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María Reyes Ferrer

maria.reyes1@um.es
Universidad de Murcia
 Daria Bignardi, giornalista televisiva e della
carta stampata, ha collaborato in diversi
programmi televisivi e ne ha condotto altri
come Tempi Moderni o Le Invasioni Barbariche.
 Attualmente, e da febbraio del 2016, occupa
l’incarico di direttrice di Rai 3.
 Esordisce come scrittrice nell’anno 2009 e ha pubblicato
5 romanzi

 A grandi linee, i suoi romanzi ruotano attorno all’idea


dell’esistenza dell’essere, i rapporti dell’individuo con gli
altri ed il mondo che li circonda, con i suoi problemi, le sue
aspirazioni personali, le crisi di personalità, i fallimenti e i
successi, che aiutano poi i protagonisti a ricostruire i
frammenti della propria vita.
 Il romanzo racconta parte della vita di Eugenia
Viola attraverso episodi rilevanti della sua
esistenza narrati in maniera anacronica, come un
susseguirsi di flashback che hanno un ordine più
sentimentale che temporale.

 Eugenia, una giovane regista di 40 anni, condivide


con il lettore pezzi di vita, dall’adolescenza alla
maturità, mostrando le luci e le ombre ma
soprattutto la crescita personale legata ad una
formazione d’identità femminile.
 La
struttura è legata alla tecnica narrativa del
monologo interiore:
 Abbondano gli elementi autoreferenziali (fattori
deittici spazio- temporali e personali)
 Assenza di connessione tra le frasi per emulare il
pensiero del personaggio:

“Ho trovato duecento sterline, per mantenermi fino a


quando troverò lavoro. Il mio inglese è ridicolo e da
quando ho lasciato il Conte sono ingrassata. Mi sono
fatta un taglio di capelli scalato, che mi sta
malissimo. In Italia mio padre sta morendo” (UKP,
24)
 I sensi acquisiscono un’importanza vitale per
conoscere le percezioni del personaggio: le accurate
descrizioni fisiche e psicologiche che Eugenia fa delle
persone

“La famiglia di Kilburn non mi piace. La moglie è


fredda e bovina. Il marito ha faccia rossa e cravatta
azzurra” (UKP, 26)

“[Il Conte] era alto, con la pelle chiara e i capelli neri.


Magro, ma non scheletrico, la faccia allungata, gli occhi
a nocciola dalle ciglia lunghe e un bellissimo neo vicino
al labbro inferiore. Portava jeans imbottiti e scarponcini
con il pelo perché aveva sempre freddo” (UKP, 104)
un solo punto di vista: Eugenia  il
 Esiste
narratore extradiegetico- omodiegetico
(Genette, 1976)

 Attraverso la narrazione a focalizzazione


interna, il lettore riceve informazioni sui
diversi stati d’animo che si agitano nella mente
di Eugenia: la “psico-narrazione” (Dorrit
Cohn, 1978), il resoconto degli stati psichici
del personaggio focale
 La negatività:
 “Io prendo sul serio solo le cose negative minimizzando
o ignorando quelle positive, come se fossi affetta da una
strana miopia e riuscissi a mettere a fuoco solo ciò che è
brutto. Come se fosse vero e reale solo quel che fa
soffrire, e il resto scontato o inutile” (UKP, 68)

 L’astio:
 “Uscire durante la settimana è un’impresa
sproporzionata alla mia poca voglia di socializzare. Mi
costringo a uscire il sabato […] ma non mi diverto quasi
mai. Stazionare davanti ai bar mi deprime, e cene o feste
in casa di questo o quello sono sopportabili solo con una
quantità d’alcohol che poi devo smaltire” (UKP, 73)
 La risolutezza e la sopravvivenza
 “Quando dico a mio padre che ho vinto il concorso,
piange. Cerco di consolarlo […], ma lui piange le
lacrime sfinite della malattia. Non mi sono mai
sentita tanto vile come di fronte a quel pianto, ma
non posso rinunciare a salvarmi (UKP, 44)

 “Sei sempre stata così severa con te stessa, Eugenia.


Con tutti, ma con te di più. Quello che pensi sia
stato egoismo era istinto di sopravvivenza. Dovevi
nutrirti, hai cercato cibo dove potevi” (UKP, 202)
 IlBildungsroman narra “le esperienze di un
giovane protagonista, dalla sua infanzia o
adolescenza fino alla sua maturità, in un
processo di apprendimento la cui finalità è
quella di riuscire a consolidare la personalità
dell’individuo e la sua integrazione nella
società” (Gómez Viu, 2009: 107)

 The Voyage In: Fictions of Female Developments


(1983): si introducono varianti nel concetto
tradizionale del Bildungsroman che si adattano
al romanzo di formazione femminile
 Ilromanzo di formazione femminile deve ricorrere
a diverse strategie che sottolineino le differenze tra
le narrative maschili e femminili.
 In questo studio ci concentreremo su 3 strategie

La rappresentazione La scrittura L’anacronia


conflittuale frammentata
del processo
di formazione
 Ilprocesso di formazione della donna di solito è
meno diretto e più conflittuale giacché essa aspira a
raggiungere la propria indipendenza e sfugge dai
modelli tradizionali
 Eugenia fugge dai ruoli femminili tradizionali
perché essi comportano un sacrificio delle proprie
aspirazioni
 “Sono tornata in Italia pensando e sognando in inglese e
mi aggrappo a tutto quello che ha a che fare con Londra
per evitare i lamenti del babbo, l’odore delle medicine e
gli occhi di mia madre. Luca, da quando sono tornata,
non c’è mai, e la mamma sembra darmi la colpa anche di
quello” (UKP, 44)
 La scrittura è senza un ordine cronologico determinato
perché:
 Si tende a imitare i procedimenti propri della psicoanalisi
quando si tratta di creare un’identità
 Lo sviluppo personale non segue un avanzamento graduale
sennonché si realizza attraverso momenti epifanici.

 “Non sono sempre stata così, da bambina ce l’avevo


un centro” (UKP, 15)
Il “centro” va sostituito da quei momenti epifanici:
- - Ai 13 anni: grandi cambiamenti legati a fattori
sociali e biologici.
- - Londra
- - La malattia del padre,
- - Il matrimonio con Pietro
- - la maternità
 L’ordine cronologico è alterato e la relazione
che si stabilisce tra il tempo della storia e il
tempo del racconto è anacronica
 L’analessi, i flashback che riempiono degli spazi
vuoti del racconto che sono stati ommessi dalla
scrittrice deliberatamente, e che poi recupera per
facilitare la comprensione del lettore
 Ilracconto è quindi un’altalena temporale e
sentimentale dove si intrecciano le scelte che
hanno portato Eugenia ad essere la donna che è
nel presente
 Il dolore si afferma con il vero tema del romanzo
e segue una linea spazio-temporale.

 Il romanzo si chiude come una sorta di cerchio


perfetto: riesce a liberarsi dal dolore e rompe con
l’idea del “il tutto o niente”

 “A volte pensi che per cominciare a vivere davvero


devi prima capire chi sei, fare le scelte giuste, mettere
tutto in ordine: ma alla fine la tua vita sarà il modo in
cui hai vissuto. Il modo in cui stai vivendo adesso. Mi
piace come ho vissuto fin qui? Più o meno. Si può
cambiare? Non credo. Si fanno sempre gli stessi errori.
Però si soffre meno” (UKP, 210)