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Il percorso della legislazione urbanistica

e
del piano in Italia
:
LA LEGISLAZIONE URBANISTICA IN ITALIA
Un breve excursus

1865 – L. n. 2359 Disciplina delle espropriazioni forzate per pubblica utilità

1885 – L. n. 2892 Risanamento della città di Napoli

1939 – L. n. 1089 Protezione delle cose di interesse artistico e storico


1939 – L. n. 1497 Protezione delle bellezze naturali ed ambientali

Piano territoriale di coordinamento


1942 L. n. 1150 Legge urbanistica Piano regolatore generale
Piano particolareggiato d’esecuzione
1962 – L. n. 167 Ed. economica e popolare
1967 – L. n. 765 Legge ponte
1968 - D.m. 1444 Decreto sugli standard
1971- L. n. 865 Legge per la casa
1977- L. n. 10 Legge Bucalossi
1978 - L. n. 457 Norme per l’edil. residenziale

1990 – L. n. 142 Ordinamento delle Piano territoriale provinciale


Città metropolitana
autonomie locali
La legge “madre” dell’urbanistica italiana
Legge n. 1150, 17 agosto 1942, “Legge Urbanistica”

 Costituisce il riferimento per tutta l’attività di


pianificazione urbana e territoriale e di
programmazione dell’intervento nell’edilizia.
 Il centro della legge è il piano regolatore
generale comunale (Prg) ed è esteso a tutto il
territorio del comune.
 Il Prg ha un carattere generale: definisce le
grandi linee dell’assetto fisico e funzionale del
territorio.
IL D.m. 1444 DEL 1968
IL DECRETO SUGLI STANDARD
 LE ZONE TERRITORIALI  GLI STANDARD
OMOGENEE URBANISTICI
 il centro storico

 le aree di completamento
 TERRITORIALI
 le aree di espansione

 le aree produttive
 DI QUARTIERE
 i servizi
 VERDE
 il verde  ISTRUZIONE
 le aree agricole  GENERALI
 PARCHEGGI
LA LEGGE 10/77 E IL P.P.A.
 Lo ius aedificandi e la concessione onerosa.

 Il programma pluriennale di attuazione (art. 13) prevede


sostanzialmente che i comuni, ogni tre-cinque anni,
provvedano a indicare quali saranno gli interventi,
pubblici e privati, previsti o consentiti dal piano
regolatore vigente, che saranno effettuati o autorizzati
nel periodo considerato. Per gli interventi privati inclusi
nel PPA ma non attivati alla scadenza del periodo, la
legge prevedeva l’esproprio delle aree e l’intervento
sostitutivo del comune.
La Legge 142 DEL 1990
 IL PIANO TERRITORIALE PROVINCIALE
 L’APPROVAZIONE DEGLI STRUMENTI
URBANISTICI

 L’ACCORDO DI PROGRAMMA

 LE AREE METROPOLITANE
 LE PROVINCIE REGIONALI
 LE AREE METROPOLITANE
LE NUOVE LEGGI
URBANISTICHE REGIONALI

 RILEVANZA DELLE TEMATICHE


AMBIENTALI
 SPAZIO ALLA PARTECIPAZIONE
 APPROCCIO PEREQUATIVO
 MAGGIORE SPAZIO A PROGRAMMI E
PROGETTI URBANI
IL percorso del
piano in Italia
-
:
I modelli del piano
 Obiettivo: dimensionamento (previsione) degli assetti futuri
 Analisi preliminare di tipo statistico quantitativo.
IL MODELLO  Modelli matematici previsionali
QUANTITATIVO  Analisi dei fabbisogni e della domanda
 Standard urbanistici

 Lo Stato esercita il diritto-dovere della pianificazione in funzione


del bene comune
IL MODELLO
 Il piano è un insieme di vincoli e di norme prescrittive in funzione
AUTORITATIVO del bene comune
 La pianificazione è gerarchicamente organizzata

 La pianificazione agisce mediante una sequenza ordinata


scalarmente e temporalmente di diversi piani (territoriali, generali,
IL MODELLO particolareggiati)
“A CASCATA”  Il piano scalarmente superiore detta le regole a quello inferiore
(esecutivo)

IL MODELLO  La pianificazione è un’attività che si esercita mediante il


contributo di diverse discipline per dare risposta alla complessità
MULTIDISCIPLINARE della città.
IL MODELLO GERARCHICO
PIRAMIDALE O A CASCATA

Piano territoriale di coordinamento

Piano regolatore generale

Piani particolareggiati di esecuzione


LA LEGGE URBANISTICA NAZIONALE

 I PIANI TERRITORIALI
 I piani territoriali di coordinamento
 I PIANI URBANISTICI GENERALI
 Piano regolatore generale
 Programma di fabbricazione

 I PIANI PARTICOLAREGGIATI
 Peep, Pip, Piani di recupero, ecc
I PIANI PARTICOLAREGGIATI
DI ESECUZIONE
 Piani di lottizzazione
 Piani di zona
 Piani di zona di ERP (167/1962)
 Piani per gli insediamenti produttivi
 Piani di recupero art. 27 L. 457/78

Caratteri negativi
 Tempi lunghi dei approvazione dei piani generali
 Rigidità del processo
 Indeterminatezza formale e mancanza di un disegno unitario
Le nuove leggi urbanistiche regionali
La legge urbanistica della Calabria

PIANO STRUTTURALE COMUNALE

PROGRAMMA PIANI PROGRAMMAZIONE


OPERATIVO ATTUATIVI NEGOZIATA
TEMPORALE UNITARI PINT PRU
LA PIANIFICAZIONE
STRATEGICA
DAL PIANO URBANISTICO
AL PIANO STRATEGICO
1. Il processo di piano e la sua gestione
2. La pianificazione urbanistica: il controllo sull’uso del
suolo
3. La pianificazione territoriale: assetto del territorio e
sviluppo economico
4. La pianificazione come interazione sociale
PIANO PIANO
TRADIZIONALE STRATEGICO

 Prodotto  Processo
 Lineare  Ciclico, Step by step
 Normativo, regolativo  Operativo
 Pubblico centralizzato  Partenariale,
cooperativo, locale
 Autoritativo  Interattivo partecipato
 Settoriale  Integrato
LINEARE CICLICO
Piano tradizionale Piano strategico

Progettazione
Valutazione Decisione

Attuazione
gestione
Monitoraggio Azione
I riferimenti legislativi
sul paesaggio in Italia
Dalla Riforma Bottai
al Codice Urbani
Legge Bottai
“Protezione delle bellezze naturali”
L. 29 giugno 1939, n. 1497

 Ha operato
ininterrottamente per
sessant’anni, fino
all’entrata in vigore del
Testo unico del 1999
Costituzione
art. 9
 La tutela del paesaggio rientra fra i principi fondativi
della Repubblica Italiana: all’art. 9 della Costituzione
viene infatti dichiarato che “la Repubblica promuove lo
sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico
della Nazione”. Nell’esercizio di tale compito allo Stato
centrale si sono affiancate le Regioni (d.p.r. 24.7.1977,
n. 616): a queste sono stati in particolare attribuiti
compiti di pianificazione e valorizzazione del
patrimonio culturale, ossia dei beni culturali e
paesaggistici.
Commissione Franceschini d.p.r. 10.11.1964
Estensione del concetto di bene culturale

Il dibattito che fece capo alla Commissione Franceschini,


negli anni Sessanta, muovendo dal superamento di una
concezione fondata sostanzialmente sull’esperienza
estetica come veicolo per il riconoscimento del valore,
definì il bene culturale come:
bene che costituisca testimonianza materiale avente valore di civiltà e
rilevanza giuridica.
La legge Galasso
L. 8.8.1985, n. 431
 La Legge Galasso per la tutela del territorio

La Legge n. 431/85, detta "Legge Galasso", costituisce la prima


normativa organica per la tutela degli aspetti naturalistici del
territorio italiano, incidendo decisivamente anche nel campo
particolarmente delicato dei rapporti tra Stato e Regioni.
La norma classifica come bellezze naturali soggette a vincolo
tutta una serie di territori individuati in blocco e per categorie
morfologiche senza la necessità di alcun ulteriore provvedimento
formale da parte della pubblica amministrazione.
Dal singolo bene alle categorie
 Il concetto di bene paesaggistico viene esteso ad ampi sistemi ambientali:

- territori costieri e quelli contermini ai laghi per una profondità di 300 m.


dalla linea di battigia
- corsi d’acqua e relativi ambiti di pertinenza per una profondità di 150 m.
- montagne (per la parte oltre i 1600 m., nel caso delle Alpi, e oltre i 1200 m.,
per gli Appennini)
- ghiacciai e circhi glaciali
- aree protette nazionali e regionali
- territori boschivi
- zone umide comprese in un apposito elenco
- vulcani e aree archeologiche.

Si tratta di un elenco piuttosto composito, ripreso anche dal d.lg. 22.1.2004, n. 42


all’art. 142.
LE AREE PROTETTE
 LA LEGGE QUADRO SULLE AREE
PROTETTE 394/1991

 LE RISERVE NATURALI
Testo Unico 1999

 È la definitiva adozione del Testo Unico del


decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, al
titolo II, capo I, ad avere impresso un ulteriore
stimolo alla ricerca del superamento della storica
divaricazione tra temi prettamente funzionali e
temi legati agli aspetti percettivi del paesaggio.
Codice dei beni culturali e del paesaggio
D. lg 22 gennaio 2004, n. 42

Per la prima volta nella tradizione legislativa in materia, il codice si


cimenta in una definizione di paesaggio (art. 131) inteso come:

“una parte omogenea del territorio i cui


caratteri derivano dalla natura, dalla
storia umana o dalle reciproche relazioni”
Si tratta di una definizione che difficilmente può essere tradotta in
una prassi operativa certa e univoca.
Codice dei beni culturali e del paesaggio
D.lg 22 gennaio 2004, n. 42

 Dopo oltre sessanta anni dalle leggi del 1939 sui beni storico-artistici e le bellezze naturali,
con il Codice, per la prima volta, è stata tentata una sistemazione aggiornata (e non solo
compilativa come è invece avvenuto per il testo unico del 1999) del corpus normativo sui beni
culturali.

 Il codice ha ricondotto il paesaggio e il patrimonio storico artistico sotto l’unico


concetto di patrimonio culturale.

 La nozione di bene culturale passa da un’accezione di tipo materialistico, legata


alle cose quae tangi possunt ad una diversa connotazione di tipo immateriale, che
vede nel bene un valore espressivo di un ambiente storico e sociale.
Cosa prescrive il Codice dei Beni
Culturali e del Paesaggio
Il Codice, oltre a individuare i beni paesaggistici, definisce anche gli
obiettivi di qualità paesaggistica prefissati per i territori
classificati come “beni paesaggistici”:

 il mantenimento delle caratteristiche e degli elementi costitutivi e delle


morfologie, tenuto conto anche delle tipologie architettoniche, nonché
delle tecniche e dei materiali costruttivi;

 la previsione di linee di sviluppo urbanistico ed edilizio compatibili con


i diversi livelli di valore riconosciuti e tali da non diminuire il pregio
paesaggistico e il livello degli equilibri ecologici del territorio;

 il recupero e la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a


tutela compromessi o degradati, al fine di reintegrare i valori
preesistenti, ovvero di realizzare nuovi valori paesaggistici e ambientali
coerenti e integrati con quelli.

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