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Introduzione

Urbanistica è un termine di derivazione francese


(urbanisme) adottato in Italia nella prima metà del
TECNICA URBANISTICA E secolo scorso con il significato prevalente di
APPROCCIO SISTEMICO ALLO
STUDIO DEI FENOMENI URBANI « organizzazione di tutte le funzioni della vita
collettiva negli e fra gli agglomerati»
Rosa Anna La Rocca
Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Università degli Studi Federico II di Napoli
larocca@unina.it
www.dipist.unina.it - www.tema.unina.it

A. Sartoris “Introduzione alla architettura moderna” (1944)

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Urbanistica e tecnica: definizioni Urbanistica e tecnica: definizioni


L’urbanistica è la scienza che studia i In questo senso il significato del termine
fenomeni urbani in tutti i loro aspetti avendo urbanistica è profondamente diverso da altri, di
come proprio fine la pianificazione del loro analoga radice, come:
sviluppo storico, sia attraverso urbanesimo, che indica la concentrazione e
l’interpretazione, il riordinamento, il condensazione dei fattori demografici, sociali,
risanamento, l’adattamento funzionale di culturali ed economici costituenti la città;
aggregati urbani già esistenti e la disciplina
della loro crescita, sia attraverso l’eventuale urbanizzazione, che indica il processo di
progettazione di nuovi aggregati, sia infine formazione e diffusione delle città in una
determinata area;
attraverso la riforma e l’organizzazione ex novo
dei sistemi di raccordo degli aggregati tra loro e inurbanamento, che è il processo di afflusso di
con l’ambiente naturale. popolazioni per lo più rurali nei centri urbani.
(Astengo, Enciclopedia Universale dell’arte
(Astengo, Enciclopedia Universale dell’arte 1966).
1966).
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Urbanistica e tecnica: definizioni Urbanistica e tecnica: definizioni

Come disciplina autonoma, l’urbanistica è


nata nel secolo scorso, quale risposta (e
difesa) ai problemi suscitati nell’esistenza “complesso di saperi connessi ad un’azione
e nella cultura urbana dal progressivo
volontaria di trasformazione”
affermarsi dell’industrializzazione e dal
rapido incremento della popolazione e del
traffico (specialmente, nel nostro secolo,
del traffico motorizzato).
Pierre Merlin “L’Urbanisme” 1991.

Jean Paule Lacaze “Le methode de l’urbanisme” 1991.


(Astengo, Enciclopedia Universale dell’arte 1966). Bernardo Secchi “Prima lezione di urbanistica” 2000.
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Urbanistica e tecnica: definizioni Urbanistica e tecnica: definizioni


In quanto disciplina complessa non è agevole
fornire una definizione esaustiva dell’urbanistica.
Alla connotazione dell’urbanistica Tuttavia, una definizione ampia attualmente
come azione e come prassi nella condivisa indirizzata verso una convergenza delle
precedenti definizioni fa riferimento
letteratura scientifica e nella all’urbanistica come
legislazione sta subentrando il
concetto di Disciplina che analizza i
fenomeni urbani al fine di
“governo del territorio” governarne la trasformazione.

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Urbanistica e tecnica: definizioni Urbanistica e tecnica: definizioni
«L’urbanistica è la disciplina che sul
Compito dell’urbanistica è il conseguimento di piano sociale ed umano si occupa
un equilibrio dinamico di tutte le forze che dell’assetto delle popolazioni,
condizionano i rapporti tra uomo e territorio. provvedendo a sistemare razionalmente
È anche la definizione di un assetto in divenire le città, le borgate, i territori, gli
del territorio. insediamenti produttivi e i mezzi di
È anche una “scienza positiva” che incide comunicazione, allo scopo di
sulla possibilità di perseguire un utile conseguire le migliori condizioni di vita
collettivo. per la comunità».

Luigi Dodi “Città e territorio. Urbanistica Tecnica, 1978.

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Urbanistica e tecnica: definizioni Urbanistica e tecnica: definizioni


Le tecniche sono un settore specifico dello La tecnica è un insieme di azioni, non
studio dei problemi territoriali. analizzabili separatamente, che, secondo
Sono composte dall’insieme delle una sequenza ordinata, consentono di
formulazioni (principalmente matematiche) giungere ad un prodotto finito.
che permettono di conoscere, analizzare,
pianificare, organizzare e gestire una
Il riferimento al termine greco téchne (arte,
determinata realtà territoriale.
perizia, saper fare) esprime la capacità di
Derivano dalla costruzione di uno schema mettere a punto strumenti e procedimenti atti
mentale della realtà e sono gli strumenti a conseguire il miglior risultato possibile.
che consentono di descriverne il
funzionamento mediante formulazioni
schematiche.
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Tecnica Urbanistica Tecnica Urbanistica
Oggetto della Obiettivo primario è
tecnica urbanistica
è lo studio del la costruzione di
sistema dove si tecniche e strumenti
rileva la massima in grado di leggere,
concentrazione di
trasformazioni
interpretare e
apportate governare le
dall’uomo trasformazioni che
sull’ambiente: interessano la città e
la città il territorio.
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L’approccio allo studio


L’oggetto di studio
dei fenomeni urbani
La realtà su cui si vuole
Tra gli studiosi dei fenomeni urbani è da tempo
operare - la città - è ormai condivisa l’opinione secondo la quale la città
complessa ed ed il suo comportamento possano essere spiegati
eterogenea. secondo una logica di tipo sistemico.
Occorre, quindi, La città è qualcosa di molto articolato, vario e
ricorrere ad un modello diversificato (complesso).
interpretativo che
consenta di conoscere Per gestire tale realtà è necessario rivedere
la realtà, riducendone la modalità, strumenti e procedure secondo una
logica più ampia.
complessità.
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L’approccio allo studio Approccio alla
dei fenomeni urbani conoscenza dei fenomeni urbani
La complessità dell’oggetto di studio (la città e il
territorio) comporta la necessità di ricorrere ad una un approccio
rappresentazione logico-significativa in grado di analitico/deterministico
ridurre il grado di complessità e consentire quindi la l’oggetto di studio si scompone in parti e si ipotizza
conoscenza del sistema. la conoscenza di ciascuna parte e del tutto
inteso come sommatoria delle singole parti.
L’approccio sistemico consente di studiare la realtà
attraverso un MODELLO, ossia un analogo dello stato
reale. un approccio olistico/sistemico
l’oggetto di studio si assume come unico e non
risulta interamente conoscibile se non
attraverso l’individuazione delle relazioni che
legano le singole parti
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L'individuazione delle caratteristiche della COMPLESSITÀ


comporta il passaggio da un approccio deterministico ad L’approccio: Teoria Generale dei Sistemi
uno non deterministico.
Il paradigma scientifico introdotto dalla TGS
APPROCCIO nella metà del Novecento si basa su alcuni
DETERMINISTICO
APPROCCIO NON concetti essenziali.
(razionale) DETERMINISTICO
(evoluzionista) La TGS, dice Von Bertalanffy, costituisce una
rivoluzione scientifica, ovvero un nuovo Ludwig Von Bertalan

• fenomeni statici (t=0) • fenomeni dinamici (t0) paradigma scientifico: un approccio scientifico
• fenomeni non lineari innovativo che considera i singoli oggetti di
• fenomeni lineari
• fenomeni discontinui studio come parte di un sistema che mette in
• fenomeni continui relazioni i suoi componenti tra loro secondo
• fenomeni reversibili • fenomeni irreversibili
influenze reciproche, non lineari e complesse.
• fenomeni caotici
Un intervento sistemico non interessa i singoli elementi, ma, ad
esempio, le interazioni, le relazioni, l'energia fornita, le perturbazioni
oggetto sistema e fluttuazioni, la somministrazione degli inputs.
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L’approccio: Teoria Generale dei Sistemi
L’approccio: Teoria Generale dei Sistemi
La teoria generali dei sistemi si occupa di studiare e
comprendere le regole strutturali e funzionali che possono
essere considerate valide per la descrizione di ogni sistema, La principale differenza è tra l’insieme e il
indipendentemente dalla sua composizione. sistema.
Quattro sono gli attributi fondamentali:
- elaborazione dell’informazione
- adattamento al cambiamento delle circostanze insieme: gruppo di elementi il cui fattore principale è la
- l’auto organizzazione presenza di caratteristiche simili. Ludwig Von Bertalan
- l ’automantenimento.
Norbert Wiener trovò che la comunicazione e
Un insieme al suo interno non presenta alcun
l’autoregolazione attraverso la comunicazione sono requisiti legame se non quello rappresentato dalla
essenziali per l’operatività dei sistemi. caratteristica utilizzata per definirli.
L’informazione riguardante i risultati delle attività passate è
riportata nel sistema, andando così ad influenzare il futuro.
Questo processo si chiama di retroazione autocorrettiva
(self corrective feedback) e lo stesso Wiener denominò
l’investigazione scientifica dei fenomeni autocorrettivi :
CIBERNETICA.
La Cibernetica comprende lo studio di autoregolazione,
autoriproduzione, adattamento, elaborazione e (es: compongono un insieme tutti gli studenti di
immagazzinamento dell’informazione e i comportamenti
finalizzati.
quest’aula che indossano occhiali)

L’approccio: Teoria Generale dei Sistemi L’approccio: Teoria Generale dei Sistemi
sistema: gruppo di elementi in relazione tra loro.
B BC C relazione: connessione tra gli elementi appartenenti
AB AC CD
ad un sistema in un rapporto biunivoco;
A D
AD
struttura: insieme delle relazioni presenti
A differenza dell’insieme il sistema presenta forti legami al all’interno del sistema (organizzazione);
suo interno.
Inoltre, un sistema può articolarsi (e non suddividersi) in
sottosistemi autoconsistenti ed ogni sistema è parte di un
altro sistema.
Dire che gli elementi di un sistema sono in relazione vuol
dire che sono legati da leggi di comportamento, ovvero alla
variazione di un elemento corrisponde una mutazione di
tutti gli elementi con cui è in relazione. TECNICA URBANISTICA 2
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L’approccio sistemico
L’approccio: Teoria Generale dei Sistemi RELAZIONI
Connessioni biunivoche tra
INSIEME SISTEMA elementi. Determinano la
L’ organizzazione rappresenta una proprietà costituente
interdipendenza tra di essi.
di un sistema. elementi elementi
Le relazioni hanno un proprio
caratteristiche caratteristiche
relazioni comportamento definito
Attraverso le tipologie di relazioni e le interazioni che si struttura organizzazione.
instaurano tra gli elementi del sistema, l’organizzazione gerarchia
STRUTTURA
determina il funzionamento del sistema.
Insieme delle relazioni di un
sistema.
Forma, distribuzione e intensità delle relazioni tra le Forma un sistema a sé.
Si definisce COMPLESSO un sistema
componenti del sistema ne costituiscono
in cui le RELAZIONI e la GERARCHIA GERARCHIA
l’organizzazione. non sono immediatamente conoscibili. Definisce un ordine degli
elementi secondo
l’importanza.

Teoria Generale dei Sistemi ĺ la città come sistema Caratteristiche e proprietà di un sistema
• ciascun sistema è sempre parte di un sistema di ordine
Tra le molte proprietà dei sistemi a noi interessa superiore (sovrasistema) e al suo interno è sempre
particolarmente il seguente concetto: individuabile un sistema di ordine inferiore (sottosistema).
Ogni sistema è contenuto in un sistema più grande • Caratteristica peculiare di un sistema è la complessità
(MACROSISTEMA) e le sue parti a loro volta possono
essere articolate in sistemi. il tempo
sistema costituisce una
variabile
Sottosistema fondamentale
sistema
semplice complesso
struttura

– le relazioni tra i suoi


l’insieme delle relazioni tra i
elementi sono in numero
suoi elementi non è
elevato;
conoscibile con gli
– gli elementi sono
strumenti di cui disponiamo
conoscibili
relazioni
Approccio sistemico
L’approccio olistico
SISTEMA SISTEMA
SEMPLICE COMPLESSO

1. Relazioni tra elementi 1. Relazioni tra elementi


Per conoscere il funzionamento ed il
STATICHE e FISSE DINAMICHE ED EVOLUTIVE comportamento di un sistema è
2. Relazioni LINEARI 2. Relazioni NON LINEARI necessario adoperare un approccio
3. Processi REVERSIBILI 3. Processi NON REVERSIBILI,
CAOTICI ed ENTROPICI
olistico.

Ovvero bisogna conoscere il


sistema nella sua interezza.

La conoscenza per parti non è


uguale alla conoscenza del
funzionamento del sistema nella sua
interezza.
Numero e natura delle relazioni
Sistema comunque sempre sono talmente elevate da non
conoscibile poter essere comprese e
(tempo, risorse, motivazioni) conosciute

Teoria Generale dei Sistemi ĺ la città come sistema Teoria Generale dei Sistemi ĺ la città come sistema

Anche la città può essere L’approccio sistemico processuale consente di


considerata come un sistema guardare alla città come
costituito dagli elementi e dalle
relazioni/ interazioni tra le molteplici
componenti . FENOMENO FISISCO (forma, strade,
edifici, piazze,ecc.)
Tali reazioni si esplicano sul
territorio e, con intensità e modalità FENOMENO FUNZIONALE (relazioni che si
differenti, producono effetti, stabiliscono tra
difficilmente individuabili, su tutte le elementi e leggi che
parti della città. le regolano)

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La città come sistema La città come sistema dinamicamente complesso
L’applicazione del metodo sistemico alla
pianificazione urbana è stato sperimentato per
primo da Brian Mc Laughlin
(La pianificazione urbana e regionale, 1973).
TEORIA PARADIGMA CITTÀ
MODELLO
GENERALE DELLA COME
INTERPRETATIVO Se la città è assimilabile ad un sistema, in
DEI SISTEMI COMPLESSITÀ SISTEMA
particolare ad un sistema che varia nel tempo
(dinamico) la pianificazione (intesa come
processo di governo delle trasformazioni) risulta
essere il modo per conoscere, controllare e
anche per modificare il processo di mutamento
di un sistema costituito da attività e da relazioni
tra queste attività localizzate nello spazio.

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t1 t2 La città come sistema dinamicamente complesso


l’evoluzione futura del
sistema non è
prevedibile linearmente
Definito il modello di approccio bisogna
sulla base delle conoscere gli elementi costitutivi e le relazioni che
condizioni iniziali tra questi elementi si instaurano.
Bisogna inoltre determinare le caratteristiche degli
la città è un sistema dinamico complesso elementi e le leggi che regolano la loro
integrazione.
irriducibilità
degli elementi
A questo scopo possiamo fare riferimento ad un
modello che ci consenta di ridurre la complessità
t=0
del sistema e di comprenderne i meccanismi di
auto-organizzazione funzionamento.

insieme di componenti tra loro in relazione

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Il sistema città Il sistema città

sottosistema fisico sottosistema funzionale


inteso come l’insieme dei luoghi in cui gli inteso come l’insieme delle attività che si
svolgono nella città. Il “fare dell’uomo”
uomini svolgono le proprie attività e che nella città.
adattano al fine di svolgere specifiche
attività
ATTIVITA’ e
SPAZI e CANALI COMUNICAZIONI

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Il sistema città Il sistema città

sottosistema antropico sottosistema geomorfologico


inteso come rapporto che l’uomo instaura con supporto fisico alle attività e alle relazioni tra queste
l’ambiente in cui vive. Al soddisfacimento dei loro
bisogni è rivolta l’azione della pianificazione SPAZI e RETI
ATTORI e COMPORTAMENTI

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La città come sistema dinamicamente complesso La città come sistema dinamicamente complesso

L’articolazione in sottosistemi può essere espressa


anche in relazione agli elementi che li compongono.
I principali elementi del sistema urbano sono:
ATTIVITÀ le azioni che si svolgono nella città;

ATTORI sono coloro che materialmente svolgono


attività nella città;

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La città come sistema dinamicamente complesso La città come sistema dinamicamente complesso

SPAZI i luoghi dove si svolgono le attività; TERRITORIO il supporto fisico allo svolgimento
delle attività

Bisogna stabilire le relazioni che intercorrono tra


questi elementi.

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La città come sistema dinamicamente complesso La città come sistema dinamicamente complesso

SPAZIO ADATTATO SPAZIO SPECIALIZZATO


ATTORI Riguarda il modo in cui ciascuno
agisce all’interno della città > ADATTAMENTO < ATTIVITÀ
culturale
(cultura / sentire)
Il livello di adattamento è inversamente
ATTIVITÀ
Maggiore è la specializzazione proporzionale al numero di attività che lo
adattamento dell’attività maggiore è l’adattamento spazio riesce ad accogliere.
dello spazio
SPAZI ADATTATI
Riguarda la distribuzione degli
distribuzione spazi sul territorio (distribuzione /
TERRITORIO concentrazione)
Lo stesso spazio
adattato per
Una sala operatoria
accogliere attività
è il classico esempio
differenti
di uno spazio
altamente adattato
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La città come sistema dinamicamente complesso Differenti gradi di predisposizione al cambiamento


elementi

SOTTOSISTEMA
ATTORI SOTTOSISTEMA
ANTROPICO ELEVATA VELOCITÀ DI CAMBAMENTO
ANTROPICO
relazioni

elementi

SOTTOSISTEMA
ATTIVITÀ SOTTOSISTEMA ELEVATA VELOCITÀ DI CAMBAMENTO
FUNZIONALE
FUNZIONALE
CITTÀ relazioni
elementi

SOTTOSISTEMA
SPAZI SOTTOSISTEMA
FISICO BASSA VELOCITÀ DI CAMBAMENTO
FISICO
relazioni
elementi

SOTTOSISTEMA
TERRITORIO
GEOMORFOLOGICO
relazioni TECNICA URBANISTICA 2
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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Le relazioni tra sottosistemi del sistema urbano Il libro di testo è:
R. Papa (2009)
Il governo delle trasformazioni urbane e territoriali
ATTORI Metodi tecniche e strumenti
FRANCOANGELI / Urbanistica
culturale cultura
ATTIVITÀ In questa lezione sono stati trattati gli argomenti dei seguenti
articolazione sul capitoli:

Distribuzione
adattamento Destinazione territorio degli cap. 1 Sistema urbano e complessità pagg. 23 - 47
d’uso spazi che

d’uso
accolgono
SPAZI ADATTATI Per un approfondimento degli argomenti trattati:
attività al fine di
consentire il Urbanistica: voce dell’enciclopedia Universale dell’arte (1966) G.
distribuzione Intensità d’uso e migliore Astengo
Forma d’uso funzionamento
J. Brian McLoughlin, (1969 – ed. it. 1973)
TERRITORIO “La pianificazione urbana e regionale. Un approccio sistemico”,
Marsilio Editore, Padova

Le relazioni variano in funzione del supporto fisico su cui E. Scandurra, (1987)


insistono. Il loro valore può essere calcolato in funzione del “Tecniche urbanistiche per la pianificazione del territorio”, CLUP,
punto nel quale si svolgono. Milano.

Alcuni richiami
L’articolazione in sottosistemi può essere espressa anche in
relazione agli elementi che li compongono e alle relazioni
che tra questi si instaurano.
I principali elementi del sistema urbano sono:
SISTEMA URBANO E
PARADIGMA PRESTAZIONALE ATTORI sono coloro che materialmente svolgono
D attività nella città;
Rosa Anna La Rocca
Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Università degli Studi Federico II di Napoli
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O ATTIVITÀ le azioni che si svolgono nella città;

SPAZI i luoghi dove si svolgono le attività;

TERRITORIO il supporto fisico allo svolgimento delle


attività
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La città come sistema dinamicamente complesso Il sistema città:
elementi sottosistema antropico
inteso come rapporto che l’uomo instaura con l’ambiente in cui
SOTTOSISTEMA vive. Al soddisfacimento dei loro bisogni è rivolta l’azione della
ATTORI
ANTROPICO pianificazione
relazioni
ATTORI e COMPORTAMENTI
elementi

SOTTOSISTEMA
ATTIVITÀ
FUNZIONALE
CITTÀ relazioni
elementi sottosistema funzionale
inteso come l’insieme delle attività che si svolgono nella città.
SOTTOSISTEMA Il “fare dell’uomo” nella città.
SPAZI
FISICO
relazioni
ATTIVITA’ e COMUNICAZIONI
elementi

SOTTOSISTEMA
TERRITORIO
GEOMORFOLOGICO
relazioni TECNICA URBANISTICA 2
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Il sistema città: La dimensione statica e la dimensione dinamica


sottosistema fisico
inteso come l’insieme dei luoghi in cui gli
uomini svolgono le proprie attività e che CARATTERI CARATTERI
SOTTOSISTEMI
adattano al fine di svolgere specifiche STATICI DINAMICI
attività
SPAZI e CANALI ANTROPICO ATTORI COMPORTAMENTI

FUNZIONALE ATTIVITÀ COMUNICAZIONI


sottosistema geomorfologico
SPAZI
supporto fisico alle attività e alle relazioni tra queste FISICO CANALI
ATTREZZATI
SPAZI e RETI
GEOMORFOLOGICO SPAZI RETI

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Alcune condizioni Osservazione
Tra tutte le possibili, interessano le attività che sono
Tra le componenti del sistema, l’urbanistica ha una
caratterizzate da
maggiore incidenza sulla componente fisica.
Valenza territoriale: capacità di incidere sul territorio. La
Nontrasformazione
è possibile agire sui degli spazi fisici
comportamenti, e la
ma questi
Specializzazione: unicità dell’attività.
distribuzione delle attività
possono essere rapportati sul territorio
alle attività.
Tra le attività urbane, l’attività contribuiscono all’organizzazione della
L’organizzazione delle attività potrebbe consentire un
Frequenza:
residenzialeil èripetersi
quella di un’attività in un arcotutte
che contiene città.
miglioramento del funzionamento della città.
temporale prestabilito implica
le caratteristiche evidenziate.
un’incidenza di tale attività sul sistema
Le attività sono però una categoria concettuale, mentre
urbano.
l’urbanistica può agire sugli spazi.
Durata: un’attività prolungata ha una maggiore
incidenza rispetto ad altre saltuarie

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Finalità primaria Le caratteristiche dei sistemi. Elementi di analisi

Un obiettivo primario della pianificazione urbana è

l’organizzazione della città


attraverso la trasformazione degli spazi. I quatto sottosistemi possono essere
analizzati singolarmente.

Distribuzione delle attività sul


territorio

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Le caratteristiche dei sistemi. Elementi di analisi Le caratteristiche dei sistemi. Elementi di analisi
sup. utile residenziale
caratteristiche e
tipo volumetria
destinazione
produttiva
stato di conservazione tipologia edilizia
tipo d’uso prevalente
agricola
di servizio locale
di servizio generale
localizzazione distribuzione
spazi attività localizzazione distribuzione d’uso
intensità utilizzazione
dello spazio
quanto il contenitore usa lo
spazio [es. Vol/sup]

intensità utilizzazione esprime il rapporto tra

forma
attività e territorio: quanto
adattamento dello spazio per dello spazio l’attività usa lo spazio.
s. fisico contenere un’attività s. funzionale [es. ab/mq]

tipo in ragione del mezzo strade


ferrovie
tipo destinazione d’uso del canale materiale
immateriale
di spostamento idrovie

canali distribuzione come si distribuiscono comunicazioni distribuzione origine e destinazione dei flussi
sul territorio

intensità grado di infrastrutturazione Km str/ha grado di relazione tra le attività


del territorio Km ferro/km tot
Ecc.
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Le caratteristiche dei sistemi. Elementi di analisi il sistema urbano è funzione dello spazio: SU= f(s)

famiglie organizzazione in nuclei P1 assume i valori (x,y,z), che


y: intensità d’uso corrispondono ai valori delle tre
attori imprese organizzazione del lavoro
per max profitto
caratteristiche del sistema urbano. Ad
ogni P dell’area urbana, corrispondono i
P1 valori assunti dalle tre caratteristiche. Al
istituzioni organizzazione
collettiva x utili sociali
variare del punto P nell’area urbana,
variano i valori caratteristici.
s. socioantropico
X:destinazione d’uso
decisori influenzano l’assetto
e l’organizzazione urbana

comportamenti tecnici supportano l’azione decisionale

utenti destinatari finali


Z: forma d’uso

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Le caratteristiche del sistema urbano Dalla conoscenza al governo del sistema urbano
Per poter conoscere il sistema urbano dobbiamo conoscere, per ogni
Il paradigma prestazionale
punto e per ogni istante, le caratteristiche che ne definiscono la
struttura. SOTTOSISTEMA
E’ impossibile. FISICO
I fenomeni, quindi, verranno conosciuti mediante l’utilizzo di discipline
statistiche, per limitarne la complicazione.
CONOSCENZA GOVERNO
Si fa riferimento ad una “valutazione sintetica” di ciascuna
SOTTOSISTEMA
DEL DEL
caratteristica e si parlerà quindi di: FUNZIONALE
SISTEMA SISTEMA
destinazione d’uso PREVALENTE
intensità d’uso MEDIA
forma d’uso PREVALENTE SOTTOSISTEMA
DOMANDA SOCIO OFFERTA
Attraverso semplificazioni di tipo statistico è possibile ridurre il grado di ANTROPICO
complessità delle caratteristiche del sistema.

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Il paradigma prestazionale Il paradigma prestazionale


La valutazione in un
Anche in questo caso l’urbanistica si avvale dell’ausilio di
sistema prestazionale
discipline differenti.

DOMANDA
avviene per differenza
Generalmente l’utilizzo del paradigma prestazionale è

esigenze
bis<ogni

aspettat

desideri
tra domanda ed

aspiraz
orientato a testare la rispondenza di un prodotto alla
offerta.
domanda di qualità espressa dagli utenti.
POSITIVA eccesso
NULLA equilibrio
D Bisogni, esigenze, attese dell’UTENZA
NEGATIVA deficienza

dotazioni
strutture

OFFERTA

servizi
Risposta del sistema in ragione delle
sue risorse e caratteristiche orientate
al soddisfacimento della domanda

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


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AA 2011 - 2012 17 AA 2011 - 2012 18
Il paradigma prestazionale Il processo di governo secondo il paradigma prestazionale
DEFINIZIONE ANALISI
DELLA DELL’
DOMANDA SCREENING OFFERTA

conoscenza
DELLE
COMPATIBILITÀ

Carico - Domanda
DEFINIZIONE
OBIETTIVI
ADEGUATEZZA TRASFORMAZIONE
Equilibrio PREVISIONE PREVISIONE

decisione
NUOVI LIVELLI
AFFIDABILITÀ REQUISITI DEFINIZIONE PRESTAZIONI
DELLE
Reazione - Offerta RICONOSCIBILITÀ TRASFORMAZIONI

ANALISI
DEI

verifica
RISULTATI DI TRASF.

CONFRONTO
DOMANDA /
TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca OFFERTA
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 19 AA 2011 - 2012 20

approccio sistemico e paradigma prestazionale Rigidità e Flessibilità

Propensione al cambiamento Resistenza al cambiamento Come per i due sottosistemi principali anche la
disparità tra la flessibilità della domanda e la
SOTTOSISTEMA SOTTOSISTEMA SOTTOSISTEMA
ANTROPICO FUNZIONALE FISICO
rigidità dell’offerta rappresenta il maggiore
ostacolo nella ricerca di un possibile equilibrio
del sistema.
BISOGNI ATTIVITÀ SPAZI L’assunzione del paradigma prestazionale
ESIGENZE COMUNIC. CANALI consente di orientare tale ricerca verso obiettivi
di qualità da raggiungere in maniera compatibile
con le risorse e le caratteristiche del sistema sul
SOTTOSISTEMA DELLA SOTTOSISTEMA quale le diverse domande si concentrano.
DOMANDA OFFERTA

Flessibilità Rigidità
TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 21 AA 2011 - 2012 22
Il peso sul sistema urbano: il Carico Urbanistico Il peso sul sistema urbano

esigenze
aspettat

desideri
Il carico urbanistico determina il fabbisogno di

aspiraz
bisogni
Il CARICO URBANISTICO è una
strutture, infrastrutture, impianti e servizi, in ragione

DOMANDA
funzione complessa che esprime del tipo di attività presente su un territorio (abitanti,
“il peso” sulla struttura fisica della addetti, allievi, malati, ecc.).
città corrispondente all’esigenza
di svolgere una determinata Può anche essere espressione delle dotazioni

dotazioni
strutture

OFFERTA
attività. (strutture e servizi) presenti su un territorio.

servizi
Esprime, cioè, una domanda di
Il Cu, infatti, può essere definito come l’insieme
prestazioni necessarie allo
integrato delle attività e quindi degli spazi, dei
svolgimento di attività. volumi, dei servizi, dei canali e delle comunicazioni
Questa domanda grava sul che si svolgono in una certa area.
sistema fisico.

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 23 AA 2011 - 2012 24

Carico Urbanistico Attività principale e attività secondarie


Ogni attività che si intende insediare definisce Il carico urbanistico è funzione non solo dell’attività primaria che si
analizza, ma anche dell’attività secondaria ad essa connessa e del
un carico urbanistico in relazione alla necessità sistema degli spazi e dei canali.
di spazi e di canali per il suo funzionamento.
Il carico urbanistico, quindi, è funzione del tipo Attività primaria
di attività da svolgere ed è rappresentato n
dall’insieme degli spazi e dei canali necessari
per lo svolgimento di una attività.
Attività Spazi
secondaria e canali
n1,n2,n3
Cu = f1 (A) [1]

Carico
Urbanistico
TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 25 AA 2011 - 2012 26
Attività principale e attività secondarie Carico Urbanistico

Il carico urbanistico è anche funzione


del numero di utenti coinvolti
attività nell’attività.
secondarie

Cu = f2 (U) [2]

Es All’aumentare del numero di abitanti


aumenta
Il numeroildicarico
utentiurbanistico
è espressionein una
della
attività data area ovvero aumenta la domanda
domanda di servizi e di attrezzature
attività secondarie di spazi,
principale alla qualeservizi
la cittàe deve
strutture necessarie
rispondere.
all’esplicazione delle attività.

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 27 AA 2011 - 2012 28

Carico Urbanistico Carico Urbanistico

Il carico urbanistico aumenta anche in Le tre funzioni considerate in precedenza possono


relazione alla concentrazione delle attività essere combinate in un’unica funzione:
sul territorio (intensità d’uso).

Cu = f3 (I) [3]
Cu = f (U, A, I)
Un’eccedenza di intensità d’uso comporta una
crisi del sistema e si parla ad es. di
congestione. Il superamento del limite
massimo di carico comporta un collasso del
sistema che perde efficienza senza possibilità
di recupero anche senza incremento ulteriore.
TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 29 AA 2011 - 2012 30
Carico Urbanistico Carico Urbanistico
Per arrivare a definire una condizione di L’espressione del carico urbanistico
equilibrio tra domanda e offerta è necessario diviene:
fornire al sistema dotazioni urbane, ovvero un
insieme di strutture e servizi in grado di reggere Cu = f (U, A, I)
al carico supposto o atteso.
La dotazione “D” è una caratteristica dell’offerta Cu = f (U, D)
ed è espressa dai volumi, superfici, spazi,
necessari a soddisfare la domanda. La quantificazione tecnica del carico
urbanistico si ottiene attraverso la
dotazioni D = f (A,I) combinazione degli indici urbanistici
intensità definiti per singole zone.
attività

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 31 AA 2011 - 2012 32

Il paradigma prestazionale e l’approccio sistemico


per il governo delle trasformazioni

APPROCCIO PARADIGMA
SISTEMICO PRESTAZIONALE

GOVERNARE GOVERNO
DELLE
IL SISTEMA TRASFORMAZIONI

URBANO
RICERCA DI EQUILIBRIO
(dinamico)

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 33 AA 2011 - 2012 34
Dalla pianificazione al governo del sistema urbano Dalla pianificazione
p f al ggoverno del sistema urbano

Cosa è governo? conoscere


meta definire il punto di arrivo

kybernàn (gr) gubernum (lt) = reggere il timone


decidere
cibernetica

muoversi verso obiettivi NAVE rotta individuare il percorso più consono


stabiliti (stati desiderati)
avendo cura di “regolare”, agire

controllandola, la traiettoria. governare mantenere il timone nella traiettoria

Si occupa del controllo e della regolazione


dei sistemi e delle possibilità di indirizzarne TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
lo sviluppo verso stati prefigurati R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 35 AA 2011 - 2012 36

Dalla pianificazione
p f al ggoverno del sistema urbano Dalla pianificazione
p f al ggoverno del sistema urbano

conoscere conoscere
definire uno scenario obiettivo definire uno stato desiderato

decidere decidere
SISTEMA individuare il percorso
SISTEMA individuare la traiettoria di evoluzione
URBANO di evoluzione del sistema

agire agire
creare le condizioni affinché la traiettoria sia
creare le condizioni affinché l’evoluzione del
quanto più possibile rispondente agli
sistema urbano raggiunga lo stato desiderato
obiettivi prefissi

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 37 AA 2011 - 2012 38
Dalla pianificazione
p f al ggoverno del sistema urbano Il processo ciclico del Governo delle Trasformazioni
Si possono schematizzare i passaggi chiave dell’attività di pianificazione tesa al governo:

cosa si vuole
1 definizione del problema fare

2 analisi e modellazione dello stato di fatto cosa c’è CONOSCENZA


cosa si può
3 definizione e progetto di possibili soluzioni fare

si può fare
DECISIONE
4 valutazione di soluzioni alternative altro?

5 DECISIONE cosa si fa!


AZIONE
6 AZIONE si fa!

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 39 AA 2011 - 2012 40

Dalla pianificazione
p f al ggoverno del sistema urbano Dalla pianificazione
p f al ggoverno del sistema urbano
Su

T T

Eversione dalla traiettoria per Correzione della traiettoria


effetto di un’azione destabilizzante. attraverso il reindirizzamento delle
L’andamento di evoluzione spazio-temporale del sistema urbano deve Ciò può produrre ad es. un utilizzo azioni di governo.
essere mantenuto, mediante il processo di Governo delle Trasformazioni improprio delle risorse.
Territoriali, entro il range angolare delle traiettorie attese.
Il processo
p ciclico del Governo delle Trasformazioni
f Il processo
p ciclico del Governo delle Trasformazioni
f
CICLO DELLA CONOSCENZA
FASI
í modello in grado di riprodurre
il comportamento del sistema
• Lettura o del fenomeno. STATO DI FATTO
• Misura DEL SISTEMA
CONOSCENZA • Interpretazione
LETTURA
• Modellizzazione
í osservazione del diretta
MODELLAZIONE sistema o del
• Definizione dello stato desiderato fenomeno urbano;
• Individuazione delle carenze í selezione delle
DECISIONE • Valutazione delle risorse disp.
MISURA
variabili significative. indiretta
• Definizione dello stato compatibile quantitativa
INTERPRETAZIONE í codifica dei fenomeni
• Definizione degli ob. intermedi o del sistema
AZIONE • Gerarchizzazione degli ob. osservato.
qualitativa
• Temporalizzazione per il perseg.
• Processi di implementazione í leggi di comportamento che
regolano il sistema o
consentono di descrivere il
TECNICA URBANISTICA 2 fenomeno in maniera
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca comprensibile.R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 43 AA 2011 - 2012 44

Dallo stato desiderato allo stato compatibile


p La definizione
f dello stato desiderato
DECISIONE STATO COMPATIBILE
STATO DESIDERATO
Espressione dei bisogni
delle esigenze e delle
aspirazioni della collettività

FINALITÀ OBIETTIVI
DOMANDA DI
CONOSCENZA
ATTIVITÀ
DEL E
SISTEMA
SPAZI Specificazione
Stato in grado di
Miglioramenti strategici
massimizzare l’equilibrio per il sistema urbano operativa delle finalità
Esito della domanda-offerta sulla base
conoscenza delle risorse effettivamente
disponibili

Nella fase di decisione all’interno del processo ciclico di GTT lo stato


attuale rappresenta il risultato della conoscenza, lo stato desiderato
rappresenta l’assetto futuro del sistema; lo stato compatibile è funzione
delle risorse disponibili e rappresenta lo stadio
TECNICA URBANISTICA 2 di maggiore equilibrio del TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
sistema. AA 2011 - 2012 45 AA 2011 - 2012 46
Sottofasi dell’azione
AZIONE TRANSIZIONE DEL SISTEMA
1 Definizione e programmazione delle azioni

2 implementazione delle azioni

3 Monitoraggio e controllo delle traiettorie di evoluzione


scarto accettabile, del sistema
non richiede
correttivi

Monitoraggio e controllo consentono il passaggio


La fase dell’azione consente di definire l’insieme dei fattori per favorire la dalla STATICITÀ della pianificazione tradizionale
transizione del sistema oggetto di studio dal punto A (stato attuale) al punto C
alla DINAMICITÀ di un processo ciclico di governo
(stato compatibile). Consente di garantire una maggiore efficacia all’intero
processo di governo definendo l’insieme delle condizioni per rendere operative delle trasformazioni urbane e territoriali.
le scelte effettuate in fase di decisione. Individua
TECNICA URBANISTICA 2 il vettore delle forze in grado di TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
guidare l’evoluzione del sistema dalAApunto2011 - 2012A al punto C. 47 AA 2011 - 2012 48

Sottofasi dell’azione
Le azioni di monitoraggio e controllo richiedono il Elementi fondamentali di un processo di controllo in
costante aggiornamento delle caratteristiche e degli senso cibernetico sono:
elementi che compongono il sistema.
l’informazione, che costituisce l’agente che innesca e
1 sostiene il processo;
Un ausilio arriva dalla cibernetica (anni Cinquanta)
PRINCIPIO:
l’apprendimento, che implica la definizione del campo
Gli organismi viventi sono 2 di esistenza delle variabili;
dotati di meccanismi di
retroazione (feedback) che
consentono di reagire alle il ciclo di retroazione, inteso come meccanismo
sollecitazioni esterne e di 3 ciclico che consente di riconoscere in ogni istante se il
mantenere un equilibrio. sistema si sta evolvendo lungo la traiettoria desiderata.
Questi meccanismi naturali
possono essere riprodotti in
ambienti artificiali.
TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 49 AA 2011 - 2012 50
trasformazioni urbane  attraverso le fasi della
Il processo ciclico di governo delle

Su conoscenza, della decisione e dell’azione  è


orientato, non tanto a definire una condizione
finale, statica, del sistema quanto, piuttosto a:

1 definire uno stato “compatibile”


verso cui orientare l’evoluzione del
LE REGOLE PER IL GOVERNO
DELLE TRASFORMAZIONI PT
sistema;
monitorare, istante per istante, il URBANE E TERRITORIALI
2
processo di evoluzione e PRG
trasformazione del sistema; Rosa Anna La Rocca
Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Università degli Studi Federico II di Napoli
3 controllare gli eventuali larocca@unina.it
PP
www.dipist.unina.it - www.tema.unina.it
scostamenti tra evoluzione
T
prefigurata ed evoluzione reale;

4 apportare, laddove necessario, i


correttivi per ricondurre la
traiettoria di evoluzione del sistema
all’interno del campo di esistenza
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca prefigurato.
AA 2011 - 2012 51

Il processo pianificatorio: Il processo pianificatorio:


una definizione i fattori della sua macchinosità

processo pianificatorio è un complesso di L’esigenza di una gestione democratica


atti mediante il quale vengono concepite, del territorio.
programmate e attuate decisioni L’esigenza della trasparenza del
riguardanti l’assetto del territorio e le sue processo in ogni sua fase.
trasformazioni.
L’esigenza di tutelare i diritti delle
comunità locali.
L’esigenza di tutelare i diritti del
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012
singolo cittadino.
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012
Il processo pianificatorio: Il processo pianificatorio:
le sue fasi i suoi strumenti
programmazione urbanistica Pianistrumenti
Territorialidirettori
Coordinatori
• a tempo indeterminato
• validi a tempo indeterminato

definizione dell’assetto del territorio Piani Urbanistici


strumenti Generali
regolatori
• a tempo indeterminato • validi a tempo indeterminato

attuazione strumenti
Piani attuativi
Particolareggiati
• a tempo determinato
TECNICA URBANISTICA 2
• validi a tempo determinato
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012

Il processo pianificatorio: Il quadro normativo:


la sua struttura prime leggi urbanistiche
1a fase -
P.T.C. programmazione urbanistica
L’esigenza di “regolare” l’espansione
delle città per evitare l’utilizzo del suolo
in mancanza di un disegno urbano viene
P.F. P.R.G. P.R.G.I. 2a fase - definizione
assetto territoriale avvertita solo nella seconda metà
dell’Ottocento (1865).

P. P. 3a fase - attuazione
Legge 1150/1942 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012
Il quadro normativo: Il quadro normativo:
prime leggi urbanistiche prime leggi urbanistiche

• Legge 2248/1865 sulle opere pubbliche; Con queste tre leggi, lo Stato può
• Legge 2279/1865 sul riordino della esercitare un controllo sull’attività di
viabilità ferroviaria; occupazione del suolo.
• Legge 2359/1865 sulle espropriazioni per
pubblica utilità.

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012

Il quadro normativo: Il primo Piano Regolatore


prime leggi urbanistiche Legge 2359/1865 in Italia
Il Piano Regolatore Edilizio
La legge 2359/1865 introduce per la prima ambito: aree interne alla città esistente
volta il Piano Regolatore Generale . finalità: risanamento urbanistico

Il Piano di Ampliamento
ambito: aree esterne alla città
finalità: gestione della crescita urbana
TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012
Il primo Piano Regolatore in Il primo Piano Regolatore in
Legge 2359/1865 Italia: caratteristiche Legge 2359/1865 Italia: caratteristiche

è facoltativo Essendo finalizzato all’esproprio delle aree, il


esistente Piano Regolatore:
è esteso al solo territorio urbano
o in divenire
è direttamente attuativo è soggetto a scadenza
ha durata limitata nel tempo (25 anni) è dettagliato fino alla scala architettonica
la sua approvazione equivale a dichiarazione ha attuazione diretta
di pubblica utilità ha un valore più di atto giuridico che di
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
strumento urbanistico
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012

Il primo Piano Regolatore in Verso la legge Urbanistica


Legge 2359/1865 Italia: caratteristiche Legge 2359/1865 Nazionale
poteva essere adottato da Comuni con
almeno 10.000 ab
Le disposizioni di questa legge ebbero
era adottato dal Consiglio Comunale scarsa applicazione e si preferì agire in
era approvato con Regio Decreto maniera frammentaria a seconda dei casi
che si presentavano man mano.
i proprietari dei terreni e degli edifici
avevano l’obbligo di uniformare gli
interventi alle linee indicate nel piano
TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012
Verso la legge Urbanistica
Legge 2892/1885 Nazionale
Il Piano di Risanamento introdotto per
fronteggiare l’emergenza di bonificare
alcune aree della città di Napoli interessate
dal colera, rappresenta un esempio di come
si cercasse di intervenire sul territorio
evitando di attenersi a regole precise.

TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012

Verso la legge Urbanistica Verso la legge Urbanistica


Legge 1150/1942 Nazionale Legge 1150/1942 Nazionale
La L. 1150/1942 disciplina in materia La tecnica urbanistica in questi anni
organica e completa la materia urbanistica. (regime fascista) si affina e si perfeziona e
I Piani Regolatori Generali sono in alcuni casi anticipa i contenuti della
definitivamente regolamentati. legge.

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012
La legge Urbanistica La legge Urbanistica
Legge 1150/1942 Nazionale Legge 1150/1942 Nazionale
Concepita a metà degli anni Trenta, tale L’impostazione gerarchica della legge si
legge viene elaborata e definitivamente rispecchia nella disposizione “a cascata”
approvata in pieno periodo bellico (1942) (dal più grande al più piccolo) degli
tra una generale indifferenza, nonostante strumenti urbanistici previsti. Procedendo,
introducesse elementi innovativi per cioè, per livelli, la legge stabilisce che la
l’epoca. L’impianto della legge rispecchia disciplina urbanistica si attui per mezzo di
la scarsa flessibilità della politica fascista piani regolatori territoriali, di piani
introducendo una visione gerarchica, dal regolatori comunali e di norme
governo centrale a quello locale. sull’attività costruttiva edilizia (art. 4).
TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012

Il Piano Regolatore Le differenze con il vecchio Piano


della Legge Urbanistica Nazionale Regolatore
Legge 1150/1942
Legge 1150/1942
Il P.R.G. non è più uno strumento
P.T.C.
Non più finalizzato attuativo, ma è uno strumento quadro, che
all’esproprio del solo eccezionalmente ha attuazione diretta
suolo, il Piano
P.F. P.R.G. P.R.G.I. Non più soggetto a scadenza, il P.R.G. ha
Regolatore della
L.U.N. assume un validità illimitata nel tempo
P. P. ruolo centrale nel L’area di pertinenza del PRG copre l’intera
processo estensione del territorio comunale
pianificatorio. Il P.R.G. è obbligatorio (per i comuni
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012
compresi in un apposito elenco)
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012
La legge Urbanistica
Il P.R.G. della legge 1150/1942:
Legge 1150/1942 Nazionale Legge 1150/1942
Legge 1150/1942 i contenuti

II contenuti
contenuti del
del P.R.G.C.
P.R.G.C. sono
sono fissati
fissati dall’art.7:
dall’art.7:
I comuni non dotati di PRG sono tenuti
comunque a redigere un Regolamento la rete
la rete principale
principale delle
delle infrastrutture
infrastrutture
Edilizio corredato da un Programma di la zonizzazione
la del territorio
zonizzazione del territorio comunale
comunale
Fabbricazione che costituisce lo strumento
minimo di disciplina delle trasformazioni l’indicazione delle
l’indicazione delle aree
aree destinate
destinate aa spazi
spazi
edilizie di uso
di uso pubblico
pubblico
l’indicazione delle
l’indicazione delle aree
aree destinate
destinate aa
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012
fabbricati pubblici
fabbricati pubblici
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012

Il P.R.G. della legge 1150/1942 : esempi - 2


Il P.R.G. della legge 1150/1942 : esempi - 1

Il Piano
Regolatore
di Napoli
del 1939
Il Piano Regolatore
di Bologna del 1954

TECNICA
TECN ICA URBANISTICA
URBAN
RBANISTI
ISTICA 2 TECNICA
TECN ICA URBANISTICA
URBAN
RBANISTI
ISTICA 2
La Rocca
R.A. La Roc
Rocca La Ro
R.A. La Roc
cca
Rocca
AA 2011 - 2012 AA 201
2011
2011 - 201
2012
2
Il P.R.G. della legge 1150/1942 : esempi - 3

Il Piano
Regolatore
di Padova
del 1954

Il Piano Regolatore
di Siena del 1956

TECNICA
TECN ICA URBANISTICA
URBAN
RBANISTI
ISTICA 2 TECNICA
TECN ICA URBANISTICA
U
URBANISTI CA 2
C
La Rocca
R.A. La Roc
Rocca La Ro
R.A. La Roc
cca
Rocca
AA 2011
2011 - 2012
201 2012 AA 2011 - 2012

La legge Urbanistica La legge Urbanistica


Legge 1150/1942 Nazionale Legge 1150/1942 Nazionale

La specificazione delle scelte del Piano La regolazione delle modifiche relative


Regolatore è affidata al Piano Particolareggiato all’attività costruttiva edilizia viene, invece,
di esecuzione (art.13). demandata alla formulazione di un’apposita
richiesta al sindaco da parte di chiunque intenda
intervenire nell’ambito del territorio comunale
(art. 31 – licenza di costruzione).

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012
La legge Urbanistica
Legge 1150/1942 Nazionale Legge 1150/1942
Dopo la LUN
Gli aspetti innovativi della legge riguardano: L’applicazione della legge, però, viene rimandata
sulla base di esigenze ritenute prioritarie e per
il rapporto tra il Piano Regolatore e diversi anni si è continuato ad operare sul
il Piano Particolareggiato; territorio in maniera disorganica. Con il pretesto
che non fosse rispondente alle urgenze sollevate
La suddivisione del territorio in zone dall’evento bellico (ricostruzione, salubrità,
(zonizzazione)
espansione, ecc.) si è preferita la strada del non-
controllo orientato allo sfruttamento del territorio
e alla speculazione fondiaria lasciando inattuato
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012
per lungo tempo il dettato della legge.
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012

Dlgs 154/1945
Dopo la LUN Dlgs 154/1945
Piani di Ricostruzione
Rispondere alle esigenze dell’emergenza attraverso urgenti
lavori edilizi attuabili con procedure più semplici di quelle
Accantonata la LUN con il pretesto che non fosse del PRG anche per non compromettere lo sviluppo futuro
rispondente alle urgenze dettate dall’evento degli abitanti.
bellico, vengono introdotti i
Fu abbandonata la logica dei piani
Piani di Ricostruzione.
La logica dell’emergenza è durata molto più del necessario
Sulla logica dell’emergenza i proprietari avevano
facoltà di costruire senza l’obbligo di prevedere
strutture o infrastrutture necessarie.
TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012
L. 1902/1952
Misure di salvaguardia L. 167/1962
Piani di Zona
Tentano di marginare l’uso incontrollato del Si tenta di collegare la pianificazione
territorio. urbanistica alla programmazione edilizia.
Si pone come alternativa alle aree di edilizia
Agiscono nel periodo compreso tra
economica proponendo quartieri integrati.
l’adozione e l’approvazione del piano.
La legge prescrive che le aree da destinare
È il tentativo di operare il controllo del all’edilizia economica e popolare vengano
rilascio delle licenze edilizie. scelte tra quelle indicate dal PRG come aree
di espansione.
TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012

La legge Ponte:
Modificazioni ed integrazioni alla L.
L. 167/1962
Piani di Zona L. 765/1967
tentativo di 1150/1942
riforma
La legge prevede che tra gli interventi previsti vi sia La “legge ponte” si inquadra in un contesto
una parte destinata ad interventi privati non caratterizzato dalla forte richiesta di riformare la
finanziati per assicurare una composizione sociale materia urbanistica.
diversificata.
Aveva l’ambizione di rappresentare un
L’obiettivo principale era l’agevolazione collegamento tra il sistema normativo esistente ed
dell’acquisizione di aree a basso costo da destinare una riforma radicale.
all’edilizia ec. e pop.
La riforma non verrà realizzata ma alla legge va il
L’acquisizione delle aree avveniva mediante
merito di aver normato alcune innovazioni
esproprio al prezzo del valore di due anni
introdotte a livello comunale per iniziativa di
precedenti alla realizzazione del piano.
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C TECNICA U
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C
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AA 2011 - 2012
singoli. R.A. La Rocca
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La legge Ponte: La legge Ponte:
L. 765/1967
tentativo di riforma L. 765/1967
tentativo di riforma
Rappresenta l’unico vero tentativo di limitare lo Introduce un nuovo strumento urbanistico: il Piano di
Lottizzazione Convenzionata in alternativa al Piano
sfruttamento incondizionato del territorio. Infatti
Particolareggiato per l’attuazione del PRG.
limita le possibilità di edificazione dei Comuni
sprovvisti di PRG. Definisce dei limiti di densità all’edificazione privata e di
standard minimi di servizi pubblici.
Sancisce l’obbligatorietà dei Piani Particolareggiati
e l’adozione delle misure di salvaguardia. Estende l’obbligo di richiedere la licenza edilizia per
qualsiasi intervento sul territorio comunale

Introduce sanzioni penali per l’inosservanza delle norme


Introduce il concetto che la trasformazione del urbanistiche
territorio ha dei costi.
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R.A. La Rocca R.A. La Rocca
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La legge Ponte:
L. 765/1967
tentativo di riforma L. 765/1967
Piani di Lottizzazione
Per la prima volta viene posta l’attenzione sul fatto che le Preferibilmente di iniziativa privata
trasformazioni territoriali hanno un costo per la
realizzazione delle opere primarie(strade, fognature, acuq
energia, ecc.) e secondarie (scuole, ambulatori, parchi, ecc.) Interessano le aree che il PRG destina ad
espansione edilizia
Consente ai Comuni di gravare i privati per le opere di
urbanizzazione primaria e in parte per quelle di
urbanizzazione secondaria attraverso il rilascio di una Rappresentano il mezzo per interessare
autorizzazione subordinata alla stipula di una convenzione l’intervento privato anche alla realizzazione
di servizi necessari alla attività residenziale.
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La “riforma parziale” della La “riforma parziale” della
legge Ponte legge Ponte
L. 765/1967 L. 765/1967
Ciò che la legge aveva rilevato può essere schematizzato in Art. 17: Alla legge 17 agosto 1942, n. 1150, dopo l'articolo 41, è
aggiunto il seguente articolo 41-quinquies:
Scarsa qualità insediativa Standard
“In tutti i Comuni, ai fini della formazione degli
scarsa dotazione di verde pubblico strumenti urbanistici o della revisione di quelliedilizi
esistenti,
scarsa dotazione di parcheggi devono essere osservati limiti inderogabili di densità
edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati, nonché
insufficiente previsione di servizi pubblici rapporti massimi fra spazi destinati agli insediamenti
eccessive densità insediative residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle
attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi”
Insufficiente numero di PRG approvati
Standard
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urbanistici

Il decreto interministeriale Il decreto interministeriale


DM 1444/1968 sugli standard DM 1444/1968 sugli standard
Art. 2 - Zone territoriali omogenee
Sono considerate zone territoriali omogenee, ai sensi e per gli effetti
dell'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765: Zona C le parti del territorio destinate a nuovi
complessi insediativi;
le parti del territorio interessate da agglomerati urbani
che rivestono carattere storico, artistico o di
Zona A particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, le parti del territorio destinate a nuovi
comprese le aree circostanti, che possono considerarsi
parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati Zona D insediamenti per impianti industriali o ad
stessi. essi assimilati;
le parti del territorio totalmente o parzialmente
Zona B edificate, diverse dalle zone A.
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AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012
Il decreto interministeriale Il decreto interministeriale sugli
DM 1444/1968 sugli standard DM 1444/1968 standard
le parti del territorio destinate ad usi In sintesi le zone omogenee nelle quali il territorio
agricoli, escluse quelle in cui - fermo comunale è suddiviso sono:
Zona E restando il carattere agricolo delle stesse - il
frazionamento delle proprietà richieda Zona A centro storico
insediamenti da considerare come zone C); Zona B zona di completamento

le parti del territorio destinate ad Zona C zona di espansione


Zona F attrezzature ed impianti di interesse
Zona D zona per insediamenti produttivi
generale.
Zona E zona agricola
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Zona F zona per impianti e attrezzature collettive
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Il decreto interministeriale sugli


DM 1444/1968 standard Le “leggi tampone”
Come riconoscere e distinguere le zone omogenee Tentano di tamponare la situazione di forte
speculazione che è venuta ad affermarsi negli anni
Edifici e tessuto edilizio di interesse Sessanta.
Zona A
storico e architettonico
Il clima è ancora quello di una forte esigenza di
riforma urbanistica
Zona B Rcf > 1/8 - Ift > 1,5 mc/mq
La politica della casa entra a far parte della
pianificazione diventando una esigenza prioritaria
Zona C Rcf < 1/8 - Ift < 1,5 mc/mq
Intanto si formano le Regioni come soggetto
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pubblico decisivo. TECNICA U
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L.865/1971
La “legge sulla casa” L.865/1971
La “legge sulla casa”
Per la prima volta si affronta in maniera organica il
problema della abitazione. Abolisce tutti gli enti pubblici preposti all’edilizia
residenziale
Propone di innovare i meccanismi di
programmazione dell’edilizia pubblica anche lo Stato stabilisce la ripartizione delle risorse
attraverso una revisione della L.167/1962 nazionali pubbliche destinate alla residenza
secondo i fabbisogni regionali
Introduce un ulteriore piano esecutivo da applicare
la realizzazione degli interventi spetta ai comuni e
alle aree produttive
alle Agenzie per l’edilizia residenziale pubblica
TECNICA URBANISTICA 2
(Aterp). TECNICA URBANISTICA 2
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L.865/1971
La “legge sulla casa” L. 10/1977
La “legge Bucalossi”
Modificail radicalmente
separa il diritto di dal
diritto di proprietà proprietà deldi
diritto
La legge interviene nuovamente sul sistema privato.
edificazione.
dell’esproprio.
il diritto di costruire anche se su proprio suolo
i valori di indennizzo sono rapportati al valore appartiene allo Stato.
La concessione può essere rilasciata solo se la
agricolo. Trasforma la Licenza Edilizia
trasformazione è conforme coninleConcessione
indicazioni del
Edilizia onerosa.
piano.
svincola il valore del suolo dagli effetti del piano
gli
Stabilisce
interventi
chediglitrasformazione
interventi sul territorio
devono essere
siano
realizzati
eseguiti sulla
tra 3base
e 5 anni.
di Programmi Pluriennali di
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attuazione. TECNICA U
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L. 457/1978
“Norme per l’edilizia residenziale” L. 47/1985
Le “Sanatorie”

Consente un consistente finanziamento sulla base Norme in materia di controllo dell’attività


del quale è possibile programmare gli interventi di urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero, sanatoria
trasformazione entro tempi stabiliti. delle opere edilizie.
Introduce
Piano un nuovo strumento attuativo
di Recupero
regolamenta le opere abusive realizzate prima del
L’intervento sul patrimonio edilizio esistente 1 ottobre 1983
viene riferito al fabbisogno effettivo.

Per valutare il fabbisogno di nuove abitazioni si Consente il ricorso a varianti al fine di sanare gli
dovranno considerare anche i vani recuperati interventi.
attraverso i PdR. TECNICA U
URBANISTICA
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C TECNICA URBANISTICA 2
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I successivi anni Ottanta e l’inizio degli anni


Novanta Le “Sanatorie”

In questo periodo i provvedimenti legislativi che Riapre i termini del precedente


L. 724/1994
si sono susseguiti hanno avuto una duplice Misure di razionalizzazione condono.
della finanza pubblica
direzione:
rappresenta il tentativo di riportare
da un lato sono stati orientati alla sanatoria degli L. 662/1996
ordine nella materia urbanistica.
abusi edilizi (2° e 3° condono); Misure di razionalizzazione
della finanza pubblica

dall’altro si sono preoccupati di modificare il


regime degli strumenti abilitativi per le DL. 269/2003 Riapre i termini del condono.
trasformazioni edilizie. disposizioni urgenti per favorire
lo sviluppo e per la correzione
dell’andamento dei conti
pubblici
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R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012
L. 59/1997

L. 142/1990
La riforma delle autonomie locali L. 127/1997
Le “riforme Bassanini”
introduce innovazioni sulle competenze degli enti locali in
Introducono una serie di innovazioni
materia di gestione del territorio.
L. 191/1998 sostanzialmente finalizzate allo
snellimento delle procedure
Le innovazioni
Piano più significative
Territoriale fanno riferimento
di Coordinamento alla
Provinciale burocratiche e alla semplificazione dei
precisazione delle competenze delle Province in materia di procedimenti amministrativi
pianificazione territoriale.
introduce la definizione delle aree metropolitane e delle In sostituzione dei termini trasferimento, delega,
rispettive città metropolitane (capo IV, art. 17 e 18). attribuzione, introduce quello di conferimento, che
sottende la diretta assegnazione di funzioni agli enti
introduce l’Accordo di Programma come strumento di territoriali in ragione della loro riaffermata titolarità e della
intervento che integra l’azione di più soggetti pubblici. riconosciuta attitudine al soddisfacimento immediato degli
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca interessi della comunità. TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012

L. 59/1997

L. 127/1997
Le “riforme Bassanini” Le “riforme Bassanini”: principi
Completezza
L. 191/1998 Sono attribuite alle Regioni le competenze che non
Principio fondamentale è la SUSSIDIARIETA’, ossia rientrano tra quelle statali né risultano conferite agli Enti
Locali, pur rientrando per connessione nelle materie e nei
l’attribuzione della generalità dei compiti e delle funzioni
compiti da devolvere.
amministrative ai comuni, alle province e alle comunità
montane, con l’esclusione delle sole funzioni incompatibili Cooperazione
con le dimensioni locali. Implica, in sintonia con il principio costituzionale di leale
collaborazione, un armonico contemperamento delle
SUSSIDIARIETA’ - Trattato di Maastricht, poi inserito
nella legislazione comunitaria. iniziative statali interferenti con le esigenze locali,
Viene di norma interpretato nel senso che le attraverso strumenti di cooperazione
comunità minori ed i loro enti esponenziali
(Province, Comuni, Comunità montane) devono
provvedere autonomamente a soddisfare i loro
TECNICA URBANISTICA interessi
2 ed i loro bisogni e che, solo laddove non vi TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca riescano, possano intervenire in loro sostituzione le R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 Regioni o lo Stato. AA 2011 - 2012
Le “riforme Bassanini”: principi La “riforma costituzionale
Responsabilità ed unicità dell’amministrazione
Implica l’attribuzione ad un unico soggetto delle funzioni
La riforma del Titolo V della
e dei compiti tra loro interconnessi, strumentali e Costituzione ha determinato un
complementari, concentrando in capo ad esso, anche se a
struttura associativa, la responsabilità di ciascun servizio o rafforzamento sia del potere
attività amministrativa.
legislativo regionale che del potere
Efficienza ed economicità amministrativo agli Enti Locali, dando
Necessaria la relazione di proporzionalità tra le risorse
impiegate e gli obiettivi perseguiti, con la conseguente alla Repubblica Italiana una impronta
“soppressione dei compiti e delle funzioni superflui”.
più propriamente “federalista”.
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La produzione degli anni


La “riforma costituzionale Novanta
(Art. 117)
Il governo del territorio è materia concorrente tra lo La riforma urbanistica tanto auspicata ancora non trova
Stato (che fissa i principi generali) e le Regioni (che realizzazione.
legificano sulla base dei principi). Introduce un ulteriore strumento attuativo
L. 179/1992
finalizzato al recupero e alla riqualificazione
dell’ambiente urbano
(Art. 118)
Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni
salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano I Programmi Integrati di Intervento, infatti,
conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e hanno lo scopo di riqualificare il tessuto
Stato urbano coinvolgendo in questa azione anche
(principi di sussidiarietà, differenziazione ed gli aspetti ambientali.
adeguatezza) TECNICA U
URBANISTICA
URBANISTICA 2
C TECNICA URBANISTICA 2
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La produzione degli anni
Novanta I “testi unici”
Si evidenzia una nuova tendenza all’interno della disciplina gli organi
Testo comunali
unico possono
delle leggi essere distinti delle
sull’ordinamento in
urbanistica che ha come questione centrale la scarsa rispondenza DLgs. 267/2000 organi di governo,
autonomie locali ovvero Sindaco, Giunta e
del piano regolatore generale alla necessità di trasformazione che le Consiglio, a cui competono le funzioni di
città esprimono indirizzo politico-amministrativo e la struttura
burocratica a cui compete la gestione dell’attività
Alla esigenza di velocizzare, semplificandole, le procedure di
amministrativa.
attuazione dello strumento di pianificazione generale si affianca
anche la necessità di coinvolgere l’azione dei privati nel processo di
trasformazione del territorio DPR. 380/2001 Testo unico
Riduce sull’edilizia
a due i titoli abilitativi per gli
interventi edilizi:
Si assiste così alla produzione di una serie di “nuovi strumenti” di
DIA
pianificazione definiti programmi complessi.
PaC
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Gli anni 2000 Gli anni 2000


S.C.I.A. Segnalazione
Testo unico Certificata di Inizio
delle leggi sull’ordinamento delle
Sul tema della casa il governo ha varato tra il 2008 e il
DL 78/2010 2009 due programmi
Attività che va
autonomie locali a sostituire la DIA.
Scopo è semplificare l'iter burocratico che DL 112/2008 "Piano nazionale di edilizia abitativa"
caratterizza i permessi e l'ottenimento del L 133/2008 (art.11 decreto legge 112/2008 convertito nella legge 133/2008) .
titolo abilitativo per dare inizio ad alcune
tipologie di lavori.

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R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012 AA 2011 - 2012
Gli anni 2000 Cosa prevede l'intesa:
"Piano casa“ consistente in due progetti: il per gli edifici residenziali uni-bifamiliari o comunque di cubatura
primo dà la possibilità al singolo cittadino di non superiore a 1000 metri possibilità di ampliamento entro il
6.03.2009 limite del 20% della volumetria esistente;
effettuare interventi di ampliamento e/o
ricostruzione della propria abitazione. demolizione e ricostruzione possibilità di ampliamento per
Il secondo, riguarda la semplificazione delle edifici a destinazione residenziale entro il limite del 35% della
volumetria esistente, al fine di migliorarne qualità
procedure burocratiche inerenti lavori di architettonica ed efficienza energetica, nonché di utilizzare
edilizia. fonti di energie rinnovabili;
Sul primo progetto, è intervenuto l'accordo
semplificazione delle procedure per velocizzare la
tra Stato e Regioni sottoscritto il 31 marzo
concreta applicazione di quanto previsto.
2009.
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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
in Campania Il libro di testo è:
R. Papa (2009)
L.R. 28/12/2009 n. 19 Il governo delle trasformazioni urbane e territoriali
Metodi tecniche e strumenti
FRANCOANGELI / Urbanistica
L.R. 05/01/2011 n. 1
In questa lezione sono stati trattati gli argomenti dei seguenti
Misure urgenti per il rialncio economico per la capitoli:
cap. 16 pagg. 348 – 355
riqualificazione del patrimonio esistente per la
prevenzione del rischio sismico e epr la semplificazione
amministrativa

TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 - 2012
La pianificazione Urbanistica ha lo scopo di governare le trasformazioni del
territorio.

A tale principale compito la pianificazione assolve attraverso un insieme


I PIANI URBANISTICI ATTUATIVI combinato di disposizioni inserite in STRUMENTI URBANISTICI (PIANI).

Tali piani possono avere una duplice valenza.


Rosa Anna La Rocca
Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio

J
Università degli Studi Federico II di Napoli
larocca@unina.it
www.dipist.unina.it - www.tema.unina.it NORMATIVA stabiliscono regole

PIANI

PROVVEDIMENTALE J dispongono misure idonee a


fronteggiare una determinata
situazione

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011- 2012 AA 2011- 2012

I PIANI URBANISTICI possono differenziarsi sulla base di diversi parametri PRINCIPALI TIPI DI PIANO

PIANI TERRITORIALI DI COORDINAMENTO J regionali / provinciali


estensione territoriale indirizzano ai fini di un coordinamento la programmazione e la pianificazione urbanistica degli
enti locali.

J
rapporto gerarchico
PIANI REGOLATORI GENERALI intercomunali / comunali
effetti giuridici (PIANI URBANISTICI COMUNALI) interessano + interessano tutto il
PIANI URBANISTICI indirizzano ai fini di un coordinamento la comuni territorio comunale
programmazione e la pianificazione urbanistica
disposizioni sull’uso del territorio
degli enti locali.

J parti del territorio comunale


soggetti
PIANI URBANISTICI DI ATTUAZIONE
natura giuridica danno seguito alle indicazioni del piano comunale.

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011- 2012 AA 2011- 2012
In maniera estremamente schematica ed
esemplificativa, la pianificazione del territorio e della
città in Italia fa riferimento a tre differenti livelli:
Indicazioni / contenuti
Dimensione territoriale

‰ LIVELLO TERRITORIALE
PIANI GENERALI: PIANI DI SETTORE:
ƒ hanno funzione di indirizzo ƒ sono a carattere
e sono strettamente monotematico;

‰ LIVELLO COMUNALE
connessi a previsioni e piani
di carattere economico;
ƒ forniscono le linee ƒ disciplinano l’uso del

‰ LIVELLO ATTUATIVO
programmatiche (indirizzi) territorio in riferimento a
dello sviluppo di un territorio specifici settori (ambiente,
difesa del suolo, mobilità,
risorse, ecc.)

(dimensione verticale/gerarchica) (dimensione orizzontale intra-


intra-livelli)
livelli)

PIANI GENERALI PIANI SETTORIALI RAPPORTO CON IL PIANO GENERALE

Piano Territoriale Piano Paesaggistico


LIVELLO Regionale;
Piano di Bacino
TERRITORIALE Piano Territoriale di Il PRG definisce le regole generali di intervento su tutto il
Piano del Parco
Coordinamento
Provinciale …. territorio urbano.

Le previsioni del PRG si attuano attraverso strumenti di


Piano Regolatore Piano Comunale dei
Generale Trasporti livello inferiore a quello comunale (terzo livello della
LIVELLO
o Piano Comunale del pianificazione) che riguardano porzioni di territorio più
COMUNALE Traffico
Piano Urbanistico
Comunale Programma Urbano dei ristrette.
Parcheggi
…..

Piani attuativi
LIVELLO
ATTUATIVO Strumenti di
riqualificazione urbana TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011- 2012
LE AREE INTERESSATE DA PIANI ATTUATIVI RIGUARDANO AMBITI
IL PIANO URBANISTICO COMUNALE REGOLA GLI INTERVENTI SU
RISTRETTI DEL TERRITORIO
TUTTO IL TERRITORIO COMUNALE

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011- 2012 AA 2011- 2012

NELLE NORME DI ATTUAZIONE VENGONO STABILITE LE MODALITÀ


DI INTERVENTO
PRG

ZONIZZAZIONE NORME TECNICHE


DEL TERRITORIO DI ATTUAZIONE

MODALITÀ
DI
ATTUAZIONE

INTERVENTO INTERVENTO
DIRETTO INDIRETTO

PROCEDURE PIANI URBANISTICI


TECNICA URBANISTICA 2 REGOLAMENTARI DI ATTUAZIONE
R.A. La Rocca
AA 2011- 2012
INTERVENTO
INTERVENTO INTERVENTO
DIRETTO
DIRETTO INDIRETTO

ordinari
PROCEDURE PIANI URBANISTICI
REGOLAMENTARI
(testo unico dell’edilizia DPR 380/2001) a finalità mista
Consentono la trasformazione
• DICHIARAZIONE DI INIZIO ATTIVITÀ del territorio attraverso procedure proprie
dei piani urbanistici
• PERMESSO A COSTRUIRE (redazione, adozione, approvazione)

ƒ pubblica
Possono essere di iniziativa:
Applicazione delle indicazioni del piano attraverso ƒ privata
processi appositi che consentono all’amministrazione ƒ mista (pubblico+privato)
di effettuare un controllo dell’intervento.
Possono interessare anche gli aspetti connessi
Sono tese alla responsabilizzazione del singolo alla programmazione degli interventi, ossia alla
proprietario rispetto al tipo di intervento. scansione temporale delle azioni che si vogliono
eseguire, nella quale vengono coinvolti più attori.

• ha un carattere interpretativo e programmatico


proposta di riforma INU anni 90
generale del territorio, non prescrittivo e non
assume definizioni
conformativo dei diritti proprietari;
PRG PUC differenti nelle diverse
regioni PIANO • definisce uno scenario futuro e contiene il quadro
STRUTTURALE conoscitivo necessario per condividere i caratteri, i
valori e le limitazioni del territorio e per operare le
componente strutturale componente operativa scelte;
• la sua durata è a tempo indeterminato.
seguendo le indicazioni
stabilire delle “invarianti” strutturali del del livello strutturale, si
• riguarda le trasformazioni urbanistiche;
territorio, derivate dall’analisi dei siti, dalle operano gli interventi PIANO
• è prescrittivo e conformativo dei diritti proprietari;
caratteristiche ambientali e del patrimonio attuabili nel breve OPERATIVO • ha una durata limitata (5 anni);
insediativo, dalle vocazioni territoriali, dagli periodo ed in particolare
studi economici e demografici, etc., dalle sovrapponibili al
quali far scaturire delle scelte strategiche mandato
non modificabili e durature. amministrativo.

REGOLAMENTO • riguarda la gestione dell’esistente, insediamenti


PIANO PIANO URBANISTICO
storici compresi;
• è prescrittivo e conformativo (diritti esistenti);
STRUTTURALE OPERATIVO EDILIZIO • ha validità a tempo indefinito.

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011- 2012 AA 2011- 2012
LUR CAMPANIA sono strumenti di pianificazione comunale (art. 22) FINALITÀ E OBIETTIVI DELLA FASE ATTUATIVA DEL PIANO
(16/2004)

lo strumento urbanistico generale del Comune e disciplina la tutela


PUC
ambientale, le trasformazioni urbanistiche ed edilizie dell’intero La fase di attuazione è finalizzata a:
¾ realizzare le previsioni del PUC;
territorio comunale, anche mediante disposizioni a contenuto
conformativo del diritto di proprietà. (art. 23)

sono strumenti con i quali il comune provvede a dare attuazione

¾ indicare le modalità con le quali effettuare la


alle previsioni del Puc o a dare esecuzione agli interventi di
PUA urbanizzazione e riqualificazione individuati dagli atti di
programmazione di cui all’articolo 25.
trasformazione;
1. Il Ruec individua le modalità esecutive e le tipologie delle
trasformazioni, nonché l’attività

¾ costruire un disegno urbano coerente e


concreta di costruzione, modificazione e conservazione delle strutture
edilizie. disciplina gli aspetti igienici aventi rilevanza edilizia, gli
elementi architettonici e di ornato, gli spazi verdi e gli arredi urbani.
RUEC 2. in conformità alle previsioni del Puc e delle Nta allo stesso allegate, significativo.
definisce i criteri per la quantificazione dei parametri edilizi e
urbanistici e disciplina gli oneri concessori .
3. specifica i criteri per il rispetto delle norme in materia energetico-
ambientale in conformità
TECNICAagli indirizzi
URBANISTICA 2 stabiliti con delibera di giunta TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
regionale. AA 2011- 2012 AA 2011- 2012

LIVELLI ED ELEMENTI DI COMPLESSITÀ RIFERIMENTI LEGISLATIVI

La fase di attuazione presenta livelli di complessità


differenti in relazione a: TITOLO II
DISCIPLINA URBANISTICA
9 estensione dell’intervento;
Capo I

9 livello di coinvolgimento e capacità propositiva dei


MODI DI ATTUAZIONE

soggetti interessati; Art. 4.


(Piani regolatori e norme sull'attività costruttiva).
9 integrazione delle analisi del PUC;
La disciplina urbanistica si attua a mezzo dei piani regolatori
9 tipologia progettuale; territoriali, dei piani regolatori comunali e delle norme
sull'attività costruttiva edilizia, sancite dalla presente legge o
9 tipo di impegni tra le parti coinvolte. prescritte a mezzo di regolamenti.

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011- 2012 AA 2011- 2012
RIFERIMENTI LEGISLATIVI evoluzione

Sezione II. Per la legge LUN 1150/1942, lo strumento di attuazione


PIANI REGOLATORI PARTICOLAREGGIATI
del PRG è il PIANO PARTICOLAREGGIATO,
Art. 13. strumento di iniziativa pubblica.
1942 L’AC acquisisce le aree (mediante esproprio), redige il disegno dell’intervento,
(Contenuto dei piani particolareggiati).
si occupa della progettazione e della realizzazione dei servizi.
La difficoltà principale è legata all’obbligo da parte dei comuni di dimostrare la
Il piano regolatore generale è attuato a mezzo di piani particolareggiati di esecuzione disponibilità della copertura finanziaria.
nei quali devono essere indicate le reti stradali e i principali dati altimetrici di Al PP si predilige l’iniziativa diretta.
ciascuna zona e debbono inoltre essere determinati:

- le masse e le altezze delle costruzioni lungo le principali strade e piazze;


La crescita di domanda edilizia registratasi in quegli anni
- gli spazi riservati ad opere od impianti di interesse pubblico;
porta alla istituzione del PIANO DI ZONA PER
- gli edifici destinati a demolizione o ricostruzione ovvero soggetti a restauro o a bonifica L’EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE (L. 167/1962).
edilizia; Di iniziativa pubblica, rappresenta il tentativo di dare
- le suddivisioni degli isolati in lotti fabbricabili secondo la tipologia indicata nel piano;
1960 risposta a questa domanda in termini di “politica della
- gli elenchi catastali delle proprietà da espropriare o da vincolare; casa” a costi contenuti.
Obiettivo della L. è l’acquisizione di aree (mediante esproprio) per la realizzazione
- la profondità delle zone laterali a opere pubbliche, la cui occupazione serva ad integrare
di alloggi economici e popolari, oltre alle opere e ai servizi complementari, urbani
le finalità delle opere stesse ed a soddisfare prevedibili esigenze future. e sociali, comprese le aree a verde pubblico (art. 1).
Prevede il dimensionamento del fabbisogno di vani per un decennio e la
Ciascun piano particolareggiato di esecuzione deve essere corredato dalla relazione destinazione di una percentuale (tra il 40% e il 70%) fissa per la realizzazione di
edilizia economica e popolare. Altro obiettivo è l’autofinanziamento del processo
illustrativa e dal piano finanziario di cui al successivo art. 30. urbanizzativo del territorio.

evoluzione evoluzione

A metà degli anni ’60 viene introdotto il PIANO DI Alla crescita economica fa riscontro uno sviluppo
LOTTIZZAZIONE CONVENZIONATA (L. 765/1967) di industriale durante gli anni Settanta che comporta la
iniziativa pubblica o privata (preferibilmente) si necessità di predisporre strumenti per la pianificazione
configura come lo strumento di urbanizzazione organica 1970 delle aree da destinare ad insediamenti produttivi. La
di parti del territorio destinate dal PRG ad insediamenti formulazione di PIANI PER INSEDIAMENTI
prevalentemente residenziali. PRODUTTIVI (L. 865/1971) rappresenta il tentativo di
1960 La convenzione è attivata tra PA e privati nella ripartizione degli impegni per la
realizzazione del piano.
promuovere un’organica pianificazione urbanistica per le
L’edificazione è possibile solo se sono presenti le opere di urbanizzazione: aree destinate alla produzione dal PRG (aree D).
Primaria (opere che rendono possibile l’edificazione del suolo: strade, parcheggi
impianti a rete, ecc.);
Secondarie (opere che rendono possibile la vita del quartiere: verde, scuole,
istituzioni sanitarie, ecc.)

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011- 2012 AA 2011- 2012
evoluzione evoluzione

Negli anni novanta si assiste alla produzione di nuovi strumenti


di pianificazione orientati al recupero e alla riqualificazione
La necessità di intervenire sul patrimonio edilizio esistente al
urbana. I cosiddetti PROGRAMMI COMPLESSI introdotti
fine di un recupero soprattutto nei centri storici in particolare
durante gli anni novanta sono accomunati da obiettivi di:
per le aree caratterizzate da un forte degrado fisico porta alla
• recupero edilizio, urbanistico, ambientale e
istituzione dei PIANI DI RECUPERO (L. 457/1978) attuabili in
socioeconomico di tutte le aree urbane degradate;
specifiche aree di pregio individuate dal PRG. Le unità edilizie
1970 • integrazione funzionale e sociale;
vengono analizzate e classificate per tipologia e componenti
• garantire una maggiore qualità del progetto urbano.
architettonici.
1990
Di iniziativa pubblica o privata definisce specifiche categorie di
La legislazione nazionale, anche a seguito di esperienze
intervento per il recupero del patrimonio edilizio.
maturate da alcune regioni (Lombardia) ha elaborato un
I comuni individuano, nell'ambito degli strumenti urbanistici generali, le zone ove, per le condizioni di
sistema normativo che fa riferimento ai seguenti strumenti:
degrado, si rende opportuno il recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente mediante – Programma Integrato di Intervento (L. 179/1992);
interventi rivolti alla conservazione, al risanamento, alla ricostruzione e alla migliore utilizzazione del
patrimonio stesso. Dette zone possono comprendere singoli immobili, complessi edilizi, isolati ed aree, – Programma di Recupero Urbano (L. 493/1993);
nonché edifici da destinare ad attrezzature (art. 27).
– Programma di Riqualificazione Urbana (DM21/12/1994)
– PRUSST (DM 8/10/1998)
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011- 2012

PIANI SPECIALI A FNALITÀ MISTA


I PIANI URBANISTICI ATTUATIVI ORDINARI
Articolo 26
Piani urbanistici attuativi
Gli strumenti di attuazione previsti dalla legislazione vigente sono:
I piani urbanistici attuativi – PUA – sono strumenti con i quali il Comune
¾ PIANI PARTICOLAREGGIATI (art. 13/17, L. 1150/42) provvede a dare attuazione alle previsioni del PUC o a dare
¾ PIANI PER L’EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE (L. 167/1962) esecuzione agli interventi di urbanizzazione e riqualificazione
¾ PIANI DI LOTTIZZAZIONE (art. 8 e 17, L. 765/1967) individuati dagli atti di programmazione di cui all’articolo 25.
¾ PIANI PER GLI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI (art. 27, L. 65/1971) I PUA, in relazione al contenuto, hanno valore e portata dei seguenti
¾ PIANI DI RECUPERO (art. 28, L. 457/1978) strumenti:
¾ PROGRAMMI INTEGRATI DI INTERVENTO (art. 16, L. 179/1992) a) i piani particolareggiati e i piani di lottizzazione di cui alla legge 17
agosto 1942, n. 1150, articoli 13 e 28;
Tutti i piani successivi al piano particolareggiato introdotto nel 1942 b) i piani per l’edilizia economica e popolare di cui alla legge 18 aprile
sono simili ad esso per contenuto ed effetti e sono stati introdotti 1962, n.167;
per superare le difficoltà che incontravano i PP in casi particolari. c) i piani delle aree da destinare ad insediamenti produttivi di cui alla
legge 22 ottobre 1971, n. 865, articolo 27;
d) i programmi integrati di intervento di cui alla legge 17 febbraio 1992,
n. 179, articolo 17, e alle leggi regionali 19 febbraio 1996, n. 3, e 18
ottobre 2002, n.26;
e) i piani di recupero di cui alla legge 5 agosto 1978, n. 457;
Attuazione nella L. 16 /2004 f) i programmi di recupero urbano di cui al decreto legge 5 ottobre
1993, n.398, articolo 11, convertito in legge 4 dicembre 1993, n. 493.

L’approvazione dei PUA non può comportare variante al PUC.


L’adozione delle modifiche elencate in precedenza deve essere motivata
Non costituiscono varianti al PUC: dal Comune; esse devono essere migliorative del piano e, in ogni caso,
a) la verifica di perimetrazioni conseguenti alla diversa scala di non devono incrementare il carico urbanistico.
rappresentazione grafica del piano;
La giunta comunale può decidere di conferire alla delibera di
b) la precisazione dei tracciati viari; approvazione dei PUA valore di permesso di costruire abilitante gli
c) le modificazioni del perimetro del Pua rese necessarie da esigenze interventi previsti, subordinando tale permesso all’acquisizione di pareri,
sopravvenute quali ritrovamenti archeologici, limitazioni connesse autorizzazioni, nulla-osta e altri provvedimenti necessari, anche mediante
all’imposizione di nuovi vincoli, problemi geologici; lo sportello urbanistico (art. 41 LR 16/2004).
In tal caso, le varianti al permesso di costruire seguono il procedimento
d) le modifiche delle modalità di intervento sul patrimonio edilizio esistente, ordinario, senza adozione di atti deliberativi.
di cui al decreto legislativo 6 giugno 2001, n.380, articolo 3, comma 1,
lettere a), b), c) e d); L’amministrazione comunale provvede alla stipula di convenzioni
e) la diversa dislocazione, nel perimetro del Pua, degli insediamenti, dei disciplinanti i rapporti derivanti dall’attuazione degli interventi previsti dai
servizi, delle infrastrutture e del verde pubblico senza aumento delle PUA.
quantità e dei pesi insediativi.
PUA - LR 16/2004 Articolo 27 – Procedimento di formazione L.R. 16/2004 – Regolamenti

SOGGETTI PROMOTORI D.G.R. Campania n. 834, 11/05/2007


Comune
Società di Trasformazione Urbana
Norme tecniche e direttive riguardanti gli elaborati da allegare agli
Proprietari (almeno 51% valore imponibile ICI) strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica, generale ed
Comune in sostituzione dei privati attuativa, come previsto dagli artt. 6 e 30 della legge regionale n. 16 del
22 dicembre 2004 "Norme sul governo del territorio".
PROVINCIA
ADOZIONE GIUNTA COMUNALE
Trasmissione per eventuali
Adotta il PUA
osservazioni
30 gg D.G.R. Campania, n. 659, 18/04/2007
Deposito e osservazioni/opposizioni
Indirizzi in materia energetico - ambientale per la formazione del
Regolamento Urbanistico Edilizio Comunale (RUEC), ai sensi del
comma 3 dell'art. 28 della legge regionale 16/2004.
GIUNTA COMUNALE
APPROVAZIONE Esamina le osservazioni/opposizioni
Approva il PUA
REGOLAMENTO del 4 agosto 2011, n. 5
REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE PER IL GOVERNO DEL
SINDACO TERRITORIO
Decreto di approvazione

BURC
Pubblicazione – in vigore dopo 1 g.

PUA - LR 16/2004 Norme Tecniche e direttive riguardanti PUA - LR 16/2004 Norme Tecniche e direttive riguardanti
gli elaborati - DGR 834/2007 gli elaborati - DGR 834/2007

Il Piano Urbanistico Attuativo deve contenere:


Gli elaborati da allegare ai PUA
a) la delimitazione del perimetro del territorio interessato; sono:
b) l’indicazione delle aree e degli immobili già espropriati o da espropriare al fine di
realizzare gli interventi pubblici; 1. Relazione illustrativa
c) la destinazione d’uso delle singole aree;
2. Elaborati di analisi
d) l’individuazione delle unità minime di intervento, con l’indicazione di quelle nelle
quali va applicata la disciplina prevista dall’art. 23 della L. 17 agosto 1942, n. 1150 e
successive modificazioni (comparti edificatori), e delle relative opere di 3. Elaborati di progetto
urbanizzazione primaria e secondaria, e di quelle da attuare mediante intervento
diretto singolo, con l’indicazione delle opere di urbanizzazione ad esse relative;
4. Norme tecniche di attuazione
e) la definizione delle tipologie costruttive edilizie, delle destinazioni d’uso da adottare di iniziativa pubblica
negli interventi attuativi con le relative precisazioni plano-volumetriche;
5 Ulteriori elaborati per PUA
f) l’individuazione degli immobili in cui vanno effettuati interventi di risanamento e di iniziativa privata
consolidamento e le relative modalità esecutive;
6. Eventuali ulteriori elaborati
g) i termini di attuazione del piano e i termini di attuazione degli interventi previsti, con previsti dalla normativa nazionale
la individuazione delle relative proprietà;
e regionale per i singoli tipi di
h) previsione di massima della spesa, suddivisa per stralci funzionali secondo cui si piano attuativo
intende realizzare il piano degli insediamenti produttivi.
PUA - LR 16/2004 Norme Tecniche e direttive riguardanti PUA - LR 16/2004 Norme Tecniche e direttive riguardanti
gli elaborati - DGR 834/2007 gli elaborati - DGR 834/2007

2. Elaborati di analisi

1. Relazione illustrativa a) stralcio del PUC, comprensivo della indicazione degli


eventuali vincoli esistenti, relativo all’area interessata dal
a) inquadramento urbanistico dell’area oggetto del Piano; PUC e delle superfici comprese almeno entro 100 m dal
perimetro dell'area stessa, (scala 1:2000 o 1:1000);
b) analisi socio-economiche e storiche
(limitatamente ai Piani di Recupero di cui alla legge 457/1978); b) rilievo plano-altimetrico (scala 1:500 o 1:1000), con
l'indicazione di un caposaldo di riferimento per le quote
c) dimensionamento del Piano; altimetriche e con curve di livello adeguate alla scala di
rappresentazione, costituito da planimetrie e sezioni
d) obiettivi, criteri e modalità esecutive degli interventi; significative da cui si evincano lo stato di fatto, i volumi
esistenti e le alberature, ivi compresi gli spazi e le opere
e) fabbisogno di aree per servizi e loro soddisfacimento; urbanizzazione esistenti;

f) verifica della conformità del Piano rispetto al PUC. c) documentazione fotografica dei luoghi e delle preesistenze;

d) verifica di compatibilità geologica, geomorfologica ed


idrogeologica, accompagnata da apposita relazione.

PUA - LR 16/2004 Norme Tecniche e direttive riguardanti PUA - LR 16/2004 Norme Tecniche e direttive riguardanti
gli elaborati - DGR 834/2007 gli elaborati - DGR 834/2007

3. Elaborati di progetto 3. Elaborati di progetto (segue)


a) schemi quotati planimetrici ed altimetrici con l'indicazione delle f) aree destinate alla riqualificazione degli edifici esistenti con la
nuove destinazioni d’uso delle aree e degli immobili (scala 1:500 – individuazione degli interventi finalizzati al recupero del patrimonio
1:1000); edilizio esistente;
b) planimetria con quote altimetriche in cui dovranno essere distinte la g) posizione degli edifici pubblici e privati di particolare pregio, con le
viabilità interna (sia veicolare che pedonale), le eventuali aree verdi relative altezze, le tipologie edilizie e l’indicazione delle loro
di corredo e gli spazi pedonali, gli spazi di sosta o di parcheggio, le destinazioni;
aree di verde attrezzato (scala 1:500 o 1:1000); h) eventuale suddivisione in lotti appositamente quotati (scala 1:500);
c) planimetria dell'area interessata disegnata su mappa catastale i) sagoma indicativa dell’ingombro massimo degli edifici in progetto (scala
aggiornata, in scala non inferiore a 1:1000, riportante le quote adeguata);
planimetriche del terreno, la delimitazione dell'area interessata, i j) eventuale suddivisione degli interventi da realizzare in stralci funzionali,
vincoli di ogni tipo e le opere di urbanizzazione primaria e che possono corrispondere anche ai singoli lotti (scala 1:500);
secondaria;
k) tavola di sovrapposizione tra le preesistenze e le nuove opere; in caso di
d) profili altimetrici di progetto, di cui almeno due perpendicolari tra interventi di ristrutturazione consistenti in opere di demolizione e
loro (scala 1:500 – 1:1000); ricostruzione, vanno indicate in rosso le demolizioni, e in giallo le
nuove costruzioni (scala adeguata);
e) aree ed opere di urbanizzazione primaria e secondaria (scala 1:500);
l) calcoli e disegni costruttivi delle opere di urbanizzazione primaria (scala
adeguata).
PUA - LR 16/2004 Norme Tecniche e direttive riguardanti PUA - LR 16/2004 Norme Tecniche e direttive riguardanti
gli elaborati - DGR 834/2007 gli elaborati - DGR 834/2007

5.2 Ulteriori elaborati nel caso


4. Norme tecniche di attuazione
di PUA ad iniziativa privata:
5.1 Ulteriori elaborati nel caso
a) documentazione attestante la
Con indicazione: di PUA ad iniziativa proprietà delle aree comprese
pubblica: nel Piano;
a) del rapporto di copertura per ogni lotto di superficie netta
a) relazione illustrativa delle b) estratto originale di mappa
edificabile (se non prevista dal PUC o dagli Atti di catastale e certificato catastale
opere pubbliche o di pubblica
programmazione degli interventi); delle particelle comprese nel
utilità, comprensiva delle
relative previsioni finanziarie Piano;
b) delle distanze, dai confini e tra gli edifici, e delle altezze di massima e delle c) elaborati tecnici relativi alle
consentite; corrispondenti fonti di spesa. opere di urbanizzazione
primaria, comprensivi di una
c) delle caratteristiche architettoniche e formali dell’insediamento; b) elenchi catastali delle relazione estimativa contenente
proprietà soggette a le quantità ed i prezzi unitari, gli
d) dei materiali e delle finiture utilizzabili; esproprio. importi delle opere da realizzare
e delle eventuali monetizzazioni
e) delle misure da adottare per la mitigazione ambientale degli di aree da cedere al Comune;
interventi progettati. d) schema di convenzione redatto
ai sensi dell’art. 37 della legge.

PUA - LR 16/2004 Norme Tecniche e direttive riguardanti


gli elaborati - DGR 834/2007

Nel caso in cui, ai sensi dell’art. 26, comma 5, della legge 16/2004, la
Giunta comunale decida di conferire alla delibera di approvazione del
PUA valore di permesso di costruire abilitante la realizzazione degli
interventi ivi previsti, ovvero nelle ipotesi di cui all’art. 2, comma 1, I PIANI URBANISTICI ATTUATIVI
lettera c) della L.R. 19/2001, il PUA sarà corredato dai seguenti
elaborati: Rosa Anna La Rocca
Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Università degli Studi Federico II di Napoli
a) progetto plano-volumetrico (scala 1:200 o 1:500); larocca@unina.it
www.dipist.unina.it - www.tema.unina.it
b) prospetti e sezioni (scala 1:200 o 1:500);

c) relazione illustrativa delle destinazioni d’uso previste per ciascun


edificio, degli impianti da realizzare nonché dei materiali e delle finiture
previsti.

La valutazione ambientale di cui all’art. 47 della legge 16/2004 non è


richiesta per i PUA approvati in conformità al PUC, già dotato, a sua
volta, di tale valutazione. TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011- 2012
GENERALITA’

PROCESSO DI PIANIFICAZIONE
COMUNALE SECONDO LA L. 1150/42
Le previsioni di massima del PRG (fase 1)
Fase 1 – PREVISIONE GENERALE
devono essere attuate (fase 2) mediante
E DI MASSIMA
Piani Particolareggiati (art. 13. L.1150/42).
t indeterminato
I PP hanno funzione di strumenti di
attuazione del PRG.
Fase 2 – PREVISIONI PARTICOLARI
DI ATTUAZIONE
IL PIANO PARTICOLAREGGIATO Il PRG, infatti, avendo valore a tempo
a scadenza, f(€) indeterminato ed essendo esteso all’intero
territorio comunale, non contiene
normalmente indicazioni di dettaglio.
Il passaggio da 1 a 2 avviene tramite
strumenti idi specificazione a carattere
Nella pratica è invalsa la tendenza a
urbanistico ed edilizio (PIANI ATTUATIVI)
considerare le indicazioni di PRG
immediatamente operative in molte zone
La 2 può essere affidata all’AC oppure può del territorio comunale.
essere proposta da operatori privati
interessati. Di conseguenza il PP è diventato uno
strumento non ordinario.

PIANO PARTICOLAREGGIATO PIANO PARTICOLAREGGIATO


Il comparto edificatorio definisce
ambiti territoriali minimi entro cui
L’entrata in vigore di un PP comporta la l’intervento deve essere realizzato in
Scopo dei PP è: Non si configura una variante se: dichiarazione di pubblica utilità delle
1. il PP precisa la destinazione PUBBLICA modo unitario da più aventi titolo.
-- attuare le previsioni del PRG entro un opere, per cui è possibile passare
periodo di 10 anni; delle aree anche se diversa da quella Viene introdotto per superare la
all’esproprio delle aree necessarie alla
-- rendere disponibile le aree; prevista dal PRG; realizzazione di opere. difficoltà di attuazione del piano dovuta
-- regolare l’attività edificatoria. 2. il PRG demanda al PP la definizione alla eccessiva frammentazione della
puntuale di previsioni non disegnate ma proprietà fondiaria.
QUANTIFICATE dal PRG (abitanti, Le prescrizioni dei PP, come quelle del PRG,
Il PP deve essere conforme al PRG, lo volumi, superfici, ...). hanno valore di norma di legge. Il comparto è costituito da uno o più ambiti
“interpreta” ma non lo modifica.
territoriali, edificati o non, ed è individuato
Dalle prescrizioni del PRG derivano le La necessità di nuove aree di pubblico Pertanto si devono considerare note a tutti e
indicazioni progettuali di dettaglio (non interesse non previste dal PRG configura
dal Puc, dai Pua o dagli atti di
non vi è nessun obbligo e responsabilità su
contenute nel PRG). una VARIANTE. programmazione degli interventi, che
colui che vende un immobile senza indicare i
vincoli e le limitazioni imposti su di esso. indicano le trasformazioni urbanistiche ed
edilizie, i tipi di intervento, le funzioni
Il Comune, sulla base degli atti di
Qualora, in sede di redazione di PP, si programmazione degli interventi, decide urbane ammissibili, la volumetria
rendesse necessario modificare le previsioni quali PP attuare. complessiva realizzabile e
del PUC, sarà necessario adottare In sede di approvazione di PP o anche le quote edificatorie attribuite ai proprietari
preliminarmente una variante ad esso. successivamente, il Comune può procedere degli immobili inclusi nel comparto, la
Data la durata, pari a 10 anni, è necessario
Cfr. LR 16/2004 Campania alla formazione di comparti quantità e la localizzazione degli immobili
che l’estensione del PP sia compatibile con
le reali possibilità finanziarie del Comune. Cfr. LR 16/2004 Campania (art. 33) da cedere gratuitamente al comune o ad
altri soggetti pubblici per la realizzazione
di infrastrutture, attrezzature e aree verdi.
PIANO PARTICOLAREGGIATO PP
Gli obiettivi dei PP sono:
L’ambito territoriale di applicazione del PP
– attuazione delle previsioni del PRG (PUC) che vanno realizzate
corrisponde a contesti limitati e risulta essere
costituito da qualsiasi area edificata o libera che
entro un dato termine (max 10 anni);
presenti esigenze di intervento esecutivo
prioritario. – regolare l’attività edificatoria nella zona interessata (senza limiti di
tempo);
Possono interessare zone urbane da modificare,
da ricostruire o integrare, come le zone degradate – individuare sul territorio le aree necessarie all’espansione, al
del centro storico per le quali vengono previsti recupero, al riuso, alla riqualificazione, ecc.
interventi di demolizione e consolidamento.
Data la loro funzione di “attuazione” devono essere conformi alle
previsioni del piano generale.

Qualora si rendesse necessario modificare le previsioni del piano


generale (PRG/PUC) sarà necessario adottare preliminarmente
una variante ad esso (LR 16/2004).

Il PP deve poter introdurre tutti gli elementi progettuali non contenuti


TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca nello strumento generale.
AA 2011- 2012

Contenuti di massima PP PP
Contenuti di massima
– Individuazione della rete infrastrutturale viaria, dalla maglia larga
– reti stradali (caratteristiche planimetriche, sezioni-tipo,
alla maglia di penetrazione;
caratteristiche compositive);
– spazi riservati ad opere od impianti di interesse pubblico;
– principali dati altimetrici di ciascuna zona;
– suddivisione del suolo in terreni edificabili e no;
– planovolumetrico delle costruzioni lungo le principali strade e
– suddivisione del suolo edificabile in singoli appezzamenti di piazze;
terreno non ulteriormente frazionabili, definiti lotti;
– spazi riservati ad opere od impianti di interesse pubblico;
– specifica di dettaglio delle tipologie edilizie, con prescrizione e
– edifici destinati a demolizione o ricostruzione ovvero soggetti a
limiti per l’attività edilizia privata relativi all’altezza delle
restauro o a “bonifica” edilizia;
costruzioni, agli edifici destinati a demolizione e ricostruzione, alla
suddivisione degli isolati in lotti fabbricabili secondo la tipologia – suddivisione degli isolati in lotti fabbricabili secondo la tipologia
del piano; indicata nel piano;
– elenchi catastali delle proprietà da espropriare o da vincolare; – elenchi catastali delle proprietà da espropriare o da vincolare;
– profondità delle zone laterali a opere pubbliche, la cui – profondità delle zone laterali a opere pubbliche, la cui
occupazione serva ad integrare le finalità delle opere stesse ed a occupazione serva ad integrare le finalità delle opere stesse ed a
soddisfare prevedibili esigenze future; soddisfare prevedibili esigenze future;
– relazione illustrativa; – relazione illustrativa;
– piano finanziario (art. 30, L 1150/42) sostituito da una relazione – piano finanziario (art. 30, L 1150/42) sostituito da una relazione
finanziaria di massima (L 765/67). finanziaria di massima (L 765/67);
PP LA DOCUMENTAZIONE DEI PIANI ATTUATIVI
Interventi in aree libere Interventi in aree edificate o
Il PP precisa l’assetto definitivo del territorio delimitato, i limiti e i parzialmente edificate
vincoli imposti all’edificazione privata e le aree destinate alle opere
1. stralcio del PPA; 9. profili e sezioni dello stato di fatto
pubbliche.
verso gli spazi pubblici;
2. stralcio del PRG vigente;
10. progetto urbanistico-
3. stralcio delle NTA;
Ed inoltre: architettonico definito nelle
4. relazione corredata da masse e nelle altezze delle
– le aree destinate al sistema commerciale all’ingrosso e al dettaglio; eventuali NTA; costruzioni che contenga:
– gli allineamenti degli edifici; 5. estratto catastale con l’elenco • gli spazi riservati ad opere
– la profondità di fasce laterali o circostanti all’area vincolata per: delle proprietà; pubbliche;
ƒ creare zone di rispetto con divieto di edificazione intorno a funzioni 6. planimetria di analisi dello stato • gli edifici da demolire o ricostruire
particolari (ad es. ospedali, scuole, carceri, ...); di fatto; ovvero soggetti a restauro e
ƒ integrare le funzioni previste (es. verde vicino alle scuole);
risanamento conservativo e a
7. progetto planovolumetrico;
ƒ soddisfare prevedibili esigenze future;
ristrutturazione edilizia
8. progetto di massima delle
11. profili regolatori
opere di urbanizzazione.
– l’elenco dei beni soggetti o da assoggettare a speciali vincoli di
12. relazione di previsione di
legge o a particolari servitù (ed. di interesse storico, monumentale, massima delle spese occorrenti
archeologico ed ambientale). per l’acquisizione delle aree e
per le sistemazioni generali.

PP PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE DEL PP

L’attuazione dl PP può avvenire secondo 2 modalità: Ö elaborazione del piano da parte dell’ufficio tecnico comunale
Ö delibera di adozione del piano da parte del Consiglio Comunale (L.
• Dichiarazione di pubblica utilità competente o per incarico esterno;
Direttamente
• Esproprio
da parte del

Ö pubblicazione della delibera di adozione del piano attraverso


• Attuazione n. 127/1997) o della Giunta Comunale (L. R. 16/2004);
Comune L’approvazione del PP va notificata ai proprietari
entro 30 giorni
deposito presso la Segreteria comunale con successivo avviso

Ö possibilità di presentare osservazioni o opposizioni al piano;


nell’albo pretorio;

Ö delibera di approvazione del piano una volta trascorso il termine


• Viene data la possibilità ai privati di attuare il piano
Indirettamente da attraverso comparti edificatori.
• Se accettano possono procedere da soli o in
parte dei privati necessario all’esame delle osservazioni e delle opposizioni
consorzio.

Ö deposito della delibera di approvazione nella segreteria comunale


• Se no, decorso il termine, il Comune procede presentate (normalmente il termine è fissato in 30 giorni);
all’esproprio e forma i comparti.
• Indice una gara tra gli espropriati per
con conseguente notifica ai proprietari interessati dal piano
l’assegnazione del comparto.

Ö il giorno successivo alla pubblicazione il piano può ritenersi vigente.


• Se la gara va deserta può indire un’asta pubblica, mediante affissione nell’albo pretorio del Comune;
procedere a trattativa privata o iniziare direttamente
le opere.
SNELLIMENTO DELLE PROCEDURE
Redazione da parte di ufficio tecnico o esterni

GIUNTA COMUNALE (Lr.


CONSIGLIO COMUNALE
16/2004)
LEGGE 47/85
Adotta con delibera il PUA 1. non approva e lo
Adotta con delibera il PUA
ritrasmette in comune;
Art. 24
30 gg 2. apporta modifiche
sostanziali, il comune
Deposito e osservazioni/opposizioni REGIONE
deve ripubblicare;
30 gg 3. apporta modifiche non
sostanziali e approva il Strumenti per cui non è richiesta l’approvazione regionale
Controdeduzioni, rigetto, accoglimenti piano;
4. approva il piano. Salvo che per le aree e per gli ambiti territoriali individuati dalle
regioni come di interesse regionale ... non è soggetto ad
approvazione regionale lo strumento attuativo di strumenti
GIUNTA COMUNALE
Esamina le osservazioni/opposizioni urbanistici generali, compresi i piani di zona per l’edilizia
Approva il PUA
economica e popolare nonché i piani per gli insediamenti
produttivi.
SINDACO
Decreto di approvazione

BURC
Pubblicazione – in vigore dopo 1 g. Il termine per l’attuazione di un PP non può essere superiore a 10 anni

elaborati elaborati
Stralcio del PRG vigente, con
individuazione della zona da trasformare stralcio delle NTA del PRG vigente relative alla zona oggetto del PP
mediante piano attuativo

Questo elaborato ha lo scopo di


rendere evidenti le interrelazioni Questo elaborato anticipa i principi
tra l’area oggetto del PP e le aree generali a cui deve attenersi
circostanti l’assetto della zona
elaborati elaborati
planimetria dello stato di fatto urbanistico - edilizio
-- Eventuale Documentazione fotografica della zona

Questo elaborato contiene le


indicazioni sullo stato degli edifici
e le relative indicazioni
(conservazione, demolizione,
risanamento, ecc.). Può essere
corredato da una
documentazione fotografica

elaborati elaborati
-- Elenchi catastali delle proprietà da
espropriare o da vincolare, desunto da -- elenchi catastali delle proprietà da espropriare o vincolare,
mappa catastale desunto da mappa catastale da cui si evidenziano le aree da
espropriare o da vincolare

PIANO DI RECUPERO DI INIZIATIVA PUBBLICA

Ex Fonderie

Elenco delle Proprietà

Foglio Mappale mq. Partita Proprietà

112 101 5.360

112 166 7.256

112 167 10.399

112 169 15.763 1147 Comune di ……..

112 170 374 Questo elaborato deve essere


112 171 102 rappresentato ad una scala di
112 174 90 dettaglio e deve contenere tutte le
indicazioni progettuali
elaborati elaborati

planimetria del progetto di PP disegnato su catastale 6. planimetria con lottizzazione delle aree edificabili ed eventuale indicazione
dei comparti
Concetto di lottizzazione:
suddivisione dell’area in
comparti funzionali
autonomi

A - Senza alcuna
considerazione della
struttura della proprietà

B - con considerazione della


struttura della proprietà

Questo elaborato deve


contenere la lottizzazione delle
aree destinate all’edificazione ed
eventuali comparti da ricostruire
in unità edilizie.

elaborati elaborati
planimetria del progetto di PP
Norme di attuazione del PP

Questo elaborato precisa le caratteristiche edilizie volute, mediante la definizione di


indici e parametri edilizi (Rc, hmax,ecc.) nonché dei tipi edilizi che si intendono
realizzare. Questo elaborato deve essere redatto ad una scala di dettaglio (1/100 –
1/500) e deve contenere tutte le indicazioni di progetto.
elaborati elaborati
planimetria del progetto di planimetria del progetto di PP :
PP : quadro infrastrutturale Impianti tecnici acqua potabile telefoni

elaborati elaborati
planimetria del progetto di PP : eventuali grafici dei tipi architettonici degli edifici di maggiore interesse
Impianti acque scarico - gas

Questo elaborato deve essere redatto ad una


scala di dettaglio (non inferiore a 1/200) e deve
indicare anche le caratteristiche volumetriche e
architettoniche.
elaborati elaborati
11. sezioni tipo delle sedi stradali e tipi di alberature da adottare
eventuali grafici dei profili altimetrici dell’edilizia lungo le principali vie o piazze

Questo elaborato deve precisare la sistemazione Questo elaborato deve essere redatto in scala non inferiore al 1/200 ed è considerato
edilizia voluta lungo le principali vie o piazze, la indispensabile quando è necessaria una particolare sistemazione per le sedi stradali o
scala non deve essere inferiore al 1/500. per la creazione di parchi o giardini pubblici

relazione di massima delle spese occorrenti per l’acquisizione e elaborati Relazione tecnica illustrativa elaborati
la sistemazione delle aree
Totale fondi 100%
Somme per lavori a base di appalto: 70% circa
Somme a disposizione: 30% circa

Questo elaborato indica la previsione massima di spesa da affrontare. Può


essere soggetto a revisioni ed aggiornamenti in quanto è un documento
programmatico. Questo elaborato illustra i criteri d’impostazione del progetto e la sequenzialità degli
interventi da realizzare
elaborati

copia del PPA, per i Comuni obbligati, da cui risulti la


programmazione prevista
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Il Programma Pluriennale di Attuazione è uno strumento R. Papa (2009)
programmatorio con cui il Comune individua le aree in cui, entro un Il governo delle trasformazioni urbane e territoriali
periodo fissato, sarà avviata l’attuazione del piano urbanistico generale. Metodi tecniche e strumenti
Con il PPA si valutano le spese necessarie per gli interventi previsti, e la FRANCOANGELI / Urbanistica
ripartizione fra operatori pubblici e privati.
In questa lezione sono stati trattati gli argomenti dei seguenti
capitoli:
Cap 14 paragrafo 14.3 i nuovi contenuti del Piano Comunale pp
323-327
cap. 16 I piani urbanistici attuativi pagg. 348 - 359

Questo elaborato serve a dimostrare che il PP è stato programmato e che nel periodo
della sua validità se ne prevede la realizzazione (totale o parziale). Contiene indicazioni
anche in riferimento alla quantificazione degli interventi.

PPA

L. 10/1977 Il PPA è uno strumento di programmazione


Legge Bucalossi operativa.

La sua funzione è quella di evitare uno


PROGRAMMA PLURIENNALE DI sviluppo irrazionale del territorio e
ATTUAZIONE un’espansione incontrollata.

Non è uno strumento attuativo ma


l’attuazione di uno strumento urbanistico
(piano) passa necessariamente attraverso
di esso.

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011- 2012 AA 2011- 2012
PPA PPA

Art. 13. • localizzare e coordinare gli interventi previsti dallo


L. 10/1977 (programmi pluriennali di attuazione) COMPITI strumento urbanistico vigente sul territorio comunale,
Legge Bucalossi L'attuazione degli strumenti urbanistici generali precisandone i limiti di tempo;
avviene sulla base di programmi pluriennali di • raccordare la pianificazione del territorio alla
attuazione che delimitano le aree e le zone - incluse programmazione economico-finanziaria del Comune,
o meno in piani particolareggiati o in piani effettuando un bilancio preventivo di entrate e uscite per
convenzionati di lottizzazione - nelle quali debbono le opere di urbanizzazione;
realizzarsi, anche a mezzo di comparti, le • garantire l’attuazione dello strumento urbanistico
previsioni di detti strumenti e le relative vigente attraverso l’edificazione delle aree delimitate.
urbanizzazioni, con riferimento ad un periodo di
tempo non inferiore a tre e non superiore a cinque
anni. Delimita con una sommatoria di perimetri le aree e e zone nelle quali le
Nella formulazione dei programmi deve essere previsioni urbanistiche e le relative urbaniszzazioni devono e possono
osservata la proporzione tra aree destinate realizzarsi in un periodo di tempo non inferiore a 3 anni e non superiore a 5
all'edilizia economica e popolare e aree riservate anni.
all'attività edilizia privata, stabilita ai sensi dell'art.
3 della legge 18-4-1962, n. 167, e successive
modificazioni, come modificato ai sensi dell'art.
2 dellaTECNICA URBANISTICA 2
presente
R.A. La Roccalegge.
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011- 2012 AA 2011- 2012

PPA
Obbligo Concessione
dell’attuazione
del piano. PPA della possibilità
di attuare il L. 94/1982
solleva dall’obbligo del PPA tutti i comuni con
popolazione inferiore a 10.000 abitanti.
piano. Legge Nicolazzi Tuttavia consente alle regioni di indicare comuni più
norme per l'edilizia
residenziale e provvidenze in piccoli tenuti a dotarsi di PPA per ragioni di
materia di sfratti
carattere ambientale, turistico o industriale.
Successivamente
L’attuazione può essere
si è stabilito
anchedi non
forzosa. La legge
espropriare al proprietario
prevedeva chechenonle
aree comprese
realizza le opereinma
un diPPA
inserire
i cui
proprietari
queste areenon
in un
avevano
programma
dato seguito
agli interventi previsti venissero
successivo.
acquisite al patrimonio del Comune
per l’edificazione da affidarsi ad altri
soggetti interessati.

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011- 2012 AA 2011- 2012
deliberato e adottao dal
Procedura di approvazione Elaborati
CONSIGLIO COMUNALE

Reso pubblico e avviso nell’


depositato presso la ALBO PRETORIO • Relazione illustrativa
SEGRETERIA
COMUNALE

• Relazione sommaria di spesa


Presentazione di osservazioni/opposizioni
• Elaborati grafici necessari per definire gli
CONSIGLIO COMUNALE interventi previsti
approva con delibera

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011- 2012 AA 2011- 2012

Articolo 25
Atti di programmazione degli interventi
1. Con delibera di consiglio comunale è adottata, in conformità alle previsioni del Puc e senza
modificarne i contenuti, la disciplina degli interventi di tutela, valorizzazione, trasformazione e
LUR 16/2004 riqualificazione del territorio comunale da realizzare nell’arco temporale di tre anni.
2. Gli atti di programmazione di cui al comma 1, in relazione agli interventi di riqualificazione e
di nuova edificazione, prevedono:
a) le destinazioni d’uso e gli indici edilizi;
b) le forme di esecuzione e le modalità degli interventi di
trasformazione e conservazione dell’assetto urbanistico;
c) la determinazione delle opere di urbanizzazione da
realizzare o recuperare, nonché degli interventi di PARAMETRI ED
reintegrazione territoriale e paesaggistica; INDICATORI PER LA
d) la quantificazione degli oneri finanziari a carico del comune
e di altri soggetti pubblici per la realizzazione delle opere MISURA DEL SISTEMA
previste, indicandone le fonti di finanziamento. URBANO
3. Gli atti di programmazione degli interventi hanno valore ed
effetti del programma pluriennale di attuazione disciplinato dalla
legge 28 gennaio 1977, n. 10, articolo 13, e dalla legge regionale 28 novembre 2001, n.
19, articolo 5, e si coordinano con il bilancio pluriennale comunale.
4. Per le opere pubbliche o di interesse pubblico la delibera di approvazione degli atti di
programmazione degli interventi comporta la dichiarazione di pubblica utilità, di indifferibilità e
urgenza dei lavori previsti negli stessi, nel rispetto degli strumenti di partecipazione
procedimentale stabiliti dalla normativa vigente.
5. Gli atti di programmazione di cui al comma 1 stabiliscono gli interventi da attuare tramite
società di trasformazione urbana.
6. Il programma triennale per la realizzazione di opere pubbliche, di cui alla legge 11
febbraio1994 , n. TECNICA
109, articolo 14, si coordina
URBANISTICA 2 con le previsioni di cui al presente articolo. TECNICA URBANISTICA 2
7. Gli atti di programmazione
R.A. degli interventi sono approvati per la prima volta
La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011- 2012
contestualmente all’approvazione del Puc. AA 2011 -2012 1
Parametri ed indici urbanistici ed edilizi
Parametri ed indici urbanistici ed edilizi
La pianificazione urbanistica e territoriale consiste anche In urbanistica, le grandezze misurabili (parametri)
nella definizione dell’uso del suolo in relazione a tre possono essere riferite:
caratteristiche primarie:
• al sistema fisico;
‰ Destinazione d’uso: relativa al tipo di attività che si • al sistema territoriale ;
svolge sul territorio

‰
• al sistema socio - antropico (utenti, abitanti,
Intensità d’uso: relativa alla quantità di attività che si
svolge sul territorio addetti).

‰
Messi in relazione tra loro, tali parametri definiscono gli
Forma d’uso: relativa alla conformazione dello spazio in indici urbanistici necessari al calcolo del carico
relazione alle attività che vi si svolgono urbanistico e alla definizione delle norme per contenere e
ottimizzare la trasformazione fisica del territorio.
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 -2012 2

Parametri ed indici urbanistici ed edilizi Parametri ed indici urbanistici ed edilizi


identificazione tramite un valore quantitativo o
qualitativo di oggetti presenti o fenomeni che misura unica
PARAMETRI
interessano il sistema fisico, funzionale, (lunghezza, altezza,
socioantropico e geomorfologico. ecc.)

consiste nel fornire una dimensione riferita ad rapporto tra due


una scala di misura (metri, km, kg, ecc.). valori numerici
CARATTERISTICHE
INDICI spesso espresso in
FISICHE percentuale
associazione di misure ad elementi geografici
MISURA (linee, aree, punti).
Si costruiscono
QUANTITATIVA se associata ad un valore mettendo in relazione
numerico più parametri.
INDICATORI Può mettere in relazione
QUALITATIVA se associata ad un giudizio di due o più sottosistemi
valori che può comunque essere tradotto in un appartenenti allo stesso
valore numerico attraverso operazioni sistema.
discrezionali che dipendono dall’osservatore e
dal contesto TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 -2012 5
Parametri ed indici urbanistici ed edilizi Parametri ed indici urbanistici ed edilizi
Definita la destinazione d’uso di un
PARAMETRI B ambito territoriale ovvero l’attività
F presente o che potrà essere
A insediata si possono individuare:
EDILIZI URBANISTICI
C

FORMA D’USO INTENSITÀ D’USO


FORMA D’USO Sistema
PARAMETRI EDILIZI
fisico
INTENSITÀ D’USO

DESTINAZIONE
D’USO
INTENSITÀ Sistema
PARAMETRI URBANISTICI
D’USO geomorfologico

Parametri ed indici urbanistici ed edilizi Il concetto di intensità d’uso


lettura relazionale del sistema urbano
può esprimere il valore di un
INDICATORE fenomeno in un dato istante.
DESTINAZIONE
TIPO COSA D'USO

ES Un piano può fissare un valore obiettivo. Lo scarto tra


valore obiettivo e valore reale fornisce una misura del
deficit da colmare attraverso le azioni di piano. DISTRIBUZIONE DOVE DISTRIBUZIONE
D'USO

decisione conoscenza azione


Superficie
da destinare INTENSITA'
INTENSITA' QUANTO D'USO
a verde
100.000 mq indicatore obiettivo indicatore reale deficit
per 10.000
10 mq/ab. 4 mq/ab. 6 mq/ab. 60.000 mq

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 -2012 8 AA 2011 -2012 9
Il concetto di intensità d’uso Il concetto di intensità d’uso
contenitore su area

1
attività rispetto al contenitore (edificio)

INTENSITA' D’USO 2

spazio (contenitore) rispetto all'area di pertinenza 3

Il concetto di intensità d’uso Il concetto di intensità d’uso


attività in contenitore

INTENSITA' D'USO GOVERNO

1
attività rispetto al contenitore (edificio) s. funzionale

spazio (contenitore) rispetto all'area s. fisico


2

parametri urbanistici
3

parametri edilizi

TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 -2012 13
Parametri e indici: sistema fisico Parametri e indici: sistema fisico
Parametro Definizione Unità
di misura
È l’area risultante dalla proiezione su un piano
Parametro Definizione Unità
Superficie coperta orizzontale delle parti fuori terra di un di misura
Sc fabbricato. Solitamente si escludono i balconi
aperti, i cornicioni e le gronde di sporgenza mq Altezza di piano È la misura da intradosso ad intradosso dei
Af normale. Le esclusioni sono indicate nel h singoli piani. m
Sc Regolamento Edilizio.

Altezza di fabbricazione È la misura dell’edificio dal piano di spiccato Altezza media di piano È il rapporto tra l’altezza dell’edificio ed il
del marciapiede fino all’ultimo solaio di m m
H copertura. H/n numero di piani costruiti.

Altezza massima È la massima misura dell’altezza di un edificio Cubatura rilevata o consentita.


m Quando tutti i piani hanno la stessa
Hmax consentita dalle norme vigenti.
Volume costruito superficie V = Sc*H
Sc mc
V
H
Numero di piani
n Numero dei piani fuori terra.
n=4
4
3
m
2
1

Parametri e indici: sistema fisico Parametri e indici: sistema territoriale


Parametro Definizione Unità Parametro Definizione Unità
di misura di misura
È la superficie di piano al netto delle murature È la superficie totale di un ambito
Superficie utile d’intervento normalmente comprensiva
e degli spazi destinati a servizio (scale, mq
Su balconi, terrazzi, ecc.). della superficie edificabile, delle aree a mq
Superficie territoriale verde e delle superfici di uso pubblico.
Somma delle superfici di tutti i piani kmq
comprendenti le murature esterne.
St È espressa in mq o ha o kmq e
comprende sia le opere di urbanizzazione ha
Superficie utile lorda Quando tutti i piani hanno la stessa superficie primaria che quelle di urbanizzazione
Sul = Sc*n S4
Sul mq secondaria.
S3 È la parte di superficie territoriale da
S1+S2+S3+S4=Sul
S2 destinare agli interventi edilizi abitativi o
Superficie fondiaria produttivi. mq
S1
Sf Si ottiene detraendo dalla superficie Ha
Numero di vani (St-sup pubblica) territoriale la superficie di urbanizzazione kmq
Può essere effettivo o convenzionale. n secondaria, le strade aperte al pubblico
nv
transito e le fasce di rispetto.
È il volume edilizio medio per abitante
Espressa in metri quadrati, è la superficie
Vano medio insediato in un dato ambito territoriale. Lotto minimo di relativa all’area minima necessaria per
Solitamente si considera un valore compreso
Vm mc intervento operare un intervento edilizio diretto o,
tra 80 e 100 mc. può essere fissato o
nel caso di intervento urbanistico mq
(V/nv) calcolato dal rapporto tra il volume costruito e L min
esecutivo, l’area minima in cui è possibile
il numero di vani totale.
frazionare la superficie fondiaria.
Parametri e indici urbanistici: sistema socio antropico Parametri e indici urbanistici: spazio/territorio
Parametro Definizione Unità
di misura Indice Definizione Unità
di misura
Popolazione/Abitanti Numero di persone insediate o insediabili in un n
territorio. Densità territoriale Indica il valore del volume che è possibile mc/mq
Ab costruire su ogni mq (ha) di superficie
Per ciascun comune è costituita dalle persone Dt = V/St mc/ha
territoriale (Indice di fabbricabilità
aventi dimora abituale nel comune, anche se alla
Popolazione residente territoriale).
data del censimento sono assenti perché n
Pr temporaneamente presenti in altro comune italiano
o all’estero. Densità fondiaria Indica il valore del volume che è possibile mc/mq
Per ciascun comune è costituita dalle persone
Df =V/Sf costruire su ogni mq (ha) di superficie mc/ha
presenti nel comune alla data del censimento ed fondiaria (Indice di fabbricabilità
Popolazione presente
aventi in esso dimora abituale nonché dalle persone n fondiaria).
Pp presenti nel comune alla data del censimento ma
aventi dimora abituale in altro comune o all’estero. Rapporto di copertura Esprime una misura del rapporto tra la
Si ottiene rapportando il numero di vani o la Sul (~ n territoriale superficie coperta totale e la superficie mq/mq
Popolazione teorica
25mq) agli abitanti, tramite un rapporto fisso (1ab ~ territoriale.
Pt Rct = Sc / St
100mc).
Popolazione futura Il numero di abitanti all’orizzonte di piano. n
Si calcola attraverso metodi statistici. Rappresenta il rapporto tra la superficie
Pf coperta e la superficie del lotto interessato
Il numero di persone che utilizza le strutture e le n
Rapporto di copertura mq/mq
Utenti dall’intervento.
dotazioni presenti nel territorio considerato. fondiario
U E' misurato in percentuale di superficie
Addetti Persone che lavorano nel territorio considerato. n
Rcf = Sc / Sf
coperta (Sc) rispetto alla superficie
Add fondiaria (Sf). E' riferito a tutte le opere
edificate (mq/mq).
Parametri e indici urbanistici: spazio/territorio Parametri e indici: attori/spazi
Definisce il rapporto tra la superficie
Indice di utilizzazione edificabile e la superficie territoriale. mq/mq
territoriale E’ la massima superficie utile (Su) espressa
in metri quadrati, costruibile per ogni mq di
Indice Definizione Unità
Iut = Sul/St superficie territoriale (St). di misura
L’indice di utilizzazione territoriale determina Indice di affollamento Esprime il rapporto tra il numero di abitanti e
l’edificabilità nelle zone in cui l’attuazione i vani abitabili. Per convenzione, in fase di Ab/mc
Iaff = Ab / V
del PUC è subordinata alla formazione del progetto, si assume minore o uguale
P.U.A. di cui alle NTA. all’unità.
Definisce una misura dello “sfruttamento” Indice volumetrico È il volume edilizio medio per abitante
Indice di utilizzazione del territorio ed è misurato dal rapporto tra mq/mq insediato. Si ottiene dal rapporto tra il
capitario volume costruito e il numero di abitanti. Può
fondiaria la superficie utile lorda e la superficie
fondiaria. Ivc essere fissato in una quota compresa tra 80
Iuf = Sul/Sf E’ la massima superficie utile (Su), e 100 mc .
espressa in metri quadri, costruibile per ogni
metro quadrato di superficie fondiaria.
L’indice di utilizzazione fondiaria (Uf)
determina l’edificabilità nei singoli lotti sia
nel caso di attuazione di PUA approvati, sia
nel caso di edificazione in zone soggette ad
intervento edilizio diretto; esso specifica la
superficie utile che è costruibile su ciascun
lotto.
Parametri e indici: attori /territorio

Densità abitativa È il rapporto tra la popolazione residente e la ab/mq


D = Ab/mq superficie espressa in mq o ha ab/ha

Densità residenziale È il rapporto tra la popolazione residente e la ab/mq Dotazioni urbane e standard
superficie territoriale espressa in mq o ha
territoriale ab/ha urbanistici
Dr = Ab/St
Densità residenziale È il rapporto tra la popolazione residente e la ab/mq
fondiaria superficie fondiaria espressa in mq o ha ab/ha
Drf = Ab/Sf

TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 -2012 23

Dalla quantità alla qualità Carico Urbanistico


DOTAZIONI
STANDARD QUANTITATIVI

TERRITORIALI

OBIETTIVI DI QUALITÀ
1 Una volta individuate le domande (esigenze) da soddisfare
Fattori quantitativi Fattori quantitativi
Fattori qualitativi
2 Definito il CARICO che la città deve sopportare

Domanda e fferta Domanda puntuale


pro-capite Offerta diversificata 3 Si procede alla previsione degli spazi necessari a
soddisfare una data esigenza (ad accogliere una
specifica attività).
RISPOSTA STANDARD RISPOSTA
PRESTAZIONALE
(UNIVOCA) (DIVERSIFICATA) In questa sequenza la definizione del carico urbanistico
non è calcolabile in maniera semplice ed immediata
APPROCCIO APPROCCIO come quello cui sono sottoposte le strutture edilizie.
TRADIZIONALE PRESTAZIONALE
TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 -2012 24 AA 2011 -2012 25
Carico Urbanistico Carico Urbanistico
Per arrivare a definire una condizione di L’espressione del carico urbanistico
equilibrio tra domanda e offerta è necessario diviene:
fornire al sistema dotazioni territoriali / urbane,
ovvero di un insieme di strutture e servizi in Cu = f (U, A, I)
grado di reggere al carico supposto o atteso.
La dotazione “D” è una caratteristica dell’offerta Cu = f (U, D)
ed è espressa dai volumi, superfici, spazi,
necessari a soddisfare la domanda.
La quantificazione tecnica del carico
urbanistico si ottiene attraverso la
D = f (A,I) combinazione degli indici urbanistici
definiti per singole zone.
TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 -2012 26 AA 2011 -2012 27

Dotazioni urbane Dotazioni urbane - macrocategorie

Il concetto di dotazione urbana è


1 Infrastrutture, reti e impianti (energia, acqua, mobilità, rifiuti, ecc.)
strettamente connesso al livello di
qualità di un sistema urbano e
sostituisce il limite quantitativo legato 2 Attrezzature e spazi collettivi (istruzione, pub. amministrazione, spazi verdi, parcheggi, ecc.)
invece al concetto di standard
urbanistico. 3 servizi a supporto delle attività urbane (ristorazione, ricettività, commercio, ecc.)

Il sistema delle dotazioni esprime il


livello di prestazione che il sistema è 4 servizi e impianti che accrescono la qualità
in grado di fornire. dell’ambiente urbano (tutela delle acque, monitoraggio dell’aria, riciclaggio dei rifiuti,
monitoraggio dell’inquinamento acustico, tecniche di risparmio energetico ecc.)

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 -2012 28 AA 2011 -2012 29
Standard urbanistici Standard urbanistici
A differenza del concetto di dotazione, quello di Il DM 1444/1968 definisce una dotazione minima
standard urbanistico fa riferimento ad una misura inderogabile (18 mq/ab) suddivisa in:
fissata minima, una “dimensione minima che si intende
utile nell’interesse generale”.
In urbanistica, lo standard è un valore definito il cui
4.50 mq/ab istruzione dell’obbligo
rispetto è reso obbligatorio dalla legge (DM
1444/1968). 2.00 mq/ab attrezzature di interesse comune
In Italia, lo standard urbanistico è una norma 9.00 mq/ab spazi pubblici attrezzati (verde e sport)
espressa in valore numerico (minimo) a cui si devono
attenere gli strumenti urbanistici. 2.50 mq/ab parcheggi
È espresso dal rapporto tra la capacità delle
attrezzature esistenti o previste e il numero di abitanti
serviti (mq/ab).

TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 -2012 30 AA 2011 -2012 31

Standard urbanistici
Il DM 1444/1968 definisce e norma anche:
í Le zone territoriali omogenee;
í Le quantità minime di spazi pubblici da osservare in
rapporto agli insediamenti residenziali nelle singole zone
territoriali omogenee;
í Rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti
produttivi e gli spazi pubblici destinati alle attività
collettive, a verde pubblico o a parcheggi;
í Limiti di densità edilizia;
í Limiti di altezza degli edifici;
í Limiti di distanza tra i fabbricati.

Secondo principi tecnico normativi tesi a normalizzare


una situazione di scompenso tra aree edificate e aree per
uso pubblico.
TECNICA URBANISTICA 2 TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011 -2012 32 AA 2011 -2012 33
Evoluzione del concetto di standard Riferimenti
R.Papa
Il “nuovo” concetto di standard risponde non solo in Il governo delle trasformazioni urbane e territoriali
termini quantitativi alla richiesta di spazi collettivi ma Metodi tecniche strumenti
tenta di adeguarsi alla crescente domanda di qualità in Franco Angeli/Urbanistica
linea con i principi della sostenibilità. Cap. 7 Tecniche per il governo delle trasformazioni: la
conoscenza e l’interpretazione dei fenomeni urbani
PARADIGMA
DELLA STANDARD Par 7.1 Le fasi della conoscenza: lettura misura interpretazione
SOSTENIBILITÀ
(economica, sociale, e modellizzazione
ambientale)

Par 7.2 Parametri e indicatori (135-137)


DOTAZIONI
• adeguamento tecnologico
• distribuzione Par 7.3 La lettura e la misura dei sottosistemi urbani (145 – 163)
• fruibilità
QUALITÀ •

accessibilità
sicurezza
Par 7.9 I modelli demografici (200 – 209)

• funzionalità Cap. 17 par. 17.1 (385-392)


• semplicità di gestione
TECNICA URBANISTICA 2
R.A. La Rocca
AA 2011 -2012 34

Caratteri generali

Il PIANO DI ZONA PER L’EDILIZIA ECONOMICA E


POPOLARE è disciplinato dalla legge 18.04.1962 n. 167
I PIANI URBANISTICI ATTUATIVI
Piano di zona per l’edilizia È uno strumento urbanistico di attuazione equiparato dalla
economica e popolare (PEEP)
(L. 167/1962 - L. 865/1971 – L. 10/1977) legge al piano particolareggiato.
Rosa Anna La Rocca
Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio È finalizzato alla definizione urbanistica di aree da
Università degli Studi Federico II di Napoli
larocca@unina.it destinare alla costruzione di case economiche e popolari
www.dipist.unina.it - www.tema.unina.it
e alle opere ed i servizi complementari urbani e sociali.

1 2
Caratteri generali IL PEEP – NAPOLI

Il problema della realizzazione di residenze a basso costo


in Italia è spesso degenerato nella realizzazione di
quartieri popolari che hanno subito un rapido degrado al
punto di divenire dei veri e propri ghetti.

3 4

IL PEEP – ROMA IL CORVIALE

Il cantiere apre nel 1975.


L’edificio è lungo 1000 metri, ha 9 piani ft, 1 seminterrato e 2 interrati.
E’ suddiviso in 5 blocchi.
Sono presenti 72 ascensori.

Nel 1982 vengono consegnati i primi alloggi.


Oggi vivono circa 4500 persone.

5 6
Caratteri generali Caratteri generali

Da questo nasce l’esigenza di introdurre un ulteriore


strumento di attuazione mediante dispositivo di legge. Le aree inserite nei PEEP sulla base
delle indicazioni del PRG vengono
La L. 167/62 introduce infatti il PIANO DI ZONA o PIANO
PER L’EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE acquisite al demanio comunale mediante

Un nuovo strumento di attuazione del PRG di iniziativa esproprio e assegnate a soggetti pubblici
pubblica e organicamente strutturato per quartieri che o privati (cooperative) per l’esecuzione
consente ai Comuni di acquisire le aree da destinare alla
costruzione di alloggi per i cittadini meno abbienti a un degli interventi.
prezzo equo non gravato da plusvalori urbanizzativi.

7 8

Caratteri generali Caratteri generali

Fase iniziale Fase successiva


è un diritto reale che ha per contenuto
la facoltà di godere e di disporre delle
cose in modo pieno ed esclusivo,
entro i limiti e con l'osservanza degli Ai Comuni è stata data la possibilità di modificare le
DIRITTO DI PROPRIETÀ
CESSIONE DELLE AREE obblighi previsti dall'ordinamento convenzioni per eliminare i vincoli previsti e favorire la
AI SOGGETTI REALIZZATORI giuridico.
DIRITTO DI SUPERFICIE
Il diritto di superficie è un diritto reale
dismissione della proprietà mediante la trasformazione
minore di godimento che consiste del diritto di superficie in proprietà dietro pagamento di
nell'edificare e mantenere una
costruzione al di sopra (o al di sotto) di un corrispettivo per ogni unità immobiliare.
un fondo di proprietà altrui. Contestualmente si è previsto di utilizzare le somme
introitate per interventi di pubblica utilità e di recupero
Il trasferimento avveniva mediante la stipula di urbano nelle stesse zone abitative.
convenzioni contrattuali che imponevano vincoli di In questo modo viene comunque garantito l’obiettivo
inalienabilità ai soggetti assegnatari degli alloggi,
oltre al possesso di determinati requisiti previsti del pubblico interesse.
dalla norma.
9 10
Obbligatorietà del piano Obbligatorietà del piano

L. 167/1962 Î imponeva l’obbligo per i comuni con Con provvedimento dell’autorità regionale anche altri
popolazione superiore a 50.000 comuni possono essere obbligati a redigere un PEEP se
abitanti o capoluoghi di provincia. si rende necessario per il verificarsi di particolari
condizioni.

L. 10/1977 Î ha esteso l’obbligo a tutti i comuni Î limitrofi ai comuni obbligati per legge;
Î aventi almeno 20.000 abitanti;
tenuti a formare i programmi
pluriennali di attuazione degli
strumenti urbanistici generali. Î per i quali ricorrano particolari esigenze turistiche o
demografiche;
Î con indice di affollamento o abitazioni malsane
superiori alla media.

11 12

Obbligatorietà del piano


Contenuti L.167/1962

Deve contenere (art. 4):


- la rete stradale e la delimitazione degli spazi
La decisione di effettuare un PZ deve riservati ad opere ed impianti di interesse
essere sempre motivata. pubblico, ad edifici pubblici o di culto;
- la suddivisione in lotti delle aree, con l'indicazione
In caso contrario il piano risulta illegittimo. della tipologia edilizia e, ove del caso,
l'ubicazione e la volumetria dei singoli edifici;
- la profondità delle zone laterali a opere
pubbliche, la cui occupazione serva ad integrare
le finalità delle opere stesse ed a soddisfare
prevedibili esigenze future.
13 14
fasi fasi 1

Le fasi che compongono lo Le aree devono essere reperite in zone


Le fasi che compongono lo studio e la studio e la redazione di destinate all’espansione e devono
un PEEP possono
redazione di un PEEP possono essere essere individuate in: rispondere a requisiti di:
individuate in: 1. scelta localizzativa
delle aree di intervento; í coerenza con il disegno di sviluppo
scelta localizzativa delle aree di 2. dimensionamento degli urbano;
interventi;
í raccordabilità con il centro urbano e
intervento; 3. definizione tecnica del
piano; con le principali infrastrutture;
dimensionamento degli interventi; 4. analisi dei costi e verifica
delle congruità delle
í effettiva possibilità di
scelte operate. urbanizzazione;
definizione tecnica del piano; í integrazione nell’abitato e
nell’ambiente.
analisi dei costi e verifica delle congruità
delle scelte operate. 15 16

fasi 2.1 fasi 2.3

Il PZ viene dimensionato in base al fabbisogno


Le fasi che compongono lo pregresso e di quello presunto per il decennio Le fasi che compongono lo
studio e la redazione di successivo. studio e la redazione di
In primo luogo bisogna stabilire quanti
un PEEP possono un PEEP possono vani occorrono nel successivo decennio
essere individuate in: Deve soddisfare non meno del 40% del essere individuate in:
fabbisogno decennale stimato e non più del 70% per:
1. scelta localizzativa delle dello stesso (L. 865/1971). 1. scelta localizzativa delle
aree di intervento; aree di intervento;
2. dimensionamento degli 2. dimensionamento degli • eliminare edifici inabitabili;
Sul dimensionamento influiscono:
interventi; interventi; • normalizzare l’indice di affollamento
– la densità edilizia (mc/mq) fissata o che si
3. definizione tecnica del
intende adottare
3. definizione tecnica del (1 ab/vano);
piano; piano;
(3mc/mq; 5-6mc/mq) se i terreni sono molto costosi; • fornire alloggio all’incremento di
4. analisi dei costi e verifica 1,5-2 mc/mq se si vuole favorire edilizia diffusa); 4. analisi dei costi e verifica
delle congruità delle delle congruità delle popolazione.
scelte operate. scelte operate.
– la dotazione di aree da destinare ad
attrezzature e/o servizi.

17 18
fasi 2.4 fasi 2.5

Le fasi che compongono lo Il fabbisogno deve essere basato su Le fasi che compongono lo Nel dimensionamento intervengono
studio e la redazione di studio e la redazione di
un PEEP possono valutazioni razionali ed attendibili: un PEEP possono differenti fattori normalmente dipendenti
essere individuate in: essere individuate in: anche dal ritmo produttivo locale. In
- Presenza di domande di assegnazione
particolare va considerato che:
1. scelta localizzativa delle di alloggi; 1. scelta localizzativa delle
aree di intervento; aree di intervento;
- Dimensione dei nuclei familiari; - una parte del fabbisogno abitativo
2. dimensionamento degli 2. dimensionamento degli
interventi; interventi;
può essere soddisfatta da edilizia non
- Consistenza abitativa; economica;
3. definizione tecnica del 3. definizione tecnica del
piano; - Capacità tecnico-finanziarie piano; - una parte può essere assorbita
4. analisi dei costi e verifica dell’industria delle costruzioni. 4. analisi dei costi e verifica dall’intervento privato nelle aree di
delle congruità delle delle congruità delle
scelte operate. scelte operate.
espansione;
- la realizzazione di un PZ ha dei costi
relativi all’urbanizzazione e che tali
costi devono essere compatibili con le
disponibilità finanziarie dei comuni.
19 20

fasi Il PZ è assimilabile ad un PP e pertanto gli fasi


elaborati sono quelli previsti per il PP. L’analisi è fondamentale per la realizzazione
dell’intervento.
Le fasi che compongono lo Le fasi che compongono
studio e la redazione di L’esigenza di dare seguito all’attuazione del PZ in lo studio e la
un PEEP possono essere tempi contenuti consente di distinguere due redazione di un
individuate in: momenti differenti del processo di pianificazione: PEEP possono
essere individuate
1. scelta localizzativa delle
in: Il prezzo è costituito da tre aliquote fondamentali:
aree di intervento; 1. individuazione delle aree e definizione delle
1. scelta localizzativa – indennità di esproprio del terreno;
2. dimensionamento degli linee generali dell’intervento:
delle aree di
interventi; – definizione delle aree residenziali; intervento;
– costo delle opere di urbanizzazione primaria
3. definizione tecnica del – rete stradale che disimpegna le aree e secondaria in proporzione al volume
2. dimensionamento
piano; residenziali; degli interventi;
edificabile;
4. analisi dei costi e verifica – definizione delle aree di uso pubblico; 3. definizione tecnica – interessi sugli anticipi delle spese di
delle congruità delle – definizione delle aree di edificazione
scelte operate.
del piano; gestione proporzionati alla volumetria e alle
pubblica per attrezzature e servizi. 4. analisi dei costi e destinazioni d’uso.
verifica delle
2. definizione del progetto congruità delle
scelte operate.
– elaborati tecnici come per PP.

21 22
Tipi di interventi Tipi di interventi

Si possono avere due tipi di interventi di edilizia economica e Si possono avere due tipi di interventi di edilizia economica e
popolare realizzati dal Comune e dalle Agenzie Territoriali Per La popolare realizzati dal Comune e dalle Agenzie Territoriali Per La
Casa (ATER), da cooperative, da consorzi: Casa (ATER), da cooperative, da consorzi:

ŷ edilizia sovvenzionata o EDILIZIA RESIDENZIALE ŷ edilizia sovvenzionata o EDILIZIA RESIDENZIALE


PUBBLICA (case popolari), PUBBLICA (case popolari),
ŷ edilizia convenzionata o agevolata attuata da operatori privati. ŷ edilizia convenzionata o agevolata attuata da operatori privati.

23 24

Tipi di interventi Tipi di interventi


È realizzata a totale carico dello
Il Piano si attua con interventi di: Stato attraverso le Regioni e gli enti Il Piano si attua con interventi di:
locali mediante intervento diretto del Viene attuata da operatori privati
Comune o delle aziende territoriali (imprese di costruzione, cooperative)
ŷ edilizia sovvenzionata, per l'edilizia residenziale (Ater). ŷ edilizia sovvenzionata,
che stipulano una convenzione con il
ŷ edilizia convenzionata o In sostanza si tratta di alloggi meglio ŷ edilizia convenzionata
conosciuti come edilizia residenziale Comune accordandosi soprattutto sul
agevolata
pubblica (Erp) o case popolari. ŷ edilizia agevolata prezzo di cessione (o affitto) degli
L’intervento può avvenire anche al di
alloggi da realizzare.
fuori del Peep, se questo non è stato
ancora approvato, ma sempre È principalmente presente nell'ambito
nell'ambito delle aree residenziali delle lottizzazioni private, in cui i
previste dal Prg.
soggetti che realizzano le abitazioni
In quest'ultimo caso, è prevista
l'assegnazione alle Ater solo del diritto devono spesso farsi carico anche degli
di superficie (legge n. 865/1971, art. oneri economici per le opere di
51 e successive modifiche).
urbanizzazione necessarie nella zona.
Il Comune pubblica annualmente un
bando per l’assegnazione degli
25 26
alloggi.
Tipi di interventi edilizia convenzionata o agevolata attuata da operatori privati

Il Piano si attua con interventi di: Lo Stato interviene favorendo la


costruzione di alloggi da destinare a Avviene sulla base di specifiche normative e di una convenzione
prima abitazione. stipulata tra i costruttori e il Comune approvata contestualmente
ŷ edilizia sovvenzionata, Vengono messi a disposizione una
al rilascio del PdC.
ŷ edilizia convenzionata certa quantità di contributi destinati alle
Nella convenzione vengono fissati:

singole famiglie, in misura
ŷ edilizia agevolata
proporzionale al reddito, in conto Caratteristiche urbanistiche degli interventi;
interessi e a fondo perduto.  Prezzo di cessione degli alloggi
In pratica lo Stato concede alle famiglie  Requisiti soggettivi di chi acquista gli alloggi
che acquistano la prima casa un
mutuo agevolato facendosi carico di
una quota degli interessi.
In questo tipo di intervento sono le
imprese di costruzione a richiedere
direttamente i finanziamenti alle
Regioni o agli Enti Locali.
27 28

edilizia convenzionata o agevolata attuata da operatori privati Tipi di interventi

Obbliga gli operatori privati: L’edilizia dei piani di Zona è destinata residenze di carattere

( Versare il corrispettivo del costo delle aree più quello delle economico-popolare.
urbanizzazioni già realizzate; Normalmente le tipologie edilizie sono dimensionate in
( Versare il corrispettivo delle opere di urbanizzazione da ragione dei componenti il nucleo familiare.
realizzare da parte del Comune o a garantire per le
condizioni di realizzazione da parte di un concessionario; In particolare:
( Rispettare il termine di inizio e ultimazione delle opere di 1 persona 45 mq
urbanizzazione;
2 persone 60mq
( Rispettare le caratteristiche tipologiche e costruttive degli
3 persone 90mq
edifici.
4 persone 110 mq

29 30
Procedura di approvazione
La formazione del piano di Zona è competenza del Comune

1. Una volta elaborato, il PZ 4. Decorsi i 20 giorni, il piano veniva La GIUNTA COMUNALE


viene adottato dal trasmesso alle Regioni per valuta
Consiglio Comunale. l’approvazione. Attualmente
questo passaggio è definito
Il CONSIGLIO COMUNALE
nell’ambito di leggi regionali e di
Adotta con delibera
norma l’iter di approvazione inizia
e si conclude nell’ambito
2. Entro 5 giorni il PZ deve comunale. In Campania spetta al SEGRETERIA COMUNALE ALBO PRETORIO
essere depositato nella Comune approvare i PZ conformi Deposito per 10 g pubblicizzazione
segreteria Comunale per allo strumento urbanistico 20 gg
10 giorni con avviso affisso generale.
all’Albo Pretorio. OSSERVAZIONI/OPPOSIZIONI
5. Il decreto di approvazione viene presentazione
pubblicato sul BURC ed è
depositato nella SC per la
consultazione. OSSERVAZIONI/OPPOSIZIONI
3. Nei 20 giorni successivi si esame
possono presentare le 6. Il Piano approvato ha valore di
osservazioni al piano. piano particolareggiato e ha GIUNTA COMUNALE
31 32
efficacia per 18 anni o 20 anni. approva

Limiti e criticità del PdZ EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA


Programmi e coordinamento dell'edilizia residenziale pubblica -
Legge n. 865 - 22 ottobre 1971
Norme sull'espropriazione per pubblica utilità - Modifiche ed
integrazioni alle leggi 17 agosto 1942, n. 1150; 18 aprile 1962, n.
167; 29 settembre 1964, n. 847; - Autorizzazione di spesa per gli
Le difficoltà economiche, attuative e gestionali hanno interventi straordinari nel settore dell'edilizia residenziale,
agevolata e convenzionata.
attualmente messo in crisi il ricorso ai PEEP da parte delle Ha rappresentato una tappa fondamentale nello sviluppo della legislazione
amministrazioni pubbliche. che ha regolato l'intervento pubblico in edilizia residenziale. Ha introdotto il
principio di una programmazione unitaria di tutti gli interventi di edilizia
Difficoltà anche dovute alla nuova discilina delle indennità di residenziale pubblica e la riorganizzazione degli organi e degli enti preposti a
tale scopo. Per quest'ultimo aspetto la legge ha provveduto all'eliminazione
esproprio. di tutti gli enti pubblici operanti nel settore con la sola eccezione degli
Negli anni più recenti si parla di EDILIZIA RESIDENZIALE IACP che sono divenuti gli unici soggetti incaricati dell'esecuzione degli
interventi di edilizia residenziale pubblica.
SOCIALE (ERS) come campo distinto dalla EDILIZIA La legge ha istituito un nuovo organo centrale, il CER (Comitato per l'Edilizia
RESIDENZIALE PUBBLICA (ERP). Residenziale) per la distribuzione dei fondi previsti in esecuzione dei
programmi pubblici di edilizia residenziale alle singole Regioni, alle quali
veniva affidata la localizzazione degli interventi e la loro attuazione mediante
la scelta dei soggetti esecutori pubblici (IACP) e privati (cooperative edilizie).
La legge, disciplinando un nuovo regime di esproprio per quanto riguarda le
aree, ha rimediato alle carenze della legge n.167/62, rendendone possibile il
33 34
reperimento ad un prezzo non elevato sia all'interno che all'esterno dei centri
urbani.
EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA

secondo il citato D.P.R., è composta da tutti gli alloggi


È la ridenominazione dell’edilizia economica e popolare. costruiti o da costruirsi da parte di enti pubblici a totale
carico o con il concorso o con il contributo dello Stato.
Si afferma soprattutto negli anni Settanta e viene normata da
Costituendo effettiva opera pubblica, ad essa possono
due decreti presidenziali:
essere applicate le norme espressamente previste per le
norme per l’assegnazione e la revoca, opere dello Stato e degli enti pubblici (semplificazione
DPR N. 1035 DEL 1972 nonché per la determinazione e la delle procedure per l'occupazione delle aree e
revisione dei canoni di locazione, degli
alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica l'esecuzione delle opere).

le norme per la riorganizzazione


delle amministrazioni e degli
DPR N. 1036 DEL 1972 enti pubblici operanti nel
settore dell’Edilizia
Residenziale Pubblica

35 36

EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA

Legge 8 agosto 1977, n. 513 Testo unico e disposizioni generali


Legge n. 382 - 22 luglio 1975 DPR n. 616 - 24 luglio 1977: sull’edilizia popolare ed economica.
Provvedimenti urgenti per l’accelerazione
dei programmi in corso, finanziamento di
norme sull’ordinamento regionale e sulla
un programma straordinario e canone
organizzazione della pubblica amministrazione. minimo dell’edilizia residenziale pubblica
Trasferimento dei poteri alle Regioni da parte dello
Stato.
L’art.93 trasferisce alle Regioni le funzioni Definisce provvedimenti urgenti per
amministrative statali concernenti la programmazione l’accelerazione dei programmi in
regionale, la localizzazione, le attività di costruzione e
corso, finanzia un programma
straordinario e regola il canone
la gestione di interventi di edilizia residenziale e
minimo dell’edilizia residenziale
abitativa pubblica, di edilizia convenzionata, di edilizia
pubblica.
agevolata, di edilizia sovvenzionata nonché le funzioni
connesse alle relative procedure di finanziamento.
37 38
EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA
Legge n. 457 - 5 agosto 1978: Norme per l'edilizia residenziale
Legge n. 457 - 5 agosto 1978: Norme per l'edilizia residenziale
TITOLO I
Piano decennale per l'edilizia residenziale. Organi e funzioni.
1. (Contenuti del piano).
istituisce il Piano Decennale per l’Edilizia A partire dall'anno 1978 è attuato un piano decennale di edilizia residenziale
riguardante:
Residenziale Pubblica, gli Organismi e le a) gli interventi di edilizia sovvenzionata diretti alla costruzione di abitazioni e
relative funzioni, stabilisce i compiti del al recupero del patrimonio edilizio degli enti pubblici ;
b) gli interventi di edilizia convenzionata e agevolata diretti alla costruzione di
Comitato per l’edilizia residenziale. abitazioni e al recupero del patrimonio edilizio esistente;
Vengono definite: la gestione finanziaria del c) l'acquisizione e l'urbanizzazione di aree destinate agli insediamenti
residenziali .
Piano decennale, le norme per il credito Il piano indica e quantifica le risorse finanziarie e creditizie da destinare
fondiario, le norme generali per il recupero del all'edilizia residenziale pubblica e determina i criteri per la loro gestione
coordinata, tenuto conto delle linee generali di intervento nel settore
patrimonio edilizio ed urbanistico esistente, il dell'edilizia residenziale indicate dal C.I.P.E.
finanziamento del Piano decennale. Il piano decennale definisce il programma operativo per il primo quadriennio
ed è soggetto a revisione ogni quattro anni. Sulla base del piano nazionale le
regioni formulano propri programmi quadriennali e progetti biennali di
intervento.
Alla relazione previsionale e programmatica ed alla relazione generale sulla
situazione economica dei Paese, è allegata una relazione sull'andamento del
settore edilizio e sullo stato di realizzazione dei programmi di edilizia
39 40
residenziale.

EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA

Legge n. 457 - 5 agosto 1978: Norme per l'edilizia residenziale Delibera C.I.P.E. 19 novembre 1981
E’ sostanzialmente il primo atto programmatorio dello Stato che attuò i contenuti
della legge di riforma per la casa del 1971 n.865.
Si rivolge in modo specifico all’Edilizia Sovvenzionata e in coerenza con quanto
La legge n.457 ha anche rivisitato l'assetto definito dal D.P.R.. n.616/77 assegna alle Regioni il compito di legiferare in
istituzionale centrale, rideterminando le materia di E.R.P.
Aggiorna il concetto di EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA (previsto dal d.p.r. n.
funzioni del CIPE, del CER e delle Regioni, 1035/72) :
alle quale veniva demandato il compito di “…tutti gli alloggi realizzati o recuperati da enti pubblici a totale
formulare, sulla base del piano nazionale, i carico o con il concorso o contributo dello Stato o delle regioni,
propri programmi quadriennali e i progetti nonché quelli acquisiti, realizzati o recuperati da enti pubblici
non economici per le finalità proprie dell’edilizia residenziale
biennali di intervento, dopo aver individuato pubblica.
il fabbisogno abitativo regionale. Fissa i criteri per l’assegnazione degli alloggi, i limiti di reddito e determina i livelli di
canone in rapporto al reddito famigliare degli assegnatari.
Le delibere C.I.P.E. oltre ad aggiornare biennalmente i limiti di accesso per l’ E.R.P.
ebbero una funzione determinante nella distribuzione delle risorse finanziarie per
il settore definite dal Piano Decennale per la casa (l.n.457/78) soprattutto per
l’edilizia sovvenzionata e agevolata.
L’ultima Delibera C.I.P.E. fu quella del 13 – 3 – 1995 che in forma transitoria definiva
i criteri di assegnazione e i livelli di canone, in attesa della generale riforma per il
41 42
settore.
EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA

Dagli IACP alle ATER Dagli IACP alle ATER

Negli anni Novanta, maturata ormai la consapevolezza


dell'importanza anche per l'ente pubblico di essere in grado di Gli Istituti Autonomi per le case popolari si trasformano in Aziende

operare con i criteri di economicità e di efficienza tipici Regionali territoriali per l'Edilizia (ARTE)

dell'impresa privata, emerge l'esigenza di dotare gli enti preposti Le Aziende sono enti pubblici di natura economica, strumentali

allo sviluppo delle politiche di edilizia residenziale pubblica della Regione, dotati di personalità giuridica, di autonomia

(IACP) dei mezzi necessari al raggiungimento degli obiettivi che imprenditoriale, patrimoniale e contabile; hanno sede legale nel

già negli anni Settanta l'operatore pubblico si era proposto di capoluogo di ogni provincia ed operano nel territorio della

raggiungere ma che non era riuscito a realizzare con le leggi stessa.

865/71 e seguenti. Le Aziende subentrano alle competenze degli IACP di Enti attuatori

Un primo studio di legge per la riforma degli IACP e la loro e gestori degli interventi di Edilizia residenziale pubblica.

trasformazione in aziende speciali per l'edilizia residenziale


pubblica è del 1991 ma la trasformazione

43 44

EDILIZIA RESIDENZIALE SOCIALE EDILIZIA RESIDENZIALE SOCIALE


Per l’INU nel 2007
“L’edilizia abitativa sociale, comunque promossa e supportata dalle pubbliche istituzioni
a livello statale, regionale o locale, costituisce un servizio di interesse generale
È la più recente evoluzione dell’Edilizia residenziale pubblkica e finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di integrazione e coesione sociale e di
qualità funzionale dei tessuti urbani indicati dagli strumenti di pianificazione
tenta di dare una risposta complessiva, e non settoriale, alla territoriale ed urbanistica ed alla riduzione degli svantaggi di individui o di gruppi
questione “casa”. nell’accesso ad un’abitazione funzionale, salubre, sicura, dignitosa e dai ridotti
consumi energetici. Tale servizio può fruire di agevolazioni e finanziamenti pubblici
ma può essere anche frutto di meccanismi compensativi, perequativi e negoziali o di
altri accordi istituiti fra settore pubblico e settore privato. Esso riguarda
principalmente gli alloggi in locazione permanente di proprietà pubblica a canone
sociale o a canone concordato a tempo indeterminato ma può includere anche
alloggi di proprietà privata in locazione a canone concordato o calmierato regolati da
procedure di accesso attraverso bandi ad evidenza pubblica che stabiliscano, oltre
che condizioni di permanenza della locazione, anche condizioni di durata della
locazione limitata nel tempo, privilegiando quei meccanismi che prevedano, al rientro
del capitale investito, una successiva acquisizione pubblica.
Al fine di potere ottenere i massimi benefici pubblici nei programmi a carico dei soggetti
privati, l’edilizia abitativa sociale potrà comprendere quote contenute di alloggi in
vendita convenzionata per particolari categorie di utenza regolati da procedure di
45 accesso attraverso bandi ad evidenza pubblica, garantendo comunque la 46
permanenza della proprietà pubblica dell’area.”
EDILIZIA RESIDENZIALE SOCIALE HOUSING SOCIALE
Per l’INU nel 2007
L’housing sociale consente di costruire abitazioni e servizi per
quelle fasce di popolazione che non riescono ad accedere al
mercato immobiliare, sia per ragioni economiche che per
“L’edilizia abitativa sociale costituisce un servizio di interesse generale mancanza di offerta.
finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di integrazione e coesione È una formula a metà tra l’edilizia residenziale pubblica (ERP)
sociale e di qualità funzionale dei tessuti urbani indicati dagli strumenti tradizionale e il libero mercato ed è utilizzata in prevalenza
nelle grandi città. Si tratta di una sorta di edilizia low cost che
di pianificazione territoriale ed urbanistica ed alla riduzione degli si pone l’obiettivo non solo di realizzare alloggi di buona
svantaggi di individui o di gruppi nell’accesso ad un’abitazione qualità con un budget contenuto, ma anche di far nascere
funzionale, salubre, sicura, dignitosa e dai ridotti consumi energetici. delle comunità e di favorire l’integrazione e la coesione
Essa comprende alloggi in locazione permanente o temporanea (di sociale.
In vari Stati europei l’housing sociale è molto sviluppato. In
durata almeno venticinquennale) di proprietà pubblica o privata a Inghilterra e Francia il comparto pesa per circa il 20% del
canone sociale o convenzionato con procedure di accesso regolate settore residenziale mentre in Danimarca e Olanda la quota
attraverso bandi ad evidenza pubblica” supera il 30%. In generale si osserva che in tali paesi si cerca
di formare una riserva “strategica” di alloggi per affiancare al
mercato un complemento di opportunità immobiliari a costi
calmierati che consenta di intervenire sugli aspetti di volta in
volta messi a fuoco dalle politiche abitative. In Italia la
locazione sociale (l’edilizia residenziale pubblica “ERP”
tradizionale) è concentrata sui soggetti che presentano una
forte condizione di disagio e rappresenta solo il 5% del
47 mercato, per cui è ragionevole ipotizzare un forte sviluppo 48
dell’edilizia sociale nei prossimi anni.

La questione dell’intervento sul


patrimonio edilizio esistente
La legge 1150/42 era implicitamente finalizzata alla
I PIANI URBANISTICI ATTUATIVI
costruzione del processo pianificatorio nel nostro Paese in un
Piano di recupero (L. 457/1985)
momento di forte e perdurante espansione urbana.
Rosa Anna La Rocca
Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Università degli Studi Federico II di Napoli
larocca@unina.it
gli strumenti che tale legge confeziona (PRG, PP) sono
www.dipist.unina.it - www.tema.unina.it finalizzati a gestire e a disciplinare la crescita della città.

mai, come si è visto, appare menzionato il problema della


conservazione e della tutela dell’ambiente (problema di
cui si era fatta carico la precedente legge 1497/39).

mai appare menzionato il problema della conservazione e


della tutela del patrimonio immobiliare esistente
L’intervento sul patrimonio edilizio I vincoli sui beni notificati ai sensi
esistente prima della 1150 della legge 1089/39 - 1
In tema di intervento sul patrimonio edilizio esistente
I beni notificati non possono essere demoliti
preesisteva alla LUN una legge, la L. 1089 del 1939 (Bottai)
I beni notificati
•inizialmente non possono
Ministero essereNazionale,
dell’Educazione poi o
modificati, anche
Ministero
Questa legge individuava 3 categorie di beni artistici degni della Pubblica Istruzione, poi Ministero dei Beni Culturali
solamente restaurati, senza l’autorizzazione specifica e da
di tutela e valorizzazione Ambientali, quindi Ministero dei Beni Culturali
parte del Ministero*
Le “cose”
le cose,appartenenti a una delle
immobili e mobili, che 3 I proprietari hanno l’obbligo di sottoporre alla
* poi categorie di beni
presentano degniartistico,
valore di tutela estorico e Soprintendenza il progetto per ottenere la relativa
Ministero valorizzazione
archeologicovengono identificate autorizzazione
della Pubblica mediante una “Dichiarazione di
gli immobili di importanza il Ministero può imporre al proprietario l’esecuzione
Istruzione, poi Importante Interesse”, emessa storica
dal
Ministero dei degli interventi necessari ad assicurare la conservazione
Min.dell’Educazione Nazionale* e notificata
Beni Culturali le collezioni del bene
ai rispettivi proprietari

I vincoli sui beni notificati ai sensi La legge 1089/39: i connotati


della legge 1089/39 - 2 dell’intervento
La legge 1089/39 impronta l’intervento sul patrimonio
Qualora il bene sia di proprietà di un ente pubblico, il immobiliare esistente a due connotati caratteristici
Ministero può effettuare l’intervento d’ufficio,
un connotato di merito, ovvero sono degni di
direttamente, chiedendo poi all’ente proprietario il
conservazione, tutela e valorizzazione i singoli
rimborso dei costi sostenuti
immobili depositari di un riconosciuto valore storico
Qualora il bene sia di proprietà dello Stato, esso non può e artistico
essere alienato un connotato di metodo, ovvero la disciplina non si
qualora il bene sia di proprietà privata, il bene può essere pone l’obiettivo di promuovere il riuso dei fabbricati
venduto, ma al Ministero è riservato il diritto di esistenti, ma ha esclusivamente finalità vincolistiche
prelazione sui beni da tutelare, e si esplica pertanto in un
complesso di vincoli, obblighi e dinieghi
Dal dopoguerra a oggi: Dal dopoguerra a oggi:
un nuovo approccio all’intervento. 1 un nuovo approccio all’intervento. 2
I decenni del dopoguerra introducono sostanziali APossiamo
partire dagli anni ’70questo
sintetizzare emerge il tentativo
nuovo di far fronte
atteggiamento in un
trasformazioni al tema del patrimonio edilizio esistente alle esigenze
duplice saltoabitative
di scala,utilizzando il volume edilizio
da monumentale-edilizio a
A partire dagli anni ’70, emerge la convinzione che non esistente,
urbanisticorecuperato all’uso contemporaneo
‘70 siano meritevoli di attenzione e conservazione i singoli spostamento dell’interesse dal singolo manufatto edilizio
immobili storici, ma tutti gli edifici del nucleo antico al complesso degli edifici utilizzabili posti all’interno dei
delle città, ancorché singolarmente privi di interesse nuclei storici
Inoltre, a fronte dell’insorgenza del problema della spostamento dell’interesse dai fabbricati di rilievo
dissipazione del territorio e di un diffuso spreco delle risorse storico e artistico a tutto il patrimonio edilizio esistente
(costruite e naturali) si manifesta l’opportunità di operare un
più corretto utilizzo delle risorse edilizie esistenti, Nel 1978 la legge n° 457 recepisce questo nuovo
consistenti nel patrimonio immobiliare, che sia o non sia di orientamento, introducendo un nuovo strumento
interesse storico attuativo, il Piano di Recupero

Legge 457/1978
Il Piano di Recupero: Il Piano di Recupero:
attuazione
Legge 457/1978 le finalità PIANO DI
RECUPERO
attuare le previsioni del P.R.G. per quanto riguarda il INIZIATIVA PUBBLICA INIZIATIVA PRIVATA
recupero del patrimonio edilizio degradato
regolare l’attività edificatoria nell’area interessata si utilizza la quota dei viene presentato dai proprietari
fondi destinata al rappresentanti almeno i ¾ del
nel caso di l’espropriazione
consentire un Piano di Recupero di necessarie
delle aree iniziativaalla recupero del valore degli immobili ricadenti
attuazione delle previsioni di P.R.G.
pubblica patrimonio edilizio nell’area interessata o, nel caso
esistente di condomini, almeno il 50% del
valore dell’edificio.
consentire la realizzazione delle opere di urbanizzazione La proposta viene adottata con
anel caso degli
corredo di uninterventi,
Piano di in
Recupero di iniziativa
anticipo rispetto ad essi e delibera del CC.
privata
senza costi aggiuntivi per la collettività
Il Piano di Recupero: Il Piano di Recupero:
Legge 457/1978
condizioni
limiti spaziali
La redazione di un Piano d Recupero presuppone
Limiti spaziali: Limitate porzioni di territorio costituenti l’esistenza di una “volontà di recupero” del patrimonio
sottoinsiemi del territorio di un Comune. esistente espressa già nell’elaborazione del piano generale.
In esso, infatti, devono essere indicate e perimetrate le
Il P.R. disciplina interventi in aree comprese entro “zone zone degradate da assoggettare a conservazione,
di recupero”, individuate in sede di formazione di PRG. risanamento, ricostruzione o migliore utilizzazione del
Entro le zone di recupero, gli interventi sono subordinati: patrimonio urbanistico ed edilizio.
La delimitazione può essere riferita ad aree urbane, ad
alla semplice concessione all’inclusione in un Piano di
isolati, ad edifici singoli o a complessi di edifici.
edilizia, nel caso di interventi Recupero, qualora si rendano Lo studio del Piano di Recupero deve riguardare tutti gli
che si esauriscano a scala necessari interventi a scala edifici compresi nell’area indicata.
edilizia urbanistica

Il Piano di Recupero: Il Piano di Recupero:


condizioni limiti spaziali
Il Piano di Recupero: Il Piano di Recupero:
dimensione degli interventi
dimensione degli interventi
Per le tipologie di intervento consentite, il Piano di Recupero riveste un I comuni provvedono alla delimitazione delle zone
duplice ruolo: nelle quali per particolari condizioni di degrado si
1. da un lato specifica gli interventi di recupero applicabili ai singoli rendono necessari interventi di recupero edilizio ed
edifici o a gruppi di edifici; urbanistico.
2. dall’altro definisce gli interventi di ristrutturazione urbanistica che
possono modificare il disegno di intere aree urbane, quindi, incide Le zone di recupero sono individuate nel PRG.
sull’assetto urbano delle aree nelle quali si interviene.
Nel primo caso il PdR individua gli edifici e/o i complessi edilizi da Gli interventi di recupero si attuano all’interno di
recuperare e, per ciascuno di essi, specifica l’intervento edilizio UNITÀ MINIME DI INTERVENTO (art. 28).
consentito.
Le UMI sono costituite da uno o più edifici la cui
Nel secondo caso, il PdR assume un carattere “pianificatorio” indicando trasformazione viene considerata in maniera unitaria,
interventi che incidono sul tessuto urbano, modificandone, in alcuni come succede per i comparti edificatori.
casi, la forma.

Il Piano di Recupero: Il Piano di Recupero:


contenuti cogenza e validità
Legge 457/1978

Cogenza: Il P.R. è uno strumento facoltativo


Validità: Il P.R. ha una scadenza prefissata in 10 anni.
Trascorsi che siano questi, le sue previsioni perdono
ogni validità.
Tuttavia, restano validi a tempo indeterminato i suoi
contenuti normativi e regolamentari riguardanti
l’attività edilizia, che essendo di dettaglio e
specificazione delle previsioni di P.R.G., ne diventano
parte integrate e integrativa.
Il Piano di Recupero: Il Piano di Recupero:
i contenuti fasi di elaborazione

1. Rilievo dello stato di fatto del patrimonio edilizio


esistente al fine di individuare le zone di
degrado.

Il Piano di Recupero: Il Piano di Recupero:


fasi di elaborazione
fasi di elaborazione
2. Approfondimento delle singole zone di recupero al 3. Indagine per singolo edificio finalizzata ad
fine di differenziare gli interventi di recupero per accertare le effettive possibilità di recupero.
singolo edificio. L’indagine deve evidenziare:
L’indagine deve evidenziare: - le tipologie edilizie;
- gli edifici esclusi dalle operazioni di recupero (nuova - le caratteristiche costruttive;
costruzione, ristrutturati, ecc.); - lo stato dei servizi e degli impianti;
- lo stato generale di conservazione;
- le demolizioni intervenute;
- le destinazioni d’uso;
- gli edifici irrecuperabili; - il regime proprietario e i titoli di godimento;
- gli edifici non accessibili quindi non censiti; - il grado e il tipo di utilizzazione;
- il grado di interesse ambientale.
- gli edifici recuperabili.
Il Piano di Recupero: Il Piano di Recupero:
Legge 457/1978 i contenuti Legge 457/1978 gli elaborati - 1
I contenuti di un P.R. sono analoghi a quelli di un
stralcio del P.R.G. vigente con indicazione del
Piano Particolareggiato perimetro del P.R. scala 1: 5.000

la rete delle infrastrutture viarie, dalla maglia delle stralcio delle N.T.A. del vigente P.R.G.,
principali, desunte dal P.R.G., fino ai collegamenti relative alla zona oggetto del P.R.
secondari e di penetrazione nel tessuto edilizio
planimetria della consistenza attuale dell’area scala 1:1.000
la suddivisione del terreno in aree fabbricabili e non oggetto di P.R. 1: 500
fabbricabili, con indicazione della proprietà
progetto di P.R., redatto su mappa catastale
scala 1: 500
la suddivisione del terreno edificabile in lotti edificativi,
con relativi indici
tavola della lottizzazione delle aree fabbricabili,
scala 1: 500
la specificazione di dettaglio delle tipologie edilizie con indicazione di superfici e volumi

Il Piano di Recupero: Il Piano di Recupero:


Legge 457/1978 gli elaborati - 2 Legge 457/1978 la procedura
Norme Tecniche integrative di Attuazione del P.R.
P.R. iniz. Comune P.R. iniz. privata
tipologie edilizie e prof. regolatori scala 1: 200
Individuazione, in sede di Richiesta di autorizzazione
elenchi catastali delle proprietà da espropriare * PRG di zone di recupero al Comune e proposta di PR
relazione sommaria di spesa *
Adozione da parte del C.C.
relazione tecnica illustrativa
Pubblicazione e deposito per 30 giorni in segreteria comunale
Schema di convenzione **
Presentazione osservazioni (30+30 giorni)
tabella di verifica degli standard con allegata planimetria
Recepimento osservazioni e controdeduzioni da parte del C.C.
* - PR di iniziativa pubblica ** - PR di iniziativa privata Approvazione da parte del C.C.
Il Piano di Recupero: Il Piano di Recupero di iniziativa privata:
Legge 457/1978 le zone di recupero le condizioni per l’autorizzazione
In sede di formazione di PRG, vengono individuate le
parti del territorio comunale interessate dalla presenza Legge 457/1978
di condizioni di degrado, tali da rendere necessario un
intervento di recupero: si dicono zone di recupero La proprietà da parte dei richiedenti di
almeno i ¾ del valore degli immobili
interessati, accertato sulla base del
Degrado Degrado Degrado valore catastale
edilizio urbanistico socio-economico
La presenza negli immobili interessati
Ammaloramento Deterioramento degli Precarietà delle condizioni dalla proposta di P.R. di effettive
degli edifici e spazi pubblici, dei di vita degli abitanti
condizioni di degrado
delle loro finiture servizi e dell’arredo (povertà, disoccupazione,
urbano criminalità, etc.)

Le categorie dell’intervento sul Le categorie dell’intervento sul patrimonio


patrimonio edilizio esistente. 1 Legge 457/1978 edilizio esistente. 2
Legge 457/1978
interventi di manutenzione ordinaria – opere di
La legge 457/78 classifica in 5 categorie i possibili rinnovamento, riparazione e sostituzione degli elementi
interventi sul patrimonio edilizio esistente di finitura degli edifici, oltre a quelle necessarie a
mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti
Manutenzione ordinaria
interventi di manutenzione straordinaria – opere
Manutenzione straordinaria
necessarie per mantenere l’edificio in condizioni di
Restauro e risanamento conservativo efficienza e di rispetto della normativa, mediante
interventi che possono interessare parti anche strutturali
Ristrutturazione edilizia degli edifici, nonché gli impianti igienico-sanitari e
tecnologici, senza alterare volumi, superfici, sagome
Ristrutturazione urbanistica
edilizie e destinazioni d’uso
L. 457/1978 Le categorie dell’intervento sul L’attuale pianificazione attuativa:
patrimonio edilizio esistente. 3 schema sinottico
interventi di restauro e risanamento conservativo –
opere finalizzate a ricondurre l’organismo edilizio ad uno
stato pregresso, precedente l’aggiunta di elementi
Legge 1150/42
estranei alla consistenza di origine
interventi di ristrutturazione edilizia – opere Legge 167/62 PRG
PRG
finalizzate a trasformare l’organismo edilizio, mediante
interventi che possono condurre alla realizzazione di un PIP
PIP PR
PR
Legge 765/67
organismo del tutto o in parte diverso dall’esistente
PL
PL PZ
PZ
interventi di ristrutturazione urbanistica – opere Legge 865/71 PP
PP
finalizzate a modificare o sostituire l’intero tessuto
edilizio esistente, anche mediante il ridisegno di lotti, Legge 457/78
isolati, rete stradale, e lo spostamento dei volumi presenti

La legge 352/1997: il nuovo Testo Unico Il nuovo Testo Unico in materia di beni
in materia di beni culturali e ambientali culturali e ambientali ed i beni tutelati
Alle 3 categorie di beni tutelati dalla 1089/39 sono aggiunte 2
categorie di beni:
Il Testo Unico, emanato nel 1999 in ossequio alla legge
352/97, raccoglie al suo interno, modificate, le leggi I beni archivistici I beni librari
esistenti in materia di beni culturali e ambientali Inoltre, sono ammessi fra i beni tutelati dalla 1089/39 come
beni di interesse storico:
a) gli affreschi, gli stemmi, i graffiti, le lapidi, le iscrizioni, i tabernacoli e gli altri
Legge 1089/1939 ornamenti di edifici, esposti o non alla pubblica vista;
b) gli studi d'artista;
Testo Unico c) le aree pubbliche, aventi valore archeologico, storico, artistico e ambientale;
Legge 1497/1939 D.L. 490/1999 d) le fotografie e gli esemplari delle opere cinematografiche, audiovisive o sequenze di
immagini in movimento o comunque registrate, nonché le documentazioni di
manifestazioni sonore o verbali comunque registrate, la cui produzione risalga ad oltre
Legge 431/1985 venticinque anni;
e) i mezzi di trasporto aventi più di settantacinque anni;
f) i beni e gli strumenti di interesse per la storia della scienza e della tecnica aventi più di
cinquanta anni.
I vincoli sui beni notificati ai sensi del Il DPR 490/2004: il
T.U. del 1999 Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio
I beni notificati non possono essere demoliti
Nel 2004 viene emanato il Codice dei Beni Culturali
I beni notificati non possono essere modificati, o anche solamente e del Paesaggio, che sostituisce il Testo Unico del
restaurati, senza l’autorizzazione specifica da parte del Ministero 1999, ricomprendendo le leggi preesistenti in materia
I proprietari hanno l’obbligo di sottoporre alla Soprintendenza il di beni culturali e ambientali Codice Urbani
progetto per ottenere la relativa autorizzazione
Il nuovo Codice stabilisce che il patrimonio culturale
Il Ministero può imporre al proprietario l’esecuzione degli
interventi necessari ad assicurare la conservazione del bene
del Paese è costituito da due componenti

La vendita dei beni da parte di privati è soggetta a diritto di I beni culturali I beni paesaggistici
prelazione da parte del Ministero ex L. 1089/1939 ex L. 1497/1939
La vendita dei beni da parte di enti pubblici è soggetta ad
ex L. 431/1985
autorizzazione del Ministero

Il codice Urbani in materia di beni I vincoli sui beni notificati ai sensi del
DL 42/2004 culturali: i beni tutelati DL 42/2004 Codice del 2004
I beni notificati non possono essere demoliti
I beni notificati non possono essere modificate, o anche solamente
Il nuovo codice conferma, con lievi modifiche, le restaurate, senza l’autorizzazione specifica da parte del Ministero
categorie già oggetto di tutela ai sensi del Testo Unico
I proprietari hanno l’obbligo di sottoporre alla Soprintendenza il
Fra le modifiche, sono ammesse a tutela le opere di progetto per ottenere la relativa autorizzazione
architettura contemporanea di particolare valore Il Ministero può imporre al proprietario l’esecuzione degli
artistico interventi necessari ad assicurare la conservazione del bene
La vendita dei beni da parte di privati è soggetta a diritto di
prelazione da parte del Ministero
La alienabilità dei beni di proprietà pubblica è soggetta ad
autorizzazione da parte del Ministero
La alienabilità dei beni di proprietà Il codice dei Beni Culturali:
DL 42/2004 pubblica DL 42/2004 una novità
Allo scopo di superare l’approccio vincolistico tipico
della legge Bottai, il codice Urbani introduce misure tese
I beni tutelati, di proprietà pubblica, sono oggetto di alla fruizione e alla valorizzazione dei beni culturali
verifica dell’interesse culturale da parte del
Ministero La valorizzazione dei beni di proprietà pubblica è
affidata ad accordi fra Stato, Regioni ed enti locali,
In caso di esito negativo, tali beni sono liberamente che ne disciplinano le forme di gestione
alienabili
Lo Stato, le Regioni e gli enti locali assicurano il
La procedura per la alienabilità dei beni è soggetta sostegno alle iniziative di valorizzazione dei beni
alla disciplina di silenzio-assenso in sede di verifica culturali di proprietà privata
dell’interesse culturale Tale sostegno e le modalità di gestione dei
beni, sono concordati tramite accordi

Il codice dei Beni Culturali: La pianificazione attuativa


Il Piano di Recupero
DL 42/2004 alcuni problemi (L. 457/78)

Alcune questioni riguardano la disciplina del silenzio-


assenso, che il Codice applica in due fasi procedurali
La verifica dell’interesse culturale del bene di proprietà pubblica
qualora non sia espressa entro 120 giorni, l’immobile è
liberamente alienabile
L’estensione della DIA agli interventi su beni tutelati
Qualora la Soprintendenza non si esprima in senso
avverso entro 60 giorni, l’intervento può essere realizzato

Data l’enorme entità del patrimonio artistico nel nostro


Paese e le ristrettezze di personale delle Soprintendenze, il
silenzio-assenso rischia di diventare una pratica obbligata 42
Evoluzione concetto di recupero: introduzione del PdR Evoluzione concetto di recupero: introduzione del PdR

La città e il recupero Nel corso degli anni Settanta l’orientamento e l’attenzione per La città e il recupero
L’estensione degli interventi di recupero non più
il recupero si estendono dai centri storici alla città costruita.
1978 1980 soltanto alle aree di antica formazione ma anche ai
La legge n. 457/1978 pur in un’ottica ancora settoriale tenta tessuti urbani di più recente formazione segna
di dare seguito agli orientamenti che caratterizzano la fase un’ulteriore ampliamento del campo applicativo.
culturale in materia di recupero.
L’ampliamento del concetto di recupero applicabile non solo La tendenza riguarda anche l’interesse a coinvolgere
agli edifici di interesse storico artistico, ma a TUTTI gli edifici nell’azione di recupero tutte le strutture in stato di
riutilizzabili del centro storico anche se privi di interesse, degrado a prescindere dalla loro destinazione d’uso.
e da questi al tessuto urbano di cui sono parte, segna un La cultura che va affermandosi è orientata a privilegiare
“salto di scala” (da quella edilizia a quella urbanistica) che la il recupero del territorio esistente rispetto alle possibilità
L.457/1978 recepisce fornendo la base giuridica per di nuovi sviluppi insediativi che “consumano” territorio.
rispondere all’esigenza di modificare l’intervento conservativo
indirizzandolo verso una visione più ampia.
La conservazione e il recupero, dunque, interessano
l’insieme di edifici e spazi urbani compresi tra questi, le
attrezzature collettive e gli spazi aperti; è l’insieme dei
caratteri –architettonici, storici e ambientali– dell’intero
centro storico che diviene oggetto di recupero.

43 44

Evoluzione concetto di recupero: introduzione del PdR Evoluzione concetto di recupero: introduzione del PdR

La città e il recupero Negli anni Novanta tale tendenza si rafforza e gli interventi La città e il recupero L’attuale tendenza al recupero e al riuso dell’esistente
di recupero finalizzati ad obiettivi di riqualificazione consente di “investire” lo strumento del Piano di
1990 2000
urbanistica assumono un ruolo preminente nella cultura e recupero di un duplice ruolo:
nel progetto urbano.
– di conservazione, laddove gli interventi
La disponibilità di aree per effetto del fenomeno della perseguono obiettivi di mantenimento delle
deindustrializzazione ma anche la dismissione di aree condizioni originarie;
precedentemente utilizzate per funzioni pubbliche
– di trasformazione laddove gli interventi perseguano
(caserme, ex ospedali, ex stazioni ferroviarie, ecc.)
obiettivi di recuperare aree esistenti restituendole ad
accentua la tendenza al recupero finalizzato al riutilizzo di
usi differenti da quelli originari.
tali aree per un uso pubblico secondo una visione tesa
all’incremento dell’offerta di qualità. L’introduzione di “nuovi strumenti” (programmi integrati,
pru, prusst, ecc.) introdotti durante gli anni Novanta,
di fatto, ha notevolmente ridotto l’ambito di
applicazione del Piano di Recupero (L.457/1978)
anche per effetto di una crescente domanda di
flessibilità delle procedure di attuazione delle
previsioni del piano generale.

45 46
Premesse: Cenni sul concetto di recupero Premesse: Cenni sul concetto di recupero

La città e il recupero ASSISI, 1957


La città e il recupero Dalla metà del XVIII secolo le città sono meta di grandi flussi
migratori. Incluso nell’elenco dei primi 100 comuni obbligati a redigere
il PRG.
A partire da questa data e fino alla metà del secolo XX il Nel 1955 l’incarico viene affidato a Giovanni Astengo che
tema principale del progetto della città è stato imposta uno studio approfondito della struttura urbana.
l’organizzazione della espansione urbana.
… sono stati gli aspetti straordinari, multiformi e contraddittori
Le parti aggiunte in questa fase sono di gran lunga più
estese di quelle formatesi nei secoli precedenti.
del soggetto a sollecitare una conoscenza spinta ai più minuti
fattori fisici ed umani ed a stimolare una confacente metodologia
A partire dagli anni Sessanta del XX secolo il tema principale di analisi e di pianificazione; è stata proprio questa necessità di
dell’urbanistica cambia. precisa individualizzazione, in un ambiente che si presenta già
L’espansione si arresta, la città come luogo della produzione concretamente e minutamente individualizzato, a richiedere che
entra in crisi. la progettazione non si arrestasse alle generiche e semplificate
indicazioni del piano comunale, ma giungesse a definire ed a
Il tema diviene quello della ristrutturazione della città esistente,
prima quella storica, poi quella più recente. caratterizzare in concreto i singoli interventi.

(G. Astengo, Urbanistica, 24-25, 1958)


47 48

Premesse: Cenni sul concetto di recupero Premesse: Cenni sul concetto di recupero

La città e il recupero ASSISI 1958

Fu cioè chiaro fin dagli inizi che il piano regolatore generale (…)
avrebbe dovuto essere integrato dai piani particolareggiati necessari
LA STRUTTURA URBANA: Le preesistenze romane nella struttura urbana di Assisi
a codificare in modo preciso la conservazione e la trasformazione dei
singoli elementi costitutivi dell’ambiente urbano esistente e a
caratterizzare l’espansione fuori le mura, e che lo studio dei
particolari avrebbe dovuto procedere di pari passo con lo studio del
generale, anzi, per taluni aspetti, addirittura precederlo, in modo tale
che piano generale e piani particolareggiati fossero in definitiva
congiuntamente consegnati (…)

In tal modo le esigenze di conservazione e di rinnovamento, che


costituivano evidentemente i due obiettivi fondamentali, che in
drammatico contrasto, ma anche in continua indissolubile
correlazione, avrebbero necessariamente sostanziato tutto il piano di
Assisi in ogni suo vitale aspetto (…)

(G. Astengo, Urbanistica, 24-25, 1958) 49 50


Premesse: Cenni sul concetto di recupero Premesse: Cenni sul concetto di recupero

LA STRUTTURA URBANA 1
Le piazze: luoghi di 2
connessione tra percorsi in
LA STRUTTURA URBANA pendenza.
Le tre cerchie murarie di Assisi: La piazza diviene area di
mura umbro-romane incontro di un sistema di
mura del 1260 due, tre o quattro percorsi
mura del 1316

51 (06-01)-26
52

Premesse: Cenni sul concetto di recupero Premesse: Cenni sul concetto di recupero
LA STRUTTURA URBANA
La città medievale
“non molto estese in verità le zone che abbiano
conservato con purezza gli originari caratteri Il collegamento ferroviario
medievali resistendo a successive trasformazioni e inaugurato nel 1870 rompe
l’isolamento di Assisi. Iniziano
all’intrusione turbativa di recenti corpi di fabbrica”. i flussi turistici e la
costruzione di strutture di
accoglienza.

GLI INTERVENTI SUL


TESSUTO
L’hotel Subasio (1870) in
prossimità della Basilica di
San Francesco è la prima
struttura a modificare il
paesaggio urbano di Assisi.

53 54
Premesse: Cenni sul concetto di recupero Premesse: Cenni sul concetto di recupero

GLI INTERVENTI SUL TESSUTO


L’Hotel Windsor Savoia frutto di una
lottizzazione abusiva del 1911

nullo

discreto

alto

elevato

55 56

Premesse: Cenni sul concetto di recupero

analisi del sistema delle attività

analisi delle proprietà e delle destinazioni

57 58
Premesse: Cenni sul concetto di recupero

La città e il recupero L’idea che si stava affermando in quegli anni fa


1960 riferimento alla connessione tra le scelte urbanistiche
relative alla città storica e quelle relative alla città
“esterna”, periferica secondo una relazione di reciproca
influenza.

Questa tendenza si fortifica in occasione del Convegno


Salvaguardia e risanamento dei centri storico-
artistici di Gubbio nel 1960, conclusosi con la stesura
della Carta di Gubbio.

In questa occasione si afferma la necessità di


conservare le strutture essenziali della città antica
poiché la loro salvaguardia è da considerarsi premessa
allo sviluppo della città moderna.

59 60

Premesse: Cenni sul concetto di recupero Premesse: Cenni sul concetto di recupero

La città e il recupero In estrema sintesi, i contenuti della “Carta di Gubbio” si La città e il recupero • sono da rifiutare i criteri del ripristino e delle
1960 possono ricondurre ad una serie di principi relativi 1960 aggiunte stilistiche, del rifacimento mimetico, della
alla salvaguardia e al risanamento dei centri storici. demolizione di edifici a carattere ambientale
In particolare: anche modesto, delle operazioni di diradamento e
• si evidenzia la necessità di operare una di isolamento degli edifici monumentali;
classificazione dei centri storici e successivamente
di individuare le aree da risanare e salvaguardare; • sono da evitare, in linea di principio, i nuovi
inserimenti nell’ambiente antico.
• si riconosce che il recupero dei centri storici
costituisce presupposto fondamentale allo sviluppo
della città moderna;
• si stabilisce che le operazioni di ripristino e di
salvaguardia debbano far parte dei piani regolatori
comunali.
• si riconosce la necessità di fissare per legge i
caratteri e la formazione dei piani di risanamento
conservativo riconoscendoli come speciali piani
particolareggiati di iniziativa comunale da attuarsi
mediante comparti (singole entità di insediamento e
di intervento). 61 62
Premesse: Cenni sul concetto di recupero Premesse: Cenni sul concetto di recupero

La città e il recupero Fissati tali principi di massima, si stabiliscono le La città e il recupero L’esperienza di Bologna
1960 caratteristiche degli interventi di risanamento 1970
conservativo basati su valutazioni storico – critiche:
Si fonda su due strumenti:
a) consolidamento delle strutture essenziali degli
edifici; - la pianificazione della conservazione del centro
b) eliminazione delle sovrastrutture recenti, ritenute storico e del suo territorio (PRG 1969)
dannose;
c) ricomposizione delle unità immobiliari per ottenere - l’attuazione della conservazione fisica e sociale del
abitazioni funzionali e igieniche o altre destinazioni; centro storico (PEEP 1972), da attuare mediante
esproprio degli immobili nei centri storici per attuare
d) restituzione degli spazi liberi a giardino e ad orto; interventi di edilizia residenziale pubblica secondo
e) istituzione dei vincoli di inedificabilità e di la legge 865/71.
intangibilità.

63 64

Premesse: Cenni sul concetto di recupero Premesse: Cenni sul concetto di recupero

La città e il recupero L’esperienza di Bologna (P.L. Cervellati)


PEEP Centro storico Tutto acquista
1970 importanza rispetto
Obiettivo del piano per il centro storico di Bologna è il alla trasmissione
nel corso del
rispetto del passato storico come patrimonio
tempo delle
universale: (…) rispetto che assume il significato di un testimonianze e dei
salvataggio (…) Il centro antico deve estromettere valori del passato.
tutto ciò che compromette la sua unitaria leggittimità
morfologica e figurativa e tutto ciò che condiziona le
sue funzioni primarie con funzioni incompatibili.

Preservare
La controversia si esaurisce sul “come” intendere il l’unitarietà
(P.L. Cervellati e R.
Scannavini, Bologna. restauro, se cioè considerarlo opera di progettazione morfologica della
Politica e metodologia filologicamente ancorata alla metodologia di costruzione parte storica della
del restauro, 1973) città.
originaria, oppure quale nuova progettazione di
“autentica” architettura moderna in “dialogo” con
quella del passato.

65 66
Premesse: Cenni sul concetto di recupero Premesse: Cenni sul concetto di recupero

L’esperienza di Bologna

l’intervento di
restauro è un
intervento che si
trasmette nel
tempo che
garantisce il
passaggio
dell’opera nel
tempo

67 68

Evoluzione del concetto di recupero Evoluzione del concetto di recupero

L’esperienza di Bologna

69 70
Evoluzione del concetto di recupero Evoluzione del concetto di recupero

Categoria A
Convento di San Salvatore

71 72

Evoluzione del concetto di recupero Evoluzione del concetto di recupero

edifici a corte
Categoria B
Palazzo Bevilacqua

73 74
Evoluzione del concetto di recupero Evoluzione del concetto di recupero

Categoria C
edifici privati con particolari caratteristiche tipologiche Case a schiera di via Braino e Rialto

75 76

Evoluzione del concetto di recupero Evoluzione del concetto di recupero Il piano di intervento

edifici privati con caratteristiche tipologiche


fuori schema

Categoria D
Case di via Rialto

77 78
L’esperienza di Bologna Evoluzione del concetto di recupero Le destinazioni degli edifici
di categoria A e B

79 80

L’esperienza di Bologna
Aspetti sociali del risanamento conservativo
Il piano per il centro
storico definisce Dopo l’approvazione del piano del centro storico, venne
L’esperienza di Bologna
13 comparti di svolta un’indagine sulle condizioni delle abitazioni e sulla
risanamento idonei struttura della popolazione nel centro storico.
per l’intervento di
iniziativa pubblica. Nell’ambito del piano del centro storico erano stati
Tali aree sono individuati 13 comparti e per alcuni di essi si ravvisò
caratterizzate da un l’opportunità di un intervento pubblico, in considerazione
forte esodo della del grado di decadenza del tessuto sociale, delle
popolazione e un condizioni igieniche di abitabilità, della fatiscenza delle
alto grado di strutture edilizie e, soprattutto, delle condizioni
decadimento fisico economiche delle famiglie.
ed igienico.
La corretta Si trattava di perseguire un obiettivo di conservazione non
valutaione di questo più rivolto soltanto agli edifici ma anche agli abitanti.
fenomeno ha Per questo si decise di estendere anche al centro storico i
consentito di stabilire piani di edilizia economico e popolare e di indirizzare in
la perimetrazione tal senso i relativi finanziamenti.
delle aree e di
individuare i modi di
intervento.

81 82
Aspetti sociali del risanamento conservativo

L’esperienza di Bologna Tuttavia l’idea non ebbe il successo sperato,


soprattutto per le modalità, in particolare l’esproprio,
che si scontrarono con la ferma opposizione degli
abitanti stessi.
L’attuazione del progetto sui comparti avvenne
attraverso intereventi diretti sulle proprietà pubbliche
e interventi privati convenzionati, quindi il progetto
complessivo di recupero urbano venne, per causa
di forza maggiore, riconvertito in singoli progetti
alla scala edilizia.

83 84

85 86
87 88

Evoluzione del concetto di recupero

Gae Aulenti, Musèe d’Orsay, Parigi (1980-1986).


L’involucro della stazione abbandonata diviene
la quinta per l’allestimento del museo.

89 (06-01)-13
90
Evoluzione del concetto di recupero

Il restauro diviene l’occasione


per ricostruire la cubatura
originale con una struttura
moderna in assoluto contrasto
con il resto dell’edificio
I PIANI URBANISTICI ATTUATIVI
Gottfried Bohm, Piano per gli insediamenti
Ristrutturazione del Castello di
produttivi (L. 865/1971)
Saarbrucken (1981-1989)
Rosa Anna La Rocca
Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Università degli Studi Federico II di Napoli
larocca@unina.it
www.dipist.unina.it - www.tema.unina.it
L’ampliamento dell’edificio diviene
occasione per accostare stili e
dissonanze

Daniel Libeskind,
Royal Ontario Museum, Toronto
(in corso)

1
(06-01)-14
91

PREMESSE LE ZONE INDUSTRIALI PRIMA DELLA LUN

Una “zona industriale”, secondo la


comune accezione del termine, è una
Come per i Peep anche questo porzione di territorio destinata ad
strumento si manifestano dubbi accogliere attività produttive, nel
relativi alla loro attualità. rispetto delle previsioni e delle norme
Rimangono ferme ed in vigore le di uno strumento urbanistico
disposizioni di legge relative ai
PIP e dunque rimane la
Fino alla 1150, in Italia non
possibilità di dare applicazione
ad esse e quindi di promuovere i esistevano strumenti idonei alla
PIP. istituzione di zone industriali: né,
infatti, il Piano di Ampliamento, né,
tanto meno, il P.R.E. della 2359/1865
contenevano disposizioni su temi del
2 genere 3
LE ZONE INDUSTRIALI PRIMA DELLA LUN LE ZONE INDUSTRIALI CON LA LUN

Nel corso della prima metà del XX secolo, una Con l’introduzione del principio dello zoning, la
discreta quantità di zone industriali venne realizzata L.U.N. stabilisce che in sede di formazione di PRG
sulla base di due possibilità diverse: debbano essere individuate le aree da destinare
all’insediamento di attività produttive
Questi interventi
sulla base avevano
di Piani carattere
Regolatori redattiepisodico: eranodi
in rispondenza
finalizzati “leggi
altrettante a consentire la localizzazione
speciali” (ben 62 dal 1928 di impianti
al 1941) La realizzazione di tali previsioni dovrà avvenire a
industriali nella adiacenza di alcune aree urbane, ed seguito della predisposizione di Piani
sulla base
erano per lodipiù
“piani speciali”
connessi alle delle zone delle
intenzioni industriali:
grandi16 Particolareggiati
dal 1900che
aziende al 1950 (Napoli, Bolzano,
manifestavano Porto
la volontà di insediarsi in Nel 1967, la legge Ponte perimetra le aree
Marghera,…) ambito urbano interessate dalla previsione di insediamento di
Aziende con cui le amministrazioni in genere attività produttive come una particolare zona
concordavano le modalità del loro insediamento sul omogenea, la D, assoggettandole a specifici
territorio standard edilizi e urbanistici
4 5

LE ZONE INDUSTRIALI CON LA LUN LE PRECONDIZIONI PER IL PIP

Per la bassa redditività unitaria delle attività modesta remunerabilità


produttive, il differenziale fra il valore del terreno degli insediamenti produttivi
come suolo agricolo e il valore risultante dalla
destinazione ad impianti industriali e artigianali resta difficoltà a redigere
inevitabilmente basso. P.P.

Nella difficoltà di redigere P.P., ciò rendeva poco La legge 865/71 (legge “per la
remunerativa la realizzazione di aree industriali, e casa”) introduce per tale
quindi improbabile la collaborazione degli operatori destinazione uno specifico piano
privati a mezzo di P.L., e quindi difficile procedere ad attuativo: il P.I.P.
una urbanizzazione delle aree razionale e non
onerosa per la collettività.
6 7
LE FINALITÀ DEL PIP LIMITI SPAZIALI E VALIDITÀ
Legge 865/1971 Legge 865/1971

attuare le previsioni del P.R.G. per quanto Limiti spaziali: Limitate porzioni di territorio
riguarda gli insediamenti di attività produttive costituenti sottoinsiemi del territorio di un
Comune. La dimensione di un P.I.P. non è pertanto
regolare l’attività edificatoria nell’area prefissata per legge.
interessata
Validità: Il P.I.P. ha una scadenza prefissata in 10
consentire l’espropriazione delle aree anni. Trascorsi questi, le sue previsioni perdono
necessarie alla attuazione delle previsioni di ogni validità.
P.R.G.
garantire la disponibilità a Tuttavia, restano validi a tempo indeterminato i
Due finalità particolari:
basso costo di aree per suoi contenuti normativi e regolamentari riguardanti
promuovere per tali insediamenti produttivi l’attività edilizia, che essendo di dettaglio e
insediamenti una organica specificazione delle previsioni di P.R.G., ne
pianificazione attuativa
diventano parte integrante e integrativa
8 9

COGENZA DEL PIP CONTENUTI


Legge865/1971
Legge 865/1971 Legge865/1971
Legge 865/1971

Il P.I.P. è uno strumento facoltativo; tuttavia la


legge prevede che sia lo strumento cui va fatto I contenuti di un P.I.P. sono analoghi a quelli
ricorso per dare attuazione al prg in ordine alla di un Piano Particolareggiato
localizzazione delle attività produttive la rete delle infrastrutture viarie, dalla maglia delle
In sostanza
La Regione, è lo strumento
per legge, può negare facoltativo che si è
l’autorizzazione principali, desunte dal P.R.G., fino ai
collegamenti secondari e di penetrazione nel
obbligatidel
alla redazione a redigere
P.I.P. nelper dare
caso di attuazione
zone non alla tessuto edilizio
previsione
correttamente di localizzazione
pianificate, delle
localizzate attività
o dimensionate
produttive la suddivisione del terreno in aree fabbricabili e non
La Regione si riserva così la possibilità di fabbricabili, con indicazione della proprietà
governare
Tutti lo sviluppo
i Comuni possono industriale delP.I.P.,
dotarsi i un territorio, la suddivisione del terreno edificabile in lotti edificativi,
anchetuttavia
previa nel caso che sia assente
l’espressa un Pianodella
autorizzazione con relativi indici
Territoriale di Coordinamento
Regione
la specificazione di dettaglio delle tipologie edilizie
10 11
elaborati - 1 elaborati - 2
Legge865/1971
Legge 865/1971 Legge865/1971
Legge 865/1971

Norme Tecniche integrative di Attuazione del P.I.P.


stralcio del P.R.G. vigente con indicazione scala 1: 5.000
del perimetro del P.I.P. tipologie edilizie e prof. regolatori scala 1: 500
1: 200
stralcio delle N.T.A. del vigente P.R.G.,
relative alla zona oggetto del P.I.P. elenchi catastali delle proprietà da espropriare,
con planimetrie, superfici interessate e redditi
planimetria della consistenza attuale scala 1:1.000 corrispondenti
dell’area oggetto di P.I.P. 1: 500

progetto di P.I.P., redatto su mappa indichi la stima economica delle opere pubbliche e
scala 1: 500 piano degli espropri da eseguire
catastale finanziario, che
attesti la copertura finanziaria dell’operazione
tavola della lottizzazione delle aree scala 1: 500
fabbricabili, con indicazione di superfici e relazione tecnica illustrativa sulle metodologie della
volumi attuazione del PRG e del loro dettaglio ad opera del P.I.P.
12 tabella di verifica degli standard con allegata planimetria 13
procedura . 1 procedura 2
Legge865/1971
Legge 865/1971 Legge 865/1971

Recepimento da parte della Giunta


Autorizzazone da parte della Regione Regionale
Adozione da parte del Consiglio Comunale non lo approva, motivando il rigetto
apporta modifiche sostanziali, e lo ritrasmette
Pubblicazione all’Albo Pretorio e deposito al Comune per le opportune correzioni
per 30 giorni in segreteria comunale apporta modifiche non sostanziali, lo modifica e lo approva

Presentazione osservazioni (30+30 giorni) lo approva senza modifiche

in caso di accoglimento,
Recepimento osservazioni modifica il P.P. Pubblicazione della delibera della G.R. sul B.U.R.
da parte del C.C. in caso di non ed entrata in vigore
accoglimento, lo
Trasmissione alla Regione lascia inalterato
14 15
procedura . 3 attuazione
Legge 865/1971

Acquisizione dei terreni, di norma mediante


Con la legge 47/85 anche l’iter del P.I.P. esproprio (più spesso tramite cessione bonaria)
si conclude in Comune, senza
Realizzazione da parte dell’ente pubblico delle
necessità di trasmissione alla Regione
opere di urbanizzazione primaria e secondaria
in proprietà, per una volumetria non
superiore al 50 %
Anche il P.I.P. è tutelato durante il suo Cessione delle
in diritto di superficie, per una volumetria
iter amministrativo (al massimo per 3 aree non inferiore al 50 %
anni) dalle misure di salvaguardia
La cessione in diritto di superficie agli enti pubblici per la
realizzazione di impianti e servizi è a tempo indeterminato

La cessione in diritto di superficie ha durata compresa fra 60


e 99 anni, in tutti gli altri casi
16 17

Il P.I.P.:la cessione dei lotti - Il P.I.P.:la cessione dei lotti -


i terreni in diritto di superficie i terreni in proprietà

Alla concessione, deliberata dal C.C., è allegata una convenzione che All’atto di cessione delle aree è allegata una
stabilisce:
convenzione che stabilisce:

il costo della concessione


il prezzo di vendita, pari al costo di
le caratteristiche costruttive e tipologiche degli edifici da acquisizione, maggiorato degli oneri di
realizzare urbanizzazione
i termini di inizio e di ultimazione degli edifici le caratteristiche costruttive e tipologiche
degli edifici da realizzare
i criteri per la determinazione del corrispettivo, in caso di
rinnovo della concessione
i termini di inizio e di ultimazione degli edifici

18 19
La pianificazione attuativa: Il piano per gli insediamenti produttivi IL PIP (art. 27, L. 865/1971)
(art. 27, L. 865/1971) (L. 47/1985; DLgs 112/1998, DPR 447/1998)
Il PIP disegna la struttura e le caratteristiche
delle aree che il piano regolatore ha
È uno speciale tipo di piano
individuato come insediamento di attività
particolareggiato fortemente
produttive:
connesso con la natura
- industriali
imprenditoriale dell’attività che si
- artigianali
vuole insediare.
- commerciali
- turistico
È un piano facoltativo, nel senso
che ogni comune può decidere Si tratta di categorie fondate sul presupposto
liberamente se dotarsi o meno di che l’attività sia di tipo imprenditoriale.
un PIP sulla base di valutazioni di
Ad esempio un PIP non può fare riferimento
ordine politico, sociale o
ad attività agricole ma può essere attuato per
economico.
ospitare un’impresa che produca,
commercializzi o trasformi i prodotti agricoli.
Queste valutazioni devono in ogni
caso soddisfare le esigenze di un Ad esempio, può ospitare un’attività
equilibrato sviluppo economico e Localizzazione aree P.I.P. Comune di Modena
agrituristica a patto che l’attività agricola sia
di un ordinato assetto del territorio. funzionale allo svolgimento dell’attività
20 turistica in forma di impresa. 21

IL PIP (art. 27, L. 865/1971) IL PIP (art. 27, L. 865/1971)

Anche la presenza di uffici deve


essere funzionale allo svolgimento
dell’attività produttiva prevista dal
PIP.

Nel caso di un insediamento


commerciale oltre agli uffici
amministrativi si possono prevedere
anche uffici per l’assistenza al
consumatore (sportelli bancari,
controllo qualità, reclami, ecc.)

I PIP possono essere progettati per


accogliere o attività monotematiche
oppure un mix di attività. (Marche)

22 23
IL PIP (art. 27, L. 865/1971) IL PIP (art. 27, L. 865/1971)

Gli obiettivi di un PIP possono Sotto il profilo economico il PIP ha


una funzione specifica che è quella
essere individuati in:
 garantire la disponibilità di
di rilanciare l’attività produttiva
creando nuove occasioni di lavoro.
aree a prezzi contenuti Si tratta quindi di uno speciale piano
anche in un’ottica di di zona che interviene attraverso
l’esproprio delle aree per pubblica
sviluppo regionale;
 promuovere una
utilità.
Al PIP viene data valenza di
pianificazione organica e strumento di politica economica
coordinata. proprio perché offrendo aree per lo
sviluppo a “costo politico” deve
garantire un miglioramento per
l’intero sistema economico locale.

24 25

IL PIP (art. 27, L. 865/1971) IL PIP (art. 27, L. 865/1971)

Le aree comprese nel PIP


approvato, sono espropriate
Le aree interessate sono
dal soggetto gestore (spesso
quelle che il piano regolatore
coincidente con il Comune) e
generale individua come aree
sono successivamente
omogenee “D”
ricedute o in diritto di
proprietà o in diritto di
DM 1444/68:
superficie (al prezzo pari al
“Parti del territorio destinate a
costo di acquisizione,
nuovi insediamenti per
maggiorato del costo delle
impianti industriali o ad essi
relative opere di
assimilati”
urbanizzazione) ad aziende e
imprese che ne facciano
richiesta.

26 27
IL PIP (art. 27, L. 865/1971) Criteri di progettazione

Tali aree sono assegnate in diritto di proprietà (per una


quota non superiore al 50% della volumetria
complessiva compresa nel Piano) e in diritto di
superficie (per la parte rimanente), per la realizzazione
di impianti produttivi a carattere industriale, artigianale,
commerciale e turistico.

La concessione del diritto di superficie ad enti


pubblici per la realizzazione di impianti e servizi
pubblici è a tempo indeterminato;
in tutti gli altri casi ha una durata non inferiore a 60
anni e non superiore a 99 anni.

Gli enti pubblici o le aziende a partecipazione statale


godono di preferenza qualora vi fossero più istanze
concorrenti. 28 29

Standard nelle zone produttive (art. 5 - DM 1444/1968) Indici dimensionali e di progetto

1) nei nuovi insediamenti di


carattere industriale o ad essi
assimilabili compresi nelle zone
D) la superficie da destinare a
spazi pubblici o destinata ad
attività collettive, a verde
pubblico o a parcheggi (escluse
le sedi viarie) non può essere
inferiore al 10% dell’intera
superficie destinata a tali
insediamenti;

2) nei nuovi insediamenti di


carattere commerciale e
direzionale, a 100 mq di
superficie lorda di pavimento di
edifici previsti, deve
corrispondere la quantità minima
di 80 mq di spazio, escluse le
sedi viarie, di cui almeno la metà
destinata a parcheggi.
30 31
Sintesi IL PIP – elementi tecnici di progettazione

L’estensione territoriale (St) di una zona industriale può essere


scomposta in varie aliquote.

St = Sf + Sstr+ Ss + Stec + Sris + Sfilt

superficie
totale superficie
filtro
superficie
fondiaria

superficie da superficie per


destinare alla eventuali
viabilità ampliamenti
superficie da
superficie da destinare ad
destinare a impianti 33
32 servizi tecnologici

IL PIP – elementi tecnici di progettazione IL PIP – elementi tecnici di progettazione

AREA DI PRODUZIONE AREA DI CONNESSIONE

In funzione del tipo di produzione si può stabilire una quota fondiaria (a1)
per ogni addetto. Se si fa riferimento ad un’articolazione delle attività
produttive in:
La superficie da destinare alla viabilità interna all’area (Sstr)
si può calcolare con un incidenza compresa tra un minimo
– leggere (el., al., tess,) ~ 100 mq / add.
di 10% e un massimo del 20 % della superficie totale:
a1 – medie (mecc, elettrotec, legno) ~ 150 mq / add
– pesanti (estrattive, metall, ) ~ 400 mq / add Sstr = 10% ÷ 20 % St
La quota relativa alla Superficie Fondiaria in funzione del tipo di produzione
(Sf) sarà:

Sf = n. add. * a1

34 35
IL PIP – elementi tecnici di progettazione IL PIP – elementi tecnici di progettazione

AREA DI SERVIZI AREA IMPIANTI TECNOLOGICI

Le aree pubbliche (Ss), necessarie a soddisfare gli standard (servizi)


(DM 1444/68) possono essere calcolate nella percentuale del 10% della L’area tecnologica (Stec) è riservata agli impianti di approvvigionamento
St di cui almeno la metà a parcheggi come indicato nel DM 1444/1968. idrico, di depurazione, sottostazioni elettriche, ecc.

Può essere dimensionata in base al tipo di impianti necessari.


Ss = 10 % St (minimo)

Generalmente ha un valore compreso tra 5% e 15% della St


parcheggi = 50 % Ss

I servizi possono variare (per numero ed estensione) in ragione della


dimensione dell’area: Stec = 10% ÷ 15 % St
Mensa;
Centro sociale
Asili nido
Uffici consortili
Pronto soccorso
Verde attrezzato
36 37

IL PIP – elementi tecnici di progettazione IL PIP – elementi tecnici di progettazione

AREA DI RISERVA AREA DI FILTRO

Nel dimensionamento dell’area va considerata un’aliquota relativa ai


L’area filtro (Sfilt) non può essere determinata a priori
successivi ampliamenti (Sris).
Questa aliquota generalmente è pari al 20% dell’area destinata poiché dipende dalla situazione dei luoghi (collocazione
all’attività produttiva (Sf) dell’area, presenza di insediamenti residenziali,
presenza di funzioni critiche, sistema dei venti
dominanti, …).
Sris = 20 % Sf
In caso di aree molto estese l’area destinata a verde
pubblico potrebbe assolvere questa funzione.
Aree di riserva

Sfilt = f (stato dei luoghi)

38 39
IL PIP – elementi tecnici di progettazione IL PIP – elementi tecnici di progettazione

AREA TOTALE

St = Sf + Sstr+ Ss + Stec + Sris + Sfilt

Le dimensioni di un’area industriale generalmente variano


da un minimo di 40ha ad un massimo di 100 ha

Regione Campania: Sc = 50%Sf

40 41
Insediamenti artigiani – lotti di 1000-2000 mq

IL PIP – elementi tecnici di progettazione IL PIP – elementi tecnici di progettazione


IL PIP

DOPPIO PETTINE

LOTTI CONTRAPPOSTI

Insediamenti industriali –
lotti di dimensione
> 2000 mq

Si possono utilizzare
dimensioni modulari
(ad es. 40x50 m)
Insediamenti commerciali – rapporto superficie di vendita – area di sosta
42 43
L’attuale pianificazione attuativa:
schema sinottico I PIANI URBANISTICI ATTUATIVI ORDINARI

Legge 1150/42

Legge 167/62 PRG


PRG

PIP
PIP PR
PR
Legge 765/67

PL
PL PZ
PZ
Legge 865/71 PP
PP

Legge 457/78
TECNICA URBANISTICA 2 45
44 R.A. La Rocca
AA 2011- 2012

PIANI SPECIALI A FNALITÀ MISTA

PROGRAMMI COMPLESSI
Rosa Anna La Rocca
Dipartimento di Pianificazione e Scienza del
Territorio
Università degli Studi Federico II di Napoli
larocca@unina.it
www.dipist.unina.it - www.tema.unina.it

TECNICA URBANISTICA 2 46 TECNICA URBANISTICA 2 47


R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011- 2012 AA 2011- 2012
Premesse: I fattori di crisi e l’affermarsi di “nuovi strumenti” Premesse: l’esperienza regionale e il carattere di eccezionalità
Durante gli anni Novanta l’affermarsi di una domanda di
Necessità di innovazione e di una maggiore flessibilità nelle procedure di L’ambito in cui si sviluppano questi nuovi strumenti è quello
cambiamento pianificazione genera la produzione di “nuovi strumenti” di L’esperienza regionale, in particolare la LOMBARDIA (L.R. 22/1996) è la
pianificazione finalizzati a sostenere politiche di nelle leggi prima tra le regioni italiane ad introdurre nuove modalità di
riqualificazione urbana. regionali attuazione nelle quali si ravvisa la possibilità di accedere a
finanziamenti (nazionali, regionali, comunitari) a carattere
Il momento storico è caratterizzato dalla una “crisi” della “straordinario”.
pianificazione tradizionale sinteticamente riconducibile a:
¾ una riconosciuta incapacità del piano tradizionale di misurarsi
Rispetto alle procedure di pianificazione tradizionali, i nuovi
L’eccezione alla strumenti si pongono come un’eccezione alla regola
con i problemi dell’attuabilità e della sostenibilità economica regola soprattutto per una certa estraneità e in alcuni casi
degli interventi;
conflittualità con i tempi e le modalità della pianificazione
¾ Scarsa rispondenza ai tempi della trasformazione
ordinaria.
socioeconomica e, dunque, alle esigenze e ai bisogni della
Proprio per la loro estraneità alle procedure tradizionali della
collettività. La diffidenza
pianificazione, i programmi complessi subiscono la diffidenza
iniziale
e le critiche della cultura urbanistica non del tutto superate.
NECESSITÀ DI
COINVOLGIMENTO DI UTILIZZARE La diffusa tendenza a utilizzare i nuovi strumenti in chiave
RISORSE PRIVATE NEI PROCEDURE PIÙ “derogatoria” rispetto alle indicazioni del piano generale è un
PROCESSI DI SNELLE E VELOCI altro degli aspetti che ha accresciuto la diffidenza verso tali
TRASFORMAZIONE DEL
strumenti.
TERRITORIO

ACCORDO DI PROGRAMMA

L’Accordo di Programma è disciplinato dall’art. 34 del


D. Lgs. 267/2000 “Testo unico delle leggi
sull'ordinamento degli enti locali” che stabilisce che
laddove per l’attuazione di interventi sia necessaria
«l’azione integrata e coordinata di comuni, di
provincie e regioni, di amministrazioni statali e di altri
soggetti pubblici» è possibile promuovere la
conclusione di un accordo di programma che
garantisca il coordinamento delle azioni.
L’Accordo di Programma rappresenta, quindi, uno
strumento di coordinamento e snellimento dell’iter
procedurale, anche se la stipula dell’accordo
comporta l’assunzione diretta da parte dei soggetti
sottoscrittori di impegni che, in alcuni casi, possono
consentire la variazione degli strumenti urbanistici o
possono sostituire i titoli abilitativi.
Infatti, l’approvazione dell’Accordo equivale a
dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed
urgenza delle opere in esso previste.
La promozione di un Accordo di Programma è svolta
dal Presidente della Regione o della Provincia o dal
Sindaco «in relazione alla competenza primaria o
TECNICA URBANISTICA 2 50
prevalente sull’opera o sugli interventi o programmi
R.A. La Rocca
AA 2011- 2012
di intervento» oggetto della proposta di intesa.
Premesse: programmi complessi

Si configurano come strumenti di intervento e di


Definizione trasformazione urbana che contengono oltre alle indicazioni
generale relative alla pianificazione urbanistica, anche indicazioni
riguardanti sia la programmazione e la progettazione, sia la
gestione e le modalità di utilizzo economico dei beni oggetto
di intervento.

Oggetto le aree urbane da riqualificare e/o da recuperare.

La complessità di tali strumenti è riferita ad una varietà di


Complessi
fattori tra i quali:
perchè
– la possibilità di coinvolgere una pluralità di soggetti,
pubblici e privati, in interventi che prevedono anche
destinazioni d’uso differenziate;
– il tentativo di agire nell’ambito di un sistema complessivo
di azioni finalizzate alla riqualificazione che possa anche
proporsi come alternativa (variante) alle decisioni del
piano generale.

Caratteristiche: programmi complessi Caratteri innovativi: programmi complessi

Dal recupero
L’evoluzione culturale più recente ha condotto ad una nuova
Rispetto al
• Superamento della zonizzazione monofunzionale;
concezione del recupero non più teso esclusivamente al
alla ripristino delle strutture fisiche (edifici) ma alla piano • Tendenza al mix funzionale (residenza, produzione,
riqualificazione tradizionale terziario, tempo libero);
riqualificazione del sistema urbano (strutture fisiche,
relazionali, socioeconomiche che interagendo consentono di • Intervento urbano come strumento di rivalutazione delle
coordinare l’intervento sul costruito). risorse sul territorio;

ƒ
• Individuazione contestuale dei soggetti attuatori, delle
Compresenza di più attori e di differenti forme di competenze, delle risorse finanziarie, della definizione dei
Integrazione

ƒ
finanziamento; tempi di attuazione (predeterminati e certi);

ƒ
Molteplici funzioni; • Coinvolgimento dei privati;
Riqualificazione e sostenibilità (economica, sociale, • Iter di approvazione snello e veloce che può avvalersi
ambientale) . dell’Accordo di Programma con gli enti territoriali titolari
¾ soggetti proponenti pubblici e/o privati; degli strumenti urbanistici vigenti;
Composizione
¾ soggetto promotore identificato nel Comune; • Valutazione dell’utilità pubblica e privata;
¾ soggetto gestore istituzionale (ex Ministero dei Lavori • Meccanismi decisionali “dal basso”;
Pubblici). • Ruolo centrale dell’amministrazione comunale che ha il
compito di individuare le strategie in grado di ottenere
Forte autonomia rispetto al piano generale Î Possibilità di migliori risultati sul piano della fattibilità e del
Autonomia
andare in deroga al PRG con procedure accelerate coinvolgimento degli investitori;
• Coinvolgimento dei privati non solo imprenditori ma anche
proprietari di immobili generalmente molto più inerti.
Caratteri innovativi: programmi complessi Caratteri innovativi: programmi complessi

Rispetto al
Nel rapporto con il piano tradizionale ci sono due possibilità:
Rispetto al • Rafforza il passaggio dalla fase di espansione alla
piano piano di fase di recupero del patrimonio esistente;
tradizionale recupero
• La riqualificazione non è solo fisica ma nache
sociale;
CONFORMITÀ NON CONFORMITÀ • I programmi complessi si riferiscono ad interventi
che incidono sulla riorganizzazione urbana;
NON • Fanno riferimento ad una pluralità di funzioni non
OK
OK solo a quella residenziale.

Conferma le Non conferma


indicazioni del piano le indicazioni del piano.
che continua a Può nascere
svolgere un ruolo di un problema di natura etica:
equità e garanzia. agli Accordi partecipano solo i
soggetti interessati, mentre gli effetti
generalmente
TECNICA URBANISTICA
R.A. La Rocca
2 ricadono sulla56
AA 2011- 2012
collettività.
Programmi complessi: PRIMA GENERAZIONE Programmi complessi: SECONDA GENERAZIONE

Epoca coincide con gli inizi degli anni Novanta Epoca coincide con la metà degli anni Novanta

Sono strumenti di intervento legati alla necessità di Caratteristiche Le proposte di intervento sono molto più articolate e fanno
Caratteristiche
accedere a specifici finanziamenti che promuovono la riferimento alla riqualificazione dell’identità dell’area oggetto
trasformazione urbana come motore della riqualificazione. di intervento.
L’attenzione è rivolta soprattutto alla riqualificazione di aree
Rapporto con il piano generale. della periferia urbana nelle quali il recupero non è più solo
Debolezze
I programmi sono calati forzosamente sui piani generali riferito al sistema fisico ma interessa anche gli aspetti della
considerati antiquati nei meccanismi e nelle procedure. sicurezza urbana, del recupero sociale, degli elementi
identitari, della partecipazione e anche se marginalmente
dell’occupazione.
Quali sono – Programmi Integrati di Intervento (L. 179/1992)
– Programmi di Recupero Urbano (L. 493/1993) Punti di forza Propongono per la prima volta un approccio integrato al
recupero di aree marginali e degradate considerandone sia
– Programmi di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/94) gli aspetti fisici, sia quelli sociali.
– Contratti di quartiere (L. 662/1996)

Quali sono – Contratti di Quartiere (L. 662/1996)


– Programmi innovativi in ambito urbano o
TECNICA URBANISTICA 2 58
R.A. La Rocca
AA 2011- 2012
Contratti di Quartiere 2 (DM . 27/12/2001
Programmi complessi: TERZA GENERAZIONE
Programmi complessi: 2 tipologie sviluppo e riqualificazione
Epoca coincide con la fine degli anni Novanta
– Programmi Integrati di Intervento
assumono una differente dimensione soprattutto in – Programmi di Recupero Urbano
Caratteristiche
riferimento alle forme di finanziamento.
– Programmi di Riqualificazione Urbana
– Contratti di quartiere
Introducono una serie di concetti innovativi:
Punti di forza
- forte concertazione con i privati (presenza minima non Scala urbana
inferiore a 1/3 degli investimenti totali;
- progettualità coerente a livello territoriale in cui è
fondamentale il raccordo con le istituzioni regionali; – Programmi di riqualificazione e sviluppo sostenibile
- introduzione del tema dello sviluppo sostenibile; del territorio
- valorizzazione delle iniziative per le quali sia dimostrabile – Progetti Integrati Territoriali
la capacità da parte delle amministrazioni di cofinanziare – Programmi di Sviluppo Territoriale
la realizzazione del progetto.
– Programmi Leader
Scala territoriale
Quali sono – PRUSST (D.M. LLPP/1998)

TECNICA URBANISTICA 2 61
R.A. La Rocca
AA 2011- 2012

Programmi complessi Programmi complessi: ATTORI - STRUMENTI

TIPOLOGIE AREE INTERESSATE


PROPONENTI SOGGETTI PUBBLICI O PRIVATI
1. Programmi Integrati di Aree di valenza strategica per la
Intervento città.

2. Programmi di Recupero Quartieri di edilizia pubblica.


Urbano(PReU)
PROMOTORI COMUNE
3. Programmi di
Riqualificazione Aree dismesse.
Urbana(PRiU)
4. Contratti di Periferiche di edilizia pubblica o GESTORI MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI
Quartiere(CdQ) abusive.
5. Programmi di
Riqualificazione Urbana Grandi reti infrastrutturali sistemi
STRUMENTO
e di Sviluppo Sostenibile urbani e metropolitani. ACCORDO DI PROGRAMMA
del Territorio(PRUSST) ATTUATIVO
TECNICA
TECN ICA URBANISTICA
URBANISTICA
RBAN C 2 62 TECNICA URBANISTICA 2 63
R.A. La Rocca R.A. La Rocca
AA 2011- 2012 AA 2011- 2012
Programmi complessi: PRIMA GENERAZIONE

Epoca coincide con gli inizi degli anni Novanta

Caratteristiche Sono strumenti di intervento legati alla necessità di


ATTUAZIONE DEL PIANO accedere a specifici finanziamenti che promuovono la
E PROGRAMMI trasformazione urbana come motore della riqualificazione.
COMPLESSI
Debolezze Rapporto con il piano generale.
Rosa Anna La Rocca I programmi sono calati forzosamente sui piani generali
Dipartimento di Pianificazione e Scienza del considerati antiquati nei meccanismi e nelle procedure.
Territorio
Università degli Studi Federico II di Napoli
larocca@unina.it
www.dipist.unina.it - www.tema.unina.it – Programmi Integrati di Intervento (L. 179/1992)
Quali sono
– Programmi di Recupero Urbano (L. 493/1993)
– Programmi di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/94)
– Contratti di quartiere (L. 662/1996)

1 2

Programmi complessi: SECONDA GENERAZIONE Programmi complessi: TERZA GENERAZIONE

Epoca coincide con la metà degli anni Novanta Epoca coincide con la fine degli anni Novanta

assumono una differente dimensione soprattutto in


Caratteristiche Le proposte di intervento sono molto più articolate e fanno Caratteristiche
riferimento alle forme di finanziamento.
riferimento alla riqualificazione dell’identità dell’area oggetto
di intervento.
L’attenzione è rivolta soprattutto alla riqualificazione di aree Introducono una serie di concetti innovativi:
Punti di forza
della periferia urbana nelle quali il recupero non è più solo - forte concertazione con i privati (presenza minima non
riferito al sistema fisico ma interessa anche gli aspetti della inferiore a 1/3 degli investimenti totali;
sicurezza urbana, del recupero sociale, degli elementi - progettualità coerente a livello territoriale in cui è
identitari, della partecipazione e anche se marginalmente fondamentale il raccordo con le istituzioni regionali;
dell’occupazione.
- introduzione del tema dello sviluppo sostenibile;
Propongono per la prima volta un approccio integrato al - valorizzazione delle iniziative per le quali sia dimostrabile
Punti di forza
recupero di aree marginali e degradate considerandone sia la capacità da parte delle amministrazioni di cofinanziare
gli aspetti fisici, sia quelli sociali. la realizzazione del progetto.

Quali sono – PRUSST (D.M. LLPP/1998)


Quali sono – Contratti di Quartiere (L. 662/1996)
– Programmi innovativi in ambito urbano o
Contratti di Quartiere 2 (DM . 27/12/2001)
3 4
Programmi complessi
Programmi complessi: 2 tipologie sviluppo e riqualificazione
TIPOLOGIE AREE INTERESSATE
– Programmi Integrati di Intervento
– Programmi di Recupero Urbano 1. Programmi Integrati di Aree di valenza strategica per la
– Programmi di Riqualificazione Urbana Intervento città.
– Contratti di quartiere
2. Programmi di Recupero Quartieri di edilizia pubblica.
Scala urbana Urbano(PReU)
3. Programmi di
Riqualificazione Aree dismesse.
– Programmi di riqualificazione e sviluppo sostenibile Urbana(PRiU)
del territorio
– Progetti Integrati Territoriali 4. Contratti di Periferiche di edilizia pubblica o
– Programmi di Sviluppo Territoriale Quartiere(CdQ) abusive.
– Programmi Leader 5. Programmi di
Scala territoriale
Riqualificazione Urbana Grandi reti infrastrutturali sistemi
e di Sviluppo Sostenibile urbani e metropolitani.
del Territorio(PRUSST)

5 6

Programmi complessi: ATTORI - STRUMENTI

PROPONENTI SOGGETTI PUBBLICI O PRIVATI PROGRAMMI


INTEGRATI
PROMOTORI COMUNE DI
INTERVENTO
(L.179/1992; L.R 3/96;
GESTORI MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI L.R. 26/2002)

STRUMENTO
ACCORDO DI PROGRAMMA
ATTUATIVO

7 8
Programma Integrato di Intervento (L. 179/1992 - art. 16) Programma Integrato di Intervento (L. 179/1992 - art. 16)

Caratteristiche È un piano di dettaglio caratterizzato da: Contenuti La legge non impone contenuti particolari ma
ƒ pluralità di funzioni; richiede che il piano:
ƒ integrazione di diverse tipologie d’intervento;
ƒ integri diverse modalità di intervento
ƒ incidenza sulla riorganizzazione urbana;
(nuova edificazione, opere di
ƒ concorso di operatori pubblici e privati. urbanizzazione, risanamento ambientale,
Obiettivi ƒ Riqualificazione complessiva del tessuto ecc.);
ƒ garantisca la compresenza di diverse
urbanistico, edilizio ed ambientale.

funzioni nell’area;
Ambito ƒ Aree, non necessariamente edificate o ƒ preveda il concorso tra più operatori e, in
territoriale urbanizzate che necessitano di
particolare, la partecipazione di soggetti
interessato riqualificazione urbanistica o ambientale, da
attuarsi con un insieme coordinato di privati.
interventi e con rapporto integrato di risorse
private.

9 10

Programma Integrato di Intervento (L. 179/1992 - art. 16)


In sintesi

Attuazione L’attuazione è disciplinata nelle varie leggi


regionali. In generale:
ƒ È redatto e presentato al Comune da
soggetti pubblici o privati, singoli o
associati tra loro.
ƒ È adottato dal Consiglio Comunale.
ƒ Il Comune stabilisce se l’approvazione
dei PII ha valore di permesso di
costruire.
ƒ Generalmente trovano applicazione
mediante la stipula di convenzioni dove
sono puntualmente stabiliti obblighi e
oneri della realizzazione degli interventi.
11 (PL Carci 2009) 12
In sintesi In sintesi

(PL Carci 2009) 13 (PL Carci 2009) 14

Articolo 26 Riferimenti normativi


L.R. 16/2004
Piani urbanistici attuativi
I piani urbanistici attuativi – PUA – sono strumenti con i quali il Comune provvede LEGGE REGIONALE N. 3 DEL 19-02-1996 REGIONE
a dare attuazione alle previsioni del PUC o a dare esecuzione agli interventi CAMPANIA " Programmi integrati di riqualificazione
di urbanizzazione e riqualificazione individuati dagli atti di programmazione
di cui all’articolo 25. urbanistica, edilizia ed ambientale in attuazione della legge
I PUA, in relazione al contenuto, hanno valore e portata dei seguenti strumenti: 17 febbraio 1992, n. 179".
a) i piani particolareggiati e i piani di lottizzazione di cui alla legge 17 agosto
1942, n. 1150, articoli 13 e 28;
b) i piani per l’edilizia economica e popolare di cui alla legge 18 aprile 1962, LEGGE REGIONALE N. 26 del 18 Ottobre 2002
n.167;
c) i piani delle aree da destinare ad insediamenti produttivi di cui alla legge 22 “Norme ed incentivi per la valorizzazione dei centri storici
ottobre 1971, n. 865, articolo 27; della Campania e per la catalogazione dei
d) i programmi integrati di intervento di cui alla Beni Ambientali di qualità paesistica.
legge 17 febbraio 1992, n. 179, articolo 17, e alle Modifiche alla Legge Regionale 19 febbraio 1996, n.3”.
leggi regionali 19 febbraio 1996, n. 3, e 18 ottobre
2002, n.26;
e) i piani di recupero di cui alla legge 5 agosto 1978, n. 457;
f) i programmi di recupero urbano di cui al decreto legge 5 ottobre 1993, n.398,
articolo 11, convertito in legge 4 dicembre 1993, n. 493.

15 16
Programma di Recupero Urbano (L. 493/1993 - art. 11; DM 1/12/1994)

Definizione Sono strumenti attuativi introdotti per la prima volta


con DL 398/1993, convertito con L 493/1993,
disciplinati da due decreti del Ministero dei Lavori
Pubblici del 1/12/1994.
PROGRAMMA Per PRU si intende (art. 11 L 493/1993):
“Un insieme sistematico di opere finalizzate alla
DI realizzazione, alla manutenzione ed
all’ammodernamento delle urbanizzazioni primarie,
RECUPERO con particolare attenzione ai problemi di accessibilità
degli impianti e dei servizi a rete, e delle
URBANO urbanizzazioni secondarie, alla edificazione di
completamento e di integrazione dei complessi
urbanistici esistenti, nonché all’inserimento degli
elementi di arredo urbano, alla manutenzione
ordinaria e straordinaria, al restauro ed al
risanamento conservativo ed alla ristrutturazione
edilizia degli edifici”.
17 18

Programma di Recupero Urbano (L. 493/1993 - art. 11; DM 1/12/1994) Programma di Recupero Urbano (L. 493/1993 - art. 11; DM 1/12/1994)

ƒ Recupero dell’edilizia residenziale pubblica;


Caratteristiche È un programma composto da un insieme Obiettivi
coordinato di interventi:
ƒ contenere l'investimento pubblico mediante
ƒ urbanizzativi (realizzazione, manutenzione e
l'apporto di risorse aggiuntive private.
ammodernamento delle opere di
urbanizzazione primaria e secondaria; Sono indirizzati alla riqualificazione edilizia,
connessione e integrazione con il contesto urbanistica e ambientale degli insediamenti
urbano); residenziali che sono patrimonio:
ƒ ambientali (miglioramento qualitativo del
-- dello stato;
-- dei comuni;
paesaggio urbano anche attraverso
-- di altre amministrazioni pubbliche;
l’inserimento di adeguati elementi di arredo);
-- delle Aziende territoriali per edilizia
ƒ edilizi (manutenzione ordinaria e straordinaria, residenziale (ATERP);
restauro e risanamento conservativo e -- comunque compresi nei piani di zona di cui alla
ristrutturazione edilizia degli edifici). legge n. 167/62.

19 20
Programma di Recupero Urbano (L. 493/1993 - art. 11; DM 1/12/1994) Programma di Recupero Urbano (L. 493/1993 - art. 11; DM 1/12/1994)

Interventi í recupero degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica Procedura Sono caratterizzati:
(DM 1/12/1994) anche realizzando volumi aggiuntivi; -- da una proposta unitaria;
í completamento degli insediamenti di edilizia residenziale -- dal concorso di risorse pubbliche e private;
pubblica con interventi di nuova edificazione (residenziale e -- sono proposti al Comune da soggetti pubblici e privati, anche
non) da realizzare al loro interno che possono prevedere associati tra di loro.
interventi quali il recupero di edilizia residenziale pubblica, la
realizzazione, la manutenzione e l'ammodernamento delle Il Comune definisce le priorità sulla base di criteri oggettivi per
urbanizzazioni primarie e secondarie e l'inserimento di elementi l’individuazione degli interventi.
di arredo urbano;
Per l’approvazione dei PRU, può essere promossa la conclusione
í integrazione degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica di un accordo di programma ai sensi dell’art. 27 della L. 8/6/1990,
con interventi di nuova edificazione residenziale e non da n. 142.
realizzare su aree contigue o prossime attraverso interventi di
recupero dell’edilizia residenziale pubblica, realizzazione di Il CER (Comitato per l’Edilizia Residenziale - organo ministeriale)
opere di urbanizzazione primaria e secondaria a servizio determina modalità e criteri per la concessione dei contributi, per
dell’insediamento pubblico e inserimento di elementi di arredo l’individuazione delle zone urbane interessate e per la
urbano; determinazione delle tipologie d’intervento.
í realizzazione su aree esterne di insediamenti residenziali e
L’accordo di programma consente di promuovere,
non, da utilizzare ai fini del recupero dell'edilizia residenziale definire e attuare interventi o programmi di intervento
CER - Comitato per l’Edilizia
pubblica, come alloggi parcheggio la cui disponibilità torna Residenziale. È organo operativo del
che richiedono l’azione integrata e coordinata di due o
CIPE – Ministero delle Infrastrutture
all'operatore al termine del contratto di locazione. più soggetti amministrativi (Comune, Provincia Regione,
(Comitato Interministeriale
21 Amministrazione Statale, altri soggetti pubblici).
Programmazione Economica) 22

Programma di Recupero Urbano (L. 493/1993 - art. 11; DM 1/12/1994) Programma di Recupero Urbano (L. 493/1993 - art. 11; DM 1/12/1994)

Criteri per la ƒ dimensione; Interventi ƒ recupero edilizio;


ƒ collocazione nel contesto urbano e ƒ demolizione e ricostruzione di edilizia
definizione delle pubblici
priorità di intervento
definizione
nell’ambito del
territorio comunale territoriale; residenziale pubblica nel rispetto della

ƒ livello di tensione e di degrado sociale


volumetria;
ƒ realizzazione di alloggi-parcheggio, se
riscontrabile;
necessari;
ƒ livello di degrado ambientale all’interno e ƒ manutenzione, ammodernamento,
nel contesto degli insediamenti; sostituzione delle opere di urbanizzazione
ƒ livello di degrado edilizio dei fabbricati primaria e di elementi di arredo urbano;
residenziali; ƒ realizzazione o recupero di opere di
ƒ stato di conservazione, livello di efficienza urbanizzazione secondaria.
e dotazione degli standard urbanistici con
riferimento alle urbanizzazioni primarie e
secondarie.
23 24
Programma di Recupero Urbano (L. 493/1993 - art. 11; DM 1/12/1994) Programma di Recupero Urbano (L. 493/1993 - art. 11; DM 1/12/1994)

ƒ aumento della superficie utile nell’ambito Soggetti ƒ soggetti pubblici (ATERP, altre amministrazioni
Interventi privati
definizione
degli edifici di edilizia pubblica con proponenti pubbliche proprietarie di immobili) in associazione ad
acquisizione in tutto o in parte di tale un soggetto privato che, con atto d’obbligo, si
superficie; impegna a partecipare al programma con proprie

ƒ completamento dei piani di zona;


risorse;
ƒ i comuni in assenza di proposte valide o in caso di
ƒ ristrutturazione urbanistica degli integrazione di proposte private;
insediamenti di ERP, anche con incremento ƒ i privati (imprese di costruzione, cooperative di
dei pesi urbanistici; produzione e lavoro, cooperative di abitazione) in

ƒ integrazione degli insediamenti di ERP con


ambiti di proprietà o in ambiti di insediamento di ERP
di proprietà del Comune (convenzione)
altre realizzazioni esterne, residenziali o di ƒ soggetti pubblici o privati in forma consortile,
servizio, anche in variante, su suoli propri associata o convenzionata
assicurando le urbanizzazioni primarie e ƒ ulteriori soggetti che assumono o impongono
secondarie; obbligazioni nei confronti dei soggetti proponenti (atto

ƒ realizzazione su aree esterne, anche in


d’obbligo).

variante, di alloggi-parcheggio. 25 26

Programma di Recupero Urbano (L. 493/1993 - art. 11; DM 1/12/1994) Programma di Recupero Urbano (L. 493/1993 - art. 11; DM 1/12/1994)

Elaborati Con propria direttiva il CER stabilisce le condizioni di Procedura • I comuni possono integrare le proposte presentate dai soggetti
ammissibilità dei progetti e gli elaborati a corredo della pubblici o privati.
proposta che sono normalmente composti da: • selezionano le proposte pervenute
• trasmettono la proposta preliminare di PRU alla PROVINCIA e
ƒ relazione illustrativa dell’intero programma e descrizione alla REGIONE in copia.
• Entro 3 mesi la PROVINCIA:
9 elabora una graduatoria unica delle proposte
degli interventi;
ƒ relazione descrittiva sullo stato degli immobili e degli assegnando specifici punteggi
eventuali vincoli; 9 redige un piano provinciale di intervento e lo trasmette
ƒ relazione relativa alle opere di urbanizzazione primaria e alla Giunta Regionale specificando per ogni PRU la
secondaria esistenti e di progetto; richiesta di finanziamenti per ogni intervento proposto.
ƒ elaborati grafici (perimetrazione, norme di PRG, eventuali • Entro 60 giorni successivi, la Giunta Regionale verificata la
difformità, elenchi catastali, progetto di massima); compatibilità degli interventi procede alla ripartizione
ƒ stima analitica delle famiglie interessate dall’intervento di provvisoria dei finanziamenti.
alloggi parcheggio; • I Comuni entro 6 mesi successivi provvedono alla redazione
ƒ comparazione economica di massima;
finale dei PRU e li trasmettono alla Provincia.
• Entro 3 mesi dalla presentazione del PRU definitivo, la
ƒ programma temporale; Regione stabilisce l’assegnazione definitiva dei finanziamenti.
ƒ piano di fattibilità giuridico-amministrativo (vincoli, • I lavori devono cominciare entro 3 mesi dalla pubblicazione sul
procedure, ecc.). BUR.
• L’assegnazione dei fondi avviene entro 3 anni.
27 28
Programma di Recupero Urbano (L. 493/1993 - art. 11; DM 1/12/1994)
In sintesi
Differente ruolo Il PRU ha ampliato il concetto di recupero dalla scala
dei soggetti edilizia a quella urbana e ha modificato il rapporto tra il
coinvolti soggetto proponente del recupero (Comune) e soggetto
destinatario (privato).

Il soggetto privato, destinatario dell’intevento di recupero


acquista un ruolo maggiormente attivo nell’elaborazione
del PRU.

La partecipazione del soggetto privato è molto propulsiva.

Lo stesso soggetto privato rappresenta il motore


dell’intervento.

Il rapporto è sostanzialmente differente dall’impegno


relativo all’obbligo di provvedere alla realizzazione delle
opere di urbanizzazione primaria e secondaria.

29 (PL Carci 2009) 30

In sintesi In sintesi

(PL Carci 2009) 31 (PL Carci 2009) 32


In sintesi In sintesi

(PL Carci 2009) 33 (PL Carci 2009) 34

L.R. 16/2004 Articolo 26


Piani urbanistici attuativi
I piani urbanistici attuativi – PUA – sono strumenti con i quali il Comune provvede
a dare attuazione alle previsioni del PUC o a dare esecuzione agli interventi
di urbanizzazione e riqualificazione individuati dagli atti di programmazione
di cui all’articolo 25.
I PUA, in relazione al contenuto, hanno valore e portata dei seguenti strumenti:
a) i piani particolareggiati e i piani di lottizzazione di cui alla legge 17 agosto
1942, n. 1150, articoli 13 e 28;
PROGRAMMA DI
b) i piani per l’edilizia economica e popolare di cui alla legge 18 aprile 1962,
n.167;
c) i piani delle aree da destinare ad insediamenti produttivi di cui alla legge 22
RIQUALIFICAZIONE
ottobre 1971, n. 865, articolo 27;
d) i programmi integrati di intervento di cui alla legge 17 febbraio 1992, n. 179, URBANA
articolo 17, e alle leggi regionali 19 febbraio 1996, n. 3, e 18 ottobre 2002, n.26;
e) i piani di recupero di cui alla legge 5 agosto 1978, n. 457;
f) i programmi di recupero urbano di cui al decreto
legge 5 ottobre 1993, n.398, articolo 11, convertito in
legge 4 dicembre 1993, n. 493.

35 36
Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994) Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994)

Obiettivi Si propongono di avviare il recupero edilizio e Soggetti


funzionale di ambiti urbani ammessi
Comuni con popolazione superiore a 300.000
abitanti ricadenti in:
ƒaree metropolitane da definire (L.
specificatamente identificati attraverso

ƒ parti significative delle opere di


proposte unitarie che riguardino:
142/1990);
ƒcomuni capoluogo di provincia;
ƒ interventi di edilizia non residenziale che
urbanizzazione primaria e secondaria;

contribuiscono al miglioramento della ƒaltri comuni, se la proposta riguarda aree


industriali dismesse;
ƒ interventi di edilizia residenziale che ƒcomuni inseriti in ambiti con rilevanti
qualità della vita;

inneschino processi di riqualificazione trasformazioni economiche.


fisica.

37 38

Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994) Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994)

ƒ Ambito di applicazione
Regime I Programmi di riqualificazione prevedono un insieme
Principali

ƒ soggetto proponente è solo


attuativo sistematico di interventi e di finanziamenti pubblici e
differenze dal
PRU privati in regime di convenzione.
l’amministrazione comunale, La proposta è di competenza delle amministrazioni
comunali che possono coinvolgere anche privati
mentre gli altri soggetti possono singoli o in consorzio.
solo essere coinvolti.
ƒ Il PRIU viene redatto sulla scorta di
Il Bando di presentazione delle proposte è nazionale
per l’assegnazione di finanziamenti statali.
bandi nazionali. La fattibilità del programma è garantita non solo dalla
disponibilità del finanziamento ma anche dalla
semplificazione delle procedure di formazione e di
attuazione del programma.
Attraverso un Accordo di Programma (Comune,
Regione, Ministero) si possono apportare modifiche
allo strumento urbanistico vigente con tempi molto
più rapidi rispetto a quelli richiesti dagli strumenti
tradizionali.
39 40
Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994) Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994)

Opportunità I Programmi di Riqualificazione Urbana offrono Criteri per la L’ambito di intervento è definito in ragione di:
ƒ ampiezza e consistenza del degrado edilizio,
l’opportunità di definizione
dell’ambio di
- recuperare aree sottoutilizzate suscettibili di intervento
urbanistico, ambientale, economico e sociale;
ƒ raggio di influenza(*) delle urbanizzazioni primarie e
conversione funzionale;
- migliorare la dotazione di aree pubbliche (verde
pubblico) secondarie;
- riadeguare gli obiettivi della pianificazione con ƒ ruolo strategico del programma nel contesto urbano e
quelli dello sviluppo economico e sociale. metropolitano.

È uno strumento che consente di promuovere la


trasformazione funzionale di brani di città che richiedono degrado edilizio
di essere meglio integrati nel contesto urbano. degrado urbanistico
degrado ambientale
L’ambito da riqualificare deve avere un ruolo strategico nel degrado economico
contesto urbano. degrado sociale
Gli interventi quindi devono essere orientati al
miglioramento complessivo dell’ambito da riqualificare.
(*) Il raggio di influenza è la massima distanza che l’utente deve percorrere a piedi per raggiungere l’attrezzatura.
41 Differisce in ragione dell’attrezzatura. 42

Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994) Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994)

Interventi Insieme sistematico e coordinato di interventi Procedure di


programmazion
ƒ Il comune specifica, qualificandoli
ammissibili a pubblici e privati in regime di convenzione
riconducibili alle seguenti tipologie: e comunale e quantificandoli, obiettivi e
ƒ acquisizione di immobili da destinare ad
carattere
unitario contenuti del programma.
ƒ Definisce i costi di realizzazione
urbanizzazioni primarie o secondarie o ad edilizia
residenziale pubblica;
ƒ realizzazione o completamento di opere di per ciascun ambito.
ƒ Con procedure autonome il
urbanizzazione primaria e secondaria;
ƒ opere di sistemazione ambientale e di arredo
urbano; Comune promuove e valuta le
ƒ risanamento di parti comuni di fabbricati proposte che provengono dai
residenziali;
ƒ opere di recupero di edilizia residenziale pubblica e
soggetti interessati.
di edifici non residenziali;
ƒ realizzazione o ampliamento di edifici residenziali;
ƒ ristrutturazione urbanistica.
43 44
Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994) Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994)

Interventi privati gli interventi privati compresi nel programma Elaborati Elaborato 1 – Descrizione dell’ambito e degli
di riqualificazione possono essere proposti interventi
e attuati : ƒ destinazioni d’uso in atto e prescrizioni degli
ƒ dai proprietari degli immobili singoli o riuniti strumenti urbanistici;
in consorzio; ƒ stima dello stato di conservazione degli immobili e
ƒ da soggetti terzi a cui i proprietari abbiano
della dotazione delle opere di urbanizzazione
dato mandato di eseguire le opere; ƒ eventuali aree investite da dismissione industriale;
ƒ da qualsiasi altro soggetto che abbia titolo ƒ interventi distinti in pubblici e privati;
ad acquisire parti del patrimonio pubblico in ƒ eventuali modifiche da introdurre agli strumenti
proprietà o in concessione. urbanistici;
ƒ interventi di edilizia residenziale.

45 46

Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994) Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994)

Elaborati Elaborato 2 – Rappresentazione del programma in Elaborati Elaborato 3 – Piano finanziario con
termini economici, ovvero comparazione delle dimostrazione della copertura di tutti gli
convenienze economiche interventi pubblici
ƒ entità del finanziamento pubblico, entità delle
risorse private
ƒ costi per l’acquisizione di aree ed immobili
ƒ valore degli immobili realizzati dal privato
ƒ valore degli immobili oggetto di cessione di diritti ƒ costi di realizzazione di interventi pubblici
reali da parte del pubblico al privato.
ƒ ammontare dei finanziamenti disponibili e di
quelli richiesti;

ƒ ammontare dei contributi richiesti.

47 48
Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994) Programma di Riqualificazione Urbana (DM 21/12/1994)

Modalità di ƒ localizzazione territoriale; Variante al PRG Le proposte possono andare in variante al


ƒ
selezione delle
domande da incidenza delle volumetrie oggetto di recupero PRG previo Accordo di Programma tra
parte del CER rispetto a quelle di nuova edificazione; Comune, Regione e Ministero.
ƒ incidenza dell’edilizia residenziale convenzionale
rispetto a quella normale;
ƒ compresenza di finanziamenti regionali e di altri
finanziamenti pubblici;
ƒ impegno a sottoscrivere polizze assicurative che
garantiscano qualità aggiuntiva;
ƒ rilevanza e specificità degli interventi;
ƒ capacità del proponente di raggiungere gli
obiettivi nazionali nel settore della riqualificazione

49 50

Contratti di quartiere (DM 22/10/1997)

RIFERIMENTI Sono stati introdotti dalla L.662/96, successivamente


NORMATIVI integrata con DM 22/101997 (Ministero dei Lavori
Pubblici) come interventi sperimentali nel settore
dell’edilizia residenziale sovvenzionata (e
urbanizzazioni) da includere nei PRU.
CONTRATTI La L. 21/2001 ha introdotto una seconda generazione di
DI CdQ II disciplinata da DM 27/12/2001 dal Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti

QUARTIRE

51 52
Contratti di quartiere (DM 22/10/1997) Contratti di quartiere (DM 22/10/1997)
D.M. 22/10/1997 – (…) interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare
nell’ambito di programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere”
Ambiti di Devono essere compresi nelle aree interessate
Definizione sono programmi di recupero urbano destinati applicazione da:
ai comuni con quartieri segnati da diffuso – piani per l’edilizia economica e popolare (L.
degrado delle costruzioni e dell’ambiente 167/62), aventi o meno valore di piano di
urbano e da carenze di servizi in un contesto recupero (L. 457/78);
di scarsa coesione sociale e di marcato – zone di recupero (L. 457/78);
disagio abitativo. – comparti di edifici particolarmente degradati
(art. 18 L. 392/78 “equo canone”);
– aree assoggettate a recupero urbanistico di
Oggetto Attuazione di interventi sperimentali nel insediamenti abusivi (art. 29 della L. 47/85
“Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e
settore dell’edilizia sovvenzionata comprese le sanatoria delle opere abusive”);
urbanizzazioni annesse. – aree aventi analoghe caratteristiche
eventualmente individuate dalla legislazione
regionale.

53 54

Contratti di quartiere (DM 22/10/1997) Contratti di quartiere (DM 22/10/1997)


D.M. 22/10/1997 – (…) interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare D.M. 22/10/1997 – (…) interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare
nell’ambito di programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere” nell’ambito di programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere”

Caratteristiche e
finalità
• rinnovo dei caratteri edilizi;
Interventi di Gli interventi di sperimentazione nel settore
• incremento delle funzionalità nel contesto Sperimentazione dell’edilizia residenziale sovvenzionata ed annesse
urbanizzazioni sono finalizzati alla formazione ed
urbano;
all’aggiornamento della normativa tecnica nazionale
• risparmio delle risorse naturali disponibili e prevedono il recupero del patrimonio edilizio
secondo le tipologie di intervento previste dalla
(es. contenimento delle risorse L. 457/78 art. 31.
energetiche);
• accrescimento della dotazione di servizi, La sperimentazione verte su quattro indirizzi:
-- qualità tecnico progettuale;
verde ed opere infrastrutturali; -- risparmio energetico;
-- soddisfazione delle esigenze delle categorie sociali deboli;
• miglioramento della qualità abitativa ed
-- sistema di qualità.
insediativa.

55 56
Contratti di quartiere (DM 22/10/1997) Contratti di quartiere (DM 22/10/1997)
D.M. 22/10/1997 – (…) interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare D.M. 22/10/1997 – (…) interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare
nell’ambito di programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere” nell’ambito di programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere”

I COMUNI sono i soggetti legittimati alla presentazione


Soggetti I CdQ sono strumenti di integrazione tra l’azione Soggetti delle proposte di CdQ.
interessati di recupero edilizio di competenza del Ministero interessati
Scelgono le aree sulle quali attivare l’azione di recupero
delle Infrastrutture e dei Trasporti e l’azione di
in quanto maggiormente rispondenti alle caratteristiche
recupero sociale ed economico che
individuate dal bando.
necessariamente vede coinvolti altri soggetti
(ministero, regione enti locali; ma anche Si possono individuare anche altri canali di
finanziamento da far confluire nel Contratto.
associazioni di volontariato, operatori privati,
ecc.). In quanto strumenti di riqualificazione di aree periferiche
per edilizia residenziale pubblica un ruolo di rilievo viene
Un ruolo di rilievo è rivestito dalle REGIONI che rivestito anche dalle ATERP che possono contribuire.
oltre a selezionare le domande da trasmettere al
Anche le aziende erogatrici di servizi (trasporto
Ministero possono individuare risorse aggiuntive pubblico, raccolta rifiuti, distribuzione gas acqua,
per supportare l’azione di recupero e di contrasto energia) possono essere coinvolte e contribuire
al degrado fisico e socio economico. all’attivazione di un CdQ.
I COMUNI sono i soggetti legittimati alla
presentazione delle proposte di CdQ. 57 58

Contratti di quartiere (DM 22/10/1997) Contratti di quartiere (DM 22/10/1997)


D.M. 22/10/1997 – (…) interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare D.M. 22/10/1997 – (…) interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare
nell’ambito di programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere” nell’ambito di programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere”

Soggetti Anche il ruolo dei soggetti privati non è due bandi I CdQ hanno avuto un discreto successo
interessati
secondario. di applicazione tanto che ad un primo
Possono contribuire soprattutto alla bando emanato dal Ministero delle
realizzazione di edifici destinati ad Infrastrutture ne ha fatto seguito un
accogliere attività in grado di innescare secondo (CdQ II) che ha previsto ancora
positivi meccanismi di contrasto al finanziamenti per l’edilizia sovvenzionata
degrado soprattutto socioeconomico e per le relative urbanizzazioni
(attività commericiali, terziarie, premiando con un punteggio e con
artigianali, ricettive, ecc.) finanziamenti aggiuntivi le proposte
finalizzate all’ampliamento delle
opportunità di contrasto al degrado.

59 60
Contratti di quartiere (DM 22/10/1997) Contratti di quartiere (DM 22/10/1997)
D.M. 22/10/1997 – (…) interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare D.M. 22/10/1997 – (…) interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare
nell’ambito di programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere” nell’ambito di programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere”

Procedura di La procedura coinvolge Comune, Regione e Procedura La Regione seleziona le domande e le invia al
presentazione
CER (Comitato per l’Edilizia Residenziale) e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
delle domande
si svolge entro un certo limite di tempo dalla Il responsabile ministeriale competente le
data di pubblicazione del bando sulla G.U. trasmette alla Commissione esaminatrice.
Entro 45 giorni si procede alla valutazione
Le proposte selezionate da Regione e CER delle domande.
hanno 180 giorni per essere trasformate in
progetto esecutivo pena la decadenza del Le domande selezionate sono sottoposte al
finanziamento. Comitato esecutivo del Ministero convocato
entro i 30 giorni successivi alla valutazione.
Selezione definitiva con valutazione delle
proposte e pubblicazione con decreto
ministeriale.

61 62

Contratti di quartiere (DM 22/10/1997) Contratti di quartiere (DM 22/10/1997)


D.M. 22/10/1997 – (…) interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare D.M. 22/10/1997 – (…) interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare
nell’ambito di programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere” nell’ambito di programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere”

Criteri di ƒ caratteristiche del comune (dimensione


Tipologie • interventi di edilizia residenziale; selezione da
ricorrenti demografica, tasso di disoccupazione);
ƒ caratteristiche dell’ambito di intervento (numero
parte del CER

• interventi di adeguamento delle ab./vani, % alloggi pubblici, tasso di scolarità, ...)


ƒ caratteristiche del contratto di quartiere (risultati
urbanizzazioni connesse agli interventi di
edilizia residenziale pubblica (parcheggi,
attesi urbanistico-edilizi, sociali e occupazionali)
ƒ presenza di altri finanziamenti pubblici
spazi verdi, piazze, arredo urbano, ecc.).

ƒ caratteristiche del progetto preliminare


• interventi di edilizia sociale e culturale
sperimentale (qualità ambientale, sostenibilità,
(impianti sportivi, centri polifunzionali,
rapporto con il contesto)
ƒ peculiarità del programma di sperimentazione con
ecc.).

riferimento alla significatività e alla ricadute ai fini


• interventi per edilizia commerciale e/o normativi
ƒ presenza di finanziamenti regionali
artigianale (recupero di edifici dismessi,
realizzazione di laboratori artigianali, ecc.).
63 64
Contratti di quartiere (DM 22/10/1997)
In sintesi
D.M. 22/10/1997 – (…) interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata da realizzare
nell’ambito di programmi di recupero urbano denominati “Contratti di quartiere”

Rapporto con la È l’unico strumento tra i programmi


pianificazione
tradizionale
complessi che non può andare in
variante al piano comunale.
Nel bando viene espressamente richiesto
che l’area ricada in un PdR o in un PdZ e
che se il Comune ne è sprovvisto deve
dotarsene.

65 (PL Carci 2009) 66

In sintesi In sintesi

(PL Carci 2009) 67 (PL Carci 2009) 68


Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998)

Obiettivi – Realizzare, adeguare e completare attrezzature


generali (a rete e puntuali) di livello territoriale e urbano
per promuovere e orientare occasioni di
sviluppo sostenibile sotto il profilo economico,
ambientale e sociale.
– Tutelare i valori ambientali, valorizzare il

PRUSST patrimonio storico, artistico e architettonico,


garantire l’aumento del benessere della
collettività.
– Realizzare un sistema integrato di attività
finalizzate all’ampliamento e alla realizzazione
di insediamenti industriali, commerciali e
artigianali, alla promozione turistico-ricettiva e
alla riqualificazione di zone urbane centrali e
periferiche interessate da fenomeni di degrado.
69 70

Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998) Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998)

Obiettivi – realizzare interventi in contesti di area vasta Ambiti


operativi SUB-REGIONALE, PROVINCIALE, INTERCOMUNALE, COMUNALE
caratterizzati da deficit infrastrutturale; territoriali
interessati
– riorganizzare il sistema delle attività
a. SISTEMI METROPOLITANI
produttive; Con presenza di deficit infrastrutturale relativo alla gestione dei grandi bacini di mobilità e
dalla criticità delle interconnessioni tra nodi dei sistemi di trasporto internazionali, nazionale e
– riqualificare le aree urbane coniugando interregionali

opportunità di sviluppo a risanamento


ambientale; b. DISTRETTI INSEDIATIVI
Che richiedono una migliore strutturazione della loro articolazione infraregionale, rafforzando le

– realizzare adeguare e completare relazioni di complementarità e sinergia tra i singoli centri ricompresi nei suddetti distretti

infrastrutture di livello territoriale ed urbano


c. SISTEMA DELLE ATTREZZATURE
in grado di promuovere occasioni di sviluppo Sia a rete che puntuali di livello territoriale e urbano
sostenibile del tessuto sociale, economico, d. SISTEMA DEGLI SPAZI DI TRANSIZIONE E
produttivo, ambientale al fine di garantire INTEGRAZIONE
attraverso valorizzazione di risorse storico, Tra i sistemi urbani (a. e b.) e il sistema delle attrezzature (c.)

artistiche e architettoniche, il benessere I sistemi sono individuati sulla base di caratteristiche fisiche, morfologiche, culturali e
produttive
della collettività.
71 72
Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998) Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998)

Soggetti – Comuni
Finanziamenti I PRUSST sono finanziati dal Ministero delle promotori – Provincia
infrastrutture, Direzione generale del Previa intesa coi comuni
– Regione
Coordinamento Territoriale (DICOTER).

Il finanziamento è finalizzato prioritariamente alla


Soggetti – Enti pubblici territoriali (regione, provincia, comunità
definizione della fattibilità del programma. proponenti montana)
Al finanziamento dei PRUSST possono concorrere – Altre amministrazioni pubbliche (p. e. università,
risorse diverse: camere di commercio)
- i finanziamenti europei; – Soggetti privati (associazioni di categoria,
imprenditori, istituti bancari)
- i finanziamenti privati da destinare alla
realizzazione di quota parte delle opere pubbliche e
alla realizzazione delle opere private;

- I finanziamenti di altre strutture (BEI).

73 74

Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998) Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998)

Soggetti I soggetti promotori e i soggetti proponenti Tipologie di – infrastrutture (strade, aeroporti, ferrovie, porti, reti
promotori individuano gli interventi pubblici da intervento idriche, elettriche, telecomunicazioni, opoere per la
ricomprendere nel programma, anche in base alla difesa del suolo);
possibilità che i medesimi interventi possano í strutture ad elevata polarizzazione (università,
essere realizzati con risorse private sulla base di ospedali, tribunali, sedi congressuali, ecc.);
piani finanziari e di corrispettivi di gestione.
Soggetti í attività integrate finalizzate alla riqualificazione
proponenti dell’area di intervento;
Si prevede la partecipazione del privato sia per
opere di iniziativa privata, sia per opere pubbliche í insediamneti produttivi altamente tecnologici in grado
o di interesse pubblico. di promuovere il territorio;
í recupero e realizzazione edilizia a fine della
riqualificazione fisica e sociale;
Almeno 1/3 degli investimenti deve essere privato
gli interventi pubblici devono essere cofinanziati í ristrutturazione, riuso e riconversione funzionale di
da risorse private attraverso il project financing edifici di pregio storico.

75 76
Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998) Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998)

Assi prioritari di ƒ Interventi pubblici, interventi di interesse Procedura La domanda va presentata al Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti corredata da:
intervento pubblico ed interventi complementari ad essi í studio di prefattibilità
ƒ Interventi finalizzati a favorire lo sviluppo locale
í descrizione delle finalità specifiche e degli interventi previsti
í cartografia delle aree interessate dagli interventi con
ƒ Azioni ed iniziative finalizzate a favorire lo
localizzazione degli investimenti
í cronoprogramma dei tempi di realizzazione
sviluppo dell’occupazione e delle attività í quantificazione degli investimenti previsti e stima dei risultati

ƒ Coordinamento di iniziative sul territorio


attesi soprattutto occupazionali
í piano di copertura finanziaria
í presentazione dei soggetti pubblici e privati che partecipano
í relazione sulla coerenza degli interventi con le indicaizoni
urbanistiche e ambientali

Il Ministero individua i programmi da realizzare entro 4 mesi


Nei successivi 2 mesi sottopone i soggetti proponenti alla stipula di
un protocollo di intesa sugli impegni per la realizzazione degli
interventi previsti.
77 78

Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998) Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998)

Procedura Dopo 30 giorni dalla firma del protocollo il Ministero Assi prioritari di intervento
eroga la prima tranche di finanziamenti.

Entro 12 mesi dall’erogazione dell’anticipo si


sottoscrive un accordo quadro che riporta tutti gli
aspetti operativi del programma.

Il Comitato di valutazione considera come criteri di

ƒ la capacità di attrarre investimenti


selezione:

ƒ la ricaduta del programma in termini occupazionali


ƒ la presenza di investimenti pubblici da realizzare con
ƒ capacità di massimizzare gli effetti degli investimenti
risorse private (project financing)

ƒ capacità di risolvere le criticità del sistema urbano


ƒ congruenza con altre previsioni e programmazioni
con riferimento alle infrastrutture

ƒ presenza sul territorio di significativi processi di


trasformazione socio economica.

79 80
Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998) Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998)

Assi prioritari di intervento Assi prioritari di intervento

81 82

Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998) Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998)
Caratteristiche

Modalità di 4 miliardi di lire per ogni programma


finanziamento
Gli investimenti per interventi privati devono
coprire almeno 1/3 dell’intervento complessivo

I soggetti privati devono concorrere al


finanziamento delle opere pubbliche o di
interesse pubblico per una quota significativa da
stabilirsi secondo i criteri di convenienza del
soggetto promotore.

83 84
Programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile del Territorio (DM 8/10/1998)
In sintesi

Rapporto con la Se non vi è coerenza con gli strumenti


pianificazione urbanistici vigenti, il PRUSST può far
tradizionale
ricorso ad una variante che avviene
attraverso la promozione di intese con
le amministrazioni provinciali e
regionali.

Esaltano la dimensione sovracomunale.

Sono innovativi rispetto all’attenzione


verso aspetti ambientali e di sviluppo
sostenibile.

85 (PL Carci 2009) 86

In sintesi In sintesi

(PL Carci 2009) 87 (PL Carci 2009) 88


In sintesi In sintesi

(PL Carci 2009) 89 (PL Carci 2009) 90

Riferimenti Legislativi

1. Programma Integrato di Intervento L. n. 179/1992


Dlgs n. 112/1998 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
R. Papa (2009)
2. Programma di recupero urbano L. n. 457/1978 Il governo delle trasformazioni urbane e territoriali
L. n. 493/1993 Metodi tecniche e strumenti
DM 11/02/1994 FRANCOANGELI / Urbanistica
DM 1/12/1994
In questa lezione sono stati trattati gli argomenti dei seguenti
3. Programma di Riqualificazione Urbana L. n. 457/1978 capitoli:
DM 21/12/1994 cap. 16 I piani urbanistici attuativi pagg. 371 - 382
Dlgs n. 112/1998

4. PRUSST DM 2/12/1994
DM 8/10/1998

5. Contratti di quartiere L. n. 662/1996


DM 27/12/2001
91 92
Dallo strumento urbanistico
al permesso edilizio

Abbiamo fin qui trattato del processo pianificatorio,


I PROCEDIMENTI che conduce in successione dalla formulazione degli
AUTIRIZZATIVI PER GLI AUTORIZZAZIONE

INTERVENTI EDILIZI DENUNCIA DI


obiettivi di trasformazione e gestione del territorio
Rosa Anna La Rocca
TESTO UNICO
DELL’EDILIZIA
DPR 380/2001
INIZIO ATTIVITÀ

PERMESSO A
alla elaborazione di piani e di strumenti urbanistici,
COSTRUIRE
Dipartimento di Pianificazione e Scienza del
Territorio CONCESSIONE
caratterizzati dalla duplice natura progettuale-
Università degli Studi Federico II di Napoli
larocca@unina.it
prescrittiva
www.dipist.unina.it - www.tema.unina.it

essi sono progetti territoriali, a varia scala di


rappresentazione e di dettaglio

sono anche norme cui devono uniformarsi


anche i progettisti delle singole opere edilizie

Gli strumenti della disciplina edilizia: il


La licenza edilizia
permesso edilizio

Quali strumenti dispongono le amministrazioni (e in La subordinazione di Il suo primo riconoscimento


particolare le amministrazioni comunali) per ogni trasformazione del legislativo avvenne nel 1935,
disciplinare la realizzazione delle opere edilizie, e territorio a un permesso con l’introduzione della
più in particolare per: rilasciato dal Comune è licenza edilizia,con il R.D.L.
relativamente recente n. 240 sulle zone sismiche

Ma solo con la legge La licenza era obbligatoria


verificare la conformità dei relativi progetti agli 1150/42, esso trovò per tutte le nuove costruzioni
strumenti urbanistici esistenti una definitiva da realizzare nell’ambito
sistemazione: dell’aggregato urbano
prescrivere modi e tempi per la realizzazione delle
opere L’estensione alle zone La licenza divenne
agricole avvenne con la obbligatoria sull’intero
imporre il pagamento di eventuali oneri
legge 765/67 territorio comunale
obbligo della licenza edilizia Dalla licenza edilizia alla
concessione - 1

SI per tutte le nuove costruzioni che Nel 1968 la Corte Costituzionale, con la sentenza n.
(L. 1150/1942) sorgevano nell’aggregato urbano. 55, sancì la incostituzionalità dell’art. 7 della legge
LICENZA EDILIZIA
NO costruzioni in terreno agricolo o al di
1150
fuori dell’aggregato urbano.

(L. 765/1967) I vincoli di inedificabilità


legge ponte Sono incostituzionali i possono essere
SI TUTTO IL TERRITORIO COMUNALE
Piani Regolatori quando legittimamente posti
(agglomerato urbano e campagna) vincolano come solo a tempo
inedificabili dei terreni, determinato, essendo
determinando di fatto, a altrimenti necessaria la
danno dei proprietari, una previsione di un
sorta di “esproprio senza indennizzo
indennizzo”

Dalla licenza edilizia alla Dalla licenza edilizia alla


concessione - 2 concessione - 3

La logica della sentenza n. 55 La sostanza della sentenza n. 55


i proprietari hanno il contemperare le esigenze
il divieto di edificazione della collettività (in ordine
diritto a costruire sul La Corte
senza termini temporali alla disponibilità di scuole,
proprio terreno Costituzionale porta
a mezzo di uno strade, verde, parcheggi, …)
(naturalmente alle in questo modo al
strumento urbanistico
condizioni fissate dal pettine uno dei nodi con la necessaria tutela del
diviene una limitazione
PRG) più problematici diritto del singolo, e in
del diritto di proprietà,
della pianificazione particolare con il diritto del
questo diritto è tutelato e come tale è
urbanistica proprietario dei terreni
dalla Costituzione in riconosciuto
quanto facente parte del incostituzionale necessari a soddisfare
diritto di proprietà queste esigenze
Dalla licenza edilizia alla Dalla licenza edilizia alla
concessione - 4 concessione - 5

Le conseguenze della sentenza n. 55 La soluzione della questione della sentenza n. 55

La sentenza La sentenza n. 55/68 ogni vincolo alla


Per tamponare la falla, suggeriva
della C.C. fece edificabilità dei suoli
restituendo validità ai PRG implicitamente un
epoca e non lede pertanto
vigenti, venne immediatamente rimedio, facile ma
scalpore, alcun diritto dei
emanata la legge 1187/68, detta radicale, alla questione
determinando proprietari
appunto “legge tampone”
scompiglio nelle separare il diritto di
amministrazioni Leggi successive
I vincoli prorogarono
di inedificabilità perdono
edificare (jus l’apposizione di vincoli su
che si trovarono poi ulteriormente
validità se entro 5tale
annitermine
dalla fino
data
aedificandi) dal diritto terreni che non siano per il
con strumenti al
di 1977, quando ildel
approvazione problema
PRG non della
di proprietà e proprietario “naturalmente
urbanistici legittimità
sono statidei PRG venne
approvati infine
i relativi piani
assegnarlo alla edificabili” non comporta la
delegittimati risolto
attuativi
collettività necessità di alcun indennizzo

La concessione edilizia CORTE COSTITUZIONALE

Legge 10/1977 diritto di costruire diritto di proprietà


deve soggiacere alle regole può esercitare una facoltà che
Lo strumento per materializzare la separazione fra dello stato è quella di costruire

diritto di proprietà e diritto di edificare è la


concessione edilizia, introdotta dalla legge 10/1977 CONCESSIONE
(legge “Bucalossi”) EDILIZIA

il Comune è titolare Il Comune, qualora ravvisi Il cittadino che intende costruire


del diritto di edificare la conformità delle non si pone in contrasto con gli
(ovvero del diritto di richieste di un intervento indirizzi della pianificazione fissata
trasformare il territorio per il territorio nel quale ricade la
con le previsioni degli
sua proprietà
mediante interventi strumenti urbanistici
sul patrimonio vigenti, concede tale
immobiliare) diritto al singolo
Legge 10/1977 Concessione vs licenza Legge 10/1977 La concessione edilizia: cogenza

Al di là della affermazione di principio sullo jus L’art. 1 della


A fronte legge
di tale 10/77 stabilisce
genericità, che la concessione
appare corretto interpretare
aedificandi, alcune caratteristiche distinguono è obbligatoria “per ogni attività comportante
la concessione edilizia come obbligatoria per gli
concretamente la concessione edilizia dalla trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio
interventi qui elencati:
precedente licenza comunale”

non viene necessariamente rilasciata al proprietario Tutte le nuove costruzioni edilizie


dell’area
La ricostruzione di edifici
è revocabile a determinate condizioni Gli ampliamenti degli edifici esistenti
ha durata ragionevolmente contenuta Le modifiche sostanziali agli edifici esistenti
è richiesta anche per interventi su edifici esistenti Le opere di urbanizzazione
in genere è onerosa Le modifiche al territorio non urbanizzato

Legge 10/1977 La concessione edilizia: soggetti Legge 10/1977 La concessione edilizia: procedura

Il rilascio della C.E. segue le seguenti fasi:


la domanda di C.E. è corredata da un progetto esecutivo,
In sostanza,
La legge 10/77
ai fini
stabilisce
del rilascio
che la
della
concessione
concessione
edilizia
è che descriva in dettaglio (scala 1:100) i lavori da effettuare e
può esserelarichiesta
sufficiente dimostrazione
dal proprietario
del godimento
dell’area
dellaopiena
da dalla attestazione del titolo di possesso del bene
“chi
disponibilità
abbia titolo
dell’immobile,
per richiederla”
ovvero ad esempio:
l’U.T.C. esegue l’istruttoria della pratica, verificando
l’esattezza delle misure e dei conteggi contenuti nel progetto
La qualifica di proprietario e la conformità di questo a norme, strumenti e regolamenti
La qualifica di promittente acquirente l’U.T.C. trasmette alla Commissione Edilizia una relazione

La qualifica di usufruttuario il Sindaco raccoglie i pareri obbligatori della Comm. Edilizia

il Sindaco rilascia la Concessione, della A.S.L.


La qualifica di titolare di affitto
subordinandola al pagamento degli
poliennale oneri di concessione
degli enti di tutela
Legge 10/1977 La concessione edilizia: oneri
La concessione edilizia: oneri Legge 10/1977
- edifici per attività produttive -
Il rilascio della concessione è subordinato al
pagamento di un contributo di concessione, Per gli edifici industriali e artigianali la quota di
composto da 2 quote costruzione non è dovuta, ma è sostituita da due
quote:
quota di urbanizzazione, La quota di urbanizzazione è quota di tutela ecologica,
proporzionalmente stabilita dal C.C. sulla base di commisurata all’incidenza L’ammontare di
commisurata tabelle parametriche delle opere necessarie allo entrambi i contributi è
all’incidenza delle opere regionali, che fissano dei smaltimento dei rifiuti stabilito
di urbanizzazione p. e “minimi” inderogabili dall’amministrazione
sec.
La quota
quanto di costruzione
risulta dal
stabilito computo è
annualmente quota di tutela ambientale, comunale sulla base di
quota di costruzione, fissata
metrico dalla Regione
dal Min. estimativo
LL.PP. come fra
allegatoil 5%
costo commisurata all’incidenza tabelle parametriche
proporzionalmente e il 20%
alla del costo
richiesta
convenzionale, perdifabbricatie
di concessione delle eventuali opere di emesse dalla Regione
commisurata al costo costruzione
verificato
nuovi del fabbricato,
in sede di istruttoria, risistemazione dei luoghi
dell’intervento pari a
per fabbricati esistenti

Legge 10/1977 La concessione edilizia agevolata Legge 10/1977 La concessione edilizia: validità
La legge 10 specifica vari casi in cui la concessione
edilizia è agevolata, parzialmente o totalmente, con la
riduzione o l’esonero del pagamento degli oneri. La legge Bucalossi stabilisce i termini temporali di
Esempi: validità della concessione edilizia:
L’amministrazione comunale,
Il contributo concessorio non è dovuto per gli interventi in zona I lavori dovranno avere
in relazione a specifiche
agricola, finalizzati alla conduzione del fondo inizio entro 1 anno dalla
esigenze, può adottare
data del rilascio della
Il contributo concessorio non è dovuto per gli impianti e le diversi termini temporali
concessione
opere di interesse generale L’amministrazione comunale,
Il contributo concessorio non è dovuto per gli interventi da I lavori dovranno avere su richiesta e in relazione a
realizzare a seguito di pubbliche calamità termine entro 3 anni specifiche motivazioni, può
dalla stessa data concedere deroghe e
Il contributo concessorio per interventi su immobili di proprietà procrastinare il termine per
dello Stato è limitato alla sola quota di urbanizzazione l’ultimazione dei lavori
La concessione edilizia:
Legge 10/1977
assenza o difformità La concessione edilizia: un commento

I lavori effettuati senza concessione edilizia, o


E’Invero
sostanza,
che la ilconcessione
tanto dibattuto
rilasciata
scorporo
ai proprietari
del diritto di
di
realizzati con concessione edilizia scaduta, o in
aree
edificare
non vincolate
dal dirittoèdisoggetta
proprietàalcorrisponde
pagamento in di
difformità, totale o parziale, da essa, sono considerati
concreto a pocooneri,
più dispesso
una affermazione
pesanti di principio
abusivi
L’introduzione dell’istituto della concessione si
La esecuzione di La riduzione in pristino delle traduca in effetti in un mero cambio nominalistico
interventi edilizi opere eseguite abusivamente
abusivi dà luogo In altre parole, la disciplina
a sanzioni
La demolizione delle opere Tuttavia, si rileva che talidell’attività
oneri vengonoedilizia è
eseguite abusivamente ancora strutturata,
correntemente in base
trasferiti alla legge 10,
all’acquirente secondo la
dell’alloggio, e
penali e logica dell’autorizzazione da rilasciare al
amministrative. La acquisizione delle opere non eliminano le sperequazioni fra proprietari di
proprietario:
terreni vincolatidiefatto, può sostenersi
proprietari che la
di aree edificabili
Fra queste: eseguite abusivamente al
patrimonio immobiliare pubblico concessione edilizia altro non è che una licenzia
edilizia onerosa
Dalla concessione alla Dalla concessione
Legge 457/1978 Legge 47/1985
autorizzazione edilizia alla denuncia asseverata

NelLa1985
leggela10/77
leggeimponeva infattiper
47 introdusse l’obbligo della
la prima volta
Nel
Rispetto
1978 10/77
alla
la legge
concessione,
457 alleggerisce
la autorizzazione
quest’obbligo,
edilizia concessione edilizia per tutti gli interventi
in Italia l’istituto del condono edilizio, consentendosu edifici
La legge imponeva l’obbligo della
introducendo
presenta essenzialmente
concessione la autorizzazione
edilizia le differenze
per tutti ediliziaqui
gli interventiper
sudiiedifici
soli
seguito alleesistenti,
opere abusivecon l’eccezione
esistenti ladelle sole opere
concessione di
edilizia
interventi di manutenzione
enumerate:
straordinaria manutenzione straordinaria
in sanatoria
esistenti

il suo rilascio da parte del Sindaco segue direttamente


l’istruttoria da parte dell’U.T.C., senza l’obbligo del parere Nel tentativo di rendere più agevole e snello
Per limitare la continuazione del ricorso al “piccolo
della Commissione Edilizia l’intervento sul patrimonio edilizio esistente, una
abusivismo”, fu deciso di alleggerire
l’autorizzazione edilizia non è soggetta a scadenza
parte di tali opere venne sottratta con l’art. 26
(proceduralmente ed economicamente) le pratiche
temporale, salvo diverse indicazioni comunali all’obbligo della concessione edilizia a vantaggio di
relative alle opere edilizie di modesta entità
uno strumento più snello e non oneroso: la
il suo rilascio non comporta esborso di contributi (aut.
gratuita)
denuncia asseverata
Legge47/1985
Legge 47/1985 La denuncia asseverata:
Legge 47/1985 La denuncia asseverata termini temporali

Con l’art. 26 della legge 47, le pratiche relative alle


opere edilizie di modesta entità vennero assoggettate
alla semplice presentazione, da parte del proprietario,
di una denuncia, corredata da una relazione Nella originaria
Nella originaria stesura
stesura della
della legge,
legge, ii lavori
lavori
asseverata firmata da un tecnico. potevano avere
potevano avere inizio
inizio contestualmente
contestualmente alla alla
presentazione della
presentazione della denuncia
denuncia asseverata
asseverata
Con la denuncia asseverata, un progetto di intervento
non è soggetto ad approvazione da parte del Comune:
Successivamente, al
Successivamente, al fine
fine di
di consentire
consentire unun minimo
minimo didi
è il tecnico che, con la propria firma e sotto la sua
controllo su
controllo su possibili
possibili abusi,
abusi, ilil termine
termine minimo
minimo per
per
responsabilità attesta (assevera) che le opere:
l’inizio dei
l’inizio dei lavori
lavori venne
venne determinato
determinato nella
nella misura
misura di
di
sono conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici 30 giorni
30 giorni aa partire
partire dalla
dalla presentazione
presentazione della
della
vigenti denuncia
denuncia
rientrano nelle opere previste come opere di modesta entità

La denuncia asseverata:
Legge 493/1993 La Denuncia di Inizio Attività
condizioni
Legge 662/1996
Rientrano nella
Rientrano nella fattispecie
fattispecie delle
delle opere
opere ammesse
ammesse
Legge47/1985
Legge ad
47/1985
ad Con le stesse finalità della legge 47/85, alcuni
utilizzare tale
utilizzare tale strumento
strumento le le opere
opere su
su edifici
edifici esistenti
esistenti
provvedimenti legislativi degli anni Novanta hanno
che:
che: ulteriormente snellito l’intervento sui fabbricati
Non comportino
Non comportino aumento
aumento deldel numero
numero delle
delle unità
unità esistenti, sostituendo alla denuncia con asseverazione
Non
Non comportino aumento
comportino
immobiliari
immobiliari aumento di di volume
volume la D.I.A., che è al solito una denuncia corredata da
una relazione asseverata, ma che si differenzia dalla
Non
Non
Non comportino
comportino
Non insistano
insistano su aumento
suaumento di superficie
di
un fabbricato
un fabbricatosuperficie
che ricade
che ricade in
in zona
zona AA prima per due motivi:
Non
Non
Non comportino
Non insistano
insistano
comportinosu modifiche
sumodifiche
un alla che
un fabbricato
fabbricato
alla destinazione
che ricade in
destinazione
ricade d’uso
in zona
zona
d’uso un motivo di ordine il termine di attesa prima dell’avvio dei lavori
venne fissato in 20 giorni, con la consueta
dell’immobile
soggetta aa particolari
dell’immobile
soggetta particolari vincoli
vincoli territoriali
territoriali procedurale
intesa del silenzio-assenso
Non comportino
Non comportino alterazioni
alterazioni
pregiudizio alla
pregiudizioalla sagoma
all’assetto
all’ assetto
sagoma
all’assetto dell’edificio
statico
statico ee
dell’edificio sono ammesse a DIA anche le opere che
un motivo di
e
e ai suoi
ai suoi prospetti
strutturale
strutturaleprospetti
dell’immobile
dell’immobile comportano trasformazioni “non sostanziali” della
merito sagoma e dei prospetti
La “legge obiettivo” e
le modifiche al T.U. - 1
AUTORIZZAZIONE
D.P.R. 380/2001 Legge 443/2001 D.Lgs 301/2002

DENUNCIA DI Nel dicembre 2001 viene emanata la cosiddetta


INIZIO ATTIVITÀ “legge obiettivo”, legge 443/2001, che contiene la
TESTO UNICO previsione di estensione delle categorie di interventi
DELL’EDILIZIA
DPR 380/2001 assoggettati a D.I.A., che il T.U. subordinava a
PERMESSO A
Permesso di Costruire
COSTRUIRE
In attuazione della legge 443, il D.Lgs. n. 301/2002
modifica in tale senso il Testo Unico sull’edilizia,
CONCESSIONE
ancora prima che questo entri in vigore

Viene introdotta la cosiddetta super D.I.A.

La “legge obiettivo” e
Le attività edilizie libere
le modifiche al T.U. - 1
D.P.R. 380/2001 D.Lgs 301/2002 Sono considerate interventi di attività edilizia libera,
eseguibili senza alcun titolo abilitativo, le seguenti
A seguito della riscrittura del T.U., lo opere edilizie opere:
sono così classificate nei riguardi del titolo
Gli interventi di manutenzione ordinaria
abilitativo necessario per la loro esecuzione:
Gli interventi volti alla eliminazione delle barriere
Attività edilizie libere, non assoggettate ad alcun architettoniche, purché non comportino la
titolo abilitativo realizzazione di rampe o ascensori che alterino la
sagoma dell’immobile
Attività edilizie assoggettate al Permesso di
Costruire Le opere temporanee per attività di ricerca
geognostica nel sottosuolo, all’esterno dei centri
Attività edilizie assoggettate alla D.I.A. abitati
Le attività soggette a P.d.C. Le attività soggette a D.I.A.

Sono assoggettate al possesso del Permesso di


Costruire, rilasciato dal Sindaco, le seguenti opere: Sono assoggettate alla presentazione della
Denuncia di Inizio Attività le seguenti opere:
Gli interventi di nuova costruzione
Gli interventi di ristrutturazione urbanistica Gli interventi che non rientrano fra le attività
Gli interventi di ristrutturazione edilizia che edilizie libere e che non sono soggetti a Permesso
comportino: di Costruire

Un aumento del numero delle unità immobiliari Le varianti in corso d’opera a progetti muniti di
Permesso di Costruire, purché non incidano su
Modifiche al volume o alle superfici del fabbricato
volume, superficie, sagoma, prospetti e
Modifiche alla sagoma o ai prospetti del fabbricato destinazione d’uso
Modifiche alla destinazione d’uso, se in zona omogenea A

Altre attività soggette a D.I.A. Gli interventi sugli immobili vincolati

Possono essere eseguite a seguito di presentazione


di D.I.A., in alternativa al rilascio di Permesso di
Costruire, le seguenti opere:
Tutte le opere di ristrutturazione edilizia Anche gli
Anche gli interventi
interventi susu immobili
immobili soggetti
soggetti aa
Gli interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione vincolo di
vincolo di tutela
tutela (es.
(es. L.1089/39,
L.1089/39, L.1497/39,
L.1497/39,
urbanistica, purché disciplinati da Piani Attuativi vigenti L.431/85) sono
L.431/85) sono assoggettati
assoggettati aa D.I.A.,
D.I.A., purché
purché
forniti di prescrizioni planivolumetriche di dettaglio questa sia
questa sia corredata
corredata da da parere
parere didi nulla
nulla osta
osta da
da
In altri termini, occorre che il P.R.G. non rimandi, per le parte dell’ente
parte dell’ente preposto
preposto allaalla tutela
tutela
precisazioni di dettaglio delle previsioni, ad un successivo
strumento attuativo In questo
In questo caso,
caso, l’attesa
l’attesa di
di 30
30 giorni
giorni
In questi casi al momento del deposito devono decorre dalla
decorre dalla data
data del
del rilascio
rilascio di
di tale
tale
essere versati gli oneri concessori: la DIA è onerosa parere
parere
ed ha durata triennale
Legge73/2010
73/2010
Un nuovo snellimento: le opere di
Il titolo abilitativo. Considerazioni Legge
manutenzione straordinaria. 1
D.L.40/2010
D.L. 40/2010
L’ampliamento dell’elenco
L’ampliamento dell’elenco delle
delle opere
opere soggetta
soggetta aa
D.I.A. ha
D.I.A. ha valso
valso ad
ad essa
essa l’attribuzione
l’attribuzione dell’appellativo
dell’appellativo Nel 2010,
Nel 2010, ilil d.l.
d.l. 73
73 (decreto incentivi) ha
(decreto incentivi) ha modificato
modificato ilil
di
di D.I.A. allargata
D.I.A. allargata o super super D.I.A.
D.I.A. T.U., introducendo
T.U., introducendo la la possibilità
possibilità di
di realizzare
realizzare
interventi di
interventi di manutenzione
manutenzione straordinaria
straordinaria senza
senza DIA
DIA
Con l’introduzione
Con l’introduzione della
della super
super DIA
DIA si si rafforza
rafforza la
la
tendenza alla
alla deregulation,
deregulation, con
con ilil passaggio
passaggio da da unun Leopere
Le operedi
dimanutenzione
manutenzionestraordinaria
straordinariasono
sonostate
state
tendenza
regime autorizzativo,
autorizzativo, equiparatealle
equiparate alleopere
operedi
dimanutenzione
manutenzioneordinaria
ordinaria
regime
Entrambigli
Entrambi gliinterventi
interventisono
sonoassoggettati
assoggettatiall’obbligo
all’obbligoda
daparte
parte
Questa
nelquale
Questa
nel tendenza
qualetendenza
leopere
le èè tuttora
opereescluse tuttora
tuttora
escluse dal in pieno
pieno comunale
dalpermesso
permesso
in vigore, alimentata
comunale
vigore, alimentata del proprietario di presentare una semplice comunicazione
del proprietario di presentare una semplice comunicazione
costituiscono
dalla unaeccezione
crisi economicaeccezione
economica allaregola,
di questi
questi regola, che
ultimiche prescrive
anni
costituiscono
dalla crisi una di alla ultimi anni ee dal
dal
prescrive diinizio
di iniziolavori
lavori
ovunque
ovunque l’obbligo
l’obbligo
tentativo di della
della
di utilizzare ad un
concessione
ad un
concessione
utilizzare l’edilizia regime
regime
l’edilizia per a
asseverativo
asseverativo,
edilizia, sseverativo
asseverativo,
asseverativo
edilizia,
per rilanciare
rilanciare l’attività ,
l’attività
tentativo
produttiva del del Paese
Paese Le associazioni
Le associazioni professionali
professionali di
di ingegneri
ingegneri ee
produttiva
nel quale l’eccezione è invece
invece costituita dagli interventi che
nel quale l’eccezione è invece costituita dagli interventi che architetti hanno
architetti hanno fortemente
fortemente polemizzato
polemizzato contro
contro
restanosoggetti
restano soggettiall’esplicito
all’esplicito permesso
permessocomunale
comunale questo provvedimento
provvedimento
questo
Un nuovo snellimento: le opere di
Legge 122 / 2010 Un ulteriore titolo abilitativo
manutenzione straordinaria. 2
D.L. 40/2010 Legge 73/2010
Nel 2010, la legge 122 introduce un nuovo titolo
In sede di conversione in legge (legge 73/2010), è abilitativo, che si affianca alla DIA: la Segnalazione
introdotto l’obbligo di allegare alla comunicazione una Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.)
relazione a firma di un tecnico abilitato, che attesti
La SCIA sostituisce la DIA per tutte le trasformazioni che
Che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici e ai non comportino modifiche del volume, sagoma e
regolamenti edilizi vigenti destinazione d’uso

Che per tali lavori la normativa statale e regionale non La DIA resta quindi solo nella versione (onerosa) alternativa
prevede l’obbligo di un titolo abilitativo al permesso di costruire (superDIA)
Entro 30 giorni
La SCIA ha undal
iterdeposito, il Comune
semplificato rispettopuò
allaemanare
DIA, in
Le opere di manutenzione ordinaria restano escluse un provvedimento
quanto i lavori possono essere avviati dei
di divieto di prosecuzione
dall’obbligo della relazione contestualmente lavori
alla presentazione
Una ricostruzione riepilogativa La situazione attuale
Licenza edilizia
Licenza Legge1150/1942
edilizia Legge 1150/1942
Attività edilizie libere comunicazione
Concessione edilizia
Concessione edilizia Legge10/1977
Legge 10/1977
opere di manutenzione ordinaria semplice
Autorizzazione edilizia
Autorizzazione edilizia Legge457/1978
Legge 457/1978 opere di manutenzione straordinaria con relazione

Denuncia asseverata
Denuncia asseverata Legge47/1985
Legge 47/1985
Attività edilizie che
D.I.A. Legge493/1993
Legge 493/1993 comportino mutamento permesso di
D.I.A.
del volume, delle costruire
Permesso di
Permesso di Costruire
Costruire DPR380/2001
DPR 380/2001
superfici, delle sagome o DIA
SuperDIA
SuperDIA DPR380/2001
DPR 380/2001 della destinazione d’uso
Comunicazione di
Comunicazione di I.A.
I.A. Legge73/2010
Legge 73/2010

S.C.I.A. Legge122/2010
122/2010 Altre attività edilizie SCIA
S.C.I.A. Legge

Piani settoriali a scala urbana

PIANO COMUNALE
AMBIENTE MOBILITÀ
PIANI COMUNALI
SETTORIALI
í Piani di zonizzazione acustica í Piano Urbano del Traffico
Rosa Anna La Rocca í Elaborati RIR í Piano Urbano della Mobilità
Dipartimento di Pianificazione e Scienza í Piani Energetici Comunali í Programma Urbano dei Parcheggi
del Territorio
Università degli Studi Federico II di Napoli
larocca@unina.it
www.dipist.unina.it - www.tema.unina.it
ƒ Miglioramento delle ƒ governo della mobilità
condizioni ambientali;
ƒ sostenibilità ambientale ed
urbana;
ƒ ampliamento delle
economica;
ƒ vivibilità urbana
opportunità di spostamento;
ƒ vivibilità urbana

1 2
Dal Piano di Zonizzazione Acustica al Piano di Risanamento Acustico
Gli strumenti complementari: un elenco
• È uno strumento complementare di pianificazione
P.U.M. Piano Urbano Mobilità caratteristiche • È obbligatorio per tutti i comuni dal 1995(L. 447/1995)
• È uno strumento trasversale ed interdisciplinare
P.U.P. Programma Urbano dei Parcheggi
P.C.P. Programma della Rete Ciclopedonale • si censiscono le sorgenti di rumore, fisse e mobili,
metodologia
suddividendo successivamente il territorio in zone
P.R.V. Piano della Rete di Vendita acustiche per le quali si fissano limiti all’intensità
sonora.
P.E.C. Piano Energetico Comunale
• ridurre i rischi causati da inquinamento acustico per
obiettivo
la popolazione
P.R.A. Piano Risanamento Acustico
P.S.U. Piano Servizi Urbani • integrazione tra aspetti ambientali, aspetti connessi
aspetti innovativi
alla mobilità veicolare e la distribuzione delle attività
P.V.U. Piano Verde Urbano sul territorio.

P.C.E. Programma di Colorazione degli Edifici 3 4

Piano di Zonizzazione Acustica Definizione: inquinamento acustico

• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1/3/1991; Legge Quadro 447/1995
riferimenti
• Legge Quadro sull’inquinamento Acustico n. 447/1995;
normativi
• Decreto Legislativo 194/2005 (2002/49/CE)

L’inquinamento acustico è l’introduzione di


Legge quadro • Definisce l’inquinamento acustico; rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente
• rende obbligatoria per tutti i comuni la redazione dei esterno tale da provocare fastidio o disturbo
Piani di Zonizzazione Acustica (PZA).
al riposo e alle attività umane, pericolo per la
• suddivide il territorio comunale in 6 classi acustiche salute umana, deterioramento degli
PZA
con un massimo di valore limite di rumorosità ecosistemi, dei beni materiali e dei
ammissibile. monumenti, dell’ambiente abitativo o
dell’ambiente esterno o tale da interferire con
parametri
• La suddivisione in classi acustiche viene effettuata l’esigenze di fruizione degli ambienti stessi.
sulla base di parametri urbanistici attuali e previsti:
9destinazioni d’uso;
urbanistici

9intensità d’uso.
5 6
PZA: classi acustiche PZA: classi acustiche

• intenso traffico veicolare;


classe I La quiete rappresenta un elemento di base per la fruizione. classe IV • alta densità di popolazione;
aree aree di intensa • elevata presenza di uffici e attività commerciali
particolarmente attività umana • presenza di attività artigianali;
protette • prossimità a strade di grande comunicazione;
• prossimità a linee ferroviarie;
• aree portuali;
classe II sono caratterizzate da: bassa densità di popolazione; limitata • limitata presenza di attività industriali;
aree ad uso presenza di attività commerciali; assenza di attività industriali
e artigianali. classe V
prevalentemente • sono caratterizzate dalla presenza di stabilimenti
residenziale aree industriali e dalla scarsità di attività residenziale
prevalentemente
industriali
classe III • sono interessate da traffico veicolare locale o di
aree di tipo misto attraversamento;
• media densità di popolazione; classe VI sono caratterizzate dalla presenza di stabilimenti industriali
• presenza di attività commerciali, uffici; aree industriali e dalla totale assenza di attività residenziale
• limitata presenza di attività artigianali;
• assenza di attività industriali;
• aree agricole con utilizzo di macchinari.

7 8

PZA: classificazione del territorio


Zonizzazione acustica del comune di Napoli

Finalità

DEFINIZIONE DI AMBITI OMOGENEI PER


L’APPLICAZIONE DEI LIMITI MASSIMI,
DIURNI E NOTTURNI, DI RUMORE Il Piano di zonizzazione acustica, approvato con deliberazione del Consiglio
comunale n° 204 del 21 dicembre 2001, integra il piano regolatore generale, in
ESPRESSI IN DECIBEL (dB) base alla legge n° 447 del 26 ottobre 1995.

Il Piano di zonizzazione acustica (Pza) costituisce uno degli strumenti di


riferimento per garantire la salvaguardia ambientale e per indirizzare le azioni
idonee a riportare le condizioni di inquinamento acustico al di sotto dei limiti di
norma.

9 10
PZA: competenze PZA: procedura di approvazione

• zonizzazione acustica del territorio comunale da


Comune ADOZIONE • il piano viene adottato dal Consiglio Comunale
effettuarsi secondo criteri fissati in sede regionale;
• coordinamento con la strumentazione urbanistica • il piano viene reso pubblico per la
adottata; CONSULTAZIONE consultazione nei successivi 30 contestualmente il
• predisposizione di piani di risanamento acustico; giorni dall’adozione. piano può essere
• coordimento tra sostenibilità ambientale e governo della • nei successivi 30 giorni si possono inviato alle ARPA
mobilità. OSSERVAZIONI presentare osservazioni al piano regionali
• nei successivi 90 giorni vengono
controllo dell’attività dei comuni e verifica della
ESAME DELLE esaminate e d eventualmente accolte
Regione
rispondenza delle attività volte all’abbattimento OSSERVAZIONI le osservazioni al piano.
dell’inquinamento acustico.
APPROVAZIONE • terminato il processo di consultazione e verificate
le compatibilità con gli strumenti urbanistici e della
mobilità vigenti, il piano viene approvato
definitivamente con delibera del Consiglio
Stato coordinamento e controllo dei valori ammissibili e di tutte le
Comunale.
attività connesse all’abbattimento dell’inquinamento
acustico.

11 12

L. 447/1995 L. 447/1995

Finalità della zonizzazione


acustica del territorio
Piano di Risanamento Acustico

costituire riferimento per la redazione del Piano di


Risanamento Acustico di cui all’art.7 della Legge 26 • individuare tipologia ed entità dei rumori
ottobre 1995 n.447 ed al successivo DPCM del 14 presenti incluse le sorgenti mobili nelle
novembre 1997 art.6 comma 2), in base al confronto tra la zone da risanare;
rumorosità ambientale misurata o stimata nell’ambito del • individuare i soggetti a cui compete
territorio comunale e gli standard di comfort acustico l’intervento;
prescritti nelle diverse zone, secondo le classificazioni • indicare le modalità e i tempi per il
assegnate nel Piano di Zonizzazione Acustica. risanamento;
• stimare gli oneri finanziari;
• definire eventuali misure cautelari per la
tutela dell’ambiente e della salute
pubblica.

13 14
L. 447/1995 Piano di Risanamento Acustico DL. 194/2005

A dieci anni di distanza dall’emanazione della Legge Quadro, a


Attuazione seguito della Direttiva Europea 2002/49/CE relativa alla
determinazione e gestione del rumore ambientale, è stato
approvato il Testo Coordinato del Decreto Legislativo 194 del
2005 che definisce competenze e procedure per:
• i piani di risanamento acustico sono • l’elaborazione della mappatura acustica e
approvati dal Consiglio comunale; delle mappe acustiche strategiche;
• essendo correlato al piano comunale va • l’elaborazione e l’adozione dei piani di
riconsiderato e riprogettato in caso di azione (…) volti a evitare e a ridurre il
varianti o di nuovo prg; rumore ambientale laddove necessario, in
• può essere suscettibile di varianti. particolare, quando i livelli di esposizione
possono avere effetti nocivi per la salute
umana (…);
• assicurare l’informazione e la
partecipazione del pubblico in merito al
rumore ambientale e ai relativi effetti.
15 16

DL. 194/2005 aree urbane con pop> 100.000 ab DL. 194/2005 aree urbane con pop> 100.000 ab

«la rappresentazione di dati relativi a


una situazione di rumore esistente o «una mappa finalizzata alla
prevista in una zona, relativa ad una determinazione dell’esposizione
determinata sorgente, in funzione di un globale al rumore in una certa zona a
descrittore acustico che indichi il causa di varie sorgenti di rumore
superamento di pertinenti valori limite ovvero alla definizione di previsioni
vigenti, il numero di persone esposte generali per tale zona»
mappatura acustica in una determinata area o il numero di mappa acustica
abitazioni esposte a determinati valori strategica
di un descrittore acustico in una certa
zona»;
ha lo scopo di rappresentare la distribuzione
dei livelli di rumore sul territorio per effetto di
definisce lo stato acustico della città tutte le sorgenti sonore in esso presenti
attraverso una rappresentazione dei dati (strade, ferrovie, aeroporti, ecc.).
relativi alla situazione di rumore esistente.
17 18
DL. 194/2005 aree urbane con pop> 100.000 ab

alcune differenze
strumenti per «gestire i problemi di
inquinamento acustico ed i relativi
effetti, compresa, se necessario, la sua
riduzione».

piani di azione

DL. 194/2005
L. 447/1995

La zonizzazione La mappatura acustica


individuano interventi ed azioni orientati alla acustica del territorio strategica rappresenta la
riduzione del rumore ambientale e alla rappresenta i valori limite distribuzione dei livelli di
di rumorosità da rumore per effetto di tutte
conservazione della qualità acustica se le sorgenti sonore
rispettarsi nel territorio
questa è stimata buona. comunale presenti.
Devono essere aggiornati ogni cinque anni.
19 20

DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti

i
Nel territorio
La sicurezza degli insediamenti ai rischi connessi dellaalla
Provincia
di Napoli alla data di ottobre
cosiddetti stabilimenti “Seveso”  costituisce
presenza di alcune tipologie di stabilimenti industriali
2008 sono presenti n° 40
un tema
stabilimenti a rischio di
di
grande rilevanza per la tutela dell’ambiente
incidenteurbano.
rilevante diÈcui
noto
11
infatti che numerosi impianti produttivi cherischio
ad alto stoccano o
e 29 a medio
ELABORATO TECNICO RIR rischiosia
trattano sostanze ad elevata pericolosità (come
perclassificati
l’uomo che
secondo
per l’ambiente naturale, sia pure originariamente gli artt. sorti
8 e 6/7adel
D.Lgs 334/99).
distanza dai centri abitati, sono stati Isuccessivamente
40 siti a rischio sono
inglobati dalla crescita urbana, trovandosi oggi
localizzati molto di 23
nel territorio
spesso in contesti ad elevata urbanizzazione.
comuni con diversa
concentrazione industriale,
prima fra tutte l'area
orientale di Napoli
altamente urbanizzata.

21 22
Rischi da Incidenti Rilevanti DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti

DM 9 maggio 2001 “Requisiti minimi di


sicurezza in materia di Finalità 1. localizzazione di nuovi impianti
pianificazione urbanistica e produttivi;
territoriale per le zone 2. adeguamento di impianti esistenti;
interessate a stabilimenti a 3. nuovi insediamenti o infrastrutture
rischio di incidente attorno agli stabilimenti esistenti quali,
rilevante” ad esempio, vie di comunicazione,
luoghi frequentati dal pubblico, zone
Finalità • Regolamentare il processo di residenziali, qualora l’ubicazione,
integrazione tra le scelte di l’insediamento o l’infrastruttura possano
pianificazione territoriale ed urbanistica e aggravare il rischio o le conseguenze di
le norme relative agli stabilimenti un incidente rilevante.
“Seveso” in riferimento a:

23 24

DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti

RIR • informazioni fornite dal gestore


deve contenere dell’impianto produttivo in merito
agli scenari di rischio possibile, alla
art. 4 eventualità di accadimento per
ciascun impianto e per le aree di
danno;
• mappa catastale tecnica degli
Al fine di individuare le aree da elementi territoriali e ambientali
sottoporre a regolamentazione vulnerabili;
gli strumenti urbanistici devono • rappresentazione dell’inviluppo
geometrico delle aree di danno;
essere integrati con un
ELABORATO TECNICO • eventuali pareri delle Autorità
Il RIR deve competenti fra cui quelle del
“RISCHIO DI INCIDENTI essere parte Comitato Tecnico Regionale (CTR
RILEVANTI” (RIR). integrante del o CVR);
Piano • eventuali misure da adottare per
ridurre i rischi di danno.
Comunale
25 26
DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti

RIR Per l'eventuale promozione di un programma integrato ALLEGATO • Criteri guida per
di intervento, o di altro strumento equivalente, l'Allegato TECNICO verificare la
Tecnico deve contenere, oltre a quanto specificato, una
analisi socio - economica e finanziaria, nonché di fattibilità
compatibilità tra
tecnica ed amministrativa degli interventi previsti. stabilimenti a
L'eventuale proposta di programma integrato d'interventi, rischio di incidente
da parte di soggetti pubblici e privati, singolarmente o rilevante e il
riuniti in consorzio tra loro, potrà definire, di norma, ogni tessuto urbano
azione o intervento utile per risolvere le situazioni di
particolare complessità, per le quali si possano ipotizzare
circostante.
modifiche all'assetto insediativo residenziale, industriale o
infrastrutturale, anche considerando gli interventi del
gestore per la riduzione delle aree di danno.
A tali fini il programma integrato potrà prevedere, tra
l'altro, modalità di trasferimento dei diritti edificatori in aree
contigue ovvero ubicate in altre aree del territorio
comunale.

27 28

DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti

VERIFICA DI 1. identificazione degli elementi VERIFICA DI


COMPATIBILITÀ territoriali e ambientali COMPATIBILITÀ
vulnerabili;
2. definizione del rischio associato
1. identificazione degli elementi territoriali e
ad un determinato impianto
ambientali vulnerabili;
produttivo;
3. valutazione della compatibilità
territoriale ed ambientale. Categorizzazione degli elementi
vulnerabili (6 categorie A-F a
vulnerabilità decrescente).

29 30
DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti

TABELLA 1 - Categorie territoriali


TABELLA 1 - Categorie territoriali
CATEGORIA A CATEGORIA B
1. Aree con destinazione prevalentemente residenziale, per le quali 1. Aree con destinazione prevalentemente residenziale, per le quali l'indice fondiario
l'indice fondiario di edificazione sia superiore a 4,5 m3/m2. di edificazione sia compreso tra 4,5 e 1,5 m3/m2.
2. Luoghi di concentrazione di persone con limitata capacità di mobilità - ad esempio
2. Luoghi di concentrazione di persone con limitata capacità di mobilità ospedali, case di cura, ospizi, asili, scuole inferiori, ecc. (fino a 25 posti letto o 100
- ad esempio ospedali, case di cura, ospizi, asili, scuole inferiori, ecc. persone presenti).
(oltre 25 posti letto o 100 persone presenti).
3. Luoghi soggetti ad affollamento rilevante all'aperto - ad esempio mercati stabili o
3. Luoghi soggetti ad affollamento rilevante all'aperto - ad esempio altre destinazioni commerciali, ecc. (fino a 500 persone presenti).
mercati stabili o altre destinazioni commerciali, ecc. (oltre 500 4. Luoghi soggetti ad affollamento rilevante al chiuso - ad esempio centri commerciali,
persone presenti). terziari e direzionali, per servizi, strutture ricettive, scuole superiori, università, ecc.
(oltre 500 persone presenti).
5. Luoghi soggetti ad affollamento rilevante con limitati periodi di esposizione al
rischio – ad esempio luoghi di pubblico spettacolo, destinati ad attività ricreative,
sportive, culturali, religiose, ecc. (oltre 100 persone presenti se si tratta di luogo
all'aperto, oltre 1000 al chiuso).
6. Stazioni ferroviarie ed altri nodi di trasporto (movimento passeggeri superiore a
1000 persone/giorno).
31 32

DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti

TABELLA 1 - Categorie territoriali TABELLA 1 - Categorie territoriali


CATEGORIA D
CATEGORIA C
1. Aree con destinazione prevalentemente residenziale, per le quali l'indice
1. Aree con destinazione prevalentemente residenziale, per le quali l'indice
fondiario di edificazione sia compreso tra 1 e 0,5 m3/m2.
fondiario di edificazione sia compreso tra 1,5 e 1 m3/m2.
2. Luoghi soggetti ad affollamento rilevante, con frequentazione al massimo
2. Luoghi soggetti ad affollamento rilevante al chiuso - ad esempio centri
mensile - ad esempio fiere, mercatini o altri eventi periodici, cimiteri, ecc..
commerciali, terziari e direzionali, per servizi, strutture ricettive, scuole
superiori, università, ecc. (fino a 500 persone presenti).
CATEGORIA E
3. Luoghi soggetti ad affollamento rilevante con limitati periodi di esposizione
1. Aree con destinazione prevalentemente residenziale, per le quali l'indice
al rischio - ad esempio luoghi di pubblico spettacolo, destinati ad attività
fondiario di edificazione sia inferiore a 0,5 m3/m2.
ricreative, sportive, culturali, religiose, ecc. (fino a 100 persone presenti se
si tratta di luogo all'aperto, fino a 1000 al chiuso; di qualunque dimensione 2. Insediamenti industriali, artigianali, agricoli, e zootecnici.
se la frequentazione è al massimo settimanale).
CATEGORIA F
4. Stazioni ferroviarie ed altri nodi di trasporto (movimento passeggeri fino a
1000 persone/giorno). 1. Area entro i confini dello stabilimento.
2. Area limitrofa allo stabilimento, entro la quale non sono presenti manufatti
o strutture in cui sia prevista l'ordinaria presenza di gruppi di persone.
33 34
La vulnerabilità di ciascun elemento va valutata in relazione allo
Elementi Tra gli elementi territoriali Elementi
scenario incidentale cui si fa riferimento.
Vulnerabili vulnerabili vengono Vulnerabili
territoriali considerate anche le ambientali
Per esempio, siTra gli elementi
potrà ritenere trascurabile l’effetto prodotto da
infrastrutture di trasporto ambientali
un’esplosione o da un incendio vulnerabili
nei confronti dell’acqua e del
e tecnologiche, lineari e sottosuolo. vengono considerati: ҟ
puntuali, per le quali, •beni paesaggistici e
qualora rientrassero nelle Va valutata anche ambientali;
in relazione:
aree di danno individuate, •aree naturali protette;
dovrebbero essere al danno specifico •risorse
che puòidriche
essere arrecato all’elemento
predisposti idonei ambientale, superficiali e profonde;
interventi di protezione e •uso
alla rilevanza sociale del suolo (aree
e ambientale della risorsa considerata,
gestionali. Per tali coltivate di pregio,
elementi non è prevista alla possibilità di mettere in atto interventi di ripristino in seguito
aree boscate).
però alcuna all’eventuale incidente.
categorizzazione.

35 36

DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti


Tabella 2 – Valori di soglia
VERIFICA DI 2. definizione del rischio associato ad un Elevata letalità Inizio Lesioni Lesioni Danni alle
Scenario letalità irreversi reversibi strutture /
COMPATIBILITÀ determinato impianto produttivo; incidentale bili li Effetti
domino
1 2 3 4 5

Incendio 12,5 kW/m2 7 kW/m2 5 kW/m2 3 kW/m2 12,5 kW/m2


(radiazione
Definizione di criteri per stimare le termica
stazionaria)
conseguenze degli incidenti rilevanti e BLEVE/Fireball Raggio fireball 350 200 125 200-800 m
la probabilità di accadimento. (radiazione kJ/m2 kJ/m2 kJ/m2 (*)
termica
variabile)
Flash-fire LFL ½ LFL
(radiazione
termica
istantanea)
VCE 0,3 bar 0,14 bar 0,07 bar 0,03 bar 0,3 bar
(sovrapressione (0,6 spazi aperti)
di picco)
Rilascio tossico LC50 (30min,hmn) IDLH
(dose assorbita)

37 38
DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti

VERIFICA DI
COMPATIBILITÀ

3. valutazione della compatibilità territoriale


ed ambientale da parte delle autorità
competenti; definisce le categorie territoriali compatibili
con gli stabilimenti per la predisposizione degli
Viene effettuata separatamente per i
primi e per i secondi.
strumenti di pianificazione urbanistica.
sovrapposizione degli elementi • danno significativo
territoriali presenti compatibili • danno grave
con gli stabilimenti.

39 40

DM 9 maggio 2001 Rischi da Incidenti Rilevanti

CATEGORIE DI DANNO AMBIENTALE


devono essere introdotte nello
strumento urbanistico
prescrizioni edilizie e
• danno urbanistiche di mitigazione con
significativo interventi di tipo territoriale,
il danno per il quale le operazioni di bonifica e infrastrutturale e gestionale per
deve essere utilizzata per il rilascio di ripristino ambientale dei siti inquinati possono la protezione dell’ambiente
essere portate a termine nell’arco di due anni circostante finalizzate alla
concessioni o autorizzazioni edilizie in dall’inizio dell’intervento; riduzione della categoria di
danno.
assenza di una Variante al Piano Regolatore
Generale che abbia già recepito le indicazioni • danno grave la presenza di stabilimenti risulta
del Decreto. il danno per il quale le operazioni di bonifica e incompatibile con gli elementi
ambientali vulnerabili. In questo caso il
ripristino ambientale dei siti inquinati possono
essere portate a termine in un periodo superiore gestore è tenuto ad adottare misure
ai due anni dall’inizio dell’intervento; tecniche complementari atte a
ridurre il rischio di danno ambientale e
a trasmetterle all’Autorità competente
che ha il compito di esaminarle

41 42
Piani Energetici Comunali
"Norme in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia".

La crescente attenzione verso i temi della sostenibilità


dello sviluppo ha introdotto in Italia l’obbligo di
PIANI ENERGETICI COMUNALI L. 10/91
redigere PIANI ENERGETICI a scala comunale e
regionale.

Livello regionale Livello comunale

• strumenti di programmazione • obbligatorio per comuni con


degli interventi regionali in pop > 50.000 ab;
campo energetico; • promuovere e sostenere
• coordinamento delle l’uso di fonti energetiche
decisioni rilevanti; rinnovabili;
• indirizzo per l’azione degli • uso razionale dell’energia
Enti Locali

43 44

Piani Energetici Comunali Piani Energetici Comunali


"Norme in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia".

Bilancio energetico.
Art. 5 I comuni con pop > di 50.000 abitanti
L. 10/91 devono dotarsi di un PEC in accordo con il
PRG
• Obiettivo finale
domanda attuale di di tale inbilancio
energia relazione è
ai diversi
settori di consumo;
supportare la predisposizione di scenari
Livello regionale Livello comunale
• futuri
offerta in grado
attuale di ridurre
in termini la domanda
di approvvigionamento
energetico, caratteristiche della rete, ecc.;
attuale, massimizzare in termini di
• strumenti di programmazione • efficienza
effetti ambientali associati all’uso delle fonti
degli interventi regionali in
• obbligatorio per comuni con
pop > 50.000 ab;
ed efficacia l’offerta attuale e
campo energetico; energetiche (CO2, emissioni inquinanti, ecc.)
• coordinamento delle
• promuovere e sostenere minimizzare, nel contempo, gli effetti
l’uso di fonti energetiche
decisioni rilevanti;
• indirizzo per l’azione degli
rinnovabili; ambientali negativi, anche mediante il
utilizzo di fonti alternative
• uso razionale dell’energia
Enti Locali ricorso a fonti energetiche alternative.
domanda offerta

45 46
Piani Energetici Comunali Piani Energetici Comunali

Contenuti Bilancio energetico.

• aspetti energetici • domanda attuale di energia in relazione ai diversi


settori di consumo;
• offerta attuale in termini di approvvigionamento
energetico, caratteristiche della rete, ecc.;
• aspetti urbanistico – ambientali
• effetti ambientali associati all’uso delle fonti
energetiche (CO2, emissioni inquinanti, ecc.)

• aspetti edilizi utilizzo di fonti alternative

domanda offerta

47 48

Piani Energetici Comunali Piani Energetici Comunali

• Il PEC deve essere integrato al PRG. • Il PEC deve essere integrato al PRG.
• La pianificazione urbanistica e quella energetica devono • La pianificazione urbanistica e quella energetica devono
essere contestuali o quantomeno coordinate. essere contestuali o quantomeno coordinate.
• Deve contenere: 1. il bilancio energetico che • Deve contenere: 4. Individuazione dei bacini di
confronta il fabbisogno utenza.
energetico globale delle 5. previsione di idonee
varie funzioni urbane con la infrastrutture.
disponibilità di energia data 6. le risorse finanziabili disponibili.
dalle fonti utilizzabili. 7. gli interventi da attuare sugli
2. Individuazione delle fonti impianti, sui combustibili, ecc.
energetiche tradizionali e/o 8. ordine di priorità degli interventi
innovative non ancora o non in base al presunto risparmio
del tutto utilizzate. energetico conseguibile.
3. localizzazione degli impianti 9. misura di tutela dell’ambiente
di teleriscaldamento o 10.direttive per l’adeguamento degli
raffrescamento. 49 edifici. 50
Piani Energetici Comunali Piani Energetici Comunali

Il titolo II della legge stabilisce gli elementi Un PEC consta di 3 parti:


essenziali per stendere la normativa specifica:

• Ambito di applicazione della normativa PARTE CONOSCITIVA;


• progettazione messa in opera ed esercizio di
edifici ed impianti
• limiti di consumo dell’energia
• relazione tecnica sul rispetto delle prescrizioni PARTE PROPOSITIVA;
• certificazione delle opere di collaudo
• certificazione energetica degli edifici
• controlli e verifiche
• sanzioni
• provvedimenti di sospensione dei lavori PARTE ATTUATIVA.
• irregolarità rilevate dall’acquirente o dal
conduttore.
51 52

Piani Energetici Comunali Piani Energetici Comunali

La PARTE CONOSCITIVA mira a definire il La PARTE PROPOSITIVA fa riferimento


bilancio energetico comunale (domanda e ad una tavola di azzonamento
offerta). energetico, si individuano gli obiettivi
Fondamentale è l’analisi di efficienza del PEC e si illustrano gli interventi così
energetica degli edifici. raggruppabili: impiantistici- sui
Per valutare la domanda di energia si combustibili- rifiuti- trasporti- protezione
suddivide il territorio in aree di domanda e si ambientale.
costruiscono le serie storiche dei consumi
energetici.
Le sorgenti energetiche si distinguono in:
- Areali;
- Puntiformi;
- Lineari (legate al traffico veicolare).

53 54
Piani Energetici Comunali

La PARTE ATTUATUVA prevede Piani Urbani del Traffico


prescrizioni sull’involucro edilizio
(coibentazione di muri- intercapedini-
solette e tetti- efficienza dei serramenti-
cassonetti- doppi vetri), sull’impianto di
riscaldamento e climatizzazione e
sull’impianto di illuminazione.

55 56

Piani Urbani del Traffico Piani Urbani del Traffico

Caratteristiche Principale strumento per l’organizzazione e la Cosa fa • Non modifica il sistema infrastrutturale;
gestione della mobilità in ambito urbano. • definisce interventi attuabili nel breve periodo;
Strumento tecnico amministrativo di breve periodo (2 • delinea le possibili soluzioni in base alle dotazioni
anni) finalizzato a: infrastrutturali esistenti.
•migliorare le condizioni della circolazione e della
sicurezza stradale,
•la riduzione dell’inquinamento acustico ed
atmosferico; Con quali altri Il PUT è un piano di breve periodo che ha lo scopo di
•il contenimento dei consumi energetici stabilendo le strumenti si ridurre la criticità della circolazione in ambito
priorità ed i tempi per l’attuazione degli interventi. integra urbano.

Chi li deve fare Devono obbligatoriamente redigere i PUT: Il Piano dei Trasporti (PGT) invece si occupa di
- i comuni con pop > di 30.000 abitanti; risolvere le criticità intervenendo sul sistema
- i comuni con forte affluenza turistica infrastrutturale in un arco temporale lungo (10 anni).
- i comuni con elevati flussi di pendolarismo
- i comuni con levati livelli di congestione da traffico. Il Piano della Mobilità (PUM) è un particolare piano
che si interessa anche della gestione ottimale
dell’offerta di trasporto pubblico.

57 58
Piani Urbani del Traffico

Ambiti • Il PUT interessa l’intero centro abitato


territoriali
interessati
Piani Urbani della Mobilità

Rapporto con il È sostanzialmente legato alla definizione delle


PRG destinazioni d’uso;
è subordinato alle indicazioni del prg.

59 60

Piani Urbani della Mobilità Piani Urbani della Mobilità

Caratteristiche strumento di programmazione medio lungo (10 Obiettivi • soddisfacimento dei bisogni di
anni); mobilità della popolazione;
introdotto dalla L. 24/11/2000 n. 340 • abbattimento dei livelli di
inquinamento atmosferico ed
acustico;
• riduzione dei consumi energetici;
Definizione progetto del sistema della mobilità • sicurezza del trasporto e della
comprendente l’insieme organico degli circolazione stradale;
interventi sulle infrastrutture di trasporto • minimizzazione dell’uso
pubblico e stradali sui parcheggi di individuale dell’auto;
interscambio sulle tecnologie sul parco veicoli • incremento della capacità di
sul governo della domanda di trasporto trasporto;
attraverso la figura del mobility manager, i • incremento della percentuale di
sistemi di controllo e regolazione del traffico, cittadini trasportati con modalità
l’informazione all’utenza la logistica e le collettive (car pooling, car
tecnologie destinate all’organizzazione della sharing);
distribuzione delle merci. • riduzione dei fenomeni di
congestione da traffico nelle aree
urbane.
61 62
Piani Urbani della Mobilità Piani Urbani della Mobilità

Chi li fa • singoli comuni o aggregazioni d comuni con Campania L. 3/2002 equipara i PUM a piani generali dei
pop > 100.000 abitanti; trasporti dei Comuni o dei Comuni associati.
• province aggreganti comuni limitrofi con pop > Deve contenere:
100.000 ab; • le linee strategiche per la configurazione del
• regioni nelcaso di aree metropolitane diffuse e servizio dei trasporti;
policentriche • le scelte generali per il riassetto
possono richiedere i cofinanziamenti allo Stato organizzativo ed economico del settore a
per una quota non superiore al 60% del costo scala comunale
complessivo dell’investimento.

Cosa sono • strumento di programmazione sulla cui base lo Attuazione • Sono adottati ogni 5 anni dai singoli comuni;
Stato assegna finanziamenti per obiettivi da • in assenza di parere della regione entro 90
raggiungere mediante programmi integrati di giorni si ritiene rialsciato il visto necessario alla
realizzazione di infrastrutture di trasporto sua attuazione;
pubblico, parcheggi, viabilità e applicazione di • devono essere conformi con gli strumenti di
innovazioni tecnologiche. pianificazione territoriale di lungo periodo.

63 64

Programma Urbano dei Parcheggi

Finalità • liberare dalla sosta alcune strade urbane;


• individuare le zone di particolare rilevanza
Programma Urbano dei Parcheggi urbanistica dove proibire la sosta gratuita;
• riservare le risorse pubbliche alla
realizzazione di parcheggi di scambio
• realizzare parcheggi pertinenziali in
sotterranea;
• considerare i parcheggi come servizi pubblici;
• soddisfare la domanda di parcheggio senza
incidere sulla qualità ambientale;
• attuare gradualmente la disciplina della sosta.

Riferimenti L. 122/1989 Legge Tognoli


normativi

65 66
Programma Urbano dei Parcheggi Programma Urbano dei Parcheggi

PUP speciale • adozione del Comune e trasmissione alla


Regione entro 150 giorni dalla entrata in
PUP ordinario • individuazione da parte delle Regioni dei vigore della L. 122/1989;
comuni tenuti a formare il PUP (150 giorni);
• approvazione da parte della Regione entro 60
• adozione del PUP da parte del Comune entro giorni
60 giorni;
• trasmissione al ministero se rifiutato dalla
• trasmissione alla Regione entro 30 giorni; regione con motivazioni dettagliate;
• approvazione del PUP da parte della Regione • se il termine di 150 giorni non viene rispettato
entro 30 giorni dal ricevimento dai Comuni la Regione redige il PUP;
• nel caso di inadempienza di entrambi
vengono convocati presso il ministero per la
definizione del programma da attuare;

67 68

Programma Urbano dei Parcheggi

Finanziamento • Ammissione ai contributi è annuale e sono


commisurati alla spesa massima ammissibile

Attuazione • Il Comune provvede direttamente


all’attuazione dei lavori oppure cede a terzi il
Le mani sulla città, 1963
diritto di costruzione che non può durare più Trama (Wikipedia)
di 90 anni. Il film è ambientato a Napoli,
Napoli che viene nominata per la prima volta a trenta minuti dall
dall'inizio
inizio del film;
ma è scelta a rappresentare una qualsiasi città italiana. All'inizio un uomo guarda il paesaggio, indica i
palazzi sullo sfondo e dice ai suoi collaboratori che la città si sta muovendo verso una data direzione,
che è quella stabilita dal piano regolatore. Loro sono su un terreno ad uso agricolo, e l'idea è
quella di comprare la terra,
terra cambiare il piano regolatore per deviare la crescita della città su
tale terreno e costruirvi, guadagnando con il cambio di destinazione d'uso 70 volte tanto la
spesa.
Quell'uomo è Edoardo Nottola…….

La perequazione urbanistica
arch. Andrea Ceudech

69
La perequazione urbanistica La perequazione urbanistica
Concetti e definizioni
Riferimenti normativi
Casi “storici”
L’ambito n. 13 del Prg di Napoli

Funz. arch. Andrea Ceudech Funz. arch. Andrea Ceudech


Dipartimento Autonomo di Pianificazione Urbanistica Dipartimento Autonomo di Pianificazione Urbanistica
via Diocleziano, 330 via Diocleziano, 330
andrea.ceudech@comune.napoli.it andrea.ceudech@comune.napoli.it

Il concetto di perequazione Il concetto di perequazione

Cosa si intende per sperequazione nel piano: indici di fabbricabilità diversi a terreni
Dal principio della perequazione, cioè della distribuzione dei diritti edificatori o dei
che si trovano nelle stesse condizioni di estensione, qualità ed ubicazione; in un
vantaggi e svantaggi derivanti dalla pianificazione rispondente ad un progetto di
insieme di terreni non necessariamente in uguali condizioni di estensione, qualità ed
equità, discendono una serie di pratiche che vanno dalla ridistribuzione delle
ubicazione
bi i vengono assegnati ti ad
d alcuni
l i diritti
di itti edificatori
difi t i mentre
t ad d altri
lt i viene
i posto
t
volumetrie fino alla semplice compensazione economica
un vincolo di inedificabilità per la realizzazione di parti della “città pubblica” o per
conseguire obiettivi di tutela ambientale. Tali pratiche tendono all’individuazione di un “valore di scambio” che ripaghi la
limita ione del privato
limitazione pri ato ad esercitare il suo
s o ius
i s edificandi,
edificandi imposta da una
na decisione
urbanistica che risponde alle esigenze di una pianificazione finalizzata al bene
Il termine perequazione indica una distribuzione di un qualcosa effettuata in base a
pubblico.
dei criteri di equità
q ((dal latino peraequare).
p q )

La perequazione indica in ambito disciplinare quel principio la cui attuazione è tesa I presupposti fondamentali del principio della perequazione possono essere così
ad ottenere sia la giustizia distributiva nei confronti dei proprietari di terreni riassunti:
i ti il progetto
tt di equità
ità consiste
i t in
i una di
distribuzione
t ib i equa di vantaggi
t ie
chiamati ad usi urbani, sia la formazione della “città pubblica” senza espropri e con svantaggi derivanti dall’azione di pianificazione; i danni e gli svantaggi possono
il minimo di risorse impiegate (Pompei 1998). essere individuati e valutati; esiste la possibilità di costruire meccanismi di
compensazione accettabili dai privati e concretamente realizzabili.

La perequazione urbanistica – Concetti e definizioni La perequazione urbanistica – Concetti e definizioni


arch. Andrea Ceudech arch. Andrea Ceudech
Il concetto di perequazione Obiettivi della perequazione

Perequazione urbanistica: principio della perequazione attuato attraverso i mezzi urbanistici.


La quantità di edificazione spettante ai terreni chiamati ad usi urbani è indifferente alle
specifiche destinazioni d’uso previste dal PRG, ma dipende invece dallo stato di fatto e di • Indifferenza della proprietà.
diritto in cui essi si trovano al momento della formazione del piano stesso.
stesso
• Caducità dei vincoli. Si perde la natura di vincolo coercitivo di non edificabilità.
A uguale stato di fatto e di diritto corrisponde uguale misura del diritto edificatorio.
Il comune p può acquisire
q senza espropri
p p al p
pubblico p
patrimonio tutto il suolo necessario p
per • Efficace costruzione della città pubblica, in tempi certi ed in parti proporzionali
finalità di interesse generale. alle aree di trasformazione,
f garantendo il risultato in un esplicito e concreto
rapporto tra risorse, soggetti pubblici e privati.
Al privato resta il suolo necessario per realizzare la quantità di costruzione prevista dal PRG.
Tutto il resto è ceduto al prezzo agricolo.
agricolo Il comune lo usa per: realizzare spazi e attrezzature • Collaborazione p
pubblico - p
privato.
pubbliche, lo dà in concessione per la realizzazione di programmi di edilizia economica e
popolare, metterlo all’asta per trovare risorse. Inoltre, non esistono più suoli gravati da vincolo
di inedificabilità p
perché a tutti i terreni è riconosciuto un minimo contenuto edificatorio. Il
proprietario sceglie se sfruttarlo o lasciarlo inutilizzato fino all’esproprio che viene però
connotato dalla certezza dell’indennizzo perché commisurata alla potenzialità edificatoria del
terreno in base alla classe di appartenenza.

La perequazione urbanistica – Concetti e definizioni La perequazione urbanistica – Concetti e definizioni


arch. Andrea Ceudech arch. Andrea Ceudech

Glossario Glossario

P.u. generalizzata : se la perequazione riguarda sia le aree di trasformazione urbanistica sia le


aree di conservazione.
P.u. a priori : perequazione dei volumi in cui i diritti edificatori vengono riconosciuti come
P.u. p
pura : si ha qquando il pprincipio
p trova applicazione
pp solo nelle aree di trasformazione potenziale implicito
p p alle loro condizioni di fatto e di diritto,, il q
quale non è negoziabile,
g , non
urbanistica. Affinché il piano risulti giuridicamente inattaccabile la perequazione urbanistica dipendendo dalle scelte di piano per il futuro assetto territoriale.
pura deve essere applicata a tutte le aree di trasformazione, ciò per salvaguardare il principio
costituzionale della validità della limitazione della proprietà per intere categorie di beni
(Pompei 1998).
(Pompei, 1998) La perequazione di questo tipo si ha di solito nei terreni agricoli liberi.
liberi P.u.
P u a posteriori : perequazione urbanistica in cui l’insieme di tutte le quantità edilizie previste
dal piano viene equamente ripartito, indipendentemente dalle destinazioni d’uso, fra tutti i
P. condizionata : si ha quando il principio perequativo si adatta a particolari assetti fondiari
terreni interessati. La quantità ed il programma sono però negoziabili tra il comune e gli
consolidati; laddove cioè non è possibile applicare la perequazione pura per mancanza di
operatori
p privati ((modello spagnolo).
p p g )
necessità di formazione di aree pubbliche o in aree la cui proprietà fondiaria è fortemente
parcellizzata. In tal caso il comune può rinunciare all’acquisizione delle aree in maniera
sistematica e il criterio di assegnazione dei diritti edificatori è diverso dall’indice convenzionale
P. u. verso il basso : si ha quando gli ICE sono dell’ordine di 0,10 mq/mq
di edificabilità.
Pseudo perequazione : perequazione urbanistica che ai suoli destinati a funzioni che rivestono
un ruolo fondamentale nel quadro delle strategie dell’uso del territorio, applica una quantità P. u. verso l’alto : si ha quando gli ICE sono superiori all’ordine di 0,10 mq/mq.
edificatoria diverso da q
quello della classe a cui il terreno appartiene.
pp

La perequazione urbanistica – Concetti e definizioni La perequazione urbanistica – Concetti e definizioni


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Glossario

Comparto edificatorio : unità areale di attuazione del piano particolareggiato (Lucchini, 1997). Riferimenti normativi
E’ uno strumento ordinario di disciplina dei diritti - doveri della proprietà fondiaria nelle
trasformazioni del territorio previste dal piano regolatore generale introdotto con la legge
urbanistica del 1942 e dal Codice civile dello stesso anno.
Il “decreto sviluppo”, modificando il Codice Civile, ha pienamente legittimato i “diritti edificatori”
Comparto urbanistico : con tali termini si indica una delimitazione di aree soggette a particolare ed ha riconosciuto la possibilità di trascrivere nei registri immobiliari i contratti inerenti alla
prescrizioni di piano,
piano garantendo sia la funzionalità che ll’unitarietà
unitarietà delle trasformazioni loro compravendita.
compravendita Ciò fornisce una legittimazione ancor più forte all all’impiego
impiego della
previste. perequazione urbanistica nei piani comunali, già previsto in molte leggi regionali – fra cui la legge
n. 16/2004 della Regione Campania – e soprattutto incoraggiato da diversi pronunciamenti
Comparto perequativo : si intende ancora l’insieme più piccolo di aree al cui interno viene giurisprudenziali, fra cui quello, molto noto, del Consiglio di Stato sul Prg di Roma.
attuata una trasformazione urbanistica perequativa,
perequativa cioè al cui interno risultino conclusi i
trasferimenti di diritti edificatori, le cessioni e le permute di aree. …. è dunque facile prevedere un’ulteriore diffusione della perequazione urbanistica nei piani
comunali, tanto più che nel contempo è stato affermato dalla Corte Costituzionale il principio che
tutte le espropriazioni debbano essere indennizzate in ragione del valore venale dei beni
espropriati, e la situazione finanziaria dei Comuni è ulteriormente peggiorata.

La perequazione urbanistica – Concetti e definizioni La perequazione urbanistica – Riferimenti normativi


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Riferimenti normativi
Riferimenti normativi

Il ricorso al TAR verteva sul contributo straordinario e sulle cessioni compensative,


ritenuti illegittimi, se adottati in via amministrativa.

Nel caso del contributo, il Prg prevede, in alcune ipotesi, la possibilità di valorizzare
un'area tramite aumenti di cubatura o cambi di destinazione d'uso. Il valore
extra
t non va tutto
t tt aii privati:
i ti dued t
terzii vengono incamerati
i ti dal
d l Comune
C che
h li
reinveste in opere pubbliche.
La cessione compensativa, invece, è un'alternativa all'esproprio. Anziché prendersi
tutto il terreno (a caro prezzo),
prezzo) ll'amministrazione
amministrazione ne lascia una quota minima al privato,
privato
dandogli la facoltà di costruire. Il Tar aveva contestato la possibilità di regolare con un
proprio atto due ambiti sui quali sarebbe servita una legge. Il Consiglio di Stato ha
rivisto questa impostazione, stabilendo che i due modelli sono basati sul consenso tra le
parti e non violano la cosiddetta "riserva di legge“.

La perequazione urbanistica – Riferimenti normativi La perequazione urbanistica – Riferimenti normativi


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Riferimenti normativi Legge regionale 16/2004 s.m.i.

In sostanza, il Tar aveva ritenuto che la cessione compensativa fosse una «sottrazione Art. 3 - Articolazione dei processi di pianificazione.
forzosa» di edificabilità ai suoli privati, mentre il contributo straordinario fosse
«un'imposizione
'i i i patrimoniale».
i i l
3. La pianificazione provinciale e comunale si attua mediante:
Per il Consiglio di Stato, invece, la legittimità di questi due strumenti si regge su due a) disposizioni strutturali, con validità a tempo indeterminato, tese a individuare le linee
fondamentali della trasformazione a lungo termine del territorio, in considerazione dei valori
pilastri,
il t i «entrambi
t bi ben
b noti
ti all nostro
t ordinamento»
di t ( i di dotati
(quindi d t ti di copertura
t
naturali, ambientali e storico-culturali, dell'esigenza di difesa del suolo, dei rischi derivanti da
normativa): da un lato, «la potestà conformativa del territorio di cui calamità naturali, dell'articolazione delle reti infrastrutturali e dei sistemi di mobilità;
l'amministrazione è titolare nell'esercizio della propria attività di pianificazione; b) disposizioni programmatiche, tese a definire gli interventi di trasformazione fisica e
dall'altro,, la p
possibilità di ricorrere a modelli p privatistici e consensuali p per il funzionale del territorio in archi temporali limitati,
limitati correlati alla programmazione finanziaria dei
perseguimento di finalità di pubblico interesse». bilanci annuali e pluriennali delle amministrazioni interessate.

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Legge regionale 16/2004 s.m.i. Legge regionale 16/2004 s.m.i.


Art. 33 - Comparti edificatori.
TITOLO II Pianificazione territoriale e urbanistica 1. Le trasformazioni previste dal Puc, dai Pua o dagli atti di programmazione degli interventi possono essere
realizzate mediante comparti edificatori, così come individuati dagli stessi Puc, dai Pua e dagli atti di
Capo V - Sistemi di attuazione della pianificazione urbanistica programmazione
p g degli
g interventi.
2. Il comparto è costituito da uno o più ambiti territoriali, edificati o non, ed è individuato dal Puc,
Art. 32 - Perequazione urbanistica. dai Pua o dagli atti di programmazione degli interventi, che indicano le trasformazioni urbanistiche
1. La perequazione urbanistica persegue lo scopo di distribuire equamente, tra i proprietari di ed edilizie, i tipi di intervento, le funzioni urbane ammissibili, la volumetria complessiva realizzabile e
immobili interessati dalla trasformazione oggetto della pianificazione urbanistica, diritti le quote edificatorie attribuite ai proprietari degli immobili inclusi nel comparto, la quantità e la
edificatori e obblighi nei confronti del comune o di altri enti pubblici aventi titolo. localizzazione degli immobili da cedere gratuitamente al comune o ad altri soggetti pubblici per la
realizzazione di infrastrutture, attrezzature e aree verdi.
2. Il Puc, gli atti di programmazione degli interventi e i Pua ripartiscono le quote edificatorie e
3. La superficie necessaria per la realizzazione di attrezzature pubbliche non è computata ai fini della
i relativi obblighi tra i proprietari degli immobili ricompresi nelle zone oggetto di trasformazione determinazione delle quote edificatorie.
mediante comparti di cui all all'articolo
articolo 33,
33 indipendentemente dalla destinazione specifica
….
delle aree interessate.
3. Il Ruec individua le modalità per la definizione dei diritti edificatori dei singoli proprietari,
6. Ferme restando le quote edificatorie attribuite ai proprietari di immobili, il Puc, i Pua e gli atti di
tenendo conto dello stato sia di fatto che di diritto in cui versano i relativi immobili all'atto
p g
programmazione degli
g interventi definiscono le caratteristiche e il dimensionamento degli
g interventi edilizi
della formazione del Puc.
Puc funzionali alla realizzazione, nei comparti edificatori, di attrezzature e di altre opere di urbanizzazione
primaria e secondaria.

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Regolamento di attuazione per il governo del Regolamento di attuazione per il governo del
territorio del 4 agosto 2011, n. 5 territorio del 4 agosto 2011, n. 5
Art. 12 - (Perequazione urbanistica ed ambiti di trasformazione urbana)
Art. 9 - (Attuazione dell’art. 3 della LR n.16/2004 - Piano strutturale e piano programmatico)
1. Il piano urbanistico, nell’ambito delle sue potenzialità edificatorie, può essere attuato anche con
La componente programmatica del PUC si traduce in piano operativo. Il piano programmatico del PUC, sistemi perequativi,
perequativi compensativi e incentivanti,
incentivanti secondo criteri e modalità definiti dal presente articolo
per la sua natura operativa, contiene, oltre agli elementi di cui all’articolo 3 della legge regionale n. e dettagliati da provvedimenti regionali.
16/2004, la ulteriore specificazione delle aree indicate al comma 3, nel rispetto delle disposizioni di cui 2. La perequazione è finalizzata al superamento della diversità di condizione giuridico –
al comma 4, indicando: economica che si determina tra le proprietà immobiliari per effetto della pianificazione
a) destinazione d’uso; urbanistica,
b i ti promuovendo d forme
f di equa distribuzione
di t ib i d i benefici
dei b fi i e degli
d li onerii derivanti
d i ti
dagli interventi di trasformazione degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del
b) indici fondiari e territoriali;
territorio comunale.
c) parametri edilizi e urbanistici;
3. La compensazione si realizza con l’attribuzione, nel rispetto delle previsioni dello
d) standard urbanistici; strumento urbanistico generale, di diritti edificatori alle proprietà immobiliari sulle quali, a
e) attrezzature e servizi. seguito di accordo tra il comune e l’avente diritto, sono realizzati interventi pubblici o
comunque ad iniziativa del comune.
7. Il piano programmatico/operativo del PUC, elaborato anche per porzioni di territorio comunale,
contiene altresì gli atti di programmazione degli interventi di cui all’articolo 25 della LR n. 16/2004.

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Regolamento di attuazione per il governo del Regolamento di attuazione per il governo del
territorio del 4 agosto 2011, n. 5 territorio del 4 agosto 2011, n. 5
4. L’incentivazione urbanistica ha come obiettivo il miglioramento della qualità urbana, architettonica 7. I diritti edificatori sono ripartiti, indipendentemente dalla destinazione specifica delle aree
ed edilizia attraverso interventi che presentano elevate prestazioni in campo energetico- ambientale interessate,tra tutti i proprietari degli immobili compresi negli ambiti, in relazione al valore
paesaggistico, promuovendo nel contempo la bioedilizia e l’uso di materiali ecosostenibili. dei rispettivi immobili. Tale valore è determinato tenendo conto della qualificazione e valutazione
L’incentivazione si realizza p
prevedendo specifiche
p modalità e azioni p previste nel p
piano p
programmatico-
g dello stato di fatto e di diritto in cui si trovano gli stessi immobili all all’atto
atto della formazione del PUC.
PUC
operativo. Ulteriori diritti edificatori correlati a specifiche esigenze (ambientali, energetiche o altro) possono
5. Il piano programmatico del PUC può delimitare gli ambiti di trasformazione urbana da essere previsti in sede di piano programmatico ma non concorrono alla determinazione di cui al comma
attuare con procedure perequative mediante comparti edificatori (CE), seguendo gli indirizzi 12. I diritti edificatori sono espressi in indici di diritto edificatorio (IDE) che fissano il rapporto tra la
della perequazione territoriale previsti dal Piano territoriale regionale approvato con LR n.n 13/2008,
13/2008 ed superficie fondiaria relativa al singolo immobile e le quantità edilizie che sono realizzabili con la
attraverso convenzione. trasformazione urbanistica nell’ambito del processo di perequazione. L’ambito comprende aree
6. La quantità di aree e le quantità edilizie insediabili negli ambiti di trasformazione, in conformità alle edificate e non edificate, anche non contigue.
previsioni del piano programmatico di natura operativa, che non sono riservate agli usi pubblici o di 8. Gli ambiti sono individuati sulla base degli elementi omogenei che si rilevano dal piano
interesse pubblico,
pubblico necessarie anche a soddisfare i fabbisogni pregressi,
pregressi sono attribuite ai proprietari di st tt ale del PUC,
strutturale PUC tenendo conto dell’esistenza
dell’esisten a di eventuali
e ent ali vincoli.
incoli Il piano programmatico
p og ammatico
tutti gli immobili compresi negli stessi ambiti. Tale capacità edificatoria è la somma dei diritti individua per ogni comparto la quantità della volumetria complessiva realizzabile e la quota di tale
edificatori destinati allo specifico ambito assegnabile ai proprietari nelle trasformazioni volumetria attribuita ai proprietari degli immobili inclusi nel comparto, nonché la quantità e la
fisiche previste dal piano strutturale e da quelle funzionali previste dal piano localizzazione degli immobili da cedere gratuitamente al comune o ad altri soggetti pubblici per la
programmatico Il Piano programmatico può comprendere uno studio di fattibilità tecnico-
programmatico. realizzazione di infrastrutture,
infrastrutture attrezzature,
attrezzature aree verdi,
verdi edilizia residenziale pubblica e comunque di
economica riguardante le trasformazioni urbanistiche da attuare con procedure perequative. aree destinate agli usi pubblici e di interesse pubblico che formano le componenti del dimensionamento
complessivo del piano.

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Regolamento di attuazione per il governo del Regolamento di attuazione per il governo del
territorio del 4 agosto 2011, n. 5 territorio del 4 agosto 2011, n. 5
9. I PUA definiscono i tipi di intervento, l’organizzazione fisica, le funzioni urbane ammissibili
e la conformazione urbanistica del comparto, provvedendo in tal modo a localizzare sia le 13. I detentori della maggioranza assoluta delle quote edificatorie complessive attribuite ad un comparto edificatorio
quantità edilizie destinate agli usi pubblici e di interesse pubblico, sia quelle attribuite ai possono procedere all’attuazione dell’ambito nel caso di rifiuto dei rimanenti proprietari.
proprietari degli immobili compresi nel comparto.
comparto 14. Accertato il rifiuto, previa notifica di atto di costituzione in mora, con assegnazione di un termine non superiore a
trenta giorni, i proprietari detentori della maggioranza assoluta formulano la proposta di trasformazione prevista dal
10. A ciascun proprietario degli immobili compresi nel comparto è attribuita una quota delle PUC. Decorso in modo infruttuoso anche tale termine, i proprietari associati procedono all’attuazione del comparto,
complessive quantità edilizie realizzabili, determinata moltiplicando la superficie fondiaria degli acquisite le quote edificatorie attribuite ai proprietari che hanno deciso di non partecipare all’iniziativa con i relativi
stessi immobili per i rispettivi (IDE) di cui al comma 6. Le quote edificatorie, espresse in metri immobili, mediante corresponsione del controvalore determinato dall’ufficio tecnico comunale o nel caso di rifiuto di tale
quadrati
d ti o in
i metrit i cubi,
bi sono liberamente
lib t commerciabili,
i bili ma non possono essere trasferite
t f it somma mediante deposito della stessa presso la tesoreria comunale secondo le disposizioni del Codice Civile.
somma, Civile
in altri comparti edificatori. 15. Nel caso di inerzia o di rifiuto all’attuazione di un comparto edificatorio da parte di proprietari di immobili detentori
nel loro insieme di una quota superiore alla maggioranza assoluta delle quote edificatorie complessive, il Comune fissa
11. Il comparto edificatorio può essere attuato dai proprietari, anche riuniti, degli immobili inclusi nel un termine per l’attuazione dell’ambito stesso, trascorso il quale il Comune può attuarlo direttamente, o a mezzo di una
comparto stesso, dal comune o da società miste, anche di trasformazione urbana. 12. Nel caso di g
società mista o riassegnarlo mediante p procedimento ad evidenza p pubblica,, acquisendone
q le q
quote edificatorie e i relativi
attuazione di un comparto da parte di soggetti privati, devono essere, in via prioritaria, stabiliti tempi e immobili con le modalità di cui al comma 13.
modalità di cessione a titolo gratuito al comune, o ad altri soggetti pubblici, degli immobili necessari 16. Le acquisizioni delle quote edificatorie e dei relativi immobili, previste dai commi 12 e 13,
per la realizzazione nel comparto di infrastrutture, attrezzature, aree verdi, edilizia residenziale avvengono mediante procedure di esproprio. L’approvazione degli interventi disciplinati dal presente
pubblica e altre opere pubbliche o di interesse pubblico così come localizzate dal comune attraverso i articolo equivale
q a dichiarazione di p
pubblica utilità,, indifferibilità e urgenza.
g
PUA. Ai proprietari che cedono gratuitamente gli immobili è riconosciuto il diritto di edificazione pari al
valore delle proprietà cedute.

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Piano di Casalecchio sul Reno (BO) - 1992


Piano di Casalecchio sul Reno (BO) - 1992
Il meccanismo perequativo
L’attuazione del PRG attraverso la perequazione ha previsto la preliminare classificazione
Obiettivi e contenuti dei suoli in 4 categorie:
Per attuare il piano l’amministrazione
l amministrazione aveva una pluralità di possibilità : Territorio consolidato e aree edificate in continuità
• esproprio delle aree necessarie alla realizzazione degli interventi previsti, Territorio marginale aree dismesse, sedi viarie chiuse, vuoti interclusi, tessuti in
• acquisizione dei suoli ai prezzi di mercato formazione;

• negoziazione caso per caso a fronte di compensazioni definite in base alle contingenze Territorio periurbano territorio non edificato dove esiste una potenzialità edificatoria (siti
politiche ed economiche momentanee. semirurali, fondi rustici periurbani siti estranei periurbani),

queste soluzioni vennero scartate e si optò per la sperimentazione di una tecnica che Territorio aperto in cui ci sono le aree agricole e le aree destinate ad altri usi (aree non
consentisse l’acquisizione a valori agricoli dei suoli e l’uguaglianza di trattamento della urbanizzabili siti estranei esterni, fondi rustici esterni).
proprietà
p p fondiaria coinvolta nella trasformazione della città.
Obbiettivo della perequazione era quello di acquisire i suoli da destinare alle attrezzature Il principio di base è quello per cui tutti i proprietari che si trovano in una uguale situazione
pubbliche previsti dal piano al prezzo del suolo agricolo. di fatto e di diritto devono essere oggetto dello stesso regime edificatorio da parte dello
strumento urbanistico.

La perequazione urbanistica – Casi “storici” La perequazione urbanistica – Casi “storici”


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Piano di Casalecchio sul Reno (BO) - 1992 Piano di Casalecchio sul Reno (BO) - 1992

Classificazione dei suoli, stato


di fatto e di diritto

La perequazione urbanistica – Casi “storici” La perequazione urbanistica – Casi “storici”


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Piano di Casalecchio sul Reno (BO) - 1992 Piano di Casalecchio sul Reno (BO) - 1992

Il meccanismo
i perequativo
ti
Nella prima classe le volumetrie esistenti sono ratificate dal piano, nella seconda non c’è
urbanizzazione nelle 3 e 4 ((marginale
g e p
periurbano)) intervengono
g i meccanismi di
perequazione.
Nelle aree periurbane il piano assegna un indice convenzionale di edificazione (ICE) di
0 115 mq sul/ mq st.
0,115 st per quello marginale ll’ICE
ICE è di 0,23
0 23 mq/mq riconoscendo quindi la
diversa rendita fondiaria contenuta nelle due categorie di suoli.

I proprietari delle aree destinate ad attrezzature pubbliche non possono sfruttare il diritto di
edificazione loro attribuito sul terreno di proprietà,
proprietà ma possono cedere tale diritto ad un
proprietario la cui area è suscettibile di essere trasformata secondo modalità
economicamente vantaggiose o scambiare con quest’ultimo una congrua porzione di suolo
per potere utilizzare i diritti di cui sono titolari.
titolari

La perequazione urbanistica – Casi “storici”


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Piano di Casalecchio sul Reno (BO) - 1992
Piano di Casalecchio sul Reno (BO) - 1992
L attuazione del piano è passata per
L’attuazione
l’individuazione dei comparti perequativi
al cui interno sono comprese aree a
destinazione collettiva e suoli per
interventi destinati al mercato. Il caso più
semplice è quello di un unico
proprietario per il comparto. La
superficie utile lorda riconosciuta dal
piano è pari al prodotto della St per
l’indice previsto. Il piano individua anche
l’effettiva area sulla quale è previsto
l’intervento mentre il resto della
superficie è ceduto dal proprietario al
comune al prezzo agricolo o gratis.
Il comune procede sui suoli depurati
dalla rendita fondiaria a realizzare le
attrezzature previste. Le modalità di
cessione sono contenute in una
convenzione.

La perequazione urbanistica La perequazione urbanistica


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Piano di Casalecchio sul Reno (BO) - 1992 PRG Ravenna - 1996

Il modello perequativo ha distribuito equamente tra tutti i terreni i diritti Il Territorio comunale
(66 836 ha
(66.836 ha.),
) con una
edificatori che il progetto preliminare concentrava ancora secondo popolazione di 138.500
prassi a favore di alcuni ed ha dimostrato che tale risultato lo si poteva abitanti e zone
ambientali p per circa
ottenere
tt senza alterare
lt il di
dimensionamento
i t generale
l iin precedenza
d 9.000 ha., si affaccia su
prefissato e che il disegno di verde e servizi poteva essere salvato. una fascia di 40 Km del
litorale adriatico ed ha
un Porto di 1 1.500
500 ha
ha,
articolato ai margini di
un canale, lungo 12
Km, alla testa del quale
q
vi è una zona di
insediamenti portuali
storici: la Darsena di
Città (136 haha.).
)

La perequazione urbanistica – Casi “storici” La perequazione urbanistica – Casi “storici”


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PRG Ravenna - 1996 PRG Ravenna - 1996

Il PRG intendeva che il progetto recupero della Darsena urbana (136 ha) trainasse
ll‘acquisizione
acquisizione e sistemazione della cintura verde. Il piano riconosceva al Comune un diritto I proprietari della cintura hanno un indice di 0,1
mq/mq trasferibile nella darsena o nelle altre aree
edificatorio pari al prodotto della superficie delle strade pubbliche della darsena per un indice
di trasformazione urbana.
di 0,6 mq/mq. Tale diritto viene trasferito ai proprietari della cintura verde in cambio della L’amministrazione non ha ritenuto di ricorrere allo
cessione dei terreni destinati al p parco. Poiché non era p possibile costruire né sulle strade né strumento dell’esproprio
dell esproprio per 2 ragioni principali: la
nella cintura verde, i proprietari della darsena dovevano impegnarsi, in cambio di incentivi, ad non valutazione dei tempi per l’acquisizione, la
ospitare i proprietari della cintura ossia la volumetria ceduta dal comune ad essi. stima non affidabile dei costi. Tali incertezze
avrebbero penalizzato l’attuazione del piano. Si è
scelto quindi di sperimentare una formula capace
di ridurre simultaneamente i rischi e i costi del
processo attuativo.
Il meccanismo compensativo consente
l’acquisizione dei terreni della cintura verde a
prezzi agricoli o nulli. La superficie utile edificabile
delle aree di cintura può essere usata nei
comparti di riqualificazione della darsena.

La perequazione urbanistica – Casi “storici” La perequazione urbanistica – Casi “storici”


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PRG Ravenna - 1996


PRG Ravenna - 1996
E’ una p perequazione
q parziale p
p perché il p
piano non
attribuisce a tutte le aree di trasformazione un
medesimo indice ma ammette differenze di
trattamento.
L’obiettivo dell’amministrazione non è il trattamento
egualitario della proprietà fondiaria ma la
Per la cessione dei terreni ai proprietari compensazione di una parte di essa per la quale il
dei suoli della cintura verde
verde, ai piano
i non consentet uno sfruttamento
f tt t vantaggioso
t i
proprietari della darsena è riconosciuto delle aree.
un premio, una quota supplementare di La proprietà fondiaria ha vincolato la loro
superficie edificabile uguale al 15% partecipa ione
partecipazione a condi ioni
condizioni stabilite
della superficie normalmente attribuita. dall’amministrazione (atti unilaterali d’obbligo),
Successivamente tale meccanismo è accettando di dare realizzazione al progetto della
stato esteso a tutte le zone di darsena e accogliendo
g la volumetria della cintura o
espansione, consentendo l’acquisizione destinando parte del terreno ad interventi
residenziali pubblici.
di altre aree da destinare a verde.
Gli incentivi hanno reso p
possibile attivare un sistema In questo caso, più che di perequazione, si
cooperativo fra i soggetti chiamati a dare attuazione tratta di una applicazione del principio della
al piano. trasferibilità dei diritti edificatori come
strumento per l’attuazione del piano.
La perequazione urbanistica – Casi “storici” La perequazione urbanistica – Casi “storici”
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L’ambito n. 13 del Prg di Napoli L’ambito n. 13 del Prg di Napoli

La perequazione urbanistica – L’ambito n. 13 del Prg di Napoli La perequazione urbanistica – L’ambito n. 13 del Prg di Napoli
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L’ambito n. 13 del Prg di Napoli L’ambito n. 13 del Prg di Napoli

La perequazione urbanistica – L’ambito n. 13 del Prg di Napoli La perequazione urbanistica – L’ambito n. 13 del Prg di Napoli
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L’ambito n. 13 del Prg di Napoli L’ambito n. 13 del Prg di Napoli

La perequazione urbanistica – L’ambito n. 13 del Prg di Napoli La perequazione urbanistica – L’ambito n. 13 del Prg di Napoli
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L’ambito n. 13 del Prg di Napoli

La perequazione urbanistica – L’ambito n. 13 del Prg di Napoli La perequazione urbanistica


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SOMMARIO

I soggetti
tti e le
l procedure
d per l’attuazione
l’ tt i degli
d li interventi
i t ti

í I soggetti dei processi di trasformazione/riqualificazione


Attori e risorse per l’attuazione
l attuazione del íIl ruolo dei soggetti pubblici
piano comunale íIl
Il ruolo dei privati nei processi di attuazione degli interventi

í Gli strumenti di semplificazione


arch. Rosaria Battarra
• Conferenza dei Servizi
• Accordo di Programma

Rapporto pubblico/privato e nuovi strumenti operativi

íLe convenzioni urbanistiche


íIl
Il Project Financing

I soggetti e le procedure per l’attuazione degli interventi


I soggetti dei processi di trasformazione/riqualificazione

La trasformazione della città contemporanea è attività complessa che Il proliferare della pluralità di soggetti coinvolti nella attuazione della trasformazione
urbana può considerarsi conseguenza sia dell’evoluzione degli strumenti di
coinvolge, nel corso del suo svolgersi, una molteplicità di soggetti interessati pianificazione, avvenuta soprattutto a partire dagli anni Novanta, sia dalla ricerca del
dal processo di trasformazione,
trasformazione portatori di una pluralità di competenze e maggiore coinvolgimento di capitali privati nel processo di trasformazione e quindi
interessi. dalle nuove opportunità emerse per diverse tipologie di operatori privati.

Le tipologie di soggetti coinvolti nei processi di trasformazione:


Pur restando l’ente pubblico il principale attore del processo di programmazione, • Soggetti istituzionali,
finanziamento e attuazione delle previsioni degli strumenti urbanistici, la distinzione tra • Rappresentanti di lobby private,
pubblico e privato non sembra più essere adatta a descrivere esaustivamente le
• Esponenti di organizzazioni intermedie,
categorie di attori oggi in gioco nei processi di trasformazione.
• Gruppi non profit,
• Rappresentanti di gruppi di cittadini
cittadini,
• “Abitanti” individuati per categorie o gruppi,
Processo di coordinamento di attori,
gruppi sociali, istituzioni per il • Consulenti,
Rapporto • Altri stakeholder.
stakeholder
G
Governance raggiungimento
i i t di fini
fi i comuni,i
pubblico privato definiti collettivamente in un
ambiente frammentato e incerto Tale varietà di attori può partecipare, secondo modalità eterogenee, sia al processo
decisionale, sia al successivo processo di trasformazione.
decisionale trasformazione

I soggetti e le procedure per l’attuazione degli interventi I soggetti e le procedure per l’attuazione degli interventi
I soggetti dei processi di trasformazione/riqualificazione Il ruolo dei privati nei processi di attuazione degli interventi

Una prima distinzione può essere fatto tra attori pubblici e privati. Il Developer promuove la trasformazione, individuando le possibilità di trasformazione dei
suoli, redige il progetto e individua l’impresa costruttrice, cura il project management e il
Entrambi partecipano, seppure con ruoli diversi, nelle diverse fasi del processo di finanziamento dell’opera. Esistono diversi tipi di developer che possono ricoprire
trasformazione della città di iniziativa p
privata e p
pubblica. competenze e ruoli tecnico-professionali
tecnico professionali molteplici.
molteplici

Nel caso dell’intervento di trasformazione di iniziativa privata: Developer tradizionali


Le società immobiliari che acquisiscono e gestiscono patrimoni immobiliari,
immobiliari le imprese
edili con competenze ed esperienze di sviluppo immobiliare.

p non tradizionali
Developer
Gruppi privati che operano attraverso l’acquisizione di aree da trasformare o immobili da
valorizzare. Questi soggetti sono rappresentati da developer di specifiche attività,
molto spesso legate all’ampliamento di reti commerciali, proprietari diretti o indiretti
d ll aree o enti
delle ti pubblici
bbli i che
h tramite
t it partnership
t hi con altri
lt i soggetti
tti promuovono lo
l
sviluppo o la valorizzazione di un proprio bene, fondi immobiliari costituiti per
promuovere investimenti immobiliari, società legate a gruppi bancari, holding
immobiliari in grado di promuovere e sviluppare grandi operazioni immobiliari.
immobiliari

L’investitore investe un capitale nell’operazione di trasformazione in attesa di un ritorno di


tipo economico.
economico

I soggetti e le procedure per l’attuazione degli interventi I soggetti e le procedure per l’attuazione degli interventi

I soggetti dei processi di trasformazione/riqualificazione I soggetti dei processi di trasformazione/riqualificazione

I diversi
di i soggetti
tti cooperano nell processo di trasformazione
t f i i base
in b all perseguimento
i t dei
d i
loro interessi.
Nel caso dell’intervento di trasformazione di iniziativa pubblica:

Acquisizione dei suoli (coinvolgimento dei privati in meccanismi perequativi)

Imprese
p e developer
p interessati da p
project
j Financing,
g, p
privati interessati dagli
g
oneri di urbanizzazione

Imprese e developer interessati da project Financing, organizzazioni no


profit

I soggetti e le procedure per l’attuazione degli interventi I soggetti e le procedure per l’attuazione degli interventi
Il ruolo dei soggetti pubblici Il ruolo dei p
privati nei p
processi di attuazione degli
g interventi

L’Amministrazione Pubblica svolge un ruolo di regolazione e controllo dell’attività La necessità sempre più stringente di operare e di promuovere trasformazioni territoriali
privata e costruzione della città pubblica. nella cronica scarsità di risorse pubbliche, ha indotto nel corso degli ultimi anni, gli
operatori pubblici a superare l’approccio vincolistico e coercitivo nei confronti dei
privati a favore di un modello concertativo e basato su politiche incentivanti la
privati,
partecipazione dei soggetti privati ai processi di trasformazione.
Tale attività viene esercitata mediante la approvazione degli strumenti urbanistici,
attraverso la stipula di convenzioni con i privati,
privati attraverso l’uso di strumenti innovativi
come il Project Financing, la realizzazione di opere pubbliche.
Questa necessità comporta per la pubblica amministrazione la messa in campo di
competenze e processi decisionali più vicini alla logica dell’investitore privato che a
quella dei funzionari pubblici e finalizzate al controllo della qualità degli interventi, ai
L’obiettivo è la massimizzazione del beneficio pubblico, sia in termini economico- tempi di attuazione, agli esiti sociali e ambientali delle trasformazioni.
finanziari (acquisizione aree, cessione opere, canoni agevolati, ecc.) che di qualità della
vita (attrezzature pubbliche, verde, parcheggi, diminuzione traffico, ecc.)
Inoltre, negli ultimi anni si è andato affermando un ruolo diverso del privato che da
esecutore diventa autore di un investimento di cui si assume,
assume in quota parte,
parte il rischio per
cui sposta la valutazione dell’intervento dal ricavo di costruzione e vendita, alla redditività
dell’investimento a lungo termine.

I soggetti e le procedure per l’attuazione degli interventi I soggetti e le procedure per l’attuazione degli interventi

Gli strumenti di semplificazione – Conferenza dei Servizi Gli strumenti di semplificazione – Conferenza dei Servizi

In un contesto in cui le competenze


p ed i ppoteri amministrativi appaiono
pp molto frammentati, la
Gli strumenti
t ti più
iù frequentemente
f t t utilizzati
tili ti per l’attuazione
l’ tt i di opere o interventi,
i t ti che
h CdS è «la sede ideale e razionalizzatrice al fine di armonizzare, coordinare e accelerare
richiedono la concertazione e la negoziazione fra interessi di più soggetti, talvolta tra loro in l’azione dei vari enti ed organi e al fine di conferire omogeneità e unitarietà al
conflitto, sono la Conferenza dei Servizi e l’Accordo di Programma. Si tratta in entrambi i perseguimento di determinati obbiettivi connessi alla cura di interessi pubblici, senza
casi di procedure per facilitare la concertazione tra più soggetti per ll’attuazione
attuazione di intervenire nell
nell’assetto
assetto relativo alla distribuzione di poteri e competenze» (Franco 2007).
2007)
un’opera anche se i due strumenti hanno caratteristiche ed efficacia differente.

La Conferenza dei Servizi (CdS) è disciplinata nel Capo IV della Legge 241/1990 (art. 14 e In altri termini, attraverso tale strumento le Amministrazioni pubbliche cercano di accelerare
seguenti) “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai e snellire le procedure finalizzate all’attuazione di un determinato intervento pubblico o di
amministrativi” anche se alcuni provvedimenti normativi íL.
documenti amministrativi L. 340/2000 e L. interesse pubblico acquisendo contestualmente i pareri e i nulla osta di tutti i soggetti
15/2005í hanno modificato alcuni aspetti essenziali di tale strumento. La normativa chiamati
hi ti ad
d esprimersi.
i i
stabilisce i casi in cui il ricorso a tale strumento è opportuno o consigliabile e altri in cui
è invece obbligatorio.

Generalmente la CdS viene convocata nei casi di progetti di particolare complessità sui La Legge n. 241 del 1990, distingue tre tipologie di CdS:
quali devono pronunciarsi numerosi soggetti. Il ricorso alla CdS è obbligatorio: nella í la Conferenza istruttoria;
realizzazione
li i di opere pubbliche
bbli h di importo
i t superiore
i aii 30 miliardi
ili di delle
d ll vecchie
hi lire;
li opere í la Conferenza predecisoria;
pubbliche in cui è necessaria la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale; per la í la Conferenza decisoria.
localizzazione di opere di interesse statale.

I soggetti e le procedure per l’attuazione degli interventi I soggetti e le procedure per l’attuazione degli interventi
Gli strumenti di semplificazione – Conferenza dei Servizi Gli strumenti di semplificazione – Conferenza dei Servizi

La Conferenza istruttoria è pprevista dall’art. 14, comma 1, della Legge


gg n. 241 del 1990, che
dispone: «Qualora sia opportuno effettuare un esame contestuale di vari interessi
pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo, l’amministrazione procedente
indice di regola una conferenza di servizi. Le risultanze della conferenza istruttoria non La conferenza decisoria (art. 14, comma 2, 14 ter e 14 quater, come modificati dalla L.
producono effetti giuridici sulla decisione finale.
finale Ciò significa che ll’amministrazione
amministrazione che 15/2005) è necessaria quando ll’amministrazione
amministrazione procedente non è riuscita ad ottenere
deve adottare l’atto finale del procedimento non è tenuta ad attenersi a quanto emerso in i necessari pareri di altre amministrazioni pubbliche entro 30 giorni dalla richiesta. A
sede di conferenza. Essa infatti svolge una funzione strumentale di coordinamento e di differenza della conferenza istruttoria, le determinazioni espresse dai diversi enti
informazione,, da cui non scaturisce alcun atto formale con rilevanza esterna. sostituiscono, a tutti gli effetti, le autorizzazioni necessarie alla approvazione
d ll’i t
dell’intervento.
t

L conferenza
La f predecisoria,
d i i viene
i convocata
t su motivata
ti t richiesta
i hi t dell’interessato
d ll’i t t nell caso
di progetti di particolare complessità quando sia disponibile il progetto preliminare Quindi mentre la conferenza istruttoria è essenzialmente una modalità di coordinamento tra
«al fine di verificare quali siano le condizioni per ottenere, alla loro presentazione, i soggetti ed interessi diversi, nel caso della conferenza decisoria «le determinazioni assunte
necessari atti di consenso.
consenso In tale caso la conferenza si pronuncia entro 30 giorni dalla data in tale sede sostituiscono gli atti di assenso delle Amministrazioni partecipanti,
partecipanti con piena
della richiesta e i relativi costi sono a carico del richiedente» (art. 14-bis della Legge n. 241 efficacia giuridica» (Olivieri 2005).
del 1990 come modificato dalla L. 15/2005). Scopo di questa tipo di conferenza è verificare,
prima della presentazione di un progetto definitivo, se ricorrono le condizioni per
ottenere
tt successivamente
i t i necessarii parerii e nulla ll osta