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Il filone doceta-gnostico: Il Cristo “gnostico”

Contesto storico

Si può ben dire che nel II secolo fu lo gnosticismo il fenomeno che rappresentava il maggior
pericolo per la Chiesa: e infatti di questo faticoso confronto ci è giunta una buona documentazione,
anche nelle pagine degli stessi autori ecclesiastici che, in questo campo, si dimostrano attendibili.
Tra di essi ricordiamo Ireneo, Adversus haereses: l’opera è diretta in modo particolare contro gli
gnostici valentiniani.

Ma è stata soprattutto fondamentale la scoperta di numerosi testi, fatta nel dicembre 1945 nei pressi
di Nag Hammadi da Muhammad ‘Ali al-Samman Muhamma Khalifah: dalle sabbie del deserto
emersero 53 brevi trattati in copto. Sono state avanzate molte ipotesi sull’origine di questa
biblioteca: potrebbe trattarsi della biblioteca di un gruppo gnostico; oppure di testi gnostici raccolti
da un polemista cattolico (un eremita o un monaco) intento ad affrontarne la confutazione; oppure
ancora i testi si sarebbero salvati perché prudentemente nascosti, in occasione di una visita
“canonica”, forse ai tempi di Giustiniano. Ad ogni modo, i trattati provengono sicuramente da più
“sette” gnostiche.

Le dottrine gnostiche in generale.

Quando parliamo di gnosticismo ci troviamo di fronte a numerose sette: tra di esse riconosciamo
gruppi popolari (amanti della magia e poco esigenti sul piano intellettuale) e altri gruppi spinti da
profonde istanze intellettuali. C’è però uno sfondo comune:
«…il complesso di testimonianze caratterizzate da un dualismo che implica all’origine una frattura
verificatasi nel mondo divino. Da tale frattura, vista per lo più come divisione sessuale di
un’originaria unità androgina e spiegata attraverso un mito più o meno elaborato, è derivata la
creazione del mondo a opera di un Dio inferiore (il demiurgo, Dio del Vecchio Testamento) e
l’imprigionamento in esso di particelle divine decadute e incorporate in alcuni uomini, che perciò
risultano consustanziali alla divinità. La reintegrazione di queste particelle nel mondo divino si ha
per mezzo di una rivelazione apportata per lo più da un redentore celeste, che per questo discende
nel mondo»1.

Dalla gnosi alla salvezza.

 A fondamento di tutta la speculazione gnostica, c’è una concezione dualistica della realtà, in
cui il mondo materiale viene considerato molto negativamente. Lo gnostico è un uomo che si
sente alienato nel mondo materiale che lo circonda, straniero in un mondo che è conscio di
trascendere. A supportare questo sentire contribuì senz’altro il senso di angoscia che sembra
pervadere il mondo tardo-antico: l’individuo si sentiva sempre meno padrone del proprio destino,
si percepiva soggetto a forze ineluttabili (spesso astrali); cercava quindi una «salvezza»
nell’appartenenza religiosa. Per Hans Jonas, grande studioso del fenomeno, il problema della
gnosi si riassume nelle più profonde domande esistenziali: «chi eravamo, che cosa siamo, che

1
Simonetti M. (a cura di), Testi gnostici in lingua greca e latina, Fond. L. Valla - A. Mondadori Ed., Milano 1991, XXIV.
1
cosa siamo diventati, dove eravamo, dove siamo stati gettati, dove ci affrettiamo, da che cosa
siamo stati liberati, cos’è la generazione, cos’è la rigenerazione?».2.

 Lo gnostico riconosce in sé una scintilla divina, separatasi dalla sfera divina (detta plh\rwma,
plèroma, pienezza) e decaduta nella materia, dove languisce in letargo. Il Salvatore (che è
sostanzialmente ridotto al ruolo di rivelatore, di araldo della salvezza) risveglia la scintilla
tramite la gnwsi (conoscenza) di questo stato di cose. Proprio tale conoscenza procura allo
gnostico la salvezza: una salvezza potenziale, che diventerà definitiva dopo la liberazione dal
corpo.

 Questa salvezza è però un privilegio elitario: pochi uomini sono in possesso della scintilla del
divino (il pneuma); alcuni altri uomini (gli yuxikoi, assimilabili ai cristiani comuni) sono in
possesso di un seme divino di grado inferiore: per essi è ammesso un ricupero di grado inferiore;
ma per la maggioranza degli uomini l’esito finale sarà invece la dissoluzione nella morte (sono
gli uomini materiali).

 Il rivelatore, sotto apparenze umane, è solitamente il Cristo Risorto che, in un periodo più lungo
dei quaranta giorni “canonici” prima dell’ascensione (perfino 500 giorni in un testo), comunica
ad alcuni discepoli questa conoscenza di tipo superiore, che poi viene trasmessa per via
esoterica: per esempio Paolo comunica questa conoscenza a Teuda e questi a Valentino; Pietro la
comunica a Glaucia e questi a Basilide. Proprio questa tradizione esoterica e questa enorme
produzione i vangeli apocrifi suscitò nella Chiesa la questione del canone.

 In questi testi era prevalente l’uso di un linguaggio mitico, del resto consono alla tradizione
platonica. Sotto questo linguaggio il critico moderno non fatica a individuare un sistema
speculativo fortemente organizzato: possiamo anzi ravvisare proprio nello gnosticismo una prima
sistemazione organica del dato rivelato, sicché gli gnostici furono i primi “maîtres à penser” del
cristianesimo. Particolarmente va riconosciuto ai valentiniani il merito di aver iniziato lo studio
sistematico della Scrittura.

Il mistero della creazione.

Il punto centrale del sistema gnostico sta nel mito della creazione, frutto di una primigenia caduta:
essi affermano in Dio una ricca generazione di entità che si “decentrano” e depotenziano rispetto
all’unità primordiale, fino a un momento di crisi, una frattura dell’originaria unità androgina di cui
è generalmente responsabile un’entità femminile.

A questo punto, subentra un’entità intermedia, angelica o psichica, incaricata di ordinare la materia:
si tratta di un Dio ribelle, un demiurgo, comunemente identificato con il Dio dell’AT. In questo
modo, gli gnostici intendono salvare la trascendenza del Dio sommo rispetto alla materiale, dando
pure ragione della presenza del male nel mondo, addebitato all’incompetenza del demiurgo.
2
Fu questa l’ottica con cui H. Jonas studiò lo gnosticismo. Discepolo di Heidegger assieme a R. Bultmann, fece
dell’esistenzialismo la chiave di lettura della gnosi (allo stesso modo in cui il suo compagno Bultmann affrontò il NT). La gnosi
diventa così una mitizzazione dei problemi esistenziali dell’uomo. Le conclusioni sono alquanto imbarazzanti: lo gnosticismo –
inteso come fenomeno precristiano – avrebbe pesantemente influenzato la nascente dottrina cristiana, in particolare la cristologia;
questa sarebbe iniziata come cristologia “bassa” e solo successivamente si sarebbe sviluppata come cristologia “alta”.
2
Di questo passo, lo gnosticismo sovverte la rivelazione dell’AT.

Dio e l’uomo.

Gli gnostici hanno un’altissima idea di Dio, che è assoluto, spirituale, trascendente: a lui compete
la pienezza dell’essere. I valentiniani lo chiamano abisso, e lo accoppiano significativamente
nell’androgina con il silenzio.

Da Dio si hanno emanazioni di aiwn (gli eoni, sempre in coppia androgina). Ormai la critica non li
interpreta come divinità ulteriori, ma personificazioni degli attributi di Dio. Più ci si allontana dal
principio, più gli eoni perdono in forza di essere.

All’ultimo degli eoni, chiamato sofia, è ascritto il grande peccato originario, la ribellione di voler
conoscere l’inconoscibile abisso. È interessante che il “peccato originale” non sia imputato
all’uomo. Sofia venne quindi punita e frantumata: le scintille della sua luce divina vennero disperse
nella materia dove il demiurgo le imprigionò. Ne nacquero gli uomini pneumatici, che non
appartengono al mondo, ma vi sono stati gettati, come anime in esilio che tendono a ritornare nel
plèroma di Dio.

Le origini dello gnosticismo.

Fissate le grandi linee del fenomeno gnostico, dobbiamo ora chiederci: si tratta di un’eresia cristiana
o di un fenomeno precristiano, che influì anche negli ambienti cristiani?

Di tutti i testi gnostici pervenutici non ve n’è uno solo che sia anteriore al II sec. dC:
conseguentemente, non ci sono prove che attestino l’anteriorità dello gnosticismo sul NT. E ancora
gli antichi eresiologi cristiani considerarono gli gnostici eretici del cristianesimo. Lo stesso Celso 3,
pagano, considerava cristiani anche gli gnostici.

Resta però vero che, accanto a documenti gnostici cristiani, ci sono pervenuti scritti gnostici di
provenienza giudaica e testi gnostici di provenienza pagana4.

Possiamo ragionevolmente concludere che la gnosi ebbe sviluppo negli ambienti di frontiera, dove i
confini tra le religioni, tra l’“ortodossia” e l’“eterodossia”, non erano chiari. Pensiamo a uomini
pagani colti, che partecipavano alle riunioni cristiane, ne assimilavano qualche dottrina e la
inserivano nel proprio sistema.

3
Citato in Origene, Contra Celsum VI,25.27-30.34.
4
Grech P., «Lo gnosticismo: un’eresia cristiana?», in Simonetti M. - Siniscalco P. (edd.), Studi sul cristianesimo antico e
moderno in onore di Maria Grazia Maria, Roma 1995 ò Augustinianum 35 (1995) II, 587-596.
3
I principali sistemi gnostici.

Lo gnosticismo iniziò ad apparire come sistema verso il 120 dC; nel giro di 60 anni divenne un
fenomeno universale. Per circa 50 anni la Chiesa non si accorse di questo fenomeno: per esempio,
nella Roma di papa Vittore c’era una moltitudine di sette gnostiche di cui neppure i vescovi avevano
perfetta coscienza.

Fu Ireneo a suonare l’allarme: sotto quelle dottrine c’era un’altra religione.

Simone - Elena (ca. 40 d.C. - Samaria)

Nicolaiti
Menandro Simoniani
Cerinto
Barbelioniti Saturnilo Basilide
Theudos
s
Carpocrate
Valentino
Ofiti s
Epiphano
Occidentali s
Orientali
Pistis Sofia Kerdon (140 ca. - Roma)
Teodoto - Marco Heracleon - Tolomeo
Marcione

Si contavano infiniti sistemi, diffusi in tutta il mondo allora conosciuto: ad Alessandria troviamo
Carpocrate, Basilide (125), Valentino (130); in Egitto sorse la Pistis Sofia (ca. 130); in Samaria
Simon Mago (epoca neotestamentaria); in Siria i Barbelioniti (120) e gli Ofiti (150); a Edessa
Bardesane (200); ad Antiochia: Saturnilo (110); in Asia Minore: Marco (200), i Nicolaiti (100),
Teodoto (190); a Roma: Cerdone (140), Valentino (160), Eracleone (170); a Lione: Tolomeo (160).

a. Simon Mago

Secondo i Padri, Simon Mago (di cui At 8,9-11), sarebbe il progenitore dello gnosticismo. Possiamo
pensare che si tratti di un culto deviante dal giudaismo. Samaritano di origine, taumaturgo di
professione, sostenne una dottrina sincretista in cui mescolava un giudaismo eterodosso e una
generica “gnosi”.

b. Basilide

Gnostico che ha insegnato in Egitto (ca. 117-138 d. C.). Rimangono solo frammenti sparsi delle sue
opere. Lo citano Clemente Alessandrino e Origene. La notizia di Ireneo su di lui è di tendenza
fortemente docetista. L’opera redentrice di Cristo è rivolta alla liberazione delle varie sostanze
dell’universo, e quindi verso la loro conservazione definitiva, ciasuna nella propria regione.

c. Valentino ed i suoi discepoli

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Ireneo informa che esistevano tanti gnosticismi quanti erano gli gnostici; ma lui stesso presta
particolare attenzione al sistema di Valentino.

Originario dell’Egitto (nato ad Alessandria verso il 130) venne a Roma verso il 140 e aspirò
all’episcopato. Sotto papa Aniceto passò in Oriente, forse a Cipro.

Ritornò a Roma e qui morì poco dopo il 160.

I suoi discepoli elaborarono il sistema sì da dividersi in almeno due scuole: una orientale con
Teodoto e Marco il mago; e una occidentale con Tolomeo ed Eracleone. Questi ultimi sono
importanti perché del primo venne preso di mira da Ireneo nell’Adversus Haereses; il secondo
invece fu il primo commentatore sistematico del vangelo di Giovanni.

d. Bardesane (154-222)

L’antichità ha sempre considerato Bardesane come uno gnostico. Attualmente sembra acquisito che
non fu né gnostico, né un cristiano appassionato di astrologia, né un eretico umanista.

Filosofo e poeta, può essere considerato l’iniziatore della letteratura siriaca cristiana. Nato da
genitori pagani, Bardesane venne educato alla corte di Edessa con il futuro re Abgar IX il Grande,
del quale restò sempre amico.

A corte ricevette una solida cultura ellenica, in modo particolare le conoscenze cosmologiche, che
poi inserì nella sua opera: Eusebio ne celebra la dottrina astrologica e la conoscenza del greco e del
siriaco; avrebbe composto un’opera di astronomia, di cui non rimane che un frammento (PS II,612-
615).

Da Efrem sappiamo che fu era musicista e che compose inni. Questo è il suo principale titolo di
gloria: essere stato il primo a comporre inni, per assicurare la diffusione della dottrina fra il popolo.
Ne avrebbe composto 150, dei quali non resta che qualche citazioni ad opera di Efrem di Nisibi (+
373), che, acerrimo nemico di Bardesane e dei discepoli, utilizzò il metodo inaugurato con tanto
successo dal suo avversario.

Quando nel 216 Caracalla si impadronì di Edessa, sembra che Bardesane abbia dovuto prendere la
via dell’esilio verso l’Armenia. Qui ebbe suoi contatti con gli Indiani, dai quali ottenne ragguagli
sull’induismo. Morì nel 222.

Marcione (140)

Originariamente cristiano, venne scomunicato dal suo padre, il vescovo di Sinope. Dopo aver fatto
fortuna come armatore, sarebbe stato accolto dalla comunità di Roma. Ma nel 144 venne
nuovamente scomunicato. A differenza degli gnostici dai quali non faceva parte, fondò una chiesa
modellata su quella cattolica (con sacerdotesse), che espanse molto fino al 190 e resistette fino alla
fine del III sec.: poi la sua istanza sembra assorbita nel manicheismo.

Voleva riportare la Chiesa al messaggio di Cristo che riteneva ormai travisato dalla Chiesa: la
redenzione che Dio ha realizzato per pura misericordia. È questo il Dio buono rivelato da Cristo nel
NT. Di qui il rifiuto dell’AT, in un’impostazione di base diteista: da una parte pone il Dio giusto, il

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Dio dei Giudei, il protagonista e l’autore dell’AT; è necessario liberarsi dal potere di questo
demiurgo.

Compose anche un particolare canone neotestamentario, che comprendeva brani scelti del vangelo
di Luca e di 10 lettere paoline (Gal, 1-2Cor, Rm, 1-2Ts, Ef ò Laod, Col, Fil, Fm). Su questi testi fa
un enorme lavoro di epurazione (nessuna aggiunta!) per espungere le interpolazioni «giudaizzanti».
Giustificò il suo canone nelle cd. Antitesi che sono la sua opera più indicativa.

Il Cristo “gnostico”

Bibliografia : (cfr. H. M. Schenke, Der Gott “Mensch” in der Gnosis; Orbe I,17-20; Rudolph II,97-
130 (antropologia e antropogonia); R.Winling, Le Christ-didscale et les didascales gnostiques et
chrétiens d’après l’oeuvre d’Irénée, in Revue de Sciences Religieuses 57 (1983), pp. 261-272.

Lo gnosticismo ha elementi in comune con il docetismo ma non vi si identifica. Gnosi come


religione universale nel senso di abbracciare la globalità dei problemi (Dio-mondo-uomo; cosmo e
storia; escatologia; corpo-materia-spirito; peccato e salvezza). La sfida di dare una visione organica
della fede cristiana. La cristologia gnostica non è un blocco monolitico e là dove era d’accordo con
la grande Chiesa gli elementi erano comuni; dove le premesse erano diverse vi erano pure le
diversità di conclusione. La personalità del Redentore risultava davvero complessa (indicazioni
biliografiche essenziali, Grillmeier, I,254, n.162). Una nuova esperienza religiosa rivoluzionava il
mondo. Lo gnosticismo era fondamentalmente una antropologia soteriologica e la natura dell’uomo
viene dal mondo al di là del sensibile (Gen 1,26). Era questo il presupposto fondamentale di ogni
avventura intellettuale gnostica.

Il Dio “uomo” dello gnosticismo era in origine il dio supremo: egli è l’antitipo dell’uomo Adamo,
chiamato perciò il “primo uomo” nell’Apochriphon Ioannis.

Indicazioni d’insieme sulla complessità del rapporto tra cristologia ed antropologia gnostica ce le
offre Ippolito nei Philosofumena 6,34-36 (traduzione Nautin, pp.56-61). Sulla base del principio di
emanazione Ippolito riferisce come gli gnostici, in particolare i Valentiniani, comprendessero
Cristo, in stretta connessione con la creazione del cosmo.