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Isha Schwaller de Lubicz

LA LUCE DEL CAMMINO

Romanzo

Traduzione di Silvia Salese

Edizioni Ester
Titolo: La Luce del Cammino

lg Edizione italiana: ottobre 2014

Traduzione di Silvia Salese.

In copertina:"Lumiére du Chemin" di Elmiro Celli

Grafica di copertina: Dario Pasqualini


(d. pasqualini@abcinteractive.it)

Servizi Editoriali: Sarah Perini


(www.sarahperini.org)

Questo testo è stato stampato presso Universalbook s.r.L,


Cosenza-Italy

Edizioni Ester
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rizzata dall'autore. Nell'eventualità che testi o illustrazioni altrui si­
ano riprodotti in questa pubblicazione, l'autore è a disposizione
degli aventi diritto che non si siano potuti reperire. L'autore porrà
rimedio, dietro segnalazione, ad eventuali non volute omissioni e/o
errori nei relativi riferimenti.
Si ringrazia per la collaborazione l'Associazione Per-Ankh
(http:/lassociazioneperankh.wordpress.com/).

Si ringraziano per la revisione Arcangelo Salese, Luca


Bertolotti, Andrea Pietro Cartella e Marco Silvestro.
NOTA SULL'ILLUSTRAZIONE DI COPERTINA

La "Lumiére du Chemin" di Elmiro Celli fa parte della


collezione di R. A. e Isha Schwaller de Lubicz, esposto nella
libreria di Bozawola. Elmiro Celli è stato un loro amico e
collaboratore durante il periodo dei Veglianti (1917-20), il
movimento socio-spirituale fondato da Schwaller come
tentativo di rispondere alla crisi globale resa evidente dalla
fine della Prima Guerra Mondiale. Schwaller, che aveva
anch'egli studiato pittura con Matisse, passò molto tempo a
discorrere con Celli, il quale deve essere stato molto
influenzato dalle idee di Schwaller. Nel 1919 la rivista
L'Affranchi (l'organo ufficiale dei Veglianti) promosse
un'esposizione dei dipinti di Celli. Nell'introduzione
anonima, Celli venne presentato come un pittore di oggi, della
nuova era. In un saggio lirico, intitolato "Un Paesaggista
Mistico", a conclusione del catalogo, O. V. de Lubicz Milosz
scrisse:

Celli è meno preoccupato di afferrare l'immagine della


realtà relativa delle cose che rientrano nel suo campo
visivo, rispetto alla percezione della più alta verità
spirituale, con cui gli oggetti del mondo fisico si
rivestono nello specchio della sua contemplazione
religiosa. Paesaggista di sensazioni, artista religioso,
per Celli le vzswni terrene sono soprattutto
manifestazioni di una realtà spirituale; questo è il
motivo per cui la sua arte non esprime solo l'amore
ardente ma anche un profondo e saggio rispetto verso la
natura. Per lui non c'è un solo posto su questa terra in
cui non vi sia un commovente e misterioso giardino
dell'Eterna Consorte, del paradiso dell'arcano

5
coniugale. Delicato, puro adoratore di tutte le cose, di
fronte al panorama mistico si ferma e smette di respirare
e così contempla a lungo ma sempre un po ' di nascosto
la scena che riflette il suo s tato spirituale. Celli non
fissa per noi sulla tela l'immagine inanimata dell'angolo
di una foresta o di un giardino; è un essere vivo,
consapevole, una creatura meravigliosa dotata di
sentimento e pensiero, di cui il mistico Celli ha deciso
di dipingerne il ritratto. Celli mi sembra il ritrattista di
alberi, fiori, nuvole, onde. Così lui contempla a lungo
ma in segreto i luoghi che lo hanno turbato, un angolo
della Normandia o della Britannia, un sentiero
ombroso, una volta di foglie e fiori, un ruscello nella
nebbia Celli non si lascia tentare dal gioioso invito di
un cammino meraviglioso. Per lui è sufficiente sapere
che è là e che un giorno gli sarà permesso di entrarvi
senza paura. Celli è ricco d'amore ma lo è ancora di più
di rinuncia Come nessun altro, comprende che questo
orizzonte limitato, velato, e il suo amorevole sentiero
attraverso il fogliame e la porta della luminosità alla
fine della strada non sono i veri soggetti del suo poema;
che anche il luogo che inizia dove loro finiscono, per
quanto lontano e nostalgico esso sia, non è più reale.
No, i luoghi non hanno realtà: la sola vera realtà, il
luogo realmente situato in questo mondo è l'Isola
immortale di Patmos, che raggiungiamo con gli occhi
chiusi e sostituendo l'inconscio con la preghiera e il
distacco non solo dalle cose ma ancora di più dalla
bellezza sensibile che le avvolge. Celli come nessun altro
conosce la vanità, il motto infantile che paralizza ogni
sforzo artistico sul finire del XIX secolo: l'Arte per
l'Arte. Contro ad esso egli oppone, forse velatamente e
inconsciamente, il motto dell'operaio religioso: Arte per
la Conoscenza della Verità. Tuttavia, la bellissima
immagine che lo ha distratto dal suo cammino
meditativo è profondamente scolpita nella sua memoria.
Egli porta con amore il riflesso terreno del luogo situato
nel mondo del puro amore, dell'anima liberata. Per
giorni - forse per settimane - lo lascerà passare
attraverso il fuoco della meditazione e della preghiera; lo
purificherà fino a che non si mischierà con la sostanza
originale con l'eterno ed immutabile archetipo di ciò che
è, al di là del povero riflesso fisico caduto nel mondo
degli istanti. Adesso, il sacrificio della rinuncia è
consumato, il momento della natura è spiritualizzato, il
sentimento religioso ha rimpiazzato l'emozione sensuale
e il mistico, soddisfatto dalla sua umile vittoria, deve
inchinarsi davanti all'artista pieno di volontà e vigore.
Trionfante, innocente, distaccato - armato di tutta la
forza del suo casto amore - Celli si prepara adesso a
rivelare alla tela il ritratto del suo amico e confidente,
l'Albero, della sua gentile sorella, la Rosa di Natale, del
suo amore incostante, l'Onda, del suo fratello girovago,
la Nuvola. Questo è il terzo momento del suo atto
creativo, quello del ritorno alla terra, all'adorabile,
insoddisfatta terra brutale, il momento sublime del
lavoro nella Pacificazione, nell'accettazione della realtà
relativa . . .

7
INDICE

13
AVVERTENZA
15
PREMESSA

l - IL CONFLITTO
Maftre Jacques, Luce del Cammino. Ragione e 17
intuizione.

2 - MAÌTRE JACQUES: "IO SONO TE"


La mente duale, causa del dramma dell'incertezza.
Libero arbitrio. Gli elementi stabili dell'essere umano.
La realtà di Maftre Jacques. 27

3 MAÌTRE JACQUES CONTRO PIERRE DI


-

COIGNET
L'incontro con Maltre Pierre. I due padroni di Maftre
Pierre. La disputa del fuoco e dell'acqua. Maltre Jacques,
"pellegrino dello Spirito". La conchiglia di San
Giacomo. 47

4 - L'ATELIER DI MAÌTRE DOMINIQUE


Il primo insegnamento del Saggio: le illusioni rivelano
la Verità. Miserere mei. . . 63

5 - ROMPERE LA "BARRIERA DEL POSSIBILE"


I conflitti delle persone. Individualismo e collettivismo.
L'eccesso che richiama il capovolgimento degli ordini. 85

9
6 - I DUE ASPETTI DELL'ANIMA E DELLA
COSCIENZA
Condizioni per la percezione intuitiva. I due aspetti
dell'anima immortale. La loro relazione con la Coscienza
Umana. La definizione di Coscienza Umana. Senso
morale e senso religioso. Sopravvivenza e immortalità.
Immaginazione e intuizione. Mentale e Coscienza
Umana. 111

7- VIZIO, VIRTÙ E ARTE


Dame Angéle e la Virtù. Discorso sull 'Arte. 137

8- IL CIRCO
Il ciclo della Coscienza. 161

9- LA FAMIGLIA, LA COPPIA
La famiglia di oggi. L'ignoranza, la causa del conflitto.
Due aspetti del problema: per i Molti e per i Pochi. La
sessualità: norma e inversione. Il problema spirituale
della coppia. L'illusione e la realtà dell'Unione. La vera
unificazione. 187

10 - LE MARIONETTE
Gli ultimi dubbi di Thomas. I fili delle marionette.
Cause consce e inconsce. Il Grande Orologio. Particolari
e totalità della Coscienza Umana. I suoi rapporti con il
Testimone permanente. Fortuna e caso. Libero arbitrio e
fatalità. 231

11- LA SEMPLICITÀ
Il semplice e la semplicità. La semplicità naturale e la
sua padronanza. 257

lO
12 - LE FORZE INVISIBILI
Il punto di vista di Maftre Pierre, gli elementali, il fuoco
satanico, angeli e demoni. L 'insegnamento di Maftre
Dominique: Bene e Male, Cielo e Inferno, salvezza e
dannazione. Lo stato dell'uomo che ha perso la sua
anima. Il Testimone permanente dopo la morte. Esseri o
stati del Mondo invisibile. Il loro principio metafisica. 271

13 - IL RIMORSO
Disperazione e responsabilità. Sul suicidio.
L'assoluzione davanti al rimpianto, alla contrizione, al
rimorso. 311

14 BRAHMANESIMO, BUDDHISMO,
-

CRISTIANESIMO
Parallelismi e differenze, verso la nuova Era. 355

15 - I JJCOMPAGNONS DV DEVOIR"
La loro tradizione, la loro costituzione. Il loro obiettivo:
la Qualità. La loro cultura della coscienza, il cammino
della maestria. 365

1 6 - LA PRESENZA
La consacrazione e la benedizione. La Puja indù. La
Shakti. Idolatria, fede, superstizione. Il significato della
Presenza. 397

17- LA VERGINE COSMICA


Attività-Passività causale. La Funzione. Sullo Spirito
Santo. Il Femminile cosmico. La Saggezza e la Vergine
cristiana. Il Principio divino femminile nella teologia. 419

11
18- L'EMOZIONE
Definizione. Discernimento delle emozioni. Centri
organici generatori dell'emozione. I suoi modi di
reazione. I due piatti della bilancia emotiva. Relazione
degli stati fisici, psichici e spirituali. Ruolo e rivelazione
di Maitre Jacques. Élite e regno sovrumano. L'appello
del Sovrumano. 443

19 - IL PRINCIPIO CRISTICO
Il simbolo del Natale. Il Natale dell'Acquario: nuovo
ritmo. La ricerca individuale della Conoscenza. Senso
profondo dei vangeli. Insegnamento velato dei due
aspetti dell'Entità-anima. L'unto del Signore. Il
Principio Cristico. L'insegnamento di Jean. Cristo
nell'opera cosmica. 479

12
AVVERTENZA

Gli argomenti presenti ne L'Apertura del Cammino1 - che ha


preceduto questo lavoro - potranno riportare qualche
differenza nel modo di esprimere l'aspetto caratteristico della
nostra Entità-anima (il Testimone permanente) e gli aspetti
della coscienza che sopravvivono all'uomo mortale. È così che
il nostro Testimone permanente è chiamato ne L'Apertura del
Cammino: Testimone-Io o Testimone Coscienza dell'Io mentre la
Coscienza Umana non viene nemmeno nominata.

La chiarificazione di questa Coscienza Umana e l'esposizione


concreta del doppio aspetto dell'anima sono proprio il
programma de La Luce del Cammino. Il ruolo dell'opera
precedente era quello di preparare il lettore a questi nuovi
concetti attraverso l'esposizione esplicativa degli elementi
preliminari e questo con una terminologia adattabile alla sua
mentalità razionale.

Ma La Luce del Cammino parla in termini precisi, perché adesso è


ora di parlare.

1Ndt. Isha Schwaller de Lubicz, L'Apertura del Cammino, Ed. Riza,


Milano, 2003.

13
PREMESSA

Non aprire questo libro, lettore, se ti accontenti delle


soddisfazioni di questo mondo terreno: non leggere
quest'opera che potrebbe provocare in te il desiderio di
superarle.

Non leggere se ami le catene dei tuoi attuali limiti,


se hai paura di trovare le chiavi del tuo destino sovrumano
perché è questo l'obiettivo di tale cammino.

Se tale obiettivo è anche il tuo, facciamo insieme il tragitto


Ma per te l'orizzonte sembrerà differente a seconda di come
guarderai la meta:
se attraverso la tua complessità,
o attraverso la tua ritrovata semplicità.

Una cosa è aprire il cammino descrivendo la sua direzione, le


sue tappe, i suoi diversi ostacoli per spiegare al pellegrino i
mezzi efficaci della realizzazione,

altra cosa è illuminare il viaggiatore stesso, risvegliando la sua


coscienza al valore iniziatico di ogni fatto dell'esistenza.

Non si tratta più dunque di camminare sul posto,

non si tratta più di cercare, di aspettare e sperare,

né di soppesare ancora qualche progresso aleatorio:

.. . si tratta di ascoltare la tua stessa Voce divina,

15
o viaggiatore che, per il fatto di attirare in te stesso la Tua
Presenza, cammini già sulla Terra, nell'immortalità.

16
l

IL CONFLITTO

Maitre ]acques, Luce del Cammino. Ragione e intuizione

Il cielo di Parigi divenne nero come inchiostro. L'improvviso


temporale scatenato da una grossa nube indusse i passanti a
cercare di corsa un riparo. Chicchi di grandine schizzavano
sui tetti della cattedrale. Al centro del sagrato un uomo, che si
era fermato per contemplare le torri di Notre Dame nella
strana luce di quel cielo tempestoso, si diresse verso la facciata
per trovare rifugio. Appoggiato contro il portale aspettava il
momento per proseguire sulla sua strada, quando un lampo
squarciò l'atmosfera e cadde ai suoi piedi con un rumore
assordante.
Disorientato, l'uomo cercò a tentoni l'entrata per riprendersi
nell'oscurità dal bagliore accecante ma lo shock era stato
violento: non appena entrato iniziò a vacillare sentendosi
improvvisamente debole. Si lasciò cadere ma una mano
soccorritrice lo sorresse e lo guidò verso l'acquasantiera.
L'acqua fredda con cui venne bagnata la sua fronte lo rianimò
poi la sua guida lo fece sedere vicino ad una colonna. Poco per
volta riprese conoscenza e balbettò qualche ringraziamento:
"Non è niente" mormorò stordito. "Volevo mettermi al riparo
dalla tempesta."
A malapena sentì la risposta:
"Notre Dame è un buon rifugio, non è la prima volta che
accoglie una persona in pericolo."
Con gli occhi mezzi chiusi cercò di distinguere la persona che
stava parlando con lui. I bagliori tremolanti delle candele
illuminavano una figura indistinta: un prete? Una donna? Un

17
viaggiatore? La voce gli sembrava distante. Le orecchie gli
fischiavano.
L'uomo si sentì agitato e turbato, vergognandosi per il suo
malessere.
"Non si preoccupi più per me. Adesso sto abbastanza bene."
"Come lo sa?"
"Chi è lei?"
"Ah! Che importa? Forse un buon Samaritano! "
L'idea del buon Samaritano evocò nella sua mente confusa
un'immagine biblica. Ebbe il timore di essere sprofondato in
un sogno e con un gesto di saluto allontanò lo sconosciuto:
"Sono stanco," mormorò. "Voglio rimanere solo."
"Rimanere solo se riesce a farlo in questa cattedrale così
affollata di presenze! La lascio. La penombra del crepuscolo è
favorevole per calmare i nervi. Potrà riposare un momento
senza essere disturbato."
Allora, chiudendo gli occhi, l'uomo si lasciò penetrare dalla
pace circostante. Una strana pace, insolita per la sua vita
assillata dal lavoro ossessivo.
Una rilassante sonnolenza calmò il tremolio che ancora lo
agitava. Il tempo che passò prima di essere in grado di
riconoscere quella sensazione esaltante divenne insignificante.
Non rimaneva nulla a parte le forme delle pietre che, così
spesso, aveva scrutato invano: gargoyl sghignazzanti, sculture
impressionanti per le loro inumane proporzioni, simboli
sibillini, angeli e demoni che sfidavano la ragione in un
terrificante miscuglio di grandiosità e di grottesco per un
attimo, l'uomo avrebbe accusato il creatore di quella
confusione di essere un impostore. Senza dubbio, lui si era
mantenuto a debita distanza dal loro linguaggio medievale
ma, nonostante tutto, come se fosse una sfida per la sua

18
mentalità scientifica, si ritrovava ancora ossessionato da ciò
che avrebbe sprezzantemente chiamato simbolismo primario
Un colpo di tuono stridente lo svegliò e ciò che vide lo fece
dubitare della sua ragione: un curioso personaggio vestito con
un abbigliamento medievale stava camminando verso di lui.
Dal cappuccio rosso che indossava uscivano capelli d'argento
che contrastavano con la giovinezza e con la vitale intensità
del suo sguardo.
Per il povero convalescente si trattò di un nuovo motivo di
inquietudine: si trattava di un sogno o di un'illusione ottica
suscitata dai suoi occhi stanchi? Il fulmine, di cui poteva aver
subito un contraccolpo, avrebbe potuto disturbare le sue
facoltà mentali? Tentò di riguadagnare il radicamento alla
realtà della sua vita quotidiana; si sforzò di ricordare
l'importante lavoro a cui stava ritardando a causa di quella
avventura. Impressioni confuse si aggrovigliarono nel suo
cervello; l'idea del tempo perso divenne più nitida e lo
tormentò: quanto tempo? Un'ora, un secolo o un istante?
Una risata inconsulta risuonò come una campana e una voce
rispose schernendo la sua domanda che non aveva pronunciato:
"Quale tempo? Che tempo? Che cos'è il Tempo?"
L'uomo rifiutò di accettare la possibilità che stesse vivendo
un'allucinazione.
Richiamando tutti i suoi sensi all'azione si obbligò ad entrare
in contatto con la pietra nuda, la forma delle vetrate, delle
colonne, della realtà materiale! E di nuovo ricevette, come una
replica al suo dubbio, una risposta al suo pensiero silenzioso:
"Reale! Reale! Cosa ne sai di ciò che è Reale bambino mio?
Cos'è più reale, l'insicurezza dei tuoi pensieri o la Presenza
che si esprime in una forma concepita da esseri molto saggi
che ne hanno compreso la Funzione?"

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La rispettabile razionalità dell'uomo gli impedì di rispondere:
non si sarebbe mai detto che un momento di debolezza
avrebbe distrutto il suo equilibrio così duramente conquistato.
Indipendentemente dall'età il devoto della scienza non ha il
diritto di sprofondare nell'illusione!
Con i pugni chiusi fissò lo sguardo di fronte a lui e, per non
cedere alla curiosità, tenne la bocca serrata.
La sua resistenza sembrava incoraggiare il vegliardo che
manifestava sulle labbra un sorriso divertito.
"Allora smettila di dubitare giovane uomo di scienza e credi
nella realtà di ciò che io ispiro in te altrimenti rischi di perdere
la possibilità di superare le barriere della tua mente ristretta.
Cinque volte sette anni è un po' poco per credere nella tua
infallibilità; e anche se nella tua epoca la maturità di un uomo
è precoce non sei abbastanza libero dai tuoi legami atavici per
riconoscere te stesso. La credulità che temi tanto è meno
pericolosa della tua fatuità.
"Osa contemplarmi con semplicità. Senza dubbio io sono reale
tanto quanto le tue ipotesi zoppicanti. Chi sa chi dei due
potrebbe istruire l'altro sulle cose che ti preoccupano?"
"Come puoi risolvere tu i miei problemi? Il tuo aspetto, il
modo in cui sei vestito sembra appartenere ad un'altra era."
"Giusto. Per come io appaio a te sono vecchio quanto queste
pietre perché è attraverso di loro che mi hai evocato."
"Cosa? La pietra è inerte e questi capolavori sono immagini
congelate."
"Non sono congelate dal momento che ho risposto al tuo
richiamo."
"Io non avrei potuto richiamarti, non so nemmeno il tuo
nome!"

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"Il mio nome? Il buon popolo ignorante ne ha conservato il
senso ordinario. Il popolo semplice, l'ultimo guardiano delle
tradizioni. Conosci Maitre Jacques?"
"Maitre Jacques? Il Maestro Giacomo? L'uomo dei molti
mestieri?"
"L'anima di tutti i mestieri."
"Non penso di aver visto la tua immagine tra le statue di
questo tempio ... "
"Cosa ti ho detto? Sei sordo o manchi di intelligenza? Il
Maestro Costruttore di questa cattedrale, colui che l'ha
concepita, conosceva il valore del Verbo; anche la sua parola è
rimasta silenziosa al fine di lasciar parlare il simbolo espresso
attraverso ogni figura. E l'illusione di queste figure
rappresenta il vero insegnamento dei più grandi segreti della
Natura ma per decifrarli bisogna imparare ad ascoltare."
"Ascoltare che cosa?"
"La voce di Maitre Jacques senza la quale ogni immagine
rimarrà silente anche per te."
"Il modo in cui parli è così diverso dal mio che ho una grande
difficoltà a capirti. Ho paura di essere vittima di un'illusione."
Come pronunciò queste parole, la figura di Maitre Jacques
sembrò lentamente dissolversi e l'uomo improvvisamente
realizzò di temere la scomparsa del suo strano visitatore.
"Non !asciarmi ancora," mormorò, "dimmi di più di te."
"Non sono io che ti sto lasciando. È il tuo dubbio a farmi
scomparire ai tuoi occhi."
"Sei dunque un prodotto della mia immaginazione?"
"Le chiavi di volta che assicurano la stabilità dell'edificio sono
forse il frutto dell'immaginazione di coloro che le
contemplano? D'altronde, se il loro costruttore non avesse
sperimentato innanzi tutto interiormente il gioco di forze
capace di compensare le leggi di gravità non avrebbe potuto

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concepire una forma così ingegnosa in cui la coscienza delle
forze è il segreto. Ogni opera prodotta attraverso la conoscenza
delle leggi fondamentali della Natura è una testimonianza
della coscienza umana che si è risvegliata dal suo sonno ... Tu
stai sonnecchiando su un tesoro, povero amico mio. Ed io,
Jacques, sono attraverso il mio simbolo il testimone della
Conoscenza dei Saggi che mi hanno dato questo nome."
"Sei solo un'immagine allora?"
"Potrei spiegarti tutto questo adesso se non fossi reale? Molte
volte ho sentito scettici come te sorprendersi che questa
sorgente di Saggezza, se ancora esiste sulla terra, abbia potuto
prosciugarsi per molto tempo senza lasciare testimoni
superstiti."
"Stai senza dubbio leggendo nella mia mente! "
"È la vostra cecità che bisogna incolpare perché c i sono ancora
dei loro testimoni sopravvissuti. Pensa solo all'esperienza che
hai appena vissuto: quando sei stato scosso dallo shock il tuo
cervello ha smesso di obnubilarti e la mia presenza è diventata
palpabile fino all'istante in cui la tua mente distruttiva, messa
in allarme dalla novità, ha rischiato di farmi scomparire."
"In tua presenza provo un duplice sentimento. Da una parte la
gioia, quasi la gioia di un bambino che vede prendere corpo
un sogno che si vergognerebbe di fare davanti ai grandi. E
dall'altra il timore che, negando la facoltà della mia ragione,
possa perdere il solo punto di appoggio che fa di me un
uomo."
"Non devi mai negare questa facoltà; la tua ragione deve
essere basata sul discernimento del Reale e del relativo. La tua
educazione ha distorto il senso del reale che per te
rappresenta l'autenticità di ciò che percepiscono i tuoi sensi e
di ciò che la Scienza riconosce come tale. Questa Scienza è in
costante stato di mutamento: ogni nuova scoperta mina la

22
stabilità delle sue affermazioni Quanto ai tuoi sensi, essi sono
fallibili in quanto l'acume delle loro percezioni varia da un
individuo all'altro.
"Studiando la cattedrale non ti sei mai chiesto perché ci sono
sette finestre nell'abside, due delle quali rimangono celate alla
luce? I tuoi cinque sensi sono i sensi fisici; anche gli altri due
fanno parte del tuo essere umano ma, per la maggior parte
degli individui, attendono ancora di essere aperti."
"Qual è allora la loro funzione?"
"Il sesto senso è quello che hai aperto oggi," rispose Maitre
Jacques. "Il settimo senso è un'intuizione ancora più sottile e
la sua apertura è il risultato del dominio sulle funzioni e sugli
impulsi dell'animale umano e dell'intelligenza cerebrale."
"Questo significa che l'intelligenza è un ostacolo?"
"Essa può e deve essere un servitore meraviglioso a
condizione di essere sottomessa al controllo dell'intelligenza
intuitiva per la quale gli altri due sensi sottili sono gli agenti
della percezione. Ed è questo controllo costante del servitore
intelligente (attraverso la Coscienza intuitiva) che produce il
discernimento."
"I costruttori delle cattedrali erano a conoscenza di queste
cose?"
"I veri Saggi di tutti i tempi hanno fondato i loro insegnamenti
sulla conoscenza dell'Uomo e cioè dell'Universo."
"Non riesco a seguirti, Maitre Jacques! Se la Terra è un
granello di sabbia dipendente da un sole in mezzo a così tanti
altri soli vaganti come può l'uomo non essere uno schiavo di
questo granello di sabbia anche se è l'essere più evoluto tra le
sue specie? La sua sola superiorità consiste nel potere di
riflettere sull'ingiustizia della sua sorte: dal primo vagito del
neonato fino al disinganno finale della morte, senza aver

23
messo in gioco altri segreti universali se non quelli delle forze
distruttive.
"Non è così che finiamo? È il grande trionfo della Scienza e
dei popoli civilizzati, la gloriosa meta della nostra umanità e
delle cosiddette rivelazioni! Può esserci qualcos' altro da
cercare? Sarebbe questo il segreto dei tuoi famosi Saggi?"
"Non essere blasfemo, bambino mio; l'ignoranza può essere
perdonabile, ma la presunzione merita una lezione. Tu l'hai
già ricevuta, tuttavia, attraverso la liberazione del tuo senso
intuitivo, così gelosamente nascosto dalla tua ragione. Ahimè!
Sei un figlio del tuo tempo."
"Così come tu lo sei del tuo."
"Ti stai nuovamente sbagliando, non mi hai inteso: io sono di
ogni Tempo. È la prima volta che mi rivelo a te, ma io so chi sei,
Jean Thomas, e il tuo stesso nome spiega il tuo problema e la
tua inclinazione duale. Fino a questo momento l'essere che ha
abitato il tuo corpo ha cercato invano di manifestarsi: Jeanl, la
Luce intelligibile, il discepolo del Cuore. Ma il tuo cognome
tuttavia, Thomas2, segna la tua pesante eredità: la tendenza
del secolo attuale di dissacrare, di sezionare e profanare la
visione sintetica del cuore attraverso l'analisi. Thomas: la
ragione discorsiva, il tirannico scetticismo che crede solo in ciò
che è relativo."
"Se ciò che dici è vero, io sto vivendo tra le mie due
tendenze," sospirò Jean. "Questo potrebbe spiegare la mia
insoddisfazione, la mia ribellione, e allo stesso tempo la mia
ammirazione per lo straordinario potere delle nostre
deduzioni scientifiche. Dove abbiamo sbagliato?"
"Sviati dalla loro presunzione, gli uomini vogliono ad ogni
costo inventare, invece di adorare le leggi dell'Armonia:

1Ndt: in italiano Giovanni.


2Ndt: in italiano Tommaso.

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creerebbero mostri piuttosto di diventare discepoli di ciò che è
in verità."
"Cos'è che è in verità?"
"Lo Spirito che anima ogni cosa, la sola Realtà assoluta, i cui
giochi attraverso la Natura formano il mondo delle apparenze
e tutte le sue relative realtà che cambiano ininterrottamente.
Ogni cosa esistente è parte integrante di una genesi, che è
trasformazione continua."
"Se è così, non si può esperire nulla di stabile: l'uomo non è
capace di creare nulla che sia indistruttibile! "
"Non può creare l a Vita, m a può servirla nell'ultimo prodotto
formatosi sulla terra: l'essere umano, il solo che ha il potere di
realizzare dentro se stesso il seme di un essere immortale,
appartenente allora ad un regno sovra-umano."
"Con quale diritto puoi affermare un fatto così straordinario?"
"Con il diritto di colui che conosce lo Spirito di Verità."
"Tu, cosa rappresenti tu in questa storia?"
"Io sono il servitore di questo Spirito di Verità. È attraverso di
lui che ho potuto rianimare le tue energie e risvegliare la tua
Coscienza soffocata."
"Ma è possibile essere condotto in questo stato di coscienza
sottile?"
"Certo, se hai il coraggio di rivolgerti a me interiormente
nonostante la resistenza della tua mente scientifica, oh
diffidente Thomas! "
"Se la possibilità che si è aperta non è un'altra deludente
illusione, potrei trovare il coraggio. Tuttavia, ho ancora
bisogno di avere un'altra prova: la certezza ad esempio di
incontrarti di nuovo. Non mi succede tutti i giorni di essere
colpito da un fulmine! "
Maìtre Jacques si mise a ridere. Jean Thomas mormorò: "Chi
ha riso? Maìtre Jacques o io?"

25
E Maìtre Jacques, che si stava allontanando, improvvisamente
gli fu vicinissimo.
"Continua con questo spirito, figlio mio, e saprai come
ritrovarmi. Potrei incentrarti ovunque, ma è ancora troppo
presto: non mi riconosceresti. Torna domani in questa
atmosfera propizia. E se riuscirai a lasciare Thomas a casa, io
aspetterò Jean, per insegnargli ad ascoltare le voci silenziose.
"Adesso vai, ritorna nel tumulto della città. Che il tuo reale
desiderio sappia ricrearti in esso la solitudine necessaria."

26
2

MAITRE JACQUES: "IO SONO TE"

La mente duale, causa del dramma dell'incertezza. Libero arbitrio.


Gli elementi stabili dell'essere umano. La realtà di Maitre Jacques.

Come un addormentato che si sveglia dopo un sogno


fantastico, Jean Thomas ritornò alla vita forsennata della città,
in mezzo ai passanti, al crocevia delle violente luci dei
lampioni e degli autobus che quella sera lo irritavano come un
artificio insopportabile. La luminosità della viva penombra di
Notre Dame lo aveva penetrato così tanto da renderlo
sensibile a tutta quella ricercatezza, che lo sconcertava come
un grottesco anacronismo.
Tale anacronismo, evocando la nozione di simultaneità, suscitò
in lui un eco delle parole di Maìtre Jacques: "Il Tempo? Cos'è
dunque il Tempo?"
Si fece strada tra i pedoni, tutti ossessionati dalle loro attività
personali, ognuno per la propria strada come una formica tra
le formiche.
Di fronte a lui un cieco tendeva il suo bastone bianco verso i
potenziali ostacoli. Jean Thomas rallentò per osservarlo,
sorpreso di paragonare lo stato del cieco al suo. Il cieco si
trovava davvero nell'oscurità? Privato della sua vista fisica,
non poteva essere stato costretto a risvegliare una visione
interiore che affinasse gli altri sensi per la necessità di unire le
loro percezioni distinte in una costante sintesi? Chi poteva
sapere se questa sintesi non fosse addirittura più precisa della
valutazione visiva delle apparenze?
E da dove arrivava la serenità così spesso osservata nelle
persone cieche? L'uomo può vivere felice e sereno senza la

27
luce? Bisogna credere che una luce interiore possa rivelarsi
solo quando un uomo non sia più obnubilato dalla vista
sensoriale?
L'esperienza da cui Jean Thomas era appena passato gli rese
impossibile negare sistematicamente ciò che lo avrebbe fatto
sorridere il giorno prima.
Per la prima volta lo scienziato convinto, così certo del suo
equilibrio, era riluttante a classificare il fenomeno al quale fu
soggetto. Questa esitazione, tuttavia, lontano dal disturbarlo,
gli dava piuttosto un motivo per non rifiutare l'euforia creata
dalla strana visione.
Senza dubbio presentare la sua esperienza al direttore del
laboratorio era fuori questione, dal momento che lo aveva
assunto per la sua tesi in biologia! Il solo pensiero di farlo lo
disturbava. Quale uomo ragionevole avrebbe potuto prendere
quell'avventura rocambolesca sul serio? Poteva già prevedere
la prima risposta del biologo: "Allucinazione!". Perché lui, il
protagonista della storia, noto per il suo scetticismo, già
basava la sua difesa con un argomento indifendibile: e la
prova?
Allora, improvvisamente, si sentì stanco e fu contento di
ritrovarsi chiuso nell'edificio dove viveva all'ultimo piano.
Aveva scelto quell'appartamento per la sua meravigliosa vista
che rivelava la sagoma di Notre Dame sullo sfondo.
Entrando il suo primo sguardo fu per quella visione che,
quella sera, lo attirava in modo irresistibile. Se ne lasciò
affascinare, un po' a disagio per il fatto di provare delle
emozioni. "Bisogna finirla", si disse. Sospirò e,
deliberatamente, chiuse la finestra.
Era affamato e si sedette a mangiare il pasto freddo preparato
per il piccolo signor Jean dalla fedele Anna, l'eredità più
preziosa di sua madre.

2H
Non tentò neppure di rimanere sveglio. Troppe impressioni
contraddittorie lo assalivano per essere in grado di lavorare in
modo produttivo. Fedele alla disciplina mentale che sapeva
imporsi, cercò il sonno, sperando di trovare la tregua
favorevole per chiarire quella confusione.

***

Fu Anna a svegliarlo dal suo dormiveglia quando gli portò la


sua colazione.
"Ecco il suo caffè, signor Jean. Buona giornata a lei!"
"Credi davvero che sarà buona sorella Anna? Qual è la tua
previsione per oggi? Cosa dice il tempo: bello o triste?"
"Non è giusto signor Thomas: bello o triste! il tempo non è mai
triste ma lo sono gli occhi che lo guardano. Nel più grigio dei
cieli l'uomo innamorato vedrà il blu! Ma questo,
naturalmente, dipende da ciò di cui si è innamorati.
"Cosa pensano i suoi occhi stamattina? Sono un po' stanchi
ma sembra che il sole voglia penetrare attraverso una nuvola."
"Non sai quanto hai ragione, nonna. E non sai neanche cosa
mi sia successo ieri!"
"Non le sto chiedendo il resoconto delle sue scappatelle,
mascalzone. Dopotutto se un uomo non frequenta locali
notturni non è proprio un uomo, ecco! Ma non è quello che ho
visto nei suoi occhi stamattina."
"Cosa hai visto, vecchia strega?"
"Ho visto pioggia e bel tempo. Da noi si direbbe che il diavolo
si sta battendo con sua moglie; e sua moglie, naturalmente, è
l'angelo. Questo è tutto ciò che posso dire al riguardo."
"Anna, tu sei una filosofa e leggi anche nel pensiero per
giunta, perché è esattamente così che mi sento. Senza pensarci
troppo: a quale dei due dovrei dare ascolto?"

29
Dopo aver aperto le tende, Anna si girò per scrutare il suo
principale.
Immobile davanti alla finestra, il suo profilo somigliava ad
una delle figure della vetrata. Il foulard che le copriva la testa
e le spalle, il suo piccolo scialle e la gonna da contadina
completavano l'illusione. Le mani congiunte indicavano che
stava riflettendo. Divenne seria.
"Per me, piccolo mio, se non sta solo scherzando, credo che
occorra fare attenzione; l'esperienza mi ha insegnato che il
diavolo spesso prende le sembianze dell'angelo, ma se si sa
guardare bene, si riuscirà a vedere la punta della sua coda! Io
non ho mai visto l'angelo ma quando stanno combattendo è
possibile avvertirne la presenza."
"A tuo avviso, vecchia saggia, come si possono distinguere?"
"Andiamo, non è difficile! L'intervento dell'angelo porta la
pace al cuore come un rinfrescante vento del nord."
"Non pensi che anche Satana possa portare le sue piccole
soddisfazioni?"
"Caro ragazzo, lei non deve confondere il piacere con la gioia:
il piacere dell'ambizione, quello di avere ragione e il piacere di
ciò che penso ma lei mi sta prendendo in giro, lei sa molto
bene come fare a distinguerli! Ma sì, non era più alto del mio
stivale quando l'ho vista chiedere una sculacciata per aver
preferito il piacere di un'indigestione alla gioia di condividere
i suoi biscotti con un mendicante.
"Andiamo signor Jean, non si burli di me! Non si può
ingannare il Buon Dio; e il Buon Dio non è in cielo che ho
imparato a cercarlo. Se ci vede, deve sapere molto bene che
non ha senso parlare di qualcosa che non si conosce. Io non so
niente, ma guardo ogni cosa che vive e mi dico: l'animale è
più intelligente della pianta, l'uomo è più intelligente
dell'animale e tra tutti gli uomini alcuni sono animali ed altri
sono scienziati come lei. Ma gli scienziati non conoscono tutto,
perché stanno sempre cercando qualcosa! Possono ben
inventare una bomba atomica che possa distruggere tutto
sulla terra, ma possono inventare qualcosa che faccia vivere
ogni cosa? Sono capaci di inventare qualcosa che li renda più
intelligenti di animali e piante? E se non possono, c'è qualcuno
di più intelligente dell'uomo, qualcuno capace di fare tutte
queste cose?
"L'uomo può aver inventato gli angeli? o ci sono esseri che ne
sanno di più degli scienziati?
"Io sono solo una povera donna, ma mi vergogno per tutti
quei pazzi che sono così soddisfatti di se stessi da non poter
nemmeno immaginare che esistano intelligenze molto più
potenti di quella degli uomini!
"Può prendersi gioco di me, se vuole, ma mi farei cavare gli
occhi piuttosto di negare ciò che sento con certezza nel cuore!"
"Quest'ultima parola è sufficiente, Anna; è più forte di ogni
cosa perché rappresenta il vero problema: cos'è che può,
nell'uomo, dargli questa certezza? La tua certezza, Anna, che
costruisce le cattedrali se è vero che lì vi sono inscritte le leggi
sconosciute dalla scienza."
Anna, un po' confusa, cominciò a preparargli i vestiti.
"Adesso è ora di alzarsi, signor Jean, o se la prenderà con me
per averle fatto fare tardi al lavoro! "

***

Jean Thomas non era affatto abituato a sentire quel


linguaggio; una delle qualità innegabili di Anna era la
discrezione. Attraverso un tacito accordo, si occupavano l'uno
dell'altra senza immischiarsi nella vita personale: la devozione
deferente di una domestica semi-materna; l'affettuosa

31
gratitudine del piccolo signor ]ean, per il quale lei semplificava
le faccende domestiche della sua vita di scapolo. Lui si
lasciava viziare, consapevole di essere la ragione di vita di
quella donna di gran cuore, con un sano buonsenso, che
sapeva godere della semplicità di un'altra età con la tolleranza
comprensiva della sua epoca.
Ogni cosa era così semplice con lei che mai avrebbe nutrito il
sospetto che potesse avere avuto dei problemi.
Thomas fu preso alla sprovvista dalla sua ardente
dichiarazione, che dimostrava di aver fatto delle riflessioni di
cui non l'avrebbe mai creduta capace. Naturalmente sapeva
quanto lei amasse l'atmosfera delle feste parrocchiali:
l'incenso, l'incanto della musica dell'organo, la luce colorata
delle vetrate; ma non aveva mai visto il suo trasporto al di
fuori dei rituali obbligatori per i fedeli praticanti.
Le sue credenze erano basate su dettami religiosi o
semplicemente su una meditazione personale?

Assorto nei suoi pensieri, il dottore percorreva la solita strada


per il laboratorio della facoltà di medicina. Ma l'ultima
questione che si era posto lo fece fermare per un momento.
Rallentò il passo, senza avere nessun desiderio di immergersi
nel lavoro prima di aver fatto chiarezza ai suoi dubbi. Erano
stati evidentemente quei dubbi che scatenarono il suo
interesse per le risposte della sua governante.
Infatti, doveva prendere una decisione: sarebbe dovuto
andare o meno all'appuntamento alla cattedrale? Notò che
non osò aggiungere: "da Maitre Jacques", immaginando già le
risate dei suoi colleghi se solo avesse raccontato loro una cosa
così folle!
La notte, dalla quale sperava un'ispirazione di buon senso, non
gli aveva portato la riposta a meno che? No! Anna ignorava la

32
sua avventura: la sua conversazione, completamente fortuita,
non suggeriva alcuna soluzione.
Arrivò al laboratorio. Fece ancora qualche passo per imporsi
un andamento conforme alla sua rispettabilità. Ma ecco: la
parola stessa scatenò in lui una tale risata interiore che gli fece
biasimare se stesso per essersi lasciato prendere in giro da
un'isterica autosuggestione. Adesso era abbastanza! Si sarebbe
buttato nella sua ricerca, rincretinendosi se necessario, ma non
si sarebbe mai detto che il dottor Thomas potesse sacrificare la
consolidata reputazione di avere una mente equilibrata!

***

Il giorno trascorse senza incidenti, o più precisamente, passò


come una storia senza parole. Si poteva dire che fosse stato un
giorno di lavoro produttivo? Forse, se per questo si intendono
una serie di osservazioni contraddittorie che, tutte, avevano
per conclusione:
"Ogni fenomeno è un fatto scientifico discutibile, che deve
poter essere spiegato razionalmente.
"Questo fenomeno deve essere certificato dalla rigorosa
obiettività di una testimonianza che lo classifichi.
"Il soggetto che si interessa a questo fenomeno non è idoneo
ad autenticarlo, dal momento che le sue interpretazioni
dipendono dalle sue facoltà mentali, che possono essere state
alterate dal sopraccitato fenomeno.
"Ciò nonostante, è certo che l'uomo sia capace di giudicare
con certezza solo se fa uso di tali facoltà.
"L'uomo è essenzialmente un fenomeno materiale, un

complesso che cessa di esistere quando la morte distrugge il


fenomeno chiamato vita.
"La coscienza è il risultato di asserzioni mentali.

33
"E queste asserzioni dipendono dal meccanismo cerebrale."

***

Quando arrivò l'ora in cui solitamente lasciava il laboratorio,


Thomas inventò una serie di pretesti per rimanere e
obbligandosi a elaborare il programma per l'indomani così da
non perdere nemmeno un istante nel cercare nuove prove per
una verifica ben dimostrata.
Infine, soddisfatto di se stesso, uscì con passo deciso con la
ferma intenzione di acquistare certe opere interessanti per la
sua ricerca. Ma una volta sul posto, mentre sfogliava i libri,
realizzò che i suoi pensieri stavano vagando lontano da quegli
argomenti. Dopo vani sforzi per concentrare la sua attenzione,
ci rinunciò e lasciò la libreria per passeggiare lungo le sponde
della Senna, andando deliberatamente nella direzione opposta
a Notre Dame.
La fuga non durò molto. Presto egli realizzò che stava
fuggendo da se stesso per non cadere nella tentazione che lo
stava tormentando. Quel sotterfugio lo umiliò. Cercò di
analizzare il suo stato fisico e mentale per individuare la forza
che si stava opponendo alla sua ragione, ma fu costretto ad
ammettere che questa non avesse niente a che fare né con i
normali istinti animali che era abituato ad affrontare, né con
l'esaltazione improvvisa di una passione repressa. Troppo
leale per non riconoscere la futilità delle dispute di tipo pro e
contro che inventava; tagliò corto con quell'inutile dibattito e
considerò la sua situazione con freddo distacco.
Il rigore scientifico del suo ragionamento, che aveva
sperimentato quello stesso giorno, gli mostrò l'esistenza di un
fattore ignoto tra gli elementi del suo problema. Trovare
quell'ignoto era la sua priorità immediata; tentare la stessa

�4
esperienza, ma volontariamente e con sangue freddo: non era
quello un modo legittimo per giudicarla in maniera
imparziale?
Ritornò sui suoi passi e riprese deliberatamente la direzione
della cattedrale.
Mentre camminava, la sua curiosità risvegliata gli suggerì
migliaia di domande: sarebbe stato solo all'appuntamento?
Come avrebbe potuto ritrovare un visitatore inesistente? Gli
sarebbe bastato evocarlo, chiamarlo con il suo nome: Maìtre
J acques? Quel nome gli fece ricordare le sue ultime parole: "E
se riuscirai a lasciare Thomas a casa" . Ma Thomas, la sua
intelligenza razionale, era proprio il giudice imparziale di cui
aveva bisogno per giudicare per giudicare cosa? La disputa tra
Thomas e la sua immaginazione?
Allora, una voce con l'intonazione di Maìtre Jacques gli
rispose interiormente: "Non l'immaginazione, ma l'intuizione.
Ma come può Thomas essere al contempo giudice e
partecipatore nella disputa tra se stesso (a ragione) e Jean (la
sua intuizione)? Chi sarà dunque l'intermediario? Se puoi
risolvere questo aspetto del problema avrai la sua soluzione."
Jean Thomas fu ancora più turbato da questo inaspettato
dialogo di quanto non lo fosse per la presenza visiva che
istintivamente si ritrovò a desiderare. Come fare a resistere?
Egli si arrese alla fretta che lo condusse verso la cattedrale e
affrontò la vigilia dello strano incontro con un senso di
sollievo.

***

Con gli occhi chiusi, si sforzò di prendere una posizione


chiara: no, non avrebbe rifiutato di ascoltare la sua ragione.

35
Non era la sua sola difesa contro l'illusione? Dopotutto, il
problema non era lui, ma Maitre Jacques
"No, Jean Thomas, il problema sei tu."
Jean Thomas cercò di controllare la sua emozione: Maitre
Jacques era davanti a lui. E sia! Illusione o realtà, doveva
approfittare di questa presenza per trovare il motivo di
quell'intervento. Andò direttamente al nocciolo della
questione:
"Qualsiasi cosa tu sia rispondimi Maitre Jacques. Sostieni che
io sia il mio stesso problema. Tuttavia, prima di incontrarti
questo problema non esisteva: sei tu ad essere la causa della
mia inquietudine ed è il momento che tu mi spieghi la tua
presenza."
"Inutile. Solo quando conoscerai te stesso sarai capace di
comprendere me."
"Ho paura di essere caduto vittima di un'autosuggestione.
Cosa mi ha spinto a ritornare qui stasera?"
"La tua insoddisfazione, la tua segreta sofferenza per esserti
accontentato di continue incertezze."
"È una possibilità, ma l'accettazione di questa incertezza è una
fonte di onore per quelli di noi che ambiscono ad estendere il
campo di applicazione della conoscenza umana, senza
pretendere di aver trovato le risposte definitive. Si può
sperare di superare le attuali assunzioni con nuove scoperte.
Tuttavia, in questo consiste la nostra lealtà e potrei anche dire
il nostro coraggio perché ogni scienziato lavora per i suoi
successori, rimanendo lui stesso inappagato."
"Rimanere inappagati non è una tragedia, perché l'uomo che è
soddisfatto del suo stato terreno non si eleverà al di sopra
della sua umanità più bassa. Ma ciò di cui tu stai parlando
riguarda il sapere e non la Conoscenza perché il sapere dipende
dalle vostre facoltà cerebrali e dalle vostre possibilità

36
percettive, sensoriali e strumentali. Si basa essenzialmente sui
fenomeni e non sulle loro cause essenziali che la vostra Scienza
non vi permette di scoprire.
"Comunque, il vostro coraggio è lodevole e il vostro sacrificio
sarebbe meritevole se non ci fosse nessun'altra soluzione oltre
alle vostre ipotesi che ne conseguono. Ma ipotizziamo che si
possa dimostrare la possibilità di una Conoscenza diretta che
riveli la ragione dell'esistenza dei fenomeni e che ci dia le
chiavi delle leggi della loro genesi (di cui io sono un agente
attivo). Bisogna ammettere che sarebbe inutile negarla, proprio
come sarebbe puerile costruire un palazzo senza prima aver
stabilito delle solide fondamenta."
"Sarebbe ammissibile", ripose il dottore, "se si potesse
provare l'esistenza di questa Conoscenza".
"I costruttori di questa cattedrale e di numerosi altri templi
iniziatici hanno lasciato la loro testimonianza. Ma hai l'umiltà
di ammettere che la vostra incapacità di decifrare tutto questo
sia dovuta ad un errore nel metodo e non alla realtà della sua
esistenza?"
"Dov'è l'errore nel metodo?" mormorò Thomas.
"Nella superbia riguardo ai vostri poteri cerebrali che, per
l'ignoranza di una facoltà superiore, situate al vertice delle
vostre possibilità. E se tu mi senti, Jean Thomas, è grazie a
questa facoltà intuitiva. La scossa che l'ha risvegliata ha solo
dissolto la nebbia del Mentale che fino ad ora l'aveva
oscurata."
Thomas, turbato per un momento, cercò di mantenere la sua
posizione:
"È attraverso le mie facoltà mentali, tuttavia, che posso
distinguere la ragione dall'immaginazione"
La ragione l'immaginazione Queste parole che pensava di
aver pronunciato a voce bassa rimbalzarono come un eco dalle

37
volte gli vennero le vertigini, aspettò la risposta di Maitre
Jacques come un punto d'appiglio, che sembrò sussurrar gli
all'orecchio:
"È piuttosto il Mentale a dover essere controllato da Colui che
conosce le Cause, perché lasciato a se stesso, non può giudicare
senza comparare, senza dividere. Il Mentale è il serpente della
Genesi, il dualizzatore che separa Adamo ed Eva così che
possano guardarsi a vicenda."
"Ma tu stesso che mi parli di questa dualità, non ne fai
necessariamente parte anche tu?"
"Io, Maitre Jacques, sono Colui che, in te stesso, conosce la
dualità senza aver mai lasciato la sua Unità. Questo è il
motivo per cui io sono lo stato in cui puoi rifugiarti per veder
operare il tuo Mentale senza !asciarti adescare dalle
conclusioni della sua dialettica."
"La nostra formazione scientifica," obiettò il dottore, "non ci
prepara in alcun modo ad entrare in contatto con uno stato
d'essere che non sia spiegabile razionalmente".
"La scienza moderna non h a scoperto manifestazioni di
energia che il secolo prima erano sconosciute? Tuttavia tu le
dai credito con un appassionato interesse. Ora, queste
scoperte sono molto meno importanti per la realizzazione
dell'Uomo totale (che è il tuo scopo finale) rispetto alla
conoscenza dei vari stati d'essere di cui è composto."
"Come posso conoscerli? Io non ho che una vaga nozione di
anima presumibilmente immortale, di cui scientificamente
ignoro il rapporto con un senso morale che senza dubbio è la
mia coscienza. Queste nozioni sono parole che non
stabiliscono alcun rapporto preciso tra i miei sentimenti, per
esempio, e i miei desideri spesso contradditori."
"È esattamente questo rapporto che deve essere individuato. Il
solo fatto certo che fino ad ora hai considerato è l'esistenza
della tua persona mortale, che comprende evidentemente la
tua intelligenza razionale dato che le sue facoltà dipendono
dal tuo cervello mortale. Senza dubbio ti scioccherà chiamare
questo carattere Automa, perché esso si crede libero e
consapevole."
Queste ultime parole spaventarono Thomas, che fino a quel
momento era rimasto in ascolto della risonanza di tale
discorso dentro se stesso.
"Non ribellarti, Thomas, o romperai il contatto. Considerami
un aspetto di te stesso che non conosci.
"Senza di me tu non sei che un automa, dal momento che le
tue decisioni non sono indipendenti né dal tuo stato organico,
né dal tuo stato psichico, né dalle tiranniche influenze delle
abitudini, dell'eredità, dell'educazione e dell'istruzione che
hai ricevuto.
"Alle prese con questi molteplici impulsi, la tua persona
umana è tanto indifesa quanto, per la maggior parte delle
volte, inconsapevole."
"Intendi dire che il mio volere non è dettato da nessun
effettivo libero arbitrio?"
"Il libero arbitrio esiste solo se si è consapevoli delle forze che
determinano ciò che si decide. Altrimenti esso subisce gli
impulsi di cui gli sfugge l'origine.
"Ora, l'Io che costituisce il tuo Automa ha molte facce, a
seconda del ruolo che gioca il tuo personaggio nella tua vita
materiale, emotiva, sociale o intellettuale. Questi aspetti
rivelano Io differenti, che cambiano continuamente a seconda
dell'età e delle circostanze. I loro obiettivi sono aggrovigliati,
modificati da migliaia di influenze esterne. In mezzo a questi
molteplici Io transitori, puoi onestamente affermare che esiste
dentro di te un Io sovrano, sufficientemente cosciente dei suoi
vari impulsi da fare una scelta con piena cognizione di causa e

39
secondo una propria direttiva egualmente determinata in
cognizione di causa ?"
"Prima di tutto", disse Thomas, "penso che un Io sovrano
implicherebbe una vigilanza e un discernimento continuo
riguardo ai vari impulsi che lo assalgono. Inoltre, la sua
sovranità non potrebbe essere effettiva fino a che non si
stabilisce chiaramente un obiettivo generale, un obiettivo
verso il quale subordinare le proprie decisioni."
"La tua risposta è corretta e definisce chiaramente le
condizioni essenziali per il libero arbitrio."
"Forse è così", rispose Jean Thomas, "ma è un duro colpo alla
nostra libertà di azione, perché queste condizioni mi
sembrano limitare gli uomini guidati da un tale libero arbitrio
solo ad un piccolissimo numero."
"Non è il libero arbitrio a guidarli: è lo scopo essenziale dell'lo
sovrano che rende possibile la scelta delle loro decisioni. Il
libero arbitrio ne è il frutto."
"Sto cercando di capire, Maìtre Jacques, ma non riesco ad
individuare, tra i numerosi, mutevoli Io di cui parli, un Io
stabile e abbastanza consapevole rispetto agli altri Io da
subordinarli al suo obiettivo."
"Non essere impaziente, Jean Thomas, perché la complicata
situazione che stai analizzando è la tua situazione quotidiana,
che subisci in quanto non la comprendi. Questo Io stabile,
capace di coordinare i tuoi impulsi, è quello che ti sta
parlando in questo momento. È stabile perché fa parte del tuo
Essere immortale. È il Testimone permanente di tutte le tue
esperienze. Il suo obiettivo è quello di realizzare ciò che ha
causato la tua entrata in questa umanità terrestre."
"Ciò che dici presuppone la preesistenza di questo Testimone,
e quindi la possibilità della sua sopravvivenza. Perché dovrei
accettare adesso ciò che ho sempre rinnegato?"

40
"Il motivo adesso, Jean Thomas, sono io: la presenza del tuo Io
stabile, testimone della sua realtà proprio per il fatto stesso che
tu mi senti e che io posso svelare ciò che è nascosto in te."
"Non ti ho sempre sentito?"
"Spesso ho provato i tuoi ragionamenti mi hanno respinto
perché io sono uno stato d'essere che è diverso dalla tua
ragione scientifica, e che rifiuti di varcare. Tuttavia le mie visite
hanno l'effetto di risvegliare in te l'inquietudine."
"Se solo potessi individuare questa inquietudine!"
"La tua inquietudine è la sofferenza di non poter
comprendere, attraverso la tua ragione, l'inesprimibile stato
del tuo Essere immortale Non ne soffriresti se dentro di te non
ci fossero altre possibilità. La tua intelligenza cerebrale ti
permette di guardare te stesso ma non è in grado di andare al di
là della constatazione. È allora la preconoscenza di uno stato
superiore alla constatazione a permetterti di andare al di là di
essa.
"La tua preconoscenza è la chiamata della tua anima
immortale."
"Anima è un concetto irrazionale" .
"Essa s i collega al razionale per il fatto che è uno dei Numeri
emanati dalla divina Totalità.
"Ogni anima è un'Entità-Numero le cui caratteristiche lo
distinguono da altre Entità-anima. Ma essendo
un'emanazione del Divino Assoluto, ne porta ugualmente
l'aspetto Universale. Questi due aspetti si manifestano,
durante un'incarnazione, come i due Testimoni di un'unica
Entità.
"La loro manifestazione, tuttavia, è di ordine spirituale, uno
stato di Coscienza superiore rispetto a quello dell'animale­
umano. E questo, oh razionale Thomas, è la tua zona di

41
inquietudine che continuerà a rimanere tale fino a quando non
riconoscerai il mio ruolo come intermediario.
"Sì, Thomas, intermediario fino al punto da non sapere più chi
sta parlando adesso. Tu o io? . . . o io in te?"
"Cosa dovrei sapere?" mormorò Thomas. "Senza di te
ignorerei ciò che mi hai insegnato. Ma questo, chi dunque lo
accetta in me? E qual è il tuo scopo? Se tu sei, Maìtre Jacques,
consapevole e immortale, per che cosa hai bisogno di me?
Perché rimani legato alla mia persona mortale?"
"Perché tu sei il soggetto, scelto per me, attraverso il quale
conoscere l'essere umano. E per te, se mi accetti, io sono la tua
immortalità. Lascia che ti illumini per capirlo:
"L'aspetto caratterizzato di un'Entità-anima (il suo Testimone
permanente) non è cosciente che di se stesso. Tuttavia, lo
scopo della sua incarnazione è di amplificare questa
Coscienza attraverso l'esistenza dell'Uomo, la cui coscienza
innata è la somma delle coscienze che gli sono inferiori. Io
sono l'espressione del tuo Testimone permanente. Sono io che,
al momento della tua nascita, ho impresso in te le mie firme: le
tue vere tendenze. L'altro aspetto della tua anima, il tuo
Testimone spirituale, è pura Luce divina non specifica che
partecipa alla Coscienza Universale."
"Se è così", disse Thomas, "allora come può appartenermi
come individuo?"
"In realtà ti appartiene così poco da dimorare in te stesso solo
se viene effettivamente attratto dal tuo Desiderio. Inoltre esso
potrebbe, con me, !asciarti per sempre."
"Come posso desiderare qualcosa che non conosco?"
"Se tu mi senti, la tua insoddisfazione è il cammino del tuo
Desiderio. Osa accettare il fatto assurdo di ascoltare il silenzio."
"Sono capace di raggiungere questo stato con la mia mentalità
attuale?"

42
"Non hai ancora capito che io sono l'intermediario che ti può
rendere intelligibile la rivelazione del Silenzio? Maìtre
Jacques, la voce del Testimone permanente, è questo
intermediario (che ti incuriosisce a giusto titolo) 1 tra il tuo
intelletto e la tua ragione discorsiva. È la chiave del tuo
problema. Conoscerlo significa risvegliarsi dal sonno in cui
sono sommersi gli Automi umani (anche quelli più
intelligenti), che subiscono il loro destino come una fatalità. È
la possibilità di acquisire un effettivo libero arbitrio, nella misura
in cui rimani sveglio per diventare costantemente cosciente."
"E sia," disse Thomas, "ammettiamo questa eventualità, dal
momento che hai già guadagnato qualche punto nella
discussione su concetti formalmente opposti. Ciò che mi
sconvolge però è che sto parlando con un interlocutore al
quale non posso attribuire una realtà fisica."
"Non ti è mai capitato di discutere con te stesso quando la tua
ragione pone le sue argomentazioni contro gli impulsi del tuo
cuore o della tua ambizione? Quello è infatti un vero dialogo
interiore e, se si tratta di un dramma passionale, la tua
immaginazione gli apporta rinforzi pittoreschi! Perché allora
rifiutare la stessa realtà alle nostre discussioni?"
"Perché la proiezione della tua immagine mi fa temere di aver
preso un'allucinazione."
"Cosa ne sai di queste cose? Se questa immagine è il simbolo
autentico di un Principio reale che giustifica se stesso per il
valore che esso rappresenta, essa può anche essere
l'evocazione di una forma concepita dai Saggi la cui lucida
coscienza ha compreso il ruolo e la funzione di questo
Principio nei misteri della Natura."
"Ma come posso evocare io qualcosa che qualcun altro ha
concepito? Maìtre Jacques rispondimi!"

l Cfr. pagina 34.

43
"Il mondo dell'intuizione è uno stato più sottile di quello del
pensiero. La trasmissione dei pensieri, d' altronde, è un fatto
riconosciuto. Se già puoi ammettere questo puoi anche
ammettere la stessa trasmissione per le percezioni intuitive. E
allora cosa importa se le mie risposte giungono da una
Saggezza esteriore o da dentro di te?
"Maitre Jacques risponde a tutti coloro che lo chiamano ma la
maggior parte degli uomini lo ignora."

***

Intervenne un pensiero divergente deviando l'attenzione


mantenuta da Thomas Fu allora che il simbolo di Maitre
Jacques si dissolse in un'immagine che venne registrata dalla
sua mente durante l'infanzia: un angelo e un demone stavano
tormentando un pover'uomo cercando di condurlo ognuno
nella sua direzione. Liberata da questa distrazione,
l'immaginazione di Thomas iniziò a vagare, confondendo la
credenza con la superstizione, il simbolo con la fantasia,
canzonando i giudizi fondamentali di buono e cattivo,
evocando le tentazioni leggendarie fino all'immagine di Faust
e Mefistofele, la cui critica fin troppo semplice rappresentava
la vendetta istintiva della sua ragione contro l'attenzione che
aveva dato alle suggestioni di Maitre Jacques.
"Questo è proprio il tipo di illusione dalla quale ci si deve
guardare. È semplice da inventare con il pretesto
dell'iniziazione! Mantieni il tuo buon senso, Jean Thomas:
l'Umanità è arrivata nell'era della ragione e non ha bisogno di
prendere seriamente i racconti di Mamma Oca2!"

2Ndt: suite di Ravel, ispirata alle illustrazioni di un libro di favole


per l'infanzia dal titolo Cinq pièces enfantines.

44
***

Da dove arrivava la reazione che, tutto ad un tratto, gli


stimolava un impeto di ribellione? Contro chi si stava
rivoltando? Contro l'idea di Maìtre Jacques? Un rimprovero
interiore lo costrinse a rivedersi: un senso di rispetto, mai
provato prima, gli impedì di burlarsi del suo misterioso
mentore. Da dove proveniva quel rispetto? Qual era l'origine
di quel rimprovero? Chi si stava ribellando? Contro chi?
Uno sforzo quasi doloroso gli permise di sentire la dissonanza
tra la sua mentalità quotidiana, nutrita da nozioni
sovrapposte, e un certo stato di quiete simile a quella di un

uomo mezzo asfissiato che si rianima grazie ad un ambiente


adatto a lui.
Jean Thomas avrebbe voluto parlarne ma si scontrò contro
l'impossibilità di attaccare questa quiete (o, si potrebbe dire,
coscienza) che non si lasciava perturbare.
Si trattava di una nuova sensazione per lui perché
chiaramente sapeva che tale coscienza non aveva bisogno di
argomenti per imporre se stessa: essa era.
Lo scienziato avrebbe cercato di analizzare questo fenomeno
ma non era il momento adatto perché stavano iniziando ad
arrivare i fedeli per la messa serale.
Jean Thomas si alzò senza sapere se avrebbe dovuto
arrabbiarsi o rallegrarsi.

45
3

MAITRE JACQUES CONTRO PIERRE DU COIGNET

L'incontro con Maltre Pierre. I due padroni di Maltre Pierre. La


disputa del fuoco e dell'acqua. Maltre Jacques, "pellegrino dello
Spirito". La conchiglia di San Giacomo.

Thomas non oppose nessuna resistenza a Jean per ritornare a


Notre Dame. Al contrario, aveva un argomento sufficiente per
legittimare la sua curiosità: qualcuno aveva risposto alle sue
domande con spiegazioni dirette a Jean. n problema però per
Thomas non era ancora risolto. Chi era questo qualcuno?
Maitre Jacques? Una soluzione veramente irrazionale!
Tuttavia dovette ammettere che fino ad ora lui, l'intelligenza
della ragione, aveva ignorato ciò che suscitava Maitre Jacques.
Non aveva nemmeno mai esaminato le parti che potevano
essere verificate. Ma che dire della provenienza delle altre
dichiarazioni che non erano in sintonia con nessuna delle sue
ipotesi? Da dove arrivavano? Non aveva importanza! La sua
curiosità voleva proseguire l'esperienza: sarebbe sempre stato
possibile ammettere una nuova ipotesi.
"Possibile ma molto pericolosa per la continuazione del
dialogo! Vai avanti da solo se sei capace Thomas! Io sono e non
ho bisogno della tua fede."
Jean Thomas, che sognava ad occhi aperti sotto un raggio di
luce che attraversava una vetrata, fu risvegliato da questo
rimprovero. Invano si guardò attorno in cerca di Maitre
Jacques: apparentemente era solo.
Non tentò di negare la sua delusione. Avvertiva un grande
vuoto, il vuoto dell'assenza di ciò che lo aveva riportato in
vita da quando era iniziata la sua avventura. Smarrito, cercò

47
di chiarire la sua situazione quando venne distratto dall'arrivo
di uno sconosciuto che si sedette a fianco a lui: l'aspetto di
artista con i capelli bianchi, una mantellina nera e il blocco da
disegno appoggiato sulle ginocchia.
Si mise comodo e iniziò a lavorare ad uno schizzo che aveva
già parzialmente abbozzato senza badare al suo vicino.
Jean Thomas, seccato da quella presenza inopportuna, fece per
andarsene, ma l'artista lo fermò.
"La prego, non si lasci disturbare dalla presenza di un
sognatore", sussurrò. "Suppongo che lei sia qui per meditare o
pregare. Perché l'evocazione di un artista dovrebbe turbare la
meditazione di un cercatore? Quanti uomini sono stati qui ai
tempi in cui la gente sapeva come cercare per creare insieme
un ambiente propizio per la comprensione dei simboli!"
"Mi sembra che il simbolismo sia un metodo di insegnamento
desueto di un'altra era."
"Lei si inganna giovanotto! I Saggi che conoscevano i segreti
della Natura dovevano insegnarli per mezzo di simboli
concreti allo scopo di spingere il cercatore a trovare, attraverso
l'analogia, la vitale relazione che unisce ogni manifestazione
dell'Essere. È il metodo più diretto per scoprire la logica vitale
che governa il nostro universo. Io sono per ciò che è concreto,
ragazzo, e voglio che Madre Natura mi mostri attraverso delle
prove ciò che mi insegna! "
"Completamente d'accordo! M a lei ritrova questa concretezza
nei simboli?"
"Intendo dire che la ricerco finché non ho compreso le
funzioni naturali che rappresentano questi simboli."
"Tuttavia il suo temperamento di artista deve condurla,
talvolta, a delle fantasie."
"Io non confondo lo studio dei simboli reali con l'espressione
artistica delle mie impressioni personali! Forse potrei trovare,

48
in questa espressione, un ritratto fugace del mio stato d'essere
che per me non è che un interesse personale
d'esteriorizzazione."
Jean Thomas guardò lo strano schizzo del disegnatore con
curiosità.
"Sono indiscreto se le chiedo se il modello del suo disegno è
una statua di questa cattedrale?"
"Lo era ma ora non lo è più. È una sorta di evocazione, una
specie: l'evocazione del mio patrono."
"Posso chiederle il suo nome?"
"Io sono Pierre, il cognome è ininfluente. Sono stato battezzato
Maftre Pierre nel quartiere Latino."
"Ah! Sta disegnando il suo santo patrono: San Pietro?"
"Oh no! Quello è il patrono dei Papi. Il mio non è un affare
così grande. Venga, voglio mostrarle il luogo in cui era
scolpita la sua immagine prima che un disgraziato fanatismo
condusse alla distruzione o mutilazione di molti di questi
capolavori."
L'artista guidò Thomas verso una nicchia sopraelevata.
"Là, vicino all'angolo del coro, il simbolo del mio patrono era
scolpito nella pietra. Il nome del mio patrono è Maitre Pierre
duCoignet. Maitre Pierre dell'angolo: è la pietra angolare, la
pietra maestra dell'edificio, la materia primordiale sulla quale
è poggiato il mondo. Come può chiaramente vedere, il mio
patrono è ben lungi dall'essere un santo ma senza di lui le
chiavi di San Pietro non avrebbero avuto ragion d'essere.
Prima è necessario avere qualcosa da aprire."
Jean Thomas ascoltava in silenzio. Il suo compagno gli chiese
di sedersi poi scelse due schizzi dal suo blocco da disegno.
"Qui abbiamo il suo primo simbolo: una statua senza forma,
una massa di pietra grezza con pieghe angolari. È una massa
senza volto che sta aspettando chi gli darà la faccia".

49
Jean Thomas scosse la testa senza capire.
"Maìtre Pierre, cosa dice? Sarebbe questo il suo protettore?"
"Aspetti, aspetti, non ha ancora visto tutto."
L'artista prese l'altro disegno che rappresentava il busto di un
demone che nasceva dalla pietra e che sembrava sostenerla. Il
demone aveva le corna ed un'enorme bocca con macchie di
cera e di fumo che appariva tanto sporca quanto orrenda.
"Cos'è? Ha inventato lei questa mostruosità?"
"Assolutamente no. Io ho riprodotto un'immagine che era ben
conosciuta dai fedeli di Notre Dame durante il Medioevo:
Maìtre Pierre du Coignet, nella cui bocca spegnevano le loro
candele."
"E quell'uomo è il suo protettore?"
"Questo è uno dei suoi volti."
"Magnifico! Ma mi piacerebbe ancora capire che cosa
simboleggia."
"Satana è il fuoco del cielo caduto nella materia. Esso può
essere estinto o resuscitato dalla materia se il suo aspetto
Luciferino domina e diventa luce vivente, animando a sua
volta la materia e potendo persino perfezionarla."
"Lei parla come i vecchi scrittori medievali."
"Questo è il modo in cui la gente era solita discorrere sotto le
volte di Notre Dame, quando i cercatori si riunivano insieme
per studiare sotto la guida dei più saggi. A quei tempi erano
liberi di parlare dello Spirito come la forza animatrice di tutto
ciò che esiste e le persone concrete come me non erano così
pazze da pretendere che quell'energia distruttiva, liberata
artificialmente, fosse la stessa cosa dell'energia dello Spirito,
che dona la vita ed è parte di ogni cosa."
"Che sta dicendo? Lei non è affatto una persona concreta!"
"Oh sì! Se io parlo del diavolo è perché osservo quegli uomini
le cui bocche estinguono ogni luce, gli uomini che negano il

50
mistero nella Natura, i golosi, gli avari e tutto ciò che in me
stesso mi lega saldamente alla terra. Ma grazie alla mia
coscienza ho anche un'altra faccia: quella di Pierre che conosce
molto meglio le cose degli uomini che le cose del cielo1 ma che
ugualmente ha trasformato in pietra cubica la pietra grezza
originaria, una base fermamente stabile sulla quale è adatto a
regnare un re."
"Questo linguaggio è troppo misterioso per me. Non può
chiamare le cose con il loro nome? Chi è il re?"
"Il re lo cerchi come me in ogni cosa che esiste: è il seme del
chicco di grano che si nutre della sostanza che lo circonda ma
che trasformerà questo nutrimento in semenza e
moltiplicandosi in ogni spiga di grano. È il fermento che
trasforma l'impasto in un lievito della sua stessa natura. Tra
gli animali che vivono in gruppo, è quello maggiormente
consapevole delle sue responsabilità come capo di quel branco
che istintivamente lo ha scelto.
"Se applico questo principio all'essere umano posso dire che
la nostra regalità debba essere la supremazia di un nucleo di
vita indistruttibile, più consapevole di quello di altri regni e
capace di trasmutare ogni funzione di questa individualità in
coscienze viventi, coscientemente responsabili dell'armonia
del tutto, come se fossero diversi membri di un regno di api."
"Il suo positivismo si basa sulla Natura, Maìtre Pierre.
Tuttavia la coscienza su cui basa i meccanismi di questa
regalità è un'astrazione."
"La coscienza di un animale erbivoro che rifiuta di mangiare
piante velenose è un'astrazione? La coscienza di un passero
che costruisce il suo nido come un architetto istruito sulle
leggi di resistenza alle scosse e ai temporali, è un'astrazione?
La coscienza delle radici che vanno direttamente al punto in

l Marco 8, 33.

51
cui trovano l'acqua è un'astrazione? In questo caso, amico
mio, ogni cosa in Natura sarebbe un'astrazione, perché ogni
cosa obbedisce all'impulso del germe vitale che persegue il
suo obiettivo fino al limite delle sue possibilità a seconda delle
sue specie. E questo è ciò che l'uomo non è più disposto o
capace a fare."
"Ma se il suo patrono, Maìtre Pierre, è anche il Satana che
sostiene l'edificio, la meta superiore dell'uomo, se davvero
esiste può essere realizzata nonostante l'opposizione di una
tale forza diabolica?"
"Pensa che l'oro trovato nelle miniere sia sempre stato oro? Si
può mettere in dubbio la passione che deve aver subito questo
minerale per gestire il fuoco satanico del suo primo seme per
poi rifiutare o consumare tutto ciò che non fosse oro? La
regalità dell'oro consiste nella purezza totale degli elementi
che lo compongono e questo è ciò che lo rende inalterabile.
"È così che io vedo la formazione progressiva del nostro
embrione sovrumano.
"Io non sono né uno scienziato né un teorico ma sono
consapevole di essere, attraverso il mio corpo, il minerale di
gestazione del mio re."
"Lei è un poeta."
"No, sono un artista che cerca di decifrare il simbolo
attraverso l'immagine."
"Il simbolo è un'immagine."
"No, il simbolo è l'espressione di funzioni vitali. In questo
risiede il mio positivismo."
"Suppongo che lei conosca tutte le sculture di questa
cattedrale."
"È u n grande libro i cui autori furono dei saggi. Il vantaggio di
questo libro è di dare ad ognuno ciò che è capace di ricevere e
nient'altro."

52
"È necessario sapere come decifrarlo e mi piacerebbe
apprenderlo in sua compagnia."
"Io posso solo insegnarle ciò che io stesso ho capito. Se uno di
questi giorni ci rincontreremo vuol dire che le circostanze
saranno favorevoli Vada con Dio o al diavolo come desidera
amico mio!"
Jean Thomas rimase perplesso ascoltando l'ironica risata
dell'artista che si allontanava.

***

Scesero le ombre su quel luogo di silenzio portando l'oblio sul


tempo e sulle forme liberando il Sogno che aveva soffocato il
Giorno.
Ombre di esperienze vissute o rumori di pensieri bisogna
accogliervi? Bisogna trascendervi?

Le candele tremolanti stanno marciando in processione verso


Maìtre du Coignet?

I rintocchi di una campana evocano il convento... Sonnez les


matinees '! Frère Jacques, dormez vous ?
Frère Jacques, Maìtre Jacques che distanza separa il sogno
dalla realtà?
Fratello Jacques, stai dormendo? Dottor Thomas, stai
sognando?

***

Il rumore di una discussione si elevò dal lato degli stalli dei


cori. Si levarono due figure che divennero più chiare man
mano che si avvicinavano a Jean Thomas.

53
Maitre Jacques - non poteva essere nessun altro - stava
rimproverando fortemente il suo compagno:
"La colpa è tua, Pierre du Coignet, se quel giovane ha visto
solo un'immagine piuttosto disgustosa di te. Perché non ti sei
presentato?"
"Inutile! Era troppo occupato a contraddire il mio pupillo,
Maitre Pierre, e lo stava anche facendo con un una buona dosa
di impertinenza."
"Credi che non l'abbia sentito? È per questo motivo che non
mi sono manifestato. Perché affrontare un argomento che un
uomo così imbevuto della sua scienza attribuirebbe al suo
piccolo cervello?"
"Se fosse per me, Pierre vu Coignet, maestro del fuoco
infernale, lo farei senza aspettare un istante! Gli ho raccontato
ciò che so delle forze della materia e l'ho incitato ad
incrementare quanto più possibile la sua conoscenza e di dar
libero sfogo al mio potere."
"L'hai fatto, Satana, l'hai fatto! Per chi ha lavorato allora
disintegrando la materia?
"Tu sei quello che ha instillato in lui l'orgoglio di diventare un
creatore. Cos'hai fatto per lui? Un distruttore delle forze
dell'armonia che sostiene il mondo! Gli hai insegnato il
segreto della Vita?"
"Non è compito mio. Per di più, se lo hai sentito parlare, puoi
verificare che il mio pupillo stia cercando la chiave per farlo."
"Lo so," disse Maitre Jacques. "Qualche volta mi ascolta e il
suo discernimento lo rende diffidente verso il tuo aspetto
distruttivo. Ma chi lo sa se sarà sempre in grado di resisterti?
Tu sei l'eterno ingannatore e per meglio sottomettere l'uomo
al tuo servizio sviluppi in lui la facoltà della negazione."
"Attenzione! Qui devo interromperti Maitre Jacques: potrebbe
esistere l'affermazione senza la negazione?"

54
"Evidentemente, gnomo infernale: il mondo che tu forgi
costantemente è basato sulla divisione, l'opposizione e la
contraddizione."
"Non hai detto tutto: i o sono l a forza che separa e che provoca
il desiderio di riunificazione. Questo, amico mio, è amore.
Chiedi pure agli uomini che tu abiti se vorrebbero la mia
distruzione."
"Questo perché tu hai vantaggio sugli uomini: nell'inferno che
hai creato c'è la loro unica consolazione!"
"Lascia perdere la predica, Mai:tre Jacques. Sai perfettamente
che ogni cosa ha due facce, anche il paradiso dei loro sogni."
"E tu, Satana, sai che sei un bugiardo, perché se c'è un
dualismo virtuale nello stato paradisiaco non è un dualismo
effettivo dato che la separazione non esiste."
"L'uomo non lo sa perché sono stati cacciati da questo stato.
Che bisogno hai di dirglielo? Tu stesso, che discuti, subisci la
legge di contraddizione."
"Nessun dubbio al riguardo," disse Mai:tre Jacques, "dal
momento che io sono un intermediario tra questi dotti animali
e il loro essere spirituale."
"Che razza di mestiere! E dimmi, non sei più o meno
obbligato a partecipare alle loro tempeste passionali?"
"So dove vuoi arrivare, Satana. Su questo tu non hai alcun
potere su di me: il mio stato immateriale non può essere
disturbato dalle loro passioni corporee. Tuttavia, è possibile
che le loro ambizioni corrispondano all'obiettivo della mia
incarnazione . . . E allora mi posso lasciare guidare . . . "

Questa dichiarazione scatenò una risata sarcastica:


"Povero Jacques. Sei caduto nella tua stessa trappola. Buon
per te. Me ne ricorderò al momento opportuno."
"Demone! Tocca a me ricordarlo così che io possa stare in
guardia. Che piacere trai dall'impedire agli uomini di elevarsi

55
verso la Luce? Non è abbastanza mantenerli prigionieri nella
materia?"
"Ti stai confondendo un po', Maìtre Jacques. Secondo te io
sono il Fuoco o la materia che lo tiene imprigionato?"
"La materia esiste solo attraverso l'incarnazione di questo
Fuoco, dello Spirito. È ovvio che tu non possa essere uno
senza essere l' altro, ma ancora una volta tu sei il negatore.
Imprigionando lo Spirito, l'Incarnazione diventa la grande
negazione."
"Non è possibile!" ribatté Pierre du Coignet. "Mi sembrava di
aver sentito che l'Incarnazione fosse il grande dono di Dio
Allora forse è me, Satana, che bisogna compiangere: chi è,
dunque, responsabile dell'Incarnazione? Se, attraverso
l'incarcerazione del fuoco nella materia ho acquisito un
carattere infernale, sono io ad essere la vittima di Dio!"
"In ogni caso tu sei un sofisma incarnato perché se per Dio
intendi il Potere potenziale immanente al mondo delle Cause,
chi ha suscitato dunque la sua attività creativa se non è la
tendenza infernale che ti caratterizza? È forse il desiderio di
esistere?"
"E sia! Ammettiamo che questo impulso sia determinante per
l'origine di ogni creazione ma ammetterai che tutto in Natura
segue avidamente questo esempio! Dalla più piccola cellula
allo spermatozoo; che gara per la fecondazione!
"Quindi, mi chiedo perché tu sia così caparbiamente
focalizzato sui miei aspetti negativi, dal momento che in
questa cattedrale ci sono altre immagini della mia evoluzione.
"E innanzi tutto io sono Pietro"
"Sì, lo so: Tu sei Pietro e sopra questa pietra. 2 Ma ecco: mi chiedo
se, anche con le chiavi, continuerai a custodire la Luce sotto un

2Ndt. Matteo 1 6, 13-19.

56
moggio. Dopo tutto sei certo di non aver mai tradito la grande
Luce che ti ha collocato come fondamento?"
"Sono stato scelto per la mia fede! "
"Una fede difettosa! Come mai hai dubitato camminando
sulle acque? Perché hai rinnegato tre volte prima del canto del
gallo?"
"Il mio martirio fu la mia grande affermazione."
"Il tuo martirio sottosopra, il contrario di quello del tuo
Maestro! Questo è davvero l'emblema della contraddizione!
"Non giustificarti, Maìtre Pierre, risponderò io alle mie stesse
insinuazioni. Non è il dubbio che biasimo in te: la resistenza
della pietra attiva, la gestazione del Fuoco."
"Il mio trono è la Fede!"
"Il tuo trono è la credenza. La Fede è la forza che unisce il trono
con il Re. La Fede dissolve il dogma."
"Parli come un eretico."
"L'eresia è il risultato del dogma. Colui che possiede le chiavi
non ha bisogno del dogma Altrimenti significa che ha perduto
le chiavi. Se tu le possiedi ancora, Maìtre Pierre, che ti
importa?
"Il tuo ruolo, tanto quanto il mio, è quello del testimone. Tu
sei il testimone del Redentore così come io sono, per ogni
uomo, il testimone del sue essere immortale. So quanto sia
difficile questo compito!
"Tu, guardiano delle chiavi, sei l'intermediario tra la Potenza
Divina e il corpo della Chiesa - i pastori e i fedeli più o meno
inconsapevoli del loro obiettivo iniziale. Allo stesso modo, io
sono l'intermediario tra l'anima spirituale e l'Automa un po'
cosciente. So quante difficoltà mi comportano le dialettiche
della mente, i trucchi dei loro sofismi che impediscono
all'individuo di trovare la propria Luce.

57
"Povero Me! Povero Te, Maìtre Pierre! È duro governare un
mondo in conflitto quando la parola d'ordine è
SEMPLICITÀ !"
"Semplicità! Semplicità! È facile da dire per un eremita che
governa solo se stesso! Ma quando si tratta di gestire le
questioni del Mondo Inferiore e armonizzarle con quelle del
Mondo Superiore, tanto vale cercare di far sposare il cielo con
la terra. È un problema che non può essere risolto! "
"Questo è esattamente ciò che bisogna fare, Maìtre Pierre:
dunque non sai più usare le tue chiavi?"
"E allora perché non lo fai tu, presuntuoso! Fallo, se puoi!"
"Posso farlo perché è il mio ruolo nella Natura quello di
trasmutare il fuoco separatore in Fuoco animatore e di te, che
sei pietra, realizzare la Pietra di verità. Ma lo accetteresti? Ne
dubito, perché dovresti sacrificare le tue prerogative terrene al
Potere spirituale. Hai abbastanza fede per riuscirei?"
"Come osi parlare con me in questo modo, tu, che non sei né
Luce né potenza divina?"
"Non lo sono, però io sono il mezzo, il precursore della Luce."
"Ah, davvero? Bene, vediamo allora: ti sfido a dimostrarmi la
tua potenza!"
Parlando lungo la larga navata, Pierre e Jacques giunsero di
fronte al bacile dell'acqua santa. Stupefatto, Jean Thomas vide
Maìtre Jacques afferrare Maìtre Pierre per farlo cadere nel
bacile, trasformatosi in un'enorme conchiglia. Si udì un
grande grido, l'acqua iniziò a crepitare e Jean Thomas si
ritrovò solo con Maìtre Jacques. A malapena osò parlare. Si
avvicinò per toccare l' acqua misteriosa con le proprie dita e
mentre la guardava gli parve di vedere il corpo di Pierre
fondersi in quello di Jacques come il sale che si scioglie
nell'acqua
Si raddrizzò, furioso di rabbia:

58
"Questo è abbastanza, Maitre Jacques! Non posso più
continuare a !asciarmi ingannare da questi insani miraggi."
"Quello che è insano, amico mio, è la tua ribellione contro
l'insegnamento del mistero della Natura. Quando uomini
come Pitagora, Solone e Talete furono iniziati ai misteri del
Tempio, ad Eleusi o ad Eliopoli, pensi che siano state
raccontate loro storie per dormire in piedi? Ciò che è folle è
non credere a nient'altro che alle tue formule chimiche che
non sono mai state in grado di trasformare il tuo cibo in chilo
trasmutato nella tua stessa natura. Prova solo a convertire questo
chilo in midollo specifico e questo midollo in energia sottile
senza la quale i vostri organi e i vostri vasi sanguigni non
sono in grado di funzionare!
"Voi categorizzate ogni nozione in chimica, in fisica o in
anatomia senza cercare nelle leggi di analogia la
comprensione delle Funzioni principali che rendono
l'Universo un corpo armonioso.
"Se hai ascoltato il mio dialogo con Pierre, avrai potuto
constatare che quando parlavo di una cosa ne stavo evocando
un'altra che, per la vostra mente, non aveva alcun rapporto."
"Sì, ero qui, e ho sentito tutto."
Maitre Jacques sorrise. "Lo sospettavo. Sarebbe stato difficile
evitarlo a meno che tu non stessi facendo attenzione."
"Ma la cosa più difficile è stata ammettere" iniziò Thomas.
" . . . ammettere che avresti fatto un errore a non ascoltare.
Vedi, ci capiamo."
"È te che io non capisco, Maitre Jacques. Non capisco la tua
natura e il tuo ruolo!"
"È meglio dire i miei ruoli, perché la stessa Funzione agisce in
aree diverse."
"Per l'amor del cielo, spiegati!"

59
"E sia. Io sono il grande pellegrino dello Spirito nella Natura,
colui che deve rovesciare3 la forma materiale e renderla sottile
trasformando il fuoco separatore nel Fuoco vivificatore. Ciò
che faccio in te, unificando la tua coscienza innata e la
Coscienza Spirituale, lo faccio nella Natura in cui io sono il
portatore dello Spirito.
"Jacques è per così dire il guscio vivente di ogni cosa che
accade, la conchiglia sottile attraverso cui il corpo materiale di
una cosa si cristallizza e che custodisce in lui la sua forma
essenziale. Quello che dico vale tanto per te quanto per il
grano, per la nebulosa e per il metallo che si forma e si
trasforma attraverso di lui. Capisci adesso il simbolo di San
Giacomo il Maggiore4?"
"La conchiglia di San Giacomo che si trova sull'antico
mantello del pellegrino?"
"Precisamente. Questa conchiglia è il simbolo dell'acqua
segreta che contiene ogni cosa e nella quale fu riflessa la stella
dei Magi. I Saggi del Medioevo collegavano questa conchiglia
a Mercurio-Ermete che, in Egitto, era conosciuto come Thot. Si
dice infatti che Thot sia il maestro dell'acqua segreta.
"Considera anche che Mercurio era ritenuto essere
l'intermediario degli dei, il grande viaggiatore, colui che
stabilisce la relazione costante tra le Funzioni principali e le
loro manifestazioni terrene. Metti a confronto i simboli e avrai
la prova che i loro nomi diversi derivano dalla stessa
Funzione."
"Perché tutti questi misteri?"
"Per la ragione simboleggiata dal mito di Prometeo, che pagò
con la vita il fatto di aver rubato il fuoco del cielo: è un mito

3 Genesi 25; 26, 9. Giacobbe = il Rovesciatore.


4Ndt: St Jacques de ComposteZZe è il nome francese dell'Apostolo
Giacomo il Maggiore.

60
molto attuale mi pare, non è vero? I Saggi dell'Antica Cina e
dell'Antico Egitto insegnavano i segreti della Natura solo
attraverso simboli la cui lettura richiedeva una consapevolezza
dei valori. Questo impediva agli uomini di usare questi segreti
in modo imprudente o deleterio. Il metodo del simbolismo è
meraviglioso per sviluppare questa coscienza. Potresti
approfittare dell'esperienza."
"Perché hai parlato del Mondo contemporaneo come un
Mondo di conflitto nel dialogo con Maìtre Pierre?"
"Perché il conflitto è il dramma di Pierre. È il conflitto tra
l'affermazione dell'ESSERE e la sua negazione, che è
l'incarnazione. L'incarnazione ne è una destinazione
momentanea e quindi limitata. Questa destinazione è la Via,
condizionata da una particolare armonia dell'incarnazione. È
la Via che determina i comportamenti dell'essere che si
incarna: è dunque la Via particolare di ogni Testimone
permanente.
"Questa Via controlla anche tutte le deviazioni nei
comportamenti non conformi a questa direttiva, imposta perché
scelta dall'essere che si stava incarnando."
"Come può un essere fare questa scelta?"
"Solo attraverso la legge dell'affinità verso ciò che corrisponde
alle sue qualità essenziali."
"Puoi specificare gli elementi tra i quali esiste conflitto?"
"Il conflitto esiste tra l'essere consapevole che vuole
percorrere questa Via e gli impulsi personali che cercano di
sviarlo. Finché l'uomo non diventa consapevole del suo
Testimone permanente non c'è conflitto dal momento che subisce
solamente gli impulsi del suo Automa.
"È solo quando il Testimone permanente riesce a farsi sentire
che sorge il conflitto. Questo è ciò che accade adesso nel tuo
caso.

61
"L'Umanità attuale sta attraversando una fase analoga. Il
considerevole progresso che ha fatto il Pensiero nella ricerca
scientifica da una parte e l'angoscia causata dall'ignoranza
dello scopo dell'esistenza dall'altra crea un sentimento di
instabilità e di insicurezza nei cercatori sinceri. Questo è
causato dalla discrepanza tra il loro potere mentale e la loro
mancanza di esperienza nella conoscenza di sé.
"Questa sofferenza dell'élite - di cui soffrono anche le masse
attraverso una solidarietà inconscia - crea uno squilibrio
generale accompagnato da una serie di tragedie, crimini e
suicidi che caratterizzano questa epoca di incertezza.
"Tuttavia, in molti casi sarebbe sufficiente cambiare questa
zuffa incoerente combattendo in un conflitto fruttuoso,
semplicemente mettendo in luce l'obiettivo e il valore
dell'esistenza.
"Vuoi provare, Jean Thomas? C'è grande pietà nel regno di
FranciaS!''
"Cosa posso fare?"
"Accoglimi dentro te stesso, volontariamente. Allora sarai
anche capace di evocarmi tra gli altri.
"Vuoi provare, Jean Thomas?"
Jean Thomas chiuse gli occhi e sorrise: "Perché no? . .. "

5Ndt: messaggio che Giovanna d'Arco sentì provenire da un angelo


e che attribuì al volere di Dio.

62
4

L'ATELIER DI MAÌTRE DOMINIQUE

Il primo insegnamento del Saggio: le illusioni rivelano la Verità.


Miserere mei

Quella sera, quando Jean Thomas giunse alla cattedrale, trovò


Maìtre Pierre indaffarato a lavorare su uno schizzo di un
demone della scena del Giudizio. Si avvicinò a lui e,
ricordandosi che l'artista non sapesse nemmeno il suo nome,
si presentò ed espresse il desiderio di sapere cosa pensasse di
quelle rappresentazioni diaboliche.
"Spero che stasera le circostanze siano favorevoli", aggiunse
con una certa ironia.
"Lo è per quanto riguarda l'ora, dal momento che io sono
qui", replicò scherzosamente Maìtre Pierre . "Ma rispetto al
luogo, preferirei che venisse con me nel nostro atelier. È
atteso."
Jean Thomas esitò, sorpreso, ma poi si lasciò scortare
dall'artista che lo prese familiarmente per il braccio e
velocemente lo trascinò via.
"Questo atelier è un porto di salvezza. Tutti coloro che stanno
cercando una zattera nella vita trovano asilo qui, sia che siano
ricchi o che siano poveri, cavalieri o villani. Mi segua! Il mio
benefattore non è forse un pescatore di anime?"
Jean Thomas lo seguì, senza parole, e si lasciò trascinare su
sette rampe di scale. Vide l'artista suonare il campanello e
aprire la porta senza attendere: entrò.

***

63
Il piccolo atrio era disposto come il portico di una chiesa: dalla
volta del soffitto pendeva una lampada notturna. Due pesanti
porte indicavano due ingressi: a sinistra c'era
un'acquasantiera sostenuta da un orribile demone; a destra
c'era un angelo che porgeva un enorme boccale di birra.
"Cosa preferisce, dottor Thomas, bere o pregare?"
Mentre lo diceva l'artista sollevò la maniglia della porta di
destra e Thomas entrò nell'atelier.
A dire il vero entrò nella taverna, l'unico angolo illuminato che
poteva portare quel nome: pesanti travi sul soffitto, pannelli di
quercia chiara, sedie di legno e sgabelli attorno a barili di vino
usati come tavoli e in fondo madie per il pane e salami e
prosciutti appesi sulle travi.
Li stava aspettando un uomo con la pipa in bocca e un
bicchiere in mano che sembrava parte dell'arredamento. Si
alzò in piedi per salutare i visitatori.
Maìtre Pierre lo presentò:
"Questo è Dominique, scultore, custode di questo rifugio,
pittore e portavoce del Paradiso e dell'Inferno. Dominique ti
ho portato un peccatore da salvare: Jean Thomas, morticolo1 e
scienziato fino al punto di rimbecillire. Dominique fai il tuo
lavoro."
Dominique tese la mano: "Prima di tutto salviamo il corpo. Se
non mi sbaglio questo poverino ha bisogno di qualche
rassicurazione. Con il mio amico come redentore non c'è da
sorprendersi. Si segga, signore, e prenda prima qualcosa da
mangiare. Poi potrà visitare con comodo il nostro atelier."

1Ndt. Nome tratto dal romanzo del 1 894 di Léon Daudet Les
Morticoles (I morticoli). L'autore seguì per un periodo di tempo gli
studi di medicina, in seguito al quale scrisse questo violento
romanzo contro i medici.

64
Voltando le spalle alla grande sala oscura, Jean Thomas
guardò le forti mani dello scultore mentre preparava il pasto
sui barili con il cibo delle madie e la carne appesa al soffitto.
Notò quanto il volto dell'uomo fosse diverso dalla faccia
fredda, oleosa e astuta di Maìtre Pierre. I lineamenti di
Dominique erano molto pronunciati: ardenti occhi pronunciati
dalle orbite profonde, una barba la cui forma metteva in
rilievo la robusta mascella e labbra sensuali corrette dalla
padronanza dello sguardo. Ogni cosa di quell'uomo rifletteva
un sereno equilibrio, una sensazione di vita, di forma e di
precisione del gesto.
Mentre versava il vino del Reno nei calici, lo scultore vide il
suo ospite esitare a servirsi. Maìtre Pierre diede l'esempio e
iniziò a mangiare.
"Forza Thomas si rilassi, che diavolo! Crede che i dotti
discorsi sussurrati nella cattedrale rivelino cosa risiede nel
fondo del cuore dell'uomo? Se è vero che la Verità può essere
trovata nel fondo di un pozzo, suppongo che il pozzo sia
l'abisso delle viscere di un animale."
"Visitare l'interno della terra," mormorò Dominique; "è la
dottrina di vecchi Saggi."
"Sì, filosofo ma io, Pierre, voglio confessare l'uomo. Credo
così poco, in generale, al suo desiderio di verità che posso solo
contare sulla beata compiacenza della bestia o su un momento
di grande terrore per ottenere il momento della verità."
Thomas disse la sua:
"Non conti su di me, Maìtre Pierre: la bestia che è in me è
dominata dalla ragione e l'avrebbe dura a confessarla
prendendola di sorpresa. Era per questo dunque che mi
attendavate?"
Dominique guardò Pierre con commiserazione.

65
"Artista sì, ma poco psicologo amico mio! Sia certo, dottor
Thomas, che non le abbiamo teso una trappola. Lei qui è il
benvenuto proprio come tutti gli altri cercatori che cercano di
ordinare le turpitudini umane così come i loro slanci virtuosi.
Non ci vuole molto a capire che le sue analisi, le sue statistiche
e le sue deduzioni logiche siano guidate dalla fredda ragione.
Ma questa ragione non è in grado di percepire i fili sottili che
manovrano ogni nostra marionetta
"La ragione, come la parola, è un'arma a doppio taglio. Al
servizio della saggezza, provoca reazioni realmente vitali e
conduce alla conoscenza dell'uomo e del suo Universo. Al
servizio di una scienza imperfetta o di obiettivi personali (di
uomini come di nazioni), provoca opposizione, ambizione e
per il dominio la necessità della violenza. Secondo lei quali
sono state le epoche più gloriose (vale a dire benefiche) per
l'umanità?"
Thomas rifletté per un momento.
"Sono riluttante a menzionare i periodi di grandi conquiste
perché furono anche periodi di crudeltà. D'altra parte
l'incredibile progresso conseguito dalla scienza attuale mi
sembra degno di questa qualificazione, nonostante tutto"
"Nonostante tutto, lei dice. Capisco la restrizione! È stato un
grande momento per lo sviluppo delle nostre capacità
mentali, la più importante delle quali è la scienza della
distruzione. Questo progresso mentale, tuttavia, è
appannaggio di un così piccolo numero di tecnici e scienziati
da rendere l'insegnamento più scadente e superficiale di
quanto non fosse prima della nostra generazione. Ma
concentriamoci sulla nostra vita contemporanea."
"Evviva questa vita!" sogghignò Maìtre Pierre. "I bambini
criminali, le dozzine di suicidi, la disperazione ad ogni livello

66
dovuta al fatto che la gente non conosce la differenza tra Alto
e Basso, Bene e Male."
"Piantala con i tuoi sermoni Maìtre Pierre o il dottor Thomas
ci lascerà."
"Il fatto è," disse Thomas, "che nessun sermone ha mai
convertito nessuno. Al contrario, induce l'uomo a nascondere
i suoi trucchi e a mettersi una maschera di benevolenza"
" . . . la maschera del suo Io idealizzato", concordò Dominique
mentre aspirava la pipa con convinzione. "Per questo motivo
affermo che i periodi benefici dell'umanità furono quelli in cui
i Saggi dirigevano le tendenze che governavano l'uomo
tenendo conto delle leggi di reazione, accettando i contrasti
ma evitando l'opposizione, risvegliando la coscienza
attraverso l'appello al discernimento. Nulla atrofizza il
discernimento più del conformismo e della catalogazione dei
peccati."
"Questo è certo, proprio come il rischio di essere blasfemi
risveglia il senso del sacro," disse Maìtre Pierre. "E lei,
dottore? Dal momento che ha iniziato a dubitare della
Saggezza dei costruttori di Notre Dame, accetterebbe di
vedere un asino che conduce una processione con un berretto
da vescovo e delle vesti episcopali? Pensa che sia rivoltante,
eppure era una tradizione annuale in quei tempi, autorizzata
dal clero, il quale sapeva che il consenso pubblico dell'evento
scatenava i suoi istinti ed evitava sommosse sotterranee contro
l'autorità ecclesiastica."
"C'è molto di più", disse Dominique. "Dottore, comprende
l'effetto magico del contrasto contrario ad ogni argomento
razionale? Il rispetto o la fede imposti toccano solo la volontà
cerebrale che li accetta ma la coscienza profonda è mossa solo
dalla spinta che gli fa provare ciò che è intoccabile e quindi
sacro, nelle cose che si cerca di profanare."

67
"In effetti," disse Jean Thomas, "non avevo mai pensato a
queste cose da tale prospettiva."
"Questa è la prospettiva vitale, amico mio."
"Molto bene," disse Maìtre Pierre. "Voglio mostrarle un altro
punto di vista. Si giri dottore e guardi da vicino le sculture
negli stallF contro il muro. Sono copie autentiche degli stalli
situati nei corP di diverse cappelle o abazie.
"I braccioli e le misericordie4, come vede, sono decorati con
sculture che non hanno nulla a che fare con la religione. Qui ci
sono studenti che vengono frustati con verghe sulle spalle
nude; lì, due demoni osceni che trascinano un dannato; su
quest'altro, c'è una scena di cabaret; un po' più in là, c'è il
corpo nudo di una mercenaria disonesta sulle spalle di un
diavolo danzante; in altri posti ci sono scene di sbronze e di
lascivia."
Jean Thomas guardava senza cercare di nascondere il suo
stupore:
"Cos'ha a che fare questa porcheria con la religione?"
Maìtre Pierre proseguì senza rispondergli:
"Adesso consideri questo: le misericordie decorate con queste
sculture servivano come punto di appoggio ai religiosi che
volevano mantenere una posizione verticale durante le lunghe
litanie e specialmente durante la partecipazione alla

2Ndt: lo stallo è un seggio situato nel coro delle cattedrali o delle


chiese conventuali, dove prendono posto i prelati o i monaci durante
le celebrazioni liturgiche solenni.
3Ndt: il coro nell'architettura cristiana è la zona della chiesa che
originariamente era destinata ai cantori, e che successivamente è
stata riservata ai prelati o comunque ai membri della comunità che
offida la funzione religiosa.
4 Misericordia: la parte inferiore del seggio inclinato in una nicchia
del coro, fatta di legno a forma triangolare.

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flagellazione che i penitenti dovevano subire durante il canto
completo di un Miserere.
"Entri quindi nello stalla, dottore, e prenda il posto del
monaco che guardava la flagellazione."
Thomas, curioso, obbedì e si mise in piedi leggermente
inclinato contro la misericordia. Maìtre Pierre, nel frattempo,
abbassò le luci e tolse il fodero da una cassa. Il canto del
Miserere riecheggiava solenne e lugubre.
Thomas voleva parlare, ma Maìtre Pierre mormorò:
"Stia zitto, ascolti! Evochi, evochi"
Thomas obbedì ed evocò l'esperienza di angoscia come i suoi
compagni che, con un tacito accordo, si misero negli stalli
vicini.
Le strofe funeree del Miserere evocavano sofferenza, paura, e
pena: "Miserere mei Deus, Miserere!". Il suono dell'organo
suggeriva la ripetizione del lamento: "Miserere, Miserere
Miserere"
e i colpi cadenzavano il ritmo delle cinghie che frustavano le
spalle accasciate e i gemiti soffocati dei penitenti:
"Miserere, Miserere!
" Perché riconosco le mie colpe, il mio peccato mi sta sempre
dinanzi
"Miserere, Miserere!
"Contro di Te, contro Te solo ho mancato, quello che è male ai
Tuoi occhi io l'ho fatto
"Miserere mei Deus, Miserere!
"Ecco, io sono generato nella colpa, concepito dagli ardori di
mia madre.
"Miserere mei Deus, Miserere!
Una campana, ritmico come un rintocco funebre, scandiva il
tempo che fu, inesorabile
"Miserere mei Deus, Miserere! . . . "

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Un grande sospiro scandì la fine del salmo e Jean Thomas si
ribellò violentemente gridando:
"Adesso tocca a me dire andiamo a bere! Rifiuto la paura e
rifiuto la pietà! Se la mia coscienza di uomo dovrà risvegliarsi
lo farà per la vita e non per il terrore dei demoni e di altre
macchinazioni artificiali di una mente ossessionata dal
controllo!"
"Bene, bene!" sogghignò Maitre Pierre. "Ha visto l'effetto dei
contrasti? Berrò volentieri alla sua ribellione, Thomas! "
Dominique intervenne:
"No, non berremo più. Il tuo ruolo è finito, Maitre Pierre,
quindi piantala di sogghignare. La sofferenza degli uomini è
stimolante per te ma oggi troverai qualcos' altro per eccitarti.
Andrò a mostrare a Thomas il nostro studio."
Aprì una tenda. La luce diffusa rivelò l'arredamento
dell'atelier, risvegliando le sculture e proiettando delle ombre
che, su una luce azzurrognola, creavano un'atmosfera
illuminata di chiaro di luna.
Si poteva vedere allora che la taverna occupava in parte il
fondo di una lunga stanza mansardata. Ad una certa distanza
dal muro opposto, colonne unite da arcate gotiche davano allo
studio l' aspetto di una chiesa. Lungo il muro, dietro le
colonne, correva ad altezza d'uomo una galleria fitta di
chimere e di diavoli mostruosi che sembravano sorvegliare i
visitatori e osservare tutto ciò che succedeva. Sui capitelli delle
colonne, degli uccelli con le corna e dei demoni con le ali
stavano appollaiati minacciando di piombare giù.
Qua e là erano sparse maschere grottesche.
Un pazzo stava scuotendo il suo scettro da giullare cantando
davanti ad un leggio. Infine, un asino con la corona sedeva
maestosamente su un trono.

70
Senza descrivere nulla, Dominique condusse Thomas all'altra
estremità di quella lunga navata, divisa da un basso divisorio
dallo studio dello scultore. Durante il giorno questa enclave
era illuminata dalla luce di una vetrata. La sera, le luci erano
più soffuse. L'atmosfera si prestava al lavoro e alla riflessione.
"L'atelier di scultura è al pianoterra," spiegò Dominique.
"Questo è il mio studio per sognare e per preparare i modelli
in argilla."
Dominique mostrò a Thomas qualche pezzo interessante.
Alcuni di loro era più simili alle bozze dei disegni ma altri
evocavano qualcosa dell'audacia di Rodin. Thomas fu così
rapito dalla forza di quelle idee da rimanere silenzioso.
Osservava il lavoro e il volto dell'artista, i suoi occhi profondi,
la dignità che non riusciva a celare la sua gioia di vivere.
Gli chiese di vedere un'altra volta la navata, dove lo scultore
gli mostrò gli schizzi e i disegni di Maìtre Pierre, più o meno
ispirati a Bosch e Breughel, le riproduzioni dei quali ornavano
le pareti. Come in uno zoo, fecero visita a tutti quei demoni
che, posti nella galleria, davano l'impressione di sfidare gli
umani.
Jean Thomas fu sorpreso dalla colorazione lunare che era stata
data a quell'ambiente.
Dominique rispose:
"Ho dato a questo luogo la luce più adatta alle chimere. È
l'atmosfera lunare dello spettrale mondo astrale, al di fuori del
quale essi non esistono. Perché il senso comune vuole che i
fantasmi si manifestino solo di notte? Perché nella messa della
sera la liturgia cristiana prega per allontanare i fantasmi della
notte? Ma lei è ancora troppo scienziato per comprendere
queste cose."
Thomas guardò lo scultore con curiosità.
"Senza dubbio è lei ad aver creato questi mostri barocchi."

71
Dominique sorrise. "Sì, sono io che li ho scolpiti, ma sono
riproduzioni di soggetti ancora esistenti in chiese e
monasteri."
"Cos'ha in comune il suo lavoro, sano e magistrale, con questa
burlesca fantasmagoria?"
"Rende possibile il mio lavoro. Si tratta sempre della magia
dei contrasti. Rimaniamo qui, tra i due, e guardiamo il mondo
in verità."
"È possibile vedere in verità?"
"Sì, se non lo si fa con pregiudizio, con le proprie paure o
preferenze personali."
"Io non ho paure."
"Lei non si conosce, amico mio, né su questo punto né su altri.
Riviva per un attimo la scena del Miserere: il suo pallore, la sua
emozione e la ribellione l'hanno tradita. La litania, la parola e
il ritmo, quando applicati al momento giusto agiscono sulle
parti vulnerabili dell'essere. Tutto ciò che è sepolto
profondamente - certe memorie o tendenze - da cui non si è
totalmente liberi, possono riemergere inaspettatamente in
superficie. Deve ammettere che le immagini oscene nello
stalla del coro le hanno risvegliato un sentimento di disgusto:
il canto lugubre del Miserere ha prodotto per contrasto una
reazione emotiva che, suo malgrado, l'ha sopraffatta. Da qui la
rivolta che deriva dal fatto di non conoscere le forze istintive
da cui lei crede di essere libero. Non se ne dispiaccia, ma
gioisca piuttosto di poter affrontare un momento di verità."
Jean Thomas, con gli occhi chiusi, ascoltava, lottando contro se
stesso La voce dello scultore vibrò con intensa emozione:
"Non fugga da quest'istante, Jean Thomas. In ogni esistenza si
arriva ad un bivio importante lo, Jacques Dominique, ti sto
chiamando alla vita."
"Jacques? Di nuovo? Va bene, mi istruisca: la ascolterò."

72
Si formò un grande senso di distensione. Lo scultore lo prese
per il braccio.
"Vieni, andiamo a vedere i nostri mostri.
"Guarda questa specie di diavolo cornuto che sembra
contemplare con gravità la folla degli umani sotto di lui dalla
cima della galleria di Notre Dame. Per lui, si tratta del Mondo
Inferiore"
"Perché dice Mondo Inferiore? L'uomo è superiore grazie alla
sua intelligenza."
"L'uomo è inferiore rispetto a tutto ciò che lo domina. Le forze
istintive che vengono chiamate demoni sono troppo spesso
maestri degli esseri umani in quanto loro non li conoscono. Il
fatto che gli animali siano dominati dai loro istinti è in linea
con la loro natura e l'Armonia universale non ne viene affatto
turbata. Ma quando l'uomo ne diventa lo schiavo
inconsapevole si tratta di una mostruosità che legittima le
caricature che vedi qui riprodotte. Questo mondo di chimere è
la rappresentazione delle emozioni istintive e delle paure che
rendono il nostro pianeta un vero inferno terrestre."
"Davvero deprimente! In questo mondo inferiore non vede da
nessuna parte un luogo paradisiaco al riparo da questi
meccanismi?"
"Certamente! Nel cuore di alcuni bambini, tra gli essere la cui
pura devozione permette di dare se stessi senza emettere
giudizi di bene o male e soprattutto in quei rari esseri umani
che hanno riconosciuto questo inferno e che, attraverso
fiduciosi sforzi, sono andati consapevolmente al di là di esso.
Ma tu non ci sei ancora arrivato e non sei più un bambino.
Quindi, impara prima a conoscere i tuoi nemici: queste
chimere."
"Ha detto che rappresentano le paure e i cattivi istinti?"

73
"Non è una questione di buono o cattivo. Le forze istintive
sono l'espressione di Funzioni essenziali (cosmiche). Incarnate
negli animali non sono né buone né cattive ma insite nella loro
natura. Operano di conseguenza all'interno di ogni specie.
Solo l'uomo ha il potere - e quindi il dovere - di controllare
fino a che punto arriva la loro influenza se non vuole scendere
a livello di un animale. Le emozioni che ne conseguono
possono essere impiegate per un buon uso come hai
sperimentato oggi. Ne riparleremo.
"Le paure, al contrario, sono sempre dannose. È necessario
smascherarle per distruggerle.
"Dal momento che abbiamo parlato dell'Inferno, guarda
questo schizzo di Breughel sul Giudizio Universale, con il
mostro infernale che afferra tutti i dannati con le sue enormi
fauci. Anche il grande portale di Notre Dame riproduce
demoni mostruosi che stritolano tutte le povere anime
dannate per l'eternità! Le immagini e le descrizioni dei supplizi
che li attendono hanno terrorizzato i credenti per secoli senza
eliminare i loro problemi e, ancor meno, senza cancellare
l'ipocrisia dei repressi.
"Se il libero pensiero ha diminuito la credulità nei riguardi di
questi seguaci diabolici, la paura dell'inferno continua ad
aleggiare per indurre i peccatori a cercare rifugio nel
confessionale."
"La paura del castigo può piegare gli uomini sotto un giogo,"
replicò Thomas. "Ma nessun giogo e nessuna legge potrà mai
risvegliare il senso di responsabilità nella propria coscienza.
Non è questa la cosa più importante?"
"Hai toccato una valida questione, Thomas, a cui puoi
aggiungere il senso di dignità umana. E, su quest'ultimo
punto, nel Medioevo la Chiesa prese la fortunata iniziativa di

74
instillare un senso di onore e gerarchia di nobiltà creando la
cavalleria."
"E allora perché, nello stesso tempo, hanno anche avvilito e
inebetito gli uomini con la minaccia del castigo?"
"Si tratta del gioco mal applicato dei contrasti: da una parte si
offriva gloria e onore sulla terra ed il paradiso eterno, e
dall'altra la dannazione senza speranza e il tormento infinito!
"Dov'è l'errore del gioco, Thomas?"
Dopo una lunga riflessione, il dottore rispose:
"Collocherei l'errore nella discrepanza tra la posta in gioco
proposta e la brevità della vita del giocatore, troppo corta per
lui per apprendere le regole del gioco in quest'unica
esistenza."
"È vero Thomas, se la regola del gioco è il risveglio della
coscienza. Ma la coscienza non è solamente una regola: è
l'obiettivo. Ma nessuno parla mai di questo obiettivo"
"E perché?"
"Perché se l'uomo diventasse cosciente e conoscesse, capirebbe
che il Bene è relativo, conoscerebbe la legge inesorabile delle
conseguenze delle proprie azioni, diventerebbe il suo stesso
confessore, non avrebbe nessuna paura della minaccia di un
inferno o della perdita di un paradiso, ma crederebbe nello
Spirito di cui attende l'illuminazione."
Una risata sarcastica di Pierre, accovacciato in un angolo,
attirò l'attenzione di Thomas.
"Bene, mio caro dottore, se ancora non ha capito la ragione di
questo silenzio"
"Sì", replicò Dominique, "ma per ora ne abbiamo avuto a
sufficienza di questo argomento. Oggi abbiamo giusto iniziato
a conoscerci."

75
"Molto bene," disse Maitre Pierre, "ma visto che ha nominato
l'Inferno e il Paradiso, potrebbe parlare della terra di mezzo:
cos'ha intenzione di fare con il Purgatorio?"
"Ah sì, naturalmente!" rise Dominique. "Avevo dimenticato
che questo interessa a te! Io vedo così poca differenza tra il
purgatorio e le nostre condizioni di vita da temere di
ripetermi. Forza Thomas, guardiamo il mondo delle paure, dei
desideri e dei rimpianti. Guardiamo le nostre chimere.
"Osserva questa vecchia civetta con il naso adunco, lo sguardo
minaccioso e la coda di sirena, il guardiano della sera e della
mattina che gridando provoca la paura della malasorte.
"Osserva lo scarabeo stercorario che porta sulla schiena la sua
casa con il suo tesoro: lo scultore gli ha fatto una testa
inquietante, lo sguardo diffidente dell'avaro, lo sguardo di chi
teme di perdere qualcosa che ha, qualcosa che ama
"E cosa dire di questo maiale con la testa di un monaco che si
sta coprendo gli occhi in modo da non vedere il demone
arrampicato sulle sue spalle?
"Qui c'è il corvo mostruoso con i piedi e la schiena di un
uomo che ci minaccia con il suo becco. E laggiù, adiacente alla
galleria, un bell'esempio di un diavolo spaventoso che respira
sopra di noi con il suo orribile grugno.
"E queste chimere con le teste umane che esprimono ogni
aspetto della paura, le riconosci? La paura della morte sotto
forma di scheletro che danza davanti a loro la paura di ciò che
dirà la gente? La paura della credulità, la paura del rimorso, la
paura del mondo invisibile
"La paura è un cancro che corrode il nostro essere emotivo e
che ci rende vulnerabili alle influenze dannose."
"Ma noi possiamo provare paura per uno scrupolo di
coscienza," replicò Thomas.

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"Quale, ad esempio? La paura del peccato? È un argomento
che merita un'attenzione speciale. Oggi accontentiamoci di
esaminarlo da un punto di vista psicologico: se mi sono
abituato ad utilizzare una vigilanza continua che rende la mia
consapevolezza uno specchio che riflette tutte le mie azioni,
gesti e intenzioni, mi sentirei responsabile e diverrei il solo
giudice del mio comportamento, in quanto la mia attuale
consapevolezza sarebbe la misura di tale responsabilità. Così,
l'unico peccato di cui dovrei ancora avere paura è quello
dell'ipocrisia del mio giudizio. Tuttavia, questa ipocrisia
prende la forma di scusa, un altro tipo di chimera che ci rende
ciechi, proprio come quel demone beffardo che sta bendando
gli occhi di quella donna facendo appello alla sua vanità con il
pretesto di carità. Se fossi vigile e respingessi la tentazione,
non per obbedire alla legge ma per obbedire alla voce del mio
essere spirituale, allora non subirei più la paura, perché saprei
come dover agire.
"Considera che la stessa differenza distingue la superstizione
dalla fede (e cioè dalla certezza) ."
"Tutte queste chimere e demoni sono reali o inesistenti?"
"Le forme che attribuiamo loro sono create dalla mente umana
e dall'immaginazione. Esse vivono nel mondo emotivo
(fantomatico o astrale) in cui sono inscritte tutte queste
immagini. In questo modo influiscono sul nostro corpo
emotivo di cui è composto il nostro fantasma, e che
continuano ad ossessionarlo anche dopo la nostra esistenza
terrena. Questo dominio scompare nella misura in cui viene
illuminata la coscienza. Ma anche se queste forme sono
inesistenti in relazione alla realtà dello stato spirituale, le forze
cosmiche di cui si rivestono esistono, in quanto esse sono la
manifestazione, più o meno alterata, di vere funzioni
cosmiche."

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"A questo punto mi chiedo perché lei abbia riempito il suo
atelier con tutti questi mostri malsani," disse Jean Thomas.
"Per la stessa ragione per cui le cattedrali (che i loro
costruttori concepivano come templi di insegnamento) hanno
dato loro il posto che occupano nel mondo terreno. Essi non
hanno più influenza sull'uomo consapevole e, quanto agli
ignoranti, devono imparare a smascherarli per diventarne
coscienti."
"Qui non vedo nessun gargoil di Notre Dame."
"Qui non ci sono draghi o animali compositi che
simboleggiano realtà di un altro ordine. Se ti interessano, li
studieremo quando sarai pronto."
"Devo ammettere di essere ancora scosso dall'asino con il
berretto da vescovo seduto sul trono episcopale e dal folle che
cantava davanti al leggio. È una satira clamorosa o lo sdegno
per i rituali ecclesiastici?"
"Nessuno dei due, altrimenti la Chiesa non avrebbe
continuato ad ammettere la presenza di un asino o quella di
pazzi all'interno della cattedrale. I costumi, i rituali e le
liturgie sono stati istituiti da Saggi che conoscevano il valore
magico delle forme, dei gesti e delle parole quando messe al
servizio delle leggi cosmiche della Creazione e alla comunione
dell'uomo mortale con l'Immortale e il Divino. È la grande
scienza ermetica alla base di ogni rivelazione. Il tuo scettico
materialismo può dubitare di queste realtà ma ti faccio notare
che se la loro apparente profanazione ti scandalizza, questa in
effetti ne è la giustificazione: la tua inquietudine testimonia un
certo senso del sacro, senza il quale questa profanazione ti
avrebbe lasciato indifferente."
"Certamente non sono mai stato consapevole di credere nel
sacro!"

78
"Bene! Ogni mezzo usato per risvegliare la coscienza è buono.
Le persone più devote sono blasfeme quando profanano la
Vergine con le più crudi parolacce. È intenzionale? No. È la
ricerca istintiva spinta da un sentimento che, per contrasto,
attirerà il suo rispetto. Se c'è qualcosa di cui temere questa è la
mediocrità, il pallore che soffoca la coscienza con l'abitudine e
che le impedisce di risvegliarsi.
"Qual è la causa dei suicidi, dei crimini senza motivi
apparenti e dei gesti di disperazione che disonorano i nostri
tempi? Puoi star certo che in primo luogo è la dissacrazione.
Dal momento che l'intelligenza razionale ha rivendicato il
fatto di poter spiegare ogni cosa, questo non significa che non
ci siano misteri nella Natura, che non ci sia nulla di Divino,
che non ci sia nulla in cui sperare al di là della condizione
umana. Il profitto, allora, è la sola meta rimasta: così vi è una
lotta di classe e la lotta tra le nazioni per ricavare dal dominio
i maggiori vantaggi possibili."
"Forse è vero per la maggior parte delle persone", replicò
Jean, "ma lo rifiuto nel nome di un certo numero di esseri che,
dietro le quinte, stanno cercando scientificamente,
fisiologicamente e socialmente di spianare la strada di una
vita migliore alle generazioni future."
"Speranza, sempre speranza! Perché e su quali basi domani
dovrebbe essere meglio di oggi? L'uomo può trarre beneficio
solo dalla sua stessa esperienza che, davanti all'Universo, è
responsabile del Momento presente e delle sue stesse azioni nei
riguardi dei suoi contemporanei."
"Che cosa ci manca a suo avviso?"
"La conoscenza di ciò che c'è da adorare."
"Inventarcelo potrebbe essere peggio per noi!"
"Non c'è nulla da inventare, noi viviamo di Quello e per
Quello."

79
"Si tratta di nuovo di religiosità."
"No, è la conoscenza dell'uomo. L'errore della Scienza è
quello di farci credere che la nostra intelligenza razionale sia
la nostra superiorità suprema. Non è la prima volta che si
manifesta una crisi tale ed ogni volta ha dato luogo ad orribili
distruzioni.
"Il destino umano va ben oltre questa misera esistenza. Non
sto parlando di paradisi aleatori ma di uno stato di coscienza
che permette ad ogni momento presente di acquisire la
conoscenza del perché l'uomo sia venuto sulla Terra e di
partecipare alla vita superiore dell'Universo. Grandi Esseri (che
sono stati qui molto prima di noi) ne hanno provato la
possibilità attraverso la loro realizzazione."
"E quale è stato il risultato?"
"Una Saggezza che consentì loro di guidare i loro
contemporanei verso una vita che fosse in armonia con le loro
possibilità. Ancora di più, una Conoscenza a cui possiamo
attingere oggi per alcune scienze essenziali che sono al di là
della nostra portata."
"Come?"
"Confidando nella possibilità dell'uomo di superare se stesso
e coltivando intensamente la sua coscienza."
"Suona come se tutto ciò dovesse condurre ad un ego
decisamente rigonfio."
"Macché! Un ego rigonfio non è qualcosa che necessita di
essere insegnato. Ascolta questo."
Dominique scelse un disco.
"Ti dico in anticipo che non ho inventato nulla di tutto ciò. È
la registrazione di una conversazione mondana da cui sono
state tagliate solo le parti inutili."
Il disco parlò:

80
Io sono terrorizzato dal numero di incidenti
Io sono sorpreso che non ce ne siano ancora di più
Io non capisco il nostro governo
Io promulgherei un decreto immediato!
lo, mio caro, ho sempre ragione.
Io dico: "Il suo lavoro, Maestro, è una rivelazione!"
Io lo adoro. Adoro il suo protagonista
Io sto pensando a Balzac: è inferiore a lei!
Io la vedo diventare un membro dell'Accademia.
Io non sono a caccia di consensi
Io sono allergico alle fragole.
E ioall' olio di ricino.
Se io fossi il Papa
Io non credo in Fatima.
Io non sono pronto a dire la mia opinione
Io sono certo che lo vogliano canonizzare
Io non sono in grado di dormire in un letto da solo.
Io penso che Einstein fosse davvero qualcuno!
Io trovo che l'Abate X abbia mani bellissime. Io adoro i suoi
sermoni!
Io trovo che la vita sia insopportabile senza soldi!
Io dico che un uomo è un cadavere vivente se non ha soldi!
Io non ho dovuto fare attenzione al mio peso. Ho una vita da
modella.
Io sono solo interessato ad atti di carità
Io ho scelto i miei pupilli con giudizio!
Io penso che Dior sia un genio.
Io non sopporto più Wagner
Io adoro il cha-cha-cha.
Io vedo l'avvento di una guerra nucleare.
Mi è appena capitato di avere un'informazione privilegiata,
ma è segretissima!

81
La registrazione finì. Jean Thomas scrollò le spalle.
"Sembra proprio una litania di Io!"
"Sì, amico mio, ma lo usiamo così tanto da non riuscire più a
vedere quanto sia odiosamente ridicolo. Evoca dunque la
danza macabra di tutti questi Io offuscati dai loro piccoli
obiettivi personali e che si lasciano portare in giro dalle loro
forze istintive e vedrai che ognuno di loro assume l'immagine
di un demone o di un angelo ben-intenzionato: le ambizioni
filantropiche o egoistiche, la devozione in disarmonia con il
destino degli altri o di se stessi, le discussioni religiose su
dogmi modificati centinaia di volte, i crimini in nome
dell'amore molto più umani che divini!
"Osserva marciare questa processione di opinioni e vedrai che
ogni spettatore ci appiccica sopra un'etichetta di Male o Bene
secondo la sua opinione. Opinioni! Opinioni! Quando si usava
attribuire certe verità espresse dal buffone del Re quando
dava libero sfogo alla sua mente non si era forse meno folli di
quanto non siamo noi oggi quando prendiamo così seriamente
tutte queste contraddizioni, opinioni infondate, credenze
mutevoli e immotivati scetticismi?"
Jean Thomas, con la testa tra le mani, era profondamente
turbato. Dopo un lungo silenzio alzò la testa. Sul suo viso
comparirono sia il rimprovero che la supplica.
"Non mi sovraccarichi, Dominique. Se lei vede chiaramente
attraverso tutto questo caos, io invece l'ho sempre considerato
la normale condizione dell'esistenza. Ha un rimedio da
proporre?"
Dominique lo guardò con gentilezza.
"Io non sono né un profeta né un Messia, amico mio, ma sono
abbastanza umile per credere che la nostra intelligenza
scientifica abbia forse delle lezioni da apprendere dai Saggi

82
che hanno offerto le soluzioni ai problemi fondamentali che ci
affliggono."
"Ma cercare nel passato non significa regredire?"
"Non sto parlando delle condizioni di vita che cambiano di
periodo in periodo. Ci sono leggi di Armonia che
periodicamente sono state insegnate agli uomini e poi
dimenticate, in base all'apertura o alla chiusura
dell'Intelligenza del Cuore. La conoscenza di queste leggi rivela
il ruolo dell'uomo e lo scopo della sua esistenza uno scopo
-

immutabile - così come la fase in cui si trova la nostra umanità


attuale.
"I mezzi per raggiungere questo obiettivo variano a seconda
della fase: così è necessario che ogni periodo abbia un
adattamento in termini di modalità e linguaggio. Questo è
molto importante da sapere e può far luce sul tuo caos. Una
volta che lo scopo è chiarito, la disperazione non ha più una
ragion d'essere, perché allora l'esistenza corrente si presenta
come una tappa di un cammino ascendente che termina con la
realizzazione dell'Uomo completo (il regno sovrumano), nel
quale non esistono né opposizione né contraddizione.
"E allora che importanza hanno gli eventi lungo il cammino?"
"Dominique", mormorò Thomas, "penso di non avere altra
scelta in merito: vuole essere il mio Maestro?"
Dominique scoppiò a ridere.
"Niente di meglio? Hai ragione, perché troverai il tuo Maestro
tra gli uomini che hanno capito oggi questo, domani quello.
La Luce si comunica attraverso gli esseri che stanno cercando
sul cammino giusto, naturalmente! "

83
5

ROMPERE LA "BARRIERA DEL POSSIBILE"

I conflitti delle persone. Individualismo e collettivismo. L'eccesso che


richiama il capovolgimento degli ordini.

Un po' prima di mezzanotte, quando Thomas rientrò in casa,


Anna lo stava aspettando.
"In piedi a quest'ora sorella Anna? Che succede?"
"Un suo amico pilota la sta aspettando fuori dal balcone."
"Quale amico?" Thomas si precipitò fuori con un grido di
gioia:
"Jean-Jacques, vecchio mio! È passato un sacco di tempo! È
fantastico rivederti! "
I l pilota abbracciò il suo amico.
"Sì, sono venuto a chiederti di dare il benvenuto a un
superstite."
"Cosa ti è successo?"
"Sono appena tornato da una missione che ho creduto potesse
essere l'ultima."
"Un incidente?"
"Mentre stavo atterrando. Dapprima, senza una ragione
apparente, ha smesso di funzionare la mia radio. La pioggia si
è trasformata in foschia sottile e la cabina di pilotaggio si è
ricoperta di una nebbia che ha reso sempre più ardua la
visibilità. Ho fatto una prima manovra a trecento metri,
rallentando, per vedere la manica a vento che indicava la pista
di atterraggio. Là, chiaramente visibile, c'era la parte inferiore
appesa per tutta la lunghezza del palo che
approssimativamente indicava: vento debole, pista 05. Di
conseguenza mi sono preparato ad atterrare, ma la visibilità

85
era quasi a zero e non potevo mollare l' acceleratore prima di
raggiungere la pista. Il mio aereo, che normalmente scivola
come un ferro sopra un asse da stiro, ha impiegato un po' per
raggiungere il suolo. Finalmente aveva toccato ho frenato, ma
la pioggia aveva inumidito i freni e non funzionarono.
Nonostante tutti i miei sforzi, mi sono sentito lentamente
portare verso il fossato che circondava la pista oltre la zona di
sicurezza.
"Patatrac! Ai sessanta chilometri l'ora, mi sono ritrovato a
testa in giù. Illeso, sono saltato dall'aereo, ho premuto contro
l'ala della coda e l'ho raddrizzata. L'accensione non
funzionava, così ho bloccato i freni e ho cercato di far avviare
il motore manualmente. Si è girato su se stesso tre volte, ha
tossito e con una terribile esplosione ha preso fuoco tutto: ho
fatto appena in tempo per saltare fuori! Dopo abbiamo capito
che il carburatore si era spaccato per l'urto che aveva avuto
quando l'aereo cadeva in picchiata: la manica a vento,
inzuppata d'acqua, aveva indicato la direzione sbagliata."
"Che avventura!"
"Ah bè, una tra le tante"
"Hai visto i tuoi comandanti?"
"Abbiamo fatto il necessario per le verifiche, il resto può
attendere fino a domani. Puoi ospitarmi per la notte?"
Fu Anna a rispondere. "Naturalmente, ho già preparato la sua
stanza. E qui c'è il cordiale che ha richiesto."
Jean-Jacques era entusiasta: "Ma che cena deliziosa! Ho fatto
bene a dire all'aeroporto che avevo faccende personali che mi
aspettavano: tu!"
"Sei solo qui a Parigi?"
"Sì. Durante gli scorsi dieci anni la mia famiglia si è sparsa
ovunque e ancora oltre. Sono solo, stranamente solo."
"Non più, visto che io sono qua."

86
"Lo vedo, ma sto parlando di un altro tipo di solitudine."
La cena venne servita di fronte alla finestra aperta nel bagliore
della luce di candele su richiesta del pilota. Mentre
mangiavano contemplarono con emozione il cielo notturno di
Parigi.
"È vero che il cielo sopra un luogo porta il suo riflesso. Sentirò
ancora questo riflesso?"
"Malinconico? Dov'è finito il vecchio buontempone che
ricordavo?"
"Oh, è ancora qui ma forse ha cambiato ritmo. Ti dirò vecchio
mio: vivere con la compagnia costante del pericolo affila gli
artigli, mio vecchio Jean."
"Missioni pericolose?"
"Missioni speciali di cui non posso parlare."
"Sempre nell'aviazione?"
"Di regola sì, ma con intermediari e sempre con l'imprevisto.
È un po' come abbandonarsi alla Provvidenza."
"Viste le circostanze, la Provvidenza non potrebbe essere la
fantasia dei tuoi comandanti?"
"Credi? Quando un comandante che è consapevole del suo
ruolo di essere umano, cosa che è più difficile per lui che per
chiunque altro, si prende la responsabilità di salvaguardare la
sicurezza del suo paese, talvolta per evitare cataclismi
catastrofici; pensi che questo capitano si permetta di avere
fantasie?"
"Quello che intendevo erano le fantasie di audacia di cui non
si è sempre in grado di controllare le conseguenze."
"Un comandante degno di questo titolo - e ci sono uomini
così nei servizi segreti - non hanno molte scelte se non quelle
tra diversi gesti avventati, per la semplice ragione che il
destino essenziale delle nazioni - come degli uomini - comporta
sviluppi che non possono essere predetti, perché non siamo

87
così lungimiranti da riuscire ad andare alla radice di tali
cambiamenti. Per comprendere la direzione e la volontà dei
rami, devi studiare le radici dell'albero. I cinesi dicono che per
valutare le conseguenze di un atto bisogna immaginare le sue
ripercussioni fino a sette volte sette."
"I comandanti che conosci hanno un tale potere di
deduzione?"
"Non ha nulla a che fare con la deduzione logica. In ogni
evento questa logica non può essere precisa a meno che uno
non conosca la natura del seme dell'albero, la quale viene
adempiuta dalle tendenze e dalla volontà delle radici che lo
sostengono."
"Come puoi parlare della volontà di una pianta?"
"Perché la pianta è una vera manifestazione di volontà. La
radice è la sua prima espressione e il suo primo fondamento. È
lei che fissa la sua fluidità nella terra e che correrà nella
direzione dell'acqua o di quegli elementi di cui necessita per
sostenersi. Se con lo stesso spirito vengono ricercate le radici
di una nazione, si percepirà che la natura dei frutti che porterà
non cambia, così come i suoi rami, che sono l'espressione del
suo comportamento."
"Ma questa nazione di persone può essere trapiantata", disse
Thomas.
"In quel caso le persone assumerebbero le caratteristiche del
luogo in cui devono adattare le loro radici. Ho usato il termine
adattamento perché la natura essenziale delle radici
rimarrebbe. È la consapevolezza di queste differenze in natura
e delle possibilità di adattamento che mancava ai
conquistatori e ai politici quando pretendevano di condurre le
persone in base a delle leggi, a dei ritmi o a delle religioni alle
quali loro stessi non erano in grado di adattarsi. Essi fanno di

88
queste persone degli alberi storti, che cercheranno sempre di
raddrizzarsi secondo le loro tendenze naturali."
"Ma queste missioni speciali alle quali tu collabori non sono al
servizio delle iniziative di questi politici imprudenti?"
"Potresti anche usare la parola disarmonici per descriverli.
Evidentemente sono al servizio dello scopo concepito da
questi politici, ma succede di frequente che i loro leader
segreti, più esperti nella guerra psicologica, si dedichino al
compito di attenuare i risultati catastrofici delle decisioni
inopportune, temporizzando o attaccando prendendosene la
responsabilità. Riesci a capire le questioni di coscienza a cui
dobbiamo sottometterei senza discutere?"
"Dev'essere ancora più difficile visto che non potete che
obbedire."
"È necessariamente così e per me la circostanza più difficile è
dover sacrificare l'individuo."
"Eppure resti fedele alla tua posizione."
"Non so se lo sto facendo. Il problema della vita umana mi
ossessiona a tal punto da essere diventato insopportabile."
"È ovunque la stessa cosa. I popoli più religiosi - Induisti,
Cinesi e Giapponesi - sacrificano senza pietà i loro presunti
nemici."
"Penso che ci sia una differenza rispetto alle persone che hai
menzionato," disse Jean-Jacques. "Credo che molti di loro
abbiano una scusa che a noi Occidentali manca: loro credono
nella reincamazione. Per loro ogni esistenza è un passaggio,
un'esperienza che continuerà nelle successive incarnazioni. In
questo caso, la morte non è la fine definitiva dell'unica
esistenza di cui dispone l'uomo per raggiungere il suo scopo e
la sua realizzazione. Per loro l'assassinio non è annichilire
l'uomo ed esporlo alla sua perdita spirituale definitiva."
"Tu credi dunque a tutto questo?"

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"Ho viaggiato molto. Ho visto la fede che ha il Cinese
nell'incarnazione dei suoi antenati. Ho visto la fede del
Giapponese nell'atto dell'harakiri attraverso cui realizza una
coscienza dell'onore per la sua prossima reincarnazione. Ho
visto la fede di un ladro indo-cinese che ha chiesto di essere
decapitato per sperimentare l'orrore del furto e liberare se
stesso da questa tendenza nell'esistenza successiva.
"Tutte queste persone credono in una giustizia immanente che
compenserà le azioni umane attraverso le loro stesse
conseguenze. Questo è reso possibile da una successione di
esistenze che permettono loro di far tesoro dell'esperienze
acquisita anche se la loro coscienza cerebrale lo ignora."
"Ma come può un uomo che si è incarnato beneficiare delle
esperienze acquisite se la memoria cerebrale è annichilita dalla
morte?" obbiettò Thomas.
"A proposito dell'oblio," rispose il pilota, "ho chiesto ad un
Indù molto saggio che cosa rappresentasse nella mitologia
greca il fiume Lete, nel quale si dice che venissero immersi i
morti per perdere la memoria della loro esistenza. Mi disse
che quello era il simbolo di uno stato intermedio tra lo stato
mentale e lo stato più sottile che ne consegue. Questo stato
viene già considerato spirituale in quanto le onde mentali si
infrangono come onde contro la sabbia della spiaggia. In altri
termini, la memoria cerebrale è cancellata dal ritmo delle onde
che non le corrispondono.
"Questo Indù mi ha spiegato che il nostro corpo eterico
conserva le impressioni emotive per il nostro purgatorio,
ahimè! ma anche per la registrazione di un'esperienza. Questo
permette all'essere reincarnato di espandere la sua coscienza e
di beneficiarne a livello subconscio cambiando di conseguenza
il suo comportamento.

90
"Credendo a ciò, non ci si sente più oltraggiati dalla
cosiddetta ingiustizia delle sofferenze immeritate o
dell'impunità di azioni criminali o disoneste di cui
approfittano le persone e nemmeno dalle catastrofi che
privano le loro vittime dell'esistenza di cui hanno bisogno per
la loro evoluzione. Si potrebbe dare la colpa alla Provvidenza di
tutto questo se l'uomo avesse una sola vita per raggiungere
ciò che viene chiamata Eterna Salvezza o dannazione."
"Questo, chiaramente, richiede una riflessione", disse Thomas.
"Allora," concluse il pilota, "dopo aver visto tutte ciò da
questa prospettiva mi sono chiesto come possiamo, noi che
non crediamo nella reincarnazione, far precipitare a sangue
freddo un uomo in una morte che, in accordo con la nostra
religione, rischia di essere una morte eterna."
"Sono stupito di vedere un tale cambiamento di mentalità, io
che ho conosciuto l'allegro miscredente impenitente che eri
una volta! "
"La vicinanza della morte e l a necessità d i uccidere in modo
riconosciuto per dovere, hanno risvegliato in me una
consapevolezza di cui ignoravo l'esistenza. E una volta che è
successo, vecchio mio, non si può più far finta di niente. La
morsa allo stomaco è inevitabile!
"Inoltre, quando spendi così tanto tempo volando qua e là
acquisisci una nozione più precisa di quanto sia piccolo il
mondo. È questo che mi ha fatto capire l'importanza delle
radici, la forza che ci fissa alla terra."
"La forza di gravità?"
"Non stavo pensando alla gravità ma all'affinità che attrae i
nostri corpi materiali verso questa terra materiale."
"La gravità inevitabilmente ci riunisce."
"Questo è vero in condizioni normali ma l'uomo che sa come
fondere il suo essere spirituale nel suo essere fisico può

91
minimizzare questo asservimento, per prima cosa
aumentando la forza dei suoi elementi sottili e poi
rivitalizzando gli elementi più grossolani. In certi casi di
sperimentazione estrema (che possono essere osservati e
accuratamente controllati in India e in Tibet), si può anche
arrivare a !evitare. Si dice che tali fenomeni siano stati
osservati anche tra diversi mistici occidentali. "
"Anche se questo genere di cose esiste sono casi eccezionali",
replicò Thomas.
"Naturalmente, ma il fatto che sia possibile conferma che la
spiritualità dell'essere può indebolire l'attrazione dell'uomo
verso la materia e sviluppare la sua affinità per stati più sottili,
stati di cui egli già porta i semi.
"Molti dei pretesi miracoli non sono altro che l'applicazione di
questa disposizione che può modificare alcuni aspetti della
materia diminuendo la coesione degli elementi che la
compongono, oppure riportando ad un ordine normale le sue
funzioni disarmoniche. Questo permette ad una ferita di
ritornare ad uno stato sano."
"Mi stai dicendo che adesso credi nei miracoli?" replicò
Thomas.
"Al contrario, credo che abbiamo una nozione sbagliata di
miracolo. Generalmente noi lo attribuiamo all'intervento di
una Forza divina o più precisamente di un Essere divino, il
quale cede alle preghiere del credente. Non ne so abbastanza
per essere sicuro se questo sia o meno giustificabile, ma ho
capito che un sacco di cosiddetti miracoli sono il risultato di
un'azione sovrannaturale, trattandosi quindi dell'applicazione
di leggi che superano quelle fisiche spiegabili razionalmente.
Questo effetto deriva dall'applicazione di possibilità umane
che normalmente non sono sviluppate."

92
"Per Giove! In effetti ti stai spingendo al di là del nostro
pensiero razionale, ma lasciamo stare per il momento: tutto
questo richiede una verifica!"
Thomas si interruppe, pensando alla sua misteriosa visione
che a sua volta andava al di là di concetti razionali. Un falso
pudore gli impedì di confidarlo al suo amico e, per
nascondere l'inquietudine, deviò la sua attenzione:
"Senza voler essere indiscreto, Jean-Jacques, puoi dirmi che
cosa ti hanno insegnato tutti i tuoi viaggi e le osservazioni del
comportamento umano e se sei stato in grado di giungere a
qualche conclusione interessante sulla situazione delle varie
nazioni e sulle loro reciproche relazioni?"
"In termini di prospettive di pace per il nostro piccolo pianeta
non sono ottimista! C'è un conflitto caotico tra gli interessi
generati dalla nostra Umanità e quelli egoistici dei popoli che,
come gli individui, sono accecati dai loro interessi personali.
"Questa cecità mi spaventa addirittura di più della minaccia
delle armi nucleari, perché le cause di questo conflitto vanno
dritto ai punti vitali della nostra società umana, dall'acredine
razziale all'insoddisfazione spirituale attraverso tutte le
miserie intrinseche di un'economia disordinata. Tutto quello
che devi fare, Thomas, è guardarti attorno per vedere
un'immagine incapsulata della situazione globale: battibecchi
politici, discordia tra i vari partiti, le innumerevoli opinioni, il
cospicuo numero di movimenti di gruppo che si sforzano di
trovare metodi di iniziazione! Questa molteplicità è dovuta
all'ignoranza delle realtà essenziali e apre la porta all'anarchia
che oscura ogni coscienza."
"Senza dubbio hai ragione, Jean-Jacques, ma credi davvero
che esista una possibilità di rimedio a questo stato caotico?"
"Ahimè! questo non è il mio mestiere ma credo che debba
essere usato ogni mezzo disponibile per mettere in guardia

93
ogni uomo ragionevole dal pericolo delle opinioni superficiali
e dal fatto che pericolosi avversari, che hanno riunito le loro
forze verso un obiettivo chiaramente definito, stiano
estendendo la rete del loro dominio."
"Le tue speranze sono un po' utopiche come quegli uomini
che vorrebbero fermare una tempesta gridando!"
"Utopiche? Forse è solo una questione politica. Ma tu non
senti il grido angosciato dei nostri contemporanei? L'urlo
degli uomini che sentono la corrente di questa follia, la nube
dell'incertezza in cui non si discerne più lo scopo della propria
esistenza? L'incertezza dà luogo all'incoerenza in cui le
nozioni di Divino e di Provvidenza vengono negate dal
trionfo del male, dalla miseria e dall'ingiustizia,
apparentemente immotivata."
"Hai trovato questa stessa sorta di angoscia tra i popoli
orientali?"
"No, perché la loro religione risponde a questo problema
mostrando loro la Giustizia immanente del karma o
ripercussione degli atti nelle esistenze successive. Ho visto che
loro credono in una sovra-evoluzione dell'Umanità attraverso
la sua comunione con il Divino.
"Ho anche scoperto che lì c'è un conflitto politico e razziale
che, talvolta, abbiamo provocato noi Occidentali. E ho visto
che i loro stessi vizi, prima che noi arrivassimo sulla scena,
nuocevano solo a loro stessi. Noi abbiamo aggiunto i nostri e
in più l'invidia per ciò che chiamano la nostra civilizzazione.
Questa invidia adesso è per noi una minaccia dalla quale
dobbiamo difenderci: un pessimo risultato."
"E tutto è dovuto alla mancanza di discernimento e
all'ignoranza della nostra dirigenza politica!"
"È vero, vecchio mio, l'ignoranza della natura e delle qualità
di ogni razza e di ogni nazione. Soprattutto, l'ignoranza dei

94
movimenti ciclici della storia mondiale e delle conseguenze
sul divenire dell'essere umano.
"Questa ignoranza è una cosa grave perché se la razza bianca
pretende una supremazia sulle altre razze del pianeta deve
giustificarla attraverso la conoscenza del destino superiore
dell'uomo e dunque degli elementi spirituali che deve
sviluppare per raggiungerlo. Tuttavia, noi Occidentali siamo
inferiori agli Orientali rispetto a questa conoscenza - sia nella
teoria che nella pratica. Gli Orientali lo sanno e questo ci
sminuisce ai loro occhi più di quanto si possa credere."
"Sei sicuro di quello che stai dicendo?"
"Totalmente sicuro. L'ho osservato in India, in Cina e in
Giappone (nonostante una certa decadenza religiosa
provocata dalla civilizzazione). Lo sanno e per noi questo
rappresenta un pericolo di gran lunga più grande del loro
eventuale progresso militare. Per di più, nonostante la loro
resa all'influenza materialistica, hanno ancora mantenuto un
senso di nobiltà individuale che noi invece abbiamo
prostituito attraverso la democratizzazione. Dietro il pretesto
di ugualizzazione, abbiamo provocato la perdita di valori
qualitativi verso noi stessi e la sollecitazione degli stessi da
parte degli altri, dando importanza ai valori umanitari,
livellando ogni cosa attraverso la mediocrità."
"Su questo concordo con te," disse Thomas. "Ciononostante,
ammetterai che i sistemi soppressivi delle caste in Oriente
sono governati dallo stesso tipo di principi!"
"L'Oriente, come l'Occidente, subisce il ritmo della nostra
Era" replicò il pilota. "L'adattamento a questo ritmo deve
necessariamente suscitare dei cambiamenti ma il modo in cui
sono compiuti questi cambiamenti ha distrutto l'armonia invece
di permettere l'adattamento alle necessità sociali e spirituali della
nuova Era. Noi Occidentali ne siamo in parte responsabili così

95
come lo siamo del disprezzo con cui abbiamo guardato le
culture dei Neri quando abbiamo voluto civilizzarli. L'unica
cosa con cui siamo stati in grado di sostituire un patrimonio
nobile è la sua volgarizzazione."
"Attento! la nobiltà delle caste è stata la sua stessa causa di
distruzione attraverso la decadenza e l'abuso dei suoi
privilegi."
"È vero. Ma la causa principale di questa decadenza fu in
primo luogo la perdita della Conoscenza di cui erano una
testimonianza i primi vessilli della cavalleria. La seconda
causa fu la trasmissione di titoli e privilegi attraverso l'eredità."
"Qui vorrei farti notare, Jean-Jacques, che il principio di
eredità può essere giustificato dal bisogno di un'adeguata
educazione e di una linea di sangue che rimanga nobile
attraverso la proibizione di lavori ignobili come il commercio
e altri mestieri grossolani."
"Sarebbe giustificabile in effetti," disse il pilota, "se la
trasmissione della Conoscenza mantenesse il valore effettivo
della Nobiltà. Tuttavia, la Conoscenza non può essere
trasmessa ereditariamente: è condizionata dal risveglio della
coscienza e dalle qualità intuitive del cercatore.
"Quindi devi capire bene, Thomas, che questa acquisizione
della Saggezza è sempre individuale."
"Se ho inteso correttamente, questo significa che una nobiltà
stabile sarebbe costituita da un'élite selezionata sulla base di
Qualità ?"
"Questo è ciò che intendevano e praticavano l'Antica Cina e
l'Antico Egitto."
"Come potrebbe essere mai realizzabile nella nostra epoca con
la tendenza sociale al livellamento per mezzo della
mediocrità?"

96
"Ricordati Thomas che attualmente subiamo il turbamento di
un conflitto tra due tendenze divergenti. Da una parte il senso
di collettività che vuole parificare i valori intellettuali tanto
quanto quelli materiali, eguagliare i diritti e i doveri senza
preoccuparsi del grado di evoluzione degli individui.
Dall'altra si manifesta una tendenza all'individualismo che si
esprime volgarmente con ribellioni sconsiderate e maldestre,
tanto nell'arte quanto nelle opinioni o nel bisogno di sfidare la
critica attraverso lo scandalo o l'originalità.
"È curioso, però, che queste tendenze contraddittorie
corrispondano a due stati di coscienza che dividono
abbastanza nettamente i nostri contemporanei e che il
Vangelo, come fanno altre Tradizioni, denomina come i Molti
e i Pochi. I Molti hanno un obiettivo dell'esistenza terrena
dettato dall'intelligenza cerebrale, mentre i Pochi aspirano al
regno sovraumano con i mezzi dell'Intelligenza del Cuore."
"Non avrei mai pensato che queste due categorie potessero
essere delimitate così chiaramente."
"Non mi interessano i raggruppamenti intermedi. Quelli che
esamino sono i due impulsi dominanti che caratterizzano le
aspirazioni di queste due categorie.
"Per un certo verso, i Pochi corrispondono ad un'élite
selezionata dalle sue aspirazioni spirituali e dal suo
comportamento nobile, attributi che le rendono accessibile la
Conoscenza. Questi Pochi non troverebbero gioia in quel tipo
di gratificazioni che ricercano i Molti. Per un altro verso,
questo gruppo ha il diritto di agire liberamente e di assumere
il comportamento necessario all'incremento della
consapevolezza.
"Al contrario, i Molti reclamano un miglioramento del
benessere e dei piaceri terreni con l'uguaglianza dei diritti e
degli obblighi sociali. Questo è ciò di cui hanno bisogno al fine

97
di garantire la loro sicurezza, perché loro non accetterebbero il
disinteresse e il rigore di coscienza che condiziona la ricerca
dei Pochi e che sono più severi di qualsiasi altra legge!
"La comprensione di questa differenza fornirebbe la soluzione
al conflitto, accordando ad ognuna delle due categorie i
vantaggi che desidera. Allo stesso tempo, sarebbero concesse
correttamente le leggi e le possibilità di apprendimento che
corrispondono alle loro rispettive qualità."
"Mio povero amico," esclamò Thomas, "ciò a cui auspichi
richiederebbe un governo di Saggi!"
"È vero, ma l'Antica Cina, l'India e l'Antico Egitto hanno
provato che questo è possibile: non è un'utopia dunque! Ma,
ahimè, lo è nel nostro Mondo per come è organizzato. Il Sapere
ha rimpiazzato la Conoscenza, le rivalità religiose hanno
rimpiazzato l'insegnamento immutabile di una Saggezza
basata sulle grandi leggi di Armonia e gli interessi individuali
dominano tutte le politiche internazionali.
"Una volontà di indipendenza nazionale respira in ogni paese
e d'altra parte i loro dirigenti stanno solo pensando a come
possano migliorare le proprie possibilità di sopravvivenza alle
spese di altri paesi. Inutile dire che queste due tendenze siano
incompatibili con la realizzazione di un'intesa internazionale!"
"Evidentemente," disse Thomas, "il problema non potrà
essere risolto fino a quando gli appetiti di alcuni si
opporranno all'indipendenza di altri. È la storia continua delle
conquiste e delle ribellioni, ma la particolarità della nostra
epoca è il carattere epidemico di questo conflitto: una dopo
l'altra, le persone si stanno risvegliando per reclamare i propri
diritti, proprio come le vipere che improvvisamente si
raddrizzano per minacciare i passanti!"
"Come vipere è il termine giusto," ammise il pilota, "perché
parole come nazionalismo e indipendenza sono state lanciate

98
come un veleno di discordia da deliberati agitatori che
vogliono trame profitto. Questi slogan sono serviti da leva a
certe Forze per liberare i popoli . . . ai quali si sono subito
imposti per una cosiddetta ragione di protezione. A forza di
propagande interessate, queste parole sono servite come urlo
di guerra per i piccoli popoli che si sono lasciati travolgere
dallo spirito di anarchia e di rivolta. Questi slogan quindi
forniscono loro un pretesto eccellente per esprimere il loro
risentimento, causato da un complesso di inferiorità."
"Possibile," disse Thomas, "ma in alcuni casi questo
complesso di inferiorità sembra essere giustificato da una
reale incapacità di auto-governarsi; potrebbe essere a causa
della gelosia tra i leader o tra le tribù o per la mancanza di
abilità ad organizzare ingranaggi economici o tecnici."
"Sono queste forme di inferiorità che necessitano il ripristino
dell' equilibrio che di per se stesso è sempre temporaneo: i più
deboli sono obbligati ad accettare l'appoggio dei più forti
anche se è per liberarsi dalla schiavitù. Ma fino a quando
l'egoismo governerà il Mondo, il prezzo da pagare per questo
appoggio diventerà un'altra forma di schiavitù per i paesi che
uno pretende di liberare."
"Perché questi paesi non vedono l'ombra del nuovo scettro
che li attende?"
"Perché sono accecati dai loro interessi commerciali. Le
persone si lasciano manipolare dai politici basandosi su
contrattazioni spudorate. Gli ideali umanitari che
pretenderebbero di aiutare le rivendicazioni nazionali,
servono come pretesto al Potere che vuole dominare il mondo,
le cui carte vincenti sono il potere finanziario e i mezzi di
distruzione."

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"Non riesco molto a concepire l'opportunità delle ambizioni
imperialiste, visto che la nostra epoca sembra realmente ostile
ai principi della colonizzazione", disse Thomas.
"Il colonialismo non ha più ragione di esistere, dal momento
che la rete di comunicazione veloce ha già più o meno
equiparato le persone del nostro pianeta. Una nazione ha il
diritto di colonizzare una popolazione quando le offre la
qualità e la conoscenza che può acquisire solamente
dall'essere governata, formata ed educata da essa. Fin dal
momento in cui questo popolo raggiunge il livello del
colonizzatore, esso può legittimamente chiedere di governarsi
autonomamente. La nazione colonizzatrice allora, come
compenso per i vantaggi che gli ha recato, potrà contare su
un'associazione di interessi al posto di un dominio, che
l'individualismo attuale non vuole più tollerare."
"Capisco ciò che dici, Jean-Jacques, ma questa è solo una
ragione in più per essere sorpresi dalle forze imperialiste così
in contrasto con i nostri tempi."
"Attenzione! Non è più una questione di colonizzazione ma di
un dominio di tutt'altra portata!" ribatté Jean-Jacques.
"Numerose correnti su larga-scala di idealismo sociale o
spirituale, più o meno sostenute da forze repressive,
pretendono di imporsi nel governo del Mondo. Abbiamo a
che fare con lo stesso problema della colonizzazione su
piccola-scala: il diritto di governare deriva dalla superiorità
attraverso la Qualità. Cosa determina, nella nostra Umanità,
questa superiorità se non il grado di risveglio di Coscienza e la
strada ascendente verso una sovra-umanità di ordine
spirituale?
"Questa strada ascendente - che corrisponde all'obiettivo e
alla prospettiva più alta che le religioni sono protese a rivelare
- è il programma proposto dalla dottrina evangelica per

100
coloro che, mentre sono in questo mondo, non sono di questo
Mondo1•
"Questo programma è l'antitesi dei mezzi di dominazione
utilizzati per questo Mondo: la superiorità finanziaria, i mezzi
di distruzione, la violazione delle coscienze per il profitto di
ideali imposti dal Potere dominante."
"Capisco la tua idea," disse Thomas. "Stai cercando di
valutare la legittimità dell'ambizione imperialista secondo la
qualità del suo apporto."
"In base alla corrispondenza del suo programma con il grado
di evoluzione dell'Umanità moderna e ai bisogni che ne
derivano. Questi bisogni, tuttavia, corrispondono a due
differenti aspirazioni: una vuole la continuità dell'esistenza
sulla Terra, mentre l'altra vuole andare al di là delle
condizioni dell'esistenza terrena, che sperimenta come
schiavitù.
"Lo stesso Potere imperialista non è in grado di gestire queste
due categorie a meno che non sia diretto da Saggi che
comprendono la differenza tra i bisogni della Massa e le
aspirazioni dell' Élite."
"Sto iniziando a intravedere la serietà del problema," disse
Thomas, "perché è evidente che i Poteri che vogliono il
dominio mondiale, ognuno per sé, si rivolgono alle masse.
Che uno o l'altro possa realizzare la sua ambizione, questa
servirà a soffocare l'eventuale Élite."
"È inevitabile," concordò il pilota. "Questa Élite potrebbe
contrastare il dogmatismo arbitrario con una reale
Conoscenza. Il dogmatismo, infatti, imponendo una credenza,
impedisce il risveglio della Coscienza e dell'Intelligenza del
Cuore."

1 Giovanni, 15, 19; 17, 9-1 1 .

101
Thomas sospirò. "La situazione è tragica per coloro che
vogliono acquisire certezze attraverso la loro ricerca personale.
"Questo mi riporta alla mente le parole del Vangelo, che mi
avevano affascinato in quanto dirette ai Dottori della Legge che
a quel tempo avevano l'autorità esclusiva sull'interpretazione
dei testi religiosi che si riferivano al Messia: Guai a voi, dottori
della Legge! perché vi siete impossessati della Chiave della
Conoscenza: non siete entrati voi e avete impedito l'accesso a coloro
che volevano entrare.2"
Il pilota sorrise ascoltando il suo amico.
"Visto che stai citando il Vangelo, puoi trovare altre parole
che le completano: Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri
adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità; poiché tali sono gli
adoratori che il Padre richiede. Iddio è Spirito; e quelli che l 'adorano,
bisogna che l'adorino in Spirito e Verità3•
"Avrai notato che queste parole furono indirizzate da Gesù ad
una donna dei Samaritani, una tribù che venne ripudiata dai
dottori giudaici del Tempio di Gerusalemme."
"In effetti è strano", ammise Thomas.
"Da notare, inoltre, che i Samaritani accettarono la missione di
Gesù a causa dei suoi insegnamenti, mentre i teologi di
Gerusalemme divennero suoi nemici."
"Perché dare questo messaggio ad una donna che ovviamente
non era una teologa?" chiese Thomas.
"Forse proprio per questa ragione," suggerì il pilota. "Ma non
sei colpito, in questa frase, dalle parole Ma l'ora viene, anzi è già
venuta? Piuttosto curiosamente, queste parole individuano la
Nuova Era che ha caratterizzato la comparsa del Messia: l'Era
dei Pesci, il nuovo segno zodiacale, che ha dato ai discepoli di
Cristo il simbolo del pesce!"

2 Luca 1 1, 52
3 Giovanni 4, 23-24

102
"Davvero molto interessante," ammise Thomas: "la Nuova
Era, il nuovo simbolo, il nuovo insegnamento Ma questo
messaggio richiamava anche una nuova direzione, perché
conferiva più importanza allo Spirito e non più alla lettera, alla
Verità e non più qual' è la parola che si usa per esprimere il
contrario di Verità?"
"La frase precedente lo esprime nei suoi termini: Voi adorate
quel che non conoscete: noi [i discepoli di Cristo] adoriamo quello che
conosciamo
"In altre parole, fino a quando si aderisce ad una fede imposta
dalla legge; d'ora in poi è necessario conoscere ciò che uno
adora. La conoscenza viene messa al posto della credenza. E la
Conoscenza non è la Coscienza del Reale, al di là delle forme,
delle teorie, delle ipotesi e delle illusioni sensoriali e cerebrali?
Non è questo che significa Adorare in Spirito e Verità?"
"Sono tentato di darti ragione, anche se non ho mai dato
abbastanza importanza a questi concetti" disse Thomas.
"Devo dire di essere impressionato dall'opportunità che dà
l'insegnamento in Spirito e in Verità in questi tempi caotici di
razionalismo, materialismo e di dogmatismo esclusivo e che
ancora una volta si trovano sull'orlo di un nuovo segno, visto
che stiamo per entrare nell'Età dell'Acquario," continuò con
entusiasmo Thomas. "Ah! Se avessi lo spirito dell'apostolato
urlerei in pubblico come Giona: Perché vi siete impossessati della
Chiave della Conoscenza: non siete entrati voi e impediste coloro che
vogliono entrare!"'
"Bravo! " esclamò il pilota, ridendo. "Ma penso che tu abbia
sonno, vecchio mio. Giona ha solo predetto la distruzione di
Ninive (un riferimento appropriato, comunque). Finiamo la
discussione con questo tocco eloquente, che è piuttosto
sorprendente sentir dire da uno scienziato noto per il suo

103
sfrenato positivismo! A cosa dobbiamo questo improvviso
interesse alla parola del Vangelo e alle chiavi della Conoscenza?"
Thomas scrollò le spalle, cercando di eludere la domanda, ma
la curiosità di Jean-Jacques gli diede motivo di esitare.
"È troppo lungo da spiegare," grugnì, fingendo di cercare una
sigaretta. "Alcune coincidenze fortuite mi hanno obbligato a
rivedere alcuni dei miei concetti materialistici e si è affacciato
il problema della possibilità di una percezione intuitiva.
Anche quando i fatti mi hanno obbligato a riconoscerla ancora
non mi hanno mostrato come acquisire consapevolmente l'uso
di questa facoltà o anche come modificare il mio modo di
cercarla. È molto bello essere aperti ad un altro punto di vista
ma non si può fare tabula rasa di nozioni ed abitudini
profondamente radicate che sono state acquisite attraverso
l'ereditarietà e l'educazione! Per noi che siamo plasmati da
questa mentalità, come fare per ritornare sui nostri passi?"

***

Il pilota scosse la testa, sorridendo, e accese una sigaretta.


"Cosa puoi fare per ripercorrere i tuoi passi?" ripeté con aria
trasognata. "Non puoi immaginare quanto tu stia dicendo
bene. Ammetto che non pensavo fosse possibile e questo mi
ha spinto verso un tormento insopportabile.
"Tuttavia, un'esperienza impressionante mi ha fatto trovare
un mezzo.
"Sai cosa significa oltrepassare la barriera del suono? È un modo
pittoresco per descrivere il momento critico in cui l'aeroplano
raggiunge la stessa velocità dell'onda sonora.
"Questa velocità varia a seconda dell'altitudine: a terra
ammonta a circa 1.225 chilometri all'ora, mentre ad
un'altitudine di 10.000 metri è di soli 1.060 chilometri l'ora.

104
Qualunque sia l'altitudine, attendere la barriera del suono è
sempre pericoloso se non si è in grado di superarla
velocemente. Ecco perché: il suono produce una sorta di onda
che è uno stato vibratorio diverso, ad esempio, dalle onde di
calore o di luce. Questo è risaputo. Però, fintanto che l'aereo si
muove ad una velocità inferiore a quella del suono, si muove
dietro quest'onda. Se l'aereo raggiunge la stessa velocità, entra
in conflitto con essa, conflitto che produce violenti disordini
nei materiali e nella struttura dell'aereo, costruito per
compiere evoluzioni nello stesso mondo del suono ma ad una
velocità di traslazione inferiore, non raggiungendo quindi
questo stato di vibrazione.
"Se l'aereo è in grado di andare al di là della velocità del
suono, trova nuovamente una zona di pace perché lì non ci
sono più suoni. Sta viaggiando più veloce di un'onda acustica,
quindi non c'è più conflitto."
"Capisco," disse Thomas. "L'istante critico è quindi il
passaggio al di là nonostante la resistenza dell'aereo."
"È così, e questo momento è davvero toccante, perché, visto
che tutti gli elementi del veicolo vengono scossi, l'aereo
subisce un effetto di distorsione con vibrazioni terrificanti.
Inizia a tremare come un animale in preda al panico. Il primo
tentativo di rompere la barriera del suono - sia essa volontaria
o involontaria - ha causato molti incidenti fatali. In
determinati casi la dislocazione fece esplodere l'aereo, fino al
giorno in cui un pilota, che aveva compreso che si trattava di
un passaggio in uno stato differente da quello per cui il veicolo
è in condizione di volare, ebbe l'idea e il coraggio di agire al
contrario della manovra normale. Immediatamente riuscì, in
picchiata, a superare il punto critico e il veicolo, avendo
sfondato il muro del suono, ritornò pacifico e docile.

105
"I racconti dei miei compagni, che adesso praticano agilmente
questa manovra, mi interessarono ardentemente e volli tentare
anch'io l'esperienza. Sono stato debitamente istruito e
redarguito sul modo in cui il veicolo avrebbe reagito e su
come dovesse comportarsi il pilota: dunque mi corazzai di
sangue freddo in modo da non poter commettere errori.
"L'esperienza fu veramente dura per i miei nervi, perché
sentire l'aereo tremare e disarcionare come un cavallo
terrorizzato è preoccupante. Ma la vera prova fu quella di
prendere coscienza del fenomeno straordinario che richiede
l'inversione dei controlli al fine di volare più veloce in questa
pericolosa corsa e cioè reagire nel modo opposto rispetto a ciò
che uno fa normalmente.
"La pace e la calma che seguì questa inversione fu molto più
sconvolgente dell'istante di pericolo. Fui ansioso di ritornare a
terra e meditare sull'evento spirituale che fu per me la vera
avventura.
"Quando sono ritornato a terra avevo voglia di gridare: Ci
sono! Non avevo idea fosse così semplice! Thomas, hai capito
l'importanza di questo simbolo che improvvisamente ha
illuminato il mio cammino? No? Non hai capito? Proverò a
spiegartelo.
"Cosa ci trattiene dal raggiungere il Mondo superiore al quale
appartengono le Forze spirituali così come gli stati sottili del
nostro essere immortale? È precisamente la distanza tra
questo stato spirituale (o modo di essere) e il nostro stato
fisico o mentale. Questa differenza può, in maniera analogica,
paragonarsi ai diversi stati vibratori da cui sono condizionati
il nostro corpo fisico e le nostre facoltà e funzioni cerebrali.
"Non ci sono trucchi per passare da uno stato all'altro: il
mentale non può accedere alla conoscenza intuitiva, le cui

106
percezioni non sono più condizionate dalle nostre tre
dimensioni.
"Essendo concepita dal nostro senso intuitivo, una conoscenza
può allora essere comunicata all'intelligenza cerebrale,
proprio come il pilota che ha compreso il fenomeno del
superamento può adattare le sue manovre di conseguenza. Ma
questo passaggio ad uno stato vibratorio differente richiede
una manovra non solo diversa ma inversa rispetto alla
conduzione normale."
Thomas seguiva assorto l'appassionato discorso del suo
amico:
"È questa azione inversa che mi affascina" mormorò.
"Questa inversione è stata per me la scintilla della rivelazione.
Seguimi attentamente: non possiamo raggiungere lo stato di
conoscenza intuitivo mettendo in gioco le nostre facoltà
cerebrali che reagiscono e assembrano nozioni, idee e pensieri
che sono vibrazioni mentali. La Conoscenza è l'entrata in uno
stato d'essere diverso in cui non esistono dei pensieri
personali ma delle realtà: delle connessioni vive, l'interazione
dell'Armonia e delle Funzioni di carattere universale, che
sono il mondo causale del mondo fenomenico che conosciamo.
"Noi possiamo penetrare questo mondo causale solo
attraverso lo stato dentro di noi che vi corrisponde, vale a dire
attraverso i sensi sottili o le facoltà che hanno lo stesso ordine
di vibrazione. Segui ciò che sto dicendo?"
"Intravedo ciò che vuoi dire, ma non ho idea di come
arrivarci."
"Oltrepassa la Barriera del Possibile4: inverti i controlli! Invece
di cercare di sapere e di capire attraverso il pensiero, taci e
ascolta da dentro, nel silenzio, per poter andare al di là delle
vibrazioni mentali. Vedi, la natura rifiuta gli eccessi. Se la forzi

4 Si veda il cap. 18, pagina 202.


107
a superarsi, romperai il velo che ti permetterà di entrare in
uno stato superiore. Ma se cerchi di forzare il passaggio con i
soliti mezzi mentali, la macchina sobbalzerà e sarai
scaraventato inevitabilmente fuori marcia."
"E tu ci sei riuscito?"
"Una volta capito, ho provato a praticarlo. Poi, ciò che ho
intravisto grazie a pazienti meditazioni, l'ho applicato alla mia
macchina cerebrale. Le ho permesso di registrare senza
!asciarla intervenire.
"Questo è tutto. E ho imparato di più da quel giorno che da
tutti i miei studi complicati."

***

Thomas osservò cupamente il suo amico.


"Vedo che la tua lunga assenza ti ha maturato e segnato
profondamente. Sei consapevole che questa maturità ha
scolpito i tuoi tratti dando loro la sicura impressione di uno che
sa?"
"Stai esagerando, vecchio amico! La mia coscienza si è
risvegliata in merito alla condizione umana e allo scopo
dell'esistenza ma so cosa manca: la conoscenza delle basi che
permettono di distinguere il Reale dal relativo."
"Invidio il fatto che tu sappia cosa ti manchi."
"La vita, che da quel giorno è stata la mia sola maestra, ha la
responsabilità di mostrarmelo. Ma adesso aspiro ad un
insegnamento più preciso. E tu, che ne è stato di te negli scorsi
dieci anni?"
"Medicina, legata ad un laboratorio."
"Vedo: sedentario e senza avventura."
"Non ho mai cercato l'avventura, ma è lei che ha trovato me,
mio malgrado!"

108
"Questo è interessante! Raccontami."
"Non stanotte," implorò Thomas. "È tutto molto recente ed ho
ancora bisogno di darmi un pizzicotto per essere sicuro di non
essere matto."
"Perché non adesso? Le nostre esperienze ci hanno
chiaramente riavvicinato. Chi lo sa se domani avrai ancora il
coraggio di raccontarmi?
"Nei tempi terribili in cui viviamo, credo che occorra stare
attenti all'Avventura, visto che arriva per caso. Penso
all'Avventura come al fischio di una caldaia che sta per
esplodere o, se preferisci, come un avvertimento di qualcosa
dentro di te che sa o il tuo sommo Destino, che sta aspettando
che tu ti risvegli per realizzarsi.
"Considera solo l'incidente del mio aereo di questa sera: sono
arrivato con l'impressione di avere un nuovo dovere a cui
adempiere. Ho esitato, avendo maggiormente voglia di riposo
che di azione ma il fischio mi ha messo in allerta. Senza
dubbio non avevo tempo da perdere. Raccontami la tua storia,
Jean Thomas. Chi lo sa? Forse posso essere d'aiuto."
E così Thomas raccontò la sua Avventura.

***

Quella notte quasi non chiusero occhio.


Fecero colazione insieme sul balcone. Il pilota sorrideva
dell'aria imbarazzata del suo amico.
"Di che ti vergogni, scemo! Hai una vena di pazzia! Ma come?
Ci sono persone che trascorrono intere vite usando metodi
complicati nella ricerca della propria Luce, che permetta loro
di comprendere il motivo della loro esistenza e il loro vero
destino. E tu, per un colpo di fulmine (o . . . di grazia?), hai

109
ricevuto la sua visita. Lo hai sentito, hai visto il suo simbolo e
hai paura. Di che cosa?"
"Temo che mi stia illudendo."
"Chi ti accuserebbe di illuderti? La borghesia ben pensante
che trema di paura quando si avvicina la morte? Lo scienziato
atomico che lavora per la pace nel mondo? Il terrorista fanatico
che predica la felicità delle masse? Il moralista che vuole
sopprimere la prostituzione?
"Ma dimmi: prima di questa avventura, quando eri un

gentiluomo ben equilibrato, sapevi qualcosa di ciò che ti ha


insegnato il tuo prezioso Maftre Jacques?"
"Non ne sapevo niente, di sicuro."
"Per quanto mi riguarda," riprese Jean-Jacques, "se sento
parole che mi mettono a contatto con la mia Realtà, non mi
preoccupo se giungono da un clown, dal Dalai Lama, dal Papa
o dalla scatola di maccheroni! Ne sono solo grato. Ascolto e
cerco di provocare in me stesso lo sviluppo.
"Vedi, non bisogna mai lasciar passare l'istante!
"Andiamo vecchio mio, hai spezzato la tua barriera del suono a
tua insaputa e senza nemmeno sapere come. Da ora in poi
puoi farlo deliberatamente."
Thomas guardò il suo amico con emozione. Si alzò e gli strinse
le mani.
"E adesso sto andando incontro al mio destino", disse. "Ma
sto cominciando a pensare che la tua Avventura mi abbia
condotto sul tuo cammino.

1 10
6

I DUE ASPETTI DELL'ANIMA E DELLA COSCIENZA

Condizioni per la percezione intuitiva. I due aspetti dell'anima


immortale. La loro relazione con la Coscienza Umana. La definizione
di Coscienza Umana. Senso morale e senso religioso. Sopravvivenza
e immortalità. Immaginazione e intuizione. Mentale e Coscienza
Umana.

Nell'intima atmosfera della sua piccola taverna, Dominique


ascoltava i racconti dei viaggi avventurosi di Jean-Jacques, il
pilota, che Thomas aveva voluto presentargli.
Jean-Jacques intanto aspettava, cercando di indovinare le
impressioni dello scultore. Ma lo scultore, senza parlare,
fumava pacificamente la sua pipa. Poi, dopo un lungo
silenzio, si rivolse a Jean Thomas:
"Mi piacerebbe sapere," disse, "perché mi hai portato il tuo
amico e perché lui, istruito dalla sua professione ad essere
estremamente prudente, ha potuto parlarmi così
apertamente."
Jean Thomas prima di rispondere, cercando
esitò
l'approvazione del pilota che, con un cenno del capo,
acconsentì.
"Lei mi conosce da davvero poco tempo," disse Thomas.
"Tuttavia è riuscito a vedere dentro di me così chiaramente da
aver voluto che lei diventasse, per così dire, come mio
maestro. Ma adesso le confidenze che io e il mio amico
abbiamo scambiato mi hanno causato un grande imbarazzo.
Entrambi abbiamo realizzato che dentro di noi sta avvenendo
un profondo cambiamento, con questa differenza: la sua
esperienza è molto più complessa, lunga e ricca della mia, che

111
è così breve. Nonostante questo, è venuto da meperesprimere
il suo caso di coscienza e provare achiarirlo. Jean-Jacques si
sbaglia riguardo alla mia maturità! Ma sapevo che nella mia
attuale ignoranza c'era solo una cosa da fare per lui: portarlo
da lei."
"Non è esattamente qui che risiede il problema," disse il
pilota. "Non ho giudicato il mio amico, non più di quanto io
abbia giudicato lei, signore. Ma durante il corso delle mie
rischiose avventure ho sviluppato un certo fiuto, e
l'esperienza mi ha insegnato a discernerne la qualità. Questo
fiuto mi ha spesso salvato la vita e mi ha permesso di non
tradire ciò che mi è stato confidato. Ma ho presto capito che
questo istinto era parte della mia natura inferiore, in quanto
ne sono provvisti anche molti animali. Allora mi sono sforzato
di comprenderne la natura e l'origine, e la mia conclusione è
stata la seguente: ho osservato che i miei impulsi istintivi mi
avvertivano sugli effetti pericolosi o benefici di azioni
particolari o di relazioni particolari, mentre la mia ragione e la
mia conoscenza cerebrale ne erano all'oscuro. Tuttavia, ho
anche osservato che queste impressioni istintive riguardavano
solo la mia vita fisica e la mia esistenza quotidiana, dunque
sono ancora correlate al mio istinto animale.
"Allora mi sono chiesto perché l'uomo, individuo dotato di
uno stato d'essere superiore, maggiormente consapevole degli
animali, non sia capace di coltivare la percezione intuitiva
tanto quanto la perspicacia istintiva all'interno di un dominio
molto più sottile, che potrebbe allora metterlo in contatto con
lo stato psicologico dei suoi simili."
Dominique sorrise, e precisò:
"Con questo intende un'intuizione indipendente dalle sue
facoltà cerebrali?"

1 12
"Ovviamente, altrimenti si tratterebbe di deduzione e non
della percezione diretta delle tendenze segrete di un
individuo."
"Deve essere molto sicuro di sé per essere in grado di
discernere l'una dall'altra!" replicò Dominique.
"Precisamente, e proprio per questa ragione in un primo
momento la paura di prendere un abbaglio mi ha reso molto
diffidente. Ma a forza di sperimentare, ho trovato il metodo
per ottenere risultati innegabili."
"Che metodo è?"
"La neutralità; la soppressione di ogni giudizio ed anche di
tutte le ipotesi sulla natura dell'individuo."
"I miei complimenti, caro signore, ma sarei curioso di sapere
come ha fatto a giungere ad una disposizione così difficile."
"La pratica della mia professione, che mi espone
continuamente a molti rischi, ha creato in me una sorta di
fatalismo che può essere definita un dono, o sacrificio,
riguardo alla mia vita e ai miei desideri personali attraverso la
devozione verso la causa che sto servendo. Questo è stato il
primo tirocinio della neutralità o, se preferisce, del non-volere."
"Tuttavia, tu hai comunque un obiettivo a cui adempiere:
questo è totalmente opposto al non-volere", obiettò Thomas.
"Quando ho agito attraverso la volontà per attenerlo ho spesso
commesso degli errori e ho notato che ottenere il risultato
voluto a lungo andare può essere negativo. Per questo motivo
solo gli eventi accidentali hanno reso inutile la mia logica
razionale.
"È stato allora che ho cercato di coltivare un'intuizione che mi
consentisse di conoscere le reazioni fondamentali dei miei
avversari o dei miei alleati."

113
"Così ha imparato il silenzio, il lungo silenzio meditativo che è
la condizione indispensabile alla manifestazione
dell'intuizione."
"Ho imparato a tenere la bocca chiusa, a tenere la bocca chiusa
e ad ascoltare."
"Lei ha appreso un tesoro, amico mio, ma visto che questa
intuizione è l'espressione della sua coscienza sovra-ordinaria,
mi sorprenderebbe se talvolta non le creasse un conflitto con
alcuni ordini dei suoi capi."
Il pilota sospirò e guardò Thomas.
"Qua ci troviamo di nuovo su un terreno pericoloso. Voglio
che lei sappia, Maìtre Dominique, che non ho confidato a
nessuno le mie questioni di coscienza. Ho seguito il mio
impulso nel raccontarlo a Thomas, il quale mi ha portato qui
da lei. Mi può dare un consiglio sul conflitto in questione?"
"Penso che il suo problema imminente, amico mio, non
consista in una decisione, ma nel chiarire gli elementi che
possono determinare quella decisione. È molto bello aver
constatato e sperimentato l'intuizione, ma deve ancora
apprendere a distinguere il valore di questi impulsi riguardo
al suo destino spirituale.
"Ora, affinché questo possa accadere, deve imparare a
distinguere la voce del suo Essere reale con quella della sua
immaginazione."
"Esattamente il mio stesso problema," intervenne Thomas.
"Ho raccontato al mio amico l'avventura che le ho descritto
dettagliatamente l'altro giorno. Le spiegazioni che lei mi ha
dato sono così nuove per me che sarei felice se ne potesse
parlare ancora."
"Sarebbe più utile per te parlare prima delle tue attuali
conclusioni," replicò lo scultore.
Il dottore richiese un momento di riflessione.

114
"Lascia parlare il tuo cuore," si raccomandò Dominique.
"Cerca di rivivere l'emozione del tuo primo contatto con il tuo
misterioso consigliere."
"È stata una sorpresa inaudita!" disse Thomas. "Ero sconvolto
dalla presenza di qualcuno dentro di me che sapesse qualcosa
che la mia ragione ignorava. Era necessario disconnettere la
mia intelligenza da un'altra facoltà che, fino ad allora, non
avevo mai sospettato di avere. La conoscenza che mi è stata
rivelata da questa facoltà improvvisamente risvegliata, non se
ne faceva niente dei miei studi razionali.
"Mi occorse un certo lasso di tempo per ammettere questa
evidenza. Allora ho cercato di dargli un nome. Non mi è
servito a nulla compararlo con la mia anima, di cui dubitava il
mio razionalismo, perché l'aspetto peculiare dell'anima, per
come è definita dal catechismo, non è compatibile con la
possibilità di essere malvagi e dannati!
"Nemmeno, credo, chiamarla coscienza, visto che conoscevo
solo la definizione filosofica di questa parola.
"Allora ieri, Maìtre Dominique ha ampliato la mia nozione di
coscienza stabilendo la sua relazione con i due aspetti della mia
Entità immortale, e cioè il suo Testimone spirituale e il suo
Testimone permanente."
"In questo dualismo dell'anima," ripartì Jean-Jacques, "sono
nuovi solo i nomi dei due Testimoni, perché si possono
ritrovare gli stessi principi nell'insegnamento delle Antiche
Tradizioni e che, nella prima Chiesa Cristiana, erano chiamati
Spirito e Anima."
"Non ho mai parlato di dualità dell'anima," rettificò
Dominique, "ma dei suoi due aspetti, che è qualcosa di
fondamentalmente diverso. Penso che sia prioritario darvi una
spiegazione precisa di queste Realtà fondamentali.

1 15
"Ma vi chiederei di ascoltarmi con completo rilassamento
fisico, nervoso e mentale. Potete farlo?"
Jean Thomas e Jean-Jacques, con entusiasmo, acconsentirono.

***

Dopo un momento di raccoglimento, Dominique riprese:


"Considerate ogni anima umana come una delle Entità­
Numero proveniente dall'Unità assoluta che necessariamente,
trattandosi della Totalità Divina, le contiene tutte. Tuttavia,
non esistono due Numeri completamente identici: ogni anima
è dunque provvista delle caratteristiche del suo Numero, e
sono queste caratteristiche che la differenziano dalle altre
anime.
"Le Tradizioni che comparano ogni anima ad una stella (e cioè
ad un sole) ci danno una chiave che non dovrebbe essere
trascurata. Un sole è un astro che emette luce propria, ma
questo astro visibile non è che il corpo fisico del Sole spirituale
in cui è inglobato. I Saggi egizi lo chiamavano occhio di Ra, in
quanto globo animato dall'indistruttibile Ra divino, i cui raggi
luminosi sono percepibili dai nostri occhi.
"Però, i suoi raggi non sono solo sue emanazioni.
"Le radiazioni conosciute dalla fisica moderna ci permettono
di capire gli aspetti metafisici della nostra anima-sole: le
diverse radiazioni solari sono differenziate dal numero delle
loro vibrazioni, che danno rispettivamente il calore, la luce e i
raggi ultravioletti, e dalle emanazioni più difficili da percepire
che la scienza attuale sta progressivamente scoprendo.
"La totalità di queste emanazioni costituisce una sfera
vibrante che ingloba i pianeti del sistema solare in cui noi
viviamo. Il fatto di poter rilevare individualmente ognuna
delle loro manifestazioni (calore, luce, raggi ultravioletti etc.)

1 16
prova che queste radiazioni multiple si intersecano senza
confondersi tra loro. Questo è dovuto ai loro diversi stati
vibratori e alle differenze di sottigliezza che ne risultano.
"Tuttavia, malgrado la loro diversità, ognuna di queste
emanazioni fa parte di un unico sole.
"Ho voluto usare questa immagine per farvi comprendere la
possibilità di due aspetti della nostra anima mortale che
tuttavia costituiscono una sola Entità:
"Quella che, in questa Entità, porta le caratteristiche del suo
Numero è il suo Testimone permanente5, che imprime la sua
firma sul neonato; mentre quella che è divina essenza (pura
luce Eterna, impersonale e aspecifica) è il suo Testimone
spirituale, che la dottrina primigenia Cristiana chiamava
Spirito. La parola Testimone è giustificata perché questi due
aspetti della vostra anima immortale sono due testimoni della
vostra Entità-Numero."
"Mi permetto di chiederle una delucidazione sul rapporto dei
due Testimoni: come si situa la demarcazione in questo
duplice concetto di differenziazione e di unità di tali due stati
immortali?" intervenne Thomas.
"Bene," accolse Dominique: "la demarcazione tra il Testimone
permanente e il Testimone spirituale è spiegata dalla
differenza tra l'esistenza e l'Essere. Bisogna considerare che il
Testimone permanente (benché spirituale, e nonostante la
latente e impassibile presenza del Testimone spirituale) è colui
che fa l'esperienza della nostra esistenza, ed è la Coscienza Umana ­
come vi spiegherò - ad avere la facoltà di rilevare la loro
differenza."
"Comprendo il doppio errore che deve essere evitato", disse
Jean-Jacques: "da una parte il concetto di due anime, e
dall'altra l' affermazione di un'unica anima senza distinguere i

5 Chiamato anima dai primi cristiani.


117
suoi due aspetti. Se il loro ruolo è diverso, tuttavia, è
importante riconoscerli."
"Prendiamo atto che queste differenze scompaiono quando un
uomo realizza la loro unificazione," rispose Dominique.
"L'obiettivo dell'incarnazione del Testimone permanente è
quello di arricchirsi della coscienza delle creature terrene, di
cui gli esseri umani sono il culmine e la sintesi."
"Posso chiederle dove si può collocare l'anima umana, che
secondo Mosé veniva trasportata dal sangue?" intervenne il
pilota.
"È uno stato di animazione accordato all'uomo, meno sottile
dell'anima immortale (che secondo gli scritti di Mosè, visto
che lo ha citato, era stato soffiato da Dio in Adamo). Per ogni
creatura della Natura duale, la coscienza della Specie si imprime
nell'anima animale. Questa caratteristica la allontana dalla
luce universale, luce che rende sacra l' anima umana.
"Noi portiamo questa anima-animale nel nostro sangue, ed è
questo che ci accomuna agli animali."
"È tutto molto interessante, ma la questione che mi angoscia è
il fatto di non essere in grado di percepire lo stato intermedio
tra il mio essere animale e il mio essere immortale," disse il
dottore. "Eppure deve esistere dal momento che ne sono
preoccupato. Oppure il mio problema potrebbe essere un
semplice gioco mentale?"
"Hai ragione Thomas, uno stato intermedio esiste, e l'ho già
citato quando ho parlato della Coscienza Umana. Ho cercato
di definirla io per voi, ma vorrei che apriate le vostre orecchie
interiori se volete che le mie spiegazioni evochino in voi il
significato essenziale di cui possono mancare le mie parole . . . .
"Ai due poli di coscienza che ha l'Umanità, troviamo nello
stadio inferiore la coscienza della Specie, innata nell'animale
umano; poi, sul livello più alto, quella dei due Testimoni.

118
"Tra questi due stati di coscienza c'è uno stato intermedio che
è il risultato della nostra esperienza umana. Questa coscienza
appartiene a tutte le creature che abitano la Terra a
prescindere che sia innata o condizionata dall'educazione o
dalle reazioni fisiche dell'Automa. Essa esiste
indipendentemente dal Testimone permanente il quale
(quando è presente) può essere in accordo o in disaccordo con
essa.
"Questa Coscienza Umana è superiore a quella degli animali
(anche di quelli più evoluti) visto che l'uomo possiede la
capacità di osservare se stesso e, attraverso la facoltà di
paragone6, è capace di distinguere il bene dal male. Questa
possibilità di scelta lo rende soggetto alle leggi divine di
Armonia o, per usare il linguaggio comune, alla giustizia
immanente della legge naturale, che gli farà scontare le sue
trasgressioni attraverso ripercussioni karmiche.
"È a questa Coscienza Umana che si possono applicare le
espressioni popolari di buon'anima o anima malvagia. Essa si
rimette all'Automa, in cui inserivano le impressioni che
risultano dalle sue esperienze."
"Questa Coscienza Umana può essere dunque proprio lo stato
intermedio in cui sono espresse le mie impressioni e le
preoccupazioni di tutti i giorni (ad eccezione degli interventi
dei miei due Testimoni)?" suggerì il dottore. "In altre parole,
può essere ciò che la nostra psicologia classica chiama
psiche?"
"Puoi esprimerlo in questo modo, ma ci ritorneremo su7."
"Questa coscienza," continuò Thomas, "risulterà allora dalla
sintesi della mia esperienza umana, da cui deriva la diffidente

6 R. A. Schwaller de Lubicz: attraverso la facoltà di negazione (si veda


Il Tempio dell 'Uomo, Edizioni Mediterranee, Roma, 2000).
7 Si veda il cap. 18.
1 19
pusillanimità che si mette al riparo dai contraccolpi (sto
parlando per il mio caso personale): è ciò che chiamo la
moralità borghese, opportunistica e utilitaristica, che si
oppone ad ogni novità che potrebbe andarle contro . . .
"Con questa mediocrità nel mio background, mi trovo
talmente impedito da non avere idea di come uscirne!"
"Penso che la tua comprensione della Coscienza Umana sia un
po' troppo semplicistica," disse Dominique. "Lascia che la
precisi.8
"Prima di tutto, essa comprende la coscienza innata istintiva
dalla quale deriva la Coscienza della Specie. Questa è la prima
ricchezza di ogni creatura, ma la mente la occulta.
"Poi giunge il senso morale convenzionale, che tu hai definito
piuttosto malamente. Esso crea una fede artificiale attraverso
la paura del peccato e della punizione.
"Tale senso morale può anche includere un sentimento meno
egoistico (riconosciuto o meno): un certo sentimento religioso,
innato o acquisito, causato dall'insoddisfazione verso lo stato
umano inferiore. Tutto ciò crea l'impulso della fede, che è
l'aspirazione verso l'immortale e il Divino. È il più alto grado
di Coscienza Umana, il più vicino allo stato spirituale del
Testimone permanente. Le religioni sono necessarie per il suo
sviluppo, o se non le religioni, un ideale mistico (a prescindere
dall'oggetto) che risvegli in un individuo che ne era privo il
senso del sacro. O, per lo meno, per risvegliare in lui il
desiderio di andare al di là di questa mediocrità."
"Il progresso scientifico ha deviato questo desiderio di andare
al di là grazie ai vantaggi offerti dalle nostre facoltà cerebrali.
Questo ci ha dato l'illusione della possibilità di un progresso
mentale illimitato."

s Cfr. cap. 10.

1 20
"Tocca a te decidere, Thomas, se questo desiderio ti è
sufficiente per colmare la tua insoddisfazione."
"Devo ammettere, Maìtre Dominique, che le incitazioni di
Maìtre Jacques hanno risposto a certi miei impulsi
inconfessati. Ma mi piacerebbe essere capace di localizzare
l'origine di questi impulsi segreti. Il termine impreciso di
inconscio, non corrisponde più per me ad una realtà
concreta."
"La tua Coscienza Umana è questa realtà concreta, Thomas. È il
suo grado più alto che custodisce questi impulsi soggiacenti
grazie ai quali hai potuto sentire le incitazioni del tuo
Testimone permanente, espresso attraverso il tuo stesso
Verbo: Maitre Jacques.
"La Realtà è semplice, e diventa percepibile a colui che osa
rifiutare la complessità."
"Mi sembra che la complessità della nostra psicologia
psicoanalitica derivi dall'assenza di un punto fisso," disse
Thomas, "dal momento che tutti gli elementi del nostro
Automa - sia fisici che psichici - sono soggetti a continue
variazioni, e vengono distrutti dalla morte."
"Cosa intendi per punto fisso, Thomas?"
"Il nostro elemento di sopravvivenza. L'aspetto duale della
nostra anima immortale."
"Non confondiamo la sopravvivenza con l'immortalità, caro
dottore. La nostra Coscienza Umana sopravvive alla nostra
esistenza terrena, ma per un tempo indeterminabile in quanto
possiede il carattere di perennità immanente alla creatura da cui
proviene, ma non possiede l'immortalità (e quindi l'infinito)
della nostra Entità spirituale, che è di essenza divina."
"Questo significa che la Coscienza Umana sarebbe l'unica cosa
a sopravvivere in un defunto se i suoi due Testimoni l'avessero
abbandonato?" continuò Thomas.

121
"O altrimenti: se lui avesse perso la sua anima. Esatto,"
precisò Dominique. "Essa sussiste nel suo corpo emozionale
(astrale) e costituisce il penoso stato di un essere disincarnato
privato della sua anima. Questi esseri sono chiamati larve
umane9."
"Ridotto in quello stato, un morto può ancora reincarnarsi?"
chiese il pilota.
"Pietà per l'uomo che diventerà in questo caso," rispose
Dominique. "Si tratta di un essere diseredato che ha perduto il
suo destino spirituale . . . "
"Casi del genere possono spiegare la triste condizione di certi
esseri degenerati, malfattori dall'abnorme amoralità, di cui
non siamo in grado di comprendere le ragioni della loro
esistenza?" suggerì Jean-Jacques.
"O ancora, bambini disperati che, senza causa apparente, si
suicidano o commettono atti criminali ingiustificati?"
"Potrebbe essere," ammise lo scultore. "La frequenza oggi di
questi casi, rende l'ipotesi della fine di un'Era ancora più
verosimile."
"La situazione senza speranza di queste povere larve non
potrebbe corrispondere a ciò che il Cattolicesimo chiama
dannazione eterna?" insistette il dottore.
"Potrebbe, se stessimo parlando di cicli piuttosto che di
eternità. Ma avresti tu l'umiltà necessaria per accettare
l'eventualità di una Misericordia divina, che non ti ha
informato dei suoi piani?
"La mia uscita vi ha scioccati, signori? È un'occasione per farvi
provare l'insolenza della nostra curiosità mentale alle prese
con una Saggezza impenetrabile per la comprensione umana.
"È utile portare tutto ciò alla vostra attenzione: stiamo
affrontando alcuni argomenti che hanno causato le più amare

9 Cfr. cap. 12.

122
ed inutili dispute teologiche, in quanto la comprensione
razionale del Divino irrazionale può portare solo ad una
soddisfazione mentale che ci illude sulla nostra conoscenza
della Realtà.
"Non fraintendete le mie intenzioni: voglio mettervi in
guardia dai pericoli di una dialettica teologica, da non
confondersi con l'insegnamento degli elementi che sono
conoscibili in noi stessi, e immediatamente necessari per la
nostra Realizzazione.
"Ciò che prima di tutto ci interessa comprendere esattamente,
è il ruolo del nostro Testimone permanente e come trame le
conseguenze pratiche per il nostro comportamento.
"Il Testimone permanente è incarnato nel fegato, nel quale
imprime le caratteristiche della nostra Entità-Numero. Anche
le tendenze ereditarie (trasmesse dal seme paterno) sono
incarnate nel fegato insieme all'atavismo che concerne gli
impulsi di attività, di volontà di realizzazione ed altre
espressioni buone o cattive della personalità: il suo
autoritarismo o la sua passività, la modestia o l'eccesso di
auto-considerazione, orgoglio, ambizione, offesa, rancore e
vendetta, così come il coraggio e l'aggressività.
"Tutte queste tendenze, che siano ereditarie o astrologiche,
caratterizzano l'Automa, spesso cadendo in conflitto con le
tendenze legittime del Testimone permanente nei casi in cui
riuscirà a farsi sentire.
"Ad essere precisi quando parlo della sua incarnazione, in
merito al primo contatto con il neonato, dovrei piuttosto
parlare di fecondazione. Questo contatto si rinnova in ogni
periodo di sviluppo ghiandolare in relazione alle funzioni
cerebrali e sessuali e corrisponde ad un risveglio della sua
coscienza psichica.

123
"Normalmente (se non si tratta di qualcuno predestinato dalla
sua incarnazione precedente alla realizzazione spirituale),
questi momenti di contatto con il Testimone permanente sono
tentativi di influenzare e correggere gli impulsi dell'Automa.
Ma la sua integrazione può solo avvenire progressivamente e
in base al consenso della Coscienza Umana, che può accettarla o
rifiutarla.
"Questa integrazione è il lavoro più importante della nostra
esistenza e di conseguenza dipende dal nostro coraggio di
sottomettere il nostro Automa alle sue direttive. Il primo
sforzo necessario è quello di essere in grado di distinguere i
loro rispettivi impulsi."
"Come potrò essere capace di acqmsue questo
discernimento?" chiese preoccupato Thomas.
"Attraverso la vigilanza continua, amico mio, necessaria per
essere ogni giorno consapevole dello svolgimento del duello.
È uno sport come gli altri, dopo tutto! E una volta che hai
capito che è in gioco la nostra immortalità, diventa un
interesse straordinario quello di avere un obiettivo definito
piuttosto che subire la nostra costante incertezza."
"Ma non c'è il pericolo, in questo costante ritorno a noi stessi,
di cadere nella psicoanalisi?"
"Non confondiamo la vigilanza con l'introspezione," replicò
Dominique. "L'analisi scrupolosa delle nostre reazioni è un
gioco cerebrale di scomposizione dell'IO. È come confinarsi
dentro il mondo pauroso che si trova dentro se stessi e
chiudere la porta all'intuizione.
"Questo comportamento non ha nulla a che vedere con la
vigilanza di un navigatore che pacificamente sorveglia i venti
e le correnti contrarie e che cambia orientamento alla barca in
base alle indicazioni della bussola.

124
"Il nostro Testimone permanente è la bussola il cui ago
magnetico è invariabilmente attratto verso il nord, verso il
polo della realizzazione spirituale. Noi dobbiamo focalizzare
la nostra attenzione su questo continuo desiderio e non sulle
correnti contrarie dei nostri umori con i loro diversi impulsi.
"Non irrigiditevi mai: OSSERVATE e regolate saldamente il
timone!"
"Osservare! " ripeté il dottore. "Maitre Dominique, non
comprende l'ironia di questo semplice programma per un
uomo incapace di riconoscere l'origine dei suoi sentimenti,
delle sue molteplici volontà, della sua psiche, qualunque sia il
nome che vuole darle?"
Jean Thomas, con la testa tra le mani, attese per un momento
una risposta.

***

Dominique aspirò la sua pipa. Offrì ai due uomini delle


sigarette e poi chiese al dottore:
"La tua attuale crisi, amico mio, risiede nella tua resistenza a
lasciar perdere le teorie scientifiche e le scomposizioni
psicoanalitiche per osservare le linee principali delle tue
reazioni vitali.
"Potresti dirmi, molto semplicemente, come delimiti l'essere
psichico in rapporto all'essere spirituale?"
Dopo qualche minuto di riflessione, il dottore rispose: "Se
volessi conciliare la mia conoscenza personale con il suo
insegnamento, direi che l'essere psichico di un individuo
comporta i suoi istinti animali, le sue tendenze affettive,
passionali, egoistiche o umanitarie, le sue preoccupazioni
mentali, così come i riflessi emotivi, nervosi, organici e

125
sessuali che ne risultano. Tutto questo è correlato alle
tendenze personali o ereditarie dell'Automa."
"Molto bene, ma come distingui la coscienza di un essere
psichico così definito?"
"È la coscienza innata ed acquisita dell'Automa, che penso lei
abbia chiamato Coscienza Umana. Mi sembra che, al di là di
questa Coscienza, si possa entrare direttamente nello stato
spirituale immanente ai miei due Testimoni.
"Ma allora come posso definire la mia facoltà intuitiva che ha
risvegliato il mio colpo di fulmine? Senso sottile? Stato di
coscienza? O una funzione che dipende da un organo fisico?"
Dominique guardò Thomas pensieroso.
"Per risponderti mi appoggerò a ciò che conosci," disse. "Se
avesse a che fare con le funzioni sensoriali, ad esempio con la
funzione visiva, come potresti definirla? Per quanto ne sappia
io, direi che sarebbe il risultato della facoltà visiva che deriva
dal senso della vista. Questa la rende effettiva grazie ad un
appropriato mediatore fisico (un organo o una ghiandola, in
questo caso l'occhio) attivato da nervi specifici (in questi casi i
nervi ottici).
"Possiamo usare questa definizione per spiegare l'intuizione,
ma solo come analogia, in quanto la percezione intuitiva
avviene in modo più sottile rispetto alla percezione fisica
visiva.
"L'intuizione è la funzione di uno stato di coscienza che
deriva dalla facoltà intuitiva, che comunemente si ritiene
dipenda dal sesto senso (senso della percezione intuitiva). Ma
dobbiamo intenderei sulle parole: l'intuizione è
l'identificazione dell'essere con un certo stato d'essere.
Tuttavia ciò che si definisce senso intuitivo non può essere
paragonato a nessuno dei cinque sensi, dal momento che è

1 26
universale e più sottile. Si potrebbe dire che venga stimolato
da essi, o da uno di loro in particolare.
"La facoltà (o possibilità di espressione) dell'intuizione ha il
suo mediatore fisico nella ghiandola pineale (l'epifisi) che può
essere stimolata dai sensi.
"Ma esiste un altro senso intuitivo. È la regione del Cuore
spirituale, sede del sentire del nostro Testimone spirituale e
della fusione diretta con l'Essere. È ad esso che si può
attribuire il cosiddetto settimo senso, in quanto senso più
sottile che può manifestarsi attraverso un'illuminazione
inesprimibile."
"Secondo la sua definizione, i due tipi di intuizione che
derivano dal sesto e dal settimo senso ci rivelano percezioni di
ordine spirituale," disse Thomas. "Questo significa che sono
immanenti al nostro Essere immortale?"
"Esattamente, Thomas, ma non dimenticare che queste facoltà
hanno un loro centro fisico: l'epifisi nel mezzo dell'organo
cerebrale e il centro del Cuore Spirituale, che è vicino alla
milza. Queste prossimità necessitano di un'attenzione costante
per non confondere le percezioni intuitive con le
interpretazioni razionali della mente o con l'immaginazione
emotiva10• Acquisire questa capacità di discernimento è della
massima importanza."
"Un po' difficili da controllare," mormorò Thomas.
"Coltiverai questa abilità attraverso un'attenzione continua
agli impulsi del tuo Maìtre Jacques. I risultati sono più rapidi
di quanto tu non possa immaginare se accetti onestamente la
certezza dell'evidenza."
"L'evidenza potrebbe essere un'aberrazione
dell'immaginazione."

10
Di origine splenica [ndt: milza]. Si veda il cap. 1 8.
127
"La facoltà dell'immaginazione cerebrale dipende da circuiti
cerebrali che risvegliano la memoria a certe percezioni,
associazioni di idee, o impressioni. L'immaginazione può
avere un'origine emotiva in relazione al centro splenico
emotivo."
"La nostra psicoanalisi" disse il dottore, "sa come dividere
questi diversi elementi per scoprire le radici dell'impulso:
shock cerebrali, influenze ataviche o tendenze represse."
"Lo so, amico mio, ma l'errore di psichiatri e psicoanalisti è
quello di non tener conto di uno stato d'essere più sottile
dell'intelligenza cerebrale che permette all'uomo di vedere se
stesso in rapporto (armonico o disarmonico) con l'Universo, e con
l'ESSERE di cui l'Universo è la produzione. È questo rapporto
ad essere uno stato spirituale, vale a dire un rapporto non
materiale, che unisce però ciò che chiamate Materia e Spirito in
quanto comporta un polo sensibile - l'Io conoscibile attraverso
le nostre facoltà sensoriali e cerebrali - e un polo astratto che è
l'Essere in Sé, conoscibile solo attraverso lo stato spirituale che
è dentro di noi.
"La facoltà che ci dona la conoscenza dello stato spirituale è
l'intuizione, che ci permette di accedere al più alto grado di
Coscienza Umana. L'incomprensione di tutto ciò causa
necessariamente errori di diagnosi, in quanto gli psicoanalisti
frequentemente attribuiscono certi fenomeni patologici allo
stato psichico, emotivo o cerebrale. Tuttavia, questi fenomeni
sono dovuti ad una disarmonia tra gli impulsi spirituali della
persona malata e le reazioni dei suoi stati inferiori.
"L'assioma della Tavola di Smeraldo è valido tanto per
l'uomo quanto per il Cosmo: Ciò che è In Basso è come ciò che è
In Alto, e ciò che è In Alto è come ciò che è In Basso. Se per Alto e
Basso intendessimo il senso più sottile e quello più materiale
(senza mettere limiti al più sottile), sapremmo che tra i due

128
stati non c'è una soluzione di continuità ma delle relazioni
costanti di causa ed effetto la cui armonia o disarmonia
producono equilibrio o disequilibrio - in questo caso: la salute
o la malattia."
Jean Thomas si rivolse al suo Maestro scrollando tristemente
la testa:
"La sua concezione di essere umano," disse, "è così semplice
da risultare quasi ripugnante per la mentalità scientifica, avida
di dettagli, di documentazioni minuziose e di scrupolose
sperimentazioni" sempre basata sull'analisi e i particolari,"
concluse Dominique. "La medicina di oggi è affascinata dai
meccanismi umani e rifiuta di considerare l'interrelazione
delle funzioni.
"La molteplicità degli effetti vi ha fatto perdere di vista i
collegamenti delle cause. I vostri interessi sono diretti verso la
disarmonia, perché arricchisce la vostra complessità. Le leggi
dell'Armonia sono troppo semplici per voi. Se cercaste le loro
corrispondenze nell'essere umano, ridurreste ad un piccolo
numero le cause della malattia a condizione di tenere sempre
presenti le mutue relazioni tra tutti gli stati che costituiscono il
nostro essere."
"Questa condizione rende impraticabile il metodo sintetico
che lei sostiene," replicò il dottore, "perché si basa
sull'evidenza dell'esistenza di stati astratti che non sono
ammessi dalla nostra scienza concreta."
"Pur tuttavia, caro dottore, questi stati astratti hanno stazioni
concrete nel nostro corpo fisico. Quando queste stazioni
(centri nervosi o ghiandolari) vengono toccate, è possibile
risvegliare la facoltà astratta corrispondente.
"Prendiamo il tuo caso, ad esempio:
"Il tuo senso intuitivo è stato risvegliato quando sei stato
quasi colpito da un lampo. Oh! Io non nego che questo

129
risveglio abbia provocato delle reazioni mentali attraverso una
rivolta della tua intelligenza razionale, e delle reazioni
dell'immaginazione attraverso l'associazione di idee ed
impressioni precedentemente registrate. Ciononostante, il
fatto iniziale è innegabile.
"Inoltre, non è l'unico. Altri casi sono stati clinicamente
riconosciuti11."
Il pilota, che stava osservando attentamente il suo amico,
intervenne nella discussione:
"In fondo, non è la facoltà intuitiva che metti in dubbio, ma la
possibilità di confondere la tua intuizione con la tua
immaginazione."
"Sì, dottore. Jean-Jacques ha ragione," affermò Dominique.
"Ma il tuo dubbio proviene dall'incomprensione dei vari modi
di percezione. La sola teoria non è sufficiente: devi imparare a
riconoscerli in te stesso, oppure ogni volta che avrai
l'opportunità di provare, avrai paura di perdere la terra da
sotto i piedi. La tua mentalità analitica si ostina a sezionare
questi stati immateriali proprio come tu sezioni gli organi
fisici.
"Non ci riuscirai mai, Thomas, perché gli stati immateriali non
sono separati come scatole o contenitori impilati. Essi sono
differenziati dal ritmo delle loro vibrazioni. Possono
influenzarsi reciprocamente senza per questo compenetrarsi.
In altre parole, uno di questi stati di coscienza non può essere
percepito dagli altri stati senza un mediatore, che è la Coscienza
Umana. Il tuo Mentale, ad esempio, non percepirà da solo ciò
che percepisce la tua intuizione, ma può riceveme
comunicazione attraverso la tua Coscienza Umana che la
registra."

11
Il Mago di Napoli. Si veda il cap. 7.

130
"Credo che finirò per capirlo," disse Thomas. "Ma può
precisarci le diverse accezioni del Mentale? Intendo dire
secondo le diverse filosofie."
"Non amo molto questo genere di spiegazioni," borbottò lo
scultore mentre riaccendeva la sua pipa. "Ma proviamo.
"La filosofia classica moderna, che per Mentale intende i
movimenti e le operazioni di dominio del pensiero, spesso
rende questo concetto un sinonimo di coscienza. Questa
nozione è ammissibile se la si rapporta alla coscienza cerebrale
e cioè alla facoltà mentale di osservare le nostre percezioni,
concezioni e deduzioni.
"Lo sai tanto quanto me. I chiarimenti che stai chiedendo sono
senza dubbio collegati alle interpretazioni degli insegnamenti
psico-spirituali orientali, o dei loro derivati. Tuttavia, è molto
delicato stabilire una relazione esatta tra la loro terminologia e
la nostra. L'Induismo ha demoltiplicato gli aspetti dei vari
stati dell'Essere, cosa che ad un Indù non crea gli stessi
inconvenienti che invece ha per la nostra mentalità analitica. Il
senso profondo di Unità del Sé li preserva dal commettere il
comune errore di interpretazione occidentale che delimita gli
stati di coscienza come contenitori impilati.
"Ciò che l'intensiva pratica della meditazione yogica permette
di conoscere attraverso la sperimentazione, diventa un concetto
schematico erroneo nei termini della nostra comprensione
razionale.
"Per ovviare a questo pericolo per il nostro cerebralismo
(innato e coltivato), abbiamo bisogno di ritornare ad
un'estrema semplicità, tanto per la meditazione quanto per la
considerazione di questi stati psico-spirituali.
"Tutti i traduttori concordano nell'identificare il termine Indù
Manas con il Mentale, che riceve e riflette le nostre associazioni
di idee e che elabora i nostri pensieri. La sua attività dipende

131
dunque dalle nostre facoltà cerebrali, le quali vengono
annichilite nel cervello dalla morte. Quanto ai concetti che
derivano da tale elaborazione, essi possono riflettersi nella
nostra Coscienza Umana, nella misura in cui questa ne è
recettiva12•
"Da un lato questa
Coscienza Umana corrisponde
all'Antakarana e dall'altro all'Ahankara, che si traduce con
coscienza individuale, collegata direttamente al Manas.
"Gli insegnamenti derivati dall'Induismo indicano uno stato
più sottile, chiamato Sovra-Mentale, o Mentale superiore, o Mana
superiore. Quest'ultima espressione corrisponde alla coscienza
immortale del Testimone permanente. Ciò che si intende per
Mentale Superiore è forse la fonte di certe percezioni della
nostra Ragione, considerata nella sua accezione più alta, come
la facoltà di formare dei concetti. Questo aspetto della ragione è
quindi l'Intelletto, che è ispirato dal Testimone permanente."
"Questa Ragione non è il grado più alto della nostra Coscienza
Umana?" riprese Jean Thomas.
"Non ho forse detto che è direttamente correlata al Mentale? È
quindi attraverso di lei che la Conoscenza concepita attraverso
la facoltà intuitiva può essere comunicata all'intelligenza
razionale.
"Comprenderai allora perché il Mentale debba essere usato
solo per constatare l'intuizione, piuttosto che controllarne la
sperimentazione. Ma se tu permetti all'intelligenza razionale,
nel corso della gestazione di un'intuizione, di opporsi con le
argomentazioni del tuo sapere ipotetico, non avrai più alcuna
garanzia della realtà di questa intuizione, e rischi così di
partorire un mostro."
Con un sospiro di sollievo, Thomas mostrò di aver capito.

12
Si veda il cap. 10.

132
"Confesso che il mio tirannico Mentale è soddisfatto da queste
spiegazioni, che identificano i concetti espressi con nomi
diversi," disse.
"Potrei stabilire la stessa relazione all'interno di varie
Tradizioni, ma non voglio dilungarmi su questo argomento,"
disse Dominique. "Non vedo alcun interesse nella
sovrapposizione di terminologie che possono solo complicare
ciò che d'ora in poi deve essere semplificato.
"Per noi è importante un solo obiettivo: concepire la relatività
delle percezioni mentali in relazione alla realtà della
Conoscenza acquisita attraverso la comprensione intuitiva, e
cioè attraverso l'Intelletto di ciò che ci svela il nostro Essere
spirituale."
"Ci sono differenze nelle modalità di ispirazione dei nostri
due Testimoni?", chiese Jean-Jacques.
"In caso di totale comunione con il nostro Essere Spirituale
non ci sono differenze, ma quindi ciò che abbiamo conosciuto
nell'unione estatica può essere ignorato dalla coscienza
cerebrale.
"A parte questo caso eccezionale di unificazione, la modalità
di ispirazione del Testimone spirituale è un'illuminazione
dell'Intelligenza del Cuore, che infonde uno stato di beatitudine
o di sicurezza non necessariamente esplicita. Se ne risulta
qualche conoscenza, presto o tardi, essa si imporrà attraverso
l'evidenza, piuttosto che attraverso una comprensione
esprimibile. È importante saperlo per non negare tale evidenza
solo perché non si è in grado di spiegarla.
"Al contrario, l'intuizione che emana dal nostro Testimone
permanente diventa intelligibile attraverso la nostra più alta
Coscienza Umana e può diventare, attraverso il suo
intermediario, comprensibile alla nostra ragione discorsiva."

133
"Questa Coscienza Umana, per il Mentale, è dunque la
relazione tra ciò che è percepibile e ciò che non lo è," insistette
il dottore.
"Esattamente," confermò Dominique. "È l'intermediario tra il
nostro Automa intelligente e il nostro Testimone permanente,
proprio come questo Testimone è l'intermediario tra la
Coscienza Umana e il Testimone spirituale. Questo perché
appartiene esclusivamente all'essere umano, per il quale è la
Coscienza individuale."
"Insomma," concluse il pilota, "ha un ruolo molto importante
per il successo o il fallimento della nostra Realizzazione! "
"Sono felice che lo abbia capito," approvò Dominique. "Si
potrebbe anche dire che ne sia responsabile: è tale Coscienza
che, cedendo o resistendo al nostro egoismo, allontana o attrae
i nostri due Testimoni.
"Essa è lo strumento di esperienza del nostro Testimone
permanente ed è lei che subisce, dopo la morte, le
conseguenze karmiche del nostro comportamento. La sua
misconoscenza rende impossibile la sintesi effettiva dei nostri
diversi stati d'essere. Ora, è questa sintesi che non dobbiamo
mai perdere di vista se vogliamo imparare a gestire
armoniosamente gli elementi costitutivi del nostro uovo
umano."
Il volto scoraggiato di Thomas fece sorridere lo scultore, e lui
gliene chiese il motivo.
"Capisco l'immagine dell'uovo per il feto," disse Thomas, "ma
un uomo compiuto ne è già uscito fuori, penso."
"Ti consideri un uomo compiuto?" replicò Dominique ridendo.
"L'uovo umano non è un'immagine: rappresenta la
molteplicità dei corpi dell'uomo o stati d'essere in cui, per
molti uomini terreni, non è ancora stato incarnato il suo seme
di immortalità.

134
"Dunque, medita sull'uovo umano, mio erudito biologo . . . "

***

Jean-Jacques, pensoso, faceva interiormente il bilancio di ciò


che aveva udito. Ringraziò calorosamente Dominique mentre
si alzò per prendere congedo.
"Il prezioso insegnamento che ci ha appena offerto," disse,
"richiede di essere approfondito, e questo richiederà del
tempo. Mi permette di ritornare quando sarò stato capace di
trame da me delle conclusioni concrete per indirizzare il mio
comportamento?"
Dominique sorrise.
"Conosce la formula," rispose. "Bussate alla porta e vz verrà
aperto. Tuttavia, non abbia troppa fretta di trarre una
conclusione, perché è facile confondere la voce di Maitre
Jacques con i consigli fallaci dell'Automa. Questa distinzione
richiede una certo tirocinio, ma questo luogo non è forse un
laboratorio?"

135
7

VIZIO, VIRTÙ E ARTE

Dame Angéle e la Virtù. Discorso sull'Arte.

Jean Thomas, lasciato solo, sentì il bisogno di classificare gli


ultimi eventi. Il suo lavoro non era più in grado di assorbirlo
completamente. Ritornare a Notre Dame? Esitò, come
intimidito da un eventuale incontro con Maìtre Jacques, al
quale ancora non riusciva a dare un significato definitivo. Gli
insegnamenti di Dominique avevano capovolto la situazione.
Si vergognava della sua viltà, ma d'altra parte aveva difficoltà
a credere nell'irrazionale prodigio che aveva risvegliato la sua
coscienza.
Si mise al lavoro, ma constatò che le sue ricerche stavano
seguendo un'altra direzione: la sua curiosità non traeva più
soddisfazione dalla conoscenza delle particolarità dei
fenomeni. Poteva esistere veramente un'armonia che
inquadrasse questi fenomeni come effetti prevedibili, gli effetti
di funzioni di un organismo universale?
Notò che quella domanda, che fino ad allora lo avrebbe
irritato, adesso stimolava il suo interesse, malgrado la sua
attuale incapacità di rispondervi. Che importanza aveva
questa incapacità? Non aveva forse due solidi amici a
sostenerlo: Jacques Dominique e Jean-Jacques? Il burlone in
lui riapparve: "Non c'è due senza tre Povero Thomas, devi
cedere il posto a Maìtre Jacques?"
Per la prima volta ebbe il coraggio di ridere di qualcosa di cui
si vergognava. Fu una risata gioiosa, la risata di un bambino
davanti alle Farces de GuignoP3: "Dopo tutto sono io Guignol,

13Ndt. spettacoli di marionette degli Champs-Élysées.


137
con la mia stupida paura di essere ridicolo, con la mia paura
del diavolo e del gentiluomo benpensante! Adesso avrò il
coraggio di liberarmi dai miei orpelli! . . . Un attimo! Cosa
rimarrebbe di Guignol? Il suo bastone. Ma allora chi
manterrebbe i fili del bastone?"
Cercò, esitò e improvvisamente, scoppiando a ridere, la verità
gli apparve: sarebbe ancora la mano che manipola la marionetta!
Cadde quasi in ginocchio: "Maitre Jacques! Naturalmente!
L'uomo cosciente che non si vede ma che manovra i fili che ci
spingono qua e là, perché lui conosce il cammino."
Era possibile essere ciechi fino a questo punto?
Thomas non rideva più, ma nel suo entusiasmo si sentì
ringiovanito di vent'anni. Non si diventa forse più giovani nel
vedere una nuova strada cercata penosamente nella notte?
Era sicuro. Non sarebbe andato nella cattedrale quella notte.
Sarebbe andato ad esprimere la sua gioia al suo Maestro
vivente! Gli avrebbe mostrato un nuovo Thomas: un Thomas
cosciente, sicuro della sua ragione e dei suoi gesti e che
avrebbe fatto parlare Maitre Jacques a volontà!
Ripercorse rapidamente la strada per l'atelier. Questa volta
c'era qualcosa di nuovo nella sua vita: una serena chiarezza in
cui collocare, senza ambiguità, la sua posizione davanti ai fatti
della notte precedente e di quel giorno memorabile. Non
avrebbe più avuto scrupoli e paure di allucinazioni. Non
avrebbe più subito le chimere di Dominique. Che piacere
avrebbe avuto nel deridere quei demoni e le loro smorfie!

***

Arrivò all'atelier. Lo scultore lo accolse cordialmente e lo fece


entrare ma i demoni non c'erano più.

138
Jean Thomas, stupito, guardò il nuovo arredamento. Sulle
tende rigide appese tra una colonna e l'altra, erano appese
incisioni e riproduzioni di dipinti religiosi - opere antiche e
del Rinascimento - di Giotto, della Francesca, Fra Angelico.
C'erano madonne e angeli. Davanti alla sedia episcopale c'era
un meraviglioso leggio illuminato su un pulpito. Ai piedi di
una Vergine nera c'erano mazzi di gigli, che contrastavano
con l'ebano della statua.
"Che cambiamento d'atmosfera!" esclamò Jean Thomas.
"Non mi piace la routine," disse lo scultore. "Bisogna saper
creare un ambiente adatto in base a ciò che vuoi ottenere."
"Questo è curiosamente adeguato a ciò di cui le voglio
parlare. Bellezza, candore, Luce! Oggi ho fatto esperienza di
una magnifica Luce ma prima voglio parlarle di Maitre
Jacques."
"È davvero necessario?" disse lo scultore, sorridendo. "È una
vecchia conoscenza per coloro che hanno imparato a
consultarlo dentro se stessi."
"Bene," disse Thomas, mortificato. "Ma ho ugualmente
qualcosa da dirle. Sono stato un pazzo fino ad ora. A forza di
voler spiegare tutto razionalmente, ho soffocato certe
intuizioni dentro di me di cui adesso comprendo il valore.
Sotto il pretesto di onestà scientifica, ho voluto solo
riconoscere l'essere umano catalogando gli elementi
dell'anatomia classica, fisiologica e psicoanalitica.
"Questa mattina, tuttavia, ho capito, riconosciuto e
sperimentato l'esistenza di un'inesplicabile coscienza che sa, e
che mi insegna (sotto la strana forma di Maitre Jacques) cose
che fino ad ora ignoravo. Di sicuro avrà sentito parlare del
caso - recente ed autentico - di un uomo che, a seguito di uno
shock al collo, è diventato improvvisamente chiaroveggente:
conosceva il passato e i segreti delle persone attorno a lui, ed

139
altre cose che gli erano totalmente sconosciute e che il suo
cervello non avrebbe mai potuto registrare14• Ciò che è
accaduto a me è un fenomeno analogo?"
"Nel tuo caso si tratta di un fenomeno simile ma avvenuto su
un piano più sottile, con possibilità più ampie. Ma se credi a
me, amico mio, non esternare l'entusiasmo della tua bella
esperienza. Coltiva la gioia nel silenzio, per non spaventare la
tua ragione che è ancora in allerta.
"Credimi piccolo mio, rimani calmo e paziente per non
perdere il tuo tesoro: non conosci ancora i giochi bizzarri della
reazione. La coscienza è come uno specchio d'acqua limpida: se
la agiti, sarai sorpreso di non ritrovarci più il tuo volto."
Jean Thomas non rispose, ma nel momento di pace che seguì,
non ebbe più bisogno di parole.

***

La discussione venne interrotta dall'arrivo di Maitre Pierre


accompagnato da una donna, alta e bella, di un'eleganza
sobria, i cui tratti perfetti avrebbero potuto tentare uno
scultore. La donna con sguardo sospettoso guardò in giro nel
laboratorio, cercando di valutare i suoi ospiti dalle opere
esposte, i cui soggetti erano visibilmente di suo gradimento.
Dunque venne avanti. Maitre Pierre la condusse verso i suoi
amici:
"Mi permetta, signora, di presentarle lo scultore Dominique e
il dottor Thomas, medico biologo.
"Amici miei, vi ho portato un'amabile penitente uscita dal
confessionale. Per rispettare l'anonimato della mia
ammiratrice, e per rendere omaggio alla sua bellezza così

14 La vera storia del Mago di N apoli.


140
come alla sua virtù, ve la presento come la nobile Maria
Maddalena."
"È un eufemismo affascinante, senza dubbio" disse la donna
con voce un po' strozzata. "Naturalmente io venero la
penitente Maddalena, ma io e lei non abbiamo preso lo stesso
cammino nella ricerca del Signore."
"Tutte le strade portano a Roma, signora," disse scaltramente
Maìtre Pierre.
La donna scrollò le spalle e si rivolse ai due uomini:
"Signori, lasciate che mi presenti: Dame Angéle Delatour.
Lieta di conoscervi."
Dominique si chinò verso la sedia episcopale.
"L'unica sedia confortevole nel laboratorio: prego, si accomodi
signora. Fuma?"
"Non ho mai fumato, signore, ma il fumo non mi dà fastidio.
Mi aveva detto, Maìtre Pierre, che mi avrebbe presentato un
grande teologo."
"Non l'ho imbrogliata, signora. Il mio amico, Maìtre
Dominique, ha dato la sua tesi in teologia."
"Veramente? Ne sono lieta."
"È vero, tanto che da allora si è debitamente convertito! "
L a donna aggrottò le sopracciglia.
"Non capisco, signore."
Lo scultore guardò severamente Maìtre Pierre.
"Non apprezzo questo genere di scherzi, amico mio. Lo scusi,
signora. È un vecchio habitué di Mont Parnassie"
"Perché non di Saint-Germain-des-Prés?" mormorò il
disegnatore. "Signora, io non ballo il rock-and-roll, e non mi
ubriaco con i pervertiti!"
Dominique intervenne: "Madame, sarebbe così gentile da
dirmi il motivo per cui mi onora della sua visita?"

141
"Ecco i fatti, signore: stavo uscendo dal confessionale. Mi sono
inginocchiata dietro al suo amico, per completare la mia
penitenza. Tuttavia, devo confessare di essermi lasciata
distrarre dai bei disegni davanti a lui. Sono rimasta incantata,
tra le altre cose, dall'incantevole volto di un angelo e così gli
ho chiesto di poterlo guardare da più vicino: mi ha condotta
qui."
"Non era un angelo signora," replicò Maitre Pierre. "Era una
Vergine folle della cattedrale di Strasburgo."
"Non è possibile! Come ha potuto lo scultore scegliere come
soggetto un viso così seducente?"
"Non pensa che il vizio sia spesso più seducente della virtù?"
replicò Dominique. "D'altronde cos'è la virtù, se non la
vittoria su qualcosa che sarebbe potuto essere vizio?"
"Troppo cortese amico mio!" lo rimproverò Maitre Pierre. "Io
dico che il vizio sia il piedistallo della virtù."
Per rispondere al rantolo inorridito di Dame Angéle,
Dominique spiegò:
"Mi ascolti, signora. Il nostro corpo di carne è intessuto di
nervi sensibili e sensoriali che chiedono solo di essere agenti
di piaceri sensuali. Se si immerge nella nostra immaginazione,
nei nostri pensieri, e in tutte le tendenze egoistiche del nostro
essere fisico, dovrà ammettere che il nostro animale fisico,
emotivo e intelligente, sia un campo fertile per gli impulsi
istintivi che la Chiesa Cattolica ha chiamato i sette peccati
capitali. Da notare il fatto che ci siano sette virtù contrapposte
ai sette peccati.
"Riguardo alle Virtù, la Teologia cita solo le tre virtù
Teologali, chiamate così perché proprie di stati di coscienza
spirituali: la Fede, che è la conoscenza attraverso l'Intelligenza
del Cuore, la Speranza, che è la paziente gestazione di ciò che
viene concepito attraverso la Fede e la Carità, l'amore o

142
l'unione tra l'essere spirituale con l'Anima Spirituale, che
elimina ogni egoismo. È per questo che sono teologali e cioè di
natura divina, in quanto sovrumane."
"Ecco," disse Jean Thomas, "un significato che non ho mai
considerato prima e che vale la pena osservare! "
"Non voglio continuare s u questo argomento," lo interruppe
Dominique, "ma bisogna dare il posto debito alla reale idea di
virtù, in quanto ciò che la gente comunemente chiama virtù è
il comportamento morale opposto ai peccati capitali così come
ai loro surrogati."
"La sua definizione di Fede," replicò Dame Angéle, "è diversa
dalla mia. La mia conoscenza è quella della fede in accordo ai
dogmi della Chiesa."
"Lei dà la sua adesione, signora: la sua credenza, attraverso
l'obbedienza o attraverso una comprensione raramente
integrale, che dipende dalla sua volontà e dalla sua
intelligenza cerebrale."
"Non posso metterlo in discussione, signore, dal momento che
rifiuto ogni cosa che non tocca la mia convinzione. Come per
la virtù, sostengo che si possa essere naturalmente virtuosi, o
diventarlo attraverso atti virtuosi."
"Possiamo concordare su una cosa: ogni bambino, per il solo
fatto di essere nato, porta con sé il suo peccato originale; in
altre parole, la dicotomia e la tendenza a dualizzare ogni cosa:
me e te o, se preferisce, me e Dio. Fino a quando non
raggiungerà l'esperienza di Dio dentro di sé, fino a quando
non avvertirà in se stesso l'intera Umanità, ci sarà sempre
un'incompatibilità di interessi tra di lui e ciò che lui considera
essere al di fuori di sé. Non è forse questa la strada
dell'egoismo, dell'invidia, dell'avidità e di tutte le tendenze
del possesso? C'è da divertirsi a smascherare i vari peccati in

143
questa luce. Forse avrà capito che così ci siamo avvicinati alla
radice."
"A sentirla, signore, si potrebbe pensare che nessun uomo
sulla terra sia virtuoso."
"Ciò che intendo dire, signora, è che tutti gli uomini,
attraverso la loro natura duale, hanno in se stessi la radice di
ciò che lei chiama peccati. Ma non crede che gli scultori della
cattedrale fossero della stessa opinione quando, sui piedistalli
che sorreggono le figure dei santi, hanno ritratto personaggi
che fanno le smorfie con volti viziosi o diabolici? Non si può
forse concludere che la santità sia il frutto di una lotta, o
piuttosto della trasmutazione di queste tendenze naturali in
forze sovrannaturali?"
"Lo so, lo so: Satana impiega il suo tempo a tentare l'uomo
virtuoso. Ci saranno sempre uomini buoni e uomini diabolici,
credenti e miscredenti, Bene da una parte, Male dall'altra."
Dominique sorrise.
"Lei non è molto incline alle discussioni metafisiche, signora.
Mi limiterò a citare le parole di Mefistofele al dottor Faust di
Goethe, il quale gli chiese di definire la natura satanica.
Ascolti la risposta, perché richiede riflessione:
"Io sono quella Forza che vuole sempre il male e che, facendo
il male, provoca il bene."
Dame Angéle si ribellò:
"Queste parole sono completamente amorali!"
"No, signora: sono immorali, che è diverso. Ciò che è
inconsapevole è amorale, perché non ha la concezione del
Reale e del Relativo, e quindi è incapace di giudicare ciò che
serve alla causa di uno o dell'altro. L'immoralità di Mefistofele
è lucida e consapevole, ed esprime una profonda verità: la
legge inesorabile di reazione.

144
"La virtù imposta provoca la reazione degli istinti repressi. Ne
sono un buon esempio le tentazioni dei santi."
"Questo significa che lei sostiene l'abolizione delle leggi
morali?"
"No signora. Se dovessi sostenere qualcosa, sarebbe
soprattutto la conoscenza dello scopo della vita, poi la vera
conoscenza dei nostri impulsi istintivi, poi la loro armonia o
disarmonia rispetto alla nostra meta finale. Infine, sosterrei la
scelta della direttiva che ci può condurre verso la meta."
"La libertà che concede all'individuo è pericolosa!"
"Tutto questo presuppone, effettivamente, il risveglio della
coscienza, ma è anche un mezzo per indurre questo risveglio.
Visto che questa auto-coscienza è un lavoro personale, è
evidente che non si possano escludere le indispensabili regole
morali per il buon ordine della società.
"Vorrei solamente sottolineare che l'osservanza di regole
imposte, e la paura delle loro punizioni, non risveglia
nell'uomo il senso di responsabilità verso il suo destino
immortale e di quello dell'Umanità del quale è parte, come del
suo discernimento di ciò che è negativo o favorevole per la
realizzazione di questo suo alto Destino. Tuttavia, è l'assenza
di discernimento che causa le reazioni degli istinti soffocati
dalla legge o da una virtù imposta."
"Temo, signore, di averla colpita con la mia accusa di
amoralità, o immoralità, come dice lei."
"Per nulla, signora, perché l'amoralità è l'assenza di
consapevolezza. Quanto all'immoralità, credo che essa
sovente sia causata (negli uomini più o meno consapevoli) da
un bisogno oscuro di sperimentare la sua stessa reazione.
Questa reazione, essendo una ricerca di consapevolezza,
rende molto difficile agli uomini giudicare ciò che lei chiama
peccato.

145
"Ma chiaramente sono io ad averla scandalizzata, cara
signora. . . e questo mi dispiace. Possiamo parlare di un
argomento più piacevole?"
"Con piacere! Sarebbe magnifico sentirla parlare di virtù."
Jean Thomas scambiò un sorriso deluso con Dominique, il
quale sospirò:
"E sia, se insiste!
"Prendiamo ad esempio la Carità: in che cosa applicherebbe la
Carità nella pratica del Bene?"
Dame Angéle sorrise accondiscendente.
"La risposta è troppo semplice. Penso che, a seconda dei suoi
mezzi, un Cristiano debba donare una ragionevole
percentuale dei suoi guadagni in elemosina."
"Il Vangelo è più esigente di lei, signora: Cristo attribuisce
merito al dono del necessario e non del superfluo."
"Ah! Se vuol prendere un caso estremo."
"Sì, lo so, l'eccesso è più vicino al vizio che alla virtù, non è
vero? Tuttavia credo che la carità sia sinonimo di amore."
"Questo dipende dal senso che gli vuole dare, mio caro
signore. Una carità ben guidata deve poter essere certa del
buon uso delle sue elemosine e della loro giusta
distribuzione. "
"E che criterio usa per giudicare tutto questo?"
"So come giudicare gli uomini, signore. Io sono la consulente
della Commissione del lavoro della mia parrocchia. Non mi
lascio ingannare."
"Le mie congratulazioni signora. E qui di nuovo, senza
dubbio, non ammette l'eccesso di carità."
"Dove vuole arrivare? Se i fondi del governo fossero bilanciati
quanto le mie distribuzioni, nel mondo tutti avrebbero
qualcosa da mangiare."
"E anche qualcosa di cui essere felici?"

146
"Che cos'è la felicità, se non la moderazione e l'obbedienza
alla legge?"
"Lei legge la Bibbia, madame?"
"È il libro sul mio comodino, signore."
"Capisco. Ma il Cristo non aveva aggiunto qualcosa? Vi dò un
nuovo comandamento, di amarvi gli uni con gli altri."
"Ovviamente, ma si aspetta che io ami criminali?"
"E le donne che rubano il pane per i loro bambini? O le
prostitute, o i non credenti?"
"Li ricordo nelle mie preghiere, e ringrazio Dio di non
somigliare loro."
"Non sono degno della sua compagnia, signora, perché io
sono un peccatore."
"Senza dubbio lei si sta denigrando, oppure è un peccatore
pentito."
"La scandalizzerò, signora: l'unica cosa di cui mi pento è la
mancanza d'amore."
"In che senso?"
"Quasi in tutti sensi."
"Eccetto?"
"Nell'eccesso d'amore cui auspico, l'unica cosa che escludo è
l'amore sensuale, l'amore basato sui piaceri sensoriali, incluse
tutte le forme di piacere estetico che, come la gelosia animale,
è un agente della sensualità."
"Mi rifiuto di ascoltare queste osservazioni, signore. La
purezza, che è il migliore abito di una donna, non mi permette
di essere toccata da argomenti che potrebbero insudiciarlo. Io
cerco in ogni cosa che mi circonda la purezza e la bellezza.
Sono una cultrice della Bellezza!"
"Cos'è la bellezza? Ciò che piace ai suoi occhi, alle sue
orecchie, al suo gusto, che senza dubbio è molto colto?"

147
"lo amo la Bellezza in sé. Essa esiste, Boileau disse: niente è
bello quanto la verità."
"Quindi lei trova belli il ragno, la lumaca bavosa: questi
animali sono veri, come è vera la mantide religiosa che
mangia il compagno dopo che le dato il suo amore."
"Lei ha veramente una mente diabolica, Maitre Dominique!
Non avrei mai creduto ad una cosa del genere guardando la
scelta raffinata dei dipinti che decorano il suo laboratorio.
Sarei stata felice se lei me li avesse mostrati, ma adesso si è
fatto tardi: le mie attività di beneficenza mi aspettano."
Lo scultore stava per alzarsi e indicare l'uscita alla sua
visitatrice, quando Maitre Pierre richiamò la sua attenzione:
per tutto il tempo della loro discussione, l'artista,
silenziosamente, aveva disegnato un ritratto della donna. Lei
se ne accorse:
"Cosa sta facendo signore?"
"Il suo viso, signora, è il tipo perfetto della Virtù rigorosa, che
misura scrupolosamente i suoi meriti. Non si offenda per il
fatto che l'artista non abbia potuto resistere ad immortalare i
tratti di un modello tanto raro il suo nome si adatta
perfettamente: la Dama Angela un poema, questo nome! "
"Dame Angèle Delatour, per favore."
"Me lo lasci idealizzare! Dama Angela, la dama della virtù e
della bellezza, coraggiosa come san Michele contro il demone
tentatore ma che dico? Mi perdoni: sono certo che la
tentazione non oserebbe mai sfiorarla! "
"Signore, per favore"
"No, davvero? Ho esagerato? La castità ad esempio"
"Signore, non le permetto"
"Assolutamente signora, non mi permetterei mai di dubitarne!
A questo punto sullo sfondo vorrei aggiungere questi gigli, e
in più dipingerei i petali di un bianco puro così che non possa

148
nemmeno comparire l'idea dell'orribile sessualità! Non si
muova signora, ho quasi finito."
Dominique fece un opportuno colpo di tosse. Si alzò, in
risposta allo sguardo inorridito di Thomas. Il povero dottore,
visibilmente esasperato, espresse il desiderio di andarsene.
Dominique glielo impedì. Accorgendosene, la donna prese
congedo dai suoi ospiti e uscì, accompagnata da Maitre Pierre.

***

Con un sorriso malizioso, lo scultore guardò Jean Thomas, che


camminava avanti e indietro come una tigre furiosa in gabbia.
"Vuoi una sigaretta, Thomas? Entra in taverna per rinfrancare
la tua collera."
"Non chiedo di meglio che cambiare atmosfera! Stasera ne ho
abbastanza di candore, di angeli puri e di donne virtuose!
Sono felice che quei due se ne siano andati."
"Stai parlando di Pierre e di quella santa donna? Mi chiedo chi
ti abbia inorridito di più: il cinismo del nostro amico? O la
virtù di Dame Angéle?"
"Lo sa tanto quanto me," esclamò il dottore. "Non capisco
perché ha accettato questa discussione inutile con una donna
candita nella sua aureola di purezza!"
"Perché avrei dovuto demolire la sua aureola? I santi come lei
ci tengono particolarmente! Avevo incontrato ad Ascona un
passante tutto nudo che portava con dignità un'alta
impalcatura per non disturbare la sua aura. Ah, stai . ridendo?
Meglio. Beviamo questo eccellente Traminer e forse troverai la
verità al fondo del bicchiere."
"Intende dire che non approva il mio giudizio?"
"Non approvo né disapprovo: semplicemente ti trovo
inesperto. Cosa c'è da giudicare? Bene o male? Sei caduto

149
nella trappola. È divertente vedere la tua duplice reazione.
Durante la tua ultima visita i miei diavoli e le mie chimere ti
hanno disgustato, forse facilitando la tua accettazione della
Realtà che non si lascia snaturare. Sei ritornato qui oggi e hai
trovato un arredamento che risponde al tuo stato d'animo:
candore, Luce, bellezza - o almeno così lo hai considerato.
Quale dei due arredamenti risponde alla verità? Considera
inoltre che Dame Angéle ha preso subito la tua stessa
direzione."
Thomas, furioso, tentò di difendersi, ma Dominique si oppose.
"Lasciami finire. Che sarebbe successo se la nostra santa
donna non ti avesse dato un'indigestione di purezza? ti saresti
lasciato beatamente cullare dalla mia immagine sentimentale,
che avresti istintivamente usato per rivestire la cruda Realtà
che prima ti aveva (per un istante) illuminato. Non giochiamo
con la Realtà, amico mio; noi abbiamo così poco l'abitudine di
entrarvi in contatto che, subito, la deformiamo secondo i
nostri vecchi schemi."
"Lei ha un modo di mettere a nudo le mie reazioni che mi
lascia un po' sconcertato. Ancora una volta mi ha mostrato un
inaspettato punto di vista. Pertanto devo obiettare che il gioco
non sia stato così semplice: quello che lei ha chiamato cinismo
in merito a Maìtre Pierre - cinismo persino un po' grossolano
- mi ha urtato per il fatto che lui è suo amico. Allora, tornando
a lui, la sua opposizione - che corrisponde alla mia - mi ha
rivoltato. Come può accettare questo gioco di
contraddizioni?"
"Perché no?" rispose Dominique. "Egli ha fatto di tutto per
creare un mondo, e più l'esperienza di questo mondo è
concentrata, e meno noi perdiamo tempo se sappiamo
approfittarne. Il dualismo di Maìtre Pierre è un vero simbolo
vivente.

150
"Credi dunque che un uomo possa essere completamente buono
o completamente malvagio? il nostro errore è di volere
catalogare, tanto le virtù quanto i peccati."
"Ma come faccio a dare un giudizio?"
"C'è solo un modo: sbarazzarsene. Una cosa è il discernimento
dei nostri stessi impulsi (discernimento possibile perché
abbiamo tutti gli elementi necessari per riconoscerne i
meccanismi), altra cosa è applicare questo giudizio al
prossimo del quale ignoriamo i meccanismi profondi."
"Sì," disse Thomas, "riconosco che sia imprudente giudicare."
"Non solamente imprudente, ma disastroso. Giudicare
qualcuno, significa prendersi la responsabilità e le
conseguenze degli effetti sotterranei di questo giudizio. Ma
qui, come nella scienza atomica, noi giochiamo agli
apprendisti stregoni e provochiamo la reazione di forze che
non conosciamo."
"Lei mi inquieta un po', Dominique, perché è difficile assistere
passivamente agli atti malvagi."
"Non ho detto questo. Se puoi evitarli, agisci secondo la tua
coscienza. Ma quanto a dare un giudizio sui gradi di
colpevolezza, è un errore di cui non puoi farti carico.
"D'altra parte è molto istruttivo e molto interessante da
osservare, anche per studiare il gioco delle reazioni umane, per
apprendere a rimanerne indifferenti. Perché nessuno può aiutare
efficacemente gli altri se non si è in grado di vedere i loro
errori senza subirne i contraccolpi.
"Considera d'altronde che questa attitudine impersonale è
eminentemente favorevole alla cultura del discernimento,
tanto nel discernimento dei valori (reali o fittizi) quanto in
quello del senso artistico."
Thomas interruppe violentemente Dominique:

151
"Parliamo del senso artistico! Ho l'impressione di essere molto
carente in quest'area: ho cercato invano di mettere da parte
tutti i miei pregiudizi personali. Mi ritengo attualmente
incapace di distinguere l'errore dalla realtà dell'arte moderna!
"Spiegati, dottore, questo argomento mi interessa," disse lo
scultore passandogli una sigaretta. "Sarei felice di ascoltare le
tue obiezioni."
"Fino ad ora," continuò Thomas, "pensavo che l'Arte fosse la
perfezione della fattura. Oggi vedo ogni sorta di dipinti, di
sculture e di poesie costituite da elementi senza coesione e che
sono chiamate le grandi Arti. Cosa possiamo pensare di tutto
ciò? Si tratta di un'aberrazione o di un disordine voluto?"
"Non mi sorprende la tua incertezza," rispose Dominique.
"Per capire queste tendenze, bisogna rendersi conto che i
progressi scientifici del nostro XXo secolo hanno comportato
una sorta di eclissi epistemologica. La coscienza si è espansa.
Una parte della nostra umanità comincia a provare uno stato
d'essere che è nascosto nell'oggetto, o nascosto da questo
oggetto, il quale fino ad ora si è imposto come finalità. Questa
apertura di coscienza verso l'interno o l'esterno della forma
sensibile si riconosce in tutti i domini, ma è evidente nell'Arte
che offre le possibilità più immediate di esperienza. Infatti la
ribellione è iniziata con le iconoclaste Dadaiste, e continua con
una ricerca disordinata verso la nuova via.
"Si potrebbe dire che l'Arte debba essere artificiale.
Recentemente un surrealista stava parlando del tunnel di
materia. La materia diventa un ostacolo alla visione o al
presentimento di una sorta di Fuoco nascosto che anima
l'universo. Questo può essere esteso al Principio di
indeterminazione matematico della fisica nucleare, che attesta
che sia impossibile definire il Tempo e lo Spazio

152
simultaneamente, visto che la simultaneità è l'oggetto in
questione.
"Oggi si assiste ad un'apertura di un senso che potremmo
chiamare mistico. Non si tratta di un misticismo primitivo, ma
di una sua logica conseguenza, per la quale l'oggetto tangibile
era solo un simbolo evocativo di una funzione: l'attività
creatrice di uno stato astratto."
"Che strana affermazione! " disse Thomas. "Il misticismo non
è irrazionale, qualcosa che la logica rifiuta?"
"Voi scienziati non avete inventato logicamente l'irrazionalità
per bilanciare le vostre equazioni? State giocando con
irrazionalità molto più scandalose, ad esempio, della nozione
di Dio. Ma !asciami continuare ciò che stavo dicendo.
"Come conseguenza a questa percezione, ancora oscura, di
mancanza di unità tra i fenomeni e le sue cause, il poeta rifiuta
la relazione logica tra le immagini che evoca. Il musicista
ricerca l'armonia tra elementi disarmonici e la magia del
ritmo. Il pittore cerca il volume attraverso il cubismo,
attraverso il rifiuto della legge di gravità, attraverso il sogno
espresso in un paesaggio, attraverso la sovrapposizione e la
distruzione delle immagini, attraverso l'armonia tra chiazze di
colore e attraverso l'astrazione che esprime sentimenti. Da
quando il geniale Rodin ha fatto prendere vita ad una testa di
Balzac scavando in un blocco di creta con i suoi pugni e
l'accetta, lo scultore ha modellato lo spazio nelle forme
distorte dei sogni astrali."
"In accordo a ciò che ha detto, Maìtre Dominique, sembra ci
sia un disprezzo verso la materia, una rivolta contro la
forma."
"Per nulla, caro amico: gli artisti non disprezzano la materia,
ma al contrario la amano, la osservano e ne fanno soprattutto
esperienza, per entrare dentro l'oggetto invece di guardarlo

153
dal di fuori. Così, è abbastanza naturale vedere alcuni di loro
cercare, attraverso il simbolismo delle figure religiose
tradizionali, l'oggetto della loro espressione negando la
corporeità delle forme. Plasmano la forma nel vuoto.
"Vedi, Thomas, la materia opprime l'artista. Gli storici
contraddicono la visione reale, mistica, dell'esoterismo o della
via interiore, per la quale l'oggetto non può che essere un
simbolo: è il dramma spirituale di questa fine di un'Era."
Il dottore ascoltò, mentre scuoteva la testa dubbioso.
"Lei non è semplicemente un idealista nel dare a queste
elucubrazioni artistiche delle ragioni così profonde?"
"Riconosco," disse lo scultore, "che molti artisti si immolano
verso ciò che ritengono essere moda, ma alcuni di loro
realmente soffrono nel tentativo di trovare ciò che non può
essere espresso in uno stato d'essere del quale non sono sicuri.
Il loro unico errore è quello di voler trovare, nella distorsione
della forma, l'evocazione della loro nuova coscienza del Reale."
"Insomma," disse Thomas, "secondo lei i membri
maggiormente chiaroveggenti dell'umanità stanno cercando
di esprimersi in un linguaggio di cui ancora mancherebbero le
parole?"
"In effetti questa lingua manca di parole, ma penso che il
nostro Occidente stia cercando qualcosa di impossibile
affrontando il problema dal verso sbagliato.
"Quanto a me, rimango fedele all'insegnamento della
Saggezza faraonica: è chiaro che tutte le forme astratte, ad
esempio, siano il risultato di un'evocazione per la quale un
fatto positivo sia servito come seme. Se il seme viene separato
dall'evocazione di cui è simbolo, viene lasciato aperto
l'ingresso a tutte le fantasie di un cervello che obbedisce alle
sue emozioni e ai ricordi, caratteristici di un momento,

154
instabili e variabili come le influenze atmosferiche che
agiscono sulle emozioni e sulle associazioni di idee.
"In realtà, l'evocazione dal fatto-simbolo appartiene ad una
visione intuitiva, che ha perso tutto il suo valore una volta che
è diventato concreto. L'arte astratta è valida solo se
l'immagine (nella pittura, scultura, musica o poesia) mantiene
i semi del tema nell'atmosfera evocata. Così, per forza rimane
unita con questi semi, attraverso le sue linee, i suoi colori, il
suo ritmo, la sua emozione."
"Ma non è l'espressione di questa visione a venire chiamata
creazione artistica?"
"Puoi dirmi cosa intendi per creazione?"
"Attribuisco lo stesso significato alla parola creazione che diede
Marcelin Berthelot affermando che la scienza (in questo caso, la
chimica) potrebbe creare della materia che la natura non è in
grado di realizzare."
"Caro amico, non stai confondendo creare conformare?
"Prendere elementi offerti dalla natura in corpi decomposti
per formare altri corpi in modo artificiale, non è creare ma
trasformare e formare. Questa parola è stata volgarizzata,
come molte altre ai giorni nostri. Così la sarta che inventa una
nuova moda si permette di presentarla come una sua creazione.
"Tuttavia, creare significa rendere corporeo, tangibile, lo
Spirito (in altre parole, l'intangibile). Solo l'astrazione causale
che chiamiamo Dio può creare.
"Altra cosa è l'Arte. Ad esempio, i Filosofi ermetici del Medio
Evo chiamavano il loro lavoro Arte. Era un lavoro ad
immagine della Natura, ma che andava oltre il potere e il
lavoro di questa Natura. Rendere tangibile un pensiero, o una
fantasia, non è creare nel senso assoluto del termine, perché
questi pensieri o queste fantasie sono necessariamente formati
da nozioni date da fatti. Nuovi metodi di assimilazione di

155
questi fatti sono le nuove forme, non le nuove creazioni.
L'evocazione che ci conduce dall'alto al basso, dall'indefinito al
finito, va nella direzione sbagliata.
"Altra cosa è un disegno o un insieme di chiazze di colore
(nere o colorate). Non ci si occupa più di evocazioni, di
emozioni, o di visioni personali, ma di una grafologia che parla
della personalità dell'artista stesso. Ma non è la vera firma
dell'essere dell'artista che ritroviamo così bene nell'opera
faraonica, strettamente legata ad un canone definito, come nei
maestri artisti attraverso tutte le fasi della civilizzazione
Occidentale?
"L'arte astratta moderna, l'arte del nostro tempo, è figlia della
deviazione tecnologica operata dalla scienza che ebbe origine
a Babilonia e in Grecia, deviazione che l'antico Egitto ha
accuratamente evitato, sapendo che in genere l'astrazione
conduce ad una discesa, ad una ricerca del concreto, mentre il
concreto, come il simbolo, eleva verso una visione intuitiva,
tanto quanto le alte volte nella nostra cattedrale attirano lo
sguardo verso l'alto. È da lassù che giunge tutta la Vita e tutto
il Bene, sia letteralmente che figurativamente ."
Dominique si riaccese la pipa per aspettare la reazione del
dottore.
"Credo di iniziare a capire cosa mi sta dicendo: il lavoro
dell'arte non deve condurre ad una visione di ciò che è
concreto, ma deve richiamare i sentimenti o le intuizioni
sovrannaturali. Come definisce quindi l'Arte?"
"Una domanda del genere dimostra la tua ignoranza
sull'argomento," replicò lo scultore, sorridendo. "Definire
chiaramente l'arte è difficile, così come lo è definire il
misticismo. C'è l'aspetto tecnico dell'arte e uno stato d'essere
dell'artista, così come c'è l'aspetto dogmatico nel misticismo e
uno stato d'essere dell'individuo.

156
"Lasciamo un attimo da parte l'aspetto tecnico e
concentriamoci sullo stato d'essere che caratterizza l'artista. Se
si separano i mezzi di espressione da ciò che si desidera
esprimere, si trova uno stato d'essere simile nell'artista quanto
nel mistico: una comunione tra l'uomo e l'oggetto, possibile
solo se la dualità - o più precisamente, di ciò che realizza la
dualità - viene eliminato. Questa comunione richiede la
soppressione del mentale, un rifiuto di separare l'oggetto
dalla sensazione o da una visione interna. In altre parole, è la
conoscenza intuitiva che ha l'artista dell'oggetto. Una volta
stabilitasi, l'arte non deve più essere una mera copia o
imitazione della Natura. Nel senso più puro, l'arte è una
visione che va al di là della Natura, che per l'artista è solo un

simbolo che evoca un'astrazione.


"Allora inizia la trascrizione della visione, e questa è tanto
delicata quanto la trascrizione della visione estatica del
mistico. Non è il lavoro finito che manifesta il capolavoro, ma
piuttosto ciò che in quest'opera viene espresso
inconsapevolmente attraverso il gesto personale.
Generalmente è il disegno che rivela maggiormente l'anima
dell'artista. Le leggi classiche, con la loro rigidità e finitura,
uccidono i gesti spontanei che esprimono la vita intima, la
passione, la rabbia, l'amore, la disperazione o la speranza
dell'uomo sensibile."
"In questo caso", chiese Jean Thomas, "i cosiddetti dipinti
primitivi non corrispondono meglio a ciò che possiamo
chiamare una vera opera d'arte?"
"Certo," disse lo scultore, "ma le convenzioni hanno ridotto
l'arte dei primitivi ad una pura funzione decorativa.
Nonostante ciò, nel suo insieme, l'espressione artistica di un'Era
è significativa della mentalità e delle tendenze intellettuali di
quell'Era, a condizione di trascurare la personalità dell'artista

157
e di guardare solo l'espressione artistica globale, inclusa
l'architettura.
"In questo caso, si tratta di un documento e non più di
un'opera d'arte. È un libro che narra la storia dei pensieri e
dello stato d'animo di un popolo e di un'epoca. Per di più, è il
solo modo per trasmettere ad un altro periodo, che ha una
mentalità diversa, l'impulso imponderabile della vita di
un'Epoca passata."
"In breve," riassunse il dottore, "qualunque sia l'opera
artistica di un'epoca essa ha, comunque, una ragion d'essere:
quella di esprimere i grandi problemi della vita dal punto di
vista della sua stessa civiltà. Ma è necessario che venga
considerato l'insieme delle opere, e non la personalità di un
artista.
"Ma davanti ad un'opera d'arte attuale, possiamo percepire la
visione dell'artista? Intendo dire, l'interiorità dell'artista."
"Certamente," accondiscese Dominique, "ma quando l'artista
descrive se stesso e parla dei suoi sentimenti (come spesso
fanno gli scrittori e i poeti), queste opere hanno un valore
reale solo se la persona e il suo comportamento contengono
un carattere universale. Così Shakespeare, Moliére, Goethe e
Balzac, tra gli altri, hanno prodotto opere che hanno creato
generi immortali.
"C'è uno stile espressivo del Pensiero e dell'aspirazione di
un'epoca, ed è la grande comunione dell'artista con l'oggetto,
simbolo della sua rivelazione."
"Questo giustifica l'affermazione secondo la quale non si debba
mai discutere un'opera d'arte, ma sia sufficiente che piaccia o non
piaccia. Infatti non si potrebbe che discutere in merito ad un
giudizio soggettivo."
"Infatti, caro amico, gli esteti possono dire che sia sufficiente
che un'opera d'arte possa piacere, e piacere semplicemente

158
senza ragione. Questo è un punto di vista personale, di un
valore fugace e sensuale. Quanto a me, penso che un'opera
d'arte debba parlare al di là di ogni sensualità e indirizzare
verso l'aspirazione sovrannaturale. Insomma, essa deve creare
un'evocazione razionalmente inesprimibile, un sentimento di
certezza senza prove materiali. Inoltre, sono anche convinto
che questo esista, inconsapevolmente, nell'esteta
particolarmente sensibile che chiama Bello semplicemente ciò
che gli piace e che soddisfa il suo richiamo di armonia. Non è
molto misteriosa e sovrannaturale l'Armonia che governa il
mondo e che crea dentro di noi, partendo da un fatto, questo
richiamo armonico, proprio come il suono che diventa
musica? Questo è il modo migliore che conosco per descrivere
ciò che ho capito dell'arte nel suo senso più puro.
"Alcuni scrivono, altri dipingono o scolpiscono o cantano, ed
ognuno di loro sta cercando di riportare ad una forma bi­
dimensionale una visione che in realtà è spaziale. Ma il Grande
Architetto del mondo ha espresso ogni cosa in tre dimensioni, e
i nostri architetti umani sono gli unici artisti che attraverso i
tempi sono stati capaci di parlare di simultaneità là dove altri
hanno dovuto dividere le parti componenti.
"I monumenti dedicati alla Fede, durante le fasi luminose
della storia umana, sono senza dubbio le opere d'arte più alte
e più sicure15."
Thomas, trasognato, faceva girare il bicchiere vuoto tra le dita.
Dominique lo guardò maliziosamente:
"Allora, dottore, cos'hai trovato sul fondo del bicchiere?"
"Sul fondo è incisa una stella. È un simbolo?"
"Forse è la stella dei Magi, che conduce il cercatore alla culla
della Verità."

15 Il discorso sull'Arte incluso in questo capitolo è stato offerto da R.


A. Schwaller de Lubicz.
159
8

IL CIRCO

Il ciclo della Coscienza

Jean-Jacques aveva seguito il consiglio di Maìtre Dominique:


dopo aver pazientemente richiamato alla memoria i suoi
insegnamenti sui due aspetti della coscienza, era ritornato
all' atelier per verificare le sue deduzioni. Jean Thomas non si
era fatto pregare per accompagnarlo.
Tuttavia Dominique lasciò il pilota riassumere ciò che aveva
registrato e si accontentò di osservare le sue reazioni.
Un po' deluso per quel silenzio, Jean-Jacques cercò di
sollecitarlo.
"Quella che ha formulato," rispose infine lo scultore, "è una
teoria corretta ma lei ha raggruppato la Coscienza Umana in un
blocco unico. Questo le impedisce di distinguere i suoi diversi
modi di espressione."
"In effetti non abbiamo approfondito il significato
dell'espressione coscienza", disse Jean-Jacques. "Possiamo
farlo adesso?"
"Questo è esattamente ciò che non faremo," replicò
Dominique. "Il senso vitale della coscienza deve essere
sperimentato prima di essere compreso; o almeno questo è il
metodo che pratico io e mi considererei soddisfatto se riuscissi
a risvegliarne in voi i diversi aspetti in modo sperimentale.
"Per voi è primario imparare a decifrare gli aspetti della
Coscienza Umana che possono stabilire un contatto con il
vostro Testimone permanente. Tuttavia, non vi insegnerò la
teoria. Lasciatemi scegliere il momento e il luogo più

161
favorevoli: vi aspetto per cena. Prendetevi la serata libera, e
non saltate a nessuna conclusione su ciò che succederà."

***

I due amici giunsero puntuali all'incontro, ma Dominique


sostituì la cena attesa con una passeggiata lungo le sponde
della Senna, divertito nel vedere le reazioni di Thomas e del
suo amico, i cui volti preoccupati erano lontani dall'esprimere
l'impassibilità di cui si erano vantati.
"Mangeremo più tardi," dichiarò lo scultore con aria
distaccata. "È meglio digiunare prima degli esercizi di alta
spiritualità."
E, davanti ai suoi amici incuriositi, si mise a rievocare il
passato turbolento e passionale di cui quei vecchi quartieri
erano stati testimoni per diversi secoli. Infine, avendo provato
a sufficienza la loro pazienza, chiamò un taxi.
"È ora di partire," disse. "Andiamo."
Dominique, dando istruzioni a bassa voce all'autista, entrò nel
taxi.
Il tragitto fu silenzioso; l'auto si fermò davanti al Circo
d'Inverno. Senza occuparsi del loro stupore, Dominique fece
entrare i suoi compagni.
"Quanti anni ha lei?" chiese al pilota.
"Quaranta stanotte."
"Lei avrà quarant'anni domani, stanotte la sua età è di sei
anni. Ha detto di aver imparato ad ascoltare? Oggi imparerà a
guardare. Poi vi inviterò a cena: avremo un tavolo tranquillo e
due amici si uniranno a noi. Fate attenzione allo spettacolo: il
circo è un bell'insegnamento.
"È un piccolo mondo, il circo, che gira come il nostro pianeta.
Questo, che ha un'origine parigina, non ha tradito la

162
tradizione: è anche itinerante e il suo gruppo viaggia in tutto il
mondo. Mai fisso, senza attaccamenti: questo è proprio un
serio vantaggio sul nostro senso borghese, fisso sulle sue
proprietà.
"Il circo è rotondo come la terra, e il suo tendone - la sua
tenda di copertura - è il tetto del mondo, nello stesso modo in
cui le tribù Africane considerano i loro tetti di paglia.
"Quanto alla sua pista circolare, come in tutti i circhi, essa è
rigorosamente soggetta alla stessa dimensione: esattamente
tredici metri di diametro."
"Ignoravo questa regola," disse il pilota, "ma immagino che
questo permetta ai gruppi itineranti di trovare ovunque
un'identica area di lavoro."
"Io però ho visto," disse Thomas, "grandi circhi più lunghi
che larghi."
"Allora si tratta di ippodromi, ma la pista nel centro dell'arena
mantiene sempre le stesse dimensioni. Il grande circo di
Barnum ha tre piste lungo l'intera larghezza del recinto.
"Il circo viene disposto in modo curioso: gli spettatori
circondano la scena e gli attori diventano il centro animatore
del pubblico.
"Osservate questi spettatori. Alcuni di loro sono qui per
ridere: i bambini; altri per provare paura, e forse per vedere
un incidente. Alcuni sono venuti per apprezzare il lavoro
degli artisti, altri infine - povera gente! - per passare il tempo e
criticare. Non è il nostro mondo in miniatura?"
"No," rispose Thomas. "Mancano due essenziali forze
motivanti: il guadagno e l'essere ammirati."
"Questo riguarda gli attori," rispose lo scultore. "La vanità è
sempre purificata dalla consapevolezza dell'artificio. Nel
mettersi orpelli e ornamenti, si preservano dalle illusioni.
Quanto all'amore per il denaro, considerate lo sforzo

163
incredibile, il lavoro continuo e molto spesso il pericolo che
rappresenta ogni numero! ed ogni giorno l'incertezza del
domani.
"Il circo è una scuola dura, ed ogni spettatore può trame una
lezione. Ma gli spettatori hanno poca importanza. Oggi il circo
vi insegnerà il senso reale delle grandi parole che avete usato
senza capirne il fondamento: coscienza, presenza di spirito,
umore.
"Attenzione! La pista si sta animando. Ecco gli abitanti del
circo. Gli acrobati da terra, i saltatori, gli equilibristi, gli umili
ginnasti che passano il loro tempo libero facendo prove
continue: e vi posso garantire che non hanno tempo per
giocare."
"I funamboli che li seguono sono già ad un livello superiore.
Guardate i bastoni a croce che supportano le corde alle due
estremità: su ognuno di loro è fissato uno stendardo - o un
segno visibile - che i funamboli non devono mai perdere di
vista per non guardare il loro pericoloso cammino: solo
l'obiettivo deve guidare i loro passi. Che esempio, signori!
Un'immagine da non dimenticare mai!
"Guardate attentamente: adesso vedrete l'immagine di una
bella padronanza di coscienza."
In cima al circo, sotto il soffitto, i trapezisti stavano
cominciando le loro straordinarie acrobazie.
"Potete ammirare," disse Dominique, "la totale
consapevolezza che ognuno dei loro esercizi, alla minima
debolezza, può mettere in gioco le loro vite."
Essi si lanciavano nel vuoto senza la protezione della rete, e
facevano pericolosi salti passando da un trapezio all'altro:
maggiore è il pericolo, maggiore è il piacere. Il silenzio
improvviso dell'orchestra attirò l'attenzione sull'istante
angosciante dell'esercizio. I due trapezisti si lanciarono uno

164
verso l'altro da una distanza incredibile, effettuando due
capovolte con un salto complesso che li fece perdere
reciprocamente di vista. Ciononostante, riuscirono ad
afferrarsi nel vuoto proprio nel momento in cui la caduta
sembrava inevitabile. La tensione si sciolse con un applauso.
"Il pubblico è contento," mormorò lo scultore, "non ha
sprecato i suoi soldi."
"Ciò che mi sorprende," disse Thomas, "è come questi
trapezisti, dopo aver perso di vista il loro compagno nella doppia
capovolta e nel doppio salto, abbiano trovato il punto esatto in
cui riagganciarsi. Che cosa vede in loro? Cosa in loro sente?"
"A questo posso rispondere io", disse il pilota. "Si può dire
che si esteriorizza una coscienza, estendendo le mani o i piedi
come antenne sensibili."
"Esatto," rispose Dominique, "ma considerate la
concentrazione necessaria, che non deve mai essere cerebrale, ma
che deve animare le membra attive di una coscienza autonoma,
sufficiente per compensare gli errori mentali di giudizio della
distanza."
Jean Thomas ammirò la bellezza fisica dei trapezisti: non
avevano muscoli in eccesso (di cui gli atleti sono così
orgogliosi!), proporzioni armoniche e assolutamente flessibili
che davano l'impressione di una maestria così perfetta da
sembrare che nuotassero nell'aria con la stessa disinvoltura
che avrebbero avuto in acqua.
"Che uomini magnifici! " disse il pilota, "non devono mancare
loro le avventure amorose! "
"Si sbaglia," disse lo scultore. "Io li conosco: sono sobri e casti,
nonostante le montagne di lettere passionali che devono
buttare nel fuoco senza rispondervi.
"Con mia sorpresa, essi hanno citato un vecchio proverbio che
è diventato il motto del loro mestiere: se vuoi salvarti il collo,

165
non lavorare mai con il vino e con le donne. È un'ascesi come
un'altra che certamente permette al praticante di sviluppare
una grande sensibilità. Loro temono le donne, e fanno bene,
visto che le donne sono spesso la causa di gelosie atroci e che
talvolta sfociano persino in crimini passionali."
"Tuttavia ci sono delle donne trapeziste."
"I direttori dei circhi sono obbligati ad accettarle per attrarre il
pubblico maschile. Ma per gli esercizi più pericolosi sul
trapezio volante (che è considerato un mestiere nobile),
l'uomo vuole un altro uomo come partner. Questo spesso
conduce a meravigliose amicizie (caste anch'esse), in cui il più
forte aiuta il più debole e dove i deboli venerano i forti senza
la minima gelosia.
"Vi ho detto che il circo è un piccolo mondo che ha il
vantaggio di sviluppare un senso di indipendenza e sacrificio,
e molti degli esercizi sviluppano la neutralità che favorisce il
risveglio della coscienza."

***

Il preludio di una marcia annunciò l'entrata di un gruppo di


splendidi cavalli.
"Guardate questi signori della Cavalleria che avanzano", disse
lo scultore. "Voi sapete, vero, che il termine cabala deriva da
cavallo, e che gli stemmi dei cavalieri erano emblemi ermetici.
"I colori e simboli araldici erano l'espressione di un grado di
Conoscenza e delle qualità individuali caratteristiche della
particolare natura del cavaliere.
"Il cavallo era una parte del cavaliere, considerato nella sua
umanità animale, ma l'armatura e l'emblema rappresentavano
le qualità dell'essere nobile che montava l'animale. È per

166
questo che per il cavallo non è umiliante essere usato per la
monta di un essere umano.
"Il simbolismo degli Antichi mette il cavallo in relazione alle
vertebre di un uomo che porta il fuoco del midollo";
"il midollo," interruppe Thomas, "termina con uno
sfilacciamento chiamato coda di cavallo."
"Questo significa che il cavallo è un simbolo del fuoco?"
chiese Jean-Jacques.
"È anche l'animale di Poseidone", rispose Dominique.
"Pensate al cavallo di Nettuno. Inoltre sapete che il cavallo
nasce dall'acqua perché la madre lo mette al mondo avvolto in
una tasca piena d'acqua. Poi lei strappa con i denti questa
tasca e il puledro esce fuori tutto luccicante."
L'attenzione fu attirata da un passo spagnolo dalla meravigliosa
andatura.
"Hanno il senso del ritmo e il gusto per la cerimonia," disse
Thomas.
"I cavalli hanno qualità di cui si vantano gli esseri umani
senza realizzare che sono anche facoltà della natura animale. Il
cavallo nel combattimento è coraggioso. Nella competizione
(corsa o polo) si può vedere come l'ambizione scatena le sue
forze. Ma il cavallo rispetta la vita e non toccherà mai il
cavaliere caduto. È fedele al suo padrone."
"È anche geloso!"
"Certamente! Questi animali hanno sentimenti che l'uomo
non può invidiare loro! D'altra parte possiamo apprendere dal
cavallo ciò che la nostra mente ha soffocato in noi: l'istinto del
pericolo, quell'istinto che gli permette di percepire l'umore del
cavaliere."
"Ma i cavalli hanno anche facoltà mentali, ed una memoria
notevole", replicò Thomas.

167
"Vi ho detto," confermò Dominique, "che queste facoltà fanno
anche parte del nostro automa e del nostro cervello mortale.
"Ma stasera noi siamo qui per osservare. Mettetevi nei panni
dei diversi attori: cercate di sentire le loro difficoltà e di
discernere la coscienza al di sotto dei loro sforzi.
"Guardate: lì abbiamo un sorprendente giocoliere che si alza e
si sdraia nelle più straordinarie posizioni. Allo stesso tempo,
deve seguire le palle e gli altri oggetti che muove davanti a lui,
sotto di lui e in tutte le direzioni. Per fare questo i suoi occhi
non bastano. Come può essere sicuro della posizione di questi
oggetti, sempre in movimento, che si intersecano uno con
l'altro?"
"È la sua straordinaria forza di concentrazione," disse Jean­
Jacques.
"Se vuole, ma nella misura in cui non viene distratto. È
piuttosto l' esternalizzazione della sua coscienza che ingloba tutti
gli oggetti, che muove come se facessero parte di lui. I
Giapponesi sono straordinari in questo genere di
meditazione."
"Quella, una meditazione?" esclamò Thomas.
"Certo, visto che è l'estensione della coscienza fisica al di là
del corpo materiale, con la totale astrazione del mentale.
"Il tiro con l'arco, nell'antica tradizione cinese, era considerato
come l'arte nobile per eccellenza, perché esigeva
l'applicazione cosciente di un'armonia perfetta e di una fusione
tra l'arciere, il suo arco e il bersaglio.
"Si dice che gli arcieri debbano andare al cuore delle regole rituali
interiormente una corretta attitudine dell'anima,
esteriormente una corretta attitudine del corpo. I gesti devono
essere così perfetti che l'arco, quando viene rilasciato, deve
produrre la nota esatta (controllata dal diapason) e deve

168
colpire il cuore del bersaglio anche se l' arciere non lo stava
guardando!
"Questo è un buon esempio di coscienza esteriorizzata, in cui
nessun nervosismo, paura o altri sentimenti personali devono
impedire la fusione dell'arciere con il suo arco e il suo
bersaglio. Per i vecchi Saggi, un tale comportamento era indice
di una reale nobiltà."
"Che lezione per la nostra mediocrità!" disse Jean-Jacques. "È
davvero giunto il tempo di prepararci a questa maestria, se
non vogliamo perdere la faccia davanti ai discendenti di una
tale Saggezza! "

***

In quel momento una folla di clown turbolenti invasero la


pista, inseguiti dallo scudiero dell'atto precedente, ed
annunciarono l'entrata del famoso clown Claque e del suo
compagno Jocrisse.
Mentre quest'ultimo divertiva il pubblico con i suoi gesti
sciocchi e la sua mimica vivace, Claque, dentro il suo costume
scintillante, sorvegliava gravemente la pista con le mani dietro
la schiena ed esaminava il pubblico attraverso i suoi enormi
occhiali. Con le dita, iniziò a contare gli spettatori. Si fermò,
cercò in terra attorno a lui e ricominciò a contare.
Lo scudiero gridò:
"Cosa sta cercando, Mr. Claque?"
Mentre continuava la sua parodia, Claque rispose
brontolando:
"Io? Cerco la mia reputazione."
"Ha perso la sua reputazione?"

169
"Ed è colpa sua, naturalmente. Lei mi ha detto: Faresti meglio a
far ridere gli spettatori o perderai la tua reputazione. Non posso
farlo, signor Coso."
"Il mio nome non è signor Coso."
"Non posso farlo, signor Cosa. Prima avrebbe dovuto dirmi
quanti Inglesi e quanti Francesi ci sono in sala."
"Ha bisogno di saperlo?"
"Certo! Devo sapere quanto devo ridere in francese e quanto
in inglese."
"Ma non è lei che deve ridere, ma gli spettatori!"
"Non ha capito nulla. Se io non rido, loro piangeranno.
Rivoglio indietro la mia reputazione!"
"Lei è insopportabile Claque: ci sono anche Belgi, Americani e
Tedeschi."
Il clown si mise a piagnucolare:
"Non posso farlo! Non posso ridere in tutte queste lingue."
Lo scudiero avanzò verso di lui:
"Mr. Claque, sto per arrabbiarmi. Adesso, faccia la sua
esibizione!"
"No, non si spazientisca, ho una buona idea: porterò un amico
che ride in tutte le lingue del mondo. Jocrisse, sbrigati!
Portami Aristofane."
Jocrisse tornò indietro, tenendo per le briglie un asino
piuttosto riluttante.
"Ascolta, Aristofane, avrai la tua carota se mi ridarai la mia
reputazione. Ridi al posto mio, Aristofane: un-duè! un-duè!"
Il clown prese con entrambe le mani la coda dell'asino e la tirò
a ritmo della sua conta. L'asino iniziò a ragliare
disperatamente con una serie di convulsivi hii-hoo!
Claque, tirando la coda con convinzione, gridò per farsi
sentire tra le risate:

170
"Forza, tutta l'Europa, forza! Raglia e ridi in tutte le lingue che
vuoi!"
Gli hii-hoo si levarono fino alle travi più alte. Le risate
divennero contagiose, e Claque le incoraggiava:
"Bravi! Ridete! Se non sapete ridere scuotete il peritoneo, sarà
molto facile, vedrete! "
E mentre la sala urlava, ragliava e rideva, il clown
tranquillamente si mise a mangiare la carota. Scrosciarono
applausi frenetici. Allora Claque si avvicinò all'asino, lo
abbracciò e lo mandò via, avvilito:
"Vai, vecchio mio, hai fatto un buon lavoro! Grazie al tuo
dolore, ho riacquistato la mia reputazione! "
C i fu ogni sorta di risata, quella innocente, quella ingenua e
quella intelligente. Tutti applaudirono la partenza di Claque
che si allontanò serio, mangiando la sua carota.

***

Dominque non fece alcun commento, osservava i suoi amici,


le cui risate sembravano aver estinto la dialettica. Ora che la
prima parte dello spettacolo era finita, ognuno sapeva che il
suo obiettivo fosse qualcosa di più di una semplice
distrazione.

***

L'intervallo aveva consentito di montare la gabbia per la


presentazione dell'ammaestramento e subito vi vennero
condotte sei tigri del Bengala e una pantera. Il domatore, con
una frusta in mano, assistette silenziosamente all'entrata dei
suoi animali. Il tempo era tempestoso e rendeva le belve
aggressive. Ci fu un concerto di ruggiti, tanto fuori quanto

171
dentro la pista, che rendeva il pubblico ancora più nervoso
degli animali.
Tutto si svolse normalmente fino all'ultimo esercizio. Il
domatore stava facendo fare alla pantera e ad una tigre la loro
performance, mentre venne ordinato alle altre cinque tigri di
appoggiarsi in semicerchio contro le sbarre. I tuoni iniziarono
a rimbombare e le belve ad agitarsi. Nel momento più
rischioso dell'esercizio, mentre il domatore stava per
prepararsi ad una finta lotta con la tigre, due belve dietro di
lui si allontanarono dal recinto e gli si avvicinarono,
minacciose.
Il loro maestro, senza girare la testa, alzò la sua mano sinistra
e chiamò per nome gli animali. Fu sufficiente. Il domatore,
finito l'esercizio, ricevette l'applauso entusiasta del pubblico.
Mentre le belve venivano ricondotte nelle loro gabbie, Thomas
e il pilota confessarono le loro emozioni.
"Ciò che mi ha sorpreso," disse Thomas, "è l'acutezza dei
sensi dell'uomo. Anche con la testa girata, sapeva quali
stessero disobbedendo."
"Come fai ancora a sorprenderti?" replicò Dominique. "Il
domatore che, ad occhi chiusi, non sente ciò che provano i
suoi animali, un giorno potrebbe essere attaccato.
"Guardate, adesso entra il re."
Un magnifico leone entrò nella gabbia. La sua enorme criniera
gli conferiva un aspetto regale. Maestoso e arrogante, si
avvicinò ruggendo al suo maestro che lo stava aspettando.
L'uomo e la bestia si affrontarono, occhi negli occhi, per
qualche istante. Il leone, visibilmente, cedette. Il domatore
rilassò l'atmosfera passando le mani tra la pesante criniera del
leone.
"Sei un pachino nervoso stasera, amico mio! Dai Golia, è
inutile fare gli antipatici. Sai bene che devi cedere."

172
L'animale, domato, obbedì docilmente ed eseguì gli usuali
esercizi. Poi arrivò un piccolo orso savoiardo, che camminava
malfermo in avanti sulle sue zampe posteriori. Teneva in
mano un biberon, come un bambino, e guardava con
diffidenza verso il leone, che sembrava divertito dalla sua
paura.
Il domatore lo prese in giro:
"Forza Martin, saluta il tuo re. Smettila di tremare. Le persone
penseranno che sei un pollo! Dai, dagli qualcosa da
mangiare!"
La povera bestia, tremante di terrore, si avvicinò al leone, e
dietro le insistenze del domatore, mise la bottiglia nella sua
bocca. L'animale, che normalmente accondiscendeva a questa
umiliazione, reagì violentemente e scagliò via la bottiglia con
un terrificante ruggito.
"Ascoltate la paura del pubblico," mormorò Dominique, "e vi
renderete conto del sangue freddo del domatore."
Il domatore fece segno ad un aiutante di portare via dal
recinto l' orsetto impaurito. Poi si mise di fronte all'animale
infuriato e gli parlò come se fosse un bambino da calmare.
"Sì, lo so," disse mentre accarezzava il leone, "è imbarazzante
per un grande re, ma tu sei mio amico. Sei mio amico, vero?
Dimostralo allora, e sii gentile. Apri la bocca. Apri! Vedi, mi
fido di te!"
I ruggiti del leone si calmarono e i respiri pesanti divennero
più rilassati. Finalmente, aprì la sua grossa bocca davanti al
pubblico in tensione e lasciò che il domatore ci infilasse la
testa per poi toglierla senza incidenti.
Mentre veniva portata via la gabbia degli animali feroci, il
pilota e Thomas cambiarono espressione.
"Sapete," disse lo scultore, "che uno dei più grandi pericoli è il
panico nervoso degli spettatori? Durante una tempesta, come

173
quella che c'è stata stasera, la loro paura può ripercuotersi
sugli animali."
"Lo credo bene," disse il pilota. "Ma mi chiedo quale sarebbe
la loro reazione in caso di tragedia."
"Circa sessant'anni fa c'è stato un incidente del genere. Ha
coinvolto un famoso domatore, Bidel. Malgrado la gotta gli
invalidasse un piede, fece lavorare un leone e, quando batté
quel piede contro un arpione a doppio taglio, perse
l'equilibro. Cadde con la faccia a terra. Dalla folla si levò un
enorme grido e poi seguì un terribile silenzio. Il domatore,
reso handicappato dalla sua gamba fasciata, decise che fosse
meglio rimanere fermo, come un cadavere inoffensivo. Il
leone, accovacciato contro le sbarre della gabbia, lo guardava
attentamente. Improvvisamente, il leone si rizzò, si alzò in
piedi, e passo dopo passo si avvicinò al domatore come un
gatto diffidente. Poi si decise. Mettendo una zampa sulla
spalla dell'uomo sdraiato, iniziò a strappare i vestiti
dell'uomo e poi squarciò la carne dalla spalla e dal collo.
"Dal momento in cui il leone aveva iniziato ad avvicinarsi, il
pubblico aveva iniziato a gridare inorridito. Uomini e donne
correvano attorno alla gabbia16• Le donne spingevano gli
uomini per non perdersi lo spettacolo! È chiaro che le loro urla
non tranquillizzarono la bestia.
"La tragedia volse al termine quando due uomini, armati di
picconi, entrarono nella gabbia e spinsero il leone in quella
accanto.
"Allora gli spettatori videro, stupefatti, il grande Bidel alzarsi
in piedi e, nonostante la spalla insanguinata, affrontare la
bestia che rientrò all'indietro nella sua gabbia."
"Naturalmente gli spettatori applaudirono," concluse Jean
Thomas, demoralizzato.

16
Era una gabbia a doppio livello piazzata su un camion.

174
"Grazie per l'applauso!" gridò il pilota. "Che vergogna per gli
esseri umani esibire un tale sadismo!"
"Ciò che è più vergognoso," replicò Dominique, "è illuderci
sulla nostra natura inferiore senza aver affrontato le nostre
tendenze segrete. È sotto la sorpresa di uno shock che un
uomo mette a nudo i suoi istinti animali, che la morale
convenzionale maschera così accuratamente. Da una parte
l'ipocrisia e dall'altra la rispettabilità umana ci impediscono di
sostenere la nostra fede nel nostro essere immortale.
"La nostra Umanità non è bella quando trae gioia dalla
volgarità, amici miei. Tuttavia, la volgarità è incoscienza e
soddisfazione verso la mediocrità.
"Adesso dobbiamo andare. La processione finale non è di
nostro interesse. Andiamo e mangiamo. Le bestie stanno per
essere sfamate! Spero che le vostre non vi abbiamo tormentato
troppo durante questo digiuno forzato. Non protestate:
ognuno di noi porta un animale dentro di sé. Ciò che importa,
è sapere chi dei due guida l'altro . . . "

***

Trovarono un angolo intimo e tranquillo in un ristorante.


Avevano appena iniziato ad ordinare il vino e a guardare il
menu quando arrivarono i due invitati. Lo scultore li presentò
e sorrise alla loro sorpresa:
"Penso riconosciate il domatore che avete applaudito. Mentre
l'altro mio amico, è il maestro della risata il cui nome reale è
"

"La prego," disse il clown prontamente, "mi lasci il nome con


il quale mi conoscono i miei amici, i bambini. Sono Claque,
signori, e non me ne vergogno."

175
Thomas e il pilota reagirono con calore ed espressero il loro
nuovo interesse per il mondo del circo, che il pubblico conosce
solo in apparenza.
"È una vita affascinante, " disse il domatore. "È quasi l'antitesi
della mentalità borghese. Mentre la mentalità borghese basa la
sua esistenza su una casa fissa, sulla proprietà e sulla
sicurezza, noi, che siamo di strada (anche se usiamo trasporti
moderni), siamo liberi dalle catene che ci legano ad un luogo.
La nostra unica proprietà consiste nelle facoltà e nell'aspetto
della maestria che siamo stati capaci di sviluppare
individualmente. Quanto alla nostra sicurezza, questa è
costantemente minacciata dai rischi del mestiere che possono
renderei invalidi."
"Allora qual è il motivo dell'interesse che vi lega alla vostra
professione?" chiese Thomas.
"È soprattutto il senso di libertà, opposto alla paura di perdere
ciò a cui si è attaccati. Non potete immaginare quanto sia bello
andare a dormire la notte riponendo la fiducia nel Destino,
senza nessuna preoccupazione tranne quella di perfezionare
domani ciò che è stato acquisito oggi. È poi c'è la mistica della
strada (un po' come per gli zingari): la STRADA! La nostra via
è in costante cambiamento e ci conduce verso circostanze
inaspettate. L'unico tetto fisso che abbiamo sono le stelle.
L'unico volere è quello del demiurgo, il direttore del circo con il
quale stiamo temporaneamente lavorando."
"Tuttavia, non ha detto di non essere preoccupato del
domani!" disse il pilota.
"Quello è proprio ciò che non possiamo permetterei. Se lo
facessimo, perderemmo il nostro sangue freddo, la calma dei
nervi indispensabile per le categorie nobili del circo: i
trapezisti, ad esempio, i giocolieri, i domatori.

176
"Gli acrobati da terra, tuttavia, pensano solo a perfezionarsi
per ottenere un livello più alto. Non sto parlando dei grandi
clown, che sono molto rari per la loro profonda psicologia."
"Però non potete salvarvi dai vizi che vincolano gli attori",
obiettò il pilota.
"L'artificiosità ad esempio?" disse il clown. "Bèh, è divertente
considerare che la nostra vita vagabonda ce ne preservi per il
fatto che il pubblico cambia continuamente: ride, ci ammira, ci
applaude . . . e poi passa oltre e dimentica.
"Anche per i migliori artisti del circo, l'ammirazione degli
spettatori è tinta con una sorta di commiserazione per questi
vagabondi che vivono ai margini della società borghese. È come
se non sopportassero il fatto che noi siamo riusciti a liberarci
dalle catene della convenzione che mantiene loro legati".
"La capisco molto bene," esclamò Dominique. "Voi avete
scelto la libertà! Per di più, siete fuggiti dagli intrighi e dalla
falsa notorietà che è stata divinizzata da Hollywood."
"E la gelosia?" chiese Jean Thomas. "Non la sentite mai tra di
voi?"
"Molto raramente," rispose il clown, "a meno che non
intervengano l'amore e le donne. E anche in quei casi, la
disciplina indispensabile nel nostro lavoro ci salva da molte
avventure.
"Per forza di cose, viene stabilita una gerarchia di qualità nel
nostro piccolo mondo: il grado di rischio nei numeri e la
qualità della maestria necessaria hanno creato una categoria di
artisti, come se fosse una scala di nobiltà che si impone per
evidenza. E questo senza rancore o invidie malsane, perché se
gli acrobati da terra sognano di arrivare all'apoteosi del
trapezista volante, sanno anche il prezzo da pagare per
riuscirei: castità e sobrietà. Così, la gerarchia del circo si
stabilisce attraverso la qualità."

177
"La qualità della consapevolezza acquisita", confermò
Dominique.
"Che esempio magnifico," esclamò il pilota con entusiasmo.
"E per lei, domatore di bestie selvagge, che esercizio di
maestria deve essere! "
"L'allenamento," rispose i l domatore, "richiede una perfetta
presenza della mente e la perfetta comprensione della natura
dell'animale e del suo carattere individuale.
"Un domatore saggio non intraprende mai l'allenamento di
una bestia senza aver osservato a lungo il suo comportamento,
i suoi gusti, i suoi difetti e le reazioni. Solo allora, e senza
preavviso, entrerà nella gabbia: lui deve imporsi alla bestia
improvvisamente. Fin dal primo istante l'animale deve
sentirlo suo maestro, e quando questo succede non è concesso
nemmeno un istante di debolezza."
"La bestia si ribella per il fatto di essere costretta a fare degli
esercizi?"
"Li accetterà se all'inizio l'ammaestratore è stato cauto nel
richiedergli solo ciò che gli sarebbe piaciuto fare se fosse stato
libero. Al leone, ad esempio, piace saltare, anche attraverso il
fuoco. Ma il suo livello di nobiltà si manifesta con la
ripugnanza verso la schiavitù. Per l'elefante questa
ripugnanza è così grande che bisogna prendere infinite
precauzioni per fare in modo che accetti ciò che gli si vuol far
fare. Prima bisogna sorprenderlo con altri due elefanti,
chiamati monitori, ed anche allora, se l'allenatore non ha
aspettato il tempo necessario prima della sua prima bardatura,
è possibile che la povera bestia collassi durante il primo sforzo
e che muoia improvvisamente perché gli si spezza il cuore.
Questa è un'espressione che usavano gli indigeni, che erano
consapevoli di questa suscettibilità.

178
"Se la nobiltà è condizionata dal grado di coscienza, l'elefante
più di ogni altro animale è la più nobile tra le creature
terrestri. Gli esempi che lo dimostrano abbondano."
"Qual'è la più grande difficoltà nel domare i grandi
carnivori?"
"Domare se stessi, caro signore, perché è necessario sostituire i
pensieri con la sensazione e la paura con una fiducia totale.
"È necessario essere in comunicazione o, ancora più
importante, in costante comunione con l'animale, non solo con
quello con cui stai lavorando ma anche con gli altri che
aspettano nella gabbia. Il domatore che non è consapevole
degli impulsi di quelli alle sue spalle, ne sarà presto o tardi
una loro vittima. "
"È sempre una questione d i esteriorizzazione della coscienza",
disse lo scultore.
"Pensate che la bestia sia in attesa del momento di
disattenzione per vendicarsi dell'uomo?" chiese il pilota.
"Potrebbe accadere nel caso di un animale che viene allenato
attraverso il terrore, un metodo malsano e ingiusto. Ma a parte
tutto, un uomo deve ispirare nelle sue bestie la fiducia nella
sua lealtà, cosa possibile solo se l'uomo è sufficiente padrone
di se stesso da avere questa fiducia e di imporre tale certezza
sulla bestia. "
"Ammiro il suo coraggio e la disciplina che richiede una tale
maestria," disse Thomas.
"Coraggio e disciplina sono ancora qualità naturali", dichiarò
Dominique. "Ma ciò che va al di là dell'animale umano è il
risveglio della coscienza intuitiva, che permette al nostro amico
di far provare alle sue bestie la superiorità del suo essere
umano, non attraverso la forza, ma con uno stato di coscienza
di fronte al quale il loro istinto animale può solo arrendersi."
Il domatore guardò Dominique con sentita riconoscenza.

179
"Lei mi eleva ai miei stessi occhi, caro signore. Se solo fossi
degno di questo elogio avrei quasi raggiunto l'obiettivo della
mia esistenza."
Per tutta risposta, Dominique guardò Thomas e il pilota:
"Cosa pensate? Ho esagerato parlando dell'acquisizione
cosciente di una padronanza?"
Il domatore, imbarazzato, si rivolse al clown per cambiare
argomento:
"Dai, Claque, sfoggia un po' del tuo genio per salvare la mia
modestia. Claque, signori, è molto più dotato in queste cose di
me. Gli animali umani che mette in gabbia con il suo humour
sono difficili da ammansire, in modo diverso dalle mie
bestie."
Il clown scosse la testa.
"Mm! la sorgente del mio humour potrebbe essere chiamata
misantropia, anche se in verità è più simile ad una grande
pietà per l'umanità."
Thomas lo guardò maliziosamente.
"Cercando bene, al fondo di questa pietà non trova una punta
di vanità?" disse.
"Sarebbe molto probabile averla, Thomas, se solo non
includessi anche me stesso in questa umanità", rispose
Claque.
"Tutto questo è infantile", replicò Dominique. "Il suo humour
è frutto di una lucida coscienza delle incredibili possibilità
dell'uomo e del modo stupido in cui usa queste potenzialità."
"È vero caro amico. Il vero clown è l'espressione di questa
coscienza del ridicolo."
"Sarebbe magnifico fosse così", riconobbe il pilota. "Ma i
clown che lo fanno consapevolmente devono essere
eccezioni."

180
"La maggior parte di quelli che lo praticano sono stati formati
tradizionalmente."
"Il primo clown non è stato Pierrot?" chiese Thomas.
"No. L'ingenuo e sentimentale Pierrot deriva dalla
pantomima italiana. Il clown burlone e acrobata scimmiesco è
un'importazione metà inglese e metà americana (soprattutto
come imitazione dei neri). C'erano i menestrelli, di cui i
migliori di loro sono ancora il buffone e il suo compagno, il
contro-buffone. Il clown Shakespeariano è ancora lo zoticone
che si fa sempre colpire e che è diventato il nostro Jocrisse. Il
burlone inglese e i clown irlandesi sono grandi bevitori ed
hanno portato nei loro spettacoli ciò che era comico della loro
ubriachezza. Il clown inglese ha portato con lui la commedia
eccentrica, contraddistinta da un accentuato senso di
depressione, condotto fino al punto di una sistematica e
calcolata follia."
"Ma anche lei usa la follia e l'imprevisto", disse Thomas.
"Naturalmente. L'inaspettato è l'arma essenziale del clown
psicologico. La risata è prodotta per lo shock della
discrepanza inattesa nella direzione dell'attenzione, del
pensiero o del sentimento. Vi farò un esempio.
"Chiamate il cameriere e ditegli (come se fosse una
confidenza) che sono una persona molto famosa e chiedetegli
di indovinare la mia professione."
Il cameriere, lusingato da questo segreto confidenziale, assunse
un'aria di importanza mentre osservava il viso di quel signore
molto conosciuto.
"Credo", disse, "di aver servito il signore ad una cena di
diplomatici."
"No amico mio, si sta sbagliando."
"Allora lei è una star di Hollywood! "
"No, non faccio cinema."

181
"Mi scusi signore. È forse un famoso chirurgo?"
"Nemmeno questo."
"Cosa sto dicendo? Naturalmente lei è un famoso reporter ... "
"No, non faccio alcun giornalismo."
"Allora deve essere un fisico nucleare!"
"No, non lo sono grazie a Dio!"
"Sono terribilmente dispiaciuto, signore, davvero non so. Chi
è lei?"
Claque disse con una voce cavernosa:
"Sono Ca-tto-li-co."
Uno scoppio di risate richiamò l'attenzione delle altre persone
nel ristorante. Il cameriere inghiottì.
"Ah! Caspita! Che grande scherzo! Adesso ho capito: Lei è un
cl. . . un artista comico!"
"Lo dica, ragazzo mio: sono un clown e lei è un eccellente
pubblico. Grazie, ragazzo. Lasci che le stringa la mano."
Il proprietario del ristorante si avvicinò per sapere la causa di
quel chiasso. Dominique ordinò dello champagne e il
proprietario se ne andò senza insistere.
"Ecco!" disse il clown. "Il vecchio gioco funziona sempre:
l'effetto immancabile dell'inatteso. Si attira l'attenzione, il
pensiero o il sentimento verso una direzione in cui il pubblico
si aspetta una conclusione logica; poi, improvvisamente, si
spezza il collegamento atteso creando un varco o un
cambiamento dell'oggetto sul quale è focalizzata l'attenzione.
È uno shock illogico il cui ridicolo provoca uno spasmo di
risata nel quale trova compensazione il pubblico."
"Estremamente interessante," disse il pilota. "Ma lei deve
conoscere altri processi della risata che le permettano di
variare i suoi effetti."
"Il vero clown deve possedere un intero barile di risate! Prima
di tutto c'è la risata volgare che frequentemente si ritrova nei

182
contadini ignoranti che si eccitano con allusioni sessuali o
escatologiche. C'è poi la risata rozza come risposta ai luoghi
comuni: battute sulle suocere o sul marito cornuto. C'è la
risata - la più interessante - provocata dal ridicolo, un oscuro
sentimento di vendetta contro l'ipocrisia mondana e
l'amabilità imposta."
"La liberazione da una repressione? Questa idea è da
sfruttare," disse il pilota. "Il giochino del ridicolo: dovrebbe
essere introdotto nei salotti per bilanciare le critiche subdole
degli amici maliziosi."
"Provi," rispose Claque. "Ma sarebbe troppo onesto per avere
successo.
"Fortunatamente abbiamo una compensazione con la risata
candida, la risata dei bambini e delle persone semplici che non
vedono il male. Questa risata è l'espressione della loro fiducia
nella vita e della bontà della gente. Poveri piccoli! Per loro il
costume di un clown è una prova sufficiente che sia un buon
uomo che li diverte e che non li farebbe mai piangere.
"E capitemi bene: quella risata è un paradiso in terra per il
clown filosofo, con il sorriso melanconico; la sola chiarezza
senza ombre subdole. I bimbi lo sanno e li amano. Clown
come Footit e Chocolat hanno distratto così tanti bambini
malati dalla loro sofferenza!
"Poi abbiamo la risata semplice o credulona degli spettatori di
buona volontà che volentieri si lasciano irretire dal buffone o
dal clown, perché hanno bisogno di dilatare la loro milza e di
fare il pieno di gaiezza. Questo pubblico è quello medio e non
è esigente su come procede il clown. Sono gli uomini che sono
venuti per dimenticare le preoccupazioni quotidiane e che sono
grati al clown, del quale diventano complici fingendo di
ignorarne i trucchi. Anche il clown li ama e sa come
raggiungerli.

183
"Al polo opposto di quello dei bambini c'è un polo più sottile
in cui si siedono i dialettici, la gente seria, che riflette o che
vuole aver speso bene il suo denaro. Pochi clown sanno come
toccare questo gruppo di persone, perché devono essere prese
di sorpresa, all'improvviso, oppure con un'assenza di logica
così astuta da sconcertarli."
"È alta psicologia, mio caro Claque," disse il pilota. "E mi
sembra che pochi clown siano così colti da applicarla."
"Esatto", rispose Claque, "ma la colpa risiede anche nella
mentalità contemporanea. L'uomo di oggi viene umiliato dal
mistero e pretende di trovare una risposta a tutto. Persino un
ragazzino di sei anni, davanti ad un prestigiatore, rifiuta
l'illusione e vuole trovare il trucco. Rifiuta il sogno e i suoi
genitori, molto fieri di lui, un giorno si sorprenderanno nel
vederlo disilluso e commettere atti insani! "
"Sono felice di averla conosciuta, mio caro Claque", disse
Jean-Jacques. "E comprendendo la profondità e la saggezza
della sua lucidità, mi congratulo con lei per il fatto di saper
superare la malinconia per provocare la risata in quelli di noi
che sono incatenati".
Dominique si rivolse al pilota:
"Mi permetta, mio caro: sono convinto che lei abbia mal
compreso la malinconia che attribuisce al nostro amico. Se c'è,
deve essere a mio avviso il riflesso di un sentimento di
solitudine sperimentato da un essere lucido nella nebbia della
specie umana.
"Tuttavia, la specie umana della quale abbiamo parlato stasera
non deve essere considerata in termini generali.
"Noi qui siamo cinque: un piccolo pentagono umano, in cui
ogni elemento è alla ricerca di padronanza. Ma cosa potrebbe
significare questa padronanza se non il risveglio successivo

184
delle varie coscienze sopite dentro di noi, nonostante la
resistenza del serraglio che ognuno di noi rappresenta?
"Dal lombrico, che è l'organismo più primitivo, alla scimmia,
che imita l'uomo così come la nostra mente scimmiesca
vorrebbe imitare il Creatore, passando per lo sciacallo che
digerisce dentro lo stomaco, per il babbuino, che simboleggia
il nostro sistema respiratorio, e per il serpente di fuoco nelle
nostre vertebre, dobbiamo riconoscere in ognuno dei nostri
organi l'incarnazione di una coscienza funzionale. L'uomo
deve diventarne il domatore se vuole meritare il titolo di re
della creazione."
Il domatore era in estasi.
"Ecco, c'è qualcosa a cui non avevo mai pensato e che spiega
la causa della potenza umana sopra gli animali!"
"La mia esposizione è incompleta," disse Dominique. "Non ho
usato altri esempi, come quello dell'animale che governa il
fegato o l'animale umano, perché la Coscienza del Sé più alta
ha la sede in una delle venti aree del fegato. È per questo che
la rabbia biliosa obnubila questa coscienza e spinge lei, che è
domatore, in una posizione inferiore rispetto alla bestia, la
quale lo avverte."
"Quanto ha ragione, signore! La collera, insieme alla paura, è
il nostro più grande pericolo."
"Ogni mattina, l'uomo dovrebbe visitare il suo serraglio,"
concluse Dominique, "e dare ad ognuno dei suoi organi
l'impressione di essere comandato dalla coscienza di ogni
funzione."
"Ma è quello che facciamo obbligatoriamente noi domatori:
sia che stiamo bene o male, ogni mattina dobbiamo entrare in
contatto con i nostri animali per sentire, in modo amichevole
ma fermo, la loro sottomissione."

185
"Molto bene," disse Jean-Jacques, "ma per gli altri elementi
del nostro pentagono, quali sono gli esperimenti da praticare?"
"Non si tratta di sperimentazione, ma di realizzazione,"
replicò lo scultore. "C'è un continuo addestramento del nostro
Automa animale, inclusa la nostra mente di scimmia, che
dobbiamo trasformare in una rispettosa segretaria per le
nostre facoltà intuitive. E il domatore deve essere il nostro Sé
cosciente (ora sto parlando della nostra coscienza mortale).
"Ma non abbiamo filosofeggiato abbastanza per stasera?"
"No," rispose il clown, "perché lei si è fermato ad un
momento tragico: il momento in cui il Sé cosciente prende
coscienza dell'inconsapevolezza degli uomini, e si trova per
questo in conflitto con i loro giudizi."
"Questo è il suo dramma, mio caro Claque, non è vero?"
"Effettivamente lo è, e sarei davvero felice se lei conoscesse la
soluzione."
"Vedo solo una strada," rispose semplicemente lo scultore.
"Un certo super-egoismo che concentri i nostri sforzi personali
sull'ampliamento e sull'unificazione delle nostre coscienze e il
cui risultato sia l'Uomo totale, immortale. Un uomo tale è un
sole splendente, più potente di ogni discorso o sermone per
migliorare gli altri uomini.
"Adesso mi piacerebbe riempire i nostri calici, in comunione
con il nostro pentagono, che dia ad ognuno di noi la serena
gioia del non essere più soli nell'affrontare la bestia umana."
"Grazie Dominique," disse Jean Thomas, esprimendo un
sentimento generale. "E grazie agli artisti del circo per averci
donato, attraverso il loro esempio, una lezione
indimenticabile!"

186
9

LA FAMIGLIA, LA COPPIA

La famiglia di oggi. L'ignoranza, la causa del conflitto. Due aspetti


del problema: per i Molti e per i Pochi. La sessualità: norma e
inversione. Il problema spirituale della coppia. L'illusione e la realtà
dell'Unione. La vera unificazione.

"Che succede, caro amico, e perché questa chiamata urgente?"


chiese Dominique a Jean Thomas che lo stava aspettando nel
ristorante dell'aeroporto.
"Mi scusi per aver abusato della sua disponibilità" disse
Thomas, "ma mi sono ancora ritrovato in una situazione
difficile che non posso risolvere da solo. Sono venuto a Orly
per accompagnare il mio amico Francis Dutheil, il quale
doveva prendere l'aereo per Bombay. Chiedo scusa per averle
imposto questo incontro in un luogo così trafficato che, senza
dubbio, non è adatto per una discussione seria, ma non avevo
scelta e il caso è urgente."
"Non scusarti: mi piace l'atmosfera di questo aeroporto. Qui
per tanti viaggiatori, in arrivo o in partenza, si giocano piccoli
drammi per via di un cambiamento e per ciò che comporta in
termini di incertezza, di speranza o di abbandono. È un
crocevia in cui l'emozione dell'indeterminato e il gioco del
destino mi ispirano."
"Ne sono felice," disse Thomas, "perché dovrà avere a che
fare proprio con un crocevia. Ho chiesto al mio amico di finire
le sue commissioni così da poter avere due o tre ore prima
della sua partenza.
"Francis Dutheil è un ragazzo notevole per l'imparzialità di
giudizio, per la rettitudine del suo comportamento, tanto negli

187
affari quanto nelle difficoltà quotidiane. Lui vede il problema
dell'esistenza come una serie di esperienze che chiama
maturazione della coscienza."
"L'idea è eccellente," acconsentì Dominique, visibilmente
interessato. "È importante sapere come la applica."
"Davanti ad un caso da risolvere, secondo una sua
espressione, fa la bilancia: da una parte guarda il suo aspetto
razionale, utilitaristico; dall'altra cerca di vedere gli effetti,
buoni o cattivi, per la realizzazione del suo obiettivo
superiore. Per Dutheil, la bilancia dovrebbe sempre pendere
verso il raggiungimento di questo obiettivo."
"Molto bene, ma vorrei sapere qual è questo obiettivo."
"Come posso tradurlo? La finalità dell'essere umano, dice il
mio amico, non può essere limitata alla soddisfazione della
coscienza cerebrale, alla coscienza dell'intelligenza razionale,
indipendentemente da quanto sia forte, né ad alcuna facoltà
appartenente ad un corpo mortale. La sua ambizione, ha
detto, è trovare l'indistruttibile, acquisire uno stato di coscienza
- alimentato dalle sue esperienze - che serva a questa
miserabile esistenza, la cui unica giustificazione è
semplicemente quella di rendere questo possibile!
"Questo è ciò che ha espresso e non senza amarezza, in quanto
lui considera la condizione umana come uno stato di
intollerabile mediocrità, ancora più doloroso perché una
convinzione interiore lo sollecita verso un destino più alto le
cui possibilità risiedono dentro di noi."
"È interessante il tuo amico. Che va a fare in India?"
"Viaggio d'affari. La sua compagnia, molto florida, è gestita
adesso dai suoi soci."
"La sua religione?"
"Cattolica, non praticante."
"Celibe?"

188
"Sposato, con tre bambini dagli undici ai sedici anni."
"Cosa si aspetta da me?"
"Penso che si trovi in questo crocevia di cammini in cui
l'indecisione per la scelta di un orientamento può essere
drammatico. Cerchi di farselo dire da lui stesso: è qui."
L'aria energica e franca dell'uomo che si stava avvicinando
piacque a Dominique. Mentre un nugolo di passeggeri
entrava nel ristorante, Dominique osservò la seria gravità del
suo sguardo e la sua fronte, chiari segni di intelligenza.
Thomas li presentò e propose di !asciarli soli.
"Mangeremo insieme," dichiarò il viaggiatore. "Non ho
segreti per te, Thomas ed è l'esempio della tua trasformazione
che mi ha fatto decidere di chiedere un consiglio al tuo
maestro."
"Rimarrà molto in India?" chiese lo scultore mentre si sedeva
di fronte a Dutheil.
"Non so, questo dipenderà dalla nostra discussione, caro
signore. Il mio viaggio d'affari richiede solo un mese di
assenza ma mi piacerebbe approfittarne per delle ricerche
personali che potrebbero prolungare la durata
indefinitamente."
Dominique scrutò il viso dell'uomo. Cercò la risposta dentro
di sé ma fece all'uomo una domanda:
"Spezzare le catene? O saltare dentro l'ignoto?"
"Forse entrambe le cose," rispose Dutheil seriamente. "Mi
permetta di esporle la mia situazione.
"Fino ad oggi la mia vita è stata consacrata ai miei doveri
sociali: assicurare un futuro a mia moglie e ai bambini. Questo
obiettivo è stato raggiunto e adesso mi ritrovo a non sapere
cosa fare. Non vedo nessun altro motivo per continuare sullo
stesso sentiero e questa mia stupida esistenza non ha relazioni
con la profonda aspirazione che mi opprime."

189
"Può definire questa aspirazione?"
"Posso piuttosto esprimerla mediante la sua frustrazione: il
fallimento nell'acquisizione di un obiettivo più alto, che posso
immaginare senza essere in grado di precisarlo."
"Il suo amico mi ha detto, però, che lei sta cercando di
raggiungere ciò che in lei è indistruttibile."
"Esattamente. Non posso credere che l'attuale condizione
umana sia il suo destino finale."
"Ha ragione, perché il regno dell'animale umano, raggiunta la
fase del compimento mentale umano, non ha realizzato se non
eccezionalmente la sua finalità che è superumana. Tuttavia,
questa ultima fase coinvolge il risveglio della coscienza
dell'uomo intuitiva e spirituale e la padronanza della sua
animalità e della sua coscienza cerebrale.
"È la realizzazione dell' Uomo totale e l'acquisizione della sua
immortalità. Questa realizzazione è lo scopo della sua
incarnazione terrena."
"Così non mi sono sbagliato. Questo è ciò che provo
istintivamente."
"Meglio usare la parola intuitivamente, perché questa pre­
conoscenza è un avvertimento, la presentazione della sua
Coscienza indistruttibile, quella che rende l'uomo superiore al
suo essere animale intelligente."
"Penso di capirla, Maìtre Dominique, ed è un gran sollievo
per me sentirla affermare questa possibilità. Ma è incredibile
che nulla, nella nostra formazione, ci abbia preparati a questo
destino superiore."
"Il Regno dei Cieli," replicò Dominique, "interpretato come il
Paradiso accessibile dopo la morte, ci ha confusi sulla realtà
del Regno sovrumano, che è uno stato di Coscienza,
un'integrazione del nostro essere immortale, realizzabile in
questa esistenza."

190
"La comprensione di questa possibilità è di un'importanza
capitale," disse Dutheil, "perché se la promessa di un paradiso
è solo un'esca per la virtù e per l'obbedienza alle leggi
religiose, non può insegnarci a sviluppare le facoltà sottili che
ci fanno accedere al regno sovrumano. Come posso entrare in
contatto con la mia Coscienza Spirituale?"
"È dentro di lei," affermò Dominique, "ed è sufficiente che lei
la svegli."
"Ma come? Invocare lo Spirito Santo nelle preghiere non
sembra essere molto d'aiuto."
"Questo perché immaginiamo che lo Spirito sia al di fuori di
noi. Lo Spirito è dentro di noi, ma la nostra mente e la
dispersione delle nostre vite ci impediscono di illuminarci."
"E sia," concesse Dutheil, "ma ciò che ci viene insegnato in
Occidente non ci dice nulla riguardo all'anima, così da farci
inevitabilmente confondere le buone intenzioni suggerite da
una morale convenzionale con la chiamata e i rimproveri della
nostra voce segreta, forse la nostra Coscienza immortale alla
quale non permettiamo di manifestarsi!"
"Oh, lo so," sospirò Dominique. "Questa ignoranza è la
miseria della nostra epoca caotica."
"Lei lo sa Maitre Dominique," replicò Dutheil, "ma questa
ignoranza può causare disastri! Lo sa quanta disperazione
deriva da questa aspirazione che non può essere soddisfatta,
perché l'essere immortale dal quale è emanata è sconosciuto al
suo portatore umano?"
"Non sembra sconosciuto per lei, signor Dutheil: perché è
sconvolto?"
"Mi sento come un uccello che sente crescere le sue ali ma che
non sa ancora come usarle per volare, ma con questa
differenza: l'uccello sa di avere i suoi genitori che glielo
insegneranno, mentre io, un uomo moderno, ricco

191
materialmente e intellettualmente, rimango prigioniero nel
nido della routine, per la mancanza di qualcuno che mi
insegni a volare.
"Ecco perché ho intenzione di cercare in India un aiuto che
non sono stato in grado di trovare qui."
"Certamente," annuì Dominique, "l'esistenza di stati psico­
spirituali è un'evidenza per gli orientali, che sperimentano i
diversi aspetti dello yoga. E la meditazione è così naturale per
loro che persino i bambini la praticano.
"Ma crede che il nostro temperamento Occidentale, il nostro
frenetico ritmo di vita, il nostro esasperato mentale, possa
adattarsi alle pratiche che richiedono una liberazione totale da
queste catene?
"Molti tentativi fatti dagli Swami in Francia, Inghilterra e
America hanno provato troppo spesso che il metodo Orientale
applicato agli Occidentali non porta a buoni risultati.
L'educazione Occidentale enfatizza l'attività mentale e così si
crea il pericolo di confusione tra stati psichici e spirituali,
perché il discernimento di questi stati diversi richiedono una
preparazione lunga e accuratamente controllata. Altrimenti,
possono avvenire incidenti cerebrali o nervosi, squilibri o
turbamenti, senza contare le manifestazioni astrali
indesiderabili."
Jean Thomas guardò il suo amico annuendo con la testa.
Dominique continuò:
"Vede, caro signore, ogni epoca ha i suoi Saggi, i suoi iniziati
che danno formule e metodi appropriati alle particolari facoltà
delle persone per le quali sono arrivati. Trasporre
inopportunamente questi metodi è imprudente.
"Ha intenzione di farne esperienza in Oriente?"
Dutheil rispose esitando:

192
"Prima di tutto voglio guardarmi attorno, cercare di
rispondere alla mia aspirazione. La sua opinione, Maìtre
Dominique, è fondata sull'esperienza?"
"Evidentemente," affermò lo scultore. "Non parlo mai di ciò che
non conosco, sia nei fatti che in teoria."
"Allora, Maìtre Dominique, devo prendere in considerazione i
suoi consigli. Ma il mio problema è più complesso, perché è in
gioco la questione della famiglia. Mia moglie per me è solo la
madre dei miei figli. Li ha cresciuti con dedizione ma in
accordo con le formule e le abitudini della generazione
precedente, che provocano sfiducia e spesso la ribellione della
gioventù moderna.
"Ognuno dei miei bambini è un piccolo personaggio
egocentrico, che si forma le sue opinioni, i suoi giudizi, le sue
decisioni, il suo punto di vista utilitario in cui non vedo traccia
di un ideale altruistico. Si potrebbe dire che il loro
comportamento sia un compromesso tra gli inevitabili
compromessi della disciplina scolare e familiare ed anche
religiosa ed una fiera difesa della loro dignità, che resiste ad
ogni cosa che possa contrariare gli impulsi segreti dei loro
piccoli io egoistici."
"Il tuo giudizio è severo", disse Jean Thomas.
"Sfortunatamente è vero," replicò Dominique, "nella
maggioranza dei casi. Lo sviluppo prematuro del mentale,
aggravato dalla recente precocità della pubertà, dà ai bambini
moderni l'illusione di un presuntuoso libero arbitrio."
"Non sanno più giocare," disse Dutheil. "Sono diffidenti verso
il gioco innocente, disinteressato, senza altri obiettivi che il
divertimento infantile, per ridere e rilassarsi, come il gatto che
gioca per niente. Hanno bisogno della competizione e di
obiettivi proficui. Mia figlia, che deve compiere undici anni,
pensa solo ad essere la prima della classe, a diventare la più

193
forte e a bruciare le tappe della sua educazione. Mio figlio più
piccolo, tredici anni, parla solo di auto, velocità e di
competizioni sportive. Mio figlio più grande, sedici anni,
sogna i metodi Americani e le loro tecnologie atomiche. Inutile
cercare di abituarli alla lettura: ossessionati dalla radio e dalla
televisione, assorbono opinioni predigerite e si nutrono di
sintetiche nozioni popolari. Ciò che viene chiamato diritto
all'indipendenza è la libertà di obnubilare la loro coscienza! "
"Non puoi mostrare loro il pericolo di questa
volgarizzazione?" chiese Thomas.
"Mio povero amico, mi farei trattare come un incompreso e un
arretrato!"
"Lei è arretrato in un certo senso," arguì Dominique. "Per
l'ignoranza delle cause di questo stato di cose. Lei per primo
deve essere educato, allora saprà come risvegliare la loro
coscienza alle realtà che la renderà, ai loro occhi, non più
arretrato ma un precursore comprensivo e competente."
"Come potrei, se io stesso sono lacerato dalla mia incertezza?
Sono sconcertato dall'individualità dei miei figli. Ognuno di
loro manifesta una sicurezza nel comportamento che può
illudere sulla loro maturità."
"Questa maturità non è totalmente illusoria, caro signore. Il
corso del tempo e delle tappe attualmente sono accelerate,
come un torrente che si precipita verso la cascata. Guardi i
progressi sempre più rapidi della scienza: di anno in anno il
passo aumenta con un ritmo inquietante, inquietante perché il
nostro Discernimento (o Consapevolezza del Reale) non si
sviluppa proporzionalmente alla nostra coscienza cerebrale.
"È il ritmo di un Tempo che sperimentiamo, il ritmo accelerato
di una fine di un 'Era, in cui i nostri bambini stanno entrando in
pieno mentre noi, vagamente preoccupati, cerchiamo di
rimandare! "

194
"Lei vede un'altra soluzione?"
"Certamente. Non si può andare contro il ritmo di un'Era e
sarebbe inutile ribellarsi. Ma è anche nefasto subire
inconsapevolmente o rassegnarsi per un impotente fatalismo. È
necessario riconoscere e cercare in questo ritmo un impulso
per andare oltre.
"E sono convinto che un certo numero di bambini sarebbe
capace di capire questo linguaggio, se solo qualcuno
risvegliasse in loro la coscienza e il desiderio (vorrei dire
l'ambizione) verso la loro umanità Superiore."
"Generalmente non mi sembra possibile," rifletté Dutheil.
"Per me, come per i miei amici, vedo differenze molto nette
tra i bambini di una stessa famiglia: direi due correnti
opposte."
"È vero," rispose Dominique. "Ci sono due tendenze opposte
che corrispondono rispettivamente a due diversi stati di
evoluzione spirituale o, se preferisce, a due differenti stati di
coscienza che classificano l'essere in due categorie che il
Vangelo e tutti i Saggi chiamano i Molti e i Pochi. Queste due
categorie non possono essere trattate nello stesso modo. Non
capiscono lo stesso linguaggio. Coloro che appartengono ai
Molti ambiscono alla soddisfazione animale e mentale. Gli
altri, i Pochi, aspirano ad uno stato superiore. Tuttavia i Molti
non si possono biasimare per il fatto di non avere le possibilità
né gli obiettivi che hanno i Pochi. Ma uno si deve sacrificare
per l'incapacità dell'altro?"
"Ovviamente no. Ma ciò di cui lei sta parlando richiede una
chiara VISione degli elementi contraddittori. Potrebbe
definirmeli?"
"La situazione familiare," spiegò Dominique, "è la stessa di
quella delle nazioni e delle società. Le due tendenze opposte
sono l'individualismo e il collettivismo.

195
"L'individualismo è provocato da un impulso interiore della
nostra Coscienza Immortale, che spinge la coscienza umana a
sbocciare attraverso la libera esperienza della sua umanità. In
principio questa esigenza è valsa solo per un'élite di esseri
capaci di questa realizzazione. Tuttavia anche molti altri
l'hanno sentita, attraverso il contagio, e attraverso l'impeto del
ritmo del Tempo.
"La tendenza collettivistica, che può anche essere chiamata
egualitaria per diritti e doveri, domina i Molti e li rende
invidiosi e gelosi verso coloro che sono superiori a loro.
"Questo non significa che le masse rinuncino
all'individualismo, che loro traducono in termini di ribellione,
opinioni multiformi e richieste egoistiche. Questa mistura
caotica caratterizza le nazioni odierne e le società che fanno
parte dei Molti.
"Se applichiamo questo alla famiglia, possiamo vedere
svolgersi lo stesso dramma. E non si dica che sia sempre stato
così. Questa lotta tra le due tendenze - che attraverso la storia
dell'uomo si è sporadicamente manifestata a seconda
dell'evoluzione dei popoli e degli individui - oggi si è
cristallizzata a causa di due focolai chiaramente definiti. Questi
focolai sono irresistibili perché sono inconsapevoli della loro
causa e così è molto difficile riportarli alla loro legittima
collocazione.
"Da questa esposizione può giungere a qualche conclusione in
merito al caso della sua famiglia?"
"Se ho capito bene," rispose Dutheil, "non c'è una soluzione
immediata, perché ci andrà molto tempo per coltivare nei miei
bambini la consapevolezza della loro situazione nel mondo
odierno. E, soprattutto, ci andrà molto tempo per ispirare in
loro fiducia nella mia comprensione delle loro situazioni
individuali.

196
"Riguardo a mia moglie, non ci sono collegamenti possibili tra
le sue direttive convenzionali e pragmatiche e la mia ricerca
spirituale. Possiamo continuare a vivere fianco a fianco per
mantenere una casa per i nostri figli, fintanto che limiteremo il
nostro contatto ai problemi della vita di tutti i giorni.
"E conosco un sacco di casi in una situazione penosa quanto la
mia. Cosa ne è stato della famiglia del passato?"
"La ruota ha girato, amico mio", rispose Dominique. "Dai
tempi del culto degli antenati, dei quali l'antica Cina attende
la reincarnazione, l'umanità ha raggiunto così tanti stadi da
vedere adesso una famiglia divisa dall'antagonismo, dall'età,
dalle opinioni o da vizi inconfessati. Anche nelle famiglie
apparentemente unite ci sono tante visioni diverse quante
sono le sedie attorno al tavolo. Ognuno coltiva le sue
aspirazioni segrete, che siano banali o profonde. L'individuo è
solo nella sua intimità e lo rimarrà ancora per molto in quanto
è giunto il tempo per la sua realizzazione individuale.
"Non è più una questione di perpetuare se stessi attraverso un
discendente, almeno per coloro che aspirano al Regno dei Cieli
o per chi la terra è un paese d'esilio. Ognuno è risucchiato dal
suo stesso desiderio e l'obiettivo che si prefissa orienta il suo
cammino."
Dutheil, con la testa tra le mani, ascoltava . . .

***

Un grande movimento animava l'aeroporto. La corrente di


viaggiatori di razze e paesi diversi, scaricati o inghiottiti dagli
aerei la cui velocità annullava il tempo e lo spazio, dava
un'impressione allucinante.
"Osserva dunque, Thomas, come la soppressione delle
distanze accentui l' acuità dei problemi individuali," mormorò

197
Dominique. "Da questo crocevia, in cui sono intersecati così
tanti destini, vengono evocate tutte le questioni personali.
Cerca quindi di sentire queste correnti di emozioni diverse, in
cui l'individuo (che le subisce inconsciamente) trova un
alimento per le sue preoccupazioni."
Dall'altoparlante venne annunciato l'imbarco per i passeggeri
diretti a New York.
Le persone al tavolo vicino si alzarono improvvisamente. Una
donna in lacrime diede un addio desolato al marito,
visibilmente imbarazzato. Suo figlio, impaziente di partire,
ascoltò gli ultimi consigli in un orecchio, mentre un ragazzino
giocava con il suo nuovo giocattolo, l'ultimo regalo di suo
padre.
"La famiglia! " sospirò Dominique. "Qual è l'elemento di
coesione per un gruppo con interessi così diversi?"
"La casa, che un tempo era sacra, non ha più significato?"
chiese Dutheil.
"Il senso vitale della casa, amico mio, è il fuoco. Qual è oggi il
fuoco che può animare con un calore unificatore le personalità
di una famiglia? La vita patriarcale concentrata su un ideale
comune? È un vecchio cliché che è stato relegato in soffitta con
i vestiti vecchi di un altro periodo. Lo splendore dell'amore
coniugale? Mi pare ben piccola la percentuale delle coppie
unite da un amore reale, indipendente dagli appetiti carnali,
purificate dallo spirito di possesso, dove i due partner, nella
propria realizzazione, cercano di unire ciò che è stato
separato."
"Oh caro signore!" esclamò Dutheil. "Se lei concepisce
l'unione coniugale in questo modo perfetto, il numero delle
coppie unite deve essere in effetti molto limitato! "
"Non sono i o a concepire questo criterio," replicò Dominique.
"È il rigore del Tempo: la fine di un Tempo, le sto dicendo, che

198
mantiene unito tutto ciò che ha realizzato il suo destino essenziale.
Tutto ciò che è deviato, falsificato e convenzionale, si disgrega
e degenera in elementi incoerenti; ed è questo rigore spietato
che spiega il fallimento degli sforzi verso l'unione familiare,
sociale o internazionale."
"Molto bene, Maitre Dominique, ma se l'amore di una coppia
deve essere, stando alla sua definizione, indipendente dagli
appetiti carnali, le relazioni sessuali devono essere
soppresse?"
"Non ho mai detto questo! Ma prima, mio caro, cerchiamo di
capirci: di quale coppia e di quale amore parla? Ogni coppia
passionale innamorata è pronta a giurare il suo amore e la sua
unione per l'eternità, senza nemmeno considerare il numero
degli amori precedenti!
"Io ho detto che l'amore reale non debba essere dipendente
dagli appetiti carnali, nel senso che deve superarli, e questo
perché l'amore sessuale non è un elemento di unione, ma di
dualismo.
"Ciononostante, dobbiamo capire il senso e lo scopo
dell'amore coniugale.
"L'essere immortale di ogni individuo è un'Entità, che lei può
concepire come uno dei Numeri emanati dall'Uno.
"Ciò che in questa Entità-anima porta le caratteristiche del suo
Numero, imprimerà il suo segno nel neonato e diventerà il
suo Testimone permanente, mentre ciò che è spirito aspecifico
sarà il suo Testimone spirituale. Tuttavia questa Entità-anima
non può essere considerata androgina perché, in quanto creata
ad immagine del Creatore, non è sessuata. Essa porta tuttavia, in
uno stato potenziale, i due principi, l'attivo e il passivo, che
nel corpo fisico diventano i due sessi: maschio e femmina.

199
"Quando nasce un essere umano, il Testimone permanente
verrà caratterizzato dal sesso del neonato, e il Testimone
spirituale sarà di conseguenza il suo aspetto complementare.
"Questo non significa che questa Entità-anima sia stata
sdoppiata in due esseri: uno uomo e l'altro donna. Per ogni
essere umano i due sessi sono rappresentati dai due aspetti
della sua anima globale. Il Testimone spirituale sarà la vera
sposa dell'uomo e il vero sposo della donna. In altre parole,
diventa il suo complemento spirituale, con il quale dovrà
ricongiungersi."
"Questo spiegherebbe il nome sposa di Cristo data alla suora
Cattolica, vero?"
"Sì, in un certo senso, visto che il Cristo che dobbiamo
formare dentro noi stessi17 è l'unione del divino con ciò che è
diventato umano.
"Ma non abbiamo abbastanza tempo per sviluppare
adeguatamente l'argomento, perché il nostro amico Dutheil
non ha familiarità né con l'idea né con il nome dei due aspetti
dell'anima."

***

Dutheil ascoltava Dominique con sgomento:


"Ha idea di quale confusione abbia generato in me la sua
spiegazione?"
"È davvero confusione?" chiese Dominique.
"Ad essere più precisi, possiamo chiamarlo stupore. Se la
situazione tra uomini e donne è come lo ha descritto lei, la
ricerca dell'unione spirituale, che sognano alcune persone
innamorate, è un'illusione che impedisce loro di realizzare
questa unione ognuno per Sé."

r7 Paolo, Galati 4, 19.

200
"È vero," rispose Dominique, "è un ostacolo perché la
soddisfazione dell'amore sentimentale soffoca il desiderio
dell'unione con il proprio complemento spirituale."
"Però mi sembra che l'unione affettiva e la reciproca fedeltà di
una coppia siano condizioni imprescindibili per un
matrimonio decoroso"
"Queste cose certamente sono necessarie," affermò
Dominique. "Il matrimonio è un'associazione in cui,
idealmente, i due partecipanti verrebbero uniti da una
profonda affinità di obiettivi e tendenze e da un'affinità tanto
fisica quanto affettiva. Questo permette di essere accomunati
dalla stessa ricerca di realizzazione verso gli obiettivi
familiari, sociali e, se possibile, spirituali.
"L'errore è quello di fraintendere la natura e la durata
dell'unione coniugale e di immaginare che coinvolga i nostri
esseri immortali al di là dell'esperienza terrena. Prova di ciò è
che uno dei coniugi possa risposarsi dopo la morte dell' altro. 18
Il Vangelo conferma questa realtà quando dice che nessun
matrimonio tra le persone raggiungerà il Regno dei Cieli.
"Solo l'unione spirituale, che d'altronde è l'unica reale unione,
può avvenire tra due aspetti complementari della stessa
Entità. Ma una coppia umana può essere legata dalle affinità
durante e persino dopo la vita terrena attraverso l'aspirazione
comune ad uno stato d'essere superiore. Questa associazione
coniugale può aiutare spiritualmente se non si commettono
errori nell'interpretare erroneamente la propria unione, e
quindi allontanandosi dalla propria unificazione individuale.
"Nell'incarnazione, è la sessualità che segna la separazione dei
due aspetti dell' Entità Immortale. Quindi, è il sesso che
diventa un ostacolo per questa riunificazione."
"Per quale ragione?" chiese Dutheil.

1s Paolo, Corinzi, 7, 39.


201
"Perché l'unione sessuale dà l'illusione di una vera unione,
mentre si tratta solo dell'accentuazione della dualità visto che
è soltanto momentanea e visto che i due sessi si ritrovano
ancora una volta separati e schiavi di questa attrazione.
L'ostacolo della riunificazione dell'individuo non è però l'atto
sessuale, ma l'illusione che si ha in merito al suo valore
unificante.
"Per rimediare a ciò, sarebbe necessario prendere
volontariamente coscienza del fatto che la sottomissione agli
appetiti sessuali mantiene l'uomo al livello animale del Regno
umano, mentre la liberazione da questa schiavitù lo
eleverebbe al regno sovrumano. Per liberazione non intendo
l'eliminazione delle relazioni sessuali, ma un certo
comportamento che le colloca al servizio di un'evoluzione
spirituale.
"I due coniugi posso aiutarsi uno con l'altro per raggiungere
questo risultato se, di comune accordo, praticano un erotismo
che non abbia né un motivo sentimentale né uno estetico,
ragioni che oscurerebbero le loro coscienze sull'animalità della
passione sessuale."
"Non capisco come l'estetica e il sentimento possano essere di
ostacolo," disse Dutheil.
"Andiamo, forza! Il desiderio brutale per il sesso opposto è
una cosa, la fantasia della gioia sensuale che il fascino fisico
può promettere è un'altra. E l'idealizzazione sentimentale di
un amore basato su qualità immaginarie, mantenute
attraverso il culto della memoria o attraverso piccoli
attaccamenti che impediscono alla coppia di andare oltre la
loro umanità inferiore, è qualcos' altro ancora.
"Che sia qualcosa di vero o di illusorio, queste cause del
desiderio sessuale nascondono o travestono la funzione
animale che li provoca.

202
"L'uomo chiama questo desiderio amore, indipendentemente
dalle cause di questa attrazione, normalmente quelle che più
gli provocano impulsi possessivi. Ciò che ne risulta è la
gelosia e dunque l'egoismo. Il candidato al Regno sovrumano
deve liberarsi da queste cose."
"La sua critica è di un cinismo feroce per la maggior parte
degli uomini che non concepiscono l'amore in nessun altro
modo!" esclamò Jean Thomas.
"Cosa mi state chiedendo," replicò Dominique: "la legge dei
Molti o, al contrario, il comportamento necessario per andare
al di là dell'animalità umana?"
"È quel comportamento che mi interessa," affermò Dutheil,
"perché è la prima volta che riesco a scorgere l'errore nella
nostra comprensione dell'amore. Mi può dire di più della
caratteristica dell'amore che contribuisce all'obiettivo
superiore per la coppia umana?"
"È l'amore in verità" rispose Dominique. "L'amore
impersonale che non cerca né di possedere né di essere posseduto,
ma di essere in comunione con un compagno di esperienza
nell'identica aspirazione verso lo stato sovrumano.
"Per raggiungere questa meta, l'attrazione sessuale può essere
un mezzo efficace quando è privo di ogni impulso possessivo
e quando non è una scusa che permette all'estetica artificiale o
a ragioni affettive di travestire il suo carattere animale.
"Se un uomo e una donna concordano nella ricerca di questa
liberazione, i mezzi di eccitazione saranno molto diversi dagli
usuali mezzi di seduzione. Questi ultimi saranno
vantaggiosamente rimpiazzati dallo shock erotico causato
dalla contraddizione tra la passione animale e la chiamata del
nostro essere spirituale."
"Se solo potessi comprendere il processo di questo shock,"
sospirò Dutheil.

203
"Può comprenderlo," rispose Dominique, "se lei per primo
considera la differenza nel processo dell'essere in calore
nell'uomo e negli animali. L'animale subisce i periodi di calore
imposti dalla Natura. L'uomo va oltre questo impulso
naturale grazie alla sua facoltà di provocarlo attraverso
l'immaginazione.
"Ora, per questa immaginazione ognuno fa istintivamente
appello ai soggetti particolarmente suscettibili ad eccitare il
desiderio sessuale. Questa scelta rivela la forza motivazionale
(conscia o inconscia) delle proprie reazioni erotiche e questa
forza denota la qualità delle sue aspirazioni.
"I motivi più bassi sono i bisogni animali del sesso opposto e
la ricerca esclusiva del piacere dei sensi, la soddisfazione dei
quali conduce alla schiavitù, ai dettami del desiderio che
facilmente diventa una necessità impellente.
"Ma occorre comprendere che questa obbedienza al piacere e al
bisogno non deve essere confusa con l'erotismo, che è una sorta
di scienza della stimolazione del desiderio.
"Il piacere e il bisogno sono parte del regno animale, mentre
l'erotismo si indirizza verso uno o l'altro degli aspetti della
coscienza risvegliata da uno shock emotivo. La natura dello
shock varia a seconda dell'individuo, perché ognuno per
provocarlo si indirizzerà verso una particolare disposizione
subconscia adatta a lui e che incrementerà il suo desiderio
sessuale.
"Questa disposizione può essere la velata rivolta
dell'inibizione o un bisogno di compensazione (come nel
masochismo, ad esempio, che compensa ad una personalità
apparentemente autocratica), o il desiderio di andare al di là
della natura inferiore provocando la vergogna di essere soggetto alla
sessualità animale. Questo desiderio di superamento è la sola

204
effettiva forza motivante attraverso cui l'erotismo può
diventare il mezzo di liberazione."
"Comprendo il suo dissenso verso le scuse sentimentali che
impediscono di sperimentare questa reazione. . . ma sarebbe
difficile da spiegare ad una coppia innamorata che esalta la
sua gioia sessuale attraverso l'immaginazione di una
complementarietà reciproca."
"Lei deve anche realizzare, amico mio, che questo si confà solo
ai rari candidati per il Regno superiore. È per loro che è
necessario indicare un mezzo umano per raggiungere il sovrumano.
"Tuttavia questi mezzi non servono se non li si comprende
nella loro realtà: si renda conto che il richiamo alla
completezza sessuale è solo una trasposizione - un riflesso -
del richiamo spirituale verso la completezza dei due aspetti
dell'anima per la riunificazione della sua Entità. Ma la forma
fisica di questo appello può essere superato solo dallo shock
della Coscienza Umana più alta, che si ritrova scossa
dall'animalità della passione sessuale. Questo shock della
Coscienza, invece di essere negato o minimizzato da diversi
sotterfugi, deve essere ammesso e sperimentato
volontariamente fino a quando non ispirerà il desiderio di
conoscere uno stato di Gioia superiore."
"Insomma, questo shock, che è Luce, è desiderabile?" chiese
Dutheil.
"Naturalmente," confermò Dominique. "Ma l'uomo che non
ha come obiettivo la Luce, lo rifiuta. Se l'uomo che soddisfa il
suo desiderio abbellisce il fatto brutale con una connotazione
sentimentale verso la donna che possiede, non sperimenta
questo shock,mentre il riconoscimento senza scuse della sua
sottomissione animale è un'umiliazione per l'essere
consapevole del suo destino superiore.

205
"Al fine di ottenere questo risultato, i due elementi di una
coppia possono collaborare efficacemente. Ma questa
possibilità è condizionata dalla reciproca comprensione del
ruolo della donna, perché lei può essere sia un aiuto che un
ostacolo, secondo la sua disposizione interiore. Sessualmente e
sensualmente, la donna è l'oggetto dell'attrazione maschile. La
funzione della procreazione che ne risulta è, nel mondo
umano, la redenzione di questo aspetto animale. Al di fuori di
questa funzione, il ruolo della donna è quello di ispirare
l'amore, di intensificare la vita attraverso l'esaltazione del
desiderio. Ma questo ruolo può essere positivo o negativo a
seconda della qualità dell'amore, della vita e del desiderio che
lei suscita.
"La sua femminilità animale spinge il maschio ad idealizzare
il suo sesso e i suoi attributi fisici. Per catturare l'interesse del
maschio, fa appello alla sua sensualità.
"La sua femminilità inciterebbe piuttosto l'erotismo dell'uomo
a servirsi del femminile senza idealizzarlo, per suscitare come
reazione della sua Coscienza il desiderio di liberarsene.
"Allora la donna può giocare il suo ruolo più elevato: il ruolo
di catalizzatore che evoca l'amore al di fuori della sua
personalità.
"È evidente," aggiunse lo scultore, "che questo sforzo di
trascendenza sia accessibile solo ai Pochi. Ma può immaginare
quale amore sovrumano possa unire la coppia giunta ad un
tale stato di consapevolezza? Non sarà un'unificazione (che
può avvenire solo individualmente), ma un'unione di affinità,
che può sopravvivere a questa esistenza e rendere due esseri
individuali che hanno realizzato se stessi due compagni
inseparabili."

***

206
Le espressioni del dottore e del suo amico erano
comprensibilmente piene di emozione.
"È una soluzione inaspettata al problema della coppia," disse
Thomas, "e che varrebbe la pena sperimentare. Ma cosa
succederebbe se solo uno dei due coniugi volesse applicare
questo comportamento?"
"Potrebbe applicarlo all'insaputa del suo partner," rispose
Dominique. "Niente gli impedisce di cercare in se stesso la
forza motrice del suo desiderio all'interno di un erotismo
liberatorio.
"La forza motrice liberatoria è il desiderio dello shock che
illumina la coscienza. È la rottura di un impulso egoistico:
soddisfazione sensuale, gelosia, possessività"
"Mi chiedo", insinuò Thomas, "se lei non stia proponendo
questo processo come una concessione per la debolezza
umana e se la sua lungimiranza non inciterebbe alla castità
come mezzo ideale. "
"La castità, mio caro amico, non è un mezzo, ma un obiettivo:
quando è imposto, produce repressioni negative. Non è
attraverso la violenza che si raggiunge la castità, che è invece
uno stato sereno conquistato attraverso il superamento della
nostra natura animale. Ma questo stato sereno è stabile solo se
si trova, attraverso la liberazione delle esigenze sessuali e
sensuali, una Gioia di trascendenza così intensa da rendere
quei piaceri inferiori insignificanti."
"L'insoddisfazione dei piaceri inferiori" mormorò trasognato
Thomas.
"Beata insoddisfazione," affermò Dominique, "e beato colui
che non ricerca più l'appagamento attraverso mezzi
artificiali! "

207
"Evidentemente, sarebbe rifiutare la chiamata della Luce. Ma
mi dica, Maitre Dominique, creare una casa ha un altro
aspetto che non abbiamo affrontato: la procreazione dei figli."
"Per quale obiettivo? La continuità di un nome, di una razza o
di una linea familiare? Le ripeto che ciò che rappresenta un
obiettivo per la collettività perde il suo interesse per l' Élite in
cui i suoi membri aspirano individualmente al Regno
sovrumano, attraverso la liberazione delle proprie catene
terrestri."
"Deve comunque riconoscere," insistette Dutheil, "che,
ammesso o meno, l'intimo desiderio di un padre di famiglia è
quello di perpetuare se stesso nei suoi figli."
"Questa è un'era spirituale," rispose gravemente Dominique,
"per coloro che vogliono andare oltre la Terra e l'Umanità
animale: innanzi tutto, perché le persone devono liberarsi da
tutte le loro tendenze ataviche in modo da realizzare le
tendenze essenziali della loro Entità. È l'individualismo
spirituale il primo passo verso una più alta realizzazione.
"Il secondo motivo è che il desiderio di perpetuare se stessi sulla
Terra è un culto della persona, che lega la gente alla condizione
inferiore e alle routine dell'esistenza terrena. E questo
cammino evidentemente è opposto al cammino che si erge
verso il Regno sovrumano.
"Il problema della procreazione presenta aspetti differenti a
seconda dell'obiettivo e dello stato di coscienza dei genitori.
Ciò che dirò vale solo per i Pochi.
"D'altra parte, se partiamo da un punto di vista più generale e
consideriamo l'attuale situazione degli abitanti della nostra
Terra, la sovrapproduzione di esseri umani sembra essere
condannata dagli effetti catastrofici della sovrappopolazione."
"È evidente!" esclamò Thomas. "Quanti paesi sono spinti alla
guerra per un'eccedenza di abitanti!"

208
"Non solo," continuò Dominique: "non potremmo dire che la
Terra e gli uomini moltiplicano i cataclismi e le cause di
incidenti in modo direttamente proporzionale a questi eccessi?
"Potrei aggiungere altre ragioni più profonde, che non
possiamo affrontare in questo momento.
"Tuttavia, se lei pensa che uno degli obiettivi del matrimonio
sia quello di donare un corpo a delle anime che vogliono
reincarnarsi, ci troviamo d'accordo a condizione che i genitori
tengano conto della loro disposizione morale e della loro
influenza spirituale nel concepimento e dell'influenza della
madre durante la gestazione, che potrebbe essere condotta
coscientemente.
"Ancora, a condizione che si cresca un figlio nello spirito del
suo tempo e non in quello di un Tempo passato;
"Che lo si aiuti a sviluppare le sue vere tendenze senza
soffocarle nella routine familiare;
"Ed infine che gli si insegni ad ascoltare la voce della sua
coscienza."
"Quello che sta sostenendo è un individualismo libertario,
Maìtre Dominique!"
"Lei non ha capito, caro signore: è la scuola della coscienza,
diretta dalla coscienza dei genitori. Ciò che la conduce in errore
è la sua concezione obsoleta di un'autocrazia familiare da cui i
bambini moderni cercano istintivamente di liberarsi in quanto
non trovano più le direttive appropriate al ritmo di questi
Tempi."
"Insomma," disse Dutheil, "la famiglia non ha più lo stesso
significato di prima?"
"Consideri ciò che è successo nel nostro mondo occidentale: la
Russia ha distrutto la sua intimità, l'America ha esacerbato
l'indipendenza della donna e condotto i bambini al punto
dell'insolenza: rapidamente la gioventù europea si sta a sua

209
volta emancipando. Accusare l'egoismo e l'immortalità è
inutile, perché sono degli effetti secondari di una causa
fondamentale: l'incoscienza del ritmo di un'era, che conduce
all'individualismo."
"Individualismo il cui obiettivo, secondo lei, sarebbe la
realizzazione di un uomo consapevole nella sua totalità?"
precisò Dutheil.
"Non secondo me, caro signore, ma secondo tutti i Saggi che
hanno posto questo obiettivo come finalità della nostra
Umanità terrestre."
"La causa dei nostri mali," chiese Dutheil, "sarebbe dunque
l'ignoranza di questa situazione drammatica?"
"Certamente: l'ignoranza della vera costituzione umana, dalla
quale deriva l'istruzione e l'educazione inappropriata."
"Cosa si può fare per rimediare?"
"Osare parlare del destino superiore dell'uomo, non in
termini di un Aldilà che, per qualcuno, potrebbe sembrare
aleatorio, ma in termini di questa esistenza. Avvertire i nostri
contemporanei sui pericoli delle routine, dei pregiudizi. Dare
alle convenzioni il loro valore relativo. Scuotere il torpore
delle coscienze. Svegliare, svegliare, svegliare gli altri
individualmente."
"Ma come si può adattare la famiglia al ritmo e alle esigenze
spirituali della nostra epoca?"
"La famiglia, mio caro Dutheil, è una collettività in cui chi è
dei Molti deve aiutarsi uno con l'altro, ma in cui deve lasciare
tutta la libertà ai Pochi per sperimentare ciò che è necessario al
loro livello di coscienza. Allora non ci sarebbe né persecuzione
né dissenso."
"Questo richiederebbe il discernimento di uomo illuminato in
ogni casa" .

210
"Evidentemente," annuì Dominique. "E la rarità di questi casi
è la causa dei molteplici conflitti familiari; l'ignoranza, sempre
l'ignoranza!
"Ma la mia risposta era indirizzata alla sua situazione
familiare e la sua conclusione è la mia: la necessità di una
presenza cosciente per orientare ognuno verso la realizzazione
delle sue vere aspirazioni. Dico vere perché non si deve forzare
nulla: sia che si tratti della volontà di continuazione sulla
Terra che il desiderio di liberazione.
"Per quanto riguarda sua moglie o i suoi bambini, ognuno,
incarnandosi, ha portato con sé la sua Via, la quale è relativa al
suo grado evolutivo; è possibile che la si ignori o che essa non
si manifesti se non dopo molto tempo. È qua che è necessaria
la sua attenzione per chiarirla al momento opportuno. Ma
questa vigilanza non deve esprimersi in termini di
sorveglianza che impedisce al bambino di manifestare le sue
vere tendenze e che, cosa ancora più grave, inibirebbe anche la
sua realizzazione.
"Normalmente sono la madre, o un'istitutrice comprensiva, e
gli insegnanti accuratamente scelti a dover assicurare la
sorveglianza quotidiana; sono convinto che un suo intervento
troppo frequente potrebbe controbilanciare il peso dei consigli
che dovrebbe invece riservare alle circostanze importanti. Oh!
Lo so che il ruolo del padre richiederebbe ogni giorno
un'imparzialità e un'abnegazione poco comuni! Ma lei non mi
sta chiedendo dei consigli di piccola moralità borghese, vero?"
"Questo ruolo richiede anche la conoscenza della realtà
fondamentale," replicò Dutheil. "Ad esempio, quali sono le
nozioni essenziali che bisogna infondere nei bambini?"
"In primo luogo la reale costituzione dell'essere umano, che
implica la relazione tra l'essere immortale e la Forza Divina

211
dalla quale emana; poi il senso della loro responsabilità, la cui
consapevolezza li eleva nella scala dell'Umanità."
"Loro lo potrebbero capire?"
"Più di quanto lei non creda, perché il bambino ama ciò che lo
eleva ai suoi stessi occhi e che gli dà un ruolo da giocare.
"Ma è quasi arrivato il momento della sua partenza e la sua
decisione mi sembra ancora incerta."
"Non so cosa devo fare. Mi aiuti Maitre Dominique, perché la
mia stessa realizzazione sembra incompatibile con i miei
doveri paterni."
"Non credo che sarà così, amico mio, se saprà collocare
esattamente i due elementi del problema. L'adempimento
equo dei suoi doveri di educatore esigerà prima, per lei stesso,
la presa di coscienza di alcune realtà. Ma nulla le impedisce di
trovare qui, in Francia, ciò che vorrebbe cercare in Oriente.
Ciononostante, il suo viaggio è una occasione favorevole per
prendere contatto con l'ambiente e i metodi dei sapienti
Maestri indù."
"Questa è una mia intenzione, "disse Dutheil, "ma non ne
vedo il valore se non dovessi rimanere sotto la loro guida
continua."
"Io al contrario penso," rispose Dominique, "che le sarà utile
conoscere - o almeno avvicinarsi - a quegli insegnamenti indù
che la attraggono, per poter ritornare sulla sua strada con
cognizione di causa. Mi sembra che tre mesi, ad esempio,
potrebbero essere sufficienti se saprà chiedere, ascoltare e
constatare l'affinità o l'incompatibilità dei loro metodi con le
sue possibilità."
"Spero solo di essere capace di capirlo."
"Ne parleremo al suo ritorno. Al di là di tutto, si tratta
soprattutto di mettere da parte le sue abitudini per rendersi
ricettivo ad alcune parole di Verità, di apprendere a guardare

212
la Realtà da punti di vista differenti. Ma sia abbastanza saggio
ad andare senza idee preconcette, come un mendicante di
Luce sufficientemente povero da chiedere da mangiare."
Dutheil, visibilmente rincuorato, accettò questa soluzione.
"Seguirò i suoi consigli, Maìtre Dominique, ma al mio ritorno
mi permetterà di farle un resoconto di ciò avrò da
raccontare?"
"Certamente, caro amico e penso che lei allora saprà guidare
se stesso con maggiore lucidità."
L'altoparlante chiamò i passeggeri con destinazione Cairo,
Beirut e Bombay.
"A presto! Ci vediamo tra tre mesi!" disse Dutheil
ringraziando gioiosamente Dominique. "Sarò puntuale al
nostro incontro."

***

Dominique e Thomas guardarono i viaggiatori allontanarsi.


"Che momento commovente quello della scelta di un
indirizzo!" mormorò Jean Thomas. "Come le sono grato per
aver messo luce sul suo cammino! "
"Non è che una luce preliminare," rispose l o scultore. "lo ho
semplicemente chiarificato gli elementi del problema, ma è
solo la devozione della sua ricerca che ha permesso alle mie
parole di accordarsi con il suo appello interiore. Lui ha fatto il
gesto giusto per il Momento presente, il gesto giusto al
momento giusto e cioè obbedire al suo vero destino."
"Ma anche ciò che seguirà è inscritto nel suo gesto?"
"Il suo attuale cammino è inscritto in questa direzione.
Vedremo il seguito al ritorno. Non possiamo prevedere il
momento in cui la sua Luce gli darà la sua Legge."
"È vero che al ritorno cominceranno le difficoltà familiari."

213
"Le risolverà facilmente dopo aver acquisito la facoltà
sovrannaturale del discernimento."
"In che senso questo discernimento è sovrannaturale?"
"Nel senso che va oltre la comprensione razionale e che sa
come distinguerla dalla voce del Cuore, in altre parole la
Coscienza sovrannaturale."
"Il discernimento sarebbe dunque la voce di questa
Coscienza?"
"Esattamente, e si può arrivare a discernerla, senza ombra di
dubbio. Ma tu credi davvero che questo sia un luogo adatto
per sperimentarlo?" concluse Dominique, ridendo.
"No, senza dubbio", riconobbe Thomas. "Ma dal momento
che sono stati evocati i conflitti familiari, risponda ancora a
questa domanda: come si può dirigere, in una stessa famiglia,
degli esseri divergenti per le loro tendenze e per i loro
obiettivi?"
"Se ne fossi responsabile io, amico mio, cercherei prima di
distinguere quelli che manifestano le tendenze dei Molti da
quelli predestinati tra i Pochi.
"Avendo acceso così la mia lanterna, condurrei individualmente
questi ultimi verso la Coscienza del Sé, come sto facendo con
voi, ma allo stesso tempo mi sforzerei di istillare in loro
l'altruismo, dimostrando loro che se hanno la libertà di
coscienza e gli obiettivi superiori di una élite, hanno anche
doveri e responsabilità nei riguardi dei loro fratelli meno
attrezzati: bontà, abnegazione, indulgenza comprensiva, sono
gli elementi compensatori di una superiorità su cui non
devono mai trarre vantaggio.
"Quanto a coloro dei Molti, parlerei loro più o meno in questo
modo: la famiglia è un gruppo naturale la cui armonia richiede
rispetto dei legami naturali - il sangue, l'onore del nome - e
una solidarietà lontana dalla tirannia e dall'egoismo. A

214
prescindere dalle vostre opinioni e obiettivi personali, non si
deve mai creare inimicizia: la libertà degli uni garantisca la
libertà degli altri. Detto questo, scegliete il cammino e il lavoro
che vi conviene. Coltivate le vostre facoltà intellettuali e vostri
doni personali secondo le vostre preferenze: scientifiche,
meccaniche, tecniche o artistiche, senza mai dimenticare però
che siamo ancora, ognuno nel proprio campo, ad un livello
primitivo in rapporto a ciò che potrebbe essere. Quanto al
lavoro che hai scelto, non fermarti ad un livello mediocre.
Coltiva ogni giorno l'ambizione di andare al di là di quanto
hai raggiunto il giorno precedente."
"Come dice?" esclamò Thomas, "lei incoraggia la cultura
cerebrale e la scienza meccanicista ?"
"Perché no, se questo corrisponde alle possibilità di coloro con
cui sto parlando? Coloro che nella vita non sono in grado di
accedere al Regno superiore, devono essere orientati verso il
mezzo migliore per trarre beneficio dalle loro stesse tendenze
coltivando i propri doni innati, ma allo stesso tempo
spingendoli verso i limiti delle loro possibilità.
"Non dimenticare, Thomas, che la natura rifiuta gli eccessi:
andare al di là delle proprie possibilità è il modo migliore per
raggiungere il sovrannaturale"
"Bravo!" esclamò gioiosamente Thomas. "Ci sono, Maìtre
Dominique! Per un istante ho creduto di essermi perso"
"Vedi! " rispose lo scultore, "hai già paura di perdere il tuo
trampolino! Intanto, vecchio mio, se vuoi puoi rimanere qui,
nel crocevia dei cammini: io ritorno all'atelier."

***

215
Dominique non ritornò da solo all'atelier: lo sguardo
insistente di Thomas fece capire allo scultore che il suo allievo
aveva bisogno di sfogarsi.
Al ritorno allo studio, l'allievo prese posto ai piedi del
Maestro e accettò la sigaretta che lui gli offrì.
"Ho bisogno del suo aiuto, Maìtre Dominique," disse infine.
"La sua spiegazione della coppia spirituale costituita per la
nostra Entità incarnata mi ha sconvolto più di quanto non le
abbia detto. Sono stupefatto dall'idea di portare in me stesso il
princ1p10 complementare del mio maschile spirituale
stupefatto come se, improvvisamente, mi fossi liberato di
un'ossessione che, forse, non è che un'assurdità."
Imbarazzato dal sorriso del suo Maestro, Thomas smise di
parlare.
"Cosa ti preoccupa?" chiese Dominique. "Non avere timore di
esprimerti, credi che io non abbia intuito il tuo problema?"
"Allora," continuò Thomas, "devo ammettere che
l'assoggettamento dell'uomo verso il dominio della donna mi
ha sempre rivoltato come un attacco contro la mia
individualità.
"Evidentemente, da maschio, sono sensibile alla loro
attrazione, ma mi infastidisce essere assoggettato alla necessità.
Senza dubbio è questo sentimento che, fino ad ora, mi ha
tenuto lontano dal matrimonio. Ho accusato me stesso di
ingiustizia, di incoerenza ma non sono riuscito a liberarmi
della mia ostinata amarezza con nessun argomento logico.
"Devo considerare anormale questa avversione? Inoltre è
incoerente, visto che il desiderio non ha smesso di farsi
sentire."
"Troverai la risposta, mio caro amico, nello shock emotivo che
ti ha causato la mia spiegazione.

216
"La tua anomalia non è una questione di tendenze devianti
nella tua sessualità, ma del tuo rifiuto (anormale per la
maggior parte degli uomini) di trovare il proprio
completamento nell'unione dei sessi, del quale d'altra parte tu
hai un bisogno fisiologico.
"Questo problema non esiste per gli esseri umani soddisfatti
dall'illusione di questa unione. Ma talvolta un uomo o una
donna, anche se ignoranti sul loro vero completamento
spirituale, possono sentirne una vaga intuizione che suscita il
desiderio nostalgico di un amore impalpabile. Nella loro vita
sessuale, questo sentimento confuso si traduce nell'amarezza
dell'insoddisfazione, in incompatibilità o in una ribellione
contro il sesso opposto o ancora in una decisione - spesso
prematura - di castità.
"Per comprendere il vero motivo di questa disillusione, è
necessario conoscere l'esistenza in se stessi di questi due
aspetti complementari: i due Testimoni. L'obiettivo è quello di
realizzarne interiormente l'unione.
"Non ho potuto approfondire questo argomento con Dutheil,
che è troppo impreparato su queste cose, ma per te va bene
sviscerare le conseguenze di questa realtà, la cui
inconsapevolezza è la chiave della tua ribellione misogina."

***

"Sai già," continuò Dominique, accendendo la sua pipa, "che i


nostri due Testimoni sono i due elementi della nostra Entità­
anima, i cui nomi differenti - secondo le diverse Tradizioni ­
esprimono sempre lo Spirito e l'anima.
"Questi due elementi della nostra Entità, essendo spirituali,
non sono sessuati, ma si comportano, uno di fronte all'altro,
come due complementi, i quali (nell'immagine del Padre-

217
Madre dal quale giungono) possono differenziarsi senza
abbandonare la loro unità.
"Quando un neonato viene al mondo, e i suoi due Testimoni
si differenziano, ognuno di loro conserva la duplice potenzialità
dell'Entità totale: Attività e Passività,ma ognuno manifesterà
solo uno dei due aspetti, cosa che sarà determinante per la
scelta del Testimone permanente. ·

"In effetti, è il Testimone permanente che porterà sempre lo stesso


aspetto sessuale dell'individuo: attivo-maschile per l'uomo,
passivo-femminile per la donna. Questo attirerà dunque, per
affinità di complementarietà, l'aspetto opposto del Testimone
spirituale.
"In altre parole: la nostra personalità mortale - riguardo al suo
sesso e al suo temperamento essenziale - è della stessa natura
del nostro Testimone permanente. E questo è comprensibile
dal momento che è lui che fa la sua esperienza lungo la nostra
esistenza umana. È l'anima caratterizzata dalla sua Entità­
Numero, l'anima che è più o meno umanizzata a seconda del
successo o del fallimento della sua incarnazione.
"Il Testimone spirituale, che nell'Entità-anima è lo Spirito,
rappresenta la Luce divina non individualizzata, come lo
Spirito universale di cui è parte integrante.
"Esso è, per ogni essere umano, la propria divinità, ma
manifesterà l'aspetto complementare a quello del Testimone
permanente. In altre parole, l'aspetto divino come opposto
alla natura sessuale dell'individuo."
"Di conseguenza," concluse Thomas, "il Testimone
permanente maschile attirerà l'aspetto femminile del suo
Testimone spirituale."
"Attirerà la sua Passività divina," precisò Dominique, "come il
Testimone permanente della donna attirerà l'Attività maschile
del suo Testimone spirituale.

218
"Ma quello che devi capire bene è che il Testimone
permanente, come il Testimone spirituale, è potenzialmente
dotato di entrambi gli aspetti - attivo e passivo - è che può
incarnarsi nella natura maschile o femminile a seconda del
sesso dell'essere scelto per lui.
"Quindi è possibile che, nelle sue reincarnazioni successive, a
volte animi una donna e altre volte un uomo. I due aspetti
sono potenzialmente dentro di lui."
"È quasi incredibile", mormorò Thomas, stupefatto.
"Perché incredibile?" rispose Dominique. "Ogni corpo umano,
anche fisicamente, non porta le tendenze di entrambi i sessi?
Si sviluppa uno dei due sessi e l'altro si atrofizza o è giusto
accennato. In ogni caso, non ci sono entrambe le possibilità? E
questo è vero a tal punto che dopo la pubertà talvolta avviene
un cambiamento del sesso."
"Fenomeno molto raro, ma che i medici riconoscono possibile;
ma allora, in questi casi, si può supporre un errore o . . .
un'esitazione nella scelta del Testimone permanente?"
"La pubertà", rispose Dominique, "corrisponde a una delle
prove d'integrazione del nostro essere spirituale. È possibile
che durante uno di questi tentativi ci sia una divergenza o una
disarmonia tra la Coscienza Umana e il destino voluto per il
Testimone permanente. Questa divergenza può necessitare
dell'esperienza dell'altro sesso.
"Ma questo caso eccezionale è utile solo per mostrarti che i
nostri corpi visibili - l'immagine organica del nostro essere
invisibile - prova la possibilità di una coesistenza virtuale dei
due aspetti, maschile e femminile, chiamato l'Adamo
androgino19."

19 Questo spiegherebbe le parole della Genesi: "Li creò maschio e


femmina". Solo quando l'uomo è materializzato (la
219
"E sia," disse Thomas, "ma non capisco la possibilità di
complementarietà tra il Testimone permanente - che è
caratterizzato - e il Testimone spirituale, che non ha
caratterizzazione nè individualità."
"Non è possibile," rispose Dominique. "Ma i due aspetti,
Attivo e Passivo, sono virtualmente dentro di lui. Non
commettere l'errore di schematizzare, amico mio. Lo Spirito
non si è spezzato in due parti e le sue componenti non sono da
confondere con combinazioni chimiche. L'uno o l'altro aspetto
del Testimone spirituale può essere attirato, come un magnete,
dall'aspetto complementare del Testimone permanente.
"Siamo noi che facciamo da ostacolo a questo magnetismo
quando gli impulsi della nostra Umana si
Coscienza
oppongono a quella della nostra Entità immortale. Quando la
Coscienza Umana si è identificata totalmente con il suo Testimone
permanente (raggiungendo allora la non volontà personale) essa si
congiunge senza difficoltà con il Testimone spirituale,
ricostruendo così la sua Entità primordiale, ma arricchita della
coscienza acquisita durante questa incarnazione e grazie a
questa unione."
Thomas, che ascoltava intensamente, chiese alcune
precisazioni:
"Vaie la pena meditare profondamente sulle conseguenze di
tali realtà", disse, "perché possono spiegare l'equilibrio o lo
squilibrio di un essere a seconda che si muova in conformità o
in disarmonia con la sua natura essenziale.
"Tuttavia, ciò che viene fuori da questo insegnamento è che il
temperamento attivo o passivo di un individuo sarebbe
soprattutto la conseguenza della sua incarnazione (maschio o
femmina). Le influenze ereditarie o astrologiche non possono

materializzazione simboleggiata dall'albero del Bene e del Male); si


divide sessualmente.

220
che accentuare o affievolire il temperamento determinato dal
suo sesso . . .
"Ma se è così, come spiega l'inversione formale delle tendenze
sessuali, così come le diverse reazioni che ne risultano?"
"Le reazioni sono effettivamente differenti per ogni individuo,
a seconda dell'origine e della causa di questa inversione. Se
non deriva esclusivamente da una malformazione fisica20,
potrebbe essere la risonanza di una tendenza soffocata
nell'incarnazione precedente, o potrebbe risultare dalla
necessità di un'esperienza di coscienza.
"Malauguratamente, la liberazione che dovrebbe risultarne è
spesso soggetta al fallimento per ignoranza: l'essere che non
conosce né il suo destino spirituale né come è costituito il suo
essere immortale, subisce come una fatalità la sua perversione,
che spesso considera come un'evoluzione liberatoria
dall'asservimento al sesso opposto!"
"Non può esserci un'altra possibilità?" insistette il dottore.
"Un uomo fortemente incline alla passività non può attirare,
per un desiderio esaltante di completezza, l'aspetto Attivo del
suo Testimone spirituale?"
"È possibile, in effetti," rispose Dominique, "nel caso del
masochismo religioso del monaco che trova la sua esaltazione
nella passività più umiliante o nel caso della passività ostentata
di alcuni invertiti la cui forza motivante, più ideale che
sensuale, può condurli istintivamente a cercare dentro se
stessi la loro unione."
"È quello che potrebbe essere chiamato un vizio mistico?",
insinuò il dottore maliziosamente. "Un vizio che tende a
liberarsi del suo sesso imposto?"

20 Questa malformazione potrebbe anche essere il segno di questa


indecisione.
221
"Attento Thomas! Il vizio è il contrario della liberazione.
L'anomalia di cui stiamo parlando è una tendenza mistica e
non si esprime più attraverso la sessualità. Può essere spiegata
con il bisogno di esagerare questa disposizione anormale, per
rompere un ostacolo attraverso l'eccesso della sua
applicazione.
"Devi ricordarti che la passività, accettata misticamente e
coltivata consapevolmente, è lo stato maggiormente
favorevole a sconfiggere il mentale e sviluppare l'intuizione.
Va nella direzione opposta dell'attività mentale e sessuale
dell'uomo, ma questo impulso anormale, nato da un
determinato caso di coscienza, può condurre quest'uomo a
trovare, sacrificando la sua sensualità, l'apertura della via
intuitiva.
"Più di un artista è in debito verso questa accettazione della
passività per la sua sottile sensibilità!
"È evidente che questo esempio non ha nulla a che fare con i
deviati, la cui motivazione è la ricerca di una sensualità più
raffinata, una motivazione che in nessun modo li condurrà
alla liberazione!
"Non è un esempio per te, Thomas, perché il tuo caso
personale è diverso. Del resto, a dire il vero, tu sei anomalo
solo in rapporto alla mentalità dei Molti.
"La tua avversione per il dominio femminile è un segno di
indipendenza maschile che non vuole più assoggettarsi alla
legge della giungla, dove l'amore è sinonimo di gelosia e di
ossessività.
"Ma questo non ti impedisce di continuare a desiderare il
sesso femminile. Ho spiegato, davanti a Dutheil, come le
relazioni sessuali possano essere messe al servizio della
realizzazione spirituale21• È una questione di attitudine

21 Cfr. pgg. 200, 201 e 202.

222
interiore e di impietoso discernimento delle nostre spinte
passionali. "Comunque, ciò che più importa è diventare
coscienti del fatto che l'essere umano, uomo o donna che sia, è
in sé un essere completo quando è abitato dalla sua Entità
spirituale: non devi vedere nella coppia le due parti di
un'entità che possono riunificarsi attraverso l'unione sessuale.
"Questo concetto erroneo impedisce alla coppia di cercare in
se stessi (e ognuno per sé) la sola vera unione e, d'altra parte,
impedisce loro di trovare nel matrimonio non più un'unione
impossibile, ma l'intima alleanza di due esseri che perseguono
lo stesso obiettivo."
"Il problema," mormorò Thomas, "comincia a chiarirsi. . . per
la prima volta capisco la realtà di un'unione interiore che può,
senza disillusioni, soddisfare il mio desiderio indefinibile: il
Testimone permanente, l'essere maschile nell'uomo, è il vero
sposo del suo stesso Testimone spirituale, se sa come attrarre
l'aspetto femminile.
"Al contrario, il Testimone permanente della donna, essendo
femminile, è la vera sposa del suo Testimone spirituale, se sa
come attrarre l'aspetto maschile."
"Se, come hai detto, Thomas. È questo se ad essere utile da
approfondire: visto che è in noi stessi che stiamo aspettando il
nostro completamento, è verso di lui, verso il nostro
Testimone spirituale, che dobbiamo concentrare il nostro
Desiderio. È su di lui che dobbiamo concentrare il nostro
amore, tutto l'amore che un essere può provare per il solo
oggetto capace di soddisfare il suo desiderio.
"Considera, Thomas, che tutti gli esseri umani provano il
bisogno di desiderare e cercano istintivamente un vuoto da
riempire. Ognuno, secondo la sua natura e secondo lo scopo
che dà alla sua esistenza, aumenta i suoi bisogni per

223
sperimentare la nostalgia che chiamerà desiderio, amore,
passione o devozione.
"Dalla loro soddisfazione o insoddisfazione risulta un piacere,
una gioia passeggera o la sofferenza e la disillusione. Nessuno
di questi sentimenti è immutabile: tutti sono transitori perché
modificabili dalle nostre disposizioni fisiche o psichiche o per
incidenti fortuiti.
"I nostri soli elementi inalterabili sono i due Testimoni del nostro
Essere immortale. La loro presenza è condizionata dal nostro
interesse vigile. Se non è costantemente disperso su molteplici
obiettivi, questo interesse diventa desiderio, perché l'assenza
del loro movimento conduce ad una vita intollerabile se non
facciamo l'errore di soddisfarlo attraverso l'illusione.
"Ma il Desiderio attrae la loro presenza e la loro presenza attira
il bisogno di unirsi al suo divino complemento.
"Ora, affinché tutto questo sia efficace, ogni essere umano deve
attrarre, come un magnete, il suo Testimone spirituale,
un 'attrazione tanto più forte quanto l 'essere voglia sviluppare una
natura complementare a quella del Testimone spirituale: nell'uomo
la sua natura attiva, nella donna la sua natura passiva."
"A livello pratico," insistette Thomas, "questo richiede una
spiegazione."
"Mi sembra che sia più l'aspetto metafisica a dover essere
precisato: potrai poi dedurne da te il comportamento
necessario. Fai lo sforzo di seguire attentamente il mio
ragionamento.
"Se abbiamo un concetto di Attività, abbiamo di fatto anche
un concetto di Passività. La natura ci dà un simbolo vivente di
questo duplice principio, che agisce sulla nostra Umanità:
l'esistenza terrestre dipende dai due maestri del nostro cielo, il
Sole e la Luna. Se il Sole è l'Attività, la Luna passiva è la
resistenza immanente all'Attività.

224
"Se il Sole è l'essere in sé, la Luna è lo specchio dell'essere, il
riflesso della sua luce.
"Il Sole è l'aspetto maschile, emettitore e fecondatore. La Luna
è l'aspetto femminile, passivo e recettivo.
"Il Sole è attivo e pertanto la sua potenza fecondatrice dipende
dal suo divino Sole spirituale che la ingloba.
"Il divino Sole spirituale è la Causa delle cause, che si manifesta
nell'attività dell'astro solare.
"La Luna manifesta il Principio passivo della Causa delle cause,
come il Testimone permanente della donna manifesta il
Principio passivo del suo Testimone spirituale."
"Capisco perché lei insiste sull'importanza dei caratteri
principali che differenziano la natura dell'uomo da quella della
donna," disse Thomas: "la comprensione di ciò che devono
realizzare dipende da questo."
"Esatto," rispose Dominique, "ma non si tratta solo di
comprensione: si tratta di un' iniziazione della Coscienza
Umana al desiderio della complementarietà: è questa ad
essere responsabile del successo o del fallimento della
riunificazione.
"La comprensione non può che preparare la predisposizione,
ma solo l'emozione della Coscienza Umana può risvegliare la
sete per il sovrumano, una sete insaziabile di pienezza che
diventa il desiderio capace di attrarre il suo complemento
divino."
"Lei ha toccato una corda sensibile, Maìtre Dominique",
mormorò Thomas, profondamente turbato. "Ora deve essere
più specifico: è il mio Desiderio che la sta ascoltando. Mi
mostri la strada dell'Unione! "
Dominique guardò il suo discepolo trasognato.

225
"La via dell'Unione," ripeté, sorridendo. "Siamo ancora sul
sentiero della coppia: vediamo se ci può condurre a
destinazione.
"Nel comportamento della coppia bisogna distinguere da una
parte la disposizione di entrambi i partner in relazione alla
propria realizzazione individuale e, dall'altra, il loro
comportamento verso l'altro partner. Riassumiamo i punti
essenziali.
"Il Testimone permanente di ogni essere umano imprime in
lui, a seconda del suo sesso, il ritmo che gli corrisponde (attivo
o passivo) e la modalità d'azione della mascolinità o della
femminilità.
"Per essere in accordo con la legge dell'Armonia, l'uomo deve
vivere e pensare nel ritmo attivo e fecondatore. Ma la sua
attività deve essere guidata e controllata dal suo Testimone
permanente.
"La donna, al contrario, deve vivere e pensare nel ritmo
passivo. Il suo corpo e la sua mente sono predisposti a
ricevere il seme e la gestazione.
"Per sua natura, l'uomo è procreatore nel mondo fisico. Può
esserlo nel regno della Conoscenza se fa appello alla divina
Femminilità del concepimento, alla Saggezza increata che, in
lui, è il Testimone spirituale.
"La donna deve identificarsi con il Femminile cosmico: è la
Natura, in rapporto allo Spirito fecondatore. Se sacrifica le sue
tendenze egocentriche istintive, lei può con la sua neutralità
riflettere il Principio femminile della Saggezza increata, di cui il
suo Testimone permanente è la manifestazione passiva.
"Allora l'aspetto attivo del suo Testimone spirituale potrà
giocare in lei il ruolo dell'Attività fecondante, suscitando la
reazione recettiva del suo Testimone permanente.

226
"Ti faccio notare, Thomas, che ho differenziato l'intuizione
maschile da quella femminile per mostrarti, nei due casi, il
ruolo di ogni Testimone: l'intuizione è provocata nell'uomo
attraverso l'ispirazione del suo Testimone spirituale,
trasmesso poi in modo attivo dal suo Testimone permanente
alla sua coscienza cerebrale.
"L'espressione di questa intuizione si chiamerà Conoscenza, in
opposizione al sapere che è un'elaborazione delle nozioni
concepite dalle facoltà cerebrali.
"Ho distinto questo processo maschile dall'intuizione
femminile, dovuta al carattere passivo del suo Testimone
permanente che la dispone all'essere recettiva.
"Se la donna acquisirà la neutralità necessaria per questa
recettività, diventerà sensibile alla via animica della Natura.
Potrà elargire il suo senso materno nell'altruismo
disinteressato suscitato dalla presa di coscienza della solidarietà
umana.
"Allora lei potrà essere animatrice di entusiasmo e il motore
per superarsi. Potrà essere la mediatrice tra il concetto e la sua
realizzazione.
"A seconda del ruolo che adotta, lei è colei che eleva o colei che
corrompe. Lei è l'evocatrice della forza vivificante o
l'illusionista Maya."
"Insomma," riassunse Thomas, "la sorgente della Conoscenza
è identica in tutti i casi, ma la ricchezza e la qualità della sua
rivelazione differisce a seconda del modo e della qualità della
recettività."
"È corretto," disse Dominique, "ma l'integrità di questa
rivelazione dipende sempre dalla neutralità della persona che
la riceve.
"Quanto al ruolo culturale dell'uomo e della donna, occorre
considerare che il ruolo attivo del prete è stato, in tutti i tempi,

227
prerogativa dell'uomo, mentre il ruolo passivo della sibilla è
sempre stato attribuito alla donna.
"Alla natura maschile attiva appartiene il diritto di agire in
nome dell'Attività Divina, così da ricevere e trasmettere il
potere, mentre la passività femminile, portata al punto di
totale neutralità, è maggiormente adatta alla medianità.
"Per i due, tuttavia, c'è il pericolo inerente alla loro natura
inferiore: per il prete l'intervento sterile del mentale; per la
sibilla quello della medianità astrale."
"L'immaginazione idealistica della donna, tanto quanto il suo
punto di vista soggettivo, non le rende molto difficile l'essere
neutrale?" replicò Thomas. "Dell'apparenza e dell'illusione fa
armi di seduzione, e viene catturata dalla sua stessa trappola."
"Molto bene, caro amico, ma riconoscerai che la reazione
maschile incoraggia la civetteria femminile e si presta a
mantenerne l'illusione!"
"È vero Maitre Dominique, ma la donna è una strana
contraddizione: in amore come nella religione lei idealizza con
l'immaginazione, senza per questo dimenticare il punto di
vista utilitaristico e la sua sentimentalità va di pari passo con il
suo istinto di concretizzazione."
"Questo istinto," replicò Dominique, "è la conseguenza della
sua funzione materna: nel concepimento il suo ruolo è quello
di donare il corpo, di materializzare lo Spirito; questa funzione,
inerente alla sua natura lunare, influenza il suo
comportamento riguardo all' ossessività e all'attaccamento
all'esistenza materiale di cui lei è il mezzo realizzatore.
"Tutti gli istinti che sorgono da una funzione naturale sono
naturali e devono essere presi in considerazione. Questa è la
norma del nostro mondo dualistico. Ma per coloro la cui meta
è di realizzare la loro riunificazione, la legge è diversa e
l'attitudine deve cambiare.

228
"Concedersi ad ideali riconosciuti come illusori è un compromesso
per attendere la morte nella mediocrità.
"Coloro che vogliono trovare la loro sovrumanità devono
prendere una posizione netta: da una parte ognuno deve
cercare, attraverso un desiderio ardente, la sua congiunzione
con il proprio Testimone spirituale; dall'altra deve, se
possibile, accordarsi con il proprio partner per raggiungere
parallelamente la meta desiderata da ognuno di loro.
"Se i due sposi si considerano reciprocamente solo nei termini
della loro personalità umana, non potranno mai aiutarsi sul
cammino: o l'illusione estinguerà il desiderio di un'unione
individuale o questo desiderio affonderà nell'inganno
quotidiano di un'incomprensione reciproca.
"Il segreto della riuscita è considerare il proprio compagno o
compagna come il simbolo umano della propria sposa o sposo
divino; dico divino perché il nostro Testimone spirituale è la
nostra propria Divinità. Il nostro partner diventa così
l'immagine del nostro aspetto complementare. Il nostro ruolo
verso di lei (dell'uomo verso la donna, ad esempio) consiste
nel concepire consapevolmente attraverso la sua Femminilità
essenziale ciò che l'uomo cerca inconsapevolmente in fondo
all'amore umano
(l'errore sarà, evidentemente, quello di
trasformare questa coscienza di una Realtà impersonale in
immaginazione sentimentale). Dunque cosa succede? Se la donna
comprende l'amore impersonale di cui lei è il pretesto, potrà
trovare nel suo sposo il Simbolo del Principio maschile divino
che, nel suo Testimone spirituale, è il suo complemento.
"In altri termini: ogni elemento della coppia deve vedere
l'altro come uno specchio che mostra, nel suo riflesso umano,
l'aspetto del Divino che gli manca per essere una totalità."
"L'aspetto del Divino che ci manca" ripeté Thomas. "Se questo
aspetto è il nostro stesso Testimone spirituale, significa che il

229
nostro Testimone permanente è dunque un altro nostro
aspetto divino?"
"Certo," disse Dominique, "ma caratterizzato e più o meno
umano.
"Ma ricorda, Thomas, che il comportamento qui descritto non
ha nulla a che fare con le relazioni sessuali di cui ti ho parlato
prima22".
"Credo di aver capito, ma io non sono sposato, Maìtre
Dominique"
"Ho bisogno di una donna, Thomas, per applicare ciò che ho detto ?
"Per me la donna è un simbolo di COLEI verso la quale il mio
Desiderio evoca in me stesso la Realtà"

22 Cfr. pgg. 200, 201 e 202.

230
lO

LE MARIONETTE

Gli ultimi dubbi di Thomas. I fili delle marionette. Cause consce e


inconsce. Il Grande Orologio. Frazioni e totalità della Coscienza
Umana. I suoi rapporti con il Testimone permanente. Fortuna e
caso. Libero arbitrio e fatalità.

"Cosa stai cercando, Thomas? Sei consapevole di cosa sia? Sei


capace di distinguere chi, in te stesso, sta ponendo questa
domanda? E da chi stai aspettando la risposta?"
Questo era il bilancio delle riflessioni di Jean Thomas,
tornando al suo luogo d'ascolto nel silenzio di Notre Dame.
Su consiglio di Dominique, era ritornato per due mesi al suo
vecchio ambiente: la vita al laboratorio e alle distrazioni da
scapolo, che gli avevano dato un senso di solitudine e uno
spiacevole senso di perdita di tempo difficile da sovrastare.
"Hai bisogno di una vacanza," aveva dichiarato lo scultore.
"Hai bisogno di prenderti un po' di tempo per riflettere sul
sentiero sul quale hai viaggiato. Abbandona l'atelier, lascia la
Cattedrale. Ritorna al tuo abituale vecchio stile di vita, poi
ascolta dentro te stesso le sue risonanze e, al di là di tutto,
evita di farti ingabbiare dalle tue reazioni: è necessario
constatarle senza giudizi preconcetti."
Quando furono passati i due mesi, Thomas ricevette l'invito a
cena da Dominique nella taverna del suo atelier. Era turbato
da questo incontro. Senza dubbio la perspicacia del suo
Maestro gli avrebbe permesso di valutare il risultato di questa
esperienza. Ma questa soluzione facile lo ripugnava, come una
rinuncia alla sua responsabilità. Era disposto ad accettare una
guida per illuminare le zone oscure del problema ma solo

231
dopo averle elaborate lui stesso, per quanto gli permettessero
le sue possibilità.
Tuttavia, cosa avrebbe portato da Dominique quella sera? La
confessione di un'insoddisfazione? Risultato sempre negativo,
da cui non osava ancora trarre alcuna conclusione costruttiva.
Di fronte all'incapacità di precisare la causa della sua
incertezza, si prese il pomeriggio libero e ritornò
deliberatamente a Notre Dame senza altre ragioni evidenti se
non quella della scelta di un luogo favorevole alle sue
riflessioni solitarie.
Ma il tempo stava passando senza trovare nessuna soluzione
se non una nuova domanda, di cui la sua lealtà esigeva
risposta: "Cosa stai cercando? Coraggio, Thomas, cerca di
ammetterlo: cosa speri di trovare a Notre Dame?"
Due ore di silenzio portarono i loro frutti. Le sue aspettative
deluse lo obbligarono a riconoscere chi stava cercando: Maitre
Jacques. Thomas chiuse gli occhi per evitare di cercarlo nella
penombra, senza sapere se desiderasse o temesse vederne
apparire l'immagine. Cercò di essere logico con se stesso:
stava ancora sperando in qualcosa che chiamava illusione? E
altrimenti, perché rimpiangere la sua assenza? Cosa si
aspettava dalla sua visita? Di chiarire la sua incertezza?
Pensando al tempo che era trascorso dall'ultima visione del
suo misterioso Maestro, era sorpreso di non sentire il suo
silenzio come un vuoto. Era vero che alcune parole di Jean­
Jacques, come i consigli di Dominique, gli avevano portato
l'eco di un identico insegnamento ...
"Identico a cosa, Jean Thomas?"
"Agli insegnamenti di Maitre Jacques."
"E da dove arrivano gli insegnamenti di Maitre Jacques?"
Thomas esitò prima di rispondere e improvvisamente realizzò
che il filo del discorso stava avvenendo dentro di lui. L'unica

232
cosa che mancava era la VISione e cioè gli elementi di una
possibile illusione. Prese sicurezza e ascoltò attentamente.
"Lascia l'illusione, Thomas e mantieni la Presenza."
"Quale Presenza?"
"La Presenza senza forma, la Voce senza tono né suono. Non
cercare prove, ascolta il Silenzio ... Abbi il coraggio di rompere
il guscio, abbi il coraggio di scappare dalla rete delle tue
argomentazioni. Senza pensare, senza volere, apriti. Arrenditi
e io ti salverò."
"Chi sei?"
"Io sono Te. Sii ciò che io sono. Conosci ciò che io conosco."

La voce smise di parlare... le parole divennero evidenze. . il .

silenzio divenne Presenza.

Non c'è durata per qualcosa che non può essere inquadrato.
Durante? Prima? Che importa: l'uomo divenne cosciente dei
battiti del suo cuore come dell'alternanza inesorabile di un
pendolo, i cui movimenti rendevano percepibile l'unico e
successivo Momento Presente, la sola Realtà che non limita
più il futuro non conosciuto e il passato già svanito. Divenne
la coscienza vivente del suo Presente indivisibile, in cui la
successione nel tempo e la divisione dello spazio erano una
trascrizione della mente, incapace di concepire sinteticamente
le manifestazioni transitorie.

***

Thomas, riprendendo contatto con la sua coscienza cerebrale,


cercò invano di fissare quell'inafferrabile momento in cui aveva
sperimentato l'importanza di qualcosa dentro di sè. Ma il suo
pensiero riluttante si impennò davanti ad un ostacolo e questa

233
resistenza gli ricordò improvvisamente la rottura della barriera
del suono23•
"Oltrepassare l'area mentale per entrare nello stato intuitivo e
divenire conoscenza: parole vuote o Realtà? Conoscenza,
Coscienza, momento presente: tutte queste parole hanno un
significato arbitrario per me - a meno che la loro Realtà possa
essere sperimentata solo dall'altra parte...
"

Prendendo corpo, queste idee ruppero la sua resistenza.


Questa volta volontariamente Thomas inserì la retromarcia,
lasciando cadere nel vuoto i suoi pensieri, ascoltando il
Silenzio senza preoccuparsi di ciò che sarebbe accaduto.

E ciò che gli accadde fu molto semplice, come tutto ciò che
avviene in verità: la quiete improvvisa di uno stato senza
conflitto perché senza resistenza, come l'acqua senza
increspature che, per la sua calma, diventa trasparente. E
questa trasparenza rivelò a Thomas la presenza evidente di ciò
che in lui conosceva: la sorgente delle risposte già ricevute, la
voce segreta, Maìtre Jacques, l'espressione del suo stesso
Verbo, il Testimone del suo essere vivente, indistruttibile. E
l'evidenza di questa Presenza lo riempì di una forza prima
sconosciuta: la certezza.
Quale liberazione! Adesso avrebbe potuto parlare di
responsabilità, adesso avrebbe potuto accettare un maestro.
Si alzò e, senza riflettere, mosso da un impulso dimenticato da
molto tempo, si inginocchiò in uno slancio di gratitudine
deferente.
La reazione non si fece aspettare: un senso di falso pudore lo
fece alzare velocemente in piedi, in autoaccusa per la
concessione ad un gesto religioso antiquato.

23 Si veda il cap. 5.

234
Con le mani incrociate, Thomas ascoltò il rimprovero
constatando in lui la rivolta di un avversario con il quale, fino
a quel giorno, si era identificato. Soppesando le sue
argomentazioni, capì che quel gesto aveva espresso, suo
malgrado, un nuovo sentimento di rispetto per quella che non
poteva che chiamare Presenza.
L'avversario allora cercò di ribattere:
"Dove puoi situare questa Presenza? In te o fuori di te? A
quale dei due si è rivolta la genuflessione?"
"Mi prendi alla sprovvista, Satana. Se la colloco in me stesso, è
davanti a me che mi sono inginocchiato. Se la situo fuori da
me, ho fatto il gesto di un credente davanti a un tabernacolo.
Tuttavia, ora so che dentro di me e fuori da me, sento la stessa
Presenza!"
"Bene," riprese la voce provocatoria. "In questo caso puoi
inginocchiarti per strada o nella tua camera."
Thomas esitò un istante:
"Forse, se tu non mi fermerai per il senso di rispettabilità ma
la tua obiezione mi ha fatto capire una cosa: il significato del
Tempio, il luogo in cui si sono concentrate tante preghiere,
tante emozioni e tante suppliche. Senza dubbio queste cose
non sono altro che l'attrazione della Presenza. Si tratta di
stabilire una comunione tra tutti questi desideri e colui che vi
partecipa attraverso il suo richiamo."
"Hai parlato bene per essere un novello convertito! Ma che
dire di tutti quegli echi (lontani o vicini) meno edificanti: i
pettegolezzi della sacrestia, la gelosia dei bigotti, le calunnie
bisbigliate e le altre cronache scandalose che devono
pesantemente corrompere questa atmosfera?"
Thomas sorrise riconoscendo gli argomenti che così spesso
aveva invocato dentro di sé.

235
"È vero" mormorò, "ma adesso so che lo stato di Presenza non
è più alterato da questa insanità più di quanto i raggi solari
non lo sono dagli odori emanati da un mucchio di letame."
Thomas ebbe allora l'impressione di sentire sghignazzare
Maìtre Pierre:
"Ti ritroverò, Thomas, perché le mie argomentazioni sono
state le tue. Vai con Dio o al diavolo, come desideri!"
Thomas non riuscì a trattenersi dal ridere.
"Sì, come desidero, questa volta hai detto bene. Ma i ruoli si
sono invertiti: è con Maìtre Jacques, adesso che sono
identificato e da ora in poi tu sarai l'avversario, Pierre du
Coignet24, perché mi sto dissociando da te, vecchio Satana
beffardo!"
Continuando a ridere, Thomas lasciò la Cattedrale, ansioso di
ritrovare di nuovo il suo Maestro e i loro fruttuosi incontri di
cui era stato privato dalla sua vacanza forzata.

L'Automa propone e il Destino dispone!


Quando Thomas arrivò all'atelier trovò lo scultore in procinto
di fare gli ultimi ritocchi sul volto di una marionetta. In piedi
vicino a lui, Jean-Jacques stava cercando di manipolare i fili di
un altro pupazzetto.
"Ecco il mio modello!" esclamò Dominique quando vide
entrare Jean Thomas. "Sei arrivato giusto in tempo. Mi serve
qualcuno che faccia da modello. Ma cos'è successo, dottore?
La tua espressione è cambiata: lo sguardo sembra candido, la
bocca sorridente, il piglio scettico è scomparso. Parola mia,
Thomas, ti sei trasformato in un bambino!"
"Il periodo dell'asilo è stato breve," disse il pilota. "Due mesi
se non sbaglio."

24 Si veda il cap. 3.

236
"Mi è sembrato più lungo di due mesi", sospirò Thomas.
"Oltretutto molto noioso! Quanto al cambiamento d'aspetto,
non è causato dalla squallida vacanza che lei poteva
risparmiarmi, Maìtre Dominique: è accaduto oggi!"
"Ma forse ne è il risultato," mormorò lo scultore modellando
un secondo viso sul collo del suo pupazzo.
"Ha due facce, è così che lei mi vede? Oppure ha distrutto la
prima?"
"Lasciamo passare del tempo prima di cancellare l'originale. Il
Tempo è la genesi, amico mio, ed in ogni genesi le fasi
d'ombra si alternano con fasi di luce. È sempre molto
interessante conoscere i suoi due volti.
"Prima di andare a mangiare salutate dunque le mie
marionette. Riconoscete Maìtre Pierre?"
Thomas si mise a ridere davanti all'espressione ambigua delle
sue labbra sorridenti, che contraddicevano lo sguardo
enigmatico:
"Perché non gli ha dato un volto diabolico?"
"Gli ho fatto i piedi adunchi," rispose Dominique. "Il
dualismo ne è alla base, ma il viso resta umano, molto umano,
malgrado un occhio sia rivolto verso l'inferno mentre l'altro
sia attirato verso la porta del paradiso."
"Che strano personaggio! Farebbe una coppia divertente con
la santa Angèle così attaccata alla sua aureola."
"No, tra loro c'è un abisso: la coscienza. Non confondetevi,
Maìtre Pierre si conosce! Ed è questo che lo rende interessante.
E questo pellegrino - non ci riconosci un amico?"
"È Dutheil", esclamò Thomas. "Perché gli fa portare un lungo
telescopio da astronomo?"
"Perché lui cerca sulle nuvole la sorgente che scorre ai suoi
piedi."
"E Jean-Jacques? Non ha fatto il suo burattino?"

237
"Il mio amico non poteva," rispose il pilota. "Vedeva solo la
mia schiena! Ho passato tutto il tempo a sbrogliare i fili delle
marionette."
"È ciò che si dice sbrogliare la propria coscienza," disse
Dominique ridendo. "Farò il suo volto quando avrà compreso
il segreto di questi fili."
"È così importante?" chiese Thomas, improvvisamente
all'erta.
"Ne parleremo mangiando. Venite a gustare il menu della
taverna."
Prendendo il suo amico in disparte, Jean-Jacques si scusò per
aver accettato l'invito dello scultore:
"Forse avrei dovuto !asciarvi soli, ma Dominique ha insistito."
"Dominique ha fatto bene," disse Thomas, "perché è a voi due
che devo il cambiamento di espressione."
"Possiamo sapere la storia di questa metamorfosi?" chiese il
pilota vivamente incuriosito per l'inusuale serenità del suo
amico.
Thomas non ebbe il tempo di rispondere: sulla soglia della
taverna lo scultore li interruppe:
"Non sapremo nulla prima di aver gustato i miei crauti. Non
fatevi aspettare!"

***

"Concordo sul fatto che questi crauti meritassero tutta la


nostra attenzione," dichiarò Thomas facendogli i complimenti,
"ma senza nemmeno sfiorare argomenti seri, mi piacerebbe
sapere il motivo della sua infatuazione per le marionette."
"Credi sia un tema frivolo?" obiettò lo scultore mentre
prendeva dalla sua tasca un piccolo clown con la maschera
bianca.

238
"E questo come lo chiama?" chiese Thomas. "Che personaggio
nasconde dietro il gesso?"
"Dietro la sua maschera c'è uno specchio, caro amico, lo
specchio attraverso il quale riflette l'umanità e prevede le sue
reazioni se questo pagliaccio è un saggio."
"È dunque la scimmia dell'uomo?"
"No, la scimmia è qui."
Dopo aver detto ciò, Dominique tirò fuori da un'altra tasca
una marionetta con la testa di scimmia.
"Questo" spiegò, "è l'imitatore animale dell'umanità
meccanica. Il clown riflette coscientemente l'umanità
psicologica."
"Lei fa una collezione di piccoli burattini?"
"Trovo interessante fissare i gesti e i tratti distintivi di un

personaggio, per meglio indovinare a quali forze obbedisce in


ogni fase della sua esistenza.
"Provate a immaginare un teatro di marionette i cui impulsi e
gesti sono controllati da fili diversi. Fate attenzione: i fili sono
le forze che fanno reagire i burattini. Può essere molto
divertente, proviamo! Voi siete i manovratori, stabilite le
vostre leve di comando."
"Facile da dire," esclamò il pilota, "ma meno facile da
immaginare! Il mio pannello di controllo sarebbe più
complicato di quello del mio aereo, perché stimolando le
forze, ogni personaggio avrebbe diverse possibili reazioni!"
Thomas, divertito dall'idea, rifletté:
"Credo," disse, "che dovremmo prima definire le forze
essenziali, perché non possiamo moltiplicare i nostri fili
all'infinito."
"Quanto a me," disse Jean-Jacques, "vedo per prima cosa
come forze essenziali gli impulsi passionali, da cui seguono le
legittime espressioni di perversioni viziose.

239
"Poi, gli scopi che ogni individuo dà alla sua esistenza: per un
commerciante l'interesse economico, proporzionale alle sue
necessità, o meglio, alle sue esigenze. Seguono le ambizioni con
gli impulsi egoistici che ne derivano. Infine gli ideali, suscitati
da una emulazione collettiva dottrinale artistica, politica,
umanitaria oppure religiosa.
"Questo ci dà già un certo numero di fili!"
"E questo non è tutto!" aggiunse Thomas: "Che dire delle
influenze che ci vengono imposte o che ci condizionano
continuamente: educazione, obblighi, convenzioni, opinioni?"
Dominique ascoltò sorridendo.
"Se i fili che avete enumerato fossero il solo impulso dei vostri
burattini, la nostra umanità sarebbe ridotta ad una collettività
di automi, mentalmente superiori agli animali più intelligenti,
ma il cui pericoloso destino sarebbe soggetto agli incidenti
incoerenti di un mondo in trasformazione continua.
"Se il destino umano comporta delle possibilità superiori a
quello degli automi, devo provare ad evocarle nel mio teatro
immaginario, se questo è un progetto del piano della Realtà.
"Ora, ci sono tre cose da considerare: la marionetta, la scena
sulla quale evolve e la cornice, o Cosmo, in cui è situata questa
scena.
"Logicamente, dovrei prima evocare questo cosmo, del quale
fanno parte le marionette. Ma praticamente non comprenderei
le loro reazioni all'incitazione dei fili se non conoscessi la
costituzione dei miei burattini.
"Prima osserviamo dunque la marionetta umana. È un
automa per il fatto che sia per la maggior parte incosciente dei
suoi veri impulsi. Il suo organismo fisico funziona
apparentemente grazie ad una connessione meccanica di
complicate trasformazioni chimiche ed energetiche,

240
interdipendenti tra loro, come gli ingranaggi di un circuito
chiuso."
"Queste funzioni essenziali," rimarcò Thomas, "non
necessitano l'intervento di una volontà cerebrale."
"Esse sono talmente indipendenti" confermò Dominique, "che
la coscienza cerebrale può ignorarle totalmente e
generalmente lo fa.Ma questo non significa che le loro
operazioni si riducano ad un gioco meccanico e chimico: la
vita che permette il funzionamento di questi organismi è il
frutto di un impulso continuo e della reazione delle funzioni
vitali a questo impulso."
"Di quali funzioni vitali parla, Maìtre Dominique?"
"Di quelle che né la meccanica né la chimica possono
governare. Per esempio l'assimilazione, la trasformazione
della sostanza in energia vitale e, in generale, la sottomissione
di ogni funzione organica ad una Funzione principale di cui
essa è coscienza incarnata."
"Questo significa che ogni organo è cosciente di se stesso?"
"Perfettamente, se voi non confondete questa coscienza con la
coscienza cerebrale: ogni cellula del cuore batte come il cuore
perché è l'espressione della sua coscienza innata. Essa non
pensa, è. È la perfetta fusione dell'organo con la sua Funzione
causale."
"Che umiliazione pensare che l'uomo non si renda conto di
questa meraviglia!" sospirò Jean-Jacques.
"Non più del fatto che queste marionette non conoscano la
mano che le sostiene.
"Quanto alla maggior parte dei gesti che l'Automa attribuisce
alla volontà cosciente, essi sono provocati dalla forza
stimolatrice che richiamano i fili dei burattini, perché la
volontà attiva non è cosciente della loro origine."

241
"Se ho capito bene", disse Jean-Jacques, "l'ignoranza di questa
sorgente ci dà l'illusione di un libero arbitrio."
"Esatto", rispose Dominique, "tanto che questa constatazione
sarebbe un atto di discernimento che renderebbe autonomo il
controllo dei comandi."
"Ma allora, Maìtre Dominique, è il momento di precisare
quale coscienza possa formare il nostro discernimento senza
errore."
"Giudica da te, Thomas: tu sai che la nostra coscienza
cerebrale non è in contatto né con la nostra coscienza istintiva
innata, né con il nostro stato intuitivo: entrambi possono solo
farci discernere la realtà dalle apparenze che ci mostrano le
facoltà cerebrali. Queste sono le due facce della marionetta,
Thomas: una discute e suppone, l'altra si fonde con e conosce."
"Allora finiamola!" esclamò Thomas, dando un pugno sul
tavolo che fece ridere gli altri. "È stupido girare intorno ad
una verità per non chiamare le cose con il loro nome! Io, Jean
Thomas, dichiaro che i soli elementi della mia marionetta che
sono indipendenti dai fili sono i due aspetti del mio essere
immortale: il mio Testimone permanente e l'altro, quello
spirituale, che non ha niente a che fare con i miei dubbi ma
che fino ad ora ho maltrattato come il povero genitore che si
preferisce ignorare per non dargli soddisfazione.
"Ecco, è chiaro? E che non mi si parli più di fili!"
Dominique e Jean-Jacques risero fino alle lacrime per questo
eccesso di fede turbolenta.
"È assolutamente chiaro, amico mio" disse infine Dominique,
riempiendo i bicchieri. "Ma per le persone che non hanno
ancora battuto i loro pugni sul tavolo, vorrei completare il mio
teatro. Non vi ho mostrato che gli attori. Ora, bisogna
considerare la scena sulla quale si muovono e la loro cornice, o

242
Cosmo, che non ho rappresentato. Come potrei farla
d'altronde?
"Ciò che l'uomo vede del Cosmo è il Grande Orologio
costituto dalle posizioni del Sole, della Luna, dei pianeti e
delle costellazioni relative a quelle del nostro pianeta. Ciò che
contiene questo orologio è un immenso vuoto apparente,
vuoto popolato da Forze invisibili la cui gerarchia risale
all'inconcepibile Trinità iniziale e che nella scala discendente
delle emanazioni successive, dà le Funzioni principali
manifestate attraverso le funzioni della natura."
"Le funzioni organiche, ad esempio?" chiese il pilota.
"Gli organi sono le loro incarnazioni, come stavo per dire, ma
dovete capire che queste Forze non sono i fili delle marionette
umane: sono le cause funzionali che hanno costruito il loro
organismo. Allo stesso modo, gli elementi del grande orologio
sono gli animatori e i regolatori delle loro funzioni vitali. Tutti
gli esseri viventi sulla Terra sono governati da essi."
"Sono i grandi registi", suggerì Jean-Jacques.
"Sì, per tutto ciò che subisce l'influenza dell'alternanza del
pendolo: separazione-riunione, repulsione-attrazione,
contrazione-dilatazione, eccetera. Essi determinano i Tempi
della Terra: giorno, mese, anno, il ciclo delle processioni,
soggetti essi stessi ai cicli cosmici più vasti la cui influenza si
ripercuote sugli avvenimenti delle nostre esistenze. È così che
attualmente noi siamo entrati nel ritmo accelerato della fine
dell'Era dei Pesci, che si sta volgendo verso l'Acquario."
"Accelerazione sempre più rapida," aggiunse Jean-Jacques,
"tanto da squilibrare le povere marionette e far commettere
loro mille pazzie."
"È la causa di questo squilibrio che dovrebbe interessarci,"
insisté Dominique. "Se i nostri contemporanei sapessero
distinguere queste cause inevitabili (il ritmo di questa Era)

243
dalle forze impulsive personali che per la loro mentalità
retrograda non sono in grado di modificare per adattarsi al
nuovo ritmo, non soffrirebbero questo sconvolgimento, dovuto
alla grande paura del progresso preteso da questa Era."
"È la scienza che ha realizzato questo progresso," esclamò il
pilota, "e con una rapidità allarmante!"
"Questa marcia in avanti della scienza," precisò gravemente
Dominique, "è opera del Mentale, che effettivamente è il solo
ad essersi progredito. Ora, quel progresso è una trappola che
ritarda il nostro cammino verso un'umanità superiore."
"L'America, ad esempio," disse Thomas, "attualmente suscita
nei suoi studenti l'ambizione di andare oltre se stessi, dando
loro come meta ideale il superuomo, inteso come il progresso
intellettuale e scientifico applicato principalmente alle
tecnologie elettroniche."
"Questo è un peggioramento dell'errore moderno," rispose lo
scultore. "La trascendenza richiesta per il nostro obiettivo
finale è un passaggio al di là del cerebralismo. Si tratta di
risvegliare l'essere superiore dentro di noi che sopravvive alla
nostra intelligenza mortale. Dobbiamo diventare consapevoli
delle forze animatrici che ci dirigono e che fanno di noi degli
automi.
"Ora, ciò che in noi conosce le ragioni dietro ai nostri impulsi, è
il nostro Testimone permanente, che non è diretto da alcun
genere di filo. Chi può diventare cosciente di ciò è la nostra
Coscienza Umana, una volta che si lascia illuminare dal nostro
Testimone permanente."
Queste parole provocarono un sorriso sognante
nell'espressione di Thomas, che il suo Maestro si aspettava e
che osservava con interesse.
Il pilota ruppe il silenzio rivolgendosi a Dominique:

244
"Se ho capito bene," disse, "il punto principale del problema
dell'uomo è la comprensione di quella che lei chiama
Coscienza Umana, cioè la totalità della nostra Coscienza
individuale, che può essere illuminata o meno dal Testimone
permanente."
"Esatto," rispose Dominique, "dato che è la coscienza totale di
ogni uomo terrestre, indipendentemente dalla propria anima
immortale. Ma essa è raramente riconosciuta dagli uomini,
che per ignoranza o per disattenzione tengono conto solo di
ciò che possono verificare cerebralmente. Ciò che viene
chiamato comunemente subconscio concerne precisamente tutti
gli stati di coscienza che non sono verificati dalle facoltà
cerebrali."
"Sono un po' confuso dai molteplici aspetti di questa
Coscienza Umana," replicò il pilota: "capisco la coscienza
innata nel neonato e la coscienza acquisita attraverso
l'esperienza dell'individuo. Capisco la coscienza funzionale di
ogni elemento del nostro essere fisico, quello del nostro essere
psichico e anche quello della nostra coscienza mentale. Ma mi
chiedo se si possa considerare ognuno di essi come uno stadio
della totalità. Oppure sono ancora fuori strada in una
rappresentazione schematica erronea?"
"Bisogna impiegare bene le parole per esprimersi, amico mio,
ma cercherò di richiamare in te la realtà di questi vari stati.
Questo non è nient'altro che l'applicazione della facoltà
specificamente umana che è il potere di osservarsi. È il potere
di Adamo di nominare tutte le creature inferiori a lui, e poi di
riconoscere la sua superiorità di uomo.
"Qui si ferma la coscienza della specie umana, alla quale
tuttavia è offerta la possibilità di un ampliamento, in
previsione di uno stato più elevato rispetto a quello della
natura mortale.

245
"Ciò che in noi risponde all'appello di questa previsione è il
più alto grado della Coscienza Umana, la quale allora può solo
oltrepassare se stessa attraverso l'identificazione con la
Coscienza Divina del Testimone permanente.
"E ognuno dei gradi intermedi non è nient'altro che la
coscienza vitale particolare ad ognuno dei nostri stati
componenti che ampliano la Coscienza totale dell'individuo
ogni volta che cerca di riconoscere uno di essi invece di subirli
ciecamente.
"Quanto alla natura intrinseca della Coscienza Umana, credo
che l'immagine meno erronea sia quella di un tessuto
costituito dalla coscienza innata in ogni neonato che si
costruisce e modifica attraverso le molteplici impressioni della
sua esistenza attuale. Ho detto impressioni e non nozioni,
perché le nozioni non si inserivano che nella memoria
cerebrale: sono le impressioni prodotte da queste nozioni che
possono influire sul tessuto della nostra Coscienza."
"Questo tessuto è da considerarsi definitivo o può essere
modificato?"
"C'è una differenza in ciò che corrisponde nelle diverse
coscienze; da una parte si riferisce alle realtà relative perché si
tratta di stati temporanei o, se assolute, perché corrispondono
a leggi o funzioni dell'Armonia cosmica , dall'altra, a delle
impressioni prodotte da esperienze passeggere. Di queste
ultime si potrebbe dire che producano più macchie che tessuto,
macchie che possono essere rimosse attraverso impressioni
assolutamente contraddittorie o venire modificate attraverso
impressioni più o meno differenti.
"È l'eccesso di macchie mal definite a rendere disordinata la
coscienza e a creare confusione e incertezza nel
comportamento dell'individuo."

246
"Questa immagine di un tessuto unico è preziosa per me,"
disse Jean-Jacques. "Mi permette di comprendere meglio la
continuità della Coscienza Umana attraverso le esistenze
successive e, oltretutto, elimina la falsa idea degli stadi o le
divisioni strettamente definite, tra i diversi stati di coscienza."
"È sempre la stessa coscienza," confermò Dominique, "che si
collega agli stati più o meno sottili del nostro individuo, senza
tuttavia andare al di là delle possibilità umane, perché allora
diventerebbe coscienza sovrumana, vale a dire integrata a
quella del Testimone permanente."
"La ringrazio, Maitre Dominique, e oso a mala pena
aggiungere una domanda trovo ancora difficile provare ad
immaginare questa Coscienza individuale che sopravvive alla
nostra esistenza terrena."
"Se avete bisogno di un'immagine," concesse Dominique,
"potete provare a rappresentarla come la forma Coscienza di ciò
che, sulla Terra, è stata la vostra personalità, la quale si
reincarnerà con o senza il vostro Testimone permanente, a
seconda che abbiate conservato o perduto la vostra Entità
divina."
"Come mai non conserviamo memoria delle nostre esistenze
precedenti?"
"Si mantiene la coscienza acquisita con gli impulsi e le
tendenze profonde che ne conseguono. Quanto ai fatti e alle
immagini della vostra vita personale, la loro memoria (così
come l'intendete) scompare con la distruzione dell'organismo,
ma rimane iscritta nell'akasha, dalla quale dovete separarvi per
entrare nello stato di Luce e per ritornare nel mondo terreno."
Jean-Jacques e Thomas, toccati da questo insperato
chiarimento, specularono in silenzio sulle sue conseguenze.
"Colui che ha assaporato la meditazione profonda,
comprenderà il valore di questo insegnamento," disse infine il

247
pilota, "perché spiega allo stesso tempo l'oblio (che i Greci
simboleggiavano con le acque di Lete)."
" ... i cambiamenti degli stati vibratori," mormorò Dominique.
" . . . e anche la possibilità (in alcuni casi di chiaroveggenza) di
ritrovare nell'akasha diversi fatti ed immagini di esperienze
passate."
"Il problema della Coscienza Umana mi sembra molto chiaro
adesso," disse Thomas, "ma vorrei soffermarmi ancora
sull'idea del Testimone permanente, perché è il nostro solo
elemento di governo autonomo, la base del nostro libero
arbitrio."
"In effetti è così," confermò lo scultore, "in quanto è la nostra
Coscienza infallibile e permanente. Sfortunatamente, questo
Testimone può essere adombrato dalle nostre preoccupazioni
mentali, ma se la nostra Coscienza Umana gli permette di
illuminarci, noi possiamo allora far rilevare le sue conclusioni
alla nostra coscienza cerebrale: è ciò che si dice diventare
coscienti della propria coscienza.
"Questa pratica, applicata pazientemente, realizzerà la
reintegrazione del nostro Essere reale nel nostro Automa, fino a
quando questa Coscienza integrata non risveglierà totalmente la
nostra Marionetta che potrà allora dirigere spontaneamente
da sé i suoi fili."
"Per i nostri contemporanei questa potrebbe essere la
difficoltà maggiore," sospirò Dominique, "visto che il nostro
robot cerebrale si crede veramente il maestro dell'intero
pannello di controllo!"
"Naturalmente," esclamò Jean-Jacques, "e adesso capisco la
riflessione di Dominique: sbrogliare i miei fili è come
sbrogliare la mia coscienza, perché questo equivarrebbe a
discernere gli impulsi immanenti dello psichismo
dell'Automa dalle influenze esteriori che ci bombardano e ci

248
intrappolano in una rete di obblighi artificiali. Che schiavi
siamo senza nemmeno saperlo!"
"Io scelgo la libertà," disse gaiamente Thomas. "Ma, scherzi a
parte, riconosco che le marionette mi hanno mostrato
chiaramente la mia schiavitù. Mi interessa ancora solo un
dettaglio: Dominique ha parlato della scena in cui si
sviluppano i suoi personaggi, senza spiegare il suo
significato."
"È molto semplice," disse lo scultore: "è il luogo, la terra, il
paese che impone ai suoi abitanti il loro carattere e che
influenza il loro comportamento, il loro modo di pensare e di
esprimersi ed anche le loro reazioni personali. È questa
influenza che crea l'anima-gruppo di un popolo, il suo talento
particolare, le sue qualità globali."
"Questa impronta," suggerì il pilota, "deve segnare un
individuo a scapito della sua personalità."
"Essa in effetti colora il suo automa, nella misura in cui fa
parte dell'anima collettiva del paese, ma tale dominio perde
potere man mano che l'uomo diventa più consapevole della
sua Entità. Capite bene che non sono le influenze esteriori ad
essere disgraziate ma la nostra coscienza che le subisce senza
discernimento. È la stessa cosa riguardo all'influenza degli
astri."
"Oh! Quelli siamo davvero obbligati a subirli," esclamò
Thomas, "non possiamo sottrarci ad essi."
"È un errore, mio caro. Se ho deliberatamente orientato il mio
cammino verso la mia destinazione superiore, sarà questa che
darà gli ordini ed io non sarò più soggetto al Fato25."
"Ecco che la cosa si fa interessante," disse Thomas, "perché è
una speranza positiva di sbarazzarsi dei fili."

25 Fato: si intende qui come destino determinato dalle influenze


astrologiche.
249
Dominique scosse la testa con indulgenza.
"Mio caro amico, questo desiderio di indipendenza ti fa onore
ma è una cosa da poco! Ci fu un uomo molto saggio che
predicò il modo efficace per distruggere i fili fino alla radice. Il
suo nome sulla terra fu Lao-Tse e il mezzo che usò fu il non­
volere. Ma intendiamoci: questa non volontà è la fusione del
nostro essere con l'Essere. È la sua reintegrazione, come vi
dicevo prima, in modo che la nostra Coscienza totalizzante
(dalla nostra coscienza istintiva innata fino alla nostra
Coscienza intuitiva risvegliata) ci diriga completamente senza
sforzo volontario e senza il bisogno di essere rilevato dalla
nostra coscienza cerebrale.
"Questo è il vero non-volere e compimento della volontà del
Padre senza riguardo alla volontà personale.
"Ora, non sono molto sicuro che tu sia ancora disposto
" dimmi Thomas, erano buoni i crauti?"
Jean-Jacques rise di buon cuore vedendo il suo amico un po'
stizzito.
"In altre parole", disse concludendo Thomas, cupo,
"bisognerà ancora sopportare i miei fili?"
"Ma no, vecchio mio," replicò il pilota. "Se ho ben capito la
lezione, la prima cosa necessaria è osservarli. Devi fare come
la grossa civetta che avevo catturato una sera e legato con una
corda ad un piede della mia poltrona. Non si è ribellata per
niente; prima ha solo guardato la corda con grande attenzione,
poi mi ha osservato a lungo, prendendo il cibo che le avevo
dato. Dopo quattro ore di pazienza e di apparente tranquillità,
ha approfittato della mia prima assenza, ha trovato il modo di
sciogliere la corda ed è volata via dalla finestra aperta."
"Bravo Jean-Jacques!" esclamò lo scultore. "Hai imparato la
lezione."

250
"Tuttavia, Maìtre Dominique, avrei ancora una domanda da
fare: cosa pensa della fortuna?"
Dominique si mise ad aspirare la sua pipa in silenzio.
"La fortuna," disse infine, "è un burattino gobbo di cui gli
uomini tirano i fili. Questo personaggio fu inventato dalla
superstizione per avere qualcuno a cui imputare le circostanze
che servono o intralciano la nostra esistenza.
"Infatti, la gobba del burattino è l'impulso anormale (perché è
istintivo e non mentale) che ci fa compiere gesti positivi o
nefasti. Le radici di questo impulso giungono da molto
lontano, ma noi siamo così disattenti da non vederne che il
risultato."
"Bisogna includere in questa definizione le circostanze fortuite
che ci preservano da un pericolo imprevisto o che ci
procurano un profitto che logicamente si può solo attribuire
alla sorte?"
"Fortuna o caso," disse Dominique, "non ha significato nel
mondo delle cause. I campi di forze più o meno sottili, che
sono la trama determinante delle circostanze della nostra
esistenza, non sono percepibili dalla nostra vista limitata, ma
negarle per questa ragione sarebbe una sciocchezza. Se non
percepiamo le linee di forza, i giochi dei Numeri o
semplicemente di affinità, non significa che essi non stiano
agendo costantemente nonostante l'incapacità della nostra
logica lungimiranza di concepirli.
"Per vivere in armonia e in gioiosa coesistenza con queste
forze invisibili, non abbiamo altri mezzi che il nostro istinto o
la nostra intuizione. Se ci fanno fare qualcosa di positivo
(all'insaputa della nostra ragione), ci congratuliamo con noi
stessi per essere stati fortunati. Se siamo riluttanti o disattenti,
chiamiamo sfortuna la nostra disavventura."

251
"Ancora un dettaglio importante", chiese Thomas: "questo
segnale - istintivo o intuitivo - serve indifferentemente gli
interessi del nostro Automa o quelli del nostro essere
superiore?"
"Ma caro amico, esso serve la meta che ci dirige o, se
preferisci, il dio che noi serviamo. Se questo dio è il denaro,
l'ambizione, la sensualità o un'altra passione, il nostro istinto
ci avvertirà delle coincidenze favorevoli all'oggetto verso il
quale è concentrata la nostra attenzione.
"Altra cosa, come vi ho già spiegato, è quando si dà
deliberatamente potere al proprio Essere cosciente per
trascendere la nostra natura umana. Allora è lui che ci orienta
verso le circostanze favorevoli e la nostra fortuna obbedirà alla
nostra volontà di Luce".
Il pilota distrattamente guardò il fumo della sua sigaretta. Lo
scultore, dopo aver rispettato per qualche istante il suo
silenzio, gli chiese:
"Cosa sta sognando, Jean-Jacques?"
"Stavo immaginando," disse, "il suo teatro in azione. I circuiti
ininterrotti del Grande Orologio, i colori e le influenze
dell'ambiente che impressionano i personaggi, i loro gesti
attivati dai vari impulsi, il doppio volto mostrato
alternativamente dal burattino di Thomas, i movimenti
incompiuti della mia stessa marionetta e sono rimasto
sorpreso di constatare che tutti i burattini siano scossi da
un'agitazione interiore causata dalla molteplicità delle
incitazioni che subiscono."
"Ha ragione," riconobbe Dominique, "noi siamo agitati e,
malgrado ciò, dormiamo perché lo ignoriamo. La nostra
esistenza si svolge come un incubo in cui il solo momento di
tregua è il sonno profondo.

252
"Ma supponiamo che la Coscienza si svegli, e che la sua Luce
illumini interiormente le sue marionette: vedrebbe subito
cambiare le loro attitudini, i loro colori diventerebbero più
semplici, alcuni fili cadrebbero, altri sarebbero guidati da un
effettivo libero arbitrio. Allora la loro agitazione lascerebbe il
posto alla serenità causata da una direzione unica.
"Adesso proviamo dunque a sperimentare sulle nostre
marionette. Cercate di passare deliberatamente in questo stato
di silenzio vigile dove potete mettervi in contatto con il vostro
Maestro di Luce."
I due amici acconsentirono senza dire una parola.

***

Seguì un lungo silenzio, dopo il quale Jean-Jacques mormorò:


"Ci sono arrivato in modo passeggero, ma diverse
preoccupazioni sono tornate a darmi fastidio."
"Io," disse Jean Thomas, "ho ritrovato lo stato che ho provato
talvolta a Notre Dame, e di cui volevo parlarvi, ma l'inutilità
delle mie ricerche scientifiche sono ritornate ad
ossessionarmi."
"Queste interferenze inquietanti sono inevitabili, ma
diventeranno sempre più rare quando avrete messo piede in
questo stato sereno a forza di esercitarvi. Immaginiamo un
uomo al quale questo silenzio intuitivo sia divenuto familiare:
anche se non intravede ancora le funzioni causali dei
fenomeni di cui la sua ragione cerca di comprendere il
meccanismo, la sua mentalità si trasformerà. Proverà a viverlo
in lui per conoscere piuttosto che comprendere."
"Adesso so che ciò è possibile," disse Thomas. "Ma la miseria
della nostra condizione umana è sotto il dominio delle
contingenze inevitabili dell'esistenza."

253
"Pensi dunque che io non ne sia soggetto come voi?" rispose
lo scultore. "Ma quando io sono, come avevi detto tu,
maldisposto, salgo la scala del mio desiderio, vado oltre le
nuvole che mi incupiscono e dalla cima guardo le ragioni del
mio cattivo umore. Guardando da lontano, al di fuori delle
reazioni biliari, esse perdono importanza e posso considerarle
impersonalmente, come se appartenessero a qualcun altro.
Allora le metto sulla bilancia con il mio obiettivo essenziale e
posso facilmente distinguere ciò che sono obbligato a subire
da ciò che posso eliminare."
"Difficile, ma possibile," accondiscese il pilota, "e molto
interessante!"
"Fatene esperienza," riprese Dominique. "La sua attuale
inquietudine, Jean-Jacques, è una questione di coscienza che
mette in lotta due doveri discordanti. Pratichi ciò che le dico e
mi stupirebbe se la volontà di obbedire al suo destino
superiore non dovesse ispirare in lei un compromesso
accettabile.
"Quanto a te, Thomas, se la tua professione attuale ti permette
di vivere, perché non usarla per acquisire una disciplina
mentale? È un'arte saper limitare la propria intelligenza
razionale al proprio lavoro professionale, esercitandosi al
contrario, in tutte le altre occasioni, a prendere consiglio
dell'Intelligenza del Cuore."
Thomas si mostrò reticente.
"Non c'è pericolo di confondere malamente queste due
mentalità?"
"L'arte consiste in questo discernimento," rispose Dominique.
"I problemi posti dalla scienza razionale devono essere
ragionati dalle tue facoltà cerebrali, se questo è un tuo dovere
professionale. Ma nulla ti impedisce di ascoltare interiormente
le obiezioni di una visione intuitiva più sintetica: è un

254
eserciziO eccellente a cui non devi rendere conto ai tuoi
superiori. In altre parole, se io parlo di vita intuitiva, intendo
soprattutto (a parte i momenti di silenzio meditativo) una
disposizione costante che richiede vigilanza piuttosto che
azione."
"È uno stato d'essere cosciente?" suggerì Thomas.
"Effettivamente lo è, e la sua prima ricompensa è quella di
liberavi da tutti i vostri fili.
"Cos'è che ti fa ridere Thomas?"
"Prima di tutto la gioia per un chiarimento che mi era davvero
necessario. Poi un insano piacere nell'osservare il fortunato
accostamento tra i succulenti crauti sottaceto e una
discussione di filosofia spirituale."
Lo scultore gli diede un'occhiata maliziosa:
"Eh eh! Il burattino gobbo ha forse eseguito la mia volontà,
perché l'euforia creata dai saporiti crauti sottaceto, intonati
con il vino Alsaziano, non sono estranei al silenzio
compiacente della mente. Per forzare l'attenzione
dell'Intelligenza del Cuore, qualche volta va bene
addormentare il nostro cane goloso e la nostra scimmia
cerebrale attraverso una beatitudine animale."

255
11

LA SEMPLICITÀ

Il semplice e la semplicità. La semplicità naturale e la sua


padronanza.

"Mio caro Thomas, voglio mettere alla prova la tua


perspicacia," dichiarò Dominique degustando il caffè
preparato da Anna. "A tuo avviso, per quale motivo mi sono
autoinvitato a cena nel tuo appartamento?"
Thomas, sorpreso, guardò il suo Maestro che sorrideva.
"Senza dubbio la mia perspicacia è già in difetto, perché avrei
dovuto immaginare che il suo desiderio di venire qui
nascondesse qualcosa. Ho semplicemente ipotizzato che
volesse conoscere l'atmosfera del mio eremo."
"La tua atmosfera già la conosco, vecchio mio. Ma ciò che mi
interessa è che qui tu hai un angelo guardiano di una qualità
assai rara. Davvero! È lei, Anna, che volevo vedere all'opera
nel suo territorio."
"Dove l'ha conosciuta?"
"L'avevi mandata tu recentemente all'atelier per lasciare un
messaggio e sono rimasto impressionato dal suo viso
luminoso quando le ho chiesto di entrare. Non te l'ha
raccontato?"
"Anna è la discrezione personificata, a meno che non le si
chieda direttamente. Una tipa singolare, non è vero?
Scommetto che appena se n'è andata, è diventata un soggetto
per una delle sue marionette!"
"Non si può fare una marionetta quando non ci sono i fili."
"Non ci sono fili? Possibile? Ah! Questa volta, Maìtre
Dominique, mi deve una spiegazione."

257
"Ed io ti chiedo, Thomas: non hai mai guardato Anna? Questa
donna è un anacronismo: nel nostro mondo di complessità è
l'incarnazione della semplicità."
Thomas, con lo sguardo fisso nel vuoto, mormorò:
"Cos'è la semplicità?"
"Molto difficile da definire, amico mio, ed è ancora più
difficile definire ciò che È. Proviamo.
"La semplicità è una qualità negativa, nel senso che manca di
tutti gli elementi estranei alla natura essenziale del soggetto.
Ma essa ha anche un aspetto positivo perché, essendo così
carente, il soggetto è o esprime - la sua natura essenziale: la
-

sua realtà intrinseca.


"Questa nudità, così rara, mi ha così colpito nella fisionomia
della tua governante per cui mi sono inventato qualche scusa
per prolungare la sua visita. Pensando che io fossi assorbito
dalla lettura del tuo messaggio ha fatto un giro tra le sculture
esposte, osservandole con un interesse davvero sorprendente.
Quando le ho chiesto quale preferisse, ha indicato senza
esitare un soggetto di reale valore."
"È molto strano, in effetti," riconobbe Thomas, "perché non ha
certamente ricevuto alcun tipo di educazione artistica."
"No, non è sorprendente: lei sente la linea giusta e il gesto
armonico, perché la sua semplicità le ha conferito il senso
dell'Armonia.
"Curioso di proseguire quell'esperienza, con il pretesto di
invitarla nella mia taverna le ho mostrato le sculture delle
misericordie degli stalli. Lei ha guardato quelle immagini
burlesche con un bel sorriso divertito.
"Perché no ? ha detto. Questo prova che lo scultore ha ben capito gli
uomini; dopo tutto, di queste misericordie è la parte posteriore che si
appoggia: il diavolo è messo al suo posto. I monaci che vengono a
pregare in questi stalli dovevano saperlo meglio di chiunque altro,

258
perché, suppongo, andavano in un monastero per imparare a
conoscere se stessi: è vero, signor Dominique? E se il Dio che
pregavano è Dio, sa la verità: allora non gli si può raccontare cose
senza senso!
"Quali cose senza senso gli si potrebbe raccontare, Anna ? le ho
chiesto.
"C'è l 'imbarazzo della scelta: le buone opinioni che uno si fa di se
stesso, con tutto il bagaglio di scuse e di buone intenzioni, e la pia
indignazione contro coloro che non praticano la propria religione;
"In merito alla religione, cosa ne pensa Anna: si può parlare di Dio
bevendo una birra ? le ho chiesto riempiendo i miei vecchi
boccali che aveva ammirato.
"Come si può parlare di Dio ? replicò lei. Io non lo conosco; non
conosco bene altra cosa all'infuori di me stessa; so che dentro di me
c'è l'angelo e la bestia, e che i due non cercano lo stesso nutrimento.
Se ascoltassi solo la bestia, vivrei come un animale. Se la mia bestia
obbedisce all'angelo, lui mi insegna cose che la mia bestia non
conosce.
"Per angelo intende l'anima ?
"Anima o angelo, come vuole: i miei occhi non lo vedono, ma il mio
cuore lo conosce e ricerca sovente la sua compagnia. Non posso
dubitare di lui perché mi mostra il cammino, come un cane che guida
un cieco. È lui che mi fa venire il desiderio di inginocchiarmi come
davanti ad un Maestro che mi conduce in un mondo in cui non si
muore più. Ecco! Non posso pensare altro perché non voglio
raccontarmi storie su ciò che non conosco.
"Approvai di gran cuore, ma non riuscii a resistere dal fare
un'altra domanda:
"Capisco molto bene, Anna, ma se lei pensa a Dio, come lo chiama ?
"Senti cosa ha risposto: mi dica, signor Dominique, come si dice sì
in inglese ?
"Si dice yes.

259
"E in tedesco ?
"Si dice ya.
"E in francese?26
"Si dice oui, e in arabo si dice a'ioua, aggiunsi ridendo.
"Dunque, riprese lei, in tutte le lingue si pensa la stessa cosa ma la
si esprime in un modo diverso. Bene, io penso a Dio, non importa
come lo chiamano gli uomini. Parlo con lui attraverso il mio angelo
(o la mia anima, come vuole lei), come se fosse, in piccolo,
un'immagine di quello che il suo Dio potrebbe essere in grande! Non
posso andare oltre: sono troppo ignorante per saperne di più. Un
tale candore mi tolse il fiato, mio caro. Cambiai argomento per
nascondere la mia emozione:
"Anna, qual è il suo ruolo dal dottor Thomas ?
"Sono la sua governante.
"Il suo lavoro di domestica non le dà fastidio ?
" Un lavoro o un altro, cosa importa! Non è ciò che si fa ad avere
valore, ma ciò che si impara.
"È felice con il suo titolare?
"Naturalmente, se lui è felice.
"E se dovesse sposarsi?
"Continuerei a servirlo, molto semplicemente. Un sorriso sereno
confermò quelle parole, che non avevano bisogno di essere
commentate. Mi complimentai per il suo nome:
"È un bel nome, Anna: anneau, il ciclo del Divenire e del Ritorno
"Oh, il dottore ci mette molta fantasia: nonna Anna, mamma Anna,
sorella Anna
"Non dice mai sant'Anna?
"Che sciocchezza! La santità non mi riguarda. E scoppiando a
ridere, mi lasciò per andare a mettere su lo stufato" .
Dominique tacque, osservando il suo amico che fumava in
silenzio.

26Ndt. Traduzione originale: "E in italiano?" "Si dicesì( . . . ) . "


260
"Sono stupefatto," confessò Thomas, "e mi vergogno un po',
dal momento che ho l'impressione di non aver mai visto
Anna!"
"È probabile," approvò Dominique, "siamo troppo inclini a
guardare gli altri attraverso il nostro prisma e così li
giudichiamo sulla base di un'interpretazione personale.
"Quella donna è un raro caso di indipendenza cosciente.
Senza crucciarsi per il futuro, vive costantemente nel Momento
Presente, senza preoccuparsi dell'opinione altrui, senza
lasciarsi turbare dalla turpitudine umana;
"Ti prego, dimmi allora da quali fili potrebbe essere
manovrata questa marionetta?"
"Ha ragione," riconobbe Thomas, "è una straordinaria nudità.
Come è riuscita a raggiungere questo grado di libertà? Per la
sua franchezza? O per l'abnegazione verso gli altri?"
"Attraverso la semplicità. Tuttavia distinguiamo: c'è la
semplicità innata e la semplicità acquisita. Tutti i bambini
piccoli possiedono quella innata, fino a che non viene corrotta
dall'imposizione di nozioni convenzionali e da un'educazione
che impedisce loro di ascoltare la loro coscienza istintiva. È
dei bambini che parla il Vangelo quando afferma che i loro
angeli (e cioè le loro anime) vedono sempre il volto del Padre mio
che è nei cieli. In altre parole, il velo della complessità non li ha
ancora esiliati dalla semplicità paradisiaca."
"Ma per noi che l'abbiamo perduta," disse Thomas, "mi
sembra impossibile ritornare indietro!"
"Bisogna recuperarla," rispose Dominique, "e disponiamo di
due modi per farlo: possiamo prendere l'attitudine di Anna,
chiudere la porta alle argomentazioni, alla dialettica, alla
vanità di sapere e di trovare prove razionali e poi imparare,
attraverso il silenzio, a comprendere l'insegnamento
dell'Intelligenza del Cuore e gli impulsi che provoca.

261
"Oppure si possono lasciar cadere le opinioni, le ipotesi e le
diverse teorie e cercare le basi della Conoscenza nelle
tradizioni che con certezza l'hanno insegnata. Ma bisogna
farlo concentrando esclusivamente la propria attenzione su ciò
che è essenziale alla natura del soggetto in questione."
"Però nelle mie ricerche," obiettò Thomas, "io sono ben
obbligato a considerare prima tutti gli aspetti possibili della
questione che studio, poi presumere le obiezioni, poi far
riferimento alle opinioni accettate ed infine scegliere su queste
basi gli elementi validi per costruire la mia tesi."
"Questo è il metodo razionale, caro dottore, ma io sto
parlando di una rieducazione del pensiero con l'obiettivo di
giungere alla semplicità.
"Rimarchiamo il fatto che la semplicità sia il culmine della
Conoscenza. Ma è anche vero che essa ne è il cammino, nel
senso che l'eliminazione della complessità (nel pensiero, nella
vita e nei sentimenti) sopprime uno dei più grandi ostacoli
alla concezione intuitiva."
"Una tale semplicità è talmente opposta al ritmo dell'esistenza
e alla mentalità dei nostri contemporanei, che difficilmente
riesco ad immaginare che possa essere possibile."
"Tuttavia esiste in alcuni esseri nei quali la coscienza
risvegliata ha cancellato gli interessi egoistici e la vanità
cerebrale della personalità inferiore. Non sto parlando
nemmeno della tua governante, perché potresti obiettare che
quell'esempio sia inficiato dalle condizioni troppo favorevoli
della sua vita ritirata.
"A questo risponderei allora che lei stessa ha creato quelle
condizioni, perché è stata libera di accettare o rifiutare le
stesse occasioni di pettegolezzo o di dispersione che hanno
scelto altre donne nella sua condizione."

262
"È vero," rispose Thomas, "e adesso capisco quanto io abbia
spesso mancato di perspicacia nei suoi riguardi.
"Ma per coloro che sono risucchiati per la loro professione nel
ritmo dei nostri Tempi, quale può essere la molla così forte da
imporre loro un diverso tipo di comportamento?"
"Cerca di capirlo da solo, Thomas."
Aggrottando le sopracciglia, si mise a riflettere fumando
intensamente.
"Credo", disse infine, "che l'incentivo possa essere la speranza
di giungere ad una lucidità di pensiero che mi permetterebbe
di distinguere rapidamente il valore delle mie ipotesi, per
arrivare progressivamente a trasformare le più interessanti in
certezza. Questo, che rappresenta la più grande difficoltà delle
mie ricerche scientifiche, potrebbe essere un modo per
ottenere dalla mia ragione i sacrifici necessari."
"La definizione di questo incentivo," replicò Dominique,
"richiede un chiarimento. Secondo te, significherebbe
l'acquisizione di una certezza. Quale sarebbe il criterio di
questa certezza? Delle prove scientifiche?"
"Sarebbero una prima sicurezza."
"Questa sicurezza sarebbe garantita fino a quando non
verrebbe inficiata da nuove scoperte?"
"Potrebbe anche essere una logica così spietata da giustificare
la mia convinzione per l'impossibilità di negarla", replicò
Thomas.
"Ogni argomento costruito su deduzioni razionali o su
immagini cerebrali può essere contraddetto da un argomento
più sottile o da un'immagine più ingegnosa."
"Non mi aveva detto che la ragione dovrebbe controllare
l'intuizione?"
"Prima bisogna avere l'intuizione ed anche, eventualmente, la
sperimentazione: non la deduzione razionale. Ma osserva

263
come hai deviato dalla tua prima idea: avevi proposto come
incentivo la verifica delle tue ipotesi per trovare una certezza,
certezza il cui criterio sarebbe ancora una logica ipotetica!"
"Lei stesso, Maìtre Dominique, ha parlato di una verifica
attraverso la sperimentazione."
"Sperimentazione di cosa? Di un'intuizione. L'intuizione è
l 'obiettivo che si ottiene attraverso la Semplicità. Ora, tu cerchi
nella complessità di una logica dialettica un incentivo
abbastanza forte da darti il coraggio di eliminare la
complessità."
"Il suo metodo semplicistico, Dominique, mi condurrebbe alla
credulità!"
"Stai schivando il problema, scettico Thomas, proprio come
Maìtre Pierre."
"Cosa posso offrire alla mia dialettica razionale per ottenere le
sue dimissioni?"
"Ciò che può sedurla: la certezza, a condizione che la ragione
sia onesta e che non si accontenti di un compromesso. Ora, è
la tua Realtà che deve controllare questa certezza.
"Definisci il tuo problema stabilendo i suoi dati sulla base
essenziale del soggetto: cos'è, in te, Reale?"
"Suppongo sia la mia conoscenza intuitiva."
"Perfetto, in quanto è la coscienza del tuo essere
indistruttibile. In quali condizioni può manifestarsi?"
"A condizione che io elimini ciò che gli è di ostacolo."
"Ci siamo!" sospirò Dominique. "E ciò che gli fa da ostacolo è
la complessità dei tuoi ragionamenti, i quali si allontanano dal
soggetto essenziale, ed anche le molteplici incidenze dell'obiettivo
che preconizzi.
"Il Semplice è la nostra meta finale: la reintegrazione del
nostro essere immortale, che è la stessa cosa del risveglio della
nostra Coscienza totale.

264
"Il Semplice deve essere anche l'obiettivo attuale che ci deve
guidare: la semplicità. Ora, la chiave del successo è la
concentrazione delle nostre energie, dei nostri pensieri e dei
nostri sentimenti, su quest'unica direttiva: quella di eliminare
le complessità inutili."
"Si potrebbe rispondere, Maìtre Dominique, che ogni lavoro
geniale sia stato realizzato attraverso la concentrazione, come,
ad esempio, la scienza atomica."
"Ed io potrei ribattere, Thomas, che la complessità del
pensiero degli studiosi ha condotto questa scienza verso un
senso opposto alla scienza vitale, il cui fine ultimo è la
semplicità. Dunque il suo metodo conduce l'uomo nella
direzione opposta alla sua meta finale.
"Il frutto della concentrazione dipende evidentemente
dall'impulso e dall'oggetto al quale si applica. Se il nostro
obiettivo è la Semplicità, dobbiamo assoggettarci alla non­
dispersione verso interessi secondari o valori relativi.
"Bisogna imparare a discernere i valori reali che meritano
questa concentrazione di sforzi, e a questo proposito noi
siamo troppo indulgenti a causa delle molteplici dispersioni.
"Il successo necessita una coraggiosa eliminazione di ciò che
non è essenziale all'obiettivo perseguito: l'abbandono di
soggetti o di dettagli interessanti, eccitanti per la curiosità
cerebrale o per l'acquisizione scientifica, ma la cui complessità
impedisce la visione semplice del soggetto considerato."
"Alla mia parte intellettuale questa austera rinuncia sembra
una disciplina quasi inconcepibile."
"Certamente," riconobbe Dominique, "in quanto va nella
direzione opposta alla formazione che vi è stata imposta. I
nostri metodi educativi mirano esclusivamente ad obiettivi
utilitaristici della nostra esistenza terrestre, a tal punto che la
meta finale non è evocata che dalle religioni, la cui

265
predicazione è considerata dagli educatori come un'istruzione
accessoria, in cui il libero pensiero è una questione di opinioni.
"Questo dualismo di insegnamento falsa fin dall'inizio la
mentalità del bambino, la cui cultura egocentrica viene
orientata unicamente verso i valori utilitaristici dell'esistenza
sociale.
"È inutile lamentarsi di uno stato di cose che, a prima vista, è
irrimediabile per la maggior parte dei nostri contemporanei. È
per ovviare a questi incidenti che furono stabilite certe regole
monastiche, la cui rigorosa disciplina mirava ad ottenere la
semplicità evangelica. Nella nostra epoca attuale la loro
efficacia è discutibile per due semplici ragioni: in primo luogo
l'uomo moderno ha bisogno di essere istruito sulla sua vera
costituzione e sulla sua situazione individuale in rapporto alla
fase critica di evoluzione in cui si trova l'Umanità.
"In secondo luogo, l'urgenza del suo risveglio di coscienza
sembra necessitare la libera scelta della sua meta e l'esperienza
delle difficoltà inerenti alla condizione sociale in cui l'ha
situato il suo destino. Questa prova mi sembra più efficace per
il capovolgimento cosciente del suo orientamento rispetto alla
reclusione monastica e all'obbedienza cieca a delle discipline
che lo assolvono dalla responsabilità del suo comportamento."
"Questo argomento mi conforta," disse Thomas, "in quanto dà
una ragion d'essere al considerevole sforzo che necessita il
cambiamento del mio modo di pensare. Inoltre soddisfa il mio
bisogno imperante di libertà nel perseguimento del mio
obiettivo essenziale. Forse questo bisogno è ancora una
debolezza, ma"
"È perfettamente ammissibile," rispose Dominique, "se hai il
coraggio di fissare come primo obiettivo l'iniziazione alla
Semplicità.

266
"Per aiutarti, esamm1amo da un altro punto di vista il
significato di questa disposizione.
"Si racconta che un giorno i discepoli di Buddha
domandarono al loro Maestro se poteva riassumere l'essenziale
del suo insegnamento. Per tutta risposta, il Buddha raccolse
un fiore che si mise a contemplare silenziosamente.
"L'assenza di ogni commento indicò necessariamente che il
fiore era, in se stesso, il significato dell'essenziale.
"Cerchiamo di scoprirlo.
"Che ruolo gioca il fiore nella pianta che lo sostiene?
"L'obiettivo della pianta - dalla più minuscola fino all'albero
più imponente - è la generazione della semenza per la sua
riproduzione. Il tronco, i rami e gli steli sono portatori del
sistema vascolare che permette la circolazione continua dei
suoi fluidi e della sua linfa, dalle radici fino alla sommità degli
steli, delle foglie e dei fiori, con il ritorno in un circuito chiuso.
"La foglia è l'organo principale dei suoi scambi respiratori.
"La radice è il suo fondamento e base nutritiva.
"Ora, il seme, che è l'obiettivo di tutto questo organismo, è
generato in segreto dal fiore, il quale protegge gli organi
riproduttivi e diventa la matrice della semenza.
"Il fiore precede il seme, di cui rivela l'immagine qualitativa
prima della formazione del grano o del frutto. Semplice o
variegata, è la sua corolla - apparentemente inutile - che
esprime le caratteristiche del suo Verbo: il suo numero, la sua
natura, il suo colore qualitativo e il profumo della sua essenza
che è la sua anima.
"È il fiore che sceglie la luce e l'esposizione alla luce che gli si
addice. E, da queste radiazioni e dalla rugiada che respira,
prepara la quintessenza che sarà l'alimento sottile di ciò che
diverrà il seme.

267
"L'ape non si sbaglia, mentre la nostra intelligenza cieca non
scorge questo prodigio della Natura e resta indifferente
davanti all'efficace preghiera di questa coscienza innata, la cui
scelta e il richiamo si indirizzano solo alla Qualità! In quanto
l'opera del fiore non è che quello Thomas, capisci?
"Per la continuità il seme, una volta concepito, riceve il suo
nutrimento dalla linfa e dal corpo della pianta e della terra
dove risiedono le radici. Allora il fiore scomparirà, perché il
suo ruolo non è terrestre; esso è il generatore e non si
preoccupa della continuazione fisica.

"Il fiore è il volto dell'essere della pianta, volto che porta i suoi
segni. Esso è per il seme ciò che l'aura è per l'essere umano.
"Tutto il corpo della pianta è terrestre ed esprime la volontà
dalla sua esistenza terrestre.
"Il fiore non vuole nulla: si apre e riceve. È dal cielo che attende
le sue qualità sottili, che infonderà in ciò che diverrà grano o
frutta, sotto forma di energia vitale e di sapore.
"Così gioca il ruolo di individualizzazione dell'anima. Il fiore
è il principio animatore e, per noi, il modello tipico dell'opera
impersonale che obbedisce al cielo e che si aspetta da lui
l'essenziale e non si preoccupa del frutto materiale."

Thomas assaporava in silenzio la serenità vibrante che


emanava da quelle parole.
Egli ebbe per Dominique uno slancio di riconoscenza:
"Oggi lei è stato il mio Maestro," disse, "perché, al di là della
comprensione, ha impresso in me il senso vitale della
Semplicità."
"Allora," rispose sorridendo Dominique, "aggiungerei come
conclusione le ultime parole del Bodhi Dharma, fondatore del

268
buddismo Zen: quando il fiore dai cinque petali si è aperto, il
resto segue naturalmente."

269
12

LE FORZE INVISIBILI

Il punto di vista di Maltre Pierre, gli elementali, il fuoco satanico,


angeli e demoni. L 'insegnamento di Maltre Dominique: Bene e Male,
Cielo e Inferno, salvezza e dannazione. Lo stato dell'uomo che ha
perso la sua anima. Il Testimone permanente dopo la morte. Esseri o
stati del Mondo invisibile. Il loro principio metafisica.

Una nuova sorpresa attendeva i visitatori nell'atelier di


Dominique: vicino allo studio dello scultore, la trasparenza di
un bell'acquario illuminava di una luce glauca la finestra sud
del laboratorio. Dei pesci dorati nuotavano tra le piante
acquatiche; dei magnifici pesci rossi agitavano le alette
translucide delle loro pinne vaporose.
Maitre Pierre, amante delle visioni fantastiche, aveva popolato
quell'angolo dell'atelier di gargoil sghignazzanti che
emettevano una luce verdastra. Silhouette fluttuanti
evocavano elfi evanescenti; delle salamandre erano
aggrappate alle colonne in un'illuminazione di fuoco. E lui
stesso, vestito con il cappotto e il cappello di Pierre du
Coignet, accovacciato davanti ad un cavalletto, faceva scaldare
in una pentola di rame un punch che gli dava un riflesso
diabolico.
Dominique ricevette Jean-Jacques e Jean Thomas scusandosi
di quella strana accoglienza:
"Non è una mia idea," disse. "Stasera ospitiamo Pierre du
Coignet per l'inaugurazione dell'acquario. Questo
incorreggibile burlone non perde mai occasione di evocare il
mondo dei suoi sogni."

271
"Ah ah!" sogghignò lo gnomo accovacciato, deridendo
Dominique. "I pazzi chiamano sogni ciò che è realtà! Entrate,
entrate signori, avete paura? Venite a scaldarvi alle fiamme
del mio fuoco questo non è l'inferno, sapete, ma
semplicemente il mondo in mezzo al quale vivete!"
"Lasciaci respirare!" disse Jean-Jacques ridendo mentre
Thomas ammirava i decori e i pesci dell'acquario.
Lo scultore chiese loro di avvicinarsi e di sedersi attorno alla
pentola.
"Obbedite al padrone di casa," disse. "È semplicemente una
questione di cortesia. Dopotutto, noi abbiamo qualcosa da
imparare anche dai demoni"
"Demoni!" rispose Maitre Pierre riempiendo le ciotole della
bevanda fumante. "Demoni: come suona male! Un appellativo
frainteso, soprattutto. Andiamo signori, bevo al vostro fuoco,
nella speranza che non perdiate la testa . . . anche se a volte
perdere la testa è un modo per entrare in contatto con
personaggi che la fredda ragione nasconde ai nostri occhi
scettici."
Thomas, canzonatorio, lo interruppe:
"Lei che denuncia la ragione? Lei, Maitre Pierre?"
"Pierre du Coignet, per favore. Ma, in questo caso, Maitre
Pierre non avrebbe parlato in modo diverso. Vedete, amici
miei, per una volta che ho la libertà di insegnare in questo
atelier vi dirò la cruda verità, la mia, quella del Principe con i
piedi biforcuti che trascina così astutamente tanto i creduloni
quanto i dotti nella scompigliata sarabanda dei suoi balletti
infernali. Perché quel sorriso beffardo, pilota? Perché quello
scetticismo, dottore? Non vi fidate di me? Con quale diritto?
Siete dei santi voi, si o no? Io dico di no, perché se lo foste
avrei già ricevuto tutta l'acqua santa."

272
Tacque, ascoltando con aria ironica le risate generali, che
interruppe bruscamente:
"Non c'è pericolo che mi zittiate: la vostra curiosità è fin
troppo attratta dagli argomenti scabrosi che non si potrebbero
mai fare tra sapienti equilibrati! Oserete chiedermi? Dottor
Thomas, la ascolto."
Thomas, fiutando la trappola, tacque. Egli osservò gli artifici
impiegati dalla fantasia dell'artista per creare quei decori
fantasmagorici. Disegni, pastelli, decoupage, modellini di
argilla evocavano un mondo di silfidi, elfi, sirene e folletti, che
gli ingegnosi effetti di luci ed ombre incrementavano
nell'immaginazione dello spettatore.
Thomas analizzava. Jean-Jacques stava al gioco; con gli occhi
mezzi chiusi, cercava di evocare ciò che gli suggerivano i
decori, ma invano cercò di suscitare in se stesso l'ambiente
favorevole. Finalmente si chinò per accendere la sua sigaretta
alla fiamma del calderone.
"Lei ha creato un'opera artistica e non di magia," disse a
Pierre duCoignet, "perché ha dimenticato di animare le sue
immagini e in questo modo fa torto alla tradizione che
pretende che Satana (il suo protettore, presumo) sia un
creatore onnipotente di illusioni."
"Non ho nulla a che fare con i sapienti," replicò Maìtre Pierre.
"Siete voi che mancate di immaginazione. Se vi mostrassi la
foto di una corsa di cavalli, il vostro primo impulso sarebbe
quello di immaginare i loro movimenti; ma qui voi rifiutate di
evocare la vita del mondo suggerito da tutti questi simboli."
"Chi ci dimostra la sua esistenza?" chiese Thomas, . dando
ragione a Jean-Jacques.
"Che prove vuole? Se lei stesso non ha mai assistito a delle
manifestazioni astrali prodotte da esseri invisibili, che noi
chiamiamo in maniera troppo generale spiriti, può almeno

273
avvalersi delle indiscutibili testimonianze di studiosi sui quali
non si poteva sospettare altro che il controllo rigoroso. Il loro
scetticismo ha dovuto cedere davanti alla realtà di certi
fenomeni."
"Questo è garantito," dichiarò Jean-Jacques. "A parte tutti i
casi di inganno o di suggestione - individuale o collettiva - io
ho assistito a prodigi indiscutibili in India, in Giappone, dai
Neri africani come tra i seguaci del Voodoo: scrosci di pioggia
provocati in modo immediato o la materializzazione di frutti o
diversi oggetti formati davanti ai propri occhi. Senza andare
così lontano, ho avuto recentemente l'occasione di osservare e
controllare io stesso la levitazione e lo spostamento di mobili e
di utensili domestici e questo senza alcun trucco possibile e in
piena luce.
"Potrei citare anche due movimenti quasi bizzarri del fulmine,
osservati con i miei stessi occhi: ad esempio una palla di
fuoco, scesa dal camino, che mi ha girato intorno e che poi è
uscita dalla finestra; o ancora l'avventura di un contadino
normanno al quale, senza venire bruciato, è stata strappata
improvvisamente la camicia !asciandolo con il petto nudo.
Questo fatto è avvenuto davanti a me qualche istante dopo
essere stato preso in giro da lui per le cosiddette fantasie sui
fulmini."
"Se non conoscessi la tua ineccepibile onestà, non riuscirei a
prendere sul serio questi racconti rocamboleschi," dichiarò
Thomas. "Ma in merito a quest'ultimo caso, per esempio, si
potrebbe attribuire al fulmine una sorta di intelligenza o di
coscienza che il buon senso rifiuta di dargli!"
"Buon senso," replicò Maitre Pierre, "non significa negare ciò
che non conosciamo."
"Le crederei davvero," disse Thomas, "se solo potesse
spiegarci a quali cause si possano attribuire questi fenomeni."

274
Lo gnomo, sorridendo, gettò dei bastoncini profumati sulle
braci del suo calderone.
"Il vostro mondo di dottismi", disse, "è così indietro su tutto
ciò che non è scienza razionale, che la vita del Mondo
invisibile gli è estraneo come la scienza elettronica lo è per gli
Esquimesi!"
"Sarebbe capace, Maitre Pierre, di mostrarcela?"
"Intanto, come Pierre du Coignet, io ne sono un attore. L'altro
mio padrone che tiene le chiavi del Paradiso, frequenta alcune
persone nel Purgatorio. Quanto a me, povero Pierre, che a
fatica riesco a navigare tra i due, non posso che darvi la mia
opinione personale, che a volte potrà essere sentita scottante,
ma che allo stesso tempo ha il vantaggio di essere confermata
da alcuni veri sapienti di un'autentica tradizione."
"Fortuna", rispose piano Jean-Jacques, "che abbiamo qui un
critico autentico che può controllare!"
Dominique, che sembrava aver ignorato il commento,
continuò a fumare silenziosamente.

***

Maitre Pierre si alzò per abbassare le luci, poi riprese il suo


discorso.
"La vostra curiosità, signori, mi dà il potere di evocare il
Mondo invisibile nella nebbia del quale vivete come ciechi
miscredenti.
"Riguardo all'acqua dell'acquario, ci sono in essa pesci che
parlano silenziosamente tra loro e si nutrono di germi
impercettibili ai vostri occhi; altri esseri formati di sostanza
sottile, invisibile per noi, animano l'ambiente acquatico.
Possiamo chiamarli naiadi o elementali o spiriti di
quell'elemento materiale che chiamiamo Acqua.

275
"Sono questi spiriti che permettono alla virtù seminale delle
cose di svilupparsi al suo interno; sia che si tratti dell'acqua
della terra, che della pioggia o della rugiada, questi spiriti
conferiscono loro la natura e coordinano le loro qualità.
Dimenticate - a livello di pensiero - le pareti di questo
acquario che separano l'acqua dall'atmosfera, dall'umidità
ambientale che, in voi e intorno a voi, fa partecipare questi
spiriti dell'Acqua alla vostra vita, indispensabile alla vostra
sussistenza
"Intanto respirate: non potete farlo senza introdurre nei vostri
polmoni gli spiriti dell'Aria che vi circondano come gli
elementali del Fuoco circondano il calderone.
"Quanto alla terra che vi sostiene, voi attingete costantemente
alla sua forza magnetica; gli spiriti della Terra formano la
vostra carne e le vostra ossa e hanno infuso in esse le loro
qualità.
"Storie! potreste dire. Questo non impedisce che voi esistiate
grazie alla cooperazione di questi Elementi, di cui gli spiriti -
gli Elementali - manifestano in vario modo l'energia e le
proprietà intrinseche."
"Ed è a questi elementali", chiese Thomas, "che lei attribuisce
i prodigi e le stranezze che ci ha raccontato Jean-Jacques?"
Maitre Pierre esitò a rispondere, imbarazzato per il sorriso
ambiguo di Dominique.
"Perché in fin de conti," insisté Thomas, "lei non pretenderà
certo"che questi esseri immateriali, senza un cervello, abbiano
un'intelligenza?" continuò Maitre Pierre. "Stava pensando a
questo, dottore? Tuttavia i microbi più minuscoli agiscono
attraverso la coscienza innata della loro specie. Ora, gli spiriti
che caratterizzano ognuno dei nostri quattro Elementi
agiscono attraverso di loro come uno stato di coscienza."

276
"Lei dice gli spiriti di un Elemento", replicò Thomas, "e intanto
parla di ognuno dei quattro elementi come se fosse
individuale"
"Lei dice Umanità", replicò Maitre Pierre,"e intanto attribuisce
ad ognuno di noi una sua individualità."
"Alt!" intervenne Dominique, "sta esagerando, caro Maestro:
non è permesso confondere l' essere umano, che possiede
un'anima spirituale individuale, con gli Elementali, la cui
intelligenza rudimentale non è che una partecipazione alla
coscienza collettiva degli spiriti dei suoi Elementi, anche se questo
spirito elementare, assumendo una forma astrale, sembri agire
individualmente.
"Ma ci ritorneremo quando il nostro dotto professore avrà
finito il suo discorso, perché non bisogna confondere la
manifestazione con la realtà!"
"Molto bene", riprese l'oratore, "continuerei dunque a usare
l'espressione di Maitre Dominique: gli spiriti elementari
assumono una forma astrale. Questo effettivamente è ciò che
accade ed è così che a volte diventano percettibili"alla nostra
immaginazione", intercalò Dominique.
"Se ci tiene" concesse Maitre Pierre. "Diciamo che il mito si è
servito di immagini adeguate alla natura degli elementi per
rappresentare i loro elementali conosciuti con i nomi di gnomi,
elfi, naiadi e così via."
"Sono quelli che ha raffigurato in queste decorazioni?" chiese
il pilota.
"Poco importa della forma," rispose prontamente Maitre
Pierre. "È la loro presenza che desideravo evocare. Ma a causa
della vostra incredulità non ne è valsa la pena. Spero che
questi spiriti vi giochino qualche scherzo terribile per
spappolare la vostra stupidità!"

277
"E cosa le dice che non lo abbiano già fatto?" mormorò
Thomas guardando Jean-Jacques e Dominique.
"Il tuo esempio non è convincente, Thomas" rispose lo
scultore. "Il colpo di fulmine della tua conversione deve essere
piuttosto interpretata come un intervento del tuo Maìtre
Jacques interiore, che per rivelarsi a te ha scelto la coincidenza
tra un temporale e la tua disposizione, che senza dubbio è
stata favorevole.
"Se è così, questo caso è un esempio dell'azione di un'entità
spirituale - superiore dunque all'elementale del fuoco - per
farlo agire al momento determinante per la tua stessa
recettività."
"Ecco che è più chiaro!" affermò il dottore. "Ma vorrei capire
la differenza tra gli spiriti superiori e quelli di cui parla Maitre
Pierre perché, per credere in essi, avrei bisogno di vedeme la
manifestazione e di capire le descrizioni di Pierre du
Coignet."
"Fai attenzione!" esclamò Jean-Jacques. "Dubito che la
dialettica e la curiosità abbiano mai condotto qualcuno sul
cammino della verità". "La dialettica e la curiosità cerebrale,
rispose Maìtre Pierre, sono le armi irresistibili di cui si serve il
mio maestro, il potentissimo Satana, per arrogarsi il diritto
(una volta ottenuto) di sedurre le anime umane."
"Vorrei sottolineare," insinuò il pilota, "che se questi mezzi
riescono a sedurre le loro vittime, tutto ciò fa supporre in loro
l'assenza di ogni Conoscenza. Questi mezzi non riescono ad
attrarre colui che conosce."
"Bravo Jean-Jacques!" esclamò Dominique. "Tuttavia, dal
momento che Maìtre Pierre sostiene il suo padrone, io accetto
la sua sfida, a condizione di parlare seriamente. Avete
gozzovigliato abbastanza.

278
"A noi due, Maìtre Pierre! Definiamo, discutiamo, io
risponderò. Voi, Jean-Jacques e Thomas, sarete gli umani che
vengono sedotti. Avete il diritto di obiettare, per esprimere la
vostra opinione fino a quando non troverete il cammino della
certezza."

***

Maìtre Pierre prese immediatamente posizione.


"Io, Pierre du Coignet, dico che il mio padrone, il potere
satanico del Fuoco, è il Maestro del Mondo e ve lo proverò.
"Egli è il fuoco essenziale incarnato nella materia e come tale
diviene la causa di tutte le reazioni che sono la manifestazione
della vita attraverso l'esistenza terrestre.
"Che si stia dormendo o si sia attivi, lui si impone e vi obbliga
a constatare che la sua presenza è alla base di tutti i fenomeni
vitali dei quattro regni della Natura:
"Drago che detiene i tesori sotterranei, egli cova le profondità
della terra e fa esplodere i vulcani;
"Egli dorme nella pietra focaia, egli genera i metalli;
"Fa ribollire le acque termali nella sua pentola;
"Rende sterili le sabbie del deserto;
"Riscalda i vostri umori, le vostre viscere e il vostro seme e vi
domina attraverso le vostre passioni;
"Si nutre delle illusioni della vostra immaginazione;
"Se si estinguesse, la terra si raffredderebbe e tutta la Natura
cesserebbe di esistere.
"Da dove deriva il suo potere, signori? Dalla sua sorgente
divina, il Principio essenziale del Calore, Satana, che
all'Origine era il signore di una delle più alte Gerarchie dei
cieli: egli discende dai Troni dell'Inferno ed interviene nel

279
governo dei Poteri Inferiori per concorrere alla creazione del
nostro Mondo e degli umani.
"Per farlo, egli istruì l'arcangelo Lucifero ad attirare le anime
che hanno dimorato nell'estasi paradisiaca, per animare le
creature umane. Alcune rifiutarono, altre si lasciarono
sedurre, e così iniziò la grande divisione degli angeli e dei
demoni e la caduta delle anime. La loro divisione - per quanto
se ne possa dire male - non fu che una partecipazione
all'opera evolutiva del mondo, in quanto le anime umane
avevano bisogno di un salvatore Redentore per ritrovare la
loro dignità perduta."
"Che cavolata!" esclamò Dominique con grande sollievo dei
suoi amici che ascoltavano, sbigottiti. "Prima di tutto,
avvocato del diavolo, hai commesso un errore fondamentale
situando l'Origine nel Tempo, in quanto essa è nel Principio, e
cioè in qualcosa di inconcepibile per la nostra intelligenza.
"Poi, prendendo in prestito (e deformandola) la tesi manichea,
di Satana e Lucifero hai fatto due personaggi, mentre
quest'ultimo è la forma sottile di Satana, che tende ad elevarsi
verso la Luce.
"Infine, accordi a Satana uno dei più alti gradi di una
Gerarchia celeste di cui non hai specificato le diverse
categorie."
"Nessun problema," replicò Maitre Pierre, "le categorie sono: i
Serafini, i Cherubini, i Troni, le Autorità, le Virtù, le Potestà, i
Principati, gli Arcangeli e gli Angeli."
"Questa effettivamente è la classificazione accreditata,"
riconobbe Dominique, "ma hai omesso di dirci che queste
sono le nove suddivisioni di tre stati Principali, gerarchizzati a
seconda del loro grado di potere e sottigliezza:
"Serafini, Cherubini e Troni fanno parte degli Spiriti sovra­
celesti, Autorità, Virtù e Potestà cooperano nel governo del

280
Cosmo, mentre i Principati, gli Arcangeli e gli Angeli sono i
più vicini a noi per la loro minore sottigliezza, inferiorità che li
rende intermediari tre le più alte emanazioni del Divino
Assoluto e gli esseri e le cose alla base di questo mondo."
"Può attribuire loro una qualità di intelligenza?"
"Ciò che intendi tu per intelligenza, caro amico, è così lontano
dalla Coscienza immanente allo stato inconcepibile di queste Forze­
le quali fanno parte integrante dell'Armonia e della Funzione
cosmica - che non posso rispondere alla tua domanda."
"Ciò che ha appena detto è una risposta!" esclamò Jean­
Jacques.
"Sì," riprese Dominique, "a condizione che voi vi immergiate
in questa verità: ogni essere in realtà non può che
comprendere (o, per meglio dire, conoscere) gli stati a cui lui
stesso corrisponde.
"Questo è il motivo per cui non si possono istruire gli uomini
su realtà che vanno completamente al di là di loro stessi, se
non attraverso una rappresentazione mitica e con una
terminologia più o meno artificiale."
"Che gran peccato," disse Thomas. "Le rappresentazioni
mitiche a me danno l'impressione di una democratizzazione
del Divino!"
"D'accordo", rispose Dominique, "ma se si traspone
l'Universale sul piano del particolare e della commedia umana.
Questo perché il mito non deve essere umanizzato (come
hanno fatto i Greci, ad esempio), ma antropomorfizzato: nel
mito, l'immagine di un essere umano non deve rappresentare
una persona, ma delle Funzioni cosmiche di cui l'uomo è la
sintesi.
"Per ricoprire questo ruolo, l'immagine deve allora essere un
simbolo reale in tutte le sue parti: per le sue proporzioni, le
sue forme (normali o anormali), i suoi gesti, il suo abito e il

281
suo insieme, e per gli attributi che completano il suo
significato. Questi attributi inoltre, per avere un linguaggio
iniziatico, devono essere dei veri simboli o esprimere il gioco
dei Numeri o della geometria."
"Cosa intende per veri simboli?" chiese il pilota.
"Ogni cosa naturale è un simbolo reale così come
un'espressione delle caratteristiche delle Funzioni che l'hanno
resa ciò che è.
"Questo è il motivo per cui la struttura iniziatica più perfetta è
quella geroglifica, perché impiega dei simboli naturali."
"Molto bene," espresse Thomas, "ma le parole costituite da
questa scrittura dovrebbero formare una lingua sacra
universale, altrimenti tutta la terminologia può essere una
fonte di errore a causa delle diverse interpretazioni possibili."
"È ciò che succede quando qualcuno vuole tradurre una
lingua iniziatica senza conoscere i segreti dei suoi Numeri e
delle sue chiavi."
Maitre Pierre, che si stava spazientendo, pregò il suo uditorio
di non andare fuori tema.
"In mancanza di una lingua sacra," riprese, "è istruttivo
conoscere le classificazioni degli esseri invisibili !asciateci
dalle diverse tradizioni. Ad esempio nella teologia giudaico­
cristiana la prima delle nove classi di demoni è chiamata
Pseudothei, come se fossero quindi simulacri degli dei di cui
pretendono di imitare i poteri per sedurre gli umani.
"Gli spiriti della menzogna, artefici di false predizioni;
"I vassalli dell'iniquità, ispiratori di depravazioni e perfidie;
"Gli incendiari (come il diavolo Asmodeo);
"I prestigiatori, che seducono con prodigi e falsi miracoli;
"I poteri dell'aria, che sono spiriti corruttori che agiscono nel
caldo e nelle tempeste;

282
"Le furie, che suscitano le guerre, le discordie e la
deprivazione;
"Gli incriminanti, spiriti dello spionaggio e denunciatori;
"Infine i tentatori, che si attaccano individualmente agli esseri
umani.
"Ora, il termine diavolo non significa forza malvagia, ma
sovente significa Forza intelligente e saggia.
"I demoni cattivi sono gli angeli caduti; quelli buoni, di cui
abbiamo già parlato, costituiscono la Gerarchia celeste.
"In particolare vorrei citarvi i quattro angeli che presidiano
alle quattro direzioni: Michael, per l'Est; Raphael per l'Ovest;
Gabriel per il Nord; Uriel per il Sud.
"E ancora, ce ne sono dodici che governano i segni zodiacali;
le Forze dei quattro Elementi; ventotto angeli della casa della
Luna . . . "
Dominique lo interruppe:
"Di grazia, abbiamo avuto abbastanza erudizione Maìtre
Pierre! Oppure dovremo obbligarti a tradurre l'equivalente di
tutte queste cose per ogni tradizione!"
"Sarebbe una fatica sprecata!" esclamò ironicamente il pilota.
"Ovunque ho constatato che non solo i termini per designare i
molteplici esseri che popolano il mondo invisibile sono
diversi, ma anche l'immagine di ciò che rappresentano; ora,
questa immagine varia a seconda dell'età dei popoli e del
grado di coscienza dell'individuo."
"La sua osservazione," apprezzò Dominique, "è corretta. Le
tradizioni rivelate sono state più o meno deformate dai
cambiamenti epocali e dalle direttive politiche e religiose, le
quali portarono diverse perturbazioni nella formazione delle
nazioni e degli individui.
"Questo è il motivo per cui, ai giorni nostri, nell'agitazione
prodotta per il nuovo cambio di ritmo, non è né attraverso il

283
sapere né attraverso gli studiosi del linguaggio che possiamo
ottenere la Conoscenza che genera una serena certezza.
"La sola erudizione che potrebbe darci le nozioni necessarie
per evitare gli errori dell'immaginazione sarebbe la scienza
dei Numeri e dell'Armonia cosmica, che è la geometria divina.
Ma essa esige l'utilizzo della facoltà intuitiva per risvegliare in
voi la coscienza delle Funzioni cosmiche, disposizione verso
cui cerco di prepararvi.
"Quanto alle nozioni essenziali di cui avete bisogno per
evitare le divagazioni dell'immaginazione, prima di andare
avanti, vorrei esaurire le teorie di Maitre Pierre. Lui si diverte
nel ruolo di Pierre du Coignet, ma egli ha anche un altro
padrone, la cui funzione sulla Terra è quella di salvare le
anime. Riprendiamo dunque brevemente la condizione
dell'uomo e la sua meta! Andiamo, Pierre, istruisci i tuoi
fratelli: ti ascoltiamo."

***

Maitre Pierre si alzò, un po' imbarazzato nei panni del ruolo


di predicatore.
"Se devo accontentarmi, di qualche parola," disse, "non posso
che riferirmi all'insegnamento del catechismo: Dio è uno spirito
eterno, infinitamente perfetto, creatore e maestro di tutte le cose
"Le creature più perfette sono gli angeli e gli uomini".L 'uomo è una
creatura razionale, composta di un'anima e di un corpo".Questa
anima è uno spirito immortale che Dio ha creato a sua immagine.
"Lo scopo dell'uomo, secondo questo insegnamento, è di
salvare la sua anima obbedendo ai comandamenti di Dio e
della Chiesa. Attraverso ciò, egli andrà in Cielo, dove vedrà Dio
per sempre.

284
"Se ha fatto il male, egli sarà dannato e cioè andrà all'inferno a
soffrire con i demoni per sempre.
"Il male che conduce all'inferno consiste nei peccati che la
Chiesa chiama mortali, se essi non sono stati perdonati
attraverso l'assoluzione.
"Questi stessi peccati perdonati, così come i peccati veniali,
conducono l'anima al purgatorio. L'anima, prima di salire in
Cielo, sarà purificata da essi.
"Gli uomini sono aiutati dagli Angeli e sono tentati dai
demoni che cercano di attirarli nell'inferno.
"Questo è l'insegnamento essenziale del catechismo sulla
costituzione dell'uomo e sull'obiettivo finale della sua
esistenza terrestre."
Thomas, che prendeva qualche appunto, chiese la parola:
"Potrei opporre diverse obiezioni," disse: "se Dio è l'Assoluto,
può essere definito come uno spirito?
"È questa la stessa Forza divina, assoluta e inconoscibile,
sorgente dell'Armonia cosmica, alla quale si può attribuire la
creazione del nostro mondo duale, dell'esistenza terrestre in
cui le bestie sono obbligate ad uccidersi l'una con l'altra? È
questo il Geova che rimpiange le sue decisioni, che consiglia la
vendetta e il massacro dei nemici?
"Se le creature più perfette sono gli angeli e gli uomini,
dobbiamo ipotizzare la triste prospettiva che non ci siano, su
altri mondi, degli esseri superiori alla nostra povera Umanità
terrestre?
"Se l'anima fu creata ad immagine di Dio, come può fallire,
essere malvagia ed essere dannata?
"L'anima dannata rimarrà per sempre all'inferno?
"Per imparare a salvare la sua anima, l'uomo non ha che una
sola esistenza?"
Dominique fermò Thomas:

285
"È sufficiente," disse. "Le tue obiezioni sono giustificate ma
vanno fuori dal tema di questa conversazione. Spero che esse
possano trovare, piano piano, le loro risposte. Oggi, per non
disperdere i vostri pensieri, confuterò solamente qualche
punto essenziale.
"Maitre Pierre mette in opposizione tra loro degli stati che
presenta come stati assoluti: Cielo e Inferno, Bene e Male,
salvezza e dannazione; questo non è conforme alla Realtà."
Maitre Pierre si alzò per protestare:
"Lei stesso tuttavia, Maitre Dominique, insegna che nel nostro
Mondo tutto è duale. Ogni Qualità, come ogni Forza, è in lotta
con il suo contrario."
"No, Maitre Pierre, non ci sono contrari nella Natura, ma degli
opposti, opposti come i due poli di un asse di una sfera, ma
non contrari. Essi sono i due aspetti complementari che
determinano una relatività che è la realtà non afferrabile
attraverso l'intelligenza cerebrale.
"Non ci sono Bene e Male assoluti: c'è un'armonia o una
disarmonia, in alternanza; questa alternanza dà l'illusione di
un bene o di un male definitivi, mentre l'effetto reattivo
diventerà necessariamente la causa attiva di una nuova
reazione. Tutto è relativo nel nostro Mondo duale (eccetto
l'Unico assoluto che contiene tutte le Possibilità): la nuova
reazione sarà più o meno buona o cattiva a seconda che sia in
armonia o in disarmonia con lo scopo finale dell'uomo.
"Ecco perché non è saggio collocare Cielo e Inferno come
eterni contrari: tra questi stati ci sono gradazioni sottili o
grossolane e Satana stesso trova la sua redenzione in Lucifero
che è la sua sublimazione in Luce spirituale.
"Ma avremo altre occasioni per ritornare sulla questione del
Bene e Male, troppo importante per essere trattata
superficialmente.

286
"Un argomento che è opportuno chiarire adesso è il senso
dell'inferno e della dannazione. L'inferno è uno stato opposto
allo stato paradisiaco come la punizione alla ricompensa.
"Osserviamo che il Vangelo parla dell'inferno al plurale: Il
Cristo discese agli inferni/inferi. Questo conferma l'esistenza
di diverse forme di allontanamento dallo stato divino. Si può
anche parlare di sette cieli come di sette stati sempre più vicini
alla Divinità intrinseca, Luce essenziale e Coscienza
universale, inconcepibile per la nostra intelligenza.
"La parola eristica ha d'altronde confermato la pluralità di
questi stati celesti: ci sono molte dimore nella casa del Padre mio27•
Così come la sostanza (immateriale) di ognuno degli stati
infernali è tanto più grossolana a seconda di quanto sia
prossima alla materia e, dal momento che si tratta della nostra
terra, alla nostra atmosfera terrestre.
"Tuttavia è vero che lo Spirito si incarna in tutte le
manifestazioni della Natura. Ma questa involuzione, che suscita
lo sforzo dello Spirito per liberarsene e risalire alla destra del
Padre, crea uno stato continuo di rivoluzione e quindi di lotta
tra i principi opposti, il cui risultato è la produzione dei
fenomeni che, noi abitanti di questo mondo dualistico,
consideriamo come naturali. Senza dubbio naturali in quanto
conseguenze dell'attività funzionale dell'Universo, ma noi
dimentichiamo che la resistenza della Materia alla liberazione
dello Spirito suscita delle discordanze, degli arresti e dei
fenomeni accidentali, che sono il risultato di questa resistenza
alla via armonica verso la perfezione.
"E questo si aggrava tra gli esseri umani, la coscienza
cerebrale dei quali moltiplica le opposizioni e i gesti

27 Questo è anche suggerito nella canonizzazione cattolica per


diversi gradi di santità.
287
disarmonici, disordini, ingiustizie, guerre ed altri cataclismi di
cui noi incolpiamo il destino."
"Ma allora," esclamò Thomas, "questa concatenazione di
contingenze della nostra esistenza terrestre non ne fa già uno
stato infernale?"
"Proprio così, Thomas! E se, avendo preso coscienza di ciò,
trasponi questo stesso stato nelle sfere inferiori del Mondo
invisibile più vicino a noi, potrai intravedere l'orribile
condizione degli esseri (demoniaci o umani disincarnati) che
giocano lo stesso gioco di rivolta ed opposizione all'Armonia
divina, per la disperazione di non aver partecipato alla
redenzione spirituale."
"Questo è terribile," mormorò Jean-Jacques, "ma vorrei capire
quale ostacolo glielo abbiano impedito."
"A prescindere dalle resistenze particolari," disse Dominique,
"mi sembra si possano riassumere così: il desiderio di esistere,
il rifiuto dell'impersonalità, l'illusione di creare, l'orgoglio di
agire, di sapere, di governare gli esseri e le cose; e suppongo
che si possa aggiungere il piacere di deteriorare o di
annichilire ciò che non può essere posseduto. Ho detto
suppongo perché mi pare evidente che le passioni umane non
possano essere che il riflesso delle forze cosmiche deviate dal
loro obiettivo armonioso e che, in questo caso, conduce verso
la distruzione ciò che avrebbe dovuto condurre ad una
trasmutazione.
"Si tratta dello stesso fenomeno che si produce in noi umani:
la nostra ambizione, il desiderio sfrenato d'amore o di potere
non vengono forse suscitati dal presentimento impotente in
-

quanto inconsapevole della possibilità di un ordine superiore


-

che è appannaggio di un regno sovrumano?"


"È questa nostra ignoranza che rende tale prescienza inutile e
impotente," sospirò Jean-Jacques.

288
"Non solo la nostra ignoranza," replicò violentemente
Thomas, "ma questa condizione di dualismo che ci trascina
nel senso contrario alla nostra meta finale. Capisco la rivolta
degli esseri intelligenti che hanno intravisto l'impasse senza
sbocco della nostra situazione infernale!"
Maitre Pierre scoppiò a ridere, ma l'occhio severo dello
scultore gli impose silenzio.
Dolcemente, Dominique rispose a Thomas:
"Sarei d'accordo con te, amico mio, e comprenderei questa
rivolta se non conoscessi l'aspetto iniziatico del ruolo devoluto
al nostro pianeta, malgrado le prove che ne risultano per i suoi
abitanti.
"Questo ruolo è l'apprendimento della coscienza di sé.
"Il mito del Paradiso terrestre in questo senso è esatto: tutti gli
esseri che entrano nell'esistenza su questa Terra entrano in un

mondo duale.
"Ora, è grazie a questo dualismo che l'essere può riconoscersi.
Il riconoscimento è il mezzo per realizzare la ricongiunzione
della Coscienza divisa e il ritorno allo stato paradisiaco
cosciente."
"Questo proprio non me l'aspettavo!" esclamò Thomas.
"Rifletti dunque, dottore," riprese Dominique: "per una volta
faccio appello alla tua logica: tutti gli esseri della Natura
dualistica hanno (per il fatto di esistere) una coscienza innata,
ma essi non la riscontrano. L'uomo, all'apice degli esseri
terrestri, è il solo che possiede il potere di progettare
mentalmente fuori da sé questa coscienza innata, che diventa
lo specchio attraverso il quale può riconoscersi. Questo è ciò
che fa l'Intelletto.
"Questa constatazione, che di riflesso è una dualizzazione, gli
dà coscienza della sua Coscienza: è la coscienza di sé, che è
l'inizio del cammino di ritorno all'Unità.

289
"Di conseguenza il dualismo, che causa la nostra caduta nelle
illusioni del Mentale, causa anche la nostra possibilità di
riacquisire coscientemente la Coscienza totale del nostro
essere antropocosmico28."
"Questo impensabile punto di vista mi stupisce," confessò
Jean Thomas. "Non rende la nostra Terra, allo stesso tempo, la
porta dell'Inferno per coloro che non possono superare la loro
condizione mentale e il cammino verso uno stato di
sovrumanità che, suppongo, non sia nemmeno definitivo?"
"Il buon senso e la legge di Armonia ci dimostrano che questo
stato debba essere l'inizio di una partecipazione progressiva
alla Luce-Coscienza, i cui gradi devono costituire le diverse
dimore della casa del Padre.
"D'altra parte, se per Luce intendiamo la pienezza spirituale
che non comporta né morte, né ombre, né tenebre, noi
possiamo, per contrasto, comprendere l'espressione
evangelica di tenebre esteriori, in cui si trovano relegati gli
esseri che non si sono potuti liberare dalla condizione duale,
né della sete di esistenza che li trascina in questo perpetuo
ritorno alle incarnazioni terrestri."
"Possiamo supporre," domandò Jean-Jacques, "che esistano
dei mondi intermedi dove l'essere umano possa perfezionarsi
a partire da uno stato sovrumano, ma nelle condizioni più
favorevoli di quelle del nostro globo terrestre?"
"Ogni tradizione lo afferma," rispose Dominique, "sia
parlando di astri perfetti dove l'uomo sovra-evoluto partecipa
alla Conoscenza delle Leggi cosmiche, sia in accordo con

28Ndt: durante la sua permanenza a Luxor, Renè Schwaller de


Lubicz sviluppo' la teoria dell'antropocosmo, letteralmente Uomo­
cosmo. Tale teoria diede vita ad un'opera letteraria monumentale, Il
Temp io dell'Uomo, uscito nel 1957.
290
l'affermazione di un autentico Veda: Esistono dei mondi
invisibili dove vivono degli esseri invisibili."
Jean-Jacques e Jean Thomas bevevano avidamente le parole di
Dominique.
"È vero," chiese Thomas, "come diceva Maìtre Pierre, che
l'anima dell'uomo (immortale e divina) può essere dannata,
cioè relegata per sempre nell'Inferno?"
"È impossibile," rispose Dominique, "poiché, essendo
essenzialmente spirituale e impersonale, essa non può né fare
il male né essere punita o ricompensata. Ma bisogna
intendersi sulle parole, ed è qui che la comprensione
dell'essere immortale dell'uomo diventa indispensabile.
"L'anima di cui parlo è la nostra Entità spirituale, che abita nel
nostro corpo mortale e che è stata attirata attraverso l'appello
della nostra Coscienza Umana29per la sua sottomissione alle sue
direttive. Questa anima immortale non può mai perdersi, ma
l'uomo rischia di perderla, perché può allontanarsi da lui sia
temporaneamente che definitivamente, se il comportamento
di quest'uomo si oppone al suo destino spirituale.
"L'aspetto universale (non altrimenti specificato) di queste
Entità-anima è il loro Testimone spirituale. L'altro aspetto, che
porta le caratteristiche della sua Entità-Numero, è il suo
Testimone permanente, che può essere momentaneamente
deviato dalla meta della sua incarnazione per la
contaminazione con gli impulsi e le tendenze personali
dell'Automa intelligente. Se non riesce a rimanere
indipendente da questa influenza, dopo la morte si trova
davanti a due possibilità: o rimane avvolto nella forma astrale
del defunto, che diventa il suo supporto fino alla purificazione
dalle attrattive che ha potuto contrarre attraverso questa
promiscuità; oppure se ne separa definitivamente per cercare,

29 Cfr. cap. 6.
291
con il Testimone spirituale, un'altra incarnazione che gli
permetta di assolvere alla sua esperienza umana."
"Allora che cosa sopravvive all'uomo definitivamente
abbandonato?" chiese Jean-Jacques.
"I suoi corpi del desiderio: la sua forma detta astrale, o fantasma,
animata dalla Coscienza Umana30, cioè la coscienza del suo
essere umano Automa che guarda le impressioni inscritte dalle
sue esperienze emotive. Aggiungete la sofferenza della
privazione della Presenza spirituale che li ha abbandonati, ed
avrete un'idea dello stato di questi poveri residui di umanità
che si chiamano larve e che cercano di riprendere contatto con
il mondo umano per ritrovare un simulacro di godimento che
non possono più soddisfare."
Jean-Jacques, incupito per quest'ultima descrizione, volle
porre un'ultima domanda:
"Può dirmi, Maìtre Dominique, se quest'ultimo caso
corrisponde ad una dannazione definitiva?"
"No, non posso dirlo, amico mio, perché nessuno può sapere
quali complicazioni - purificazioni o degradazioni - possano
migliorare o aggravare lo stato di queste povere larve; ciò che
rimane sempre possibile è il fatto di ritrovarsi ammesse in uno
dei grandi periodi che l'India chiama Manvantara e che,
ripartendo da zero, possano ricominciare un nuovo destino è
l'ultima misericordia della Divinità."
"Senza dubbio," disse Jean-Jacques, "questo richiederà dei
periodi di tempo incalcolabili."
"Cos'è il Tempo?" mormorò Dominique.
Maìtre Pierre aveva ripreso il suo posto dietro il suo
calderone. Un'angosciante amarezza torturava il suo volto.

3° Cfr. cap. 6.
292
"Ho l'impressione," disse, "di essere sospeso all'interno della
mia coscienza dal Basso e dalla mia ignoranza dall'Alto!
Signore, abbi pietà di me!"
"È la sola parola da dire, amico mio", rispose gravemente
Dominique, "in quanto il tuo Signore è effettivamente il
Mediatore che, attraverso la congiunzione del Divino
nell'Umano, può ricollegarci al Padre ed iniziarci alla sua
conoscenza."

***

Thomas fu il primo a rompere il silenzio:


"Devo confessarle, Maltre Dominique, che da quando Maltre
Pierre ha evocato il mondo degli Spiriti ho sentito una certa
inquietudine. Questo argomento, che fino ad ora avrei
considerato superstizione, mette confusione tra gli
insegnamenti di cui lei ci ha dato le basi."
"Hai ragione a chiedere chiarimenti su questo spinoso
argomento," rispose Dominique. "Esso ha dato luogo a
molteplici teorie, la diversità delle quali è causata dalle
interpretazioni arbitrarie che non tengono conto delle leggi
essenziali della genesi. Un'erudizione, consistente nel
comparare le diverse opinioni e le dispute teologiche,
allontana il cercatore dalla semplicità dell'Armonia divina, di
cui l'uomo potrebbe trovare una corrispondenza in se stesso
se concentrasse i suoi sforzi sull'acquisizione della sola cosa
necessaria: l'attrazione continua della Presenza, che unisce in noi il
Divino con l'Umano.
"Senza il controllo di questa Presenza, come volete
distinguere ciò che è reale dalle suggestioni della vostra logica
o della vostra immaginazione? Non dimenticatelo mai: gli

293
esseri del Mondo invisibile possono essere compresi solo
attraverso gli stati cosmici ai quali essi corrispondono.
"Di questi stati cosmici, solo quelli che hanno una
corrispondenza in noi stessi e di cui abbiamo preso coscienza
possono esserci intellegibili.
"È così semplice! E così evidente"
"In altre parole", concluse amaramente Thomas, "è inutile
insegnarci ciò che prima non abbiamo conosciuto in noi
stessi!"
"No, amico mio, è necessario sapere ciò che non è falso, per
evitarvi le complicazioni di una ricerca o il rischio di
smarrirvi.
"Inoltre, che voi lo sappiate o no, voi siete in contatto, nel
Mondo invisibile, con delle forze benefiche e con altre nocive;
a causa di ciò, voglio darvi alcune nozioni comprensibili e
strettamente necessarie per dirigere il vostro comportamento.
Siete liberi di credermi o no e di trame profitto.
"Questi concetti essenziali sono i seguenti:
"Vi ho parlato dell'essere umano disincarnato al quale il suo
Testimone permanente è ancora collegato durante il tempo
necessario alla sua purificazione.
"Evocare questi esseri è mortale e anche criminale, sia
mettendoli in relazione con noi, sia per ottenere messaggi da
loro: questo contatto con l'atmosfera terrestre può solo
nuocere loro, prolungare la loro sofferenza e ritardare la loro
liberazione.
"Al di sotto di loro, e parliamo quindi di esseri decisamente
inferiori in quanto sono stati abbandonati dal loro essere
immortale, ci sono le larve umane, delle quali abbiamo già
parlato31• La loro coscienza emotiva animica lascia loro la
facoltà di soffrire, di desiderare e rimpiangere l'aspetto

31 Cfr. pag. 292.


294
emotivo delle passioni che non possono più appagare.
L'impossibilità di migliorare il loro stato le rende aggressive e
abili nel riprendere contatto con gli uomini, illudendo loro e
dandosi il nome e l'aspetto di personaggi conosciuti o anche
di esseri spirituali (nella forma che l'uomo attribuisce loro). Le
larve hanno infatti il potere di imitare e di riprodurre,
attraverso i medium, la voce, le forme e i pensieri, tutti quegli
aspetti che sono inscritti nella sostanza astrale.
"Queste larve umane, avendo perduto il loro essere
immortale, sono spesso chiamati elementari terrestri. Non
bisogna confonderli con gli embrioni psichici, o ante tipi, di
esseri umani che aspettano la loro prima nascita sulla Terra e
che non possono manifestarsi a noi.
"Ancora diversa è la classe degli spiriti che chiamiamo
elementali e che animano il Fuoco, l'Aria, l'Acqua e la Terra.
Ognuno di questi quattro Elementi, dei quali noi viviamo,
ospitano degli elementali della loro stessa natura, espressi
mitologicamente secondo i caratteri del loro tipo essenziale.
"Questa classe di spiriti non si incarna mai nella razza umana,
ma la nostra esistenza fisica è condizionata dalla proporzione
delle loro qualità elementari."
"Non ho mai capito," disse Jean-Jacques, "come questi quattro
Elementi fondamentali potessero essere l'oggetto di una così
diffusa e misteriosa letteratura. Attraverso un eccesso di
simboli, si è persa la nozione della loro realtà!"
"Bisogna sapere," disse Dominique, "che ognuno di questi
quattro Elementi può essere considerato sotto tre aspetti:
"Primo, il loro aspetto principale, che deriva direttamente dalla
Trinità originaria. Si tratta dei principi puri delle Qualità
essenziali: Caldo, Freddo, Secco, Umido.

295
"Secondo, il loro aspetto sostanziale (non ancora materiale) che
risulta dalla quadruplice combinazione di queste Quattro
qualità essenziali.

Fuoco = caldo-secco; Acqua =


freddo-umido;
Aria = caldo-umido; Terra =
freddo-secco.

"Terzo, il loro aspetto inferiore, cioè la manifestazione


materiale del secondo aspetto che dà ai quattro elementi gli
stati caratteristici della Materia. Ognuno dei loro Principi
essenziali è in sé una forza, per noi non conoscibile se non
attraverso la loro sintesi. "
"Per sintesi intende una combinazione delle loro quattro
nature?" chiese Jean Thomas.
"Sì. In effetti," disse Dominique, "nessuno dei nostri quattro
Elementi è assoluto, in quanto contiene in grado minore la
natura degli altri tre. È questa sintesi che costituisce la loro
materialità.
"Ora, gli spiriti (elementali) che animano il loro aspetto sono,
per ognuno di loro, ciò che la coscienza funzionale è per
ognuno dei nostri organi. Come i nostri organi sono capaci di
reazioni di auto-difesa o di compensazione, allo stesso modo
gli elementali di ogni elemento agiscono e reagiscono nella
propria sostanza in un modo che a volte potrebbe far credere
ad un'intelligenza rudimentale.
"Ma questa impressione non deve ingannarci: la possibilità di
una loro manifestazione volontaria non esiste. Quando
parliamo di comportamenti apparentemente intelligenti (come
quelli del fulmine) o dell'apparizione di gnomi, ondine o
folletti, parliamo di proiezioni mentali (consce o inconsce).

296
Esse fanno muovere questi elementali o li rivestono di forme
evocate attraverso l'immaginazione umana."
"Come possiamo avere un tale potere di evocazione mentale?"
chiese Thomas.
"Tu dimentichi sempre, caro dottore, che l'uomo, essendo la
sintesi dell'Universo, ha in sé la coscienza innata degli stati e
dei regni che l'hanno preceduto. Questo ci dà la possibilità,
risvegliando questa coscienza e concentrando su questa la
nostra attenzione, di agire su questi stati attraverso il nostro
pensiero o di proiettare su di loro la forma che immaginiamo.
"Considerate inoltre che gli stessi elementali in molte
apparizioni, come in quelle durante le sedute spiritiche,
obbediscono alla suggestione o all'immaginazione (a volte
anche inconsapevole) dei medium o dei credenti, per produrre
i fenomeni visibili o tangibili di cui questi elementali non sono
responsabili."
"Non sono responsabili", suggerì Thomas, "come ad esempio
non lo è l'energia elettrica di cui ci serviamo in vari modi."
"Esattamente," rispose lo scultore, "con la differenza che la
nostra volontà e la nostra immaginazione sostituiscono gli
apparecchi e i fili conduttori.
"Sappiate anche che l'essere umano non è il solo ad avere
questo potere sugli elementali: di essi si servono anche altri
esseri invisibili, secondo la loro intelligenza, come le larve
umane o certi spiriti demoniaci."
Thomas scrollò il capo con fare inquieto.
"Lei mette il mio materialismo a dura prova, Maìtre
Dominique! Ma bisogna riconoscere che il mio scetticismo
trova una solida scusa nei trucchi dei ciarlatani e nelle
stupidaggini della superstizione: come si può, in questa
fantasmagoria, distinguere delle eventuali realtà?"

297
"Lasciando cadere le immagini e partendo da basi accessibili
alla ragione", rispose Dominique.
"Riconosco che Maitre Pierre ha scelto il metodo inverso. La
prova è concludente: un'erudizione basata
sull'immaginazione e su una terminologia di cui si ignora il
valore simbolico può riempire il sapere, ma ne sconcerta
l'intuizione. Dunque è la facoltà intuitiva che ci permette di
distinguere l'illusione immaginativa dalla realtà.
"Il suo ostacolo principale è la confusione creata da una falsa
erudizione.
"Se parliamo di esseri che compongono il Mondo invisibile
(invisibile per la nostra facoltà visiva attuale), la vostra
inettitudine alla meditazione vi impedisce di concepire la loro
realtà senza compararli inconsciamente agli esseri terrestri che
vi circondano.
"Per ovviare a questo errore fondamentale, sarebbe meglio
cominciare con il sostituire la nozione di esseri con la nozione
di stati; questo termine avrebbe il vantaggio di farvi basare su
delle realtà concrete che conoscete."
Dominique guardò Thomas: questi lo stava ascoltando con
viva attenzione. Egli riprese allora il suo discorso:
"Il senso maggiormente comprensibile della parola stato si
rapporta agli stati della materia: solido, liquido, gassoso,
distinguendo con questi nomi le qualità proprie ad ognuno di
esso; si possono citare delle qualità superiori in sottigliezza
allo stato gassoso, come lo stato energetico e lo stato luminoso.
"La progressione della sottigliezza può ingenerare delle
proprietà di forza sconosciute dalla scienza, perché esse
giungono ad uno stato spirituale in cui lo scienziato non può
più spingere le sue investigazioni. Chiamiamo questo stato
mondo spirituale, mondo dell'anima o della Coscienza vivente o

298
diamogli nomi di angeli, di dei o di cieli: questi non saranno
che dei diversi stati d'essere emanati dallo Spirito assoluto."
"E qualcuno di questi stati non sarà definibile che per la sua
Qualità: è esatto?" chiese il pilota.
"Precisamente," concordò Dominique, "ma dobbiamo
concludere che noi definiamo tale Qualità per l'effetto che
supponiamo che abbia."
"Ritorniamo sulla terra, ahimè!" disse Jean-Jacques. "Ma
siamo ben obbligati a farlo se vogliamo cogliere con la nostra
ragione delle nozioni che la superano infinitamente."
"Ritornando al nostro punto di partenza (gli stati della
Materia), è così che riprendiamo contatto con i quattro
Elementi." disse Thomas. "Per risalire in cima seguendo
questo canale occorre considerare i loro spiriti o elementali, che
noi non possiamo che definire per le loro Qualità. Credo di
aver capito, Dominique: tutto quadra, se baso tutti gli stati
sulla nozione di Qualità!"
Dominique applaudì Thomas:
"È perfetto, amico mio, a condizione di precisare che la qualità
di coscienza di questi elementali è la più rudimentale in
rapporto a tutti gli stati o spiriti del Mondo invisibile.
"Senza dubbio per il tuo materialismo sarà più difficile
accettare l'idea di gerarchie celesti e di forze demoniache.
Lasciamo perdere dunque le immagini per considerare questo
argomento sotto il suo aspetto metafisica.
"Se noi consideriamo lo Spirito-Attività, diciamo che esso non
può essere Causa in quanto contiene in se stesso la sua stessa
Resistenza.
"Questa Resistenza reagirà anche per lungo tempo fino a che
essa non avrà incarnato (assorbito) l'Attività della Causa: se
essa non la raggiungerà, sussisterà l'opposizione tra l'Attività

299
causale e la Reazione resistente: questa opposizione alla Causa
sarà chiamata male, e il mito religioso la chiamerà la Caduta.
"Se invece l'Attività causale è riassorbita attraverso la
Resistenza, non avrà Reazioni opposte, e dunque non avrà del
Male; e se la Resistenza giunge a reagire nel senso dell'Attività
causale, questa sarà la salvezza."
Dominique tacque e riprese gravemente:
"Là ci sono, secondo la Saggezza, le misure del Divenire e del
movimento del Ritorno.
"E se ritorniamo al mito, comprendiamo perché Lucifero sia la
salvezza di Satana."
"Continui, Maitre Dominique" supplicò timidamente Thomas
che vide fermarsi lo scultore per riaccendersi la pipa.
"E sia, ma non arrabbiarti, dottore, se per continuare dovrò
ritornare alle immagini.
"Se vi parlo di Armonia o di Disarmonia, comprendete
dunque che si tratta della Reazione all'Azione dello Spirito, a
seconda che essa gli sia conforme o opposta. Avrete così gli
elementi di base per intravedere il senso reale degli stati: o
celesti o infernali.
"Allora possiamo dire che ciò che è vero per i quattro
Elementi, lo è necessariamente anche per gli Spiriti che fanno
parte della Gerarchia delle Forze e, di conseguenza, In Basso
come In Alto, per gli Spiriti degli stati infernali.
"Se i tre aspetti dei quattro Elementi sono differenziati per il
loro grado di sottigliezza e di integrità di Qualità, questo varrà
anche per il grado di sublimità e di integrità dello Spirito, il
quale differenzierà le nuove Forze della Gerarchia celeste.
"Se parliamo di coscienza rudimentale per gli spiriti degli
Elementi, parliamo di Intelligenza (o Coscienza) di Leggi
Armoniche per le Forze superiori, le stesse Forze che regolano
il Cosmo. Dopo di che, se non avrete saputo risvegliare in voi

300
la coscienza, il dare loro il nome di Serafini, Cherubini, Troni,
Dominazioni o tutto ciò che volete, non agevolerà per niente
la vostra conoscenza di tali Realtà.
"Cosa potreste fare di più, amici miei?"
"E cosa potremmo augurarci di più, Maìtre Dominique?"
aggiunse Jean-Jacques, seguendo con emozione la sua visione
interiore.

***

"Potrei !asciarvi nella pace di questa evocazione," riprese


Dominique, "ma bisogna sempre fare attenzione alla reazione
di alternanza... che vi farà ripiombare nelle trappole della
complessità, in misura eguale al fatto di aver sfiorato qualche
verità. Se vi lasciassi andare adesso, uno di questi giorni
ritornereste a chiedermi dei demoni o della realtà di entità che,
tramite un tavolo rotante o un medium super-cosciente, vi
avrà rivelato il segreto delle vostre vite passate o il messaggio
di un essere a voi caro o il modo di giungere ad una
cosiddetta iniziazione!
"La prima cosa da fare per spogliare questo argomento dai
molti errori che lo complicano è di chiarire ciò che si pensa
siano i demoni.
"In francese la parola dèmonè sinonimo di diavolo e di forze
sataniche. A mio avviso, sarebbe più nocivo che proficuo
discutere delle diverse opinioni dei teologi e degli occultisti
sulla natura e sulla diversità dei demoni.
"Se riprendiamo il nostro principio metafisica, considerando i
diversi ordini di Forze celesti come lo sviluppo armonico
dell'Azione causale, comprendiamo che queste vengono
classificate a partire dall'emanazione dell'Uno, dalla più
potente perché più diretta, per finire alla più sottile perché più

301
vicina alla Natura terrestre. È di quest'ultima che fanno parte
gli spiriti angelici, i quali, per tale prossimità, sono gli
intermediari immediati tra l'Umanità e i Mondi celesti e
divini.
"Allora possiamo anche concepire gli stati di opposizione, o
spiriti infernali, come partecipatori in vario modo alla
Disarmonia, perché la loro resistenza reagisce in opposizione
all'Azione causale dello Spirito. Si tratta della natura di tipo
demoniaco il cui prototipo venne chiamato Satana dalla
teologia biblica.
"Ciò che volgarmente viene chiamato demone si rapporta a
queste forze di opposizione che sono le più vicine a noi. Esse
costituiscono la vivace descrizione delle nostre tendenze
d'ostruzionismo verso la realizzazione spirituale, tendenze
che sono la personalizzazione delle stesse tendenze della
Natura dualistica: la tendenza verso la continuità della forma
e delle apparenze, la tendenza verso la differenza, verso il
disordine delle volontà individuali, la violenza, la possessività
e così via.
"Ciò che ci mette in correlazione con esse sono le tendenze che
non abbiamo ancora trasceso. Questo è importante da capire,
in quanto se tolleriamo la loro presenza in noi stessi,
dobbiamo diventarne solidalmente responsabili: ad esempio,
se noi coltiviamo il sentimento dell'odio, aggraviamo la
potenza dell'odio che influenza la collettività umana.
"È così che potete comprendere, senza fantasmagorie, il nostro
modo di relazione con i demoni (o forze d'opposizione) più vicini
a noi. Meno la loro natura è sottile, più essa è vicino alla
nostra e, quindi, più è facile per loro immischiarsi negli
impulsi psichici dell'uomo. Non potendo incarnarsi come
delle entità umane, essi agiscono sui nostri stati emotivi e sul

302
nostro mentale inferiore nella misura in cui il loro stato gli
permette di partecipare.
"Così, il potere che si aggiudicano è una sorta di
compensazione ai poteri spirituali perduti a causa della loro
deviazione ed accrescendosi servono volentieri le
degradazioni degli umani per fare di loro, una volta morti, dei
compagni di disgrazie.
"Il loro potere sugli uomini si spiega con la loro capacità
d'astuzia, di illusione e di sotterfugi, che permettono loro
(servendosi degli elementali) di produrre apparizioni e altri
fenomeni di prestigio. Possono anche usurpare il nome e
l'immagine popolare di certe entità spirituali per illudere i
credenti attraverso istruzioni o predizioni erronee."
"Suppongo che lei attribuisca una parte delle
materializzazioni e dei messaggi spiritici a questi spiriti
impostori."
"Sono i rischi più grandi," rispose Dominique. "Non sarà mai
troppo ripetitivo dire quanto siano nefaste le evocazioni e i
messaggi dell'aldilà, anche e soprattutto se chi partecipa è in
buona fede: innanzi tutto da un punto di vista fisico,
l'astralismo (anche quello che si pretende essere spirituale) ha
effetti disastrosi sul plesso, sul sangue e sulla milza, in quanto
li espone ad una necrosi pericolosa che può diventare
cancerosa.
"Da un punto di vista psichico, i contatti con gli esseri del
Mondo astrale danno loro potere sugli uomini che li hanno
attirati, potere che possono continuare ad avere anche dopo
l'esistenza terrestre.
"Da un punto di vista spirituale, l'errore più grave delle sedute
medianiche è di entrare in contatto con gli esseri disincarnati.
Fortunatamente la maggior parte dei risultati ottenuti sono
dovuti a banali trucchi, ma se per disgrazia si ottiene una reale

303
evocazione di un defunto non ancora liberato dagli
attaccamenti terreni dal Testimone permanente, il fatto di essere
richiamato nella nostra atmosfera gli causa delle inutili
sofferenze e delle contaminazioni che ritarderebbero la sua
liberazione."
"Non è possibile che si manifestino delle entità spirituali in
queste evocazioni?" chiese il pilota.
"Potrà risponderle il buon senso, amico mio. Al di fuori degli
esseri disincarnati che è criminale evocare, considerate quali
categorie di spiriti sono gli ospiti abituali delle sedute
medianiche: da una parte le povere larve umane che
producono delle materializzazioni o delle personificazioni
illusorie, dall'altra gli spiriti demoniaci, agenti di fenomeni di
prestigio. Volete dirmi allora come può un'Entità spirituale
venire attirata in mezzo a fantasmi così nocivi e manifestarsi
in un ambiente fisico incompatibile con il suo essere
spirituale? Inoltre, che criterio potrebbero usare gli astanti per
distinguere la realtà del suo messaggio dalle falsità degli spiriti
della menzogna?"
Thomas, visibilmente impressionato, interruppe Dominique:
"Quest'odiosa prospettiva," disse, "tocca il mio scetticismo su
un punto che credevo invulnerabile. Le sue spiegazioni
precedenti mi avevano già dato l'impressione rassicurante di
una realtà. Ma confesso di essere sorpreso di sentirmi turbato
da un argomento che ho sempre ritenuto essere
superstizione."
Dominique ascoltò Thomas con un sorriso comprensivo.
"Sono felice per te," disse, "perché questo prova che la tua
intuizione ha inteso ciò che ho tentato di trasmettervi.
"Quanto alla tua emozione, essa ha una sua ragion d'essere in
quanto questa nuova comprensione ti mette faccia a faccia con

304
il pericolo di compromettere il tuo risveglio intuitivo, se ne
sottovalutassi l'importanza.
"Non bisogna dimenticare che la credulità non consiste nel
riconoscere un pericolo che esiste effettivamente, ma nel
fidarsi di subdole comunicazioni di un mondo che non può
che scimmiottare le realtà spirituali.
"Non bisogna dimenticare mai che non ci può essere un
contatto tra l'essere spirituale e l'essere astrale, immaginativo e
spirituale, e che voi non potete comunicare con uno stato
cosmico se non attraverso lo stato che corrisponde a voi stessi.
Non si può penetrare il mondo spirituale se non con la propria
Coscienza dello spirituale e per giungere a questo bisogna
liberarsi da ogni interferenza astrale e mentale.
"Non bisogna dimenticare il vecchio adagio popolare: il simile
attira il simile32• Completando questo adagio così giudizioso,
aggiungerei che noi attiriamo solo le forze o Qualità con cui
abbiamo qualche corrispondenza in noi stessi.
"Non è necessario conoscere i nomi attribuiti alle Forze
spirituali o demoniache ma dobbiamo conoscere la legge
essenziale che regola il nostro rapporto con loro e con il loro
potere sugli esseri umani.
"Se questo semplice concetto non vi è sufficiente, siete liberi di
soddisfare la vostra curiosità cerebrale sui numerosi manuali
di occultismo o di teologia,"ma ne avremmo certamente molto
da perdere e nulla da guadagnare!" interruppe Jean-Jacques.
"E mi sembra che possiamo trovare nella meditazione di
questo colloquio un elemento sufficiente per discernere la sola
cosa necessaria."

***

32Ndt. Nel testo: qui se ressemble s 'assemble, chi si somiglia, si riunisce.


305
Maìtre Pierre, davanti al suo calderone, sembrava prostrato in
una laboriosa riflessione.
Jean-Jacques e Jean Thomas si accesero un sigaretta sperando
in una conclusione al discorso di quella sera.
Dominique li osservava, ascoltando in se stesso le reazioni di
entrambi.
"Adesso, amici miei, cercate di comprendermi," disse. "Ho
lasciato Maìtre Pierre comporre queste decorazioni -
inoffensive e infantili - perché mi riservavo di intervenire al
dibattito che, per forza, ne sarebbe seguito.
"La dialettica dogmatica è uno sport cerebrale più adatto al
Mondo d'opposizione che a quello Divino! Che Pierre du
Coignet se ne compiaccia è naturale: si trova nel suo elemento.
"Ma quando lui parla a nome dell'altro suo patrono, noi
possiamo sperare di sentire l'altra voce, quella del polo
spirituale, che ha il potere di assorbire l'opposizione se
possiede la chiave delle parole di Verità. Questa chiave apre le
serrature di tutte le Tradizioni, senza argomenti né sotterfugi.
"Invece noi abbiamo sentito formule sterili in cui l'argomento
principale è stato l'eterna dannazione per le anime colpevoli: le
anime ad immagine di Dio!
"Dov'è la chiave della verità, Maìtre Pierre?"
Maìtre Pierre, timidamente, rispose:
"Non c'è una chiave ma due, Maìtre Dominique."
"Evidentemente, una chiave apre e l'altra chiude.
"Aprire e chiudere non può che essere riferito a ciò che ha un
doppio aspetto e dunque a ciò che è della Natura. Ma se si
pretende che questo potere possa applicarsi alla Divinità,
questo significherebbe affermare due eternità: una paradisiaca
e l'altra infernale. Ora, questo sarebbe ancora accettabile se
fosse sottinteso che la fine di un mondo sia l'inizio di un altro.

306
In questo caso non ci sarebbe soltanto una vita: l'esistenza di
uno stesso essere sarebbe multipla."
"Allora," disse Maìtre Pierre, "il mondo è ciclico e potrebbe
durare per sempre."
"Sì," rispose Dominique, "ma solo fino al riassorbimento di
ciò che ha causato la dannazione"
La sola risposta di Maìtre Pierre fu un profondo sospiro.
Si prolungò il silenzio.

***

Allora, spinto da una decisione improvvisa, Dominique si


alzò, pose la pipa e buttò qualche grano di incenso nel
braciere.
In piedi, con le braccia incrociate e misurando le parole, disse:
"Ciò che ho detto era una risposta al conflitto in cui si dibatte
Maitre Pierre.
"Invito voi due, Jean Thomas e Jean-Jacques, a dimenticare
insieme a me il conflitto: non c'è conflitto se accettiamo la
posizione dualistica tra la concezione del Reale in noi stessi e
la concezione di un Mondo illusorio, evocato attraverso un
sapere ipotetico e attraverso la nostra immaginazione.
"La nostra lunga dissertazione sulle Forze celesti e su quelle
infernali non è una novità. Ogni volta che un raggio di Luce
ha tentato di illuminare l'Umanità terrestre su degli stati che
superano la sua intelligenza, essa se n'è impadronita per
spiegare l'inesplicabile secondo le sue molteplici
comprensioni. E il conflitto è nato da questa confusione.
"Rifiuto la confusione e rifiuto il conflitto che confronta
l'errore e la verità!
"Non si può cambiare l'errore in verità ma si possono rifiutare
i mezzi di concezione erronei della Realtà. È un errore voler

307
spiegare attraverso il mentale e l'immaginazione degli stati
d'essere inaccessibili a queste facoltà.
"Le forze che si oppongono all'Armonia cosmica sono una
conseguenza del dualismo, di cui fanno parte dei movimenti
inerenti a tutto ciò che viene generato. Il loro aspetto
discordante è relativo e temporaneo. Ma quando parliamo di
queste forze malsane, ammettiamo un Mondo accanto al
nostro Mondo e diamo loro così tanta importanza da farle
agire su di noi come immaginiamo di poter agire noi su noi
stessi.
"Tuttavia, non ci sono diversi mondi: c'è l'Unità, da cui
emanano (in gerarchia decrescente) i Principi di tutto ciò che
diviene attraverso le genesi successive.
"Che mi importa del processo della caduta quando posso, attraverso
la Coscienza, salire direttamente verso la Causa ?
"Ora, l'ostacolo per la risalita è la complessità mentale. Il
cervello non è che un riflettore e, di fatto, divide ciò che è
unico. Questo è ciò che ci induce a proiettare fuori di noi
sentimenti, nozioni e attività che sono dentro di noi. E questa
proiezione ci fa immaginare un mondo cosiddetto occulto, che
non ha una realtà fino a quando non riusciamo a dominare
questo mentale inferiore.
"Ma se attraverso la meditazione (qualsiasi sia il
procedimento) riusciamo a sopprimere questa illusione
mentale, tutti questi mondi di demoni, questo mondo
infernale, il mondo che brulica intorno a noi scomparirà come
fumo che si estingue, in quanto non è che illusione per colui che
ha potuto collocarsi dentro la Realtà immutabile."
Profondamente commosso, Thomas chiese al suo Maestro:
"Le sue ultime affermazioni," disse, "sono un rovesciamento
della mentalità comune e sembrano annullare le sue
spiegazioni precedenti."

308
"Hai capito bene, Thomas: io rinuncio alla curiosità cerebrale per
Conoscere attraverso la sicurezza del cuore.
"A parte qualche principio metafisico33, questa dissertazione è
stata uno sgombero globale di alcuni errori fondamentali."
"Sgombero proprio necessario", insistette Jean-Jacques.
"Senza dubbio, caro amico, ma per me sono più esigente: io
voglio la via diretta per la Semplicità.
"Non siete stati colpiti dall'insistenza dell'insegnamento
evangelico (conforme a quello del saggio Lao-Tze) sulle
condizioni essenziali dell'accesso al regno divino: sottomissione
alla volontà del Padre e semplicità infantile?
"Se guardate questi due precetti in Spirito e in Verità, noterete
che il secondo è il mezzo di applicazione del primo. Lasciate
perdere l'ordinarietà che volgarizza queste due parole e
mettete al posto della parola Padre l'idea di Armonia divina.
In questo modo potrete tradurre l'espressione sottomissione alla
volontà del Padre con non volontà, vale a dire non opposizione al
Destino che obbedisce all'Armonia ed anche non opposizione a
tutte le attività che vi si rivolgono contro - siano essere
intellettuali, emotive o fisiche. Ogni azione genera una
reazione ed è la vostra opposizione all'attività aggressiva che
fa nascere il conflitto."
"I conflitti non sono delle esperienze che illuminano la nostra
Coscienza?" insinuò Jean-Jacques.
"Questo," rispose gravemente Dominique, "è il lungo
cammino delle sofferenze. È l'utilizzo sbagliato del Mentale.
"Il Mentale, dal quale viene gratificato l'uomo terrestre, è un
dono malefico quando viene impiegato per l'analisi e per la
dialettica, e questo è l'errore della nostra Era attuale. Al
contrario, deve diventare lo strumento della nostra liberazione
per il solo fatto che la nostra Coscienza, acquisita attraverso il

33 Cfr. pag. 300 e 301.


309
riflesso del Mentale, è il riconoscimento del Reale in rapporto
all'illusione.
"Questo riconoscimento è dunque il modo di concepire la
possibilità della Redenzione."
A quel punto lo sguardo di Jean-Jacques cercò quello del suo
amico.
"Mi sembra," concluse Thomas, "che il nostro Maestro ci stia
indicando il cammino della serenità"

310
13

IL RIMORSO

Disperazione e responsabilità. Sul suicidio. L 'assoluzione davanti al


rimpianto, alla contrizione, al rimorso.

"Qual è la chimera? Qual è la realtà?" mormorò Jean Thomas


contemplando la silhouette di Maìtre Pierre e quella di un
diavolo cornuto appoggiato di fianco alla balaustrata di una
delle torri di Notre Dame. Le loro cupe figure stagliate sul
cielo rosa di ponente apparivano come lo sdoppiamento di un
gracile essere umano e del suo inquietante fantasma.
Thomas si avvicinò:
"Posso interrompere questo tète-à-tète?" disse prendendo il
braccio di Maìtre Pierre. "Lei per me ha così ben animato
queste chimere, che mi sembra di trovarmi adesso in un luogo
quasi familiare. Ma non crede che sia ora di scendere?"
Maìtre Pierre, con la coda dell'occhio, prese in giro il suo
compagno.
"Lei è proprio stressato! Credo piuttosto che non sia a suo
agio in questo mondo intermedio, sospeso tra la vertiginosa
solitudine dell'Alto e la pesante moltitudine del Basso. Il giorno
che si sta spegnendo risveglia il gufo e le persone di questa
torre di fantasmi di pietra . . . Sta rabbrividendo, Thomas e non
vorrà trattenersi per la notte. Non protesti: è la paura istintiva
di affrontare le forze che non si riescono a dominare."
"Mi sta prendendo in giro, Maìtre Pierre. Io non sono un

codardo."
"Non la sto prendendo in giro: sto cercando di accendere la
sua lanterna per illuminare gli angoli delle sue profondità
nascoste. La paura? L'uomo coraggioso è colui che riconosce

311
la sua paura. Noi abbiamo numerosi sotterfugi per camuffarla:
prudenza, spacconeria, temerarietà, fanfaronate. Ma è sempre
la paura, la paura dell'inconosciuto, la paura delle ombre del
passato, l'apprensione per l'avvenire, la paura di sorprendersi
per la propria inferiorità. Mi creda, la paura è il motore tanto
di gesta eroiche quanto di atti insensati. Uno si mette nei guai
per i pericoli creati dalla paura, perché l'apprensione crea la
paura e la paura crea il pericolo."
"Nel mio caso personale questo non è esatto, Maitre Pierre."
"Andiamo! La verità è che lei ha paura di scoprire ciò che si
nasconde nelle sue stesse tenebre. Si sporga con forza da
questa balaustrata e guardi in basso, come se subisse
l'attrazione del precipizio. Cerchi di provare l'orrore della
caduta, se vuole lasciarsi trascinare da questa suggestione .. .
Sia più curioso, dannazione! Misuri il tuffo nel vuoto . . .
Immagini! Immagini!"
"Non è difficile," borbottò Thomas, alzandosi indignato,
"detto fatto: buttato e schiacciato! L'impressione sarà subito
passata."
"Cosa dice, materialista! Io dico che la sua coscienza emotiva
sopravvivrà ben più a lungo di quella del cervello e che farà
pagare al suo povero fantasma il tormento del tragico istante
che non potrà più cancellare! Ah! Ah! Non le piace questo
fantasma, vero? È molto divertente come le persone credano
di poterlo eliminare con una scrollata di spalle!"
Thomas indietreggiò, di pessimo umore. Maitre Pierre si
appoggiò alla muraglia della torre vicino a lui.
La penombra si infittì.
Tutto ad un tratto, all'angolo opposto della balaustrata, si
avvicinò una figura scura. Questa si sporse e sembrò a sua
volta misurare la profondità del vuoto. I suoi movimenti
equivoci e il suo respiro affannoso reso rumoroso dal silenzio,

312
davano l'impressione che si fosse accorto dei due spettatori
invisibili. Con tacito accordo i due si avvicinarono con passo
felpato lungo la muraglia quando con un gesto fulmineo,
l'uomo scavalcò la balaustrata, Maìtre Pierre con due balzi si
precipitò, giusto in tempo per afferrarlo dalle estremità dei
pantaloni; l'uomo lanciò un urlo e si dimenò per portare a
termine il suo gesto, ma Thomas, con un'abile presa,
afferrandogli le braccia lo fece riaggrappare al bordo della
pietra e il disperato, tirando con tutta la sua forza, ripiombò
impotente ai piedi dei due amici e si lasciò spingere all'interno
della muraglia.
Trattenuto solidamente per impedirgli di dibattersi, lo
sconosciuto guardò con stupore i suoi inattesi salvatori.
La voce scherzosa di Maìtre Pierre finì per sconcertarlo:
"Allora amico, cos'è questa acrobazia? È il momento sbagliato
per esibirsi! La prossima volta sarà meglio mettere una
locandina: due spettatori, non ne vale la pena!"
"Lasciatemi," gridò l'uomo, "non è affare vostro! Non mi
impedirete di uccidermi se questo è il mio destino!"
"Il suo destino, brav'uomo, mi sembra d'accordo con noi visto
che ci ha reso partecipi del suo exploit! Ad ogni modo si è
fatto tardi: la rappresentazione è finita. Noi adesso scendiamo
nel pollaio e lei verrà a riposarsi mangiando un boccone con
noi!"
"Scendete e sparite! È la cosa migliore che possiate fare per
me. Non avete il diritto di interferire. Sapete cosa significa
essere un disperato senza speranza?"
Maìtre Pierre lo teneva con forza accovacciato contro la
muraglia, dopo di che, con il pretesto di accendersi una
sigaretta, cercò di decifrare il suo viso, intelligente e
angosciato. Thomas, che teneva saldamente i suoi polsi, ne
sentì con inquietudine le pulsazioni disordinate.

313
Maìtre Pierre cercò di prendere confidenza:
"Vediamo un po' la causa di questa disperazione: il fallimento
di un'impresa? Un insoluto? La rovina, cosa?"
"Non mi ucciderei per una questione di soldi"
"Sofferenze di cuore allora? Un dispiacere d'amore
inconsolabile?"
"Certo che no: non sarebbe una causa sufficiente!"
"Questo è buon senso, caro signore. Il mio vecchio amico
Cyprien sapeva molto bene ciò che diceva: Le donne vi
conducono all'inferno attraverso la porta del Paradiso. A proposito,
questo le dice qualcosa: l'inferno o il paradiso?"
L'uomo si ribellò:
"A proposito, lei non è un prete, vero? Cosa le interessa? Non
è comunque a lei che mi rivolgerei se volessi confessarmi."
Confuso, cercò di scusarsi:
"Sono grossolano", mormorò, "ma non crede che questo fiasco
non sia più crudele del fatto compiuto? Tutto sarebbe finito
mentre."
"No, vecchio mio, tutto sarebbe iniziato perché il rimorso
sopravvive dall'altra parte!"
L'uomo ruggì:
"Il rimorso! Il rimorso! Come lo sa?"
Thomas, molto imbarazzato, cercò un argomento per
convincere il suo prigioniero. Gli venne un'idea geniale:
"In ogni caso", disse, "bisogna scendere. Se lei volesse
suicidarsi qui, noi verremmo accusati di omicidio: vuole
esporci a questo?"
"È vero," confermò Maìtre Pierre, "salendo avevamo visto il
sagrestano, che mi conosce."
E mentre Thomas prendeva il braccio dell'uomo, Pierre lo
condusse verso le scale. Al primo passo, si girò verso il
disperato:

314
"Inutile fare il mariolo: il mio amico è maestro di judo,
rinomato e io sono il diavolo in persona. Se è lui che sta
cercando, non vale la pena andare lontano. Cosa posso fare
per lei?"
"La smetta di scherzare, Maìtre Pierre!" gridò Thomas
scendendo prudentemente gli scalini.
"Ha ragione di prendermi in giro" riconobbe lo sconosciuto.
"L'esistenza non vale niente: è uno stupido dramma in cui
l'attore non conosce né la causa né l'esito. Ci si muove a
casaccio, ognuno per il suo interesse. Si diventa criminali per
difendere la propria fortuna: la necessità fa la legge e come
potrebbe essere altrimenti? Qual'é l'obiettivo? Qual'é la nostra
ragione di vita? Ci si destreggia con le parole o ci accechiamo
con i progressi della scienza Camminate! Difendetevi! È la
legge del più forte! Ci gettiamo nella mischia come cani sulla
preda, non importa per il povero animale che cade sotto le
loro zanne! Splendido, non è vero? Sfoderiamo questo
glorioso annuncio per tutta la fanfara! Che gloria per il
cacciatore! Che trionfo per il bracconiere! Quale cacciatore
oserebbe provare un rimorso davanti alle lacrime silenziose
del povero cervo in trappola? Ci si degrada la coscienza a
forza di decori."
Un singulto d'emozione fermò l'oratore, i suoi singhiozzi si
tramutarono in risa sarcastiche.
Al fondo delle scale i tre uomini si guardarono, esitanti e a
disagio. Maìtre Pierre aveva capito. Con un segno energico
Thomas fece sedere il prigioniero fino al ritorno di Maìtre
Pierre il quale, uscendo frettolosamente, aveva trovato
rapidamente un taxi.

***

315
Malgrado la sua resistenza, il disperato dovette salire e
prendere posto tra i due amici.
"Dove mi state portando? Non ho nessun motivo di seguirvi;
ciò che voi volete evitare presto o tardi succederà!"
"D'accordo, d'accordo," disse Maitre Pierre. "Se ci terrà
ancora a fare delle acrobazie ho un diciassettesimo piano da
offrirle con un vino del Reno per darle coraggio. Il suo solo
convenevole sarà quello di accettare il bicchiere dell'amicizia.
Ecco, siamo arrivati."
Solidamente scortato, l'uomo raggiunse le soglie dell'atelier.
Dominique, sorpreso, li fece entrare.
Maitre Pierre presentò lo scultore e il dottor Thomas, poi
guardò lo sconosciuto, che taceva. Questi, esitando un istante,
si inchinò:
"Marcelin Faux-Larron," grugnì lui. "Potete chiamarmi come
volete."
Dominique non aprì bocca. Il suo sguardo penetrante scrutava
i tratti del visitatore, il cui atteggiamento spaventato stonava
con la sua forte maturità. Gli tese la mano aspettando una
spiegazione che non arrivò.
"Mio caro Thomas," disse Dominique, "fai gli onori della
taverna. Noi vi raggiungeremo all'istante."

In qualche modo Pierre mise al corrente Dominique riguardo


alla situazione.
"Le passo la mano", concluse. "Quel ragazzo là ha bisogno di
confessare e immagino che i suoi argomenti siano migliori dei
miei. Io vado a fare il sommelier."
Dominique scrollò il capo con aria dubbiosa.
"Proviamo," disse. "Quanto a te, vecchio mio, bevi e stai zitto!
Ascolta Pierre," aggiunse, "abbassa la luce e facci ascoltare
qualcosa di Parsifal."

316
Rimasto solo, Dominique accese la sua pipa e si immerse in
una preoccupata meditazione.

***

Quando entrò nella taverna, i tre uomini, silenziosi, fumavano


e degustavano una bottiglia di vino. Dominique prese posto
vicino all'invitato. Questi cercò invano di soffocare la sua
emozione. Delle lacrime iniziarono a scorrergli sul volto.
"Qual è meglio," chiese Dominique, "l'oro di questo vino del
Reno o le armonie del Graal ?"
"Cos'è il Graal?" mormorò l'invitato.
"Il sangue della vite è un Graal," rispose lo scultore. "Ma cosa
ne sanno gli uomini?"
"E lei stesso, signore, cosa ne sa?"
"Io conosco ciò che conoscevano le api che raccoglievano il
polline per trame la quintessenza. Cosa ci si può augurare di
più nell'esistenza? Fare esprimere la quintessenza di ogni
creatura."
"Bell'immagine letteraria! Ha provato a farlo sugli uomini?"
"Adesso tocca a me chiederle: che ne sa lei dell'uomo?"
replicò Dominique offrendogli una sigaretta.
"Conosco le sue infamie e ciò che le causa: egoismo, avidità o
(ancora peggio) carità accondiscendente. La nostra società è
una cella in cui gli uomini sono incatenati gli uni agli altri
senza speranza di spezzare le loro catene se non a scapito dei
loro compagni di disonore perché, per quanto voi pensiate,
questa società organizzata sul potere dei soldi è un disonore in
cui l'artigiano per vivere è obbligato a sacrificare la qualità
alla mediocrità, o l'insegnante, il medico, sono umiliati
davanti alla loro missione attraverso delle misure egualitarie,
dove l'organizzazione sociale sottomette il funzionario,

317
l'uomo d'affari, il politico, all'imperiosa tentazione di
accrescere i loro stili di vita con dei benefici illeciti."
"Ahimè!" sospiro Dominique, "non sarò certo io a
contraddirla. Ma su una nave in pericolo di naufragio, quale
deve essere a suo avviso la condotta che dovrebbero tenere
uomini degni di questo nome? Evidentemente lei risponderà:
Salvare chi può essere salvato."
"Lei ha talmente ragione, caro signore, da aver appena
pronunciato la mia condanna."
"Staremo a vedere," rispose Dominique. "Conosce la storia
del Titanic? Dilaniata tra i ghiacci, la nave era condannata.
Allora si vide l'orchestra, d'accordo con il comandante,
intonare, in una calma commovente: Nearer, My God, to
Thee34 • • •

"Quanti passeggeri, fino a quella sera, si erano solamente


preoccupati dei loro piaceri o di affari più o meno vergognosi
o di ambizioni accanitamente egoistiche? Eppure, una certa
serenità cadde su tutta quella gente di cui la maggior parte
sarebbe morta: ciò che valesse la pena di essere salvato divenne
improvvisamente tangibile davanti all'inevitabile! E per coloro
che accettarono quella serenità, ci fu la riunione della parte
che in loro sarebbe sopravvissuta con l'Intangibile dal quale
erano stati separati dal loro corpo mortale."
L'uomo, con la testa nascosta tra le mani, rifletteva.
"Mi ascolti, signore," riprese Dominique, "io non sono né un
prete, né un pastore, né un bigotto, ma ho buone ragioni di
credere alla continuità della nostra vita al di là della nostra
esistenza corporea. E ancora di più credo alla perennità della
mia coscienza in quell'Aldilà in cui il meno credente tra i
materialisti avrà la malaugurata sorpresa, dopo la morte, di

34Ndt: si tratta di un corale Cristiano inglese del XIX secolo, scritto


dalla poetessa Sarah Flower Adams su una musica di Lowell Mason.
318
constatare il suo errore e di ritrovare il suo rimorso. Credo alla
ripercussione dei miei atti, in una misura e per una durata che
non dipendono dal giudizio degli uomini, ma dalla reazione
della mia stessa coscienza che può minimizzare il loro effetto.
"Lei, se non mi sto ingannando, si trova più vicino alla
situazione dei naufraghi, con la grave differenza che quelli
lasciarono la Terra al tempo segnato per il loro destino,
mentre lei si sta prendendo la responsabilità di spezzare i fili
di questo destino. È un atto di libero arbitrio nel senso
negativo del termine o di opposizione.
"È un atto di ribellione di cui si arroga il diritto la volontà
cerebrale, per ignoranza del suo rapporto con il suo essere
immortale.
"Il vero libero arbitrio è il libero impulso della nostra coscienza
sapiente, che sottomette la nostra volontà cerebrale al suo
giudizio e alle sue decisioni. Queste decisioni
necessariamente sagge perché prese con cognizione di causa -

sono abilitate a riparare le conseguenze nefaste di un atto


malvagio. Mi dica, la prego, come potrebbe la sua intelligenza
razionale, limitata alle sue facoltà cerebrali, dirigere le sue
decisioni con cognizione di causa: potrebbe percepire i motivi
profondi e le influenze sottili che determinano le sue azioni?
Potrebbe prevenime le ripercussioni per lei e per gli altri?"
I due uomini si guardarono come due avversari che misurano
le loro armi impari.
"Mi scusi signore," disse lo sconosciuto, "ma gli argomenti
che lei sta usando per convincermi sono così nuovi per me che
non posso risponderle. Se nelle sue parole c'è della realtà, mi
lasci il tempo di abituarmici."
"A sua disposizione, caro signore, ma le posso assicurare che i
miei argomenti non sono delle parole di consolazione, né delle

319
ipotesi personali: io conosco le leggi vitali sulle quali si basano
le miei affermazioni.
"Ma rispetto troppo la libertà degli altri per intervenire,
malgrado lei si trovi in un dramma la cui causa mi è
sconosciuta. Ciononostante, la confessione della sua ignoranza
mi autorizza a chiederle una cosa: sinceramente, rimpiange
ancora l'intervento dei miei amici?"
Lo sguardo angosciato dell'uomo tradì la sua indecisione.
"Lo ignoro", disse infine. "Ciò che posso dire è che lei mi ha
messo un dubbio riguardo all'opportunità dell'atto che stavo
per compiere. Ma di qua a rinunciarvi"
Su uno sguardo di Dominique, Pierre e Thomas si ritirarono
nell'atelier. Lo scultore rispettò il silenzio dell'uomo prostrato.
Con uno scatto, alzò la testa e squadrò Dominique.
"Da dove viene l'autorità che emana da lei?" gli chiese.
"Diciamo, se vuole, certezza piuttosto di autorità. Potrebbe
essere la comprensione del dramma umano e la comprensione
è certezza se è frutto di un'esperienza personale."
"L'esperienza della disperazione, signor Dominique, l'ha
conosciuta? L'esperienza del rimorso senza possibilità di
remissione?"
"Non esistono rimorsi senza remissioni possibili. E compatirei
colui che non l'ha mai provata.
"Ma questa discussione è vana per il fatto che io sia per lei
uno sconosciuto e che non sappia nulla di lei. Spero sappia
che non cerco di imporle alcuna convinzione. Un azzardo (che
senza dubbio è il suo destino) l'ha condotta verso di me. Io la
accolgo come accoglierei un infelice che potrebbe morire di
fare se non ricevesse il nutrimento necessario. Non starei a
giudicare la causa del suo nutrimento: gli darei quello che ho
perché è un uomo come me. Non lo giudicherei neanche se
rispondesse, come ha fatto un giorno un mendicante,

320
buttando via la cena che gli venne offerta perché rovinava il suo
assenzio!
"L'amaro del suo assenzio l'ha ubriacata di una sorta di sadica
frenesia in cui ha paura di essere risvegliato. La comprenderei
se il risveglio non fosse inevitabile. Ma il risveglio di un
suicidio è una disperazione senza rimedio!"
"Senza dubbio questa non è l'opinione dei Giapponesi per i
quali il hara-kiri è un dovere sacro."
"Il caso è diverso", rispose Dominique. "Innanzi tutto il
Giapponese crede alla reincarnazione. Il suo hara-kiri ha uno
scopo nobile e giustificato: servire il suo sovrano e la sua
patria espiando una colpa e potersi subito reincarnare per
cancellarne le conseguenze. Talvolta la praticano anche per
fedeltà al loro defunto maestro per accompagnarlo all'altra
vita. Si tratta di gesti coscienti e coraggiosi.
"Inoltre, quell'uomo accetta con cognizione di causa la
responsabilità delle conseguenze del suo atto, e i rapporti che
intrattiene durante la sua esistenza con il suo essere spirituale
gli permettono di reincarnarsi in condizioni favorevoli.
"Deve ammettere, caro signore, che la comparazione con un
hara-kiri del genere è molto umiliante per i suicidi ignoranti,
che si eliminano vilmente per scappare da una sofferenza che
ritengono intollerabile. È il gesto idiota di Gribouille35 che si
butta nell'acqua per non affogare."
"Se ha ragione, l'idiozia del suicidio ha come scusa la sua
ignoranza."
"La sua ignoranza le impedirà di risvegliarsi? Se non è un vile,
farebbe bene a meditare sulla disperazione che seguirà a
questo risveglio. È inutile fare lo spirito forte, non può
scappare. Detto questo, può essere che lei abbia preso gusto
alla disperazione e questa potrebbe essere la ragione per

3SNdt: personaggio popolare.


321
andare a ritrovarla dall'altra parte: se è così, caro signore, non
voglio trattenerla."
I denti serrati, uno sguardo di sfida, l'uomo si alzò
bruscamente, Dominique non aprì bocca. Molto pallido,
scosso da un tremito, l'infelice fece un gesto per allontanarsi
poi ritornò verso lo scultore.
"Senza dubbio lei ha ragione," disse, "nel mio atteggiamento
c'è vigliaccheria: il timore di soffrire e il timore di perdere il
coraggio di uccidermi. Le devo una spiegazione."

***

Dominique si sedette e riempì la sua coppa:


"Prima il mio nome: mi chiamo Folaron. Mi avvicino alla
cinquantina. Vedovo senza figli. Ero a capo di un gruppo
finanziario che sosteneva parecchie imprese che avevano
interessi diversi. Una di esse era diretta da un mio amico,
anche lui vedovo con due bambini piccoli. I miei interessi
principali erano su una società concorrente. Un giorno, per un
colpo di fortuna, mi si presentò un'occasione che diede alla
mia società la preponderanza assoluta e che rese insostenibile
la situazione al mio concorrente. Ciò che per me fu una
fortuna insperata, per il mio amico fu la rovina e
l'impossibilità di mantenere degli accordi contratti
recentemente. Devo dire mio malgrado che ignoravo
l'esistenza di questi accordi, ma se lo avessi saputo, avrei
potuto resistere all'attrattiva di questa ricchezza che mi
avrebbe permesso la realizzazione di certe ambizioni
politiche? Vedendo oggi le astuzie della mia volontà egoista
ne dubito.

322
"Comunque sia, il male fu compiuto e il mio amico, già
disperato per la morte di sua moglie, ha perso la bussola e si è
suicidato."
"Ha perso la bussola" mormorò Dominique, "sono abbastanza
contento di sentirglielo dire."
"Oh! Non confondiamoci, il mio caso è diverso: una cosa è la
disperazione di un uomo che ha perso tutti i suoi mezzi di
sussistenza e il suo onore commerciale ed un'altra è la
disperazione causata dal rimorso del mio misfatto."
"Ma lei non ha un dovere a cui adempiere: i suoi bambini?"
"Ho provveduto al loro mantenimento: ma come potrei
soffocare il rimorso di un atto di cui nessun tribunale umano
potrà accusarmi?"
"Lei sta deviando la questione," replicò Dominique:
"considera il suicidio come una riparazione efficace?"
"Come un atto di giustizia equo," rispose Folaron, "suicidio
per suicidio, occhio per occhio, dente per dente."
"La legge del taglione è un mezzo selvaggio per estinguere un
debito in quanto la sete di vendetta è un impulso dell'animale
umano ed il suo appagamento ha due effetti nefasti: per prima
cosa il mantenimento dell'odio e poi il fatto che esso diventi la
causa di nuove violenze, in quanto l'odio attira l'odio e la
violenza genera la violenza. Inoltre, essa sottomette il
vendicatore alla fatalità di reazioni passionali che gli
impediscono di superare il suo animale umano."
"Il caso non è lo stesso," disse Folaron, "se sono io ad
applicare a me stesso la legge del taglione."
"Allora la pongo davanti ad un dilemma: o lei crede alla
sopravvivenza dell'anima oppure no. In quest'ultimo caso lei
ammetterà che né lei né la sua vittima beneficerete del suo
sacrificio. Al contrario, appesantirà il suo debito verso la sua
vittima sottraendosi agli obblighi che le ha imposto il suo

323
suicidio, in quanto lei potrebbe trovare il modo di
minimizzare i danni morali e sociali causati agli orfani per il
suicidio del loro padre.
"Se al contrario ammette la sopravvivenza della sua coscienza,
deve ammettere anche la sopravvivenza del rimorso con la
terribile prospettiva di non poter più riparare."
Folaron, silenzioso, ascoltava avidamente, visibilmente
turbato. I suoi tratti, poco a poco, si distesero. La sua
espressione stravolta faceva posto ad una riflessione
profonda. Dominique rispettò il combattimento che si
scatenava dentro di lui.
Dopo un lungo momento, Folaron riuscì infine ad esprimersi
con una certa lucidità:
"Devo ammettere," disse, "che le sue argomentazioni mi
hanno seriamente scosso. Il minimo che io possa fare è
ringraziarla per aver sopportato la mia brutalità e," aggiunse
esitando, "credo di dover anche ringraziare i miei salvatori."
Dominique sorrise.
"Maìtre Pierre si è eclissato," disse, "ma posso chiamare il
dottore."
Con un cenno, Thomas rientrò nella taverna e strinse le mani
che gli tese Folaron, ma schivò i ringraziamenti e si mise a
fumare in silenzio.
"Se ha qualche domanda da farmi," disse Dominique a
Folaron, "può parlare davanti a lui: il suo materialismo è
abbastanza evoluto per non farsi spaventare da un caso di
coscienza."
"Diciamo che sono sulla buona strada per domarlo" replicò
Thomas ridendo. "In ogni caso, caro signore, in questo campo
siamo nel paese della conoscenza: il mio scetticismo e il mio
materialismo sono di carattere scientifico e cioè la mia
tendenza è sempre quella di cercare le prove e gli argomenti

324
razionali. Ma devo confessare che delle recenti esperienze mi
hanno dimostrato la superiorità dell'intuizione sul
ragionamento e mi hanno reso evidente la presenza in me
stesso di un essere più sottile della mia persona mortale.
Questa è la frontiera della mia credenza attuale e sono ancora
al punto di sorprendermi delle mie ultime constatazioni."
"Lei è lontano da me!" esclamò Folaron. "Il materialismo, per
me, è quello dell'ignorante, il materialismo dell'uomo d'affari
che non ha mai dato un altro obiettivo alla sua esistenza.
Anche il mio dramma attuale mi ritrova disorientato."
"Il suo dramma attuale è il rimorso," spiegò Dominique in
risposta all'espressione interrogativa di Thomas.
"È un dramma senza soluzione", mormorò Folaron.
"A mio avviso non lo è", replicò fermamente Dominique. "Il
rimorso, al contrario, è la chiave della soluzione. Ma ancora
una volta non voglio imporle una convinzione. Si o no, mi
autorizza ad attaccare questa ignoranza che è la vera causa
della sua disperazione? Voglio una risposta onesta, la risposta
del suo desiderio profondo, che rifiuta o accetta di trovare una
soluzione."
Dominique si alzò e si mise a riempire la sua pipa con aria
indifferente.

***

Dopo qualche istante di riflessione, Folaron richiamò


Dominique che si stava allontanando:
"Sono pronto ad ascoltarla," dichiarò, "e qualunque sarà poi
la mia decisione, le sarò grato per l'intervento."
"Perfetto!" assentì Dominique. "Cercheremo allora di chiarire
la sua situazione dove il dramma è causato dal rimorso che la
ossessiona.

325
"Questo rimorso è complicato dal fatto che ha suscitato in lei
dei problemi che non ha l'abitudine di prendere in
considerazione. Questi problemi si basano su punti di vista
diversi dai quali si può considerare la questione.
"Se io voglio semplicemente pensare, devo prima cercare la
natura essenziale del soggetto: il rimorso è un ardente
rammarico per un atto che la nostra coscienza considera
pregiudizievole A chi ? Per rispondere in verità, sono obbligato
a parlare delle realtà che sono indipendenti dalle opinioni o
dalle credenze personali. Mi segua attentamente.
"La coscienza di un uomo può essere più o meno risvegliata.
A prescindere da come sia, questa coscienza è la misura della
sua responsabilità. Evidentemente tale misura non è diminuita
per un rifiuto sleale di riconoscerla: sarebbe troppo facile! Ma
l'ignoranza (involontaria) che acceca la coscienza, riduce la
responsabilità.
"Io credo alla sua lealtà, ed è a quella che mi rivolgo per farle
accettare di chiarire la sua coscienza.
"A seconda del punto di vista dal quale lo si considera, un atto
può essere pericoloso: sia a lei stesso, sia ad altri, sia ad un
Ordine stabilito che comporta la giustizia immanente, chiamata
Dio dalla religione, ma che si può anche definire come la
Legge di Armonia universale e che non può venire trasgredita
senza generare altri disordini."
Thomas si scusò per l'interruzione:
"Capisco meglio questa definizione," disse, "rispetto all'idea
di aver recato offesa a Dio, in quanto se Dio è l'Essere assoluto ­
e dunque assolutamente impersonale - non posso concepire
che un qualsiasi atto possa recargli danno, né offenderlo in
qualunque modo. Se così non fosse, bisognerebbe ammettere
l'esistenza di un Dio personale, legiferante e che controlla ogni
atto umano. Ora, questo è incompatibile con il carattere

326
impersonale del Principio causale universale, il solo che io
possa concepire come Dio unico e assoluto. Altrimenti sarei
costretto ad ammettere due divinità di poteri e Qualità
differenti.
"La mia logica è in difetto, Maìtre Dominique?"
Dominique si mise a ridere:
"Per una volta ti rendo omaggio, caro dottore. Ma la tua
giovane scienza teologica adesso non può soddisfare il nostro
nuovo amico, la cui ignoranza necessita di un punto di vista
maggiormente personale."
Dominique si interruppe per chiedere a Folaron se potesse
spiegare la sua storia al dottore. Su un segno di approvazione,
continuò:
"Per il signor Folaron," disse, "mi devo appoggiare a ciò che
lui conosce di se stesso, vale a dire la sua coscienza attuale che
ha suscitato il suo rimorso: questo rimorso è dovuto ad un suo
atto egoistico che ha spinto il suo amico a suicidarsi."
Poi, rivolgendosi a Folaron:
"In lei, che cosa l'ha scioccata per il disastro causato? Innanzi
tutto un senso di responsabilità amicale (che potrebbe anche
essere sociale). Dico potrebbe essere: è certo, infatti, che nella
lotta finanziaria lei non abbia causato rovine analoghe senza
provare scrupoli? Non si difenda: il gioco dei soldi è un gioco
senza pietà, che non è evidentemente una scuola di altruismo
e generosità! Ma adesso il suo rimorso sembra indicare che si
sia risvegliato in lei un senso più grande della solidarietà, così
come quello di responsabilità che ne consegue.
"È importante per lei riconoscerlo, in quanto questa coscienza
della nostra solidarietà umana supera il senso morale
determinato dalle leggi comuni e dalla necessità di una
rispettabilità sociale. E se l'acutezza del suo rimorso ne è il

327
frutto, osi accettarla come una luce che apre l'accesso ad una
Umanità superiore."
"Non cerchi di ingannarmi, Maitre Dominique, non è ad un
uomo calpestato nella sua dignità che può proporre un simile
ideale!"
"Che errore, caro signore! Risvegliare una coscienza
addormentata è fare un passo su questo cammino. Lei si è
lasciato obnubilare dalla colpa nei confronti del suo amico.
Ampliamo il suo problema: Thomas si è indignato per il fatto
di non poter credere possibile offendere l'invulnerabile
Principio Divino Assoluto, d'accordo. Ma la Coscienza che
sopravvive alla sua esistenza terrena è parte integrante della
Coscienza Universale. Che lei la chiami anima o in altro modo,
è lei che ci rende superiori all'animale. È lei che rappresenta il
nostro valore indistruttibile, in quanto essa è il Testimone
immortale di tutte le nostre esperienze ed anche il nostro vero
giudice.
"È lei che offendiamo per il nostro rifiuto di ascoltarla, ancor di
più attraverso le nostre infamie in quanto debolezze inerenti
al nostro essere inferiore e che possono, per lo shock di un
rimorso, stabilire il contatto con la nostra anima cosciente:
esattamente la meta della sua incarnazione nella nostra
umanità animale.
"Mio caro Folaron, si rende conto dell'idiozia del nostro
scetticismo, che chiama credulità il riconoscimento di ciò che
rappresenta la nostra dignità umana?"
Rivolgendosi a Thomas, Folaron chiese:
"Può conciliare la credenza in un'anima immortale con i dati
della sua scienza materialista?"
"Ho fatto l'esperienza," disse Thomas, "di una Coscienza
indipendente dalla mia coscienza cerebrale e delle mie facoltà
sensoriali. Ne ho concluso la possibilità di uno stato d'essere

328
superiore a quello della mia persona mortale. Di qua a
chiedermi se non esistessero altri stati d'essere più sottili
ancora, e persino altre Intelligenze coscienti e totalmente
indipendenti da tutte le forme materiali, il passo è stato breve.
E in buona fede, non potevo considerare insensato tale passo,
in quanto la scienza moderna scopre a poco a poco delle
modalità di vibrazione e manifestazione di energia cosmica
sconosciuta fino ad ora."
"Non anticipiamo," intervenne Dominique. "Il problema
immediato è il risveglio della coscienza, di cui il rimorso è
l'agente efficace se non viene rifiutato o deviato dalla causa
che l'ha suscitato."
"Se non viene rifiutato?" esclamò Folaron. "Bisogna quindi
subirlo come un fardello da trascinarsi per sempre?"
"Non subirlo," rispose Dominique, "ma riconoscerlo fino a
mettere a nudo il rimprovero della sua coscienza e poi
servirsene come un fuoco che consuma le radici del male che
l'ha causato."
"Non è quello che il catechismo chiama contrizione?" suggerì
Jean Thomas.
"Mio povero amico," rispose Dominique, "se fosse questa la
profondità della contrizione, l'assoluzione avrebbe un suo
valore effettivo! Ma non confondiamo il rimpianto con il
rammarico, il pentimento o la contrizione.
"Il rimpianto per un errore è il dispiacere causato da un
comportamento criticabile. Che questo rimpianto sia causato
da un disagio emotivo o da una constatazione ragionata delle
conseguenze dell'errore, esso non tocca la coscienza profonda
e il suo effetto è superficiale e fuggevole.
"Il pentimento è un'auto-accusa, con l'intenzione di non essere
recidivi. Può essere una semplice valutazione cerebrale dello
sbaglio o una reazione del senso morale sia innato che

329
convenzionale ma che in ogni caso rimane un giudizio, dunque
troppo superficiale per avere un potere effettivo di
cancellazione: altrimenti sarebbe rimorso.
"La contrizione, secondo la definizione del catechismo
cattolico, si dice perfetta o imperfetta. In quest'ultimo caso viene
chiamata attrizione. Questa contrizione imperfetta è il
rimpianto per l'errore causato dal timore della dannazione.
"La contrizione perfetta è il dispiacere dei peccati commessi, perché
sono offesa di Dio e cagione della morte di Gesù Cristo. Questa
contrizione necessita dunque della fede totale in tale dottrina e
di una coscienza così profonda dell'offesa recata a Dio da
essere sufficiente a creare il rimorso senza che intervenga il
motivo del timore della punizione. Questa è, secondo
l'insegnamento cattolico, la contrizione perfetta, che rimette le
colpe veniali e ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora
comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla
confessione sacramentale."
"Vorrei proprio sapere," obiettò Thomas, "quanti cattolici
provano realmente questa contrizione perfetta senza la quale
l'assoluzione è inefficace, in base alla confessione formale del
catechismo."
"È un grave problema," rispose Dominique, "in quanto
impone una condizione aleatoria di una fede che spesso non è
che una credenza dogmatica, mentre la condizione essenziale
è sapere di provare nella propria coscienza la colpa commessa
verso il proprio essere spirituale (l'anima divina), il quale
viene allontanato dalla nostra colpa. Questo sarebbe il vero
rimorso, che tale ragione ci rende più accessibile."
"Che differenza vede lei tra rimorso e rimpianto?" chiese
Folaron.
"Il rimorso è un rimprovero ardente dalla Coscienza, che fa
provare al colpevole la gravità del danno causato: sia ad altri,

330
sia all'ordine stabilito (l'ordine sociale o ordine universale,
vale a dire la legge di Armonia), sia infine, e in tutti i casi, a
noi stessi per l'Infrazione che compromette il nostro Destino
spirituale.
"Anche il non credente può trovare in questi tre fattori del
rimorso un motivo sufficiente per risvegliare in lui il senso
della sua responsabilità. Ma l'uomo che ha provato la Presenza del
suo essere spirituale avrà naturalmente orrore delle colpe che
potrebbero allontanarla.
"Adesso capisce ciò che distingue il rimorso utile dal
rimpianto, che altro non è che una valutazione mentale (e
quindi superficiale) della propria colpevolezza che non potrà
che suscitare un'intenzione (anche se chiamata risoluzione) di
non ripetere il proprio errore?
"Ora, noi non possiamo ingannare le tendenze e gli impulsi
del nostro essere animale e intellettuale: esso ha delle esigenze
imperiose che non si lasciano umiliare dalla buone intenzioni.
Esso ci accorda facilmente un certificato di rispettabilità, che ci
illude sui motivi del nostro comportamento."
"Credo che abbia ragione, Maitre Dominique" concesse
Folaron, "in quanto esso ha reso necessario questo disastro per
farmi constatare l'ipocrisia della mia rispettabilità."
"Precisamente," concordò Dominique, "e sono convinto che la
vera causa della sua disperazione sia stata l'accusa formulata
attraverso la sua Coscienza spirituale, la cui esistenza fino ad
allora le era stata nascosta dalla sua coscienza cerebrale.
Davanti a questo giudice inatteso lei ha misurato l'abisso tra il
suo valore sovrumano e la sua pietosa onorabilità. Non l'ha
sopportato ... Troppo tardi! ha risuonato come un rintocco
funebre ed anche lei ha perso la bussola.
"Niente scuse caro amico: guardi onestamente se questa non è
la verità."

331
Con voce soffocata, Folaron tentò di esprimersi:
"Mi vergogno della mia incoscienza," ammise, "lei ha svelato
una parte di me stesso che ho volontariamente ignorato.
"Senza dubbio ha ragione nel dare una causa d'umiliazione
alla mia disperazione: l'umiliazione di una condanna."
"È lei che giudica il rimorso come una condanna," replicò lo
scultore. "Non si lasci accecare dalla sua vanità ferita e sappia,
al contrario, che il rimorso è il miglior agente di purificazione:
solo lui può cancellare."
"Non capisco questa possibilità di cancellare," obiettò Folaron.
"Lei non ha detto, al contrario, che bisogna respingere il
rimorso?"
"Non mi sono spiegato," riconobbe Dominique. "La
cancellazione di una colpa non può essere effettiva se non
attraverso la distruzione in noi stessi delle radici che ne
susciterebbero la recidiva.
"Il rimorso cosciente ha la virtù onnipotente di distruggere
queste radici se viene coltivato saggiamente fino all'istante in cui ci
ispira un orrore definitivo della colpa compiuta, vale a dire fino a
quando non proviamo la certezza che per noi sarà impossibile
ricommetterla.
"Non si tratta di lasciarsi logorare indefinitamente da questo
dolore: il rimorso che rimugina per mesi o per anni è una
malattia deleteria. Si tratta di un confronto impietoso tra le
nostre scuse ipocrite e la nostra più alta coscienza.
"È allora che devono essere messi in gioco i nostri moventi più
elevati, risvegliare la visione delle nostre possibilità superiori
e l'entusiasmo di superare la nostra umanità."
"Lei ha una capacità non ordinaria di resuscitare la gente,
Maìtre Dominique! Mi fa venir voglia di farla continuare!"
"Non le è sufficiente? Peggio per lei, mio caro, la metterò
senza mezzi termini."

332
"Non l'aveva ancora fatto?" sussurrò Folaron all'orecchio di
Jean Thomas, che sorrise finendo il suo bicchiere.
Dominque, lui, non rise affatto, e la sua voce potente risuonò
nella taverna:
"Visto che lo vuole lei," disse, "vorrei precisare: la
vigliaccheria che l'ha spinta ad uccidersi per scappare da un
regolamento dei conti con se stesso (in quanto tale soppressione
non avrebbe regolato un bel niente), questa viltà sarà
annichilita attraverso il gesto di far fronte alla liquidazione
morale di questa situazione, ma questo a condizione che lei
agisca liberamente, vale a dire sul solo impulso della sua
coscienza profonda.
"Si metta in testa che lei ha dentro di sé un compagno che sa
ciò che la sua ragione ignora, che può dare uno scopo alla sua
presenza sulla Terra e, non ultimo, che deve diventare
cosciente.
"La smetta di mettere etichette alle sue opinioni inconsistenti:
materialismo, scetticismo, credulità e non so che altro, alle
quali sarebbe ben imbarazzato a dare ragioni valide. In una
situazione critica la tirano fuori dai guai? È facile saltare nel
vuoto, è meno facile affrontare la propria Coscienza
immortale."
Folaron non si sottrasse più al suo sguardo. Per la prima volta
un sorriso fiducioso si distese sul suo viso. Ciononostante fu
con esitazione che domandò:
"Posso osare chiederle se avrò l'occasione di rivederla?"
"Lo ignoro," disse lo scultore, "perché questa occasione
dipende da lei. Non voglio influenzarla. Dunque impari prima
a sentire la presenza del suo compagno, a prenderlo come
consigliere. Allora avrà trovato la vera libertà."

333
Dominique si alzò. Folaron si chinò rispettosamente davanti a
lui e si scusò per essersi imposto involontariamente!
Dominique sorrise e gli tese la mano.
"Non ha cenato, Folaron" disse Thomas. "Mi accompagni
dunque a Orly dove vado a prendere il nostro amico Dutheil,
di ritorno dall'India. Cenerà con noi al ritorno."
Folaron si fermò davanti all'anticamera, incuriosito dai suoi
due portieri: l'angelo con il boccale di birra e il diavolo con
l' acquasantiera36,
"Si potrebbe aggiungere un'insegna: Qui si insegna la
Reazione."

36 Cfr. cap. 4.
334
14

BRAHMANESIMO, BUDDHISMO, CRISTIANESIMO

Parallelismi e differenze, verso la nuova Era.

Il pranzo offerto da Dominique a Dutheil per festeggiare il suo


ritorno dall'India volse al termine. Jean-Jacques e Jean
Thomas, affascinati delle peripezie pittoresche raccontate con
ironia dal viaggiatore, aspettavano con curiosità il racconto
delle sue impressioni più profonde. Ma Dutheil, conquistato
dalla cordialità di quell'accoglienza, si lasciò andare
all'euforia e sembrava poco disposto a quelle confidenze.
Si congratulò con lo scultore dell'ambiente tranquillo che
aveva saputo creare nell'atelier e nella taverna.
"Devo confessarvi," aggiunse, "che ero un po' preoccupato di
rientrare nell'atmosfera febbrile della nostra vita europea."
Thomas si stupì:
"Avrei creduto" disse, "che le grandi città dell'India
repubblicana dovessero patire, invece, la stessa frenesia."
"È molto diverso," replicò Dutheil. "Le strade possono essere
affollate da veicoli disparati - risciò, biciclette e auto lussuose -
e da una folla eterogenea in cui i sari colorati si trovano
accanto agli abiti europei degli studenti indiani e le giacche
dei bramini diventati funzionari. La vita sociale degli Indiani
ha potuto complicarsi di molteplici impieghi in cui hanno
sostituito gli Inglesi, ma l'attività di questa brulicante
moltitudine non è per nulla comparabile alla tensione mentale
delle nostre masse europee.
"Da noi, colui che bada ai propri affari fa della sua esistenza
un . tessuto di preoccupazioni che irrigidiscono la propria
stabilità e restringono 1 propri orizzonti. La nuova

335
costituzione dell'India, che porta alla manifestazione la vita
delle donne come quella degli uomini, non ha distrutto quella
disposizione interiore che fa mantenere al loro
comportamento una certa morbidezza."
Jean-Jacques interruppe Dutheil:
"Molto curiosa la sua osservazione sulla rigidità europea, che
lei mette giustamente in rapporto con la nostra ossessione
verso la preoccupazione. Si direbbe che gli Americani abbiano
compreso questa lacuna e che cerchino il rimedio attraverso il
relax: Relax! Relax! tra di loro è diventato uno slogan."
"Ci sono arrivati," disse Thomas, "attraverso l'evidenza delle
malattie nervose causate dalla fretta e dalla tensione cerebrale
della nostra vita rovente. Ma non hanno distrutto la causa di
questa agitazione."
"Precisamente," riprese Dutheil, "ed è questa causa che non è
entrata in gioco tra gli Indiani.
"L'adattamento dell'India alla nostra società sembra essere
una sovrapposizione piuttosto che una trasformazione nella
mentalità degli individui. La partecipazione alle funzioni
amministrative, come l'istruzione necessaria alle loro nuove
attività, ha scombussolato la loro vita sociale, ma il
materialismo di questa nuova direzione non ha distrutto la
cultura fondamentale di quegli esseri per i quali l'azione delle
Forze sovrannaturali si integrano, a diversi gradi, in tutte le
azioni della loro vita quotidiana."
"Ho osservato questo fatto," disse Jean-Jacques: "le due
mentalità in effetti si sovrappongono, e questo conferisce al
loro comportamento un aspetto ibrido che ci sconcerta. Così
come si trova la giustapposizione dell'ubbidienza alle leggi
della costituzione, si trova anche un senso libertario che si
esprime attraverso un'applicazione un po' capricciosa a quelle
leggi."

336
Dutheil concordò, ridendo:
"Qualche volta la fantasia orientale," disse, "apporta nella loro
esecuzione un'interpretazione pittoresca, abbastanza
sconcertante per l'Europeo che prende tutto sul serio."
"Ciò che prendono sul serio" disse Jean-Jacques, "sono gli
studi necessari alle loro nuove funzioni, così disparate rispetto
alle loro antiche concezioni. Potete vedere, ad esempio, dei
figli di bramini studiare solennemente l'uguaglianza dei diritti
della donna e dell'uomo."
"Questo," disse Dutheil, "è ciò che stabilisce una
demarcazione tra chi si lascia invadere da tale spirito di
innovazione e chi, nella propria intimità, rispetta
scrupolosamente le regole della loro vecchia tradizione. Lo
stesso fenomeno si osserva per le caste: ufficialmente abolite,
esse si sono ufficiosamente moltiplicate nei dettagli, per il
fatto che (secondo l'avviso di un autore competente37) degli
uomini votati ad una vita meditativa si trovino obbligati a
lavorare per sopravvivere. Questo, lui dice, provoca di fatto la
creazione di una casta intermedia stabilendo i rapporti con i
suoi vicini di altre caste. Così, nascono miriadi di intra-caste,
uno straordinario risultato di uno spirito iper-individualista a
contatto con una realtà sociale più complicata di ogni altra.
"Altro paradosso divertente: l'autore fa anche osservare che
l'India, questo continente metafisica in cui fiorisce la
contraddizione, è ugualmente la terra d'elezione del più
virulento razzismo e che il mezzo più sicuro per riconoscerlo
sulla scala delle caste è quello di giudicare il colore della
persona alla quale ci si rivolge38."

37 Robert J. Godet.
38 R. J. Godet, A travers les sanctuaries de l 'Inde, Amiot-Dumont,
Parigi, 1951, pg. 39.
337
"Bisogna considerarlo un pregiudizio che si ostina a
mantenere i privilegi delle caste o un giudizio psicologico
sulle possibilità di evoluzione?" chiese Thomas.
"In fatto di privilegi," rispose Dutheil, "le regole che isolano la
più alta casta dei bramini li assoggettano in un modo così
rigoroso da renderli poco invidiabili!"
Lo scultore, che aveva ascoltato in silenzio, intervenne:
"Deve esserle difficile, con la sua cultura razionale e
utilitaristica, comprendere quella di un popolo i cui criteri
sono basati sulla meta spirituale della loro esistenza.
"Il valore di questi criteri e la realtà delle loro concezioni
variano evidentemente secondo la nobiltà o la mediocrità
dell'ambiente, ma ad ogni gradino si può trovare
l'interpenetrazione dello spirito religioso e degli atti più
comuni della vita quotidiana. Non si tratta qui di obbedire ai
comandamenti di una Chiesa (inesistente d'altronde per come
noi la intendiamo), ma di una concezione unitaria che non
separa l'esistenza e l'individualità umana dalla Causa da cui
essa emana. Io sono quello: non è una credenza ma un'evidenza
che modella il loro comportamento, proprio com'è evidente la
necessità di mangiare. Non è vero, Jean-Jacques?"
"La sua argomentazione, Maìtre Dominique, mi sembra così
corretta da indurmi ad affermare che non si dovrebbe cercare
di comprendere il significato metafisica dei concetti di cui è
plasmata la popolazione dell'India - come quelli di Karma, di
Reincarnazione e dei suoi rapporti costanti con il Mondo delle
Cause - in quanto esso resta appannaggio di coloro che sono
legati allo studio dei testi sacri, i Veda. La folla si nutre di un
contatto permanente con i simboli delle Forze invisibili
evocate, fin dal villaggio più piccolo, attraverso gli
innumerevoli santuari, le leggende allegoriche e i gesti rituali.

338
Ed ognuno, uomo o donna, si lascia attirare dall'evocazione
simbolica del Principio di cui trova la risonanza in se stesso."
"In base a quanto dici," insisté Jean Thomas, "questi Orientali
non sarebbero sottomessi come noi ai comandamenti di
un'autorità religiosa imperativa."
"Se per religione intendi l'adesione ad una Chiesa," rispose
Dominique, "oltre la quale non vi è salvezza, la credenza verso
dogmi imposti, pena la scomunica, le pratiche religiose
obbligatorie ed infine una morale in cui le trasgressioni sono
valutate in peccati catalogati, allora il cattolicesimo è la sola
religione che merita questo nome.
"Se d'altra parte si sopprime questo rigore pur mantenendo i
riti, la dottrina evangelica e la morale che ne consegue, è
possibile estendere tutto ciò anche alle altre forme di
cristianesimo, compresi certi aspetti del protestantesimo.
"Anche con questi aggiustamenti, la nostra concezione
occidentale della religione ci pregiudica la comprensione di
quella degli Orientali, che è la coscienza individuale
dell'interdipendenza degli esseri umani con le Forze invisibili
di cui loro sentono la presenza.
"Le loro rappresentazioni dei diversi aspetti della Divinità
rappresentano la Gerarchia dei principi celesti, delle Forze
invisibili e delle Funzioni cosmiche incarnate nella Natura,
oltre alle loro ripercussioni, generatrici degli impulsi umani.
Questa coscienza stabilisce una sorta di familiarità con queste
Forze che essi considerano intermediarie tra l'Umanità e
l'inconoscibile Principio assoluto.
"Tutt'altra è la nostra posizione davanti ad un Dio personificato
che giudica e sanziona i nostri atti e i nostri pensieri sotto il
controllo di una Chiesa che si pone come indispensabile
intermediario. Questa posizione impedisce al credente di
concepire l'impersonalità del Principio Divino assoluto e delle

339
grandi Leggi d'Armonia che sono l'espressione di ciò che noi
chiamiamo La Sua Volontà."
"Comincio a capire," disse Thomas, "l'effetto reattivo della
responsabilità risvegliata dalla libertà di coscienza e
dall'assenza di obblighi.
"Tuttavia, mi sembra che l'Induismo così come il Buddhismo
abbiano anche degli aspetti di culto religioso come la
preghiera, i riti e anche alcuni gesti sacramentali."
"Esatto," concordò Dominique, "al punto che tutto è un
insegnamento, più o meno simbolico o platealmente magico.
Tutto questo per dire che loro mettono in pratica le loro
conoscenze delle Cause che producono i fenomeni. Non si
tratta di preghiere sentimentali per ottenere i doni di Dio, ma
di gesti e di parole mantriche che mettono in azione le Forze
desiderate."
"Insomma," concluse Thomas, "è sempre un insegnamento?"
"Perfettamente, e questo insegnamento, così come la sua
applicazione, è sempre fondamentalmente basato sui testi
sacri dei Veda."
"A proposito delle sfumature della loro interpretazione,"
intervenne Dutheil, "mi hanno messo in guardia dalla
possibilità di confondere i bramini teologici rigidi, paralizzati
nella casistica e nell'interpretazione dogmatica della lettera,
dai bramini per i quali la Conoscenza si poggia su una via
meditativa di una spiritualità molto pura. È con qualcuno di
loro che ho potuto intrattenermi. È successo ai confini del
Tibet, in Nepal, dove la realtà mistica del Buddhismo ha
penetrato il Vedantismo, il quale ha attenuato la rigidità della
lettera a favore dell'interpretazione dello Spirito. Questi
bramini, che partecipano tutti alla nuova costituzione sociale,
hanno considerato integralmente la coscienza della loro

340
missione spirituale e sono molto ben predisposti a valutare le
conseguenze di questa situazione ibrida."
"Mi sono stati chiaramente definiti gli elementi del progresso,
come la decadenza, che per l'India può essere una
conseguenza di questa trasformazione anche se cerca di
minimizzame il pericolo."
"Questo è in effetti un problema angosciante," riconobbe
Dominique. "Un popolo per il quale la vita è basata sulla
profondità delle radici spirituali e nel quale la Conoscenza
tradizionale penetra ogni atto della sua esistenza, può
mantenersi intatto malgrado le intrusioni e le influenze
straniere. In caso contrario si dissocerà attraverso l'abbandono
delle forze che costituiscono la sua anima e il suo genio
individuale."
"I Saggi che ho incontrato sono coscienti di questa duplice
possibilità," rispose Dutheil. "Ascoltate le loro parole che ho
trascritto testualmente:
"L'India repubblicana, nell'ardore di trasformare la sua
cultura per andare verso un livello di vita materiale migliore,
si allontanerà forse dalle tradizioni secolari e potrà diventare
materialista al cento per cento. Anche se questo stato di cose
dovesse durare per più secoli, nulla cambierà ciò che è
immutabile. L'India ha già conosciuto le prove di lunghi
periodi di negazione e di materialismo in cui tutto è stato
rimesso in gioco. L'immensa riserva di pura conoscenza che
l'India tiene nascosta sopravvivrà ad ogni distruzione, in
quanto avrà sempre degli esseri che sceglieranno liberamente
di vivere unicamente per obbedire a quella Legge, senza
preoccuparsi della storia che imprigiona gli avvenimenti nella
sua logica. Le persone elette specificatamente nella nostra
casta, in quanto è in essa che avviene la loro formazione,
saranno sempre sostenute a ricoprire questo ruolo con le loro

341
discipline. Nascoste nelle grotte, ritirate in comunità, isolate o
disseminate nel mondo, esse accetteranno questo sacrificio con
cognizione di causa, affinché altri, più tardi, molto più tardi,
possano a loro volta conoscere39 • • •

"Ed ecco la controparte:


"È stupido, mi disse uno di loro, dichiarare che l'India debba
dare un carattere d'acciaio alla nuova generazione. I nostri figli
saranno eccellenti funzionari, medici, ministri. Daranno
frigoriferi alle loro mogli, trattori ai loro contadini, tutto ciò
che è di questa Epoca. Ma in rapporto ad obiettivi elevati, essi
dovranno un giorno mendicare la conoscenza da chi canterà
ancora con semplicità le gesta di Krishna! Per il momento, io
credo che la conoscenza penetri nuovi piani di coscienza.
L'evoluzione ne è intensificata40."
Thomas si mostrò stupito di quella chiaroveggenza priva di
ogni settarismo.
"Certamente," rispose Dutheil, "questi uomini sono dei Saggi
che si rendono perfettamente conto dell'instabilità
dell'equilibrio tra due mentalità diametralmente opposte:
"I nostri padri, dicono, non hanno potuto fare nulla contro il
progressivo avanzamento del pensiero occidentale, che è giunto fin
qui guidato dall'idea di progresso. Prima di aver acquisito alla
perfezione la logica e il ragionamento degli Inglesi, ci siamo legati a
questo curioso stato di spirito ibrido che adesso ci impedisce di essere
coerenti con noi stessi nei confronti di una e dell'altra delle due
culture che ci hanno nutrito."
"Sarei curioso," disse Thomas, "di conoscere le loro opinioni
sull'interpretazione occidentale delle dottrine indù."
"Facile," rispose Dutheil, "mi sono annotato apposta qualche
risposta interessante:

39Lizelle Reymond, Ma vie chez les brahamanes, Flammarion, 1957.


40Lizelle Reymond, op . cit.
342
"Gli scienziati Occidentali hanno scoperto i nostri testi sacri, le
nostre tradizioni, la nostra Scienza: essi li comprendono e li
apprezzano secondo i criteri delle loro scienze esatte. Non colgono la
mutevolezza dei nostri concetti, il nostro comportamento di fronte ai
fondamenti della vita. Tuttavia la nostra scienza della natura, della
prakriti, per noi è allo stesso modo una scienza esatta. La
conoscevano già i rishi (saggi) vedici, ma permettevano solamente
agli iniziati di intuirne lo spirito. Toccherà alla vostra generazione
dare, in quest'era atomica, una nuova interpretazione della prakriti.
La mutevolezza delle forze, delle energie, della luce, non sembrerà
più un'utopia. I nostri tempi sono pieni di confusione, ma si sente
un risveglio della coscienza e, questa volta, la scienza dell'Occidente
ci viene incontro41."
"Questo parallelismo è molto interessante," disse Thomas,
"ma non riesco a vedere chiaramente come si situa la nostra
posizione in rapporto a loro."
"Posso darvi proprio la risposta testuale di un bramino:
"La questione è semplice, disse. L 'Occidentale parte da una base
filosofica in cui ogni cosa ha un inizio e una fine, mentre per noi
Orientali la vita non ha né un principio né una fine - essa si evolve
per cicli, in un movimento di continua trasformazione. È in questa
incessante trasformazione che noi troviamo il nostro equilibrio
mentale, la nostra ragion d'essere. Le proposizioni orientali ed
occidentali sono contraddittorie, lo so. Da qui origina la difficoltà a
capirci.42
"Poco dopo riprese:
"Cos 'è il materialismo Occidentale per noi? Non è solamente la
ricerca di beni materiali ma è anche l 'attaccamento alle forme, alle
speculazioni intellettuali e anche alla filosofia cristiana che è passata
alla Storia e che è diventata teologia. Per noi la parola Storia non è

41Lizelle Reymond, op . cit., pg. 122.


42Lizelle Reymond, op . cit., pg. 121.
343
che un fissarsi in un tempo soggettivo, che implica l'idea di un inizio
e di una fine. Vi rendete conto - mi chiese - che la logica occidentale
non può convincerci ? Se si chiedesse ad un Occidentale di parlare di
una realtà differente dalla propria partendo dall'inesistenza del
tempo, potrebbe farlo ? Probabilmente non ne sarebbe capace o
proverebbe il malessere che sentiamo noi nel dare una forma
definitiva a ciò che ha una forma transitoria o a ciò che non è legato a
nient'altro se non all'intelligenza umana. Ecco le nostre due
posizioni43."

***

"È interessante," disse Dominique, "avere il punto di vista di


un bramino così comprensivo e così impersonale.
"Il fatto è che per l'Occidentale, abituato a giudicare ogni cosa
secondo la propria concezione, la propria opinione, e cioè dopo
aver proiettato il proprio pensiero e il proprio sentimento
sull'argomento preso in considerazione, è quasi impossibile
assimilare le concezioni dei saggi Indù, per i quali la coscienza
ingloba l'oggetto invece di considerarlo fuori di lui. In altri
termini, l'Indù permane nell'Unità, mentre l'Occidentale nel
dualismo."
"Tuttavia," obiettò Thomas, "proiettare il mio pensiero sul
mio soggetto di studio è come unirmi a lui, e non è
dializzare."
"Affatto: è collocare lui davanti a te," disse Dominique. "Tu lo
vedi secondo la tua visione sensoriale e mentale: non è
conoscerlo nella sua realtà. E questa povertà della vostra
concezione si manifesta nel fatto che questo bramino
comprende anche la vostra mentalità, mentre voi, voi non
comprendete la sua."

43Lizelle Reymond, op . cit., pg. 1 22.


344
"È molto frustrante per il nostro sapere scientifico," ribatté
\
Thomas. "In base alle parole di quell'uomo e alle sue, si
potrebbe supporre che l'Orientale, formato a questa
concezione unificatrice, potrebbe aggiungere alla sua visione
intuitiva il nostro sapere scientifico, mentre per noi scienziati
sarebbero dolori assimilare la sua Conoscenza delle Cause."
"Bravo Thomas, parli come un Saggio. Questo dimostra che
difficile non significhi impossibile. Tuttavia hai ragione:
l'apertura della Coscienza intuitiva è più difficile di quella
della coscienza cerebrale. È su un piano più sottile e,
soprattutto, è opposta ai pregiudizi e al pensiero dualistico.
"In questo la predisposizione religiosa è di aiuto agli
Orientali, non come sottomissione alle leggi e ai dogmi di
un'autorità ecclesiastica, ma come coscienza dell'Unità che
collega i diversi piani dell'Universo e che rende tutti gli umani
più o meno solidali nel loro progresso o nella loro decadenza."
"Senza dubbio sono le religioni induiste - bramaniche e
buddhiste - che hanno mantenuto questa disposizione."
Dominque esclamò:
"Non commettete l'errore di classificare con il nome Induismo
delle religioni con origine e concezioni differenti.
"La tradizione indù è fondata essenzialmente sulle quattro
raccolte dei Véda: Rig-Véda, Vajur-Véda, Séima-Véda e Atharva­
Véda, l'origine temporale dei quali è indeterminata in quanto
la loro trascrizione è stata preceduta da una lunga
trasmissione orale. A questi è seguita una catena tradizionale
(Vansha) che ha dato vita - tra gli altri scritti - alle Upanishad.
"Qualunque sia stato il dibattito, di ordine analitico o
grammaticale, suscitato dagli spulciatori di testi, non è mai stata
messa in dubbio l'origine di ispirazione diretta (divina) di
questi antichi testi. Sono la base inattaccabile

345
dell'insegnamento indù, che noi chiamiamo anche bramanica o
vedica."
"Ci sono più versioni del Vedaismo," disse Jean-Jacques.
"Suppongo che ognuna corrisponda ad una setta bramanica".
"Attenzione!" esclamò Dominique. "Non confondete mai sette,
dottrine e aspetti di una Tradizione autentica.
"I Veda originali sono l'enunciazione di una Rivelazione che è
diventata la base sintetica della Conoscenza indù tradizionale.
È un insegnamento cosmologico dei Principi primordiali,
conosciuti nel loro aspetto metafisica, senza intenzione di
predicazione morale né mistica.
"La necessità di trame delle conseguenze applicabili ad una
direzione psico-spirituale ha dato vita, in primo luogo, alle
dottrine shivaite e vishnuite. Non ci sono delle divergenze ma,
come nei tre aspetti della teologia faraonica, esse considerano
l'Opera genetica e poi del Divenire dell'essere nelle sue fasi
successive e secondo l'aspetto del Principio che agisce in
modo particolare in ognuna di queste fasi.
"È così che ogni dottrina, vishnuita e shivaita (reali l'una
quanto l'altra), attira dei devoti con degli aspetti religiosi che
si adattano loro in modo particolare.
"Altra cosa ancora sono le darshana, distinzioni caratteristiche
della mentalità indù: molto meno settaria della nostra, queste
considerano sei punti di vista secondo i quali si può studiare la
dottrina fondamentale. Si chiamano le sei darshana:
"Il nyaya, la prospettiva della logica o se preferite
dell'intelletto umano;
"Il vaishéshika, che si potrebbe definire a grandi linee come
l'aspetto naturalistico del punto di vista cosmologico;
"Il sankaya, che cerca di cogliere i gradi gerarchici dell'essere
manifestato;

346
"Poi segue lo yoga, il cui principale obiettivo è di realizzare
nell'essere umano l'unione di Purusha e Prakriti: Purusha
corrisponde al principio eristico universale, nell'Uomo
Cosmico come nell'essere umano, mentre Prakriti sarebbe la
Sostanza ricettiva universale, non specifica in sé ma di cui la
Natura e la Donna ne sono la manifestazione terrestre.
"Non è questo il momento di vedere nei dettagli le diverse
scuole di yoga, i cui metodi corrispondono ad obiettivi più o
meno spirituali o, al contrario, ad impadronirsi dei poteri
dello yogi che lo pratica."
"Non avrei mai pensato," disse Jean-Jacques, "che lo yoga,
essendo un metodo di realizzazione spirituale, potesse essere
una delle prospettive dell'insegnamento vedico."
"È sia l'uno che l'altro," disse Dominique. "Gli Indù sanno
molto bene che la Saggezza non si riversa nel discepolo come
un liquido in un boccale. Sapevano che la Conoscenza è la
concezione del Reale e che questa concezione necessita
dell'eliminazione degli ostacoli che vi si oppongono. Per loro
l'allievo è il terreno che si prepara, attraverso un'adeguata
purificazione mentale, a concepire il senso esoterico
dell'insegnamento ricevuto. È la meta fondamentale dello yoga
in cui l'asservimento del Mentale è il primo requisito
necessario per il cammino verso l' Unione.
"Ma finiamo con le due ultime darshana: la mimamsa e la
vedanta. Sono i due punti di vista più metafisici dei Veda e si
basano rispettivamente sui Vedanga e sulle Upanishad."

***

"Detto questo," riprese Dominique, "comprenderete bene che


vi ho dato questa visione (molto sintetica) solo per non farvi
commettere l'errore di costruirvi un'opinione rigida e settaria

347
di una dottrina che è un ventaglio di punti di vista, accessibile
sui più diversi aspetti della ricerca purché scevri da
pregiudizi."
Jean-Jacques e Dutheil assentirono calorosamente.
"È stato molto utile," riconobbe Thomas, "in quanto siamo
così abituati all'esclusività combattiva delle controversie
religiose da riuscire a mala pena ad immaginare una tale
tolleranza!"
"Non si tratta di tolleranza," lo corresse Dominique. "È la
comprensione della differenza tra la Conoscenza e il Sapere. I
maestri orientali diedero al discepolo gli elementi necessari
per dissipare la sua ignoranza in base alle sue particolari
possibilità. Se il discepolo aspira a superare il Sapere
memorizzato, il suo Maestro lo dirige verso un guru che potrà
iniziarlo alla meditazione."
"Credevo," disse Thomas, "che il bramino fosse geloso delle
sue prerogative nel dominio religioso."
Jean-Jacques esclamò impetuosamente:
"Non bisogna confondere le prerogative di una casta con
l'autorità ecclesiastica immaginabile grazie alla nostra
concezione occidentale di una Chiesa.
"Se l'India ha un senso innato della casta, ha ancora di più il
senso di libertà individuale rispetto alle sue direttive di
coscienza e anche rispetto alla responsabilità che ne risulta."
"È un fatto riconosciuto," confermò Dominique. "L'assenza di
leggi e di sanzioni ecclesiastiche non impedisce all'Indù di
dare la priorità al punto di vista spirituale per la condotta
delle sua esistenza."
"Da dove viene allora il potere dei bramini che, ancora oggi,
occupano sempre i posti di comando?"
"Non dimenticate," rispose Dominique, "che i loro privilegi di
casta comportano anche il mantenimento rigoroso del rituale e

348
della tradizione; di più essi si attribuiscono la scienza dei
mantra, per i quali (secondo la loro affermazione) aderiscono a
dei poteri sovrannaturali."
"Ma cosa si può dire dell'interpretazione dei testi dei Veda: la
loro autorità è indiscutibile?" chiese ancora Thomas.
"È evidente," rispose Dominique, "che l'integrità di
un'interpretazione è proporzionale alla conoscenza del
traduttore tanto del valore e del senso esoterico delle lettere e
dei simboli, quanto dei nomi attribuiti ai Principi cosmici.
Altrimenti l'insegnamento ongmario degenererebbe in
interpretazioni più o meno arbitrarie derivate dalle vere
Rivelazioni."
"C'è un parallelismo tra le teologie brahmanica e cristiana?"
chiese Thomas.
"Hanno la stessa base metafisica," rispose Dominique:
"principalmente, l'Unità indiscussa del Principio divino
assoluto, eterno, indefinibile, chiamato Dio dai cristiani e
Brahman dagli Indù;
"Secondariamente, l'aspetto trinitario con il quale Lo si può
considerare.
"Ma se questo principio trinitario è comune alle due religioni,
si trovano diverse differenze nella sua interpretazione.
"La Trinità cristiana è definita come un solo Dio in tre Persone:
il Padre, considerato il Creatore; il Figlio, che è stato il
Redentore; lo Spirito Santo: Santificatore e Consolatore.
"La Trinità indù - la Trimurti - esprime i tre aspetti o Funzioni
essenziali del Brahman: Brahma, Vishnu e Shiva.
"Il primo aspetto: Brahma, considerato come Creatore, è anche
chiamato in questa Funzione Ishvara. Sotto questo nome
contiene, per così dire, la Trimurti: Creatore in quanto Brahma,
Ishvara prende il nome di Vishnu in quanto Animatore e di
Shiva in quanto Trasformatore. E questa concezione non si

349
allontana dalla concezione cristiana di Dio Padre, che genera il
Figlio da tutta l'eternità, e di cui lo Spirito Santo è l'aspetto
santificatore e dispensatore dei sette doni.
"Il secondo aspetto: Vishnu, qualificato come Protettore e
Animatore, anche chiamato dai Veda il Signore di tutte le
attività e, come tale, considerato come il Sole Divino.
"Il terzo aspetto: Shiva, qualificato come Distruttore in quanto
Maestro della grande alternanza (dissoluzione, conseguenza
immanente della creazione da cui necessariamente resuscita).
Per questa ragione Shiva è il Maestro dell'evoluzione. A lui
vengono dati molti nomi e simboli rispetto alle sue funzioni
ed aspetti essenziali.
"La prima differenza di interpretazione concerne la seconda
Persona della trinità, il Figlio e il secondo aspetto della
Trimurti, Vishnu.
"Secondo la teologia cristiana, il Figlio di Dio si è incarnato in
Gesù Cristo, il quale è considerato come unico Figlio di Dio il
Padre.
"La religione indù attribuisce a Vishnu diverse incarnazioni, di
cui le due essenziali sono il Signore Krishna e il Signore Rama,
due espressioni dello stesso Principio divino. A ciascuno di
essi vengono riconosciuti diversi avatar (reincarnazioni). Su
questo argomento, la Bhagavad-Gita44 fa dire a Krishna queste
parole: Tutte le volte che la virtù diminuisce e che l'ingiustizia
predomina, Io Mi manifesto. Per realizzare la virtù, per distruggere
il male, per salvare il bene, io vengo di Yuga45 in Yuga.
"In quanto Iniziatore, la tradizione indù attribuisce a Krishna
un'esistenza terrestre.

44Bhagavad-Gita, capitolo IV. Citato da Usha Chatterji in La Religion


hindoue, Perrin.
45Yuga: durata di uno dei quattro periodi di un ciclo cosmico.
350
"In quanto secondo aspetto della Trimurti, Krishna­
realizzazione cosmica di Vishnu - è l'essere divino immortale,
infinito in rapporto al suo aspetto femminile, Radha, la quale
rappresenta il finito, vale a dire colei che cerca il suo infinito
nell'unione con il proprio complementare divino.
"Questo stesso Principio Krishna, sotto il nome di Purusha, è
l' Uomo cosmico divino, animatore di Prakriti che è la Natura.
"Qui, come in tutta la teologia induista, vengono insegnate
diverse sfumature, con nomi diversi, in merito alle diverse
funzioni di uno stesso Principio.
"Constatiamo l'evidente identità tra Krishna e Cristo che, nel
suo aspetto universale, rappresenta il divino Uomo cosmico e
che, in quanto Gesù, incarna il Principio eristico, vale a dire la
congiunzione tra l'Umano e il Divino. E voi capirete,
naturalmente, che per l'uomo questo significa la congiunzione
dei due aspetti della sua anima immortale."
"Non è ciò che volle dire san Paolo: formare il Cristo in noi?46"
disse Jean-Jacques.
"Esattamente," disse Dominique, "e questo è il senso della
mistica indù: congiungere Krishna e Radha."
"Ma lei ha detto che Radha rappresenta il finito"
"In rapporto all'Infinito, che non è specifico. Il nostro
Testimone permanente, infatti, è specifico nella sua
incarnazione, mente il nostro Testimone spirituale è
impersonale e non specifico.
"La differenza tra l'interpretazione indù e l'interpretazione
cristiana del secondo aspetto della Trinità consiste in ciò che la
teologia cristiana considera il ruolo di Gesù Cristo, di cui ne
ha fatto l'Animatore della sua Chiesa, cioè dell'umanità
cristiana. Di più, il Cattolicesimo rinnega tutte le altre
incarnazioni divine oltre a quelle di Gesù Cristo, unico Figlio di

46 Paolo, Galati, 4, 19.


351
Dio, al quale essa accorda esclusivamente l'unica Rivelazione
divina che riconosce nella storia umana."
"E ancora," aggiunse Jean-Jacques, "la salvezza apportata
attraverso il Cristo è condizionata dall'osservanza dei
comandamenti della Chiesa e delle loro pratiche obbligatorie."
"Le religioni induiste, come anche il Buddhismo, sono indenni
da un tale esclusivismo" confermò Dutheil. "Meglio di così:
esse condannano come peccati il fatto di lodare la propria
religione come la migliore!"
Dominique approvò questa affermazione.
"Questa posizione", disse, "è coerente con il loro
insegnamento dell'universalità di una realtà unica e del suo
essere identica nelle sue molteplici manifestazioni. È coerente
con la loro conoscenza dei cicli cosmici e dell'unicità del
Principio divino incarnato in ognuna delle fasi dell'evoluzione
umana che gli corrisponde."
"Non ha parlato," fece notare Dutheil, "di un'altra differenza
tra le due interpretazioni della trinità: l'Induismo attribuisce
ad ognuno degli aspetti della Trimurti un complemento
femminile: Sarasvati per Brahma, Lakshmi per Vishnu, Parvati
per Shiva."
"Esatto", disse Dominique, "ma quelle tre Energie sono esse
stesse degli aspetti dell'Unica Shakti che è il divino potere di
Shiva."
"Ora," riprese Dutheil, "posso osservare che nessuno di questi
principi femminili non è menzionato nella teologia cristiana."
"Cosa se ne fa della Saggezza," replicò Dominique, "in cui è
detto: Lei venne prima di tutte le cose?47
"Tuttavia ha ragione: il Cristianesimo non dice nulla sugli
aspetti femminili della Divinità."

47Proverbi di Salomone, 8, 22-23.


352
"In effetti," concordò Jean-Jacques, "Maria è la madre umana
di Gesù."
"Questo argomento richiede di essere trattato in modo
speciale48," replicò Dominique. "Notiamo semplicemente
come un differenza importante il fatto citato da Dutheil."
"Insomma," concluse Thomas, "le due religioni hanno una
base identica, ma gli Indù hanno moltiplicato i nomi divini
che noi riassumiamo sotto la parola Dio."
"Lo scopo evidente della semplificazione cristiana," disse
Dutheil, "è certamente quello di rimanere senza deviazioni in
un monoteismo rigoroso.
"Il monoteismo non è meno rigoroso per i teologi indù,"
affermò Dominique, "e l'intersezione delle Qualità e delle
Funzioni dei tre aspetti della Trimurti non permette mai di
concepire come Divinità autonoma nessuna di loro. Ma il loro
obiettivo religioso è pervadere gli uomini della Realtà del
Supremo Divino. Per raggiungere ciò, sostituiscono il dogma
con l'evocazione della Presenza divina attraverso le sue
multiple manifestazioni nel Cosmo, nella Natura terrestre e
nell'Umano. Così come il dogma si indirizza al Mentale e
suscita la complessità delle interpretazioni, così l'evocazione si
indirizza all'emozione vitale e alla Conoscenza del Cuore.
"Il dogma impone la credenza; l'evocazione cosciente richiama
la comunione e la Fede.
"Ma intendiamoci bene: questa evocazione non significa
immaginazione di una divinità autonoma, ma della Presenza
divina di cui il fedele implora un aspetto funzionale o
qualitativo, quello verso il quale è particolarmente attirato."
"Infatti", rimarcò Thomas, "la religione indù lascia ad ogni
fedele una grande libertà di seguire la sua inclinazione

48 Cfr. con la Vergine Cosmica, cap. 16.


353
naturale e di cercare la sua realizzazione spirituale nel modo
che desidera."
"Secondo la comprensione e il modo che corrisponde al suo
stato di coscienza attuale," precisò Dominique. "Ma in tutti i
casi un solo obiettivo è importante, qualunque sia il nome
attribuito alla Divinità."
"Allora, Maìtre Dominique, loro non hanno timore
dell'eresia?"
"L'eresia è creata dalla legiferazione delle credenze, Thomas, e
questa legiferazione ha sempre creato inimicizia tra i credenti
di una Chiesa e quelli di altre Chiese, ciascuna delle quali
pretende di difendere la vera Fede."
"Fino ad ora avevo conosciuto la religione solo sotto questo
aspetto," sospirò Thomas, "ed ero talmente ignorante sulle
religioni orientali da non aver cercato di cogliere ciò che è
necessario conoscere."
"Hai ragione Thomas, e questo è anche l'obiettivo di questa
discussione: rettificare la vostra comprensione erronea di una
tradizione reale quanto la nostra ma più esplicita."
"Comincio ad intravederlo, Maìtre Dominique. Ma posso
ancora sapere se il Buddhismo è una religione molto diversa
dal Brahmanesimo?"
"Ancora una volta è necessario sforzarsi di spostare il tuo
punto di vista, amico mio. Il Buddhismo, nei suoi principi,
non è né una religione né una filosofia: è un messaggio, il
messaggio del principe Gautama giunto allo stato di Buddha,
che indica il cammino di liberazione dalle nostre catene
terrestri e di soppressione della sofferenza.
"La missione del Buddha è un tipo di ricerca esclusiva:
ottenere la liberazione attraverso la rimozione degli ostacoli
che vi si oppongono. Questo, in pratica, significa che

354
diventare cosciente delle cause della sofferenza significa
imparare a sopprimerle."
"Questo è il motivo per cui il Buddha colloca la prima di
queste cause nell'ignoranza," precisò Dutheil.
"Evidentemente/' disse Dominique, "non si può rimediare ad
un male di cui si ignora la provenienza."
"Allora bisognerebbe precisare queste cause/' insisté Jean
Thomas.
"L'espressione più corretta per riassumerle," rispose
Dominique, "è senza dubbio la parola cupidigia: la cupidigia di
ogni cosa che possa sedurre la nostra persona terrestre e
legarla a questa esistenza. Voi potreste obiettare che questa
dottrina confini con la dottrina evangelica del distacco: è
esatto, con la differenza che quest'ultima poggia su dei
precetti morali che per il Buddhismo fondamentale non sono
importanti.
"La sua posizione, in merito alla realizzazione individuale,
potrebbe tradursi per la nostra mentalità occidentale con un
punto di vista quasi shakespeariano: essere o non essere. Il
Buddhismo integrale infatti non riconosce realizzazioni
intermedie, come espresso dalle parole di Huang-Po: Il Buddha
perfetto non è un buddha al quale si giunge per gradi. "
"Tuttavia/' obiettò Thomas, "Gautama non ha ottenuto
l'Illuminazione se non dopo lunghi anni di spietati digiuni e
di meditazioni solitarie."
"St ma in un secondo tempo ha rinnegato il metodo
dell'eccessiva mortificazione, come pratica esteriore
insufficiente", replicò Dominique.
"La sua dottrina di basa sull'impermanenza del mondo
conoscibile attraverso le nostre facoltà sensoriali, emotive e
cerebrali: l'interesse che ne proviamo è fonte di illusione, dei

355
desideri e delle delusioni che causano tutte le nostre
sofferenze.
"Il suo programma è quello di prendere coscienza
dell'impermanenza di questo Mondo, poi di orientarci verso
la compassione impersonale per la sofferenza degli esseri
viventi e il distacco da tutto ciò che può stimolare i nostri
desideri personali, coltivare il nostro egoismo e allontanarci
dall'Illuminazione."
"È un programma sovrumano!" esclamò Jean Thomas. "Come
ha fatto a formulare la sua dottrina?"
"Gautama Buddha non ha lasciato alcun insegnamento scritto.
Le sue conclusioni furono il frutto di un'Illuminazione
improvvisa, qualcosa come il rischiararsi di una Coscienza che
nessun relativismo avrebbe più potuto oscurare. Un tale stato
non è trasmissibile se non attraverso l'irraggiamento e la
pacificazione. Anche il Buddha non poté comunicare la sua
Conoscenza se non nella misura e nella forma in cui ogni
discepolo fosse disposto a parteciparvi.
"Non bisogna stupirsi dunque se la trasmissione della sua
dottrina diede la vita, dopo la sua morte, a due correnti
d'espressione diverse, che vengono chiamate i due Veicoli: il
Hinayana (Piccolo Veicolo) che trasmette letteralmente
l'insegnamento orale del Buddha, e il Mahayana (Grande
Veicolo) che ne interpreta il significato. Il primo fu adottato
soprattutto a Ceylon, in Thailandia e in Indonesia, mentre il
secondo si diffuse in Mongolia, Cina, Giappone e Tibet."
"Si sono formate anche diverse sette buddhiste," aggiunse
Jean-Jacques, "le cui direttive e pratiche variano a seconda del
rigore o della flessibilità con cui vengono applicati i precetti
essenziali."

356
"Queste direttive," riprese lo scultore, "variano soprattutto a
seconda delle tendenze, sia mistiche che teoriche, dei loro
adepti. Alcuni si attaccano all'interpretazione metafisica,
"fino a farsi accusare di ateismo dall'Occidentale
inconsapevole" si inserì Jean-Jacques ridendo,
"altri," riprese Dominique, "cercano nella dottrina un metodo
di realizzazione spirituale attraverso la meditazione, i riti, la
povertà, la pratica del più rigoroso vegetarianismo e la
compassione per la sofferenza umana."
"Il Lamaismo tibetano è indipendente dal Buddhismo?"
chiese Jean-Jacques.
"Ne ha adottato l'aspetto Mahayana," rispose Dominique. "Se
ne trova spesso una forte influenza delle dottrine tantriche che
praticano l'utilizzo delle energie cosmiche per l'attivazione
della Coscienza."
"Il Lamaismo ha dato vita a numerosi monasteri," fece notare
Jean-Jacques.
"È così in effetti," approvò Dominique, "e sono caratterizzati
da tre sette principali:
"I berretti gialli, che seguono la via filosofica e cercano la
realizzazione attraverso la meditazione sul vuoto; i berretti
rossi, di spirito tantrico, che si fondano sulla magia; i berretti
bianchi che seguono una via di mezzo tra i due."
"In Nepal," disse Dutheil, "ho trovato un altro aspetto
interessante, nel quale l'insegnamento vedico dei bramini ha
assorbito l'aspetto più puro del Buddhismo. Il risultato mi è
sembrato come un equilibrio straordinario tra un acuto senso
dei bisogni concreti dell'esistenza moderna e una lucida
coscienza della loro relatività."

***

357
Dominique osservò Dutheil con divertito interesse:
"In fondo," disse, "lei è stato fortemente impressionato dal
fatto di aver trovato una Saggezza che credeva inaccessibile."
Dutheil, sorpreso, guardò lo scultore:
"Lei ha formulato esattamente ciò che non avrei potuto
esprimere meglio. Mi sono trovato davanti ai bramini di alta
casta che, invece di lasciarsi confondere dalla promiscuità
inerente alle loro nuove funzioni sociali, continuavano a
vivere interiormente - secondo le loro stesse parole - nella
certezza del continuo movimento, mettendo ogni cosa in
relazione con il Principio della vita primordiale, che è
l'Essenza divina.
"Essi lasciano penetrare questa Essenza, che chiamano il Potere
discendente, attraverso tutto il loro essere fino al momento in
cui trasforma la loro stessa intelligenza, che smette allora di
essere un ostacolo alla loro visione intuitiva."
Dominique si inchinò:
"I miei complimenti, caro signore: lei stesso ha assorbito
qualcosa di essenziale."
"Questa penetrazione cosciente," riprese Dutheil, "dona loro
la serenità di una posizione impersonale che osserva, senza
parteciparvi, le diverse reazioni della loro personalità umana e
delle persone che sono obbligate a frequentare."
"Cosa può ispirare loro il coraggio di un tale distacco?" chiese
Thomas sconcertato.
"Ma vecchio mio!" ribatté Jean-Jacques. "La risposta è stata
data dalla bella descrizione del nostro amico, non l'hai
capita?"
"Che posso farci!" sospirò Thomas. "Senza dubbio io sono
ancora troppo lontano da una tale disposizione."
"Consolati," riprese Dutheil. "Anch'io mi sono posto questa
questione. Credo di poter attribuire questo coraggio ad una

358
certezza di cui loro sono vitalmente impregnati, una certezza
che non è comprensione mentale, né sottomissione a delle
credenze imposte, ma piuttosto la coscienza di una
partecipazione alla Vita e alle Forze cosmiche, coscienza che
tra questi Indù sviluppa il senso di nobiltà della loro origine
essenziale e del loro destino spirituale. Questi uomini allora,
come potrebbero lasciarsi colpire dalle bassezze e dalle
incoerenze del loro essere mortale, con il quale non si lasciano
identificare?
"Per riassumere, diciamo che sono coscienti di
un'interdipendenza e di un interscambio continuo tra il nostro
Mondo dei fenomeni e il Mondo delle Cause."
"Questo puoi capirlo, Thomas," intervenne Dominique: "i
nostri contemporanei sono ossessionati da queste nozioni di
interscambio, di intercomunicazioni - inter-urbano, inter­
continentale, inter-planetario e perché no, inter-stellare. Cosa
significa, se non un bisogno istintivo di valicare dei limiti? Si
direbbe che il nostro essere spirituale provi un imperioso
bisogno di infrangere le frontiere imposte dalla nostra
carcassa fisica e mentale!
"Evidentemente, questo impulso è captato e interpretato
attraverso il nostro normale agente di comprensione, il
mentale che lo traduce attraverso un'esplorazione sfrenata dei
domini fisici, chimici ed energetici che gli sono accessibili. È
questo che si può chiamare un senso di penetrazione
attraverso l'esteriore, attraverso l'analisi e la dissezione degli
elementi controllabili dell'energia.
"La Potenza causale di questa energia non si lascia rivelare da
questa analisi meccanicista, proprio come il chirurgo non
potrebbe incontrare l'anima sul suo scalpello! Tuttavia, lo
Spirito causale è l'agente dei fenomeni naturali più grandi
come dei più sottili. Ma la logica vitale della sua azione è

359
essenzialmente diversa dalla logica razionale impiegata dai
nostri scienziati per spiegare la formazione e la
trasformazione della materia.
"La forma della materia e la sua trasformazione sono
l'apparenza fenomenica e percettibile della geometria divina
che, a tutti i gradi dell'essere, crea il tipo ideale, prima della
forma manifestata. La fede, quella vera, è la coscienza di questa
realtà, che non può essere conosciuta se non attraverso la
fusione ottenuta con il Silenzio meditativo."
Dominique tacque, lasciando che Thomas venisse attraversato
da queste spiegazioni.
"Questa è la causa dell'opposizione tra le due mentalità,
orientale ed occidentale," riprese accendendosi la pipa. "Più
precisamente tra due metodi, di cui uno è uno studio effettuato
attraverso le facoltà cerebrali, mentre l'altro non è una ricerca
ma un'inter-comunicazione di Forze causali con le stesse
Forze incarnate nell'individuo come due acque che si
interpenetrano quando viene rimossa la barriera che vi si
oppone."
I tre amici di Dominique ascoltavano silenziosamente.
"Cosa si può fare?" mormorò Thomas.
"Imparare a rimuovere le barriere che si oppongono all'inter­
comunicazione!"
"Ho già sentito queste parole dai miei bramini!" esclamò
Dutheil. "Fermate dunque la vostra macchina del pensiero!"
"Tuttavia," obiettò Thomas, "si dice che la macchina del
pensiero funzioni intensamente anche tra i teologi vedici!"
"Questo perché," ripartì Dutheil, "i bramini di cui ho
ammirato la Saggezza considerano questi teologi come dei
conservatori della lettera e non come guru che conducono
all'Illuminazione!"

360
"Lei ha avuto fortuna, Dutheil, ad essere stato ricevuto da dei
Saggi, consapevoli grazie alla loro esperienza della natura del
conflitto di cui abbiamo parlato (ricorda?) durante il nostro
incontro all'aeroporto di Orly: il conflitto tra il nostro dovere
di realizzazione spirituale e gli altri doveri creati dai nostri
obblighi sociali."
"Certo, ricordo, Maìtre Dominique, e sono rimasto colpito
dall'uguaglianza tra la sua concezione della Realtà e quella di
quei bramini, la cui unica preoccupazione era la continua
visione della sola cosa necessaria. Tra loro non ho trovato alcuna
polemica, né politica né dottrinaria, come si trova presso
alcuni ambienti indiani in cui la questione religiosa si mischia
alle liti dei partiti."
"Queste liti," replicò Dominique, "sono incompatibili alla
conoscenza delle loro cause, amico mio. È per darvene un'idea
che oggi ho stimolato questa piccola esposizione di idee
religiose. Non ho per nulla l'intenzione di farvi un corso di
Induismo, né di convertirvi al Buddhismo!
"Ciò che è importante per voi è imparare a discernere la
Realtà universale da ogni Rivelazione e, d'altra parte, la sua
caratteristica peculiare grazie alla quale essa si adatta all'epoca
e agli uomini che deve illuminare.
"L'uomo, che è una sintesi dell'Universo, ci dà l'immagine di
ciò che accade alla Terra e all'Umanità. Come ogni sette anni
ogni cellula del nostro corpo viene rinnovata, così ogni
settenario risveglia nell'essere umano una particolare facoltà -
mentale, fisica o spirituale - la cui ripercussione fisica è
segnata da un grado di maturità."
"Sette, quattordici, ventuno," confermò Thomas. "Gli anni
della ragione, della pubertà, della maggiore età. Questi
intervalli, tuttavia, sono approssimativi e variano a seconda
dell'individuo."

361
"Vale a dire", spiegò lo scultore, "che, presto o tardi,
giocheranno attorno ad un punto culminante. Si può dire
altrettanto di ogni segno zodiacale, l'influenza dei quali inizia
o continua prima e dopo l'entrata del Sole in questo segno.
"Anche le Ere dell'Umanità subiscono la stessa legge dei ritmi
e dei cicli del nostro sistema solare. La congiunzione delle une
e degli altri generano momenti di esaltazione, che si
manifestano attraverso un influsso spirituale che corrisponde
alla maturità di questa o quella parte dell'Umanità. Il punto
culminante di tale influsso si manifesta attraverso quella che
noi chiamiamo una Rivelazione. Questa Rivelazione è sempre
l'insegnamento dell'eterna Saggezza adattata alle necessità e
alle disposizioni dell'élite umana alla quale è destinata."
"Perché élite?" replicò Jean-Jacques. "Alla fine, che si tratti di
Induismo, Buddismo, Giudaismo o di Cristianesimo, ognuna
di queste Rivelazioni viene indirizzata a un popolo."
"Per élite," rispose Dominique, "non intendo degli intellettuali
o una classe privilegiata, ma gli esseri che per le loro
aspirazioni sono già preparati a superare gli obiettivi egoistici
per ricevere l'influsso che viene dato loro."
"Tuttavia lei stesso ha detto che l'intero popolo indù ne è stato
coinvolto. Tutto il popolo di Israele obbedì a Mosè e il
Cristianesimo fu predicato ad ogni nazione e si indirizzava
alle masse."
"Molto bene," ammise Dominique, "ma vi prego osservate
che, in qualsiasi religione che deriva da una Rivelazione, il
principio per il quale è sopravvissuta alle sue deformazioni è
stato prima compreso nella sua Realtà da alcuni discepoli del
Maestro, i quali hanno potuto trasmettere l'influsso spirituale
che aveva trasformato loro stessi. In un secondo tempo sono
arrivati gli interpreti, i teologi, i Dottori della Legge.

362
"La massa è sempre servita come detentrice della
conservazione della tradizione nell'aspetto popolare ad essa
imposta attraverso le leggende, le abitudini e al bisogno di
tabù che l'hanno distaccata dalle altre religioni.
"Quanto al cristianesimo che, socialmente, sembra basarsi
sulle masse, il suo Messia aveva affermato che non era venuto
per il Mondo, ma per coloro che non fanno parte di questo
Mondo. E quando disse che il Vangelo dovesse essere
predicato presso tutte le nazioni, non era forse evidente che
intendesse presso tutti coloro che, in ogni nazione, si
situassero al di fuori del mondo, avendo udito l'appello al
Regno sovrumano?
"Ciò che voglio dire è che lo spirito puro di una Rivelazione è
sempre un fermento spirituale, che naturalmente seleziona gli
esseri predisposti a parteciparvi in Spirito e in Verità. Questa
predisposizione è il seme immortale formatosi durante le loro
vite precedenti o risvegliato nell'esistenza attuale. È questa la
scelta che afferma san Paolo parlando dei prescelti.
"Su questo punto fisso in ogni Rivelazione concordano tutte le
religioni rivelate nonostante le molteplici interpretazioni.
"Una volta capito questo, se ci tenete ancora a soddisfare la
vostra curiosità cerebrale, potreste andare a spulciare tra tutte
le teologie . . . divertitevi, signori, se ve lo dice il cuore! Ma di
grazia, non perdete di vista la sola cosa necessaria: adattate la
vostra ricerca a ciò che avete bisogno di conoscere per pacificare il
vostro pensiero e trovare la vostra stessa Luce."

363
15

I "COMPAGNONS DU DEVOIR"

La loro tradizione, la loro costituzione. Il loro obiettivo: la Qualità.


La loro cultura della coscienza, il cammino della maestria.

Il dottor Thomas e Dutheil, scendendo la navata di Notre


Dame, ringraziarono Dominique per aver dimostrato loro la
padronanza con cui i costruttori riuscirono a superare certe
difficoltà architettoniche.
Ecco allora che, uscendo dalla cattedrale, incontrarono sul
sagrato un curioso corteo.
"Bene!" disse gioiosamente lo scultore. "Vi ho mostrato i
capolavori e adesso i Maestri dell'Opera: sono i Compagnons
du Devoir che sono venuti a festeggiare la loro festa patronale."
"Che cos'è?" chiese Dutheil. "Una confraternita religiosa?"
"No: si tratta dell'Associazione operaia dei Compagnons du
Devoir. Recentemente hanno dovuto darsi un nome ufficiale
per essere riconosciuti dal governo che, poi, l'ha dichiarata di
pubblica utilità. Infatti
loro sono gli eredi dell'antica
Compagnonnage du Devoir della quale, oltre al nome, hanno
mantenuto la regola, i riti, i simboli, tutta l'autentica
tradizione.
"Essi fanno parte dei corpi dei mestieri edilizi ma vi posso
assicurare che non si tratta di ordinari operai!"
Al passaggio del corteo, Dominique li salutò rispettosamente.
Thomas e Dutheil vedevano avanzare su due file uomini
dall'aria energica che portavano sulla giacca un grosso nastro
di seta, decorato di segni simbolici. Tutti tenevano in mano
una canna con l'impugnatura a tortiglione.

365
"È la canna dei Compagnons," spiegò Dominique. "Il colore
del nastro indica il loro valore professionale, non è una cosa
infantile!"
Nel centro della processione, dei portantini portavano sulle
spalle diversi modelli di strutture e falegnameria che
rivelavano la padronanza del mestiere.
"Il capolavoro dei Compagnons," mormorò Dominique,
"testimonia le loro conoscenze e le loro tecniche perfette.
L'esecuzione di un tale capolavoro è la condizione imposta per
aver diritto al nome di Compagnons."
Dietro la processione si fermò un'auto ornata di fiori. Vi scese
una donna, solenne e sorridente, salutando con molto
riguardo gli uomini che la circondavano.
"Quella donna," disse lo scultore, "gioca un ruolo
considerevole: è la Madre dei Compagnons, il solo elemento
femminile di questa associazione. Il nastro bianco che porta
alla cintura è il simbolo della virtù richiesta a colei che è stata
scelta per ricoprire un ruolo così difficile."
Thomas e Dutheil, sbalorditi dall'impressionante nobiltà dei
visi che sfilavano, guardarono il corteo entrare nella
cattedrale.
"È una visione d'altri tempi!" esclamò Dutheil. "Sto cercando
di capire che cosa possa dar loro l'impressione di rispetto che
suscitano."
"Il loro ideale", rispose lo scultore. "È una cosa rara oggi
vedere degli uomini, testimoni del culto del simbolo e del
senso del sacro, opporsi al cinismo della generazione attuale.
Strano, non è vero, vederli affermare, senza curarsi
dell'opinione pubblica, il culto del Dovere di fronte ad un
pubblico che non parla altro che dei suoi diritti!"
"Stento a crederci," disse Thomas a Dutheil. "È veramente
questo il loro ideale?"

366
"Non solo il loro ideale," affermò Dominique, "ma anche la
regola assoluta del loro comportamento. Ma ritorniamo
all'atelier. Vi mostrerò il Journal du Compagnonnage e potrete
verificare nella sede stessa dell'Associazione l'applicazione
rigorosa di ciò che è stato detto."
"Mi sembra," disse Dutheil, "che la Compagnonnage sia
un'istituzione che risale al Medioevo."
"La loro tradizione sopravvive da ancora più tempo. I suoi
fondatori furono Salomone, Maitre Jacques e Padre Soubise. I
nomi di questi fondatori differenziano i tre grandi riti della
Compagnonnage.
"Una base di Saggezza ha codificato questi riti, i simboli e la
Regola di ognuno di essi. Tutto qui è legittimato da una
Conoscenza effettiva delle leggi geometriche e dei segreti
professionali, che furono appannaggio dei Maestri Carpentieri
(gli Enfants de Soubise49) soprannominati Bons Drillese
Passants50, dei Tagliatori di pietra e dei Menusiers du Devoir et
de la Libertè, che sono Enfants de Salomon51•
"Quanto agli Enfants di Maitre Jacques52, essi si ispirano al
Grande Maestro dei Templari, Jacques de Molay (messo al
rogo da papa Clemente V e da Filippo il Bello), il cui sacrificio
giurato in silenzio stabilì la conoscenza dei veri segreti. Gli
Enfants de Maitre Jacques raggruppano diversi mestieri: i
tagliatori di pietra, i falegnami, i fabbri, i calzolai, e via
dicendo."
"Insomma, si tratta delle antiche corporazioni?" disse Thomas.

49Ndt: in italiano, i Bambini di Soubise.


50Ndt: in italiano, i Buoni Trapani e Passanti.
51Ndt: in italiano, i Falegnami del Dovere e della Libertà,
soprannominati Bambini di Salomone.
52Ndt: in italiano, i Bambini del Maestro Jacques.
367
"Niente affatto!" esclamò Dominique. "La Compagnonnage
rimase, fino alla Rivoluzione francese, rigorosamente
indipendente dalle corporazioni ufficiali, che non avevano né
il suo stesso spirito né lo stesso ideale. Queste erano più
vicine, in rapporto alla Compagnonnage, alla situazione dei
nostri sindacati operai in rapporto al capitalismo industriale.
"Da quando la Rivoluzione abolì le corporazioni, i
Compagnons du Devoirs ritrovarono la loro libertà d'azione.
Tuttavia dovevano nascondersi per praticare le loro riunioni
segrete (le loro Cayennes) ma non interruppero mai il loro
Tour de France, vale a dire il viaggio che tutti gli aspiranti
dovevano compiere per diventare Compagnon.
Soggiornavano per qualche mese in ogni città dove esisteva
una Maison, una Casa (chiamata anche la Mère), e l'aspirante
lavorava nel cantiere. Egli era ospitato, nutrito e istruito nei
corsi serali della Compagnonnage.
"Tutto questo non ha mai smesso di esistere, anche se la
guerra del 1940 aveva ridotto a qualche centinaio il numero
dei membri attivi. Ma dal 1944 i Compagnons si moltiplicarono
e si può dire con cognizione di causa che iniziò l'adattamento
moderno della più nobile delle istituzioni del lavoro che il mondo
abbia mai posseduto53. "
"Mi chiedo," disse Dutheil, "con quali mezzi riescano a
trasformare la mentalità della nostra gioventù moderna."
"Prima attraverso la sottomissione (liberamente accettata) alla
regola e ai riti della loro Associazione. Poi attraverso la loro
rispettosa disposizione verso la Mère, che in ogni città
sorveglia gli aspiranti e insegna loro il rispetto dell'ordine
stabilito e degli oggetti di cui si servono. È una cosa
importante, questa casa. Costruita per i Compagnons, è sempre
bella nella sua sobrietà e armonia ed attrezzata di tutti i

53 R. Vergez, La Pendule à Salomon, Julliard, Parigi, pg. 33.


368
comfort necessari per il benessere dei lavoratori. Camere
particolari, sale da pranzo, sale per le conferenze, per gli studi
e atelier: tutto viene disposto per dare all'uomo lavoratore
un'impressione di libertà individuale e di nobiltà del lavoro."
"Mi dica, Maìtre Dominique, questa è una favola o è una
realtà?"
"Pura realtà, amico mio, può andare a verificare. D'altronde i
risultati provano l'efficacia del metodo. Vi assicuro che i loro
pasti non sono affatto male! Alle loro feste e ai loro banchetti,
il vino francese è al posto d'onore e i canti fanno parte dei loro
festeggiamenti come del loro lavoro.
"Quanto al valore delle loro conoscenze professionali, esso
può essere giudicato dalle loro opere - cattedrali, monumenti
religiosi e civili - delle quali il nostro paese è pieno. Oggi
come nel Medioevo sono sempre Maestri d'opera. Gli architetti
moderni fanno appello ai Compagnons per tutte le opere che
necessitano la competenza di un Maestro e la perfezione della
tecnica.
"D'altronde, consideriamo il loro successo ai concorsi per la
Migliore Opera, tanto francese quanto internazionale, in cui si
aggiudicano i primi premi."
"Si trovano spesso contro l'opposizione dei sindacati dei
lavoratori?"
"Naturalmente: quelli non pensano che ai loro diritti, mentre i
Compagnons solo ai loro Doveri. Inoltre, il sindacalismo crea
delle masse ogni volta che gli è possibile. La Compagnonnage, al
contrario, rivela instancabilmente l'individuo54."
"Ho l'impressione," disse Dutheil, "che i concetti moderni
della costruzione e dei materiali impiegati debbano metterli
enormemente a disagio."

54 Rivista Compagnonnage, Febbraio 1958 (82, rue de l'Hotel-de-Ville,


Parigi).
369
"Si sono adattati" rispose lo scultore: "essi non fanno che
aggiungere nuove tecniche a quelle di cui custodiscono la
maestria. Voglio mostrarvi qualche documento."

***

Ritornati all'atelier, Dominique presentò qualche foto dei loro


capolavori e delle Maison dei Compagnons. Lesse loro uno
stralcio dello statuto e riassunse lo spirito che anima questa
Associazione.
"Le prime qualità richieste per questa formazione, dicono
loro, sono il coraggio, la lealtà (alla Regola e al Dovere) e il
discernimento dei valori. Il metodo per acquisirle è
interessante tanto quanto i risultati."
"Sarei proprio curioso di conoscerlo!" esclamò Thomas.
"È molto semplice," disse Dominique: "in primo luogo
l'amore per il gesto perfetto, che presto diventa per loro l'onore
del Mestiere (con la M maiuscola, ovviamente);
"Il rispetto del silenzio del giuramento che assicura loro la
lealtà verso i segreti del Mestiere. Ogni rivelazione sarà la loro
ricompensa per un progresso acquisito;
"Il valore delle parole essenziali che definiscono il loro
programma, come: il Dovere, l'Oriente, il Tratto, che devono
essere visti in senso tradizionale;
"Le parole d'accesso e le parole d'ordine periodiche sono
necessarie per essere riconosciuto come autentico Compagnon.
L'importanza della parola viene consacrata attraverso il nuovo
nome imposto ad ogni Compagnon. È un nome di una Qualità
che è contemporaneamente un ritratto e un programma, e che
si aggiunge a quello del loro paese d'origine (Parigino la

370
Fiducia, Nantenese55 la Lealtà, etc.). È da osservare che i nuovi
nomi hanno lo scopo di opporsi alle discendenze ereditarie e
alle abitudini e di creare un'individualità corrispondente alle
proprie peculiari tendenze.
"Infine il mezzo concreto è il sovra-sforzo, la cui pratica
coraggiosa conduce l'uomo a superarsi. Sapete cosa rispose un
Compagnon ad un suo allievo, un giovane aspirante che si
lamentava dell'eccessiva fatica? Questo: bisogna imparare a
faticare ogni giorno un po ' di più, fino al giorno in cui non potrai
più essere stancabile."
"Uff!" sbuffò Thomas, "che scuola! È così conforme a ciò che ci
ha insegnato lei, che lei stesso potrebbe averla inventata."
"Oh no, vecchio mio!" rispose Dominique, "è l'opera di una
saggezza antica. Ma se avessi un figlio lo manderei dai
Compagnons, per imprimergli il vero senso della nobiltà. Infatti
un insegnamento è buono solo facendone pratica."
"Tutto questo è davvero impressionante" riconobbe Dutheil.
"È effettivamente una visione d'altri tempi tuttavia è
commovente la speranza di un rinnovamento che compensi la
direzione egoistica della nostra società attuale. Ciò che mi
colpisce è la fierezza gioiosa che anima lo sguardo di questi
operai, uniti dallo stesso ideale."
"La cosa più bella è che questo ideale sia indenne da ogni
egoismo," rispose lo scultore, "anche se, per la loro libertà di
coscienza e di credo, è fortemente individuale. Ma questo
individualismo è una volontà che nobilita l'uomo attraverso lo
sviluppo e il superamento delle sue qualità particolari."
"Tutto ciò si rapporta alla formazione dell'Élite come lei la
intende, Maitre Dominique."

55Ndt: nell'originale Naintais, dalla città della Francia occidentale


Nantes.
371
"Esattamente, caro amico, ed è per questo che mi sono
interessato a questa formazione, che è - fisicamente come
moralmente - una scuola di Coscienza. Ora, ciò che è
rimarchevole nel loro metodo è che il lavoro cerebrale viene
ridotto al minimo, in quanto l'insegnamento necessario ad
ogni mestiere viene trasmesso agli apprendisti oralmente da
dei Compagnons più esperti durante i corsi serali, e cioè dopo
la loro giornata di lavoro nel cantiere.
"Poi questi apprendisti (o anche i Compagnons in via di
perfezionamento), vanno ad esercitarsi nelle sale studio o negli
atelier applicando ciò che hanno ricevuto oralmente."
"E tutto questo dopo la fatica della loro giornata di lavoro?"
"Quello è precisamente un elemento necessario alla loro
riuscita, amico mio: il sovrappiù di sforzo liberamente accettato.
Questa quotidiana lezione di coraggio, così come l'ubbidienza
alle discipline imposte, danno all'apprendista (secondo una
loro stessa definizione) la formazione di uomo, che è l'obiettivo
fondamentale della Compagnonnage.
"Ma la pratica del sovra-sforzo - che può essere per la quantità
di lavoro o per il suo perfezionamento - ha ancora un altro
scopo. Come vi ho detto diverse volte, la Natura non sopporta
gli eccessi. Lo sforzo che supera le possibilità naturali del
lavoratore o del cercatore sviluppa in lui delle possibilità
superiori e può esso stesso risvegliare delle facoltà sovra­
naturali o delle percezioni intuitive inerenti al dominio della
sua ricerca.
"Quelle che vengono chiamate concezioni geniali, ispirazioni
o semplicemente intuizioni, rappresentano uno stato di
coscienza che conosce e non che capisce razionalmente. Nessuno
studio teorico potrà mai far provare questo stato."
"Il lavoro cerebrale tuttavia è necessario," obiettò Jean
Thomas. "Intendo lo studio personale di ciò che, ad esempio,

372
deve sapere il costruttore di un edificio: fisica, geometria,
matematica e le leggi particolari ad ogni mestiere."
"L'esperienza dei Compagnons ha provato che
l'insegnamento orale e sperimentale permette di ridurre
considerevolmente l'insegnamento libresco, che viene
sostituito in modo vantaggioso perché la teoria, che si
indirizza solamente alla ragione, chiude la porta all'intuizione.
"Ciò che vi rende incomprensibile la saggezza di questa
formazione è ancora la confusione tra Sapere e Conoscenza. Ma
vi rendete conto che i Maestri carpentieri, istruiti con questo
metodo, furono i Maestri d'Opera delle nostre vecchie
cattedrali? L'architetto teorico a quei tempi non esisteva! Il
Maestro carpentiere, che ne sostituiva le funzioni, costruiva
con le sue mani il modello e anche la struttura della volta e
delle guglie, un'audacia che sintetizzava la sua tripla
conoscenza: la conoscenza del Simbolo, delle Misure e delle
Chiavi che assicuravano la resistenza e l'equilibrio dei
materiali assemblati.
"Non è un caso che, senza la gerarchia delle antiche
corporazioni, i Carpentieri avessero il predominio in quanto
detentori dei segreti. Avrete notato, mentre passavano, che il
loro emblema è il corvo."
"Perché sempre questa idea di trasmettere un segreto? Non si
tratta della rivelazione di una scoperta personale o di una
tecnica di lavoro in accordo alla levatura che l'ha meritata?"
"Ci sono dei veri segreti," rispose Dominique. "Questi si
rapportano sempre ad una legge vitale. Ciò significa che,
essendo sottoposti ad ogni momento a delle fasi di
mutamento, non possono essere insegnati attraverso formule
fisse.
"Le funzioni vitali, con le reazioni della padronanza, sono
subordinate al gioco dell'Armonia cosmica, la quale è sempre

373
in movimento in quanto l'Universo è in uno stato di
trasformazione senza sosta e subisce progressivamente le
leggi di una continua genesi. Questo crea un'interdipendenza
tra i fenomeni minori della Natura e le energie messe in gioco
da questa genesi cosmica.
"Ad esempio, il momento in cui si taglia un albero che dovrà
fornire la legna di una struttura non è indifferente, così come
non lo è l'ora, il giorno o la stagione. Questi esempi, insieme a
mille altri, vogliono farvi afferrare un senso preciso di
armonia che i teorici rifiutano di considerare ma la cui
conoscenza ha permesso agli antichi costruttori di realizzare
delle opere d'arte per durata e stabilità.
"Allo stesso modo, la scienza delle Misure, delle Proporzioni e
della natura dei Numeri, non ha nulla a che fare con i nostri
matematici razionali, in quanto questi non si occupano per
niente delle Funzioni causali e delle loro proprietà intrinseche
serbate dai Numeri.
"Niente di ciò che può essere scoperto attraverso le sole
facoltà cerebrali e sensoriali è un vero segreto, perché il senso
sacro del segreto è il suo aspetto esoterico (interiore), vale a
dire accessibile solamente alla visione intuitiva, all'Intelligenza
del Cuore.
"Prendete ancora come esempio i due colori regali delle
vetrate detti blu di Chartres e rosso di Chartres, dei quali il
Maestro Verrier che li aveva ritrovati non poté rivelare la
produzione, nemmeno al proprio figlio. Questo è il motivo,
del resto, del perché siano riapparsi solo in altri tempi, in
Egitto, in Cina e poi nel Medioevo. Quelli dei colori, che non
hanno nulla a che vedere con la chimica, sono dei veri segreti
in quanto testimoniano una conoscenza effettiva di alcune
leggi causali della Natura, che la sola ragione non può svelare.

374
"La Saggezza tradizionale è la sintesi di questa conoscenza,
che viene trasmessa attraverso i simboli affinché sia accessibile
solo agli uomini disposti a penetrarne il senso reale."
"Supponiamo," insistette Dutheil, "che sia possibile insegnarli
nella loro applicazione pratica: quale sarebbe l'inconveniente
di questa divulgazione?"
"In primo luogo una deformazione, per via della fiducia
dell'uomo nella sua comprensione cerebrale: la scienza rifiuta
di riconoscere il mistero che vela l'azione creatrice dello
Spirito. Essa la nega per non aprire la porta alla filosofia.
"Lo scienziato vuole poter spiegare tutto e così facendo
distorce la legge di Armonia della quale ignora la Causa
iniziale.
"Come conseguenza di questa mentalità, le leggi secondarie
che questo scienziato riesce a scoprire sono orientate verso la
decomposizione, opposta all'intento creatore dell'Attività
primordiale.
"Il secondo pericolo di questa divulgazione è l'applicazione di
questa forza distruttrice ad obiettivi egoistici di dominio. Non
parlo solamente delle armi atomiche ma anche della volontà
di intimidazione che fa vivere il mondo attuale in
un'atmosfera di angoscia, di odio, di violenza che si ripercuote
sui giovani."
"Il risultato è tangibile," esclamò Dutheil: "incertezza,
amoralità, scetticismo fino alla conclusione (tragica quando
detta dai giovani): a che pro ? Non è possibile dunque
stravolgere la situazione preparando gli uomini ad un'altra
maniera di sentire, che renda loro accessibile il significato del
Simbolo e la Conoscenza tradizionale?"
"Ma caro amico: è precisamente ciò che, nel loro ambito,
cercano di fare i Compagnons du Devoir."

375
"È molto interessante, ma questo ambito è il lavoro della
materia, un lavoro di operaio che non si può applicare ad altre
professioni."
"Lavorare con le proprie mani la materia che viene messa in
opera è effettivamente il mezzo migliore per conoscere le sue
qualità, le sue reazioni, di cui lo studio teorico non dà una
conoscenza vitale. Il loro modo di comportarsi, che si tratti di
legna, di pietra, di metallo o di vetro, dà ai loro artigiani un
senso d'osservazione sottile, la coscienza e la maestria dei
gesti necessari per farli obbedire alla sua volontà. Questa
attenzione concentrata sviluppa la sua intuizione, se l 'operaio
porta all'eccesso la perfezione del suo lavoro."
"Non riesco a capire il rapporto tra questo lavoro manuale e
l'intuizione," mormorò Jean Thomas.
"Lo capiresti se potessi spiegarmi perché il tiro con l'arco fosse
considerato, in Cina come nell'antico Egitto, come una prova
di Saggezza," rispose Dominique. "Cerca di immaginare la
qualità della concentrazione del tiratore: lui non calcola, non
vuole, non pensa, non è altro che cosciente: cosciente delle sue
mani, del suo arco, della sua freccia e dell'obiettivo con il
quale si fonde.
"È questo il mezzo per conoscere attraverso la fusione del
soggetto con l'oggetto. Il gesto così provato sopprime la
distanza e la difficoltà, dà alla freccia o all'utensile il
movimento e la vibrazione corretti e somma la materia
all'intenzione dell'operaio.
"Con quale studio cerebrale potresti ottenere un risultato
simile?"
"È talmente strano che non riesco nemmeno ad immaginarlo,"
riconobbe Thomas sospirando.
Dominique si spazientì:

376
"Che diavolo! Fai uno sforzo per allargare le tue vedute!
Davanti ai monumenti faraonici uno si stupisce della
perfezione con cui sono assemblati gli enormi cubi di granito
senza traccia di cemento o dell'elevazione di architravi di
trenta tonnellate senza il soccorso di macchine appropriate:
quei costruttori li hanno fatti in modo tale che sembra che si
siano presi gioco del peso della materia o della durezza della
pietra. Lo stesso nelle nostre cattedrali in cui l'audacia di certe
volte sembra una sfida alla resistenza degli archi o una
prescienza del loro comportamento.
"Spiegami questi prodigi, amico mio: calcoli scientifici appresi
nell'ufficio di un architetto? Impossibile, Thomas! Bisogna
riconoscere la coscienza del Maestro d'Opera che diventa un
tutt'uno con il suo lavoro come fa l'uccello quando costruisce il
suo nido.
"Ricordiamo ancora che il Compagnon, quando vuole costruire
il suo capolavoro, si fabbrica da solo gli utensili, dei quali in
seguito custodirà il segreto in quanto concepiti attraverso la
coscienza dei gesti che lui volle eseguire."
Dutheil si meravigliò:
"È ammirevole, Maitre Dominique: è un allenamento pratico a
livello della coscienza e questo attraverso mezzi concreti che
non permettono di illudersi sui risultati ottenuti."
"È proprio così Dutheil, sia che ci sia o meno l'identificazione
dell'operaio con il lavoro che ha eseguito. Il suo capolavoro è
la sua testimonianza.
"Ad ogni modo capisco la tua obiezione, Thomas: il lavoro
manuale è escluso da un gran numero di professioni. Ecco
perché vi consiglio di dedicarvi a dei passatempi per
apprendere dalla materia. A parte questo, l'esempio dei
Compagnons è valido per tutte le altre qualità che si vogliono
coltivare.

377
"L'apertura della percezione intuitiva esige la soppressione
degli ostacoli che le si oppongono: prima di tutto la corazza
formata dai nostri pregiudizi, la nostra ereditarietà, le nostre
routine, i nostri obiettivi egoistici, le nostre ambizioni e i nostri
attaccamenti personali. Perché il Tour de France è una prova
obbligatoria per diventare Compagnon? Dopo un tirocinio più
o meno lungo in una Maison du Compagnonnage in cui il suo
lavoro e il suo comportamento sono stati giudicati accettabili,
il tirocinante riceverà la canna di aspirante (che è l'immagine
della regola dei Compagnons). Allora dovrà lasciare la sua
famiglia, i suoi amici, le sue abitudini e dunque tutti i suoi
attaccamenti istintivi che limitano il suo punto di vista. La
prima tappa della liberazione che lo condurrà in un'altra
Maison fa parte del Tour de France; altri maestri, altri mezzi
legati al primo da un'unica Regola.
"Seconda tappa: cambiamenti periodici in cui, ogni volta,
l'aspirante sacrifica i vantaggi di questo nuovo tirocinio a
beneficio di un altro cantiere. Di cambiamento in
cambiamento si prende coscienza, attraverso il viaggio,
dell'unità della meta che lega tutti i pellegrini e della
solidarietà che suscita l'aiuto reciproco. Poco a poco il punto
di vista egoistico scompare. La gelosia non esiste neppure, in
quanto la conoscenza di uno diventa tesoro comune, messo a
disposizione di coloro che sono disposti a condividerlo.
"La tappa finale del Tour de France sarà l'entrata nella loggia
per la costruzione del capolavoro: capolavoro individuale che
diventerà la proprietà della comunità. L'anonimato preserva il
suo autore da ogni vanità, la sua firma simbolica sarà
l'attestazione della sua appartenenza ai maestri che lo hanno
iniziato."
L'entusiasmo degli uditori esplose in un grido di
ammirazione.

378
"Che meraviglia, Maìtre Dominique! I Compagnons non
esagerano quando parlano di una formazione di uomini."
"Aspettate," riprese lo scultore. "Sapete qual è la parola
d'ordine che anima questo edificio? Servire! E non è una
parola vana: è l'idea principale che guida il loro
comportamento.
"Cercate dunque nella società moderna un ideale così
disinteressato. Potreste nominarmi qualche comunità
religiosa, che però sarà limitata da un dogmatismo esclusivo. I
Compagnons possono aderire a qualsiasi religione a condizione
che ognuno tenga per sé le sue convinzioni e si astenga da
ogni forma di proselitismo. Lo
scopo essenziale del
Compagnonnage è la formazione di un'É lite attraverso la
Qualità. La legge dell'É lite è la libertà di coscienza e il mutuo
rispetto dell'esperienza necessaria alla realizzazione
individuale."
"Insomma," disse Thomas, "ci sta dicendo che le qualità
dimostrate tra i Compagnons non sono dovute solamente al
loro lavoro manuale?"
"Se si va a fondo delle cose, questo lavoro è il loro mezzo di
sperimentazione. L'abilità professionale è loro indispensabile
per perfezionarsi nella consapevolezza del gesto essenziale. Ma
devono giungere ad un'intensa concentrazione
(indispensabile per non perdere nulla dell'insegnamento
orale) e sottomettere la loro intelligenza ad una visione
sintetica che collega costantemente l'aspetto vitale e l'aspetto
teorico delle conoscenze necessarie al loro mestiere.
"Per pervenirvi, sono necessari un certo stato d'essere ed una
disposizione interiore. Questo è il motivo per cui si danno
agli aspiranti, al di fuori del loro laboratorio, alcuni compiti da
fare all'interno della Maison dei Compagnons, sia nella sua

379
organizzazione, sia per un aiuto morale, al fine di risvegliare
tra loro il senso dell'altruismo."

***

Dutheil, per riprendersi dal sogno, si accese una sigaretta.


Dominique gli chiese:
"Mi dica Dutheil, può stabilire un rapporto tra la Saggezza dei
Compagnons du Devoir e quella dei bramini che ha incontrato?"
"Volevo dirglielo, Maitre Dominique. Ascoltandola ho
constatato che si tratta dello stesso principio applicato in
condizioni diverse. In entrambi i casi non si tratta di dottrine
religiose ma della formazione dell'uomo che deve, trascendendo
le sue possibilità, imparare a superare la propria mediocrità.
In entrambi, occorre cooperare alla creazione di un'élite che
sarà il fermento di un'umanità superiore.
"Per entrambi, i riti risvegliano la coscienza del simbolo e il
significato degli oggetti rituali. Ad esempio per i Compagnons,
la canna e il colore dei nastri.
"Per entrambi c'è la stessa considerazione della nobiltà: per i
Compagnons è l'acquisizione progressiva della coscienza dei
gesti, mentre la Saggezza brahmanica cita, tra le qualità regali
essenziali, l'arte di perseverare in tutte le cose senza sfinirsi, l'arte
di dosare gli sforzi davanti ad un compito lungo e difficile.
"Per entrambi il Dovere non significa la sottomissione a degli
obblighi imposti arbitrariamente ma l'osservanza di regole
inerenti alla perfezione del Mestiere e dell'uomo stesso. Tutte
le famiglie dei miei bramini consideravano i tabù e le azioni
imposte non come una schiavitù, ma come un richiamo
costante alle leggi d'Armonia. Lei, mi dissero, li vede come una
restrizione alla libertà individuale, mentre per noi sono, nella vita di

380
tutti i giorni, le basi attraverso le quali l'uomo disciplina la sua
misura56."
"I vecchi Devoirants", confermò Dominique, "dicevano: metti
ardore nel cantiere se il mestiere ti annoia, ma non uccidere il
lavoro57•
"Comunque Dutheil, lei ha ragione: ha ritrovato qui
l'applicazione dell'aspetto della Saggezza che ha incontrato in
Nepal, in quanto è la disposizione indispensabile per acquisire
la conoscenza di se stessi, della Materia e dell'Armonia che
regge l'Universo. Cosa voleva cercare tra gli Indiani?"
"Questo, precisamente. Ma confesso che avevo immaginato
altri mezzi, altre formule,"
"vale a dire," precisò Dominique, "ciò che seduce i nostri
sogni ideali: il prestigioso yoga indù grazie al quale gli
occidentali sperano di giungere all'Illuminazione!
"Vede, Dutheil, io non farei appoggio a quell'affermazione di
Huang - Po secondo il quale il Buddha perfetto non è un buddha
al quale si giunge per gradi. Sarei d'accordo se per quello stato
intendessimo la Coscienza totale della Realtà assoluta. Ma
penso che quella realizzazione suprema esiga una
preparazione che elimini gli ostacoli. Questi ostacoli sono
moltiplicati per gli Occidentali, che nutrono i peggiori nemici
dell'Intelligenza del Cuore: il dominio del mentale e le
preoccupazioni egoistiche. Inoltre, anche con la migliore
volontà di riuscirei, come si può raggiungere un obiettivo che
è mera astrazione?
"Molto francamente, Dutheil, lei non si è forse sentito attrarre
da uno stato che, stante alla sua comprensione attuale, ha
immaginato come una totale annichilazione di se stesso?

56LyzelleReymond, Ma vie chezlesbrahmanes, pg. 64.


57 R. Vergez, La Pendule à Salomon, pg. 128.
381
"Quando si vuole raggiungere un obiettivo bisogna amare
quell'obiettivo, bisogna desiderarlo abbastanza intensamente
affinché ci attiri come un amante. I contemplativi che trovano
nell'estasi una felicità in cui il loro essere fisico e il loro essere
psichico non hanno più alcuna parte in gioco, possono
ricercare questa beatitudine senza provare spavento dalla
perdita del Sé. Ma a voi (come a coloro che non hanno preso
coscienza degli stati intermedi tra il Mondo mentale e il
Mondo del puro Spirito), a voi questo stato estatico -
indescrivibile per coloro che non l'hanno provato -
sembrerebbe come il Vuoto: le sue potenti vibrazioni non
troverebbero eco nella vostra coscienza attuale, oscurata dalla
vostra impaurita necessità di riattaccarvi a quell'Io che temete
di perdere."
"Certo," riconobbe Dutheil, "ho capito che noi abbiamo
dentro noi stessi stati più sottili del nostro corpo fisico. Ho
anche capito che abbiamo, nel nostro Testimone permanente,
uno stato intermedio tra la nostra coscienza psicologica e il
nostro Testimone spirituale assolutamente impersonale, ma
che la sua mescolanza con gli impulsi della nostra persona
mortale ci porta a confondere gli impulsi di questa con le
ispirazioni di Quello. E questa confusione ci impedisce di
provare come una realtà vivente e indistruttibile questo
Testimone cosciente, che è tuttavia la nostra principale
garanzia di sopravvivenza."
"A suo avviso cosa ce lo impedisce?"
"Il dubbio," esclamò Dutheil, "il dubbio sull'esistenza del
nostro essere spirituale."
"Io direi meglio il timore", replicò Dominique. "Il timore che
questo essere immortale, uscito dal nostro corpo, non si
interessi più a ciò che costituisce il nostro attaccamento
terrestre.

382
"Fate un esperimento: cercate di immaginare un mondo
sovrannaturale in cui gli esseri che vi sono pervenuti debbano
occuparsi, come sulla terra, degli affari che noi abbiamo a cuore
- affettivi, intellettuali, sociali, lucrativi - con le conseguenti
emozioni, speranze e delusioni che necessariamente
comportano. Ridicolo, non è vero? Tuttavia è l'abbandono di
tutto questo che ci fa temere la morte! Noi siamo talmente
sottomessi a questa influenza che difficilmente immaginiamo
uno stato di vita superiore priva di tutte queste contingenze!"
"Aspetti un istante, Maìtre Dominique: ciò che ha evocato mi
ha fatto improvvisamente comprendere la stupidità della
nostra situazione. Noi ci lamentiamo delle miserie inerenti alla
nostra Umanità terrestre e abbiamo paura di uno stato che
può liberarcene! Insomma, noi viviamo e pensiamo come dei
prigionieri che non hanno mai conosciuto un altro mondo se
non la loro galera;"
"Il nostro corpo non è una galera," rispose Dominique: "è una
matrice, il cui ruolo è quello di generare un corpo sottile,
glorioso, indistruttibile in quanto non materiale e che porta le
caratteristiche essenziali (e non personali) della sua Entità­
Numero.
"Ma senza dubbio questo non le basta, vero? È la continuità
della sua cara personalità che la preoccupa, non è così?"
Dutheil, confuso, esitò a rispondere. Dominique si mise a
ridere:
"Mio povero amico, come siamo invaghiti della nostra
mediocrità! "
"È curioso," notò Dutheil, "questa incertezza era sparita
fintanto che sono stato dai miei bramini forse perché ero
impregnato dell'atmosfera di quel mondo invisibile con cui ci
si sentiva in costante comunicazione?"

383
"E non prova lo stesso sentimento se si trova, ad esempio, in
una delle nostre comunità religiose?"
"Molto sinceramente no, Maìtre Dominique. Quelle mi
sembrano piuttosto mirare al dualismo: l'Umano di fronte al
Divino che cerca al di fuori di se stesso. Questa attitudine può
corrispondere ad un aspetto della religiosità. Personalmente, è
in me stesso che voglio stabilire il contatto o, piuttosto, è la
mia stessa Realtà che voglio riconoscere ampliando la mia
coscienza. Se fossi stato giovane, avrei potuto lavorare con i
Compagnons, perché capisco che il loro metodo è un mezzo per
allargare questa coscienza e acquisire certe conoscenze senza
lasciarsi deviare dal Mentale. È troppo tardi per me!"
"Le consiglierei tuttavia di lavorare in un dominio che la
metta in contatto con le leggi della vita dentro la materia: il
giardinaggio, ad esempio, o il lavoro del vetro. È necessario
imparare a distinguere la Natura dall'artificio.
"Mi può dire perché non è rimasto tra i suoi bramini?"
Dutheil rifletté seriamente, poi rispose:
"La ragione principale è che i loro metodi sono inaccessibili
alla mia mentalità attuale.
"Ogni mia parola, ogni mio gesto erano giudicate o
interpretate in relazione ad una realtà che loro non cessavano
di considerare. Questo fa della loro vita una sorta di stato
meditativo continuo da cui i