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Linee di Ricerca

Enrico Moriconi

I TEOREMI DI GDEL

Versione 1.0

Linee di Ricerca

SWIF - Sito Web Italiano per la Filosofia Rivista elettronica di filosofia - Registrazione n. ISSN 1126-4780

Linee di Ricerca SWIF Coordinamento Editoriale: Gian Maria Greco Supervisione Tecnica: Fabrizio Martina Supervisione: Luciano Floridi Redazione: Eva Franchino, Federica Scali.

AUTORE Enrico Moriconi [moriconi@fls.unipi.it] ha studiato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e si laureato con Francesco Barone nel 1973 con una tesi sulla Teoria della dimostrazione di D. Hilbert. Attualmente ordinario di Logica presso il Dipartimento di Filosofia di Pisa. Si occupa prevalentemente di Teoria della dimostrazione e Fondamenti della matematica. Su questi argomenti ha pubblicato vari saggi e volumi. Fra i pi recenti ricordiamo il volume Computabilit, Roma 2001 (in collaborazione con L. Bellotti e L. Tesconi) e i saggi "Filosofia della matematica" nel volume Filosofie delle scienze (a cura di N. Vassallo), Torino 2003, e On the Meaning of Hilbert's Consistency Problem (Paris, 1900), in Synthese 2003. La revisione editoriale di questo capitolo a cura di Gian Maria Greco.

LdR un e-book, inteso come numero speciale della rivista SWIF. edito da Luciano Floridi con il coordinamento editoriale di Gian Maria Greco e la supervisione tecnica di Fabrizio Martina. LdR - Linee di Ricerca il servizio di Bibliotec@SWIF finalizzato allaggiornamento filosofico. LdR un e-book in progress, in cui ciascun testo un capitolo autonomo. In esso l'autore o l'autrice, presupponendo solo un minimo di conoscenze di base, fornisce una visione panoramica e critica dei temi principali, dei problemi pi importanti, delle teorie pi significative e degli autori pi influenti, nell'ambito di una specifica area di ricerca della filosofia contemporanea attualmente in discussione e di notevole importanza. Il fine quello di fornire al pubblico italiano un'idea generale su quali sono gli argomenti di ricerca di maggior interesse nei vari settori della filosofia contemporanea oggi, con uno stile non-storico, accessibile ad un pubblico di filosofi non esperti nello specifico settore ma interessati ad essere aggiornati. Tutti i testi di Linee di Ricerca sono di propriet dei rispettivi autori. consentita la copia per uso esclusivamente personale. Sono consentite, inoltre, le citazioni a titolo di cronaca, studio, critica o recensione, purch accompagnate dall'idoneo riferimento bibliografico. Per ogni ulteriore uso del materiale presente nel sito, fatto divieto l'utilizzo senza il permesso del/degli autore/i. Per quanto non incluso nel testo qui sopra, si rimanda alle pi estese norme sui diritti dautore presenti sul sito Bibliotec@SIWF, www.swif.it/biblioteca/info_copy.php. Per citare un testo di Linee di Ricerca si consiglia di utilizzare la seguente notazione: AUTORE, Titolo, in L. Floridi (a cura di), Linee di Ricerca, SWIF, 2006, ISSN 1126-4780, p. X, www.swif.it/biblioteca/lr.

SWIF Linee di Ricerca I TEOREMI DI GODEL

Enrico Moriconi Versione 1.0

Introduzione

I teoremi di G odel costituiscono forse i pi` u importanti, e senzaltro i pi` u noti, risultati ottenuti nel campo di ricerca logico-matematico. Dopo una faticosa fase di ricezione, sono ormai da tempo diventati parte del senso comune anche in discipline non strettamente tecniche; oppure tecniche, ma non specicatamente logico-matematiche. Spesso se ne parla discutendone e valutandone le conseguenze per la logica, la matematica, i fondamenti della matematica, la losoa della matematica, la losoa della scienza, la losoa della mente, le scienze cognitive, . . . dando per scontato il processo dimostrativo che ne ` e stato alla base1 . Oppure capita che si forniscano dimostrazioni estremamente generali del teorema, al ne di individuare le condizioni che una teoria qualsiasi deve soddisfare per dimostrare i risultati g odeliani, con la conseguenza che si perde di vista lo specico percorso seguito da G odel, nel senso che fra queste dimostrazioni e quella originaria si pu` o stabilire una relazione analoga a quella esistente fra il teorema canto1

Si vedano ad esempio Cellucci [1998], Cellucci [2002] e Lolli [1992].

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riano della non-numerabilit` a del continuo e la dimostrazione di Liouville che permette di costruire eettivamente numeri trascendenti2 In queste pagine si intende invece cercare di ripercorrere il viaggio originario di G odel nella convizione che, senza assolutamente voler sminuire il grande rilievo di quelle generalizzazioni, esso mantenga una notevole freschezza teorica e un notevole interesse euristico. A questo ne, dopo un breve inquadramento storico, seguiremo i passi compiuti da Kurt G odel, per poi proporre qualche breve valutazione del signicato generale di quei teoremi3 .

La preistoria

Capire e valutare il signicato dei risultati di incompletezza dellaritmetica, ottenuti da G odel nel corso del 1930, comunicati nel settembre di quello stesso anno al famoso Congresso di K onigsberg, e pubblicati nel 19314, richiede
2`

E questa una tendenza iniziata probabilmente da S. C. Kleene in Kleene [1952]. Su questa stessa lunghezza donda si veda ad esempio la compatta e senzaltro ecace trattazione in Casari [1997]. Interessanti, a questo proposito, le osservazioni dello stesso G odel in una nota del 1965 quando, a proposito degli Equivalenti diofantei delle proposizioni indecidibili, diceva: Si noti che questo ragionamento pu` o essere trasferito in modo pienamente preciso a ogni sistema le cui formule abbiano un ben-denito signicato, purch e gli assiomi e le regole di inferenza siano corrette per questo signicato e nel sistema sia contenuta laritmetica. Si ottiene cos` una prova dellesistenza di proposizioni indecidibili in quel sistema, ma nessun particolare esempio di una proposizione indecidibile (G odel [1986], p.363).

Non ci occuperemo di molti dei dettagli pi` u tecnici. Per questultimi, e per molti risultati connessi con quelli g odeliani, rimandiamo alla trattazione in Bellotti et al. [2001] e alla bibliograa l` indicata. Uno sguardo generale sui risultati g odeliani lo si trova in Shanker [1991], mentre una raccolta di testi (in traduzione inglese e con utili introduzioni) connessi con la memoria g odeliana, nonch e questa stessa memoria, la si pu` o trovare in van Heijenoort [1967] 4 Ristampati in G odel [1986].

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che essi vengano inquadrati nel quadro teorico determinato dal programma fondazionale proposto da David Hilbert nel corso degli anni 20. 2.1 Noncontraddittoriet` a come garanzia dellesistenza

Schematicamente, possiamo distinguere tre fasi nella riessione hilbertiana. La prima ` e legata alla natura dellassiomatica formale, o esistenziale, da lui proposta con le Grundlagen der Geometrie del 1899. A dierenza della assiomatica classica, euclidea, qui non si procede dichiarando anticipatamente che cosa siano gli enti di cui la teoria si occupa: la natura di questi risulta infatti determinata proprio dalla formulazione, per lappunto fatta dagli assiomi, dei rapporti che valgono fra quegli enti. Questo signica che non c` e pi` u alcun modello privilegiato della teoria e che il nesso che lega assiomi e teoremi ` e precisamente il nesso di conseguenza logica : di qualsiasi sistema di oggetti siano veri gli assiomi, di esso saranno veri anche i teoremi. Che cosa siano punti, rette e piani, che cosa signichi giacere su, ecc. ` e qualcosa che risulta denito implicitamente dagli assiomi. Chi obiett` o contro questa impostazione fu Gottlob Frege che ebbe un breve, ma epistemologicamente molto importante, scambio epistolare con Hilbert tra la ne dell800 e linizio del 900. Il punto sottolineato da Frege era che gli enunciati adottati come assiomi non potevano svolgere sia il ruolo di assiomi sia quello di denizioni. Un assioma, infatti, deve essere un enunciato, cio` e unespressione suscettibile di ricevere un valore di verit` a (e in particolare deve essere un enunciato vero), ma questo richiede (per la composizionalit` a) che sia conosciuto il signicato di tutte le sue parti. Cosa impossibile se in esso compaiono termini il cui signicato non ` e gi` a noto. Daltra parte, se quei termini gi` a possiedono

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un signicato, indipendentemente e precedentemente al loro comparire negli enunciati proposti come assiomi, allora che senso ha attribuire a questultimi anche il ruolo di denizioni? A ci` o Frege aggiungeva che per lui cera un solo modo di provare la noncontraddittoriet` a di un sistema di assiomi: esibirne un modello. Hilbert rispose in maniera molto netta a queste osservazioni. Ribadita la concezione ipotetico-deduttiva dellassiomatica, sottolinea poi che Se assiomi arbitrariamente stabiliti non sono in contraddizione con tutte le loro conseguenze, allora essi sono veri, allora esistono gli enti deniti per mezzo di quegli assiomi. Questo ` e per me il criterio della verit` a e dellesistenza.5 Viene qui stabilita lequazione fra esistenza e noncontraddittoriet` a che caratterizza questa prima fase dellindagine hilbertiana: lassunzione da cui prende le mosse lassiomatizzazione della geometria (Siano dati tre sistemi di enti, il primo lo chiamiamo il sistema dei punti e per essi usiamo le lettere x, y, z, . . .) verr` a per cos` dire scaricata da una prova di noncontraddittoriet` a, la quale dimostra che il sistema degli assiomi ` e un sistema di pensieri possibile, cio` e che ne esiste almeno un modello (anche se, va detto, non necessariamente quello inteso)6 .
5 6

Risposta di Hilbert a Frege del 29/12/1899, tradotta in Frege [1965], pag. 464. Su questi temi si possono vedere i miei Moriconi [2001] e Moriconi [2003] e la bibliograa ivi ricordata.

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Le dimostrazioni come oggetti di unindagine matematica

La seconda fase delle indagini hilbertiane ` e costituita dalla sua reazione alle antinomie, o paradossi, scoperte allinizio del secolo. Nella memoria del 1904 Hilbert [1904]7 troviamo i primi elementi di quella che sar` a la teoria della dimostrazione di Hilbert: non si pu` o fondare la matematica sulla logica poich e le due discipline devono invece essere sviluppate insieme assumendo come dati intuitivamente una serie discreta e concretamente dominabile di segni: |, ||, . . . i cosiddetti numerali (Zahlzeichen ). La tesi di Hilbert ` e che il tipo di evidenza intuitiva necessaria per la manipolazione di questi segni concreti ` e ci` o che deve essere impiegato per fornire la prova di noncontraddittoriet` a del sistema degli assiomi. A questo ne, e questa ` e limportante novit` a contenuta in questa memoria, ` e necessario sottoporre loggetto dimostrazione a unindagine di tipo matematico. Questa impostazione di evidente sapore kantiano (la ragione deve sottoporre a critica i suoi strumenti per discriminarne luso corretto da quello condannato a un esito antinomico) si concretizza nella delineazione di un diverso, rispetto a quello tradizionale semantico, modo di mostrare la noncontraddittoriet` a degli assiomi: bisogna sottoporre le dimostrazioni meglio: lapparato dimostrativo della teoria costituito dagli assiomi e dalle regole di inferenza a unindagine di tipo sintattico dalla quale deve risultare limpossibilit` a di dimostrare una contraddizione. Con riferimento a un sistema di assiomi molto semplice, Hilbert d` a un esempio del
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Traduzione italiana in Hilbert [1985]

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modo di procedere della prova di noncontraddittoriet` a cos` concepita. Si assume che sia concretamente data la dimostrazione di una contraddizione: su questa base si fa poi vedere che questa evenienza ` e impossibile perch e questa propriet` a dovrebbe essere conservata risalendo la dimostrazione dalla formula nale attraverso lapplicazione delle regole, no a arrivare agli assiomi, i quali, ` e evidente, non contengono contraddizioni. Contro questa seconda proposta hilbertiana si lev` o la critica di Poincar e, in Poincar e [1906], il quale sottoline` o che quella procedura impiega evidentemente il principio di induzione completa; quindi, se il ne ` e quello di cercare di provare in questo modo la noncontraddittoriet` a degli assiomi aritmetici, uno dei quali ` e precisamente il principio di induzione completa, si cade inevitabilmente in un circolo. 2.3 Il programma della conservazione

Nel corso degli anni 20 Hilbert, coadiuvato da una folta schiera di insigni matematici
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formuler` a la sua terza e denitiva proposta fondazionale in cui

cerc` o di rispondere allobiezione di Poincar e e anche di valutare in maniera pi` u meditata la critica freghiana9 . Il primo carattere distintivo di questa proposta ` e costituito dalla distinzione di una matematica reale e di una ideale 10 . La prima, detta anche nitista o nitaria, ` e la matematica combinatoria e intuitiva (nel senso che non ` e retta da principi formali) dei numerali. Le caratteristiche delle aermazioni che si fanno in questo ambito sono la decidiRicordiamo solo W. Ackermann, P. Bernays e J. von Neumann. Tra le varie memorie di questi anni ci limitiamo a ricordare Hilbert [1926], che ` e il testo di una conferenza tenuta nel 1925, e che ` e tradotta in italiano in Hilbert [1985]. 10 Talvolta, per riferirci ai due ambiti, useremo i nomi R e I .
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bilit` a e leettivit` a, e i ragionamenti induttivi sono basati sulla costruzione e scomposizione di quelle gure concrete sequenze nite di sbarrette che sono i numerali: tutti procedimenti che terminano in un tempo nito. Hilbert non approfond` lanalisi delle procedure della matematica reale, di cui sottolinea la sicurezza: con esse si possono certo commettere errori, ma non arrivare a paradossi, cio` e a errori prodotti dallapplicazione corretta delle regole. Il tipo di evidenza intuitiva qui impiegata deriva il suo carattere di adabilit` a dal fatto che gli oggetti cui si applica portano, possiamo dire, scritto in faccia che cosa sono. Non rimandano a altro per una loro giusticazione. Le aermazioni che si pongono al limite fra matematica reale e matematica ideale sono gli enunciati aperti, come ad esempio a+ | = | +a che sta per la comunicazione del fatto che per qualsiasi sostituzione di un numerale al posto del segno a si ottiene unaermazione reale vera. Gi` a negare un enunciato come il precedente porta nel campo della matematica ideale, o innitaria, cui appartengono le usuali aermazioni che fanno riferimento, tramite la quanticazione, a totalit` a innite e a procedure che non necessariamente terminano in un numero nito di passi. A dierenza di quanto succedeva con i numerali, le manipolazioni che facciamo sulle formule della matematica ideale non trovano giusticazione nel signicato dei simboli impiegati: che xA(x) segua da xA(x) non ` e giusticato dal signicato intuitivo o informale dei quanticatori, ma riposa sulle regole e sulle denizioni adottate. Diventa quindi fondamentale garantire che tali regole non siano contraddittorie. Ma in questo periodo Hilbert sposta il fuoco dellattenzione

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dal problema della noncontraddittoriet` a al problema di mostrare che la matematica ideale ` e unestensione conservativa di quella reale: quello che deve essere provato, usando i metodi della matematica nitista, ` e che se unaermazione reale viene dimostrata con metodi ideali, allora era gi` a dimostrabile con i soli strumenti nitisti. I due problemi, quello della noncontraddittoriet` a e quello della conservativit` a di I rispetto a R, sono distinti, se pure strettamente connessi: se ogni enunciato reale dimostrabile in I ` e nitisticamente vero, allora, poich e 0 = 0 non ` e vero, non ` e neppure dimostrabile in I che risulta quindi noncontraddittorio: per la legge dello Pseudo-Scoto, infatti, in una teoria contraddittoria ` e dimostrabile qualsiasi enunciato. Daltra parte, se I ` e completa rispetto a R, cio` e se in I sono dimostrabili tutte le formule che esprimono enunciati reali veri, allora la noncontraddittoriet` a implica la conservativit` a. Infatti, se I ` e noncontraddittorio allora 0 = 0 non ` e un teorema di I (poich e per ipotesi in I ` e dimostrabile lenunciato reale vero 0 = 0): cio` e, se (la formula che esprime) un enunciato reale ` e dimostrabile in I allora quellenunciato ` e nitisticamente vero11 . Lobiezione di Poincar e trova qui almeno un abbozzo di risposta: la proposta fondazionale hilbertiana evita di cadere in un patente circolo poich e i due principi di induzione sono diversi. Quello proprio di R, cui spetta il compito di giusticare gli assiomi dellaritmetica, ` e ristretto a formule prive di quanticatori, cio` e` e del tipo (0) (a) (a + 1) (b)
11

Per un approfondimento dei temi connessi con il programma fondazionale hilbertiano rimando al mio Moriconi [1987].

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mentre quello di I che deve essere giusticato non ha alcuna restrizione. E anche lobiezione di Frege trova una risposta pi` u drastica, se si vuole, ma anche pi` u meditata. Rinunciando allequazione fra noncontraddittoriet` a e esistenza, Hilbert riconosce che, a dierenza di quello che succedeva con i numerali, le formule della matematica ideale, o innitaria, contengono simboli cui non ` e connesso alcun tipo di evidenza intuitiva: ` e per questo che la loro manipolazione necessita di una giusticazione. La soluzione di Hilbert fu allora quella di aderire alla concezione formalista: le espressioni del linguaggio-oggetto non hanno signicato, sono formali nel senso che lapplicazione delle varie regole richiede solo la possibilit` a di riconoscere la forma e lordinamennto dei segni usati. Dotate di signicato sono invece le aermazioni della metateoria, in cui si usano le procedure di R. del Arriva Go

Il punto centrale della costruzione g odeliana ` e stato quello di prendere sul serio, in un certo senso alla lettera, il precedente esito delle indagini hilbertiane: se sono puri segni, allora li si possono scegliere arbitrariamente. Si possono ad esempio usare direttamente i numeri interi. Il modo in cui G odel procedette, riprendendo i progetti leibniziani della ricerca di una caratteristica e combinatoria universali in grado di generare tutte le verit` a, ` e diventato poi standard e si chiama aritmetizzazione, o anche, direttamente, g odelizzazione della metateoria o sintassi.

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0 3.1 Laritmetizzazione

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Facciamo riferimento a una usuale teoria formale al I ordine dellaritmetica che chiameremo PA, contenente come simboli primitivi 0, , +, , e che agli assiomi della logica del I ordine con identit` a aggiunge gli assiomi peaniani su zero e successore, pi` u le equazioni ricorsive per somma e prodotto, e in cui sono disponibili nomi per i numeri naturali12 . Assumiamo inoltre di aver assegnato in un qualche modo un numero naturale g ( ), che possiamo supporre per concretezza dispari, a ogni segno del vocabolario primitivo della teoria. Ovviamente, in modo che a segni distinti siano assegnati numeri (o g odeliani, o codici, come anche usualmente diremo) distinti. Su questa base, a ogni sequenza nita di segni primitivi del linguaggio della teoria, 1 , . . . , n , e quindi in particolare a ogni termine o formula, viene fatto corrispondere il numero g (1 , . . . , n ) = p1
g (1 )

. . . pn

g (n )

dove p1 , p2 , . . . sono i numeri primi in ordine crescente. Analogamente, a ogni sequenza nita di sequenze nite di simboli primitivi, diciamo 1 , . . . , n , e quindi in particolare a ogni sequenza nita di formule che costituisca una dimostrazione, viene fatto corrispondere il numero
g (1 ) (n ) . . . pg n

g (1 , . . . , n ) = p1

facendo in questo modo corrispondere a tutti gli oggetti della teoria un numero naturale come suo codice o g odeliano. Viceversa, dato un numero naturale
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I cosiddetti numerali, dove n ` e il numerale per il numero naturale n.

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qualsiasi, possiamo produrne la scomposizione in fattori primi che ` e unica a meno dellordine dei fattori e, se ` e un codice, recuperare loggetto teorico di cui lo ` e13 . A questo punto, a insiemi di formule e relazioni tra formule di PA corrisponderanno insiemi e relazioni numeriche; cio` e, gli insiemi dei numeri che sono i codici di quelle formule e le relazioni fra i numeri che sono i g odeliani di quelle formule. G odel riusc` poi a dimostrare che in molti casi quegli insiemi e quelle relazioni ammettono una denizione puramente aritmetica, che ` e esprimibile formalmente in PA (preciseremo pi` u avanti che cosa ci` o voglia dire). Come conseguenza di queste operazioni si ha che le asserzioni metateoriche si trasformano in asserzioni numeriche, e dal momento che PA contiene una formalizzazione dellaritmetica diventa possibile esprimere le asserzioni metateoriche con cui parliamo di PA allinterno della stessa PA, cio` e al livello del suo linguaggio. Si determina una doppia vita dei numeri: oggetti di PA e codici. Grazie allaritmetizzaione, enunciati metateorici diventano enunciati teorici, da una parte, e, dallaltra, ` e possibile che enunciati numerici rappresentino, utilizzando la chiave del codice adottato, asserzioni metateoriche su PA. La possibilit` a che questa commistione di teoria e metateoria riutata, va ricordato, da Hilbert apre ` e quella di costruire enunciati che parlino di s e stessi. Sono, queste, le situazioni di autoreferenzialit` a che sono alla base delle cosiddette antinomie semantiche, e lo stesso G odel sottolinea lanalogia fra il suo ragionamento e lantinomia di
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Non ci interessano qui i dettagli di questa corrispondenza, che ci limitiamo a richiedere iniettiva. Si pu` o notare che i codici dei simboli primitivi sono numeri dispari; quelli dei termini e delle formule sono pari (poich e contengono il fattore 2), ma con lesponente del primo fattore dispari (in quanto codice di un simbolo primitivo), mentre quelli delle dimostrazioni sono pure pari, ma con lesponente del primo fattore pari (in quanto codice di una formula).

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Richard. In eetti, esaminare pi` u da vicino questa analogia ` e molto utile per evidenziare lo schema del ragionamento g odeliano14 . 3.2 Lantinomia di Richard

Per ottenere lantinomia di Richard consideriamo le espressioni della lingua italiana che deniscono propriet` a di numeri naturali. Ovviamente, queste sono tante quanti sono i numeri naturali: ci sar` a la prima, la seconda, . . .. Supponiamo di averle ordinate, ad esempio lessicogracamente, nella sequenza innita E1 , E2 , . . . , En , . . . (1)

Per m, n numeri naturali arbitrari ha senso chiedersi se m possieda o meno la propriet` a espressa da En . Nel senso che comprendiamo le condizioni di verit` a dellaermazione che attribuisce la propriet` a espressa da En al numero naturale m. Scriveremo, rispettivamente, En (m) e (En (m)). Consideriamo a questo punto la propriet` a numerica espressa da il numero n non possiede la propriet` a espressa da En , cio` e

(En (n))

(2)

Poich e anche questa ` e una propriet` a numerica espressa in italiano, e poich e (1) enumera tutte le propriet` a numeriche espresse in italiano, (2) deve coincidere con una delle propriet` a della sequenza (1). Poniamo sia la r -esima:
14

Questa indagine fu condotta per la prima volta in Hilbert and Bernays [1939], dove viene fornita anche la prima dettagliata esposizione dei risultati g odeliani. Questa impostazione la si ritrova in Mostowski [1952]. Per ulteriori indicazioni si possono vedereMariani and Moriconi [1984] e Bellotti et al. [2001].

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ci` o signica che per ogni n, le condizioni Er (n) e (En (n)) coincidono. Ci` o che vale per ogni n, varr` a in particolare per r , e quindi otteniamo la seguente contraddizione15 : Er (r ) sse (Er (r )) 3.3 Il ragionamento di G odel (3)

Risulta istruttivo cercare di ricostruire questa antinomia nel linguaggio formale della teoria PA, a proposito della quale assumiamo che sia noncontraddittoria. Ovviamente, invece delle espressioni della lingua italiana, avremo formule con una variabile individuale libera di PA16 . Anche queste sono una totalit` a numerabile ordinabile nella sequenza innita

1 (x1 ), 2 (x2 ), . . . , n (xn ), . . .

(1)

Procedendo nella ricostruzione dellantinomia, dovremmo ora esprimere in e PA la formula (n [xn /n])17 , cio`

n non possiede la propriet` a espressa dalla formula n (xn )


15

(2)

Dove con sse abbreviamo, come usuale, lespressione se e solo se. Ricordiamo che lantinomia di Richard ` e un tipico esempio di ragionamento impredicativo : la propriet` a Er ` e denita con riferimento alla sequenza (1), di cui poi lei stessa risulta essere un membro. Cio` e, ` e denita facendo riferimento a una totalit` a cui lei stessa appartiene, e quindi, in un certo senso, ` e denita in termini di s e stessa. Per una discussione di questo tipo di denizioni si pu` o vedere il classico Fraenkel et al. [1973]. 16 Cio` e, formule del tipo (x), con cui si esprimono propriet` a numeriche; come, ad esempio, x ` e pari, x ` e composto, x ` e divisibile per 23, . . . 17 Con lespressione (n [xn /n]) ci si riferisce alla formula che si ottiene dalla formula (xn ) sostituendo la sua variabile individuale libera xn con il numerale di n, cio` e con n.

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Ma qui si presenta subito una dicolt` a: (2*), come il precedente (2), risulta immediatamente comprensibile perch e utilizziamo il concetto intuitivo di verit` a. Ma questa via non ` e percorribile entro PA, dove quel concetto non ` e disponibile. Possiamo cercare di superare questa dicolt` a utilizzando, come sostituto rigoroso del concetto di verit` a, quello di dimostrabilit` a entro PA. Invece di (2*) avremmo allora:

e dimostrabile in PA lenunciato n [xn /n] non `

(2 )

A questo punto, per continuare il processo di ricostruzione dellantinomia, bisognerebbe identicare (2**) con una delle propriet` a espresse dalle formule di (1*). Si incontra qui una seconda dicolt` a, dovuta al fatto che mentre PA ` e una teoria formale dei numeri, e quindi le sue aermazioni concernono propriet` a e relazioni numeriche, in (2**) compaiono espressioni che non denotano insiemi o relazioni numeriche, ma nozioni metateoriche : enunciato, dimostrabile, sostituzione, . . .. Entra qui in gioco il ruolo fondamentale svolto dallaritmetizzazione della metateoria: grazie ad essa, infatti, allinsieme degli enunciati corrisponde linsieme dei numeri che sono codici di enunciati; al fatto che un enunciato sia dimostrabile, cio` e al fatto che sia lultimo membro di una sequenza nita di formule che costituisce una dimostrazione di PA, (G odel riusc` ingegnosamente a far vedere che) corrisponde un relazione numerica, diciamo DimPA (m, n), che vale fra due numeri sse il primo ` e il codice di una dimostrazione della formula di cui il secondo ` e il coodel dice; alloperazione di sostituzione che produce lenunciato n [xn /n] (G riusc` ingegnosamente a far vedere che) corrisponde una funzione numerica,

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diciamo st(p, q ), tale che se p e q sono, rispettivamente, i codici di (n (xn )) e di n (cio` e, se p = g (n (xn )) e q = g (n)), produce come valore il codice dellenunciato n [xn /n], . . . Come abbiamo gi` a detto, G odel riusc` a dimostrare che in molti casi questi insiemi, relazioni e funzioni numeriche possono essere espresse formalmente in PA, anche se questa teoria contiene come primitivi solo la costante zero e le funzioni di successore, addizione e moltiplicazione. Assumendo di aver fatto tutto ci` o, possiamo formulare (2**) nel modo seguente:

yDimPA (y, st(n, n))

(2***)

Poich e (2***) ` e una formula con una variabile individuale libera, e quindi costituisce la denizione aritmetica di una propriet` a aritmetica, deve esistere in (1*) una formula che esprime in PA la propriet` a (2***). Supponiamo che sia r il suo g odeliano. Il passo conclusivo consiste nellapplicazione della diagonale, cio` e nella sostituzione dellunica variabile libera della formula di g odeliano r con lr -esimo numerale, ottenendo cos`

yDimPA (y, st(r, r))

(3*)

Come abbiamo visto, lantinomia di Richard si concludeva con una contraddizione: cosa possiamo invece dire di (3*)? Questo enunciato asserisce che non esiste alcuna dimostrazione in PA della formula ottenuta dalla formula di g odeliano r cio` e, da (2***) sostituendo la sua unica variabile libera con il numerale del suo stesso codice. Ora, riettendo su quanto fatto, si vede

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che lenunciato che fa questa asserzione e lenunciato su cui questa asserzione viene fatta coincidono, sono entrambi (3*). Quindi, (3*) asserisce la propria indimostrabilit` a in PA. Potrebbe (3*) essere dimostrabile in PA? No, poich e altrimenti sarebbe intuitivamente falsa (in quanto aerma, abbiamo appena visto, la propria indimostrabilit` a). Se quindi assumiamo che i teoremi di PA siano intuitivamente veri, abbiamo che non esiste in PA alcuna dimostrazione di (3*). Potrebbe la negazione di (3*) essere dimostrabile in PA? No, poich e questo implicherebbe (per la noncontraddittoriet` a assunta di PA) lindimostrabilit` a, e quindi la verit` a intuitiva, di (3*). Avremmo allora che in PA sarebbe dimostrabile la negazione di un enunciato intuitivamente vero: il che ` e di nuovo impossibile. A dierenza dellantinomia di Richard, dunque, lesito della costruzione g odeliana non ` e antinomico, non ci imbattiamo cio` e in una contraddizione, ma nellesistenza di un enunciato indecidibile. Lasimmetria dellesito nale dipende dal fatto che mentre per la verit` a vale il terzo escluso (un enunciato o ` e vero o non ` e vero, e in questo secondo caso ` e allora falso), lo stesso non vale per la dimostrabilit` a. Cio` e, ` e certamente vero che un enunciato o` e dimostrabile o non ` e dimostrabile. Ma in questo secondo caso non c` e alcun motivo perch e lenunciato debba allora essere refutabile, cio` e debba essere dimostrabile la sua negazione. Questo succede solo nelle teorie che sono sintatticamente complete: cosa che PA evidentemente non ` e.

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0 3.4 Debiti pagati

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Nei paragra precedenti abbiamo spesso utilizzato espressioni come assumiamo di aver fatto questo o quello . . . oppure preciseremo pi` u avanti cosa ci` o voglia dire. Per delineare il lo del ragionamento g odeliano abbiamo cio` e dato per fatte certe operazioni e per comprese certe nozioni. Sapendo ora dove tutto andava a parare, diventa doveroso cercare di colmare almeno alcune delle precedenti lacune. Tra queste sono fondamentali le due seguenti: 1. abbiamo assunto che la funzione st e la relazione diadica DimPA ammettano denizioni puramente aritmetiche; 2. abbiamo fatto ricorso al concetto di intuitivamente vero e alle propriet` a di PA di dimostrare solo enunciati intuitivamente veri e di non dimostrare la negazione di enunciati intuitivamente veri. ` opportuno, per vedere come G E odel ha arontato queste due dicolt` a, precisare in primo luogo il concetto di esprimibilit` a nella teoria PA. Diciamo che una relazione n-adica R ` e formalmente rappresentabile in PA se esiste una formula di PA con n variabili libere x1 , . . . , xn tale che valgono le aermazioni seguenti:

se vale R(n1 , . . . , nn ) allora PA (x1 /n1 , . . . , xn /nn )

(1)

se non vale R(n1 , . . . , nn ) allora PA (x1 /n1 , . . . , xn /nn )

(2)

Diciamo che rappresenta formalmente R se valgono (1) e (2). Se vale solo (1) diciamo che R ` e semi-rappresentabile in PA tramite . A questo pun-

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0

731

to, una relazione ` e detta (semi-)esprimibile in PA se ` e formalmemte (semi)rappresentabile in PA. Si denisce poi lesprimibilit` a di una funzione n-aria f trattandola come una relazione (n + 1)-adica e imponendo che valgano (1) e lovvia condizione di univocit` a. Ora, la via scelta da G odel per esibire la rappresentabilit` a di gran parte delle nozioni metateoriche fu di mostrare che quelle funzioni e relazioni una volta diventate, grazie allaritmetizzazione, funzioni e relazioni numeriche erano funzioni e relazioni ricorsive primitive, diciamo per brevit` a RP. Le funzioni RP sono un sottoinsieme proprio di una classe di funzioni, le funzioni ricorsive o ricorsive generali, caratterizzate dal fatto di essere eettivamente calcolabili, nel senso che per ogni argomento il computo del relativo valore si compie attraverso una serie nita di passi, ognuno dei quali determina univocamente il successivo. 3.4.1 Le funzioni ricorsive

Fra le molte possibili caratterizzazioni del concetto di funzione eettivamente calcolabile, quella fatta in termini di funzioni ricorsive segue la caratterizzazione assiomatica dellaritmetica fatta da Dedekind e Peano. I concetti primitivi qui sono lo zero (0), il successore (), lo schema di denizione per ricorsione primitiva
18

e il principio di induzione19 .

A queste che sono le componenti strettamente matematiche della de18

Dove la funzione n + 1-aria f ` e detta denita per ricorsione primitiva a partire da due funzioni gi` a note g e h, rispettivamente n-aria e n + 2-aria, se valgono: f (x1 , . . . , xn , 0) = g (x1 , . . . , xn ) f (x1 , . . . , xn , y ) = h(x1 , . . . , xn , y, f (x1 , . . . , xn , y )). (1) (2)

19

La forma in cui questultimo viene inglobato nella precisazione del concetto di procedura eettiva ` e quella equivalente del principio del numero pi` u piccolo. Supponiamo che g sia

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0

732

nizione di funzione ricorsiva, si aggiunge poi un minimo di capacit` a manipolativa dei simboli: quella di identicare un dato termine entro una data sequenza
20

, e quella di riempire i posti di argomento di una funzione gi` a


21

nota con i valori di altre funzioni anchesse gi` a note

Possiamo allora denire linsieme delle funzioni ricorsive come il pi` u piccolo insieme che contiene le seguenti funzioni iniziali 1. la funzione costante zero: 0 2. la funzione di successore: 3. per ogni n e k , k n, la funzione di proiezione n k ed ` e chiuso sotto la composizione, la ricorsione primitiva e la -ricorsione. Le funzioni eettivamente utilizzate da G odel furono quelle ottenibili solo con composizione e ricorsione primitiva e appunto per questo sono chiamate le funzioni ricorsive primitive.
una funzione gi` a nota a (n + 1) argomenti, e supponiamo che per essa valga che: x1 . . . xn y (g (x1 , . . . , xn , y ) = 0), allora diciamo che f ` e denita per ricorsione sul minimo, o -ricorsione, se vale: f (x1 , . . . , xn ) = y (g (x1 , . . . , xn , y ) = 0). Cio` e, il valore della f ` e il pi` u piccolo y per cui la g si azzera, e che debba esistere almeno uno di questi valori ` e garantito dallipotesi fatta su g . 20 Il che vuol dire che consideriamo eettivamente calcolabili tutte le funzioni n k tali che n k (x1 , . . . , xk , . . . , xn ) = xk
21

per k n. Se la funzione h a m-argomenti e le funzioni g1 , . . . , gm a n argomenti sono note, allora accettiamo come eettiva la funzione a n argomenti, diciamo f , che si ottiene grazie alloperazione di sostituzione che produce la seguente congurazione: f (x1 , . . . , xn ) = h(g1 (x1 , . . . , xn ), . . . , gm (x1 , . . . , xn )) e si dice che la funzione f ` e ottenuta per sostituzione o composizione da h e g1 , . . . , gm .

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0 3.4.2 Il lemma di G odel

733

Lutilizzazione metateorica delle funzioni RP ` e motivata dal modo in cui procede la costruzione di una teoria formale: molte nozioni metateoriche, come ad esempio quella di essere una formula e quella di essere una derivazione, sono infatti eettivamente decidibili. Nel senso che le regole della teoria permettono di decidere con una procedura eettiva se una sequenza nita di (sequenze nite di) segni del vocabolario primitivo sia una formula (rispettivamente, una derivazione). La possibilit` a di usare le funzioni RP per esplicitare questo carattere di eettivit` a (di alcune) delle nozioni e operazioni metateoriche ` e data dallaritmetizzazione della metateoria. Si dir` a dunque che le operazioni e le propriet` a metateoriche sono rappresentabili ricorsivamente se esse possono essere rappresentate in termini di funzioni e predicati RP22 sui codici degli elementi in questione. Con una serie di 45 denizioni G odel fece vedere che molti predicati e operazioni aritmetici associati tramite laritmetizzazione alle operazioni e propriet` a metateoriche sono RP. Sono in particolare RP le operazioni associate ai connettivi logici; sono RP le nozioni di formula, assioma, conseguenza immediata tramite una regola di inferenza, . . . , e RP ` e loperazione di sostituzione st e la relazione diadica DimPA 23
Noi abbiamo detto che cosa sia una funzione RP; un predicato ` e detto RP se tale ` e la sua funzione caratteristica, cio` e la funzione che assume valore 1 per gli argomenti di cui il predicato vale e valore 0 per quelli di cui non vale. 23 Non ` e invece RP la nozione di teorema, diciamo T eorPA , denita nel modo seguente: T eorPA (x) =df yDimPA (y, x) in quanto ` e ottenuta da una relazione RP tramite una quanticazione esistenziale illimitata. Insiemi di questo tipo sono chiamati semi-eettivi o, pi` u precisamente, ricorsivamente enumerabili, intendendo che esiste una funzione RP (o pi` u in generale ricorsiva) il cui codominio enumera (eventualmente con ripetizioni) gli elementi dellinsieme. Nel caso
22

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0

734

Successivamente, G odel dimostra che anche se PA possiede solo zero, successore, addizione e moltiplicazione, tutte le funzioni e i predicati RP ` questo il cosiddetto lemma sono formalmente rappresentabili in PA. E di G odel con il quale, in un certo senso, si chiude il cerchio: le nozioni metateoriche diventano, grazie allaritmetizzazione, nozioni numeriche; molte di queste sono RP; tutte le funzioni e tutti i predicati RP sono rappresentabili formalmente nella teoria PA; quindi, una parte rilevante della metateoria ` e rappresentabile formalmente entro la teoria rendendo cos` possibili situazioni di autoriferimento. Aggiungiamo che la ricorsivit` a primitiva, e quindi la rappresentabilit` a formale in PA, di DimPA (y, st(n, n)) cio` e della relazione che entra nella costituzione dellenunciato indecidibile deriva dal fatto di essere stata ottenuta per sostituzione a partire dalla relazione DimPA e dalla funzione st, ambedue RP; e la sostituzione ` e appunto una delle procedure che portano da funzioni e predicati RP a funzioni e predicati RP. 3.4.3 Propriet` a di PA

Fra le propriet` a che PA deve possedere perch e si possa ottenere il teorema di G odel nora abbiamo esplicitamente formulato e usato solo la rappresentabilit` a formale delle funzioni e dei predicati RP24 , cosa che viene usualmente
particolare di T eorPA (x) la procedura ricorsiva ` e data dalla macchina dimostrativa del sistema che produce una dopo laltra tutte le formule dimostrabili del sistema. Il carattere di semi -eettivit` a consiste nel fatto che non ` e disponibile una procedura analoga per enumerare il complemento dellinsieme, per cui se una certa formula ` e un teorema prima o poi comparir` a nellenumerazione, ma se non ` e ancora comparsa a un certo punto di sviluppo dellenumerazione non possiamo dire che non ` e un teorema (cio` e, non possiamo dire che non comparir` a mai): nulla esclude che possa comparire prolungando ancora un po lenumerazione. 24 In realt` a si dimostra che un predicato ` e esprimibile in PA sse ` e ricorsivo, ma per il nostro ragionamento ` e suciente limitarsi al caso dei RP. Per dettagli si veda Bellotti et al. [2001].

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0

735

indicata dicendo che la teoria ` e sucientemente adeguata o sucientemente potente. Ma, come ricordato nella seconda lacuna messa in luce nel paragrafo 3.4, abbiamo fatto altre due assunzioni su PA. La prima ` e unassunzione di correttezza (tutto ci` o che ` e dimostrabile ` e vero) e viene rimpiazzata nel ragionamento g odeliano dallassunzione, pi` u debole, che PA sia noncontraddittoria. La seconda (non devono essere dimostrabili le negazioni di enunciati intuitivamenti veri) viene rimpiazzta dallassunzione che PA sia -noncontraddittoria: dove una teoria ` e -noncontraddittoria se non esiste alcuna formula con una variabile libera x tale che sia possibile dimostrare, ` opportuno da una parte, [x/n] per ogni n N , e, dallaltra,x(x). E sottolineare che la nozione di -noncontraddittoriet` a` e una versione sintattica di quella semantica della categoricit` a: equivale infatti a postulare che gli oggetti del dominio siano costituiti da tutti e soli i numeri naturali, gli oggetti designati dai numerali25 . Un terzo gruppo di condizioni che la teoria PA deve soddisfare sono le cosiddette condizioni di derivabilit` a, che concernono la relazione DimPA e che furono esplicitate per la prima volta in Hilbert and Bernays [1939] e successivamente precisate da L ob in L ob [1955]. Si tratta delle tre seguenti
25

Come mostrato da Rosser in Rosser [1936], con una modicazione della denizione della relazione di dimostrabilit` a, la nozione di -noncontraddittoriet` a poteva essere eliminata in favore della semplice noncontraddittoriet` a. Si veda Bellotti et al. [2001] per una discussione generale del signicato di questo risultato.

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0 condizioni:

736

PA PA T eorPA (g ()) PA T eorPA (g ()) T eorPA (g (T eorPA(g ()))) PA T eorPA (g ()) (T eorPA (g ( )) T eorPA (g ( )))

(D1) (D2) (D3)

` abbastanza agevole controllare che gli usuali sistemi formali soddisfano E queste tre condizioni. Consideriamo solo la prima. Se ` e dimostrabile in PA, cio` e se vale PA allora, per denizione, esiste una dimostrazione di in PA. Possiamo allora calcolare il codice di questa dimostrazione e supponiamo che sia t, dove t ` e un termine chiuso. Per la rappresentabilit` a della relazione di dimostrazione, vale allora PA DimPA (t, g ()) Per logica, da ci` o segue

PA xDimPA (x, g ())

Cio` e, ancora per denizione,

PA T eorPA (g ())

(1)

come desiderato26 .
26

Per una discussione delle altre due condizioni, anche relativamente alle teorie dotate di

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0 3.5 I due teoremi di incompletezza

737

Come abbiamo visto nella ricostruzione di 3.3, lenunciato indecidibile di G odel, chiamiamolo , equivale allasserzione della propria indimostrabilit` a. La formula da cui prende le mosse il ragionamento di G odel, chiamiamola (n) ` e infatti yDimPA (y, st(n, n)). (1)

Questa formula aerma lindimostrabilit` a della formula ottenuta dalla formula di codice n sostituendo la sua unica variabile libera con il numerale del suo stesso codice. Come ogni formula, anche questa avr` a un suo codice: supponiamo che sia g (yDimPA (y, st(n, n))) = r e consideriamo

yDimPA (y, st(r, r))

(2)

Questa formula chiusa, che abbiamo chiamato , asserisce la propria indimostrabilit` a, infatti vale PA g ( ) = st(r, r) Quindi vale PA yDimPA (y, st(r, r )) o se si preferisce PA T eorPA (g ( )) (5) (4) (3)

La costruzione di costituisce lapplicazione particolare di una pi` u generale procedura la cui ammissibilit` a` e sanzionata dal cosiddetto lemma di diagouna relazione di dimostrabilit` a alla Rosser, si veda Bellotti et al. [2001].

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0

738

nalizzazione, la cui prima formulazione sembra essere quella contenuta nel paragrafo 35 di Carnap [1934]. Lemma 3.1 Sia (x) una formula di PA contenente solo la x come variabile libera. Allora esiste un enunciato tale che

PA (g ( ))

Dimostrazione Data (x), consideriamo la formula (st(x, x)). Sia d il suo numero di G odel e chiamiamo la formula chiusa (st(d, d)). Per le scelte fatte, questultima formula ` e equivalente a (st(g ((st(x, x))), d)). Da ci` o, e quanto cercato. calcolando la funzione st, otteniamo (g ((st(d, d)))), che ` 2

Si noti che per ottenere lenunciato indecidibile basta applicare il ` evidente la parentela fra il lemma e il Lemma alla formula T eorPA (x). E teorema di ricorsione dimostrato da Kleene nel 1936, essendo entrambi risultati di punto sso, ma quello che va sottolineato ` e che G odel dimostr` o i suoi teoremi non solo precedentemente allo sviluppo della vera e propria teoria della ricorsione sviluppo che fu anzi in parte non indierente determinato dai suoi teoremi, ma anche prima che fossero noti i suddetti risultati. In un certo senso, possiamo dire che egli individu` o precisamente il caso particolare di quei risultati che serviva per dimostrare il teorema di incompletezza; teorema che a questo punto possiamo dimostrare rigorosamente. Teorema 3.2 Sia lenunciato prima costruito e per il quale vale lequiva-

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0 lenza PA T eorPA (g ( ))

739

allora se PA ` e noncontraddittoria non ` e dimostrabile in PA e se PA ` e -noncontraddittoria allora non ` e neanche refutabile in PA, cio` e non ` e dimostrabile . Dimostrazione Ragioniamo per assurdo. Supponiamo che sia dimostrabile in PA. Per (D1) abbiamo allora

PA T eorPA (g ( ))

Ma ci` o, insieme con lequivalenza caratterizzante , per logica ci d` a che allora in PA sarebbe dimostrabile , contro la noncontraddittoriet` a di PA. Da quanto appena dimostrato segue, per la eettivit` a della relazione di dimostrabilit` a, che per ogni n vale

PA DimPA (n, g ( ))

Da ci` o, insieme con lipotesi della -noncontraddittoriet` a di PA, segue lindimostrabilit` a di yDimPA (y, g ( )), che altro non ` e che la negazione di . 2

Il secondo teorema di incompletezza concerne lindimostrabilit` a, entro PA, dellenunciato che asserisce la noncontraddittoriet` a di PA. Ci sono vari enunciati che esprimono la noncontraddittoriet` a di PA; uno di questi ` e ad

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0 esempio PA DimPA (x, g ()) DimPA (z, g ()).

740

che chiamiamo W F . Intuitivamente, lindimostrabilit` a di W F segue facilmente considerando che la prima met` a del teorema 3.2 stabilisce che se PA ` e noncontraddittoria allora non ` e dimostrabile, cio` e non esiste alcun y che sia il codice di una dimostrazione in PA di , cio` e, sempre argomentando intuitivamente, . Cio` e, stabilisce che W F . Se quindi fosse dimostrabile lenunciato che asserisce la noncontraddittoriet` a di PA sarebbe dimostrabile, per modus ponens, anche , contro il primo teorema di incompletezza. Formalizzare il precedente ragionamento intuitivo richiede particolare cura e richiede pi` u precisamente che si usino tutte e tre le condizioni di derivabilit` a, il che signica che per dimostrare il secondo teorema di incompletezza deve essere garantito che la denizione della nozione di dimostrabilit` a sia tale da riprodurre e rendere formalmente dimostrabili le principali propriet` a del concetto metateorico di cui esso intendeva costituire la controparte formalizzata. Non ` e questa la sede per riprodurre tale dimostrazione27 , mentre ` e agevolmente ottenibile un altro importante risultato strettamente connesso con quello g odeliano: il teorema di Tarski sulla indenibilit` a della verit` a. Riettiamo ancora sul teorema 3.2: esso segnala una sfasatura fra il concetto di dimostrabilit` a e quello di verit` a. Lenunciato , infatti, ` e tale che n e lui n e la sua negazione sono dimostrabili, ma, per il terzo escluso, uno dei due deve essere vero. Come si spiega questa situazione? Una risposta venne appunto dal risultato tarskiano. Premettiamo la denizione di cosa voglia dire che
27

La si pu` o vedere in Bellotti et al. [2001].

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0

741

una teoria possiede una denizione di verit` a: diciamo, con Tarski, che una formula (x) con una variabile libera ` e una denizione di verit` a per PA se per ogni di PA vale PA (g ()) . Possiamo a questo punto dimostrare il seguente Teorema 3.3 Se PA ` e noncontraddittoria allora non possiede una denizione di verit` a relativa agli enunciati aritmetici. Dimostrazione Ragioniamo per assurdo assumendo che PA possieda una denizione di verit` a (x). Consideriamo allora la formula (st(x, x)). Come tutte le formule avr` a un codice, supponiamo che sia t e consideriamo lenunciato (st(t, t)). Poich e questo ` e lenunciato che si ottiene dallenunciato di g odeliano t sostituendo la sua unica variabile libera con il suo stesso g odeliano, per le propriet` a della funzione st vale ovviamente (3)

PA g ( (st(t, t))) = st(t, t).

(4)

Daltra parte, per (3) vale

PA (g ( (st(t, t)))) (st(t, t)).

(5)

Ma da (5) grazie a (4) otteniamo inne

PA (st(t, t)) (st(t, t)).

(6)

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742

La contraddizione ottenuta ci fa rigettare lipotesi per assurdo e ci` o conclude la dimostrazione. 2

Il teorema di Tarski sulla indenibilit` a delle verit` a spiega la sfasatura prima rilevata fra questa nozione e quella della dimostrabilit` a facendoci sapere che mentre questultima ` e semi-esprimibile in PA, la nozione di verit` a non ` e invece neanche denibile in PA. Questa situazione viene usualmente commentata dicendo che mentre il teorema di G odel stabilisce una limitazione alle capacit` a deduttive di una teoria formale in grado di esprimere almeno laritmetica, quello di Tarski ne limita invece le capacit` a espressive. Talvolta il primo teorema di incompletezza viene frainteso e considerato un risultato di indecidibilit` a ; ma si tratta appunto di un fraintendimento: lenunciato ` e eettivamente indecidibile, ma questo fatto non ` e suciente per dichiarare la teoria PA indecidibile. A questo ne ` e infatti necessario che abbia una risposta negativa la domanda che ` e propria del problema della decisione: esiste una procedura eettiva che per ogni enunciato permette di rispondere in un tempo nito, e con una serie di passi ognuno dei quali determina il successivo, se lenunciato sia o no un teorema? Si noti che il problema della decisione per ha una ovvia soluzione: s` , la procedura esiste e il suo esito ` e no! Daltra parte, lindecidibilit` a di PA sar` a dimostrata cinque anni ` inoltre opportuno osservare che anche se noi abpi` u tardi da A. Church28 . E biamo fatto riferimento alla teoria PA, il primo teorema di incompletezza ` e dimostrabile per ogni estensione di PA che sia noncontraddittoria e eettiva (il che signica che in tale estensione ` e ancora sempre decidibile il concet28

In Church [1936a] e Church [1936b]. Per dettagli si veda Bellotti et al. [2001].

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0

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to di dimostrazione). Questo viene talvolta espresso dicendo che PA ` e non solo incompleta sintatticamente, ma anche incompletabile. Daltra parte, il risultato g odeliano ` e dimostrabile anche per una teoria, il cosiddetto sistema di Robinson, che ` e una sottoteoria nita di PA, in quanto non contiene lo schema dassiomi di induzione completa. Pur essendo un risultato di natura sintattica, il primo teorema di incompletezza ha unimportante conseguenza di natura semantica. Consideriamo laritmetica al secondo ordine, diciamo PA2. Ovviamente il primo teorema di incompletezza ` e dimostrabile anche in questo ambiente: esister` a quindi anche qui un enunciato indecidibile, diciamo . Consideriamo ora le due teorie che si ottengono da PA2 aggiungendo una volta e laltra . Queste due teorie sono noncontraddittorie, se lo ` e PA2. Se quindi avessero entrambe un modello avremmo una contraddizione con il fatto che, lo ha dimostrato R. Dedekind alla ne dellOttocento29 , PA2 ` e categorica: i due modelli, infatti, non potrebbero essere certo isomor dato che uno vericherebbe e laltro . La via duscita da questa contraddizione sta nel riconoscimento del fatto che la logica del secondo ordine non ` e seman` infatti il teorema di completezza semantica che al ticamente completa. E primo ordine connette la noncontraddittoriet` a con lesistenza di un modello. Lincompletezza sintattica dellaritmetica al primo ordine produce lincompletezza semantica della logica al secondo ordine, per cui si pu` o dire che G odel ` e colui che nel 1929 ha dimostrato che la logica del primo ordine ` e semanticamente completa e nel 1930 che quella del secondo ordine (e di ogni altro ordine superiore) ` e semanticamente incompleta.
29

Per una dimostrazione si pu` o vedere Bellotti et al. [2001].

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Questultima osservazione ` e rilevante anche per un altro fatto. Come abbiamo pi` u volte segnalato, il teorema di G odel ` e giustamente chiamato un teorema di incompletezza, nel senso che si dimostra che esiste un enunciato n e dimostrabile n e refutabile in PA, e quindi questa teoria ` e incompleta sintatticamente. Naturalmente, va ricordato, in quanto teoria del I ordine, per PA vale il teorema di completezza semantica, dimostrato da G odel lanno prima, il che signica che tale teoria, incompleta rispetto alla verit` a aritmetica ` e completa rispetto alla verit` a logica. Questo fatto ` e ovvio, ma importante perch e ci dice che il risultato g odeliano ` e rilevante non solo per il programma di Hilbert, ma anche per quello logicista di Frege e Russell: la signicativa distinzione stabilita tra verit` a logica e verit` a aritmetica, infatti, rappresenta certo un non banale ostacolo per la tesi che non esistano n e nozioni n e principi inferenziali specicatamente matematici, ma che siano tutti formulabili utilizzando solo nozioni e procedure logiche. Lovviet` a di questo rilievo deriva dal fatto che si rapporta al I ordine, in cui gli assiomi aritmetici vengono aggiunti a quelli logici, mentre Frege si muoveva a livello del II ordine. Ma a questo livello diventa allora pertinente il rilievo sulla incompletezza semantica della logica del II ordine: la mancanza di una procedura di dimostrazione completa per la logica del II ordine mette infatti in questione, indipendentemente dal paradosso di Russell, la possibilit` a della riduzione logicista.

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0 4 Di nuovo Hilbert

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Come si ricorder` a, allinterno della proposta fondazionale hilbertiana, nel paragrafo 2.3 avevamo distinto un programma della noncontraddittoriet` a da un pi` u generale programma della conservazione. Se il primo pu` o essere identicato con il compito di dimostrare la formula W F , il secondo ` e formulabile dicendo che si tratta di dimostrare in R che se un enunciato reale ` e dimostrabile in I , o, possiamo dire, in PA, allora ` e gi` a dimostrabile anche in R; in simboli R T eorPA () . Cos` formulato, il programma hilbertiano si rivela un caso particolare in quanto ristretto a enunciati reali del pi` u generale problema di dimostrare la correttezza di una teoria: la teoria dimostra solo enunciati veri; cio` e, del problema di dimostrare che vale il cosiddetto Principio di Riessione

PA T eorPA (g ()) .

(P RFPA )

Come si disse nel paragrafo 2.3, data la particolare specie di evidenza privilegiata da Hilbert, quella nitista, i due problemi risultano, bench e concettualmente distinti, estensionalmente equivalenti; in generale vale che la noncontraddittoriet` a` e un caso particolare del principio di riessione, quello in cui P RFPA ` e ristretto a formule 0 1 . Queste precisazioni erano opportune perch e tradizionalmente si riteneva che solo il secondo teorema di G odel concernesse il programma di Hilbert, mentre sono invece rilevanti entrambi. Il primo teorema di incompletezza colpisce infatti il programma della con-

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servazione: questo dipende dal fatto che lenunciato indecidibile di G odel soddisfa, per denizione:

PA T eorPA (g ( )) ,

se poi valesse P RFPA si avrebbe anche

PA T eorPA (g ( )) ,

e quindi, per logica, PA , contro, appunto, il primo teorema di incompletezza. Contro il programma della noncontraddittoriet` a si indirizza invece esplicitamente il secondo teorema g odeliano. Ed ` e anche opportuno osservare che il secondo teorema di incompletezza, che concerne il programma della noncontraddittoriet` a (un caso particolare, abbiamo visto, di quello della conservazione), coinvolge propriet` a pi` u ranate, come testimoniato dal fatto che la sua dimostrazione richiede tutte e tre le condizioni di derivabilit` a, delle nozioni intuitive che non quelle usate nella dimostrazione del primo teorema di incompletezza, il quale si riferisce al pi` u generale programma della conservazione e richiede solo la prima condizione di derivabilit` a. del Dopo Go

Tra i molti temi che sono stati oggetto di indagine in maniera pi` u o meno strettamente collegata con i risultati g odeliani ci limitiamo a accennare bre-

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vemente alla ricerca di enunciati indecidibili che, a dierenza di e W F , non siano di natura metamatematica, ma possiedano un contenuto di diretto signicato matematico30 . Il primo esempio di un tale enunciato apparve nel 1936 per opera di G. Gentzen31 : si tratta del principio di induzione transnita no al primo numero, mediante il quale egli forn` una dimostrazione di noncontraddittoriet` a per laritmetica. Si tratta di un principio che pu` o essere espresso, ma non dimostrato nellaritmetica. In Gentzen [1943] Gentzen dimostr` o direttamente32 che tutti i principi di induzione strettamente pi` u deboli dell-induzione sono equivalenti al principio di induzione usuale, mentre l-induzione non ` e dimostrabile nellaritmetica. Ecco dunque un primo esempio di un enunciato indipendente dagli usuali assiomi aritmetici e non ottenuto tramite la codicazione della metateoria. Vari altri esempi di enunciati aritmetici non prodotti tramite aritmetizzazione furono trovati a partire dagli anni 70 del secolo appena concluso. Di questi accenniamo solo brevemente al primo, costruito da J. Paris e L. Harrington e pubblicato in Paris and Harrington [1977]. La procedura adottata consistette nel produrre un enunciato e due modelli di PA tali che in uno di essi lenunciato risulta vero e nellaltro falso. Gi` a formulare questo enunciato presenta qualche complicazione. Cominciamo dicendo che se X ` e un insieme di naturali e n un naturale indichiamo con [X ]n la famiglia di tutti
30

Cio` e, sia sia W F sono enunciati numerici, ovviamente, ma in quanto tali non hanno alcun particolare signicato. Questo lo ottengono se vengono letti, tramite il codice dellaritmetizzazione, come enunciati metateorici. 31 In Gentzen [1936]. 32 Indirettamente, ci` o gi` a seguiva dal fatto che quel principio permetteva di dimostrare la noncontraddittoriet` a dellaritmetica. Per dettagli si pu` o vedere Mariani and Moriconi [1984].

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i sottoinsiemi di X di cardinalit` a n. Una funzione C : [X ]n c, dove c ` e un naturale identicato con linsieme dei suoi predecessori {0, . . . , c 1}, ` e detta una funzione di coloritura. Con questa terminologia possiamo enunciare il seguente teorema dimostrato nel 1929 da F. P. Ramsey: Teorema 5.1 Siano n e c numeri interi positivi: per ogni funzione di coloritura C : [N ]n c esiste un sottoinsieme innito Y di N che ` e omogeneo per C , nel senso che la funzione C ristretta a [Y ]n ` e costante. Il signicato del teorema 5.1 non ` e aatto immediato e possiamo renderlo un po pi` u intuitivo osservando che, per il caso in cui n sia uguale a 1, dice che se un insieme innito viene diviso in un numero nito di parti allora almeno una parte ` e innita. Il teorema 5.1 ha una versione nita che ora enunciamo: Teorema 5.2 Siano s, n e c numeri naturali con s n + 1. Allora esiste un numero R(s, n, c) tale che per ogni r R(s, n, c), per ogni insieme X di cardinalit` a r e per ogni funzione di coloritura

C : [X ]n c

esiste un insieme Y omogeneo per C e di cardinalit` a almeno s. Il teorema 5.2 pu` o essere dimostrato in PA. Per formulare lenunciato indecidibile abbiamo bisogno di un altro concetto ancora, quello di un

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insieme di naturali che ` e relativamente grande : questo ` e un insieme la cui cardinalit` a ` e maggiore o uguale del pi` u piccolo membro dellinsieme. Ad esempio, linsieme {3, 6, 89, 123} ` e relativamente grande, mentre linsieme {6, 89, 123} no. Lenunciato indecidibile formulato da Paris e Harrington ` e una modicazione di 5.2, ottenuta aggiungendo la richiesta che linsieme omogeneo Y sia relativamente grande. Di per s e, non ` e certo immediatamente chiaro il signicato di questa aggiunta. In ogni caso, Paris e Harrington fecero vedere che ` e vera nel modello standard dei naturali, ma che esiste anche un modello dei naturali in cui ` e falsa: quindi, si ha che ` e indipendente dagli assiomi di PA.

Lenunciato , a dierenza di quello g odeliano, ` e un enunciato chiaramente numerico, anzi combinatorio, e diversa ` e anche la procedura dimostrativa: non pi` u sintattica, ma semantica, come nella tradizione geometrica (la dimostrazione di indipendenza dellassioma delle parallele, ad esempio) e insiemistica (la dimostrazione di indipendenza dellassioma di scelta e dellipotesi del continuo). Unulteriore dierenza risiede nella complessit` a dei due enunciati: quello g odeliano ` e del tipo x(x), dove (x) ` e decidibile, cio` e ricorsivo primitivo; ` e invece del tipo xy(x, y ), per (x, y ) decidibile. Di questa stessa complessit` a, o di complessit` a maggiore, sono anche altri enunciati indecidibili successivamente individuati (e sui quali non ci soermeremo33 ), per cui si pu` o dire che quello costruito da G odel risulta il pi` u semplice enunciato indecidibile nora costruito.
33

Per informazioni si pu` o vedere Kaye [1991].

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0 6 del e la discussione sul meccanicismo I teoremi di Go

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Concludiamo con alcuni brevi cenni circa la discussione sulle potenzialit` a della mente umana, discussione profondamente rinnovata dallintroduzione di quelle macchine simboliche che sono le macchine di Turing (dora in poi MT) e che ha coinvolto, e tuttora coinvolge, i teoremi g odeliani dincompletezza. Le domande intorno a cui gira la discussione sono, in primo luogo, se si possa dire che la mente umana funziona come un sistema formalizzato e, in secondo luogo, se il programma di una MT costituisca un modello adeguato della mente umana. Alla tesi che una MT possa fare qualsiasi cosa che la mente umana pu` o fare, il losofo Lucas controbatt e che le abilit` a della mente umana sono sempre superiori a quelle di una macchina, sostanzialmente sulla base del fatto che mentre lenunciato risulta indecidibile per quella particolare macchina che ` e PA, la mente umana pu` o invece argomentare procedendo secondo la linea intuitiva da noi seguita in 3.3 a favore della verit` a dellenunciato . Questo implicherebbe che nessun programma di computer ` e in grado di rappresentare adeguatamente la mente umana: un qualsiasi programma per generare le verit` a aritmetiche pu` o infatti essere rappresentato da un sistena formale del tipo di PA, sistema formale che sar` a noncontraddittorio se tale era il programma. A questo punto qualsiasi persona in grado di comprendere la natura del sistema formale pu` o riconoscere la verit` a dellenunciato indecidibile, mentre questo fatto non sar` a mai tra i fatti in uscita del sistema formale34 . Contro largomentazione di Lucas sono state sollevate varie
34

Largomentazione di Lucas ` e in realt` a pi` u complicata, ma in ultima analisi il punto ` e quello esposto. Per dettagli si veda Lucas [1961], Anderson [1964] e Penrose [1994].

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obiezioni, la pi` u cogente delle quali sembra quella imperniata sul fatto che essa usa lassunzione della noncontraddittoriet` a di PA, assunzione che per` o, per il secondo teorema di incompletezza, ` e destinata a rimanere tale. Quello che si dovrebbe dire, quindi, ` e che la verit` a di ` e dimostrabile da una teoria che sia in grado di trattare la semantica attraverso la nozione di verit` a (che per` o, come sappiamo dal teorema 3.3, il teorema di Tarski, non ` e denibile in PA). Cio` e, una teoria in cui sia dimostrabile la verit` a di ` e una teoria cui si ` e aggiunta una dichiarazione di innito: sia essa un modello di PA, attraverso la denizione di verit` a al secondo ordine, sia invece laermazione sintattica della noncontraddittoriet` a. E non ` e immediato vedere come questa dichiarazione, in una qualunque delle due forme suddette, sia disponibile per una mente nita. Rinunciamo senzaltro a seguire lintricato dibattito che si ` e sviluppato a partire da questi temi, e che ` e ormai parte importante della disciplina chiamata Intelligenza Articiale35 . Vale invece la pena ricordare che G odel stesso, negli anni 50, intervenne su questi temi cercando di argomentare a favore della tesi secondo cui le leggi del pensiero non sono meccaniche, ma secondo una linea diversa da quella appena rammentata. Nella famosa Gibbs Lecture, tenuta il 26 dicembre del 1951, egli sottolinea che lincompletabilit` a della matematica risulta particolarmente evidente dal secondo teorema di incompletezza, quello concernente lindimostrabilit` a dellenunciato che esprime la noncontraddittoriet` a di PA. Il suo ragionamento ` e il seguente: The second theorem [. . .] makes it impossible that someone should
35

Oltre ai testi gi` a citati, si possono vedere Benacerraf [1967], Chihara [1972], Dennett [1978], Putnam [1960] e Smart [1961]

E. Moriconi - I teoremi di G odel - Versione 1.0 set up a certain well-dened system of axioms and rules and consistently make the following assertion about it: All of these axioms and rules I perceive (with mathematical certitude) to be correct, and moreover I believe that they contain all of mathematics. If someone makes such a statement he contradicts himself. For if he perceives the axioms under consideration to be correct, he also perceives (with the same certainty) that they are consistent. Hence he has a mathematical insight not derivable from his axioms36 .

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Per meglio precisare il suo punto, subito dopo egli distingue la matematica oggettiva (il sistema di tutte le proposizioni matematiche vere ) da quella soggettiva (il sistema di tutte le proposizioni matematiche dimostrabili ), e precisa che ` e solo la prima che non pu` o essere catturata da un welldened system of correct axioms : lenunciato che stabilisce che il sistema ` e noncontraddittorio ` e infatti vero, ma non dimostrabile (per il secondo teorema di incompletezza, appunto). Questa distinzione, tuttavia, sposta in un certo senso il problema: lincompletabilit` a della matematica oggettiva segue dal primo teorema di incompletezza (per il terzo escluso, o lenunciato indecidibile o la sua negazione deve essere vero) e, ovviamente, dal teorema di Tarski. Quello che ` e qui propriamente in discussione ` e invece il sistema della matematica soggettiva, a proposito della quale G odel osserva infatti che non ` e esclusa la possibilit` a che esista una regola nita che produca tutti gli assiomi della matematica soggettiva, anche se resta comunque esclusa, e questa volta eettivamente per il secondo teorema di incompletezza, la possibilit` a di
36

G odel [1995] pagg. 308-309.

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conoscere, con certezza matematica, che tutte le proposizioni prodotte dalla regola sono corrette. Cio` e, mentre il ragionamento antimeccanicista (di Lucas e altri) usa lenunciato indecidibile di G odel come prova del fatto che nessun algoritmo, nessuna MT, ` e adeguato per rappresentare le capacit` a aritmetiche umane, qui si utilizza il fatto che la costruzione dellenunciato indecidibile e lappurarne la verit` a presuppongono la possibilit` a di guardare il sistema formale dal di fuori nella sua interezza; questa ` e infatti la condizione perch e sia possibile procedere alla sua aritmetizzazione, a sua volta condizione della diagonalizzazione che produce lenunciato indecidibile. La conclusione che viene in questo modo avanzata ` e che non ` e esclusa la possibilit` a che esista un sistema formale in grado di codicare tutte le capacit` a aritmetiche umane, ma noi non saremmo in grado di contemplarlo dal di fuori per poter procedere alla sua aritmetizzazione. In altre parole, non si pu` o escludere che esista un algoritmo in grado di codicare tutta la conoscenza matematica umana, ma anche se esistesse sarebbe comunque fuori della nostra portata. In altre parole ancora, lestensione del concetto conoscenza (aritmetica) eettiva non pu` o a sua volta essere oggetto di una conoscenza eettiva. Quello che ` e invece possibile ` e che ci si renda conto della verit` a di ciascuna proposizione prodotta, una dopo laltra, per ogni numero nito di esse. Per dare unidea di una situazione del tipo di quella cui fa qui riferimento G odel si pensi al diverso comportamento del quanticatore universale, a seconda che sia in posizione teorica o metateorica, nel caso del primo teorema di incompletezza. Da una parte infatti, per la eettivit` a della relazione di dimostrabilit` a in PA, e per il primo teorema di incompletezza, abbiamo che

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per ogni n vale: PA DimPA (n, g ( )) Non vale invece, poich e sarebbe unaermazione equivalente alla dimostrabilit` a dellenunciato indecidibile :

PA nDimPA (n, g ( )). Qui stiamo parlando di possibilit` a, ma G odel procede e osserva che se realmente esistesse una tale regola, vorrebbe allora dire che the human mind (in the realm of pure mathematics) is equivalent to a nite machine that, however, is unable to understand completely its own functioning37 sottolineando che qui non ` e in questione la comprensione del funzionamento sico del meccanismo del pensiero, ma della tesi secondo cui questo meccanismo produce solo e sempre risultati corretti. Evidentemente, qui G odel assume come ovvio che se una macchina intende completamente il suo proprio funzionamento, allora deve poter essere in grado di riconoscerne la correttezza. In ogni caso, lincapacit` a qui in questione conduce G odel a sostenere che la matematica oggettiva sarebbe allora incompleta non solo nel senso di non essere contenuta in nessun sistema assiomatico ben determinato, ma nel senso che esisterebbero problemi circa i numeri naturali che non potrebbero essere decisi da nessuna dimostrazione matematica concepibile dalla mente umana.
37

G odel [1995] pagg. 309-310.

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Lesistenza di enunciati indecidibili di questo tipo viene quindi da lui interpretata come una prova della seguente alternativa: Either mathematics is incompletable in this sense, that its evident axioms can never be comprised in a nite rule, that is to say, the human mind (even within the realm of pure mathematics) innitely surpasses the powers of any nite machine, or else there exist absolutely unsolvable diophantine problems of the type specied.38 Cio` e, o la mente umana non ` e meccanica (nel senso che sorpassa innitamente le capacit` a di qualsiasi macchina nita), oppure i numeri naturali non sono una nostra costruzione (nel senso che non esistono conoscenze sulle nostre proprie costruzioni che ci siano per principio precluse)39 . E bisogna aggiungere che non ` e esclusa per lui la possibilit` a che entrambi i membri della disgiunzione siano veri, nel qual caso la sua tesi sembra tendere verso laermazione della non meccanicit` a della mente umana e della oggettivit` a, nel senso platonista, della verit` a matematica. Lenunciazione di questo dilemma (o meglio: trilemma) sembra a G odel un fatto stabilito matematicamente, ma di grande interesse losoco. Questa tesi, tuttavia, ` e sembrata a molti problematica e di dicile valutazione. Noi qui ci limitiamo a osservare, in conclusione, che pur prescindendo dallambiguit` a insita nellidenticare la (una) mente umana con
38 39

G odel [1995] pag. 310. Anche pertinente per queste discussioni ` e il volume Webb [1980].

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una macchina nita, con una MT, o comunque dal sostenere che possa essere rappresentata (ma come?) da una MT, resta il fatto che lassunzione sulla cui base si muove G odel ` e lungi dallessere ovvia. Assumere che riconoscere la correttezza del proprio funzionamento faccia parte della conoscenza del funzionamento stesso, cos` come lassunzione che possiamo completamente descrivere e decidere le propriet` a delle nostre costruzioni, quasi un richiamo del vichiano verum ipsum factum, sono infatti dicilmente valutabili, anche per il livello di generalit` a in cui si muove G odel, e sembrano in ultima analisi il frutto di una sovrapposizione fra i concetti, o meglio: fra due particolari interpretazioni dei concetti di ricorsivamente enumerabile e di ricorsivo.

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