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Paolo Di Sia - Esercizi di Fisica 2

Scuola di Ingegneria - Università di Padova (Campus: Vicenza)


A.A. 2017-2018

1) Si consideri un filo rettilineo indefinito. Esso possiede una densità lineare uniforme di
carica  = 10-8 C/m. Considerando trascurabile la sua sezione, calcolare il campo
elettrostatico in un punto P posto a 2 cm dal filo. Calcolare inoltre la differenza di
potenziale tra P ed un secondo punto Q posto a 20 cm dal filo.
OOO
Il campo risulta solo radiale:
Ex  0

Ey  E 
2 0 y
Tale risultato si può ricavare anche applicando il teorema di Gauss:


   q
  E   E  d 

0
Consideriamo un cilindro di raggio y e altezza l coassiale col filo. Calcoliamo il flusso del
campo elettrico attraverso la superficie del cilindro. Le due basi del cilindro non danno
contributo al flusso poichè il campo è radiale e quindi il prodotto scalare nell'integrale vale
zero. Il contributo della superficie laterale vale E , essendo il campo costante a parità di
distanza dal filo e ortogonale alla superficie. Sarà perciò:
q l
E  2ylE  
0 0
da cui si ricava:

E
2 0 y
che è il campo a simmetria cilindrica radiale scritto in precedenza. Utilizzando i dati si ha:

2 1 2 2K 0 9 109 Nm 2 / C 2  2 10 8 C / m


E     9 103 N / C
4 0 y 4 0 y y 2 10 m2

Calcoliamo ora la differenza di potenziale; è:



E   gradV
Per una linea orientata da va da un punto P1 a un punto P2 è:
P2
 
V ( P2 )  V ( P1 )    E  dl
P1

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Se ci poniamo su una retta ortogonale al filo e consideriamo il punto P del filo di ordinata
y1 = 2 cm e il punto Q di ordinata y2 = 20 cm, risulta:
y2
 dy  y
V ( y1 )  V ( y2 )   2
y1 0
 ln 2
y 2 0 y1

Notiamo che la differenza di potenziale dipende solo dalla distanza dal filo; le superfici
equipotenziali sono perciò cilindri coassiali con asse il filo. Inserendo i dati numerici si
ottiene:
y2 Nm 2 C
V  K0  2  ln  9 10 9 2  2 10 8  ln 10  414,46V
y1 C m

OOOOO

2) Si consideri una superficie sferica di raggio R con una carica q distribuita


uniformemente su di essa. Ricavare l'espressione del campo e del potenziale dovuti alla
carica; se in particolare q = 10-5 C e R = 70 cm, calcolarne il valore sulla superficie e nel
centro.
OOO
Per il calcolo del campo applichiamo il teorema di Gauss considerando una superficie
sferica di raggio r concentrica a quella di raggio R. L'integrale risulta:
 
 E  d  E   E 4  r
2

Quindi per r < R e r > R si ha rispettivamente:


E 4 r 2  0
q
E 4 r 2 
0
Pertanto dentro la superficie sferica il campo è nullo, mentre fuori vale:

1 q  R2
E 
4  0 r 2  0 r 2
Per r = R si ha:

E
0
2
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(q = 4  R2 con  densità superficiale di carica).


Quindi è come se la carica fosse concentrata nel centro della sfera.
Il potenziale è identico a quello prodotto da una carica puntiforme q posta nel centro della
superficie sferica:

1 q  R2
V (r )  
4 0 r  0 r

per r > R. Sulla superficie è:

1 q R
V ( R)    ER R
4  0 R  0

Per r < R il potenziale è costante, essendo il campo nullo; per continuità tale valore
costante è il valore del potenziale sulla superficie. Considerando i valori numerici si
ottiene:

q 10 5 C
   1,63 10  6 C / m 2
4  R 2 4  (0,7 m) 2

 1,63 10 6 C / m 2
ER    1,84 105 N / C
 0 8,85 10 C /( Nm )
12 2 2

VR  E R R  1,84 105V / m  0,7 m  1,29 105V

Nel centro della sfera il campo è nullo e il potenziale è: V=VR

OOOOO

3) All’interno di un conduttore sferico cavo, con raggio interno R2 e raggio esterno R3, vi è
una sfera conduttrice concentrica ad esso avente raggio R1. Sulla sfera interna vi è una
carica q. Chiamata r la distanza dal centro del sistema, calcolare il campo e il potenziale

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per r variabile da zero all’infinito. Si considerino come valori numerici: R1 = 7 cm, R2 = 9
cm, R3 = 12 cm, q = 10-8 C.
OOO
Nel caso in questione si ha il fenomeno dell’induzione completa: la carica q = 4  R12 1 fa
apparire sulla superficie interna del conduttore cavo una carica: - q = - 4  R22 2 e sulla
superficie esterna dello stesso la carica: q = 4  R32 3, cariche uniformemente distribuite.
All’esterno del sistema si risente solo della carica q della superficie esterna; pertanto
applicando il teorema di Gauss possiamo scrivere:

1 q  3 R3 2
E 
4 0 r 2  0r 2

3
E3 
0

per r > R3 e per r = R3 rispettivamente.


All’interno del conduttore cavo il campo elettrico è nullo e lo stesso dicasi quando r è
compreso tra zero ed R1.
Nello spazio tra sfera e conduttore cavo si avrà:

1 q  1 R1
2

E  per: R1  r  R2
4 0 r 2  0r 2

Essendo l’induzione completa, si può scrivere: 1 R12 = 2 R22.


Perciò: E1 = 1/0 per r = R1
E2 = 2/0 per r = R2
Con i dati numerici si ottiene:
1 = 1,62 . 10-7 C/m2 E1 = 1,83 . 104 N/C
2 = 9,83 . 10-8 C/m2 E2 = 1,11 . 104 N/C
3 = 5,53 . 10-8 C/m2 E3 = 6,25 . 103 N/C
Passiamo ora a calcolare il potenziale:
1 q  3 R3 2
V (r )  
4 0 r  0r

per r > R3

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 3 R3
V3   E3 R3
0

per r = R3.
All’interno del conduttore cavo ( R2 < r < R3 ) il potenziale è costante e vale V3.
Nella regione compresa tra R1 ed R2 si integra: dV = - E dr , ottenendo:

1 q
V (r )  k
4 0 r

La costante si determina considerando il fatto che, essendo il conduttore in equilibrio, il


potenziale della parte interna del conduttore cavo deve essere uguale a V 3:

1 q 1 q q 1 1
V2   k  V3   k (  )
4 0 R2 4 0 R3 4   0 R3 R2

Perciò:
q 1 1 1
V (r )  (   )
4 0 r R2 R3

Ponendo: r = R1 si ricava V1. Questo è anche il potenziale per r < R1.


Utilizzando i dati numerici si trova:
V1 = 1035,71 V; V2 = V3 = 750 V

OOOOO

4) In una regione dello spazio vi è un campo elettrico che si ricava dal seguente potenziale
elettrostatico: V = V0 ( x2 + y2 ). Descrivere il moto di una particella di massa m = 3 . 10-15 kg,
carica positivamente ( q = 5 . 10-18 C ), che si trova all'interno della regione di spazio
indicata. Si consideri V0 = 108 V/m2.
OOO
Consideriamo l’equazione del moto:

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 
d 2r
m 2  qE
dt

Le proiezioni sugli assi danno le tre equazioni:

d2x V
m  qE x   q  2 qV0 x
dt 2
x

d2y V
m  qEy   q  2 qV0 y
dt 2
y

d2z V
m  qEz   q 0
dt 2
z
Il moto avviene perciò nel piano (xy). Osservando le prime due equazioni, si nota che
ciascuna componente del moto è armonica, con la medesima pulsazione:
(ricordiamo l’equazione: d2x/dt2 = - ω2 x)

2 q V0
2 
m

Utilizzando i dati si trova:

2 q V0 1/ 2 2  5 10 18 C 108 V / m 2 1/ 2


 ( ) ( 15
)  1,83 105 / 2 sec 1
m 3 10 Kg

OOOOO

5) Abbiamo un anello sottile di raggio R. Su di esso è distribuita uniformemente una carica


elettrica con densità . Si consideri la retta perpendicolare al piano dell’anello e passante
per il suo centro. Determinare le espressioni del potenziale e del campo elettrostatico in un
generico punto di tale retta. In particolare calcolare il valore del campo nel punto P
distante x = 5/6 R dal centro dell’anello, con R = 2 cm e  = 8,85 . 10-10 C/m.

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Consideriamo un elemento infinitesimo ds di anello; il potenziale da esso prodotto in un
generico punto P della retta perpendicolare all’anello, che possiamo prendere come asse
x , è:

1 ds
dV 
4 0 r

Se x è la distanza del punto P dal centro dell’anello ed R è il raggio dell’anello, vale la


relazione pitagorica:
r = ( x2 + R2 )1/2

Possiamo integrare l’espressione del potenziale infinitesimo su tutta la circonferenza


ottenendo:

 1  2R 
2 1/ 2 
V ( x)  ds   sin 
4 0 ( x  R )
2
4 0 ( x  R )
2 2 1/ 2
2 0

( Risulta: R/r = sin )


Notiamo che il potenziale massimo si ha al centro dell’anello ( cioè per x = 0 ,  = /2 ) e
vale:

VMAX 
2 0

Il potenziale tende a zero per x tendente all’infinito. Inoltre è un potenziale simmetrico


rispetto al centro.
Il potenziale sull’asse dipende solo da x, perciò il campo sull’asse sarà:

dV R x
E  Ex   
dx 2 0 ( x  R 2 ) 3/ 2
2

Si può notare che per x >> R l’espressione del campo diviene:

R 1 1 q
E 
2 0 x 2
4 0 x 2

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(se si considera che q = 2  R )
Considerando ora i dati, il valore del campo risulta:

5
 2  10 2 m
8,85  10 10 C / m  2  10 2 m 6
E5   944,53N / C
6
R 2  8,85  10 12 C 2 /( Nm 2 ) ( 61  4  10 4 m 2 ) 3 / 2
36

OOOOO

6) Si considerino due fili indefiniti, rettilinei e paralleli. Essi sono carichi con densità
lineare uniforme  = 2 . 10-8 C/m. Questa densità è uguale in modulo per entrambi, ma ha
segno opposto. I fili distano l = 6 cm. Si chiede di:
a) calcolare il campo elettrostatico in un punto P distante d 1 = 4 cm dal filo carico
positivamente e d2 = 5 cm dal filo carico negativamente;
b) calcolare la forza per unità di lunghezza con cui i due fili si attraggono.
OOO
Se consideriamo il consueto sistema d’assi con l’asse x orizzontale che punta a destra e
l’asse y verticale ascendente, possiamo pensare di disporre i due fili perpendicolarmente al
piano contenente il disegno. Possiamo disporre ad esempio il filo carico positivamente sul
piano ortogonale al piano del foglio e passante per l’origine del sistema, l’altro sempre
sullo stesso piano, a destra del filo positivo, sull’asse x e distante l dal primo filo. Questa
disposizione, come vedremo, ci permetterà di fare dei calcoli non complessi.
Possiamo ottenere le coordinate (x,y) del punto P come intersezione tra le due
circonferenze con centri i punti di intersezione dei due fili con l’asse x e raggi
rispettivamente d1 e d2. Le due equazioni sono:

x 2  y 2  d12

( x  l )2  y 2  d2 2

Operando una sottrazione membro a membro, si trova:

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2 2
l 2  d1  d 2 36cm 2  16cm 2  25cm 2
x   2,25  10 2 m
2l 12cm

y   d 2 2  ( x  l ) 2  25cm 2  ( 2,25cm  6cm) 2  3,3  10 2 m

(il doppio segno per l’ordinata indica che c’è simmetria in y; noi consideriamo il punto con
ordinata positiva)
Considerando ora il primo quadrante del sistema d’assi, se indichiamo con 1 l’angolo
formato dal semiasse positivo x col segmento congiungente l’origine degli assi e il punto P
e con 2 l’angolo minore formato dal semiasse positivo x col segmento congiungente P al
punto dell’asse x dove passa il filo negativo, possiamo scrivere:

y 3,3 cm
y  d1 sin 1  sin 1    0,825  cos 1  1  sin 2 1  0,565
d1 4 cm

sin  2  0,66  cos  2  0,751

Sappiamo che il filo disposto a sinistra è carico positivamente, quindi crea un campo
elettrico radiale uscente, mentre il filo disposto a destra è carico negativamente, perciò
crea un campo elettrico radiale entrante. Si trova (vedasi esercizio n. 1 pag. 1):

  2k 0 2  2  10 8 C / m  9  10 9 Nm2 / C 2
E1     9  10 3 N / C
2 0 d 1 d1 2
4  10 m

  2k 0 2  2  10 8 C / m  9  10 9 Nm2 / C 2
E2     7,2  10 3 N / C
2 0 d 2 d2 2
5  10 m

Possiamo passare perciò al calcolo delle componenti Ex ed Ey del campo e al suo modulo:

E x  E1 cos  1  E 2 cos  2  9  10 3 N / C  0,565  7,2  10 3 N / C  0,751  10,49  10 3 N / C

E y  E1 sin 1  E2 sin  2  9 103 N / C  0,825  7,2 103 N / C  0,66  2,67 103 N / C

 2 2
E  E x  E y  (10,49  10 3 N / C ) 2  ( 2,67  10 3 N / C ) 2  10,82  10 3 N / C

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L’angolo formato dal campo elettrico con l’asse x vale:

Ey 2,67
tan     0,254    14,25
Ex 10,49

Circa la seconda domanda dell’esercizio, la forza infinitesima risentita da un elementino di


filo dz posto nel campo dell’altro filo è data da:

 2 dz
dF  Edq  dz 
2 0 l 2 0 l

La forza per unità di lunghezza risulta essere:

2 2 k 2 2  9  109 Nm2 / C 2  ( 2  108 C / m) 2


F  0   1,2  104 N / m
2 0l l 6  102 m

OOOOO

7) Si consideri un circuito nel quale se si inserisce in serie ad una resistenza R di 80 ohm un


amperometro di resistenza R1 = 10 ohm si legge una corrente di 1,2 A, mentre se si
inserisce in parallelo ad R un voltmetro di resistenza R 2 = 600 ohm si legge V = 90 V.
Determinare la f.e.m. V0 del circuito e la resistenza interna R0 del generatore.
OOO
Consideriamo il primo caso; nel circuito abbiamo il generatore di tensione V 0 con la
resistenza interna R0 e la resistenza R. Inserendo in serie l’amperometro con resistenza
interna R1, l’equazione del circuito sarà:
V0 = i ( R0 + R1 + R )
( Si ricorda che essendo i resistori in serie, circolerà una corrente unica, la resistenza totale
sarà la somma delle resistenze e per la tensione si scriverà: V tot = R tot i )
Nel secondo caso, essendo la resistenza R 2 del voltmetro in parallelo con R, l’equazione del
circuito sarà:
V0 = i’ ( R0 + R’ )

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con: R’ = ( R R2 ) / ( R + R2 ) (parallelo delle 2 resistenze)
Inoltre: i’ = V / R’
( Si ricorda che con resistori in parallelo la d.d.p. è comune, il reciproco della resistenza
totale è uguale alla somma dei reciproci delle resistenze e: i tot = V/R1+......+V/Rn )
Abbiamo perciò due equazioni nelle due incognite V 0 ed R0. Risolvendo il sistema ( ad
esempio con il metodo di riduzione ) si trova:

i( R  R1 )  R' i'
R0 
i' i

ii'( R  R1  R' )
V0 
i' i

Utilizzando i dati numerici si trova:

R R2 80   600 
R'    70,6 
R  R2 80   600 

V 90 V
i'    1,27 A
R ' 70,6 

Con questi dati si ricavano la f.e.m. e la resistenza interna del generatore:


R0 = 261,97 ohm
V0 = 422,37 volt

OOOOO

8) Si considerino due resistenze R 1 ed R2 connesse in parallelo. Verificare che la


distribuzione delle correnti è quella che rende minima la potenza dissipata per effetto
Joule.
OOO
Le due resistenze sono percorse da due correnti i 1 e i2. Essendo connesse in parallelo, ai
loro capi vi sarà la stessa differenza di potenziale:

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V 1 = R 1 i1 = V 2 = R 2 i2
Inoltre la corrente totale circolante nel circuito sarà la somma delle due correnti
precedenti:
i = i 1 + i2
Le due relazioni forniscono:

R2
i1  i
R1  R2

R1
i2  i
R1  R2

Per verificare la richiesta del testo, se chiamiamo i^ la corrente che circola nella resistenza
R1, i - i^ sarà quella circolante in R 2. Scriviamo allora la potenza totale dissipata nelle
resistenze:
P = R1 i^ 2 + R2 ( i – i^ ) 2
Derivando P rispetto a i^ e uguagliando a zero si trova:

P
 2 (i ^ ( R1  R2 )  R2 i )  0
 i^

da cui si ricava:

R2
i^  i  i1
R1  R2

L’estremo trovato è un minimo, essendo la derivata seconda di P una costante positiva.

OOOOO

9) Si consideri il circuito in figura. Si chiede di determinare la corrente erogata dal


generatore e quella che attraversa il resistore R3 . Si forniscono i seguenti dati: V0 = 10 V, R1
= 1  , R2 = 2  , R3 = 3  , R4 = 4  , R5 = 5  .
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Possiamo applicare il 2° principio di Kirchhoff.


Ricordiamo i principi di Kirchhoff:

i
k
k 0

 R i  V
k
k k
k
0, k

Il primo principio si applica ai nodi ed equivale alla conservazione della carica; il secondo
principio si applica alle maglie ed equivale alla legge di Ohm.
Si considerano inoltre alcune convenzioni:
a) si fissa un determinato segno alle correnti entranti in un nodo, segno opposto a quelle
uscenti;
b) si fissa un determinato verso alla corrente in ogni maglia;
c) si considerano positive le forze elettromotrici se tendono a far passare corrente nel
verso prefissato, negative in caso contrario.
Inoltre se in una rete ci sono R rami, ci sono R correnti. Se N è il numero totale di nodi, si
può dimostrare che il numero di correnti indipendenti vale:
M=R–N+1
A ciascuna di queste M correnti indipendenti si può associare una maglia; da qui le
corrispondenti equazioni di Kirchhoff danno un sistema lineare determinato.

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Ritornando al nostro esercizio, abbiamo i 4 nodi A, B, C, D e 6 rami, pertanto il numero di
correnti indipendenti sarà:
M=R–N+1=6–4+1=3
L’applicazione del 2° principio porta ad un sistema di 3 equazioni in 3 incognite:

 Vo  R1 ( i1  i2 )  R4 ( i1  i3 )

0  R1 ( i2  i1 )  R2 i2  R3 ( i2  i3 )
0  R (i  i )  R (i  i )  R i
 4 3 1 3 3 2 5 3

Queste equazioni possono essere riordinate e scritte utilizzando i dati forniti dal testo:

 5i1  i2  4i3  10

  i1  6i2  3i3  0
4i  3i  12i  0
 1 2 3

Risolvendo il sistema si ricava:


i1 = 3,442 A
i2 = 1,311 A
i3 = 1,475 A
Quindi la corrente erogata dal generatore è i 1 e il resistore R3 è attraversato dalla corrente i
= i3 – i2 = 0,164 A.

OOOOO

10) Considerato il circuito in figura, calcolare le tensioni V A , VB , VC . Si forniscono i


seguenti dati : V1 = 5 V , V2 = 6 V , R1 = 1 , R2 = 2 , R3 = 3 , R4 = 4 , R5 = 5 , R6 = 6
.
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Nel circuito ci sono i 4 nodi A, B, C, D. Se si assume come riferimento il potenziale di uno


di essi, ad esempio D, si può applicare il 1° principio di Kirchhoff agli altri 3 nodi.
Considerando le correnti uscenti, possiamo scrivere un'equazione per ogni nodo in
funzione dei dati a disposizione e delle tre tensioni VA, VB, VC, che sono le tre incognite:

 V A  V1 V A V A  VB
   0
 R 1 R3 R4
VB  V A VB  VC VB  V2  VC
   0
 R4 R5 R2
 VC  VC  VB  VC  V2  VB  0
 R6 R5 R2

rispettivamente per i nodi A , B , C . Anche in questo caso abbiamo un sistema lineare che,
utilizzando i dati del testo, possiamo scrivere in questi termini:

 1,583V A  0,25VB  5

0,25V A  0,95VB  0,7VC  3
 0,7VB  0,867VC  3

Risolvendo il sistema, si ricava:


VA = 3,255V
VB = 0,611V
VC = 3,953V

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11) Si progetta uno scaldabagno di capienza 20 litri, il quale deve scaldare l’acqua da 10 °C
a 60 °C. Si ha a disposizione un generatore di f.e.m. V 0 = 400 volt e resistenza interna
trascurabile; il generatore eroga al massimo una corrente di 10 Ampere. Vi è inoltre un filo
di costantana di resistività  = 49 . 10 –8 ohm . m, di diametro d = 1 mm. Calcolare il tempo
necessario per il riscaldamento dell’acqua, quanti metri di filo sono necessari e quanti sono
i chilowattora di consumo, supponendo che il sistema abbia un rendimento uguale a 0,75.
OOO
Calcoliamo la quantità di calore necessaria per il riscaldamento con la relazione
fondamentale della calorimetria:

J
Q  mcT  20 kg  4,186 103  50 K  4,186 10 6 J
kg  K

Con questo dato si può trovare il lavoro corrispondente, che è maggiore di Q poichè
compensa la perdita ( infatti il rendimento è 0,75 ):
Q 4,186  10 6 J
L   5,581  10 6 J
 0,75

Ricordando che: 1KWh = 3,6 . 106 J , è anche: L = 1,55 KWh.


Con i dati a disposizione possiamo ora calcolare il tempo necessario per il riscaldamento:

L 5,581  10 6 J
L  V0 it  t    1395, 25 sec
iV0 10 A  400V

Rispondiamo infine all’ultima domanda; ricaviamo R e quindi l :

V0 400V
R   40
i 10 A

l RS 40    ( 0,5  10 3 m) 2
R l   64,08m
S  49  10 8   m

16
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OOOOO
12) Si consideri un circuito in cui un condensatore di capacità C è carico ad una d.d.p. V0;
all’istante t = 0 si connette un resistore di resistenza R. Ricavare le leggi con cui variano nel
tempo la carica e la d.d.p. del condensatore , la corrente che circola nel circuito e l’energia
dissipata sul resistore. Eseguire i calcoli in particolare per C = 2 F, V 0 = 150V ed R = 107
ohm.
OOO
Se si chiude il circuito con il condensatore ed il resistore, le cariche attraverso il resistore
passano da un’armatura all’altra del condensatore e danno perciò origine ad una corrente.
Per convenzione le cariche passano dall’armatura positiva a quella negativa.
Al generico istante t ai capi del condensatore avremo una tensione V ( t ) = R i ( t ); ma
essendo anche V ( t ) = q ( t ) / C , considerando che :

dq(t )
i (t )  
dt

( dove il segno – indica che la carica sta diminuendo nel tempo )


combinando le tre relazioni si ricava:

q( t ) dq( t ) dq dt
 R  
C dt q RC

(separando le variabili). Integrando si ottiene:


t
t 
ln q    k  q  Ae RC
RC

La costante di integrazione A si determina con le condizioni iniziali:

t  0  q  q 0  CV0

Risulta pertanto:

17
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t

q  q0 e RC

t
q 
V   V0 e RC
C

t
dq V0  RC
i  e
dt R

Si noti come le tre leggi seguano lo stesso tipo di variazione: una decrescita esponenziale a
partire dal valore massimo, che è quello iniziale. Questa decrescita è regolata dalla
costante di tempo :  = RC.
Dopo un intervallo di tempo pari alla costante di tempo  , la grandezza in esame si è
ridotta di un fattore 1/e , dopo due intervalli di tempo di un fattore 1/e 2 , etc.
In linea teorica quindi il valore zero viene raggiunto in un tempo infinito; in pratica il
condensatore risulta scarico per t dell’ordine di molte  .
La potenza dissipata sul resistore si ricava in questo modo:
2
2t
V0  RC
P  Ri 2  e
R

cui corrisponde nel tempo dt la spesa di un’energia pari a :


Se integriamo l’espressione precedente nell’intervallo tra 0 e t troviamo:

2 2t
V0  RC
dE  Pdt  e dt
R


t
V 2  2t CV0 2 
2t
E ( t )  0  e RC dt   (1  e RC )
R o 2

Si nota che per t tendente all’infinito il termine esponenziale tende a zero, perciò alla fine
del processo tutta l’energia immagazzinata nel condensatore viene dissipata sul resistore.

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Considerando i dati forniti dal testo sarà:

RC  10 7   2  10 6 F  20 sec

q 0  CV0  2  10 6 F  150V  3  10 4 C

V0 150V
 7  1,5  10 5 A
R 10 

Possiamo pertanto scrivere:


t

q  3  10 4 e 20
C

t

V  1,5  10 2 e 20
V

t

i  1,5  10 5 e 20
A
L’energia totale dissipata risulta:

1 1
CV0   2  10 6 F  (150V ) 2  2,25  10 2 J
2
E
2 2

OOOOO

13) Si consideri un filo di nichel; è lungo l = 2 m, il suo diametro è d = 2 mm ed è


mantenuto alla temperatura di 0 °C. Ad un certo istante viene connesso ad un generatore
di f.e.m. V0 = 3 V e resistenza interna nulla. Si richiede:
a) il valore della temperatura del filo dopo un tempo t = 40 s, supponendo che vi sia
isolamento termico tra filo ed ambiente;
b) sempre nelle stesse ipotesi il valore della resistenza R del filo.
(si considera trascurabile la dilatazione termica; si forniscono inoltre i seguenti dati:
densità del nichel, calore specifico del nichel, resistività a 0 °C e coefficiente ).
OOO
Per l’equivalenza calore - lavoro della termodinamica si può scrivere:

19
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L
 J  L  J Q  P dt  J (m c dT )
Q

La potenza può essere ricavata considerando che:


2 2 2
V V V0 S
P 0  0 
R  l  liniz . (1    )
S

Se si esprime la massa del filo come prodotto della densità per il volume, il quale a sua
volta è dato dal prodotto della lunghezza per la sezione, la formula iniziale
sull’equivalenza calore - lavoro diviene:
2
V0 S
J d nichel l S c dT  dt
 liniz . (1   T )

Semplificando S e separando le variabili si ottiene:

2
V0
(1   T ) dT  dt
 liniz . J d nichel c
2

Integrando si ottiene un’equazione di secondo grado:

2 2 At
T2  T 0
 

avendo posto:
2
V0 (3V ) 2
A   7,25C / sec
 8,8  10 3 Kg 3  108 cal 
2
liniz. Jd nichel c 7,8  10 8   m  ( 2m ) 2  4,186 J
cal m Kg C

Le soluzioni dell’equazione sono:

1 1 2At
T1/ 2    
 2 

Considerando i dati numerici si trova:


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1 1 2  7,25 C / sec 40 sec
T1      186,13 C
6 103 C 1 (6 10 3 C 1 ) 2 6 10 3 
C 1

In modo analogo si trova: T2 = - 519,47 °C , valore non accettabile. La temperatura del filo
dopo 40 secondi è perciò 186,13 °C.
Per rispondere alla seconda domanda si ricava la resistenza iniziale:

l 7,8 108   m  2m
Ri     0,0497
S   (103 m) 2

Dopo 40 secondi la resistenza diventa:

R f  Ri (1   T )  0,0497  (1  6 10 3 C 1 186,13 C )  0,105 

Questo è il valore richiesto.

OOOOO

14) Si consideri un filo di rame ricoperto di gomma. Il suo diametro è d filo = 3 mm e la


massima corrente permessa è i max = 40 A. Calcolare:
--- la densità di corrente;
--- l’intensità del campo elettrico;
--- la d.d.p. per 200 metri di filo;
--- la potenza sviluppata per effetto Joule in 200 metri di filo.
OOO
Ritenendo costante la densità di corrente su tutta la sezione, avremo:

i 40 A A A
J   5,66  5,66  10 6 2
S   (1,5mm) 2
mm 2
m

All’interno del conduttore esiste un campo elettrico il cui modulo vale:

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E   rame J  1,7  10 8 m  5,66  10 6 A / m2  0,096V / m

La caduta di potenziale per 200 metri di filo risulta perciò essere:

l 200 m
V  Ri   i  1,7  10 8 m   40 A  19,25V
S   (1,5  10 3 m)2

Rimane da calcolare la potenza dissipata per effetto Joule; sarà:

P  V i  19,25V  40 A  770W

OOOOO

15) Una spira rigida rettangolare conduttrice, di larghezza a = 3 cm, è sospesa al giogo di
una bilancia. Il lato inferiore della spira è immerso in un campo magnetico uniforme
orizzontale ortogonale alla spira stessa. Si osserva che, inviando nella spira una corrente i
di 2 A, per far tornare la bilancia nella posizione di equilibrio occorre aggiungere sull'altro
piatto una massa di 50 mg. Supponendo che il campo magnetico interessi solo il lato
inferiore precedentemente menzionato, calcolare il modulo di B .
OOO
Il lato sottoposto all' azione del campo magnetico , essendo percorso da corrente , risente
di una forza che per ogni trattino elementare dl è data da:
  
dF  idl  B

Il campo magnetico è uniforme e perpendicolare al lato. Sui tratti verticali di spira


sottoposti al campo magnetico agiscono forze di risultante nulla ( e comunque il campo
magnetico interessa solo il lato inferiore, come dice il testo ); rimane la sola forza agente
sul lato orizzontale, che è diretta verso il basso, considerando ciò che dice il testo
dell'esercizio ( occorre aggiungere una massa sull'altro piatto ). La forza è:
 
F  iBak

con k versore di un asse z verticale discendente. All'equilibrio sarà:


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mg  iBa

da cui ricaviamo B:

mg 50  10 6 kg  9,8m / s 2 Wb
B  2
 81,67  10 4 2  81,67Gauss
ia 2 A  3  10 m m

OOOOO

16) Un filo di alluminio di diametro d può scorrere senza attrito su due guide metalliche
parallele ed orizzontali perpendicolarmente ad esse. Il circuito ottenuto è alimentato da un
generatore di corrente di intensità costante i ed è immerso in un campo magnetico
uniforme ortogonale al piano del circuito. Ad un istante iniziale t = 0 si chiude il circuito e
si osserva che il filo si muove scorrendo sulle guide arrivando ad una distanza l = 5 mm
dalla posizione iniziale con velocità v l = 300 m/s e con una temperatura superiore di 60 °C
rispetto a quella che aveva a t = 0. Calcolare i valori della corrente e del campo magnetico.
( si suppone che il filo abbia resistenza costante e sia termicamente isolato. Si conoscono
inoltre le sue seguenti caratteristiche: d = 10 m ; calore specifico c = 220 cal/kg ; densità 
= 2,7 . 103 kg/m3 ; resistività  = 2,8 . 10-8 m ).
OOO
Quando il filo ( di lunghezza b e massa m ) è percorso da corrente, è sottoposto ad una
forza costante data da:
  
F  i  dl  B
C

Il modulo della forza risulta: F = ibB , perciò si può ricavare la sua accelerazione:

 ibB ibB ibB iB


a    
m V b 

Anche l'accelerazione è costante, essendo costante la forza. Il moto del filo è


uniformemente accelerato; calcoliamo l'accelerazione:

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1 2 1 vl 2 2l 2  5  10 3 m
l atl  tl  tl    3,33  10 5 sec
2 2 tl vl 3  10 2 m / s

L'accelerazione risulta:
vl 300 m / s
a   0,9  10 7 m / s 2
t l 3,33  10 5 s

Con i dati a disposizione possiamo calcolare la corrente:

L  JQ  Ri 2 tl  JmcT

Esprimendo R ed m in funzione delle altre variabili conosciute, si può scrivere:

j kg cal
4,186  2,7  10 3 3  (  (5  10 6 m) 2 ) 2  220  60 K
Jb cT
2
cal m kg
i2    0,986 A 2
t l b 3,33  10 5 s  2,8  10 8 m

da cui si ricava: i = 0,993 A.


Si può ora calcolare il modulo del campo magnetico (dalla relazione precedente che
riguarda l’accelerazione):

a   0,9 107 m / s 2  2,7 103 kg / m 3    (5 10 6 m) 2 Wb


B   1,923 2
i 0,993 A m

OOOOO

17) Si dispone di un fornello elettrico di resistenza R = 30  , alimentato da una d.d.p. di


220 V. Si chiede quanto tempo dovrà rimanere acceso per riscaldare 2 Kg di acqua,
inizialmente a 30 °C, fino all'ebollizione, considerando una dispersione nell'ambiente del
50% del calore prodotto.
OOO

Consideriamo la quantità di energia erogata dal fornello sotto forma di calore:

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L Ri 2 t V 2 t
Q  
J J RJ

Considerando il calore disperso, possiamo scrivere la relazione che ci permette di


rispondere alla domanda:
V2t
0,5 Q  m c T  0,5 
RJ

mcT  R  J 2 kg  10 3 cal / kg C  70 C  30  4,186 J / cal


t   726,5s  12 min
0,5  V 2 0,5  (220V ) 2

OOOOO

18) Una particella di carica q = 2 nC viaggia in un campo elettromagnetico in cui E e B


hanno la stessa direzione e lo stesso verso; i moduli valgono: E = 5 N/C e B = 0,4 T.
Calcolare la forza esercitata dal campo sulla particella quando possiede una velocità
ortogonale al campo di modulo v = 200 m/s.
OOO
Sulla particella agiscono contemporaneamente due forze: Fe ed Fm ; il loro modulo è:

Fe  qE  2  10 9 C  5 N / C  10 8 N

Fm  qvB sen   2  10 9 C  2  10 2 m / s  0,4T  sen 90  1,6  10 7 N

La forza dovuta al campo elettrico ha direzione e verso coincidenti con quelli di E, mentre
la forza dovuta al campo magnetico ha direzione ortogonale a quella di B e verso come
l'asse z di un sistema d'assi tridimensionale con v sull'asse x e B sull'asse y.
La forza risultante sulla particella è perciò: Fr = Fe + Fm , di modulo:

2 2
Fr  Fe  Fm  (10 8 N ) 2  (1,6  10 7 N ) 2  1,603  10 7 N

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OOOOO
19) Si consideri una bacchetta molto sottile rettilinea di lunghezza R = 20 cm. Essa è
incernierata ad un estremo e ruota attorno ad esso con una velocità angolare uniforme 
di 200 rad /s. La bacchetta è immersa in un campo magnetico uniforme e costante di
modulo 2 Wb / m2 , parallelo e concorde ad  ( ortogonale al piano del moto ed uscente
dal piano ). Calcolare il valore della d.d.p. che compare ai capi della bacchetta.
OOO
Chiamiamo O il punto incernierato della bacchetta e P un generico punto della bacchetta
distante r da O. In P vi è un campo elettrico dato da:
     
E  v  B  (  OP)  B

di modulo : E =  B r e per direzione e verso quelli di OA.


La d.d.p. tra O ed A risulta:
A R
   1 1 rad Wb
   (v  B)  dl  B rdr  BR 2   200  2 2  (0,2 m) 2  8V
O 0
2 2 s m

OOOOO

20) Un filo metallico di massa m striscia con attrito nullo su due rotaie disposte a distanza
L tra loro. Il sistema è immerso in un campo magnetico uniforme verticale. Le rotaie sono
collegate tra loro da un generatore che fa circolare una corrente di intensità costante i
lungo le stesse ( in senso ad esempio antiorario ). Calcolare:
- modulo, direzione e verso della forza agente sul filo e la velocità del filo in funzione del
tempo, considerando nulla la velocità del filo all'istante iniziale;
- sostituendo il generatore G con una batteria di f.e.m. costante E = 10 V, calcolare il valore
della velocità limite a cui tende il filo.
( si consideri: L = 20 cm, m = 150 g, i = 3 A, B = 2 T ).
OOO

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Per rispondere alla prima domanda si considera la legge F = i L x B che agisce sul tratto L
di filo mobile. Se le due rotaie sono disposte orizzontalmente sul piano, il filo mobile è
disposto ortogonalmente ad esse a sinistra e il generatore chiude il circuito a destra del
sistema, la corrente scende attraverso il filo mobile dalla rotaia superiore a quella inferiore,
il campo magnetico è ortogonale al piano e ascendente, pertanto per la legge precedente la
forza F avrà per direzione l'asse x orizzontale, il verso da destra a sinistra e il modulo dato
da:
 
F  iL B  3 A  0,2 m  2T  1,2 N

A questa forza corrisponde un'accelerazione del filo data da:


 F 1,2 N m
a   8 2
m 0,15 Kg s

Il moto del filo è uniformemente accelerato verso sinistra, quindi:

iLB m
v  vi  at  at  t  8t
m s

Con la batteria con f.e.m. E costante è presente nel circuito anche una f.e.m. E ' indotta che
per la legge di Faraday vale:

d B
E '  Bv L
dt

Se indichiamo con R la resistenza totale del circuito, l'intensità di corrente nel circuito vale:

E  BvL
i '
R

Questa corrente provoca sul filo mobile la forza:

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E  BvL B L E B 2 v L2
F 'i ' L B  B L ( ) 
R R R

A questa forza corrisponde un'accelerazione:

F ' B L E B 2 v L2
a '  
m mR mR

La velocità di regime verrà raggiunta quando questa accelerazione si annulla, il che


implica:

E 10 V m
v   25
B L 2 T  0,2 m s

OOOOO

21) Si consideri un atomo di idrogeno, nel quale l'elettrone ruota in prima


approssimazione attorno al protone lungo un'orbita circolare di raggio r 0 = 0,53 . 10 -8
cm.
Calcolare :
1) la velocità dell'elettrone;
2) la corrente media equivalente all'elettrone in moto;
3) il valore del campo magnetico generato da tale corrente nella posizione occupata dal
protone.
OOO
Per rispondere alla prima domanda ricordiamo la forza di attrazione tra protone ed
elettrone:

 e2
F 
4 0 r0 2

Questa forza è responsabile dell'accelerazione centripeta v 2 / r0 .Considerando perciò la


relazione tra forza ed accelerazione, sarà:

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e2 me v 2 e2 9  10 9 Nm 2 / C 2  (1,6  10 19 C ) 2 m
 v   2,18  10 6
4 0 r0 2 r0 4 0 me r0 31
9,11  10 Kg  0,53  10 m 10
s

Per rispondere alla seconda domanda posso pensare ad una spira circolare di raggio r 0
disposta lungo la traiettoria dell'elettrone. Attraverso una sezione della spira passerà una
corrente data da : i = e / T , con T periodo di rotazione dell'elettrone:

2r0 2  0,53  10 10 m


T   1,53  10 16 s
v 2,18  10 m / s
6

Sarà perciò:
e 1,6  10 19 C
i  16
 1,05  10 3 A
T 1,53  10 s

Circa l'ultima domanda si considera una spira circolare di raggio r 0 percorsa da una
corrente i; nel suo centro il modulo di B vale:
  i 4  10 7 Tm / A  1,05  10 3 A
B 0   12,44T
2r0 2  0,53  10 10 m

OOOOO
22) Un'onda elettromagnetica piana sinusoidale, con frequenza  = 1,5 .
102 KHz,
linearmente polarizzata, si propaga nel verso positivo dell' asse x in un mezzo avente la
stessa permeabilità del vuoto e con r = 2. Calcolare:
1) la velocità di propagazione dell' onda;
2) l'espressione del campo magnetico e la sua ampiezza, se E0 = 15 V/m;
3) determinare le espressioni in funzione del tempo del campo elettrico e del campo
magnetico se all'istante t* = 8 s nel punto di ascissa x* = 60 m il campo elettrico ha
componente E* = E0 = 15 V/m lungo l' asse y.
OOO

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Se l' onda piana è polarizzata linearmente, E è ortogonale a B e sono ortogonali alla
direzione di propagazione. Perciò se l' onda si propaga lungo l' asse x, E sarà parallelo ad
y e B a z.
Essendo l' onda sinusoidale, scriveremo:
 
E  E0 sin ( k ( x  x0 )   t ) j

con: k = 2  / = numero d' onda


=2=2v/
( v = velocità di propagazione dell' onda )
Se il dielettrico è omogeneo e isotropo si può scrivere per la velocità:

1 1 c 3 108 m / s
V     2,12 108 m / s
  0 0  r r  r r 2

Per calcolare l' ampiezza del campo magnetico considero l' equazione di Maxwell:

 B
rot E  
t

Le proiezioni sugli assi forniscono:

  Ez  E y
(rot E ) x   0
y z

  Ex  Ez
( rot E ) y   0
z x

  E y  Ex
(rot E ) z    k E0 cos (k ( x  x0 )   t )
x  y

Tornando all'equazione di partenza, possiamo scrivere:

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B 
  k E0 cos (k ( x  x0 )   t ) k
t

Se integriamo questa equazione rispetto a t otteniamo il campo B :

 k E0  
B sin (k ( x  x0 )   t ) k  B0 sin (k ( x  x0 )   t ) k

dove il versore k non va confuso con il numero d'onda k e :

k E 0 E0 15V / m
B0     7,07 10 8 T
 v 2,12 10 m / s
8

Questa è la risposta alla seconda domanda.


Per rispondere alla terza domanda operiamo come segue:

E0 sin (k ( x *  x0 )   t*)  E *  E0

Considerando il termine E0 ad ambo i membri, si deduce che sarà:


k ( x *  x0 )   t *  (  2 n )
2

con “n” numero intero positivo o negativo.


Ricavando ora dall' ultima espressione il valore di x 0, si potranno scrivere E e B in
funzione del tempo. Tenendo conto delle espressioni per k ed  sarà:

2 2 v 1
( x *  x0 )  t *   (  2 n)
  2

Semplificando e ricavando x0 si ottiene:

1
x0  x *  v t *  (n  )
4

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I campi elettrico e magnetico in funzione del tempo sono perciò:

 1 
E  E0 sin (k ( x  x *  v t *  ( n  )  )   t ) j
4
 1 
B  B0 sin (k ( x  x *  v t *  (n  )  )   t ) k
4

OOOOO
23) Si consideri un’onda piana elettromagnetica che si propaga nel vuoto lungo l’asse x; il
modulo del campo elettrico è funzione della coordinata spaziale x e del tempo secondo la
relazione: E = E0 cos  ( t – x/c ). Un’analoga espressione vale per il campo magnetico.
In ogni istante della propagazione il campo elettrico abbia la direzione dell’asse y e il
campo magnetico quella dell’asse z. La misura del valore medio del flusso di energia
dell’onda fornisce il valore: 35 . 10-5 W / m2.
Scritte le componenti cartesiane dei campi, calcolare:
1) i valori di E0 e B0;
2) la densità media di quantità di moto trasportata dall’onda.
OOO
I campi elettrico e magnetico avranno le seguenti componenti cartesiane:

x
E x  0 ; E y  E0 cos  (t  ) ; E z  0
c
x
Bx  0 ; By  0 ; Bz  B0 cos  (t  )
c

Il flusso di energia portato dall’onda è legato ad un vettore molto importante, funzione dei
campi elettrico e magnetico; è il vettore di Poynting, definito come:

 1  
S EB
0

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Il vettore di Poynting dà la quantità di energia che per unità di tempo attraversa l’unità di
superficie perpendicolarmente alla direzione di propagazione; dimensionalmente sarà
perciò: Joule / (sec . m2 ) = Watt / m2 .
Il valore medio del flusso di energia portato dall’onda è definito come valore medio del
vettore di Poynting. Scriveremo pertanto:

E B E0 B0 x
S  cos 2  (t  )
0 0 c

Questo è il modulo del vettore di Poynting. Calcoliamo ora il valore medio su un periodo:

E0 B0 1 T x E B 1 T E0 B0
Sm 
0 T  0
cos 2  (t  ) dt  0 0
c

0 T 2 2 0

Considerando che per un’onda piana nel vuoto valgono le seguenti relazioni:

1
E  c B ; c2 
 0 0

possiamo andare a scrivere l’ultima relazione trovata in funzione ad esempio di E 0 :

c E
2 2
E0
Sm   0 0
2 c 0 2

Passando ai valori numerici si avrà:

2 S m 1/ 2 2  35  10 5W / m 2 V
E0  ( ) ( )1 / 2  0,5135
c 0 12
3  10 m / s  8,85  10 F / m
8
m

E0 0,5135V / m Wb
B0    0,171  10 8 2
c 3  10 m / s
8
m

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Riguardo alla seconda domanda ricordiamo che assieme al flusso di energia c’è anche un
trasporto di quantità di moto; per unità di volume è:

 1 
Q 2 S
c

( dimensionalmente : ( Joule . sec ) / m4 , che corrisponde ad una quantità di moto divisa per
un volume )
Considerando tale formula, si scriverà:

S m 35  10 5W / m 2  21 Ws
2
Qm    3,89  10
c2 (3  108 m / s ) 2 m4

OOOOO

24) Si consideri un fascio di raggi X che incide su un bersaglio. La lunghezza d’onda è pari
a  = 10 pm. I raggi diffusi vengono osservati ad un angolo  = 45° rispetto alla direzione
del fascio incidente. Calcolare:
- la lunghezza d’onda dei raggi X diffusi a questo angolo;
- le energie dei fotoni incidenti e diffusi;
- l’energia cinetica dell’elettrone di rinculo;
- l’angolo al quale può venire osservato.
OOO
Per calcolare la lunghezza d’onda dei raggi X diffusi utilizzeremo la formula dell’effetto
Compton, ricavata nel 1923 e che gli fruttò il premio Nobel nel 1927:

    '    c (1  cos  )

c è la lunghezza d’onda Compton dell’elettrone e vale:

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h 6,63 10 34 J  sec
c    2,43 10 12 m
m0 c 9,1 10 31 Kg  3 108 m / s

( h è la costante di Planck, m0 la massa a riposo dell’elettrone e c la velocità della luce nel


vuoto )
La lunghezza d’onda dei raggi X diffusi è perciò:

 '    c (1  cos  )  10 pm  2,43 pm (1  0,707) 10,712 pm

Avendo la lunghezza d’onda dei fotoni incidenti e diffusi, possiamo calcolare le loro
energie:

h c 6,63 10 34 J  sec  3 108 m / s


Ei  h    1,989 10 14 J 1,233 105 eV  0,1233 MeV
 10 10 12 m

( abbiamo considerato che: c =   ; inoltre : 1 eV = 1,6 . 10-19 J ; 1 J = 0,62 . 1019 eV )

h c 6,63 10 34 J  sec  3 108 m / s


Ed    1,857 10 14 J  0,1151 MeV
' 10,712 10 m 12

Per calcolare l’energia cinetica dell’elettrone di rinculo consideriamo il principio di


conservazione dell’energia, scritto in modo adeguato:

E i  m0 c 2  E d  E d ( elettrone )

L’energia totale prima dell’urto è infatti data dall’energia totale del fotone + l’energia a
riposo dell’elettrone, mentre dopo l’urto fotone-elettrone all’energia a riposo dell’elettrone
si somma la sua energia cinetica.
Calcolata l’energia totale dell’elettrone dopo l’urto mediante la relazione precedente,
troveremo l’energia cinetica togliendo l’energia a riposo:

E d ( elettrone )  Ei  m0 c 2  E d

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E Kd ( elettrone )  E d ( elettrone )  m0 c 2  Ei  m0 c 2  E d  m0 c 2  Ei  E d  0,0082 MeV  8,2 KeV

Per calcolare l’angolo al quale può venire osservato l’elettrone, andremo a considerare il
principio di conservazione della quantità di moto:
  
p fotone  p ' fotone  pe

Questa è una relazione vettoriale. Considerando l’asse x su cui sta il vettore p, i due vettori
p’ e p(elettrone) formeranno con l’asse x rispettivamente un angolo  e . Scompongo perciò la
relazione vettoriale precedente lungo la direzione del moto del fotone incidente e lungo la
direzione perpendicolare a questa:

p  p ' cos   p ' e cos 

0  p ' sen   p ' e sen 

Posso ricavare ad esempio sen dalla seconda equazione e cos dalla prima, poi
dividendo le due ricavo tg e quindi  :

E'
sin 
p ' sin  c 0,1151MeV  0,707
tan      1,941    62,74
p  p ' cos  E  E ' cos  0,1233MeV  0,1151MeV  0,707
c c

OOOOO

25) Si consideri la luce solare. Se il flusso di energia solare che arriva sulla terra è pari a
1,94 cal / ( cm2 .
min ), si chiede quanti fotoni per m 2 e al secondo raggiungono la
superficie terrestre (si assuma come lunghezza d’onda media della luce solare:  = 500
nm).
OOO

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Per calcolare il numero di fotoni richiesto si dividerà il flusso di fotoni per l’energia di
ciascun fotone, considerando i dati che abbiamo a disposizione e le opportune conversioni
delle unità di misura:
1,94  4,186 J
( )  (5  10 7 m )
   10 4
m 2
 60 s fotoni
n fotoni      3,4  10 21 2
h hc 34
hc (6,63  10 J  s )  (3  10 m / s )
8
m s

OOOOO

26) Si consideri il modello atomico di Bohr, con gli elettroni che descrivono orbite circolari
attorno al nucleo. Considerando l’atomo di idrogeno:
a) dare una relazione generale per l’energia del sistema;
b) in particolare per l’orbita più interna, si calcoli raggio ed energia minima.
OOO
Nell’atomo di idrogeno vi è una forza che agisce tra protone ed elettrone ( se trascuriamo
il contributo gravitazionale ), la forza elettrica. Considerando il moto circolare, possiamo
applicare la legge di Newton:
2
  v2 1 e
F  ma  m e 
r 4 0 r 2

Da questa relazione possiamo ricavare v2 :

1 e2
v 
2

4 0 me r

Se si considera ora l’energia totale dell’elettrone, ci sarà un contributo dovuto all’energia


cinetica del moto di rivoluzione e un contributo dovuto all’energia potenziale
elettrostatica:
1 1 e2 1 1 e2
ETOT .  E K  U P  me v 2    
2 4 0 r 2 4 0 r

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( il segno – per UP è dovuto al fatto che è energia di legame ( le due particelle si attirano ) e
il risultato è stato ricavato sostituendo in EK il valore di v2 trovato in precedenza )
L’ipotesi di Bohr fu che il raggio non potesse assumere qualunque valore, ma solo valori
tali da soddisfare una condizione di quantizzazione del momento della quantità di moto
dell’elettrone:

h
me v r  n
2

con “n” numero naturale.


Se dall’ultima espressione ricaviamo v e quindi v 2, possiamo sostituire questo dato nella
prima relazione dell’esercizio, che darà il raggio solo in funzione di n:

n h n2 h
v  ( )  v  2 2  ( )2
2

me r 2  me r 2

Sarà perciò:

n2 h 2 1 e2 n2 h
 ( )    r  4 0   ( ) 2  0,53  10 10 n 2 metri
2 2
me r 2 4 0 me r me e 2
2

Sostituendo il valore di r nell’energia precedentemente trovata, si ricava:

1 1 e2 21,736  10 19 13,585


ETOT     J  eV
2 4 0 n 2
h 2 n 2
n2
4 0  ( )
me e 2 2

Il raggio minimo e l’energia minima saranno quelli per l’orbita più interna, cioè per n = 1.
Se pertanto nelle formule precedenti andiamo a sostituire questo valore per n, sarà:
r0 = 0,53 . 10-10 m
E0 = - 13,585 eV
Questa è la risposta alla seconda domanda.
OOOOO

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