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Antonio Forcione

Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, CN/BO

Sketches of Africa

Veronica Sbergia
& Max de bernardi
MArcus eaton
Madame Guitar
Music is love

tecnica
Stefan Grossman
Peter Finger
Dino Fiorenza
Daniele Bazzani

Strumenti: Peavey Composer Parlor, Martin DRS 1, Gold Tone mic e preamp
Un Suono Magico

Aramini Strumenti Musicali S.r.l.


Via XXV Aprile, 36 • Granarolo Emilia - BO - • 40057
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editoriale ed
Chitarra Acustica Winter
In questo numero ‘festeggia- infatti le selezioni per il concorso
mo’, si fa per dire, la fine della bel- New Sounds of Acoustic Music
la stagione dei festival di chitarra – Premio Carisch (In memoria di
acustica, con un ampio servizio Stefano Rosso), alle quali parte-
dedicato alla settima edizione di cipano anche fingerpicking.net e
Madame Guitar, che si è tenuta Chitarra Acustica, e che porte-
alla fine del mese di settembre. ranno alla finale del 23 maggio
Ma non per questo, adesso, sei chitarristi solisti e quattro can-
il popolo della chitarra acustica tautori-chitarristi.
se ne starà con le mani in mano La scorpacciata di musica
ad aspettare il ritorno della pri- che ci siamo fatti tra maggio e
mavera. Si annunciano già degli settembre, inoltre, è stata l’oc-
eventi importanti. A partire dal casione per raccogliere molto
16 novembre, con un concerto di materiale che dobbiamo ancora
Gaspare Bonafede e di François gustare. In questo numero pub-
Sciortino, prende il via “Acoustic blichiamo innanzitutto un’inter-
Franciacorta in Castello”, una vista ad Antonio Forcione, che duci dall’eccellente album Old
rassegna di sette concerti a ca- abbiamo incontrato ad Acoustic Stories for Modern Times, e a
denza mensile, che andrà avanti Franciacorta, e un suo spartito Marcus Eaton, cantautore-chitar-
fino al mese di maggio per tenere molto accurato. Antonio ha pre- rista di grande talento, che David
accesa la fiammella. Il 4 dicem- sentato ad agosto il suo nuovo Crosby ha voluto con sé per il
bre ci sarà poi a Milano una sera- bellissimo disco Sketches of suo nuovo disco in lavorazione.
ta in onore di Michael Hedges a Africa, che è stato indicato come Marcus appare anche in un re-
quindici anni dalla sua morte, or- disco del mese nel numero di cente disco tributo a CSN&Y pro-
ganizzata da Ezio Guaitamacchi, novembre della rivista Guitar dotto dall’etichetta italiana Route
uno dei pionieri della promozione Techniques in Inghilterra, paese 61, Music Is Love – A Singer-
della musica acustica nel nostro dove vive da anni. Noi abbiamo Songwriters’ Tribute to the Music
paese. Durante il mese di dicem- voluto dargli la copertina, perché of CSN&Y, di cui parliamo diffu-
bre si svolgeranno inoltre le tour- ci piacerebbe che fosse cono- samente in questo numero e che
née italiane di Michael Manring e sciuto di più e che avesse tutto offre l’occasione di conoscere un
di Bob Brozman. il successo che merita anche nel vasto mondo di interpreti legati
D’altra parte è già iniziato il con- suo paese di origine. al cantautorato indipendente an-
to alla rovescia in attesa del pros- Tra le diverse interviste rac- gloamericano, poco frequentato
simo Acoustic Guitar Meeting di colte al Meeting di Sarzana, da noi e di grande interesse.
Sarzana, che si terrà dal 22 al pubblichiamo quelle a Veronica
26 maggio del 2013: sono aperte Sbergia e Max De Bernardi, re- Andrea Carpi

Editoriale
Chitarra Acustica Winter di Andrea Carpi pag. 3
Il silenzio della musica di Reno Brandoni pag. 5

Notizie
Due chitarristi e un cantautore-chitarrista a Sarzana pag. 6

Blog
Prima chitarra: scelta accurata di Luca Francioso pag. 8
Quelli che… costruiscono le chitarre, oh yeah! di Mario Giovannini pag. 9
Perché non parli? di Daniele Bazzani pag. 10
Il palco di Reno Brandoni pag. 11

Recensioni pag. 12

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chitarra acustica 11 duemiladodici
sr

Artisti
Intervista ad Antonio Forcione di Andrea Carpi pag. 16
Madiba’s Jive di Antonio Forcione pag. 21
Intervista a Veronica Sbergia e Max De Bernardi di Dario Fornara pag. 28
Madame Guitar 2012 di Andrea Carpi pag. 32
Music is Love di Alfonso Giardino pag. 38
Intervista a Marcus Eaton di Lauro Luppi e Frank Varano pag. 42

Strumenti
Chitarra acustica Peavey Composer Parlor di Mario Giovannini pag. 46
Chitarra acustica Martin DRS 1 di Mario Giovannini pag. 48
Microfono e preamplificatore Gold Tone ABS di Daniele Bazzani pag. 50
Suono e sellette di Dario Fornara pag. 51
GAS Addiction di Mario Giovannini pag. 54

Tecnica
Guitar Workshop di Stefan Grossman pag. 56
The Blue Horizon di Peter Finger pag. 60
Basso Acustico - 4 di Dino Fiorenza pag. 64
L’improvvisazione - 5 di Daniele Bazzani pag. 66

www.chitarra-acustica.net Impaginazione e coordinamento web


Mario Giovannini
Direttore responsabile mario.giovannini@fingerpicking.net
Andrea Carpi
andrea.carpi@fingerpicking.net Chitarra Acustica è una pubblicazione mensile
Registrazione del Tribunale di Bologna
Editore
Fingerpicking.net n. 8151 del 07.12.2010
Via Prati, 1/10 Iscrizione al R.O.C. n° 21782
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Reno Brandoni
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chitarra acustica 11 duemiladodici
editoriale ed
Il silenzio della musica
Se la vita non mi avesse aggre- dere appieno di quei momenti
dito con il suo fardello di incon- di gioia, mi lasciavo trascinare e
trollabili eventi, se il destino non sommergere da cascate di note.
mi avesse aiutato a scavare nella Ma più ne ricevevo, più cercavo
mia identità sopita, forse non lo di distinguere nel ‘frastuono” ar-
avrei mai capito. Certamente lo monico l’essenza della musica:
avrei notato con difficoltà. quella misurata, fatta di essen-
La musica si è associata al ru- zialità e completezza, sfuggendo
more. Oggi non distinguiamo più all’effetto coinvolgente di un’at-
musica e rumore, ma ogni mu- mosfera artificiosamente creata
sica è rumore e ogni rumore è per soddisfare il solo godimento
musica. Bisogna vivere un lungo emotivo. Sono arrivato a sele-
periodo di disintossicazione per zionare l’essenziale, come le sei
capire l’abisso in cui siamo finiti. Suites di Bach per violoncello
Io l’ho vissuto per varie vicende solo. ‘Abnormi’, ma dense della della lavatrice o della caffettiera
personali: un lungo periodo di si- completezza da me cercata. Poi, che avverte che il caffè è pron-
lenzio, lontano dalla musica, ma dopo quattro mesi di silenzio, ec- to. Rumori mischiati a rumori,
molto vicino ai rumori. E dopo un comi di nuovo nel nostro mondo, note su note che hanno fatto
poco ho iniziato a desiderare la il supermercato, la stazione, il del mondo musicale, del piacere
musica, la melodia e l’armonia. treno, la TV, la radio in macchina, dell’ascolto, un incontrollato e ag-
Ogni volta che potevo arricchire quintali di note gettate lì, regala- gressivo pianeta, ormai remoto e
la mia giornata di qualche suono, te, svendute, spinte nella testa di incomprensibile. Spegniamo per
tutta la mia concentrazione era ognuno, ma spesso ignorate o un attimo tutte le fonti, chiudia-
protesa verso quell’evento: nes- evitate. Nessuno si ferma più ad mo ogni sorgente, ritorniamo al
suna distrazione, solo il piacere ascoltare la musica, ma la musi- silenzio assoluto, per riprendere
di assorbire l’energia sprigionata ca stessa accompagna ogni quo- un’approccio con la musica e ri-
da quelle note, raggi di sole in tidiano gesto e momento, come il cominciare da subito a subire il
un’oscurità perenne. Seleziona- rumore dell’acqua che scorre la suo fascino e il suo potere.
vo con cura ogni brano per go- mattina nella doccia, il borbottìo Reno Brandoni

ACOUSTIC FRANCIACORTA IN CASTELLO of the World”, un pezzo di Michael che Angelo ha


accompagnato con il violino, e “Il dono del cervo”,
A partire dal mese di novembre, presso il Castel-
la classica ballata branduardiana impreziosita dal
lo Oldofredi di Iseo, prende il via un’edizione stra-
ordinaria di Acoustic Franciacorta. L’idea è che il flauto traverso di Hedges.
festival non termini alla fine dell’estate, ma continui Info: tel. 02 56807350, www.lasalumeriadellamu-
a tener vivo l’interesse per la musica acustica. Così sica.com.
l’evento che ormai da nove anni anima il periodo di
fine estate franciacortino, quest’anno per la prima MICHAEL MANRING
volta continuerà anche nella stagione invernale e – 4 dicembre: Milano, Salumeria della Musica, “Mi-
oltre, fino al mese di maggio 2013, con sette appun- chael Hedges Tribute”;
tamenti a cadenza mensile, che prevedono due mo- – 5 dicembre: Milano, Accademia del Suono, ore
menti musicali e che si terranno nella affascinante 16, seminario (tel. 02 2593869);
cornice dell’auditorium del Castello Oldofredi. – 8 dicembe: Rieti, TBA;
Info: Libera Accademia in Franciacorta, tel. 320 – 9 dicembre: Roma, Big Mama, ore 22, concerto
7038793, www.franciacortalaif.it. con Pino Forastiere;
– 10 dicembre: Roma, TBA, seminario.
MICHAEL HEDGES TRIBUTE Info: Armadillo Club, tour@armadilloclub.org.
– 4 dicembre, Milano, Salumeria della musica,
ore 21.30: “Il Jimi Hendrix della chitarra acustica a BOB BROZMAN
quindici anni dalla morte”, serata speciale presen- – 7 dicembre: Arcola (SP), G & G Guitar Sound
tata da Ezio Guaitamacchi con la partecipazione di Center, seminario (tel. 0187 1997983);
Beppe Gambetta, Guitar Republic, Pino Fora- – 8 dicembre: Savona, TBA (slumphank@yahoo.it);
stiere in duo con il vocalist Boris Savoldelli, Finaz – 9 dicembre: Poggio Berni (RN), Circolo dei Mal-
della Bandabardò; ospite speciale: Michael Man- fattori, ore 22;
ring. – 11 dicembre: Firenze, Teatro del Sale (tel. 055
Nel corso della serata verranno proiettati estratti 2001492);
dall’ultimo concerto di Michael Hedges in Italia, te- – 12 dicembre: Cecina (LI), Birroteca Doppio Malto
nuto Il 23 novembre 1991 al Teatro di Porta Roma- (tel. 0586 018125);
na di Milano, dove Michael concluse il festival Musi- – 14 dicembre: Soresina (CR), Teatro Soresina
ca & Natura aprendo lo spettacolo di Angelo Bran- (tel. 0374 340454, massimo.ottini@libero.it).
duardi. Insieme, i due musicisti suonarono “Woman Info: Armadillo Club, tour@armadilloclub.org.

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nt notizie
DUE CHITARRISTI E UN CANTAUTORE-CHITARRISTA A SARZANA
Con fingerpicking.net e Chitarra Acustica
Come ormai consuetudine, la prima serata di
concerti della prossima XVI edizione dell’Acoustic
Guitar Meeting, che si terrà alla Fortezza Firmafe-
de di Sarzana dal 22 al 26 maggio 2013, sarà con-
sacrata al concorso New Sounds of Acoustic Mu-
sic – Premio Carisch 2013 (In memoria di Stefano
Rosso), vinto nell’edizione precedente dal chitarri-
sta Matteo Crugnola e dal cantautore-chitarrista
Daniele Li Bassi.
Dieci giovani chitarristi acustici, dell’età massima
di 35 anni, si alterneranno alle ore 19 di giovedì 23
maggio sul palco centrale della manifestazione per
presentare due brani a testa, che potranno essere
inediti per chitarra di propria composizione o adatta-
menti originali per chitarra di brani musicali di qual-
siasi origine, oppure brani cantati composti perso-
nalmente e accompagnati con la chitarra acustica.
La lunghezza dei due brani deve essere contenuta
in 4 minuti ciascuno. Sarà possibile utilizzare chi-
tarre acustiche con corde metalliche o anche con
corde di nylon, ma lo stile dei brani dovrà essere di
chiara matrice moderna e non classica.
La selezione dei 10 giovani artisti emergenti – 6 qualità. Altri omaggi sono previsti dalle aziende
chitarristi solisti più 4 cantautori-chitarristi – è affi- John Pearse Strings e B-Band. Inoltre, i due primi
data all’associazione culturale Armadillo Club che classificati saranno ospiti della successiva edizio-
organizza la manifestazione (selezionerà 3 cantau- ne dell’Acoustic Guitar Meeting e parteciperanno
tori-chitarristi), al Centro Studi Fingerstyle (sele- ad altre manifestazioni chitarristiche organizzate
zionerà 2 chitarristi), a Lizard Accademie Musicali dall’Armadillo Club. Una serie di altri riconoscimenti
(selezionerà 1 chitarrista), alla rivista GTR & Bass e menzioni saranno assegnati a tutti i partecipanti.
(selezionerà 1 chitarrista) oltre che al nostro portale Un grande artista internazionale sarà ospite spe-
fingerpicking.net, che selezionerà 2 chitarristi e 1 ciale della serata finale e ‘tutore’ dei partecipanti,
cantautore-chitarrista. I partecipanti dovranno invia- esibendosi successivamente in concerto e pren-
re entro il 28 febbraio i propri nominativi, una breve dendo parte alla giuria. Faranno parte della giuria:
biografia e le registrazioni dei brani da proporre ad Stefania Rosso, figlia di Stefano Rosso; Davide
una soltanto delle citate organizzazioni che effet- Mastrangelo, direttore del Centro Studi Fingerstyle;
tuano la selezione. Alla fine del mese di marzo sarà
Andrea Carpi; Giovanni Unterberger, fondatore
comunicato agli interessati l’eventuale superamen-
di Lizard Accademie Musicali; Giovanni Pelosi per
to della selezione in vista della partecipazione alla
fingerpicking.net; Marino Vignali per la ADGPA
serata finale.
Italiana; Claudio Chianura per GTR & Bass; Ger-
Per chi desidera inviare il materiale a fingerpi-
cking.net, è possibile inviare direttamente il mate- mano Dantone per Carisch; Fiorenzo Baruzzo per
riale a info@fingerpicking.net. Heineken Italia; Alessio Ambrosi, direttore artisti-
Nella serata finale, una giuria selezionata premie- co del festival, e infine un artista e un liutaio tra le
rà la migliore esibizione chitarristica e la migliore presenze internazionali della manifestazione.
esibizione cantautorale. I premi saranno messi a Info: www.acousticguitarmeeting.net.
disposizione dalla ditta Carisch, partner dell’even- Affrettatevi a inviare i vostri brani a:
to, e si tratterà di strumenti e accessori di grande info@fingerpicking.net.

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chitarra acustica 11 duemiladodici
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Prima chitarra: scelta accurata
di Luca Francioso
Troppo spesso sento dire da genitori di piccoli e Ecco che al primo barré anche i più volenterosi stu-
aspiranti chitarristi la parola ‘chitarra da studio’ ri- denti potrebbero arrendersi di fronte al dolore fisico
ferita per lo più a strumenti in compensato super e all’impostazione sbilenca che strumenti economi-
economici e quasi impossibili da suonare, più o ci causano. È vero che a volte il talento non viene
meno dei giocattoli che non gravano sul portafogli fermato neppure da chitarre di compensato, ma è
familiare, ma che non hanno niente a che fare con il altrettanto vero che non sempre sono i più talen-
concetto di studio.
 tuosi a regalare musica raffinata, di conseguenza
credo che vada tutelata la possibilità di riuscita di
Questo ormai obsoleto luogo comune, come un ogni mano, anche la meno portata, con un’accura-
ritornello di una canzone poco riuscita, mi suona ta scelta del primo strumento e non con l’acquisto
nelle orecchie da quando anche i miei genitori ne ottuso di una chitarra qualsiasi, purché economica.

hanno cantato qualche verso, spinti anche loro dal
Non dico certo che la ‘chitarra da studio’ debba
comprensibile timore che un ragazzino, circondato
per forza essere uno strumento di liuteria, ma vero
da mille attrazioni, possa perdere presto interesse.
è che migliore è la fattura costruttiva della chitarra
In effetti di frequente accade che uno strumento
venga seppellito in cantina perché la curiosità del con cui si studia, migliore sarà il risultato dello stu-
suo apprendista esecutore ha tirato le cuoia prima dente.

di esalare il primo accordo, e il rammarico dei ge- Dall’altra parte, invece, c’è chi pensa che un co-
nitori solitamente è pari alla soddisfazione di non spicuo investimento corrisponda sempre e senza
aver speso cifre esose per un capriccio passeggero eccezioni al migliore strumento in commercio. Inuti-
del figlio.
 le dire che non è così. Più volte ho visto chitarre dal
Il fatto è, però, che uno strumento di pessima fat- nome imbarazzante avere più personalità di chitar-
tura non agevola affatto l’apprendimento, anzi mol- re rinomate.

to spesso ne ostacola il percorso, rendendo difficile È l’equilibrio fra il budget a disposizione e la quali-
ciò che è semplice e impossibile ciò che è difficile. tà della chitarra la soluzione a cui aspirare.

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Quelli che… costruiscono le chitarre, oh yeah!
di Mario Giovannini

Decidere di farsi costruire una chitarra da un liu- Ci sono quelli che “cianno da fare”, sempre da
taio è un passo importante, possiamo anche dire fare, troppo da fare. E non hanno tempo. Per nulla.
fondamentale, nella vita di un artista. Implica una Se vuoi una loro chitarra devi chiedere, implorare,
certa maturità, sia tecnica che musicale, oltre a una sperare. E alla fine te la danno, ma con almeno un
profonda consapevolezza di quelle che sono le pro- anno di ritardo. Perché cianno da fare!
prie reali necessità. E la capacità di trasmettere tutto Ci sono quelli che “hanno il campionario”, ovvero
questo a chi dovrà realizzare lo strumento. O alme- le chitarre da esposizione. E a ogni fiera, anno dopo
no così dovrebbe essere… ma di questo parleremo anno, li vedi sempre con gli stessi strumenti. Poi,
un’altra volta. se ne provi una e ti piace, se la vuoi comprare, non
Presa la storica decisione, fatto partire il piano te la danno. Perché è il campionario. Se la vuoi, te
quinquennale di accantonamento fondi necessario ne fanno un’altra, uguale. Ma senza fretta, perché,
perché, sia chiaro – com’è giusto che sia – nessu- comunque, cianno da fare!
no regala nulla, a meno che non si sia amici d’in- Ci sono quelli che “niente foto alle mie chitarre,
fanzia di uno di questi signori, si deve poi scegliere grazie”. Ha sei corde, una cassa, un ponte e un ma-
il ‘Mastro Geppetto’ che realizzerà la nostra crea- nico. È una OM. Non avendo a disposizione una
tura. Il sistema migliore, naturalmente, è visitare il macchina a raggi X portatile e, comunque, non ca-
più possibile le fiere di settore in cui questi artigiani pendoci una beata mazza di niente su incatenature
espongono le loro opere. Per poi rendersi conto di e affini, cosa potrò mai copiare dalla foto della tua
essere precipitati in una sorta di universo parallelo,
chitarra?
in cui valgono strane regole e curiose convenzioni
Quelli che “io la cassa/la paletta/il manico così non
sociali.
faccio, assolutamente”… ma non dovresti ascoltare
le richieste del cliente, cioé io?
I liutai si conoscono tutti fra loro. Tutti. Sono sem-
Quelli che “la chitarra è garantita a vita”, ma sono
pre cordialissimi e molto gentili. E ognuno è con-
vinto di essere l’unico a saper lavorare. Tutti gli pochissimi. E di solito molto anziani. Immagino non
altri sono dei dilettanti. Magari qualcuno non è poi si riferiscano allo strumento.
così malaccio, ma ne ha ancora di strada da fare. Quelli che “fanno tutto a mano, niente macchine”.
Ciascuno è convinto di essere il depositario della E fanno tutto a mano, effettivamente. Quella che gli
verità assoluta. è rimasta. Ma comunque un paio di dita se le sono
Ci sono quelli che “usano solo colla animale” per- giocate anche in quella.
ché le Martin pre-war sono le uniche chitarre degne Quelli che “il liutaio non deve suonare la chitarra,
di tale nome. E niente trussrod, solo barre a T nel perché i calli sui polpastrelli non ti fanno sentire le
manico. Quindi, in cento anni non abbiamo fatto un vibrazioni del legno”. Di solito, ma non sempre, ap-
solo passo avanti. Del resto già fanno sistematica- partengono anche alla categoria niente macchine
mente strage di piante, che gli frega di qualche ani- e il problema dei calli sulle dita lo hanno già risolto.
maletto. Alla radice.
Ci sono quelli che “mettono le tavole armoniche Quelli che “in America sono avanti mille anni, per-
a riposare sul fondo di un torrente per anni, perché ché la chitarra l’hanno inventata loro”… e io che ero
assorbano le vibrazioni della Terra”, in modo che convinto che fosse nata in Europa dal liuto arabo.
acquisiscano sonorità uniche. Di solito lavorano Quelli che “in America non capiscono un c…o”…
solo di notte, preferibilmente quando c’è luna piena, e io che ero convinto che… Oddìo non sono più
biascicando frasi incomprensibili. convinto di nulla, che confusione. Oh yeah!

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chitarra acustica 11 duemiladodici
bl blog
Perché non parli?
di Daniele Bazzani
Parto da una veloce considerazione: a me, se un te suoneremo meglio, altre peggio, ma il tentativo
musicista parla durante il concerto, non dispiace. Mi deve essere fatto. Troppe volte ho visto gente salire
fa piacere sentire storie che riguardino le canzoni o i sul palco pensando di tirar via la serata, magari rac-
brani strumentali (se non hanno testo), o aneddoti e contando qualche storiella simpatica, ma si capisce
storie simpatiche, qualora il musicista fosse in gra- quasi subito se per montare lo show abbiamo lavo-
do di raccontarne in maniera divertente e intrigante. rato un anno, o un’ora. Quello è il vero “rispetto” che
Non lo nego. Il problema è un altro. Ho sentito spes- il pubblico merita.
so commentare il concerto del taciturno artista di Dagli americani ho imparato una grande lezione
turno (perdonate l’orrendo gioco di parole) con frasi anche riguardo a come ci si presenta sul palco, c’è
tipo: “Si ma due parole poteva anche dirle”. un episodio che mi ha fatto sorridere ma anche ri-
flettere.
Chi è abituato a stare sul palco sa bene che una Ero a Nashville in occasione della CAAS, il festi-
frase azzeccata al momento giusto può portare il val dedicato a Chet Atkins, sul palco c’era Boots
pubblico dalla propria parte, lo ben dispone anche Randolph, un grandissimo sassofonista americano,
riguardo alla musica, non che si possa essere sim- celebre fra le altre cose per aver portato al succes-
patici e suonare male, ma sembra che il contrario so negli anni ’60 “Yakety Sax”, scritta da James Q.
non si possa fare. Vengo al punto. ‘Spider’ Rich (ricordate la musica di Benny Hill?).
Il mio obbiettivo, quando compro il biglietto di un Randolph è stato l’unico ad aver suonato il sax da
concerto, è andare a sentire musica, non voglio al- solista su un disco di Elvis, e ha contribuito in ma-
tro. Se poi altro c’è, me lo prendo. Ho visto Frank niera importante a creare, con il suo strumento, il
Zappa negli anni ’80, un’ora e un quarto di musica famoso ‘Nashville Sound’, insieme a Atkins che
senza una sola pausa, poi se ne è andato per non produsse molta musica di quel periodo scoprendo
rientrare, non una parola, uno dei concerti più stra- talenti incredibili.
ordinari della mia vita. Ho visto Paco De Lucia più Torniamo allo spettacolo, perché a un certo punto
volte, non so che voce abbia se non per un bellissi- Randolph si avvicina al microfono, proprio prima del
mo documentario su Dvd dove si racconta, non cer- brano in questione e dice: “Questa è la canzone che
to per quello che dice durante i concerti. Non credo mi ha fatto scendere dalle colline del Kentucky... e
ci sia bisogno di dire quanto belli siano stati i suoi mi ha fatto salire su quelle del Tennessee”.
spettacoli. Ho visto Bob Dylan e non lo ricordo pre- La battuta mi ha fatto ridere, ma avevo accanto
sentare nulla, o dirci qualcosa. Meraviglioso. un signore piuttosto anziano che rimaneva del tutto
Che voglio dire? Che se il concerto è bello, sono impassibile, quasi infastidito. Gli chiedo, visto che
lì per quello, non per altro. Se vado al cinema a ve- avevamo chiacchierato brevemente poco prima,
dere un film con Robert De Niro, non mi aspetto che se non la trovasse una cosa divertente, lui fa una
all’intervallo (o fra due scene clou) mi dica qualcosa, pausa e mi dice: “L’ho visto 40 anni fa e ha detto la
sono lì per vedere come recita, e vedere il film. A stessa battuta”. A quel punto ho riso davvero.
teatro mi basta la presenza sul palco e magari un Poi però ho ragionato su quanto si possa prepa-
inchino di ringraziamento alla fine, ma nessuno si rare anche una singola frase messa al punto giusto,
aspetta un grande attore prendere la parola. Perché se la si ritiene opportuna, e ho capito che se ogni
ai musicisti questo sembra non essere concesso, o sera ci esibiamo in un contesto differente, lo show
concesso con fastidio? non sembrerà mai una ripetizione, anche se a dire
Alla base di tutto c’è una semplice considerazio- frasi sempre allo stesso modo, nello stesso punto,
ne: il rispetto per il pubblico di un concerto sta nel forse ci sentiremo limitati, ma è meglio una frase
cercare di offrirgli il miglior spettacolo musicale pos- preparata bene che una improvvisata male, non c’è
sibile, non credo ci sia altro. Va detto anche che al- dubbio.
cuni (molti) artisti, hanno trovato il modo di comuni-
care attraverso la loro musica, perché con le parole La lezione può quindi essere: cercate di dare tutto
non riescono, non sono proprio capaci, non è che quello che potete quando siete sul palco, se questo
non vogliano. comprende anche il parlare e dire cose sensate o
Oltretutto se si parla a sproposito (chi è mai salito divertenti va bene, in caso contrario state zitti, che
su un qualsiasi palco sa bene cosa intendo) si ri- è meglio.
schia di rovinare tutto, di fare la figura degli imbecil- Se siete spettatori, non pensiate che il musicista
li, quando magari stiamo solo cercando di sforzarci sia vostro amico e sia lì per parlare, il biglietto lo
per compiacere chi abbiamo davanti. avete pagato per la musica, non per sentirlo chiac-
L’unico vero, grande impegno che ha un musicista chierare. Tanto se il concerto è bello, avrete speso
è quello di dare il massimo, tutto quello che abbia- bene i vostri soldi, se è brutto, non saranno due bat-
mo e nel miglior modo possibile, sapendo che a vol- tute azzeccate a renderlo migliore.

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chitarra acustica 11 duemiladodici
blog bl
Il palco
di Reno Brandoni
È certo che quando vado a un concerto mi aspet-
to qualcosa!
Qualcosa in più di quello che posso avere com-
prando il CD del musicista o ascoltando i suoi brani
su iTunes, YouTube o dalla radio della mia macchi-
na. È certo che se vado a un concerto e il musicista
mi risuona esattamente tutto il suo CD, magari con
qualche brano a sorpresa o qualche cover d’effet-
to, tutto sommato so di aver avuto ciò per cui ho
pagato, ma sicuramente non era il vero motivo per
cui ero li.

Solitamente vado ad un concerto per incontrare


l’uomo, misurare il suo carisma e le sue debolezze,
e mi aspetto che mi comunichi qualcosa di suo, di
personale che non può essere impresso o svela-
to in una registrazione. E chissenefrega se fa delle
battute stupide o balbetta, non tutti possiamo esse-
re fantastici oratori: mi basta che sia se stesso, che cuno sul palco che cerca di comunicarmi qualcosa
scopra le sue carte, che mi racconti della sua vita, senza riuscirci. So che sarebbe fastidioso sentire
che mi faccia capire il perché della sua musica, il frasi scoordinate o concetti stralunati tenuti insieme
senso delle sue composizioni. da nessun pensiero logico. Poi ripenso a un film in-
Mi sono un po’ stancato dei maestri dell’arrogan- titolato Oltre il giardino con Peter Sellers, dove uno
za che salgono sul palco per darti una lezione su sconnesso giardiniere veniva genialmente ‘interpre-
come si suona, pronti a ‘regalarti’ l’ultima loro evolu- tato’ nel suo vaneggiare; oppure più di recente a
zione, e che si compiacciono di se stessi. Ho voglia Francesco De Gregori, che a chi gli chiedeva detta-
di umanità, di errori, di verità, forse anche di frasi gli sui suoi testi rispondeva con una storica “Niente
trite e ritrite che annoieranno i fan più assidui. Ma il da capire”.
palco è vita e io mi aspetto un musicista vivo. Un concerto allora forse non è fatto di sola musi-
Suonare la musica è una cosa, salire su un palco ca, ma è fatto di persone che provano sentimenti.
è completamente un’altra, un’altra arte. Magari certi In un tour di tanti anni fa ricordo un mio amico/
musicisti sono fantastici a casa o meravigliosi nel collega chitarrista che era stato lasciato dalla mo-
proporre la propria musica su un CD, poi sul pal- glie e piangeva tutto il giorno, ma la sera, salito sul
co sono una frana; mentre altri non trasferiscono palco, rideva, scherzava e faceva divertire. Un gior-
nessuna emozione dai loro CD, ma sul palco hanno no gli chiesi come mai. Mi sembrava strano que-
forza e carisma e regalano più emozioni di tecni- sto contrasto tra la grande tristezza nel retropalco
ci ‘sperduti’ o di vani eroi. Allora salire su un palco
e la grande allegria sul palco, e lui mi rispose che la
significa qualcosa di preciso: mostrarsi al pubbli-
gente pagava per divertirsi…
co, esporsi, raccontarsi, condividere musica e vita,
avere il coraggio di svelarsi, confrontarsi, regalare
Ecco, ora non sono più tanto d’accordo su que-
la propria essenza, esporsi a un pubblico con il vero
sto concetto, oggi mi verrebbe voglia di dirgli che
volto, senza schermature o effetti speciali, tu, la tua
musica e il tuo essere. forse la gente pagava per capire, per capirti, darti
Perché pagare per tutto questo? Perché sorbirsi una mano ad affrontare la vita ed essere te stesso.
incapaci oratori che calpestano il palco, spaventati E poi non è proprio vero che «Ma cosa gliene frega
o timorosi, nervosi e ansiosi, preoccupati di sbaglia- agli altri dei nostri sentimenti»… Forse il mondo è
re ed emozionati dalla luce che li illumina sottraen- quello che è proprio per questo, perché pensiamo
doli al contesto? Perché la musica è anche tutto che a nessuno freghi niente di noi. Invece no, pro-
questo: sbagliare, lasciare alle spalle la perfezione viamo ad esporci con coraggio e orgoglio, onestà e
figlia di un progresso deleterio, suonare per godere, sincerità e una spolverata di emozioni. Ed il gioco è
per piacere, sopratutto a se stessi. fatto, nessun mistero ma solo verità.
Vaneggio, lo so, so anche che è dura subire tra E che si spengano le luci e la musica abbia inizio.
le poltrone della platea l’intrepido tentativo di qual- Ecco a voi l’uomo!

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chitarra acustica 11 duemiladodici
rc recensioni
se Across The River”, compreso Gershwin. Può il bluegrass in-
“Nieu Bethesda” all’odor di Ben contrare questo jazz? Ebbene sì.
Harper, in tutti i brani è sempre Ancora una volta le sonorità del
presente una leggera vena ma- banjo di Fleck trovano la chiave
linconica, maggiormente carat- giusta per entrare in un mondo
terizzata dal particolare timbro solo apparentemente lontano e
vocale che ci riporta alla mente sconosciuto.
un certo Nick Drake (“My Little La cronaca ci racconta di quella
Singing Bird” è illuminante sotto sera in cui il grande banjoista si
quest’aspetto, grazie anche alla reca al Savannah Music Festival
presenza di un violoncello nel de- solo per ascoltare il pianista Mar-
licato arrangiamento) o il primo cus Roberts, di essere invitato sul
Cat Stevens (“Once I Climbed A palco per suonare con la band,
Nibs van der Spuy Lion Mountain” sembra estratta e… che la cosa ha maledetta-
A House across the River da Teaser and the Firecat) . mente funzionato! Un anno dopo
2 Feet Music – Sheer Group Quella di van der Spuy è una Béla Fleck e Marcus Roberts ac-
musica che mira prima di tutto cettano di esibirsi ufficialmente
Quest’ultima produzione, usci- al cuore, che all’influenza della insieme per la prima volta proprio
ta nel 2010, è già il nono album musica anglosassone bianca as- al Savannah Music Festival.
di Nibs van der Spuy. Una lunga socia le forti radici della musica Il trio di Marcus Roberts, nato
carriera che, nonostante l’ancora corale Zulu, il tutto riproposto con nel 1995, è un ensemble, si di-
giovane età, lo ha fatto ricono- una veste acustica e molto intimi- ceva, d’impostazione classica,
scere come uno dei più originali sta. dallo stile melodico, ma allo stes-
esponenti del Nu Folk e che gli Alfonso Giardino so tempo pieno di contrasto di-
ha consentito di affermarsi sem- namico. Oltre al pianista leader,
pre più sulla ribalta internaziona- che ha iniziato la carriera nella
le. big band del trombettista Wyn-
Nove brani originali (tra i quali ton Marsalis, il trio conta Rodney
due strumentali) e due cover (l’a- Jordan al contrabbasso e Jason
custica “Little Martha” di Duane Marsalis (sì, la famiglia è la stes-
Allman e “Cripples Cry” di Tim sa di Branford e Wynton) alla bat-
Buckley), che confermano le teria, una ritmica di gran classe.
grandi doti artistiche di questo Dal canto suo Béla Fleck è
chitarrista-cantautore sudafrica- da tempo riconosciuto come il
no. Tutte le tracce vedono Nibs più importante virtuoso di banjo
protagonista strumentale: armo- del mondo. Ha letteralmente re-
nica, chitarre acustiche ed elettri- inventato l‘immagine e il suono
che sono tutte suonate da lui, ol- del banjo attraverso una carriera
tre alla voce e al cuatro portorica- Béla Fleck and the Marcus Ro- straordinaria e una serie di pro-
no (lo strumento a cinque corde berts Trio getti musicali innovativi.
doppie che imbraccia nella foto di Across the Imaginary Divide Come questo Across The Ima-
copertina), con il quale richiama Rounder/EgeaMusic ginary Divide, naturale seguito
le tipiche sonorità degli strumenti dell’esperienza positiva degli in-
a corda africani come la kora. Già da tempo Béla Fleck ci ha contri al Savannah Music Festi-
Le percussioni e il piano di abituati al suo newgrass, quel- val.
Gareth Gale, insieme al basso la forma di bluegrass cosiddetto Un disco divertente, fresco,
e al violoncello di Kieran Smith, progressivo con marcati elementi brillante, dove la maestria tecni-
completano l’ensemble in stu- swing. E i musicisti di area jazz- ca, i funambolismi stilistici non
dio, senza dimenticare le pre- fusion con i quali ha dato vita al sempre naturalmente contigui e
stigiose partecipazioni di Piers suo gruppo più famoso, i Fleckto- la grande cantabilità s’intrecciano
Faccini e dell’amico Guy Buttery, nes, stanno lì a dimostrarlo. magistralmente. I due leader
con il quale divide spesso il pal- Ma qui si sta prendendo in con- sembrano suonare insieme da
co nei suoi tour com’è accaduto siderazione un jazz neoclassico, una vita. A volte, come in „Petu-
quest’ultimo settembre al festival che recupera gli elementi migli- nia“, il terreno comune del blues
internazionale Madame Guitar di ori del primo jazz adulto, quello richiama entrambi ad un’intesa
Tricesimo in provincia di Udine. di Thelonious Monk, Art Tatum, ancestrale; in altri casi, come in
Fin dalla prima traccia “A Hou- Duke Ellington, lo stesso George „Kalimba“, va reinventato tutto,

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chitarra acustica 11 duemiladodici
rc
c’è da dissodare un terreno ver- un pubblico più vasto, che difficil-
gine che porta verso scenari ar- mente tollererebbe un disco solo
monici e ritmici assolutamente suonato. Quello di non ‘annoiare’
inediti. Naturalmente c’è anche lo è un vecchio problema dei chitar-
swing tradizionale, che riporta il risti acustici, e questi inserimenti
banjo di Fleck ad accenti più ‚do- cantati danno a tutto il percorso
mestici‘, pur se comunque non d’ascolto una piacevole diversità.
proprio consoni alla sua gram- Descrivere brano per brano le
matica originaria, ma con il risul- emozioni di ogni singolo pezzo
tato comunque di essere sempre sarebbe complesso e il giudizio
credibile, sempre dentro il pezzo. sarebbe troppo personale. Certo
Una bella prova discografica è che durante l’ascolto si crea-
dove il virtuosismo è sempre al no delle preferenze legate alle Finaz
servizio della classe, del grande proprie esperienze e ai propri Guitar Solo
gusto musicale. gusti: io per esempio reputo un Mojito Records
Gabriele Longo bel gioiello “When the Castles
Crumbled” (composto la notte del Finaz, la ‘chitarra virtuosa e
terremoto in Emilia), un brano nel solitaria’ della Bandabardò, si ci-
quale ho trovato molta italianità, menta in un disco di sola chitarra
molte citazioni – forse inconsce acustica. Ed è sempre un gran
– della musica di Piovani. Sarà piacere quando un chitarrista
proveniente dal mondo dei grup-
questione di gusti, ma le cose più
pi e della musica pop e rock si
‘romantiche’ di Varini sono quelle
avvicina al mondo della chitarra
che mi catturano di più: sembra acustica, un mondo che rischia a
proprio che in quei brani Vari- volte di rinchiudersi in se stesso
ni trovi la sua giusta lunghezza e nel quale elementi esterni pos-
d’onda comunicativa. Neanche sono portare tutta l’energia che
una nota si perde e alla fine del deriva da una maggiore consue-
brano ogni singola nota suonata tudine con un rapporto vivo con
la ritrovi dentro di te, conservata il pubblico. Questo è tanto più
nel giusto ordine pronta a esse- vero nel caso di un musicista
Massimo Varini re riassaporata dalla memoria. della Bandabardò, da sempre
Urban Guitar “Leonanna” è un altro pezzo im- una delle band più attive nel cir-
Kymotto Music portante della vita del chitarrista, cuito dei concerti dal vivo.
un brano in cui il cuore scivola Come ci si poteva aspetta-
Chi conosce Massimo capirà attraverso le mani bagnando le re, gran parte di Guitar Solo si
subito che in questo nuovo CD esprime in un linguaggio di ‘rock
corde della chitarra di passione
c’è dentro tutta la sua vita, un la- acustico’, che si manifesta tecni-
e amore. camente attraverso un uso effi-
voro in qualche modo riepilogati-
vo di un lungo percorso, un som- Questo lavoro restituisce a cacissimo del plettro, del plettro
mario di eventi che descrivono la Massimo la sua dimensione pop, unito alle dita e dello strumming.
storia di questo musicista che ha che è un po’ all’origine di una Ma si tratta di un rock acustico
fatto della chitarra la propria arte così lunga carriera: un CD auto- che, com’è nelle corde della
e il proprio mestiere. biografico, che evidenzia le diver- Bandabardò, assorbe molti ge-
Urban Guitar è un viaggio alla se esperienze musicali maturate neri diversi in uno spirito di con-
scoperta di mondi diversi non negli anni e che qui ritrovano un taminazione, attraverso citazioni
sempre contigui od omogenei, giusto momento di riflessione. In e sviluppi originali, senza mai di-
ma che hanno alla base le sei effetti questo disco lo trovo molto menticare l’amore per i frenetici
corde e la maestria interpretativa ‘da palco’, molto suonato, molto ritmi popolareschi e i ritornelli da
di Varini. La chitarra si presenta ritmico, deciso e aggressivo. “Il intonare assieme a squarciago-
sia nuda che vestita della voce mio mondo è in Do settima” è un la. Si va dalla Spagna di “Mala-
di Rossella Zanasi, una voce gueña”, con suoni ispirati all’oud
esempio di set live, che identifica
grintosa e determinata che com- sulle corde di nylon, al flamenco
batte ad armi pari con la tecnica questa voglia di spettacolo e di di “Como el sol”; dal Brasile di
chitarristicha di Massimo. “Luce”, musica dal vivo. Che il ‘vecchio’ “One by One”, con l’imitazione
“Sign Your Name”, “Smooth Ope- rocker sia tornato tra noi armato del berimbao, a “Tango” e “Ta-
rator”, “Come Together” sono i di una chitarra acustica? rantella”.
brani cantati, che danno a que- Registrazione e suono come Finaz fa anche un uso esteso
sto lavoro un’impronta diversa sempre impeccabili. dei nuovi stili chitarristici a due
dai precedenti e aprono il CD a Reno Brandoni mani, del tapping e delle percus-

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chitarra acustica 11 duemiladodici
rc
sioni sulla chitarra. E qui viene alla quale è davvero possibile
fuori prepotentemente la sua dare il giusto significato alla pa-
tecnica notevolissima: a tratti rola panorama: ‘vedere tutto’. Sì,
sembra di ascoltare delle so- perché la montagna è così: più
vraincisioni ma, guardando i suoi sali su di lei, più scendi dentro di
video di alcuni di questi brani su
te. Un cammino, lento e fatico-
YouTube, ci si rende conto che
sono effettivamente suonati a so, che è sia ascesa che ascesi.
solo e in diretta. Il fatto è che Fi- «Ho sbiancato la mia anima col
naz riesce sempre a incastonare sudore che mi ha lavato il cuo-
in modo serrato queste nuove re», canta nella bellissima “Na
tecniche nell’insieme del brano, stela alpina”. E ancora: «E lassù
in modo sempre funzionale al sulla cima, che mi aspettava da
senso della composizione, sen- tà, profondità e poesia si incon- prima ancora che partissi, ho tro-
za cedere mai alle lusinghe del trano, con così tanta naturalezza. vato una stella alpina che sapeva
solo virtuosismo, ma facendolo Brano bellissimo, che – non so già tutto di me» (la traduzione è
sempre convivere con la neces- per quale ragione (probabilmente della mia metà di sangue vene-
saria energia espressiva. Ascol- la cadenza, visto che non ci sono to. Spero che sia buono – il san-
tare “Blue Haze”, originale cita- altri punti di contatto) – trasmet- gue, intendo – e che non menta).
zione dello spirito hendrixiano, te qualcosa di quella struggente Salendo, dunque, ci si allontana
per credere. melancolia cubana che pervade- dalla superficie delle cose, per
Non mancano poi gli esempi va un capolavoro come Buena avvicinarsi alla loro sostanza. Dal
di vero e proprio fingerstyle, più Vista Social Club. fenomeno, avrebbe detto qual-
vicini al mondo specifico della Quella di Davide Peron è cer-
chitarra acustica. Sono esempi cuno, al noumeno. Dall’apparen-
to canzone d’autore di qualità. È za – diciamo noi comuni mortali
che ripropongono soprattutto i
evidente, infatti, la lezione nobi- – all’essenza. Dall’alto, infatti, le
nuovi orientamenti del genere,
le di grandi maestri tra i quali De cose ritrovano le giuste propor-
basati sulle accordature alterna-
André e De Gregori (aggiungerei zioni e noi riusciamo, finalmente,
tive e sulle tecniche percussive,
anche Massimo Bubola – veneto a distinguere cosa e chi conta
come “51st Street” nella classica
anch’egli – soprattutto per la sua davvero e cosa e chi, invece, è
accordatura DADGAD dagli ac-
produzione al fianco di De An-
centi celtici, o la meno tradizio- solo ‘chiacchiere e distintivo’, or-
dré) nella scelta dei temi (le cose
nale “New Song” in DADG#AD, pello, ingombro, ostacolo. Salire
che evoca le lezioni di Michael semplici della vita vera, la terra,
l’amore, la guerra), nel ‘senso per capire, verrebbe da dire. E
Hedges. ascoltare per risalire. E le canzo-
Insomma un disco molto va- della frase’ (mi riferisco al rap-
porto linea melodica/testo), nella ni – quelle buone, almeno – sono
rio, suonato benissimo, che si montagne rovesciate. «Più le
ascolta con piacere dall’inizio scelta di sonorità che spaziano
dal blues acustico alla ballad, a mandi giù, più ti tirano su», come
alla fine, grazie anche all’inseri-
certa world music. Lezione prima avrebbe recitato un vecchio spot
mento di alcuni brani più intimi e
sapientemente interiorizzata, poi del caffè. Ascoltare per credere.
di atmosfera. L’esordio solista di
Finaz ha superato brillantemen- intelligentemente dimenticata – Belle le canzoni, belli gli arran-
te la prova, ma non poteva es- come dovrebbe fare ogni artista giamenti, bella l’ambientazione
sere altrimenti con una ‘chitarra – e, alla fine, sublimata in una ‘unplugged’, bellissime le chitar-
virtuosa e solitaria’ come la sua. lingua personale (sia in termini re (grazie anche alla sapienza di
Andrea Carpi vocali che compositivi) fra le più un certo Andrea ‘Manne’ Balla-
interessanti tra quelle che si pos- rin), bella e profonda la batteria
sono ascoltare oggi nel nostro (piena e tonda come nel miglior
paese. Bandini), belli i sax, belle le voci:
Davide Peron Canzone d’autore, dunque, ma più di così! Che altro dire? Nul-
Fin qui soprattutto canzone d’altura. Mu- la. Solo: grazie, caro Davide, di
www.davideperon.it sica – verrebbe da dire – per le
averci portati Fin qui. Alla prossi-
‘alte vie’. Non è affatto un caso,
Lo dico subito: anche se que- ma scalata.
infatti, che nell’estate 2008 il mu-
sto nuovo album di Davide Peron sicista vicentino abbia dato vita Se, in chiusura, mi è permes-
fosse composto da un’unica trac- ad un progetto affascinante come so suggerire un abbinamento,
cia – “Na stela alpina” (non è un “Mi rifugio in tour”, suonando nei direi che ideale contrappunto di
errore: il testo è in lingua veneta), rifugi di montagna delle piccole quest’album potrebbe essere
ripresa in chiusura da una inten- Dolomiti. Per Davide la monta- Sulla traccia di Nives (Mondado-
sa versione corale – varrebbe la gna non è semplice sfondo. È ri, 2006), straordinario incontro
pena averlo e ascoltarlo. Rara- ben altro. È fondo. Vale a dire: di anime e montagne, firmato da
mente, infatti, capita di trovarsi ad senso delle cose. Una compagna Erri de Luca e Nives Meroi.
un crocicchio nel quale semplici- di viaggio irrinunciabile, grazie Giuseppe Cesaro

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chitarra acustica 11 duemiladodici
BREVI, SEGNALAZIONI,
OLDIES BUT GOODIES rc
tarristica inarrivabile, tutt’altro. E
non ha la classica voce imposta-
ta e ‘studiata’. Ma ha qualcos’al-
tro: quel leggero alone di magia
che impone il silenzio, attorno,
quando imbraccia uno strumen-
to e si mette a cantare. Anche la
produzione in studio è stata mol-
to attenta a mantenere questo ef-
fetto, sincero e immediato, anche
su disco. Bisogna approfittarne.

Michelangelo Piperno del chitarrista berlinese esce un


MP3 Bach sorprendentemente moder-
MP Music Production no e coinvolgente, e la scelta del
fingerpicking.net repertorio è un’ottima ‘scusa’ per
scoprirne le composizioni meno
Nella nostra recensione del note e popolari. Per andare oltre
metodo Original Compositions, la solita “Bourrée”, insomma, è il
realizzato dal fondatore della
disco giusto.
scuola Music Academy Roma per
fingerpicking.net – Carisch (Chi-
tarra Acustica, aprile 2012), ave-
vamo scritto, presentandoli, che i
brani che lo compongono fanno Markus Segschneider
parte del suo repertorio live: ed Hands at Work
ecco che ben otto su nove sono Acoustic Music Records
anche in questo suo terzo lavoro Terzo CD solista del chitarrista
discografico. A questi si aggiun- tedesco, sempre per la Acoustic
gono due suoi arrangiamenti per di Peter Finger, che mette in bel-
omaggiare la canzone d’autore la evidenza la maturazione di un
italiana (“Attenti al lupo” di Lucio ottimo musicista. Markus è un fin-
Dalla e “Vieni via con me” di Pa- gerstyler duro e puro, in grado di
olo Conte), una sua composizio- regalare brani eleganti, con belle
ne di nuova produzione (“Buddy melodie e un solido impianto di
Brothers” ed il groove la fa da arrangiamento. Ha anche un bel
prodone) ed un vivace medley in ‘tiro’, cosa che non guasta, e non
fingerpicking (“Miss Medley”, con disdegna un certo ecletismo nella
“Donna” del Quartetto Cetra e scelta del repertorio e dei gene- Sándor Szabó & Dean Magraw
“Amarcord” e “8 ½” di Nino Rota). ri da affrontare. Manca niente? Reservoir
Con questo suo lavoro Michelan- Pare di no… infatti è un gran bel Acoustic Music Records
gelo Piperno conferma di essere lavoro. Se si prendono un ungherese e
in possesso di ottima tecnica, gu- un americano (no, non è l’attacco
sto ed ispirazione artistica, tutto della solita barzelletta), preferibil-
in egual misura, grazie ai mol- Martin Hegel mente chitarristi di livello altissi-
teplici stimoli che la sua intensa Bach Solo mo, magari dediti alla sperimen-
attività di didatta e concertista gli Acoustic Music Records tazione e all’improvvisazione, e li
offrono. Ci vuole un gran coraggio per si chiude in uno studio di registra-
Alfonso Giardino proporre arrangiamenti origina- zione per qualche giorno, i risul-
li di brani di uno dei più grandi tati possono essere sorprendenti.
Matt Epp compositori della storia. Oltre a
Soprattutto se si tratta di Sándor
Never Have I Loved Like This una profonda conoscenza del-
la materia. Vincitore della prima Szabó e Dean Magraw. Certo
Acoustic Music Records
edizione della “Bach International non si tratta di un disco ‘facile’
È canadese. Suona la chitarra
e l’armonica. Canta. A chi state Competition”, Martin Hegel ha e necessita di qualche ascolto,
pensando? No, siete sulla cattiva evidentemente grande dimesti- anche piuttosto attento. I brani
strada. Anche se non è difficile chezza con la musica del grande sono lunghi – si arriva a superare
immaginare che l’accostamento Thomaskantor. Così come è lam- gli 8 minuti in “Cloud” – articolati
con ‘Nello il Giovine’ potrebbe pante, sin dalle prime note, il soli- e complessi. Non c’è niente di
non dispiacere al buon Epp. Che do bagaglio tecnico su cui si pog- prevedibile in un lavoro di questo
non è dotato di una tecnica chi- gia questa impresa. Dalle mani genere. Ed è proprio il suo bello.

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chitarra acustica 11 duemiladodici
ar artisti
Da Montecilfone all’Africa
Intervista ad Antonio Forcione
di Andrea Carpi

Fortunatamente, da qualche anno a questa parte, Antonio Forcione si fa


vedere più spesso nel nostro paese, anche grazie al felice diffondersi dei
festival di chitarra acustica. Lo abbiamo incontrato l’anno scorso a Mada-
me Guitar, per due edizioni di seguito a Un Paese a Sei Corde e infine a
settembre ad Acoustic Franciacorta, incontro dal quale è scaturita questa
intervista. La sua partecipazione alla rassegna in Franciacorta è stata di
poco successiva alla presentazione ufficiale del suo nuovo disco Sketches
of Africa, avvenuta all’Edinburgh Festival Fringe lungo tutto lo scorso mese
di agosto. Sketches of Africa, da noi recensito nel precedente numero di ot-
tobre, era un disco molto atteso, poiché giunto dopo parecchi anni dai suoi
ultimi lavori, Antonio Forcione Quartet in Concert del 2007, edizione in CD
delle registrazioni contenute nel precedente DVD omonimo del 2005, e lo
splendido album in duo con Charlie Haden, Heartplay del 2006.

Ora possiamo dire che le aspettative non sono bum, “Madiba’s Jive”, che presenteremo in due
state disattese, visto che questi ‘Schizzi dell’Africa’ puntate su questo e sul prossimo numero. È con
si dimostrano un’opera molto ricca e coinvolgente, queste parole che Antonio ha introdotto il pezzo:
accolta subito con favore dalla stampa specializza- «“Madiba’s Jive” è un omaggio a Nelson Mandela,
ta tanto da meritarsi, tra gli altri riconoscimenti, di un uomo tra gli uomini, che ha ispirato e combat-
figurare come “Disco del mese” su questo numero tuto per intere generazioni di persone con la sua
di novembre della prestigiosa rivista inglese Guitar visione e la sua umanità. In questa traccia volevo
Techniques. Insieme all’intervista, Antonio ci ha an- fondere gli elementi che, a mio parere, sarebbero
che concesso la pubblicazione di una trascrizione stati appropriati per descrivere l’aspetto umano di
molto completa, con tanto di parti percussive e so- questo grande uomo. Anche se lui è principalmente
vraincise di chitarra, del brano di apertura dell’al- associato alla dignità, alla saggezza e alla grazia,

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chitarra acustica 11 duemiladodici
Intervista ad
Antonio Forcione ar
ho cercato di catturare con semplicità il suo umori-
smo e il suo sorriso nel groove della musica, come
la positività che mi ispirava». Questa descrizione,
in fondo, vale anche per l’intero Sketches of Africa.

In occasione di un tuo concerto di due estati fa


nel tuo paese d’origine in Molise hai raccontato:
«Avevo circa otto anni quando, passeggiando
per le strade di Montecilfone sono stato attratto
dalla musica che veniva fuori da un’osteria, una
classica osteria con gli uomini che giocavano
a carte e bevevano vino e due musicisti con fi-
sarmonica e chitarra. Ecco, sono rimasto colpi-
to da quell’atmosfera fantastica fatta di allegria Con la chitarra Uddan
e musica. È questa stessa atmosfera che cerco
sempre di ricreare nei miei concerti dovunque io cosa hai trovato su quelle rive lontane, com’è
vada, perché credo fermamente nel potenziale avvenuto l’impatto tra il tuo retroterra prevalen-
sociale della musica». Quanto è stata importan- temente latino e la musica del continente afri-
te l’Africa di Sketches of Africa per mantenere cano?
vivo questo potenziale sociale? Posso dire che le lancette della bussola dei miei
Il primo invito a suonare in Africa mi è arrivato nel viaggi puntano spesso e volentieri verso le direzioni
2006 dall’Harare International Festival of the Arts di una musica che cerca le radici. L’Africa la sento
(HIFA) nello Zimbabwe, dopo un’esibizione del mio come la madre di tutto questo. Ho la fortuna di vive-
Antonio Forcione Quartet al Festival di Edimburgo. re a Londra da circa trent’anni e ho potuto verificare
Sapevamo che lo Zimbabwe stava attraversando direttamente gli intrecci musicali di tutto il mondo e
un periodo particolarmente difficile ma, nonostan- la validità di questa idea. Nella musica, diversamen-
te il rischio e i pochi soldi disponibili, abbiamo ac- te dalla realtà politica, le frontiere non esistono e c’è
cettato l’invito. Sono seguiti due bellissimi concerti un po’ di Africa in ogni cultura.
sotto le stelle, in una specie di ‘anfiteatro’ di mille
posti costruito su una struttura semplice di travi di L’ossatura dell’album è realizzata con i com-
legno, con cavi di corrente pericolosamente colle- ponenti dell’Antonio Forcione Quartet, la vio-
gati e uno staff di tecnici simpatici, che lavoravano loncellista inglese di origini nigeriane Jenny
con ritmi molto lenti. Ad un certo punto in concerto, Adejayan, l’australiano Nathan Thomson al con-
durante il mio solo di chitarra, l’elettricità è andata in trabbasso, flauti e kalimba, e il brasiliano Adria-
black out e ci siamo ritrovati tutti al buio senza luci no Adewale alle percussioni: puoi raccontarci
e senza impianto di amplificazione. A quel punto, come si è formato questo gruppo di ‘musica del
non potendo continuare, ho salutato e mi sono di- mondo’ e come è entrato nel progetto africano?
retto verso il retropalco. Mentre uscivo, però, mi è Ho conosciuto Jenny Adejayan nel ’96-97 durante
sembrato sbagliato abbandonare la scena e lascia- un evento a Londra, nel quale si alternavano mu-
re il pubblico alle precarietà del sistema, così sono sicisti, umoristi e poeti. Quella sera le ho dato un
tornato indietro e mi seduto sul bordo del palco in- passaggio a casa e regalato il mio album Acoustic
vitandoli a schioccare le dita al ritmo della “Pantera Revenge. L’ho rivista un anno più tardi in occasio-
rosa” di Henry Mancini. Be’, non vorrei esagerare, ne di un mio concerto, e mi ha confessato di aver
ma la reazione del pubblico è stata immediata: im- letteralmente consumato il mio CD per le tante volte
provvisamente si era creata una complicità in un che lo aveva ascoltato. Poco dopo abbiamo a pro-
gioco collettivo tra me e il pubblico, dove la musica vare insieme e da lì è nata una delle collaborazioni
fungeva da veicolo e la precarietà del buio si è tra- più durature della mia carriera. Jenny non è sol-
sformata in magia sotto le stelle. Un rito antico che tanto una grande violoncellista con un’educazione
mi ha ricordato quell’energia dell’osteria di tanti anni musicale classica, un orecchio assoluto e capacità
prima… Un’esperienza che non dimenticherò mai. melodico-ritmiche impressionanti. Jenny è anche
È stata la bellezza e la forza di quella gente che mi una gran bella persona, con una sensibilità, umiltà
ha ispirato a scrivere il brano “Song for Zimbabwe” e onestà disarmanti, una delle mie amiche più care.
per Sketches of Africa. Il tocco bellissimo di Adriano l’ho intuito mentre
viaggiavamo in macchina ascoltando la sua musica
A proposito di un altro brano del disco, “Tari- registrata… Rimasi talmente colpito dalla delicatez-
fa”, ispirato dalla località che si trova nella punta za del suo stile e dall’affinità che sentivo col mio
più meridionale della Spagna, hai raccontato la modo d’intendere la musica, che ho voluto cono-
grande emozione che aveva suscitato in te la vi- scerlo immediatamente. È nato subito un bel rap-
sta in lontananza delle coste dell’Africa. Avendo porto con lui e lo sento come un fratello più piccolo.
già abbracciato altri universi musicali come la La sua energia e la passione per il suo lavoro lo
musica spagnola, brasiliana, popolare italiana, rendono un artista speciale. La sinergia che si crea

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chitarra acustica 11 duemiladodici
ar Intervista ad
Antonio Forcione

sul palco con lui rende la performance un’esperien- Mi chiese un po’ di tempo per scrivere le paro-
za elettrizzante. le e disse che mi avrebbe contattato più in là per
Riguardo a Nathan, Jenny mi parlò molto bene di spedirmi le tracce con le voci. È stato un giorno di
lui, con il quale aveva lavorato qualche anno prima. pura gioia per me e il co-produttore Chris Chimsey,
Lo contattai e cominciammo a registrare l’album quando abbiamo ascoltato le tracce della sua regi-
Tears of Joy. Per la sua estrema riservatezza, ho strazione.
scoperto con fatica altre sue doti: suonava bene il
flauto, aveva un bagaglio di esperienza di musica Altri musicisti africani sono Seckou Keita del
africana e di radici etniche, aveva vissuto e suonato Senegal all’arpa-liuto kora, Juldeh Camara dal
con musicisti della Tanzania; in ultimo, ma non per Gambia al violino monocorde riti e il cantante
minore importanza, si dedica ad attività di recupe- sudafricano Zamo Mbutho. Ci puoi raccontare il
ro di bambini con difficoltà psichiche e motorie. Lo tuo incontro e la tua collaborazione con loro?
ringrazio per avermi coinvolto insieme agli altri in Ho conosciuto Seckou Keita tramite il contrab-
questa attività. bassista Davide Mantovani. L’ho invitato a casa
per una jam e abbiamo suonato per ore ininterrotta-
Al disco hanno collaborato anche musicisti mente, sembravamo come due bambini in un luna
provenienti da diverse parti dell’Africa. In parti- park. Così abbiamo deciso di mettere su un reper-
colare sono curioso di conoscere come si è svi- torio e, poco dopo, abbiamo debuttato in una chie-
luppata la già citata “Song for Zimbabwe”, inter- sa sconsacrata qui a Londra, una bella esperienza
pretata dalla cantante dello Zimbabwe, Chiwoni- da ripetere al piu presto. Infatti, nel 2011, ci siamo
so Maraire, e costruita su un suo testo. presentati insieme ad Adriano Adewale al Festival
Durante la mia prima visita al Festival di Harare, di Edimburgo come AKA Trio. I concerti sono sta-
ho avuto l’occasione di ascoltare molta musica del ti molto apprezzati dai critici e dal pubblico, culmi-
posto e di conoscere, tra i tanti musicisti, la bravis- nando in una apparizione nella rete nazionale della
sima cantante Chiwoniso Maraire. Dopo un suo bel- BBC.
lissimo concerto, siamo andati in un caffè e abbia- Per quanto riguarda Julde Camarah, una sera al
mo parlato di interessi comuni, quindi ovviamente di ritorno da un concerto, il mio fonico mi parla di un
musica e musicisti. Quando ci siamo salutati, mi ha musicista del Gambia che suona un violino ad una
regalato un CD stupendo di materiale originale. Al corda… Fermo subito la macchina e chiedo il suo
ritorno ad Harare nel 2011, avevo già pronto quasi contatto! Vive in Inghilterra e tra l’altro ha lavorato
tutto il materiale per il progetto Sketches of Africa. anche con Robert Plant. Lo contatto e gli propongo
Sentivo però il bisogno che Chiwoniso cantasse il di registrare un paio di brani nel mio album, “Africa”
brano “Song for Zimbabwe”, in quanto lei – non solo e “Sun Groove”. In studio la sua perplessità iniziale,
come artista di cui apprezzavo le doti, ma avendola che avvertivo nel suo sguardo, si scioglie poco dopo
conosciuta personalmente – aveva un forte valore in un grande sorriso durante l’ascolto di “Africa”. Si
di riferimento per rappresentare il meraviglioso po- siede, parte la registrazione e lui comincia subito
polo dello Zimbabwe che avevo conosciuto. a partecipare con movimenti del corpo, mentre dal

Festival di Edimburgo con Anselmo Netto, Matheus Nova e Mother Africa

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chitarra acustica 11 duemiladodici
News By
FingerPrint
suo ‘violino’ partono fraseggi di un linguaggio estre-
mamente espressivo e privo di regole, bellissimo e
indecifrabile. Sempre durante la registrazione, io e
Chris rimaniamo ancora piu stupiti quando Julde
abbandona il violino e comincia, ad occhi chiusi,
a parlare in un dialetto africano: ci spiegherà dopo
che era per raccontare l’emozione del momento che
stava vivendo con noi, in una dimensione ‘ritrovata’.
Infine Zamo Mbutho: ero in uno studio di regi-
strazione a Johannesburg, alla ricerca di una voce Peter
idonea per la parte del coro di “Song for Zimbab-
we”; mi fanno ascoltare diverse voci e mi colpisce in Finger
particolare quella di Zamo. Ho la fortuna di poterlo
contattare e nel giro di due ore concludiamo il la-
Works, vol. 1
voro con reciproca soddisfazione. Vengo a sapere, Guitar Workshop
Order No. FP 8125 v 24,90
chiacchierando con lui, che per più di venticinque
Book + CD, 128 p.,
anni ha lavorato con Miriam Makeba in tournée e
notation and tabs
registrazioni!

L’album è registrato e co-prodotto da Chris


Kimsey, notissimo in particolare per avere a lun-
go collaborato con i Rolling Stones. Come si è
svolto il vostro lavoro insieme?
Io e Chris Kimsey siamo amici da più di sette anni
e abbiamo diverse conoscenze in comune. Quando 24,90 v
mi ha sentito suonare dal vivo la prima volta, ricor-
do che alla fine del concerto venne in camerino per
complimentarsi e mi abbracciò. In seguito ci siamo
visti in più occasioni e, ogni volta, ci riprometteva- Come to My Window • Dream Dancer • Liebeslied
mo di collaborare. Così, un anno fa, l’ho chiamato • We’ll Meet Again • Passing Clouds • Niemandsland
senza esitare e gli ho proposto il progetto. Collabo- • Unvergesslich • Onkel Frédéric • Vive la vie
rare con un mostro sacro del rhythm and blues può • Over the Horizon • Ballad for a Princess
sembrare un po’ contraddittorio per uno come me • Sinn ohne Worte • Vielleicht im nächsten Leben
che opera in una dimensione acustica. Però, devo
dire che la sua concezione di sintesi, com’è quella
del R&B, è stata a mio parere un giusto equilibrio A book and CD to play along
per il progetto Sketches of Africa. La professionalità with, to be inspired by,
e la lunga esperienza di Chris mi hanno permesso
di ‘volare in alto’, sapendo di avere un tecnico con but above all - to enjoy!
i piedi ben saldi per terra e le mani sui tasti giusti.

Nel disco si ascoltano molti riff, molta melo-


dia, molto ritmo, alcune divisioni ritmiche com-
this volume brings together thirteen of Peter Finger’s finest pieces, com-
plesse, molte sonorità diverse: quali sono stati
gli elementi principali con cui hai cercato di cat- positions which originated in the course of his travels, at home, or in the
turare lo spirito delle musiche africane? recording studio. thoughts and experiences, translated into the language of
La musica ‘africana’, come quasi tutte le musiche music. this makes “Works” an extremely personal opus, a kind of musical
etniche, muove qualcosa che non ha molto a che autobiography which leaves the reader eager for a sequel.
fare con gli studi musicali. È qualcosa di sofisticata- As well as detailed depictions of all pieces in musical notation and tabla-
mente primordiale, è una lingua parlata con il corpo, ture, with clear directions for fingerings and playing techniques, this volume
con lo spirito e con un’istintualità infantile, che mi af- includes for the first time transcriptions of the improvised passages, thus
fascina e coinvolge per la profondità emozionale… making them understandable and above all playable for other guitarists.

È difficile ormai collocare il tuo stile chitarri- Acoustic Music GmbH & Co. KG
stico: in effetti c’è un po’ di tutto, dal fingerstyle Postfach 19 45 · 49009 Osnabrück · Germany
all’uso del plettro, dagli stacchi ritmici agli as-
soli, dalle corde di nylon alle corde di metallo, tel.: +49-(0)5 41 - 71 00 20 · Fax: - 70 86 67
email: order@acoustic-music.de
dalla sei corde alla dodici corde, dai fraseggi
‘stoppati’ all’uso di chitarre fretless… Come ti
definiresti oggi come chitarrista?
Non saprei proprio definirmi come chitarrista. Non
lo sento come un mio bisogno. Per me, comunque, w w w . a c o u s t i c - m u s i c . d e

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chitarra acustica 11 duemiladodici
ar Intervista ad
Antonio Forcione

APX-10 con pickup Yamaha SPX-10, Fishman Rare


Earth e microfono interno. La mia pedaliera com-
prende un pedale volume Boss FV300L, un Boss
Super Octave OC-3, un Fishman Pro EQ Platinum
per il pickup, un Fishman Dual Parametric D.I. per il
microfono interno e un riverbero Strymon Bluesky.

In particolare cosa sono le Admira Uddan e


Octan fretless che usi nel disco? Cosa signifi-
cano i loro nomi?
L’idea di avere uno strumento fretless mi è venuta
dopo aver ascoltato il suono dell’oud, che ha origini
risalenti all’antica Persia. La chitarra Uddan è una
chitarra a sei corde di nylon modificata, con l’ag-
giunta di altre otto corde trasversali. L’Octan è a sua
volta una chitarra a sei corde di nylon modificata,
senza corde supplementari e con corde molto più
grosse, per ottenere un’accordatura all’ottava infe-
riore. Lo strumento è stata rinforzato internamente
perché le corde, essendo molto più spesse, produ-
cono una maggiore tensione sul manico e sulla cas-
Festival di Edimburgo con Mother Africa sa armonica. Il nome Uddan è composto da ‘udd’,
che sta per ‘oud’, e da ‘an’, che sono le due prime
lettere del mio nome. Il nome Octan invece è com-
l’uso di tecniche, gli strumenti, gli stili diversi non posto da ‘oct’, che sta per ‘octave’, e ‘an’.
sono l’obiettivo vero, ma appunto gli ‘strumenti’ che
ritengo più idonei di volta in volta a inseguire un’i- Con che formazione hai presentato Sketches
dea musicale che ho in mente. of Africa all’Edinburgh Festival Fringe?
Il Festival di Edimburgo è l’appuntamento più im-
La tua ‘portata’ come musicista tende a trava- portante dell’anno per la mia attività. Ho partecipato
licare i limiti di un pubblico di appassionati della a circa diciannove edizioni negli ultimi ventun’anni
chitarra e a toccare una platea più vasta: qual è ed è stato senza dubbio la mia miglior palestra, non
il segreto attraverso il quale un chitarrista ‘soli- solo dal punto di vista artistico, ma anche di vita. La
sta’ può raggiungere ogni tipo di pubblico? scelta di presentare il mio album Sketches of Africa
Non so e non credo ci siano formule. Io non faccio al mio pubblico più fedele in un teatro di trecento-
altro che inseguire il mio istinto e il mio senso artisti- settanta posti per ventiquattro sere consecutive era
co. Il fatto di voler raggiungere ogni tipo di pubblico una decisione più che ovvia. Ho suonato all’inizio
non è certo un mio obiettivo, anche se non nascon- in trio con Seckou Keita alla kora e Dado Pasqua-
do che – quando vedo tre generazioni coinvolte nei lini alle percussioni, che mi hanno accompagnato
miei concerti – mi fa molto piacere scoprire che la per undici serate. Poi ho continuato con un nuovo
mia musica tocca molte persone. trio insieme ad Anselmo Netto alle percussioni e
Matheus Nova al basso acustico. E abbiamo avuto
Ci puoi parlare della tua strumentazione in anche la fortuna di ospitare artisti provenienti dallo
studio e dal vivo? Zimbabwe e dal Sudafrica, ospiti speciali come le
In studio tendo a privilegiare molto di più il suono cantanti e ballerine del gruppo Mother AfricaUn’e-
acustico rispetto a quello dei pickup. Quindi cerco di sperienza indimenticabile.
fare un buon uso di microfoni esterni, di solito due,
come il Neumann o l’AKG 114, posizionati l’uno vi- A cosa stai lavorando attualmente e quali
cino alla buca e l’altro vicino al dodicesimo tasto. sono i tuoi prossimi progetti?
Premetto, però, che queste non sono regole che Sto lavorando a un progetto che mi coinvolge
valgono per tutte le occasioni e per tutte le chitarre. come direttore artistico, arrangiatore e chitarrista.
È sempre bene usare l’orecchio. A volte, per dare La lineup comprenderà il coro delle Voci Bulgare,
un po’ più di presenza sui medio-bassi, aggiungo un percussionista spagnolo, un cantante di flamen-
un venti per cento di pickup al suono microfonico. co e un famoso contrabbassista… Ti saprò dire di
Nel caso della registrazione del brano “Madiba’s più quando le cose cominceranno a prendere for-
Jive” ho utilizzato due microfoni esterni, un Fishman ma!
Rare Earth e un Boss Super Octave OC-3 per arric-
chire le linee di basso. Andrea Carpi
Dal vivo uso chitarre Yamaha: una NCX-2000FM
con pickup Yamaha e microfono interno; e una www.antonioforcione.com

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chitarra acustica 11 duemiladodici
ar

Madiba’s Jive
di Antonio Forcione
dall’album Sketches of Africa (parte I)
Chitarra acustica steel-string
Accordatura standard – Capo III
N.B.: la tablatura è scritta come se il terzo tasto fosse il tasto 0
Video: http://www.youtube.com/watch?v=LJSxY-5YePI

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ar Madiba’s Jive

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Madiba’s Jive ar

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ar Madiba’s Jive

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Madiba’s Jive ar

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ar Madiba’s Jive

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Madiba’s Jive ar

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ar artisti
Vecchie storie per tempi moderni
Intervista a Veronica Sbergia e Max De Bernardi
di Dario Fornara foto di Mario Giovannini

Quando penso a Veronica Sbergia e a Max De Bernardi mi arriva subito un


‘segnale’ positivo. A dire il vero niente di così strano, considerata la simpatia
che sono in grado di trasmettere durante i loro concerti e non solo, ma… non
lasciamoci ingannare! Dietro a questa facciata un po’ ironica e scanzonata si
nascondono, neanche troppo velatamente, due grandi musicisti, due artisti
autentici che, al contrario di molti altri, non concedono alcun compromesso
nel (ri)proporre un genere che sembra essere ormai parte di loro, allo stesso
modo dei grandi ai quali si ispirano. E tutto questo con una naturalezza quasi
imbarazzante. L’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana è sempre una grande
occasione di incontri ma, complice un maledettissimo microregistratore digi-
tale che ha fatto tutto quanto era nelle sue possibilità per riuscire a cancel-
lare questa intervista, recuperati i file miracolosamente, con un po’ di ritar-
do vi propongo questa chiacchierata. Ora provate a immaginare il classico
marasma acustico di sottofondo che accompagna solitamente le giornate
dell’AGM… intanto io schiaccio ‘Play’, si parte!

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chitarra acustica 11 duemiladodici
Intervista a Veronica
Sbergia e Max De Bernardi ar
Ciao Veronica e ciao Max, ormai siete di casa
qui all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana. Vista
l’abituale frequentazione, penso siate partico-
larmente legati a questa manifestazione.
Max: Si è vero. Penso sia il decimo anno che par-
tecipo a questa manifestazione! A volte mi definisco
‘musicista in affitto’ e in passato ci sono venuto an-
che come dimostratore di strumenti. Ma a Sarzana
si viene soprattutto per proporre la propria musica,
per presentare i propri lavori… e poi qui si fanno
conoscenze, si mantengono e si creano rapporti,
nascono collaborazioni. Un chitarrista acustico non
può non esserci!

Pagato il giusto tributo all’AGM, partiamo dal-


la fine: Old Stories for Modern Times è il vostro
ultimo lavoro; intanto, complimenti! Com’è nato
questo progetto?
Veronica: All’inizio pensavamo semplicemente di
fare un disco in duo, solo Max e io, un lavoro per an-
dare a riscoprire quelle che erano state le voci fem-
minili folk-blues ’minori’, intese come popolarità, ma
importanti per la storia di questa musica. Artisti che,
per scarsità di materiale, ancora oggi sono quasi
sconosciuti. Durante la realizzazione abbiamo però maggiore groove, una dimensione che reputo ne-
cambiato leggermente direzione: alcuni brani del cessaria soprattutto a chi suona in duo come noi.
progetto iniziale sono rimasti, ma abbiamo deciso di
inserire anche la musica di quei personaggi fonda- Si possono ascoltare gli interventi di alcuni
mentali della musica che amiamo, quindi di propor- ospiti illustri come Bob Brozman, Leo Di Gia-
re un excursus di tutta quella che è la vecchia tradi- como, Massimo Gatti: come sono nate queste
zione americana, con il blues, il folk, il ragtime… la collaborazioni? Immagino vi accomuni una cer-
musica delle radici. ta amicizia…
Max: E poi scopri che nelle vecchie storie, raccon-
Veronica: Come nel progetto The Red Wine Se-
tate da questi artisti, c’è anche tanta attualità, quindi
renaders, anche qui ci siamo ritrovati soprattutto
povertà, mancanza di soldi e di lavoro: alcune can-
con degli amici. Ad esempio abbiamo chiesto a
zoni del CD parlano di queste cose e sono passati
Massimo Gatti, che conosciamo da tempo, e a Leo
ottant’anni!
Di Giacomo di suonare su una traccia, “Some of
These Days”, un brano che abbiamo definito gipsy
Vorrei soffermarmi sul ‘suono’ di questo CD:
grass per il tipo di arrangiamento un po’ alla Django
avete adottato delle tecniche di registrazione
Reinhardt abbinato a sonorità marcatamente blue-
particolari per ricreare quest’originale sonorità
grass. Abbiamo chiamato Sugar Blue, con la sua
old-time music che caratterizza l’intero lavoro?
Max: Guarda, in realtà noi non siamo poi dei ma- armonica, e poi il grande Bob Brozman, del quale
niaci del vintage a tutti i costi, il titolo stesso del di- vorremmo fregiarci del titolo di amici, anche se in
sco ne è una dimostrazione. Sicuramente ci interes- realtà abbiamo avuto modo di suonare insieme solo
sano le sonorità acustiche, nessuno degli strumenti in qualche occasione: una persona gentilissima che
che suonano sul disco e stato ‘pluggato’, abbiamo ha espresso dei pareri molto lusinghieri su di noi…
registrato solo dei suoni naturali. Cerchiamo, però, è stato un vero onore la sua partecipazione a que-
di essere moderni e di proporre una versione di sto lavoro. Poi c’è Dario Polerani, un carissimo ami-
queste sonorità sicuramente più attuale. La regi- co contrabbassista che collabora con Max, penso,
strazione è avvenuta sfruttando la tecnologia digi- dall’età scolare!
tale, ma tutto è stato poi riversato su nastro, per
poi terminare il missaggio in mono di nuovo sul di- Che strumenti avete usato durante le registra-
gitale. Il missaggio in mono non vuole ricreare una zioni?
timbrica vintage, lo abbiamo utilizzato per riuscire a Max: Abbiamo utilizzato davvero parecchi stru-
ottenere una sonorità più compatta e diretta, che ci menti in questo disco. Per un vecchio pezzo di
permettesse di ottenere una maggiore spinta e un Jimmie Rodgers, “Miss the Mississippi and You”,

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chitarra acustica 11 duemiladodici
ar Intervista a Veronica
Sbergia e Max De Bernardi

abbiamo rispolverato un glockenspiel… e poi una L’apprendimento è stato un processo molto natu-
vecchia Dobro square neck con una sonorità tipica- rale, perché era veramente quello che desideravo
mente hawaiiana, una Martin 000, alcune National fare. Questa cosa non dipende dall’appartenenza
resofoniche; abbiamo utilizzato il kazoo e la wa- a una certa cultura, la stessa identica cosa può ca-
shboard, la tipica ‘asse da lavare’ che Veronica usa pitare, e capita allo stesso modo, a un chitarrista
creando questa sua sonorità molto simile a quella di americano, magari con influenze differenti vista la
un rullante, suonandola con le spazzole e ottenen- distanza spazio-temporale. Ho imparato tutto dai di-
do un suono molto più morbido rispetto all’originale, schi, e parlo di vinili anche vecchissimi [non ne ave-
realizzato con i ditali e con una componente timbri- vamo dubbi, Max! – ndr]: mi sono ‘tirato giù’ di tutto,
ca molto più percussiva. Poi, ancora, una chitarra veramente, molte cose me le sono dovute reinter-
tenore resofonica National, uno strumento alquanto pretare, ma così facendo le ho fatte veramente mie.
atipico al giorno d’oggi, un modello molto raro del Veronica: Sono cresciuta con la musica ‘nera’!
1933; e svariati mandolini e ukulele di varie epoche. Mio padre è un grande appassionato di jazz e ho
Le session delle registrazioni sono avvenute nell’ar- avuto un’educazione musicale che mi ha avvicina-
co di circa sei mesi e, a dire il vero, non mi ricordo to, sin dagli inizi, alla musica americana. Ho iniziato
neppure tutto! a studiare canto quando ero molto piccola e il mio
modo di cantare è sempre stato in continua evo-
Ascoltando il CD, ma soprattutto ascoltandovi luzione. Anche rispetto alle prime registrazioni con
dal vivo, si rimane sinceramente stupiti sia per Max, riascoltandomi oggi mi trovo quasi irriconosci-
la naturalezza, sia per la ‘credibilità’ con la quale bile! Più canti questo tipo di musica, maggiormente
proponete un genere che – almeno virtualmen- entri nel suo spirito, lo interiorizzi e ne diventi parte.
te, per localizzazione sia fisica che temporale – Mi fa piacere che tu abbia notato questa ‘naturalez-
dovrebbe essere a voi molto lontano… za’ perché è uno dei nostri obiettivi, uno dei più diffi-
Veronica: ...Ma che bella domanda! Davvero… cili da far arrivare alla gente che ci ascolta. Diciamo
[risate] che, a distanza di anni, si è creata un po’ questa
Max: Quando ho iniziato a suonare la chitarra, osmosi e oggi siamo veramente ‘dentro’ la musica
mi sono subito innamorato di queste sonorità acu- che suoniamo.
stiche e mi sono messo a imparare il fingerpicking
tradizionale. Direi, molto semplicemente, che vole- Ma riuscite a staccarvi da tutto questo nella
vo suonare questo genere e farlo in questo modo. quotidianità della vita? È difficile pensarlo.

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Intervista a Veronica
Sbergia e Max De Bernardi ar
Veronica: No, no, noi siamo proprio così! La no- ma di comunicazione di massa, radio, televisione.
stra vita s’incastra continuamente con la nostra mu- La musica, da noi, è un’altra cosa: un’autoradio in
sica, e viceversa! macchina con in sottofondo la Pausini, con tutto il
Max: La musica è talmente parte del quotidiano rispetto. Da noi si è anche perso soprattutto il gusto
che a volte non mi rendo neppure conto della sua di andare a scoprire, magari pagando un biglietto,
presenza. Anche con Veronica, nei nostri discorsi, un musicista poco conosciuto. La gente non ha nep-
c’è sempre qualcosa, un pensiero, un’idea legata pure più voglia di informarsi prima su chi sei e cosa
alla musica o comunque qualcosa che ne è influen- proponi. Tutto funziona solo se sei già molto famo-
zato. La musica è una parte di me, e non ci faccio so e popolare. In Inghilterra, in Francia, in Svizzera,
più caso! la gente che viene ai nostri concerti, magari, non
ci ha mai ascoltato, ma si è informata e viene per
Max, il blues è una malattia o una medicina? conoscerci! Una cosa assolutamente normale, ma
Max: Ma, guarda, onestamente non credo che sia in Italia è più difficile che accada.
né una cosa né l’altra! Sono lontano dallo stereotipo
e dall’idea un po’ romantica della tristezza legata al Due parole sui prossimi vostri progetti.
blues. Quando sono triste non ascolto solitamente Veronica: Abbiamo in programma parecchie date
un disco di blues e soprattutto non ci soffro insie- per promuovere Old Stories for Modern Times.
me! Potrei mettermi ad ascoltare tranquillamente gli Anche nei teatri, dove proponiamo questa sorta di
Emerson Lake & Palmer! Il blues è la musica che concerto raccontato, cercando anche di spiegare la
amo, e basta. musica che suoniamo, sempre nel nostro stile un
po’ scanzonato, senza assolutamente far sembrare
I vostri concerti sono sempre molto coinvol- il tutto una sorta di lezione! Ci piace dare, a chi par-
genti, il pubblico si diverte e sembra sempre tecipa a un nostro concerto, la possibilità di portarsi
apprezzare la vostra proposta musicale: quanto a casa anche qualche notizia in più su quello che ha
è difficile proporre nel nostro paese il vostro ge- ascoltato. Poi suoneremo in Francia e in Inghilterra,
nere al di fuori del circuito delle manifestazioni e c’è questo progetto di Max interamente dedicato
legate alla chitarra e dei locali specializzati? È all’ukulele, un CD che s’intitolerà Ukeology, dove
così anche all’estero? comparirò anch’io in un paio di brani!
Max: In Italia, molto semplicemente, questa mu-
sica non esiste, non è contemplata da nessuna for- Dario Fornara

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chitarra acustica 11 duemiladodici
ar artisti
Madame Guitar 2012 di Andrea Carpi Foto di Riccardo Bostiancich

Guitar Republic
Nibs van der Spuy & Guy Buttery

Hussy Hicks Andrea Castelfranato

Madame Guitar è giunta alla sua settima edizione, da venerdì 21 a domeni-


ca 23 dello scorso settembre, e ancora una volta l’art director Marco Miconi
è riuscito a superarsi, costruendo un cartellone folto e di grande qualità.
Seguendo una tendenza che si era già manifestata nelle ultime edizioni, il
festival ha cercato quest’anno di equilibrare il più possibile il livello dei con-
certi diurni nel centro cittadino rispetto a quelli serali in teatro, evitando di
relegare i primi a eventi di contorno. Non più soprattutto artisti locali e propo-
ste ‘emergenti’ nelle esibizioni in piazza, quindi, ma anche musicisti noti, nel
tentativo di calibrare le scelte tra i vari generi musicali, individuando gli artisti
più adatti a richiamare l’attenzione di un pubblico diurno non pagante e non
specificamente motivato, e quelli più idonei nella circostanza attuale ad atti-
rare un pubblico pagante, più orientato e determinato. Un pubblico pagante
che – Miconi ci ha tenuto a precisarlo – non ha dovuto sopportare aumenti di
prezzo, che i maggiori sforzi organizzativi avrebbero potuto giustificare, ma
che i morsi crescenti della crisi economica rendevano inopportuni. I concerti
diurni, inoltre, si sono tutti concentrati nel collaudato spiazzo antistante il
Municipio, sul quale si affacciavano anche le mostre di liuteria e di dischi da
collezione, che hanno potuto godere così di un afflusso di visitatori più omo-
geneo e meno dispersivo. Ma cerchiamo di andare con ordine.

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chitarra acustica 11 duemiladodici
Madame Guitar 2012 ar
Guitar Republic. Hanno aperto il festival nel con- della cantante Busi Mhlongo con Urbanzulu (1998)
certo serale di venerdì e la loro musica è ‘arrivata’ alla musica dei Tananas, primo gruppo dell’integra-
immediatamente agli spettatori. L’efficace idea della zione formato dal chitarrista bianco Steve Newman,
formazione in trio, in grado di catturare l’attenzione dal bassista Gito Baloi del Mozambico e dal percus-
anche del pubblico meno orientato, rappresenta si- sionista meticcio Ian Herman, con i dischi Tananas
curamente una testa di ponte importante per l’affer- (1988), Spiral (1990) e Time (1994); per concludere
mazione di Sergio Altamura, Stefano Barone e Pino con l’album Matabele Ants (2001) del già citato ma-
Forastiere. I tre sono abituati a suonare soprattutto estro Tony Cox.
all’estero e in particolare in America, ma da qualche
tempo a questa parte riusciamo ad ascoltarli più Hussy Hicks & Kristy Lee. Hanno concluso nel
spesso anche nel nostro paese. Del resto, com’è migliore dei modi la serata di venerdì. Il pubblico
naturale, il loro affiatamento cresce di continuo, la dei festival di chitarra acustica le ha viste crescere
loro performance dal vivo è sempre più collaudata, di anno in anno fino a diventare una certezza. Se il
il loro suono invidiabile. Speriamo che, continuando talento della chitarrista Julz Parker è stato da subito
così, anche il lavoro dei singoli componenti possa evidente, la potenza espressiva della cantante Le-
suscitare un uguale interesse. esa Gentz è stata una scoperta che si è rafforzata
di giorno in giorno. Il loro set è stato un crescendo
Nibs van der Spuy & Guy Buttery. Negli ultimi esaltante ma, giunto al suo culmine e quando era-
anni sembra essersi creato un filo rosso che unisce vamo tutti soddisfatti e felici di aprire il rito dei bis,
Madame Guitar ai chitarristi acustici del Sudafrica: le due australiane hanno chiamato sul palco una
nel 2008, segnalato da Beppe Gambetta, è venuto ‘ragazzona’ dell’Alabama, che si chiama Kristy Lee.
a suonare Guy Buttery, seguito nel 2009 da uno dei Appena ha iniziato a cantare, l’emozione è salita
suoi principali ispiratori e icona del fingerstyle su- alle stelle: una voce ‘soul’ potente ma, soprattutto,
dafricano, Tony Cox; l’anno scorso ha riscosso un intensa, vibrante e sensibilissima. Quando poi ha
grande successo Nibs van der Spuy, che quest’an- intonato con il supporto delle Hussy Hicks il ritor-
no è tornato insieme a Buttery, complice un bell’al- nello di “Baby of Mine”, «Let there be peace down
bum appena inciso insieme, In the Shade of the Wild in your soul, for the things of this world we can’t
Fig, già premiato con un prestigioso Silver Ovation control» (‘Fai che scenda la pace nella tua anima,
Award al National Arts Festival di Grahamstown. I per le cose di questo mondo che non possiamo
due non sono soltanto degli artisti raffinati, ma an- controllare’), i brividi sono corsi lungo la schiena.
che delle persone squisite, estremamente disponi- Kristy, sempre insieme alle beniamine australiane,
bili, che il mattino dopo il concerto hanno tenuto un ha presentato il suo repertorio la domenica matti-
incontro sul tema “La musica in e del Sudafrica”, na in piazza, ricevendo dal pubblico un’accoglienza
incentrato sulla formazione musicale dei sudafricani generosissima. Abbiamo scoperto che il suo nuovo
di origini europea della loro generazione. Nibs, in disco Raise the Dead, realizzato proprio con la col-
particolare, ha raccontato la sua vita emblematica: laborazione delle Hussy Hicks, è di imminente usci-
nato a Johannesburg nel 1966 nel periodo dell’a- ta: lo aspettiamo con ansia.
partheid, non aveva come riferimento una musi-
ca originale della comunità bianca ed è cresciuto Lino Straulino. Lino Straulino ha sempre seguito
ascoltando la musica angloamericana. Sua nonna in un certo senso le note indicazioni di Alan Lomax
era nata in Inghilterra e andava ogni anno nel suo e Pete Seeger, che predicavano alle giovani gene-
paese d’origine, dal quale riportò in quegli anni i di- razioni di cantare le proprie tradizioni, e si è sempre
schi dei Beatles e dei Rolling Stones. Negli anni ’70, dedicato con amore e perseveranza a riproporre il
la prima musica nera che Nibs ha ascoltato è stata folklore musicale della propria terra, a rivalutare la
quella di Jimi Hendrix, Little Richard, James Brown, lingua friulana e a scrivere nuove canzoni in quella
il blues rock. Nel frattempo la nonna era andata a lingua. Ma al tempo stesso covava nel suo intimo
vivere a Durban nella provincia di KwaZulu-Natal a un’attrazione emozionale nei confronti delle musi-
cinque ore da Johannesburg, dove vive la comunità che angloamericane dal folk inglese alla West Co-
zulu. Nibs ci andava per le vacanze ed è lì che ha ast, che in qualche misura traspare nei suoi lavori.
ascoltato per la prima volta la musica tradizionale Non è forse un caso allora se – nel presentarsi il
zulu chiamata maskanda, caratterizzata in parti- sabato mattina a Madame Guitar e al mondo della
colare dalle oil drum guitars (chitarre con il corpo chitarra acustica, che notoriamente fa riferimento
ricavato da taniche d’olio) suonate in una forma di soprattutto al fingerstyle di matrice angloamerica-
fingerpicking. Questa musica, che per lungo tempo na – abbia voluto riproporre il repertorio del suo
non è stata registrata e documentata a livello disco- recente album L’alegrie (Nota, 2010) nel quale
grafico, e della quale sentiva profonde somiglianze esplicitamente riarrangia in chiave country e blues
con la musica di John Lee Hooker e del Delta blues, alcune delle più conosciute villotte friulane, vesten-
lo ha influenzato in modo determinante. Nibs e Guy do con ironia i panni del cowboy e armato di ar-
ci hanno così proposto un breve percorso di ascolti, monica blues e banjo chitarra, uno strumento che
per descrivere la progressiva penetrazione di quella più di ogni altro può richiamare l’incontro tra i nostri
forma musicale nella musica sudafricana attuale: si vecchi emigranti e la musica del nuovo mondo. Un
è partiti da Shiyani Ngcobo, rappresentante fonda- operazione di grande interesse, che a mio parere
mentale della tradizione maskanda, con Introducing richiederebbe però un ulteriore sforzo di amalgama.
Shiyani Ngcobo (World Music Network, 2004), per So che Lino sta lavorando anche a un repertorio
arrivare alla collaborazione tra Madala Kunene, al- di balli tradizionali del Norditalia rielaborati in fin-
tro esponente del maskanda, con il cantautore folk gerstyle attraverso l’uso di accordature aperte: ne
bianco Syd Kitchen nell’album Bafo Bafo – What ha suonati alcuni al seminario di John Renbourn a
Kind?! (Melt Music Phase 2, 2005); dal zulu pop Madame Guitar del 2009, e Renbourn ha dimostra-

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chitarra acustica 11 duemiladodici
ar Madame Guitar 2012

to di apprezzarli. Credo che questo lavoro sarebbe quello che è certo è che vale la pena prestare l’at-
sicuramente un tassello importante nella direzione tenzione necessaria alla sua musica effervescente
intrapresa e aprirebbe ancor più le porte del popolo ma sofisticata.
della chitarra acustica.
Amine & Hamza. Amine e Hamza M’raihi sono
Martin Moro. Ha suonato sabato pomeriggio due giovani fratelli tunisini nati tra il 1986 e il 1987,
ed è stato una sorpresa per me: suona la chitarra che suonano rispettivamente l’oud e il kanoun, un
(una bellissima Breedlove), la chitarra resofonica e grande salterio trapezoidale a corde pizzicate, che
il mandolino; tecnicamente è molto bravo e ha un si suona appoggiato sulle ginocchia con dei plettri
suono molto curato. Nel suo paese, l’Austria, porta digitali. Educati alla musica classica araba, sono
avanti attività multiformi come solista, componente però aperti alle nuove composizioni e alla collabora-
di gruppi folk e non solo, musicista di studio, produt- zione con musicisti classici occidentali e di altre cul-
tore, arrangiatore e compositore. Credo che varreb- ture. Sono molto attivi nei circuiti della world music e
be la pena riascoltarlo. hanno già inciso sei album a partire dal 2003, quan-
do avevano cioè rispettivamente sedici e diciasset-
Gabor Lesko. Viene da un passato legato so- te anni. La loro musica, spesso meditativa e ricca di
prattutto a una musica fusion, elettrica e acustica, sviluppi improvvisativi, può sembrare ‘difficile’ a un
molto arrangiata e orchestrata. Come Massimo Va- ascolto superficiale, ma è sicuramente di alto livello
rini, viene a sua volta da un passato di collabora- e di grande interesse.
zioni con importanti artisti pop e, da qualche tempo,
si è avvicinato a una dimensione più intima della W.I.N.D. unplugged. Di unplugged avevano solo
musica, più concentrata e legata al fingerstyle per la chitarra acustica, accompagnata dal basso elet-
chitarra sola. Come Varini, anche lui è un acquisto trico e da una batteria ‘dura’. Ma è pur vero che un
prezioso per il nostro piccolo grande mondo della po’ di sano rock blues a volte ci vuole. E loro il rock
chitarra acustica, perché può portarci una visione blues lo sanno suonare, cantare e anche comporre.
forse più ampia dell’attività musicale e una mag- Così come si capisce che nel loro campo sono uno
giore esperienza delle esigenze del pubblico non dei gruppi italiani più riconosciuti in campo interna-
specialistico. Nel suo set in piazza del Municipio ha zionale. E quando alla fine hanno intonato un inno
mostrato la capacità di creare atmosfere varie, dai come “I Shall Be Released”, ci siamo ritrovati tutti a
brani delicati in fingerstyle alle evoluzioni dinamiche cercare di cantare il ritornello assieme a loro.
in strumming, dalle canzoni morbide alle plettrate
virtuosistiche, dagli effetti percussivi all’uso dei loop. Springsteen, Buckley & The Beatles. La dome-
nica mattina si è svolta la presentazione di tre novità
Andrea Castelfranato. Ha aperto con successo il librarie, coordinata da Nicola Cossar, uno dei soci
concerto serale del sabato. Molto migliorato e atten- fondatori del Folk Club di Buttrio e giornalista del
to sul piano della presenza scenica e della tenuta Messaggero Veneto, alla presenza dei tre autori. Il
del palco, con la capacità già collaudata di gestire primo libro, All the way home – Bruce Springsteen
al meglio la sua doppia anima di chitarrista latino in the Italian Land 1985-2012 di Daniele Benvenuti,
e flamenco sulle corde di nylon, e di chitarrista fin- edito dalla casa editrice Luglio, è un appassionato
gerstyle attento all’uso delle accordature aperte e e puntuale studio sul rapporto tra il rocker del New
delle nuove tecniche a due mani sulle corde metal- Jersey e l’Italia: contiene un’analisi di tutti i quaranta
liche, può essere oggi considerato tranquillamente concerti tenuti dal Boss in Italia, indagini sociologi-
nel numero dei migliori chitarristi acustici italiani. che sul fenomeno condotte con il supporto di esper-
Nei giorni precedenti il concerto, inoltre, Andrea ha ti del settore, una bibliografia italiana commentata, il
tenuto dei seguitissimi seminari di introduzione alla censimento di tutti i fan club, le fanzine e le mailing
chitarra acustica per due scuole medie di Udine e list, gli eventi a tema e le centinaia di artisti italiani
nella scuola media di Tricesimo. legati più o meno esplicitamente alla musica e alla
poetica di Springsteen. Durante la presentazione, il
Bob Bonastre. Ha uno stile molto personale, ca- cantautore ‘springsteeniano Miky Martina ha can-
ratterizzato costantemente da un fingerstyle svinco- tato alcune canzoni di Bruce e alcune canzoni pro-
lato da modelli sulle corde di nylon, da intermezzi di prie.
parti percussive e da inserti vocali senza parole, di
grande estensione fino al falsetto. Uno stile talmen- Daniele Bazzani, Giorgio Cordini e Giovanni
te personale che, a un ascolto distratto, potrebbe Pelosi. Il secondo libro è stato The White Book – I
apparire ripetitivo. Ma, a ben ascoltare, ci si rende Beatles e la chitarra di Daniele Bazzani e Davide
conto che di ogni viaggio musicale che intraprende, Canazza, edito da fingerpicking.net/Carisch, che i
di ogni idea che vuole esprimere, riesce a cogliere frequentatori di fingerpicking.net e i lettori di Chitar-
certi aspetti intimi e a evocare certi dettagli impor- ra Acustica ben conoscono, per essere stato pub-
tanti. Quando suona “Bamako”, la capitale del Mali, blicato prima in dodici puntate sul sito, poi come
si sentono le sonorità della kora e il timbro della numero speciale estivo della rivista.
voce è proprio quello della regione del Niger. Quan- Daniele Bazzani, che ha partecipato alla presen-
do esegue un nuovo brano dal titolo provvisorio tazione del volume, si è unito più tardi a Giorgio
“Can You Hear The Children Playing”, si sentono i Cordini e Giovanni Pelosi, per aprire il concerto se-
bambini giocare. E così via. Sembra forse un modo rale con un festeggiamento del cinquantesimo an-
di comporre e di procedere molto ‘pensato’, molto niversario dalla pubblicazione del primo singolo dei
riflessivo, che potrebbe rispecchiare la parte fran- Beatles, “Love Me Do / P.S. I Love You”, avvenuta
cese della sua natura (lui è nato in Senegal da una il 5 ottobre 1962. I tre convinti beatlesiani si sono
famiglia per metà francese e metà spagnola). Ma alternati ciascuno con i propri arrangiamenti prefe-

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chitarra acustica 11 duemiladodici
Madame Guitar 2012 ar
riti delle canzoni dei Fab Four, a volte riunendosi in
duo. Il pubblico ha apprezzato molto, canticchiando
in sottofondo alcune delle più belle canzoni ‘popola-
ri’ dei nostri tempi.

Gary Lucas. Il terzo libro è stato Touched by Gra-


ce – La mia musica con Jeff Buckley di Gary Lu-
cas, edito da Arcana. Una bella sintesi dello spirito
dell’opera si può trovare subito nel primo capitolo:
«Attenzione, però, questa non è né una biografia di
Jeff né un libro che parla di me. Quella che voglio
raccontare è la storia – vera e vista dall’interno – di
come io, collaboratore storico di Jeff e coautore di
due dei suoi capolavori, l’ho conosciuto, e di come
ho lavorato con lui. Negli anni sono usciti tanti docu-
mentari e biografie di Jeff, tutti zeppi di errori riguar-
do alla mia relazione con lui: il mio intento è quello Bob Bonastre
di mettere una volta per tutte i puntini sulle i e di fare
un resoconto affettuoso, ma senza censure né rica-
mi, di come ci siamo prima alleati, poi separati con
dolore, e infine ritrovati in un ultimo dolceamaro in-
contro. Sarà anche l’occasione per dare uno sguar-
do approfondito al processo creativo che ha dato
vita alle nostre immortali “Grace” e “Mojo Pin”».
Un argomento appassionante, ma anche spinoso:
l’incontro-scontro di due ego importanti che, rac-
contato a quindici anni di distanza dalla scomparsa
dell’uno, potrebbe suscitare qualche disagio. Gary
era molto emozionato nel parlare di questo lavoro.
Nel concerto serale Gary non mi è parso in buo-
na forma. Quest’anno, a differenza della sua prima
apparizione a Madame Guitar nel 2009, aveva a
disposizione tutti i suoi pedalini per la chitarra elet- Amine & Hamza
trica e la sua amplificazione. E ha costruito un set
molto elettronico, con un uso esteso dei loop, molto
libero, forse un po’ slegato. Lucas è un tipo di rocker
sperimentale e di artista d’avanguardia, rispetto al
quale a volte faccio fatica a comprendere fin dove
arriva la sua bravura di musicista, e fin dove arriva
il suo genio e la sua inventiva. Credo che buona
parte del pubblico presente, in questo contesto di
festival di chitarra acustica, sia rimasto spiazzato da
questa esibizione. E anche per me resta qualcosa
di indecifrabile, a confronto con la statura del suo
curriculum.

Silvia & the Fishes on Friday. Una delle cose


più belle nel seguire queste manifestazioni, è ve-
der crescere i giovani artisti di anno in anno, segno
tangibile dell’applicazione che riversano in questa Gary Lucas
loro passione. È il caso di Silvia & the Fishes on
Friday, che hanno suonato nel pomeriggio di dome-
nica. Rispetto alla loro esibizione dell’anno scorso,
sono apparsi molto più amalgamati e compatti negli
arrangiamenti, e la voce di Silvia Guerra ha acqui-
stato molta più definizione e sicurezza.

Andrea Valeri. Anche lui ha suonato domenica


pomeriggio, con una nuova fiammante Maton con
la sua firma. Dopo il suo ultimo album DayDream,
è decollato per una tournée internazionale che ha
toccato Sudafrica, Australia, Russia, Polonia, Ger-
mania e Nuova Zelanda. Lo abbiamo ritrovato a
sua volta molto cresciuto, non tanto per l’aspetto
musicale, quanto sul piano personale. Ma di que-
sto parleremo più profondamente in una prossima
intervista.
Andrea Valeri

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chitarra acustica 11 duemiladodici
ar Madame Guitar 2012

Morin Khuur State Ensemble. L’ultimo set del dei suoni e dei ritmi degli tsaatan, gruppo etnico che
festival è stato affidato a un’orchestra di stato della pratica lo sciamanesimo, e da questa esperienza
Mongolia, un ensemble di strumenti ad arco basato è nato il libro Mongolia – La via dell’acqua (Il Filo,
sul tradizionale morin khuur, sorta di violino a due 2009). Era quindi la persona più adatta a interpre-
corde dal corpo trapezoidale, tenuto verticalmente tare in conclusione, con il supporto del Morin Khuur
in grembo o tra le gambe dell’esecutore; le note non Ensemble, l’inno del festival, “Madame Guitar” di
vengono ottenute premendo le corde su una tastie- Sergio Endrigo.
ra, ma semplicemente ‘stoppate’ attraverso tecni-
che specifiche delle dita della mano sinistra. Ai mo- Resta infine lo spazio solo per alcune altre se-
rin khuur si affiancano gli ikh khuur, fratelli maggiori gnalazioni: Veronica Sbergia & Max De Bernardi,
a due o tre corde dal suono più basso, e l’organico che hanno suonato in piazza e che sono presenti
si completa con il limbe, flauto a becco, lo yatga, in questo numero con un’intervista; Kiana, folksin-
grande cetra a corde pizzicate con la tavola supe- ger e songwriter nata in Giappone da padre giap-
riore convessa, e lo yoochin, grande cetra a corde ponese e madre americana, oggi trapiantata alle
percosse, ai quali si aggiunge infine un pianoforte Hawaii; il Trio Yerba, impegnato in un vasto reper-
occidentale. La presenza del pianoforte testimonia torio tradizionale e d’autore latinoamericano; Guitar
di una musica complessa, radicata nella tradizione Soundtracks, duo formato dai chitarristi Michele
popolare e classica della Mongolia e, al tempo stes- Pirona e Alain Fantini, i cui arrangiamenti di colonne
so, aperta a nuove composizioni e ad elementi di sonore hanno mostrato forse troppa separazione
contaminazione con la musica classica occidentale. tra la parte solista e la parte ritmica di accompa-
Tra i vari e affascinanti brani strumentali, si sono gnamento; Raqs Sharqi, gruppo friulano dedito alle
inserite le esibizioni di alcuni cantanti, che hanno danze mediorientali, composto di tre strumentisti e
dato dimostrazione dei due stili vocali fondamentali due ballerine; Giorgio Tosolini, solitario responsa-
della tradizione mongola: lo urtyn duu, forma di can- bile dell’ottimo suono in teatro, e Gianfranco Luga-
to lirico ‘alla longa’, caratterizzato da note lunghe, e no, responsabile del suono negli interventi esterni
il khöömii, lo straordinario canto difonico o armoni- nelle scuole.
co, nel quale la cavità orale è disposta in modo da
far risaltare gli armonici presenti nella voce, così da Ma il ricordo finale va a Luisa Terrenzani, moglie
produrre simultaneamente due o più linee melodi- di Marco Miconi, che è venuta a mancare all’inizio
che distinte. Ascoltare dal vivo questo tipo di canto dell’estate e alla quale è stata dedicata la rassegna
è un’esperienza veramente emozionante, che ha di quest’anno. Luisa ha sempre sostenuto con to-
impreziosito l’esibizione trionfale del Morin Khuur tale disponibilità Marco nelle sue infinite peripezie
Ensemble. tra il Folk Club Buttrio e Madame Guitar, curando
le questioni di segreteria, le pratiche burocratiche,
Il gran finale. Per celebrare il rito tradizionale di la biglietteria, accompagnando gli artisti a destra
chiusura della manifestazione, è salita sul palco e a sinistra, eventualmente cucinando per gli ulti-
Enrica Bacchia. Cantante jazz di Conegliano Ve- mi arrivati. Lei sarà stata triste di non aver potuto
neto, nota a livello internazionale, ha iniziato nel partecipare a questa bellissima settima edizione del
1999 una serie di viaggi in Cina che l’hanno vista festival. Ma si sarà rasserenata nel constatare che
nella duplice veste di interprete e di insegnante di la volontà di portare avanti le cose, malgrado tutte
canto ‘occidentale’ presso il Beijing Contemporary le difficoltà, è ferrea e la fede incrollabile.
Institute of Music di Pechino. Ha viaggiato inoltre
tra Siberia e Mongolia, alla scoperta della cultura, Andrea Carpi

Daniele Bazzani, Giovanni Pelosi, Giorgio Cordini

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ar artisti
MUSIC IS LOVE
Un tributo a Crosby, Stills, Nash & Young
di Alfonso Giardino

La musica è amore e sicuramente era questo (e ancora lo è…) il sentimento che


ha guidato l’intera carriera artistica dei quattro musicisti che – più di tutti – hanno
caratterizzato e influenzato quel genere che negli anni ’70 prendeva il nome di
West Coast. Ed è ancora l’amore, la passione, ad aver guidato un progetto che ha
voluto rendere omaggio a chi ha influenzato, musicalmente e spiritualmente, al-
meno un paio di generazioni. Per chi non l’avesse ancora capito, stiamo parlando
di un disco tributo per i leggendari David Crosby, Stephen Stills, Graham Nash e
Neil Young. Music Is Love – A Singer-Songwriters’ Tribute to the Music of Crosby,
Stills, Nash & Young è un progetto italiano e ad oggi unico, ideato da Ermanno
Labianca, Francesco Lucarelli e Peter Holmstedt, prodotto dall’etichetta Route 61
Music dello stesso Labianca, in collaborazione con la svedese Hemifrån, e distri-
buito in tutto il mondo dalla BTF.

Music Is Love non si limita ad omaggiare CSN&Y Stills e Young), Everybody Knows This Is Nowhere
nella loro unica veste di supergruppo. Basterà leg- (Young) o il primo di Crosby, Stills & Nash.
gere le note di copertina per comprenderne la vera Un cofanetto con CD doppio molto ben confezio-
portata: «A tribute to the outstanding body of work nato, che ha visto la luce lo scorso mese di ottobre
produced by Crosby, Stills, Nash and Young». Con e ha richiesto circa due anni di duro lavoro, correda-
questa produzione, infatti, si è voluto cogliere l’oc- to di un booklet di trentasei pagine contenente an-
casione di ricordare il quarantennale della mitica che inedite foto offerte da Henry Diltz, il memorabile
stagione musicale che tra il 1971 e il 1972, sulla fotografo dei Doors, e una presentazione di Dave
spinta di album come Déjà Vu e After the Gold Zimmer, biografo di CSN. Immaginate un po’: ven-
Rush, ha visto la produzione di pietre miliari quali tisette canzoni per altrettanti artisti provenienti da
4 Way Street (CSN&Y), Stills 2, If I Could Only Re- ambienti e generi diversi (folksinger, rocker, band
member My Name (Crosby), Songs for Beginners vocali, country e alternative, americani, inglesi, au-
(Nash), Harvest (Young), Manassas e il primo al- straliani e irlandesi), tutte registrate a Nashville (e
bum di Crosby & Nash. Senza dimenticare però altri l’elevata qualità delle registrazioni lo testimonia)
lavori che i nostri eroi, in formazione sparsa, han- con la prestigiosa collaborazione in studio di musi-
no realizzato, compresi quelli dei loro esordi come cisti del calibro di Tony Levin (King Crimson, Peter
Buffalo Springfield (tra le loro fila i giovanissimi Gabriel, Paul Simon), Marty Rifkin (da Tom Petty

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chitarra acustica 11 duemiladodici
MUSIC IS LOVE ar
alla Seeger Sessions Band di Bruce Springsteen), con il biondo chitarrista di Dallas, eccoci a Jennifer
Victor Blasetti (Los Lobos), Richard Dodd (Foo Stills e Judy Collins: la prima (non è così difficile
Fighters, Johnny Cash). I nomi dei titolari delle varie intuirlo) è proprio la figlia di cotanto padre, anche
tracce testimoniano la presenza di artisti che sono lei musicista, molto attiva specialmente nell’area di
oggettivamente più famosi oltreoceano che qui da Hollywood, che qui interpreta “Love the One You’re
noi. Tra questi, comunque, spiccano artisti ben noti With” (S.S.) con animo romantico e quasi malinco-
anche ad italiche orecchie. nico, nonostante il crescendo ritmico, a differenza
C’è Elliott Murphy, cantautore e giornalista new- della sfrontata allegria che la versione originale ha
yorkese spesso in tour in Italia e amico personale avuto fin dalla sua prima apparizione nell’album
del Boss Springsteen, che, da rocker qual è, pro- dell’esordio solistico nel 1970. Della seconda inter-
pone una versione di “Birds” (N.Y.) in versione bal- prete avranno, forse, sentito parlare solo i biografi
lad, preferendo sonorità chitarristiche (acustica e più informati o gli appassionati della folk music: la
slide) a quelle più intimiste e liriche (pianoforte e Collins, infatti, oltre ad essere una cantautrice e at-
background vocals) dell’originale. Il contributo di un trice statunitense conosciuta come una delle mag-
altro nome noto non può certo lasciare indifferenti i giori esponenti della musica popolare degli Stati
fan in particolare di Crosby: Steve Wynn, chitarri- Uniti tra gli anni ’60 e ’70, è stata la musa ispiratrice
sta e cantautore californiano ex leader dei Dream di “Suite: Judy Blue Eyes” (vedere una sua qualsia-
Syndicate, mette in pratica tutta la sua esperienza si foto sul web per capirne il motivo), brano che però
maturata nel rock alternativo anni ’80, trasformando ha deciso di non riproporre (questione di buon gu-
l’essenziale “Triad” (D.C.) in una quasi irriconosci- sto…), optando invece, per una “Helplessly Hoping”
bile, comunque affascinante, ossessione psichede- (S.S.) anch’essa fedele all’originale nello spirito, ma
lica. Altro approccio è quello di Willie Nile, classe nella quella l’amato fingerpicking, con il quale Stills
’48, che il New York Times ha definito «uno dei più sosteneva tutte le voci, non è più l’unico protago-
dotati cantautori ad emergere dalla scena di New nista strumentale, avendo abdicato in favore di un
York», il quale canta e suona “Rockin’ in the Free pianoforte forse più adatto alla bella e dolce voce
World” (N.Y.) con la medesima grinta e determina- della cantante.
zione delle esibizioni live di Neil Young.
Non solo glorie ‘stagionate’, c’è anche un certo Ma, al di là di queste prestigiose partecipazioni, è
Marcus Eaton, ormai nuova star del firmamento forse la presenza di altri nomi ad impreziosire que-
statunitense, giovane e raffinato singer-songwriter sta produzione. Artisti ’di nicchia’, appartenenti a
che (come abbiamo già accennato nella nostra re- quel mondo immenso che è il panorama musicale
censione del suo ultimo album nello scorso numero americano e anglosassone in genere, che solo un
di settembre) sta collaborando al nuovo CD di Cro- pubblico nostrano specializzato ha fino ad oggi ap-
sby e la cui versione di “Bittersweet” (D.C.) è una prezzato. Riteniamo quindi opportuno mettere sotto
prova delle sue grandi capacità di arrangiatore. la lente questi musicisti, per capirne la qualità e ap-
Ai tanti americani si alternano anche artisti pro- prezzare la scelta fatta dai produttori.
venienti dal vecchio mondo come Ian McNabb, Jennifer e Judy non sono le sole donne ad aver
cantante e compositore di Liverpool ex voce solista partecipato a questo lavoro, nel quale le quote rosa
degli Icicle Works (negli anni ha suonato anche con sono state sicuramente rispettate, a testimonianza
personaggi come Ringo Starr, Crazy Horse, Mike di come l’altra metà di questo cielo musicale sia, for-
Scott dei Waterboys, Danny Thompson dei Pentan- se, meno condizionato dai pregiudizi. Sadie Jem-
gle), e Liam O’Maonlai, musicista irlandese meglio mett, cantautrice e polistrumentista britannica nota
conosciuto come voce degli Hothouse Flowers. Il in patria anche per la sua attività di compositrice
primo affronta la title track “Music Is Love” (CN&Y) di musica per teatro, contribuisce con una versione
in un crescendo di sovraincisioni vocali e strumen- di “Teach Your Children” (G.N.) priva di qualsiasi
tali, elettriche ed elettroniche, che ben richiamano riferimento country (ricordate le frasi della lap ste-
quelle per lo più acustiche dell’originale, mentre il el?), più ariosa e leggera, con qualche spruzzatina
secondo decide di fare il pari con la ben nota “Lady di pop. Torniamo al continente americano e in par-
of the Island” (G.N.) abbandonando, però, la chitar- ticolare al sole californiano con la cantante Jenai
ra e preferendo accompagnarsi con un più etereo Huff che, dopo molta gavetta e un lunghissimo pe-
pianoforte. riodo di inattività, pubblica il suo primo CD nel 2011
Altri nomi, poi, anche se a noi forse non cono- con il produttore Ben Wisch (due volte vincitore del
sciuti per meriti prettamente musicali, non passano Grammy) e la collaborazione di un certo Jeff Pevar
di certo inosservati, visto il loro stretto legame con (sì, quello dei CPR: Crosby, Pevar & Raymond!), e
il mondo di CSN&Y. Si va da Sonny Mone, voce, con Cindy Lee Berryhill, cantante e songwriter con
chitarra e membro fondatore dei Crazy Horse (con una carriera che la trasforma da rude ed essenziale
i quali ha suonato con e senza Neil Young), che folksinger a quasi diva del pop. Le loro interpreta-
propone una “You Don’t Have to Cry” (S.S.) mol- zioni, rispettivamente “I’ll Be There for You” (Dou-
to fedele all’originale di CS&N, compreso l’acustica glas Ingoldsby, G.N., Joseph A. Vitale) e “It Doesn’t
’alla Stills. E volendo continuare ad avere a che fare Matter” (Chris Hillman, S.S.), sostanzialmente non

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ar MUSIC IS LOVE

si discostano dalle versioni originali, pur avendone che in Oh Yes I Can c’era la sola chitarra di Michael
entrambe sottratto qualcosa (di certo non la bellez- Hedges a tesserne le armonie).
za): la prima un po’ di ritmo, la seconda… l’assolo Gruppi di lungo corso, ma anche formati appo-
di Stills! sitamente per l’occasione, come Bonoff, Cowan,
Scendiamo ora fin quasi in Messico con la texana Szcześniak & Waldman. A Karla Bonoff e Wendy
Carrie Rodriguez, stella del nuovo folk americano: Waldman, due singer-songwriter di successo che
paragonata a Norah Jones e Lucinda Williams, è hanno sempre alternato la loro carriera solista a
stata una degli ospiti internazionali sul palco del quella dei Bryndle (una band di folk-rock formatasi
Teatro Ariston al Premio Tenco dello scorso anno. a Los Angeles negli anni ’60, che tra vicissitudini e
Sarà per le sue inequivocabili origini latine o per un variazioni d’organico è attualmente inattiva), si sono
gioco del destino, ma a lei tocca “Cortez the Killer” uniti per l’occasione John Cowan, bassista e voce
(N.Y.), forse meno tagliente e spigolosa dell’intermi- solista dei New Grass Revival (gruppo statunitense
nabile versione di Zuma, ma ugualmente ipnotica e di progressive bluegrass, prodotto in passato dalla
con un bel solo di elettrica sorretto dal violino della stessa Waldman) e Mietek Szcześniak, cantante
stessa Carrie. polacco di estrazione jazz (anche nella produzione
Come la Rodriguez anche altri artisti, dei venti- del suo recente primo disco in inglese c’è lo zampino
sette qui presenti, hanno avuto modo di attraversa- della Waldman). Insieme propongono una “Guinne-
re l’oceano per esibirsi su palchi italiani. C’è Ron vere” (D.C.) di grande fascino, con le quattro splen-
LaSalle, newyorkese trapiantato a Nashville, che dide voci che si alternano e rincorrono (nota chitar-
si è posto sulla scia di Van Morrison, John Hiatt, ristica: l’arpeggio portante è stato sostanzialmente
Bob Seger e Tom Waits: a lui il compito della prima riproposto uguale alla versione originale).
traccia, “For What It’s Worth” (S.S.), una versione Tra le varie categorie, se vogliamo dire così, rap-
leggermente più ruvida e nera di quella dei Buffalo presentate in questo album doppio c’è anche quel-
Springfield, grazie anche alla sua voce di cartave- la delle ‘coppie di fatto’. I Sugarcane Jane sono
trata. composti da Anthony Crawford e da sua moglie
C’è poi chi, come il già citato Marcus Eaton nel Savana Lee, lui songwriter e strumentista con una
maggio scorso, ha calcato un palco a noi molto noto lunga collaborazione in tour con gente come Neil
e familiare, quello dell’Acoustic Guitar Meeting di Young, Steve Winwood e Nicolette Larson, lei con
Sarzana: The Coal Porters, nel 2005, ed Eileen innumerevoli collaborazioni ed esperienze musicali.
Rose & The Legendary Rich Gilbert nel 2010. La La loro versione di “Bluebird” (S.S.) abbandona le
band british-american, guidata da Sid Griffin (fonda- sonorità elettriche dei Buffalo Springfield per quelle
tore dei Long Ryders) e da Neil Robert Herd, si è tro- più accattivanti di un country rock contemporaneo.
vata più che a proprio agio nell’originale bluegrass Analoga operazione la fanno anche Michael Mc-
di “Fallen Eagle” (S.S.), tanto da sembrare di stare a Dermott & Heather Horton, trasformando l’origina-
una festa paesana nell’immancabile fienile. Dall’al- le “Southern Cross” (S.S., Richard Curtis, Michael
tro canto la songwriter di Nashville (a metà strada Curtis) da brano corale a ballata country, solo chi-
tra Neil Young e Nico dei Velvet Undergroud), con tarra (sembra di sentire il tipico picking di Stills) e
il fido Rich alla chitarra elettrica e alla pedal steel, violino. Qualche cenno alla particolare storia artisti-
propone una bella versione di “Just a Song Before I ca di Michael: dopo un esordio folgorante nel 1991,
Go” (G.N.) caratterizzata dall’intensa voce di Eileen giunge ad essere catturato dal mondo del cinema,
ed un arrangiamento vagamente psichedelico. dove il produttore Brian Koppelman realizza un film
Non solo solisti, quindi, ma anche gruppi. Tra que- ispirato alla sua gioventù, Rounders – Il Giocatore
sti spiccano i Venice: gruppo vocale californiano con Matt Damon ed Edward Norton, mentre lo scrit-
nato nel 1977 e composto dai fratelli-cugini Lennon, tore Stephen King lo cita in più di un romanzo; si è
vantano una serie infinita di collaborazioni alle spal- poi sposato due anni fa in Italia con Heather Horton,
le da Bruce Springsteen, Elton John, Phil Collins a che già lo accompagnava sul palco.
Sting, Melissa Etheridge, Cher, Ozzy Osbourne fino Questo ‘gioco delle coppie’ si chiude con Andy
a Jackson Browne, David Crosby, Doobie Brothers, Hill & Renée Safier, protagonisti con i loro Hard
Linda Ronstadt e tantissimi altri. La loro versione Rain di molti degli eventi live presenti nell’area di
di “After the Gold Rush” (N.Y.) presenta una scelta L.A. (più di duecento concerti l’anno, dai festival
apparentemente improbabile, ma liricamente effica- agli house concert) oltre ad essere anche da più di
ce: a sorreggere le quattro voci dei Lennon, solo ventidue anni gli organizzatori del Bob Dylan Fest.
una chitarra in fingerpicking e un filo di tastiere. Con E l’anima dylaniana traspare chiaramente dalla loro
“Tracks in the Dust” (D.C.) anche i Mary Lee’s Cor- interpretazione di “Thrasher” (N.Y.), più ricca grazie
vette sono intervenuti solo sull’arrangiamento. La anche ad un arrangiamento dalle venature folk.
band newyorkese guidata dalla cantante Mary Lee L’enorme varietà artistica è evidente già da quan-
Kortes (la critica colloca la sua voce tra Dolly Par- to sopra presentato, ma non finisce qui. Abbiamo
ton e Chrissie Hynde) ha deciso di non stravolgere ancora personaggi come Neal Casal, cantautore e
lo spirito originario, cambiandone semplicemente chitarrista statunitense già lead guitarist dei Cardi-
la veste (e non avrebbe potuto fare altrimenti, visto nals di Ryan Adams (forse pochi lo sanno, ma c’è

40
chitarra acustica 11 duemiladodici
MUSIC IS LOVE ar
anche un suo fan club italiano): canta e suona tutto (N.Y.) tutta nuova, con un arrangiamento soul jazz
da solo “Hey You (Looking at the Moon)” (G.N.), alla impreziosito da una sezione di trombe, nella quale
quale sottrae un po’ di quelle cadenze cantalenan- ha voluto, però, incastonare il solo di armonica così
ti tipiche del suo autore. Oppure Louis Ledford, come è possibile ancora ascoltarlo in Harvest.
cantore appassionato della realtà rurale degli Ap-
palachi, con la sua versione di “Wasted on the Come già detto, Music Is Love è un disco tributo,
Way” (G.N.) più malinconica di quella presente in ma è anche una finestra spalancata su una realtà
Daylight Again grazie anche a una lap steel che so- musicale contemporanea tutta da scoprire, fatta di
stituisce il fiddle dell’originale. E ancora Bocephus generi ancora poco frequentati dalle nostre parti e
King (Jamie Perry, il suo vero nome), artista indie da musicisti di notevole spessore tecnico e artistico,
proveniente da Vancouver, Canada, che trasforma le cui esecuzioni sono state qui esaltate grazie all’e-
levata qualità delle registrazioni made in Nashville.
“Down by the River” (N.Y.) in una sorta di preghiera
Visto che siamo su Chitarra Acustica, be’… forse
mistica orientaleggiante.
viene a mancare un po’ della chitarra degli originali
Non tutti made in USA, quindi, come Nick Barker
ma, come ritengo sia stato giusto fare, questa ope-
(da non confondere con l’omonimo batterista me- razione ha voluto far conoscere la musica di CSN&Y
tal), cantautore e chitarrista pop-rock australiano di a quanti non avessero ancora avuto modo di ascol-
Melbourne, che sceglie la strada della fedeltà con tarla, valorizzandone la forza melodica e composi-
una versione di “Long May You Run” (N.Y.) che pre- tiva, seppure correndo il rischio di ‘dechitarrizzare’
senta la medesima ambientazione country rock da- quanto è stato fonte di apprendimento per centinaia
tagli in origine dalla Stills-Young Band. Operazione di migliaia di chitarristi in tutto il mondo… Dopo tutte
diversa, invece, quella di Clarence Bucaro. Sarà queste parole, però, dove si può ascoltare un po’ di
per la sua ancor giovane età o le influenze musicali musica? È possibile averne un assaggio? Andate
ricevute dagli artisti con i quali ha condiviso il pal- pure sul ‘tubo’ e cercate il canale “route61music”:
co (da Aaron Neville a The Blind Boys of Alabama troverete un paio di video promo con tante foto e la
e Chrissie Hynde and the Pretenders) ma questo title track in sottofondo, tanto per farsi venire l’ac-
cantautore originario di Cleveland, dalla voce calda quolina in bocca.
e dolce allo stesso tempo, compie una operazione
molto originale: ci regala una “Out on the Weekend” Alfonso Giardino

Jennifer Stills

41
chitarra acustica 11 duemiladodici
ar artisti
Come se avessi le ali
Intervista a Marcus Eaton
di Lauro Luppi e Frank Varano

Quest’anno all’AGM di Sarzana abbiamo incontrato un altro cantautore-


chitarrista di quelli che piacciono a noi: ottimo cantante, bravo scrittore di
canzoni, bravissimo chitarrista! Si chiama Marcus Eaton ed è venuto al Me-
eting come dimostratore delle nuove chitarre Martin Performing Artist Series
e in compagnia del suo amico Roy McAlister, il grande liutaio che a Sarzana
ha lasciato un pezzo di cuore. Suo padre, Steve Eaton, è un autore di can-
zoni che ha scritto per artisti del calibro di Art Garfunkel, Glen Campbell, i
Carpenters e Anne Murray. Così Marcus è cresciuto con la canzone d’autore
nel sangue. I suoi idoli musicali sono poi Tim Reynolds e Dave Matthews, e
questo già ci fa capire qualcosa della sua musica. Infine il suo ultimo album
If I Had Wings, recensito sul numero di settembre, ci ha dato una prova tan-
gibile del suo valore. Del suo talento si è accorto ultimamente anche David
Crosby, che lo ha voluto con sé nel suo prossimo disco in lavorazione: mica
male, no? Nella propria pagina Facebook, Marcus ha inserito un album di
foto dal titolo Falling in love with Italy 2012 (“Innamorandosi dell’Italia 2012”):
mentre lo intervistavamo – con in sottofondo, nello stand accanto, il fior fiore
dei ‘bluegrassari’ italiani, Davide Facchini, Danilo Cartia, Andrea Tarquini,
Paolo Monesi e Leonardo Petrucci in testa, che intonavano “Will the Circle
Be Unbroken” – abbiamo avuto la netta sensazione che presto lo rivedremo.
(a.c.)
42
chitarra acustica 11 duemiladodici
Intervista a
Marcus Eaton ar
Puoi raccontare come hai cominciato e come
sei arrivato a questo tuo quinto disco If I Had
Wings?
Ho registrato il mio primo album a diciannove
anni, un disco indipendente autoprodotto. In se-
guito ho formato un gruppo, Marcus Eaton and the
Lobby, e abbiamo inciso un paio di altri dischi per
nostro conto, No Way Out nel 1999 e Marcus Eaton
and the Lobby nel 2002. Nello stesso anno abbia-
mo firmato un contratto con l’etichetta discografica
Uninhibited/Universal e nel 2003 è uscito un nuovo
album intitolato The Day the World Awoke, che ci
ha aperto le porte per avere un impresario, fare un
tour negli Stati Uniti e condividere il palco con musi-
cisti conosciuti. Purtroppo, nel 2004, la nostra casa
discografica è fallita…

È in quel periodo che hai incontrato Tim


Reynolds?
Dopo il fallimento della casa discografica il gruppo
è entrato in crisi, ha perso fiducia, si girava trop-
po per troppi pochi soldi. Così ho continuato come
solista ed è stato allora che ho iniziato a lavorare
con Tim Reynolds. Tim mi ha aiutato molto e in un
anno ho diviso il palco con lui in ventisei concerti
negli Stati Uniti. È in quello stesso periodo che sono
entrato in contatto anche con David Crosby. In oc-
casione di un concerto ad Aspen nel Colorado ho
conosciuto un certo Norm Waitt, che mi ha invitato
a suonare a una sua festa privata ad Omaha nel
Nebraska. Grazie a lui ho avuto anche l’opportuni- materiale di altri, ma la capacità di scrivere canzoni
tà di partecipare a un importante concerto di Dave mi era familiare e ho cominciato a scriverne fin da
Matthews con Tim Reynolds al Santa Barbara Bowl molto giovane.
in California, anche se poi ci sono state delle restri-
zioni sull’orario e non ho potuto realmente suonare. Quindi tu ti consideri in primo luogo un can-
Inoltre ho scoperto che Norm era il titolare dell’eti- tautore?
chetta Samson Records, che ha pubblicato alcuni Dopo essere stato a Sarzana, certamente sì…
album di Crosby con CPR, e un giorno mi disse: perché i chitarristi qui sono talmente ‘fottutamente’
«Sono amico di David Crosby e vorrei presentarte- bravi, che non oserò mai più considerarmi un chi-
lo, potrebbe essere un buon contatto per te». È così tarrista!
che ho cominciato a collaborare con Crosby!
A parte gli scherzi, tu sei formalmente un can-
Come mai, secondo te, Waitt ha pensato di tautore, perché canti le tue proprie canzoni, ma
presentarti a Crosby? Più precisamente, quali non suoni come un cantautore tradizionale…
sono state le tue doti che hanno convinto Waitt No, c’è qualcosa di più progressivo. Vorre essere
a promuovere l’incontro con Crosby? innovativo, non vorrei solo ripetere…
Be’, Norm ha un buon orecchio! Ed io sono stato
molto fortunato nella mia formazione musicale: mio Una cosa che ci ha colpito è che tu non sei
padre è un musicista, i miei nonni erano entram- molto ‘lineare’ nell’esecuzione e nei tuoi brani:
bi cantanti lirici, cantavano l’opera italiana! E così hai una bellissima scrittura, ma è veramente
sono cresciuto con la musica intorno. Sono stato nuova, fresca, lontana da formule prestabilite.
fortunato anche perché mio padre è un autore di È stato difficile per me, perché spesso negli Stati
canzoni, non si limitava a suonare e riproporre can- Uniti, quando sembra che le cose non ‘quadrano’,
zoni di altri. Molti artisti, quando iniziano a cercare non si ‘adattano’, allora ti dicono: «Ah, questo è reg-
la propria identità, di solito continuano a suonare il gae! Ah, questo è rock!» Ma le cose sono più com-
repertorio di altri musicisti per molto tempo. Io in- plicate, io cerco di spingermi oltre i limiti. E penso
vece, non è che non abbia a mia volta suonato il anche che in giro ci siano molti musicisti bravissimi,

43
chitarra acustica 11 duemiladodici
ar Intervista a
Marcus Eaton

e poi i cantautori. Ma non c’è niente in mezzo, che Vedete, ancora una volta sono molto fortunato:
unisca la grande abilità musicale e la scrittura di non avevo mai incontrato nessuno veramente come
canzoni. Io vorrei stare in qualche modo nel mezzo, lui, così aperto a nuove idee. È veramente una si-
includere entrambi gli aspetti… tuazione incredibile, dove l’ego non esiste, dove
non c’è spazio per l’egocentrismo. Credo che que-
In effetti, nel corso degli anni qui a Sarzana, sta sia una cosa rara. E credo anche che sia rara
abbiamo potuto ascoltare da una parte Tommy per uno della generazione di David Crosby: perché
Emmanuel, un chitarrista ipervulcanico, dall’al- siamo io, della mia generazione, James, di una di-
tra John Gorka, un bravissimo cantautore con versa generazione, e David. Siamo tre generazioni
un approccio alla chitarra totalmente diverso… a lavorare assieme! David ha un iPad, un iPhone,
Sì, e in un certo senso non hanno nulla in comu- usa la tecnologia, la capisce, è aperto, è desidero-
ne, anche se magari l’uno potrebbe dire che gli pia- so di provare nuove idee, di provare qualsiasi cosa.
cerebbe che l’altro suonasse nel proprio disco… Ma Credo che questo sia ammirevole e sono veramen-
io vorrei fare tutte e due le cose! Da questo punto di te fortunato di condivedere tutta questa situazione.
vista Tim Reynolds è il mio pallino, è un musicista
eccezionale. È quello che vorrei fare, suonare al- Fanno della tecnologia lo stesso uso che ne
trettanto bene e al tempo stesso scrivere e cantare fai tu, oppure tu sei il ‘ragazzino’ del gruppo che
canzoni. È difficile farlo. È anche difficile incorpo- ha posto un maggiore accento sulla tecnologia?
rare un bel modo di suonare in un breve spazio di Al contrario, è lui a volte a essere più avanzato, a
tempo, come avviene in una canzone. introdurre nuove idee. Per esempio abbiamo appe-
na finito di scrivere e registrare un brano a casa sua,
È una domanda quasi stupida, ma mi serve tutto tramite iPad, iPhone e iTunes collegati diretta-
per aprire poi un altro discorso: nelle tue colla- mente agli speaker. È estremamente intelligente e
borazioni, con Tim Reynolds, con David Crosby, saggio. Stare accanto a una persona così piena di
ti danno delle direzioni? Oppure ti dicono «Noi saggezza e priva di qualsiasi forma di egocentrismo
conosciamo il tuo stile, sei un musicista con cui ha rappresentato per me un beneficio immenso.
vogliamo suonare perché stiamo bene insieme,
fai semplicemente un buon lavoro» e ti lasciano Ma la tecnologia, mi sembra, è sempre al ser-
libero di esprimerti davvero secondo le tue idee vizio delle persone e della musica, non c’è mai
È un’ottima domanda! Il più delle volte, quando uno sconfinamento nell’abuso: la usate perché
si suona per altri musicisti, credo che i parametri è utile…
in cui ci si muove siano limitati, l’ambito è ristretto. Sì, la usiamo per trarne vantaggio. Vi racconto
Personalmente, non ho lavorato molto sul materiale una storiella simpatica: io sono su Facebook e ho
di altri musicisti, per cui l’album di Crosby è stato ve- un amico in Italia che si chiama Nick. Un giorno mi
ramente la mia prima esperienza del genere ed ero ha scritto dicendomi: «Sei diventato famoso, sei di-
un po’ nervoso, non ero sicuro di essere all’altezza, ventato famoso!» E mi ha raccontato che Crosby
non avevo idea di cosa mi potessi aspettare. Ma mi aveva citato in un giornale italiano, la Repub-
fortunamente lui è stato talmente collaborativo, che blica. Così mi ha mandato il link dell’articolo, era
mi ha permesso di fare quello che pensavo e ad- poco dopo il mio incontro con David, che diceva:
dirittura di comporre delle cose insieme, una cosa «Uno dei miei cantautori preferiti adesso è Marcus
incredibile, al di là di ogni aspettativa! D’altra parte Eaton». Non ci potevo credere, ero assolutamente
il suo materiale musicale è molto vicino a quello che sconvolto: un giornale italiano che parlava di me,
io faccio, anche grazie a suo figlio James Raymond, era la mia prima apparizione internazionale! La tec-
che è un pianista eccezionale con il quale mi trovo nologia serve anche a questo…
sulla stessa lunghezza d’onda.
Ti sei quindi ritrovato a collaborare con David
Visto che hai questa libertà, ti faccio una do- Crosby, uno dei capisaldi storici della ricerca
manda un po’ provocatoria: ci hai spiegato che sulle accordature alternative. Tu le usavi già?
sei libero anche di collaborare alla scrittura dei Lui ti ha trasmesso qualcosa? Oppure anche in
brani, cioè stai collaborando proprio alla na- questo caso è stato così aperto da accogliere
scita di questo disco, ma saresti libero anche delle accordature che tu gli hai proposto?
di proporre dei musicisti? Tu qui a Sarzana ti Buona domanda! Quando ci siamo presentati
sei presentato come un artista solista che usa la prima volta a cena con l’amico Norm, abbiamo
delle basi e dei loop, ma il tuo disco è realiz- molto parlato di musica. Poi lui mi ha scritto delle
zato in trio: potresti proporre qualche musicista email dicendo che aveva alcune accordature aperte
che conosci e che secondo te potrebbe trovarsi da mostrarmi e che voleva incontrarmi. Incredibile!
bene in questa nuova situazione con Crosby? Così, la prima volta che abbiamo suonato insieme

44
chitarra acustica 11 duemiladodici
Intervista a
Marcus Eaton ar
me le ha mostrate e ci siamo scambiati diverse ac- era chiusa, il mio polso bloccato. Ho dovuto lavorare
cordature. Per la verità io non uso tante accorda- molto per rendere il mio polso rilassato, decontratto.
ture, ma adesso che abbiamo suonato insieme, ho E nelle figurazioni ritmiche molto veloci, la parte più
scritto delle canzoni con quelle accordature. E que- importante della mia tecnica ricade sulla mano sini-
ste canzoni funzionano. Ho lavorato un po’ sulle sue stra. La mano sinistra è fondamentale per guidare
accordature e sono tornato da lui con delle canzoni la pulsazione, rilasciando ritmicamente la pressione
nuove scritte con le sue accordature: una cosa fan- sulle corde. Tra le figurazioni ritmiche suonate dalla
tastica! Un’accordatura era quella per “Dèjà Vu” e mano destra, rilascio la mano sinistra per stoppare
“Guinnevere”, l’altra era per “Tracks in the Dust”. La le note, è come il pedale di un pianoforte. Alla fine
prima è quella che ho usato di più: EBDGAD. L’altra di “Life in Reverse”, il primo brano di As If You Had
è CGDDAD. Abitualmente suonavo in accordatura Wings, questa tecnica è particolarmente evidente.
standard o in Dropped D, e un’altra delle mie prefe-
rite era una Dropped B con il Mi basso abbassato in Grazie Marcus, è stata una chiacchierata e un
Si. Inoltre uso anche un’accordatura in Do. Le corde incontro molto piacevole, vorresti aggiungere
che utilizzo sono delle Martin SP Phosphor Bronze qualcosa di personale per concludere?
abbastanza grosse, di scalatura media .013-.056. Questo viaggio in Italia è stato il più bello che io
abbia mai fatto. Sono stato contentissimo di scopri-
A parte le accordature, puoi parlarci di qual- re quanto i musicisti, qui, prendano seriamente la
che altro elemento essenziale del tuo stile chi- musica. Perché questo in effetti è il luogo di nascita
tarristico? Un aspetto che ci ha particolarmente dell’arte e della cultura, questo è il posto dove tutto
colpito è il modo in cui porti il ritmo e l’uso delle è partito. Anche il mio modo di suonare, sono sicu-
stoppate. ro, proviene in qualche modo da qui. Mi sento pro-
Innanzitutto consiglio di usare sempre il metrono- prio fortunato di essere entrato in contatto con per-
mo quando ci si esercita. Inoltre, c’è da dire che per sone così speciali, con musicisti così bravi. Questo
molto tempo non ho usato il plettro. Per cui sapevo festival di chitarra poi è incredibile, mi ha veramente
suonare tutte le mie figurazioni ritmiche senza plet- riscaldato il cuore!
tro. Quando ho cominciato a usarlo, il mio modo di
tenerlo era sbagliato, la posizione della mia mano Lauro Luppi e Frank Varano

Con David Crosby

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chitarra acustica 11 duemiladodici
st strumenti
Chitarra acustica
PEAVEY Composer Parlor di Mario Giovannini
Hartley Peavey ha fondato la Pe-
avey Elettronics nel 1965, sull’onda
del successo ottenuto dal suo primo
amplificatore, costruito pochi anni
prima. Come tanti suoi coetanei, so-
gnava di diventare una rock star ma,
anche se le cose non sono andate
esattamente come sperava, un’im-
pronta tangibile sulla musica di que-
sto secolo l’ha sicuramente lasciata.
Difficile sapere se immaginasse già
allora le dimensioni che la sua azien-
da avrebbe raggiunto in poco più
di cinquant’anni. Con sedi in Nord
America, Europa e Asia, oggi Pea-
vey Elettronics è uno dei colossi a
livello mondiale della produzione di
strumenti musicali e attrezzature au-
dio professionali. Il grosso successo,
almeno qui da noi, l’ha ottenuto ne-
gli anni ’80, soprattutto grazie a una
serie di amplificatori valvolari partico-
larmente azzeccati per robustezza e
rapporto qualità/prezzo.
Ovviamente, non è esattamente il primo marchio
che viene alla mente parlando di chitarre acustiche,
anzi. È un segmento di mercato che la casa ameri-
cana non ha mai frequentato molto. Ma i tempi cam-
biano e lo sviluppo esponenziale del settore non
poteva lasciarli indifferenti. Per cui sono comparsi
in catalogo, nel giro di poco, un ampli per acustica,
una serie di chitarre in materiali compositi e la serie
Composer Parlor di cui abbiamo ricevuto un esem-
plare in prova. Anche se parlare di ‘serie’, almeno
per il momento, è abbastanza ottimistico, ne esito-
no due versioni: natural e sunburst. Più un ukulele
con la stessa forma. A noi è toccata quella natural.

La Composer Parlor ha uno shape del corpo


particolare, che ci si potrebbe quasi arrischiare a
definire originale. Dimensioni molto ridotte, attacco
del manico al XII tasto, spalla mancante a punta –
una sorta di venetian estrema – e buca a goccia. Il
design di quest’ultima è una ‘citazione’ abbastanza

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chitarra acustica 11 duemiladodici
PEAVEY
Composer Parlor st
Scheda tecnica

Tipo: Chitarra acustica


Costruzione: Cina
Distributore: Peavey Italia Srl – via P. La
Torre, 21 – Zona Ind.le Cerretano – 60022
Castelfidardo – Tel. 071 7823442 – www.
peavey.it – info@peavey.it
Prezzo: € 159 (IVA inclusa)
Top: abete laminato
Catene: abete
evidente di quella della C1C della Tacoma – e della
sua sorellina economica Olympia – uno strumento
Fasce e fondo: aghatis
che, negli anni ’90, ha avuto un discreto successo; Manico: mogano malese
Tacoma, poi inglobata da Fender, che è stata mes- Tastiera: palassandro indonesiano
sa in stand by all’inizio del 2000, cessando le sue Binding: celluloide
produzioni. Molto bella esteticamente, ma che non Meccaniche: DM 08 Lima cromate
vi venga mai in mente di elettrificarla perché sono Scala: 628,5 mm
guai… sotto al ponte non si arriva.
La chitarra, pur appartendo ad una fascia estre-
Tasti: 18
mamente economica, è ben realizzata e ha un otti-
mo livello di finiture. Binding in celluloide su cassa
e manico, tastiera e ponte in palissandro indonesia- Lo strumento in prova è stato gentilmente
no. La cassa armonica ha la tavola in abete e fasce messo a disposizione da:
e fondo in agathis, un mogano senegalese molto Dosio Music – Via Verdi 35/44/46
diffuso e a buon mercato. Si tratta di laminati, ma la
Vercelli – Tel. 0161 253047
qualità e l’impatto estetico sono di buon livello.
Una volta imbracciata, pur risultando piacevol-
mente bilanciata, necessita di qualche attimo di
adattamento, tanto per prenderci un po’ le misure.
Poi, in effetti, si supera e si apprezza anche la co-
modità di uno strumento per nulla ingombrante. Il
suono è molto da parlor: secco, diretto con un at-
tacco immediato. Sorprendentemente il volume e la
proiezione non mancano, con una buona definizio-
ne su tutta la gamma. La trama sonora non è molto
complessa, un po’ ferma sulle fondamentali. Ma,
del resto, stiamo parlando di una chitarra che costa
meno di un pedale… Si suona bene sia a plettro
che con le dita e, come capita spesso di dire con
chitarre di questo tipo, attenzione che la scala ‘mol-
to’ corta può dare dipendenza.
Le dimensioni molto ridotte unite alla scala del
manico ‘veramente, ma veramente’ corta farebbe-
ro venire il ‘dubbio’ che si tratti di una chitarra da
viaggio. In effetti, anche se non è dichiaratamente
questa la sua destinazione d’uso, sembra proprio
la chitarra ideale da trascinarsi dietro in giro per il
mondo, senza grossi patemi d’animo. Oppure po-
trebbe essere molto adatta come primo strumento
per bambini/ragazzi/donne minute/uomini molto mi-
nuti. Manca forse una custodia/zaino ben imbottita
per completare il tutto, ma a questo prezzo è difficile
pretendere di più.

mario.giovannini@chitarra-acustica.net

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chitarra acustica 11 duemiladodici
st strumenti
Chitarra acustica
MARTIN DRS1 di Mario Giovannini
Difficile non tornare a parlare di Martin ogni tre per due. Sia perché la casa
americana non è certo parca di novità – anzi – e ogni anno non manca mai
di rinnovare il suo catalogo in maniera significativa. Spesso con serie limitate
decisamente non accessibili ai comuni mortali, ma non disdegnando ogni
tanto di volgere lo sguardo anche verso la parte un po’ più ‘terra terra’ dei
suoi ammiratori. Poi, è anche inutile negarlo: si tratta di uno di quei marchi
che fanno parte del DNA della quasi totalità dei chitarristi in circolazione e
quindi, alla fine, si torna sempre lì, anche solo per dare un’occhiata. La Se-
rie 1 ci aveva già positivamente impressionato nel corso della prova della
OM-1GT (Chitarra Acustica, n. 4, aprile 2012), e l’uscita di una dread tutta in
mogano nella stessa fascia di prezzo non poteva certo passare inosservata.
Quindi ci siamo fatti forza e abbiamo affrontato la dura prova, ricordate: lo
facciamo solo per voi!

Scherzi a parte, la DRS1 è una bella dread inte- a goccia in plastica nera. In compenso, però, la rea-
ramente realizzata in sapele, una varietà africana di lizzazione dello strumento è impeccabile sotto ogni
mogano, con il classico stile no frills che caratterizza punto di vista e la tavola è in massello. Ponte e ta-
questa produzione. Niente binding né ornamenti di stiera sono realizzati in Black Richlite, un materiale
nessun genere, a eccezione di un semplice triplo fi- ottenuto mischiando carta riciclata e resina fenolica,
letto bianco che orna la buca e il classico battipenna mentre il manico è in Rust Stratabond, ovvero un

48
chitarra acustica 11 duemiladodici
MARTIN DRS1 st
laminato pressato unito a colla. Da un lato si può Scheda tecnica
considerare particolarmente ‘etica’ la decisione di
utilizzare materiali alternativi e provenienti da riciclo Tipo: Chitarra acustica
anche su strumenti musicali. Dall’altro qualche ra- Costruzione: Messico
gionevole perplessità si può avere, di primo acchi- Distributore: EKO Music Group SpA – via
to. In Rete si leggono spesso commenti perplessi Falleroni, 92 – P.O. Box 52 – 62019 Re-
in particolare sul Rust Stratabond, colpevole di un
canati (MC) – Tel. 0733 226271 – www.
ipotetico alto assorbimento di ‘umidità’ con conse-
ekomusicgroup.com
guente deformazione del manico. In realtà, negli
ultimi dieci anni, di manici di questo tipo ce ne ne
Prezzo: € 1139 (IVA inclusa)
sono passati per le mani un numero considerevo- Top: mogano sapele massello
le, ma problemi di questo tipo non ne abbiamo mai Catene: mogano
riscontrati. Magari vivendo in Thailandia o Vietnam Fasce e fondo: mogano sapele
la si potrebbe pensare diversamente, ma anche qui Manico: Rust Stratabond
bisognerebbe avere l’opportunità di toccare con Tastiera: Black Richlite
mano. Binding: no
Ma torniamo alla nostra DRS1 che, oltre a esse- Meccaniche: Martin
re ben realizzata, intonata e con un set up decisa- Scala: 648 mm
mente user friendly, risulta piacevolmente bilanzia- Tasti: 20
ta, una volta ‘indossata’. Fin dal primo accordo ci Amplificazione: Fishman Sonitone
si rende conto che non ci sarà tanto ‘fumo’, ma la
sostanza non manca. I bassi hanno una bella botta, Lo strumento in prova è stato gentilmente
che si trasmette piacevolmente allo stomaco di chi messo a disposizione da:
la imbraccia. Medi marcati e leggermente compres- Dosio Music – Via Verdi 35/44/46
si, cantini rotondi e corposi. Probabilmente proprio Vercelli – Tel. 0161 253047
per merito del mogano, gli acuti non rimangono in-
dietro, come di solito capita con chitarre con que-
sto shape del corpo, ma rimangono belli presenti
e definiti. Insomma, suona come deve: una dred a
tutti gli effetti, ma con una marcia in più sulle note
alte. Questo la rende piacevolmente versatile: con il
plettro è la morte sua, niente da dire, ma anche con
le dita ha il suo perché. Il sustain è lungo e corpo-
so, con una bella punta di riverbero naturale. E dire
queste cose di uno strumento tutto in mogano non
è che capiti tutti i giorni.
Il Sonitone della Fishman, montato di serie, ha i
controlli alla buca e l’alimentazione fissata all’inter-
no della cassa, senza nessun citofono sulla fascia.
C’è voluto quasi un decennio, ma anche su queste
cose le grandi case si stanno finalmente adeguando
alle richieste del mercato. Non si tratta di un sistema
di rilevazione ‘esoterico’, ma fa il suo mestiere de-
gnamente. Del resto, la base di partenza è buona e
non è difficile fare un buon lavoro in fase di amplifi-
cazione. La presenta del secondo pin per la tracolla
all’attaccatura del manico, oltre a un’amplificazio-
ne on board estremamente plug’n’play, danno allo
strumento una connotazione decisamente indiriz-
zata all’uso dal vivo. Sarà anche l’effetto MTV, ma
sono chitarre che si vedono spesso imbracciate dai
folk singer americani di ultima generazione. Del re-
sto sono non troppo costose, suonano bene e sono
pronte per andare su un palco, cosa altro serve?

mario.giovannini@chitarra-acustica.net

49
chitarra acustica 11 duemiladodici
st strumenti
Microfono e preamplificatore per resofoniche, gipsy e banjo
Gold Tone ABS di Daniele Bazzani

Pensato per risolvere i problemi re-


lativi all’amplificazione su alcuni de-
gli strumenti di solito più difficili da
riprendere, il microfono dotato di pre-
amplificatore della casa americana
fornisce una soluzione piuttosto inte-
ressante e di qualità.
Il concetto alla base è semplice, ed è quello che
un qualsiasi tecnico del suono ci proporrebbe sul
palco: un microfono a condensatore piazzato di
fronte allo strumento che suoniamo. La differenza
risiede nel tipo di microfono che abbiamo a dispo-
sizione, di solito sul palco questo viene fissato a
un’asta ‘legandoci’ materialmente a una posizione
fissa, spostarsi di pochi centimetri può stravolgere
il suono e siamo quindi impossibilitati a muoverci
liberamente. Non è una cosa poi così positiva o una
bella sensazione mentre cerchiamo di esprimerci in
musica. Il microfono Gold Tone ABS (Andvanced
Banjo Microphone System) è una capsula microfo-
nica fissata a un supporto, tramite un piccolo brac-
cio regolabile, che ha un sistema di bloccaggio pen-
sato per strumenti dotati di una cordiera metallica:
ecco che le resofoniche, le chitarre da gipsy jazz e
il banjo hanno una nuova possibilità di farsi sentire
sul palco. Al piccolo microfono si aggiunge il pre-
amplificatore ABS-2 Acoustic Preamp Stompbox,
dotato di controlli di tono con Alti, Medi e Bassi e un
Volume, oltre all’inversione di fase. È pensato per
darci un’ulteriore possibilità sonora, quella di poter
incrementare il volume in caso di assolo o di neces-
sità del momento, è molto utile e fa già parte del
sistema evitandoci una ricerca successiva all’acqui-
sto. A tale proposito, il controllo di volume svolge
una comoda funzione permettendoci di trovare il
giusto limite di suono, e in quel caso una piccola
aggiustata all’equalizzazione potrebbe essere uti-
le: sappiamo che alzando il volume c’è un maggior
rischio di feedback e una leggera riduzione delle
basse frequenze può aiutarci ad evitare fastidiosi
rientri.
Il microfono, a detta del produttore, è costrui-
to sulle specifiche dell’oramai leggendario Shure
SM57, un microfono a condensatore che, insieme
al fratello SM58, ha segnato la storia della musi-
ca live degli ultimi decenni, quindi dovrebbe essere
una garanzia.
Il supporto metallico è semplicissimo da aggan-
ciare e ci permette anche di spostarlo da uno stru-
mento all’altro durante il concerto, l’unica cosa a
cui prestare attenzione è il braccio regolabile e la
conseguente posizione del microfono, cruciale per
la ricerca del suono giusto, quindi attenzione sia
a poggiare lo strumento quando non utilizzato o a
muovere il sistema da uno all’altro, è l’unica vera
raccomandazione che ci sentiamo di dare.
Il tutto viene in una bella custodia rigida che acco-
glie entrambi i pezzi permettendoci di portarli in giro
comodamente.
Info: www.goldtone.com

50
chitarra acustica 11 duemiladodici
strumenti st
Suono e sellette di Dario Fornara

Selletta in mammut fossile

Tecnicamente lo sappiamo tutti: la selletta (saddle in inglese) è quell’ele-


mento attraverso il quale la corda trasmette la propria vibrazione al ponte e
alla tavola armonica di una chitarra acustica. È un elemento importante per-
ché, oltre ad essere in parte responsabile della timbrica del nostro strumen-
to, può agire e correggerne l’intonazione. La trasmissione della vibrazione
è influenzata dalla tipologia del materiale con la quale è costruita, dalle di-
mensioni e dal tipo di incastro, più o meno solidale, con il ponte sottostante.
Nell’analizzare le particolarità timbriche che possiamo ottenere adottando
sellette costruite con materiali differenti, ipotizziamo di sostituire la nostra
‘anonima’ selletta in plastica prestampata con altre di materiale diverso: que-
sta selletta in plastica sarà il nostro termine di paragone, considerando la
timbrica neutra e la discreta resistenza all’usura che riesce a garantire. Par-
lando di materiali alternativi, i più comuni ed utilizzati sono Corian e Micar-
ta, che hanno buone caratteristiche timbriche e garantiscono una maggiore
durata nel tempo. In questo breve articolo abbiamo però voluto prendere in
considerazione altri materiali, utilizzati in liuteria su strumenti generalmente
di buon livello e oggi facilmente reperibili sul mercato. Le considerazioni che
seguono si riferiscono all’utilizzo di una ipotetica selletta montata direttamen-
te a contatto con il ponte, ovvero senza che tra i due elementi vi sia inter-
posto, per esempio, un rilevatore piezo per l’amplificazione, o qualsivoglia
materiale che potrebbe variare la risposta timbrica naturale dello strumento.
Vediamone allora alcuni tipi.

51
chitarra acustica 11 duemiladodici
st Suono e sellette

Selletta in osso. Solitamente si ri-


cava da pezzi di osso bovino e la la-
vorazione avviene manualmente. La
timbrica di una selletta in osso può
variare da modello a modello anche in
modo significativo, in quanto la struttu-
ra dell’osso stessa può cambiare per
peso e densità in porzioni di materia-
le anche molto vicine (amplificando lo
strumento a volte si riscontrano pro-
blemi di bilanciamento di volume tra
le corde proprio a causa del materiale
strutturalmente poco omogeneo). Det-
to questo la timbrica acustica di base
risulta spesso più potente e definita
rispetto all’analoga in plastica, e con
poca spesa è possibile migliorare in
modo sensibile la timbrica di una chi-
tarra un po’ spenta e legnosa, tipica di
Selletta in osso su Lowden S38 molti strumenti economici.

Selletta in avorio. Di difficile repe-


ribilità per i giusti motivi legati alla so-
pravvivenza della specie protetta dalla
quale proviene, è un materiale nobile
sia esteticamente che timbricamente.
Genera un attacco migliore rispetto
ad altri, producendo una timbrica defi-
nita, con un buon sustain, rispettando
fedelmente le caratteristiche di base
dello strumento. Generalmente ha una
densità piuttosto omogenea ed è abba-
stanza raro imbattersi in sellette ‘spen-
te’ o con problemi di ‘trasmissione’. I
limiti di reperibilità e utilizzo lo rendono
sempre più raro e ricercato, ma è un ot-
timo materiale, come d’altronde la sto-
ria della liuteria in generale ci insegna.

Selletta in Tusq. Il Tusq è un mate-


Selletta in corno Black Tusq su Chatelier FD Custom riale sintetico. Il processo di produzione
ne garantisce una perfetta omogeneità
e una maggiore resistenza meccani-
ca alle varie sollecitazioni; inoltre è un
materiale ‘autolubrificante’ che garan-
tisce un attrito praticamente nullo allo
scorrimento e per questo largamente
utilizzato anche per la realizzazione
dei capotasti. È rigido e compatto e la
nostra selletta permetterà di trasferire
alla tavola il suono ‘puro’ della corda,
in modo molto fedele e dettagliato,
condito spesso da un incremento del
riverbero naturale. Con una selletta in
Tusq avremo (forse) un po’ meno calo-
re, ma potenza e trasparenza saranno
assicurati. Ottima se utilizzata come
‘supporto’ a sistemi di amplificazione
sottosella, proprio grazie alla caratteri-
stica uniformità strutturale.
Selletta in corno su Illotta FD Custom

52
chitarra acustica 11 duemiladodici
Suono e sellette st
Selletta in ottone. L’ottone è un materiale in re- di timbrica generata. A causa della sua morbidezza,
altà poco utilizzato nella realizzazione della selletta le corde tendono a incidere la superfice di appog-
del ponte. Alcuni costruttori lo ritengono un mate- gio con facilità e quindi deve essere tenuto ‘sotto
riale troppo pesante e in grado di caratterizzare in controllo’ con maggiore attenzione. Tutto ciò non
modo invasivo la timbrica naturale dello strumento, vuole e non deve essere visto in maniera negativa,
aggiungendo all’attacco della nota un suono me- ma solo come una possibilità in più nella ricerca del
tallico e soprattutto generando una ‘compressione’ proprio suono ideale. Sicuramente merita di essere
non sempre gradita. Anni fa ho montato una selletta sperimentato.
in ottone su una vecchia chitarra acustica Bozo a 12
corde e ho ripetuto l’esperimento su altri strumenti Selletta in carbonio. Esistono sellette in carbo-
ricavandone le stesse impressioni: suono effettiva- nio di vario tipo e, infatti, con questo termine a volte
mente più metallico, timbrica con maggiore corpo vengono proposti materiali piuttosto differenti sia per
ma più compressa. composizione che per struttura. Personalmente ho
montato su una mia chitarra una selletta in carbonio
Selletta in mammut fossile. Siamo nell’esoteri- e grafite sinterizzata (abbastanza difficile da repe-
co timbrico chitarristico. E ci sono caduto anch’io
rire) veramente incredibile, in grado di generare un
con la selletta della mia Martin 00028. Il mammut
sustain e una definizione timbrica davvero fuori dal
fossile non è neppure un materiale così raro da tro-
comune. Più comuni sono invece le sellette realiz-
vare e si può recuperare facilmente: basta avere la
zate in fibra di carbonio, grazie alle quali è possibile
voglia e la possibilità di sborsare un piccolo capita-
ottenere una timbrica di base presente e brillante,
le che da solo supera l’acquisto di certi strumenti
‘da supermercato’. Il suono è bello, molto definito; guadagnandone in volume e dettaglio, ma… ripeto,
quello della mia triplo zero si è leggermente aperto, si trovano in commercio prodotti che possono es-
perdendo un filo della sua mediosità. Solo per stru- sere molto diversi fra di loro, anche come sonorità.
menti rigorosamente acustici e per chi è disposto a
metterci un po’ di suggestione. Ma forse è un parere Conclusioni
un po’ troppo personale… Senza aspettarsi grandi miracoli, e sempre tenen-
do presente che una buona selletta è solo un ele-
Selletta in corno. Al di là di un discorso pura- mento che concorre alla formazione della timbrica
mente estetico, che però in questo caso già da solo del nostro strumento, il consiglio è quello di spe-
potrebbe determinarne la scelta, la selletta in corno rimentare, magari approfittando del prossimo ‘ta-
ha un suono leggermente più spento e medioso. gliando’ dal vostro (naturalmente bravissimo) amico
L’attacco può essere meno definito e soprattutto le liutaio di fiducia. Attendo le vostre opinioni!
corde non avvolte possono perdere parte della pro-
pria complessità armonica. È un materiale piuttosto Dario Fornara
morbido e la cosa sembra proprio riflettersi sul tipo dariofornara1@alice.it

Selletta in csrbonio

53
chitarra acustica 11 duemiladodici
st strumenti
GAS Addiction di Mario Giovannini

Eko
Diavolo di un Varini. Non si ferma
mai. Da dicembre saranno dispo-
nibili i nuovi modelli della sua serie
signature per la casa di Recanati:
Eko Mia 018 Cutaway 12 corde, Mia
Parlor, Mia Nylon, Mia per manci-
ni, Mia Learning per i principianti.
Quest’ultima, in particolare, dotata
di sistema FastLok per la regolazio-
ne del manico, viene proposta ad un
prezzo davvero per ‘studenti’. Non
mancheremo di approfondire.
www.ekomusicgroup.it

Schecter
Sono finalmente disponibili anche sul mercato italiano le nuovissime chitarre acustiche Schecter della
serie Hellraiser e Omen Extreme. La nuova linea di chitarre acustiche Schecter punta a proporre strumenti
dal look accattivante in linea con il target dei clienti Schecter, ovvero musicisti alla ricerca di una chitarra
dal look moderno e di buon suono acustico per le loro performance in ambienti pop/rock.
Le acustiche della serie Hellraiser sono disponibili nelle versioni Stage (spalla mancante fiorentina) e
Studio (spalla mancante veneziana); entrambe vengono prodotte in finitura lucida, sia nella colorazione
BCH (black cherry) che nel STBLK (nero trasparente). La gamma di acustiche Hellraiser presenta top,
fondo e fasce in acero quilted, capotasto e traversino Black Tusq Graph Tech, ponte dal design esclusivo
Schecter Custom, intarsi in abalone, rosetta in palissandro, meccaniche Grover ed elettrificazione Fishman
PreSys.
Le acustiche della serie Omen Extreme vengono prodotte in finitura lucida, nelle colorazioni ANTQ (anti-
que amber), BCH (black cherry) e VSB (vintage sunburst). La gamma di acustiche Omen Extreme presenta
top in acero quilted (colorazioni ANTQ e BCH) o abete (colorazione VSB), fondo e fasce in acero quilted
(colorazioni ANTQ e BCH) o palissandro (colorazione VSB), capotasto e traversino Ivory Tusq Graph Tech,
ponte dal design esclusivo Schecter Custom, intarsi in abalone, binding e rosetta multistrato, meccaniche
Grover ed elettrificazione Fishman ISys.
www.goldmusic.it

54
chitarra acustica 11 duemiladodici
st
Schertler
La casa elvetica ha presentato il ‘fratello minore’ dello
Yellow Blender provato su queste pagine pochi mesi fa.
Si tratta di una versione monocanale del preamplificatore
in Classe A di Schertler con 1 In, 3 Out ed Effect Loop
integrato.
Yellow Single offre:
– design moderno e sofisticato, costruito in un robusto e
leggero case in alluminio;
– massimo due canali di ingresso per tutti i tipi di micro-
foni e pickup;
– massimo quattro linee di uscita con connessioni mul-
tiple;
– uscita per le cuffie;
– Send & Return per loop effetti;
– EQ quadribanda con altri filtri dedicati per garantire
un’ampia gamma di controlli di tono e la massima flessi-
bilità;
– elettronica in pura classe A per la migliore performan-
ce possibile.
Ogni singola sezione è stata pensata e progettata per
garantire il massimo potenziale da ogni tipo di sorgente
sonora.
www.schertler.com

Admira
La Gold Music Srl e la Enrique Keller S.A. sono liete di annun-
ciare che le celebri chitarre classiche spagnole Admira verranno
distribuite e commercializzate in esclusiva sul territorio italiano
dalla Gold Music. In occasione dell’annuncio di questa nuova
prestigiosa distribuzione, la Gold Music è lieta di introdurre due
nuovissimi prodotti Admira che si vanno a collocare nella fascia
student. Si tratta dei modelli Alba e Diana che permettono di ave-
re una chitarra classica spagnola di pregio (il marchio Admira è
da sempre sinonimo di qualità) ad un prezzo davvero accessibile
a tutti (range di prezzo al pubblico 100,00/150,00 euro).
Alba: chitarra classica 4/4, serie Admira Eki con top in abete
canadese, fondo e fasce in sapele, manico in mogano, scala di
650 mm, ponte e tastiera in palissandro, binding nero su top e
fondo, rosetta in legno, meccaniche ‘Lyre’ nichelate, finitura lu-
cida.
Diana: chitarra classica 4/4, serie Admira Eki, top in cedro ca-
nadese massello, fondo e fasce in sapele, manico in mogano,
scala di 650 mm, ponte e tastiera in palissandro, binding nero su
top e fondo, rosetta in legno, meccaniche ‘Lyre’ nichelate, finitura
lucida.
www.goldmusic.it

55
chitarra acustica 11 duemiladodici
tc tecnica

Guitar Workshop
di Stefan Grossman
David Laibman è conosciu- red Aristocracy”.
to come il padre del revival La sua versione di “Colored
chitarristico contemporaneo Aristocracy” [in AA.VV., Novel-
del ragtime classico. I suoi ty Guitar Instrumentals, Stefan
arrangiamenti in questo cam- Grossman’s Guitar Workshop,
po sono sbalorditivi oltre che 1a ed. 1975] combina un caratte-
splendidi. Potete ascoltarli re quasi nashvilliano con alcune
nel suo album solista Classi- interessanti posizioni di accordi,
cal Ragtime Guitar (Rounder, dando vita a un arrangiamento
1981) e in The New Ragtime molto impegnativo e stimolante.
Guitar (Folkways, 1971) inci- Mentre la maggior parte dei chi-
so con Eric Schoenberg. Ma tarristi cercano ad esempio di dovete leggere accuratamen-
quando Dave iniziava a dare catturare lo stile degli strumenti te nella trascrizione musicale.
una scossa alla scena folk nei irlandesi nei loro arrangiamenti di Siamo in tonalità di La e si ini-
primi anni ’60 con il suo incre- melodie celtiche, Dave ha optato zia con una posizione dell’ac-
dibile stile chitarristico, molti per un approccio diverso, basato cordo di La con un barré sulle
dei suoi pezzi erano presi dal sulle sue tecniche legate al ragti- prime quattro corde al secon-
gruppo di old-time revival The me classico. do tasto. La terza battuta intro-
New Lost City Ramblers. Dai Il pezzo è in basso alternato. duce un accordo di Fa# suo-
dischi dei Ramblers aveva Fate attenzione, perché nell’ar- nato con il pollice della mano
infatti imparato “Money’s All rangiamento ci sono a volte dei sinistra agganciato dietro al
Gone”, “Dallas Rag” e “Colo- giri e degli sviluppi imprevisti che manico per premere la sesta
corda al secondo tasto, men-
tre l’indice esegue un piccolo
barré sulle prime due corde al
secondo tasto, il medio preme
la terza corda al terzo tasto e
l’anulare preme la quarta cor-
da al quarto tasto. Suonate
questo accordo con questa di-
teggiatura. Se provate a suo-
narlo con un barré completo,
avrete dei seri problemi a suo-
nare la melodia.
Nella quinta misura dovete
prendere un barré al settimo
tasto sulle prime tre corde. Te-
nete questa posizione per tut-
ta la battuta. Alla sesta misura
la posizione cambia: l’anulare
preme la seconda corda al
settimo tasto, l’indice preme la
terza corda al sesto tasto e il
medio preme la quarta corda
al settimo tasto. Questa di-
teggiatura molto ingegnosa ci
permette di mantenere il bas-
so alternato e suonare la me-
lodia sugli acuti. La diteggia-
David Laibman, dalla copertina del suo CD Adventures in Ragtime, tura di Si7 alla settima misura
Stefan Grossman’s Guitar Workshop, 2008

56
chitarra acustica 11 duemiladodici
tc

prevede ancora l’indice sulla terza corda al sesto tasto, ma il medio e l’anulare ora premono rispet-

Colored Aristocracy
tivamente la sesta e quarta corda al settimo tasto. È questa un’altra posizione molto interessante,
che dona all’arrangiamento fluidità e colore. L’ottava misura inizia con un accordo di Mi in prima po-
sizione. Diteggiate l’accordo completo, anche se la trascrizione chiede soltanto di pizzicare la sesta e
Traditional,
prima corda a vuoto. Tenendo la posizione intera dell’accordo, otterrete un suono Arranged
più pieno, perché by
la chitarra catturerà le varie vibrazioni per simpatia. Dave Laibman
Queste sono praticamente tutte le posizioni richieste. L’unica altra posizione si può trovare all’inizio
della seconda sezione, dove l’accordo di La è preso con una forma di Fa al quinto tasto. Di nuovo,
fate attenzione a utilizzare il pollice per premere la sesta corda al quinto tasto e a non eseguire un
barré completo.

Colored Aristocracy
traditional – arranged by David Laibman

Section One

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57
©1975 Shining Shadow Music
chitarra-acustica
All rights
11 Reserved. Used With Kind Permission.
duemiladodici
tc Colored
Aristocracy

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Section Two

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58
chitarra acustica 11 duemiladodici
Colored
Aristocracy tc

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59
chitarra acustica 11 duemiladodici
tc tecnica

The Blue Horizon


di Peter Finger
The blue Horizon
“The Blue Horizon” è un altro brano della mia serie di miniature, che si ispira
a un dipinto del mare, principalmente in tonalità blu. Potete trovarlo nel mio
Peter Finger
album Dream Dancer. L’accordatura è EBEGAD, cioè l‘accordatura che uso
nella maggior parte della mia musica. Dal momento che è necessario innalz-
are di un tono intero la quarta e quinta corda, avrete su queste corde una ten-
sione un po’ maggiore, mentre la tensione sarà minore sulla prima e seconda
guitar che
corda, tuning:
sonoE accordate
B E G A Dun tono sotto. Si tratta di un pezzo lento, che crea
un’atmosfera
capo: 2nd fret di calma se suonato correttamente. Cercate di lavorare su ogni nota e di costruire un mo-
vimento di tensione e rilascio, che renderà il brano molto più interessante. Ci sono molte più note nella
linea di basso che nella melodia. I bassi tirano in avanti e la melodia tiene indietro il tempo. La linea di
basso si ripete continuamente fino alla battuta 28. Dalla battuta 29 inizia una sezione completamente
diversa, che presenta molte più note nella melodia rispetto alla linea di basso, con una sorta di tema
popolare tradizionale e ritmi dispari. Questo può creare un bel contrasto con il resto della composizio-
ne. Spero che vi divertiate a sperimentare l’accordatura EBEGAD e a suonare questo pezzo.
Ogni bene!

E (a d d b1 3 )
Accordatura: EBEGAD
q» Capo II

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60
chitarra acustica 11 duemiladodici
tc

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61
chitarra acustica 11 duemiladodici
tc The Blue
Horizon

D (a d d b1 3 )

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p

5 5 3 0
. . 2 2 3 2 0 2 2 3 2
.
. . .
3 3 0 5 5 5 5
3 0 3 0
3 3 5 5

62
chitarra acustica 11 duemiladodici
The Blue
Horizon tc
E 9 ( b 1 3 )/B G m7
4fr. 3fr.

# 3 . œœ œ œœ œ œ œ œ 5 œœ œ œœ œ œ œ . 3 . œ n œ b œœ œ œj
3 3 3 3 3 3 3

5
33

V 8 . J J œ 16 J J œ . 8 . œ J
œ œ n œ 16
J R J
3
p p p

. 4 4 5 4 0 4 4 5 4
. . 3 3

. . .
7 7 7 7 5 5 3
5 0 5 0 3
7 7 3 5 p3
6

E (a d d b1 3 )
5fr.

# 5 œ n œ œ œ ≈ . 3 . œ œ œœ œ œ œ œ 5 œ œ œ œ
3 3 3 3
3 3 3

œœ
V 16 œ b œJ œ . 8 . œJ J œ œ œ œ 38
36

16 J J
J R J R
p p p

3 3
. .7 9 9 5 4 0 9 9 5 0

. .7
5 5 7 7 7
3 5 0 5 0
3 5 7

E (a d d b1 3 ) C (a d d b1 3 ) B (a d d b1 3 ) D /C
5fr.

# 3 œœ œ œœ œ œ œ œ 5 œœ œ œœ œ œ œ . c œœ
3 3 3 3

œœ
3

œœ
œœ n œœœ
39

V 8J J œ 16 J J œ . b œœ œœ œ
J R
f
p p p

9 9 5 4 0 9 9 5 0
. 9 5 4 0

.
7 7 7 7 7 3 2 0
5 0 5 0 5 1 0
7 7 7 3 2 2
1

E (a d d b1 3 ) C (a d d b1 3 ) B (a d d b1 3 )
E 5fr.
D /C (
E add 9 )

# w ∑ ∑ œœ œ œœ
V # ww œ œ œ œ
œœ œœœ œ œœ œœœ œ œœ b œœœ n œœœ # www
42

œœ œ
w F w
P π
2 9 5 4 0
2 3 3 3 3 7 3 2 0 2
1 4 4 4 4 4 4 4 4 5 1 0 1
0 0 0 0 7 3 2 2 2
1
0 0

63
chitarra acustica 11 duemiladodici
tc tecnica

Basso Acustico - 4
di Dino Fiorenza

Rieccoci ancora qua. Oggi parliamo di


un nuovo modo di percuotere, come si
vede dalla foto: Adesso sarà la mano si-
nistra che percuoterà la cassa sull’angolo
sinistro, e questo ci darà modo di utilizzare
la destra per iniziare ad applicare il tapping

e quindi avere una completezza armonica delle nostre esecuzioni, potendo cosi suonare sia la parte
ritmica che quella armonica e addirittura la linea di basso.
Il primo esercizio ci dà modo di prendere confidenza con questa nuova posizione; suoniamo in La:

Moderate
; 44
B B B B
1

C C C C
c
& + & + & + & +

Con il secondo esercizio aggiungiamo con la mano destra alla tonica di La il suo voicing per creare
l’accordo di Lam7:

BB/ BB/ BB/ BB/


Moderate

; 44
B B B B
1

T T T T

"( "( "( "(


c "( "( "( "(
& & & &

64
chitarra acustica 11 duemiladodici
tc

Adesso viene il bello, uniamo tutti e due gli esercizi: il risultato è strepitoso, sentiamo suonare toni-
ca, voicing e supporto ritmico:

BB/ BB/ BB/ BB/


Moderate

; 44
B C B C
1

T T T T

"( "( "( "(


c "( "( "( "(
& + & +

Bene, estendiamo l’esercizio precedente alla progressione armonica seguente: Am7 / D7 / Gmaj7
/ Cmaj7.

BB/ BB/ B/ BB/


Moderate

DB
; 44
1

B C B C
T T T T

"( "( "( "(


c "( "( "' "'
& +
& +

DBB
/ BB/ BB/ BB/
B C B C
3

T T T T

"' "' "( "(


"' "' "& "&
$ +
$ +

Ditemi voi se il risultato non è davvero bello!

Ci vediamo il prossimo mese e come al solito non esitate a contattarmi per qualsiasi vostra curiosità
o altro.
Buon lavoro!

info@dinofiorenza.com

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65
chitarra acustica 11 duemiladodici
tc tecnica
L’improvvisazione - 5
Come suonano le note?
di Daniele Bazzani
Come ho accennato nelle puntate preceden-
ti, queste non sono vere e proprie lezioni, dare
esercizi e poi verificarli insieme è molto compli-
cato, cercherò di limitarmi a concetti grossolani
ma fondamentali, per dare un’idea di quella che
può essere una direzione da seguire negli anni.
Perché per imparare ad improvvisare non ba- accordi in fila, se siamo in Do saranno: Do / Rem
stano giorni, né mesi. / Mim / Fa / Sol / Lam / Sim5b; se fossero di 7a
quindi a 4 voci avremmo: Domaj7 / Rem7 / Mim7
Scusate se ogni tanto mi ripeto, ma cerco di ri- / Famaj7 / Sol7 / Lam7 / Sim7(5b).
allacciare i vari discorsi fatti oramai a distanza di A questo punto fate scorrere la progressione e
mesi, quindi se ripenso a quanto già scritto posso suonate solo la nota Do ascoltando cosa accade,
considerare la musica un linguaggio e l’improvvi- vi assicuro che è molto interessante. Ripetete più
sazione simile a ciò che accade quando parlia- volte per sentire bene le sfumature e poi ferma-
mo: usiamo parole che conosciamo, le mettiamo tevi a cercare di capire cosa avete fatto, perché
insieme seguendo regole grammaticali, parliamo avrete in realtà suonato una sola nota ma con
degli argomenti che ci troviamo ad affrontare du- sette significati diversi: sull’accordo di Do sarà la
rante il giorno, non ci portiamo le frasi scritte da Tonica, su quello di Rem sarà la settima minore,
casa. su Mim la sesta minore, e via dicendo.
In una parola, improvvisiamo. Il passo successivo sarà di fare la stessa cosa
con le altre note della scala, alla fine, con solo
Ecco che ci si rende conto piuttosto in fretta sette note, ne avrete suonate molte di più. Que-
che in musica invece abbiamo delle note, un rit- sto esercizio stimolerà la vostra sensibilità ai
mo da seguire e un ritmo a cui e su cui suonarle, ‘colori’ che hanno e danno le note, perché quei
degli accordi da tenere a mente, una canzone sette, semplici pallini neri sul pentagramma, che
a cui adattare il tutto. E poi ci saranno la nostra tendiamo spesso a snobbare, sono in realtà il no-
personalità e conoscenza musicale che ci spin- stro amico più fidato, il magma da modellare per
geranno in questa o quella direzione. scolpire nella storia la nostra musica.
Un bel casino, non c’è che dire. Possiamo anche estendere il lavoro alle note
Perché a tutto questo dobbiamo aggiungere ‘fuori’ scala, e se pensiamo al risultato sorpren-
quelle cose basilari che si studiano all’inizio del dente già solo su una banale progressione, im-
percorso come accordi, scale, triadi, arpeggi e maginiamo cosa potrebbe accadere se gli accor-
via dicendo. di cambiassero sempre, se modulassero e via
dicendo.
Ma torno a quanto accennato nel titolo, come
suonano le note? A questo esercizio possiamo aggiungere com-
Una cosa interessante che molti non fanno è plessità per renderlo ancora più accattivante e
provare a suonare una sola nota sugli accordi musicale, suonando magari due note, ad esem-
che cambiano, una qualsiasi progressione: se pio Do e Re, sugli stessi accordi, e alternandole
avete modo di registrarvi mentre suonate una rit- come ci sentiamo di fare, senza pensare a nul-
mica fatelo, o prendete programmi tipo Band in a la se non alla nostra sensibilità, e poi una terza,
Box o software online come Jam Studio, o basi e via dicendo. Questo ci dà anche la misura di
preregistrate di canzoni famose, va tutto bene quanto si possa fare con poche note e un po’ di
purché sappiate su cosa state suonando. fantasia.
La cosa migliore, all’inizio, sarebbe suonare Mi sono sbilanciato ancora, in effetti questo è
su una semplice progressione armonica con gli un altro esercizio.

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chitarra acustica 11 duemiladodici