Strumenti Musicali Dell'Orchestra Moderna
Strumenti Musicali Dell'Orchestra Moderna
L'organologia
è
la
scienza
che
studia
gli
strumenti
musicali,
indagandone
storia,
caratteristiche
acustiche
e
meccaniche,
tecniche
costruttive
e
prassi
esecutive.
Il
termine
deriva
dal
greco
ὄργανον
(=
utensile,
strumento,
strumento
musicale)
ed
è
stato
usato
per
la
prima
volta
da
Michael
Praetorius
nel
suo
trattato
Syntagma
Musicum,
del
1618.
Solo
alla
fine
dell’Ottocento
Victor-‐Charles
Mahillon
(1880-‐1922)
sviluppò,
sulla
base
degli
studi
di
François-‐Auguste
Gevaert
(1828-‐1908),
una
classificazione
quadripartita,
perfezionata
poi
da
Eric
Moritz
von
Hornbostel
e
Curt
Sachs
nel
1914.
Le
quattro
classi
organologiche,
determinate
sulla
base
del
principale
materiale
vibrante,
sono:
1)
cordofoni,
2)
aerofoni,
3)
membranofoni
e
4)
idiofoni.
Iniziamo
ora
una
breve
descrizione
dei
principali
strumenti
musicali:
IL
FLAUTO
Il
flauto
è
uno
strumento
musicale
appartenente
al
gruppo
dei
legni.
A
differenza
di
strumenti
aerofoni
simili
come
l'oboe
o
il
clarinetto,
il
flauto
non
utilizza
un'ancia,
ma
un
labium,
ovvero
un
"fischietto",
oppure
un
semplice
foro
su
cui
si
soffia
trasversalmente.
Il
flauto
è
probabilmente
lo
strumento
musicale
più
antico.
Come
gli
altri
strumenti
aerofoni
risonanti,
il
flauto
produce
il
suono
grazie
all'oscillazione
dell'aria
contenuta
nella
cavità
dello
strumento.
La
vibrazione
sonora,
generata
dalla
pressione
del
soffio,
viene
modulata
grazie
all'apertura
e
alla
chiusura
dei
fori,
che
avviene
direttamente
con
le
dita,
oppure
attraverso
delle
chiavi.
Si
possono
distinguere
varie
categorie
di
flauti:
la
più
comune
è
quella
dei
"flauti
dolci"
che
sono
flauti
diritti
e
a
cavità
aperta
in
cui
si
varia
la
lunghezza
della
colonna
d'aria
risuonante
mediante
l'apertura
e
la
chiusura
dei
fori.
I
"flauti
traversi"
sono
invece
caratterizzati
dalla
mancanza
di
un
labium
e
dal
fatto
di
essere
tenuti
"di
traverso"
rispetto
all'esecutore,
in
genere
alla
sua
destra
(flauto
traverso,
flauto
d'amore,
ottavino).
L'attribuzione
dei
flauti
alla
famiglia
dei
"Legni"
deriva
dal
fatto
che,
fino
al
XIX
secolo,
la
materia
più
utilizzata
per
la
loro
costruzione
era
appunto
il
legno.
Oggi
i
flauti
traversi
sono
normalmente
costruiti
in
metallo,
mentre
in
legno
vengono
tuttora
prodotti
i
flauti
dritti.
Il
suono
emesso
dallo
strumento
esce
dalla
parte
inferiore
dello
stesso
e
quindi
buona
norma
microfonarlo
in
questa
zona
dove
è
presente
la
maggiore
pressione
sonora.
1
L’OTTAVINO
L'ottavino,
chiamato
anche
flauto
piccolo
o
piccolino,
è
la
più
piccola
taglia
del
flauto
traverso.
Viene
realizzato
in
metallo
o
in
legno
duro
(ebano).
Le
sue
dimensioni
sono
pari
alla
metà
di
un
flauto
traverso.
La
sua
estensione
comprende
il
Re4
come
nota
più
grave
e
si
estende
per
tre
ottave.
È
uno
strumento
traspositore,
in
quanto
lo
strumentista,
pur
leggendo
la
partitura
ed
impostando
le
posizioni
delle
chiavi
nella
stessa
maniera
del
flauto
traverso,
porta
l'altezza
delle
note
stesse
all'ottava
superiore.
Inoltre,
possiede
l'ottava
più
alta
in
assoluto
fra
tutti
gli
strumenti
musicali.
Tra
i
più
celebri
esempi
in
cui
l'ottavino
emerge
in
tutta
la
sua
personalità
ricordiamo
“La
Danza
cinese”
dal
balletto
“Lo
schiaccianoci”
di
Cajkovskij.
La
microfonazione
dell’ottavino
segue
canoni
comuni
a
quelli
illustrati
per
il
flauto.
FLAUTO D’AMORE
Il
flauto
d'amore
è
uno
strumento
musicale
della
famiglia
dei
flauti
traversi,
nella
quale
occupa
il
posto
del
mezzosoprano,
anche
se
a
volte
viene
chiamato
"flauto
tenore".
Si
tratta
di
uno
strumento
traspositore,
in
La
o
in
Sib;
L'estensione
del
flauto
d'amore
in
Sib
va
dal
Lab3
al
Mi7.
Diversamente
dal
flauto
contralto,
il
rapporto
fra
il
diametro
del
tubo
e
la
lunghezza
è
molto
simile
al
flauto
traverso
in
Do;
ciò
permette
di
avere
un
timbro
più
caldo
senza
perdere
la
facilità
di
suono
nell'ottava
più
alta.
In
rapporto,
il
flauto
contralto
ha
un
maggiore
diametro
rispetto
alla
lunghezza
del
tubo.
Ciò
comporta
una
maggiore
potenza
d'emissione
nel
registro
grave,
ma
crea
problemi
all'intonazione
e
alla
facilità
di
suono
delle
note
nel
registro
più
alto.
2
FLAUTO
CONTRALTO
Il
flauto
contralto
è
uno
strumento
a
fiato
della
famiglia
dei
legni.
È
l'estensione
immediatamente
più
grave
del
flauto
in
do.
Si
caratterizza
per
il
suo
caldo
e
distinto
timbro
nella
porzione
più
bassa
della
sua
estensione.
Il
tubo
del
flauto
contralto
è
considerevolmente
più
spesso
e
lungo
rispetto
al
flauto
in
do
e
richiede
più
fiato
da
parte
dell'esecutore.
Comunque
fornisce
una
presenza
dinamica
maggiore
nell'ottava
e
mezzo
più
bassa
della
sua
estensione.
Legge
in
chiave
di
sol
(suonando
una
quarta
più
in
basso
rispetto
alle
note
scritte).
La
sua
estensione
va
dal
sol3
(il
sol
sotto
il
do
centrale)
al
sol6
(4
tagli
addizionali
sopra
il
rigo
in
chiave
di
violino).
La
testata
può
essere
dritta
o
curva
e
il
fatto
che
sia
uno
strumento
traspositore
permette
ai
flautisti
di
suonare
lo
strumento
senza
dover
imparare
nuove
posizioni.
È
presente
nella
“Sagra
della
Primavera”
di
Stravinsky.
OBOE
L'oboe
è
uno
strumento
musicale
a
fiato
ad
ancia
doppia
appartenente
al
gruppo
dei
legni.
Di
forma
conica,
è
generalmente
fatto
di
ebano,
mentre
i
tasti
e
la
meccanica
sono
in
metallo.
L'estensione
dell'oboe
va
dal
Si
b
sotto
il
Do
centrale
del
pianoforte
fino
al
La
due
ottave
al
di
sopra,
quindi
quasi
due
ottave
e
mezza
partendo
dal
DO
centrale.
L'oboe
moderno
ha
la
capacità
di
emettere
tutti
i
suoni
cromatici
compresi
nell'ambito
di
quasi
tre
ottave
(la
sua
estensione
va
dal
si
2
al
sol
5
o
anche
al
la);
la
prima
ottava
è
costituita
da
suoni
naturali,
mentre
i
rimanenti
sono
suoni
armonici.
È
dotato
di
un
numero
variabile
di
fori
e
di
quattordici
chiavi.
Il
suo
timbro
caratteristicamente
nasale
è
piuttosto
penetrante
e
incisivo
ma
può
raggiungere,
specie
nel
registro
medio,
effetti
di
grande
dolcezza.
La
microfonazione
dell’oboe
può
avvenire
con
uno
o
più
microfoni
anche
se
l’emissione
maggiore
di
suono
proviene,
come
la
maggior
parte
degli
strumenti
a
fiato,
dalla
parte
inferiore
dello
strumento.
3
CORNO
INGLESE
Il
corno
inglese
è
uno
strumento
musicale
a
fiato
ad
ancia
doppia
e
canna
conica.
Si
tratta
in
effetti
di
un
oboe
contralto,
la
cui
estensione
è
una
quinta
giusta
sotto
quella
dell'oboe.
L’estensione
va
dal
MI
sotto
il
DO
centrale
fino
al
SI
b.
Rispetto
all’oboe,
difatti,
il
corno
inglese
possiede
un'ancia
più
larga
che
ne
agevola
l'emissione
del
suono.
Da
notare
ancora
che
mentre
nell'oboe
il
cannello
con
l'ancia
doppia
si
inserisce
direttamente
nel
pezzo
superiore
dello
strumento,
il
corno
inglese
si
avvale
di
un
tubicino
metallico
inclinato,
chiamato
"esse"
per
la
sua
forma,
che
fa
da
interfaccia
tra
il
cannello
e
lo
strumento
stesso.
La
microfonazione
segue
procedure
simili
a
quelle
dell’oboe.
OBOE D’AMORE
L’Oboe
d’amore
appartiene
alla
famiglia
degli
strumenti
ad
ancia
doppia
ed
è
molto
simile
ad
un
oboe,
ma
leggermente
più
grande
e
con
un
tono
più
tranquillo
e
sereno
che
lo
fanno
considerare
il
mezzosoprano
ed
il
contralto
della
famiglia
degli
oboi.
L'oboe
d'amore
è
accordato
a
una
terza
minore
sotto
quella
dell'oboe
moderno.
La
campana
ha
la
forma
di
una
pera
ed
un
bocchino
simile
a
quello
del
corno
inglese.
L’oboe
d’amore
viene
suonato
perpendicolarmente
rispetto
al
musicista.
La
microfonatura
segue
canoni
analoghi
a
quelli
di
tutti
gli
strumenti
simili
all’oboe,
tenendo
sempre
molta
attenzione
ai
rumori
meccanici
dovuti
alla
meccanica
dello
strumento
stesso.
4
HECKELPHONE
L'heckelphon
è
uno
strumento
musicale
a
fiato
ad
ancia
doppia
appartenente
alla
famiglia
degli
oboi.
Suona
un'ottava
sotto
all'oboe
ordinario
ed
è
pressappoco
un
oboe
baritono,
ma
differisce
da
quest'ultimo
per
timbro,
forma
ed
estensione.
Le
partiture
per
questo
strumento
vanno
scritte
in
chiave
di
violino
un'ottava
sopra
i
suoni
reali.
L’impugnatura
da
parte
dello
strumentista
è
analoga
all’oboe,
perpendicolarmente
al
corpo
del
musicista.
La
microfonazione
dell’heckelphon
può
prevedere
uno
o
due
microfoni
posti
uno
nella
parte
inferiore
dello
strumento
ed
un
secondo
posto
difronte
allo
strumentista.
Il
grosso
del
suono
proviene
dal
microfono
inferiore
mentre
il
secondo,
facendo
molta
attenzione
ai
rumori
provocati
dalle
meccaniche,
ha
la
funzione
di
restituire
spazialità
al
suono.
5
CLARINETTO
Il
clarinetto
è
uno
strumento
traspositore,
vale
a
dire
uno
strumento
che
quando
sul
pentagramma
legge
un
Do,
produce
un
suono
reale
che
non
corrisponde
al
Do,
ma
a
un'altra
nota
(che
è
la
nota
in
cui
è
"tagliato"
lo
strumento).
Nella
fattispecie,
il
clarinetto
legge
un
DO
come
SI
b,
per
cui
trasporta
in
chiave
di
tenore.
Esistono
quindi
diversi
tipi
di
clarinetto,
differenti
per
intonazione
(ed
ovviamente
di
grandezze
diverse),
che
leggono
tutti
nella
stessa
chiave
e
con
le
stesse
diteggiature,
producendo
però
note
reali
diverse,
"trasposte"
appunto
verso
il
grave
o
l'acuto.
Questi
strumenti
formano
una
vera
e
propria
famiglia
composta
dai
seguenti
tipi
di
clarinetto:
Genericamente,
quando
si
parla
di
clarinetto,
si
sottintende
il
registro
facendo
implicito
riferimento
al
clarinetto
soprano
in
Si♭,
il
più
utilizzato.
Il
clarinetto
è
diviso
in
cinque
parti,
unite
ad
incastro
con
guarnizioni
in
sughero.
Partendo
dall'alto,
lo
strumento
inizia
con
il
bocchino,
corredato
di
ancia
e
legatura.
Segue
il
barilotto,
che
fa
risuonare
le
vibrazioni.
La
parte
centrale
è
costituita
dal
corpo
superiore
e
dal
corpo
inferiore.
Su
questi
due
corpi
sono
presenti
ventiquattro
fori
di
dimensioni
differenti:
sette
fori,
di
cui
sei
circondati
da
anelli,
vengono
chiusi
dalle
dita,
mentre
gli
altri
vengono
chiusi
dai
cuscinetti,
azionati
dagli
anelli
oppure
dalle
diciassette
o
diciotto
chiavi
(a
seconda
del
modello).
Tramite
la
chiusura
e
l'apertura
dei
fori
della
parte
centrale,
viene
modificata
la
lunghezza
della
colonna
d'aria
vibrante
in
modo
da
ottenere
i
suoni
dell'intonazione
desiderata.
Lo
strumento
termina
con
la
campana,
che
dà
ulteriore
risonanza
ai
suoni.
L'estensione
del
clarinetto
è
di
tre
ottave
più
un
intervallo
di
sesta
minore
o
maggiore
a
seconda
del
modello.
6
CLARINETTO
PICCOLO
Il
clarinetto
piccolo,
noto
anche
come
Quartino,
è
uno
strumento
a
fiato,
ad
ancia
semplice,
appartenente
alla
famiglia
dei
clarinetti.
Per
clarinetto
piccolo
s’intende
in
genere
il
clarinetto
tagliato
in
Mi ,
una
terza
sopra
il
do
centrale.
Questo
strumento,
di
costruzione
affine
al
clarinetto
soprano,
ha
un
timbro
più
brillante,
squillante.
Il
clarinetto
piccolo
è
dotato
degli
stessi
fori
e
chiavi
del
clarinetto
soprano
(anche
se
in
versione
ridotta)
ed
è
formato
dagli
stessi
pezzi.
Il
bocchino
è
più
piccolo
di
quello
del
clarinetto
in
Si
e
di
conseguenza
anche
le
ance.
Lo
strumentista
lo
impugna
nella
maniera
classica
di
impugnatura
del
clarinetto,
perpendicolarmente
al
proprio
corpo.
La
microfonazione
avviene
così
come
abbiamo
già
illustrato
per
l’oboe
oppure
il
flauto,
prestando
sempre
molta
attenzione
ai
rumori
meccanici
provocati
dalle
chiavette
che,
soprattutto
in
passaggi
veloci
possono
deteriorare
il
contributo
sonoro
complessivo.
CLARINETTO
BASSO
Il
clarinetto
basso
è
uno
strumento
musicale
a
fiato
(strumento
traspositore
ad
ancia
semplice)
appartenente
alla
famiglia
dei
clarinetti.
Questo
strumento
è
tagliato
in
Si♭,
un'ottava
sotto
il
clarinetto
soprano.
Il
clarinetto
basso
nella
sua
forma
moderna,
è
composto
da
5
pezzi:
il
bocchino
(con
legatura
ed
ancia),
il
collo
(o
"S"),
il
pezzo
superiore,
il
pezzo
inferiore
e
la
campana
(con
la
caratteristica
forma
a
pipa).
A
differenza
degli
altri
membri
della
sua
famiglia,
si
tratta
di
uno
strumento
curvo,
che
l'interprete
suona
tenendolo
verticalmente
rispetto
al
suolo.
L'estensione
del
clarinetto
basso
va
normalmente
dal
Re
b
sotto
la
chiave
di
basso
al
Sol
sopra
la
chiave
di
violino,
ha
quindi
un'estensione
utile
di
circa
quattro
ottave.
7
FAGOTTO
Il
fagotto
è
uno
strumento
musicale
a
fiato
ad
ancia
doppia
appartenente
al
gruppo
dei
legni,
di
cui
costituisce
il
basso.
Strumento
dalle
notevoli
capacità
musicali
è
in
grado
di
estendersi
per
tre
ottave
e
mezzo.
Il
fagotto
è
costituito
da
un
lungo
tubo
di
legno
(circa
2
metri
e
50
cm)
ripiegato
su
stesso
a
forma
di
U.
Termina
con
un
padiglione
e
lungo
il
tubo
si
trovano
dei
fori
chiusi
da
un
sistema
di
chiavi
particolare.
L'imboccatura
ad
ancia
doppia
è
inserita
in
un
tubetto
metallico
ripiegato
e
collegato
allo
strumento.
Ha
un
timbro
grave
e
pastoso
utilizzato
nelle
orchestre
sinfoniche.
Lo
strumentista
impugna
il
fagotto
portando
la
parte
superiore
(dove
è
ubicato
il
foro
d’accordo)
verso
il
davanti
e
la
parte
inferiore
verso
le
spalle.
La
microfonazione
del
fagotto
è
abbastanza
impegnativa
viste
le
dimensioni
notevoli
dello
strumento
ed
la
particolarità
di
avere
il
foro
di
espulsione
d’aria
principale,
praticamente
alle
spalle
dello
strumentista.
È
opportuno
quindi
impiegare
una
multimicrofonazione
se
si
desidera
riprendere
il
suono
di
questo
strumento
nella
sua
interezza.
CONTROFAGOTTO
Il
controfagotto
è
uno
strumento
musicale
ad
ancia
doppia
che
rappresenta
la
tessitura
contrabbassa
dell'intera
famiglia.
Deriva
dal
fagotto,
di
cui
è,
in
un
certo
senso,
un
ampliamento
e
ne
condivide
l'intero
sistema
di
chiavi
e
di
posizioni,
tanto
che
a
suonare
questo
strumento
sono
solitamente
i
fagottisti.
Lo
strumento
è
traspositore
d'ottava
verso
il
basso,
vale
a
dire
che
le
note
scritte
suonano
d'effetto
un'ottava
sotto.
A
causa
delle
sue
notevoli
dimensioni
e
peso,
l'esecutore
deve
suonarlo
poggiandolo
a
terra
difronte
a
sé.
la
microfonazione
di
questo
strumento
è
resa
complicata
dalle
sue
dimensioni,
per
questo
può
essere
prevista
una
multimicrofonazione.
8
CORNO
Il
corno
è
uno
strumento
musicale
a
fiato
che
fa
parte
degli
aerofoni
e
della
sottofamiglia
degli
ottoni
con
canneggio
conico.
Viene
anche
chiamato
Corno
Francese
per
essere
distinto
da
quello
inglese.
I
corni
possiedono
valvole,
azionate
con
la
mano
sinistra,
per
deviare
l'aria
in
tubature
aggiuntive
per
cambiare
l'altezza.
Il
timbro
è
soffice
e
profondo.
Rispetto
agli
altri
ottoni
presenti
nell'orchestra,
l'estensione
del
corno
può
raggiungere
quasi
le
5
ottave.
L'estensione
del
corno
doppio
in
FA-‐SIb
va
dal
SIb
contrabbasso
(SIb0)
al
Fa
acuto
(FA4),
che
in
chiave
del
corno
si
scrivono
come
FA
contrabbasso
e
DO
bisacuto,
ma
al
grave
si
può
spingere
fino
al
FA
contrabbasso
(FA0),
per
il
corno
DO
contrabbasso.
Gli
antichi
corni
(detti
anche
Corni
naturali)
erano
molto
più
semplici
degli
odierni,
non
potevano
emettere
tutti
i
suoni:
gli
unici
possibili
erano
quelli
corrispondenti
ai
suoni
armonici
che
il
tubo
emetteva
variando
la
pressione
dell'aria
e
la
tensione
del
labbro.
TROMBA
La
tromba
è
uno
strumento
musicale
appartenente
alla
famiglia
degli
ottoni.
Tra
gli
ottoni
è
quello
che
suona
nella
parte
più
acuta
del
registro.
Il
suono
viene
prodotto
immettendo
aria
nello
strumento
per
mezzo
della
vibrazione
delle
labbra
a
contatto
con
il
bocchino,
in
modo
che
esse
producano
un
fine
ronzio.
Essendo
infatti
un
labiofono,
non
è
la
vibrazione
di
un'ancia
ad
emettere
il
suono,
bensì
quella
delle
due
labbra
del
musicista.
Il
trombettista
può
scegliere
la
nota
da
emettere,
fra
un
insieme
di
tonalità
fondamentali
e
armonici
essenzialmente
modificando
la
pressione
del
flusso
dell'aria
immessa
e
l'apertura
labiale:
più
l'apertura
labiale
è
ampia,
maggiore
la
portata
del
flusso
d'aria,
minore
la
sua
pressione,
più
la
nota
emessa
sarà
grave
e
viceversa;
I
pistoni
permettono
di
modificare
il
percorso
dell'aria
nello
strumento,
alterandone
la
lunghezza
e
quindi
variando
la
tonalità
emessa.
Con
i
soli
tre
tasti
della
tromba
in
Sib,
un
trombettista
può
suonare
in
ogni
chiave.
Il
trombino,
o
tromba
piccola,
suona
ad
un'ottava
più
in
alto
rispetto
alla
tromba.
La
tromba
è
uno
strumento
prodotto
in
molte
tonalità.
La
più
diffusa
è
la
tromba
in
Sib,
seguita
da
quelle
in
Do,
in
Mib
e
quindi
in
Re.
In
molti
paesi,
fra
cui
gli
Stati
Uniti
e
gran
parte
dell'Europa,
la
tromba
in
Do
è
tuttora
quella
in
uso
nelle
orchestre.
L'estensione
della
tromba
in
Sib
parte
dalla
nota
scritta
Fa#
grave
e
sale
cromaticamente,
passando
per
il
Do
centrale,
fino
a
due
ottave
e
mezza
in
alto.
La
nota
più
alta
solitamente
consentita
è
scritta
come
Do
(suona
Sib;
ogni
nota
scritta
sul
pentagramma
delle
partiture
per
tromba
in
Sib
corrisponde
alla
corrispettiva
del
piano
ma
un
tono
sotto),
sebbene
si
possano
ottenere
note
più
alte.
Per
ciò
che
concerne
la
microfonazione
della
tromba
abbiamo
poche
possibilità
visto
che
l’unica
emissione
sonora
è
la
campana
dello
strumento,
potremmo
scegliere
tra
microfoni
più
scuri
per
attutire
l’eventuale
brillantezza
eccessiva
della
tromba,
ma
ciò
è
a
discrezione
dell’uso
da
farsi
della
ripresa
sonora.
9
TROMBONE
Il
trombone
è
uno
strumento
musicale
aerofono
della
famiglia
degli
ottoni.
Nella
versione
moderna
e
più
comune
è
noto
come
trombone
a
tiro
o
trombone
a
coulisse,
ed
è
caratterizzato
da
una
pompa
mobile,
(il
“tiro”
appunto,
o
“coulisse”
in
francese,
“slide”
in
inglese),
a
forma
di
U,
che
unisce
due
tubi
paralleli,
ed
è
in
questo
modo
allungabile
modificando
il
percorso
dell'aria
e
l'intonazione
dell'armonico
di
base.
Esiste
anche
il
trombone
a
pistoni
che
è
strutturato
sul
medesimo
principio
della
tromba.
L'estensione
dello
strumento
dipende
quasi
esclusivamente
dalla
capacità
e
abilità
del
trombonista.
In
prima
posizione
la
nota
più
grave
è
il
Sib1,
mentre
allungando
la
coulisse
in
settima
posizione
si
può
ottenere
un
Mi1
(ovvero
il
Mi
più
grave
suonabile
con
un
pianoforte).
Andando
verso
l'acuto,
seguendo
gli
armonici
naturali
si
possono
ottenere
note
molto
acute,
come
ad
esempio
il
Reb5
in
seconda
posizione
(nota
contenuta
nell'assolo
di
trombone
del
Bolero
di
Ravel).
Per
tradizione
il
trombone
non
è
uno
strumento
traspositore
come
ad
esempio
la
tromba.
I
trombonisti
leggono
in
chiave
di
basso,
tenore
e
contralto
in
note
reali,
qualsiasi
trombone
stiano
utilizzando.
Il
trombone
a
tiro
utilizza
la
coulisse
per
variare
l'armonico
di
base
dello
strumento.
Esistono
sette
posizioni
che
si
equivalgono
alle
combinazioni
dei
tre
pistoni
di
altri
ottoni
a
pistoni.
Le
posizioni
sono
numerate
per
convenzione
da
1
a
7,
in
proporzione
all'estensione
della
coulisse
(dove
1
è
completamente
ritratta
e
7
completamente
estesa).
Quando
si
utilizzano
le
ritorte
lo
strumento
cambia
tonalità
e
di
conseguenza
le
posizioni
semitonali
lungo
la
coulisse
si
distanziano
fra
loro.
Si
hanno
infatti
solo
sei
posizioni
con
la
ritorta
di
Fa
abbassata
e
solamente
cinque
con
le
ritorte
di
Fa
e
di
Solb
abbassate
assieme.
Le
tecniche
musicali
utilizzabili
sono
le
medesime
di
altri
ottoni
con
l’aggiunta
della
possibilità
di
effettuare
il
glissato
ed
il
vibrato
con
la
coulisse.
Una
gran
varietà
di
sordine
possono
essere
usate
per
variare
il
suono
e
spesso
sono
stati
utilizzati
(nel
jazz
e
nello
swing)
anche
oggetti
di
uso
quotidiano
per
l'effetto
wa-‐wa
come
cappelli
o
ventose.
la
microfonazione
segue
canoni
analoghi
alla
tromba.
TROMBONE CONTRALTO
Raro,
ma
ultimamente
sempre
più
utilizzato,
soprattutto
nella
musica
classica.
Il
trombone
contralto
è
tagliato
una
quarta
sopra
il
trombone
tenore
(il
padre
della
famiglia
rispetto
al
quale
si
fanno
i
rapporti):
è
in
Mib.
In
passato
era
comune
anche
il
contralto
in
FA.
Alcune
ditte
producono
contralti
con
una
ritorta
in
Sib
(se
azionata
porta
praticamente
lo
strumento
in
sesta
posizione)
che
rende
più
agevoli
alcuni
passaggi
nelle
posizioni
basse
e
aiuta
l'intonazione
della
settima
posizione,
essendo
quella
presa
solo
con
la
coulisse
sempre
leggermente
crescente.
La
ritorta
aiuta
anche
l'esecuzione
dei
trilli
(avendo
più
posizioni
a
disposizione,
c'è
la
possibilità
di
trovare
una
combinazione
che
permetta
di
avere
degli
armonici
più
vicini
fra
loro,
agevolando
il
trillo).
La
microfonazione
è
analoga
a
quella
utilizzata
per
il
trombone.
10
TROMBONE
TENORE
Il
più
comune,
intonato
in
Sib
una
ottava
sotto
la
tromba,
generalmente
senza
ritorta,
viene
molto
usato
in
orchestra,
ha
la
ritorta
trasportatrice
in
Fa,
grazie
alla
quale
può
coprire
un'ampia
estensione
di
note,
le
valvole
per
il
passaggio
dell'aria
nella
ritorta
sono
di
vario
tipo.
La
definizione
tenor-‐basso
è
ormai
obsoleta,
nata
assieme
alla
ritorta.
Oramai
col
termine
tenore
s’intende
un
trombone
tenore
in
Sib
oppure
uno
in
Sib
con
ritorta
in
Fa,
e
taluni
indicano
come
tenor-‐basso
un
trombone
in
Sib
con
una
ritorta
in
Fa
ma
con
canneggio
largo
da
trombone
basso.
La
microfonazione
segue
procedure
simili
a
quelle
della
tromba
e
trombone
facendo
attenzione
questa
volta
alle
dimensioni
della
campana,
più
grande
rispetto
a
tromba
e
trombone
e
quindi
bisogna
prestare
attenzione
alla
posizione
del
microfono.
TROMBONE BASSO
Utilizzato
spesso
in
orchestra
classica
oppure
in
big
band
ha
canneggio
ampio,
ha
generalmente
2
ritorte
(alcuni
trombonisti
bassi
utilizzano
ancora
vecchi
modelli
con
la
sola
ritorta
Fa,
che
differiscono
dai
simili
tenori
per
la
cameratura
e
la
campana
più
ampie).
Ci sono due configurazioni possibili delle valvole: quella indipendente e quella dipendente.
• Configurazione
indipendente:
vi
sono
due
ritorte,
una
in
Fa
(praticamente
azionandola
si
porta
lo
strumento
in
sesta
posizione)
e
una
in
Solb
(quinta
posizione).
Le
due
valvole
possono
essere
azionate
una
alla
volta
oppure
assieme,
portando
lo
strumento
in
Re
quindi
avremo
uno
strumento
in
Sib/Solb/Fa/Re.
• Configurazione
dipendente:
sempre
con
due
ritorte,
ma
questa
volta
possiamo
azionare
la
valvola
in
Fa
da
sola
oppure
azionando
la
seconda
valvola
verrà
aperta
automaticamente
anche
la
prima
quindi
avremo
uno
strumento
che
potrà
passare
in
Sib/Fa/Re.
11
TROMBONE
CONTRABBASSO
Si
tratta
dello
strumento
più
grave
della
famiglia.
Ne
esistono
modelli
in
SIb
cioè
un'ottava
sotto
al
trombone
tenore
(che
sono
spesso
caratterizzati
da
una
doppia
coulisse)
usati
molto
raramente,
e
modelli
in
FA,
una
quarta
sotto
al
trombone
tenore,
che
sono
invece
i
più
usati,
come
nelle
esecuzioni
della
“Tetralogia”
di
Richard
Wagner.
Questi
strumenti
sono
quasi
sempre
dotati
di
due
ritorte
(valvole)
che
permettono
di
non
utilizzare
le
posizioni
"distanti",
altrimenti
raggiungibili
solo
con
l'uso
di
una
maniglia.
Tra
i
moderni
costruttori
di
riferimento
di
questi
strumenti
si
possono
ricordare
Laetzsch
e
Thein,
entrambi
di
Brema.
La
microfonazione
segue
canoni
analoghi
a
quelli
visti
per
i
tromboni,
facendo
attenzione
al
lungo
ed
ampio
canneggio
del
trombone
contrabbasso
che
potrebbe
urtare
il
microfono
o
l’asta
dello
stesso.
TUBA
La
Tuba
(Flicorno
basso
o
Bombardone)
e
il
Bassotuba
(Flicorno
contrabasso
e
Flicorno
basso
grave)
sono
degli
strumenti
musicali
appartenenti
alla
famiglia
degli
ottoni
e
alla
sottofamiglia
dei
flicorni,
di
cui
sono
i
membri
dal
suono
più
grave.
La
prima
tuba
fu
costruita
in
Germania
dalla
Moritz.
Esistono
quattro
tipi
di
tube:
in
Fa
e
Mib,
chiamate
tube
basse,
che
suonano
nella
stessa
estensione
del
violoncello;
in
Do
e
Sib,
chiamate
contrabbasse,
che
suonano
nell'estensione
del
contrabbasso.
Queste
ultime
sono
le
tube
che
si
suonano
in
molte
orchestre
liriche
e
sinfoniche
di
tutto
il
mondo.
La
maggior
parte
del
repertorio
per
tuba
è
scritto
in
chiave
di
basso
con
note
reali.
La
microfonazione
della
tuba
avviene
principalmente
con
un
solo
microfono,
questa
volta
però
non
più
di
fronte
allo
strumentista,
visto
che
la
campana,
dalla
quale
uscirà
il
suono,
è
rivolta
verso
l’alto.
Da
prestare
attenzione
anche
alla
distanza
tra
microfono
e
strumento
considerata
la
pressione
sonora
prodotta
ed
il
diametro
della
campana.
12
SAXOFONO
SOPRANINO
Il
sassofono
sopranino
è
uno
dei
più
piccoli
membri
della
famiglia
dei
sassofoni.
Si
tratta
di
uno
strumento
traspositore
in
Mi
b.
La
sua
estensione
reale
va
dal
Reb5
al
La7
(un'ottava
sopra
il
sassofono
contralto),
ma,
come
per
tutti
i
sassofoni,
viene
scritta
dal
Sib4
al
Fa#7.
Date
le
loro
piccole
dimensioni
i
sopranini
sono
normalmente
diritti,
ma
ne
esistono
anche
alcuni
sopranini
curvi.
Dall'avvento
del
sassofono
sopranissimo
introdotto
alla
fine
del
XX
secolo
da
Benedikt
Eppelsheim,
il
sopranino
in
Mib
ha
ceduto
la
palma
del
più
piccolo
membro
della
famiglia
dei
sassofoni.
L'impiego
più
notevole
del
sopranino
si
trova
nel
Boléro
di
Maurice
Ravel.
La
microfonazione,
come
per
tutti
gli
strumenti
simili
al
saxofono,
può
avvenire
mediante
uno
o
più
microfoni
ponendone
uno
sulla
parte
superiore
dello
strumento
(prestando
attenzione
ai
rumori
meccanici
provocati
dalle
chiavette)
ed
uno
sulla
parte
inferiore,
posto
sulla
campana
(dalla
quale
uscirà
la
gran
parte
del
suono
che
caratterizza
lo
strumento
stesso).
SAXOFONO SOPRANO
Il
sassofono
soprano
è
la
voce
sopranile
della
famiglia
dei
sassofoni.
Si
tratta
di
uno
strumento
traspositore
in
Sib.
La
sua
estensione
reale
va
dal
Lab4
al
Mi7
(gli
ultimi
modelli
arrivano
al
Fa
7),
ma,
come
per
tutti
i
sassofoni,
viene
scritta
dal
Sib4
al
Fa#
7
(per
gli
ultimi
modelli
Sol
7).
Normalmente
diritto,
il
soprano
esiste
anche
in
versione
curva
e
semicurva
(chiamata
talvolta
saxello).
I
problemi
di
costruzione
(i
fori
portavoce
sono
molto
piccoli)
lo
hanno
reso
per
molto
tempo
uno
strumento
con
gravi
problemi
d'intonazione
limitandone
l'uso.
Oggi,
grazie
al
miglioramento
delle
tecniche
di
costruzione,
il
problema
dell'intonazione
è
stato
superato
negli
strumenti
di
media
e
ottima
qualità.
Nella
musica
moderna
è
tornato
in
auge
a
partire
dagli
anni
1940,
grazie
a
Sidney
Bechet
e
John
Coltrane.
Negli
ultimi
anni,
a
parte
l'uso
molto
frequente
nell'ambito
del
jazz,
viene
molto
spesso
usato
per
assoli
anche
in
brani
di
musica
leggera.
Il
timbro
è
tipicamente
nasale
e
sottile.
Si
tratta
del
più
acuto
sassofono
di
uso
comune.
13
SAXOFONO
CONTRALTO
Il
sassofono
contralto,
a
volte
abbreviato
alto,
è
la
voce
di
contralto
della
famiglia
dei
sassofoni.
Tra
tutti
gli
strumenti
della
famiglia,
è
quello
che
offre
il
miglior
compromesso
tra
dimensioni,
peso,
imboccatura,
ergonomia
delle
mani
e
problemi
d'intonazione:
per
questo
motivo
è
spesso
consigliato
come
primo
strumento.
Infatti
è
il
sax
virtuoso
per
eccellenza:
la
sua
espressività
nelle
mani
di
un
bravo
strumentista
è
duttile,
la
sua
agilità
come
quella
dei
flauti,
oltre
al
poter
raggiungere
un'elevata
intensità;
le
sue
applicazioni
musicali
sono
molteplici.
Si
tratta
di
uno
strumento
traspositore
in
Mib.
La
sua
estensione
reale
va
dal
Reb3
al
La5,
ma,
come
per
tutti
i
sassofoni,
viene
scritta
dal
Sib3
al
Fa#7.
La
microfonazione
segue
procedure
analoghe
a
quelle
già
illustrate
per
gli
altri
strumenti
appartenenti
alla
famiglia
dei
saxofoni.
SAXOFONO TENORE
Il
sassofono
tenore
è
la
voce
tenorile
della
famiglia
dei
sassofoni.
Il
sax
tenore
incarna
l'immagine
del
sassofono
nell'iconografia
popolare
ed
è
riconoscibile
per
via
della
caratteristica
"gobba"
del
collo.
Si
tratta
di
uno
strumento
traspositore
in
Sib.
La
sua
estensione
va
dal
Lab3
al
Mi6
(il
mi
alto
nel
rigo
in
chiave
di
violino)
ma,
come
per
tutti
i
sassofoni,
viene
scritta
dal
Sib
sotto
il
rigo
al
Fa
#
sopra
il
rigo.
La
produzione
dei
suoni
sopracuti
è
piuttosto
agevole
con
il
sax
tenore.
Questo
fa
sì
che
molti
tenoristi
jazz
siano
in
grado
di
estendere
la
tessitura
dello
strumento
anche
di
un'ottava
al
di
là
della
tessitura
normale.
Il
timbro
del
tenore
può
variare
da
scuro
fino
ad
essere
abbastanza
brillante
da
rivaleggiare,
nelle
ottave
superiori,
con
il
sax
contralto.
Il
tenore
è
soprattutto
utilizzato
in
formazioni
bandistiche
e
jazzistiche,
mentre
il
suo
impiego
orchestrale
(a
differenza
del
sax
contralto)
è
piuttosto
limitato:
ha
generalmente
parti
di
accompagnamento
che
spesso
divide
con
l'euphonium
e
il
trombone.
Diverso
è
invece
il
caso
per
quello
che
riguarda
i
quartetti
di
sassofoni,
dove
il
tenore
è
presenza
fissa.
La
popolarità
del
tenore
inizia
con
il
jazz,
grazie
al
genio
di
Coleman
Hawkins
che
seppe
trasformarlo
da
strumento
di
accompagnamento
a
protagonista,
funzione
che
ricopre
ancora
oggi
in
numerosissime
formazioni
jazz.
Dal
jazz
il
tenore
venne
poi
introdotto
nella
musica
Rock,
anche
se
con
minor
prominenza.
14
SAXOFONO
BARITONO
Il
sassofono
baritono
è
la
voce
baritonale
della
famiglia
dei
sassofoni.
Si
tratta
di
uno
strumento
traspositore
in
Mib.
La
sua
estensione
reale
va
dal
Reb3
al
La5,
ma,
come
per
tutti
i
sassofoni,
viene
scritta
dal
Sib4
al
Fa#7.
In
situazioni
orchestrali
accade
di
trovare
parti
per
baritono
scritte
in
chiave
di
Fa
(chiave
di
basso),
il
che
rende
possibile
utilizzare
a
questo
scopo
parti
per
tuba
o
trombone:
questo
richiede
un
relativo
sforzo
allo
strumentista,
poiché
in
chiave
di
basso,
dopo
la
riscrittura
in
Do,
la
posizione
delle
note,
con
opportuni
adattamenti
delle
alterazioni,
resta
la
stessa
della
parte
tradizionale.
I
moderni
sassofoni
baritoni
hanno
spesso
una
campana
allungata
che
alloggia
una
chiave
addizionale
che
permette
l'emissione
del
La
grave.
Il
baritono
è
il
sassofono
grave
di
uso
più
comune.
Tra
i
sassofoni
comuni,
si
distingue
per
le
dimensioni
e
la
caratteristica
voluta
del
collo,
che
serve
a
limitare
l'altezza
complessiva
dello
strumento,
che
è
comunque
considerevole.
Il
peso
dello
strumento
(6.5
kg)
lo
rende
scomodo
per
le
bande
in
movimento
e
di
difficile
sostegno
in
generale,
soprattutto
se
suonato
in
piedi,
per
cui
è
abbastanza
usuale
che
il
collarino
usato
per
il
tenore
e
il
contralto
venga
sostituito
da
un'imbragatura
che
distribuisce
il
peso
dello
strumento,
che
per
gli
altri
sassofoni
è
interamente
sostenuto
dal
collo,
sulle
spalle
e
la
schiena
del
suonatore.
La
microfonazione
di
questo
strumento
è
complessa
date
le
dimensioni
notevoli
dello
strumento
ma,
come
già
visto
per
gli
altri
strumenti
appartenenti
alla
famiglia
dei
saxofoni,
la
principale
fonte
sonora
è
la
campana
dello
strumento,
quindi,
il
microfono
principale
verrà,
ancora
una
volta,
posto
in
prossimità
della
stessa
(prestando
attenzione
all’angolazione
del
microfono
nei
confronti
della
campana
per
evitare
che,
la
grande
quantità
d’aria
che
investirà
la
capsula
microfonica,
possa
provocare
rumori
nella
ripresa)
ed
un
secondo
e
terzo
microfono
potranno
essere
posti
ai
lati
dello
strumento
per
riprendere
la
parte
alta
dello
stesso
(prestando
molta
attenzione
in
questo
caso
alle
fasi
dei
due
microfoni).
15
TIMPANI
Il
timpano
è
uno
strumento
musicale
a
percussione.
Appartiene
alla
classe
dei
membranofoni
a
suono
determinato.
Esso
consiste
in
una
membrana,
chiamata
pelle,
tesa
su
un
grande
fusto
chiamato
"caldaia"
solitamente
in
rame,
in
altre
leghe
metalliche
o
in
materiali
plastici.
Vengono
suonati
per
mezzo
di
due
battenti,
generalmente
a
punta
morbida
(feltro
o
altro
materiale).
In
orchestra
sono
sempre
presenti
in
coppia
(da
cui
il
nome
plurale),
a
volte
in
set
comprendenti
tre,
quattro
o
più
strumenti.
L'intonazione
viene
determinata
dalla
tensione
della
pelle:
ogni
strumento
ha
un'estensione
che
varia
da
una
quinta
ad
un'ottava
cromatica.
La
modifica
dell'altezza
viene
effettuata
oggi
per
mezzo
di
un
pedale
che
agisce
contemporaneamente
su
tutte
le
viti
di
tensione
della
pelle.
Anticamente
queste
venivano
avvitate
o
svitate
manualmente
una
ad
una,
obbligando
il
timpanista
(ed
il
compositore)
a
mantenere
la
stessa
intonazione
durante
tutto
un
brano.
L'uso
del
pedale
e
di
un
apposito
quadrante
graduato
permettono
una
rapida
intonazione
dello
strumento
ed
effetti
di
glissato.
Anche
nei
timpani
provvisti
di
pedale
sono
comunque
presenti
viti
che
permettono
di
mantenere
la
tensione
della
membrana
equilibrata
in
tutti
i
punti.
I
suoni
vengono
oggi
notati
in
altezza
reale
in
chiave
di
basso
(talvolta
senza
accidenti
in
chiave).
Anticamente
si
utilizzava
una
notazione
convenzionale
in
cui
il
Do
rappresentava
la
tonica
ed
il
Sol
la
dominante
del
pezzo:
la
reale
intonazione
era
indicata
a
chiare
lettere
all'inizio
del
brano.
I
timpani
sono
in
uso
prevalentemente
in
orchestre
di
musica
classica
dal
XVII
secolo.
Haydn
fu
tra
i
primi
compositori
ad
inserire
interventi
di
timpani
nelle
sue
sinfonie.
Tra
le
tante,
la
103
viene
definita
"col
rullo
di
timpani"
appunto
per
l'importanza
che
ha
questo
strumento
nel
brano.
In
seguito
anche
Beethoven
nelle
sue
opere
sfoggiò
le
doti
espressive
e
potenti
dello
strumento;
esempio
è
la
sinfonia
corale.
XILOFONO
Lo
xilofono
è
uno
strumento
musicale
a
percussione.
È
costituito
da
due
file
di
barrette
di
legno
disposte
come
la
tastiera
di
un
pianoforte,
cioè
le
note
naturali
nella
fila
inferiore
e
quelle
alterate
nella
fila
superiore.
Questo
per
quanto
riguarda
la
versione
moderna
dello
strumento,
perché
in
passato
era
dotato
di
una
sola
fila.
Al
di
sotto
delle
barrette,
in
corrispondenza
di
ciascuna
di
esse
vi
sono
dei
tubi
aperti
che
fanno
da
cassa
di
risonanza,
cioè
filtrano
il
suono.
L'altezza
delle
note
dipende
dalla
lunghezza
delle
barrette:
più
sono
lunghe
e
più
il
loro
suono
è
grave
e
viceversa.
Lo
xilofono
fa
parte
della
categoria
delle
percussioni
a
suono
determinato
e
lo
si
suona
con
delle
mazzuole
di
legno.
Spesso
per
prolungare
il
suono
si
usa
la
tecnica
del
trillo,
che
consiste
nel
battere
le
bacchette
sulla
stessa
barretta
in
rapida
alternanza.
Altri
effetti
ottenibili
sono
il
glissando
e
le
note
ribattute.
La
sonorità
di
questo
strumento
è
secca
e
legnosa
ma
molto
limpida,
anche
se
il
suono
si
spegne
subito.
L'estensione
dello
xilofono
va
dal
Do3
(261
Hz)
al
Do6
(1.046
Hz)
e
cioè
tre
ottave.
Pur
essendo
una
percussione,
nel
XIX
secolo
alcuni
musicisti
lo
presentarono
come
strumento
solista.
La
microfonazione
avviene
solitamente
mediante
due
microfoni
posti
sulla
parte
superiore
dello
strumento
ad
una
altezza
tale
da
riprendere
omogeneamente
tutti
i
legni
dello
xilofono
e
prestando
attenzione
al
movimento
dello
strumentista
con
le
bacchette.
16
CELESTE
La
celeste
è
uno
strumento
musicale
idiofono,
ossia
che
produce
il
suono
mediante
il
materiale
stesso
di
cui
è
composto
senza
l'ausilio
di
parti
poste
in
tensione:
nel
caso
specifico
si
tratta
di
uno
strumento
idiofono
a
percussione,
il
cui
aspetto
è
simile
a
quello
di
un
pianoforte
verticale
di
piccole
dimensioni.
Il
suono,
dal
caratteristico
timbro
simile
a
quello
del
carillon,
viene
prodotto
da
alcune
lamelle
di
metallo
sospese
tramite
un
sistema
di
martelletti
e
comandate
da
una
tastiera
(lo
stesso
sistema
applicato
dal
pianoforte)
e
da
una
pedaliera.
Quindi
le
sonorità
che
è
in
grado
di
produrre
sono
flebili,
ovattate
nel
registro
grave,
luminose
nel
medio
e
brillanti
nell'acuto.
In
quanto
varianti
dello
xilofono,
con
lamelle
di
metallo
al
posto
di
quelle
di
legno,
la
celeste
(come
il
glockenspiel)
è
classificata
tra
i
metallofoni.
Costruita
e
brevettata
nel
1886
dal
francese
Auguste
Mustel,
la
celeste
fece
uno
degli
sui
primi
ingressi
nel
mondo
musicale
con
il
balletto
lo
schiaccianoci
di
Pëtr
Il'ič
Čajkovskij,
episodio
Danza
della
Fata
Confetto.
SISTRO
Sistro
è
il
nome
di
due
diversi
strumenti
musicali.
Il
primo
è
uno
strumento
idiofono.
È
uno
strumento
in
metallo,
con
una
parte
a
forma
di
ferro
di
cavallo,
con
un
manico
e
delle
aste,
perciò
il
suono
viene
prodotto
scuotendo
il
sistro.
Il
numero
e
lo
spessore
delle
lamelle
flottanti
ne
definisce
e
caratterizza
l’altezza
e
l’intensità
del
suono;
un
suono
che
resta
comunque
-‐
come
in
molti
altri
analoghi
strumenti
a
sonagli
-‐
indeterminato,
e
cioè
senza
una
precisa
connotazione
tonale.
Il
secondo
è
uno
strumento
più
moderno,
composto
da
un
sostegno
e
da
file
di
campanelli
fatti
di
bronzo
o
di
acciaio.
Il
suono
viene
prodotto
da
un
martelletto
che
potrà
essere
di
legno
o
di
acciaio
a
seconda
del
materiale
di
campanelli.
La
microfonazione
di
questi
strumenti
avviene,
per
la
maggior
parte
dei
casi,
con
microfoni
panoramici
a
cui
lo
strumentista
avvicina,
con
maestria,
lo
strumento
di
volta
in
volta
per
risaltare
alcuni
colori
a
discapito
di
altri.
17
CAMPANE
Le
campane
tubolari
sono
uno
strumento
musicale
idiofono
a
percussione
a
suono
determinato.
Si
tratta
di
una
serie
di
"campane",
lunghe
barre
metalliche
cave
(solitamente
tubi
di
ottone
a
altro
appesi
verticalmente
a
circa
due
metri
di
altezza),
che
si
accordano
modificando
la
lunghezza.
Sono
normalmente
suonate
colpendole
con
un
martello
speciale,
a
testa
di
cuoio
grezzo
o
di
plastica,
nella
parte
alta
del
tubo.
Nelle
orchestre
sinfoniche
simulano
il
suono
delle
campane
da
chiesa.
Sono
utilizzate
in
composizioni
sinfoniche,
come
la
Sinfonia
fantastica
di
Berlioz,
l'Ouverture
1812
di
Čajkovskij
o
la
Nona
sinfonia
di
Mahler,
ma
sono
impiegate
anche
nella
musica
popolare.
La
microfonazione
delle
campane
avviene
solitamente
con
due
microfoni,
posti
uno
di
fianco
all’altro,
sulla
parte
superiore
delle
campane.
Si
può
decidere
di
disporre
i
microfoni
dal
lato
del
musicista,
se
si
desidera
riprendere
l’attacco
dei
colpi
di
martello
o
bacchette,
oppure
si
possono
disporre
i
microfoni
sul
retro
delle
campane
(parte
opposta
a
quella
dello
strumentista)
per
avere
un
suono
più
dolce
con
minore
attacco.
SEGA
Lo
strumento
è
formato
da
una
normale
sega
trapezoidale
da
falegname
in
acciaio.
Si
suona
con
un
archetto
da
contrabbasso
o
violoncello.
Si
suona
da
seduti,
con
il
manico
della
sega
tra
le
cosce.
L'estensione
può
andare
da
due
a
tre
ottave
circa.
L'intonazione
delle
note
può
essere
regolata
solo
con
l'orecchio,
visto
che
è
difficile
determinare
quale
curvatura
sia
necessaria
per
produrre
una
determinata
altezza.
Il
suono
è
contemporaneamente
dolce,
vibrante
e
lamentoso;
Non
sono
possibili
passaggi
di
agilità
e
note
brevi,
data
la
lunga
risonanza
della
lama.
La
dinamica
è
piuttosto
limitata.
Oltre
al
suono
prodotto
con
l'arco,
la
sega
può
essere
suonata
anche
con
bacchette
morbide,
creando
un
effetto
misterioso.
Sebbene
sia
elencata
tra
gli
strumenti
"accessori"
dei
percussionisti,
la
sega
musicale
richiede
una
certa
perizia
nell'uso
dell'arco
ed
un
buon
orecchio
melodico.
Per
ciò
che
concerne
la
microfonazione
possiamo
riprendere
la
sega
con
un
singolo
microfono
posto
nella
posizione
più
comoda
da
concordare
anche
con
i
movimenti
dello
strumentista.
18
VIBRAFONO
Il
vibrafono
è
uno
strumento
musicale
a
percussione
della
famiglia
degli
idiofoni
a
suono
determinato.
Esso
è
composto
da
lamelle
in
metallo
che
ne
costituiscono
i
tasti,
percossi
da
battenti
con
la
testa
in
gomma
o
feltro.
Il
suono
di
ogni
tasto
viene
amplificato
da
un
tubo
metallico
di
lunghezza
opportuna
posto
al
di
sotto
del
tasto
stesso,
chiamato
anche
risuonatore
tubolare
o
canna
di
risonanza.
Un'elica
posta
in
cima
ad
ogni
tubo
viene
fatta
ruotare
tramite
un
motore
elettrico
a
velocità
controllabile.
Questo
congegno
varia
l'intensità
del
suono
emesso
in
relazione
alla
velocità
del
motore,
generando
l'effetto
vibrato.
Un
pedale
di
smorzamento
simile
a
quello
presente
sul
pianoforte
consente
all'esecutore
di
intervenire
sulla
lunghezza
della
nota
prodotta.
I
vibrafoni
tradizionali
hanno
un'estensione
di
tre
ottave,
ma
esistono
modelli
con
estensione
di
quattro
ottave.
Il
vibrafono
ha
molte
caratteristiche
comuni
con
lo
xilofono,
nel
quale
i
tasti
sono
però
in
legno
ma
senza
amplificazione,
e
con
la
marimba,
che
ha
sempre
i
tasti
in
legno,
ma
nella
parte
inferiore
porta
delle
zucche
svuotate
che
hanno
il
compito
di
amplificare
il
suono.
La
microfonazione
segue
canoni
simili
a
quelli
già
descritti
per
lo
xilofono.
ARPA
L'arpa
è
uno
strumento
musicale
cordofono
a
pizzico.
L'arpa
da
concerto
a
pedali
è
dotata
di
47
corde
tese
tra
la
cassa
di
risonanza
e
una
mensola
detta
"modiglione",
con
un'estensione
di
6
ottave
e
mezza
e
intonato
in
do
bemolle
maggiore.
I
suoni
estranei
a
questa
tonalità
si
possono
ottenere
agendo
su
7
pedali
a
doppia
tacca;
ogni
corda
è
in
grado
di
produrre
tre
note
diverse
ed
è
possibile
costruire
una
scala
cromatica.
La
microfonazione
può
avvenire
anche
con
tre
microfoni,
due
posti
sulla
parte
superiore
per
la
ripresa
delle
corde,
mentre
uno
posto
sulla
cassa
armonica
facendo
attenzione
ai
rumori
provocati
dai
pedali
azionati
dallo
strumentista.
19
VIOLINO
Il
violino
è
uno
strumento
musicale
della
famiglia
degli
archi,
dotato
di
quattro
corde
intonate
ad
intervalli
di
quinta.
Si
tratta
dello
strumento
più
piccolo
e
dalla
tessitura
più
acuta
tra
i
membri
della
famiglia.
La
corda
più
bassa
(e
quindi
la
nota
più
bassa
ottenibile)
è
il
sol2,
il
sol
subito
sotto
al
do
centrale
(do3);
le
altre
corde
sono,
in
ordine
crescente,
il
re3,
il
la3
e
il
mi4.
Il
violino,
essenzialmente,
è
costituito
dalla
cassa
armonica
(necessaria
per
la
risonanza)
e
dal
manico,
innestato
nella
parte
superiore
della
cassa.
L'archetto,
più
spesso
semplicemente
detto
arco,
è
costituito
da
un'asticella
di
legno
molto
elastico,
ai
cui
estremi
viene
agganciato,
un
fascio
di
crini
di
coda
di
cavallo
tenuto
teso
da
un
meccanismo
a
vite
chiamato
nasetto.
Il
suono
del
violino
può
essere
alterato
per
mezzo
della
sordina,
un
piccolo
blocchetto
che
può
essere
in
gomma,
in
legno
o
in
metallo,
e
che
viene
agganciato
al
ponticello,
di
solito
in
mezzo
alle
due
corde
del
Re
e
del
La.
Smorzando
le
vibrazioni
del
ponticello
stesso,
provoca
l'emissione
di
un
suono
più
dolce
e
delicato,
con
minori
armoniche
sopra
ogni
nota
che
viene
suonata.
Viene
spesso
utilizzato
anche
per
studiare
con
un
suono
di
volume
più
basso,
ma
anche
nelle
esecuzioni,
dove
sia
richiesto
un
suono
più
smorzato.
La
corda
del
La
viene
accordata
per
prima,
generalmente
a
440
Hz.
Le
fonti
più
antiche
riguardanti
il
violino
ci
permettono
di
far
risalire
la
sua
nascita
all'inizio
del
XVI
secolo.
La
microfonazione
può
avvenire
a
distanza
o
a
contatto,
nel
primo
caso
viene
posto
un
microfono
o
sopra
o
di
fronte
lo
strumentista
(dipende
dal
tipo
di
suono
che
vogliamo
ottenere),
nel
primo
caso
si
avrà
un
suono
più
stridulo
dove
la
fanno
da
padrone
le
corde,
mentre
nel
secondo
caso
si
avrà
un
suono
d’insieme,
più
equilibrato
e
dolce
del
primo.
nella
microfonazione
a
contatto
invece
sarà
applicato
un
microfono
direttamente
sullo
strumento
per
la
ripresa
del
suono
mediante
le
vibrazioni
della
cassa
armonica.
Si
potrà
anche
microfonare
il
violino
con
entrambe
queste
due
tecniche,
applicando
sia
un
microfono
a
contatto
che
un
microfono
distanziato
e
miscelare
i
due
suoni
in
fase
di
mixaggio.
Un
altro
giusto
compromesso
è
il
microfono
applicato
direttamente
sullo
strumento,
che
garantirà
un
suono
sempre
costante
considerando
anche
i
movimenti
che
lo
strumentista
necessariamente
farà
durante
l’esecuzione.
In
questa
occasione
bisogna
prestare
molta
attenzione
alla
posizione
del
microfonino,
trovandogli
una
impugnatura
stabile,
ed
a
direzionare
la
capsula
microfonica
verso
la
maggiore
fonte
di
suono.
Solitamente
si
applica
in
prossimità
del
ponte
dello
strumento.
Per
quanto
riguarda
invece
la
ripresa
d’insieme
di
questo
strumento
si
applicano,
di
solito,
microfoni
panoramici
che
vadano
a
riprendere
una
sezione
di
strumenti
per
volta,
di
norma
usa
adoperare
un
microfono
per
leggio,
cioè
un
microfono
per
ogni
coppia
di
strumentisti.
20
VIOLA
La
viola
è
uno
strumento
appartenente
alla
famiglia
degli
archi.
Si
distingue
dal
violino
per
le
dimensioni
(è
circa
1/7
più
grande),
per
l'estensione
(è
accordata
una
quinta
sotto)
e
per
il
timbro
(molto
più
profondo
e
meno
brillante).
L'intonazione
delle
quattro
corde
della
viola
(partendo
dalla
più
acuta)
è
la
seguente:
• 1°
corda:
La
• 2°
corda:
Re
• 3°
corda:
Sol
• 4°
corda:
Do
la
microfonazione
segue
canoni
simili
(se
non
uguali)
a
quelli
già
illustrati
per
il
violino,
prestando
molta
attenzione
alla
posizione
del
microfono
in
rispetto
ai
movimenti
dello
strumentista
e
dell’archetto
utilizzato
per
suonare
lo
strumento.
VIOLONCELLO
Il
violoncello
è
uno
strumento
musicale
del
gruppo
dei
cordofoni
a
corde
strofinate
(ad
arco),
appartenente
alla
famiglia
degli
archi;
è
dotato
di
quattro
corde,
accordate
ad
intervalli
di
quinta
giusta.
Si
suona
da
seduti
tenendo
lo
strumento
tra
le
gambe,
poggiato
su
un
puntale
presente
nella
parte
inferiore
dello
strumento.
L'esecutore
muove
l'archetto
trasversalmente
sulle
corde.
Il
violoncello
possiede
quattro
corde
accordate
ad
intervalli
di
quinta
giusta:
la
corda
del
La
(cantino),
del
Re,
del
Sol
e
del
Do.
La
corda
del
La
emette
un
suono
tre
semitoni
più
in
basso
del
Do
centrale
e
la
corda
del
Do
è
due
ottave
più
basse
del
Do
centrale.
L'estensione
del
violoncello
va
dal
Do
due
ottave
sotto
il
Do
centrale
fino
al
Mi
due
ottave
sopra
al
Do
centrale.
L'archetto
viene
fatto
scorrere
sulle
corde,
le
dita
della
mano
sinistra
possono
agire
sulla
tastiera
premendo
sulle
corde
per
diminuirne
la
lunghezza,
modificando
così
la
frequenza
del
suono
ottenuto.
Come
gli
altri
strumenti
ad
arco,
anche
il
violoncello
può
essere
pizzicato,
sollevando
le
corde
con
l'ultima
falange
e
rilasciandole.
21
CONTRABBASSO
Il
contrabbasso,
è
uno
strumento
musicale
della
famiglia
dei
cordofoni
ad
arco.
Il
suono
viene
prodotto
tramite
l'attrito
sulle
corde
del
crine
di
cavallo
montato
su
una
bacchetta
di
legno,
detta
archetto,
mentre
nel
jazz
viene
suonato
quasi
esclusivamente
pizzicando
le
corde
con
le
dita
della
mano
destra.
È lo strumento con il suono più grave di tutti gli archi
Le
quattro
corde
producono
rispettivamente
dalla
più
acuta
alla
più
grave
i
suoni
SOL-‐RE-‐LA-‐MI
in
accordatura
da
orchestra.
Per
indicare
con
più
precisione
la
reale
altezza
di
una
nota,
viene
utilizzata
una
nomenclatura
che
affianca
al
nome
della
nota
un
numero.
Questa
numerazione
inizia
dalla
nota
più
bassa
del
pianoforte
(La
0)
fino
alla
nota
più
alta
(Do
8).
Seguendo
questo
schema,
le
corde
del
contrabbasso
sono
Esistono anche contrabbassi a cinque corde, in cui la più grave è generalmente un Do 1 o un Si 0.
La
microfonazione
(analoga
a
quella
del
violoncello)
avviene
solitamente
mediante
un
unico
microfono
posto
di
fronte
allo
strumento,
in
base
al
suono
che
si
vorrà
ottenere
si
potrà
spostare
il
microfono
verso
le
“esse”
della
cassa
armonica
(per
avere
un
suono
più
rotondo
e
dolce),
oppure
verso
le
corde
(per
avere
maggiore
attacco),
oppure
verso
il
ponte
dello
strumento
(per
avere
un
buon
compromesso
tra
attacco
e
morbidezza).
Anche
per
il
contrabbasso
(così
come
per
la
viola)
si
potranno
applicare
microfoni
a
contatto
o
microfoni
in
miniatura
in
microfonazione
ravvicinata.
22
PIANOFORTE
Il
pianoforte
è
uno
strumento
musicale
in
grado
di
produrre
il
suono
grazie
a
corde
che
vengono
percosse
per
mezzo
di
martelletti
azionati
da
una
tastiera.
È
l'unico
strumento
a
far
parte
dei
cordofoni.
La
cassa
e
la
tavola
armonica
sono
fatte
generalmente
in
legno
principalmente
di
abete
e
pioppo.
La
tastiera
è
quella
parte
del
pianoforte
dove
sono
posizionati
i
tasti.
La
base
su
cui
questa
regge
è
spesso
in
abete.
Lo
strumento
dispone
generalmente
di
88
tasti
(sette
ottave
e
una
terza
minore),
52
bianchi
e
36
neri,
disposti
nella
classica
successione
che
intervalla
gruppi
di
due
e
tre
tasti
neri.
La
meccanica
è
una
delle
parti
fondamentali
del
pianoforte
perché
vi
stanno
tutta
una
serie
di
strumenti
e
sistemi
che
permettono
la
produzione
del
suono
con
l'azione
del
martelletto
sulla
corda
attraverso
l'abbassamento
del
tasto.
I
pianoforti
possono
avere
dai
due
ai
quattro
pedali,
a
seconda
del
costruttore
e
dell'epoca
di
costruzione.
Sono
posti
nella
parte
bassa
dello
strumento,
facilmente
raggiungibili
dai
piedi
del
pianista,
e
servono
ad
alterare
il
suono
dello
strumento
in
diversi
modi.
Tale
pedale,
una
volta
azionato,
alza
contemporaneamente
tutti
gli
smorzatori,
sorta
di
feltrini
che
hanno
il
compito
di
fermare
le
vibrazioni
della
corda
immediatamente
dopo
il
rilascio
del
tasto.
Di
conseguenza,
azionando
il
pedale,
le
corde
continuano
a
vibrare
finché
il
suono
non
si
spegne
naturalmente.
L'impiego
di
questo
pedale
aiuta
a
legare
i
suoni
ed,
eventualmente,
a
creare
una
sorta
di
alone
timbrico
e
armonico
dato
anche
dal
resto
delle
corde
non
più
smorzate
che
entrano
in
una
vibrazione
simpatica
generata
dalle
onde
sonore
delle
note
appena
suonate.
Tale
pedale,
nei
pianoforti
a
coda,
sposta
leggermente
tutta
la
tastiera
e
la
martelliera
verso
la
destra
dell'esecutore.
In
tal
modo
il
martelletto
azionato
dalla
pressione
del
tasto
colpisce
solamente
una
o
due
corde
delle
tre
che
sono
associate
a
ogni
tasto
23
• quarto
pedale
(a
sinistra,
solo
in
alcuni
modelli
di
pianoforti
a
coda)
Utilizzato
e
brevettato
da
costruttori
come
Fazioli
e
Stuart
&
Sons,
non
è
altro
che
una
trasposizione
sui
modelli
a
coda
del
pedale
piano
dei
pianoforti
verticali.
Il
meccanismo
infatti
non
fa
altro
che
avvicinare
tutti
i
martelletti
alle
corde,
riducendone
così
la
corsa
e
producendo
un
suono
con
un
volume
ridotto
senza
modificarne
il
timbro
(come
invece
succede
con
una
corda).
Il
pedale
tonale
è
presente
nei
pianoforti
a
coda
e
deve
essere
azionato
successivamente
alla
pressione
di
un
tasto
o
di
un
gruppo
di
tasti.
È
in
sostanza
un
pedale
di
risonanza
che
agisce
solo
per
un
gruppo
limitato
di
tasti,
quelli
premuti
immediatamente
prima
all'azione
del
pedale;
gli
altri
non
saranno
interessati
dalla
sua
azione.
• sordina
(al
centro,
solo
negli
strumenti
destinati
allo
studio
e
solo
nei
pianoforti
verticali,
al
posto
del
pedale
tonale)
La
sordina
(presente
anche
in
altri
strumenti)
è
un
pedale
che
aziona
una
leva,
attraverso
la
quale
viene
interposto
tra
le
corde
e
i
martelletti
un
lungo
panno
di
feltro.
Il
suono
così
ottenuto
è
piuttosto
attutito.
Tra
i
pianoforti
orizzontali,
più
comunemente
conosciuti
come
pianoforti
a
coda;
esistono,
a
seconda
della
lunghezza
della
cassa,
a
un
quarto
di
coda
(145–170
cm),
mezza
coda
(175–190
cm),
tre
quarti
di
coda
(200–240
cm)
e
gran
coda
da
concerto
(o
gran
coda,
o
coda
da
concerto;
240–308
cm);
producono,
in
ordine
crescente,
suoni
qualitativamente
sempre
migliori
a
causa
dell'ampiezza
sempre
maggiore
della
cassa
armonica
e
della
lunghezza
delle
corde.
Esiste
anche
il
Pianoforte
Verticale:
è
disposto
verticalmente,
così
come
la
sua
tavola
armonica
e
le
corde
che
stanno
dietro
alla
tastiera.
La
sua
altezza
oscilla
tra
i
100
e
i
155
centimetri.
È
usato
principalmente
per
lo
studio
a
differenza
di
quello
orizzontale
usato
prettamente
per
i
concerti.
Le
differenze
con
il
pianoforte
orizzontale
sono
molte
a
partire
dell'ampiezza
della
cassa
armonica,
che
è
minore
di
quella
di
un
pianoforte
orizzontale,
e
dalla
meccanica
priva
del
doppio
scappamento.
Le
corde
sono
disposte
verticalmente
(quelle
gravi
e
parte
di
quelle
medie
sono
disposte
diagonalmente
in
maniera
opposta,
da
qui
la
denominazione
"a
corde
incrociate";
questo
sistema
sfrutta
la
maggiore
lunghezza
della
diagonale
di
un
rettangolo
per
ottenere
corde
più
lunghe)
e
a
ogni
nota
corrispondono
a
seconda
del
tipo
di
suono,
gruppi
di
una,
due
o
tre
corde.
La
microfonazione
può
avvenire
in
svariati
modi,
la
microfonazione
più
classica
è
data
dall’impiego
di
due
microfoni,
distanziati
tra
di
loro
che
“guardano”
le
corde
nella
cassa
armonica,
ad
una
distanza
dalle
corde
che
varia
dai
30
ai
50
cm
(a
seconda
del
risultato
che
si
vorrà
ottenere).
Si
potrà
microfonare
il
pianoforte
anche
con
un
X-‐Y
posto
direttamente
sulle
corde
del
pianoforte
dando
maggiore
attacco
ed
un
suono
più
incisivo
al
contributo
sonoro
ripreso.
Si
può
microfonare
anche
la
parte
inferiore
del
pianoforte
che
contribuirà
ad
avere
un
suono
più
“grosso”
e
caldo
miscelandolo
con
la
ripresa
dall’alto
come
abbiamo
già
visto.
In
questa
occasione
però
dobbiamo
stare
attendi
alle
fasi
dei
microfoni
tra
superiore
ed
inferiore.
24
CHITARRA
La chitarra è uno strumento musicale cordofono, che viene suonato con i polpastrelli, con le unghie o con un plettro.
Il
suono
è
generato
dalla
vibrazione
delle
corde,
che
sono
tese
al
di
sopra
del
piano
armonico
che,
a
sua
volta,
poggia
sulla
cassa
armonica
che
amplifica
il
suono.
Le
corde
sono
tese
tra
il
tiracorde,
fissato
sul
ponticello,
ed
il
capotasto,
essendo
fissate
tra
il
ponticello
e
le
meccaniche
poste
sulla
paletta.
Sul
manico,
la
tastiera
consente
di
accorciare
la
lunghezza
della
parte
di
corda
vibrante
e
di
suonare
la
nota
o
le
note
desiderate
premendo
la
corda
stessa
appena
dietro
il
rispettivo
tasto.
L'accordatura
più
comune,
nota
come
accordatura
spagnola,
è
Mi-‐Si-‐Sol-‐Re-‐La-‐Mi
dalla
corda
più
acuta
alla
più
grave.
Questa
accordatura,
in
cui
l'intervallo
tra
due
corde
adiacenti
è
di
una
quarta
giusta
(tranne
che
tra
seconda
e
terza
corda,
che
distano
di
una
terza
maggiore),
si
è
imposta
per
ragioni
storiche
e
per
la
sua
praticità
nel
formare
accordi
mediante
posizioni
della
mano
sinistra
non
complicatissime.
Le
chitarre
possono
essere
suddivise
innanzitutto
in
due
categorie,
a
seconda
del
modo
in
cui
viene
amplificato
il
suono
delle
corde
in
vibrazione:
• acustiche,
con
un
corpo
vuoto
a
formare
la
cassa
armonica,
quando
è
principalmente
prevista
una
amplificazione
che
sfrutti
le
naturali
proprietà
della
fisica
del
suono,
secondo
un
tipo
di
amplificazione
che
potremmo
definire
meccanico;
• elettriche,
con
un
corpo
pieno
e
solido,
e
manico
rinforzato
da
un'anima
(in
genere
d'acciaio,
chiamata
truss
rod),
poiché
sono
munite
di
corde
metalliche;
è
necessario
l'ausilio
di
una
amplificazione
elettrica,
tramite
collegamento
a
una
cassa
acustica
o
a
un
amplificatore
che
funzionano
a
corrente
elettrica;
il
suono
acustico
di
una
chitarra
elettrica
a
corpo
solido
è
molto
debole
e
poco
percepibile,
data
l'assenza
di
cassa
di
risonanza;
Chitarra classica
L'amplificazione
è
ottenuta
per
risonanza
dal
corpo
vuoto
a
forma
di
otto
(la
cassa
armonica),
mentre
la
tavola
superiore
è
responsabile
dello
spostamento
d'aria.
Il
cavigliere
(o
paletta)
è
leggermente
inclinato
all'indietro.
La
chitarra
classica
si
suona
da
seduti,
poggiando
lo
strumento
sulla
gamba
sinistra,
leggermente
rialzata
tramite
un
apposito
poggia-‐piede.
La
ripresa
sonora
della
chitarra
acustica
e
classica
è
molto
simile
(se
non
uguale),
può
essere
fatta
con
uno
o
più
microfoni,
l’emissione
sonora
maggiore
è,
come
ovvio,
dal
buco
d’accordo
della
cassa
armonica,
quindi
sarà
questo
il
punto
da
microfonare
con
maggiore
attenzione,
basterà
spostare
il
microfono
sull’asse
del
manico
in
prossimità
della
buca
per
ottenere
un
suono
più
corposo/offuscato
oppure
più
sgonfio/brillante.
Un
secondo
microfono
potrà
essere
applicato
al
manico
per
riprendere
anche
lo
strofinio
delle
dita
sulle
corde
caratteristico
di
questi
strumenti.
Per
quanto
riguarda
la
chitarra
elettrica
invece
verrà
microfonato
l’amplificatore
a
cui
sarà
connesso
la
chitarra
(visto
che,
come
abbiamo
già
visto,
la
chitarra
elettrica
è
uno
strumento
“muto”).
Sulla
microfonazione
dell’amplificatore
della
chitarra
ci
sarebbero
una
miriade
di
tecniche
ma
possiamo
riassumere
elencando
solo
le
più
comuni:
che
prevedono
l’utilizzo
di
un
microfono
direttamente
sull’altoparlante
dell’amplificatore
(in
asse
oppure
fuori
asse),
oppure
la
multimicrofonazione
che
prevede
più
microfoni
per
esaltare
le
caratteristiche
sonore
che
maggiormente
si
addicono
al
suono
desiderato.
25