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sommario

C’era una volta… così iniziavano le belle favole di una volta, quando i bambini non si addormentavano davanti alla TV ma nel loro letto, ascoltando il racconto della sera letto da uno dei genitori. Oggi, grazie alla tecnologia, tutto appare più semplice. Basta un videogioco oppure un DVD o – peggio – basta lasciarli col tele- comando di Sky in mano, per ri- trovarli addormentati senza alcuna fatica. Forse è arrivato il momento di riflettere e iniziare a operare del- le scelte ben precise, tra emo- zioni e progresso, tra passione e utilitarismo. La questione non è di poca im- portanza e coinvolge un po’ tutto il mondo della comunicazione. È facile produrre, consumare,

sr

C’era una volta… la chitarra acustica

bruciare, vendere e dimenticare, anche se ciò quasi sempre azze- ra le emozioni, per dar spazio ai numeri. Oltretutto non sempre ve- ritieri, ma – come ormai accade – modellati a misura dall’utilizzatore. Allora ecco che provare ad an- dare un po’ controcorrente fa be- ne allo spirito. Una rivista specia- lizzata, dedicata ad uno strumento in una sua specifica peculiarità, quella acustica, sembra emergere in maniera anacronistica nel mon- do della tuttologia. Eppure noi ci crediamo e siamo sicuri che tanti, insieme a noi, inseguiranno que- sto sogno aspettando ogni mese la propria rivista dedicata. E po- tranno riceverla online, oppure scaricarla sul proprio computer/ iPad/iPhone all’indirizzo www. chitarra-acustica.net. E, anche se

tutto questo sembra illogico e fuori mercato, noi lo abbiamo realizzato

e su questo stiamo indirizzando

tutti i nostri sforzi. Fingerpicking.net è l’editore di Chitarra Acustica e, come è già

successo per il sito, anche il gior- nale sarà pronto ad accogliere ogni proposta e iniziativa appas- sionata. È così che questo nuovo progetto editoriale parte come una bella favola del tempo andato. C’era una volta una spiaggia, gli amici, la musica e una chitarra…

E spero che emergano passione,

dedizione ed entusiasmo, per far sì

che questo primo numero rimanga nella nostra memoria come il pri- mo passo di un lungo cammino. Buon fingerpicking!

Reno Brandoni

Editoriale La nostra rivista di Andrea Carpi

pag.

3

Notizie

 

Il CD Guitar Sketch dei Bruskers di Alfonso Giardino e Alex Di Reto

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6

Una canzone dei Beatles per la chitarra acusitca di Giorgio Giordini

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7

Blog Ho suonato anch’io a Ferentino di Alberto Ziliotto La strada dopo Ferentino di Reno Brandoni Dove sta il suono? di Giovanni Pelosi Basta con i tributi agli altri di Luca Francioso

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9

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Hendrix acustico di Stefano Barbati

pag. 12

La creazione di una cover e internet di Paolo Sereno La chitarra e internet di Massimo Varini Sogni dalla stanza di Luca Pedroni La mia chitarra Signature e le tensioni sociali in Cina di Riccardo Zappa La Franklin Guitar Company di Nick Kukich Dinamica e melodia in accordatura standard di Jacques Stotzem

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pag. 14

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pag. 18

Artisti Jackson Browne all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana di Andrea Fabi John Gorka a Sarzana di Lauro Luppi Standing at the Crossroads di Stefan Grossman La chitarra-arpa di John Doan di Sergio Bianco

pag. 20

pag. 26

pag. 32

pag. 36

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

e r g i o B i a n c o pag. 20 pag. 26 pag.

sr

sr Recensioni Daniele Bazzani – Andrea Valeri – Guitar Republic d i G i u s

Recensioni Daniele Bazzani – Andrea Valeri – Guitar Republic di Giuseppe Cesaro e Alfonso Giardino

pag. 40

Strumenti Microfono USB sE Electronics 2200A di Daniele Bazzani ZT Lunchbox Acoustic di Mario Giovannini

pag. 42

pag. 44

Gas Addiction di Mario Giovannini

pag. 46

In visita dal liutaio Lukas Milani di Gabriele Posenato Chitarra battente, chitarra sarda, colascione di Andrea Carpi

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pag. 52

Tecnica Da Please Please Me a Let It Be di Daniele Bazzani Le 15 Regole d’Oro per il musicista di Davide Mastrangelo

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pag. 56

Clarence White di Beppe Gambetta

pag. 57

Basic Fingerstyle di Franco Morone Accordare la chitarra di Eric Lugosch Quando iniziai a suonare il bouzouki di Giorgio Cordini Launeddas a sei corde di Massimo Nardi Registrare tre chitarre (uguali… anzi, no) di Stefania Benigni Il PC per incrementare l’esperienza del chitarrista di Larry Kuhns

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pag. 61

pag. 62

pag. 63

pag. 65

pag. 67

Voicing aperti di Fulvio Montauti

pag. 69

Il ragtime classico di Lasse Johansson

pag. 70

i L a s s e J o h a n s s o n pag.

www.chitarra-acustica.net

Direttore responsabile Andrea Carpi andrea.carpi@fingerpicking.net

Editore Fingerpicking.net Via Prati, 1/10 40057 Granarolo dell’Emilia (BO) info@fingerpicking.net www.fingerpicking.net

Amministrazione e coordinamento Reno Brandoni reno.brandoni@fingerpicking.net

Pubblicità Tel. +39 349 0931913 adv@fingerpicking.net

Progetto grafico Outline s.a.s. di Matteo Dittadi & C.

Impaginazione Outline s.a.s. di Matteo Dittadi & C. Mario Giovannini

Coordinamento versione multimediale Mario Giovannini

Grafica di copertina Marcella Mastrorocco

Chitarra Acustica è una pubblicazione mensile Registrazione del Tribunale di Bologna n. 8151 del 07.12.2010

Manoscritti e foto originali, anche se non pubblicati, non si resti- tuiscono. È vietata la riproduzione anche parziale di testi, docu- menti, disegni e fotografie.

la riproduzione anche parziale di testi, docu- menti, disegni e fotografie. 4 chitarra acustica 1 duem

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editoriale

editoriale Un altro passo è fatto, è nata una nuova testata giornalistica. Del re- sto noi

Un altro passo è fatto, è nata una

nuova testata giornalistica. Del re- sto noi di Fingerpicking.net abbia- mo sempre desiderato un giornale

di riferimento, e per lungo tempo il

nostro forum è stato animato da una discussione intitolata appunto “La nostra rivista”. Così, dopo un’annata

intensa di blog, articoli e recensioni sul sito, finalmente ci siamo decisi:

abbiamo raccolto alcuni scritti che

La nostra rivista

ma è anzi l’occasione per far ruotare intorno a una passione specifica tutti

i possibili suoi universi di riferimento,

dal blues al country, dalla classica al-

la latina, dal ragtime al jazz acustico

e al gipsy jazz, dal fingerstyle al flatpi- cking, dai cantautori-chitarristi a tutte

le musiche del mondo.

Anche perché nel frattempo, dal

2000 a oggi e in particolare nell’ulti- mo anno, Fingerpicking.net è profon- damente cresciuto. Per lungo tempo

il fulcro del sito è stato soprattutto il forum di discussione, che ha cono- sciuto un suo prolungamento fisico

di incontri negli Open Mic, i quali a

loro volta hanno avuto grandi oc-

casioni di partecipazione negli ultimi anni grazie al prodigioso sviluppo in Italia di un circuito di festival dedicati alla chitarra acustica: partendo dalla madrina di tutte le manifestazioni del genere, l’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, e proseguendo con Feren-

ed

numero; e grazie a una fanzine altret- tanto attiva. Ultimo tassello, ma non di ‘minore importanza’, è stato il titanico lancio

da parte di Reno di una produzione originale di video di grande qualità sonora e d’immagine, video promo-

zionali e con esecuzioni di brani, vi- deolezioni e videocorsi, tutti veicolati su supporto digitale e disponibili per brani singoli e lezioni singole.

Questa attività video ci ha dato lo

spunto per avviare anche una se- zione “Strumenti”, nella quale i pro- duttori, i distributori di strumenti e i

liutai vengono ospitati per realizzare delle dimostrazioni dei loro prodotti, direttamente ad opera dei loro en-

dorser o di altri musicisti da noi coin- volti. Non più solo test tradizionali, quindi, ma anche la creazione di un catalogo di video che permettono

di vedere e ascoltare gli strumenti in

condizioni ottimali di suono e di im-

ci

sembravano particolarmente rap-

tino Acustica, Acoustic Franciacorta,

magine, lasciando a tutti la possibilità

presentativi, cercando di passare

ADGPA Guitar International Rendez-

di

giudicare da sé e di commentare

in

rassegna tutti i nostri blogger, in-

Vous di Conegliano, Madame Guitar

in

prima persona.

somma abbiamo impaginato la no- stra rivista e siamo entrati nel mondo dell’editoria! Come primo passo in questa avventura abbiamo scelto il

supporto digitale, perché sentiamo che questa sia per ora la strada giu- sta da percorrere…

Come titolo abbiamo scelto Chitar-

ra Acustica, perché abbiamo voluto

affiancare al nome di Fingerpicking. net – legato al mondo affettivo di provenienza dei suoi fondatori, Reno Brandoni con Giovanni Pelosi e Alex

Di Reto – il termine che fa riferimento

nella forma più ampia possibile al no- stro strumento preferito. E abbiamo aggiunto un sottotitolo come “steel- string – classica – archtop”, per ri- chiamare le tre più grandi tradizioni liutarie di questo strumento e per dire che il nostro desiderio di spe- cializzazione sulla chitarra acustica è lontanissimo dal voler porre steccati,

di Tricesimo, Soave Guitar Festival,

Galliate Master Guitar, Acoustic Gui- tar Festival di S. Benedetto Po, Un Paese a Sei Corde intorno al lago d’Orta, per arrivare a spettacoli co- me le Acoustic Night organizzate da Beppe Gambetta al Teatro della Corte di Genova e vicenzAcustica promossa da Roberto Dalla Vecchia.

L’attività dei musicisti vicini a Finger- picking.net ha trovato inoltre sbocco nella produzione di CD, spartiti e libri, distribuiti attraverso uno shop online aperto anche ad altre realtà.

Poco sviluppata era d’altro canto l’attività di web magazine, che ha avuto invece uno sviluppo decisivo nell’ultimo periodo, in buona parte grazie all’introduzione di un multiblog con la partecipazione di chitarristi, didatti, liutai, giornalisti di esperien- za, esperti di registrazione e compu- ter, presenti in massa già da questo

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

Del resto la nostra attività multi- forme e polivalente non ci permette più di esercitare fino in fondo una vera e propria ‘critica giornalistica’ autonoma, di presentarci cioè nella

dimensione di un giornalismo ‘puro’, peraltro ormai praticamente sparita – ahimè – dall’universo attuale dell’in- formazione. Preferiamo presentarci come un ‘contenitore’ aperto, nel quale le più varie componenti del settore della chitarra acustica po- tranno esprimere i loro diversi punti

di vista, le loro personali opinioni, i

loro prodotti. Tutti a bordo, quindi, si parte!

Andrea Carpi

i loro diversi punti di vista, le loro personali opinioni, i loro prodotti. Tutti a bordo,

nt

notizie

nt notizie Una recensione dagli Stati Uniti Il cd Guitar Sketch dei Bruskers, inciso per la

Una

recensione

dagli

Stati

Uniti

Il cd Guitar Sketch dei Bruskers, inciso per la nostra etichetta Fin- gerpicking.net, è stato da poco molto ben recensito sul sito nor- damericano Acousticmusic.com. Ecco la traduzione in italiano della recensione, che è stata scritta da Mark S. Tucker e che comunque potrete trovare in originale all’indi- rizzo http://www.acousticmusic.

com/fame/p06380.htm:

«Un duo chitarristico veramente

ben integrato può spesso supera-

re un quartetto tipo… il L.A. Guitar

Quartet, i cui arrangiamenti sono spesso poco brillanti o costringo- no i musicisti a pestarsi i piedi…

ehm, i tasti! I Bruskers sono un gran duo. Eugenio Polacchini e Matteo Minozzi presentano, a dir-

lo con le loro stesse autoironiche

parole, “nuove idee per un jazz un po’ snob e non convenziona- le”, idee che però sono tutt’altro che snob, ma piuttosto fresche

ed energiche, giocose e intelligen-

ti, così come ‘non convenzionali’

(nel senso di un esteso interplay,

di scambi, di cambi di direzione) e

leggermente ‘fusion’. In altre paro- le, tutto quello che vorreste ascol- tare quando mettete le mani sul L.A. Guitar Quartet, la cui fedeltà agli aspetti ‘moribondi’ dell’ambito classico tende però a soffocare.

Il CD Guitar Sketch dei Bruskers

I Bruskers si muovono tra jazz standard e… non molto standard, oltre a un brano originale di Po- lacchini. Tra le scelte predomina-

no i ritmi latini, così che ascoltia- mo l’immortale “Black Orpheus”

di Bonfá e il “Bésame Mucho” di

Velázquez, rimbalzando verso lo stile che Al Di Meola ha adottato dopo il periodo con i Return To

Forever: viaggiando, in altre paro- le, verso le musiche del mondo, sebbene ci sia in Guitar Sketch un grado di ingenuità simile a quel-

lo che troviamo anche nel lavoro

che Al ha fatto con McLaughlin e De Lucia. Ogni tanto appaiono Kessel ed Herb Ellis, come nel brano “Little Piece in C for U”,

ma ho il sospetto che Polacchini

& Minozzi prediligano un ascolto

eclettico, poiché sento Coryell, Byrd, Catherine, Hall ed altri, per- sino l’hot jazz (“All of Me”). La registrazione di Guitar Sketch è assolutamente cristal- lina, ogni singola nota è pura e

non distorta, splendente ed ef- fervescente. L’approccio dei due

è molto vicino a quello delle jam bands, ma con una fine cono- scenza che manca totalmente al- la maggior parte di queste, da qui il mio riferimento a una ‘leggera fusion’ (che francamente qui è più

che ‘leggero’, senza essere però come quella selvaggia degli anni ’70 britannici o di Miles). In fin dei conti il bilancio del confronto tra i brani originali e le interpretazioni del duo è avvincente e sorpren- dente. “Not Tomorrow” piace- rebbe molto a Ralph Towner, il

cui stile unico è ben riecheggiato nell’arrangiamento, e “Take 5” si discosta molto dalla tradizione, rinforzando però l’immortalità del brano. Dobbiamo, comun- que, considerare ogni traccia di

Sketch come un bel diamante sfaccettato di artigianato moder- no e di intelligenza.»

Le nostre più sincere congratu- lazioni ad Eugenio e Matteo!

Alfonso Giardino e Alex Di Reto

lazioni ad Eugenio e Matteo! Alfonso Giardino e Alex Di Reto 6 chitarra acustica 1 duem
lazioni ad Eugenio e Matteo! Alfonso Giardino e Alex Di Reto 6 chitarra acustica 1 duem

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

Acoustic Franciacorta 2010

(foto di Elio Berardelli)

notizie

Il

Acoustic Franciacorta

vincitore

del

concorso

ad

La VII edizione di Acoustic Franciacorta, su cui stiamo pre- parando un articolo riepilogativo, si è conclusa domenica 12 set- tembre con il magico concerto di Vincenzo Zitello che ha offerto, al pubblico accorso al Monastero di San Pietro in Lamosa a Provaglio d’Iseo, la sua musica raffinata e suggestiva. Tutto questo dopo un pomeriggio estremamente impe- gnativo, iniziato davanti al Munici- pio di Provaglio d’Iseo con l’esibi- zione dei tre finalisti del concorso “Una canzone dei Beatles per la chitarra acustica” e terminato con la performance divertente e di alto livello tecnico dei Bluegrass Stuff.ì Ma veniamo al concorso chi- tarristico dedicato ai Beatles: si sono esibiti Andrea Scognamillo, Paolo Capizzi e Federico Buc- carelli. Particolarmente elaborata la versione di “Strawberry Fields Forever” di Andrea, che era risul- tata la preferita dal pubblico di

nt

Una canzone dei Beatles per la chitarra acustica

Fingerpicking.net, ma non si tro- vava tra le prime classificate dalla giuria del concorso. Dopo l’esi- bizione dei tre finalisti, la giuria, presieduta da Reno Brandoni e composta da Andrea Carpi, Her- mes Fornasari, Rolando Giam- belli, Giovanni Pelosi e da me stesso, dopo un lungo confronto, ha dovuto riconoscere la qualità dell’arrangiamento e dell’esecu- zione del brano di Andrea e lo ha proclamato vincitore. Interessante il dibattito che si è aperto tra i sei giurati prima del- la proclamazione del vincitore. Anziché tener conto unicamente del banale conteggio di una vo- tazione, si è analizzato ogni det- taglio delle tre versioni dei brani dei Beatles proposti dai concor- renti, cercando di valutare tutti gli aspetti sia dal punto di vista tecnico che creativo, affidandosi soprattutto alle emozioni che le tre esibizioni avevano suscitato in ognuno di noi. L’incontro dei ‘giu- rati’ è stato oltremodo interessan- te e il risultato della scelta quanto

mai azzeccato, nonostante l’ap- prezzamento per gli altri due con- correnti Paolo Capizzi e Federico Buccarelli non sia venuto meno, vista l’ottima performance che entrambi ci hanno offerto. Andrea Scognamillo, il vincito- re, se ne è andato raggiante do- po aver ricevuto l’ambìto premio, un amplificatore Jam 150, gentil- mente offerto dalla SR-Techno- logy di Recanati, che, mi diceva, era proprio in procinto di acqui- stare e quindi costituisce il miglior regalo che in questo momento potesse ricevere!

Non mi resta che conclude- re dando a tutti appuntamento alla prossima edizione di Acou- stic Franciacorta 2011, con la promessa che verrà organizzato nuovamente un concorso dedica- to alla chitarra acustica, aperto a tutti i ‘navigatori’ di Fingerpicking. net.

Giorgio Cordini

i ‘navigatori’ di Fingerpicking. net. Giorgio Cordini Andrea Scognamiglio (Foto di Elio Berardelli) 7 chitarra

Andrea Scognamiglio (Foto di Elio Berardelli)

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

Fingerpicking. net. Giorgio Cordini Andrea Scognamiglio (Foto di Elio Berardelli) 7 chitarra acustica 1 duem ilaundici

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blog

Ho suonato anch’io a Ferentino

Il racconto del vincitore di

piacere di conoscere a Sarzana.

chitarristi, c’erano ‘i chitarristi’!

“Suona a Ferentino Acustica”

Anche se era la seconda volta che

Finito di suonare il primo pezzo,

Io e Luca Francioso siamo partiti

lo

vedevo, sentivo di aver condiviso

mi

sono presentato e ho parlato

alle nove di mattina circa del 24

con lui una piccola parte della mia

un

po’ di me per farmi conoscere

giugno, pronti per un lungo viaggio

esperienza a Sarzana ma non solo,

e

sciogliere un po’ la tensione. Gli

di

circa sei ore diretti a Ferentino.

anche la passione per la musica,

altri

due brani che ho suonato erano

Il

viaggio in compagnia di Luca

acustica in questo caso. Questo mi

nati da poco, ma ho voluto suonarli

(rivelatosi in questa occasione un

ha fatto riflettere, mentre guardavo

lo

stesso per vedere la reazione

incredibile macina chilometri come

i

chitarristi che si sarebbero esibiti

del

pubblico, che sembrava essere

tutti

i degni musicisti) è stato ricco di

dopo la mia apertura della serata,

positiva… Prima di suonare l’utimo

discussioni in diversi campi tra cui

‘vinta’ con il concorso “Suona a

pezzo, ho ringraziato Giovanni e

musica, chitarre, nuovi progetti e altri argomenti interrotti da un ascolto di qualche cd di musica ‘da viaggio’ a

Ferentino Acustica”. Ho notato come questi festival siano delle occasioni, per amici che hanno

Fingerpicking.net per l’opportunità. Ecco, dopo circa quindici minuti era tutto finito, avevo suonato i

me

sconosciuta. Dopo una sosta

condiviso delle esperienze nel

miei pezzi e mi sentivo soddisfatto

per il pranzo siamo arrivati giusti giusti prima del fischio d’inizio della partita Italia-Slovacchia. Eravamo

per vedere questo atteso match.

passato, di ritrovarsi e raccontarsi tutte le loro nuove avventure e i nuovi progetti. La musica è di sottofondo

nonostante qualche imprecisione. Così Giovanni è risalito sul palco ripresentandomi e raccontando che

d’accordo con Giovanni Pelosi di

a

tutto ciò, non è il fine, è come una

aveva avuto occasione di ascoltare

trovarci assieme nel suo studio

dolce compagnia. In particolare, quando sono arrivati Reno ed Eric, si

i miei brani anche a Sarzana per il Premio Carisch e all’Open Mic, poi

Nello studio ci aspettava Giovanni

è

formato un gruppetto di chitarristi

ha

richiesto un altro applauso che

in

compagnia di Daniele Bazzani e

che si salutavano e sorridevano

mi

ha fatto molto piacere… non

dell’attore Renato Marchetti (ospite della serata). Per me sinceramente

come se si fossero incontrati dopo una straordinaria avventura. Una

tanto per il gesto, ma perché le sue parole mi hanno fatto sentire

di

Micki e con “lucapette”, che ho

è

stata una sorpresa e di primo

volta fatto il soundcheck con un

quasi un chitarrista professionista!

impatto mi sono sentito un po’ a disagio a stare seduto in mezzo a

tutti questi personaggi. Al primo commento in puro romanaccio di Giovanni e Daniele mi sono sentito

po’ di ritardo, siamo andati tutti assieme in cerca di un pasto prima del concerto. Mi sentivo un po’ la mascotte della serata, forse perché

Come quelli che seguiranno nella serata… Micki Piperno e la sua orchestra MP Delta Blues, Luca Francioso accompagnato dalla lettura di Renato Marchetti, Daniele

più

a mio agio, e dopo la rovinosa

ero il più giovane… tutti erano gentili con me e curiosi di sentire i miei

concerto!

Bazzani, Riccardo Zappa con ospiti

partita siamo andati a mangiarci un gelato in piazza per poi aspettare

tre brani che avrebbero aperto il

Renato Marchetti, Giovanni Pelosi e Reno Brandoni per l’ultimo brano.

di

fare il soundcheck. Mentre

Così, appena terminato il pasto,

Durante il resto della serata sono

aspettavamo ho riconosciuto “nonny guitar”, che avevo avuto il

accompagnato da Giovanni (che doveva ancora mangiare), inizio

stato con i ragazzi dell’orchestra

mangiare), inizio stato con i ragazzi dell’orchestra la serata. Giovanni mi presenta come «Alberto Ziliotto il

la serata. Giovanni mi presenta come «Alberto Ziliotto il vincitore del concorso “Suona a Ferentino Acustica” su Fingerpicking.net…» Salgo sul palco e senza dire nulla suono il brano che era in concorso

e che mi ha fatto fare questo bel

viaggio, “Quello che ti vorrei dire”. Non è la prima volta che mi trovo su un palco a suonare davanti ad

incontrato lì dopo averlo conosciuto

a distanza sul Forum. È stato un

viaggio molto intenso e, nonostante

sia stato lungo, sono tornato a casa

pieno di gioia, con nuovi amici e una nuova esperienza musicale alle

spalle! Grazie a Luca per il viaggio,

a Fingerpicking.net nelle persone di

Reno e Giovanni per avermi dato questa bella occasione, e grazie

altri musicisti e gente che si è fatta

a

quelli cui il mio brano è piaciuto

anche molti chilometri, ma devo dire

e

che mi hanno fatto essere a

che ero molto emozionato, perché dovevo suonare solo tre brani e tra

Ferentino per questo bel festival!

il pubblico non c’erano dei comuni

Alberto Ziliotto

(foto di Alfonso Giardino)

dei comuni Alberto Ziliotto (foto di Alfonso Giardino) 8 chitarra acustica 1 duem ilaundici Lascia un

8

chitarra acustica 1 duem ilaundici

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Chilometri, musica ed emozioni

La strada, la macchina, asfalto

caldo e sudore, c’è ormai l’iPod a

far compagnia e così la strada ed il

silenzio spariscono. E nella tua men-

bl

La strada dopo Ferentino

chitarre, barbecue eterno, vino

infinito e tanti amici speciali intorno. Alle tre sono crollato, Giovanni mi dicono alle quattro insieme ad Eric, Walter invece solo alle sette – dopo l’ennesima minaccia – ha finalmente

Luigi Grechi e fra poco Pino Fora- stiere, Stefan Grossman, Jacques Stotzem, Duck Baker… e chissà quanti altri.

Cosa vi voglio raccontare non è il

te

rimangono solo ricordi e pensieri

abbandonato la chitarra e anche lui

lavoro, la fatica o l’impegno per la

e

tutto diventa più facile, chilometri

è

andato a dormire.

costruzione del nostro catalogo, ma

che scivolano via mentre Mississippi John Hurt suona, mia moglie legge

è

Ho iniziato con il nuovo proget-

la gioia con cui tutti questi musi- cisti hanno partecipato al progetto

il

suo libro ed Eric Lugosch, seduto

to Fingerpicking.net qualche mese

e

re

la

e

e

come si sia ritornati a quella at-

sul

sedile posteriore, ascolta ripe-

fa (ottobre 2009). La diffidenza era

mosfera degli anni ottanta, quando

tendo sottovoce le parole. Mi ritrovo

tanta, la chitarra acustica soffriva

suonare in compagnia era il piace-

così a cinquant’anni a rivivere i miei

del male dell’indifferenza. Quando

più estremo. Potrei raccontare di

vent’anni, chilometri, musica ed

ho invitato qualcuno a registrare i

Riccardo Zappa che, imbracciata

emozioni. Tante quante è impossi-

video per Fingerpicking.net, ho ri-

sua chitarra durante la colazione

bile

raccontare in un solo momento,

cevuto titubanti ed evasive risposte.

del venerdì mattina, mi ha cantato

ma

che mi passano addosso in un

L’amico Daniele Bazzani si è sot-

“Rimmel” di Francesco De Gregori

unico interminabile istante.

sera sento il bisogno di raccontarmi?

toposto quale ‘cavia’ ai miei primi

qualcos’altro di Guccini; o di tutti

Perché ne parlo? Perché questa

Ho lasciato Ferentino questa

esperimenti di ripresa audiovideo. Notti e notti insonni per inventare un mestiere non mio. Sembra una

quei chitarristi che ho ritrovato con l’entusiasmo di suonare, cantare

vivere la musica come quando,

mattina e sono appena arrivato a

vita fa, da allora è iniziata la danza

nelle serate d’agosto sulle spiagge

Bologna, fra poco gli amici saranno

e

con la danza l’entusiasmo e poi

più anonime, si iniziava intonando

di

nuovo sul palco per un’altra

l’esaltazione: Daniele Bazzani, Luca

la “Canzone del sole”. Questo sta

notte di musica e sogni, mentre

Francioso, Stefano Barbati, Giorgio

accadendo sotto i miei occhi, il pri-

io

sto sistemando i lavori sospesi

Cordini, Giovanni Palombo, Massi-

vilegio della mia posizione di regista/

e

preparandomi per la prossima

mo Nardi, Franco Morone, Giovan-

editore mi permette di godere a pie-

video session con Pino Forastiere e per il prossimo festival di Galliate, dove parteciperò al convegno dei liutai. Sono reduce da una nottata passata con Walter Lupi, Giovanni Pelosi ed Eric Lughosh e le loro

ni Pelosi, Luca Pedroni, i Bruskers,

Davide Mastrangelo, Paolo Mari, Maurizio Geri, Paolo Bonfanti, Pao- lo Sereno, Riccardo Zappa, Stefa-

no Mirandola, Eric Lugosh, Peppi- no D’Agostino, Beppe Gambetta,

Eric Lugosh, Peppi- no D’Agostino, Beppe Gambetta, Brandoni in concerto a Ferentino Acustica (foto di Alfonso

Brandoni in concerto a Ferentino Acustica (foto di Alfonso Giardino)

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

no di questo continuo crescere e di questa continua voglia d’incontrarci, parlare, suonare, ma soprattutto ‘condividere’. La chitarra acustica

era ‘morta’? Viva la chitarra acustica! Ho vissuto tanti periodi in cui la musica mi ha esaltato, ed altri in cui mi ha ignorato. Ma sento un fermento, sento che la voglia di cambiare, socializzare, cavalcare l’entusiasmo è dentro di noi ed è pronta ad esplodere per coinvolge-

re sempre più curiosi e appassiona-

ti. Così ieri sera sono salito sul palco per il mio set e, invece dei miei soliti sproloqui, ho sognato in silenzio un mondo diverso. E quando si sono spente le luci della sala e si sono accese quelle del palco, ho chiuso

gli occhi tremando per l’emozione come la prima volta.

Reno Brandoni

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quelle del palco, ho chiuso gli occhi tremando per l’emozione come la prima volta. Reno Brandoni

bl

blog

Dove sta il suono?

Altre

‘ignorante’

note

di

musicologia

Si è discusso spesso, in vari

forum, se il suono sia prevalente- mente nello strumento che si usa,

nelle mani del chitarrista. È in- contestabile che, se pizzichiamo

o

le

corde di una chitarra e poi quelle

di

un’altra, esse emetteranno suo-

ni

differenti. È vero anche, come

diceva Chet Atkins, che – se non pizzichiamo le corde – nessuna delle due suonerà affatto. Come

è vero che se due chitarristi suo-

nano la stessa chitarra, verranno fuori suoni differenti. Allora, hanno ragione tutti?

Penso di sì, anche se la preva- lenza dell’elemento ‘strumento’ può apparire maggiormente nel caso di certe chitarre che hanno un suono particolarmente caratte-

ristico, mentre la prevalenza dell’e- lemento ‘mani’ può essere eviden-

te nel caso di uno stile chitarristico

inconsueto, anch’esso molto ca- ratteristico di un certo chitarrista.

Ma… c’è un terzo elemento, che vorrei sottoporre alla vostra attenzione: la ‘testa’. Quando un chitarrista suona, e suona da un po’ di tempo, ha in testa dei rife- rimenti sonori piuttosto definiti, e sono quelli che cerca di produrre quando suona la chitarra che im- braccia. Mi rendo conto di poter

fare un’affermazione controversa o non condivisibile, ma esistono una serie di accorgimenti impercettibili, potrei dire inconsci (almeno fino ad un certo punto), che vengono posti

in atto dal chitarrista per ottenere il

‘proprio’ suono. Se il mio riferimen-

to

sonoro vuole dei bassi potenti, e

la

mia chitarra non me li dà volen-

tieri, ecco che il mio pollice userà una forza maggiore, o la mia destra

si sposterà più verso il manico, o

ambedue le cose.

Stoppare, lasciar risuonare, ac- centare, forzare il picking di una singola corda da cui ‘vogliamo di più’ e chissà quante altre cose, sono accorgimenti – ai quali si può aggiungere l’insieme delle regola-

zioni cui sottoponiamo il nostro si- stema di amplificazione – per otte-

nere il suono che abbiamo in testa. Ma questo non è ciò che si fa co-

munque per controllare le dinami- che, per esprimere la musicalità, in- somma, non è tecnica chitarristica e, in sostanza, non sono ‘le mani’? Penso che si tratti di altro. C’è la nostra aspettativa che la chi- tarra che abbiamo in mano suoni come noi vogliamo, e ciò che noi vogliamo non è tecnica, è il nostro ‘modello’. E penso anche che, nella maggior parte dei casi, noi

riusciamo ad utilizzare la chitarra, purché non sia stonata o comple- tamente muta, nel modo che più ci avvicina a quel modello. Ciò per una sorta di memoria più o meno cosciente, che trasmette al nostro sistema neuromuscolare ciò che serve per produrre il nostro suo- no con la particolare chitarra che suoniamo.

Cioè, la tecnica e il nostro gusto musicale ci portano ad esprimerci attraverso uno stile, mentre il no- stro modello sonoro ci porta, più strettamente, verso il nostro suono.

Giovanni Pelosi

più strettamente, verso il nostro suono. Giovanni Pelosi Lascia un commento 10 chitarra acustica 1 duem
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verso il nostro suono. Giovanni Pelosi Lascia un commento 10 chitarra acustica 1 duem ilaundici Giovanni

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

Giovanni Pelosi ad Acoustic Franciacorta

2007 (foto di Elio Berardelli)

blog

È ora di farli a noi stessi!

Basta con i tributi agli altri, è ora di farli a noi stessi! Da sempre la musica si impara sul- la musica. È una pratica naturale e di certo produttiva, l’apprendere le rego- le e le dinamiche di questo linguag- gio suonando, divertendosi e stu- diando sulle note che più si amano, così da affinare gusto e tecnica sullo strumento.

Tutti i musicisti lo hanno fatto, an- che i più grandi, beneficiandone oltre- modo e in ogni senso. Tuttavia, lungo il sentiero della loro formazione, con tempi e modalità diversi per ognuno, si è compiuta l’opportuna evoluzione che ha permesso al mondo intero di ascoltare e assaporare una musica nuova, unica e irripetibile, perché nuo- vo, unico e irrepetibile era diventato nel frattempo il loro linguaggio.

Questo processo è la naturale pro- gressione individuale che permette al- la musica (ma in fondo ad ogni forma

Basta con i tributi agli altri

di arte) di evolversi: contemplare e

studiare il passato, cercare la propria voce nel presente, donare qualcosa di nuovo al futuro. Omaggiare un’opera con una per- sonale rivisitazione è cosa assai nor- male e apprezzabile lungo i passi di un percorso (perché arrangiare è un po’ come comporre). Ma se vissuto come unico fine, suonare e interpretare solo ed esclusivamente la musica di altri artisti può rendere improduttiva qual- siasi forma di ricerca, creando sterilità

creativa e stalli emotivi collettivi, una sorta di palude artistica maleodoran- te. È suonare e interpretare la propria musica la massima espressione a cui

un musicista deve ambire, perché è in

questo scopo che si cela il germoglio di nuova linfa. Un mondo di cover e tribute band non si può evolvere. È un fatto. Per il cammino del linguaggio musicale non può che essere una sosta, una lunga e pericolosa sosta. Perché non mettere il proprio talento al servizio dei propri sogni? Meglio: perché limitare i propri sogni fino a farli inaridire, diventando

limitare i propri sogni fino a farli inaridire, diventando Luca Francioso a Ferentino Acustica 2010 (foto

Luca Francioso a Ferentino Acustica 2010 (foto di Alfonso Giardino)

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

bl

uno sterile simulacro? Perché essere

l’ombra e lo spettro di qualcun altro? Naturalmente, se sono divertimen-

to e svago ad alimentare l’ingenua

imitazione, non è davvero un proble- ma. Il problema prende vita, in effetti, quando la maggior parte dei figli della musica – per non dire quasi tutti – ce- dono al vecchio, con totale esclusivi- smo, e non si concedono al nuovo, a quello che di raro e magnifico esiste in ognuno di noi.

L’inganno più pericoloso, nel rinun- ciare ad investire sul proprio poten-

pericoloso, nel rinun- ciare ad investire sul proprio poten- ziale, è pensare e sostenere che solo

ziale, è pensare e sostenere che solo

i grandi artisti possono comporre.

Inutile dire che non ci credo. Non si

tratta di creare a tutti i costi opere che rimarranno alla storia, ma certamente

di affaccendarsi per dare vita a quel

fermento in cui ogni novità può dive- nire sublime, anche la meno probabile. Non è primeggiare in qualità composi-

tiva il fine, perché la musica non è una competizione automobilistica, ma piut- tosto mettersi in gioco per alimentare

la propria unicità, ognuno come riesce,

ognuno con la propria sensibilità.

Allora, da queste righe, io grido con forza e passione (e un po’ di impu- denza): basta tributi agli altri, faccia- mo un tributo a noi stessi e alla nostra arte. È tempo!

Luca Francioso

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tributi agli altri, faccia- mo un tributo a noi stessi e alla nostra arte. È tempo!

bl

“Si sentiva la folla che chiamava a gran voce, mentre lui era in ca- merino a suonare la chitarra acu- stica per me.”

(Kristen Nefer, amica di Hen- drix, 1970)

Come può un mito della chitarra elettrica e del rock rumoroso incon- trare i gusti di noi amanti di sonorità acustiche? Semplice: basta andare oltre le apparenze. Jimi Hendrix è senza dubbio il chitarrista innovatore, virtuoso e sperimentatore, divoratore di Stra-

innovatore, virtuoso e sperimentatore, divoratore di Stra- Hendrix acustico blog Una musica universale, quindi, che

Hendrix

acustico

blog

e sperimentatore, divoratore di Stra- Hendrix acustico blog Una musica universale, quindi, che “Angel”,

Una musica universale, quindi, che

“Angel”, “Castles Made of Sand”,

mai banali, con architetture a volte

travalica i confini della chitarra elet- trica per abbracciare ambiti ben più ampi. In questo senso prendere in ma-

“Little Wing”, che sono caratte- rizzati da progressioni armoniche

complesse e sempre sospese tra

no il nostro strumento acustico e

la

tonalità maggiore e minore, con

provare a tirare fuori la musica del nostro eroe, può risultare un’opera-

largo uso di accordi non proprio ‘blues-rock’ con settime maggio-

zione molto stimolante. La chitarra

ri,

seste, none o tredicesime, con

acustica ci permette di ‘spogliare’

cambi di tonalità che ci sorprendo-

la

composizione e vederne l’anima,

no, ma che si risolvono sempre in

trasversali con il jazz sperimentale

l’essenza, per poi poterla ricostrui- re in maniera diversa e ‘rivestirla’ di nuove suggestioni più intime e per- sonali, non per migliorarla (non mi permetterei mai di avere tale prete- sa) ma per considerare un punto di vista differente.

maniera coerente e precisa. Probabilmente Jimi Hendrix è andato via troppo presto per poter deliziare il mondo con altri aspetti della sua musicalità. Pare che negli ultimi tempi si stesse dedicando a un progetto orchestrale (poi ripre-

Sicuramente Jimi Hendrix stesso non sottovalutava questo aspet-

so da Gil Evans) o a collaborazioni

to e, anche se performativamente

di

Miles Davis. A me piace pensare

la

sua esuberanza, e sicuramente

che prima o poi si sarebbe dedicato

il

gusto di un ‘neanche trentenne’

ad un progetto acustico… ma poi ci

degli anni sessanta, lo ha portato

ha pensato Michael Hedges.

a

battere i sentieri elettrici in tutti i

modi possibili, la sua chitarra rit-

 

Stefano Barbati

mica (vero punto di forza del suo playing) ha caratteristiche ben defi- nite anche se trasportate in acusti- co. Del resto non possiamo dimen- ticare la passione e il rispetto che Hendrix nutriva per un musicista

Potete trovare le versioni di Barbati di “The Wind Cries Mary” e “Sunshine of Your Love” nella sezione Video di Fin- gerpicking.net, e la lezione di “The Wind Cries Mary” nella sezione Shop.

tocaster e stupratore di Marshall che siamo abituati a vedere. Ma si è sempre considerato poco il fatto che sia anche uno dei più grandi compositori di popular music del

prevalentemente acustico come Bob Dylan… Ci sono poche testimonianze di

Hendrix suonatore di chitarra acu- stica, ma alcune di esse possono

XX

secolo. Da questo punto di vista

ben rappresentare questo aspet-

l’ottica potrebbe cambiare e, anche

to, come i due video in cui Hen-

se

non immaginiamo un Jimi con

drix interpreta classici del blues

gli

occhiali, in abiti sobri, seduto al

con il suo inconfondibile approc-

piano che scrive le sue musiche su ordinati fogli pentagrammati, po- tremmo almeno considerare il suo

cio ritmico: “Hear My Train Co- min’” (http://www.youtube.com/ watch?v=-H7fhq4yX0w) e “Hound

materiale musicale da un punto di

fatto di armonie, ritmi e melodie

Dog”

vista compositivo e meno ‘perfor-

mativo’. Se facessimo questo pic-

Ma un’interessante ‘sfida acusti-

colo sforzo si aprirebbe un mondo

ca’ potrebbe essere approcciarsi a brani armonicamente più comples-

del tutto originali e innovativi, figli sì

della tradizione afroamericana, ma assolutamente oltre i soliti schemi.

si o intenzionalmente lontani da un

approccio acustico classico. Pen- siamo a brani in mid-tempo come

acustico classico. Pen- siamo a brani in mid-tempo come Lascia un commento 12 chitarra acustica 1
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Pen- siamo a brani in mid-tempo come Lascia un commento 12 chitarra acustica 1 duem ilaundici

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

Stefano Barbati presenta il suo progetto hendrixiano a Ferentino Acustica 2010 (foto di Alfonso Giardino)

blog

Da dove partire per costruire un arrangiamento

bl

La creazione di una cover e internet

del proprio brano preferito, sistemarlo

in un tempo (un tempo pari, uno di-

consiglio che mi sento di dare) ai grup-

pi che cantano a cappella, cioè senza

In questa rinnovata versione di Fin- gerpicking.net, fra i numerosi temi emersi nei primi interventi dei blog- ger, uno fra tutti mi ha attirato, quello

spari? Stai a vedere che il mio bra- no preferito è un valzer?) è la prima operazione da compiere. L’elemento ritmico, in quanto ‘primordiale’, deve essere ben individuato in modo da

l’ausilio di strumenti musicali. Molto spesso mi è capitato in quel tipo di la- vori di percepire dove fosse l’elemento saliente, lo spirito del brano (nel ritmo? Nel modo di trattare la melodia? Nella

dell’arrangiamento per chitarra acu- stica sollevato da Giovanni Pelosi nel

centrare l’obiettivo: lo spirito del bra- no. Numerose volte lo spirito del bra-

concatenazione armonica?) nel caso non me ne fossi fatto ancora un’idea.

suo “Si riparte” (http://giovannipelosi.

no

è proprio dentro il suo ritmo. Quin-

di

attenzione a non abbandonare il

Faccio l’esempio della mia versione

no quindi a ragionare ad alta voce su

groove del brano per concentrarsi su

che all’ascolto potrà essere perfetto,

di

“Mission Impossible” di Lalo Schi-

questo argomento per far condividere a chi lo desideri la mia esperienza, ben sapendo che ce ne sono e ce ne sa-

melodia, posizioni di accordo o altro: il rischio è di appiattire l’arrangiamento,

frin, che di recente il mio amico corea- no, il bambino prodigio Sungha Jung, ha reso molto famosa (con cinque

ranno altre descritte in questi blog nelle settimane a venire.

sì,

ma anche un po’ scocciante.

milioni di click ad oggi [11 novembre 2009] su YouTube: http://www.you-

 

Gli altri elementi che ci servono quali

che ci fa distinguere un brano dall’altro.

tube.com/watch?v=5IXa2pNGVj8.

Da dove partire se si vuole costrui- re un arrangiamento di un brano che adoriamo per una qualsiasi ragione? In realtà, se il brano ci piace, siamo già partiti da un ottimo punto: nulla di più fondamentale come il piacere di ascoltare/ascoltarsi scrivere/suonare

sono? La Melodia del brano: un ele- mento di grande ed evidente profon- dità. Non sarà ‘primordiale’ come il Ritmo, ma quasi sempre è l’elemento

Qui Internet comincia ad essere coin- volta pesantemente: se non riusciamo

Ancora Internet…). Si tratta di un arrangiamento di tanti anni fa, sorto dall’ascolto gradevole e imprevisto (cioè non cercato e intenzionale) di questo brano nell’esecuzione de- gli Swingle Singers (storico gruppo/ compagnia vocale a cappella) duran-

quel brano, può essere il ‘motore’ del

a

individuare la melodia con precisio-

te

un loro concerto, quando Internet

nostro arrangiamento. E proprio la

ne, andiamo su un motore di ricerca

ancora non esisteva e io cantavo nel

metafora motoristica mi suggerisce

e

vediamo se qualcuno si è preso la

Coro dell’Università di Bari. Una del-

quale debba essere il passo succes-

briga di trascrivere il brano. Altrimenti

le

prime cose che ho fatto (con mol-

sivo sul quale appuntare la nostra

usiamo il nostro orecchio. Dopo averla

ta

intenzione!) quando ho avuto una

attenzione: un motore, un meccani- smo, un ingranaggio, un suono ritmi-

ben individuata, identica all’originale, cominciamo a suonarla in almeno un

connessione Internet, è stata quella di cercare il file musicale di quell’arran-

co che ci orienta.

paio di diteggiature, più una terza che

giamento. Poi tutto il resto (il materia-

ci

faccia utilizzare intensivamente delle

le

dell’arrangiamento, la scelta della

Io mi riferisco soprattutto all’ele- mento ‘primordiale’ che scorre duran- te un ascolto: il Ritmo. Carpire il ritmo

che scorre duran- te un ascolto: il Ritmo. Carpire il ritmo Paolo Sereno ad Acoustic Franciacorta

Paolo Sereno ad Acoustic Franciacorta 2009 (foto di Elio Berardelli)

corde a vuoto se possibile. Possiamo inoltre sondare il tema in una ottava più alta o più bassa.

Qualcosa nel cervello comincerà a succedere e a farci preparare per l’in- contro col terzo elemento della nostra ricerca, l’Armonia. Benedetti accordi del pezzo: andiamo a spiare un can- tante/chitarrista su YouTube e vedia- mo dove mette le mani, oppure in un sito di tab, oppure ancora rivolgiamoci

al nostro caro vecchio orecchio. La

rete ci servirà moltissimo a osservare

come altri artisti hanno trattato il bra- no, ed è chiaro che non mi riferisco solo ad altri chitarristi (meglio evita-

re incesti!) ma per esempio (ed è un

13

chitarra acustica 1 duem ilaundici

tonalità) è una questione tecnica che magari approfondirò in seguito coor-

dinandomi con gli altri blogger.

Quindi riassumendo: il brano vi pia- ce? Ottimo inizio. Adesso occorre:

1. Carpire il ritmo profondo del pezzo.

Cantatelo e battete le mani sulle gam-

be come foste un batterista! Incastra-

telo in un tempo!

2. Imitare la melodia con diverse di-

teggiature, cercando di scoprirne una

con corde a vuoto. 3. Beccare gli accordi, magari con l’aiuto della rete ed osservando ‘con vouyerismo’ qualcuno su YouTube.

Paolo Sereno

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magari con l’aiuto della rete ed osservando ‘con vouyerismo’ qualcuno su YouTube. Paolo Sereno Lascia un

bl

La chitarra e internet

blog

Come cambia la musica

sapevano se avevo suonato dischi

in

confidenza, si scopre che in molti

importanti o con artisti internazionali:

hanno moltissimi gigabyte di mate-

Mi ricordo ancora un viaggio che

io

ero ‘quello che insegna a suonare

riale didattico su hard disk… ma non

feci da ragazzo intorno al 1984…

la

chitarra su Internet’! Beh, anche

l’hanno mai assorbito. È una sorta

Avevo più o meno quattordici anni

ipotizzando che alcuni abbiano guar-

di

gara allo scarico: «Io ho 300 giga

e con amici andammo da casa mia

dato più volte il video, da qualche

di

video didattici», «Io ho scaricato

a Carpi (Modena) a San Giovanni

parte almeno 300.000 allievi ‘virtuali’

anche i PDF di tutti i booklet», «Io

in Persiceto (Bologna), cambian- do alcuni autobus. Per quale moti-

ci

devono pur essere…

ho 250.000 canzoni sul mio lettore MP3», etc.

vo? Perché c’era un chitarrista che

E

cosa rispondere all’affermazione

sapeva fare l’assolo di “The Wall”! Andammo a casa sua e ce lo mo-

che Internet è causa di tutta la pira- teria? Personalmente rispondo che

Troppo spesso le cose scarica- te ‘aggratis’ e senza avere pagato

strò ‘suonando dietro’ al disco: che

la

pirateria è un problema culturale,

un prezzo hanno il valore del prez-

emozione! Sapeva fare il bending,

e

non di mezzi per compiere questo

zo che si è pagato: zero! Non c’è

sapeva almeno due o tre posizioni di

tipo di atti! Infatti il Manuale di chitar-

l’affetto, la cura, lo scrupolo: «Tanto

pentatonica: tornammo a casa deci-

ra di cui ho parlato è, sì, il più visto

è

gratis e me lo riscarico quando

samente soddisfatti.

su Internet, ma è anche – dal 2007

voglio»… Quando si acquista – per

Oggi basta collegarsi alla rete e scaricare alcune centinaia di vide- olezioni, PDF, tablature, tutorial sul suono e chi più ne ha più ne metta! Come si fa ad essere contro questa vastità di informazioni, spesso repe- rite in modo gratuito? Impossibile. Infatti io non solo sono pro rete, ma Internet è il veicolo col quale comu-

nico con i miei ‘allievi virtuali’: appe- na realizzo qualcosa lo metto subito

in rete per un feedback; spesso, pri-

ma ancora di realizzare un manuale didattico, pubblico la presentazione (video o audio o testo)… poi attendo indicazioni per capire se posso inte- grare al meglio con le esigenze del pubblico. Poi Internet è lì… sempre pronto!

E pensare che sono ormai tanti anni

che faccio il musicista, ho fatto tanti passaggi TV con artisti importanti, partecipato a diverse trasmissioni televisive, ma… da quando il mio Manuale di chitarra è su YouTube e ha in totale diversi milioni di click (sì, sì, a ottobre 2009 la lezione più vista ha superato i 420.000 click e il totale delle lezioni è oltre i 3.200.000 click) ho firmato diversi autografi dopo la domanda: «Ma tu sei quello che in- segna a suonare la chitarra su Inter-

net?» È successo in fila alla bigliette- ria del cinema, sul treno… nemmeno

– il più venduto in Italia. Quindi la mia ricerca di dare parecchio materiale –

di qualità – ad un costo che venga

percepito come congruo, ha trovato risposta affermativa!

Il problema, per il giovane musi-

cista, senza allargarmi ad altri àm-

biti, è che su Internet ‘c’è tutto’…

E avere assolutamente tutto è un

po’ come non avere niente! Come

avere un elenco telefonico ma non

in ordine alfabetico.

Incontro tanti ragazzi ai miei semi- nari e, parlando e suggerendo qual- che video didattico viene spesso fuori: «Ce l’ho!» E magari, entrando

e

esempio – un metodo con DVD, c’è il momento in cui si sfoglia il carta-

ceo, si sfila il DVD dalla custodia, lo

si infila nel lettore… questi momenti

sono ‘preparatori’ all’acquisizione di

nuovi dati. Non dimenticando che, quando si acquista qualcosa e lo si è quindi pagato, si cerca di sfrutta-

re al massimo quello che si trova al

suo interno.

Quindi: Internet sì, grazie! Ma con una guida.

Massimo Varini

Internet sì, grazie! Ma con una guida. Massimo Varini Lascia un commento 14 chitarra acustica 1
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grazie! Ma con una guida. Massimo Varini Lascia un commento 14 chitarra acustica 1 duem ilaundici

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

Massimo Varini al Festival “Città di Fiuggi”

2008 (foto di Roberto Fasulo)

blog

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Come

all’acustica

sono

approdato

Deve esserci sempre stato in me un forte richiamo verso la chi- tarra acustica, un richiamo verso le origini. Se ben ricordo, infatti, la scintilla è scattata ascoltando in televisione un’esibizione in stile ‘one man band’ del mitico Edoar- do Bennato, una delle sue clas- siche esibizioni in cui la chitarra acustica dodici corde incalza con un ritmo indiavolato. All’epoca avevo circa otto anni e da quel momento decisi che quello stru- mento sarebbe diventato la mia vita, un giocattolo inseparabile per la mia infanzia e per la mia adolescenza.

In realtà, anche se forse ho sempre saputo che prima o poi sarei tornato a suonare l’acustica,

Sogni dalla stanza

il mio viaggio mi ha poi porta- to fino ad ora a fare esperienze musicali spesso tra loro incredi- bilmente distanti. Il mio percorso ha avuto inizio come per molti in tenera età adolescenziale, quan- do con quattro carissimi amici all’oratorio ho formato la prima band. Ai tempi avevo una chitarra acustica amplificata Takamine di colore nero, come quella vista in una foto del ‘Boss’, ma il mio so- gno era avere un’elettrica.

In prima liceo riuscii ad estorce- re a mio padre, in cambio di pro- messe mai mantenute (avrei do- vuto diventare ingegnere!) la mia prima chitarra elettrica: una PRS rossa fiammante come quella del mitico Carlos… un sogno! Que- sta chitarra mi ha accompagnato in tutto il periodo punk, in quello grunge, metal, prog, fino a quello

periodo punk, in quello grunge, metal, prog, fino a quello blues e jazz conosciuto alla soglia

blues e jazz conosciuto alla soglia dei vent’anni, durante gli studi al CPM di Milano. In quegli stessi anni scoprivo an- che l’interesse verso il mondo del-

la chitarra classica, un mondo che

ho sempre sentito lontano dal mio

modo di essere, ma che mi è in- credibilmente servito sia dal punto

di vista della preparazione tecnica,

sia dal punto di vista della ricerca del mio suono sullo strumento.

Tutte queste esperienze, vissute sia in studio di registrazione che

dal vivo sui palchi, hanno arricchi- to il mio bagaglio con contamina- zioni diverse. Mi è capitato nella stessa settimana di esibirmi con una band blues, il giorno dopo con una band reggae-ska e il gior- no dopo ancora con un’orchestra

di chitarre classiche. Questi con-

tinui cambiamenti di generi e stili, oltre ad arricchirmi a livello musi- cale e personale, mi hanno anche insegnato ad essere ‘al servizio’ della musica e ad apprezzarla in qualunque sua declinazione. Circa cinque anni fa sono appro- dato al mondo della chitarra acusti- ca solista, riscoprendo quell’emo-

zione provata davanti al televisore a otto anni. Un ritorno, insomma, ma arricchito da qualcosa in più. L’a- custica si è rivelata per me il con- tenitore in cui far confluire questo articolato percorso, lo strumento con cui, libero da qualsiasi schema mentale e di genere, posso creare

e arrangiare ciò che voglio.

Tuttavia ancora oggi, nonostan- te mi esibisca prevalentemente in

concerti di chitarra sola, trovo che

il suonare insieme agli altri e con-

dividere il palco e le emozioni, sia uno degli aspetti più belli e impor- tanti del fare musica.

Luca Pedroni

Foto di Ezio Riboni

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

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tanti del fare musica. Luca Pedroni Foto di Ezio Riboni 15 chitarra acustica 1 duem ilaundici

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La mia chitarra Signature e le tensioni sociali in Cina

Un passo verso la democrazia

Chi l’avrebbe detto che nel pro- gettare (e vedere realizzata e di- stribuita) la mia Riccardo Zappa Signature, avrei avuto a che fare con le tensioni sociali che stanno avvenendo in Cina, e delle quali ormai si parla, in modo assai pre- occupato, a livello internazionale.

Vediamo la storia dall’inizio. Co- me avevo annunciato proprio su questa pagina qualche mese fa,

avevo accettato l’invito della Eko

a progettare un’acustica, una

classica e una dodici corde che portassero il mio nome. L’impre-

sa, iniziata con la realizzazione di

una sei corde in metallo, ha avu-

to un successo al di fuori di ogni

previsione, tanto che la prima e cospicua fornitura è già andata

tutta esaurita. Nel frattempo ave-

vo preparato gli esecutivi a gran-

dezza reale della dodici corde, in

modo da mandarla in produzione

durante l’estate e averla disponibi-

le per il periodo natalizio. Ebbene,

è proprio di questi giorni la notizia che la fornitura di ogni ordinativo commissionato in Cina è rimanda-

to di sei mesi, che in gergo tecnico

significa: a tempo indeterminato.

Cos’è successo? Possibile che

un paese del quale da anni abbia-

mo l’immagine di stoici lavoratori disposti a lavorare giorno e notte

per una ciotola di riso, pur di ri- scattare uno Stato ridotto in mise-

ria, incroci adesso le braccia e ri-

vendichi un trattamento salariale al pari degli altri? Sul numero di Pa- norama in edicola il 17 giugno, c’è

un articolo dell’ottimo Sergio Ro-

mano che tratta proprio di questo tema, rispecchiando perfettamen-

te quanto mi vanno raccontando

i responsabili della produzione

estera della Eko. Credo si possa, giacché ne cito la fonte, riportarne

Eko. Credo si possa, giacché ne cito la fonte, riportarne qualche frase: «Gli operai cinesi vogliono

qualche frase: «Gli operai cinesi vogliono più soldi e cominciano ad ottenerli. È possibile che la pro- testa operaia appaia, agli occhi dei dirigenti del partito, molto più preoccupante di una fiammata di rabbia popolare nell’angolo sper- duto di un immenso mondo rurale. Ma apre una fase delicata in cui i sindacati diverranno più autonomi

e combattivi. È un passo, sia pure

esitante, verso la democrazia: una prospettiva che a molti dirigenti

appare piena di rischi.»

Al tempo del liceo, ho attraver-

sato in pieno tutta quanta l’epopea del ’68. Ricordo bene le adunanze

a Piazza Venezia, che davano for-

ma ad un corteo talmente grande che, una volta avviatosi nelle prime

file, giungeva in Piazza San Babila senza che ancora si fossero mosse

le ultime. Adesso, che ne è passa-

to di tempo, mi trovo ad essere il committente di un oggetto, bello quanto si vuole, ma evidentemente progettato per costar poco, e ciò alla luce di una realtà commerciale che prima c’era ed ora non c’è più.

Da un lato, dunque, è destinata

ad aprirsi la forbice che segna un prezzo per determinate prestazio- ni, mentre dall’altro avremo enormi

masse di popolazione non più de- stinate ad essere deportate dalle campagne verso le fabbriche lungo la costa cinese.

Bene così, bene così.

Riccardo Zappa

lungo la costa cinese. Bene così, bene così. Riccardo Zappa Lascia un commento 16 chitarra acustica
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lungo la costa cinese. Bene così, bene così. Riccardo Zappa Lascia un commento 16 chitarra acustica

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

blog

… e la chitarra leggera

Trentacinque anni fa la Franklin Guitar Company era un piccolo laboratorio con cinque dipenden-

ti. Le chitarre che costruivo erano copie di una originale Martin OM,

e molti di questi strumenti sono

stati venduti in negozi di stru-

menti musicali. Le vendite anda- vano bene e io non cercavo nien-

te di nuovo. Il mio atteggiamento

cambiò verso la fine degli anni ’70, quando Stefan Grossman mi contattò a proposito di una mia chitarra che aveva suonato in un negozio. Certamente gli era pia- ciuto molto quello strumento, ma stava cercando qualcosa di un po’ diverso…

Fui felice di costruire per Stefan una chitarra con le caratteristiche da lui richieste, e lui fu contento del mio successo. Così iniziai a ‘perso- nalizzare’ le mie chitarre, non sol- tanto con un nuovo intarsio o con

le mie chitarre, non sol- tanto con un nuovo intarsio o con Una Franklin OM del

Una Franklin OM del 2007

bl

La Franklin Guitar Company

diverse dimensioni del manico, ma

lavorando su suono e suonabilità. Stefan mostrò la sua Franklin a un suo amico, John Renbourn. Anche

lui aveva diverse idee e preferenze su

ciò che avrebbe voluto su una chitar- ra. Così costruii la chitarra anche per

John e capii di avere un talento nel soddisfare le esigenze dei chitarristi.

avere un talento nel soddisfare le esigenze dei chitarristi. suo DVD Celtic, Sacred & Pop Fin-

suo DVD Celtic, Sacred & Pop Fin- gerstyle Guitar (Stefan Grossman’s Guitar Workshop, 2008). El ha avu- to tante chitarre, tutte molto buone, ma erano costruite per sopportare la tensione delle corde in accorda- tura standard. Quando si passa per esempio all’accordatura CGDGAD, la tensione si abbassa notevolmen- te e si ha come risultato che le cor- de perdono la loro capacità di far vi- brare la tavola in maniera efficiente. Per correggere questo problema la mia idea è stata quella di rimuove-

re la giusta quantità di legno dalle catene e dalla tavola armonica. In questo modo, nonostante la mino- re tensione delle corde, la chitarra suona correttamente.

La chitarra costruita in questa maniera non può essere suonata in accordatura normale con delle cor- de light (ma si possono usare delle extra-light) perché è stata costruita

appositamente per le accordature aperte. Se si provasse a portarla in accordatura standard (EADGBE) con delle corde light, si correrebbe il rischio di scollare il top e il ponte.

Nick Kukich

Il motto era: considerare le esi- genze di ogni cliente come modello unico. Un esempio recente di que- sta direzione è stato El McMeen, che ama suonare in accordature diverse abbassando le corde. El mi chiese di costruire la sua chitarra esclusivamente per queste accor- dature. Questa chitarra è molto leggera e non potrebbe essere ac- cordata in accordatura ‘standard’; ma in DADGAD (e nelle altre accor- dature con le corde abbassate) è incredibile, la sua grande risposta la distingue dalle altre chitarre.

Devo riconoscere che la mia abi- lità e il mio approccio nel costruire chitarre è maturato attraverso gli anni. Ma questo è il tipico effetto del passare del tempo ed è un lungo percorso. I musicisti che ho citato (e anche tanti altri) hanno arricchito

la mia carrierà e ispirato la mia crea-

tività. Le mie chitarre differiscono da quelle ‘industriali’ perché sono fatte dalle mie mani per le vostre mani. Credo che ciò che mi distingue particolarmente dagli altri liutai sia il mio ‘istinto’ verso il legno. Anche se la mia produzione pre- vede dei modelli standard, con- sidero ogni chitarra che faccio come una chitarra personalizzata

e costruita per soddisfare le spe-

cifiche esigenze di un chitarrista. Naturalmente tutte le mie chitar- re hanno qualcosa di simile che le contraddistingue: il peculiare ‘suono Franklin’.

La chitarra costruita per El McMeen può essere ascoltata sul

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

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La chitarra costruita per El McMeen può essere ascoltata sul 17 chitarra acustica 1 duem ilaundici

bl

blog

Dinamica e melodia in accordatura standard

Ciao, sono Jacques Stotzem, dal Belgio, e sono molto conten- to di partecipare a Fingerpicking. net. Due cose anzitutto sono im- portanti da dire a proposito del mio modo di suonare: la dinami- ca e la melodia.

Da quando ho imparato la chitarra fingerstyle attraverso il blues acustico, ho sempre lavo- rato sul controllo della gamma dinamica, perché è questa che dà vita a un brano per chitarra. Nei miei concerti preferisco pre- sentare un repertorio ampio, dai brani romantici fino a energici pezzi rock. È interessante sot- tolineare che anche brani molto dolci devono essere suonati con un forte controllo della dinamica. I fingerpicks di plastica che uso sono di grande aiuto per ottene- re un suono forte e pulito. L’altra cosa che mi piace nella musica è la melodia. È sempre stata una grande sfida per me cercare di creare sulla chitarra delle melodie che possano es- sere cantate. La conoscenza dell’armonia è importante per capire come una melodia pos- sa essere sviluppata, e questa è una delle ragioni per cui, da mol- to tempo, uso soltanto l’accor- datura standard, per mantene- re la conoscenza degli accordi, delle scale, dell’armonizzazione delle scale, e così via. È una scelta personale, ma secondo me l’unico modo per essere ca- pace di gestire tutte quelle no- zioni era utilizzare l’accordatura standard.

Vi auguro ogni bene!

Jacques Stotzem

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Vi auguro ogni bene! Jacques Stotzem Lascia un commento 18 chitarra acustica 1 duem ilaundici Jacques

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Jacques Stotzem a Ferentino Acustica 2010

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ar

artisti

JacksonBrowne all’Acoustic Guitar Meetingdi Sarzana

Premiato a “Corde & Voci per Dialogo & Diritti”

Andrea Fabi

Tutti quelli con cui parlo sono pron-

cominciato a parlare del festival a

buona mezz’ora, gli comincio a

ti

a partire con la luce del mattino

Jackson, ne ha parlato in maniera

raccontare del Meeting di Sarzana

Hanno visto abbastanza a lungo la

davvero entusiasmante dato che

e lui mi conferma che Roy gliene ne

fine

arrivare per credere

a Sarzana ci ha lasciato il cuore (e

aveva parlato tantissimo in termini

Di

aver sentito il loro ultimo

infatti ci ha portato poi quest’anno

davvero entusiastici. Quando gli

avvertimento

tutta la famiglia) e ne ha parlato tut-

dico che il festival si svolge in una

Ognuno ha il suo biglietto in mano

te

le volte che si sono incontrati.

fortezza del ’500, nelle cui stanze

E

come scende la sera mi siedo a

Un bel giorno, siamo nel 2009, mi

si

tengono esposizioni di centinaia

pensare ad Ogni Uomo

arriva un’e-mail dal buon Roy, nel-

di

chitarre acustiche, workshop di

la

quale mi scrive che ci sono tre

liuteria, seminari di chitarra e con-

“For

Everyman”, dall’album omoni-

(Jackson Browne.

pass per il backstage del concerto che Jackson terrà a Bologna l’11

certi, vedo una luce accendersi nei suoi occhi. Mi dice che gli piace-

mo, 1970)

di

maggio. Arriva il fatidico giorno

rebbe venire, però Roy mi aveva

al

Teatro Manzoni di Bologna e,

avvertito: «Se fosse per Jackson,

Così, con la risposta scritta 37 anni fa a “Wooden Ships” dall’al- bum Crosby, Stills & Nash (1969), un emozionato Jackson Browne inizia la perfomance magica di sa- bato 22 maggio sul palco centrale del XIII Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, dopo che gli è stato con- segnato il premio “Corde & Voci per Dialogo & Diritti”. È stato il ri- sultato di un lungo lavoro, iniziato da Roy McAlister, amico di lunga data e liutaio di Jackson Browne, coordinato dalla grinta del diretto-

re artistico della rassegna, Alessio

Ambrosi, che non ha mai mollato. Anche nei momenti in cui sembra- va proprio si dovesse rinunciare, ecco il jolly che non ti aspetti! Ma com’è cominciato il tutto?

Abbiamo avuto un sogno

Durante l’XI edizione dell’AGM

di Sarzana, Alessio Ambrosi, Roy

McAlister ed io parlammo di un sogno: far tesoro della grande amicizia di lunga data di Roy con Jackson Browne per portarlo al fe- stival. Eravamo proprio fuori della Fortezza Firmafede – sede storica dell’AGM – e tutti e tre discuteva- mo di come si poteva fare per por- tare un vero e proprio gigante della ‘nostra musica’ a Sarzana. Tornato a Gig Harbor, Roy ha

subito dopo il fantastico concer- to, vado nei camerini dove JB mi riceve subito con un gran sorriso. Infatti Roy gli aveva anticipato la visita di un suo amico italiano. Do- po aver parlato di chitarre per una

lui andrebbe in tutti i posti dove vie-

ne chiamato, ma poi il suo mana- gement gli ricorda la sua fittissima agenda di impegni e molte cose purtroppo sfumano». Così saluto Jackson con una flebile speranza

sfumano». Così saluto Jackson con una flebile speranza 20 chitarra acustica 1 duem ilaundici chitarra acustica
sfumano». Così saluto Jackson con una flebile speranza 20 chitarra acustica 1 duem ilaundici chitarra acustica

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Jackson Browne all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana

ar

Jackson Browne all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana ar di rivederlo a Sarzana. dei promotori di questa

di

rivederlo a Sarzana.

dei promotori di questa nomina…

tra

gli altri di musicisti del calibro

Passa l’estate e Alessio mi te-

che lo contraddistingue: «Andre’,

forse perché lui arrivava sempre se-

di

Crosby, Stills & Nash, Bruce

lefona, dicendo con la passione

condo! Contestualmente, Lindley e il suo gruppo, i Kaleidoscope, usci-

Springsteen, Ry Cooder e James Taylor.

ci

dobbiamo provare, Roy lo deve

rono con un album che colpì molto

Hold Out esce nel 1980 e sale al

contattare a tutti i costi!» Jackson

Jackson. In seguito si incontrarono

primo posto nelle classifiche. Nel

è in tour e non risponde alle e-mail

ad

una convention della CBS, dove

tour del 1981 continua a portare

di

Roy, ma quando ormai aveva-

Lindley scoprì che Browne era un

avanti le sue idee pacifiste e anti-

mo perso ogni speranza, Alessio viene a sapere che la manager di

grande appassionato della musica dei Kaleidoscope e che andava ad

nucleari, tanto che nel 1982 viene arrestato in California mentre mani-

Jackson è Cree Clover Miller, figlia

ascoltarli stando fuori dai locali per-

festava davanti a una centrale nu-

– udite udite – di Joel Rafael, che

ché minorenne. Al primo concerto

cleare. Browne ritorna in classifica

a sua volta a Sarzana ci aveva la-

sciato il cuore. Comincia allora una fitta rete di e-mail e telefonate tra Alessio e Cree, il cui tema era dare il premio “Corde & Voci” a Jackson Browne, che avrebbe suonato al-

cuni pezzi il sabato sera della setti- mana dell’AGM. Ricordo come fos-

di JB al Troubadour, dove apriva per

Linda Ronstadt, il batterista della Nitty Gritty si presentò con Lindley,

il quale si era portato dietro il suo

violino. Appena presentati Jackson iniziò a suonare “These Days”, che David non aveva mai sentito prima,

e dopo qualche secondo cominciò

sempre nel 1982 con il brano “So- mebody’s Baby”, con cui aprirà gli show del suo primo lungo tour Eu-

ropeo. Nel 1983 esce Lawyers in Love, con sonorità più pop e qual-

che ritorno al folk-rock tradizionale:

il brano omonimo è una nuova hit.

Nel 1985 duetta con il sassofoni-

se

adesso la telefonata di Alessio:

a suonare anche lui. L’emozione

sta Clarence Clemons nel singolo

«Andre’, ti comunico ufficialmente che Jackson Browne sarà a Sarza-

che provò JB lo portò a iniziare una collaborazione con Lindley che du-

“You’re a Friend of Mine”. Tra il 1984 e il 1985 viene coin-

na per ritirare il premio e suonerà

ra

ancora oggi.

volto da Little Steven nel proget-

alcuni pezzi, ma tu mi devi dare

Il suo debutto risale al 1972 con

to

antiapartheid di Sun City, e nel

una mano, ti devi prendere cura di

l’album omonimo, al quale parteci-

1986 vede la luce Lives in the Ba-

lui, ci conto». Stare tre giorni con

pano musicisti già in evidenza (tra

lance, caratterizzato da forti accu-

Jackson Browne… e chi sarebbe

cui Clarence White e David Crosby)

se

al reaganismo, testi polemici e

stato cosi pazzo da rifiutare? Inizia

e

che gli frutta già i primi successi

appassionati e la novità di sonorità

cosi il conto alla rovescia.

di

classifica (“Doctor My Eyes” e

esotiche grazie alla collaborazione

Motion, in cui è presente la cover di

Un po’ di storia Jackson Browne nasce in Ger-

cresce a Los Angeles e la sua car-

“Jamaica Say You Will”). Nel 1973 esce For Everyman, contenente la sua personale ver-

con un gruppo di artisti sudame- ricani in alcune canzoni (“Lawless Avenue” e “Lives in the Balance”).

mania nell’ottobre del 1948, ma

sione di “Take It Easy”, brano che aveva abbandonato e poi termina-

Alla fine del decennio esce World in

riera di autore inizia prestissimo:

to

assieme al grande amico Glenn

Little Steven “I Am a Patriot”.

all’età di sedici anni scrive già un capolavoro come “These Days”,

Frey, che con gli Eagles ne fece una hit incredibile: oggi ne esistono

Negli ultimi anni Browne non è molto prolifico discograficamente,

che gli viene subito presa da Nico

oltre duecento versioni e Jackson

ma ritrova una verve che ricorda,

dei Velvet Underground. Duran-

in

ogni concerto dice che sta cer-

almeno in parte, le composizioni

te l’ultimo anno della high school

entra a far parte per un brevissi- mo periodo della Nitty Gritty Dirt Band, poi collabora con gli Eagles con cui fa dei tour insieme a Linda Ronstadt. David Lindley è il musicista con cui Browne ha condiviso gran parte della sua vita musicale e le circo-

stanze del loro incontro furono mol-

cando la versione cinese, perché Lindley la vuole cantare… In For

Everyman ci sono inoltre la sua ver- sione di “These Days” e la piccola

hit “Redneck Friend”. L’anno dopo

pubblica Late for the Sky, da molti critici ritenuto il suo lavoro migliore. Nel 1976 esce The Pretender, con liriche fortemente influenzate dal suicidio della moglie Phillys.

del suo periodo migliore. Nel 1993

esce infatti I’m Alive, in cui sono in evidenza un paio di pezzi come la title track e “Sky of Blue and Black”. Nel 1996 esce Looking East, in cui spicca il brano “The Barricades of Heaven”. Per i venticinque anni di carriera, nel 1997, esce la sua pri- ma antologia The Next Voice You Hear – The Best of Jackson Brow-

to

particolari. La prima volta si vide-

Nel 1977 esce un album dal vivo

ne, contenente due brani inediti:

ro

al Topanga Banjo Fiddle Contest,

contenente solo pezzi inediti, Run-

“The Rebel Jesus” e “The Next Voi-

dove Jackson partecipò con la Nit-

ning On Empty, che è tratto dal suo

ce

You Hear”.

ty Gritty che vinse, mentre per il pri-

mo anno Lindley partecipò invece come giudice, dopo aver vinto cin- que volte di fila; Ry Cooder fu uno

tour americano e rappresenta il suo maggior successo commerciale. Nel 1979 organizza il grande con- certo No Nukes, con partecipazioni

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

chitarra acustica 1 duem ilaundici

Nel 2002 vede la luce The Na- ked Ride Home, dove ci sono dei veri e propri gioielli come il pezzo che dà il titolo all’album, “About

The Na- ked Ride Home , dove ci sono dei veri e propri gioielli come il

ar

ar Jackson Browne all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana My Imagination” (riproposta poi in tour come medley

Jackson Browne all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana

My Imagination” (riproposta poi in tour come medley con “Doctor My Eyes”), “Walking Town”, il reggae

“For Taking the Trouble” e “My Stun- ning Mistery Companion”. Due anni dopo viene pubblicata una nuova compilation in due dischi, The Very Best of Jackson Browne. Nel feb- braio del 2004 Bruce Springsteen

della musica come lui. La capacità

di Jackson di metterti a tuo agio è

stupefacente. Carichiamo i bagagli con la sua chitarra – una Gibson LG-2 degli anni ’40 tutta in mogano – e ci di- rigiamo verso l’albergo a Sarzana; abbiamo poco più di un’ora di stra-

da da fare. Dopo aver tranquillizza-

succede qualcosa del genere du-

rante un tour è davvero un casino. Così sono passato al Trance Audio [Acoustic Lens] che praticamente

ha lo stesso principio del FRAP».

Successivamente gli chiedo com’è arrivato alle chitarre Teisco (a Bologna un anno fa l’ho visto usare per tre pezzi proprio una Tei-

fa

il discorso di presentazione per

to

telefonicamente Alessio e dopo

sco Del Rey da 150 dollari, e il suo-

lui

alla Rock and Roll Hall of Fame.

i convenevoli di rito, il discorso sci-

no

era stupefacente). E lui, facendo

Nel 2005 esce il suo primo vero e

vola subito e con naturalezza sulle

un

sorrisetto ironico, mi chiede se

proprio ‘live album’: Solo Acoustic – Vol. 1, a cui fa seguito il Vol. 2. En-

chitarre. Quando lui parla dei suoi amici ovviamente li chiama per no-

ultimamente avevo visto Ry Co- oder dal vivo. Al che gli rispondo

trambi questi album danno la giu- sta immagine di Jackson Browne

me: Neil, David, Bonnie, James, Ry… In quel momento mi rendo

che l’avevo visto proprio lo scorso anno a Roma e che mi aveva colpi-

dal vivo: una serata tra amici dove

conto ancor di più che, accanto a

to

una Telecaster baritona stranis-

lui esegue pezzi a richiesta, com-

me nella mia auto, è seduto uno dei

sima… Jackson si mette a ridere e

mentandoli con aneddoti e battute

miei miti musicali, uno dei migliori

dice: «Sì, proprio quella! Sai qual è

e regalando emozioni uniche. Nel

2007 viene introdotto alla Songwri-

ter’s Hall of Fame. Esce poi Time the Conqueror, molto ben scritto, i cui testi sono centrati fortemente su temi politici (“Why is impeach- ment not on the table / We better stop them while we are able”…)

e su fatti come l’uragano Katrina

(“Where Were You”). L’11 maggio di

quest’anno è uscito Love Is Stran-

ge, registrato durante un tour del

2006 in Spagna (Madrid, Barcello-

na, Oviedo e Siviglia) con ‘el mae- stro’ David Lindley e vari musicisti

spagnoli, con i quali Jackson riper- corre magnificamente la sua ultra- decennale carriera musicale.

Tre giorni con JB È finalmente il 20 maggio.

Jackson Browne arriva con un vo-

cantautori di sempre con tutti i suoi

dischi, i capolavori che ha scritto, le collaborazioni con centinaia di altri

musicisti…

Mi dice subito che non ha porta-

to la sua McAlister perché, essen-

do in palissandro brasiliano, aveva paura di incontrare problemi in do-

gana. Poi, con un po’ di timore, gli

dico che in tutti questi anni di con- certi, secondo me, il miglior suono dal vivo che io abbia mai sentito

è stato quello di Neil Young con il

suo FRAP (Flat Response Acoustic Pickup) System; che però sem- brerebbe essere un sistema estre- mamente difficile da settare, tanto

che il guitar tech di Young – Larry Cragg – disse in un’intervista che poteva andar bene solo per chi ha un impianto da almeno 50.000 dollari e un “pazzo” come lui che

il segreto di quella chitarra? Il pick

up Teisco: Ry lo ha montato pure

sulla Coodercaster [la Strato più usata da Cooder, che ha anche un pickup Oahu Lap Steel al manico]».

Poi Jackson e Dianna rimangono colpiti dai blocchi di marmo di Car-

rara e poco dopo il jet lag ha il so- pravvento; JB è arrivato da Santa Monica con uno scalo a Barcellona per prendere Dianna… La sera siamo a cena insieme a

Roy McAlister con famiglia e al no- stro caro amico Paolo. Roy vuol fare una sorpresa e porta in albergo sei chitarre di sua costruzione, tre mie

e tre di Paolo. Io prendo subito in mano la nuova ‘Roy SmeckAlister’

di Paolo, battezzata cosi proprio da

Jackson, in adirondack e mogano:

davvero un gran suono. Ma, mentre

mi sto dilettando, vedo una mano

lo

da Madrid alle 15.52 a Firenze

glielo regola prima di ogni spetta-

che afferra la chitarra e me la strap-

e, per essere sicuro di non avere

colo. Jackson è assolutamente

pa

letteralmente via; mi giro e vedo

intoppi e giungere in ritardo, so-

d’accordo, anzi è proprio grazie

Jackson sorridente che dice: «Que-

no in aeroporto alle… 14! Le due

a

‘Neil’ che anche lui ha montato

sta

la suono io!» Tira fuori un plettro

ore volano e poco dopo le 16 lui

per un periodo il FRAP sulle sue

e

si mette a suonare di fianco a me:

si

affaccia sorridente dal cancello

chitarre. Poi un giorno è successo

la

chitarra suona molto meglio, alla

degli arrivi, con la sua simpaticis- sima compagna Dianna, e mi sa- luta dicendo: «Così dopo un anno

un guaio e ha provato a sistemare da solo il pickup, ma era davve- ro impossibile. Così ha portato la

faccia di chi ancora non crede che le mani contano nel suono! Quel- lo che mi sorprende è quanto JB

na

davvero molto più forte di me,

ci

vediamo di nuovo!» ricordandosi

chitarra a Cragg per farsi spiegare

suoni pesante: pensavo di avere

evidentemente del nostro incon- tro dopo il suo show a Bologna.

come ripararlo, ma lui non ne ha voluto sapere: era davvero geloso

io una mano pesante, ma lui suo-

Questo sorprendente saluto mi

del suo sapere e non permetteva

porta le chitarre veramente al limite

tranquillizza e fa sparire in un se- condo tutte le paure e le ansie che

a

riparazioni. Allora Jackson ha la-

nessuno di assisterlo durante le

– ripeto – le chitarre in mano sua suonavano proprio meglio… Avere

e

avevo nell’incontrare un pilastro

sciato perdere il FRAP: «Sai, se mi

lui

vicino che accenna “Barricades

«Sai, se mi lui vicino che accenna “Barricades 22 chitarra acustica 1 duem ilaundici chitarra acustica

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Jackson Browne all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana

ar

Jackson Browne all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana ar of Heaven”, “Time the Conqueror”, e carne e

of

Heaven”, “Time the Conqueror”,

e carne e i vari secondi sempre di

un impatto importante sulla chitarra

“These Days”, “For Everyman”…

pesce che Jackson si era gustato,

acustica in Italia; al suo benestare

mi

faceva sentire in paradiso. Ogni

Roy si è avvicinato a me con un

faccio un cenno al nostro Andrea

tanto Paolo ed io ci guardavamo e non credevamo ai nostri occhi. Jackson quindi chiede a Roy a che punto è la replica della Gibson CF-100. In effetti è da un po’ che ne sento parlare da Roy, il quale non gliela voleva fare perché a suo dire le tre originali che ha Jackson, scelte tra oltre trenta, sono stre-

sorriso sornione e mi ha sussurra- to: «Vegan my ass!» Dopo aver mangiato, Jackson chiede esplicitamente di andare in Fortezza, perché vuol vedere John Gorka suonare. Appena entrati ci accoglie Alessio Ambrosi, che final- mente ha il piacere di stringergli la mano e lo accompagna a lato del

Carpi, che si avvicina e i due inizia- no a parlare: bastano due minuti per toccare i temi della tablatura, che Jackson confessa di non aver mai compreso appieno, e delle ac- cordature aperte, a proposito delle quali raccomanda un libro che è “profondamente connesso con l’in- tero universo” e che approfondisce

pitose. Roy comunque dice che

palco principale. Noto che in quel

in

modo efficace il rapporto tra sca-

gliela porterà ad uno dei due con-

momento Jackson cambia faccia,

le

e accordi: The Tao of Tunings – A

certi che JB terrà nello stato di Wa- shington a fine luglio, anche perché deve far provare una chitarra a Da- vid Lindley. E aggiunge una novità dell’ultima ora: dato che Jackson

diventa molto serio e ho avuto la sensazione che si trasformasse nel professionista che è. Appena alcuni fan lo hanno notato, ho sentito una gran pressione, perché dovevamo

Map to the World of Alternate Tu- nings (Hal Leonard, 2008) di Mark

Shark, di cui ricorda in particolare le collaborazioni con John Trudell. Poi è il momento di John Gor-

ha

tre CF-100 strepitose, che si sta

assolutamente evitargli situazioni

ka, a cui fa tantissimi complimenti

appassionando alle LG-2 e che la

spiacevoli: la privacy per Jackson

e

a cui poi non risparmia applau-

LG-2 è di base una CF-100 senza

è la priorità assoluta. Nonostan-

si

quando sale sul palco. Appena

la spalla mancante, Roy si è ‘inven-

tato’ un altro modello di chitarra da sottoporgli, basato sulla LG-2 ma

un

po’ più lunga e larga, con attac-

co

del manico al XIII tasto, fasce e

fondo in mogano, scala corta. La prova continua con una Rick Ruskin Signature Model, pratica- mente una replica delle Gurian

che oltre trent’anni fa avevano sia Paul Simon che JB. Poi, quando quest’ultimo prende in mano la mia 00-45, Roy prontamente gli chiede

se la vuole portare sul palco il sa-

bato, visto che è anche microfona- ta. Lui la suona ancora un po’, ma non risponde… Estasiati si va poi a cena, e quan- do gli faccio provare un Amarone con i controfiocchi, spalanca gli

occhi ed esclama: «This wine is terrific!» Allora gliene porto due bottiglie, che si porterà poi via in valigia. Jackson è proprio a suo agio, scherza moltissimo con i figli

di Roy, è loquace e rilassato, ap-

prezza davvero tanto i piatti a base

di pesce dell’hotel. Durante la cena

succede qualcosa di veramente simpatico: alcuni fan mi avevano detto che Jackson era vegano (i vegani sono gli ultras dei vegetaria- ni), cosa che ho poi riferito a Roy, che è rimasto molto sorpreso. Al che, dopo i vari antipasti di pesce

te sia nascosto nell’ombra, alcuni si avvicinano, ma lui in ogni caso ha un saluto per tutti. Così, ad un certo punto, mi faccio coraggio e gli dico che avevo piacere di pre- sentargli un ‘ragazzo’ che ha avuto

terminato il set di Gorka, chiede subito di andarsene prima che si

accendano le luci. Arriviamo quindi

in albergo e ci si dà appuntamento

per la mattina successiva sul tardi, perché voleva “esercitare la voce”

sul tardi, perché voleva “esercitare la voce” 23 chitarra acustica 1 duem ilaundici chitarra acustica

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In concerto con la Gibson LG-2

(foto di Alfonso Giardino)

1 duem ilaundici chitarra acustica 1 duem ilaundici In concerto con la Gibson LG-2 (foto di

ar

ar Jackson Browne all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana per un paio d’ore. arriva a casa con

Jackson Browne all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana

per un paio d’ore.

arriva a casa con un sorriso incre-

grande appassionato ed esperto

Verso le 13 di sabato ci ritrovia-

di

chitarre vintage. Jackson poi

mo al ristorante e ripetiamo la ‘per- formance gastronomica’ della sera precedente. Comincia a raccon- tarmi di un Les Paul anni ’50 paga- to 85.000 dollari e subito interviene Dianna: «Quando Jackson compra una chitarra non ti puoi sbagliare:

dibile e capisci che ne ha combina- ta una delle sue… Dopo un po’ mi confessa infatti che gli è successa

comprerà da Andrea una LG-2 davvero splendida. Durante il giro della Fortezza ac- cade proprio quello che temeva- mo: un paio di fan estremamente esuberanti si avvicinano con pac- che sulle spalle, urlando cose del tipo: «Dai Jackson, facciamo una foto!» Jackson non fa una piega e sottovoce dice loro: «Va bene, ma

per favore non attirate l’attenzio-

una cosa bellissima, cioè che si è

ne

della gente». E come se aves-

comprato una chitarra!»

se

parlato a un muro, uno dei due

Dopo pranzo si va in Fortezza, dove il buon Alessio lo prende ‘in consegna’. Così io vado a dare un saluto ai vari amici di Fingerpi- cking.net, che non vedevo da una vita, poi mi avvicino allo stand di Roy McAlister dove trovo una res-

grida: “Ahò, chi mi fa la foto con Jackson?» Allora Alessio ed io fac- ciamo un tagliafuori degno del mi- glior Meneghin e portiamo via JB, che di lì a poco farà il soundcheck. Per il soundcheck JB si porta sul palco la sua LG-2 e la mia McAli-

sa incredibile: infatti c’è Jackson

ster 00-45. Quando la prova, non

che sta suonando varie chitarre,

trovando dove attaccare la tracolla,

tra cui un paio di Gibson d’anna-

mi

dice nel microfono: «Andrea, no

ta di Andrea Bagnasco, liutaio e

guitar strap?» Per fortuna qualcuno

Bagnasco, liutaio e guitar strap?» Per fortuna qualcuno dei tecnici gli porta una tracolla, che legherà

dei tecnici gli porta una tracolla,

che legherà alla paletta. Si va al ristorante con Dianna, Roy e la sua famiglia. Quando en- triamo c’era un sacco di gente che stava guardando la finale di Cham-

pions League di calcio. JB si ricor-

da che giocava la mia squadra: al

suo arrivo, per rompere il ghiaccio e sapendo che veniva da Madrid, gli avevo chiesto se aveva incontrato

molti italiani in aeroporto, visto che c’era una finale di Coppa. Allora mi

dice: «Non vai a vedere la partita?»

Gli rispondo che preferivo stare con

loro, e comunque entro mezz’ora saremmo dovuti ritornare in Fortez-

za. Ma lui non sente ragioni, si alza,

mi prende sottobraccio e mi porta

davanti alla TV dicendo: «Adesso spiegami cosa sta succedendo»…

Vedere la finale di Champions della propria squadra con Jackson Brow-

ne sottobraccio è difficile da credere

pure per me, ma è successo. Dopo cena lui chiede espressa- mente di tornare un po’ prima in Fortezza, perché vuole vedere la

performance di Victoria Vox. Appe-

na finita la performance di Victoria,

lo accompagno nel camerino e lui comincia a ‘scaldarsi’, prima con la chitarra (“Time the Conqueror”,

“The Road”, “For Everyman”, “Bar- ricades of Heaven” e lick vari) poi con la voce. Quando comincia a cantare rimango a bocca aperta:

una potenza incredibile! Jackson spingeva di brutto con il diafram-

ma e tirava fuori un volume di voce

pazzesco, un volume che sicura- mente non ti aspetti da un uomo di circa sessanta chili di peso.

Il premio e l’esibizione Ore 22.30: showtime! Prendia-

mo l’ascensore insieme, Jackson

si sistema la camicia, chiede a

Dianna come sta, poi quando ar- riviamo a lato del palco chiede di poter verificare le chitarre prima di essere chiamato. Al che Alessio fa fare una pausa di cinque minuti prima di chiamare sul palco Mas- simo Caleo, il simpaticissimo sin- daco di Sarzana, appassionatissi- mo di musica, che consegnerà il

In concerto con la McAlister 00-45 Vintage Series (foto di Alfonso Giardino)

la McAlister 00-45 Vintage Series (foto di Alfonso Giardino) 24 24 chitarrachitarra acustica acustica 11 nov.duem

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chitarra acustica 1 duem ilaundici

24 24 chitarrachitarra acustica acustica 11 nov.duem duemiladieci ilaundici chitarra acustica 1 duem ilaundici

premio “Corde & Voci per Dialogo

& Diritti” a JB. Il sindaco poi, quasi

urlando, ringrazierà Roy McAlister per aver aiutato Alessio Ambrosi nell’impresa di portare Jackson al festival di Sarzana. Finita la cerimonia arriva il mo- mento che i fan, venuti veramente

da tutta Italia, stavano aspettando:

Jackson imbraccia la sua Gibson

e inizia una sempre toccante “For

Everyman”. A dir la verità all’inizio del pezzo si nota qualche incer- tezza: infatti, incredibile a dirsi, Jackson è davvero emozionato. Finito il primo pezzo cambia chitar- ra, prende la mia McAlister 00-45

Jackson Browne all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana

ar

Jackson Browne all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana ar definizione che dà di lui David Cro- sby:

definizione che dà di lui David Cro-

sby: «Se il bufalo sta morendo di fame o il vicino rimane senza luce elettrica, arriva subito la chiamata

di Jackson». E Nash di rimando:

«Non c’è niente che non farem- mo per questo ragazzo quando ci chiama». Non a caso anche Randy Newman in una canzone dal titolo emblematico, “A Piece of the Pie”,

scrive: «E se ne fregano tutti tran-

ne Jackson Browne […] Bono è in

Africa – non è mai qua / Il paese volta i propri occhi solitari verso chi? / Jackson Browne». La domenica è il giorno dei saluti, e durante il check out incontriamo

piacciono sonorità «piene», e a volte deve arrangiare con la chitarra can- zoni che sono state scritte ed ese- guite al pianoforte; oppure perché

spesso va in tour da solo e deve ri- arrangiare pezzi che esegue di solito con la band. Suona molti pezzi con chitarre accordate mezzo tono sotto

e a volte usa un’accordatura appre-

sa da John Leventhal, in Sol aperto ma con la sesta corda in Do. In tour Jackson Browne si porta un vero e proprio ‘armamentario’ e, come il suo amico David Crosby, non ha problemi a montare pickup su chitarre di 70-80 anni fa. Le sue preferite sono:

e

inizia l’inconfondibile arpeggio

alla reception Beppe Gambetta,

due Gibson Roy Smeck Stage

di

struggente “Barricades of Hea-

“These Days”. Segue poi una

che presento subito a Jackson co- me “un orgoglio musicale italiano”.

Deluxe degli anni ’30, una accor- data mezzo tono sotto e l’altra un

ven”. E chiude il set quella che JB chiama una sorta di preghiera, “Far

Durante il viaggio verso l’aeroporto telefoniamo ad Alessio: Jackson

tono sotto. Poi sul palco di solito porta anche:

from the Arms of Hunger”. Il pub-

lo

ringrazia per l’invito, per quello

una riedizione Gibson Roy Smeck

blico lo richiama a gran voce per

che sta facendo per la musica, gli

Stage Deluxe del 1994;

un bis, che concederà: «Questa

dice che si è trovato benissimo,

tre Gibson CF-100 degli anni ’50

è

una canzone che ho scritto ve-

che l’AGM è uno dei festival più

(una accordata in Re minore, una

ramente tanti anni fa!» Si tratta di

belli a cui abbia mai partecipato, e

in Mi bemolle minore e una in Re);

“Take It Easy”, con il pubblico en-

che per questo gli farà tantissima

una CF-100E accordata in Sol;

tusiasta che batte le mani a tempo

pubblicità negli Stati Uniti. All’aero-

una Martin 00-17 degli anni ’50

e

canta il ritornello…

porto di Pisa ci si abbraccia come

(in C# G# D# G# D# D#);

Ciao ‘little brother’

vecchi amici: lo ringrazio per la sua disponibilità e ci salutiamo dicen-

una Martin D-41 degli anni ’70 in accordatura standard;

Dopo i saluti si torna in cameri-

doci che “ci vedremo on the road”.

una Epiphone Troubadour del ’66

no, dove ci si intrattiene con Roy

Ciao little brother!

accordata in Mi bemolle minore;

e altri amici, poi si va in albergo. Mentre siamo in macchina metto

sul lettore cd Blood on the Tracks,

e Jackson e Dianna canticchiano

dietro a Dylan. Quando arriviamo

Appunti finali sul ‘guitar freak’ Jackson Browne è un vero e pro-

prio ‘guitar freak’. Ha moltissime chitarre e, in particolare, moltissime

– una McAlister Crosby Model in

accordatura standard;

– una McAlister Roy SmeckAlister

accordata mezzo tono sotto, usata

in fingerpicking;

in

albergo, gli dico che l’episodio

chitarre acustiche. Bellissima fu la

– una McAlister baritona;

successo con quel fan nel pome- riggio mi aveva fatto sentire a di- sagio, e lui: «Andrea, mi dispiace tantissimo averti causato questo disturbo. Le persone che mi stan-

battuta di Bonnie Raitt durante un concerto insieme, riferendosi alla lunga fila di chitarre che JB aveva sul palco: «Ecco il miglior modo per usare il legno: fare chitarre da far

– una Ryan Mission Grand Concert

accordata in Sol. Le sue corde preferite sono le D’Addario. Su tutte le chitarre monta pick up Trance Audio Acou-

no

vicino subiscono questo gene-

suonare a Jackson Browne!»

stic Lens T3 e, quando suona da

re

di pressione e vorrei evitarlo in

E di ogni chitarra Jackson ha sco-

solo, usa anche un microfono Neu-

tutti modi, ma purtroppo succe-

perto le peculiarità e l’accordatura

mann KM 184 e un ampli Fender

de. Infatti oggi è anche successo che qualcuno mi riprendesse con

che la fa suonare al meglio. JB usa moltissime accordature alternative,

Bandmaster.

la videocamera mentre ero con

Dianna, e questo è inaccettabile.

Dianna ed io ti ringraziamo tantis- simo per esserti preso cura di noi

in questi giorni, sei stato davvero

gentile». Appena Jackson mi dice queste cose, mi viene in mente la

perché «ogni chitarra vuole esse-

re accordata in un certo modo» e

perché «con un’accordatura puoi trasformare una canzone (vedi co-

me ha trasformato un pezzo come “Looking East” accordando la chi- tarra in CGDGDD); inoltre perché gli

25

chitarra acustica 1 duem ilaundici

chitarra acustica 1 duem ilaundici

Ma queste sono solo le chitarre

acustiche che si porta in tour…

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acustica 1 duem ilaundici Ma queste sono solo le chitarre acustiche che si porta in tour…

ar

artisti

John Gorka a Sarzana

Incontro con un cantautore-chitarrista di punta del nuovo folk

Lauro Luppi

Questo maggio ho avuto il pia-

splendida gente. Non mi aspetta-

fosse in un’antica fortezza dell’I-

cere di partecipare al mio secondo

vo

però di avere il privilegio di co-

talia settentrionale, dove ho avuto

Acoustic Guitar Meeting di Sarza- na. Considerando la mia prima visita, pregustavo già la magnifica settimana che mi aspettava con

noscere un cantautore americano che ammiravo da anni, John Gor-

ka. L’ho visto in concerto diverse volte negli Stati Uniti… posseggo

finalmente l’opportunità di strin- gergli la mano e dirgli di persona quanto io ami la sua musica. Uno dei vantaggi del mio lavoro

i miei cari amici italiani, con le

diversi suoi cd… abbiamo anche

di

liutaio è di poter incontrare mu-

belle chitarre e la musica dal vivo

molti amici in comune. Ho spesso

sicisti che ammiro e aver l’onore

del festival. Quest’anno ho por-

pensato a lui come a un tesoro

di

dir loro personalmente quanto

tato con me mia moglie e i miei

dell’America, uno tra i più gran-

la

loro musica significhi per me.

due figli per far loro assaporare le bellezze naturali e storiche… il

di

canzoni… ma non l’avevo mai

compositori contemporanei di

Ma aver incontrato John Gorka quest’anno a Sarzana è stato mol-

cibo e la cultura d’Italia e la sua

incontrato. Il caso ha voluto che

to

di più. John ed io, insieme alla

ha voluto che to di più. John ed io, insieme alla In concerto al Meeting di

In concerto al Meeting di Sarzana (foto di Tiziano Gagliardi, Circolo Fotografico Sarzanese)

(foto di Tiziano Gagliardi, Circolo Fotografico Sarzanese) 26 chitarra acustica 1 duem ilaundici chitarra acustica

26

chitarra acustica 1 duem ilaundici

chitarra acustica 1 duem ilaundici

mia famiglia, abbiamo passato tre giorni assieme, contornati amore-

volmente da un gruppo splendido

di amici speciali. Abbiamo condi-

viso momenti toccanti nel corso di

riunioni private e pranzi casalinghi. Dopo ogni pranzo John prendeva

la sua chitarra e, senza che nes-

suno glielo chiedesse, ci suonava qualche sua canzone. È quello che ha fatto… è quello che voleva fare.

È stata un’esperienza che mi ha

colpito e che mi è rimasta dentro. Non dimenticherò mai quei giorni e… dagli sguardi di quei pochi che

hanno avuto la fortuna di far parte

di quei momenti, posso dire che

non sarò il solo. Delle tante cose che mi aspetta- vo da Sarzana, questa esperienza inaspettata è quella che più risplen- derà tra i miei ricordi. Grazie John!

(Roy McAlister, Gig Harbor, 9 giugno 2010)

Miglior presentazione dell’artista credo non potesse essere espres- sa, scritta da uno che di cantau- tori se ne intende, almeno credo! Pertanto, ogni intenzione o tenta- tivo di presentare John Gorka può essere messo tranquillamente nel cassetto o postposto a quanto ha scritto chi, bisogno di tante pre- sentazioni certo non ha… Tuttavia

riteniamo (plurale ‘plurale’, non ‘maiestatis’) utile e doveroso com- pletare i servizi sulla XIII edizione dell’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana presentando John Gorka sia in modo un po’ ‘didascalico’, sia successivamente in modo me- no scontato in quanto, d’accordo con lo stesso artista e con il nostro ‘capitano’ Andrea Carpi, percorre- re un binario diverso, raccontare una storia, una storia di amicizia, intimità, sensibilità e… treni (sicu- ramente uno di troppo), può for- nire una chiave di lettura diversa, nuova, anche se saldamente le- gata alla grande tradizione del no- stro strumento. Del resto, sapete benissimo come il cuore pulsante di Sarzana non sia soltanto la chi- tarra, ma la gente che si incontra e che la vive.

Perché John Gorka Potrei iniziare semplicemente dicendo “perché è John Gorka”:

perché personalmente lo riten- go uno dei pochissimi in grado di proseguire la grande tradizione della canzone d’autore a un livello paragonabile a quello dei grandi classici, perché è cantautore per cantautori, mai sopra le righe, mai scontato, perché è cantastorie e chitarrista dotato di tecnica poco più che elementare ma estrema- mente efficace, in grado di colpire proprio per la leggerezza con cui accompagna una voce splendida e perché, aspetto di importanza fon- damentale, al recente Meeting di Sarzana ha colpito profondamente tutti i presenti, nessuno escluso. Per questo ritengo, ma non so- no il solo, che l’apertura del Mee- ting alla canzone d’autore sia un aspetto fondamentale da conside- rare per il movimento della chitarra acustica tutta.

Cosa segnalare Sarò sincero, non troverete un’incisione che è una che non valga i soldi che costa, a testimo- niare una serie di pubblicazioni di livello qualitativo sempre molto al- to. Anche nel caso in cui il nostro

John Gorka

a Sarzana

ar

to. Anche nel caso in cui il nostro John Gorka a Sarzana ar ha registrato con

ha registrato con una band, que- sta mai è sopra le righe, sempre al

servizio dell’artista e della canzone. Non parliamo poi della qualità delle registrazioni: se osservate le eti- chette per cui John ha pubblicato

e pubblica tuttora, riconoscerete

due etichette che hanno fatto della

qualità un vero e proprio manifesto. Irrinunciabili sono tutti i dischi registrati per la Red House, a cui deve essere aggiunto il Land of the Bottom Line che ne diffuse il talento purissimo. Qualcuno un po’ di maniera (After Yesterday e Old Future’s Gone) in cui si tentò

la via della ‘Americana’ o del ‘New

Country’, via che fu causa di frain- tendimento dell’artista, che si vide etichettato un po’ in tutti i modi,

specie in seguito agli anni trascorsi

a Nashville e alle collaborazioni con

Nancy Griffith. Sappiate che John Gorka nel 1996 decise di lasciare la Windham Hill, complice la tenden- za dell’etichetta ad essere, per gli

intenti dell’autore, un filino troppo ‘commerciale’. Inoltre, le radici in New Jersey (a poche uscite dopo sulla NJ Turnpike vive quell’altro italo-irlandese, quello che scrisse

di ‘fabbriche e oscurità’… ) e le

tematiche delle canzoni fecero sì che John Gorka fosse etichettato

persino come il nuovo Springste-

en: beh, nulla di più sbagliato; qui siamo alla presenza di una carrie-

ra e di una forma di canzone che,

pur rispettando i canoni tradizionali della canzone d’autore americana,

è del tutto originale. Ma… sì, c’è un ma: John Gor- ka è artista da palco, per la gen- te, pare trovarsi maggiormente a proprio agio di fronte o in mezzo a delle persone che sono pronte ad ascoltare le sue storie (ci arrivere- mo). John Gorka potrebbe porsi nelle migliori condizioni di fronte alla bolgia impazzita di uno stadio così come a poche persone pre- senti in una stanza, e l’effetto sa-

rebbe esattamente lo stesso, iden-

tico: toccare ciascuno dei presenti

in un modo profondo ed efficace,

ottenendone l’immediato silenzio teso ad ascoltare l’unica cosa che

conta, le canzoni, cantate da una

delle voci sicuramente più belle del panorama musicale attuale. A costo di fare a cazzotti con chi

vi precede nella fila per accapar-

rarsi l’ultima copia disponibile, do-

vete avere il dvd The Gypsy Life, a qualunque costo… ne vale la pena, tanto il male fisico poi passa. Come

definirlo? Concerto privato, ‘con- cept concert’… non lo so, so solo che una volta inserito il prezioso dischetto nel lettore, la prima cosa che sorprende è l’atmosfera intima del contesto: un tappeto, qualche pianta, qualche microfono, una

chitarra, un mandolino, un piano- forte e un basso elettrico (suonato da Michael Manring). E poi? Poi…

la chitarra acustica che suona co-

me una… chitarra di legno, il basso

caldo e naturale che suona come un basso e la voce sorprendente

per la presenza e la pulizia, tale da rendere il gruppetto presente lì die- tro a voi. Tecnicamente parlando il dvd è una meraviglia: non ci so- no riverberi elastici, equalizzazioni pesanti, compressioni… macché, il tutto suona in modo assoluta- mente e finalmente naturale, in un

modo splendido che rende onore a uno dei più grandi cantautori oggi viventi. Poche cose, ma quelle giu- ste nel momento giusto e al posto giusto, una serie di canzoni che in- ducono il sottoscritto a una perver-

sa ricerca di aggettivi, peraltro inu-

tile in quanto nessuno renderebbe onore a un documento così bello e

così prezioso.

Un po’ di storia Della discografia di John Gorka abbiamo già detto. Vediamo ora di capire i perché (o provarci almeno) che portano un personaggio qui in Italia semisconosciuto ad essere considerato uno dei maggiori can- tautori in attività. Gli inizi lo vedono studente di Storia e Filosofia ed ospite fisso nel locale di Godfrey Daniels, una delle istituzioni musicali della parte orien-

tale della Pennsylvania: un piccolo caffè e sala d’ascolto di quartiere che, come spesso accadeva, si

27

chitarra acustica 1 duem ilaundici

chitarra acustica 1 duem ilaundici

quartiere che, come spesso accadeva, si 27 chitarra acustica 1 duem ilaundici chitarra acustica 1 duem

ar

ar John Gorka a Sarzana trovava ad esser ritrovo di aman- Five and Seven, mentre Rolling

John Gorka

a Sarzana

trovava ad esser ritrovo di aman-

Five and Seven, mentre Rolling

di

nuove direzioni musicali, con

ti

della musica e musicisti. Ben

Stone lo indica come «il preminen-

l’aggiunta delle percussioni, archi,

ripresi e raffinati in ogni elemento

presto l’artista ‘residente’ John Gorka incontra Stan Rogers, Eric Andersen, Tom Paxton e Claudia Schmidt, ricevendone influenze e

te singer-songwriter maschile del nuovo movimento folk». Nel 1998, dopo sette anni di Win- dham Hill/High Street, John sente il

pianoforte, elementi che verranno

della sua discografia. Tentando di focalizzare, possia-

ispirazioni. Logica conseguenza

bisogno di un cambiamento e deci-

 

mo

affermare senza tema di smen-

il

successivo trasferimento a New

de di tornare alle sue radici musicali

tita

che John Gorka è uno scrittore

York City, dove Jack Hardy del cir-

con la Red House Records: scelta

profondamente autobiografico: la

colo Folk Fast (un terreno fertile per molti importanti singer-songwriter)

determinata in parte dall’onestà ar- tistica che l’etichetta rappresenta,

serenità interiore di cui gode gli permette di condividere, senza

diviene una potente fonte di edu-

in

un settore dove il business della

paura, anche i recenti cambiamen-

cazione e di incoraggiamento. Seguono appuntamenti importan-

musica troppo spesso ha la prece- denza. Come dice lo stesso John,

ti

paternità, il viaggio verso il Minne-

nella sua vita (il matrimonio, la

ti

come il Kerrville Folk Festival in

«la Red House mette al primo po-

sota) raffigurati in immagini come

Texas (dove ha vinto il New Folk