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Lezione – 29.10.

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Prima, ancora qualche parola per concludere il tema anteriore: la relazione tra pastorale e
escatologia. Abbiamo visto alcuni punti specifici di alcuni punti dell’escatologia che riguardano
la pastorale, sia come riflessione, sia come proposta. Punti come morte, giudizio, ecc…

Ora vediamo che cosa viene compreso sulla Purificazione e sull’inferno. Se escatologia è già
l’oggi, la purificazione è già dimensione del nostro vivere in Cristo. Una esperienza di positività.
Il mio incontro con Gesù che diventa sempre più intenso.

Anche la morte è già un motivo di purificazione. Però non si deve avere una necessità di
interpretare la morte come so sconto dei peccati. La morte può essere un motivo di
purificazione…

IL NCIC dice che la purificazione non è il castigo dei dannati. Ha mantenuto la parola purgatorio,
ma accanto ha messo il termine purificazione: essere pronti per l’incontro con il Signore. È
l’amore di Cristo il principio della purificazione e non il dolore in se stesso. Nella sofferenza si
può trovare un motivo per unirsi a Cristo, un motivo di Amore. L’amore di Cristo mi aiuta a vivere
il momento della sofferenza e perciò purifica e unisce a Cristo.

Per quanto riguarda la purificazione la pastorale doveva educare al giusto senso del suffragio.
La comunione nella sofferenza per il suffragio significa vivere la comunione dei Santi. Che può
essere per quelli che già partirono ma anche per quelli che ancora sono in questo mondo. Una
purificazione vista anche nella comunione dei Santi.

Un altro linguaggio è quello di mantenere il linguaggio della purificazione, ma interpretala come


comunione dei santi.

Nel tema dell’Inferno quello che è importante nella pastorale è annunciare che Dio non ha voluto
l’inferno. Lui è la tragica conseguenza della libertà dell’uomo. Si deve anzi annunciare l’amore di
Dio. Inferno come la tragica rottura dei rapporti. In questo senso già oggi l’inferno è tra noi.
Sartre diceva che gli altri sono l’infermo. L’indurimento del cuore può portare al rifiuto finale.

L’indurimento del cuore può portare al disprezzo degli altri e al disprezzo di Dio. Questo la Chiesa
deve annunciare. Far capire che il destino dell’uomo è una cosa seria.

In che senso eternità dell’inferno? Metafisicamente parlando sarebbe l’eternità del nulla, della
negatività. Allora ci troveremo in difficoltà. L’inferno è il nihilismo per eccellenza.

La Chiesa mai si è pronunciata sul numero dei dannati e non si pronuncerà mai. La Chiesa deve
sperare per tutti. La Chiesa spera la salvezza per tutti, ma non si può dire che è già sicura per
tutti. Ma si ammette che l’inferno può essere una tragica situazione frutto della libertà
dell’uomo. La pastorale deve parlare dell’inferno per parlare della serietà del destino dell’uomo
e dell’amore di Dio presente nella vita umana.

Le Fonti Scritturistiche dell’Escatologia e della tradizione


Ci voleva un corso monografico per parlare su questo.

La fede biblica è essenzialmente escatologica. Riguarda il superamento della prospettiva


puramente terrestre e si protende verso un futuro trascendente. La mentalità semita in questo
senso è molto diversa. Il futuro trascendente non lo vede come un uscire dalla realtà presente.
Questo futuro fa l’uomo vivere molto incarnato nella realtà terrestre. Nella cultura biblica c’è un
Arché (principio) e c’è un Telos (il fine). Questa dinamica sviluppa una dimensione meta-storica.
Questa visione verso un futuro trascendente consente all’uomo biblico di reinterpretare il
presente come un presente escatologico. In contrasto con la visione ellenistica dove il presente
non è escatologico, ma è ciclico. Manca l’idea di creazione. Come abbiamo detto questa idea ci
fa capire tante cose.

Posso reinterpretare il presente perché ogni suo atto è sempre rivolto verso un fine. Questo non
è scontato, ma frutto di una elaborazione fatta nella storia. Questo carattere escatologico il
popolo di Israele ha capito nel farsi della sua storia medesima… Dio sempre dà le possibilità
nuove che sono eventi di salvezza che si verificano. Tanti gesti salvifici di Dio… Perciò è un
insieme della storia che contiene la rivelazione di Dio (DV 2).

Ma quale è il fondamento di una fede che spera? Il fondamento è Dio stesso che non si è solo
manifestato all’origine, ma si manifesta nell’eschaton, nel compimento. Questo compimento si
chiama Cristo, si chiama Spirito di Cristo.

Esiste allora un teocentrismo della speranza e un cristocentrismo della speranza. Teocentrismo


vuol dire che Dio è il centro della vita e del mondo. Cristocentrismo – Cristo è la speranza.

Il valore storico di questo mondo: la rivelazione biblica interpreta tutta la storia alla luce della
rivelazione divina verso un compimento futuro. Al centro si trova la promessa di Dio, la sua
rivelazione. La memoria, per Israele, è la forza del futuro… per ciò ha il senso della storia.

2ª Ora

Dal punto di vista soggettivo ogni creatura può sperare un futuro, può guardare ad una
retribuzione, una vita piena. Questo possiamo trovare nell’AT.

Molto sinteticamente, possiamo distinguere due dati: nell’AT l’escatologia riguarda la storia
universale, collettiva; poi, nell’AT l’escatologia ha degli accenti molti personali ed esistenziali.
Nell’AT l’escatologia logicamente è unica: sperare in Dio, ma non si può negare che ci sia una
accentuazione individuale e personale, che è piuttosto tardivo, che troviamo nei libri sapienziali.

La escatologia universale: nella bibbia tempo e storia non sono ciclici come nella grecità. Perché
la storia è un farsi continuo con una meta. Nella bibbia la storia porta qualcosa di nuovo perche
non vi è la divinizzazione della natura e quindi la natura è considerata creazione limitata,
contingente. Non essendoci una divinizzazione della natura, è chiaro che gli eventi storici sono
contingenti, che si superano, che si spiegano. E sono eventi di salvezza, dove Dio si manifesta.
Allora il tempo non ha una durata ciclica, ma è lineare.

Nella grecità, il tempo sembra non trascorrere per niente. Già nel pensiero biblico è una
manifestazione dell’eterno e è reversibile, non è assoluto. Non è la natura ad essere divinizzata.
Bensì il tempo è luogo di attuazione del piano divino. Nella Bibbia il tempo ha un principio e va
verso le opere future di Dio. Nella bibbia ogni archè è in funzione di un télos. In questo senso
diciamo che ogni protologia biblica è sempre un discorso che riguarda anche al fine. E perciò è
anche sempre comprensibile come una escatologia.

Quando dico che il telos è il compimento del principio non è una esplicitazione meccanica della
sua perfezione. La grande novità è stato Cristo.
La storia della salvezza è una storia nella quale il tempo non è fisso, immobile, ma viene
storicizzato, a partire del primo momento creatore. Ogni concessione creazionista è
conseguenza storia e finalistica.

Le concessione creazioniste, fino adesso sono tre: ebraismo, cristianesimo, Islamismo.

Per il cristianesimo e ebraismo, questa concessione creazionista è molto più storia che nel
islamismo.

Pensare la storia nel senso della promessa significa concepirla in senso unitario che conduce al
compimento della promessa stessa.

Quando prende piede una concessione di storia così orientata all’escatologico: con il profetismo.
Il linguaggio profetico è molto esplicito e escatologico e a volta apocalittico (Dn, ecc).

Daniele parla del giorno del giudizio, del giorno definitivo. Sono linguaggio che riguardano al
futuro, agli ultimi realtà.

Sono linguaggi che ci fanno capire che la storia viaggia verso un compimento e che il presente
ha sempre una portata escatologica.

Nei libri profetici troviamo anche la figura messianica escatologica. Un re futuro ideale che è già
presente nella nozione del re messia. Nel profetismo il compimento passa attraverso questa
immagine.

Invece, nella letteratura apocalittica dell’AT viene messo accento sulla dimensiona ultra terrena,
universale cosmica. Alla fine avrà una salvezza universale e per tutti. Es. la figura del Figlio
dell’uomo. Emblematica e non totalmente chiara: un essere personale, collettivo? Riceverà da
Dio il Regno eterno e lo trasmetterà.

Dopo il profetismo ci avviciniamo al NT.

Quando ci avviciniamo costatiamo due orientamenti nell’attesa apocalittica: in un Regno


messianico terreno e naturale e d’altra parte un Regno fondato su una sovranità cosmica e
celeste.

La speranza apocalittica di un Regno che viene nel NT che tipo di Regno che è: una dimensione
naturale terrena, un luogo, una prosperità anche terrena che sempre è stata presente nella
biblica. D’altra parte un Regno fondato in una sovranità cosmica e celeste, che è anche sempre
presente. La speranza del Regno futuro, importante, è la speranza di un popolo, collettiva. Per
tutti i popoli. La visione di quello banchetto a Gerusalemme. Il senso della collettività della
speranza, è