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KIERKEGAARD

INTRODUZIONE

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LA VITA
Søren Kierkegaard nasce a Copenhagen il 5 maggio
1813, qui trascorre gran parte della sua vita.
Cresce educato in un clima di religiosità severa.
Si laurea in teologia (1840) con la dissertazione Sul
concetto di ironia con particolare riguardo a Socrate
e si fidanza nello stesso anno con Regina Olsen
LA VITA

Non divenne né un pastore, secondo le speranze paterne, né un


tranquillo e metodico padre di famiglia, anzi il fidanzamento fu presto
rotto per motivi mai chiariti; la laurea, il matrimonio, la carriera
ecclesiastica significavano una sorta di «riconciliazione con l’universale»
e l’abbandono della sua radicale diversità.
Nelle opere scritte a partire da Aut-Aut (1843), al di là della vita estetica
e di quella etica, di cui è sottolineata l'insufficienza, viene proposta la
scelta religiosa, come incertezza angosciosa e sublime vissuta nel
rapporto contraddittorio del singolo con Dio.
L'ultima parte della vita di Kierkegaard fu occupata prevalentemente
dalla polemica contro la Chiesa danese e i suoi capi, troppo arrendevoli,
accomodanti e “ragionevoli” e troppo dimentichi perciò del carattere
“scandaloso” del messaggio cristiano. Morì l’11 novembre 1855.
LE OPERE
• Il concetto dell’ironia (1841)
• Enten-Eller (generalmente tradotto con Aut-Aut) che
comprende anche:
 Diario di un seduttore; Timore e tremore; La ripresa
(1843)
• Prefazione; Briciole filosofiche; Il concetto dell’angoscia (1844)
• Stadi nel cammino della vita (1845)
• Postilla conclusiva non scientifica; Il punto di vista della mia
attività di scrittore (pubblicato postumo) (1846)
• La malattia mortale (1849)
• L’esercizio del cristianesimo (1850)
IL SINGOLO E LA VERITÀ

• L’insegnamento fondamentale del cristianesimo è proprio


questo: ogni singolo uomo è direttamente coinvolto nel suo
destino.
• La categoria centrale è quella del «singolo» e il suo rapporto
con la verità; la ricerca della verità non è mai oggettiva o
distaccata, bensì appassionata; è la ricerca di una verità che
sia propria di ognuno; in termini soggettivi ciò che è
importante è come il soggetto si rapporta alla verità.
• «La soggettività è la verità»
L’ESISTENZA E IL SINGOLO

• Singolo significa esistenza singolare; per Hegel, a cui


Kierkegaard si contrappone, l’esistenza singolare è un
accessorio dell’essenza, mentre per lui l’esistenza significa stare
fuori dal concetto, dall’essenza universale.
• Occuparsi delle essenze significa occuparsi dell’universale, al
contrario Kierkegaard sposta l’attenzione sull’individuo concreto,
sul singolo. Concreta non è più la totalità, ma l’individuo e
l’astrattezza sarà attribuita all’universalità.
L’ESISTENZA SINGOLARE

• Se guardiamo all’esistenza di «quel singolo», per lui non c’è


una tranquillizzante ricomposizione della propria identità in
qualcosa di superiore, o una soluzione dialettica in cui anche il
dolore trovi il suo senso.
• Il singolo è solo di fronte alla sua responsabilità, al rischio che
non ci sia soluzione.
• Il singolo è esistenza; esistere significa venire ad essere,
provenendo dal nulla, per divenire qualcosa, ma uscendo dal
nulla l’individuo è la possibilità pura.
L’ESISTENZA COME
POSSIBILITÀ

“Nella possibilità tutto è ugualmente


possibile…anche il nulla”

«possibilità-che-sì»
«possibilità-che-no»
L’esistenza intesa come possibilità è costantemente
attraversata dalla minaccia del NULLA.
Si può scegliere e perdersi in essa o scegliere di non
scegliere, rimanendo quindi nella paralisi.
Kierkegaard stesso, di fronte all’angoscia della possibilità,
pare sentirsi paralizzato dall’impossibilità di ridurre la
propria vita ad un compito preciso, di scegliere tra due
alternative opposte.
CHE FARE?

• Questa è la domanda fondamentale: bisogna scegliere che cosa si


vuole essere, cosa si vuole fare di sé; a ciascuno si aprono delle
possibilità e ognuna di queste esclude radicalmente le altre.

• L’uomo è libero, ma la libertà è un’imposizione che non si può


rifiutare; la libertà è la responsabilità della scelta e il
riconoscimento di un vuoto, dell’impossibilità di fondare
l’esistenza sulla stabilità di una struttura oggettiva.
OGNI POSSIBILITÀ
DI SCELTA
GENERA UN
SENTIMENTO DI
ANGOSCIA

Edvard Munch, Angoscia, 1984, olio su tela, Munch-Museet


… “Ciò che io sono è un nulla; questo
procura a me ed al mio genio la
soddisfazione di conservare la mia
esistenza al punto zero, tra il freddo e il
caldo, tra la saggezza e la stupidaggine,
tra qualche cosa e il nulla come un
semplice forse” …
… Dunque l’esito dell’esistenza, intesa
come possibilità, è la minaccia del nulla,
il timore del possibile, del futuro (il futuro
non è che il possibile nel tempo).

Punto zero indecisione


I TRE STADI
DELL’ESISTENZA
Tre possibili forme dell’esistenza per Kierkegaard

Vita Estetica
Vita Etica
Vita Religiosa
I TRE STADI DELL’ESISTENZA
LO STADIO ESTETICO

Primo stadio:
è quello in cui vive l’esteta, l’uomo che
“è immediatamente ciò che è”, che
cerca di fare della sua vita un’opera
d’arte, consumata unicamente attimo
per attimo, sempre all’insegna della
novità, dell’immaginazione e
dell’avventura
… La vita estetica esclude ogni
ripetizione, che implica la monotonia,
e ogni forma di impegno continuato.
• « In questo regno non abitano il linguaggio, la prudenza del
pensiero, le faticose conquiste della riflessione; vi si odono
soltanto la voce elementare della passione, gli scherzi del
piacere, il selvaggio clamore dell’ebbrezza; là solo si gode in
eterno tumulto…non abbiamo ancora detto che è il regno del
peccato, perché ci troviamo ancora nel regno dell’indifferenza
estetica. Solo quando entra in ballo la riflessione si mostra
come il regno del peccato, ma allora Don Giovanni è ucciso, la
musica tace…»
IL SEDUTTORE E IL TEMPO

• « Vederla e amarla fu una cosa sola» dice don Giovanni di ciascuna


delle sue conquiste, consumando ogni desiderio in un attimo; ogni
amore comincia in un istante e in un istante si dissolve e perciò
deve essere ripetuto all’infinito.
• «Io non sono affatto un marito, a cui è necessaria una ragazza
speciale per essere fortunato; ciò che mi rende fortunato ce l’ha
ogni ragazza, e perciò le prende tutte.
• La sua vita si compone cosi di tanti istanti, in cui egli cerca
l’infinito e la totalità, aggiungendo istante ad istante, ma senza
raggiungere nulla.
• L’opera di Mozart si chiude con la morte di Don
Giovanni, invitato a cena dal «convitato di pietra»
che gli mostra la vacuità della ripetizione infinita
dei singoli istanti, essa non porta alla pienezza, ma
al vuoto e alla morte. Lo spettro che invita Don
Giovanni è proprio l’opposto della sensualità che ha
caratterizzato la sua esistenza.
I TRE STADI DELL’ESISTENZA
LO STADIO ESTETICO

Al di là della sua apparenza gioiosa,


nello stato estetico non è possibile
né una scelta autentica, né alcuna
forma di libertà, affidando all’istante il
compito di decidere della propria vita
per non cadere nella noia ...
… Questa obbliga infatti il consumo
continuo di esperienze sempre
nuove portando sino alla totale
dispersione e al fallimento
esistenziale …

La locandina del “Don Giovanni” di Mozart.


I TRE STADI DELL’ESISTENZA
LO STADIO ESTETICO

… Infatti, scegliendo di non scegliere ma di


lasciarsi trasportare dall’attimo, l’esteta finisce
per rinunciare alla propria identità ed avvertire
il vuoto della propria esistenza senza senso ...
… “Chiunque viva esteticamente è disperato,
che lo sappia o non lo sappia; la disperazione
è l’ultimo sbocco della concezione estetica
della vita” …
… La disperazione è l’ansia di una vita
diversa che si prospetta come un’altra
alternativa possibile verso cui bisogna
attaccarsi con tutte le proprie forze per Una scena tratta dal “Don
effettuare l’immane salto che separa Giovanni” di Mozart.
la vita estetica da quella etica.
I tre stadi dell’esistenza
Lo stadio etico
L’antitesi alla vita estetica è l’atto con cui l’uomo accetta di
scegliere; «l’etica è quello per cui l’uomo diventa quello che
diventa».

“Affinché uno viva eticamente è necessario che prenda


coscienza di sé tanto radicalmente che nessuna
accidentalità gli sfuggirà”

La vita etica nasce proprio da questa presa di coscienza


che implica una continuità che la vita estetica esclude. La
vita etica rappresenta la scelta di scegliere di sé stesso, la
scelta della libertà dandosi dunque un’identità concreta,
accettando tutta la propria storia personale: questa include
anche tutti i rapporti con gli altri …
• Il protagonista è il marito, il funzionario di stato;
colui che sceglie di scegliere.
• Cosa sceglie?
• Una vita regolare, fatta di affetti profondi per la
moglie, per la quale rinnova il suo amore ogni
giorno e per i figli; una vita fatta di senso di
responsabilità, di diritti e di doveri.
LA VITA ETICA E IL TEMPO

• Mentre l’esteta vive l’immediatezza dell’attimo; il marito vive


ogni giorno le scelte passate e progetta il futuro nel presente
stabile delle relazioni sociali: è la continuità temporale in cui al
presente si intrecciano il ricordo e la speranza.

• L’amore per una sola donna piuttosto che gli attimi slegati
delle infinite seduzioni: una ripetitività consapevole, voluta,
scelta, durevole.
• Il marito ha scelto il sistema dei valori, le regole sociali, un sistema
oggettivo, sottraendosi alla radicale soggettività della scelta, alla
sua libertà, ma solo apparentemente, perché scegliendo di
scegliere, ha scelto assolutamente dando fondamento alla sua
libertà.
• Anche chi si nasconde dietro la rispettabilità borghese, è sempre
responsabile.
• Ma anche per l’uomo etico è in agguato lo scacco; la vita etica
infatti « addita l’ idealità come scopo e presuppone che l’uomo sia
capace di raggiungerlo»
• L’uomo è limitato, inevitabilmente gravato dal peccato, quindi la
vita etica è destinata a naufragare contro lo scoglio dell’incapacità
dell’uomo.
• «Il peccato è una disperata liberazione dal dover realizzare
l’etica».
• L’autentica vita etica deve passare attraverso la disperata
consapevolezza del limite umano; la disperazione conduce al
pentimento e, tramite questo, si giunge sulla soglia della vita
religiosa, soglia che non si può varcare né tranquillamente né
felicemente.
I tre stadi dell’esistenza
Lo stadio etico

… “Il pentimento dell’individuo coinvolge se stesso, la famiglia, il


genere umano, finché egli si ritrova in Dio. Solo a questa
condizione egli può scegliere se stesso in senso assoluto”…

… Il riconoscimento della propria


finitudine peccaminosa e quindi della
propria colpevolezza, rappresenta
dunque il termine della vita etica, che,
nella sua “generalità”, appare
insufficiente per la ricerca di una sincera
“singolarità” dell’uomo, spingendolo a
trapassare nella vita religiosa.
I TRE STADI DELL’ESISTENZA
LO STADIO RELIGIOSO

Il salto tra stadio etico e religioso, è


simboleggiato in Timore e Tremore dalla
figura di Abramo. Da sempre vissuto nel
rispetto della legge morale, egli riceve da
Dio l’ordine di uccidere il figlio Isacco,
infrangendo così la legge morale per cui
è vissuto …
… Tra i due principi dunque non vi è
possibilità di conciliazione o di sintesi,
come non vi è una regola che possa
aiutare nella scelta …
I TRE STADI DELL’ESISTENZA
LO STADIO RELIGIOSO

… L’uomo che ha fede seguirà


l’ordine divino anche a costo di una
rottura con la norma morale e con
tutti gli altri uomini. Il rapporto con
Dio è infatti costituito dalla solitudine
dell’individuo nel rapporto con
l’Assoluto: “non si odono voci
umane, né vi sono regole” …
… Da qui il carattere incerto della
vita religiosa …

Il rapporto solitario con Dio, si può immaginare


come una preghiera in una basilica deserta …
I TRE STADI DELL’ESISTENZA
LO STADIO RELIGIOSO

… “L’uomo è posto di fronte al bivio:


credere o non credere. Da un lato è
lui che deve scegliere, dall’altro ogni
sua iniziativa è esclusa perché Dio è
tutto e da lui deriva anche la fede. La
vita religiosa è nelle maglie di questa
contraddizione inesplicabile” …
… Paradosso, scandalo,
contraddizione, necessità e
impossibilità di scegliere, dubbio,
angoscia, sono però le caratteristiche
dell’esistenza intera e nello stesso
tempo le basi del cristianesimo.
I TRE STADI DELL’ESISTENZA
LO STADIO RELIGIOSO

• « Abramo abbandonò la terra dei suoi padri e divenne


straniero nella Terra promessa…lasciò la sua intelligenza e
prese con sé fede»
• «Abramo credette e non dubitò, egli credette l’assurdo. Se
Abramo avesse dubitato – allora avrebbe fatto qualcosa d’altro,
qualcosa di grande e splendido. .. E si sarebbe piantato un
coltello nel petto. Sarebbe stato ammirato nel mondo e il suo
nome non sarebbe stato dimenticato; ma una cosa è essere
ammirati e un’altra è essere una stella che guida, che salva chi
è angosciato».
I TRE STADI DELL’ESISTENZA
LO STADIO RELIGIOSO

• Il contrasto tra l’etico e il religioso è il contrasto tra il dovere in


generale e il dovere assoluto verso Dio; per compiere questo
dovere il singolo non può rifugiarsi nel generale; deve solo
assentire e assentire in silenzio, da solo senza attendersi la
comprensione altrui.
• Abramo supera la prova e preserva ciò che Dio gli aveva
promesso perché non discute, non chiede, accetta il suo nulla di
fronte ad un Dio indimostrabile e incomprensibile.
• La scelta di Abramo è la sola possibilità autentica, una scelta
radicalmente individuale che salva dalla disperazione del
dubbio.
SCHEMA RIASSUNTIVO
Stadio
CARATTERISTICHE

estetico Novità Avventura


Immaginazione Non-scelta
Noia Dispersione
Disperazione

Stadio Scelta Matrimonio

etico
Normalità Morale
Continuità Fedeltà

Pentimento
Angoscia Fede
Solitudine
Stadio Paradosso Scandalo
religioso
Angoscia, fede e disperazione
Nel Concetto dell’angoscia e La malattia
mortale Kierkegaard approfondisce il
concetto di angoscia come base di tutta la
sua filosofia …
… L’angoscia è infatti la conseguenza del
possibile nell’uomo, implicando dunque il
peccato ed è addirittura causa del peccato
originale. Adamo era infatti innocente nei
riguardi del male in quanto lo ignorava. Ma
tale ignoranza, rende inquieto Adamo e
crea in lui l’angosciante possibilità di
potere: tuttavia egli non sa in cosa
consista questo potere. Trovandosi in Il “Peccato originale” di
questa “ignoranza”, Adamo si trova nella Michelangelo
pura possibilità e l’angoscia è
l’oggettivazione di tale possibilità …
Angoscia, fede e disperazione
… “Per la libertà, il possibile è l’avvenire, per il tempo l’avvenire è
possibile. Così all’uno come all’altro, nella vita individuale corrisponde
l’angoscia” …
… L’angoscia è dunque, secondo
Kierkegaard, strettamente connessa al
trascorrere del tempo: il passato, ad esempio,
può angosciare nella misura in cui si può
ripresentare nel futuro. In definitiva, l’angoscia
è legata alla possibilità del nulla e dunque
all’intera condizione umana …
… Ritornando al già citato principio dell’infinità
del possibile, possiamo concludere che è
proprio l’infinità delle possibilità che rende
insuperabile l’angoscia e ne fa la situazione
fondamentale dell’ uomo nel mondo …

“L’Angoscia” di E. Munch
Angoscia, fede e disperazione
Se l’angoscia riguarda il rapporto dell’uomo con il
mondo, la disperazione è, invece, la condizione in
cui l’uomo viene posto dalla possibilità nell’ambito
del rapporto con sé stesso. Come già detto,
l’uomo tenta di cambiare vita, di “volere o non
volere essere se stesso”
Tale tentativo rimane però impossibile: egli
dispera di sé (nello stadio estetico), ossia voler
essere l’io che non si è veramente; oppure egli
vuole essere se stesso a qualunque costo (nello
stadio etico), cercando di diventare un io
autosufficiente e compiuto e sfuggire alla
possibilità. L’impossibilità di questo tentativo
genera in entrambi i casi la disperazione

“La disperazione” di E. Munch


ANGOSCIA, FEDE E
DISPERAZIONE
• « Non vi è un solo uomo che non sia un po’ disperato e non è
neppure necessario esserne consapevoli…l’ignoranza della
disperazione è la più comune del mondo».
• Le reazioni dell’uomo possono essere tante: evasione, illusioni,
astrazione, comportamento responsabile, ma l’unico reale
antidoto è la fede, credere che in Dio tutto sia possibile.
• Il passaggio alla fede è un salto senza mediazioni, al di là
dell’esperienza e della ragione.
ANGOSCIA, FEDE E
DISPERAZIONE
• La fede è dunque assurdità, scandalo, paradosso, significa
scegliere il proprio nulla di fronte ad un Dio di cui non si ha alcuna
certezza razionale; « il massimo a cui si arriva è comprendere che
non si può comprendere».
• Tutto nel Cristianesimo è impensabile: Cristo è un paradosso,
l’eterno venuto nel mondo; Dio è la trascendenza che non ha né
può avere contiguità con l’uomo.
• E tutto questo non ha nulla a che fare con la dottrina del
cristianesimo ufficiale, con la cristianità riconciliata con il mondo

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