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Quartetto d'archi

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Il quartetto d'archi è un gruppo strumentale


composto da quattro strumenti ad arco,
solitamente due violini, una viola e un
violoncello. Una composizione scritta per il
medesimo organico prende il nome di quartetto
per archi.

Indice
Storia
Note
Bibliografia
Altri progetti Il quartetto d'archi Allegra al Concertgebouw (Amsterdam)
Collegamenti esterni

Storia
Come forma, il quartetto si sviluppa nel quadro dello stile galante e sotto l'influenza del divertimento verso la
metà del XVIII secolo. Ha come origine il raggruppamento degli strumenti a corda in seno all'orchestra,
lasciando i contrabbassi doppiare i violoncelli. Karl Stamitz e François-Joseph Gossec separano i loro quartetti
in due categorie: quelli da suonare con quattro strumenti e quelli che debbono essere suonati da un'orchestra...
Luigi Boccherini (autore di 91 quartetti) è stato recentemente riconosciuto quale padre, insieme a Franz Joseph
Haydn (autore di 68 quartetti), del moderno quartetto d'archi. Sin dalle sue prime composizioni di questo
genere si notano la perizia di scrittura, la parità di importanza fra le quattro voci e il deciso ruolo concertante
del violoncello, strumento del quale egli era un abile virtuoso. In effetti la struttura che poi diverrà "canonica"
in quattro movimenti non viene sempre rispettata nel corpus di quartetti boccheriniani: molti sono in tre tempi,
alcuni (che egli chiama "quartettini" per l'edizione a stampa) in due. Ciò è probabilmente spiegabile con il
relativo isolamento in cui Boccherini si trovò a operare per buona parte della sua vita: la Madrid della seconda
metà del Settecento era ai margini dell'Europa, musicalmente parlando; tale condizione gli consentì da un lato
di sperimentare in completa autonomia, dall'altro non gli offrì riferimenti quartettistici importanti con cui
confrontarsi, almeno fino all'ultima parte della sua vita.

Nel periodo del classicismo viennese, con Haydn, Wolfgang Amadeus Mozart (autore di 23 quartetti) e
Ludwig van Beethoven (autore di 16 quartetti), il quartetto diviene il genere più in voga nel repertorio della
musica da camera. La struttura sposa d'ora in avanti un modello destinato a tradursi in un canone formale,
benché messo ripetutamente in discussione (ad esempio nell'opera 131 di Beethoven). Un quartetto classico è
solitamente strutturato nella seguente maniera.

1º movimento: un tempo in forma-sonata.


2º movimento: un adagio, che può avere la forma musicale di un lied, di un movimento lento, di
tema e variazioni o una semplice struttura A-B-A.
3º movimento: un minuetto con trio, oppure uno scherzo (che venne introdotto da Beethoven).
4º movimento: un rondò nelle sue varie forme.

Altri importanti compositori di quartetti del periodo classico furono soprattutto musicisti di area germanica,
come Carl Ditters von Dittersdorf, Franz Anton Hoffmeister, Johann Baptist Vanhal, Ignaz Pleyel, Adalbert
Gyrowetz e Anton Wranitzky.[1] I loro quartetti rispecchiavano spesso lo stile del parigino quatuor concertant
(quartetto concertante). Anche gli ultimi tre quartetti mozartiani, i "quartetti prussiani" (K. 575, 589 e 590,
scritti per Federico Guglielmo II di Prussia) riflettono questo spirito: nel frontespizio della prima edizione a
stampa (1793) sono addirittura definiti konzertante Quartetten. Nei prussiani, Mozart scrive una parte molto
impegnativa e ricca di passi preminenti per il violoncello (probabilmente per compiacere il sovrano prussiano,
che suonava tale strumento), bilanciandola con l'aggiunta di parti altrettanto impegnative per la viola e il
secondo violino[2]. In Russia, Anton Ferdinand Titz scrive dei quartetti in stile viennese estremamente
apprezzati dai contemporanei[3].

Il successo del quartetto d'archi si basa su aspetti sonori e sociologici. Il contrappunto con quattro parti
permette di far sentire tutte le armonie senza superflui raddoppi. Il quartetto permette inoltre una grande
omogeneità di timbro e l'equivalenza delle voci nel lavoro di contrappunto.

Il quartetto è fortemente apprezzato dai compositori romantici, come Franz Schubert (autore di 15 quartetti).
Resta sinonimo di sforzo, concentrazione e rigore. Durante tutto il XIX secolo è una specificità tedesca e, in
minima parte (soprattutto verso la fine del secolo), anche francese. Esistono anche eccezioni, come ben
testimonia la presenza di 14 quartetti nel catalogo di Antonín Dvořák. Beninteso, i compositori segnati
dall'estetica wagneriana del Gesamtkunstwerk (opera d'arte totale), dalla musica a programma (Hector Berlioz
e Franz Liszt), oppure dal cromatismo e dalla potenza orchestrale di Wagner (Anton Bruckner, Gustav Mahler
e Richard Strauss) si disinteressano totalmente del quartetto come stile musicale.

Ovvio dire che, nel dibattito che oppone, durante la seconda metà del XIX secolo, i sostenitori della musica
assoluta (ad esempio Eduard Hanslick e Johannes Brahms) ai difensori della musica a programma (Liszt e il
suo circolo di Weimar). Il quartetto d'archi rappresenta, per i primi, il genere nobile per eccellenza: l'ascolto di
un quartetto sarebbe sinonimo di contemplazione delle forme musicali per ciò che sono, in opposizione a un
ascolto che verrebbe guidato da un programma poetico.

All'inizio del XX secolo il quartetto è, per alcuni compositori (Claude Debussy, Leos Janacek, Alexander v.
Zemlinsky, Arnold Schönberg, Alban Berg, Anton Webern, Maurice Ravel e Béla Bartók), analogo alla
sperimentazione, alla tappa nella ricerca di un ideale in campo di composizione musicale, a tal punto che il
critico musicale Dominique Jameux parla di "laboratorio delle forme". Il quartetto di Gabriel Fauré (scritto nel
1924) è l'opera di un musicista desideroso di ultimare la sua lunga carriera di compositore con un capolavoro
di purezza ed ascetismo. Si tratta in questi ultimi casi di opere essenzialmente isolate anche se di un'importanza
spesso capitale nella storia della musica.

Al contrario, Darius Milhaud (autore di 18 quartetti), Heitor Villa-Lobos (autore di 17 quartetti), e soprattutto
Dmitrij Šostakovič (autore di 15 quartetti), hanno contribuito, per l'importanza e la qualità del loro lavoro, a
rinnovare la tradizione di questa forma musicale. In Italia hanno apportato un significativo contributo alla
letteratura per quartetto i musicisti Gian Francesco Malipiero e Giacinto Scelsi. Va infine ricordato il quartetto
per archi op.1 del celeberrimo pianista canadese Glenn Gould.

La generazione del dopoguerra tenta un rinnovamento del quartetto (Olivier Messiaen con il suo Quartetto per
la fine del tempo, per violino, violoncello, clarinetto e pianoforte, composto mentre era internato in un campo
prigionieri in Slesia durante la seconda guerra mondiale; Pierre Boulez con il suo Livre pour quatuor à cordes,
scritto nel 1948) prima di relegarlo tra i pezzi da museo dei generi musicali appartenenti a un passato oramai
remoto.
Le generazioni seguenti, segnate dal postmodernismo, si reinteressano al genere, preoccupandosi di dialogare
con la storia e di riannodare con la tradizione. Se György Ligeti ed Elliott Carter fanno da precursori in questo
campo, Helmut Lachenmann in Germania, Brian Ferneyhough in Gran Bretagna, Philippe Fénelon e Philippe
Hersant in Francia, ognuno per la propria strada, sembrano non voler più derogare alla regola secondo la quale
ogni compositore affermato deve misurarsi con un genere reputato difficile.

Note
1. ^ Jérôme-Joseph de Momigny, compositore e teorico francese, autore della voce quatuor per il
Dictionnaire des Beaux Arts edito a Parigi nel 1806, riporta: «I quartetti di Haydn e quelli di
Mozart fanno l'ammirazione e la delizia degli intenditori. Quelli di Pleyel, meno profondi, ma
pieni di naturalezza e grazia, affascinano tutte le anime sensibili e delicate. Non si possono
nominare quelli di Boccherini senza ricordare mille sensazioni piacevoli e tutti abbiamo
suonato ai suoi tempi quelli di Stamitz, di Davaux e quelli di Cambini. Ai nostri giorni si
ascoltano volentieri quelli di Kreutzer che hanno delle reali bellezze [...]»
2. ^ The New Grove Dictionary of Music and Musicians, voce String quartet, Londra, MacMillian.
3. ^ Ernst Stöckl, Klaus Harer, Prefazione al disco "String Quartets for the Imperial Court of St.
Petersburg" (PDF), Profil, 2006. URL consultato l'11 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2015).

Bibliografia
Francis Vuibert (2009) Répertoire universel du quatuor à cordes, ProQuartet-CEMC, ISBN 978-
2-9531544-0-5
Friedhelm Krummacher, Geschichte des Streichquartetts, Laaber-Verlag, Laaber 2005
Paul Griffiths, The String Quartet – A History, Thames and Hudson, New York 1983, ISBN 0-
500-01311-X
Paul Griffiths, "String quartet", in The New Grove Dictionary of Music and Musicians, New York,
2001

Altri progetti
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ets_(musical_group)?uselang=it)

Collegamenti esterni

(EN) Quartetto d'archi, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.


VIAF (EN ) 143237537 (https://viaf.org/viaf/143237537) · LCCN (EN ) n2015036025 (htt
Controllo di p://id.loc.gov/authorities/names/n2015036025) · NDL (EN, JA ) 00562331 (https://id.ndl.
autorità go.jp/auth/ndlna/00562331) · WorldCat Identities (EN ) lccn-n2015036025 (https://www.
worldcat.org/identities/lccn-n2015036025)

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