funzioni

 

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3.10 Punti di discontinuitá di una funzione

 

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3.11 Strumenti per il calcolo dei limiti

 

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1

4 Alcuni esempi di Studio Completo di funzione

4.1 Funzioni basilari

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La funzione esponenziale e x

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4.1.1

4.1.2

4.1.3

4.1.4

Funzioni Fratte

. Funzioni Esponenziali

4.2.1

La funzione potenza

I logaritmi .

f (x) = x 3

. f (x) = x 2 1

x

3

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4.2

4.3

4.3.1 f (x) = (x 2 + x)e x

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A prova capitolo

2

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Capitolo 1 Introduzione

Lo studio di funzione

Capitolo 2 Studio Completo di una funzione

Questi sono i passaggi da fare per lo studio di una funzione:

1. Dominio di una funzione (anche detto Campo di Esistenza)

2. Determinazione del tipo di funzione (paritá)

3. Positivitá e negativitá

4. Intersezione con gli assi

5. Calcolo degli asintoti verticali, orizzontali ed obliqui

6. Studio della derivata prima: massimi e minimi, crescenza e decrescenza

7. Studio della derivata seconda: punti di flesso, concavitá e convessitá

2.1 Dominio di una funzione

La prima cosa da fare, ed anche la piú importante é trovare il dominio della funzione che stiamo studiando. Trovare il dominio di una funzione vuol dire trovare per quali valori la nostra funzione e’ definita. In altre parole bisogna trovare l’intervallo di valori per i quali ha senso la nostra funzione. Prendiamo ad esempio la seguente funzione:

f(x) =

1

x 1

(2.1)

Il dominio di questa funzione, ovvero tutti i valori possibili che la x puó assumere, é tutto l’insieme dei numeri reali fatta eccezione per il valore x = 1 che non appartiente al dominio poiche’ per quel particolare valore la funzione non e’ definita. Questo viene espresso in formule come segue:

4

(2.2)

In generale, per individuare il domino, bisogna andare a studiare quelle si-

tuazioni particolari che matematicamente non so accettabili e sono quin-

di da escludere (come il caso del denominatore uguale a zero dell’esempio

precedente). I casi da studiare per il dominio sono:

D : x R − {1}

1. Denominatore (deve essere posto diverso da zero);

2. Logaritmo (l’argomento deve essere posto maggiore (>) di zero)

3. Radice (il radicando deve essere posto maggiore o uguale a zero (), o, se la radice si trova al denominatore, strettamente maggiore (>) di zero)

2.2 Studio delle simmetrie (paritá)

Studiare la partitá di una funzione é una cosa molto importante per disegnare correttamente una funzione. Attraverso la paritá infatti noi possiamo capire

se la funzione é simmetrica o meno, e questo renderá molto piú semplice e rapido tutto lo studio di funzione. Una funzione si dice pari se:

f (x) = f (x)

(2.3)

mentre di dice dispari se

(2.4)

Lo studio della paritá ci da informazione sulla simmetria della funzione.

Se la funzione é pari allora questa sará simmetrica rispetto all’asse delle y,

mentre se la funzione é dispari sará simmetrica rispetto all’origine degli assi. Ai fini del grafico, conoscere la simmetria di una funzione é una cosa di

estrema importanza, Un esempio di funzione pari é la funzione f (x) = x 2 , per la quale otte- niamo:

(2.5)

f(x) = (x) 2 = x 2 = f (x)

mentre un esempio di funzione dispari é f (x) = x 3 , per la quale otteniamo:

f (x) = f (x)

f(x) = (x) 3 = x 3 = f (x)

5

(2.6)

2.3 Positivitá e negativitá

Per determinare la positivitá e la negativitá di una funzione basta porre la funzone maggiore di zero.

f (x) > 0

(2.7)

2.4 Intersezioni con gli assi

Per calcolare le intersezioni con gli assi bisogna porre uguale a zero la x (e calcolare la y corrispondente) e la y (e calcolare la x corrispondente).

y = 0

x =

x = 0

f (x = 0) = y

(2.8)

(2.9)

2.5 Calcolo degli asintoti verticali, orizzontali ed obliqui

2.5.1 Asintoti Orizzontali

Per trovare gli asintoti orizzontali bisogna studiare il limite della funzione per x → ±∞, quindi bisogna calcolare i seguenti limiti:

lim

x+

lim

f (x)

f ( x )

f (x)

(2.10)

(2.10)

(2.11)

x

2.5.2 Asintoti Verticali

Per calcolare gli asintoti verticali bisonga fare il limite della f (x) per x x 0 , dove x 0 é un punto di discontinuitá della funzione.

lim 0 f (x)

xx

(2.12)

2.5.3 Asintoti Obliqui

Gli asintoti obliqui sono rette alla quale la funzione puó tendere all’infinito. Bisogna quindi trovare i parametri m, q di questa retta:

(2.13)

y = mx + q

6

i parametri m e q si ottengono nel seguente modo:

f(x)

x

= m

x+ (f (x) mx) = q

lim

x+

lim

(2.14)

(2.15)

2.6 Studio della derivata prima: massimi e mi- nimi

In matematica si dice che una funzione a valori reali f : D R ha in un punto x 0 del proprio dominio D un massimo assoluto se in x 0 assume un valore maggiore o uguale a quello che assume negli altri punti di D, ovvero:

f(x 0 ) f (x)

x D

(2.16)

Viceversa f ha un minimo assoluto in un punto x0 di D se

f(x 0 ) f (x)

x D

(2.17)

Si dice che una funzione f ha in x 0 un massimo locale o massimo relativo x 0 é interno al dominio D di f , e inoltre f (x 0 ) f (x) in un intorno di : (x 0 δ, x 0 + δ). f ha invece un minimo locale o relativo in x0 se x0 é interno al dominio

D di f, e inoltre f (x 0 ) f (x) in un intorno di x 0 : (x 0 δ, x 0 + δ). Attenzione, perché se esistono massimi o minimi assoluti (global maxi-

mum, global minimum), non necessariamente questi sono anche massimi o

minimi relativi (local maximum, local minimum), come si evince dalla figura

in alto a destra, in quanto i massimi e i minimi relativi devono corrisponde-

re, per definizione, a punti interni al dominio, mentre quelli assoluti possono anche essere raggiunti ai suoi estremi. I punti di massimo e minimo relativo vengono anche detti punti estremanti. Lo studio della derivata prima ci per- mette di sapere se la funzioni ha punti di massimo o di minimo. Questi sono

punti in cui la derivata prima assume il valore 0 (zero). Attenzione perché a priori non si puó sapere se il punto (o i punti) in cui la derivata prima della funzione si annulla sono dei massimi o dei minimi. Per ottenere queste informazioni é necessario studiare il segno di quest’ultima.

x 0

se

f (x) = 0 Punti di massimo o di minimo

f (x) > 0 Crescenza o decrescenza della funzione

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2.7 Studio della derivata seconda: punti di fles- so

Lo studio della derivata seconda ci da informazione sui flessi, ovvero quei punti in cui la funzione cambia concavitá o convessitá. La procedura è uguale allo studio della derivata prima. I punti di flesso infatti sono quesi punti che annullano la derivata seconda, e lo studio del segno della derivata seconda ci da informazione sulla concavitá o convessitá della funzione.

f (x) > 0 Cavitá o convessitá della funzione

f (x) =

0 Punti di flesso

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Capitolo 3 I teoremi per lo studio di funzione

3.1 Funzioni Continue su tutto un intervallo

Iniziamo dalla definizione di funzione continua: Siano A R, x 0 A, f : A R. Allora f é continua SE E SOLO SE lim xx 0 f(x) = f(x 0 ) x 0 A

3.1.1 funzioni continue su di un intervallo chiuso e limi- tato: 4 teoremi

Qui sono riportati i teoremi sulle funzioni continue necessari per lo studio di funzione:

Teorema di Weierstrass: Siano A R e f C(A, R). Se f é continua su A e se A é compatto, allora f é dotata di massimo e minimo su A

Teorema di Bolzano: Siano a, b R con a < b e sia f C([a, b], R) tale che f (a)f (b) < 0. Allora esiste x 0 [a, b] tale che f (x 0 ) = 0

Teorema di Rolle: sia f una funzione continua nell’intervallo chiuso [a, b] e derivabile almeno su (a, b). Sia poi f (a) = f (b). Allora esiste un punto c (a, b) tale che f (c) = 0

9

3.2 Teoremi di de l’Hopital

3.3 il criterio di sufficiente derivabiltá

3.4 Concavitá e convessitá di una funzione

Sia I un intervallo di R, e sia f : I R una funzione continua e derivabile

in I. Si dice che f é convessa se comunque prendo un x 1 ed x 2 di I ed un

numero λ (0 λ 1) si ha:

(3.1)

Sia f : I R una funzione continua e derivabile in I. Condizione necessaria e sufficiente affinché la f (x) sia convessa é che la f (x) sia crescente (f (x) > 0).

f (λx 1 + (1 λ)x 2 ) λf (x 1 )

+

(1 λ)f (x 2 )

3.5 Derivate

Piú precisamente, una data funzione f (x) definita in un intorno di x 0 si dice derivabile nel punto x 0 se esiste ed é finito il limite:

lim

h0

f(x 0 + h) f(x 0 )

h

(3.2)

e il valore di questo limite, indicato normalmente con f (x 0 ), prende il nome

di derivata della funzione nel punto x 0 . Se la funzione f (x) é derivabile in

ogni punto di un dato intervallo (a, b), allora si dice che essa é derivabile in (a, b), e la funzione f (x) che associa ad ogni punto x la derivata di f in x é

la funzione derivata di f .

Significato geometrico della derivata

Il valore della derivata di f (x) calcolata in

x 0 ha un significato geometrico: é il coef- ficiente angolare della retta tangente alla curva rappresentata dal grafico di f (x), nel

punto di coordinate (x 0 , f(x 0 )).

In altre parole, la derivata é il valore della

tangente trigonometrica dell’angolo che la retta tangente a una curva in un suo punto forma con l’asse delle ascisse. L’equazione della retta tangente in x 0 risulta:

y

= f(x 0 ) + f (x 0 )(x x 0 )

(3.3)

 

10

3.6 Teoremi principi dei limiti

3.6.1 Unicitá del limite

Una funzione f : X R definita su un aperto X dei numeri reali non puó avere due limiti distinti in un punto x 0 di accumulazione per X. Se la funzione ha limite in x 0 , questo é unico. Dimostrazione Supponiamo che l 1 ,l 2 siano limiti della funzione in x 0 . Mo- streremo che l 1 = l 2 , ragionando per assurdo e supponendo quindi che l 1 e l 2 siano distinti. Allora esistono due intorni V 1 di l 1 e V 2 di l 2 disgiunti. Per definizione di limite, esistono due intorni U 1 e U 2 di x 0 in per cui vale:

f (x) appartiene a V 1 x U 1 X diverso da x 0

f (x) appartiene a V 2 x U 2 X diverso da x 0

L’insieme U 1 U 2 é un altro intorno di x 0 , quindi contiene un punto x di X diverso da x 0 : per questo punto, f (x) é contemporaneamente in V 1 e V 2 , che peró sono disgiunti: questo é assurdo.

3.6.2 Teorema del confronto (o dei carabinieri)

Siano f, g, h : X

accumulazione per X. Allora se:

R R con f, g, h C 0 (X; R). E sia x 0 un punto di

lim 0 f (x) = lim 0 h(x) = l

xx

xx

e se esiste un intorno U di x 0 tale che risulti: f (x) g(x) h(x)x U X\{x 0 } allora:

lim 0 g(x) = l

xx

Dimostrazione: Sia l R. Preso un intorno V di l, (l , l + ) esistono intorni U 1 e U 2 di x 0 . Per definizione abbiamo:

x

=

x 0 U 1

=

f(x) V

x

=

x 0 U 2

=

h(x) V

Allora, preso l’intorno U = U 1 U 2 di x 0 succede, per ipotesi, che:

l f(x) g(x) h(x) l +

cioé:

x U\{x 0 } =

11

g(x) V

3.6.3 Permanenza del segno

Se il limite della funzione risulta positivo allora anche la funzione é positiva. Sia f una funzione continua nel suo dominio, f : X R R e x 0 , l R con x 0 di accumulazione per X allora:

lim 0 f (x) = l > 0 (< 0) f (x) > 0 (< 0) per x x 0

xx

(3.4)

Dimostrazione: Poniamo l R,l > 0. Preso l’intorno V = (l ; l + ) con 0 < < l (Notare bene questa limitazione). Allora, per definizione di limite, esiste un intorno U di x 0 , per il quale:

cioé:

f(x) V

x U X\{x 0 }

l + > f(x) > l > 0

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3.7 Forme indeterminate

Nella matematica, ed in particolare nel calcolo infinitesimale, le scritture:

0

0 ,

,0 · ∞, 1 ,0 0 ,0 ,∞ − ∞

individuano le cosiddette forme indeterminate.

3.8 Funzioni continue

Nel caso di funzioni con dominio e codominio nell’ insieme dei numeri reali si puó dare una definizione di funzione continua connessa con il concetto di limite di una funzione. Dato un punto x 0 sulla retta reale una funzione f (x) si definisce continua in x0 se il suo limite per x tendente a x 0 coincide con il suo valore in x 0 , ovvero con f (x 0 ). In simboli:

lim 0 f(x) = f(x 0 )

xx

(3.5)

In alcuni casi si esprime questo fatto dicendo che l’operazione di limite in x 0 commuta con la funzione f :

lim 0 f (x) = f ( lim 0 x)

xx

xx

(3.6)

Esplicitando il concetto di limite la definizione di continuitá si puó riformu- lare nel seguente modo: Una funzione f a valori reali é continua in x 0 se ogni intorno di f (x 0 ) include l’immagine di un intorno di x 0 . Ovvero:

> 0 δ > 0; |x x 0 | < δ implica |f (x) f (x 0 )| <

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3.9 Limiti di funzioni

Siano dati una funzione f : X R definita su un sottoinsieme X della retta reale R ed un punto di accumulazione x 0 di X. Un numero reale l é il limite di f (x) per x tendente a x 0 se la distanza fra f(x) ed l é arbitrariamente piccola quando x si avvicina a x 0 .

R + δ R + ; |f (x) l| < x X con 0 < |x x 0 | < δ (3.7)

In questo caso si scrive:

(3.8)

Una definizione equivalente che usa gli intorni é la seguente: l é limite se:U U l V v x 0 ; f(x) Ux = x 0 V X. Il valore x 0 non é necessariamente contenuto nel dominio di f. Il valore é comunque escluso nella definizione di limite, poiché il limite deve dipendere

soltanto dai valori di f in punti arbitrariamente vicini ad x 0 ma non dal valore che f assume in x 0 . La definizione di limite viene normalmente estesa per considerare anche i casi

in cui x 0 e/o l sono infiniti. La funzione f ha limite infinito l = +in un

punto finito x 0 se:

N R + δ R + ; f (x) > N x X con 0 < |x x 0 | < δ

In questo caso si scrive:

lim 0 f (x) = l

xx

lim 0 f(x) = +

xx

Analogamente si definisce il limite −∞ sostituendo f (x) > N con f (x) < N.

Per definire il limite per x 0 = +, é ancora necessario che x 0 = +sia

punto di accumulazione per il dominio X: questo si traduce nella richiesta che

X contenga valori arbitrariamente grandi, cioé che il suo estremo superiore

sia infinito: sup X = +.

In questo caso, un numero finito l é limite di f per x +se:

R + S R + ; |f (x) l| < x X con x > S

In questo caso si scrive

x+ f(x) = l

lim

Analogamente si definisce il limite per x → −∞, sostituendo x > S con x < S.

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Resta quindi da esaminare il caso in cui entrambi x 0 ed l sono infiniti. La funzione f ha limite +per x +se:

N R + S R + ; f (x) > N x X con x > S

In questo caso si scrive:

x+ f(x) = +

lim

Si definiscono analogamente i casi in cui x 0 = −∞ e/o l = −∞.

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3.10 Punti di discontinuitá di una funzione

1. Prima specie: se i limiti da destra e da sinistra della funzione esistono ma sono diversi. (l-s = salto della funzione)

2. Seconda specie: se almeno uno dei due limiti (da destra o da sinistra)

o non esiste oppure é infinito

3. Terza specie: esistono i limiti della funzione sia da destra che da sinistra

e sono uguali (discontinuitá eliminabile)

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3.11 Strumenti per il calcolo dei limiti

Funzioni aventi lo stesso dominio possono essere sommate o moltiplicate. In molti casi é possibile determinare il limite della funzione risultante dai limiti delle singole funzioni. Siano f e g due funzioni con lo stesso dominio X, e x 0 un punto di accumulazione per X. Se esistono i limiti

lim 0 f(x) = l 1 ,

xx

lim 0 g(x) = l 2

xx

allora:

lim 0 (c · f (x)) = c · l 1 c R

xx

lim 0 (f (x) ± g(x)) = l 1 ± l 2

xx

lim 0 (f (x) · g(x)) = l 1 · l 2

xx

lim

xx 0

lim

xx 0

1

1

f(x) =

f(x)

l

1

= l 1

g(x)

l

2

se l 1 = 0

se l 2 = 0

Alcune delle uguaglianze elencate sono estendibili ai casi in cui l 1 e/o l 2 sia infinito, facendo uso delle operazioni seguenti: l + = +, l − ∞ = −∞, ++ = +, −∞ − ∞ = −∞.

1 = 0 con i segni opportuni calcolati

Se l = 0 , anche l · ∞ = , 1 0 = , con la usuale regola del prodotto.

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Capitolo 4

Alcuni esempi di Studio Completo di funzione

4.1 Funzioni basilari

4.1.1 La funzione esponenziale e x

La funzione esponenziale come funzione della variabile reale x, e x é sempre po- sitivo e crescente. L’asse x é un asin- toto orizzontale al grafico. La funzio- ne esponenziale e x puó essere definita in due modi equivalenti, come limite di una successione:

in due modi equivalenti, come limite di una successione: n →∞ 1 + n n lim

n→∞ 1 + n n

lim

x

= 1 + x + x 2! 2

e x =

o come somma della serie:

e x =

x

n

n!

+ x 3! 3 +

n=0

Proprietá Usando il logaritmo naturale é possibile generalizzare la nozione di funzione esponenziale. La funzione

a x = e x ln a

definita per ogni a > 0, e tutti i numeri reali x, é chiamata funzione espo- nenziale di base a.

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Ovviamente l’equazione appena citata é valida per a = e, poiché e x ln e =

e x(1) = e x .

Le funzioni esponenziali godono delle seguenti proprietá:

a 0 = 1

a 1 = a

a x+y = a x a y

a xy = (a x ) y

a x b x = (ab) x

x =

1

a

1

a x = a x

Esse sono valide per tutti i numeri reali a e b e tutti i numeri reali x ed y. Le espressioni contenenti frazioni e radici possono spesso essere semplificate utilizzando la notazione esponenziale perché a = a 1 e, per ogni a e b numeri

reali con a > 0, e per ogni intero n > 1:

1

a b = ( a) b = a b/n

n

n

4.1.2 La funzione potenza

Una funzione potenza é una funzione del tipo:

f(x) = x n

Qui n (l’esponente) é un numero fisso. Considereremo in particolare i casi n = 1, 2, 3, 4, 1, 2, 3e 4. Si ricordi che esponenti negativi significano che viene formato anche il reci- proco (x 2 significa 1/x 2 ). Per n = 1 abbiamo f (x) = x, cioé la funzione che ad ogni x assegna se stesso (la cosiddetta funzione identica). Le seguenti proprietá sono di immediata verifica nel caso in cui gli espo- nenti sono numeri interi positivi:

a n · a m = a n+m

a m = a nm

a

(a n ) m = a n·m

a n · b n = (a · b) n

n

a

n

b

n

=

a

b

n

b 1 = b e quindi :b = b 1

19

La potenza :0 0 é priva di significato!

Notiamo che la definizione a 0 := 1 risulta ora piú comprensibile poiché é consistente con le proprietá appena viste, infatti

a

a n = a nn = a 0 = 1

n

E lo stesso vale per la definizione di a k, infatti:

a x = a 0x = a

0 1

a x =

a

x

20

4.1.3 I logaritmi

Si dice logaritmo in base a di un numero x l’esponente da dare ad a per

ottenere x (x viene chiamato argomento del logaritmo). In altre parole, se x = a y , segue che:

(4.1)

y = log a x

I logaritmi vennero proposti nel 1614

da John Napier, o in italiano Nepero,

come ausilio per semplificare i calco- li. Infatti, al prezzo di due conver- sioni da un numero al suo logarit- mo e una conversione inversa é possi- bile trasformare un prodotto in una somma, un quoziente in una differen- za, un elevamento a potenza in un

prodotto e, addirittura, un’operazio-

ne

complicatissima come l’estrazione

di

radice ennesima in una semplice

divisione per n.

Proprietá dei logaritmi

1. log a a = 1

2. log m 1 = 0

3. a log a x = log a a x = x

4. log m (a · b) = log m a + log m b

5. log m

6. log m a = log m a

7. log m a k = k · log m a

a b = log m a log m b

1

log m a = − log m a 7. log m a k = k ·

21

4.1.4 f (x) = x 3

Campo di Esistenza il campo di esistenza della funzione é tutto R quindi scriviamo

(4.2)

Studio della paritá

(4.3)

D : x R

f(x) = x 3 = f (x)

la funzione é dispari

Positivitá

f(x) = x 3 > 0

(4.4)

La funzione é negativa per x < 0 ed é positiva per x > 0

Intersezione con gli assi

y = 0 x =

(4.5)

Asintoti La funzione non ha asintoti verticali perché non ci sono punti di di- scontinuitá nel dominio. La funzione non ha neanche asintoti obliqui, perché per averne dovreb- be avere al denominatore un polinomio di un grado inferiore (nel nostro caso dovrebbe essere di grado 2). L’unica cosa che ci rimane da fare é di andare a guardare se ci sono asintoti orizzontali, facendo il limite della funzione agli infiniti.

Studio della derivata Prima: massimi e minimi

(4.6)

Ora che abbiamo trovato la derivata prima vediamo che questa é sem- pre positiva (é un quadrato), e quindi la nostra funzione sará sempre crescente.

Studio della derivata Seconda: punti di flesso

f (x) = D(f (x)) = D(3x 2 ) = 6x (4.7)

Studiando la positivitá della derivata seconda vediamo che questa é negativa per x < 0 ed é positiva per x > 0, quindi nella prima parte ha la concavitá rivolta verso il basso, mentre nella seconda parte la concavitá é rivolta verso l’alto. Notiamo che la derivata secondo si annulla nel punto P = (0, 0), che é proprio un punto di flesso

f (x) = D(x 3 ) = 3x 2

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Figura 4.1: Il grafico della funzione f ( x ) = x 3 23
Figura 4.1: Il grafico della funzione f ( x ) = x 3 23
Figura 4.1: Il grafico della funzione f ( x ) = x 3 23
Figura 4.1: Il grafico della funzione f ( x ) = x 3 23
Figura 4.1: Il grafico della funzione f ( x ) = x 3 23
Figura 4.1: Il grafico della funzione f ( x ) = x 3 23

Figura 4.1: Il grafico della funzione f (x) = x 3

23

4.2 Funzioni Fratte

4.2.1 f (x) =

x 3

x 2 1

Campo di Esistenza Per trovare il campo di esistenza della funzione bisogna porre il deno- minatore diverso da zero (x 2 1 = 0). Risolvendo otteniamo che al denominatore bisogna avere x = ±1 quindi il dominio sará:

(4.8)

D : x R − −1, 1

Studio della paritá

la funzione é dispari

Positivitá

quindi otteniamo

f(x) =

f(x) =

3

x 2 1 = f (x)

x

x 1

3

x 2

> 0

x 3 > 0 x 2 1 > 0

x > 0 x < 1x > 1

(4.9)

(4.10)

(4.11)

(4.12)

(4.13)

(4.14)

La funzione é negativa per ed é positiva per

Intersezione con gli assi

Asintoti Asintoti Orizzontali:

Asintoti Verticali:

lim

x→−1

lim

x→−1

x = 0 y = 0

lim

x→±∞

x 3

x 2 1 = ±∞

+

3

x 2 1 = 1

x

0

3

x 2 1 = 1

x

0

+

25

=

+

= −∞

(4.15)

(4.16)

(4.17)

(4.18)

lim

x+1

lim

x+1

+

3

x 2 1 = +1

x

0

3

x 2 1 = +1

x

0

+

=

−∞

= +

Asintoto Obliquo:

q =