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Davide Bonsi

Facoltà di Lettere e Filosofia


C.L. Magistrale in Musicologia e Scienze dello Spettacolo
Corso di Metodologia Fisica per i Beni Culturali (Fisica Applicata)

a.a. 2010-2011
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Linee guida per le operazioni di restauro audio
Sommario

► Riversamento in digitale

► Classificazione dei disturbi

► Riduzione dei disturbi


Perché la digitalizzazione

►  Solo il trasferimento della registrazione in forma digitale


consente che il passaggio tra vari supporti avvenga senza
perdita di informazioni. Questa pratica permette inoltre una
migliore preservazione dell’originale non essendo
quest’ultimo più necessario per la fruizione del suo
contenuto.
►  Altri vantaggi:
§  riduzione dello spazio necessario per l’archiviazione;
§  maggior durata nel tempo;
§  versatilità del nuovo mezzo;
►  Anche le operazioni di restauro richiedono che il segnale
sia in formato digitale.
Digitalizzazione di un disco di vinile:
impostazioni del lettore

Scelta della puntina


LP - ellittica 0.7 mil (17.8 µm) LP
78 giri - ellittica troncata da 3 mil (76.2 µm)

1.  Bilanciamento del pickup (forza d'appoggio)


se eccessivo ⇒ + rumore di fondo ("hiss");
se insufficiente ⇒ + rumori impulsivi

2.  Centratura del disco


può determinare variazioni di altezza del suono ("wow")

3.  Impostazione della velocità rotazionale (78, 33, 45,...)


Digitalizzazione di un disco di vinile: velocità e
livelli
►  Velocità di riproduzione: conviene spesso utilizzare la più bassa velocità di
riproduzione disponibile in modo da minimizzare le influenze delle
imperfezioni della superficie.
Una volta che il materiale è disponibile in forma digitale basta adattarlo alla
giusta velocità di riproduzione, usando l’apposita funzione presente nella
maggior parte dei programmi; si tratta di alzare l’altezza (pitch) della
registrazione, ad es. del 35.01 % per un 45 giri eseguito a 33 giri al
minuto.
►  Livelli di registrazione: per ottimizzare la gamma dinamica il livello massimo
della segnale in ingresso al convertitore ADC deve essere regolato in
ampiezza in maniera tale che risulti prossimo (ma non eccessivamente) al
massimo livello tollerabile (indicato con 0 dB).
§  Se il livello è eccessivamente elevato si verifica saturazione della scala con
conseguente "clipping" del segnale e comparsa di distorsione
§  Una certo margine di tolleranza, nettamente al di sotto del massimo livello, è
consigliabile anche per evitare che il clipping si verifichi in corrispondenza di
disturbi impulsivi. In tal caso sarebbe più difficile la loro rimozione da parte dei
comuni metodi di riduzione del rumore (lo standard AES lo pone a –17 dB).
Distorsione armonica di un segnale
affetto da clipping

►  Nellospettro compaiono le armoniche dispari


della frequenza fondamentale (come nel caso di
un’onda quadra). Il processo di clipping è quindi
non lineare.
Digitalizzazione di un disco di vinile: primi
interventi sul segnale
►  Correzione della curva di equalizzazione: nel caso di dischi realizzati
prima del 1955 (standard RIAA):
1.  identificare, se possibile, la curva di equalizzazione usata in fase di
registrazione;
2.  invertire la curva RIAA di riproduzione (in genere automaticamente
impostata in fase di preamplificazione dai moderni giradischi);
3.  applicare la corretta curva di riproduzione
►  Registrazione stereofonica: anche se l’originale è monofonico
generalmente conviene registrarlo in stereofonia per sfruttare le
informazioni comunque presenti su entrambi i lati del solco. Si sceglie
il segnale migliore tra:
►  sinistro, destro o (destro+sinistro)/2 nel caso di registrazione
LATERAL;
►  sinistro, destro o (destro-sinistro)/2 nel caso di registrazione
VERTICAL;
Esempio di riequalizzazione
Bolero_RIAA.wav

Inv. RIAA→ NAB


(con software DCart®)
Esempio di conversione stereo→mono
di un originale monofonico

(con Adobe Audition® 2.0)


Classificazione dei disturbi

►  Disturbi locali (di carattere impulsivo)


click, pop, scratch

►  Disturbi globali (riguardano tutto il segnale)


rumore di fondo, wow & flutter, distorsione armonica

►  Disturbi di altro genere


harmonic noise, dc bias
Disturbi locali

►  CLICK: di durata compresa tra i 20 µs ed i 4 ms circa, con ampiezza e


dislocazione casuali; quelli presenti nelle registrazioni su disco sono
causati da fattori quali sporco o piccoli graffi sulla superficie del
supporto come pure dalla granularità del materiale stesso, mentre su
nastro magnetico sono dovuti a tratti completamente smagnetizzati
(drop-out). In base all’effetto udibile si dividono a loro volta tra TICK e
CRACKLE.
►  POP, SCRATCH: di durata molto superiore ai click, fino a circa 50 ms;
presenti anch’essi nelle registrazioni su disco, sono causati da
discontinuità superficiali di maggior grandezza, quali profondi ed ampi
graffi o vere e proprie fratture del supporto. Si presentano inizialmente
come un disturbo impulsivo simile al click seguito da una lunga
oscillazione smorzata in bassa frequenza; in base all’effetto udibile si
possono dividere a loro volta tra POP, THUMP e RUMBLE.
Disturbi locali: esempio di riduzione
Forma d'onda e spettrogramma di un
disturbo impulsivo
Forma d'onda e spettrogramma di una
sequenza di impulsi
Disturbi globali
►  HISS (rumore di fondo): è percepibile solitamente come un fruscio, si
estende praticamente su tutte le frequenze. È dovuto al rumore dei
circuiti elettrici di registrazione e riproduzione, ad irregolarità nel
supporto, dal rumore ambientale del luogo di registrazione.
►  WOW e FLUTTER: consistono in variazioni dell’altezza non presenti
nell’esecuzione originale; il wow si riferisce a variazioni di durata
maggiore rispetto al flutter, che si presenta come un tremolo. Sono
dovuti a variazioni di velocità rotazionale (o di scorrimento) del mezzo
nel processo di registrazione e/o di riproduzione e da eccentricità nei
dischi (da stiramenti nel caso di nastri).
►  DISTORSIONE
§  LINEARE: tipica dei vecchi sistemi di registrazione a causa della ristretta
banda disponibile,
§  NON LINEARE (es. ARMONICA): causata dalla degradazione del supporto,
da imperfezioni elettroniche dei sistemi di registrazione e riproduzione,
dalla scelta errata della puntina di riproduzione (clipping e over-
compression).
Disturbi globali: esempio di riduzione
Forma d'onda e spettrogramma di un rumore
in banda larga
Altri disturbi

►  HARMONIC NOISE: è costituito da un segnale sinusoidale e dalle sue


armoniche, dovuto spesso all’alimentazione delle apparecchiature (si
incontrano le frequenze di rete di 50 o 60 Hz). In base all’effetto
udibile si divide a sua volta tra BUZZ e HUM.
►  DC-BIAS: in fase di registrazione silenziosa può accadere che la forma
d’onda appaia essere al di sopra o al di sotto della linea centrale dello
zero, rivelando una componente continua (dc-offset) non nulla. Pur
non essendo questo un disturbo vero e proprio, è necessario
correggerlo, “centrando” il segnale, dopo aver ridotto i disturbi
impulsivi, poiché la sua presenza può rendere meno efficace il
trattamento dei disturbi globali, generando dei click nelle parti prima
silenziose.
DC-bias: esempio di rimozione
Harmonic noise: esempio di riduzione
Riduzione dei disturbi
RIDUZIONE
DISTURBI IMPULSIVI DE-CLICK DE-SCRATCH

ELIMINAZIONE
DC-BIAS

RIDUZIONE
DE-NOISE DE-WOW
DISTURBI GLOBALI
(DE – HISS)

RIDUZIONE
DE-HUM
HARMONIC NOISE
Riduzione dei disturbi

►  I vari software implementano diversi algoritmi di riduzione


dipendenti dalla tipologia dei disturbi.
►  La riduzione di un disturbo implica l’impostazione di un
certo numero di parametri (variabili da un programma
all’altro) e l’unico metodo per la corretta scelta di tali valori
è una procedura di trial-and-error, nella quale si impostano
valori di partenza, si ascolta il risultato, si modificano tali
parametri in base al proprio “orecchio musicale” e così via.
►  È necessario cercare il giusto equilibrio tra la quantità di
rumore eliminato e la qualità del segnale restaurato
Rimozione dei click

►  Il parametro più importante è un valore di soglia (threshold) per impostare il


sistema di rilevazione dei click.
►  La scelta della soglia può essere effettuata impostandola ad un valore alto, che
non rimuove i disturbi (produce falsi negativi, cioè mancate rilevazioni), ed
abbassandola lentamente fino a quando il segnale inizia a presentare delle
distorsioni (dovute ai falsi positivi, cioè ad errate individuazioni).
►  Solitamente si ottengono i migliori risultati prima processando il segnale con
certi parametri e poi ripetendo la procedura all’indietro, cioè dopo aver
effettuato un operazione di reverse sul file, senza modificare i parametri (così
facendo è più facile rilevare i click con fronti di salita smussato e di discesa
ripido). Alla fine bisogna rieseguire il reverse.
►  Quando possibile è bene applicare il de-click più volte. Con più passaggi è più
facile rilevare i disturbi costituiti da sequenze di impulsi molto vicini tra loro.
►  Dopo ciascun passaggio conviene sottrarre il segnale restaurato da quello
disturbato per verificare l'efficacia dell'operazione (idealmente dovrebbero
rimanere solo i disturbi e nessuna melodia riconoscibile).
De-noise

►  La funzione de-noise si basa sulla individuazione delle caratteristiche


spettrali del rumore (impronta). Queste vengono estratte da una
sezione del segnale disturbato contenente solo rumore selezionata
dall’operatore (es. i primi secondi di riproduzione).
►  La lunghezza del noiseprint si misura in campioni. Siccome
Generalmente deve essere di almeno 2048 campioni (è una potenza di
2 per il funzionamento della FFT).
►  Se una tale sezione non è disponibile bisogna usare la funzione di de-
hiss che opera in modo simile ma usa un modello standard del rumore.
►  Si può anche provare a costruire il noiseprint mettendo assieme varie
sezioni rumorose fino a raggiungere la lunghezza minima.
►  Se la quantità di rumore rimosso è eccessiva sono introdotti degli
artefatti (es. "rumore musicale").
►  È difficile migliorare il rapporto segnale/rumore oltre i 20 dB; quando è
necessario superare questo valore conviene effettuare più passaggi.
De-hiss

►  A differenza della funzione de-noise non richiede l'impronta di rumore


ma usa un modello del rumore ricavato da tutta la forma d'onda.
►  Questa modellizzazione ne limita l’efficacia, soprattutto alle basse
frequenze dove le caratteristiche del rumore possono variare molto, ma
riduce il rischio di introdurre artefatti.
►  È fondamentale scegliere la lunghezza delle "finestre" che l'algoritmo di
impiegherà nel processo (tipicamente 4096 o 8192 campioni).
De-wow

►  A causa di imperfezioni nel meccanismo di incisione, le


prime registrazioni su disco spesso rallentavano verso alla
fine, richiedendo una modifica dell’altezza del suono in
riproduzione.
►  Le variazioni dell’altezza si possono correggere con la
funzione di variazione del "pitch" presente in alcuni
software, che consente di variare l’altezza in funzione del
tempo con un andamento prestabilito.
►  Solo il sistema CEDAR® permette un’efficace DE-WOW.
De-hum

►  I disuturbi di hum o buzz sono costituiti da un insieme di segnali


sinusoidali caratterizzati da frequenze che sono multipli interi di una
frequenza di base (fondamentale).
►  La tensione di rete è la fonte più comune di rumore armonico (con la
fondamentale a 50 Hz in Europa e 60 Hz negli USA).
►  Altre apparecchiature elettriche, soprattutto durante l’accensione e/o
lo spegnimento, costituiscono un’altra fonte di disturbi.
►  Si elimina con un filtro a pettine (comb filter), costituito da una serie di
filtri elimina-banda molto stretti (notch filter) posti in modo da
attenuare la fondamentale e le armoniche dominanti.
►  Per "accordare" il filtro si applica la procedura seguente:
1.  trovare la sezione dominata dallo hum (preferibilmente contenente il solo
disturbo);
2.  effettuare un’analisi spettrale per localizzare la frequenza fondamentale e
le relative armoniche (impostare la massima risoluzione in frequenza
aumentando la lunghezza della finestra di analisi)
3.  costruire il filtro facendo corrispondere i massimi di attenuazione con le
frequenze così determinate.
Filtraggi

►  Talvolta è possibile ridurre con semplicità il rumore di fondo applicando filtri


passa basso o passa alto. Bisogna a questo proposito individuare l’intervallo di
frequenze coperto dal segnale audio che si intende preservare.
►  Nei filtraggi è bene non applicare pendenze superiori ai 20dB/ottava in un
unico passaggio; ad esempio per ottenerne una di 30 dB/ottava conviene
effettuare due filtraggi di 15 dB/ottava ciascuno.
►  Bisogna prestare attenzione nel caso si usino filtri a risposta impulsiva infinita
ricorsiva (IIR) come quello di Butterworth, infatti questi producono distorsioni
di fase, cioè non preservano la forma del segnale.Il sistema uditivo non è
sempre sensibile a questa distorsione, tuttavia possono prodursi discontinuità
ai bordi del tratto di segnale processato e variazioni della spazialità del suono.
►  Per evitare tali distorsioni basta effettuare due filtraggi al posto di uno, il primo
normalmente ed il secondo sul segnale in reverse (cioè all’indietro).
Esempio di filtraggio passa basso
Esempio di filtraggio passa basso